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Archeo n. 341, Luglio 2013

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2013

bavay

costantino a roma trento museo delle scienze

città deltufo

speciale uruk

€ 5,90

Mens. Anno XXIX numero 7 (341) Luglio 2013 € 5,90 Prezzi di vendita all’estero: Austria € 9,90; Belgio € 9,90; Grecia € 9,40; Lussemburgo € 9,00; Portogallo Cont. € 8,70; Spagna € 8,40; Canton Ticino Chf 14,00 Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004, art. 1, c. 1, LO/MI.

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archeo 341 luglio

speciale

uruk

UNA MEGALOPOLI DI 5000 ANNI FA

PARCHI ARCHEOLOGICI

in toscana NELLa CITTÀ DEL TUFO

ARCHEOPOLITICA

A CHI APPARTIENE IL TESORO DI PRIAMO?

una grande mostra a roma

costantino

www.archeo.it


editoriale

in viaggio con archeo Da Roma a Berlino, passando per Trento e la Toscana meridionale, con una breve puntata nella Francia del Nord: ecco, in sintesi, l’itinerario estivo, all’insegna dell’archeologia e della storia, che proponiamo in questo numero. La bellissima mostra «Costantino 313» allestita al Colosseo (che celebra e conclude i due anni costantiniani, vedi «Archeo» n. 323, gennaio 2012) permette di rivisitare, fisicamente e mentalmente, i luoghi di una significativa trasformazione della Città Eterna, testimoni di una rivoluzione la cui onda d’urto si sarebbe propagata in tutto il mondo antico. Nello speciale di questo numero – a cui il lettore giunge non prima di aver sfogliato le pagine dedicate a un nuovissimo museo, che si inaugura proprio in questi giorni, e quelle riservate alla visita di un parco archeologico nella Maremma del tufo – il viaggio si fa piú impegnativo: la meta, infatti, è la bassa Mesopotamia del IV millennio a.C., una terra che vide nascere e fiorire la prima vera megalopoli dell’antichità… Potremmo, naturalmente, moltiplicare all’infinito le proposte. Molti nostri lettori, infatti, e ne abbiamo le prove, hanno già percorso in lungo e in largo – rivista alla mano – la nostra Penisola e i Paesi vicini. Come l’anonima lettrice della foto, scattata pochi giorni fa. Ma dove si trova? E qual è il reperto che ha catturato la sua attenzione? Alcuni di voi (se lettori fedeli!) dovrebbero saperlo. Agli altri lo riveleremo in un numero prossimo… Buona estate e buon viaggio! Andreas M. Steiner


Sommario Editoriale

In viaggio con Archeo 3 di Andreas M. Steiner

Attualità notiziario

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scoperte Scoperto ad Anzio il primo insediamento di Homo sapiens del Lazio 6 parola d’archeologo A tre anni dal nostro grido d’allarme, siamo tornati a Pianosa e qualcosa è cambiato! 10

mostre Il Museo di Antichità di Torino si rinnova e arricchisce la documentazione sulla storia della città, dalla preistoria all’età sabauda

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dalla stampa internazionale Il «tesoro di Priamo» scatena un incidente diplomatico tra Germania e Russia 24

scavi

Ritorno a Bagacum

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di Daniela Fuganti

AVVISO AI LETTORI In questo numero, per motivi di spazio, non compaiono le serie «Civiltà cinese» e «Mitologia, istruzioni per l’uso», né le rubriche «Il mestiere dell’archeologo» e «Scavare il Medioevo», la cui pubblicazione riprenderà regolarmente il mese prossimo.

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In copertina ricostruzione virtuale di una cerimonia religiosa celebrata nella città mesopotamica di Uruk intorno al III mill. a.C.

