122 ANNO XI LUGLIO 2021
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RIVISTA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ROMA
BUONA ESTATE!
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Ordine Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma
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RIVISTA
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BUONA ESTATE!
N° 122 - Luglio 2021 Periodico mensile Reg. Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 Rivista del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Direttore Responsabile Lorenzo Lelli
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Redazione Marco Bertucci Gianluca Donati Massimo Flaccomio Giuseppe Marini Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Paolo Stern Sergio Venanzi Editore Adalberto Bertucci Presidente del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria ilmondodelconsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 - 1 - 1979 N.12 Questo numero è stato chiuso in redazione il 27 Luglio 2021
DI ROMA
EDITORIALE
BUONA ESTATE! Care colleghe e cari colleghi, quando ci sembra di tirare un sospiro di sollievo ecco che l’imminente pericolo incede all’orizzonte. Mi riferisco al discreto andamento della campagna vaccinale anti Covid-19, che avrebbe dovuto portare speranza e sentore di effettiva ripresa; ma neanche il tempo di ultimare le vaccinazioni ed ecco che incombe il pericolo della variante Delta, che si preannuncia più ostica del previsto. Uno scenario che non presagisce pace nell’immediato futuro.
ADALBERTO BERTucci PREsiDEnTE cPO ROMA
ammortizzatori sociali, il cui ingente prezzo graverà sulla nostra economia nei prossimi decenni. Con un carico di incertezze e preoccupazioni siamo comunque giunti in estate, e ci attende una meritata pausa per raccogliere energie e speranze per fronteggiare nuove sfide, che siano personali o professionali, assolutamente da vincere! La nostra redazione, cari colleghi, vi augura una buona estate, con la promessa di ritrovarci a settembre uniti per rimettere in moto il Paese.
Per quanto saremo ancora in zona bianca? Le attività produttive potranno continuare a operare a pieno ritmo? Sono tante le incertezze e tante le soluzioni da trovare. La questione che arrovella noi tecnici del settore è l’incertezza sul Fisco che verrà: quali azioni e quali contromisure adottare per garantire liquidità allo Stato, non compromettendo la salute e la vitalità delle aziende rimaste ancora in piedi, resilienti, confidanti nella speranza di trovare la quiete dopo la devastante tempesta? Le PMI devono essere tutelate, permettendo loro di continuare a lavorare e produrre, così che nel più breve tempo possibile il mondo del lavoro possa tornare ad essere un ecosistema in grado di autoalimentarsi, senza dover ancora ricorrere agli
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IN QUESTO NUMERO
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EDITORIALE Buona Estate! DI ADALBERTO BERTUCCI
ENPACL Scadenze contribuzione Enpacl 2021
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ENPACL Esonero contributo anche per i professionisti
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ANCL Tra i nuovi componenti il CDL romano Massimiliano Costanzo
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LAVORO Contratto di rioccupazione: e’ una vera opportunita? A CURA DI EUFRANIO MASSI
CENTRO STUDI 26 L’Agenzia delle Entrate spiega ai sostituti come applicare la nuova modalità di restituzione delle somme tassate in anni precedenti già al netto delle ritenute all’epoca subite A CURA DEL CENTRO STUDI
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QUESITI DEL MESE
A CURA DI LORENZO LELLI
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A CURA DEL CENTRO STUDI
CDT I rapporti Consulente del Lavoro/CED
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A CURA DEL CONSIGLIO DI DISCIPLINA TERRITORIALE DEL CPO DI ROMA
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10 I rapporti Consulente del Lavoro/CED
Contratto di rioccupazione: e’ una vera opportunita?
