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n째 54 - anno IV - 20 marzo 2014

The world of

il Consulente


N°54 - 20 marzo 2014 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione mensile Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 20-03-2014


Stop ai dati statistici nel nuovo redditometro Editoriale Care lettrici e cari lettori, è finalmente pronto il nuovo Redditometro, certamente migliorato e rispettoso della privacy del contribuente. L’Agenzia delle Entrate con la circolare 6/E del 11 marzo u.s., recependo le indicazioni del Garante della Privacy, ha diffuso le nuove caratteristiche che contraddistinguono questo tanto temuto strumento di accertamento sintetico. Il Redditometro 2014 bandisce ora definitivamente le spese correnti determinate mediante l’utilizzo delle medie statistiche, che in precedenza avevano una loro rilevanza in sede di contraddittorio. Queste tipologie di spesa verranno comunque contemplate nell’accertamento ma esclusivamente nel caso in cui siano documentate e ufficialmente riconosciute dall’Ufficio delle Entrate. Il nuovo strumento, inoltre, prenderà in considerazione la tipologia di nucleo familiare, cosiddetto

lifestage, esclusivamente mediante i dati disponibili e acquisiti in Anagrafe comunale ed infine considererà il fitto figurativo in sede di contraddittorio, ma non sarà peculiare ai fini della selezione del contribuente. Queste sono le principali novità del Redditometro 2014, rilevanti aggiustamenti mirati alla tutela dei diritti basilari del cittadino, oltre che ad evitare che possano essere selezionati quei contribuenti il cui scostamento individuale può essere coerentemente giustificato dal reddito complessivo del proprio nucleo familiare. Basta errori e sprechi di tempo preziosi: la nostra amministrazione non se lo può permettere! Finalmente il nuovo Redditometro sarà fondato su certezze e dati reali, un successo per l’onesto contribuente che potrà finalmente dormire sonni tranquilli!!!

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Sommario

In Focus

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il Consulente

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Agenda adempimenti ENPACL 2014

Promemoria per la categoria delle scadenze previste dal nostro Ente di Previdenza di Fabio Faretra Direttore Generale ENPACL

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Stop ai dati statistici nel nuovo redditometro L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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Riepilogo attività Ordine dal 20 febbraio 2014 al 20 marzo 2014

Chiarezza per i contenziosi nello sport Attività di vigilanza sulle società ed associazioni sportive di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

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Le parole con gli ispettori L’insostenibile peso delle dichiarazioni spontanee nei processi

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di Mauro Parisi Avvocato

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Competere nelle regole

Asseverazione ispezioni e costo del lavoro di Daniele Donati Segretario Consiglio Provinciale di Roma

Accertamento sintetico

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di Marco Bertucci Consigliere Consiglio Provinciale di Roma

Il mercato riparte dalle libere professioni

Notizie positive da Confprofessioni per il mercato del lavoro di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

Si accendono i motori: in pole position il nuovo redditometro

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Riformare servizi per il lavoro e politiche attive

La buona “svoltina” per il lavoro

2 The world of il Consulente

di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma

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Avvisi di addebito INPS

Se le cose non dovessero andare per il meglio, arriveranno in soccorso i codici di autoregolamentazione di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

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Il DL 34 /2014

La riforma del lavoro a termine e gli impatti sulla somministrazione: le osservazioni della Fondazione Studi di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

Rubriche

28 Pasquino

È già passato un anno

32 I misteri di Roma Auguri sinceri a Papa Francesco

Tanti titoli, un grande peso sulle sue spalle, una sola grande anima. Ad un anno dall’inizio del Ministero Petrino, una breve sintesi dei Suoi indirizzi spirituali di Andrea Tommasini Redazione Cultura


CPO Roma

Riepilogo attività Ordine dal 20 febbraio 2014 al 20 marzo 2014 Al servizio della categoria e del territorio sono state erogate nel mese le seguenti attività che, per dovuta informazione e trasparenza andiamo a riepilogare

Consulenti N. 8 nuovi iscritti – n. 0 cancellati Praticanti n.9 nuovi iscritti – n. 10 fine pratica – n. 4 praticanti cancellati Riunione di Consiglio n. 1 Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n. 74 istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle N. 2 Delibere - Consulenze Sportelli dedicati agli iscritti INPS: n. 2 giornate Aziende, n. 1 giornata Artigiani e Commercianti e n. 1 giornate Gestione Separata Equitalia n. 4 giornate Sportello Pensioni n. 2 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma n. 38 quesiti risposti Editoria Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile

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CPO Roma

Competere nelle regole Asseverazione ispezioni e costo del lavoro

E

di Daniele Donati Segretario Consiglio Provinciale di Roma

ravamo in tanti, veramente tanti (oltre 600 persone), il 19 marzo a Roma nella sala congressi del Seraphicum per ragionare sulle novità in materia di lavoro. I relatori che hanno animato la giornata davano plasticamente il senso del titolo del convegno: due consulenti del lavoro (P. Stern e G. Maccarone), un super esperto e già Direttore della Direzione Territoriale di Modena (E. Massi) ed il Dirigente della Direzione Generale per l’Attività (D. Papa). Fronti diversi unico obiettivo rilanciare l’occupazione e l’attività d’impresa nel rispetto delle regole ed esaltando le aziende virtuose. In apertura Vincenzo Silvestri, nella sua qualità di vicepresidente, ha portato i saluti del Consiglio Nazionale vista l’improvvisa indisponibilità di Marina Calderone. Di seguito il Presidente Adalberto Bertucci ha fatto gli onori di casa salutando i colleghi e ricordando le attività svolte dal consiglio di Roma in quest’ultimo periodo. Particolari ringraziamenti sono andati al Centro Studi, non solo per la sua attività di risposte ai quesiti che sta procedendo a pieno ritmo, ma anche per l’ottimo lavoro fatto sulla schematizzazione delle trappole burocratiche che mortificano il “sistema lavoro” i cui echi sono rimbalzati perfino all’interno del JobsAct. Ha aperto le “danze” delle relazioni Massi, che ha ragionato sulla procedura di licenziamento prevista in caso di motivazione oggettiva. Sono emersi diversi spunti di interesse ed analizzate una serie di criticità del percorso presso la DTL ai sensi dell’art. 7 L604/66 così come modificato dalla L 92/12. Si è convenuto sulla farragionosità del cd “rito Fornero” giudiziale per i licenziamenti che tante difficoltà sta creando ai vari tribunali italiani che stanno assumendo decisioni spesso contraddittorie tra un distretto e l’altro. Maccarone ha spostato il confine territoriale a Bruxelles parlando di limiti comunitari agli incentivi alle imprese finalizzati ad impedire aiuti di stato che possano violare i principi di libera

concorrenza e quindi falsare le regole del mercato. Relazione “tosta” ma di assoluto interesse. Sicuramente più chiari per tutti concetti come “de minimis” e le limitazioni previste dal Regolamento 800/2008. Giusto una pausa per il caffè ed i lavori sono ripresi con due descamisados o meglio “desgiattatos” sullo scranno. Il caldo della sala ha visto il Paolo Stern ed il Direttore Danilo Papa preferire una mise più disinvolta dei precedenti relatori. Ed hanno fatto bene perché l’ambiente si è scaldato ulteriormente quando Papa ha iniziato una “interrogazione” in diretta a Stern su facoltà e limiti dell’accesso ispettivo anche alla luce del nuovo codice comportamentale degli Ispettori del Ministero del Lavoro. Ne è nato un botta e risposta di sicuro interesse. Di grande utilità sono state le anticipazioni che Papa ha fornito sul DL Poletti che da lì a poche ore avrebbe visto la pubblicazione in gazzetta ufficiale. Da ultimo si è registrata piena sintonia sullo spirito di collaborazione che dovrebbe animare, nella diversità dei ruoli, consulenti ed ispettori nella fase di controllo della aziende. Non più “guardie e ladri” ma operatori professionali che tutelano imprese e quindi lavoratori. Sul punto è iniziata la relazione di Stern sul nuovo sistema di asseverazione della conformità dei rapporti di lavoro, in una parola Asse.Co..

