Il Nuovo Redditometro Conciliazioni in sede sindacale Storie di previdenza Benvenuto Papa Francesco
Elaborazione grafica di Carlo Busi
N°40 - 15 marzo 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 15-03-2013
Il professional day
Editoriale
Care colleghe e cari colleghi, il 20 febbraio scorso si è tenuto il Professional Day, la giornata dedicata alle professioni, con lo scopo di dar voce alle Categorie che, con competenza e rigore, possono contribuire a migliorare il nostro Paese! La manifestazione organizzata dal CUP (Comitato Unitario delle Professioni) presieduto dalla collega Marina Elvira Calderone, dalla PAT (Professioni dell’Aerea Tecnica) e da ADEPP (Associazione degli Enti di Previdenza Privatizzati), si è aperta all’Auditorium della Conciliazione a Roma, in collegamento via satellite ed internet con oltre 100 sedi nazionali. Un grande successo di adesioni ed ascolti! Sono state avanzate proposte concrete quali: abbassare il costo del lavoro, anche mediante l’impiego del “tesoretto INAIL”, ammontante circa a 26 miliardi di euro; la ricerca di riforme che favoriscano la crescita sostenibile dell’Italia; l’eliminazione della vergognosa doppia tassazione per le casse di previdenza dei professionisti. Ma, come era prevedibile, il Professional Day è stata anche un’ambita vetrina politica. Era presente il Ministro della Giustizia Paola Severino, sono intervenuti il senatore PDL Maurizio Gasparri, il segretario PDL Angelino Alfano, il responsabile economico PD Stefano Fassina, il premier uscente Mario Monti ed altri. Tutti decisi a sostenere e ri-
valutare il ruolo del professionista quale mediatore esperto, stabilendo una tregua nella guerra fredda dichiarata ai professionisti. Eppure fino a pochi mesi fa non si faceva altro che parlare di liberalizzazione delle professioni quale arma necessaria alla ripresa economica, si difendeva e si sosteneva strenuamente l’utilità della riforma dell’ultima legislatura. Ed ora tutto sembra essere ribaltato, cosa è cambiato? Tecnicamente nulla, ma questo è il potere dell’espressione politica, rimescolare le carte in tavola a seconda dell’interlocutore che si vuole “incantare”, ostentando coerenza anche quando questa è palesemente assente. Anche chi la riforma delle professioni l’ha appoggiata o sottoscritta, oggi, “raddrizza il tiro” dichiarando la necessità che le categorie ordinistiche si aprano alla concorrenza ed ai giovani, sostenendo inoltre indispensabile monitorare la riforma per verificare la necessità di aggiustamenti della stessa. Abbiamo assistito in campagna elettorale a spettacoli pirotecnici con capriole di parole da parte degli aitanti signori che ambivano alla poltrona presidenziale. Preso atto della volontà del Popolo auspichiamo che la riconsiderazione sul ruolo dei professionisti e della nostra professionalità, divenga presto realtà e non rimanga solo una vuota promessa pre-elettorale.
The world of il Consulente 1
Sommario
6
In Focus
1 the world of
Conciliazioni in sede sindacale
I requisiti formali e sostanziali di Stefano Canali De Rossi
il Consulente
14
Benvenuto Papa Francesco
Un Monaco che ha scelto il nome di un frate per una nuova evangelizzazione. Essenzialità e ritorno ai valori essenziali della fede e dell’umanità di Andrea Tommasini
Il professional day
L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci
4
Il Nuovo Redditometro
Presupposti di incostituzionalità a vantaggio della lotta all’evasione fiscale
12
Storie di previdenza
Società, amministratori e contributi, quando il tunnel è senza ritorno di Mauro Parisi
di Lorenzo Lelli
18
I Quaderni del Consulente
È inesistente la notifica diretta per posta fatta da Equitalia
A cura di Maurizio Villani e Francesca Giorgia Romana Sannicandro
2 The world of il Consulente
Ordine
Tavola Rotonda Le Cooperative aspetti civilistici, amministrativi e fiscali Lunedì 18/03/2013 ore 9:30 Sede Ordine Via Via C. Colombo, 456Roma – (zona Basilica S. Paolo)
Convegno L’accertamento tributario: aspetti generali, studi di settore ed abuso del diritto Venerdì 22/03/2013 ore 9:30 Oly Hotel Via Santuario Regina degli Apostoli, 36 Roma – (zona Basilica S. Paolo)
Convegno L’Associazione in partecipazione anche alla luce della riforma Fornero Lunedì 25/03/2013 ore 9:30 Oly Hotel Via Santuario Regina degli Apostoli, 36 Roma – (zona Basilica S. Paolo)
Fiscale
IlNuovo Redditometro Presupposti di incostituzionalità a vantaggio della lotta all’evasione fiscale
N
di Lorenzo Lelli Direttore Responsabile “The World Of Il Consulente”
el corso del mese di novembre 2012 è stato presentato il nuovo Redditometro, da attuare a marzo 2013, quale strumento utilizzato dall’Amministrazione finanziaria per monitorare le spese per beni e servizi e per verificare la congruità dei redditi personali dei cittadini, a partire dal periodo d’imposta 2009. Il principio su cui si basa, semplificando, è il controllo di tutte le spese direttamente sostenute dal contribuente e riscontrabili dall’anagrafe tributaria, e per quelle meno verificabili, mediante l’utilizzo di parametri statistici Istat, dividendo la popolazione in una specifica tipologia di nucleo familiare e
per cinque macro-aree geografiche (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole). Il Redditometro ha il compito di monitorare ogni spesa sostenuta dal contribuente, con particolare attenzione agli acquisti “extra” e di lusso, ma comunque tutte quelle spese che insieme possono comprovare un alto tenore di vita del contribuente, cercando riscontro e giustificazione nei redditi dichiarati: tante più sono le spese dei contribuenti per acquistare e mantenere determinati beni e servizi e maggiore sarà il loro reddito sinteticamente accertabile. Sono monitorate le spese per l’abilitazione, tra cui mutui, ristrutturazioni, l’esistenza di collaboratori domestici, arredi, consumi e utenze varie; i mezzi di trasporto; tutti i tipi di assicurazioni; i contributi previdenziali con particolare attenzione alla previdenza complementare; l’istruzione, come le spese sostenute per gli asili nido, le università, i master; le spese per attività ricreative e tempo libero come ad esempio le spese sostenute per i circoli sportivi o culturali, i viaggi, le spa o, addirittura la pay-tv; gli acquisti di preziosi e donazioni di denaro a organizzazioni Onlus o simili; gli investimenti immobiliari e mobiliari; le spese sanitarie, ecc. In poche parole con il Redditometro viene monitorata la vita del contribuente, che è obbligato ad offrire la propria privacy al fisco e ai suoi funzionari addetti.
4 The world of il Consulente
Ed è proprio la violazione della privacy del cittadino in nome della lotta all’evasione fiscale il nocciolo della questione, il presupposto incostituzionale su cui molti fanno affidamento. La recente ordinanza (del 21 febbraio 2013) del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, fonda l’illegittimità del nuovo redditometro 2013 nella nostra carta costituzionale. Secondo l’articolo 2 della nostra costituzione “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’articolo 13 della stessa decreta che “la libertà personale è inviolabile”. Il provvedimento del Giudice Antonio Lepre ha accolto il ricorso cautelare di un pensionato, deciso ad arrestare il meccanismo del Redditometro al suo nascere, non permettendo al fisco di acquisire informazioni sugli aspetti privati e più intimi della sua vita, come ad esempio le spese per cure mediche, imponendo all’Agenzia delle entrate di non “intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione o comunque attività di conoscenza o di utilizzo dei dati” anzi di “cessarla se iniziata” e “distruggere tutti i relativi archivi” se esistenti. Il contribuente non deve essere privato “del diritto ad avere una vita privata” e di essere “libero
nelle proprie determinazioni senza dover essere sottoposto all’invadenza del potere esecutivo e senza dover dare spiegazioni dell’utilizzo della propria autonomia e senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata”. La sentenza insiste anche sull’inutilità del Redditometro nel presupposto della stima delle spese mediante l’Istat che “nulla ha a che vedere con la specificità della materia tributaria” e per la violazione del diritto di difesa: rendendo impossibile fornire la prova di aver speso meno di quanto risultante dalla media Istat; oltre che all’inefficacia dell’analisi per macro-aree territoriali, sottolineando l’estrema diversità del costo della vita e delle
realtà socio-economiche anche nelle stesse regioni: la vita in una metropoli è estremamente diversa da quella di un paesino, come anche può essere molto differente la realtà tra quartiere e quartiere nella stessa città. Pertanto è opinabile una classificazione approssimativa per area geografica. Il coraggio e la coscienza del Giudice Lepre hanno offerto agli italiani il primo caso giuridico contro il Redditometro. Ora che la guerra all’Agenzia dell’Entrate è dichiarata, dobbiamo attendere la difesa delle istituzioni. Non sarà certo lo Stato a violare apertamente la nostra costituzione, l’unica arma a difesa dei diritti primari del cittadino?! Anche se in Italia non si può mai dire!
