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IL MONDO DEL CONSULENTE N. 125 DEL 2021

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125 ANNO XI NOVEMBRE DICEMBRE 2021

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RIVISTA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ROMA

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DI ROMA

Ordine Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma tale Buon Na Nuovo nno e Felice A N° 125 - Novembre/Dicembre 2021 Periodico mensile Reg. Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 Rivista del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Direttore Responsabile Lorenzo Lelli

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LA RIVISTA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA DELL'ORDINE CONSULENTI DEL LAVORO INTERAMENTE DEDICATA ALLA CATEGORIA ED AI PROFESSIONISTI PUOI SFOGLIARE LA RIVISTA SU WWW.CONSULENTIDELLAVORO-ROMA.IT E ANCHE SULLA NOSTRA PAGINA

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Redazione Marco Bertucci Gianluca Donati Massimo Flaccomio Giuseppe Marini Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Paolo Stern Sergio Venanzi Editore Adalberto Bertucci Presidente del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria ilmondodelconsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 - 1 - 1979 N.12 Questo numero è stato chiuso in redazione il 22 dicembre 2021


EDITORIALE

SI PARTE CON IL RUNTS

IL PRIMO PASSO DELLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE ADALBERTO BERTucci PREsiDEnTE cPO ROMA

Care colleghe e cari colleghi, dal 23 novembre si è avviato il RUNTS - Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, elemento fondamentale della riforma dei no profit volto a rendere più organico il settore, offrendo una normativa comune. Le organizzazioni iscritte acquisiranno tutte la denominazione aggiuntiva di ETS – Enti del Terzo Settore. L’iscrizione degli enti al Registro non è obbligatoria ma consigliata, sia per l’acquisizione della personalità giuridica sia per poter usufruire delle agevolazioni fiscali e tributarie dedicate agli enti no profit. Per alcune organizzazioni tale scelta non è opinabile, in quanto le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato già iscritte nei rispettivi registri trasmigreranno automaticamente nel RUNTS. Sarà inoltre necessario adeguare lo statuto delle organizzazioni ETS, sempre nell’ottica dell’organicità del settore, ma il termine ultimo per tale adempimento è fissato al 31 maggio venturo. Il RUNTS si compone di sette sezioni, rappresentative delle principali organizzazioni no profit: le citate APS e ODV, Enti filantropici, Imprese sociali (incluse le cooperative sociali), Reti associative (incluse quelle nazionali), Società di mutuo soccorso e Altri enti del Terzo settore. Per le Onlus invece non ci sono ancora certezze, la Riforma del Terzo Settore non prevede più il regime delle ONLUS fra i vari soggetti agevolati. Si resta in attesa di una direttiva della Commis-

sione Europea per sciogliere i nodi riguardanti tali organizzazioni. In questi giorni molte Onlus stanno valutando, in base alle proprie caratteristiche, se variare la propria tipologia di ente, adeguando il proprio statuto in funzione dell’attività di APS o ODV. Questa regolamentazione è stata fortemente desiderata proprio per definire delle linee guida in un settore costellato da disomogeneità e frammentazione, ma per ogni grande cambiamento si attraversa una fase di incertezza e preoccupazione. Sono numerose le domande e le difficoltà che sta affrontando la nostra clientela. Lo abbiamo riscontrato anche dai vostri quesiti proposti durante l’ultimo webinar tenuto sul tema, al quale avete partecipato attivamente e numerosi. Spetta a noi consulenti il delicato compito di scandagliare ogni aspetto della riforma e consigliare la migliore strada da percorrere per ciascun Ente. Accantonando per un momento le novità normative, a nome della nostra Redazione, porgo i migliori auguri per un felice Natale, fiducioso che il nuovo Anno possa portare una ventata di serenità e di salute.

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IN QUESTO NUMERO

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EDITORIALE Si parte con il RUNTS DI ADALBERTO BERTUCCI

ZOOM 6 le riflessioni del direttore La riorganizzazione del terzo settore: si avvia un’importante riforma DI LORENZO LELLI

CDT Prevenire un provvedimento disciplinare si può?

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A CURA DI GIANLUCA DONATI

FISCO Dicembre: piovono contributi

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A CURA DI ANTONIO GIGLIOTTI

CENTRO STUDI Detrazioni fiscali nell'edilizia, si cambia ancora

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A CURA DEL CENTRO STUDI

A CURA DELLA COMMISSIONE

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QUESITI DEL MESE

DI PUBBLICIZZAZIONE DEL CONSIGLIO DI DISCIPLINA TERRITORIALE

LAVORO Signori, si cambia!

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LAVORO Il contratto di espansione

A CURA DEL CENTRO STUDI

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A CURA DI EUFRANIO MASSI

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26 La riorganizzazione del terzo settore: si avvia un’importante riforma

Signori, si cambia! Non è un annuncio da stazione ferroviaria ma...

Detrazioni fiscali nell'edilizia, si cambia ancora

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LE RIFLESSIONI DEL DIRETTORE

LA RIORGANIZZAZIONE DEL TERZO SETTORE: SI AVVIA UN’IMPORTANTE RIFORMA A CURA DI LORENZO LELLI DIREttoRE REsponsAbILE

Il Codice del Terzo Settore ha unificato sotto la categoria giuridica degli enti del Terzo settore “ETS” gran parte degli enti privati senza scopo di lucro preesistenti, dotandola di una regolamentazione civilistica e tributaria comune. Fino ad ora tali enti hanno fatto capo a diversi registri e sussisteva una certa libertà nella costituzione di organizzazioni no profit, la cui categoria era carente in termini di uniformità e regolamentazione. Il R.U.N.T.S. È stato istituito un Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, in sostituzione di quelli preesistenti, che rappresenterà un paniere unitario dove saranno registrati tutti gli enti della categoria, che una volta iscritti potranno ottenere il conseguimento della personalità giuridica. Dal 23 novembre, le Organizzazioni di Volontariato e le Associazioni di Promozione Sociale già iscritte nei propri registri trasmigreranno automaticamente nel RUNTS; mente gli altri enti che lo desidereranno potranno iscriversi, 6

mediante piattaforma telematica, dal 24 novembre. Il Registro Unico è diviso in sette sezioni: APS e ODV, Enti filantropici, Imprese sociali, Reti associative, Società di mutuo soccorso e Altri enti del Terzo settore, quest’ultima sezione dedicata a tutti quegli Ets (associazioni, fondazioni, altri enti di carattere privato) che non presentino i requisiti per una delle altre categorie. Successivamente alla prima iscrizione, in caso di necessità legate all’organizzazione, l’ente potrà optare di migrare in un’altra sezione, resta preclusa però la possibilità di essere iscritti in più sezioni diverse, sempre che non si tratti di una rete di associazioni. L’Ufficio del RUNTS, attuerà dei controlli sugli enti trasmigrati, e successivamente anche sui nuovi iscritti, chiedendo nei successivi 180 giorni dal ricevimento delle informazioni e dei documenti contenuti nel vecchio registro di appartenenza, eventuali elementi mancanti. A quel punto l’ente avrà 60 giorni di tempo per inviare i documenti, e, dunque, anche lo sta-


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tuto adeguato ai contenuti obbligatori del codice del terzo settore.

dei lavoratori che opereranno per l’organizzazione.

