In attesa di proroga Lotta all’evasione Aiuti alle imprese Al via l’IVIE Il bon ton dell’ispezione Quando anche le colonne possono convertirsi
Elaborazione grafica di Carlo Busi
N°46 - 15 giugno 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 15-06-2013
In attesa di proroga Editoriale Care colleghe e cari colleghi, è inverosimile che a pochi giorni dalla scadenza del 17 giugno, per il pagamento del saldo e del primo acconto Irpef, non si abbia ancora la certezza della relativa proroga … Secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Economia e Finanze, infatti, per i contribuenti che applicano gli Studi di Settore è in lavorazione un provvedimento che posticiperebbe la scadenza al prossimo 8 luglio, senza alcuna maggiorazione, e dal 9 luglio al 20 agosto con un incremento dello 0,40%. Ma, ad una settimana dalla scadenza, non è stato ancora emanato alcun provvedimento ufficiale dall’Agenzia delle Entrate. Come si può lavorare serenamente quando mancano le certezze alla base della regolamentazione dei termini del nostro lavoro? Per non parlare degli Studi di Settore, che sono stati pubblicati in via ufficiale solo alla fine dello scorso mese di maggio! In un così breve periodo di tempo non si può portare a termine un impegno tanto delicato ed importante come quello delle dichiarazioni dei redditi. Un onere che necessita di concentrazione e tranquillità, onde evitare di incappare in errori o imprecisioni che potrebbero costare
caro al contribuente e allo stesso consulente (anche in considerazione dei nuovi strumenti di controllo e di monitoraggio dell’evasione fiscale). Ad ogni modo non possiamo ancora prenderci la responsabilità di prorogare l’Irpef dei nostri assistiti, molti dei quali stanno aspettando proprio la delibera ufficiale per guadagnare altro tempo per il pagamento delle tasse. La sfiducia dei nostri clienti è tangibile e, ogni giorno, ci ripetono che non vogliono e non possono permettersi di pagare sanzioni e more a causa dell’incertezza normativa. I professionisti hanno l’obbligo di rispettare gli impegni delle scadenze e i contribuenti di pagare le tasse con rigore e secondo legge; perché dall’altra parte gli addetti istituzionali si riducono agli ultimi giorni per emanare un provvedimento di proroga? Come lo Stato pretende il rispetto delle leggi da parte del contribuente, così le alte cariche devono a loro volta rispettare i cittadini, permettendo ai consulenti di lavorare con serenità e a coloro che pagano le tasse di scegliere al meglio, secondo le proprie disponibilità. Il rispetto è l’unica ricetta per curare la ferita aperta delle istituzioni e per riacquistare la fiducia e la stima dei cittadini votanti.
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Sommario
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In Focus
1 the world of
Aiuti alle imprese
Rimedi ed agevolazioni per chi assume di Michele Regina CdL Centro Studi Roma
il Consulente
In attesa di proroga
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Il bon ton dell’ispezione
Controbattere agli accessi selvaggi nel rispetto delle leggi per le ispezioni di Mauro Parisi Avvocato
Rubriche
L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci
16 I misteri di Roma
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Quando anche le colonne possono convertirsi
Anche un monumento o parte di esso nella storia è stato costretto ad adattarsi pur di potersi salvare
Lotta all’evasione
di Andrea Tommasini Redazione Cultura
Tiriamo le somme dell’anno 2012 di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”
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Al via l’IVIE
Il prelievo sugli immobili all’estero di Dario Fiori CdL Centro Studi Roma
2 The world of il Consulente
Ordine
Fisco
Lotta all’evasione Tiriamo le somme dell’anno 2012
di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”
A
