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The World of il Consulente n. 43 del 2013

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Elaborazione grafica di Carlo Busi

N°43 - 30 aprile 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 30-04-2013


Accordi strategici Editoriale Care colleghe e cari colleghi, il CNO si sta muovendo su più fronti per offrirci, passo dopo passo, un attivo sostegno operativo, volto ad alleggerire le prassi burocratiche e le trafile necessarie all’assolvimento del nostro lavoro. Come certamente saprete, infatti, il Consiglio Nazionale dell’Ordine sta stipulando un accordo quadro con l’Agenzia delle Entrate, finalizzato alla semplificazione dei rapporti con i contribuenti mediante l’adozione di procedure mirate a snellire l’iter degli adempimenti degli obblighi fiscali e a facilitare l’accesso ai servizi di assistenza e di informazione. Il tutto in un’ottica di modernizzazione, privilegiando l’ampliamento di canali di comunicazione telematica, nel rispetto dei criteri di economicità e di razionale impiego delle risorse disponibili presso l’Ente. In poche parole, si vuole predisporre una corsia “a scorrimento veloc e” per il consulente, che contestualmente alleggerisca l’organizzazione e la gestione dell’Agenzia. Propositi eccellenti ma che necessitano di una rivisitazione e ottimizzazione dell’Ente e della formazione dei suoi addetti. Il CNO infatti spesso non conosce le reali criticità e difficoltà che il consulente è tenuto ad affrontare ogni giorno proprio confrontandosi con l’Agenzia delle Entrate. Il CdL che si trova sul campo o “sul pezzo” deve essere un valido supporto al fine di creare un’intesa realmente importante e concretamente utile al professionista che deve poter utilizzare un canale dedicato pratico ed efficiente. Capita spesso, infatti, di non riuscire ad assolvere a pratiche specifiche di competenza del

CIVIS, l’organo telematico dell’Agenzia dedicato all’assistenza su comunicazioni di irregolarità 36/bis, 36/ter, avvisi telematici e cartelle, ecc. Si è riscontrata più volte la tendenza a valutare superficialmente pratiche, ritenute insolvibili dall’operatore del Civis, ma che poi vengono prontamente evase dallo sportello tradizionale, con un notevole dispendio di tempo e denaro sia per la PA che per il consulente, vanificando l’utilità di quel particolare canale telematico. Per non parlare dei tempi necessari per fissare un appuntamento con l’Agenzia! Spesso non ci sono date disponibili e, alla fine, gli appuntamenti vengono proposti successivamente la data di scadenza della pratica, obbligando il consulente a recarsi preventivamente all’Agenzia perdendo intere giornate per sgravare cartelle o avvisi magari neanche dovuti! Sarebbe opportuno creare un canale telematico e uno sportello tradizionale privilegiato nel quale il CdL possa trovare personale tecnico preparato che sappia risolvere problematiche di ogni tipo senza inutili perdite di tempo. È certo che stiamo ponendo le basi per un’ottimizzazione dei servizi offerti alla nostra clientela, portando il progresso tecnologico e informatico all’interno della nostra tradizionale professione. Ma per farlo il CNO deve accogliere il nostro consiglio e ascoltare la voce dei consulenti romani e della loro esperienza, per condurci verso una fattiva collaborazione che possa migliorare realmente la qualità del nostro lavoro.

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Sommario

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In Focus

1 the world of

ANCL e SIRCLAV storica unificazione

19 aprile 2013, il grande successo di una storica unione che parte da lontano

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Fisco e auto aziendali:

Un ulteriore approfondimento sullla nuova normativa di FABIANA PAUSILLI

Presidente Unione Provinciale ANCL Roma

il Consulente

Accordi strategici

L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

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Formazione professionale e libera concorrenza

Dall’Europa indicazioni dall’Italia la soluzione di Paolo Stern Consulente del Lavoro e di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

Semplificazione degli adempimenti

Tutte le novità in materia di semplificazione degli adempimenti

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I volti del Governo Letta

Bocciati dall’estero, ma con sondaggi positivi in Italia. Ecco i nomi ed i volti del nuovo Governo di Andrea Tommasini

di Vitantonio Lippolis

Rubriche

53 Pasquino

Gliela vogliamo dare una medaglia al valore?

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Ordine


Professione

Formazione professionale e libera concorrenza Dall’Europa indicazioni dall’Italia la soluzione

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di Paolo Stern Consulente del Lavoro

di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”

ssendo un tema di estremo interesse per la nostra professione, vogliamo, per amor di cronaca, approfondire l’argomento che il nostro Presidente Adalberto ha voluto esporci nello scorso editoriale, riguardo la controversia portoghese tra l’Ordine degli Esperti Contabili e l’Autorità Garante della Concorrenza. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza del 28 febbraio 2013, causa C-1:12, ha stabilito che gli ordini professionali, poiché sono, di fatto, associazioni fra soggetti che svolgono attività economica, vanno considerati come associazioni d’imprese e pertanto anche ad essi si applica la disciplina in materia di concorrenza prevista dal Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). L’affermazione (ordini professionali = associazioni tra imprese) è molto forte, e molto discutibile, ma non è questa la sede opportuna per farlo. Appare però necessario ricordare come in discussione non sia la circostanza che la natura economica dell’attività del singolo professionista possa in qualche modo assimilare lo stesso all’imprenditore, bensì quella che le loro organizzazioni, per l’appunto gli Ordini, siano considerate associazioni di imprese. Non sfuggirà che la natura pubblicistica delle prime (Ordini professionali) le obblighi ad una serie di verifiche e controlli pubblici sul loro operato distinti e distanti da quelli che possono interessare cartelli di imprese (Associazioni tra imprese) su attività che potrebbe, legittimamente, essere attivata a fini protezionistici o di distorsione del libero mercato.

La Sentenza ha ad oggetto la facoltà degli ordini professionali di porre condizioni, in modo imperativo, alla possibilità d’esercizio dell’attività di formazione svolta da soggetti esterni agli ordini stessi. L’occasione per esprimersi sulla questione è sorta da un rinvio operato da giudici portoghesi in via pregiudiziale, con riferimento ad un ricorso promosso dall’Ordine degli esperti contabili del Portogallo (OTOC), cui era stata inflitta una sanzione dall’Autorità garante della concorrenza poiché il regolamento interno all’Ordine produceva nel mercato della formazione effetti distorsivi della concorrenza. Accadeva cioè che l’Ordine, con proprio regolamento, prevedeva che la formazione obbligatoria per i propri iscritti potesse essere erogata, oltre che dall’Ordine stesso, solo da quegli organismi cui l’Ordine concede-

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va tale facoltà. La Corte di Giustizia ha rilevato che, nel momento in cui enti formativi esterni all’Ordine devono sottoporsi all’autorizzazione dello stesso per esercitare l’attività formativa, si realizza una violazione dell’art 101 del TFUE, divenendo il mercato della formazione direttamente o indirettamente gestito dall’Ordine degli esperti contabili. Inoltre questa procedura di autorizzazione crea anche una disparità di trattamento tra i diversi operatori economici, perché tale procedura non si applica all’Ordine stesso che la realizza. In pratica il regolamento dell’OTOC (che è a tutti gli effetti da considerare un’associazione di imprese) arriva ad imporre requisiti necessari per svolgere l’attività ai suoi concorrenti, requisiti da cui però esso stesso è svincolato. La Sentenza del 28 febbraio inte-


ressa particolarmente gli ordini professionali italiani, che si ritroveranno di qui a breve ad approvare i rispettivi regolamenti, così come previsto dal DPR del 7 agosto 2012, n. 137 sulla “riforma degli ordinamenti professionali”. All’articolo 7 del sopracitato decreto viene infatti riconosciuta la competenza nell’attivazione e nella gestione della formazione proprio agli Ordini. A differenza di quanto accadeva in Portogallo però, l’articolo 7 prevede anche che i regolamenti dei rispettivi

ordini che attuano quanto previsto dal DPR dovranno essere sottoposti ad un parere vincolante del Ministro vigilante. Al secondo periodo del comma 2, art. 7 il decreto recita: “quando deliberano sulla domanda di autorizzazione di cui al periodo precedente, i consigli nazionali trasmettono motivata proposta di delibera al Ministro vigilante al fine di acquisire il parere vincolante dello stesso”. Ad avviso di chi scrive, il Legislatore nazionale è stato abile e

lungimirante nell’inserire questa previsione che di fatto limita molto l’incidenza della decisione della Corte di Giustizia sul nostro territorio. Essendo necessaria l’approvazione Ministeriale, infatti, l’Ordine perderebbe quella capacità di autonoma “gestione” del mercato della formazione che era stata invece attuata dall’OTOC in Portogallo e che veniva effettuata senza alcun limite e, sarebbe compatibile con le regole imposte dal TFUE in materia di libera concorrenza. In pratica il Legislatore

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Professione

italiano, in un accorto processo di delega sussidiaria e di controllo, ha da un lato consentito che gli Ordini operino quelle funzioni di indirizzo e vigilanza rispetto alla formazione dei propri iscritti attribuite loro dall’ordinamento specifico ma dall’altro ha evitato che tale ruolo potesse essere “male interpretato” ed essere unicamente un elemento discorsivo alla libera concorrenza in materia di formazione professionale È infatti la stessa Corte di Giustizia a prevedere che quando è lo Stato ad attribuire dei poteri nor-

mativi ad un’associazione professionale definendo la cornice entro la quale l’associazione ha discrezione, cioè individuando i principi essenziali che l’attività regolamentare dovrà rispettare, le norme emanate da tale associazione professionale mantengono un carattere che è pubblico e di conseguenza sottratto alle norme del Trattato. Ciò avviene però ad una condizione: che sia sempre lo Stato a mantenere il potere decisionale di ultima istanza . È ciò che sembra avvenire in Italia, nel momento in cui

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si prevede una necessaria approvazione del Ministro vigilante sulla domanda di autorizzazione, senza la quale gli Ordini non potranno procedere. Pertanto si ritiene che in questa occasione possa essere proprio l’Italia ad indicare all’Europa una strada intelligente per coniugare correttamente le istanze di libertà e di tutela della concorrenza con quelle, altrettanto degne di apprezzamento, di promozione della qualificazione professionale e quindi della tutela del cittadino utente dei servizi.


Categoria

ANCL e SIRCLAV storica unificazione 19 aprile 2013, il grande successo di una storica unione che parte da lontano di Mario Annaro Presidente Unione Provinciale ANCL Roma

Cari Colleghi, Gentili Associati, lo scorso 19 Aprile a Rimini, con approvazione all’unanimità, il Consiglio Nazionale dell’ANCL ha deliberato la fusione tra l’ANCL UP di Roma e il SIRCLAV di Roma. Non potevamo auspicare uno scenario più adatto per festeggiare questa storica giornata per la categoria romana. Infatti nella splendida città della “Riviera”, si è svolta una splendida manifestazione celebrativa per il sessantesimo anniversario dalla costituzione dell’ANCL, che ha riscosso un notevole successo tra i numerosi partecipanti “anclisti” provenienti da tutta Italia. Il successo di questa storica unificazione parte da lontano. Il primo grande contributo è da riconoscere al Presidente del CPO di Roma, Adalberto Bertucci e all’ex Presidente ANCL di Roma, Nevio Bianchi che dopo anni di attriti sono riusciti a riappacificare la categoria romana mediante il Protocollo d’Intesa del dicembre 2011. Successivamente, il Presidente del SIRCLAV di Roma, Carlo Nezzo ed il Presidente ANCL di Roma, Mario Annaro, coadiuvati dal Presidente ANCL della Regione Lazio, Andrea Parlagreco, hanno colto immediatamente il nuovo vento “positivo” che spirava sulla categoria romana ed hanno gettato le basi nella primavera dello scorso anno, per far confluire il SIRCLAV nell’ANCL. È seguita la preziosa opera del Presidente Nazionale ANCL, Francesco Longobardi e dell’Ufficio di Presidenza che hanno predisposto l’iter definitivo affinché l’unificazione fosse recepita nei termini dello Statuto Nazionale. Un particolare ringraziamento va al collega Roberto Morini di Firenze (Delegato dell’Ufficio di Presidenza Nazionale ANCL nei rapporti con le Unioni Provinciali) per aver sempre consigliato al meglio e sostenuto i colleghi romani al fine di raggiungere positivamente (e rapidamente) a

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Categoria

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codesta unificazione sindacale. Infine l’ultimo atto è stata la già citata delibera ad unanimità da parte del Consiglio Nazionale ANCL. Sarà responsabilità di questa Unione Provinciale di così grande rilevanza nella politica nazionale, saper continuare a lavorare nell’interesse e nella tutela di tutta la categoria.