LA PERSONALITÀ GIURIDICA Per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica il Codice pone alcune restrizioni: l’adeguatezza della consistenza patrimoniale e l’adeguamento dello Statuto. Il patrimonio minimo stabilito per le Associazioni è fissato a 15mila euro, mentre per le Fondazioni 30mila. È evidente che nel caso in cui il patrimonio si componga di beni diversi dal denaro, sarà necessaria la presentazione di una relazione giurata, redatta da un Revisore o una società di revisione iscritti nell’apposito Registro.

Quella che si sta attuando è una riorganizzazione di un settore segmentato e disomogeneo che finalmente potrà giovare di una regolamentazione maggiormente univoca e concreta. L’iscrizione nel Registro non è obbligatoria ma sussistono non pochi vantaggi nel rientrare nel novero degli ETS, in primis per l’ottenimento della personalità giuridica ma anche per poter usufruire di agevolazioni. Le agevolazioni fiscali non sono dedicate esclusivamente all’Ente ma anche a tutti coloro che scelgono di sostenerlo. Tra le varie agevolazioni, come anche quelle sulle imposte indirette minori (bollo, registro), va considerata, nel caso delle attività commerciali, la possibilità di riduzioni del carico fiscale per chi aiuta l’ente a titolo contributivo (con la defiscalizzazione delle

L’ADEGUAMENTO DELLO STATUTO Il termine per mettere in regola l’ente adeguando lo Statuto ai parametri dettati dalla Riforma è fissato al 31 maggio 2022, salvo eventuale richiesta a seguito di controllo da parte dell’Ufficio del RUNTS, che in tal caso limita a 60 giorni il termine per effettuare l’adeguamento. Ma quali sono i parametri base che gli enti devono esprimere nel proprio statuto? Innanzitutto, le finalità dell’organizzazione devono essere civiche, solidaristiche, di utilità sociale, e chiaramente senza scopo di lucro, quest’ultimo infatti è un elemento fondante del Terzo Settore. L’attività dell’ente deve essere concettualmente riconducibile a quella di interesse generale e devono essere esplicitate le modalità di svolgimento delle stesse. Si precisa che le finalità sono concetti ideali, che si perseguono e non si conseguono; a differenza delle attività che sono le azioni concrete messe in atto per perseguire le finalità. Per garantire la massima trasparenza ed inequivocabilità nello statuto è importante dividere i due contesti. Nel documento, inoltre, deve essere esplicitata la denominazione sociale dell’Ente, di modo che sia riconducile ad una sezione del RUNT ed anche perché sussistono differenze tra le varie tipologie di ETS, come ad esempio tra APS e ODV. Infine, deve essere data indicazione, nel rispetto delle direttive del Codice, in merito al numero degli associati, dei volontari e

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erogazioni liberali o quella sul Social bonus) ma anche a titolo di investimento, come per le imprese sociali. La Riforma infatti offre nuove possibilità alle imprese sociali, che vantano una propria sezione del Registro Unico. Tali imprese, finora private della possibilità di fruire di importanti agevolazioni, acquisiscono i pieni diritti di Ente del Terzo Settore. Attualmente mancano certezze per il destino delle Onlus, molte delle quali stanno valutando una virata verso la denominazione di ODV, ma per la regolamentazione di tali enti ci rimettiamo alla decisione della Commissione Europea. Ritengo che sia da evidenziare anche l’incisività acquisita ora dal concetto dell’assenza dello scopo di lucro, che viene nettamente scisso dall’attività commerciale. Infatti, con l’attuale normativa l’ente con doppia attività (non e lucrativa) potrà optare per una doppia registrazione: nel

RUNT e nel Registro Imprese, scindendo nettamente i due contesti, in tal modo gli enti potranno esercitare attività commerciali, pagando le relative imposte. Il comparto del Terzo Settore è chiaramente molto più organico rispetto al passato, e certamente meglio regolamentato, ma è evidente che non è stato possibile superare completamente il limite della frammentazione delle forme organizzative, che mantengono tra loro sostanziali difformità, basti pensare alle ODV e APS o anche alle cooperative e imprese sociali. Inoltre, altra nota negativa consiste nelle spese notarili e di consulenza professionale che le organizzazioni saranno tenute a sostenere per adeguarsi appieno alle direttive del Codice. Siamo pronti per l’esordio del nuovo Registro e della prima attuazione della Riforma, valuteremo strada facendo i reali limiti e le effettive migliorie operabili in tale complesso contesto.


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CONSIGLIO DI DISCIPLINA TERRITORIALE CDL ROMA

PREVENIRE UN PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE SI PUÒ? A CURA DELLA COMMISSIONE DI PUBBLICIZZAZIONE DEL CONSIGLIO DI DISCIPLINA TERRITORIALE

La domanda che ogni Consulente del Lavoro si pone dinnanzi ad un provvedimento disciplinare presso il Consiglio di Disciplina Territoriale è… come avrei potuto evitarlo? Premesso che “Errare humanum est”, in questo breve articolo analizzeremo come possa un Consulente del Lavoro prevenire un provvedimento disciplinare grazie ad un comportamento eticamente e deontologicamente corretto durante l’esercizio della Professione.

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Il nostro Ordine professionale si è dotato di un insieme di regole, principi e norme comportamentali, contenute nel Codice Deontologico, al rispetto del quale sono chiamati tutti i Professionisti iscritti all’Ordine ed i Praticanti. Le norme contenute nel Codice Deontologico sono vincolanti ed il mancato rispetto di esse sarà oggetto di provvedimento disciplinare presso il competente Consiglio di Disciplina Territoriale. In virtù di quanto sopra, un Consulente


