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The World of il Consulente n. 44 del 2013

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Elaborazione grafica di Carlo Busi

N°44 - 15 maggio 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 15-05-2013


L’effetto crisi sull’istruzione Editoriale Care colleghe e cari colleghi, mentre la crisi economica avanza, l’Italia fa un passo indietro: mi riferisco ad una recente indagine a cura del CUN – Consiglio Universitario Nazionale, che ha fotografato la situazione del sistema Universitario italiano degli ultimi 10 anni. L’effetto di questa crisi epocale sull’istruzione appare devastante. Negli ultimi 8 anni (dall’a.a. 2003/2004 al 2011/2012) le nostre Università hanno subito un calo di iscrizioni del 17%, e questo è un dato allarmante. A farne i conti è il cosiddetto ceto medio che, impoverito dalla crisi economica ed ulteriormente provato dagli inasprimenti fiscali, non riesce a sostenere l’onere delle spese universitarie, le cui tasse negli ultimi 10 anni sono praticamente raddoppiate, mentre sono state ridotte le borse di studio e i fondi destinati all’istruzione da parte delle istituzioni. Dall’indagine del CUN, infatti, emerge che l’FFO (Fondo di finanziamento ordinario), calcolato in termini reali aggiustati sull’inflazione, dal 2001 al 2009 è rimasto pressoché stabile, per poi scendere annualmente del 5%, con un calo che complessivamente al 2013 si stima prossimo al 20%. Quest’importante riduzione di finanziamenti ha portato inoltre alla chiusura di corsi di laurea sia triennali che specialistici e ad una diminuzione del 22% dei docenti opera-

tivi, percentuale troppo elevata anche in considerazione del calo delle immatricolazioni, causando evidenti difficoltà logistiche a carico degli studenti. Ad aggravare ulteriormente questo scenario è la sfiducia e demotivazione dei giovani nella laurea: essi non hanno più il coraggio di investire tempo e denaro nell’istruzione superiore, che oggi non è più simbolo di benessere e assicurazione di un buon impiego. Il nostro paese per risollevarsi deve smettere di crogiolarsi all’ombra del suo glorioso passato, deve puntare sul progresso, sulla crescita culturale e tecno logica, ma senza istruzione non può esserci progresso. Il CPO, estremamente sensibile e attento al tema della formazione culturale e professionale, in questi anni ha cercato di spronare i tanti giovani Cdl (anche i meno giovani) a intraprendere corsi per elevare il livello di preparazione degli iscritti al nostro ordine. Questo anche mediante l’istituzione di diverse lauree di primo livello, magistrali e master, ottenendo un grande successo: se si pensa che tra il 2006 ed il 2013, grazie a questa iniziativa, più di 1000 colleghi si sono laureati. Il nuovo Governo deve far rifiorire l’Università, l’impiego di fondi per garantire l’istruzione a tutti è necessario e doveroso, la cultura è il bene più grande che possiamo offrire ai giovani e al futuro dell’Italia

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Sommario

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In Focus

1 the world of

Lettera al direttore di Paolo Stern Lettore

il Consulente

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Lavoro a tempo determinato

La Corte di Giustizia Europea ripropone in modo incisivo la diatriba dottrinale e giudiziaria sulla somministrazione di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

L’effetto crisi sull’istruzione L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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Le STP - Società tra professionisti

La scelta del contratto di lavoro

Le STP dal 22 aprile 2013 sono operative, multidisciplinari e regolamentate

Accuratezza, check up e certificazioni per prevenire il rischio conflitti

di Lorenzo Lelli Consulente del Lavoro e di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

di Mauro Parisi Avvocatoa

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Salario di produttività Fissati i parametri per la “detassazione 2013” di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

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Rubriche

24 I misteri di Roma

Il lotto lavando Coscienze in Campo Marzio


Ordine


Professionisti

Società TraProfessionisti

Le STP dal 22 aprile 2013 sono operative, multidisciplinari e regolamentate di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

D

al 22 aprile u.s. sono operative le STP, le società tra professionisti, che posso essere anche società multidisciplinari, regolamentate dal Decreto 8 febbraio 2013 n. 34, in vigore precisamente da domenica 21 aprile 2013. Le STP sono società formate da professionisti iscritti in un ordine professionale che vogliono esercitare la propria professione con altri colleghi, hanno la possibilità di accogliere al loro interno anche soci di capitale non professionisti, purché detengano al massimo un terzo del capitale sociale; i soci non devono partecipare ad altre società professionali e devono possedere i requisiti di onorabilità già previsti per l’iscrizione agli ordini professionali. Le società possono essere di persone, di capitali e cooperative, queste ultime con un minimo di tre membri, ma anche società semplici o semplificate. Le STP devono essere iscritte oltre che nel registro imprese anche nella sezione speciale dell’Albo di appartenenza, nel caso delle società multi professionali, dell’albo dell’attività individuata come prevalente nello Statuto societario. Sussiste inoltre per la società di professionisti l’obbligo di fornire al cliente l’elenco dei soci professionisti con l’indicazione di titoli e qualifiche professionali, l’elenco dei soci di capitale della stessa, e l’esistenza di eventuali situazioni di conflitto di interesse tra cliente e STP. Per quanto concerne la responsabilità patrimoniale le società tra professionisti subiscono presumibilmente la regolamen-