Anno XXIX, n. 7 (341) - luglio 2013 Registrazione al tribunale di Milano n. 255 del 07.04.1990

Direttore responsabile: Pietro Boroli Direttore editoriale: Andreas M. Steiner a.m.steiner@mywaymedia.it Redazione: Stefano Mammini stefano.mammini@mywaymedia.it Collaboratori della redazione: Ricerca iconografica: Lorella Cecilia lorella.cecilia@mywaymedia.it Impaginazione: Marialuisa Rossignoli Redazione: Piazza Sallustio, 24 – 00187 Roma tel. 02 21768.507 Comitato Scientifico Internazionale

Richard E. Adams, Maxwell L. Anderson, Bernard Andreae, José M. Blázquez, John Boardman, Larissa Bonfante, Mounir Bouchenaki, Jean Chavaillon, Yves Coppens, W.A. van Es, M’Hamed Fantar, Otto H. Frey, Louis Godart, Friedrich W. von Hase, Witold Hensel, Thomas R. Hester, Donald C. Johanson, Vassos Karageorghis, Venceslas Kruta, Richard E. Leakey, Henry de Lumley, Javier Nieto, Patrice Pomey, Paul J. Riis, Conrad M. Stibbe.

Comitato Scientifico Italiano

Enrico Acquaro, Ermanno A. Arslan, Andrea Augenti, Sandro F. Bondí, Francesco Buranelli, Francesca Ceci, Francesco D’Andria, Giuseppe M. Della Fina, Paolo Delogu, Francesca Ghedini, Piero Alfredo Gianfrotta, Pier Giovanni Guzzo, Eugenio La Rocca, Giancarlo Ligabue, Daniele Manacorda, Danilo Mazzoleni, Cristiana Morigi Govi, Lorenzo Nigro, Sergio Pernigotti, Marcello Piperno, Claudio Saporetti, Giovanni Scichilone, Paolo Sommella, Romolo A. Staccioli, Giovanni Verardi, Massimo Vidale.

Hanno collaborato a questo numero: Lara Arcangeli è archeologa e direttore del Parco Archeologico «Città del Tufo». Andrea Augenti è professore di archeologia medievale all’Università di Bologna. Mariarosaria Barbera è soprintendente ai Beni Archeologici di Roma. Anna Buccellato è funzionario archeologo della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Luciano Calenda è presidente del CIFT, Centro Italiano Filatelia Tematica. Carlo Casi è archeologo e direttore di Mastarna s.r.l., ente gestore del Parco Naturalistico Archeologico di Vulci. Francesca Ceci è archeologa presso la Direzione dei Musei Capitolini di Roma. Francesca Cenerini è professore di storia romana all’Università di Bologna. Fulvio Coletti è assistente tecnico scientifico della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma. Donato Colli è collaboratore esterno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Vincenzo Fiocchi Nicolai è professore ordinario di Archeologia cristiana all’Università di Roma Tor Vergata. Daniela Fuganti è giornalista. Ada Gabucci è archeologa. Alessandro Guidi è professore di paletnologia all’Università Roma Tre. Paolo Leonini è storico dell’arte. Daniele Manacorda è docente ordinario di metodologie della ricerca archeologica all’Università di Roma Tre. Flavia Marimpietri è archeologa specializzata in archeologia greca e romana. Egle Micheletto è soprintendente ai Beni archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie. Luisella Pejrani Baricco è funzionario archeologo presso la Soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie. Enrico Pellegrini è archeologo presso la Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. Massimo Pennacchioni è cultore della materia presso la cattedra di paletnologia dell’Università Roma Tre. Giovanna Quattrocchi è giornalista. Stefania Ratto è funzionario archeologo presso la Soprintendenza per i Beni archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie. Giorgio Rossignoli è dottore in scienze politiche. Romolo A. Staccioli è stato professore di etruscologia e antichità italiche presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». Massimo Vidale è professore di archeologia delle produzioni all’Università degli Studi di Padova. Illustrazioni e immagini: Artefacts-berklin.de/Scientific Equipment/Deutsches Archäologisches Institut: copertina e pp. 82/83, 90/91 (alto), 102, 103 – Andreas M. Steiner: pp. 3, 35, 40, 55, 62 (alto) – F. Nomi: pp. 6/7 – D. Renzulli: pp. 6 (basso), 7 (alto), 8 – M.Benedetti e F.Silvestri: p. 7 (basso) – Cortesia degli autori: pp. 10, 72, 73, 74 (alto), 75 (destra), 76, 78 (basso), 79, 80, 81, 110, 111 – Cortesia Soprintendenza BA Piemonte e Museo Antichità Egizie: pp. 1213 – Cortesia Musei Civici di Imola: p. 14 – Doc. red.: pp. 24, 25, 41, 43 (centro e basso), 47 (destra), 68 (basso), 85, 86, 90/91 (basso), 98/99, 108 (alto) – Cortesia D.R.: pp. 28, 31 (basso), 33 – Cortesia Département du Nord, Forum antique de Bavay: P. Houzé: p. 29; E. Watteau: pp. 30/31; J. Pilch: p. 32 (destra) – Musée royal de Mariemont: M. Lechien: p. 32 (sinistra) – Cortesia Ufficio stampa mostra: pp. 34, 37-39, 42, 43 (alto), 44-46, 47 (sinistra), 50-54, 56, 57, 58 (basso), 59, 60, 61 (alto), 62 (basso), 84, 92, 93 – Cortesia A. Buccellato e F. Coletti:


