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N°62 – 20 dicembre 2014 Periodico telematico – Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio Provinciale dell’ Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma – Pubblicazione mensile Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele – Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera – Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi – Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. – Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro – roma.it Segreteria: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 – 1 – l979 N.12 Redazione: redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 20 – 12 – 2014


Sotto l’albero: IMU e TASI

Editoriale Care colleghe e cari colleghi, quando arriva il mese di dicembre si torna a parlare di IMU, e quest’anno, anche di Tasi: i doni del Governo per ravvivarci il Natale. La novità di quest’anno, è l’IMU sui terreni agricoli. Il D.M. 28 novembre 2014, convertito con modifiche dalla Legge 23 giugno 2014, n. 89 prevede l’esenzione per i terreni agricoli in base all’altitudine in cui sono situati i Comuni Italiani, stabilendo che: i terreni situati in Comuni sopra i 600 metri di altitudine continueranno ad essere completamente esenti dal pagamento Imu 2014; i terreni che si trovano in Comuni tra i 281 e i 600 metri di quota saranno soggetti solo ad esenzioni parziali valide per i terreni posseduti e coltivati da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali; mentre devono pagare regolarmente l’imposta tutti i terreni che si trovano in Comuni situati sotto i 281 metri. Per questa categoria inoltre slitta dal 16 dicembre 2014 al 26 gennaio 2015 il termine entro il quale dovrà essere versata l’Imposta Unica Municipalizzata. Per tutte le altre categorie di immobili, niente paura, anche se non è possibile eseguire una rateizzazione vera e propria, il contribuente può pagare in ritardo tali imposte, seguendo tre metodologia di sanzione basate sui tempi del ritardo del pagamento: il ravvedimento operoso “sprint”, pagabile entro il 30 dicembre p.v., con una sanzione dello 0,2 per cento per ciascun giorno di ritardo e gli interessi nella misura dell’1 per cento annuo; ovvero il ravvedimento operoso “breve”, per coloro che intendono pagare tra il 31 dicembre e il 14 gennaio 2015 con una sanzione del 3 per cento, oltre agli interessi come nel caso precedente; quindi il ravvedimento operoso “lungo” per i versamenti eseguiti dal 15 gennaio al 30 giugno 2015 con una sanzione ammontante al 3,75 per cento, oltre agli interessi come sopra; in ultima analisi, per i versamenti oltre il 30 giugno 2015, si applica la sanzione del 30 per cento. Il peso di questa tassazione oscura la magia e la poesia tipici del Natale, ma riusciamo ancora a scorgerla nella gioia innocente riflessa negli occhi dei nostri figli. Cari colleghi, un sincero augurio da tutta la redazione di trovare sotto l’albero l’affetto dei vostri cari e la calda serenità di un Natale pieno di speranza.

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Sommario In Focus

1 the world of

il Consulente

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Circolare n. 1110 nuovo Regolamento formazione continua di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi CNO

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Sotto l’albero: IMU e TASI L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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Riepilogo attività Ordine dal 20 novebre 2014 al 20 dicembre 2014

Consiglio Nazionale Ordine Consulenti Lavoro

Indicazioni operative del regolamento recante le disposizioni sulla formazione continua per i Consulenti del Lavoro di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi CNO

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Faccia a faccia con Paolo Stern

A pochi mesi dalle elezioni nazionali facciamo il punto con il neo consigliere nazionale di Andrea Tommasini Redazione Cultura

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Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro Indicazioni Operative del Regolamento per la formazione continua della professione di Consulente del Lavoro. di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi CNO

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Le nuove assunzioni agevolate della legge di stabilità 2015

Responsabilita del professionista: nel caso di errori si puo essere chiamati a rispondere di sanzioni ed interessi

di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena

Cooperative e soci lavoratori

L’esclusione del socio lavoratore nelle cooperative: conseguenza sul rapporto di lavoro

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di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

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Rifacciamo i conti del dividendo dell’euro! Una riflessione sui sacrifici che comporta il nostro essere in “Europa” di Antonio Maria Rinaldi Docente Universitario

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Dipendenti di chi?

Quando e se il personale condiviso negli studi diventa un rischio di Mauro Parisi Avvocato

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Decreto semplificazioni Nuovi adempimenti e sanzioni dal prossimo anno di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

Rubriche

44 Pasquino

2015 Sogno italiano de ‘n romano de Roma!

48

Imprenditoria in rosa

Parliamo con Antonella Rossi di moda ed alta moda a Roma Capitale di Andrea Tommasini Redazione Cultura


CPO Roma

Riepilogo attività Ordine dal 20 novebre 2014 al 20 dicembre 2014 Consulenti N. 5 nuovi iscritti – n. 0 cancellati Praticanti n. 10 nuovi iscritti – n. 20 fine pratica – n. 0 praticanti cancellati Consiglio N. 1 Riunione di Consiglio Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n. 142 istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle Consulenze Sportelli dedicati agli iscritti INPS: n. 2 giornate Aziende, n. 1 giornate Artigiani e Commercianti e n. 1 giornate Gestione Separata EquItalia n. 4 giornate Sportello Pensioni n. 2 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma n. 8 quesiti risposti Editoria Fiscal Focus – giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile

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Nazionale

Faccia a faccia con Paolo Stern

A pochi mesi dalle elezioni nazionali facciamo il punto con il neo consigliere nazionale

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di Andrea Tommasini Redazione Cultura

innovato il consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro per il triennio 2014 – 2017, con l’elezione dei 15 componemti del Consiglio ed i tre componenti del collegio dei revisori. Il former Consigliere del consiglio provinciale di Roma èadesso consigliere nazionale dell’Ordine al fianco della nostra Presidente Marina Elvira Calderone. A Paolo Stern abbiamo rivolto alcune domande:

1. La riconferma della Presidenza Calderone le Vostre nuove prime linee d’indirizzo La cose da fare sono enormi. Il mercato del lavoro sta registrando l’ennesima mutazione che va ad incidere in uno dei momenti più difficili della storia di questo Paese. Una crisi profonda che colloca l’Italia in coda a tutte le classifiche economiche. La recessione sembra non avere fine e i tassi di disoccupazione segnano continui record negativi. Le professioni del comparto giuridico economico, ed in particolar modo la nostra, sono chiamate a compiti nuovi: non solo interpretare al meglio regole farraginose ed ingarbugliate ma cercare di incidere nella costruzione delle stesse, ponendo al servizio del Legislatore le capacità tecniche e le conoscenze del mercato. Lobby? Si ma nel senso americano del termine. Una elite intellettuale capace di leggere i segnali del proprio tempo e supportare le funzioni del Parlamento sovrano. Ecco il compito nuovo che attende il CNO e la categoria tutta.
Unitamente a ciò non ci si può distrarre nemmeno un attimo dalle dinamiche interne della nostra professione. L’ultima sessione di esami per accesso all’Ordine ha registrato il minimo storico di iscritti. Un dato preoccupante. Il Consulente del Lavoro 2.0 deve essere un professionista nuovo capace di utilizzare al meglio

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organizzazione e tecnologia per l’esecuzione degli adempimenti ed al contempo deve anche essere soggetto capace di consigliare al meglio l’imprenditore nell’ambito della gestione fiscale e delle risorse umane. I fatturati degli studi si sono compressi in questi ultimi anni e la ricerca di nuove linee di intervento diviene importantissima per offrire servizi sempre all’altezza delle esigenze del mercato e riguadagnare quelle fette di servizi tradizionali (pay roll) che sembrano segnare un po’ il passo. Strategico in tal senso ritengo sia il ruolo che giocherà la nostra Fondazione per il Lavoro. Tale impostazione consentirà anche di attrarre i giovani che uscendo dall’università cercano una professione che garantisca loro funzioni importanti, non possiamo proporre ai ragazzi oggi modelli di business datati, nessuno ci seguirebbe più.
Guardare al futuro significa anche garantire il “dopolavoro”, la pensione. Ricordo che la legge 12/79 impone al CNO di indirizzare le politiche previdenziali di categoria. Fondamentale in questo senso la grande sinergia, direi il lavoro di squadra, tra il CNO e l’Ente di Previdenza. Con il collega Visparelli ci siamo già incontrati ed abbiamo proseguito ragionamenti comuni per garantire continuità e rafforzare la tenuta del sistema previdenziale di categoria recentemente


la nazione. Roma è capitale d’Italia ed anche cuore del Lazio. Quindi direi che non si potrebbe proprio immaginarsi una politica nazionale che prescindesse le specificità della regione Lazio e della capitale d’Italia. Sarebbe altresì un ritorno ad un passato, figlio di tempi e circostanze diverse e che non ho mai condiviso, una politica del CPO di Roma che pensasse di muoversi asincronicamente rispetto a dinamiche nazionali. Da capitale si tornerebbe periferia. Con Adalberto Bertucci, a cui mi lega un rapporto di profonda amicizia e di reciproca stima, abbiamo ragionato molto prima dell’assun zione del mio nuovo incarico e condividiamo la medesima linea. Roma costituisce, e costit uirà sempre più, una riserva di energie, competenze e capacità cui il CNO, e la categoria tutta, potrà e dovrà attingere e con le quali potrà confrontarsi con lealtà e fiducia. La sintonia che ho trovato tra i presidenti dei CPO del Lazio su questo tema è stata precondizione alla mia candidatura. Questo non significa che l’Ordine mortifichi il dialogo interno, tutt’altro. Significa avere la responsabile consapevolezza che ogni istanza, ogni iniziativa ha risultato solo se si inserisce in un quadro d’insieme, se non diventi contraddittoria con altre, insomma se faccia parte di progetto comune. 2. Il rapporto Nazionale e Roma Roma, la mia città, il mio CPO, i miei amici più Quindi dialogo, confronto ed anche sano sconstretti ma non solo. Roma è l’Ordine più numeroso tro (perchè no!) sempre all’interno, ma poi sind’Italia. Da sola computa il 10% dei colleghi di tutta tesi, squadra e tutti insieme si va all’obbiettivo. riformato. Last but not least la difesa delle posizioni della categoria. Il nostro ruolo professionale va ribadito e difeso nel mercato. Abbiamo funzioni specifiche, siamo per queste preparati, e non abbiamo paura di confrontarci con alcuno in modo corretto. Il nuovo fare professione in modo aggregato, dagli studi associati alle stp, rappresenta un sistema dinamico che sta ancora cercando equilibri stabili, ci adopereremo perchè ciò avvenga quanto prima. Difendere la categoria significa valutare ogni forma di supporto operativo per i colleghi, sperimentare modelli organizzativi nuovi. Di fendere la categoria significa anche colpire forme di abusivismo ma soprattutto raccont a re al mercato cosa sanno fare i Consulenti del Lavoro e perchè lo fanno bene anzi... no, perchè lo fanno molto meglio di altri. Consideriamo, a tal fine, fondamentale la comunicazione istituzionale, un vero solido puntello per il fare professione di ciascun collega. Più saremo capaci di comunicare il nostro fare a tutti i livelli e più avremo vantaggi competitivi rispetto ad altri soggetti attigui nel nostro mercato. Insomma ci sentiamo forti nella competizione, sono gli altri a dover rincorrere!

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Nazionale

Questo ha portato risultati, questo ci ha distinto da altre categorie professionali attigue che, sebbene più numerose, si sono perse in balbettii e sterili faide interne. 3 Quali tuoi compiti ed i tuoi nuovi impegni al servizio del CN Cercherò, come ho sempre fatto nei tanti anni di consigliatura al CPO di Roma, di dare il mio massimo. Non sono uno che si risparmia. Lo sanno bene i miei collaboratori costretti a leggere email che partono anche a mezzanotte. Proprio in questi giorni stiamo articolando le commissioni di lavoro del Consiglio Nazionale. Il mio primo incarico sarà quello di consentire il “go” al nuovo sistema di asseverazione. Sono anni che mi occupo di certificazioni di impresa ed ho lavorato tanto al sistema ASSE.CO.. Ora è tutto pronto. A gennaio il varo della nave. Unitamente ad amici e colleghi che hanno lavorato con me per l’impianto del sistema di asseverazione occorrerà monitorare tutti i meccanismi ed apportare le inevitabili rettifiche in corso d’opera che si dovessero rendere necessarie. La mia esperienza nella commissione di cer-

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tificazione dei contratti (la commissione del CPO di Roma è tra le più attive di tutte le commissioni, non solo dei CDL, d’Italia) mi porterà ad occuparmi di questo argomento anche in seno al CNO. Altri incarichi che mi impegneranno saranno ancora frutto di ciò che ho fatto fino ad oggi, la formazione dei praticanti ed i rapporti con le Università. Questa consigliatura poi vedrà la costituzione di un dipartimento legislativo del CNO che si muoverà in sinergico rapporto con la Fondazione Studi. Sarà un think tank che metterà a disposizione di tutti le proprie capacità di analisi e le proprie idee. Un punto di riferimento delle istanze di categoria. Una sorta di ufficiale di collegamento con il “Palazzo”. Anche in questo caso metterò a disposizione del progetto quanto sarà nelle mie possibilità. 4. In ultimo, il tuo ruolo nei confronti del CPO di Roma e di quelli delle altre provincie del Lazio. Sono stato designato dal mio CPO all’unanimità dei suoi componenti, dalla consulta dei CPO del Lazio all’unanimità dei suoi componenti, dall’AN-


CL del Lazio all’unanimità dei suoi componenti. Quindi? Non posso non sentire la responsabilità di tanta fiducia accordatami. Sarò sul territorio. Sarò presente nella convegnistica per divulgare le prossime novità legislative sul lavoro a disposizione di tutti i CPO del Lazio. Continua il mio ruolo nell’ambito della commissione di certificazione dei contratti di lavoro di

Roma così come nel centro studi anche se auspico, e lavorerò in sinergia con gli amici del CPO di Roma, la ricerca di nuovi giovani colleghi cui passare il testimone per non rallentare l’operato dello stesso centro studi. Da ultimo consideratemi strumento per portare a livello nazionale le istanze regionali e per analizzare a livello regionale quelle nazionali.