tazione vigente per la tipologia di società prescelta, ma dal decreto n. 34 dell’8 febbraio scorso non si accenna a quale sarà il regime fiscale e la tipologia di ripartizione dei redditi che i soci professionisti e di capitale subiranno con questo nuovo ibrido societario. Probabilmente il professionista, in cambio della maggiore elasticità in capo alla responsabilità patrimoniale, vedi l’esempio delle società di capitali, perderà il privilegio del principio di cassa, per adottare quello di competenza proprio delle imprese. Ma facendo una spunta dei pro e contro delle STP, a chi giova la nuova corporazione tra professionisti? Come si differenzia dal tradizionale Studio Associato? Con lo Studio Associato tra professionisti, pur essendo un’aggregazione di professionalità, il socio mantiene le proprie caratte-

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ristiche individuali sia in termini di responsabilità legale, a carico del singolo professionista, sia per quanto concerne il regime fiscale tipicamente per cassa. Oltre al vantaggioso apporto finanziario da parte dei soci di capitale, perché costituire una STP quando è già ben rodato lo Studio Associato? Probabilmente la novella STP può essere utile ai grandi studi professionali con importanti fatturati, in cui il regime per competenza non ostacola la crescita patrimoniale della corporazione e il tardivo incasso delle fatture non ne pregiudica il fatturato ed il buon andamento dell’impresa, cogliendo appieno il vantaggio della limitazione della responsabilità patrimoniale tipica delle società di capitali. Ma come può esserci una netta discriminazione e differenziazione di responsabilità profes-


sionale all’interno della stessa attività, tra chi lavora in proprio e chi costituisce STP? E quali tutele può avere la clientela da questa normativa? È

davvero sufficiente avvertire il cliente che il consulente a cui si affida non è un lavoratore autonomo ma socio di una società di professionisti?

Come al solito il nostro legislatore pensa in grande, ma la norma ad oggi non offre certezze e lascia i nostri quesiti senza adeguate risposte.

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bangladesh

Lettera al direttore Morire per 28 dollari. Solidarietà al Bangladesh

Caro direttore, ti scrivo perché vorrei porre all’attenzione di tutti gli amici, i colleghi ed i lettori di questo magazine il dramma di Dhaka. Lo faccio da lettore e non da redattore della nostra rivista on line per sottolineare come il tema ci interroghi prima come esseri umani e solo successivamente come “addetti ai lavori”. Conosco bene la tua sensibilità su certi temi e sono sicuro che troverai spazio per la pubblicazione di questa lettera. Lo scorso 24 aprile a Dhaka, capitale del Bangladesh, è crollato su se stesso il Rana Plaza, un enorme edificio di 8 piani che ospitava delle fabbriche tessili. Il bollettino dei morti è in continuo aumento. Ad oggi sembra che siano stati superati i mille cadaveri. Una tragedia del lavoro immane con pochi precedenti, vista la dimensione. Il Rana Plaza ospitava industrie del settore tessile che producevano, con i costi più bassi al mondo, beni per conto di diverse multinazionali che poi rivendevano i prodotti sui ben più ricchi mercati occidentali. “L’industria paga i salari più bassi al mondo, ma non ha la decenza di assicurare la si-

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curezza di chi lavora per vestire mezzo mondo”, ha detto Brad Adams, direttore per la sezione asiatica dell’organizzazione Human Rights Watch, con frase che racchiude gran parte del dramma di questo terribile evento. Il problema umano e sociale si mostra in tutta la sua crudezza quando nomi della moda internazionale appaiono sulle etichette degli abiti che emergono tra


le macerie ed i cadaveri del Rana Plaza. Marchi importanti che riempiono gli armadi di noi occidentali e che trasversalmente toccano sia USA che UE, Italia compresa. Che tristezza vedere maglie di imprenditori “illuminati” conosciuti anche per le provocatorie campagne pubblicitarie fare bella mostra di sé tra i calcinacci ed i cadaveri di tanti uomini e donne, e tantissimi ragazzi, che per 28 dollari lavoravano un intero mese. Diventa impossibile non interrogarsi sulla delocalizzazione spinta della produzione delle multinazionali dei vestiti anche se non bisogna cedere a facili e demagogiche (nonché distruttive) soluzioni di decrescita. Soluzioni semplicistiche e dannose. Si dirà sono le contraddizioni della globalizzazione dei mercati e della competitivitá che induce sempre di piú a ridurre i costi del lavoro. Ma su questi temi alcune riflessioni devono essere fatte. “ll lavoro porta