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Categoria

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Lavoro

Semplificazione degli adempimenti Tutte le novità in materia di semplificazione degli adempimenti di Vitantonio Lippolis Funzionario Ispettivo Ministero Lavoro

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n attesa della preannunciata riforma del mercato del lavoro, il Governo Monti ha introdotto alcune significative novità per mezzo del D.L. n. 5/2012 recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e sviluppo” (c.d. Decreto Semplifica Italia). In questo frangente l’intento è fondamentalmente quello di ridurre gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese nazionali attraverso la riduzione del peso della burocrazia e fornire così alle stesse tangibili vantaggi in termini di maggiore competitività sui mercati internazionali. Nelle more della conversione del provvedimento in legge, analizziamo di seguito le più significative novità che, già dallo scorso 10 febbraio (data di entrata in vigore del provvedimento), incidono sull’attività quotidianamente svolta dai consulenti del lavoro. Semplificazione dei controlli sulle imprese Allo scopo di razionalizzare anche l’azione amministrativa, l’art. 14 del provvedimento in esame enuncia i seguenti principi cui i controlli messi in atto dai soggetti pubblici (anche locali e territoriali) devono conformarsi: L’attività di controllo sulle imprese (comprese quelle appartenenti al settore agricolo), deve essere ispirata ai principi della semplicità, della proporzionalità dei controlli stessi anche in relazione agli adempimenti burocratici ed alla effettiva tutela del rischio e nel rispetto del principio di coordinamento tra amministrazioni statali, regionali e locali; Le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, co. 2, del D.Lgs. n. 165/2001, debbono pubblicare sul proprio sito istituzionale e su quello www.impresainungiorno. gov.it, la lista dei controlli cui sono assoggettate le imprese in

relazione alla dimensione ed al settore, indicando i criteri e le modalità di svolgimento delle relative attività; Il Governo è autorizzato ad emanare regolamenti volti a razionalizzare e coordinare i controlli sulle imprese e sono emanati su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro dello sviluppo economico e dei Ministri competenti per materia, sentite le associazioni imprenditoriali; I regolamenti si debbono ispirare ai seguenti principi e criteri direttivi: proporzionalità dei controlli e dei connessi adempimenti amministrativi al rischio inerente all’attività controllata, nonché alle esigenze di tutela degli interessi pubblici; eliminazione delle attività di controllo non necessarie rispetto alla tutela degli interessi pubblici; coordinamento e di programmazione

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dei controlli da parte delle amministrazioni con l’obiettivo della eliminazione delle duplicazioni e delle sovrapposizioni in modo tale “da recare il minore intralcio al normale esercizio delle attività dell’impresa”, definendo la frequenza e tenendo conto degli accertamenti già effettuati. Altri principi ispiratori dei regolamenti riguardano, inoltre, la collaborazione amichevole con i soggetti controllati alfine di prevenire rischi e situazioni di irregolarità1, la informatizzazione degli adempimenti e delle procedure amministrative, la soppressione dei controlli sulle imprese in possesso di certificazione UNI EN ISO - 9001 (o altra certificazione equipollente emessa da organi1 In tale contesto, peraltro, s’innesta perfettamente quanto già previsto dall’art. 8 del D.Lgs. n. 124/2004 (Riforma dei servizi ispettivi) riguardante la prevenzione e promozione in materia lavoristica e previdenziali svolta da parte del personale ispettivo del Ministero del lavoro.


smi all’uopo accreditati); Le Regioni e gli Enti locali, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione, debbono conformare le attività di controllo di loro competenza ai principi sopra indicati; In materia fiscale e finanziaria continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia. Si rimarca come la piena operatività della disposizione in parola è, in larga parte, rinviata ad alcuni preannunciati regolamenti attuativi. Per quanto riguarda la vigilanza in materia di lavoro svolta dal personale ispettivo del Ministero del lavoro e degli Istituti previdenziali, la norma in commento dovrà trovare una necessaria coniugazione con l’antecedente ed affine disposizione contenuta nell’art. 7 del D.L. n. 70/2011, conv. in Legge n. 106/2011 (c.d. Decreto Sviluppo) il quale già teorizzava la necessità di un raccordo operativo tra una serie di enti come la Guardia di Finanza, gli Istituti previdenziali e le Direzioni del Lavoro, seppur rinviando anch’esso ad un futuro decreto attuativo (regolamento ancora oggi assente)2. Provvedimento di astensione anticipata dal lavoro per maternità L’art. 15 del D.L. n. 5/2012 apporta alcune modifiche operative alla disciplina relativa all’interdizione anticipata dal lavoro per maternità, prevista dall’art. 17 del D.Lgs. n. 151/2001 (T.U. maternità). In particolare, viene rivista la pertinenza al rilascio dell’autorizzazione per l’astensione anticipata dal lavoro per maternità, che fino ad oggi era 2 A tal proposito si richiama la Circ. n. 16/2011 per mezzo della quale la Direzione generale dell’attività ispettiva del Ministero del lavoro rilevava che, in carenza del relativo decreto di attuazione, la disciplina contenuta nell’art. 7 del D.L. n. 70/2011 non poteva ritenersi immediatamente applicabile.

di competenza esclusiva del Ministero del Lavoro attraverso i propri uffici periferici. Il provvedimento si limita a trattare solo aspetti procedurali individuando, in via prioritaria, i soggetti destinati a rilasciare le diverse autorizzazioni: ciò significa che nulla è cambiato rispetto al passato circa le motivazioni alla base dei provvedimenti di interdizione. Più precisamente dal prossimo 1° aprile 2012 la competenza al rilascio dell’autorizzazione per l’astensione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza non sarà più competenza esclusiva del Ministero del Lavoro, ma viene ripartita tra: Aziende Sanitarie Locali Direzioni Territoriali del Lavoro. Il primo ufficio provvederà all’istruttoria ed all’emanazione del provvedimento autorizzatorio di interdizione, in caso di condizioni di gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza3. Tale passaggio, tuttavia, dovrà avvenire secondo le modalità che saranno definite nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni. Le Direzioni territoriali del lavoro provvederanno, invece, all’istruttoria ed all’emissione del provvedimento in parola, quando: Esistano condizioni di lavoro od ambientali ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino; La lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, secondo la previsione contenuta negli articoli 7 (lavori vietati) e 3 Si ritiene che rispetto alle norme ed alle prassi seguite in passato cambi soltanto il soggetto deputato all’emanazione del provvedimento quindi il termine massimo di 7 gg. dalla presentazione dell’istanza della lavoratrice, per poter emettere il provvedimento, resta pienamente valido.

12 (esposizione a rischi per la sicurezza e la salute) del D.Lgs. n. 151/2001. Al riguardo si segnala che il Ministero del Lavoro con la Circ. n. 2/2012 ha precisato che le D.T.L. potranno istituire richieste in tal senso esclusivamente definibili entro e non oltre il 31 marzo 2012, rimandando, alla competenza delle Asl, l’istruttoria delle domande destinate ad essere definite con provvedimenti da emanarsi dal 1° aprile 2012. Misure concernenti i pagamenti in favore dell’INPS e verifiche sulle prestazioni sociali Nell’art. 16 del D.L. n. 5/2012 si rinvengono alcune disposizioni tese a snellire le procedure di pagamento a favore dell’INPS. Le principali novità prevedono che: Dal 1° maggio 2012 tutti i pagamenti ed i versamenti delle somme dovute, a qualsiasi titolo, all’INPS sono effettuati soltanto con strumenti di pagamento elettronici, bancari o postali, ivi comprese le carte di pagamento prepagate e le carte ex art. 4 della legge n. 122/20104; L’INPS diverrà l’Ente su cui confluiranno, in via telematica, tutti i dati relativi alle prestazioni sociali erogate da una serie di enti; Le comunicazioni sopra indicate, integrate con i dati relativi alle condizioni economiche dei beneficiari e dagli altri dati pertinenti, presenti negli archivi dell’Istituto, alimenteranno il c.d. “casellario dell’assistenza”, 4 D.L. 31 maggio 2010, n. 78, conv. in Legge n. 122/2010 recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica - art. 4, Modernizzazione dei pagamenti effettuati dalle Pubbliche Amministrazioni: “Ai fini di favorire ulteriore efficienza nei pagamenti e nei rimborsi dei tributi effettuati da parte di enti e pubbliche amministrazioni a cittadini e utenti, il Ministero dell’economia e delle finanze promuove la realizzazione di un servizio nazionale per pagamenti su carte elettroniche istituzionali, inclusa la tessera sanitaria.”

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Lavoro previsto dall’art. 13 della Legge n. 122/2010. Le informazioni raccolte verranno peraltro inviate in forma individuale ed anonima, al Ministero del Lavoro e, con riferimento all’ambito territoriale, alle regioni ed alle province autonome ed agli altri enti pubblici responsabili della programmazione di prestazioni e servizi sociali e socio-sanitari: tutto questo per l’alimentazione del “Sistema informativo dei servizi sociali” previsto dall’art. 21 della Legge n. 328/20005; Per le stesse finalità nonché per disporre di una base unitaria di dati funzionale alla programmazione integrata delle politiche socio-sanitarie e rendere così più efficace l’azione volta alla tutela delle persone non autosufficienti, le informazioni (anche sensibili) previste al punto c), trasmesse dagli enti socio-sanitari attivati in favore delle persone disabili, sono integrate e coordinate dall’INPS con quelle raccolte dal nuovo sistema informativo sanitario e dagli altri sistemi informativi dell’INPS. Ugualmente, tutte le notizie sono trasmesse, in forma anonima, e con le medesime modalità agli stessi soggetti individuati al precedente punto c). Il comma. 5, intervenendo sull’art. 38, co.3, della Legge n. 122/2010, assegna all’INPS un ruolo ancor più centrale nella repressione delle prestazioni indebite. La novella conferma l’applicazione, da parte dell’Ente erogatore, della sanzione amministrativa (già comminata dall’INPS) compresa tra 500 e 5.000 euro nei confronti di coloro che hanno fruito illegittimamente di prestazioni sociali agevolate, con la conseguente ripetizione dell’indebito. Viene, tra le altre cose, cambiato, il quarto

periodo del comma 3 nel quale si legge: “le medesime sanzioni si applicano nei confronti di coloro per i quali si accerti sulla base dello scambio di informazioni tra l’INPS e l’Agenzia delle Entrate una discordanza tra il reddito dichiarato ai fini fiscali o altre componenti dell’ISEE, anche di natura patrimoniale, note all’anagrafe tributaria e quanto indicato nella dichiarazione sostitutiva unica”. In presenza di una discordanza rilevata (è questo il tenore di una frase aggiunta attraverso le modifiche all’articolo), l’Istituto comunica all’ente che ha erogato la prestazione sia le risultanze dell’accertamento che il valore dell’ISEE ricalcolato sulla base di ciò che è stato acquisito dall’Agenzia delle Entrate. Nei casi diversi dall’accertamento del maggior reddito in via definitiva, per il quale la sanzione può essere immediatamente erogabile, l’ente erogatore invita l’interessato a chiarire i motivi della discordanza. In assenza di osservazioni e nel caso in cui le stesse non vengano accolte, si procede con la sanzione amministrativa che è “irrogata in misura proporzionale al vantaggio economico indebitamente conseguito” e, comunque, nei limiti compresi tra 500 e 5.000 euro; L’INPS procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sia sulla misura che sul diritto e provvede al recupero di quanto pagato in eccedenza entro l’anno successivo a quello di acquisizione dei dati o a quello successivo nel quale le amministrazioni finanziarie hanno reso disponibili le informazioni reddituali o le eventuali integrazioni; tutto questo, però, potrà avvenire con D.M. del Ministro del Lavoro “concertato” con quello dell’E5 Legge 8 novembre 2000, n. 328 - Legge quadro per la realizzazione del sistema in- conomia: dovranno essere inditegrato di interventi e servizi sociali. viduate le fattispecie ed i termi-

