IL CONSULENTE IL CONSULENTE THE WORLD OF
Periodico telematico Reg. Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011
THE WORLD OF
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NUMERO
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30 NOVEMBRE 2011
ADALBERTO
BERTUCCI In attesa di risposta GIUSEPPE MARINI 2012: fuga dall'euro
LUIGI PELLICCIA Risarcimento tempo deterinato: ok dalla Consulta
MAURIZIO VILLANI La difesa del contribuente (seconda parte)
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Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
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Foto TED2011 Di TheAlieness GiselaGiardino²³ by Flickr
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In copertina: Wet Street in Rome, foto di malyousif by Flickr
I n Fo c u s Adalberto Bertucci In attesa di risposta
Giuseppe Marini
2012: fuga dall'euro
Luigi Pelliccia
Risarcimento per il tempo determinato: ok dalla Consulta
Andrea Tommasini
Carmen Serra: musica noselfcontrol
Maurizio Villani
La difesa del contribuente (seconda parte)
Andrea Tommasini
Faccia a faccia con Giuseppe Picone
Rubriche I misteri di Roma
San Clemente: l'arte si fa storia di Andrea Tommasini
Vita nell'Ordine ... Ordine nella Vita
Adriana Iannilli: 10 allori e non li dimostra
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IN ATTESA DI RISPOSTA
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T H Tribunale E W O R L D diO FRoma n. 280 Periodico telematico Reg. del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Ro ma Pubblicazione quindicinale
Care amiche, cari amici
il nuovo Go verno tecnico si Direttore responsabile accinge a varare l’ennesima manovra correttiva per Antonio Carlo Scacco sistemare ( o perlomeno tentare di farlo) i conti del Paese ( la data Comitato scientifico prevista è il prossimo 5 dicembre). Gabriella Di Michele - Aldo Non è dato sapere quali saranno Forte - Giuseppe Sigillò queste misure, oltre al fatto che Massara - Pierluigi Matera dovranno essere improntate alla Antonio Napolitano - Mauro Parisi - Vincenzo Scotti equità, alla stabilità ed alla cresci Virginia Zambrano ta e che, per usare le parole di Progetto grafico e digitalizzazione frau Merkel che ha avuto l'onore di visionarle in anteprima, si ca Antonio Carlo Scacco ratterizzeranno per essere Redazione “impressionanti”. Eleonora Marzani
Massimiliano Pastore Daniele Donati
Giuseppe Marini
Andrea Tommasini Aldo Persi
Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12
Per contributi e suggerimenti
TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 29 novembre 2011
In ogni caso onore alla serietà ed alla professionalità che i “tecni ci” del Governo stanno dimo strando: al pressing di coloro che vorrebbero fare tutto subito ri spondono encomiabilmente che “il tempo conta , ma la serietà di più”. Difficile credere che parte di que ste misure non interesseranno i li beri professionisti e, più specificamente, le professioni ordi nate. Altrettanto difficile credere che tali misure saranno loro gradi te: il fatto che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sia una certo Antonio Catricalà, sti mato giurista che annovera tra le sue tantissime qualità non certo quella di avere in simpatia gli Ordini professionali, non induce a
ben sperare.
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ADALBERTO BERTUCCI
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Perciò bene ha fatto la nostra Pre sidente Marina Calderone, all’indomani della nomina del Pre sidente Monti, ad anticipare le mosse dei corifei del libero mercato (altrui) intervenendo pubblicamente con una lettera aperta sulle colonne del più auto revole e diffuso giornale italiano. Inappuntabile la riconferma della volontà degli Ordini, si legge nella lettera, di voler dare “corso alla modifica degli ordinamenti, di concerto con i Ministeri vigilanti, nel più breve tempo possibile.”; nessuno , crediamo, potrà ora tacciare i professionisti ordinati di immobilismo o strenua difesa di privilegi e camarille. Ad oggi non risultano risposte, ufficiali o ufficiose, o quantomeno prese d’atto. Vogliamo credere che il riserbo sia dovuto alla serietà di un Governo che preferisce medita re prima di agire. All’insegna dell’equità, possi bilmente: eventuali misure ingiu stamente punitive di una folla di oltre 2 milioni di professionisti, in gran parte giovani, non favori rebbero la crescita e, tantomeno, potrebbero essere definite “eque”.
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2012: FUGA DALL'EURO
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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
Giuseppe Marini
Un mostro con una testa enorme (l’euro) e gambe atrofiche (l’integrazione eco nomicaefiscale)
“La crisi finanziaria dell’eu rozona e’ entrata in una fase ben piu’ pericolosa … A me no che la Banca Centrale Eu ropea intervenga per aiutare dove i politici hanno fallito, un collasso dell’euro al mo mento sembra piu’ probabile che possibile” : queste parole non provengono certo dai po chi europessimisti che, a mò di untori della Colonna di buona memoria, vengono oggigiorno perlopiù additati al pubblico biasimo. Sono fredde e disinteressate analisi
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della maggiore banca d’inve stimento giapponese, la No mura, che tanto per non dare l’impressione di sprecare il fiato ha pensato bene di di minuire, quasi azzerandola, la propria esposizione verso il debito italiano di circa 2,5 miliardi di dollari. Ormai è sotto gli occhi di tutti. Il “pasticciaccio brutto” di un mostro europeo con una testa enorme (l’euro) e gambe atrofiche (l’integra zione economica e fiscale), avanza barcollando in modo sempre più preoccupante al vento della speculazione internazionale, ondeggiando paurosamente con la sua estremità tanto abnorme quanto insostenibile. Senza un prestatore di ultima istanza (lender of last resort), ossia una Banca che batte
moneta a piacimento, una valuta non ha la benché mini ma possibilità di resistere alla speculazione. In questo momento sarebbe necessario (anzi: urgente) immettere li quidità nel sistema adottando politiche di quantitative ea sing, del tipo di quelle adottate dalla Federal Re serve e dalla Bank of England a partire da marzo 2009. Da noi, invece, si persegue una rigida politica deflazionistica per garantire la stabilità dei prezzi, all’insegna della atavica pau ra delle crisi inflazionistiche che squassarono l’Europa de gli anni ’70 ma del tutto immemori dell’altra grande crisi che, negli anni ’30, pro vocò danni incalcolabili al mondo intero. E poiché la bacchetta che dirige l’orche
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stra oggi la detiene una signora che non ha nessuna intenzione di pagare i debiti altrui e vede la soluzione del problema unica mente in un aumento della “disciplina fiscale” e dell’auste rità degli stati sovrani, è diffici le non scorgere all’orizzonte l’addensarsi di nubi minacciose. Provvedimenti di austerità e ri gore, quali quelli che il Go verno Monti si accinge a varare, non avranno alcun effetto sensi bile su una situazione che trae da un vizio d’origine la ragione della propria crisi. Avranno invece effetti micidiali sulla economia reale, sui consumi, sul lavoro dei giovani. Ormai è diventato un refrain inarrestabi le: adottare le misure che ci chiede l’Europa per superare la crisi. Ma queste misure non so no affatto sufficienti e non so no, per giunta, affatto necessarie: i nostri fondamenta li economici sono assai miglio ri, ad esempio, di quelli inglesi, ma l’Inghilterra non vive nemmeno alla lontana la crisi che noi italiani stiamo vivendo. Avremmo solo bisogno di so stanziose misure per la crescita e di un prestatore di ultima istanza in grado di mantenere al suo posto la speculazione internazionale. Se questo non sarà possibile dovremmo poter essere lieti di augurare a certi nostri di rimpettai in Europa un buon viaggio verso una improbabile Unione, alla velocità che me glio gli aggrada.
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RISARCIMENTO PER IL TEMPO DETERMINATO: OK DALLA CONSULTA Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
L'indennità forfetta riaprevistaaseguito diillegittimitàdel contrattoatempode terminatohasuperato ilvagliodellaCorteco stituzionale Il contratto a tempo determi nato è attualmente disciplinato dal d.lgs. 6 settembre 2001, n. 368, emanato in attuazione della direttiva comunitaria 1999/70, che ha espressamente Luigi Pelliccia abrogato la precedente Il d.lgs. n. 368/2001 non indica normativa del 1962. le conseguenze derivanti dalla Nello specifico, l’art. 1, comma non corretta e/o carente e/o 1, del il d.lgs. n. 368 prevede la insufficiente indicazione della possibilità di apporre un termi causale del contratto di lavoro a ne alla durata del contratto di tempo determinato. lavoro subordinato a fronte di In presenza di tale mancanza ragioni di carattere tecnico, pro trova applicazione il principio duttivo, organizzativo o sostitu generale secondo il quale il tivo, anche se riferibili alla contratto è nullo per violazione ordinaria attività del datore di di una norma imperativa ex art. lavoro. 1418 c.c., con la conseguenza N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
che il contratto rimane valido ed efficace tra le parti e si applica la sanzione della tra sformazione del rapporto in contratto a tempo indetermi nato. In sede di conversione del d.l. n. 112/2008, con l’art. 21, comma 1bis, della legge n. 133/2008, nel d.lgs. n. 368/2001 è stato inserito l’art. 4bis che, limitatamente ai soli giudizi in corso al 21 agosto 2008 (data di entrata in vigore della legge n. 133), fatte salve le sentenze passate in giudicato, ha disposto che in ca so di violazione delle disposi zioni di cui agli artt. 1, 2 e 4, il datore di lavoro è tenuto unica mente ad indennizzare il pre statore di lavoro con un'indennità di importo compre so tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ulti ma retribuzione globale di fatto,
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avuto riguardo ai criteri indicati nell'art. 8 della legge 15 luglio 1966 n. 604 e successive modifi cazioni (numero dei dipendenti occupati, l'anzianità di servizio del lavoratore, il comportamento e le condizioni delle parti). A seguito di numerosissime eccezioni di costituzionalità sollevate dalle corti di merito, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 214 dell’8 luglio 2009, accogliendo le medesime, ha dichiarato l’incostituzionalità della norma impugnata, in ragio ne del fatto che colpiva in modo discriminatorio solamente coloro che avevano adito il giudice del lavoro prima della data della sua entrata in vigore del 21 agosto 2008. La disposizione finalizzata ad una forfetizzazione risarcitoria per i contratti a termine ri scontrati illegittimi è stata poi reintrodotta con i commi 5, 6 e 7 dell’art. 32 della legge n. 183/2010 (il c.d. Collegato lavo ro) ed estesa a tutti i giudizi pendenti e successivi all’entrata in vigore della legge stessa, il 24 novembre 2010;unica differenza è stata quella della misura ri sarcitoria massima, elevata a 12 mensilità. Tale risarcimento viene ridotto della metà se la contrattazione collettiva nazionale, territoriale od aziendale preveda l'assunzio ne anche a tempo indeterminato dei lavoratori già occupati a tempo determinato nell'ambito di specifiche graduatorie. Con riguardo ai giudizi pendenti alla data del 24 novembre 2010, il comma 7 dell’art. 32 della legge n. 183/2010 precisa che il limite di applicazione dell’indennità onnicomprensiva trova applicazione anche ai giu dizi in corso; conseguentemente,
nei casi in cui si rende necessa rio, il giudice ai fini della de terminazione dell'indennità, può concedere alle parti, fissando un termine, una integrazione della domanda e delle relative ecce zioni. Attivata da una duplice rimes sione, in materia è nuovamente intervenuta la Corte Costituzio nale che, con la sentenza n. 303 del 9 novembre 2011 ha reso l’attesa ed importantissima lettu ra delle norme di legge censurate dai giudici rimettenti.