benessere e sviluppo e guai a demonizzare gli investimenti delle grandi aziende nei Paesi più arretrati. Senza il lavoro occidentale la crescita di tali Paesi sarebbe molto più lenta” giustamente sottolinea Marina Calderone in un comunicato stampa in cui ha ricordato il dramma nel giorno della festa del lavoro (una voce unica mentre vecchi tromboni sindacali davano la stura a gruppuscoli musicali che rasentavano provocazioni blasfeme nel triste concertone di Piazza San Giovanni). “Rispetto della sicurezza dei luoghi di lavoro, applicazione dei principi della responsabilitá sociale d’impresa, creazione di standard per il lavoro etico delle aziende italiane sono paletti imprescindibili da chiunque voglia gestire nel modo piú lecito e compatibile i rapporti di lavoro. Tema su cui siamo vigili e attivi con la nostra apposita Commissione Consiliare”, ha proseguito l’amica Marina Calderone nel ricordato comunicato stampa. Mentre in Italia la sicurezza del lavoro, spesso fatta di burocrazia ed adempimenti inutili, diventa giustamente l’apriori di ogni attività lavorativa, basta delocalizzare un migliaio di chilometri più ad est per sfuggire da ogni vincolo. Tale fenomeno determina un effetto distorsivo sul mercato. Da una parte multinazionali capaci di rincorrere la produzione inseguendo la massima ottimizzazione dei costi dall’altra le PMI che restano nel territorio, lavorano con collaboratori che guardano in faccia ogni mattina e che rispettano le regole del gioco del nostro Paese. Come può una piccola o media impresa competere con questi giganti con regole tutte loro? Il discorso è veramente molto complesso e non può che passare, tra l’altro, attraverso l’applicazione

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bangladesh di strumenti di responsabilità sociale che determinino comportamenti che vadano oltre le ordinarie regole legali sul lavoro dei singoli Paesi. In queste ore, dopo il dramma del Bangladesh, i maggiori marchi dell’abbigliamento mondiale, sia americani che europei, si stanno confrontando su nuove regole proprio sulla sicurezza degli edifici riservati alla produzioni industriali in Bangladesh. Le posizioni non sono concordi e la e si registra una spaccatura tra imprese UE e USA: una polemica che potrebbe annacquare i tentativi di riformare il settore dell’abbigliamento. La svedese H & M Hennes & Mauritz e la spagnola Inditex, due dei principali brand mondiali, sono tra le aziende che hanno firmato un accordo patrocinato dall’Organizzazione mondiale del lavoro, dai sindacati e altri gruppi di pressione.

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L’Europa rappresenta circa il 60% delle esportazioni di abbigliamento dal Bangladesh, dunque anche senza la partecipazione delle catene Usa l’accordo può comunque portare a una serie di cambiamenti, in un Paese che in sei mesi ha registrato tre gravi incidenti in altrettante fabbriche. Di tutto ciò dovrebbe essere data conoscenza al mercato, le aziende dovrebbero almeno essere chiamate a rendere conto delle loro azioni (social accountability) per consentire ai consumatori di considerare anche la reputazione sociale di ogni singolo marchio al momento di un acquisto. Perché nessuno fa chiarezza sulle imprese italiane presenti nello stabilimento di Dhaka, Ministro Giovannini, Ministro Bonino … grazie un cenno in tal senso sarebbe utile ed opportuno. I consulenti del lavoro sono da sempre fautori di un sistema di regole che esalti il lavoro produttivo e rispettoso della dignità e della sicurezza (dignità e sicurezza sono le due frontiere invalicabili del lavoro come ha ricordato Papa Francesco lo scorso 28 aprile) e pertanto plaudo alle iniziative che verrano prese in tal senso e lancio una proposta: tutto quello che vorrà fregiarsi del marchio Made in Italy dovrà garantire il rispetto dei parametri fondamentali del rispetto del lavoro e dei lavoratori. L’Italia è un brand che nel mondo vuol dire qualità ed eleganza è impensabile che questi elementi non siano declinati insieme a dignità e sicurezza. Grazie dell’ospitalità.

Paolo Stern lettore

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Agevolazioni

Salario di produttività Fissati i parametri per la “detassazione 2013”

di Massimiliano Matteucci CdL Centro Studi Roma

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a detassazione del cosiddetto “salario di produttività” è efficace dal 22 gennaio 2013; da tale data con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono stati fissati i parametri per la «detassazione 2013». Il Dpcm, infatti, eleva il limite reddituale per l’accesso all’agevolazione, spostandolo da 30.000 a 40.000 euro. Tale requisito è riferito al reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno 2012; l’importo è assunto al lordo delle somme assoggettate nel medesimo anno 2012 all’imposta sostitutiva di cui all’art. 2 del Dl n. 93/2008.

I restanti due parametri sono stati, invece, confermati: - la retribuzione di produttività che può beneficiare dell’imposta sostitutiva non può superare, complessivamente, nel corso dell’anno 2013, 2.500 euro lordi; - l’aliquota dell’imposta sostitutiva è pari al 10% La nuova normativa innova in modo significativo l’agevolazione. Coerentemente con l’impianto generale dell’accordo sulla produttività, potranno essere, pertanto, detassate le voci che vanno a premiare: 1. la disciplina dell’organizzazione dell’orario volta a migliorare l’utilizzo degli impianti e, più, in generale, la flessibilità della produzione; 2. la distribuzione flessibile dei periodi feriali per la parte eccedente il periodo di fruizione previsto dalle norme vigenti (le due settimane consecutive);

