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ARCHEO 372 FEBBRAIO
ARCHEO
2016
ESCLUSIVA RITORNO A POPULONIA
RITORNO A POPULONIA
GRANDI MOSTRE
A BASILEA IL RELITTO DI ANTICITERA
SCAVI IN LIGURIA EURASIA
SPLENDORI
DAL
MONDO DELLE STEPPE
• GLI ANIMALI DORATI DI MAJKOP • STORIA E ARTE DEGLI SCITI
€ 5,90
SPECIALE L’ETÀ DEGLI SCITI
Mens. Anno XXXII n. 372 febbraio 2016 € 5,90 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.
ANTICITERA A BASILEA
EURASIA
www.archeo.it
IO
EDITORIALE
RITORNO A POPULONIA
Il territorio di Populonia, con il suo magnifico paesaggio adagiato sulla costa tirrenica, è ben noto ai nostri lettori. Ne abbiamo riferito spesso, e non solo per esaltare le qualità intrinseche di una terra bellissima – in cui archeologia, storia e natura si fondono in una sintesi felice –, ma, soprattutto, per dare conto dell’impegno di archeologi e funzionari pubblici che alla salvaguardia di questo importante lembo di Toscana hanno dedicato – senza clamore e spesso avvolti nel piú totale silenzio dei mezzi di comunicazione – il loro preziosissimo lavoro. Grazie a esso, infatti, negli ultimi decenni si sono ottenuti risultati notevoli, sia per quanto riguarda l’indagine archeologica vera e propria, sia per la qualità dell’allestimento di musei e parchi, strumenti cosí indispensabili per la conservazione del nostro patrimonio e la trasmissione, piú ampia possibile, della sua conoscenza (si veda, a questo proposito, il n. 272 di «Archeo», dell’ottobre 2007). È con grande interesse, cosí, che abbiamo appreso la notizia di un nuovo cantiere di scavo, allestito proprio sulla riva del Golfo di Baratti e che, ancora una volta, rappresenta la dimostrazione di come sia possibile, anche nel non facile ambito dell’archeologia, escogitare e mettere in atto iniziative intelligenti e virtuose. Ne parliamo nell’articolo di apertura, rinnovando l’antico invito a visitare uno dei paesaggi culturali piú belli del nostro Paese. Prendono spunto, invece, da una mostra allestita al Palazzo di Città di Cagliari, gli articoli dedicati a un grande tema, di respiro davvero internazionale, quello delle civiltà nomadi dell’Eurasia. Nella città sarda sono approdati oltre trecento reperti, provenienti da una delle piú importanti raccolte archeologiche di tutto il mondo, quella inaugurata agli inizi del Settecento dallo zar di Russia, Pietro il Grande e confluita nelle sale dell’Ermitage di San Pietroburgo. Nei secoli, la collezione – continuamente alimentata dai risultati di nuovi scavi e scoperte – è diventata lo scrigno che accoglie le testimonianze di un universo culturale grandioso e immenso, come lo stesso territorio in cui visse e fiorí. E la cui arte, mirabilmente scolpita nell’oro e nell’argento, si avvalse di un millenario, irrinunciabile denominatore comune: quello degli animali. Sono loro i protagonisti assoluti di quello «stile animalistico» che, secondo il grande storico e archeologo russo, Michael Rostovtzeff (1870-1952) «sembra essere lo stile piú antico nella storia delle arti decorative dell’uomo». E che unisce, in un filo conduttore che dal IV millennio si estende fino a primi secoli dopo Cristo, la straordinaria statuetta «naturalistica» di un toro, rinvenuta nel tumulo di Majkop (ed esposta nella mostra cagliaritana) alla folgorante produzione dell’artigianato scitico-siberiano, illustrata da Massimo Vidale nello Speciale di questo numero. Andreas M. Steiner Nella foto, il borgo di Populonia, affacciato sul Golfo di Baratti.