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del Lavoro che svolga con diligenza ed attenzione gli incarichi ad esso assegnati, curi la propria immagine personale, non screditi altri Colleghi o Professionisti in genere per acquisire nuovi clienti, adempia al pagamento di imposte e contributi, tuteli la clientela assistita con una polizza di responsabilità civile terzi in cui massimali e garanzie siano commisurati alle attività svolte e curi la formazione di Praticanti e Collaboratori mantenendo un rapporto di cordiale collaborazione anche con gli Enti pubblici con i quali si rapporta, anche in presenza di un provvedimento disciplinare, sarà giudicato in considerazione delle circostanze oggettive e soggettive sopra richiamate. Elemento essenziale ed imprescindibile da analizzare in presenza di un procedimento disciplinare equo ed imparziale è la reiterazione della violazione, nonché la volontà di compierla con dolo. Certo è, che un Consulente del Lavoro che non rinnova da anni la propria polizza di responsabilità civile terzi, non frequenta corsi di aggiornamento violando palesemente gli obblighi della Formazione Continua Obbligatoria o omette sistematicamente il pagamento del contri-

buto di iscrizione all’Ordine, non potrà certo essere giudicato in “buona fede”. La stessa probità, che è richiesta al Consulente del Lavoro nell’espletamento del suo incarico, è fondamentale sia estesa anche a Praticanti e Collaboratori, al pari del dovere di riservatezza. Qualora il Consulente del Lavoro venga sospeso dall’esercizio della Professione a seguito di un provvedimento disciplinare, esso dovrà esimersi dallo svolgere l’attività professionale, la violazione dalla sospensione, costituirebbe illecito disciplinare. In conclusione, l’osservanza delle norme contenute nel Codice Deontologico, l’attenzione verso i clienti assistiti, un costante ed attento aggiornamento professionale ed il rispetto verso gli interlocutori della Pubblica Amministrazione, verso i vertici di Categoria e verso i Colleghi, faranno si che un Consulente del Lavoro, seppur oggetto di un provvedimento disciplinare, sarà giudicato secondo equità ed in considerazione delle circostanze oggettive e soggettive che hanno dato luogo alla propria inadempienza.

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I NUOVI (MA ANCHE VECCHI) AMMORTIZZATORI SOCIALI

SIGNORI, SI CAMBIA! A CURA DI EUFRANIO MASSI

EspERto DI DIRItto DEL LAvoRo

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Non è un annuncio da stazione ferroviaria ma tutti i datori di lavoro, in particolar modo quelli piccoli o piccolissimi, troveranno grosse novità con il nuovo anno. Infatti, nel disegno di legge di Bilancio per l’anno 2022, ora all’esame del Parlamento, viene riscritto il D.L.vo n. 148/2015 in un’ottica che è finalizzata a “coprire” i lavoratori dipendenti di qualsiasi azienda, a prescindere dai requisiti dimensionali. Indubbiamente, le vicende che hanno accompagnato la crisi pandemica con uno grosso sforzo economico affrontato dallo Stato per conservare i posti di lavoro attraverso l’erogazione di misure di sostegno del reddito accompagnate dal blocco dei licenziamenti per motivi economici, sono state il “motore” principale di questa riforma che vede la luce dopo una profonda riflessione, ed incontri con le parti sociali, in un quadro di risorse economiche particolarmente limitate. E’ questa una riforma “a regime”, nel senso che, ovviamente, non riguarda interventi di sostegno che potrebbero essere “adottati” nei primissimi mesi del 2022, qualora l’emergenza da COVID-19 dovesse perdurare ma che, nel momento in cui scrivo questa riflessione, non sono noti. Il provvedimento è abbastanza completo in quanto contiene, alcuni strumenti nuovi ed altri riveduti e corretti per consentire ai Ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico, “in primis”, di gestire le riorganizzazioni aziendali anche attraverso una fase di transizione verso nuovi modelli economici e le crisi aziendali che, inevitabilmente, si presenteranno nei prossimi mesi e che dovranno essere affrontate e risolte senza il “paracadute” degli ammortizzatori COVID-19. L’Esecutivo ha pensato anche ad allargare (art. 41 del D.L.vo n. 148/2015), per gli anni 2022 e 2023, il perimetro operativo del contratto di espansione, esteso alle aziende con un organico di almeno 50 dipendenti calcolati complessivamente nelle ipotesi di aggregazione stabile con un’unica finalità produttiva o di servizi. Senza entrare nel merito dell’articolato è sufficiente ricordare che, a fronte, comunque, di costi da quantificare in relazione ad ogni lavoratore interessato, sarà possibile anticipare, d’accordo con l’inte-

ressato, il pensionamento anticipato o di vecchiaia in favore della persona alla quale mancano non più di 60 mesi al raggiungimento di uno dei due traguardi, con una partecipazione, modulata, da parte dell’INPS. Al contempo, si è pensato anche ai problemi, non secondari, delle piccole e piccolissime imprese che, con la fine della cassa in deroga (a carico della fiscalità generale) non possono aprire alcun “ombrello protettivo” per i loro dipendenti e si è allargata la protezione del sostegno al reddito anche a tutte le tipologie di apprendistato (non solo, quindi, il professionalizzante, ma anche quello di primo e di terzo livello) ed ai lavoratori a domicilio, sicchè si può, a ragione, affermare che, dall’inizio del 2022 gli unici dipendenti subordinati privi di ammortizzatore, risulteranno essere i dirigenti i quali, peraltro, nel mondo del lavoro assumono una loro autonoma e particolare rilevanza in ragione dell’incarico ricoperto. Alcuni concetti, comuni a tutti gli ammortizzatori (penso, ad esempio, a quello di unità produttiva o ai tempi per chiedere il rimborso delle somme di integrazione salariale anticipate ai dipendenti) sono rimasti invariati, mentre, per altri ci saranno cambiamenti: a) Anzianità nell’unità produttiva: non più almeno 90 giorni di effettivo lavoro ma 30, ad eccezione dei trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi non oggettivamente evitabili come, ad esempio, il maltempo: ovviamente, nel computo verranno ricomprese le ferie, le malattie, gli infortuni sul lavoro e l’assenza obbligatoria per maternità. Negli appalti, ai fini del raggiungimento del limite, se necessario, verrà calcolato anche il periodo trascorso, nell’attività appaltata, alle dipendenze di un precedente imprenditore; b) Apprendisti di primo o terzo livello (per l’acquisizione del diploma professionale o per la c.d. “alta formazione”): la riduzione di orario per il ricorso agli ammortizzatori, oltre a dover essere recuperata nel periodo formativo come già avviene per l’apprendistato professiona13


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lizzante, non dovrà pregiudicare il completamento del percorso formativo che andrà, eventualmente, ridefinito; c) Massimale di integrazione salariale: dal 1° gennaio 2022 sarà unico (sparirà quello più basso previsto alla lettera a del comma 5 dell’art. 3) e, indipendentemente dalla retribuzione mensile di riferimento per il calcolo del trattamento, non potrà superare l’importo massimo mensile previsto dalla successiva lettera b); d) Settore della fabbricazione degli elettrodomestici: verrà meno, dal 1° gennaio 2022, la norma specifica contenuta nel comma 1-bis dell’art. 5; e) Riduzione del contributo addizionale: dal 1° gennaio 2025 i datori di lavoro che non avranno fruito di trattamenti integrativi per almeno 24 mesi dall’ultimo periodo utilizzato, usufruiranno di contribuzione ridotta (6% - invece che 9% fino ad un massimo di 52 settimane in un quinquennio mobile, 9% - invece che 12% - oltre il limite appena indicato, fino a 104 settimane in un quinquennio mobile); f) Pagamento diretto: nel caso in cui vi sia il pagamento diretto delle prestazioni da parte dell’INPS, il datore di lavoro, a pena di decadenza, dovrà inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o il saldo entro la fine del secondo mese successivo a quello in cui inizia il periodo integrativo o, se posteriore, entro 60 giorni dalla adozione del provvedimento di autorizzazione. In caso di inadempimento il pagamento delle prestazioni e gli oneri connessi resteranno a carico del datore; g) Compatibilità tra integrazione salariale e svolgimento di altra attività lavorativa: il lavoratore che svolgerà attività di lavoro subordinata di durata superiore a 6 mesi o anche di lavoro autonomo durante il periodo integrativo non avrà diritto al trattamento per le giornate di lavoro prestate. Se l’attività sarà a tempo determinato con un contratto inferiore ai 6 mesi il trattamento verrà sospeso per la durata del rapporto di lavoro. Per quel che concerne la Cassa integra14

