N. 92 - ANNO VIII - OTTOBRE - NOVEMBRE 2018
HOUSE ORGAN DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ROMA
QUOTA 100
QUESTO NUMERO Q N°92 – ottobre - novembre novembre 2018 Reg.Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Direttore Responsabile Lorenzo Lelli
Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
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Redazione Daniele Donati Giuseppe Marini Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Paolo Stern Andrea Tommasini
Editore Adalberto Bertucci nella sua qualità di Presidente del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 - 1 - 1979 N.12 Redazione redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 30 novembre 2018
EDITORIALE
Nuovo calcolo contributivo: la pensione a quota 100
ADALBERTO BERTUCCI PRESIDENTE CPO RM
Care Colleghe Colleghe ee cari cari Colleghi, Colleghi, i lavori del Governo sulla riforma pensioni procedono speditamente. Si parla di un ritorno alle origini ovvero al sistema di calcolo pensionistico antecedente la Riforma Fornero, mediante la Quota composta dalla somma di età anagrafica e anni di contribuzione versati. La Quota 100, che dovrebbe partire a gennaio 2019, è il traguardo definito, per il momento in via teorica, dal Governo Lega-Movimento 5 Stelle per poter accedere alla pensione, con la condizione di aver compiuto almeno 62 anni anagrafici e quindi 38 anni di contribuzione. La Quota 41, invece, pone l’attenzione sul pensionamento anticipato, che consente di lasciare il lavoro al compimento di 41 anni e mezzo di contribuzione, con una leggera flessione rispetto all’aumento massimo della Fornero che portava a 43 anni la soglia minima. L’intenzione del legislatore è quella di offrire maggiori possibilità di pensionamento e anticipare, rispetto ai vincoli Fornero, l’uscita dal mondo del lavoro ai lavoratori “maturi”, facilitando il ricircolo generazionale a favore dei più giovani. Anticipare la pensione può essere un valore aggiunto in termini di tempo e di energie al quale, di contro, potrebbe seguire una lieve riduzione dell’assegno mensile. Ci sono però dei casi in cui la pensione a Quota 100 potrebbe risultare poco conveniente, ovvero nel caso in cui fosse revocata l’APE sociale, una misura sperimentale in vigore dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, concepita per accompagnare verso l’età pensionabile soggetti in determinate condizioni di disagio sociale che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. L’indennità, a carico dello Stato, è corrisposta fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. Senza entrare nel dettaglio delle varie fattispecie, per talune categorie disagiate o che necessitano di tempo da dedicare alla famiglia (un esempio esaustivo può essere rappresentato dalla presenza di disabilità gravi) il pensionamento con la Quota 100 potrebbe essere svantaggioso poiché, in caso di ridotta contribuzione maturata, allungherebbe i tempi per accedere alla pensione. Si noti, inoltre, che le ultime statistiche pubblicate dall'Inps sull’identikit dei pensionati, suggeriscono che la manovra Quota 100 favorirebbe soprattutto gli uomini, maggiormente rappresentativi del target della riforma. La misura sperimentale “opzione donna”, che dovrebbe permettere alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare subito in quiescenza, optando in toto per il regime contributivo, sembrerebbe invece rimandata al 2021. Il rapporto delle donne con il mercato del lavoro è stato da sempre un caso emblematico: il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese nel 2017 si è aggirato intorno al 49%, rispetto al 67,1% degli uomini, ma dietro questi numeri si cela probabilmente una quota di lavoro sommerso dove l’universo femminile è spesso protagonista. I lavori sulla riforma delle pensioni stanno procedendo a tappe, tra critiche e incoraggiamenti. Incentivare al ritiro i lavoratori maturi è l’obiettivo che si è prefissato il Governo, per favorire lo svecchiamento del mondo del lavoro, sostenere i giovani e tenerli, come preziosa risorsa, all’interno dei confini dello Stato.
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SOMMARIO
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11 EDITORIALE Lavoro 2018: si parte con gli sgravi contributivi DI MARCO BERTUCCI EDITORIALE Nuovo calcolo contributivo: ZOOM la pensione a quota 100 STOP agli stipendi in contanti DI ADALBERTO BERTUCCI
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LAVORO PREVIDENZA Le causali impossibili nei contratti a termine Una nuova iniziativa a favore DI EUFRANIO MASSI degli iscritti ENPACL
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DI MARCO BERTUCCI
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DI BERTUCCI DI MARCO LORENZO LELLI
GIOVANI ISTITUZIONI Novità importanti per i Intervista alla Senatrice soggetti in cerca di una nuova Mariassunta Matrisciano occupazione DI LORENZO LELLI
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DI ANTONIO GIGLIOTTI
DI LORENZO LELLI
ZOOM CATEGORIA Ridisegnare il paese: una sfida Anno nuovosui propositi nuovi che punta giovani
FISCO E TASSE La platea dei soggetti obbligati
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QUESITI DEL MESE A CURA DEL CENTRO STUDI TRACCIABILITÀ Stop alle retribuzioni PASQUINO in denaro contante Modifiche al Sistema DI ANGELO PALETTA Pensionistico - Quota 100
FISCALE RISOLUZIONE Come cambiano le principali Agenzia Entrate scadenze fiscali
DI ALESSIA NOVIELLO
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FISCALE LAVORO Semplificazioni in tema L’assegno di solidarietà di detrazioni IVA
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DI ANTONIO GIGLIOTTI
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Disabili e piccole imprese
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PASQUINO ‘A Legge de Bilancio pe’ er 2018 e le promesse elettorali QUESITI DEL MESE
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DI CEFARO DI PIERGIORGIO ANTONIO GIGLIOTTI
DI EUFRANIO MASSI
Gli adempimenti delle aziende che distaccano lavoratori in ambito Europeo
A CURA DEL CENTRO STUDI
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DI VITANTONIO LIPPOLIS
CULTURA Isiamed e digitale. Coerenza cercasi 42 DI ANDREA TOMMASINI
Computo dell’organico aziendale e telelavoro DI VITANTONIO LIPPOLIS
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#4YourLife del Bambin Gesù
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DI ANDREA TOMMASINI
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ZOOM LE RIFLESSIONI DEL DIRETTORE
Ridisegnare il paese: una sfida che punta sui giovani DI LORENZO LELLI
DIRETTORE RESPONSABILE
Pensioni quota 100, Quota 41, pen- disoccupazione, stipendi reali bassi, negozi sioni di invalidità, reddito di cittadinanza, il Governo sta lavorando per il sociale e per i giovani. È proprio questa la missione proclamata mediaticamente a gran voce dai Ministri Salvini e Di Maio: rilanciare il Paese offrendo possibilità di lavoro ai giovani. Il Ministro Salvini ha recentemente dichiarato che le politiche degli ultimi 6 anni, caratterizzate da conti e tagli fiscali con un’attenzione rigorosa al PIL, hanno ostacolato il decollo dell’Italia, contribuendo al protrarsi delle grandi problematiche quali 6
chiusi. Il Governo nel suo viaggio riformatore si prende qualche rischio per far quadrare i conti per sostenere riforme costose e impegnative, garantendo però un deficit al di sotto della soglia del 3%. Tra i primi obiettivi riformatori c’è l’abolizione della Riforma Fornero, accusata di ostacolare il riciclo generazionale e l’occupazione giovanile. Uno degli strumenti proposti e di cui si sta discutendo ampiamente è il calcolo contributivo delle pensioni a Quota 100, concepito per pensionare i lavoratori delle
RIFLESSIONI DEL DIRETTORE ZOOM
vecchie generazioni già all’età di 62 anni, Parlando invece di numeri, il quadro norcon 38 di contribuzione. La quota 100 in- mativo proposto sembrerebbe ancora cafatti viene raggiunta addizionando età ana- rente della quadratura economica: mancherebbe all’appello una copertura grafica e anni di contribuzione maturati. I dati sono ancora incerti, il Vice Premier nell’ordine di 3/4 miliardi, pertanto l’ipoSalvini ha rivelato recentemente ad una tesi di slittamento di qualche mese per alnota trasmissione televisiva che da stime cune delle misure diviene sempre più tecniche potrebbero andare in pensione reale. Ad ogni modo, al termine dell’istrutcon la nuova formula fino a 500.000 lavo- toria tecnica sulla quale i vari ministeri ratori, liberando altrettante posizioni oc- stanno lavorando con il supporto del MEF, si potrà eseguire una vacupazionali e favorendo lutazione obiettiva delle una decisiva movimentareali risorse disponibili. zione del mercato del laTra i primi obiettivi I nuovi “condottieri” del voro con conseguenti riformatori c’è Paese con le loro propomaggiori opportunità per l’abolizione della ste populiste trovano proi giovani. seliti e oppositori ma non Il diritto alla pensione Riforma Fornero, deve essere sottovalutata deve essere garantito a accusata la lodevole intenzione di tutte le categorie lavoradi ostacolare favorire le categorie più tive, sostiene inoltre il il riciclo deboli. Si sta compiendo Ministro Salvini, motigenerazionale un grande sforzo sul vando che ciascuna occupiano sociale prima che pazione se svolta bene e l’occupazione economico, nella ricerca può essere usurante. giovanile dell’uguaglianza profesDa posizioni contrarie, sionale, nella riduzione Tito Boeri - Presidente per quanto possibile della dell’Inps - ha apertamente contrastato il progetto Quota 100, disomogeneità patrimoniale (come ad appoggiando la riforma Fornero per il suo esempio nella lotta ai vitalizi parlamenvalore normativo e pratico a livello pensio- tari), nel tentativo di offrire un futuro “made in Italy” per i nostri giovani e nella nistico. Non è il solo a schierarsi contro, anche continua ricerca finalizzata alla riduzione Francesco Daveri, Ordinario di Politica della tassazione in favore della circolazione Economica all’Università di Parma e do- del denaro e della ripresa economica dal cente di Macroeconomia alla Business basso. School della Bocconi sostiene che con ogni I lavori legislativi procedono e la dirigenza probabilità i costi della Quota 100 saranno politica si sta addentrando nella dissestata a carico dei giovani lavoratori, ovvero di strada del rischio e del confronto europeo, ma si tratta di una sfida che vale la pena coloro che lavoreranno in futuro. La manovra presentata ha però ancora ingaggiare, perché la posta in gioco sono i punti da chiarire: non è stato ancora stabi- giovani ed il futuro dell’Italia. lito, ad esempio, se il pacchetto previdenziale sarà associato ad un’ampia pace contributiva, cioè non solo limitata ai “buchi” di carriera lavorativa ma se sarà estesa anche a more e sanzioni per il mancato versamento di contributi. 7
