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The World of il Consulente n. 38 del 2013

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Cosa aspettarci dal nuovo anno? Comitati per i rapporti di lavoro Bocciata la mediazione obbligatoria Redditometro La nuova IVA per cassa Ottantacinque ulteriori nuove lauree Professoressa Rita, missione vita In memoria di Ritarella


Elaborazione grafica di Carlo Busi

N°38 - 15 gennaio 2013 Periodico telematico - Reg.Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Comitato Scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte Giuseppe Sigillò Massara Pierluigi Matera - Antonio Napolitano Antonio Maria Rinaldi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Paolo Stern Andrea Tommasini Aldo Persi Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. - Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11-1-l979 N.12 Redazione: TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 15-01-2013


Cosa aspettarci dal nuovo anno?

Editoriale

Care colleghe e cari colleghi, un 2012 impegnativo e contrastato è terminato e si sono aperte le porte di un nuovo anno da vivere insieme, con i migliori auguri a tutti voi e alle vostre famiglie dalla nostra redazione! Ma cosa possiamo aspettarci da questo nuovo anno? In un clima di forte condizionamento politico pre-elettorale, una cosa è certa, che si guardi a destra o che ci si volti a sinistra, tutti sembrano concordi nel voler disfare a loro modo il vecchio e ricostruire meglio col nuovo scoppiettante 2013! Dopo le fatiche, per molti insostenibili, di un 2012 da dimenticare, tra spread e fisco, il Governo che verrà con ogni probabilità sarà più indulgente, vuoi per accaparrare voti, vuoi per presa coscienza, lasciando intravedere all’orizzonte un barlume di speranza che questo nuovo anno possa essere meno oneroso del precedente! Meno oneroso e difficile per il cittadino, ma non per il professionista, ancora al centro del mirino della politica. Si parla ancora una volta di “liberalizzazioni degli Ordini professionali” o di quel che ne rimane dopo il passaggio travolgente del Governo Monti. Cosa altro si può chiedere al professionista? Magari di farsi da parte per far largo a grandi corporazioni che monopolizzeranno il mercato dei servizi di consulenza e agli istituti finanziari che ingloberanno settori di mercato che prima gli erano preclusi! Eppure, come tutti gli altri cittadini, il professionista paga l’IMU; l’Irap; subisce i rincari Irpef; deve abbassare le tariffe professionali. Perché non può esserci tutela da parte un’istituzione dedicata, come prima era l’Ordine professionale di riferimento? Questa guerra dichiarata ai professionisti è

solo un altro modo per far arricchire i già ricchi e impoverire una fetta di lavoratori qualificata e indispensabile come i consulenti, molti dei quali, sicuramente i più giovani, per poter lavorare diventeranno impiegati di multinazionali di consulenza e non potranno eguagliare l’indipendenza imprenditoriale della generazione di categoria precedente. Una volta innescato il meccanismo, il professionista con il suo studio trentennale, con il peso della responsabilità dei propri dipendenti che contano sulla continuità della sua attività, si dedicherà ad un settore specifico e limitato, acquisendo una piccola nicchia del mercato della consulenza; oppure, dopo estenuanti lotte per la sopravvivenza sarà schiacciato dalla concorrenza della nuova industria dei servizi. Non si gioca con la fantasia, si ripercorre la storia della globalizzazione, dell’avvento nel mercato italiano dei colossi commerciali. Con i suoi risvolti positivi, in quel caso per il consumatore medio, ma anche con il dramma dei piccoli commercianti e del made in Italy in generale. La consulenza professionale però non è una merce, non si può produrre in Cina, è una professione complicata e particolareggiata, che si matura con l’esperienza e con l’aggiornamento continuo. Cari politici e governanti basta accanirsi sul professionista, non è lui l’ostacolo alla ripresa economica! Basta umiliare il cittadino che lavora o che vorrebbe lavorare! L’inasprimento fiscale deve essere adeguato alle possibilità di pagare le tasse dei lavoratori italiani, perché non tutti siamo evasori fiscali, moltissimi onesti cittadini guadagno quanto dichiarano e non possono spendere tutto per le tasse. La vita è una e va anche vissuta!

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Sommario

In Focus

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1 the world of

Professoressa Rita, missione vita

il Consulente Cosa aspettarci dal nuovo anno?

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L’editoriale del Presidente di Adalberto Bertucci

Il ritratto di Rita Levi Montalcini, una donna che ha dato lustro alla femminilità, all’intelligenza ed all’Italia nel mondo. L’esaltazione della voglia di fare e di lottare, sino alla fine e senza paura, sempre. di Andrea Tommasini

Redditometro

Una prima sentenza che offre ai contribuenti fiducia e speranza di Maurizio Villani

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Comitati per i rapporti di lavoro

Più trasparenza sulle pronunce per garantire i cittadini e liberare i tribunali

La nuova IVA per cassa di Dario Fiori

di Mauro Parisi

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Bocciata la mediazione obbligatoria

Effetti della sentenza della Corte Costituzionale sulla mediazione obbligatoria di Giulio Renato Fiorimanti

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Ottantacinque ulteriori nuove lauree

Con la conclusione dei corsi di Laurea in Economia Aziendale Internazionale al servizio della crescita della Categoria di Andrea Tommasini

2 The world of il Consulente

Rubriche

32 Pasquino

In memoria di Ritarella


Ordine

Convegno Gestione flusso uniemens e problematiche varie

(variazioni, annullamenti per sistemazione note rettifica ed eventuali VIG)

Lunedì 21/01/2013 ore 14:45

Oly Hotel Via Santuario Regina degli Apostoli, 36 Roma – (zona Basilica S. Paolo) Relatore: A. Tomaino – Funzionario INPS


Lavoro

Comitati per i rapporti dilavoro Più trasparenza sulle pronunce per garantire i cittadini e liberare i tribunali

T

di Mauro Parisi Avvocato

ra gli strumenti di deflazione del contenzioso in materia di lavoro che ogni tanto vengono pensati e introdotti nell’ordinamento per provare ad alleviare gli impressionanti carichi della giustizia e i suoi costi (per tutti, Stato e cittadini), qualche anno fa –nove per l’esattezza- il legislatore ne ha “escogitato” uno, in particolare, che, almeno sulla carta, pareva destinato a produrre risultati piuttosto sostanziali e innovativi. Si tratta del ricorso al Comitato Regionale per i rapporti di lavoro istituito presso la Direzione Regionale del lavoro.

