ROMA
SPOLETO UMBRA E ROMANA
LA MENORAH UN SIMBOLO SENZA TEMPO CERVETERI
GLI ETRUSCHI MAESTRI DI IDRAULICA
LE STATUE DI MALTA
SPECIALE
MISSIONE
MENORAH
EGITTO
UNA GRANDE MOSTRA A TORINO
CERVETERI SPECIALE MISSIONE EGITTO
FASCINO DELL’ARTE NEOLITICA
MALTA
www.archeo.it
IN EDICOLA L’8 LUGLIO 2017
eo .it
L’A RT M E N AL EO TA ww LIT w. IC a rc h A
2017
Mens. Anno XXXIII n. 389 luglio 2017 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ARCHEO 389 LUGLIO
CITTÀ TRA SPOLETO UNA UMBRI E ROMANI
€ 5,90
EDITORIALE
UN’ESTATE ITALIANA Suggerisco ai nostri lettori di considerare questo numero come una piccola guida per i mesi estivi. Prendiamo allora il via dal Nord della Penisola – e dallo Speciale di questo numero, alle pp. 80-103 –, per visitare il Museo Egizio di Torino (massima istituzione egittologica d’Europa e forse del mondo, non dimenticatelo!) per ripercorrere, non senza un pizzico di nostalgia, la grande epopea italiana delle prime missioni di scavo nel Paese del Nilo. Procediamo, poi, verso Spoleto e visitiamo – articolo alle pp. 30-42 alla mano – il Museo Archeologico Nazionale e il Teatro romano, protagonista, quest’ultimo, del Festival dei Due Mondi, che annualmente si svolge nella splendida città umbra. Dal cuore verde dell’Italia possiamo dirigerci poi verso la costa tirrenica, a Montalto di Castro, dove il Museo Civico della Scultura e dell’Arte Etrusca accoglie la mostra «Egizi Etruschi», di cui abbiamo riferito il mese scorso: il Museo si trova a pochi chilometri dal Parco Archeologico e Naturalistico di Vulci e colgo l’occasione per anticiparvi che la nuova guida al Parco, curata da «Archeo» in collaborazione con la Fondazione Vulci, sarà disponibile dal prossimo mese di agosto. Rimaniamo in terra etrusca e spostiamoci qualche decina di chilometri piú a sud, per entrare nella leggendaria Cerveteri, oggetto di recenti indagini che riguardano un tema di grande attualità: i sistemi escogitati dagli Etruschi per l’approvvigionamento idrico della loro città (vedi alle pp. 68-79). È giunto il momento di fermarsi a Roma, dove i gloriosi monumenti del suo passato imperiale fanno da cornice a una mostra di grande fascino, allestita ai Musei Vaticani e al Museo Ebraico di Roma e dedicata a un reperto archeologico «virtuale», scomparso per sempre piú di millecinquecento anni fa, ma oltremodo presente grazie a innumerevoli raffigurazioni che, nei secoli, ne hanno mantenuto la memoria (vedi alle pp. 60-67). Lasciamo il Vaticano e rechiamoci ora alla stazione Termini per prendere il treno in direzione Napoli, dove al Museo Nazionale Archeologico (per gli amici MANN, vedi anche l’intervista al suo direttore Paolo Giulierini, alle pp. 16-18) andiamo a visitare le due mostre in corso: quella intitolata «Amori divini» (ne parleremo diffusamente in un prossimo numero) e il bellissimo racconto di un «Mondo che non c’era», offerto dagli spettacolari reperti precolombiani della Collezione Ligabue, arricchita di importanti novità, rispetto alla prima tappa espositiva fiorentina (vedi «Archeo» n. 369, novembre 2015). A chi dei nostri lettori abbia la tempra per sfidare un caldo ancor piú «africano» di quello che imperversa mentre scriviamo, consigliamo davvero di prendere il traghetto o l’aereo e raggiungere la vicina isola di Malta. Lí potrà immergersi in un incredibile universo mitico e archeologico, popolato da un vero e proprio «esercito» di misteriose statue neolitiche. Per convincersene basta sfogliare l’articolo di Isabelle Vella Gregory, alle pp. 44-59. Buona lettura, buon viaggio e buona estate! Andreas M. Steiner
Cerveteri, necropoli della Banditaccia. Una tipica tomba etrusca a tumulo: simili monumenti funerari erano appannaggio delle classi piú abbienti della comunità.