LaSuprema Corte aveva rite nutononmanife stamenteinfondate lequestionidilegitti mitàdellanorma LE SOLLEVATE QUESTIONI DI COSTITUZIONALITA’ La presunta illegittimità dell’art. 32 della legge n. 183/2010 era stata sollevata dalla Corte di Cassazione e dal tribunale di Trani, con riferimento agli artt. 3, 4, 11, 24, 101, 102, 111 e 117, comma 1, Costituzione. La Suprema Corte, con ordi nanza del 28 gennaio 2011, ave va ritenuto non manifestamente infondate le questioni di legitti mità della norma in esame perché la previsione di un’indennità circoscritta ad alcu ne mensilità di retribuzione sa rebbe
irragionevolmente contenuta ri spetto all’ammontare del danno sopportato dal prestatore di lavo ro a causa dell’illegittima appo sizione del termine al contratto, che aumenta con il decorso del tempo, assumendo dimensioni imprevedibili, in quanto pari almeno alle retribuzioni perdute dalla data dell’inutile offerta delle proprie prestazioni fino a quella, futura ed incerta, dell’effettiva riammissione in servizio. Con il risultato che la liquidazione eventualmente sproporzionata per difetto ri spetto all’ammontare del danno sofferto dal lavoratore indurrebbe il datore di lavoro a persistere nell’inadempimento tentando di prolungare il giudi zio oppure sottraendosi all’ese cuzione della sentenza di condanna, non suscettibile di realizzazione in forma specifica; con ciò vanificando il diritto del cittadino al lavoro ed arrecando grave nocumento all’effettività della tutela giurisdizionale, che esige l’esatta, per quanto mate rialmente possibile, corri spondenza tra la perdita conseguita alla lesione del diritto soggettivo ed il rimedio ottenibi le in sede giudiziale. Atteso inoltre che la sproporzio ne fra la tenue indennità ed il danno, che aumenta con la permanenza del comportamento illecito del datore di lavoro, sembrerebbe contravvenire all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 ed allegato alla direttiva 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE (direttiva del Consi glio relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato), come interpretato dalla giurisprudenza comunitaria. N U M E RO 1 6
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La Corte di Cassazione richia mava anche l’art. 6, comma 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fonda mentali, ratificata e resa esecuti va in Italia con legge 5 agosto 1955, n. 848, deducendo che le disposizioni censurate, dettate da motivi di opportunità econo mica, realizzerebbero un’intro missione del potere legislativo nell’amministrazione della giu stizia, volta ad influire sulla de cisione di una singola controversia o su un gruppo di esse, non giustificata da ragioni “imperative” di interesse gene rale, né da esigenze parificatrici in rapporti di lavoro pubblico, né dall’incerta interpretazione o da imperfezioni tecniche delle norme di diritto comune in tema di risarcimento del danno subìto dal lavoratore, come costante mente interpretate dalla giuri sprudenza lavoristica. Il tribunale di Trani, in funzione di giudice del lavoro, con ordi nanza del 20 dicembre 2010, aveva dal suo canto sollevato analoghe questioni di legittimità costituzionale, evidenziando che le nuove disposizioni contrasta no, anzitutto, con l’art. 3 Cost., sotto i profili della ragionevo lezza e del divieto di discrimina zioni. Sotto il primo profilo, perché la forfetizzazione del risarcimento operata mediante la liquidazione di una modesta indennità “onni comprensiva”, tale da mone tizzare persino il diritto indisponibile alla regolarizzazio ne contributiva e calcolata, oltre tutto, secondo i criteri inappro priati di cui all’art. 8 della legge n. 604 del 1966, renderebbe irra gionevolmente irrilevante, anche a fronte della ricostituzione ex tunc del rapporto sottesa alla N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
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disposta “conversione” di esso, il tempo che il prestatore di la voro subordinato è costretto ad attendere per ottenere l’accerta mento giudiziale dell’illegittimi tà del termine, negandogli quanto, invece, l’ordinamento riconosce a tutti gli altri soggetti contrattuali nel caso di ina dempimento delle loro contro parti, ossia il diritto al pieno risarcimento del danno subìto. In tal modo, inoltre, il datore di lavoro sarebbe incoraggiato ad assumere un comportamento di latorio ed ostruzionistico onde ritardare, con ogni mezzo, il mo
Le norme censu rate discrimine rebbero una serie di lavoratori versanti in situazioni compara bili
mento della definitiva pro nuncia. Quanto al secondo aspetto, le norme censurate discrimine rebbero una serie di lavoratori versanti in situazioni comparabi li, ossia coloro i quali ottengano incolpevolmente la pronuncia favorevole nei gradi successivi al primo rispetto a coloro i quali, invece, l’abbiano ottenuta già in primo grado, in quanto, a diffe renza di questi ultimi, non pos sono «tenere fuori dall’indennità “onnicomprensiva” le retribu zioni e i contributi successivi alla pronuncia di primo grado»; i lavoratori assunti a termine ri spetto ad altre categorie di di pendenti precari, aventi diritto alla ricostruzione del rapporto di
lavoro, sia sotto il profilo retri butivo che sotto quello contribu tivo, secondo le consuete regole generali; i lavoratori assunti a termine con giudizio ancora pendente in primo grado nei confronti di coloro la cui causa penda in appello o in cassazione, essendo le nuove disposizioni applicabili esclusivamente ai primi. Sempre il medesimo giudice ri mettente, inoltre, apparivano le si, gli artt. 24, 101 e 102 Cost., perché le disposizioni oggetto di censura , ridimensionando la tu tela già offerta dal diritto vi vente, ricalcata dalle conclusioni rassegnate dal ricorrente nella sua domanda giudiziale, finiva no per incidere sui princìpi della domanda e dell’interesse ad agi re e, quindi, sul diritto all’azio ne, sino a minare, inoltre, con la sua efficacia retroattiva «la tute la dell’affidamento legittima mente sorto nei soggetti quale principio connaturato allo Stato di diritto» e «la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuri dico», oltre che «il rispetto delle funzioni costituzionalmente ri servate al potere giudiziario» (v. sul punto la sentenza n. 209/2010). In altre parole, i giudici ri mettenti dubitavano della legitti mità costituzionale delle disposizioni censurate, nella parte in cui stabiliscono: che, nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il risarci mento del lavoratore illegittima mente estromesso alla scadenza del termine dev’essere raggua gliato ad una indennità onni comprensiva da liquidare tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribu zione globale di fatto, alla stre
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gua dei criteri dettati dall’art. 8 della legge n. 604/1966; che il limite massimo dell’indennità è ridotto alla metà in presenza di contratti collettivi di qualsiasi livello, purché stipu lati con le organizzazioni sinda cali comparativamente più rappresentative sul piano nazio nale, che prevedano l’assunzio ne, anche a tempo indeterminato, di lavoratori già occupati con contratto a termine nell’ambito di specifiche graduatorie; che tali disposizioni tro vano applicazione per tutti i giu dizi, ivi compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore della predetta legge. La nuova normativa è stata quindi sospettata d’illegittimità costituzionale, in quanto ritenuta irragionevolmente riduttiva del risarcimento del danno integrale già conseguibile dal lavoratore sotto il regime previgente, sino a monetizzare, secondo il tribunale di Trani, persino il diritto indi sponibile alla regolarizzazione contributiva. In tal modo, sarebbero lesi gli artt. 3, 4, 24, 101, 102 e 111 Co st., poiché la liquidazione del danno, eventualmente spro porzionata per difetto rispetto all’ammontare realmente sofferto dal lavoratore, indurrebbe il datore di lavoro a persistere nell’inadempimento tentando di prolungare il giudi zio o addirittura sottraendosi all’esecuzione della sentenza di condanna, non suscettibile di realizzazione in forma specifica. Con ciò la normativa in questio ne vanificherebbe il diritto del cittadino al lavoro e minerebbe l’effettività della tutela giurisdi zionale, in tesi frustrata dalla conseguente irrilevanza del (*) Avvocato in Lecce N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
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tempo occorrente all’accerta mento giudiziale dell’illegittimi tà del termine, altresì con effetti discriminatori nei confronti di una serie di lavoratori versanti in situazioni comparabili, sino a compromettere le funzioni costi tuzionalmente riservate al potere giudiziario. LA POSIZIONE DELLA CORTE COSTUZIONALE
Con la già citata sentenza n. 303, la Consulta, nel riunire i due ri corsi, ha dichiarato non fondate le sollevate questioni di legitti mità costituzionale dell’art. 32, commi 5, 6 e 7, della legge n. 183/2010. Vediamo, nel detta glio, il percorso logicointerpre tativo seguito dai giudici delle leggi. Orbene, il dubbio posto dai giudici rimettenti si incentra sulla violazione dell’art. 3, comma 2, Cost., sotto il profilo dell’irragionevolezza del tratta mento indennitario forfetizzato, introdotto dalla norma censurata in sede di merito e di legittimità, rispetto al più sostanzioso ri sarcimento che sarebbe stato as sicurato dal “diritto vivente” ricavato dalla normativa generale di diritto comune. La disciplina dettata dall’art. 32, commi 5, 6 e 7, della legge n. 183/2010 prende spunto dalle obiettive incertezze verificatesi nell’esperienza applicativa dei criteri di commisurazione del danno secondo la legislazione previgente, con l’esito di risarci menti ingiustificatamente diffe renziati in misura eccessiva. Tra le variabili più evidenti regi stratesi nella prassi, tutte piena mente consentite dal regime pregresso, basta citare l’identifi cazione del dies a quo del diritto al risarcimento del danno, a volte
desunto da elementi formali od espliciti, ma più spesso ricavato da comportamenti concludenti, e la determinazione dell’aliunde perceptum da porre in detrazione dal pregiudizio concretamente risarcibile, talora esteso al perci piendum, ossia al guadagno che sarebbe lecito attendersi dal la voratore diligentemente attivato si nella ricerca di un nuovo posto di lavoro, con diversificate forme di utilizzazione, al riguardo, del ragionamento presuntivo. Ad avviso della Consulta, è in tale contesto che deve quindi inserirsi la novella in esame, di retta ad introdurre un criterio di liquidazione del danno di più agevole, certa ed omogenea applicazione. Così ricostruita la ratio legis, la normativa di riforma sfugge alle proposte censure di non ragione volezza. In termini generali, la norma oggetto di scrutinio di costituzio nalità non si limita a forfetizza re il risarcimento del danno do vuto al lavoratore illegittimamente assunto a termi ne, ma, innanzitutto, assicura a quest’ultimo l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. A ben vedere, infatti, l’indennità prevista dall’art. 32, commi 5 e 6, della legge n. 183/2010 va chiaramente ad integrare la ga ranzia della conversione del contratto di lavoro a termine in un contratto di lavoro a tempo indeterminato; e la stabilizzazio ne del rapporto è la protezione più intensa che possa essere ri conosciuta ad un lavoratore pre cario. Non a caso, dall’esame dei lavori preparatori si desume che la
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disposizione di cui all’art. 32, comma 5, della legge in esame deve essere correttamente letta come riferita alla conversione del contratto a tempo determi nato in contratto a tempo inde terminato e che, conseguentemente, la previsione della condanna al risarcimento del danno in favore del lavorato re deve essere intesa “come aggiuntiva e non sostitutiva della suddetta conversione” (v. ordine del giorno G/1167B/7/1 11 accolto al Senato innanzi alle commissioni I e XI riunite nella seduta del 2 marzo 2010). Del resto, seppure nell’ipotesi di licenziamento ingiustificata mente intimato in regime di tu tela obbligatoria, il rimedio indennitario apprestato dall’art. 8 della legge n. 604/1966, anche in mancanza della riassunzione, ha più volte passato indenne il vaglio della Corte Costituziona le (v. sentenze n. 46 del 2000, n. 44 del 1996 e n. 194 del 1970). Riguardo invece alla denunziata insufficienza del trattamento forfetario previsto dalle disposi zioni censurate, la Corte di Cas sazione, nella sua ordinanza di rimessione, ha ritenuto che l’indennità onnicomprensiva prevista dall’art. 32, commi 5 e 6, della legge n. 183, non ipo tizzabile come aggiuntiva al ri sarcimento dovuto secondo le regole di diritto comune, as sorba l’intero pregiudizio subìto dal lavoratore a causa dell’ille gittima apposizione del termine al contratto di lavoro, dal giorno dell’interruzione del rapporto fi no al momento dell’effettiva riammissione in servizio. Da qui, a suo avviso, l’effetto perverso di indurre il datore a persistere nell’inadempimento, anche sottraendosi all’esecuzio ne della condanna, non suscetti
bile di esecuzione in forma specifica, con indefinita dilata zione del danno ed abnorme sproporzione dell’indennità ri spetto ad esso. Secondo la sentenza in commento, un’interpretazione costituzionalmente orientata della novella induce a ritenere però che il danno forfetizzato dall’indennità in esame copre soltanto il periodo cosiddetto “intermedio”, ossia quello che decorre dalla scadenza del termine fino alla sentenza che accerta la nullità di esso e di chiara la conversione del rapporto. A partire dalla sentenza con cui il giudice, rilevato il vizio della pattuizione del termine, converte il contratto di lavoro che prevedeva una scadenza in un contratto di lavoro a tempo indeterminato, è da ritenere che il datore di lavoro sia indefetti bilmente obbligato a riammette re in servizio il lavoratore e a corrispondergli, in ogni caso, le retribuzioni dovute, anche in ipotesi di mancata riammissione effettiva. Diversamente opinando, la tute la fondamentale della conversione del rapporto in la voro a tempo indeterminato sa rebbe completamente svuotata; qualora, infatti, il datore di lavo ro, anche dopo l’accertamento giudiziale del rapporto a tempo indeterminato, potesse limitarsi al versamento di una somma compresa tra 2,5 e 12 mensilità di retribuzione, non subirebbe alcun deterrente idoneo ad indurlo a riprendere il prestatore a lavorare con sé. E lo stesso riconoscimento della durata indeterminata del rapporto da parte del giudice sa rebbe posto nel nulla. Così intesa la norma censurata,
