N°63 – 03 febbraio 2015 Periodico telematico – Reg.Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma – Pubblicazione mensile Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele – Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera – Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi – Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. – Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro – roma.it Segreteria: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 – 1 – l979 N.12 Redazione: redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 03 – 02 – 2015
La nuova legge di stabilità
Editoriale Care colleghe e cari colleghi, vogliamo aprire questo promettente 2015 con un caldo augurio di buon anno da parte mia e di tutta la redazione. Il nuovo anno ha portato una rivisitata legge di stabilità con agevolazioni e qualche variazione sulle imposte. Con grande sorpresa nella nuova norma non compaiono tagli alla spesa pubblica, l’appuntamento per il riordino delle detrazioni fiscali e la local tax, tutte questioni di grande rilevanza economica, sono rimandate al prossimo anno. Sono stati confermati però alcuni incentivi, quali l’estensione del credito d’imposta Irpef “bonus ottanta euro” che da misura temporanea ha assunto una valenza strutturale e permanente. È interessante segnalare anche la patent box, che prevede la detassazione fino al 50% per i redditi derivanti dall’utilizzo di opere di ingegno, questo al fine di limitare la “fuga di cervelli” e tenere in Italia e rendere sempre più competitive quelle società la cui attività si basa sull’innovazione, che si auspica possano rappresentare un potente motore trainante per il rilancio dell’economia. Quest’incentivo potrebbe anche favorire il rientro in patria delle royalties di nostra produzione e allo stesso tempo far convogliare nel nostro paese anche quelle stanziate in località con regimi di fiscalità meno vantaggiosi per esse. La legge introduce anche un nuovo regime dei minimi, i cui vantaggi sembrano alquanto opinabili e differenti a seconda del tipo di contribuente che ne usufruisce. Ha avuto una certa risonanza l’introduzione del prelievo sugli utili delle casse di previdenza, che dal 20% è lievitato al 26%, per non parlare
dei fondi pensione che dal 11,5 è passato al 20%. Gli enti no profit sono invece la categoria più penalizzata dal nuovo regime fiscale e dovranno fare i conti con pesanti cambiamenti, infatti mentre fino al 2013 la quota esente di dividendi distribuiti ammontava al 95%, dal 2014 precipita invece al 22,26% ridimensionando bruscamente il beneficio fiscale caratteristico dei no profit. Non sono poche le associazioni che mettono da parte notevoli somme derivanti da donazioni per erigere grandi opere socialmente utili, come ad esempio la costruzione o ristrutturazione di ospedali o il potenziamento e miglioria di un reparto, supportando lo Stato e riempendo le lacune della sanità nazionale. Questa disposizione stronca irrimediabilmente il tentativo di queste organizzazioni di patrimonializzare le donazioni, tassandone pesantemente il capitale e invalidando il lavoro e gli scopi sociali di molti enti. Viene esteso anche il meccanismo di Reverse Charge alla grande distribuzione, che potrà riavere l’IVA con i rimborsi d’imposta e non più direttamente dal cliente. Il Governo vuole utilizzare questo strumento contro l’evasione fiscale: invertendo le regole per il versamento dell’imposta sul valore aggiunto a pagare l’IVA sarebbe chi compra mediante autofattura e non più il fornitore, come avviene ora, limitando in questo modo i vari passaggi che aumentano la probabilità di evasione fiscale. Le premesse per questo 2015 non sono delle migliori, e come sempre i benefici e le agevolazioni difficilmente riescono a compensare i gravosi oneri dovuti allo Stato nel precario equilibrio della legge di stabilità.
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Sommario In Focus
1 the world of
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Il regolamento per l’elezione degli organi collegiali ENPACL (estratto artt.1/22)
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il Consulente
La nuova legge di stabilità L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci
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Tutele sul lavoro
Il licenziamento per scarso rendimento
di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena
Tanti auguri Signor Presidente Mattarella
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Quali ammortizzatori sociali
No alla procedura di mobilità per i lavoratori interinali assunti a tempo indeterminato di Michele Regina CdL Centro Studi Roma
Rubriche
33 Pasquino
A proposito di integrazione e di tolleranza!
La Categoria saluta con profondo rispetto istituzionale il Presidente della nostra amata Repubblica Italiana. Forte l’attesa di stabilità e la necessità di chiarezza su molti temi di Andrea Tommasini Redazione
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Effetti dei contratti a tutele crescenti
La nuova procedura di conciliazione facoltativa di Avvocato Dario Clementi Esperto di Diritto del Lavoro
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Welfare di categoria
Debitore suo malgrado
di Fabio Faretra Direttore Generale ENPACL
di Mauro Parisi Avvocato
Vademecum all’utilizzo delle prestazioni di Emapi/Generali
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L’INPS punisce anche i debiti incolpevoli
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Il Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma risponde
Circolare INPS n°17 del 29/01/2015
CPO Roma
Riepilogo attività Ordine dal 20 dicembre 2014 al 20 gennaio 2015 Consulenti N.10 nuovi iscritti – n.23 cancellati Praticanti n.3 nuovi iscritti – n.7 fine pratica – n.0 praticanti cancellati Assemblea Iscritti N.1 Assemblea degli iscritti Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n.1 istanza di certificazione Commissione Congruità Parcelle N.1 delibera + Consulenze Sportelli dedicati agli iscritti INPS: n.1 giornate Aziende, n.1 giornate Artigiani e Commercianti e n.1 giornate Gestione Separata Equitalia n.3 giornate Sportello Pensioni n.2 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma n.16 quesiti risposti Editoria Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile
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Repubblica Italiana
Tanti auguri Signor Presidente Mattarella La Categoria saluta con profondo rispetto istituzionale il Presidente della nostra amata Repubblica Italiana. Forte l’attesa di stabilità e la necessità di chiarezza su molti temi
C
di Andrea Tommasini Redazione
ome House Organ del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, con i migliori auspici Le porgiamo il benvenuto della Categoria e del nostro Presidente del Consiglio Provinciale di Roma. Non esitiamo ad acclarare che ci attendiamo tanto per il nostro Paese e la sua stabilità dalla sua importante storia politica e personale alla guida della nostra sofferente Repubblica Italiana. Personalmente, con il mio nonno materno e suo fratello, sepolti alle fosse Ardeatine, ho molto apprezzato la Sua visita privata e che, dopo essersi fermato in raccoglimento nel luogo dell’eccidio compiuto dai nazisti nel quale furono trucidate 335 persone, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “L’alleanza tra nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”. In attesa delle biografie ufficiali. Aquisiamo dal quirinale il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento e pubblichiamo: “Palazzo Montecitorio, 03/02/2015 Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali,
Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto. Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari. A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani. Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato, un ringraziamento particolarmente intenso. Rendo omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature. Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato.
Rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità del La responsabilità di rappresentare l’unità nazionostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui nale innanzitutto. L’unità che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno. rappresentate. Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice Ma anche l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini. Presidente Valeria Fedeli.
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Questa unità, rischia di essere difficile, fragile, Sono questi i punti dell’agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al lontana. popolo. L’impegno di tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi speranze. La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni economica intacchi il rispetto di principi e valori limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del no- su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del stituzione. suo sistema produttivo. Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo Ha aumentato le ingiustizie. grave l’economia nazionale e quella europea, va alimentata l’inversione del ciclo economico, da Ha generato nuove povertà. lungo tempo attesa. Ha prodotto emarginazione e solitudine. È indispensabile che al consolidamento finanLe angosce si annidano in tante famiglie per le ziario si accompagni una robusta iniziativa di difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo. ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali.
Nel corso del semestre di Presidenza dell’Unione Europea appena conclusosi, il Governo - cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro - ha opportunamente perseguito questa strategia.
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Repubblica Italiana Sussiste oggi l’esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza.
Perché questa speranza non rimanga un’evocazione astratta, occorre ricostruire quei legami che tengono insieme la società. A questa azione sono chiamate tutte le forze vive delle nostre comunità in Patria come all’estero.
L’urgenza di riforme istituzionali, economiche e Ai connazionali nel mondo va il mio saluto afsociali deriva dal dovere di dare risposte efficaci fettuoso. alla nostra comunità, risposte adeguate alle sfide Un pensiero di amicizia rivolgo alle numerose coche abbiamo di fronte. munità straniere presenti nel nostro Paese. Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiu- La strada maestra di un Paese unito è quella che indica la nostra Costituzione, quando sottolinea tamente. il ruolo delle formazioni sociali, corollario di una Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e piena partecipazione alla vita pubblica. che vorrebbero vedere riconosciuto il merito. La crisi di rappresentanza ha reso deboli o inefPenso alle imprese, piccole medie e grandi che, ficaci gli strumenti tradizionali della partecipatra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di con- zione, mentre dalla società emergono, con forza, tinuare a innovare e a competere sui mercati in- nuove modalità di espressione che hanno già prodotto risultati avvertibili nella politica e nei suoi ternazionali. soggetti. Penso alla Pubblica Amministrazione che possiede competenze di valore ma che deve declinare Questo stesso Parlamento presenta elementi di i principi costituzionali, adeguandosi alle possi- novità e di cambiamento. bilità offerte dalle nuove tecnologie e alle sensibilità dei cittadini, che chiedono partecipazione, La più alta percentuale di donne e tanti giovani trasparenza, semplicità degli adempimenti, coe- parlamentari. Un risultato prezioso che troppe volte la politica stessa finisce per oscurare dietro renza nelle decisioni. polemiche e conflitti. Non servono generiche esortazioni a guardare al futuro ma piuttosto la tenace mobilitazione di I giovani parlamentari portano in queste aule le speranze e le attese dei propri coetanei. Rappretutte le risorse della società italiana. sentano anche, con la capacità di critica, e persiParlare di unità nazionale significa, allora, rida- no di indignazione, la voglia di cambiare. re al Paese un orizzonte di speranza.