The world of il Consulente 5
Lavoro
Conciliazioni insede sindacale I requisiti formali e sostanziali
di Stefano Canali De Rossi Avvocato
N
el presente approfondimento analizzeremo una questione di rilevante interesse pratico che desta l’attenzione non solo di tutti gli operatori del diritto del lavoro ma che è stato oggetto di un vivo dibattito giurisprudenziale che pare essere pervenuto ad alcuni punti stabili per quanto concerne le questioni più dibattute. L’argomento è quello delle conciliazioni che intervengono, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 411 c.p.c. e 2113 c.c., tra datore di lavoro e lavoratore “in sede sindacale”. La caratteristica delle stesse è che, al pari degli accordi transattivi raggiunti innanzi al Tribunale o alla Direzione Provinciale del Lavoro (per una panoramica generale sulle transazioni in materia di lavoro, si veda “Le questioni più ricorrenti nelle transazioni di lavoro”, di Stefano Canali de Rossi, in Dir. & Prat. Lav., 2003, 2, 91) sono definitive ed inimpugnabili sin dal momento della sottoscrizione. Dette conciliazioni si fanno talvolta preferire dagli operatori del diritto del lavoro alle menzionate altre (innanzi al Tribunale o alla D.P.L.), in ragione del fatto che si va incontro, normalmente, a costi più contenuti ed a tempi più celeri per la formalizzazione della conciliazione, una volta che le parti abbiano raggiunto un accordo economico per definire una controversia insorta tra le stesse.
Dopo una sintetica rassegna sulle norme di riferimento, analizzeremo la giurisprudenza degli ultimi anni in ordine ai problemi più dibattuti inerenti l’argomento di studio e quindi concluderemo l’analisi, passando in rassegna una recente pronuncia della Suprema Corte. - RIFERIMENTI LEGISLATIVI L’art. 2113 del codice civile, inserito nel libro quinto, “Del lavoro”, testualmente recita: “Rinunzie e transazioni. Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, non sono valide. L’impugnazione deve essere proposta, a pena di decaden-
6 The world of il Consulente
za, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima. Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore, idoneo a renderne nota la volontà. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alla conciliazione intervenuta ai sensi degli articoli 185, 410 e 411 del codice di procedura civile”. Il tentativo di conciliazione può essere rinnovato in qualunque momento dell’istruzione. Quando le parti si sono conciliate, si forma processo verbale della convenzione conclusa. Il processo verbale costituisce titolo esecutivo.” L’articolo 411 c.p.c., che è l’unica disposizione del codice
di procedura civile che – nel terzo comma - si riferisce alla conciliazioni concluse in sede sindacale (come vedremo nel terzo comma del testo dell’articolo), si trova nel Libro II (“Del processo di cognizione”) e nel Titolo IV del medesimo codice (“Norme per le controversie in materia di lavoro”) ; detto articolo testualmente recita: “Processo verbale di conciliazione. Se la conciliazione riesce, si forma processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal presidente del collegio che ha esperito il tentativo, il quale certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di sottoscrivere. Il processo verbale è depositato a cura delle parti o dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è stato formato. Il Giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto. Se il tentativo di conciliazione si è svolto in sede sindacale, il processo verbale di avvenuta conciliazione è depositato presso l’Ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione a cura di una delle parti o, per il tramite, di un’associazione sindacale. Il direttore o un suo delegato, accertatane l’autenticità, provvede a depositarlo nella cancelleria del Tribunale nella cui circoscrizione è stato redatto. Il Giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.” Va altresì precisato che, ai sensi del D.M. 7/11/1996 n° 687,
gli Uffici Provinciali del lavoro e della massima occupazione, sono stati sostituiti dalle Direzioni Provinciali del Lavoro, presso le quali dovrà essere depositato, dalla parte che ne ha interesse, il verbale raggiunto in sede sindacale al solo fine di iniziare il procedimento previsto dal menzionato articolo 411 c.p.c., che porta alla dichiarazione di esecutività del medesimo verbale di conciliazione. - LE PIU’ RILEVANTI QUESTIONI INERENTI LE CONCILIAZIONI FORMALIZZATE IN SEDE SINDACALE E LE SOLUZIONI RAGGIUNTE DALLA GIURISPRUDENZA. Una prima questione concerne la problematica inerente i requisiti formali e sostanziali che deve avere un accordo transattivo tra datore di lavoro e lavoratore, tale da poter essere considerato definitivo ed inimpugnabile perché stipulato in sede sindacale. Per la giurisprudenza costante della Suprema Corte, una conciliazione, per essere qualificata come “sindacale”, ai sensi degli articoli 411, comma terzo c.p.c. nonché 2113, comma quarto c.c., deve risultare da un documento sottoscritto contestualmente dalle parti nonché dal rappresentante sindacale di fiducia del lavoratore (cfr. Cass. S.L. 3 aprile 2002, n° 4730, inedita per quanto consta; Cass. S.L. 24 maggio 2000, n° 6838, in Lav. e Prev. Oggi, 2000, 7, 1482; Cass. S.L. 11 dicembre 1999, n° 13910, in Lav. e Prev. Oggi, 2000, 3, 555, con nota di Mario Meucci nonché Cass. S.L. 22 ottobre 1991, n° 11167, in Mass. Giur. Lav., 1992, 163, con nota di Aurelio Sbrocca). In particolare osserviamo che secondo la Cassazione - che ha
assunto al riguardo un orientamento univoco negli ultimi anni - (cfr. in particolare da ultimo la citata Cass. S.L. n° 13910/1999) il carattere dell’inimpugnabilità e della definitività della conciliazione stessa sussiste solo qualora abbia partecipato attivamente alla conciliazione e sottoscritto la transazione stessa il sindacalista appartenente all’organizzazione sindacale alla quale risulti iscritto il lavoratore; deve essere presente, quindi, il sindacalista che possa considerarsi rappresentante “di fiducia” del lavoratore. Mentre, nel caso di conciliazione raggiunta con la presenza di un sindacalista di un’organizzazione diversa da quella alla quale il lavoratore è iscritto, si sarebbe in presenza di una generica assistenza sindacale che già in altre diverse occasioni (cfr. la citata Cass. S.L. 22 ottobre 1991, n° 11167, anche in Foro it., 1992, I, 2470 nonché Cass. S.L. 17 gennaio 1984, n° 391, in Mass. Giur. Lav., 1984, 1, 89) la Suprema Corte ha ritenuto inidonea a realizzare quell’assetto protettivo e garantista della libera volontà del lavoratore che rinuncia o transige su propri diritti inderogabili. Infatti, ad avviso della Suprema Corte, sono solo i “propri” (cioè coloro che appartengono allo stesso Sindacato) rappresentanti sindacali quelli qualificati ad assistere il lavoratore ed a tutelare i suoi interessi, e che impediscono quel vizio di invalidità che altrimenti riguarderebbe l’atto di rinuncia o transazione. La presenza, quindi, alla sottoscrizione del verbale di conciliazione, di un sindacalista appartenente ad altra organizzazione sindacale e quindi da considerarsi “non di fiducia” del lavoratore che
The world of il Consulente 7
Lavoro transige, non può considerarsi idonea a sottrarre la rinunzia o la transazione al regime legale di invalidità del medesimo atto. Un seconda questione concerne la validità o meno dell’atto dispositivo del lavoratore, in relazione al fatto che il Sindacato abbia partecipato attivamente al raggiungimento dell’accordo transattivi ovvero si sia limitato a registrare il fatto che sia stato raggiunto un accordo direttamente tra le parti. Un precedente orientamento giurisprudenziale (cfr. Cass. S.L. 20 febbraio 1988, n° 1804, in Not. Giur. Lav., 1988, 266; Cass. S.L. 2 settembre 1986, n° 5379, in Mass. Giur. Lav., 1987, 63; Cass. S.L. 26 luglio 1984, in Not. Giur. Lav., 1984, 513; Cass. S.L. 25 novembre 1983, n° 7092, in Not. Giur. Lav., 1984, 109 nonché Cass. S.L. 4 maggio 1981, n° 2721, in Mass. Giur. Lav., 1982, 51) – che pare ormai decisamente superato – riteneva che la transazione dovesse ritenersi pienamente valida e quindi inimpugnabile anche nell’ipotesi in cui il sindacato avesse avuto una partecipazione decisamente passiva e non propositiva nell’ambito dell’accordo conciliativo raggiunto tra le parti. La recente giurisprudenza della Suprema Corte (cfr. Cass. S.L. 3 aprile 2002, n° 4730, inedita per quanto consta, Cass. S.L. 26 gennaio 1995 n° 908, in Mass. Giur. Lav., 1995, 276 nonché la citata Cass. S.L. 22 ottobre 1991 n° 11167, in Rep. Foro it., voce Lavoro (rapporto), n° 1816) ritiene che debba considerarsi requisito imprescindibile quello inerente una vera e propria partecipazione attiva del sindacato al fine del raggiungimento dell’accordo transattivo.
