N. 93 - ANNO VIII - DICEMBRE 2018
HOUSE ORGAN DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ROMA
Pronti per il 2019
QUESTO NUMERO Q N°93 – dicembre 2018 Periodico mensile Reg.Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
LA RIVISTA HOUSE ORGAN DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA DELL'ORDINE CONSULENTI DEL LAVORO INTERAMENTE DEDICATA ALLA CATEGORIA ED AI PROFESSIONISTI PUOI SFOGLIARE LA RIVISTA SU WWW.CONSULENTIDELLAVORO-ROMA.IT E ANCHE SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK
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Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Redazione Marco Bertucci Daniele Donati Giuseppe Marini Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Paolo Stern Editore Adalberto Bertucci nella sua qualità di Presidente del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 - 1 - 1979 N.12 Redazione redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 28 dicembre 2018
Il Regime Forfetario per molti più professionisti
EDITORIALE
ADALBERTO BERTucci PREsiDEnTE cPO ROMA
Care Colleghe e cari Colleghi, finalmente la Legge di Bilancio è stata approvata! Tra le tante riforme, è stato esteso il regime forfetario. Nel 2019 potranno accedervi, start up a parte, coloro che avranno maturato redditi non superiori a 65.000 euro e dal 2020 la soglia verrà innalzata fino ai 100.000 euro, salvo che vengano rispettati tutti i vari requisiti imposti dall’istituto normativo. Rispetto alla precedente regolamentazione, chiaramente aumenta il numero di professionisti che potranno usufruire delle varie agevolazioni del regime: oltre alle aliquote Irpef e Irap ridotte al 15% per i redditi non superiori a 65.000 euro, e al 20% per lo scaglione successivo che, come detto, sarà attuato a partire dal 2020, sussisterebbe l’esenzione dai vari adempimenti obbligatori per gli altri regimi, l’esenzione dal versamento dell’IVA e l’esonero dall’imminente obbligo dell’emissione della fatturazione elettronica. In periodi delicati come quello che da anni stiamo attraversando, un maggiore numero di colleghi potrà giovarsi di sconti fondamentali, se non in alcuni casi vitali, per le attività professionali. Qual è il rovescio della medaglia? È necessaria un’attenta valutazione dell’effettiva convenienza del regime forfetario. Il forfait non conviene sempre, come nei casi in cui si abbiamo spese elevate o iper ammortamenti. Infatti chi aderisce al regime forfetario non potrà usufruire di questo strumento agevolativo che continuerà ad essere attivo anche per il 2019. Se si hanno molti oneri deducibili, quindi, ad esempio lavori di ristrutturazione di un immobile sui quali normalmente sarebbe auspicabile usufruire dei bonus fiscali, con il regime forfetario non sarà possibile “detrarli dalle tasse”. Un altro spunto di riflessione legato a questo regime è il seguente: per restare all’interno del range reddituale che permette le agevolazioni, si rischia di incorrere, laddove possibile, nel lavoro sommerso favorendo il temuto spettro dell’evasione fiscale, o peggio ancora, di limitare lo sviluppo e l’espansione del lavoro, frenando le prospettive di crescita di varie categorie ordinistiche. Da questo punto di vista l’estensione delle soglie a 65.000 prima e a 100.000 euro in un secondo momento, sembrano voler sopperire al gap anzidetto, favorendo una maggiore flessibilità sia in termini di attività lavorativa, sia nel delicato rapporto economico riferito a benefici e svantaggi del regime forfetario. Colgo l’occasione per porgervi, cari colleghi, a nome di tutta la redazione di The World of il Consulente, i più sinceri auguri di Buone Feste. Un pensiero e un augurio particolare va ai colleghi in difficoltà, perché possano vivere un sereno Natale e per i quali dobbiamo tutti adoperarci affinché la nostra professione torni a offrire garanzie e opportunità per tutti. Arrivederci al nuovo anno!
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EDITORIALE Il Regime Forfetario per molti più professionisti
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CATEGORIA I 40 anni della Legge n. 12/1979: un traguardo da cui ripartire
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DI ADALBERTO BERTUCCI
DI MARINA CALDERONE
EVENTI 8 Una serata tra colleghi: formazione, amicizia e solidarietà PREVIDERNZA Pensioni: Quota 100
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ATTIVITÀ CPO CPO: le attività nel 2018… e siamo pronti per il 2019!
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DI DANIELE DONATI
LAVORO La sentenza n. 194 della Corte Costituzionale: cosa cambia nella risoluzione del rapporto di lavoro
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CENTRO STUDI Il come si fa…: Civis - flussi telematici per assistenza fiscale
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QUESITI DEL MESE
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DI EUFRANIO MASSI
A CURA DEL CENTRO STUDI
A CURA DEL CENTRO STUDI
PASQUINO Auguri de fine anno fr’amici romani
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CATEGORIA
I 40 anni della Legge n. 12/1979:
un traguardo da cui ripartire DI MARINA CALDERONE
PRESIDENTE DEL CONSIgLIO NAzIONALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAvORO
L’11 gennaio 2019 la nostra Legge istitutiva, la Legge n.12 del 1979, compie 40 anni. “Dalla storia…verso il futuro” il tema scelto per celebrare questo importante anniversario al Palazzo dei Congressi di Roma convocando “Gli Stati generali dei Consulenti del Lavoro”: i nostri primi 40 anni devono essere un momento di riflessione sulla strada fatta finora e su chi siamo oggi, ma dovranno necessariamente essere la finestra da cui guardare al futuro.