bbiamo tanto parlato di Spesometro e Redditometro, e di tutte le forme di contrasto all’evasione fiscale che con le loro contraddizioni e ricorsi in cassazione ci hanno accompagnato in questi ultimi anni. È giunto però il momento di tirare le somme e di capire come tutti questi strumenti di controllo hanno aiutato le istituzioni ad esaminare e monitorare le finanze dei cittadini. La Corte dei Conti, nel suo Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica, ha analizzato tutti questi strumenti caratterizzanti la “crociata anti-evasione fiscale” succeduti negli scorsi anni, definendo le ultime misure adottate inefficaci e talvolta contraddittorie. Basti pensare all’iter incoerente che ha subito il programma antievasione dell’ultima legislatura: inizialmente, infatti si è proceduto con l’abolizione di alcune misure adottate nel biennio 2006-2007, quali, tra gli altri, gli elenchi clienti e fornitori, oltre all’innalzamento del limite di circolazione del denaro contante, portato nel 2008 ad € 12.500. Già dal 2010, però, è iniziata la controtendenza che ha dato il via allo sprint dell’inasprimento dei controlli fiscali. Il limite di circolazione del contante è stato ridotto a 5.000 euro e nel 2011 a 2.500 euro, per poi tornare alla fine dello stesso anno a 1.000 euro, come tra l’altro previsto
nell’originario testo del D.lgs. 231/2007, art. 49. Il 2010 è stato anche segnato dall’introduzione dello Spesometro, con il quale i soggetti IVA sono obbligati a comunicare in via telematica le operazioni di importo pari o superiore a 3.000 euro, incluse quelle con i consumatori finali (una reintroduzione degli elenchi clienti/ fornitori). Oltre alla revisione dell’accertamento sintetico con l’introduzione di un rinnovato Redditometro. Dal 2012 il legislatore ha raffinato il sistema di monitoraggio fiscale mediante l’utilizzo di nuovi attori quali gli operatori finanziari, obbligati a comunicare periodicamente i movimenti relativi ai rapporti finanziari intrattenuti dalla propria clientela. Mentre è stata eliminata la comunicazione analitica all’amministrazione finanziaria di tutte le operazioni di importo pari o superiore a 3.000 euro intercorse
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tra soggetti IVA (introdotta nel recente 2010) e, per tali soggetti diviene obbligatorio l’onere di inviare all’Agenzia delle Entrate una comunicazione riepilogativa annuale; mantenendo per i soli rapporti con i consumatori finali l’obbligo di comunicazione delle operazioni di importo pari o superiore a 3.600 euro. Tutti questi repentini cambiamenti di rotta, oltre all’incentivazione dello Spesometro e del Redditometro hanno creato caos e confusione nel contribuente, originando un esagerato clamore ed uno sproporzionato interesse mediatico. Come era facile immaginare, la minaccia della verifica fiscale, nello specifico la suddetta rilevazione delle operazioni di importo pari o superiori a 3.600 euro, ha incentivato il risparmio patrimoniale e paradossalmente il diffondersi degli acquisti “in nero”. Per la Corte dei Conti, infatti, questa disposizione sembra essere inadeguata, si
cita: “Va pure segnalato come il persistente obbligo di comunicazione delle operazioni pari o superiori a 3.600 euro sembri oggi scarsamente utile, finendo
apprezzabili le misure volte a limitare la possibilità di compensazione dei crediti IVA, vista la rilevanza dei fenomeni evasivi compiuti proprio mediante l’elu-
soglia di rientro. Si tratta della moral suasion, letteralmente “persuasione morale”, finalizzata a indurre i soggetti vigilati ad un comportamento moralmente
NUMERO DI ACCERTAMENTI SOSTANZIALI EFFETTUATI ATTIVITÀ Accertamenti
2010
2011
2012
768.793
756.186
741.331
388.343
347.329
343.652
63.213
58.938
58.033
317.237
349.919
339.646
Di cui: II.DD. IRAP E IVA Accertamenti Registro Accertamenti parziali automatizzati
RISULTATI FINANZIARI DELL’ATTIVITÀ DI ACCERTAMENTO E CONTROLLO (in milioni di euro) 2010 Totale*
2011
2012
11.049
12.703
12.184
4.635
5.516
5.084
Da controlli documentali (versamenti diretti + da ruoli)
369
399
417
Da controlli sostanziali (versamenti diretti + da ruoli)
6.045
6.788
6.681
Di cui: Da liquidazione automatizzata (versamenti diretti F24 + da ruoli + F23)
* Gli importi non comprendono i versamenti diretti F24 “da liquidazione automatizzata” relativi alle imposte concernenti i redditi soggetti a tassazione separata, trattandosi di versamenti non correlati ad inadempimenti tributari.
