Elaborazione grafica di Carlo Busi
N°50 - 30 settembre 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Responsabile Editoriale Andrea Tommasini Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 30-09-2013
La crisi delle libere professioni Editoriale Care Colleghe e cari Colleghi, di ritorno dalla meritata pausa estiva, come promesso ci siamo rimessi all’opera. Abbiamo pensato di migliorare la nostra rivista, offrendole una veste nuova: da questo numero infatti il nostro appuntamento diverrà mensile. Questo per poter approfondire al meglio le notizie ed offrirvi un rotocalco più completo ed efficiente. Ma se anche cambia in qualche maniera la nostra rivista, non può dirsi lo stesso dei temi d’attualità all’ordine del giorno: tornano inesorabili sempre gli stessi problemi e le stesse promesse. C’è chi sostiene che la crisi sia alle sue battute finali, e che l’economia italiana necessiti di un’ulteriore ultimo sforzo… ma cosa si può chiedere di più agli italiani, dopo l’inasprimento fiscale, dopo le casse integrazioni, e dopo la chiusura delle attività?! La crisi ha flagellato le famiglie, le piccole e medie imprese e, per la prima volta ha colpito duramente anche il mondo delle libere professioni. Basti pensare che nello scorso 2012 oltre 9mila professionisti con alle spalle meno di 40 anni di attività hanno chiesto la cancellazione dal proprio albo professionale. Il giro d’affari dei professionisti è diminuito mediamente del 40%, un dato allarmante e sconfortante, soprattutto in considerazione del fatto che nel 2010 le professioni producevano orgogliosamente il 15,1% del PIL italiano. Questa spietata crisi, aggravata dall’eccessiva tassazione e dall’inevitabile impoverimento degli italiani, ha portato anno dopo anno alla chiusura di moltissime piccole e medie imprese; innescando un meccanismo a catena che dalla iniziale difficoltà nell’incassare le parcelle, è giunto alla inevitabile chiusura di moltissimi
studi professionali. La nostra categoria non è rimasta indenne alle falciate della crisi. Proprio perché nel momento in cui si ferma il mercato del lavoro, si bloccano le assunzioni e si rallenta la produttività, viene a mancare il presupposto della nostra consulenza. La nostra categoria è cresciuta al fianco delle piccole e medie imprese, e se lo Stato non riuscirà a sostenerle e a salvarle, la maggior parte dei nostri colleghi sarà destinato a scomparire con esse. Una strage silente che coglie sia i più giovani che gli studi più grandi e già “rodati”. Lo sconforto aumenta pensando che lo Stato non offre tutele e non chiarifica cosa ne sarà delle libere professioni. Sembra quasi uno spettatore passivo che assiste alla disfatta delle “odiose” categorie ordinistiche, le stesse però che non esita ad interrogare quando necessita di un supporto tecnico altamente professionale. In questo arido scenario economico sta evolvendo anche la nostra società ed il nostro orgoglio professionale. I più giovani infatti non sono più disposti a rischiare investendo nella professione, proprio perché temono l’insuccesso e l’onere gravoso del fallimento. I dati non mentono, basti pensare che nel nostro ambito territoriale gli iscritti all’Ordine nell’ultimo anno sono calati vertiginosamente. Stiamo navigando in un’impetuosa tempesta cercando la salvezza verso un futuro che si prevede sempre più povero e tendente alla mediocrità, privato dell’eccellenza della competenza professionale. Possiamo ancora cambiare le cose e non buttare all’aria l’esperienza e le professionalità acquisite. La ricetta è semplice, basta crederci e rendere dignità e merito a chi lavora onestamente.
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Sommario
In Focus
1 the world of
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Intervista al Direttore Generale Fabio Faretra di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma
il Consulente
La crisi delle libere professioni
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L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci
Il nuovo consiglio dell’UP ANCL di Roma di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The world of Il Consulente”
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A difesa della Categoria di Andrea Tommasini Redazione
Costituzione di Srl semplificazione non riuscita
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di Dario Fiori CdL Centro Studi Roma
Necessari tagli “shock” per ripartire di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
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I licenziamenti per GMO
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Faccia a faccia col Presidente Alessandro Visparelli di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma
2 The world of il Consulente
di Michele Regina CdL Centro Studi Roma
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Profumo di riforme di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The world of Il Consulente”
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Il distacco di un dirigente intra CEE Quesito 1
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Il mosaico bizantino del bonus giovani di Gianluca Petricca CdL Centro Studi Roma
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Il nuovo redditometro di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The world of Il Consulente”
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Europa kaputt
di Antonio Maria Rinaldi Docente Universitario
Rubriche
36 I misteri di Roma
Il Museo del Pane alla FAO di Andrea Tommasini Redazione Cultura
Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma
Convegno di Aggiornamento Professionale
“Pacchetto Lavoro” e “decreto fare”: cosa cambia nel mercato del lavoro ROMA 10 Ottobre 2013 AUDITORIUM DELLA TECNICA VIALE UMBERTO TUPINI, 65 - ROMA - ore 14:30
Saluti iniziali e apertura lavori Adalberto Bertucci - Presidente CPO Roma Marina E. Calderone - Presidente CNO
Incentivi alle assunzioni, tirocini, apprendistato e contratto di rete Eufranio Massi - Direttore DTL Modena
Cocopro e associazione in partecipazione Silvia Ciucciovino - Professore associato di Diritto del lavoro nell'Università di Roma Tre
Contratto a termine ed intermittente Paolo Stern - Consulente del Lavoro in Roma, Esperto Fondazione Studi CNO Fondazione Studi Oreste Bertucci
Moderatore Daniele Donati – Segretario CPO Roma
L’incontro è gratuito ed è valido ai fini della
Formazione Continua dei Consulenti del Lavoro E' obbligatoria la prenotazione sul sito www.consulentidellavoro-roma.it
CAF CDL
Consiglio Provinciale di Roma
Adifesa della Categoria
Il punto sulla situazione con il Presidente Adalberto Bertucci, sul lavoro sinora svolto dalla nuova consiliatura e sugli obiettivi per il futuro a circa un anno dall’insediamento
di Andrea Tommasini Redazione
N
ell’ottica di rendere sempre più partecipi i nostri iscritti alla vita dell’Ordine e di restituire informazione e trasparenza per la fiducia che è stata accordata al Presidente del Consiglio Provinciale di Roma ed ai Suoi Consiglieri e Revisori, abbiamo incontrato il Presidente Adalberto Bertucci per fare un punto sugli impegni ed obiettivi raggiunti sino ad oggi.
Presidente Bertucci, quali sono stati dalla ri-costituzione del Consiglio Provinciale di Roma, gli impegni che vi hanno visto in prima linea nel vostro quotidiano servizio della Categoria? Nel complesso quadro provinciale e nazionale, rispetto, sia ai continui attacchi alla Categoria, sia alla critica e complessa situazione dell’Economia locale, nazionale ed internazionale, il nostro costante impegno è stato ed è quotidianamente posto, al servizio della Categoria stessa e dei nostri Iscritti. Azioni, delibere e protocolli d’intesa sinora attuati e sottoscritti, hanno solo voluto rafforzare ulteriormente l’indiscutibile valore della nostra straordinaria Professione. Le aree di intervento, delle azioni e negli indirizzi che continuiamo a portare avanti con quotidiano e rinnovato impegno e passione, trovano compimento nell’attuazione di tutto ciò che, aumentando il livello di professionalità e di formazione dei nostri iscritti, ci aiuta a difendere ogni attacco od errata affermazione sulla nostra Professione. Quali benefici derivano ai nostri iscritti per effetto delle azioni e deliberazioni intraprese? Il beneficio è tangibile ed immediato ed abbia-
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mo ricevuto molte mail e lettere di ringraziamento dai nostri iscritti che siamo noi a ringraziare per la sempre rinnovata fiducia. In modo concreto e puntuale, desidero fornire alcuni dati relativi all’operato del Consiglio che mi onoro presiedere. La Commissione di congruità ha effettuato al servizio dei Colleghi 44 asseverazioni di parcelle. E’ stato sottoscritto un Protocollo d’Intesa con l’INPS atto a fluidificare e migliorare i livelli di servizio e di attività nel rapporto con le Sedi INPS. Su quest’ultimo protocollo, è stato poi stipulato ulteriore Protocollo atto a rinforzare ulteriormente i nostri rapporti istituzionali con l’importante Istituto di Previdenza. In analogia a quanto stabilito e formalizzato con l’INPS, è stato altresì stipulato un Protocollo intesa con la Provincia di Roma - Dip. III - Servizio 1 “Politiche del Lavoro e Servizi per l’Impiego. Sono state inoltre riconfermate ed attualizzate alle nuove regole del mercato del lavoro, tutte le altre convenzioni con Enti pubblici e le Istituzioni locali atte a semplificare i rapporti dei nostri iscritti ed in generale della Categoria nello svolgimento del loro quotidiano lavoro. E’ stato altresì istituito un nuovo Sportello dedicato al
“Contenzioso Lavoro”, specializzato sui servizi di consulenza per le problematiche inerenti ai verbali di ispezione ed eventuale contenzioso e gli sportelli dedicati agli iscritti: INPS, INAIL, EQUITALIA, consulenza pensionistica, contenzioso lavoro e contenzioso tributario. Si pensi che la sola Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato - dalla ripartenza della consiliatura ad oggi ha certificato circa 1200 istanze, fornendo anche servizi di consulenza gratuiti ai colleghi. E’ stato infine aperto presso la nostra Sede un nuovo Sportello INPS dedicato alla Gestione Separata (già attivi sportelli INPS dedicati ad Aziende ed Artigiani e commercianti) sul cui tema, avevamo ricevuto molte istanze che con piacere abbiamo accolto e dato seguito. In tempi di crisi, oltre ai benefici per la Professione, quali servizi sono stati istituiti a favore degli iscritti? E’ stato attivato un Fondo di Solidarietà atto a subentrare a supporto dei nostri Colleghi che per cause straordinarie, di natura professionale o personale, può subentrare a sostegno delle loro necessità attraverso l’erogazione di un contributo di solidarietà. Detto fondo, è stato costituito grazie alla rinuncia di una parte dei gettoni di presenza spettanti all’intero Consiglio ed ai Revisori dei Conti. Nell’ambito del rapporto associativo e benefici sulla vita privata, con la CDLCARD - la carta servizi offerta gratuitamente a tutti i Colleghi, sono state migliorate le scontistiche e convenzionati ulteriori esercizi commerciali per coprire maggiormente il territorio di Roma e le zone servite dalle differenti categorie merceologiche. Sul piano dell’attività formativa ed editoriale abbiamo definito, in collaborazione con la Fondazione Oreste Bertucci e la Link Campus University, corsi di Laurea in orari compatibili con le nostre Professioni ed atte a garantire il semprevivo desiderio della Categoria di mantenere l’eccellenza anche sul piano della scolarizzazione dei propri iscritti. Apposita convenzione, ad adiuvandum, è stata altresì stipulata per i familiari dei Consulenti e collaboratori. E’ stato inoltre creato il Centro Studi del Consiglio Provinciale di Roma al servizio di tutti gli iscritti e con possibilità per tutti di collaborare e trovare risposte. Sul piano della Formazione Continua Obbligatoria e dell’aggiornamento professionale, siamo riusciti a titolo gratuito ad erogare, solo
