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The World of il Consulente n. 48 del 2013

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Elaborazione grafica di Carlo Busi

N°48 - 15 luglio 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 15-07-2013


Diamo nuova vita al Bel Paese Editoriale Care Colleghe e cari Colleghi, eccoci qui, con un neo costituito governo e con un nuovo Ministro del Lavoro. Cambiano gli uomini e le donne in carica, ma l’obiettivo, il bersaglio da colpire, resta sempre fermo: vincere la crisi e superare questi terribili anni di recessione. Il neo Ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha subito parlato chiaro, rispetto alla riforma Fornero, dichiarando di voler intervenire con «modifiche limitate e puntuali alla legge 92, per favorire in questa fase una ripresa dell’occupazione e cogliere i “refoli di vento”» dell’economia. In commissione del Lavoro del Senato il Ministro ha anche dichiarato che è irrealistico sostenere che provvedimenti di natura normativa, fiscale e contributiva possano riassorbire da soli il problema della disoccupazione. L’unica ricetta all’incremento dell’occupazione è innescare la crescita economica e porre le basi necessarie all’ottenimento di un considerevole e duraturo aumento della produzione. In questo primo trimestre di attività il Ministero di Giovannini ha operato una serie di controlli per capire quale sia il reale stato delle aziende italiane. Solo partendo da un’attenta fotografia della realtà si può procedere con interventi che possano migliorare la salute delle aziende, oltre alle condizioni di sicurezza e tutela del lavoratore.

Si è proceduto ispezionando oltre 65.000 imprese, di queste il 62% sono risultate irregolari. A tal riguardo Giovannini anticipa che si prevede una rivalutazione del 9,6% delle sanzioni in caso di irregolarità, sostanze che verranno in parte utilizzate per progetti e azioni rivolti alla sicurezza. Si è riscontrato anche un “positivo” calo dell’8% del lavoro nero, una radicata realtà che si concentra maggiormente nel mondo dell’edilizia, in agricoltura e nel settore terziario e industriale. Il neo ministro sembra essere fiducioso sul futuro del nostro sistema economico. Basandosi su dati Ocse e Istat, sostiene plausibile infatti un miglioramento già nel prossimo autunno, spiegando che chiaramente «la ripresa sarà di dimensioni sufficienti nella misura in cui le risorse in stand by verranno rimesse in campo da imprese e famiglie», aggiungendo che si tratta di «un percorso difficile e incerto, ma dopo cinque anni di recessione l’unico che possiamo seguire anche per fare quelle riforme strutturali di cui abbiamo bisogno». In un’ottica di grande ottimismo quindi si sta lavorando per cercare ancora una volta la soluzione ai nostri problemi. Auguriamoci che il nuovo Governo operi in coscienza delle fatiche già sostenute dai contribuenti e ponga le basi per riportare benessere e dare nuova vita al Bel Paese.

The world of il Consulente 1


Sommario

In Focus

1 the world of

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Solidaretà negli appalti

Cambia ancora il c.d. regime della responsabilità solidale dell’appaltatore sub/committente

10

Europa Kaputt

(S)Venduti all’Euro

di Antonio Maria Rinaldi Docente Universitario

di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

il Consulente

Diamo nuova vita al Bel Paese

L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

8

Controlli sul lavoro

Difendersi d’estate: quando le contestazioni non vanno in ferie di Mauro Parisi Avvocato

16

4

Parliamo di ENPACL

Il Presidente Visparelli relaziona sull’operato dell’Ente ed i risultati raggiunti nell’anno 2012 di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

2 The world of il Consulente

L’Economia di scala anche per la Cultura

Ragionamenti e dinamiche dell’economia per lo spettacolo dal vivo ed il cinema a partire dalla considerazione sulla domanda di Andrea Tommasini Redazione Cultura


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Previdenza

Parliamo di ENPACL Il Presidente Visparelli relaziona sull’operato dell’Ente ed i risultati raggiunti nell’anno 2012