SOMMARIO EDITORIALE
Un’estate italiana 3 di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
Napoli: ne parliamo con il direttore, Paolo Giulierini
MOSTRE 16
MUSEI
Fra Umbri e Romani 30 8
RESTAURI Aperta al pubblico dopo il restauro la Tomba dei Demoni Azzurri di Tarquinia, uno dei piú enigmatici monumenti della pittura etrusca 8 ALL’OMBRA DEL VULCANO Il fregio dipinto proveniente dai praedia di Giulia Felice restituisce una vivida «fotografia» della vita che ogni giorno animava il Foro di Pompei 10 PAROLA D’ARCHEOLOGO Una replica in scala dello Zeus di Olimpia è stata restituita dagli USA all’Italia e verrà esposta nel Museo Archeologico Nazionale di
a cura di Maria Angela Turchetti, con testi di Maria Angela Turchetti, Joachim Weidig, Nicola Bruni e Anna Riva
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«Farai un candelabro d’oro puro» 60 di Andreas M. Steiner
60 ETRURIA
Maestri di idraulica
68
di Vincenzo Bellelli
MALTA
La forma e lo sguardo
44
di Isabelle Vella Gregory
44 68 In copertina cartellone pubblicitario della compagnia ferroviaria Paris-Lyon-Méditerranée. 1927. Torino, Collezione Soleri.
Anno XXXIII, n. 389 - luglio 2017 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Realizzazione editoriale: Timeline Publishing S.r.l. Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Lorella Cecilia (ricerca iconografica) lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Amministrazione: Roberto Sperti
amministrazione@timelinepublishing.it
Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Yves Coppens, Wim van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Carlo Casi, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti,
Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Vincenzo Bellelli è ricercatore presso l’ISMA (Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico) del CNR. Pio Bersani è geologo. Nicola Bruni è archeologo. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Angelo Canalini è geologo presso il Dipartimento SIMU, Roma Capitale. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesco Colotta è giornalista. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Walter Dragoni è professore di idrogeologia all’Università di Perugia. Roberto Farinelli è ricercatore e professore aggregato di archeologia cristiana e medievale all’Università di Siena. Alessia Fassone è curatore del Museo Egizio di Torino. Daniela Fuganti è giornalista. Christian Greco è direttore del Museo Egizio di Torino. Maria Cristina Guidotti è direttore del Museo Egizio di Firenze. Paolo Leonini è giornalista e storico dell’arte. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Egle Micheletto è soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Beppe Moiso è curatore e responsabile dell’Archivio del Museo Egizio di Torino. Federico Poole è curatore del Museo Egizio di Torino. Anna Riva è archeologa. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Maria Angela Turchetti è direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Spoleto. Isabelle Vella Gregory è dottore di ricerca in archeologia. Joachim Weidig è ricercatore presso l’Albert-Ludwiges Universität di Friburgo, Germania. Illustrazioni e immagini: Cortesia Ufficio stampa Museo Egizio, Torino: copertina (e p. 80) e pp. 80-87, 90-99, 100/101 (alto), 102/103 – Doc. red.: pp. 3, 61, 62, 65 (alto e p. 60), 100, 100/101 (basso), 103, 104 (alto), 105-106 – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale: pp. 8-9; foto