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The World Of Il Consulente - Numero 32

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n° 32 - anno II - 30 settembre 2012

The world of

il Consulente

Faccia a faccia con Marina Elvira Calderone O adesso o mai più Riforma professioni Il ruolo dell’ICE nell’internazionalizzazione Quando gli obblighi vengono dimenticati Castro Pretorio Roma venduta all’asta


n° 32 - anno II - 30 settembre 2012

The world of

il Consulente

Faccia a faccia con Marina Elvira Calderone O adesso o mai più Riforma professioni Il ruolo dell’ICE nell’internazionalizzazione Quando gli obblighi vengono dimenticati Castro Pretorio Roma venduta all’asta

N°32 - 30 settembre 2012 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 30-09-2012


Chi liquida le nostre parcelle?

Editoriale di Adalberto Bertucci

Care colleghe e cari colleghi, ancora una volta mi ritrovo a parlare di riforma delle professioni, in particolare dell’abolizione delle tariffe professionali. Se può essere semplice per un veterano del mestiere quantificare il giusto peso dell’onere richiesto dalla clientela, non credo che lo stesso possa dirsi per i giovani professionisti… Non è servita a nulla la supplica delle varie categorie sul mantenimento, quanto meno, dei minimi derogabili, il Governo fermo nelle sue convinzioni ha preteso la soppressione dell’intero sistema tariffario ordinistico. All’atto di assunzione dell’incarico, il professionista dovrà indicare al cliente tutte le informazioni circa la complessità della prestazione con un preventivo di massima. Praticamente già fatto!!! Il nostro codice deontologico, all’art. 23, prevede già dal 2008, la stesura scritta di un mandato professionale comprensivo di specifica dell’oggetto della prestazione, natura, costi e compensi. La lungimiranza del nostro Ordine manifesta l’intenzione a priori di garantire chiarezza e trasparenza al cliente, limitando inutili contestazioni tra le parti, abbracciando e accogliendo anzitempo parte della direttiva normativa. Ma allora, cosa cambia sostanzialmente? Cambia il supporto

dell’Ordine in caso di contenzioso con il cliente, nel recupero degli onorari non incassati! Manca una tangibile tutela a favore del professionista! In caso di controversie, infatti, con liquidazione del compenso da parte dell’organo giurisdizionale (senza contratto/mandato professionale firmato dalle parti), “l’importo sarà determinato con i parametri ministeriali, non vincolanti per il giudice”. In poche parole sarà tutto da vedere! Ancora una volta la norma si augura di favorire e tutelare il povero ed ingenuo consumatore… a scapito dello spregiudicato professionista! Peccato che lo stesso consumatore troppo spesso manchi di onorare gli impegni presi: perdendo le parcelle, eludendo le telefonate, scomparendo per mesi…. eseguendo bonifici “fantasma”… e chi più ne ha….!!!!! Certamente la riforma mostrerà le due facce della stessa medaglia: il cliente/consumatore si indebolirà nella giungla delle libere ed arbitrarie tariffe…, soggiogato dai più o meno onesti professionisti; e questi ultimi dovranno faticare ancora di più per recuperare le sudate spettanze… Ripensandoci, tutto sommato, questa riforma non fa torto a nessuno!!!

The world of il Consulente 1


Sommario In questo numero

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O adesso o mai più

Le linee guida di una proposta essenziale per l’abbattimento straordinario del debito pubblico di Antonio Maria Rinaldi

In Focus

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il Consulente

Chi liquida le nostre parcelle?

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Riforma professioni

I cpo svuotati di alcune prerogative. I consigli nazionali “sotto tutela ministeriale di Edmondo Duraccio

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Il ruolo dell’ICE nell’internazionalizzazione

L’editoriale del Presidente

I riflessi sui processi produttivi in un orizzonte temporale e territoriale sempre più ampio e competitivo

di Adalberto Bertucci

di Massimiliano Bellini

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Faccia a faccia con Marina Elvira Calderone Professioni e lavoro è tempo delle riforme di Lorenzo Lelli

2 The world of il Consulente

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Quando gli obblighi vengono dimenticati

Attenzione ancora alta, seppur alla luce delle semplificazioni operate di Bernardino Cordeschi

Rubriche

22 I Misteri di Roma Castro Pretorio Roma venduta all’asta

Storia che racconta un’epoca in cui dalle grandi miresi arrivava anche alla “damnatio memoriae “ di Andrea Tommasini


Ordine

 5 ottobre 2012 Ore 9:30 - Oly Hotel in Via Santuario Regina degli Apostoli 36 – Roma (posti disponibili esauriti) Licenziamenti individuali e licenziamenti collettivi dopo la riforma Fornero Relatore: Avv. Stefano Canali De Rossi  12 ottobre 2012 Ore 9:30 - Oly Hotel in Via Santuario Regina degli Apostoli 36 – Roma (posti disponibili esauriti)

Come cambiano con la riforma Fornero le collaborazioni coordinate e continuative e le collaborazioni con partita iva Relatore: Avv. Stefano Canali De Rossi


Nazionale

Faccia a faccia conMarina Elvira Calderone Professioni e lavoro è tempo delle riforme

di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

Marina Elvira Calderone Presidente Nazionale Ordine Consulenti del Lavoro

Abbiamo chiesto alla Presidente Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, la Dottoressa Marina Elvira Calderone, un’intervista sul punto di vista del Nazionale in relazione alle nuove disposizioni ed ai relativi criteri applicativi, andando ad evidenziare punti di forza e punti di debolezza della riforma approvata. Qual è la posizione del Suo Ordine professionale in merito ai nuovi tirocini e, in particolare, sull’impatto delle nuove disposizioni sui tirocini in corso? Ci riteniamo soddisfatti perché le criticità che avevamo esposto sono state chiarite. Ad esempio, c’era la previsione dell’obbligo di un corso di formazione di 200 ore; un’operazione che si traduceva nel sottrarre il giovane all’attività di studio e, quindi, nell’impoverimento dell’esperienza tecnico-professionale che si può maturare in un contesto lavorativo. Ora è diventato facoltativo. Con l’attuale versione del decreto si è raggiunto un buon

equilibrio. Permangono perplessità sulla ridotta durata a 18 mesi, periodo non bastevole per dare la possibilità al praticante di far proprie la prassi e l’operatività di una professione complessa come la nostra. D’altronde, risulta poco comprensibile perché in un rapporto di apprendistato di un giovane lavoratore il periodo di formazione teorico-pratico arrivi fino a 36 mesi; mentre per un similare percorso svolto da un aspirante professionista possano bastare 18 mesi. Riguardo alla formazione professionale continua, quali sono i criteri da seguire per garantire che essa risponda alle reali

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esigenze di formazione dei professionisti? Premetto che per i Consulenti del Lavoro nulla cambierà, considerato che abbiamo introdotto l’obbligo di tenere aggiornata la propria formazione sin dal 1997. E questo perché siamo convinti che la formazione continua obbligatoria deve avere come obiettivo quello di garantire qualità ed efficienza della prestazione professionale, anche a tutela degli interessi degli utenti e della collettività cui è rivolto il servizio. Ritengo che le novità introdotte in materia, con l’organizzazione dei corsi di formazione da parte degli Ordini e la competenza dei Consigli Nazio-


nali in materia di regolamenti e di autorizzazione di enti esterni, possano soddisfare le reali esigenze formative dei professionisti. La formazione continua è sicuramente uno dei punti più apprezzati del testo della riforma poiché è stata ribadita ed evidenziata la centralità degli Ordini a tutela della fede pubblica. Un deciso passo in avanti rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, relativamente all’assegnazione di competenza a soggetti diversi e non qualificati. Sono stati pubblicati i parametri per la liquidazione dei compensi delle professioni da parte degli organi giurisdizionali. Ritiene che gli stessi possano “implicitamente” divenire parametri di riferimento per la pattuizione del compenso tra professionista e cliente al momento dell’affidamento dell’incarico? La norma lo esclude e quindi non si può che essere aderenti alle disposizioni di legge. Gli onorari andranno pattuiti tra professionista e cliente senza fare esplicito riferimento ai parametri. Molta cura, invece, dovrà essere messa dai professionisti nel predisporre dei preventivi accurati con tutte le loro prestazioni. Qual è il reale impatto della norma che prevede la distinzione tra Consigli di disciplina territoriale e Consigli dell’ordine? Nell’articolato ci sono ancora punti poco chiari sulla nuova disciplina ma saranno risolti sicuramente dai Regolamenti che i Consigli Nazionali dell’Ordine, in virtù anche delle diverse peculiarità professionali, dovranno diramare entro 90 giorni dall’entrata in vigore del D.P.R.. È giusto separare le funzioni amministrative da quelle disciplinari ma è importante, per la stessa

