L’A PP M RO O DO ZI A DE I FE ww NI w. CI a rc he o. i t
ARCHEO 378 AGOSTO 2016
ESCLUSIVA
FENICI A MOZIA
IN SICILIA
GOETHE Lo scrittore Matteo Nucci ripercorre le orme del grande poeta CON
ORIGINI DI PERUGIA
tedesco, in un viaggio alla scoperta della «vera Arcadia»
PERUGIA
VULCI
IRAN AD AQUILEIA
TUTTI I MISTERI DI MITRA AQUILEIA
I TESORI DELLA PERSIA
€ 5,90
SPECIALE GOETHE IN SICILIA
Mens. Anno XXXII n. 378 agosto 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
MITREO DI VULCI
LA QUESTIONE DELLE ORIGINI
www.archeo.it
EDITORIALE
LEGGERE, VIAGGIARE, VIVERE Duecento anni fa, nel 1816, venne pubblicato il primo volume del Viaggio in Italia di Johann Wolfgang Goethe, resoconto del viaggio che il poeta di Francoforte aveva compiuto tra il 1786 e il 1788. Il suo non fu certo il primo diario del genere: durante tutto il Settecento – vero «secolo d’oro» del viaggio in Italia –, alla volta della nostra Penisola si erano avvicendati studiosi e viaggiatori inglesi, francesi, tedeschi: basti pensare allo storico Edward Gibbon, l’autore della monumentale Storia e decadenza dell’Impero romano, che nel 1764 raggiunse Roma, raccogliendo le sue annotazioni sotto il titolo di Journey from Geneva to Rome; o al padre della moderna egittologia, Dominique Vivant-Denon, personaggio celebre per aver documentato la campagna di Napoleone in Egitto, ma al quale dobbiamo anche le Pages d´un journal de voyage en Italie; o, ancora, all’instancabile camminatore Johann Gottfried Seume che, nel dicembre del 1801, partí dalla Sassonia per raggiungere la Sicilia, rigorosamente a piedi, nell’aprile dell’anno successivo (il racconto del viaggio, intitolato Passeggiata a Siracusa, fu pubblicato nel 1803). Da non dimenticare, poi, lo stesso padre di Goethe, il giurista e consigliere imperiale Johann Caspar Goethe, autore egli stesso di un Viaggio per l’Italia compiuto nel 1740 e redatto in lingua italiana. A chi abbia desiderio di addentrarsi in questo fantastico universo di entusiastici e acuti
osservatori del nostro Paese, consigliamo la lettura di un volume dello storico Attilio Brilli, dedicato al Viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale (Bologna, 2006). Rimane il fatto che il Viaggio di Goethe si attesta, per le generazioni di viaggiatori a venire, come imprescindibile opera di riferimento. Ricalcando le orme dell’itinerario goethiano, che nel soggiorno siciliano trova il suo compimento ideale («senza la Sicilia non ci si può fare un’idea dell’Italia: qui è la chiave di tutto» annota Goethe poco dopo il suo arrivo a Palermo), scrive, ancora nel 1925, il drammaturgo viennese Hugo von Hofmannsthal: «Nell’atto di metter piede in questa terra insulare, a noi tedeschi sembra subito offrirsi a farci da guida il genio di Goethe. A ogni passo incrociamo le tracce del suo cammino; tutti questi nomi ci erano già famigliari attraverso di lui, queste insenature, questi monti li avevamo già veduti attraverso di lui…». A duecento anni dalla pubblicazione del Viaggio, la forza di quel fortunato testo, il suo vitale messaggio si sono forse esauriti? Lo abbiamo chiesto allo scrittore Matteo Nucci (vedi alle pp. 80-103), studioso del mondo antico, autore di saggi e romanzi sul pensiero greco, viaggiatore egli stesso. E che, per i nostri lettori, ha attraversato la Sicilia. Sulle tracce di Goethe, naturalmente… Andreas M. Steiner
Goethe nella sua abitazione romana mentre legge, penna e china bruna di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein. 1786-87.