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ni entro i quali, su proposta del presidente dell’INPS che deve trovare le motivazioni su ragioni di carattere organizzativo e funzionale e sui tempi necessari per l’acquisizione delle notizie presso l’Agenzia delle Entrate, potrà essere spostato “in avanti” il termine per il recupero degli indebiti (in ogni caso non si potrà andare oltre il secondo anno successivo alla verifica); L’INPS, con una modifica introdotta all’art. 10, comma 6, ultimo periodo, della Legge n. 248/2005, vede ampliata la possibilità di stare in giudizio anche in grado di appello con i propri dipendenti in tutte quelle cause concernenti le invalidità civili, la cecità, il sordomutismo, l’handicap e la disabilità nelle quali è litisconsorte necessario, i cui ricorsi sono notificati sia all’Avvocatura dello Stato che presso le sedi provinciali dell’Istituto6. Si fa presente che le modalità di attuazione delle novità riportate ai sub da a) a d) sono subordinate all’approvazione di un apposito decreto che dovrà essere emanato di concerto fra i Dicasteri del Lavoro, dell’Economia e della Salute; Dall’esame delle novità introdotte emerge in maniera piuttosto chiara, dunque, l’intento legislativo di assegnare all’INPS un 6 Il testo attualizzato dell’art. 10, co. 6 della Legge n. 248/2005 (Trasferimento all’INPS di competenze in materia di invalidità civile e certificazione di regolarità contributiva ai fini dei finanziamenti comunitari), risulta pertanto essere il seguente: “A decorrere dalla data di effettivo esercizio da parte dell’I.N.P.S. delle funzioni trasferite gli atti introduttivi dei procedimenti giurisdizionali in materia di invalidità civile, cecità civile, sordomutismo, handicap e disabilità, nonché le sentenze ed ogni provvedimento reso in detti giudizi devono essere notificati all’I.N.P.S. La notifica va effettuata presso le sedi provinciali dell’I.N.P.S. Nei procedimenti giurisdizionali di cui al presente comma l’I.N.P.S., con esclusione del giudizio di cassazione, è rappresentato e difeso direttamente da propri dipendenti.”


ruolo ancor più centrale nel meccanismo di repressione delle prestazioni sociali indebitamente percepite, rendendo in tal modo - rispetto al passato - i controlli in materia più agevoli ed efficaci. Assunzione dei lavoratori ExtraUE Per mezzo dell’articolo 17 del Decreto vengono semplificate alcune procedure amministrative in materia di assunzione di lavoratori extracomunitari. La prima novità (co. 1) prevede che il datore di lavoro, con l’effettuazione della comunicazione obbligatoria anticipata al Centro per l’impiego7, assolva contestualmente a tutti gli obblighi di comunicazione relativi anche alla stipula del contratto di soggiorno per lavoro subordinato8. La novella, inoltre, modifica pure i commi 2 e 3 dell’art. 24 del T.U. n. 286/1998, semplificando la procedura di rilascio del permesso per lavoro stagionale. In particolare viene ora previsto che, quando siano trascorsi venti giorni dalla presentazione dell’istanza per l’ingresso di un lavoratore extraUE per lavoro stagionale e lo sportello unico per l’immigrazione (S.U.I.) non abbia espresso il proprio diniego, la domanda (in ossequio al generale principio del silenzioassenso) s’intende accolta in presenza delle seguenti condizioni: La richiesta riguardi un lavoratore già autorizzato nell’anno precedente a prestare la propria attività lavorativa presso lo stesso datore di lavoro; Il lavoratore stagionale sia stato effettivamente assunto dal datore di lavoro ed abbia rispettato tutte le condizioni inserite nel permesso di soggiorno. Un ulteriore novità riguarda l’art. 24 del T.U. n. 286/1998 al 7 Art. 9-bis, Legge n. 608/1996 8 Art. 5-bis, D.Lgs. n. 286/1998.

quale è stato aggiunto il co. 3-bis il quale adesso prevede che, fermo restando il periodo massimo di nove mesi del permesso di lavoro stagionale, l’autorizzazione al lavoro stagionale s’intende prorogata, ed il permesso di soggiorno può essere rinnovato, nel caso in cui si presenti una nuova opportunità di lavoro stagionale offerta dallo stesso o da altro datore di lavoro. Sempre con riferimento al lavoro stagionale l’art. 17 del D.L. n. 5/2012 interviene, infine, modificando anche quanto previsto dagli articoli 38 e 38-bis del D.P.R. n. 394/19999. In particolare adesso è stato previsto che: L’autorizzazione al lavoro può essere concessa a più datori di lavoro, dopo il primo, che utilizzano lo stesso lavoratore stagionale in periodi successivi, ed è rilasciata a ciascuno di essi pur se il lavoratore si trovi legittimamente nel nostro Paese a causa dell’avvenuta instaurazione del primo rapporto di lavoro stagionale (il lavoratore è esonerato dall’obbligo di rientro nel proprio Paese per il visto consolare d’ingresso, ed il permesso è rinnovato fino alla scadenza del nuovo rapporto stagionale, nel rispetto del limite massimo di nove mesi); La richiesta di assunzione per gli anni successivi al primo, può essere effettuata da un datore di lavoro diverso da quello che ha ottenuto il nulla osta triennale al lavoro stagionale. Assunzioni nel settore turistico e dei pubblici esercizi. Al fine di prevenire possibili abusi cui la previgente disciplina si prestava10, l’art. 18 (co. 1 e 2) del9 Regolamento di attuazione del T.U. n. 286/1998. 10 Difatti l’art. 4, della Legge n. 183/2010 aveva introdotto una disciplina specifica del settore turistico in parte sovrapponibile con quanto già previsto dall’art. 10, co. 3, del D.Lgs. n. 368/2001.

la novella interviene a chiarire il problema interpretativo relativo alla comunicazione obbligatoria telematica (COT) dei c.d. “lavoratori extra” del settore turismo e pubblici esercizi. In particolare il DL 5/2012 ha abrogato la previsione contenuta nell’art. 10, co. 3, del D.Lgs. n. 368/2001 nella quale si prevedeva la possibilità di effettuare le COT dei c.d. “lavoratori extra” del settore turistico e pubblici esercizi entro i cinque giorni successivi all’assunzione. Pertanto dal 10/2/2012 la COT preventiva va fatta anche per i c.d. “lavoratori extra” (ex art. 9-bis della Legge n. 608/1996). Conseguentemente adesso la disciplina è più chiara in quanto si applicano al settore dei pubblici esercizi la stesse disposizioni in uso nel settore del turismo dopo l’intervento operato dall’art. 4, comma 2, della legge n. 183/2010, sull’art. 9 bis, comma 2, della legge n. 608/1996.

Dalla data di entrata in vigore del provvedimento, pertanto, l’adempimento degli obblighi comunicativi per il personale in questione dovrà conformarsi alle seguenti regole: È possibile effettuare una comunicazione semplificata prima dell’inizio della prestazione lavorativa da effettuare col mod. UNIUrg (reperibile sul sito www.cliclavoro.gov.it) indicando come tipologia “comunicazione settore turistico e dei pubblici esercizi”; Entro i tre giorni successivi all’instaurazione del rapporto di lavoro, sarà comunque necessario effettuare la COT coi dati completi per mezzo dell’UniLav. La Direzione Generale per le Politiche dei Servizi per il Lavoro

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Lavoro Il Ministero del lavoro con la nota n. 2369 del 16/02/2012 ha precisato che le aziende interessate alla modifica in questione sono quelle che, indipendentemente dall’applicazione del CCNL di riferimento, sono iscritte presso la Camera di commercio coi seguenti codici della classificazione ATECO 2007: I ATTIVITA’ DEI SERVIZI DI ALLOGGIO E DI RISTORAZIONE 55 ALLOGGIO 55.10.00 Alberghi 55.20.10 Villaggi turistici 55.20.20 Ostelli della gioventù 55.20.30 Rifugi di montagna 55.20.40 Colonie marine e montane 55.20.51 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence 55.20.52 Attività di alloggio connesse alle aziende agricole 55.30.00 Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte 56 ATTIVITÀ DEI SERVIZI DI RISTORAZIONE 56.10.11 Ristorazione con somministrazione 56.10.12 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole 56.10.30 Gelaterie e pasticcerie 56.21.00 Catering per eventi, banqueting 56.30.00 Bar e altri esercizi simili senza cucina N NOLEGGIO, AGENZIE DI VIAGGIO, SERVIZI DI SUPPORTO ALLE IMPRESE 79 ATTIVITÀ DEI SERVIZI DELLE AGENZIE DI VIAGGIO, DEI TOUR OPERATOR E SERVIZI DI PRENOTAZIONE E ATTIVITÀ CONNESSE 79.11.00 Attività delle agenzie di viaggio 79.12.00 Attività dei tour operator 79.90.19 Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca 79.90.20 Attività delle guide e degli accompagnatori turistici R ATTIVITA’ ARTISTICHE, SPORTIVE, DI INTRATTENIMENTO E DIVERTIMENTO 90 ATTIVITÀ CREATIVE, ARTISTICHE E DI INTRATTENIMENTO 90.01.01 Attività nel campo della recitazione 90.01.09 Altre rappresentazioni artistiche 90.02.01 Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli 90.02.02 Attività nel campo della regia 90.02.09 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 90.03.01 Attività dei giornalisti indipendenti 90.03.02 Attività di conservazione e restauro di opere d’arte 90.03.09 Altre creazioni artistiche e letterarie 90.04.00 Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche 93 ATTIVITÀ SPORTIVE, DI INTRATTENIMENTO E DI DIVERTIMENTO 93.1 ATTIVITÀ SPORTIVE 93.11.20 Gestione di piscine 93.11.30 Gestione di impianti sportivi polivalenti 93.11.90 Gestione di altri impianti sportivi nca 93.12.00 Attività di club sportivi 93.13.00 Gestione di palestre 93.19.10 Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 93.19.91 Ricarica di bombole per attività subacquee 93.19.92 Attività delle guide alpine 93.19.99 Altre attività sportive nca 93.21.00 Parchi di divertimento e parchi tematici 93.29.10 Discoteche, sale da ballo night-club e simili 93.29.20 Gestione di stabilimenti balneari: marittimi, lacuali e fluviali 93.29.30 Sale giochi e biliardi 93.29.90 Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca

del Dicastero del Welfare11 si è affrettata, tuttavia, a precisare che la comunicazione preventiva non soddisfa comunque il 11 Cfr. nota n. 2369 del 16/02/2012 cit.

corretto adempimento in quanto permane l’obbligo di integrare la comunicazione con l’invio del modello “UniLav” contenente i dati completi del datore di lavoro e del lavoratore. Restano, in ogni

16 The world of il Consulente

caso, ferme le generali deroghe previste per le assunzioni in caso di “urgenza” e di “forza maggiore” previste dalle circolari ministeriali del 4 gen. e 14 feb. 2007. Il difetto (in tutto o in parte) delle


suddette comunicazioni obbligatorie potrà comportare, in caso di accertamento, l’applicazione delle seguenti misure sanzionatorie: Illecito

Omessa comunicazione preventiva del lavoratore “extra” da effettuare col Mod. UniUrg Omessa comunicazione integrativa del lavoratore “extra” da effettuare col Mod. UniLav a completamento dell’invio preventivo Ritardata comunicazione integrativa (oltre i 3 giorni successivi) del lavoratore “extra” da effettuare col Mod. UniLav a completamento dell’invio preventivo

le aziende con sede in un unica provincia; Direttamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, quando si riferiscano ad imprese

idonea ad attestare la sussistenza della condizione (es. l’accordo sindacale stipulato in sede sindacale finalizzato alla gestione della solidarietà).

