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Numero 13

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THE WORLD OF

IL CONSULENTE THE WORLD OF

Periodico telematico - Reg. Tribunale di Roma n. 280 del 20 settembre 2011

IL CONSULENTE

Foto di cliff1066 by Flickr

N U M E RO 13 15 OTTOBRE 2 0 1 1 ADALBERTO BERTUCCI

Certezza del diritto e diritto alla certezza

GIUSEPPE MARINI Elogio dell'evasore fiscale leasing: spunti e riflessioni operative stay foolish!

MICHELE REGINA Staff-

ANDREA TOMMASINI Stay hungry, N U M E RO 13

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Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma


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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

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In copertina: omaggio a Steve Jobs, by The World Of Il Consulente

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Adalberto Bertucci

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Giuseppe Marini

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Certezza del diritto e diritto alla certezza

Elogio dell'evasore fiscale

Michele Regina Staff-leasing: spunti e riflessioni operative

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Andrea Tommasini

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Francesco Ernani

Stay hungry, stay foolish !

Per un rinascimento della musica in Italia

Rubriche

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Foto da MirroK by Flickr

I misteri di Roma The World Of Il Consulente al "Run for food" di Andrea Tommasini

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Pasquinate

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Vita nell'Ordine ... Ordine nella Vita

Una ricetta contro la crisi

Errata Corrige: nell'articolo pubblicato sul numero 12 dal titolo "NovitĂ in materia di contenzioso tributario" il termine del 30/09/2011 deve essere inteso come riferito al 30/09/2012


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T H Tribunale E W O R L D di O FRoma Reg.

Periodico telematico n. 280 del 20 settembre 2011 - House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma - Pubblicazione quindicinale

Care amiche, cari amici

un problema che assilla tutti noi consuDirettore responsabile lenti del lavoro , e più in generale tutti i professionisti, è quello Antonio Carlo Scacco della atavica, persistente e insuperabile incertezza e labilità che Comitato scientifico pervade il diritto italiano Gabriella Di Michele - Aldo (quello del lavoro in particolaForte - Giuseppe Sigillò re). E’ un fenomeno che Massara - Pierluigi Matera Antonio Napolitano - Mauro siaccompagna, generalmente, Parisi - Vincenzo Scotti alla contestuale decadenza delle Virginia Zambrano condizioni socio-economiche società circostante; Progetto grafico e digitalizzazione della accadde, ad esempio, nell’età poAntonio Carlo Scacco st-classica del diritto romano Redazione quando, ormai dimenticati i fasti dell’età classica, vi fu, corriEleonora Marzani spondentemente al declino Massimiliano Pastore dell’impero romano, un deciso scadimento tecnico e stilistico Daniele Donati delle fonti del diritto, ormai quaGiuseppe Marini si esclusivamente appannaggio dell’imperatore. Andrea Tommasini Aldo Persi

Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12

Per contributi e suggerimenti TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it

Questo numero è stato chiuso in redazione il 14 ottobre 2011

E ED D II TT O OR R II A A LL E E

IL CONSULENTE

ADALBERTO BERTUCCI

CERTEZZA DEL DIRITTO E DIRITTO ALLA CERTEZZA

Anche oggi si assiste ad un vero e proprio proliferare delle fonti di produzione (e di cognizione). Qualunque Ente, Istituzione, Organizzazione o Circolo che sia, si sente oggigiorno in dovere di emanare una “circolare” sugli interessi che ne accumunano i partecipanti; così come altri si sentiranno in dovere di citarla a sostegno delle loro ragioni. Ma il male più grande è, ormai, la scarsa leggibilità delle fonti (grandissimo per chi, come noi, è chiamato ad interpretarle). Un

esempio per tutti: il famigerato “articolo 8” della recente “manovra” (dl 138) sull quale il giudizio meno severo lo ha dato il giuslavorista Ichino: “L’articolo 8 della manovra servirà solo agli avvocati”, per sottolinearne la intrinseca chiarezza; oppure il “progetto” del contratto omonimo, sul quale pure si sono spesi fiumi di inchiostro, ma che resta, indubitabilmente, un oggetto dai contorni ancora oscuri. O ancora il recentissimo “Testo Unico” dell’apprendistato (in 7 articoli!), intervenuto dopo annose ed inenarrabili sofferenze interpretative. C’è un Giustiniano, o almeno un Corpus iuris, dietro l’angolo ? Al momento non ci pare di vederlo. Ci permettiamo soltanto di far notare che, se la certezza del diritto è una sacrosanta esigenza per la legalità di qualsiasi società moderna, il diritto alla certezza è una sacrosanta esigenza di coloro che, come noi consulenti, applicano e interpretano la norma nella realtà di ogni giorno.

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ELOGIO DELL'EVASORE FISCALE

Giuseppe Marini

Molti insigni filosofi ed economisti hanno denunciato l'irrazionalità della cd. "imposizione ottusa"

Non si stupiscano i lettori del titolo di questo articolo che, a prima vista, potrebbe apparire sconcertante e forse, in tempi come questi, un tantino eversivo. “Elogio dell’evasore fiscale” è il titolo di un singolare libro, scritto da Leonardo Facco per i tipi di Alberti editore, la cui tesi di fondo è riassunta sostanzialmente nel suo sottitolo: se le tasse sono un furto non pagarle è legittima difesa. Non condividiamo que-

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sta tesi, anche se il I cahiers de doléances contro l’imposizione eccessiva mascherata da esigenza sociale della redistribuzione della ricchezza collettiva, nel corso della storia sono stati tanto frequenti quanto autorevoli. Economisti e politici di prim’ordine hanno denunciato con forza l’irrazionalità della “imposizione ottusa”, ossia di quella (teorizzata da Charles Adams) che è tale da distruggere la stessa capacità di creare ricchezza. Per citarne solo qualcuno dal libro di Facco: Robert Nozick definiva le imposte «una forma di lavoro forzato» paragonabi-

le alla schiavitù, Murray Rothbard : «Cos'è la tassazione se non un furto su scala gigantesca e incontrollata?», George Harrison: ”«Dietro alla maschera della democrazia e del bene pubblico vi è solo un criminale vincente che è riusci-