SOMMARIO EDITORIALE
Ritorno a Populonia
DA ATENE 3
di Andreas M. Steiner
Attualità NOTIZIARIO
SCOPERTE Torna alla luce, in Norvegia, uno dei piú vasti insediamenti vichinghi a oggi noti
Alle frontiere dell’Attica 28 di Valentina Di Napoli
8
MOSTRE/2
SCAVI
Tutti insieme per Populonia
Genova
32
di Carolina Megale
Cagliari
Eurasia, alle soglie della storia
ALL’OMBRA DEL VESUVIO Alla scoperta delle case meno note, ma non certo meno povere, di via dell’Abbondanza 14
68
testi di Yuri Piotrovsky e Carlo Bertelli
PAROLA D’ARCHEOLOGO Eva Degl’Innocenti, neodirettrice del Museo Archeologico di Taranto, illustra i suoi progetti per il rilancio della collezione 16
Nuove ricerche definiscono il ruolo del limes nei rapporti fra le genti germaniche e Roma 26
60
di Andrea De Pascale
MOSTRE/3
8
DALLA STAMPA INTERNAZIONALE
Fra terra e mare
60
32 MOSTRE/1 Basilea
La nave di Anticitera di Esaú Dozio
46
68
In copertina placca di pettorale in oro. Già nella collezione siberiana di Pietro il Grande, VII-VI sec. a.C San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage.
Anno XXXII, n. 372 - febbraio 2016 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990
Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Davide Tesei Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 0069.6352 Comitato Scientifico Internazionale
Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe
Comitato Scientifico Italiano
Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli,
Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Carlo Bertelli è storico dell’arte. Luciano Calenda è consigliere del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Valentina Di Napoli è archeologa. Esaú Dozio è curatore presso l’Antikenmuseum und Sammlung Ludwig di Basilea. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Alessandro Mandolesi si occupa di comunicazione archeologica per conto della Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia. Flavia Marimpietri è archeologa e giornalista. Carolina Megale è archeologa e coordinatrice del Progetto Archeodig. Yuri Piotrovsky è archeologo. Flavio Russo è ingegnere, storico e scrittore, collabora con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso «Sapienza» Università di Roma. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: Bridgeman Images: copertina (e p. 90) e p. 104 (sinistra); Boltin Picture Library: pp. 77, 86, 87, 88/89 – Cortesia Progetto Archeodig: pp. 36 (alto, destra), 38, 40-45; Ivo Parenti: pp. 32/33; Filippo Fior: pp. 3, 34, 36/37; Museo etrusco di Populonia Collezione Gasparri: pp. 34/35; Francesco Ghizzani Marcia: p. 36 (alto, infografica); Stefano Genovesi: p. 39 – Cortesia NTNU University Museum: Åge Hojem: pp. 8-9 – Museo Archeologico dell’Alto Adige: Samadelli: p. 10 (alto); A. Ochsenreiter: p. 10 (basso) – Cortesia Soprintendenza Archeologia della Liguria: pp. 11 (alto e centro) – ANSA: p. 11 (basso) – Cortesia Soprintendenza Archeologia della Puglia: p. 12 – Cortesia Soprintendenza Pompei: pp. 14-15 – Cortesia Museo Archeologico Nazionale di Taranto-MArTA: P. Buscicchio: pp. 16-19 – Cortesia Archäologie in Deutschland: pp. 26-27 – Cortesia progetto Borders of Attica: pp. 28-29 – Cortesia Antikenmuseum und
Rubriche IL MESTIERE DELL’ARCHEOLOGO
Un precursore, sempre 96 di Daniele Manacorda
QUANDO L’ANTICA ROMA...