Norma sanzionatoria

Importo Sanzione

Diffidabile (art. 13, D.Lgs. n. 124/2004)

Art. 3, Legge n. 73/2002 e s.m.i.

Sanzione amministrativa: § da € 1.500 a € 12.000 per lavoratore + € 150 al giorno; § da € 1.000 a € 8.000 per lavoratore + € 30 al giorno, se regolarmente assunto per un periodo successivo. Oltre alle eventuali sanzioni civili

Sosp. attività imprenditoriale (art. 14, D.Lgs. n. 81/2008)

Si

Si (se ne ricorrono i presupposti)

Art. 19, co. 3 D.Lgs. n. 276/2003

Sanzione amministrativa da € 100 a € 500 per ogni lavoratore interessato.

Si

No

Art. 19, co. 3 D.Lgs. n. 276/2003

Sanzione amministrativa da € 100 a € 500 per ogni lavoratore interessato.

Si

No

Sospensione degli obblighi occupazionali di cui alla Legge n. 68/1999 L’art. 18, al co. 3, del Decreto in esame apporta alcune limitate ma significative modifiche all’art. 4 del DPR n. 333/200012 in merito alla richiesta di sospensione degli obblighi occupazionali che, per le imprese industriali, si ha in presenza di interventi integrativi di CIGS o di solidarietà13 o, in qualunque settore produttivo, in presenza di una procedura di mobilità. La novità introdotta è rappresentata dal fatto che le comunicazioni nonché le istanze di sospensione vanno, adesso, alternativamente inviate: Al territorialmente competente servizio della Provincia, per 12 D.P.R. 10 ottobre 2000 n. 333/2000 Regolamento di esecuzione della legge 12 marzo 1999, n. 68, recante norme per il diritto al lavoro dei disabili. 13 Art. 1, co. 1, Legge n. 863/1984.

con unità produttive allocate in diversi ambiti provinciali. In attesa dell’emanazione del trattamento di ammissione alla CIGS o al contratto di solidarietà, il servizio competente della Provincia o il Ministero del Lavoro14 nel caso in cui la sospensione riguardi più ambiti territoriali, valutata la situazione aziendale, possono concedere un provvedimento di autorizzazione provvisoria di durata trimestrale, rinnovabile una sola volta15. Si rammenta che l’istanza va corredata dalla documentazione 14 Dopo la riformulazione delle competenze intervenuta per opera del DPR n. 144/2011 la titolarità in materia, all’interno del Dicastero, spetta alla Direzione generale per le politiche dei servizi per il lavoro (ex D.G. del mercato del lavoro). 15 Si rammenta che in caso di intervento integrativo salariale sia per effetto di CIGS che di contratto di solidarietà difensivo, le imprese industriali interessate vedono “sospesi” gli avviamenti obbligatori per tutto il periodo in cui opera il sostegno ed in proporzione alla riduzione oraria.

In relazione alla semplificazione della suddetta procedura, ed al fine di evitare deprecabili disguidi operativi, si renderà dunque necessario, d’ora innanzi, che la Direzione generale per le politiche dei servizi per il lavoro provveda all’inoltro dell’istanza così ricevuta direttamente ai competenti servizi provinciali interessati alla sospensione degli obblighi. Si rammenta che, dal momento in cui viene meno la causa che ha originato la sospensione degli obblighi, il datore di lavoro ha sessanta giorni di tempo per presentare la richiesta di avviamento riferita ai lavoratori da assumere16. Sempre in tema di sospensione degli obblighi occupazionali si precisa che: Relativamente ai contratti di solidarietà difensiva posti in essere 16 Art. 9, co. 1, Legge n. 68/1999.

The world of il Consulente 17


Lavoro COMUNICAZIONE sospensione degli obblighi, ai sensi dell’art. 4, co. 1, del DPR 333/2000 (per i datori di lavoro in possesso del provvedimento di ammissione al trattamento di cui all’art. 3, co. 5, della Legge n. 68/1999); DOMANDA di sospensione temporanea degli obblighi ai sensi dell’art. 4, co. 3, del DPR 333/2000 (per i datori di lavoro in attesa dell’emanazione del provvedimento di ammissione al trattamento di cui all’art. 3, co. 5, della Legge n. 68/1999). Nel primo caso dovrà essere allegato alla comunicazione il provvedimento amministrativo (es. decreto del Ministero del lavoro di riconoscimento dello stato di crisi ed ammissione alla CIGS, delibera della commissione regionale tripartita con l’elenco dei lavoratori messi in mobilità, ecc.) che riconosce una delle condizione dalle quali scaturisce la sospensione degli obblighi. Nel caso di sospensione temporanea, poiché non vi è ancora un formale provvedimento amministrativo di riconoscimento dello status, sarà invece sufficiente trasmettere la medesima istanza possibilmente supportata da idonei elementi probatori. Semplificazione in materia di libro unico del lavoro A distanza di poche settimane dal precedente emendamento (cfr. art. 40, co. 4 del D.L. n. 210/2011, conv. in Legge n. 214/2011 che ha spostato alla fine del mese successivo a quello di riferimento il termine di compilazione del documento), il Legislatore interviene nuovamente sull’originaria disciplina prevista per il libro unico del lavoro. In realtà, in questo caso, più 17 Procedura prevista dall’art. 5, co. 5, 7 ed che di vere e proprie modifiche 8, della Legge n. 236/1993. all’impianto normativo, sarebbe 18 Art. 11, Legge n. 68/1999. 19 Cfr. art. 15, Legge n. 264/1949, come più opportuno forse parlare di un’interpretazione autentica che modificato dal D.Lgs. n. 297/2002. il Legislatore ha inteso fornire 20 MLPS, nota n. 3615 del 13/03/2012. dalle imprese non industriali17, la sospensione non interviene ope legis; tuttavia ciò non esclude il fatto che essa possa formare oggetto di un eventuale convenzione18 tra il datore di lavoro ed i servizi provinciali del collocamento obbligatorio; Qualora, invece, il datore di lavoro attivi una procedura di mobilità ex Lege n. 223/1991, la sospensione opera automaticamente su tutto il territorio nazionale (non esiste, in questo caso, alcun riferimento all’ambito provinciale) nel periodo compreso tra l’apertura della procedura (che si concretizza con l’invio della nota alle associazioni sindacali territoriali dei lavoratori) ed il momento in cui l’ultimo lavoratore licenziato ha diritto alla riassunzione (sei mesi dalla data della risoluzione del rapporto)19. La D.G. per le Politiche dei Servizi per il Lavoro, in data 13/03/201220, ha emanato le istruzioni operative per l’invio delle comunicazioni in parola. Più precisamente nella missiva il Dicastero afferma che dal prossimo 15 maggio 2012 sarà disponibile sul sito www.clicklavoro.gov. it un apposito iter che consentirà l’invio telematico delle comunicazioni/domande di sospensione degli obblighi di che trattasi. Nelle more della realizzazione di tale form on-line le aziende plurilocalizzate interessate alla procedura dovranno effettuare la comunicazione/domanda di sospensione (firmata digitalmente) sulla PEC dgmercatolavoro@mailcert.lavoro.gov.it con le seguenti specifiche (alternative) da inserire nell’oggetto della mail:

18 The world of il Consulente

rispetto ad alcuni concetti che, in passato, avevano dato adito ad alcuni dubbi e perplessità. Tecnicamente l’art. 19, co. 1, del D.L. n. 5/2012 interviene sull’art. 39, co. 7, della Legge n. 133/200821 per meglio definire la nozione di registrazione “omessa” e “infedele” che, qualora accertate dal personale ispettivo, danno luogo all’applicazione delle relative sanzioni amministrative. Più precisamente la novella afferma che: Ø Per la fattispecie della “omessa

registrazione” occorre far riferimento alle scritturazioni complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato del quale manchi la registrazione;

Ø La nozione di “infedele registrazione” si riferisce, invece, alle scritturazione di dati diversi rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate.

In realtà va detto che, anche nel recente passato, la prassi amministrativa aveva contribuito a chiarire le due nozioni attraverso alcuni indirizzi interpretativi. Difatti inizialmente con la Circolare n. 20/2008, successivamente col Vademecum del 5/12/200822 21 Il testo attualizzato dell’art. 39, co. 7, della Legge n. 133/2008 risulta pertanto essere il seguente: “Salvo i casi di errore meramente materiale, l’omessa o infedele registrazione dei dati di cui ai commi 1 e 2 che determina differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 150 a 1500 euro e se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori la sanzione va da 500 a 3000 euro. Ai fini del primo periodo, la nozione di omessa registrazione si riferisce alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione e la nozione di infedele registrazione si riferisce alle scritturazioni dei dati di cui ai commi 1 e 2 diverse rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate. (...)” 22 MLPS, Vademecum LUL del 5/12/2008, Sez. C, punti 5 e 6 nei quali si legge: Cosa si intende per “omesse registrazioni”? L’omissione delle registrazioni è riferibile alle scritture complessivamente omesse e


ed infine con la risposta ad Interpello n. 47/201123, il Ministero del Lavoro aveva già in parte avuto modo di appurare le nozioni di registrazione infedele ed omessa. Come tempestivamente spiegato dallo stesso Dicastero nella recentissima Circolare n. 2/2012 (contenente i primi chiarimenti interpretativi a favore del personale ispettivo), le recenti precisazioni normative “non vanno pertanto ad incidere significativamente sulle modalità applicative delle sanzioni in materia di LUL che rimangono sostanzialmente inalterate.”. Nella nota del 16/2/2012 la Direzione Generale dell’Attività Ispettiva afferma, conseguentemente, che: Relativamente alla punibilità delle omesse registrazioni andrà applicata una sola sanzione per ciascun mese di riferimento ed in base al numero dei lavoratori interessati, a prescindere dal numero delle omissioni contenute nel LUL (esempio: se le omissioni riguardano quattro lavoratori per tre mensilità la sanzione, a seguito di diffida ottemperata sarà pari a 150x3 = € 450,00); Per la sanzionabilità delle infedeli registrazioni, invece, sarà non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione. Quando la registrazione è infedele e quindi la violazione deve ritenersi commissiva? Le registrazioni sono da intendersi infedeli quando il dato registrato risulta gravemente non veritiero, e perciò infedele, rispetto all’effettiva consistenza della prestazione lavorativa con riguardo ai profili retributivi, previdenziali e fiscali. (...). 23 MLPS, Interpello n. 47/2011: <<l’infedeltà delle registrazioni è legata alla registrazione di un dato che risulta gravemente non veritiero, e perciò infedele, rispetto alla “effettiva consistenza” della prestazione lavorativa sotto il profilo retributivo, previdenziale o fiscale. (...) Appare pertanto corretto sostenere che tale illecito si configura ogni qualvolta la quantificazione della durata della prestazione o la retribuzione effettivamente erogata non corrisponda a quella formalizzata sul libro unico. >>