ISTITUZIONI
Intervista alla Senatrice Mariassunta Matrisciano
DI LORENZO LELLI
DIRETTORE RESPONSABILE
1) Alla luce della sua esperienza nel settore del lavoro e delle risorse umane oltre che del suo attuale ruolo istituzionale, è concorde con il superamento della Riforma Fornero e nello specifico con il sistema pensionistico della Quota 100? Tra gli impegni presi che cominciamo a mettere in pratica c’è il superamento della legge Fornero che vedrà la possibilità di andare in pensione con qualche anno di anticipo già dal prossimo anno. Il superamento della riforma Fornero è stato uno dei principali punti del nostro programma elettorale confluito poi nel contratto di governo. Ora questo superamento è stato avviato con l’approvazione della nota di aggiornamento al Def. Sia il MoVimento 5 Stelle che la Lega hanno spinto, negli scorsi mesi, per una modifica della legge sulle pensioni introdotta nel 2011 dall’allora ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Il governo ha previsto uno stanziamento di 7 miliardi di euro per avviare il superamento della legge, con l’introduzione della quota 100, un meccanismo per l’accesso alla pensione 8
che si basa sulla somma tra l’età anagrafica e gli anni di contribuzione. In altre parole, il meccanismo prevede che possa andare in pensione chi si trova nella situazione per cui la somma tra la propria età anagrafica e il numero di anni di contributi versati dia, appunto, 100. La manovra approvata dal Consiglio dei ministri indica come requisiti minimi 38 anni di contribuzione e 62 di età. Secondo quanto previsto dal nostro esecutivo potranno finalmente andare in pensione circa 400 mila lavoratori ai quali faranno da contraltare altrettanti giovani che entreranno nel mondo del lavoro. In tema di pensioni, la manovra prevedrà anche altre novità. Da una parte ci sarà il taglio delle pensioni d’oro, che riguarda coloro che prendono più di 4.500 euro mensili. Non un ricalcolo contributivo, ma un vero e proprio taglio per chi ha anticipato i requisiti di età – a partire dal 2012 – ri-
ISTITUZIONI
Governi italiani - di centrodestra e centrosinistra, dal Jobs Act in giù - che in questi anni hanno contribuito ad acuire il problema, colpevoli di aver reso il lavoro tanto flessibile da non consentire più alle persone di poter vivere una vita serena e di progettare un futuro. Il tasso di natalità 2) Il sistema pensionistico della italiano - oltre che naturalmente i numeri Quota 100 necessita di notevoli duri e crudi sulla povertà, sulla disoccupafondi per sostenere l’esodo massivo zione e sull'abuso di contratti a termine - è dei nuovi pensionati. Quanto se- un indicatore preoccupante, nonché una condo lei potrà gravare sugli emolu- spia, che dovrebbe rendere evidente come il sistema Paese sia oggettivamente malato. menti dei giovani lavoratori? I salari che vengono percepiti dai giovani Con l’approvazione del Decreto Dignità è lavoratori non verranno minimamente toc- finita l'epoca del precariato senza alcun tipo di ragione. Abbiamo cati per realizzare Quota limitato la possibilità di 100. Il consiglio dei miniabusare dei contratti a stri ha già individuato le Le risorse ci sono, tempo determinato e abrisorse necessarie nel Def ci sono sempre biamo aumentato le mensenza tuttavia sforare il listate. Per la prima silità di indennizzo mite del 3% del rapporto volta, però, quando ci sono gli ingiudeficit/Pil imposto dalsti licenziamenti sul conl’Unione Europea. Le riqueste risorse tratto a tempo sorse ci sono, ci sono verranno utilizzate indeterminato. Questo sisempre state. Per la prima per realizzare gnifica restituire un po’ volta, però, queste risorse qualcosa che più di serenità ai giovani verranno utilizzate per servirà davvero ai che avranno la possibilità realizzare qualcosa che cittadini e non solo di crearsi un futuro e una servirà davvero ai cittafamiglia. Stiamo lavodini e non solo alle banalle banche o alle rando per abbassare il che o alle lobby che in lobby che in tutti costo del lavoro con intertutti questi anni ne hanno questi anni ne venti che permettano alle beneficiato con il conhanno beneficiato imprese di aumentare ansenso e l’azione dei policon il consenso cora di più la stabilità, tici. però il Decreto Dignità è e l’azione dei stato un primo passo per 3) Le notevoli limitapolitici. dire che non possiamo zioni al contratto a rinnovare i contratti a termine ad opera del tempo determinato all'inDecreto Dignità possono a suo avviso risolvere il pro- finito ai giovani, ai meno giovani senza blema del precariato giovanile? dargli un po' di serenità. L’impatto del Decreto Dignità speci- Per quanto riguarda il lavoro sommerso, ficatamente sulle PMI, da anni in bi- che purtroppo c’è sempre stato e non è mai lico per la sopravvivenza, a suo stato affrontato e combattuto da nessun avviso potrebbe acuire il rischio del precedente governo, sarà necessario potenziare i controlli per cercare di estirpare o lilavoro sommerso? L'immenso problema del precariato è stato mitare quanto più possibile questa piaga creato dalle errate politiche dei precedenti che costa a tutti noi oltre 20 miliardi di
spetto alla legge Fornero. In più, il governo ha previsto l’arrivo, a partire dal primo gennaio 2019, delle pensioni di cittadinanza. Non si può non essere d'accordo su riforme del genere, riforme che stavamo aspettando da decenni.
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ISTITUZIONI
mancato gettito. Per questo l'Ispettorato Nazionale del Lavoro sarà autorizzato ad incrementare la dotazione organica con un contingente di personale ispettivo.
partito politico o si è rivelato un potenziamento delle sfere di influenza e degli obiettivi da raggiungere?
Nonostante il risultato delle elezioni non ci abbia permesso di governare da soli, i no4) Il partito politico Movimento 5 stri valori e l'elenco delle nostre priorità Stelle è ormai l’emblema della tra- non sono cambiate. Con questa legge di bisparenza politica, grazie al continuo lancio realizziamo la metà del nostro prodialogo mediatico diretto con l’elet- gramma, a cominciare dal reddito di torato, sia in fase elettorale che go- cittadinanza. L’idea di mettere nero su vernativa. L’eccessiva esposizione bianco all’interno di un “Contratto di Gomediatica può rappresentare però verno” i punti imprescindibili e condivisi un’arma a doppio taglio. Cosa pensa di entrambi i programmi elettorali sta salal riguardo? vaguardando la tenuta del governo: da Non credo che l'eccessiva parte di tutti c'è la deteresposizione mediatica sia minazione e la voglia di di per sé un'arma a doparrivare in fondo per riQuotidianamente pio taglio nel caso in cui portare l'Italia dove deve questa esposizione sia stare. ci troviamo di fatta fornendo ai fruitori fronte ad attacchi informazioni corrette. Se 6) Concludendo, alla senza precedenti però l'esposizione medialuce della sua espeda parte di tutti tica è fatta in prevalenza rienza in prima pergli avversari da notizie distorte o pegsona con i Consulenti esterni: media, gio false allora sicuradel Lavoro romani, rimente diventa un'arma a partiti, tecnocrati. tiene che la nostra doppio taglio. Quotidiacategoria da sempre namente ci troviamo di attiva e partecipe nel fronte ad attacchi senza mondo del lavoro precedenti da parte di tutti gli avversari possa rappresentare un valido struesterni: media, partiti, tecnocrati. Il me- mento di supporto tecnico nella sua todo che usano è semplice: vogliono dipin- attività parlamentare, quale risorsa gerci agli occhi degli italiani come gente competente e utile ai lavori istituzioche non rispetta le promesse, sminuendo, nali? censurando o stravolgendo il senso di tutti La mia recente esperienza diretta nella i risultati raggiunti. Noi siamo sempre stati sede del Consiglio provinciale di Roma mi trasparenti e abbiamo cercato di aprire le ha permesso di apprezzare la vostra orgaporte delle istituzioni e dei palazzi del po- nizzazione e competenza. Sono convinta tere ai cittadini. Lo abbiamo fatto per per- che ci potranno essere per il futuro momettere loro di essere informati su tutto ciò menti di valido confronto anche per che li riguarda e continuiamo a renderli quanto riguarda l'attività parlamentare. partecipi delle decisioni che influiranno sulle loro vite partendo dal livello comunale per arrivare a quello nazionale ed europeo.
5) Il connubio politico Lega-5 Stelle ha in qualche modo alterato la scala delle priorità prefissate dal vostro 10
FISCALE
Semplificazioni in tema di detrazioni IVA DI ANTONIO GIGLIOTTI
DOTTORE COMMERCIALISTA
Il Decreto legge n. 119 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 il 23 ottobre 2018, prevede all’articolo 14 una semplificazione in tema di detrazione IVA a seguito dell’introduzione della fatturazione elettronica a partire dal 1° gennaio 2019.