Un terza questione, di più facile risoluzione, attiene al fatto se la conciliazione sindacale ex art. 411 c.p.c. possa o meno comportare rinunce o transazioni dei diritti dei lavoratori, in virtù delle sottoscrizioni apposte agli accordi dai soli rappresentanti sindacali delle organizzazioni alle quali risultino iscritti i lavoratori, senza che questi ultimi intervengano e sottoscrivano gli stessi accordi transattivi. Al riguardo la Suprema Corte ha ribadito a più riprese (cfr. la citata Cass. S.L. 11 dicembre 1999 n° 13910 nonché Cass. S.L. 25 gennaio 1992 n° 827, in Giust. Civ. Mass., 1992, 95) che la conciliazione intervenuta ai sensi dell’art. 411 c.p.c., si riferisce alla definizione di una vertenza già in atto o potenziale, con la necessaria partecipazione personale del lavoratore, seppure assistito dal sindacato. Il sindacato, cioè, deve necessariamente intervenire, ma solo quale garante esterno della parità della posizione delle parti e quindi della genuinità della formazione della volontà del lavoratore. Nello stesso senso – e cioè del fatto che il sindacalista “da solo” non può stipulare conciliazioni ex art. 411 3° comma c.p.c. per conto dei lavoratori, sulla base del semplice requisito costituito dall’iscrizione al sindacato o da un generico mandato - risulta essersi anche espressa la giurisprudenza di merito (cfr. Trib. Firenze, 13 novembre 1996, in Giur. tosc., 1997, 189). E’ possibile peraltro – e la conciliazione in tal caso è valida che il lavoratore non partecipi personalmente all’accordo in sede sindacale purché abbia inviato, per sostituirlo a sottoscrivere, persona munita di procura speciale ovvero che lo
8 The world of il Consulente
stesso rappresentato ratifichi successivamente ed esplicitamente il medesimo accordo raggiunto dal proprio rappresentante sindacale. Infine una quarta ed ultima questione, inerente l’argomento oggetto del presente approfondimento, attiene al fatto se la conciliazione raggiunta in sede sindacale debba considerarsi definitiva ed inimpugnabile sin dalla sottoscrizione della stessa o solo successivamente all’adempimento delle formalità di cui al disposto dell’art. 411 c.p.c., che consistono dapprima nel deposito presso la Direzione Provinciale del Lavoro e quindi nel successivo deposito presso la cancelleria della Sezione Lavoro del Tribunale competente. La giurisprudenza della Suprema Corte ha ribadito a più riprese che ciò che rileva per l’immediata “definitività” e “non impugnabilità” della conciliazione, è appunto la presenza del sindacalista di fiducia del lavoratore nonché la contestualità di firma del rappresentante sindacale dello stesso, mentre i successivi incombenti previsti dall’art. 411 c.p.c., (come detto costituiti dal deposito dell’atto presso la Direzione Provinciale del Lavoro nonché presso la cancelleria del Tribunale del Lavoro) non rilevano ai fini della validità e della definitività della conciliazione stessa, anche qualora non vengano affatto posti in essere (cfr. in tal senso Cass. S.L. 27 luglio 2000, n° 9483, inedita per quanto consta; Cass. S.I, 23 aprile 1998 n°4205, in Giust. Civ. Mass., 1998, 873; Cass. S.L. 30 agosto 1991, n° 9241, in Rep. Foro it., 1991, voce lavoro (rapporto), n° 1818 nonché Cass. S.L. 26 luglio 1984, n° 4413, in Not.
Giur. Lav., 1984, 513). Infatti le predette incombenze di deposito sono state considerate adempimenti successivi estranei rispetto all’essenza negoziale della conciliazione, diretti rispettivamente a dare autenticità all’atto (il deposito presso la D.P.L.) ed a conferire efficacia esecutiva al verbale (il deposito presso la cancelleria della sezione lavoro del Tribunale competente). - ALCUNE SENTENZE DELLA GIURISPRUDENZA DI MERITO. La giurisprudenza di merito si caratterizza in genere rispetto alla giurisprudenza di legittimità, oltreché, ovviamente, per la minore autorevolezza delle pronunce, anche per una più ampia casistica delle fattispecie affrontate (che assai spesso non arrivano al giudizio di legittimità della Cassazione) nonché, talvolta, per l’originalità delle soluzioni adottate dagli organi giudicanti. Nella presente sezione ci limitiamo a segnalare qualche pronuncia che ci appare degna di nota. In tal senso segnaliamo la sentenza del Tribunale di Vicenza 31 maggio 1996 (in Riv. it. dir. lav., 1997, II, 411), nella quale è stata affermata la validità di una conciliazione sottoscritta alla presenza di sindacalisti i quali, pur presenti per tutelare il lavoratore, si erano rifiutati di sottoscrivere il verbale per dissenso nel merito della soluzione ipotizzata per la composizione della vertenza. Segnaliamo pure la sentenza della Pretura del lavoro di Milano del 21 aprile 1993 (in Dir. giur., 1994, 447) nella quale è stato precisato che la conciliazione sindacale stipulata ai sensi dell’art. 411, 3° comma c.p.c., non è impugnabile, essendo precluso al Giudice l’ac-
certamento della situazione preesistente e della violazione di disposizioni inderogabili eventualmente attuata con gli atti transattivi. Interessante – seppure poi smentita dalla Suprema Corte in Cass. S.L. 5274/1987 - pure la pronuncia della Pretura del Lavoro di Verona del 2/11/1983 (in Riv. it. dir. lav., 1984, II, 830), nella quale è stato precisato che, ai fini della definitività dell’accordo transattivo raggiunto, il lavoratore debba sottoscrivere contestualmente e personalmente la conciliazione, non potendo valere una successiva ratifica dell’interessato all’accordo raggiunto e firmato dalle sole organizzazioni sindacali. Infine segnaliamo nuovamente la sentenza della Tribunale di Firenze del 13 novembre 1996 (in Giur. Tosc., 1997, 189), che si è espressa nel senso della non vincolatività - per il lavoratore iscritto che non abbia dato mandato con procura redatta ai sensi di legge o che non lo abbia successivamente ratificato - dell’accordo transattivo raggiunto e firmato direttamente dal Sindacato col datore di lavoro. - LA RECENTE PRONUNCIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE n° 12858/2003. Analizziamo, nella parte finale del presente approfondimento, la recente pronuncia della Suprema Corte 12858 del 9 settembre 2003 (in Lav. e Prev. Oggi, 2003, 10, in corso di pubblicazione). La sentenza in esame affronta questioni di estremo interesse concernenti le conciliazioni concluse in sede sindacale. La fattispecie concerne il ricorso presentato da un ex Dirigente di una nota azienda al Pretore del Lavoro di Napoli, col quale
veniva richiesta la condanna al risarcimento del danno, per la mancata stipulazione da parte del datore di lavoro di un’assicurazione prevista dal CCNL applicato (CCNL Dirigenti dell’industria), per il caso, che si era in concreto verificato, di insorgenza nella persona del lavoratore di un’invalidità permanente tale da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro. Detto inadempimento – secondo la prospettazione del ricorrente – sarebbe consistito nel non essere stato posto (illegittimamente) dalla parte datoriale nella condizione di riscuotere la somma scaturente dalla predetta assicurazione. L’azienda si costituiva nel giudizio di primo grado, eccependo – assieme alle altre argomentazioni – il fatto che il ricorrente non potesse presentare le proprie domande perché era intervenuta in precedenza una conciliazione in sede sindacale. Il Pretore di Napoli rigettava il ricorso, pur ritenuto preliminarmente ammissibile, per inesistenza dei presupposti per l’attribuzione della somma richiesta. Nella causa d’appello, promossa dal lavoratore soccombente e nella quale la società aveva presentato appello incidentale sostenendo l’inammissibilità della domanda per la conciliazione intervenuta in sede sindacale, il Tribunale di Napoli accoglieva il solo appello incidentale, per essere intervenuta valida conciliazione, ai sensi dell’art. 411, terzo comma c.p.c.. Il lavoratore presentava ricorso per Cassazione sostenendo che l’accordo transattivo raggiunto non poteva ritenersi inoppugnabile, perché lo stesso era intervenuto in luogo diverso da quello di espletamento dell’attività lavorativa, altresì perché il rappresentante sindacale presente all’accordo operava abi-
Lavoro tualmente in provincia diversa da quella di effettuazione della prestazione lavorativa da parte del ricorrente ed infine perché l’assistenza non fu effettivamente e concretamente attuata dal medesimo sindacalista. La Suprema Corte rigetta detto motivo di ricorso ed osserva, in ordine al rilievo sull’inerzia del sindacalista presente alla conciliazione, come, nel verbale di conciliazione esaminato, fosse menzionato non solo che l’accordo era stato raggiunto ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 411, 3° comma c.p.c., ma anche che le parti avrebbero provveduto a depositare lo stesso verbale nei luoghi previsti a tal fine dalla legge, così come poi effettivamente avvenne; inoltre, nello stesso atto transattivo, veniva dato atto della concreta attività di conciliazione svolta dai rappresentanti sindacali. La Cassazione osserva poi, nel prosieguo della motivazione, come
sia totalmente destituita di rilievo l’osservazione del lavoratore secondo la quale la conciliazione intervenuta non avrebbe avuto l’efficacia riconosciutagli dal combinato disposto degli articoli 2113 c.c. e 411 c.p.c., solo perché conclusa in luogo (provincia) diverso da quello nel quale il lavoratore aveva espletato la propria attività lavorativa. La circostanza infatti è stata considerata del tutto irrilevante ai fini delle concrete possibilità del lavoratore di autodeterminarsi e di valutare gli estremi e la convenienza della transazione stessa. Del pari viene considerata irrilevante l’altra dedotta circostanza (anche questa sollevata dal lavoratore, per tentare di invalidare la conciliazione stessa) relativa al fatto che il rappresentante sindacale del lavoratore non appartenesse all’organizzazione sindacale del luogo dove veniva svolta la prestazione di lavoro, in quanto il sindacalista presente all’accordo era comunque aderente al sindacato al quale era iscrit-
10 The world of il Consulente
to il lavoratore. Al riguardo la Suprema Corte rammenta – in conformità alla precedente sentenza 22 ottobre 1991, n° 11167 (già citata nel presente scritto) – che è da considerarsi essenziale solamente il fatto che il conciliatore che cura gli interessi del lavoratore sia comunque espressione del suo sindacato. Viene altresì ricordato nella pronuncia in esame che, in accordo con la precedente Cass. S.L. 3 aprile 2002 n° 4730, per le conciliazioni in sede sindacale non trovano applicazione le norme dettate per le conciliazioni raggiunte ex art. 410 c.p.c., innanzi alle commissioni costituite presso la Direzione Provinciale del Lavoro. Particolari regole sulle composizioni delle commissioni di conciliazione innanzi al sindacato possono essere previste soltanto dalle pattuizioni collettive e divengono vere e proprie norme per le parti solo laddove siano esplicitamente previste nel contratto collettivo. La Suprema Corte ribadisce pure che, per configurare un’effettiva assistenza del rappresentante sindacale, idonea a sottrarre il lavoratore a quella condizione di inferiorità verso la parte datoriale, è necessaria sia l’appartenenza del medesimo rappresentante allo stesso sindacato al quale appartiene il lavoratore sia il conferimento da parte del lavoratore dell’incarico sottostante all’attività svolta dal primo (in tal senso viene menzionata nella motivazione della sentenza, la già citata sentenza Cass. 11 dicembre 1999, n° 13910).
