Elaborazione grafica di Carlo Busi
N°45 - 31 maggio 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 31-05-2013
Disposizioni sui compensi del CDL Editoriale Care colleghe e cari colleghi, il DM n. 46 siglato il 21 febbraio 2013 ed in vigore dal 22 maggio scorso regolamenta i compensi professionali del CDL di fronte all’organo giurisdizionale in sede di controversia. Nota positiva di questo DM è il riconoscimento esplicito nel testo di legge delle diverse attività professionali in cui spazia la competenza del CDL, attività non esclusivamente legate alla consulenza gius-lavoristica, ma anche fiscale e aziendale: come contenzioso fiscale, dichiarazioni e prestazioni amministrative, contabili, fiscali-tributarie. Il decreto, come premesso, ha lo scopo di regolamentare l’organo giurisdizionale quantificando per ciascuna attività eseguita il giusto valore della liquidazione, ponendo dei parametri a maggiorazione o riduzione dei compensi del consulente ove ritenuto necessario. Il legislatore pone una maggiorazione del compenso fino ad un massimo del 100 per cento a favore del CDL nel caso di pratiche di eccezionale importanza, complessità o difficoltà, ovvero per le prestazioni compiute in condizioni di particolare urgenza e per l’ottenimento di risultati e vantaggi, anche non economici, ottenuti dal cliente. Nel caso in cui, invece, la pratica possa essere eseguita in modo celere e non implichi la soluzione di questioni rilevanti, al compenso del professionista può essere imposta una riduzione nella misura minima del 50 per cento ove ritenuto necessario. Le regole generali prevedono l’esclusione dai compensi delle spese da rimborsare, for-
fettarie o meno, degli oneri e dei contributi dovuti a qualsiasi titolo; inoltre, la mancata esistenza di preventivo dei lavori oggetto di contenzioso costituisce un ulteriore elemento a sfavore del consulente. Mentre, per quanto inerente il contenzioso fiscale e le prestazioni contabili, fiscali e tributarie si rimanda al DM Giustizia 140/12 che regolamenta le disposizioni per i dottori commercialisti. Il punto di domanda che viene spontaneo porsi è su quali basi e canoni una prestazione è più rilevante di un’altra e in che modo quantificare i vantaggi non economici ottenuti dal cliente. La stessa pratica può avere pesi e rilevanze diverse a seconda del contribuente che la richieda: per taluni può trattarsi di una prestazione di grande importanza e per altri di una pratica ordinaria. Di sicuro per il CDL diventa difficoltoso dimostrare in sede giudiziale quanto il cliente tenesse nel momento dell’incarico allo svolgimento della prestazione oggetto della disputa. Stessa cosa può valere per il consulente: un professionista che si occupa prevalentemente di una specifica attività, può considerare onerosa in termini di tempo e personale una determinata prestazione, per molti ordinaria ma nel suo caso specifico inusuale, richiestagli dal cliente. L’organo giurisdizionale ne terrà conto? Facilitare la vita al consulente non è certo un punto all’ordine del giorno del legislatore. Dobbiamo tutelarci anticipatamente con preventivi e lettere di incarico perché, diversamente, in sede giudiziale il CDL potrebbe avere molto da rimetterci!
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Sommario
In Focus
1 the world of
8 ONG
Disciplinate le collaborazioni a progetto per le storie di solidarietà e cooperazione
il Consulente
di Paolo Stern Consulente del Lavoro
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Giovani e lavoro
L’adolescente del passato è diverso da quello di oggi: sono cambiate le regole sociali, i modi e i tempi del desiderare di Andrea Tommasini Redazione Cultura
Disposizioni sui compensi del CDL
L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci
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Al via il DVR
Tutela della sicurezza sul posto di lavoro di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”
Rubriche
16 Pasquino Roma
ribadiamo l’errore o agiamo?