Normativa vigente La normativa fino ad ora vigente di cui all’articolo 1, comma 1, del D.P.R. n. 100/98 prevede che, entro il giorno 16 di ciascun mese, il contribuente determina la
differenza tra l’ammontare complessivo dell’imposta sul valore aggiunto esigibile nel mese precedente e quello dell’imposta per i quali il diritto alla detrazione viene esercitato nello stesso mese ai sensi dell’articolo 19 del D.P.R. n.633/72. Il diritto alla detrazione è disciplinato dal summenzionato articolo 19, del D.P.R. n. 633/72, il quale stabilisce che, l’ammontare dell’imposta relativa alle operazioni effettuate è detraibile l’imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebi11
FISCALE
tata a titolo di rivalsa in relazione ai beni rio/committente può computare l’IVA aded ai servizi importati o acquistati nel- debitatagli in fattura, nella liquidazione l’esercizio dell’impresa, arte o professione. del periodo in cui l’operazione si considera Il diritto alla detrazione, come è noto, effettuata e, conseguentemente l’imposta è sorge nel momento in cui l’imposta diviene divenuta esigibile. esigibile e può essere esercitato al più tardi Preme precisare che, tale disposizione non entro il termine di presentazione della di- si applica alle operazioni effettuate nelchiarazione annuale IVA relativa all’anno l’anno precedente. Secondo quanto rappresentato dalla relain cui il diritto è sorto. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate, con la zione illustrativa, tenendo conto dei tempi Circolare n. 1/E del 17 gennaio 2018, ri- di emissione della fattura, il requisito del possesso della fattura pochiamando le norme eutrebbe arrecare al cessioropee in materia di IVA, nario/committente un ha specificato che, ai terIn sostanza, pregiudizio derivante mini temporali in tema di con tale modifica, dalla circostanza che la detrazione IVA, si agil cessionario / fattura possa essergli regiunge un ulteriore requicommittente può capitata oltre il periodo in sito per la detrazione computare l’IVA cui l’imposta diventa esicostituito dal possesso da addebitatagli gibile, con il conseguente parte del cliente della fatrinvio della detrazione. tura di acquisto. in fattura, nella Per ovviare a ciò, il Deliquidazione creto Legge n. 119/2018 Le novità del periodo in prevede che, si possa Alla luce dell’entrata in cui l’operazione computare l’IVA addebivigore della fatturazione si considera tata in fattura del periodo elettronica, ossia a parin cui è stata effettuata tire dal 1° gennaio 2019, effettuata e, per effetto delle compliconseguentemente l’operazione, a condizione che, la fattura sia cazioni che possono deril’imposta recapitata e, quindi, debivare dall’avvio del è divenuta tamente registrata entro i summenzionato obbligo, esigibile. termini di liquidazione, tenuto conto dei termini ossia il giorno 16 del concessi per l’emissione mese successivo. della fattura, la norma Nella Relazione Illustracome accennato in premessa prevede una modifica al regola- tiva al Decreto viene, inoltre, precisato che, la facoltà di detrarre l’imposta sul valore mento di cui al D.P.R. n. 100/98. Nello specifico, con un mutamento all’ar- aggiunto non è ammessa con riferimento ticolo 1, comma 1, del D.P.R. n. 100/98, alle operazioni effettuate in un anno di imviene previsto che “entro il medesimo ter- posta le cui fatture di acquisto siano ricemine di cui al periodo precedente può es- vute nell’anno successivo. In tal caso, sere esercitato il diritto alla detrazione l’IVA dovrà essere portata in detrazione dell’imposta relativa ai documenti di ac- nell’anno in cui si riceve il documento. quisto o ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente”. In sostanza, con tale modifica, il cessiona12
LAVORO
Le causali impossibili nei contratti a termine DI EUFRANIO MASSI
ESPERTO IN DIRITTO DEL LAVORO
L’elemento che, più di ogni altro, nel “Decreto Dignità” rappresenta una “cesura” con la normativa precedente riguarda l’introduzione delle condizioni: non si tratta di una cosa nuova nel nostro ordinamento (le causali ci sono state fino al 2014, pur foriere di un notevole contenzioso), ma quello che preoccupa è che si tratta di causali difficili da apporre, se si eccettuano le ragioni sostitutive. Il Legislatore non ha, in alcun modo, delegato la contrattazione collettiva ad individuarne di ulteriori (magari più congeniali al settore di riferimento), sicchè, da più parti si è giunti alla conclusione che il contratto a tempo determinato durerà, al massimo (fatte salve le sostituzioni) per dodici mesi, avendo, co-
munque, ben presente che occorrerà introdurre una condizione legale anche in caso di rinnovo del contratto all’interno della soglia temporale appena evidenziata. Prima di entrare nel merito della riflessione, mi preme sottolineare un dato di fatto, frutto dell’effetto combinato delle nuove norme inserite nel D.L. n. 87/2018 e della sentenza della Corte Costituzionale (al momento, soltanto preannunciata con il comunicato del 26 settembre u.s.) con il quale la Consulta preannuncia la dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 3, comma 1, del D.L.vo n. 23/2015, laddove determina l’indennità risarcitoria per i licenziamenti illegittimi dei lavoratori assunti con le “tutele crescenti”,
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LAVORO
esclusivamente legata all’anzianità aziendale: la “certezza” in ordine ai costi di un recesso susseguente ad una trasformazione di un rapporto a termine “acausale” in uno a tempo indeterminato, magari incoraggiato dalle agevolazioni contributive degli ultimi anni, non c’è più, essendo, ora, il datore di lavoro sottoposto alla erogazione di una indennità (in caso di licenziamento illegittimo) che il giudice determinerà sulla base dei criteri individuati dall’art. 18, comma 5, della legge n. 300/1970. Questo elemento potrebbe anche avere effetti negativi su una trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto al termine dei dodici mesi “acausali”, prima che con le proroghe si superi la soglia che impone l’inserimento delle condizioni. Ma, andiamo con ordine, tornando all’oggetto di questa riflessione che è rappresentato dalle novità introdotte con le causali legali. Il nuovo comma 1 dell’art. 19 del D.L.vo n. 81/2015, stabilisce che l’apposizione di un termine al contratto di lavoro subordinato è consentita, senza l’obbligo della introduzione di alcuna causale, soltanto per un periodo di durata non superiore a dodici mesi. Un termine di durata maggiore è, ovviamente, possibile, rispettando il limite massimo di ventiquattro mesi e con l’apposizione di una delle seguenti condizioni:
a) Esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’attività, ovvero per esigenze sostitutive di altri lavoratori; b) Esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria. Con un chiarimento apparso “in extremis” nella versione finale del Decreto Legge, poi pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e confermata nella legge n. 96, è stata risolta, con buon senso, la questione dei rapporti stagionali che rischiava di bloccare le “campagne stagionali” in corso. Afferma, infatti, il comma 01 del nuovo art. 21 del D.L.vo n. 81/2015 che i contratti stagionali possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle ragioni giustificatrici.