Fonte: Rapporto 2013 sul Coordinamento della Finanza Pubblica, Corte dei Conti
per sovrapporsi all’obbligo di comunicazione delle operazioni da parte degli intermediari finanziari, tenuto conto che tutti i pagamenti di importo superiore ai 1.000 euro dovrebbero comunque essere rilevati nei conti stante il divieto di pagamento in contanti”. Mentre hanno prodotto risultati
siva contabilizzazione di fatture di operazioni del tutto o in parte inesistenti e l’errata imputazione contabile relativa a costi e spese non deducibili o non strettamente collegate all’attività di riferimento. Le istituzioni hanno anche applicato un sistema di autodenuncia che ha favorito una certa
e socialmente corretto. Il fisco invia una comunicazione al contribuente con la quale lo informa che l’Agenzia delle Entrate è a conoscenza delle spese sostenute dallo stesso, descrivendo in un prospetto allegato la natura di tali spese (quali acquisto o leasing di autovetture, o di imbarcazioni da diporto, spese per
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Fisco lavoro domestico, ecc.) senza la specifica delle somme relative. Il contribuente viene invitato a verificare la compatibilità di tali spese con il reddito dichiarato, e può regolarizzare la propria posizione a mezzo comunicazione e ravvedendo quanto dovuto entro il 30/9/2013. Questo strumento ha favorito un certo margine di rientro anche quando in realtà lo scostamento non era di grande rilevanza, proprio perché fa leva sul timore del contribuente di subire l’attacco sistematico dell’amministrazione finanziaria. Per rendere una chiara visione dell’attività
di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, i dati numerici e i relativi risultati finanziari sono stati raccolti nella tabella. I risultati conseguiti dall’amministrazione finanziaria sono principalmente riferiti all’azione di vigilanza rivolta verso i grandi contribuenti, finalizzata a combattere gli articolati meccanismi di evasione dovuti agli abusi di diritto e gli escamotage giuridici creati all’uopo. Tali successi sono stati raggiunti
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anche mediante il riconoscimento dei principi giurisprudenziali emananti dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per quel che concerne l’IVA e dalla Corte Suprema di Cassazione per le imposte sul reddito. Mentre il contrasto all’evasione nel mondo delle PMI hanno dato dei risultati di scarsa entità, vista anche l’ampiezza del bacino di contribuenti inte-
ressati e la limitata quantità di controlli che l’amministrazione finanziaria è stata in grado di applicare. Il legislatore dovrebbe però studiare una strategia vincente per monitorare e sanzionare tutti
quei fenomeni di frode realizzati mediante lo sfruttamento delle attuali criticità del nostro sistema finanziario, come le false fatturazioni e le “frodi carosello” intracomunitarie, oggi favorite anche dalla scarsa comunicazione tra gli Stati. La nota dolente e la vera criti-
ca che si può porre alla grande macchina antievasione italiana è quella di rischiare, allarmando e spaventando sopramisura il contribuente, di essere la causa di un ulteriore stop alla spesa e alla circolazione della moneta, unico toccasana per la florida ripresa dell’economia e del benessere del nostro Paese.
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Lavoro
Aiuti alle imprese Rimedi ed agevolazioni per chi assume
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di Michele Regina CdL Centro Studi Roma
ra gli argomenti sempre più dibattuti negli ultimi tempi , a prescindere da quelli relativi alle origini ed all’evoluzione della crisi che oramai da anni tocca tutto il ns. Paese e non solo, vi è quello della disoccupazione , di tutti i generi e di tutte le età. Il ns. Paese sulla disoccupazione registra dati preoccupanti sia per quella giovanile e femminile, ma, come si diceva , il problema non è solo e semplicemente legato al genere o all’età . I posti di lavoro persi ogni giorno per effetto dei dati di PIL in decrescita riguardano anche lavoratori adulti e le risorse disponibili devono essere rifinanziate con interventi ed aggiustamenti aggiuntivi da parte di Governo e Regioni.