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Lavoro

Le assunzioni agevolate ex legge di stabilità 2015 Una riflessione sui primi passaggi parlamentari della legge di stabilità con particolare riguardo al tema delle assunzioni agevolate, in attesa del testo defininitivo

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di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena

n questi giorni i “media” non fanno altro che parlare degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato che saranno effettuate nel corso del 2015: l’attenzione degli operatori è massima e, è bene dirlo, le aspettative sono notevoli. Fatta questa premessa ritengo necessario intervenire nel dibattito chiarendo, peraltro, che la riflessione si basa sul testo (A.C. n. 2679 – bis) che la sera del 29 novembre 2014, è stato approvato dalla Camera, con il voto di fiducia. Si tratta di un primo passaggio parlamentare che non dovrebbe scostarsi dalla disposizione definitiva che, presumibilmente, ci sarà poco prima di Natale, dopo il passaggio al Senato ed il successivo ritorno alla Camera dei Deputati, per l’approvazione definitiva delle novità introdotte nel passaggio alla c.d. “Camera Alta”. Le assunzioni agevolate potranno riguardare tutti i rapporti a tempo indeterminato instaurati tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2015: non c’è alcun specifico riferimento ai giovani, pur se, nella maggior parte dei casi, saranno loro ad esserne interessati. Ma quali saranno gli aspetti salienti? Le nuove assunzioni a tempo indeterminato dovrebbero avvenire con il contratto a tutele crescenti, previsto nel Jobs act ed il cui provvedimento attuativo, attraverso lo strumento del decreto delegato, dovrebbe vedere la luce intorno al 15 dicembre, per essere, poi, inviato al Parlamento per il prescritto parere, obbligatorio ma non vincolante, nei trenta giorni successivi: questa nuova tipo-

logia contrattuale, destinata a sostituire “in toto” per i nuovi assunti l’ordinario contratto a tempo indeterminato, ipotizzerà, appunto, le c.d. “tutele crescenti”, correlate all’anzianità del lavoratore (delle quali, al momento, si conoscono soltanto anticipazioni giornalistiche) che dovrebbero scattare, sotto forma di indennità di natura economica, in caso di licenziamento, fatte salve situazioni di nullità, discriminatorie o di risoluzioni disciplinari con motivazione palesemente insussistente, secondo la revisione ipotizzata dell’Art. 18 della legge n. 300/1970. Le assunzioni incentivate non saranno possibili per quei lavoratori che, negli ultimi sei mesi, siano stati titolari di un rapporto a tempo indeterminato o che

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siano stati in forza da almeno tre mesi, sempre a tempo indeterminato, in aziende collegate o controllate anche ex Art. 2359 c.c., o anche correlate tra loro da rapporti interpersonali. Da ciò discende che potranno essere assunti ed essere qualificabili come nuove assunzioni, i lavoratori che hanno in corso (o hanno avuto) un rapporto a tempo determinato, un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, un contratto intermittente o una prestazione di lavoro accessorio. Le agevolazioni previste riguardano la sola quota contributiva a carico del datore di lavoro (con esclusione dei premi INAIL) e, quasi certamente, saranno attivabili attraverso il sistema del conguaglio contri-


butivo. La quota incentivata è per un massimo di 8.060 euro nell’anno per un triennio: ciò significa che il datore di lavoro, ad eccezione di quello domestico e di quello agricolo, esclusi dal campo di applicazione dei benefici, e comprese le Agenzie di somministrazione, paga soltanto la eventuale differenza contributiva, a suo carico, superiore a tale somma. A quanto appena detto va aggiunto che un altro comma, il 16 dell’Art. 1, prevede un ulteriore vantaggio che è rappresentato dalla possibilità di scomputare dalla base di calcolo per l’IRAP le spese sostenute i contratti a tempo indeterminato. Le incentivazioni per le nuove assunzioni (che non riguardano, è bene sottolinearlo, l’apprendistato nelle sue tre tipologie) non sono strutturali, nel senso che riguardano soltanto quelle avvenute in un arco temporale di dodici mesi compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2015 ed è fatto assoluto divieto della possibilità di fruizione in capo allo stesso lavoratore del beneficio se lo ha già “fatto godere” per una precedente assunzione a tempo indeterminato (cosa del tutto diversa dall’incentivo previsto dall’Art. 8, comma 9, della legge n. 407/1990 che verrà meno a partire dal prossimo 1° gennaio ). La disposizione è stata, indubbiamente, pensata per evitare, nei limiti del possibile, un uso capzioso o distorto dell’agevolazione. Il Legislatore precisa che “l’esonero di cui al presente comma non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente”. Da ciò sembrerebbe dedursi che, ad esempio, seppur contenute in una normativa speciale, le agevola-

zioni previste per l’assunzione di disabili con forte handicap, individuate dall’Art. 13 della legge n. 68/1999, non saranno cumulabili: ovviamente, se sarà così (ma occorrerà un chiaro pronunciamento amministrativo), i datori di lavoro sceglieranno quella maggiormente conveniente. L’agevolazione prevista nella legge di Stabilità 2015 è un nuovo incentivo che, al momento, non si sostituisce a quelli già presenti in altre norme. Infatti, per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, finchè rimarrà la norma (31 dicembre 2016), il datore di lavoro potrà, liberamente, decidere (nel nuovo contratto a “tutela crescente”) se avvalersi del beneficio specifico previsto dalla legge n. 223/1991 (diciotto mesi di contribuzione pari al 10% oltre al 50% dell’indennità di mobilità non ancora percepita dall’interessato) o vedersi riconoscere l’agevolazione di 8.060 euro all’anno per tre anni. Un discorso del tutto analogo va fatto anche per le altre assunzioni incentivate: mi riferisco, ad esempio, agli ”over 50” disoccupati da oltre dodici mesi, alle donne senza lavoro stabile da almeno sei mesi, in alcune zone del Mezzogiorno, o da ventiquattro su tutto il territorio nazionale che sono portatori di benefici contributivi specifici (riduzione contributiva del 50% per diciotto mesi) o, infine, almeno fino al 30 giugno 2015, per i giovani destinatari delle disposizioni contenute nell’Art. 1 del D.L. n.76/2013. La disposizione parla, in un passaggio di “sgravio contributivo” ed in uno successivo di “esonero”. I termini, a mio avviso, non sono sinonimi. La questione va risolta, da subito, con chiarez-

za, in quanto parlando di sgravio contributivo non ci si potrà che riferire oltre che alle disposizioni nazionali anche alla normativa comunitaria che, come rilevato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro nella circolare n. 19 dell’11 novembre 2014, richiedono specifiche condizioni: a) Regolarità contributiva (Art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006); b) Osservanza delle norme di tutela in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro (Art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006); c) Rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali e, se esistenti, di quelli di secondo livello, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (Art. 1, comma 1176, della legge n. 296/2006); d) Rispetto di un obbligo legale o di un diritto di precedenza previsto dalla legge o dal contratto collettivo e rispetto del principio di una professionalità “sostanzialmente diversa” rispetto a quella posseduta dai lavoratori in integrazione salariale straordinaria o in solidarietà (Art. 4, commi 12, 13 e 15 della legge n. 92/2012); e) Incremento netto dell’occupazione, rispetto alla media della forza lavoro occupata nell’anno precedente, secondo il c.d. “metodo ULA”, con la non computabilità, tra gli altri, di coloro che si sono dimessi o sono stati licenziati per giusta causa o hanno trasformato il proprio rapporto da tempo pieno a tempo parziale; f) Rispetto delle condizioni generali di compatibilità con il mercato interno, previste dai Regolamenti comunitari.

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Lavoro Si tratta di condizioni che sono state, in gran parte, alla base del “flop” realizzatosi con le agevolazioni ex Art. 1 del D.L. n. 76/2013 e che sono state, ampiamente, criticate dall’attuale Ministro del Lavoro ma che, peraltro, in una sorta di “copia ed incolla”, l’Esecutivo ha ripetuto nel D.L. n. 91/2014, convertito nella legge n. 116/2014 che, all’Art. 5, intende favorire l’occupazione, anche a tempo determinato, degli “under 35” in agricoltura. Se, invece, dovesse prevalere il concetto di esonero (ma, forse, occorre parlarne con Bruxelles), sia pure limitato nel tempo e motivato dalla grave crisi

occupazionale (oltre il 43% dei giovani non lavora), si potrebbe pensare ad una contribuzione del tutto autonoma ed agevolata, non vincolata al rispetto delle norme comunitarie, come avviene, ad esempio, nelle zone montane o disagiate in agricoltura o per i lavoratori marittimi (ma qui è strutturale). A partire dal 1° gennaio 2015 cessa di vivere l’Art. 8, comma 9, della legge n 407/1990 (ma si ha motivo di pensare che per i rapporti instaurati entro il 31 dicembre 2014 essa continuerà ad esplicare i propri effetti): ciò avviene prima della revisione di tutti gli incentivi all’occupazione, prevista

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all’interno del Jobs act, ma la ragione è, senz’altro, da rinvenirsi nella necessità di trovare una copertura finanziaria alla nuova agevolazione che, al momento, è temporanea ma che esplica i propri effetti nel triennio successivo. Viene cancellata una agevolazione strutturale che ha consentito, in quasi un quarto di secolo, l’assunzione a tempo indeterminato dei disoccupati da oltre ventiquattro mesi (tra cui, ovviamente, molti giovani) o di lavoratori in CIGS da un uguale periodo con incentivi di natura contributiva per trentasei mesi, pari al 50% di quanto dovuto


per tale voce dalle aziende ubicate al centro – nord be del 100% per quelle del Mezzogiorno e per le imprese artigiane che operano su tutto il territorio nazionale. La Fondazione studi ha messo in evidenza, in una pregevole proiezione, le agevolazioni previste dalla nuova normativa e le ha confrontate con quelle ex lege n. 407/1990 per le imprese artigiane e per le aziende del Meridione, rilevando una differenza nel triennio, valutando il solo aspetto contributivo, di qualche migliaio di euro. L’Art. 1, comma 90, del disegno di legge stabilità 2015

(nel testo approvato dalla Camera) non vincola, al momento, il datore di lavoro se non al rispetto di quanto previsto in materia di agevolazioni contributive. Ciò potrebbe portare lo stesso a risolvere il rapporto al termine del periodo di godimento del beneficio triennale pagando l’indennità economica crescente che, stando ai “boatos” che si leggono sui giornali, sarebbe pari ad una mensilità e mezza dell’ultima retribuzione globale di fatto per ogni anno di anzianità. In sostanza, se così fosse, si potrebbe avere, in alcune ipotesi, una sorte di contratto a termine agevolato economicamente

per il quale non si pagano i contributi nel triennio con un indennizzo a favore del lavoratore nel momento in cui, alla fine dell’esonero contributivo il datore di lavoro, decidesse di recedere dal rapporto. Esso si contrappone all’usuale contratto a tempo determinato ex D.L.vo n. 368/2001 ove la contribuzione è piena e maggiorata dell’1,40% (fatta salva la stagionalità e le ipotesi sostitutive) ma ove l’imprenditore può giungere al traguardo dei trentasei mesi utilizzando un numero indefinito di rinnovi ed accedendo ad un massimo di cinque proroghe in tutto il periodo considerato.

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Nazionale

Circolare n.1110 nuovo Regolamento formazione continua di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi CNO

Roma, 18 dicembre 2014 Prot. n. 0011297/U/24 Circolare n. 1110 Allegati: 2 VIA E – MAIL Ai Consigli Provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro LL. SS. e p.c Ai Signori Consiglieri Nazionali e Revisori dei Conti del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Consulenti del Lavoro LL. II. Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro e dei rapporti industriali 00192 ROMA Al Ministero della Giustizia Direzione Generale della giustizia civile Ufficio III Reparto II Libere Professioni 00186 ROMA Al Signor Presidente del Consiglio di Amministrazione ENPACL 00147 ROMA Alle Organizzazioni Sindacali di Categoria Loro Sedi

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Oggetto: nuovo regolamento formazione continua 1. Premessa 2. Quadro normativo di riferimento 3. Obbligo formativo 4. materie e programma formativo 5. modalità di conseguire i crediti 6. Sospensione e riproporzionamento del l’obbligo formativo 7. Adempimenti degli iscritti e verifiche dei Consigli Provinciali dell’ Ordine 8. Sanzioni 9. Coordinamento tra Consigli Provinciali e Consiglio Nazionale

1. Premessa Il Nuovo Regolamento sulla formazione continua, in continuità con il precedente, valorizza nell’ambito delle disposizioni relative alla riforma delle professioni ed in particolar modo dell’Art. 7 del D.P.R. 137/2012 il dovere di formazione professionale del Consulente del Lavoro. Tale dovere mira a realizzare l’obbligo di ordinare e curare la propria attività professionale e la propria competenza in conformità al principio di professionalità specifica a tutela e nel migliore interesse della collettività e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale.