Oggi siamo una realtà professionale diversa da quella del 1979, con capacità, competenze, opportunità differenti da quelle di chi ha intrapreso la professione agli albori dell’istituzione del nostro Ordine. Proprio da questa consapevolezza dobbiamo ripartire interrogandoci quale sia il modello di professionista del futuro, soprattutto agli occhi delle nuove generazioni. L’ultimo Rapporto sulle professioni regolamentate in Italia, realizzato dal Cresme per conto del CUP, segnala che circa un terzo degli iscritti agli ordini interessati dall’indagine hanno meno di 40 anni. Dunque, i giovani guardano ancora con fiducia alle professioni ordinistiche, nelle quali vedono la possibilità di realizzare le proprie aspettative occupazionali. Ma, per ripagare questa fiducia, la strada da percorrere è ancora lunga e richiede che le professioni siano in grado di rinnovarsi e di saper essere non solo un ideale, 6
ma anche un volano di emancipazione ed integrazione. Per raggiungere nuovi traguardi dovremo saper sviluppare nuovi percorsi. Certamente saremo sempre in prima linea nel mercato del lavoro. Sappiamo bene quanto sia difficile intervenire in un quadro complesso e intricato come quello delle norme in materia di lavoro. Come Consulenti del Lavoro, svolgiamo una funzione fondamentale di orientamento oltre che di decodificazione di testi di legge spesso incomprensibili. Ma questo, nel 2019 e negli anni che verranno, non basterà. Un chiaro segnale in questo senso viene dallo stesso mercato. Dal 2008 in poi, i volumi d’affari degli studi si sono fortemente ridotti sotto il peso della crisi e le liberalizzazioni si sono tradotte in una concorrenza agguerrita da parte dei grandi gruppi e in bandi pubblici per prestazioni professionali “gratuite” giustificate dall’offerta di ampliare il proprio curriculum con una nuova esperienza. Contro tutto ciò lottiamo chiedendo il pieno riconoscimento del diritto all’equo compenso, ma anche puntando sulle competenze come fattore critico di successo. Lo dimostra il bagaglio di funzioni specialistiche che ci sono state riconosciute in questi anni. Solo per fare qualche esempio, pensiamo al patrocinio e alla piena rappresentanza nel contenzioso davanti alle commissioni tributarie, alla possibilità di rilasciare il visto di conformità e
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l’asseverazione dei dati contabili delle aziende, alla partecipazione alla governance delle società con il ruolo di commissario liquidatore in enti cooperativi. La misura del valore della professione è rappresentata dalle prestazioni ad alto valore aggiunto che saremo in grado di offrire, sulle quali il Consiglio nazionale dell’Ordine sta puntando in modo deciso attraverso la collaborazione con gli altri Enti di Categoria. Pensiamo ancora alle opportunità del welfare aziendale, della consu-
lenza previdenziale, dell’Asse.Co., delle politiche attive, della mediazione civile e commerciale, della certificazione dei contratti. Come Consulenti del Lavoro abbiamo dunque tutte le capacità per confermare il ruolo “strategico” assunto nel tessuto produttivo italiano, ma dobbiamo valorizzarle. Per questo, i 40 anni della Legge n. 12 del 1979 non devono essere un punto di arrivo, ma un traguardo dal quale ripartire per raggiungere nei prossimi 40 anni nuovi orizzonti.
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EVENTI
Una serata tra colleghi: formazione, amicizia e solidarietà
Care colleghe e cari colleghi, è stato un vero successo il convegno sulle ultime novità della Legge di Bilancio, tenutosi a Roma allo Sheraton Hotel lo scorso 18 dicembre, che ha visto la partecipazione di circa 900 colleghi. Si sono toccati i nodi nevralgici della riforma del lavoro, del diritto e si è parlato di novità fiscali di notevole interesse, tra cui la pace fiscale, la fatturazione elettronica e il nuovo regime dei minimi Tra entusiasmo ed emozione, abbiamo poi consegnato una targa ricordo a cinque nostri colleghi, premiando e condividendo con loro l’importante traguardo dei cinquant’anni di onorata carriera nell’attività professionale di Consulenti del Lavoro, traguardo che ci auguriamo possa essere da esempio e stimolo per tutti i giovani colleghi. La serata è proseguita inoltre con una piacevole cena conviviale natalizia a cui hanno anche partecipato il nostro Presidente Nazionale Marina Calderone, il Presidente della Fondazione Studi Rosario De Luca, il Presidente dell’Enpacl Alessandro Visparelli, il Presidente dell’Ancl Su Dario Montanaro. Infine, nell’ambito della consueta e sentita attività solidale, a cui il CPO e la Fondazione Studi Oreste Bertucci sono sempre particolarmente attenti e partecipi, abbiamo avuto l’onore di accogliere il Dott. Francesco Sorrentino (Responsabile Centro operativo Talassemia Ospedale S. Eugenio) che è intervenuto illustrando le problematiche inerenti la Talassemia e anemie rare e l’importanza della Donazione Sangue. Alla serata era presente ache l’Associazione Gocce di Vita per la Talassemia Onlus impegnata a tutelare le persone affette da questa rara malattia. Questo toccante momento di solidarietà, condiviso con profonda partecipazione dai colleghi presenti, ha concluso in modo emozionante la bella serata.
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Nelle foto: • Convegno di fine anno del 18 dicembre 2018 allo Sheraton Hotel • Premiazione, per oltre 50 anni di attività, dei Consulenti: gian valerio Casaregola, Mario Di Matteo, Walter Pecoraro, Agostino Storico, Fausto Torresi Guarda il Video • Cena conviviale natalizia
EVENTI
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ISTITUZIONI PREVIDENZA
Pensioni: QUOTA 100 DI DANIELE DONATI
SEgRETARIO CPO ROMA
La Legge di Bilancio 2019, prevede una importante riforma del sistema pensionistico. L’obiettivo di tale riforma, è quello di superare le criticità e problematiche della precedente riforma delle pensioni del 2011 e la C.D. “Riforma Fornero”, favorendo così un più ampio ricambio generazionale. Le riforme del sistema previdenziale intervenute dopo la Riforma Fornero (D.L. 201/2011) hanno tutte cercato di perseguire come obiettivo il ricambio generazionale tanto nel pubblico tanto nel privato. Ne è esempio il “pacchetto previdenza” contenuto nella legge di bilancio 2017 il quale, ha introdotto l’APE (Anticipo Pensionistico) favorendo l’uscita dal mondo del lavoro, prima della maturazione dei requisiti previsti dalla legge Fornero. Il nuovo Governo insediatosi a giugno 2018, ha previsto una serie di interventi volti a modificare l’impianto della D.L. 201/2011 introducendo la c.d. “Quota 100” Quota 100: Il nuovo sistema pensionistico pensato dal Governo Italiano si basa sulla c.d. Quota 100. Con tale definizione si individua un istituto che consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per coloro che nel 2019 sono in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che per somma fanno 100. 10
PREVIDENZA
I requisiti essenziali per accedere alla quota 100 sono: 62 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva. I beneficiari saranno coloro che hanno iniziato a lavorare molto presto rendendo possibile il “ricambio generazionale”. I requisiti anagrafici e contributivi sono definiti bloccanti. Ovvero la somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva deve fare 100 con un minimo di 68 anni di età e 32 anni di contribuzione. I beneficiari: Possono accedere a questo istituto i lavoratori pubblici e/o privati in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che siano iscritti: • All’Assicurazione Generale Obbligatoria presso l’Inps; • Alla gestione speciale dei lavoratori autonomi; • Alla gestione separata dell’Inps • Ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell’Assicurazione generale obbligatoria. Penalizzazioni Le recenti previsioni, hanno previsto che l’accesso alla “Quota 100” potrà compor-
tare una riduzione dell’importo dell’assegno mensile. L’ufficio di bilancio parlamentare, ha stimato una possibile penalità per l’assegno pensionistico che oscilla tra il 5% (per chi decide di uscire un anno prima rispetto a quanto previsto) e il 30% (per chi decide di abbandonare il mondo del lavoro 4 anni prima del previsto). Le ragioni alla base delle possibili riduzioni dell’importo mensile, sono riconducibili a due concetti: • Chi va in pensione prima percepirà la pensione per un periodo mediamente più lungo • Chi accede alla pensione anticipata, cesserà di versare i contributi ed in base al principio di proporzionalità contributiva, avrà diritto ad un assegno di minore importo. Si ricorda che quanto sopra ricordato ad oggi non è ancora legge dello Stato. L’articolo si basa su quanto trapelato in sede di Lavori Parlamentari.
