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ADALBERTO BERTUCCI
Caro Osservatore ANDREA TOMMASINI Un Papa Beato MAURO PARISI La crisi del principio di legalità
VITANTONIO LIPPOLIS Appalti pubblici e
DURC AAVV Così l'ANCL usa lo statuto AAVV E ora che fai? ti dimetti? N U M E RO 3
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SPECIALE BEATIFICAZIONE PAPA GIOVANNI PAOLO SECONDO
Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
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15 APRILE 2 0 1 1 In copertina: il Papa Giovanni Paolo secondo
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Andrea Tomassini
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Caro Osservatore
Un Papa Beato
Giuseppe Marini Io c'ero !
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Mauro Parisi
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Vitantonio Lippolis
La crisi del principio di legalitĂ : i controlli sul lavoro
Appalti pubblici: obbligo di DURC da parte della stazione appaltante
Rubriche
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Adalberto Bertucci
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Voci dal Territorio La Consulta X
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Vita nell'Ordine... Ordine nella Vita
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Pasquinate Parola d'ordine: trasparenza
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House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Pubblicazione quindicinale.
Direttore responsabile Antonio Carlo Scacco
Comitato scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte - Giuseppe Sigillò Massara - Pierluigi Matera Antonio Napolitano - Mauro Parisi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano
Progetto grafico e digitalizzazione Antonio Carlo Scacco
Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Andrea Tommasini Aldo Persi
Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12
Per contributi e suggerimenti TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it
Questo numero è stato chiuso in redazione il 14 aprile 2011
ADALBERTO BERTUCCI
IL CONSULENTE
non avremmo voluto occuparci in questo editoriale di una lettera pubblicata recentemente su “Il Consulente 1081”, a firma di tale “Osservatore Romano”, se essa, fra le tante sciocchezze ivi contenute, non recasse, già a partire dal titolo, la dizione “… in risposta all’editoriale di ‘The World Of Il Consulente’ “. Solo dopo una attenta ricerca sono riuscito a comprendere come la lettera si riferisse ad un articolo pubblicato nel numero 1 (pagina 8) di questa Rivista. Se il nostro “Osservatore Romano” fosse, nonostante il nome, un tantino più osservatore, si sarebbe accorto che l’articolo in questione (come si legge chiaramente nel proemio) non rappresenta la voce dell’Ordine di Roma ma, semplicemente, la voce di un Collega (possiamo dirlo: non romano) che, scrivendoci, ci ha pregato di mantenere celata la sua identità. Esattamente quello che ha fatto il nostro “Osservatore” con la Rivista “Il Consulente 1081”. Ora, mentre noi non ci sogneremmo mai di ritenere la sua lettera la voce ufficiale dell’Ancl per il solo fatto della pubblicazione nella 1081, lui, al contrario, non nutre dubbi in proposito. La spiegazione è molto semplice. Purtroppo per lui ( e per noi) il mondo che egli frequenta è radi-
E E D D II TT O O R R II A A LL E E
CARO OSSERVATORE,
calmente e geneticamente incompatibile non solo con la libertà di espressione e di pensiero, ma anche con la semplice idea di essa: per cui un articolo pubblicato su una qualsivoglia Rivista non può essere, compatibilmente alla sua forma mentis, espressione di uno spirito libero, ma deve necessariamente essere l’opinione di un grigio funzionario della sua linea editoriale . Mio caro “Osservatore”: c’è infinitamente più rancore e negatività in questa tua visione distorta dei rapporti categoriali che nelle parole dell’articolo che tu hai citato. E c’è infinitamente più colore e positività in questa Rivista che in alcune riviste da te praticate: qui non leggerai mai di grigi sunti di sunti di circolari, corredati da fototessere che avrebbero certo miglior sorte se accostate ad un tremolante lumino; non leggerai mai di chilometrici elenchi di dirigenti, giunte, vassalli, valvassori e valvassini ;non leggerai mai di comunicati e proclami inneggianti alla democrazia che fanno tanto pensare a delle scritte incise su sepolcri imbiancati. Scrivici pure con fiducia e noi pubblicheremo le tue lettere. Qui troverai sempre libertà di espressione e pensiero: anche se, per nostra fortuna, la tua voce non correrà mai il rischio di essere confusa con quella dell’Ordine di Roma.