funzionalità del sistema, fissare regole precise per la fissazione dei criteri per la nomina a componente della commissione disciplinare. Le società tra professionisti possono realmente favorire l’aggregazione tra i professionisti al fine di fornire prestazioni qualitativamente più elevate? Le società tra professionisti, se ben regolamentate all’interno del sistema degli Ordini professionali, sono sicuramente un nuovo mezzo per poter affrontare le sfide del mercato. Questo soprattutto per i giovani iscritti che, attraverso la costituzione di società multiprofessionali, potranno condividere i costi di start up per l’apertura degli studi professionali. Ma non possono diventare scorciatoie per l’esercizio dell’attività professionale per chi non é in possesso dei requisiti per iscriversi all’Ordine e, quindi, esercitare legittimamente la professione. Vigileremo su questo così come sulla determinazione della natura fiscale del reddito, sulla qualificazione della societá medesima e sull’assoggettamento a contribuzione previdenziale dell’intero volume d’affari, anche della parte in carico al socio di capitale. In sintesi, quali sono, secondo Lei, i punti di forza e di debolezza della riforma approvata? Il D.P.R. di riforma delle professioni è da ritenersi un passo avanti importante anche perché ha accolto le richieste e i suggerimenti proposti dal CUP nei diversi incontri con il Ministro e i suoi uffici. Ora la prossima scadenza è segnata per il 31 dicembre, quando le leggi ordinamentali dovranno essere riordinate all’interno del Testo Unico delle

professioni. Dovremo certamente operare affinché, in fase di applicazione della riforma, non ne vengano snaturate le finalità. Ma abbiamo instaurato un rapporto di fattiva collaborazione con il Ministro della Giustizia Prof.ssa Paola Severino e con i Ministeri vigilanti. Da poche settimane è entrata in vigore la Riforma del Mercato del Lavoro, una riforma importante in tempo di crisi. Ma sono state adottate le scelte giuste per rilanciare l’occupazione? Anche se è apprezzabile il tentativo di riformare le regole del lavoro, il testo redatto purtroppo non ha un giusto equilibrio tra le misure di flessibilità di entrata e di uscita. Il lungo periodo di stagnazione che sta vivendo il Paese rende necessario individuare misure e strumenti utili ad invertire la tendenza negativa dei dati occupazionali. In tal senso bisognerebbe intervenire sulle norme utili ai giovani per creare reali opportunità di lavoro, come l’apprendistato e il contratto a termine. Il periodo non è facile per nessuno; per questo chiediamo di rendere meno burocratico l’approccio con il lavoro, con necessari interventi di semplificazione. Se l’obiettivo primario è quello di creare nuova occupazione, è necessario ragionare da subito sul costo del lavoro che è il primario motivo per cui i datori di lavoro non assumono più. Inoltre, l’occupazione giovanile risente dell’infunzionalità del sistema formativo viziato dalle logiche scolastiche degli anni ’70. Manca in sostanza un reale e concreto collegamento tra i percorsi formativi previsti e la loro spendibilità sul mercato del lavoro.

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Attualità

O adesso o mai più Le linee guida di una proposta essenziale per l’abbattimento straordinario del debito pubblico

N

di Antonio Maria Rinaldi Economista

el “TheWorld of Il Consulente” n.25 del 15 maggio scorso, nell’articolo “Basta Tasse”, ho avuto modo di anticipare il risultato di uno studio tecnico e fattibile su l’abbattimento straordinario del debito pubblico italiano, concepito all’interno della Link Campus University del Prof. Vincenzo Scotti e presieduto dal Prof. Paolo Savona, uno dei più grandi ed autorevoli economisti storici italiani, e coadiuvato oltre che dal sottoscritto, dal Prof. Pierluigi Matera, dai Proff. Giorgio e Ferruccio Sbarbaro e dal Prof. Paolo Balice, Presidente AIAF (Ass.ne Ital.na Analisti Finanziari). Lo studio, tramutato poi in proposta operativa, dopo essere stato reso pubblico in un Convegno all’interno dell’Università stessa e ad una affollata Conferenza presso la Camera dei Deputati a Palazzo Marini, è poi stato fatto proprio da alcune forze politiche che lo hanno inserito nei loro programmi economici.

inferiore a quello dei titoli di vo controllo di congruità da In estrema sintesi ricordo i dati Stato di eguale durata, gaparte di istituzioni specializessenziali della proposta per ranzia sui beni e diritti comzate nazionali ed internaziol’abbattimento straordinario del ponenti il lotto ed una opzionali; debito pubblico: ne (“warrant”) negoziabile a) lo Stato individua un ente o d) contestualmente all’acquisto sui mercati regolamentati la Nuova Società forma dei una persona dotata di poteseparatamente dal titolo ob“lotti” di beni e diritti, comri di stipulare accordi con la bligazionario; posti in modo da non conNuova Società; centrare nello stesso lotto f) lo Stato incassa il corrispetb) individuazione di una portivo e lo porta direttamente i beni e diritti più appetibili zione di beni patrimoniali a riduzione del debito pubdal mercato, ma di creare e diritti dello Stato, a livello blico con l’obiettivo del 100% una “interesse” pressappoco centrale e periferico, dispodel PIL, con un risparmio di eguale per tutti i lotti. Il vanibili e non strategici, pari interessi, ai tassi attuali, di lore di ogni lotto dovrebbe a circa 400 Mld e cioè poco circa 20 MLD annui che coessere di circa 25 MLD; più del 20% dell’intero attistituisce un ulteriore benefivo patrimoniale a bilancio e) a fronte di ciascun lotto la cio per lo Stato; Nuova Società emette ob(1815 Mld); bligazioni garantite dai beni g) la Nuova Società negli anni c) vendita di tali beni ad una di vita del prestito obblie diritti che compongono il Nuova Società di diritto prigazionario procede ad una lotto. Tali obbligazioni esvato partecipata principalattività di valorizzazione ed sendo emesse da un soggetmente da banche, assicuraincremento della redditività to privato non entrano nel zioni, fondazioni bancarie dei beni e diritti acquistati in computo del debito pubblied altri soggetti finanziari modo da aumentarne il vaco. Le caratteristiche delle ed avente un capitale solore. Nello stesso tempo si emissioni obbligazionarie ciale rilevante. Il valore del suppone che la riduzione del dovrebbero essere: durata complesso dei beni venduti debito pubblico abbia con5/10 anni, tasso di interesse sarà oggetto di un preventi-

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e valorizzazione dei beni e blico per circa 400 MLD e tribuito in modo sostanziale diritti acquistati dalla Nuoriduzione di interessi sul alla ripresa dell’economia; va Società con conseguente debito per circa 20 MLD h) alla scadenza dei singoli creazione di un numero riannui, dando un segnale inelotti del prestito obbligaziolevante di posti di lavoro a quivocabile ai mercati di una nario, ovvero anche prima diversi livelli di competenza inversione nella gestione del a scadenze predeterminate e di preparazione e, quindi, debito pubblico; ed in qualsiasi momento, il un immediato sostanziale soggetto che avrà proceduto 2 conseguente maggiore dieffetto benefico sull’occupasponibilità di risorse da deall’acquisto di opzioni (“warzione; stinare alla ripresa economirant”) avrà diritto all’acqui5 tra le conseguenze positive ca; sto dei beni e diritti costidell’attuazione della propotuenti il lotto di riferimento 3 i soci della Nuova Società si sta, che non inficia alcun rapqualificano per la partecipaed il prezzo per tale acquisto porto con l’Unione Europea, zione ad una delle maggiori sarà utilizzato per il rimborvi è quella di una possibile iniziative economiche mai so delle obbligazioni. revisione dell’intera politica intraprese a livello mondiale Gli effetti dell’attuazione della fiscale, con una sostanziale per dimensione e per imporproposta sono: riduzione della relativa prestanza; 1 riduzione in termini sostansione; zialmente immediati (circa 4 inizio di un programma pluriennale di miglioramento 6 ovviamente tutta l’operazio6/18 mesi) del debito pub-