nell’ultimo periodo, oltre 400 ore di formazione, integrate sul piano editoriale con il crescente aumento di qualificazione ed informazione dell’House Organ di questo Consiglio Provinciale, “The world of Il Consulente”, rinnovato nella sua veste editoriale ed arricchito di contributi sempre più qualificati. Sempre sul piano dell’editoria gratuita al servizio dell’aggiornamento professionale della categoria, abbiamo inoltre realizzato la creazione sul portale istituzionale dell’Ordine, di un archivio storico delle pubblicazioni. Presidente, ci ha parlato di editoria per la guida e l’aggiornamento professionale dei Consulenti iscritti citando importanti traguardi, ma ci risulta che siano state diffuse diverse pubblicazioni a supporto della Professione. Ci vuole dare qualche informazione in più? Certamente, in effetti i nostri sforzi hanno anche prodotto diversi lavori a supporto del quotidiano svolgimento della professione quali: l’Opuscolo sul DL SEMPLIFICAZIONI, il Manuale operativo INPS “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti”. Anche gli opuscoli e-gli e-books su: “Gli effetti della Riforma sul Contratto a chiamata”, “Gli effetti della Riforma sulle Collaborazioni a progetto”, l’opuscolo su “Gli effetti della Riforma sul Contratto a termine”, la “GUIDA FINANZIARIA 2013 e le ultime novità”. Sono state inoltre distribuite guide operative sui seguenti temi: La fiscalità degli immobili, gli errori Uniemens e Le S.r.l. speciali. Rispetto al tema della mediazione cosa è stato fatto? Sono stati messi a punto Corsi per mediatori ed i relativi corsi di aggiornamento per offrire ai
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Consiglio Provinciale di Roma nostri partecipanti sempre maggiori possibilità di affermazione sul mercato ed opportunità professionali ed in ottica prospettica abbiamo anche condotto una importante ricerca conoscitiva sui temi delle Revisioni Legali. Ed a livello sociale quali azioni sono state intraprese? Questa domanda mi crea una sorta di “imbarazzo” in quanto quello che personalmente faccio e noi tutti facciamo per distinguere la categoria anche per la sensibilità e l’attenzione al sociale sono e siamo abituati a farlo in maniera silenziosa e con grande partecipazione e consenso di molti iscritti. Per dovuta trasparenza posso comunque dire che abbiamo più volte avuto Colleghi che con il gruppo donatori di sangue “Oreste Bertucci” hanno donato molte sacche che auspichiamo abbiano potuto contribuire alla salvezza od ad una migliore qualità della vita di molte persone. Abbiamo poi fatto una raccolta straordinaria di fondi a sostegno dei danni derivati dal terribile Terremoto dell’Emilia Romagna ed abbiamo donato delle carrozzelle per i diversamente abili a diverse istituzioni caritative. Un grande impegno quello sinora realizzato. Quali obiettivi vi siete dati nel-
le priorità per la prosecuzione del vostro mandato ? I dati forniti danno contezza del grande impegno di tutti ed un grazie è dovuto ai membri del Consiglio, ai Revisori, alle Presidenze ed ai Coordinatori delle Commissioni e Consulte Territoriali ed ai collaboratori tutti. Un grazie speciale naturalmente è dovuto anche alle Istituzioni con le quali portiamo avanti quotidiani e positivi rapporti che hanno risposto sempre con grande solerzia e disponibilità alle nostre istanze. Il presente ci impone come priorità assoluta di essere molto concentrati ed attenti sulla questione della difesa della Categoria minata dalle screanzate politiche commerciali delle multinazionali od associazioni a vario titolo, che offrono “idee di servizio” di elaborazione paghe e contabilità del personale a prezzi ingiustificati, verso le quali non ci stanchiamo di riaffermare il valore della qualità della nostra Professione. Per tutto il resto, come i nostri iscritti sanno, siamo grati per la fiducia accordataci che riceviamo in spirito di assoluto servizio ed aperti a ricevere e portare avanti le priorità che i nostri iscritti vorranno continuare a segnalarci.
Il Presidente Adalberto Bertucci (al centro) con il Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulento del Lavoro
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ORDINE NELLA VITA...
CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO
L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.
Nazionale
Necessari tagli “shock” per ripartire Tutti i costi pubblici inutili da eliminare per finanziare l’economia
C
di Rosario De Luca Presidente Fondazione Studi Consulenti del Lavoro
entinaia di milardi del bilancio dello Stato sono destinati a spese improduttive. Basterebbe fare tagli anche solo per pochi punti percentuali per ottenere le risorse necessarie per sostenere l’economia e la produzione. I dati della crisi che sta interessando il Paese da ormai troppi anni parlano chiaro: la recessione del sistema economico e produttivo nazionale è in atto e gli effetti che si riversano sulla vita quotidiana dei cittadini sono sempre più significativi. Eppure, ancora poco è stato fatto per cercare di invertire la tendenza e far ripartire il Paese. Vengono imposte la spending review ed il contenimento dei costi pubblici come proclami essenziali da cui far ripartire lo sviluppo; eppure, sempre più spesso, i proclami politico-elettorali non diventano misure concrete per eliminare somme alle spese improduttive e destinarle alle politiche per lo sviluppo e l’occupazione. Questa, purtroppo, è la realtà che ci circonda e che ben conosciamo. I Consulenti del Lavoro sono al fianco di realtà aziendali di cui conoscono benissimo bisogni e richieste: un più facile accesso al credito, una concreta semplificazione della burocrazia, l’adozione di un welfare moderno e di misure di accompagnamento per l’ingresso nel mercato del lavoro. Sono sempre più numerose, però, le aziende che si ritrovano costrette a chiudere, perché oppresse da un cuneo fiscale che oggi raggiunge il 44% e da forti vincoli burocratici che ostacolano l’occupazione. Se ciascun dipendente costa al datore di lavoro il 115% in più rispetto a quello che il lavoratore guadagna in busta paga, è evidente che l’azienda non è in grado di assumere altri lavoratori, né tantomeno può liberare altre risorse. Riducendo quel 115%, si creerebbero le condizioni per un risparmio aziendale utile a rilanciare l’economia. L’ostacolo più grosso alla ripresa dell’occu-
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pazione non è però risolvibile con norme in materia di lavoro. Il nodo è infatti legato allo sviluppo dell’economia, senza il quale non ci potranno essere nuovi posti di lavoro. La realtà delle aziende italiane infatti è fortemente condizionata dalla crisi che sta pesantemente condizionando il mercato interno. Fino a qualche tempo fa il problema più grosso e gravoso era l’esoso costo contributivo del lavoro. A questo, ora si è aggiunta anche la difficoltà nel reperire risorse per il pagamento di stipendi e salari. In sostanza, avere la possibilità di usufruire di assunzioni agevolate lenisce il problema del costo del lavoro; ma quello delle risorse disponibili per garantire il pagamento delle retribuzioni è risolvibile solo con lo sviluppo dell’economia. E le risorse per finanziare questa riduzione possono essere rinvenute con il taglio dei costi pubblici inutili di cui il bilancio dello Stato è colmo. E pensare che invece di riflettere su questi dati e intervenire con riforme strutturali, si continua nella miope politica di avversare gli Ordini Professionali . È incredibile come si possa proseguire su questa linea recessiva, che penalizza chi sul bilancio dello Stato non incide neanche per un euro, senza vedere invece che l’Italia ormai è al collasso. L’ultimo intervento dell’Antitrust sui notai, “rei” di avere introdotto
misure di sostegno al reddito per iscritti in difficoltà in questo periodo di crisi, da la misura della distanza siderale che c’é tra le difficoltà vissute dal Paese reale e le politiche attuate da chi il Paese lo vive in modo virtuale. INDAGINE FONDAZIONE STUDI CONSULENTI DEL LAVORO LE SPESE “IMPRODUT TIVE” DELLO STATO (Fonte: Bilancio Semplificato dello Stato per l’anno 2013) 2,388 mld trasferimenti a società di servizi pubblici 107,675 mld trasferimenti correnti per spese amministrazioni locali 172,732 mld spese totali regioni per anno 2011 a fronte di 80,612 mld entrate fiscali regionali 327 mln contributi per CAF 309 mln contributi per istituti di patronato assistenza sociale 91 mln contributi partiti politici 13,138 mld contributi per lotto e altri giochi 15 mln contributi per Authority LE POSSIBILI SOLUZIONI RIDUZIONE DELLE AUTHORITY E TAGLIO DELLE SPESE DI MANTENIMENTO La gestione delle Authority in Italia ha un grande impatto sul bilancio dello Stato. Sono molto onerosi i costi sia per le location che per le risorse umane a fronte di una produzione minima di pareri e risoluzioni con potere solo consultivo per organi politici. RIDUZIONE DEI TRASFERIMENTI PUBBLICI AI PATRONATI Gli istituti di patronato e di assistenza sociale, disciplinati dalla legge 30/03/2001, n. 152, sono persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità. Sono costituiti e gestiti, su iniziativa singola o associata, da confederazioni e associazioni nazionali di lavoratori che perseguono, secondo i rispettivi statuti, finalità assistenziali nei confronti dei lavoratori. I patronati svolgono attività d’informazione, di assistenza e di tutela, anche con poteri di rappresentanza, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini e dei loro superstiti e aventi causa. Possono altresì svolgere attività di consulenza, di assistenza e di tutela in materia di previdenza obbligatoria e complementare, oltre che per il conseguimento di prestazioni di carattere sanitario e socio-assistenziale. Tutta l’attività è svolta a titolo gratuito in quanto i patronati rice-
vono un finanziamento pubblico, in proporzione dell’attività svolta, attraverso un fondo appositamente costituito e alimentato dal 0,226 per cento del gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati dall’Inps, dall’Inpdap, dall’Inail e dall’Ipsema. Tenuto conto delle finalità e funzioni di tali enti, della statutaria gratuità delle prestazioni, del divieto di svolgere attività a scopo di lucro i patronati non possono svolgere alcuna attività a favore delle imprese e dei datori di lavoro in generale. Eppure i Patronati movimentano almeno 2 miliardi di euro di business. RIDUZIONE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI AI CAF E’ doveroso sottolineare che quasi mai la presentazione dei servizi fiscali (come ad esempio la presentazione della dichiarazione dei redditi) attraverso un CAF avviene in modo gratuito per i cittadini. Eppure godono di finanziamento pubblico. RIDUZIONE DEI FINANZIAMENTI PUBBLICI AI PARTITI E DEI COSTI DELLA POLITICA Ridurre il finanziamento ai partiti politici solo alle reali spese effettuate non è solo doveroso ma anche un obbligo morale verso l’elettore. Così come i costi di gestione della Pubblica Amministrazione. RIDUZIONE DEI COMPENSI E DELLE “PENSIONI D’ORO” A CARICO DELL’INPS Non sono pochi i manager pubblici che percepiscono più di quanto spetti al Capo dello Stato. Si tratta di cariche politiche ovvero incarichi ricevuti per nomina, compensati in modo non equilibrato rispetto al carico di responsabilità. Il Capo dello Stato percepisce un appannaggio di circa 239mila euro annui mentre molti manager pubblici superano mediamente i 500mila euro annui. E questo crea situazioni paradossali sia a livello retributivo che previdenziale. RIDUZIONE DEL COSTO DEL LAVORO Priorità delle priorità per il Paese è il problema disoccupazione, la cui risoluzione passa unicamente dallo sviluppo delle PMI. Che, al momento, sono strozzate da un costo del lavoro tra i più alti al mondo. Ridurlo vuol dire dare agli imprenditori ossigeno per ripartire e ai lavoratori risorse per alimentare i consumi. Le misure potrebbero essere: revisione delle tariffe di rischio Inail; nuova destinazione delle risorse accumulate con il fondo tesoreria del TFR; utilizzo del 20% delle risorse recuperate dalla lotta alla evasione fiscale; riduzione della spesa pubblica.