cade quindi l’ipotesi di pa ventata sproporzione dell’indennità di cui all’art. 32, commi 5 e 6, della legge n. 183/2010, rispetto alla de nunziata esigenza di ristoro di un danno destinato a crescere con il decorso del tempo, sino ad attingere valori non esatta mente prevedibili. E ciò, in primo luogo, perché il legislatore ha pure introdotto sub art. 32, commi 1 e 3, della stessa legge n. 183 un termine di complessivi 330 giorni per l’esercizio, a pena di decadenza, dell’azione di accertamento della nullità della clausola appo sitiva del termine al contratto di lavoro, fissandone la decorrenza dalla data di scadenza del mede simo; a ciò il conseguente effetto di approssimare l’indennità in discorso al danno potenzialmente sofferto a de correre dalla messa in mora del datore di lavoro sino alla sentenza, avuto, altresì, riguardo ai princìpi informatori del pro cesso del lavoro intesi ad accele rarne la definizione; in secondo luogo, perché il nuovo regime risarcitorio non ammette la detrazione dell’aliunde perceptum. Ditalché, l’indennità onni comprensiva assume una chiara valenza sanzionatoria, essendo la stessa dovuta in ogni caso, al limite anche in mancanza di danno, per avere il lavoratore prontamente reperito un’altra occupazione. La naturale conseguenza è che la disciplina in esame, confrontata con quella previ gente, risulta, sotto tale profilo, certamente più favorevole al la voratore. Tra l’altro, la stessa Consulta ha giù più volte N U M E RO 1 6
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affermato “la regola generale di integralità della riparazione e di equivalenza della stessa al pre giudizio cagionato al danneggiato non ha copertura costituzionale” (v. sentenza n. 148 del 1999), purché sia ga rantita l’adeguatezza del risarci mento (v. sentenze n. 199 del 2005 e n. 420 del 1991). Orbene, tale condizione ricorre , tanto più ove si consideri che, nella specie, non v’è stata medio tempore alcuna prestazione lavo rativa. In buona sostanza, la normativa impugnata risulta, nell’insieme, adeguata a rea lizzare un equilibrato componi mento dei contrapposti interessi: al lavoratore garantisce la conversione del contratto di lavoro a termine in un contratto di lavoro a tempo indeterminato, unitamente ad un’indennità che gli è dovuta sempre e comunque, senza necessità né dell’offerta della prestazione, né di oneri probatori di sorta; al datore di lavoro, per altro verso, assicura la prede terminazione del risarcimento del danno dovuto per il periodo che intercorre dalla data d’interruzione del rapporto fino a quella dell’accertamento giudi ziale del diritto del lavoratore al riconoscimento della durata indeterminata di esso; ma non oltre, pena la vanificazione della statuizione giudiziale impositiva di un rapporto di lavoro sine die. Con specifico riferimento alla ri duzione della metà del limite su periore dell’indennità ai sensi dell’art. 32, comma 6, la ragio nevolezza della previsione trae alimento dal favor del legislatore per i percorsi di assorbimento del
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personale precario disciplinati dall’autonomia collettiva. Ad avviso della sentenza in esame, non è condivisibile neppure il ri lievo fatto sulla indebita omolo gazione, da parte del modello indennitario delineato dalla normativa in esame, di situazioni diverse; come, ad esempio, la si tuazione del lavoratore il quale ottenga una sentenza favorevole in tempi brevi, possibilmente in primo grado, rispetto a quella di chi risulti vittorioso solo a note vole distanza di tempo, magari nei gradi successivi di giudizio, ovvero del datore di lavoro il quale spontaneamente riammetta in servizio il prestatore nelle mo re del processo, pagando
La garanzia economica del risarcimento non è né rigida, né uniforme
gli, intanto, il corrispettivo, rispetto ad altro datore che abbia invece “resistito” ad oltranza, evitando di riprendere con sé il lavoratore. Orbene, appare evidente che si tratta di inconvenienti solo eventuali e di mero fatto, che non dipendono da una sperequa zione voluta dalla legge, ma da situazioni occasionali e talora patologiche, come l’eccessiva durata dei processi in alcuni uffi ci giudiziari; detti inconvenienti – secondo la consolidata giuri sprudenza della Corte Costitu zione – non rilevano ai fini del giudizio di legittimità costituzio nale (v. sentenze n. 298 del
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Burgos pellegrino stanco sul Cammino di Santiago Foto di lancierebianco by Flick
2009, n. 86 del 2008, n. 282 del 2007 e n. 354 del 2006; ordi nanze n. 102 del 2011, n. 109 del 2010 e n. 125 del 2008). Conseguentemente, non è certo dalle disposizioni legislative censurate che possono farsi discendere, in via diretta ed immediata, le discriminazioni ipotizzate; peraltro, presunte disparità di trattamento ricolle gabili al momento del riconosci mento in giudizio del diritto del lavoratore illegittimamente as sunto a termine devono essere escluse anche per la ragione che il processo è neutro rispetto alla tutela offerta, mentre l’ordina mento predispone particolari ri medi, come quello cautelare, intesi ad evitare che il protrarsi del giudizio vada a scapito delle ragioni del lavoratore (v. sentenza n. 144 del 1998), nonché gli specifici meccanismi riparatori contro la durata irra gionevole delle controversie di cui alla legge 24 marzo 2001, n. 89 (la c.d legge Pinto, sulla pre visione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo civile). Tra l’altro, sempre secondo la sentenza in commento, la ga ranzia economica di che trattasi non è né rigida, né uniforme; piuttosto, la normativa in esame, anche attraverso il ricorso ai cri teri indicati dall’art. 8 della legge n. 604/1966, consente di calibrare l’importo dell’indenni tà da liquidare in relazione alle peculiarità delle singole vicende, come: la durata del contratto a tempo determinato (evocata dal criterio dell’anzianità lavorati va), la gravità della violazio ne e la tempestività della reazio ne del lavoratore (sussumibili sotto l’indicatore del
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comportamento delle parti), lo sfruttamento di occa sioni di lavoro (e di guadagno) altrimenti inattingibili in caso di prosecuzione del rapporto (ri conducibile al parametro delle condizioni delle parti), le stesse dimensioni dell’impresa (immediatamente misurabili attraverso il numero dei dipendenti). Con riguardo alle ulteriori dispa rità di trattamento segnalate dal tribunale di Trani, la sentenza in commento ritiene che le stesse risentono dell’obiettiva eteroge neità delle situazioni; infatti, il contratto di lavoro subordinato con una clausola viziata (quella, appunto, appositiva del termine) non può essere assimilato ad altre figure illecite come quella, obiettivamente più grave, dell’utilizzazione fraudolenta della collaborazione continuativa e coordinata. Difforme è, altresì, la situazione cui dà luogo la cessione illegitti ma del rapporto di lavoro, laddo ve, nelle more del giudizio volto ad accertarla, il rapporto corre con il cessionario e la garanzia retributiva rimane assicurata. Altro ancora è, infine, la sommi nistrazione irregolare di mano dopera, ipotesi nella quale un imprenditore fornisce personale ad un altro al di fuori delle ipote si consentite dalla legge. Da ultimo, il tribunale di Trani denuncia una discriminazione in danno dei lavoratori litiganti in primo grado rispetto a quelli con una causa già pendente in appello o in cassazione, perché – stando alla lettera del comma 7 dell’art. 32 della legge n. 183/2010 – le disposizioni di cui ai commi precedenti sarebbero, a suo avviso, applicabili solamente ai giudizi pendenti in tribunale. Secondo i giudici delle leggi, la
sollevata questione è priva di fondamento, altresì, sotto tale profilo, perché, come tra l’altro persuasivamente argomentato nell’ordinanza di rimessione della Corte di Cassazione, non v’è alcuna ragione di differenzia re il regime risarcitorio di situa zioni lavorative sostanziali tutte egualmente sub iudice. Ed ecco allora che la norma di legge in esame deve essere rite nuta applicabile a tutti i giudizi in corso, tanto nel merito, quanto in sede di legittimità. Sugli artt. 4, 24 e 111 Cost., ri chiamati dalla Corte di Cassazio
La "conversione" del contratto di lavoro garanzia sufficiente
ne a latere dell’art. 3, comma 2, Cost., secondo la sentenza in commento sembrano evocati più a corredo del vizio denunciato in via principale che a fondamento di autonome censure; infatti, è dall’asserita irragionevolezza delle disposizioni legislative censurate che, secondo la pro spettazione del collegio ri mettente, discenderebbero sia la vanificazione del diritto del citta dino al lavoro, in tesi resa mani festa anche dalla non aderenza di esse alla giurisprudenza comuni taria, sia il pregiudizio all’effetti vità della tutela giurisdizionale. Le questioni di legittimità della normativa in esame sono co munque parimenti non fondate in relazione a tutti i suddetti para
metri costituzionali: quanto all’art. 4 Cost., perché la stessa Corte Costitu zionale ha reiteratamente affermato che “resta affidata alla discrezionalità del legislatore la scelta dei tempi e dei modi di attuazione della garanzia del di ritto al lavoro” (v., tra le altre, sentenza n. 419 del 2000). E in questo caso, oltre tutto, la ga ranzia in questione è stata rea lizzata mediante la sancita “conversione” del contratto di lavoro. Non sussiste alcuna le sione del diritto al lavoro neppu re sul versante della presunta contravvenzione all’accordo quadro sul lavoro a tempo de terminato, concluso il 18 marzo 1999 ed allegato alla direttiva 28 giugno 1999, n. 1999/70/CE, co me interpretato dalla giurispru denza comunitaria. Premesso che nell’ordinanza di rimessione della Corte di Cassazione dette fonti sovranazionali sono invo cate esclusivamente a supporto della denunciata violazione dell’art. 4 Cost., l’esigenza di misure di contrasto dell’abusivo ricorso al termine nei contratti di lavoro, non solo proporzionate, ma anche sufficientemente effettive e dissuasive – quale si ricava dalla succitata normativa europea nella ricostruzione ope ratane dalla Corte di giustizia dell’Unione – risulta nella specie soddisfatta dalla sanzione più incisiva che l’ordinamento possa predisporre a tutela del posto di lavoro. Vale a dire dalla tra sformazione del rapporto lavo rativo da tempo determinato a tempo indeterminato, corrobo rata da un’indennità di ammontare certo; quanto al parametro tratto dall’art. 24 Cost., con cui nella impostazione della Corte ri N U M E RO 1 6
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mettente fa corpo l’art. 111, comma 2, Cost., nell’ipotesi in oggetto viene in rilievo la disci plina sostanziale delle conse guenze dell’illegittima apposizione di un termine al contratto di lavoro in tema di ri sarcimento del danno sofferto del lavoratore. Invece, secondo la giurisprudenza consolidata della Consulta, il presidio costi tuzionale sopra richiamato attie ne al diritto alla tutela giurisdizionale (v. sentenza n. 419 del 2000) ovvero “attribui sce diritti processuali che pre suppongono la posizione sostanziale alla cui soddisfazio ne essi sono finalizzati, con la conseguenza che la disciplina sostanziale non attiene alla ga ranzia del parametro suddetto” (v. sentenza n. 401 del 2008). Ad avviso della sentenza in commento, neppure le questioni di legittimità dell’art. 32, commi 5, 6, e 7, della legge n. 183/2010 poste dal tribunale di Trani in re lazione agli artt. 24, 101 e 102 Cost. sono fondate. A ben vedere, infatti, con ri guardo alla violazione dell’art. 24 Cost. specificamente de nunciata dal giudice rimettente, essa non sussiste; in realtà, la normativa di riforma, nel dettare una disciplina con effetti re troattivi, ha certamente inciso soltanto sul profilo sostanziale delle regole del risarcimento del danno prodotto dall’illegittima apposizione di una scadenza al contratto di lavoro, preservando, del resto, il nucleo della tutela ri chiesta dal ricorrente con le pro poste domande di caducazione del termine e di ristoro del pre giudizio economico sofferto a cagione dell’interruzione del rapporto. Con riferimento invece alla de N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
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nunciata lesione dell’integrità delle attribuzioni costituzionali dell’autorità giudiziaria, la stessa Consulta ha in più occasioni pre cisato che la sfera riservata al potere giurisdizionale non è vio lata quando il legislatore ordina rio non tocca la potestà di giudicare, ma opera sul piano generale ed astratto delle fonti, costruendo il modello normativo cui la decisione del giudice deve riferirsi (v. sentenze n. 170 del 2008 e n. 432 del 1997; ordi nanza n. 263 del 2002). Conse guentemente, con le disposizioni censurate, il legislatore
Conledisposi zionicensurate, illegislatorenonha vulneratoleattribu zionidelpoteregiu diziario
non ha vulnerato le attribuzioni del potere giudiziario, perché, nel forfetizzare il risarcimento spettante al lavoratore invalida mente assunto a termine, si è mosso legittimamente sul piano delle fonti, senza ingerirsi nella specifica risoluzione delle concrete fattispecie in contenzio so. Tanto la Corte di Cassazione, quanto il tribunale di Trani hanno inoltre sollevato questioni di legittimità dell’art. 32, commi 5/7, della legge n. 183, in rela zione all’art. 117, comma 1, Co st., con l’interposizione dell’art. 6, comma 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata e resa
esecutiva in Italia con la legge n. 848/1955. Ad avviso dei giudici a quibus, in contrasto con il parametro co stituzionale integrato dall’art. 6 CEDU, le disposizioni censurate segnerebbero un’ingiustificata intromissione del potere legi slativo nell’amministrazione della giustizia, tale da influire sulla decisione di singole controversie o su un gruppo di esse. Con ciò, i lavoratori già preca riamente assunti sarebbero pri vati di una parte dei diritti già riconosciuti in loro favore dalla normativa previgente, in difetto di “ragioni imperative di interes se generale” che possano ecce zionalmente autorizzare, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uo mo, un intervento del legislatore volto ad incidere sui processi in corso. Sui rapporti tra l’art. 117, comma 1, Cost. e le norme della CEDU, nella ricostruzione ermeneutica della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Consulta ha più volte ribadito i princìpi fissati con le sentenze nn. 348 e 349 del 2007, da intendersi ri chiamati nel giudizio in esame; alla stregua di tali prìncipi, qua lora il contrasto tra la disciplina censurata e le norme della CE DU non possa essere risolto in via interpretativa, la Corte Costi tuzionale è chiamata ad accertare se le disposizioni interne in que stione siano compatibili con quelle della CEDU, come interpretate dalla Corte di Stra sburgo ed assunte quali fonti integratrici dell’indicato para metro costituzionale e, nel contempo, verificare se le norme convenzionali interposte, sempre nell’interpretazione fornita dalla medesima Corte europea, non si
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pongano in conflitto con altre norme conferenti dell’ordina mento costituzionale italiano. Orbene, se la Consulta non può prescindere dall’interpretazione della Corte di Strasburgo di una disposizione della CEDU, essa può, nondimeno, interpretarla a sua volta, beninteso nel rispetto sostanziale della giurisprudenza europea formatasi al riguardo, ma “con un margine di apprezza mento e di adeguamento che le consenta di tener conto delle pe culiarità dell’ordinamento giuri dico in cui la norma convenzionale è destinata a inse rirsi (sentenza n. 311 del 2009)” (v. sentenza n. 236 del 2011). In buona sostanza, con la sentenza in commento la Corte Costituzionale intende ribadire che la stessa ha il potere di “veri ficare se la norma della CEDU, nell’interpretazione data dalla Corte europea, non si ponga in conflitto con altre norme confe renti della nostra Costituzione” (v. sentenza n. 311 del 2009), “ipotesi nella quale dovrà essere esclusa la idoneità della norma convenzionale a integrare il parametro considerato” (v. sentenza n. 113 del 2011), ovve ro di “valutare come ed in qual misura il prodotto dell’interpre tazione della Corte europea si inserisca nell’ordinamento costi tuzionale italiano. La norma CE DU, nel momento in cui va ad integrare il primo comma dell’art. 117 Cost., da questo ri pete il suo rango nel sistema delle fonti, con tutto ciò che se gue, in termini di interpretazione e bilanciamento, che sono le ordinarie operazioni cui questa Corte è chiamata in tutti i giudizi di sua competenza” (v. sentenza n. 317 del 2009). Orbene, con specifico riguardo all’art. 6 CEDU, la Corte euro