…sistemò i suoi rapporti con i Latini 100 di Romolo A. Staccioli
100
76 SPECIALE Eurasia
L’età degli Sciti
76
di Massimo Vidale
L’ORDINE ROVESCIATO DELLE COSE Discesa agli Inferi
106
di Andrea De Pascale
A VOLTE RITORNANO
Lo Svizzero tuttofare 104 di Flavio Russo
SCAVARE IL MEDIOEVO
A tavola con eleganza 108 di Andrea Augenti
Sammlung Ludwig, Basilea: pp. 46/47, 48 (basso), 48/49 (sfondo), 50-56 – Doc. red.: pp. 49 (basso), 78, 94, 95 (destra), 97 – Getty Images: Louisa Gouliamaki: p. 57; Axel Schmidt: p. 85 (alto) – Archivio Soprintendenza Archeologia della Liguria: pp. 60-67 – Cortesia Ufficio stampa mostra: pp. 68-75 – Shutterstock: pp. 76, 105 (alto) – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 79, 84 (basso); The Art Archive: p. 82; Electa: p. 101 (basso) – DeA Picture Library: A. Dagli Orti: pp. 82/83, 102; S. Vannini: p. 100 – Da: Scythian Gold. Treasures from Ancient Ukraine, New York 1999: pp. 84 (alto), 85 (basso), 86/87, 88 (riquadro), 91 – Archivi Alinari, Firenze: RMN-Grand Palais (Musée du Louvre)/Gérard Blot: p. 92 – Erich Lessing Archive/Magnum/Contrasto: p. 93 – Foto Scala, Firenze: p. 108; The Trustees of the British Museum: p. 95 (sinistra); su concessione MiBACT: p. 109 – Per gentile concessione degli eredi di Giacomo Boni: foto di Luigi Pellerano: p. 96 – Da: In sacra via. Giacomo Boni al Foro Romano, gli scavi, Milano 2014: pp. 98-99 – Cortesia degli autori: pp. 104 (destra), 105 (sinistra), 110-111 – Giovanni Belvederi: pp. 106-107 – Cippigraphix: cartine e rielaborazioni grafiche alle pp. 28, 34, 48/49, 80-81, 101. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.
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L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
Piccoli (e grandi) capolavori in cerca di paternità
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di Francesca Ceci
LIBRI
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n otiz iari o SCAVI Norvegia
VICHINGHI IN FASE DI... ATTERRAGGIO!
L
a località di Ørland, nella Norvegia sud-occidentale, nei pressi del fiordo di Trondheim, ospita la piú grande base aerea del Paese. Quando lo scorso anno il governo norvegese ha deciso di acquistare 52 velivoli F35 è stato chiaro che, per alloggiarli, sarebbe stato necessario ampliare gli spazi dell’aeroporto. La notizia è stata accolta positivamente dagli archeologi, perché ha fornito l’occasione di condurre indagini in un’area ad alto potenziale. Oggi
In alto, sulle due pagine: Ørland (Norvegia). Veduta dell’area nella quale sono venuti alla luce i resti di strutture riferibili a un villaggio vichingo di notevole estensione. A sinistra: una perlina in pasta vitrea blu restituita dai primi scavi condotti a Ørland.
8 archeo
qui si vedono campi coltivati, ma in epoca antica l’area era occupata da una baia e rappresentava un sito strategico di collegamento con i territori interni della Norvegia centrale e con la Svezia, e un luogo riparato per le imbarcazioni che seguivano le rotte costiere. I ricercatori del dipartimento di archeologia dell’Università di Trondheim NTNU, coordinati da Ingrid Ystgaard, archeologa e responsabile del progetto, si sono occupati dei lavori di ricognizione e i risultati non si sono fatti attendere: in breve sono affiorate le tracce di un importante villaggio vichingo, risalente a circa 1500 anni fa.