necessario accertare che i dati riportati sul LUL siano quantitativamente o qualitativamente diversi da quella che è stata l’effettiva prestazione lavorativa resa o l’effettiva retribuzione (o compenso) erogato al prestatore (retribuzione erogata “fuori busta”, ore di lavoro effettivamente svolte e non registrate nel calendario delle presenze, ecc.). Secondo quanto riportato nella circolare ministeriale non sarà, invece, applicabile la reazione punitiva prevista dall’art. 39, co. 7 del D.Lgs. n. 133/2008 “quando le somme erogate al lavoratore o l’orario di lavoro osservato dallo stesso siano effettivamente quelli indicati sul LUL, pur in violazione di specifiche previsioni di legge o di contratto (ad es. retribuzione virtuale e limiti quantitativi dei part-time in edilizia), ferme restando eventuali diverse ipotesi sanzionatorie o azioni di recupero contributivo da parte dell’Istituto.”. È questa una posizione che, con tutta probabilità, sarà oggetto di discussione fra gli operatori del settore in considerazione del fatto che, proprio nelle ipotesi indicate nella nota ministeriale, parrebbero invece ricorrere alcuni dei presupposti che il legislatore ha individuato come astrattamente idonei ad integrare la violazione di carattere omissivo sulla tenuta del LUL24. Difatti per un datore di lavoro appartenente al settore edile l’indicazione nel documento, in ipotesi, di una retribuzione inferiore a quella virtuale25 comporta proprio un 24 Cfr. art. 39, co. 7, Legge n. 133/2008: “Salvo i casi di errore meramente materiale, l’omessa o infedele registrazione dei dati di cui ai commi 1 e 2 che determina differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali è punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 150 a 1500 euro e se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori la sanzione va da 500 a 3000 euro. (…).” 25 Si rammenta, difatti, che (fermo restando

differente trattamento previdenziale che incide negativamente sulla tutela diretta e sostanziale normativamente prevista a favore dei lavoratori; oppure si pensi ad un datore di lavoro che non corrisponda ai propri dipendenti interi istituti retributivi quali la 13^ o la 14^ mensilità, con relativa omessa indicazione degli importi nel LUL: ci troviamo, in questo caso, indubbiamente in presenza di mancanze che fatalmente determinano “differenti trattamenti retributivi, previdenziali e fiscali”. Prevedere, pertanto, che in siffatte circostanze la condotta datoriale palesemente illecita non sia punibile – come sembra leggendo la nota - neppure sotto il profilo omissivo, lascia più di qualche dubbio e suscita, quindi, perplessità.

➔ l’applicazione dei minimali giornalieri) in base all’art. 29 della Legge n. 341/1995, i datori di lavoro edili sono tenuti ad assolvere gli obblighi contributivi ed assistenziali, non su una retribuzione rapportata alle effettive ore di lavoro, bensì all’orario normale di lavoro stabilito dalla contrattazione collettiva, ovvero 40 ore settimanali.

The world of il Consulente 19


Lavoro SANZIONI RELATIVE AL LIBRO UNICO DEL LAVORO Illecito

Norma sanzionatoria

Importo Sanzione

Diffidabile (art. 13, D.Lgs. n. 124/2004; MLPS Circ. n. 23/2011 e n. 2/2012)

Art. 39 c. 1, Legge n. 133/2008

Mancata istituzione (o utilizzo di un sistema di tenuta non conforme).

Art. 39 c. 6, Legge n. 133/2008

Sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.500

Si

Art. 39 c. 1 e 2, Legge n. 133/2008

Omessa registrazione dei dati dei lavoratori (si tratta di scritturazioni complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato del quale manchi la registrazione); Infedele registrazione dei dati dei lavoratori (si tratta di scritturazione di dati diversi rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate).

Art. 39 c. 7, Legge n. 133/2008 (come modificato dall’art. 19, co. 1, del D.L. n. 5/2012).

Sanzione amministrativa da euro 150 a euro 1.500. Se la violazione si riferisce a più di 10 lavoratori la sanzione va da euro 500 a euro 3.000. Va applicata per ciascun periodo di riferimento (mese)

Si

Si

Fonte Normativa

Art. 39 3, Legge 133/2008

c. n.

Tardiva registrazione; Mancata registrazione dei rimborsi spese normalmente corrisposti;

Art. 39 c. 7, Legge n. 133/2008

Sanzione amministrativa da euro 100 a euro 600. Se la violazione si riferisce a più di 10 lavoratori la sanzione va da euro 150 a euro 1.500. Va applicata per ciascun periodo di riferimento (mese)

Art. 39 6, Legge 133/2008

c. n.

Omessa esibizione da parte del datore di lavoro

Art. 39 c. 6, Legge n. 133/2008

Sanzione amministrativa da euro 200 a euro 2.000.

Si

Art. 5 c. 2 L. n. 12/1979, come modif. dall’art. 40, co. 1, Legge n. 133/2008

Sanzione amministrativa da euro 100 a euro 1.000. In caso di recidiva (art. 8-bis, L. 689/81) della violazione è data informazione tempestiva al Consiglio provinciale dell’Ordine professionale d’appartenenza del trasgressore per eventuali provvedimenti disciplinari

Si

Si

No

Art. 5 c. 2 L. n. 12/1979, come modif. dall’art. 40, co. 1, Legge n. 133/2008

Omessa esibizione da parte del consulente del lavoro nel termine di 15 gg. dalla richiesta

Art. 39 6, Legge 133/2008

c. n.

Omessa esibizione da parte dell’associazione di categoria nel termine di 15 gg. dalla richiesta.

Art. 39 c. 6, Legge n. 133/2008

Sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000. In caso di recidiva (art. 8-bis, L. 689/81) la sanzione va da euro 500 a euro 3.000.

Art. 39 7, Legge 133/2008

c. n.

Mancata conservazione per il periodo di 5 anni dall’ultima registrazione (si applica anche ai libri matricola e paga dismessi).

Art. 39 c. 7, Legge n. 133/2008

Sanzione amministrativa da euro 100 a euro 600.

Rispetto, infine, all’applicazione dell’istituto della diffida previsto dall’art. 13, del D.Lgs. n. 124/2004 (con conseguente possibilità di applicazione della sanzione nella misura del minimo edittale), la Circolare n. 2/2012 - rivedendo in parte alcune precedenti posizioni - afferma che tutte le violazioni in materia di

LUL (fatta eccezione per quella relativa alla omessa conservazione per il periodo di 5 anni dall’ultima registrazione oggettivamente non sanabile) sono oggi da considerare oggetto di diffida obbligatoria. Il regime di responsabilità solidale negli appalti L’art. 21 del D.L. n. 5/2012 ri-

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scrive completamente il 2° comma dell’art. 29, del D.Lgs. n. 276/200326 (Decreto attuativo 26 La precedente formulazione del dell’art. 29, co. 2, del D.Lgs. n. 276/2003 era la seguente: “In caso di appalto di opere o di servizi il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali ulteriori subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corri-


della c.d. Legge Biagi) in tema di responsabilità solidale fra i vari soggetti coinvolti nelle procedure di appalto (committente, appaltatore ed eventuale subappaltatore). Prima di entrare nel merito delle novità introdotte dal recente provvedimento si rammenta che, dal punto di vista eziologico, la disciplina delle obbligazioni solidali in materia di appalti va fatta risalire all’esigenza del Legislatore di precostituire idonee garanzie per l’assolvimento, da parte dei soggetti operanti nella filiera degli appalti, degli obblighi inerenti alla corresponsione delle retribuzioni, al versamento di contributi previdenziali ed assicurativi, nonché - in caso di rapporto tra appaltatore e subappaltatore - delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente evitando, in tal modo, potenziali dispersioni delle responsabilità connesse al meccanismo interpositorio che questo istituto consente invece di apprestare. A seguito delle modifiche introdotte dal Decreto semplicazioni il testo novellato dell’art. 29, co. 2 risulta oggi essere il seguente: “In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento.” Al riguardo alcune consideraziospondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti.”

ni si rendono necessarie. Sotto il profilo soggettivo il vincolo solidaristico resta escluso qualora il committente sia una persona fisica che non eserciti attività d’impresa o professionale (es. il privato che fa ristrutturare la propria abitazione)27. Così come pure resta esclusa la responsabilità solidale della Stazione appaltante pubblica in virtù della generale esclusione prevista dall’art. 1, co. 2 dello stesso D.Lgs. n. 276/2003. Difatti, come chiarito dallo stesso Ministero del lavoro28, l’unica forma di solidarietà che sussiste tra un committente pubblico ed un appaltatore privato è quella contemplata dall’art. 1676 c.c.29 la quale, tuttavia, soffre di due limitazioni rispetto alla più specifica disciplina dettata dal citato art. 29, ed in particolare: L’oggetto, circoscritto al solo trattamento economico dovuto dall’appaltatore ai propri dipendenti, con esclusione quindi degli adempimenti previdenziali; La quantificazione del debito solidale, che si riferisce esclusivamente a quanto dovuto dal committente all’appaltatore al momento della presentazione, da parte dei lavoratori interessati, della domanda giudiziale, con la conseguenza che il committente pubblico non è solidalmente tenuto nei confronti dei lavoratori se, nelle more, estingue il proprio debito nei confronti dell’esecutore dei lavori. Si rimarca come tutti i lavoratori siano assoggettati alla tutela in parola, e, quindi, non solo i 27 Cfr. art. 29, co. 3-ter, del D.Lgs. 276/2003. 28 Cfr. MLPS Interpello n. 35/2009. 29 Art. 1676 c.c.: “Coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda”.

lavoratori subordinati, ma anche quelli impiegati nell’appalto con altre tipologie contrattuali (ad es. collaboratori a progetto), purché impiegati direttamente nell’opera o nel servizio oggetto dell’appalto. Per quanto riguarda il termine decadenziale di due anni per l’esercizio dei relativi diritti, il Ministero del lavoro30 ha avuto già modo di affermare in passato che esso opera non solo con riferimento all’esercizio dell’azione da parte del lavoratore (creditore delle somme a titolo retributivo), ma anche nei confronti degli istituti previdenziali (creditori delle somme dovute a titolo contributivo)31. Resta, in ogni caso, ferma l’ordinaria prescrizione quinquennale prevista per il recupero dei contributi nei confronti dell’obbligato principale (appaltatore o subappaltatore). Per quanto riguarda l’oggetto dell’obbligazione, oltre ai già previsti trattamenti retributivi ed ai contributi previdenziali dovuti, la novella introduce alcune significative novità: Viene esplicitato il fatto che, all’interno del perimetro della solidarietà negli appalti ricadono, limitatamente al periodo di esecuzione del contratto stesso, 30 Cfr. MLPS, Circ. n. 5/2011 31 Tale interpretazione contrasta, tuttavia, con la sentenza n. 996/2007 della Corte di Cassazione - Sez. lavoro, secondo cui il termine decadenziale di due anni non può essere esteso agli Istituti INPS e INAIL, che sono terzi nell’appalto e i cui diritti autonomi, scaturenti dal rapporto di lavoro, sono soggetti all’ordinaria prescrizione quinquennale di cui all’art. 3 L. 335/1995. Secondo tale pronunciamento la circostanza che il diritto alla regolarizzazione contributiva e assicurativa del lavoratore “risulti soggetto anche in materia di appalti alla prescrizione – e non, invece, ad alcun termine decadenzale –, appare come mero corollario (…) del principio che le norme dettate in materia di decadenza non sono soggette né ad interpretazione restrittiva, per dovere essere applicate con quel rigore e quella rigidità imposta dalla natura dei loro effetti (…) né ad interpretazione analogica”.