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IL CONSULENTE to a conquistare il centro della scena». Eppure, anche se non ci sentiamo di appartenere alla categoria di coloro che credono che lo Stato sia il grande inganno attraverso il quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri (Bastiat), qualche riflessione si impone. Quando si dice che l’evasione fiscale (inclusa quella previdenziale) in Italia equivale a 100 miliardi di euro sottratti alle casse dello stato (dati della Cgia di Mestre), ossia sottratti alla ricchezza nazionale, si dice una cosa completamente vera? Prendiamo il caso del dipendente che svolge

in nero un secondo lavoro non versando le relative imposte. Ebbene quelle imposte non versate, in ipotesi impiegate per acquistare beni di consumo (vestiti per i propri figli, un nuovo computer ec.), non concorrono forse all’incremento della ricchezza nazionale (l’acquisto di un computer nuovo arricchisce il commerciante che lo vende, il fabbricante che lo fornisce al commerciante, gli operai che lavorano per il fabbricante ec.)? Viceversa se quelle imposte – regolarmente versate - fossero state impiegate per istituire e finanziare nuovi ostacoli burocratici al commercio, l’effetto finale sulla ricchezza del Paese sarebbe stata maggiore o minore? Il problema fondamentale della nostra economia non è tanto quello della distribuzione della ricchezza, quanto del suo impiego o meglio, del suo mancato impiego. La spesa pubblica non è sempre il modo più efficiente di allocare risorse. Si pensi al servizio sanitario nazionale che assorbe oltre 110 miliardi di euro: si tratta di risorse che vengono conteggiate interamente nel reddito nazionale. Ma tutti sanno che, in realtà, ciascun italiano per ricevere una assistenza sanitaria ade-

guata deve rivolgersi ai privati: dunque per uno stesso servizio, il servizio sanitario, il cittadino paga 2 volte ed entrambe le spese entrano nelle statistiche ufficiali. Questo significherebbe, come è stato fatto notare da alcuni ( Martino), che la vera ricchezza nazionale è assai inferiore a quella ufficiale ( e quindi il livello di tassazione assai maggiore di quello ufficialmente stimato). Infine una citazione (1922) dal grande economista Maffeo Pantaleoni: «Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L'abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all'importo delle tasse; fissare le tasse in modo che non ostacolino la produzione e il commercio o per lo meno che lo danneggino il meno possibile». Parole di quasi un secolo orsono, ma drammaticamente attuali.

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STAFF LEASING: SPUNTI E RIFLESSIONI OPERATIVE Lo staff leasing deve essere tale da non ingenerare soluzioni elusive – se non evasive – della legge. La somministrazione di lavoro a tempo indeterminato è ammessa: per servizi di consulenza e assistenza nel settore informatico, compresa la progettazione e manutenzione di reti intranet ed extranet, siti Michele Regina (*) internet, sistemi informatici, sviluppo di software applicati- mentazione di macchinari e merci; vo, caricamento dati; per la gestione di biblioper servizi di pulizia, cu- teche, parchi, musei, archivi, mastodia, portineria; per servizi, da e per lo gazzini, nonché servizi di stabilimento, di trasporto di economato; per attività di consupersone e di trasporto e movi- (*) Consulente del lavoro e Direttore generale di Tempor s.p.a. N U M E RO 13 15 OTTOBRE 2 0 1 1

lenza direzionale, assistenza alla certificazione, programmazione delle risorse, sviluppo organizzativo e cambiamento, gestione del personale, ricerca e selezione del personale; per attività di marketing, analisi di mercato, organizzazione della funzione commerciale; per la gestione di callcenter, nonché per l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali nelle aree Obiettivo 1 di cui al regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, recante disposizioni generali sui Fondi strutturali; per costruzioni edilizie all'interno degli stabilimenti, per installazioni o smontaggio di impianti e macchinari, per

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IL CONSULENTE particolari attività produttive, con specifico riferimento all'edilizia e alla cantieristica navale, le quali richiedano più fasi successive di lavorazione, l'impiego di manodopera diversa per specializzazione da quella normalmente impiegata nell'impresa; in tutti gli altri casi previsti dai contratti collettivi di lavoro nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative; in tutti i settori produttivi, pubblici e privati, per l'esecuzione di servizi di cura e assistenza alla persona e di sostegno alla famiglia (art. 20, comma 3, D.Lgs. n. 276/2003). La somministrazione di lavoro a tempo determinato, invece, è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, riferibili non solo ad esigenze di natura eccezionale ma anche all'ordinaria attività dell'utilizzatore (art. 20, comma 4, D.Lgs. n. 276 del 2003) e nel rispetto dei contingentamenti previsti dai CCNL degli utilizzatori. Tale ultimo obbligo non è previsto nello staff leasing. Il lavoratore temporaneo, a prescindere dalla tipologia del contratto commerciale con l'utilizzatore (a termine o a tempo indeterminato – c.d. staff leasing), può essere assunto o a tempo determinato dall'Agenzia (ai sensi del D.lgs. 368/2001 e smi) o a tempo indeterminato. Nella seconda ipotesi il lavoratore può essere inviato sia in missioni di carattere temporaneo

(per le fattispecie previste dal comma 4 cit) presso l'Utilizzatore, ovvero in staff leasing per le tipologie suindicate previste dal comma 3 dell'art. 20 del D.lgs. 276/2003. Il rapporto può essere anche convertito a tempo indeterminato dall'Agenzia nel corso del medesimo. La somministrazione , sia essa a termine ovvero a tempo indeterminato - c.d. staff leasing -, deve essere attuata nel rispetto della legge e dei contratti . Entrambe sono sanzionate per le fattispecie previste dagli art. 27 e 28 del D.lgs 276/2003 (somministrazione irregolare o fraudo-

La legge prevede sanzioni per l'utilizzo illecito dell'istituto

lenta) quando vi siano inadempienti rispetto alle normative di legge e contratti . I lavoratori temporanei , sia a termine che a tempo indeterminato , non rientrano nei numeri di legge e di contratti per alcune fattispecie (art. 18, disabili ,etc), con esclusione delle normativa sulla sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro. Lo staff leasing può essere una soluzione alla gestione di flessibilità dell’impresa ma deve essere modulato in modo tale da non ingenerare soluzioni elusive – se non evasive – della norma di

legge. In particolare bisogna stare molto attenti ai divieti posti dagli artt. 27 e 28 del Dlgs 276/2003[1]. In effetti un utilizzo che non tenga conto di quanto indicato dalla normativa può ingenerare per converso non soluzioni ai problemi di flessibilità delle imprese , quanto piuttosto problemi seri per gli utilizzatori e gli stessi somministratori.[2] In particolare la normativa punisce – penalmente- l’utilizzo dell’istituto quando questo sia posto in essere per aggirare, più o meno artatamente, norme di legge e/o di contratto ( art. 28) . Ciò, ad avviso di chi scrive, si pone come problema in particolare quando una legge (come il D.lgs. 368 del 2001) o un contratto collettivo , come quello ad esempio dei metalmeccanici o delle ApL normano a favore dei lavoratori la disciplina della trasformazione del rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato per effetto del decorso del tempo ed in funzione di uno o più contratti con lo stesso lavoratore . Non si può mai in sostanza cercare una soluzione alternativa per eludere una norma di legge. Verrebbe in soccorso della diversa tesi, a parere di chi scrive, l’art. 8 del recente DL 138 del 2011, convertito con modifiche nella L.148 del 2011 ed in GURI del 16.9.2011. Ma occorrerà verificare prima la fortuna di tale nuova norma , che in sé è qualitativamente