I

di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

l nostro Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza è un’istituzione che dal 1971 eroga e gestisce trattamenti di previdenza e di assistenza a nostro favore e dei nostri familiari. Durante l’ultima Assemblea dei Delegati, tenutasi all’Aran Hotel di Roma lo scorso 27 giugno, il Presidente Alessandro Visparelli ha presentato il lavoro svolto e i risultati ottenuti dall’Ente nel corso dell’anno 2012, che si cercherà di seguito di esporre sinteticamente e con semplificazioni grafiche. In Italia nel 2012 dei 26.502 iscritti all’Ordine di esattamente 3.716 unità nel Lazio, di prevadei Consulenti del Lavoro, il 98,45% è iscritto lenza romani, di questi ultimi il 74,95% sono al’Ente previdenziale. iscritti della capitale e provincia. L’Ente dispone di una rosa molto ampia di serANALISI ISCRITTI vizi pensionistici: pensioni di anzianità e anziaIn Italia Nel Lazio A Roma nità anticipata, di invalidità e di inabilità. PenIscritti Ordine CDL 26.502 3.758 2.816 sioni di reversibilità per la quale il supersite del Iscritti ENPACL 26.091 3.716 2.785 pensionato percepisce pensione; e indirette: in questo caso la pensione spetta al coniuge dell’iNella realtà territoriale laziale, l’incidenza de- scritto, ai figli o, in mancanza di questi, ai gegli iscritti è notevole: stiamo parlando infatti nitori del Consulente iscritto (non pensionato) del 14,24% rispetto gli iscritti dell’intero Paese, che, deceduto in costanza di rapporto assicurativo, abbia maturato almeno 10 anni di effettiva iscrizione e contribuzione all’Ente.

4 The world of il Consulente


L’Enpacl offre anche a tutti gli iscritti, con coniuge e i familiari titolari di pensione di reesclusione dei pensionati di vecchiaia e di vec- versibilità e indiretta da parte dell’Enpacl, che VOLUME D’AFFARI 2012 NELLA REGIONE LAZIO PENSIONI ELARGITE 2012 Tipologia

In Italia €/num

Nel Lazio €/num

A Roma €/num

Vecchiaia

48.592.285

4.087

4.048.744

376

2.917.715

270

Anzianità-

19.370.462

1.391

1.432.611

116

1.047.239

85

Invalidità

1.969.638

281

187.222

28

127.255

19

Inabilità

1.285.723

153

158.128

18

120.466

13

12.873.907

2.425

1.122.936

224

782.732

158

353.517

210

42.837

25

32.928

18

84.445.531

8.547

6.992.478

787

5.028.335

563

Reversibilità o indirette Rendite Totale pensioni

chiaia anticipata, la possibilità di versare un vengano a trovarsi in particolari condizioni di contributo facoltativo aggiuntivo, acquisendo il comprovato bisogno, possono chiedere al Condiritto ad una pensione aggiuntiva a quella di siglio di Amministrazione dell’Ente l’erogazioTOTALE VOLUME D’AFFARI DICHIARATO 2012 VOLUME D’AFFARI IVA Volume d’affari euro

In Italia

Nel Lazio

A Roma

Da 1 a 25.000

5.969

862

601

Da 25.0001 a 75.000

7.649

1.207

899

Da 75.001 a 150.000

3.885

552

414

Da 150.001 a 300.000

2.470

263

210

Da 300.001 a 500.000

804

46

40

Oltre 500.001

454

14

13

1.992.651.893

203.060.787

158.453.341

Totale volume d’affari dichiarato

base, calcolata interamente con il sistema con- ne della provvidenza straordinaria. L’Ente regola anche indennità di maternità, tributivo. Gli iscritti, i pensionati dell’Ente iscritti, il mutui, prestiti e assistenza sanitaria integrati-

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Previdenza ANALISI DEI CONTRIBUTI VERSATI NEL 2012 CONTRIBUTI VERSATI NEL 2012 In Italia €/num

Tipologia

Nel Lazio

A Roma

€/num

€/num

Soggettivo

80.015.916

26.938

11.164.923

3.846

8.353.672

2.869

Integrativo

39.853.098

25.484

4.061.216

3.596

3.169.067

2.696

Facoltativo

831.098

158

43.830

11

33.603

8

120.700.112

52.580

15.269.969

7.453

11.556.342

5.573

Totale

va per i propri iscritti. Questo istituto di assistenza previdenziale negli anni si è dimostrato essere una “macchina solida e ben rodata”, che è riuscita ad erogare, nel solo anno 2012, un numero come 8.547 pensioni sul territorio nazionale. È proprio questo il numero dei pensionati che questo Ente riesce a soddisfare, con un impegno economico complessivo ammontante ad € 84.445.531, con un valore medio stimato intorno agli € 9.880 per pensione. Nel Lazio, nel 2012, sono state erogate 787 pensioni, di queste il 71,54% nella sola realtà territoriale di Roma e provincia. Dai dettagliati risultati Enpacl si riesce anche ad ottenere una fotografia delle realtà lavorativa del CDL. I contributi versati dagli iscritti infatti sono calcolati in base al reddito IVA dichiarato e ancora una volta risulta di grande impatto la rilevanza della consulenza svolta nella realtà capitolina rispetto all’intero ambito regionale e nazionale. Gli iscritti agli Albi dei Consulenti del Lavoro iscritti all’Ente, compresi i pensionati, sono tenuti a corrispondere annualmente il contributo soggettivo calcolato come detto in percentuale