speciale

parchi archeologici Dove cantano le sirene

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di Lara Arcangeli, Carlo Casi ed Enrico Pellegrini

Uruk. Una megalopoli dell’età del Bronzo 82 di Massimo Vidale e Andreas M. Steiner

Rubriche antichi ieri e oggi

Un impero fondato... sull’aglio 104 di Romolo A. Staccioli

34

vite di archeologi

mostre

di Giovanna Quattrocchi

Costantino e Roma, Costantino a Roma

Due vite per la Magna Grecia 34

di Mariarosaria Barbera, con contributi di Andrea Augenti, Anna Buccellato, Fulvio Coletti, Donato Colli, Vincenzo Fiocchi Nicolai

musei

Le gaie scienze di Stefano Mammini

divi e donne

Donne in ombra

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108

di Francesca Cenerini

l’altra faccia della medaglia

Bello come il sole 64

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di Francesca Ceci

libri

pp. 48-49 – Foto Scala, Firenze: p. 58 (alto) – Archivi Alinari: Bridgeman Art Library: p. 61 (basso) – Stefano Mammini: pp. 64 (sinistra e basso), 64/65 (alto), 65 (alto), 67 (alto e centro, a sinistra) – Cortesia MUSE, Trento: pp. 66 (centro, sinistra e destra), 70, 71; Alessandro Gadotti, Archivio Trento Futura: pp. 64/65 (centro), 65, (basso), 66/67, 67 (centro, a destra); Claudia Corrent: pp. 68 (alto), 69 – Marka: Marco Scataglini: p. 74 (basso, a sinistra); Ulysses: p. 74 (basso, a destra); Danita Delimont Stock: p. 78 (alto) – DeA Picture Library: pp. 104, 106, 108 (basso); S. Vannini: pp. 75 (sinistra), 77 – Shutterstock: pp. 80/81 – Staatliche Museen zu Berlin, Vorderasiatisches Museum/Olaf M. Teßmer: pp. 87, 89, 94-96, 100 – The Trustees of the British Museum: p. 97 – Deutsches Archäologisches Institut, Orient Abteilung: p. 98 (sinistra) – E. Lessing Archive/Magnum/Contrasto: p. 105 – Da Umberto Zanotti Bianco (1889-1963), Associazione per il Mezzogiorno, Roma 1980: p. 107 – Cippigraphix: cartine ed elaborazioni grafiche alle pp. 30, 42/43, 73, 74/75, 84 (riquadro). Riguardo alle illustrazioni, la redazione si è curata della relativa autorizzazione degli aventi diritto. Nel caso che questi siano stati irreperibili, si resta comunque a disposizione per regolare eventuali spettanze.