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A loro, in particolare, chiedo di dare un contri- cesso democratico. buto positivo al nostro essere davvero comunità nazionale, non dimenticando mai l’essenza del Vi è anche la necessità di superare la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo mandato parlamentare. legislativo, bilanciando l’esigenza di governo con L’idea, cioè, che in queste aule non si è espressio- il rispetto delle garanzie procedurali di una corne di un segmento della società o di interessi par- retta dialettica parlamentare. ticolari, ma si è rappresentanti dell’intero popolo Come è stato più volte sollecitato dal Presidente italiano e, tutti insieme, al servizio del Paese. Napolitano, un’altra priorità è costituita dall’apTutti sono chiamati ad assumere per intero que- provazione di una nuova legge elettorale, tema sul quale è impegnato il Parlamento. sta responsabilità. Condizione primaria per riaccostare gli italiani alle istituzioni è intendere la politica come servizio al bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti.
Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione. È una immagine efficace.
È necessario ricollegare a esse quei tanti nostri All’arbitro compete la puntuale applicazione delle
concittadini che le avvertono lontane ed estranee. regole. L’arbitro deve essere - e sarà - imparziale. La democrazia non è una conquista definitiva I giocatori lo aiutino con la loro correttezza. ma va inverata continuamente, individuando le Il Presidente della Repubblica è garante della Coformule più adeguate al mutamento dei tempi. stituzione. È significativo che il mio giuramento sia avvenuto mentre sta per completarsi il percorso di La garanzia più forte della nostra Costituzione un’ampia e incisiva riforma della seconda parte consiste, peraltro, nella sua applicazione. Nel viverla giorno per giorno. della Costituzione. Senza entrare nel merito delle singole soluzioni, che competono al Parlamento, nella sua sovranità, desidero esprimere l’auspicio che questo percorso sia portato a compimento con l’obiettivo di rendere più adeguata la nostra democrazia.
Garantire la Costituzione significa garantire il diritto allo studio dei nostri ragazzi in una scuola moderna in ambienti sicuri, garantire il loro diritto al futuro.
Significa riconoscere e rendere effettivo il diritto Riformare la Costituzione per rafforzare il pro- al lavoro.
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Repubblica Italiana Significa promuovere la cultura diffusa e la ri- La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono cerca di eccellenza, anche utilizzando le nuove priorità assolute. tecnologie e superando il divario digitale. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Significa amare i nostri tesori ambientali e artistici. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace. cittadini.
Vitaly S Alexius
Significa garantire i diritti dei malati.
Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato.
Significa che ciascuno concorra, con lealtà, alle Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i spese della comunità nazionale. capaci. Significa che si possa ottenere giustizia in tempi L’attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per rapidi. il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha Significa fare in modo che le donne non debbano usato parole severe contro i corrotti: «Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini». avere paura di violenze e discriminazioni.
Significa rimuovere ogni barriera che limiti i di- È allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente imritti delle persone con disabilità. muni. Un cancro pervasivo, che distrugge speranSignifica sostenere la famiglia, risorsa della so- ze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti. cietà. Dobbiamo incoraggiare l’azione determinata delSignifica garantire l’autonomia ed il pluralismo la magistratura e delle forze dell’ordine che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare dell’informazione, presidio di democrazia. la criminalità organizzata. Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi. Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo nazifascismo. Borsellino. Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirieconomica, nella sfera personale e affettiva. genza politica e amministrativa capace di comGarantire la Costituzione significa affermare e piere il proprio dovere. diffondere un senso forte della legalità.
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Altri rischi minacciano la nostra convivenza.
L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza.
Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in Per minacce globali servono risposte globali. ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti. Un fenomeno così grave non si può combattere Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni rinchiudendosi nel fortino degli Stati nazionali. di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi. I predicatori d’odio e coloro che reclutano assassini utilizzano internet e i mezzi di comunicazione Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato più sofisticati, che sfuggono, per la loro stessa nanon troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intol- tura, a una dimensione territoriale. leranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristi- La comunità internazionale deve mettere in camco alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. po tutte le sue risorse. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano. Nel salutare il Corpo Diplomatico accreditato presso la Repubblica, esprimo un auspicio di inLa pratica della violenza in nome della religione tensa collaborazione anche in questa direzione. sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumenta- La lotta al terrorismo va condotta con fermezlizza a fini di dominio il proprio credo, violando za, intelligenza, capacità di discernimento. Una il diritto fondamentale alla libertà religiosa. lotta impegnativa che non può prescindere dalla sicurezza: lo Stato deve assicurare il diritto dei Considerare la sfida terribile del terrorismo fon- cittadini a una vita serena e libera dalla paura. damentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. Il sentimento della speranza ha caratterizzato l’Europa nel dopoguerra e alla caduta del muro La minaccia è molto più profonda e più vasta. di Berlino. Speranza di libertà e di ripresa dopo
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Repubblica Italiana
la guerra, speranza di affermazione di valori di e siamo grati a tutti i nostri operatori, ai vari livelli, per l’impegno generoso con cui fronteggiano democrazia dopo il 1989. questo drammatico esodo. Nella nuova Europa l’Italia ha trovato l’affermazione della sua sovranità; un approdo sicuro ma soprattutto A livello internazionale la meritoria e indispenun luogo da cui ripartire per vincere le sfide globali. sabile azione di mantenimento della pace, che L’Unione Europea rappresenta oggi, ancora una vol- vede impegnati i nostri militari in tante mista, una frontiera di speranza e la prospettiva di una sioni, deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culvera Unione politica va rilanciata, senza indugio. turale, senza la quale ogni sforzo è destinato a L’affermazione dei diritti di cittadinanza rappre- vanificarsi. senta il consolidamento del grande spazio euroAlle Forze Armate, sempre più strumento di pace peo di libertà, sicurezza e giustizia. ed elemento essenziale della nostra politica estera Le guerre, gli attentati, le persecuzioni politiche, e di sicurezza, rivolgo un sincero ringraziamenetniche e religiose, la miseria e le carestie genera- to, ricordando quanti hanno perduto la loro vita nell’assolvimento del proprio dovere. no ingenti masse di profughi. Milioni di individui e famiglie in fuga dalle pro- Occorre continuare a dispiegare il massimo imprie case che cercano salvezza e futuro proprio pegno affinché la delicata vicenda dei due nostri fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salnell’Europa del diritto e della democrazia. vatore Girone, trovi al più presto una conclusione È questa un’emergenza umanitaria, grave e dolo- positiva, con il loro definitivo ritorno in Patria. rosa, che deve vedere l’Unione Europea più attenDesidero rivolgere un pensiero ai civili impegnata, impegnata e solidale. ti, in zone spesso rischiose, nella preziosa opera di L’Italia ha fatto e sta facendo bene la sua parte cooperazione e di aiuto allo sviluppo.
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Di tre italiani, padre Paolo Dall’Oglio, Giovanni Lo Porto e Ignazio Scaravilli non si hanno notizie in terre difficili e martoriate. A loro e ai loro familiari va la solidarietà e la vicinanza di tutto il popolo italiano, insieme all’augurio di fare presto ritorno nelle loro case.
Il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri.
Onorevoli Parlamentari, Signori Delegati, Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo.
Storie di donne e di uomini, di piccoli e di anziani, con differenti convinzioni politiche, culturali e religiose.
Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione, di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto.
Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e soMi auguro che negli uffici pubblici e nelle istitu- lidale. Un popolo che si senta davvero comunità zioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli e che cammini con una nuova speranza verso un italiani: il volto spensierato dei bambini, quello futuro di serenità e di pace. curioso dei ragazzi. I volti preoccupati degli anziani soli e in diffi- Viva la Repubblica, viva l’Italia!” coltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti. Grazie per queste splendide parole che auspichiamo possano essere adeguatamente metaboIl volto dei giovani che cercano lavoro e quello di lizzate ed attuate in termini di crescita di consapevolezza nella coscienza di ciascuno di noi chi il lavoro lo ha perduto. e del nostro popolo e delle Istituzioni italiane, Il volto di chi ha dovuto chiudere l’impresa a cau- per una necessaria ricostituzione del basilare e sa della congiuntura economica e quello di chi costituente senso della Polis. Buon lavoro Signor Presidente. continua a investire nonostante la crisi.
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Previdenza
Welfare di categoria Vademecum all’utilizzo delle prestazioni di Emapi/Generali
F
di Fabio Faretra Direttore Generale ENPACL
edele al principio che l’Ente debba orientarsi sempre più verso una logica di welfare di Categoria, l’Enpacl continua a rinnovare e a garantire a tutti gli iscritti, gratuitamente, la copertura di base Garanzie “A” per i cosiddetti “Grandi interventi chirurgici” e i “Gravi eventi morbosi” che necessitino di ricovero ospedaliero o domiciliare.
Il singolo professionista, inoltre, ha la possibilità, con oneri a proprio carico, sia di estendere la copertura al proprio nucleo familiare, sia di ampliarla in una forma cosiddetta “Globale” (Garanzie A + B) che tutela in caso di ricovero con o senza intervento, accertamenti diagnostici, visite specialistiche, oltre ad una serie di garanzie accessorie. Detta facoltà è esercitabile dal 16 aprile al 15 luglio di ogni anno. Inoltre, il professionista che cessa l’attività, si cancella dall’Ente e acquisisce la pensione, alla scadenza dell’annualità assicurativa ha la possibilità di continuare a fruire della copertura di Assistenza Sanitaria Integrativa versando in forma volontaria i relativi contributi. Il pensionato che non rinnovi la propria adesione a ciascuna scadenza annuale del contratto, non potrà
più essere reinserito. Come utilizzare le prestazioni di Emapi/Generali? 1 Innanzitutto, occorre acquisire dal medico la prescrizione che indichi la patologia presunta o accertata nonché le visite, gli interventi ovvero le cure da eseguire.
al n.800 545 800 per chiedere l’apertura della pratica. In tal modo la prestazione verrà attivata in forma diretta e la Compagnia di Assicurazione si farà carico di pagare direttamente le spese, salvo franchigia, ove prevista. L’elenco delle strutture convenzionate è reperibile nel sito www. emapi.it.