zione ordinaria, tutto è rimasto uguale rispetto al testo originario: l’unica cosa che è stata aggiunta riguarda la possibilità di effettuare l’informazione e l’incontro tra il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali, propedeutico alla richiesta, attraverso la modalità telematica, sperimentata durante la pandemia. Passo, ora, velocemente a declinare le novità relative alle integrazioni salariali straordinarie. Esse si riferiscono: a) Alla riorganizzazione aziendale che non riguarderà, soltanto la casistica già ben evidenziata nel comma 2 dell’art. 21, ma anche la realizzazione di processi di transizione verso la digitalizzazione delle imprese e l’ ”economy green”, con modalità individuate, entro il prossimo 2 marzo, attraverso un Decreto “concertato” tra i Ministri del Lavoro e dello Sviluppo Economico; b) Ai contratti di solidarietà, finalizzati al blocco o alla limitazione dei licenziamenti, che richiedono un accordo tra datore di lavoro e organizzazioni sindacali (per la individuazione delle stesse c’è un richiamo specifico all’art. 51 del D.L.vo n. 81/2015) con una riduzione oraria che può passare, per il periodo preso in considerazione, fino all’80% (invece che 60%) con punte per il singolo lavoratore fino al 90% (prima era il 70%), con il recupero di alcuni concetti già presenti nel testo del 2015 (ad esempio, il TFR che resta a carico della gestione INPS di afferenza, a meno che il datore non proceda a licenziamenti per motivi economici entro 90 giorni dalla fine del trattamento integrativo). Le novità ricalcano, per buona parte, i contenuti dell’art. 40 del D.L. n. 73/2021, laddove è stato previsto un contratto di solidarietà per un massimo di ventisei settimane e, comunque, non oltre il 31 dicembre, per quelle imprese che nel raffronto tra il primo semestre del 2019 e l’analogo periodo del 2021, hanno subito un calo del fatturato di almeno il 50%; c) Al fatto che gli interventi straordinari, a partire dal prossimo 1° gennaio, troveranno applicazione nei confronti delle aziende con un organico medio dimen-


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sionato oltre le 15 unità, che non siano coperti dai Fondi bilaterali ed alternativi (articoli 26 e 27) o dai Fondi delle Province Autonome di Trento e Bolzano (art. 40). Ciò dovrebbe facilitare il ricorso al sostegno del reddito straordinario per le agenzie di viaggio e gli operatori turistici o anche per le aziende commerciali che, finora, avendo un organico inferiore alle 50 unità, non potevano far ricorso alla CIGS. La contribuzione mensile sarà dello 0,90% sulle retribuzioni mensili (2/3 a carico del datore e 1/3 a carico del lavoratore): per il 2022, per effetto dell’art. 75 del disegno di legge di Bilancio esso scenderà allo 0,27% (0,18% a carico dell’azienda e 0,009% a carico del dipendente); d) Al contratto di espansione che, dal 1° gennaio prossimo, viene esteso, per gli anni 2022 e 2023 alle imprese con un organico non inferiore alle 50 unità, anche calcolate complessivamente nelle ipotesi di aggregazione stabile di imprese con un’unica finalità produttiva o di servizi (art. 41): quindi, gruppi di imprese, ma, forse, anche imprese legate da un contratto di rete (qui, se sarà approvato, sarà necessario un preciso chiarimento amministrativo). Ciò potrebbe portare, valutati i costi che, comunque, non sono di poco conto per una media azienda, al pensionamento anticipato di anzianità o di vecchiaia, per i dipendenti a cui mancano 60 16

mesi (o meno), con contributi di natura economica riconosciuti dall’INPS. Ciò può essere accompagnato da assunzioni di nuovo personale, anche incentivate, al termine di una procedura che vede coinvolti, a vario titolo, sia le organizzazioni sindacali che il Dicastero del Lavoro. Si tratta, come si vede, di strumenti a disposizione (una sorta di “cassetta degli attrezzi”) delle parti sociali ma anche dei Ministeri competenti (Sviluppo Economico e Lavoro) per trovare soluzioni a casi particolarmente difficili che stanno intasando i tavoli di mediazione. Un’altra grossa novità che si manifesta all’orizzonte riguarda i piccoli datori di lavoro, finora non coperti da alcun ammortizzatore ordinario: con un comma (l’1-bis), inserito nell’art. 26 che disciplina i Fondi di solidarietà bilaterali, il testo del disegno di legge prevede che, a partire dal 1° gennaio 2022, fatti salvi i Fondi bilaterali già costituiti (ad esempio, quello degli artigiani o quello delle imprese di somministrazione che, se necessario, hanno tempo fino al 31 dicembre per adeguarsi – penso che la data dovrà, necessariamente cambiare, atteso che la legge di Bilancio entrerà in vigore il 1° gennaio -), le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale sono chiamate a stipulare accordi e contratti collettivi,


anche intersettoriali, con lo scopo di costituire fondi di solidarietà bilaterali in favore dei datori di lavoro che non rientrano nel campo di applicazione dell’art. 10 (è l’articolo che individua i settori che rientrano nella CIGO), con l’obiettivo di assicurare, in caso di riduzione o sospensione dell’attività, in costanza di rapporto di lavoro, una tutela a tutti i dipendenti. La mancata costituzione del Fondo o il mancato adeguamento di quello costituito avrà, come conseguenza, l’assoggettamento alle regole ed alla contribuzione del Fondo di integrazione salariale, come ricorda il comma 2-bis del predetto art. 29: questo riguarderà anche i datori di lavoro che hanno in forza un solo dipendente. Il nuovo articolo 29 prevede (comma 3bis) che in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell’attività venga riconosciuto un assegno integrativo (l’ammontare è quello previsto, per tutti gli ammortizzatori, dall’art. 3): a) Di tredici settimane in un biennio mobile, in favore dei dipendenti da datori di lavoro che, mediamente, occupano fino a 5 dipendenti; b) Di ventisei settimane in un biennio mobile, in favore dei dipendenti da imprese che, mediamente, occupano più di 6 dipendenti. La stessa norma prevede, poi: a) Che l’aliquota di finanziamento del