3. Il maggior ricorso e diffusione di tecnologie informatiche (compatibili con i diritti dei lavoratori); 4. la fungibilità delle mansioni in funzione della miglior produttività potrà essere oggetto della contrattazione che porti al beneficio fiscale. Per la validità di un accordo aziendale finalizzato a ottenere la detassazione fiscale la rappresentanza qualificata deve riguardare solo i lavoratori e non anche l’impresa: quest’ultima può procedere alla firma dell’intesa anche con la sola presenza dell’imprenditore o del professionista; è dunque scomparso il vincolo di difficile rispetto, come spiega il ministero del lavoro con l’interpello 8/2013 per la parte datoriale. Nel caso di accordi territoriali, invece, continua il ministero, ai fini della applicabilità del regime agevolato, devono essere sottoscritti, da entrambe le parti contraenti, da associazioni in possesso del

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requisito della maggiore rappresentatività comparata sul piano nazionale. Il principio espresso dal ministero si riferisce agli accordi del 2012, ma per analogia può essere applicato anche a quelli delle altre annualità. Con l’interpello 8/2013, il Ministero del Lavoro ha precisato innanzitutto che, ai sensi dell’art. 53 del Decreto Legge n. 78/2010, la disciplina della tassazione agevolata per l’anno 2011 si riferiva alle “somme erogate ai lavoratori dipendenti del settore privato, in attuazione di quanto previsto da accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali e correlate a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, collegate a risultati riferiti all’andamento economico o agli utili della impresa o a ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale (…)”. Mentre, per l’anno 2012 si tiene


conto del requisito della rappresentatività sindacale, disponendo espressamente che le somme correlate agli incrementi di produttività debbano essere oggetto di previsione negli “accordi o contratti collettivi aziendali o territoriali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. In virtù della nuova disposizione normativa, il dicastero sottolinea la necessità che gli accordi di cui sopra, ai fini della applicabilità delle agevolazioni, siano sottoscritti da associazioni in possesso del requisito della maggiore

rappresentatività comparata sul piano nazionale, ovvero in relazione agli accordi territoriali ed entrambe le parti devono essere in possesso di tale requisito. La questione, invece, è più complessa nel caso di accordi aziendali, dato che solo uno dei firmatari dell’accordo può considerarsi una vera e propria “associazione” in rappresentanza di una collettività di soggetti, nel caso di specie i lavoratori. Per la controparte, pertanto, essendo un accordo aziendale, non può che essere il singolo datore di lavoro a stipulare l’accordo con le rappresentanze dei lavoratori,

che nascono da organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Per le realtà più piccole che non abbiano al loro interno tali rappresentanze, invece, gli accordi potranno essere sottoscritti con le organizzazioni sindacali territoriali in possesso del requisito di rappresentatività. Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 15/2013, ha fornito le prime istruzioni per l’applicazione del Decreto affermando che lo stesso stabilisce anzitutto che “per retribuzione di produttività si intendono le voci retributive erogate, in esecuzione di contratti,

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Lavoro con espresso riferimento ad indicatori quantitativi di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione ”. Il provvedimento propone nuove fattispecie in alternativa alla fattispecie tradizionali di detassazio- ne. La circolare chiarisce che le fattispecie possono concorrere: non si tratta, cioè, di un’opzione tra “vecchie” fattispecie e “nuove” fattispecie, ma siamo di fronte ad un’integrazione. Ribadendo che la tassazione agevolata è subordinata all’esistenza di contratti collettivi sottoscritti a livello aziendale o territoriale, ovvero di secondo livello, il Ministero con la circolare in commento si sofferma sui s eg uent i aspett i

migliorativi ogget to di detassazione: - ridefinizione dei sistemi orari e della loro distribuzione con modelli flessibili, anche in rapporto agli investimenti, all’innovazione tecnologica e alla fluttuazione dei mercati finalizzati ad un più efficiente utilizzo delle strutture produttive idoneo a raggiungere gli obiettivi di produttività convenuti mediante una programmazione mensile della quantità e della collocazione oraria della prestazione;

in trodu z io ne di una distribuzione flessibile delle ferie mediante una programmazione aziendale anche non continuativa delle giornate di ferie eccedenti le due settimane; - adozione di misure volte a rendere compatibile l’impiego di nuove tecnologie con la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori, nel rispetto dell’art. 4 della Legge

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n. 300/1970 per facilitare l’attivazione di strumenti informatici indispensabili per lo svolgimento delle attività lavorative; - attivazione di interventi in materia di fungibilità delle mansioni e di integrazione delle competenze, anche funzionali a pro-

cessi di innovazione tecnologica, nel rispetto dell’art. 13 della Legge n.

300/1970. Nella circolare il Ministero chiarisce, inoltre, che risultano efficaci anche i contratti (aziendali o territoriali) già sottoscritti alla data di entrata in vigore del decreto attuativo per i quali occorre procedere al deposito entro 30 giorni dall’entrata in vigore dello stesso Dpcm. Sono, inoltre, detassabili gli importi collegati a indici di produttività, di efficienza, di redditività o di innovazione. Si tratta di voci retributive sepa-


ratamente valorizzate all’interno della contrattazione collettiva passibile di variazione in relazione all’andamento dell’impresa. Queste voci possono variare sulla base di indicatori quantitativi che vadano a remunerare un apporto lavorativo finalizzato ad un miglioramento della produttività in senso lato. Le suddette voci retributive possono, infatti, far riferimento alternativamente ad indicatori di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione e, pertanto, è sufficiente la previsione della correlazione ad uno solo di essi da parte della contrattazione collettiva per l’applicabilità della agevolazione. In ogni caso, deve trattarsi di importi collegati ad indicatori quantitativi e che possono essere anche incerti nella loro corresponsione o nel loro ammontare. Pertanto da quanto affermato dal Dicastero rientrerebbero nella detassazione anche gli straordinari e le maggiorazioni per lavoro notturno. A titolo puramente esemplificativo, tali voci possono essere collegate: - all’andamento del fatturato; -

a minori costi di produzione a seguito dell’utilizzo di nuove tecnologie; - alla lavorazione di periodi di riposo di origine pattizia (es.