Un recente dossier tra l’altro veicolato da un media dell’Ordine dice con la cruda realtà dei numeri quanto poco (e male) viene investito per ogni disoccupato in Italia: 213 euro per disoccupato rispetto ad altri Paesi dell’Unione come la Germania, la Francia e la Spagna. Questo è indicativo di uno stato di cose che non generando politiche attive virtuose del lavoro non genera speranze forti di cambiamento. La situazione risulta poi ancora più incagliata per le problematiche legate alla burocrazia ed al differenziale notevole tra salari netti percepiti e costo del lavoro effettivo, che nel ns. Paese risulta elevato. Da tempo l’Ordine dei Consulenti del lavoro ha sollecitato e sollecita un cambio di rotta in tal senso: ridurre il cuneo fiscale non è uno slogan di propaganda del momento , ma un diffuso grido d’allarme e di dolore che proviene da tutte le imprese di tutte le dimensioni, sempre più strozzate dalla mancanza di liquidità finanziaria. Erogare un salario netto che non soddisfa il collaboratore e non lo invoglia a spendere in particolare in momenti di crisi ed avere un costo del lavoro complessivo che doppia il salario netto non è per le imprese uno stimolo all’assunzione.
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A questo si aggiunge che la normativa sul lavoro, ancora una volta rivisitata di recente, si è preoccupata di altro rispetto ad attività dai più ritenute prioritarie tese a ridurre il costo del lavoro ed incentivare le assunzioni. Inoltre la normativa di che trattasi, a parere di chi scrive, ha limitato in modo marcato i margini di flessibilità in entrata , fatta salva la c.d. acausalità per i primi rapporti a termine o in missione mediante somministrazione con agenzia autorizzata. Ma anche in questo caso il limitare la durata a 12 mesi ovvero non consentirne la proroga ne ha ridotto il potenziale propulsivo. Se poi accanto a tale limite inseriamo sia l’incremento per il costo del lavoro a termine , con poche esclusioni, per finanziare con un contributo addizionale la novella disoccupazione ( ASPI ), come anche l’inserimento dei contratti a termine di durata nel computo dell’imponibile degli avviamenti obbligatori per le categorie disabili, comprenderemo che poco o nulla si è fatto per incentivare l’occupazione mediante l’istituto del contratto a tempo determinato. Anzi tra l’altro alcune norme restrittive e/o limitative sul contratto di inserimento, del lavoro intermittente o dell’associazione in par-
tecipazione rendono ancora più chiaro il quadro che la normativa di recente introdotta dal precedente Esecutivo non ha di certo agevolato -in un momento di crisi e depressione degli indicatori economici - lo sviluppo dell’occupazione. Anzi la disciplina sulle nuove procedure di licenziamento della recente novella legislativa invoglia forse (diremmo sicuramente) le aziende a rimanere sotto la fatidica soglia dei 15 dipendenti e quindi a non crescere anche se volessero farlo. Ma cosa servirebbe, a prescindere da una seria riforma della fiscalità agevolata per le aziende che assumono? Poche cose, e sicuramente non esaustive. Prevedere delle drastiche e tempestive (e quindi non solo dichiarate) riduzioni degli oneri sociali sulle nuove assunzioni di donne e giovani di durata triennale, non limitate solo alla attuale legge 407/90, ed anche per rapporti a termine di lunga durata con esclusione di dette nuove as-
sunzioni- sia a tempo indeterminato che a termine - dai computi di legge e dei contratti collettivi potrebbe essere una boccata di ossigeno per la ripresa del mercato del lavoro: in particolare invogliando quindi le imprese a non aver timore di fare nuove assunzioni dirette. Ma nel contempo attivando le leve per una drastica e più convincente riduzione dell’incidenza dell’IRAP su dette assunzioni. Si può obbiettare che i fondi sono limitati e che l’Europa ci chiede rigore: corretto . Ma se l’occupazione non c’è e non si fa nulla per disinnescarla come possono aumentare le masse salariali ai fini della fiscalità generale, della previdenza obbligatoria ai fini pensionistici e della ripresa dei consumi? Appare questa una costatazione banale quanto tragica nella sua crudezza ma la realtà e la coscienza degli operatori che ogni giorno lavorano a favore di imprese e lavoratori porta a queste considerazioni ineludibili e di buon senso.