Previsto dall’articolo 17 del decreto legislativo n. 124/2004, esso può essere esperito quale mezzo di impugnazione e rivalutazione in via amministrativa di quei verbali ispettivi che, a seguito di investigazione dei funzionari (di Inps, Inail, Ministero del lavoro, ecc), hanno ritenuto sussistenti –o qualificato diversamente da quanto avevano fatto le parti- rapporti di lavoro. L’ispettore ritiene che sussista un rapporto di lavoro subordinato, anziché uno di co.co.pro? E io ricorro al Comitato Regionale. Il verbale di accertamento ispettivo ha giudicato provata un’attività di lavoro sommerso quando, secondo me, non vi è prova alcuna? Posso sempre fare ricorso al Comitato Regionale per vedere accolte le mie ragioni. Il ricorso, accompagnato dal verbale di accertamento ispettivo che si oppone, può essere inviato per posta certificata o via posta ordinaria. Si deve avere cura che l’impugnazione “parta” entro trenta giorni dall’arrivo del verbale ispettivo: ma va pure detto che una fantasiosa interpretazione ritiene inammissibile il ricorso presentato nel cor-

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so del termine concesso al trasgressore per eventuali regolarizzazioni. Come dire, non prima di un certo momento, non dopo un altro momento, pena trovarsi in “fuori gioco” -e vedere precluse le proprie ragioni-, poiché fatte valere intempestivamente o, al contrario, …troppo tempestivamente. Ma cosa accade quando arriva un ricorso presso i Comitati Regionali per i rapporti di lavoro? Come sono soliti decidere tali Comitati? Quali sono gli orientamenti dei Comitati sulle grandi tematiche ispettive? Poco se ne sa, in realtà. Come agiscano i Comitati Regionali e cosa un ricorrente abbia plausibilmente da aspettarsi all’esito del procedimento che lo riguarda, è uno dei segreti tra i meglio custoditi dall’amministrazione. In talune situazioni, per esempio, si ha come l’impressione che maggiori sono le ragioni di chi presenta impugnazione, più appare facile che neppure si ottenga una risposta. La qual cosa, come è noto, costituisce una circostanza non indifferente, bensì destinata a produrre un effetto di sfavore nei riguardi di chi attende risposte: si tratta del


cosiddetto silenzio-rigetto. Un rigetto che, però, impegna poco l’amministrazione, la quale neppure deve fare lo sforzo di ostentare qualche scusa verosimile. Altre volte, invece, i Comitati Regionali rispondono in modi che, dire sintetici, appare davvero limitante. In quelle ipotesi le pronunce suonano spesso, più o meno, così: “visti gli atti ispettivi e la documentazione trasmessa, il Comitato ritiene fondati gli addebiti”. Insomma, qualcosa di non troppo distante dal dantesco “vuolsi così colà”. Specie in questi ultimi casi (o in quelli non rari in cui le pronunce paiono stilate con nessun apparente aggancio con i rilievi, i motivi e le ragioni presentate nel ricorso), siamo senza dubbio al cospetto di veri e propri dinieghi di giustizia. L’impressione che si ha leggendo talune pronunce di Comitati Regionali, non di rado, è quella per cui taluni organismi non riescano davvero a essere soggetti terzi, cioè capaci di giudicare spassionatamente, con equità e vero approfondimento quanto loro sottoposto. Piuttosto essi paiono ergersi -fuori parte nel copione!-, quali difensori d’ufficio degli stessi funzionari estensori dei verbali ispettivi di accertamento. Le conseguenze ingenerate da quei Comitati Regionali che perseverano a gestire in forme “singolari” le competenze attribuite, appaiono facilmente prevedibili. Innanzitutto, motivatamente, il cittadino può provare sfiducia e rinunciare a fare valere le proprie ragioni: anche quando ne ha da vendere. In tali casi si preferisce corrispondere quanto (ingiustamente) richiesto dall’amministrazione piuttosto che affrontare il rischio ulteriore di un giudizio che si teme perso in partenza (ma va detto che, sovente, tale previsione non è per nulla fondata). Quale ulteriore conseguenza generale del fatto che non si offre una vera giustizia nel caso singolo, vi è quella per cui si radica nell’amministrazione e nei suoi funzionari, la sensazione di essere “superman”, ossia di avere poteri e intangibilità che in realtà non esistono, né hanno motivo. Ancora. Il cittadino, anche nelle ipotesi in cui ha mo-

strato di avere pienamente ragione, è costretto spesso e comunque ad affrontare i costi di difese tecniche presso le sedi giudiziali. In tali situazioni, non solo si deve mettere mano al portafoglio, ma la non corretta azione dei Comitati Regionali potrà contribuire a riempire i ruoli già gravati di molti giudici. Per evitare le disfunzioni cennate e dare nuova efficacia a un istituto in realtà di grandi potenzialità deflattive, oggi più che mai, occorre che l’amministrazione sappia garantire trasparenza al proprio operato. Per esempio, sarebbe molto opportuno che i Comitati pubblicassero le loro pronunce (magari pure in forma anonima e massimata): metterle a disposizione degli operatori su i propri siti istituzionali sarebbe un gesto prezioso. Ciò permetterebbe agli operatori di orientare e adeguare preventivamente la propria azione e le proprie scelte anche sulla base di trend ufficiali. Favorirebbe, poi, l’uniformità dell’azione dei Comitati, evitando il rischio di pronunce ad personam, magari differenti, seppure sulle medesime materie e argomenti. Innalzerebbe, quindi, la qualità e l’attenzione degli uffici pubblici sulla redazione delle pronunce, essendo certa la loro pubblicazione: ciò eviterebbe sciatterie e motivazioni date in forma di mere petizioni di principio. L’augurio, quindi, è che, nel 2013, un’amministrazione che non teme alcun confronto sappia davvero aprire le proprie “porte” ai cittadini. Ai professionisti, invece, il compito di…bussare. Il Ministero chiarisce come la disposizione abbia ad oggetto le modalità di svolgimento della prestazione, potendo il lavoratore svolgere legittimamente le stesse attività dei lavoratori subordinati, purché con modalità differenti, cioè in autonomia. La circolare ricorda anche che la ricordata presunzione relativa non troverà applicazione per le prestazioni di elevata professionalità. Dette prestazioni potranno ben essere individuate dalla specifica contrattazione collettiva alla stregua e specularmente rispetto a quanto prima analizzato in caso di attività ripetitive ed esecutive.