Link Campus University

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Attualità ne parte dal presupposto che non si crei nuovo debito pubblico e che, quindi, si proceda nel senso di una revisione della spesa pubblica che, sostanzialmente, eviti gli sprechi, non essendo necessaria alcuna operazione di riduzione dei lavoratori attualmente occupati che, se del caso, potranno, invece, essere riconvertiti sulle nuove iniziative. Ora però consentitemi alcune considerazioni prima d’introdurre l’evoluzione di questa proposta successivamente maturata nel corso di quest’estate. La Banca d’Italia, in uno studio reso noto ai primi di settembre, ha affermato che il corretto differenziale fra i titoli di stato tedeschi decennali e gli omologhi italiani dovrebbe essere di 200 punti base e non quello espresso dai mercati finanziari internazionali, che rammento hanno raggiunto massimi vicino ai 550 punti base per poi ripiegare attualmente intorno a 320/350. Io invece non ho difficoltà ad affermare che il corretto spread dovrebbe essere tendenzialmente zero se ci riferiamo ad una effettiva moneta unica! L’eurozona non è mai stata un’area monetaria ottimale e i trattati ed i regolamenti previsti per la coesione e convergenza monetaria, non hanno minimamente previsto meccanismi di compensazione per ammortizzare i vantaggi di cui qualche paese ne ha

avuto beneficio. Mi riferisco al caso Germania, dove negli ultimi anni è riuscita ad accumulare un surplus commerciale con l’estero pari alla somma degli altri 16 paesi dell’area euro. Si evince pertanto che per la Germania il tasso di cambio della valuta euro è sottovalutato, mentre per gli altri è sopravvalutato e non esistono quei meccanismi di trasferimento compensativi che invece dovrebbero attenuare tale squilibrio, visto che non è più possibile utilizzare lo strumento della svalutazione della propria valuta. Ne consegue che i paesi il cui debito sovrano è in crisi, si trovano nella stessa situazione in cui si è venuta a trovare l’Argentina per aver usato il dollaro come valuta di riferimento del suo debito, avendo di fatto trasformato il debito regresso e quello di nuova accensione nell’equivalente di una valuta estera. Ritengo inoltre che la linea proposta dal ministro per l’economia Grilli, di alienare porzioni di patrimonio pubblico per un controvalore pari all’1% del PIL all’anno, cioè di circa 15 Mld di euro, non sia assolutamente sufficiente in questo contesto, in quanto la realtà a cui ci riportano i bollettini ufficiali della Banca d’Italia ci ricordano costantemente incrementi mensili di debito pubblico sempre corposi. Come è altresì non più so-

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stenibile l’esclusivo ricorso al prelievo fiscale, a carico delle famiglie e delle imprese, per soddisfare il risanamento dei conti pubblici. Gli effetti di ciò sono sotto gli occhi di tutti: un agonia continua che sta trascinando il nostro Paese nel baratro. Aziende ed attività commerciali costrette alla chiusura, crollo dei consumi, famiglie sempre più numerose con seri problemi economici e tasso di disoccupazione alle stelle. Da queste considerazioni è nata la convinzione che il tempo per mettere in atto la proposta sopra descritta è ormai scaduto ed è assolutamente necessario proporre un’evoluzione molto più vigorosa ed incisiva. Nel corso di questa estate, sempre con il prof. Paolo Savona e questa volta coadiuvato dal prof. Michele Fratianni, professore in economia presso l’Indiana University e l’Università Politecnica delle Marche oltre ad essere stato consulente della Casa Bianca durante l’amministrazione Reagan e dell’Unione Europea negli anni ’80, abbiamo schematizzato tecnicamente una proposta per il consolidamento o meglio una rimodulazio-


ne del debito pubblico italiano. Tema che per sua natura, sarebbe dovuto rimanere nel silenzio di una stanza, ma che il dibattito ormai acceso nel paese e la gravità della situazione ci consente ormai di rendere pubblico. A fondamento di questa scelta vi è la considerazione che gli attuali tassi a cui il Tesoro è costretto a finanziarsi, alterano artificiosamente anche i costi dell’accesso al credito delle imprese italiane, riducendone il saggio del profitto ed estraniandole dalla competitività internazionale. Pertanto la soluzione ideata è uno schema di rimodulazione delle scadenze dei titoli di stato già

La Camera dei Deputati

lamenti d’emissione dei titoli emessi per mezzo di una postiinteressati al provvedimento, cipazione e di una diversa desono posticipati di anni 7 (vedi terminazione degli interessi da punto 1) indipendentemente corrispondere. dalla tipologia e dalla vita reSi ritiene infatti che la posticisidua. I consulenti internaziopazione omnibus di 7 anni sia nali ai quali deve essere fatto un periodo sufficiente per conricorso studieranno se la nuosentire ad almeno una legislatuva durata può essere accettata ra elettorale di provvedere a un dal mercato e sia sufficiente. piano di risanamento dei conti pubblici senza creare incertez- - Gli interessi da corrispondere, indipendentemente dalla ze sulla successiva. In questo tipologia dei titoli (tasso fisso, modo il Tesoro non avrebbe più variabile, indicizzati, BOT), la necessità di finanziarsi trasaranno determinati annualmite emissioni di titoli per un mente, con pagamento semeeguale periodo, impegnandosi strale, sulla base di due indicaa rispettare il pareggio di bilantori: il 100% del dato ufficiale cio per l’intero periodo a quadel costo della vita italiano e lunque condizione di crescita, il 20% del tasso di crescita del anche per il sostegno che proP.I.L. ufficiale italiano (vedi verrebbe dal dimezzamento depunto 2). gli interessi da corrispondere e dagli introiti delle dismissioni - Si attribuisce per ogni 1000 euro di valore nominale d’eche andrebbero a diminuire lo missione di ciascun titolo stock esistente del debito. oggetto del provvedimento, In estrema sintesi: dai 200 ai 1000 warrant da uti-Oggetto del provvedimento lizzare nei successivi 7 anni sono tutti i titoli pubblici emese in qualsiasi momento, per si dal Tesoro aventi la garanzia “opzionare” beni e attività fidello Stato così come previsto nanziarie messi a disposizioda Eurostat e dal regolamento ne dallo Stato come alienabili ESA 95. (vedi punto 3). I consulenti - Tutte le scadenze, preinternazionali indicheranno viste dagli originari regose basta una copertura di 400 mld come da noi proposta o se occorre opzionare ulteriori porzioni di patri-

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Attualità monio pubblico censito dal Ministero dell’Economia e Finanza. - Per le società per azioni e i privati residenti che detengono titoli pubblici alla data del provvedimento viene concessa una compensazione fiscale secondo questo schema: - Per le società, la facoltà di iscrivere in bilancio i titoli pubblici, detenuti in portafoglio al momento del provvedimento, al valore di rimborso per un massimo di 7 anni. - Per i soggetti privati, la facoltà di corrispondere, a titolo di credito d’imposta, la differenza fra il prezzo di carico e la media di borsa comprensiva del valore del warrant (determinato dalla BdI) per i titoli pubblici detenuti alla data del provvedimento e per un massimo di 7 anni. Attualmente il tasso d’inflazione italiano è intorno al 3% mentre il PIL denuncia, per l’anno in corso, una contrazione di oltre il 2%; pertanto ad oggi il tasso d’interesse da corrispondere su tutto lo stock del debito sarebbe quello dell’inflazione. Di conseguenz a ,

il costo per interessi sul debito sarebbe inferiore dagli attuali 88/89 mld di euro stimati per lo stesso 2012, oltre che per gli anni successivi; se il pareggio di bilancio lo consentisse, questi “risparmi” potrebbero essere destinati alla crescita degli investimenti pubblici o allo stimolo fiscale della spesa privata, a cominciare dall’abbattimento del cuneo fiscale dei salari. Per dare consistenza all’opzione proposta, si deve costituire una lista “chiusa” di beni, asset, immobili, partecipazioni, concessioni asserviti all’esercizio del warrant con la sola determinazione del valore di vendita per un controvalore da noi individuato in 400 Mld di euro. Tale importo deriva dalla presa d’atto che lo Stato mette a disposizione oltre un quinto del totale dei suoi attivi patrimoniali valutati attualmente, come da documenti ufficiali, a 1815 mld. di euro. Se i beni asserviti all’esercizio del warrant venissero totalmente “opzionati”, cioè acquistati da terzi, lo stock del debito pubblico, ormai “congelato” a 1977 Mld. di euro (ultimo dato disponibile sull’entità del debito pubblico), si ridurrebbe di pari importo ed il rapporto deficit pubblico/PIL (ai valori attuali) si riporterebbe sotto quota 100 e sarebbe destinato a decrescere. I beni patrimoniali individuati come disponibili rimangono in

