N. 89 - ANNO VIII – APRILE MAGGIO 2018
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HOUSE ORGAN DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ROMA
#Lavoroefuturo
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N°89- aprile-maggio 2018 Periodico mensile Reg.Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011
House Organ del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Redazione Daniele Donati Giuseppe Marini Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Paolo Stern Andrea Tommasini Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore
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LA RIVISTA HOUSE ORGAN DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA DELL'ORDINE CONSULENTI DEL LAVORO INTERAMENTE DEDICATA ALLA CATEGORIA ED AI PROFESSIONISTI
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QUESTO NUMERO
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Adalberto Bertucci nella sua qualità di Presidente del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it
Segreteria TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 1 - 1979 N.12
Redazione redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 28 giugno 2018
Lavoro, Futuro e Categoria
EDITORIALE
La Categoria è interamente focalizzata e vicina al Governo ed ai Ministeri competenti, sulla priorità assoluta della centralità del Lavoro nel nostro Paese quale presupposto fondamentale per la ripartenza nella semplificazione e nella correttezza dei suoi adempimenti di cui la nostra Categoria è primo garante nei confronti dello Stato, delle Imprese e dei Lavoratori. L’attenzione del Governo a questa necessità è stata testimoniata anche all’applaudita presenza del Sottosegretario al Lavoro, l’On Claudio Durigon il quale nel nostro Convegno all’Auditorium di Roma del 26 giugno, ha stigmatizzato la centralità del rapporto sottolineando anche l’importante valore sociale cui il nostro impegno contribuisce nel quotidiano agire. L’On Durigon ha infatti affermato che “…Credo Fondamentale il rapporto con i Consulenti del Lavoro che sono il vero front office verso il mondo del lavoro stesso ed il contratto Cinque Stelle e Lega deve avere cuore e gambe affinché l’Italia possa ripartire…”. Ha inoltre aggiunto che “…la frase migliore è divenuta SEMPLIFICAZIONE per dare più risposte necessarie al nostro Paese dopo i vincoli ricevuti…”. La
presenza
anche
dell’On.
Luca Malcotti, Vice Segretario Generale dell’UGL, anch’essa apprezzata ed applaudita, ha ulteriormente
sottolineato
l’equilibrio
istituzionale
Governo,
Sindacato
Categoria
che
solo
Fra e può
costituire una chiave di volta per efficaci azioni. Abbiamo
infine
offerto
la
disponibilità del nostro Centro studi del Consiglio Provinciale di Roma che con entusiasmo è stata
accolta
funzionale dell’importante progetto.
e
al
definita successo
e
delicato
SOMMARIO
EDITORIALE LAVORO, FUTURO E CATEGORIA DI ADALBERTO BERTUCCI
ZOOM L’ITALIA MULTICULTURALE E LE AZIENDE ESTERE DI LORENZO LELLI
IL FESTIVAL #LAVORO E FUTURO DI ANDREA TOMMASINI
IL FESTIVAL - IL PROGRAMMA - IN AUDITORIUM IL FESTIVAL IL RAPPORTO Della FONDAZIONE
Riepilogo attività Ordine Maggio – Giugno 2018 Consulenti 5 nuovi iscritti – 16 cancellati Praticanti 9 nuovi iscritti – 22 fine pratica - 1 cancellati Consiglio n. 0 riunioni Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n. 11 istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle n. 3 Sportelli dedicati agli iscritti INPS: n. 4 giornate Aziende, n. 2 giornata Artigiani e Commercianti Sportello Pensioni n. 4 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma n. 25 quesiti risposti Editoria Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile Eventi formativi n. 10 incontri formativi per un totale di n. 40 ore formative
ZOOM ZOOM LE RIF ESSIONI DEL DIRETTORE
L’ITALIA MULTICULTURALE E LE AZIENDE ESTERE
DI LORENZO LELLI CONSULENTE DEL LAVORO
In epoca di globalizzazione, di multiculturalità è facile trovare attività commerciali nostrane affiancate da quelle gestite da stranieri. Ma chi sono gli stranieri, come sono visti dalla popolazione italiana? L’Italia si divide in due schieramenti, quello che sostiene democraticamente il mondialismo e concepisce il proprio Paese come parte attiva di un grande continente aperto e, dall’altra parte, lo schieramento che sostiene la necessità di frenare e scoraggiare l’immigrazione, realtà in alcune regioni in oggettiva sovrabbondanza. Il nostro Paese, vuoi per la sua posizione geografica, vuoi per una tradizione democratica di apertura, sostegno internazionale verso i Paesi in difficoltà è ormai una realtà multiculturale ed è normale e fisiologico che tutti gli stranieri residenti nel territorio italiano trovino impiego o aprano attività commerciali, anche coadiuvati da una normativa incentrata su
agevolazioni fiscali dedicate. L’occupazione delle popolazioni accolte e la loro integrazione nella compagine sociale è una necessità per scongiurare atti di delinquenza e malavita organizzata. La fotografia della situazione economica delle aziende di titolari stranieri dal 2012 al 2017 ne evidenzia una crescita graduale ed esponenziale. Secondo le rilevazioni Confcommercio le realtà commerciali gestite da stranieri sono aumentate del 26,2% mentre le aziende italiane sono calate del 3,6%. Complessivamente, sempre negli ultimi cinque anni, gli occupati italiani sono aumentati dello 0,6% e quelli stranieri dell'15,2%. Un’accurata analisi UnioncamereInfocamere mostra che il settore privilegiato (che rappresenta circa il 19% di tutte le aziende del settore) è quello del commercio al dettaglio, seguito dai lavori di costruzione specializzati e dagli esercizi pubblici e di ristorazione, oltre al settore delle telecomunicazioni.
