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The World of il Consulente n. 61 del 2014

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N°61 - 20 novembre 2014 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione mensile Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 20 - 11 - 2014


Il fuoco fatuo della delega fiscale

Editoriale Care lettrici e cari lettori, si è tanto parlato di delega fiscale, delle grandi opere di semplificazione della P.A. e della moltitudine di migliorie volte alla riduzione del peso fiscale gravante sulle famiglie italiane. La Legge 11 marzo 2014 n. 23, è infatti la “delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”, da attuarsi entro 12 mesi. La riforma sembra procedere in ritardo sulla tabella di marcia e certamente è meno ridondante rispetto a come era stata presentata dal giovane Governo (di seguito si citano solo alcuni degli interventi relativi alla delega fiscale). Ha comunque suscitato un rilevante interesse la riorganizzazione delle commissioni censuarie locali e del catasto, concernente tra l’altro la metodologia di calcolo delle rendite catastali, il cui conteggio finora si è basato sul numero dei vani degli immobili, mentre la nuova norma considererà il valore al metro quadrato come base per il calcolo della rendita. Tutto questo al fine di correggere le sperequazioni delle attuali rendite, e quindi mirante al riordino del sistema generale con una migliore e più equa attribuzione della tassazione relativa agli immobili. È stato fatto però un passo indietro sul concetto di alleggerimento del peso fiscale riguardante gli immobili, il Premier ha recentemente smentito infatti la possibilità che questa manovra di per se possa modificare in maniera importante tali imposte. Il governo ha a cuore anche l’intervento sulla semplificazione della P.A., tra cui l’emanazione dei decreti relativi alla precompilazione del 730 per i contribuenti; e lo scorso 22 ottobre è stato anche approvato il decreto sul riordino delle accise sui tabacchi lavorati, sui loro succedanei e fiammiferi. È stata annunciata con grande clamore la legge sulla delega fiscale, ma allo stato attuale, personalmente il risultato sembra essere ben al di sotto delle aspettative. Di alleggerimento fiscale se ne vede davvero poco: le tasse serviranno pure alla crescita del paese ma, allo stesso tempo, all’impoverimento dei cittadini che lo popolano.

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Sommario In Focus

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il Consulente

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Illeciti amministrativi: l’onere della prova

Responsabilita del professionista: nel caso di errori si puo essere chiamati a rispondere di sanzioni ed interessi.

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Le collaborazioni economico gestionali

A cura del Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma

di Antonio Gigliotti Dottore Commercialista

Il fuoco fatuo della delega fiscale

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L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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Atti e documenti della PA

Quando un (improprio) segreto d’ufficio non permette di difendersi

Riepilogo attività Ordine dal 20 settembre 2014 al 31 ottobre 2014

di Mauro Parisi Avvocato

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Novità dal decreto Jobs Act

Il diritto di precedenza nei contratti a tempo determinato di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

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Autovetture aziendali di propietà od in locazione Novità dal 3 novembre 2014 per l’intestazione temporanea dei veicoli in disponibilità ad altri soggetti di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

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Le “nozze d’argento” di Axé

Oltre ventiduemila bambini accolti dalla strada attraverso l’Arteducazione di Andrea Tommasini Redazione Cultura


CPO Roma

Riepilogo attività Ordine dal 20 settembre 2014 al 31 ottobre 2014 Consulenti N. 3 nuovi iscritti – n. 7 cancellati Praticanti n. 13 nuovi iscritti – n. 26 fine pratica – n. 1 praticanti cancellati Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n. 43 istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle Consulenze Sportelli dedicati agli iscritti INPS: n. 2 giornate Aziende, n. 1 giornate Artigiani e Commercianti e n. 1 giornate Gestione Separata Equitalia n. 5 giornate Sportello Pensioni n. 3 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma n. 16 quesiti risposti Editoria Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile

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Lavoro

Il contratto a termine... in attesa del JobsAct Il diritto di precedenza nei contratti a tempo determinato

di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

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elll’ambito della regolamentazione del contratto a tempo determinato, il legislatore italiano ha previsto alcune forme di precedenza a favore di questa tipologia di lavoratori, per specifici futuri contratti di lavoro presso il medesimo datore. Una forma di facilitazione che, stante il tipo contrattuale, si è voluta riservare a detti soggetti, al fine di una loro maggiore integrazione e stabilità all’interno del mondo del lavoro, in specifico in una particolare azienda. Col recente D. L. n.34/14, anticipazione della manovra denominata Jobs Act, convertito con modifiche nella L. n.78/14, il legislatore è intervenuto su tali diritti di precedenza con due particolari e distinte disposizioni. A partire dal 2008, il

ratrici in maternità (ex co.4mativo: quater); In effetti queste sono le due tipologie di precedenza esistenti • Esposizione in contratto del dal 2008, limitandosi il co.4diritto di precedenza (ex sexies, come vedremo, ad indico.4-sexies). care rispetto ad esse termini di • Riguardo alle lavoratrici in decadenza e estinzione. maternità il punto rilevanIl recente D.L. n.34/14 ha ulte viene individuato nella

Norma di riferimento

Tipologia di lavoratore

Tipo di precedenza

Art.5, co.4-quater

Con contratto a termine

Art.5, co.4-quinquies

Con contratto stagionale

Per assunzioni a tempo indeterminato Per assunzioni stagionali

legislatore ha introdotto alcuni specifici comma all’art.5 del testo di legge di riferimento per il contratto a tempo determinato, il già citato D.Lgs. n.368/01, tra i quali quelli relativi ai diritti di precedenza, su nuove specifiche assunzioni, da parte di un lavoratore a termine avente determinate caratteristiche, presso il medesimo datore di lavoro. In sintesi si indica il quadro nor-

teriormente modificato tali situazioni oramai pacifiche, innestandovi soluzioni innovative sia nei termini del diritto stesso che in relazione alla sua indicazione in contratto. C’è da ricordare, infatti, che almeno finora dette forme di precedenza non risultano molto utilizzate. Esse si muovono, sostanzialmente, su due piani distinti: • Diritto di precedenza e lavo-

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concorrenza, del periodo di maternità obbligatoria, al calcolo dei mesi di lavoro a termine necessari al fine della spettanza del diritto di precedenza. In sostanza, quindi, ai fini del calcolo della durata del rapporto, non si terrà conto soltanto del periodo effettivamente lavorato, ma anche del periodo di astensione ex