Nel caso non si volesse utilizzare la rete di strutture convenzionate, si dovrà anticipare l’onere alla struttura sanitaria e/o ai medici, chiedendone successivamente il rimborso, che la Compagnia effettuerà trattenendo le relative franchigie e scoperti. Al riguardo, si dovrà compilare il relativo modulo, cui dovranno 3 Infine, occorre mettersi in essere allegate copia delle fatcontatto con la Centrale ture, cartelle cliniche e certifiOperativa Emapi/Generali cati medici. Il tutto dovrà esse2 Successivamente, dopo essersi accertati che la prestazione rientri - a seconda del tipo di garanzia - tra quelle sotto copertura, è necessario mettersi in contatto con la struttura sanitaria presso la quale s’intende effettuare la prestazione medesima e fissare l’appuntamento.
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re inviato a: Emapi/Enpacl – Ufficio postale Roma V.r. – Casella postale n.483 – Piazza San Silvestro, 19 – 00187 Roma Nel termine massimo di 45 giorni la Compagnia di assicurazione provvederà al pagamento di quanto dovuto. Per avere chiarimenti in merito alle liquidazioni è possibile contattare l’Ufficio liquidazioni della “Generali Italia S.p.A.” al n.800 545 800 o tramite e-mail all’indirizzo emapi@generaligroup.com. La documentazione relativa alla polizza sanitaria integrativa, nonché maggiori e più dettagliate informazioni, sono reperibili nel sito www.emapi.it.
Servizi di informazione Emapi:
telefono 848 881 166 · Per il distretto di Roma e per i cellulari: 06 44250196 · Dal lunedì al venerdì dalle ore 9,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 16,30
Servizi di front office di Generali Italia per prenotazioni strutture, per aperture sinistri per informazioni su pratiche in liquidazioni:
telefono 800 545 800 · Per le chiamate dall’estero: 02-58245305 · Dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle 18,00
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ENPACL
Ente Nazionale Previdenza Assistenza Consulenti del Lavoro
IL REGOLAMENTO PER L’ELEZIONE DEGLI ORGANI COLLEGIALI ENPACL (estratto artt.1/22) Articolo 1 Organi eligendi Il presente Regolamento disciplina l’elezione: a) dei componenti dell’Assemblea dei Delegati; b) dei membri del Consiglio di Amministrazione; c) dei componenti effettivo e supplente del Collegio dei Sindaci, in rappresentanza della categoria dei Consulenti del Lavoro; dell’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Consulenti del Lavoro, ENPACL, di seguito “Ente”. Articolo 2 Aventi diritto al voto Sono elettori dei Delegati i Consulenti del Lavoro iscritti all’Ente alla data della delibera del Consiglio di Amministrazione di indizione delle elezioni, purché ancora iscritti alla data di svolgimento delle elezioni stesse. Articolo 3 Eleggibilità Sono eleggibili all’Assemblea dei Delegati i Consulenti del Lavoro iscritti all’Ente che, alla data delle elezioni, abbiano una anzianità di iscrizione di almeno tre anni e siano nelle condizioni di eleggibilità di cui all’articolo 15 dello Statuto dell’Ente. I componenti l’Assemblea dei Delegati sono rieleggibili. Articolo 4 Determinazione e comunicazione della data delle elezioni Entro il giorno trenta del mese di settembre precedente la scadenza quadriennale dell’Assemblea dei Delegati, il Presidente dell’Ente, previa deliberazione del Consiglio di Amministrazione, fissa la data delle elezioni per il rinnovo della Assemblea stessa. Le elezioni dovranno tenersi entro il mese di febbraio dell’anno di scadenza dell’Assemblea dei Delegati.
Articolo 5 Adempimenti dei Consigli Provinciali. Insediamento dei seggi. Entro quindici giorni successivi alla data della delibera di indizione delle elezioni, di cui al precedente articolo 4, il Presidente dell’Ente ne dà comunicazione ai Presidenti dei Consigli Provinciali dell’Ordine ed al Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero posta elettronica certificata (PEC). Entro lo stesso termine sono trasmessi ai Presidenti dei Consigli Provinciali gli elenchi degli aventi diritto al voto e degli eleggibili. Entro trenta giorni dalla data della comunicazione di cui al primo periodo i Presidenti dei Consigli Provinciali adempiono alle seguenti incombenze: a) restituiscono all’Ente, dopo aver provveduto all’aggiornamento (aggiungendo i nominativi dei nuovi iscritti e depennando quelli degli eventuali cancellati, nonché correggendo eventuali inesattezze) l’elenco in quattro copie degli aventi diritto al voto; b) restituiscono all’Ente, dopo aver provveduto all’aggiornamento, l’elenco in quattro copie degli eleggibili alla carica di Delegato; c) convocano il Consiglio Provinciale per la nomina del seggio elettorale costituito da un presidente e da scrutatori in numero non inferiore a due e non superiore a quattro, scelti tra gli elettori. Per ogni membro effettivo del seggio elettorale, il Consiglio Provinciale dell’Ordine nomina un membro supplente; d) inviano a ciascun elettore, a mezzo lettera raccomandata ovvero posta elettronica certificata (PEC), l’avviso di convocazione con l’indicazione della data, del luogo e dell’orario in cui si terranno le elezioni, del numero dei Delegati da eleggere e la comunicazione che il presente regolamento potrà essere consultato
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seguente dichiarazione: “Espletati gli opportuni controlli con gli atti dell’ENPACL, si ratificano il numero e i dati degli elettori elencati nonché il numero di ....... Delegato/i da eleggere”. In calce a ciascun elenco degli eleggibili, l’Ente apporrà la seguente dichiarazione: “Espletati gli opportuni controlli con gli atti dell’ENPACL, si ratificano il numero e i dati degli eleggibili elencati”. Dette dichiarazioni di ratifica dovranno essere sottoscritte dal Presidente e dal Direttore Generale dell’Ente. Tre copie di ognuno degli elenchi, così ratificati, Articolo 6 saranno restituiti ai rispettivi Consigli ProvinModalità di esposizione dei dati negli elenchi degli elettori e degli eleggibili ciali dell’Ordine entro venti giorni dalla data di Gli stampati per gli elenchi di cui al precedente ricezione dei medesimi. I termini di cui agli articoli 5 e 6 sono termini articolo 5, approntati a cura dell’Ente, debbono perentori. recare i seguenti campi: 1) Elenco degli aventi diritto al voto: Articolo 7 a. Numero d’ordine; Modalità di presentazione delle liste b. Numero d’iscrizione all’Albo; Liste comprendenti un numero di candidati suc. Cognome e nome; periore a quello dei Delegati da eleggere possod. Luogo e data di nascita; no essere presentate al seggio elettorale dal moe. Data di iscrizione all’ENPACL; mento del suo insediamento fino a quindici giorf. Estremi del documento di identificazione; ni di calendario prima della data delle elezioni. g. Annotazione dell’espressione di voto; Nell’ultimo giorno utile, il seggio elettorale deve h. Annotazioni varie. rimanere aperto fino alle ore 18:00. Ciascuna li2) Elenco degli Eleggibili: sta deve recare la firma dei candidati per a. Numero d’ordine; accettazione e la firma di almeno dieci elettori b. Numero d’iscrizione all’Albo; presentatori. c. Cognome e nome; I candidati non possono essere compresi in più d. Luogo e data di nascita; liste e gli elettori presentatori possono presene. Data di iscrizione all’ENPACL; tare una sola lista. Le firme di accettazione dei f. Annotazioni varie. In calce ad ogni elenco degli elettori il Presiden- candidati e quelle degli elettori presentatori debbono essere autenticate da un notaio o dal Presite del Consiglio Provinciale dovrà apporre e sottoscrivere la seguente dichiarazione: “I nomi dente del Consiglio Provinciale dell’Ordine. In caso di mancata presentazione di liste, sono e i dati degli iscritti all’ENPACL, riportati nel presente elenco, sono iscritti nell’Albo tenuto a eleggibili tutti gli iscritti all’Ente in possesso dei cura di questo Consiglio Provinciale. In base al requisiti di cui al precedente articolo 3. numero degli elettori, dovranno essere eletti a I componenti del seggio non possono essere cannorma dell’articolo 16 dello Statuto, numero… didati. Delegati”. In calce ad ogni elenco degli eleggibili il Presi- Articolo 8 dente del Consiglio Provinciale dovrà apporre la Stampa delle schede elettorali seguente dichiarazione: “I nomi e i dati degli Il Presidente del Consiglio Provinciale, su indicaiscritti all’ENPACL, riportati nel presente elen- zione del seggio elettorale, provvede alla stampa co, sono iscritti nell’Albo tenuto a cura di questo delle schede di votazione, contenenti le liste dei candidati, in ordine di presentazione. In caso di Consiglio Provinciale”. I predetti elenchi dovranno essere sottoscritti mancata presentazione di liste, la scheda deve dal Presidente del Consiglio Provinciale in cia- contenere righi in bianco pari al numero dei voti da esprimere. Dette schede debbono essere conscun foglio. L’Ente, espletate le operazioni di controllo, ap- segnate al Presidente del seggio entro il giorno precedente la data di svolgimento delle elezioni. porrà in calce a ciascun elenco degli elettori la presso la sede del Consiglio Provinciale. Almeno trenta giorni prima della data fissata per lo svolgimento delle elezioni, il Presidente del Consiglio Provinciale insedia il seggio elettorale presso la sede destinata. In tale circostanza consegna al presidente del seggio il seguente materiale: 1) due elenchi degli aventi diritto al voto; 2) due elenchi degli eleggibili; 3) tutto il materiale necessario a garantire il regolare svolgimento delle operazioni elettorali.