Rita Cosentino: p. 79 (alto) – Cortesia Parco Archeologico di Pompei: pp. 10-11 – Cortesia degli autori: pp. 14-15, 30-42, 110-111 – Cortesia Museo Archeologico Nazionale di Napoli: p. 16 – Cortesia Ufficio stampa: pp. 18, 20, 60/61, 63, 64, 65 (basso), 66-67, 108-109 – Daniel Cilia, Heritage Malta: pp. 44-59 – Archivio CNR-ISMA: pp. 68, 71, 74 (basso), 75 (sinistra e destra); foto Marcello Belisario: pp. 70 (basso), 74 (alto), 77, 79 (basso) – Archivi Alinari, Firenze: Folco Quilici: p. 69 – Vincenzo Bellelli: pp. 70 (alto), 72-73, 76 – Getty Images: DeA Picture Library: p. 75 (centro) – Cortesia Maria Antonietta Rizzo: pp. 76/77 – Cortesia Walter Dragoni: p. 78 –
Rubriche QUANDO L’ANTICA ROMA... ...arrivò con le sue legioni in Georgia
104
di Romolo A. Staccioli
80 SPECIALE
Rivelazione Egitto
80
testi di Alessia Fassone, Christian Greco, Maria Cristina Guidotti, Egle Micheletto, Beppe Moiso e Federico Poole
104 SCAVARE IL MEDIOEVO
Il racconto dell’archeologia 108 di Andrea Augenti
L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Il granchio di Giunone
LIBRI
Mondadori Portfolio: Leemage: pp. 88-89 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 104. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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di Francesca Ceci
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n otiz iari o RESTAURI Tarquinia
UNA NUOVA VISIONE DELL’ALDILÀ
L
a ricca offerta turistica di Tarquinia si è arricchita ulteriormente con l’inserimento, nel percorso di visita della necropoli etrusca di Monterozzi, della Tomba dei Demoni Azzurri, scoperta accidentalmente nel 1985 durante i lavori per la posa dell’acquedotto comunale. Già all’indomani del ritrovamento, il monumento era entrato nel dibattito scientifico per l’interesse e la complessità delle pitture presenti al suo interno. Per contro, a causa dei complessi interventi di cui necessitava l’area all’intorno, non era stato ancora reso visitabile. La tomba è dotata di un lungo dromos (corridoio di accesso) ed è costituita da un’unica camera di sepoltura, scavata nel terreno e decorata da pitture che sorprendono per la loro qualità e originalità. In esse si alternano temi trattati di frequente, come il banchetto o il viaggio del defunto
8 archeo
Sulle due pagine: Tarquinia (VT), necropoli di Monterozzi, Tomba dei Demoni Azzurri. Decenni finali del V sec. a.C. A destra: un demone dalle carni azzurre che tiene due serpenti nelle mani. In basso: i due musici che accompagnano il defunto nel viaggio ultraterreno.
verso l’aldilà, ad altri piú innovativi. Vi è raffigurata, infatti, la prima rappresentazione etrusca dell’oltretomba introdotta da un
Caronte che traghetta le anime governando, con un lungo remo, una barca rossa che si muove lentamente sulle acque azzurre dell’Acheronte. La Tomba dei Demoni Azzurri rappresenta una scelta rivoluzionaria nella pittura etrusca per ragioni iconografiche e ideologiche e di conseguenza la sua datazione è stata complessa: le proposte hanno oscillato tra la metà del V secolo a.C. e la seconda metà del successivo. Ora un (quasi) accordo sembra essersi trovato su una collocazione nei decenni finali del V secolo a.C. Sulla parete a sinistra dell’ingresso è raffigurato il defunto in viaggio: sta in piedi, su una biga tirata da una coppia di cavalli; dietro di lui sono due danzatori, mentre lo precedono un altro danzatore e due