pea dei diritti dell’uomo ha ripe tutamente riconosciuto che “se, in linea di principio, nulla vieta al potere legislativo di regola mentare in materia civile, con nuove disposizioni dalla portata retroattiva, diritti risultanti da leggi in vigore, il principio della preminenza del diritto e il concetto di processo equo sanciti dall’art. 6 ostano, salvo che per imperative ragioni di interesse generale, all’ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia al fine di influenzare l’esito giudiziario di una controversia
Secondoiprincìpi dellagiurisprudenza europea,ilcontrastode nunciatodallaCortedi Cassazioneedaltribunale diTraninonsussiste
(sentenze Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis, § 49, serie A n. 301B; Zielinski e Pradal & Gonzalez ed altri, § 57). […] inoltre […] l’esigenza della pari tà delle armi implica l’obbligo di offrire a ciascuna parte una ra gionevole possibilità di presenta re la propria causa senza trovarsi in una situazione di netto svantaggio rispetto alla contro parte (si vedano in particolare le sentenze Dombo Beheer B.V. c. Paesi Bassi del 27 ottobre 1993, § 33, serie A n. 274, e Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis, succitata, § 46)”. L’esame della giurisprudenza della Corte di Strasburgo evi denzia che il veto al legislatore d’interferire nell’amministrazio ne della giustizia è inteso ad evi
tare ogni influenza sulla soluzione giudiziaria di una controversia (o di un gruppo di controversie) di cui sia parte lo Stato, salvo che per imperative ragioni d’interesse generale. In effetti, pressoché in tutti i casi sopra richiamati, la violazione dei diritti sanciti dall’art. 6, para grafo 1, CEDU è stata ravvisata nel fatto che lo Stato fosse intervenuto in modo decisivo al fine di garantirsi l’esito favore vole di processi nei quali era parte. A ben vedere, quindi, muovendo dai princìpi enunciati dalla giuri sprudenza europea, il contrasto denunciato dalla Corte di Cassa zione e dal tribunale di Trani non sussiste; ricorrono, infatti, tutte le condizioni in presenza delle quali la Corte di Strasburgo ritie ne compatibili con l’art. 6 CEDU nuove disposizioni dalla portata retroattiva volte a regolare, in materia civile, diritti già ri sultanti da leggi in vigore. In primo luogo, la innovativa disciplina in questione è di ca rattere generale; ditalché, essa non favorisce selettivamente lo Stato o altro ente pubblico (o in mano pubblica), perché le controversie su cui essa è desti nata ad incidere non hanno spe cificamente ad oggetto i rapporti di lavoro precario alle di pendenze di soggetti pubblici, ma tutti i rapporti di lavoro subordinato a termine. Anzi, a ben vedere, lo Stato datore di lavoro pubblico a termine, cui la regola della conversione del contratto a termine non si applica ai sensi dell’art. 36, comma 5, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, non figu ra neppure tra i destinatari delle disposizioni censurate. Sussistono inoltre in ogni caso, con riferimento alla giurispru N U M E RO 1 6
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denza della CEDU, motivi per giustificare un intervento del le gislatore con efficacia retroatti va. A tal proposito la sentenza in commento ritiene di dover riba dire che la salvezza dei “motivi imperativi d’interesse generale”, in questa sede rilevanti, lascia ai singoli Stati contraenti il compi to e l’onere di identificarli, posto che essi si trovano nella posizio ne migliore per enucleare gli interessi che stanno alla base dell’esercizio del potere legi slativo. Si conferma, così, l’avvi so che “le decisioni in questo campo implicano […] una valu tazione sistematica di profili co stituzionali, politici, economici, amministrativi e sociali che la Convenzione europea lascia alla competenza degli Stati contraenti, come è stato ricono sciuto, ad esempio, con la formula del margine di apprezza mento, nel caso di elaborazione di politiche in materia fiscale, salva la ragionevolezza delle so luzioni normative adottate (come nella sentenza National & Pro vincial Building Society, Leeds Permanent Building Society e Yorkshire Building Society c. Regno Unito, del 23 ottobre 1997)” (v. sentenza n. 311 del 2009). Alla luce quindi dei rilievi appe na svolti, le ragioni di utilità ge nerale possono essere nella specie ricondotte all’avvertita esigenza di una tutela economica dei lavoratori a tempo determi nato più adeguata al bisogno di certezza dei rapporti giuridici tra tutte le parti coinvolte nei pro cessi produttivi, anche al fine di superare le inevitabili divergenze applicative cui aveva dato luogo il sistema previgente; il legislato re nazionale vi ha dato risposta con una scelta di forfetizzazione N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
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indennitaria del risarcimento del danno spettante al lavoratore illegittimamente assunto a tempo determinato, in sé proporzionata, nonché complementare e funzio nale al riaffermato primato della garanzia del posto di lavoro. Conseguentemente, nell’avviso dei giudici delle leggi, non è so stenibile che la retroattività degli effetti dell’art. 32, commi 5 e 6, della legge n. 183/2010 (come disposta dal successivo comma 7) abbia prodotto un’ingerenza illecita del legislatore nell’ammi nistrazione della giustizia, onde alterare la soluzione di una o più controversie a beneficio
Parificare si tuazioni di fatto identiche, a prescindere dalla data d’introduzio ne del giudizio.
di una parte. Invero, la normati va de qua, escluso ogni vantaggio mirato per lo Stato od altro soggetto pubblico, impone non irragionevolmente anche per il passato, con il limite invalica bile della cosa giudicata, un meccanismo semplificato di li quidazione del danno. Del resto, l’applicabilità della nuova disci plina a tutti i giudizi pendenti è coerente con quanto affermato dalla stessa Corte Costituzionale nella sentenza n. 214 del 2009, con cui è stata dichiarata l’ille gittimità costituzionale dell’art. 4bis del d.lgs. n. 368/2001, così come introdotto dall’art. 21, comma 1bis, del d.l. n. 112/2008, a sua volta poi convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133.
Detta norma succitata (che, in caso di violazione della normati va sui contratti a termine, preve deva un’indennità economica, ma, significativamente, non anche la conversione del contratto a termine) è stata espunta dall’ordinamento pro prio perché differenziava irra gionevolmente il trattamento “di un gruppo di fattispecie selezio nate in base alla circostanza, del tutto accidentale, della pendenza di una lite giudiziaria tra le parti del rapporto di lavoro», ad una data, quella di entrata in vigore della novella (22 agosto 2008), come se non bastasse «anch’essa sganciata da qualsiasi ragione giustificatrice”. Da qui pertanto l’esigenza – questa volta pienamente rea lizzata seguendo un criterio più equilibrato di omogeneità di disciplina – di parificare situa zioni di fatto identiche, a pre scindere dalla data d’introduzione del giudizio. La sentenza in esame ritiene parimenti non sussistere la vio lazione, meramente asserita, dell’art. 111 Cost., poiché, come già si è osservato, il legislatore non ha inteso privilegiare una parte, tanto meno pubblica, inte ressata alla soluzione di una spe cifica categoria di controversie, ma si è limitato a razionalizzare con un intervento di carattere generale (ponderatamente esteso ai rapporti ancora sub iudice) il regime risarcitorio del danno conseguente alla violazione della normativa vincolistica in materia di contratti di lavoro a termine. Ultimo profilo di censura, la supposta lesione dell’art. 11 Co st., adombrata dal tribunale di Trani con il richiamo all’adesio ne dell’Unione europea alla CE DU e all’inclusione dei diritti fondamentali di fonte
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convenzionale nel diritto dell’Unione con il rango di princìpi generali. A tale riguardo, la sentenza in commento chiarisce che, in pri mo luogo, non ha pregio l’argo mento tratto dalla prevista adesione dell’Unione europea alla CEDU, per l’assorbente ra gione che l’adesione non è anco ra avvenuta, rendendo allo stato improduttiva di effetti la statui zione del paragrafo 2 del nuovo art. 6 del Trattato sull’Unione europea, come modificato dal Trattato di Lisbona del 13 di cembre 2007, ratificato e reso esecutivo con la legge n. 130/2008 (v. sentenza n. 80 del 2011). Tra l’altro, sempre la Consulta ha già avuto modo di chiarire che, in linea di principio, dalla qualificazione dei diritti fonda mentali oggetto di disposizioni della CEDU come princìpi gene rali del diritto comunitario non può farsi discendere la riferibilità alla CEDU del parametro di cui all’art. 11 Cost., né, correlativa mente, la spettanza al giudice co mune del poteredovere di non applicare le norme interne contrastanti con la predetta convenzione (v. sentenza n. 349 del 2007). La validità di tale assunto è stata confermata anche dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nelle materie regolate dalla sola normativa nazionale, fermo re stando tuttora che “i princìpi in questione rilevano unicamente in rapporto alle fattispecie cui il di ritto comunitario (oggi, il diritto dell’Unione) è applicabile, […]” (v. sentenza n. 80 del 2011). Orbene, ad avviso della Consulta, è questa l’ipotesi che ricorre in questa sede, poiché il giudizio a quo ha ad oggetto una fattispecie, come quella del lavo
ro a tempo determinato, contemplata dal diritto comuni tario; purtuttavia, le suesposte ragioni della conformità delle disposizioni in esame all’art. 6 CEDU consentono di escludere, allo stesso modo, la violazione del diritto fondamentale da esso garantito, ancorché integrato nel diritto dell’Unione come princi pio generale. Da qui, anche sotto tale profilo, appare priva di fondamento la censura in esame. CONCLUSIONI
Nonesisteun contrastodella disciplinainterna conl'accordoquadro sullavoroatempo determinato Con la sentenza n. 303 dell’11 novembre 2011, appena anno tata, la Corte Costituzione quindi dichiarato legittimi i commi 5, 6 e 7 dell’art. 32 della legge n. 183/2011, nella parte in cui pre vedono limiti di indennizzo (da un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità), a carico del datore di lavoro, in caso di disconoscimento di un lavoro a tempo determinato con conversione in rapporto a tempo indeterminato. La Consulta, più nel dettaglio, ha precisato che la prevista indenni tà copre solamente il periodo che passa tra la scadenza del termine fino alla sentenza che accerta la nullità del contratto, mentre per gli eventi successivi il lavoratore
ha diritto al risarcimento nei termini ordinari, e quindi non è esposto al rischio di subire un ri storo insufficiente per colpa dei ritardi del datore di lavoro. Di conseguenza, in caso di conversione di contratto a tempo determinato, il risarcimento del lavoratore illegittimamente estromesso alla scadenza del termine deve essere ragguagliato ad una indennità omni comprensiva da liquidare tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribu zione di fatto, allo stesso modo di come previsto dai criteri dettati dall’art. 8 della legge n. 604/1966 in materia di licenzia menti individuali. Come visto in sede di commento, secondo la sentenza n. 303/2011 le norme censurate dai giudici rimettenti non viola no né la Costituzione, né le disposizione comunitarie e né, tantomeno, i diritti del lavorato re; non esiste, inoltre, un contra sto della disciplina interna con l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato o con la Convenzione europea sui diritti dell'uomo. A ben vedere, infatti, la prevista indennità sostitutiva è chiara mente tesa a integrare la garanzia della conversione del contratto di lavoro a termine in un contratto di lavoro ordinario a tempo indeterminato, come si evince anche dai lavori preparatori della stessa legge n. 183/2010. Sotto una diversa chiave di lettura, i giudici delle leggi, con riferi mento alle due disposizioni prese in esame, hanno preferito la pre visione su una “forbice” di valori predefinito rispetto a criteri di li quidazione del danno, a volte, incerti e che non eliminano quei dubbi sulla congruità delle somme erogate al termine della N U M E RO 1 6
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disputa anche in relazione alle richieste degli stessi lavoratori. Sotto un profilo più strettamente pratico, possiamo dire che ri marrà in vigore il principio se condo il quale, nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il risarci mento del lavoratore, illegitti mamente licenziato alla scadenza del termine, deve esse re rapportato ad una indennità, onnicomprensiva, da liquidare tra un minimo di 2,5 ed un mas simo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. Limite massimo questo che continuerà ad essere ridotto alla metà in presenza di contratti collettivi di qualsiasi livello, sempreché però stipulati dalle organizzazioni sindacali compa rativamente più rappresentative sul piano nazionale, che preve dano l'assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavo ratori già occupati con contratto
a termine nell'ambito di specifi che graduatorie. Ad ogni buon conto, le indennità riconosciute dall’articolo 32, commi 5 e 6, della legge n. 183/2010, coprono solamente il periodo che intercorre tra la sca denza del termine e la successiva sentenza che accerta la nullità del tempo determinato con la successiva trasformazione a tempo indeterminato del contratto; nel caso invece di ri tardo imputabile al datore di la voro, relativamente alla mancata reintegrazione del lavoratore (qualora giudizialmente decisa), il lavoratore avrà diritto al ri sarcimento nei termini ordinari. Secondo la Corte Costituzionale, la normativa oggetto di scrutinio è risulta essere, nel suo insieme, adeguata a realizzare un equili brato componimento dei contrapposti interessi, atteso che: al datore di lavoro, assi
cura invece la predeterminazione del risarcimento del danno do vuto per il periodo che intercorre dalla data d'interruzione del rapporto fino a quella dell'accertamento giudiziale del diritto del lavoratore al ricono scimento della durata indetermi nata di esso (ma non oltre, pena la vanificazione della statuizione giudiziale impositiva di un rapporto di lavoro sine die) al lavoratore garantisce la conversione del contratto di lavoro a termine in un contratto di lavoro a tempo indeterminato, unitamente ad un'indennità che gli è dovuta sempre e comunque, senza necessità né dell'offerta della prestazione, né di oneri probatori di sorta.