Archeo è una testata del sistema editoriale

PAST PASSIONE PER LA STORIA

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La grande mostra dedicata all’«imperatore cristiano», allestita al Colosseo, chiude il ciclo di iniziative per i duemila anni dalla leggendaria battaglia di ponte Milvio e dall’editto di Milano. Torniamo a parlare di uno dei personaggi piÚ dibattuti della storia con un contributo di Mariarosaria Barbera, Soprintendente per i Beni archeologici di Roma, insieme alla presentazione delle piÚ recenti scoperte nella città d’epoca costantiniana

Costantino e Roma

di Mariarosaria Barbera

Costantino a Roma


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ostantino nacque a Naissus, la moderna Niš, in Serbia; suo padre Costanzo Cloro, di origine balcanica, dopo aver trascorso anni in Oriente aveva fissato la sua residenza a Treviri. Il ragazzo crebbe a Nicomedia (città dell’Asia Minore situata in corrispondenza dell’attuale Izmit, in Turchia, n.d.r.), alla corte di Diocleziano, forse insieme a una madre che le fonti dicono originaria della Bitinia; a Eburacum (York), in Britannia, fu acclamato dalle truppe di suo padre, nel 306; morí infine nel 337 nei pressi di Nicomedia e non lontano da Costantinopoli, la città che lui stesso aveva (ri)fondato sulle rive dell’Ellesponto. Ce n’è abbastanza per capire perché il rapporto dell’imperatore con Roma non fosse cosí stretto, anzi tanto distaccato da fargli esclamare orgogliosamente «Serdica è la mia Roma» (la città corrisponde all’attuale Sofia, in Bulgaria).

roma e le altre In realtà all’Urbe, che pure rimaneva capitale cerimoniale e legata a una veneranda e antichissima tradizione, si aggiungeva un numero crescente di residenze imperiali assimilabili, per molti aspetti, a capitali: nel solo Occidente, Arelate (Arles), Eburacum, Mediolanum (Milano), Augusta Treverorum (Treviri); in Oriente brillava soprattutto la stella di Nicomedia, sede della corte dioclezianea. All’aumento inevitabile delle spese per il mantenimento della corte, si univa un assetto profondamente diverso, che prendeva le mosse dalle riforme di Diocleziano, al quale si doveva la divisione nelle due parti orientalis e occidentalis di un impero, la cui enorme estensione costituiva forse il suo piú grande problema. La tetrarchia, cioè il sistema di due Augusti e due Cesari che li affiancavano fino a sostituirli, non sopravvisse all’abdicazione

Calchi ricostruttivi in gesso alabastrino patinato in bronzo della testa, dell’avambraccio sinistro completo della mano e del globo di una statua colossale di Costantino. Roma, Museo della Civiltà Romana. Gli originali, conservati nei Musei Capitolini, provengono dal Laterano, da dove furono trasferiti sul Campidoglio nel 1471: è pressoché certo che appartenessero a un’unica scultura, raffigurante l’imperatore, alta tra i 10 e i 12 m. È peraltro probabile che si tratti del colosso dedicato in occasione dei tricennalia (trent’anni di regno) di Costantino, nel 335 (vedi scheda a p. 62).


mostre • costantino 313 d.c.