musici. Sembra chiudere questa scena e, al contempo, annunciare la successiva, un giovane coppiere nudo, raffigurato accanto a una tavola imbandita. La parete di fondo ospita una scena di banchetto: quattro sono le coppie di convitati, tre delle quali esclusivamente maschili, mentre la quarta mostra un uomo e una donna, nei quali si possono con ogni probabilità riconoscere il titolare della tomba e sua moglie mentre si scambiano una carezza affettuosa. La parete di destra è la piú innovativa: la introduce Caronte, quindi, appena approdati sulle sponde dell’Ade, sono due defunti: una donna ammantata e un giovinetto. Ad attenderli c’è un’altra donna, forse una parente morta in precedenza, preceduta da un demone dalla carne azzurra e seguita da un altro piú giovane e dall’incarnato bruno, che le cinge la vita e sembra trattenerne con forza lo slancio verso la defunta in arrivo. Altri due demoni sono presenti nella scena: uno, anch’esso con le carni azzurre, ha alcuni serpenti nelle mani; l’altro, con un incarnato nerastro, appare come il piú minaccioso. Su questa parete l’aria di attesa tranquilla, quasi di
riunione di famiglia, che si può osservare nelle tombe di epoca precedente, è assente: l’oltretomba è spaventoso. Le pitture della parete d’ingresso risultavano purtroppo danneggiate già al momento della scoperta: vi dovrebbero essere stati raffigurati o giochi funebri in onore del defunto, oppure una scena di caccia ambientata in un paesaggio roccioso. Lungo le pareti sono state notate tracce di chiodi che hanno fatto supporre la presenza di oggetti appesi e di ghirlande e festoni vegetali. Va segnalato che, nel corredo funerario, figurava un carro a due ruote. Maria Cataldi, l’archeologa protagonista della scoperta e del recupero del monumento, ha segnalato che le pitture appaiono tracciate quasi senza un disegno preparatorio su un intonaco molto spesso. Sono stati analizzati anche singoli personaggi: per il demone con i serpenti si è pensato al terrificante Eurinomo (un demone sotterraneo che divorava i cadaveri) e per l’altro alato e piú giovane a Hypnos (il Sonno). Le due donne sono state ricollegate a Demetra, la piú anziana, e a Persefone la piú giovane.
In alto: un’inquadratura piú allargata della pittura murale che raffigura il demone azzurro con i serpenti, in cui si vede anche il genio alato a cui è affrontato. Qui sopra: particolare della coppia di cavalli che traina la biga del defunto. Le pitture della Tomba dei Demoni Azzurri segnalano che le credenze religiose etrusche rispetto alla morte stavano cambiando e aprendosi a influenze religiose ed escatologiche di ordine dionisiaco ed eleusino. Giuseppe M. Della Fina
archeo 9
MUSEI • SPOLETO
TRA UMBRI E ROMANI IL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI SPOLETO DOCUMENTA LA STORIA DELLA CITTÀ E DEL SUO TERRITORIO. AFFIANCANDO L’ESPOSIZIONE DEI REPERTI ALLA VISITA DELLO SPETTACOLARE TEATRO ROMANO, CHE OGNI ANNO «RIVIVE» GRAZIE AL FESTIVAL DEI DUE MONDI a cura di Maria Angela Turchetti, con testi di Maria Angela Turchetti, Joachim Weidig, Nicola Bruni e Anna Riva
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A sinistra: il Teatro romano di Spoleto, la cui costruzione si colloca nel I sec. a.C. Tutti i materiali inseriti a corredo del presente articolo sono conservati ed esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Spoleto.
territorio attraverso i reperti provenienti dalla collezione civica o dai numerosi scavi effettuati a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.