D.Lgs. n.151/01. Parimenti rilevante anche quanto disposto dal periodo successivo. Sempre considerando nel calcolo il periodo di astensione, alle lavoratrici madri viene riconosciuta una precedenza anche nelle assunzioni a tempo determinato operate dal datore di lavoro entro i dodici mesi successivi (si ricorda che il diritto ordinario vale per le sole assunzioni a tempo indeterminato). Rimangono valide le caratteristiche prima indicate per la sussistenza del diritto in esame, così come le limitazioni temporali di decadenza riguardanti l’esercizio della precedenza. Interessante, e condivisibile, il ragionamento esposto nella circolare n.16/14 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro. Il periodo di congedo obbligatorio di maternità che concorre al conteggio dei 6 mesi è soltanto quello ricompreso entro la scadenza del contratto a termine stipulato. L’eventuale successivo periodo post termine, che peraltro viene indennizzato direttamente dall’Inps, non sarà quindi conteggiabile. • Molta attenzione deve infine essere riservata, dagli operatori, al disposto dell’ultimo periodo del co.4-sexies, introdotto ex novo dalla legge di conversione del D.L. n.34/14. La norma recita: “ Il diritto di precedenza di cui ai commi 4 quater e 4 quinquies deve essere espressamente richiamato nell’atto scritto di cui all’articolo 1, comma 2”. Con questa disposizione il

legislatore ha voluto rendere ancora più palese, al lavoratore, la facoltà offerta della norma. Viene così chiesto al datore di lavoro di esporre “espressamente”, nel contratto di lavoro a termine, la sussistenza del diritto di precedenza. Molte domande sorgono in relazione a questo adempimento, su tutte: 1 Come deve essere esposta, quindi effettivamente scritta nel contratto, detta clausola obbligatoria? 2 Cosa comporta la sua eventuale mancanza? 3 È sempre obbligatorio esporre tale clausola?

canza in atto della clausola richiesta potrebbe esporre il datore di lavoro a una richiesta di risarcimento. È vero che il testo normativo evidenzia con chiarezza il diritto in esame e, certamente, non può essere ignorato da nessuno (ignorantia legis non excusat). Ma è altrimenti vero che, adesso, il legislatore ha chiesto una sua puntuale esposizione in contratto e questa prescrizione non può essere ignorata; in caso contrario si renderebbe la norma priva di senso pratico. Il Ministero del Lavoro, tuttavia, nella già citata circolare N. 18/14, a riguardo specifica che: “la mancata informativa sui diritti di precedenza non incide sulla possibilità che il lavoratore possa comunque esercitarli, né appare specificamente sanzionata”. A mio parere, nel caso di mancanza della clausola in esame, il lavoratore rimasto fuori per decadenza del termine potrebbe tentare di attivarsi per richiedere un risarcimento, anche quantificabile secondo equità del giudice del lavoro. Solo il tempo, e la giurisprudenza, potranno chiarire questi aspetti.

1. Riguardo alla forma scritta si ritiene che un semplice richiamo alle disposizioni di legge sia sufficiente a rendere edotto il lavoratore circa il diritto esistente. Si potrebbe, come ad esempio riportato nella circolare n.16 della Fondazione Studi, scrivere: “Con la presente siamo ad informarvi che, al rapporto instaurato con la S.V., si applica quanto previsto dall’articolo 5, commi 4-quater , 4-quinquies e 4-sexies del D.Lgs. n. 368/2001”. Riterrei opportuno, rispetto alla clausola sopra esposta, indicare in contratto solo 3. Resta infine da valutare se il riferimento normativo – la clausola relativa al diritto tra il co.4-quater (ordinadi precedenza sia sempre rio contratto a termine) e obbligatoria o, al contrario, il co.4-quinquies (contratto lo sia solo nel caso in cui il stagionale) – effettivamente contratto a termine che si va applicabile al rapporto che a stipulare sia suscettibile di si va ad instaurare. attivare il citato diritto. Analizziamo con un esempio: 2. Più articolata è la risposta al secondo quesito. Viene Prendiamo il caso di un norinfatti da porsi un’ulteriore male lavoratore a termine che domanda: l’eventuale man- deve accumulare, anche per

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Lavoro sommatoria, un periodo lavorativo di sei mesi. Al primo contratto tra le parti viene posto un termine di quattro mesi. In tale situazione, non sorgendo di fatto alcun diritto per il lavoratore riterrei non necessaria alcuna scritta in contratto. Diverso il discorso a fronte di un secondo contratto (ovvero di una proroga del primo ), anch’essa di quattro mesi, che sommandosi al primo porterebbe il periodo ad otto mesi complessivi. In tale secondo atto sarà senz’altro obbligatorio esporre quanto richiesto dalla norma. Di diverso avviso pare la già citata circolare N. 16/14 della Fondazione Studi, la dove, in uno schema di riepilogo indica come obbligatoria l’esposizione in contratto della clausola in esame anche nel caso di contratto a termine di durata minore o uguale a sei mesi. È importante, al fine di evitare dimenticanze, nel caso specifico di proroga di un contratto iniziale inferiore a sei mesi, sembra praticabile l’ipotesi di inserire comunque in contratto la suddetta clausola, a prescindere dalla durata originaria del rapporto a termine, facendo però presente che essa esplicherà i propri effetti solo al superamento, a seguito di proroga, del periodo semestrale. Gli operatori, aziende e consulenti, dovranno quindi fare molta attenzione al momento della stipula di un nuovo contratto di lavoro. Non soltanto al termine posto del contratto stesso ma anche valutando la storia sussistente tra le parti e, quindi, anche altri eventuali contratti a tempo determinato precedenti.

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Fisco

Illeciti amministrativi: l’onere della prova Responsabilità del professionista: nel caso di errori si puo essere chiamati a rispondere di sanzioni ed interessi.

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di Antonio Gigliotti Dottore Commercialista

l principio della “responsabilità apparente”, disciplinato dall’art. 11, comma 2 del D.Lgs. n. 472/97 legittima gli Uffici finanziari a rivolgersi direttamente al contribuente per tutte le sanzioni amministrative irrogate. Tuttavia, sebbene sia molto meno frequente l’irrogazione di sanzioni direttamente in capo al consulente, può accadere che sia il contribuente stesso a dimostrare la responsabilità del professionista in sede di verifiche fiscali o successivamente. Dunque, nell’ipotesi in cui l’errore sia imputabile al professionista, sarà quest’ultimo a dover corrispondere interessi, sanzioni e oneri accessori, anche se il tributo rimane a carico del contribuente. Il consulente non sarà invece tenuto al versamento degli interessi e delle sanzioni, se gli errori nei dichiarativi sono attribuibili alle imprecise informazioni fornite dal cliente o dalla mancanza di trasmissione della documentazione giustificatoria. Al fine di non incorrere in incombenze non gradite, il commercialista deve sempre osservare la diligenza attesa dalle specifiche disposizioni normative e dalla deontologia professionale; ne consegue l’obbligo di verificare, in particolare, l’esattezza delle informazioni offerte dal cliente, e di non inserire nella dichiarazione dei redditi eventuali oneri che non sono supportati dalla relativa documentazione giustificativa (Corte di cassazione, Sentenza n. 9916 del 26 aprile 2010). Ne deriva che la condotta del commercialista che ha agito in accordo con le norme tributarie e ha