il tesoro della basilica di papa marco di Vincenzo Fiocchi Nicolai

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I corredi sono venuti alla luce nel luglio 2012 in una della tombe pavimentali della basilica «circiforme» della via Ardeatina, oggetto dagli anni Novanta di indagini archeologiche condotte dall’Università degli Studi di Roma «Tor Vergata» e dal Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, in collaborazione con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. La chiesa è stata identificata con quella fatta costruire da papa Marco nell’anno 336 sulla via Ardeatina di cui ci parlano il Liber Pontificalis e altre fonti topografiche e agiografiche. L’edificio fu realizzato, grazie anche al contributo finanziario dell’imperatore Costantino, con la funzione di luogo di sepoltura (coemeterium) Gioielli provenienti dai corredi venuti alla luce in una tomba scoperta nella basilica di papa Marco sulla via Ardeatina: 1. Orecchini in oro a pendente, con granati, smeraldi e perle ; 2. collana con smeraldi, perle e vago vitreo; 3. anello a verga piatta con castone quadrangolare includente una gemma in vetro verde; 4. anello a verga ritorta con castone includente un granato. IV-V sec. d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme.

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della comunità e ospitò anche la tomba del pontefice. L’identificazione si basa sulla ubicazione della costruzione, coincidente con quella indicata dalle fonti, sulla sua cronologia, determinata in base agli scavi, sulla planimetria «a deambulatorio» della chiesa, tipica dell’età costantiniana, sul suo carattere eminentemente funerario, corrispondente a quanto riferito dal Liber Pontificalis; infine sulla probabile individuazione della tomba del fondatore in un sepolcro monumentale situato nel settore absidale. I corredi aurei erano collocati accanto al corpo di una donna sepolta sul piano di un vano sepolcrale di grandi dimensioni aperto sul pavimento della chiesa. Il sepolcro venne adattato nella parte sommitale di un preesistente pozzo di ispezione di un acquedotto romano sotterraneo, che verosimilmente riforniva una delle ville presenti nell’età medio-imperiale in prossimità della via Ardeatina. Al momento della realizzazione della tomba, il pozzo fu parzialmente interrato e allargato nella parte sommitale per creare la camera sepolcrale, profonda circa 6 m dal pavimento della chiesa e accessibile attraverso un «tombino» quadrato, probabilmente dotato di una lastra di chiusura amovibile. La donna venne sepolta sul piano della stanza proprio in corrispondenza del tombino, deposta su un fianco, in posizione rannicchiata. Le analisi antropologiche hanno permesso di fissarne l’età di morte tra i 30 e i 35 anni. I corredi erano costituiti da due gruppi di gioielli collocati ai lati del bacino: il corredo 4 n. 1 consisteva in una collana d’oro con fermaglio dotato di disco ornato da un chrismon, una seconda collana con perle e smeraldi e una coppia di orecchini con perle, granati e smeraldi; il corredo n. 2 in quattro anelli e in una serie di elementi in oro, smeraldi, pietre e paste vitree pertinenti a gioielli smembrati. I monili sono stati ritrovati raggruppati: dovevano pertanto essere stati collocati in contenitori di materiale deperibile. La tomba fu violata nel tardo Medioevo: in quell’occasione venne asportata parte dell’interro a nord dei resti della donna. Ciò impedisce di stabilire se la posizione della defunta fosse dovuta alla contemporanea inumazione di altri individui, i cui corpi


Il Chrismòn simbolo di fede Collana in oro con fermaglio a disco decorato con Chrismòn, dalla basilica di papa Marco sulla via Ardeatina. Fine del IV-metà del V sec. d.C. Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme. Il simbolo scelto da Costantino per celebrare la profezia della vittoria a ponte Milvio è il Chrismòn, segno grafico formato dalla sovrapposizione delle prime due lettere del nome di Cristo in greco, X (Chi) e P (Rho). La rappresentazione della croce, cosí come le prime scene di martirio, non fu inizialmente utilizzata dai primi cristiani, restii a raffigurare apertamente scene o simboli legati a momenti cruenti. Il Chrismòn, riprendeva una simbologia solare, efficace sia per i cristiani, sia per i pagani adepti del culto di Sol Invictus, particolarmente numerosi nell’esercito. Con Costantino il Chrismòn si diffonde in tutto l’Impero, divenendo il simbolo per eccellenza della fede cristiana.