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Quanto appena detto merita alcune riflessioni La prima riguarda la durata: il contratto a termine, fatte salve le diverse determinazioni della contrattazione collettiva (il comma 2, su questo punto, non è stato toccato come non è stata toccata la possibilità di stipulare alla scadenza del termine massimo un ulteriore contratto presso l’Ispettorato territoriale del Lavoro), può durare fino a ventiquattro mesi ma l’assenza della causale riguarda, unicamente, il primo contratto a tempo determinato (fino a dodici mesi, magari raggiungibili con una proroga): una durata maggiore necessita di condizioni, come necessita di causale il rinnovo di un contratto a termine stipulato nell’arco temporale dei dodici mesi (perché si tratta di un secondo contratto). Quindi, tanto per fissare alcuni concetti: il termine si è ridotto a ventiquattro mesi ma le possibilità di deroga alla durata massima restano, seppur “mediate” da alcune specifiche procedure. La seconda riguarda le causali per le quali la norma, a differenza di altri istituti come la durata massima, non fornisce alcuna delega alla contrattazione collettiva. L’introduzione di tali condizioni, riappare dopo la cancellazione di quelle (per la verità, abbastanza ampie) tecnico, produttive, organizzative e sostitutive previste dal D.L.vo n. 368/2001 le quali, anche (ma non solo) per la loro genericità, erano state “portatrici” di un forte contenzioso giudiziale. Il D.L. n. 87/2018 ripensa le causali e le “rimette in campo”, riprendendo alcune condizioni già presenti nella legge n. 230/1962, con una fraseologia che richiama indirizzi giurisprudenziali espressi sotto la vigenza di quella norma, quasi che le disposizioni fossero scritte in vista di un contenzioso, piuttosto che le esigenze aziendali. La carenza di spazi riservata alla contrattazione collettiva (sottolineata dalla circolare n.17/2018), a differenza della impostazione opposta che si ricava dalla lettura del D.L.vo n. 81/2015, fa sì che l’unica possibilità di intervenire sul dettato normativo, sia riservata alla contrattazione territoriale od aziendale
LAVORO
riservata alle organizzazioni comparativa- tiva e ad esigenze “di sostituzione” (così parla mente più rappresentative sul piano nazio- un emendamento passato con la legge n. 96, nale, a condizione che l’accordo, efficace nei che ha sostituito la parola originaria “sostituconfronti di tutti i lavoratori sia sottoscritto tive”) di altri lavoratori come nel caso delle sulla base di un criterio maggioritario e nel sostituzioni per maternità, malattia, inforturispetto delle norme legali e degli accordi in- nio, ferie, distacco od aspettativa. Esse, non terconfederali vigenti, secondo la previsione consentono di oltrepassare la soglia dei vencontenuta nell’art. 8 del D.L. n. 138/2011 tiquattro mesi, pena la trasformazione a convertito, con modificazioni, nella legge n. tempo indeterminato del rapporto, anche in 148. che prevede una serie di ipotesi sulle sommatoria con precedenti contratti, pur avquali può esercitarsi il potere derogatorio: tra venuti in somministrazione, riferibili a manquesti (comma 2, lettera c) c’è il contratto a sioni espletate nel livello della stessa termine. Si tratta di una scelta irta di diffi- categoria legale di inquadramento. E qui, a coltà, atteso che da parte sindacale sussiste mio avviso, resta sempre valido l’accorgimento di inserire nel conuna ritrosia a firmare actratto a termine, oltre alla cordi in deroga alla legge o specifica causale anche il al contratto collettivo. La prima riguarda riferimento al fatto che il Ciò sarà possibile a due la durata: rapporto cessa al traguardo condizioni che possono dei ventiquattro mesi ragcosì sintetizzarsi: il contratto giungibili, si ripete, anche a termine, in sommatoria. a) Presenza di un “obietcollettiva può Si pone, a questo punto, tivo di scopo”: essi sono indurare fino una questione relativa alle dividuati al comma 1 nella a ventiquattro sostituzioni per ferie che, maggiore occupazione, senz’altro, rientrano nella nella emersione del lavoro mesi casistica: il datore di lavoro irregolare, negli incrementi che nella propria organizdi competitività e di salazazione dovrà utilizzare un rio, negli investimenti e lavoratore per un certo periodo in sostitunell’avvio di nuove attività; b) Rispetto della Costituzione e dei vincoli zione di più lavoratori in possesso della stessa derivanti dalle normative comunitarie e dalle qualifica (si pensi, ad esempio, alla grande diconvenzioni internazionali: ciò significa che stribuzione nel periodo giugno-settembre) l’eventuale accordo, derogatorio della legge, dovrà riportare i nominativi dei sostituti, opdovrà rispettare, “in primis”, la Direttiva Co- pure potrà parlare di “tout court” di esigenze munitaria 1999/70CE sui contratti a tempo sostitutive di altri lavoratori? determinato: questo, come ben evidenziato A mio avviso, si potranno anche omettere i da parte della dottrina, potrebbe portare, ad nomi dei sostituti ma, nella lettera di assunesempio, all’abolizione delle condizioni o ad zione (qualora si tratti di un rinnovo o di una identificare una utilizzazione senza causale proroga oltre la soglia dei dodici mesi) sarà per un periodo superiore ai 12 mesi, giustifi- necessario esplicitare, in modo esaustivo, la cato, magari, nell’ottica “dell’obiettivo di causale ed una serie di elementi di riferimento. scopo” della maggiore occupazione. Nulla cambia, rispetto al passato, circa la possibilità di sostituzione “a cascata” del laLe ragioni sostitutive Chiusa questa breve parentesi, torno al- voratore o della lavoratrice interessata, con l’esame della prima causale che fa riferi- “promozione temporanea” ex art. 2103 c.c. di mento a situazioni temporanee ed oggettive un dipendente al livello superiore (di cui è tila cui natura sia estranea all’attività produt- tolare il soggetto sostituito) e con l’adibizione 15
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chia” che non incidono sulla realtà aziendale del sostituto alle mansioni inferiori. La circolare n. 17/2018 si sofferma anche su e, in ogni caso, parlare “tout court” di estraun contratto “acausale”, perché stipulato nei neità all’attività ordinaria, appare, di per se primi dodici mesi ma che, per la motivazione stesso, un concetto che poco si attaglia alle sottesa (ad esempio, sostituzione di una la- esigenze del datore di lavoro che, se ricorre a voratrice in maternità nelle aziende con un nuove assunzioni a tempo determinato, lo fa organico inferiore alle venti unità), possa perché lo richiedono le esigenze d’impresa. fruire di benefici legali (riduzione del 50% dei L’altra causale fa riferimento a “esigenze concontributi a carico del datore di lavoro per un nesse ad incrementi temporanei, significativi massimo di dodici mesi): ebbene, il Ministero e non programmabili dell’attività ordinaria”. del Lavoro chiede che la “causale” sia esplici- I tre requisiti, non presentando il testo alcuna tata (cosa che, peraltro, la stragrande mag- congiunzione disgiuntiva, sembrano dover gioranza dei datori di lavoro fa sussistere congiuntamente. normalmente), dimenticando che è, tuttora, Se così fosse, la frase potrebbe essere foriera vigente il messaggio n. 4152 del 17 aprile di contenziosi che attengono non soltanto alla temporaneità del con2014 dell’ l’INPS con il tratto ma al fatto che l’inquale fu chiarito che il beLa seconda cremento dell’attività neficio si poteva ottenere, senza l’esplicitazione della riguarda le causali debba essere “significativo”: ovviamente, in caso condizione, anche valorizper le quali di lite, il parametro del giuzando l’elemento “qualifica la norma, dice potrebbe essere di3” dell’UNIEMENS, con il non fornisce verso da quello del datore previsto codice A. alcuna delega di lavoro (che fino a prova alla contrattazione contraria, organizza il laLa causale “esigenze voro all’interno della protemporanee ed oggetcollettiva. pria struttura): quale è la tive estranee all’attività percentuale della significaordinaria” e quella tività? E, poi, come andrà connessa ad “incrementi temporanei, significativi e non valutato il riferimento agli “incrementi temprogrammabili dell’attività ordinaria” poranei dell’attività ordinaria non programSempre restando all’interno della prima cau- mabili”? Come verrà valutata, ad esempio, sale il D.L. n. 87/2018 parla di esigenze tem- l’acquisizione di una commessa per la quale poranee estranee all’attività ordinaria si è trattato per lungo tempo o come verrà vadell’impresa: qui la questione, se si resta al lutato l’incremento, sempre, di una compuro dettato letterale, sembra farsi più com- messa ove, in corso d’opera, il cliente chiede plicata, in quanto sembrerebbe che, supe- un maggior ordinativo? O come sarà valutata rando la soglia dei dodici mesi, il contratto nel settore commerciale l’assunzione di una possa, stipularsi soltanto per situazioni “stra- addetta alle vendite che ha già alle spalle, più ordinarie”, come ad esempio, la gestione di di dodici mesi di rapporto a termine con lo un progetto finalizzato o lo sviluppo di una stesso datore, o che, si trova con un secondo nuova linea produttiva. Ovviamente, sarà contratto a tempo determinato “rinnovato”, sempre possibile ricorrere a tale causale in per far fronte alle maggiori vendite dei “saldi” presenza di eventi meteorologici di una certa (il periodo rientra nella ordinaria attività gravità ove, ad esempio, sarà necessario spa- d’impresa in quanto le date si conoscono lare la neve o a fatti (allagamenti, incendi, dall’inizio dell’anno)? Come va considerato il ecc.) che hanno, fortemente, inciso sulle periodo natalizio ove la temporaneità e la significatività nelle aziende commerciali sussistrutture e sui beni aziendali. Come si vede, si tratta di interventi di “nic- ste mentre manca il requisito della “non 16
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programmabilità”, in quanto tali festività sono ricorrenti tutti gli anni? Una delle ipotesi nella quale potrebbe essere richiamata quest’ultima condizione è quella di un’impresa che, per ristrutturazione, deve “svuotare” il magazzino di merce e ciò potrebbe portare ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili, “a priori” dell’attività ordinaria (perché la necessità della ristrutturazione si è appalesata senza un congruo anticipo). Una soluzione ai problemi evidenziati riferiti alla seconda condizione potrebbe passare attraverso la “stagionalità” qualora le attività considerate rientrassero in quelle indicate dal DPR n. 1525/1963 o dalla contrattazione collettiva, anche aziendale, che, in tal caso, al di là delle attività finora considerate, potrebbe aprire un notevole spazio di flessibilità.