Rol); - a prestazioni lavorative aggiuntive rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale di categoria; - a premi di produttività o di rendimento, o a quote retributive ed eventuali maggiorazioni corrisposte in funzione di particolari sistemi orari adottati dall’azienda come, ad esempio, ciclo continuo, sistemi di “banca delle ore”, indennità di reperibilità, di turno o di presenza, clausole flessibili o elastiche. Già in riferimento al mese di aprile, le somme relative alla produttività aziendale potranno essere detassate al 10%, anche qualora il contratto aziendale non sia ancora stato depositato presso la sede della Direzione territoriale del lavoro competente. In relazione alla corretta data di accesso ai benefici, Il Ministero del Lavoro, con la circolare n. 15/2013, ha chiaramente affermato che la data a partire dalla quale si forma il diritto a fruire del beneficio è quella di sottoscrizione dell’accordo o di recepimento delle intese territoriali. Questa precisazione va messa in correlazione con quanto indicato nell’articolo 3 del DPCM del 22 gennaio 2013 il quale dispone che i datori di lavoro sono tenuti a “depositare i contratti presso la Direzione territoriale del lavoro territorialmente competente entro trenta giorni dalla loro sottoscrizione, con allegata autodichiarazione di conformità dell’accordo depositato alle disposizioni del presente Decreto”. Su questo punto, inoltre, va chiarito che, per i contratti già sottoscritti alla data di entrata in vigore del DPCM, il termine di 30 giorni per il deposito dei contratti non può che decorrere da tale data. Dalla lettura della norma, sembra evidente che il termine dei trenta

giorni non sembra avere le caratteristiche di perentorietà a pena di decadenza dal beneficio ma può ritenersi possibile anche il deposito successivo. Per i contratti sottoscritti in vigenza della previgente disciplina che prevedano l’erogazione di una “retribuzione di produttività” coincidente con una o entrambe le nozioni contenute nel DPCM sarà possibile l’applicazione dell’agevolazione sin dal 1° gennaio del corrente anno; in tal caso l’ “autodichiarazione” sarà evidentemente volta a confermare la corrispondenza dei contenuti del contratto con le condizioni stabilite dal Decreto. Per i contratti già depositati presso le Direzioni Territoriali del lavoro a qualsiasi titolo sarà sufficiente che l’autodichiarazione indichi gli estremi di tali contratti, senza necessità di un nuovo deposito. E’ importante precisare come l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n11/E/13, si è soffermata su tutti gli aspetti fiscali della materia, confermando e riepilogando in realtà quanto già in precedenza affermato (es. su tutte C.M. n. 49/E/08 e C.M. n. 59/E/08), tralasciando gli aspetti di diritto, forse i più spinosi al Ministero del Lavoro con la circolare n. 15/13 che abbiamo analizzato in precedenza. Da ultimo, dobbiamo ricordare e precisare come in data 24/04/2013 sia stato siglato da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil l’accordo interconfederale a livello nazionale per dare attuazione al decreto sulla detassazione del salario di produttività. A questo punto rimane a noi operatori del settore risolvere le criticità interpretative e consigliare le aziende circa il corretto utilizzo di uno strumento utile, ma ancora troppo aperto a possibili contestazioni da parte degli uffici preposti.

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Lavoro

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Lavoro

Lavoro a tempo determinato La Corte di Giustizia Europea ripropone in modo incisivo la diatriba dottrinale e giudiziaria sulla somministrazione

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di Michele Regina CdL Centro Studi Roma

a sentenza dell’11.04.2013 dell’ottava sezione della Corte di Giustizia Europea sul caso di somministrazione in giudizio presso il Tribunale di Napoli ripropone in modo molto incisivo la diatriba dottrinale, ma soprattutto giudiziaria, dell’assimilazione del rapporto di lavoro tramite agenzia a quello a tempo determinato.