6 The world of il Consulente

sul reddito dichiarato. Oltre al soggettivo, nel 2012 sono stati versati contributi integrativi e facoltativi come nella tabella seguente. L’apporto economico dei contributi versati dalla provincia di Roma è molto rilevante rispetto l’intera penisola, come si evidenzia nella seguente rappresentazione grafica. L’Enpacl è una struttura sana e forte, basti pensare all’analisi appena esposta relativa di attività nel corso del 2012 (non considerando quindi gli andamenti e gli accantonamenti degli anni precedenti), dalla quale si evince che a fronte dei contributi versati dai colleghi nell’unico anno in esame ammontanti complessivamente ad € 120.700.112, sono stati spesi € 84.445.531 in pensioni. Oltre ad essere un importante sostegno presente e futuro per il consulente del lavoro, è anche un Ente che sa e vuole migliorarsi, apportando proprio nel corso dello scorso anno una importante riforma interna con attuazione a partire dal 1 gennaio u.s. Potremo vagliarne i risultati solo alla chiusura del corrente esercizio, e lo faremo: comparando il 2012 con un anno all’insegna del rinnovamento.


Appalti

Solidaretà negli appalti Cambia ancora il c.d. regime della responsabilità solidale dell’appaltatore sub/committente

L’

di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

art. 50, D.L. n. 69/2013 ( c.d. dl del fare ) modifica ancora l’art. 35, co 28, D.L. n. 223/2006 e limita il c.d. regime della responsabilità solidale dell’appaltatore/subcommittente, nei limiti del corrispettivo dovuto per le ritenute fiscali sui redditi da lavoro dipendente “dovute dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto”. È stata eliminata, come richiesto a gran voce dagli operatori ed addetti ai lavori, la responsabilità solidale sul versamento dell’IVA eventualmente dovuta. Era prevista una rigida verifica prima da parte del commitente e appaltatori/subappaltori prodromica al pagamento dello stato di avanzamento lavori, o comunque di un pagamento. Si arrivava all’assurdo di bloccare, ad esempio, a fronte di debiti per euro 5.000,00 ai fini IVA pagamenti per euro 50.000,00! Ovviamente, come detto, è venuto meno solo l’aspetto più complesso, quello inerente l’IVA, nella filiera della responsabiltà solidale ma rimane tutta quella relativa alle ritenute di lavoro dipendente con le conseguenti attività previste dalla norma. L’art 9, c. 1, D.L. n. 76/2013 relativo all’occupazione allarga le maglie della responsabilità solidale a favore dei lavoratori autonomi

che prestano la loro attività negli appalti. Si ricorda che tale regime di solidarietà era normato per i lavoratori subordinati. Tale responsabilità vige nei limiti temporali dei due anni dalla cessazione dell’appalto : si ricorda che è attivabile con le caratteristiche proprie di tale istituto quali il beneficio della preventiva escussione ed azione di regresso di cui all’art. 29 del d.lgs. n. 276/2003. Ora sarà da chiarire in via operativa, in relazione alla formulazione lata indicata in DL 76 di contratto di lavoro autonomo, se tale vincolo solidarisitico, come appare in evidenza, si debba applicare a tutte le prestazioni d’opera ed intellettuali quali quelle previste dagli art. 2229 c.c., art. 2222 c.c., cococo; cocopro, contratti d’opera occasionali. Per le cocopro inoltre, come è stato osservato da più di qualche esperto, l’ampliamento

della della responsabilità solidale ha un rilievo maggiore se correlato all’obbligo del Committente di adeguare i compensi dei prestatori alla disciplina del CCNL, ove previsto, ed in mancanza, come previsto dal D.lgs 276/2003 art. 63, come rivisto dalla L.92/2012 “alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello dei collaboratori a progetto”. Questa norma, rivista dal DL 76, esclude che la contrattazione collettiva ai sensi dell’art. 29 d.lgs n. 276/2003 possa fare venire meno la responsabilità solidale in materia di obblighi contributivi e assicurativi, prevedendo l’esclusione dell’applicazione solidarisitca per le PP.A A. negli appalti.