l’Agenzia delle Entrate spiega ai sostituti come applicare la nuova modalità di restituzione delle somme tassate
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ENPACL
SCADENZE CONTRIBUZIONE ENPACL 2021 ENPACL Contribuzione obbligatoria anno 2021 CONTRIBUTI 2021
CALENDARIO SCADENZE
SOGGETTIVO
INTEGRATIVO
MATERNITA'
Da 1 a 6 rate di pari importo
Sarà riscosso in unica rata 1^ rata
ANNO
MESE
GG
Da 1 a 4 rate di pari importo
minimo
massimo
2021
Settembre
16
1^ rata
1^ rata
18.199
101.699
2021
Ottobre
18
2^ rata
2^ rata
Contributo ordinario (12%)
2.184
12.204
2021
Novembre
16
3^ rata
3^ rata
Contributo ridotto (6%)
1.092
6.102
2021
Dicembre
16
4^ rata
4^ rata
2022
Gennaio
17
5^ rata
2022
Febbraio
16
6^ rata
SOGGETTIVO
Reddito professionale imponibile
INTEGRATIVO 4% del volume di affari Contributo minimo
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ATTENZIONE
46,51
E' possibile scegliere un piano rateale diverso tra soggettivo e integrativo Unica condizione richiesta è che l'importo complessivo della rata in scadenza non sia inferiore ad euro 100 Il termine ultimo per eseguire VERSAMENTI SPONTANEI IN ACCONTO è il 20 AGOSTO 2021
MATERNITA' Importo fisso
La presentazione della comunicazione obbligatoria del reddito professionale e del volume d'affari 2020 SCADE IL 16 SETTEMBRE 2021
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ENPACL
ESONERO CONTRIBUTO ANCHE PER I PROFESSIONISTI Si informa, inoltre, che la legge 30 dicembre 2020, n. 178 “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023”, all’articolo 1, comma 20, prevede l’ESONERO PARZIALE DAL PAGAMENTO DEL CONTRIBUTO SOGGETTIVO dovuto (anche) dai Consulenti del Lavoro, a condizione che abbiano percepito nel periodo d'imposta 2019 un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro e abbiano subito un calo del fatturato o dei corrispettivi nell'anno 2020 non inferiore al 33 per cento rispetto a quelli dell'anno 2019.
ciali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che definirà i criteri e le modalità per la concessione di tale esonero. Fino alla relativa pubblicazione, gli uffici dell’Ente non sono in grado di fornire ulteriori informazioni.
Al riguardo, si è in attesa dell’emanazione del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche so-
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ANCL
GLI UFFICI DELL’ORDINE RIMARRANNO CHIUSI PER LA PAUSA ESTIVA DAL 7 AL 29 AGOSTO 2021 Cogliamo l’occasione per augurarvi
Serene Vacanze
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ANCL
ANCL NAZIONALE
TRA I NUOVI COMPONENTI IL CONSULENTE DEL LAVORO ROMANO MASSIMILIANO COSTANZO A CURA DI LORENZO LELLI
PREsIDEntE AnCL UP RomA
Lo scorso 1 luglio presso il Centro Congressi Hotel Villa Pamphili si è riunito il primo Consiglio Nazionale ANCL con l’insediamento dei nuovi componenti. Voglio esprimere le mie più vive congratulazioni al Presidente Dario Montanaro e alla neo dirigenza. Tra la rosa dei colleghi impegnati nella rappresentanza, promozione e tutela degli interessi professionali e sindacali della nostra categoria a livello nazionale, possiamo annoverare il collega romano Massimiliano Costanzo, al quale va il mio personale augurio, e di tutto il sindacato romano che mi onoro di rappresentare, di buon lavoro e le congratu-
lazioni per la carica ricevuta. La necessità di tutelare la figura del CDL, anche alla luce dei complessi anni di crisi pandemica che stiamo attraversando, è come non mai sentita e all’ordine del giorno. In qualità di Presidente ANCL UP di Roma sono pago del fatto che Massimiliano Costanzo, da collega possa sostenere nel dialogo nazionale le criticità che affliggono il background capitolino e, personalmente, mi rendo disponibile ad un’apertura sinergica per un dialogo costante finalizzato all’ottenimento del migliore risultato in favore della nostra categoria sia a livello locale che nazionale.