2. Quadro normativo di riferimento • Art. 23, comma 1, lettera e), della legge 11 gennaio 1979, n. 12; • Art. 14, comma 1, lettera i), della legge 11 gennaio 1979, n. 12; • Art. 23, comma 1, lettera a), della legge 11 gennaio 1979, n. 12; • Art. 3, comma 5, lettera b), della legge 14 settembre 2011, n. 148; • Art. 7, comma 1, del D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137; • Art. 7, comma 3, del D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137; • Art. 3 del codice Deontologico, approvato con delibera, del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Consulenti del Lavoro, n. 209 del 3 ottobre 2008 ed in vigore dal 2 dicembre 2008; • Art. 9 del codice Deontologico, approvato con delibera, del Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Consulenti del Lavoro, n. 209 del 3 ottobre 2008 ed in vigore dal 2 dicembre 2008.

3. Obbligo formativo • Il Consulente del Lavoro iscritto all’albo è obbligato a svolgere la formazione continua disciplinata dal Regolamento indipendentemente dalle modalità di svolgimento dell’attività professionale.

4. Materie e programma formativo • Le materie oggetto del programma formativo inerenti all’area giuridica – economica sono indicate nell’Art. 2 del Regolamento. I Consigli Provinciali degli Ordini dovranno, per quanto possibile, organizzare i corsi di formazione in modo tale da offrire agli iscritti tutte le opportunità formative nelle suddette aree tematiche. • Il periodo formativo di valutazione rimane invariato rispetto al precedente Regolamento ed è di durata biennale coincidente con l’anno civile. I crediti da conseguire nel biennio ammontano a n. 50 di cui 6 nelle materie ordinamentali e deontologiche. Fermo restando l’ammontare minimo predetto, per ciascun

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Nazionale anno civile il Consulente deve conseguire almeno 16 crediti. È inoltre prevista la possibilità di beneficiare di un debito formativo corrispondente a n. 9 crediti. Questi ultimi dovranno essere recuperati nei primi sei mesi del biennio successivo. • I Consulenti del Lavoro scelgono liberamente lo svolgimento delle attività formative di cui all’Art. 5 nonché gli eventi indicati nell’Art. 4, del Regolamento, purché inerenti le materie giuridiche – economiche. Questi ultimi possono essere organizzati da: a. Consiglio Nazionale dell’ Ordine e dalle sue Fondazioni; b. Consigli Provinciali dell’ Ordine anche in collaborazione o in convenzione con altri soggetti (tale ipotesi può essere utilizzata anche per eventuali eventi in itinere già programma ti da soggetti terzi e già autorizzati dagli stessi Consigli Provinciali); c. da associazioni di iscritti agli albi e da soggetti terzi, i quali dovranno essere autorizzati dal Consiglio Nazionale dell’ Ordine previo parere vincolante del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociale. • Sono ritenuti altresì idonei alla finalità formativa gli eventi organizzati da altri Ordini dell’area giuridica – economica purché attinenti alle materie indicate nell’Art. 2 del Regolamento e che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi formativi previsti dallo stesso.

5. modalità di conseguire i crediti • I crediti formativi si conseguono con la partecipazione agli eventi formativi indicati nell’Art. 4 e con lo svolgimento delle attività formative previste dall’Art. 5 del Regolamento. Il valore del credito è commisurato all’ora; ad ogni ora di partecipazione ad un evento è attribuito un credito. Gli eventi sono infrazionabili salvo diversa disposizione del Consiglio Provinciale. • Inoltre, fermo restando il rispetto dei requisiti della piattaforma informatica indicati nella determina allegata al Regolamento, i crediti possono essere conseguiti nella modalità e – learning.

6. Sospensione e riproporzionamento del l’obbligo formativo • Negli specifici casi indicati nell’Art. 10 del Regolamento, quali ad esempio: malattia, infortunio, maternità, adozione, ecc., su richiesta dell’interessato, il Consiglio Provinciale dell’ Ordine sospende e riproporziona i crediti da conseguire tenendo conto della documentazione prodotta dal Consulente del Lavoro unitamente alla dichiarazione da presentarsi entro il mese di febbraio successivo al termine del biennio. • Per i Consulenti neoiscritti l’obbligo decorre dal mese successivo all’ iscrizione all’albo ed i relativi crediti sono riproporzionati.

7. Adempimenti degli iscritti e verifiche dei Consigli Provinciali dell’ Ordine • Il Consulente del Lavoro, entro il mese di febbraio successivo alla scadenza del biennio formativo deve presentare al Consiglio Provinciale al cui albo è iscritto una dichiarazione che attesti la formazione professionale svolta. La stessa deve contenere l’elencazione delle attività formative svolte e dei crediti formativi conseguiti mediante la partecipazione agli eventi. • I Consigli Provinciali degli Ordini entro i sei mesi successivi alla data di presentazione della sopradetta dichiarazione accerteranno la veridicità delle stesse attraverso verifiche a campione. I Consulenti del Lavoro durante tale periodo sono tenuti a conservare la documentazione comprovante la formazione svolta e dichiarata al Consiglio dell’ Ordine.

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8. Sanzioni • Il mancato conseguimento dei crediti formativi previsti dal Regolamento costituisce illecito disciplinare. Di conseguenza, fermo restando quanto disposto nel merito dalla legge n. 12/1979 e dal Regolamento sulle procedure disciplinari, il Consulente del Lavoro inadempiente sarà s oggetto alle sanzioni previste dal titolo V della predetta legge 12/1979.

9. Coordinamento tra Consigli Provinciali e Consiglio Nazionale • I Consigli Provinciali, entro il 30 aprile di ciascun anno, trasmettono al Consiglio Nazionale un resoconto relativo agli eventi formativi organizzati nell’anno precedente. • Entro il 30 settembre dell’anno successivo alla scadenza del biennio i Consigli Provinciali inviano al Consiglio Nazionale un’informativa con l’indicazione del numero e/o delle percentuali degli iscritti in regola con gli obblighi formativi. • Il Regolamento entra in vigore il 1° gennaio 2015.

Cordiali saluti. IL PRESIDENTE (Marina E. Calderone) MEC/SG/vs

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Nazionale

Consiglio Nazionale Ordine Consulenti Lavoro Indicazioni operative del regolamento recante le disposizioni sulla formazione continua per i Consulenti del Lavoro

Approvato dal Consiglio Nazionale con delibera n. 312 del 25 settembre 2014 18 The world of il Consulente


Indice Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 Art. 1 Obbligo formativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 Art. 2

Programma formativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20

Art. 3 Eventi formativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 Art. 4 Attività formative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 Art. 5 Attribuzione crediti e modalità certificative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 Art. 6 Procedura di accreditamento degli eventi formativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 Art. 7 Sospensioni e/o riproporzionamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 Art. 8 Adempimenti degli iscritti e verifiche dei Consigli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 Art. 9 Coordinamento tra Consigli Provinciali e Consiglio Nazionale . . . . . . . . . . . . . . . . 24 Art. 10 Sanzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24 Art. 11 Decorrenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24 Determina di cui all’art. 9, comma 2, del regolamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 Determina di cui all’art. 4, comma 6, del regolamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26 Domanda di riproporzionamento crediti art. 10, commi 2 e 3 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 Dichiarazione della formazione svolta – art. 11, comma 1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 Attestato di partecipazione – art. 8, comma 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29

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Nazionale Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

Indicazioni Operative del Regolamento per la formazione continua della professione di Consulente del Lavoro. Premessa 1. Le presenti indicazioni operative fanno riferimento al “ Regolamento recante le disposizioni sulla formazione continua” approvato dal Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Consulenti del Lavoro in data 24 settembre 2014, a seguito del parere favorevole del Ministero del Lavoro del 29 agosto 2014, le cui disposizioni si intendono integralmente richiamate, confermate e come di seguito specificate. 2. Il Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Consulenti del Lavoro si riserva di integrare o modificare periodicamente le presenti indicazioni operative alla luce dell’applicazione pratica delle stesse e delle eventuali modifiche ed integrazioni al “ Regolamento recante le disposizioni sulla formazione continua”. 3. Gli allegati formano parte integrante delle presenti indicazioni operative del “ Regolamento recante le disposizioni sulla formazione continua”. 4. Tutti i termini previsti nelle presenti indicazioni operative sono perentori. 5. Per Consiglio Provinciale si intende quello a cui il Consulente del Lavoro risulta iscritto.

Art.1 Obbligo formativo 1. Sono soggetti al l’obbligo della formazione continua tutti i Consulenti del Lavoro. 2. L’anno formativo coincide con quello civile con decorrenza dal 1(primo) gennaio al 31 (trentuno) dicembre di ogni anno. Il periodo di valutazione della formazione continua è biennale. 3. Per i Consulenti del Lavoro neo iscritti l’obbligo decorre dal mese successivo aquellodi iscrizione all’albo,e di crediti sono conseguentemente riproporzionati. 4. La formazione viene riconosciuta attraverso il sistema dei crediti. 5. È obbligatorio conseguire nel biennio almeno 50 (cinquanta) crediti formativi, di cui 6 (sei) nelle materie di ordinamento professionale e codice deontologico,fermo restando il debito formativo di massimo 9 (nove) crediti nel biennio, di cui all’Art. 3, comma 5,del Regolamento della formazione continua. Il predetto debito deve essere estinto nei primi sei mesi del biennio successivo. 6. È comunque obbligatorio conseguire nell’anno formativo almeno 16 (sedici) crediti.

Art.2 Programma formativo 1. Le materie oggetto della formazione continua sono quelle indicate nell’Art. 2 del Regolamento.

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Art.3 eventi formativi 1. Il Consulente del Lavoro sceglie liberamente, all’interno del proprio programma formativo, l’evento al quale partecipare. 2. Sono considerati eventi formativi: i convegni, i seminari, le tavole rotonde, gli esami e masters universitari, i corsi ed ogni altro evento conforme ai criteri di valutazione di cui all’art. 9 del Regolamento. 3. Gli eventi formativi possono essere organizzati: a) dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalle sue Fondazioni; b) dai Consigli Provinciali dei Consulenti del Lavoro, ai sensi dell’art 4, comma 2, del Regolamento; c) da associazioni di iscritti agli Albi e da soggetti terzi, ai sensi dell’art 4, comma 4, del Regolamento, preventivamente autorizzati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine con le modalità previste dall’art. 8 del Regolamento; d) da altri Ordini Professionali. 4. Gli eventi formativi possono essere organizzati e svolti con una delle modalità contemplate nell’art. 4 del Regolamento: metodo frontale e videoconferenza. La scelta della modalità più consona deve tener conto della platea dei soggetti destinatari nonché dell’ampiezza tematica delle materie oggetto di trattazione. 5. L’utilizzo della tecnologia e – learning con le modalità e nei limiti previsti dall’art. 4, comma 5, del Regolamento deve svolgersi secondo quanto previsto con determina del Consiglio Nazionale, in allegato alle presenti indicazioni operative.

Art.4 Attività formative 1. Sono considerate Attività formative quelle indicate all’Art. 5 del Regolamento.

Art.5 Attribuzione crediti e modalità certificative 1. I crediti si conseguono con la partecipazione agli eventi formativi e/o con lo svolgimento delle attività formative previste dagli artt. 4 e 5 del Regolamento. 2. per la partecipazione agli eventi formativi e/o per lo svolgimento delle Attività formative il Consiglio Provinciale riconoscerà crediti formativi nelle misure seguenti: • per gli eventi formativi il valore del credito è l’ora; ad 1 (una) ora di partecipazione ad un evento formativo è attribuito n. 1 (un) credito. Gli eventi formativi sono infrazionabili, salvo quanto diversamente disposto dai Consigli Provinciali, ai sensi dell’Art. 6, comma 3,del Regolamento ; • Per le Attività formative l’attribuzione dei crediti avverrà in base all’attività svolta, nel modo che segue: Attività formative (Art. 5 Regolamento )

crediti spettanti (Art. 6 Regolamento )

Attestazione rilasciata dal Soggetto, Ente o Organismo per il quale si presta l’attività o documentazione comprovante

Attività direlatore – lett.a)

n.02 per ciascuna ora

Attestazione

Attività di insegnamento – lett.b)

n.02 per ciascuna ora

Attestazione

Partecipazione ad attività di ricerca – lett. c)

n. 05 per ciascun progetto n. 10 (se con funzioni di coordinamento e/o responsabilità)

Attestazione

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Nazionale Attività pubblicistica – lett. d) su riviste specializzate

n. 02 per ciascuna pubblicazione

Documentazione comprovante

Attività pubblicistica – lett. e) di libri e monografie

n. 10 per ciascuna pubblicazione

Documentazione comprovante

Partecipazione alle commissioni per esame di stato di C.d.L – lett. f)

n. 10

Attestazione

Superamento esame universitario lett. g)

n. 06

Attestazione

Frequenza masters universitari con conseguimento del diploma – lett. h)

n. 20

Attestazione

Partecipazione a commissioni e gruppi di studio riconosciuti o accreditati – lett. i)

n. 01 per ogni ora di partecipazione

Attestazione

partecipazione a Commissioni di certificazione istituite presso i Consigli Provinciali o presso altri organismi – lettera l)

n. 01 per ogni ora di partecipazione

Attestazione

3. Le attestazioni rilasciate dal soggetto committente devono specificare il periodo di svolgimento, le materie oggetto dell’attività formativa e il numero delle ore di impegno.