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importante in quanto la contrattazione c.d. di prossimità potrebbe disciplinare con accordi sindacali anche in sede aziendale un diverso utilizzo dell’istituto se volto a migliorare l’occupazione in sede aziendale. Invero il decorso parlamentare dell’iter di conversione ha rivisto tale articolo 8 rendendolo, a parere di chi scrive , più rigido e rispettoso dell’Accordo Interconfedrale del 28.6.20 ( che a sua volta è stato ratificato definitvamente il 21.9.2011) : non foss’altro perché la RSA , ove presente, deve muoveris di intesa con le associazioni territoriali . Ma è proprio l’Accordo citato , ratificato di recente, che impegna le parti a seguire la disciplina dell’accordo medesimo in luogo di vie legali , quali potrebbero essere quelle offerte dal più volte citato art. 8 . E’ appena il caso di ricordare però che ben prima del DL 138 citato è la stessa norma dell’art. 20 del D.lgs 276 che pone per lo staff leasing un utilizzo disciplinato in deroga dalla contrattazione territoriale o aziendale “in tutti gli altri casi previsti appunto dai contratti collettivi di lavoro nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative “. Pertanto l’analisi dell’utilizzo della somministrazione , sia essa termine che a tempo indeterminato , non può prescindere da un’attenta ed accurata verifica delle condizioni di utilizzo dell’istituto : in particolare bisognerà attentamente vagliare l’esistenza delle condizioni previste dalla normativa ( art. 20 ,commi 3 e 4 , del Dlgs 276/2003). N U M E RO 13 15 OTTOBRE 2 0 1 1

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Non si può in sostanza proporre la somministrazione senza verificare puntualmente le causali di utilizzo, a meno che non si ricorra alle residuali ipotesi previste dalla legge finanziaria del 2010 per la somministrazione di lavoratori in mobilità (c.d. acasualità). Pertanto diverse soluzioni di utilizzo dello staff leasing, laddove le causali legali citate in premessa non siano d’aiuto , possono essere attuate ricorrendo alla norma stessa del citato art. 20 con soluzioni contrattate a li-

Non si può proporre la somministrazione senza una previa verifica delle causali di utilizzo

vello aziendale . La soluzione di assumere l’interinale a tempo indeterminato per una somministrazione a termine non può essere vista come una soluzione al problema rispetto ad un’aspettativa di maggiore flessibilità rispetto ai vincoli del CCNL ovvero della legge : in effetti tale somministrazione di lavoratori soggiace sempre alla rigidità della norma dell’art. 20, comma 4. Ciò anche in considerazione del fatto che l’utilizzo di tale strumento non aiuta a superare le c.d. percentuali di contingentamento, ove previste dalla contrattazione, né le causali di utilizzo, che si ricorda nel caso della sommini-

strazione a termine non possono avere una efficacia ed uno svolgersi strutturali. Ciò ,nel rispetto delle normativa e della contrattazione collettivaanche territoriale o aziendalepuò essere risolto con lo staff leasing che consente un’utilizzo senza tener conto delle percentuali, assumendo il lavoratore temporaneo anche con rapporto a tempo indeterminato e con i benefici di non computabilità dello stesso nell’organico dell’utilizzatore, fatta salva la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

----------------------[1] Estratto Art. 27 (Somministrazione irregolare) 1. Quando la somministrazione di lavoro avvenga al di fuori dei limiti e delle condizioni di cui agli articoli 20 e 21, comma 1, lettere a), b), c), d) ed e), il lavoratore può chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell'articolo 414 del codice di procedura civile, notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest'ultimo, con effetto dall'inizio della somministrazione. 2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 tutti i pagamenti effettuati dal somministratore, a titolo retributivo o di contribuzione previdenziale, valgono a liberare il soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione dal debito corrispondente fino a concorrenza della somma effettivamente pagata. Tutti gli atti compiuti dal somministratore per la costituzione o la gestione del rapporto, per il periodo durante il quale la somministrazione ha avuto luogo, si intendono come compiuti dal

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IL CONSULENTE soggetto che ne ha effettivamente utilizzato la prestazione. 3. Ai fini della valutazione delle ragioni di cui all'articolo 20, commi 3 e 4, che consentono la somministrazione di lavoro il controllo giudiziale è limitato esclusivamente, in conformità ai principi generali dell'ordinamento, all'accertamento della esistenza delle ragioni che la giustificano e non può essere esteso fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano all'utilizzatore. --------N.B.: Articolo abolito dall'art. 1, comma 46, L. 24 dicembre 2007, n. 247 a decorrere dal 1º gennaio 2008 limitatamente al contratto di somministrazione a tempo indeterminato, a sua volta abrogato dall'art. 2, comma 143, L. 23 dicembre 2009, n. 191. A norma dell'art. 2, comma 143 della medesima L. n. 191/2009 le disposizioni del presente articolo trovano nuovamente applicazione a decorrere dal 1º gennaio 2010. Art. 28 (Somministrazione fraudolenta) 1. Ferme restando le sanzioni di cui all'articolo 18, quando la somministrazione di lavoro è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicato al lavoratore, somministratore e utilizzatore sono puniti con una ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e ciascun giorno di somministrazione. --------N.B.: Articolo abolito dall'art. 1, comma 46, L. 24 dicembre 2007, n. 247 a decorrere dal 1º gennaio 2008 limitatamente al contratto di somministrazione a tempo indeterminato, a sua volta abrogato dall'art. 2, comma 143, L. 23 dicembre 2009, n. 191. A norma dell'art. 2, comma 143 della medesima

L. n. 191/2009 le disposizioni del presente articolo trovano nuovamente applicazione a decorrere dal 1º gennaio 2010. [2] Art. 18 (Sanzioni) (*) 1. L'esercizio non autorizzato delle attività di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a) e b), è punito con la pena dell'ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo. L'esercizio non autorizzato delle attività di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), è punito con la pena dell'arresto fino a sei mesi e dell'ammenda da euro 1500 a euro 7500. Se non vi è scopo di lucro, la pena è dell'ammenda da euro 500 a euro 2500. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo. L'esercizio non autorizzato delle attività di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d) ed e), è punito con l'ammenda da euro 750 ad euro 3750. Se non vi è scopo di lucro, la pena è dell'ammenda da euro 250 a euro 1250. Nel caso di condanna, è disposta, in ogni caso, la confisca del mezzo di trasporto eventualmente adoperato per l'esercizio delle attività di cui al presente comma (1). 2. Nei confronti dell'utilizzatore che ricorra alla somministrazione di prestatori di lavoro da parte di soggetti diversi da quelli di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), ovvero da parte di soggetti diversi da quelli di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), o comunque al di fuori dei limiti ivi previsti, si applica la pena dell'ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo (2).