FIS sia fissata allo 0,50% per i datori di lavoro dimensionati, come media del semestre antecedente la data di presentazione della domanda, fino a cinque dipendenti: essa sale allo 0,80% per quelle con un organico superiore, con la possibilità (a partire dal 1° gennaio 2025) per le piccolissime aziende (fino a 5 dipendenti) di un abbassamento dell’aliquota nella misura del 40% se per 24 mesi non ricorreranno ad alcun ammortizzatore In ogni caso, per effetto dell’art. 75 del disegno di legge di Bilancio 2022 (se sarà approvato nell’attuale testo), per l’anno prossimo le aliquote del FIS saranno ridotte e modulate in relazione al numero dei lavoratori occupati nell’impresa nel semestre precedente. Esso dovrebbe essere dello 0,15% per i datori dimensionati fino a 5 dipendenti, dello 0,55% se i lavoratori sono compresi tra i 6 ed i 15, 0,69% se l’organico è superiore alle 15 unità. Le imprese esercenti le attività commerciali, logistica, viaggio e turismo, operatori turistici che occupano più di 50 dipendenti pagheranno lo 0,24%; b) Che il contributo addizionale dovuto per le integrazioni salariali del FIS sia pari al 4% della retribuzione persa. A partire dal 1° gennaio 2022, non potrà essere più richiesto l’assegno di solidarietà.

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PER I CONSULENTI

Stato per i mesi di marzo, aprile e maggio. I destinatari dell'integrazione sono i Consulenti del Lavoro, non cancellati, che abbiano già beneficiato delle indennità di cui all’articolo 44 del D.L. n.18/2020, convertito, con modificazioni, dalla Legge Il Consiglio di Amministrazione n.27/2020, e successive modifidell'Enpacl, nel corso della se- che, e non le abbiano restituite. duta del 13 novembre scorso, ha Per fruire dell'integrazione non deliberato l’erogazione di un im- sarà necessario presentare alporto pari a 400,00 euro ad in- cuna domanda, perché sarà cortegrazione delle indennità di risposta sul medesimo IBAN ultima istanza erogate dallo utilizzato per l’accredito delle indennità di ultima istanza. Per

ogni altra informazione scrivere a http://helpdesk.enpacl.it/.

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LAVORO

IL CONTRATTO DI ESPANSIONE

A CURA DI GIANLUCA DONATI ConsIGLIERE Cpo DI RoMA

Uno strumento sempre più capillare ed efficace nella gestione delle ristrutturazioni aziendali, per la riqualificazione dei lavoratori in organico e l’inserimento di nuove professionalità nella prospettiva del ricambio generazionale: il contratto di espansione sta assumendo un ruolo centrale nel

set di misure messe in campo per sostenere la riconversione delle imprese e trova così la proroga per il biennio 2022-2023 grazie all’articolo 72 della legge di Bilancio 2022. Dopo la fase sperimentale, nel 2019-2020, questa forma di accompagnamento alla pensione era stata già prolungata dalla ma19


LAVORO

novra dell’anno scorso per il 2021 e ora vede un ulteriore rafforzamento in ragione delle tante adesioni riscontrate nella seconda metà dell’anno in corso. Arriva, tuttavia, una modifica sostanziale: la legge di Bilancio riduce infatti ulteriormente il numero minimo dei dipendenti per le imprese che possono accedere allo strumento e lo porta a 50 unità. Va ricordato che già il decreto legge 73/2021, il cosiddetto “Sostegni bis”, aveva abbassato la soglia a 100, dopo che la stessa manovra 2021 aveva a sua vota ridotto il limite minimo degli addetti a 500 per accedere alla Cigs derogatoria e a 250, anche per gruppi di imprese, nel caso di prepensionamento. La soglia iniziale di 1.000 dipendenti prevista dall’articolo 41 del “Jobs act” (decreto legislativo 148/2015), novellato dall’articolo 26-quater del decreto legge 34/2019, convertito dalla legge 58/2019, si era infatti dimostrata estremamente limitante e così è stata via via ridimensionata. Di conseguenza adesso la platea, come facilmente prevedibile, si allarga in modo sensibile e va a ricomprendere le imprese medio-pic-

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cole, oltre a premiare i diversi schemi di aggregazione produttiva stabile. Il contratto di espansione ha preso il posto del vecchio contratto di solidarietà espansiva. Il provvedimento consente su base volontaria l’accesso alla Cassa integrazione straordinaria e, al contempo, l’accompagnamento all’esodo dei lavoratori prossimi alla pensione. Lo strumento riguarda chi deve ancora attendere fino a un massimo di 60 mesi per conseguire il diritto alla quiescenza. In sostanza, l’impresa riconosce una indennità mensile pari al trattamento pensionistico fino al momento della cessazione del rapporto e, solo in caso di assegno anticipato di anzianità, versa anche i contributi previdenziali, calcolati sulla media degli ultimi 4 anni di retribuzione. La condizione è che gli stessi contributi facciano tutti riferimento alla stessa gestione Inps. È previsto poi, come accennato, l’accesso alla cassa integrazione straordinaria per quelli che non possono usufruire dello scivolo di cinque anni: la durata massima dell’ammortizzatore è di 18 mesi senza alcun


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contributo addizionale. Lo strumento, tuttavia, deve garantire pure un certo tasso di innovazione nel processo di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale, dunque prevede azioni di inserimento e formazione per nuova forza lavoro. Le aziende, infatti, devono avviare consultazioni ad hoc con le organizzazioni sindacali e il verbale deve contenere: il numero di lavoratori da assumere (a tempo indeterminato o apprendistato) e di quelli che accedono al trattamento anticipato pensionistico; la programmazione dei progetti di formazione e di riqualificazione (con i contenuti anche pratici); la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro per i lavoratori in organico. L’azienda, nell’accordo sindacale, dovrà inoltre indicare la proporzione di assunzioni rispetto ai dipendenti uscenti. Dunque, il datore è obbligato a reclutare e stabilizzare nuove risorse, e accede a un bonus ulteriore nel caso in cui raggiunga la soglia di almeno 1.000 lavoratori e si impegni ad assorbire almeno un addetto ogni tre esodati. Del tutto sovrapponibile

a quello della Cassa integrazione, l’iter sindacale si chiude con una sottoscrizione in sede ministeriale e con le successive certificazioni del diritto a pensione illustrate dall’Inps tramite un procedimento della durata di 90 giorni. Tirando le somme, dal gennaio 2022 sarà possibile avviare la procedura amministrativa per i contratti di espansione del prossimo biennio fino al 2 settembre 2023. Viene invece fissato al 30 novembre 2023 il termine ultimo per firmare la risoluzione consensuale prima dell’accesso al prepensionamento. Se paragonato allo strumento dell’isopensione, il contratto di espansione risulta più conveniente per l’impresa che si vede riconosciuto un bonus pari alla Naspi maturata, comprensiva di contributi figurativi. La legge di Bilancio stanzia per la misura complessivamente oltre 1,6 miliardi sul triennio 2022-2024. L’obiettivo è quello di sostenere le realtà produttive nello sforzo competitivo necessario ad affrontare con efficacia le sfide delle transizioni ecologica e digitale.

