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n째 57 - anno IV - 20 giugno 2014

The world of

il Consulente


N°57 - 20 giugno 2014 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione mensile Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 28 - 06 - 2014


A tu per tu con la IUC Editoriale Care lettrici e cari lettori, il mese di giugno è arrivato e con esso si è concretizzata la tanto temuta e incerta tassa sugli immobili e servizi comunali connessi, definitivamente denominata IUC imposta unica comunale. La legge di stabilità 2014 (L. n. 147/2013) ha introdotto questa ridisegnata imposta da cui originano tre tributi di interesse comunale: la TARI - tassa sui rifiuti, in sostituzione della TARES, dovuta dall’utilizzatore dell’immobile e finalizzata alla copertura dei costi relativi ai servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti; la TASI - tributo per i servizi indivisibili, dovuta sia dal possessore che dall’utilizzatore di immobili, comprese le abitazioni principali non di lusso, con l’esclusione dei terreni agricoli, e destinata al finanziamento dei servizi comunali rivolti alla collettività, come ad esempio la manutenzione del manto stradale, della pubblica illuminazione, ecc.; e l’IMU - imposta patrimoniale

propria, di cui abbiamo molte volte parlato, dovuta dal possessore di immobili, con esclusione delle abitazioni principali non di lusso. La dichiarazione IUC, il cui modello dichiarativo sarà messo a disposizione dai Comuni, deve essere presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione di immobili o, eventualmente, alla data di variazione dei dati relativi all’immobile già in possesso del contribuente. Ciascun comune ha l’onere di definire il numero di rate (almeno due semestrali) e le scadenze del pagamento del tributo, eventualmente anche differenziate fra Tari e Tasi. Il versamento come nella maggior parte dei casi si può eseguire mediante modello F24, bollettino di conto corrente o altre modalità di pagamento elettronico. Il contribuente può stare tranquillo… mischiando gli addendi il risultato non cambia: tasse, tasse, tasse!

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Sommario

In Focus

1 the world of

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L’Enpacl si veste d’arancio

Al Festival del Lavoro, le previsioni per i progetti pensionistici individuali di Fabio Faretra Direttore Generale ENPACL

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il Consulente

A tu per tu con la IUC L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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Riepilogo attività Ordine dal 20 maggio 2014 al 20 giugno 2014

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Il “bonus Renzi”

Il dato tecnico relativo all’attuazione dell’art 1 del D.L. 66 del 24 aprile 2014 di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

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Faccia a faccia con il Prof Gianluigi Ciacci

Privacy: gli adempimenti legislativi diventano una risorsa per i professionisti di Andrea Tommasini Redazione Cultura

Obiettivo quinta settimana

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Festival del lavoro 2014: Forte e chiara la voce dei protagonisti del mondo del lavoro. Hanno preceduto i lavori del Congresso Nazionale di Categoria di Andrea Tommasini Redazione

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Caro Onorevole

Le considerazioni del Presidente Regionale ANCL Lazio di Andrea Parlagreco Presidente ANCL Regione Lazio

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JobsAct e 80 euro

Ancora una volta grande consenso di partecipanti al convegno del 29 maggio al Seraphicum. Temi di attualità e relatori d’eccezione (con l’esclusione di chi scrive!) di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma

Tuteliamo il nostro futuro

La tutela dei minori contro gli abusi sessuali

di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena

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Serenità nel giudizio

PA: anche in giudizio serve più serenità di valutazioni e difese di Mauro Parisi Avvocato

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Il lavoro a termine e la somministrazione

La Circolare 13 del 2014 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

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Quesiti del Consulente raccolti per voi a cura del Centro Studi di Roma

Rubriche

37 Pasquino

Gli 80 euro sono solo per il 2014 o sono per sempre?

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Sviluppo e lavoro per la pace

Quanto sottolineato dall’importante conferenza “Fede e Ragione: modelli educativi per un dialogo pro-pace” di Andrea Tommasini Redazione Cultura


Convegno Appalti pubblici, privati e le somministrazioni di lavoro: procedure e fasi Venerdì 27 giugno 2014 ore 14:45 Oly Hotel Via Santuario Regina degli Apostoli, 36 Roma – (zona Basilica S. Paolo)

Tavola Rotonda Il licenziamento per soppressione del posto di lavoro e la conseguente tutela risarcitoria Mercoledì 2 luglio 2014 ore 9:30 Sede Ordine Via Cristoforo Colombo, 456 Roma – (zona Basilica S. Paolo)

Convegno Approfondimenti INPS: Casistiche nella forma autonoma e nelle società Socio e doppia imposizione Coadiuvanti e iscrivibilità dei commercianti Problematiche – ComUnica – Poseidone Mercoledì 16 luglio 2014 ore 14:45 Oly Hotel Via Santuario Regina degli Apostoli, 36 Roma – (zona Basilica S. Paolo)


CPO Roma

Riepilogo attività Ordine dal 20 maggio 2014 al 20 giugno 2014 Consulenti N. 5 nuovi iscritti – n. 1 cancellati Praticanti n. 8 nuovi iscritti – n. 11 fine pratica – n. 0 praticanti cancellati Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n. 111 istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle Consulenze Sportelli dedicati agli iscritti INPS: n. 2 giornate Aziende, n. 1 giornate Artigiani e Commercianti e n. 1 giornate Gestione Separata Equitalia n. 4 giornate Sportello Pensioni n. 2 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma n. 15 quesiti risposti Editoria Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile

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Speciale Nazionale

Obiettivo quinta settimana Festival del lavoro 2014: Forte e chiara la voce dei protagonisti del mondo del lavoro. Hanno preceduto i lavori del Congresso Nazionale di Categoria

di Andrea Tommasini Redazione

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randissimo successo il risultato della 5° edizione del Festival del Lavoro, che ha avuto luogo dal 26 al 28 giugno a Fiuggi, nella splendida cornice della Fonte Anticolana. Ad accogleire al prestigiosa manifestazione, nuovamente il villaggio del lavoro organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi nel prezioso parco della fonte. Tre giorni ricchi di dibattiti ed eventi, preceduti dall’8° Congresso Nazionale di Categoria il 25 giugno, in cui i Consulenti del Lavoro hanno presentato le loro Proposte per il Nuovo Lavoro alla presenza del Ministro del Welfare, Giuliano Poletti. Quest’anno è stato ancora più importante far sentire forte e chiara la voce dei protagonisti del mondo del lavoro, fornendo un contributo al dibattito nazionale e pensando al lavoro come qualcosa di concreto, perché le esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie sono il punto di partenza per favorire la ripresa dell’economia italiana.

Per questo l’edizione 2014, dal titolo: “Obiettivo quinta settimana”, è stata mantenuta fedele allo spirito della kermesse: tre giorni di convegni, eventi culturali, dibattiti con politici, parti sociali, intellettuali, rappresentanti del mondo industriale ed imprenditoriale, lavoratori e giovani in cerca di speranze. Un evento che

ha visto coinvolto chiunque abbia volute rendersi parte attiva di un processo che mira a ricostruire il futuro dell’Italia. Al Festival, infatti, si é parlato di tutele per i cittadini assieme al Ministro dell’Interno Angelino Alfano, di lavori sicuri e lavoratori al sicuro con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di una nuova

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Speciale Nazionale

rappresentanza dei lavoratori con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, delle numerose, e spesso inutili, complicazioni imposte dalla burocrazia alla presenza del Sottosegretario del Ministero del Lavoro Luigi Bobba, di Youth Guarantee e delle opportunità offerte dal mercato europeo attraverso il confronto con il Vice Presidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio. Si é poi discusso

di un’Europa sempre più lontana dai lavoratori con il Sottosegretario del Ministero dell’Economia, Enrico Zanetti e l’On. Giorgia Meloni, di informazione e comunicazione nell’era 2.0, passando per il tema del talento e dei mestieri del futuro con un’intervista esclusiva ad Andrea Camilleri. Durante la tre giorni non sono mancati i momenti di rilievo scientifico e culturale: dai quesiti

La Presidente Nazionale Marina Elvira Calderone ed il Consiglio Nazionale

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agli approfondimenti dei temi di più stretta attualità con gli esperti di “Leggi di lavoro Live” agli incontri con gli autori del Festival, che hanno presentato al grande pubblico i loro saggi sul mondo del lavoro, da cui prendere spunto per nuovi programmi di sviluppo del Paese. In programma vi sono stati altrettanti momenti di svago ed intrattenimento come il Festival Run – la mini maratona di 6


km aperta a tutti - che é partita dalla Fonte Anticolana la mattina del 28 giugno ed ha attraversato le vie alberate della città, la Notte Bianca del Festival con tanta buona musica e spettacoli divertenti il 26 giugno c’e’ stato l’eccezionale concerto di Edoardo Bennato il 27 giugno. E poi ancora la premiazione del bando: “Comunicare la professione, le esperienze dei Consigli Provinciali”, per chi avrà saputo comunicare in maniera originale la sua attività. Questo e tanto altro quanto avvenuto nella splendida città delle acque per una manifestazione che vanta, ormai, quattro anni di successi in termini di partecipazione, comunicazione e soprattutto di contenuti. Si pensi che solo il 2013 ha visto, infatti, oltre 5.000 presenze, 200 tra relatori e ospiti, 111 ore di dibattiti e seminari, 5 testimonianze di Ministri in carica, 4 dirette televisive per un totale di 74 ore di

trasmissioni e 18 ore di web radio visione. Numeri importanti che hanno richiamato l’attenzione dei decisori politici sui temi caldi per sollecitare riflessioni e proposte che potessero rilanciare l’economia, lo sviluppo e l’occupazione del nostro Paese. Ha aperto i lavori del giorno 25 la Presidente Nazionale Marina Elvira Calderone, in una splendida ed elegantissima mise rossa su cui svettava una collana di perle che nel corso del suo intervento, ha poi spiegato la Presidente, essere stata indossata a simboleggiare le oltre ventottomila “perle” - le eccellenze dei nostri iscritti sul territorio italiano. Nell’apertura dei lavori viene ricordato che in questo 2014 ricorrono 50 anni dalla Legge 12 ottobre 1964, n. 1081 istitutiva dell’albo dei Consulenti del Lavoro che ha poi portato sino alla Legge 12 del 1979 per la qual cosa è stato fatto stampare uno splendido vo-

lume che ripercorre i successi e le conquiste della Categoria all’interno del quale doverosa memoria ad Oreste Bertucci, fondatore della Legge 12 a cui molto noi tutti dobbiamo moltissimo. Quanto stigmatizzato dalla Presidente in apertura dei lavori e sottolineato dagli illustri interventi degli autorevoli relatori che si sono alternati sui palchi e talk show di riferimento della manifestazione, è stato nel sottolineare come la delicatezza del nostro ruolo ci chiami costantemente a dare risposte che spesso stiamo ancora attendendo a nostra volta e di come la categoria non abbia e non debba avere alcuna paura del rinnovamento. Tanto abbiamo fatto e tanto ancora possiamo fare verso l’eccellenza. Oggettivo il dato di come l’apparato burocratico ponga a dura prova l’operato dei professionisti e di quanto, di conserva, non si debba mai perdere di