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ISTITUZIONI ATTIVITÀ CPO
CPO: le attività nel 2018… e siamo pronti per il 2019! Care colleghe e cari colleghi, l’anno che sta giungendo al termine è stato un anno difficile per tutti, ricco di cambiamenti e novità: dalle drastiche riforme del lavoro a quelli relativi alle novità fiscali. Nell’ottica di modernità e di evoluzione tecnologica il Consiglio Provinciale di Roma è indubbiamente stato in grado di tenere il passo: abbiamo riproposto soluzioni mirate alla semplificazione nei rapporti tra consulente e istituzioni, organizzato incontri formativi sulle novità e sui tasti dolenti che la nuova politica del lavoro e di bilancio ci hanno proposto, ma, soprattutto, la nostra squadra è pronta per le sfide che il 2019 porterà alla nostra categoria, e garantisco che ce ne saranno numerose!
FORMAZIONE EROGATA 49 eventi gratuiti tra tavole rotonde, seminari e convegni per oltre 200 ore formative COMMISSIONI COMMISSIONE CERTIFICAZIONE CONTRATTI 109 contratti certificati + assistenza consulenziale COMMISSIONE CONGRUITÀ PARCELLE: 15 pareri + assistenza ai colleghi
COMMISSIONE ALTERNANZA SCUOLA LAVORO: Attivazione di progetti ministeriali formativi presso vari Istituti scolastici attraverso: • Formazione dedicata agli studenti presso la sede del CPO • Attivazione stage presso gli studi professionali dei C.d.L. • Laboratori didattici per formazione pratica
COMMISSIONE PRATICANTI Verifica svolgimento pratica Assistenza amministrativa e tecnica ai praticanti
A nome mio e dei colleghi del Consiglio Provinciale, che ho l’onore di rappresentare, voglio illustrarvi le attività del 2018. Link Video attività CPO 2018 TAVOLO DI CONFRONTO INPS: Giornate dedicate alla disamina di leggi e normative Proposte e suggerimenti sia a livello normativo che operativo (software) Circolari per gli iscritti Risoluzione delle problematiche segnalate dai C.d.L. CONSIGLIO DI DISCIPLINA: 90 procedimenti
CENTRO STUDI: 248 quesiti risposti E-book gratuiti Eventi formativi gratuiti “Il come si fa…”
SPORTELLI IN SEDE DEDICATI AGLI ISCRITTI Inps e Pensioni: 62 giornate di presenza per assistenza e risoluzione criticità
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La sentenza n. 194 della Corte Costituzionale:
cosa cambia nella risoluzione del rapporto di lavoro DI EUFRANIO MASSI
ESPERTO IN DIRITTO DEL LAvORO
La sentenza della Corte Costituzionale n. 194 depositata l’ 8 novembre 2018, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, del D.L.vo n. 23/2015, sia nel testo originario che in quello modificato dal D.L. n. 87/2018 convertito, con modificazioni, nella legge n. 96, limitatamente alle parole “di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio”. Senza entrare in riflessioni concernenti le altre questioni sollevate davanti alla Consulta e definite infondate o inammissibili, ritengo
opportuno soffermarmi sulla sola decisione relativa alla incostituzionalità rilevata. Prima di entrare nel merito della pronuncia, mi preme sottolineare come, con quest’ultima, il giudice venga rimesso al centro del processo, cosa che, nella sostanza, si verifica allorquando deve decidere, ex art. 18 della legge n. 300/1970 nella versione corretta dall’art. 1 della legge n. 92/2012: il D.L.vo n. 23/2015 e, segnatamente, l’art. 3, ma anche l’art. 8, prevedendo come solo criterio quello dell’anzianità aziendale aveva trasformato il giudice in una sorta di “notaio” che, una volta definito illegittimo il licenziamento, doveva
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soltanto prendere a riferimento il contenuto ecc.) i valori predetti erano stati confermati dell’art. 8 e liquidare, di conseguenza, il ri- nella metà degli importi con un tetto predesarcimento. terminato in sei mensilità. Per la verità, e per completezza di informa- Il quadro regolatorio cambia radicalmente in zione, occorre ricordare come tale potere non quanto la Corte Costituzionale afferma che la sussistesse nel vecchio articolo 18 (quello an- indicazione del solo criterio della anzianità tecedente la riforma del 2012) ove già il titolo aziendale, seppur importante, può causare “reintegrazione nel posto di lavoro” non la- vari pregiudizi in quanto le situazioni dei sinsciava alcun margine discrezionale al giudice goli lavoratori sono diverse e tra loro non che, una volta accertata la violazione, anche omogenee: esso, seppur importante, non può formale, della norma, disponeva la reintegra. ritenersi esclusivo ma è necessario che il giuMa, andiamo, ora, al merito della questione. dice (e qui è “toccato” un principio fondaLa decisione della Consulta riguarda il con- mentale del D.L.vo n. 23/2015 secondo il cetto di “risarcimento proporzionato alla sola quale a quest’ultimo era affidato soltanto il anzianità aziendale, ladcompito di giudicare la ledove il lavoratore, assunto gittimità o meno del recon le c.d. “tutele crecesso) deve tener conto di La Consulta parla scenti”, viene licenziato inaltri fattori ugualmente degiustamente: tale cisivi. Il criterio della sola di inadeguatezza disposizione viola i principi anzianità aziendale (due che discende di eguaglianza e di ragionemensilità all’anno, pur parnon tanto dalla volezza ed investe, come tendo da una base di quatdetto, anche il D.L. 12 lutro - o sei come recita la fissazione di limiti glio 2018, n. 87, successidisposizione contenuta nel minimi o massimi vamente modificato, a D.L. n. 87/2018-) appare partire dal 12 agosto sucassolutamente insuffiindicati cessivo, dalla legge di conciente a compensare il preversione n. 96, che era giudizio subito dal intervenuto, in maniera silavoratore licenziato, sognificativa, sulla disciplina dei contratti a prattutto nella ipotesi in cui il rapporto a tempo determinato, sulla somministrazione tempo indeterminato abbia avuto una breve e sull’indennità risarcitoria in materia di li- durata. cenziamenti illegittimi. Su quest’ultimo argo- La Consulta parla di inadeguatezza che dimento, che rappresenta il punto focale di scende non tanto dalla fissazione di limiti miquesta riflessione, il Legislatore, senza toc- nimi o massimi indicati, da ultimo dal care i principi cardine del D.L.vo n. 23/2015 Legislatore, in sei e trentasei mensilità, ma (indennità risarcitoria legata all’anzianità dal fatto che sussiste un collegamento rigido aziendale e nessun potere al giudice di deter- ed unico con l’anzianità di servizio e che tale minare l’importo della stessa, dovendosi, lo criterio, preso da solo, non riveste quella efstesso rimettere al “quantum” già stabilito ficacia dissuasiva richiesta anche dall’art. 24 dalla norma), aveva provveduto ad aumen- della Carta di Nizza. tare gli importi che, pur restando fissati, nelle Il giudice, osserva la Corte, deve tener conto imprese con oltre quindici dipendenti, a due anche di altri fattori, consolidati nel nostro mensilità all’anno calcolate sulla retribuzione ordinamento e che vengono, da tempo, espliutile per il calcolo del TFR, erano stati elevati citati nell’art. 8 della legge n. 604/1966 e ad un minimo di sei mensilità con un tetto nell’art. 18, comma 5, della legge n. 300/1970 massimo fissato a trentasei. Parimenti, nelle e che fanno riferimento al numero dei dipenpiccole imprese e nelle c.d. “associazioni di denti dell’azienda, alle dimensioni dell’attitendenza” (fondazioni, associazioni sindacali, vità economica, al comportamento tenuto 14