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Previdenza
Faccia a faccia col Presidente AlessandroVisparelli
Indiscrezioni sul nuovo ENPACL
A
di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma
bbiamo chiesto al Presidente Visparelli da cosa nasce la necessità del rinnovamento del nostro caro ente di previdenza, cosa ci aspettiamo di realizzare per il futuro, e quanto l’attualissima riforma Fornero ha inciso nell’attuazione di questa metamorfosi ai fini di quella che sarà la nostra pensione.
Presidente, il 2013 è il primo anno di applicazione della riforma pensionistica dei Consulenti del Lavoro. Quali sono i primi segnali da parte degli iscritti? Ritengo che i Colleghi abbiano ben compreso le ragioni che hanno condotto l’Enpacl a cambiare alcune fondamentali regole di funzionamento del proprio sistema previdenziale. Il nostro sforzo di condividere ogni scelta con l’intera Categoria, attraverso il dialogo serrato con il Consiglio Nazionale dell’Ordine e il sindacato, la fattiva collaborazione dei Delegati e, soprattutto, la straordinaria partecipazione dei Colleghi alle numerosissime iniziative sul territorio, sta producendo effetti positivi. Ad esempio? Alla scadenza del 16 settembre scorso, ben il 90% degli iscritti ha reso la dichiarazione obbligatoria del proprio volume d’affari e del reddito professionale. Un successo straordinario, soprattutto perché per la priva
volta attraverso il dato reddituale è stato calcolato il contributo soggettivo. Da una contribuzione fissa, uguale per tutti gli appartenenti ad una medesima fascia di anzianità, ad una contribuzione a percentuale. Perché? Nel corso dei 40 anni di vita dell’ENPACL, la composizione degli iscritti è cambiata notevolmente. Da un Ente che nel 1972 vedeva 9.000 iscritti, in prevalenza uomini, con volumi d’affari mediamente analoghi, si è pervenuti a 27.000 iscritti, per metà donne, con importanti divari reddituali. Era giunto il momento di adottare un sistema di finanziamento che tenesse conto della reale capacità di risparmio previdenziale di ciascun iscritto, maggiormente equa. L’incremento della percentuale dal 2 al 4% del contributo integrativo non rischia di essere penalizzante in termini di maggiori costi per la Categoria? Occorre considerare due aspet-
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ti. Anzitutto, l’adeguamento è coerente con l’analoga misura da anni adottata da tutte le altre Categorie professionali (avvocati, commercialisti, ragionieri, etc.) e non rappresenta perciò una novità nel panorama previdenziale. Inoltre, vi è un indubbio vantaggio per i Colleghi, che potranno contare su un cospicuo incremento del proprio montante contributivo e, perciò, della pensione futura. Presidente, la misura della pensione sarà maggiore ma l’accesso al pensionamento è stato spostato in avanti. La nostra riforma ha dovuto tenere in considerazione lo sviluppo di alcuni fattori. Il primo è rappresentato dal vincolo per tutte le gestioni obbligatorie di armonizzare i propri sistemi ai meccanismi di funzionamento dell’assicurazione generale che, come noto, ha variato in aumento l’età di pensionamento. Il secondo, dalla maggiore speranza di vita. Se nel
1972, alla nascita dell’Ente, ci si poteva pensionare a 65 anni e la vita attesa era di 70, non era pensabile che il requisito potesse restare lo stesso nel 2013, con una vita media di 83, a pena ulteriori squilibri attuariali. Tuttavia, siamo riusciti a graduare moltissimo l’obiettivo dei 70 anni, cui si giungerà nel 2025, e a mantenere la pensione di anzianità (ora vecchiaia anticipata). Con l’adozione del metodo contributivo, l’Ente non rischia di perdere le finalità solidaristiche insite in un sistema categoriale? No. Occorre distinguere. Il calcolo contributivo delle pensioni serve a mantenere su un piano
attuarialmente neutro l’entità dei contributi versati e la misura della pensione stessa, in modo di evitare la creazione di ulteriori inique passività. Ciò non impedisce all’Ente di continuare ad erogare prestazioni di carattere assistenziale che, infatti, vengono regolarmente riconosciute ai Colleghi in stato di bisogno. Sono risorse finanziate dall1% del contributo integrativo, non destinati all’incremento dei montanti individuali. Non dimentichiamo che il nostro Ente può contare su un patrimonio di quasi 800 milioni di euro e su un avanzo di gestione annuo di oltre 40 milioni. In sostanza, dobbiamo preoccuparci per la nostra pensione?
In termini di stabilità della gestione, no. Abbiamo dimostrato che con la riforma adottata la previdenza dei Consulenti del Lavoro ha oltre 50 anni di equilibrio attuariale. Occorre invece che ciascun iscritto si “preoccupi” della misura della propria pensione ben prima di raggiungere l’età della quiescenza. Sempre più la pensione si “costruisce” durante la vita attiva, con i versamenti obbligatori e con quelli facoltativi. L’ENPACL offre la possibilità di versare volontariamente, anno per anno, “moduli” di appena 500 euro, con vantaggi futuri in termini previdenziali e vantaggi immediati sul piano fiscale, perché interamente deducibili.
Alessandro Visparelli Presidente ENPACL
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Previdenza
Intervista al Direttore Generale Fabio Faretra
Approfondimento tecnico sulle nuove procedure in vigore dall’1 gennaio 2014
di Paolo Stern Consigliere Consiglio Provinciale di Roma
A
bbiamo ascoltato anche l’autorevole voce del Direttore Generale Fabio Faretra per fare chiarezza sugli aspetti tecnici ed operativi, e per offrire un quadro completo ed esaustivo del nostro rinnovato sistema previdenziale.
L’Ente, da un anno e mezzo, ha una nuova Direzione Generale. Quali sono i segni distintivi dell’azione amministrativa? Uno dei principali obiettivi del Consiglio di Amministrazione è quello di migliorare i servizi forniti dall’Ente. In tal senso, l’intera struttura organizzativa dell’Ente è impegnata a ricercare le soluzioni più idonee a rafforzare il rapporto con gli iscritti e i con i pensionati. Gli assi portanti sono rappresentati dalla creazione di un sistema di comunicazione semplificato e immediato, con utilizzo massivo di email e PEC, nonché da procedure amministrative che mettono sempre più al centro l’informatica: domande di prestazione e dichiarazioni esclusivamente on line. Soprattutto, abbiamo diffuso tra il personale un forte senso
di appartenenza all’Ente e un adeguato spirito di servizio agli associati. Quali novità ci aspettano? Intendiamo anticipare le necessità degli iscritti. Coloro che maturano il diritto a pensione, ad esempio, verranno informati per tempo e messi nella condizione di ottenere il primo rateo già dalla data di decorrenza. Ogni quesito viene riscontrato in tempo reale e, inoltre, appositi progetti realizzati in questi mesi hanno consentito agli uffici di non avere più alcuna forma di arretrato. Infine, è precisa volontà del Consiglio implementare una procedura stabile di invio a ciascun iscritto della propria situazione contributiva, contenente anche specifiche proiezioni pensionistiche personalizzate. Quali sono i punti di forza della struttura ammi-
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nistrativa dell’Ente? Senza dubbio la grande professionalità del personale dipendente. Abbiamo la fortuna di poter contare su persone dotate di ampia esperienza in campo previdenziale, contabile e informatico. I dipendenti fanno parte del patrimonio dell’Ente e su loro può contare ogni Consulente del Lavoro.
Fabio Faretra Direttore Generale ENPACL
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Sindacato
Ilnuovo consiglio dell’UPANCL di Roma Eletto il nuovo Consiglio romano: l’importanza del sindacato per la tutela dei diritti della categoria
I
di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The world of Il Consulente”
l 23 luglio scorso, si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Unione Provinciale ANCL di Roma, che hanno visto il successo della lista “Uniti per la Categoria” guidata da Mario Annaro. Conosciamo meglio il neo Presidente e il programma politico che sarà perseguito dal nuovo Consiglio dell’Associazione di Roma.