Da sinistra verso destra: Luca De Compadri, Prof. Franco Carinci, Dott. Paolo Stern, Prof. Paolo Pizzuti

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Speciale Nazionale

Oreste Bertucci

vista la consapevolezza della dimensione sociale del nostro impegno al servizio dell’economia e dello sviluppo ed i riflessi del nostro agire. Sempre. È stato altresì sottolineato come e quanto possa e debba essere considerata destituita di fondamento ogni competizione con altre categorie di professionisti. Sul palco è stato anche chiamato e lungamente applaudito da tutti i presenti il collega CdL Adamo Giuseppe Galeazzi di anni 96, Consulente del Lavoro dal 1943. Simbolo di una categoria che lavora, che si rinnova e che segue il cambiamento con amore, presenza, professionalità e dedizio-

ne. Una splendida persona ed un prezioso professionista. Anche lui grazie per l’esempio. Ribadito anche l’impegno nella necessità di elevarsi culturalmente nella vita in modo continuo per essere veramente liberi e sempre all’altezza delle sfide. Il dovere individuale di approfondire e realizzare continuamente per la crescita personale e della Categoria. Tantissimi i contenuti emersi e di altissimo livello tutti gli interlocutori che si sono succeduti alla guida delle ricche sessioni del Festival. Prima della cerimonia di chiusura e dei doverosi ringraziamenti a tutte le persone che

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lavorando per il Festival hanno reso possibile lo straordinario evento di successo che è stato, un “Live” in sala blu dal titolo “Rappresentanza sindacale tra Legge, contrattazione e Corte Costituzionale” introdotto dal Prof. Luca De Compadri e moderato dal Dott.. Paolo Stern, Consigliere della Provincia di Roma ed Esperto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, cui sono intervenuti gli autorevoli accademici il Chiarissimo Prof. Franco Carinci, dell’Università degli Studi di Bologna ed il Prof. Paolo Pizzuti, Esperto della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.


CPO Roma

JobsAct e 80 euro Ancora una volta grande consenso di partecipanti al convegno del 29 maggio al Seraphicum. Temi di attualità e relatori d’eccezione (con l’esclusione di chi scrive!)

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di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma

ncora una volta grande consenso di partecipanti al convegno del 29 maggio a Seraphicum. Temi di attualità e relatori d’eccezione (con l’esclusione di chi scrive!). La sala si è gremita subito ed i lavoro sono cominciato con puntualità, elemento questo che ha trovato il giusto consenso tra i colleghi rispettosi degli orari. In apertura i saluti di rito ma con parole non di circostanza. I presidenti Calderone e Bertucci hanno tracciato le linee del fare professionale in questi tempi di rapidi cambiamenti normativi e di enorme difficoltà del mercato. Gli applausi hanno dimostrato in modo evidente l’apprezzamento dei presenti e dato il senso della coesione che si vive nella categoria ed il profondo collegamento, consolidatosi nel tempo, tra la dirigenza romana e nazionale.

I temi tecnici trattati sono stati tutti di peso. Ha cominciato l’avvocato Coratella che si è addentrato nelle novità connesse al lavoro a contatto con minori. Il Dlgs 39/14 ha disegnato nuovi adempimenti a carico dei datori di lavoro che sono stati chiariti nelle circolari del ministero degli interni e del lavoro. La sensazione che si registra è che su un tema così delicato come quello della lotta alla pedofilia ed agli abusi sui minori si forniscano risposte inadeguate e spesso meramente burocratiche. Coratella ha evidenziato finalità e limiti delle nuove disposizioni. La parola poi è passata al collega De Fusco che, con l’autorevolezza che gli deriva dal dirigere la Fondazione Studi, ha fatto chiarezza sulla manovra dei famosi, o famigerati, 80 euro voluta dal governo Renzi. Tanti i dubbi operativi ai quale lo’amico Enzo ha brillantemente fornito risposta. E’ stato sottolineato come spesso indicazioni di prassi, nello specifico le circolari dell’Agenzia delle Entrate, riprendano valutazioni ed indicazione già anticipate dai consulenti del lavoro, segno evidente di una

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capacità tecnica e di analisi ormai è riconosciuta ad ogni livello. Da De Fusco è giunta una spinta forte ad operare per cercare di tradurre in concretezza la manovra del governo, superare le incertezze tecniche per far arrivare in busta agli italiani gli importi stabiliti. Nessuna polemica sui tanti dubbi che il provvedimento crea o sulle contraddizione che la sua applicazione determinarà nelle famiglie italiane. Era una valutazione meramente tecnica. È augurio di tutti (in particolar modo di chi scrive) che nell’edizione 2015 del provvedimento non si dimentichi del quoziente familiare ossia di una calibrazione dello strumento finanziario che tenga conto anche dei carichi di famiglia. Il testimone è passato al collega Maccarone che si è avventurato nella giungla della detassazione. Il DPCM 2014 è in gazzetta e quindi riparte la “macchina del 10%”. I dubbi del 2013 restano irrisolti. La contrattazione collettiva territoriale ha avviato la produzione seriale di accordi che dovrebbero consentire l’applicazione della tassazione di favore ai salari di produttività. Appunto, dovrebbero


consentire. In realtà tante le perplessità connesse soprattutto agli indicatori misurabili della produttività, qualità, redditività ed innovazione. La musica on è cambiata dal 2013 e quindi tutte le irrisolte perplessità rimangono sul tappeto anche a ragione dell’assenza di indicazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dopo la tornata di argomenti connessi alla fiscalità del lavoro si è passati all’esame dei nuovi contratti di lavoro usciti dal DL 34/14 e dalle sue contorsioni parlamentari. La parola è passata al dottor Danilo Papa ed al sottoscritto. Devo dire che ho provato a “scippare” la cartella di Papa contente la bozza dell’attesa circolare ministeriale… ma la custodiva con il riservo pari quello che Santa Romana Chiese ebbe nel tempo per i misteri di Fatima. L’apprendistato e le sue micro modifiche sono state oggetto dell’analisi del dottor Papa. Chiarissima e brillante, come di consueto, l’esposizione. Concetti complessi espressi con semplicità e puntualità. Di certo la consapevolezza che le innumerevoli modifiche normative dell’istituto dell’apprendistato dal 2003 ad oggi hanno contribuito

a spaventare ed allontanare il mercato da quella forma contrattuale che era stata ipotizzata “porta di ingresso” nel mondo del lavoro. Una porta che, stando alle statistiche, è perennemente chiesa. Sono state analizzate le novità della L 78/14, è stata fornita indicazione sul piano formativo sintetico che non dovrà contenere elementi connessi alla formazione trasversale e di base. Ci si è soffermati sulla valenza del termine di 45 giorni decorrenti dalla instaurazione del rapporto entro i quali la Regione dovrà comunicare l’offerta formativa pubblica. La norma, è stato ricordato, va connessa alla precedente indicazione del DL 76/13 relativamente al termine semestrale per l’avvio dei corsi regionali. In caso inerzia della Regione, superati i 45 giorni, l’azienda avrà la facoltà di svolgere formazione pubblica ovvero organizzata privatamente, dopo sei mesi ne sarà definitivamente esonerata. Anche questa volta ho avuto l’onere di “chiudere le danze”. È sempre complesso parlare dopo tante autorevoli relazioni ma la benevola pazienza dei colleghi mi ha supportato nel compito. Oggetto di analisi è stato il contratto a termine. Lo abbiamo

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CPO Roma vivisezionato cercando di cogliere le potenzialità del nuovo contratto acausale ma anche di evidenziarne anche tranelli e trabocchetti. Il consiglio è stato, oltre all’ordinario richiamo alla puntuale redazione dei contratti di lavoro, quello di sollecitare le parti sociali ad una regolamentazione concordata da attivare subito nelle more della definizione della contrattazione di settore. In chiusura, dopo oltre quattro ore e trenta di relazioni, ancora centinaia di colleghi in sala, dimostrando stoicismo senza eguali. Al termine della giornata qualche chiarimento in più e tanti dubbi ancora irrisolti, la strada della semplificazione è ancora lunga da percorrere. Molto lunga. @Paolo Stern

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Previdenza

L’Enpacl si veste d’arancio Al Festival del Lavoro, le previsioni per i progetti pensionistici individuali

di Fabio Faretra Direttore Generale ENPACL

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Fiuggi, nei giorni dal 26 al 28 giugno, l’Enpacl partecipa al Festival del L avoro, giunto quest ’anno alla quinta edizione. L a nota kermesse, gratuita ed aperta a tutti, è dedicata al mondo del lavoro. R icca di approfondimenti ed inter venti che richiamino l’attenzione dei decisori politici, vuole contribuire con nuove idee al rilancio dell’occupazione, dello sviluppo e dell’economia.