CAF CDL: il tuo alleato sicuro nella guerra delle dichiarazioni.
Il CA F C D L è il p r i m o C A F n a z i o n a l e g est i t o d a p rof essi oni st i com e t e. P er qu e s t o conosciamo le tue esigenze e possiamo supportare il tuo studio con efficacia, anche nei periodi più caldi, come quelli delle dichiarazioni dei redditi. Dai 730 ai modelli Unico, dagli ISEE ai RED, CAF CDL ti offre una gamma completa di servizi per qualunque esigenza:
aderisci subito anche tu, chiama l’199 137 137 o collegati a cafconsulentidellavoro.it
Centro di Assistenza Fiscale Nazionale Consulenti del Lavoro
Previdenza
Storie di previdenza Società, amministratori e contributi, quando il tunnel è senza ritorno
di Mauro Parisi Avvocato
C
’è il pensionato di ottanta anni che sverna, fortuna sua, al mare e la signora, meno fortunata, con tanto di certificati che ne attestano l’invalidità. C’è, poi, un’altra signora che, oramai oltrepassati i settanta anni, dopo una vita di lavoro, si dedica quotidianamente e intensamente ai nipotini e al proprio orto. C’è anche lo sportivo che ha deciso di godersi i propri lauti guadagni, potendosi liberamente dedicare alle proprie passioni.
Sono tanti, spesso anziani, ma non sempre. Sono una categoria eterogenea e, a questo punto, pare chiaramente, parecchio bistrattata. Tutti da un’esperienza unica e totalizzante: non lavorano affatto. Tutti i nostri protagonisti, sono, però, amministratori e legali rappresentanti di immobiliari e altre società “di posizione”. Per tali sono società non fanno (letteralmente!) nulla. Eppure sono entrati in un tunnel apparentemente senza ritorno: quello dell’iscrizione d’ufficio alla Gestione Esercenti Attività Commerciali dell’INPS. Sono spesso gli ispettori a innescare la miccia. Talvolta, invece, basta una semplice constatazione d’ufficio: avere apposto una maldestra crocetta sulla dichiarazione dei redditi può, per esempio, segnare la condanna. È il caso di un’anziana nonna, per molti anni impegnata in una impresa familiare artigiana, con il marito e i molti figli. Venuto meno il marito alcuni decenni fa, per mantenere in vita l’azienda e dare sostentamento alla propria numerosa e ancora giovane prole, su consiglio del proprio commercialista, decideva di costituire, insieme a tutti i figli, una società in accomandita semplice, con se stessa quale legale rappresentante. Passano gli anni e, fattisi grandi i figli (e anziana la madre), a un certo momento, si decide di affittare l’intera azienda di famiglia, completa di annessi e connessi: stabile, macchinari e ogni altra pertinenza. L’azienda appartiene alla società (che non è intestataria di nient’altro, del resto) e, una volta trasferito il “complesso”, per i soci, da fare non c’è
12 The world of il Consulente
in realtà nulla. Se non fare propri i canoni d’affitto, beninteso. Per cui -dopo anni di lavoro, alla bella età di 74 anni, e oramai dedita a dare una mano alla parrocchia e a fare dolci per figli e nipoti-, per la nostra nonna tutto potrebbe filare per il meglio e verso un lieto fine. Se non ché, come si dice, il diavolo ci mette lo zampino. Lo “zampino”, al secolo, è quello di un commercialista che, l’anno successivo al trasferimento dell’azienda, appone una malaugurata “X” in una casella del modello della dichiarazione dei redditi della società: quella in cui si chiede di indicare se il socio amministratore operi nella società un’attività di lavoro prevalente. Il commercialista altro non fa –ahinoi!- che riportare “meccanicamente” quanto già indicato negli anni precedenti, quando, tuttavia, la società era ancora, effettivamente, operativa. Capita, così, che la nostra nonna entri in un tunnel da cui è difficile ritornare. L’INPS (dopo qualche anno, invero) solo che scorrendo la dichiarazione dei redditi della società scorge la “contraddizione” con quanto dichiaratogli nelle comunicazioni ufficiali di cancellazione e cessazione della posizione della nostra nonna. Per cui provvede a reiscrivere d’ufficio la medesima nonna, richiedendo, quale sovrappiù, il versamento della contribuzione omessa negli anni. La nonna, più che preoccupata, si attiva, attivando a sua volta il commercialista. Il quale, afflitto dai sensi di colpa, si trascina come un’anima in pena da un ufficio all’altro nel vano tentativo di spiegare i
“perché” e i “per come” della vicenda. Soprattutto, anche per lui –che è un professionistanon vi è verso alcuno di spiegare all’amministrazione, che, in realtà, la nonna cliente, da anni oramai, non lavora affatto; né potrebbe, non avendone, oltre che l’età, il tempo. Eppure l’INPS, forte dell’errorea apposizione di una “X” e conseguente violazione –a suo parere- dell’art. 1, comma 203, lettera c), Legge n. 662/1996, continua a perseverare nel mantenimento dell’obbligatoria iscrizione della nonna alla Gestione IVS degli Esercenti Attività Commerciali. Vengono presentati ricorsi amministrativi, beninteso. In essi si evidenzia che, né formalmente, né sostanzialmente, le dichiarazioni dei redditi possono avere alcun significato “confessorio” (cfr. SS.UU n. 15063 del 2002), non possedendo comunque natura negoziale e dispositiva, e costituendo meramente un’esternazione di scienza e di giudizio: quindi, in quanto tali, sempre emendabili (cfr. Cass. 21944/2007). Si tratta di un errore, insomma. E basta.Nelle istanze si evidenzia, inoltre –ancora con maggiore pregnanza-, che se è vero che la nonna risulta ancora, formalmente e nell’attualità, la legale rappresentante della società, tuttavia, le posizioni imputabili alla compagine sociale concernono, oramai,
unicamente i ricavi derivanti dal contratto d’affitto d’azienda. In definitiva, non deve essere apportato alcun lavoro personale nella società –né dalla nonna, né dai figli, né da altri- per ottenere l’unico risultato al momento conseguito e conseguibile. I ricavi affluiscono in modo diretto, senza intervento di alcuno: è sufficiente un conto corrente. Eppure, oramai si è nel tunnel. Non c’è verso di ottenere dall’amministrazione, non solo giustizia, ma neppure –come accade spesso- una risposta. Anzi, l’INPS forma e notifica avviso di addebito. Così in questo –come in moltissimi altri casi simili, certo noti, anche personalmente, a quanti leggononon si potrà che ricorrere al Giudice. Ma non va abbandonata affatto la speranza: si tratta solo di offrire gli elementi per un’attenta valutazione di un caso, in fondo, banale nelle premesse e nella sua realtà. L’unica rammarico (oltre che per la nonna che vive e vivrà periodi meno sereni) è per l’occasione persa. Ancora una volta, nei contenziosi di lavoro, ci si poteva arrestare prima, grazie a un po’ di buon senso e alla semplice resipiscenza di un’amministrazione più avveduta e rispettosa. Anche della legge. Solo così si può iniziare davvero –e non solo a parole- a deflazionare il contenzioso in Italia.