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Ordine
Sicurezza
Alvia il DVR Tutela della sicurezza sul posto di lavoro
di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”
È
giunto finalmente ai nastri di partenza, dal prossimo 1 giugno, il tanto atteso decreto dei Ministeri del Lavoro, della Salute e dell’Interno 30 novembre 2012, con il quale sono state recepite le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi di cui all’art. 29, comma 5, del D.lgs. n. 81/2008, elaborate dalla Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro, ai sensi dell’art. 6, comma 8, lett. f), dello stesso decreto. Da questa data, infatti, i titolari delle PMI non potranno più autocertificare di aver effettuato la valutazione dei rischi sulla sicurezza sul luogo di lavoro ma, indipendentemente dal numero dei
lavoratori in forza, quindi anche inferiori alle 10 unità, dovranno necessariamente essere in possesso di un certificato ufficiale, il DVR - Documento unico di Valutazione dei Rischi, elabora-
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to secondo quanto disposto dal D.Lgs. 81/2008. Il Legislatore ha apportato cambiamenti sostanziali e pone la responsabilità dell’intero processo di valutazione dei rischi a carico
del datore di lavoro e coinvolge delle figure professionali specifiche, anche esterne, che possano certificare ufficialmente l’idoneità della sicurezza dell’ambiente di lavoro. Vengono infatti coinvolti in questo meccanismo un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) ed eventuali persone esterne all’azienda in possesso di specifiche conoscenze professionali nel campo della valutazione dei rischi, nell’indica zione delle misure di prevenzione e protezione, nel programma di a t -
tuazione e nell’elabo r a zione e aggiornamento del Documento; oltre ad un medico competente e ad un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS),
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Sicurezza il cui nominativo dovrà essere comunicato ufficialmente all’INAL, che dovrà seguire un corso formativo specifico di 32 ore. Il predetto DVR, dovrà essere redatto annualmente o comunque ogni qualvolta ci siano cambiamenti sostanziali all’interno dell’impresa, ed individuerà chiaramente i rischi ambientali per l’azienda stessa: quali il rischio chimico, rischio rumore, rischio vibrazioni, rischio incendio, rischio esplosione, rischio stress da lavoro correlato, rischio videoterminale, rischio per lavoratrici madri, rischio movimentazione manuale dei carichi, rischio movimenti ripetitivi, ecc. Inoltre, uno o più addetti dell’azienda, a seconda del numero dei dipendenti in forza, saranno tenuti a frequentare un corso antincendio e un corso di primo soccorso. Sarà obbligatoria anche la formazione
“certificata” da ente accreditato per la formazione a livello regionale o statale per tutto il personale presente in azienda, la cui durata sarà stabilita in base al rischio dell’attività aziendale: basso per uffici e servizi, commercio, artigianato e turismo; medio per settori quali agricoltura, pesca, P.A., istruzione, trasporti, magazzinaggio; e alto per i settori delle costruzioni, industria, alimentare, tessile, legno, manifatturiero, energia, rifiuti, raffinerie, chimica, sanità, servizi residenziali. Contestualmente vengono inasprite le sanzioni sulle violazioni inerenti la stesura del DVR (Rif. Art. 55
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del D.lgs. 81/08), nello specifico: per omessa redazione del DVR, violazione Art. 29, c.1, è previsto l’arresto da 3 a 6 mesi o un’ammenda da 2.500 a 6.400 euro. La pena dell’arresto è estesa da 4 a 8 mesi nelle aziende a rischio di incidente rilevante e con l’esposizione a rischi biologici, cancerogeni/mutageni, di atmosfere esplosive, etc.; nel caso di incompleta redazione del DVR con omessa i nd i -
cazione delle misure ritenute opportune al fine di garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, misure di prevenzione e protezione, DPS, procedure sulle misure da adottare e distribuzione dei compiti e delle responsabilità, è prevista un’ammenda ammontante da 2.000 a 4.000 euro; mentre è prevista u n ’a m m e n d a
più lieve, che va da 1.000 a 2.000 euro, per incompleta redazione del DVR con omessa indicazione sulla relazione della valutazione di tutti i rischi, l’individuazione delle mansioni che espongono i lavoratori a rischi specifici o richiedono riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza ed adeguata formazione. Una norma ricca di tutele e ga-
ranzie per il lavoratore, al quale si vuole garantire un alto standard di sicurezza sul posto di lavoro, imponendo al titolare di tutelare i propri dipendenti con il vincolo dell’obbligatorietà pena, nel peggiore dei casi, l’arresto. Ma, come spesso accade, parallelamente si assiste alla nascita di nuovo business, sostenuto dalla prerogativa di perentorietà della normativa che, in un contesto di estrema difficoltà nel settore della PMI, aggrava con un ulteriore onere il bilancio aziendale. Auspichiamo che questa normativa, così rigida e particolareggiata, oltre ad arricchire una buona fetta di operatori del settore, sia realmente utile e a favore del benessere sociale, che possa portare ad un calo delle morti bianche e di tutti quegli incidenti invalidanti che troppo spesso riempiono le pagine della cronaca italiana.
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Lavoro
ONG Disciplinate le collaborazioni a progetto per le storie di solidarietà e cooperazione
L
di Paolo Stern Consulente del Lavoro
o scorso 24 aprile le rappresentanze nazionali delle ONG (Associazione ONG italiane e Link2007), assistite e supportate nella trattativa dal sottoscritto, e quelle dei lavoratori (FeLSA CISL, NIdiL CGIL, UIL.Temp), dopo un lungo percorso di trattative, hanno definito l’accordo collettivo per i collaboratori a progetto dando corpo alle indicazioni contenute nella Legge n. 92 del 2012 (c.d. Riforma Fornero). L’accordo costituisce un importante e innovativo passo in avanti per regolare le tutele e le garanzie del rapporto di lavoro a progetto, in coerenza con le disposizioni della Legge 92/2012 e con lo spirito di armonizzazione delle diverse forme contrattuali in essa contenuto.
