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Archeo n. 343, Settembre 2013

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bam

valle d’oro

antica cina / 8 buddhismo

miti greci / 7 centauri

speciale scritture scomparse

L’ETÀ DEI CENTAURI

www.archeo.it

2013

Mens. Anno XXIX numero 9 (343) Settembre 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

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archeo 343 settembre

speciale

le

dalla stele di rosetta alla decifrazione dei glifi maya

scritture scomparse

RITORNO NEL DESERTO DEI TARTARI IRAN

PARCHI ARCHEOLOGICI

QUALE FUTURO PER LA VALLE D’ORO?

MITOLOGIA

€ 5,90


editoriale

ex oriente...

Secondo la tradizione, ad Aleppo si trova la tomba di Zaccaria, sacerdote nel Tempio di Gerusalemme, padre di Giovanni il Battista e venerato come profeta dalla religione islamica. Nel V secolo, sopra il sepolcro sorse una basilica paleobizantina, a sua volta poggiata sulle fondamenta di un santuario pagano. La basilica venne inglobata nella moschea omayyade, iniziata nel 715, completata nel 1158 e accuratamente ricostruita dopo il sacco dei Mongoli del 1260. Lo scorso aprile una serie di esplosioni ha dimezzato il minareto e distrutto gli altri edifici all’interno del grande cortile ad arcate. Dal 2012 la moschea, restaurata otto anni fa, era entrata a far parte della Lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che già dal 1986 annoverava la celebre cittadella di Aleppo. Ma è Aleppo stessa, il cui mercato medievale è stato dato alle fiamme nell’ottobre del 2012, insieme alla scuola coranica al-Halawya, decorata con intagli lignei del XII secolo, a essere diventata il simbolo di questa insensata follia suicida del Paese. Quello che sta accadendo in Siria (e che ancora accadrà) è una catastrofe, in prima istanza per la morte di centinaia di migliaia di civili, ma anche per la distruzione della sua memoria monumentale, parte integrante delle nostre piú antiche radici culturali. Diversamente dalle altre regioni del Vicino Oriente antico, da Babilonia all’Egitto faraonico, già note al grande pubblico sin dagli inizi del Novecento, la consapevolezza della eccezionale rilevanza del patrimonio archeologico siriano per la storia culturale europea è piú recente: agli anni Trenta risalgono gli scavi di Ugarit, città del XII secolo a.C. in cui furono rinvenute le testimonianze della prima scrittura alfabetica, e anche l’esplorazione di Mari, metropoli sumerica ai confini con la Mesopotamia, risale a quel periodo. Negli anni Sessanta, invece, iniziano, sotto la direzione dell’archeologo Paolo Matthiae, gli scavi nel sito di Ebla, un centro urbano che fiorí tra il III e il II millennio a.C. La presenza degli archeologi italiani nel sito è stata, in tutti questi decenni, costante. Fino allo scoppio della guerra... Dall’Egitto giungono notizie di saccheggi e distruzioni simili, sempre perpetrate nel quadro di un conflitto civile, ma degne di ben altre barbariche memorie: il Museo Archeologico di Mallawi, nel comune di Minia (250 km a sud del Cairo, sulla sponda occidentale del Nilo) è stato depredato e ridotto in macerie, con le mummie in cenere all’interno dei loro sarcofagi. In queste ore, il governatorato di Minia è messo a ferro e fuoco, le forze islamiste hanno preso di mira edifici e monumenti di culto della comunità copta… Partito da una primavera di speranza, e con un Occidente che osserva attonito e incapace di agire, gran parte del «nostro» antico Vicino Oriente sta per essere trascinato in un’oscura spirale di autodistruzione. Speriamo che si fermi in tempo. Andreas M. Steiner


Sommario Editoriale

Ex Oriente...