Ad onor del vero vi sono stati alcuni pronunciamenti giudiziari italiani circa il diverso trattamento tra somministrazione e rapporto a termine, dovuto alla diversa fonte istitutiva. Né da ultimo si può dimenticare la ratio del Ministero

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del Lavoro espressa sia con la Circolare 18/2012 e con Interpello 32/2012. Ratio che ha portato il Ministero a dichiarare che non bisogna fare alcuna confusione tra somministrazione e rapporto di lavoro a termine nel caso ben noto del tetto dei 36


mesi , stante le diverse fonti comunitarie. Ma la sentenza di che trattasi è molto più icastica nel dichiarare che la disciplina del lavoro interinale non trova applicazione con quella del rapporto a tempo determinato . Questo perché , come è noto , a livello diritto dell’ Unione Europea abbiamo due ben distinte Direttive che si occupano di lavoro a termine e di lavoro mediante agenzia interinale. Le Direttive sono rispettivamente : a) la 70 del 1999 b) la 104/2008 Quest’ultima direttiva è stata recepita nel ns. ordinamento , in modo in vero ristretto, con il D.Lgs 24/2012. Le Direttive indicano in modo chiaro il proprio campo di applicazione ; quella riferita al lavoro a termine precisa che intende fornire indirizzi solo sui rapporti a tempo determinato, giacchè per il lavoro temporaneo mediante agenzia si deve fare ricorso ad altra fonte. Infatti la normativa dell’Unione per la Direttiva 70 prevede la conversione dei contratti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato nei casi di non rispetto delle norme date per prevenire abusi: es: rinnovi e/o presecuzioni senza regola e limiti, assenza di cau-

se obbiettive al ricorso,etc. . Come detto la disciplina dei rapporti mediante agenzia di somministrazione non troverebbe limitazioni in base alla Direttiva 104 del 2008 , fatti salvi i principi di parità di trattamento , formazione ed accesso all’occupazione, rappresentanze sindacali ,diritti di informazione sindacale. Scopo , tra Giudice del Lavoroi altri , di tale Direttiva è quello di ridurre divieti e limitazioni all’utilizzo del lavoro mediante agenzia interinale perché la stessa Direttiva 104 , come è stato detto , si preccupa di promuovere il lavoro somministrato per agevolare l’inserimento lavorativo in senso lato. Il caso affrontato dalla Giustizia Europea. Il caso si riferisce ad un lavoratore interinale che aveva contestato, mediante ricorso presso il Tribunale di Napoli, la liceità dei diversi rapporti avuti con un’agenzia per il lavoro presso l’utilizzatore. La parte attrice ha ritenuto che i motivi indicati dall’utilizzatore fossero generici e insussistenti (ed anche le proroghe); le parti convenute rispondevano invece che le ragioni fossero sufficientemente indicate ed esistenti e che, la reiterazione dei contratti di lavoro non era soggetta a limiti normativi. Il Tribunale di Napoli ha sospeso il giudizio chie-

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Lavoro dendo alla Corte di Giustizia di interpretare le clausole 2 e 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (18 marzo 1999), che compare in allegato alla direttiva 1999/70/CE. Nella decisione di rinvio il giudice del lavoro indica che dall’art. 22, D.Lgs n. 276/03 emerge come la legislazione nazionale non ponga limitazioni alla reiterazione di contratti di lavoro a termine per le agenzie di lavoro interinale. Il D.Lgs. n. 368/01 dispone che la causalità del contratto e della sua proroga siano riferite alle esigenze effettive del datore di lavoro, mentre il D.Lgs. n. 276/03 consente la conclusione di contratti di lavoro a termine in presenza di contratti di somministrazione con un utilizzatore. Il contratto con l’utilizzatore deve essere giustificato da esigenze tecniche, organizzative o produttive, come previsto dal D.lgs. 276/2003. Il Tribunale di Napoli chiede se il rapporto di la-

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voro tra l’agenzia di lavoro interinale e il lavoratore interinale (o quello tra quest’ultimo e l’impresa utilizzatrice) rientrino nell’ambito di applicazione dell’Accordo quadro del 1999. La posizione della Corte di Giustizia. La Corte di Giustizia sottolinea che il caso rientra nella disciplina della Direttiva 104 del 2008, pur con la precisazione che la direttiva medesima (che è stata recepita con D.Lgs 24 solo nel 2012) non è applicabile per il caso di che trattasi in quanto i rapporti del ricorrente sono anteriori. Pertanto le richieste del giudice del lavoro Italiano ineriscono solo dell’Accordo quadro sul lavoro a termine . La Corte di Giustizia risponde al Tribunale di Napoli con diniego della possibilità di applicare sia l’Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato di cui alla direttiva 1999/70/ CE, sia l’Accordo quadro sul lavoro a tempo de-


terminato del 18 marzo 1999, che compare in allegato a tale direttiva. Tali normative non trovano applicazione né al rapporto di lavoro a tempo determinato tra un lavoratore interinale e un’agenzia di lavoro interinale né al rapporto di lavoro a tempo determinato tra tale lavoratore e un’impresa utilizzatrice. In Italia , come sappiamo , vi è stata e vi è una lunga tradizione di assimilazione del rapporto di lavoro mediante agenzia interinale a quello del rapporto a tempo determinato e spesso non si è fatto mai una distinzione accurata delle diverse fonti dell’unione . Ciò risulta vero non solo per talune interpretazioni della magistratura del lavoro ma anche con riferimento ad alcune posizione assunte dalla Legislazione nazionale. Mentre l’Unione Europea intende evitare paletti e discriminazioni verso il lavoro mediante agenzia , il legislatore italiano ha posto vincoli forti e

sanzioni che ne limitano di fatto una maggiore diffusione nel rispetto , comunque , di un quadro normativo. Ma da questa impostazione normativa si è poi sviluppata una prevalente posizione della magistratura che ha sanzionato gli utilizzatori non solo per difetti di motivazioni particolareggiate ed articolate nei contratti commerciali di somministrazione , ma anche per c.d. vizi del rapporto interno tra agenzia e lavoratore interinale. Il che è di tutta evidenza come non possa in alcun modo ribaltarsi su un soggetto terzo come lo è l’utilizzatore. Tale situazione di fatto scoraggia comportamenti tendenti ad un maggiore utilizzo. Sicuramente tale sentenza dovrà far riflettere.