Mario Annaro Presidente UP ANCL
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Come è nato il nuovo gruppo dirigente dell’ANCL di Roma? L’ANCL di Roma ha subìto una grande evoluzione negli ultimi anni. Nel 2008 insieme ad altri colleghi abbiamo iniziato a lavorare affinché si diffondesse nella categoria romana una “cultura sindacale” che fino ad allora era poco diffusa. Gli iscritti sono passati rapidamente da poche decine a circa duecento apprezzando il lavoro politico-formativo dei dirigenti di allora. Contemporaneamente però, si è creata una contrapposizione tra il nostro movimento e il CPO di Roma. Ciò ha provocato una destabilizzazione della categoria che non ha giovato a nessuno. Nel dicembre del 2011, le parti, hanno trovato la forza di superare gli attriti personali e, per il bene della categoria romana, hanno iniziato a collaborare. Il frutto di questa sinergia e della ritrovata armonia sul territorio, ha permesso di raggiungere un’unificazione sindacale tra le due associazioni territoriali presenti ovvero l’ANCL e il SIRCLAV, storicamente contrapposte. Il nuovo gruppo dirigente è espressione di entrambi i sindacati contando su più di quattrocento associati e diventando il più numeroso d’Italia dopo l’UP di Milano. Questo straordinario successo non è un punto d’arrivo bensì una nuova alba e sarà responsabilità di questo gruppo dirigente saper tutelare i diritti della categoria romana e non solo. Come sono i rapporti tra l’ANCL di Roma
ed il Consiglio Provinciale dell’Ordine? Oggi la rappresentanza sindacale è invitata a partecipare ai lavori del Consiglio dell’Ordine e viceversa i nostri Consigli Sindacali sono aperti a tutti gli iscritti. Credo fortemente che dove c’è sinergia tra ANCL e Ordine, come attualmente avviene nel nostro territorio, si possano raggiungere i più consistenti traguardi per la nostra categoria. Affinché questa collaborazione continui ad essere produttiva è necessario tenere sempre presente il ruolo differente che hanno l’Ente di diritto pubblico e l’Associazione privatistica. Questa necessaria separazione di ruoli è infatti ben evidente sul territorio romano ed è la chiave del nostro attuale successo. La professione del Consulente del Lavoro ha ancora bisogno di un sindacato di categoria? Se oggi esiste un Ordine dei Consulenti del Lavoro dobbiamo essere grati all’ANCL che è riuscita ad ottenere prima la L. 1081/64 e poi la L. 12/79. Sicuramente oggi il CdL che si associa all’ANCL non deve iscriversi solo per “riconoscenza” dell’attività svolta in passato ma deve farlo per divenire protagonista del proprio futuro e non lasciare che altri decidano per lui. Credo che in questo particolare momento storico, ci sia assolutamente bisogno di curare gli interessi particolari della nostra categoria, c’è bisogno di fare “lobby”, e solo tramite l’associazionismo si possono tutelare i diritti dei Consulenti del Lavoro. Quali sono le criticità negli studi dei Consulenti del Lavoro? La nostra categoria vive direttamente la crisi economica del Paese. Gli studi di Consulenza
del Lavoro hanno ridotto sensibilmente le risorse legate alla gestione del personale dipendente delle aziende ed hanno sempre più difficoltà ad ottenere dalle stesse aziende in crisi, i corrispettivi per il lavoro svolto. In questo scenario, l’incertezza politica e burocratica della Nazione non aiuta, e spesso i CdL non hanno il ruolo che meritano nel rapporto tra la PA, le aziende ed i contribuenti. Nel nostro piccolo, il nuovo Consiglio dell’ANCL di Roma fornisce un aiuto diretto agli studi di Consulenza e alle aziende nostre clienti (vedi la convenzione con la Banca di Credito Cooperativo di Roma). Inoltre è in programma per il 22 ottobre p.v. un importante evento che ci porterà al confronto con altre rappresentanze sindacali e con la PA. Poi “faremo a spallate” con la PA fintantoché non ci riconoscerà l’importanza dei Consulenti del Lavoro nel tessuto sociale nazionale. Non è nostro obiettivo avere un riconoscimento economico per l’oceanica mole di dati telematici che puntualmente inviamo agli Enti Pubblici, ma pretendiamo di collaborare proattivamente con la PA stessa e non subire passivamente tutti i provvedimenti, alcuni discutibili, ai quali siamo sottoposti quotidianamente. Un programma molto ambizioso per il Consiglio dell’UP di Roma. Ce la farete? Il nuovo Consiglio dell’UP ANCL oltre a contare sull’appoggio dell’Ordine di Roma, dovrà coinvolgere tutti gli associati nell’attività operativa del Sindacato e sarà questa l’azione vincente. Ogni Associazione, anche se ha un organigramma verticistico, trova la sua forza nella base e sono sicuro che la categoria romana saprà contribuire e raggiungere tutti gli obiettivi prefissati.
Il nuovo consiglio dell’UP ANCL
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Procedure
Costituzione di Srl
Quando l’abolizione di un obbligo può solo apparire come una semplificazione
di Dario Fiori CdL Centro Studi Roma
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on frequenza assistiamo all’introduzione di norme pensate per liberare l’Italia dai “lacciuoli” che non sempre producono gli effetti sperati. La nuova mancata semplificazione è l’abolizione del deposito in banca dei centesimi di capitale per costituire nuove Srl. Se in linea teorica, l’abolizione dell’obbligo del versamento dei centesimi in banca può apparire una semplificazione, la nuova norma introduce alcune complicazioni.
L’articolo 9, comma 15-bis, del D.l. 76/2013 convertito dalla Legge n. 99/2013, ha abolito l’obbligo di versare in banca almeno il 25% del capitale sottoscritto in denaro se la società è pluripersonale, o l’intero capitale sottoscritto se la società è unipersonale. Il versamento dovrà avvenire nelle mani degli amministratori come stabilito dal nuovo articolo 2464 c.c.. Pertanto la norma da un lato obbliga i neo-nominati amministratori ad essere presenti all’atto costitutivo; dall’altro crea delle perplessità sui metodi di pagamento utilizzabili. Gli amministratori di una società neo-costituita sono ovviamente presenti all’atto costitutivo se ne sono anche soci; in caso contrario, la loro assenza è frequente. Pensiamo al caso di amministratori stranieri che certo non prenderebbero volentieri un aereo solo per “mettere
una firma”; oppure nel caso in cui la Srl sia costituita tra soci persone giuridiche, è abbastanza normale che i nominandi amministratori non siano presenti. Fino ad oggi, tali soggetti hanno potuto accettare la carica “a distanza”, senza essere presenti all’atto costitutivo. Oggi, per evitare di essere presente alla costituzione della società, un amministratore, dovrebbe accettare in anticipo la carica e rilasciare una procura ad un professionista, affinché questi possa, in nome e per conto del mandante, ricevere il versamento dei centesimi. Passando alla “consegna dei centesimi”, la nuova legge prevede l’effettuazione del versamento direttamente, «alle persone cui è affidata l’amministrazione». Da una interpretazione letterale della norma, sembra esservi un obbligo di versamento congiunto alla plu-
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ralità degli amministratori. Ad avviso di chi scrive, si può applicare il principio di eseguibilità in via disgiuntiva degli incarichi conferiti a una pluralità di soggetti (art. 1716 c.c.). Pertanto, appare sufficiente che il versamento dei centesimi avvenga nelle mani di uno solo dei neo amministratori a prescindere dal fatto che essi siano tutti presenti e che tutti abbiano già accettato la carica. Quanto poi agli strumenti di pagamento, è senz’altro da escludere l’utilizzo di un semplice assegno bancario. Infatti con esso non sarebbe garantita la copertura, e di conseguenza rispettata la norma secondo cui «alla sottoscrizione dell’atto costitutivo deve essere versato almeno il 25 per cento del capitale sottoscritto» (artt. 2329, 2463 e 2464 c.c.). Considerando, di conseguenza, utilizzabile l’assegno circolare, si trat-
ta di capire come intestarlo. Alla costituenda società che è un soggetto ancora inesistente? A nome di uno degli amministratori? Il Consiglio Nazionale del Notariato con la nota dello scorso 4 settembre ha risposto ai dubbi sollevati dalla dottrina, elencando una serie di possibilità. Le soluzioni proposte sono le seguenti: non si può usare l’assegno bancario (non darebbe certezza della copertura delle somme dovute e, pertanto, non sarebbe idoneo a garantire l’effettività dei conferimenti); si
può usare il denaro contante, ma solo per importi inferiori a mille euro; si può usare il bonifico bancario, a favore di uno dei nominandi amministratori e non a favore della costituenda società, in quanto ancora inesistente; il metodo preferibile è rappresentato dall’assegno circolare intestato alla costituenda società. Infatti, per quest’ultimo, in caso di intestazione ad uno dei nominandi amministratori trattandosi di un titolo “non trasferibile” questi sarebbe obbligato a versarlo nel suo conto
personale. Inoltre, si deve considerare il rischio che l’amministratore si appropri dei soldi e non li versi alla società (stessa considerazione vale per il bonifico bancario). Infine il Notariato, si è espresso a favore di ritenere ancora ammissibile la procedura prevista dalla vecchia normativa, con il versamento dei centesimi effettuato dai soci. Tale interpretazione conferma implicitamente che ci troviamo di fronte all’ennesima semplificazione non riuscita.