Le ONG hanno sentito l’esigenza di approfondire, definire, regolamentare in modo collettivo e quindi rendere trasparenti i rapporti di lavoro a progetto del proprio personale in Italia e all’estero, che negli ultimi dieci anni ha riguardato annualmente una media di 5.000 persone all’estero e 1.500 in Italia. Le ONG italiane, in ormai 50 anni di storia di solidarietà e cooperazione internazionale organizzata, sono state il canale attraverso cui più di 250.000 giovani e meno giovani hanno potuto esprimere valori, capacità e impegno. Parte di queste persone ha operato in Italia, mentre la maggioranza all’estero, nei paesi più poveri o in difficoltà, condividendo la spinta solidaristica ed i valori delle ONG. Negli ultimi decenni sono cresciute la professionalità, le capacità di risposta ai bisogni nella lotta alla povertà e le competenze per stabilire rapporti di partenariato duraturo in vari Paesi. Con questo Accordo Collettivo Nazionale, le ONG hanno anche inteso offrire un contributo alla più ampia realtà del Terzo Settore impegnato nel sociale. L’accordo risulta di notevole interesse non solo perché la corretta regolamentazione della fattispecie dei co.co.pro. è fondamentale in un settore come quello delle Organizzazioni non gover-
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native, impegnate in attività complesse, sempre diverse e molto dinamiche, spesso svolte in Paesi e situazioni caratterizzati da difficili realtà, ma anche perché rappresenta uno dei primi tentativi di regolarizzare le collaborazioni a progetto a seguito della recente Riforma del Lavoro. L’accordo assume quale base di partenza proprio quanto recentemente disposto dal legislatore andando quindi ad incidere su quegli aspetti delle collaborazioni a progetto che sono stati di recente modificati: viene eliminato il richiamo al “programma o fase di esso” su cui il contratto poteva essere precedentemente stipulato, ammettendo ora la sola possibilità di ricorrere alle collaborazioni di questo tipo solo per ‘raggiungere’ uno specifico progetto. Raggiungere, perché il progetto deve essere funzionalmente collegato ad uno specifico e determinato risultato finale, che sia chiaro e verificabile obiettivamente. Rispetto alla precedente disciplina ne esce rafforzato il carattere di “obbligazione di risultato” della tipologia contrattuale, sul quale in precedenza potevano sorgere dubbi proprio in relazione alla possibilità che il contratto a progetto potesse essere stipulato anche per svolgere un programma o una fase di esso. Sempre con riguardo alle caratteristiche che ora il progetto deve possedere, si specifica che lo stesso non potrà consistere
in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente, ovvero delle ONG. Ciò che realmente è richiesto è che il risultato finale cui il progetto tende sia concretamente diverso da quello che è l’obiettivo del committente. Pur potendo rientrare nel “ciclo produttivo” dello stesso, deve essere caratterizzato da un’autonomia di contenuti ed obiettivi. Ancora il progetto non potrà comportare lo svolgimento di compiti me-
potrà recedere dal contratto solo quando sussiste giusta causa o si verifica una situazione che non consenta la prosecuzione del rapporto e la stessa sia dovuta a forza maggiore. Una possibilità residuale per il recesso dell’ONG consiste nella sussistenza di un’inidoneità professionale del collaboratore a portare a termine il risultato che è oggetto del contratto, caso che è specificatamente preso in esame dall’accordo del 24
ramente esecutivi o ripetitivi, avendo qui riguardo al carattere di autonomia che il collaboratore deve sempre mantenere. Sempre con lo scopo di uniformarsi a quanto stabilito dalla Legge n. 92 del 2012, in materia di recesso è ora sempre possibile per il lavoratore recedere con preavviso, ma tale possibilità è esclusa per il committente/ONG , il quale
aprile il quale prevede un’apposita casistica di riferimento. L’accordo si preoccupa poi di regolamentare le modalità di stabilizzazione per quelle figure professionali inquadrate con rapporti di lavoro a progetto non più compatibili con le ultime modifiche della disciplina, le quali dovranno quindi essere ricondotte ad un corretto inquadramen-