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carico alle amministrazioni di appartenenza sia centrali che periferiche in attesa di essere “opzionati” dai detentori del warrant. Non sarebbe pertanto necessario nessun trasferimento preventivo in una Newco costituita ad hoc, Fondi di gestione o Fondi immobiliari come quelli proposti da illustri colleghi. I beni oggetto della vendita rimarrebbero in carico alle varie amministrazioni, ma vincolati esclusivamente all’esercizio dell’opzione possibile in qualsiasi momento nei 7 anni di posticipazione. L’attribuzione del warrant, negoziabile nei mercati regolamentati, alle obbligazioni del debito pubblico oggetto del provvedimento di rimodulazione, mitigherebbe gli effetti negativi immediati, compensando la possibile perdita di valore che i titoli avrebbero in conseguenza della posticipazione della scadenza e dal diverso meccanismo di calcolo degli interessi corrisposti. Riteniamo però che il mercato abbia già scontato il valore dei titoli


e che potrebbe anzi registrare un rallie positivo qualora i detentori valutassero i vantaggi dell’operazione in termini di sostenibilità del debito e di crescita economica per il nostro

Paese. Si può prevedere anche il pagamento degli asset opzionati con versamento dei titoli di stato “rimodulati” al valore nominale in modo da incentivarne l’acquisto. A fondamento e supporto dell’operazione, il Gover-

no nomina un Ente o una persona Commissario Straordinario con ampi poteri, al fine di emettere decreti esecutivi per snellire le procedure di dismissioni e attribuire, sia a livello centrale che periferico, incarichi professionali per la valorizzazione degli asset stessi e per modificare celermente le destinazioni d’uso nel caso fosse necessario. Mi rendo perfettamente conto che la proposta da noi avanzata è molto forte, ma solo in questo modo riusciremo a ritirare su la testa da una condizione che ci sta condannando inesorabilmente al declino. Le idee ed i mezzi per risolvere il problema del debito come vedete ci sono, è compito della classe dirigente politica, di qualsiasi orientamento o colore, avere la lungimiranza ed il coraggio di realizzarle il più rapidamente possibile per il bene ed il riscatto del nostro Paese, con la consapevolezza che o si fanno adesso o mai più!

Vincenzo Scotti

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Ordini

Riforma professioni CPO svuotati di alcune prerogative Consigli Nazionali “sotto tutela ministeriale”

M

di Edmondo Duraccio Presidente CPO Napoli

oderatamene soddisfatti per la riforma,anche se è troppo verticistica, centralista e sottoposta a vincoli deliberativi ministeriali. Con il varo del D.P.R. 7 Agosto 2012 n. 137 si è completata la “Riforma degli Ordinamenti Professionali” a norma dell’art. 3, comma 5, del Decreto Legge 13 Agosto 2011 n. 138, poi convertito in legge 14 Settembre 2011 n. 148. È difficile dare, a caldo, un giudizio su questa “Riforma” e. pensiamo, se ne dovrà discutere approfonditamente in una delle prossime assemblee dei CPO. Tuttavia, era il massimo che si potesse ottenere considerato che i verbi “concertare” e “dialogare” non fanno parte del vocabolario di questo Governo tecnico e che l’unico vero dialogo il CUP e le categorie professionali lo hanno avuto solo con le Commissioni Parlamentari durante le audizioni.

Dunque, meglio questo che niente? Certo!! Il vero risultato di fondo lo abbiamo avuto l’anno scorso quando eravamo su di una graticola pronti a scomparire come Ordinamenti professionali. Il D.L. 138/2011 con l’emanazione dei “principi” ispiratori della “Riforma” ha sancito l’importanza del ruolo degli Ordini e quella locuzione “fermo restando l’esame di stato” ci ha rasserenati. Di ciò il merito è del CUP, della Presidente Calderone e di quanti, a livello provinciale. hanno collaborato. Il D.L. 138/2011 costituisce il coronamento del grande sforzo del CUP che ha potuto dialogare fortemente con il Governo Berlusconi e con il Ministro di Giustizia. Poi, nella successiva legge di stabilità, e sempre con il Governo Berlusconi, c’è stato l’inatteso “revirement” con l’introduzione delle Società tra Professionisti(STP). Sono, si sa, i soliti “colpi di coda” di un governo che sta per andare via e che. in un modo o nell’altro, deve accontentare gruppi di elettori. Con l’era Monti/Fornero/Catricalà si è dato, poi, il colpo di grazia alle tariffe professionali preconizzando, ai soli fini delle controversie tra professionisti e clienti, un sistema di “parametri”. La “riforma” degli Ordinamenti professionali, prima facie, contiene pregi e difetti. Il vero e sostanzioso pregio è la definizione di professione regolamentata e, quindi, una presa d’atto

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normativa dell’esistenza e del ruolo delle libere professioni ordinistiche per il cui accesso resta fondamentale l’esame di stato. Il difetto, purtroppo, è costituito da una disposizione di attuazione, lo stesso D.P.R. 137/2012, che, in ossequio ad un principio di ricorso a “regolamenti di delegificazione”, pur assegnando ai Consigli nazionali il compito di redigere Regolamenti o deliberazioni di attuazione, ne subordina la validità ad un visto(per niente di natura formale anzi….)del Ministero vigilante. Tale procedura riguarda quasi tutti i Regolamenti dei Consigli nazionali di guisa che il quadro è quello, a parte la tecnica legislativa adoperata, di una “Riforma” verticistica, centralista e dirigista che, oltre a svuotare alcune prerogative dei CPO, mette “sotto tutela” la stessa attività di regolamentazione affidata ai Consigli nazionali. In altri termini, siamo guardati e controllati a vista. Purtroppo, questa è la tecnica legislativa adoperata che, in luogo di emanare tanti e tanti D.M. per ciascuna delle materie o degli istituti trattati nel D.P.R. 137/2012, se ne affida la redazione della Regolamentazione ai Consigli nazionali a cui, poi, farà seguito il “placet” del Ministero vigilante. Ergo, nella forma si tratta di un semplice atto amministrativo redatto dai Consigli nazionali che, però, acquisisce efficacia giuridica(pari a quella di un D.M.) solo con il “visto ministeriale”. Se si


guarda ad ogni singolo Regolamento “commissionato” ai Consigli nazionali, la “ratio” del visto ministeriale è più che evidente: evitare il varo di disposizioni che possono infrangere il principio della leale concorrenza tra privati e Ordini professionali. Questo ci preoccupa moltissimo in prospettiva. Una cosa è la normale attività ministeriale di “vigilanza”, altro è, ex adverso, una pressante ingerenza addirittura in caso di : a) emanazione di una delibera di accoglimento o reiezione circa l’accreditamento di soggetti terzi; b) istituzione dei consigli di disciplina territoriali e nazionali; c) formazione continua permanente o per enti formativi ai fini degli ipotetici 6 mesi(o 200 ore) di formazione per il tirocinio professionale. È competente, in tutti questi casi, il Ministero vigilante cui spetta di ratificare o meno una deliberazione dei Consigli nazionali che, a questo punto, definirla tale è un eufemismo. Chi delibera, in sostanza, è il Ministro vigilante. Va da sé che, finora, in materia di tirocinio(praticantato) ci sono stati dei D.M. ma fino ad allora esisteva una quasi “concertazione”, cosa che non vediamo con questo cambiamento di rotta governativo. Entrando più nello specifico, ci sono alcuni “isti-