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Articolo 9 Elezioni e voto Le elezioni si svolgono a scrutinio segreto. Il voto è personale e non sono ammesse deleghe. Articolo 10 Operazioni preliminari al voto Le operazioni di voto si svolgono, nel giorno e nel luogo fissati, ininterrottamente dalle ore 10:00 alle ore 16:00. Due ore prima dell’inizio delle votazioni, il Presidente del seggio elettorale si assicura che nella sala destinata alle votazioni si trovino: a) un divisorio o transenna che consenta di votare in luogo non accessibile agli altri elettori in attesa di esprimere il voto; b) una o più cabine che consentano di votare in assoluta segretezza; c) elenchi, timbri e tutto ciò che serve per lo svolgimento delle operazioni elettorali; d) un contenitore per le schede autenticate; e) un’urna, recante una fessura per l’introduzione delle schede votate che viene sigillata dai componenti del seggio; f) il materiale occorrente per la formazione, dopo lo scrutinio, dei plichi delle schede da sigillare. Il Presidente provvede a preparare un numero di schede pari a quelle degli iscritti negli elenchi degli elettori, che devono essere timbrate e firmate da almeno un componente del seggio. Articolo 11 Documenti da rendere pubblici Nella sala delle votazioni deve essere esposto un elenco degli aventi diritto al voto, un elenco degli eleggibili, il fac-simile della scheda di votazione ed almeno due copie del presente Regolamento. Articolo 12 Modalità di espressione del voto Ciascun elettore ha diritto di votare per un numero di candidati non superiore a quello da eleggere, barrando la casella corrispondente ai nominativi prescelti; in assenza di liste, scrivendo i nominativi sulla scheda. In caso di omonimia, deve essere indicato anche il numero d’ordine dell’elenco degli eleggibili. Articolo 13 Formalità relative al voto L’elettore viene ammesso a votare, previa la sua identificazione. Riceve la scheda ed una matita copiativa dal Presidente del seggio elettorale. Provvede immediatamente ad esprimere il suo
voto nella cabina a ciò destinata, quindi chiude la scheda prima di uscire dalla cabina e la riconsegna al Presidente del seggio che la introduce nell’urna in sua presenza. L’elettore che prima dell’inserimento della propria scheda nell’urna ne chiede, per qualsiasi motivo, la sostituzione, è tenuto a restituire la scheda stessa chiusa al Presidente del seggio, il quale appone sulla stessa il timbro del seggio e provvede ad inserirla in una apposita busta gommata che viene immediatamente sigillata mediante timbro e firma del Presidente. Il seggio provvede quindi a timbrare e firmare una nuova scheda che viene consegnata all’elettore. L’operazione di sostituzione viene trascritta nel verbale delle operazioni elettorali. Articolo 14 Formalità di registrazione dei votanti Di ogni singola operazione di voto deve essere presa nota da uno degli scrutatori mediante apposizione della propria firma accanto al nome del votante, nell’apposito spazio nell’elenco degli elettori. Articolo 15 Termine delle operazioni elettorali Se all’ora fissata per la chiusura delle operazioni elettorali sono ancora presenti in sala elettori che non hanno votato, il Presidente li ammette a votare. Qualora la totalità degli elettori abbia espresso il voto prima dell’ora stabilita per la chiusura del seggio, il Presidente può dichiarare immediatamente chiusa la votazione ed iniziare le operazioni di scrutinio. Durante le operazioni di voto, i componenti del seggio elettorale possono momentaneamente assentarsi, purché alle operazioni elettorali siano sempre presenti almeno due componenti. Articolo 16 Inizio delle operazioni di scrutinio Ultimate le operazioni di voto, il Presidente dichiara chiusa la votazione e procede allo scrutinio unitamente agli scrutatori. Le operazioni di scrutinio sono pubbliche. Articolo 17 Modalità per l’espletamento delle operazioni di scrutinio. Per le operazioni di scrutinio, il Presidente apre l’urna contenente le schede votate e dà inizio allo
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spetto al numero dei Delegati da eleggere saranno da considerare in surroga. In caso di parità di voti è eletto il più anziano per iscrizione all’Albo professionale e, in caso di pari anzianità di iscrizione all’Albo, il più anziano di età. La proclamazione sarà tempestivamente comunicata, entro i successivi cinque giorni, a ciascun eletto mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero posta elettronica certificata (PEC). Entro lo stesso termine i risultati delle elezioni sono comunicati dal Presidente dell’Ente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al MiniArticolo 18 stero dell’Economia e delle Finanze, al Consiglio Contestazioni e relative decisioni Il Presidente del seggio, sentito il parere degli Nazionale e ai Consigli Provinciali degli Ordini, nonché pubblicati sul sito web dell’Ente. Sarà, alscrutatori, decide in via provvisoria e senza interrompere le operazioni elettorali su tutte le tresì, pubblicato nell’area riservata dei Delegati, all’interno dello stesso sito, l’elenco degli eletti questioni inerenti alle operazioni stesse e sulla completo dei loro indirizzi e, possibilmente, dei nullità dei voti. Le contestazioni degli scrutatori e le decisioni loro riferimenti telefonici ed informatici. adottate dal Presidente debbono essere riportaArticolo 21 te a verbale. Sostituzione dei componenti dell’Assemblea Articolo 19 Alla sostituzione dei componenti l’Assemblea Stesura del verbale ed operazioni dei Delegati che siano venuti a mancare per deconclusive Ultimato lo scrutinio, il Presidente del seggio cesso, dimissioni, opzione o altre cause, si provchiude il verbale delle operazioni, che viene redat- vede con la nomina del primo dei non eletti della stessa lista nella provincia di appartenenza. to in tre copie su modello predisposto dall’Ente. Tutte le copie del verbale vengono sottoscritte in ciascun foglio da tutti i componenti il seggio elet- Articolo 22 torale ed inviate all’Ente, a cura del Presidente Prima convocazione dell’Assemblea del seggio, in plico raccomandato con avviso ed insediamento delle cariche di ricevimento, entro il primo giorno lavorativo Entro venti giorni dalla data della proclamazione degli eletti, il Presidente dell’Ente convoca successivo al termine dello scrutinio. Contemporaneamente, in separato plico sigilla- l’Assemblea dei Delegati per il proprio insediato, sempre a mezzo di raccomandata con avviso mento. La stessa in tale seduta nominerà tra i di ricevimento, il Presidente del seggio trasmet- Delegati stessi un Comitato elettorale composto te all’Ente le schede votate, le schede contestate, di tre membri ed un segretario senza diritto di le schede nulle, le schede bianche e quelle vidi- voto per l’elezione del Consiglio di Amministramate e non utilizzate nonché le schede sostituite. zione. Nomina, altresì, tre componenti supplenti Il Presidente del seggio, infine, consegna al Pre- ed un segretario supplente. Il Comitato provvesidente del Consiglio Provinciale dell’Ordine tut- de ad eleggere, tra i propri componenti, il Presidente. to l’altro materiale ricevuto. I componenti il Comitato elettorale non possono far parte dell’elettorato passivo alla carica di Articolo 20 Consigliere e di Sindaco. Proclamazione e convocazione eletti Entro il giorno venti del mese successivo alle elezioni, il Presidente dell’Ente, assistito dal Collegio dei Sindaci, proclama eletti i candidati che, nell’ambito di ciascuna provincia, hanno ricevuto il maggior numero di voti, redigendo apposito provvedimento. Nelle rispettive liste i candidati in esubero rispoglio di esse. A tal fine, uno scrutatore estrae dall’urna ciascuna scheda, la apre e la consegna al Presidente. Questi legge ad alta voce i nomi dei votati mentre gli altri scrutatori prendono nota separatamente dei voti espressi, registrandoli in apposite tabelle, a fianco del nome di ciascun votato. Le schede così scrutinate vengono raccolte a parte, avendo cura di separare quelle valide da quelle ritenute nulle, da quelle bianche e da quelle contestate.
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Lavoro
Tutele sul lavoro Il licenziamento per scarso rendimento
T
di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena
ra le discussioni che sono intercorse tra gli operatori in questi mesi nei quali si è parlato delle tutele crescenti per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato ed in attesa del varo definitivo del decreto delegato, ha avuto una certa risonanza quella secondo la quale nel nuovo testo non si fa cenno al recesso da parte del datore di lavoro motivato dallo scarso rendimento. È appena il caso di sottolineare come tale problema possa investire anche i c.d. “lavoratori veterani” assunti in data antecedente l’entrata in vigore del Decreto Legislativo.