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dalle parti nel corso della controversia ed alle loro condizioni. La decisione che ha affrontato, respingendole, anche altre questioni sollevate dal giudice remittente del Tribunale di Roma, ha dichiarato la parziale incostituzionalità dell’art. 3, comma 1, del D.L. n. 23/2015 (in correlazione sia al principio di eguaglianza, sotto il profilo della ingiustificata omologazione di situazioni diverse, sia al principio di ragionevolezza), in relazione agli articoli 3, 4, primo comma, 35, primo comma, 76 e 117, primo comma, della Costituzione (gli ultimi due articoli in relazione all’art. 24 della Carta Sociale Europea). Il richiamo a tale ultima disposizione comunitaria viene ritenuto rilevante in quanto la stessa riconosce il diritto dei lavoratori licenziati senza una valida motivazione, a vedersi riconoscere un congruo indennizzo. La decisione della Corte Costituzionale potrà portare ad un meccanismo che, sulla base delle motivazioni addotte dal giudice nella propria sentenza, in perfetta attuazione dei principi richiamati, da ultimo, nell’art. 18, comma 5, della legge n. 300/1970, ipotizzi risarcimenti differenti anche per situazioni che, sotto l’aspetto sostanziale, sono simili. Le motivazioni addotte dalla Consulta con le quale è stata sancita l’incostituzionalità dell’art. 3, comma 1, del D.L.vo n. 23/2015, mi porta gli effetti che la stressa può avere anche su disposizioni che, indirettamente, erano collegate all’articolo “cancellato”. La prima constatazione concerne un fatto singolare i cui effetti, peraltro, potrebbero essere limitati. Esso riguarda il licenziamento illegittimo per giustificato motivo oggettivo, nelle imprese con più di quindici dipendenti: esso potrebbe generare una indennità maggiore per un assunto “con le tutele crescenti” (fino a trentasei mesi) rispetto ad un lavoratore assunto prima del 7 marzo 2015 (fino a ventiquattro mesi). Per completezza di informazione ricordo come, per effetto della previsione contenuta nell’art. 1 del D.L.vo n. 23/2015 rientrino nel
campo di applicazione correlato alla indennità risarcitoria: a) Tutti gli assunti (operai, impiegati e quadri ma non i dirigenti) a partire dal 7 marzo 2015; b) I lavoratori delle piccole imprese e delle associazioni di tendenza che, pur assunti prima della predetta data, hanno visto salire l’organico dimensionale del proprio datore di lavoro oltre la soglia delle quindici unità;
c) I lavoratori con contratto a tempo determinato, assunti prima del 7 marzo 2015, ma il cui rapporto si è convertito a tempo indeterminato dopo tale data. In ordine a tale concetto va tenuta presente una recente ordinanza del Tribunale di Roma (la n. 75870/2018) con la quale, affrontando l’esame di un licenziamento disciplinare di un lavoratore assunto a termine il 20 ottobre 2014 e, successivamente, trasformato a tempo indeterminato dopo il 7 marzo del 2015, che ha deciso che non è applicabile il comma 2 dell’art. 1 (tutele crescenti) ma l’art. 18 della legge n. 300/1970, in quanto la disposizione, che parla soltanto di “conversione” e non di “trasformazione”, non può applicarsi a quelle situazioni ove il rapporto di lavoro a tempo indeterminato nasce da una volontarietà del datore di lavoro (nel caso di specie, sulla spinta dell’incentivo triennale della legge n. 190/2014). La “conversione” di cui parla il Legislatore farebbe riferimento a un rapporto che diviene a tempo indeterminato “in modo forzato”, in quanto affetto da nullità. Ovviamente, si tratta di una decisione di merito che potrebbe trovare un diverso indirizzo in altri gradi di giudizio o presso altre sedi;
d) Gli assunti con contratto di apprendistato professionalizzante prima del 7 marzo 2015 ma che hanno visto il proprio rapporto “consolidato” al termine del periodo formativo;
La seconda questione da esaminare concerne 15
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i recessi operati dai datori di lavoro con un mento ritorsivo previsto dall’art. 2, doveva organico inferiore alle sedici unità e dalle “as- soltanto determinare l’indennità sulla base sociazioni di tendenza” ove i nuovi importi, della sola anzianità aziendale, ora potrà stastrettamente legati all’anzianità aziendale, bilirla tenendo conto degli altri criteri che ho sono ora, dopo le modifiche intervenute, pari già evidenziato. ad una mensilità all’anno calcolata sull’ul- La quarta correlazione da esaminare ritima retribuzione utile ai fini del calcolo del guarda le procedure di riduzione di persoTFR, partendo da una base di tre, fino a sei nale. Infatti, la dichiarazione di mensilità: ovviamente, in questi casi, l’inden- incostituzionalità, avrà effetto anche sui linità risarcitoria, tra il minimo ed il massimo, cenziamenti collettivi ex art. 10 concernenti i sarà essere oggetto di decisione da parte del lavoratori assunti a partire dal 7 marzo 2015. giudice alla luce dei criteri appena richiamati Per costoro, l’applicazione, pedissequa, dei (pur se la Corte non ne ha parlato esplicita- valori risarcitori, determinati con il criterio mente) e che risultano ben specificati dall’art. dell’anzianità, salta e, di conseguenza, fermo 8 della legge n. 604/1966. La misura mas- restando che per i lavoratori assunti prima sima può essere maggiodella data sopraindicata, a rata fino a dieci mensilità seguito di una dichiarase l’anzianità di servizio del zione di reintegra (perché, La quarta prestatore è superiore ai ad esempio, sono stati ercorrelazione dieci anni ed a quattordici rati i criteri di scelta), c’è la da esaminare se il lavoratore è dipenricostituzione del rapporto riguarda dente da oltre venti anni, se di lavoro, con il pagamento dipendenti da un datore delle retribuzioni e della le procedure che occupa più di quindici contribuzione dal modi riduzione unità. mento della cessazione di personale. E’ appena il caso di sottolifino al rientro, con la posneare come la pronuncia sibilità per gli stessi di della Corte Costituzionale esercitare il c.d. “opting riguardi soltanto il comma out” (risoluzione del con1 dell’art. 3: ciò significa che gli assunti con le tratto) previo pagamento di quindici mensi“tutele crescenti” continueranno a fruire lità, per