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Diritto & Diritti

Bocciata la mediazione obbligatoria Effetti della sentenza della Corte Costituzionale sulla mediazione obbligatoria di Giulio Renato Fiorimanti Dottore Commercialista

A

nticipata dal singolare comunicato stampa pubblicato sul sito della Corte Costituzionale è arrivata “ la bocciatura “ dell’Obbligatorietà della Mediazione di cui alla legge 28/2010 con la sentenza n. 272/2012, depositata il 12 Dicembre 2012 e accolta dall’ Ovazione del Consiglio Nazionale Forense e dei molti detrattori della Mediazione.

Come noto a seguito della Direttiva comunitaria1 , il Governo in attuazione dell’art 60 di cui alla legge delega 69/2009 veniva delegato dal Parlamento a disciplinare la Mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali. Il decreto legislativo del 4 marzo 2010 n. 28 introduceva le norme sulla cosiddetta MEDIACONCILIAZIONE2, stabilendo l’ob1

bligatorietà per talune materie3. Già in precedenza il legislatore nazionale, anche a seguito delle numerose raccomandazioni della Comunità Europea , aveva inserito la facoltà di ricorrere alla Conciliazione.4 A mero titolo esemplificativo la CONCILIAZIONE era già stata prevista dalle seguenti norme: L. del 31/07/1997 n. 249 Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi; Legge 18 Giugno 1998 n. 192 Disciplina della subfonitura nelle attività produttive; Legge 431/1998 Locazioni art. 6; L. n. 135 del 29/03/2001 Legislazione nazionale sul turismo;

La Direttiva CE 2008/52 del 21 maggio 2008 ha esortato gli stato membri ad utilizzare e sviluppare la CONCILIAZIONE a riguardo di determinati aspetti in materia civile e commerciale ed in particolare per le controversie Transfrontaliere. La Legge n. 69 del 18 giugno 2009, art. 60 ha recepito le indicazioni della direttiva comunitaria delegando il Governo ad emanare un apposito Decreto in materia di Mediazione. Il D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 (G.U. n. 53 del 5 marzo 2010) ha reso obbligatoria 3 Condominio - Diritti Reali – Divisione la MEDIAZIONE a far data dal 20 Marzo Patti di Famiglia – Locazione - Comodato 2011 e con Il Decreto del Ministero di - Affitto di Aziende Contratti Assicurativi, Giustizia del 18 ottobre 2010 n. 180, sono Bancari, Finanziari, Risarcimento del stati disciplinati i requisiti dei Mediatori e danno derivante: Dalla circolazione di degli Organismi di Mediazione. autoveicoli, Da responsabilità medica Da diffamazione con il mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità. 2 Prima del D.lgs 28/2010 il termine utilizzato era Conciliazione. La norma ha distinto la Mediazione come fase 4 Le norme antecedenti utilizzavano il propedeutica all’eventuale conciliazione. termine Conciliazione e non Mediaizione

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D. Lgs 206/2005 Codice del Consumo art. 140,141; L. 262/2005 tutela del risparmio e dei mercati finanziari; Legge 14/02/2006 n. 55 Patto di famiglia; Legge 22/02/2006 n. 84 Attività professionale di tinto-lavanderia; D. Lgs 179/2007 Consob, conciliazione e arbitrato artt. 2, 4 norme di procedura; Arbitro bancario e finanziario della Banca d’Italia 18/06/2009. L’art 55 del decreto legislativo 5 Art.5 Condizione di procedibilità e rapporti con il processo Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa ad una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui


28/2010 ha inserito l’obbligatorietà del tentativo di Mediazione in talune materie quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale e ponendo l’onera agli avvocati di informare il proprio cliente della possibilità di ricorrere alla Mediazione prima di esperire un azione giudiziaria. La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità Costituzionale dell’art 5 in relazione alla suddetta obbligatorietà in quanto il Governo ha agito in difetto di delega. Nelle sentenza la Suprema Corte ripercorre l’iter legislativo che ha portato il Legislatore delegato ad emanare il Decreto Legislativo oggetto di censura evidenziando che nella delega parlamentare non era prevista l’obbligatorietà della Mediazione e tantomeno tale obbligatorietà è da ricondursi alla Direttiva Comunitaria . Forte è stato l’entusiasmo con cui in molti hanno accolto la pronuncia della Corte dove però un’attenta lettura della sentenza ridimensiona sensibilmente l’entusiasmo dei detrattori della Mediazione. La censura Costituzionale è espressamente rivolta al difetto al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.

di delega in quanto il Governo ha imposto l’obbligo della Mediazione senza che il Parlamento, titolato del potere legislativo, gli avesse conferito tale possibilità nella legge delega. La Sentenza però non si limita però a tale censura, e oltre a ripercorrere l’iter legislativo e il successivo iter giudiziario, ha analizzato le tipologie di Mediazione esistenti all’interno della Comunità Europea e le raccomandazioni della stessa. Il modello di riferimento da cui è partita tale analisi è certamente quello della Mediazione volontaria e facilitativa , modello già presente nel nostro sistema . Accanto al modello volontario esiste comunque la possibilità di inserire un apposita clausola che obblighi le parti ad esperire un tentativo di Mediazione prima del procedimento giudiziario (cd Mediazione contrattuale). Infine è previsto che in ogni stato e grado di Giudizio sia il Giudice ad invitare le parti ad esperire un Tentativo di Mediazione ( cd Mediazione Delegata). Analizzato il contesto Europeo e le tipologie di Mediazione esistenti la Suprema Corte ha affermato però che la scelta dei modelli ( Obbligatorio, Volontario, Contrattuale o Delegato) è lasciata alla volontà dei singoli Stati sostenendo “con assoluta chiarezza che laddove il legislatore nazionale volesse oggi intervenire, con legge ordinaria, sulla disciplina della mediazione prevedendo ipotesi di obbligatorietà ciò non sarebbe affatto in contrasto con la normativa europea la quale prende in considerazione la mediazione anche nella sua forma obbligatoria, considerandola del tutto legittima, e come una delle possibilità, quella obbligatoria, in cui si può articolare la mediazione, la