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Lavoro

Controlli sul lavoro Difendersi d’estate: quando le contestazioni non vanno in ferie

di Mauro Parisi Avvocato

P

er i controlli sul lavoro, come pure per le loro (spesso onerose) conseguenze, il periodo estivo non è quasi mai tempo di ferie. Tutto, o quasi tutto, come sempre, procede inesorabilmente. E ciò sebbene oggi, come diremo tra poco, viene offerto un piccolo ausilio alle “distrazioni” canicolari da un recente dalla Corte costituzionale. In estate, si sa, gli ispettori escono parecchio (anzi, ancor più del solito) dai loro uffici, mentre continuano impietosamente e senza requie a venire notificati verbali, ordinanze e avvisi di addebito. Tutto come al solito, certo, ma con una “variabile” di estrema “rischiosità” da non perdere di vista: quella della –diciamo- trascuratezza da spiaggia e del fiducioso afflato alla vita che, complice il calore estivo, i cieli da alta pressione e il frinire delle cicale fa improvvidamente abbassare la guardia, togliendo il mordente battagliero. Ma sì, c’è tempo…ci faremo capire…conosco da anni un funzionario serissimo con cui ho un ottimo dialogo…ci ripensiamo dopo ferragosto, perché ora sono tutti in ferie…e cose di questo genere. Ma le cose di questo “genere” non tengono conto di ciò che, con storicamente nota puntualità, affermavano i nostri antenati romani: “dura lex sed lex”. Non c’è relax, vacanza, soggiorno marittimo o montano che regga: i termini e le cose di legge corrono malgrado tutto e tutti. Le “distrazioni”, magari, ci si sveleranno solo a settembre, quando la temperatura sfumerà su regimi climatici più consoni all’attenzione, alla meditazione e al ragionamento. Ma –come non di rado accade- potrebbe essere troppo tardi. Pensiamo al caso di un verbale ispettivo con cui, tempo fa, gli ispettori previdenziali avessero ac-

8 The world of il Consulente

certato, contestato e liquidato omissioni contributive per migliaia di euro. A suo tempo abbiamo, magari, proposto ricorso e, magari, nessuno si è neppure preso la briga di risponderci. Tutto è taciuto fino a quel fatidico –per esempio- 16 luglio, quando è stato notificato all’azienda il malaugurato avviso di addebito. L’azienda, vedendo arrivare le carte, ha dapprima pensato: “toh, la solita richiesta di soldi”. Quindi, lanciando contumelie al cielo, ha soprasseduto ai propri peggiori pensieri in nome di una ricerca estiva di maggiore serenità (avendone magari avuta poca, come in innumerevoli casi nel nostro Paese, nei mesi passati): ha così ragionato che avrebbe senz’altro fatto vedere le carte al proprio professionista, alla prima occasione. Purtroppo tra ferie, assenze e emergenze estive, il tempo passa e si giunge a ferragosto (quest’anno un bel giovedì che aprirà le porte a un lungo ponte, il quale culminerà in un bel lunedì 19 agosto). Fatta finalmente mente locale, l’azienda –diciamo in data 20 agosto: ma potrebbe essere la migliore delle ipotesi- si ritroverà con il proprio professionista. “Che cos’è questo qua? Quando è arrivato?”


Chiederà agghiacciato spiegazioni in modo agghiacciante il professionista, tenendo inorridito tra le mani l’avviso di addebito,. L’azienda farfuglierà qualcosa. Ma la realtà le piomberà addosso in tutta la sua crudezza e squallore. “Perché non mi avete detto nulla? Occorre andare dal giudice! E sapere quanto tempo avete per ricorrere?” Anche per il professionista –a cui era noto il breve termine di legge di 40 giorni- sarà difficile proferire le seguenti parole (e lo farà con un filo di voce): “5 giorni…”. Poi, tra azienda e professionista, sarà solo vuoto e sgomento, interrogarsi sul da farsi, tacere e ancora sbottare in reprimende inenarrabili. Migliore sorte potrebbe, invece, toccare, ove quel fatidico 16 luglio fosse stata notificata un’ordinanza del Ministero del lavoro. Se è vero, infatti, che il termine per l’opposizione risulta, qui, ancora più esiguo (30 giorni), nel caso, trascorsi i primi 15 giorni (sempre contando a partire dal 16 luglio), il termine rimarrebbe sospeso dalle cosiddette “ferie degli avvocati”: vale a dire, dal 1 agosto al 15 settembre. In quest’ultimo caso, in definitiva, un’eventuale “distrazione” costerebbe meno cara, potendosi proporre ricorso fino al 30 settembre.