3. La violazione degli obblighi e dei divieti di cui all'articolo 20, commi 3, 4 e 5, e articolo 21, commi 1 e 2, nonchè, per il solo somministratore, la violazione del disposto di cui al comma 3 del medesimo articolo 21, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 250 a euro 1.250 (3). 4. Fatte salve le ipotesi di cui all'articolo 11, comma 2, chi esiga o comunque percepisca compensi da parte del lavoratore per avviarlo a prestazioni di lavoro oggetto di somministrazione è punito con la pena alternativa dell'arresto non superiore ad un anno o dell'ammenda da euro 2.500 a euro 6.000. In aggiunta alla sanzione penale è disposta la cancellazione dall'albo. 5. In caso di violazione dell'articolo 10 trovano applicazione le disposizioni di cui all'articolo 38 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonchè nei casi più gravi, l'autorità competente procede alla sospensione della autorizzazione di cui all'articolo 4. In ipotesi di recidiva viene revocata l'autorizzazione. 5-bis. Nei casi di appalto privo dei requisiti di cui all'articolo 29, comma 1, e di distacco privo dei requisiti di cui all'articolo 30, comma 1, l'utilizzatore e il somministratore sono puniti con la pena della ammenda di euro 50 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione. Se vi è sfruttamento dei minori, la pena è dell'arresto fino a diciotto mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo (4). 6. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali dispone, con proprio decreto, criteri interpretativi certi per la definizione delle varie forme di contenzioso in atto riferite al pregresso regime in materia di intermediazione e interposizione nei rapporti di lavoro

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RIMESSIONE IN TERMINI E CONTENZIOSO TRIBUTARIO

La norma consente di restituire alla parte incolpevole quella facoltà processuale che per il decorso del termine aveva perduto

La rimessione in termini: art. 184 bis c.p.c. (abrogato); art. 153 comma 2 c.p.c. L’ultimo intervento della riforma del Codice di procedura civile, attuato dalla L. 69 del 18.06.2009, ha abrogato l'art. 184 - bis c.p.c. creando un nuovo assetto generale per l’istituto della rimessione in termini, ora collocato, con contenuto pressoché identico, nell'art. 153 comma 2 c.p.c.. L’art. 184 bis prevedeva che “la parte che dimostra di essere (*) Avvocato in Lecce N U M E RO 13 15 OTTOBRE 2 0 1 1

Maurizio Villani (*) incorsa in decadenze per cause ad essa non imputabili può chiedere al giudice istruttore di essere rimessa in termini” ; attualmente la stessa disposizione è contenuta nell’art. 153 comma 2, rubricato “improrogabilità dei termini perentori”. A seguito della riforma, la norma è stata trasferita, quindi, nel libro I delle disposizioni generali del Codice di procedura Civile. In sostanza la ratio della norma consente al giudice di restituire alla parte incolpevole quella facoltà processuale che per il decorso del termine essa aveva perduto; la valenza d’istituto processuale, dunque, non è più

circoscritta, come accadeva nel vigore dell’abrogato art. 184bis, ai soli termini di trattazione della causa nel giudizio di primo grado, ma d’ora in poi estesa anche ai poteri processuali esterni allo svolgimento del giudizio, come quello di impugnare o di proseguire o di riassumere il giudizio. La parte dovrà allegare i fatti che hanno comportato e determinato la decadenza dando prova della loro non imputabilità. La rimessione in termini nel processo tributario. Il processo tributario regolato dal DPR 546/92 chiarisce subito all’art. 1 che “i giudici tributari applicano le norme del


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IL CONSULENTE presente decreto e, per quanto

da esse non disposto e con esse compatibili, le norme del codice di procedura civile”. Stante la disposizione d’apertura, risulta evidente la significativa evoluzione processuale che configura una vera e propria safety zone per tutti quei casi in cui “le decadenze non sono imputabili alla parte”. Opportuno chiarire che l’impianto legislativo attuale prevede che il comportamento attivo della parte costituisce inequivocabilmente un’iniziativa per la tutela del proprio interesse e, pertanto, la sua inattività potrebbe, ambiguamente, essere figlia sì della volontà di abbandonare l’azione, ma anche dell’intervento di un fatto ad essa non imputabile che impedisce di fatto l’azione stessa (ad esempio quando nel caso di un avviso di accertamento, il contribuente non sia reso edotto della presenza di tale atto o mediante una notifica nulla o mediante l’inattività del difensore che non predisponga nessun atto difensivo a contrastare le pretese erariali). Fino ad oggi, a causa della collocazione della norma – valevole per i soli processi di cognizione e in fase di trattazione del giudizio di primo grado – non vi era una facile ed esplicita riconoscibilità del disposto normativo in ambito tributario, stante l’esclusività del contenuto e la conseguente applicazione. Il principio sotteso dell’”improrogabilità dei termini perentori” ha sempre riguardato, fino ad

oggi, le parti, a prescindere dal tipo di “colpa” configuratasi; colpa intesa come inattività pura e semplice, qualunque ragione od omissione sottesa presente. A seguito della riforma del 2009, e dunque della “deroga” del comma 2 dell’art 153 relativa all’improrogabilità dei termini, si è collaudato il processo di generalizzazione dell’istituto della rimessione in termini attraverso cui vediamo il passaggio dal sistema fondato sulla regola generale dell’autoresponsabilità da decadenza di tipo “oggettivo”, al sistema dell’autoresponsa-

L'effetto della rimessione nel processo tributario è tutta da vagliare

bilità da decadenza sul fondamento della colpa, di tipo quindi soggettivo (cd. autoresponsabilità “colposa”). Occorre precisare, come autorevole dottrina esprime (Caponi La rimessione in termini nel processo civile, Milano, 1996) che il concetto di “autoresponsabilità” – e non di “responsabilità” – evidenzia che il comportamento del soggetto non viola alcun dovere verso gli altri ed è finalizzato a realizzare interessi propri del soggetto. La distinzione è nel fatto che ove la legge non concedesse

alcuna possibilità di neutralizzare le conseguenze pregiudizievoli dell’intervento di un impedimento, l’eventuale decadenza del potere verrebbe imputata alla parte sia che l’impedimento sia dovuto a sua colpa, sia che esso sia incolpevole. Ove invece questa possibilità viene concessa, è aperta la strada verso l’autoresponsabilità su fondamento colposo (con la conseguente dimostrazione della parte valutata dal giudice caso per caso). Ciò comporta che d’ora in poi sarà affidato al giudice il compito di trovare, di volta in volta e nel caso concreto, il giusto equilibrio tra l’effettività del diritto alla difesa della parte che invoca la rimessione e, a contrario, la sua improrogabilità. L’effetto di questa modificazione nel processo tributario è ancora tutto da vagliare e da sperimentare attentamente, però già dal 2008, giurisprudenza di Cassazione cominciava ad appoggiare la teoria della soggettività dell’autoresponsabilità, da verificarsi ad hoc (sentenza n. 3006 dell’8 febbraio 2008). In buona sostanza, per la Corte di Cassazione il giudice tributario può temperare il rigore della previsione di un termine di decadenza ove ritenga che l'errore in cui è incorso il ricorrente possa essere ritenuto scusabile ossia non imputabile alla parte. La rimessione in termini deroga il principio di perentorietà del termine per ricorrere e il suo conseguente effetto di decadenza, cui è collegato il mancato rispetto del termine stesso; costituisce, così, un rimedio avverso l'irriceN U M E RO 13

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vibilità del ricorso tardivo.

irresponsabile”.

Con la riforma assistiamo ad una forte attenuazione dell’inderogabilità dei termini, consentendo così alla parte che sia incorsa in decadenze per cause a lui non imputabili di essere rimessa in termini.