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UN PAPA BEATO
Nel giorno del primo maggio 2011 si verifica una straordinaria sovrapposizione di date importanti, sia per il mondo Cristiano, sia per il mondo del lavoro, molto caro evidentemente alla nostra Rivista, con un evento unico al mondo che attirerà a Roma milioni di Pellegrini: la Beatificazione del Servo di Dio SS Giovanni Paolo II. La festa del primo maggio ha bisogno di un rilancio. Ha necessità di essere compresa e conosciuta anche nei suoi risvolti Cristiani, sia per le nostre radici, sia perché viviamo a Roma, una città che storicamente convive con lo Stato Città del Vaticano e con la storia di Santa Romana Chiesa che da svariati secoli ormai si fonde e si sovrappone con la nostra cultura. Nel giorno del primo maggio si festeggia infatti nella cristianità San Giuseppe Lavoratore, per il quale, SS Giovanni Paolo II nei Suoi lunghi anni di Pontificato, non ha perso l’occasione d’incontrare in questa circostanza il mondo del lavoro. Per tutta la Chiesa questa data è sempre stata, infatti, un motivo per confrontare ed effondere i propri valori nel mondo del lavoro. Il lavoro, diceva Papa Wojtyla, è la chiave della questione sociale. Questo anche il motivo per cui intendiamo dare ulteriore forza e servizio da parte della nostra Categoria al sentire cristiano di questa importante Beatificazione. Per le cerimonie di Beatificazione di cui all’accluso programma, l’Opera Romana Pellegrinaggi, attività del Vicariato di Roma alle dirette dipendenze del Cardinale Vicario del Papa, è l’organizzatore ufficiale dell'evento: ed al suo fianco operano in sinergia il Comune di Roma, la Provincia di Roma, la Regione Lazio per la miglior riuscita delle manifestazioni e delle celebrazioni. Al fine di facilitare tutte le persone che desidereranno essere materialmente e personalmente presenti alle celebrazioni ed agli eventi previsti, l’Opera Romana Pellegrinaggi ha dedicato all'evento un sito internet, http://www.jpii-
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FERVON RATIVI BEATIFI GIOVANN CHE AV PROSSIM MAGGIO DI SAN G VORATO
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IL CONSULENTE beatus.org che, oltre a contenere le proposte di viaggio e/o soggiorno nella Capitale, sarà aggiornato in tempo reale con informazioni preziose per seguire le iniziative in programma. Nelle sue profonde radici ricettive e multietniche, la città di Roma attende i pellegrini ed è pronta ad accoglierli. A tal scopo fervono i lavori per potenziare le strutture ricettive: nelle zone adiacenti piazza San Pietro ed in alcuni punti strategici del centro storico, dove saranno predisposti punti di accoglienza, punti di ristoro e bagni chimici, mentre fuori dal caos cittadino verrà predisposta un’area dedicata ai giovani, un villaggio dove potranno pernottare. Moltissimi inoltre i volontari che nelle aree di grande afflusso dei partecipanti alla Beatificazione saranno dedicati a fornire indicazioni a coloro che saranno nella Capitale in quei giorni. In collaborazione con il Comune di Roma, è dedicato all'evento il numero telefonico 060606 come numero multilingue di pubblica utilità. L'Opera Romana Pellegrinaggi, per facilitare gli spostamenti nei giorni della Beatificazione, ha ideato il "JPII Pass" acquistabile al prezzo di 18 euro sul sito web. I servizi garantiti dal "JPII Pass" sono: trasporto pubblico urbano all'interno della città di Roma (autobus, tram, metropolitana, ferrovia Roma-Ostia) per tre giorni a partire dalla data della prima convalida, pack lunch - pranzo al sacco per la giornata del 1° Maggio, kit informativo per gli eventi legati alla Beatificazione e informazioni utili, assistenza per le celebrazioni, assistenza sanitaria, visite con audio guida al Carcere Mamertino e alla Basilica di San Giovanni in Laterano ed open bus Roma Cristiana per la durata di tre giorni (utilizzo del titolo di trasporto vincolato alla viabilità urbana secondo quanto stabilito dal Comune di Roma per l'evento). Il "JPII PASS" non è il biglietto per assistere alla cerimonia della Beatificazione. La santa Messa celebrata da Benedetto XVI, durante la quale il Santo Padre proclamerà Giovanni Paolo II beato, è aperta gratuitamente a tutti coloro che vorranno parteciparvi e che potranno accedere a piazza San Pietro. Sulla Piazza San Pietro, a fianco alle innumerevoli istituzioni che si integreranno ai servizi nazionali di Volontariato sanitario e non solo, a Supporto della Direzione Sanità ed Igiene dello Stato Città del Vaticano, lo storico Posto di Primo Soccorso del Sovrano Militare Ordine di Malta che offrirà Assistenza sanitaria e non solo ai pellegrini che converranno in Piazza San Pietro, in ossequio al Carisma Melitense. Per coloro i quali desiderino dunque essere presenti in quelle date, Roma sarà in grado di accogliere tutti come sempre ha dato prova di saper fare.
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30 APRILE 1998: IL PAPA PARLA AI CONSULENTI DEL LAVORO DI ITALIA, SPAGNA E POLONIA IL 30 APRILE 1998 GIOVANNI PAOLO II RICEVETTE I CONSIGLI NAZIONALI DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ITALIA, SPAGNA E POLONIA
Illustri Signore e Signori!