The world of il Consulente 13
Roma
Benvenuto Papa Francesco Un Monaco che ha scelto il nome di un frate per una nuova evangelizzazione. Essenzialità e ritorno ai valori essenziali della fede e dell’umanità di Andrea Tommasini Redazione Cultura
B
envenuto dunque al nostro nuovo Papa Francesco, settantaseienne, Jorge Maria Bergoglio, duecentossesantaseiesimo successore di Pietro, primo Pontefice gesuita sudamericano della storia dei Papi, è stato eletto al quinto scrutinio di Conclave, il giorno 13 marzo 2013 alle ore 20.00 circa, con un poco di ritardo sulla fumata che tutto il mondo attendeva e che già faceva presagire alla città ed al mondo il giungere di qualche notizia. Fra la grande attesa di tutti e le telecamere di tutto il mondo puntate su di Lui, Papa Francesco si è presentato alla città di Roma ed al mondo intero dalla loggia della Basilica di San Pietro per la benedizione Urbi et Orbi con un grande sorriso ed uno sguardo semplice, pieno e consapevole della Sua profonda accettazione dell’importante ed oneroso compito che affida alla Sua guida spirituale i cattolici di tutto il mondo, in uno dei momenti più difficili della storia dell’umanità. “Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre] E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella! E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.”
14 The world of il Consulente
E dopo aver impartito la Benedizione Urbi et Orbi con la tradizionale formula latina, nella totale acclamazione della folla conquistata dalla Sua semplicità e dal Suo sorriso, ha ripreso il microfono e si è voluto congedare con le seguenti parole “Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!” Nella Sua prima omelia in occasione della Santa Messa celebrata nella Cappella Sistina il giorno 14 del mese di marzo immediatamente successivo alla Sua elezione a Sommo Pontefice, si è rivolto ai Signori Cardinali tutti, stigmatizzando i concetti e la necessità stringente di dover “Camminare, Confessare e Costruire in Gesù Cristo” per salvare la Chiesa, abbandonando la mondanità e le illusioni. “….Camminare nella luce del Signore, la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo… Cammina
Annuntio vobis gaudium magnum; habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio qui sibi nomen imposuit Franciscum
The world of il Consulente 15
Roma nella mia presenza per essere irreprensibile. La nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo qualcosa non va. Camminare sempre, in presenza ed alla Luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo nella Sua promessa. Edificare… edificare la Chiesa. Parlava con Pietro. Edificare la Chiesa, la sposa di Cristo, su quella pietra angolare che lo stesso Signore pose. Confessare. Possiamo camminare e costruire, ma se non confessiamo a Gesù Cristo cosa non va, rischiamo di diventare una ONG pietosa e non la Sposa di Cristo. Persone mondane e non buoni discepoli camminano e costruiscono senza confessare. Quando non si confessa, Gesù Cristo, diviene quello che Léon Bloy diceva “”chi non prega il Signore, prega il diavolo””” Camminare, edificare, costruire e confessare !!! La cosa non è così facile perché nel camminare e nel costruire e confessare, delle volte ci sono scosse e movimenti che non sono proprio movimenti del cammino. Sono movimenti che ci tirano indietro. Il Vangelo prosegue con una situazione speciale: lo stesso Pietro che ha confessato Gesu’ Cristo gli dice “”Tu sei Cristo, io ti seguo, ma non parliamo di Croce, Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce””. Quando Camminiamo senza la Croce, Costruiamo senza la Croce, confessiamo senza la Croce, non siamo discepoli del Signore. Siamo solo mondani senza la croce. Vorrei che tutti noi abbiamo il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la Sua croce. Di edificare la Chiesa sul sangue del signore che ha versato dalla Croce e confessare l’unica gloria di Cristo sulla quale la Chiesa potrà andare avanti.
Chiedo a tutti noi che la Madonna ci conceda questa grazia: camminare, edificare e confessare in Gesù Cristo.” Sua Santità Francesco Bergoglio, già Arcivescovo di Buenos Aires, nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 da Mario, ferroviere emigrato e Regina, casalinga. Si ditingue dai suoi primi passi mossi al servizio della Fede per la sua semplicità evangelica. E’ tifoso del San Lorenzo e da buon Argentino, ama ballare il tango. E’ ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e non provvisti di ordinario del proprio rito, studia e si è diploma come tecnico chimico, ma poi sceglie il sacerdozio entrando nel seminario di Villa Devoto. L’11 marzo 1958 entra nel noviziato della Compagnia di Gesù. Compie studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, consegue la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo “San José” di San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 insegna le medesime materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 studia teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo “San José”, di San Miguel, dove consegue la laurea. Il 13 dicembre 1969 viene ordinato Sacerdote. Nel 197071 compie il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) ed il 22 aprile 1973 consacra la sua professione perpetua. È stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (19721973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell’Argentina, incarico che ha eserci-
16 The world of il Consulente
tato per sei anni. Conoscitore e appassionato di calcio come la maggioranza degli argentini è anche tifoso del San Lorenzo. Umile accanto agli umili, Radio Vaticana lo presenta così: Il motto episcopale del nuovo Papa è la frase latina Miserando atque eligendo, che descrive l’atteggiamento di Gesù verso il pubblicano peccatore che “guardò con misericordia e lo scelse”. Lo stemma, oltre a riportare il motto, ha al centro, su campo blu, il monogramma di Cristo, presentato nella tipica forma grafica dei gesuiti. Appaiono, inoltre, una stella e un grappolo d’uva. Nel dicembre 1969 è, quindi, ordinato sacerdote e nel 1973 fa la sua professione perpetua. A luglio dello stesso anno, Papa Francesco viene eletto Provinciale dell’Argentina, incarico che esercita per sei anni. Impegnato nel dialogo ecumenico, amante della cultura e in particolare della letteratura classica, Papa Francesco dedicherà sempre grande attenzione dei giovani, specie se bisognosi. Nel 1992 un momento fondamentale nella sua vita: Giovanni Paolo II lo nomina, infatti, vescovo ausiliare di Buenos Aires. Il presule viene subito ammirato ed amato dai suoi fedeli per la sobrietà della sua condotta di vita e la giovialità dei suoi modi. Il 28 febbraio 1998, il futuro Papa diviene arcivescovo della capitale argentina e sarà, poi, per alcuni anni anche presidente dell’episcopato argentino. Cambiano le sue vesti negli anni, cambiano il colori degli zucchetti, ma lui rimane sempre uguale e coerente a se stesso ed alla sua profonda fede. Continua ad essere sempre il pastore della gente povera, la voce di chi non ha voce, il volto di chi non ha volto. Si recava al lavoro con i mezzi pubblici ponendo sempre
i poveri al primo posto e confessando nella Cattedrale come qualsiasi altro sacerdote. Da vescovo e cardinale combatte con forza con le istituzioni ogniqualvolta si deve difendere la dignità umana. Nei suoi ruoli sacerdotali ed episcopali non ha mai smesso di sottolineare come la Chiesa non debba mai farsi illusioni di grandezza e continuare a testimoniare la sua semplicità evangelica in ogni occasione ed in ogni luogo. Uomo dalla profonda spiritualità, parlando ad un giornalista dei miracoli, ebbe a dire: “Sono d’accordo col Manzoni, che dice: ‘non ho mai trovato che il Signore abbia cominciato un miracolo senza finirlo bene’.
Rileggendo questa affermazione dai toni profetici per il suo nuovo Pontificato appena iniziato e nella scelta del nome di Francesco, la forza della speranza per una nuova evangelizzazione della Chiesa che risollevi dal baratro degli scandali e delle polemiche la fede nel mondo intero. Un miracolo che possa restituire a tutti noi quei valori dell’umanesimo e della fede che soli possono salvare l’umanità da questo profondo baratro nel quale versa ormai da troppo tempo. I migliori auguri Santità, personali ed a nome della Categoria, per un nuovo umanesimo. Camminare, costruire e confessare insieme a Lei per un lungo cammino, con i migliori auspici !
The world of il Consulente 17
Quaderni Fiscale
È inesistente la notifica diretta per posta fatta da Equitalia Quaderno a cura di Maurizio Villani e Francesca Giorgia Romana Sannicandro - Avvocati
INDICE In questo Numero:
4. I soggetti abilitati alla notifica 5. I vizi della notifica: nullità e inesistenza 6. Giurisprudenza Conclusioni Nel precedente Numero:
Introduzione 1.Legislazione 2.La “conoscenza legale” degli atti: i soggetti e le fasi della notifica 3.La notifica per posta o “diretta”
4.