I mancati chiarimenti del Ministero del Lavoro ed alcune casistiche particolari Ma, la circolare del Ministero del Lavoro n. 17/2018 ha fornito qualche indicazione circa il contenuto delle causali? La risposta è assolutamente negativa in quanto la Direzione Generale dei Rapporti di Lavoro e delle Relazioni Industriali si è limitata, pedissequamente, a ripetere il dettato normativo, senza aggiungere alcunché (ma, allora, a che servono i chiarimenti amministrativi?). Sono ben conscio della portata limitata di tale atto amministrativo che ha efficacia soltanto nei confronti del personale dipendente e che, in alcun modo, vincola i giudici come, a più riprese, ci ha ricordato la Corte di Cassazione, ma ci sarebbe aspettato qualcosa di più anche a livello di indirizzo chiarificatore nei confronti di chi (soggetto privato) si trova ad operare all’interno di un percorso normativo irto di difficoltà. Una prima domanda che potrebbe porsi riguarda il caso di un contratto a termine ove il datore, pur non essendovi tenuto, appone una condizione (ad esempio, esigenze sostitutive di un lavoratore in malattia): al rientro dello stesso, sempre restando all’interno dei dodici mesi, può prorogare lo stesso con-
tratto senza l’apposizione della causale? A mio avviso la risposta è positiva, in quanto afferma la disposizione che nelle proroghe, l’apposizione della condizione è obbligatorio soltanto se si supera la soglia dei dodici mesi. Ovviamente, se si supera tale limite, il contratto può essere prorogato (complessivamente fino a quattro volte nell’arco temporale di ventiquattro mesi), ma sarà indispensabile apporre una condizione che potrà anche essere diversa da quella, eventualmente, messa in precedenza. Detto questo, passo ora ad esaminare le conseguenze che possono verificarsi nel caso in cui la condizione manchi, pur in presenza di un obbligo legale di apposizione. Se la causale verrà meno perché, ad esempio, il giudice non la riterrà sussistente anche per carenza di correlazioni specifiche, il risultato sarà uno soltanto: la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato che rappresenta, non dimentichiamolo, la forma comune del rapporto di lavoro subordinato. A tal proposito, il comma 1-bis dell’art. 1, del D.L. n. 87/2018, inserito in sede di conversione afferma che nel caso in cui venga stipulato un contratto di durata superiore ai dodici mesi senza l’inserimento di alcuna causale, lo stesso si trasforma a tempo indeterminato dalla data di superamento del termine di dodici mesi: nella sostanza, si tratta di una conversione automatica che non necessita di particolari “passaggi”. Ovviamente, in presenza di una tale situazione che dovesse essere conosciuta “in corso di contratto”, non sussistendo la possibilità di una utilizzazione a tempo indeterminato del rapporto, sembrerebbe conveniente per un datore, risolvere il rapporto prima dei dodici mesi (pagando, in caso di richiesta del lavoratore, la “penale” degli importi delle mensilità mancanti fino alla scadenza), piuttosto che la trasformazione automatica con tutte le conseguenze correlate. Il superamento della soglia dei dodici mesi “senza causale” potrebbe, in qualche caso, avere la necessità di coordinarsi con il dettato dell’art. 22 (che non è cambiato): “fermi re17
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stando i limiti di durata massima dell’art. 19, se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato (ad esempio, dodici mesi), il datore di lavoro è tenuto a corrispondere una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione pari al 20% fino al decimo giorno successivo e al 40% per ciascun giorno ulteriore. Qualora il rapporto continui oltre il trentesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi, ovvero oltre il cinquantesimo giorno negli altri casi, il contratto si trasforma a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini”. A mio avviso, questa disposizione è “speciale” rispetto alla norma generale del comma 1-.bis dell’art. 19, in quanto lo “sforamento” del termine (nell’esempio si è parlato di dodici mesi) non abbisogna della apposizione di alcuna causale ed è lo stesso Legislatore a stabilire la trasformazione a tempo indeterminato a partire dal superamento, a seconda dei casi, dei trenta o dei cinquanta giorni. Sul punto la circolare ministeriale n. 17/2018 tace, non ponendosi minimamente la questione. Da quanto appena detto si possono, sommariamente, trarre alcune indicazioni relative agli errori da evitare ed al comportamento da tenere in caso di contenzioso: a) La condizione da apporre al contratto a termine non deve, assolutamente, ripetere
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quanto già previsto dalla norma ma deve essere una esplicitazione della stessa, atteso che la mancanza di quest’ultima fa si che la stessa sia considerata generica e, quindi, inesistente. La causale, come affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 1522 del 27 gennaio 2016, deve indicare le circostanze precise si da rendere evidente il legame tra la durata e le esigenze temporanee che giustificano l’impiego del lavoratore; b) La causale, una volta apposta, non può essere modificata (Cass., 23 novembre 2016, n. 23864); c) La causale, seppur legittima (ed il discorso vale anche per la somministrazione a termine), va raccordata con le mansioni effettivamente svolte dall’interessato, come ricorda la Cassazione con le sentenza n. 5372 del 7 marzo 2018; d) Il rispetto formale della causale, non esonera, il datore di lavoro, in caso di contenzioso giudiziale, dal dover dimostrare la sussistenza delle ragioni che hanno determinato l’assunzione temporanea del lavoratore (Cass., n. 208 del 15 gennaio 2015); e) L’introduzione della causale postula, come detto, una specifica e puntuale indicazione della esigenza oggettiva prospettata: tutto questo anche in un’ottica di correlazione con le mansioni per il quale il lavoratore è stato effettivamente assunto in modo da verificare che lo stesso sia effettivamente
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luzione risarcitoria finalizzata ad evitare l’intervento della Magistratura. A tal proposito ricordo anche il contenuto del comma 2 dell’art. 28: In caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato il giudice condanna il datore al risarcimento del danno, stabilendo una indennità onnicomprensiva in una misura compresa tra un minimo, rappresentato da 2,5 mensilità ad un massimo di 12, calcolate sull’ultima retribuI nuovi termini per l’impugnazione zione di riferimento per il calcolo del TFR. del licenziamento e la previsione L’importo viene determinato alla luce dei cridell’art. 28 Con le nuove disposizioni, prevedibilmente, teri stabiliti dall’art. 8 della legge n. 604/1966 aumenterà il contenzioso che, è bene ricor- (anzianità aziendale, contesto economico, numero dei dipendenti, comdarlo, non è soltanto giudiportamento avuto dalle ziale: il D.L. n. 87/2018 parti, ecc.). L’indennità (art. 1, comma 1, lettera c) Il superamento “copre” per intero il pregiuha introdotto, altresì, un della soglia dizio subito, ivi comprese le ulteriore modifica di naconseguenze retributive e tura processualistica che va dei dodici mesi contributive concernenti il ad inserirsi nel comma 1 “senza causale” periodo compreso tra la dell’art. 28: l’impugnapotrebbe, avere scadenza del termine e la zione del contratto a tempo la necessità di pronuncia giudiziale con la determinato deve avvenire, coordinarsi con il quale è stata ordinata la ripena la decadenza, entro costituzione del rapporto di centottanta giorni (prima dettato dell’art. 2 lavoro. Tale indennità viene erano centoventi) dalla sua ridotta alla metà se ci si comunicazione in forma trova in presenza (comma scritta o dalla comunicazione, sempre in forma scritta, dei motivi, ove 3) di contratti collettivi che prevedano l’assunnon contestuale: essa può avvenire, con qual- zione a tempo indeterminato di lavoratori già siasi atto, anche di natura extragiudiziale, occupati con contratto a termine nell’ambito idoneo a rendere nota la volontà del lavora- di specifiche graduatorie. tore al datore di lavoro anche attraverso l’in- Per completezza di informazione, parlando tervento di una organizzazione sindacale: della nullità del contratto a termine che porta ovviamente, l’impugnazione è inefficace se alla conversione del rapporto, mi sembra coenon segue, con le modalità previste dal se- rente richiamare anche i divieti previsti dalcondo comma dell’art. 6 della legge n. l’art. 20 del D.L.vo n. 81/2015 che, se violati, 604/1966, il deposito del ricorso presso la comportano la costituzione del rapporto a cancelleria del Tribunale in funzione di giu- tempo indeterminato sin dall’inizio. Essi sono: dice del lavoro. Ovviamente, l’allungamento dei termini per a) La sostituzione di lavoratori in sciopero. proporre il ricorso giudiziale dovrebbe con- La ragione appare evidente: si tratta di evisentire, in un ottica di prevedibile aumento tare, attraverso l’uso di tale tipologia contratdelle liti legate, soprattutto, all’accertamento tuale, una forma di contrasto all’esercizio del della veridicità delle causali, situazioni con- diritto costituzionale, attraverso forme di ciliative pregiudiziali tra lavoratore (magari crumiraggio esterno. E’ appena il caso di riassistito da un legale) e l’azienda, con un si- cordare come tale divieto sussista anche per curo aumento dei costi indiretti legati alla so- altri contratti come quello intermittente o
adibito ai compiti che si deducono dalle esigenze aziendali. Tale principio si evince dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 22188 del 12 settembre 2018 emanata con riferimento alle condizioni previste dal D.L.vo n. 368/2001 ma che acquista una propria rilevanza anche alla luce delle causali reintrodotte con il D.L. n. 87/2018;