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Lavoro to, attraverso contratti di lavoro di tipo dipendente. L’accordo prevede che la trasformazione da rapporti di para-subordinazione a rapporti subordinati potrà avvenire anche tramite contrattazione di secondo livello, entro il 180 giorni dalla sottoscrizione dello stesso. L’accordo apporta inoltre modifiche alla possibilità di fruire del periodo di “recupero psicofisico”. Si prevede che il collaboratore possa, nell’ambito di 12 mesi continuativi di collaborazione, godere di 30 giorni a scopo di recupero psicofisico. Il godimento di tale periodo non comporterà una riduzione del compenso pattuito, proprio in rispetto di quel requisito di autonomia del collaboratore che è in sostanza vincolato solo al raggiungimento del risultato finale. L’accordo subordina la possibilità di fruire di tale periodo ad una durata del contratto almeno superiore a 4 mesi ed inoltre si prevede che, per i soli rapporti di durata inferiore a 6 mesi, nei casi in cui non sia possibile la fruizione anche parziale di tale periodo, potrà essere concordata un’indennità economica in funzione sostitutiva dei giorni di mancato riposo. A seguito di complesse trattative le parti hanno raggiunto un accordo anche circa le modalità di determinazione dei compensi. Si deve evidenziare che, in questo particolare settore, le parti sociali hanno deciso di calcolare i compensi minimi per i collaboratori andando oltre ai requisiti che la nuova Riforma prevede, superando cioè quel limite individuato dalla legge quando si afferma: “ … il compenso non può essere inferiore alle retribuzioni minime previste dai contratti nazionali di categoria per i lavoratori subordinati applicati nel settore di riferimento delle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto”. Infatti l’accordo prende la strada di confrontare le retribuzioni dei dipendenti ed i corrispettivi dei collaboratori a livello annuale ricomprendendo in tal modo anche le mensilità aggiuntive. La scelta assunta risulta una interessante interpretazione delle disposizioni di legge e costituisce quindi un precedente significativo per future scelte in altri settori. Mancando un CCNL di riferimento per il settore ONG si è scelto di riferirsi ai singoli contratti applicati da ogni organizzazione per il proprio personale dipendente con una maggiorazione progressiva che raggiungerà il 4,5% nell’aprile del 2016. Nella definizione dei compensi minimi è apprezzabile il tentativo effettuato dall’accordo di cali-
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brare somme non tanto in merito a svolgimento di mansioni quanto ai risultati attesi dal progetto di riferimento. Tanto più complesso sarà il progetto quanto maggiori dovranno essere le qualificazioni professionali e l’esperienza del collaboratore. Insomma la modalità individuata dall’accordo sembra, in parte, conciliare l’inconciliabile: retribuzioni dei dipendenti basate sul tempo impiegato e sulla mansione svolta e corrispettivi dei collaboratori connessi alla esperienza e qualificazione dei medesimi nonché ai risultati raggiunti dal progetto. Sono stati definiti quattro raggruppamenti funzionali (moduli) aventi funzione di “catalogare” i progetti sulla base delle loro caratteristiche e specificità a detti moduli sono stati connesse le retribuzioni dei quattro livelli più alti dei CCNL di riferimento. Nell’accordo del 24 aprile 2013 sono poi introdotte due novità in materia di diritti sindacali: dieci ore annuali minime necessarie per partecipare alle assemblee sindacali e la costituzione di rappresentanti sindacali dei collaboratori non tanto a livello di singola ONG quanto a livello di raggruppamento di organizzazioni. Una scelta che sembra ripercorrere per certi versi l’esperienza del rappresentante territoriali in tema di sicurezza sul lavoro. Infine, in materia di previdenza complementare, è data al collaboratore la possibilità di aderire al sistema previdenziale integrativo, ed in questo caso l’ONG committente dovrà versare una contribuzione pari a quella versata dal collaboratore, nel limite di 200 euro annui. L’accordo, come detto, rappresenta una delle prime esperienze di contrattazione collettiva per i co.co.pro. post legge Fornero. Alcuni spunti sono interessanti e rappresentano sicuramente dei lodevoli tentativi di dare corpo a disposizioni normative di legge particolarmente complesse. Il risultato che se ne trae è un documento prospettico nel quale il ruolo del collaboratore assume una sua propria peculiarità e dignità di lavoro: un co.co.pro. non più visto come lavoratore di “serie B” il cui contratto rappresenti una mera modalità di riduzione dei costi ma un soggetto caratterizzato da prestazioni flessibili e adattabili alle specificità del suo incarico che con competenza e capacità sappia portare a buon fine i compiti a lui affidati. Un buon esempio di bilanciamento di esigenze diverse che ci auguriamo possa fare da apripista per accordi analoghi in settori ben più numerosi ed economicamente rilevanti.