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Lavoro
I licenziamenti per GMO La doppia procedura per i licenziamenti nella somministrazione a valle degli interpelli ministeriali
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di Michele Regina CdL Centro Studi Roma
Interpello n° 27 del Ministero del Lavoro del 20 settembre 2013 propone un problema che potrebbe non solo riguardare il settore della somministrazione. Il punto: l’ASSOSOMM, la seconda associazione datoriale di settore,firmataria del CCNL per i dipendenti in somminsitrazione delle Agenzie per il Lavoro, ha presentato istanza di interpello al fine di conoscere il pareredel Dicastero in merito all’ interpretazione della disposizione di cui all’art. 7, L. n. 604/1966, come modificata dall’art. 1, comma 40, L. n. 92/2012 ( Legge Fornero), concernente la disciplina della procedura obbligatoria di conciliazione in caso di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Procedura si ricorda da effettuare unicamente presso la DTL competente per territorio. Assosomm ha chiesto se la normativa citata e novellata si aplichi anche nell’ipotesi in cui il licenziamento in questione venga effettuato da una agenzia di somministrazione nei confronti sia dei propri dipendenti c.d. diretti che di quelli inviati in missione con rapporto di lavoro a tempo indeter-
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minato presso diverse imprese utilizzatrici aventi sedi dislocate nell’ambito del territorio nazionale. Il Ministero, si ricorda, era intervenuto in modo abbastanza chiaro con la propria Circolare n°3 del 2013, dove aveva esaminato la procedura specifica della nuova procedura introdotta dalla Legge Fornero per i c.d. licenziamenti per G.M.O.. Pertanto il Dicastero ricorda ancora che il nuo-
vo art. 7, L. n. 604/1966 non può che trovare applicazione nei confronti di tutti i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori che, in ciascuna sede, stabilimento, filiale o reparto occupano alle proprie dipendenze più di 15 unità o più di 5 se imprenditori agricoli. La disposizione si applica, inoltre, con riferimento ai datori di lavoro che nello stesso ambito comunale occupano più di 15 lavoratori, sebbene ciascuna unità produttiva non raggiunga tali limiti e, comunque, nei confronti di coloro che occupano più di 60 dipendenti su scala nazionale. Per il caso di specie il Ministero precisa che gli interinali non rilevano per legge nell’organico dell’utilizzatore. Rilevano per le agenzie per il lavoro invece, oltre che i lavoratori subordinati di struttura, gli interinali a tempo indeterminato. Pertanto L’art. 7 trova applicazione anche nel caso in cui il datore di lavoro che procede al licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia una agenzia in presenza dei requisiti dimensionali e di una risoluzione di un rapporto a tempo indetemrinato - diretto o interinale - per G.M.O. Il punto- Vi domanderete - qual è ?
Il CCNL delle Agenzie per il Lavoro del 24.7.2008, proprio da poco rinnovato, prevede ed obbliga ad una procedura particolare per via contrattuale. Il lavoratore interinale a tempo indeterminato prima di poter essere licenziato per G.M.O. dalla Agenzia deve transitare in una procedura che prevede un periodo di disponibilità -previo accordo delle parti datoriali e le OOSS di categoria- per un periodo di sei mesi o sette mesi ( in tal caso se il lavoratore è ultracinquantenne ). Tale procedura prevede che il lavoratore in detto periodo percepisca, secondo il nuovo CCNL, 850,00 euro mensili di disponibilità. La non osservanza di tale procedura prevede, per via contrattuale, delle sanzioni per l’Agenzia anche importanti. Più di qualcuno si è domandato, lecitamente, se una procedura siffatta parallela a quella prioritaria apprestata dalla Legge Fornero possa essere un doppione oneroso a carico delle agenzie. Il Ministero, nel rispetto della norma del 2012, non poteva fare altro che confermare quanto già asserito con la richiamata Circolare n°3 del 2013 confermando che le Agenzie per gli interinali a tempo indeterminato devono osservare la prevista procedura legale.
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Lavoro
Profumo di riforme All’esame le criticità che riscontriamo nei temi affrontati dal Ministro Enrico Giovannini
di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The world of Il Consulente”
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sodati, cassa integrati, lavoratori in attesa della pensione, scattando qualche istantanea sul lavoro che sta svolgendo il Governo Letta ed in particolar modo l’attuale Ministero del Lavoro, sono questi gli argomenti all’ordine del giorno. I temi affrontati dal Ministro Enrico Giovannini infatti sono importanti e delicati, e le tante proposte presentate sono insidiose e di estrema difficoltà attuativa. Con la dichiarata abolizione dell’Imu sulla prima casa (seppur all’ombra della controversa Service Tax), ci si domanda poi se sussistano le fondamenta economiche per sostenere la realizzazione di una politica mirata alla lotta alla povertà e se, come preannunciato, saranno proprio i fondi dedicati al mondo del lavoro ad essere tagliati. Il ministro Giovannini ha rivelato, in un’intervista recentemente rilasciata al Sole24Ore, diverse proposte al varo del Governo. Una di queste, decisamente insolita, ha suscitato molto interesse tra gli addetti ai lavori: si tratta di offrire un sostegno economico agli over 50 che, a 2-3 anni dal pensionamento, lasciano il posto di lavoro. Si parla di anticipo sulla pensione, in quanto questi beneficiari dovranno poi restituire a rate gli importi elargiti. Un vero e proprio prestito, ma privo di interessi, che il nostro sistema pensionistico
potrebbe sopportare comodamente senza essere gravato da alcun onere. Tra le tante proposte ancora in fase di studio, si parla anche di reperire risorse preziose attingendo alle cosiddette “pensioni d’oro”, quelle in assoluto più ricche. Al riguardo però il Ministro Giovannini sostiene che gli individui con pensioni molto elevate, 20-50mila euro mensili, sono solo qualche centinaio e che, affinché un intervento del genere possa funzionare, sussisterebbe la necessità di “ritoccare” anche alcune pensioni immediatamente sotto i 20mila euro. La difficoltà sostanziale è la definizione dei limiti: individuare concretamente a quali pensioni attingere. Il Governo inoltre sta lavorando ad una importante riforma degli ammortizzatori sociali in deroga oltre che all’istituzione di fondi di solidarietà per aiutare le famiglie in gravi difficoltà
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economiche. È stato anche anticipato l’intervento previsto per settembre, relativo allo stanziamento di altri cinquecento milioni di euro per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, raggiungendo uno stanziamento complessivo ammontante a 2,5 miliardi per il 2013, stesso ammontare impiegato nel 2012. Un inizio, sostiene Giovannini, in quanto si esclude che questa dotazione possa esaurire tutte le richieste delle imprese. Il Governo si è anche impegnato a risolvere in breve tempo il problema del finanziamento per gli esodati, che si stimano per il 2014 intorno alle 20-30 mila persone. Parlando di cifre, ad oggi, sono stati investiti sul lavoro 3,7 miliardi di Euro. Questo è il bilancio comunicato dal Ministro al termine del Consiglio dei Ministri del 28 agosto scorso: un importante contributo volto “al
rilancio economico ma anche alla riduzione del disagio sociale: uno sforzo straordinario”. Una cifra importante che è stata così suddivisa: un miliardo e mezzo sono stati destinati agli ammortizzatori in deroga; stessa cifra è stata messa a disposizione per l’attuazione del decreto lavoro; e settecento milioni impiegati per la quarta sal-
vaguardia degli esodati, tre già varate dal governo precedente, anticipando l’intervento che era previsto per l’imminente autunno. Lo stesso Premier Enrico Letta al termine dello stesso Consiglio dei Ministri ha così commentato quest’ultimo stanziamento: ‘’Abbiamo dato una risposta strutturale a 6.500 persone’’ cioè i ‘’licenziati indivi-
duali’’, ovvero la ‘’categoria più disagiata’’ tra gli esodati”. A prescindere dalle proposte più o meno fantasiose, questo governo sta cercando idee e soluzioni per combattere il disagio economico-sociale radicato da troppi anni nel nostro Paese. Si respira profumo di riforme, scopriremo presto la rilevanza e la fattibilità di questi propostiti.
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Quesiti
Ildistacco di un dirigente intra CEE La certificazione del contratto e della retribuzione per dirigente distaccato all’estero
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n mio cliente deve eseguire un distacco di un dirigente a Malta per 12 mesi e mi ha chiesto di quantificare a fronte di tale distacco, il trattamento economico aggiuntivo rispetto alla RAL attualmente erogata che poi dovrà essere da me certificato poiché la società non vuole avere problemi con la capo gruppo e con lo stesso dirigente. A livello normativo e contrattuale (CCNL Dirigenti Industria) non ho trovato nulla che mi aiutasse a valorizzare tale importo ma ho scoperto che esistono dei sistemi salariali di espatrio applicati a livello internazionale. Pertanto sono a richiedervi se potete fornirmi delle tabelle su cui calcolare tale incentivo.
RISPOSTA A QUESITO 1) DISTACCO DI DIRIGENTE A MALTA Malta è Paese Comunitario. La durata del distacco ipotizzata è inferiore ai 24 mesi quindi è possibile beneficiare delle deroghe riguardanti il distacco comunitario. fermo restando l’esistenza dei seguenti requisiti: - Temporaneità dell’invio all’estero - Esistenza del legame organico tra lavoratore e distaccante (datore di lavoro) - Attività lavorativa svolta per conto e nell’interesse del distaccante (Per quanto riguarda la durata massima di 24 mesi e il possibile prolungamento esistono degli accordi in deroga in ambito comunitario. Il datore di lavoro deve inoltrare richiesta alla Direzione Regionale Inps competente. Per Malta è la DR Umbria). Durante il distacco comunitario (genuino) opera una deroga generale, quindi è possibile mantenere il regime previdenziale del paese di provenienza. L’INPS su richiesta del datore di lavoro deve rilasciare il certificato di distacco (MODELLO A1 ex MODELLO E101). Il certificato di distacco evita la doppia imposizione contributiva, e deve essere esibito dal lavoratore in caso di controlli effettuati dagli Organi Ispettivi del Paese straniero ove è svolta l’attività lavorativa. TRATTAMENTO ECONOMICO
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Durante il lavoro prestato all’estero il dirigente ha diritto di percepire le somme costituenti la retribuzione ordinaria. Oltre alla normale retribuzione di solito vengono concordate (tra Azienda e Dirigente) somme ulteriori atte a remunerare la disponibilità resa dal dirigente (a volte anche dalla famiglia) ha svolgere attività lavorativa all’estera. Tali somme proprio, per il carattere di accessorio e temporaneo legato alla permanenza all’estero del dirigente, sfuggono alle tutele di cui all’art 2103 c.c. e possono essere sospese al rientro del lavoratore in Italia. Proprio per le suddette particolarità è necessario specificare le pattuizioni accessorie (compresi eventuali benefits) nella lettera di distacco da consegnare al dirigente. Alcune indennità di solito erogate al dipendente/ dirigente inviato all’estero: - ASSEGNO DI SEDE/INDENNITA’ ESTERO. Indennità pagata poiché il lavoratore subisce una serie di oneri e disagi per il fatto di vivere e lavorare temporaneamente all’estero. - COLA (Cost Of Living Allowance) o indennità carovita. Ha lo scopo di garantire il mantenimento del potere d’acquisto della retribuzione in Paesi con costo della vita più elevato. Il “PACCHETTO RETRIBUTIVO “ (+ altre attribuzioni e benefits) deve essere valutato attentamente ai fini della determinazione della retribuzione utile al calcolo del TFR.