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dura di mobilità. L’art. 24 della legge n. quello di somministrazione; b) Il divieto di assunzione in sostituzione di 223/1991 stabilisce che le disposizioni in malavoratori licenziati al termine delle proce- teria di riduzione di personale previste dagli dure collettive di riduzione di personale, pre- articoli 4 e 5 si applicano alle imprese con più viste dagli articoli 4 e 24 della legge n. di quindici dipendenti le quali, in conse223/1991. Fatta salva l’eventualità di un ter- guenza di una riduzione od una trasformamine diverso previsto da accordi sindacali, zione dell’attività intendano effettuare, esso ha una durata limitata nel tempo e nelle nell’arco di centoventi giorni, almeno cinque mansioni, nel senso che l’arco temporale di licenziamenti comunque riconducibili alla riferimento è di sei mesi dall’ultimo licenzia- medesima trasformazione o riduzione. Il rimento ed, inoltre, il nuovo contratto a tempo ferimento ai cinque recessi riguarda, ovviadeterminato non deve riguardare soggetti mente, il momento di apertura della che svolgevano la medesima mansione di procedura, potendo la stessa concludersi con quelli oggetto di recesso. Fuori da questa ipo- un numero inferiore di risoluzione dei raptesi rimangono i contratti a contenuto sosti- porti (il Ministero del Lavoro, ha ritenuto, da un punto di vista teorico, tutivo, quelli concernenti i come collettivo anche un lavoratori in mobilità, stisingolo licenziamento, pulati ex art. 8, comma 2, purchè avvenuto al terdella legge n. 223/1991, e Il termine di sei mine di una procedura che quelli che hanno una dumesi non vale ne prevedeva almeno cinrata iniziale non superiore se l’impresa que nella fase iniziale). E’ a tre mesi. La disposizione ricorre a lavoratori del tutto ovvio che, pur in merita alcune riflessioni. iscritti nelle liste mancanza di richiamo speQui, per le imprese interesdi mobilità cifico, la disposizione si apsate, c’è una perfetta assiplichi anche alle imprese milazione con quanto, sottodimensionate alle seaffermava l’art. 8, comma dici unità, atteso che, il di1, della legge n. 223/1991 (ora abrogato) e, prima ancora l’art. 15, ritto di precedenza (di sei mesi) previsto, in comma 6, della legge n. 264/1949, dopo le via generale, dal nuovo art. 15, comma 6, modifiche apportate dal D.L.vo n. 297/2002: della legge n. 264/1949, trova applicazione il diritto di precedenza alla riassunzione, va- anche nei confronti di tali datori di lavoro che levole anche con la tipologia del contratto a debbono, necessariamente, ricorrere a licentermine, dura sei mesi ed il rispetto dello ziamenti plurimi per giustificato motivo ogstesso viene richiesta dall’INPS (ovviamente, gettivo. Il termine di sei mesi non vale se insieme ad altri requisiti) qualora si inten- l’impresa ricorre a lavoratori iscritti nelle liste dano richiedere agevolazioni per altre assun- di mobilità (che, ormai, peraltro, è quasi zioni (art. 31 del D.L.vo n. 150/2015). esaurita): in questo caso, potrebbe essere L’esercizio di tale diritto, differenza di quello soddisfatto il diritto di precedenza anche di previsto per i lavoratori con contratto a ter- un lavoratore licenziato dalla stessa impresa. mine di durata superiore a sei mesi (com- L’ultima eccezione contemplata fa riferiprensivi delle proroghe e dei rinnovi) o dei mento al fatto che il contratto a termine contratti stagionali, non necessita di un com- abbia una durata iniziale non superiore a tre portamento attivo del lavoratore finalizzato mesi: ovviamente, ricorrendone le condialla esternazione della propria volontà fina- zioni, lo stesso potrebbe arrivare fino a due lizzata a “godere” del beneficio, ma è legata, anni, utilizzando anche l’istituto delle quattro esclusivamente, al decorso temporale. C’è, proroghe nell’arco dei ventiquattro mesi; poi, il discorso che riguarda le unità produt- c) Il divieto di assunzione presso unità protive delle imprese ove è applicabile la proce- duttive interessate da cassa integrazione gua20
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dagni o da contratti di solidarietà difensiva che riguardi lavoratori adibiti a mansioni cui si riferisce il contratto a temine. La norma non fa alcuna distinzione tra intervento ordinario o straordinario e, senz’altro, fa salve le eventuali assunzioni a tempo determinato che riguardino lavoratori con mansioni del tutto diverse. E’ opportuno sottolineare come tale previsione non preveda alcuna forma di attenuazione o di disciplina diversa come avviene allorquando il Legislatore apre la possibilità a soluzioni diverse, offrendo tale possibilità alla pattuizione collettiva, anche aziendale, fatta salva l’ipotesi nella quale sia operante il contratto di solidarietà difensiva ex art. 21 del D.L.vo n. 148/2015; d) Le imprese che non hanno effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell’art. 4 del D.L.vo n. 81/2008, e successive modificazioni ed integrazioni. La disposizione, è contenuta anche nella previsione di altre tipologie come il “job on call” e la somministrazione: essa risponde alla necessità, particolarmente più necessaria in tutte quelle forme che prevedono lavoro flessibile, del rispetto delle norme di sicurezza, cosa che comporta per il datore di lavoro che assume a tempo determinato una adeguata formazione ed informazione alfine di prevenire i rischi specifici connessi all’esecuzione del lavoro. C’è da ricordare, tuttavia, che per effetto delle novità introdotte in tema di DVR dall’art. 13 della legge n. 161/2014, che ha modificato l’art. 28 del D.L.vo n. 81/2008, ci potrebbe essere qualche difficoltà maggiore per le imprese di nuova costituzione che intendessero assumere con contratto a tempo determinato (le nuove attività sono espressamente favorite sia nella previsione dell’art. 23, comma 2, lettera a del D.L.vo n. 81/2015, che in molte determinazioni individuate dai CCNL). Infatti mentre prima la valutazione dei rischi andava effettuata prima dell’inizio dell’attività ma la documentazione poteva essere redatta nei 90 giorni successivi, ora, tutto (valutazione e documentazione) va fatto prima.
presenza di situazioni come quelle evidenziate nell’art. 20, fa sì che, in caso di controllo, sia lo stesso ispettore del lavoro a stabilire che il rapporto di lavoro è a tempo indeterminato sin dall’inizio, pur in presenza di una condizione apposta al contratto che, in via teorica, possa farlo ritenere legittimo. Ovviamente, l’intervento dell’organo di vigilanza, finalizzato alla riconduzione a tempo indeterminato del contratto (che, non dimentichiamolo, è la forma comune del rapporto) può avvenire anche in altri casi come nel contratto a termine stipulato oralmente e non in forma scritta (ad eccezione di quello fino a dodici giorni lavorativi) o anche allorquando viene superata, senza causale, la soglia dei dodici mesi ove il rapporto, ex lege, si considera a tempo indeterminato a partire dalla data dello sforamento della durata massima ove è possibile non mettere la condizione. Parimenti, ritengo, invece, che l’ispettore non possa discettare sulla genuinità della causale, con la conseguente conversione del rapporto: tale compito, come recita l’art. 28, comma 2, è riservato al giudice che, in caso di nullità richiesta dal lavoratore, converte il contratto dal giorno della pronuncia della sentenza, condannando il datore anche al pagamento di una indennità risarcitoria per il periodo intercorrente tra la cessazione del contratto a termine e la pronuncia della sentenza. Da ultimo, mi pare opportuno sottolineare come il superamento della percentuale legale o di quella prevista dalla contrattazione collettiva relativa al numero dei contratti a termine, non abiliti il lavoratore a termine a chiedere la conversione del rapporto a tempo indeterminato in quanto ciò è escluso dall’art. 23, comma 4: si tratta di una norma che, a differenza di quanto previsto per il lavoratore in somministrazione (artt. 31 e 38), non offre alcuna tutela (la sanzione irrogata dall’Ispettorato, calcolata in percentuale sulle retribuzioni corrisposte, viene “incassata” dall’Erario), mentre per quest’ultimo c’è la possibilità di chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro in capo all’utilizzatore.
Il divieto di stipulare contratti a termine in Bologna, 7 ottobre 2018 21
QUESITI
Quesiti del mese A CURA DEL CENTRO STUDI
DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA
Buongiorno ho come cliente un'impresa familiare (gelateria), il titolare ci lavora paga i contributi fissi AF e dichiara il 51% del reddito, inoltre ci lavora anche il fratello che non paga contributi ed a fine anno dichiara come reddito il 49%, è corretto per il fratello non avere ne un contratto subordinato e ne pagare i contributi AF? In caso di controllo mentre lavora rischia qualcosa?
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Si suggerisce la lettura della circolare INPS 80/1993.
La Ditta applica il ccnl Autorimesse e noleggio automezzi. Fra le attività svolge un servizio predeterminato nel tempo coincidente con l'apertura e la chiusura delle scuole. Può detto servizio essere considerato attività stagionale al fine di assunzioni con contratto a termine? La mansione dei lavoratori è Accompagnatrice ed assistente bambini su scuolabus.
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L'art. 29 del CCNL Autorimesse (cosi come confermato nell'accordo del 26 luglio 2016) individua le caratteristiche di attività che sono considerate stagionali, definendo il periodo nel quale possono essere svolte e la durata minima del contratto individuale.
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QUESITI
Sto acquisendo un ristorante nel centro di Roma che svolge l'attività all'aperto con chiusura stagionale da novembre a marzo, di fatto superiore ai 70 gg annui. L'azienda non è mai stata dichiarata stagionale, tuttavia secondo la normativa vigente potrebbe essere inquadrata come attività stagionale e beneficiare delle deroghe alle norme sul tempo determinato?
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Si, se la contrattazione collettiva ha definito come attività stagionali le attività comunque svolte.
Un soggetto che ha aperto la partita IVA e richiesto l'anticipo NASPI, trova lavoro subto prima della fine del periodo di fruizione della NASPI. La circolare INPS afferma che in questo caso il soggetto è tenuto a restituire per intero l'importo dell'anticipazione,ma se il soggetto ha effettivamente svolto attività di lavoro autonomo può restituire solo la differenza?
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La restituzione della NASPI anticipata oltre che nella circolare INPS è prevista dall'art. 4 del DM del Ministro del Lavoro de 29 marzo 2013.
Buongiorno volevo chiedere: Il D.Lgs. 81/2015 prevede la possibilità di stipulare un contratto di apprendistato professionalizzante con lavoratori di qualsiasi età beneficiari di indennità di mobilità, Naspi, ecc. Il dubbio è se una azienda puo' usufruirne qualora si tratti di un ex dipendente, assunto in passato con contratto a termine nel frattempo scaduto, ed ora beneficiario di Naspi.
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Non c'è alcun divieto legale, purché sussistano i requisiti oggettivi e soggettivi per un apprendistato che preveda una qualificazione o riqualificazione professionale. Sul punto è utile far riferimento all'Interpello 08/2007 e alla Circolare del Ministero del Lavoro 5/2013 che, anche se riferite al precedente quadro normativo (D.Lgs. 167/2011), per analogia, sono da ritenersi ancora valide. L’assunzione con contratto di apprendistato (per soggetto titolare di naspi) di lavoratori con cui sono intercorsi precedenti rapporti di lavoro (a termine) è teoricamente sostenibile se il percorso formativo relativo al contratto di apprendistato conterrà un percorso di qualificazione/riqualificazione professionale aggiuntivo, rispetto alle mansioni svolte nel corso del precedente contratto a termine.
Sgravio previsto dalla L.92/2012 art. 2,c. 10bis. La circ. INPS 175/2013 specifica che la misura è applicabile anche ai destinatari della NASPI e non solo a coloro in godimento. I lavoratori hanno tutti i requisiti per la concessione della Naspi ma l'Istituto rigetta le domande perchè la riassunzione è nel periodo di carenza. L'imprenditore viene escluso dal beneficio è corretto l'operato INPS?