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Giovani
Giovani e lavoro L’adolescente del passato è diverso da quello di oggi: sono cambiate le regole sociali, i modi e i tempi del desiderare di Andrea Tommasini Redazione Cultura
T
roppo giovani per lavorare? Come progettare il futuro con gli adolescenti. E’ il titolo della conferenza pubblica che si è tenuta a Roma il 18 Maggio u.s., presso la sede dell’Ordine degli Psicologi del Lazio in Roma. Il tema nasce dalla necessità di riconsiderare il modo in cui è cambiata la “cultura dei giovani” con riferimento alle nuove tecnologie e ai tempi di accesso al mondo del lavoro: educare al futuro è possibile, ma occorrono gli strumenti giusti per formare i ragazzi alla progettazione del lavoro e della propria realizzazione e si deve agire ad iniziare dagli educatori. Nel corso della conferenza Alessandro Simoncini, psicologo del lavoro, e Tania Margiotta, medico psichiatra e psicoterapeuta, hanno fatto riflettere sul tema del lavoro e
della realizzazione dei giovani di oggi gli educatori, insegnanti e professionisti della formazione ivi convenuti. Guidare le nuove generazioni nell’attuale momento di cri-
Alessandro Simoncini e Tania Margiotta
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si: “la crisi è oggi un concetto spesso abusato che ha diverse accezioni: economica, lavorativa, generazionale, sentimentale. E’ una parola utilizzata per esprimere lo stravolgimento
dei codici e dei linguaggi del passato ma che non aiuta a comprendere come gli adulti e i giovani possano orientarsi nella nuova complessità”. Fino a pochi anni fa, hanno spiegato i relatori, “era sufficiente educare al sapere ed al saper fare. Oggi le due dimensioni non sono più sufficienti ed al loro fianco è divenuto necessario sviluppare una terza dimensione: “il saper scegliere, ovvero il saper decidere”. I due professionisti propongono un antidoto alla parola crisi, identificandolo nel progetto.
Progettare è dunque la chiave per superare la complessità del reale: “solo un progetto di vita, sano e saldo, può davvero farci scegliere; occorrono però gli strumenti cognitivi ed esperienziali giusti”. Ed è qui che diventa cruciale la figura degli educatori e dei formatori, i quali dovranno aggiornarsi con sempre maggiore frequenza per diventare dei modelli per i più giovani ed “educarli al futuro”. Il lavoro che cambia. Il surriscaldamento informativo del pianeta ha portato con sé tanti
risvolti positivi, ma altrettanti meno positivi. I modelli di riferimento e le prospettive sono radicalmente cambiate: lavorare ieri significava basarsi e fondarsi su modelli di stabilità. Oggi, invece, il concetto di lavoro coincide con quello di precariato. “Nell’attuale fase storica - spiega il dott. Simoncini - non può più esistere la sola idea di posto fisso. Bisogna dunque preparare gli adolescenti a nuovi modi di concepire l’accesso al lavoro ed alla formazione, alla costruzione di reti e relazioni, all’integrazione di competenze
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Giovani ed ai c.d. progetti comuni”. Il giovane oggi nasce in un rapporto simbiotico con la tecnologia senza avere ancora piena consapevolezza che è proprio quest’ultima che ha cambiato i modi di accesso al sapere ed alla costruzione di abilità e competenze. Le informazioni ormai sono alla portata di tutti: “fare rapidamente una ricerca su internet, dà l’illusione di saper fare e di avere un accesso privilegiato al sapere. A ciò, purtroppo, non sempre si accompagna la possibilità di costruire abilità così specializzate e forti da poter fare la differenza nel mondo del lavoro odierno”. Al termine dell’intervento del dott. Simoncini, dalla visione della psicologia del lavoro si passa dunque a quella della psichiatra, viene dunque introdotta la dott.ssa Margiotta, medico psichiatra e psicoterapeuta, la quale apre un profondo ed articolato ragionamento in ordine alle “crisi” ed in particolare individua e scandisce quelle che a suo avviso sono “Le tre crisi” più importanti presenti nella nostra relazione quotidiana con la società, stimolando sapientemente una profonda riflessione atta ad aumentare le capacità adattive nei confronti dei nuovi ed attuali paradigmi di apprendimento e formazione. La prima è la crisi della conoscenza: “il conoscere e l’approccio al sapere si sono modificati e siamo passati dal concepire una linearità del pensiero di chi apprende, al confrontarci con una rappresentazione della mente completamente differente. Il Concetto guida è: la mente è come la rete e questa crea continuamente complessità, non privilegia più pensieri e articolazione di discorsi lineari ma costrui-
La sede dell’Ordine degli Psicologi del Lazio a Roma
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sce ipertesti, linguaggi molteplici e multidimensionali”. La seconda crisi è quella del futuro: “si è modificata l’idea di futuro. Fiducia e speranza erano le dimensioni interiori che sembravano connotare l’epoca passata. Oggi questa visione positiva è crollata. Arrivano dal mondo messaggi di paura che possono produrre un vuoto nella ricerca di senso e direzione”. La terza è la crisi dei ruoli: “la definizione di ruolo ha perso la sua forza univoca e il suo potere identificativo e orientativo. Oggi i ruoli, intesi come lavorativi e di genere, sono meno delineati, più diffusi, investiti di possibilità differenti ed anche contraddittorie. La crisi dei ruoli indica che nessun ruolo oggi
offre ai giovani una garanzia di riuscita e ciò è motivo di rimandi, indecisioni, difficoltà ad operare scelte di vita”. Secondo l’esperta, infatti, i metodi educativi andrebbero aggiornati e rivolti allo sviluppo della “capacità di impersonare più ruoli, eticamente fondati e modellizzati su una realtà complessa e multidimensionale”. Per progettare il futuro. Il superamento delle tre crisi secondo i relatori “può avvenire adottando nuovi modelli educativi fondati sulla progettualità, intesa come dimensione aperta e radicata al passato ma orientata al futuribile. Il futuro, infatti, non può essere definito e circoscritto in un programma, ovvero una sequenza da realiz-
zare, ma tracciato secondo una direzione di senso che insegni ai giovani non soltanto a consumare ma a produrre, a vivere esperienze dirette insieme agli adulti, grazie alle quali trovare una propria realizzazione”. Un interessante conferenza che ha offerto importanti stimoli per l’educazione degli adolescenti. Essere genitori è forse il “mestiere” più difficile al mondo, ma senza aggiornamento continuo e riflessioni pronte a cambiare il proprio punto di vista, essere educatori rischia di divenire una semplice qualifica o declaratoria contrattuale priva del necessario costrutto atto a garantire una sana proiezione verso un futuro ogni giorno migliore dei nostri adolescenti.