3

di Andreas M. Steiner

Attualità notiziario

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scoperte Una tomba infantile d’epoca romana individuata nel centro di Padova restituisce un reperto singolare: una statuina di gladiatore forse utilizzata come giocattolo 6 scavi Ricerche condotte nel Ravennate hanno portato all’individuazione di una cava di lapis specularis, la pietra «trasparente», spesso usata in sostituzione del vetro 8

parola d’archeologo Il relitto di Punta Scifo, in Calabria, trasportava il piú grande carico di marmi dell’antichità 12

civiltà cinese/8 E vennero i «secoli bui»

54

di Marco Meccarelli

dalla stampa internazionale Nuove scoperte nelle acque della baia di Abukir e una sfinge di Micerino in Galilea 26

scavi

Ritorno nel deserto dei Tartari

30

di Michael Jung e Vincenzo Torrieri

parchi archeologici Sognando la Valle d’Oro

42

di Carlo Casi e Mariagrazia Celuzza

42 54 In copertina la Stele di Rosetta, scoperta nel 1799 nell’omonima località egiziana sul Delta del Nilo. Londra, British Museum.

Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale. Anno XXIX, n. 9 (343) - settembre 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768.507 Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro,

Hanno collaborato a questo numero: Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è archeologo e direttore di Mastarna s.r.l., ente gestore del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Mariagrazia Celuzza è archeologa e direttore Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto. Francesca Cenerini è professore di storia romana all’Università di Bologna. Andrea De Pascale è conservatore del Museo Archeologico del Finale (IISL) e membro del Centro Studi Sotterranei di Genova. Giampiero Galasso è archeologo e giornalista. Chiara Guarnieri è archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. Michael Jung è curatore della sezione islamica del Museo Nazionale d’arte Orientale «Giuseppe Tucci» di Roma. Daniele F. Maras è docente del dottorato di ricerca in storia linguistica del Mediterraneo antico presso l’Università IULM di Milano. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Marco Meccarelli è storico dell’arte orientale. David Nonnis è dottore di ricerca in storia antica. Elena Pettenò è funzionario archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Fabrizio Polacco è coordinatore nazionale del «PRISMA». Giorgio Rossignoli è dottore in scienze politiche. Vincenzo Torrieri è funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: DeA Picture Library: pp. 89 (alto), 93 (alto); G. Dagli Orti: copertina e pp. 66 (alto), 86 (basso), 88 (basso), 92 (sinistra), 98; G. Nimatallah: p. 73; M. Seemuller: p. 91; W. Buss: p. 94; A. Dagli Orti: p. 95 – Getty Images: copertina (sfondo) – Mauro Biani /Il Manifesto: p. 3 – Cortesia SBA Veneto: foto PETRA: p. 6 (alto); foto Sara Emanuele: pp. 6 (basso), 7 – Cortesia SBA Emilia-Romagna: pp. 8-10 – Cortesia SBA Lombardia: p. 11 – Cortesia Carlo Beltrame: pp. 1214 – Cortesia SBA Salerno, Avellino, Benevento e Caserta: p. 16 – Cortesia dell’autore: p. 18, 110-111 – Christoph Gerigk, Franck Goddio/Hilti Foundation: p. 26, 27 (alto) – Cortesia Amnon Ben-Tor e Sharon Zuckerman: p. 27 (basso) – Cortesia Missione Italo-Iraniana a Bam: pp. 30/31, 32 (basso), 33-41 – Doc. red.: pp. 32 (alto), 59, 60, 66 (basso), 80, 84, 84/85, 87, 89 (basso), 90, 103 – Andrea De Maria: pp. 42-43, 44 (alto), 46 (basso), 48 (alto), 50, 53 – Mariagrazia Celuzza: pp. 44/45, 45 – Cortesia LAP&T-Università di Siena: p. 46 (alto) – Sheila Gibson: p. 48 (basso) – Giovanni Caselli (49 (alto) – Maura Medri: p. 49 (centro) – Cortesia Dip.to di Archeologia-Università di Siena: p. 49 (basso) – Paul Henderson e Michelle Hobart: p. 51 – Shutterstock: pp. 54/55, 58, 62, 64/65, 96/97, 110/111 (sfondo) – Corbis Images: Imaginechina: p. 56, 56/57, 63 (alto); An Fubin/Xinhua Press: p.