Sono lieto di incontrarvi, accogliendo con animo grato un vostro desiderio manifestato già da tempo. Voi rappresentate in modo altamente qualificato la categoria professionale dei Consulenti del Lavoro, così come essa si esprime a livello istituzionale in Italia, in Spagna ed in Polonia, vale a dire nei tre Consigli nazionali dei rispettivi Ordini. Ringrazio la Signora Gabriella Perini per le cortesi espressioni che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Anzitutto, vorrei esprimere il mio compiacimento per il collegamento che avete saputo creare tra le rispettive organizzazioni nazionali mediante vincoli che sono primariamente basati sulla comunanza di interessi e di problemi professionali, ma che vengono rafforzati ed avvalorati anche dalla concezione dell'uomo e della società ispirata al messaggio cristiano ed alla dottrina sociale della Chiesa. L'occasione è, pertanto, opportuna per richiamare alcuni contenuti generali di tale concezione, nella persuasione che ciò non mancherà di risultare utile per i vostri specifici obiettivi. Dal punto di vista dell'etica sociale, l'interesse saliente della vostra professione è dato dal fatto che essa si occupa del lavoro stesso, o meglio dei rapporti di lavoro, per tutelarne la correttezza e la sicurezza nelle loro varie fasi, a salvaguardia della dignità della persona e della famiglia e nel rispetto delle legittime ragioni dell'impresa. Ho voluto dedicare il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest'anno, cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, al tema della giustizia. Non c'è dubbio che promuovere rapporti di lavoro realmente degni della persona umana significa operare per consolidare la giustizia, ponendo così le premesse per una pace autentica e duratura. In tale prospettiva, le esigenze cui siete chiamati a rispondere sono molteplici. Prima tra tutte, evidentemente, quella di favorire l'occupazione e combattere la disoccupazione. Quest'ultima è in ogni caso un male e, quando raggiunge taluni livelli, può diventare una ve-
ra calamità sociale, ancor più dolorosa se si considerano le nefaste conseguenze che comporta per le famiglie e per i giovani. N U M E RO 3
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IL CONSULENTE L'alto tasso di disoccupati porta con sé seri rischi di sfruttamento. E' perciò necessario vigilare attentamente sull'equità del salario e sulle condizioni di lavoro, perché siano garantiti i diritti alla salute, al riposo, alla previdenza. E che dire, poi, del lavoro che la madre svolge in famiglia? Non si dovrebbe forse con più attenzione operare per una legittima rivalutazione sociale dei compiti materni? Auspico di cuore che ci si soffermi a considerare queste esigenze da più parti manifestate, valutando concretamente la fatica unita alle occupazioni domestiche ed il bisogno che i figli hanno di cura, di amore e di affetto da parte dei genitori e specialmente della madre. Illustri Signori e Signore, grazie per il vostro impegno e per i giusti sforzi che voi dispiegate a tutela dei diritti dei lavoratori. A tutti è noto che un oculato servizio alle legittime esigenze di quanti sono uniti dalla stessa professione non può non tener conto delle limitazioni imposte dalla situazione economica generale del Paese. Penso, in questo momento, a ciò che l'Italia, la Spagna e la Polonia stanno compiendo per favorire l'auspicata crescita nella libertà e nella solidarietà. Penso pure ad ogni iniziativa tesa ad affrettare la costruzione di un'Europa a sua volta più libera e solidale. Possa il vostro impegno essere valido stimolo all'armonizzazione degli ordinamenti giuridici dei vostri rispettivi Paesi nel campo del lavoro. Ciò contribuirà efficacemente a far progredire i popoli del Continente verso quella reciproca integrazione che non può che essere vantaggiosa per tutti. A questo auspicio unisco i miei auguri per voi e per le vostre famiglie, mentre di cuore vi benedico.
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Giuseppe Marini
IO C'ERO!
IO, COME SAN TOMMASO, HO POTUTO Il 30 aprile del 1998, unitamente ad altri Colleghi del Club Euro"TOCCARLO" peo delle Professioni lavoristiche, fummo ricevuti dal Papa GioE CREDERE... vanni Paolo II.
Ricordo che, attraversando il Cortile di San Damaso per arrivare agli appartamenti del Santo Padre, dove era stata indetta l’Udienza riservata, avevamo tutti - uomini e donne, italiani, spagnoli e polacchi - la consapevolezza dell’enorme importanza di ciò che stava accadendo. Un ‘Mito’ ci permetteva di condividere degli attimi di spiritualità immensa; dedicandoci, nello spazio di un incontro, oltre a un profondo messaggio, molto significativo, anche un caloroso saluto individuale e… personale . Ci veniva offerta non solo l’occasione stravolgente di captare il carisma che prorompeva da un Uomo ‘fuori dal comune’, ma anche d’immedesimarci nel ruolo di coloro che avrebbero potuto dire di essere stati… a contatto con un Uomo Indimenticabile, un Uomo che ha cambiato la Storia dell’Umanità! Dopo tredici anni, suffragando le intense parole che in un articolo a firma di Rosario De Luca comparvero su una rivista della Categoria, posso testimoniare: “…la Sua esistenza, e conseguentemente quella dell’intera umanità, accrescono ancor di più la valenza di quell’incontro che ha lasciato segni indelebili in ognuno dei partecipanti.” A me ha impresso la Fede e la necessità di ‘abbeverare’ in Lui il mio spirito conformando, ogni mia azione successiva, alla dottrina della sussidiarietà, a Lui tanto cara. Sono un ‘fortunato’; non a tutti è dato di conoscere la Via… direttamente da un Santo.