Le comunità di immigrati nel nostro Paese tendono a riunirsi per nazionalità nei grandi centri urbani. Alcune nazionalità si sono fortemente concentrate in determinate province tanto da costituire una sorta di proprie 'patrie' imprenditoriali: l’Egitto, ad esempio, raduna in provincia di Milano circa il 45% di tutte le sue imprese in Italia; il Bangladesh è massicciamente stabilito a Roma, dove ha collocato il 42,5% delle imprese. Anche la comunità imprenditoriale rumena più estesa si trova a Roma con il 15% del totale delle imprese dei Romeni. A Napoli ha impiantato la sede il 19,6% delle imprese pachistane, mentre la maggioranza della popolazione cinese in Italia ha stabilito la propria attività a Milano. Tutta questa imprenditoria di origine straniera, non serve solo a stratificare e diversificare il mercato e i servizi del nostro Paese, ma costituisce oggettivamente un apporto economico nel forziere dello Stato, in grado di contenere in alcuni casi e in alcune Regioni la contrazione fiscale inevitabilmente in negativo se limitata all’imprenditoria autoctona. L’Italia oggi è uno spicchio di mondo, nel quale coabitano, più o meno amichevolmente, tante etnie e tante culture differenti. Non è possibile un ritorno al passato, ma molti stentano a comprendere che la diversità costituisce una ricchezza. Iniziamo a pensare alla Nazione come ad una grande azienda in cui ognuno con la sua esperienza culturale possa arricchire di ingranaggi sempre nuovi la grande macchina di nome Italia. In questa concezione di globalizzazione multietnica, l’economia gestita dagli immigrati però non può giovarsi di specifici
benefici fiscali a scapito dell’imprenditoria locale. Molti immigrati, inoltre, conoscono la normativa italiana e spesso i metodi “legali” per approfittarne ed eluderla. Un recente caso, che ha avuto una certa risonanza lo scorso anno in quanto inerente l’anno d’imposta 2016, è rappresentato dalla possibilità per gli stranieri di detrarre dalle tasse una quota per i familiari a carico, anche se sono residenti all’estero. Secondo le istruzioni della dichiarazione: «Sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che nel 2016 hanno posseduto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili». Nel calderone dei familiari a carico, mediante semplice autocertificazione, sono stati inclusi fratelli e sorelle, nonni, suoceri, generi e il coniuge separato, con la condizione della convivenza con il contribuente o la ricezione dallo stesso di assegni alimentari. Molto spesso però i Paesi di origine degli immigrati sono carenti di archivi anagrafici che possano coadiuvare il nostro sistema fiscale nella verifica dei dati, per appurare quindi se tali familiari siano effettivamente a carico del contribuente e scongiurando abusi per pagare meno tasse. A parte tale caso specifico, ad ogni modo, è imperante la necessità di un equilibrio normativo sia a livello fiscale e tributario sia a livello del sostegno sociale, che sorregga meglio l’imprenditoria italiana scongiurandone il collasso e il fallimento; che supporti maggiormente le nostre famiglie di disoccupati e a basso reddito. Un sistema normativo equo che favorisca la serena coesistenza multietnica e non coltivi il logorante seme dell’odio razziale.