A mio avviso, la questione del licenziamento “per scarso rendimento” va esaminata sotto un triplice aspetto che, ora, troverà, ai fini delle tutele successive, una soluzione diversa a seconda che il lavoratore sia un vecchio od un nuovo assunto: a) licenziamento collegato ad una inidoneità che rende poco apprezzabile la prestazione; b licenziamento collegato a situazioni soggettive; c) licenziamento collegato ad una vistosa sproporzione tra l’attività del lavoratore e quella dei colleghi che svolgono le stesse mansioni. Per quel che concerne la prima ipotesi è opportuno esaminare la sentenza della Corte di Cassazione, la n.18678 depositata il 4 settembre 2014, con la quale è stato ritenuto legittimo il licenziamento intimato da un datore di lavoro ad un dipendente che, assente per malattia, non aveva superato il periodo di comporto. La decisione è stata ripresa con particolare risalto sulla stampa e sui “media televisivi”, in quanto, per la prima volta, il supremo organo di giustizia affronta il problema della conciliazione delle esigenze produttive del datore di lavoro
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e delle assenze per malattia del lavoratore, con un approccio che appare diverso da altri adottati in passato. È appena il caso di precisare che tale indirizzo, pur costituendo un autorevole precedente, fa, soltanto, testo tra le parti. La pronuncia della Cassazione che ha confermato la legittimità della sentenza di appello emanata dalla Corte dell’Aquila, scaturisce dal fatto che durante l’istruzione della causa nei gradi precedenti, era emerso, anche dalla deposizione di colleghi in veste di testi, come un lavoratore avesse prodotto certificati medici attestanti il proprio stato di morbilità in maniera “tattica”, declinando la propria malattia “a macchia di leopardo” e, reiteratamente, in prossimità di festività settimanali (o dopo le stesse) o in presenza di turni notturni. Sovente, la comunicazione dell’assenza avveniva all’ultimo momento con evidenti e palpabili seri disagi organizzativi causati all’imprenditore che aveva difficoltà anche a provvedere alla sostituzione. Di qui la decisione datoriale di procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro, determinata dalle gravi disfunzioni arrecate alla organizzazione aziendale: il dipendente si era opposto ritenendo censurabile il comportamento dell’azienda in quanto non era stato superato il periodo di
comporto previsto dall’art.2110 c.c. che permette la conservazione del posto. In ogni caso, il ricorrente aveva parlato di “licenziamento premeditato”. Per la cronaca, il provvedimento di recesso risulta datato 10 novembre 2003 e la decisione finale della Suprema Corte è di quasi 11 anni dopo, essendo datata 4 settembre 2014: è opportuno chiedersi se ciò, a prescindere dal contenuto della sentenza, si possa chiamare “giustizia celere”. È opportuno, a questo punto, entrare nel merito della decisione della Suprema Corte che (è bene evidenziarlo) non ha attaccato la validità delle certificazioni mediche a supporto dell’assenza del dipendente ma ha rilevato che le astensioni dal lavoro, dovute a malattia, rilevano sotto un diverso profili in quanto “per le modalità con cui si verificavano davano luogo ad una prestazione lavorativa non sufficientemente e proficuamente utilizzabile dalla società, rilevandosi la stessa inadeguata sotto il profilo produttivo e pregiudizievole per l’organizzazione aziendale così da giustificare il provvedimento risolutorio”. Quest’ultimo è stato ritenuto valido pur se l’organo giudicante ha ribadito il principio che il datore di lavoro non può recedere dal rapporto prima del superamento del limite di tollerabilità dell’azienda. Come si vede, la Corte ha esaminato il problema non dal “lato malattia” ma sotto un profilo diverso che è quello dello “scarso rendimento” non più soltanto correlato ad una presenza in azienda alla quale corrisponde una prestazione oltremodo inferiore rispetto a quella usuale degli altri dipendenti con le medesime condizioni psico-fisiche, ma alla valutazione della prestazione complessiva dell’attività del dipendente che non adempie esattamente la propria obbligazione e che, nel comportamento, ci mette molto del proprio sul piano della negligenza. La fattispecie del licenziamento per “scarso rendimento” è abbastanza comune nella casistica, qualificandosi come recesso per giustificato motivo soggettivo, correlato all’inadempimento non diligente della prestazione lavorativa, così come previsto dall’art.3 dalla legge n.604/1966. Esso è validamente dimostrato allorquando un determinato rendimento sia stato raggiunto dalla maggior parte dei dipendenti ed il minor rendimento del lavoratore, non determinato da situazioni afferibili a forza maggiore, sia tale da costituire un notevole inadempimento. Nel caso di specie la strada individuata dalla Corte di Cassazione è, indubbiamente, nuova in
quanto sembra individuare una ipotesi di “scarso rendimento” parzialmente diversa dal passato, soprattutto perché “salta” ogni questione relativa alla veridicità delle certificazioni mediche a supporto dell’assenza. Un piccolo commento si rende necessario: se questo orientamento si consoliderà nella giurisprudenza di merito, probabilmente la vita si presenterà più dura, in futuro, per coloro che sono “assenteisti di professione”. È questo un fenomeno che, in determinati contesti è abbastanza diffuso (si pensi, alle assenza reiterate, ovviamente supportate da certificazioni mediche) in occasione di “momenti strategici”: il fenomeno è, indubbiamente, presente nel settore privato ma è nel pubblico, ove per una certa “accondiscendenza” legata anche alla mera regolarità formale del certificato medico ed alla successiva visita di controllo attraverso la struttura pubblica che si crea un “circuito perverso”, che il fenomeno si dimostra nel suo maggiore spessore. Ci vorrebbe un “vero” cambio di passo ma questo, dipenderà, soprattutto, dalle scelte strategiche delle varie Amministrazioni e, soprattutto, da un nuovo modo di approccio alla gestione del personale. La seconda ipotesi di licenziamento per scarso rendimento, della quale, peraltro, ho parlato, sia pure “en passant” esaminando il caso precedente, fa riferimento a situazioni soggettive riconducibili a colpa, imperizia, imprudenza e negligenza del lavoratore. In questo caso la via per la soluzione del problema è del tutto diversa, dovendo il datore di lavoro, contestare in maniera precisa, puntuale ed immodificabile, con le garanzie previste sia dal CCNL che dall’art.7 della legge n.300/1970, le specifiche mancanze che, come oggetto, non possono che avere situazioni strettamente riferibili allo svolgimento dell’attività. Il licenziamento conseguente, ascrivibile tra quelli per giustificato motivo soggettivo, è il risultato di un comportamento continuo più volte contestato, sfociato in provvedimenti disciplinari definitivi (perché non impugnati o definiti in sede conciliativa, arbitrale o giudiziale). La terza ipotesi di licenziamento per scarso rendimento trova la propria ragion d’essere in una vistosa sproporzione tra l’attività del lavoratore e quella degli altri che svolgono compiti o mansioni uguali od analoghe. Per giungere al licenziamento attraverso tale strada, il datore di lavoro deve pensare a schemi valutativi e di raffronto, protratti nel tempo e “depurati” da
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Lavoro oggettivi impedimenti di natura personale, tra i soggetti interessati, stando attento, a non violare le tutele che sono intrinseche alla personalità del lavoratore. La comparazione si presenta facile se le persone svolgono la stessa attività come avviene, ad esempio, per gli addetti ai call-center, è, indubbiamente, più complicata in situazioni maggiormente complesse. Ma, alla luce delle prossime novità che saranno introdotte con il Decreto Legislativo relativo al contratto a tutele crescenti, quale sarà, la tutela per i nuovi assunti in caso di licenziamento per scarso rendimento e, soprattutto, essa sarà diversa da quella dei c.d. “veterani” (che sono i lavoratori assunti prima dell’entrata in vigore del provvedimento delegato)? È indubbio che nelle tre ipotesi sopra considerate che portano al recesso per scarso rendimento sia configurabile un licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Qui la tutela per i nuovi assunti, è quella prevista dall’art.3 del Decreto Legislativo: qualora il giudice ritenga illegittimo il licenziamento (a meno che, per altre cause, non sia nullo o discriminatorio) individua la data del recesso che è quella nella quale lo stesso si è prodotto e condanna il datore di lavoro a corrispondere una indennità di natura satisfattiva e sanzionatoria, non accompagnata dal pagamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, pari a due mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di anzianità di servizio, partendo da una base di quattro e fino a ventiquattro mensilità (per le aziende dimensionate su un organico non superiore alle quindici unità i valori sono ridotti della metà e il tetto massimo è fissato in sei mensilità). Nella sostanza, il giudice, quandanche constati la illegittimità del recesso, non può più procedere nella reintegra ma deve liquidare l’indennità calcolando la stessa in base a criteri già predeterminati. Diverso è, invece, il discorso relativo ai lavoratori vecchi assunti: qui la tutela dell’art.18, sia pure ridotta dopo la legge n.92/2012, resta e, nel caso in cui il giudice si convinca della “non giustezza” delle posizioni datoriali, ordina la reintegra con il pagamento di una indennità pari alla retribuzione per tutto il periodo di estromissione (detratto il c.d. “aliunde perceptum” e l’eventuale “aliunde percipiendum”), con i contributi previdenziali ed assistenziali dovuti e con la possibilità per il lavoratore di optare, al posto della reintegra, per una indennità risarcitoria pari a quindici mensilità.
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Lavoro
Effetti dei contratti a tutele crescenti La nuova procedura di conciliazione facoltativa
di Avvocato Dario Clementi Esperto di Diritto del Lavoro
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l decreto attuativo del Jobs Act, che introduce il c.d. “contratto a tutele crescenti”, modifica anche le regole della procedura di conciliazione in caso di licenziamento che diviene facoltativa, esperibile in qualsiasi ipotesi di recesso, successiva al licenziamento e ad importo predeterminato. Lo schema del d.lgs. n.134, attuativo del Jobs Act, introduce mediante l’art.6 una nuova e diversa procedura di conciliazione a carattere facoltativo utilizzabile per la risoluzione stragiudiziale delle controversie in tema di licenziamenti.
La procedura si applicherà esclusivamente ai lavoratori assunti dopo l’entrata in vigore del decreto, e, progressivamente, sostituirà la conciliazione preventiva in DTL prevista dalla legge Fornero. Quest’ultima, infatti, continuerà a trovare applicazione per i lavoratori già impiegati alla data di entrata in vigore del decreto, ai quali non sarà quindi applicabile l’istituto in esame. La modifica è la terza, in pochi anni, e segue il collegato lavoro del 2010 e la stessa riforma Fornero del 2012. La conciliazione facoltativa, peraltro, si discosta sotto molteplici profili dalla conciliazione preventiva in DTL. In particolare, tra i principali elementi distintivi, rileva il campo di applicazione, considerato che, mentre la procedura prevista dalla legge Fornero si applica, obbligatoriamente, solo per i licenzia-
menti economici, la nuova conciliazione, oltre ad avere carattere facoltativo, può essere esperita per qualsiasi ipotesi di recesso. Le due procedure presentano anche finalità diverse. Infatti, come noto, lo scopo della conciliazione preventiva in DTL è di evitare che il datore di lavoro interrompa unilateralmente il rapporto ed è strutturata in modo tale da consentire, in caso di esito positivo, che si giunga ad un accordo che consenta l’uscita incentivata del lavoratore, prima dell’intimazione del recesso. La nuova conciliazione facoltativa, invece, interviene in un momento successivo, ovvero quando il licenziamento è stato già intimato ed ha come finalità quella di congelare l’azione giudiziale da parte del dipendente. In parole povere la procedura, se azionata e portata a compimento, previene l’avvio del contenzioso.