68

l’ordine rovesciato delle cose

Comfort cavernicoli 106 di Andrea De Pascale

divi e donne

Mogli e buoi...

108

di Francesca Cenerini

mitologia, istruzioni per l’uso/7 Gli eccessi degli uomini-cavallo

68

di Daniele F. Maras

storia dei greci/23

La resistenza greca

96

di Fabrizio Polacco

Il cielo in una moneta

scavare il medioevo Storia di una discarica di Andrea Augenti

76

l’altra faccia della medaglia

Rubriche 104

110

di Francesca Ceci

libri

57 – Bridgeman Art Library: pp. 61, 63 (basso), 85, 88 (alto), 100 (centro e destra), 101 (basso), 102 – Mondadori Portfolio: AKG Images: pp. 68/69, 71, 74 (basso), 75, 76/77, 78 (alto), 81, 82, 83, 86 (alto e centro), 93 (basso), 100 (sinistra); Picture Desk Images: pp. 70, 72, 74 (alto), 108; Album: pp. 78 (basso), 79, 82/83 – Edoardo Loliva: p. 92 (destra, in alto) – Da la gloire d’Alexandrie (catalogo della mostra), Parigi 1998: p. 101 (alto) – Da Museo Nazionale Romano-Crypta Balbi, Electa, Milano 2000: pp. 104-105 – A. De Pascale: p. 106 – Boaz Zissu: p. 107 (sinistra) – Angelo Carpignano: p. 107 (destro) – Roberto Bixio: disegno a p. 107 – Cippigraphix: cartine ed elaborazioni grafiche alle pp. 13, 26, 30, 43, 80/81, 81, 99, 103. Con riferimento all’articolo Veneti antichi (vedi «Archeo» n. 337, marzo 2013), desideriamo precisare che le foto degli oggetti pubblicati alle pp. 88-90 sono di Fabrizio Ragazzi. Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Archeo è una testata del sistema editoriale

PAST PASSIONE PER LA STORIA

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speciale

Il mistero delle scritture scomparse 76 di Massimo Vidale

Distribuzione in Italia m-dis Distribuzione Media S.p.A. via Cazzaniga, 19 - 20132- Milano Tel 02 2582.1 Stampa: Arti Grafiche Amilcare Pizzi Spa, Milano Abbonamenti: Direct Channel srl - Via Pindaro, 17, 20128 Milano Per abbonarsi con un click: www.miabbono.com Per informazioni, problemi di ricezione della rivista contattare: E-mail: abbonamenti@miabbono.com Telefono: 02 89708270 [lun-ven 9/13 - 14/18 ] Posta: Miabbono.com c/o Direct Channel Srl Via Pindaro, 17 20128 Milano Arretrati Per richiedere i numeri arretrati contattare: E-mail: arretrati@mywaymedia.it Fax: 02 21768550 Posta: My Way Media Srl - Via Ludovico d’Aragona 11, 20132 Milano On-line: http://eshop.mywaymedia-store.it/

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scavi • iran

L’antica Bam si erge come una città fantasma nell’Iran meridionale, ai margini di un paesaggio tra i piú desolati della terra. Nel 2003, un devastante terremoto colpí la zona, distruggendo quella che, fino ad allora, era stata la piú vasta costruzione in mattoni crudi esistente al mondo. Eppure, la rinascita della misteriosa fortezza non sembra essere impresa impossibile, grazie anche alle ricerche di un progetto di recupero italiano…