#LavoroeFuturo
CATEGORIA
DI ANDREA TOMMASINI REDAZIONE
Presentato dalla Fondazione studi Nazionale il dato da cui emerge che a 10 anni dalla crisi economica e finanziaria che ha colpito il nostro Paese, il numero degli occupati è tornato ai livelli pre-crisi: circa 23 milioni di unità nel 2017 così come nel 2008. Il vero cambiamento interessa, invece, la struttura dell’occupazione. La crisi ha colpito soprattutto le giovani generazioni di lavoratori: i lavoratori under 45 sono diminuiti di 2,9 milioni a fronte di un aumento degli occupati con più di 44 anni di 2,8 milioni. La diminuzione più consistente interessa i
lavoratori tra i 25 e i 34 anni (-1,4 milioni), mentre crescono di oltre 1,8 milioni gli occupati over 54. È quanto emerge dall’indagine “I 23 milioni di occupati prima e dopo la crisi, le modifiche della struttura occupazionale in Italia”, presentata dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro in occasione del Festival del Lavoro 2018, la manifestazione inaugurata oggi al MiCo, Milano Congressi, dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi e che si concluderà
sabato 30 giugno. L’aumento degli occupati adulti è dovuto principalmente dal blocco del turn-over nella Pubblica Amministrazione e dal graduale e continuo aumento dell’età pensionabile dovuto alle ultime riforme sulla previdenza. Non solo. Il mondo del lavoro nel periodo 2008-2017 ha subìto profonde trasformazioni, che hanno interessato il contratto e l’orario di lavoro e generato una perdita di circa 67 mila posizioni lavorative. Sebbene i lavoratori a tempo indeterminato siano rimasti stabili (+0,2%), sono i lavoratori a tempo determinato a far registrare un aumento di 438 mila unità (+19,2%), passando dai 2,2 del 2008 ai 2,7 milioni del 2017; mentre i lavoratori automi perdono circa 535 mila unità (9,1%). Ma l’elemento che fa più riflettere è l’aumento dei contratti di lavoro part- time. I dipendenti con orario ridotto sono, infatti, passati dai 2,5 milioni del 2008 ai 3,5 milioni del 2017, con un incremento dell’81% tra quelli con età compresa tra i 45 e i 64 anni. A incidere su questo incremento gli interventi legislativi degli ultimi anni, che hanno incentivato il ricorso al contratto a tempo parziale e alle forme di lavoro flessibili sia per favorire una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro del lavoratore sia per accrescere la produttività e ridurre i costi delle aziende in crisi. Se guardiamo, poi, al part-time involontario l’incremento è ancor più evidente: si passa dal 41% del 2008 al 63% del 2017. I cosiddetti "sottoccupati involontari" sono l’effetto del cambio di rotta registrato negli ultimi anni, che vede sempre meno persone desiderose di lavorare a tempo parziale, ma sempre più lavoratori costretti ad accettarlo.
La domanda di part-time si è ridotta soprattutto perché è cambiata la composizione delle famiglie italiane sempre più rintracciabili in una sola persona senza figli e, per questo, più disponibile a lavorare a tempo pieno ed è aumentato il costo della vista, soprattutto nelle grandi città. La conseguenza diretta di questa condizione è la nascita dei "working poor", i "nuovi poveri" che, pur lavorando, non riescono a garantirsi una vita dignitosa.
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Programma Auditorium 28 giugno 2018 AUDITORIUM Ore 15.00-15.30 Apertura e saluti Marina Calderone, Presidente Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Potito Di Nunzio, Presidente Consiglio Provinciale Consulenti del Lavoro di Milano Luca Jahier, Presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo Giuseppe Sala, Sindaco di Milano Paolo Savona, Ministro per gli Affari Europei (contributo video) Coordina: Ignazio Marino, Direttore comunicazione Festival del Lavoro AUDITORIUM Ore 15.30 - 16.00 Dialoghi sul futuro dell’Italia A colloquio con Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera e autore del libro Un Paese senza leader (Longanesi) Modera: Rosario De Luca, Presidente di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro AUDITORIUM 1) CREARE LAVORO
“Andare oltre gli incentivi al lavoro per creare nuova occupazione stabile” Ore 16.00 – 17.00