Secondo quanto dichiarato dagli archeologi, la ricchezza del sito è senza precedenti, dovuta non soltanto alle dimensioni, ma anche alle particolari condizioni del terreno. In quest’area, infatti, l’acidità tipica del suolo norvegese è mitigata dalla ingente presenza di frammenti di conchiglie, e questo ha permesso la conservazione di molti reperti che altrove sarebbero andati sicuramente distrutti. Per esempio, sono stati individuati alcuni immondezzai, contenenti numerose ossa di animali: mammiferi, pesci – salmoni e merluzzi – e volatili marini. Da qui sono emersi anche oggetti in
vetro e ambra, come perline ornamentali, e il frammento di una tazza la cui manifattura rimanda alla regione germanica e, in particolare, alla valle del Reno. Tale dato indica che gli antichi abitanti dell’insediamento dovevano godere di un discreto benessere e praticare un’economia di scambio che comprendeva il commercio di materie preziose come il vetro. Sono state isolate anche buche di palo relative a due case lunghe, una di 40 m e l’altra di 30, edificate parallele e collegate tra di loro da un altro edificio piú piccolo, determinando una configurazione a
ferro di cavallo. La maggiore delle due costruzioni mostrava tracce di almeno tre focolari, di cui uno utilizzato per cucinare. L’area da esaminare è enorme, oltre 91 000 mq, e i lavori pertanto procedono anche con l’uso di scavatori meccanici, rimuovendo strati di pochi centimetri di terreno alla volta e quindi operando manualmente nel momento in cui si incontrano resti archeologici. Le indagini proseguiranno nei prossimi mesi e gli archeologi sperano di individuare anche le sepolture connesse al villaggio, nonché i resti del porto. Paolo Leonini
archeo 9
PAROLA D’ARCHEOLOGO Flavia Marimpietri
IL MUSEO RITROVATO MENTRE STA PER CONCLUDERSI IL RIALLESTIMENTO DELLE SUE COLLEZIONI, L’ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI TARANTO SI PREPARA A SVILUPPARE I PROGETTI DI RILANCIO ELABORATI DAL SUO NUOVO DIRETTORE, EVA DEGL’INNOCENTI, CHE LI HA VOLUTI ANTICIPARE AD «ARCHEO»
16 a r c h e o
N
el 1985, per la copertina del suo primo numero, «Archeo» scelse una delle splendide oreficerie del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. In occasione del trentennale della rivista, quell’immagine e il servizio sulla magnifica collezione tarantina ci sono tornati alla mente e ci siamo cosí recati nella città pugliese, per visitare il nuovo MArTA (il Museo Archeologico Nazionale di Taranto), ristrutturato e in parte riaperto al pubblico, dal dicembre 2013, con una nuova «veste». Da un paio di mesi, alla guida del museo c’è l’archeologa Eva Degl’Innocenti: 39 anni, toscana, ha conseguito un dottorato di ricerca in archeologia presso l’Università di Siena e ha alle spalle esperienze maturate sul campo in Italia, Francia e Inghilterra. Quasi leggendoci nel pensiero, previene la nostra prima, inevitabile, domanda: quando aprirà la sezione del museo dedicata alla Taranto piú antica, di epoca protostorica e classica? «Il secondo piano sarà finalmente visitabile prima dell’estate. Svilupperemo un percorso che va
Nella pagina accanto: un elegante orecchino in oro. IV sec. a.C. Taranto, MArTA, Museo Archeologico Nazionale.
A destra: la Sala XXV del MArTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
dal Neolitico fino al IV secolo a.C.: saranno esposte, tra gli altri, la celebre Tomba dell’Atleta, con il suo ricco corredo di anfore panatenaiche (vedi «Archeo» n. 219, maggio 2003), e la statua dello Zeus di Ugento, uno dei pezzi “faro“ della collezione del MArTA (vedi «Archeo» n. 354, agosto 2014). In questo modo il percorso dell’esposizione sarà completo». Per quali motivi l’apertura di questa sezione del museo ha richiesto tempi cosí lunghi? «Il progetto di ristrutturazione del MArTA era molto ambizioso. Non è facile adattare la struttura moderna
a quella antica – un convento dell’Ottocento – in cui sorge il museo. All’epoca in cui è stata avviata la ristrutturazione, si è scelto di privilegiare l’uniformità progettuale, procedendo per contesti cronologici e archeologici: per cui si è deciso di aprire intanto il primo piano, anziché attendere l’apertura del secondo». Qual è la sua idea, per il futuro del MArTA? «Occorre ripensare la struttura gestionale del museo, riorganizzare l’organico e farlo diventare efficiente dal punto di vista dei servizi. È fondamentale che il
Qui sopra: corona aurea a foglie di quercia. II sec. a.C. Taranto, MArTA, Museo Archeologico Nazionale.