A maggiore conforto dei distratti –specie estiviè da ultimo intervenuta la sentenza della Corte costituzionale n. 119 del 2013, la quale ha oggi dichiarato parzialmente incostituzionale l’art. 17, D.Lgs 124/2004, quello che prevede che possa essere proposta al Comitato Regionale per i rapporti di lavoro ricorso anche avverso la medesima ordinanza-ingiunzione. Esso prevedeva già all’origine che i giorni per ricorrere fossero 30 (come per l’opposizione al giudice), ma stabiliva che l’istanza amministrativa sospendesse solo (anziché interrompere) il termine per proporre l’eventuale, successivo, ricorso al giudice. Come dire, che se, una volta ricevuta l’ordinanzaingiunzione, ci avevo messo 20 giorni per decidermi a inoltrare ricorso al Comitato Regionale, una volta rigettata la mia istanza, mi sarebbero residuati soli 10 giorni per rivolgermi al Giudice. Molto pochi. Ma la Corte Costituzionale ha oggi ribadito che il ricorso al Comitato, interrompendo (e non sospendendo, come dice la disposizione) il termine per proporre opposizione di fronte al Giudice, lascia integro il termine di 30 giorni, che prende a correre una volta ricevuto il rigetto (anche se “silenzioso”). Una boccata d’ossigeno, in definitiva, rispetto ai molti trabocchetti estivi… www.studiolegalemauroparisi.it

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Economia

Europa Kaputt (S)Venduti all’Euro

di Antonio Maria Rinaldi Docente Universitario

C

ercherò di fare un’operazione in genere inusuale: un autorecensione del mio nuovo libro “Europa Kaputt, (S)Venduti all’Euro”, disponibile proprio in questi giorni in tutte le edicole della Penisola. Proverò pertanto a descrivere in modo sintetico il contenuto e le finalità che mi sono prefissato da questo secondo libro sull’Europa e sull’euro. Per l’appunto il secondo, dopo che due anni fa mi cimentai con “Il Fallimento dell’Euro?” nel mettere nero su bianco le mie “esternazioni” sulla deriva a cui era giunta la conduzione dell’Unione

europea e monetaria, attirandomi non poche feroci critiche ricambiate però dalle puntuali realtà descritte che si sono purtroppo verificate (lo dico con rammarico), fino a ricevere nel giugno scorso, nella splendida cornice del Campidoglio, il Premio giornalistico Lucio Colletti per l’economia 2013. La vicinanza con il mio grande maestro prof. Paolo Savona, antesignano nella criticità dell’aggregazione monetaria sin dai tempi in cui l’EURO si chiamava ancora ECU, mi ha stimolato ancora di più nel rappresentare il disagio ormai insostenibile che stiamo ormai subendo nell’indifferenza e apatia generale per l’appartenenza a un progetto che ormai non sentiamo più nostro. Pertanto sono stato fortemente indotto nel continuare il lavoro intrapreso con la pubblicazione di questo nuovo saggio tenendo sempre a mente la necessità di fornire, con un linguaggio accessibile e comprensibile, tutti gli elemen-

ti possibili alla platea più ampia per spiegare le origini e gli errori compiuti ripetutamente nel tempo nel tentativo di correggere questa aggregazione monetaria decisa troppo in fretta più per esigenze “politiche” che propriamente tecniche. La mia analisi parte proprio dalla necessità urgente di aprire un dibattito serio sulla nostra partecipazione al disegno europeo e non più nel negare le evidenti problematiche economiche e sociali derivanti dalla totale mancanza di disponibilità nel rimettere in discussione l’intero progetto di aggregazione. Indisponibilità fino ad ora dimostrata da gran parte degli attori politici e istituzionali nazionali e europei, che paradossalmente accelererà ulteriormente la situazione d’insostenibilità fino a determinare, proprio per la cecità di non intraprendere iniziative di correzioni, l’inevitabile implosione della coesione monetaria. L’analisi prosegue descriven-

10 The world of il Consulente

do i precedenti storici in cui la Germania ha sempre perseguito progetti egemonici sul Vecchio Continente, dalla Mitteleuropa fino all’angosciante Piano Funk predisposto dall’omonimo ministro dell’economia nazista, che formulò per l’appunto un dettagliatissimo piano nel luglio del 1940 per il predominio economico della Germania con analogie inquietanti all’attuale situazione riproposta dalla Unione Europea, al punto da poter tranquillamente affermare che, con la mutazione del progetto europeo, siamo in presenza di un Piano Funk in tempo di pace, dove la realizzazione di quelle finalità di egemonia sta avvenendo non più con la costrizione delle armi, ma con il consenso più o meno consapevole di una classe dirigente europea distratta e incapace di proporre valide alternative. Tentativo che alla fine nuocerà più al popolo tedesco che agli altri membri, perché il buon senso prevarrà estra-