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Rubrica Pasquino
Roma
ribadiamo l’errore o agiamo?
P
asquino caro, sono molto dubbioso su questi romani, non sono seri! Vi capita l’occasione di sentire come si lamentano? «In questa città non funziona nulla! I trasporti pubblici hanno vetture maleodoranti, corse rare e addetti intrattabili. E poi, che dire degli operatori ecologici addetti al ritiro dei rifiuti, non ci sono mai e anche le strade sono sporche mentre l’immondizia tracima dai cassonetti il cui svuotamento non è costante. C’è anche Malagrotta, la discarica più grande d’Europa (a ovest di Roma verso il mare), ormai al collasso che potrebbe far sentire i suoi miasmi fino al cento della città se ritornasse il famoso venticello del meriggio romano che spirebbe proprio da ponente.» Sorvoliamo sui vigili urbani. Un altro ruolo che sembra stia per scomparire nel ‘bestiario’ dei dipendenti comunali, non si trovano più nelle strade! Forse per vederne qualcuno bisognerebbe chiedere al WWF; anzi per salvarne qualche esempla-
re occorrerebbe creargli un ospizio … al bioparco. Signor Pasquino, voi mi assicurate del contrario? Che invece ci sono e che si celano durante i giorni normali per ricomparire in occasione di eventi speciali? Mi domando dove e quando, poiche’ la cosa non mi risulta!
Insistete nelle vostre affermazioni? Dite che dovremmo andare allo stadio Olimpico in occasione di qualche partita della Roma o della Lazio? Nooo! Non è possibbile! Sono interdetto, signor Pasquino, come sarebbe a dire? Fatemi ripetere per vedere se ho capito bene: «Quando c’è una partita - a prescindere dalle decine di pattuglie, appostate per non far transitare i veicoli fin da molti chilometri dagli accessi allo stadio
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… ma di più, a seconda di punti di vista, per frangere i testicoli con l’arroganza propria di coloro che dalla divisa traggono forza per il riscatto proprio, ma solo a scapito della gente onesta - all’altezza del bar del Foro Italico, all’incrocio con la salita che porta sulla strada detta dell’Olimpica, ci sono – solo in quelle occasioni! - Quali ‘addetti al traffico’ molti ‘ufficiali’ che nelle notturne, con i loro galloni e le loro stellette, sono splendenti come miriadi di lumini. Il più basso in grado ha molte “stelle” … sono tutti tenenti, capitani, maggiori … … sembra sia un cielo stellato, impettito pavoneggiante e pieno di supponenza!! In caso d’incidenti m’immagino la difficoltà di dare ordini, mancando, vigili ‘normali’… visto che sono tutti ‘generali’; sarebbero costretti a fuggire e, come nella notte del 10 agosto - quella della tragica “cavallina storna” - si vedrebbero filare le ‘stelle cadenti’, le ‘stelle comete’!!!» Pensandoci bene tutto questo è degno dell’attuale popolazione romana!!! Come cittadini vogliamo le
C’ariocamo o famo? A Pasqui’, so’ proprio perpresso, sti romani so proprio da ride! Li sentite mai come se lamenteno? Qui ‘nfunziona gnente! Li trasporti pubbrichi co ‘e carozze che puzzeno, che nun passeno mai, co’ l’autisti scontrosi!!! E li monnezzari che so’ diventate mosche bianche, che nun scopeno mai ‘e strade … e ‘a monnezza? Co’ i cassonetti che vengheno svotati du vorte a settimana ... E co’ a discarica compretamente ‘stracarica che pe’ fortuna nun spira piu’ er ponentino senno la puzza c’ammorberebbe er respiro! Pe nun parla’ de li pizzardoni. N’antra razza in via d’estinzione … pe vvedenne uno t’ai da rivorge ar vuvueffe! Me sa che je dovranno fa na riserva ar giardino zologgico! Che dite sor Paqui’? Che nun e’ vvero? Che ce so’? Ma ndo’ stanno, pe le strade ‘nse vedeno da anni, a me nun m’arisurta! Insistete…? Me dite che pe vedelli dovressimo anna’ a ‘o stadio, quanno