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AR PAPA NOSTRO, AR PAPA NOSTRO, GAJARDO E TOSTO! (in ricordo di Giovanni Paolo II) Ciai lassati così, a poco a poco, sempre più curvo in quer vestito bianco. Fino all’urtimo hai fatto vède er foco che ciavevi drento ar core, mai stanco. Quann’hai dato quer pugno sur leggio, ciai fatto sperà che, puro stavorta, ce l’avressi fatta a sfangà, e che Dio poteva fa l’appello ‘n ‘antra vorta. Ciai visto ‘n quela piazza? Che rimpianto! Ce bastava sapè che stavi lì: saressimo stati là nun sai quanto, pe’ fatte compagnia e facce sentì. Ma mo’ te ne sei annato veramente, e ce resta quer: “damose da fa”! Nun ciai detto “dateve”, perché in mente, te vorzi mette ‘n mezzo p’aiutà. Io penzo che l’hai detto a sta magnera, sapenno che la strada de quaggiù, sarebbe stata certo più leggera, si ‘n mezzo a noi ce stassi puro Tu! P. Lucio Maria Zappatore Parroco di S. Maria Regina Mundi a Torrespaccata (er Paroco c’ha fatto parlà ‘n romanesco er Papa)
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GAJARDO E TOSTO! L’URTIM’ORA ‘Na folla senza fine ariva e pare, giù pe’ San Pietro e a la Conciliazzione, che ‘na fiumara umana, in proscessione, sfocia a li piedi d’un immenso artare. Er papa mòre e sotto ar Cuppolone, canti, preghiere e sòni de chitare so’ nòte stese in Cèlo, dorci e amare, coll’occhi fissi addosso “ar finestrone”. Tramonta l’omo e l’angelo viè fòra; cormo de Luce, s’arimette l’ale e fionna in braccio ar “Padre” che l’onora. In tera intanto, cosa eccezzionale, sur busto ha scritto “ te volemo bene” puro Pasquino, l’anticlericale! Giuseppe Caporuscio (Poesia prima classificata al 2° concorso di poesia romanesca “Semo Romani” del 29 maggio 2005)
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LA CRISI DEL PRINCIPIO DI LEGALITA': I CONTROLLI SUL LAVORO di Mauro Parisi Principio di legalità: questo sconosciuto! Non sempre, forse. Non ovunque, può darsi. Ma senz’altro –spesso e volentieri, ahimé- nel mondo dei controlli in materia di lavoro. La cosa, oltre che inaccettabile giuridicamente, pone problemi seri, tanti problemi. Ma innanzitutto uno: le garanzie dei soggetti controllati, ispezionati, vigilati, verificati, rischiano di andare in fumo. Con effetti dolorosi e, sovente, economicamente molto apprezzabili. Come è noto, il principio di legalità è quel concetto di civiltà, prima ancora che di diritto positivo, che stabilisce che nessuno può essere punito per avere commesso un fatto che non sia previsto espressamente e puntualmente come illecito dall’ordinamento. La Costituzione parla chiaro, al riguardo. L’articolo 23 della Carta costituzionale prevede che “nessuna prestazioni patrimoniale o personale può essere imposta se non in base alla legge”. L’articolo N U M E RO 3
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25 della medesima dispone, inoltre, che “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. Proseguendo, pure in ambito penale la lezione appare chiara.
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IL CONSULENTE L’articolo 1 del Codice penale dispone che “nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite”, mentre l’articolo 2, commi 1 e 3, del Codice penale prevede che “nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva più reato”. Ancora, anche in ambito amministrativo –terreno in cui opera la parte più significativa delle ispezioni in materia di lavoro- capita che l’articolo 1 della legge 24 novembre 1981, n. 689 stabilisca che “nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione. Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati”. Tutto chiaro, quindi? No, parrebbe. All’indomani dell’entrata in vigore del Collegato lavoro (legge n. 183/2010), il 24 novembre scorso, capita di leggere ancora –malgrado la cogente lettera della legge e l’insormontabile norma di principio di cui abbiamo detto- che, per esempio in materia di contrasto al lavoro sommerso, gli ispettori del lavoro, indagando
delle “condotte illecite che si siano esaurite prima dell’entrata in vigore del Collegato lavoro”, sono chiamati ad applicare “la precedente disciplina sanzionatoria”. Quella abrogata, insomma. Alla faccia della volontà sovrana del legislatore, che evidentemente la pensava altrimenti. Può così pure avvenire di imbattersi in affermazioni ufficiali per cui, l’ispettore che verifica la regolarità dell’impiego di lavoratori somministrati, deve considerare “in nero” tutti quei casi in cui, “la regolare occupazione del lavoratore somministrato, in missione presso l’utilizzatore, [non sia] dimostrata con l’esibizione del contratto di lavoro sottoscritto dalle parti o della comunicazione di invio in somministrazione”. Vale a dire che -dato che la comunicazione di assunzione dei lavoratori somministrati può essere per legge effettuata entro il ventesimo giorno del mese successivo a quello del primo impiego- se non si esibisce all’ispettore il contratto di somministrazione o la comunicazione di invio del lavoratore, quest’ultimo verrà ritenuto ipso facto “sommerso”. Peccato però che la norma –appena modificata dal Collegato lavoro, del resto- sia molto chiara sul punto: possono essere considerati in nero solo “i lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato”. Ciò significa, in sostanza, che il principio di legalità –che ha tra i suoi corollari la tassatività della norma e il divieto di analogia- non permette nel modo più assoluto di applicare il precetto e la sanzione in casi pure “simili”, ma non previsti espressamente dalla legge. Certo, si può senz’altro affermare che il legislatore avrebbe potuto e dovuto pensarci. Però è altrettanto vero che non l’ha fatto. E se non l’ha fatto non è possibile –neppure con una circolare amministrativa-, “disporre” altrimenti. In questi casi c’è senz’altro da attendersi che gli ispettori si atterranno all’orientamento ufficiale impartito. Ma occorre anche ricordarsi che, in tali casi, i provvedimenti dei funzionari non potranno senz’altro che ritenersi pienamente invalidi e passibili di impugnazione in ogni sede. Basta conoscere le regole, quindi. E farsi rispettare.