niandoli dalla realizzazione dei piani messi in atto da chi ha le redini del loro paese. Siamo nelle mani di una dirigenza europea ormai mutata in oligarchia autoreferenziale, composta da personaggi non democraticamente eletti dai cittadini, ma da accordi sottobanco con il principio di scegliere persone di bassissimo profilo per condizionarla a voleri superiori esterni. Europa Kaputt ha proprio questo intento: metter in guardia il lettore, offrendo inoppugnabili dati tecnici e storici, sui pericoli a cui noi italiani e gran parte della popolazione del vecchio Continente sta andando incontro con il progetto europeo, ormai distante da quello concepito e auspicato dai Padri Fondatori e a cui noi tutti abbiamo fortemente creduto. Abbiamo adottato i dogmi della disciplina della Germania come l’unico modello economico idoneo per il bene comune, senza renderci conto dell’abbraccio mortale a cui saremo andati incontro nell’inconsapevolezza che non è possibile cambiare modelli economici e comportamenti sociali radicati nei secoli da ciascun paese, ad iniziare dal nostro, senza stravolgerne gli equilibri. Abbiamo capito a nostre spese che l’euro non è una moneta a tutti gli effetti come ci era stato fatto credere, ma un metodo di governo, un mezzo subdolo con cui governare i paesi dall’esterno. I danni sono ormai sotto gli occhi di tutti e difficilmente sanabili: il nostro tessuto industriale e imprenditoriale è agonizzante e senza prospettive future se non di essere fagocitati dallo straniero di turno nell’ormai consuetudine che l’Italia è divenuta l’outlet d’Europa. La fiducia dei cittadini non è mai

stata così ridotta al lumicino e la classe politica è ancora impegnata a risolvere faide interne o a regolare vecchi conti con gli avversari che proporre valide proposte per spezzare il “giogo” imposto dalla governance europea più preoccupata a sanare i problemi delle lobby finanziarie che il bene e progresso comune. Nessuno è in grado di denunciare o ripudiare questo sistema delle regole imposto per la

permanenza nel “club dell’euro” che ci classifica esclusivamente con il metro del rispetto dei numeretti e indici macroeconomici che non hanno logiche e validità in nessun’altra parte del mondo! Non dobbiamo essere bravi nel dimostrare di rispettare i parametri e le regole di Maastricht, ma di trovare alternative che ci consentano di risorgere non solo dal default economico, ma soprattutto da quello morale e sociale in cui

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Economia francamente non ci meritiamo di essere precipitati. L’esasperato ricorso alla fiscalità pur di non cedere di un millimetro dai dettami di convergenza monetaria hanno stravolto il nostro Paese facendolo cadere in una profonda crisi d’identità paragonabile solamente al lontano settembre del ’43, quando sbandati e senza tutele, ci siamo ritrovati abbandonati al nostro destino. Come cittadi-

ni abbiamo fatto anche fin troppo il nostro dovere e non aver avuto politici all’altezza della situazione che riscattassero la nostra reale capacità e potenzialità ci fa sentire fortemente frustrati ed impotenti. Non meritiamo di essere sempre considerati come il fanalino di coda ed essere in continuazione declassati da Agenzie di rating più sensibili ai propri interessi che a dispensare giudizi

Professor Paolo Savona

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reali. La nostra colpa è nell’aver creduto troppo ingenuamente nel sogno europeo: ma si sa che quando si sogna è perché si dorme e noi non abbiamo capito che senza la nostra partecipazione (siamo sempre la seconda impresa manifatturiera d’Europa) l’unione monetaria non si sarebbe compiuta e abbiamo frettolosamente firmato in bianco tutti gli accordi e Trattati senza un minimo di


peso contrattuale che ci avrebbe sicuramente avvantaggiato nei rapporti di forza che ora invece ci vedono completamente assenti. Quel vincolo esterno delle regole doveva servire a far compiere alla classe politica le riforme che autonomamente non sarebbe mai riuscita a fare, invece ci siamo legati a un meccanismo perverso che ci ha messo in ginocchio con un cappio che inesorabilmente si sta stringendo intorno al nostro collo. La nostra classe dirigente politica non ha capito che sarebbe stato quanto mai opportuno predisporre un serio e credibile piano “B” per un ritorno ordinato alla lira nel caso gli eventi lo avessero determinato, almeno a scopo deterrente da opporre alle sempre maggiori richieste di Bruxelles, preferendo invece nel continuare a subire passivamente le regole sempre più stringenti pur di continuare ad ogni costo a permanere nella coesione monetaria. Cosa ce ne facciamo dell’inflazione ai minimi se per poterla perseguire ci ritroviamo ai massimi della disoccupazione? Non demonizziamo quindi se un giorno prenderemo la decisione, o meglio saremo costretti dagli eventi, a ritornare alla valuta nazionale. Ritorno che non significherà solamente riavere nelle tasche la nostra sempre amata e rimpianta liretta, ma la possibilità di riprenderci la piena sovranità in materia di politica economica e monetaria che consentirebbe d’intraprendere modelli economici perfettamente tarati e idonei all’esigenze della nostra capacità e forza industriale e imprenditoriale e capace di restituire alle famiglie strumenti più vicini alle proprie esigenze. L’Italia è un grande Paese e gli italiani