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CPO Roma

Da sinistra verso destra: Adalberto Bertucci, Daniele Donati, Eufranio Massi, Giuseppe Maccarone, Paolo Stern, Vincenzo Silvestri

L’auditorium

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Nonostante l’ora tarda l’attenzione dei colleghi è stata massima poiché hanno colto nello strumento un mezzo interessante e convincente per invertire il paradigma ispettivo: non sanzioni per chi sbaglia ma valorizzazione per chi fa bene. Una logica che tende ad esaltare comportamenti virtuosi delle aziende che volontariamente si inseriscono in un circuito di vigilanza gestito dai consulenti del lavoro e del quale il Ministero terrà conto nella programmazione della propria attività ispettiva. Stern ha inoltre evidenziato come l’Asse.Co. sarà gestito solo telematicamente e senza far girare nemmeno

un foglio di carta (l’Amazzonia ringrazia!) e si muoverà su verifiche interne all’azienda, autocertificate dal datore di lavoro, e su attività di sorveglianza e controllo del consulente del lavoro asseveratore, cominciamo a conoscere gli acronimi: il CDLAss. L’asseverazione finale sarà rilasciata da un comitato asseveratore (ComAss) designato dal Consiglio Nazionale e costituito presso la Fondazione Studi. I lavori si sono conclusi sforando, ogni limite di tempo previsto, e quindi ben oltre le 19.30. Ovviamente un grazie a tutti per la sempre calorosa partecipazione.

Da sinistra verso destra: Adalberto Bertucci, Eufranio Massi, Paolo Stern (di spalle), Daniele Donati

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Occupazione

Il mercato riparte dalle libere professioni Notizie positive da Confprofessioni per il mercato del lavoro

di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

L

a Confederazione Italiana delle Libere Professioni ha sostenuto un’indagine sui tassi di occupazione del settore degli studi professionali, confrontando i dati Inps relativi alle posizioni attive e alle cessazioni relative all’anno 2013. Questa analisi ha inaspettatamente prodotto risultati positivi e ottimistici. Gli studi professionali hanno infatti creato oltre novemila posti di lavoro, tra impiegati ed apprendisti nel solo anno 2013.

Nonostante la crisi abbia colpito duramente negli ultimi anni il settore delle libere professioni, i numeri parlano chiaro: durante il 2013 sono stati assunti 50.777 impiegati e 8.982 apprendisti, e sono stati cessati i rapporti di lavoro per 46.012 impiegati e 4.639 apprendisti: un bilancio tra nuovi assunti e posizioni lavorative cessate comunque positivo con un balzo complessivo del 9% di assunzioni rispetto all’anno precedente: 9.108 mila assunzioni nel 2013, rispetto agli 8.352 neoassunti di tutto il periodo del 2012. Analizzando nel dettaglio questi dati, il settore professionale più florido a livello di occupazione del personale sembra proprio essere il nostro, l’area economico -amministrativa, quindi consulenti del lavoro, studi commercialisti e studi di consulenza amministrativogestionale, con un saldo occupazionale positivo pari a 5.937 unità, in aumento rispetto

all’anno precedente, nel quale sono stati creati 5.641 posti di lavoro. Specificatamente gli studi di consulenza del lavoro nel corso dello scorso anno hanno assunto 2.395 unità (1941 impiegati e 454 apprendisti), cessando 2.002 posizioni di lavoro (1767 impiegati e 235 apprendisti), producendo un attivo di quasi 400 unità occupazionali. Anche le attività sanitarie, costituite da studi medici generici, ambulatori e poliambulatori, medici specialisti, studi odontoiatrici e veterinari, stanno investendo sul personale, con un saldo pari a 2.935 unità, riscontrando una buona crescita rispetto al 2012. Lo stesso non può dirsi per le professioni tecniche quali gli studi di architettura e ingegneria, geometri, periti industriali, agrari, geologi, che nonostante nel 2013 abbiano creato 705 nuovi posti di lavoro, presentano un dato occupazionale in diminuzione di circa il 30% rispetto all’anno

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precedente. Ed infine le professioni giuridiche, che al contrario non hanno incrementato il dato occupazionale, ma hanno sensibilmente ridotto le interruzioni di rapporti di lavoro, cessando nel 2013 esattamente 469 posizioni lavorative, rispetto ai 1.082 posti del 2012. Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, commenta così questa importante rivelazione: “I dati occupazionali degli studi confermano le tendenze in atto nel mercato dei servizi professionali. Le professioni giuridiche e quelle tecniche stanno pagando il prezzo più salato alla crisi economica, mentre le professioni sanitarie confermano il loro ruolo anti-ciclico e quelle dell’area economico-amministrativa continuano a macinare occupazione per rispondere alle mutate esigenze del mercato”. Secondo Stella, inoltre, “il settore professionale ha ancora buone potenzialità di crescita, soprattutto sul fron-


te occupazionale, ma spesso deve fare i conti con norme e provvedimenti legislativi che penalizzano le ambizioni di sviluppo dei liberi professionisti”.

le giovani leve e si impegna a sostenere il peso della responsabilità morale oltre che economica dell’assunzione di personale dipendente, va incoraggiato e sorretto. I dati

Noi professionisti, in questo delicato momento di crisi per quanto possiamo ci stiamo impegnando per favorire la ripresa, nostra come studi professionali e sociale: fornendo

Il temuto e temibile professionista ora veste i panni del propulsore fattivo della ripresa economica. Il settore privato deve crescere, e deve essere aiutato e sostenuto dalle istituzioni. Se il professionista investe sul-

non parlano di stagisti né di praticanti della professione, l’incremento del 9% dell’occupazione è riferito esclusivamente a impiegati ed apprendisti, questo significa regolarità, stabilità ed impegno continuativo nel tempo.

lavoro, rimescolando denaro e creando reali opportunità per il mercato nazionale. Il nostro settore indubbiamente crea occupazione, ma questo sforzo deve essere riconosciuto e valorizzato anche a livello politico ed istituzionale!

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Previdenza

Agenda adempimenti ENPACL 2014 Promemoria per la categoria delle scadenze previste dal nostro Ente di Previdenza di Fabio Faretra Direttore Generale ENPACL

A

partire dai prossimi giorni tutti i Consulenti del Lavoro torneranno ad essere interessati dalle scadenze previste dal nostro Ente di previdenza per il pagamento dei contributi. Al riguardo, pubblichiamo la relativa ‘agenda’, che sarà utile a programmare per tempo ogni adempimento. Contributo soggettivo 2014 È determinato in misura pari al 12% del reddito professionale prodotto nel 2013, nel limite massimo di euro 96.045 (corrispondente a un contributo di euro 11.525). E’ comunque dovuto un contributo soggettivo minimo di euro 2.062, equivalente ad un reddito professionale minimo di euro 17.187. Il contributo soggettivo minimo 2014 è posto in pagamento entro le seguenti scadenze e misure: Termine Quota Quota intera (12%) ridotta (6%) 16 aprile 2014 515,50 257,75 16 giugno 2014 515,50 257,75 16 settembre 2014 515,50 257,75 17 novembre 2014 515,50 257,75 Il saldo del contributo soggettivo deve essere effettuato entro il 16 settembre, in sede di dichiarazione del reddito professionale 2013. Il pagamento del saldo può avvenire in unica soluzione o in massimo 4 rate di pari importo, con scadenza: 16 settembre 2014, 16 ottobre 2014, 17 novembre 2014, 16 dicembre 2014 Nel caso di iscrizione o cancellazione i corso d’anno il contributo soggettivo è rapportato a mese, in relazione al periodo di effettiva iscrizione nell’anno solare. I giovani che si iscrivono o si sono iscritti all’ENPACL per la prima volta con età inferiore a 35 anni, per l’anno di iscrizione e per i 4 anni successivi possono versare il contributo soggettivo nella misura dimezzata del 6% e, pertanto, gli im-

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porti minimo e massimo sono pari a euro 1.031 ed euro 5.763. Per ottenere la riduzione non è necessaria alcuna richiesta in quanto viene adottata d’ufficio. Il neo iscritto ha però facoltà, a domanda, di chiedere l’applicazione dell’aliquota intera, al fine di migliorare la misura della propria pensione futura. I pensionati ENPACL che restano iscritti all’Ente possono optare per il dimezzamento dell’aliquota contributiva (6%) e, pertanto, gli importi minimo e massimo sono pari, anche in questo caso, a euro 1.031 ed euro 5.763. I Consulenti del Lavoro iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria (ad esempio INPS in quanto lavoratori dipendenti), versano il contributo soggettivo calcolato con l’aliquota ordinaria. Contributo integrativo 2014 E’ determinato in misura pari al 4% del volume d’affari IVA prodotto nel 2013. E’comunque dovuto un contributo integrativo minimo di euro 300. Il contributo integrativo deve essere versato entro il 16 settembre 2014, in sede di dichiarazione del volume d’affari ai fini IVA 2013. Il pagamento del saldo può avvenire in unica soluzione o in massimo 4 rate di pari importo, con scadenza: 16 settembre 2014, 16 ottobre 2014, 17 novembre 2014,16 dicembre 2014 Contributo di maternità 2014 L’ENPACL provvederà a richiedere tale contributo con la scadenza di settembre, ossia con la prima rata utile successiva all’approvazione del Bilancio di esercizio 2013, che ne consentirà l’e-


