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The World of il Consulente n. 68 del 2015

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The world of

il Consulente n°68 - anno V - 31 dicembre 2015

ACHUKMA, AENOMMAN, ALAAFIA, AMAHORO, AMAHORO, AMAHORO, AMAITHI, AMAN, AMANI, AMN SALAAM, AMNIAT, ANACHEMOWEGAN, ANUSDAKE, ARRESETTU, ASHKHARH, ASHTEE, ASHTI, ASOMDWOE, ASSELIU, ASSENTU, ASSUSSEGU, AVVENIU, AYLOBAHA GAFULEYA, BAKEA, BAKÉ, BARIS, BEKÈ, BEOTO, BISANIWEWIN, BUDECH, BÓOTO, CHIBANDA, DAILAMA, DAMAI, DIAKATRA, DODOLIMDAG, DODOLIMDAG, DOHIYI, DUSLIK, ECHNAHCATON, EIPHNH, EMIREMBE, ENH TAIWAIN, EQQISAQATIGIINEQ, ERKIGSNEK, ETOKMITEK, ETS’A’AN OLAL, EYEWI, FANDRIAMPAHALAMANA, FIFA, FILEMU, FRED, FRED, FRED, FRED, FRIDN, FRIDR, FRIDUR, FRIDUR, FRIEDE, FRIEDEN, FRIðUR, GOOM-JIGI, GUMUND, GUNNAMMWEY, HACANA, HASITI, HAU, HE PING, AN PING, HEDD, HEDDWICH, HEIWA, HERE, HERE, HETEP, HMETHO, HOA BINH, ILIFAYKA, INNAAISSTTIIYA, INNAIHTSIIYA, IRINI IRENE, ITTIMOKLA, JAM, KAGISO, KALI LINTAD, KALINAW, KAPAYAPAAN, KATAHIMIKAN, KEAMANA, KEVSIBHAUMXEEB, KHANAGHUTYUN, KHOTSO, KHOTSO, KIBA-KIBA, KIMIA, KUNAMMWEY, KUNAMMWEY, KUPIA KUMI LAKA, KUTHULA, KUTULA, K’É, LAPÉ, LAYENI, LI-K’EI, LINEW, LUMANA, LÂFÍ, MABUHAY, MALU, MALUHIA, MELELILEI, MELINO, MIER, MIERS, MIHS, MINA, MINAGGEM, MIR, MIR, MIR, MIR, MIR, MITSUMPUN, MTENDERE, MUKA-MUKA, MUSANGO, MUTENDEN, M’BUKUSHI, M’TENDERE, NABAD, NABAD-DA, NANNA AYYA, NANOMONSETOTSE, NEI, NERANE’I, NIMUHORE, NIRUDHO, NVWHTOHIYADA, NYE, NYEIN CHAN YAY, NYEINJANYEI, OKIKIAMGENOKA, OLAKAMIGENOKA, ONPEK, PACE, PACHE, PACHI, PACI, PACO, PAGHE, PAGHIDAET, PAGI, PAIS, PAIX, PAKOJ, PANPI, PAQE, PARAHATCYLYK, PARDAMEAN, PASCH, PASCI, PASI, PASU, PATZ, PATZI, PAU, PAX, PAXI, PAXTEM, PAZ, PAS, PAZI, PEACE, PEACE, PEGDUB, PENG ON, PEOC’H, PEOCH, PEONINGHWA, PERDAMIAM, PEYAHTUKE YIMOWIN, PHYONGH’WA, POKOJ, PYGUAPY, PYOUNG-HWA, PÂS, PÍS, QASIKAY, RAFAIDUHHTIT, RAHU, RANGIMA’AIRE, RAUHA, RISETTU, RONGO, RUKUN, RUNYARO, RÓJ, SAAMAYA, SAI GAAI OH PING, SALAAM, SALMU, SAMADAANAM, SAMAYA, SANTEKPHEP, SANTIPHAP, SANTIPHAP, SAQ, SELAM, SHALOM, SHANTI, SHANTIH, SHANTIH, SHOLEM, SHULAM, SIDI, SIPALA, SIPALA, SITH, SITH, SITH, SIÓCHAIN, SOKSANG, SOLH, SPOKOJ, SU THAI BINH, SULA, SULH, SULH, SUSSEGU, SÉRË, SÌOCHAINT, SÍOCHÁIN, TAI PENG, TAIKA, TALWIT, TECÓCATÚ, TENTRAM, THAYU, TINCHLIK, TLAMATCANEMILIZTLI, TSUMUKIKIATU, TUKTUQUIL USILAL, TUTKIUM, UDO, UKUTHULA, USALAMA, UTIMOKLA, UVCHIN, UXOLO, VAKAÇEGU, VREDE, VREDE, VREDE, WAKI IJIWEBISI, WAKI QIWEBIS, WETASKIWIN, WOLAKOTA, WOWANWA, WO’OKEYEH, WÔNTÔNKÓDE


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il Consulente n°68 - anno V - 31 dicembre 2015

ACHUKMA, AENOMMAN, ALAAFIA, AMAHORO, AMAHORO, AMAHORO, AMAITHI, AMAN, AMANI, AMN SALAAM, AMNIAT, ANACHEMOWEGAN, ANUSDAKE, ARRESETTU, ASHKHARH, ASHTEE, ASHTI, ASOMDWOE, ASSELIU, ASSENTU, ASSUSSEGU, AVVENIU, AYLOBAHA GAFULEYA, BAKEA, BAKÉ, BARIS, BEKÈ, BEOTO, BISANIWEWIN, BUDECH, BÓOTO, CHIBANDA, DAILAMA, DAMAI, DIAKATRA, DODOLIMDAG, DODOLIMDAG, DOHIYI, DUSLIK, ECHNAHCATON, EIPHNH, EMIREMBE, ENH TAIWAIN, EQQISAQATIGIINEQ, ERKIGSNEK, ETOKMITEK, ETS’A’AN OLAL, EYEWI, FANDRIAMPAHALAMANA, FIFA, FILEMU, FRED, FRED, FRED, FRED, FRIDN, FRIDR, FRIDUR, FRIDUR, FRIEDE, FRIEDEN, FRIðUR, GOOM-JIGI, GUMUND, GUNNAMMWEY, HACANA, HASITI, HAU, HE PING, AN PING, HEDD, HEDDWICH, HEIWA, HERE, HERE, HETEP, HMETHO, HOA BINH, ILIFAYKA, INNAAISSTTIIYA, INNAIHTSIIYA, IRINI IRENE, ITTIMOKLA, JAM, KAGISO, KALI LINTAD, KALINAW, KAPAYAPAAN, KATAHIMIKAN, KEAMANA, KEVSIBHAUMXEEB, KHANAGHUTYUN, KHOTSO, KHOTSO, KIBA-KIBA, KIMIA, KUNAMMWEY, KUNAMMWEY, KUPIA KUMI LAKA, KUTHULA, KUTULA, K’É, LAPÉ, LAYENI, LI-K’EI, LINEW, LUMANA, LÂFÍ, MABUHAY, MALU, MALUHIA, MELELILEI, MELINO, MIER, MIERS, MIHS, MINA, MINAGGEM, MIR, MIR, MIR, MIR, MIR, MITSUMPUN, MTENDERE, MUKA-MUKA, MUSANGO, MUTENDEN, M’BUKUSHI, M’TENDERE, NABAD, NABAD-DA, NANNA AYYA, NANOMONSETOTSE, NEI, NERANE’I, NIMUHORE, NIRUDHO, NVWHTOHIYADA, NYE, NYEIN CHAN YAY, NYEINJANYEI, OKIKIAMGENOKA, OLAKAMIGENOKA, ONPEK, PACE, PACHE, PACHI, PACI, PACO, PAGHE, PAGHIDAET, PAGI, PAIS, PAIX, PAKOJ, PANPI, PAQE, PARAHATCYLYK, PARDAMEAN, PASCH, PASCI, PASI, PASU, PATZ, PATZI, PAU, PAX, PAXI, PAXTEM, PAZ, PAS, PAZI, PEACE, PEACE, PEGDUB, PENG ON, PEOC’H, PEOCH, PEONINGHWA, PERDAMIAM, PEYAHTUKE YIMOWIN, PHYONGH’WA, POKOJ, PYGUAPY, PYOUNG-HWA, PÂS, PÍS, QASIKAY, RAFAIDUHHTIT, RAHU, RANGIMA’AIRE, RAUHA, RISETTU, RONGO, RUKUN, RUNYARO, RÓJ, SAAMAYA, SAI GAAI OH PING, SALAAM, SALMU, SAMADAANAM, SAMAYA, SANTEKPHEP, SANTIPHAP, SANTIPHAP, SAQ, SELAM, SHALOM, SHANTI, SHANTIH, SHANTIH, SHOLEM, SHULAM, SIDI, SIPALA, SIPALA, SITH, SITH, SITH, SIÓCHAIN, SOKSANG, SOLH, SPOKOJ, SU THAI BINH, SULA, SULH, SULH, SUSSEGU, SÉRË, SÌOCHAINT, SÍOCHÁIN, TAI PENG, TAIKA, TALWIT, TECÓCATÚ, TENTRAM, THAYU, TINCHLIK, TLAMATCANEMILIZTLI, TSUMUKIKIATU, TUKTUQUIL USILAL, TUTKIUM, UDO, UKUTHULA, USALAMA, UTIMOKLA, UVCHIN, UXOLO, VAKAÇEGU, VREDE, VREDE, VREDE, WAKI IJIWEBISI, WAKI QIWEBIS, WETASKIWIN, WOLAKOTA, WOWANWA, WO’OKEYEH, WÔNTÔNKÓDE

N°68 – 31 dicembre 2015 Periodico telematico – Reg.Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma – Pubblicazione mensile Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele – Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera – Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi – Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. – Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro – roma.it Segreteria: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 – 1 – l979 N.12 Redazione: redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 31 – 12 – 2015


Mai abbassare la guardia... Editoriale

Care colleghe e cari colleghi, dal nostro CPO, alla fine dell’anno ormai concluso e precisamente lo scorso 30 settembre, è partita una segnalazione al Consiglio Nazionale dell’Ordine perché, per l’ennesima volta, il CDL è stato considerato – scusate se mi permetto – un consulente di “serie b”. A farci lo sgambetto questa volta è stato il MEF – Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la pubblicazione della “Carta dei Servizi per il procedimento amministrativo: Autorizzazione/diniego all’esercizio dell’assistenza tecnica del contribuente dinanzi le commissioni tributarie, di cui all’art. 63, c. 3 del DPR n. 600/73”. Nella normativa generale di riferimento della Carta dei Servizi veniamo autorizzati all’assistenza al contribuente con una grande limitazione, cito il testo: “consulenti del lavoro per specifiche materie”. Si tratta di una vecchia diatriba, diversi provvedimenti legislativi ci hanno riconosciuto ampia e piena competenza in materia fiscale, ma non possiamo mai permetterci di abbassare la guardia, perché la noncuranza e l’indifferenza possono

farci regredire anziché consolidare i giusti successi ottenuti. Non è un segreto, infatti, che il fatturato della maggior parte dei colleghi CDL si consolida soprattutto nelle consulenze fiscali e di conseguenza anche il relativo introito ai fini previdenziali non è da sottovalutare. Ad ogni buon conto, il nostro intervento è servito: il CNO si è attivato immediatamente ed il MEF il giorno successivo ha rettificato la Carta dei Servizi. Il problema però non è del tutto risolto, ci sono ancora alcune zone off limits per il consulente del lavoro, quali la cessione di quote per la quale inspiegabilmente non siamo legittimati ad esercitare. L’obiettivo che i nostri rappresentanti devono prefiggersi è la totale equiparazione degli albi e delle competenze tra consulenti del lavoro e commercialisti, nel frattempo continueremo ad essere vigili e pronti a tutelare la nostra amata categoria. Con la partenza del nuovo anno auguriamo a tutti voi e alle vostre famiglie i migliori auspici personali e di categoria.