cui scelta, insieme a quella volontaria ed a quella invitata dal giudice, rientra nella piena e legittima discrezionalità del legislatore nazionale.”6 Non è quindi l’obbligatorietà ad essere Anticostituzionale come qualcuno ha tentato di far credere, ma bensì il difetto di delega da parte del Governo. Se fosse stato rispettato il normale iter legislativo, inserendo correttamente nella delega la previsione dell’Obbligatorietà, la Corte non avrebbe posto alcuna censura, ed è questa la naturale conclusione al quale si giunge leggendo la sentenza. Fatte queste premesse dobbiamo ora interrogarci sul futuro della Mediazione . Personalmente ritengo la Mediazione uno strumento di civiltà Giuridica che pone un freno alla litigiosità ad ogni costo e all’idea che tutto debba risolversi in un aula di Tribunale . Con la Mediazione e le connesse tecniche di negoziazione e comunicazione, il Mediatore correttamente formato, è in grado di neutralizzare i conflitti di principio e focalizzare l’attenzione delle parte sugli interessi specifici ponendo le base per un accordo tra le parti. Le capacità di negoziazione e di comunicazione peraltro dovrebbero far parte del bagaglio di tutti i professionisti impegnati nelle materie giuridico economiche ed in particolare degli operatori del diritto. Appare a mio avviso del tutto fuori luogo ed anacronistica la diffidenza e l’ostilità di quei settori professionali che hanno visto nella Mediazione, non una nuova opportunità professionale, ma bensì il capro espiatorio 6 Cfr Commento alla sentenza del Dr. Massimo Moriconi, magistrato dirigente la Sezione di Ostia del Tribunale di Roma pubblicato sul sito di Adr Network.

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Diritto & Diritti di un sistema che vede un surplus di attori ed una sostanziale diminuzione dell’attività professionale in un contesto di mercato sempre piu’ competitivo. Seppure altri paesi non abbiano necessariamente inserito nel contesto normativo ipotesi di obbligatorietà della mediazione, nel nostro sistema tale previsione ha consentito la diffusione, la conoscenza e la utilizzazione di un istituto fino ad allora sconosciuto alla maggior parte degli operatori del diritto7. È auspicabile che il legislatore intervenga per ripristinare, nel rispetto delle procedure normative, l’obbligatorietà della Mediazione magari, migliorando la normativa laddove aveva presentato carenze lacune o incongruenze. Non può essere peraltro ignorato il fatto che sono nati circa mille organismi di Mediazione e

iscritti quasi diecimila Mediatori a fronte di un impegno del Governo a sviluppare la Mediazione quale strumento alternativo alla risoluzione delle Controversie, ricordando anche che l’inefficienza dell’intero sistema giudiziario costa alla collettività piu’ di un punto percentuale di pil. È bene che le categorie professionali coinvolte ( Avvocati, Commercialisti, Consulenti del Lavoro, Notai e magistrati ecc, ) prendano coscienza delle necessità di togliere dalla aule di Tribunale tutte quelle controversie che potrebbero essere risolte in tempi brevi e meglio, grazie al ripristino dei flussi comunicativi tra le parti in contrasto , puntando agli interessi effettivi . I professionisti coinvolti possono fin d’ora contribuire allo sviluppo della Mediazione inserendo nei contratti apposite clausole di mediazione e verificando 7 Nel 2003 solo il 5,4 % della popolazione quali Organismi sono in grado con piu’ di 18 anni conosceva l’istituto della Mediazione Cfr Giulio Renato di fornire serietà e capacità proFiorimanti, Italia Oggi 11 Novembre 2003. fessionale necessaria.

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Anche in assenza di tali clausole, in presenza di una controversia è bene analizzare se esiste la possibilità di rivolgersi ad un Organismo di Mediazione invitando la controparte Ed infine anche in Giudizio sia per volontà delle parti che per volontà del Giudice è possibile utilizzare l’Istituto della Mediazione. È evidente che la pronuncia della Suprema Corte non ha sancito la morte della Mediazione, in quanto resta intatta la possibilità di rivolgersi volontariamente ad un Organismo di Mediazione o di inserire un apposita clausola in un contratto o in uno statuto e la possibilità per il Giudice di invitare le parti ad un tentativo di Mediazione. È ora necessario condurre una battaglia affinchè nell’immediato il Legislatore metta in agenda l’esigenza di reintrodurre la Mediazione Obbligatorio quale passo necessario alla riorganizzazione dell’intero sistema giudiziario.


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Redditometro

Una prima sentenza che offre ai contribuenti fiducia e speranza

di Maurizio Villani Avvocato

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uesta sentenza, commentata, sia da Italia Oggi, sia dal Sole 24 Ore, è importante perché, in contrasto con altre precedenti sentenze, per la prima volta in italia, ritiene il redditometro una semplice presunzione e non inverte l’onere della prova a carico del contribuente che, in sede contenziosa, può avere grandi difficoltà a difendersi soprattutto perché nel processo tributario non è ammessa né la testimonianza né il giuramento. Invece, la Corte di Cassazione, accogliendo la tesi difensiva, ritiene che debba essere sempre l’Agenzia delle Entrata a provare il maggior reddito derivante da redditometro e non deve basarsi esclusivamente sulle presunzioni previste dai decreti ministeriali. Questa sentenza, inoltre, ripeto la prima in Italia, è importante anche in vista del nuovo redditometro pubblicato pochi giorni fa dall’Agenzia delle Entrate e che sarà utilizzato da marzo per tutti gli avvisi di accertamento riferiti al periodo d’imposta 2009. Secondo me, è importante darne la massima pubblicità, soprattutto in un periodo di crisi economica come l’attuale per dare fiducia e speranza ai contribuenti, oggi impauriti dalle varie notizie di stampa sul nuovo redditometro.

