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Perchè mi autodenuncio soprano Anna Cuò
ADALBERTO BERTUCCI
ANDREA TOMMASINI Intervista alla grande
ROBERTO DE LORENZIS Riforma Enpacl: quando
strutturale fa rima con virtuale DOMENICO MARIANI I contenuti della sentenza LUCIANO OLIVETTI Da manovale a ingegnere
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Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
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31 M A R Z O 2 0 1 1 In copertina: Terremoto in Giappone, marzo 2011
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Andrea Tommasini
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AA.VV.
OYASUMINASAY: il dolore del Giappone raccontato e cantato dalla grande soprano Anna Cuò
L'ora del coraggio
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Roberto De Lorenzis
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Domenico Mariani
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Luciano Olivetti
Riforma Enpacl: quando strutturale fa rima con virtuale
I contenuti della sentenza
Da manovale a ingegnere
Rubriche
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Voci dal Territorio La Consulta VII
Vita nell'Ordine..Ordine nella Vita CDL - Card - La Forza dell'Unione
Pasquinate Il Pelo nell'uovo
CONTINUA IL GRANDE SUCCESSO DELLA RIVISTA! N U M E RO 2
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Alla chiusura di questo numero, il precedente n. 1 aveva registrato 5.604 contatti IP e quasi 97.500 pagine aperte !
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House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Pubblicazione quindicinale.
Direttore responsabile Antonio Carlo Scacco
Comitato scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte - Giuseppe Sigillò Massara - Pierluigi Matera Antonio Napolitano - Mauro Parisi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano
Progetto grafico e digitalizzazione Antonio Carlo Scacco
Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Andrea Tommasini Aldo Persi
Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12
Per contributi e suggerimenti TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it
Questo numero è stato chiuso in redazione il 30 marzo 2011
ADALBERTO BERTUCCI
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Care Amiche, cari Amici
Tutti voi avrete seguito, ne sono certo, le vicende relative alla recente Sentenza della Cassazione penale che, unica nel recente panorama giurisprudenziale, ha inaspettatamente sancito l’illegittimità della attività di consulenza fiscale prestata dal consulente del lavoro a favore di imprese e lavoratori autonomi. Siamo i primi ad essere consapevoli della occasionalità che contraddistingue questo isolato dispositivo, che certamente non metterà a rischio il lavoro (in taluni casi prevalente) di tantissimi Colleghi. E tuttavia mi sono sentito in dovere di dare un segnale forte a tutti i Colleghi, cancellandomi dall’Ordine dei commercialisti, cui ero iscritto (ho la doppia iscrizione) e, contestualmente, autodenunciandomi alla autorità penale per esercizio abusivo della professione. Le ragioni di questo gesto sono essenzialmente due: in primo luogo, pur nella consapevolezza della occasionalità dell’intervento dei giudici di legittimità, ritengo insufficienti , e forse esiziali, i rimedi posti in essere a tutela della Categoria. Dotare i Colleghi di un atto di diffida da utilizzare a fronte di impedimenti della attivi-
E E D D II TT O O R R II A A LL E E
PERCHE' MI AUTODENUNCIO
tà di consulenza fiscale non mi sembra proprio il massimo: i Colleghi, ne sono certo, oltre a conoscere perfettamente la normativa che li legittima in campo fiscale, sono certamente in grado di redigere in piena autonomia un atto del genere. Il secondo dei motivi che mi hanno spinto a compiere questo gesto trova giustificazione non tanto nelle ragioni della mente, quanto – piuttosto – nelle ragioni del cuore. Come tutti i Colleghi sanno mio padre, quasi venti anni orsono, si autodenunciò alle autorità penali per molto meno ed ottenne una storica sentenza della Cassazione che segnò l’inizio di un lungo cammino che ha condotto i Consulenti, oggigiorno, ad essere pari agli altri professionisti nel campo fiscale. Sono certo che oggi, in una situazione simile, Egli avrebbe fatto esattamente la stessa cosa. Il rispetto che nutro per la sua memoria, unitamente al rispetto verso i Colleghi ed al senso di responsabilità che mi deriva dalla carica che mi onoro di rivestire, mi hanno indotto a compiere lo stesso gesto. Oggi come venti anni orsono. E per i prossimi venti anni, se sarà necessario. N U M E RO 2
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OYASUMINASAY IL DOLORE DEL GIAPPONE RACCONTATO E CANTATO DALLA GRANDE SOPRANO GIAPPONESE ANNA CUO'
Andrea Tommasini
Abbiamo scelto di commentare musicalmente questo numero della rivista con il brano giapponese dal titolo OYASUMINASAY per il dolcissimo contenuto delle sue parole che rendono omaggio e tributo alla tragedia di proporzioni apocalittiche che ha colpito i nostri fratelli Giapponesi. A spiegarci il testo di questa canzone la straordinaria cantante lirica Anna Cuo’, che ho potuto intervistare grazie alla sua straordinaria disponibilità della quale noi tutti la ringraziamo ed in forza di una amicizia che ci ha visti lavorare insieme lo scorso 19 marzo in Genova, dove il tema musicale di questo numero, era inserito all’interno della scaletta musicale che ha trovato luogo presso il Casino dei Nobili in Genova. Uno straordinario spettacolo per la Regia di Francesco Garramone, nel quale la Signora Cuo’ ha fatto vibrare con la sua voce dolcissima i cuori del pubblico che ivi ha potuto convenire. Assistente alla Regia ed organizzatore era il sottoscritto, al Violino David Simonacci, al Violoncello Giorgio Matteoli, al pianoforte Lucio Perotti. Ballava Tommaso Renda per le Coreografie di Ilenia Montagnoli. Anna, ci puoi raccontare il significato piu’ profondo di questa canzone con la quale hai fatto battere forte i cuori della gente e contemplare con mistica solidarietà, il dolore del popolo Giapponese? Sono appena rientrata da un concerto tenuto nella splendida città di Genova, dove abbiamo condiviso una straordinaria esperienza di riflessione e propagazione del messaggio di solidarietà al mio popolo. Infatti, tra i vari pezzi scelti per l'evento, peraltro in tempi assolutamente non sospetti, c'era un pezzo giapponese non molto conosciuto ma, di un' armonia ed una dolcezza disarmanti, come lo sono l'arte e la cultura di questo Paese. N U M E RO 2
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Il brano si intitola " Oyasuminasai ",che significa Buonanotte...ma dietro questa semplice parola, nel testo della canzone, c'è una poesia che racchiude un grande messaggio di speranza, perchè non parla di un giorno finito ma di un giorno che sembra finire nell' attesa del nuovo giorno. Il testo della canzone si traduce in " in attesa che l'ombra degli alberi, mossi dal vento, ricominci a danzare sulla porta...in attesa che gli uccellini ricomincino a cantare....in attesa che la montagna splenda di nuovo...in attesa che la notte si allontani...buona notte!” E’ come se il destino lo sapesse, è davvero il sentimento che in questo momento, sopra ogni cosa, vive in noi giapponesi e non solo.. La speranza di un “Nuovo Doma-