SOMMARIO EDITORIALE
Leggere, viaggiare, vivere 3 di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
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RESTAURI Fra un grande manager dell’industria informatica e Santorini è stato amore a prima vista: e cosí Akrotiri sta tornando all’antico splendore 8
PAROLA D’ARCHEOLOGO Il sito di Pietrabbondante, in Molise, scongiura il blocco delle attività di ricerca grazie al crowdfunding 20
DA ATENE
Anatomia di un massacro
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di Valentina Di Napoli
STORIA
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Perugia. Nuova luce sulle origini
ALL’OMBRA DEL VESUVIO L’Anfiteatro di Pompei apre la sua galleria e saluta il «ritorno» dei Pink Floyd 12 SCOPERTE Localizzate a Napoli, nelle acque sottostanti la fortezza di Castel dell’Ovo, tracce riferibili al primo insediamento dei coloni greci 14 A TUTTO CAMPO La produzione ceramica come specchio della storia 16
50 50
testi di Giuseppe M. Della Fina e Luana Cenciaioli
ETRURIA
Vulci e i misteri di Mitra
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di Carlo Casi e Nicola Luciani
SCAVI
L’approdo delle meraviglie di Lorenzo Nigro
36
64
In copertina Johann H.W. Tischbein,Goethe nella campagna romana (particolare). 1787. Sullo sfondo, il tempio della Concordia di Agrigento in un’incisione ottocentesca.
Anno XXXII, n. 378 - agosto 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli,
Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Carlo Casi è direttore scientifico della Fondazione Vulci. Luana Cenciaioli è direttore del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, Perugia. Carlo G. Cereti è iranista e insegna lingue medioiraniche all’Università di Vienna. Giuseppe M. Della Fina è direttore scientifico della Fondazione «Claudio Faina» di Orvieto. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Valentina Di Napoli è archeologa. Maria Katsinopoulou è archeologa. Paolo Leonini è storico dell’arte. Nicola Luciani è archeologo. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Pompei. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Lorenzo Nigro è professore di archeologia fenicio-punica e di archeologia orientale presso «Sapienza» Università di Roma. Matteo Nucci è scrittore. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Mara Sternini è professore associato di archeologia classica all’Università degli Studi di Siena. Illustrazioni e immagini: DeA Picture Library: p. 82 (basso); Artothek: copertina (e pp. 80/81); Archivio J. Lange: pp. 100/101 – Da: Goethe in Sicilia, Artemide Edizioni, Roma 1992: p. 3 – Cortesia Kaspersky Lab: pp. 8-11 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 12-13 – Cortesia Filippo Avilia: pp. 14-15 – Cortesia Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, Università di Siena: pp. 16-17 – Cortesia degli autori: pp. 18-19, 64-67, 68 (basso), 110-111 – Cortesia Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, Roma: pp. 20, 21 (centro), 22 – Soprintendenza alle Antichità dell’Attica Occidentale, Pireo e le Isole/cortesia Stella Chrysoulaki: pp. 30-33 – Cortesia «Sapienza» Università di Roma/Missione Archeologica a Mozia: pp. 36-49 – Archivio Fotografico SBAU/Valentino Pescari: pp. 50-52, 53 (basso), 54/55, 55-60, 61 (alto e basso), 62-63 – Shutterstock: pp. 53 (alto), 87-88, 91, 93 (alto), 94 (basso), 94/95
MOSTRE
L’antica Persia prima dell’Islam
70
di Carlo G. Cereti
80 SPECIALE
Il mio viaggio in Sicilia
80
di Matteo Nucci
70
SCAVARE IL MEDIOEVO
Rubriche
di Andrea Augenti
Il mondo in un chiostro
QUANDO L’ANTICA ROMA... …si riforniva d’olio dalla Spagna e dall’Africa di Romolo A. Staccioli
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L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Di che segno sei?