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L’iter in esame è attivabile dal datore di lavoro mediante la presentazione, al lavoratore appena licenziato, di un’offerta consistente in una somma di denaro mediante la consegna allo stesso di un assegno circolare. La procedura deve essere avviata entro il termine previsto per la presentazione dell’impugnazione stragiudiziale, ovvero entro 60 giorni dalla data di ricezione del licenziamento e può essere espletata solo in una delle sedi assistite di cui all’art.2113, comma 4, c.c. o presso le commissioni di certificazione (art.82, comma 1, del d.lgs. n.276/2003). Dunque le sedi autorizzate sono quelle abilitate a convalidare le rinunce e le transazioni di lavoro, quindi principalmente le DTL, le sedi sindacali e le commissioni di certificazione. Altra sostanziale differenza tra la conciliazione facoltativa
e la conciliazione preventiva in DTL, riguarda l’importo del risarcimento che, secondo la nuova normativa, non è più liberamente determinabile dalle parti. L’entità dell’offerta economica, infatti, non è più rimessa alla libera scelta del datore di lavoro, ma è predeterminata dalla legge in un importo oscillante tra un minimo di 1 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 2 e non superiore a 18 mensilità. In caso di anzianità aziendale inferiore ad un anno, il suddetto importo viene riproporzionato sulla base delle mensilità di impiego effettive e le somme offer-
te nell’ambito della conciliazione facoltativa sono totalmente esenti da qualsiasi imposizione fiscale e contributiva. L’offerta deve necessariamente essere formulata mediante consegna da parte del datore di lavoro di un assegno circolare ed il lavoratore può liberamente decidere di rifiutarla. In quest’ultimo caso non sarà vincolato all’accordo e resterà libero di proporre azione giudiziale, impugnando il licenziamento. Nel caso in cui, invece, decidesse di trattenere la somma, l’accettazione dell’offerta comporterà, oltre all’estinzione del rapporto di lavoro, anche la decadenza del diritto ad impugnare il licen-
ziamento, anche nel caso in cui l’azione sia già stata proposta. Ovviamente il lavoratore potrà sempre agire in giudizio, anche dopo la formale accettazione, per la tutela dei propri diritti in merito ad altri aspetti del rapporto lavorativo intercorso e dunque potrà agire, ad esempio, per il riconoscimento del diritto alle differenze retributive o all’inquadramento superiore. Per arginare l’insorgenza di queste altre possibili liti le parti dovrebbero sottoscrivere un ulteriore e diverso accordo, separato e distinto dalla procedura appena descritta, mediante il quale procedere alla definizione bonaria delle ulteriori contestazioni insorte.
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Previdenza
Debitore suo malgrado L’INPS punisce anche i debiti incolpevoli
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di Mauro Parisi Avvocato
er i crediti dell’Amministrazione non riscossi, pure se certificati, il danno per gli imprenditori rischia di diventare doppio. Infatti, non solo capita – e di frequente- che le aziende non ricevano i soldi per i servizi e i beni forniti. Così non riuscendo a soddisfare i propri debiti “pubblici”, come, per esempio, quelli nei confronti dell’INPS. Ma, a causa del mancato versamento di quanto dovuto, accade anche che le medesime si vedano arrivare il classico avviso di addebito a causa del loro… ritardo: ossia, la richiesta del pagamento delle sanzioni civili per le loro omissioni in buona fede.
È quello che è accaduto in questi giorni ad alcune aziende che avevano compiuto lavori in edilizia, senza che poi pervenissero i pagamenti da parte dei comuni “beneficiati”. Così non riuscendo a coprire i costi previdenziali dei propri dipendenti, per salvaguardare la loro attività erano state costrette (almeno) a richiedere l’emissione del documento di regolarità contributiva con certificazione dei propri crediti (peraltro, certi, liquidi ed esigibili). Come è noto è questa la facoltà prevista dall’articolo 13bis, comma 5, del decreto legge 7 maggio 2012, n.52, convertito con modificazioni dalla legge 6 luglio 2012, n.94. Quale condizioni per il rilascio di un Durc regolare è l’esistenza di un credito già esigibile nei confronti della P.A. “di importo almeno pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte di un medesimo soggetto”. Tali certificazioni dei crediti devono essere rilasciate con le modalità stabilite dai decreti di attuazione del Ministro dell’Economia, attraverso la cd. “piattaforma per la Certificazione dei crediti”. Dunque, l’impresa creditrice, dapprima richiede e ottiene tale certificazione. Quindi, una volta generata quest’ultima sulla piattaforma, si potrà
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attivare per il procedimento di richiesta del Durc tramite lo sportello unico previdenziale. Fra l’altro, come bene evidenzia la Circolare INPS n.16 del 30 gennaio 2014, la certificazione emessa dalla “piattaforma” può essere utilizzata pure per la compensazione di somme iscritte a ruolo ai sensi del DPR 602/1973. E fino a qui, tutto (abbastanza) bene. I guai, tuttavia, paiono appena all’inizio. Infatti, se è vero che venendo a mancare il versamento da parte delle amministrazioni debitrici, nulla viene richiesto alle aziende a titolo di “capitale” (ossia i contributi dovuti e di cui non si è in grado di operare i versamenti), il ritardo (che pure si direbbe incolpevole, a questo punto, essendo stato “certificato”) viene invece sanzionato. Ecco così fioccare –è storia di questi giorni- gli avvisi di addebito nei confronti delle aziende creditrici, con la richiesta, ai sensi dell’art.116, legge 388/2000, di somma per avere tardato di versare quanto dovuto per tempo. Una situazione illogica, innanzitutto. Ma, soprattutto, profondamente ingiusta. Del resto, lì dove le aziende hanno provato a protestare con le sedi INPS competenti, si sono sentite rispondere che la Circolare del Ministe-
ro del lavoro n.40 del 2013, data la sostanziale permanenza della situazione debitoria, consente all’INPS, Casse edile e a quanti vantino crediti nei confronti dell’azienda creditrice di fare valere i propri poteri sanzionatori e di recupero delle somme in forma coattiva, previsti in caso
di omessi versamenti di somme a titolo di contribuzione. Insomma, gli avvisi di addebito per tali sanzioni civili sono emessi correttamente e non è consentito farne sgravio, neppure parziale. Se non è iniquo questo…
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Lavoro
Quali ammortizzatori sociali No alla procedura di mobilità per i lavoratori interinali assunti a tempo indeterminato
di Michele Regina CdL Centro Studi Roma
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l Ministero del Lavoro con risposta ad Interpello n°1 del 12-1-2015 fornisce la propria posizione in merito ad un quesito proposto dal CNO dei CdL e dall’ANCL in tema di applicazione o meno della procedura di mobilità ai lavoratori interinali assunti da un’agenzia con contratto di lavoro a tempo indeterminato in luogo della procedura introdotta dalla Legge Fornero per i casi di GMO. In effetti il Ministero del Lavoro in tema di art.7 L.604/1966, come modificato dalla L.92/2012 citata, con Interpello n° 27 del 20 settembre 2013 aveva già indicato che “l’art.7 trova… applicazione anche nel caso in cui il datore di lavoro che procede al licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia una agenzia; ciò, evidentemente, qualora sussistano i requisiti dimensionali come sopra individuati e qualora trattasi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, realizzabile nei confronti dei dipendenti dell’agenzia assunti a tempo indeterminato, siano essi alle dirette dipendenze dell’agenzia o inviati in missione nell’ambito di un contratto di somministrazione.”. Il D.lgs 276/2003 all’art.22, comma 4, indica che “4. Le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 23 luglio 1991, n.223, non trovano applicazione
anche nel caso di fine dei lavori connessi alla somministrazione a tempo indeterminato. In questo caso trovano applicazione l’articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n.604, e le tutele del lavoratore di cui all’articolo 12.” Si ricocorda – per inciso - che il CCNL delle Agenzie per il lavoro,attualmente vigente, prevede una particolare procedura all’art.25, osservata la quale da parte della agenzia datrice, è possibile poter licenziare per giustifcato motivo oggettivo, individuale o plurimo. Come ricordato l’art.7 della L. n.604/1966, modificato dall’art.1, comma 40, della L. n.92/2012, concernente la disciplina della procedura obbligatoria di conciliazione in caso di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, trova applicazione nei confronti di tutti i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori in possesso dei requisiti dimensionali di
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cui all’art.18, comma 8, della L. n.300/1970, mentre l’art.24, comma 1, della L. n.223/1991, concernente applicabilità della procedura di licenziamento collettivo, prevede invece che “le disposizioni di cui all’articolo 4, commi da 2 a 12, e 15-bis e all’articolo 5, commi da 1 a 5, si applicano alle imprese che occupino più di quindici dipendenti e che, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, intendano effettuare almeno cinque licenziamenti, nell’arco di centoventi giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia. Tali disposizioni si applicano per tutti i licenziamenti che, nello stesso arco di tempo e nello stesso ambito, siano comunque riconducibili alla medesima riduzione o trasformazione”. Il dubbio nasce quindi dal fatto se un licenziamento di
almeno 5 unità di lavoratori interinali,assunti dall’agenzia a tempo indeterminato, debba soggiacere o meno alla procedura di licenziamento collettivo, sia se assunti nell’ambito di una somministrazione a tempo determinato ovvero a tempo indeterminato. Per il Ministero l’art.22, comma 4, del D.Lgs. n.276/2003 sembra tuttavia escludere l’applicabilità della procedura di licenziamento collettivo per le agenzie di somministrazione, anche per i casi in cui il recesso riguardi i lavoratori assunti a tempo indeterminato, anche se la fine dei lavori corrisponda alla cessazione dei servizi di somministrazione a tempo
determinato in ambito di gara pubblica, come richiesto dagli istanti. Con tale disposizione si è equiparato tale fattispecie a quelle già previste dall’art.4, comma 14, della L. n.223/1991, secondo il quale “il presente articolo non trova applicazione nel corso di eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali e saltuarie, nonché per i lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo determinato”. Lo stesso art.22, comma 4, tuttavia, per l’ipotesi suddetta, richiama l’applicabilità degli artt.3 e 12 della L. n.604/1966, i quali rispettivamente forniscono la nozione di licenziamento
per giustificato motivo oggettivo e fanno salve le più favorevoli condizioni previste dai contratti collettivi e dagli accordi sindacali, senza escludere che i medesimi licenziamenti debbano seguire la procedura prevista dall’art.7 della stessa L. n.604/1966, peraltro introdotta dalla L. n.92/2012 e quindi successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. n.276/2003. Quindi per il Ministero, in linea con quanto già chiarito con il precedente interpello n.27/2013, per le ipotesi oggetto dell’interpello in discorso trova applicazione la procedura di cui all’art.7 della L. n.604/1966 e non quella di cui agli artt.4 e 24 della L. n.223/1991.