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seguito un’attività professionale corretta e precisa - sia sotto l’aspetto del rispetto e del puntuale adempimento delle disposizioni tributarie sia sotto il profilo deontologico - non origina alcun tipo di responsabilità a carico del professionista stesso, e nello stesso tempo privilegia l’interesse del cliente. In particolare, con riferimento alla compilazione della dichiarazione dei redditi, tutto ciò che viene indicato in una dichiarazione fiscale deve essere opportunamente documentato a cura del contribuente. Questo comporta un effettivo rischio, per il professionista, di incappare in azioni di responsabilità a proprio carico in sede di predisposizione di dichiarazioni dei redditi per conto dei clienti se quanto dichiarato non sia debitamente documentato. Il commercialista, infatti, risponde dei dati indicati od omessi in siffatta dichiarazione, ovvero quando tali dati risultano non regolarmente documentati, per sua colpa o dolo, o quando proprio


non risultano in tali modelli, evidenziando l’intento di creare un’evasione tributaria. Per inquadrare le nozioni di colpa, colpa grave e dolo, è utile innanzi tutto il riferimento alla previsione dell’articolo 43 del Codice Penale, secondo il quale si ha colpa quando l’evento non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. Pertanto, con riferimento alle sanzioni amministrative tributarie, si reputa che ci sia colpa quando le violazioni sono conseguenza di: insufficiente attenzione o organizzazione inadeguata rispetto ai doveri imposti dalla legge fiscale (negligenza); atteggiamenti o decisioni avventate, assunte cioè senza le cautele consigliate dalle circostanze, nei comportamenti intesi ad adempiere gli obblighi tributari (imprudenza);

insufficiente conoscenza degli obblighi medesimi che si possa fare risalire ad un difetto di diligenza in relazione alla preparazione media riferibile ad un soggetto i cui comportamenti rilevano ai fini fiscali (imperizia). L’Amministrazione finanziaria ritiene che l’imperizia colpevole non è soltanto quella legata all’attività professionale, ma anche quella del commercialista che, non essendo in grado di curare personalmente l’adempimento degli obblighi fiscali, si rende conto della carenza delle sue conoscenze. Ciò che ci si attende è che ciascuno agisca in prima persona o con l’aiuto di altri mantenendo un comportamento caratterizzato da diligenza e prudenza. Pertanto per evitare le sanzioni non è necessario dimostrare che si è fatto tutto il possibile per evitare il danno, ma é sufficiente invece dimostrare di avere tenuto un comportamento diligente.

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Giustizia

Atti e documenti della PA Quando un (improprio) segreto d’ufficio non permette di difendersi

di Mauro Parisi Avvocato

A

molti professionisti è certamente è capitato di dovere assistere un’azienda –ma lo stesso vale se l’assistito è un qualunque cittadino- che ha subito un atto di diniego, o un qualsiasi rigetto da parte dell’amministrazione. Come si procede in questi casi, si sa. Ci si informa dall’assistito su come sono andate le cose e sui particolari del caso (lo si interroga spesso molto a fondo, per “spremere” ogni dettaglio significativo che è “restio” a fornirci); si richiedono tutte le “carte” in suo possesso; infine, si provano a ottenere dall’amministrazione stessa i documenti utili per fare valere i suoi diritti.

E qui, come si dice, “casca il palco”. Le pubbliche amministrazioni hanno parecchi pensieri tranne quello di concedere collaborativamente la visione delle evidenze in loro possesso. Talvolta, in effetti, alcuni dei documenti richiesti sono tra quelli per cui è proibita l’ostensione (come dicono i tecnici). Vale a dire la loro esibizione. Dunque, diniego corretto. In genere, tuttavia, si tratta degli stessi atti e documenti (verifiche, rilievi tecnici, testimonianze), sulla cui base sono stati assunti i provvedimenti da cui ci si intende tutelare. Sono tutte quelle “carte” (in realtà il loro formato può pure essere ottico, digitale, ecc. insomma, anche non tradizionalmente cartaceo) che entrano nel fascicolo relativo al nostro assistito.

Insomma, se riteniamo che quest’ultimo abbia subito la lesione di un proprio diritto o interesse legittimo, sono proprio quelle carte che vanno visionate (esibizione), fotocopiate (estrazione di copia) e…combattute. Per fare valere le ragioni di aziende e cittadini. A fronte di leggi e regolamenti piuttosto –almeno all’apparenza- aperti (a cominciare dalla famosa legge 241 del 1990, negli anni modificata e fatta evolvere in senso sempre più garantistico per il cittadino), ci si vede opporre dagli amministratori atteggiamenti tutt’altro che “accoglienti”. Insomma, c’è sempre un segreto d’ufficio da difendere. Sovente le amministrazioni neppure si sforzano di rispondere alle istanze presentate da professionisti e interessati

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(e ciò, malgrado l’incombente rischio di segnalazioni e condanne per omissione di atti del proprio ufficio). Altre volte –la maggior parte- le richieste vengono respinte sulla base di pseudo-motivazioni, accompagnate dalla citazione e trasposizione di massime e pronunce di TAR. Se non che, si tratta di motivazioni del tutto generiche e, quindi, ben lontane dal valutare gli effettivi termini della stessa istanza. Quindi, illegittime. Per chi bazzica un po’ la pubblica amministrazione, è del tutto noto che molti degli atti di negazione rappresentano, in realtà, formule di mero stile (e predisposte a “ciclostile”), delle quali gli Uffici vengono a modificare, di volta in volta, solo gli indirizzi dei destinatari. Un fat-


to grave e non insolito. Resta che di atti e documenti della PA di cui si chiede l’accesso, non viene offerta neppure l’ombra. Difendersi diventa quasi impossibile. O un gioco d’azzardo, poiché a carte “coperte”. In realtà, questo “arroccamento” dell’amministrazione non sembra oggi più accettabile. Basti pensare come possa essere migliore la sorte che tocca (almeno con riguardo alla visione degli atti che lo accusano) a colui che viene imputato di avere commesso un reato. Se durante le indagini gli atti sono “coperti” da un giusto segreto istruttorio, in seguito i legali potranno senza difficoltà vedere come è composto il fa-

scicolo del P.M.. Se invece che di un reato, si tratta di un illecito amministrativo o del recupero di sanzioni amministrative, la medesima facoltà raramente viene concessa. C’è sempre qualche altro controinteresse da bilanciare. Un fatto piuttosto curioso, a ben pensarci. Fatti più gravi (i reati) per cui è possibile –almeno da un certo momento- accedere ed estrarre copia di atti e documenti; fatti meno gravi (es. illeciti amministrativi: si pensi al lavoro irregolare; all’evasione contributiva; ecc) per cui ciò non viene ammesso. Spesso la prima volta in cui gli interessati riescono a vedere le carte e i documenti che –per l’amministrazione- li “inchioda-

no”, è di fronte al giudice. A cui, magari, loro stessi sono dovuti ricorrere, preferendo il rischio della causa incerta che l’acquiescenza al muro di gomma. E se pure è vero che è astrattamente possibile adire Tar e Commissioni per provare a ottenere gli atti, l’incertezza anche di quelle vie, come l’eccessiva difficoltà di “rincorrere” sempre un’amministrazione sfuggente, richiede oramai ben altre soluzioni per permettere al cittadino di difendersi davvero. Come quelle previste dal codice di procedura penale. Insomma, anche per l’accesso ai documenti dell’amministrazione, oggi serve una riforma di trasparenza. Ma che sia vera, stavolta.