ULTIM'ORA: FIRMATO IL CCNL STUDI PROFESSIONALI Ratifica ufficiale del 29 novembre 2011 per l'accordo di rinnovo del contratto nazionale degli studi privati siglato lo scorso 27 settembre. Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil e Confpro fessioni Tra le figure professionali coinvolte, oltre ai dipendenti degli studi notarili e di avvocati, anche dipendenti degli studi dentistici, ingegneri, architetti e laboratori di analisi, e in prospettiva verrà definita la classificazione delle professioni non ordinistiche Il nuovo Ccnl è applicabile con la retribuzione di novembre 2011. Le parti hanno infatti raggiunto un accordo, con decorrenza triennale dall’1 ottobre 2010, e un aumento medio mensile di 87,50 euro (per il terzo livello), che verrà corrisposto in 2 tranches: il 60% a ottobre 2011 ed il 40% a gennaio 2012 oltre all’adeguamento del valore degli scatti di anzianità Sul piano del welfare il contratto definisce una rivisitazione della normativa esistente con particolare riferimento all’aumento del contributo a carico del datore di lavoro alla cassa di as sistenza sanitaria integrativa Cadiprof ed all’estensione delle norme anche alle figure profes sionali cosiddette non regolamentate. Disciplinato anche l'apprendistato così come innovato dal T.U. n. 167/2011 e viene prevista la possibilità di clausole compromissorie previste dal c.d. Collegato Lavoro per affidare ad arbitri la risoluzione delle controversie in materia di lavoro.
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IL CONSULENTE THE WORLD OF
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IL CONSULENTE THE WORLD OF
Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
CARMEN SERRA: MUSICA NOSELFCONTROL
Una giovane emergente che ha già scalato la hit parade delle clas sifiche
Per i nostri lettori amanti della raffinata musica pop rock, dai to ni melodici e dalle sonorità armo nicamente mediterranee, il prossimo appuntamento del 14 di cembre alla stazione Birra di Ciampino con Carmen Serra che in un’intervista esclusiva ci pre
senta il suo amore speciale per la città eterna e per i suoi progetti. Una giovane emergente che ha già conquistato le vette delle clas sifiche e che si accinge a rappre sentare la nostra meravigliosa Italia nel mondo con un’ambizio so progetto che di seguito ci racconta. Carmen perché Roma e qual è il tuo rapporto con la Capitale Eterna?
Andrea Tommasini
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Roma era il mio sogno, non so il perché ma sin da bambina non fa cevo altro che ripetere a mia ma dre che un giorno sarei voluta andare a Roma e vivere lì. Aspettavo i miei diciotto anni, e di finire la scuola, facendo il conto alla rovescia. Poi finalmente ho compiuto la mia maggiore età e mamma mi ci ha portata vera mente. Ho fatto i test di ammissio
ne per l'Isef ( oggi IUSM) e li ho superati alla grande, così: in un batter d'occhio avevo la mia casa a Roma , la mia nuova stanza in via Mocenico 11 ( una traversa di via Candia zona Prati) . Non mi sembrava vero. Grazie mamma! Mi accompagnò nella mia nuova casa e quando mi lasciò lì quella sera del 1997 e ripartì per tornare in Sicilia, lasciandomi alla mia nuova vita, due sensazioni forti si alternavano in me: una strana ansia di trovarmi sola, vedendola andar via (scappò anche la lacri muccia) e un gran senso di libertà nello stesso tempo. Bene, da quel giorno non mi sono fermata un attimo. Il giorno seguente, il mio primo giorno a Roma da sola, pre si il bus numero 32 per andare alla mia prima lezione nella mia uni versità: che emozione! Ero sola, ma mi sentivo grande e forte. Tra università, scuole di danza e reci
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tazione cominciò tutto. Roma continuo ad amarla…. Odio un pò il traffico, che a volte è invivibile per una come me che non va da nessuna parte senza la macchi na… di certo non amo prendere i mezzi. Ma che dire, non c'è cosa più bella di essere ispirata da una notte romana tra monumenti e te stimonianze di un passato. Pensa re che calpesto il suolo dove 2000 anni fa hanno vissuto come me, ma in un'epoca così lontana, ge nera inchiostro, e la mia penna impazzisce e non si ferma più di scrivere. Di notte …si ..la preferi sco di notte, Roma! Come e quando nasce Carmen Serra nel panorama musicale italiano? Alla musica sono arrivata un pò tardi, circa 7 anni fà. Ho sempre cantato e scritto, questo si, ma la mia attenzione in un primo mo mento era rivolta principalmente alla danza. Mi iscrissi alla scuola del Teatro Greco, poi integravo gli studi con altre tecniche di danza prendendo parte a varie lezioni di professionisti allo IALS. Ovvia mente studiavo già canto e facevo qualche seratina di pianobar in giro. Mamma mia! L'aria di riva lità si avvertì subito in quei luoghi (parlo delle scuole di danza), e si preannunciava un cammino duro, che necessitava di molta forza e autostima, perché sentivo sgomi tare già soltanto nel momento in cui ci disponevamo davanti allo specchio per le lezioni, facendo a gara per avere la prima fila e assi curarsi il posto vicino al maestro per far farsi notare. Beh io ho sgomitato sempre poco, l'importante era imparare per me e non prevalere sugli altri. Questo è ciò che mi ha fatto portare avanti i miei studi ed il mio lavoro con
grande amore. Non sopportavo le falsità e le rivalità, come non le sopporto ancora oggi. Comunque ho retto bene i colpi e ancora sono qui. La musica oggi è la mia mi gliore amica. Non riuscirei più a vivere senza di Lei e la mia inse parabile penna. Grazie a Raffaele Festa Campanile che ha creduto fortemente in me dal primo mo mento, le mie canzoni, che allora erano delle poesie, hanno preso forma. Come e quando nasce l’incontro con il tuo produtto re? Ho incontrato Raffaele Festa Campanile negli studi televisivi di Odeon Tv, circa 6 anni fa, quando reduce da una brutta esperienza con un produttore che mi aveva promesso mari e monti e so prattutto che avrebbe pubblicato le mie canzoni, ero finita ancora una volta a ballare per guadagna re qualcosa. Ho dovuto ripiegare rispetto alle mie ambizioni, visto che il suddetto producer cialtrone che mi aveva illusa, non riuscì a pubblicare il mio primo progetto. Così imperterrita tra un passo di danza e l'altro andavo in giro per gli studi televisivi lasciando a tutti le mie canzoni e dicendo che sta vo cercando chi potesse produrle. L'ultimo ad avere il mio cd fu proprio Raffaele Festa Campani le, che in quel caso era il regista della trasmissione per cui ballavo (Fiori di zucca). Ebbene fi nalmente qualcosa cambiò da quel momento: Raffaele mi disse che avrebbe prodotto e pubblicato il mio disco. E così è stato. Devo molto a lui. Oggi lo reputo non solo il mio padre artistico, ma gli voglio bene proprio come un vero padre. Non ha mai smesso di cre dere in me in tutti questi anni. Sta
facendo in modo che i mie sogni si avverino. Ci parli del tuo ultimo disco? Il nostro disco NOSEL FCONTROL ha scalato le classi fiche nell'anno 2010. Ci abbiamo lavorato per 3 anni. Quanta fatica e quante lacrime. E' stata dura, ma oggi stiamo raccogliendo i frutti. La Musica soffre con noi in que sto momento di crisi in cui non si vendono più dischi e spesso si investe per guadagnare poco o nulla. Malgrado questa consape volezza, l'amore per Lei, è talmente grande e indicibile che a volte penso sia giusto non consi derare solo i risultati di un mercato in difficoltà a discapito del talento e della passione degli artisti. Così con buona volontà andiamo avanti senza farci sco raggiare. A breve sarà pronto il nuovo disco. L'esperienza e gli avvenimenti mi hanno dettato queste nuove parole , parole e no te che hanno bisogno di venir fuo ri per descrivere i vortici che mi porto dentro. Vortici in cui molte altre persone, quando le ascolte ranno, potranno riconoscersi. Il mio nuovo progetto vuole esorta re all'ascolto, alla riflessione. Io ho ascoltato e riflettuto molto in questi anni. Vorrei che tutti potes sero "ascoltare il mondo" con la sensibilità che merita. L'arte è il mezzo con cui riesco a comunica re meglio. E vorrei che tante persone mi ascoltassero bene adesso… perché ho delle cose importanti da dire, che credo pos sano essere un piccolo dono per “scaldare” il cuore. Se oggi dovessi dare un consi glio a chi vuole affrontare la sua vita da cantante quale consiglio daresti? N U M E RO 1 6
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Quanto è importante amare se stessi per far sì che gli altri ti amino! E quanto è importante essere sicuri di se stessi e non smettere mai di credere nelle proprie capacità! E' essenziale per chi vuole intraprendere questa carriera. E per ultima ma non per ultima, quanto è importante la verità! Mi spiego: non si sceglie di fare l'artista. E’ l'arte che ti sceglie. E' una cosa innata che prima o poi deve venir fuori . E' dura questa strada, tanto dura. Il confronto con chi come te vuole arrivare al successo, che non ti aiuta, ma di sicuro se potesse farlo, ti butterebbe giù dalla torre per prendere il tuo posto. Gli scoraggiamenti dopo varie sconfitte. Si, perché prima di una vittoria ci sono 1000 sconfitte, e il colpo bisogna attutirlo bene se vuoi restare in piedi. Scrivere una canzone è mettersi in gioco e a nu do, descrivere ciò che ti scorre dentro, condividerlo con gli altri. L'obiettivo? Arrivare al cuore delle persone. Il massimo??? Fare scorrere dentro chi ti ascolta ciò che scorre dentro te ed EMO ZIONARE. E quando questo non accade??? Che tristezza!!! Ci si sente degli incompresi. Ma non è così. La promozione è tutto per un progetto discografico. Puoi avere la canzone più forte del mondo in mano, ma se poi non hai i mezzi per arrivare alle orecchie del pubblico, non arrivi da nessuna parte. I consigli che posso dare a chi sceglie la mia stessa strada sono vari: la VERI TA’, come dicevo è importante. Non c'è nulla di meglio di cantare con sincerità e senza “inganni” parole in cui credi realmente, solo così puoi essere credibile. Scimmiottare canzo ni che non ti emozionano, e non ti appartengono non potrebbe mai regalare i brividi necessari per fare la differenza. Il mezzo per far arrivare l'energia contenuta in una canzone, dritta al cuore di chi ascolta, è dunque proprio la verità! La tua vera emozione insomma. Questo è uno dei consigli, ma ce ne sono tanti altri, che indirettamente ho già detto: l'autostima, la consapevolezza che ce la si può fare, la fermezza e la determi nazione con cui ogni mattina bisogna cominciare le giornate. L'umiltà e l'Amore poi, per chi ne ha il dono, faranno tutto il resto. Il talento è comunque indispensabile. Inoltre non serve fare a sgomitate e farsi strada con prepotenza. Io sono dell'idea che chi merita avrà. Certo mi sento un pò Alice nel paese delle meraviglie così parlando, specialmente in questo mondo in cui i valori si sono un pò persi, ma ho fiducia ancora nel buon senso comune, e voglio crederci fino in fondo che l 'Amore e la Purezza saranno premiati. Ultimo consiglio è quello di es sere intelligenti e furbi e non confondere l'umiltà con l 'essere troppo buoni e dire sempre di si. Artisti fatevi rispettare, poiché Voi siete nobili. L'Arte è nobile e va rispettata, mai infangata o umiliata. Molti giovani, inesperti, pur di pubblicare una canzo ne o avere un contratto discografico firmerebbero carte anche senza leggere cosa c'è scritto sopra. No!!!!! Documentatevi. Bisogna essere tutelati: uno per non perdere tempo (non biso gna perdere neanche un attimo e non bisogna abbassare mai la guardia o mollare), e due per non perdere le nostre canzoni. Attenzioni alle edizioni e alla Siae. Io non ho figli, ho solo canzoni. Difendereste vostro figlio. Giusto? Ecco una canzone è una creatura che vi appartiene! Affettivamente, visceralmente e burocraticamente. Quali progetti hai per il futuro prossimo?
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Il mio nuovo disco sarà un EP (6 brani) e non un LP. Il titolo mi gira in testa da qualche giorno e sto cercando di capire se è quello giusto: RISVEGLIO. E' un'esortazione a vivere il mondo in modo sano e diverso, un'esortazio ne a risvegliare quei sensi che si stanno assopendo. Ascoltare il mondo appunto, osservarlo e viverlo pienamente, mettendoli in funzione questi benedetti sensi che ci sono stati donati, nel rapporto con gli altri e con l'ambiente in generale che ci circonda. Troppa disattenzione ci sta logorando. I piccoli gesti sono tutto, più importanti dei gesti plateali . Ma di questo ne parleremo in futuro. Intanto finisco di "lavoraci" trovando le risposte e le verità che trovo ogni volta che mi tuffo totalmente in un nuovo progetto. Diciamo che per me è una grande medicina il mio lavoro… altro che psicologo…. credetemi non c 'è amica migliore di una penna o di un pianoforte che sono veramente terapeutici. Spe ro solo di riuscire nel mio intento che è quello di far riflettere molte persone e far si che questo porti dei benefici. Il disco chiude con un brano che io ho nominato "Preghiera" …. è un brano particolarissimo, e per me è una vera preghiera. La chicchetta finale che spero un giorno possa essere cantata da molti con la giusta "energia". Credo nelle legge dell'attrazione. Se tutti andassimo nella stessa direzione, e nelle giusta direzione, avendo la stessa speranza e vo lontà, il mondo sarebbe salvo! Con quale progetto vuoi andare nel mondo a rappre sentare le tue straordinarie sonorità e vocalità? Il progetto passato che sto ancora portando in giro (NO SELFCONTROL prossima data live Stazione Birra 14 dicembre ) ha ottenuto dei buoni risultati in Italia; siamo rimasti in classifica per 6 settimane al 15° posto della classifica FIMI (vendite nazionali), al 2° posto per 3 mesi nella classifica di vendite delle etichette indipendenti, riti rando il premio AFI a Bruxelles nel Gennaio scorso al Fe stival della canzone italiana nel mondo , e il 10° posto per 2 mesi su Radio e Video Italia. Beh diciamo che siamo soddisfatti, ma non troppo :), per l'investimento fatto non basta, così si è pensato bene di portalo in America Latina. Con grande sorpresa ci siamo accorti che è stato molto apprezzato, ed è in preparazione una trasferta in Sud Ame rica partendo dal Perù, per poi toccare l'Argentina, il Mes sico, la Colombia, e il Cile. Ho tradotto tutto il disco in spagnolo. I singoli estrapolati sono due: " Ciao" e "Mi viaje sin ti" (riadattamento del brano La mia corsa senza te). Bene! incrociate le dita e aspettando Sanremo (ci si prova anche quest'anno … ma non è tutto Sanremo nella vita!) tra il nuovo ed il vecchio progetto continuo ad immergermi nel mio mondo di parole e note. Non potrei più farne a meno. E’ amore. E’ vita.