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Lavoro anche le quote del TFR maturate dai lavoratori ivi impiegati; vengono così escluse - come ha affermato la DGAI nella Circ. n. 2/2012 commentando la novità - quelle pericolose derive interpretative che, in qualche caso, avevano caratterizzato in passato la determinazione dell’obbligazione solidale per tale forma di retribuzione differita; Oltre che i contributi previdenziali, il testo normativo adesso inequivocabilmente chiarisce che rientrano nell’obbligo solidaristico anche i premi assicurativi (anche in questo caso si tratta solo di quelli maturati nel corso del periodo d’esecuzione del contratto d’appalto); va detto al riguardo che la definizione di “contributi previdenziali” è sempre stata comunque intesa dagli istituti (nella fattispecie dall’INAIL) in senso piuttosto ampio, talché quasi mai (anche in passato) i premi assicurativi erano rimasti esclusi dal concetto di solidarietà; Il Legislatore ha dichiarato che resta, invece, escluso dal vincolo solidaristico che caratterizza il committente (o l’appaltatore nell’ambito del subappalto) qualsiasi obbligo per le sanzioni civili32 di cui risponde, pertanto, il 32 Art. 116, co. 8, Legge n. 388/2000: “I soggetti che non provvedono entro il termine stabilito al pagamento dei contributi o premi dovuti alle gestioni previdenziali ed assistenziali, ovvero vi provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti: nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge; in caso di evasione connessa a registrazioni o denunce obbligatorie omesse o non conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non versare i contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni ero-

solo datore di lavoro responsabile dell’inadempimento. Si tratta, in questo caso, di una novità assoluta, posto che proprio il Dicastero del Welfare, in risposta ad alcuni quesiti33, aveva in passato affermato ricadere nell’alveo della solidarietà ex art. 29 proprio le somme dovute a titolo d’interesse sui debiti previdenziali (o fiscali) e le somme dovute a titolo di sanzioni civili. Tale novità apre, dunque, ora alcune delicate questioni di diritto intertemporale a carico degli Istituti che, operando sulla base della precedente indicazione interpretativa, hanno così provveduto ad escutere l’obbligato in solido per il pagamento anche delle sanzioni civili maturate sui contributi non versati da parte dell’obbligato principale. Come ribadito pure nella Circolare n. 2/2012 del Ministero del lavoro, anche dopo la modifica normativa introdotta dal DL n. gate, al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al 30 per cento; la sanzione civile non può essere superiore al 60 per cento dell’importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge. Qualora la denuncia della situazione debitoria sia effettuata spontaneamente prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori e comunque entro dodici mesi dal termine stabilito per il pagamento dei contributi o premi e semprechè il versamento dei contributi o premi sia effettuato entro trenta giorni dalla denuncia stessa, i soggetti sono tenuti al pagamento di una sanzione civile, in ragione d’anno, pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti; la sanzione civile non può essere superiore al 40 per cento dell’importo dei contributi o premi, non corrisposti entro la scadenza di legge.” 33 Cfr. Ministero del lavoro, Interpello n. 3/2010. La ragione di tali inclusioni, secondo il parere ministeriale era da ricercarsi nel fatto che queste somme sono in stretto rapporto con gli stessi debiti previdenziali o fiscali, e sono dirette a mantenere inalterato il valore reale di quanto dovuto alle Amministrazioni. Per le medesime ragioni, inoltre, anche le sanzioni civili , aventi una natura risarcitoria, andavano pertanto fatte rientrare – secondo l’ormai superato orientamento - nell’ambito dell’obbligazione solidale fra le parti

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5/2012 resta in ogni caso ferma ed impregiudicata la responsabilità solidale prevista dall’art. 35, co. 28 del D.L. n. 223/200634, convertito in Legge n. 248/2006 (c.d. Decreto Bersani). Si tratta in questo caso - lo si rimarca - di una responsabilità solidale che coinvolge l’appaltatore ed il subappaltatore senza possibilità di risalire, quindi, al committente e priva di alcun vincolo temporale. Proroga del credito d’imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno. L’art. 59 del DL n. 5/2012, con una serie d’interventi sull’art. 2 del D.L. n. 70/2011 (conv. in Legge n. 106/2011), proroga di un anno il già previsto credito d’imposta pari al 50% del costo salariale per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Conseguentemente lo sconto in parola potrà essere adesso utilizzato per le assunzioni effettuate entro il 14 maggio 2013 (24 mesi dalla data di entrata in vigore del DL 70/2011). La modifica introdotta, tuttavia, ha ridotto di 12 mesi la fruibilità dell’agevolazione; conseguentemente adesso il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione entro due anni dall’assunzione (e non più tre anni come era nell’originaria versione). Per completezza si rammentano, qui di seguito, le caratteristiche salienti dell’agevolazione: Riguarda le assunzioni operate nei territori regionali dell’Abruzzo, del Molise, della Puglia, della Campania, della Basilicata, della Calabria, della Sicilia e della Sardegna; 34 Art. 35, co. 28, del D.L. n. 223/2006: “L’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore della effettuazione e del versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dei contributi previdenziali e dei contributi assicurativi obbligatori per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei dipendenti a cui è tenuto il subappaltatore”.


Trova applicazione nei casi in cui i datori di lavoro ubicati nelle suddette aree territoriali effettuino nuove assunzioni a tempo indeterminato; Il credito d’imposta è calcolato sulla differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese ed il numero medio dei dipendenti con uguale tipologia contrattuale occupati nei dodici mesi precedenti. Per i lavoratori a tempo parziale a tempo indeterminato il computo va effettuato “pro quota”35; L’incremento occupazionale va considerato per le società collegate (facenti capo allo stesso soggetto, anche per interposta persona) o controllate (e qui vale la previsione dell’art. 2359 c.c.) al netto delle diminuzioni verificatesi nel gruppo; Per i datori di lavoro che hanno iniziato l’attività dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 70/2011 (ossia dopo il 14 maggio 2011) ogni nuova assunzione a tempo indeterminato (anche parziale e in questo caso vale il principio della proporzionalità) va considerata come incremento occupazionale; Le nuove assunzioni da effettuare devono riguardare lavoratori “svantaggiati” o “molto svantaggiati” così come definiti dal Regolamento CE n. 800/200836; 35 Cfr. art. 6, D.Lgs. n. 61/2000. 36 Si rammenta che, secondo la definizione fornita dal Regolamento CE n. 800/2008, vanno considerati “svantaggiati” i soggetti che risultano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi o, in alternati-

Il credito d’imposta riconosciuto è pari al 50% dei costi salariali sostenuti nei 12 mesi successivi all’assunzione nel caso di assunzione di lavoratori “svantaggiati”, estensibili a 24 in caso di lavoratori “molto svantaggiati”; Qualora l’incremento occupazionale avvenga per mezzo di assunzioni part-time, l’incentivo è riconosciuto “pro quota” avendo quale parametro di riferimento l’orario settimanale massimo previsto dal CCNL. Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione e non concorre alla formazione del reddito e del valore della produzione per l’IRAP: esso va utilizzato entro due anni dalla data dell’assunzione (e non già – come detto - entro tre, come prevedeva l’originario testo); Il diritto alla fruizione del credito d’imposta decade nei seguenti casi: il numero complessivo dei dipendenti a tempo indeterminato è inferiore o pari a quello rilevato mediamente nei dodici mesi precedenti la data di assunzione37; i posti di lavoro non sono conserva privi di diploma di scuola media superiore o professionale, o che abbiano superato i cinquanta anni di età, o che vivano soli o con una o più persone a carico, od occupati in professioni o settori con elevato tasso di disparità uomo–donna, o membri di una minoranza nazionale con caratteristiche ivi definite; vanno considerati, invece, “molto svantaggiati” i lavoratori privi di occupazione da almeno ventiquattro mesi. 37 Anche in questo caso il testo originario che prevedeva la data di entrata in vigore della legge n. 106/2011 è stato “ritoccato” dall’art. 59, co. 1, lett. e), del DL n. 5/2012.

vati per almeno tre anni, o due in caso di piccole e medie imprese (per le quali vale la definizione europea); vengano accertate, in via definitiva, violazioni non formali sia alla normativa fiscale che a quella contributiva in materia di lavoro dipendente per le quali siano state irrogate sanzioni di importo non inferiore a 5.000 euro, oppure violazioni alla normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori, nonché per provvedimenti giudiziali, passati in giudicato, di condotta antisindacale ex art. 28 della legge n. 300/1970. Qualora si verifichi una delle ipotesi di decadenza evidenziate ai punti a) e b), i datori di lavoro verranno chiamati a restituire il credito d’imposta già “goduto”38. Per quel che riguarda, invece, la terza ipotesi di decadenza il Legislatore afferma che, a partire dalla data del definitivo accertamento delle violazioni, decorrono i termini per il recupero delle minori somme versate o del maggiore credito riportato, comprensivi degli interessi legali e delle relative sanzioni. Si fa presente infine che il possesso del DURC ed il rispetto della contrattazione collettiva di settore sono requisiti essenziali per il “godimento” del beneficio in parola. 38 Qualora il beneficio sia stato fruito da un soggetto sottoposto a procedura concorsuale (es.: fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, ecc.) il credito d’imposta verrà considerato ex lege come “credito prededucibile” dal passivo.

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Fiscale

Fisco e autoaziendali: Un ulteriore approfondimento sullla nuova normativa

di Fabiana Pausilli Dottore Commercialista

L

a nuova legislatura ha apportato notevoli modifiche all’art. 164 del Tuir, l’articolo che disciplina la deducibilità delle spese relative alle auto aziendali utilizzate nell’esercizio di impresa, arti e professioni, questo al fine di rimpinguare le casse erariali, incrementando la base imponibile Ires, per le società di capitali, e Irpef per le società di persone, ditte individuali e lavoratori autonomi. razioni, pedaggi autostradali, gli altri componenti negativi soFino al periodo d’imposta 2012, manutenzioni ecc.), stabilito stenuti per i veicoli destinati ad il regime di deducibilità di tali dall’art. 164 comma 1 del Tuir, essere utilizzati esclusivamencosti (spese sostenute per car- prevedeva la deduzione inte- te come beni strumentali, cioè buranti e lubrificanti, assicu- grale al 100% delle spese e de- quei beni senza i quali l’attività