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Foto di Jeff Kubina
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APPALTI PUBBLICI: OBBLIGO DI DURC DA PARTE DELLA STAZIONE APPALTANTE Vitantonio Lippolis Fino a poco tempo fa la verifica della regolarità contributiva negli appalti pubblici poteva avvenire tramite l’acquisizione, da parte della stazione appaltante, del DURC direttamente dall’appaltatore. Al fine di accelerare i tempi delle procedure amministrative, conseguentemente, gli appaltatori più sagaci chiedevano – in autonomia e con periodicità e frequenza – i certificati in parola e, non appena se ne ravvisava la necessità, provvedevano ad esibirlo prontamente alla stazione appaltante richiedente. Dagli inizi del 2009 ciò non è più consentito in quanto una novella finalizzata, in tesi, alla semplificazione burocratica è stata introdotta dal D.L. n. 185/2008 (c.d. “decreto anticrisi”), convertito nella Legge n. 2/2009. Più precisamente, in attuazione dei principi dettati dall’art. 18, comma 2 della Legge n. 241/1990 e dall’art. 43, comma 5 del D.P.R. n. 445/2000, il comma 10 dell’art. 16bis del suddetto provvedimento prevede che le stazioni appaltanti, ove tale documento sia richiesto ai sensi della normativa vigente, acquisiscaN U M E RO 3
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no d’ufficio, anche attraverso strumenti informatici, il DURC dagliistituti o enti abilitati al relativo rilascio. Legge n. 241/1990 – Art. 18, comma 2 I documenti attestanti atti, fatti, qualità e stati soggettivi, necessari per l’istruttoria del procedimento, sono acquisiti d’ufficio quando sono in possesso dell’amministrazione procedente, ovvero sono detenuti, istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni. L’amministrazione procedente può richiedere agli interessati i soli elementi necessari per la ricerca dei documenti. D.P.R. n. 445/2000 – Art. 43, comma 5 In tutti i casi in cui l’amministrazione procedente acquisisce direttamente informazioni relative a stati, qualità personali e fatti presso l’amministrazione competente per la loro certificazione, il rilascio e l’acquisizione del certificato non sono necessari e le suddette informazioni sono acquisite, senza oneri, con qualunque mezzo idoneo ad assicurare la certezza della loro fonte di provenienza. In sostanza, come pure affermato
dall’INAIL nella Nota n. 2724 del 4 febbraio 2009, dal gennaio 2009 l’onere di acquisire il DURC in tutti i casi di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture è diventato ad esclusivo carico delle stazioni appaltanti. Ne consegue che i pubblici committenti, in tutti i casi in cui risulti necessaria la sua esibizione, non potranno più richiederlo agli operatori economici ma dovranno acquisirlo d’ufficio, richiedendolo direttamente agli Istituti preposti al suo rilascio. In questo senso si è espresso pure recentemente il TAR Molise con la sentenza n. 717 del 3 dicembre 2009 nella quale, al riguardo, si legge che “ai sensi dell’articolo 16bis, comma 10 del D.L. n. 165 del 2008 … le stazioni appaltanti pubbliche acquisiscono d’ufficio, anche attraverso strumenti informatici, il documento unico di regolarità contributiva (DURC) dagli istituti o dagli enti abilitati al rilascio in tutti i casi in cui è richiesto dalla legge … . Il tenore testuale della disposizione, ed i principi di cui essa è espressa attuazione, difatti, depongono per la perentorietà della disposizione, che pertanto non può essere interpretata come se introducesse una mera facoltà per l’amministrazione (interpretazione che, tra l’altro, renderebbe la disposizione quasi totalmente prima di
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IL CONSULENTE utilità).”. che svolte telematicamente, dalle Ma, al di là del dichiarato proposiSi tratta, per le imprese, di una no- stesse stazioni appaltanti, presso to di semplificare le procedure a fatevole semplificazione del sistema Equitalia Servizi S.p.a. per l’accerta- vore degli operatori economici, il precedentemente vigente in quanto mento dell’eventuale pendenza di Legislatore ha innegabilmente laddove, in passato, l’onere di richie- cartelle di pagamento a carico dei introdotto l’obbligo di richiesta dere e produrre la certificazione atte- beneficiari dei pagamenti . d’ufficio del DURC da parte delle stante la propria situazione di Soltanto così si potrebbe parlare stazioni appaltanti anche allo scopo regolarità contributiva e predi scongiurare il diffuso fevidenziale gravava