Intervengono a seguire… Gianna Fracassi, Segretario Confederale CGIL Cesare Damiano, Presidente Lavoro&Welfare Emmanuele Massagli, Presidente ADAPT Maurizio Gasparri, Senato della Repubblica (Forza Italia) Gianluigi Paragone, Senato della Repubblica (M5S) Luca Malcotti, Segretario Nazionale UGL Francesco Duraccio, Segretario Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Claudia Torlasco, Presidente AIDDA Carlo Verna, Presidente Consiglio Nazionale dei Giornalisti (contributo video) Modera: Jole Saggese, caporedattore Class – Cnbc AUDITORIUM 2) QUALE SCUOLA PER TROVARE UN LAVORO “Costruire un ponte scuola-lavoro per migliorare l’incontro fra domanda e offerta” Ore 17.00 -18.30 Dialoghi sul futuro del lavoro A colloquio con Walter Passerini, giornalista e autore del libro Tutto Lavoro (Giunti) Intervengono a seguire… Mauro Gola, Presidente Confindustria Cuneo Nunzia Catalfo, Presidente Commissione Lavoro Senato della Repubblica (M5S) Claudia Porchietto, Camera dei Deputati (Forza Italia) Elena Donazzan, Assessore Lavoro Regione Veneto Chiara Gribaudo, Camera dei Deputati (PD) Luca Paone, Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Domenico Ioppolo, Direttore del Salone dello Studente
Daniele Grassucci, Co-founder Skuola.net e autore del libro "Chi se ne frega della scuola" Modera: Mariella Zezza, Caporedattore Società RaiNews24 AUDITORIUM Ore 18.30 - 19.00 Dialoghi sul futuro dell’Italia e dell’Europa A colloquio con Alan Friedman, autore del libro Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi (Newton Compton Editori) Modera: Jole Saggese, caporedattore Class – Cnbc 29 giugno 2018 AUDITORIUM 3) IL LAVORO AL TEMPO DELLA GIG ECONOMY “Costruire nuove tutele per i lavoratori dell’economia delle piattaforme” Ore 9.30 L'intervista a colloquio con Matteo Salvini, Vicepremier e Ministro dell'Interno Intervengono a seguire… Roberto Benaglia, Cisl Danilo Papa, Direttore Ispettorato Nazionale del Lavoro Mariastella Gelmini, Camera dei Deputati (Forza Italia) Luca Visentini, Segretario Generale ETUC Mattia Crucioli, Senato della Repubblica (M5S) Tommaso Nannicini, Senato della Repubblica (PD) Vincenzo Silvestri, Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro
______ Lorenzo Gestri, Sostituto Procuratore della Repubblica di Prato Gianluca Cocco, AD Foodora Italia Jacopo Perfetti, economista e autore del libro Inventati un lavoro (Feltrinelli) Modera: Giuseppe De Filippi, vicedirettore Tg5
AUDITORIUM 4) CANTIERE PENSIONI “Verso un nuovo equilibrio fra diritti acquisiti e prestazioni future ” Ore 11.20 - 12.40 L’intervista A colloquio con Tito Boeri, Presidente Inps Intervengono a seguire… Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL - Presidente Civ Inps Alberto Brambilla, Presidente Itinerari previdenziali Giuliano Cazzola, economista Alessandro Visparelli, Presidente ENPACL Concetta Ferrari, Dir. Gen. Ministero del Lavoro Stefano Fassina, Camera dei Deputati (LEU) Elsa Fornero, Università degli Studi di Torino (contributo video) Annamaria Parente – Vicepresidente Commissione Lavoro del Senato Renata Polverini, Vicepresidente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Il caso… Daniela Poggi, attrice e protagonista del film “L’esodo” Modera: Sebastiano Barisoni, vicedirettore Radio24
AUDITORIUM Ore 12.40 – 13.00 Presentazione del rapporto 2018 “Il lavoro nelle province italiane” Giuseppe De Blasio, responsabile Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro
13.00 - 15.00 PAUSA AUDITORIUM 5) INNOVAZIONE E NUOVI LAVORI “L’impatto della rivoluzione digitale sull’occupazione” Ore 15.00-15.20 Dialoghi sul futuro del lavoro A colloquio con Massimo Gaggi, giornalista e autore del libro Homo Premium (Editori La Terza) Ore 15.20 – 16.00 Intervengono a seguire… Layla Pavone, Consigliere e Chief Innovation Marketing and Communication Officer di Digital Magics Massimo Bottelli, Direttore Assolombarda Brando Benifei, Parlamento Europeo (PD) Massimo Braghin, Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro _____ Marina Macelloni, Presidente Cassa Previdenza Giornalisti Elisa Santorsola, Co-direttrice Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano _____
Ore 16.00 – 16.20 L’innovazione vista da vicino Gabriella Di Michele, Direttore Generale INPS Modera: Isidoro Trovato, giornalista Corriere della Sera Ore 16.20 – 16.40 La testimonianza: “Il futuro social dei mestieri tradizionali” Chiara Maci, blogger, e Filippo La Mantia, Oste e cuoco Modera: Rosario De Luca, Presidente Fondazione Studi AUDITORIUM 6) IL CAPITALE UMANO “Valorizzare le risorse umane per creare benessere e aumentare la produttività” Ore 16.40 - 17.50 Dialoghi sul futuro del lavoro Giulio Tremonti, Presidente Aspen Institute Italia Intervengono a seguire… Marina Calderone, Presidente Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Sergio Satriano, Ceo Sodexo Tiziano Treu, Presidente Cnel Isabella Covili Faggioli, Presidente Aidp Sergio Puglia, Senato della Repubblica (M5S) Simone Baldelli, Camera dei Deputati (Forza Italia) Angelo Ciocca, Parlamento Europeo (Lega)