L’occasione è ghiotta anche per l’Enpacl, che contribuisce organizzando due proprie sessioni di lavoro. La prima dedicata al “ Welfare integrativo per la Categoria” vede come relatore il Vice Presidente Matteo Robustelli e altri ospiti. La seconda è organizzata per sabato 28 giugno. La tavola rotonda dal titolo “Prendi le misure alla tua futura pensione”, alla quale partecipano il Presidente Alessandro Visparelli, Edoardo Gambacciani, Direttore Generale della previdenza presso il Ministro del Lavoro, Sandro Gronchi professore ordinario di Economia Politica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Luigi Ballanti, Direttore Generale di MEFOP e Paola Muratorio, Presidente INARCASSA e Consigliere AdEPP, riguarda l’ambizioso progetto dell’Enpacl denominato “Busta arancione”, che coinvolgerà l’intera Categoria attraverso una comunicazione

periodica rivolta agli iscritti all’Enpacl, nella quale sono raccolte le informazioni necessarie per consentire a ciascun Consulente del Lavoro di poter essere artefice del proprio futuro pensionistico. L’Enpacl ha predisposto, inoltre, un apposito stand a disposizione dei Consulenti del L avoro presso il quale sono fornite informazioni di carattere previdenziale e assistenziale e distribuita la busta arancione. In base alle informazioni ricevute, sarà possibile per ciascuno effettuare scelte consapevoli e migliorare, attraverso il risparmio pre videnziale, l’adeguatezza del futuro reddito pensionistico. L’Enpacl non si sottrae al dovere di un ente di previdenza a cui sta a cuore il futuro dei propri associati, so prattutto dei più giovani. Ha messo in campo, pertanto, una serie di progetti volti a favorire sia l’attività profes sionale, attraverso finanzia-

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menti mirati, sia un’attenta e trasparente attività di co municazione. Capire bene come funziona il proprio sistema previdenziale impe gna a trovare idonee soluzioni. Nel processo di costruzione della pensione più adeguata, può tornare utile cono scere meglio l’istituto della modularità contributiva al quale tutti gli iscritti all’ENPACL (con esclusione dei pensionati) possono ade rire. Si tratta di una forma di contribuzione ulteriore a quella soggettiva ed inte grativa, da versare ad ade sione volontaria, attraverso la quale si realizza un incre mento della pensione. Gli interessati possono valutare la reale convenienza della modularità rispetto alla personale posizione pensionistica utilizzando l’apposito software messo a disposizione dall’Ente nel sito web w w w.enpacl.it, nello specifico portale “modularità”.


PROGETTO PENSIONISTICO PERSONALIZZATO ENPACL Che cos’è la busta arancione dei Consulenti del Lavoro? È la comunicazione periodica dell’Enpacl rivolta agli iscritti nella quale sono raccolte le informazioni necessarie per consentire a ciascun professionista di operare le scelte più opportune per migliorare il proprio futuro pensionistico. Qual è l’obiettivo del progetto? Il progetto ha lo scopo di comunicare annualmente ad ogni iscritto il proprio montante contributivo e, soprattutto, la decorrenza e la stima della futura pensione. Perché è importante disporre di una stima della futura prestazione previdenziale? La simulazione dell’entità della pensione che si percepirà, in base alle possibili età di pensionamento è utile all’interessato per prendere in maniera consapevole le decisioni necessarie a programmare nel tempo quanto risparmio indirizzare al proprio futuro pensionistico. Quali strumenti offre l’Ente per migliorare l’adeguatezza della prestazione? Il sistema previdenziale della Categoria mette a disposizione la modularità della contribuzione: ogni anno, in funzione della propria capacità di risparmio, ciascun iscritto può decidere su base volontaria se e in che misura incrementare i versamenti contributivi per aumentare il proprio montante.

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Lavoro

Il“bonus Renzi” Il dato tecnico relativo all’attuazione dell’art 1 del D.L. 66 del 24 aprile 2014

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di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

opo una lunga discussione politica circa le coperture reali per l’erogazione del bonus irpef, a partire dall’emissione del cedolino di Maggio 2014 è stata data attuazione alle disposizioni di cui all’art. 1 del D.L. 66 del 24 aprile 2014 sulla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti, tenuto conto delle indicazioni contenute della circolare della Agenzia delle Entrate n. 8/E del 28 aprile 2014

Chi nel 2014 avrà percepito un reddito da lavoro dipendente e assimilato (art. 49, c.1 TUIR ed art. 50, c.1 del TUIR) fino a 26 mila euro si vedrà riconosciuto il bonus di 80 euro. L’applicazione sarà automatica da parte dei sostituti di imposta e in mancanza del sostituto, come per esempio nel lavoro domestico, potrà essere comunque in sede di dichiarazioni dei redditi 2014. Quale reddito dobbiamo considerare? Per il diritto al credito si fa riferimento al reddito complessivo al netto del reddito dell’abitazione principale e delle relative pertinenze. I redditi percepiti, tuttavia, dovranno produrre una imposta lorda residuale dopo l’applicazione della detrazione per il reddito di lavoro dipendente. Pertanto dal bonus resteranno esclusi i c.d. “incapienti”(coloro che guadagnano meno di 8 mila euro, per la precisione 8145,32 euro), ma non quando l’imposta negativa sia dovuta ad altre detrazioni, per esempio detrazioni per carichi familiari. (un contribuente che dichiara 11 mila euro, ma non paga irpef perché ha il coniuge ed il figlio a carico e qualche piccola spesa sanitaria riceve comunque il bonus. Queste sono le indicazioni principali che ci ha fornito l’Agenzia delle Entrate con la “tempestiva” circolare 8/2014. Il bonus dovrà essere erogato a Maggio, l’eventuale slittamento a Giugno potrà essere possibile soltanto per ragioni tecniche legate alle procedure di pagamento delle retribuzioni.

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Se i beneficiari lavoreranno l’intero anno, riceveranno il bonus completo di 640 euro, suddiviso in otto quote mensili da maggio a dicembre 2014. Nel caso di lavoratori assunti e cessati nel corso dell’anno, invece, il credito verrà rapportato alla minore durata del rapporto di lavoro sulla base del numero di giorni lavorati nell’anno. L’importo del credito spettante verrà determinato sulla base delle informazioni già in possesso del sostituto. In questa ottica, il reddito annuo sarà presunto in base ad una proiezione che tenga conto di tutte le somme erogate nell’anno dal medesimo sostituto. Il diritto al bonus andrà verificato mensilmente e l’eventuale recupero delle somme erogate da parte del sostituto avverrà attraverso le ritenute fiscali disponibili nel mese, comprese le addizionali Irpef, l’imposta sostitutiva calcolata sui premi di produttività e il contributo di solidarietà. Se le ritenute risultano insufficienti, nel caso di un ulteriore credito il sostituto potrà utilizzare anche i contributi previdenziali (che quindi non andranno versati). Il sostituto dovrà dare indicazione sia nel modello Cud che nel modello 770 del credito riconosciuto e della compensazione eseguita, secondo modalità ancora da definire. Essendo erogato il bonus sulla base dei dati in possesso del sostituto di imposta, spetterà al beneficiario comunicare tutte le informazioni da cui possa evidenziarsi il venir meno del di-


ritto al credito affinché si possa procedere a recuperare le somme corrisposte ma non dovute. Tale recupero potrà essere effettuato nei periodi di paga seguenti a quello in cui sono state fornite le notizie aggiuntive e comunque in sede di conguaglio fiscale di fine anno o di fine rapporto. In ogni caso l’Agenzia delle

Entrate ricorda che il credito fruito, ma non spettante, non recuperato dal sostituto, va restituito dal contribuente utilizzando la dichiarazione dei redditi. Infine, ricordo che il credito è esente da contributi ed imposte (addizionali comprese) e non incide sul calcolo dell’Irap delle aziende.

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Privacy

Faccia a faccia con il Prof Gianluigi Ciacci Privacy: gli adempimenti legislativi diventano una risorsa per i professionisti

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di Andrea Tommasini Redazione Cultura

l termine privacy, usato ed abusato nella comunicazione quotidiana, viene spesso invocato quale inutile e gravoso complesso di adempimenti che incombe su professionisti, imprenditori ed aziende. Nell’immaginario collettivo infatti la riservatezza dei dati e la libertà di iniziativa economica assumono posizioni antitetiche, incapaci di addivenire ad una virtuosa conciliazione.

Ma quanto c’è di vero in questa diffusa opinione? E quanto invece è frutto di una conoscenza parziale della materia? Inoltre, quanto l’assunta disomogeneità degli interessi in gioco può trovare un efficace bilanciamento, soprattutto attraverso la presa di coscienza dell’importanza delle disposizioni a tutela della protezione dei dati personali e dei vantaggi che dal loro rispetto ne derivano ? Ci risponde il Prof. Avv. Gianluigi Ciacci, esperto e docente di “Informatica giuridica” e di “Diritto Civile dell’Informatica” presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli, Dottore di ricerca presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” in “Informatica giuridica e Diritto dell’Informatica”, nonché Avvocato in Roma specializzato in Diritto delle Nuove Tecnologie.

La tutela della privacy è spesso considerata sinonimo di obblighi burocratici complessi ed articolati che rallentano l’attività del professionista, costringendolo ad inutili adempimenti formali, peraltro percepiti come incapaci di tutelare effettivamente gli interessati. Questa diffusa opinione corrisponde veramente alla realtà? No, è una visione parziale frutto probabilmente di una reazione alla complessità della disciplina, ed alla sua forse eccessiva pervasività, oltre che il portato di uno scarso ed errato livello di informazione da parte degli operatori del settore: la normativa non necessariamente imputa ai professionisti solo oneri, obblighi e responsabilità. Siamo in realtà in presenza

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di una trasformazione nel modo di pensare, e quindi di un fatto culturale, mentre molti professionisti (avvocati per primi) approcciano ancora il tema con una preparazione ed un livello di informazione modestissimo; è però sorprendente constatare come cambi il punto di vista al crescere delle competenze e della conoscenza. Occorre allora abituarsi a cambiare il nostro approccio: non guardare alle norme di legge come un gravoso fardello, perché commetteremmo l’errore di considerare solo una parte, quella degli adempimenti e degli obblighi, senza valutare il fine ed i benefici. Ci si deve invece abituare a pensare che quelle imposizioni altro non sono che il metodo prescelto dal legislatore per migliorare la nostra e l’altrui qualità della vita: guardare al sistema di norme pensando al


fine educativo e preventivo, non repressivo. Questo è il cambiamento culturale, che fra l’altro, dati alla mano, possiamo misurare nella nostra esperienza. D’accordo, ma prima di arrivare ad apprezzare questi aspetti positivi occorre comunque passare per l’adempimento degli obblighi e il rischio di sanzioni. In quali contesti e con quali sistemi il Garante esercita i suoi controlli? Quali sono gli strumenti a disposizione dei professionisti?