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non può essere esercitata, e per i veicoli adibiti a uso pubblico. Era prevista, invece la deduzione parziale al 40% delle spese e degli altri componenti negativi per i veicoli non destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali. Tale percentuale di deducibilità, nel caso di uso promiscuo, si applicava per il costo d’acquisto entro un determinato limite massimo di costo storico: pari ad € 18.075,99 per le vetture, € 4.131,66 per i motocicli e ad € 2.065,83 per i ciclomotori. Nel caso di esercizio di arte o professione, invece, il limite di deducibilità doveva intendersi per un solo veicolo se l’attività era svolta individualmente,

ovvero per un solo veicolo per ogni socio e associato se l’attività è svolta sotto forma di società semplice o di associazione. Inoltre, la deducibilità parziale dell’80% delle spese era vincolata da un limite massimo di spesa pari ad € 25.822,84 per le autovetture; mentre la deducibilità parziale al 90% delle spese era applicabile per i veicoli concessi ad uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta. La riforma del lavoro (art. 4, comma 72, Legge n. 92/2012) ha modificato l’art. 164 del Tuir diminuendo dal 40% al 27,5% la percentuale di deducibilità, ai fini delle imposte sui redditi delle spese relative ai veicoli

utilizzati nell’esercizio d’imprese, arti e professioni. Per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti la deducibilità è stata diminuita del 20%, passando dal 90% al 70%; per quanto riguarda gli agenti e rappresentanti di commercio, tale percentuale resta all’80%. Le nuove norme sarebbero dovute entrare in vigore dal periodo d’imposta successivo a quello di entrata in vigore della legge (18 luglio 2012), quindi dal 2013 per i soggetti con periodo d’imposta coincidenti con l’anno solare. Prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, legge di Stabilità 2013 (art. 1 comma 501, Legge 228/2012) ha rimescola-

Veicoli

Precedente normativa

Attuale normativa

Utilizzati solo come strumentali nell’attività proprio dell’impresa

Deducibilità integrale (100%)

Invariata

A uso pubblico

Deducibilità integrale (100%)

Invariata

Assegnati ad uso promiscuo ai dipendenti con fringe benefit

Deducibilità parziale (90%) di tutti i costi se il fringe benefit corrisponde ad una percorrenza di 4500 Km

Deducibilità parziale (70%) di tutti i costi se il fringe benefit corrisponde ad una percorrenza di 4500 Km

Utilizzate nell’esercizio d’impresa in situazioni diverse dalle precedenti

Deducibilità parziale 40%

Deducibilità parziale 20%

Utilizzate dagli agenti

Deducibilità parziale 80%

Invariata

Utilizzati da artisti e professionisti

Deducibilità parziale 40%

Deducibilità parziale 20%

to le carte in tavola, abbassando ulteriormente la percentuale di deducibilità dei costi dei veicoli aziendali, da 27,5% al 20%, confermando per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti l’aliquota di deducibilità al 70% come previsto dalla riforma del lavoro e mantenendo invariate

le altre misure previste (80% per i veicoli utilizzati da agenti e rappresentanti di commercio e 100% per i veicoli utilizzati esclusivamente come beni strumentali e per quelli adibiti ad uso pubblico). Le nuove regole di deducibilità dei costi dei veicoli aziendali

in vigore dal 2013 riguardano esclusivamente la determinazione del reddito ai fini delle imposte dirette, e non anche sulla detraibilità dell’IVA, che per quanto riguarda l’uso promiscuo dell’auto resta al 40%. Sono esclusi dalla normativa descritta i contribuenti in regime

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Fiscale dei minimi, che continueranno a dedurre i costi delle auto e degli altri veicoli usati promiscuamente nell’esercizio d’impresa, arti e professioni, nella misura del 50% comprensivo di IVA per la quale non può essere esercitato il diritto alla detrazione. La Circolare n°7/E/2008 ha precisato che le regole di deducibilità per tale tipologia di contribuenti sono svincolate dalle regole del Tuir. La deduzione del 50% è conveniente in considerazione che si applica il principio di cassa, pertanto il costo storico di acquisto va dedotto al 50% già nell’esercizio di sostenimento del costo stesso. Per le auto dei minimi non è applicabile neanche il limite del costo di acquisto fiscalmente rilevante di € 18075,99. Quanto detto in precedenza può essere riassunto in una pratica ed utile tabella in cui si mette a confronto la precedente disciplina fiscale relativa alla deducibilità delle spese sostenute per autoveicoli con l’attuale, in vigore dal 2013: Questa falcidia alla detrazione delle spese sostenute per gli autoveicoli ha prodotto, da parte degli addetti ai lavori e della dottrina, aspre critiche nei confronti del legislatore fiscale. La ratio di questo trattamento fiscale speciale, per quanto riguarda l’uso promiscuo, risiede nella presunzione che l’autovettura venga utilizzata sia per assolvere le esigenze lavorative, sia per esigenze personali. Ed essendo estremamente complicato, se non addirittura impossibile, stabilire quanta parte della spesa sia riferita effettivamente all’attività, si è stabilita una percentuale forfettaria di deducibilità, che fino al 2006 era fissata al 50%. Tale percentuale è andata via via riducendosi sino ad arrivare all’attuale

20%, misura che non è ritenuta assolutamente congrua. Tale tesi si fonda su un semplice calcolo matematico, che permette di effettuare una verifica di congruità della deduzione, che si espone qui di seguito. Considerando impraticabile l’adozione di un criterio personalizzato e dovendo, per forza di cose, ricorrere a valutazioni generali ed astratte, si può ipotizzare la situazione in cui si considera la durata di una settimana (168 ore). Generalmente 56 ore (8 ore per 7 giorni) vengono dedicate al riposo notturno; nelle 112 ore che rimangono almeno 40 vengono dedicate al lavoro. Rapportando le ore lavorative (40 ore) al totale delle ore disponibili (112), l’incidenza è del 36% circa. La percentuale del 40% veniva ritenuta congrua; quella del 20%, al contrario, appare assolutamente illogica ed irragionevole; è come dire che l’auto venga usata un giorno solo per lavoro e gli altri 4 per motivi personali. Tale presunzione è assoluta e non ammette prove contrarie. Considerando che il settore automobilistico da anni è in profonda crisi, il dimezzamento della percentuale di deducibilità di costi non ne aiuta assolutamente la ripresa; al contrario, come se non bastassero l’aumento del prezzo dei carburanti e delle tariffe assicurative, è un ulteriore disincentivo all’acquisto di un autoveicolo da parte d’imprese e professionisti. Logicamente più si tassa e meno si vende … Spero, in conclusione, che il legislatore fiscale metta presto mano all’articolo 164 del Tuir, riportando la tanto discussa percentuale di deducibilità a livelli meno penalizzanti. Non ci resta che aspettare la prossima puntata.

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Governo

I volti del Governo Letta Bocciati dall’estero, ma con sondaggi positivi in Italia. Ecco i nomi ed i volti del nuovo Governo

C

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

on molte attese, siamo a presentare ai nostri lettori i nomi ed i volti del nuovo Governo Letta chiamato a risollevare il nostro Paese dalla delicata sorte che lo accompagna ormai da lungo tempo. Piena fiducia dal Presidente Napolitano, ri-eletto, in una situazione senza precedenti, al Suo secondo settennato nei confronti del quale, lo stesso, ha dichiarato di aderire “con spirito di servizio alla Nazione “ ed invitando tutti a prendersi le proprie responsabilità. Totale la fiducia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Premier Enrico Letta e molti gli auspici e le aspettative dal colle e forti e continui gli inviti ad un alto senso di responsabilità nell’esercizio dei propri mandati ad un Governo dal carisma “politico”. Al Governo: Il Premier Enrico Letta - Presidente del Consiglio vede al suo fianco alla guida del Governo Filippo Patroni Griffi - Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Segretario generale del Consiglio ed Angelino Alfano – Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni. Con loro i nuovi Ministri senza portafoglio: Enzo Moavero Milanesi - Ministro degli Affari Europei, Graziano Delrio - Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie, Carlo Trigilia - Ministro della Coesione Territoriale, Dario Franceschini - Ministro per i Rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dell’Attività di Governo, Gaetano Quagliariello - Ministro delle Riforme Costituzionali, Cécile Kyenge - Ministro dell’Integrazione, Josefa Idem - Ministro delle Pari Opportunità, dello Sport e delle politiche giovanili e Gianpiero D’Alia – Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione Ed alla guida dei dicasteri i nuovi ministri con portafoglio: Emma Bonino - Ministro degli Affari Esteri, Anna Maria Cancellieri - Ministro della Giustizia, Mario Walter Mauro - Ministro della Difesa, Fabrizio Saccomanni - Ministro dell’E-

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conomia e delle Finanze, Flavio Zanonato - Ministro dello Sviluppo Economico, Maurizio Lupi - Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e Vice Presidente della Camera dei Deputati per il PDL, Nunzia De Girolamo - Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Orlando Ministro dell’Ambiente e Tutela del territorio e del mare, Enrico Giovannini - Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Chiara Carrozza - Ministro dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca, Massimo Bray - Ministro dei Beni e delle Attività culturali con delega al Dipartimento per il Turismo, Beatrice Lorenzin - Ministro della Salute. Il consiglio dei ministri ha inoltre deciso che “gli uffici di diretta collaborazione dei viceministri saranno ridotti e uniformati a quelli dei sottosegretari” e dunque alla Presidenza del Consiglio : Giovanni Legnini (Editoria e Attuazione Programma) Sesa Amici (Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo) Sabrina De Camillis (Rapporti con il Parlamento e coord. attività Governo) Walter Ferrazza (Affari Regionali e Autonomie) Micaela Biancofiore (Pari Opportunità) Gianfranco Miccichè (Pubblica Amministrazione e Semplificazione). All’Interno Filippo Bubbico (Viceministro) Domenico Manzione Giampiero Bocci, agli Affari Esteri apo Pistelli (Viceministro) Bruno Archi (Viceministro) Marta Dassù (Viceministro) Mario Giro, alla Giustizia Giuseppe Beretta Cosimo Ferri,


alla Difesa Roberta Pinotti, Gioacchino Alfano, all’Economia e Finanze Stefano Fassina (Viceministro) Luigi Casero (Viceministro) Pierpaolo Baretta Alberto Giorgetti, allo Sviluppo Economico Carlo Calenda (Viceministro) Antonio Catricalà (Viceministro) Simona Vicari e Claudio De Vincenti, alle Infrastrutture e Trasporti Vincenzo De Luca (Viceministro) Erasmo De Angelis Rocco Girlanda, alle Politiche Agricole Forestali e Alimentari Maurizio Martina Giuseppe Castiglione, all’Ambiente, Tutela del territorio e del mare Marco Flavio Cirillo, al Lavoro e Politiche Sociali Cecilia Guerra (Viceministro) e Jole Santelli Carlo Dell’Aringa, all’Istruzione, Università e Ricerca Gabriele Toccafondi, Marco Rossi Doria, Gianluca Galletti, ai Beni, Attività

culturali e turismo Simonetta Giordani, Ilaria Borletti Buitoni, alla Salute Paolo Fadda. Molti i dubbi che giungono dall’Estero, in particolare dalla Germania, dalla Francia e dagli USA, dove il Wall Street Journal ha giudicato “ambiziosa” l’agenda di Letta, sottolineando come il “neo-premier non abbia chiarito come potrà finanziare le sue promesse rispettando allo stesso tempo le regole fiscali dell’Eurozona, recentemente rafforzate ed il nuovo requisito costituzionale dell’Italia di gestire budget equilibrati”. Positivi i giudizi dai sondaggi Tecnè per Sky Tg24 e molte le aspettative dei Cittadini tutti e della Categoria. Al nuovo Governo i migliori auspici da noi tutti !!!