sono un grande popolo, averlo imbrigliato in un sistema non proprio lo sta avvilendo a una resa certa e senza condizioni! Questo non significherebbe assolutamente un ripudio del concetto d’Europa a cui noi siamo comunque indissolubilmente legati, ma un percorso diverso per giungere realmente a una condivisione di ideali e di solidarietà fra paesi amici con storia e affinità comuni, ma a cui un progetto di coesione monetaria, sbagliato e a senso unico, ha annullato gli originari obiettivi in malo modo alterando gli equilibri conquistati con tanta fatica dopo secoli di guerre ed incomprensioni. In ogni caso è nostro supremo compito rispettare la Costituzione Repubblicana che ci ricorda dall’alto del suo primo articolo che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e non sul pareggio di bilancio e pertanto i nostri sforzi devono essere tesi a promuovere il lavoro con ogni mezzo e non ha distruggerlo nella rincorsa affannosa di parametri d’impossibile raggiungimento. Anche l’articolo 11 della nostra Costituzione è sistematicamente calpestato: esso ci ricorda che siamo disponibili a cedere porzioni di sovranità, ma con criteri di reciprocità, cioè a pari condizioni. Questo non è mai avvenuto e assistiamo in continuazione a cessioni unilaterali di sovranità senza una preventiva verifica se le azioni e imposizioni provenienti da Bruxelles o da Francoforte, su suggerimento palese di Berlino, soddisfano il nostro dettame costituzionale. La Germania ha sancito ultimamente invece un principio molto importante: la sua Corte Costituzionale ha ribadito il principio

(ce ne eravamo accorti da molto tempo!) di subordinare il diritto comunitario a quello nazionale, al contrario della nostra consuetudine di accogliere in ogni caso le direttive e le imposizioni comunitarie come prioritarie. La bellissima postfazione del collega e amico prof. Alberto Bagnai non lascia dubbi: riconoscere gli errori è un atteggiamento adulto e non vi sono più spazi per compromessi che non guardino in faccia la realtà. Stringiamo i denti perché il brutto ancora deve arrivare e sarà un evento imprevedibile e inaspettato a far compiere immediatamente le scelte correttive che invece non si sono volute compiere preventivamente. Gli eventi ci troveranno preparati? Dal punto politico e tecnico non credo e come al solito dovremo affidarci alla nostra innata e formidabile capacità adattiva che ci ha sempre permesso nei secoli di essere grandi per sopperire anche questa volta all’impreparazione di una classe dirigente che non ha ben capito i pericoli a cui ci saremmo esposti quando abbiamo aderito alla garibaldina alla moneta unica. Però faremo nostra una grande lezione: non ci affideremo mai più alla guida di persone che non hanno fatto veramente gli interessi reali dell’Italia e degli italiani! Perdonate lo sfogo amici e colleghi, ma ancora sono fortemente orgoglioso di essere figlio di questa terra e pienamente consapevole che siamo ancora in grado di dire la nostra e soffro nel vedere il nostro Paese essere svenduto per colpa di persone incapaci nel far valere i nostri sacrosanti diritti ed effettive capacità!

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ORDINE NELLA VITA...

CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.


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Cultura

L’economia di scala anche per la cultura Ragionamenti e dinamiche dell’economia per lo spettacolo dal vivo ed il cinema a partire dalla considerazione sulla domanda di Andrea Tommasini Redazione Cultura

N

on possiamo considerare il nostro Paese, come qualsiasi altro nel mondo, solo il suo aspetto morfologico o la sua storia politica. Gli elementi che distinguono ogni nazione dalle altre sono moltissimi ma, certamente, la sua cultura, intesa come sintesi di arte, costume e tradizione sociale, rappresenta un tratto distintivo di un popolo e la base dalla quale partono innumerevoli processi economici sui quali si invita a soffermare la nostra attenzione con maggior frequenza. Senza storia e presente mancano le basi fondanti per la costruzione del futuro, nonostante la coscienza e la co-

noscenza della storia e della tradizione siano esse stesse basi costituenti ed originanti la definizione di elementi