gli altri il giudice definirà l’importo della reintegra nelle ipotesi previste dall’art. risarcitorio all’interno della “forbice” com2 (licenziamento nullo per violazione di presa tra le sei e le trentasei mensilità, telegge, discriminatorio, orale o ritorsivo, per nendo conto anche degli altri criteri ulteriori, mancanza del motivo nei confronti dei por- rispetto all’anzianità aziendale, previsti daltatori di handicap o nel recesso disciplinare l’art. 8 della legge n. 604/1966. – art. 3, comma 2 – allorquando nel giudizio La quinta questione da esaminare riguarda venga dimostrata la insussistenza del fatto l’art. 7 del D.L.vo n. 23/2015 ove il criterio materiale contestato al dipendente). della liquidazione dell’indennità spettante al La terza questione riguarda i licenziamenti di lavoratore per licenziamento illegittimo è lenatura disciplinare previsti dall’art. 3, gata all’anzianità acquisita nell’appalto (e comma 2, ove viene affermato che il giudice non presso l’ultimo datore): tale criterio, esdeve soltanto verificare se il fatto materiale si sendo l’unico, potrà essere integrato, nella sia verificato o meno, essendogli, per legge, valutazione del giudice dagli altri che fanno escluso qualsiasi riferimento ogni riferimenti riferimento sia all’art. 8 della legge n. alle previsioni contrattuali o regolamentari in 604/1966 che all’art. 18, comma 5, della legge materia di sanzioni: mentre prima il giudice, n. 300/1970. fatto salvo il caso in cui ritenesse di riportare Una riflessione a parte merita (e questa rapl’esame all’interno della ipotesi di licenzia- presenta la sesta questione da tenere pre16
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sente) il comportamento dei datori di lavoro rispetto, ad esempio, all’apprendistato professionalizzante degli “over 29” titolari di un trattamento di disoccupazione non agricola (NASPI, DIS-COLL.), sui quali, da ultimo, si è soffermata, per la parte degli adempimenti contributivi, la circolare dell’INPS n. 108 del 14 novembre 2018: come ben si sa, si tratta di una tipologia contrattuale che, per certi versi, diverge dall’apprendistato dei “giovani”, tanto è vero che non è prevista la possibilità di recesso al termine del periodo formativo, nel rispetto della previsione dell’art. 2118 c.c.: ebbene, l’art. 47, comma 4, del D.L.vo n. 81/2015 prevede che a tali lavoratori si applichino le tutele previste in caso di licenziamento illegittimo. Dopo la sentenza n. 194 i datori di lavoro non potranno, “a priori”, quantificare il costo del recesso ancorandolo alla mera anzianità aziendale (e, quindi, “costo certo”), ma dovranno mettere in conto che, in caso di giudizio, tale criterio, utile per la quantificazione del risarcimento, sarà accompagnato dagli altri previsti dall’art. 8 della legge n. 604/1966. C’è, poi, un’altra questione, forse secondaria,
da esaminare: mi riferisco a quelle situazioni ove, vuoi per effetto di trattative sindacali collettive, si è convenuto, in sede aziendale, di derogare alle “tutele crescenti” e di richiamare, anche per i nuovi assunti, le tutele “ante 7 marzo 2015: tali accordi conservano, fino alla eventuale scadenza, la loro efficacia. La questione si pone anche per coloro che, individualmente, all’atto della loro assunzione (magari perché personale altamente qualificato) hanno “spuntato” misure di tutela più convenienti (reintegra o maggiorazione notevole dell’indennità risarcitoria) rispetto a quelle allora previste dall’art. 3, comma 1, del D.L.vo n. 23/2015. Il deposito della sentenza, consente la ripresa dei procedimenti giudiziari pendenti non soltanto in primo grado ma anche in appello sospesi, in via cautelativa, da molti presidenti delle sezioni Lavoro, pur se, in una sede (mi riferisco al Tribunale di Bari) con una ordinanza “costituzionalmente orientata” si è inteso anticipare, nella prima decade di ottobre u.s., i contenuti della decisione della Consulta, prima del deposito della stessa, liquidando l’indennità risarcitoria nella misura 17
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delle dodici mensilità invece delle sei previste a seguito del D.L. n. 87/2018. Ora si porranno, prevedibilmente alcune questioni procedurali non secondarie, come quella relativa alla indicazione, da parte del lavoratore ricorrente, di una serie di elementi ulteriori finalizzati alla quantificazione dell’indennità. Se questi sono stati già evidenziati nel ricorso non c’è problema ma se ciò non è avvenuto (perché non necessari ai fini della vecchia normativa) potranno essere dedotti dal momento che viene esclusa la possibilità di indicare, nel processo, nuove circostanze o prove? E chi ha chiesto la condanna del datore di lavoro al pagamento della indennità già prede-
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terminata ex art. 3, comma 1, potrà modificare la domanda alla luce della sentenza della Corte Costituzionale? Gli effetti della decisione della Corte Costituzionale si riverbereranno anche sull’offerta conciliativa facoltativa ex art. 6, comma 1, del D.L.vo n. 23/2015 in quanto gli importi, seppur non soggetti a tassazione IRPEF, per quanto aumentati con la legge di conversione n. 96, perdono il loro “gradimento” in quanto il lavoratore, assunto con le “tutele crescenti” da un impresa con più di quindici dipendenti, in caso di ricorso al giudice del lavoro non sarà più legato al mero criterio dell’anzianità aziendale (il valore, in caso di conciliazione, risulta “strutturato” sulla metà degli importi
LAVORO
previsti ex art. 3, comma 1, pur se esenti da IRPEF), perchè, prevedibilmente, potrebbe ottenere un importo di molto superiore a quello ora previsto dalla norma. Tale mancanza di “appeal” si rifletterà negativamente sull’effetto deflattivo del contenzioso ed, inoltre, i datori di lavoro difficilmente, potranno “chiudere” con i lavoratori interessati altre questioni afferenti l’intercorso rapporto di lavoro (straordinari contestati, differenze paga, competenze di fine rapporto, ecc.) che, possono essere risolte “a latere” con un altro accordo che “si realizza” accanto a quello principale. Il datore di lavoro, al di là del mero dettato legale, se vorrà convincere il lavoratore ad accettare il licenziamento dovrà pensare di accrescere la somma a ciò destinata, ricordando, peraltro, che quella esente da IRPEF è soltanto quella correlata all’anzianità aziendale della quale parla il Legislatore al comma 1 dell’art. 6. La sentenza n. 194 non tocca, “il gradimento” per gli importi, di molto minori, previsti per la conciliazione facoltativa presso i piccolo datori di lavoro e le associazioni di tendenza, atteso che le differenze economiche restano minime e la possibilità di ottenere il “quantum” esente da IRPEF subito, senza attendere l’alea del giudizio, conserva il proprio “appeal”.