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110
di Francesca Ceci
LIBRI
(e copertina, sfondo), 97 (alto), 102/103 – Cortesia Ufficio stampa: pp. 70-72, 73 (basso), 74-79 – Doc. red.: pp. 73 (alto), 83 (riquadri), 86, 89, 96, 97 (basso), 98-100, 102, 106 – Foto Scala, Firenze: bpk-Bildagentur für Kunst, Kultur und Geschichte: p. 82 (alto) – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 84-85, 92, 93 (basso); The Art Archive: p. 104; Leemage: p. 105 (alto); Electa/ Sergio Anelli: p. 105 (basso) – Archivi Alinari, Firenze: Archivio SEAT: p. 90 (alto e basso) – Cortesia Eleonora Destefanis: pp. 108-109 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 54, 61, 68, 83
112 Stampa: NIIAG Spa - Via Zanica, 92 - 24126 Bergamo Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17 - 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com
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n otiz iari o RESTAURI Grecia
LA SECONDA VITA DI AKROTIRI
L
a «Pompei del mare Egeo» ha trovato il suo mecenate in Eugene Kaspersky, fondatore dell’omonima compagnia europea di sicurezza informatica. Dopo anni passati in attesa, a causa della mancanza dei fondi, lo scavo archeologico del sito di Akrotiri, a Santorini, torna infatti a svelare i suoi segreti grazie alla sponsorizzazione del Kaspersky Lab, progetto che, da circa un anno, finanzia gli interventi di ricerca, restauro e manutenzione. L’imprenditore russo si è offerto di coprire tutte le spese dopo essere rimasto incantato dalla bellezza e dall’importanza del sito. Pur essendo digiuno di archeologia, ha deciso di dare il suo contributo, perché ha intuito l’importanza di questo luogo per ricostruire che cosa veramente accadde in epoca pre- e protostorica. Le prime strutture di Akrotiri risalgono al Tardo Neolitico: le origini dell’insediamento si collocano nel III millennio a.C. e il sito si sviluppa rapidamente, tanto da affermarsi come uno dei centri piú importanti dell’area egea. L’abitato possedeva una concezione urbanistica avanzata, che includeva
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palazzi a due piani – decorati con affreschi di alta qualità e ricchi arredi – e un funzionale impianto di scarico. Sono state trovate, inoltre, tracce di oggetti provenienti da altre regioni del Mediterraneo – e non solo –, che denotano relazioni con altri importanti centri dell’epoca. La vita di Akrotiri si ferma bruscamente nella seconda metà del XVII secolo a.C., a causa di un’improvvisa attività sismica e
In alto, sulle due pagine: Akrotiri, Casa Occidentale. Il grande fregio parietale noto come «Ritorno della flotta». Vi sono raffigurate imbarcazioni che si spostano tra due città minoiche. XVII sec. a.C. Qui sopra: Akrotiri, Xestè 3. Particolare dell’affresco che mostra due donne intente a raccogliere fiori di croco (Crocus sativus), pianta dalla quale, già in antico, si ricavava lo zafferano. XVII sec. a.C.
vulcanica, con una grande eruzione di cenere e lapilli che sotterra la città, sigillandola. A dirigere lo scavo fin dal 1975 è ancora oggi Christos Doumas, professore di archeologia all’Università di Atene ed ex soprintendente di varie regioni della Grecia, che esprime soddisfazione per la rapidità degli interventi già portati a termine. Dopo anni di reiterate sospensioni dei lavori a causa di problemi di ordinaria manutenzione – come le infiltrazioni d’acqua dalla tettoia che protegge il cantiere e lo rende praticabile –, adesso, dopo le ultime riparazioni, le operazioni possono procedere senza osatacoli e il sito può rimanere aperto e accessibile.