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Rubrica Pasquino A PROPOSITO DE ’NTEGRAZZIONE… DE TOLLERANZA! Bonasera Sor Pasquì! Come ve butta? Ma che me dite? Che state ggiù pe’ tutto quer che succede! Co l’ammazzamenti de Pariggi! Co tutta st’intolleranza de st’integralisti! Volete sapè da me che ne penzo de l’integrazzione? Che ne penzamo noi Romani de tutti ‘sti cispadani che pioveno a Roma da tutte le parti der monno? A Sor Pasquì è da li tempi de Checch’e Nina che noi c’avemo ‘a calata de li barbari… a Roma ce vonno venì tutti. A Roma se sta bbene “si te fai l’affari tua campi cent’anni”. Nun è ‘gnavia è ‘a tolleranza co cui avemo accettato sempre tutti. A la domanna vostra: “Ma mò te chiedo, dimme ‘n po’…l’affari propri quali so? visto che mo tutti cianno li diritti e nessuno li doveri? ” Che ve devo dì? Prennemo peresempio l’ebbreucci, che se so fatti sempre li fatti loro, a Roma l’avemo bistrattati facennoli ar massimo cadè ner ridicolo prennennoli ’n giro oppuro cojonannoli facennoje li scherzi… (vo ricordate ‘Er Marchese der Grillo’ quer firme ndo Arbertone nostro, nelli panni der nobbile onnipotente, fa vedè che soltanto pe ‘n capriccio suo, decide di nun pagà er falegname ebbreo per un lavoro fatto, apostrofrannolo “Aronne Piperno, tu sei giudeo e i tuoi antenati hanno costruito la croce su cui morì Gesù Cristo… Posso esse ancora incazzato pe’ sto fatto?”, scoprenno poi che nun l’ha fatto pe prevaricà quer poraccio, ma solo pe fasse denuncià cor reconnito scopo de crea er caos drento er sistema de la (in) giustizzia papalina). Noi all’ebbrei ar massimo l’ammio rinchiusi ner Ghetto, ma nun j’avemo torto mai ‘n capello… pe’ dumila anni! Pe’ l’antri che ve potrebbe dì?… Chi viene s’accommoda e, come avete detto voi, acchiappa tutti li diritti… e de doveri… de meno. D’artronne pe’ secoli, nelle more der “si m’arispetti t’arispetto!” semo annati avanti sempre così. Sopportanno tutto, li Papi puzzoni e puro li Piemontesi co’ le frotte de ministeriali e de buzzurri che se so portati appresso… da 150.000 ch’eravamo semo diventati tremijoni…più ‘ntegrazzione de così… A Sor Pasquino, è ‘nutile che v’arrabbiate così!!! Pe’ l’indole nostra se non ce rompeno sopportamo tutto. Si!!! Puro l’islamme! Che penzo dell’islamme? Che je direbbe io a ‘n maomettano che te vò ‘mpone er modo suo de fa? Penzo che essenno romano sarebbi capace da dije: “Aho, a sor cocimelova io me ne frego se preghi o no, se magni ‘a carne o er pesce. Si te ‘ncontro te saluto, si te vedo ‘n difficoltà t’aiuto! Noi romani semo fregnoni perché ammagara te famo ‘a battuta sbajata ma nun ‘o famo co’ cattiveria, se nun c’hai li sordi te ‘nvitamo puro a cena, se nun c’hai lavoro provamo a sentì n’amico si te po’ dà ‘na mano, m’aricordete che essenno romani... e a noi nun ce devi “rompe er creapopoli”! Quanno er profeta tuo era ‘na cratura l’antenato nostro era stato padrone der monno, portanno curtura e civirtà dapertutto e, perlintanto, nun ce devi da ‘nsegnà gnente… Li sbaji nostri l’avemo pagati cari anche crocifiggenno er ‘salvatore’... ma dopo de che semo diventati cristiani; magari pe’ te saremo ‘gnoranti e puro bigotti e, si nun bastasse, puro blasfemi, ma in reartà noantri semo scanzonati, ce piace d’annà ‘n chiesa quanno se ricordamo e se ce pare, e semo ‘n pó timidi e co’ li senzi de corpa; se famo er segno de ‘a croce quanno passa er morto, proprio pe’ rispetto, come se grattamo li zibbidei se passa er carro der cassamortaro voto… e ce piace strillà “sora tua” quanno vedemo passà na monica. E poi ce piace l’estate a Roma.... quanno ‘e donne sbocceno e ce fanno vede ‘e cosce, er petto e c’hanno li capelli ar vento; credece che er sacrileggio… è coprille! Ma se a te... tutto questo nun te piace, ricordate che ner monno ce so ‘nsacco de stati islamici e, si te trovi male da noi e si nun te stà bbene come ‘a penzamo, poi sempre riemigrà! Ed’è mejo che ‘o fai da solo prima che, a quer paese, te ce mannamo a forza de carci, ‘n culo o ‘ndo te senti mejo, e lo firmerebbe co’: Marforio Tuo a nome de li “padroni de casa”.... M’avete capito Sor Paquì? So uno de li romani ‘bono e caro’ che però penza che a ‘n certo punto ‘a tolleranza nun è ppiù ‘na virtù. S’arivedemmio, stateme bene! Marforio Vostro
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A proposito di integrazione e di tolleranza! (traduzione a cura di Giuseppe Marini)
Buonasera Signor Pasquino! Come và? Ma cosa dite? Che state depresso per tutto quello che succede! Per gli attentati di Parigi [i romani sono attenti a quello che succede nella capitale francese per il gemellaggio ufficiale che c’è con Roma – ndT]! Che siete impressionato dall’intolleranza degli integralisti islamici! Volete sapere da me cosa penso in merito all’integrazione? Che ne pensano i Romani di tutti gli stranieri che piovono a Roma da tutte le parti del mondo? Signor Pasquino è da tempo immemore che sopportiamo le invasioni barbariche… a Roma vogliono venirci tutti. A Roma si sta molto bene perchè “se ti fai gli affari tuoi campi cento anni”. Non è lassismo è la tolleranza con cui abbiamo accettato sempre tutti. Alla domanna vostra: “Adesso ti chiedo, dimmi…gli affari propri quali sono? Visto che ora tutti hanno i diritti e nessuno… i doveri? ” Cosa posso dirvi!?! Prendiamo a esempio i romani di origine ebraica, che chiusi nelle loro abitudini e nelle loro tradizioni
si sono interessati per lo più ai loro affari. A Roma li abbiamo trattati ‘bene’, a volte strapazzati facendoli al massimo cadere nel ridicolo, prendendoli in giro oppure canzonandoli facendo loro brutti scherzi… (Simbolico, ve lo ricordate, ‘Er Marchese der Grillo’ quel film dove Arberto Sordi
interprendando la parte del nobile onnipotente, fa credere che, soltanto per un suo capriccio, non paga il falegname ebreo implorante la giusta mercede per un lavoro fatto, affermandogli “Aronne Piperno, tu sei giudeo e i tuoi antenati hanno costruito la croce su cui morì Gesù Cristo… Posso esse ancora incazzato pe’ sto fatto?”, per poi farci scoprire che la mira non era il prevaricare il poverino ma il ridicolizzare il sistema della Giustizia papalina facilmente corruttibile). Noi agli ebrei
al massimo l’abbiamo rinchiusi nel Ghetto, ma non li abbiamo mai uccisi… per duemila anni! Per gli Altri che dire?… Chi viene si trova bene tanto che, come Lei ha detto, hanno tutti i nostri diritti… e pochi doveri. Daltronde per secoli, con il principio “se mi rispetti io ti rispetto!” siamo andati avanti sempre così. Sopportando tutto, i Papi poco all’altezza del loro magistero, i Piemontesi [dal 1870 con la Presa di Porta Pia – ndT] con la miriade di impiegati statali e di immigrati dalle altre regioni del Regno che lo spostamento della Capitale ha fatto inurbare… da 150.000 che eravamo siamo diventati tremilioni… più integrazione o tolleranza di così… Caro Signor Pasquino, è inutile che vi arrabbiate a questo modo!!! Per l’indole nostra se non ci danno fastidio sopportiamo tutto. Si!!! Pure l’Islam! [Sembra che Pasquino si sia alterato per le risposte paciose dell’Autore che sembrano troppo riverenti pure verso gli autori delle stragi che lo hanno turbato – ndT] Che penso dell’Islam? Cosa direi a un seguace di Maometto che mi vorrebbe imporre le sue cre-
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Rubrica Pasquino denze e i suoi usi? Penso che essendo romano sarei capace di dirgli: “Ehi tu che ti stai atteggiando maldestramente sappi che a me non interessa se preghi o no, se mangi la carne o il pesce [forse voleva dire il maiale o no – ndT]. Se ti incontro ti saluto, se ti vedo in ambasce cerco d’aiutarti! Noi romani siamo bonaccioni perché magari ti facciamo una battuta sbagliata ma non lo facciamo con cattiveria, se non hai i soldi t’invitiamo anche a cena, se non hai lavoro proviamo a sentire un nostro amico se può aiutarti, ma ricordati che essendo romani a noi non ci devi “rompere il…”! Quando il tuo Profeta era ancora bambino i nostri avi erano già stati padroni del mondo, portando la cultura e la civiltà ovunque e, perciò, non ci devi insegnare nulla.... Gli errori nostri li abbiamo pagati cari anche crocefiggendo il ‘ salvatore’... ma dopo di che siamo diventati cristiani; magari per te
siamo ignoranti e pure bigotti e, se non bastasse, pure blasfemi, ma in realtà noi siamo scanzonati, ci piace andare in chiesa quando ce ne ricordiamo e se ci và, e siamo un tantino timidi e con i sensi di colpa; ci facciamo il segno della croce quando ci transita davanti una bara, per il dovuto rispetto, come facciamo gli scongiuri toccandoci i genitali se passa un carro funebre vuoto… e ci piace gridare “sora tua” quanno vediamo passare una monaca. [tipico romano l’auspicia (Nuntiant ventura nisi provideris - Cicerone) è un atto/rito con cui la sventura possa essere evitata, nelle due fattispecie, il carro sia in itinere per chi osserva o vedere/desiderare una consacrata anziché una donna ‘libera’– ndT] E poi a noi piace l’estate di Roma... quando le donne come fiori sbocciano e fanno intravvedere le gambe, il seno, con i capelli sciolti al vento; credici che il vero sacri-