Nel caso di specie, infatti, lo spirare dei termini per il contenzioso non poteva essere rispettato dal difensore, deceduto a causa di un insano gesto posto da lui in essere. Nello specifico, il contribuente si vedeva notificare una cartella di pagamento dopo aver affidato l’incarico al proprio difensore a seguito dell’avviso di accertamento correttamente pervenutogli. Inizialmente l’ufficio delle Entrate invitava il contribuente al pagamento suggerendo, in un momento successivo, la rivalsa sugli eredi del proprio difensore;

Una delle prime decisioni della giurisprudenza di merito in tema di applicabilità della rimessione in termini nel processo tributario è l’ordinanza n. 125 del 15.10.2010 con cui la CTP di Bari ha ritenuto compatibile con il rito tributario l’istituto processuale civilistico della rimessione dei termini previsto dall’art. 153, comma 2, c.p.c.. Attraverso l’ordinanza de quo, è stato, infatti, deciso che in presenza di un impedimento derivante da causa di forza maggiore, quale un periodo di riposo forzato a letto, la parte può essere rimessa nei termini per compiere l’atto, anche se questo era previsto a pena di decadenza, qualora sia in grado di dimostrare che l’inadempimento deriva da una causa a lui non imputabile. L’impedimento derivante da causa di forza maggiore, che il giudice tributario deve vagliare caso per caso, può essere costituito, come nel caso della recentissima ordinanza della CTP di Lecce n. 377/1/2011, anche da una inattività processuale radicata nella “imperizia” del difensore (fattispecie ormai frequentissima) che “pone in essere atti o gesti di una mente turbata e sconvolta, sicchè assolutamente

Nella materia tributaria la forza maggiore o il caso fortuito possono verificarsi al di fuori del procedimento giudiziale

il contribuente, preso atto della presa di posizione dell’ufficio, dando incarico ad altro difensore proponeva ricorso avverso la cartella di pagamento chiedendo in via preliminare la rimessione in termini per impugnare l’accertamento originario. Il giudice, dopo aver accertato che la decadenza in cui era incorso il contribuente era per una causa ad esso non imputabile – l’insano gesto del difensore valutata irrilevante la prospettata azione di rivalsa nei confronti degli eredi del difenso-

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Burgos - pellegrino stanco sul Cammino di Santiago Foto di lancierebianco by Flick

re, concedeva la rimessione in termini, in piena applicazione delle disposizioni normative della L. 69/2009, avvalorando, così, la presenza della norma che regola l’istituto della rimessione in termini come istituto processuale di carattere generale, come tale estendibile al processo tributario. Pertanto, nella materia tributaria la forza maggiore o il caso fortuito possono verificarsi al di fuori del procedimento giudiziale (prima che il processo sia ancora instaurato) ovvero possono riferirsi a decadenze legate ai termini per l'instaurazione del processo o al giudizio d'impugnazione; così, anche nell'ordinamento tributario processuale è configurabile il principio secondo cui gli effetti preclusivi non possono prodursi in modo definitivo, quando la parte si sia trovata per forza maggiore o caso fortuito in circostanze impeditive dell'esercizio del potere.

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STAY HUNGRY, STAY FOOLISH!

Andrea Tommasini

Il 5 ottobre 2011 a Palo Alto ci ha lasciati prematuramente all’età di 56 anni, Steven Paul Jobs, noto al mondo semplicemente come Steve Jobs. Nato a San Francisco il 24 febbraio 1955 è stato un imprenditore, informatico ed inventore statunitense. Cofondatore di Apple Inc., di cui è stato Amministratore Delegato fino al 24 agosto 2011, quando si è dimesso da CEO per divenire Presidente del Consiglio di Amministrazione. Former proprietario di NeXT Computer e AD di Pixar prima che fossero poi acquisite dalla Disney, è stato inoltre membro del CdA della Disney, della quale era anche il maggior azionista. La Sua ascesa alla conoscenza ed all’immaginario collettivo si ascrive all’aver introdotto al grande pubblico il primo personal computer (Apple II) e prodotti di successo come iPod, iPhone e iPad, che ormai sono compagni della vita quotidiana di molti di noi. A lui è dovuta anche la potente intuizione sulle potenzialità del mouse e dell'interfaccia ad icone presenti sullo Xerox Star creando Macintosh. Fu classificato primo tra i 25 uomini d'affari più potenti per il 2007 da Fortune e personaliN U M E RO 13 15 OTTOBRE 2 0 1 1

tà dell'anno 2010 dal Financial Times. Le Sue geniali intuizioni ed invenzioni sono state accompagnate ad un certo punto della sua vita, dal raccogliere la sfida e le contestazioni di Green Peace relativamente all’impiego di sostanze tossiche nella costruzione dei suoi computer ed apparati, intuendo ancora una volta che quello che poteva sembrare poco facile era in realtà un’ulteriore occasione di miglioramento e conquista di nuove quote di mercato. Jobs ha chiaramente compreso quanto contasse che Apple fosse la prima a farlo", scrive Greenpeace. Per questo Jobs era "un

degno avversario, un prezioso alleato". Era importante per Lui che la Apple potesse essere la prima


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IL CONSULENTE a farlo e così fu. Steve Jobs lascia infatti alle Sue spalle un'azienda più verde: "Nel 2008 la Apple ha prodotto i primi computer praticamente liberi da PVC e BFRs”, con grande soddisfazione e buon esempio poi seguito anche dalle altre industrie informatiche. Spesso accade nella storia della vita, cio’ che riguarda miliardi di

persone e che ha già cambiato o sta per cambiare il mondo, può essere interamente contenuto anche nel preciso lasso spazio-temporale di un discorso. Si pensi ai discorsi significativi ed “eterni” della storia dell’umanitò come “I have a dream” di Martin Luther King, “Ich bin ein Berliner” di Kennedy, od il discorso a Chica-

go di Barack Obama neo-eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, per poter aggiungere alla preziosa lista anche quello che “Mr Apple” pronunciò di fronte ai neolaureati di Stanford il 12 giugno del 2005 che pubblichiamo quasi integralmente ad eterna memoria.

“Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie. La prima storia parla di “unire i puntini”. Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso? ........ Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio: il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante. Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo. Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita. La mia seconda storia parla di amore e di perdita. Fui molto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? .... Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante. ...... Così decisi di ricominciare. ...... Nei cinque anni N U M E RO 13

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Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi

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IL CONSULENTE successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme. Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi. La mia terza storia parla della morte. Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa. Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore. Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. ........ Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità. Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali. Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi. N U M E RO 13

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THE WORLD OF IL CONSULENTE AL RUN FOR FOOD

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, il 16 ottobre 2011 alle ore 10.00 è partita dalle Terme di Caracalla la “Run for Food 2011”, dedicata alle popolazioni del Corno d'Africa che vede come Testimonial d’eccezione, la divina Carla Fracci, simbolo dell’Italia e della Danza nel mondo, Ambasciatrice di buona volontà della FAO. Ad annunciarlo in Campidoglio nella Sala delle Bandie-