Agevolazioni
Ilmosaico bizantino delbonus giovani Caratteristiche, requisiti e modalità operative per il legittimo godimento dell’agevolazione
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di Gianluca Petricca CdL Centro Studi Roma
on l’approvazione degli atti di riprogrammazione delle risorse finanziarie dal parte del MEF (Decreto 48 del 7 agosto 2013) e con il rilascio della attesa circolare INPS 131/2013 del (17 settembre 2013) sono oramai chiari e definiti i limiti temporali e le modalità operative riferite al “bonus giovani” previsto dall’art. 1 del DL 76/2013 (convertito in L 99/2013).
Ricordando che La Legge di conversione conferma risorse finanziarie disponibili pari a per 794 milioni di Euro, di cui 500 milioni destinati alle Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) e 294 milioni destinati alle restanti aree geografiche del Paese, facciamo il punto sul BONUS GIOVANI analizzando il complesso “mosaico” costituito da caratteristiche, requisiti, modalità operative, che è necessario ricostruire al fine del legittimo godimento delle agevolazioni. PERIODO DI VIGENZA DELL’AGEVOLAZIONE Fermi restando la sussistenza dei requisiti previsti e nei limiti delle risorse disponibili ripartite, possono godere dell’agevolazione le assunzioni effettuate dalla data del 07 agosto 2013 fino alla data del 30 giugno 2015. DATORI DI LAVORO AMMESSI ALL’AGEVOLAZIONE Tutti i soggetti datori di lavoro, indipendentemente dalla natura giuridica e dalla tipologia di attività
svolta, con l’esclusione dei datori di lavoro domestico. REQUISITI SOGGET TIVI DEL LAVORATORE Il lavoratore portatore dell’incentivo deve avere un’età compresa tra i 18 – 29 anni (e 364 giorni) e trovarsi in una delle seguenti condizioni (ai fini del legittimo godimento è sufficiente una): a) Privo di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi. Deve essere considerato tale (si veda il DM Lavoro del 20 marzo 2013 e la circ. Min Lav. 34/2013) il soggetto (lavoratore) che nel periodo indicato (ultimi 6 mesi): - non ha avuto un rapporto di lavoro di natura subordinata di durata pari o superiore a 6 mesi. - ha svolto attività lavorativa di natura autonoma o parasubordinata, dalla quale derivi un reddito annuo inferiore al limite di reddito imponibile (Euro 4.800 per lavoro autonomo, Euro 8.000 per lavoro parasubordinato). b) Privo di diploma di scuola media superiore o professionale Quindi tutti quei soggetti con par-
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ziale o frammentaria scolarizzazione, che per intenderci si sono fermati al diploma di scuola secondaria di 1° livello (ex scuola media inferiore). TIPOLOGIE DI ASSUNZIONE AGEVOLATE Fermo restando i requisiti soggettivi del lavoratore, Possono consentire l’accesso all’agevolazione: - le assunzioni a tempo indeterminato; - le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine. L’incentivo spetta anche in caso di assunzioni/trasformazioni a tempo parziale. Anche l’assunzione con contratto di apprendistato (che a norma dell’art. 1 del D.Lgs 167/2011 è contratto a tempo indeterminato) da diritto all’agevolazione. Si tratta in questo caso di un’agevolazione più formale che sostanziale, visto che, richiamando la circolare esplicativa INPS 131/2013 (punto 3 misura e durata dell’incentivo) in caso di assunzione con contratto di apprendistato, l’agevolazione prevista dall’art. 1 DL 76/2013 non può superare la
contribuzione (come noto già ridotta) dovuta dal datore di lavoro per il medesimo apprendista. MISURA DELL’AGEVOLAZIONE Per ogni lavoratore assunto con le modalità e i requisiti previsti dalla norma in esame è previsto un incentivo pari al 1/3 della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, con un tetto massimo pari a Euro 650,00 (misura massima dello sgravio spettante per singolo lavoratore). L’agevolazione (come specificato dalla circ. INPS 131/2013 punto 6 - coordinamento con altri incentivi) è potenzialmente compatibile con altre agevolazioni (es. L. 407/90, L. 223/91 ecc.), ma in tali casi (cosi come nel caso del contratto di apprendistato) l’incentivo previsto dalla norma in esame non potrà eccedere la quota di contribuzione già agevolata dovuta dal datore di lavoro. Sullo specifico punto della “riparametrazione” dell’incentivo, non alla retribuzione imponibile, ma alla contribuzione residua dovuta in caso di coincidenza con altre forme di agevolazione, le conclusioni e indicazioni fornite dall’INPS appaiono poco convincenti, poiché, come già rilevato da altri autorevoli commentatori, l’incentivo in esame è incentivo di natura economica “… corrisposto al datore di lavoro unicamente mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili del periodo di riferimento …” (cfr art. 1 co. 4 D.L. 76/2013 ) e non contributiva. DURATA DELL’ AGEVOLAZIONE - In caso di nuova assunzione a tempo indeterminato l’incentivo spetta per 18 mesi. - In caso di stabilizzazione di lavoratori già assunti con contratto a termine l’incentivo spetta per 12 mesi. INCREMENTO DELLA BASE OCCUPAZIONALE Requisito sostanziale ai fini del
diritto e mantenimento dell’agevolazione, è quello che le assunzioni effettuate costituiscano un incremento netto della base occupazionale. La nuova assunzione dovrà quindi costituire un incremento rispetto alla media dei lavoratori occupati nei dodici mesi precedenti all’assunzione. La Base occupazionale deve essere calcolata in Unità lavorative Annue (ULA) secondo le modalità previste dal Reg. CE 800/2008 art. 5. (si veda anche guida di calcolo contenuta nella circ. INPS 131/2013). L’incremento costituito dalla nuova assunzione rispetto alla base occupazionale, ai fini del mantenimento dell’agevolazione, dovrà essere realizzato e calcolato per ogni mese di vigenza dell’incentivo stesso. Il venir meno dell’incremento in un dato mese di calendario comporterà la perdita dell’agevolazione. La stessa agevolazione potrà essere riacquisita (fino all’originaria scadenza (18 mesi – 12 mesi dall’assunzione/trasformazione) qualora fosse successivamente ricostituito l’incremento rispetto alla base occupazionale. E’ utile inoltre ricordare che l’incentivo è comunque applicabile quando l’incremento della base occupazionale o il sua mantenimento non sia
raggiunto o mantenuto a causa di dimissioni (diverse dalla giusta causa), decesso del lavoratore, pensionamento, licenziamento per giusta causa o g.m.o. Dall’analisi delle modalità di calcolo dell’incremento della base occupazionale, (si veda la circolare INPS 131/2013 completa di esempi e criteri di calcolo) si comprende come sia necessaria una verifica dinamica, durante tutto il periodo di potenziale diritto all’incentivo, del necessario incremento della base occupazionale. Nel caso di trasformazione di contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, ai fini dell’incremento della base occupazionale e del legittimo godimento dell’agevolazione nella misura e per il periodo previsto (max. 12 mesi), il datore di lavoro dovrà effettuare un’ennesima assunzione, per la quale non sarà comunque necessario rispettare i requisiti previsti dalla norma in esame. Vale la pena di segnalare che l’incremento della base occupazionale richiesto ai fini dell’agevolazione, per espressa previsione dell’art. 1 del DL 76/2013, deve essere valutato facendo riferimento all’intera organizzazione del datore di lavoro, quindi, ai sensi dell’art. 2359
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Agevolazioni c.c., anche ad eventuali decrementi occupazionali avvenuti in società controllate, collegate o facenti capo, anche per interposta persona allo stesso soggetto. ULTERIORI CONDIZIONI Il bonus giovani è subordinato al rispetto dei limiti e vincoli di cui all’art. 40 Reg. CE 800/2008, ove è previsto che l’agevolazione per singolo lavoratore non possa eccedere il 50% dei costi salariali previsti nei 12 mesi successivi all’assunzione, o 24 mesi se l’assunzione riguarda lavoratori svantaggiati. Inoltre l’incentivo non è riconosciuto se: - L’assunzione è effettuata in forza di un preesistente obbligo di legge o in violazione di diritti di precedenza all’assunzione vantati da altri soggetti. - Il datore di lavoro ha in atto sospensioni per crisi o riorganizzazione aziendale (a meno che l’assunzione non sia riferita a professionalità diverse da quelle interessate dalla sospensione). - Il lavoratore assunto è stato licenziato nei 6 mesi precedenti da datore di lavoro che al momento del licenziamento presenta assetti societari coincidenti con il datore di lavoro che assume. Ulteriori condizioni di legittimità di cui all’art. 4 L 92/2012 (legge Fornero) INPS - PROCEDURA DI RICHIESTA E GODIMENTO DELL’AGEVOLAZIONE Ai fini del godimento dell’incentivo il datore di lavoro deve rispettare una specifica procedura autorizzativa in per via telematica, (analiticamente descritta nella circolare INPS 131 del 17 settembre 2013) nella quale sono previsti adempimenti specifici e termini perentori. Il datore di lavoro che intende godere dell’incentivo (avendo preliminarmente verificato i necessari requisiti del lavoratore) deve: - inoltrare all’INPS (istanza on line) una specifica richiesta in-
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dicando i dati del lavoratore da assumere/stabilizzare, la regione sede di lavoro. - Entro 3 giorni dall’invio dell’istanza, l’INPS procede a verifica dei fondi e risorse disponibili con riferimento alla regione di pertinenza. In caso di residua disponibilità di risorse conferma, tramite canali telematici (applicaz. DiResCo) al datore di lavoro, la prenotazione dell’incentivo. - entro sette giorni dalla ricezione della suddetta conferma di prenotazione, il datore di lavoro deve perfezionare il contratto (o effettuare la trasformazione) con il lavoratore indicato nell’istanza. - Entro 14 giorni dalla data di ricezione della prenotazione, il datore di lavoro deve comunicare all’INPS l’avvenuta assunzione del lavoratore chiedendo conferma della prenotazione effettuata dall’Istituto in suo favore. (funzionalità resa disponibile all’interno dell’applicazione DI.Res. Co). L’Istanza di conferma costituisce la definitiva domanda di ammissione al beneficio. Il beneficio verrà poi fruito attraverso il flusso Uniemens. (si vedano istruzioni INPS contenute nella circ. 131/2013). Fermi restando i requisiti previsti ed i vincoli di risorse, ai fini dell’ammissione all’incentivo, determinante sarà la data di presentazione delle domande da parte dei datori di lavoro. La norma prevede infatti (art. 1 co. 14 D.L. 76/2013) un criterio cronologico di assegnazione delle risorse disponibili. Nessuna precedenza per le aziende, che pur in assenza delle necessarie direttive INPS, hanno assunto personale potenzialmente agevolabile a partire dal 07 agosto 2013 (data di emanazione del decreto di riprogrammazione delle risorse e giorno da cui decorre il potenziale godimento dell’incentivo).