tuti” che presentano forti criticità. Ci riferiamo, essenzialmente, al Praticantato, alla Formazione Continua ed ai Consigli di disciplina Territoriali e Nazionali per i quali tutti sono previsti Regolamenti da emanarsi a cura dei Consigli nazionali con convalida del Ministero vigilante. Va, comunque, osservato che, a nostro sommesso parere, talune disposizioni del D.P.R. 137/2012 non trovano preciso riscontro con il contenuto della norma primaria vale a dire il D.L. 138/2011 come in appresso specificheremo meglio. In relazione al praticantato( art. 6), e senza contare l’abbassamento della durata a 18 mesi il che, certo, non garantisce una idonea preparazione alla professione da intraprendere ed all’esame di stato da sostenere, ci sembra che i professionisti “dante pratica” abbiano un ruolo più che marginale giacchè la formazione(che è solo una parte della “pratica”) potrà essere svolta (6 mesi) durante il corso di studi sempre che vi sia una Convenzione tra i Consigli nazionali ed il Ministero dell’Università(notate, dunque, la presenza del Ministero), altri 6 mesi, ancorchè in via facoltativa, con frequenza non inferiore a 200 ore, attraverso una formazione(con esami di profitto) in corsi organizzati dagli Ordini territoriali ovvero da associazioni di iscritti agli ordini o soggetti terzi autorizzati dai Consigli nazionali sempre che la “proposta di deliberazione di autorizzazio-

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Ordini ne o di reiezione” non sia accettata, mediante parere vincolante, dal Ministero vigilante. Ergo, solo negli ultimi 6 mesi, il praticante potrebbe visitare con assiduità lo studio del “dante pratica”. Cosa potrà fare, in ipotesi, in questi 6 mesi, essendo fino ad allora imbonito solo di nozioni teoriche? Lasciamo giudicare a chi leggerà queste osservazioni. Orbene, tutto ciò che riguarda questi corsi di formazione sarà oggetto di un Regolamento redatto dai Consigli nazionali, entro un anno, con il previo parere favorevole del Ministero vigilante. Nel frattempo, però, c’è una vacatio per quanto riguarda la modalità di svolgimento del praticantato presso gli studi tra cui l’essere in regola con la FCO da parte del “dante pratica”, la modalità di controllo del CPO circa l’effettivo svolgimento della pratica, i trasferimenti ad altro studio e così via. Il D.P.R. 137/2012 nulla dice circa questi “dettagli”. Faranno parte del Regolamento da emanarsi entro i 12 mesi e, nelle more, sarà ultrattivo il D.M. 20 Giugno 2011 con le modifiche apportate da leggi(es. la durata dei 18 mesi) ovvero il CNO porrà mano ad un autonomo Regolamento solo per la disciplina di questi importantissimi aspetti? Altre tre “chicche” caratterizzano l’art. 6 del D.P.R. 137/2012 dedicato al tirocinio professionale e che non trovano albergo nella norma primaria. Iniziamo dall’anzianità professionale del “dante pratica”: non meno di 5 anni, veramente eccessivi. Cambia, in generale, il numero dei praticanti che possono essere ospitati: tre. In relazione alla nostra professione, riteniamo che anche per gli avvocati. commercialisti ed esperti contabili valga l’anzianità dei 5 anni per incardinare un rapporto di tirocinio per consulenti del lavoro che dovrebbero decorrere dalla data di comunicazione alla D.T.L. dell’intendimento a svolgere la professione di consulente del lavoro. E, dulcis in fundo, la possibilità per i dipendenti pubblici o privati di poter svolgere il praticantato in costanza di rapporto di lavoro purchè le relative discipline prevedano modalità ed orari di lavoro idonei a consentirne l’effettivo svolgimento. Orbene. dall’analisi di queste disposizioni, tutte improntate al “populismo”, c’è da chiedersi se, per davvero, si rispetta la ratio della norma primaria (id: D.L. 138/2011) per la quale il tirocinio per l’accesso alla professione deve garantire l’effettivo svolgimento dell’attività formativa ed il suo adeguamento costante all’esigenza di assicurare il migliore esercizio dell’attività professionale. Certo, durata a parte, non è che, riducendo o

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frazionando oltremodo il periodo di praticantato, vi possa essere un beneficio per il tirocinante. Altra nota dolente è la Formazione Continua Permanente ex art. 7 del D.P.R. 137/2012. Oltre all’affermazione, di principio e sostanziale, per la quale essa è obbligatoria essendo sanzionata disciplinarmente la violazione di tale obbligo, la disposizione assegna la Formazione ai Collegi territoriali nonché alle associazioni di iscritti agli albi ed ad altri soggetti, autorizzati dai Consigli nazionali con l’ovvia conseguenza che, quando questi deliberano sulla domanda di autorizzazione, devono trasmettere motivata proposta di delibera al Ministero vigilante al fine di acquisire il parere vincolante dello stesso. Oltre ad evidenziarsi una eccessiva burocratizzazione ed un controllo invasivo del Ministero vigilante, appare chiaro l’illegittimo svuotamento di prerogative ad oggi di pertinenza dei CPO che validavano eventi formativi di soggetti terzi ovvero riconoscevano eventi formativi frequentati dagli iscritti che non fossero stati preventivamente validati. Ora, con questa specie di albo unico nazionale dei soggetti terzi formatori, si ritorna all’antico. È una vecchia storia. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro presieduto, allora, dal collega Catalano, con delibera n. 84 del 10 marzo 2004(regolamento sulla F.C.O) e con delibera n.89 del 26 marzo 2004(regolamento di attuazione della F.C.O.) aveva previsto l’accredito, ad opera del CNO, di soggetti terzi ai fini della erogazione di Formazione. Il CPO di Roma si rivolse al TAR Lazio per l’annullamento delle due delibere. Il Tar del Lazio, sentenza n. 5262/05, con decisione assunta in Camera di Consiglio il 18/5/2005, resa pubblica con deposito in Segreteria il 24/6/2005, accolse il ricorso annullando le due deliberazioni. Queste le motivazioni: 1. La legge 12/79 individua una precisa ripartizione di competenze fra il Consiglio nazionale ed il Consiglio Provinciale in materia di formazione professionale ; 2. In particolare, l’art. 14. lettera i) attribuisce al Consiglio provinciale il compito di curare il miglioramento ed il perfezionamento degli iscritti nello svolgimento dell’attività professionale mentre il Consiglio nazionale coordina e promuove le attività dei Consigli provinciali per favorire le iniziative tese al miglioramento e perfezionamento degli iscritti nello svolgimento della professione ; 3. Sulla base del chiaro disposto normativo nessun dubbio può sussistere in ordine alla esclu-


siva competenza del Consiglio Provinciale nella materia del miglioramento e perfezionamento degli iscritti nello svolgimento dell’attività professionale, restando in capo al Consiglio Nazionale la sola attività di coordinamento e di promozione delle attività dei Consigli Provinciali, con esclusione, quindi, di ogni diretta ingerenza nell’attività formativa. Appare, allora, chiaro che l’art. 14, lettera i) della legge 12/1979, al pari dell’art. 23 della medesima legge, non è stato abrogato. Avrebbe potuto farlo solo una “norma primaria”(id: D.L. 138/2011). L’art. 3, comma 5. lettera b)- norma primaria - si limita solamente ad affermare: “Previsione dell’obbligo per il professionista di seguire percorsi di Formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai Consigli nazionali…”. Nulla dice, né, a livello di delega regolamentare, circa la potestà dei Consigli nazionali di deliberare sulle domande di enti formatori terzi e/o di costituire un sorta di albo unico nazionale degli enti o soggetti formatori diversi dai Consigli territoriali. Né, chiaramente, lo poteva, dunque, affermare il D.P.R. 137/2012. È un altro eccesso di delega. L’ultima criticità riguarda i provvedimenti disciplinari e l’obbligo che l’attività giudicante sia riservata a soggetti diversi dai Consigli Territoriali e Consigli Nazionali(id: per i ricorsi). Orbene, anche qui, la disposizione regolamentare (art. 8), con un lessico a dir poco inelegante e confusionario, genera incertezze ermeneutiche tali da indurre a pensare che alcuni componenti dei Consigli nazionali possano costituire il collegio di disciplina nazionale senza però occuparsi di funzioni amministrative. Non ci riferiamo ai Consigli di disciplina territoriali bensì a quelli nazionali. Il comma 8 dell’art. 7, infatti, così recita. “I Consiglieri dei Consigli nazionali o collegio che esercitano funzioni disciplinari non possono esercitare funzioni amministrative. Per la ripartizione delle funzioni disciplinari ed amministrative tra i consiglieri, in applicazione di quanto disposto al periodo che precede, i Consigli nazionali o collegio adottano regolamenti attuativi, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, previo parere favorevole del ministro vigilante”. È, lo ripetiamo, una stortura lessicale nel momento in cui il comma 8 fa riferimento, impropriamente, ai Consiglieri dei Consigli nazionali. Evidentemente c’è un refuso. Volevano, forse, dire: ”I Consiglieri dei Consigli nazionali di disciplina….”. Non sarebbe possibile, nel caso del no-