Qui sopra: l’archeologo Christos Doumas (a destra) guida Eugene Kaspersky durante una visita agli scavi di Akrotiri. In basso: imbarcazione a remi con delfini, particolare del «Ritorno della flotta». Oltre alla risistemazione del cantiere, sono stati eseguiti i restauri delle parti già scoperte negli anni Sessanta e, dopo sedici anni di intervallo, sono ripresi anche gli scavi archeologici. I restauri hanno interessato, per esempio, il consolidamento degli affreschi e il rinforzo delle vecchie impalcature di legno e dei pavimenti e sono state effettuate ricerche sulle condizioni climatiche
archeo 9
CORRISPONDENZA DA ATENE Valentina Di Napoli
ANATOMIA DI UN MASSACRO LA SCOPERTA, ALLE PORTE DI ATENE, DI UN GRUPPO DI SCHELETRI CON I POLSI LEGATI ILLUMINA UNA DELLE FASI PIÚ TURBOLENTE DELLA STORIA DELLA CAPITALE DELL’ATTICA
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D
urante la scorsa primavera ha suscitato grande scalpore un rinvenimento effettuato ad Atene, nella zona del Falero (antico porto della capitale dell’Attica, a est del Pireo), nell’ambito degli scavi avviati nel 2012 e finalizzati alla realizzazione dell’imponente Centro Culturale Stavros Niarchos, progettato da Renzo Piano e destinato a ospitate la nuova sede della Biblioteca Nazionale di Grecia e l’Opera Nazionale, oltre a molte altre strutture. Le drammatiche immagini di scheletri tratti in ceppi hanno fatto il giro del mondo, suscitando, perlomeno in Grecia, un vivo dibattito sull’opportunità o meno di mettere in mostra il dolore umano. Abbiamo parlato di questa singolare scoperta con Stella Chrysoulaki, Direttrice della Soprintendenza alle Antichità Greche dell’Attica Occidentale, del Pireo e delle Isole e responsabile degli scavi al Falero. Dottoressa Chrysoulaki, vuole descriverci i rinvenimenti effettuati dalla Soprintendenza nell’area del Centro Culturale Stavros Niarchos? Il Falero è una zona ben nota agli archeologi: fu il porto di Atene sino alla fine delle guerre persiane (478 a.C.), quando si decise di impiegare a pieno i tre porti naturali della penisola del Pireo. Protetta da colline che evitavano le inondazioni del fiume Ilisso, l’area era la sede di estese necropoli, in uso dalla fine dell’epoca geometrica (fine Necropoli del Falero, Pireo (Atene). Un particolare degli scheletri trovati allineati l’uno all’altro e sepolti con i polsi legati da ceppi di ferro. Ai defunti erano associati vasi utilizzati per tributare loro offerte di liquidi e databili al 650-625 a.C. Se tale cronologia sarà confermata dalle analisi antropologiche, le deposizioni potrebbero essere legate ai tumulti scoppiati ad Atene, quando il nobile Cilone cercò di assumere il potere.
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STORIA • PERUGIA
PERUGIA NUOVA LUCE SULLE ORIGINI UMBRI O ETRUSCHI? MENTRE LE INDAGINI SVELANO LA PIÚ ANTICA STORIA DELLA CITTÀ, UN IMPORTANTE RESTAURO VALORIZZA UNO DEI SUOI MONUMENTI PIÚ ILLUSTRI testi di Giuseppe M. Della Fina e Luana Cenciaioli
N
egli ultimi anni, grazie a ricerche sistematiche e fortunate scoperte, la storia di Perugia si è assai arricchita. Nuova luce è stata per esempio gettata sulle sue origini, sulle quali le fonti offrono notizie discordanti. Servio, un commentatore dell’opera di Virgilio, ricorda due tradizioni: la prima attribuisce la fondazione all’etrusco Auleste, padre o fratello di Ocno, a sua volta ecista di Mantova; l’altra sottolinea il ruolo svolto dalla tribú umbra dei Sarsinati. L’ipotesi di una fondazione etrusca venne sostenuta anche da Appiano e Stefano di Bisanzio. Sulle prime fasi di vita dell’insediamento, le novità non mancano: a valle della collina su cui sorge la 50 a r c h e o
città e lungo uno dei futuri tracciati viari verso Velzna (Orvieto), è stato infatti rinvenuto un abitato protovillanoviano, sorto in una zona paludosa e la cui cultura materiale mostra contatti con quella dell’Etruria centro-meridionale.
ANTICHE CAPANNE Dal versante opposto proviene un’ascia dell’età del Bronzo Finale riferibile al gruppo detto «del Trasimeno», che sembra indicare una frequentazione anche di quest’area, confermata da frammenti ceramici da Pieve di Campo e dal Palazzone. Piú consistenti sono le testimonianze di età villanoviana: una spada ad antenne a Fontivegge, reperti fittili a Verzaro, i resti di un abitato con
Salvo diversa indicazione, tutti gli oggetti illustrati sono esposti nel Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria di Perugia. In alto: antefissa con l’immagine di un Satiro, dal Capitolo della Cattedrale di S. Lorenzo. IV sec. a.C. Nella pagina accanto: particolare della decorazione a rilievo di una delle urne funerarie deposte nella tomba dei Cacni. III-II sec. a.C.