n. 205/2017) e la possibilità, comunque, con la sola eccezione della casistica individuata all’art. 2 del D.L.vo n. 23/2015, di poter procedere al recesso con un “costo certo”, perché legato alla mera anzianità aziendale, è “sostanzialmente andata in soffitta”. Il contratto a tempo determinato, senza alcuna causale, può durare, al massimo, dodici mesi e le condizioni legali necessarie per una prosecuzione fino a ventiquattro mesi, senza alcuna possibilità per le parti sociali di prevederne di diverse, appaiono di difficile applicazione (ad eccezione di quelle di natura sostitutiva). Ciò imporrà strategie diverse a quelle imprese che, magari, puntando sulla formazione in azienda, avevano un tempo diverso e più lungo per operare le loro scelte. Ciò potrebbe portare, in molteplici ipotesi ad un “turn over della precarietà”, con lavoratori che si avvicendano ogni dodici mesi (ma anche per periodi più brevi se si parla di rinnovo) all’interno delle strutture aziendali. Le stesse scelte operate con la somministrazione a termine non aiutano. La sentenza della Consulta, ritenendo incostituzionale il solo criterio dell’anzianità ai fini della determinazione dell’indennità risarcitoria, fa venir meno il “costo certo” del licenziamento, dipendendo lo stesso dalle valutazioni, ben motivate, di un giudice terzo (ed ora, l’ampiezza della valutazione tra sei e trentasei mensilità appare, obiettivamente, alta se rapportata a quella inserita nell’art. 18 della legge n. 300/1970, dopo la riforma avvenuta con la legge n. 92/2012). Quanto appena evidenziato potrebbe esplicare effetti alquanto “pesanti” nei confronti di quei datori di lavoro che, approfittando anche delle norme agevolatrici, hanno superato, sia pure di poco, la soglia fatidica dei quindici dipendenti e che, solo per tale ragione, sono passati da una indennità che, al massimo, può raggiungere le sei mensilità fino a quella nuova ove il tetto (non più raggiungibile con la sola anzianità aziendale) viene fissato in trentasei mensilità.
Considerazioni finali Negli ultimi due mesi, per effetto prima dei contenuti del D.L. n. 87/2018 in materia di contratti a tempo determinato e di somministrazione a termine e, poi, della sentenza n. 194 della Consulta, il diritto del lavoro ha subito profondi cambiamenti. L’idea centrale contenuta in diversi provvedimenti del c.d. “Jobs act”, secondo la quale le assunzioni a termine, senza l’apposizione di alcuna causale, per un periodo massimo di trentasei mesi (ma la contrattazione collettiva poteva – e può - individuarne anche uno maggiore) con la successiva possibile trasformazione a tempo indeterminato, magari accompagnata da corposi incentivi (si pensi, all’esonero triennale, a quello biennale ed al comma 107 dell’art. 1 della legge Bologna, 4 dicembre 2018
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CENTRO STUDI
IL COME SI FA…:
CIVIS - FLUSSI TELEMATICI PER ASSISTENZA FISCALE Civis sum, qui solvit tributa
Sono un cittadino che paga le tasse, e so- A) Comunicazioni di irregolarità prattutto sono un cittadino che vuole paLa funzione consente di ricevere assigare il giusto, potendo, ove possibile stenza su comunicazioni/avvisi telemaprocedere all'annullamento di richieste di tici di irregolarità che derivano dal pagamento da parte del fisco basate su controllo delle dichiarazioni fiscali precontrolli automatizzati. visto dagli artt. 36 bis del DPR n. 600/73 e 54 bis del DPR n. 633/72. Questo è stato l'argomento dell'incontro B) Cartelle di pagamento dello scorso 9 novembre in cui ci si è conLa funzione consente di ricevere assifrontati tra colleghi sulle criticità e problestenza sulle cartelle di pagamento che matiche relative al servizio offerto derivano dal controllo delle dichiaradall'Agenzia delle entrate. zioni fiscali previsto dagli artt. 36 bis del Il servizio di cui parliamo è CIVIS - assiDPR n. 600/73 e 54 bis del DPR n. stenza tecnica e fiscale telematizzata pro633/72. posta dall'Agenzia delle Entrate per C) Richiesta modifica delega F24 colloquiare con intermediari e contribuenti La funzione consente di richiedere la in relazione alle risultanze della dichiaramodifica della delega di pagamento F24 zione dei redditi. e di conoscere l'esito della lavorazione In realtà CIVIS per l'agenzia delle entrate della richiesta. non rappresenta una parola latina, ma un D) Istanze di autotutela locazioni acronimo il cui significato è "ComunicaLa funzione consente di richiedere assizioni di Irregolarità Virtualizzate per Interstenza sugli avvisi di liquidazione relamediari Serviti". tivi ai contratti di locazione e conoscere l'esito della lavorazione della propria Scopo principale dell'agenzia, resta ad avistanza. viso della platea partecipante, lo snelli- E) Assistenza per controllo formale mento delle infinite code che si formano in La funzione consente di trasmettere la concomitanza degli invii massivi delle codocumentazione chiesta dall'ufficio per municazioni di irregolarità ai contribuenti, verificare la correttezza e la conformita comunicazioni che per essere analizzate dei dati riportati in dichiarazione o per devono transitare dai canali prestabiliti, in integrare la documentazione già traparticolare per gli intermediari, che non si smessa che deriva dal controllo formale potranno più recare allo sportello senza delle dichiarazioni previsto dall'art. 36 aver per lo meno tentato di risolvere la proter del DPR n. 600/73 e di conoscerne blematica attraverso la piattaforma CIVIS. lo stato di lavorazione. La piattaforma, che viene migliorata di F) Assistenza sulle comunicazioni per la giorno in giorno, prevede attualmente l'aspromozione dell'adempimento spontasistenza ai seguenti servizi: neo/comunicazioni DC Accertamento. 20
CENTRO STUDI
La funzione consente di inviare la docu- "summa reddendas" cioè la somma da pamentazione in risposta ad una comuni- gare al fisco negli anni a venire diventi cazione dell'Agenzia delle entrate, prima possibile quella giusta. finalizzata a promuovere l'adempimento spontaneo degli obblighi tributari, ai sensi dell'art. 1 comma 634 e seguenti della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di stabilita 2015). La principale criticità è rappresentata dall'impossibilità di allegare documentazione probante relativamente ai servizi A-B-C-D; E' anche vero che per i servizi E ed F dove invece è necessario allegare documentazione, la criticità è data proprio dai documenti da allegare che devono essere predisposti in formati prestabiliti e di dimensioni contenute. Ulteriore rallentamento è rappresentato dall'obbligo di delega, visto che si agisce per conto del contribuente, obbligo non presente invece per i CAF relativamente ai modelli 730 oggetto di assistenza fiscale, che possono agire, esclusivamente per le dichiarazioni da loro trasmesse, senza allegare alcuna delega. L'agenzia prevede in ogni caso due canali PEC proprio per ovviare a questo inconveniente che sono: - dc.sac.controllo_automatizzato@pce.agenziaentrate.it, limitatamente alle problematiche di cui alla lettera A e solo per i casi residuali non risolti: dc.sac.compensazioni.ivaf24@pce.agenziaentrate.it limitatamente alle problematiche di cui alla lettera C e solo per problematiche legate alle compensazioni. Proprio per migliorare il servizio è ridurre al minimo i casi irrisolti, l'Ordine Provinciale di Roma dei Consulenti del Lavoro ha sottoscritto con l'Agenzia delle entrate un protocollo d'intesa, in cui, di comune accordo, sono state stabilite delle azioni per armonizzare gli accessi all'ufficio e per monitorare e di conseguenza implementare l'attuale servizio fornito nell'interesse dei contribuenti. La strada intrapresa è quella giusta, ed insieme ai colleghi che hanno partecipato all'incontro, ci auguriamo che anche la