ce sta’ na partita de carcio! Ma che centra a sor Pasqui? Nooo! Nun e’ possibbile! Come sarebbe a ddi? Fatemelo ripete pe’ vvede se ho capito bbene: « A prescinne da le decine de pattuje, pe nun fa passa’ e machine fino a da ‘na cifra de chilometri dall’ingressi … o comunque pe rompe li zibbidei co’ ‘a solita arroganza de chi e’ forte co’ i debboli e debbole co’ i forti; a l’arteza der bar der Foro Italico, all’incrocio co a salita che porta su all’Olimpica, ce sta ogni vorta ‘a luminaria! Er piu’ scrauso de li ciafri che sta lli’ c’ha ‘mbotto de “stelle” … so tutti tenenti, capitani, maggiori … tutti tronfi come pavoni! Tutti co a puzza sotto er naso! … E’ ‘nfirmamento! Memmaggino se dovesse succede er caosse de ‘ncidenti tra tifoserie a chi danno l’ordini? ‘Nce’ truppa, so’ tutti comannanti!!!! ‘Nsai che fuggi!!! Ce sarebbe ‘a notte de San Lorenzo … tutte stelle filanti … ‘nda tutte e parti! » A pensacce bbene tutte ste cose so’ a degna rappresentazzione de li romani de oggi!!! Volemo e cose che funzioneno … pagamo un ‘fracco de bajocchi de tasse e nun ce danno gnente …! Dimo che chi governa ‘a citta’ nun ce da soddisfazzione … ! Tra sinnaco, assessori, consijeri communali, pe nun parla’ de li municipi, puro qqui co’ presidenti, consijeri, assessori … un casino de ggente comannante senza truppa; co li dipennenti communali pochi, ‘ncazzati … scontrosi co chiunque je chiede ‘na cosa … n’antra razza ‘n via d’estinzione che pe difennese … attacca er poro cittadino che c’ha l’ardire de faje na domanna … de disturba’ er letargo! A sor Pasquino, perche’ me dite che nun ce dovressimo lamenta’? Che ce lo meritamo? … Che ppe noi nun po esse diverso? … Che semo bboni solo a lamentasse e quanno c’e’ da di’ che e cose nun vanno bbene, che chi sbaja paga e se ne deve anna’ e che deve esse sostituito …, noi famo i gnorri!!! Pensanno che basta che ‘canteno’ i grilli pe ffa ssi che chi deve ‘ntenne… ‘ntenna! E noi potemo anna’ a magna’ foriporta, a sfrantucasse a ‘o stadio, a fasse li creapopoli nostra… e nun annamo a vota’! Nun s’esprimemo, nell’unico momento che o potemo fa’, e lassamo che er silenzio venga ‘nterpretato da li politichi come je pare a loro! C’avete raggione a sor Pasqui’, dovressimo ave’ ‘n po’ de coraggio e fasse ‘n po’ mmeno de fatti nostri; annacce a piega’ er “lenzolone” … a faje sape’ come a pensamo! No a nisconnese dietro ‘e scuse: “so tanto zozzi che nun se meritano che cce se perda tempo …”, “ma chi scejo? Arubbeno tutti!!!”, “È tutto ‘n magna magna”, “tanto fanno tutti come je pare …”. Ce dovemo anna’ a vota! Peppe e Annita e tutti quelli che ce guardeno schifati dar Giannicolo, se potessero ce prennerebbero a carci ‘n culo, ce so’ morti pe’ dacce ‘sto diritto e noi lo buttamo ‘a Tevere!!! So’ convinto puro io … a scerta ‘a dovemo fa’, jo dovemo di’ a li cannidati, a uno: “a sinnaco! Pe mme devi annattene, ai sbajato tutto! Oppuro … te riconfermo, te do’ na prova d’appello … ma sta ‘ncampana, lavora mejo, perche’ sinno poi te stronco” e all’artro: “a dotto’, tu dichi che sai fa mejo de quell’antro, che ciai ‘e doti … boh sei ‘n cerusico, nun ce credo che sai amministra’ e nun te voto! Oppuro … aoh! A sor du fodere, chi tte conosce, c’ho quarche dubbio, ma te vojo da’ fiducia, vojo proprio vede’ che sei capace a ffa’, se sai rispetta li patti e damme la soddisfazzione de vede che nun ho votato ‘n quacquaraqua’”. Se semo tanti je lo dimo ‘n coro che ce deveno sta’ attenti! Dopo si che se potemo lamenta’! Doppo si che potemo pretenne! Stavorta nun trovamo scuse! Nun ciariocamo! Annamece a vota’! Come dice er proverbio? “Chi nun vole … cerca scuse, chi vvole gode’ … fa’!” E allora: famo!!! Ciao pasqui’, speramo de rivedesse presto, te saluto Ma rforio tuo.