SCAMPATI AL DILUVIO Tra le popolazioni che abitarono la Penisola nell’età del Ferro prima del predominio romano, gli Umbri, a detta dello storico romano Plinio il Vecchio (Storia naturale, III 14-15), dovevano essere il popolo piú antico – «gens antiquissima Italiae» – e avrebbero tratto il proprio nome dal greco ombros (pioggia) «per essere sopravvissuti alle piogge del diluvio universale». Le poche fonti scritte sono concordi nell’assegnare agli Umbri il ruolo degli indigeni, di coloro che erano già presenti al momento dell’arrivo di nuove genti: Erodoto ricorda che anche gli Etruschi «dopo aver oltrepassato molti popoli, giunsero presso gli Umbri, dove costruirono città
I
l Museo Archeologico NazioA destra: nale e il Teatro romano di Spoparticolare di un leto occupano oggi un ampio affresco isolato compreso tra via Sant’Agata, realizzato via delle Terme e piazza della Liber- nell’ex monastero tà che ricalcano il tessuto viario di S. Agata (oggi della città romana. Inaugurato nel sede del Museo), 1985, il museo utilizza gli spazi nel quale dell’ex monastero di S. Agata (edifi- compare la santa cato tra il XIV e il XV secolo), titolare del adibito a carcere dopo le demaniaconvento, con la zioni postunitarie. palma del Il percorso espositivo ripercorre la martirio e i seni storia del centro urbano e del suo recisi. a r c h e o 31
MALTA • L’ARTE PREISTORICA
Insieme di statuette neolitiche provenienti dal tempio di Hagar Qim (altezza variabile dai 19,4 ai 38,2 cm). Nonostante la somiglianza, nessuna di esse è identica all’altra. Caratterizzate dalle proporzioni esageratamente ampie del corpo, in contrasto alle dimensioni piccole di mani e piedi, alcune di esse recano una fessura in cui inserire, volta per volta, teste con volti dalle diverse espressioni facciali. 44 a r c h e o
LA FORMA E LO
SGUARDO QUAL È IL MESSAGGIO DELLE ENIGMATICHE STATUE PREISTORICHE MALTESI? di Isabelle Vella Gregory; reportage fotografico di Daniel Cilia
L
e sculture neolitiche di Malta rappresentano un fenomeno unico, per quantità e particolarità stilistica, nel panorama dell’arte preistorica del Mediterraneo e del mondo. Un’unicità condivisa con i grandi monumenti megalitici dell’arcipelago, del cui arredo facevano parte e nei quali sono stati rinvenuti (vedi anche «Archeo» n. 353, luglio 2014). Nonostante la loro apparente serialità, il corpus di questi «ritratti» umani abbraccia una varietà tipologica straordinaria, diversa sia per le dimensioni (vi sono sculture alte quasi 3 metri e altre, quasi miniaturistiche, che misurano pochi centimetri) sia per la cifra stilistica e il «messaggio» che esprimono. La domanda su chi rappresentino queste affascinanti figure, quale sia stata la loro funzione nell’ambito della cultura del Neolitico maltese, è il grande interrogativo suscitato dai misteriosi manufatti. In questo articolo, Isabelle Vella Gregory, autrice di un esaustivo studio sulla raffigurazione umana nella preistoria maltese, offre ai lettori di «Archeo» una prima traccia interpretativa; rivolgendovi, al contempo, l’invito a incontrare dal vivo un patrimonio storico-artistico e archeologico di rara suggestione. Andreas M. Steiner Due vedute di una figurina in alabastro (6,4 x 3,1 cm), dall’Ipogeo di Hal Saflieni. a r c h e o 45
MOSTRE • MENORAH
«FARAI UN CANDELABR D’ORO PURO» UNA MOSTRA IMPERDIBILE, ALLESTITA CONTEMPORANEAMENTE AI MUSEI VATICANI E AL MUSEO EBRAICO DI ROMA, RICOSTRUISCE L’AVVENTUROSA STORIA DI UN OGGETTO-SIMBOLO SENZA TEMPO di Andreas M. Steiner Nella pagina accanto, in alto: Roma. Particolare di uno dei rilievi dell’Arco di Tito che mostra il trasporto del bottino saccheggiato dai Romani a Gerusalemme, del quale fa parte la Menorah, il candelabro a sette bracci in oro massiccio. I sec. d.C. A destra: frammento di lastra in marmo che reca l’epitaffio di Salutia, con Menorah. III-IV sec. d.C. Città del Vaticano, Musei Vaticani. 60 a r c h e o
A sinistra: medaglione in oro con la Menorah e altri simboli ebraici (vedi descrizione completa a p. 65).