_________ Stefano Franchi, Direttore Generale Federmeccanica (Prog. Fabbrica 4d) Mauro Marè, Presidente Mefop Modera: Romano Benini, giornalista AUDITORIUM Ore 17.50 - 18.10 L’intervista a colloquio con Giorgia Meloni, Presidente Fratelli d’Italia Modera: Rosario De Luca, Presidente Fondazione Studi Consulenti Lavoro
AUDITORIUM 7) COLTIVARE IL TALENTO
“Aggiornare le conoscenze per avere nuove opportunità lavorative” Ore 18.10 -19.10 L’intervista… a colloquio con Salvatore Giuliano, Sottosegretario all'Istruzione Intervengono a seguire… Alessandro Rosina, coordinatore scientifico Rapporto Giovani Istituto Toniolo, demografo Università Cattolica di Milano Giorgio Fipaldini, Open Milano Alessandro Braga, Chief Digital Officer Talent Garden Walter Galbiati, caporedattore La Repubblica.it Antonella Ricci, Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Giorgio Mulè, Camera dei Deputati (Forza Italia)
__________ Patrizia Ordasso, Responsabile relazioni industriali Intesa SanPaolo Modera: Vittorio Eboli, giornalista Sky Tg 24
30 giugno 2018 AUDITORIUM 8) COMPETITIVITA’, LEGALITA’, SOSTENIBILITA’ “La crescita dell’economia nel rispetto dei diritti dei lavoratori” Ore 10.00-11.20 Dialoghi sul futuro del lavoro A colloquio con Claudio Durigon, Sottosegretario al Lavoro Marina Calderone e Paolo Pennesi presentano la proposta per l’Asse.Co. obbligatoria Intervengono a seguire… Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna Antonio Longo, Comitato Economico e Sociale Europeo Carlo Fidanza, Camera dei Deputati (Fratelli d'Italia) Paolo Zangrillo, Camera dei Deputati (Forza Italia) Padre Enzo Fortunato, Direttore Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi Luca De Compadri, Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Potito Di Nunzio, Presidente Consiglio Provinciale Consulenti del Lavoro di Milano _______ Francesco Perrini, Professore Università Bocconi di Milano e autore del libro Sostenibilità (Egea) Modera: Gennaro Sangiuliano, Vicedirettore Tg1
AUDITORIUM Ore 11.20 – 11.35 Dialoghi sul futuro dell’Italia e dell’Europa A colloquio con Vincenzo Scotti, Presidente Link Campus University Modera: Rosario De Luca, Presidente di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
AUDITORIUM 9) OBIETTIVO CRESCITA “Una road map per tornare a investire sul Paese” Ore 11.35-12.30 Dialoghi sul futuro dell’Italia A colloquio con Carlo Cottarelli, economista e autore del libro I sette peccati capitali dell’economia italiana (Feltrinelli) Intervengono a seguire… Armando Siri, Sottosegretario a Infrastrutture e Trasporti Guido Crosetto, Camera dei Deputati (Fratelli d'Italia) Sergio Giorgini, Vicepresidente Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Maurizio Casasco, Presidente Confapi Attilio Fontana, Pres. Regione Lombardia* Modera: Andrea Pancani, giornalista La7
AUDITORIUM Ore 12.30 – 13.00 L’intervista… a colloquio con Luigi Di Maio, Vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Modera: Rosario De Luca, Presidente Fondazione Studi Ore 13.00-13.15 Cerimonia di chiusura Con Marina Calderone, Presidente Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro Coordina: Ignazio Marino, Direttore comunicazione Festival del Lavoro
*In attesa di conferma
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# L a v o r o ef u t u r o
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro
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I 23 milioni di occupati prima e dopo la crisi, le modifiche della struttura occupazionale in Italia 1 Principali evidenze: Dopo la grande crisi economica, finanziaria e occupazionale, la struttura dell’occupazione è profondamente cambiata anche se, nel confronto 2008-2017, il numero di occupati è rimasto pressoché uguale. In particolare: 1) 2) 3) 4)
ci sono 2,8 milioni di lavoratori over 44 in più e 2,9 milioni di lavoratori under 45 in meno; i dipendenti part-time sono passati da 2,5 a 3,5 milioni, pari ad un aumento del 40%; l’industria ha perso 900 mila occupati, mentre i servizi sono aumentati di 800 mila unità; il Mezzogiorno ha perso 310 mila occupati, mentre nella Regione Lazio si è registrato un aumento di 193 mila unità e in Lombardia di 125 mila; 5) sono "scomparsi" un milione di operai e artigiani e gli addetti ai servizi sono aumentati di 810 mila unità.
SOMMARIO Gli aspetti demografici....................................................................................................................... 2 L’occupazione cambia: da tempo indeterminato full time a tempo determinato part-time ....... 3 Lauree "a mezzo servizio"?