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Lanuova IVA per cassa di Dario Fiori Consulente del Lavoro

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l nuovo regime dell’Iva per cassa, istituito dall’art. 32-bis, D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134, ha finalmente completato il suo iter ed è applicabile dal 01 dicembre 2012. Infatti, dopo l’emanazione del decreto attuativo e della relazione tecnica del M.E.F. dello scorso 11 ottobre ed infine del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 165764/2012 sulle modalità di opzione, il nuovo istituto ha trovato completa definizione sul piano tecnico. La nuova versione dell’Iva per cassa, ha previsto l’esigibilità differita dell’imposta per le cessioni o prestazioni eseguite da soggetti passivi con un volume di affari non superiore a 2 milioni di euro nei confronti di cessionari o committenti che agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione. Pertanto la norma, chiede la qualità di soggetto passivo di imposta, in capo al cessionario o committente dell’operazione, quale requisito per il differimento dell’Iva. Di conseguenza, risultano escluse dall’applicazione del regime le operazioni effettuate nei confronti di privati consumatori. In merito al limite di volume d’affari di 2 milioni di euro è opportuno sottolineare che ciò comporta un ampliamento notevole dei soggetti interessati rispetto alla precedente disciplina, il cui limite di 200 mila euro ha rappresentato una delle cause di scarsa applicazione. Nella relazione tecnica viene precisato che nel calcolo del volume d’affari vanno considerate sia le operazioni che vengono assoggettate al regime dell’Iva per cassa sia le operazioni escluse da tale regime. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate

con la circolare 44/E/2012, ha specificato che l’applicazione del nuovo regime ai soggetti con volume d’affari inferiore ai 2 milioni di euro, ma superiore ai 500 mila euro, è condizionata all’esito di una procedura di consultazione del Comitato Iva della UE, che è stata avviata, ma che, ad oggi, non si è ancora conclusa. Qualora tale procedimento non dovesse dare esito positivo, i contribuenti con volume di affari oltre i 500 mila euro che avessero scelto l’Iva per cassa, dovranno liquidare con le modalità ordinarie l’Iva eventualmente sospesa, senza l’applicazione di sanzioni ed interessi. Come anticipato, la liquidazione dell’Iva per cassa si applica relativamente alle fatture emesse nei confronti dei soggetti passivi Iva. Inoltre, non può essere applicata nei seguenti casi: regime monofase (art. 74, c. 1 D.P.R. n. 633/72); regime del margine dei beni usati (art. 36, D.L. n. 41/95); regime delle agenzie di viaggio e turismo (art. 74-ter, D.P.R. n. 633/72); l’acquirente o committente assolve l’imposta mediante l’applicazione del “reverse charge”; operazioni con Iva ad esigibilità differita (art. 6, c. 5, D.P.R. n. 633/72).

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Le operazioni passive escluse dal differimento della detrazione dell’Iva a credito sono invece le seguenti: acquisti in reverse charge; acquisti intracomunitari; importazioni; estrazioni di beni da depositi Iva. Con riferimento al diritto di detrazione, il regime contiene importanti novità, ed in particolare: l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti, in capo ai soggetti che si avvalgono dell’esigibilità differita, sorge al momento del pagamento dei relativi corrispettivi ai loro fornitori; il diritto alla detrazione dell’imposta in capo al cessionario o committente (cliente del contribuente che applica il regime) sorge al momento di effettuazione dell’operazione (ex art. 6, D.P.R. n. 633/72), ancorché il corrispettivo non sia stato pagato. Per il cedente o prestatore, l’ Iva relativa alle cessioni di beni o prestazioni di servizi diviene esigibile dall’Erario all’atto del pagamento dei relativi corrispettivi. Per tali soggetti, inoltre, il diritto alla detrazione dell’Iva sugli acquisti effettuati sorge al momento del pagamento dei loro fornitori. Al meccanismo del differimento


è stata prevista un’eccezione: se l’incasso della fattura viene effettuato decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, l’Iva diventa comunque esigibile dopo tale data, a meno che in tale arco temporale la controparte sia stata soggetta ad una procedura concorsuale, nel qual caso l’imposta rimane sospesa. Si precisa che in caso di incasso parziale del corrispettivo dal cliente, l’ Iva diventa esigibile nella proporzione tra quanto incassato ed il corrispettivo complessivo della fattura. Specularmente, il meccanismo è valido anche ai fini della detraibilità di pagamenti parziali di fatture nei confronti dei fornitori. Oltre all’innalzamento del limite a 2 milioni di euro l’ altra grande novità è rappresentata dalla neutralizzazione degli effetti del regime Iva per cassa in capo all’acquirente o committente. Nella precedente disciplina, tale soggetto poteva detrarre l’Iva relativa all’acquisto solo al momento del pagamento della relativa fattura al cedente che applica il regime di Iva per cassa. Oggi, con il nuovo regime, l’acquirente potrà detrarre l’Iva immediatamente al momento di effettuazione dell’operazione, a prescindere che il pagamento della fattura non sia stato ancora eseguito, come se avesse ricevuto la fattura da un soggetto in regime Iva ordinario. Chiaramente, tutto ciò non è applicabile nel caso in cui l’acquirente stesso abbia optato per il regime oggetto di trattazione. I soggetti che optano per il regime dell’Iva per cassa, devono adempiere agli obblighi previsti dal D.P.R.n. 633/72 ed inoltre in fattura dovranno annotare: “Operazione con “Iva per cassa” ex art. 32-bis del D.L. 22 giugno 2012, n. 83”. Si precisa, che nella relazione illustrativa del citato