a r c h e o 17
MOSTRE • BASILEA
LA NAVE DI
Un particolare dell’allestimento della mostra in corso all’Antikenmuseum di Basilea, il cui progetto è stato curato dallo Studio Adeline Rispal di Parigi. 46 a r c h e o
I PRIMI RECUPERI AL LARGO DELL’ORMAI CELEBRE ISOLA GRECA FURONO EFFETTUATI OLTRE UN SECOLO FA. DA ALLORA, LE RICERCHE SULL’IMBARCAZIONE CHE HA RESTITUITO L’ALTRETTANTO FAMOSO «MECCANISMO» NON HANNO CONOSCIUTO SOSTE E OGGI, GRAZIE A UNA SPETTACOLARE MOSTRA ALLESTITA A BASILEA, SI PUÒ RIPERCORRERE L’INTERA VICENDA E SCOPRIRE LE ULTIME NOVITÀ di Esaú Dozio
ANTICITERA
S
iamo verso il 70 a.C., la grande nave da trasporto, appesantita dal carico di sculture in marmo stivato a bordo, arranca sul mare in tempesta. Il vento aumenta ancora, il fasciame scricchiola sotto l’urto delle onde. Nonostante l’oscurità, l’equipaggio vede improvvisamente stagliarsi davanti alla prua la piccola isola di Anticitera. Ma il vascello è ormai ingovernabile e in balia degli elementi: l’urto sugli scogli è inevitabile e il destino accomuna il marinaio Pamphilos e la giovane passeggera con i suoi gioielli d’oro. Ben poco li avrebbe consolati sapere che questo naufragio è all’origine di una delle scoperte piú emozionanti nella storia dell’archeologia.
Salvo diversa indicazione, tutti i reperti riprodotti in queste pagine sono esposti nella mostra sul relitto di Anticitera allestita a Basilea e provengono dal Museo Archeologico Nazionale di Atene. a r c h e o 47
MOSTRE • CAGLIARI
EURASIA ALLE SOGLIE DELLA STORIA
Statuetta in oro raffigurante un toro, dal tumulo di Majkop. Metà del IV mill. a.C. San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage. 68 a r c h e o
COME POSSIAMO SPIEGARE LA SORPRENDENTE SOMIGLIANZA TRA I TORI IN ORO E ARGENTO, RINVENUTI IN UN TUMULO DELLE STEPPE DELLA RUSSIA MERIDIONALE E GLI ANIMALI IN BRONZO DI PRODUZIONE NURAGICA? UNA MOSTRA A CAGLIARI SUGGERISCE ALCUNI AFFASCINANTI SPUNTI DI RIFLESSIONE... testi di Yuri Piotrovsky e Carlo Bertelli
Particolare di una statuetta in argento raffigurante un toro, dal tumulo di Majkop. Metà del IV mill. a.C. San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage.
P
iú di trecento straordinari reperti provenienti dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo – oggetti d’uso comune e straordinari corredi funerari, importanti manufatti in oro e pietre preziose, bronzo e rame, databili dal V al I millennio a.C. – sono in questi giorni esposti a Cagliari, nella sede di Palazzo di Città, messi a confronto con altre cento opere selezionate nei musei della Sardegna. Un ideale «dialogo», volto a evidenziare – secondo il dichiarato intento degli organizzatori – i collegamenti e le vie di penetrazione di civiltà diverse che, in quell’immenso territorio che chiamiamo Eurasia, racchiuso tra il Mediterraneo e le infinite steppe dell’Asia centrale e orientale, furono le protagoniste di fondamentali trasformazioni culturali. In queste pagine presentiamo il contributo di uno dei promotori della mostra, l’archeologo Yuri Pio-
trovsky, dedicato alla scoperta e all’esplorazione di uno dei piú importanti siti dell’archeologia eurasiatica relativi all’età del Bronzo: il grande kurgan di Majkop, nella valle del fiume Kuban in Russia meridionale, da cui provengono gli affascinanti animali in oro e argento esposti in mostra e riprodotti in queste pagine. Il kurgan di Majkop, datato alla metà del IV millennio a.C., rappresenta l’età del Bronzo Antico del Caucaso; circa 30 km a nord di Majkop, invece, lungo le rive del Kelermes – un affluente del Kuban –, altri tumuli narrano un’epopea piú recente, quella di una civiltà protagonista delle steppe eurasiatiche, gli Sciti. Siamo, ormai, nel I millennio a.C., e l’arte «animalistica», nutritasi dall’apporto dei contatti con le grandi civiltà del Vicino Oriente, ha raggiunto il suo apogeo. Ma di questo ci parla Massimo Vidale nello speciale alle pp. 76-95. a r c h e o 69