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re Sveva Belviso, Vice Sindaco di Roma Capitale, Paolo Ciocca Segretario dell’IFAD e Rappresentante delle Agenzie delle Nazioni Unite a Roma e di Biodiversity International, Carla Fraacci, Ambasciatrice di buona volontà della FAO, Luciano Duchi, Rappresentante del Gruppo Sportivo Bancari Romani. Presenti anche Marco Masini per la Nazionale Cantanti ed Ambasciatore di buona volontò della FAO, Valentina Vezzali, campionessa olimpica di fioretto, Nino Benvenuti, la leggenda della box e Denny Mendez, testimonial anch’esso della FAO e della Run for Food. A coordinare il tavolo il Consigliere Filippo La Rosa. Run for Food è un'iniziativa podistica che vede, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio della Provincia di Roma e del Comune di Roma Capitale, la collaborazione fra FAO, IFAD, PAM (WFP), Bioversity International ed il Gruppo Sportivo Bancari Romani che ne ha curato l’organizzazione a fianco delle altre Istituzioni. Particolare rilevanza dell’evento è da attribuirsi alle popolazioni del Corno d'Africa cui è dedicata l'edizione 2011 della Corsa. Il Corno d'Africa è una delle zone del pianeta più colpite dalla piaga della Povertà Estrema. Una piaga che, rivela il “SOFI 2011 - The State of Food Insecurity in the World –“ trova una delle sue cause nella volatilità e nelle fluttuazioni dei prezzi alimentari che, iniziate con la crisi alimentare del biennio 2006/2008 e poi accentuata dall'attuale crisi dei mercati, "complicano i nostri sforzi per raggiungere l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio (MDG), che è quello di ridurre della metà la percentuale di persone che soffrono la fame entro il 2015. Malgrado questo obiettivo infatti circa 600 milioni di persone soffrono la fame quotidianamente. Non è accettabile avere 600 milioni di persone in queste condizioni di sofferenza.


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IL CONSULENTE The World of Il Consulente, Organo Ufficiale del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, presente all’importante evento, ha il privilegio di poter dare in esclusiva ai propri lettori, ed a sostegno della manifestazione, uno per tutti, le toccanti parole dell’intervento della divina Carla Fracci che generosamente continua, nell’immensità di tutto quello che rappresenta per l’Italia nel mondo, per la Danza e per ciascuno di noi, a donare la Sua sensibilità ed il Suo grido di sostegno.

“La mia voce, quella del teatro, si unisce a quella di tanti uomini e donne che abbracciano da tempo come me, la iniziativa dell’ONU attraverso la FAO. Uomini e Donne esponenti di primo piano e rappresentativi in molti campi della conoscenza umana, scienziati, sportivi, musicisti, attori, uomini e donne, e voglio dire una parola definitiva, lavoratori e lavoratrici, che coralmente e con sentimento, ognuno a suo modo e secondo le loro particolari capacita’ appoggiano le iniziative, dell’ONU attraverso la FAO. Per tutta la mia vita, attraverso il mio lavoro, attraverso la danza, ho espresso una moltitudine di stati d’animo. Vista la natura del mio lavoro non ho mai avuto bisogno di manifestarli alzando la voce, ma in questo momento, cosi definitivo della storia dell’umanita’, e’ faticoso per me come per molti di noi reprimere l’urlo indignato difronte a tanta ingiustizia e disperazione. Forse e’ tempo che quell’urlo si moltiplichi a dismisura in mille voci urli di sirene che avvisano del grande pericolo che incombe sul futuro dell’umanita’, sul futuro dei bambini e delle bambine, che sono i piu’ bisognosi di conforto, di gui-

da e di pane, per soddifarsi fisicamente e moralmente, e non aver mai piu’ fame, che e’ la peggiore delle condizioni umane. La “run for food” non e’ semplicemente una corsa, un aiuto a chi ha bisogno di imparare a muoversi da solo a camminare con le proprie gambe e pensare con il proprio cervello, ma e’ anche un momento di riflessione e soprattutto di condivisione.

insegnare a costruirsi i ferri del mestiere, nel mio mestiere, nel mio lavoro, a costruirsi una sbarra e a montare uno specchio, ad allenarsi, a lavorare, insomma, per la rappresentazione finale nel “teatro del mondo” riuscendo a fare da se il salto piu’ alto, l’esibizione piu’ difficile e piu’ complicata verso un futuro non di stentata sopravvivenza, ma di vita dignitosa.

Foto Bruno Farda

Mettersi in contatto con quella parte del mondo, che dalla posizione geografica e’ apparentemente distante e differente da noi, fa bene a tutti, anche perche’ per ognuno di noi lo sforzo sarebbe davvero irrisorio. Iscrivendosi alla maratona ci uniamo all’altra meta’ del globo. Quella parte di umanita’ alla quale non vogliamo semplicemente regalare un palcoscenico sul quale esibirsi, ma a cui desideriamo

Una vita senza la fame, senza la fame, la fame quella vera, la piu’ feroce nemica dell’uomo”. Un assordante grido d’amore e di positive azioni di sensibilità istituzionale verso il Corno d’Africa, alle quali si unisce la voce del nostro Presidente, della Categoria dei Consulenti del Lavoro tutti e la mia personale.

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PER UN RINASCIMENTO DELLA MUSICA IN ITALIA

Francesco Ernani (*)

Non si deve mai dimenticare che ciò che distingue una Nazione da un’altra è soprattutto la sua “cultura”

Nei miei 40 anni di lavoro, che sto superando, impegnati al servizio della produzione musicale del nostro Paese, ho sempre avvertito la responsabilità sociale d’impresa. Per questo ho sempre considerato i Teatri d’Opera, ove ho lavorato in qualità di Dirigente c/o di Sovrintendente, come la casa in cui l’ uomo prepara le energie necessarie alla conquista ed al divenire. Sono pure sempre stato certo che solo tenendo presente i risultati delle istituzioni del passato si possa riconoscere la magnifica fioritura per cui, ancora oggi, l’Italia ha un posto rilevante nel mondo musi-

cale. Le Scuole Cantorum, i Conservatori, i Teatri Lirici furono le officine da cui uscirono quei meravigliosi artisti per cui l’Italia, serva allora politicamente un po’ di tutti,si imponeva musicalmente sul mondo dei suoi dominatori. Non si deve mai dimenticare che ciò che distingue una Nazione da un’altra, non è solo l’aspetto morfologico del suo territorio e la sua storia politica, ma anche e soprattutto la sua “cultura” intesa come sintesi di arte, costume e tradizione sociale. La “cultura”, quindi, continua ad essere il tratto identificativo di un popolo ed al tempo stesso la sua “Storia” è strumento per la costruzione del futuro. Ricordiamo che anche la nostra carta costituzionale (art.9) assume la “cultura” come valore fondamentale ed inserisce tra i principi fondamentali la norma che impegna la Repubblica a promuoverne lo sviluppo.