sarebbero andati perduti nella violazione. Le analisi antropologiche ci dicono invece con certezza che, a poca distanza di tempo, sopra la donna vennero deposti altri due individui maschi, uno sopra l’altro, questa volta nel regolare senso della lunghezza della tomba, i cui resti sono in gran parte stati asportati dalla violazione tardo-medievale. Le analisi con il metodo del C14 sui resti ossei dei tre inumati, condotte dal Laboratorio del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma «La Sapienza» sotto la direzione di Gilberto Calderoni, hanno fornito una cronologia compresa tra il 390 e il 450, un risultato perfettamente in linea con la datazione delle altre sepolture nella chiesa e con quella degli oggetti di corredo dell’inumazione femminile. Il recupero dei gioielli è da ritenersi del tutto eccezionale nel panorama dei corredi restituiti dalle tombe della basilica dell’Ardeatina, caratterizzati dalla presenza di oggetti ben piú modesti. La notevole qualità dei monili di cui era dotata la sepoltura femminile suggerisce l’appartenenza della donna (ed evidentemente della famiglia proprietaria della tomba) a una classe sociale verosimilmente agiata. Veduta aerea dell’area indagata della basilica di papa Marco sulla via Ardeatina. Il cerchio rosso indica la tomba che ha restituito i corredi comprendenti i gioielli.

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speciale • uruk

di Massimo Vidale e Andreas M. Steiner Ricostruzione virtuale di una cerimonia nel santuario di Eanna, nella cittĂ di Uruk, intorno alla fine del III mill. a.C. Il sovrano e i sacerdoti del tempio sfilano in processione per rendere onore alla dea Inanna-Ishtar.

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una megalopoli


UNA GRANDE MOSTRA AL PERGAMON MUSEUM DI BERLINO CELEBRA IL CENTENARIO DELLA MISSIONE TEDESCA NEL SITO DELLA BASSA MESOPOTAMIA: OLTRE QUARANTA CAMPAGNE DI SCAVO HANNO RICOSTRUITO LA VITA DI QUESTO LUOGO SIMBOLO DELL’ARCHEOLOGIA VICINO-ORIENTALE, DOCUMENTANDO UN PASSAGGIO FONDAMENTALE NELLA STORIA DELLA CIVILTà. COMPIUTOSI PROPRIO QUI, NELL’ODIERNO IRAQ, PIú DI CINQUEMILA ANNI FA…

dell’età del bronzo U

ruk ci invita a fermarci e a riflettere sulla natura piú profonda del nostro vivere sociale, attraverso il poco che ancora sappiamo sull’origine della città antica – il manufatto enorme, complesso e infinitamente fragile creato alle soglie del terzo millennio a.C. che ci ha portato al valico del terzo millennio d.C. Sei millenni, duecento generazioni per giungere fin qui, per voltarci indietro e per chiederci, una volta di piú, se tutto questo inventare, costruire, combattere, disfare e rifare sia stato davvero inevitabile e necessario. Rispecchiarci oggi nei frammenti dell’antica Uruk significa anche ripensare le basi stesse della storia umana, come gli orizzonti che, dietro l’angolo, già aspettano i nostri figli.