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Fisco
Alvia l’IVIE Il prelievo sugli immobili all’estero
di Dario Fiori CdL Centro Studi Roma
T
ra gli adempimenti dichiarativi di questo periodo, i contribuenti devono prestare attenzione agli obblighi derivanti dall’imposta sul valore degli immobili all’estero (c.d. IVIE), introdotta dall’art. 19, commi da 13 a 23, D.L. n. 201/2011 (c.d. Decreto Salva Italia). L’imposta è dovuta sui terreni e fabbricati situati all’estero, detenuti a titolo di proprietà o di altro diritto reale da persone fisiche residenti in Italia. Pertanto, risultano soggetti ad imposta anche gli immobili a qualunque uso destinati, detenuti a titolo di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie. Tra i soggetti passivi dell’IVIE, perciò non rientra il nudo proprietario. La Circolare n. 28/E del 2012 chiarisce che si considerano anche diritti reali analoghi previsti nell’ ordinamento dello Stato in cui l’immobile è ubicato. La suddetta Circolare rileva che per gli immobili situati nei Paesi di common law può sussistere sia un diritto di proprietà fondiaria assoluta “freehold” che un diritto al possesso dei beni “leasehold”. L’obbligo di pagamento dell’IVIE grava sul titolare di quest’ultimo, considerato che lo stesso presenta maggiori analogie con il diritto di usufrutto previsto dall’ordinamento italiano. La dottrina prevalente ritiene che l’imposta è dovuta per gli immobili detenuti da persone fisiche tramite società fiducia-
rie o formalmente intestati a entità giuridiche quali società, fondazioni e trust. Infatti, per il principio di prevalenza della sostanza sulla forma giuridica, l’imposta si manifesta sulla persona fisica che possiede l’effettiva disponibilità degli immobili. La citata Circolare in accordo con quanto previsto dall’art. 2, c. 2 del D.P.R. 917/86 (T.U.I.R.), ritiene il contribuente residente in Italia qualora esso per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni), risulti iscritto nelle anagrafi della popolazione residente. Altra presunzione richiamata dalla Circolare è la definizione di domicilio o residenza prevista dal codice civile. Inoltre, come stabilito dal successivo comma 2-bis del medesimo articolo 2 del TUIR, si considerano altresì residenti, salvo prova contraria del contribuente, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati diversi da quelli individuati con decreto di pros-
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sima emanazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze. Al riguardo si ricorda che, fino all’emanazione del citato decreto, si considerano residenti in Italia i cittadini emigrati in Stati aventi un regime fiscale privilegiato individuati dal D.M. 4 maggio 1999 (c.d. black list). Passando all’individuazione della base imponibile, essa è costituita per gli immobili situati in Stati dell’Unione Europea, dal valore catastale determinato e rivalutato nel Paese assunto a base imponibile per la determinazione di imposte reddituali o patrimoniali. In assenza del valore catastale va considerato il valore dell’immobile risultante da: l’atto di acquisto della proprietà o di altri diritti reali; il costo di costruzione per nuovi edifici; il valore riportato nella dichiarazione di successione. In mancanza dei predetti valori la base imponibile è rappresentata dal valore di mercato del bene al 31 dicembre, risultante dalla media dei valori dei listini
elaborati da organismi, enti o società operanti nel settore immobiliare locale. Definita la base imponibile, l’imposta va determinata applicando l’aliquota ordinaria dello 0,76%, ovvero dello 0,4% se l’immobile è utilizzato come abitazione principale. In quest’ ultimo caso, spetta una detrazione pari a 200 euro, alla quale va aggiunta una pari a 50 euro per ogni figlio di età non superiore a 26 anni residente in
tale abitazione. L’imposta va inserita nella sezione XV-A del quadro RM, Mod. Unico 2013, riportandone il controvalore in euro utilizzando i cambi individuati dal Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del primo Febbraio 2013 Qualora l’importo dell’imposta non superi 200 euro, il quadro RM non va compilato, ferma restando la compilazione del quadro RW. Per le modalità di versamento e di calcolo degli
acconti si rinvia alle disposizioni previste per l’IRPEF Si precisa che oltre al pagamento dell’IVIE rimane l’obbligo di assoggettare a tassazione ordinaria eventuali redditi derivanti da locazione. In ultimo si ricorda, che nel rispetto del principio di divieto di doppia imposizione, risulta utilizzabile in Italia come credito d’imposta l’eventuale patrimoniale versata nello Stato in cui è ubicato l’immobile.