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LA DIFESA DEL CONTRIBUENTE
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a cura di Maurizio Villani SECONDA PARTE la prima parte è stata pubblicata nel numero 15 di The World Of Il Consulente
La Corte di Cassa zione, a SSUU ha fi nalmente messo la parola fine alla nota querelle attinente la va lenza presuntiva degli studi di settore. F)
SETTORE
STUDI
DI
1) La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con le sentenze nn. 26635, 26636, 26637 e 26638 del 18 dicembre 2009, ha finalmente messo la parola fine alla nota querelle attinente la valenza presuntiva degli studi di settore. Il pensiero finale della Suprema Corte è efficacemente sintetizzabile nello stralcio che segue: ‘’La procedura di accertamento (*) Avvocato in Lecce N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata in relazione ai soli standard in sé considerati, ma nasce procedimentalmente in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente (che può, tuttavia, restare inerte assumendo le conseguenze, sul piano della valutazione, di questo suo atteggiamento), esito che, essendo alla fine di un percorso di adeguamento della elaborazione statistica degli standard alla concreta realtà economica del contribuente, deve far parte (e condiziona la congruità) della motivazione dell’accertamento
nella quale vanno esposte le ragioni per le quali i rilievi del destinatario dell’attività esercitativa siano state disattese. Il contribuente ha, nel giudizio relativo all’impugnazione dell’atto di accertamento, la più ampia facoltà di prova, anche a mezzo di presunzioni semplici, ed il giudice può liberamente valutare tanto l’applicabilità degli standard al caso concreto, che deve essere dimostrata dall’ente impositore, quanto la controprova sul punto offerta dal contribuente’’. 2) Al tempo stesso, però, la Corte di Cassazione ha più volte chiarito che spetta sempre al contribuente provare le condizioni di esclusione dagli studi di settore. La normativa, infatti, fa riferimento alle ‘’ specifiche condizioni di esercizio’’ dell’attività e lascia, quindi, ampio margine nella
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deduzione dei fatti impeditivi (art. 3, comma 181, della legge n. 549/1995); in tal senso, si è più volte pronunciata la Corte di Cassazione, con le seguenti sentenze: n. 19163 del 2003; n. 23602 del 2008; n. 24912 del 2008; n. 27648 del 2008; n. 3288 del 2009. Da ultimo, la Corte di Cassazione, Sez. Trib., con la sentenza n. 16235 del 09 luglio 2010, ha ribadito che: ‘’l’accertamento basato sui parametri prima, ed ora sugli studi di settore, costituisce un sistema di presunzioni semplici il cui fondamento non risiede nello scostamento del reddito dichiarato rispetto a questi ‘’standards’’, ma nasce se il contribuente, all’esito del necessario contraddittorio, non assolve l’onere di provare l’esistenza di condizioni di esclusione di tali ‘’standards’’ o la specifica realtà della sua attività economica nel periodo di tempo in esame. Non è invero sufficiente che egli faccia generico riferimento ad argomentazioni prive di qualunque concreta indicazione, come l’ipotesi, ricorrente nel caso di specie, in cui il contribuente si è limitato ad addurre, quale ragione dello scostamento, la mera applicabilità del principio di tassazione per cassa, trattandosi di reddito professionale’’. 3) La Commissione per l’esame della compatibilità comunitaria di leggi e prassi fiscali italiane dell’AIDC ha presentato denuncia alla Commissione UE di illegittimità comunitaria degli accertamenti IVA fondati sugli stessi studi di settore. L’appartenenza degli studi di settore
agli ‘’accertamenti standardizzati’’ evidenzia il contrasto con il principio di soggettività dei ricavi imponibili ai fini IVA, che non possono che essere quelli effettivi. Né può ritenersi che i risultati statistici possano essere trasformati in risultati personali ed effettivi a seguito del contraddittorio tra fisco e contribuente, caratterizzato da un fisiologico squilibrio tra funzionario, forte di una presunzione semplice, e contribuente, su cui grava l’onere della, spesso difficoltosa, prova contraria, tenuto conto dei limiti istruttori imposti dalla legge
I risultati statistici non possono mai essere risultati effettivi
(divieto della testimonianza e del giuramento). 4) Con le recenti manovre economiche del 2011 la posizione del contribuente si è ulteriormente aggravata, perché: viene previsto l’inasprimento delle sanzioni nelle ipotesi di omessa presentazione del modello degli studi di settore, quando il contribuente non vi provvede anche a seguito dell’invito da parte dell’Agenzia delle entrate (vedi Circolare n. 41/E del 05 agosto 2011 dell’Agenzia delle Entrate); viene stabilita la possibilità di effettuare, da parte dell’Amministrazione finanziaria,
l’accertamento induttivo, cioè basato su presunzioni semplici, sprovviste dei necessari requisiti di gravità, precisione e concordanza, in presenza di omissione del modello degli studi di settore o di semplice irregolarità (anche formale) dei dati. L’accertamento induttivo è possibile quando il reddito accertato supera il 10% (dieci per cento) del reddito dichiarato; è stata eliminata la previsione in base alla quale, in caso di accertamento basato su presunzioni semplici nei confronti di un soggetto ‘’congruo’’, l’ufficio fiscale deve espressamente riportare nell’accertamento le ragioni che lo hanno portato a disattendere i risultati degli studi di settore; infine, bisogna rilevare che le suddette novità hanno in qualche modo a che fare sia con il termine di versamento del 05 agosto 2011 sia con quello di presentazione di UNICO 2011, tenendo presente che le nuove misure si applicano già dalla dichiarazione che sarà presentata a settembre 2011. 5) La soppressione dell’obbligo di evidenziare nelle motivazioni dell’atto le suddette ragioni sembra avere il solo scopo di rendere più difficoltosa per il contribuente la propria difesa, omettendo di portare alla sua conoscenza gli elementi probatori in possesso degli uffici fiscali ed azzerando in un sol colpo gli importanti principi esposti dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite (vedi n.1). 6) Oltretutto, siamo al paradosso per cui chi dichiara redditi inferiori alla soglia della congruità ma ha correttamente compilato il relativo modello può essere accertato solo in presenza N U M E RO 1 6
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di ‘’ulteriori elementi’’ che dimostrino la gravità dell’incongruenza (per esempio, con una difformità superiore al 10%), mentre chi ha commesso un errore di compilazione (anche formale, data la complessità e macchinosità del modello) può subire un accertamento da studi di settore senza che per l’ufficio sia necessario addurre ulteriori elementi probatori circa la gravità dell’incongruenza, essendo sufficiente l’indicazione di un valore di congruità inferiore anche solo al 10%. In definitiva, anche in questa circostanza, il legislatore ha dimostrato di voler anteporre l’interesse fiscale ad una agevole e rapida riscossione di pretese la cui legittimità è tutta da dimostrare rispetto alla doverosa tutela del contribuente, fisiologicamente parte più debole nel rapporto impositivo, e peraltro privo di efficaci strumenti istruttori per poter contrastare le illegittime pretese del fisco. 7) Infine, con la terza (ed ultima?) manovra correttiva bis (D.L. N. 138/2011 cit.), il legislatore è intervenuto nuovamente in materia di studi di settore. La preclusione agli accertamenti di natura analitico induttiva da parte dell’Agenzia dell’entrate è ora possibile soltanto se i contribuenti interessati risultino congrui alle risultanze degli studi di settore, anche a seguito di adeguamento, nel periodo d’imposta accertato e nel periodo d’imposta precedente a quello accertato.
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G)
ACCERTAMENTI
FISCALI
1) Con la recente sentenza n.16642 del 29 luglio 2011 la Corte di Cassazione Sez. Trib. ha ribadito il principio che l’accertamento analiticoinduttivo è sempre legittimo quando l’esposizione dei ricavi è talmente ridotta rispetto ai costi da far ritenere antieconomica la gestione dell’impresa. 2) Con l’ordinanza n. 2593 del 03 febbraio 2011 la Corte di Cassazione Sez. Trib. ha
L’accertamento analitico induttivoè sempre legittimo quando l’esposizione dei ri cavi ètroppo ridotta rispetto ai costi.
precisato che: ‘’il divieto di doppia presunzione attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con un’altra presunzione semplice e non può ritenersi, invece, violato nel caso in cui da un fatto noto (costituito dalla presenza di un lavoratore dipendente non regolarmente assunto) si risale ad un fatto ignorato (costituito dalla maggiore redditività del’impresa), di talchè appare legittima la ricostruzione analiticoinduttiva del reddito d’impresa ex art.39, primo comma, lett. D), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, fondato sulla presenza di un dipendente
non regolarmente assunto, da cui venga desunta l’esistenza di ricavi non contabilizzati in base a parametri riferiti alla qualifica ed alle mansioni del lavoratore irregolare, qualora il contribuente non assolva l’onere della prova contraria, in tal caso su di esso incombente’’. 3) L’accertamento su società a ristretta base azionaria rappresenta una forma particolare di accertamento di maggiori redditi imponibili adottata dagli uffici fiscali nel corso degli anni e spesso avvalorata dalla giurisprudenza di merito e di legittimità. La presunta distribuzione di utili derivanti da ricavi non contabilizzati o da minori costi, in tali atti, individua il superamento del formalismo giuridico tra società di capitali ristrette (non caratterizzate da un azionariato diffuso con interessi differenziati) e persone fisiche proprietarie. La legittimità dell’accertamento in esame, in presenza di società a base familiare o, comunque, a ristretto azionariato, è stata sostenuta dalla Corte di Cassazione a partire dalla sentenza n. 11785 del 19 febbraio 1990, che ha affermato che la stessa ristretta base azionaria costituisce, da sola, prova presuntiva di distribuzione degli utili ai soci, con inversione dell’onere della prova (probatio diabolica, con i limiti istruttori più volte denunciati). La Corte di Cassazione ha spesso confermato il suddetto principio con le sentenze: n. 4695 del 02 aprile 2002; n. 16885 del 2003;
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n. 16729 dell’08 agosto 2005; n. 7174 del 16 maggio 2002; n. 11724 del 18 maggio 2006. La suddetta presunzione può essere superata dal contribuente tramite prova contraria e con la dimostrazione che i maggiori ricavi sono stati accantonati ovvero reinvestiti; in tal senso, Corte di Cassazione con le seguenti sentenze: n. 10951 del 25 luglio 2002; n. 7564 del 15 maggio 2003; n. 20851 del 26 ottobre 2005. Infine, a completamento dei principi di cui sopra, la Corte di Cassazione ha precisato che: stante l’indipendenza dei procedimenti relativi alla società ed al singolo socio, non è necessario che l’accertamento dei maggiori ricavi in capo alla società sia divenuto definitivo (Cassazione, sent. n. 16885/2003); la presunzione di cui sopra, in carenza di qualsivoglia convincente argomentazione contraria, deve essere confermata anche nell’ipotesi di una perdita contabile nonostante la considerazione di ricavi non contabilizzati, atteso che, per effetto della mancata loro inclusione nella contabilità sociale, comunque i ricavi conseguiti da operazioni ‘’in nero’’ non risultano né accantonati né reinvestiti e, quindi, sono stati distratti dalla società per essere distribuiti ai soci. Il risultato ‘’pur sempre negativo’’ del bilancio, infatti, non esclude il fatto oggettivo
che i ricavi non contabilizzati, non entrati nelle casse sociali, sono stati distribuiti ai soci in quanto tali (uti soci), quindi senza alcun altro titolo giuridico che la qualità rivestita (in tal senso, Cassazione, sentenza n. 18640 dell’08 luglio 2008). In ogni caso, l’accertamento da ristretta base azionaria è illegittimo se il socio non è a conoscenza dei fatti contestati alla società, in base all’interessante sentenza n. 56 del 06 maggio 2011 della Commissione Tributaria regionale di Bari.
Il risultato ne gativo del bi lancio non esclude il fatto oggettivo che i ricavi non contabilizzati sono stati distribuiti
Infine, non bisogna mai dimenticare il fatto che non esiste una precisa definizione giuridica di società a ristretta base sociale, né a base familiare, in quanto la fattispecie va valutata caso per caso. Ecco perché è importante che il contribuente, quanto meno in sede difensiva, chieda la sospensione del processo in attesa della definizione del processo riguardante la società (Cassazione, sentenza n. 20870/2010). Oltretutto, la Cassazione, con la sentenza n.2214/2011, ha chiarito che nei rapporti tra processi tributari si può sempre applicare l’art. 295 c.p.c..