ni”! Sono rimasta commossa, che il pubblico ed i miei colleghi - o meglio amici -, abbiano partecipato insieme a me con immensa e sincera emozione e condivisione, non facendomi così sentire sola, in un momento davvero difficile per me personalmente ma ancora piu’ in grande per il mio popolo. Puoi farci avere qualche tua sensazione ed esperienza personale o familiare su questo incredibile evento sismico e sullo tsunami? Tutti nel mio paese aspettavamo da tempo, un forte terremoto annunciato più volte da molti sismologi ma che mai nessuno avrebbe immaginato una tragedia di queste dimensioni. Questo ci
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IL CONSULENTE deve far riflettere su molte scelte future! Perchè nessuno se l'aspettava, ma è arrivato.... l'11 Marzo 2011... in un attimo, un sobbalzo fortissimo...e poi, un interminabile scossa che spostava ogni cosa e persona...non finiva mai...lunghissima...inaspettatamente prepotente e insistente...!! Poi, tutto si calma, ci si rialza tutti , ci si organizza subito senza panico, si riassicura, pensando subito agli altri e incredibilmente ci si rende conto che nulla è crollato. Poi di colpo cominciano a suonare le sirene ,annunciando l'arrivo dello Tsunami, ma tutti sanno, credono, da quello che hanno imparato , di avere un po' di tempo per organizzarsi e scappare, chi si incammina velocemente a prendere i figli a scuola, chi esce dal lavoro per andare a casa in contro alla propria famiglia... ma in un attimo...il mare avanza ...e travolge tutto!!! Questa volta non ha potuto lasciare nemmeno quel poco tempo , perchè spinto da una forza più grande di lui! In un istante migliaia di vite... di storie... di famiglie spezzate!! Tutto questo ve lo posso raccontare grazie ai racconti dei miei familiari e amici, avendolo io vissuto, come voi, da qui e guardando nei giorni la tv, con un profondo senso di angoscia, di colpa, di impotenza di inutilità che è indescrivibile. E poi 12 ore interminabili senza riuscire a prendere la linea con nessuno...prima di scoprire che grazie a Dio stavano tutti bene... beh avrei dato la vita in quei momenti spaventosi, per essere al posto almeno di mia madre, per non farle vivere quel terrore da sola! Dio che incubo...e in più dover continuare a lavorare, a condurre una vita “ Normale “, mentre dall'altra parte del mondo tutto si distruggeva e non si riusciva a comunicare.
E’ il mio paese e insieme ad esso vi è tutta la mia famiglia. E’stato e continua ad essere davvero molto difficile! Ma sento e ho vissuto sulla mia pelle in questi ultimi 10 giorni, una grande solidarietà ed ammirazione verso il mio popolo e questo, mi dà speranza! Qual è secondo te il messaggio contenuto in questo evento rispetto all’evoluzione del tuo popolo? Anche se potrà sembrare una follia, sento che questa Catastrofe Naturale e Nucleare. non sia stata solo una Disgrazia ma un qualcosa che porterà ad un cambiamento Positivo! E voglio credere che il fatto che sia accaduto proprio lì, anche se il mio paese, non sia stato un caso. Da questo evento è emerso quello che è realmente anche agli occhi del mondo. Non solo il paese del sushi, della tecnologia, della forma, dell'educazione, ma un paese popolato da persone, sì minute, si un po' “Tutte Uguali” come si dice in occidente, ma che in realtà hanno dimostrato già in passato e ancora oggi, che sono dei giganti di rispetto, dignità, compostezza, coraggio. Auspico sinceramente che possano essere di grande esempio ed insegnamento a tutto il mondo che, in un momento cosi tragico e triste in molti sensi e fronti, ne ha davvero bisogno! Nell’archetipo di riferimento dell’esempio, su cosa ritieni che possa giungere al mondo l’insegnamento piu’ grande? Nella tristezza di tutte queste vite strappate alla Vita stessa, sono orgogliosa che siano anche la dimostrazione che non è l'Esteriorità, che tanto in Occidente ci perseguita ultimamente, a rendere una
persona od un paese più capace , intelligente , dignitoso, ma solo quello che siamo e che scegliamo di essere e di diventare. Nella vita si può anche sbagliare (riflettendo su questa tragedia nucleare incessante ) ma l'importante poi è rendersene conto e avere l'umiltà e la dignità di chinare la testa, saper chiedere perdono, prendersi le proprie responsabilità a costo di perdere tutto, guardare avanti pensando davvero a un futuro migliore per tutti noi e smetterla di pensare solo a se stessi. Le grandi tragedie insegnano a liberarci dei propri egoismi e delle orride abitudini che l’ego struttura negli individui. Rompere quella lente che deforma l’esistenza portando l’uomo a guardanre solo i propri interessi, cercare in tutti i modi di non ripetere gli stessi errori , anche a costo di ricominciare tutto da capo e anche...per non dimenticare chi siamo realmente nella nostra anima e nel nostro cuore. Possiamo dunque affermare che le anime che hanno perso la loro vita terrena in questa tremenda tragedia, possano essere considerate anime elette alla stregua e dignità degli eroi? Credo proprio di si. Il loro sacrificio umano, sul piano animico ed evoluzionistico sicuramente può essere letto “in onore” di tutti quegli angeli che non ci sono più e tutti quegli eroi ,che hanno scelto, in modo più o meno consapevole, di sacrificare le loro vite, in passato e oggi , per salvaguardare l'esistenza dell'intera umanità!....Credo che abbiano trovato questo grande coraggio, pensando principalmente alla vita e al futuro dei loro figli e quindi dei Nostri.. e questa volta non dobbiamo e non possiamo più dimenticarlo! N U M E RO 2
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AUTODENUNCIA DEL PRESIDENTE ADALBERTO BERTUCCI PER ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE
A seguito della sentenza della Corte di cassazione (VI penale) n. 10100/2011 che ha messo in discussione la competenza in materia di assistenza fiscale e contabile prestata dai consulenti del lavoro a favore di lavoratori autonomi ed imprese, Il Presidente del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro di Roma, Adalberto Bertucci, si è sospeso dall’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili (al quale era contestualmente iscritto) e, contemporaneamente, si è autodenunciato alle autorità penali per violazione dell’articolo 348 c.p. (esercizio abusivo della professione). Come si ricorderà la sentenza ha sancito il divieto per il consulente del lavoro di svolgere un'attività “tipica” quale quella della consulenza fiscale alle aziende ed ai professionisti, pena l’integrazione del reato di cui all’articolo 348 c.p.. Si tratta di una sentenza assolutamente singolare nel consolidato orientamento giurisprudenziale, che oltretutto, contrasta con la normativa vigente ( basti pensare al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, il quale prevede per i consulenti del lavoro il patrocinio e la rappresentanza piena per il contenzioso davanti alle commissioni tributarie , e la conseguente possibilità di redigire e discutere ricorsi aventi per oggetto qualsiasi tributo)