decreto attuativo, viene previsto che “l’omessa indicazione di tale dicitura, costituirà, ai fini sanzionatori, una violazione formale” Nel vecchio regime dell’art. 7 del D.L. n. 185/2008, giustamente, è stabilito l’obbligo di riportare sulla fattura emessa l’annotazione che trattasi di operazione con imposta a esigibilità differita, al fine di far conoscere al destinatario della stessa che è differito il suo diritto a detrarre l’imposta addebitata in via di rivalsa fino al momento del pagamento del corrispettivo alla controparte. La nuova disciplina, invece, non prevede più il differimento dell’esercizio del diritto alla detrazione da parte del cessionario o del committente fino al pagamento del corrispettivo, pertanto poteva essere evitato l’obbligo di apposizione della dicitura. Su tale argomento, si è espressa autorevole dottrina, ritenendo incerta, nell’ambito della nuova disciplina dell’IVA per cassa, la funzione dell’obbligo di segnalare sulla fattura che la stessa è stata emessa in base a tale disciplina, dato che il cessionario o committente che riceve la fattura comunque la tratterà fiscalmente e contabilmente come una fattura con Iva ordinaria. Passando all’analisi delle modalità di fuoriuscita dal regime, nel caso in cui il volume d’affari, in corso d’anno superi il limite di 2 milioni di euro il regime cessa con riferimento alle operazioni attive e passive effettuate a partire dal mese successivo a quello di superamento. Inoltre, il contribuente può facoltativamente fuoriuscire dal regime di Iva per cassa, ma solo dopo il decorso del primo triennio obbligatorio, comunicando la revoca nella dichiarazione Iva annuale successiva alla decisio-

ne di uscita dal regime. In entrambe le ipotesi, il soggetto interessato deve computare a debito nella liquidazione periodica relativa all’ultimo periodo l’ammontare dell’Iva relativa alle operazioni effettuate i cui corrispettivi non sono stati ancora incassati e detrarre l’Iva a credito relativa agli acquisti non ancora pagati. La scelta è finalizzata, come chiarisce la relazione illustrativa, ad evitare la coesistenza per la stessa attività, di due regimi diversi di liquidazione dell’imposta. In merito alle modalità di opzione, il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21/11/2012 disciplina l’adesione al regime con una regolamentazione piuttosto permissiva. La scelta è infatti desunta dal comportamento concludente del contribuente senza necessità di alcuna comunicazione preventiva. L’opzione va confermata ex post nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta effettuata, attraverso la compilazione del quadro VO della medesima dichiarazione. Si precisa, che la mancata annotazione sulle fatture emesse della dicitura di adozione dell’Iva per cassa, non inficia sulla validità dell’opzione se risulta riscontrabile la corretta applicazione del regime. L’opzione è vincolante per almeno un triennio, decorso il quale la scelta resta valida per ciascun anno successivo; tuttavia, in via transitoria, chi ha adottato il regime a partire dal 01/12/2012 può considerare tutto il 2012 come primo anno ai fini del vincolo triennale. Parimenti, la scelta è efficace dal 01 gennaio dell’anno in cui è esercitata, ovvero, in caso di inizio attività nel corso dell’anno, dalla data di inizio dell’attività medesima.

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Ordine

Ottantacinque ulteriori nuove lauree Con la conclusione dei corsi di Laurea in Economia Aziendale Internazionale al servizio della crescita della Categoria

di Andrea Tommasini Redazione Cultura

O

ttantacinque ulteriori nuove Lauree in Economia Aziendale Internazionale conseguite nell’ultima sessione dai nostri Colleghi dei quali con piacere ed orgoglio andiamo a pubblicare i nomi, anche in segno di ringraziamento per aver saputo sostenere, insieme alla grande fatica ed impegno dello svolgimento della professione e del lavoro, l’assiduità nello studio per la positiva realizzazione di sempre nuove sfide. Onore al merito !

Una Cerimonia curata in ogni particolare per la consegna delle pergamene ha avuto luogo il 18 dicembre u.s. presso la sede della Link Campus University in Roma, alla presenza dell’On. Prof. Vincenzo Scotti – Presidente Fondazione Link Campus, del Prof. Claudio Roveda – Presidente della scuola under graduate Link Campus University, dell’ Ing. Pasquale Russo – Direttore Generale Link Campus University, del Prof. Pierluigi Matera – Presidente della scuola post graduate Link Campus University e del Prof. Sergio Zoppi – Comitato tecnico Ordinatore Link Campus University. Insieme a loro per accogliere i laureati della Categoria, il nostro Presidente del Consiglio Provinciale di Roma dell’ordine dei Consulenti del Lavoro, il Dott. Adalberto Bertucci. Annunciamo con piacere dunque la felicità per questi ulteriori traguardi raggiunti: meritati e realizzati con quella determinazione fatta di costanza, fermezza, ostinazione, risolutezza, tenacia, perseveranza, qualità queste, che hanno sempre contraddistinto la Categoria dei Consulenti del Lavoro, permettendo di raggiungere alla

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Categoria stessa un costante “valore aggiunto”. La serietà e l’integrità di un legame che è iniziato, a volte anche per caso e che si è consolidato e arricchito per scelta. Auguri di cuore alle nuove dottoresse ed ai nuovi dottori che arricchiscono ulteriormente il nostro Ordine di nuovi contenuti da porre al servizio della Categoria, dei Clienti e della costante affermazione del nostro importante ruolo sociale ed economico!! Auguri a: Mario Alessandrini, Antonello Altobelli, Lucia Alvares, Sabrina Amicone, Christian Ancillai, Roberto Arcangeli, Federica Baccanari, Amedeo Balzana, Marco Barbarisi, Caterina Berardi, Silvia Bernardini, Romana Bettoni, Simona Bolognesi, Nicola Bucci, Emanuela Camerucci, Marco Camerucci, Daniela Capoccetti, Antonella Cersosimo, Alessandro Chindamo, Manuel Cisternino, Mariano Ciuchetti, Mario Coccia, Valerio Coccia, Valentina Coloriti, Patrizio Cristofari, Maurizio Daniele, Angela de padova, Roberta De Paola, Maria Rosaria De Santis Bruno,