4) Alla luce dei principi giurisprudenziali della Corte di Cassazione, nelle particolari (e non rare) ipotesi esposte nei tre numeri precedenti, non si può continuare a limitare la sfera difensiva del contribuente, soprattutto nelle diffuse ipotesi di inversione dell’onere della prova. Uno Stato di diritto, quale si definisce il nostro, non può consentire di pregiudicare il diritto di difesa del contribuente con assurde limitazioni e, cosa ancor più grave, smantellando e paralizzando le Commissioni tributarie (come si chiarirà in seguito), con l’evidente scopo di far cassa a tutti i costi, costringendo il contribuente a patteggiare con il fisco, rinunciando a qualsiasi tutela processuale per l’impossibilità di una effettiva difesa. Da ultimo, per confermare quanto sopra esposto, si fa presente che i finanziamenti concessi dai soci sono a rischio di contestazioni. Infatti, in assenza di chiare indicazioni nel bilancio di esercizio, i prestiti sono sempre considerati fruttiferi di interessi e tassabili in capo al socio finanziatore, in base alla discutibile interpretazione della Corte di Cassazione Sez. Trib. con la sentenza n.2735 del 04 febbraio 2011. 5) Inoltre, non bisogna dimenticare che, in tema di accertamento tributario, motivato da un forte interesse pubblico, la violazione di regole formali non comporta come conseguenza necessaria l’inutilizzabilità degli elementi acquisiti, se ciò non sia stabilito da una specifica previsione normativa. In tal senso, Corte di Cassazione, con le seguenti sentenze: N U M E RO 1 6
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n. 9565 del 23 aprile 2007; n. 13230 del 09 giugno 2009; n. 14058 del 16 giugno 2006; n. 5093 del 09 marzo 2005; n. 12871 del 22 ottobre 2001; n. 2668 del 26 marzo 1996. E ciò rende ancora più difficile la difesa del contribuente. Inoltre, con le ultime manovre finanziarie, il Governo scommette sulla lotta a sommerso, con controlli sempre più incisivi per combattere l’evasione fiscale, soprattutto con i seguenti istituti: regime dei contribuenti minimi (art. 27, commi 17, D.L. n. 98/2011 cit.); nuovi limiti al riporto delle perdite fiscali (art. 23, comma 9, D.L. n. 98/2011 cit.); spesometro (art. 7 D.L. n. 70/2011 cit. e art. 23 D.L. n. 98/2011 cit.); revoca partite iva inattive (art. 23, commi 2223, D.L. n. 98/2011 cit.); tracciabilità pagamenti in contanti da € 2.500 in poi (art. 2, comma 4, D.L. n. 138/2011 cit.); sospensione professionisti per omessa fatturazione (art. 2, comma 5, D.L. n. 138/2011 cit.); studi di settore (art. 23, comma 28, D.L. n. 98/2011 cit. e art. 2, comma 34, D.L. n. 138/2011 cit.).
H)
ACCERTAMENTI
FISCALI - RADDOPPIO DEI TERMINI
1) La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 247 del 25 N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
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luglio 2011, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale del disposto dell’art. 57, comma 3, D.P.R. n. 633/72 (comma aggiunto dall’art. 37, comma 25, D.L. n. 223 del 04 luglio 2006) in base al quale: ‘’In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione’’. La stessa disposizione è prevista per le imposte dirette (art. 43, comma 3, D.P.R. n. 600 del 1973, comma aggiunto dall’art. 37, comma 24, D.L. n, 223 del 04 luglio 2006, convertito, con modificazioni dalla legge n. 248 del 04 agosto 2006). Secondo la Corte Costituzionale ‘’ i termini raddoppiati di accertamento non costituiscono una ‘’proroga’’ di quelli ordinari, da disporsi a discrezione dell’amministrazione finanziaria procedente, in presenza di “eventi peculiari ed eccezionali’’. Al contrario, i termini raddoppiati sono anch’essi termini fissati direttamente dalla legge, operanti automaticamente in presenza di una speciale condizione obiettiva (allorchè, cioè, sussista l’obbligo di denuncia penale per i reati tributari previsti dal d.lgs. n. 74 del 2000), senza che all’amministrazione finanziaria sia riservato alcun margine di discrezionalità per la loro applicazione. In altre parole, i termini raddoppiati non si innestano su quelli ‘’brevi’’ di cui ai primi
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due commi dell’art. 57 del D.P.R. n. 633 del 1972, in base ad una scelta degli uffici tributari, ma operano autonomamente allorchè sussistano elementi obiettivi tali da rendere obbligatoria la denuncia penale per i reati previsti dal d.lgs. n. 74 del 2000. Sotto questo aspetto non può parlarsi di ‘’riapertura o proroga di termini scaduti’’ né di ‘’reviviscenza di poteri di accertamento ormai esauriti’’, perché i termini ‘’brevi’’ e quelli raddoppiati si riferiscono a fattispecie ab origine diverse, che non interferiscono tra loro ed alle quali si connettono diversi termini di accertamento’’. Viene, infine, cassata anche la censura sull’applicazione retroattiva dei termini raddoppiati come sanzione impropria, perché la disciplina del raddoppio dei termini non ha natura sanzionatoria. In definitiva, la Corte Costituzionale ha precisato che il raddoppio dei termini di prescrizione vale anche se la denuncia viene effettuata quando i termini ordinari (quattro anni, che salgono a cinque in caso di omessa dichiarazione) siano già scaduti. In pratica, in casi molto frequenti (basti pensare alle ipotesi di dichiarazione infedele o fraudolenta), l’accertamento fiscale potrà essere notificato entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo (o del decimo anno successivo, in caso di omessa dichiarazione) a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi, con l’obbligo di conservare tutta la relativa documentazione per quel periodo d’imposta. Infine, la succitata sentenza n.
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247/2011 fornisce l’ulteriore conferma della non validità del condono IVA, già decretata dalla Corte di giustizia CE e dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. 2) L’ASSONIME, con la circolare n. 20 del 29072011 critica giustamente la succitata sentenza della Corte Costituzionale perché il raddoppio dei termini deriva sempre e comunque dall’attività di accertamento, per cui pare proprio che ‘’il raddoppio dei termini non attenga affatto ad una presunta fattispecie di rilevanza penale distinta o distinguibile dalle altre violazioni tributarie’’. Secondo ASSONIME, la lettura della Corte Costituzionale mostra una ratio legis piuttosto anomala in un ordinamento complessivamente orientato a principi di garanzia che trovano una chiara indicazione sia nella Costituzione stessa sia nello Statuto del contribuente (vedi precedente lett. ‘’A’’), che pur non essendo norma costituzionale riveste, in ogni caso, una riconosciuta valenza orientativa nell’interpretazione. 3) In una situazione del genere, l’unica difesa del contribuente è quella di eccepire la strumentalità della ‘’notitiae criminis’’, come chiarito in un passaggio della succitata sentenza n. 247/2011. In concreto, nel ricorso il contribuente dovrà eccepire la decadenza dei termini ordinari per l’esecuzione dell’accertamento da parte dell’ufficio fiscale in quanto il raddoppio non si è realizzato perché la comunicazione della notizia del reato è stata fatta solo
pretestuosamente ed in via strumentale proprio per usufruire dei termini più ampi. Tale censura, però, deve essere motivata e provata opportunamente, evidenziando le circostanze di fatto o la sequenza degli eventi, dai quali, appunto, emergerebbe la strumentalità della denuncia all’autorità giudiziaria. Anche in questo caso, però, si tratta di una probatio diabolica, tenuto conto dei denunciati limiti istruttori imposti al contribuente nel processo tributario che, specie in questo caso, pregiudicano seriamente la linea difensiva. Oltretutto, proprio in occasione della succitata sentenza n. 247 della Corte Costituzionale, si è arrivati all’assurdo che sul quotidiano ITALIA OGGI di mercoledì 03 agosto 2011 è apparsa un’informazione pubblicitaria (info.condono2002gmail.com) con cui si invita l’Amministrazione finanziaria e la Guardia di Finanza a fare gli accertamenti per l’annualità 2002 perché: ‘’In mancanza verrebbe meno il principio cardine che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, OLTRE A REALIZZARSI UN MANCATO RECUPERO PER LO Stato di gettito altissimo (si pensi solo ai grandi contribuenti! )’’. Quindi, al danno la beffa per tutti quei contribuenti che hanno fatto affidamento alle leggi dello Stato di quel momento, che consentiva correttamente il condono IVA per l’anno 2002 e non prevedeva assolutamente alcun raddoppio dei termini di decadenza dell’azione accertativa. Da ultimo, per completare
l’accerchiamento del contribuente, nella G.U. del 01 agosto 2011 è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 15072011, recante la specifica dei criteri da seguire per poter erogare alle amministrazioni locali, che hanno partecipato all’accertamento fiscale e contributivo, il 33% delle maggiori somme, a titolo di imposta e sanzioni, riscosse a titolo definitivo, così come previsto dall’art. 1, comma 1, del D.L. n. 203/2005. La suddetta disposizione, però, è stata di recente modificata per effetto dell’art. 2, comma 10, lett. b), del D.lgs. n. 23 del 14 marzo 2011, che ha aumentato la quota di partecipazione dal 33% al 50%. Per l’anno 2011, però, ai Comuni andrà il 33% e questo renderà ancora più incisiva ed invadente l’attività di controllo e di accertamento, senza consentire ai contribuenti una piena libertà di difesa. Infine, con il D.L. n. 138 cit., il legislatore ha previsto per i Comuni il 100% del gettito dell’attività di accertamento, ma solo se entro il 31/12/2011 mettono in campo i Consigli tributari.
2 fine della seconda parte
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FACCIA A FACCIA CON GIUSEPPE PICONE
Etoile internazionale della danza, orgoglio italiano nel mondo
Per i nostri lettori appassio nati di danza ed orgogliosi degli straordinari talenti che ci distinguono e ci presenta no agli occhi del mondo co me culla di cultura e di storia dell’arte e della danza in particolare, Giuseppe Pico ne, Etoile internazionale della danza ed orgoglio Ita liano nel mondo, ci racconta la sua storia, le sue fatiche, il N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
suo amore per la danza e tutto quello che della sua vita ha consacrato alla musa Tersicore e che fanno di lui uno straordinario professio nista che non ha perso di vi sta nel suo straordinario successo, la dimensione di persona sensibile e semplice con tutta la bellezza interiore che tutto questo rappresenta agli occhi di chiunque. Giuseppe, il Galà Italia Rus sia del 31 ottobre al Teatro dell’Opera di Roma si inseri sce all’interno delle iniziative 2011 definito “Anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia” ed ha visto un grande successo di pubblico e di cri tica in occasione di un presti gioso momento di incontro culturale fra due paesi.
Vuoi raccontarci la Tua personale esperienza nel contesto? Sicuramente una delle ini ziative più belle che si sono fatte negli ultimi tempi al Teatro dell’Opera di Ro ma. Un incontro straordinario tra Ita lia e Russia, due culture in realtà sepa rate e distinte, ma entrambe grandi. La danza italiana è famosa in tutto il mondo per la sua unicità. I russi, pari menti, hanno una tradizio ne importantissima che si è accompagnata, fusa ed armonizzata totalmente con
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la nostra, dando vita ad un galà straordinario. L’orga nizzazione della serata è stata a cura di un partner inglese che si è certamente distinto per precisione, pro fessionalità e puntualità nei confronti degli artisti e del pubblico. Hanno veramente fatto la differenza. E’ piace vole quando si lavora in contesti organizzati. Sa rebbe bello se piu’ cose po tessero funzionare come ha funzionato questa orga nizzazione. Il pubblico mi ha accolto con grandissimo affetto ed io gli sono molto grato per questo. Amo il mio pubblico di tutto il mondo e mi sento molto amato da loro. Giuseppe Picone e Ro ma. Qual’e’ il tuo rapporto con la nostra città? Penso che la città di Roma non sia solo dei romani ma di tutti gli italiani. Non a ca so è la Capitale. Sebbene io sia nato a Napoli, ho studiato all’Accademia Nazionale di Danza a Roma e questa città mi ha stregato. La prima cosa che ho fatto, appena terminati gli studi, è stata infatti quella di prendermi un punto di riferimento a Roma. Certamente non tradi sco le mie origini campane perché amo profonda mente tutto quello che ri guarda la mia regione e la mia città di
origine. E’ pur vero però che la Capitale mi ha saputo dare ed ancora mi da molte piu’ opportunità profesisonali ri spetto a quello che puo’ darmi od avermi dato la mia terra natale. Roma è una delle città piu’ belle e piu’ storiche che abbia mo nel mondo. Dove si respira il profumo della storia e dell’arte in ogni angolo. E’ una città magica. La amo come capitale d’Italia e del mondo. Troppo spesso in tutti i conte sti professionali ed artistici, si sente dire sempre più di so vente che le nostre qualità professionali, proprie della migliore tradizione italiana, sembrano essere piu’ apprezzate all’Estero che non in Italia. Qual è la Tua perso nale esperienza in proposito? E’ molto vero quello che mi di ci nella tua domanda. Sono certamente uno dei primi ad aver vissuto sulla mia stessa pelle questa esperienza. Nel 1992, a soli 16 anni, al Concorso di Positano, fui invi tato da Pierre Lacotte al Ballet National de Nancy et de Lorrai ne in Francia. Opportunità ana loghe, per quanto potesse essere stato notato il mio ta lento anche nel mio Paese di origine, non mi furono oggetti vamente prospettate in Italia dagli italiani. Questo è certa mente un chiaro segnale di quello che dici e di una certa “confusione” che contraddi stingue alcune realtà della cultura nel nostro Paese. In Ita lia, spiace costatare che risulta poco facile vedere il futuro per l’arte e per il talento. La causa
di questo la attribuisco a tutte quelle persone che vengono collocate, senza storia e senza capacità ed amore specifici, a guidare le istituzioni culturali e che contribuiscono, attraverso comportamenti non idonei, ad aggiungere confusione e scarsa chiarezza al già difficile pano rama della cultura del nostro Paese. Sul piano delle opportunità e del lavoro per la danza in Italia, qual’e’ il punto di vista di un’Etoile Internazionale del tuo livello oggi qui? Ci sono delle realtà straordina rie in Italia dove si lavora ancora come si deve. Una di queste, unica nel suo genere in Italia e nel mondo, è certa mente l’Arena di Verona. Una macchina perfetta che da giu gno sino a settembre offre al mondo intero opera e balletti a getto continuo, anche con il teatro Romano. Durante l’inverno c’e’ poi il teatro Fi larmonico, sempre gestito da loro, che offre in continuo ope ra, concerti e danza e che attrae persone da tutto il mondo. So no realtà straordinarie queste che dovrebbero essere prese ad esempio per aggregare a questi modelli anche altre realtà na zionali. La Compagnia de la Scala di Milano ha certamente la sua grande fama, e l’Opera di Ro ma da dopo l’uscita di Carla Fracci come Direttrice del Corpo di Ballo, con il nuovo arrivo di Misha Van Huc, sebbene pensi stia facendo un buon lavoro, non ha ancora sa puto porre la compagnia ad un livello internazionale. N U M E RO 1 6