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CORTE DI CASSA LA STORIA QUASI 20 ANNI ORSONO ORESTE BERTUCCI, AUTODENUNCIATOSI PER ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE IN MATERIA DI ASSISTENZA FISCALE E CONTABILE, OTTENEVA UNA STORICA SENTENZA DELLA CASSAZIONE A PROPRIO FAVORE (N. 8685/1993). Come è a noi tutti noto, in data 21.06.1993 la Sesta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione - su ricorso proposto dal Presidente Oreste Bertucci, che all’uopo si era addirittura autodenunciato per ottenere una pronuncia giudiziaria in materia di rapporti tra attività di esclusiva competenza dei commercialisti rispetto a quelle esercitabili legittimamente dai consulenti del lavoro – aveva espresso il seguente principio di diritto: “Non integra esercizio abusivo di professione (art. 348 c.p.) di dottore commercialista da parte di un consulente del lavoro la tenuta della materia fiscale e della contabilità, relativa a piccole e medie imprese assistite nell'ambito dell'attività di mero rilevamento, annotazione, catalogazione, accorpamento e trascrizione di dati, aventi rilevanza contabile e fiscale, e costituisce pratica di scarso rilievo professionale, non implicando necessariamente contributi di consulenza tecnico-contabile, di stime commerciali e finanziarie, di verifica e revisione dei bilanci, di amministrazione e liquidazione di aziende, riservate ai dottori commercialisti. Essa, pertanto, deve essere rite-
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AZIONE: A SI RIPETE nuta attività di natura "affine" che rientra nella generale competenza del consulente del lavoro (artt. 1 e 2 legge 11 gennaio 1979, n. 12). Tale attività non cambia natura quando, anzichè essere effettuata su scritture e documenti interni all'azienda, sia trasferita su dichiarazioni e denunzie destinate a essere esibite ad uffici pubblici, compresi quelli fiscali, semprechè non sussiste la necessità di una consulenza contabile o commerciale generale ….... Nell’esprimere il principio di cui in massima, la Suprema Corte ha altresì precisato che “Il processo penale non conosce azioni dichiarative, per cui non possono prospettarsi al giudice problemi di carattere generale, non necessari alla soluzione del caso concreto, ma diretti a fornire più ampie indicazioni sul comportamento futuro per altri soggetti o categorie di soggetti, che si troveranno ad interpretare le norme giuridiche. Ne consegue che il giudice penale non può affrontare e risolvere i problemi relativi alla generale competenza professionale dei consulenti del lavoro ed all'eventuale riserva di competenza in materia fiscale in favore dei dottori commercialisti e dei ragionieri, se nel caso di specie oggetto della denuncia è l'attività di "tenuta della materia fiscale, relativa a piccole e medie imprese ... assistite nell'ambito della attività di consulenti del lavoro", sicuramente rientranti nella competenza di questi ultimi. (Fattispecie in tema di esercizio abusivo di professione (art. 348 c.p.) di dottore commercialista da parte di un consulente del lavoro, presidente dell'albo dei consulenti del lavoro, autodenunciatosi allo scopo di provocare una pronuncia giudiziaria che sancisse la legittimità dell'attività nei confronti degli appartenenti alla categoria professionale da lui rappresentata. La Corte di cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata dall'imputato) (Cass. pen., Sez. VI, 21/06/1993, n. 8685, Bertucci, in Mass. Pen. Cass., 1994, fasc.3, 21; in Cass. Pen., 1995, 916, 955, nota ANGELO).
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RIFORMA ENPACL: QUANDO
STRUTTURALE
FA RIMA CON
Roberto De Lorenzis Desidero complimentarmi con L’Ordine di Roma, con il suo presidente Adalberto Bertucci, con il direttore Antonio Carlo Scacco e con gli altri colleghi che collaborano per la miglior riuscita della rivista The World Of Il Consulente: l’immediato successo, tributato alla pubblicazione fin dal numero zero, dimostra quanta voglia di discutere ci sia nella Categoria. Forse stufi di riviste ed articoli che ci propongono solo banali commenti alle circolari ed album fotografici i colleghi dimostrano di appassionarsi al confronto sui temi e sulle scelte che li riguardano. Raccolgo pertanto con piacere l’invito a partecipare al dibattito in corso sul nostro Ente di previdenza. Malgrado l’attuale Consiglio di Amministrazione dell’Ente fosse espressione di liste contrapposte il senso di responsabilità ha comunque caN U M E RO 2
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VIRTUALE ratterizzato sin dal primo momento l’attività dei consiglieri e, pur nell’iniziale divisione di ruoli fra maggioranza ed opposizione, ha reso possibile la realizzazione di risultati concreti e positivi. Trascorso poco più di un anno dalle elezioni, quegli stessi colleghi che hanno proposto e sostenuto Presidente, Vice Presidente e consiglieri della (ex) maggioranza, d’improvviso ci hanno rivelato che gli eletti da loro proposti non sono adeguati al compito, non vanno per niente bene ed andrebbero mandati a casa! Se ci fosse un minimo di serietà e di coerenza questi colleghi dovrebbero vergare una bella lettera di dimissioni, scusandosi con la Categoria per aver così clamorosamente sbagliato le loro scelte precedenti: invece no, ci ripropongono nuovi candidati, salvatori della patria, a loro dire messa in peri-
colo da quelli che ci avevano suggerito prima, che ci garantiscono essere più capaci, più appassionati, competenti ed esperti……..almeno fino al prossimo ripensamento. Mi piacerebbe che, per una volta, si dicesse con chiarezza cosa andava fatto e non è stato fatto, cosa è stato fatto in modo errato e quali sono le cose concrete che si intendono fare; mi piacerebbe, in sostanza, che i candidati si proponessero in alternativa con delle proposte, senza dover per forza infangare chi c’era prima. Non intendo con ciò difendere il collega Miceli, è capacissimo a difendersi da solo, ma constatare come, ancora una volta, dobbiamo assistere ad una vergognosa opera di attacco personale, basato sui “si dice”. Io stesso, e prima di me altri colleghi, sono stato vittima di questo malcostume: accuse pesanti,