I soggetti abilitati alla notifica
Come riferito dalla normativa, è di fondamentale importanza, ai fini della validità della procedura di notifica degli atti giudiziari, il ruolo ricoperto dagli “agenti notificatori”. In particolare, come riferisce l’art. 14 della L. 890/82, possono essere notificati “direttamente” al contribuente atti “diversi” da quelli rientranti nell’ambito di applicazione dell’art. 60 del D.P.R. 600/73 e dell’art. 26 del D.P.R. 602/73, i quali rispettivamente, indicano tra i soggetti abilitati: - la notificazione è eseguita dai messi comunali ovvero dai messi speciali autorizzati dall’ufficio delle imposte; ( art. 60 cit.); - la cartella è notificata dagli ufficiali della ri-
18 The world of il Consulente
scossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale (art. 26 cit.) Pertanto, alla luce della normativa in materia di notificazione della cartella di pagamento (art. 26 D.P.R. 602/73) e in materia di accertamento delle imposte sui redditi (art. 60 D.P.R. 600/73) gli unici soggetti che possono effettuare la notifica a mezzo del servizio postale sono: 1. ufficiali della riscossione o altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge; 2. messi comunali o agenti della polizia munici-
pale, previa convenzione tra Comune e agente. Alla luce di tanto, l’utilizzo del servizio postale è espressamente ammesso per gli agenti abilitati alla notificazione degli atti della riscossione, tanto che l’art. 26 cit. non si limita a richiedere (al primo comma) il solo intervento degli agenti notificatori, ma prevede ulteriormente che gli stessi potranno eseguire la notifica “anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento” (tramite il servizio postale), ai senti dell’art. 149 c.p.c., applicabile alle notificazioni degli atti della riscossione in forza dell’ultimo comma dell’art. 26, contenente un rinvio formale all’art. 60 del D.P.R. 600/73, che a sua volta rinvia agli artt. 137 e ss. c.p.c.. Ne discende che, un agente notificatore deve attestare il proprio intervento tramite la redazione di una relata di notifica, dalla quale si deve evincere l’appartenenza ad una delle categorie di soggetti specificamente abilitati e validamente nominati (art. 60 D.P.R. 600/73 comma 1 lett. B). Infatti, la nomina degli ufficiali della riscossione è regolata dall’art. 42 del D. Lgs. N 112 del 13 aprile 1999, parimenti alla nomina dei messi comunali disciplinata dallo stesso decreto all’art. 45: Art. 42: “1. Gli ufficiali della riscossione sono nominati dal concessionario fra le persone la cui idoneita’ allo svolgimento delle funzioni e’ stata conseguita con le modalità previste dalla legge 11 gennaio 1951, n. 56, e dalle altre norme vigenti; con il regolamento di cui all’articolo 31 della legge 8 maggio 1998, n. 146, nel rispetto dei criteri ivi indicati, sono individuati gli organi competenti al procedimento e stabilite le regole di svolgimento degli esami di abilitazione. 2. La nomina puo’ essere revocata dal concessionario in ogni momento. Il concessionario comunica la nomina alla competente direzione regionale delle entrate e consegna l’atto di nomina all’ufficiale, che, nell’esercizio delle sue funzioni, e’ tenuto ad esibirlo quando ne e’ richiesto. 3. Gli ufficiali della riscossione sono autorizzati all’esercizio delle loro funzioni dal prefetto della provincia nella quale e’ compreso il comune in cui ha la sede principale il concessionario, che appone il proprio visto sull’atto di nomina sempre che non vi siano le condizioni ostative di cui all’articolo 11 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773; l’autorizzazione puo’ essere revocata in ogni momento dal prefetto anche su segnalazione dell’ufficio competente del Ministero delle finanze. 4. La cessazione dell’ufficiale della riscossione delle funzioni e’ comunicata alla competente di-
rezione regionale delle entrate”. Art. 45: “1. Il concessionario, per la notifica delle cartelle di pagamento e degli avvisi contenenti l’intimazione ad adempiere, puo’ nominare uno o piu’ messi notificatori. 2. Il messo notificalore esercita le sue funzioni nei comuni compresi nell’ambito del concessionario che lo ha nominato e non puo’ farsi rappresentare ne’ sostituire”. Pertanto, ogni altro soggetto non identificabile mediante una delle caratteristiche individuate dalle norme citate risulta non abilitato ad effettuare alcun tipo di notifica; al netto di tali caratteristiche, la notifica è giuridicamente e sostanzialmente inesistente. Il dato normativo, dunque, fornisce ogni elemento in base al quale individuare i soggetti abilitati ad eseguire la notifica, tanto che si è discusso sia in dottrina che in giurisprudenza sulla circostanza relativa alle irregolarità delle relate di notifica, che restano mere irregolarità, stante il principio di diritto espresso dalla Cassazione secondo cui “la questione relativa alla conseguenza sul procedimento di notifica a mezzo del servizio postale del vizio costituito dall’omessa indicazione sull’atto da notificarsi della relazione prevista dalla L. n. 890/82 – ex art. 3 (a mente della quale <l’ufficiale giudiziario scrive la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendo menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandato con avviso di ricevimento>) è già stata risolta dalle Sezioni Unite con sentenza n. 7821 del 19 luglio 1995 nel senso che tale carenza comporta mera irregolarità della notificazione e non già inesistenza della stessa e ciò sulla base della considerazione che la fase essenziale del procedimento è data dall’attività dell’agente postale (tanto che è l’avviso di ricevimento che costituisce prova dell’avvenuta notificazione) mentre quella dell’ufficiale giudiziario (o di colui che sia autorizzato ad avvalersi di tale mezzo di notifica) ha il solo scopo di fornire al richiedente la notifica la prova dell’avvenuta spedizione e l’indicazione dell’ufficio postale al quale è stato consegnato il plico.” (sentenza n. 9493 del 13 febbraio 2009). 5. I vizi della notifica: nullità e inesistenza Preliminarmente, appare opportuno delineare i due istituti e specificarne le caratteristiche. Nullità: la nullità è una irregolarità (solo formale) del procedimento notificatorio che non inficia in
The world of il Consulente 19
Quaderni Fiscale toto l’atto, in quanto il contribuente, nonostante il vizio invalidante, è stato reso edotto della pretesa. Tale circostanza emerge, come si specificherà nel prosieguo dalla lettura dell’art. 156 c.p.c. (che prevede la sanatoria di tale nullità) - dal fatto che la costituzione in giudizio effettuata nei termini presuppone la conoscibilità dello stesso, benché affetto da irregolarità. (Una recente sentenza della Corte di Cassazione - Cass. 4.2.2011 n. 2728 - , occupandosi di tale aspetto, ha enunciato principi, mutuati dalla giurisprudenza amministrativa, alquanto innovativi. In sostanza, i giudici, riprendendo quanto sostenuto dalle Sezioni Unite nella famosa sentenza delle Sezioni Unite n. 19854/2004, hanno evidenziato che la nullità della notifica, nonostante non sia un vizio che conduce di per sé all’invalidità dell’atto, impedisce la presunzione secondo cui l’atto è stato conosciuto dal contribuente nel momento di perfezionamento della notifica. Pertanto, il contribuente può presentare ricorso computando il termine iniziale con riferimento al momento di effettiva conoscenza del provvedimento. Ove, per ipotesi, la parte resistente intendesse eccepire l’inammissibilità del ricorso per tardività, avrebbe l’onere di dimostrare che l’atto era in realtà conosciuto dal contribuente in un momento anteriore ai sessanta giorni. Alla luce di ciò, il contribuente che, a causa del vizio di notifica – a prescindere dal fatto che si tratti di nullità o di inesistenza – , non abbia potuto proporre ricorso entro i sessanta giorni dal momento di perfezionamento della stessa, non perde il diritto di impugnare). La nullità di una notifica è sempre sanabile, in quanto presuppone la giuridica esistenza dell’atto erroneamente notificato. Inesistenza: Al contrario della nullità, il vizio di inesistenza della notifica sussiste quando la notifica avviene al netto della normativa riguardante i soggetti notificatori, le modalità di notificazione (come ad esempio nel caso di notifica diretta da parte di Equitalia). Come confermato da alcune pronunce di legittimità (seppur relativamente ad aspetti diversi da quello trattato), la notifica si ritiene abitualmente inesistente quando “essa manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dalla normativa, tale cioè da impedire che possa essere assunta nel modello legale della figura” (Cass. N. 27450 del 13.12.2005); ed anche ove “l’esorbitanza dallo schema legale degli atti di notificazione è
20 The world of il Consulente
cagionata dal difetto degli elementi caratteristici del modello delineato dalla legge” (Cass. N. 14436 del 22.06.2006); o quando “sia stata effettuata in un luogo o con riguardo a persone che non abbiano alcun riferimento con il destinatario della notificazione stessa, risultando a costui del tutto estranea, mentre è affetta da nullità quando, pur eseguita mediante consegna a persona o in luogo diversi da quello stabilito dalla legge, un collegamento risulti tuttavia ravvisabile, così da rendere possibile che l’atto, pervenuto a persona non del tutto estranea al processo, giunga a conoscenza del destinatario” (Cass. N. 14487 del 21.06.2007). Le radici normative poste alla base dei due istituti appena delineati sono costituite da tre norme, di matrice processual - civilistica, che specificano e connotano tutti i casi in cui è opportuno rilevare la “nullità” o l’”inesistenza” della notifica. Nello specifico: - art. 148 c.p.c. (comma 1): “L’ufficiale giudiziario certifica l’eseguita notificazione mediante relazione da lui datata e sottoscritta, apposta in calce all’originale e alla copia dell’atto. La relazione indica la persona alla quale e’ consegnata la copia e le sue qualità, nonchè il luogo della consegna, oppure le ricerche, anche anagrafiche, fatte dall’ufficiale giudiziario, i motivi della mancata consegna e le notizie raccolte sulla reperibilità del destinatario”; - art. 160 c.p.c.: “La notificazione e’ nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se vi e’ incertezza assoluta sulla persona a cui e’ fatta o sulla data, salva l’applicazione degli artt. 156 e 157”; - art. 156 c.p.c.: “Non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la nullita’ non e’ comminata dalla legge. Può tuttavia essere pronunciata quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo. La nullità non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui e’ destinato”. A seguito delle decisioni della Corte Cost. 26 novembre 2002, n. 477, 23 gennaio 2004, n. 28 e n. 97/2004 e n. 154/2005, vige il principio generale secondo il quale la notifica di un atto processuale si intende perfezionata in momenti diversi per il richiedente e per il destinatario della notifica, dato che le garanzie di conoscibilità dell’atto da parte di quest’ultimo devono contemperarsi con il diverso interesse del primo a non subire le conseguenze negative derivanti dall’intempestivo esito del procedimento notificatorio, per la parte