In genere qualche giorno prima dell’avvio dell’ispezione il titolare del trattamento (in questo caso il professionista) riceve una comunicazione che contiene la richiesta di informazioni relative ad una determinata attività posta in essere utilizzando dati personali (ad esempio, l’uso delle informazioni dei propri clienti o dei propri dipendenti, oppure la gestione di impianti di videosorveglianza o di attività svolte su Internet), che verranno poi acquisite nel corso degli accertamenti. I controlli sono posti in essere attraverso il Nu-

cleo Privacy della Guardia di Finanza (o più raramente dai funzionari dell’Autorità), il livello di dettaglio è molto approfondito, e prende in considerazione, in linea di massima, tutta l’attività di trattamento dei dati svolta dal professionista: potenzialmente anche in settori diversi da quelli preannunciati, se viene ritenuto da parte dell’agente di dover estendere il riscontro della legittimità del trattamento. Il consiglio è di essere sempre molto collaborativi, considerando che i funzionari del Garante hanno ben presenti le difficoltà che in

Il Prof. Avv. Gianluigi Ciacci

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Privacy

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genere si incontrano nell’applicazione della normativa in materia. Sulla base di quali meccanismi si svolge l’attività ispettiva e repressiva del Garante? L’Autorità effettua i suoi controlli sia sulla base della considerazione della potenzialità lesiva del trattamento, cioè di una valutazione presuntiva dei settori di trattamento dei dati personali con maggiore rischio per i diritti degli individui; sia attraverso segnalazioni, reclami e ricorsi presentati dagli interessati. Il percorso è quindi duplice: un impulso autonomo, per così dire “dall’alto”, ed uno esterno da parte del soggetto a cui i dati si riferiscono, quindi “dal basso”. Un’ipotesi a metà strada è quella attivata da altri soggetti delle forze dell’ordine: infatti si segnala che circa il 15% dei procedimenti viene sollecitato da pubblici ufficiali “esterni” al Garante, che durante la loro attività riscontrano numerose violazioni della privacy (si pensi al vigile urbano che nel controllare la licenza di un bar rileva la presenza di un sistema di videosorveglianza in violazione degli obblighi di legge). Le statistiche mostrano che i controlli del Garante si concludono, nella maggior parte dei casi, con l’avvio di una procedura sanzionatoria, e quindi con l’irrogazione di una sanzione pecuniaria e con l’obbligo di adeguarsi alle disposizioni di legge. A tale proposito, qual è la violazione più comune, e quindi la sanzione più comminata dal Garante? L’Autorità punisce sempre più frequentemente le violazioni della normativa inerenti l’informativa da rendere agli interessati, ex art. 13 del D.Lgs.

196/03: apparentemente banale, spesso copiato da altre realtà, tale obbligo è infatti in genere trascurato, concentrandosi il Titolare del trattamento solo sulle misure tecniche da porre a tutela dei dati. L’inadempimento può concernere sia la totale omissione che l’incompletezza dell’informativa, applicandosi in entrambi i casi lo stesso articolo della legge (art. 161) che prevede la sanzione da 6.000 a 36.000 euro: in genere circa il 50 % delle somme incassate dal Garante deriva proprio da questo inadempimento… Ogni anno, dalla relazione del Garante per la tutela dei dati personali emergono reiterate e continue violazioni a seguito delle quali l’Autorità commina numerose sanzioni. Alla luce della relazione pubblicata nel giugno del 2014 quali conclusioni possono trarsi? Dalla relazione di quest’anno, che riguarda l’attività svolta nel 2013, emerge un incremento dei controlli in tutti i settori. Si consideri che i procedimenti sanzionatori sono stati 850, tra quelli posti in essere attraverso vere e proprie ispezioni e quelli effettuati a seguito di richieste di informazioni o di esibizione di documenti: mentre alcune migliaia quelli svolti “a distanza”, mediante la richiesta di esibizione di documenti o altre domande. Le conseguenti sanzioni irrogate hanno superato la complessiva somma di 4 milioni di euro. L’attività ispettiva del Garante ha poi permesso la segnalazione all’Autorità giudiziaria di ben 71 violazioni penali, con l’attivazione dei relativi procedimenti. Questi crescenti numeri devono essere intesi quali conseguenze

dell’incremento delle attività di trattamento dei dati, ormai diffuse praticamente in ogni ambito commerciale e sempre più legate all’utilizzo delle tecnologie informatiche. È ancora il Garante a sottolineare l’assoluta carenza di informazione dei cittadini, i quali dovrebbero (e non lo sono) essere edotti da professionisti, aziende e dalla stessa Pubblica Amministrazione dei loro diritti, nonché degli strumenti per esercitarli. Scarsa attenzione si ha inoltre da parte dei Titolari del trattamento nell’uso delle prescritte misure di sicurezza a tutela dei dati personali. Sussiste una graduazione nei controlli in relazione alla tipologia di attività svolta dal professionista e alle categorie dei dati trattati? La tipologia di attività e la complessità della struttura non hanno incidenza sui controlli, ma piuttosto sull’entità delle sanzioni, che possono essere graduate in ragione della gravità e della reiterazione delle violazioni. I limiti delle sanzioni possono infatti essere ridotti fino ad un quinto in caso di minore gravità o aumentati fino al quadruplo per le violazioni più macroscopiche. Infine, quali suggerimenti può fornire ai professionisti? Ciascun professionista dovrebbe allineare il proprio operato alle disposizioni normative, cercando di guardare alle stesse come ad una risorsa capace di rendere più efficiente il proprio lavoro. Adoperandosi in tal senso potrebbe altresì migliorare la propria immagine e conseguentemente l’affidamento dei clienti, oltre che porsi al riparo dalle ingenti sanzioni di cui si è già parlato.

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ANCL

Caro Onorevole Le considerazioni del Presidente Regionale ANCL Lazio

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di Andrea Parlagreco Presidente ANCL Regione Lazio

aro Onorevole, così iniziano gli editoriali del nostro Presidente della Fondazione Studi Rosario De Luca. Qualcosa da ridire? Da contestare nello stile o nei contenuti? Nessuna replica! Io sì!

“Caro Onorevole” è un evidente ossimoro. Lo si evince dalle cronache dei giornali di questi giorni, che peraltro sembrano le stesse di Italia ’90, di Tangentopoli del ‘92/93, dei Mondiali di Nuoto a Roma, del G8 alla Maddalena, del terremoto dell’Aquila e forse delle prossime sulla TAV. In mezzo a tutto questo c’è stato il Giubileo del 2000… Beh quello no! Non fosse altro perché non ci sono state Grandi Opere. In verità non so perché mi sono messo a parlare di questo. Ho così tanto da fare in ufficio che questa digressione su fatti quotidiani mi distrae alquanto. Tra Maggio e Luglio di ogni anno la vita intorno a noi dovrebbe fermarsi. IVA, INAIL, Bilanci, INPS Artigiani e Commercianti, IRES, IRE, IUC (non è ancora chiaro se vi siano legami incestuosi con l’IMU, la TASI e la TARES)… Qualche anno fa un cliente entrava per fare il modello 730, pagava e lo rivedevi l’anno successivo. Oggi entra a maggio… e non se ne va più fino a Natale. Chi ha il buon gusto di andarsene chiama ogni giorno per una informazione nuova. Tanto vale organizzare vacanze insieme, tavoli per la Tombola o visite guidate nelle città d’arte. Siamo talmente oberati di scadenze e adempimenti vari che non abbiamo il tempo e la forza per guardare oltre e pensare che un altro mondo è possibile.

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Un altro modo di svolgere la professione e dare un servizio migliore ai clienti è possibile! Deve essere possibile! O forse no!... Noi abbiamo la responsabilità che ci deriva dalla professione, che ci obbliga a lamentarci poco e proporre soluzioni (molte). C’è ancora qualcuno che pensa che la confusione fa buon gioco ai Consulenti? Siete sulla strada sbagliata! Noi vorremmo una vera semplificazione delle norme fiscali, dichiarazioni parzialmente compilate e inviate ai contribuenti? Ben vengano. IMU, TASI, TARES con MAV o F24 precompilato inviato al recapito del contribuente? Ovviamente sì. Ma non è una novità né una nostra richiesta. Era previsto questo adempimento a carico dei Comuni anche per la MINI IMU (altro guaio già dimenticato…). Abbiamo più volte chiesto di fare un tavolo comune per uniformare e razionalizzare le scadenze fiscali e invece quest’anno siamo arrivati al paradosso che il decreto che prorogava la scadenza dei modelli 730/2014 è arrivato dopo la scadenza stessa. Se lo Statuto del Contribuente avesse un valore saremmo tutti autorizzati a non pagare più tasse o imposte per le continue violazioni delle norme inserite nello stesso. Ma noi siamo come i Magistrati! Rispondiamo alla legge. La applichiamo se è giusta, non ce ne


lamentiamo se è sbagliata. Ora non più. Decidiamo quando, senza ulteriori deroghe, senza ulteriori alibi, parlare di noi, della nostra professione, del nostro rapporto con il legislatore e gli enti preposti e

in qualità di sindacato fare le nostre giuste, educate ma ferme proteste per interrompere quanto finora fatto e proporre come da ora bisognerà legiferare. Nulla potrà e dovrà essere più come prima.