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IL CONSULENTE non supportate da prova alcuna, portate nei corridoi e nelle conventicole in maniera subdola, mai diretta, e quindi senza assunzione di responsabilità da parte di chi le formula e possibilità di difesa da parte dell’accusato. C’è una assoluta sproporzione fra il nulla che si contesta e il danno grave che si infligge alle istituzioni di Categoria, al loro quotidiano funzionamento ed alla dignità della Categoria tutta. Una sequenza impressionante di accuse, voci, imboscate, maldicenze: qualcosa di infamante resta e poi magari il nervosismo induce chi è sotto accusa a commettere qualche errore; assistiamo così non solo al continuo smantellamento delle istituzioni di Categoria ma ad una costante guerra nella quale nessun ragionamento è possibile: non si possono valutare opzioni diverse, o sei di qui o sei di là, e avanti così fino alla sconfitta definitiva dell’avversario che diviene il “nemico assoluto” da distruggere. Questo sistema è deleterio, depaupera le scarse risorse umane disponibili e ne scoraggia tante altre a rendersi disponibili, genera sfiducia nei confronti degli organismi di Categoria e disincentiva, di conseguenza, la partecipazione dei colleghi. Questo sistema, oltretutto, induce a scelte sbagliate fatte non in funzione della migliore strategia possibile per la Categoria ma in funzione della miglior difesa del pro-
prio operato: le scomposte e controproducenti reazioni alla recente pronuncia della Cassazione, che ha ritenuto esercizio abusivo della professione di Commercialista l’attività di un C.d.L. che prestava assistenza fiscale a lavoratori autonomi e imprese, rappresentano una prova drammaticamente attuale di superficiale autodifesa. Non possiamo andare avanti così, ne va del bene di tutti. Invece niente, tutto si spegne nella continua personalizzazione di ogni contrasto, che si risolve in fattore di fragilità politica. Le elezioni del nuovo Consiglio di amministrazione dell’Enpacl si avvicinano: sappiamo già chi è il presidente scelto da una certa parte, e persino i consiglieri designati, ben prima delle democratiche segnalazioni da parte dei regionali, in barba alla tanto sbandierata democrazia; ma, oltre ai nomi, qualcuno ha visto uno straccio di programma che ci riveli cosa si propongono di fare? Il “programma” elaborato per l’Ente di Previdenza fino a pochi giorni fa sembrava condensarsi in due paroline magiche: “riforma strutturale”. Ad ogni intervento, articolo, intervista si ripeteva che il nostro sistema previdenziale ha necessità di una riforma strutturale. Ma qualcuno ci vuole spiegare cosa significa, o meglio, quali contenuti deve avere una riforma per definirsi strutturale? E come si intende procedere per realizzarli?
Nella totale assenza di indicazioni concrete mi sono fatto l’idea che tale termine volesse significare una specie di formula magica che soddisfi il sogno segreto di ogni contribuente: pagare meno contributi e ricevere pensioni più alte, ovviamente senza innalzare l’età pensionabile. Se la riforma strutturale è questa sono più che d’accordo: ditemi dove devo firmare! Oppure per riforma strutturale si deve intendere il passaggio al sistema contributivo, nella superficiale quanto errata convinzione che tale sistema rappresenti il miglior modo per avvicinarsi al sogno suddetto? Nel frattempo sono state rese note le cifre elaborate dal MEFOP che hanno confermato ciò che già si sapeva: con il sistema contributivo si paga di più per avere meno: il sogno al contrario! L’incantesimo si è rotto, provocando per qualcuno il crollo di una bella illusione. Come per magia la riforma strutturale è sparita dai programmi: una riforma impopolare non è certo il miglior esordio per chi si propone come “dream team”. Sfumato uno slogan se ne inventa un altro: che problema c’è? Ed ecco la nuova parola d’ordine: trasparenza. Questa volta è un programma facile da realizzare, il palazzo dell’Ente è già di vetro, basterà togliere le pellicole riflettenti e diventerà completamente e perfettamente “trasparente”. N U M E RO 2
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I CONTENUTI DELLA SENTENZA
Domenico Mariani
IL PRINCIPIO DI DIRITTO SECONDO CUI PER STABILIRE UNA RISERVA E' SUFFICIENTE CHE LA PRESTAZIONE EROGATA COSTITUISCA UN ATTO TIPICO E' PALESEMENTE IN CONTRASTO CON IL PRINCIPIO DI LEGALITA' ome è a noi tutti noto, in data 21.06.1993 la Sesta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione - su ricorso proposto dal Presidente Oreste Bertucci, che all’uopo si era autodenunciato per ottenere una pronuncia giudiziaria in materia di rapporti tra attività di esclusiva competenza dei dottori commercialisti rispetto a quelle esercitabili legittimamente dai consulenti del lavoro – aveva espresso un importante principio di diritto (vedi pagina 6). Detto principio di diritto è
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stato più volte ribadito nel corso degli anni e sempre negli stessi termini di cui sopra, sia pure in modo ancora più specifico. E così, per esempio, in altre pronunce si è ribadito come non rientri nell’attività esclusiva e riservata ai dottori commercialisti l’attività di denuncia dei redditi e denuncia IVA. Più precisamente si è ribadito che “non integra l'elemento oggettivo del reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 c.p.), la compilazione delle denunce dei redditi e dell'IVA, atteso che queste attività non rientrano tra quelle ri-
servate ai dottori commercialisti e ai ragionieri, ai sensi dell'art. 1 lett. a) l. 28 dicembre 1952, n. 3060 e dell'art. 1 d.P.R. 27 ottobre 1953, n. 1067, dovendo considerarsi vietate solo quelle che, in deroga al principio costituzionale della libera esplicazione del lavoro, sono riservate da un'apposita norma - alla professione considerata. In base alle disposizioni contenute in dette fonti normative la Corte ha già affermato che l'art. 348 c.p. è una norma penale in bianco che presuppone l'esistenza di norme giuridiche qualificanti una determinata
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IL CONSULENTE attività professionale che prescrive l'iscrizione in un determinato albo; che l'identificazione delle attività protette non può prescindere dal dato normativo per il principio, costituzionalmente garantito, della libera esplicazione delle attività, lavorative, applicabile anche alle professioni intellettuali, onde il reato è integrato solo in relazione alle cosiddette attività protette, intendendosi per tali quelle dalla legge riservate a determinate categorie; che nel caso della professione dì commercialista occorre fare riferimento alle attività descritte nell'art. 1 del d.p.r. 27 ottobre 1953, n. 1067, nel quale non vi è traccia di una riserva in materia di compilazione e presentazione di denunce dei redditi o di denunce IVA; che tale articolo è stato predisposto in attuazione di una precisa direttiva contenuta nella legge delega 28 dicembre 1952, n. 3060 (art. 1, lett.a) che prescrive che la determinazione del campo di attività professionale non deve importare attribuzioni in via esclusiva", onde qualsiasi disposizione legislativa contraria avrebbe implicato seri dubbi di legittimità costituzionale per eccesso dalla delega; che tuttavia la disciplina contenuta nel citato art. 1 concorre a delineare ipotesi del reato nei casi in cui tale normativa è integrata da altre disposizioni aventi forza di legge che prevedano attività tipiche riservate alle categorie in esame, così come avviene per le attività di sindaco di società commerciali (art. 2397 c.c.) o per le attività di