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Adempimenti

Autovetture aziendali di propietà od in locazione Novità dal 3 novembre 2014 per l’intestazione temporanea dei veicoli in disponibilità ad altri soggetti

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di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

opo la Circolare del 10.7.2014 n° 15513 il MIT (Ministero dei Trasporti) è ritornato nuovamente sull’argomento con una nuova Circolare, la n° 23743 del 27 u.s. e con un Comunicato Stampa per chiarire , e se vogliamo , semplificare alcuni adempimenti dopo diverse preoccupazioni emerse per aziende e cittadini.

Anche i Consulenti del lavoro con la propria Fondazione Studi hanno cercato di fornire spiegazioni per gli adempimenti delle aziende per le auto in comodato con propria Circolare n 18 del 2014 , data la novità e complessità della materia che è stata oggetto , dopo le novità apportate al codice della strada ( cds) di analisi delle due corpose Circolari citate del Ministero dei Trasporti. Intanto si riassume molto brevemente il quadro normativo. Gli autoveicoli, i motoveicoli ed i rimorchi per poter circolare devono obbligatoriamente essere muniti di una carta di circolazione e immatricolati presso il Dipartimento per i trasporti . La L.120/2010, sulle di disposizioni in materia di sicurezza stradale ha apprestato modifiche al nuovo cds di cui al D.Lgs. n. 285/1992, introducendo, tra le altre cose, il nuovo comma 4-bis all’art. 94 del richiamato codice in tema di divieto di intestazione fittizia dei veicoli. Il nuovo comma norma che:

ovvero che comportino la disponibilità del veicolo, per un periodo superiore a trenta giorni, in favore di un soggetto diverso dall’intestatario stesso, nei casi previsti dal regolamento sono dichiarati dall’avente causa, entro trenta giorni, al Dipartimento per i trasporti, la navigazione ed i sistemi informativi e statistici al fine dell’annotazione sulla carta di circolazione, nonché della registrazione nell’archivio di cui agli articoli 225, comma 1, lettera b), e 226, comma 5. In caso di omissione si applica la sanzione prevista dal comma 3”.

Ciò vuol dire che nel caso di variazione dell’intestatario della carta di circolazione o anche solo di disponibilità del veicolo a favore di un soggetto terzo per oltre 30 giorni, è necessario che il nuovo intestatario o la persona che ha la disponibilità del veicolo per un periodo di tempo superiore a 30 giorni, lo comunichi al Dipartimento per i trasporti. Questo provvederà ad effettuare apposita annotazione sulla carta di circolazione “..., gli atti, ..., da cui derivi una variazione ed alla registrazione nell’Archivio Nazionale dei dell’intestatario della carta di circolazione Veicoli istituito presso lo stesso Dipartimento.

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Si noti bene che in caso di mancato rispetto di b) chi ha la licenza di autotrasporto di cose in questo obbligo viene irrogata la sanzione ammiconto proprio nistrativa prevista dall’art. 94, comma 3, D.Lgs. c) chi è autorizzato al trasporto di persone (bus, n. 285/1992, che va da € 705,00 ad € 3.526,00. taxi , ncc) . Sono esclusi da questo campo di applicazione: a) i soggetti iscritti al REN

Il MIT, come detto, riprende l’argomento già trattato a luglio u.s. con le precedenti istruzioni

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Adempimenti per quei casi di utilizzo del un veicolo da parte di soggetto diverso dall’intestatario per più di 30 giorni. La nuova nota di prassi delimita un po’ più chiaramente le ipotesi per cui è applicabile l’art. 94, comma 4bis, del cds. Vengono trattati dalla nota il computo dei termini, le deleghe, il comodato di veicoli aziendali, custodia giudiziale, locazione senza conducente. Pertanto vengono confermati i termini per la vigenza della nuova disciplina suddetta che riguarda gli utilizzi temporanei decorrenti dal 3 novembre 2014 alle condizioni già indicate nelle circolari del MIT . Non sussite pertanto obbligo ad effettuare annotazione per cittadini ed imprese che prima della predetta utilizzavano già veicoli intestati ad altri soggetti. Per gli utilizzi che inizieranno sempre dalla predetta data ci saranno 30 giorni di tempo per effettuare l’annotazione, ove prescritta. Per quanto concerne aziende e lavoratori dipendenti che utilizzano autovetture la Circolare ha il pregio di ritornare sulle due principali e ricorrenti fattispecie : il comodato e la locazione senza conducente . Il comodato di autovetture aziendali è a titolo gratuito ; si deve escludere ovviamente la sussistenza di un comodato quando la disponibilità del veicolo prevede un corrispettivo e vi deve essere un uso esclusivo e personale del veicolo in capo all’utilizzatore. Rimane pertanto estraneo all’applicazione della nuova norma : - l’uso di autovetture aziendali a titolo di fringe-benefit (autovetture): ed in effetti il comodato non si realizza data l’assenza del titolo gratuito mediante l’ attribuzione in capo al dipendente della retribuzione in natura prevista in tali casi dalla normativa fiscale e previdenziale ; - l’uso di veicoli aziendali in modo promiscuo, sia per lavoro che per esigenze private al di fuori dell’orario contrattuale di lavoro ; - l’uso di una autovettura aziendale utilizzata da più dipendenti, in quanto non si verifica l’esclusività e la personalità dell’uso del veicolo. Detta situazione relativa ai lavoratori subordinati è riferita anche ai soci, amministratori e

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collaboratori dell’azienda. Residualemente , e sono rari casi , rientra quindi nell’obbligo della nuova norma il comodato di auto assegnata al dipendente per uso esclusivo e personale al di fuori delle ipotesi suindicate. Per quanto riguarda l’altra fattispecie molto diffusa nelle aziende che non hanno in patrimonio un parco auto , e cioè la locazione senza conducente, la circolare precisa che il nuovo obbligo di comunicazione è finalizzato al solo aggiornamento dell’Archivio Nazionale dei Veicoli : non è necessaria l’emissione del tagliando di aggiornamento sulla carta di circolazione . Nel dattaglio per tale fattispecie la nota di prassi ha chiarito che : • il nome che deve essere annotato per l’Archivio è la denominazione sociale dell’ azienda che assegna l’autovettura al dipendente; • alla scadenza il noleggio si considera implicitamente prorogato fino a quando il locatore ( società di full rent ) comunica che il veicolo è rientrato nella sua disponibilità ; • in caso di cessazione anticipata, va data immediata comunicazione; • nell’ipotesi di successiva assegnazione a nuovo utilizzatore (con contratto di locazione ha scadenza superiore a 30 giorni) va fornita tempestiva comunicazione. Ma aspetto importante di quest’ultima circolare è che: • l’utilizzatore (obbligato all’annotazione) può anche delegare l’intestatario locatore . • se l’intestatario è una società di full rent detta delega può essere conservata nei suoi uffici: alla Motorizzazione si può presentare anche solo una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà resa dal noleggiatore (D.P.R. 445/2000, articolo 47), accompagnata da fotocopia di un documento di identità o di riconoscimento del dichiarante. Infatti la delega dell’avente causa (locatario o sub-locatario) in favore del dante causa (locatore) può essere ora comprovata con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, in sostituzione dei modelli A/1 e A/2 della circolare del 10 luglio 2014, facendo uso del modello di dichiarazione del locatore di cui al modello A/3 allegato a tale scopo dalla circolare del 27 ottobre 2014.