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Rubrica Pasquino cose che funzionano, paghiamo molte imposte, senza un valido ritorno! Si può dire che chi amministra Roma non da soddisfazione! Pur se con tanti amministratori comunali, sindaco, assessori, consig l i e r i…, per non dire dei mu n ic i pi, pure essi con un numero consistente di presidenti, consiglieri, assessori…! Tanta gente che comanda ma con ‘truppa scarsa’; dipendenti amministrativi, se non pochi, arrabiati … senza cordialità verso chi ha necessità di un servizio! Un altro gruppo di ‘esemplari’ che si ritiene vessato e in via d’estinzione che, per proteggersi aggredisce il povero cittadino che ha la disavventura di proporre un’istanza… che osa disturbare il quieto vivere! Caro Pasquino, lei addirittura ammonisce che non ci dovremmo lamentare, che meritiamo lo status quo, che d’altronde, con il nostro modo di fare, non possiamo ottenere diversamente… visto che siamo buoni solo a lamentarci e non sappiamo imporre a chi sbaglia di pagare, di andarsene non essendo degno di Roma e dei romani. Che siamo buoni, che quando c’è d’agire indietraggiamo facendo finta di niente. Forse pensando che, i seguaci del m5s o il
Grillo stesso, profferendo male loquele, potrebbero bastare per far capire a chi ‘deve intendere’. Sembra proprio che al popolo romano serva solo di avere la possibilità di andare a mangiare in camp a -
gna, a stizzirsi allo stadio con due squadre mediocri, a fare gli affari propri! Non sente il bisogno di… andare a votare! In maggioranza non esprimiamo il giudizio nell’unico momento democratico in cui questo si può fare… lasciando intendere ai politici quello che più loro aggrada del nostro astensionismo. Credo che
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abbiate ragione, signor Pasquino, dovremmo avere un tantino di coraggio tralasciando i nostri egoistici momentanei passatempi e andarci a votare, a piegare quell’immensa scheda elettorale più simile a un grande lenzuolo che allo strumento idoneo a raccogliere il nostro ‘grido’, le nostre richieste!
Sentendo gli astensionisti si ascoltano le solite qualunquistiche dissertazioni: “i politici sono tanto sporchi che non meritano che io distolga parte del mio tempo”, “chi scelgo? Tanto tutti rubano!”, “Tutti si arricchiscono alle spalle del cittadino”, “ognuno degli amministratori fa solo i propri interessi…”. È proprio vero, ci dobbiamo
andare al seggio a esprimere il nostro voto. Garibali e sua moglie, e tutti i busti dei garibaldini che dall’alto del Gianicolo guardano Roma, sembrano sconvolti! Se potessero ci prenderebbero a calci sul posteriore… loro che sono morti per l’ideale di darci il diritto di esprimerci… e noi che ora l’abbiamo lo gettiamo nel fiume!!! Ok, mi ha convinto, una scelta la dobbiamo fare, dobbiamo dire ai due candidati quello che ci sentiamo: “caro Sindac o
uscente, per me non hai amministrato bene, devi lasciare la carica a Marino che ritengo sia migliore di te!” Oppure “…ti riconfermo la mia fiducia, ti metto alla prova ulteriormente … ma stai attento, opera in modo migliore, perché in caso contrario ti combatterò fino alla morte” e all’avversario: “caro dottore, tu affermi di saper fare meglio di Alemanno, che hai le capacità…sono perplesso, boh! Sei un medico, non ci credo che sai amministrare e il voto mio non te lo dò!” Oppure … “senta, lei che sa intrattenere bene, io non la conosco professionalmente o come amministratore e, pur avendo qualche dubbio, voglio darle la mia fiducia; sono curioso di vedere a cosa approderà. Spero che sappia mantenere le promesse e mi dia la soddisfazionedi non aver votato un uomo che parla tanto ma non vale la parola che da’”. È risaputo che, se siamo tanti a farci sentire, chiunque dei due candidati vincerà dovrà stare attento ai comportamenti suoi e dei suoi collaboratori, perché allora si che ci potremo lamentare pretendendo il rispetto degli impegni che hanno preso con l’intera cittadinanza. Concludendo, questa volta non troviamo scuse… non ripetiamo l’errore! Andiamoci a votare! Se uno dei nostri proverbi dice che “chi non vuole fare cerca una scusa e chi vuole raggiungere l’obiettivo… agisce”… allora non ci resta che… “fare”! Caro Pasquino, la saluto sperando di aver modo di rivederci, Marforio
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ORDINE NELLA VITA...
CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO
L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.
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