satta quantificazione. Novità 2014 : Versamenti in acconto e Modello F24 Coloro che ritenessero utile evitare la concentrazione dei pagamenti nell’ultimo quadrimestre dell’anno, dal 1 aprile al 18 agosto possono effettuare versamenti spontanei in acconto, a titolo di contribuzione obbligatoria, senza la necessità di specificare la tipologia di contributo (soggettivo o integrativo). I versamenti in acconto costituiscono anticipazioni di quanto dovuto per l’anno 2014 e quindi gli importi sono liberamente e autonomamente determinati. Per eseguire i suddetti versamenti occorre utilizzare esclusivamente l’apposita procedura presente nel sito www.enpacl.it che consente di generare il relativo M.Av. Successivamente, in sede di comunicazione obbligatoria 2014, l’interessato dovrà effettuare l’imputazione di quanto in prece-

denza versato a titolo di acconto. Inoltre, è in fase di definizione la necessaria convenzione tra l’ENPACL e l’Agenzia delle Entrate. Non appena la procedura sarà resa operativa, presumibilmente entro il prossimo mese di giugno, sarà possibile utilizzare il modello F24 per versare i contributi dovuti all’ENPACL, con possibilità di effettuare eventuali compensazioni con altri tributi. Comunicazione obbligatoria Reddito professionale 2013 e volume d’affari ai fini IVA 2013 Tutti gli iscritti all’ENPACL sono obbligatoriamente tenuti a inviare esclusivamente in via telematica entro il 16 settembre 2014 la comunicazione annuale indicante l’ammontare del reddito professionale 2013 nonché del volume d’affari ai fini IVA 2013. Tale comunicazione deve essere inviata anche nei casi di reddito e/o volume d’affari ai fini IVA pari a zero.

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Lavoro

Chiarezza per i contenziosi nello sport Attività di vigilanza sulle società ed associazioni sportive di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

C

hi opera nel settore delle Società e delle Associazioni sportive ha avuto modo di verificare di persona quanto sia controversa la questione relativa alla gestione delle Società ed Associazioni sportive dilettantistiche, in relazione ai rapporti di lavoro o collaborazione che possono svolgersi all’interno ed anche ai contenziosi che sempre si verificano in caso di accesso ispettivo. A tal proposito, direi finalmente, il Ministero del lavoro, con nota 21 febbraio 2014, n. 4036, ha fornito indicazioni operative in merito alle verifiche ispettive da effettuare. In particolare, il Ministero evidenzia che le società e Associazioni sportive dilettantistiche (Ssd e Asd), disciplinate dall’art. 90 della L. 289/2002, devono essere riconosciute dal Coni ed essere iscritte nel Registro delle società ed associazioni sportive dilettantistiche tenuto dallo stesso Coni e sono caratterizzate dall’assenza di finalità lucrative. Il Ministero ha evidenziato la necessità, ferma restando l’attività di vigilanza già avviata ed i contenziosi in essere, di concentrare la propria attività sulle diverse realtà imprenditoriali evidentemente non riconosciute dal Coni, dalle Federazioni sportive nazionali o dagli enti di promozione sportiva e non iscritte nel Registro delle

associazioni sportive dilettantistiche. Le società e associazioni riconosciute rientrano nell’ordinamento sportivo e, quindi, sono disciplinate sia dal predetto ordinamento che dall’ordinamento statale. Di conseguenza, vi è una netta distinzione tra le Ssd/Asd e le realtà imprenditoriali che gestiscono lo sport con fini di lucro. Il riconoscimento da parte del Coni, che certifica quindi lo svolgimento da parte delle Ssd e Asd di attività sportive a livello dilettantistico, è il presupposto per l’applicazione del trattamento di favore, giustificato dalla funzione sociale da esse svolta. Riguardo ai rapporti di collaborazione instaurati da parte delle Ssd o Asd nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche, di cui all’art. 67, comma 1, lett. m) del D.P.R n. 917/1986 (TUIR), l’art. 35, comma 5 del D.L n. 207/2008n

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stabilisce che << nelle parole esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche >>, ovvero le attività sottoposte al regime fiscale proprio dei redditi diversi, << sono ricomprese la formazione, la didattica, la preparazione e l’assistenza dell’attività sportiva dilettantistica >>. La norma non si rivolge al solo caso di prestazioni rese per la partecipazione a gare e/o manifestazioni sportive, bensì le estende a tutte quelle relative allo svolgimento delle attività dilettantistiche di formazione, di didattica, di preparazione e di assistenza intese nell’accezione più ampia del termine << attività sportiva >>. Pertanto, formazione didattica e preparazione sono le attività che gli istruttori, gli allenatori operanti all’interno delle Ssd e Asd svolgono in forma dilettantistica. Il ministero evidenzia che, ai sensi dell’art. 90 della L. n.


289/2002, è stato esteso il trattamento di favore anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo – gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche. Tuttavia, ai sensi dell’art. 61, comma 3 del D.Lgs n. 276/2003, devono essere esclusi dalle tipologie contrattuali a progetto ed occasionali i rapporti e la attività di collaborazione coordinata e continua-

tiva comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e gli enti di promozione sportiva riconosciute dal Coni. L’attività di vigilanza svolta nei confronti di realtà ha determinato l’insorgere di contenziosi con esito in buona parte non favorevole per l’Amministrazione e per l’Inps; di conseguenza, il Ministero evidenzia la necessità di

promuovere iniziative di carattere normativo, finalizzate ad una graduale introduzione di forme di tutela previdenziale a favore di soggetti che, nell’ambito delle associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni, dalle Federazioni sportive nazionali, nonché dagli enti di promozione sportiva, svolgono attività sportiva dilettantistica nonché attività amministrativogestionale non professionale ex art.67, comma 1, lettera m) ultimo periodo del TUIR.

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Lavoro

Leparole con gli ispettori L’insostenibile peso delle dichiarazioni spontanee nei processi

di Mauro Parisi Avvocato

A

ttenti a quello che si dice agli ispettori. Non solo per gli ispettori in sé, ma anche per le conseguenze kafkiane che spesso ne traggono i giudici. Una piccola storia, può illustrare una problematica invero delicata. Un signore è consocio di una società che gestisce un piccolo locale, il quale subisce un’ispezione. Non essendo stato trovato dagli ispettori presso lo stesso locale all’atto dell’accesso, egli viene convocato in ufficio dai funzionari.

In quella sede, il signore –molto tranquillo e sicuro di essere in regola-, parla liberamento con gli ispettori, risponde alle loro domande e, alla fine del colloquio, con naturalezza, sottoscrive il verbale delle proprie dichiarazioni che i funzionari, nel frattempo, hanno redatto per porgerglielo. Ma -attenzione al punto-, il signore firma l’atto senza rileggerlo. Qualche mese dopo, al signore viene notificato un verbale ispettivo in cui si vede contestare il fatto di non essere mai stato iscritto alla Gestione commercianti dell’INPS. In particolare, guarda cosa, sulla base delle circostanziate attestazioni che lui stesso avrebbe reso. Che cosa sembra avere detto il signore? Che avrebbe sempre lavorato, notte e dì, presso il piccolo locale. Per cui, non poteva non essere iscritto a tale gestione. Tutto chiaro? Non proprio. Perché quel signore, oltre che socio, lavora quale guida turistica per una cooperativa locale. Accompagna turisti in gita e il suo impegno è quotidiano e fisso, come attestano le buste paga della stessa cooperativa, di cui risulta dipendente. In definitiva, il signore sembrerebbe occupa-

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to parimenti, sia presso il suo locale, sia come guida turistica. Salvo ipotizzare che non dorma mai la notte, una circostanza almeno inverosimile. Perciò, certo del fatto suo –e dell’impossibilità delle attestazioni provenienti dall’amministrazione- il signore decide di promuovere una causa, per fare constatare dal giudice –anche con testimoni e documenti- l’inesistenza dei presupposti che l’amministrazione afferma. Si va giudizio, si propongono le cosiddette richieste istruttorie, e qui…sorpresa. Il giudice decide di non ammettere neppure le prove testimoniali richieste, poiché già sussisterebbe prova piena dei fatti contestati. E ciò, poiché esistono le dichiarazioni rilasciate a suo tempo agli ispettori dal ricorrente. Si insiste invano con il dire che le dichiarazioni sono state fraintese e che si vuole offrire in corso di causa prova del contrario. Il giudice è irremovibile. Quanto trascritto dai pubblici ufficiali farebbe fede fino a querela di falso. Insomma, il signore si è caccia nei guai con le sue stesse mani e non riesce più ad uscirne. Eppure, le conseguenze di una condotta, probabilmente leggera e inconsapevole, non possono


essere queste. I processi, altrimenti, anziché i giudici, li farebbero direttamente gli ispettori nel corso del loro controllo. Una situazione di non cristallina garanzia. Ma la verità è un’altra e, tra le molte, ce la illustra bene la recente sentenza n. 166/2014 della Cassazione. La quale afferma espressamente che “quanto alla veridicità sostanziale delle dichiarazioni …rese [agli ispettori] dalle parti o da terzi, facendo fede fino a prova contraria, [quest’ultima è] ammissibile qualora la specifica indicazione delle fonti di conoscenza consen-

ta al giudice ed alle parti l’eventuale controllo e valutazione del contenuto delle dichiarazioni”. In definitiva, per quanto compromettenti siano state le dichiarazioni di lavoratori e datori di lavoro, è -e deve essere- comunque sempre ammessa in giudizio la prova contraria (talvolta, invero, difficile) volta a superare il significato e gli effetti di tali prime indicazioni. Dunque, nessuna piena prova fino a querela di falso. Per quanto male si sia dichiarato agli ispettori, davanti al giudice una prova di appello va concessa. A chiunque.