DECRETO LEGGE 23 ottobre 2018 N.119
TITOLO I - Disposizioni in materia fiscale (art. da 1 a 20) TITOLO II - Disposizioni finanziarie urgenti (art. da 21 a 26) Sintesi del titolo I Al capo I (art. da 1 a 9) vengono effettuati interventi per la pacificazione fiscale tra contribuente e Agenzia delle entrate; L'articolo 1 analizza la definizione agevolata dei processi verbali di constatazione (PVC) L'articolo 2 analizza la definizione degli accertamenti L'articolo 3 analizza la definizione dei carichi affidati all'agente della riscossione (rottamazione) L'articolo 4 si occupa dello stralcio dei debiti fino a 1000 euro affidati all'agente della riscossione tra il 2000 ed il 2010 L'articolo 5 analizza la definizione dei carichi affidati all'agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell'unione europea L'articolo 6 si occupa della definizione delle controversie tributarie L'articolo 7 si occupa la nuova dichiarazione integrativa speciale per le società e associazioni sportive dilettantistiche L'articolo 8 analizza la definizione dell'imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo L'articolo 9 si occupa della nuova dichiarazione integrativa speciale per tutti i contribuenti Al capo II (art. da 10 a 16) vengono effettuati interventi connessi alla semplificazione fiscale e mirati all'innovazione del processo tributario L'articolo 10 emana disposizione sull'avvio della fatturazione elettronica L'articolo 11 emana disposizioni di semplificazione in tema di emissione di fatture L'articolo 12 emana disposizioni di semplificazione in tema di annotazione delle fatture emesse L'articolo 13 emana disposizioni di semplificazione in tema di registrazione degli acquisti L'articolo 14 emana disposizioni di semplificazione in tema di detrazione dell'IVA L'articolo 15 emana disposizioni di coordinamento in tema di fatturazione elettronica L'articolo 16 emana disposizioni sulle modalità relative alla giustizia tributaria Al capo III (art. da 17 a 20) vengono emanate altre disposizioni fiscali All'articolo 17 nasce l'obbligatorietà dei corrispettivi telematici All'articolo 18 viene rinviata la lotteria dei corrispettivi L'articolo 19 emana disposizioni in materia di accisa
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QUESITI
Quesiti del mese A CURA DEL CENTRO STUDI
DEL CONSIgLIO PROvINCIALE DI ROMA
Una dipendente che a febbraio 2017 ha trasformato il rapporto di lavoro da ft a pt il monte ferie annuo da ccnl (barb. parr, e estet. artig.) è di 28 gg(2,33 gg mese) per errore non è stato cambiato il rateo mensile che mi risulti essere di 1,40 in quanto trattasi di pt verticale svolgendo il lavoro per 3 gg. su 5 settimane. Posso toglierli dal monte direttamente? Devo comunicarlo?
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La contabilizzazione di ferie non dovute al Lavoratore P.T., si può ascrivere a mero errore che ‘arricchisce’ indebitamente il dipendente. Poiché il principio generale dell'ordinamento, per cui ogni spostamento patrimoniale deve avere una sua giustificazione, è lecito supporre che in caso di liquidazione dei ratei non dovuti, per gli artt, 2033, 2041 c.c. , il Datore di Lavoro potrebbe attivarsi per la ripetizione dell’indebito. Ciò premesso, visto che, ai sensi dell’art. 2042 c.c. (che si intitola "sussidiarietà dell'azione") L'azione di arricchimento non è proponibile quando il danneggiato può esercitare un'altra azione per farsi indennizzare dal pregiudizio subito. Si ritiene che l’azione di correzione dell’errato calcolo di ferie a favore del Lavoratore non avente diritto, così come prospettata, è giustificata.
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QUESITI
Azienda licenzia per GMO a causa di cessazione dell'attività. Vengono rispettati tutti i tempi per il preavviso di licenziamento, ma durante tale periodo il dipendente si mette in malattia interrompendo cosi' il decorso del preavviso. Non essendo possibile far recuperare tali assenze causa chiusura improrogabile dell'attività, l'azienda sarà obbligata a pagare il mancato preavviso?
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Se l’azienda ha seguito la procedura presso l’ITL (art. 7 L. 604/66), il preavviso deve ritenersi decorso in costanza di malattia, così come previsto dall’art. 1, co. 41, l. 92/12. Di contro, se non è stata seguita tale procedura (ad esempio, per mancanza dei requisiti dimensionali o per applicazione del d.lgs. 23/2015), il preavviso deve ritenersi sospeso dalla malattia ed il lavoratore avra’ diritto a completarlo dopo la guarigione o a ricevere la corrispondente indennità sostitutiva (Cass. 10852/2016) .
Vi è la possibilità di passare da un contratto a tempo determinato (inferiore a 6 mesi) ad un rapporto di apprendistato? Verificando l'interpello 8/2007 pare sia possibile purchè non sia superiore alla metà del ciclo formativo previsto dalla contrattazione collettiva.
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L'apprendistato professionalizzante previsto dall'art. 44, comma 1, del decreto legislativo n. 81/2015 può essere attivato per una qualificazione del lavoratore. L'interpello n. 8/2007, emanato sulla scorta dell'art. 49 del decreto legislativo n. 276/2003 (ora abrogato) che parlava, allora, di qualificazione (e non di qualifica), precisò che era ammissibile un rapporto di apprendistato professionalizzante con un lavoratore che con rapporti precedenti a termine o in somministrazione, anche in sommatoria, non avesse superato, con quella qualifica, la metà del periodo formativo previsto per tale tipologia contrattuale. Ovviamente, il piano formativo (e su questo sì può focalizzare l'attenzione degli organi di vigilanza) deve tendere ad una maggiore qualificazione del giovane rispetto alla qualifica posseduta.