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Lavoro

Tuteliamo il nostro futuro La tutela dei minori contro gli abusi sessuali

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di Eufranio Massi Former Direttore della Direzione Territoriale del Lavoro di Modena

scito quasi di nascosto in Gazzetta Ufficiale (nel senso che gli addetti ai lavori non ne hanno parlato fin quasi al momento della entrata in vigore) il D.L.vo n. 39/2014 che ha dato corpo ad una a Direttiva Comunitaria finalizzata a combattere gli abusi sessuali sui minori e la pornografia minorile, ha suscitato, negli ultimi giorni, una serie di interrogativi relativi a nuovi adempimenti a carico dei datori di lavoro che sono stati parzialmente, risolti, in via informale, soprattutto attraverso fac (c’è, per la verità, anche una circolare, priva di protocollo, datata 3 aprile 2014), dal Ministero della Giustizia, mentre il Ministero del Lavoro ha aggiunto le proprie riflessioni con una nota, datata 11 aprile 2014, la quale tiene conto anche di alcuni profili interpretativi dell’altro Dicastero. Nei giorni antecedenti il 6 aprile, data di entrata in vigore della disposizione, c’è stata una corsa da parte di associazioni, categorie di datori di lavoro a tirarsi fuori dalla applicazione delle specifiche disposizioni in una sorta di ridda di voci ed interpretazioni rispetto alle quali il Dicastero della Giustizia ha, meritevolmente, fornito alcune indicazioni, magari anche andando oltre le proprie specifiche competenze che, indubbiamente, non dovrebbero riguardare la disciplina dei rapporti di lavoro. Ma perché tanta agitazione da parte degli addetti ai lavori? La risposta si trova nel fatto che la disposizione la quale, giustamente, intende combattere gli abusi sessuali sui minori (che, è bene ricordarlo, sono persone con una età inferiore ai diciotto anni), intervenendo, con l’art. 2, attraverso l’introduzione dell’art. 25 – bis, nel corpus del DPR n. 313/2002 che

disciplina le regole che governano il casellario penale giudiziale, ha affermato che i datori di lavoro i quali intendano impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, dovranno acquisire, il certificato penale del casellario giudiziale, alfine di verificare l’esistenza di condanne ovvero l’irrogazione di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori, per taluno dei reati di seguito riportati: a) art. 600 – bis c.p.: prostituzione minorile; b) art. 600 ter c.c.: pornografia minorile; c) 600 – quater c.p.: detenzione di materiale pornografico; d) 600 – quinquies c.p.: iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile;

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e) 609 –undieces c.p.: adescamento di minorenni. Il datore di lavoro inottemperante, conclude la norma, viene punito con una sanzione amministrativa compresa tra 10.000 e 15.000 euro. Con meritevole velocità, il Ministero della Giustizia, attraverso la Direzione Generale della Giustizia Penale del Dipartimento degli Affari di Giustizia il giorno 3 aprile ha fornito alcuni chiarimenti alle Procure della Repubblica circa le modalità da rispettare per il rilascio, in tempi veloci, del certificato del casellario giudiziale, nel rispetto dei principi di tutela dei dati personali, relativamente ai reati ed alle misure interdittive specificatamente richieste dal D.L.vo n. 39/2014. Di qui i moduli di richiesta e quelli finalizzati ad acquisire il consenso del lavoratore interessato, nonchè la possibilità di una richiesta multipla con il sistema telematico “Cerpa”: tutto questo per i potenziali da-


tori di lavoro privati interessati, atteso che per quelli pubblici il certificato viene rilasciato d’ufficio, con le modalità previste dall’art. 39 del DPR n. 313/2002. Il Dicastero della Giustizia ha fornito gli indirizzi, provincia per provincia, degli Uffici del casellario giudiziale, ha previsto la possibilità che l’interessato possa delegare una terza persona per la richiesta del certificato e, in ogni caso, ha istituito un servizio informativo presso l’help desk, al numero telefonico 06 97996200. Il certificato costa: oltre ai 16 euro della marca da bollo, 7,08 per i diritti di urgenza e 3,54 senza urgenza. Le esenzioni dal pagamento sono soltanto quelle previste dal DPR n. 642/1972 nella tabella dell’allegato B. Il certificato, che contiene soltanto le condanne passate in giudicato, ha una validità di sei mesi, ma una fac di chiarimento presente sul sito della Giustizia, afferma che lo stesso va richiesto soltanto al momento dell’assunzione. Il Dicastero della Giustizia sottolinea, ed il Ministero del Lavoro conferma, come, in attesa del rilascio del certificato, l’assunzione possa, legittimamente, avvenire sulla base dell’autocertificazione del lavoratore che dichiari l’inesistenza di condizioni ostative all’assunzione: ovviamente, qualora il documento rilasciato dalla Procura della Repubblica. attesti il contrario, sembrano ricorrere gli estremi per la risoluzione anticipata del rapporto. Fatta questa breve premessa, ritengo opportuno soffermarmi sui contenuti “lavoristici” del provvedimento. La norma si rivolge ai datori di lavoro, ivi comprese le Agenzie di somministrazione qualora, afferma il Dicastero del Lavoro, “dal relativo contratto di fornitura risulti evidente l’impiego del lavoratore nelle attività in questione”: l’ampia accezione del riferimento non sembra portare all’esclusione di

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Lavoro alcun soggetto che rivesta, a vario titolo, tale qualifica (che comprende, come vedremo, anche quella di committente) pur se il Ministero del Lavoro, riprendendo, in via ufficiale, anticipazioni giornalistiche frutto di interpretazioni verbali fornite da “tecnici ministeriali”, esclude i datori di lavoro domestici sulla base della particolarità del lavoro familiare (il Legislatore vuol tutelare i minori fuori dall’ambito familiare, il genitore può direttamente adottare le cautele familiari le cautele necessarie) cosa che mi lascia perplesso, soprattutto se correlata ai fini della Direttiva comunitaria (la tutela dei minori nei confronti delle persone che sono continuamente a contatto con loro, cosa che è difficile escludere per domestiche e baby – sitter in rapporto regolare e diuturno con i bambini, soprattutto quando i genitori sono lontani o al lavoro). La disposizione, entrata in vigore il 6 aprile 2014, impone l’obbligo della richiesta del certificato ai datori di lavoro (non per i dipendenti in forza ma per quelli che andranno ad assumere a partire da quella data sulla base del principio del tempus regit actum – che forse, non è nello spirito della Direttiva -), che intendano assumere lavoratori i quali, per lo svolgimento delle loro attività professionali o anche volontarie organizzate, vengano a contatto con minori regolarmente e direttamente: da ciò ne consegue che, a mio avviso, vanno chiariti da subito alcuni concetti tra cui spiccano, innanzitutto, lo svolgimento di attività professionali ed i contatti diretti e regolari. Attività professionale. Essa è da intendere in senso ampio e prescinde dalla natura del rapporto di lavoro posto in essere dal datore di lavoro: contratto a tempo determinato, contratto a termine, contratto intermittente, contratto di apprendistato (quelli per i maggiorenni sono il professionalizzan-

te e quello di alta formazione), ma anche collaborazioni coordinate e continuative con o senza progetto, lavoro autonomo con partita IVA, associazioni in partecipazione con apporto lavorativo, ecc.. Ciò che conta è che essa comporti una attività con contatti diretti e regolari con minori. Quest’ultima può realizzarsi anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro (sempre lui e non chi non riveste tale qualifica) intenda utilizzare una persona anche in attività di natura volontaria organizzate: ciò significa, a mio avviso, che il datore di lavoro (cui, peraltro, si riferisce direttamente anche la rubrica dell’art. 25 – bis relativamente all’onere imposto) è tenuto a chiedere la certificazione

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anche nell’ipotesi in cui il proprio dipendente o collaboratore svolga, in esecuzione del contratto di lavoro, attività di volontariato regolari ed organizzate con frequentazione continua di minori. Contatti diretti e regolari:.la disposizione non si riferisce, chiaramente, a tutte quelle situazioni lavorative caratterizzate da episodicità, sia pur relativa. Ciò significa che sono, senz’altro, da escludere dall’obbligo di certificazione quei lavori che, seppur portino a contatto con minori, sono caratterizzati da episodicità sia pure ripetuta, ove la caratteristica è rimessa a situazioni non preventivabili e che non comportano, “a priori”, la necessità dei contatti regolari: mi riferi-


sco, ad esempio, ai camerieri o ai barman dei locali pubblici ai quali i minori possono rivolgersi per acquistare gelati o bibite. Al contrario, come chiaramente affermato dal Ministero della Giustizia in una prima risposta ad un quesito riportata sul proprio sito istituzionale confermato da quello del Lavoro nella nota dell’11 aprile u.s., vi rientrano, a pieno titolo, quelle professioni o lavori che comportano, strutturalmente, contatti con minori come quelli espletati da insegnanti, bidelli, educatori, allenatori ed istruttori sportivi per ragazzi, pediatri, animatori turistici per bambini o minorenni, conducenti di scuola bus, pur se ci si avvale di collaboratori che rilasciano fatture

con partita IVA, atteso che ciò che rileva è non è la natura della prestazione che può svolgersi in maniera autonoma o subordinata, ma l’attività svolta in continuo contatto con minori. L’ambito di applicazione dell’obbligo certificativo in caso di nuova assunzione appare abbastanza ampio, ben oltre la casistica alla quale, in genere, si pensa e che è stata, sia pure in maniera non esaustiva, sopra riportata: il pensiero corre, infatti, alle attività dello spettacolo cinematografico, televisivo o teatrale che, indubbiamente, non sono limitate alla sola rappresentazione ma che presuppongono prove, talora lunghe e ripetitive, a quelle circensi, alle

attività di tirocinio curriculare ed extra curriculare dei minorenni presso le imprese o i centri di formazione professionale, ai rapporti di lavoro instaurati con un nuovo dipendente che, in ragione del proprio lavoro viene a contatto diretto e regolare nell’ambiente di lavoro, talora anche limitato per quel che riguarda gli spazi, con un minore titolare di un rapporto di apprendistato di primo livello, anche nella c.d. “forma duale” di alternanza scuola – lavoro che l’Esecutivo intende sviluppare, ricopiando esperienze del nord Europa. Ma, allora, quando è che non si richiede il certificato? L’obbligo non scatta, oltre che per i dipendenti in forza (ma in caso di contratto a termine non prorogato ma reiterato “ex novo” va chiesto ogni volta se si riscontra questo contatto diretto ed irregolare) anche per quei soggetti che svolgano attività con forme di collaborazione che non si strutturino con un definito rapporto di lavoro ma restino confinate nella pura attività di volontariato, di aiuto e di partecipazione alla vita di una collettività senza che ciò possa configurarsi come prestazione lavorativa. Da ciò ne consegue, afferma il Ministero del Lavoro, della inoperatività della disposizione sotto l’aspetto sanzionatorio, atteso che tali organizzazioni di volontariato ne restano fuori almeno fino a quando non assumano la veste di datore di lavoro. Cosa succede se il datore di lavoro non rispetta l’onere imposto dalla legge? La sanzione prevista è abbastanza alta essendo compresa tra i 10.000 ed i 15.000 euro: così stabilisce il comma 2 dell’art. 25 –bis senza, peraltro, indicare sia i soggetti abilitati a rilevarla ed a sanzionarla che l’organo competente alla emissione dell’ordinanza – ingiunzione in caso di inottemperanza. Sicuramente, i prossimi auspicati chiarimenti amministrativi risol-