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legio è… quello di coprire tanta bellezza! Concludendo se a te [mussulmano intollerante - ndT]… tutto questo non piace, ricordati che sulla Terra ci sono molti stati islamici per cui, se soffri stando tra noi ovvero ti da fastidio come la pensiamo puoi sempre andartene in piena libertà dove potrai stare meglio. Sarebbe ottimale che compia questo importante passo liberamente prima che di costringerci a farlo in modo coercitivo o violento. Sottoscriverei il con queste semplici parole: Marforio a nome dei Romani, veri “padroni de casa”.... Avrete capito Signor Pasquino che il Romano, anche se può sembrare ‘buono e caro’, pensa pure che a tutto c’è un limite oltrepassato il quale la tolleranza non è più una virtù. Mi stia Bene! Arrivederci! Suo Marforio
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CTO Roma
Il Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma risponde Circolare INPS n°17 del 29/01/2015
C
on la Circolare 16 del 29 u.s. l’INPS pubblica le retribuzioni convenzionali valide per i lavoratori italiani all’estero in Paesi non legati all’Italia da convenzioni in materia di sicurezza sociale. Il Ministero del lavoro di concerto con il Ministero dell’economia ha provveduto Decreto del 14 gennaio 2015 (in GURI del 22 gennaio 2015, n.17) alla determinazione delle retribuzioni convenzionali di cui alla normativa vigente, L 398/87.
Le disposizioni di tale legge n.398/87 vengono applicate ai lavoratori operanti all’estero in Paesi extracomunitari con i quali non vigono accordi di sicurezza sociale. Sono esclusi dall’ambito territoriale di applicazione della legge in commento gli Stati dell’Unione europea ossia: Italia, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia (comprese le isole Aland), Francia e Dipartimenti d’oltremare (Guyana francese, Isola di Martinica e isola di Guadalupa, ricomprese nell’arcipelago delle Piccole Antille, Isole di Reunion, Isole di Saint Martin e di Saint Barthèlemi, facenti parte del Dipartimento della Guadalupa), Germania, Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord compresa Gibilterra), Grecia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo, Olanda, Portogallo (comprese le isole Azzorre e di Madera), Spagna (comprese le isole Canaria, Ceuta e Melilla), Svezia, Repubblica Ceca, Repubblica di Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovenia,
Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria e Croazia. Per i lavoratori che si spostano nell’ambito dell’Unione la normativa di sicurezza sociale è contenuta nei regolamenti CE nn.883/2004 e 987/2009 e successive modifiche (vedasi le Circolare n.82 del 1 luglio 2010; Circolare n.83 del 1 luglio 2010 ; Circolare n.115 del 19 settembre 2012). Sono altresì esclusi dall’applicazione della legge n.398/1987 anche la Svizzera e i Paesi aderenti all’Accordo SEE - Liechtenstein, Norvegia, Islanda – ai quali si applica la normativa comunitaria. Le disposizioni contenute nei regolamenti comunitari di cui sopra si applicano, a decorrere dal 1 aprile 2012, anche nei rapporti con la Svizzera e, a decorrere dal 1 giugno 2012, anche ai Paesi SEE (circolare n.107 del 13 agosto 2012). Per quanto attiene alla Convenzione europea di sicurezza sociale, essa rimane di fatto tuttora applicabile solo nei rapporti con la Turchia.
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Le retribuzioni del richiamato Decreto rappresentano il riferimento per la determinazione dei contributi dovuti per l’anno 2015 per i lavoratori operanti all’estero in Paesi extracomunitari non legati all’Italia da accordi di sicurezza sociale. Per la categoria dei lavoratori subordinati interessati le disposizioni delle legge n.398/87 si applicano non soltanto ai lavoratori italiani ma anche ai lavoratori cittadini degli altri Stati membri dell’Unione e ai lavoratori extracomunitari, in presenza di regolare titolo di soggiorno e di un contratto di lavoro in Italia, inviati dal proprio datore di lavoro in un Paese extracomunitario. Le retribuzioni convenzionali trovano applicazione anche nei confronti dei lavoratori operanti in Paesi convenzionati ma limitatamente alle assicurazioni non contemplate dagli accordi di sicurezza sociale vedasi la Circolare n.87 del 15 marzo 1994). Trattasi delle convenzioni di sicurezza sociale stipulate dall’Italia con Paesi extracomunitari:
Argentina, Australia, Brasile, Canada e Quebec, Capoverde, Israele, Jersey e Isole del Canale (Guernsey, Alderney, Herm e Iethou), ex Jugoslavia (BosniaErzegovina, Macedonia, ecc), Principato di Monaco, Tunisia, Uruguay, USA e Venezuela, Stato Città del Vaticano e Corea. In relazione all’art.2 del più volte richiamato decreto del 14 gennaio 2015 “per i lavoratori per i quali sono previste fasce di retribuzione, la retribuzione convenzionale imponibile è determinata sulla base del raffronto con la fascia di retribuzione nazionale corrispondente, di cui alle tabelle citate all’art.1”. Ai fini dell’individuazione ed rispetto della disposizione relativa alle fasce di retribuzione, per “retribuzione nazionale” si intende il trattamento previsto per il lavoratore dal CCNL applicato, “comprensivo degli emolumenti riconosciuti per accordo tra le parti”, con esclusione dell’indennità estero. L’importo così determinato deve essere diviso per dodici e, raffrontando il risultato del calcolo con le tabelle del settore corrispondente, deve essere individuata la fascia retributiva convenzionale da prendere a riferimento ai fini
degli adempimenti contributivi. I valori convenzionali determinati in tal modo sono ragguagliati a giornata solo in caso di assunzione, risoluzione del rapporto, trasferimento nel corso del mese. Infatti in tale ipotesi l’imponibile mensile deve essere diviso per 26 giornate e, successivamente, moltiplicato il valore così ottenuto per il numero dei giorni, domeniche escluse, comprese nella frazione di mese interessata. Pertanto, con esclusione di quanto sopra, i valori determinati convenzionalmente non sono frazionabili. I valori contenuti nelle tabelle allegate alla Circolare sono espressi in euro. Per quanto attiene all’indennità sostitutiva del preavviso si precisa che anche per tale emolumento l’obbligo contributivo deve essere assolto secondo il sistema convenzionale. Le retribuzioni di cui al decreto, ricorda l’Istituto, costituiscono base di riferimento per la liquidazione delle prestazioni pensionistiche, delle prestazioni economiche di malattia e maternità nonché per il trattamento ordinario di disoccupazione per i lavoratori rimpatriati. La retribuzione individuata secondo i criteri illustrati può su-
bire delle variazioni nei seguenti casi, già illustrati dall’INPS con Circolare n.141 R.C.V. del 20 giugno 1989: • passaggio da una qualifica all’altra nel corso del mese; • mutamento nel corso del mese del trattamento economico individuale da contratto collettivo, nell’ambito della qualifica di “quadro”, “dirigente” e “giornalista”, o per passaggio di qualifica; In questi due casi deve essere attribuita, con la stessa decorrenza della nuova qualifica o della variazione del trattamento economico individuale, la retribuzione convenzionale corrispondente al mutamento intervenuto. Altro caso è quello in cui maturino nel corso dell’anno compensi variabili (es. lavoro straordinario, premi ecc). I datori che per il mese di gennaio 2015 hanno operato in difformità dalle istruzioni della presente circolare possono regolarizzare tali periodi ai sensi della deliberazione senza aggravio di oneri aggiuntivi. Attenzione però che la regolarizzazione deve essere effettuata entro il giorno 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare. Nelle prossime pagine pubbli-
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Nazionale chiamo le tabelle ministeriali TABELLA DELLE RETRIBUZIONI CONVENZIONALI 2015
Operai e impiegati - Valori 2015
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Quadri - Valori 2015
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Nazionale Operai e impiegati - Valori 2015
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Quadri - Valori 2015
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Nazionale Dirigenti - Valori 2015
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Dirigenti - Valori 2015
Giornalisti - Valori 2015
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ORDINE NELLA VITA...
CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO
L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.
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