Il Teatro dell’Opera di Roma

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economici di rilevante importanza per ogni economia di scala. La stessa Costituzione Italia-


Il Teatro Comunale di Bologna

na, all’articolo 9, assume la cultura quale valore fondante della Repubblica Italiana, rubricandola tra i principi fondamentali ed impegnando la Repubblica stessa a promuoverne lo sviluppo. Quando si parla di economie di scala, ci si riferisce solitamente ad un particolare meccanismo sviluppato nel contesto dell’economia materiale del ‘900. Si parla cioè di economie di scala quando all’aumentare della produzione diminuiscono i costi unitari. Si pensi duqnue, a titolo puramente esemplificativo, al caso della General Motors, quale complesso produttivo leader nel settore automobilistico. Potendo contare su grandi investimenti e dispo-

nibilità di capitali, strutture ed infrastrutture, la General Motors ebbe la possibilità di incrementare, nel corso del ‘900, la quantità di merci prodotte, diminuendo gradualmente il costo medio unitario seppur continuando a garantire qualità ed affidabilità. Solo diminuendo i propri costi, l’impresa può ridurre il prezzo del proprio prodotto ed incrementare di conseguenza la propria posizione relativa sul mercato e sviluppare nuove possibilità di occupazione e d’investimento. Partendo da questa assunto si può innescare la risoluzione di un teorema virtuoso: a prezzi più bassi aumentano le vendite, all’aumentare

delle vendite aumenta la produzione, all’aumentare della produzione si riducono i costi unitari. Si realizza cioè quello che nella terminologia economica viene definito il feedback positivo, un fenomeno per effetto del quale il successo genera nuovo successo, e le imprese forti sul mercato diventano ancora più forti. Ordunque, questo basilare processo economico rappresenta solo un tipico modello di economie di scala (tecnicamente definito quello dal lato dell’offerta), da doversi considerare ed applicare anche con riguardo all’economia della cultura. Tanto premesso constatiamo ogni giorno con grande

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Cultura

Gli Studios di Cinecittà

amarezza che, a differenza della storia del nostro Paese e dei basilari principi dell’economia, vi è un continuo e discontinuo cambio di rotta sostanziale profondamente destabilizzante delle radici della tradizione italiana. I tagli sconsiderati ed i vuoti legislativi che attaccano continuamente l’industria cultu-

rale della produzione d’Opera e balletto e più in generale per lo spettacolo dal vivo e nell’industria filmografica sono un delitto perpetrato ai danni della nostra migliore tradizione. In una produzione d’Opera, come nella produzione di un film, la stragrande maggioranza dei costi sono costi

Federico Fellini

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fissi concentrati su un unico prodotto: nel caso dell’Opera Lirica la produzione stessa, nel caso di specie di un film il master, cioè la sua prima copia, rappresentano certamente la parte più cospicua dell’investimento produttivo. Le recite successive o le proiezioni in sala, nel caso dei film, la possibilità di ammor-


Maria Callas

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Cultura

Luciano Pavarotti

tizzare l’investimento effettuato. Ciò accade perché i costi relativi all’investimento produttivo iniziale, rispetto alle recite successive od ai meccanismi di distribuzione per il Cinema, seppur significativi, vanno considerati poco rilevanti, si deve invece poter aumentare la fruibilità del prodotto culturale. Da tanto possiamo dedurre che la possibilità di ridurre i costi unitari sta solo nella possibilità di aumentare il consumo della produzione artistica. Così, più aumenta il consumo, più i costi

fissi possono distribuirsi su una platea più grande di consumo. Il costo medio unitario va considerato non in funzione della quantità prodotta, giacchè essa è rappresentata sostanzialmente, ai fini economici, dalla c.d. “prima” o da un’unica copia, ma in funzione della quantità di consumo delle recite successive o della stessa prima copia. Nelle logiche dinamiche delle leggi dell’economia, solo aumentando l’investimento sulla cultura ed attraverso idonei ed opportuni meccanismi legislativi che possano favorire lo stesso investimen-

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to culturale, decentralizzandolo dal sostegno pubblico per modificarlo nell’incentivo alle imprese ad investire sulla cultura, è possibile aumentare la produzione, riattivare importanti meccanismi economici ed occupazionali, ridurre il costo di fruizione dell’arte e contribuire con questo allo sviluppo della nostra nazione ed alla tutela delle nostre importanti e preziose radici culturali. Preserviamo le nostre radici, salviamo la cultura nel nostro Paese e nel mondo intero. La Cultura ci rende liberi.


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