stro CNO, che tre Consiglieri nazionali, delegati in base all’emanando regolamento di occuparsi della disamina dei ricorsi in materia disciplinare, non abbiano la potestà di occuparsi delle attività amministrative del Consiglio nazionale. Ecco il papocchio che hanno creato. Ed allora, per dirimere la querelle bisogna sempre far riferimento alla norma primaria. L’art. 3, comma 5 sub lettera f) del D.L. 138/2011 sancisce che: “gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificatamente affidate l’istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell’ordine territoriale e di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali….”. La risposta(rectius: il chiarimento dell’equivoco) è. dunque, tutta qui. Occorre costituire, distinto dal Consiglio nazionale, un Consiglio nazionale di disciplina. Come? Elettivo? A scelta diretta ma con parere vincolante del Ministero? A scelta della Corte di appello? Lo dovrà stabilire il Regolamento che dovrà essere redatto dai Consigli nazionali ed approvato, poi, dal ministro vigilante. Queste sono solo delle criticità sulle quali non ci sembra aver letto nulla dalla stampa specializzata. Ne dovremo necessariamente parlare tutti insieme!!!!

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Mercati

Il ruolo dell’ICE nell’internazionalizzazione I riflessi sui processi produttivi in un orizzonte temporale e territoriale sempre più ampio e competitivo di Massimiliano Bellini Dottore Commercialista

D

a oltre un ventennio è in atto un processo di “globalizzazione” che sta interessando l’economia a livello di integrazione dei mercati e delle strutture produttive ed il risultato è quello di assistere sempre più frequentemente a PMI dotate di assetti industriali multinazionali. Se con l’internazionalizzazione per le aziende era di basilare importanza saper vendere all’estero, oggi la globalizzazione espone le aziende a ben altre criticità da affrontare: occorre saper acquisire e combinare i fattori produttivi in un orizzonte temporale e territoriale sempre più ampio e sempre più competitivo. In tale contesto le imprese italiane, oltre a focalizzarsi sulle tecniche e metodologie di vendita, sulle strategie di marketing e sul marchio “made in italy”, devono affrontare i concorrenti già presenti sui mercati esteri al fine di contrastarli sul rapporto qualità-prezzo, compiendo importanti sacrifici con riferimento alla specializzazione della manodopera, all’utilizzo di nuove tecnologie emergenti e a nuovi investimenti in ricerca&sviluppo.

Al fine di raggiungere e mantenere una competitività a livello globale in questo mutato scenario economico, le imprese devono essere elastiche e rapide nel modificare e ridefinire l’assetto produttivo, con lo scopo di cogliere con tempestività tutte le opportunità che derivano dal mutare dei vantaggi comparati tra i vari Paesi. Senza questa capacità È sempre più difficile per le imprese non solo vendere all’ estero ma anche e soprattutto reggere la concorrenza sui propri specifici mercati nazionali ed internazionali. In un mercato così complesso quale quello internazionale, è fondamentale il ruolo svolto dall’ICE. L’Istituto nazionale per il Commercio Estero, è l’ente pubblico che

promuove e sviluppa gli scambi commerciali dell’Italia con gli altri Paesi, offrendo alle nostre imprese servizi di assistenza e consulenza nel processo di internazionalizzazione e di radicamento

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nei mercati esteri, favorendo il flusso di investimenti produttivi. L’ICE, è stato soppresso con DL 98/2011 del 6 Luglio 2011 convertito con la Legge n. 111/11; successivamente con legge n. 214 del 22 dicembre 2011 è stata istituita l’ “Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane”. Ad oggi l’Agenzia non è ancora pienamente operativa in quanto in attesa che ne vengano definiti compiti, modalità attuative e personale. Con la finalità di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’estero, il Governo italiano di recente, con il Decreto Sviluppo del 16.06.2012, ha rafforzato il ruolo dell’ICE, potenziando fino a 450 unità il personale dipendente dell’Agenzia.


Tornando a parlare del rapporto imprese italiane - globalizzazione, le criticità più volte riscontrate dall’ICE sono le seguenti: - Lo scarso ricorso delle aziende italiane ad analizzare i mercati esteri mediante studi di fattibilità - La conoscenza insufficiente delle normative locali - Le piccole dimensioni delle aziende italiane. - Le ridotte capacità di investimento - La lontananza geografica e culturale e l’incapacità a coglierne le differenze - La scarsa protezione del know how e dei diritti di proprietà intellettuale. In tale ambito il ruolo svolto dall’ICE deve essere quello di limitare le problematiche sopra

esposte, al fine di promuovere l’internazionalizzazione ed il “made in italy” e di conseguenza l’andamento economico nazionale. L’ambizioso obiettivo viene perseguito nelle seguenti fasi: • Conoscenza dei mercati esteri L’ICE offre gratuitamente informazioni generali e di primo orientamento sulle possibilità di accesso al mercato prima di investire in analisi più specifiche. Vengono elaborate delle guide ai Paesi esteri con l’obiettivo di fornire un primo orientamento sulle caratteristiche dei mercati e sulle opportunità per il “Made in Italy”. Tali guide contengono informazioni sul quadro economico generale,

sul rischio del paese, sull’interscambio commerciale ed i flussi di investimento, sulla normativa doganale, fiscale e societaria ed un’analisi delle opportunità per i prodotti italiani con l’indicazione dei settori promettenti in ogni mercato. Inoltre le guide analizzano i mercati dal punto di vista della dinamicità e dell’incertezza con riferimento ai prodotti da collocarvi e alla concorrenza internazionale già presente. Lo scopo è quello di studiare il rapporto domanda-offerta e le situazioni di criticità già esistenti, fino a determinare le concrete possibilità di introduzione di specifici prodotti italiani nei mercati esteri. Infine l’ICE fornisce informazioni sulle gare internazionali

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Mercati

del materiale inviato per risconrapporti nei mercati esteri in corso di svolgimento, con trare l’interesse all’offerta. Trattasi di azioni che mirano una sintesi dei bandi ed i rifead un migliore radicamento rimenti utili alla richiesta del • Promozione dei prodotti e servizi nei mercati esteri dell’azienda sul mercato estecapitolato d’appalto per la pre Per promuovere i prodotti ro: dalla diversificazione dei sentazione dell’offerta. “made in italy” nei mercati prodotti e dei punti vendita, al • Ingresso nei mercati esteri esteri individuati, l’ICE sfrutta monitoraggio di determinate Oltre a fornire alle aziende itauna serie di strategie ed azioni azioni di penetrazione comliane i contatti di professionisti di marketing fra le quali: merciale sul mercato. (avvocati, commercialisti, ecc) - Partecipazione a fiere e mo- In tale ambito l’ICE ricerca per presenti nei mercati di riferistre autonome conto delle imprese italiane mento, al fine di agevolare una - Distribuzione di materiale uffici, immobili e terreni all’efattiva collaborazione, l’ICE informativo in occasione di stero, ricerca e seleziona, in seleziona periodicamente le eventi promozionali loco, il personale manageriale, aziende estere potenzialmente - Organizzazione di convegni amministrativo e tecnico, con interessate ad intrattenere rape simposi tecnologici l’obiettivo di fornire una “rosa” porti commerciali con le nostre - Organizzazione di presentadi candidati ritenuti idonei, tra imprese. In tale contesto l’ICE zioni di aziende e prodotti cui effettuare la scelta finale invia con lettera di accompa- Azioni promozionali presso i ed, infine, fornisce assistenza gnamento la documentazione punti vendita negli adempimenti amminie/o i campioni, forniti dal ri- Inserzioni su stampa estera e strativi e procedurali per l’avchiedente, alle imprese estere siti internet specializzati vio di attività commerciali e selezionate, e successivamente produttive nei mercati esteri. verifica l’avvenuto ricevimento • Sviluppo e consolidamento dei