(*) Sovraintendente del Teatro comunale di Bologna N U M E RO 13 15 OTTOBRE 2 0 1 1

Quando il sipario si chiude, al termine di una rappresentazione d’opera il palcoscenico ha rilevato il reale stato di salute del Teatro che si è frequentato. Lo spettatore è in grado di valutare le qualità delle categorie artistiche – maestri collaboratori, professori d’orchestra, artisti del coro, tersicorei – guidati dal direttore d’orchestra, ed il lavoro degli artisti ospiti con il regista, lo scenografo (scene e costumi) nonché quello dei tecnici di palcoscenico. Tutti si sono misurati nella realizzazione dell’opera di un compositore del passato o contemporaneo. Lo spettatore sarà così portato a riflettere sulla stesura e sui sentimenti che l’opera “fatta” ha saputo esprimergli. Gli interpreti, gli esecutori ed i collaboratori tutti del Teatro sono, a loro volta, ben consapevoli della prestazione eseguita nel

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IL CONSULENTE quadro del servizio culturale che per legge e per statuto sono chiamati a perseguire, pur nel naturale divario dell’essere e sentire e pensare di ciascuno. Questa è la reale atmosfera che si avverte nei Teatri d’Opera ove adeguata gestione, professionale artistica - tecnica e rispetto del pubblico sono i componenti che si sono mantenuti secondo la storia del Teatro che si fonde con la storia dell’opera per immedesimarsi in quelle dell’estetica, della cultura e del gusto transeunte. Come scrissi in una lettera al Financial Times, in risposta polemica a precedenti articoli di A. Clark e F. Plotkin, pubblicata il 6 ottobre 2001, a difesa delle sue funzioni, l’opera è quella forma d’arte dove musica, drammaturgia e scenotecnica coesistono. Essa ha pure il difficile compito di trasmettere, attraverso la continuità della rappresentazione dal vivo, creazioni del passato e degli autori viventi per trasferirli alla cura delle generazioni future nonché di proteggere autori, interpreti ed esecutori considerati come beni culturali. Tali “beni”, sempre capaci di creare indotto economico e valori intangibili, sono pure indicatori della bontà del sistema educativo e formativo nazionale esistente. Chi sostiene che bisogna guardare all’opera come ad una vera impresa – purtroppo non mancano consulenti e “manager” che lo sostengono – dimostra superficialità ed incompetenza specifica. Dobbiamo preoccuparci dei rilievi che anche nel mondo dell’opera si debba dare vita a rapporti impostati sui mezzi più che sui fini. Non ha senso, a mio parere, polemizzare sulle diverse forme della natura giuridica da attribuire ai

Teatri d’opera con finanziamento prevalentemente pubblico nazionale o locale, con finanziamento prevalentemente privato o con finanziamento misto. Questa scelta compete al legislatore ed offre argomenti a discussioni spesso retoriche. Ha senso, per converso, tenere sotto controllo il comportamento degli Organi che guidano l’Opera perché non si dimentichi mai il suo universalismo e la sua fecondi-

L'opera non è una semplice impresa: chi pensa il contrario è fuori strada

tà di comunicazione, di cui l’Italia non può permettersi di perdere i benefici. Le analisi dei conti consuntivi dei Teatri d’Opera, limitati al periodo dal 1967 al 1992, come enti pubblici, si possono ricercare nelle relazioni della Corte dei Conti al Parlamento e sono pure ben sintetizzati nel libro che ho scritto, con Iovino, edizione E.D.T. “la Repubblica degli Enti Lirico -Sinfonici”. Le analisi dei bilanci d’esercizio degli stessi Teatri, come fondazioni di natura privata, sono invece tuttora parziali e rese difficili principalmente a causa di comuni interessi tra i soggetti che costituiscono la struttura operativa del Teatro (Organi e dirigenti) e soggetti appartenenti al sistema politico che li ha designati o nominati. Può consolare che questo

intreccio è negativamente germogliato anche in altri settori della vita sociale del nostro Paese. Le Fondazioni Lirico - Sinfoniche in Italia Il decreto legislativo 29 giugno, n.367, del 1996, che ha trasformato in privata la natura giuridica dei Teatri d’opera ex Enti lirici, durante il suo iter, è stato accompagnato da polemiche, a partire dalle Commissioni legislative, proseguite nella Conferenza Stato Regioni e nello specifico parere espresso dal Consiglio di Stato. Successivamente è intervenuta la legge n.134 del 1998, dichiarata poi incostituzionale con sentenza n.503 del 18 novembre 2000 e sostituita con il D.L.24 novembre 2000, n.345 convertito dalle legge n.6 del 2002 a sua volta preceduta dal regolamento 10 giugno 1998 n. 239 recante i criteri di riparto del Fondo Unico dello Spettacolo (FUS) previsto nel bilancio dello Stato per la quota riservata al settore. Si sperava che il solo cambiamento della natura giuridica fosse avvertito per quello che esso rappresentava ma non certamente come la soluzione dei reali problemi collegati all’attività di gestione di un Teatro d’opera chiamato a perseguire, con personale stabile, la realizzazione di un progetto, considerato come bene pubblico o meritorio, nella duplice funzione artistica e sociale. Invero, le scelte strategiche e produttive di ciascun Teatro, nella specifica diversa storia ed immagine, sono solitamente approvate, ritenendo in modo non sempre chiaro, che l’attività di produzione artistica dal vivo non diventa

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merce come un’altra, in nome della sola privatizzazione. Così, i limiti dell’attuale sistema hanno richiesto, un suo riesame, tra l’altro, su “politiche” culturali (Stato e Regioni) ed organi di gestione; partecipazione pubblica al finanziamento con soluzioni ai problemi della patrimonializzazione e detassazione dai contributi estesa alle persone fisiche; bilancio di sostenibilità rivolto agli “stakeholder”, opinione pubblica compresa. La crisi che si è determinata, ferma l’attenzione alle esigenze dell’economia nazionale, è stata determinata in particolare dal fatto che il contributo dello Stato oltre ai tagli subiti nel triennio 2008 – 2010, nel corso di attività già deliberate, ha pure subito una perdita, a moneta costante, del 40% in termini di potere d’acquisto, mentre i costi dei rinnovi dei contratti collettivi di lavoro e dei contratti con il personale scritturato hanno dovuto subire le indicizzazioni annue del costo della vita. Con il decreto legge 30 aprile 2010, n.64, relativo a “Disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali”convertito, con modificazione, nella legge n.100/2010, si è evidenziato come obbiettivo primario quello di porre in essere un primo rimedio all’attuale stato di crisi in cui versano molte delle 14 fondazioni lirico - sinfoniche del nostro Paese, Nelle disposizioni urgenti si intenderebbe realizzare un percorso di riassetto della struttura delle fondazioni lirico - sinfoniche, attraverso nuovi regolamenti, seguendo i principi: a) di razionalizzazione dell’organizzazione; b) d’individuazione degli indirizzi N U M E RO 13 15 OTTOBRE 2 0 1 1

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cui dovranno informarsi le decisioni attribuite all’autonomia statutarie; c) di previsione di forme adeguate di vigilanza; d) d’incentivazione del finanziamento pubblico sulla base del miglioramento dei risultati; e) di previsione di forme organizzative speciali in relazione a specifiche peculiarità. La Corte Costituzionale, con sentenza 18 aprile 2011, n.153, nel giudizio di legittimità costituziona-

Dopo una "pars destruens", occorre lottare per una "pars construens"

le degli articoli 1 e 4 del predetto decreto legge, promosso dalla Regione Toscana, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in ordine alle questioni di legittimità costituzionale dell’art.4 e non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art.1. Si sostiene, in conclusione, che la dimensione unitaria dell’interesse pubblico perseguito, nonché il riconoscimento della “missione” di tutela dei valori costituzionalmente protetti dello sviluppo della cultura e della salvaguardia del patrimonio storico e artistico italiano, confermano, sul versante operativo, che le attività svolte dalle Fondazioni Lirico - Sinfoniche sono riferibili allo Stato ed impongono, dunque, che sia il legislatore statale, legittimato alla lettera g)