controllo contabile di cui all'art. 5 del Dlgs. 27 gennaio 1992, n. 88 o per le attività previste dalla legge sul contenzioso tributario che l'art. 17, comma terzo, del d.p.r. 3 novembre 1981, n. 739 riserva agli iscritti nell'albo se svolta in esecuzione di mandato professionale” (Cass. pen., Sez. VI, 14/02/2001, n. 13124, Meloni, in Cass. Pen., 2002, 1388; in Fisco 2001, 13830; conf. Cass. Sez. VI 1 marzo 1996, PM in proc. Albertini). Pertanto, la nuova pronuncia della Sesta sezione penale, a mio parere, nella parte in cui in essa si afferma che “orbene il consulente del lavoro, avendo competenza in materia di redditi di lavoro dipendente, può legittimamente occuparsi della liquidazione e del pagamento delle relative imposte. Ma l’indagato prestava assistenza fiscale e contabile anche a lavoratori autonomi e imprese e, quindi, operava in un campo per il quale non aveva la necessaria abilitazione….”, si inserisce nel solco decisionale già delineato sempre dalla Sesta Sezione, laddove la stessa aveva comunque escluso (vedasi precedente Pres. Oreste Bertucci) che il consulente del lavoro potesse …..svolgere attività di consulenza tecnico-contabile, di stime commerciali e finanziarie, di verifica e revisione dei bilanci, di amministrazione e liquidazione di aziende [ndr più in generale] attività di consulenza contabile o commerciale generale. Occorre precisare che, contrariamente ai primi e preoccu-
panti commenti diffusi nell’immediatezza della pubblicazione della sentenza (commenti secondo i quali che la Cassazione avrebbe addirittura inibito al consulente del lavoro la possibilità di redazione dei bilanci societari), dalla lettura del testo integrale della pronuncia tutto ciò non si evince. Ciò del resto risulta coerente con altre pronunce sul punto, nelle quali si era precisato come “La condotta del delitto di cui all'art. 348 c.p. sia integrata dal compimento di atti di esercizio di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato, insuscettibili di estensione in via analogica e riservati ad essa in via esclusiva, sulla base di un apposito provvedimento normativo che, per la professione esercitata dai dottori commercialisti e ragionieri, è costituito dall'art. 1 del d.P.R. 27 ottobre 1953, n. 1067. In applicazione di tale principio la Corte di cassazione ha ritenuto estranee al contenuto tipico della professione di commercialista la compilazione delle dichiarazioni di imposta e le attività rimesse agli amministratori di società commerciali, come la redazione dei bilanci (Cass. pen., Sez. V, 17/10/2001, n. 41142, Coppo, in Cass. Pen., 2002, 3448). Ed ancora, sempre la Sezione Sesta ha precisato che, quanto all’attività di redazione dei bilanci non è un’attività riservata. Di conseguenza non commette il reato di esercizio abusivo della professione colui N U M E RO 2
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che, pur non essendo dottore commercialista predispone il rendiconto altrui. La Sesta Sezione, nell’occasione, ha ricordato che il codice civile assegna in primis all’amministratore della società il compito di redigere il bilancio e che allo stesso è consentito dall’art. 2380 c civ. di affidare detto compito anche a non soci. Non si parla mai insomma di incarichi da riservare ad iscritti in appositi Albi. (Cass. Sez. VI 13 giugno 2001 n. 281; Cass. Sez. VI del 27 gennaio 2001 n. 904). Quanto alla specifica attività di controllo del bilancio, in altra pronuncia, si pure incidenter tantum, sempre la Sesta Sezione aveva precisato come occorresse distinguere il controllo come attività computistica (controllo dei calcoli) dal controllo intrinseco di attendibilità, solo quest’ultimo di competenza esclusiva dei dottori commercialisti (Cass. Sez. VI sent. 23.04.1996, n. 4276). Pertanto, a mio parere, la sentenza in commento nella parte in cui sembra inibire la possibilità per il consulente del lavoro di prestare “assistenza fiscale e contabile” dice tutto e niente, apparendo molto generica e non specifica, come, al contrario, risultano essere gli altri precedenti espressi in materia dalla Suprema Corte di Cassazione e particolarmente dalla stessa Sezione Sesta. La genericità dell’assunto espresso dai Giudici di legittimità sembra consono con la fase particolare del procedimento penale in cui la sentenza è stata emessa, posto e considerato che non è una N U M E RO 2
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pronuncia che ha deciso in via definitiva la problematica ed all’esito di tre gradi di giudizio, trattandosi all’evidenza di una sentenza cautelare (relativa cioè ad un sequestro) emessa all’esito di una delibazione sommaria in cui la Suprema Corte si è pronunciata sul fumus commissi delicti e cioè sull’astratta sussumibilità di una determinata condotta nell’ambito di una specifica fattispecie di reato (art. 348 c.p.). A mio parere, all’esito del procedimento penale, nulla esclude che una valutazione più attenta e soprattutto definitiva induca i giudici di legittimità quantomeno ad essere più precisi e specifici in ordine all’assunto “assistenza fiscale e contabile”. Al contrario, secondo lo scrivente, la novità assoluta e preoccupante espressa dalla recente sentenza consiste nel fatto che, secondo i giudici, “per stabilire se una determinata prestazione integri il reato previsto dall’art. 348 c.p. non è necessario rinvenire nella legge che regola la professione in tesi abusivamente esercitata una clausola di riserva esclusiva riguardante quella specifica prestazione, ma è sufficiente l’accertamento che la prestazione erogata costituisce un atto tipico, caratteristico di una professione per il cui esercizio manca l’abilitazione”. Detto principio di diritto è palesemente pericoloso ed anticostituzionale, posto e considerato che contrasterebbe con il principio di legalità espresso dall’art. 25 della Costi-
tuzione, per quanto del resto detto in precedenza sempre dalla Sesta Sezione della Suprema Corte, che ha sempre costantemente precisato come l’art. 348 c.p. fosse una norma penale in bianco, o meglio a struttura aperta, che presuppone l’esistenza di norme giuridiche diverse, qualificanti una determinata attività professionale, le quali prescrivono una speciale abilitazione dello Stato ed impongono l’iscrizione in uno specifico albo, in tal modo configurando le cd professioni protette (Cass. Sez. VI n. 9089/1995 e 2685/1994). Ne deriva che l’identificazione delle attività costituenti esercizio di una data professione non può prescindere dal dato normativo, pena la violazione del precetto di cui all’art. 25 Cost. come del resto rilevato dalla stessa Corte Cost. (Ord. 169/1983). Se così non fosse, e se quindi fosse possibile definire le “materie” di competenza esclusiva di determinate professioni per successive aggiunzioni o modificazioni, prive di base normativa, ne discenderebbe la capacità dei singoli professionisti o delle corporazioni professionali nel loro insieme non solo di determinare una limitazione di capacità lavorativa dei terzi, in contrasto con gli artt. 1, 4, 35 e 41 Cost., ma addirittura di determinare, attraverso l’estensione di fatto dei contenuti dell’attività professionale, la illiceità penale di atti precedentemente leciti. (Cass. Sez. Sesta 23.04.1996, n. 4276).