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Sommario

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In Focus

1 the world of

Delitti tributari

Essere Professionisti nell’esercizio della consulenza fiscale costituisce aggravante di Antonio Gigliotti Dottore Commercialista

il Consulente

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Mai abbassare la guardia... L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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Consulenti del lavoro e revisori legali insieme per l’Europa

Lavoro nero, condotta equiparata Maxisanzioni e sospensione dell’attività imprenditoriale di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

L’importante campagna di sensibilizzazione sociale sull’uso dell’immagine di Andrea Tommasini Redazione Cultura

di Caterina Claudi Esperta Settore Turismo

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di Eufranio Massi Esperto di diritto del lavoro

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Presentato il nuovo organigramma della Commissione Decentramento

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Comunicazione Unica 2016

Disparità uomo-donna

Anche le immagini uccidono

Patent Box

Tutte le novità ed i nuovi costi

Individuati i settori e le professioni ai fini degli incentivi alle assunzioni

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Cos’è e come funziona la tassazione agevolata sui beni immateriali

Integrazione salariale

Riepilogo attività Ordine dal 20 settembre al 31 dicembre 2015

Quesiti del mese di dicembre a cura del Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma

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Presentati nuovi percorsi ed opportunità per i Consulenti del Lavoro insieme ai Revisori Legali

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Consulte e quadranti

Dott.ssa C.d.L. Valentina Torresi Consigliere Responsabile Commissione Decentramento

30

È stata resa pubblica la bozza della CU 2016 redditi 2015, con alcune sorprese

Centro Studi del CPO di Roma

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di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

38

Speculum: la materia e il suo doppio

Marco angelini, l’artista-sociologo romano attivo tra Varsavia, Londra e New York, approda al museo Carlo Bilotti a Roma Capitale di Andrea Tommasini Redazione Cultura


ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO Consiglio Provinciale di Roma

Prossimi eventi formativi CPO Roma in programmazione CONVEGNO

Confronto e analisi di convenienza tra il regime forfettario e gli altri regimi contabili e fiscali MARTEDÌ 19 GENNAIO 2016 ORE 9:30

OLY HOTEL

VIA SANTUARIO REGINA DEGLI APOSTOLI, 36 ROMA – (ZONA BASILICA S. PAOLO)

CONVEGNO

La normativa e le principali questioni giurisprudenziali in materia di agenti di commercio VENERDÌ 29 GENNAIO ORE 9:30

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VIA SANTUARIO REGINA DEGLI APOSTOLI, 36 ROMA – (ZONA BASILICA S. PAOLO)


Lavoro

Consulenti del l avoro e revisori legali insieme per l’Europa Presentati nuovi percorsi ed opportunità per i Consulenti del Lavoro insieme ai Revisori Legali di Andrea Tommasini Redazione Cultura

I

l giorno 18/12/2015 In occasione del 60° anniversario dell’Istituto Italiano dei Revisori Legali, la Fondazione Studi Oreste Bertucci nell’ottica dell’accrescimento professionale della Categoria dei Consulenti del Lavoro, ha sottoscritto un importante protocollo d’Intesa con l’Istituto Nazionale dei Revisori Legali, programmando due nuovi percorsi formativi: uno di preparazione agli esami di stato per revisori legali, l’altro di aggiornamento per revisori legali. Gli importanti percorsi formativi progettati e realizzati di comune intesa fra la Fondazione Oreste Bertucci e l’Istituto Italiano dei revisori Legali, hanno ottenuto il patrocinio dell’Ordine dei consulenti del Lavoro di Roma, oltre a quello dell’Istituto stesso. Nastro tagliato dal Presidente dell’INRl, Virgilio Baresi, dal Presidente Microcredito Mario Baccini, dal Presidente di Confassociazioni Angelo Deiana e dalla Presidentessa della Fondazione Oreste Bertucci Eleonora Marzani. Un messaggio augurale di Sua Santità Papa Francesco che tramite il Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, auspica al Presidente Baresi come “la quotidiana opera di codesto istituto sia sempre illuminata dai perenni valori umani e cristiani di cui è particolarmente ricca la nostra Italia.” Alla grande platea di delegati iscritti, autorevoli personalità e rappresentanti di altre professioni, intervenuti all’inaugurazione, Baresi ha poi sottolineato “Con questa nuova sede apriamo di fatto una nuova stagione che si preannuncia densa di impegni e di nuovi stimolanti obiettivi per la categoria, chiamata per legge a svolgere un ruolo decisivo nel risanamento socio-economico sia in ambito pubblico che privato.

Siamo impegnati anche nel processo di internazionalizzazione ed a tal proposito agli inizi del 2016 incontreremo Lord Jonathan Hill, presidente della Commissione UE per i servizi finanziari, che in una lettera manoscritta ha sollecitato un incontro a Bruxelles per porre i migliori presupposti affinchè quella del revisore legale sia la prima libera professione in Europa in grado di garantire attività di consulenze contabili in tutti e 28 paesi-membri dell’Unione Europea. Ed in tal senso ci siamo già attivati con i revisori spagnoli, francesi, tedeschi e slovacchi, per riuscire Tra le personalità presenti all’inaugurazione della sede il presidente del Microcredito, Mario Baccini che ha ricordato come

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“Da anni il nostro ente, presente in molte commissioni parlamentari, e divenuto ente di diritto pubblico, ha consolidato il rapporto con l’Istituto e stiamo condividendo percorsi operativi per realizzare modelli sostenibili per consentire l’accesso al credito ed al sistema bancario a chi ne è precluso. Un’opera che con il sostegno e la consulenza dell’INRL, può contare su una evoluzione positiva. E l’Istituto deve ringraziare un presidente come Baresi per l’impegno profuso in questi anni e ispirato a quell’etica economica alla base anche del lavoro del Microcredito.” Gli ha poi fatto eco Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni (che raggruppa oltre 400mila professionisti) che ha aggiunto “La mia è una vici-


nanza storica con l’INRL perchè ho conosciuto Modesto Bertolli ed ora con l’attuale presidente Baresi abbiamo instaurato un rapporto di reciproca stima e fiducia. Come Confassociazioni stiamo lavorando ad una grande piattaforma che possa realizzare una sorta di ‘rete delle reti’ coinvolgendo gli attuali 400mila professionisti che già dal prossimo anno aumenteranno di numero e dal momento che vogliamo crescere nella interlocuzione con i sistemi bancario e finanziario, un partner come l’INRL diventa strategico. Non a caso stiamo finalizzando degli accordi per servizi che possano facilitare l’attività professionale. Voi iscritti INRL dovete tanto a Baresi – ha poi concluso Deiana – che oltre al cuore ed alla testa, mette anche l’anima.” Altro significativo momento è stata la presentazione dell’accordo esclusivo INRL con la

Fondazione “Oreste Bertucci” dei Consulenti del Lavoro di Roma, presieduta da Eleonora Marzani, presente all’inaugurazione della sede (sottoscritto d’intesa con il presidente dell’Ordine provinciale dei consulenti del lavoro di Roma, Adalberto Bertucci); si tratta del patrocinio INRL per un programma di corsi di formazione sulla revisione legale rivolti ai consulenti del lavoro di Roma, che potrà garantire loro un ampliamento delle competenze professionali ed implementare così le opportunità nell’attività di ogni giorno. La giornata è poi proseguita con la celebrazione della Santa Messa nella Cattedrale di Santa Maria Maddalena, con alta presenza di revisori legali iscritti e si è conclusa con una elegante cena al ristorante all’interno della Galleria Sordi, in uno spazio appositamente riservato

all’INR, con una suggestiva scenografia natalizia. Nel corso della piacevole serata, allietata dal tenore Tony Sessolo che ha cantato l’inno dei revisori legali, composto per l’occasione, ed altri apprezzati brani musicali, è stato consegnato poi agli ospiti, d’intesa con l’INRL, un omaggio della Sartoria Rossi, prestigiosa firma della moda italiana che vanta uno staff di 80 sarti maestri, presente con un esclusivo negozio in Galleria, oltre alle sue boutiques a Milano e altre città italiane oltre che a Mosca e Helsinki. Al termine della serata-evento, alla quale ha partecipato anche una rappresentanza di consulenti del lavoro di Roma, viva soddisfazione dei vertici dell’Istituto. Va infine ricordato a tutti gli iscritti dell’Istituto che nella nuova sede di Roma è possibile disporre della domiciliazione per le pratiche professionali.

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Lavoro

Integrazione salariale Tutte le novità ed i nuovi costi

U

di Eufranio Massi Esperto di diritto del lavoro

na breve se pur fugace riflessione sulla nuova formulazione degli ammortizzatori sociali quale traspare da una lettura del decreto legislativo n. 148/2015, porta ad una duplice sottolineatura. La prima è che gli interventi integrativi salariali ordinari e straordinari (ivi compresi quelli erogabili dal 2016 attraverso i fondi di solidarietà) vanno letti in un modo diverso rispetto al passato, nel senso che una serie di condizionamenti prima non presenti (ad esempio, il requisito dei 90 giorni di lavoro effettivo nell’unità produttiva per fruire dell’intervento o il terzo delle ore lavorabili nel biennio mobile riferito al personale in organico nell’ultimo semestre quale limite per l’autorizzazione della CIGO), vanno presi nella dovuta considerazione.

La seconda è una mera constatazione che ogni addetto ai lavori può facilmente verificare: gli interventi integrativi salariali “costeranno” molto di più rispetto al passato, intendendo che sotto tale voce vanno considerati non soltanto le maggiori erogazioni che gravano sull’imprenditore ma anche le “spese” indirette dovute a maggior aggravi di gestione. Fatta questa premessa, ritengo necessario affrontare i due argomenti appena evidenziati cominciando dal primo. Per la prima volta sia la CIGO che la CIGS che, infine, il contratto di solidarietà difensivo sono messi sullo stesso piano per quanto riguarda il computo nel quinquennio mobile, il contributo addizionale,la durata complessiva di “godimento” all’interno all’unità produttiva ed il massimale di integrazione da corrispondere ai lavoratori interessati. Ciò significa che, sotto l’aspetto prettamente operativo, il datore di lavoro potrà scegliere a quale istituto ricorrere, tenendo conto che anche le causali specifiche, per certi versi, pur rimanendo nella filosofia e nella normativa diverse, sono state, in gran parte, assimilate. Ciò che va, in ogni caso, sempre tenuto presente è che, ad esempio, un utilizzo massiccio della CIGO potrebbe portare ad un blocco delle ore riconosciu-

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te dall’INPS se sarà superato il limite di 1/3 delle ore lavorabili negli ultimi 12 mesi dai lavoratori in forza nel semestre precedente a quello al quale si riferisce la sospensione o la riduzione di orario, con il limite massimo che scaturisce dal computo delle ore lavorate nell’ultimo biennio mobile ( ossia, quello antecedente la data di fruizione dell’ammortizzatore ordinario). Anche per quel che riguarda l’intervento della cassa straordinaria vi sono novità delle quali occorre tener conto: non ci sono più le ipotesi di ristrutturazione, di conversione, nonché quella di crisi senza ripresa dell’attività ed inoltre, dal 24 settembre 2017, le ore integrabili non potranno superare la percentuale dell’80%. Una lettura complessiva degli ammortizzatori va fatta anche in relazione alle prospettive dell’impresa, cosa non secondaria, che sarà approfondita successivamente, alla luce degli obiettivi che si pone l’imprenditore. Nella sostanza, se la soluzione finale che appare all’orizzonte è quella della fine dell’attività produttiva, occorre sapere che, a partire dal 2016, non saranno più attivabili le procedure per la CIGS determinata da crisi aziendale per cessazione di attività o quelle al termine di una procedura concorsuale.