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Approfondimenti

Le collaborazioni economico gestionali

A cura del Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma

S

appiamo bene come sia complesso ed articolo il mondo delle società sportive in relazione ai rapporti di lavoro che si possono instaurare all’interno di esse, per questo è importate delineare ed approfondire quanto emerso con sentenza n. 1361/13 (depositata e pubblicata il 5 agosto 2014), dove la Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado che aveva accolto l’opposizione di una società sportiva dilettantistica avverso una cartella esattoriale avente a oggetto il pagamento di contributi previdenziali c.d. “minori” (DS, TFR, ANF, MAL, MAT), a titolo dei quali l’INPS intimava il pagamento di somme aggiuntive ed interessi, per l’omissione contributiva relativa ad un determinato periodo derivante da un verbale di accertamento ispettivo congiunto di Inps, Enpals e Inail.

L’accertamento aveva ad oggetto il personale della società impiegato in attività di gestione e amministrazione della struttura con contratti di co.co.co amministrativo gestionale ex art. 67, co.1, lett.m, Tuir, che svolgeva lavori di segreteria – reception, apertura e chiusura dell’impianto. Gli ispettori ritenevano però che i contratti di collaborazione in questione fossero difformi rispetto alla previsione di cui all’art.61 D.Lgs. n. 276/03, affermando che l’attività resa a favore della società sportiva del personale ricadeva nel campo di applicazione della normativa di cui al contratto a progetto, con le conseguenze previste e disciplinate ex art. 69 D. Lgs. n. 276/03 in caso di mancata individuazione di uno specifico progetto.

L’Inps ribadiva, infatti, che si 61 del D. Lgs. n 276/03 fa trattava di collaborazioni non un generico riferimento ad rese a fini istituzionali quali “attività comunque rese ed quelle svolte dai tecnici sporutlizzate ai fini istituzionativi, ma di attività strumentali, li” non operando alcuna dirispetto alle quali non operava stinzione tra le varie attività la sottrazione all’operatività svolte nelle società e assodella normativa ex art.61 D. ciazioni sportive dilettantiLgs. n.276/03. stiche, rientrando quindi in La società sportiva , di contro, tale indicazione tutte le attideduceva di essere iscritta al vità necessarie per la gestioRegistro nazionale delle assone e il funzionamento della ciazioni sportive dilettantististruttura.” che del Coni, di essere affiliata • La società opponente aveva a Federazione Sportiva Naziodato prova di essere in posnale (FIN), contestando la risesso dei requisiti di legge costruzione generata dagli acprevisti dall’art. 61 de D.Lgs. certatori e chiedendo l’annulla276/03; mento della cartella opposta. • Per quanto riguarda l’indaIl tribunale (sent. Trib. Milano, gine sullo svolgimento effetSez. Lav. n. 3672/10) non concortivo del rapporto di lavoro, dava con la tesi dell’Istituto, peril Giudice osservava che il tanto il Giudice sosteneva che : personale decideva autonomamente quando svolgere • La norma dettata dall’art.

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la prestazione, non essendo soggetto ad orari fissi e predeterminati e autocertificando le ore di lavoro svolte. I lavoratori, inoltre, non erano soggetti a controlli e direttive, né tali potevano considerarsi gli ordini di servizio necessari per coordinare tutte le attività svolte. Il Tribunale pertanto, in primo grado, accoglie l’opposizione: l’elemento condizionante la decisione era dato dalla mancata individuazione di uno specifico titolare di potere direttivo e che di fatto risultava che l’attività svolta dai collaboratori fosse assoggettata ad alcun tipo di controllo. L’INPS si oppone a tale sentenza ribadendo che l’attività resa dai collaboratori della società sportiva non sarebbe stata coerente alle finalità istituzionali

della stessa , e pertanto in assenza di uno specifico progetto, tutti i rapporti dovevano essere convertiti in lavoro subordinato. La Corte ha, però, ritenuto l’appello non meritevole di accoglimento confermando la sentenza di primo grado e aggiungendo l’ulteriore considerazione che l’espressione riferita alle attività di collaborazione sottratte alla disciplina del lavoro a progetto “comunque rese e utilizzate a fini istituzionali” lascia intendere che non si tratti solo delle attività sportive o agonistiche, ma anche delle attività amministrative e gestionali, funzionali all’operatività della struttura sportiva, e in assenza delle quali la gestione dell’attività da parte della

società dilettantistica non sarebbe possibile. In conclusione, ciò che è maggiormente da rilevare è il ragionamento posto in essere dai Giudicanti di primo e secondo grado secondo cui la norma in questione (art.61, D.Lgs. n. 276/03), sottraendo all’operatività della disciplina del lavoro a progetto le collaborazioni prestate a favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche , ha stabilito una differenza tra queste e le altre ipotesi di collaborazione non sul piano concettuale ma alla stregua della causa del contratto da cui origina il rapporto. (Sentenza della Corte d’Appello di Milano, selezionata a cura del Dott. Massimiliano Matteucci, membro del Centro Studi Roma)

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Attualità

Le“nozze d’argento” diAxé Oltre ventiduemila bambini accolti dalla strada attraverso l’Arteducazione

C

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

irca venticinque anni fa, la nascita del Projecto Axé si collocava nell’ormai lontano 1968. In quell’anno il Dott. Cesare de Florio La Rocca, decise di rimanere in Brasile, come lui stesso racconta, “…come risultato di una pallonata sulla testa…” a seguito della quale decise di dedicare la sua vita ai piccoli, i piú piccoli “quelli che nessuno vuole”. Oltre ventiduemila piccoli in questi 25 anni educandi, educati e nuovi cittadini. Il Projeto Axé suo percorso d’anasce dunque in more, fatica e sofBrasile dalla feferenza, le spiaglice congiuntura ge della Bahia di di eventi storici, tutti i Santi e di incontri fondatutti gli Orixás. mentali e circoParlando con Cestanze favorevoli. sare egli afferma Un uomo brilla che non sarà un in questo contecaso il fatto che sto, un gigante il primo libro che della Filosofia egli lesse in pordell´Educazione, toghese fu “Caorgoglio del popopitães de Areia” di lo brasiliano: PauJorge Amado che lo Freire. L´evento ha più di qualcosa fu la ridemocratizin comune con le zazione del Paese sue scelte di vita ed i decreti legali in Brasile. Profurono la Costisegue poi il suo tuzione Cittaracconto dicendodina del 1988 ci che “dopo” ave lo Statuto del venne poi il SUO Il Fondatore e Presidente di Projecto Axé Dott. Avv. Cesare de Florio La Rocca Bambino e tormentato incondell´Adolescente tro con Freud e del 1990. Cesare lavorò 12 anni con i bambi- Lacan ed il ricchissimo incontro con l´universo ni nel suo amato Beco do Macedo, migrò poi del Desiderio. dalle rive del Rio Negro alla Bahia di Guanabara Più tardi tutte queste sorgenti SFOCIAROnella Cittá Meravigliosa, sempre sotto il segno NO POI nella Pedagogia del Desiderio e dell´Infanzia e della Gioventù. Di lá, alle rivedel nell´Arteducazione. L´Etica dei Diritti Umani e lago Paranoá a Brasilia, per poi raggiungere nel l’Estetica come un diritto fondamentale di tutti