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IL CONSULENTE Pertanto, quello che mi sembra innovativo (e comunque anticostituzionale, oltre che contraddittorio rispetto a precedenti pronunce della stessa sezione) per il momento è il principio secondo il quale “per stabilire se una determinata prestazione integri il reato previsto dall’art. 348 c.p. non è necessario rinvenire nella legge che regola la professione in tesi abusivamente esercitata una clausola di riserva esclusiva riguardante
quella specifica prestazione, ma è sufficiente l’accertamento che la prestazione erogata costituisce un atto tipico, caratteristico di una professione per il cui esercizio manca l’abilitazione”. Una tesi del genere legittimerebbe addirittura la prassi a circoscrivere ed ampliare e, quindi, a rendere di competenza esclusiva o meno di una determinata categoria professionale, una specifica attività lavorativa. Ciò non è assolutamente possibile, visto e considerato
che un soggetto si troverebbe addirittura nel dubbio assoluto e non potrebbe mai sapere con certezza se una determinata sua condotta risulti o meno penalmente lecita; il tutto in aperto contrasto con uno dei principi cardine del sistema penale: il principio di legalità.
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I RILIEVI DELLA FONDAZIONE ORESTE BERTUCCI
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DA MANOVALE A INGEGNERE Luciano Olivetti
Sembra questa l’evoluzione del consulente del lavoro. Infatti, l’attuale radicamento nel territorio della nostra professione denota la crescita fortissima, in termini numerici e qualitativi, di quello che un tempo appariva un “mestiere contabile” di serie inferiore. Se volessimo datarne la genesi, potremmo collocare l’atto di nascita nel lontano 1979. Allora, quasi in sordina, tra i tanti un
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esperimenti appariva degno di poco interesse: la creazione di una figura di sostegno alle imprese, per meglio ridefinire l'aggancio al mondo produttivo. Parole poco aderenti alla realtà dell’epoca, ma alla base della formidabile evoluzione degli ultimi decenni . Oggi fare il Consulente del Lavoro è come partecipare ad una gara di orienting: rintracciare il punto di intersezione di due angu-
sti viottoli, dove su uno corre l’allora “tecnico commerciale”, sull’altro marciano le piccole e medie imprese. Tutto ciò non è stato solo un percorso cosparso di lustrini e paillettes, ma anche uno sconnesso sentiero su cui confrontarsi con situazioni di grave di precarietà. Precarietà. Un sostantivo che oggi è parte integrante del lavoro quotidiano; un compagno quasi insepa-
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rabile, come il telefonino e la ventiquattrore. Nel terzo millennio si trova precarietà sotto un punto di vista temporale: l’esigenza dell’immediato. Tutto subito: scarsa o nulla programmazione. Una condizione che ci porta ad operare in un sistema in affanno; il problema quotidiano è il progetto strategico: a livello politico, imprenditoriale, gestionale, di vita. Non più obiettivi a medio o a lungo termine, il "brevissimo" domina e condiziona la nostra esistenza. Ma precarietà è anche legislativa: dove la norma cambia come l’abito di un’indossatrice. E’ pure precarietà lavorativa: dove la condizione del Consulente del Lavoro non può non percepire una condizione di tangibile crisi economica. In breve: l’instabile, l’incerto è diventato presenza stabile nel lavoro di tutti i giorni. Non può, infine, mancare nell’approccio alla nostra professione una valutazione più globale. L’era postindustriale sta portando alle conclusioni estreme quanto iniziato con la rivolu-
zione industriale. Dalla liberazione dell’uomo dalla fatica bruta fino all’accesso al prodotto finito tramite un processo produttivo agevolato. Viene però in qualche modo ridotto o soppresso il valore economico stesso del produrre e la miticità dell’attività amanuense. Oggi tutti sanno che non c’è più una reale problematica del “creare”, quanto la necessità di consumare e, successivamente di smaltire quel che resta. Nello sfondo conquista spazi una finanza che con mezzi discutibili e talvolta perversi assoggetta tutto il moto dello sviluppo economico. Le sicurezze ormai crollano in questo contesto di continua crescita disordinata e all’Uomo non resta che tentare di rifondare le perdute certezze facendo ricorso a quello che già ha posseduto: i valori della civiltà preindustriale. Non è un vagheggiamento del ritorno ad epoche passate, di per sé improponibile, ma il tentativo di recupero in termini umanistici di valori condivisi in età precedenti.
Il Consulente del Lavoro in una situazione quale quella descritta può operare in termini diversi dando preminenza all’uomo presente nella figura professionale. Non si possono vendere promesse, nessuno le vorrebbe. Più aderente alla dimensione umana è senz’altro il contributo di esperienza, serietà, dedizione che può assicurare un simile professionista, capace consapevolmente di dichiarare: sono un Consulente del Lavoro, mi dedico a questo e lo faccio con tutte le risorse di cui dispongo, umane e professionali. In sintesi la forza di una rifondazione. Non un mestiere come il “piatto del giorno” o peggio un ripiego momentaneo aspettando la sognata opportunità, bensì un impegno a tutto tondo senza soluzioni di continuità, sottolineando con la massima forza questa diversa accezione di proporsi nel mercato del lavoro.