Di qui la necessità di valutare da subito, soluzioni alternative ( gli ammortizzatori costano parecchio) le quali vanno viste anche in prospettiva: dal 1 gennaio 2017 l’indennita’ di mobilità non ci sarà più ed i lavoratori, al termine della procedura di riduzione collettiva di personale non avranno altro che la NASPI, sottoposta, peraltro, alla condizionalita’ della partecipazione a programmi di ricollocazione, di qualificazione o riqualificazione professionale offerti dai servizi per l’impiego e con un importo di durata massima biennale (con tetto), rapportato alla retribuzione degli ultimi quattro anni, destinato a diminuire progressivamente di un 3% al mese. Indubbiamente, questo discorso della condizionalita’ andrà, operativamente, in vigore nel momento in cui l’ANPAL, la nuova agenzia per le politiche attive del lavoro, fornirà i propri indirizzi finalizzati alla ricollocazione ed alla frequentazione di percorsi personalizzati di riqualificazione professionale. Per quel che concerne, invece, il secondo aspetto non si può che affermare come i nuovi ammortizzatori sociali “costino” molto di più che in passato e l’elencazione che segue non è altro che l’immagine plastica di ciò che sto affermando, cosa che appare oltremodo evidente sol che si pensi che, ad esempio, la cassa integrazione in deroga era (ed è, atteso che viene prorogata, sia pure in misura ridotta, a tutto il 2016) a carico della

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Lavoro fiscalità generale e che il contratto di solidarietà difensivo ex legge n. 236/1993, destinato a “sparire” dal 1 luglio 2016, trae le proprie fonti di finanziamento dal Fondo per l’occupazione. A conforto di quanto appena detto ritengo sia necessario soffermarsi su alcune novità e su come

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operano alcuni istituti alla luce delle novità introdotte. Cominciamo dal contributo addizionale in caso di ricorso ad interventi di integrazione salariale. Si è’ detto, da più parti, che in caso di attivazione, lo stesso assuma una caratteristica, quello del c.d. “bonus - malus”, presente nella assicurazione obbligatoria per le auto. Esso è pari al 9% della retribuzione persa se la fruizione resta all’interno


dei 12 mesi, sale al 12% nel periodo di “godimento” fino a due anni, per arrivare, infine, al 15% nell’eventualità di un periodo successivo fino al limite dei 36 mesi. Il costo è notevole e sale in maniera progressiva in relazione alla continuità dello stato di crisi. Va sottolineato come lo stesso sia rapportato non alla indennità corrisposta al lavoratore ( l’80% della retribuzione all’interno dei massimali annui) ma sulla retribuzione lorda perduta il cui importo è nettamente superiore. Appare evidente come la questione, se si ricorre all’intervento della CIGO, vada rapportata anche ai limiti di fruizione del trattamento integrativo, che sono non solo temporali (52 settimane), ma anche quantitativi nel rispetto della previsione dell’art. 12, comma 5, del D.L.vo n. 148/2015. Va ricordat o

come un contributo addizionale pari al 4% sia previsto anche per le imprese, con un organico dai cinque dipendenti in su, prive di ammortizzatori sociali tradizionali, se le stesse chiederanno l’intervento del fondo di solidarietà residuale. La seconda riflessione concerne il trattamento di fine rapporto che, fino al 23 settembre 2015, per la parte maturata nelle ore di sospensione o riduzione di orario era a carico dell’Istituto per effetto della previsione ottenuto nella legge n. 464/1972. Ora, con l’abrogazione di quest’ultima, il trattamento resta a carico dell’imprenditore, cosa che, in presenza di periodi lunghi con trattamenti integrativi, potrebbe assumere una certa consistenza. Per quel che concerne, invece, il trattamento integrativo da solidarietà difensiva, in caso di riduzione di orario, le quote di TFR restano a carico dell’INPS ma se il datore di lavoro, al termine del periodo di concessione, procede a riduzioni collettive di personale o a licenziamenti per giustificato motivo oggettivo entro i successivi 90 giorni, l’onere ricade tutto su di lui. Altro elemento da tenere nella dovuta considerazione riguarda la contribuzione per gli apprendisti con contratto professionalizzante, rispetto alla quale si è in attesa di chiarimenti amministrativi dell’INPS. L’ampliamento della platea dei soggetti che rientrano nella tutela generale degli ammortizzatori fa sì che anche per costoro debba essere corrisposto il contributo ordinario per la CIGO che, dopo le modifiche introdotte, è pari all’1,70% per le aziende con un organico dimensionato fino a 50 dipendenti e dell’1,90% per quelle più grandi. Perl imprese destinatarie del trattamento di CIGS ( ad esempio, quelle commerciali con più di 50 dipendenti) il contributo ordinario pari allo 0,90%, di cui 1/3 a carico del lavoratore, va pagato anche per tali dipendenti pur se gli stessi sono possibili destinatari del solo trattamento per crisi aziendale. Ma anche una questione, all’apparenza secondaria com quella del computo dei lavoratori con contratto a termine, può rivestire, sotto l’aspetto dei costi, una specifica importanza. La circolare n. 24/2015 del Ministero del Lavoro calco-

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Lavoro la gli assunti con contratto a termine come una sola unità a prescindere dalla durata, affermando che, trattandosi di una legge speciale, non deve trovare applicazione il principio contenuto nell’art. 27 del decreto legislativo n. 81/2015 secondo il quale per la individuazione di quanti lavoratori a termine debbano essere computati allorquando ciò sia previsto da leggi o contratti collettivi, occorre sommare i periodi di tutti i rapporti a tempo determinato, compresi quelli dei dirigenti, relativi agli ultimi due anni e, poi, dividere per il numero complessivo. Ebbene, l’interpretazione ministeriale non appare supportata da una disposizione specifica in quanto il decreto legislativo n. 148/2015 non fa alcun cenno ad una disposizione particolare come quella invocata nella circolare n. 24/2015, come, ad esempio, avviene nel collocamento disabili ove una norma specifica della legge n. 68/1999 (modificata nel 2012) ne prevede la computabilita’ al superamento della soglia de sei mesi. La questione non è di poco conto per quelle imprese che sono vicino ai 50 dipendenti, atteso che potrebbero venire penalizzate nel calcolo (con un aumento dell’aliquota) applicando il criterio ipotizzato dalla circolare ma che, ripeto, nella legge non trova riscontro. C’è, poi, la questione del periodo senza il sostegno degli ammortizzatori. Dal primo novembre 2016, i 30 giorni intercorrenti tra la data della presentazione dell’istanza, esclusivamente in via telematica, con la quale si chiede l’intervento del CIGS ( ma la cosa non riguarda il contratto di solidarietà difensivo) e quello della “copertura” a seguito della concessione attraverso il provvedimento ministeriale vanno gestiti con il ricorso a ferie permessi o altri strumenti di flessibilità aziendale. Non è più possibile, infatti, far decorrere l’intervento da un momento preciso anche antecedente la presentazione dell’istanza e, la stessa domanda, va inviata entro il termine perentorio di 7 giorni dalla conclusione dell’iter procedurale di consultazione e non più dal venticinquesimo giorno successivo al termine del periodo di paga al quale si riferisce la sospensione o la riduzione di orario. Un’altra breve considerazione riguarda i rimborsi delle prestazioni INPS, anticipate dal datore di lavoro. L’art. 7 ha introdotto un termine di decadenza di 6 mesi per chiedere il conguaglio. Esso decorre dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento, se successivo: il tutto, secondo l’interpretazione amministrativa che traspare, in una logica di accelerazione delle procedure e di monitoraggio delle risorse finanziarie. Ma la disposizione riguarda anche il passato: per i trattamenti conclusi

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prima del 24 settembre 2015, i 6 mesi decorrono da questa data. Una brevissima notazione, poi, sull’incremento addizionale per la mancata rotazione nei trattamenti integrativi straordinari: su questo punto, per la verità, in mancanza di un D.M. del Ministro del Lavoro “concertato” con quello dell’Economia che doveva essere emanato entro il 23 novembre, non è possibile dire nulla se non che con tale provvedimento, destinato a sostituire la previsione dell’art. 1, comma 8, della legge n. 223/1991, sara’ definito l’incremento del contributo addizionale a titolo di sanzione per la mancata rotazione. Due parole a conclusione di questa breve riflessione: i nuovi ammortizzatori sociali (e ci ricomprendo anche quelli che saranno gestiti dai fondi di solidarietà di categoria o, in mancanza, dal fondo residuale) sono destinati ad incidere sulle patologie dei rapporti di lavoro con modalità completamente diverse rispetto al passato. Non sarà più possibile, perché


i costi non lo consentiranno, ricorrere con faciloneria alle integrazioni salariali e, di conseguenza, sarà necessario, laddove possibile, trovare all’interno dei contratti collettivi forme di flessibilità che consentano, nei limiti del possibile, di gestire situazioni di crisi momentanee. Il ricorso agli ammortizzatori, allargato anche a soggetti prima esclusi e a motivazioni che, sulla carta, sembrano più aderenti alla realtà, dovrà essere, in un certo senso, limitato alle situazioni non altrimenti gestibili, atteso che il contributo addizionale sale notevolmente con il ricorso prolungato a tali istituti. Bologna, 6 dicembre 2015

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CPO Roma

Riepilogo attività Ordine dal 20 settembre al 31 dicembre 2015 Consulenti

5 nuovi iscritti – 14 cancellati Praticanti

16 nuovi iscritti – 18 fine pratica Riunione di Consiglio

N.1 + n. 1 assemblea iscritti Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma

n. 16 istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle

n. 2

Sportelli dedicati agli iscritti

INPS: n. 4 giornate Aziende, n. 2 giornata Artigiani e Commercianti e n. 2 giornate Gestione Separata Equitalia n. 7 giornate Sportello Pensioni n. 4 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma

n. 64 quesiti risposti Editoria

Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile

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Agevolazioni

Disparità uomo-donna Individuati i settori e le professioni ai fini degli incentivi alle assunzioni

È

Centro Studi del CPO di Roma

stato reso pubblico il Decreto del Ministero del lavoro, che sarà inserito sul sito istituzionale dello stesso dicastero (www.lavoro.gov.it), e che indica per l’anno prossimo i settori e le professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna sulla scorta dei dati ISTAT relativi alla media annua dell’anno 2014. La individuazione ha un rilievo ai fini dell’applicazione degli incentivi all’assunzione nel mercato del lavoro privato. Tale individuazione è in linea con quanto previsto previsto dal regolamento UE 651/2014. Pertanto con il citato decreto il Dicastero, di concerto con il Ministero dell’Economia, individua i settori e le professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera di almeno il 25% la disparità media uomodonna, sulla base dei dati forniti dall’Istituto di statistica in base alla media dell’anno più recente. Il decreto ha per allegati sia i settori che le professioni interessate ai fini dell’applicazione degli incentivi. Per quanto concerne i settori sono quelli caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna, e sono indicati nell’allegato A del decreto di che trattasi. Per quanto concerne le professioni sono invece

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indicate nell’allegato B e sono riferite ad un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna. I settori e le professioni, come individuate hanno un rilievo ai fini della L.92/2012 per i benefici nel mercato del lavoro privato che si ricorda fanno riferimento alle assunzioni di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione europea e nelle aree di cui al Regolamento UE, annualmente individuate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonché in relazione alle assunzioni di donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, ovunque residenti. si ringrazia Michele Regina


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Tributario

Delitti tributari

Essere Professionisti nell’esercizio della consulenza fiscale costituisce aggravante

di Antonio Gigliotti Dottore Commercialista

L’

art. 13-bis del D.Lgs n. 74/2000, inserito dall’art.12 del D.Lgs 24 settembre 2015, n. 158 prevede, al terzo comma, un’aggravante speciale per i professionisti nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale

L’art. 12 del D.Lgs 24/09/2015, n. 158, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre e, di conseguenza, in vigore dal 22 ottobre scorso, ha inserito nell’ambito del titolo III del D.Lgs n. 74/2000 (contenente le disposizioni comuni ai delitti tributari contemplati dal medesimo decreto legislativo) l’art. 13-bis rubricato “circostanze del reato”. Ma la vera novità sul campo del diritto penale tributario è rappresentata dal terzo comma di tale disposizione, il quale introduce un’aggravante ad effetto speciale prevista per i professionisti nell’ambito dell’attività di consulenza fiscale, prevedendo che “le pene stabilite per i delitti di cui al titolo II sono aumentate della metà se il reato è commesso dal concorrente nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale svolta da un professionista o da un intermediario finanziario o bancario attraverso l’elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale”. Dal testo normativo sembrerebbe trattarsi di una circostanza aggravante speciale “propria” (quindi applicabile al solo pro-

fessionista e non estensibile al cliente, nemmeno a titolo di concorso), collegata ad una condotta specifica ed ulteriore rispetto al semplice concorso in un delitto tributario, essendo espressamente richiesta l’elaborazione o la commercializzazione di modelli di evasione fiscale da parte del professionista. Attesa le genericità della locuzione utilizzata dal legislatore “…nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale svolta da un professionista…”, si ritiene vada ricompreso nella nuova aggravante qualunque libero professionista che svolga attività di consulenza fiscale, a prescindere all’iscrizione o meno in albi, associazioni o registri. Quanto, peraltro, all’esatta configurazione dell’attività di consulenza fiscale, sarebbe opportuno un chiarimento legislativo, poiché trattasi di attività che può essere effettuata anche al di fuori dell’ambito prettamente tributario, potendo