di quest’ultimo sottratta alla sua disponibilità: è sufficiente, perciò, ad evitare la decadenza correlata all’inosservanza del termine perentorio, che il notificante dimostri l’avvenuta consegna del plico all’ufficiale giudiziario entro il termine prescritto, come effetto provvisorio e anticipato che si consolida con il perfezionamento del procedimento notificatorio nei confronti del destinatario (per il quale, a tal fine, rileva la data in cui l’atto è da lui ricevuto o perviene nella sua sfera di conoscibilità) (Cass., sentenza 2 marzo 2011, n. 5078). Casistica: 1) La notificazione è inesistente quando viene effettuata in un luogo o con riguardo ad una persona che non presentino alcun riferimento con il destinatario dell’atto, risultando a costui del tutto estranei, mentre è affetta da nullità (sanabile attraverso la costituzione del convenuto, ovvero attraverso la rinnovazione della notifica cui la parte istante provveda spontaneamente o in esecuzione dell’ordine impartito dal giudice), quando, pur eseguita mediante consegna a persona o in luogo diversi da quello stabilito dalla legge, un simile collegamento risulti tuttavia ravvisabile, così da rendere possibile che l’atto, pervenuto a persona non del tutto estranea al processo, giunga a conoscenza del destinatario (Cass., sentenza 4 febbraio 2011, n. 2728). 2) Deve considerarsi valida la notifica dell’avviso di accertamento eseguita nel domicilio fiscale del contribuente, mediante consegna del relativo plico al figlio non più convivente. (Commissione tributaria provinciale Frosinone, sez. I, sentenza 15 dicembre 2010, n. 280). 3) La notifica, effettuata ad un contribuente irreperibile, mediante affissione all’albo comunale senza che a ciò segua l’invio della raccomandata è valida a tutti gli effetti di legge (Cass., sentenza 16 marzo 2011, n. 6102). 4) Nel caso in cui il contribuente abbia eletto, ex art. 60, comma 1, lettera d), D.P.R. n. 600/1973, il proprio domicilio fiscale presso il professionista, le notifiche vanno effettuate presso questo domicilio e non presso il domicilio del contribuente (Cass., sentenza 16 marzo 2011, n. 6114). 5) Non è possibile notificare le sentenze senza l’intervento dell’ufficiale giudiziario (Cass., sentenza 16 marzo 2011, n. 6130). 6) E’ confermato l’indirizzo giurisprudenziale secondo il quale la spedizione dell’atto eseguita mediante consegna all’ufficiale postale di una busta chiusa, anziché, come previsto dall’art. 20, comma 2, D.Lgs. n. 546/1992, (richiamato, per
l’appello, dall’art. 53), di un plico raccomandato senza busta costituisce una mera irregolarità (Cass., ordinanza 5 luglio 2011, n. 14770). 7) Atteso che la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria è assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni, allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario, l’omissione o la nullità della notifica di un atto presupposto costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto consequenziale notificato (Cass., Ord. 21 luglio 2011, n. 16050). 8) La notifica tuttavia non può ritenersi inesistente quando sia comprovato che il plico fu ricevuto da persona non identificabile tramite la sottoscrizione, ma presente all’indirizzo del domiciliatario e che accettò la consegna di un atto diretto precisamente a costui (Cass., sentenza 29 luglio 2011, n. 16673). In conclusione, si ha “inesistenza” della notificazione laddove la modalità adottata non sia in alcun modo riconducibile allo schema legale degli atti di notificazione – e quindi quando manchi totalmente degli estremi e dei requisiti essenziali per la sua qualificazione come atto del tipo o della figura giuridica considerati, tale che questa divergenza estranea l’atto in toto dalla fase processuale – ; si ha invece, “nullità” della notificazione – e quindi vizio sanabile – quando le divergenze normative in base alle quali è effettuata la notifica assumono la veste di mere di irregolarità che non inficiano l’esistenza giuridica dell’atto, avendo pur sempre un collegamento con il destinatario dello stesso. 6. Giurisprudenza In via preliminare, è opportuno precisare che fino ad oggi, la Corte di Cassazione non ha formulato un principio di diritto riferibile alla fattispecie qui analizzata, in quanto le sentenze di legittimità emesse sono riferibili ad altri aspetti riguardanti le notifiche, ma non all’aspetto fin qui svolto. Tuttavia, proprio per poter comprendere appieno l’importanza delle illegittimità subite dai contribuenti che vengono raggiunti da notifiche dirette da Equitalia, appare opportuno citare le uniche tre sentenze che alcuni autori (ed anche l’Amministrazione) hanno ritenuto applicabili pro parte al caso di specie, ma che invece si riferiscono ad altri aspetti della fattispecie in esame. Con la nota sentenza della Commissione Tributa-
The world of il Consulente 21
Quaderni Fiscale ria Provinciale di Vicenza n. 33 – sezione 7^ - del 09.11.2011, depositata il 13.04.2012, emerge lo stato attuale della procedura di notifica eseguita direttamente dall’agente della riscossione. Infatti, con minuzia di particolari e riferimenti normativi, la Commissione elabora un excursus di merito relativo a tutte le fattispecie macchiate da tale illegittimità, precisando che le uniche tre pronunce di legittimità sul caso (Cass. N. 14327 del 19 giugno 2009; Cass. N. 15948 del 26 maggio 2010; Cass. N. 11708 del 07.05.2011), non hanno assolutamente risolto il punto. Infatti, da una lettura delle sentenze emerge che: 1. la sentenza n. 14327 del 19 giugno 2009, ha affermato che “secondo il disposto dell’art. 26, comma 1, secondo e terzo alinea del D.P.R. n. 602 del 1973, <la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento e la notificazione si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal comma successivo>, tuttavia, come emerge dall’esame della motivazione di detta sentenza, relativa a fatti del 1984, il principio di diritto ivi enunciato sembra riferirsi ad una fattispecie concreta nella quale trovava applicazione, ratione temporis, il testo previgente dell’art. 26 D.P.R. n. 602 del 1973, sicché il Giudice di legittimità non ha preso in considerazione la successiva formulazione della norma, dalla quale è stato rimosso l’inciso “da parte dell’esattore”, e comunque, ove fosse stato in quella fattispecie applicabile il testo della norma citata, a maggior ragione il mero operato richiamo al testo nella sua formulazione antecedente (a motivazione della citata pronuncia) non consentirebbe di disattendere quanto affermato da attenta dottrina (oltre che dalla giurisprudenza di merito) in ordine al fatto che l’ avvenuta ablazione dell’inciso suddetto ha la valenza di chiara dimostrazione del fatto che il legislatore, con la nuova formulazione dell’art. 26 D.P.R. n. 602 del 1973, ha voluto tassativamente escludere in capo all’ “esattore” (successivamente “concessionario” ed, oggi, “agente” della riscossione) il potere di notificare le cartelle di pagamento mediante invio diretto di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Pertanto la citata sentenza non può risolvere il contrasto, insorto nella giurisprudenza di merito sulla validità o meno, ai sensi dell’articolo 26 nel testo vigente, della notificazione con la suddetta modalità, in tale norma prevista, quando effettuata “direttamente” dall’Agente della Riscossione; 2. l’ordinanza n. 15948 del 26 maggio 2010
22 The world of il Consulente
specifica che “non ha rilievo la mancata redazione della relata, in quanto non prevista dalla legge per siffatta modalità di notifica della cartella, come implicitamente confermato dal disposto del penultimo comma dell’art. 26 del D.P.R. n. 602 del 1973, ma non ha minimamente risposto alla prima parte del quesito che concerneva la ritualità o meno di una notificazione di cartella di pagamento effettuata mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento (secondo la linea del comma 1 dell’art. 26) direttamente dal Concessionario, non avvalsosi all’uopo di alcuno dei soggetti muniti del potere di notifica delle cartelle indicati nell’art. 26, comma 1, secondo alinea), atteso che non può costituire assolutamente risposta sullo specifico punto la mera affermazione, che precede discorsivamente quella di non necessità di redazione della relazione di notifica, l’affermazione che < secondo il disposto dell’art. 26, comma 1, e secondo e terzo alinea, del D.P.R. n. 602 del 1973, la notificazione può essere eseguita, anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento>. Il problema era (ed è nel presente processo, nel quale si discute della ritualità di una notifica di cartella esattoriale effettuata a mezzo della posta direttamente da Equitalia nell’anno 2011) se, alla luce dell’articolo 26 D.P.R. n. 602 del 1973 nel testo vigente la notificazione della cartella di pagamento potesse essere eseguita mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento dal Concessionario “direttamente” o non piuttosto (e soltanto) dagli agenti della notificazione indicati nella prima parte della norma di legge in questione, problema che può dirsi risolto (ed, in realtà, neppure realmente preso in considerazione nella citata ordinanza nonostante lo specifico tenore del quesito) dalla mera affermazione che la cartella di pagamento può essere effettuata (anche) con il mezzo della posta, come del resto si legge nella norma in esame. Pertanto l’ordinanza della Suprema Corte richiamata dalla resistente Equitalia, se si presta a risolvere il tema della necessità o meno della relata di notifica in caso di notificazione di cartella di pagamento mediante utilizzazione del mezzo postale (e se presenta interesse laddove precisa cosa debba intendersi per giuridica “inesistenza” di una notificazione) nulla dice in ordine al problema - diverso ed anzi logicamente antecedente - relativo alla ritualità della notifica effettuata con tale mezzo direttamente dal Concessionario della Riscossione, e va puntualizzato , al riguardo, come sia del tutto arbitraria (in quanto confonde