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ORDINE NELLA VITA...

CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.

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NAVIGA TRA I SETTORI ABBIGLIAMENTO

MEDICINA

ABBIGLIAMENTO SPORTIVO

OTTICA

ABITI DA SPOSA

PELLETTERIA

ALBERGHI

RISTORANTI

ANTIFURTI - SICUREZZA

RISTRUTTURAZIONI EDILI

ARREDAMENTI

SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

ARREDI PER UFFICIIO

SCUOLE - ISTRUZIONE

ASSICURAZIONI

SOFTWARE PAGHE-FISCALI

ATTIVITA' SPORTIVE

STAMPE DIGITALI

AZIENDA VINICOLA

TRAGHETTI - MEZZI VELOCI

BANCHE DATI CARTOPLASTICA CIRCOLI NAUTICI

TRASPORTI E LOGISTICA TURISTICO - ALBERGHIERA VIDEOTECHE

COSTRUZIONI IN FERRO DENTISTI - ODONTOIATRI ESTETICA- BENESSERE FOTO - 3D GALLERIE D'ARTE GIOCHI E TEMPO LIBERO GIOIELLERIE - ORAFI - OROLOGI IMPIANTI TERMOIDRAULICI INFORMATICA MACCHINE PER UFFICIO MATERIALE PER UFFICIO

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Contratti

Lascelta del contratto dilavoro Accuratezza, check up e certificazioni per prevenire il rischio conflitti di Mauro Parisi Avvocato

A

ccade spesso che le aziende sottoposte a verifiche o richieste dell’amministrazione chiedano aiuto a un professionista solo quando oramai i, cosiddetti, buoi sono scappati. La stessa cosa, tuttavia, succede non di rado anche con riferimento a vertenze che sorgono con i propri dipendenti e collaboratori. Si sceglie il contratto che appare “buono” (in genere, tenendo in considerazione i soli costi) al tempo di intraprenderlo; si tralascia qualunque valutazione prospettica; sovente, per esempio all’atto della conclusione dei rapporti di lavoro, ci si trova “invischiati” in qualche “conflitto”. Ma…è troppo tardi. Occorre fare comunque i conti con le scelte (spesso inconsapevoli e leggere) del passato Frequentemente chi subisce un controllo ispettivo sul lavoro cerca dapprima di cavarsela da sé nel confronto con gli ispettori: senza, però, avere le idee del

tutto chiare sul decorso degli eventi e delle procedure attivate. Così, sotto l’incalzare dell’azione ispettiva, come un esercito sbandato e in fuga (anche senza ragioni effettive, talvolta), non è raro osservare aziende

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che decidono (senza ben pensare a ciò che stanno facendo realmente) di “regolarizzare” le posizioni di quei lavoratori che ai funzionari paiono (talora per sola “suggestione”) non essere genuine. Una volta che si è regolarizzato


spontaneamente, però, si osserva con disappunto e preoccupazione che l’”ira” degli ispettori non si è placata: ecco, infatti, che spuntano le sanzioni, i recuperi di contribuzione ecc Nulla di strano, in realtà: è la legge. Ma siccome le somme richieste sono solitamente più che notevoli, a questo punto si pretende di reagire e di avere pure, perché no?, ragione. Ciò è un diritto, non vi è dubbio: il quale però si scontra con … il passato e le sue scelte. Quindi, oltre che con l’adesione a soluzioni contrattuali “a grande rischio”, anche con inopinate e spesso emotive “regolarizzazioni spontanee”. Un bel pasticcio per chi deve assistere nelle difese quelle azienda…. Anche nelle difese, in effetti, è opportuno partire da lontano. Per tante ragioni, non ultimo economiche e cautelari, oggi è però giunta l’ora di mutare il superficiale approccio del passato nelle scelte giuridico-operative in materia di lavoro. Non è più tempo di avventurismi, né di azioni e reazioni emotive. E’ ora di accuratezza e ponderazione. Tale ricerca di ponderazione

passa, in primo luogo, dalla sensibilità nella ricerca ed elezione del proprio professionista: che sia coscienzioso e impegnato, anzitutto. Quindi, arrivata l’ora di sottoporre le aziende a un “tagliando” (del resto non si fa così pure per le auto?). Servono check up attenti e approfonditi: funziona tutto bene? Ci sono rischi, “patologie” in atto? Pensate al caso di quei datori di lavoro che con leggerezza, per anni, hanno utilizzato ampiamente contratti di collaborazione a progetto. Chi gliel’ha “consentito”, certo, non ha fatto loro un buon servizio: ora la loro sorte è appesa a un filo. Se si muove (magari dopo anni), un ente pubblico o un lavoratore, si rischia un estesissimo effetto domino. In questi ultimi casi, non sarebbe stato meglio spendere qualche migliaio di euro per un check up completo ed evitare le centinaia di migliaia di euro che senza difficoltà, in seguito, potranno essere richiesti e dovuti? Spendere sulla vera consulenza è davvero un costo “improduttivo”? No di certo. E non occorre essere un grande gruppo