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essere sviluppata anche nel contesto


della consulenza commerciale, finanziaria, contrattualistica, o in materia di lavoro. L’aggravante introdotta dalla norma presuppone che il professionista commetta il reato non in qualità di contribuente (ad esempio presentando in proprio una

dichiarazione infedele o fraudolenta), ma in qualità di correo con il proprio cliente. In tema di concorso, la norma cardine è l’art. 110 c.p., ai sensi del quale “quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita…”. Ora, essendo i reati tri-

butari per lo più strutturati come reati “propri”, il professionista può concorrere in tali fattispecie in qualità di extraneus, secondo le ordinarie regole del concorso, che si presenta di norma nelle forme del concorso materiale o morale. Attesa la modalità richiesta per il perfezionarsi dell’aggra-

vante in commento (elaborazione o commercializzazione di modelli di evasione fiscale), si ritiene che il contributo causale del professionista debba avvenire nella fase dell’ideazione della condotta criminosa, ovvero assumere la forma del concorso morale, espresso in taluna delle seguenti modalità: ◼ istigazione, che ricorre quando il professionista si limita a rafforzare od eccitare il proposito criminoso già presente nelle intenzioni del cliente; ◼ determinazione, che interviene allorquando è lo stesso professionista a far sorgere nel cliente un proposito criminoso prima inesistente. Tuttavia, dal tenore letterale della nuova disposizione, pur nella sua genericità ed indeterminatezza, si rileva che non tutti i casi di concorso del professionista rientreranno nel campo di applicazione dell’aggravante speciale. Se, ad esempio, il professionista compila e trasmette la dichiarazione annuale del proprio cliente portando in deduzione fatture palesemente false, lo stesso potrà essere chiamato a rispondere del delitto di dichiarazione fraudolenta, in concorso semplice (materiale o morale a seconda della tipologia di contributo offerto al fatto criminoso) con il cliente medesimo. Affinché, di contro, operi l’aggravante speciale di cui al nuovo art. 13-bis, comma 3 è necessario che il professionista offra un contributo qualificato alla realizzazione della fattispecie criminosa da parte del proprio cliente, individuato dalla norma stessa nell’elaborazione di un «modello di evasione fiscale»: in tal caso si parlerà di concorso aggravato.

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Lavoro

Lavoro nero, condotta equiparata Maxisanzioni e sospensione dell’attività imprenditoriale

A

di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

i sensi dell’articolo 22, comma 1, D. Lgs n 151/15, modifica la disciplina della maxisanzione per lavoro nero, sostituendo l’articolo 3, comma 3, D.L, n12/02 (convertito dalla legge n 73/02). La nuova previsione legislativa non incide sulla condotta, che si concretizza “nell’impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con l’esclusione del datore di lavoro domestico”. Nella circolare n. 26/15 del Ministero del Lavoro, non trova più spazio la previsione di un trattamento sanzionatorio più favorevole (c.d. maxisanzione affievolita), che scattava nel caso in cui il lavoratore risultasse occupato per un periodo lavorativo successivo a quello in cui era in nero (c.d. prova del lavoratore prima della regolare assunzione). La nuova previsione legislativa non incide sulla condotta, che si concretizza “nell’impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con l’esclusione del datore di lavoro domestico”. Nella circolare n. 26/15 del Ministero del Lavoro, non trova più spazio la previsione di un trattamento sanzionatorio più favorevole (c.d. maxisanzione

affievolita), che scattava nel caso in cui il lavoratore risultasse occupato per un periodo lavorativo successivo a quello in cui era in nero (c.d. prova del lavoratore prima della regolare assunzione). Tale condotta viene, quindi, equiparata a quella tipica sotto l’aspetto sanzionatorio. Si vedranno, invece, le differenze tra le due condotte sotto il profilo procedurale della diffida. Un’altra novità che attiene al regime sanzionatorio comporta l’eliminazione della sanzione prima applicata in ragione di ogni giorno di effettivo lavoro nero e introduce una sanzione graduata “per fasce”, sempre e comunque correlata al numero di giornate di effettivo impiego di ciascun lavoratore, secondo le seguenti modalità:

◼ da € 1.500,00 a € 9.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore sino a 30 giorni di effettivo lavoro; ◼ da € 3.000,00 a € 18.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore da 31 e sino a 60 giorni di effettivo lavoro; ◼ da € 6.000,00 a € 36.000,00 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore oltre 60 giorni di effettivo lavoro.

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Tale modifica sul piano sanzionatorio è stata attuata a seguito delle criticità che si erano manifestate sotto la previgente disciplina. Da subito, occorre evidenziare che il precedente impianto sanzionatorio comportava la necessità di una prova rigorosa da parte degli organi di vigilanza delle singole giornate di lavoro effettive prestate dal lavoratore. Ciò aveva determinato un incremento del contenzioso, avente proprio ad oggetto il numero di giornate di lavoro, atteso che anche la decurtazione solo di alcune di esse poteva portare a una riduzione dell’importo sanzionatorio. Il nuovo impianto sanzionatorio, invece, pur legato in ogni caso ai giorni di lavoro effettivo prestati, richiede la prova solamente del numero complessivo. Non si determina, pertanto, alcuno scostamento degli importi nel caso di incertezza su alcune giornate, la cui somma totale, comunque, rientra all’interno del limite previsto nella fascia. Dopo di ch, appare opportuno rilevare come sotto la previgente disciplina, a seguito della riforma operata dal D.L. n.145/13, convertito in L. n.9/14, la maxisanzione non era più diffidabile e, pertanto, non riducibile nell’importo minimo. Nelle ipotesi in cui fosse stata accertata una molteplicità di giorni e di lavoratori in nero, la sanzione raggiungeva importi economicamente spropositati, che non avrebbero potuto in nessun modo essere pagati dalle aziende. Ciò determinava, indubbiamente, una riduzione dell’effetto deterrente della sanzione nei confronti dei trasgressori, proprio perché gli stessi non ne riconoscevano talvolta le ragioni. La nuova disciplina, quindi, incide sul piano della “funzione rieducativa della pena”, recuperando credibilità sotto il profilo della “proporzionalità” e “ragionevolezza” della stessa. La nuova previsione, prevedendo un raggio di applicazione ampio, non comporta applicazioni discrezionali da parte dei funzionari accertatori, che dovranno comunque accertare il numero complessivo di giornate lavorate effettivamente in nero e, conseguentemente, applicare la sanzione prevista per la fascia corrispondente. Nonostante la previsione di fasce sanzionatorie che non corrispondono esattamente alle singole giornate, non si ritiene che per questa nuova ipotesi si possano rilevare profili di illegittimità costituzionale, a differenza dell’originaria formulazione della norma sulla maxisanzione, colpita dalla scure della incostituzionalità. Tale norma prevedeva, infatti, che l’impiego di lavoratori dipendenti non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria fosse punito con la sanzione amministrativa dal 200% al 400% dell’im-

porto, per ciascun lavoratore irregolare, del costo del lavoro, calcolato sulla base dei vigenti contratti collettivi nazionali, per il periodo compreso tra l’inizio dell’anno e la data di constatazione della violazione. In tale ipotesi risultava violato il principio di ragionevolezza, in quanto l’importo si fondava su un calcolo di carattere meramente presuntivo. Al contempo non si ritiene possa esserci alcun riferimento alla pronuncia di incostituzionalità relativa all’art.29, co.2, D.Lgs. n.276/03, come modificato dall’art.1, co.911, L. n.296/06, che prevedeva che le “sanzioni civili” connesse all’omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore di cui al periodo precedente non poteva essere inferiore a € 3.000,00, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Anche in tale caso la Corte Costituzionale ha ritenuto che la sanzione violasse il “principio di ragionevolezza” per la natura giuridica risarcitoria delle sanzioni stesse, che determinava una disparità di trattamento tra trasgressori, essendo il danno all’istituto assicuratore calcolata con presunzione assoluta (c.d. iuris ed de iure). A legislazione vigente non si può non osservare che, nel caso di mancato pagamento del trasgressore, in sede di emanazione della successiva ordinanza ingiunzione, il computo esatto dei giorni potrà avere un peso nella rideterminanzione, in termini di gravità della sanzione da comminare. La nuova maxisanzione risulta maggiorata del 20% nel caso di impiego di lavoratori stranieri non in possesso di un valido permesso di soggiorno o di minori in età non lavorativa e, rispetto a questi ultimi, non trova evidentemente nemmeno applicazione la procedura di diffida di cui si tratterà successivamente. Questo perché la norma cerca di creare un maggior disvalore sociale riconosciuto al datore di lavoro che utilizza illecitamente lavoratori più deboli da un punto di vista contrattuale e accettano condizioni di lavoro “a ribasso” per la particolare situazione sociale ed economica in cui si trovano. In ordine alla disciplina transitoria occorre precisare che, come specificato anche nella lettera circolare n.16494/15, trattandosi di illecito permanente, che si consuma al momento della cessazione della condotta vietata, per le violazioni iniziate sotto la previgente disciplina e proseguite dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n.151/15 (24 settembre 2015) trova applicazione la nuova disciplina. Per le condotte iniziate e cessate prima del 24 settembre 2015, invece, trova applicazione l’apparato sanzionatorio precedente, ivi compresa la fattispecie attenuata di maxisanzione (c.d. maxisan-

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Lavoro zione affievolita). In ultimo occorre ricordare che, come precisato dal Ministero, a seguito dell’applicazione della nuova maxisanzione non potranno più essere sanzionate le condotte relative alla mancata consegna della lettera di assunzione, la mancata comunicazione obbligatoria e, altresì, la mancata iscrizione nel LUL, così come previsto nel nuovo co.3-quinquies, art.3, D.L. n.12/02, conv. nella L. n.73/02. La ratio di tale previsione è quella di ritenere tali sanzioni in un certo qual modo assorbite all’interno della maxisanzione. A onor del vero l’omessa comunicazione obbligatoria di assunzione, nel caso di lavoro nero, non era assoggettata ad alcuna sanzione già sotto la previgente disciplina per prassi ministeriale. Con circolare n.38/10 il Ministero aveva, infatti, affermato che la mancata comunicazione preventiva al Centro per l’impiego, costituendo l’indice rivelatore dell’impiego di lavoratori in nero, nonché il presupposto applicativo della maxisanzione, non sarebbe stata soggetta alla specifica sanzione di cui all’art.19, co.3, D.Lgs. n.276/03, in quanto “assorbita” nella fattispecie più grave, punita dall’art.3, co.3, D.L. n.12/02. Il Legislatore, con la novella normativa in commento, ha deciso, altresì, di non punire l’omessa consegna della lettera di assunzione, probabilmente perché, a seguito della riforma operata dall’art.40, co.2, D.L. n.112/08, conv. nella L. n.133/08, tale obbligo si considera assolto con la consegna di una copia della comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro. Appare evidente che, se tale comunicazione non risulta avvenuta, è impossibile adempiere all’obbligo della consegna della lettera medesima. La norma esclude, infine, le sanzioni relative alle violazioni in materia di Libro Unico del Lavoro. Il Ministero del Lavoro, con la circolare n.26/15, chiarisce, infatti, che in caso di lavoro nero, il Libro Unico non può, evidentemente, mai essere compilato o persino mai istituito nei casi di prima assunzione. L’art.22, D.Lgs. n.151/15 reintroduce la diffidabilità della maxisanzione, ai sensi dell’art.13, D.Lgs. n.124/04. Si ricorda, infatti, che la maxisanzione per lavoro nero, con la prima riforma operata dall’art.36-bis, D.L. n.223/06, conv. nella L. n.248/06, non era diffidabile. L’art.33, L. n.183/10 aveva, invece, previsto che la sanzione fosse diffidabile. L’art.14, D.L. n.145/13, conv. nella L. n.9/14, aveva escluso invece l’applicabilità della diffida alla maxisanzione. Con il D.Lgs. n.151/15 viene prevista, in relazione alla maxisanzione per lavoro nero, una disciplina