Gemma Del Prete, Fabrizio Del Sordo, Diletta Diotallevi, Valentina Duca, Daniele Ferrigno, Stefano Ficicchia, Federica Fiorenza, Pietro Foglietta, Antonella Frattolillo, Marco Funari, Massimo Gabriele, Michele Maria Gatta, Giu-

liana Giacomelli, Manuela Giorgetti, Stefano Imperi, Riccardo Invernali, Daniela Leurini, Alessandro Londi, Alessandro Maffei, Michele Magrone, Rinaldo Marcocci, Anna Marrocco, Barbara Martelluzzi, Stefania Menichetti, Gianluca

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Ordine

Miccinelli, Anna Milici, Sante Mosetti, Pierluigi Netti, Ivana Paganelli, Grazia Maria Pastore, Marco Pellegrini, Emanuela Petrillo, Mauro Pistillo, Nicolino Porcu, Eleonora Proia, Giuseppe Proietti, Federico Rappoli, Alessandra Rappoli, Roberto Rossi, Fabrizio Sacchi, Luigi Salsiccia,

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David Salsiccia, Barbara Santucci, Simona Savelli, Giuseppe Sconti, Francesco Sergiacomo, Valerio Sestili, Serena Sica, Eraldo Simoni, Valeria Spagnuolo, Benedetto Stella, Stefania Ungaretti, Stefano Vescovi, Rosa Zaccaro, Valentina Zoldan, Aldo Tomaino!!!


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L’Italia

Professoressa Rita, missione vita

Il ritratto di Rita Levi Montalcini, una donna che ha dato lustro alla femminilità, all’intelligenza ed all’Italia nel mondo. L’esaltazione della voglia di fare e di lottare, sino alla fine e senza paura, sempre di Andrea Tommasini Redazione Cultura

U

na raccolta di 28 aforismi costituenti e rappresentativi il pensiero della Professoressa Rita Levi Montalcini (Torino, 22 aprile 1909 – Roma, 30 dicembre 2012) per ritrarre la sua anima ed il suo pensiero. È stata una neurologa e senatrice a vita italiana, Premio Nobel per la medicina nel 1986. Negli anni cinquanta le sue ricerche la portarono alla scoperta e all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF, scoperta per la quale è stata insignita nel 1986 del premio Nobel per la medicina. Insignita anche di altri premi, è stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Il 1º agosto 2001 è stata nominata Senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. È stata socia nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche ed è stata socia fondatrice della Fondazione Idis-Città della Scienza. A cento anni ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia

quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente. A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un’anatra. A vent’anni volevo andare in Africa per curare la lebbra. Ci sono andata da vecchia,

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ma per curare l’analfabetismo, che è molto formazione cioè, perché lo sviluppo della donna è stato volontariamente bloccato. più grave della lebbra. Ho ottimi rapporti con le giovani che lavoAbbiamo scoperto che l’NGF (Nerve Growth rano con me, perché sentono che posso agFactor) è molto più di una molecola protei- giungere qualcosa che manca alla loro formaca. Senza, la vita si ferma. Nei topi blocca zione: l’intuito. l’avanzare dell’alzheimer. Ho sempre destinato le mie modeste riAi giovani auguro la stessa fortuna che mi sorse a favore, non soltanto delle persone ha condotto a disinteressarmi della mia bisognose, ma anche per sostenere cause persona, ma di avere sempre una grande atten- sociali di prioritaria importanza. zione nei confronti di tutto ciò che mi circonda, a tutto quanto il mondo della scienza, senza tra- I giovani di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danscurare i valori della società. no loro l’illusione di stare ragionando. Ma il C’è una difficoltà nel rendersi conto che il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto nostro comportamento è molto complesso, e maschera la propria azione dietro il linguagche il cervello è fatto di tante componenti. E c’è gio, mimando quella del cervello cognitivo. Biuna difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la sognerebbe spiegarglielo. possibilità di un rovesciamento. Forse io sono una innata ottimista ma penso che ci sia sempre I giovani oggi hanno grandi capacità, ma dal punto di vista culturale sono piuttosto qualcosa che ci salva. bassi. Da adolescente sognavo di emulare Albert Schweitzer a curare i lebbrosi. Adesso nell’ul- Il cervello arcaico ha salvato l’australopitetima tappa della mia vita ho potuto finalmente co ma porterà l’homo sapiens all’estinzione. La scienza ha messo in mano all’uomo potenti aiutare le popolazioni sfruttate per secoli. armi di distruzione. La fine è già alla portata. Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte. Il messaggio che invio, e credo anche più

Dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona. Geneticamente uomo e donna sono identici. Non lo sono dal punto di vista epigenetico, di

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L’Italia importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito.

te la mia fortuna, perché mi hanno obbligata a costruirmi un laboratorio in camera da letto, dove ho cominciato le ricerche che mi hanno in seguito portato alla scoperta dell’NGF (Nerve Growth Factor). Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita. Nel 2001 ho avuto l’idea dell’EBRI [European Brain Research Institute]. Mi sono chiesta: in che cosa l’Italia ha sempre primeggiato? Nelle neuroscienze. Nel Settecento Galvani e Volta

In Africa ci sono migliaia di donne intelligenti che non hanno la possibilità di usare il cervello. Tutto quello per cui mi impegno in Africa [con la Fondazione Rita Levi Montalcini] è l’istruzione.

scoprirono l’elettricità animale; a fine Ottocento La donna è stata bloccata per secoli. Quan- Golgi inventò la colorazione con l’argento delle do ha accesso alla cultura è come un’affamata. cellule nervose; Vittorio Erspamer riuscì a isoE il cibo è molto più utile a chi è affamato rispet- lare la serotonina e altri neurotrasmettitori e Giuseppe Levi, il mio professore, fu tra i primi a to a chi è già saturo. sperimentare la coltura in vitro. Le leggi razziali del 1938 si sono rivela-

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Nel passato la cultura era accessibile solo a una ristretta élite e alle donne ebree, perché tra gli ebrei la cultura era così amata che superava la differenza di sesso. Non è passato un secolo dai miei tempi, ma molti secoli. La tecnologia di oggi era impensabile cinquanta-sessanta anni fa. Ma la tecnica da sola non basta, serve una visione più ampia.

con il linguaggio e in 150mila anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura. Purtroppo buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie, la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo - sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così.