Foto Apollo By Eduardo Patino
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Non basta chiamare ospiti interna zionali per competere con il mondo. Bisogna lavorare tutti i giorni con la compagnia, per rendere di respiro internazionale il loro lavoro nella dimensione quo tidian. Questo naturalmente non riguarda solo l’Opera di Roma ma anche gli altri teatri che hanno difficoltà a far ballare i tersicorei stabili e gli aggiunti in produzioni di adeguato respiro e finiscono con l’invitare produzioni esterne da tutte le parti del mondo per ballare, penalizzando con questo i compo nenti della compagnia. Se parlassimo del Royal Ballet o dell’Operà di Parigi che hanno una produzione di danza al mese, ancora potrei comprenderlo in una logica di sana alternanza. Mi ri sulta però davvero difficile comprendere, anche in una logica di tipo economico, il perché si chiamino a lavorare compagnie esterne dal mondo, mentre i tersi corei stabili del teatro, pagati per lavorare, non li fanno ballare. Questi modelli risultano nei loro effetti penalizzanti per i professio nisti impiegati nelel compagnie stabili e per le risorse economiche che si assottigliano sempre di piu’. Non è un bene, nè per la compa gnia, né per il teatro. Il Teatro San Carlo, uno per tutti, è uno degli esempi di quello che dico. Fanno due o tre produzioni di balletto all’anno e chiamano compagnie esterne. Le persone interne, stabili od aggiunte che siano, desiderano ballare e non vedere gli ospiti che arrivano dall’esterno a ballare. Stiamo forse dando troppo spazio all’estero senza aver prima ade guatamente valorizzato i compo nenti della compagnia interna che si demotivano attraverso questi comportamenti. Si penalizzano i nostri danzatori italiani e questo, ti giuro, mi fa veramente male. Per uno che come me ha dato tutta la sua vita e tutti i suoi sacrifici alla
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danza, è inaccettabile. Onesta mente, mi permetto di pensare che gli stessi italiani non possano esse re contenti di tutto questo. Se dovessi dare un consiglio ai piu’ giovani che si affacciano a questa professione, che consiglio vorresti dare? Il consiglio che darei è certamente quello di studiare tanto e di non fermarsi mai davanti agli ostacoli. Lottare per difendere i loro sogni. Impegnarsi tanto, studiare tantissi mo e lavorare ogni giorno per co struire i propri sogni difendendoli da chiunque. Io ho fatto di tutto per portare e mantenere ogni giorno in ogni cellula della mia vi ta questa nobile arte. Lo stesso invito a fare ai giovani. Il tuo percorso professionale si distingue da quello di molti altri, sia per l’eccellenza nel raggiungere velocemente un ruolo di Etoile internazionale, sia perché la tua carriera, sin da giovane, ha trovato espressione all’estero e solo all’età di 26 anni ha visto il tuo rientro in Italia. Vuoi raccontarci brevemente questi passaggi? Tutto è stato abbastanza veloce. A nove anni entrai a far parte della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli. A dodici anni fui scelto da Beppe Menegatti per interpretare il ruolo del giovane Nijinsky nell'omonimo balletto accanto a Carla Fracci ed a Vladi mir Vassiliev. Proseguii gli studi presso l'Accademia Nazionale di danza di Roma, vincendo i Concorsi di Rieti e Positano. A sedici anni fui invitato come so lista da Pierre Lacotte al Ballet National de Nancy debuttando nel ruolo di Petruska di M.Fokine, cui seguirono La Sonnambula di Ba
lanchine, Paquita di Petipa e L'Ombre dello stesso Lacotte. Nel 1993 divenni solista dell'English National Ballett di Londra, con cui rimasi sino al 1997. Entrai poi a far parte l'American Ballet Theatre di New York, debuttando con il balletto Cenerentola di Ben Ste venson. Insieme a Nina Anania shvili, ho debuttato alla prima mondiale al Metropolitan di New York in Le Corsaire di Anne Marie Holmes. Quell’interpretazione mi valse, nel 1999, la nomination al Premio Internazionale "Benois pour la Dance". Partecipai inoltre in Giappone al tour Nina Anania shvili and Friends, e al Gala' Stars of Ballet. Sono stato Etoile Ospite di numerose compagnie, tra cui il Royal Ballet di Londra, Staatsoper di Vienna, Het National di Amsterdam, Los Angeles Dance Theatre, Boston Ballet, Ballet National De Bordeaux, Bucarest National Opera, Ballet National di Cuba, Ljubljana National Ballet, Teatro dell'Opera di Roma, Teatro San Carlo di Napoli, Arena di Ve rona, Teatro Massimo di Palermo ed a Festival e Gala' internazionali. John Clifford, Direttore del Los Angeles Dance Theatre, ha creato per me il ruolo di Humphrey Bo gart nel Dance Musical "Casa blanca". Per festeggiare la loro carriera, fui invitato da Vassiliev e Maximova al Gran Gala' tenutosi al Bolshoi di Mosca. Nel 2005 ho avuto il privilegio di essere stato il primo italiano ad essere ospite al concerto di Capodanno dell'Opera di Vienna, in diretta televisiva mondiale con le coreografie di Re nato Zanella. Ho inoltre parteci pato a tantissimi programmi televisivi fra i quali mi fa piacere ricordare su Rai1 nel 2002 alla
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Festa della Repubblica, nel 2009 Ospite della serata finale del Festival di Sanremo e da Sorrento del Premio Caruso e nel 2010 prota gonista del Concerto di Capodanno dal Teatro La Fenice di Venezia. Nel marzo 2010 sono stato a New York come Ambasciatore della Danza Italiana nel Mondo per il Gran Galà Tri bute to a Dance Legend (Vladimir Vassiliev), Andrea Bocelli mi invitò per esibirmi al suo fianco nell'Ave Maria di Shubert Coreografata da K.Cellini per la quinta edizione del Concerto al Teatro del Silenzio insieme agli artisti Josè Carreras e Zucchero e nel dicembre dello stesso anno al Teatro Verdi di Pisa per la serata "Notte Illuminata". Nel febbraio 2011 al Teatro Fi larmonico di Verona Renato Zanella fu creata per me in Prima Mondiale Apollon Musagete per lo spettacolo "Omaggio a Stravinsky". Quello che mi ha sempre sostenuto e spinto, sono stati certamente il sacrificio uniti al talento ed alla passione che quotidianamente ho colti vato con l’aiuto anche di chi ha creduto in me e con grande consenso di pubblico e di critica internazionali a cui sono sempre molto grato e riconoscente.
Foto by Guido Fuà
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S.CLEMENTE: L'ARTE SI FA STORIA
Andrea Tommasini
Nella chiesa di San Clemente arte e storia romana si fondono
La chiesa di San Clemente a Roma, dedicata a papa Cle mente I, sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, sulla di rettrice che unisce il Colosseo al Latera no, nel rione Monti ed attualmente è retta dalla Provincia irlandese dei Padri Domenicani. Nel I secolo nella vallata tra il Colle Oppio e il Celio scorrevano due vie che, correndo parallele, delimitavano l’attuale complesso archeolo gico di S. Clemente. La prima, che seguiva il tracciato dell'odierna via SS. Quattro, secondo il Lanciani po trebbe essere la via Papale, percorsa per recarsi in centro dal Laterano, la seconda era già la via Labica na. Il complesso archeologico è uno fra i più interessanti a Roma per la sovrapposizione di costruzioni e di “stili architettonici” risalenti a periodi diversi che lo rendo no un luogo che dimostra, meglio di ogni altro, come i diversi strati, anche culturali, si siano sovrapposti nel corso dei secoli l'uno all'altro, lasciando tracce e contribuendo a creare quella forte impronta di conti nuità che caratterizza la Città Eterna. Visitare oggi questo magico luogo di Roma Capitale, certamente ci puo’ portare a scoprire 2000 anni di sto ria, ammirare gli spettacolari mosaici ed affreschi e
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viaggiare indietro nel tempo per esplorare la Basilica del IV secolo. Ci puo’ dare l’opportunità anche di scendere nel mondo della Roma del I secolo, dove c'è ancora un tempio pagano. Secoli di arte e storia strati ficati ed un fiume sotterraneo che l’attraversa formando una cascatella che ora, per motivi di sicu rezza, è stata occultata da un muro, attraverso il quale si puo’ sentire a tutt’oggi l’allegro gorgogliare dell’acqua. Di San Clemente e della sua vita si sa ben poco. Se condo il più antico elenco dei vescovi di Roma, fu il terzo successore a San Pietro e viene riconosciuto co me l’autore di una famosa Lettera ai Corinti, scritta intorno al 96 a nome della Chiesa di Roma, che vole va mettere fine d’autorità ai disordini avvenuti in seno alla Chiesa di Corinto. Detta lettera è senza dubbio uno custodita come uno dei primi testimoni all’autori tà della Chiesa di Roma e fu tenuta in così alta consi derazione che, verso il 170 e ancora nel corso del VI secolo, a Corinto ne veniva data pubblica lettura, insieme con il Vangelo. San Clemente è peraltro onorato come martire nel martiriologio cristiano. Alcuni documenti dal IV seco lo raccontano infatti come S. Clemente, durante l’impero di Traiano (98117), fu condannato all’esilio in Crimea e ai lavori forzati nelle miniere. E’ proprio in Crime infatti che la sua attività missionaria tra i soldati e i compagni di prigionia incontrò un tale successo che i Romani lo legarono ad un’ancora e lo gettarono nel Mar Nero. La storia cristiana racconta che qualche tempo dopo, solo quando le acque si ri
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La chiesa è menzionata anche in iscrizioni del tempo di papa Da maso I (morto nel 384) e di papa Siricio (morto nel 399). Nella ba silica sono conservate le reliquie di san Cirillo, evangelizzatore de gli Slavi che portò a Roma le reli quie di san Clemente. La basilica inferiore di datazione paleocristia na è di notevole interesse sia per la sua struttura, sia per i suoi affreschi, raffiguranti alcuni mira coli attribuiti a san Clemente. In uno degli affreschi, per
esempio, è raccontata la leggenda miracolistica del prefetto Sisinnio, il quale, non accettando la conversione della propria moglie Teodora, la seguì con alcuni soldati fino a che non la trovò in una sala mentre assisteva ad una messa celebrata da Clemente. Ne ordinò l’arresto, ma Dio non lo permise. Accecò Sisinnio ed i soldati che erano con lui ed il pre fetto restò cieco fino al suo ritorno a casa. Estremamente interessante e cu rioso il fatto che nella parte infe riore dell'affresco, ci sono le più antiche espressioni murali espres se in una lingua intermedia fra il latino e il volgare, all’interno delle quali, troviamo anche espressioni “colorite” a tutt’oggi in uso nel dialetto romanesco. Il primo esempio in cui il volgare italiano appare usato con intento artistico trova luogo proprio nell'aula della basilica, dove il patrizio Sisinnio è ritratto nell’atto di ordinare ai suoi servi (Gosma rio, Albertello e Carvoncello) di legare e trascinare san Clemente il quale, come ci richiamano le fonti della Passio Sancti Clementis, si era trasformato in una colonna di marmo. Ivi si leggono a mo’ di fu
metto, queste espressioni: Sisinium: «Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite Falite de reto colo palo, Carvoncelle!» San Clemente: «Duritiam cordis ve stris, saxa trahere meruistis». La cui traduzione più accreditata sembra potersi così riassumere: Sisinnio: «Figli di p….., tirate! Gosmario, Albertello, tirate! Carvoncello, spingi da dietro con il palo» Clemente: «A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare un sasso ». Una interessante miscela di radici linguistiche e popolari dove, insieme ad una parte di chiara attribuzione in volgare, sono evi denti anche le chiare influenze ro manesche. Un’interessante viaggio attraverso le radici prime della storia di Ro ma fra straordinarie opere d’arte, d’architettura e simpatiche radici della lingua volgare che insieme al misticismo del luogo, possono strappare anche un simpatico sorriso.
I MISTERI DI ROMA
trassero, fu rivelata una tomba co struita dagli angeli i quali avevano ricuperato il corpo del santo per dargli degna sepoltura. L’altare maggiore della basilica è costruito sulla confessio (o tomba di marti re) nella quale si trova un’urna contenente le reliquie attribuite a San Clemente ed a S. Ignazio. Sotto il corpo principale dell’attuale Basilica di San Cle mente, fu fatta dissotterrare nel 1858 dal priore Mullooly la chiesa più antica. Che data all’incirca, sotto Costantino I (morto nel 337). Girolamo dice che ai suoi tempi non era nuova: nominis eius [Cle mentis] memoriam usque hodie Romae exstructa ecclesia custodit.
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Foto di Bruno Brunelli
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ADRIANA IANNILLI: 10 ALLORI, E NON LI DIMOSTRA ... IL CONSULENTE THE WORLD OF
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A 95 anni, Adriana Iannilli ottiene il suo 10° titolo accademico con una tesi sullo stalking nell’ambito del master in criminologia e psichiatria forense dell’ateneo di San Marino.
Adriana è stata iscritta nel ns. registro praticanti dal 01/04/2004 ed ha partecipato al 25° Corso Praticanti per la preparazione agli esami per Consulente del Lavoro. Questa bellissima Collega (Adriana, in passato, è stata modella, anche per famosi pittori), con qualche anno di esperienza in più, non solo ci stupisce per la sua inimitabile tempra e forza di volontà, ma costituisce per tutti i Consulenti del N U M E RO 1 6 3 0 N OV E M B R E 2 0 1 1
photo by secretagent007 by Flickr
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lavoro, ed in primo luogo per i giovani, un fulgido esempio da imitare.
VITA NELL'ORDINE ...
Not everything that counts can be counted, and not everything that can be counted counts.
Alzi la mano chi non vorrebbe fare anche soltanto un decimo di quello che ha fatto lei ! Un fisico invidiabile, una memoria d'acciaio, parca nel mangiare ( non ama la carne ed il pesce ) ma con un insaziabile amore per la conoscenza ed i libri, non possiamo che dirti: forza Adriana !!! sei appena agli inizi !
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