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speciale della diffida, che si differenzia da quella generale per l’oggetto e il termine per l’adempimento. La diffida obbligatoria di cui all’art.13, D.Lgs. n.124/04, come modificato dall’art.33, L. n.183/10, ha, infatti, come oggetto la regolarizzazione delle inosservanze contestate (comunque materialmente sanabili), che deve avvenire nel termine di 30 giorni dalla notificazione del verbale unico. Nel caso della maxisanzione per lavoro nero, come precisato nella circolare del Ministero del Lavoro n.38/10, tale diffida doveva avere ad oggetto la regolarizzazione del lavoratore, consistente nella comunicazione del giorno di effettiva instaurazione del rapporto di lavoro, nel versamento contributivo, ove ne sussistessero i presupposti. Secondo la circolare la regolarizzazione, inoltre, doveva avvenire esclusivamente attraverso la stipula di contratti di natura subordinata a tempo pieno e indeterminato o a tempo parziale, di tipo indeterminato, con regime orario non inferiore a 20 ore settimanali. La nuova diffida di cui all’art.22, co.3-bis e 3-ter, D.Lgs. n.151/15, ha un contenuto più ampio in ordine all’oggetto, in quanto prevede per i lavoratori ancora in forza: ◼ la regolarizzazione dell’intero periodo di lavoro prestato in nero, secondo le modalità accertate, ivi compreso il versamento dei relativi contributi e premi; ◼ la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato anche a tempo parziale con riduzione dell’orario di lavoro non superiore al 50% dell’orario a tempo pieno, o con contratto a tempo pieno e determinato di durata non inferiore a tre mesi. Non è ammesso invece il contratto di lavoro intermittente; ◼ il mantenimento in servizio del lavoratore per “tre mesi” e cioè almeno 90 giorni di calendario, da comprovare attraverso il pagamento delle retribuzioni dei contributi e dei premi scaduti entro il termine di adempimento. Anche il termine per la regolarizzazione è più ampio. L’adempimento di tale diffida deve avvenire, infatti, entro 120 giorni dalla notifica del verbale unico. Il Ministero, con circolare n.26/15, precisa, inol-


tre, che il contratto con il quale viene regolarizzato il lavoratore in nero decorrerà dal primo giorno di lavoro irregolare, mentre il periodo di tre mesi utile a configurare l’adempimento della diffida andrà conteggiato dalla data dell’accesso ispettivo. Il periodo minimo di tre mesi di mantenimento in servizio, quindi, va computato al netto del periodo di lavoro prestato in nero, il quale andrà comunque regolarizzato. Il Ministero precisa, altresì, che l’adempimento alla diffida costituisce elemento oggettivo di applicabilità della sanzione in misura minima, che, in qualche misura, bilancia gli oneri sostenuti dal datore per il mantenimento del rapporto di lavoro. Ne consegue che, in assenza di un effettivo mantenimento del rapporto di lavoro per almeno 3 mesi entro il centoventesimo giorno dalla notifica del verbale, qualunque ne sia la ragione, non potrà ritenersi adempiuta la diffida. La circolare n.26/15, onde evitare fraintendimenti ed equivoci, chiarisce, inoltre, che la stipulazione dei contratti trimestrali determina l’esclusione di eventuali connesse agevolazioni già previste dalla vigente disciplina (prima fra tutte quella di cui all’art.1, co.118 e 119, L. n.190/14), anche in

considerazione della violazione del disposto di cui all’art.1, co.1175, L. n.296/06, che subordina l’accesso a eventuali benefici “normativi e contributivi” anche al rispetto degli “altri obblighi di legge”. Come già precisato, l’art.22, co.3-bis e 3-ter, D.Lgs. n.151/15, dispone, inoltre, che tale diffida si applichi solamente nei confronti dei lavoratori irregolari trovati “ancora in forza” al momento dell’accesso ispettivo e viene espressamente esclusa l’ipotesi in cui i lavoratori risultino occupati per un periodo lavorativo successivo. La diffida non si applica nel caso di impiego di lavoratori stranieri non in possesso di valido permesso di soggiorno o di minori in età non lavorativa. In tali casi, difatti, risulta giuridicamente impossibile la regolarizzazione dei soggetti che non avrebbero potuto effettuare alcuna prestazione lavorativa. Pur nell’impossibilità di una piena regolarizzazione rimane, comunque, necessario provvedere al versamento dei contributi di legge ex art.2126 cod. civ. per il periodo effettivamente lavorato. Da una lettura sistematica del dettato normativo e dei chiarimenti ministeriali che hanno definito i contorni del campo di applicazione della maxisanzione si possono individuare 6 possibili ipotesi.

1. Lavoratore in nero trovato in forza e senza regolare assunzione al momento dell’accesso ispettivo.

In tale ipotesi trova applicazione la nuova diffida di cui all’art.22, che si riterrà adempiuta se, nel termine di 120 giorni dalla notificazione del verbale, il datore di lavoro avrà effettuato: a la regolarizzazione di tutto il periodo di lavoro nero con il versamento dei contributi e dei premi; b la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche a tempo parziale, con riduzione dell’orario di lavoro non superiore al 50% dell’orario a tempo pieno, o con contratto a tempo pieno e determinato di durata non inferiore a tre mesi; c il mantenimento in servizio del lavoratore per almeno 90 giorni dalla data dell’accesso ispettivo; d il pagamento della maxisanzione nella misura pari al minimo edittale.

2. Lavoratore in nero trovato in forza e senza regolare assunzione al momento dell’accesso ispettivo e regolarizzato prima della notificazione del verbale, secondo una delle tipologie contrattuali previste dall’art.22, co.3-ter (come può accadere a seguito del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale adottato ai sensi dell’art.14, D.Lgs. n.81/08). In tale ipotesi trova applicazione la nuova diffida di cui all’art.22, che si riterrà adempiuta se, nel termine di 120 giorni dalla notificazione del verbale, il datore di lavoro avrà effettuato: a la regolarizzazione di tutto il periodo di lavoro nero con il versamento dei contributi e dei premi; b il mantenimento in servizio del lavoratore per almeno 90 giorni dalla data dell’accesso ispettivo;

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Lavoro c il pagamento della maxisanzione nella misura pari al minimo edittale.

3. Lavoratore trovato in forza al momento dell’accesso ispettivo e regolarmente assunto per un periodo successivo a quello prestato in nero (la vecchia fattispecie attenuata). In tale ipotesi l’art.22, co.3-ter, esclude l’applicabilità della nuova diffida. Con la circolare n.26/15, il Ministero del Lavoro precisa che trova applicazione la disciplina generale della diffida, che si riterrà adempiuta se, nel termine di 45 giorni dalla notificazione del verbale, il datore di lavoro avrà effettuato: a la regolarizzazione di tutto il periodo di lavoro nero con il versamento dei contributi e dei premi (secondo le indicazioni già fornite nella circolare n.38/10); b il pagamento della maxisanzione nella misura pari al minimo edittale.

4. Lavoratore in nero non più in forza e senza regolare assunzione al momento dell’accesso ispettivo. In tale ipotesi l’art.22, co.3-ter, esclude l’applicabilità della nuova diffida. Con la circolare n.26/15 il Ministero del Lavoro precisa che trova applicazione la disciplina generale della diffida, che si riterrà adempiuta se, nel termine di 45 giorni dalla notificazione del verbale, il datore di lavoro avrà effettuato: a lla regolarizzazione di tutto il periodo di lavoro nero con il versamento dei contributi e dei premi (secondo le indicazioni già fornite nella circolare n.38/10); b lil pagamento della maxisanzione nella misura pari al minimo edittale.

5. Lavoratore in nero trovato in forza e senza regolare assunzione al momento dell’accesso ispettivo, per il quale il datore provveda a documentare prima della notificazione del verbale la regolarizzazione di tutto il periodo di lavoro nero, secondo una delle tipologie contrattuali previste dall’art.22, co.3-ter, con il versamento dei contributi e dei premi e il mantenimento in servizio del lavoratore per almeno 90 giorni dalla la data dell’accesso ispettivo. In tale ipotesi Il Ministero precisa che si applicherà la “diffida ora per allora”, che si riterrà adempiuta se, nel termine di 120 giorni, il datore di lavoro avrà effettuato il pagamento della maxisanzione nella misura pari al minimo edittale.

6. Lavoratore in nero occupato senza preventiva comunicazione obbligatoria di instaurazione, spontaneamente regolarizzato, per l’intera durata, prima dell’accesso ispettivo o prima di un’eventuale convocazione per l’espletamento del tentativo di conciliazione monocratica di cui all’art.11, D.Lgs. n.124/04. Il Ministero del Lavoro, nella circolare n.26/15, precisa che in tale ultima ipotesi non si applica la maxisanzione. Resta naturalmente salva la sanzione prevista per la tardiva comunicazione obbligatoria di instaurazione del rapporto di lavoro, non essendo quest’ultima avvenuta entro il giorno antecedente l’assunzione, come già precisato nella circolare n.38/10.

Si rileva che la circolare n.26/15, nell’ottica di coprire tutte le possibili fattispecie, all’interno dell’ipotesi del lavoratore in nero trovato in forza e senza regolare assunzione al momento dell’ac-

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cesso ispettivo, fa anche il caso dell’interruzione del rapporto di lavoro per cause non imputabili al datore di lavoro nel periodo compreso tra l’accesso ispettivo e la notifica del verbale unico. In tale


caso il Ministero precisa che è possibile che l’adempimento alla diffida di cui all’art.22, co.3-ter, avvenga con un separato contratto stipulato successivamente allo stesso accesso ispettivo. All’esito della verifica tale contratto dovrà aver consentito un effettivo periodo di lavoro di almeno tre mesi, entro il termine di 120 giorni dalla notifica del verbale unico, pena l’inaccessibilità al pagamento della sanzione nella misura pari al minimo edittale. Il Ministero, nella circolare n.26/15, ha espressamente specificato che, nel caso di lavoratori in nero trovati ancora in forza al momento dell’accesso ispettivo, in assenza di un effettivo mantenimento del rapporto di lavoro per almeno tre mesi entro il centoventesimo giorno dalla notifica del verbale, qualunque ne sia la ragione, non potrà ritenersi adempiuta la diffida. Con tale clausola di chiusura il Ministero non ha voluto prendere in considerazione i casi in cui, a seguito della regolarizzazione, il rapporto di lavoro non prosegua per i 90 giorni utili al fine dell’adempimento della diffida o per la particolare natura della prestazione o per l’impossibilità oggettiva del lavoratore di eseguire la prestazione per tutto il periodo di riferimento. Il Ministero, nella circolare in commento, come si è visto, non ammette alcuna deroga o eccezione alla regola dei tre mesi, in quanto ritiene semplicemente che non ci siano margini di stabilizzazione del lavoratore, se non attraverso la regolarizzazione per tutto il periodo previsto. Non si può non evidenziare, tuttavia, che in tali casi il datore di lavoro risulterebbe penalizzato, in quanto dovrebbe comunque assolvere a una condizione impossibile (il mantenimento in servizio per 90 giorni) per poter accedere al beneficio del pagamento della sanzione in misura minima.

In questi casi si potrebbe ipotizzare, a parere degli scriventi, che il datore, piuttosto che dover pagare la sanzione per intero, voglia essere ammesso a pagare il minimo edittale, una volta che, regolarizzato il lavoratore secondo una delle tipologie previste dalla riforma, abbia assolto anche gli obblighi retributivi e previdenziali relativi al periodo trimestrale, a prescindere dal fatto che in concreto la prestazione effettuata non si sia protratta per tre mesi. Appare evidente che tale opzione potrà essere praticata ove possibile, in quanto si tratterebbe comunque di una fictio iuris volta a retribuire, comunque, e, al contempo, corrispondere i contributi previdenziali e assicurativi a un lavoratore che non ha effettuato la prestazione lavorativa per tutto il periodo. Nell’ipotesi, in cui il datore abbia scelto la strada del pagamento della sanzione amministrativa, re-

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Lavoro sta aperto il profilo dell’eventuale contenzioso che possa insorgere tra datore e lavoratore per il mancato rispetto delle regole contrattuali in relazione al rapporto di lavoro di fatto instaurato. Allo stesso modo si può aggiungere che, anche nell’ipotesi in cui il datore abbia scelto di assumere il lavoratore per 90 giorni ai fini dell’adempimento della diffida, quest’ultimo non può ritenersi legittimato, in virtù della diffida medesima, a interrompere il rapporto di lavoro insorto di fatto, se non nel rispetto delle leggi che tutelano tale rapporto. L’ottemperanza della diffida avrà, difatti, solo la funzione di ridurre al minimo la sanzione e non potrà produrre alcun altro effetto sul rapporto insorto di fatto tra le parti. In altre parole, se il datore di lavoro dovesse stipulare, dopo la notifica dell’illecito, un contratto a termine di tre mesi, tale contratto costituirà una rinuncia del contratto a tempo indeterminato a cui il lavoratore avrebbe diritto, essendo, quest’ultimo contratto, definito dalla legislazione vigente come “dominante”. Difatti, nessuna giustificazione giuridica potrebbe essere opposta in un eventuale contenzioso tra datore e lavoratore, tanto meno la stipula di un contratto a termine di tre mesi, in quanto necessario solo al fine della riduzione della sanzione. A tal fine, in sede ispettiva, gli ispettori potrebbero rendere edotti i lavoratori dei propri diritti indisponibili e, allo stesso modo, i consulenti del lavoro potranno opportunamente far presente la possibilità che il proprio cliente venga sottoposto al rischio di una controversia di lavoro, nel caso di mancato rispetto delle tutele civilistiche nonché nell’ipotesi di mancata osservanza dell’art.2113 cod.civ.. Sotto il profilo strettamente giuridico occorre osservare, inoltre, che la nuova diffida non è sovrapponibile alla diffida come sino ad ora conosciuta, prevista dall’art.13, D.Lgs. n.124/04. Difatti, non solo sono diversi i presupposti di applicabilità della stessa, ma, come correttamente anticipato nella lettera circolare n.16494/15, la nuova diffida ha natura giuridica sostanziale e non procedurale.