Teheran IRAN

IRAQ

Bam KUWAIT

ARABIA SAUDITA

30 a r c h e o

PAKISTAN

AFGHANISTAN

TURKMENISTAN


Ritorno nel deserto dei tartari di Michael Jung e Vincenzo Torrieri

Le ricerche archeologiche italiane a Bam

A

rg-e Bam, la misteriosa città iraniana ai margini di uno dei deserti piú caldi e inospitali della terra, è conosciuta da una larga parte del pubblico italiano come la misteriosa fortezza del «deserto dei Tartari», scelta nel 1976 dal regista Valerio Zurlini come ambientazione ideale del film ispirato all’omonimo romanzo di Dino Buzzati (vedi box a p. 33). Bam è una delle città-deserto dell’Iran, ubicata lungo la via che collega Kirman a Balucistan, ai limiti meridionali del grande deserto del Kavir-e Lut, su un altopiano tra le catene montuose del Gabal Barez

e del Gabal Kabud. La città carovaniera nasce e si sviluppa lungo l’antichissima via che tuttora collega l’Iran centrale con le province orientali, l’Afghanistan e il Pakistan, una delle ramificazioni di quell’importante e complesso sistema viario noto come «via della seta» (vedi «Archeo» n. 342, agosto 2013).

posizione strategica La fortuna di questa splendida cittadella è legata dunque alla sua posizione strategica ai limiti del grande deserto, lungo uno degli assi viari di scambio culturale e commerciale piú importanti dell’anti-

chità, e alle preziose risorse idriche del luogo, sapientemente governate con ingegnosi sistemi di canali sotterranei (qanat) per dare vita alla lussureggiante oasi di Bam. Le tracce piú antiche d’insediamento finora accertate risalgono al periodo neolitico, con ritrovamenti di attività antropiche con materiali ceramici e utensili in pietra lavorata, nell’area in cui si estende la Grande Moschea. Lo splendore socio-economico e culturale della città, il periodo d’oro, va comunque ricercato in contesti storici antecedenti il XIII secolo, quando la città ospitava una numerosa e prospera co-

La cittadella di Bam. Veduta della parte orientale con i crolli causati dal sisma del 26 dicembre 2003, la cui potenza distruttrice ha facilmente avuto la meglio sulle strutture, realizzate perlopiú in mattoni crudi.

a r c h e o 31


civiltà cinese • le origini/8

È esistito un «Medioevo cinese»? Proviamo a rispondere, scoprendo come, tra effettive analogie con l’Occidente ed eccessive semplificazioni storiografiche, dal III al VI secolo la Cina abbia attraversato un periodo di grandi fermenti. tra i quali l’avvento di una cultura destinata ad avere grandi ripercussioni sugli anni a venire: il buddhismo

e vennero i «secoli

di Marco Meccarelli

bui»


Yungang (Datong, Shanxi). Due delle oltre 50 000 statue buddhiste che decorano uno dei 252 templi scavati principalmente a partire dal periodo Wei, fra il V e il VI sec. Nel 2001 l’UNESCO ha inserito il sito nella lista dei beni del Patrimonio dell’Umanità.

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el divenire storico, sia in Occidente che in Oriente, si tende spesso a far rientrare tutto ciò che presenta aspetti analoghi tra civiltà diverse all’interno di canoni prestabiliti, ricercando affannosamente categorizzazioni storiche comuni, che non di rado scivolano nello stereotipo. Altrettanto accade quando si vuole classificare, entro schemi prefissati, tutto ciò che in altre civiltà appare come «diverso-inconsueto-anomalo». Uno dei molti stereotipi è quello del cosiddetto «Medioevo cinese», una fase corrispondente al periodo compreso tra il 220 e il 581 d.C., e che, in effetti, presenta non poche analogie con la situazione verificatasi in Occidente all’indomani della caduta dell’impero romano (476). Analogo, infatti, è il declino delle istituzioni centrali causato dalla frantumazione dell’unità politica, economica e culturale dell’impero, il cui ideale, tuttavia, permane e si perpetua presso le corti dei sovrani che si considerano legittimi eredi della tradizione.

un ideale che non muore Cosí come rinveniamo il diffondersi di culti stranieri – il cristianesimo in Occidente e il buddhismo in Cina – utili a colmare il vuoto determinato da una profonda crisi di valori, similmente, i cosiddetti «barbari» demoliscono il sistema imperiale, per poi rigenerarlo, senza riuscire, in fin dei conti, ad annientare in Cina e a Roma l’ideale di un impero unitario. Se, tuttavia, l’operato di Giustiniano (482-565) e a r c h e o 55


mitologia • istruzioni per l’uso/7

di Daniele F. Maras

gli eccessi

degli uomini-cavallo


i centauri rappresentano il lato oscuro e animalesco che alberga in ogni essere umano, pronto a manifestarsi quando i freni inibitori vengono allentati dall’abuso del vino e le regole del vivere civile ignorate e calpestate