Una creazione fatta di alabastro In principio era Nammu, un oceano indefinibile, increato e caotico in cui turbinavano acque primordiali. Poi, come lo schiudersi di un’immensa conchiglia, Nammu volle aprirsi e An, il cielo, la casa degli dèi e delle dodici costellazioni, si separò da Ki, la terra, il teatro dei destini umani, spazzata dai capricci del dio del vento. Dalla terra si sprigionarono le spighe dell’orzo – la promessa del pane e della birra – che si semina in autunno e si raccoglie in inverno; e il fusto snello della palma da dattero, con la sua corona di smeraldo, i cui frutti stillanti zucchero si raccolgono nel calore soffocante dell’estate. Le piante che dalla terra gravida d’acqua dolce risalgono alla volta celeste sono come mani tese dagli dèi per sostenere la vita umaa r c h e o 83


Dall’invenzione della scrittura e della burocrazia ai trionfi del «re-sacerdote», i primi passi del mondo urbano terrazze. Il signore compare anche nell’atto di prendere prigionieri nemici accasciati a terra con le braccia legate dietro la schiena e di sopraffarli con lance e mazze. Piú rare sono le immagini in cui il personaggio sembra sovrintendere a gruppi di operai o artigiani al lavoro – la piú famosa scena di questo tipo compare sulle cosiddette «Pietre di Bau», due piccole lastre sagomate in pietra nera che potrebbero rappresentare dei fabbricanti di vasi in pietra, uno dei piú importanti simboli di status di questa fase protostorica. Infine, in una

eccezionale stele in basalto, anch’essa infranta, trovata a Uruk, il «re-sacerdote» figura come impavido cacciatore di leoni, in una straordinaria e isolata anticipazione di quello che sarà, piú di duemila anni dopo, uno dei temi piú impressionanti della propaganda palaziale dei re Assiri. Onnipresente sull’arte di corte e rituale del tempo, la figura del re-sacerdote fu sottratta, come abbiamo visto, dal prezioso vaso di Warka, dopo che era stato distrutto per la seconda volta, e prima del suo seppellimento con altri preziosi

oggetti in rame e pietra. Difficile non pensare che la sottrazione della figura del «principe» delll’antica Uruk sia stata intenzionale. Tutto suggerisce che si tratti di una antica forma di damnatio memoriae di un signore decaduto o sconfitto. Singolare destino, che proprio su un oggetto tanto curato, destinato a celebrare un’idea assolutistica di ordine cosmico, siano caduti i colpi di un un arcaico conflitto politicoreligioso. Ma cosí sono andate e vanno le cose degli uomini – anche nel cuore urbano di un «paradiso»... che non fu mai tale.

A sinistra: sigillo cilindrico, del quale, in alto e in basso, viene riprodotto lo svolgimento: vi si vede un gran sacerdote che nutre un gregge di capre, circondato da simboli della dea Inanna. Fine del IV mill. a.C. Berlino, Staatliche Museen.