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Da tale natura consegue l’inapplicabilità della stessa alle condotte iniziate e cessate prima del 24 settembre 2015. A parere degli scriventi, tuttavia, tale previsione dovrebbe riguardare solo la nuova diffida e non la diffida generale, che, invece, conserverebbe le caratteristiche di natura procedurale e, pertanto, se ne potrebbe ipotizzare la retroattività. Tali ipotesi coinvolgerebbero soltanto i punti 3 e 4 sopra prospettati. In secondo luogo occorre evidenziare che l’obbligo del mantenimento in servizio dei lavoratori oggetto di regolarizzazione per un periodo non inferiore a tre mesi costituisce anch’essa una novità sotto l ’a s p e t t o relativo alla ratio legis. Sino ad oggi, difatti, a ve v a m o


assistito a una dicotomia tra disciplina privatistica e normativa pubblicistica, concentrata, più che altro, la prima sugli obblighi contrattuali scaturenti dal negozio stipulato dalle parti, la seconda sulla natura meramente afflittiva e rieducativa della pena inflitta. La nuova diffida, invece, “fonde” i due piani, anche se, pur non imponendo ordini perentori alle parti, determina delle conseguenze diverse. Sino all’emanazione del nuovo decreto la normativa teneva in poca considerazione la tutela effettiva del lavoratore, nel senso che lo stesso, nelle violazioni diffidabili, doveva essere regolarizzato per il periodo trovato in nero e ciò era sufficiente per accedere al beneficio del pagamento della sanzione in misura minima. È vero che il Ministero del Lavoro, dopo la riforma del Collegato Lavoro, con la circolare n.38/10, aveva previsto che sarebbe stato possibile regolarizzare i lavoratori in nero esclusivamente con contratti di natura subordinata a tempo pieno e indeterminato ovvero a tempo parziale con regime orario non inferiore a 20 ore settimanali. Nulla accadeva, tuttavia, sotto il profilo pubblicistico se, il giorno dopo l’assunzione, il lavoratore veniva licenziato in tronco, perché magari aveva fatto la “spia” raccontando agli ispettori come si era in concreto atteggiato il rapporto di lavoro. Le conseguenze erano meramente civilistiche e attenevano esclusivamente al rapporto giuridico insorto tra le parti. Ora, invece, si ha una nuova forma di “ravvedimento operoso”, che comporta la regolarizzazione del lavoratore non solo per il passato, vale a dire per il periodo in cui si è verificata la violazione della norma, ma anche per il futuro, dando la possibilità al lavoratore di avere un rapporto di lavoro stabile per almeno i tre mesi successivi all’ispezione. In caso contrario il datore di lavoro non potrà accedere al beneficio del pagamento della sanzione in misura minima. A differenza difatti della materia fiscale, in tema di lavoro non c’è solo l’interesse dello Stato a incassare una somma di denaro rispetto all’irregolarità commessa dal trasgressore, ma c’ è anche l’interesse del lavoratore a instaurare un rapporto di lavoro stabile e a percepire la retribuzione e i contributi. Piuttosto che versare una sanzione all’erario si vuole cercare di agevolare il lavoratore e, nel contempo, si vuole anche incentivare il lavoratore a dichiara-

re il lavoro nero per incrementare la regolarizzazione. Nell’ottica di questo principio, il Ministero precisa che non è ammissibile instaurare un rapporto di lavoro di tipo intermittente sia a tempo determinato che a tempo indeterminato, in quanto ciò non garantirebbe la continuità del rapporto. Per la stessa ragione la circolare n.26/15 specifica correttamente che l’eventuale stipula del contratto a termine, pur se ammessa tra le ipotesi previste dal Legislatore, non potrà che rispettare i limiti previsti dal D.Lgs. n.81/15, ivi compresi i limiti quantitativi di cui all’art.23 del medesimo decreto. Si rileva, infine, in ordine al caso di contestazione di più illeciti, diffidabili secondo termini diversi o anche non diffidabili, che il c.d. dies a quo per il pagamento della sanzione in misura ridotta (60 giorni ex art.16, L. n.689/81), decorre necessariamente dalla scadenza dei termini individuati dal Legislatore per l’adempimento alla diffida per la maxisanzione (e quindi dal centoventesimo giorno). La circolare n.26/15 ha anche modo di precisare che il termine di 30 giorni per presentare ricorso ai sensi dell’art.17, D.Lgs. n.124/04, decorre dalla scadenza del termine di 120 giorni previsto per l’ottemperanza alla diffida per tutti gli illeciti contestati con il medesimo verbale, in conformità con quanto già chiarito con circolare n.41/10.

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Agevolazioni

Patent Box

Cos’è e come funziona la tassazione agevolata sui beni immateriali

di Caterina Claudi Esperta Settore Turismo

C

on il comunicato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.244 del 20 ottobre 2015 viene data attuazione alla disciplina della patent box introdotta dalla legge di stabilità in vigore dal 2015. Si tratta di un regime opzionale di tassazione a cui possono aderire tutte le imprese per i redditi derivanti dall’utilizzazione di beni immateriali quali opere dell’ingegno, brevetti industriali, marchi, disegni e modelli giuridicamente tutelabili. L’obiettivo dichiarato è quello di alleggerire il carico fiscale sui redditi derivanti dalle opere dell’ingegno (marchi e brevetti); l’agevolazione consiste in una parziale ma sostanziosa detassazione progressiva – 30% nel 2015, 40% nel 2016 e 50% nel 2017 – dei redditi derivanti dall’utilizzo sia diretto che indiretto di tali beni immateriali. L’agevolazione, è esercitabile a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2014, ha durata quinquennale, è rinnovabile per un periodo di pari durata, è accessibile per opzione ed è irrevocabile. Chi può aderire al Patent Box e a cosa si applica? Il decreto attuativo in particolare, ha stabilito che: 1. Beneficiari dell’agevolazione sono i soggetti titolari di reddito d’impresa, sia in forma individuale che in forma di impresa. (art. 2) 2. Sono escluse dal regime le società assoggettate alle procedure di fallimento, di liquidazione coatta ammini-

strativa e di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, a partire dall’esercizio di apertura della procedura. (art. 3) 3. I beni che possono permettere di conseguire l’agevolazione sono: (i) software, (ii) brevetti industriali, (iii) marchi, (iv) disegni e modelli, (v) know-how giuridicamente tutelabile. (art. 6) 4. I suddetti beni possono essere utilizzati direttamente dall’impresa o concessi in uso a terzi. (art. 7) 5. I soggetti che richiedono l’agevolazione devono svolgere attività di ricerca e sviluppo volta alla crescita, mantenimento e accrescimento di valore degli stessi beni immateriali. 6. Il reddito agevolabile, per le imprese che danno in uso gli immateriali ad altre imprese, è costituito dai canoni derivanti dalla concessione in uso, al netto dei costi fiscalmente rilevanti diretti e indiretti di competenza del periodo d’imposta.

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7. L’impresa deve costruire un sistema di controllo di gestione che permetta di individuare il diretto collegamento fra i costi di ricerca e sviluppo, i beni immateriali realizzati e utilizzati e il relativo reddito prodotto, per ciascun bene. Dal 10 novembre 2015 è online sul sito dell’Agenzia delle Entrate il modello che consente alle piccole e medie imprese di aderire al bonus fiscale valido per i redditi derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali,. Coloro che intendono aderire dovranno inviare il modello per via telematica entro il prossimo 31 dicembre. L’Agenzia delle Entrate, in data 1° dicembre ha pubblicato la circolare n. 36/E nella quale vengono forniti i primi chiarimenti sulle modalità e sugli effetti derivanti dall’esercizio dell’opzione, sulla disciplina delle operazioni straordinarie nell’ambito dell’agevolazione stessa e sulle modalità di accesso alla procedura di ruling.


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CPO Roma

Consulte e quadranti Presentato il nuovo organigramma della Commissione Decentramento

Dott.ssa C.d.L. Valentina Torresi Consigliere Responsabile Commissione Decentramento

Cari Colleghi, lo scorso 20 Novembre è stato approvato dal Consiglio Provinciale di Roma il nuovo Organigramma relativo alle Consulte Municipali ed ai Quadranti Provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma e Provincia. Cogliamo l’occasione per ricordare a tutti gli iscritti che le Consulte Municipali e i Quadranti Provinciali sono stati istituiti per un decentramento sul territorio. Riportiamo di seguito, i nominativi dei C.d.L. che sono chiamati a rappresentare il CPO di Roma nel territorio, suddividendoli per Municipi.

CONSULTA A: (Municipio I)

◼ Presidente: COSTANTINI PATRIZIA; ◼ Componente: MARCHETTI FEDERICO.

CONSULTA E: (Municipi VIII e IX)

CONSULTA B: (Municipi II e III)

◼ Presidente: CINQUE RENATO; ◼ Componente: CICCHIELLO MIRIAM; ◼ Componente: PASQUINI SANDRO.

◼ Presidente: FIORITI MARIA RITA; ◼ Componente: SBRICCOLI SARA; ◼ Componente: TOMASSI PAOLA. ◼ Componente: CARUSO FRANCO; ◼ Componente: CELATA CHIARA; ◼ Componente: GIOVANARDI PAOLO; ◼ Componente: SALVATI STEFANO.

CONSULTA C: (Municipi IV e V)

CONSULTA F: (Municipio X)

◼ Presidente: DRAZZA EMILIANO; ◼ Componente: STORNELLI SANDRO; ◼ Componente: DANIELE MASSIMO MARIO; ◼ Componente: CAPRELLA GIOVANNI; ◼ Componente: ORCIARI MANUELE

CONSULTA D: (Municipi VI e VII) ◼ Presidente: SCHIAVELLO ANTONIO; ◼ Componente: DE MEDICI GIORGIO; ◼ Componente: BELFIORE CARLO; ◼ Componente: BUCCI BENEDETTA; ◼ Componente: NEZZO CARLO.

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◼ Presidente: ADRIANI RUGGIERO; ◼ Componente: PANELLA GIULIANA; ◼ Componente: COSTANZO MASSIMILIANO.

CONSULTA G: (Municipi XI e XII) ◼ Presidente: MANCINI MARIANO; ◼ Componente: ILARDI VIRNA; ◼ Componente: MANCINI ALESSIO.

CONSULTA H: (Municipi XIII, XIV e XV)

◼ Presidente: OLIVETTI LUCIANO; ◼ Componente: GERMANI MARIA RITA; ◼ Componente: D’AMICO LEONARDO;


QUADRANTE I:

◼ Presidente: FEROCE UMBERTO; ◼ Componente: BUONOCORE LUIGI; ◼ Componente: GIROLIMETTI SABRINA; ◼ Componente: RICOTTI EMANUELE.

QUADRANTE II:

◼ Presidente: SALVATORI ACHILLE; ◼ Componente: DEL GIUDICE MASSIMO; ◼ Componente: GIOSI MARCO.

QUADRANTE III:

◼ Presidente: PROVERBIO AMALIA; ◼ Componente: GIGLI ROBERTA; ◼ Componente: LEONE ERASMO; ◼ Componente: PANFILI RITA DENISE MARI

QUADRANTE IV:

◼ Presidente: FOSCHI STEFANO; ◼ Componente: ARSENI TOMMASO; ◼ Componente: SANTUCCI BARBARA; ◼ Componente: TIRABASSI NICOLETTA.

È stata, inoltre, istituita una Sottocommissione come collegamento operativo fra i Presidenti di Consulta/Quadranti Provinciali e i membri della Commissione Decentramento.