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IL PRESIDENTE ADALBERTO BERTUCCI ED IL CONSIGLIO AUGURANO A TUTTI I COLLEGHI

e Felice Anno Nuovo


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DICEMBRE: PIOVONO CONTRIBUTI

A CURA DI ANTONIO GIGLIOTTI

DottoRE CoMMERCIALIstA E REvIsoRE LEGALE

requisiti previsti dalla normativa di riferimento, nei giorni a seguire, potranno inviare le istanze per il riconoscimento di ben quattro diversi contributi a fondo perduto. CFP START – UP Fino al 9 dicembre sarà possibile richiedere il CFP per le start – up, introdotto dalla legge di conversione n. 69/2021 del DL Sostegni n.41/2021, il quale sarà riconosciuto nella misura massima di 1.000 euro ai soggetti titolari di reddito d'impresa che hanno attivato la partita Iva dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018, la cui attività d'impresa, in base alle risultanze del registro delle imprese tenuto

presso la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, è iniziata nel corso del 2019, a seguito della presentazione di un’apposita istanza. Il contributo può essere riconosciuto ai soggetti ai quali non spetta il contributo di cui all'articolo 1 dello stesso DL in quanto l'ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell'anno 2020 non è inferiore almeno del 30% rispetto all'ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell'anno 2019. Nel caso in cui l’ammontare complessivo dei contributi relativi alle istanze validamente presentate risulti superiore al limite di spesa, il contributo riconosciuto sarà pari a euro 1.000 moltiplicato la percen23


FISCO

tuale di ripartizione proporzionale dei fondi stanziati. CFP PER SOGGETTI CON RICAVI SUPERIORI A 10 MILIONI Invece, fino al 13 dicembre 2021 sarà possibile inviare l’istanza per il riconoscimento del CFP a favore dei soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione e di reddito agrario, titolari di partita IVA, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi del 2019 compresi tra 10 e 15 milioni di euro, introdotto dal comma 30-bis del DL Sostegni bis n.73/2021. L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dal 1° aprile 2020 al 31 marzo 2021 e l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dal 1° aprile 2019 al 31 marzo 2020. In particolare: • 20%, se viene richiesto nell’istanza anche il contributo Sostegni • 30%, se non viene richiesto il contributo Sostegni. CFP ATTIVITÀ ECONOMICHE CHIUSE Dal 2 al 21 dicembre 2021 sarà possibile inviare l’istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto per le attività economiche chiuse, utilizzando il modello e le istruzioni approvate con il Provvedimento n. 336230/2021. La misura è stata prevista dall’articolo 2 DL Sostegni bis n.73/2021 per favorire la continuità delle attività economiche obbligatoriamente chiuse in virtù dei decreti emanati dal governo e dalle autorità per evitare la diffusione dell'epidemia da Covid-19 per almeno 100 giorni nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2021 e il 25 luglio 2021. Una quota parte delle risorse stanziate è destinata in via prioritaria alle discoteche. REQUISITI Il contributo maggiorazione discoteche è destinato ai soggetti che esercitano attività di impresa, residenti o stabiliti in Italia, in possesso dei seguenti requisiti: • partita IVA attivata in data antecedente al 24

23 luglio 2021; • l’attività prevalente svolta alla data del 23 luglio 2021 e comunicata con modello AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate ai sensi dell’art. 35 del Dpr n. 633/1972, è individuata dal codice Ateco 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo, night-club e simili”. Invece, il contributo attività chiuse è destinato ai soggetti che esercitano attività di impresa, arte e professione, residenti o stabiliti in Italia in possesso dei seguenti requisiti: • partita IVA attivata in data antecedente al 26 maggio 2021; • l’attività prevalente svolta alla data del 26 maggio 2021 e comunicata con modello


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AA7/AA9 all’Agenzia delle entrate ai sensi dell’art. 35 del Dpr n. 633/1972, rientra tra quelle individuate dai codici Ateco elencati nell’allegato 1 del decreto interministeriale. I due contributi non sono alternativi, pertanto i soggetti in possesso dei requisiti previsti possono richiedere con la stessa istanza entrambi i contributi. CFP PEREQUATIVO nvece, entro il 28 dicembre, i soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività d’impresa, arte o professione, o titolari di reddito agrario di cui all’articolo 32 del TUIR, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, con ricavi o compensi per il periodo di imposta 2019 non superiori a 10 milioni di euro, devono presentare l’istanza

all’Agenzia delle Entrate per la richiesta del CFP perequativo, previsto dall’articolo 1 commi da 16 a 24 del DL Sostegni-bis n. 73/2021, convertito in Legge n. 106/2021. Si ricorda che per la richiesta del contributo è necessario che vi sia un peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta 2020, rispetto a quello relativo al periodo d’imposta 2019, in misura pari o superiore al 30%. L’importo del contributo spettante è determinato applicando una diversa percentuale, che va dal 5 al 30%, alla differenza del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta 2020 rispetto a quello relativo al 2019, al netto dei precedenti contributi a fondo perduto eventualmente riconosciuti.


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DETRAZIONI FISCALI NELL'EDILIZIA, SI CAMBIA ANCORA A CURA DEL CENTRO STUDI

ConsIGLIo pRovInCIALE DI RoMA

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Mentre si attende con interesse il contenuto definitivo della legge di Bilancio 2022, il Governo emana un nuovo decreto legge recante misure urgenti per il contrasto alle frodi nel settore delle agevolazioni fiscali ed economiche, si tratta del decreto legge N. 157 dell'11 novembre 2021 pubblicato in gazzetta ufficiale il giorno stesso e pertanto in vigore dal 12 novembre 2021. Nulla più ci sorprende, ma uno dei

nodi da sciogliere proprio dalla legge di bilancio, era la proroga della possibilità di cedere il credito derivante dai lavori di ristrutturazione edilizia, risparmio energetico, sisma bonus ecc. negli anni successivi al 2021. L'emanazione di questo decreto rappresenta già una risposta positiva alla domanda sulla possibile proroga, ma gli effetti prodotti sono, come spesso capita, ricchi di imprevisti e punti interrogativi.