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prendo a proprie spese di essere protagonisti se quest’ultima, attraverso il richiamo simbodi un esperimento collettivo inedito, e lico al mondo rurale, quasi arcadico degli allevatori e dei valori morali piú tradizionali, si tutt’altro che indolore. sforzasse di temperare o celare la realtà di una Rassicurare per convincere crescente e a volte spietata differenziazione L’arte del Periodo di Uruk, almeno per i sociale.Tutto, nelle creazioni di Uruk, sembra manufatti piú noti, che sembrano general- concepito per suggestionare e rassicurare, per mente risalire agli ultimi secoli del IV millen- creare negli spettatori e partecipanti al culto nio a.C., è ispirata alle esigenze di una propa- dimensioni di partecipazione e accettazione. ganda tanto pervasiva quanto insistente. Le Proprio per questo possiamo immaginare che scene sembrano quasi rimbalzare dai vasi e la realtà sociale del tempo fosse invece diffidalle mangiatoie in pietra fabbricati per il cile e controversa, attraversata da amari conculto, ai grossi sigilli rotolati sulle chiusure di flitti in cui antiche ideologie collettivistiche argilla che, nei magazzini, chiudevano porte, ed egualitarie venivano continuamente mesvasi e canestri. I sigilli a cilindro di questo se in dubbio e contraddette. periodo, grossi e tozzi, a volte coronati da piccole figure di animali in rame, dovevano il lavoro coatto essere ben visibili al polso o alla cintura di Enormi quantità di lavoro e risorse erano personaggi importanti e funzionari. I sigilli state e venivano convogliate nella costruzione che, intuitivamente, vorremmo attribuire a delle piattaforme monumentali dell’Eanna e sacerdoti e burocrati di alto rango, rappresen- dei complessi templari, al solo scopo di celetano, con un’insistenza quasi ipnotica, scene brare il predominio di gruppi ristretti. E, codi offerta e devozione templare. In alcune di me ha scritto Mario Liverani «il prelievo di queste scene compaiono coppie di grandi risorse su cui si basa una società complessa è vasi in pietra come quello di Warka, i cui un momento inevitabilmente doloroso, che fregi, come si è fatto notare spesso, sono mol- non può realizzarsi senza l’impiego di fattori to simili alle impronte lasciate dai sigilli stes- (dalla costrizione fisica al convincimento idesi. In questo eccezionale sistema simbolico, ologico) che superino la naturale tendenza intriso di ridondanza, i media, i simboli e i loro significati si rispecchiano senza sosta, con l’effetto di rafforzarsi costantemente gli uni Di corte in corte con gli altri. Le mucche incedono, lente e mansuete, verso Per motivi ancora misteriosi – non disponiamo infatti, per recinti o costruzioni rurali, forse fatte di fasci queste età arcaiche, dell’ausilio dei testi scritti – l’arte delle di giunchi intrecciati e legati, su cui svettano élite del periodo di Uruk, alla fine del IV millennio a.C., ha i fasci a estremità ricurva sacri alla dea Inanna; limitati, ma estremamente significativi contatti con le immagini è la prima ora del mattino, quando sulle pia- delle quali si circondavano i faraoni delle contemporanee prime ne polverose ancora aleggia una bassa bruma. dinastie egiziane. Il tema della caccia regale al leone della stele Si aprono le porte dei recinti e i vitelli scal- di Uruk si riflette nei manici in avorio finemente incisi trovati pitano, impazienti di spingersi tra arbusti e nella valle del Nilo, e l’identità è tale che persino le punte di erbe, per ricongiungersi alle madri ed essere freccia usate nella caccia sono le stesse, in pietra scheggiata e allattati. Le scene sembrano alludere al ruolo a forma di trapezio – quelle note agli specialisti di industria litica protettivo, amorevole del tempio e del clero come «trancianti trasversali». nei confronti della comunità dei fedeli. Sui Le tavolette in pietre a grana finissima nelle corti faraoniche vasi in pietra scolpiti ad altorilievo, intagliati per mescolare i cosmetici (presumibilmente per i funerali reali) da profonde zone d’ombra, robusti leoni dai recano immagini di strani mostri araldici a testa felina, con tratti impenetrabili sembrano dominare su lunghi colli sinuosi, che si snodano attorno alle vaschette che file di bovini, che sfilano negli ordini sotto- contenevano le polveri colorate; e lo stesso fantastico mostro stanti; spesso felini e rapaci si avventano, con compare in sigilli a cilindro del periodo di Uruk. Queste pose convulse, su buoi, pecore e capre, a vol- convergenze, destinate a tramontare in breve tempo, postulano te abbracciati e difesi da figure umane di contati diretti tra le compagini regali delle due regioni. aspetto eroico o semi-divino. Forse si trattava di valenti artigiani «scambiati» da un palazzo Si è tentati di leggere in queste rappresenta- all’altro, oppure al seguito di principesse mandate come spose zioni l’espressione di antichi contrasti tra gli ai sovrani delle terre straniere, pratica testimoniata mille anni strati dominanti della società (i predatori) e la dopo, e poi per secoli, dalla corrispondenza diplomatica gente comune (gli erbivori), ora protetta dal- tramandata dalle tavolette cuneiformi. la mediazione della comunità templare; come a r c h e o 101


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Archeo n. 341, Luglio 2013 by Archeo - Issuu