SPECIALE • EURASIA
L’ETÀ DEGLI
SCITI
76 a r c h e o
AL VOLGERE DEL I MILLENNIO A.C., DAL CROGIOLO ASIATICO, EMERGONO GLI SCITI, POPOLO CAPACE DI RECITARE UN RUOLO DI PRIMO PIANO SULLO SCENARIO EUROASIATICO PER ALCUNI SECOLI. MA CHI ERANO VERAMENTE? E QUALE VISIONE DEL MONDO POSSIAMO LEGGERE NELLE STRAORDINARIE OREFICERIE CHE CI HANNO LASCIATO, RINVENUTE IN MONUMENTI FUNERARI DI ECCEZIONALE IMPONENZA? di Massimo Vidale
L
a nostra storia, cioè quella dell’Eurasia, è stata scritta, nei millenni, da «periferie» che si fecero (o vollero farsi) «centro», ma che, fatalmente, finirono con il soccombere alle pulsazioni del vero cuore di questo enorme, unico e instabile continente. Gli imperi dei Persiani, dei Macedoni, delle dinastie indiane, di Roma e Bisanzio, dei Cinesi e degli Arabi si sono succeduti ai margini di una immensa fascia di steppe e deserti abitati da allevatori nomadi, idealmente estesa, senza interruzioni dalle isole della Croazia a quelle del Giappone. Dominato da popolazioni di lingua proto-indoeuropea, poi da genti iraniche e turche, infine dall’Orda d’Oro dei Mongoli, lo sconfinato mondo delle steppe si è ciclicamente affacciato alle porte degli «Stati sedentari» dell’Oriente e dell’Occidente, ogni volta mutandone i destini. Un dato abbastanza certo è che, intorno alla soglia del 2000 a.C. e nei due secoli successivi, esplose in Eurasia una grande crisi sociale, forse acuita dal peggioramento delle condizioni climatiche, che si fecero meno favorevoli all’agricoltura sedentaria. In Mesopotamia, varie dinastie A destra: la testa della cosiddetta «Pantera di Kelermes» (vedi a p. 79). Nella pagina accanto: un leopardo asiatico, nome solitamente utilizzato per designare la pantera (Panthera pardus). a r c h e o 77
SPECIALE • EURASIA
l’animale principale si espande a includere interi corpi di altre creature («congiunzione zoomorfa»), oppure parti semanticamente rilevanti di altri esseri («pars pro toto»). In tutti i casi, l’animale protagonista si espande a dominare simbolicamente gli altri.
88 a r c h e o
Possiamo presumere che si tratti dell’animale totemico di un clan, raffigurato come detentore del predominio sugli altri. Altre volte le figure risultano congelate in un «galoppo volante» in spazi mitici sconfinati. Ma chi erano i creatori di queste splendide oreficerie? Sciti e Greci, all’opera per le rispettive committenze; ma, almeno nella cintura dei porti delle cittàstato della costa settentrionale del Mar Nero, anche al servizio di signori della cultura opposta. Capita cosí di imbattersi in faretre rivestite di lamina d’oro, come quella, famosissima, trovata nella
Nella pagina accanto, nel riquadro: pettorale in oro dal tumulo di Tovsta Mogila. Metà del IV sec. a.C. Kiev, Museo dei Tesori Storici dell’Ucraina. Sulle due pagine: un particolare della decorazione del manufatto.
tomba di Filippo II di Macedonia a Vergina, che recita in figure classiche la leggenda della fuga di Achille in un harem femminile, per sfuggire all’inevitabile morte nel conflitto troiano (un tema scitico, certo non favorevole alla propaganda greca). (segue a p. 92)
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