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Già nel preambolo del decreto si capiscono i temi da trattare, si dice infatti tra le altre premesse quanto segue: Ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di introdurre disposizioni volte a contrastare comportamenti fraudolenti e rafforzare le misure che presidiano le predette modalità di fruizione dei crediti e delle detrazioni di imposta... Dal tono del preambolo sembra che la cessione del credito, che è sostanzialmente al centro delle modificazioni apportate, sia stata una modalità con cui perpetrare un comportamento fraudolento ai fini di evadere il fisco. In effetti l'articolo 1, rubricato come "Misure di contrasto alle frodi in materia di detrazioni per lavori edilizi e cessione dei crediti. Estensione del visto di conformità e della congruità dei prezzi", sembra dire proprio questo. Ora ci troviamo davanti ad una palese modifica delle procedure per ottenere quanto garantito dalla legge dal 1997, anno in cui è stato possibile portare in detrazione gli

importi di spesa relativa agli interventi di ristrutturazione edilizia e manutenzione straordinaria; si perché la nuova norma, non fa altro che imporre due nuovi adempimenti a carico dei contribuenti, quelli indicati nell'attuale articolo 121 comma 1 ter del decreto legge 19 maggio 2020 N.34 così come modificati dall'articolo 1 del decreto legge 157/2021 e cioè: a) il contribuente richiede il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d'imposta per gli interventi di cui al presente articolo. Il visto di conformità è rilasciato ai sensi dell'articolo 35 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dai soggetti indicati alle lettere a) e b) del comma 3 dell'articolo 3 del regolamento recante modalità per la presentazione delle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi, all'imposta regionale sulle attività produttive e all'imposta sul valore aggiunto di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e dai responsa-

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bili dell'assistenza fiscale dei centri costituiti dai soggetti di cui all'articolo 32 del citato decreto legislativo n. 241 del 1997; b) i tecnici abilitati asseverano la congruità delle spese sostenute secondo le disposizioni dell'articolo 119, comma 13-bis. Ed ecco sorgere le prime criticità dal punto di vista procedurale. L'asseverazione di cui alla lettera b) deve essere rilasciata al termine dei lavori o per ogni stato di avanzamento dei lavori; pertanto se ci troviamo di fronte ad una cessione del credito al terzo stato di avanzamento lavori, avendo già effettuato due cessioni, la congruità delle spese deve essere riferita al complesso dei lavori o solo alla stato di avanzamento relativo? E se interpretassimo tale obbligo come riferito alla complessità dei lavori e da uno studio non si riscontrasse la congruità, cosa succede alle precedenti cessioni magari già transitate dal fornitore alla banca? E ancora In caso di cessione del credito per lavori effettuati nel corso del 2020 delle

nove rate residue (è possibile cedere fino alla data del 16/03/2022) come potrà il tecnico asseverare ciò che è già concluso da oltre 11 mesi? Come sappiamo i tecnici erano obbligati a munirsi di un'apposita polizza assicurativa a garanzia dei contribuenti proprio per il rilascio della doppia asseverazione prevista dalle lettere a) e b) comma 13 bis dell'articolo 119 (rispetto dei requisiti e congruità dei costi per gli interventi rientranti nell'agevolazione del 110%), ma la polizza sottoscritta può coprire anche questa nuova fattispecie? I preventivi rilasciati dai fornitori per gli interventi di ristrutturazione edilizia al 50% difficilmente sono specifici, anzi in genere sono forfettari per tipologia di intervento (demolizione, ricostruzione, impiantistica ecc..) come può un tecnico risalire alla congruità, senza aver assistito alle opere effettuate? Per ammortizzare il costo della cessione agli istituti di credito, i fornitori in caso di sconto in fattura hanno sicuramente mag-

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giorato gli importi dei preventivi per poter ottenere dai lavori svolti la stessa remunerazione che avrebbero ottenuto nel caso di non applicazione dello sconto, questa modalità che incide nella congruità dei costi come verrà valutata? E nel caso di lavori svolti senza fornitura di materiali, o con diversi fornitori, il tecnico dovrà redigere più di una relazione asseverata o ne effettuerà una unica? E se uno dei fornitori risultasse incongruente come si dovrà comportare il contribuente? Ma anche per il rilascio del visto di conformità nascono le stesse perplessità, se si deve agire per evitare che si perpetri una frode, che strumenti ha il professionista abilitato per poter apporre con serenità tale visto? Al di là delle copie delle fatture e dei boni-

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fici parlanti, il professionista dovrà richiedere copia della CILA e copia dell'asseverazione, ma non ha alcuna modalità di verifica ulteriore come ad esempio l'esistenza delle fatture elettroniche o la tracciabilità dell'operazione nel conto corrente del cliente, informazioni che non sono rilevabili da nessuna parte. Anche per i professionisti le polizze assicurative coprono i rischi derivanti dall'apposizione del visto di conformità nelle dichiarazioni dei redditi e ricordiamo che nel caso dei 730 tale visto è assoggettato ad una polizza con massimale imposto dalla legge; possono considerare pertanto il rischio coperto anche per questo nuovo visto? Ma troviamo anche criticità dal punto di


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vista generale, ad esempio se il credito è stato ceduto prima dell'entrata in vigore del decreto legge 157, ma ancora non accettato dalla banca, tale accettazione è possibile o per garanzia l'istituto di credito eviterà di farla? Unica cosa certa è che il contribuente per ottenere la cessione del credito dovrà esborsare nuove cifre non preventivate, sia per l'asseverazione che per l'apposizione del visto di conformità, e se ha optato per lo sconto in fattura ha già sostenuto un maggior costo, per non parlare della maggiorazione IVA che lo stato in ogni caso ha incassato e certo non restituirà in caso di mancanza dei corretti requisiti per la cessione. La ciliegina sulla torta è comunque rappresentata dall'articolo 2 del decreto legge 157/2021, L'Agenzia delle entrate, entro cinque giorni lavorativi dall'invio della comunicazione dell'avvenuta cessione del credito, può sospendere, per un periodo non superiore a trenta giorni, gli effetti delle comunicazioni delle cessioni, anche successive alla prima..... L'Agenzia si riserva pertanto ulteriori controlli successivi alla cessione del credito, e li effettuerà sospendendo il credito ceduto, che quindi non si troverà nel cassetto fiscale del cessionario entro il giorno 10 del mese successivo alla cessione ma potrà essere annullato o confermato entro i successivi trenta giorni. I criteri utilizzati nei controlli saranno i seguenti: a) alla coerenza e alla regolarità dei dati indicati nelle comunicazioni e nelle opzioni di cui al presente comma con i dati presenti nell'Anagrafe tributaria o comunque in possesso dell'Amministrazione finanziaria; b) ai dati afferenti ai crediti oggetto di cessione e ai soggetti che intervengono nelle operazioni cui detti crediti sono correlati, sulla base delle informazioni presenti nell'Anagrafe tributaria o comunque in possesso dell'Amministrazione finanziaria; c) ad analoghe cessioni effettuate in precedenza dai soggetti indicati nelle comunicazioni e nelle opzioni di cui al presente comma. Se non sono confermati i rischi o sono de-