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Fisco
Ilnuovo redditometro Il contribuente in situazione di accertamento alla luce dei nuovi coefficienti
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di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The world of Il Consulente”
ono trascorsi tre anni dal varo del lontano DL 78/2010 (che ha modificato l’art. 38 Dpr 600/73), dopo tutto questo tempo, dopo l a pubblicazione del “redditest” ed il varo dello scorso dicembre del decreto attuativo dell’Agenzia delle Entrate, finalmente si è giunti lo scorso 31 luglio all’emanazione della prima “circolare sistematica” 24/E che ha regolamentato il nuovo redditometro che si prevede possa identificasi con lo strumento più efficace per vincere concretamente la lotta all’evasione fiscale.
Il 20 gennaio scorso, inoltre, l’Agenzia delle Entrate a mezzo comunicato stampa sottolineava l’utilizzo di questo strumento quale arma di supporto agli organi preposti finalizzata a scovare i finti poveri, i cosiddetti evasori “spudorati”; tranquillizzando quindi pensionati e tutti coloro il cui potere di acquisto si discosti minimamente rispetto il proprio reddito dichiarato. Anche se nella circolare 24/E non si cita in alcun modo quanto dichiarato nel comunicato stampa, è certo che il redditometro sia uno strumento mirato alle grandi frodi, in quanto è stato ad ogni modo chiarito che gli scostamenti di importo inferiore a 12mila euro non verranno presi in considerazione. Il fulcro del redditometro si basa sul concetto di “spesa sostenuta”, in alcuni casi spesa effettiva, in altri ragionevolmente stimata, per l’ottenimento in via induttiva di un reddito presunto dell’accertato contribuente, anche in considerazione di quanto dichiarato dai membri del suo nucleo familiare. Si fonda sostanzialmente sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva delle persone fisiche e del loro nucleo familiare, nel determinato contesto territoriale e sociale, in relazione ad una serie di indici di spesa, individuati dal decreto ministe-
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riale del 24/12/2012. Detto questo, è interessante capire cosa di nuovo si possa aggiungere a quanto già ampiamente detto e scritto sull’argomento. Il nuovo redditometro esamina la situazione del contribuente con maggiore attenzione e peculiarità. Con i nuovi coefficienti infatti i dati ottenuti mediante l’accertamento divengono molto più veritieri ed attendibili. Uno degli elementi innovativi è proprio la soglia limite dello scostamento: mentre prima la differenza tra reddito dichiarato e reddito complessivo accettabile non doveva superare il 25%, ora per attivare l’accertamento è sufficiente uno scostamento del 20% del reddito dichiarato. Ad ogni modo è prevista la norma premiale per i contribuenti con partita iva risultanti congrui e coerenti agli studi di settore, individuati da apposito provvedimento, che comporta un importante ampliamento della soglia di scostamento pari ad 1/3 anziché 1/5. Per innescare il redditometro inoltre, sarà sufficiente che lo scostamento sussista anche per un solo anno d’imposta, mentre nella versione precedente erano necessari almeno due anni di infrazione. Mentre prima si parlava di “reddito comples-
sivo netto”, ora la definizione utilizzata è “reddito complessivo”, nuovo comma 7 art. 38 Dpr 600/73, in quanto al reddito accertabile sinteticamente determinato ora sono ammessi anche gli oneri di cui all’art. 10 Tuir, oltre alle spese che danno diritto a detrazioni d’imposta. Le spese oggetto di controllo vengono classificate in cinque macro gruppi: spese certe: tracciate e
oggettivamente riconosciute dal Fisco; spese per elementi certi: reperibili in anagrafe tributaria o individuate mediante valori statistici; incrementi di investimenti patrimoniali; quota di risparmio riscontrata formatasi nell’anno; e, infine, spese per beni e servizi di uso corrente: che consistono sostanzialmente nelle spese identificate mediante Istat previste dal Decreto attuativo 24/12/2012,
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Fisco non reperibili in anagrafe tributaria. Una categoria quest’ultima meno attendibile e meno rilevante ai fini dell’accertamento, ma comunque aggravante nei casi di eclatante scostamento. Allo stesso modo anche maggiormente contestabile in sede di contenzioso, in tale ambito, cita la circolare, la disputa si baserà su “argomentazioni logiche a sostegno di una diversa rappresentazione della situazione di fatto”. Con il nuovo redditometro il contribuente assume un ruolo di attore attivo e partecipe. Infatti sin da subito l’Ufficio ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire personalmente, o a mezzo di rappresentanti, per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento. L’amministrazione finanziaria ha infatti ora il dovere di attivare il contradditorio con il contribuente prima di emettere l’atto impositivo. Ci sono ancora alcune lacune, che in alcun modo vengono esplicitate nella citata circolare 24/E, come ad esempio la rilevanza dei dati attinenti agli incrementi e ai disinvestimenti patrimoniali nel redditometro. Non si conoscono neanche le regole di utilizzo da parte dell’Agenzia dei saldi bancari e della loro rilevanza ai fini dell’identificazione della quota di risparmio dell’anno. E quali siano gli effetti transitori nel passaggio tra le vecchie e le nuove regole dell’accertamento sintetico. Un’altra importante criticità al nuovo redditometro sta nella retroattività dell’applicazione
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del metodo accertante. La circolare 24/E infatti cita: “Il precedente sistema basato sul D.M. 10/9/1992 resta comunque applicabile agli accertamenti sintetici riferiti agli anni d’imposta fino al 2008” e ribadisce che le disposizioni contenute nel decreto “si rendono applicabili alla determinazione sintetica dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni d’imposta a decorrere dal 2009”. Il Fisco con la nuova regolamentazione quindi non ammette la retroattività antecedente il 2009, che invece la giurisprudenza, con diverse sentenze di merito, invoca nel caso in cui sia più favorevole al contribuente: in quanto, l’intervento operato dal legislatore va classificato fra quelli riguardanti norme procedimentali, con la conseguenza pertanto che le stesse si rendano applicabili anche retroattivamente qualora, come già detto, più favorevoli all’accertato. Ad ogni modo, la paura che questo strumento ha suscitato, anche a causa di un eccessivo allarmismo mediatico è sicuramente sproporzionata ed infondata. Da una parte perché si sta accertando la persona fisica e non le aziende, dall’altra perché uno scostamento ammesso fino ad 1/5 del totale dichiarato e 12 mila euro di soglia tollerata, sembrano un ottimo compromesso ed un gentile regalo offerto dagli Organi di controllo. Sta di fatto che l’evasione esiste, ed è giusto che venga smascherata e combattuta proprio per favorire i contribuenti che hanno faticato onorando tutti gli obblighi di legge.
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Economia
Europa kaputt Cronaca dell’importante convegno alla Camera dei Deputati che ha visto le prestigiose presenze dei più illustri professori di economia e former Ministri della storia economica ed internazionale del nostro Paese
I
di Antonio Maria Rinaldi Docente Universitario
l dibattito ormai è aperto ufficialmente: si può essere d’accordo o meno, sostenere una tesi o un’altra, essere d’accordo o meno, ma almeno i proff. Bagnai, Rinaldi e Borghi sono riusciti a portare per la prima volta in una sede Istituzionale il tema scottante della partecipazione dell’Italia alla moneta comune europea fino ad ora precluso nelle agende politiche. Infatti giovedì pomeriggio 12 settembre, nell’Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, si è svolto l’attesissimo e affollatissimo convegno dal titolo “L’Europa alla Resa dei Conti” in occasione della presentazione del libro “Europa Kaputt (S)Venduti all’Euro” di Antonio M. Rinaldi con la partecipazione, oltre dei citati professori, anche di personaggi del calibro di Giuseppe Guarino, Paolo Savona, Giorgio La Malfa e Vincenzo Scotti.