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Previdenza
Il bon ton dell’ispezione Controbattere agli accessi selvaggi nel rispetto delle Leggi per le ispezioni
I
di Mauro Parisi Avvocato
n una bella città italiana, un’azienda viene ispezionata dagli ispettori del Ministero del lavoro che procedono, come di consueto, con le loro attività di audizione dei lavoratori, di ricerca di documenti, eccetera eccetera. Nei giorni in cui sono in corso gli accertamenti ministeriali, bussano alla porta anche gli ispettori di un istituto di previdenza che, ammettendo di non essere a conoscenza della prima ispezione, decidono comunque di proseguire con il proprio autonomo accertamento. Ancora audizione degli stessi lavoratori, ricerca di documenti, eccetera eccetera. E così, ciascun corpo ispettivo per la propria strada, giunge alla conclusione dei propri accerta-
menti. L’azienda nella bella città italiana in cui si trova si vede così notificare due bei verbali, pressoché di medesimo contenuto, dagli uni, prima (Ministero del lavoro), e dagli altri, poi (istituto di previdenza), secondo il loro ordine di ingresso in azienda. L’azienda, però, al di là del merito delle contestazioni, si duole del trattamento che le è stato riservato. Possibile che gli organismi ispettivi di due enti si siano dovuti “incrociare” presso di essa proprio nello stesso periodo, tra l’altro oberandola di richieste di documenti e di fotocopie che hanno distratto, e non poco, i suoi dipendenti? Possibile che cotanta “maleducazione” istituzionale non conti nulla? E’ tutto legittimo? Va tutto bene così? In verità, per esempio proprio in un caso come questo, alle regole del bon ton ispettivo ha pensato già da tempo lo stesso legislatore. Il quale, in una serie di disposizioni, ha stabilito come debba svolgersi il “minuetto” dei controlli istituzionali del lavoro. Un minuetto, sia chiaro, non di sola cortesia, ma assolutamente doveroso. In primo luogo, a evitare la brutta vicenda della nostra azienda, soccorre la previsione dell’art. 10, comma 2, del decreto legislativo n. 124/2004,
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per cui “per evitare duplicazione di interventi da parte degli organi preposti all’attività di vigilanza in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale, le amministrazioni interessate provvedono a comunicare a ciascuna delle altre amministrazioni, mediante strumenti telematici, i datori di lavoro sottoposti ad ispezioni, immediatamente dopo le ispezioni stesse”. Si tratta di un precetto che dispone che subito dopo il compimento del primo atto tecnico di accertamento in loco, la cd. “ispezione”, vanno poste in essere le comunicazioni ad altri organismi di modo che evitino di intervenire. Ma non è finita qua. L’art. 5, legge 628/1961 prevede che alla Direzione Territoriale del Lavoro “è affidato il compito di regolare e disciplinare l’attività di assistenza e di vigilanza esercitata dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, dall’Istituto nazionale della previdenza sociale,… al fine di evitare pluralità di accertamenti, difformità di trattamento ed ingiustificati intralci al normale ritmo dell’attività produttiva.” In tale senso, perciò, le sedi degli Istituti di previdenza “devono comunicare [alla Direzione Territoriale del lavoro] competente per territorio, di volta in volta, 48 ore prima del loro inizio, gli accertamenti che intendono effettuare; gli
accertamenti stessi potranno aver luogo ove nel termine suddetto l’Ispettorato non abbia espresso contrario avviso”. Quindi, nel nostro caso, diventa oramai chiaro che il secondo controllo ispettivo non poteva avere luogo affatto. Se a ciò si aggiunge che gli ispettori che hanno proceduto per primi, in realtà, possedevano già le medesime competenze dei secondi (anzi, ben più ampie: cfr. art. 6, D.Lgs 124/2004; l’art. 4, L . 628/1961; art. 7, DPR 520/1961; art. 3, D.L . 463/1983, convertito
con L . 638/1983), appare del tutto chiaro che non vi era ragione alcuna, tantomeno giuridicamente, per sopportare il secondo accesso ispettivo. L’effetto di tanta “maleducazione” istituzionale, pertanto? Senza dubbio la violazione di tanti precetti di legge non potrà che condurre a ritenere l’invalidità del verbale degli ispettori previdenziali. Per l’azienda, che ora sa quali ragioni può fare valere, può iniziare così una piccola battaglia di giustizia…
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ORDINE NELLA VITA...
CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO
L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.
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Rubrica I Misteri di Roma
Quando anche le colonne possono convertirsi Anche un monumento o parte di esso nella storia è stato costretto ad adattarsi pur di potersi salvare
di Andrea Tommasini Redazione Cultura
La basilica di Santa Maria Maggiore, conosciuta anche come Santa Maria della neve, Basilica liberiana(dal nome del tradizionale fondatore, papa Liberio), o come Santa Maria ad praesepium (per il fatto che in essa si conservano quelle che vengono venerate come le tavole della mangiatoia nella quale fu deposto Gesù la notte di Natale) è una delle quattro basiliche papali di Roma. Collocata sulla sommità del pure arricchita da succes- completo è Papale Arcibasicolle Esquilino, è la sola ad sive aggiunte. Il suo nome lica Patriarcale Maggiore aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, sia
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Arcipretale di Santa Maria Maggiore. Sulla piazza, di fronte all’imponente architettura svetta la bella ed elegantissima colonna che sostiene la Madonna bronzea nella Basilica di Santa Maria Maggiore, proviene da quel famoso monumento pagano che è la Basilica di Massenzio, che anticamente, precisamente nel Medio Evo, si chiamava anche Tempio della Pace e poi Tempio dell’Eternità. Detto tempio pagano, secondo la leggenda “sarebbe durato sino a che una vergine avesse avuto un bambino”. In effetti, da quanto è stato poi ricostruito dagli archeologi e dagli storici dell’arte, il tempio crollò nella notte in cui nacque il Signore Gesù ed ancora nella notte di Natale, c o n -
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Rubrica I Misteri di Roma tinuano a cadere pezzi dalle rovine a tutt’oggi esistenti. Il tempio, originariamente aveva otto colonne di cui una sola è sopravvissuta. Ci racconta infatti Giacinto Gigli che solo il 15 aprile 1614, la colonna fu alzata sul piedistallo, dopo essere stata recuperata diversi metri sotto terra dalle rovine del Tempio della Pace. Per questa opera, diresse i lavori il Maderno che allestì i basamenti con le aquile ed i draghi borghesiani che fu pagato per questo la somma di 16.400 scudi. Il Presidente de Brosses scrisse nel 1739: “Io non posso dirvi come dovesse essere il tempio, ma affermo che questa colonna isolata è la più bella cosa che nell’architettura esista in tutto l’Universo. Essa mi dà una vista altrettanto e forse maggiore di qualsiasi altro edificio antico, completo o moderno, fornendomi l’idea del più alto grado di perfezione a cui l’arte sia mai giunta.” Prosegue poi il racconto dicendo “…15 giorni fa, un fulmine ha colpito questa colonna infrangendo di netto un angolo del capitello a foglia d’acanto e ci vorranno molte impalcature
per rimetterlo a posto… uno scherzo di quello stordito del diavolo”. Fu così che la colonna salvata dagli Dei pagani ed offerta a sostegno della scultura della Vergine Maria sul fronte della Basilica della Salus Infirmorum Romana, si pensò nella leggende romane fosse stata oggetto di una tardiva vendetta degli Dei pagani per punirla di essersi “convertita al cristianesimo” per salvarsi dalle tonnellate di detriti che la seppellivano sotto la terra. La metafora dunque della continua trasformazione del tessuto umano, religioso ed artistico della nostra straordinaria Roma Capitale che in questo breve racconto, evidenzia come nel passaggio delle epoche e delle ere, sopravvive chi è destinato alla sopravvivenza e capace di trasformarsi ed adattarsi tenendo il passo con i tempi tenendo sempre fisso il valore assoluto che alberga sopra le più alte vette del cielo, alle quali questa meravigliosa colonna, portatrice di messaggi di pace e di eternità continua a volgere il proprio sguardo, austero, fiero e sicuro.
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