capanne a Piaggia Colombata, una probabile necropoli a Monteluce. A Piaggia Colombata, in particolare, gli archeologi hanno recuperato resti d’intonaco, ceramiche d’impasto e ceramiche figuline dipinte, scarti di fornace e strumenti legati alla
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MOSTRE • VULCI
VULCI
E I MISTERI DI MITRA IL MITRAISMO, RELIGIONE I CUI ELEMENTI ORIGINARI MATURARONO NELL’ANTICO IRAN, VENNE RIELABORATO E FATTO PROPRIO DAL MONDO GRECO-ROMANO, INCONTRANDO UNA FORTUNA STRAORDINARIA.TRA I SUOI SEGUACI SI ANNOVERA ANCHE IL FACOLTOSO PERSONAGGIO, FORSE UN SENATORE, CHE VOLLE ALLESTIRE UN SACELLO NELLA SUA PROPRIETÀ VULCENTE. ORA PROTAGONISTA DI UNA AFFASCINANTE ESPOSIZIONE NEL CASTELLO DELLA BADIA di Carlo Casi e Nicola Luciani
L
a storia recente del dio Mitra in Etruria appare contrassegnata dagli interventi delle forze dell’ordine. Infatti, come nel recente recupero del gruppo scultoreo di Tarquinia (vedi «Archeo» n. 376, giugno 2016), anche la scoperta di quello di Vulci è stata determinata da uno sterro clandestino, avviato nel 1975 e tempestivamente fermato dai militari. Il successivo scavo, svolto dall’allora Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, mise in luce – sul pianoro occupato dalla città antica, nei pressi della Domus del Criptoportico – il caratteristico ambiente ipogeo costituito da un vestibolo affacciato sul lungo corridoio centrale, ai cui lati corrono i banconi riservati agli adepti durante le cerimonie. L’importante ritrovamento venne presentato per la prima volta, sul finire degli anni Novanta, presso il Comune di Montalto di Castro, e successivi interventi di scavo hanno meglio precisato le caratteristiche del monumento. Oggi il mitreo è protagonista di una mostra allestita nel Museo Archeologico Nazionale di Vulci e che ha salutato la riapertura della raccolta, all’indomani del rinnovamento del suo percorso espositivo. Già nel II millennio a.C., ben prima, dunque, di divenire protagonista del suo culto misterico in età romana, la figura di Mitra aveva un ruolo importante in India, all’interno del pantheon vedico, nel quale Vulci. La sala principale del mitreo: sui lati lunghi, si trovano i banconi (podia) destinati agli adepti; in fondo, l’abside accoglieva una delle due raffigurazioni di Mitra che uccide il toro (tauroctonia) rinvenute nella struttura: si tratta del cosiddetto Gruppo Maggiore (quello collocato nel monumento è una replica in terracotta dell’originale in marmo, riprodotto a p. 67, rispetto al quale la statua del dio è stata integrata, inserendone la testa).
incarnava il principio del rispetto dei patti e delle alleanze. Da qui, essa sarebbe poi migrata negli altopiani dell’Iran achemenide, dove sarebbe stata inquadrata nel sistema religioso zoroastriano, quale messaggero della suprema divinità Ahura Mazda e protettore dapprima dei Gran Re persiani e poi, dopo la conquista macedone dell’Asia, dei sovrani ellenistici d’Anatolia. A seguito dei rapporti fra Roma e le monarchie ellenistiche, il dio persiano giunse infine a contatto con il mondo latino, entrando a far parte del melting pot della cultura grecoromana, da cui germogliarono i misteri mitraici di età imperiale.