nomeno della contraffaziosull’impresa stessa, dalla fine di questi certificati. ne del mese di gennaio Difatti molto spesso è acca2009, per effetto della moduto di imbattersi, sodifica introdotta, le imprese prattutto da parte degli sono state svincolate da tale organi preposti ai controlli onere, al cui adempimento nei cantieri, in DURC falsi devono invece provvedere elaborati con la finalità di autonomamente la stazione fruire dei numerosi vantaggi appaltante. connessi alla presenza del Commentando la disposicertificato regolare. Infatti, zione taluni, spinti probanulla hanno potuto sino ad bilmente dall’entusiasmo oggi le tecniche anti prodotto dal mutamento contraffazione messe in procedurale e facendo rifericampo dagli Istituti (ad mento al peraltro non riesempio l’obbligo della chiamato comma 4 dell’art. firma in originale del certifi43, del D.P.R. n. 445/2000 , cato, l’utilizzo di carta filisi sono spinti persino a teogranata, la presenza di rizzare che la novella introologrammi ecc.) contro i sodotta dalla Legge n. 2/2009 fisticati strumenti tecnologiabbia codificato l’obbligo – ci utilizzati al riguardo dai a carico degli enti certififalsari (per le conseguenze catori – di far consultare terelative all’utilizzo di un lematicamente gli archivi La copertina del libro, edito da Ipsoa e dal titolo DURC contraffatto, si informatici da parte delle "DURC Documento unico di regolarità contributiva", rinvia alla lettura dell’appostazioni appaltanti al fine di da cui è tratto l'articolo pubblicato in queste pagine. sito paragrafo all’interno del verificare le posizioni previdenziali realmente di semplificazione delle Capitolo 6). degli appaltatori e subappaltatori. procedure di verifica della regolariSi fa presente, infine, che anche Purtroppo così non è anche se, tà contributiva in quanto le stazioni l’art. 6, comma 3, dell’emanando ovviamente, l’auspicio è che quello appaltanti non dovrebbero più Regolamento di attuazione del Cointrodotto sia realmente il primo pas- attendere gli attualmente previsti 30 dice dei contratti pubblici ribadisce so verso il più ambizioso e auspica- giorni di tempo necessari (nella mi- che le amministrazioni aggiudicatribile obiettivo della consultazione in gliore delle ipotesi) al rilascio del ci debbono acquisire d’ufficio, tempo reale delle banche dati contri- DURC da parte degli Istituti, ve- anche attraverso strumenti butive (magari unificate presso lo nendo così messe in condizione di informatici, il DURC in corso di Sportello unico previdenziale) da procedere in tempi brevi alla stipu- validità. parte delle Pubbliche amministrazio- la, ad esempio, dei contratti, o al pa© Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. ni appaltanti, sul modello di quello gamento degli stati di avanzamento che peraltro già accade con le verifi- dei lavori. N U M E RO 3
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COSI’ L’ANCL USA LO STATUTO
Riceviamo questo articolo da un Collega che ci ha pregato di mantenere celata la sua identità e volentieri pubblichiamo Non è certamente un reato, è verosimilmente un uso improprio di regole dettate dalla costituzione, dall’etica e dalla morale. Dell’Associazione, l’Associazione deve rispondere agli associati e così non è, purtroppo. Lo Statuto prevede: a) che a rappresentarla vi sia un presidente “eletto” dagli associati; b) un Consiglio nazionale, anch’esso eletto dagli associati, le cui scelte, i cui indirizzi, le cui determinazioni e delibere prevalenti devono informarsi a sacrosanti valori di democraticità oltre che etici; c) che entrambi gli organismi indicati sub punti a) e b) debbono dare contezza a tutti gli associati. Domanda: ma vi sembra che N U M E RO 3
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da quanto riportato nel comunicato del presidente nazionale Francesco Longobardi, disponibile a tutti, associati e non, sul sito dedicato –ANCL SU-, traspaiano regole e valori di cui
ai su elencati punti? Si dimentica o si finge di dimenticare il presidente Longobardi il disposto dell’articolo 53 dello Statuto vigente? Anche per questa verifica riportiamo
(*) NOTA DELL’AUTO
IL COLIBRI’: il gue del sole. Per la spiccata aggressività, pidità nel volo e nelle bazie,per gli stu colori di cui è dota considerato la reinc zione di valorosi gue caduti in battaglia rappresentazione in del dio Sole.
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IL CONSULENTE quanto previsto in quell’articolo:
re conseguenti; ... omissis ...