L

a mitologia classica è ricca di figure ibride, che presentano un aspetto parzialmente umano assieme a tratti bestiali e animaleschi, sia in senso positivo, sia piú spesso in senso negativo. Ne sono un chiaro esempio le Sirene e le Arpie (in entrambi i casi donneuccello), i Satiri dai piedi e dalle corna di capra, il mostruoso Minotauro dalla testa di toro, o, ancora, Acheloo, che, al contrar io di quest’ultimo, aveva il corpo di toro e la testa umana. Ma in realtà sono un elemento animale anche le ali di Eos, dea dell’aurora, o quelle dei venti, come Borea e Zefiro, cosí come le spire serpentine di Cecrope, fondatore di Atene. Nel caso dei Centauri, le caratteristiche semi-ferine appartenevano a un intero popolo leggendario, le cui imprese ricorrono in diverse occasioni, a volte con risvolti positivi, ma assai piú spesso mostrando come al loro aspetto disumano si aggiungesse una natura animalesca e incivile. La storia ebbe inizio all’epoca della generazione precedente a quella di Eracle e Teseo: a quei tempi in Magnesia (una regione della Tessaglia, nel Nord della Grecia), il re del popolo dei Lapiti era Issione, figlio di Flegia, che godeva del favore e della protezione di Zeus.

Issione, re ingrato Nonostante la benevolenza divina (o forse proprio per la troppa sicurezza che essa gli ispirava), Issione concepí il desiderio di sedurre Era, moglie del padre degli dèi: si illudeva che la dea avrebbe accolto facilmente le sue bramosie, per vendicarsi delle innumerevoli scappatelle del marito. Lotta tra un Centauro e un Lapita, metopa XXX dal lato meridionale del fregio che ornava il Partenone di Atene. Opera di Fidia e allievi, 438-432 a.C. Londra, British Museum. La scena allude all’episodio mitico della festa di nozze tra Piritoo, re dei Lapiti, e Ippodamia, che degenerò in un violento scontro, perché i Centauri, resi ebbri dal vino, si erano abbandonati a eccessi e violenze.

a r c h e o 69


storia • storia dei greci/23

La resistenza greca di Fabrizio Polacco

Corinto. I resti del tempio di Apollo. L’edificio, di stile dorico, fu costruito intorno al 540 a.C. in un’area su cui sorgeva già un altro tempio, edificato intorno al 670 a.C. Nella città dell’Istmo si consumò, nel 146 a.C., l’epilogo della «guerra achea» contro Sparta, che coinvolse anche Roma e si concluse con il saccheggio e gli eccidi compiuti dai soldati romani.


prima della sottomissione definitiva, roma lasciò alla grecia una relativa libertà di manovra. fino a quando la rivolta dell’oriente ellenistico non causò la durissima risposta di silla

«S

e dunque proviamo maggior compassione per chi continua a vivere nelle sofferenze, piuttosto che per chi nella disgrazia ha perso la vita, la rovina dei Greci deve essere considerata piú dolorosa di quella dei Cartaginesi». Cosí scriveva lo storico greco Polibio, che, dai tempi della sconfitta della Macedonia a

Pidna (168 a.C.; vedi «Archeo» n. 342, agosto 2013), era a Roma come ostaggio, in quanto esponente di spicco della Lega Achea. Un ostaggio di lusso, come dimostra la familiarità che gli offre un giovane membro della famiglia che lo ospita, Scipione l’Emiliano: è il generale che nel 146 a.C. conquistò, dopo un terribile assedio, Cartagine, eliminando dalla scena quella nemica secolare della repubblica. Polibio, che divenne quindi il narratore dell’ascesa di Roma, fu testi-


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