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Fiorella Mannoia, testimonial italiana di Projecto AxĂŠ con (da sinistra verso destra) Matheus, Maria Paula, Hosana, Eduardo in occasione del Tour Sud

Cesare de Florio La Rocca con educande ed educatrici

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Attualità gli esseri umani, diventano i punti di forza del Projeto Axé, energia cosmica e di tutti i bambini del mondo. Persone e Istituzioni sono state determinanti: Axé Italia/Firenze, la Fondazione Alta Mane e Axé Italia/Roma Bambine e Bambini: piú di 22.000 in 25 anni... Oggi uomini e donne di questo e di altri Paesi, professionisti dell´Arte, dell´Educazione e di tante altre attivitá. Alcune e alcuni sono rimasti sul ciglio della strada, crudelmente falciati dalla stanchezza, dalla violenza, dalla non curanza. Settantasette anni di vita, quarantasei di Brasile, venticinque di Axé... E ancora egli afferma “vado per le strade del mondo portando con me poca allegria e tanta malinconia”. Cesare e l’arte? L’Arte, in tutte le sue manifestazioni e linguaggi è il modo più attraente, divertente ed emozionante per provocare la trasformazione dell’essere umano. Senza un graduale processo continuo e permanente di trasformazione, l’essere umano non raggiunge i livelli più alti della sua esistenza. L´Arte è una costruzione artificiale, non è una “virtus innata”, ma una ricerca incessante e irraggiungibile della perfezione, come lo è il Desiderio: quanto più si realizza, più si allontana. Per questo possiamo affermare, quasi come un paradosso, che se l’Arte è godimento, piacere, realizzazione, è anche l´instancabile ricerca del bello e del perfetto. Questo è chiaro guardando l’esperienza rivoluzionaria di Michelangelo: all’opera di Mosè egli grida: “Perché non parli?”. E nella sua vecchiaia, scolpendo la sua terza Pietà Vaticana dopo la prima e la seconda a Firenze, quella chiamata di Pietà Rondanini, presenta al visitatore a Milano tutta la carica di tormento e di estasi, di sofferenza e di gioia e, soprattutto, di ricerca incessante nel blocco di marmo, in una forma che non è riuscito a trovare. E l’esperienza artistica dei bambini? Con le differenze del caso, ma la medesima cosa accade nell’esperienza artistica del bambino. Messo in contatto con l’universo di linguaggi artistici il bambino sperimenta due grandi esplosioni: la prima in grado di farlo consumatore dell’opera d´arte e la seconda che lo TRASFORMA in autore della stessa. Nel processo di creazione e di realizzazione dell´opera d’arte, il bambino si trasforma e trasforma, crea e immagina anche quello che non esiste nel mondo reale. Se non comprendiamo

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Cristian Reboucas


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AttualitĂ

Momenti d’Arteducazione e spettacolo

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Educatori, educandi ed artisti del Projecto Axé

tutto questo, come possiamo comprendere, interiorizzare e godere, per esempio, dell’Arte di Picasso, come possiamo capire, interiorizzare e godere, per esempio, della musica dodecafonica? O l’Arte indigena dell’Africa? L’Arte non è la riproduzione della realtà. In caso contrario, la più perfetta opera d´arte sarebbe la fotografia. Per questo la creazione, l´immaginazione e l´audacia sono gli ingredienti chiave di un´opera d’arte, qualunque sia il linguaggio utilizzato. Quale rapporto fra Arte e bisogni? L’Arte è un bisogno fondamentale dell’uomo e la storia dell´Umanità ci insegna come questo sia vero. Come si colloca l’educazione in questo contesto? L’Educazione è il processo che stimola, facilita ed esegue la trasformazione dell’essere umano. Nel processo educativo il bambino non è una “tabula rasa”. É un portatore di cultura, di conoscenze, di percezioni e di sensazioni. l’Educazione è dunque un processo di trasformazione dell’essere umano. La conoscenza è anche una costruzione artificiale che si realizza nell´arco di tutta la

vita, e costituisce l’attività più tipicamente umana nel processo educativo. Il rapporto dialogico tra educatore ed educando è la caratteristica più importante e fondamentale: l’Educazione non è monologo tra chi sa di più, è un dialogo permanente e continuo tra due persone una delle quali ha già costruito le sue conoscenze mentre l’altro è in fase di costruzione. Il dialogo genera fiducia e l´educando acquisisce la capacità di elaborare concetti, ideali e conoscenze. Quando l´Educazione avviene a questo livello e con questi strumenti, allora l´azione educativa genera anche il piacere nell´educando. Questa sensazione di piacere e di godimento viene dalla scoperta che l’ignoto può diventare noto; l´occulto può diventare visibile; l’incomprensibile diventa trasparente. Un processo educativo che non è in grado di garantire piacere all´educando e all´educatore, non è considerato come Educazione bensì come un deposito di nozioni. Quale traiettoria educativa nel progetto Axé’? La traiettoria di Projeto Axé è chiaramente quella Arteducativa che ci ha insegnato quanto la nostra missione sia delicatissima, e quindi la neces-

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Attualità

Una produzione artistica del Projecto Axé

sità di domandarci cos’è che abbiamo bisogno di fare. La considerazione che qualsiasi cosa sia dobbiamo farlo CON ARTE. Fare CON ARTE è farlo bene è superare le aspettative, è superare la noia, generare entusiasmo: tutte le porte della percezione devono essere aperte: solo così è possibile coinvolgere il BAMBINO COMPETENTE, ossia quel bambino che possiede di forma completa il suo bagaglio sensoriale ossia è il desiderio di conoscenza, il desiderio di vita. Arteducazione quindi Certo, laddove si fa Arteducazione si trova la tavola imbandita, “c’è sempre il pane sulla tavola e del vino” (Heidegger) per i viaggiatori della vita. L’immagine della tavola sempre ricca di pane e vino è quella dell´Arteducazione, tavola attorno alla quale si conversa, si crea conoscenza e apprendimento, nella condivisione di sentimenti. L´AXÉ É ENERGIA, che per sua natura è volatile. Molto più di un liquido, il fluido si rifiuta alla solidità delle cose che si polverizzano nell´aria. PER TUTTO CIÓ È ARTE! L´Arteducazione quindi è sentimento, ma anche immaginazione, estetica pura, sensazioni. La casa è aperta, la tavola è stata preparata, vino e pane sono su di essa. Entriamo, la casa è nostra! Confortevole e accogliente. Questa è Educazione. Questo è Arteducazione. Bambini competenti dunque nelle scuole di Axé’ in Brasile? Si. Ricordando educatori, artisti, processi, idee, azioni, e soprattutto i bambini che hanno par-