GLI INIZIATI A BANCHETTO Il culto di Mitra era costituito da diverse congreghe di iniziati, non legate tra loro da alcuna sovrastruttura, che avevano il proprio fulcro all’interno di ambienti, spesso ipogei, in cui si praticavano banchetti sacri e cerimonie religiose. Al centro del tempio mitraico dominava la raffigurazione del dio, sotto forma di gruppo scultoreo o di rilievo votivo, che ritraeva sempre la medesima scena: Mitra, raffigurato come un giovane abbigliato in abiti persiani e affiancato dai due aiutanti, Cautes e Cautopates, che uccide il toro primordiale, un atto che simboleggia la creazione stessa del cosmo. A tale standardizzazione dei modelli iconografici corrispondeva, inoltre, la speculare rigidità gerarchica fra gli adepti, ripartiti in sette ranghi ascendenti e corrispondenti ai diversi ruoli rivestiti nella comunità: Corax (corvo), Nymphus (sposo), Miles (soldato), Leo (leone), Perses (persiano), Heliodromos (portatore del sole), Pater (padre). Proprio a causa di tale suddivisione in gradi, nonché per il tradizionale ruolo di Mitra quale protettore del vertice politico ereditato dalla tradizione iranica, i misteri si prestarono
particolarmente bene a rivestire una funzione di garanzia dell’ordine sociale costituito, divenendo oggetto di particolare devozione da parte di funzionari statali e membri dell’amministrazione imperiale.
UN OSSERVATORIO PRIVILEGIATO Il mitreo di Vulci è uno dei rinvenimenti di maggior prestigio e interesse scientifico nel piú ampio panorama dell’Etruria, cosí ricco che, già negli anni Trenta del Novecento, Franz Cumont, padre fondatore degli studi in materia, vi dedicò un importante articolo, identificando nella regione etrusca un territorio privilegiato per lo studio dei misteri del dio. Da allora in poi, si sono succedute molte nuove scoperte e oggi, nei confini della Regio VII, si contano ben cinque luoghi di culto identificati (Vulci, Tarquinia, Sutri, Cosa, Livorno) e tredici raffigurazioni della tauroctonia mitraica (l’atto di uccisione del toro), otto sotto forma di rilievi e cinque di gruppi scultorei. Un corpus a cui vanno aggiunti numerosi altri rinvenimenti, comprendenti iscrizioni dedicatorie, arredi statuari e vasellame liturgico. Particolarmente interessante risulta la distribuzione di queste attestazioni lungo il perimetro della regione: molto piú fitte nella fascia meridionale (dove presenze mitraiche provengono anche da centri urbani di medie dimensioni) che in quella settentrionale (dove tendono a concentrarsi nelle grandi città).Tali presenze si situano soprattutto lungo i maggiori assi viari dell’Etruria, in particolare le consolari Aurelia e Cassia. Una diffusione che si spiega con l’egemonia culturale esercitata da Roma, il cui ascendente doveva ripercuotersi con maggior vigore nell’area a essa piú prossima, da dove il culto si irradiò attraverso il sistema viario imperiale. Come già ricordato, il mitreo vula r c h e o 65
MOSTRE • AQUILEIA
L’ANTICA PERSIA PRIMA DELL’ISLAM AQUILEIA CELEBRA I FASTI DEI GRANDI IMPERI DELL’IRAN CON UNA MOSTRA CHE RIUNISCE SQUISITE TESTIMONIANZE DELL’ARTE E DELL’ALTO ARTIGIANATO. UN’OCCASIONE PER RIPERCORRERE LE VICENDE CHE FECERO DA SFONDO A QUELLA STRAORDINARIA FIORITURA CULTURALE di Carlo G. Cereti Tutti gli oggetti illustrati sono attualmente esposti nella mostra «Leoni e Tori dall’antica Persia ad Aquileia», allestita nel Museo Archeologico Nazionale di Aquileia Rhyton (corno per bere) in oro con terminazione a protome di leone alato, dall’Hamadan, Iran occidentale. V sec. a.C. 70 a r c h e o
Nel mondo odierno, l’eredità culturale comune è uno dei piú efficaci mezzi per imbastire un dialogo costruttivo tra i vari Paesi, attraverso il quale creare amicizia e vicinanza tra i popoli. Sicuramente, proprio oggi che vengono distrutte e saccheggiate le eredità comuni dell’intera umanità, dedicare piú attenzione a questo settore ha un’importanza maggiore. Probabilmente questa importante peculiarità della nostra eredità culturale, cioè tutti i punti comuni tra le varie culture, è il motivo per cui nelle varie parti del mondo, scosse dai movimenti reazionari, la cultura e la civiltà umana sono diventate i bersagli della rabbia distruttiva dei fanatici, con l’intento di eliminare le testimonianze dei popoli residenti in quelle terre, annientando cosí la loro identità, e con ciò obbligandoli alla resa. Senza alcun dubbio, per avere un futuro migliore le società umane hanno bisogno di reciproco riconoscimento, comprensione e rispetto dei valori delle culture altrui. Come ha scritto Saadi, il grande poeta persiano, settecento anni fa: «Gli esseri umani sono membra di un corpo creati da un’unica essenza se un membro viene afflitto da un dolore le altre membra non avranno pace». Masoud Soltanifar, Vice Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran
In alto: rhyton in terracotta con terminazione a testa taurina, provenienza attribuita all’Iran nord-occidentale. VI sec. a.C. . A destra: pugnale in oro decorato con teste leonine, dall’Hamadan, Iran occidentale. V sec. a.C. a r c h e o 71
SPECIALE • GOETHE IN SICILIA
80 a r c h e o
IL MIO VIAGGIO IN SICILIA QUALE SEGRETO, NELLA PRIMAVERA DEL 1787, SPINSE JOHANN WOLFGANG GOETHE A RAGGIUNGERE LA GRANDE ISOLA DEL MEDITERRANEO? ALLA RICERCA DI UNA RISPOSTA, UNO SCRITTORE ITALIANO, MATTEO NUCCI, SI È INCAMMINATO SULLE ORME DEL GRANDE POETA TEDESCO... di Matteo Nucci
Goethe nella campagna romana, olio su tela di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein. 1787. Francoforte, Städel Museum a r c h e o 81
SPECIALE • GOETHE IN SICILIA
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enza vedere la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto». È venerdí 13 aprile 1787. Johann Wolfgang Goethe è partito per il suo viaggio piú importante ormai da sette mesi. Ma solo ora, fra appunti di mineralogia, note sul clima e gli alimenti, osservazione di ciò che sta capitando in strada e considerazioni sul suo compagno di viaggio – il disegnatore Christoph Heinrich Kniep –, solo ora può buttar giú una delle frasi piú celebri di quello che, quasi trent’anni dopo, divenne il Viaggio in Italia (l’opera apparve in due volumi, pubblicati nel 1816 e nel 1817, seguiti da un terzo, dato alle stampe nel 1829, n.d.r.) E dire che la Sicilia non era affatto la meta scontata del percorso che aveva in mente, quando, sotto mentite spoglie, aveva lasciato Karlsbad, nella notte del 4 settembre, fuggendo da tutti gli amici che per anni gli avevano assicurato di volere partire con lui, ma non avevano fatto altro che procrastinare. Quindici giorni prima di salpare su una buona imbarcazione di fattura americana – a bordo della quale scoprí il mare e il mal di mare –, Goethe, a Napoli, scrive «Non sono mai stato tanto in forse per una risoluzione da prendere. Oggi sopraggiunge qualche cosa che mi spinge a partire, domani un’altra circostanza me ne dissuaIn alto: Goethe alla finestra del suo appartamento al Corso a Roma, acquerello di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein. 1787. Berlino, Staatliche Museen. A sinistra: Johann Wolfgang Goethe a Roma visita il Colosseo, dipinto di Jakob Philipp Hackert. 1790. Roma, Casa di Goethe.
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In alto: ritratto di Christoph Heinrich Kniep (1755-1825), il disegnatore che accompagnò Goethe nel Meridione d’Italia e in Sicilia.
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La «Casa di Goethe» è un museo situato al secondo piano del palazzo di via del Corso 18, a Roma. Dedicata al poeta tedesco e al suo Viaggio in Italia, è la casa nella quale Goethe visse veramente durante la sua permanenza romana. Inaugurato nel 1997, il museo espone quadri, libri e altri documenti relativi al soggiorno di Goethe e ospita mostre temporanee legate a temi italo-tedeschi e alla tradizione del viaggio in Italia.
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DOVE E QUANDO via del Corso, 18 (piazza del Popolo) 00186 Roma Orario tutti i giorni, 10,00-18,00; chiuso il lunedì Info Info tel. 06 32650412, fax 06 32650449; www.casadigoethe.it
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Messina
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Castelvetrano Sciacca
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Caltanissetta
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Qui sopra: Paestum. Il tempio di Hera (piú noto come Basilica) in un’incisione di Giovan Battista Piranesi. 1778. A tutta pagina: gli itinerari del viaggio in Italia di Goethe. a r c h e o 83