ART. 53: PRESENTAZIONE LISTE ELETTORALI 1. L’associazione garantisce al proprio interno la pluralità d’espressione coinvolgendo nei propri organismi elettivi rappresentanti delle espressioni minoritarie; 2. Per la elezione degli organismi istituzionali nazionali di categoria un numero minimo di 15 consiglieri nazionali di estrazione congressuale può promuovere la presentazione di altra lista Ancl SU che il Consiglio Nazionale è tenuto a recepire adottando le delibe-
Tutto quanto sopra detto, come mai il presidente Longobardi ritiene di poter operare in difformità dello Statuto (Regole e Costituzione) chiudendo, come ha chiuso e come risulta dalla registrazione dei lavori, il Consiglio Nazionale dell’ANCL celebrato lo scorso 1 aprile con affermazioni del tipo: “il Consiglio Nazionale ha approvato all’unanimità di presentare due liste da comporre con i nomi dei candidati dalle 14 (?) regioni …… chiudendo così la possibilità di soluzioni diverse (sic?).” Forse che nel rispetto dei principi di democraticità i consiglieri nazionali non hanno il diritto di partecipare,
per approvare, anche alla composizione delle liste? Forse che nel rispetto di quanto statutariamente previsto le liste, solo dopo essere state approvate anche nella loro composizione, non debbono essere sottoscritte ciascuna da quindici Consiglieri affinché, successivamente, siano “recepite” per adottare le delibere conseguenti? Riteniamo che se il presidente Longobardi continuerà ad avvalersi di simili strategie riuscirà molto bene a completare il suo percorso facendosi annotare negli annali storici dell’Associazione e della categoria come il più impopolare tra i “presidenti”.
Il Colibrì (*)
ORE
erriero sua la raacroupendi ato, è carnaerrieri e la terra N U M E RO 3
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E ADESSO CHE FAI? TI DIMETTI?
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IL CONSULENTE Riceviamo questo articolo da un Collega che ci ha pregato di mantenere celata la sua identità e volentieri pubblichiamo 1) Extra omnes ("fuori tutti") è una frase latina della tradizione ecclesiastica cattolica romana. Viene infatti pronunciata dal Maestro delle Cerimonie Pontificie nel momento in cui i cardinali si riuniscono in Conclave nella Cappella Sistina. Frase “alta”, quindi, e antica di secoli. 2) “Semel in anno licet insanire” è un’altra alta frase "originaria", un concetto, questo, espresso da più di un autore (Seneca in primis, poi Agostino ed anche Orazio), secondo il quale ogni tanto (semel in anno) è bene fare un break mentale liberatorio (licet insanire). Caro presidente Longobardi, poiché ho assistito ai lavori del C.N. Ancl del 1° aprile (che data ragazzi!) ed all’Assemblea di insediamento dei delegati dell’ENPACL del 6 aprile, porgo alla Tua attenzione ( sono sicuro che Tu le conosci di già essendo chiara la Tua ispirazione) le frasi di cui sopra, sinteticamente le riflessioni che seguono ed una domanda finale. Innanzitutto penso che neanche i Consigli Regionali, come hanno ampiamente dimostrato, abbiano cognizioni di causa dello statuto in vigore – nel senso di conoscerlo per applicarlo correttamente - prova ne sia il fatto che la Liguria si è “inventata” di proporre candidature su indicazione di alcune province. A mio parere questa è, oltre che ignoranza dello statuto, anarchia allo stato puro e mi preoccupa non poco detta “palese” violazione. Ma, attenzione. Non si deve e non si può operare in dispregio di norme regolamentari approvate dai delegati al congresso, a loro volta proposti dalle Unioni Provinciali. E questa violazione è stata commessa a chiusura dei lavori del citato ultimo Consiglio Nazionale dell’Associazione: l’articolo 53 dello Statuto è lì per essere letto ed applicato a tutela di tutti ed in particolare delle così dette “minoranze”. Udite: l’ANCL sostiene che “la Presidenza, poiché nessuno ha proposto soluzioni alternative, avrebbe delega anche per la composizione delle liste” (???????) Sostiene, inoltre, che “è un chiaro segnale di maturità che le candidature sono state per lo più (?????) condivise, quasi tutte (??????) uninominali” e ciò sarebbe da un lato motivo di soddisfazione e, dall’altro lato, esclusione di possibili diverse soluzioni. Alla faccia della tutela delle minoranze! E pensare che lo statuto, così concepito, doveva portare a non ri-