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Fisco

Accertamento sintetico Si accendono i motori: in pole position il nuovo redditometro

di Marco Bertucci Consigliere Consiglio Provinciale di Roma

L’

Agenzia delle Entrate lo scorso 11 marzo con la circolare 6/E ha diffuso le nuove disposizioni relative all’accertamento sintetico “Redditometro 2014”, recependo quanto segnalato dal Garante della Privacy in seno al rispetto della sfera privata del contribuente. Il Garante infatti con il parere del 21 novembre dello scorso anno ha fornito all’Agenzia un valido strumento per il perfezionamento, prima dell’utilizzo, del nuovo Redditometro, segnalandone le criticità e l’elevato rischio obiettivo di violare i diritti fondamentali e la libertà degli interessati, suggerendo delle linee guida per rendere il trattamento dei dati personali conforme alla disciplina giurisprudenziale. Queste direttive constano nell’adozione di migliorie sostanziali relativamente alla qualità e conservazione dei dati sensibili, all’informativa diretta al contribuente, all’individuazione della reale situazione familiare dell’accertato, oltre che alla corretta determinazione del contenuto induttivo degli elementi di capacità contributiva.

L’Autority, visto il lavoro di aggiustamento prodotto dall’Ufficio delle Entrate, ha legittimato il procedimento del rinnovato Redditometro, anche se l’Agenzia non si è tirata indietro su uno dei punti criticati dal Garante: “la quota di risparmio dell’anno”, che farà comunque parte dell’accertamento. Modifiche sostanziali sono state comunque apportate alle spese correnti determinate mediante medie Istat: è questo il caso dei generi alimentari e bevande, di abbigliamento e calzature, alberghi e viaggi organizzati. L’Agenzia non utilizzerà i dati statistici nel nuovo accertamento sintetico, né in fase di selezione, né in quella di contraddittorio. Queste tipologie di spesa verranno inserite nell’accertamento solo nel caso in cui tali importi dovessero essere individuati esattamente dall’Ufficio, in tal

caso potranno essere oggetto di contraddittorio e contribuire alla ricostruzione sintetica del reddito. Il “fitto figurativo” (quella spesa attribuita al contribuente che non risulta, nel comune di residenza, in possesso di un immobile a titolo di proprietà o altro diritto reale, di locazione o di leasing immobiliare, oppure a uso gratuito) invece non verrà preso in considerazione nella fase di selezione. Avrà però valenza in sede di contraddittorio, quando l’accertato potrà dichiarare e spiegare la sua condizione abitativa, allora l’Agenzia valuterà di rettificare la spesa relativa all’immobile in oggetto per «fitto figurativo» con le «spese per elementi certi». Ma nel caso in cui l’accertato non si presentasse al contraddittorio, la quota imputata al fitto figurativo concorrerà comunque alla determi-

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nazione del “maggior reddito accertabile”. L’Agenzia ha accolto anche le richieste del garante riguardo il problema dell’incompatibilità tra «famiglia fiscale» costituita da contribuente e coniuge oltre che dai figli ed eventuali altri familiari fiscalmente a carico e «famiglia anagrafica» composta anche dai figli maggiorenni e altri familiari conviventi, nonché i conviventi di fatto, non fiscalmente a carico. Nella fase preventiva, di selezione del soggetto, infatti, l’Ufficio delle Entrate si accerterà del reale collocamento lifestage del contribuente e che quindi la famiglia fiscale sia effettivamente equivalente a quella anagrafica mediante il collegamento telematico con l’anagrafe comunale. Con questo accorgimento si potrà evitare che vengano erroneamente accertati quei contribuenti il cui


scostamento individuale può essere a buon diritto sostenuto dal reddito complessivo dell’effettivo nucleo familiare, riducendo al contempo sprechi di tempo e denaro a carico dell’Ente e del contribuente stesso. Dopo quasi quattro anni di lavori, il Redditometro sembra proprio ai banchi di partenza. Si comincerà con i controlli relativi all’anno 2009, quindi dai redditi risultanti dalle dichiarazioni Unico 2010. In definitiva si stima che verranno sottopo-

sti all’accertamento con Redditometro circa 35mila soggetti, per i quali verranno analizzati gli scostamenti sulla base delle spese certe e per elementi certi, quelle cioè correlate al possesso provato di determinati beni, oltre alla quota relativa agli incrementi patrimoniali dell’anno di riferimento. Ma la circolare 6/E/14 è solo una correttiva a quanto già espresso nella 24/E/13, alla quale invece si fa riferimento per tutto il resto riguardante la fase di selezione

e lo scostamento tra reddito dichiarato e capacità di spesa. Il garante della Privacy ha voluto perfezionare uno strumento che si auspica efficace e capace di vincere la lotta all’evasione fiscale. Non si tratta di un accertamento destinato a stanare i piccoli evasori, una minima soglia di scostamento è pur sempre tollerata, ma è rivolto a coloro che spudoratamente evadono il sistema truffando tra l’altro i propri connazionali che invece, non senza fatica, pagano le tasse.

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Lavoro

Riformare servizi per il lavoro e politiche attive La buona “svoltina” per il lavoro di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma

D

irei benino. Anzi bene perché Matteo Renzi mi è simpatico e merita apertura di credito (le cambiali si onorano però!). Siamo ancora in fase prodromica ma quello che era solo un insieme di titoli (jobsact) comincia a popolarsi di contenuti. Lo strumento che sarà usato è duplice, un dl (DL 34/14) che attivi alcune urgenze ed un ddl che conferisca al Governo apposite deleghe finalizzate ad introdurre misure per riformare la disciplina degli ammortizzatori sociali, riformare i servizi per il lavoro e le politiche attive, semplificare le procedure e gli adempimenti in materia di lavoro, riordinare le forme contrattuali, migliorare la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. Una delega non in bianco ma con puntuali, quasi sempre, indicatori di traiettoria.

Non voglio iscrivermi al partito dei “ve lo avevo detto” o dei “avevo ragione io” ma basta rileggere quello che i vertici della categoria dei Consulenti del Lavoro, io personalmente e e tanti amici abbiamo affermato fin dall’aprile del 2012 per avere chiara la lettura delle posizioni circa la necessità di un radicale cambio di rotta rispetto alle scelte operate dal Governo Monti in tema di lavoro. Veniamo al merito. Due sono i contratti, che hanno avuto una nuova regolamentazione con il DL poiché valutati idonei ad incontrare il consenso delle imprese e quindi favorire l’occupazione: contratto a termine e apprendistato (che è bene ricordarlo è a tempo indeterminato). Il contratto a termine viene stravolto. Via il causalone ed ampi spazio a quella che era stata una delle poche novità intelligenti della L 92/12, il contratto acausale. Durata massima 36 mesi comprensiva di proroghe che potrebbero arrivare a otto. Anche la proroga ovviamente acausale. Riecheggia l’analogo modello contrattuale vigente in Germania, lì la durata è di 24 mesi . La possibilità di assunzioni con tale tipologia contrattuale viene limitata al 20% dei contratti a tempo indeterminato. In questa occasione il Governo sembra però dimenticare che il 95% delle im-

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prese ha meno di dieci dipendenti e che pertanto quella percentuale (20%) risulta quasi una presa in giro. A poco vale ricordare che la contrattazione collettiva può introdurre deroghe al limite del 20%, si sarebbe infatti dovuto mantenere il meccanismo contrario ossia lasciare alle parti sociali la possibilità di porre condizioni adatte al proprio contesto senza inserire vincoli in partenza. Ancora una volta l’apprendistato cambia. Dal 2003 ho smesso di contare le infinite variazioni del contratto operate da leggi nazionali, interventi della corte costituzionale, leggi regionali e linee guida della conferenze stato regioni. La forma scritta sarà prevista solo per il solo contratto e per il patto di prova. Salta obbligo di piano formativo individuale scritto, attualmente deve essere reso al lavoratore entro 30 giorni dall’instaurazione del rapporto. Scompare la trappola, almeno a livello di legge, ma permane a livello di contrattazione collettiva, che consente l’assunzione di nuovi apprendisti a condizione della conferma in servizio dei precedenti. Novità importanti anche sulla formazione. Per l’apprendistato di primo livello viene previsto che il tempo dedicato alla formazione, e conseguentemente la retribuzione dell’apprendista, sia computato al 35% dell’ordinario. Viene poi eliminato l’obbligo


Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana

di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica e questo da subito e per tutti gli apprendisti anche assunti sotto la vigenza di precedente normativa. Questa, che apparentemente potrebbe essere salutata come novità interessante, potrebbe rivelarsi un vero pericolo. Il rischio di reinventare il CFL, con tutti i susseguenti guai comunitari, è dietro l’angolo. Senza formazione pubblica, almeno integrativa come previsto dal TU 167/11, le agevolazioni contributive rischiano di essere considerate aiuto di Stato. Sul punto abbiamo già dato. Al “tagliando del contratto” manca la revisione del recesso. Se veramente si vuole fare dell’istituto il contratto principe per l’inserimento al lavoro dei giovani bisogna modificare le farraginose disposizioni sul recesso. Basterebbe prevedere vari step formativi, ad esempio ogni sei/ dodici mesi, al termine di ciascuno dei quali il contratto possa risolversi senza difficoltà. Solo così si otterrebbe un contratto “a tutele crescenti” di tipo formativo. Mi auguro che ci sia spazio

per una modifica dell’ultim’ora altrimenti la concorrenza di altre forma contrattuali più flessibili renderebbe ancora una volta difficile il decollo dell’istituto. Parliamo di Durc. Anche questo oggetto di immediata riforma. Solo il nome segna sgomento nelle imprese e nei consulenti del lavoro. Nel 2013 sono stati emessi circa 5 milioni di certificati. Un impegno colossale per l’INPS ed una odissea burocratica per molte imprese. Il DURC sarà smaterializzato, on line ed immediato. Benissimo. Non bisognerebbe però mai dimenticare il principio, introdotto anni fa dalla Bassanini, che la PA non dovrebbe richiedere al privato informazioni già in suo possesso. Quindi bene il DURC on line ma la PA se lo vada a prendere da sola e, per una volta, senza oneri per le imprese. Nel combinato disposto tra DURC on line e delega su semplificazioni amministrative, di cui diremo dopo, sono certo che non potranno non essere valorizzati quegli interventi di autocontrollo delle imprese delegati agli ordini professionali specializzati: Asse.Co se ci sei batti un colpo.

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Lavoro Veniamo ora alla legge delega. Molti si chiederanno che fine abbiano fatto le suggestioni del contratto unico. Ebbene non hanno prodotto un azzeramento delle altre tipologie contrattuali anzi hanno determinato l’esordio di un nuovo contratto d’inserimento a tutele crescenti senza quindi art. 18 per la fase d’accesso. Tale contratto dovrebbe inserirsi nell’ambito della delega per la semplificazione delle attuali tipologie contrattuali e di riordino delle stesse per renderle maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto produttivo nazionale e internazionale. Tra i principi della delega degni di segnalazione sono quelli relativi alla redazione di un TU semplificato delle diverse forma contrattuali ed all’introduzione in via sperimentale di un compenso minimo orario valido per ogni forma contrattuale. Altra delega riguarderà gli ammortizzatori sociali. Si punta, ma la frase l’abbiamo già sentita troppe volte, ad assicurare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori che preveda, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori. Vengono poi rivisti i sistemi di cassa integrazione attualmente vigenti. Significativi i principi di automatizzazione e semplificazione delle procedure per l’accesso ai sostegni salariali. Attualmente basta un errore formale per far saltare indennità o basta una trattativa sindacale che non vada per il verso giusto per impedire l’accesso a sostegni al reddito. Bene dunque la revisione. Importante poi l’ampliamento della platea dell’ASPI. Da ultimo, e qui la mia condivisione si fa piena, l’individuazione di meccanismi volti ad assicurare il coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario di prestazioni di integrazione salariale, ovvero di misure di sostegno in caso di disoccupazione, al fine di favorirne lo svolgimento di attività in favore della comunità locale di appartenenza. Da tempo si è tentato di legare il percepimento di una indennità ad una azione del percettore ma non si è mai approdati a nulla di utile (l’incubo degli LSU ha terrorizzato tutti). Speriamo sia la volta buona, anzi per dirla renzianamente la “svolta buona”. Le deleghe sugli ammortizzatori, politiche passive, si collegano direttamente a quelle sui servizi per il lavoro e di politiche attive. Il tentativo qui è quello di garantire la fruizione dei servizi essenziali in materia di politica attiva del lavoro su tutto il territorio nazionale, nonché ad assicurare l’esercizio unitario delle relative funzioni

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amministrative. Si tenta cioè di superare l’irrazionale spezzettamento di attività e funzioni tra enti locali. Interessante, almeno come ipotesi di lavoro, la delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali. Duole ritrovare utilizzata ancora la parola “conciliazione” che richiama la necessità di trovare un compromesso tra istanze diverse. Meglio sarebbe stato parlare di armonizzazione individuando un virtuoso e stretto legame tra lavoro e famiglia. L’approccio da cui parte la delega è quello della libertà di scelta femminile tra accudienza dei figli e vita lavorativa introducendo, per esempio, il principio dell’universalità dell’assegno di maternità aprendo anche alle lavoratrici parasubordinate. Certo qui si sconta una fantasiosa interpretazione dell’aggettivo “universale”: se tale deve essere dovrebbe riguardare ogni mamma a prescindere dalla sua occupazione o meno. Last but not least la delega al Governo in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti. Qui sembra proprio che qualcuno ci abbia ascoltato. Basta rileggere il prospetto che ho pubblicato da The World of Il Consulente n. 53 pg.14 ed a cura del Centro Studi del CPO di Roma per trovare una serie di non casuali assonanze. Vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi: a) razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione del rapporto di carattere burocratico ed amministrativo (in pratica se comunico una assunzione, una trasformazione ed una cessazione perché mi vengono richieste informazioni sull’organico aziendale in più occasioni?); b) eliminare e semplificare, anche mediante norme di carattere interpretativo, le disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali e amministrativi (vogliamo raccontare alla Corte d’Appello di Brescia che gli apprendisti non sono computabili ai fini delle L 68/99? ); c) unificare le comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi (es. infortuni sul lavoro) ponendo a carico delle stesse amministrazioni l’obbligo di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti (se comunico all’INAIL non devo fare null’altro, nemmeno registrare sull’obsoleto registro? Se


la comunicazione Emens contenesse il dato dell’imponibile INAIL perché mai dovrei fare annualmente la denuncia salari?); d) promuovere le comunicazioni in via telematica e l’abolizione della tenuta di documenti cartacei (se comunico uniemens e dati fiscali perché dovrei tenere il LUL stampato per almeno 5 anni?); e) rivedere il regime delle sanzioni, valorizzando gli istituti di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della violazione e favoriscano l’immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita (a parità di costo) (perché se proprio si vuole tenere la folle comunicazione di chiamata nel contratto intermittente non si riprende la norma già contenuta nel DL 76/13 che inibisce la sanzione se comunque il lavoratore risulta regolarizzato?); f) individuare modalità organizzative e gestionali che consentano di svolgere, anche in via telematica, tutti gli adempimenti di carattere burocratico e amministrativo connesso con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro (avete mai fatto pratiche nel settore spettacolo? Se la risposta è sì potete comprendere questo punto); g) revisione degli adempimenti in materia di li-

bretto formativo del cittadino (non sarà mai troppo tardi!). Insomma un documento pieno di buoni, in alcuni casi ottimi, propositi e molti assordanti silenzi. Per esempio manca una ultima spallata all’articolo 18 o per lo meno alla sua farraginosa scrittura ed al cervellotico sistema di impugnativa giudiziale speciale del licenziamento. Un procedimento che non piace a nessuno, che di fatto porta a 4 i gradi del giudizio alla faccia della semplificazione e della riduzione dei costi del contenzioso. Qui la paura di scontentare certe congreghe sindacali oggi plaudenti è stata troppa. Peccato. Manca poi una chiara apertura e valorizzazione del lavoro autonomo e dei nuovi lavori e quindi una riscrittura di sistema che consenta il superamento dell’esperienza del cocopro. Anche in questo caso nulla. Peccato. Dal Governo più giovane di sempre ci si sarebbe aspettati una maggiore apertura al futuro. Per ora teniamoci questa ennesima riforma del mercato del lavoro. Ora però basta. Facciamo lavorare più che il ministro del lavoro il ministro per il lavoro, ossia quello dello deve favorire crescita e sviluppo economico. Senza impresa (e ripresa) anche le più belle regole del lavoro non produrranno occupazione. Buon lavoro ministro Guidi!

Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico

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Nazionale

Avvisi di addebito INPS Se le cose non dovessero andare per il meglio, arriveranno in soccorso i codici di autoregolamentazione

di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

È

di questi giorni l’invio da parte dell’Inps di una gran mole di avvisi di addebito, che stanno invadendo gli studi dei consulenti del lavoro. L’argomento è stato trattato nei giorni scorsi nel corso di una video conferenza organizzata dall’Istituto in collegamento con le sedi periferiche, con l’obiettivo di trovare interventi risolutivi per gli avvisi di addebito non dovuti.

All’evento ha preso parte dalla sede generale dell’Istituto in Roma la presidente del Consiglio Nazionale Marina Calderone “Nei nostri studi stanno già arrivando. E sui nostri social network, ma anche su tutte le utenze del CNO e del Sindacato di Categoria continuano a giungere segnalazioni di emissioni di avviso di addebito per somme non dovute, perché già pagate o ampiamente prescritte - ha detto la presidente Calderone nel corso del suo intervento -. Chiedo, quindi, al Direttore Nori di assumersi la responsabilità di indicare alle sedi la strada dell’autotutela per la cancellazione degli atti apertamente immotivati, altrimenti andremmo a generare un contenzioso per cui chiederemo le spese a carico di chi lo ha provocato, senza che vi fosse la necessità di farlo”. Quindi, richiedere la cancellazione in autotutela è il primo degli atti da porre in essere; sapendo che non

interrompe i termini ma che viene valutato positivamente nel caso si attivi un giudizio. “La gestione del cassetto bidirezionale non soddisfa i professionisti. Non accetteremo più risposte come OK o KO – ha proseguito la Presidente Calderone nel corso della videoconferenza -. È un’aperta violazione delle norme sul procedimento amministrativo: chi risponde si deve qualificare. L’accesso dei consulenti del lavoro ai sistemi Inps è tracciato dalla password; allo stesso modo è indispensabile poter individuare il nostro interlocutore”. Ov viamente, in discussione ci sono solo gli av visi di addebito non dovuti ma che da una prima analisi sembrano essere un numero spropositato. E ove l’istanza di autotutela non dovesse trovare accoglimento si dovrà procedere, alla notifica della richiesta di pagamento, ad attivare il conseguente contenzioso. Nel corso della

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medesima videoconferenza l’Inps ha manifestato l’idea di ripensare al modello organizzativo che tante proteste ha provocato sia tra i consulenti del lavoro che tra i responsabili delle sedi locali Inps. “La scelta di ritornare al contatto con l’utenza qualificata è assolutamente da sostenere”, ha concluso la presidente Calderone E se le cose non dovessero andare per il meglio? A rriva in soccorso il codice di autoregolamantazione dello sciopero per i consulenti del lavoro che sta proseguendo il lungo iter per la sua approvazione. Si tratta di uno strumento di autodifesa che ben presto sarà a disposizione della categoria, anche per porre un freno allo strapotere di decisioni incomprensibili. Su www.consulentidellavoro. it il video integrale dell’intervento della Presidente Calderone nel corso della videoconferenza Inps e il modulo per l’istanza di autotutela.


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ORDINE NELLA VITA...

CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.


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Lavoro

Il DL 34 /2014

La riforma del lavoro a termine e gli impatti sulla somministrazione: le osservazioni della Fondazione Studi

S

di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

embra opportuno evidenziare in prima battuta come sia cambiato l’articolo 20, comma 4, del D.Lgs 276/2003 che costituisce la fonte normativa primaria dei contratti di somministrazione come dei correlati contratti di prestazione. “L’individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione di lavoro a tempo determinato é affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente più rappresentativi in conformità alla disciplina di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368. (Decreto Legge n. 34/2014)”. Come appare evidente dal 21.3.2014, e per i nuovi contratti stipulati con tale decorrenza, non è più richiesta l’apposizione delle causali ai contratti di somministrazione a termine ai fini della loro regolarità. Mentre permangono le causali previste dalla legge per il cosiddetto staff leasing, ovvero la somministrazione a tempo indeterminato. Ciò vuol dire, in prima battuta, che sarà sempre possibile stipulare un contratto di somministrazione, che è il contratto commerciale tra agenzia e utilizzatore, in assenza di causale; comunque l’apposizione di una causale, evidentemente, non è vietata in particolar modo ove questa si riferisca proprio a quei casi particolari di esclusione dal contingentamento contrattuale collettivo, previsto dall’art. 10 , comma 7 del D.Lgs 368/2001 (es: start-up, stagionalità, sostituzione, per spettacoli, per over 55 anni) ovvero dallo stesso articolo 20 del citato D.Lgs 276 (disoccupati o cassaintegrati percipienti indennità da almeno sei mesi, lavoratori in mobilità, svantaggiati o molto svantaggiati o per altri casi previsti dalla contrattazione collettiva nazionale, territoriale o aziendale) . Si attende ovviamente la lettura ministeriale della normativa innovata, anche per verificare quale interpretazione fornirà per gli organi della vigilanza il Ministero del Lavoro, e non

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solo per la somministrazione, ma anche per la nuova disciplina del rapporto di lavoro a tempo determinato. In queste ore sono stati molteplici gli interventi su stampa specializzata e non e molteplici sono le visioni ed interpretazioni fornite. Le interpretazioni anche se tutte concordanti sulla assenza di causalità per i contratti a termine e per le somministrazioni a termine ,non sono tutte univoche su alcune questioni come il rispetto della direttiva europea sui contratti a termine stessi ,il plafond del 20 %, le proroghe nei contratti a termine se riferite ad un unico contratto ovvero a tutti i contratti a tempo determinato. Anche la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha diramato la propria Circolare interpretativa n°5 del 2014 del 21.3.2014. La Fondazione così interpreta il DL 34 : “L’articolo 1, comma 1, n. 1, lett. a) del decreto,modifica l’articolo 1, comma 1 del D.Lgs. n.368/2001in ordine ad alcuni profili di instaurazione del contratto. In particolare, la modifica elimina la necessità di ragioni di carattere tecnico, produttivo,organizzativo o sostitutivo per la stipulazione del contratto a termine. La nuova norma stabilisce come unico limite quello della durata massima del contratto, che non può superare i 36 mesi com-


plessivi, comprese le eventuali proroghe. Tale limitazione si applica a prescindere dalle mansioni esercitate dal lavoratore e riguarda anche la somministrazione a tempo determinato. La nuova disciplina – che appare conforme alla Direttiva Comunitaria in materia (n. 1999/70/ CE) libera in modo generalizzato la stipulazione del contratto a termine dal vincolo delle causali. Una importante novità e allo stesso tempo una limitazione rispetto al passato, consiste nel fatto che la norma introduce un tetto massimo di 36 mesi anche al primo contratto a termine; aspetto, invece, non presente nella previgente disciplina dal momento che il limite dei 36 mesi si applicava soltanto in caso di “successione di contratti a termine”(art. 5, comma 4-bis).” Per i limiti percentuali del 20 % la Fondazione precisa: “Tuttavia, il legislatore ha fatto salvo quanto disposto dall’art. 10, comma 7, del D.Lgs.368/2001, e ciò significa che: a) a titolo prudenziale si ritiene che i limiti percentuali stabiliti dai contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi prevalgono sul limite legale del 20%, sia se inferiori che superiori ad esso. Una interpretazione meno letterale e più sistematica potrebbe portare a ritenere che il limite legale del 20% si considera un tetto di garanzia minima per lo sviluppo occupazionale e della flessibilità con riferimento al quale, dunque, la contrattazione potrebbe solo migliorare e non anche peggiorare; b) continuano a valere le esenzioni dai limiti elencatenelle lett. a), b), c) e d) dello stesso comma 7.” E per le proroghe : “La nuova disposizione modifica il regime della proroga del contratto a termine. In particolare, la proroga non è più ammessa “una sola volta” ma “fino ad un massimo di otto volte”, che si sommano alla durata del contratto originario. Inoltre, viene soppresso il requisito delle ragioni oggettive della proroga, in coerenza con la soppressione delle causali per la stipulazione del contratto. Rimane invece in essere la necessità che la proroga si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato. Si segnala che probabilmente il legislatore avrebbe dovuto abrogare l’ultimo inciso dell’art. 4, comma 1 (“Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata complessiva del rap-