industriale per comprenderne i benefici anche a breve-medio termine. A completamento di analisi approfondite (e spesso suggerite da esse), inoltre, appare necessario il ricorso ad accorgimenti che senz’altro evitino (o anticipino) le necessarie difese aziendali, per quando ve ne sarà bisogno. Il più semplice di tali accorgimenti –quello alla portata di tutti- è senz’altro la certificazione dei contratti di lavoro. L’istituto della certificazione, infatti, oltre ad offrire la possibilità di uno strumento di sicurezza per fattispecie contrattuali border line, risulta un mezzo pubblicistico di affidamento privilegiato alla verificata bontà dei contratti (oltre che un “ostacolo” all’azione di disconoscimento di organi ispettivi e controparti) da usare diffusamente, anche quando “in partenza” non paiono sorgere dubbi di sorta. “Del doman non v’è certezza”, come diceva il poeta. Meglio, allora, non affidarsi alla sorte e alla scaramanzia -ma all’accuratezza scientifica e competente- i destini delle proprie aziende.

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Rubrica I Misteri di Roma

Il lotto, lavando Coscienze in Campo Marzio Nel cuore di Roma, l’invito alla cura di coscienze monde di Andrea Tommasini Redazione Cultura

L

a metafora che accompagna questa particolare curiosità legata alla storia benedettina della nostra Roma Capitale, è quella che paragona la coscienza al bucato, assimilandoli come due cose da curare, lavare e tenere integre, bianche e pulite.

Sul frontone del lavatoio delle monache benedettine di Santa Maria in Campo Marzio, vi era infatti, datato nel 1577, l’invito a fare sul piano spirituale la stessa pulizia che è dovuta sul piano materiale che diceva “Si come panni bianchi qui voi fate, le coscienze monde aver curate”. Oggi nei locali dell’antico monastero vi sono collocati gli scaffali e le carte dell’Archivio di Stato ed il frammento marmoreo di quel lavatoio è stato trasferito nel cortile della chiesa come ornamento di una fontana cir-

Fontana Monastero S. Maria in Campo Marzio

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colare. La Chiesa ed il Monastero dove tutto questo avvenne ed è tutt’ora visibile, sono molto anticihi. Narra la tradizione e la legenda che a metà dell’VIII secolo, un gruppo di monache eprseguitate dagli iconoclasti fuggirono da Costantinopoli si rifugiarono lì portando con sé una immagine della Madonna dipinta da San Luca e le spoglie di San Gregorio detto il Nazianzieno. Sembra che, quando queste giunsero in campo marzio, gli animali che trasportavano


San Gregorio Nazianzeno, affresco di Domenico Zampieri detto il Domenichino, abbazia di Santa Maria, Grottaferrata (1609-1612)

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Rubrica I Misteri di Roma le reliquie si imputarono e non ci fu verso di farli più muovere. Questo fatto fece giungere alla conclusione da parte delle monache medesime, che fosse stato lo stesso Santo a fermare le bestie perché proprio in quel punto desiderava che fosse eretta una chiesa per custodire le sue reliquie. Insieme a queste giunse anche la testa di San Quirico. Accanto all’oratorio dedicato al Santo dunque il convento e le monache abbandonarono la regola basiliana per consacrarsi a quella benedettina. Nei secoli quegli edifici subirono continui e ripetuti danni, in particolare durante le devastazioni di Roberto il Guiscardo nel 1084 circa. Solo nel XII secolo, nei suoi primi decenni, fu dato avvio ad un processo di profondo recupero a cui si deve il campanile a tutt’oggi visibile. Nel c.d. Sacco di Roma, il convento fu di nuovo vittima di “scellerate iniquità” come narrano i cronisti del tempo. Durante il periodo di occupazione napoleonica, alcune parti furono sconsacrate e le estrazioni del lotto iniziarono ad essere eseguite con “grande solennità e concorso di popolo” nella chiesa delle benedettine a campo marzio, ridotta all’uso dall’Arch. Benini, il quale ivi fece erigere il palco dell’e-

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Rubrica I Misteri di Roma strazione proprio in quel punto dell’abside dove originariamente sorgeva l’altare maggiore, come si legge nell’edizione del 2 aprile 1811 degli annali del Campidoglio. Si dovette attendere sino al mese di febbraio del 1816 perché la Chiesa potesse tornare ad essere nuovamente consacrata. Davanti alla chiesa, un cippo sepolcrale romano a forma di ara che nel medioevo fu scassinato da ignoti ladri che si appropriarono dell’urna ivi contenuta, il cui incavo è oggi “ripostiglio” dei guardamacchina del vicino posteggio. Infinite storie dunque di sacro e profano in ogni angolo della nostra Roma Capitale: Santi ed imperatori che, dal cielo al gioco del lotto, convivevano con il perpetuo invito a tenere la coscienza pulita e bianca come il bucato, senza nessuna cura per l’incessante grido di dolore che la storia dell’arte religiosa lanciava per le terribili barbarie a cui quegli straordinari luoghi erano stati sottoposti.

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