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Art.6 Procedura di accreditamento degli eventi formativi 1. Gli eventi formativi di cui all’art. 7, lettera a), del Regolamento della Formazione Continua, organizzati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalle sue Fondazioni, dai Consigli Provinciali dei Consulenti del Lavoro, o in collaborazione e cooperazione con gli stessi, sono accreditati di diritto. 2. Gli eventi formativi organizzati da associazioni di iscritti agli Albi e da altri soggetti autorizzati dal Consiglio Nazionale di cui all’art. 4, comma 4 del Regolamento dovranno essere comunicati preventivamente al Consiglio Provinciale territorialmente competente, che verificherà la corrispondenza dell’evento a quanto disposto dagli artt. 2 e 7 del Regolamento della Formazione Continua; gli eventi svolti in maniera difforme a quanto sopra previsto non sono accreditati dal Consiglio Provinciale. Lo stesso provvederà alla segnalazione del soggetto autorizzato e delle motivazioni del diniego al Consiglio Nazionale. 3. Gli eventi formativi, organizzati da altri Ordini professionali, saranno accreditati, fermo restando il rispetto dei requisiti previsti dagli art. 2 (materie) e 9 (criteri di valutazione) su richiesta dell’interessato, previa consegna dell’attestato al Consiglio Provinciale competente, entro il termine della dichiarazione di cui all’art. 11, comma 1, del Regolamento della Formazione continua.

Art.7 sospensioni e/o riproporzionamenti 1. Nei casi di malattia, infortunio, inabilità temporanea, disabilità o invalidità, servizio civile richiamo alle armi, volontariato e periodi di servizio presso la protezione civile, soccorso alpino o speleologico, il Consiglio Provinciale, su richiesta dell’iscritto (Allegato I), riproporziona i crediti da conseguire tenendo conto della documentazione prodotta dall’interessato in allegato alla dichiarazione, da presentarsi entro il mese di febbraio successivo al termine del biennio di cui al comma 1 del successivo art. 8. 2. Nel caso di maternità i crediti da conseguire vengono rideterminati su richiesta dell’iscritta (Allegato I), considerando quale intervallo di impedimento formativo il periodo che decorre da tre mesi antecedenti la data del parto e il compimento dell’anno di età del bambino. Inoltre, nel caso di comprovata impossibilità della madre, anche non Consulente del Lavoro, ad adempiere alle incombenze familiari, l’iscritto, nello stesso periodo di cui sopra, potrà richiedere (Allegato I) al Consiglio Provinciale di rideterminare i crediti per il biennio di riferimento. 3. Nel caso di affidamento o adozione i crediti da conseguire vengono rideterminati su richiesta dell’iscritto (Allegato I) per il periodo di un anno dal relativo provvedimento giudiziale. 4. Il Consiglio Provinciale, su richiesta del Consulente del Lavoro interessato (Allegato I), può riproporzionare l’obbligo formativo nei seguenti casi documentati: a) assistenza alle persone di cui alla legge 104/1992, la cui richiesta deve essere presentata al Consiglio Provinciale competente entro 30 giorni dal fatto impeditivo o comunque entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione di cui al comma 1 del successivo art. 8; b) altri casi di temporaneo impedimento e /o forza maggiore, (come ad esempio meramente indicativo e non esaustivo, assistenza continua per malattia ad un familiare). Nei predetti casi la richiesta deve essere presentata al Consiglio Provinciale entro il mese di febbraio successivo al termine del biennio di cui al comma 1 del successivo art. 8.

Art.8 Adempimenti degli iscritti e verifiche dei Consigli 1. Il Consulente del Lavoro, entro il mese di febbraio successivo alla fine del periodo di formazione biennale, deve presentare al Consiglio Provinciale al cui Albo è iscritto una dichiarazione (Allegato II) che attesti la formazione professionale svolta in conformità a quanto previsto dal Regolamento e dalle presenti indicazioni operative. 2. La dichiarazione di cui al precedente comma 1 dovrà recare l’elencazione delle attività formative svolte,

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Nazionale l’elencazione degli eventi formativi cui il Consulente del Lavoro ha partecipato nonché, per ogni attività ed evento, il numero dei crediti conseguiti in base a quanto previsto dall’art. 5, comma 2, delle presenti indicazioni operative. 3. Il Consiglio provinciale, entro i 6 (sei) mesi successivi alla data di presentazione della dichiarazione di cui al comma 1, effettuerà verifiche a campione provvedendo ad accertare la veridicità della dichiarazione medesima. Per tale verifica, il Consiglio Provinciale potrà richiedere all’interessato l’esibizione della documentazione comprovante il programma formativo svolto al fine di valutarne la conformità al Regolamento. Il Consulente del Lavoro, durante i suddetti 6 (sei) mesi, sarà tenuto a conservare la documentazione comprovante lo svolgimento del programma formativo svolto e dichiarato.

Art.9 Coordinamento tra Consigli Provinciali e Consiglio Nazionale 1. I Consigli Provinciali, ai sensi dell’art. 14, comma 1, lettera i), della Legge n. 12/1979, provvedono alla trasmissione al Consiglio Nazionale, del resoconto e dell’informativa previsti ai commi 3 e 4 dell’art. 11 del Regolamento. 2. Il Consiglio Nazionale, ai sensi dell’art. 23, comma 1, lett. e), della Legge n. 12/1979, coordina e promuove l’attività dei Consigli Provinciali per favorire le iniziative intese all’aggiornamento, miglioramento ed al perfezionamento degli iscritti; assicura inoltre la più ampia diffusione delle proposte formative predisposte dai Consigli Provinciali.

Art.10 Sanzioni 1. Il mancato conseguimento dei crediti formativi previsti dal presente regolamento costituisce illecito disciplinare ed è soggetto alle sanzioni previste dal titolo IV della legge 11 gennaio 1979, n. 12. 2. In caso di mancata comunicazione della dichiarazione di cui all’art. 11, comma 1, del Regolamento della Formazione Continua, il Consiglio provinciale diffida il Consulente del Lavoro ad adempiere nel termine perentorio di 60 (sessanta) giorni; in caso di inottemperanza alla diffida si applica il comma 1 del presente articolo. 3. Il ricorso avverso l’irrogazione della sanzione è disciplinato dalla legge n. 12/1979 e successive integrazioni e modificazioni.

Art.11 Decorrenza 1. Le presenti indicazioni operative entrano in vigore dalla stessa data del Regolamento della Formazione Continua dei Consulenti del Lavoro.

Allegati: I; II; III;. n. 2 Determine

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DETERMINA DI CUI ALL’ART. 9, COMMA 2, DEL REGOLAMENTO “DISCIPLINA DEGLI EVENTI FORMATIVI” 1. Gli eventi Formativi organizzati dal Consiglio Nazionale, dalle sue Fondazioni e dai Consigli Provinciali sono accreditati di diritto, e saranno ordinati ai seguenti criteri: a) Le materie devono essere quelle inerenti la professione di Consulente del Lavoro indicate nell’art. 2 del Regolamento; b) L’evento formativo da accreditare: • deve rientrare in una delle tipologie elencate nell’art. 4 del Regolamento; • deve prevedere una durata congrua alle tematiche oggetto di trattazione; • la modalità di svolgimento deve essere compresa in una delle tipologie indicate nell’art. 4 del Regolamento; • deve assicurare il raggiungimento degli obiettivi formativi previsti. • rilevare in ingresso ed in uscita, le presenze dei Consulenti del Lavoro ed, in particolare, registrare l’ora di entrata e di uscita dei singoli partecipanti; 2. Le associazioni di iscritti e gli altri soggetti autorizzati dal Consiglio Nazionale, oltre al rispetto di quanto previsto dal comma 1 della presente determina, dovranno svolgere i seguenti e ulteriori adempimenti: a) Comunicare preventivamente tutte le informazioni inerenti l’evento formativo al Consiglio Provinciale territorialmente competente, che procederà alla verifica della corrispondenza dello stesso a quanto disposto dagli art. 2 e 7 del Regolamento della Formazione Continua; b) Rilasciare, entro 30 giorni dal termine dell’evento, idoneo attestato di partecipazione all’evento formativo; c) L’attestazione di cui al punto precedente dovrà essere debitamente sottoscritta da un responsabile dell’organizzazione e dovrà indicare luogo, data e durata dell’evento, soggetto organizzatore dell’evento, Consiglio Provinciale accreditante, argomento e numero dei crediti attribuiti. 3. In luogo del rilascio di un attestato di partecipazione per ogni evento formativo, è data facoltà ai Consigli Provinciali di registrare con modalità diverse, anche informatiche, i crediti maturati dai propri iscritti. 4. Nessuna attestazione/certificazione verrà rilasciata al Consulente del Lavoro nel caso in cui egli non sia stato presente per l’intera durata dell’evento. 5. Gli eventi formativi di cui all’art. 4, comma 1, del Regolamento sono da ritenersi validi per tutti i Consulenti del Lavoro, ancorché tenutosi in provincia diversa da quella di iscrizione all’Ordine o nel territorio dell’Unione Europea. 6. Non sarà riconosciuta la validità degli eventi formativi per l’esercizio della professione nei casi di accertate violazioni alle disposizioni del Regolamento della formazione continua obbligatoria del Consulente del Lavoro e/o delle relative istruzioni operative. 7. L’attività di controllo, verifica e rilevazione delle presenze, sono svolte dai Consigli Provinciali in modo gratuito. 8. Il ricorso avverso il provvedimento di mancato accreditamento è disciplinato dalla legge 12/1979 e successive integrazioni e modificazioni.

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Nazionale CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DETERMINA DI CUI ALL’ART. 4, COMMA 6, DEL REGOLAMENTO “LINEEGUIDA – MODALITÀ E – LEARNING” 1. La piattaforma e – learning deve consentire di valutare la qualità di un intervento formativo in termini di “efficacia formativa”, misurando i risultati dell’apprendimento e la capacità di rispondere agli obiettivi proposti. A tale scopo la piattaforma e – learning deve fornire strumenti per test ed esercitazioni on – line. 2. Ad ogni ora di lezione, seguita attraverso la metodologia e – learning, è attribuito n.1 credito, fermo restando l’infrazionabilità dell’evento. 3. Ciascuna ora di lezione viene suddivisa in almeno quattro parti, c.d. “moduli”. Ciascun modulo può avere una diversa durata. 4. Alla fine di ciascun modulo è prevista una domanda di verifica intermedia dopo la quale il Consulente del Lavoro potrà accedere al modulo successivo. Poiché il credito formativo non dipende dall’esito positivo di tali domande di verifica intermedia, il Consulente del Lavoro avrà accesso al modulo successivo sia che risponda correttamente sia che risponda in modo errato. 5. La domanda di verifica intermedia rimane visualizzata finché il Consulente del Lavoro non risponde. 6. Al termine dell’ora di lezione è obbligatorio un test di verifica finale contenente almeno 10 (dieci) domande: se il Consulente del Lavoro risponde correttamente ad almeno il 60 (sessanta) per cento delle domande proposte ottiene il credito; in caso contrario, il Consulente del Lavoro può rivedere la lezione rispondendo nuovamente alle domande intermedie e al test finale. 7. Quando il Consulente del Lavoro consegua il credito formativo, la piattaforma dovrà erogare automaticamente l’attestato personalizzato in formato PDF con il quale si certifica che è stata seguita tutta l’ora di lezione e che è stato superato il test di verifica finale. 8. La piattaforma e – learning scelta dal Consulente del Lavoro come metodologia per la propria formazione professionale dovrà, a pena di non accreditamento dell’evento formativo da parte del Consiglio Provinciale di appartenenza, avere le seguenti caratteristiche: a) perseguire gli obiettivi delineati nel precedente comma 1; b) avere ad oggetto le materie inerenti la professione di Consulente del Lavoro indicate nell’art. 2 del regolamento.