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tecipato al Progetto: “Quietude da Terra1”, un concetto si presenta come ricorrente nella mia ragione e nella mia emozione - il concetto sviluppato da alcuni educatori nelle scuole pubbliche dell´Infanzia di Reggio Emilia (Italia) definite come “le più belle scuole del mondo”: il concetto di “bambino competente”. Si tratta della stessa rappresentazione del bambino che abbiamo noi all´Axé. Molte sono le rappresentazioni e le immagini che abbiamo del bambino. Lo si può pensare secondo la Psicanalisi, filtrata dall´Accademia Americana o a partire dalle varie tendenze della Sociologia o della Psicologia. Si tratta di teorie molto diverse tra loro, ma la maggior parte con un punto di vista in comune: la loro identificazione deterministica del bambino, come un soggetto fragile, debole, molto più portatore di necessità che di diritti. Invece all´Axé abbiamo la concezione di un bambino forte, ricco e potente fin dalla nascita. In questo senso, assumiamo decisamente i valori, significati e approcci del Costruttivismo e SocioCostruttivismo. Crediamo in un bambino che dimostra desiderio di crescere, mosso e animato dalla ricchezza della “curiosità”, che lo porta permanentemente alla ricerca dei perché di tutte le cose. Un bambino che vive in maniera piena i suoi sensi, vale a dire il desiderio di conoscen1 “Quietude da terra” è un progetto sviluppato qualche anno fa all’Axé in Brasile con la partecipazione di artisti contemporanei proveniente da tutto il mondo che hanno lavorato con i bambini e i ragazzi dell’Axé, e dal quale è nato un libro così come una mostra al Museo di Arte Moderna di Bahia e al “Musum of American Folk Art” di New York.


Bambini competenti e creativi

za, il desiderio di vita. Un bambino competente! Competente nella costruzione di se stesso, che si costruisce mentre costruisce il mondo e che attraverso la costruzione del mondo è costruito. Un bambino sorprendentemente sempre disponibile al nuovo e al diverso, portatore di diritti che esige una forza straordinaria, che viene rispettato e valorizzato nella sua propria identità, nella sua unicità e nella sua differenza.

La moda in Axé

Quali diritti ad un bambino competente? Riconoscere il bambino come portatore di diritti non ha come conseguenza solo il riconoscimento dei diritti di ogni bambino, ma soprattutto la creazione di uno di stato di accoglimento nel contesto più complesso in cui il bambino vive e continuerà a vivere. La conseguenza di questa teoria è, da un lato, la capacità di accogliere la soggettività, l’originalità e l’unicità di ogni bambino e, dall’altro, la necessità di aprire nuovi spazi in cui ogni bambino può essere costruttore di nuovi diritti. Una teoria che ci permette di fare una dichiarazione che non è solo pedagogica, ma anche politica e culturale: l’importanza di rispettare la soggettività di chi apprende. Quindi l’apprendimento non avviene attraverso la trasmissione o la riproduzione pura, ma si presenta come un processo di costruzione dei perché, dei significati, un movimento verso l´altro, le cose, gli eventi, la realtà. In sintesi verso la vita. Malaguzzi ha detto brillantemente: “Mai insegnare al bambino quello che può imparare da solo.” La grande verità è che nessuno vive senza

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Attualità teorie e quindi queste sono le teorie che l’azione politica-pedagogica dell´Axé è impregnata. E´ quello in cui crediamo e che anima giorno dopo giorno la nostra azione educativa. Nel processo di produzione di “Quietude da Terra”, educatori ed educandi si presentano in un movimento di co - costruzione ciascuno animato dalla sua propria competenza peculiare. Leggendo le testimonianze di artisti e bambini che parteciparono al progetto “Quietude da Terra”, è facile riconoscere la presenza di queste teorie: ogni creazione, ogni produzione, ogni manifestazione d´immaginazione, è l´indiscussa esplosione di questa competenza. Arteducazione è il “locus” intellettuale, pedagogico, politico e artistico, dove la competenza dei bambini e giovani si manifesta quasi con arroganza e prepotenza. Nella manifestazione artistica, il bambino nello stesso tempo impara e insegna, assimila e comunica. Un superamento dunque della visione strumentale dell’arte… Infatti, se l’Axé ha superato la visione strumentale dell’Arte nel processo educativo, non è per un semplice desiderio di “originalità”, ma perché nella realtá quotidiana, stanno diventando più chiari i concetti e la praxis che l´Arte è Educazione. Un adolescente famoso in Salvador per essere un rapinatore negli autobus della periferia, oggi suona con incanto e visibile piacere il sax o la tastiera nel gruppo musicale dell´Axé; una bambina caduta nelle reti di esploratori sessuali, oggi osa danzare il più emozionante “pas de deux”; o il giovane che si impegna nelle percussioni, ricerca attento i suoni che estrae dal suo strumento; una ragazza che crea modelli incantati e incantevoli, si esprime nell´avvicinamento e fusione di forme e colori. Ogni ragazzo sotto il segno dell´Arteducazione tesse la trama della sua propria esistenza sul telaio della vita, con fili sfilacciati della sua parte razionale ed emozionale, rivela che l’Etica e l´Estetica, l´Arte e l´Educazione sono figlie legittime di un unico e fantastico principio che i grandi artisti, di tutti i tempi, hanno vissuto e profondamente creduto: ogni essere umano è un artista e solo la bellezza salverà il mondo. Il filosofo dell´Educazione Paulo Freire ha ispirato la metodologia del Projeto Axé. La Pedagogia del Desiderio elaborata all’interno dell’Axé, è una filosofia di auto-sostenibilità, non una filosofia filantropica, e comporta la coltivazione co-

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La danza in Axé con Eduardo Barbosa Vieria e Cristian Reboucas ed edu

stante dell´Etica attraverso l’Estetica, per ridare dignità a questi bambini e dare loro gli strumenti necessari per realizzare cambiamenti positivi nella loro vita. Invece di presupporre le loro necessità, mette in evidenza e si concentra su ciò che i bambini già conoscono e amano: Musica, Danza, creazione di Moda, Arti Visive. In quest´area è fondamentale essere guidati dalla convinzione che fare Arte è un’attività essenzialmente spirituale con cui l’essere umano ha la possibilità concreta di analizzare le esperienze, la qualità e il significato della propria vita. Una volta, lo scrittore Italo Calvino ha detto che al vedere persone che soffrono, la vita si popola da tutte queste persone. I bambini con i quali lavoriamo saranno con noi per sempre. Ogni giorno, noi vediamo il volto del dolore, come agisce e come fa male. Sotto il segno dell´Arteducazione. Ladelinea musica in Axé Si dunque una chiara prassi pe-


ducandi ed educande nella danza

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Attualità dagogica È chiaro che razionalizzando i lunghi ed articolati passaggi evolutivi, il mio riferimento costante è la nostra camminata nel Projeto Axé: assumendo come centralità delle nostre azioni l´Arteducazione, l´Axé sta gradualmente perfezionando e consolidando la sua Proposta e la sua Praxis Pedagogica, tenendo sempre in considerazione e rispettando le caratteristiche personali e socio-culturali dei suoi educandi. Per tanto, si è sviluppata all´interno dellorganizzazione un processo permanente di riflessione, osservazione della realtà e di Formazione Continua dei suoi educatori sotto il segno della Pedagogia del Desiderio, cercando così di partecipare alla discussione dell’Educazione in senso lato, in questo paese (Brasile), contribuendo con idee ed esperienze in questo dibattito.