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Lavoro veranno il problema: al momento, i Ministeri interessati poco hanno detto, sicchè non si possono che fare alcuni ragionamenti sulla base della legge n. 689/1981. Il primo scaturisce dall’art. 1 ed è un principio di legalità: la sanzione non può essere applicata, per analogia, a chi non riveste la qualifica di datore di lavoro (si pensi, ad esempio, agli organizzatori di feste parrocchiali o del Santo Patrono). Su questo, almeno per l’esclusione del profilo sanzio-

natorio, il Ministero del Lavoro è stato chiaro. Ovviamente, nel caso in cui il datore di lavoro sia una società per azioni o a responsabilità limitata, la sanzione andrà notificata al legale rappresentante, mentre in quella “in nome collettivo” andrà notificata a tutti i soci, salvo il caso in cui non sia stato, preventivamente, indicato chi fra di loro è stato delegato alla gestione degli adempimenti del personale. La seconda questione da affron-

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tare riguarda l’individuazione dei soggetti deputati sia alla constatazione della violazione, che alla sua contestazione e notifica, cosa che, peraltro, presuppone la individuazione dei codici tributo sanzionatori da parte della Agenzia delle Entrate, cosa, al momento, non ancora avvenuta. La determinazione è, ovviamente, rimandata alle autorità amministrative che hanno proceduto alla “scrittura” del decreto legislativo n. 39/2014, ma non si dovrebbe andare molto lon-


tano dall’ipotesi che, trattandosi di certificato attinente l’assunzione di un lavoratore, la competenza possa individuarsi in tutti quegli organi deputati al controllo della regolarità dei rapporti di lavoro (ispettori del lavoro, carabinieri, guardie di Finanza, ecc.). Il terzo problema concerne l’individuazione dell’organo che, in caso di inottemperanza, deve emettere l’ordinanza – ingiunzione che va pagata, fatto salva la possibilità del ricorso ammini-

strativo o giudiziale, entro i trenta giorni successivi alla ricezione della notifica. La soluzione dello stesso si trova leggendo l’art. 17 della legge n. 689/1981: “qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta (che, nel caso di specie, è pari a 5.000 euro, ossia al 1/3 del massimo), il funzionario o l’agente che ha accertato la violazione…deve presentare rapporto con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni all’ufficio periferico

cui sono demandate attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce la violazione o, in mancanza, al Prefetto”. Quindi se la violazione non sarà indicata come di stretta competenza del Ministero del Lavoro e, conseguentemente, per l’emissione dell’ordinanza – ingiunzione della Direzione territoriale del Lavoro, l’organo di riferimento non potrà che essere il responsabile della Prefettura – U.T.G..

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Ispezioni

Serenità nel giudizio PA: anche in giudizio serve più serenità di valutazioni e difese

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di Mauro Parisi Avvocato

ome siano le ispezioni del lavoro e il rapporto con i funzionari nel corso degli accertamenti, appare oggi abbastanza noto a tutti. Poca - o nessuna - considerazione per le posizioni dei soggetti controllati; volontà di perseguire l’obiettivo “prefissato”; atteggiamenti non di rado - al meglio - supponenti.

L’esperienza dell’ispezione sovente si trasforma, non ce lo nascondiamo, in un trauma per le aziende (ma pure per i professionisti che le assistono). La fase del controllo sul campo, si conclude frequentemente (quasi sempre) con provvedimento di accertamento (cd. verbale ispettivo), notificati all’imprese e ai trasgressori. In genere, c’è da pagare. Ultimamente sempre di più. Somme ingenti, paurose. Come è noto alla fase delle “indagini”, segue un’eventuale fase “amministrativa”. Ci si confronta con i responsabili e i dirigenti degli Uffici a cui appartengono gli ispettori che hanno proceduto. Rispetto alle fasi “a caldo” dell’ispezione, ci si aspetterebbero vedute un po’ più alte e considerazioni “a freddo” delle ragioni dell’azienda un po’ più ponderate. Ma raramente è così. Più di frequente, con distacco –e pure un po’ di spocchia- vengono confermati gli assunti degli ispettori. Senza che mai emerga e si faccia strada un’ombra di perplessità e si concordi con almeno qualcuna delle eccezioni sollevate. Statisticamente singolare. Dubbio. Incredibile. Le leggi dei grandi numeri remano contro i soggetti ispezionati. Di tutto ciò, più o meno, aziende e professionisti oramai hanno coscienza. Tuttavia, malgrado qualche isolata reazione sdegnata, con rassegna-

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zione e sottomissione. Come se sottostare alle ostinate e pervicaci posizioni degli ispettori –diciamo di quelle ingiustificate e illegittime, beninteso-, fosse un fatto ineluttabile e insuperabile. Pochi, tuttavia, sanno quale sia l’atteggiamento delle amministrazioni del lavoro quando le opposizioni agli accertamenti e la valutazione dei controlli giungono di fronte ai Tribunali. Ci si potrebbe immagine, per esempio, che finalmente, depurate dalle “scorie” terragne delle passioni che l’ispezione ha suscitato nelle parti, la considerazione di funzionari e legali si limiti a considerare ciò che è giusto. Ossia, innanzitutto, quanto dei fatti che sono stati, più o meno, riscontrati dai funzionari si attagli correttamente alle fattispecie giuridiche prese in considerazione dalla legge. Purtroppo è proprio nelle difese in giudizio –più ancora che nel corso degli accertamenti ispettiviche la faziosità dell’amministrazione può toccare i suoi livelli più inarrivabili. Usi mistificanti di precedenti giudiziali; argomentazioni paragiuridiche; colpi bassi e trabocchetti dialettici; difese ad oltranza di posizioni giuridiche inconferenti e, magari, su cui già si è ampiamente dimostrato il contrario. Beh, normale per chi fa contenzioso, no? No. Perché c’è contenzioso e contenzioso, parte e parte. E pure difensore e difensore. Se essere faziosi viene ritenuto proprio degli av-


vocati e di chi difende –con il limite di ciò che è temerario e ridicolo-, non va mai dimenticato che tale condizione non può e non deve essere comunque concessa a chi fa parte dell’amministrazione e all’amministrazione stessa. Che è re publica. Vale a dire di tutti, dovendo non solo agire sempre in nome di un interesse collettivo superiore, ma anche nel pieno rispetto della giustizia sostanziale. L’amministrazione – e chi la difende – deve recuperare la “centralità”, della sua azione, senza

uno schierarsi “netto” come fosse una “parte” qualsiasi, poiché così non è, essendo pubblica (amministrazione). Occorre che sia ristabilito un senso della valutazione equa di prove e argomentazioni, a carico e discarico. In definitiva, oltre al senso della giustizia, quello della serenità. E andrebbe premiato chi. Appunto, sa essere tale. Con serenità, quinsi, lontani da un agire fazioso e deleterio, è facile immaginare quanti soldi risparmieremmo tutti…

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Lavoro

Il lavoro a termine e la somministrazione La Circolare 13 del 2014 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro

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di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

econdo la Fondazione dei Consulenti del Lavoro con la Circolare 13 del 2014 sulla conversione del job Act in legge 78 nell’imponibile dei lavoratori a tempo indeterminato per il calcolo del 20 % del conteggio dei contratti a tempo a termine determinato ammessi per i datori di lavoro possono essere considerati anche gli apprendisti.

Il limite numerico va verificato tempo per tempo nel corso dell’anno. Per cui ad ogni attivazione di contratto a termine diretto deve essere rispettata la percentuale del 20 % dei contratti attivabili sul numero dei contratti a tempo indeterminato in essere al 1 gennaio. Le fattispecie contrattuali su cui va effettuato il conteggio del 20% devono inerire anche gli apprendisti e i lavoratori assunti con contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato con diritto all’indennità di disponibilità. Per quanto concerne gli apprendisti ciò vale – secondo la Fondazione - anche se il Testo unico sull’apprendistato ne preveda l’esclusione dal computo. Non vanno conteggiati i lavoratori accessori, i contratti di collaborazione anche a progetto, ed i lavoratori intermittenti senza indennità di disponibilità, ne i somministrati. Per il rapporto a tempo parziale secondo la Fondazione

il legislatore non fornisce una indicazione se il conteggio debba essere eseguito per unità oppure valorizzando per full time equivalent. Nel silenzio della norma ma ispirandosi al dettato dell’art. 6 del D. Lgs. 61/2000 a mente del quale “In tutte le ipotesi in cui, per disposizione di legge o di contratto collettivo, si renda necessario l’accertamento della consistenza dell’organico, i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno...”, secondo Fibdazione si ritiene debba essere utilizzato il criterio del riproporzionamento rispetto ai lavoratori full time. Sulle deroghe al 20 % oltre all’applicabilità espressamente prevista che rinvia alle ipotesi di cui all’articolo 10 comma 7 del D.lgs. n.368/2001 la Fondazione conferma che si possa ricorrere alla sottoscrizione di un contratto aziendale di prossimità ex. art. 8. Per la Fondazione la sanzione

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amministrativa prevista dal 20 maggio 2014 in merito alla violazione della percentuale del 20 % potrebbe escludere la conversione del rapporto a tempo indeterminato. A parere della Fondazione tale violazione non si applicherebbe alle Agenzie per il lavoro in quanto datori di lavoro di interinali. E comunque l’appararato sanzionatorio apportato dall’art. 5 del D.Lgs 368 esclude le agenzie stesse. La scelta del legislatore di sanzionare il superamento del limite solo con una sanzione amministrativa per i rapporti a termine diretti porterebbe alla conseguenza di escludere la conversione del rapporto. Sulla proroga il tetto delle 5 proroghe non si riferisce ad ogni singolo contratto a termine stipulato tra le parti bensì all’intero periodo di tempo (trentasei mesi ) indicato dalla norma. Se le parti utilizzano le 5 proroghe nel primo contratto a termine potranno stipulare altri contratti a termine sino al tetto


dei 36 mesi (art. 5, co. 4-bis) ma non potranno più utilizzare l’istituto della proroga. Sul periodo massimo di occupazione per la Fondazione in sede di avvio di una somministrazione di lavoro non si deve verificare se in prece-

denza sono stati avviati rapporti di lavoro a termine che concorrono al raggiungimento del tetto di 36 mesi. A tal riguardo viene ricordata la posizione espressa dal Ministero del Lavoro su Interpello n. 32/2012 in cui è stato

chiarito che “si ritiene dunque che un datore di lavoro, una volta esaurito il periodo massimo di trentasei mesi, possa impiegare il medesimo lavoratore ricorrendo alla somministrazione di lavoro a tempo determinato”.