Non esistono le razze. Esistono i razzisti.

Ho avuto l’onore di essere insieme a Lei alle feste dei suoi 99 anni e 100 anni e sono onorato a nome personale e della Categoria di poterle rendere il nostro semprevivo ricordo ed affettuoso saluto.

Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Posso dire che l’unico ideale per cui ho lavorato è stato quello di aiutare gli altri e forse per questo la ricerca mi ha dato molto di più di quanto potessi sperare. Quando muore il corpo sopravvive quello che hai fatto, il messaggio che hai dato. Quello che molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell’ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni a oggi, e non differisce molto tra l’homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell’ambiente e degli aggressori. L’altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. È nato

Foto Franco Ziriaco

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Rubrica Pasquino

Inmemoria diRitarella

• Cosa ci ha insegnato a noi del Popolo carente proprio nella ‘scienza’, la ‘piccola Signora’, la grande Scienziata? Che ci ha ‘lasciato’?

ma sempre sorridente e ben curata nell’aspetto ce lo possono testimoniare

a quella della mente. Per presentarci agli altri in modo che non si fissino sull’età. O ancora migliore che se ne dimentichino.

• Il che non significa che non bisogna aver cura di se o di lasciarsi andare, piuttosto di • Il grande Mark Twain, a pro• Cosa si può dire a un Popolo posito di rughe, disse che vede donne che esse dovrebbero belle da lontano indicare soltanto dove o in foto, ma che sono stati i sorrisi. poi si dimostrano un vero spavento viste da vicino, tra Lei con la sua bonomia, labbroni, linee dei ma soprattutto con tutti tatuaggi estetici, i suoi trascorsi di esìli, immobilità dei lontananze, rinunce muscoli, gonfiori alla maternità, al dedistrani, mancanza carsi allo studio, alla di espressività. ricerca per gli Altri ha Donne che incanaggiunto, che anche se, le non avere così paura di invectano appena ti guardano, ti rughe, indicassero un po’ chiare da arrivare a chiudersi sorridono, e incominciano a di dolore significherebbero il in una gabbia estetica, che parlarti, e non riesce a vedere bene maggiore per serve per avvelena e mette paura. più le rughe o le occhiaie? affrontare le traversie della Vita: l’ “Esperienza”. • “Le donne intelligenti hanno • L’età non conta più, conta quello che sai trasmettere l’età che decidono di avere”. agli altri. E allora seguiamo il • Lei lasciando detto: “ Malgrado l’età io non vivo nel passasuo anelito aiutiamo la nostra to, ma nel futuro!” è stata un mente a essere libera, allena• Solo le donne intelligenti inno alla speranza, alla vita in ta e flessibile, e più che all’ecome lo è stata lei, anche se tutte le sue forme lasticità della pelle pensiamo così minuta, cosi ‘grinzosa’,

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IN MORTE DI ‘RITARELLA’ A Marfo’, me so sentito domannà: “Ma che c’ha ‘nsegnato a noiantri qu’a cervellona, qu’a piccola nonnetta canutella che se ne ita all’artro monno, e j’anno fatto tante storie come se fusse stata pizz’e fichi?” A noi che de scenza ‘nce capimo ‘ncacchio! Che te devo dì, a Sor Pasquino … Noantri se stamo abituà a vede femmine fiche, da luntano o ‘nfotografia, che poi quanno ‘e vedi da vicino te pija ‘ncorpo! Labbra gonfie, trucchi pe ‘na bellezza farza, bozzi ‘ncredibili, visi che je manca l’espressione. Femmine che te fanno stramazzà appena te sbatteno le cija o te ‘mbriacheno se te sorrideno o te rivorgheno a parola. Nun se vedeno più le rughe o l’occhi accalamarati. Posso ditte che pe me sortanto femmine cor comprendonio come è stata ‘sta Nonnetta Giudia, piccola, carina, tenera come e vecchiette che co’ a sedia se metteno a pià er sole ar Portico d’Ottavia, vicino da Giggetto. Sempre sorridenti e curate. Ce lo ponno testimonià. “Le donne cor cervello c’hanno l’età che vonno avè” E mica vonno dì che non significa che non bisogna avecce cura de se stessi o di lasciasse annà, piuttosto vonno dì de nun avecce paura de ‘nvecchià e de nisconnese dietro a na farza facciata ristuccata che si se scrosta te fa cacasotto pe ‘a strizza de quello che nisconne.. Che ha ‘nsegnato? Che l’anni nun conteno, conta quello sei capace a trasmette a chi te s’accosta. Seguitamo quello che c’ha voluto fa ccapì, aiutamo er comprendonio, ‘a mente’, a esse libbero, sempre in tiro! Più che a pelle tenemo la ‘capoccia’ pronta come na mazzafionda, come ‘n’elastico a quadrelli che più lo tenni e più è pronto a scattà. L’Antri nun ce deveno compatì pè l’anzianità ma vedè pe quello che semo: lucidi, pronti e gajardi tanto da faje scordà l’anni veri che c’avemo. Me dicono che ‘n America ‘no scrittore ‘n certo Marche Tavaine proprio pe ‘e rughe ebbe a dì che “esse deveno innicà solo ‘ndo so stati ‘i sorrisi!” Sai che c’ha sommato a Bella Nonnetta? Che ‘e rughe puro se ‘ndicassero un po’ de dolore, sarebbero sempre er segno de ciò che serve pe affrontà sta Vita de tormenti: L’ “Esperienza”. Dorce come na giuncata. Piccola ma da rispettà solo pe tutti li passati de tristezze e de cattiverie che je so capitati … esiji, lontananze, a nun volè esse madre per nun fa mancà l’applicazzione a studià pe er bene dell’Antri… Ha detto: “ Malgrado l’età io non vivo nel passato, ma nel futuro!” , troppo forte! Come n’artoparlante ‘n piazza ha strillato ar Monno ch’a Vita è bella sempre! A Speranza è l’urtima a morì. A Pasquì nun posso fa antro che ddì “Ciao Ritarè, requiescat in pace!”

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ORDINE NELLA VITA...

CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO

L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it.

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