I riferimenti saranno:

Per le Consulte A B G H Sandro Pasquini, Per le Consulte C D E F Benedetta Bucci, Per i Quadranti 1 2 3 4 Umberto Feroce I componenti delle varie Consulte e quadeanti , provvederanno nei prossimi giorni a inviare ai Colleghi appartenenti al territorio di competenza i loro riferimenti tramite i quali potrete rivolgere le Vs. richieste.

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Fiscale

Comunicazione Unica 2016 È stata resa pubblica la bozza della CU 2016 redditi 2015, con alcune sorprese

di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

E

ntro il prossimo entro il 28 febbraio 2016 la CU va consegnata al lavoratore dipendente o autonomo e quindi inviata per via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo 2016. Quest’anno la CU2016 ha maggiori informazioni rispetto all’anno scorso sulla falsariga del mod. 770 , di cui si auspica l’eliminazione a questo punto.

La certificazione da consegnare 3. Le provvigioni e redditi diversi soggetti a ritenuta; al percipiente dei redditi sarà però alleggerita rispetto a quella 4. le somme liquidate a seguito di procedure di pignoramenda inviare all’AdE. to presso terzi; Come detto la CU recepisce il tracciato ed i contenuti prece- 5. le somme corrisposte a titolo dentemente indicati nella dichiarazione mod.770, con l’aggravante per i sostituti di tempi molto stretti ed ardui da rispettare. Il 28 febbraio infatti la CU deve essere consegnata al sostituito ed entro il 7 marzo successivo inviato all’AdE. La versione per il sostituito, come detto, di indennità di esproprio, alè caratterizzata da minori infortre indennità ed interessi. mazioni ed indica: 1. I redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati; 2. I redditi di lavoro autonomo professionale;

Il DDL di stabilità del 2016 conferma l’invio telematico all’AdE entro il 7 marzo della CU, ma indica anche l’obbligo di trasmis-

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sione di dati fiscali e contributivi indispensabili per le verifiche da parte delle amministrazioni finanziaria, previdenziale ed assicurativa. I dati contenuti nella certificazione riguardano quindi i redditi erogati nel 2015, le ritenute operate, le detrazioni riconosciute, i dati previdenziali ed assistenziali. La certificazione è compilata in euro, indicando i dati in centesimi. I sostituti potranno suddividere il flusso telematico. Il sostituto d’imposta può trasmettere al sostituito la certificazione in formato Elettronico ma deve essere consentito allo stesso la possibilità di entrare nella disponibilità della stessa CU per poterla stampare per i propri adempimenti.


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CPO Roma Centro Studi Roma

Quesiti del mese di dicembre a cura del Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma Lavoro Quesito 1

Con riferimento alla circolare INPS n. 149 del 12 agosto 2015, vorremmo avere una conferma sul limite del compenso previsto per un prestatore nei confronti di un’associazione onlus nostra cliente, che vorrebbe utilizzare voucher. In base alla nostra interpretazione dovrebbe essere di 7.000 euro netti, qualora non abbia altri committenti. Infatti il limite dei 2.000 euro dovrebbe riguardare soltanto gli imprenditori e i professionisti. In attesa di un Vs riscontro, porgiamo distinti saluti. L’interpretazione è corretta. Il nuovo tetto di €. 7.000 netti, è valido per i committenti che non svolgono attività imprenditoriali o professionali, come per esempio le associazioni senza fini di lucro, Onlus e gli enti pubblici.

Quesito 2 Agevolazioni contributive nel trasferimento di azienda: La Società B effettuerà un’operazione di cessione di azienda alla società A ( l’intero organico aziendale passerà da B ad A) nelle prossime settimane; la Società B attualmente impiega tutti lavoratori dipendenti a tempo determinato perché trattasi interamente di lavoratori in mobilità e , conseguentemente, la società B sta godendo dei benefici contributivi previsti per questo tipo di assunzioni. Si precisa che i dipendenti in forza oggi a B provengono da altra mobilità e non sono stati oggetto di procedure di mobilità messe in atto da B. Ad operazione di trasferimento di azienda effettuata, la Società A ( che avrà verosimilmente il medesimo assetto societario ma diversa denominazione societaria) erediterà dalla Società B l’organico aziendale nel suo insieme subentrando in tutte le posizioni ed i contratti in essere senza compressione dei diritti dei lavoratori: alla luce in ultimo

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della sentenza nr. 17838/2015 che richiama la disciplina dell’art. 2112 c.c. la Società A, dovendo adempiere ad un preciso obbligo di legge nell’assumere i lavoratori in forza presso B, perderà il diritto di continuare ad usufruire dei benefici contributivi previsti dall’assunzione di lavoratori iscritti alle liste di mobilità oppure si trasferirà la sola titolarità dei contratti da B ad A e , conseguentemente, anche la società A potrà godere dello sgravio ex lege 223/1991 di cui già sta godendo la società B ? E ancora, nel caso la Società A dovesse decidere di trasformare i contratti dei lavoratori trasferiti da B da tempo determinato a tempo indeterminato (entro il 31/12/2015) potrebbe favorevolmente godere dello sgravio contributivo dei 36 mesi ex legge 190/2014 in sommatoria al 50% dell’importo dell’assegno di mobilità che avrebbe percepito il lavoratore non occupato? Ringrazio per la disponibilità e porgo distinti saluti Nell’ipotesi di trasferimento d’azienda, applicandosi le previsioni di cui all’art. 2112 cc, i lavoratori in forza presso il cedente passano senza soluzione di continuità alla dipendenze del cessionario.Il cessionario, ferme restando le condizioni generali di legittimità, potrà continuare a godere delle agevolazioni contributive riferite al personale interessato dal trasferimento. Nel caso specifico,qualora il cessionario proceda alla trasformazione a tempo indeterminato, entro il 31 dicembre 2015, dei lavoratori interessati dal trasferimento (già assunti dal cedente a tempo determinato da liste di mobilità), potrà beneficiare dell’esonero contributivo di cui alla legge 190/2014 a cui aggiungere il beneficio economico pari al 50% del trattamento di mobilità residuale che sarebbe spettato al lavoratore. Si veda la circolare INPS 17/2015 nella parte in cui sono trattate le condizioni di cumulabilita’ dell’esonero contributivo con altre forme di agevolazione.

Quesito 3 Ho necessità di stabilizzare un rapporto di attuale contratto a progetto, con un contratto a tempo indeterminato. Si tratta di persona già titolare di pensione di vecchiaia, ho diritto allo sgravio contributivo triennale?

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CPO Roma Centro Studi Roma La normativa per quanto concerne l’esonero ,in relazione alla quale più volte il Centro Studi ha fornito risposta , è spiegata dall’INPS nella Circ.17 del 2015 alla quale si rinvia per un approfondimento . Nella stessa è indicato , tra le altre condizioni inderogabili , l’assenza di un rapporto di lavoro subordinato negli ultimi sei mesi ai fini della fruizione del beneficio. Si consiglia per una più puntuale analisi del caso prospettato anche una lettura dell’art. 54 del D.lgs 81/2015 per il caso specifico indicato nel quesito.

Quesito 4 Buongiorno, con la presente Vi pongo un quesito sull’assunzione di un dipendente con il Job Act: - Vorrei sapere se è possibile usufruire dello sgravio per un’assunzione di un dipendente che nei mesi precedenti era assunto con un contratto di associazione in partecipazione a tempo indeterminato. Vi ringrazio anticipatamente e porgo i miei cordiali saluti. La risposta è affermativa. Il lavoratore di che trattasi, nel rispetto dei principi generali di fruizione (anche alla luce della rivisitazione apportata dal D.lgs 150/2015) non deve avere avuto nei sei mesi precedenti un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Quesito 5 Buongiorno, un ex amministratore di srl con contratto di co.Co.Co. A tempo indeterminato che è cessato dalla carica ed è divenuto socio di minoranza puo’ essere assunto con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti? La normativa sul job act indica l’impossibilita’ di stipulare un contratto a tutele crescenti se tra un’ assunzione a tempo indeterminato e l’altra non siano trascorsi 6 mesi di inoccupazione. Vorrei sapere se il rispetto della normativa è valido solo per i rapporti di lavoro subordinato (a tempo indeterminato) o anche ai rapporti di co.Co.Co. (A tempo indeterminato). Ringrazio e porgo cordiali saluti Fermo restando il necessario vincolo di subordinazione tra datore di lavoro e lavoratore, sulla cui sussistenza si consiglia un concreto approfondimento (alla luce della carica precedentemente ricoperta da lavoratore e anche considerando la partecipazione alla compagine socetaria), non si rilevano preclusioni al godimento dell’esonero contributivo. Ai fini dello stesso requisito necessario in capo al lavoratore è l’insussistenza nei 6 mesi precedenti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a nulla rilevando eventuali periodi minimi di disoccupazione o precedenti rapporti di lavoro automomi

Quesito 6 Buongiorno, per quanto riguarda la riforma dei voucher e i limiti di utilizzo, il limite temporale di 30 giorni in un anno è stato soppresso? Grazie Cordiali saluti Provando ad interpretare la domanda...si presume che si faccia riferimento al limite di utilizzo del voucher non superiore ai 30 giorni decorrenti dalla data di acquisto; la

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nota ministeriale del 18.02.2013 ne aveva sospeso l’efficacia restando valida la previgente normativa. Infine si ricorda che, applicandosi ora le previsioni del Dlgs 81.2015, la previgente disciplina resta in vigore fino al 31.12.2015 solo al fine dell’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti alla data di entrata in vigore dello stesso decreto legislativo

Quesito 7 Buongiorno, il mio quesito riguarda il diritto o meno agli assegni familiari. L’amministratore Unico di una Srl, iscritto alla gestione commercianti e gestione separata, percepisce un compenso come amministratore e al contempo è dipendente di un’altra società e ha anche un reddito derivante dalla partecipazione ad una Sas. Vorrei, gentilmente, sapere se il reddito derivante dal compenso come amministratore può essere considerato come reddito dipendente, poichè in caso affermativo il 70% del reddito familiare deriva da lavoro dipendente, altrimenti no. Grazie mille Il compenso dell’amministratore unico di una srl è considerato reddito assimilato al lavoro dipendente in quanto collaborazione coordinata e continuativa. Tale tipologia di reddito è utile al fine del calcolo del 70% del reddito complessivo del nucleo familiare. Per gli iscritti alla gestione separata INPS gli assegni familiari vengono erogati direttamente dall’Ente Previdenziale a seguito di richiesta telematica effettuata dallo stesso collaboratore.

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Cultura

Anche le immagini uccidono L’importante campagna di sensibilizzazione sociale sull’uso dell’immagine

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di Andrea Tommasini Redazione Cultura

enerdì 20 novembre 2015 alle 11.00 a Roma nella sala stampa della Camera dei Deputati, in via della Missione 4, si é svolta la conferenza stampa per la presentazione della campagna di sensibilizzazione sociale “Anche le immagini uccidono”, promossa da Redani – Rete della Diaspora Africana Nera in Italia.

Sono intervenuti Khalid Chaouki, deputato parlamentare, Silvia Costa, europarlamentare, Livia Turco, presidente Fondazione Nilde Iotti, S.E. M. Manuel Amante DA ROSA, Ambasciatore della Repubblica di Capo Verde e Presidente della Commissione di Immigrazione, Fabrizio Colombo, direttore Signis Services Roma (Associazione Cattolica Mondiale per la Comunicazione), Esoh Elamé, docente Università di Padova, Massimo Coen Cagli, direttore scientifico Scuola di Roma fundraising.it, Vincent Kasongo Kitenge, Responsabile Sviluppo Africa di Ria Money Transfer, Ada Ugo Abara, studentessa “G2”. Modera Suzanne Mbiye Diku, ginecologa INMP Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti.

FFA, Ambasciatore della Repubblica Islamica della Mauritania e Presidente della Commissione Cooperazione e Sviluppo, e S.E. M. Didace Hygin Sabin NOTE, Incaricato degli Affari Consolari presso l’Ambasciata della Repubblica del Congo. È stata effettuata in anteprima nazionale la proiezione del video omonimo “Anche le immagini uccidono” del regista etiope Dagmawi Yimer, realizzato appositamente per l’occasione.

e pasquali, vengono realizzate campagne promozionali dallo stile pressoché identico: ritratti di bambini africani, fortemente denutriti, dal respiro ansimante, lo stomaco gonfio, lo sguardo vuoto, spot che hanno il solo scopo di speculare sulla sofferenza. È stato acceso il dibattito fra i sostenitori “del fine giustifica i mezzi” e coloro che invece condannano messaggi che si basano sul cliché dello scheletrino africano, considerati un mezzo di spettacolarizzazione del dolore, così crudeli da definirli “pornografia del dolore”. A prescindere dalla propria opinione, è lecito domandarsi: è proprio necessario usare immagini così forti o si dovrebbe invece preferire una forma di comunicazione più rispettosa delle popolazioni destinatarie?