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dal secondo comma dell’art.117 della Costituzione, a ridisegnare il quadro ordinamentale e l’impianto organizzativo. L’attuale situazione Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 5 maggio 2011, ha approvato in via definitiva il primo regolamento che avvia l’attuazione della riforma delle Fondazioni Lirico - Sinfoniche, specificando i requisiti richiesti per il riconoscimento di forme organizzative speciali nell’impegno di coniugare la qualità artistica con l’efficienza gestionale. Il nuovo Ministro dei beni Culturali, on. Giancarlo Galan ha dichiarato “entro la fine dell’anno mi impegno a completare questa riforma portando a termine tutti i restanti provvedimenti al riguardo”. Il prossimo mese di dicembre dovrebbe vedere, quindi, la nascita dei nuovi regolamenti concernenti la riorganizzazione del settore da collegare alla valorizzazione delle Fondazioni Lirico Sinfoniche ed al loro ruolo sociale ed educativo. Il Ministro dovrà seguire un non facile percorso che prevede, tra l’altro il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati quali le Regioni, i Comuni, i Sovrintendenti dei Teatri e le Organizzazioni Sindacali Rappresentative. Dovrà, inoltre, costituire il tavolo del confronto tra le Parti Sociali al fine di revisionare gli aspetti carenti della riforma con la quale i Teatri d’opera furono trasformati da enti pubblici non economici a fondazioni di natura privata. Per il “rinascimento” Sono molti i soggetti che hanno lavorato per un “pars destruens” e questo mi ha sempre fatto senti-


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IL CONSULENTE re un forte senso di indignazione per le modalità legislative e regolamentari di mera natura burocratica e cartolare che hanno riguardato la gestione dei nostri Teatri d’opera. Ora occorre lottare per una “pars costruens”. Così dopo 15 anni trascorsi nell’immobilismo, malgrado la presentazione di vari disegni di legge per una nuova legge quadro sullo spettacolo dal vivo, ferma in Parlamento, dobbiamo sperare che seguendo il percorso di coinvolgimento dei diversi soggetti, come sopra ricordato, s’intenda realmente dare certezze all’attività di produzione della cultura musicale (che si estende anche alla danza), come avviene negli altri Paesi, sul piano internazionale, senza steccati politici. Occorre che chi ha responsabilità politiche sul piano nazionale e sociale, riconosca alla cultura l’appartenenza al bilancio economico del Paese. In Italia si destina solo lo 0,23% del bilancio alla cultura quando in altri paesi si supera il 2% e si aumentano gli investimenti anche negli attuali anni di crisi monetaria internazionale. Dobbiamo chiedere che i decreti ministeriali previsti per una migliore organizzazione del settore siano tesi a riconfermare il carattere di servizio pubblico della “musica”, il suo valore insostituibile come bene fondamentale per l’elevazione sociale e culturale della collettività, nonché l’esigenza che di tale bene tutti i cittadini siano in grado di usufruire in un contesto che partendo dalla cultura di base a livello di scuola, possa giungere all’attività di produzione artistica. Si dovrà pure tenere presente l’altissimo grado di specializzazione ed il valore del personale, artistico e

tecnico, impiegato con rapporti di lavoro subordinato e/o professionali, che rappresentano parte del patrimonio nazionale di cui non può essere consentita la dispersione. Desidero riportare al riguardo, le parole di Roberto Verti sulle orchestre: «sono macchine collettive, come può esserlo una collettività di cui si identifichi un solo nome e un solo suono e una sola storia e un solo carattere, benché quel suono, quella storia e quel carattere siano l’esito della funzione di cento

Collocare il nostro Teatro musicale alla base dell’educazione civile della collettività ? è auspicabile. suoni, storie e caratteri, cento identità che si avvicendano nel tempo, che sono cento ma quasi mai le medesime cento, e si mescolano tra eredi di consolidata esperienza e giovani esordienti: almeno tre generazioni ogni giorno convergenti su un obiettivo comune». Non dimentichiamo, mentre stiamo celebrando il 150° anniversario dell’unità d’Italia, che il melodramma italiano seppe perseguire la sua missione patriottica insieme a quella artistica a culturale. E se è vero che si è spenta un’epoca, è pur vero che possediamo un tesoro di composizioni musicali che continuano a rappresentarsi, con successo, in tutto il mondo e rendono “franca” la nostra lingua. Il rinascimento della nostra cultura

musicale potrà avvenire solo attraverso un nuovo chiaro indirizzo da dare alle sue due diverse realtà quella della vita formativa e quella della vita produttiva modificando le attuali discipline nelle loro parti negative che hanno abbandonato il musicista ed i diversi autori ed esecutori alla mercé di una vera e propria oligarchia contro la quale nulla possono le mere proteste. Aspettiamo , pertanto, con fiducia, che attraverso l’armonica collaborazione tra Governo e Regioni (eredi naturali dell’antico mecenatismo) e la partecipazione delle Parti Sociali, si voglia collocare il nostro Teatro musicale alla base dell’educazione civile della collettività. Io spesso mi ripeto ciò che Thomas Paine, uno scrittore americano della fine del Settecento, scrisse sul frontespizio di un suo libro, intitolato appunto “La crisi”: «questi sono i tempi in cui viene messa alla prova l’anima degli uomini». Ebbene, noi dobbiamo essere coscienti di ciò che i tempi ci chiedono. Sarebbe un grave errore rimanere su posizioni vecchie quando alla gioventù non sono stati dati nuovi ideali in sostituzione di quelli perduti. Tradizione e modernità sono, come devono essere, unità inscindibili, tutto ciò che li separa li pone per deviazione, di conseguenza, antitradizionali. Nella cultura italiana, grandissima in ogni campo, c’è il passato ed il futuro. Dobbiamo, però, riuscire a superare l’incerto presente.

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UNA RICETTA CONTRO LA CRISI

In tempi di "manovre" qualche romano ha pensato bene di fare, a sua volta, qualche contromanovra. Il nostro Pasquino, che conosce così bene gli umori del popolino, non si è lasciato sfuggire l'occasione: e chissà che le "contromanovre" del Sor Checco non siano proprio quelle che ci vogliono per superare la crisi ...

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‘A contromanovra de’ Checco

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So tempi duri! co’ tutte 'ste manovre nun se capisce più ‘ndove paramo sinistra, destra, in arto oppuramente ‘ndrove sempre noantri ‘n saccoccia 'a pijamo! pe’ me solo Checco c’ha azzeccato: ier l’antro l’ho ‘ntravisto ar bar de Cetto l’IPadde novo, appena sbottegato er brillocco che je luccivava ‘n petto “A Chè” je fo “te la passi bene! te sei ‘nquartato ‘n botto magni, bevi, campi senza pene. Avressi indovinato ‘n terno al lotto ?” “Li guadambi mii so’ sempre quelli” fa lui “è che c’ho avuto n’illuminazione!” Se ‘ngrifa: “ Basta a lavorà pe’ li barzelli a sparambià pe’ la dichiarazzione ! Me ne frego de quanno sarò vecchio! Me magno tutto! ” strilla “ E bonanotte ar secchio ”.

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