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Da “working poor” a “retired poor” .................................................................................................. 4 Un milione di operai e artigiani in meno.......................................................................................... 5 Aumenta il divario con il Sud del Paese ........................................................................................... 7
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A cura di G. De Blasio e S. Mustica
in collaborazione con
2
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro Gli aspetti demografici
La grande crisi economica e finanziaria che ha investito l’economia mondiale sembra ormai alle spalle. Nel 2017 in Italia il numero di occupati è tornato agli stessi livelli del 2008, intorno ai 23 milioni di unità. Tuttavia, la struttura dell’occupazione è profondamente cambiata negli ultimi 10 anni. La crisi ha colpito soprattutto le giovani generazioni di lavoratori. Da un punto di vista demografico, ci sono 2,8 milioni di occupati over 44 in più, a fronte di una perdita di 2,9 milioni di lavoratori under 45. La diminuzione più consistente si è registrata fra i lavoratori di età compresa fra 25 e 34 anni (-1,4 milioni), mentre sono cresciuti di oltre 1,8 milioni gli occupati over 54. Tavola 1: occupati 15 anni e oltre per classi di età, anni 2008 e 2017, valori assoluti in migliaia, variazioni assolute e variazioni percentuali Tipologia di occupazione 15-24 25-34 35-44 45-54 55 e oltre Totale
2008
2017
Variazioni assolute
Variazioni percentuali
1.443 5.519 7.315 5.967 2.847 23.090
1.004 4.092 6.258 6.967 4.701 23.023
-439 -1.426 -1.056 1.001 1.854 -67
-30,4% -25,8% -14,4% 16,8% 65,1% -0,3%
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
Figura 1: occupati 15 anni e oltre per classi di età, anni 2008 e 2017, valori assoluti in migliaia, variazioni assolute 8.000 7.000 6.000 5.000 4.000 3.000 2.000 1.000 -1.000 -2.000
7.315
6.967 6.258
5.519
5.967 4.701
4.092
1.443
2.847 1.854 1.004
1.001
-439 15-24
-1.056 35-44
-1.426 25-34 2008
variazione
45-54
55 e oltre
2017
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
L’aumento dell’età media della popolazione in età da lavoro non basta da sola a spiegare il determinante aumento del numero di occupati adulti. Il blocco del turn over nella Pubblica Amministrazione e il graduale e continuo aumento dell’età pensionabile, infatti, concorrono ad un'iniqua lotta fra le generazioni.
in collaborazione con
3
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro
Il dato sugli stranieri, inoltre, incide in modo determinante: se nel 2008 gli stranieri residenti erano 3,4 milioni, il 5,8% della popolazione, 10 anni dopo sono più di 5 milioni e rappresentano l'8,3% della popolazione. Nel mercato del lavoro questo cambiamento si riflette nella variazione in valore assoluto del numero di occupati: 672 mila stranieri in più e 204 mila italiani in meno. In 10 anni l’occupazione degli stranieri residenti nel nostro Paese è aumentata di 733mila unità e quella italiana è diminuita di 800mila unità. In percentuale, l’incremento dell’occupazione degli stranieri dal 2008 è del 43%, mentre gli occupati italiani sono diminuiti del 3,7%. L’occupazione cambia: da tempo indeterminato full time a tempo determinato parttime Il mondo del lavoro, nel suo complesso, negli anni della crisi 2008-2017 perde 67 mila posizioni lavorative ma con una significativa variazione tra dipendenti e indipendenti, contratti a tempo determinato ed indeterminato e ancora tra full time e part-time, a loro volta volontari o involontari. I lavoratori a tempo indeterminato sono la maggioranza (14,9 milioni di persone) e sono sostanzialmente stabili (+0,2%), con un aumento pari a 30 mila unità. I lavoratori automi sono diminuiti di 535 mila unità (-9,1%), mentre i lavoratori a tempo determinato sono aumentati di 438 mila unità (+19,2%), passando dai 2,2 del 2008 ai 2,7 milioni del 2017. Se consideriamo l'orario di lavoro stabilito dal contratto, notiamo che i dipendenti a tempo parziale sono aumentati di oltre 1 milione, mentre i dipendenti full time sono diminuiti di 547 mila unità.
Tavola 2: occupati 15 anni e oltre per tipologia di occupazione, valori assoluti in migliaia, variazioni assolute e variazioni percentuali Tipologia di occupazione Dipendenti
2008 17.213
2017 17.681
Variazioni assolute 468
Variazioni percentuali 2,7%
dei quali a Tempo pieno tempo indeterminato tempo determinato a Tempo parziale tempo indeterminato tempo determinato Indipendenti Totale
14.667 12.916 1.752 2.546 2.012 533 5.877 23.090
14.120 12.250 1.870 3.561 2.708 853 5.342 23.023
-547 -665 118 1.015 695 319 -535 -67
-3,7% -5,2% 6,8% 39,9% 34,5% 59,9% -9,1% -0,3%
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
in collaborazione con
4
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro Lauree "a mezzo servizio"?