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Privacy

Quando gli obblighi vengono dimenticati Attenzione ancora alta, seppur alla luce delle semplificazioni operate

di Bernardino Cordeschi Dottore Commercialista

Il D.L. 9 febbraio 2012 convertito con la legge 4 aprile 2012 n. 35, contenente “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”, ha disposto, all’art. 45 alcune semplificazioni in materia di “Trattamento dei Dati Personali.” In particolare ha soppresso: - la lettera g) del comma 1 dell’art 34, eliminando l’obbligo di redazione di “un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza”; - il comma 1bis che prevedeva la facoltà per chi trattava solo dati personali non sensibili di sostituire il DPS con una semplice autocertificazione; - l’obbligo di redigere ed aggiornare entro il 31

marzo di ogni anno un documento programmatico sulla sicurezza contenente idonee informazioni sull’elenco dei trattamenti personali, sulla struttura delle deleghe, sull’analisi dei rischi cui sono esposti i dati, sulle misure di sicurezza da adottare, sui criteri di salvataggio e ripristino dei dati, sulla pianificazione di eventi formativi, sulle misure di sicurezza per i trattamenti affidati all’esterno, sui criteri di

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Privacy cifratura, ove necessari; - l’obbligo di menzione nella nota integrativa al bilancio.. Ad una attenta analisi pero’ la portata della semplificazione, che ha in un primo momento fatto tirare un profondo sospiro di sollievo a chi si accingeva ad aggiornare il proprio DPS, sembra aver avuto come unica conseguenza l’allontanamento dell’attenzione degli studi professionali da quello che era, e rimane, un obbligo gravoso che, ove non rispettato, viene pesantemente sanzionato. Il sollievo derivante dalla consapevolezza dell’abrogazione dell’obbligo di redazione del DPS,viene rapidamente meno quando ci si rende conto che tutti gli altri obblighi rimangono assolutamente inalterati, e che proprio sul corretto assolvimento di questi obblighi l’Agenzia delle Entrate basa il suo protocollo di controlli diretti ai CAAF ed agli Intermediari Abilitati Entratel. È proprio nei confronti di costoro, che raccolgono e conservano dati personali e sensibili, che i controlli dell’Agenzia sono mirati, al fine di verificare, come si vedrà meglio appresso, l’applicazione della norma sulla Struttura Organizzativa, sulle Misure di sicurezza e supporti tecnologici ed infine sulle Ulteriori misure di sicurezza adottate. La ratio della norma che prevedeva l’aggiornamento del DPS entro un termine fisso annuale risiedeva infatti nella necessità,per chi lo redigeva, di fotografare almeno una volta l’anno la propria struttura organizzativa, verificarne le modifiche ed adeguarsi alla normativa, sia in termini formali (lettere di incarico, pianificazione dei corsi ecc.) che sostanziali (modifica password, aggiornamento procedure verifica e sistemazione archivi coartacei ed informatici). Nella realtà È quasi impossibile che uno Studio Professionale non registri nell’arco di un anno una o piu’ variazioni suscettibili di annotazione o adeguamento ai fini della Privacy. È appena il caso di ricordare che in caso di inosservanza del dettato normativo la sanzione irrogabile arriva fino alla revoca dell’abilitazione Entratel. Da notare che la norma parla chiaramente di revoca, non di sospensione, per cui trattasi di provvedimento definitivo che puo’ comportare gravi problemi all’attività di un Professionista. Entrando nel merito sui criteri e le modalità di svolgimento, i controlli tendono a verificare che gli intermediari trattino i dati contenuti nelle dichiarazioni fiscali rispettando gli obblighi di riservatezza, sia nell’esecuzione delle attività propedeutiche ( ricezione della documentazione,

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liquidazione delle imposte ecc.) che nelle attività consequenziali ( conservazione delle dichiarazioni e della relativa documentazione). CONTROLLI SULLA STRUTTURA ORGANIZZATIVA Il controllo mira alla verifica dell’esistenza,nella struttura, di una organizzazione rispondente a quanto disposto nella normativa sulla privacy, riscontrando in particolar modo 1) La designazione dei responsabili (sia interni che esterni) del trattamento dei dati, e la predisposizione di procedure ed istruzioni operative;

2) La designazione degli incaricati al trattamento dei dati mediante lettere di incarico che riportino l’ambito del trattamento consentito; 3) L’adozione di procedure di controllo e monitoraggio del rispetto delle misure di sicurezza


voro, che preveda il blocco automatico delle e degli obblighi previsti dal Codice; stesse dopo un periodo di inattività dell’ope4) La nomina di un amministratore di sistema ratore; per la gestione delle utenze di accesso ai sistemi informatici riscontrando, tra l’altro, l’e- 2) l’istallazione di programmi di protezione delle postazioni di lavoro e del server al fine di sistenza di credenziali di accesso nominative ridurre i rischi di accesso ai dati od alla loro che rispettino eventuali privilegi di accesso manomissione; aggiornamento periodico e derivante dal ruolo organizzativo di chi accepianificato del sistema operativo . e del sofde ai sistemi; tware di protezione; 5) Le eventuali designazioni e lettere di incarico per l’affidamento di incarichi a società e con- 3) dell’adozione di protocolli di sicurezza idonei a limitare il rischio di intercettabilità delle trasmissulenti esterni. sioni di dati in caso di utilizzo di reti senza fili. CONTROLLI SULLE MISURE DI SICUREZESISTENZA DI ULTERIORI MISURE DI SICUREZZA Verifica dell’adozione di misure quali: 1) Idonea conservazione delle dichiarazioni e della relativa documentazione, separatamente dai documenti acquisiti dall’intermediario per le altre attività svolte; 2) Conservazione dei documenti contenenti dati sensibili, separatamente dal resto della documentazione archiviata.(ad es. spese sanitarie conservate in busta chiusa all’interno del fascicolo, o adozione di tecniche di cifratura per i documenti conservati in formato elettronico, in modo da consentire l’accesso solo in caso di necessità) 3) Presenza di spazi idonei ed accessibili solo a personale autorizzato per la conservazione dei documenti relativi all’attività di trasmissione delle dichiarazioni fiscali; 4) Esistenza di procedure per l’accesso e la gestione degli archivi. Da quanto detto quindi, permane l’obbligo per l’intermediario Entratel di organizzare comunque la propria struttura in modo tale da adempiere al dettato normativo, ed in caso di controllo dell’Ufficio Audit Esterno dell’Agenzia delle Entrate dimostrare l’esistenza di un sistema organico di protezione dei dati. La redazione di un Documento Programmatico sulla Sicurezza, ancorchè non più obbligatorio, rappresenta quindi l’occasione per lo Studio professionale di analizzare periodicamente la propria struttura e l’adeguatezza di questa a quanto disposto dal Codice in materia di protezione dei dati personali. La redazione e l’aggiornamento di un DPS, e la conservazione di tutte le sue versioni ed aggiornamenti, rappresenta inoltre, in caso di verifica, il riepilogo di tutte le misure adottate e quindi, oltre ZA E SUPPORTI TECNOLOGICI Consiste nella verifica circa l’adozione di opportu- che fornire una adeguata traccia al verificatore, ne misure di protezione della struttura di rete e de- rappresenta la dimostrazione più evidente dell’attenzione posta dallo Studio all’applicazione della gli apparati informatici utilizzati, e quindi verifica: 1) Della configurazione delle postazioni di la- norma.