L’iniziativa, promossa dal Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, rappresentata dalla Presidente della Scuola di Scienze Economiche, Aziendali, Giuridiche e Sociologiche, prof.ssa Anna Morgante, era da lungo attesa e le richieste di partecipazione avevano da diversi giorni superato abbondantemente la grande capienza dell’Aula messa a disposizione dalla Vice-Presidenza della Camera. Che negli umori degli italiani sia cambiata l’opinione nei confronti della partecipazione all’Unione Europea e nei benefici promessi dall’adozione dell’euro lo si era capito ormai da diversi segnali d’insofferenza, ma l’ostinazione dei Governi e della classe politica in generale nel non rivedere, o almeno riconsiderare, in alcun modo i termini degli accordi dei Trattati e delle regole, hanno creato ulteriori elementi di dissenso. Ebbene, l’aria che si respirava era quelle delle grandi occasioni e non se la sono certo fatta scappare i relatori chiamati a spiegare come sia sbagliata tutta l’architettura su cui si basa l’unione monetaria e che nessuna delle promesse, tanto decantate all’atto iniziale, siano state mantenute ad iniziare dall’occupazione e dalla crescita. Ma a calare il vero e proprio “asso”
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dalla manica è stato il grande Giuseppe Guarino, che accolto da un lungo e spontaneo standing ovation dei presenti, ha rivelato in anteprima i risultati clamorosi del suo ultimo studio. Guarino ha sostenuto, e c’è da credergli visto che è universalmente considerato uno dei più autorevoli giuristi italiani di tutti i tempi, che l’attuale euro è in effetti un euro “falso” perché non corrisponde ai requisiti previsti dagli originari Trattati ad iniziare da quello siglato il 7 febbraio 1992 a Maastricht. Questa convinzione deriva dall’attenta analisi del regolamento UE 1466/97, cioè l’atto che ha stravolto completamente l’originario impianto di moneta comune concordato e a cui il presidente della Bocconi (Mario Monti!) ne è stato uno dei principali responsabili. Alberto Bagnai, associato di politica economica presso l’ateneo abruzzese, ha ricordato con enfasi invece che le pericolosità dell’appartenenza ad un’area valutaria erano già ben note fin dal 1996/97, quando lo stesso economista Rudi Dornbusch sosteneva che entrando con un cambio sopravvalutato, così come poi ci siamo legati al cambio fisso, l’Italia si sarebbe trovata nelle stesse condizioni del 1992 e che la Banca Centrale Europea si sarebbe comportata come la
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Economia
On. Vincenzo Scotti
Bundesbank. Ma quello che difficilmente è stato compreso è che l’aggancio al cambio fisso (si ricorda che dal 1 gennaio 1999 i paesi aderenti hanno concambiato le proprie valute a un cambio fisso irrevocabile nei confronti dell’euro), non consente la possibilità di ricorrere alla flessibilità offerta dall’uso di una autonoma moneta e pertanto non è più possibile compensare con svalutazioni monetarie la competitività del proprio paese. L’unica alternativa rimane pertanto di procedere a svalutazioni “interne”, cioè agendo sui salari, ma questo se provoca rinnovata competitività sui prodotti, comprime i consumi interni e quindi la crescita del PIL e di conseguenza le entrate fiscali. In poche parole chi ci ha legato a questa area valutaria non ha minimamente preso in considerazione che in caso di periodi di bassa crescita se non addirittura recessione, l’appartenenza alla moneta comune ci avrebbe esposto a enormi disagi. L’impossibilità poi di poter ricorrere alla monetizzazione del debito, cioè di poter stampare in modo autonomo la propria moneta, ha costretto di fatto i cittadini e il sistema delle imprese alla funzione di prestatore di ultima istanza con l’incremento insostenibile della pressione fiscale, visto che la Banca Centrale Europea ha “difficoltà” nello svolgere tale indispensabile strumento di politica monetaria. Inoltre la partecipazione nella stessa area valutaria di paesi con caratteristiche estremamente disomogenee e ancora non integrate, ha determinato la creazione di aree sempre più ricche e altre sempre più povere, poiché la non ottimizzazione della stessa non ha consentito che i due fattori produttivi capitale e lavoro s’integrassero. Ancora troppe differenze normative, giuridiche, fiscali, amministrative e le
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non trascurabili barriere linguistiche, non hanno permesso che l’integrazione procedesse spedita e l’unico legame della moneta non è riuscito nello scopo. Sia chiaro che sostenere queste criticità nei confronti dell’attuale coesione monetaria, auspicando magari il ritorno alle proprie valute di provenienza, non significa professarsi antieuro-
On. Prof. Giorgio La Malfa
Prof. Paolo Savona
peista: significa semplicemente considerare altre vie per giungere al disegno di un Europa pacifica e tesa alla crescita e bene comune. Anzi, l’ostinazione dimostrata dalla diligence politica europea e dei vari Stati nazionali nel non riconoscere gli errori d’impostazione e dei rimedi per poterli correggere, sarà prima o dopo la causa dell’implosione dell’area valutaria e della stessa coesione europea! In Germania, ad esempio, il dibattito sul futuro dell’euro sta mutando il terreno di analisi: da
On. Prof. Giuseppe Guarino
quello prettamente economico a quello giuridico. Ne è prova che la Corte Costituzionale è stata chiamata a verificare la legittimità dell’operato della BCE sulle operazioni di riacquisto dei titoli di Stato dei paesi in difficoltà (OMT) e sulle funzioni del Fondo Salva Stati, ribadendo il principio di subordinare il diritto comunitario a quello nazionale. In Italia lo stesso Guarino aveva, nel settembre dello scorso anno, ammonito dell’illegittimità del Trattato di Stabilità, meglio conosciuto come Fiscal Compact, mettendolo in palese contraddizione normativa con Maastricht e Lisbona. Non crediamo che l’euro finirà nelle aule dei tribunali, ma riteniamo che l’attuale configurazione sia insostenibile, specialmente per nazioni come la nostra e un serio e costruttivo confronto possa essere solo che proficuo. La nascita in Europa di molti partiti e movimenti politici con il preciso e diretto programma di rivedere la rispettiva appartenenza all’euro per ora non ha fatto proseliti in Italia. Ma ormai il convegno alla Camera ha rotto il muro di gomma che non ha mai permesso che nel nostro Paese si potesse parlare ufficialmente del problema. Per ora il tema rimane sul piano scientifico, ma è necessario e quanto mai opportuno che tutte le forze politiche e sociali inseriscano all’interno dei propri dibattiti la problematica dell’appartenenza dell’Italia all’interno della moneta comune per verificare obiettivamente le scelte da compiere per il bene del nostro Paese.
Rubrica I Misteri di Roma
IlMuseo del Pane alla FAO Un museo nascosto di Roma che pochi romani conoscono nella Capitale
di Andrea Tommasini Redazione Cultura
N
ella nostra straordinaria Capitale, vi sono un’infinità di musei minori, di cui pochissime persone conoscono l’importanza. Nell’atrio del Palazzo della FAO (Agenzia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite) che combatte la fame nel mondo, esiste il “Museo del Pane”, una mostra molto caratteristica che espone alcuni “pezzi” rari, di varie epoche.
All’interno di una grande bacheca sono conservati, in alcuni casi originali ed in altri esattamente riprodotti, numerosi tipi di pane vari nel formato, nelle dimensioni e nelle decorazioni: vi troviamo la sfoglia scura e sottile con cui si alimentavano gli uomini dell’età della pietra, la focaccia d e l l ’e p o c a dei Faraoni (1880 a.C.); la doppia
ciambella di Salisburgo (secolo Qui si possono infatti vedere XII), la focaccia che è tradizio- alcuni campioni tratti dalla ne mangiare in Svizzera il gior- più vasta collezione ordinata no dell’Epifania, il pane a stella caratteristico dei matrimoni svedesi.
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nell’istituto tedesco di ricerche per l’industria granaria, a Detmold, la quale comprende quattromila diverse forme di pane, antiche, antichissime e moderne. Il Direttore di questo Istituto ha anche trovato un metodo per la conservazione del pane attraverso l’imbalsamazione: si toglie la mollica che viene sostituita da una miscela di paraffina e di altre sostanze chimiche; ricopre la parte esterna con una speciale verniciatura plastica: così trattato il pane è in grado di sfidare i secoli. Il museo nasce dal prestito per una esposizione temporanea del Governo tedesco è rimasto a Roma da molti anni, forse dimenticato. C’è soltanto una modesta scelta di pezzi fra i quali svetta il nostro panettone. Naturalmente, la nostra curiosità è attirata in via principale dagli esemplari di altri paesi od antichi: una sottile sfoglia di colore nero e dai contorni irregolari, il pane che mangiavano i nostri antenati all’Età della Pietra: una focaccia del tempo dei Faraoni (1800 a.c.), alta circa 2 cm e lunga 20 cm; pagnottine della vecchia Roma e dell’Antica Grecia.
Possiamo ancora trovare pane cinese, ottenuto ponendo la pasta fermentata a bollire in acqua. Un pane piatto, composto di due strati e mangiato da circa 110 milioni di Arabi con carne e verdura. Un pane senza lievito, sottile, piatto e tondo, mangiato caldo dagli indiani (il Nan). Andando avanti nel tempo, i fornai cominciarono a sbizzarirsi nella creazione di nuove forme, arricchite di motivi ornamentali che iprimono nella pasta avvalendosi di stampi di legno: ecco che così troviamo il pane a stella che si utilizza nei matrimoni svedesi, la doppia ciambella di Salisburgo (dell’undicesimo e dodicesimo secolo), la focaccia che si usa in Svizzera nel giorno dell’Epifania, sorella della “Galette de Rois”, francese: nel “Jour de Rois”, il 6 gennaio, si usa infatti preparare questa pizza, dentro la quale si usa inserire una fava di coccio o di metallo; chi la trova nella sua fetta, può rompersi un dente, ma avrà la soddisfazione di essere nominato “Re della Festa”. Ancora possiamo trovare un pane svizzero con simboli religiosi (JHS ed una croce latina sulla lettera H), uno a forma di croce di Malta, pani di riso, di segale, le schiacciate israeliane
che ricordano la “carta da musica” sarda. Ecco infine il cornetto. nel fare colazione non potremmo mai immaginare di avere fra le mani un simbolo glorioso: gli fu attribuita infatti la forma della mezzaluna per ricordare la grande sconfitta dei turchi davanti a Vienna il 12 settembre 1683, durante la guerra alla quale avrebbe voluto prendere parte anche il nostro Meo
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Rubrica I Misteri di Roma Patacca con cinquecento fanti “…tutti romaneschi e gente brava…”; perse purtroppo molto tempo dietro a Nuccia ed al suo rivale Marco Pepe: sicchè Vienna – come ricorda il Bernieri – fu liberata e “fu dato el pisto alla turchesca armata” senza di lui. L’enumerazione dei pani si potrebbe continuare all’infinito: basta pensare che in Germania vi sono duecento tipi di pagnotte ed oltre milleduecento tipologie di differenti panini. Nella nostra Capitale, nel cui cuore vive anche lo Stato Città del Vaticano ed in uno Paese in cui il fondamento religioso della nostra educazione, si fonde con le radici del Ministero Petrino nella Religione Cattolica Apostolica Romana, non possiamo non sottolineare come il pane porti con sé quei significati religiosi che tutte le culture danno al cibo e al banchetto: nutrimento, condivisione, comunione, festa... Ma nella Bibbia il pane assurge a livello di simboli di Dio stesso, della sua sapienza e della sua presenza: “Venite a mangiare il mio pane, bevete il vino che io ho preparato...” (Prov 9,5). È in questo progressivo sviluppo della rivelazione divina che Gesù, la sapienza di Dio fatta carne, può dire: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete” (Gv 6,35) È con questa lunga presentazione alle spalle che i discepoli riuniti attorno alla mensa dell’ultima cena non hanno dubbi sul significato delle parole di Gesù: “prendete e mangiate; questo è il mio corpo” (Mt 26,26). Questo il Museo del Pane nel cuore di Roma. Informazioni: FAO: via delle Terme di Caracalla - Orario per le visite: dal lunedì al venerdì 9-17 Tel.: 06/5797.
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