porto a termine non potrà esseresuperiore ai tre anni”), poiché il tetto massimo dei 3 anni per il contratto a termine ormai non è più previsto soltanto per i contratti a termine prorogati ma per tutte le ipotesi . Inoltre, si precisa che la nuova disciplina si applica anche ai contratti di lavoro a termine in corso di validità alla data di entrata in vigore del decreto.” E per la somministrazione: “Il legislatore ha coordinato la disciplina della somministrazione a tempo determinato eliminando il riferimento alle causali e quello alla c.d.acausalità, in coerenza con le modifiche introdotte all’art. 1, comma 1, del D.Lgs. 368/2001.” Ma tornando all’impatto delle novità per la somministrazione a termine è bene precisare, ad avviso di chi scrive e nelle more delle letture ministeriali, che per quanto concerne la durata massima e le proroghe della somministrazione, va fatta una discriminazione tra contratto a termine diretto, contratto commerciale e contratto di prestazione sottostante. I limiti stabiliti dal decreto 34/2014 (durata massima di 36 mesi comprese le proroghe in massimo di 8) sono riferibili al contratto di lavoro a termine diretto in primis, anche se si fa menzione della somministrazione. Tale è stata la lettura anche recente del Ministero del Lavoro con la più rigida Riforma Fornero (vedi in proposito Circolare 18/2012 e Interpello 32/2012. dello stesso Dicastero). Ciò anche perchè, non essendo stato modificato il regime dei rinnovi e delle succesioni dei contratti di lavoro a termine, previsti dall’art. 5 del D.Lgs 368/2001, è sempre possibile stipulare nuovi contratti a termine diretti, anche con il DL 34/2014, nel rispetto dello stop and go, ma tale ultima disciplina non si applica ai contratti di prestazione a termine del lavoratore interinale, art. 22, comma 2, D.Lgs 276/2003 ai fini di una somministrazione. Ma anche quando si volesse sostenere, in via del tutto ipotetica, che il rapporto a termine presso uno stesso utilizzatore non debba eccedere i 36 mesi, l’Agenzia potrebbe ben inviare in missione presso l’utilizzatore medesimo altro lavoratore e l’altro inviarlo presso nuovo utilizzatore. Ci si augura che non solo la lettura ministeriale chiarisca meglio, ma soprattutto l’iter parlamentare di conversione definisca normativamente i residuali dubbi.

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Rubrica Pasquino È già passato ‘n anno! Oh! Ma ce pensate ch’è già passato ‘n anno da quanno hanno eletto er Papa Novo? Come dite Sor Pasquì? “Che sarà mmai?!?! È da sempre che morto ‘n Papa se ne fa ‘n antro! E che de papi n’avete visti passà pe’ Roma!!!” È VERO! De papi ce ne so stati tanti però c’è quarche cosa de diverso co’ sto’ Papa ‘tanghèro’… Pe’ primo: quello che c’era prima nun è morto, j’à lassato er campo libbero proprio perché lui nun ce la faceva ppiù! (Er papetto lanzichenecco era ‘npò ‘namidato, troppo educato, era uno che l’avremmio visto mejo a parlà de Ddio, de cose teologiche ‘n salotto, davanti ar camino, prennennose ‘n tè… co li Sediari e nun certo co li poveracci come nnoi!); Pe’seconno che de papi così ‘ncè stato mai annissuno! Mo ve dico perché ‘a penso così. È ‘n coraggioso, lui te viè a cercà, poi fa finta de nun sentillo; da nun seguì le sue filippiche; poi se ce pensi ‘n po’su quello che à detto nun te poi di che nun te ‘nteressa gnente de quello che ricconta… Voi, Sor Pasquì, da sempre ce l’avete avuta co li Papa Re, co li ‘bacherozzi’ o come li chiamava er popolo ‘li marignani’ sia perché seconno noi so sempre stati a fasse l’affari loro ‘nvece che quelli der Patreterno e sia perche nun guardaveno ‘a povertà der popolo, per quant’ereno reazionari e conservatori. Ma a a uno che pia er nome der più ‘povero’de li Santi (er ‘Poverello d’Assisi) proprio pe distingese dall’artri e che riesce a di: “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”, aricordanno: All’accoliti sui: “…di essere pastori con “l’odore delle pecore”, questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello” E ai gioveni: “Sentite bene, giovani: andare controcorrente; questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente…”(come pe ddì: tirate fori li zibbidei, arimboccateve ‘e maniche, fate, nun v’aspettate che a fortuna ve caschi addosso…) E a li cristiani tutti: “Un cristiano se non è rivoluzionario in questo tempo non è cristiano!”!!! Come fate sor Pasquì a non convenì co mme che sto Papa co ‘n’anno ha stravorto tutte e concezioni che c’avevamo? Su li curiali, su li Monsignori delle strade, su li facitori de li ghetti e su li fustigatori de costumi e d’intelletto! Come potemo contrastà chi ‘nvece de fatte nisconne te viè a cercà pe parlatte, pe capì che vòi, pe’ sapè che te passa pe’ er cervello… che vò ‘puzza’de come puzzi te!!! Sto Papa ce stà a ‘nsegna che co a POVERTà, l’ UMILTà, a PAZIENZA se po’ ritrova a FIDUCIA e quinni la SPERANZA in un Monno mijore facennoce ritrovà CORAGGIO IN NOI. Date retta a mme, questo è più rivoluzionario der Sor Peppino, bonanima, a ‘questo’ nun je metteno ‘a mordacchia co’ quarche lira.. o co l’esijo, questo se nun l’ammazzeno prima farà ricrede pure Farfanicchio! Mo’ vo dico come dice Lollo su ‘na canzone sua pe ‘a Musica che accomuna, anche noantri Arguti o potremmio dì pe a fine der Dogmatismo co l’avvento del Dialogo: <<… è una libidine, una rivoluzione quando ci si può parlare…>> Nun me resta che salutavve, a la prossima Sor Pasquì!!!


È già passato un anno

Ehi! Ma ci pensate che è già passato un anno da quando hanno eletto il nuovo Papa (Francesco)? Come dite Signor Pasquino? Che non c’è nulla di eclatante?!?! Che è da sempre che al Papa deceduto ne subentra un altro rieletto in Conclave! E che, di papi, ne avete visti molti a Roma!!!” È VERO! Di papi ne sono succeduti molti ma in questo Papa Argentino c’è un qualcosa di diverso… In primis, Il Papa che lo ha preceduto non è morto, si è dimesso lasciando lo spazio a chi meglio di lui poteva sopperire alle esigenze della Chiesa sentendo che l’età non permetteva di affrontare al meglio le esigenze dei Credenti (Il piccolo Papa tedesco era un tantino teso, sulle sue, molto educato, uno che poteva essere immaginato davanti al camino, sorbendo un thè e dialogando con la ristretta dei suoi Nobili scudieri sulla teologia… su cose di Dio, non aveva tempra per affrontare le turbolenze interne ed esterne al Vaticano); In seconda battuta c’è da dire che di papi così non se ne erano mai visti! Ve lo dimostro dicendo che, Papa Francesco, è un coraggioso, lui ti viene a cercare, non resta altezzosamente o autoritariamente ad attendere

che tu creda in lui. Puoi far finta de non ‘sentire’, di non seguire le sue omelie, ma se mediti un tantino su quello che à detto non ti puoi dire, in piena coscienza, che quello che dice non interessa Voi, Signor Pasquino, da sempre avete ironizzato [sicuramente insieme allo stesso Marforio o con le altre Statue Parlanti del consesso degli Arguti - ndT] sui papi Regnanti [che invece della Pastorale – Potere sulle Anime - agognavano al Triregno – Potere Te m p o r a l e – ndT]; con le ‘blatte’ o, come li chiamava la gente romana: le Melanzane [per il colore dell’abito prelatizio – ndT], vuoi perché è credenza che il loro fare era sostanzialmente imperniato su affari più strettamente personali più che quelli legati alle cose di Dio e vuoi perché vessavano la popolazione essendo dei reazionari e conservatori. Ma a uno che prende il nome del più ‘povero’de li Santi (S. Francesco detto il ‘Poverello d’Assisi) proprio per distinguersi dagli altri che lo hanno preceduto anche con frasi toccanti quali: “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”, ricordando:

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Rubrica Pasquino

A chi fa parte dell’ordinamento ecclesiale: “…di essere pastori con “l’odore delle pecore”, questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello” Ai giovani: “Sentite bene, giovani: andare controcorrente; questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente…”(come per dire: tirate fuori gli ‘attributi’, tiratevi su le maniche, fate, non vi aspettate che il Bene vi raggiunga senza cercarlo fattivamente…) E a tutti i credenti: “Un cristiano se non è rivoluzionario in questo tempo non è cristiano!”!!! Mi domando, come si fa ora,Signor Pasquino a non convenire che con il suo fare questo Papa ci ha spiazzato? Come possiamo ancora rimanere fermi delle nostre convinzioni? Sulla Curia, che volente o nolente è ormai in movimento, sui Prelati preposti alla gestione delle cose immanenti della Chiesa, su coloro che finora hanno ‘ghettizzato’ e che sono stati richiamati a riconsiderare il loro fare? Come potremo combattere chi, invece di imporre con autorità dogmi o imperativi viene a cercare nel mondo le reali esigenze per farle sue? Che vogliono fare per essere con Te nel Tutto? Che vuole avere lo stesso tuo odore senza nasconderlo!!! Questo Papa ci sta insegnando che adottando