petere situazioni analoghe verificatesi in un recente passato (Rinnovamento). Dalla serie: “fuori tutti”, la chiave la tengo io ed apro e chiudo quando voglio (o vogliamo??????). Semel in anno licet insanire: Presidente Longobardi, è bene che Tu faccia un break mentale. Una vacanza sarebbe per Te molto salutare, soprattutto, se escludi in questo particolare momento le regioni del Lazio, Liguria, Sicilia e Sardegna. Ed inoltre. Che questo tipo di decisioni abbiano procurato molti mal di pancia nei colleghi, offesi nella loro libertà e dignità (e parecchi grattacapi a Te), è ormai abbastanza noto. Sò Diego e mi spiego. Quando durante i lavori di insediamento dell’Assemblea dei delegati all’Ente è stata data a questi la possibilità di intervenire, molti, tra loro, hanno clamorosamente preferito buttarla in campagna elettorale: è stato uno spettacolo per un verso fuori luogo e, per l’altro, indegno considerato che quello non era certamente il luogo più idoneo; e non solo: se non Ti è già stato riferito, ma sono sicuro di sì, la maggioranza dei delegati ha approvato la formazione della Commissione Elettorale, che si insedierà nei prossimi giorni per dirigere le operazioni di voto, composta da alcuni colleghi, degni di rispetto e di stima, come la totalità dei colleghi presenti, scelti lì senza “preventive” o “oscure” o “precedentemente” disposte nomine. Sono queste le prove di maturità delle quali bisogna prendere atto e sono questi i segnali che devono preoccuparti: i colleghi sono stanchi di questa gestione dell’Associazione e, fossi in Te, di motivi per cui preoccuparmi ne avrei in abbondanza. E’ per questa ragione che Ti invito a “semel in anno licet insanire”. E potrebbe essere per Te una soluzione molto, molto, molto dignitosa e trasparente. Alla luce di tutto quanto innanzi detto mi riservavo, per ultimo, una domanda: ADESSO CHE FAI, TI DIMETTI? Fontelibera
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VOCI DAL TERRITORIO N U M E RO 3
IL TERRITORIO La Consulta X coincide con il Municipio Roma X, situata a sud-est del centro storico, lungo l'asse della via Tuscolana. Il suo territorio è suddiviso in undici Zone Urbanistiche e la sua popolazione conta circa 200 mila abitanti. I confini del territorio sono a nord l'autostrada Roma-Napoli e l'ex aeroporto di Centocelle, a ovest la vecchia borgata del Quadraro e il parco dell'Appia Antica, a sud la via Appia Nuova e il comune di Ciampino, a est i comuni di Grottaferrata e Frascati.Il tessuto urbanistico risale al secondo dopoguerra.
LA COMPOSIZIONE DELLA CONSULTA X Presidente DE MEDICI GIORGIO Altri componenti ALIVERNINI ALESSANDRO PORCEDDU FRANCESCO D'AMICO ASSUNTA STELLA SILVIA ALBINO DOMENICO
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MAMMA ROMA
Mamma Roma è un film drammatico italiano del 1962, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini ed interpretato dalla grande Anna Magnani. Gli esterni di questo film furono girati nel Parco degli Acquedotti.
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VOCI DAL TERRITORIO
A CONSULTA X
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"Parco degli acquedotti" foto di Marco Cocceio Nerva
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RO!
VITA NELL'ORDINE ...
IO C'E
CONVEGNI - TAVOLE ROTONDE - INCONTRI • Convegno Mercoledì 27 aprile 2011 ore 9,30 - Oly Hotel – Via Santuario Regina degli Apostoli 36 Contratti flessibili e assunzioni incentivate Dott. Paolo Stern - Comitato Scientifico Fondazione Studi “O. Bertucci”
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PAROLA D'ORDINE: TRASPARENZA C’era una volta, tanto tempo fa, la “Glasnost”: una parola magica che nasceva spontanea da un monolite della storia e che esprimeva, allora, una sentita e improrogabile esigenza di chiarezza e, appunto, trasparenza. Come le cose andarono poi a finire, con la successiva progressiva e definitiva dissoluzione dell’impero sovietico, tutti certamente ricorderanno. Poiché la storia è maestra di vita, ci piace ricordare quell’indimenticabile momento storico per provare a leggere le storielle dei giorni nostri: ben altri tempi, ben altre storie e, soprattutto, ben altre stature, si dirà. E forse ben altri contenuti. Allora un monolite guardava impietosamente sé stesso per provare a leggere nei meandri dei suoi oscuri apparati; oggi altri monoliti evocano la trasparenza ad
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ogni piè sospinto, ma la cura maggiore sta nel pretenderla dagli altri piuttosto che nel pretendere di applicarla a sé stessi. E un’altra differenza di non poco conto balza agli occhi. Come si ricorderà la parola “Glasnost” era invariabilmente associata all’altra “perestroika” (riforma, ristrutturazione): di quest’ultima, però, pare se ne siano perdute interamente le tracce. Un pensatore tedesco disse qualche tempo fa che la storia di ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Non diceva proprio tutto: la terza volta si ripete come pasquinata.
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‘A trasparenza
“Orsù, opri le porte fija mia, de luce e aria nun se po’ stà senza nun è sortanto nà voja che me pija è 'na voja ‘stituzzionale …è trasparenza!” “Sor grillo mio” je fece la formica “ ‘sta trasparenza nun l’afferro mica! Però ricordate che sò sempre nà signora: sulle voje che c’hai te vengo appresso, opri pure le porte a ‘na cert’ora, ma lassale chiuse quanno vado ar cesso ! “
PASQUINATE
“Er fatto nun m’è chiaro”, disse er grillo a la formica “dentro a ‘sta casa m’arizzonto poco, c’è poca luce… nun saressi mica dovuto ar fatto dell’oscurità der loco ?
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