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Interpretando quanto richiesto, si presuppone che l'assunzione sia stata effettuata o prima che l'Inps si sia pronunciata sulla concessione della Naspi oppure immediatamente dopo il licenziamento (nei primi 8 giorni dopo la cessazione) quindi quando formalmente la Naspi ancora non spettava. 23
PASQUINO E MARFORIO
I dialoghi del popolo romano
Modifiche al Sistema Pensionistico Quota 100 Bongiorno Sor Pasquì, de che volete discute? Ah, pure a voi ve viè da chiede ched’è tutto st’ambaradam de ‘sta quota 100? Si è vero che er ricarcolo de ‘a penzione se farà tutto cor sistema accussìdetto ‘contribbutivo’? C’avete raggione, è ‘n gran casino, nun ce se capisce ‘na mazza! S’è vero che se se ricarcolasse la penzione cor contribbutivo, che novità sarebbe? Forze li Dioscuri nun ’o sanno che lascianno le cose come stanno farebbero mejo! Nun serve che se ‘mpicceno – sempre se vonno fa l’interessi de chi lavora -, esiste da tempo pe’ li lavoratori… da ‘n fracco d’anni… ‘n modo mijore! Ce stà ‘a possibilità de annacce, ‘n penzione, addirittura co’ 64 anni e co’ 20 anni de contributi e sempre cor conteggio contributivo… se chiama Penzione Anticipata Contribbutiva. Se tratta de ‘na possibbilità ’indove ce se po' fa considerà tutti li contribbuti verzati; quinni, ortre quelli da lavoratore dipennente, anche quelli accumulati ne ‘a Gestione separata e puro quelli d’autonomo (Bottegaro, artiggiano,e puro da zappatore). Quinni ‘sta novità de ‘a quota 100 c’avrebbe ‘n senzo solo si venisse ariconfermato er carcolo retributivo o, armeno, quello misto! Si, Sor Pasquì, avete capito bene, nun c’ha senzo dovesse penalizzà dar contributivo a quota 100, se esiste già ‘a penzione, penalizzante, co’ quota 84!!! Certo! Quarcheduno che s’avvantaggerebbe ce stà, sinnò se svelerebbe l’arcano de la presa ‘n giro! Sarebbero quelli ch’hanno ‘ncominciato a lavorà tra li 22 e li 26 anni. 24
‘Sti ‘beneficiati’, se fa pe’ dì…. Nun me ‘nterrompete!!! Perché ho detto “se fa pe’ dì”? Lassateme finì e poi ‘o capite puro Voi! Pe’ ‘ste persone, ce sarà ‘a possibilità d’annà ‘n penzione fino a 5 anni e sei mesi prima…, ma pijanno ‘na penzione ridotta der 25%. Si! È proprio così, ‘n trattamento ridotto de ‘n quarto! Come se se fossero buttati d’a finestra 10, dico 10, anni de contribbuzione! Avete ‘nteso mo perché prima ho detto “se fa pe’ dì”, parlanno de quelli che se senteno ‘beneficiati’ e ‘mboccheranno e che se crederanno d’esse riusciti ad avecce prima quello che ‘a Fornero, seconno loro, j’aveva ‘mpedito d’avecce? A prescinne poi che, l’effetti de ‘a quota 100 saranno diverzi ‘n base all’età e a quanno s’è cominciato a verzà ‘a contribuzione, saranno cavoli amari pe’ quelli che, ner corzo der tempo j’hanno accreditato li contribbuti figurativi per Cass’integrazzione o disoccupazzione stante che er pijeranno ‘n assegno magro considerato che er calcolo de ‘a penzione finale viè fatto, come se semo ridetti, cor sistema contributivo. Sì! C’avete raggione! È vero che ‘a penalità de ‘a riduzzione nun sarà uguale pe’ tutti quelli de ‘a quota 100, ma stanno a certi carcoli, sta quota 100 nun è ‘a panacea de tutti li mali! Se tratterà de ‘n meccanismo che se avvantaggia alcuni per altri potrebbe esse, a di poco, pe’ gnente de vantaggio. Resta er fatto, però, che si je riesce tutta la manfrina, pe’ ‘e Casse de ‘o Stato sarebbe ‘na manna se, putacaso, ner contempo spa-
risse … quota 84 e nun solo!!! Nun ce resta che aspettà Sor Pasquì. Er Popolo ‘appecoronato’ è contento e cojonato… vole “buttà pe’ l’aria tutto…” a vorte nun è bbene! Sapete che ve dico? Se so fiori fioriranno! S’arivedemo Sor Pasquì Er Vostro Marforio
Modifiche al Sistema Pensionistico – Quota 100 TRADUZIONE, DEL TESTO PERVENUTO DALL’ARGUTO, LIBERAMENTE TRATTA DA GIUSEPPE MARINI Buongiorno Signor Pasquino, di cosa vuol parlare? Ah! Pure a Voi viene da chiedersi cos’è tutto questo pasticcio di questa quota 100? Se è vero che il ricalcolo della pensione si farà tutto con il sistema cosiddetto ‘contributivo’? Avete ragione, è un gran guazzabuglio, non ci si capisce niente! Se è vero che se si ricalcolasse la pensione con il contributivo, che novità sarebbe? Forse i Dioscuri [Un appellativo usato dall’A. per indicare i due Vice-Primoministro indissolubilmente legati nel Contratto di Governo – ndT] non lo sanno che lasciando le cose come stanno farebbero meglio! Non serve che se ‘ne interessino – sempre se vogliono fare gli interessi di chi lavora -, esiste da tempo per i lavoratori… da molti anni… un modo migliore! C’è la possibilità di andarci, in pensione, addirittura con 64 anni e con 20 anni di contributi e sempre con il conteggio contributivo… si chiama Pensione Anticipata Contributiva. Si tratta di una opportunità dove ci si può far considerare tutti i contributi che si sono versati; quindi, oltre quelli da lavoratore dipendente, anche quelli accumulati nella Gestione separata e pure quelli di Lavoro autonomo (Commerciante, Artigiano e Contadino). Quindi questa novità della quota 100 avrebbe un senso solo si venisse riconfermato il calcolo retributivo o, almeno, quello misto! Si, Signor Pasquino, avete capito bene, non ha senso doversi penalizzare dal contributivo a quota 100, se esi-
ste già la pensione, penalizzante, con quota 84!!!! Certo! Qualcuno che ne troverebbe vantaggio ci sarà, altrimenti si svelerebbe l’occultato motivo della presa in giro! [si può pensare che i due Arguti pensano che il vero motivo dei Governanti è quello di eliminare altri ammortizzatori e/o interventi sociali costosi – ndT]. Potrebbero essere quelli che hanno iniziato a lavorare tra i 22 e i 26 anni. Questi ‘beneficiati’, si fa per dìre….della quota 100!!! Non mi interrompete!!! Perché ho detto “si fa per dìre”? Lasciatemi terminare e poi lo capirete pure Voi! Per queste persone, ci sarà la possibilità di andare in pensione fino a 5 anni e sei mesi prima…, ma prenderanno una pensione ridotta del 25%. Si! È proprio così, un trattamento ridotto de un quarto! Come se si fossero gettati dalla finestra 10, dico 10, anni de contribuzione! Avete inteso ora perché prima ho detto “si fa per dìre”, parlando di quelli che si sentono ‘beneficiati’ e ci crederanno e che crederanno così di essere riusciti ad avere prima quello che la Riforma ‘Fornero’, secondo loro, gli aveva impedito di avere? A prescindere poi che, gli effetti della quota 100 saranno diversi in base all’età e a quando si è iniziato a versare la contribuzione, saranno problemi veri per quelli che, nel corso del tempo hanno visto accreditarsi i contributi figurativi per Cassintegrazione o disoccupazione, è certo che fruiranno di un assegno scarno considerato che il calcolo della pensione finale verrà fatto, come ci siamo ribaditi, con il sistema contributivo. Si!!! Avete ragione! È vero che la penalità della riduzione non sarà identica per tutti quelli della quota 100, ma stando a certi calcoli, la quota 100 non sarà il toccasana di tutti i mali! Consisterà in un meccanismo che se avvantaggerebbe alcuni per altri sarebbe, a dir poco, per nulla conveniente. Resta il fatto, però, che se gli riesce [all’Esecutivo – ndT] tutta la messinscena, per le Casse dello Stato sarebbe un risultato insperato; se, per ipotesi, nel contempo svanisse Quota 84, e non solo [I due fanno capire:che la mira politica potrebbe essere quella di eliminare il Calcolo retributivo e misto, un vantaggio per i vecchi iscritti al sistema Obbligatorio Previdenziale, ma alla luce dei fatti, oneroso per le asfittiche Casse statali – ndT]!!! Non ci resta che aspettare Signor Pasquino. Il Popolo ‘pronato’ è nello stesso tempo contento e preso in giro… vuole cambiare tutto e subito, ma molte volte ciò non risolve i problemi! Sapete cosa vi dico? Se son fiori fioriranno! Arrivederci Signor Pasquino
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ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO
Consiglio Provinciale di Roma
LE ULLTIME T N LEGGE GE DI BILANCIO B PROGRAMMA J
Ore 14:00 Registrazione partecipanti
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Ore 14:30 Saluti iniziali
Tribunale r Ordinario di Roma
Adalberto Bertucci - Presidente CPO Roma
Licenziamento illegittimo: sulla misura
Marina E. Caalderone alde - Presidente CNO
dell’indennità decide il giudice - Sentenza n. 194
On. Lucca Malco Malcotti - Vicesegretario Generale UGL
dell’8/11/2018
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Eufranio Massi - Esperto di Diritto del Lavo oro
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Paolo a Mor Mormile - Giudice del lavo oro presso il
Antonio Gigliotti - Commercialist o a e Pubblicista
Agevolazioni alle assunzioni previste dalla legge di
Cedolare secca, nuova disciplina del riporto perdite per
bilancio 2019 e dall'art. 1 bis della legge n. 96/2018
i semplificati, ultime novità sulla fatturazione elettronica
Enzo De Fu usco - Co onsulente del Lavo oro
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Lorenzo Lellii - Consiglier e CPO Roma o
Pacchetto novità previdenziali e lavoro della delle
Estensione del regime forfettario (Minimi)
di bilancio 2019
Pacificazione aacificazio fiscale
Risoluzione 78 dell’Agenzia delle Entrate su premi di risultato
MODERA ATORE T Daniele Donati - Segretario CPO Roma
MARTEDÌ 18 DICEMBRE 2018, ORE 14:00 SHERA ATTON HOTEL VIALE DEL PATTINAGGIO, TTI T 100 - ROMA L’’incontro è gratuito ed è valido ai fini della FORMAZIONE CONTINUA A DEI CONSULENTI DEL LA AVORO
È OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE SUL SITO WWW.CONSULENTIDELLA NSULENTIDELLA AV VORO-R VORO VORO-ROMA.IT R
RISOLUZIONE
RISOLUZIONE N.