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Governo

Enrico Letta Presidente del Consiglio

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Filippo Patroni Griffi Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Segretario generale del Consiglio

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Governo

Angelino Alfano Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni

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Enzo Moavero Milanesi Ministro degli Affari Europei

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Governo

Graziano Delrio Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie

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Carlo Trigilia Ministro della Coesione Territoriale

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Governo

Dario Franceschini Ministro per i Rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dellâ&#x20AC;&#x2122;AttivitĂ di Governo

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Gaetano Quagliariello Ministro delle Riforme Costituzionali

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Governo

CĂŠcile Kyenge Ministro dellâ&#x20AC;&#x2122;Integrazione

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Josefa Idem Ministro delle Pari OpportunitĂ , dello Sport e delle politiche giovanili

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Governo

Giampiero Dâ&#x20AC;&#x2122;Alia Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione

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Emma Bonino Ministro degli Affari Esteri

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Governo

Anna Maria Cancellieri Ministro della Giustizia

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Mario Walter Mauro Ministro della Difesa

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Governo

Fabrizio Saccomanni Ministro dellâ&#x20AC;&#x2122;Economia e delle Finanze

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Flavio Zanonato Ministro dello Sviluppo Economico

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Governo

Maurizio Lupi Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e Vice Presidente della Camera dei Deputati per il PDL

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Nunzia De Girolamo Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

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Governo

Andrea Orlando Ministro dellâ&#x20AC;&#x2122;Ambiente e Tutela del territorio e del mare

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Enrico Giovannini Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

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Governo

Maria Chiara Carrozza Ministro dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca

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Massimo Bray Ministro dei Beni e delle AttivitĂ culturali con delega al Dipartimento per il Turismo

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Governo

Beatrice Lorenzin Ministro della Salute

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Rubrica Pasquino

Gliela vogliamo dare unamedaglia al valore?

C

aro pasquino, come interpretate i fatti che accadono? Due persone anziane avanti con gli anni che insegnano a tanti smidollati come si deve fare… quando si deve fare! Uno [si tratta di s.S. Benedetto xvi – nda], che rinuncia al ‘triregno’ [simbolo del potere papale– nda] e si ritira in clausura! Cosa devo pensare? Esterno un mio pensiero dicendo che il tutto è dovuto ai curiali ‘deviati’ [l’abito talareper il colore orbace, ha fatto si’ che nel popolino romano, durante il potere temporale, i sacerdoti fossero immedesimati a blatte – nda] che lo hanno vessato e volevano continuare a dettargli le regole a loro più consone, anche al di sopra del buon senso, forti del potere autoritario e dogmatico che a ogni buon cattolico credente non lascia scampo. Ciò non per affermare principi di fede ma per forti interessi finanziari e di prestigio, come i famosi mercanti del tempio che gesù scacciò perquotendoli. Sembra che abbia detto: << basta sono un tedesco, sono persona

retta, non voglio mischiarmi nei vostri intrallazzi! Sono cosciente che cosi’ come stanno le cose non è bello che lasci, ma sono troppo anziano e so di non farcela mancandomi le forze! Voi, pensate che fino a che non muoio potete continuare sulla cattiva strada, approfittandovi della mia

debolezza e della buona fede di chi intensamente crede e accetta supinamente? Non è cosi’ che deve andare dò io l’esempio! Me ne vado, rinuncio a tutto! Lascio il posto a un altro che essendo più giovane e sapendo dei problemi effettivi, del mondo in cui viviamo, vi metta in riga! Sicuramente io non potrei farlo, da grande teologo pur sapendo tutto sulle cose di dio e del suo regno, non avendo fatto la vita ‘pastorale’ propria di un vesco-

vo in mezzo ai suoi fedeli. Non ho dimestichezza con i problemi della vita di tutti i giorni, delle difficolta’ dei credenti, del mondo! Mi auguro che quel qualcuno che mi sostituira’ metta le cose a posto e ridoni fiducia a chi vuole credere! Anche a costo di ricorrere a modi spicci! Se non credete a quello che dico, ecco qui: rassegno le dimissioni! >>. Caro pasquino sai che in funzione del tourbillon di leggi, di interpelli, di prassi mi è sorto il dubbio se anche un papa deve sottomettersi a norme quali quelle imposte dalla l. 92/2012 E confermare le dimissioni, magari nelle mani di qualche funzionario del mlps comandato in apposita missione a castengandolfo!?!?. Comunque, per farla breve, il papa ha risolto definitivamente il problema con la rinuncia al ruolo ricoperto e cambiando mansioni! No! Vi assicuro signor pasquino, non vi stò prendendo in giro! So che è difficile da credere! Anche a me per tutti i secoli d’eta’ sembra impossibile, mai capitato! Li ha proprio gabbati di brutto, i

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Rubrica Pasquino prelati fedifraghi. Si spera che cosi’, grazie al sacrificio del piccolo papa tedesco, quanto è inerente la religione trovi la giusta dimensione per unire l’immanente con il trascendente senza infingimenti. Non capisco… cosa dite? Va bene che la chiesa risolva, ma le cose dello stato? Tranquillo pasquino, per uno che lascia c’è sempre uno che prende ovvero che resta! Non avete sentito dire dell’altro anziano signore…? Anche lui faceva affermazioni interessanti, diceva <<… ho finito, mi sono molto adoperato per dare il meglio di me stesso, mi sono sorbito i personaggi più strani con i riti più strani collegati ai poteri dello stato, politici con strane manie, malavitosi, giudici che tengono al protagonismo e diventano giustizieri e poi politici e viceversa, una corsa al generalizzato tornaconto personale che ha portato la nazione sul baratro finanziario. Ai limiti dell’indigenza. Sono tanto affranto che lascerò la politica e le istituzioni per dedicarmi alla famiglia, ai miei discendenti!

Purtroppo però si è levato un coro implorante il ripensamento visto che in sessanta giorni il sistema non si era mosso di un millimetro aggravando la situazione! Stressando i cittadini con malcelati sintomi d’indignazione che potrebbero portare alla violenta ricerca di una soluzione alternativa. Occorre rimediare in qualche modo! Tanto hanno brigato presso l’onest’uomo che alla fine, per spirito di servizio, ha accettato di rimanere. Nel discorso d’insediamento si è notato quanto la commozione abbia velato la sua dura reprimenda al manipolo di cosiddetti neoparlamentari che per salvare la legislatura l’hanno rieletto, primo nella storia repubblicana ad essere il successore di se stesso! Ha comunque parlato a cuore aperto dicendo pane al pane e vino al vino a dei governanti che

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lasciavano trapelare la loro fragilita’ che li portava a far scrosciare applausi come se fossero altri ad essere apostrofati dalle sacrosante reprimende con cui venivano colpiti. Speriamo che tutti i politici italiani, nessuno escluso, abbiano capito la lezione e inizino a lavorare per far risorgere la fiducia nell’italia. Affinchè sia resa giustizia ai cittadini… allo stato! Effettivamente sono cose a cui, se non ci si fosse passati, non si crederebbe potessero avvenire. Conclusione: due anziani signori con il loro fare, con le loro rinunce hanno insegnato molto a noi tutti che per riconoscenza dovremmo insignirli con medaglie al merito. Se come si dice “il maestro appare quando l’allievo è pronto” dalle reazioni che ci sono state sembrerebbe che preti e politici, d’ogni ordine e rango devono molto fare per recuperare il tempo dimostrando di saper operare a favore di chi ha fiducia in loro. La conclusione è un anelito alla speranza. Caro signor pasquino nell’augurare di rivederci presto la lascio per passare in vineria e consumare un mezzo litro di vino.


Je la volemo da’ ‘na patacca ar valore? Come ‘a ‘nterpretate voi na cosa der genere, a sor pasqui’? Du vecchietti che ‘nsegneno a na massa de scojonati come s’a’ dda fa’ … quanno se deve fa’! Uno che arinunzia a tre regni e se ritira ‘n convento! Che ho da penza’? È ‘n pensiero mio, pe mme e’ pe ‘na manica de bacherozzi puzzoni che nun j’anno dato tregua, che volenno continua’ a ffa er bello e er cattivo tempo, imponenno a li cristiani de crede quello che vonno loro, pena li castighi de l’inferno e che … ‘ntanto magheggiaveno co sordi e prebenne, peggio de li mercanti che, quer poraccio morto ‘ncroce pe nnoi, j’aveva rotto le coste. Sembra che abbia detto: << basta so’ tedesco, so fatto tutto d’en pezzo, co voi nun ce vojo sparti’ più gnente … purtroppo so’ che e cose che lasso nun vanno bbene ma so’, puro, che so’ vecchio e che nun j’afaccio più … a puzzoni, pensate che fino a che nun moro potete continua’ a favve l’affari vostra a danno de chi, pe ffede, a da sta’ zitto? Mo vo faccio vede io. Me do’! Lasso er posto a quarcun’artro che, più fresco de me, sapenno come ce se ‘nfogna ne li problemi tera tera, ve fara’ vede li sorci verdi. Nun come mme che pur sapendo tutto der padreterno e der sesso de l’angeli … de vita de popolo, de vita der monno, ne sò poco! Io sò stato tra le carte, no in mezzo a le ‘pecore’! M’aguro, proprio, che venga quarcuno che, smucinanno tutto, ve rimetta a posto le coste! Nun ce credete? Me dimetto!!! >>. A pasqui’, o sai? Co sta confusione che regna da per tutto me so’ domannato: chissa’ se ‘a fornero je l’ha fatte conferma’, e dimissioni, magari pe venije ‘ncontro j’avra’ mannato quarche sor delegato a castergandorfo?!?. Inzomma pe falla breve, nun ce crederete … se n’e’ annato veramente! No! A pasqui’, nun ve sto’ a cojona’, so che è da nun credece, pe tutti li secoli che c’ho nun m’era mai capitato, armeno io nun me l’aricordo! Je l’ha messo ‘nder … fonnello! Mo vojo vede se continueranno a mischia e cose der celo co ‘e cose d’a tera, sti birbaccioni! Cosi’ e cose de dio che ce riguardeno, grazzie ar papetto lanzichenecco, se rimetteranno a posto, speramo! Che me state a ddi’? … E pe a roba de ‘cesere’? Pe uno che lascia, uno che pija!!! Ma n’hai sentito de quell’artro… ? Diceva <<… ho finito, ho ‘dato’, me so sfrantucato tra bunga bunga, mafiosi, giudici giustizzieri o giustizzieri ex giudici, trote e porverine, un magna magna generale ch’a’ ridotto l’itaja in lacrime co le pezze ar … fonno de la schina! Me ritiro a ffa’ er nonno e chi s’è visto s’è visto!>> Gnente, o so’ annato a ‘mplora’, arimani giorge’… qui tra improponibili e proposte de merda nun trovamo celo! Dacce ‘na mano, fa come te pare ma arimani, sei l’unico, ‘ntutto sto sfacelo, a essene uscito pulito! Fallo, no ppe noi che nun valemo gnente, fallo pe quei poracci de l’itajani che nun jela fanno ppiù. E prima che s’encazzeno veramente e s’arivorteno … cercamo de mettece na pezza! E’ rimasto – j’anno fatto er passaggio diretto e ‘mmediato - poro sorcio, s’è commosso. Parlanno a l’eletti quasi ce piagneva! Ma se dice che s’è levato na soddisfazzione… ner riprenne servizio je ne ha dette quattro, a sti capoccioni, e pensa che robba, mentre je le cantava (peggio der sor capanna co’ li stornelli a dispetto) je batteveno puro le mani! Penza a chi stamo in mano. Speriamo che abbiano capito e se mettessero sotto pe’ mette a pposto puro le cose de ‘cesere’! Da nun credece, pasqui’, da nun credece! Che ‘nsegnamento c’hanno dato sti du vecchietti!!! A meriterebbero o no ‘na medaja ar valore, pe’ riconoscenza! E si è vvero ch’er maestro appare quanno er fanicchio è pronto, vordi’ che mo, all’eletti der celo e de la tera je tocca a ffa vede’ che so’ boni a ffa’!!! Speramo bene! D’artronne ‘a speranza è l’urtima a mmori’! A sor pasqui’, me vado a fa’ na fojetta… s’arivedemo!!!

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CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.


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The World of il Consulente n. 43 del 2013 by Ordine Consulenti del Lavoro - Consiglio Provinciale di Roma - Issuu