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LA CONSUL
VOCI DAL TERRITORIO
UNA COSCIENZA COLLETTIVA
di Emiliano Drazza
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uando tempo fa, nel Consiglio della mia Consulta, determinammo come obiettivo dell’attività delegata dall’Ordine di Roma sul territorio di competenza, di perseguire la divulgazione nelle scuole dell’attività del consulente del lavoro e la centralità del Consulente come intermediario della Pubblica Amministrazione, non avrei mai pensato che si raggiungesse sui due temi quella vasta convergenza da parte di tutte le altre Consulte. Ma, ancora di più, non avrei mai immaginato, anche se lo speravo, che la questione dell’intermediario e del suo status giuridico fosse così sentito e condiviso da tutti. E non solo nel nostro Ordine, dato che le notizie che arrivano trasversalmente anche da altri ordini, come quello dei Commercialisti, segnalano una attenzione massima in ogni consesso dove l’aspetto ”intermediario” venga sollevato. Ecco allora che in una delle ultime riunio-
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ni delle Consulte, allorchè si chiese da parte dei Coordinatori di far dare un giudizio a tutti i consulenti sui servizi resi dall’INPS in modo da poter rilevare l’indice di gradimento sull’attività delle sedi di quell’Ente sul territorio, è accaduto l’inaspettato: ironicamente, nel prendere la parola dissi che il problema non era misurare quell’indice, ma semmai era l’Ente che, sul territorio, doveva essere chiamato a dare un giudizio sul nostro operato per quanto continuamente noi Consulenti facciamo e svolgiamo proprio per conto di quell’amministrazione. Il seguito è noto: l’Unione Giovani Consulenti, che rappresenta il momento idealistico e meno pragmatico del nostro Ordine, e per questo quello che prima di tutti può portare quella fase di idealizzazione da trasporre poi sul piano pratico, è subito partito con lo spirito che gli è proprio, con l’encomiabile iniziativa sulla petizione dell’indennità informatica in
atto le cui massive adesioni da tutta Italia, tuttora in corso e in aumento costante, testimoniano quanto il problema era sottostimato e sentito. Ma l’aspetto che più preme qui considerare , non è tanto la dinamica delle azioni così come si sono succedute da parte di tutti gli attori, quanto la presa di coscienza che sta dietro alle azioni intraprese: per la prima volta la coscienza collettiva dei consulenti è emersa nella sua totale unità di intenti. Coscienza di unità collettiva che è alla base del sentirsi consulenti del lavoro, attivi e partecipi delle problematiche sociali. Questa coscienza di unità d’intenti – anche se ancora non pienamente consapevole in tutti noi - già in passato ha scosso il nostro mondo e costituito momenti aggregativi di massima intensità : non si può far passare sotto silenzio la dura presa di posizione partita in passato da alcuni consulenti illuminati sulla rappresentatività in sede tributaria prima negata e oggi
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LA COMPOSIZIONE ELLA CONSULTA VII Presidente
DRAZZA EMILIANO Altri componenti
DRAZZA DAVIDE APRELLA GIOVANNI PIERI PATRIZIA BOTTONE PIERO ERRIGNO MASSIMO
raggiunta con un incalzante attività di convincimento; d'altra parte come non ricordare quanto messo in atto dall’Ordine di Roma sulla concreta elevazione dei titoli di studio per i propri iscritti attraverso le varie convenzioni universitarie - antesignane di quelle attuali - concretizzatesi già dal 1999; dell’imponente sforzo fatto con la Provincia di Roma e con il Ministero del lavoro sui corsi per disoccupati di cui siamo stati eccellenti gestori sia sotto l’aspetto organizzativo che della formazione attiva. Questa coscienza collettiva che, in passato, ci ha animato e maturato, portando al confronto aperto e concreto con tutti le nostre idee sui problemi sociali e del modo del lavoro, può oggi a buon ragione indirizzarsi anche su quel versante “ sindacale” spesso utilizzato per fini diversi da quelli propri: l’azione intrapresa dai nostri giovani consulenti
VOCI DAL TERRITORIO
LTA VII
sulla ”petizione informatica” servirà a portarci e a calarci sul piano della difesa dei nostri diritti, ad acquisire finalmente quella piena consapevolezza che ancora ci mancava per essere un Ordine di alto rango e indispensabile per una moderna società. Di puntare sul quel riconoscimento giuridico dello status di “intermediario” per la Pubblica Amministrazione proprio nei confronti di quest’ultima; ad affrontare prima tra noi, in tutte le sedi opportune e ogni qualvolta se ne presenti la possibilità, e poi con i nostri interlocutori, la condizione di “telelavoro” che ci vede attualmente soggetti “passivi” e non “attivi” come invece dovremmo. Ci vorrà tempo per raggiungere quello che ci prefiggeremo, ma una cosa è certa: il percorso verso una piena e consapevole coscienza collettiva è iniziato.
LA BANDA DEL GOBBO
Il Quarticciolo è un'area urbana del VII Municipio di Roma. il Quarticciolo era la base operativa della famosa banda del Gobbo (Giuseppe Albano), il quale è stato dapprima un partigiano e, dopo la liberazione di Roma, un bandito capo della omonima banda. Affetto da malformazione alla schiena dovuta ad una caduta, fu soprannominato il “Gobbo del Quarticciolo”. Giuseppe Albano era appunto “gobbo” e la sua malformazione fece si’ che, pur non identificandolo per nome e cognome, i nazisti lo riconoscessero con sicurezza in ogni azione partigiana cui partecipava al punto che in certo periodo, intorno all’aprile del 1944, il Comando tedesco arrivo’ ad ordinare l’arresto di tutti i “gobbi” di Roma.
a per andare al Forum delle Consulte
cca per vedere la brochure informativa
Roma 10 settembre 1943, combattimenti a Porta San Paolo. Giuseppe Albano è il primo da sinistra, di schiena. N U M E RO 2
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Parco Giovanni Palatucci, Roma by Patafisik
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ORDINE NELLA VITA...