«F
arai anche un candelabro d’oro puro. Il candelabro sarà lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci, i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle saranno tutti di un pezzo. Sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall’altro lato…». Inizia cosí la meticolosa descrizione, che Mosè, recatosi sul Monte Sinai, riceve dal Signore, accompagnata dall’immagine stessa dell’oggetto che egli dovrà far rea-
lizzare dalle sue maestranze, insieme agli altri oggetti cultuali del nuovo santuario del deserto: l’Arca dell’Alleanza, il tavolo per il Pane di proposizione e l’altare per l’incenso.
NELLA «TENDA» DELL’INCONTRO A questo primo, celebre passo biblico (Esodo 25, 31-40), se ne aggiungono molti altri (tra cui, ancora, Esodo 37, 17-24 e Numeri 8,4), grazie ai quali è possibile (seppure in maniera ipotetica, poiché non mancano teorie divergenti riguardo alla sua forma) ricostruire materiale e elementi compositivi della Menorah (o Menorà, secondo una grafia che elimina l’incertezza della pronuncia), il leggendario candelabro a sette bracci che, al tempo delle peregrinazioni nel deserto del popolo d’Israele, nel Tabernacolo (la «tenda» dell’incontro) illuminava l’area antistante il Santo dei Santi e, in seguito – in epoca «storica», – quella del Tempio di Gerusalemme. Secondo queste descrizioni, dunque, il candelabro doveva essere «d’oro puro», del peso di 1 talento (equivalente a circa 34 kg), decorato con rilievi a sbalzo raffiguranti fiori di mandorlo con bulbi e corolle. Le sette lampade d’oro, munite di «smoccolatoi e portacenere d’oro puro», ardevano continuamente e, come
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SPECIALE • EGITTO
RIVELAZIONE N
EGITTO
ato nel 1824 per volontà di Carlo Felice di Savoia, il Museo Egizio di Torino ebbe, settant’anni piú tardi, una «seconda fondazione», quando ad assumerne la guida fu chiamato Ernesto Schiaparelli. L’insigne studioso, del quale troverete il profilo biografico all’interno di questo Speciale (vedi alle pp. 90-91), ebbe infatti un ruolo determinante nell’arricchimento delle collezioni, grazie agli acquisti e alle numerose campagne di ricerca in Egitto. E ora, proprio quella fortunata stagione costituisce il cuore della nuova mostra realizzata nel museo torinese, pensata per ripercorrere un’autentica epopea, ma, soprattutto, per sottolineare l’importanza del lavoro di scavo, che il direttore stesso della raccolta, Christian Greco, non esita a definire come uno «degli aspetti fondamentali per la vita dell’Egizio». Il percorso offre dunque l’opportunità di scoprire i piú che proficui risultati ottenuti dalla Missione Archeologica Italiana (M.A.I.) e di rivivere, seppur virtualmente, le emozioni, ma anche le esperienze di vita quotidiana dei suoi membri. Uno degli aspetti che maggiormente connotano l’esposizione è infatti l’ampio utilizzo del ricco archivio fotografico del museo, che, accanto alle immagini realizzate per documentare le ricerche, propone scatti che evocano le atmosfere della vita degli scavatori e il contesto nel quale si trovarono a operare. Immagini d’epoca, alle quali si accompagnano non meno suggestive pagine ingiallite di taccuini e diari di scavo. «Missione Egitto» documenta dunque una sorta di archeologia dell’archeologia, raccontando le imprese compiute dal Museo Egizio nei primi decenni del Novecento con lo stesso piglio che accomunò i protagonisti di quelle campagne nella riscoperta della civiltà egiziana. Nella pagina accanto: cartellone pubblicitario della compagnia ferroviaria Paris-Lyon-Méditerranée. 1927. Torino, Collezione Soleri. a r c h e o 81