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Allegato I

REGOLAMENTO FORMAZIONE CONTINUA DEI Consulenti del Lavoro DOMANDA DI RIPROPORZIONAMENTO CREDITI ART. 10, COMMI 2 e 3. Al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di ____________________________________ Il/La sottoscritto/a Consulente del Lavoro Sig./Sig.a_______________________________________iscritto/a al Consiglio Provinciale dell’Ordine di _________________________________ al N.__________, con la presente

CHIEDE • il riproporzionamento dei crediti per i seguenti fatti avvenuti nel biennio formativo – art. 10, comma 1 e 2: o

Adozione o affidamento

o

Assistenza alle persone di cui alla Legge 104/1992

o

Disabilità o invalidità

o

Inabilità temporanea

o

Infortunio

o

Malattia

o

Maternità

o

Richiamo alle armi

o

Servizio civile

o

Soccorso Alpino e Speleologico

o

Volontariato e servizio presso Protezione civile

o

Altri casi di temporaneo impedimento e/o nei documentati casi di forza maggiore

Si allega idonea documentazione comprovante la richiesta di esonero.

Luogo e data Firma del richiedente

__________________

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Nazionale Allegato II

REGOLAMENTO FORMAZIONE CONTINUA DEI CONSULENTI DEL LAVORO DICHIARAZIONE DELLA FORMAZIONE SVOLTA – ART. 11, COMMA 1. Al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di ____________________________________ Il/La sottoscritto/a Consulente del Lavoro Sig./Sig.a _________________________________________ iscritto/a al Consiglio Provinciale dell’Ordine di _________________________al n. ______________, ai sensi del Regolamento della Formazione Continua Obbligatoria, approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro in data 24 settembre 2014, con la presente

DICHIARA che nel corso del biennio____________________, con la partecipazione alle seguenti attività formative e/o eventi formativi, riferiti alle materie riconducibili all’art. 2 del suddetto Regolamento, ha conseguito n. ___________ crediti nel primo anno e n._______________ crediti nel secondo anno, per complessivi n.____________ crediti formativi, di cui n. ___________________ crediti nelle materie di Ordinamento professionale e Codice deontologico DESCRIZIONE

Totale crediti formativi n.

Partecipazione a convegni, seminari, tavole rotonde, esami e masters universitari, corsi ed ogni altro evento conforme ai criteri di valutazione di cui all’art. 4 del Regolamento Attività di relatore di cui all’art. 5, lett. a) del Regolamento; Attività di insegnamento in corsi per praticanti, corsi in scuole secondarie, corsi universitari e corsi post – universitari di cui all’art. 5, lett. b) del Regolamento; Attività di partecipazione a progetti di ricerca gestiti o finanziati da Istituzioni Universitarie o di ricerca riconosciute di cui all’art. 5, lett. c) del Regolamento; Attività pubblicistica, anche in via informatica o telematica, di articoli e saggi su riviste specializzate a rilevanza nazionale di cui all’art. 5, lett. d) del Regolamento; Attività pubblicistica, anche in via informatica o telematica, di libri e monografie di cui all’art. 5, lett. e) del Regolamento; Attività di partecipazione alle commissioni per l’esame di stato di Consulente del Lavoro di cui all’art. 5, lett. f) del Regolamento; Superamento degli esami previsti dai corsi di laurea di accesso alla professione di cui all’art. 5, lett. g) del Regolamento; Frequenza a masters universitari con conseguimento del relativo diploma di cui all’art. 5, lett. h) del Regolamento; Partecipazione a commissioni e gruppi di studio riconosciuti e accreditati ai sensi degli art. 7 e 9 del Regolamento aventi lo scopo di esaminare e approfondire problematiche afferenti le materie di cui all’art. 2 del regolamento stesso (art. 5, lett. i, del Regolamento); Partecipazione, in qualità di componente, alle commissioni di certificazione istituite presso i Consigli Provinciali e partecipazione a commissioni di certificazione istituite presso altri organismi di cui all’art. 5 lettera l) del Regolamento; o Il/La sottoscritto/a Consulente del Lavoro, intende beneficiare del debito formativo previsto dall’art. 3, comma 5, del Regolamento, impegnandosi a recuperare i crediti formativi entro il 30 giugno p.v.. Il numero dei crediti da recuperare è ________________ di cui ________________ crediti deontologici. Luogo e data

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Allegato III

REGOLAMENTO FORMAZIONE CONTINUA DEI CONSULENTI DEL LAVORO ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE – ART. 8, COMMA 2. Il/La sottoscritto/a __________________________________________________________, in qualità di ______________________________________________________________________, con la presente

ATTESTA CHE: Il C.d.L. Sig./Sig.a ____________________________________________________________________ ha partecipato: o

all’evento formativo

o

attività formativa

come di seguito specificato. Descrizione dell’evento: • Titolo dell’evento___________________________________________________________________ • Data e luogo dell’evento _____________________________________________________________ • Durata dell’evento__________________________________________________________________ • Crediti formativi attribuiti n. ___________________________________________________________

“Evento riconosciuto valido dal Consiglio Provinciale di _______________________ per la formazione continua dei Consulenti del Lavoro”. Luogo e data

Il Responsabile

________________

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Lavoro

Cooperative e soci lavoratori L’esclusione del socio lavoratore nelle cooperative: conseguenza sul rapporto di lavoro

di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

M

olte volte ci troviamo di fronte alla questione relativa all’esclusione del socio lavoratore di cooperativa. La sua figura si caratterizza per l’inscindibilità tra il vincolo sociale e il contratto di lavoro, a seguito delle modifiche introdotte dalla L. n. 142/01 e dalla L. n. 30/03: di seguito si analizzano le peculiarità delle casistiche di risoluzione del rapporto di lavoro, sia nell’ottica delle procedure di tipo giuslavoristico, sia nell’ottica del vincolo sociale. Prima della L. n. 142/01 era presente una ambiguità in afferenza alla figura del socio lavoratore di cooperativa, il cui rapporto complessivamente inteso presenta delle indubbie affinità con i due modelli contrattuali che in tal figura si sintetizzano, cioè con il modello contrattuale associativo (socio) e quello di scambio che si realizza attraverso una prestazione lavorativa (lavoratore). In questo modo la figura del socio lavoratore si collocava giuridicamente in maniera non ben definita, peraltro in costanza, come detto, di una palese lacuna normativa. In soccorso subentrava la prevalente giurisprudenza, che era giunta alla conclusione che la prestazione lavorativa, resa da un socio di cooperativa, poiché di fatto finalizzata al conseguimento degli scopi sociali della stes-

sa, non fosse giuridicamente inquadrabile in nessuna fattispecie esistente e normata di rapporto di lavoro, trattandosi invece di mero adempimento di un contratto societario. La L. n. 142/01, propone, al termine di una lunga evoluzione dottrinale e giurisprudenziale in materia di figura del socio lavoratore di cooperativa, una più compiuta teoria, definita “dualistica”, che afferma la sussistenza, accanto al rapporto associativo in essere tra socio e cooperativa, di un ulteriore e distinto rapporto, di natura lavorativa, qualificabile in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma. L’art. 1 (Soci lavoratori di cooperativa) della summenzionata L. n. 142/01 fornisce una compiuta descrizione della peculiare figura in parola:

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“il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la proprio adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, un ulteriore (e distinto – è opportuno sottolineare che tale aspetto è stato eliminato dalla legge n. 30/2003, come ben si ribadirà in seguito) rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale, con cui contribuisce al raggiungimento degli scopi sociali. Dall’instaurazione dei predetti rapporti associativi e di lavoro in qualsiasi forma, derivano i relativi effetti di natura fiscale e previdenziale e tutti gli altri effetti giuridici rispettivamente previsti dalla presente legge, nonché, in quanto compatibili con la posizione del socio lavoratore, da altre leggi o da qualsiasi altra fonte”.


Ricordiamo come il Legislatore abbia avviato un’incisiva riforma della cooperazione, in primis introducendo un idoneo sistema di diritti e di garanzie, minime e inderogabili, a tutela del socio lavoratore, e in secondo luogo attribuendo a tale rapporto un’espressa qualificazione giuridica, idonea a configurare il lavoro cooperativo come un rapporto speciale. Ciò malgrado, la summenzionata tesi dualistica, pur frutto di un lungo dibattito dottrinale e giurisprudenziale, ha vita breve, venendo affinata, in modo assai profondo, dalle modifiche proposte dalla L. n. 30/03, che in particolare, all’art. 9, elimina le parole “e distinto”, superando

pertanto lo schema “dualistico” e proponendo intrinsecamente una nuova definizione, che enfatizza l’aspetto societario, a discapito di quello lavorativo, considerando che, alla luce della riscrittura della norma, il rapporto di lavoro del socio è ora “ulteriore” rispetto al rapporto associativo, ma non più “distinto”, e quindi implicitamente connesso e “subordinato” a quest’ultimo. Nel merito, si deve osservare che in dottrina erano presenti, già prima, delle ben argomentate tesi, che proponevano il superamento della teoria “dualistica” pura, in discendenza di un nesso di derivazione sussistente tra i due rapporti giuridi-

ci, societario e lavorativo, confluenti in capo al socio lavoratore, tale per cui il rapporto lavorativo, avente caratteristiche di “specialità”, fosse da ritenersi inscindibile da quello associativo, poiché funzionalmente connesso a questi in modo unidirezionale. Tali mirate modifiche apportate dalla L. n. 30/03 certificano pertanto, con ulteriore vigore, l’indissolubile collegamento negoziale tra la partecipazione societaria a una cooperativa e il relativo apporto di prestazione lavorativa da parte del socio, strumentale rispetto all’adesione sociale e finalizzata al raggiungimento del fine mutualistico in

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Lavoro una logica di reale “auto im- quenziali, che confluiscono in un unico rapporto complesso, prenditorialità”. la cui regolamentazione proCome vari autorevoli com- mana, oltre che dalla legge, da mentatori hanno eviden- strumenti endoaziendali, quale ziato, a livello di diritto so- lo statuto o il regolamento interstanziale i due rapporti, asso- no. A seguito delle modifiche in ciativo e lavorativo, possono discorso, la L. n. 142/01, disciessere intesi come “due plinando le cooperative per le facce della stessa quali lo scopo mutualistico si medaglia”, cioè due realizza attraverso la prestaziorapporti indistin- ne di attività lavorative, trova ti ma connessi e un armonico completamento, u n id i rez io - essendo ora indiscusso che il nalmente contratto lavorativo, attraverso conse- il quale si implementa lo scambio mutualistico, deve ritenersi necessariamente strumentale rispetto a quello associativo, il cui scopo si persegue proprio

m e d ia n te la prestazione di lavoro da parte del socio. Le differenti teorie giuridiche e la discendente evoluzione normativa, come sopra rappresentate, riverberano i loro effetti in ordine alle conseguenze della risoluzione del rapporto di sociale con il socio lavoratore di cooperativa. In particolare, alla luce delle iniziali previsioni della L. n. 142/01, nella sua scrittura originaria, che prevedeva un rapporto ulteriore e distinto e, quindi, una netta separazione tra rapporto associativo e lavorativo, era pacifico ritenere che il rapporto societario potesse essere oggetto di risoluzione, senza che da ciò ne derivassero effetti di trascinamento rispetto

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al rapporto di lavoro e viceversa. Il rapporto lavorativo poteva pertanto essere assoggettato a proprie casistiche autonome di risoluzione, nonché apposite procedure di tipo giuslavoristico, anziché societario. Detta fattispecie, in esplicita discendenza delle menzionate modifiche operate dalla L. n. 30/03 in tema di eliminazione delle parole “e distinto”, non trova più legittimità, anche in relazione alle ulteriori modifiche apportate all’art. 5 L. n. 142/01, della medesima L. n. 30/03, laddove il Legislatore dispone che: “il rapporto di lavoro si estingue

con il recesso o l’esclusione del socio, deliberati nel rispetto delle previsioni statutarie ed in conformità con gli articoli 2526 e 2527 del codice civile”, con fer ma ndo implicitamente la strumentalità del rapporto lavorativo rispetto al rapporto associativo e confermando altresì la succitata uni direzionalità. Si precisa, come si ribadirà anche in seguito, che anche dopo le modifiche della L. n. 30/03 permane fattibile, per le cooperative, la possibilità di procedere a una deroga ala disciplina in parola, mediante un’esplicita