CDL CARD - LA FORZA DELL’UNIONE LA PRIMA CARTA SCONTO RISERVATA AI CONSULENTI DEL LAVORO
L’Ordine dei consulenti del Lavoro – Consiglio Provinciale di Roma con l’obiettivo di consolidare ed aumentare ulteriormente il senso di appartenenza ed il livello dei servizi offerto ai propri iscritti ha demandato alla Fondazione Studi Oreste Bertucci la realizzazione della “CDL CARD”. La CDL CARD è in buona sostanza una carta sconti, gratuita, nominativa, e riservata esclusivamente ai consulenti del lavoro e rispettivi familiari, che consente un risparmio immediato in Italia e all'estero, presso gli esercizi convenzionati, sia pubblici, sia privati, selezionati con priorità nei confronti dei clienti degli stessi Consulenti del Lavoro e da essi segnalati alla Fondazione. La condizione di essere clienti non è certamente vincolante, in quanto, abbiamo ritenuto di voler dare la possibilità di accesso anche agli altri esercizi ritenuti comodi o strategici o che, in ogni caso, intendono riservare alla categoria quel segnale di attenzione nei nostri confronti che ogni giorno conquistiamo con il nostro servizio professionale ed umano, alle imprese ed alla società. Ciascun consulente ha facoltà di segnalare alla Fondazione, attraverso i recapiti di seguiti specificati, i propri clienti del settore Commercio o servizi interessati alla stipula di una convenzione a titolo non oneroso che possa riservare alla Categoria, sconti o “corsie preferenziali” per i titolari di Cdl Card nell’acquisto di beni o servizi. L’iniziativa è stata promossa ed attuata dalla nostra Presidenza attraverso la Fondazione Studi Oreste Bertucci con il duplice obiettivo, sia di rafforzare il senso di appartenenza della Categoria all’Ordine, sia di aiutarci a fidelizzare i nostri clienti ed ha immediatamente riscosso ampio consenso da parte dei titolari e dei convenzionati. I settori merceologici nei quali la Card esercita i propri ambiti d’azione, sono già molteplici e con il contributo di tutti i nostri iscritti contiamo di poter coprire quanto prima tutti i settori di mercato nella comune esigenza di risparmio. Per maggiori informazioni puoi visitare il sito internet www.cdlcard.it nella pagina dedicata oppure inviare una mail all’indirizzo info@fondazioneorestebertucci.it. N U M E RO 2
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NAVIGA TRA I SETTORI ABBIGLIAMENTO
MEDICINA
ABBIGLIAMENTO SPORTIVO
OTTICA
ABITI DA SPOSA
PELLETTERIA
ALBERGHI
RISTORANTI
ANTIFURTI - SICUREZZA
RISTRUTTURAZIONI EDILI
ARREDAMENTI
SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
ARREDI PER UFFICIIO ASSICURAZIONI
SOFTWARE PAGHE-FISCALI
ATTIVITA' SPORTIVE
STAMPE DIGITALI
AZIENDA VINICOLA
TRAGHETTI - MEZZI VELOCI
BANCHE DATI CARTOPLASTICA CIRCOLI NAUTICI COSTRUZIONI IN FERRO DENTISTI - ODONTOIATRI ESTETICA- BENESSERE FOTO - 3D GALLERIE D'ARTE GIOCHI E TEMPO LIBERO GIOIELLERIE - ORAFI - OROLOGI IMPIANTI TERMOIDRAULICI INFORMATICA MACCHINE PER UFFICIO MATERIALE PER UFFICIO
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SCUOLE - ISTRUZIONE
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TRASPORTI E LOGISTICA TURISTICO - ALBERGHIERA VIDEOTECHE
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CONVEGNI - TAVOLE ROTONDE - INCONTRI • Convegno Martedì 5 aprile 2011 ore 14,45 - Oly Hotel – Via Santuario Regina degli Apostoli 36
Le novità nel contenzioso tributario a seguito delle modifiche c.p.c. e delle sentenze di cassazione sull’IRAP Dott. Giorgetto Marconi - Giudice Commissione Tributaria - Dottore Commercialista Dott. Giulio Renato Fiorimanti - Dottore Commercialista – Dottore in Giurisprudenza • Tavola Rotonda Venerdì 8 aprile 2011 ore 09,30 – Sede Ordine - Via C. Colombo 456
Contratto a termine e decadenza delle impugnative di licenziamento e recesso: le novità sul Collegato Lavoro e le più accreditate interpretazioni della nuova normativa Avv. Stefano Canali De Rossi • Tavola Rotonda Martedì 12 aprile 2011 ore 9,30 – Sede Ordine - Via C. Colombo 456 La funzione del Consulente del Lavoro nella selezione e valutazione del personale Dott.ssa Vittoria Pompò • Convegno Venerdì 15 aprile 2011 ore 9,30 - Oly Hotel – Via Santuario Regina degli Apostoli 36 Personale in trasferta e gestione dei rimborsi spese Dott. Giuseppe Marini - Comitato Scientifico Fondazione Studi “O. Bertucci
clicca qui per prenotazioni N U M E RO 2
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IL PELO NELL'UOVO L’uscita di “The World Of Il Consulente” (il cui numero zero è apparso lo scorso 1 marzo), è stata accompagnata da uno straordinario consenso di pubblico sia sotto il profilo quantitativo (migliaia di collegamenti IP e decine di migliaia di pagine aperte), che sotto quello qualitativo (apprezzamenti e consensi per la grafica innovativa e per i contenuti). Di tutto ciò ringraziamo i nostri lettori ai quali ci sentiamo di promettere, forti del loro consenso, un impegno ancora maggiore per rendere questa Rivista ancora più bella e, soprattutto, interessante. Potevamo rendere questa pubblicazione l’ennesima, banale passerella fotografica di volti più o meno noti o, peggio, il ricettacolo di stantie “interviste” ai soliti “intervistati” dove dalla mediocrità della formula “a domanda risponde” si è passati all’insipidezza della formula “a risposta, domanda”: formule vecchie e antiquate che la Categoria dei Consulenti del lavoro
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– sinceramente – non merita. Tra i tanti consensi è tuttavia doveroso registrare qualche dissenso. Uno, in particolare, ci è stato mosso per essere noi non del tutto ferrati in materia di inglese ( il riferimento, per chi non lo avesse capito, è al titolo di questa Rivista). La cosa ci ha sollevato non poco: saremmo stati assai più dispiaciuti se ci avessero contestato di non essere ferrati nell’italiano, circostanza che, peraltro, assai spesso constatiamo anche in coloro che sono convinti (ahiloro) di essere ferrati nella lingua inglese. Nel rassicurare i lettori sulla assoluta correttezza del nome di questa Rivista, neanche lontanamente ci ha sfiorato il pensiero di muovere contestazioni ai giudizi dei nostri benevoli e ferratissimi critici. Abbiamo preferito chiedere un commento al nostro Pasquino: il quale, se non altro, è sicuramente il più ferrato di tutti nella nostra bella lingua romana.
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Er monno d'er Consulente
E’ 'n foijo strano, nun tradizzionale fatto 'n casa, cò mezzi risicati e mò ch’è sortito avessi da vedè che carnevale ! avessi da sentì se sò n’caz…ti !
PASQUINATE
Noi però, grazziaddio, ce ne fregamo der giudizzio der communicatore: perchè la robba nostra noi la famo cor libbero penziero e tanto core. Ma 'nà cosa propio nun vò scenne che più ce penso e più me resta fori. Nun è che non je piaceno le penne nun è che je stanno antipatichi l’autori “'A copertina ? noo.. potrebbe annà..” “L’azzurro ? Ce sta bbene, eccome!” E allora, ched'è che nun je và? Ce crederessi ? nun je piace … er nome!
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