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semplici principi quali: Povertà, Umiltà e Pazienza potremo ritravare la Fiducia e la Speranza in un Mondo migliore e, soprattutto, il CORAGGIO IN NOI. Mi creda, Pasquino, Il Papa è ora, per i tempi che corrono, più rivoluzionario di Giuseppe Garibaldi. A Lui non possono costringerlo a tacere con contentni venali [risulterebbe che a G. Garibaldi, i Savoia - nella istituzione dello Stato Italiano unitario - per superare l’intralcio della sua popolarità, oltre che sull’amor patrio, fecero leva con un lascito milionario in lire di allora e con la proprietà quasi assoluta dell’Isola di Caprera - ndT], questo Papa se non l’uccidono prima [forse l’Autore si rifà al caso del Papa Giovanni Paolo I – ndT] farà ricredere anche un demonio! In conclusione, ve lo dico similarmente a come Lorenzo [Jovanotti] afferma su una sua canzone - per la Musica che rende uniti e dialoganti - così la possiamo dire noi Arguti con la fine del becero dogmatismo e l’apertura al Dialogo come impresso da Papa Francesco <<… è una libidine, una rivoluzione quando ci si può parlare…>>, Non mi resta che salutarla, arrivederci Signor Pasquino!


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I misteri di Roma

Auguri sinceri a Papa Francesco

Tanti titoli, un grande peso sulle sue spalle, una sola grande anima. Ad un anno dall’inizio del Ministero Petrino, una breve sintesi dei Suoi indirizzi spirituali

I

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

l Papa nella ultrasecolare tradizione cattolica apostolica romana, chiamato anche Romano Pontefice o Sommo Pontefice, è la più alta autorità religiosa riconosciuta nella religione cattolica. In alternativa ci si può rivolgere a lui anche con gli appellativi di Santo Padre, Sua Santità o Santità.

Secondo il diritto canonico è il vescovo della diocesi di Roma, capo del Collegio dei cardinali, primate d’Italia, vicario di Cristo e pastore in terra della Chiesa universale, possedendo anche i titoli di sommo pontefice della Chiesa cattolica, nonché, a seguito dei Patti Lateranensi, sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano. Il nostro attuale Papa Francesco a cui rivolgiamo con i nostri auguri per il Suo primo straordinario anno di Pontificato, anche tutta la stima e l’affetto personale, desidera essere chiamato semplicemente Francesco, in ossequio a San Francesco d’Assisi. La particolare preminenza del papa sulla Chiesa cattolica deriva dall’essere considerato successore dell’apostolo Pietro, al quale, secondo l’interpretazione cattolica dei Vangeli, Cristo

ha conferito l’incarico di pastore della Chiesa universale. Pietro, secondo la tradizione, avrebbe retto negli ultimi anni di vita la comunità cristiana di Roma, divenendone il primo vescovo e subendovi il martirio nell’anno 67. Con il nome pontificale di Francesco, dal 13 marzo 2013 il Papa è Jorge Mario Bergoglio nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 (77 anni), 266º vescovo di Roma e con il motto “Miserando atque eligendo”. Di nazionalità argentina e appartenente ai chierici regolari della Compagnia di Gesù (indicati anche come gesuiti), è il primo pontefice di questo ordine religioso, nonché il primo proveniente dal continente americano. Come sappiamo, il termine Papa deriva dal greco παππας (pàppas), espressione fami-

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liare per “padre” attestata a partire dal III secolo, contestualmente a un analogo uso fatto per indicare il vescovo di Alessandria, in Egitto. Una particolare “coincidenza” - per chi ancora crede al “caso”-, è che il nostro attuale Papa Francesco si è insediato, il 19 marzo 2013, data che tradizionalmente in Italia festeggia la festa del Papà, la stessa festa che nel resto del mondo è invece uso festeggiare nella terza domenica di giugno. nm Per festeggiare questo primo anno di rinnovamento pontificale della Chiesa Apostolica Romana, abbiamo pensato di evocarne alcune frasi rappresentative di una larghezza di pensiero e vedute di Papa Francesco, che stanno facendo tremare la pluri-secolare tradizione e riportando la Chiesa alla gente ed al popolo


e soprattutto ai poveri ed agli umili. Proprio a quei figli che Gesù Cristo indicava come i primi ai quali destinare il nostro cuore e le nostre piccole e grandi opere e pensieri. Prima di ogni altra cosa, ci sembra bello ricordare il Suo primo discorso pubblico pronunciato dalla loggia di San Pietro, all’elezione a Sommo Pontefice e che fu: “Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. [...] E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. [...] E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. [...]” Dalla scelta del nome a quello storico “buonasera” che ha fatto il giro del mondo e dei cuori in frazioni di secondo moltissimi i pensieri dei quali abbiamo fatto una cernita e diretti a differenti categorie di persone

A chi sa andare verso gli altri “Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo” (Veglia di Pentecoste 18 maggio 2013) A Lampedusa, sulla tratta dei migranti “La globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere (...) Chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi” (Il Papa a Lampedusa, l’8 luglio del 2013) Dalla parte degli “ultimi” “Se una persona è gay e cerca il Signore, e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?” Ad un cristiano “Un cristiano se non è rivoluzionario in questo tempo non è cristiano!” (Discorso in aula Paolo VI, 17 giugno 2013) Ai giovani “Sentite bene, giovani: andare controcorrente; questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente e Lui ci dà questo coraggio!” (Omelia in occasione della Messa di cresima il 28 aprile 2013) Ai poveri “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!” Ai sacerdoti “Alcuni sacerdoti finiscono per essere tristi, preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichità oppure di

novità, invece di essere pastori con “l’odore delle pecore”, questo io vi chiedo: siate pastori con “l’odore delle pecore”, che si senta quello” (Omelia per la domenica delle Palme, il 24 marzo 2013) Alla Chiesa viva “Ma che cosa succede se uno esce da se stesso? Può succedere quello che può capitare a tutti quelli che escono di casa e vanno per la strada: un incidente. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura!” (Veglia di Pentecoste 18 maggio 2013) Alla corruzione “Noi dobbiamo dirci peccatori, sì, tutti, qui, eh! , tutti lo siamo. Corrotti, no. Il corrotto è fisso in uno stato di sufficienza, non sa cosa sia l’umiltà. Gesù, a questi corrotti, diceva: ‘La bellezza di essere sepolcri imbiancati’, che appaiono belli, all’esterno, ma dentro sono pieni di ossa morte e di putredine (...) Chi corre dietro al nulla diventa nullità” (Omelia dell’11 novembre 2013 a Santa Marta) Alla doppia vita “La doppia vita di un cristiano fa tanto male, tanto male. ‘Ma, io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa’. Ma con l’altra mano, ruba: allo Stato, ai poveri” (Omelia dell’11 novembre 2013 a Santa Marta) Alla pace “Mai più la guerra (...) La violenza, la guerra parlano il linguaggio della morte. (...) Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche. Quanta sofferenza, quanta devastazione - ha affermato - ha portato e porta l’uso delle armi in quel martoriato paese, specialmente nella popolazione

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I misteri di Roma

civile e inerme” (Omelia del 1 settembre 2013) Alla Tenerezza “Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza: il prendersi cura chiede bontà” (Prima omelia del Papa nella messa di intronizzazione) Alle parole… come pietre! “Anche le parole possono uccidere. Non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la ca-

lunnia” (Omelia del 16 febbraio 2014) Ogni pensiero si manifesta attraverso un contenuto energetico a livello vibratorio. Il pensiero determina sempre in chi lo emette uno stato di ricettività per le energie specifiche dello stesso tipo. Pertanto, la vita dell’uomo è il risultato dei suoi pensieri. Indipendentemente dalla situazione in cui si trova, l’essere umano dispone sempre di una forza di cui non è sempre cosciente: que-

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sto è il potere formidabile del pensiero positivo, che lo metterà subito in risonanza con i poteri benefici e meravigliosi dell’Universo. Questo il motivo della scelta di raccontare questo primo anno attraverso il Suo pensiero che vive e propaga buone energie in tutto il mondo dal cuore della nostra straordinaria Roma Capitale. Santo Padre, anzi, Papa Francesco, siamo tutti con Lei! Grazie di cuore ed infiniti auguri e preghiere.


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