il quesito sottoposto alla Corte con il “non” dictum della medesima sul punto) l’affermazione di chi, richiamando , ed anche massimando, erroneamente, il principio di diritto espresso nell’ordinanza de qua (sovente scambiata per”sentenza”) si è fatto a sostenere che nella “sentenza” n. 15948/10 del 6 luglio 2010 la Suprema Corte avrebbe affermato essere “perfettamente legittima la notifica di una cartella di pagamento effettuata direttamente via posta dal concessionario senza che sia necessario l’intervento di un messo notificatore” e che nella suddetta pronuncia n. 15948/10 (questa volta correttamente indicata come ordinanza) il Giudice di legittimità avrebbe affrontato< ex professo, il tema della notifica della cartella di pagamento da parte dell’Agente della riscossione> e <ribadito che l’art. 26 del D.P.R. n. 602 del 1973espressamente abilita l’Agente della riscossione alla notifica della cartella, a mezzo posta raccomandata, senza “l’intermediazione” di alcun messo notificatore>; 3. la sentenza n. 11708 del 07.02.2011 la Corte di Cassazione afferma che “ < l’art 26 D.P.R. n. 602 del 1973 a proposito della notifica della cartella esattoriale prevede che essa possa realizzarsi con varie modalità, e così tra l’altro anche senza ricorrere alla collaborazione di terzi (messi comunali, agenti della polizia municipale. .. ), ma direttamente ad opera del Concessionario mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento senza tuttavia spiegare in quale parte dell’articolo 26, nel testo applicabile nella fattispecie concreta all’esame della Corte, si preveda che il Concessionario può notificare direttamente, “anche senza ricorrere alla collaborazione di terzi (messi comunali, agenti della polizia giudiziaria. . . “ alla notificazione della cartella esattoriale “ mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento “. Tale affermazione sarebbe puntuale ove riferibile al testo dell’articolo 26, comma 1, così come rimasto in vigore fino al 30 giugno 1999 (“La notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, …), dovendo in tal caso trovare applicazione (tempus regit actum) il testo della norma come modificato prima dall’art. 12, c. 1, D.Lgs. n. 46 del 26 febbraio 1999 e successivamente dall’art. 1, c. 1, lett. c, D.Lgs. n. 193 del 27 aprile 2001, nel quale, come ripetutamente si è rilevato, non figura più, all’interno dell’espressione “La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento”, l’inciso “da parte dell’esattore”. Anche in tale sentenza, pertanto, la Corte non affronta realmente i termini nei quali si pone la
vexata quaestio ( e tantomeno risolve il relativo contrasto giurisprudenziale in atto tra i giudici tributari di merito) sul se il concessionario sia, o meno, legittimato ad eseguire, dopo il 30 giugno 1999 (entrato in vigore il giorno 1 luglio 2009 il decreto modificativo sopra indicato) “direttamente” la notifica della cartella di pagamento con il mezzo della posta; d’altronde questo Collegio rileva che (a differenza di quanto si dava nel ricorso per cassazione cui ha fatto seguito l’ordinanza n. 15948/2010, della quale si è detto sopra) tale questione di diritto neppure era stata posta, atteso che - come si legge nella motivazione della sentenza in esame - il ricorso per cassazione verteva sul diverso tema della invalidità della notifica, affermata dal giudice di merito, della cartella di pagamento “ per l’omessa identificazione sull’avviso di ricevimento della raccomandata delle generalità del soggetto al quale l’atto era stato consegnato , presso l’abitazione della destinataria, non risultando il suddetto identificabile neanche attraverso la sua firma perché inintelligibile”, sicché l’espressione usata dalla Corte, secondo la quale la notifica della cartella di pagamento, può, ai sensi dell’art. 26 D.P.R. n. 602 del 1973, essere effettuata “direttamente ad opera del Concessionario “ mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento “ non soltanto non trova, come già si è detto, alcun riscontro nel testo dell’art. 26 comma 1 applicabile ratione temporis (del tutto significativamente la Corte riporta tra virgolette - rectius apici - l’espressione normativa “mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento”, senza fare altrettanto in ordine alla propria espressione ad opera del Concessionario, per la semplice ragione che del Concessionario come possibile autore diretto di una tale forma di modificazione è sparita ogni traccia normativa), ma chiaramente non mira a dare motivata risposta all’interrogativo che qui rileva e che in quel contesto non è stato rivolto al Giudice di legittimità, il quale dunque non ha spiegato per quali ragioni il Concessionario sarebbe abilitato a notificare direttamente per posta successivamente alla data del 30 giugno 1999. Pertanto anche la sentenza 11708 /2011 non risolve affatto la questione di diritto interessata dall’eccezione di inesistenza della notifica. Alla luce delle citate pronunce, che si ribadisce, non risolvono il contrasto giurisprudenziale, la Commissione di Vicenza, fornisce anche – per mezzo della normativa vigente (art. 149 c.p.c.; art. 60 D.P.R. n. 600/1973 e art. 3 della L. n.
Quaderni Fiscale 890/1982) - la corretta procedura che l’ufficiale giudiziario dovrà eseguire ai fini della corretta notificazione a mezzo del servizio postale: a. scrivere la relazione di notificazione sull’originale e sulla copia dell’atto, facendo menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce la copia al destinatario in piego raccomandata con avviso di ricevimento; b. presentare all’ufficio postale la copia dell’atto da notificare in busta chiusa, apponendo su quest’ultima le indicazioni del nome, cognome, residenza o dimora o domicilio del destinatario, con l’aggiunta di ogni particolarità idonea ad agevolare la ricerca; c. apporre il numero del registro cronologico, la propria sottoscrizione ed il sigillo dell’ufficio; d. compilare, contemporaneamente, l’avviso di ricevimento con le indicazioni richieste dal modello predisposto dall’Amministrazione postale, con l’aggiunta del numero del registro cronologico; in ordine a tale specifico adempimento, che l’avviso di ricevimento è il solo documento idoneo a dimostrare sia l’intervenuta consegna che la data precisa di essa e l’identità e l’idoneità della persona a mani della quale è stata eseguita, sicchè la mancata produzione dell’avviso di ricevimento, comporta l’inesistenza della notificazione; e. infine, corrispondere le tasse postali dovute, compresa quella per l’avviso di ricevimento e della “raccomandazione”, all’ufficio postale di partenza. Risulta evidente che ogni attività specificata nei punti suesposti è da effettuarsi unicamente nella prima fase, ovvero dal concessionario all’agente postale, per poi proseguire – solo nella seconda fase – dall’agente postale al contribuente. Del resto, le sostanziali modifiche apportate
24 The world of il Consulente
all’art. 26 del D.P.R. n. 602/73, fanno rilevare come fosse importante qualificare i soggetti predisposti a tale tipo di notifica – residuale rispetto alle rituali modalità disciplinate dagli artt. 137 e ss. del c.p.c.. 7. Conclusioni Infine, dopo aver analizzato la legislazione e i suoi mutamenti nel tempo, dopo aver chiarito la sostanziale differenza intercorrente tra l’istituto della nullità – che ricordiamo è sanabile ai sensi dell’art. 156 c.p.c. - , dall”inesistenza” che preclude ogni effetto di giuridica esistenza degli atti notificati direttamente dall’agente della riscossione – anche a seguito delle pronunce di legittimità che, si sottolinea, non hanno ancora chiarito la questione inerente la presunta validità (sostenuta chiaramente dall’Amministrazione) della notifica diretta da parte di Equitalia; a seguito delle importanti specificazioni e casistiche contenute nella importantissima sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza – chiarificatrice sotto tutti gli aspetti, seppur ancora nel merito , la cartella esattoriale e gli atti autonomamente impugnabili ex art. 19 del D. Lgs. n. 546/92, non possono essere notificati direttamente dall’agente della riscossione attraverso la modalità di spedizione tramite il servizio postale, in considerazione del fatto che l’art. 26 del D.P.R. 602/73, ha modificato – eliminando l’inciso – la norma che prevedeva la notifica “da parte dell’esattore”, a sostegno – come specificato nella stessa norma – della qualifica dei soggetti abilitati a tale tipo di notifica, ovvero “ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge.” Con la conseguenza che ogni atto notificato direttamente dall’agente della riscossione sarà giuridicamente inesistente.
ORDINE NELLA VITA...
CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO
L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.
The world of il Consulente 25
The world of il Consulente