previsione nello statuto o nel sazione del rapporto lavorativo non necessariamente consegua regolamento. una congruità in ordine alla paAttraverso la citata previsione, rallela cessazione del rapporto la cooperativa potrebbe pertan- societario. to inserire delle clausole di ri- Si pensi, a titolo meramente soluzione del rapporto di lavoro esemplificativo, alla cessazione autonome rispetto a quelle so- del rapporto per perdita di un cietarie, nonché prevedere che appalto da parte della coopelo scioglimento del vincolo asso- rativa: la legittima cessazione ciativo non riverberi i suoi effetti del rapporto lavorativo non desu quello lavorativo e viceversa. terminerebbe un diretto colIn tale ipotesi troverebbero piena legamento con la posizione di applicazione le norme, in tema socio. Ad contempo, però, un di risoluzione del contratto, che licenziamento per giusta causa, regolamentano il rapporto di la- quale un grave atto di insubordinazione verso i superiori o un voro subordinato. furto perpetrato sul luogo di Non è infatti infrequente lavoro, determinerebbe altresì rinvenire, negli statuti di un inevitabile riflesso sul proficooperative, regola- lo associativo. mentazioni tali per È di interesse soffermare la cui sussista una disamina in relazione alla cesdoppia previsio- sazione della posizione di socio ne in connessione per esclusione, operata attraall’aspetto contrattuale, verso un’apposita delibera degli da cui promana la causa amministratori o, se previsto di recesso, in virtù della dall’atto costitutivo, dall’assemquale, nell’ipotesi di blea dei soci, e sui relativi ricessazione del flessi lavoristici di tale delibera. r a p p or È opportuno rammentare, in proposito, che l’unico rimedio to di per il socio oggetto di esclulavoro suborsione, e conseguentemente dinato, non necessariadi risoluzione del rapporto di mente verrebbe meno lavoro, qualora ne sussistano i anche la posizione assopresupposti giuridici, è quello ciativa, mentre, al condi richiedere al giudice l’antrario, la cessazione nullamento della delibera della posizione di sodi esclusione, affinché vencio trascinerebbe con ga ripristinato, sui due sé quella di lavoratore, fronti del rapporto comportando l’autosocio – lavoramatica risoluzione del tivo, lo status rapporto lavorativo. antecedente È innegabile sussiall’estromissta una ragionesione. volezza rispetto a tale ipotesi di Non potrebmodifica statutabe essere ovria: in afferenza alla prima casistica viamente ripriè ben evidente come, in stinato il solo status via ordinaria, dalla mera ceslavorativo, considerando che

nei casi di esclusione non può applicarsi la tutela reale del licenziamento, con relativa reintegrazione del lavoratore nella cooperativa, poiché in tale ipotesi il socio che ha violato norme societarie potrebbe ripristinare la medesima situazione che ha cagionato la risoluzione del rapporto. Nel merito si precisa, altresì, che il sindacato del giudice dovrà vertere esclusivamente sulla validità della deliberazione di esclusione, a nulla rilevando il conseguente aspetto lavoristico. Peraltro, secondo la giurisprudenza prevalente, nelle ipotesi di esclusione non trovano applicazione le garanzie formali del contraddittorio previste per i procedimenti disciplinari dalla L. n. 300/70. In ossequio a quanto in commento si esprime l’art. 2533 cod. civ., ove si afferma che: “qualora l’atto costitutivo non preveda diversamente, lo scioglimento del rapporto scoiale determina anche la risoluzione dei rapporti mutualistici pendenti”, considerando che tra i citati “rapporti mutualistici” deve essere necessariamente annoverato il rapporto di lavoro. Detta disposizione civilistica conferma che, posto che la regola giuridica prevede l’inscindibilità delle ipotesi di risoluzione del rapporto sociale e lavorativo, la sola autonomia statutaria della cooperativa permetterebbe la facoltà di prevedere, nell’atto costitutivo, che il rapporto lavorativo possa essere risolto in modo disgiunto rispetto al rapporto societario. Come detto, l’art. 5, L. n. 142/01, come modificato dalla L. n. 30/03, dispone che “il rapporto di lavoro si estingue con il recesso o l’esclusione del socio, deliberati nel rispetto delle previsioni statutarie ed

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Lavoro in conformità con gli articoli 2526 e 2527 del codice civile” e che, conseguentemente, l’esclusione societaria genera, in automatico, la risoluzione del rapporto lavorativo. Ciò premesso, risulta pacifico poter accogliere un percorso procedurale che può apparire “inverso”, ma giuridicamente idoneo alla risoluzione del rapporto lavorativo, tale per cui il licenziamento promani da una previsione statutaria o regolamentare, con conseguente esclusione dell’applicabilità dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Nello specifico, qualora nell’atto costitutivo, nello statuto o nel regolamento interno della società cooperativa fosse inserita una clausola, in armonia con la L. n. 142/01, ove si prevede che: “il rapporto di lavoro si estingue con (…) l’esclusione del socio, deliberata nel rispetto delle previsioni statutarie”, e altresì con l’art. 2533 cod. civ., che recita: “L’esclusione del socio, oltre che nel caso indicato all’art. 2531, può avere luogo: 1) nei casi previsti dall’atto costitutivo; 2) per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contrasto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico”, ai sensi della quale possa essere oggetto di esclusione societaria qualsiasi mancanza da cui si determini un nocumento, anche potenziale, per la cooperativa, commessa dal socio lavoratore nel contesto dello svolgimento della propria attività lavorativa, la cooperativa potrebbe lecitamente inquadrare la mancanza

tra i comportamenti che comportano l’applicabilità, in funzione della posizione di socio, della disciplina di cui all’art. 5, L. n. 142/01. È altrettanto corretto ritenere, in virtù del ragionamento che precede, che le cause di esclusione societaria possano essere descritte e opportunamente integrate in funzione della volontà delle parti, ben potendo l’atto costitutivo o il regolamento interno prevedere delle particolari casistiche riconducibili a gravi inadempienze delle obbligazioni (non solo di stampo lavoristico), previste dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico in senso lato. Tali inadempienze, “mappate” nello statuto o nel regolamento potrebbero pertanto riferirsi anche a motivazioni non idonee a legittimare un licenziamento in ottica giuslavoristica (ad esempio la mancata partecipazione all’elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le scelte strategiche, il mancato versamento nei termini delle quote associative o la mancata partecipazione del socio alle assemblee), purché costituenti, come detto, inadempimento delle obbligazioni sottese al contratto sociale e discendenti dal rapporto mutualistico. Ma, poiché tali inadempienze rientrano tra le casistiche di esclusione di legge, le succitate integrazioni statutarie consentono di poter legittimamente risolvere il rapporto sociale e, di conseguenza, quello di lavoro. È opportuno e prudenziale che le clausole statutarie o da regolamento, che individuino cause di esclusione, debbano essere precise e descrivano analiticamente la violazione, al precipuo fine di evitare di attribuire agli orga-

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ni sociali preposti un potere di giudizio troppo discrezionale e, pertanto, idoneo a creare possibili contenziosi. Si rammenta che, in relazione a quanto precede, la giurisprudenza ha sovente ritenuto nulle le clausole aggiuntive di natura statutaria o da regolamentazione interna, non indicanti fattispecie specifiche, ma meri rimandi a generiche violazioni atte a creare nocumento, attuale o potenziale, alla società cooperativa. • Un’ulteriore riflessione riguardo a tale tema, peraltro di non trascurabile impatto pratico, è che tutte le casistiche rientranti tra la giusta causa o di giustificato motivo soggettivo, secondo i parametri della legislazione lavoristica (e, pertanto, tutte le ipotesi per le quali il recesso discenda da inadempimenti, più o meno gravi, dal lavoratore), possono essere ricomprese nella previsione di cui all’art. 2286 cod. civ. in tema di esclusione del socio, che così recita: “L’esclusione di un socio può avere luogo per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale, nonché per l’interdizione, l’inabilitazione del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici”, atteso che, nel novero delle obbligazioni assunte dal socio, rientra, senza timore di smentita, quella di conferire la propria capacità lavorativa, per il raggiungimento dello scopo mutualistico, svolgendo con correttezza il proprio lavoro. In tale contesto l’esclusione e i successivi effetti sul rapporto lavorativo si dispiegherebbero


già in forza di legge, senza necessità di ulteriori e precipue previsioni da inserirsi nell’atto costitutivo o nel regolamento, in tema di casistiche riconducibili a non trascurabili inadempienze delle obbligazioni previste dal contratto sociale. • Maggiormente dibattuto in dottrina è il ragionamento in ordine alle ipotesi di giustificato motivo oggettivo di licenziamento (e pertanto riguardo alle motivazioni riconducibili a cause discendenti dal datore), che, non essendo normate in modo esplicito per legge, secondo alcune tesi giurisprudenziali non rientrerebbero tra le possibili fattispecie idonee a comportare l’esclusione del socio, che possa altresì riverberare, in automatico, i propri effetti sul rapporto di lavoro. Una crisi di mercato, la perdita di un appalto o altre sensibili contrazioni dell’attività, pur insistendo concretamente sul rapporto di lavoro, sia in ottica datoriale che del prestatore, non impatterebbero necessariamente sotto il profilo del rapporto associativo dal punto di vista del socio. Il socio potrebbe infatti avere convenienza, pur in assenza di occasioni di lavoro, a rimanere associato al fine di attendere il procacciamento, da parte della cooperativa, di opportunità di lavoro. Il mantenimento del vincolo associativo assumerebbe quindi il significato di conservare una sorta di posizione prioritaria, per il lavoratore, rispetto a potenziali altri lavoratori “estranei” (non soci) alla cooperativa, in afferenza all’ottenimento di nuove occasioni di impiego. All’opposto, potrebbe essere di interesse della cooperativa, anche in tali circostanze, imporre l’e-

sclusione del socio, fattispecie che si ritiene potrebbe trovare realizzazione attraverso un’esplicita previsione nell’atto costitutivo, nello statuto, ovvero nel regolamento interno. Pertanto, al fine di implementare congruamente il precetto di legge in funzione del quale il rapporto lavorativo si risolve attraverso l’esclusione del socio, gli statuti debbono esplicitare le fattispecie lavoristiche che legittimano l’interruzione del rapporto per giustificato motivo oggettivo. In tali ipotesi risulterebbe giuridicamente possibile interrompere il rapporto associativo in essere con soci che abbiano interrotto, per circostanze oggettive la prestazione lavorativa e che, quindi, non stiano compartecipando al raggiungimento del fine mutualistico e tale esclusione si rifletterebbe, come già esposto nella presente disamina, sul rapporto lavorativo, legittimandone la risoluzione. L’esclusione, quale atto unilaterale recettizio, ha effetto dal mo-

mento in cui il socio riceve la relativa comunicazione dell’organo preposto. In un’ottica di temporalità degli effetti giuridici, come detto, in discendenza dello scioglimento del rapporto associativo, si scioglie automaticamente (e quindi nella medesima data) anche “l’ulteriore” rapporto di lavoro, legato al precedente da un vincolo funzionale. In sintesi il Legislatore, attraverso le modifiche apportate attraverso la L. n. 30/03, ha previsto un rapporto di consequenzialità fra il recesso o l’esclusione del socio e l’estinzione del rapporto di lavoro che esclude la necessità, in presenza di comportamenti idonei a ledere il contratto sociale, oltre che il rapporto di lavoro, nonché in caso di previsione statutaria o di regolamento, di un distinto atto di licenziamento, così come l’applicabilità delle garanzie procedurali connesse all’irrogazione di tale atto.

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Economia

Rifacciamo i conti del dividendo dell’euro! Una riflessione sui sacrifici che comporta il nostro essere in “Europa”

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di Antonio Maria Rinaldi Docente Universitario

uante volte abbiamo sentito dalla nostra classe politica sintetizzare i vantaggi della partecipazione alla moneta unica con questa semplice affermazione! Quante volte ci è stato ripetuto che i vantaggi dall’aver adottato l’euro da parte del nostro Paese sarebbero stati immensi e che avremmo costantemente riscosso il “dividendo” dopo aver sofferto “temporanei” disagi in termini di aggravi fiscali solo per poter agganciare i parametri di convergenza che ci avrebbero poi consentito di entrare nel tanto sospirato “club dell’euro”?

Quante volte per digerire i sacrifici è stata invocata la vulgata “lo vuole l’Europa” per farci sperare che i vantaggi che avremmo poi raccolto sarebbero stati tali e tanti da giustificare qualsiasi cosa? Ebbene, credo che ragionevolmente sia arrivato il momento di valutare serenamente, e in modo estremamente obiettivo, se per il nostro Paese sia stato effettivamente un vantaggio l’appartenenza all’area valutaria euro o gli svantaggi siano ormai superiori. Un calcolo però a tutto campo e non solo quello che coinvolga esclusivamente parametri e dati macroeconomici fini a se stessi e che non corrispondano nella pratica a nessuna esigenza dell’economia reale. Iniziamo nell’affermare da subito che il più grande errore iniziale compiuto nella costruzione dell’euro risiede proprio nel fatto di avergli attribuito il ruolo di unico aggregatore nel lungo processo d’integrazione europeo, mentre sarebbe dovuto eventualmente essere il complemento finale per suggellare una reale ed effettiva integrazione. Alto ulteriore limite

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tecnico è stato nell’aver concepito una moneta a cui supporto si è posto un modello economico estremamente rigido e non flessibile al punto da poter tranquillamente sostenere che l’euro è l’unica moneta mondiale a cui l’economia sottostante si deve adeguare, mentre in genere è proprio la moneta che si deve plasmare per poter andare incontro alle esigenze dell’economia reale. Questi due enormi “errori” hanno determinato non pochi problemi alla maggioranza delle economie europee e a distanza di quindici anni dalla nascita dell’euro, avvenuta con l’introduzione dei cambi fissi irrevocabili il 1.1.99, possiamo pertanto tirare le somme con un certo grado di attendibilità. Ma prima di verificare i vantaggi e svantaggi sul piatto della bilancia è necessario riassumere brevemente il concetto di area valutaria e come si siano sviluppate nel tempo delle teorie in merito alla sua ottimizzazione per inquadrarne meglio pregi e difetti. Il primo a parlare di teoria delle “aree valutarie ottimali” (AVO), ovvero “Optimum Cur-


rency Area” (OCA) fu nel 1961 Robert Mundell prendendo spunto da precedenti lavori compiuti da James Meade nel 1957 e da Tibor Scitovsky nel 1958 sulla base dei convincimenti di Milton Friedman, che già nel 1953 sosteneva autorevolmente i vantaggi determinati dai cambi flessibili rispetto a quelli conseguenti con regimi di cambi fissi. Essenzialmente Mundell traeva informazioni dalla verifica dell’allora vigente accordo di cambi fissi di Bretton Woods e dai primi progetti embrionali di dotare l’Europa di una moneta unica, per definire vantaggi e gli svantaggi derivanti da questo tipo di scelta. Lo stesso Meade aveva già intuito che una eventuale moneta unica europea non avrebbe potuto funzionare per la scarsa mobilità del lavoro esistente nel Continente europeo a causa di ancora forti impedimenti linguistici, culturali e giuridici così come sostenuto da Scitovsky, che riteneva che un’area valutaria ottimale non può considerarsi una nazione o un agglomerato di nazioni, ma un area economica caratterizzata dalla piena mobilità dei suoi fattori produttivi, cioè capitale e lavoro, come unico rimedio per poter attenuare gli shock asimmetrici che inevitabilmente si sarebbero determinati favorendo economie a discapito di altre all’interno della stessa area valutaria.