/E
Roma, Alle Direzioni regionali e provinciali Agli Uffici dell’Agenzia delle entrate OGGETTO: Interpello art. 11, legge 27 luglio 2000, n.212 -. Reddito di lavoro dipendente - Detassazione Premi di risultato Art. 1, commi 182 a 189, legge n. 208 del 2015 e ss.mm. (legge n. 208 del 2015) Con l’interpello specificato in oggetto è stato esposto il seguente QUESITO
ALFA S.p.A ha sottoscritto con le Segreterie Nazionali di sigle sindacali e con le R.S.U. un verbale di accordo integrativo del contratto aziendale di secondo livello. In tale verbale vengono definiti gli obiettivi e i relativi parametri di misurazione relativi al Premio di Risultato 2017, con erogazione 2018; in particolare, per quanto concerne l’obiettivo della redditività è individuato nel valore dell’EBIT, fissato in ‌ di euro, il relativo parametro; per l’obiettivo dell’efficienza, il parametro è dato dal miglioramento del rispetto dei tempi di consegna previsto nei relativi programmi di consegna. La società istante chiede se per il descritto premio di risultato sia corretta l’applicazione del regime agevolato previsto dall'art. 1, commi 182 e ss., della legge n. 208 del 2015 e ss.mm.
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AGE.AGEDC001.REGISTRO RISOLUZIONI.0000078.19-10-2018-U
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SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE
La società istante ritiene che essendo stato raggiunto l’obiettivo ed essendo stati rispettati i presupposti richiesti dal legislatore per l’applicazione del regime agevolato, sia corretta l’applicazione del beneficio fiscale attraverso la detassazione del premio di risultato erogato ai propri dipendenti. PARERE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE
L’articolo 1, commi da 182 a 189, della legge di Stabilità 2016 ha previsto misure fiscali agevolative per le retribuzioni premiali. In particolare, è stata reintrodotta a regime, dal 2016, una modalità di tassazione agevolata, consistente nell'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali del 10 per cento ai "premi di risultato di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base dei criteri definiti con il decreto di cui al comma 188", ovvero con il decreto emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze in data 25 marzo 2016 e pubblicato sul sito istituzionale del Ministero del lavoro in data 16 maggio 2016 (di seguito, decreto). L’articolo 2 del decreto definisce, al comma 1, i premi di risultato come "somme di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione", individuando al comma 2 - con una elencazione esemplificativa - alcuni criteri di misurazione degli indici incrementali ai quali devono essere commisurati i premi. Il comma 187 della legge di Stabilità 2016 subordina, inoltre, l'applicazione della agevolazione alla circostanza che l'erogazione delle somme avvenga "in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81”.
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Al riguardo, il citato comma 2 dell’articolo 2 del decreto stabilisce, inoltre, che "I contratti collettivi ... devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi .. rispetto ad un periodo congruo definito dall'accordo.". Al termine del periodo previsto dal contratto cd. periodo congruo, ovvero di maturazione del premio, deve essere, quindi, verificato un incremento di produttività, redditività ecc., costituente il presupposto per l'applicazione del regime agevolato. La durata del “periodo congruo” è rimessa alla contrattazione di secondo livello e può essere indifferentemente annuale, infrannuale o ultrannuale dal momento che ciò che rileva è che il risultato conseguito dall'azienda in tale periodo sia misurabile e risulti migliore rispetto al risultato antecedente l'inizio del periodo stesso. Non è, pertanto sufficiente che l'obiettivo prefissato dalla contrattazione di secondo livello sia raggiunto, dal momento che è altresì necessario che il risultato conseguito dall'azienda risulti incrementale rispetto al risultato antecedente l'inizio del periodo di maturazione del premio. Il requisito dell'incrementalità, rilevabile dal confronto tra il valore dell’obiettivo registrato all’inizio del periodo congruo e quello risultante al termine dello stesso, come detto, costituisce una caratteristica essenziale dell'agevolazione, così come prevista dalla legge di Stabilità 2016, che differenzia la misura dalle precedenti norme agevolative, in vigore dal 2008 al 2014, che premiavano fiscalmente specifiche voci retributive a prescindere dall'incremento di produttività. Nella fattispecie in esame, si rileva che l'erogazione del premio di risultato non è subordinata al conseguimento di un risultato incrementale rispetto al risultato registrato dall’azienda all’inizio del periodo di maturazione del premio per quel medesimo parametro, come richiesto dalla norma in esame e come illustrato dalla circolare n. 28/E del 2016, bensì è ancorato al raggiungimento di un dato stabile,
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fissato dal contratto aziendale, costituito dal raggiungimento di un valore dell’EBIT e, in relazione al basket di commesse, dal miglioramento del rispetto dei tempi di consegna previsto nei programmi di consegna. In ragione di quanto precisato, si ritiene che il premio di risultato in esame non possa fruire del regime fiscale agevolato previsto dal citato art. 1, commi 182 e ss., della legge di Stabilità 2016 e ss.mm. Per completezza, si fa però presente che, qualora il valore dell’EBIT raggiunto in riferimento all’anno 2017 risulti incrementale rispetto al valore dell’EBIT registrato in riferimento all’anno 2016, il premio di risultato in esame, potrà godere del regime agevolativo previsto dalla più volte citata legge di Stabilità 2016. Ad analoghe conclusioni si perviene in relazione alla misurazione dell’altro parametro, ovvero qualora il rispetto dei tempi di consegna, riferiti al 2017, registri un miglioramento rispetto ai tempi di consegna rilevati nel 2016, nel presupposto che, da quanto formalizzato e asserito dalla società istante sembra sussistere, i due obiettivi siano alternativi. Resta fermo che se al termine del periodo congruo non si registri l’incremento nei termini appena illustrati, e il datore di lavoro abbia erogato il premio di risultato applicando il regime agevolativo, questi sarà tenuto, con la prima retribuzione utile, al recupero delle imposte non versate in occasione dell'erogazione dell’emolumento premiale. ****** Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti. IL DIRETTORE CENTRALE Antonio Dorrello Firmato digitalmente
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RISOLUZIONE 78 DEL 19 OTTOBRE AGENZIA DELL’ENTRATE: ATTENZIONE AI VALORI INCREMENTALI PER IL BENEFICIO FISCALE.
L’Agenzia dell’Entrate risponde ad una società in tema di premi di risultato e relativo trattamento fiscale. In particolare la società interpellante ha sottoscritto con le OOSS nazionali e con le R.S.U. un verbale di accordo integrativo del contratto aziendale di secondo livello in base al quale vengono definiti gli obiettivi e i relativi parametri di misurazione relativi al Premio di Risultato ( PdR) 2017, con erogazione nel corso del 2018. L’obiettivo della redditività è individuato nel valore dell’EBIT, fissato in un quot di euro, mentre per l’obiettivo dell’efficienza il parametro è dato dal miglioramento del rispetto dei tempi di consegna previsto nei relativi programmi di consegna. L’interpellante chiede se per il premio di risultato così individuato sia corretta l’applicazione del regime agevolato previsto dall'art. 1, commi 182 e ss., della legge n. 208 del 2015 e ss.mm. Il parere della società è positivo , ma la stessa chiede conferma all’Agenzia se, in relazione al conseguimento dell’obiettivo, sia corretta l’applicazione del beneficio fiscale attraverso la detassazione del premio di risultato erogato ai propri dipendenti. L’Agenzia ricorda che i premi di risultato si caratterizzano quali "somme di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione…… con una elencazione esemplificativa di- alcuni criteri di misurazione degli indici incrementali ai quali devono essere commisurati i premi.” . Ed inoltre "I contratti collettivi ... devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi .. rispetto ad un periodo congruo definito dall'accordo.". Al termine dei periodi stabiliti dai contratti di secondo livello devono essere verificati gli incrementi di produttività, redditività ecc., costituenti il presupposto per l'applicazione del regime agevolato. Per l’Agenzia non è sufficiente che l'obiettivo prefissato dalla contrattazione di secondo livello sia raggiunto, ma è necessario che il risultato conseguito dall'azienda risulti incrementale rispetto al risultato antecedente l'inizio del periodo di maturazione del premio. 31
RISOLUZIONE
Dal quesito della società non emerge – secondo AdE - che l'erogazione del premio di risultato sia subordinata al conseguimento di un risultato incrementale rispetto al risultato registrato dall’azienda all’inizio del periodo di maturazione del premio per quel medesimo parametro. L’Agenzia fa però presente che, qualora il valore dell’EBIT raggiunto in riferimento all’anno 2017 risulti incrementale rispetto al valore dell’EBIT registrato in riferimento all’anno 2016, il premio di risultato in esame, potrà godere del regime agevolativo previsto dalla più volte citata legge di Stabilità 2016.
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