corsi più di trenta giorni dalla cessione la stessa diventa efficace; nel caso siano riscontrati profili di rischio la cessione si intende non effettuata e l'esito del controllo sarà comunicato in via telematica al soggetto interessato, immaginiamo con un’apposita annotazione da inserire nella piattaforma di cessione crediti. E a questo punto cosa succede? Se il fornitore ha accettato il credito e quello a sua volta ceduto non viene accettato come si deve comportare? Se invece è il credito ceduto dal contribuente al fornitore che viene annullato cosa succederà? il contribuente potrà pagare la differenza? il fornitore ridurrà l'importo della fattura (se l'aveva maggiorata) con una nota credito? Tante domande che necessitano di risposte, ma dubitiamo che sia l'agenzia a darle pensiamo invece che di fronte a questi nuovi ostacoli, la cessione dei crediti subisca un brusco rallentamento, e questo non arginerà il problema, infatti in caso di utilizzo in dichiarazione della normale detrazione di imposta comunque il contribuente dovrà farsi asseverare la congruità dei costi e dovrà richiedere il visto di conformità (già previsto sui 730 ma non nel modello redditi), tranne nel caso in cui proceda da solo a trasmettere la dichiarazione cioè senza l'intervento di soggetti terzi (caf, professionisti). E' incredibile come questa modalità possa essere così semplicemente superata, ciò significa che se il contribuente ha le capacità (tecniche e tecnologiche) di procedere da solo alla trasmissione della dichiarazione, magari accettando il precompilato, il rischio è minore rispetto a chi si fa assistere dai professionisti o dai caf specializzati? Che assurdità. L'agenzia potrà comunque effettuare i controlli successivi entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è avvenuta la violazione. Sicuramente la necessità di questi controlli e le nuove modalità per la cessione del credito rappresentano un sostanziale passo indietro rispetto alla tanto ricercata semplificazione, che allo stato dei fatti sembra sempre più un’irraggiungibile chimera. 31


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QUESITI DEL MESE A CURA DEL CENTRO STUDI

DEL ConsIGLIo pRovInCIALE DI RoMA

Esempio di computo numero massimo di apprendisti assumibili in azienda con più di 9 dipendenti: 3 apprendisti ogni 2 risorse qualificate a tempo indeterminato o viceversa? inoltre, nel computo del numero di apprendisti assumibili, si devono calcolare a testa o in base alla percentuale di part time? esempio, apprendisti 20 ore settimanali si computano come 0,5 unità?

Si conferma che nell’esempio proposto, salve diverse previsioni collettive (comparativamente più rappresentative) e ferma restando la specifica disciplina per le imprese artigiane, potranno assumersi tre apprendisti ogni due lavoratori qualificati/specializzati (cfr. ML, circ. 5/3013). A tal fine, se il ccnl non prevede diversamente, si ritiene che i lavoratori part time ed i dipendenti a tempo determinato dovranno essere computati con le modalità di cui agli artt. 9 e 27 del d.lgs. 81/2015. Siamo a richiedere informazioni sull'esonero contributivo per assunzioni di giovani under 36 effettuate nel biennio 2021/2022. Avendo l'inps dato l'autorizzazione per ora solo per l'anno 2021 vi chiediamo se era possibile trasformare un contratto a tempo determinato scadente a febbraio 2022 in anticipo e usufruire già dal 2021 dell'agevolazione.

L’incentivo, al ricorrere di tutte le ulteriori condizioni di legge (cfr. Inps circ. 56/21), si applica anche in caso di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine. Attesa la ratio del l’agevolazione, finalizzata a promuovere l’occupazione giovanile stabile, si ritiene che la stessa spetti anche in caso di trasformazione del rapporto prima della sua scadenza, non sussistendo allo stato, alcuna norma che vieti la trasformazione, in anticipo rispetto alla scadenza, di un contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato.

Dipendente a tempo determinato, contratto a causale, dal 6/)/2021 al 7/11/2021. Infortunio in itinere il 25 ottobre, con prognosi al 23 novembre, data successiva alla scadenza prevista. Il contratto termina il 7 novembre? E' facoltà dell'azienda prorogare? Se da infortunio si trasforma in malattia per non riconoscimento itinere, la scadenza è sempre 7 novembre e non fine malattia?

La proroga del contratto a tempo determinato è sottoposto unicamente alla volontà delle parti, non essendo prevista una proroga automatica legata allo stato di malattia o all'infortunio medio tempore occorso. Qualora, in virtù della proroga, la durata complessiva del contratto si estendesse oltre i 12 mesi sarà necessario apporre una delle causali di cui all'art. 19 comma 1.

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QUESITI DEL MESE

Un’azienda che svolge attività di ristorazione è intenzionata ad assumere personale dipendente alternando un periodo di 6 mesi con contratto a tempo pieno e un periodo di 6 mesi con contratto a tempo parziale a 20 ore settimanali. C’è la possibilità di stabilire questo tipo di orario nel contratto di lavoro senza dover effettuare le variazioni d’orario ogni 6 mesi?

Nel caso del part time la rimodulazione dell'orario di lavoro può prevedere delle fasi cicliche come indicate nel quesito. Tale rimodulazione con specifico riferimento alla sua collocazione temporale, andrà specificatamente indicata nel contratto. Un'Ambasciata, che per legge non è Sostituto d'Imposta, dal 2021, su richiesta di alcuni dipendenti, trattiene loro l'irpef e solo per questi la versa, ha comunque la facoltà di non trattenere e quindi non versare l'Imposta Sostitutiva sulla rivalutazione del TFR sulla totalità dei dipendenti ? I dipendenti potranno versarla alla cessazione del rapporto tramite 730/UNICO?

Le Ambasciate straniere in Italia non sono tenute ad operare le ritenute fiscali sui redditi dei propri dipendenti soggetti a tassazione italiana, ma solo quelle previdenziali (cfr. Inps, circ. 95/2009). Tuttavia, non è escluso che tali Rappresentanze diplomatiche effettuino volontariamente le citate ritenute, come d’altronde precisato dall’Agenzia delle Entrate con risposta ad interpello n. 297 del 27 aprile 2021 relativa al caso delle società estere senza stabile organizzazione in Italia. In tal caso, tuttavia, l’Ambasciata è tenuta all'adempimento di tutti gli altri obblighi, formali e sostanziali, che ne conseguono. Anche in tale ipotesi, però, l’effettuazione delle ritenute costituisce esercizio di una facoltà, e non un obbligo, per la Rappresentanza diplomatica, che pertanto si ritiene potrà anche decidere di operare le stesse unicamente sulla retribuzione (e non sulla rivalutazione del TFR) dei soli lavoratori che lo richiedano. In tal caso, l’IRPEF sulla rivalutazione del TFR, ai sensi dell’art. 11 comma 5 della l. 47/2000 (cui si rinvia per completezza), dovrà essere “complessivamente liquidata dal soggetto percettore nella dichiarazione dei redditi del periodo d'imposta in cui viene corrisposto [il TFR], anche a titolo di anticipazione, e versata nei termini previsti per il versamento a saldo delle imposte derivanti dalla medesima dichiarazione dei redditi”.

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Gli uffici dell'Ordine resteranno chiusi per le festività il 24/12 e dal 31/12 al 9/1

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IL MONDO DEL CONSULENTE N. 125 DEL 2021 by Ordine Consulenti del Lavoro - Consiglio Provinciale di Roma - Issuu