Vediamo cosa accade se analizziamo il fenomeno del part-time dal punto di vista del titolo di studio: nel 2008 i laureati rappresentavano il 14% del totale dei part-time, mentre nel 2017 la percentuale passa al 20%, con un incremento di 375 mila in valore assoluto. Per questo, provocatoriamente, si può parlare di lauree "a mezzo servizio". Figura 2: occupati part-time 15 anni e oltre per livello di istruzione, anni 2008 e 2017, valori assoluti e variazioni percentuali lavoro part-time per titolo di studio 1.800.000
100,0%
1.691.070
1.600.000
78,8% 80,0%
1.400.000
1.266.733
1.234.272
60,0%
1.200.000 1.009.546 1.000.000 800.000
22,3%
28,3%
200.000
476.437 -9,1% 223.772 32.468 29.529
40,0% 20,0%
600.000 400.000
851.797
33,5%
347.339 270.806
0,0% -20,0%
156.231 -30,2%
-40,0%
-
Nessun titolo
Licenza elementare
Licenza media
Diploma 2-3
2008
incr/decr %
2017
Diploma 4-5
Laurea
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
Da “working poor” a “retired poor” L'81% dell'incremento dei part-time, dal 2008 al 2017, si concentra nelle classi di età comprese tra i 45 e i 64 anni. L'aumento induce a ritenere che questo tipo di contratto, in Italia, rappresenti uno strumento di precarietà lavorativa, in particolare nella fascia over 45, e di vantaggio per le imprese. Interessante è l'andamento nel tempo dell'incidenza del part-time involontario rispetto al totale degli occupati a tempo parziale: si passa dal 41% nel 2008 al 63% nel 2017 (solo Cipro e la Grecia hanno percentuali più alte). Perché? La risposta può essere duplice: da un lato, la legislazione ha favorito il contratto a tempo parziale per una migliore conciliazione del lavoro con la vita personale; dall'altro, il part-time e, più in generale, tutte le forme di lavoro flessibile sono opportunità per le aziende nelle situazioni di crisi, purché, però, il lavoro part-time sia ben organizzato al fine di aumentare la produttività e diminuire i costi.
in collaborazione con
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro
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Figura 3: Quota percentuale di lavoratori part-time involontari sul totale degli occupati parttime (anni 2008-2017)
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
In tutti i contesti socio-economici, quando alcuni fattori cambiano, entrano nuove variabili a dettare regole e comportamenti. Ed è quello che è accaduto al contratto di lavoro part-time con la crisi economica, il conseguente crollo dell'occupazione e gli effetti negativi sulle famiglie. Negli ultimi anni si è verificato un cambiamento di rotta evidente: sempre meno persone desiderano il part-time, sempre più lavoratori sono costretti ad accettarlo, i cosiddetti "sottoccupati involontari". Il part-time si cerca sempre meno perché è cambiata la composizione delle famiglie. Sono sempre di più quelle formate da una sola persona ma sempre di meno quelle con figli, quindi aumenta il tempo disponibile per lavorare. A ciò si deve aggiungere la maggiore necessità di soldi, soprattutto nelle grandi città dove il costo della vita è più elevato. E' infatti il contratto part-time a generare i "nuovi poveri" o "working poor", persone che lavorano ma guadagnano troppo poco per avere una vita dignitosa e per crearsi un futuro. Ed è proprio sul futuro che si addensano le ombre maggiori, a partire dall'idea di lavorare una vita per avere (forse) una pensione da “retired poor”. Un milione di operai e artigiani in meno Come riportato anche nel rapporto annuale dell’ISTAT, nel periodo 2008-2017 sono "scomparsi" un milione di operai e artigiani (-16,2%) e 362 mila professioni qualificate e tecniche (-4,3%), mentre sono aumentati del 20% (+437 mila) gli occupati non qualificati e del 13,9% (+861 mila) le professioni esecutive nel commercio e nei servizi.