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Economia Anche Kaldor nel 1971 sottolineava gli effetti perversi a cui si sarebbero potute esporre inevitabilmente alcune zone all’interno dell’area valutaria. Il dibattito sollevato da Mundell contribuì a definire nel tempo i requisiti affinché un’area monetaria potesse intendersi come ottimale, i nd iv idua ndo principal-

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mente oltre alla già citata flessibilità dei prezzi e salari e la mobilità del lavoro e del capitale, anche l’integrazione fiscale che prevedesse trasferimenti tra aree più “ricche” e aree più “povere” e la propensione alla diversificazione produttiva e alla convergenza dei tassi d’inflazione. Quest’ultima condizione, se non realizzata in regime di cambi fissi, avrebbe rischiato di determinare i cambi solo nominalmente come fissi e non realmente, comportando la sopravvalutazione di alcune microaree e la sottovalutazione di altre, rispetto alla comune area valutaria. Credo che pertanto sia sufficientemente chiaro che l’euro è una moneta nata essenzialmente per una scelta prettamente politica e non economica, nella quale hanno prevalso queste valenze a scapito


di quelle tecniche e nel tempo non si è mai proceduto con aggiustamenti in grado di mitigare e correggere le palesi contraddizioni nel timore di vedere sminuito il contenuto “politico” dell’accordo. Gli stessi continui supporti tecnici che le istituzioni europee sono costrette ormai a porre in essere a sostenibilità dell’euro, hanno sempre più i connotati di meccanismi/piloti automatici (MES, Fiscal Compact, Unione Bancaria, ecc.) con la finalità di estraniare i rispettivi governi nazionali da qualsiasi potere di modifica e nel contempo stesso vincolarli al rispetto coercitivo più rigido possibile. Dall’analisi di queste considerazioni si evince che i vantaggi tanto decantati all’inizio, in primis la contrazione dei tassi d’interesse, non sono più sufficienti a giustificare l’uso della moneta unica da parte del nostro Paese, e di molti altri, in quanto lo stesso contenimento dei tassi d’interesse è solo apparente, poiché corrisposti in una valuta, per l’appunto l’euro, da considerarsi estera a tutti gli effetti non avendo i paesi membri la possibilità della sua emissione. Inoltre sono venuti anche meno i benefici che nell’import/export ha la funzione autore -

golatrice “chiave” propria di una valuta nazionale, scaricando esclusivamente sul costo del lavoro la capacità di essere competitivi o meno. Perché è questo il principale svantaggio dall’uso dell’euro che non potrà mai, ripeto mai, essere compensato da nessun altro vantaggio! Quello che più o meno inconsapevolmente ci è stato taciuto dalla nostra classe politica all’atto dell’adesione alla moneta unica è proprio che il sistema dei cambi fissi preveda la cosiddetta svalutazione interna, cioè dei salari, rispetto a quella classica esterna, cioè dei valori di cambio, e che in questo nuovo ordine monetario il nostro Paese sarebbe stato pertanto su questo fronte il più esposto nel rimetterci. Credo che ora siano più chiare le finalità per cui l’attuale governo si sia battuto per la riforma del lavoro, perché è l’unico mezzo a disposizione previsto in questa gabbia valutaria per tentare una qualsiasi forma di competitività! Ma il prezzo viene pagato in questo modo dai lavoratori in quanto gli si scarica un onere troppo elevato dopo aver già richiesto di pagare un conto elevato in termini di riduzione di coperture sociali per il rispetto dei bilanci previsti dalle regole dei vincoli esterni; cioè sempre e solo in nome di “Lo vuole l’Europa”! Antonio M. Rinaldi, professore Straordinario di Economia Politica presso la Link Campus University di Roma e docente di Finanza Aziendale presso l’Università G.d’Annunzio di Chieti –

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Lavoro

Dipendenti di chi? Quando e se il personale condiviso negli studi diventa un rischio

di Mauro Parisi Avvocato

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ono migliaia di professionisti che potrebbero essere a rischio di reato a causa di impiegati “condivisi”. Almeno secondo le tesi dell’Amministrazione. Infatti, per ingegneri, geometri, medici e commercialisti anche avere in comune una segretaria con i colleghi, o una società, può diventare, oggi, una vera e propria “bomba ad orologeria”. Pronta a “scoppiare” con le pesanti sanzioni previste dall’articolo 18 del Decreto legislativo 276 del 2003. Un pericolo reale, insomma, e neppure di poco conto, visto che la circostanza può finire sui tavoli delle Procure della Repubblica. È di questa estate, per esempio, il caso di oltre settanta medici nella Provincia di Vicenza, finiti sotto inchiesta perché accusati di avere “approfittato”, presso i loro ambulatori – in cui operano come associati –, delle attività di infermieri e impiegati non assunti direttamente, ma da cooperative.

Sul territorio, del resto, sono sempre più frequenti gli accertamenti di ispettori e forze di polizia rivolti ad ambulatori e studi in cui operano congiuntamente più professionisti. Sovente si tratta di “consessi” promiscui di lavoratori autonomi, presso cui, cioè, coabitano e trovano spazio competenze diverse (consulenti e avvocati, agronomi e architetti) e società più o meno funzionali (es. ced). Il più delle volte, più che per creare centri multi – tasking, ciò che accomuna tutti è un solo, reale obiettivo: risparmiare gli onerosi costi che attualmente comporta

fare attività professionale. Si tratta di studi associati di fatto, in definitiva, molto lontano dal glamour delle grandi e rinomate associazioni professionali. Una costellazione di migliaia di piccoli professionisti che oggi faticano a mantenere con la propria attività sé e i dipendenti. Scomparire o condividere, dunque. La soluzione della condivisione di uffici e personale – pure in un paese di inguaribili individualisti qual è il nostro – risulta così, gioco – forza, una strategia da prendere sempre più in considerazione. Un sistema che,

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all’apparenza, tralasciate le vanità individuali, risulta tutto sommato abbordabile ed accettato. Ma, purtroppo, non innocuo. Almeno a parere degli uffici ispettivi del lavoro. Ma cosa fa scattare il meccanismo temibile che oggi mette a repentaglio l’esistenza e le finanze di molti professionisti? Quasi sempre la situazione – tipo che si realizza nella pratica appare piuttosto semplice e lineare. Un professionista (ma talvolta è può trattarsi di una società, magari di servizi) affitta uno studio – o addirittura, con un non piccolo “sforzo” in più, lo acquista – e decide


che è necessario assumere impiegati (di solito piuttosto giovani, per via delle agevolazioni e della possibilità di vedere contrarre ulteriormente i propri costi). Un’ambizione realizzata, certo. Che però, ricavi liquidi alla mano, frequentemente non regge la prova del tempo. Si scopre, insomma, che – come si dice – “non ci si sta dentro”. Inizia, così, un fitto confronto con colleghi e potenziali “coinquilini”, spesso professionisti

in via di avviamento e, magari, di (ancora più) scarsa liquidità. Concludere un accordo diventa per tutti appetibile. Pure mantenendo la propria autonomia e i propri clienti, la coabitazione presso uno Studio comune appare un vero affare. Tutti insieme, ognuno con la propria scrivania e stanza, approfittando di utenze e servizi. Tra cui, specialmente (e qui sta l’inghippo) di quelli offerti da impiegati e collaboratori già assunti. So-

prattutto alla segreteria nessuno resiste. Non solo quale must per dare autorevolezza alla propria attività, ma anche come ausilio indispensabile (chiamate, fatturazione, fascicolazioni, copie, ecc) che non ci si potrebbe permettere altrimenti. Di solito i professionisti “di minoranza” (ma lo stesso vale per le formule concordate “alla pari”) si accordano per concorrere alle spese dell’affittuario/proprietario dell’am-

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Lavoro bulatorio o dello studio, mediante il pagamento – avverso regolare fattura da scaricare – di un fisso concordato per i servizi resi nello studio. Peccato, però, che, di solito, i dipendenti siano assunti solamente da un professionista del “gruppo” o dalla società presente. I quali, così, diventano di fatto “fornitori” (illeciti) di manodopera a “utilizzatori” (gli altri professionisti). Una somministrazione non consentita dalla legge: anzi, espressamente punita. Del resto, la partita non cambia se i professionisti “appaltano” la collaborazione (es. un ambulatorio di medici, con infermieri soci di una cooperativi di servizi), ma poi trattano i “collaboratori”, di fatto, come propri dipendenti.

In tutti i casi, infatti, lo scopo di ridurre i costi e massimizzare i profitti non tiene conto della restrittiva normativa prevista dalla legge Biagi. Per cui solo i soggetti abilitati (in linea di massima agenzie per il lavoro) possono “affittare” dipendenti e creare situazioni di condivisione delle prestazioni. A tutti gli altri, fornitori e utilizzatori, tale condivisione illecita costerà (a testa, per ogni lavoratore occupato) €50 di contravvenzione penale per ogni giornata di effettivo impiego. Come dire che un anno di lavoro di un impiegato può costare sui €12000. A cui si aggiungono, chiaramente, i rischi di rivendicazioni da parte dello stesso lavoratore, che potrebbe finanche richiedere al giudice l’assunzione d’ufficio.

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Allo stato, in attesa di una normativa un po’ più comprensiva e lungimirante, le soluzioni per i professionisti che vogliono lavorare insieme, e con dipendenti, non paiono molte. Si va dall’assunzione da parte di tutti del medesimo dipendente (cosa che frustra le esigenze di risparmio), alla costituzione (dove di può) di un unico ente associativo. Non troppo consigliabile l’assunzione part – time del dipendente, in quanto di solito non solleva dal rischio della promiscuità vietata. L’appalto di servizi, invece, può essere utile solo nel caso di lavoro preordinato (cosa quasi impossibile in uno studio professionale) del lavoratore: ossia, senza ordini da parte di alcun professionista.


Fiscale

Decreto semplificazioni

Nuovi adempimenti e sanzioni dal prossimo anno

I

di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

n relazione al D.Lgs 175/2014 che introduce la dichiarazione dei redditi precompilata i datori di lavoro – sostituti d’imposta trasmetteranno per via telematica ad Agenzia delle Entrate le certificazioni relative alle somme erogate nell’anno di riferimento entro il 7 marzo di quello successivo. Il testo della nuova norma innova con modifiche la disciplina concernente la certificazione annuale rilasciata dai sostituti di imposta ai sostituiti.

Le certificazioni devono essere inviate telemati- gg, e su richiesta, nel caso di cessazioni di rapcamente ad Agenzia delle Entrate entro il 7 mar- porto di lavoro. zo dell’anno successivo. La novella dispone che per ogni certificazione Tale obbligo inerisce tutti i soggetti che sono ob- omessa, tardiva o errata si applica la sanzione di bligati ad effettuare le ritenute fiscali in qualsia- euro 100,00. si modo ed ove previsto dalla normativa fiscale: quindi non solo dipendenti o percettori di redditi In caso di errata trasmissione della certificazioassimilati a lavoro dipendente, ma anche lavora- ne la sanzione viene applicate se la stessa è effettuata entro 5 gg successivi alla data del citato 7 tori autonomi. marzo. La certificazione unica viene rilasciata anche ai fini previdenziali per quanto dovuto all’INPS e di- Il Decreto citato stabilisce altresì – tra le chiara il totale di somme e valori erogati, le rite- altre cose – che la scelta da parte del sonute operate, le detrazioni di imposta effettuate, stituto del soggetto mediante il intende ricevere le comunicazioni del risultato finale nonché i contributi di previdenza. delle dichiarazioni ( Modello 730 – 4) deve Le certificazioni uniche vengono rilasciate ai essere trasmessa in via telematica anche sostituiti entro la canonica data del 28 febbraio entro il 7 marzo dell’anno di invio della co dell’anno successivo a quello a cui si riferiscono municazione da parte dei CA F insieme alle le erogazioni di somme e valori, ovvero entro 12 certificazioni uniche.