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CPO Roma Centro Studi Roma

Quesiti del Consulente raccolti per voi a cura delCentro Studi di Roma

Di seguito sono stati inseriti alcuni quesiti arrivati al Centro Studi dell’albo Quesito 1 Una dipendente di una ditta di pulizie (9 dipendenti) comunica al datore di lavoro di essere in gravidanza e consegna il certificato attestante. La titolare mi contatta chiedendo indicazioni per tutelare la lavoratrice. Effettivamente l’attività di pulizie può rientrare nelle disposizione degli artt 7 e 17 del D.Lgs 151/2001 secondo i quali è fatto divieto impiegare lavoratrici in mansioni pericolose, pesanti, faticose (nel caso concreto ad esempio: spostare secchi d’acqua, pulire scale, UTILIZZARE PRODOTTI DI PULIZIA). Mi chiedevo: NON POTENDOLA UTILIZZARE IN ALTRE MANSIONI, PUO’ ESSERE L’AZIENDA STESSA A RICHIEDERE L’INTERDIZIONE ANTICIPATA DAL LAVORO ALL’ISPETTORATO? O può essere presentata apposita istanza solo dalla lavoratrice? In attesa della conferma dell’ interdizione da parte dell’ Ispettorato, la lavoratrice può svolgere le sue mansioni o è meglio “fermarla” facendole godere le ferie? Vi ringrazio della vs cortese attenzione. Cordiali saluti La verifica della possibilità di mantenere in servizio la lavoratrice è affidata al medico competente aziendale il quale verificherà se l’attività svolta è compatibile con lo stato di gravidanza della lavoratrice. Nel caso di impossibilità allo svolgimento della mansione il datore di lavoro, anche attraverso la lavoratrice, deve darne comunicazione scritta alla Direzione territoriale del lavoro. In seguito a tale dichiarazione la Direzione dispone l’interdizione anche immediata della lavoratrice

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Quesito 2 vorrei un chiarimento in merito al numero degli apprendisti professionalizzanti che si possono inserire in una azienda ho letto infatti una cosa che non mi è chiara “in aziende con meno di 10 dipendenti il numero degli apprendisti è di 1 a 1. se però l azienda non ha dipendenti specializzati o qualificati ne può assumere fino a 3” il mio caso specifico è di una attività di commercio al dettaglio DITTA INDIVIDUALE con titolare/tutor iscritto alla gestione commercianti che ha in forza - 2 collaboratori a progetto - 2 apprendisti professionalizzanti entrambi assunti ante Decreto Renzi SONO IN DIFETTO CON I 2 APPRENDISTI IN FORZA? GRAZIE No, infatti il datore di lavoro che occupi fino a 9 dipendenti può impiegare fino al 100% di apprendisti rispetti al personale qualificato in forza (art. 1 co. 16 L.92/2012). In generale qualsiasi datore di lavoro che non ha alle proprie dipendenze personale qualificato, può assumere fino a 3 apprendisti prima di dover ricostituire la suddetta proporzione. Quesito 3 Buongiorno, alla luce delle novità introdotte dal Job Acts, vi presento il seguente quesito: Può l’azienda riassumere nel rispetto dei 36 mesi di durata complessiva, lo stesso lavoratore con contratto a termine acausale? Esempio: Tizio lavora dal 01/01/2014 sino al 30/06/2014. Il 01/08/2014 mi viene richiesta la riassunzione a termine acausale per altri 5 mesi. È possibile riassumerlo con contratto a termine acausale senza incorrere in problemi/sanzioni? Grazie. Il Dl 34/14 è in fase di conversione e pertanto potrebbe subire modifiche. Allo stato attuale la risposta al quesito è affermativa. Dall’entrata in vigore del Decreto è possibile per il datore di lavoro (nel limite del 20% rispetto all’organico complessivo a tempo indeterminato)assumere lavoratori a tempo determinato per un massimo 36 mesi senza alcuna necessità di causale giustificatrice.

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Rubrica Pasquino L’80 euri sò solo pe’ er Dumilaquattordici o so pe’ sempre? A Sor Paquì, m’hanno detto che me state a cercà!?! Me dicheno che er Popolo de li lavoratori dipennenti cià ‘na domanna pe’ ‘a capoccia, sulli famosi ottanta euri in busta paga, a cui nun po’ dasse ‘na risposta da solo; e che volete na dritta da me! Tutti (precisamo… sortanto li dipennenti ar di sotto de ‘a soja; pe’ l’antri gnente!) affermeno che st’ottanta euri… so stati ‘na piacevole sorpresa; che quarche probblemino je lo risorveno… ma mo’ resta er fatto che ‘a gente ce conta, e vorrebbe sapè, se ‘a pacchia continua… Me dite, pe famme capì a situazzione, che se pure nun è questo er caso quarcheduno diceva che «a passà da ‘a cinquecento ar Ferrari và liscio come l’ojo… ma ritornà dar Ferrari ar cinquecento… è tosto proprio…» Posso capì er probblema ma che ve posso dì io, a Sor Pasquì? Che è ancora troppo presto, pe’ sapello de sicuro. ‘Sta concessione er governo, de l’ecchese Sinnachetto, l’ha fatta co’ ‘a speranza de spigne li consumi e fà cresce l’economia. Senza nisconnese che er bonus de li 80 euri è stata finadesso ‘a decisione più importante presa (penso… puro pe’ fa sì d’avecce riscontri positivi nell’urtim’elezzioni!) Certo che ne le tasche der Popolo st’ottanta euri in più al mese se senteno. Tant’è vvero che, prim’ancora che arrivassero, se studiaveno aggià come spenneli, soprattutto pe’ li bisogni ‘de panza’. Sto piccolo gruzzoletto – piccolo ma significativo – rappresenta pe’ li più ‘n’aumento de ‘no stipennio fermo da anni e rosicato da l’inflazione. Si!!! Ho capito!!! Che ‘e famije pe’ riprenne fiducia, e ricomincià a spenne un po’ de più, vorrebbero che sto bonus nun fusse ‘una tantum’, cioè solo pe’ er dumilaquattordici, ma restasse pe’ sempre. Ma da quello che sò io, pe’ er dumilaquinnici, er Sor Renzi ha fatto sapè che farà er “diavolo a quattro” per mantenello; anzi, ha promesso d’estennelo anche a li cosiddetti ‘incapienti (quelli co i redditi sotto l’ottomila euri), a li pensionati e a quei senza tutele de le “partite Iva”. C’è da dì però che, de rimbarzo, er ministro dell’Economia Pier Carlo (no! Nun ve confonnete! Nun ho detto Piersirvio… nun centra gnente! Nun è er fijo der Lumacone) questo se chiama de cognome Padoan! Appena ha sentito ‘e promesse cià messo subbito ‘na pezza facenno sapè che quello che vole Renzi, o chi ffà pe’ llui, se potrà fà solo se verranno arimediate ‘e cucuzze abbastanti pe’ ‘a copertura”. Quinni ‘na risposta definitiva se potrà avè solo co’ l’approvazione de ‘a legge de Stabbilità ch’er governo dovrà da presentà entro er quinnici d’ottobre. Proprio pe’ questo dà ‘na risposta a’ la domanna carogna - Ma st’ottanta euri so solo pe er dumilaquattordici o so pe’ sempre? - che se fanno ‘sti poracci è, pe’ er momento impossibbile. De certo, Sor Pasquino mio, quello che posso dì, a la gente che vel’à chiesto, è che pe’ er contentino de Renzi, ce so le svanziche solo pe’ quest’anno, fino all’urtima busta, poi… se vedrà! E visto che stamo ne le mani der Padreterno, beato chi c’arriva! Me tocca salutavve a Sor Pasquì, Come và a ffinì se l’ariccontamo n’antra vorta… speramo bbene! Se l’arivedemo! Marforio Vostro che v’è sempre riverente!


Gli 80 euro sono solo per il 2014 o sono per sempre? Salve Signor Paquino mi hanno detto che mi state cercando!?! Mi dicono che il popolo dei lavoratori dipendenti ha una domanda per la testa, sui famosi ottanta euro in busta paga, a cui non riesce a darsi una risposta da solo e che volete una precisazione da me! Tutti (precisiamo… soltanto i dipendenti al di sotto della soglia; per gli altri… niente!) affermano che questi ottanta euro… sono stati una piacevole sorpresa; che qualche p r obl e m i no lo hanno risolto… ma adesso resta il fatto che la gente ci conta, e vorrebbe sapere, se la bella cosa continua… Mi dite, per farmi capire la situazione, che se pure non è questo il caso qualcuno ha detto che «passare dalla FIAT cinquecento al Ferrari è facile… ma ritornare, dalla Ferrari alla FIAT cinquecento… è proprio dura…» Posso capire il problema ma cosa vi posso dire io, Signor Pasquino? Che è ancora troppo presto, per saperlo di sicuro. La concessione del governo, dell’ex Sindaco di Firenze, l’ha fatta con la speranza di spin-

gere i consumi e far crescere l’economia. Senza nasconderci che il bonus degli “80 euro” è stato fin’ora la decisione più importante presa (pur pensandola come viatico per avere un ritorno positivo nei voti nelle Elezioni Europee) Certo che nelle tasche degli interessati questi ottanta euro in più al mese si sentono. Tanto è vero che, prim’ancora di averli, si programmava già come spenderli, s op r a t t ut t o per i bisogni cosiddetti ‘primari’. Il piccolo quantum – piccolo ma significativo – rappresenta per i più ‘un aumento dello stipendio fermo da anni e depauperato dall’inflazione. Si!!! Ho inteso!!! Che le famiglie per riprendere fiducia, e ricominciare a spendere un tantino di più, vorrebbero che il beneficio non fosse temporaneo, cioè solo per il 2014, ma restasse permanente. Ma da quello che mi è dato di sapere, per il 2015, il Premier ha fatto sapere che farà di tutto per mantenerlo; anzi, ha promesso di estenderlo anche ai cosiddetti ‘incapienti’ (possessori di redditi annui fino a ottomila euro), ai pensionati e a quei scarsamente tutelati dei ‘senza lavoro fisso’ e delle “partite Iva”.