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Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro
Tavola 3: occupati 15 anni e oltre per professione, valori assoluti in migliaia, variazioni assolute e variazioni percentuali professioni Qualificate e tecniche Esecutive nel commercio e nei servizi Operai e artigiani Personale non qualificato Totale (incluse le forze armate)
2008
2017
Variazioni assolute
Variazioni percentuali
8.373 6.195 6.194 2.086 23.090
8.011 7.056 5.193 2.523 23.023
-362 861 -1.001 437 -67
-4,3% 13,9% -16,2% 20,9% -0,3%
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
Se analizziamo i diversi settori economici, l’industria ha perso 895 mila occupati, 537 mila dei quali nel solo settore delle costruzioni. Il settore dei servizi, viceversa, è cresciuto di 810 mila unità anche se in modo diversificato nei vari sotto-settori. Infatti, l’aumento degli occupati si registra nei settori dei servizi socio-sanitari (+230 mila) e di supporto alle famiglie (+346 mila), nel settore turistico (+291 mila unità) e in quello dei servizi alle imprese (+ 169 mila unità). Di contro, il commercio ha perso 165 mila occupati e l’amministrazione pubblica e la difesa altri 173 mila. Tavola 4: occupati 15 anni e oltre per settore economico, valori assoluti in migliaia, variazioni assolute e variazioni percentuali Settori
2008
2017
Variazioni assolute
Variazioni percentuali
854
871
17
2,0
6.881
5.986
-895
-13,0
Industria in senso stretto
4.929
4.571
-358
-7,3
Costruzioni
1.953
1.416
-537
-27,5
Agricoltura Industria
Servizi
15.355
16.165
810
5,3
Commercio
3.453
3.288
-165
-4,8
Alberghi e ristorazione
1.160
1.451
291
25,1
Trasporti e magazzinaggio
1.065
1.110
45
4,2
542
565
23
4,3
Attività finanziarie e assicurative Servizi alle imprese (a)
647 2.398
638 2.567
-9 169
-1,4 7,0
Amministrazione pubblica e difesa
1.433
1.260
-173
-12,1
Istruzione
1.596
1.614
18
1,1
Sanità e assistenza sociale
1.633
1.863
230
14,1
411
757
346
84,4
1.019
1.053
34
3,4
23.090
23.023
-67
-0,3
Informazione e comunicazione
Servizi alle famiglie Altri servizi collettivi e personali TOTALE
(a) Comprende le attività immobiliari, le attività scientifiche e tecniche, le attività di noleggio, agenzie di viaggio e attività di supporto alle imprese (divisioni dalla 68 alla 82 dell’Ateco). Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
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Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro Aumenta il divario con il Sud del Paese
A livello territoriale si registra un forte aumento degli occupati del Centro Italia (+169 mila), un lieve aumento al Nord (+74 mila occupati) e una severa riduzione di occupati nelle Regioni del Mezzogiorno (-310 mila). L’analisi regionale permette di osservare dinamiche divergenti all’interno delle ripartizioni territoriali. Infatti sull'incremento nel Centro Italia influisce la performance della Regione Lazio, e il risultato del Nord è largamente determinato dal contributo dei 125 mila occupati in più della Regione Lombardia. Fra le regioni del Nord che hanno superato i livelli occupazionali del 2008 troviamo però solo due regioni: l’Emilia Romagna e il Trentino. Numerose le regioni, a partire dalla Liguria (-33 mila), ancora in ritardo rispetto ai livelli di 10 anni fa. Nel Mezzogiorno la sola Regione Campania ha superato - sebbene di sole 3 mila unità - il numero di occupati del 2008, mentre la Sicilia (-112 mila), la Puglia (-80 mila), la Sardegna (-40 mila) e la Calabria (-48 mila) subiscono tuttora una crisi occupazionale che va oltre le dinamiche globali e denuncia ritardi strutturali che continuano ad acuire il divario con le altre regioni italiane. Tavola 5: occupati 15 anni e oltre per regione di residenza, valori assoluti in migliaia, variazioni assolute e variazioni percentuali Regioni Nord Val D'Aosta Piemonte Lombardia Liguria Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Trentino Alto Adige Veneto Centro Marche Toscana Umbria Lazio Mezzogiorno Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sardegna Sicilia Totale Italia
2008
2017
Variazioni assolute
Variazioni percentuali
11.896 57 1.861 4.274 636 1.950 518 459 2.141 4.763 653 1.558 367 2.185 6.432 511 113 1.671 1.278 194 585 602 1.478 23.090
11.970 55 1.819 4.399 603 1.973 505 490 2.126 4.931 616 1.582 355 2.378 6.122 491 105 1.674 1.198 188 537 562 1.367 23.023
74 -2 -42 125 -33 23 -13 31 -15 169 -36 24 -12 193 -310 -20 -8 3 -80 -6 -48 -40 -112 -67
0,6% -3,7% -2,2% 2,9% -5,1% 1,2% -2,6% 6,7% -0,7% 3,5% -5,5% 1,5% -3,4% 8,8% -4,8% -3,9% -7,1% 0,2% -6,3% -2,9% -8,2% -6,6% -7,5% -0,3%
Fonte: elaborazione Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati ISTAT (Forze di lavoro)
in collaborazione con
Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro
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Il Nord genera l'83% (385 mila unità) dell'incremento occupazionale nazionale, il Centro il 51% (239 mila unità) mentre il Mezzogiorno partecipa con un -33% (-157 mila unità). Numeri che fanno pensare che non solo si è ancora lontani da un riequilibrio economico e, di conseguenza, occupazionale, ma, che la forbice del divario continua ad allargarsi.
in collaborazione con
the world of il Consulente
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