L’evento è stato ideato e realizzato con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e di coinvolgere le istituzioni su un tema delicato e quanto mai attuale: l’uso indiscriminato delle immagini da parte delle associazioni e organizzazioni non governative per la raccolta fondi da destinare agli aiuti umanitari e alla solidarietà internazionale. Alla conferenza sono stati presen- Periodicamente infatti, in conco- Nella ferma convinzione di voti anche S.E. Mme Mariem AOU- mitanza con le festività natalizie ler superare la polemica steri-

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le e di dare una risposta a tale interrogativo, la campagna “Anche le immagini uccidono” (#ancheleimmaginiuccidono #dignitàxbambiniafricani sono gli hashtag per Facebook) si realizza con il desiderio di avanzare proposte che coinvolgano gli attori sociali e le istituzioni impegnate nel Terzo Settore, così come accrescere la consapevolezza di tutti i cittadini sul tema, promuovere un dibattito sulla necessità di una legge che eviti gli abusi e lo sfruttamento delle immagini di sofferenza, riconoscendo un Codice di Condotta. Molti passi in avanti sono stati fatti nel corso degli anni. Per citare un esempio, l’articolo 7 della Carta di Treviso recita: “Nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficoltà occorre porre particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi a un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona”. Un imperativo morale che non ammette eccezioni e che è valido a prescindere dal colore della pelle o dal Paese di provenienza.

gini uccidono” è stata significativa perché coincidente con le celebrazioni della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e la campagna di sensibilizzazione sociale prosegue per sei mesi con eventi su tutto il territorio italiano.

razzismo istituzionale, di genere, provenienza ed estrazione sociale, attraverso la realizzazione di conferenze, campagne, tavole rotonde e progetti di cooperazione e di sostegno ai migranti da e verso l’Africa.

“Anche le immagini uccidono” è Redani – Rete della Diaspora promossa da Redani in partenariato con Associazione Africafriends, Associazione Tam Tam d’Afrique, Associazione Comunità Eritrea a Roma e nel Lazio, Arising African, WFWP Federazione delle Donne nel Mondo per la Pace, Upter, Signis, Le Réseau, Peace words. Media Partner Rivista Africa. Collaborano alla realizzazione della campagna Cesv, Stardust Village, Guiotto Graphic Design e il fotografo Marco Ambrosi. Il progetto è finanziato da Ria Money Transfer e ha il patrocinio del Corpo Diplomatico Africano, Municipio IX di Roma Capitale e Fondazione Nilde Iotti.

Africana Nera in Italia è un’associazione nata nel 2009 dalla volontà di un gruppo di cittadini di origine africana residenti sul territorio italiano con lo scopo di promuovere la tutela dei diritti della Diaspora Africana Nera, dei La data del 20 novembre scelta loro discendenti e dei nativi in Itaper presentare “Anche le imma- lia e all’estero, nonché la lotta al

Un importante richiamo all’Etica della Comunciazione cui il sottoscritto e la categoria nostra tutta con piacere concediamo sostegno stampa e solidarietà all’iniziativa. Pornografia dei sentimenti no grazie... Etica nella Comunicazione, sì grazie!

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Cultura

Speculum:la materia e il suo doppio

Marco angelini, l’artista-sociologo romano attivo tra Varsavia, Londra e New York, approda al museo Carlo Bilotti a Roma Capitale

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di Andrea Tommasini Redazione Cultura

al ottobre a dicembre 2015, ha avuto luogo presso le sale del 1°piano del Museo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese a Roma, la personale di Marco Angelini dal titolo “Speculum: la materia e il suo doppio”, promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Raffaella Salato: un compendio di 20 opere, realizzate in un ristretto arco temporale, che dialogano idealmente tra loro a coppie, tracciando al contempo una sintesi del percorso già battuto e l’avvio di un nuovo ciclo di sperimentazione espressiva (3, infatti, sono gli inediti - senza titolo - realizzati nell’anno in corso). L’esposizione ha seguito il fil rouge del tema del “doppio” secondo criteri che variano ogni volta, nascondendosi o svelandosi ora nei materiali utilizzati (veri protagonisti dell’opera di Angelini, spesso di riciclo come per l’artista americana Louise Nevelson), ora nella forma espressiva, ora nei colori, ora persino nella cornice. Così, accanto ai dipinti accomunati dal tema del dripping (“sgocciolamento”) di Pollock, o a quelli simili soltanto per armonia cromatica, o ancora aventi soggetto eguale ma collocato diversamente nello spazio, troviamo quadri che nascono accoppiati in quanto interpretazioni di uno specifico tema ed altri che lo diventano per ragioni che sfuggono all’intelletto ma risiedono nell’esperienza sensoriale. Il tutto, ispirato al principio della specularità, che richiama senza

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replicare pedissequamente (lo specchio, infatti, ci restituisce la nostra immagine “al contrario”) ed innesca la dialettica senza dare nulla per assunto. Marco Angelini nasce a Roma nel 1971, e fin dal principio innesta la propria creatività artistica nell’interpretazione sociologica della realtà, che costituisce il suo retroterra culturale e formativo di riferimento. Egli, infatti, è fermamente convinto che l’arte debba svolgere un decisivo ruolo sociale: quello di ridonare visibilità alle cose, generare attenzione e creare così inedite possibilità di comunicazione e nuovi interrogativi. Tra le opere in mostra, sono da ricordare: due dipinti della corposa serie intitolata “Anatomical Hearts” (esposta a Varsavia nel giugno 2013), un terzo della quale fa parte della prestigiosa Collezione Permanente della Fondazione


Roma; “Illuminarium”, in mostra alla Biennale di Venezia del 2011 e all’Istituto Italiano di Cultura a Varsavia nello stesso anno; la coppia “Intimità” e “Distacco”, esposti sempre a Varsavia nel 2009; “Items of Background” ed “Emotional Diversion” della mostra londinese “Restful Turmoil” del 2009. - www.marcoangelini.it Interessante la critica alle opere della curatrice che con piacere ricevo e trascrivo integralmente. “La materia come identità, il “doppio” come chiave di lettura: ecco gli strumenti attraverso i quali Marco Angelini propone la sua arte al pubblico, in un compendio di opere che vuole essere al contempo una sintesi del percorso già battuto e l’avvio di un nuovo ciclo, di sperimentazione espressiva ma anche di vita. Le opere presenti in questa mostra sono 20, realizzate in vari momenti della parabola artistica di Angelini, tant’è che 4 di esse sono inedite, avendo visto la luce tra la fine del 2014 e la prima metà dell’anno in corso. In esse, in particolare, il tema della “coppia” sfuma in richiami vicendevoli fra le varie tele, che sfidano la curiosità e la sensibilità dell’osservatore. Il rassemblement pare, peraltro, una soluzione artistica cara all’artista, che già nella mostra

londinese del 2009, intitolata “Restful Turmoil” – di cui qui troviamo due opere – aveva sperimentato la creazione di più quadri in dialogo stretto fra di loro, sia per i materiali utilizzati sia per il soggetto che li anima. Tuttavia, a differenza di quanto accadeva in quella prima esperienza sul suolo britannico, nella fase più recente della produzione di questo artista l’accostamento dei dipinti non è predeterminato all’origine o premeditato: infatti la specificità della sua penultima mostra romana (“La materia ed il suo doppio” - Galleria André - giugno 2014), da cui questa trae origine, sta proprio nel contrasto tra casualità (forse solo apparente) ed armonia (oppure, all’opposto, dicotomia?), un contrasto suggestivo e straniante che è in parte voluto dall’autore ed in parte autoprodotto dall’interazione fra le opere l’una con l’altra e, una volta in coppia, con il mondo circostante. Non per niente, Angelini sembra aver fatto propria, e fortemente interiorizzata, la teoria di Theodor L.W. Adorno secondo cui l’arte è parte del mondo ma anche totalmente avulsa da esso, ponendosi al di fuori delle sue contraddizioni e dandone, così, una lettura “altra”. Paradigmatica in questo senso è una delle serie più significative della storia artisti-

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Cultura

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Cultura ca dell’autore, “Solchi urbani” del 2010, dove con l’approccio marcatamente sociologico che lo contraddistingue - Angelini rappresenta non tanto una caratterizzazione delle varie città del mondo, bensì piuttosto ciò che il contesto urbano di riferimento ci imprime nell’anima, ciò che ogni città ci lascia dentro. È questa la lettura “altra” della realtà, dell’esperienza empirica e sensoriale: qui, “urbano” é uno stato mentale, non uno stato di fatto. Ecco dunque che i quadri presenti in queste pagine, eseguiti in periodi diversi e con stili e tecniche variegati, sono presentati “due a due”, seguendo un fil rouge che ogni volta cambia, nascondendosi o svelandosi – casualità o predeterminazione? – ora nel materiale utilizzato, ora nella forma espressiva, ora nel colore, ora persino nella cornice (“l’involucro”, così come egli stesso lo definisce, è molto importante nell’arte di Marco Angelini). Così, accanto alle opere accomunate dal tema del

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dripping (“sgocciolamento”) di Pollock ma apparentemente estranee l’una all’altra, o a quelle aventi un soggetto simile ma declinato in colori o geometrie antitetici, oppure diversamente collocato nello spazio (“Intimità” e “Distacco” - 2009), troviamo quadri che dialogano tra loro per ragioni che sfuggono all’intelletto ma si ravvisano nell’esperienza sensoriale, ed altri ancora che nascono accoppiati in quanto interpretazioni di una tematica specifica (il binomio “Arte e Scienza, Arte e Medicina” del Padiglione Italia nel Mondo alla 54ma Biennale di Venezia del 2011, ad esempio) secondo registri stilistici assai differenti tra loro. Il tutto, lontano dal rischio della serialità, banale e acritica, ma piuttosto ispirato al principio della specularità, che richiama/evoca senza replicare (non per niente, lo specchio - “speculum”, appunto - ci restituisce la nostra immagine “al contrario”) e che innesca la dialettica senza dare nulla per assunto o concluso.


naturali, colle viniliche, inchiostro di china, arbusti essiccati, resina, spago, nastri di audiocassette, lampadine e prese elettriche… persino il «Crystalball» con cui giocava da bambino! (mostra “Silenzio gravido” - Varsavia 2009, di cui qui troviamo 2 opere). Il tutto, dominato dal colore, che sia esso il blu oltremare prediletto oppure il bianco abbacinante di tanti sfondi, o ancora il nero assoluto e straniante dell’opera “Israele”, passando per le tinte metalliche di grande impatto estetico e per lo squillante giallo, scoperto durante un viaggio in India.” Di fronte alla bellezza di tante parole così precisamente scandite dalla curatrice della mostra, non posso che auspicare un pronto ritorno dell’Artista con nuove collezioni affinché molti altri ancora possano apprezzarne l’interessante, tormentata, intensa e materica espressione pronta a suscitare in ogni istante nuove e differenti emozioni nei suoi fruitori.

Le foto di questo articolo sono di: Mauro Rosatelli ©

In questo processo di “sdoppiamento”, che è sempre dinamico – infatti Angelini, che, come detto, è sociologo oltre che artista, sostiene che «ciò che veramente importa non è che lo spettatore veda nel quadro quello che io volevo rappresentare, bensì che ci veda qualcosa» – e, dunque, mai uguale a se stesso, l’elemento materiale è spesso decisivo, se non addirittura identitario. Ciò appare evidente anche nella serie dei cuori: essi dominano le opere emergendo prepotentemente da fondali asettici, e nelle loro differenti declinazioni si mimetizzano e stratificano con una diversa materia senza mai fondervisi del tutto. Ricordando in parte la poetica di Louise Nevelson, sospesa tra astrattismo e surrealismo, Marco Angelini utilizza per le sue creazioni supporti e materiali spesso di riciclo (polistirolo, cartone, plastica, alluminio, carta da parati), sui quali poi interviene – imprimendovi il proprio marchio distintivo – con pigmenti

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