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Rubrica Pasquino C’è da dire però che, immediatamente, il ministro dell’Economia Pier Carlo [Qui Marforio, evidentemente, risponde a un malinteso di Pasquino (No! Non vi confondete! Non ho detto Pier Silvio…, non centra niente! Non è il figlio di Berlusconi) utilizzando per l’ex premier un epiteto ‘Lumacone’ che per il romano è rappresentativo dell’Anziano che ‘sbava’ dietro le ragazzine. ndT] quello di cui parlo si chiama di cognome Padoan! Sembra che appena le agenzie hanno battuto la notizia ha immediatamente precisato: “quello che vuole il Primo Ministro, o chi lo rappresenta, si potrà fare solo se verranno trovate le risorse necessarie per la copertura”. Quindi una risposta definitiva si potrà avere solo con l’approvazione della legge di Stabilità che il Governo dovrà presentare entro il 15 ottobre prossimo. Proprio per questo è difficile dare una risposta alla domanda - Ma gli 80 euro sono solo per il 2014 o sono per sempre? - che si fa la povera gente, L’unica cosa certa, Signor Pasquino mio, che posso dire, a chi ve lo ha chiesto, è che per il bonus Irpef, ci sono i soldi ( la copertura) solo per quest’anno, fino a Dicembre. Poi… si vedrà! E visto che stiamo nelle mani di Dio: “beato chi ci arriva!” [trasposizione di una allocuzione scaramantica romanesca – ndT] Ora devo proprio salutarvi Signor Pasquino, come andrà a finire ce lo commenteremo in una prossima occasione! Speriamo che vada a finire per il meglio! Arrivederci! Con ossequi, Marforio

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Cultura

Sviluppo e lavoro perla pace

Quanto sottolineato dall’importante conferenza “Fede e Ragione: modelli educativi per un dialogo pro-pace”

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

N

ella nostra straordinaria Roma Capitale, istituzioni e persone lavorano per lo sviluppo per la pace. Succede infatti che, dando seguito all’importante evento per la pace voluto da Papa Francesco, ovvero l’incontro di preghiera, accompagnato dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, insieme ai Presidenti Shimon Peres ed Abu Mazen, avvenuto ad inizio giugno nei giardini del Vaticano, l’Accademia Angelico Costantiniana ha organizzato una conferenza dal titolo “Fede e Ragione: modelli educativi per un dialogo pro-pace”, svoltasi a metà giugno nello splendido Palazzo della Rovere di via della Conciliazione a Roma dai cui interventi emergono fondamentali sottolineature e linee d’indirizzo. Moltissime le presenze autorevoli ed anche noi siamo andati ad ascoltare la loro voce. Fondata nel dopoguerra, l’Accademia è un’istituzione culturale a carattere internazionale, senza alcun scopo di lucro, è

apolitica e non fa distinzione alcuna di nazionalità, cittadinanza, razza, confessione religiosa e condizione sociale. Tra

i suoi scopi specifici vi è quello di sviluppare in genere la cultura sul piano artistico, scientifico, letterario e religioso non-

S.E. Bogdan Tătaru-Cazaban Ambasciatore Rumeno presso la Santa Sede, stringe la mano al rappresentante della Chiesa Copta, in centro il delegato del Vescovo di Leopoli.

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Delegazione egiziana

ché, in particolare, di gettare un ponte culturale tra il nostro mondo latino-occidentale e il mondo bizantino-orientale, dalla tarda antichità ai nostri giorni. Per conseguire tali scopi l’organizzazione si serve di tutte le forme possibili di attività culturali: conferenze, mostre, concerti ma anche la pubblicazione della prestigiosa rivista “Studi sull’Oriente Cristiano”, presente in tutte le principali biblioteche della terra. L’importante evento è stata patrocinata dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace della Santa Sede, tramite

il suo Presidente, S. Em. Rev. ma il Cardinal Peter Turkson. Ha preceduto l’apertura delle importanti relazioni il saluto del Presidente dell’Accademia, il P.pe Avv. Alessio Ferrari Angelo-Comneno, che ha ringraziato i presenti e soprattutto l’Associazione ortodossa “Insieme per Athos” e l’Associazione “Convegni di cultura Maria Cristina di Savoia” per la collaborazione ricevuta, così come il dr. Giuseppe Varriale e la sua azienda dolciaria per il sostegno dato all’evento. Don Roman Khutrov, consigliere ecclesiastico della Casa

Angelo-Comneno di Tessaglia ed Epiro, ha moderato brillantemente la conferenza alternando la parola ai molti e autorevoli intervenuti, tra i quali eccellentissimi Delegati che hanno applicato, nelle terre provate dal dolore delle guerre e della povertà, modelli educativi pro-pace; tra questi anche personalità delle Chiese cattoliche e ortodosse d’Oriente e di Occidente e del mondo Islamico. Quello che da tutti gli interventi è emerso è infatti che la pace è raggiungibile solo tramite il doppio binario della Fede e della ragione, l’unica condizio-

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Cultura

Tavolo di presidenza da sinistra: P.ssa Avv. Maurizia Angelo-Comneno, Sindaco effettivo di Mediobanca, Vice Presidente vicario dell’Accademia. S.A.R. India d’Afghanistan. S.E. Mons. Jean Marie Speich, Arcivescovo Titolare di Sulci e Nunzio Apostolico in Ghana. S.A.I. Avv. Alessio Ferrari Angelo-Comneno, Presidente dell’Accademia. Don Roman Khurtov, Consigliere Ecclesiastico della Casa AngeloComneno di Tessaglia ed Epiro e Consigliere diplomatico per gli affari Etico-Sociali del CISRI - Ente intergovernativo presso l’ONU –

ne esistenziale in grado di favorire sviluppo e lavoro per le popolazioni. Il rispetto e la collaborazione tra diverse nazionalità, etnie e credo religiosi sono infatti il pilastro primario per la costruzione di un futuro non solo auspicabile, ma anche possibile. Selezionate le illustrissime persone presenti al tavolo di presidenza che hanno relazionato e sottolineato come sviluppo dialogo fede e pace siano temi indissolubili. Ha aperto la conferenza S.A.R. India d’Afghanistan, figlia del Re Amanullah Khan che

governò il paese dal 1919 al 1929, portandolo all’indipendenza dalla Gran Bretagna e introducendo diverse riforme tese a modernizzare il Paese con l’obiettivo di farne uno stato islamico, moderato e moderno. La Principessa è stata nominata nel 2006 ambasciatrice del Governo Afghano per la promozione in Europa della cultura e di opere umanitarie, la quale ha sottolineato e sostenuto con forza l’esigenza dei temi in parola. S.E. Mons. Jean Marie Speich, francese, Arcivescovo Titolare di Sulci, nominato

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da Sua Santità Papa Francesco Nunzio Apostolico in Ghana che ha illustrato con magistrale chiarezza la situazione nel loro Paese e ribadito il suo forte impegno. S.E. Habeeb Mohammed Hadi Alì Al-Sadr Ambasciatore della Repubblica dell’Iraq presso la Santa Sede, il quale da subito ha voluto avviare, anche attraverso l’arte, la filosofia e la sociologia, un intenso dialogo culturale e religioso tra tutti i popoli del mondo. Ha poi relazionato l’Archimandrita Mons. Mtanios Haddad, siriano, Rettore della Basilica


In prima fila da sinistra: Archimandrita Mons. Mtanios Haddad, Rettore della Basilica di Santa Maria in Cosmedin in Roma nonché Apocrisario Patriarcale presso la Santa Sede di Sua Beatitudine Gregorio III Patriarca della Chiesa Melkita. S.E. Daniel Ramada Piendibene, Ambasciatore di Uruguay presso la Santa Sede. Louay Shabani, Diacono presso la Basilica di S. Maria in Cosmedin e consulente dell’Ambasciatore iracheno presso la Santa Sede. S.E. Habeeb Mohammed Hadi Alì Al-Sadr, Ambasciatore della Repubblica dell’Iraq presso la Santa Sede. P.pe Sforza Ruspoli.

di Santa Maria in Cosmedin in Roma nonché Apocrisario Patriarcale presso la Santa Sede di Sua Beatitudine Gregorio III, Patriarca della Chiesa Melkita. S.E. Daniel Ramada Piendibene, Ambasciatore di Uruguay presso la Santa Sede il quale, tra i suoi precedenti incarichi, è stato anche Consigliere dell’Uruguay nel Mercosur, gruppo tecnico per la salute e la nutrizione. Molte anche le presenze illustri in platea, come S.E. Bogdan Tătaru-Cazaban Ambasciatore Rumeno presso la

Santa Sede, S.E. Alessando Manini Segretario Generale del CISRI, Ente Intergovernativo dell’ONU, S.E. Mario Egidio Schinaia Presidente emerito del Consiglio di Stato, nonché i Principi Sforza Ruspoli e Maurizio Gonzaga del Vodice. Per dare ancora più concretezza all’evento, durante la serata è stato possibile effettuare delle libere donazioni per l’acquisto di ambulanze da inviare nel territorio siriano, al fine di destinare aiuti a tutta la popolazione, di ogni etnia o credo religioso, in un momento stori-

co di immane sofferenza e difficoltà. Il ricavato è stato consegnato a fine manifestazione nelle mani del rappresentante della Chiesa Melkita. Una piccola cosa, ma utile a costruirne di più grandi. L’impegno di importanti rappresentanti del pensiero dunque al servizio della pace nella considerazione che se non vi è sviluppo non vi può essere lavoro e dignità e se non vi è pace non vi può essere progresso. Il Comune denominatore? Il dialogo fra le differenti confessioni nel rispetto delle distinte e diversamente uguali umanità.

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ORDINE NELLA VITA...

CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.


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