La Capoeira in Axé

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Nell’ambito della conoscenza umana l´Arte e l’Educazione sono due campi specifici che possono o non possono essere conciliabili, a seconda del punto di vista nel quale si articolano. All´Axé, alcuni di questi punti di articolazione, che abbiamo imparato nelle pratiche pedagogiche quotidiane sono l´autonomia e la trasgressione, caratteristiche queste degli educandi con i quali lavoriamo. Nei diversi concetti di Arte, una caratteristica è sempre presente: la sua indipendenza e la sua prossimità con la trasgressione, cioè, con la rottura di schemi e paradigmi. Nei diversi modi di fare Educazione, due sono significativi: il primo è una Educazione formale e cartesiana, rivolta alla riproduzione automatica dello “status quo” nella prospettiva perversa di un controllo sociale a lungo termine. L’altro è l’Educazione liberatrice (Paulo Freire) che


incorpora la Trasgressione come l’anima che permette al giovane l´interrogarsi, la creatività, l´immaginazione, e in questo processo la trasformazione del mondo. Quale soggettività dunque ai bambini in accoglienza ed arteducazione in Axé’? Ai bambini accolti dal Projeto Axé, socialmente esclusi, trasgressivi per propria natura, nella loro qualità di esseri in formazione, è riconosciuta una triplice soggettività. Sono soggetti di diritti, soggetti di conoscenze, soggetti di desideri. E’ nell´intersezione delle dimensioni politica, pedagogica e artistica che il Projeto Axé identifica l´Arte con l’Educazione e la sua pratica come Educazione in se stessa. La prospettiva dell´Axé, che dovrebbe essere quella della Scuola Pubblica in generale, è quel-

la di realizzare un´Educazione liberatrice, come Paulo Freire auspicava, approfittando e valorizzando l´immenso potenziale di ragazze e ragazzi, autentici sopravvissuti della società brasiliana che lottano coraggiosamente per la vita. L’idea fondamentale è quella di “rispettare” l’autonomia conquistata a fatica dagli educandi nelle loro brevi ma dense e spesso tragiche storie di vita. All´Axé, nel processo educativo (e anche la Scuola Pubblica dovrebbe farlo!) si considerano e si rispettano le conoscenze pregresse degli educandi. Invece di optare per “addomesticarli” e renderli dipendenti, l´Axé si impone come opzione quella dell’Educazione: riconoscere la vita vissuta come la grande esperienza dell´educando, invece di negarla o escluderla, il che porterebbe a ignorare i suoi dolori, le sue perdite, le sue sconfitte, ma anche il suo non conformarsi, la

Musica nel Projecto Axé

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AttualitĂ

Musica e danza nella produzione artistica

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tenacia, la capacità di indignarsi, il superare le difficoltà, la ricerca di cammini diversi, compresa la trasgressione. Abbiamo la certezza che loro sono alla ricerca di vita e non di morte. Questa fantastica energia vitale che Maffesoli chiama “vitalismo”, questa invincibile volontà di vivere, è trattata all´Axé come materia prima preziosa nell´azione pedagogica. All´Axé, l´Arte e l’Educazione hanno affinità umane di forma convergente nel permanente rispetto e riconoscimento della loro specificità. È impossibile interiorizzare, eseguire e trasmettere ai bambini il concetto e la pratica dell´Arteducazione nella Scuola Pubblica se l’educatore non ha abbastanza competenza per unire armoniosamente la Matematica con la Musica, la Geometria con le Arti Visive, l´Educazione Fisica con la Danza e così via. “E ‘un’utopia!” potrebbe dire qualcuno. E io aggiungo: per i Greci l´Utopia non è qualcosa di impossibile. È qualcosa che ancora non esiste, ma che può esistere. Secondo l´analisi di Gey Espinheira: “…l´offerta che deve essere fatta a coloro che non hanno nulla o a coloro che non hanno nulla da perdere, o in altre parole, il “debito” che la società ha con questi adolescenti e questi bambini è estremamente significante e per ciò stesso esige un’azione eccellente, di estrema dedizione. Questo significa anche che devono essere usati i beni materiali e simbolici più importanti nel processo di associazione dell’Etica all’Estetica, nella costruzione dell´uomo estetico, nel quadro di formazione di un nuovo referente per la soggettività umana. Questa società in costruzione dovrà essere la società del presente nel caso di bambini e bambine in situazione di rischio, di strada/nella strada, fuori dalla propria casa e fuori dalla scuola. Il cambiamento per il bambino da una situazione “per conto proprio” ad una di “orientato” è una reale necessità ma esige un´elevata consapevolezza. È la costruzione di questa competenza che in questo momento ci interessa”. La sociologa ed educatrice Marle Macedo afferma: “l´Axé riconosce che l’Arte emerge come catalizzatrice dello sviluppo degli educandi, mettendoli in una situazione di superamento delle sfide, stimolando il loro potenziale creativo e interpretativo imponendo loro una disciplina alla quale saranno oggetti per propria volontà/scelta, quando fare Arte diventa una scelta. E che questa scelta è libera. “Dopo anni di osservazione e di riflessione sui processi che l’Arte innesca nei suoi educandi l’Axé ha superato il concetto stru-

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Attualità mentale dell´Arte nell´Educazione. L’Arte non è uno strumento per educare: l’Arte è l’Educazione stessa. Walter Benjamin sostiene: “L’Arte educa in quanto Arte, non come Arteducazione”. Come viene ricevuto questo universo dall’Universo degli educandi? L’opera d’arte provoca negli educandi, come già abbiamo detto, una duplice esplosione: diventano produttori e consumatori dell’opera d’arte. Il più grande insegnamento per i ragazzi che fanno Arte all’Axé è che sperimentano di persona come la miseria non sia un destino inevitabile, bensì una costruzione sociale che, come l’intolleranza può essere annullata, e che quello artistico è il cammino per annullarla. Un’essenza dunque di anarchia immaginifica? In effetti le considerazioni di cui sopra riflettono alcuni dei temi che ispirano e provocano coloro che fanno Arteducazione. L´anarchia, quando di questa si parla sul piano politico, cancella superiorità, autorità e ordini. È il trionfo totale della responsabilità e della libertà. Per fare Arteducazione è necessario essere sempre ANARCHISTI DELL´IMMAGINAZIONE. Grazie (Da un testo originale di Cesare de Florio La Rocca)

Al Projecto Axé educandi che giocano e mangiano

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Cesare de Florio La Rocca fondatore di Projecto Axé, Caetano Veloso amico e testimonial di Projecto Axé Brasil e Marcos Candido co-fondatore di Projecto Axé

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