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Rubrica I Misteri di Roma

Castro Pretorio Roma venduta all’asta Storia che racconta un’epoca in cui dalle grandi mire si arrivava anche alla “damnatio memoriae”

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

L

a storia della vendita dell’impero all’asta inizia con Lucio Elio Seiano nato nel 20 a.C. e morto nel 31°.C.. Egli fu un soldato ambizioso, amico e confidente dell’imperatore romano Tiberio, sotto il quale divenne estremamente influente, ma dal quale fu infine fatto giustiziare. Il Seiano infatti, entrato nelle grazie dell’Imperatore, rimase prefetto del pretorio e fu tra i principali fautori dell’aumento del potere dei pretoriani.

Egli volle e sostenne fortemente i Castra Praetoria che riunivano a Roma in un unico grande accampamento costruito appositamente sul Viminale i pretoriani, vedendo così accrescere immensamente la propria influenza sull’Impera-

tore e ponendosi nella condizione di detenere la reale forza militare dell’Italia del tempo. Fu proprio attraverso questo grande potere che fu capace di strutturare, unitamente alla grande influenza che aveva

1) Porta Chiusa; 2) Via Tiburtina; 3) Porta Pia; 4) Via Nomentana; 5) Varie ville; 6) Villa Patrizi

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sull’Imperatore ed utilizzando la guardia pretoriana come strumento di pressione sul Senato, che consentirono a Seiano di costituire un proprio partito, mirando, secondo alcuni, addirittura alla successione dell’Imperatore


Damnatio Memoriae: moneta di Tiberio da cui fu abraso al rovescio il nome di Seiano

Tiberio. Ben presto i pretoriani divennero così forti da arrogarsi il diritto di nominare e di eliminare gli imperatori. Fu così che un gruppo di essi fece fuori il troppo virtuoso Elvio Pertinace, molto amato e stimato dal popolo romano e ne portarono la testa infilata in una lancia sino al Castro Pretorio. A fronte di un siffatto gesto ed orrendo spettacolo, Sulpiciano, governatore della città di Roma, nonostante fosse il suocero dell’imperatore testé ucciso, pensando solo ad accaparrarsi il trono resosi vacante, offrì ai pretoriani una grossa regalia in cambio del loro consenso e sostegno. I pretoriani, pensando di realizzare molto di più aprirono una vera e propria vendita all’asta facendo sapere a Roma che “Chi offre di più avrà l’Impero!!!”. Gli aspiranti locali al trono, sconcertati da quello che stava accadendo e soprattutto spaventati dall’episodio sanguinolento, si tennero ben lontani dal portare

avanti le rispettive candidature. Solo un ricchissimo Senatore milanese di nome Didio Giuliano, interruppe il lauto pasto e si recò al Castro Pretorio “offrendo il doppio”. A fronte di tutto questo si aprì una vera e propria “asta” fra i due pretendenti, con i pretoriani tutti intorno che gridando l’ultima cifra offerta, li incitavano a superarla continuamente. Si pensi che Sulpiciano arrivò a promettere cinquemila dracme ad ogni pretoriano, quando il Corpo contava al momento circa quindicimila soldati. Il Senatore Didio Giuliano, per battere una volta per tutte l’offerta del rivale, arrivò ad offrire venticinquemila dracme e fu acclamato a gran voce Imperatore. Didio, nell’esercizio del suo mandato, iniziava a non capire più cosa stesse accadendo intorno a lui al punto che il 28 marzo 193 una pietra miliare della storia romana -, l’impero era stato venduto all’incanto, alla stregua di un creditore insolvente. Non incontrava il consenso del suo popolo ma il fatto preoccupante fu che le sue truppe non gli giurarono

fedeltà e lentamente insorsero le sue provincie in tutto l’Impero. Didio Giuliano mandò uomini e ambascerie per eliminare il problema alla radice e nel frattempo si preparava allo scontro, mal riponendo la sua fiducia nei pretoriani. Dopo aver tentato di bloccare Settimio Severo, che attraversando l’Italia e discendendo verso Roma si era pure impadronito della flotta di Ravenna, aveva intrapreso con lui trattative diplomatiche per associarlo al trono, ma la posizione di Didio Giuliano era ormai troppo compromessa e Settimio Severo rifiutò l’offerta. Senza più nessuno dalla sua parte fu ucciso da un sicario, inviato dal senato, il 1 giugno 193. Aveva speso un tesoro per regnare solo 66 giorni. Un pessimo affare per il povero senatore milanese che pensava con i soldi di aver comprato i suoi pretoriani. Con il congedo in massa dei pretoriani italici e la successiva riforma di Settimio Severo gli italici furono sostituiti da provinciali cittadini romani, soprattutto danubiani, ma anche africani e asiatici. Secondo alcuni storici,

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Rubrica I Misteri di Roma Vista dell’angolo nord est del Castro Pretorio

questo cambiamento portò a Roma persone di basso livello, come sembra confermare anche Dione Cassio, il quale ci parla di uomini dalle lingue orribili e dal comportamento inurbano ammassati nella Capitale. Le conseguenze sulla popolazione della Capitale furono inesorabili: la gioventù italica dovette dedicarsi al banditismo ed alla carriera gladiatoria piuttosto che al servizio militare. Mentre altri autori moderni pensano invece

Lato est delle mura

che i pretoriani provenissero da famiglie di ceto elevato ed erano pertanto posti molto ambiti quelli all’interno del Corpo, dopo Caracalla (a causa della Constitutio Antoniniana, che concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero) la possibilità di servire nella Guardia pretoriana era ormai aperta a tutti. Il Castro Pretorio progressivamente perse la sua funzione aggregativa e divenne nel medioevo una fortezza. Il Castro passò

L’ingresso nord del Castro

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poi ai Gesuiti che lo chiamarono Macao in ricordo della loro famosa missione in Cina. Fu poi caserma per le truppe pontificie ed infine per quelle italiane. Con molta fatica vi ha trovato poi posto anche la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II. Storie dunque di sangue, potere e di denaro che vedevano l’Impero Romano all’Asta nella nostra sempre straordinaria Capitale ricca di storie, misteri e leggende.

Cappella ricavata dall’antica torre


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avoro d i MoL el d le a ri o it Cari le ttori , rr te ella Direzione d te en ig ir D , el qu ale i n ss a , . M .v p io n re a b fr o u tt E o o 8 n so l conve gno dell’ a vi r ta vi in er p e n sio el lavoro con d to ca er m el d dena e colgo l’occa a ti della ri form en li sa iù p ti et sp ordo con a cc li ’a g d , o e n n ch a o er tr tt n a co tr in si mate ria . È un la el d ti er p es li vo re ostro su pporto n il n co to a z l’inte r ve nto d i auto iz n a Emil ia h a org io g eg R e a en d ecifici che o sp ti en m ri ia ch ei d l’Università d i M dei conte nuti e là i d l a é, ch er p ile a chi è stato ib g n ta o n g te cnico professionale se n u è voluto offrire si , ti n ve r te in li a , abbiamo g ic tt o le ta In . o rs emergeranno d a o del maggio sc i ic sm si ti en ev li g a d s “La Lu cciolu n O la el d d uramente colpito re vo fa ente bene fico a m ta lu vo o tr n co ccata nella in to te en m a d n fo ro pensato ad un p une d i Car pi, m o C el d o n ri va a R i co –fisico dei si p o er p cu re la” d i Stu ffione d el d , princi palmente , a p u cc o si e ch , ra pro pria struttu nd ica p. a h i d ri to a rt o p i z z per la partecio im in m to u bambini e dei raga ib tr n co so una sorta d i es m o m ia b b a e Lu cciola le ch a L s lu n O la el d Ed è per questo to tamente sul con et ir d re a rs ve a d pazione d i 25 euro conve gno. el d t n a li p e d el n rie trove re te d’ora , anche n si , io z ra g n ri cu i coord inate banca vi all ’iniziativa , e) et tr o p e (s si e fare te o ch er m ò u ci n er vi p o d ia n il ta m et E sp A odena e Reggio M i d tà si er iv n U l’ del a nome del Rettore o all ’iniziativa . rt o p p su ro st vo il nque , mancare u m co , o d n ce fa n o n Eu franio Massi”


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CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.


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The World Of Il Consulente - Numero 32 by Ordine Consulenti del Lavoro - Consiglio Provinciale di Roma - Issuu