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Rubrica Pasquino 2015 – Sogno italiano de ‘n romano de Roma! Bongiorno Sor Pasquì, come ve butta a voi? A me me và alla granne! Me so sognato che l’itajani, che mo so ‘ncancreniti de indifferenza, cor cervello drento na bujacca de pensieri che li spigne all’apatia se risvejavano e diventaveno DEPRESSI… Ma si Sor Pasquì, avete ‘nteso bbene! Ho proprio detto “DEPRESSI”!!! … E si, ch’è ‘na cosa bella!!! È ‘na scintilla de ripresa. Se ereno indifferenti ereno apatici e puro egoisti mancandoje ogni forma de solidarietà, de ‘volemese bbenÈ; invece co’ ‘a depressione vordì che stanno a rimugginà su li desideri repressi. Che ricercheno quarche cosa che jè venuto a mancà… che spereno di ritrovalla ner futuro. Vordì c’aridiventeno vojosi de riappropriasse de valori che j’anno fatto sparì… Così ar Sinnachetto che, je voleva fa magnà er tiefferre (mejo n’ovo oggi che ‘na gallina domani), j’anno risposto picche, e dopo l’ottanta euri nun se so spesi nimmanco quello. Hanno creduto mejo de penzà ar futuro, appiuttosto che ‘mboccà e daje più tasse a Lui, sapenno che pÈ fa ripartì ‘a baracca se deveno spigne li Fonni Comprementari, a‘nvestì de ppiù ner Mercato mobbijare dando ‘na boccata d’ossiggeno a le ‘mprese, piuttosto che magnasse tutto e subbito. Schioppa ha da schioppà, se so detti, mannasse a casa li Nulla Facenti Pubbrichi, quelli che magnano er pane a tradimento, quelli che quanno c’hai accheffà co’ lloro fanno li superiori, te ‘nguatteno le pratiche, pretenneno mazzette, te manneno ramengo pÈ l’uffici e nun se prenneno mai ‘na responzabbilità … solo li sordi se prenneno ‘sti zozzi… J’anno ‘mposto, ar Fiorentino, de fa a voce grossa pÈ quei du’ poracci de li Marò, riportannoli a casa come se meritaveno… facenno più ricorso a le congreghe ‘nternazzionali (p’aruffianasse a l’indiani), lascianno perde li scalzacani de li spocchiosi diplomatici sua che nun hanno saputo combinà ‘n beato ciufolo. Se so fatti fà presidente de ‘a Repubblica a, prima donna de ‘a storia nazionale, qu’a Bonino che è risurtata l’unica sana dentro a er canestro de cavallette de li politici ‘n giro. Ma a cosa più forte è che Er ‘Mortadella’ ha ripreso ‘n antro schiaffo (finarmente sé capito che se tutto er popolo stà ‘n mezzo a li stracci … è pe corpa sua che, pÈ entrà ne ‘a C.E. = Confraternita de l’Euro, ha accettato connizzioni da corda a pennoloni, senza poi predispone li controlli pe nun permette a li gargarozzoni – de li banchieri, amichi sua – de speculacce sopra raddoppianno er costo de ‘a vita in poco tempo). ‘Nzomma a Sor Pasquì er 2015 come me ‘o so sognato, puro se nun se dovesse realizzà tutto, me fa frizzicà de speranza… che se movemo, che se rimboccamo ‘e maniche… che ce riuscimo a la faccia de tutte le ciovette. Finarmente, potremo dì che, l’Itajani hanno capito che per realizzà li desideri se deveno dà da fa e nun reprimeli lassannoli annà a fonno e diventannone schiavi pÈ sempre. Avete ‘nteso Sor Pasquì? Se li sogni so, come disse ‘n Poeta, “… l’infinita ombra del Vero”, posso speracce che ner 2015 quarcosa cambierà ner Bene. Bon Anno a Voi, bon Anno a tutti noantri …

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2015 - Sogno Italiano di un romano di Roma! Buongiorno Signor Pasquino, come va? A me và ‘alla grandÈ! Mi sono sognato che gl’Italiani, che ora sono fortemente ammalati d’indifferenza, con il cervello dentro una poltiglia di pensieri che li spinge all’apatia, si risvegliavano e diventavano… DEPRESSI… Ma si, Signor Pasquino, che avete udito bene! Ho proprio detto “DEPRESSI”!!! …E certo, che è una cosa bella!!! È un barlume di ripresa. Se erano indifferenti erano apatici e pure egoisti mancando loro ogni forma di solidarietà, del ‘volersi benÈ; invece con la depressione significherebbe che il pensiero è rivolto ai desideri repressi. Che ricercano qualche cosa venutagli a mancare… che sperano di ritrovarla nel futuro. Significa, altresì, che ritornano ad essere vogliosi di riappropriarsi di valori che altri hanno fatto perdere… Così al Piccolo Sindaco [Marforio appella così M. Renzi viste le

origini amministrative di guida di una Città che, se pur di grande interesse, è ‘piccola’ di fronte all’Urbe – ndT] che, spinge per liquidare il TFR nella ‘busta paga’ del mese (Meglio un uovo oggi che una gallina domani),

gli hanno risposto negativamente, e così come successo per la detrazione d’imposta degli ottanta euri, non hanno “consumato” neanche quello. Oculatamente hanno creduto meglio di pensare al futuro, piuttosto che cadere nel tranello che prevedeva anche maggiori tassazioni per i particolari importi. Dandogli una lezione indicando che per far ripartire le Aziende, non è toglier la disponibilità del TFR ai Fondi di previdenza integrativi ma spingerli a reinvestirlo

facendo paritetici investimenti nel Mercato mobiliare e dando così una boccata d’ossigeno alle imprese [e nel contempo preservando, non depauperando, il futuro previdenziale dei giovani lavoratori – ndT], senza scialare il risparmio previdenziale. Il Ministro Padoa Schioppa deve… capire, si son detti gl’Italiani, che la soluzione unica [dopo essere intervenuti pesantemente su Pensioni e Wellfare – ndT] per contenere la spesa pubblica è di risolvere il rapporto di lavoro con quei Lavoratori Pubblici che sono concretamente “Fannulloni”, quelli che non si guadagnano lo stipendio, quelli che hanno prosopopea e trattano il Cittadino da suddito, quelli che ‘sotterrano’ le pratiche amministrative e per ‘riesumarlÈ pretendono che siano remunerati ‘a partÈ, oppure, pur di non lavorare, fanno girare a vuoto l’Utente da uno sportello all’altro… da un Ufficio a un altro … che sviano responsabilità … che pretendono solo soldi/diritti scansando i doveri, questi sporcaccioni…[altro

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Rubrica Pasquino che Fannulloni – ndT] Gl’Italiani hanno imposto a Renzi di fare la voce grossa per dare giustizia ai due poveri Marò, riportandoli a casa come si meritavano… facendo più ricorso alle istituzioni internazionali (o qualsivoglia sensale per far ragionare gli Indiani) finendola di supportare l’azione dei nostri diplomatici che sembrano solo spocchiosi e inefficienti, non ottenendo risultati. Si sono, poi, fatti eleggere come Presidente della Repubblica, prima donna della storia nazionale, l’On. Emma Bonino [un sensato vaticinio di Marforio – ndT] che è risultata l’unica che non abbia fruito di ‘pasturÈ parlamentari, nell’arco della sua lunga carriera istitu-

zionale. Ma la cosa più forte è che Romano Prodi [Marforio ha utilizzato Er ‘Mortadella’ che è il soprannome che la satira politica ha riservato da sempre all’ex presidente del consiglio – ndT] è stato ‘sconfitto’ [evidentemente nelle ipotizzate Elezioni Presidenziali – ndT] (finalmente si é capito che, se tutto in Italia dall’entrata in vigore dell’Euro stiamo in condizioni finanziarie peggiori …, la colpa non può che essere sua avendo accettato condizioni capestro, senza poi attivare i dovuti controlli per contrastare la speculazione, raddoppiando il costo della vita in poco tempo). Insomma, Signor Pasquino, il

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2015 come me lo sono sognato, pure se non si dovesse realizzare tutto, mi fa fremere di speranza… che gli Italiani si muovono, che ci rimboccao le maniche… che ci riescano nonostante tutte le ‘gufatÈ. Finalmente! Si potrà dire che gl’Italiani hanno capito che, per realizzare i desideri, devono darsi da fare e non reprimerli lasciandoli andare a fondo e diventandone, così, schiavi per sempre. Avete capito Signor Pasquino? Se i sogni sono, come disse un Poeta [il Pascoli – ndT], “… l’infinita ombra del Vero”, posso sperare che nel 2015 qualcosa cambierà, nel Bene. Buon Anno a Voi, buon Anno a tutti noi…


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Professioni

Imprenditoria in rosa Parliamo con Antonella Rossi di moda ed alta moda a Roma Capitale

S

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

iamo andati ad incontrare Antonella Rossi in Roma quale rappresentante eccellente di un mondo imprenditoriale tutto al femminile di primissimo piano nel settore la moda ed alta moda di Roma, Nazionale ed Internazionale. Una donna volitiva, forte che ha sfidato le prove della vita, raggiungendo le vette più alte dello spirito nella materia e nella creatività e che prosegue il suo progetto “al femminile” condividendo “lo scettro creativo” delle sue imprese in un progetto di elevatissimo livello e che rappresenta l’Italia nel mondo. Le sue aziende, da come ci racconta, sono totalmente Italiane ed in particolar modo nascono e vengono prodotte in Toscana e si rappresentano a Roma, nel cuore del centro a Palazzo Delfini. Inizia ad operare nasce nel 1950 come Antonella Rossi Alta Moda e si evolve ed arricchisce delle presenze al femminile delle due figlie di Antonella: Giulia ed Anna nella creazione di nuovi

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marchi. Un progetto totalmente al femminile che impegna le sue risorse e la sua sensibilità verso il sociale con azioni a supporto della condizio-


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Professioni

ne delle donne in Africa. Una grande officina di cultura della moda, della bellezza e dell’alta moda che lavora al femminile per garantire il futuro dell’Azienda, dei giovani e delle donne in generale. Un incubatore di cultura della moda al femminile. Le sue creazioni per i molti a cui è nota e si presentano da sole in una sequenze che parlano agli occhi ed ai cuori con lo stesso amore con il quale sono state pensate e nascono dalle mani femminili. Alcune domande rivolto al mondo del lavoro ad Antonella Rossi. Fare impresa oggi in Italia e l’universo lavorativo femminile? Fare impresa oggi è molto complicato e farlo al femminile lo è ancora di più perché comunque con la situazione del sistema bancario ingessato si fa molta fatica. L’impresa che ha alla guida una donna dal mio punto di vista è avvantaggiata sotto un profilo di creatività e di visione attenta al mercato che ci circonda, l’attività produttiva è in Toscana a Montespertoli ma la commercializzazione e l’Atelier sono a Roma, città altamente stimolante sotto l’aspetto culturale, umano per

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questo la ritengo la mia città di adozione. L’impegno di Antonella e delle sue figlie? Il mio impegno personale nell’azienda è quello di aver sempre cercato di lavorare per l’eccellenza e promuovere il Made in Italy che ritengo sia una componente unica al mondo. Ho la fortuna come donna di avere in azienda tutte e tre le mie figlie in ruoli diversi. Presentaci queste figlie ed il tuo progetto al femminile. Erika al commerciale, Anna al marketing e comunicazione e Giulia come designer dell’ufficio stile. Il progetto che sto portando avanti è quello di avere sempre più delle maestranze di eccellenza e sono orgogliosa di avere un comparto produttivo totalmente al femminile, ma allo stesso tempo sto creando un ricambio generazionale che possa dare ai giovani un futuro all’interno e nella crescita della nostra azienda. Antonella ed i giovani? Con i giovani stiamo facendo un importante formazione perché possano essere pronti a raccogliere le sfide dei mercati futuri.


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Professioni

Quale il tuo obiettivo in questo difficile momento della storia e dell’economia? Il mondo? Il mio obiettivo è quello dell’azienda è di internazionalizzazione e apertura di nuovi mercati all’estero. Attualmente il mio marchio di Lingerie è presente nel mondo Arabo, in Russia in Europa e negli Stati Uniti.

Rossi è per la Lionella un momento di grande crescita di sperimentazione e di ricerca sia di nuove linee e soprattutto di nuovi materiali. Il mondo della moda è per me molto stimolante perché mi permette di vivere in questo meraviglioso mondo attraverso una grande passione l’arte la poesia la musica e la cultura in genere.

Alta moda, alta Roma. Moda Capitale. EccellenIl Lavoro nella moda oggi Il lavoro nella moda è sempre molto stimo- za nel made in Italy al femminile. lante ma la ricerca nell’Alta Moda e Antonella Grazie.

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