Per i lavoratori dello spettacolo vi è l'esenzione delle causali nei contratti a tempo determinato superiore a 12 mesi? (oltre all'esenzione del c.d. stop&go, limite delle 400 giornate, limite del 20% dei contratto a tempo determinato).
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L'art. 29 , comma 3, del TU Contratti recita che: "3. Al personale artistico e tecnico delle fondazioni di produzione musicale di cui al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 19, commi da 1 a 3, e 21." Se la domanda del collega è riferita a tale fattispecie la risposta è nella norma. Si fa presente a riguardo , per mero scrupolo informativo , la recente sentenza della Corte di Giustizia ( causa C-331/17 ) che bacchetta l'Italia per l'uso eccessivo di tale fattispecie contrattuale nel settore specifico.
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QUESITI
Quesiti del mese 5
Dipendenti da azienda con articolazione orario su 5 giorni ed aventi il secondo giorno di riposo, oltre la domenica, non in giorno fisso. può il datore di lavoro, in caso di festività infrasettimanale, considerare tale giorno festivo come secondo giorno di riposo? Si chiede cortesemente la norma che disciplina l'argomento.
Fermo restando la verifica del giorno di riposo assegnato per la settimana in cui è presente la festività, si rileva che, salve diverse previsioni da parte della contrattazione collettiva, la legge prevede un solo giorno di riposo settimanale (normalmente coincidente con la domenica), cosicché si ritiene che il secondo giorno possa essere considerato come “giornata lavorativa a zero ore”. Alla fattispecie esposta nel quesito, pertanto, appare applicabile l’orientamento giurisprudenziale formatosi con riferimento alla cd. “settimana corta”, secondo cui, in caso di articolazione dell’orario di lavoro su cinque giorni settimanali, “non spetta al lavoratore dipendente una ulteriore quota giornaliera di retribuzione nel caso in cui una festività infrasettimanale coincida con il sesto giorno non lavorato, atteso che quest’ultimo non può essere considerato festivo, né rappresenta un giorno di riposo aggiuntivo, ma costituisce una giornata lavorativa a zero ore per effetto della concentrazione in essa di frazioni delle normali pause giornaliere di lavoro relative agli altri cinque giorni” (Cass., 16234/2004; Cass., 2798/1986; Cass., 318/1986). Tale conclusione, è stata confermata anche dal Ministero del Lavoro, il quale, con risposta ad interpello del 20 febbraio 2006, ha ribadito che, pur in assenza di uno specifico riferimento normativo, “salvo diversa ed espressa previsione contrattuale, il diritto alla quota di retribuzione aggiuntiva riconosciuto ai lavoratori retribuiti in misura fissa in caso di coincidenza di una festività con la domenica, non spetta in caso di coincidenza della stessa con il sabato non lavorativo”.
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ENPACL Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Consulenti del Lavoro Contribuzione obbligatoria di competenza anno 2019
La tabella riporta le date di scadenza per il versamento della contribuzione dovuta all’ENPACL da parte dei Consulenti del Lavoro.
La misura del contributo soggettivo minimo e dell’integrativo minimo nonché i limiti minimi e massimi di reddito professionale entro cui applicare l’aliquota contributiva, saranno noti solo dopo che l’ISTAT avrà pubblicato il dato ufficiale dell’indice FOI 2018 (fine gennaio 2019).
Attenzione: da martedì 1 gennaio 2019 e fino a domenica 18 agosto 2019, collegandosi alla propria area riservata dei servizi ENPACL on line, è possibile per ciascun iscritto effettuare, in qualsiasi momento, versamenti spontanei in acconto, a titolo di contribuzione obbligatoria, senza la necessità di specificare la tipologia di contributo (soggettivo o integrativo). I versamenti spontanei costituiscono anticipazioni della contribuzione obbligatoria eccedente i minimi (soggettivo e integrativo) dovuta per l’anno 2019, escluso il contributo di maternità. Per ogni versamento spontaneo c'è piena libertà di determinazione degli importi.
In sede di dichiarazione, ossia entro lunedì 16 settembre 2019, si deve effettuare la ripartizione di quanto versato. In tale occasione, infatti, gli iscritti devono decidere a che titolo imputare le anticipazioni e scegliere se versare il saldo della contribuzione soggettiva e/o della contribuzione integrativa in unica soluzione ovvero a rate. !
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PASQUINO E MARFORIO
I dialoghi del popolo romano
Auguri de fine anno fr’amici romani A Sor Pasquì, meno male che v’ò ‘ncontrato così ve posso fa l’auguri de fine anno. Ma nò li soliti auguri, li faccio in rima pe’ voi e pe’ chi continua a leggece: Er 2018 se ne va, ma noi stamo sempre qua. Terminata è ‘st'annata ma ammazza com’è stata...
tra cojonate politiche e schiamazzi prima o poi ne uscimo pazzi... Er 31 s’avvicina … come der resto 'gni matina...
Cosa ce riserva er 2019??? tante leggi sempre nove E li Conzulenti ch’hanno da fà pe’ potè continuà a magnà? Sta’ ar chiodo … pe’ studià! Per terminà ‘sta rima, ch’ho finito stamatina, chi la legge e chi la scrive... più de cent’anni deve vive!!!
Pe’ dì la verità, V’ho d’avvertì… l’idea nun è tutta farina der sacco mio, sta puro nello stile vostro… chi ve conosce ce lo sà... ma l’augurio de campà cent’anni è vero, me sgorga dar core! Bon’anno a Voi, Sor Pasquino bello, e a chi ce vo bbene e ce continua a lègge Er Vostro Marforio
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AUGURI DI FINE ANNO FRA AMICI ROMANI
Signor Pasquino, per fortuna che vi ho incontrato così posso farvi gli auguri di fine anno. Ma non i soliti auguri, li faccio in rima per voi e per chi continua a leggerci: Il 2018 se ne va, ma noi siamo sempre qua. Terminata è questa annata ma accipicchia come è stata...!!!
Tra sbagli politici grossolani e strepiti prima o poi ne usciremo pazzi... Il 31 si avvicina … come del resto ogni mattina...
Cosa ci riserverà il 2019??? Tante leggi sempre nuove E i Consulenti cosa dovranno fare per continuare a sopravvivere? Lavorare accanitamente … per aggiornarsi! Per terminare questa rima, che ho terminato questa mattina, chi la legge e chi la scrive... più di 100 anni deve vivere!!!
Per onor del vero devo dire che l’idea di rimare non è tutta farina del sacco mio... l’ho copiata da Voi, chi vi conosce lo sa, ma l’augurio fatto a tutti di campare più di cento anni mi sorge spontaneo! Buon anno a Voi, Signor Pasquino bello, e a chi nonostante tutto ci continua a leggere.
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