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CDT
I RAPPORTI CONSULENTE DEL LAVORO/CED A CURA DI CONSIGLIO DI DISCIPLINA TERRITORIALE DEL CPO DI ROMA
2a PUNTATA
Come anticipato nell’articolo precedente analizziamo i rapporti Consulente del Lavoro/CED. Prima di tutto bisogna precisare che l’attività svolta dai CED è attività di impresa ai sensi dell’art. 2082 del C.C. ed in quanto tale non è chiamata a garantire il rispetto dei criteri che stanno alla base di qualsiasi attività professionale sia sotto il profilo della responsabilità personale oltre che il rispetto dei criteri deontologici; gli stessi proprio nelle loro caratteristiche svolgono esclusivamente elaborazioni informatiche di tipo meccanico ed esecutivo quali la mera imputazione di dati ed il relativo calcolo e stampa degli stessi, operazioni che non comportano attività di tipo valutativo ed interpretativo (Circolari Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 7004 del 4 giugno 2007 e n. 17 dell’11 aprile 2013). L’attività concernente tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro, è materia di esclusiva pertinenza del professionista (regolarmente iscritto all’Ordine), in quanto richiede il necessario possesso di specifiche competenze di natura professionale e culturale. Al fine di instaurare un rapporto reale con il CED che sviluppi il calcolo e stampa, per conto di un Consulente del Lavoro, dovrà fat-
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turare tale attività al Consulente del Lavoro. Quest’ultimo emetterà parcella professionale al cliente per tutti gli adempimenti di cui alla Legge 11 gennaio 1979, n. 12, comprese le attività di calcolo e stampa demandate ai CED.
CDT
Il Professionista nell’assistere un CED deve attenersi ai seguenti doveri: a) sottoscrivere l’incarico professionale con il CED avente esclusivamente ad oggetto il controllo e la verifica dell’aggiornamento e del corretto funzionamento delle attività di calcolo e stampa svolte dai CED;
c) verificare l’effettivo svolgimento della sola attività di mero calcolo e stampa da parte del CED;
b) verificare l’inoltro preventivo all’Ispettorato Territoriale del Lavoro territorialmente competente e all’Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro dell’obbligatoria comu-
d) collaborare con l’Ordine Provinciale dei Consulenti del Lavoro competente per territorio, ai sensi dell’art. 16 del Codice Deontologico e segnalare eventuali fenomeni di
nicazione redatta in forma scritta avente data certa di formale designazione di uno o più professionisti abilitati di cui all’art. 1, comma 1, della Legge 11 gennaio 1979, n. 12;
attività abusiva; e) verificare che le fatturazioni da parte del CED assistito siano limitate alle sole operazioni svolte e che le stesse siano di mero calcolo e stampa. Visto l’argomento molto “elaborato” nelle prossime uscite faremo un sunto sulle responsabilità del Consulente verso il CED e viceversa. L’Organismo di Pubblicizzazione Referente – Giancarlo Scivales Componenti – Ada Pontesilli, Simone D’Ario.
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LAVORO
CONTRATTO DI RIOCCUPAZIONE: E’ UNA VERA OPPORTUNITA?
A CURA DI EUFRANIO MASSI
EsPERto DI DIRItto DEL LAvoRo
Mentre mi accingo a scrivere questa breve riflessione sul contratto di rioccupazione previsto dall’art. 41 del D.L. n. 73 in ordine al quale è in corso la discussione per la legge di conversione in Parlamento, il Ministro del Lavoro on. Or-
lando ha dichiarato alle agenzie di stampa che la Commissione Europea ha fornito il proprio parere positivo relativo allo sgravio contributivo, ai sensi dell’art. 108, paragrafo 3, del Trattato dell’Unione. Ciò significa che la norma è pienamente operativa e 13
LAVORO
che l’INPS non potrà tardare molto a fornire i propri chiarimenti amministrativi, in ordine al beneficio previsto dalla norma. Prima di entrare nel merito della nuova agevolazione contributiva ritengo opportuno ricordare che sulla scorta della crisi da coronavirus in corso in tutti i Paesi della Comunità, fino al prossimo 31 dicembre, vengono riconosciuti come compatibili con le norme comunitarie gli Aiuti di Stato che: a) Siano di importo non superiore a 1.800.000 euro per impresa (valutata anche come “impresa unica”, secondo i canoni previsti dal Regolamento UE n. 1407/2013), al lordo di qualsiasi imposta od altro onere, o non superiore a 270.000 euro nei settori della pesca e dell’acquacoltura; b) Siano concessi ad imprese che non fossero già in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019. La identificazione di tali imprese deve avvenire nel rispetto della previsione contenuta al punto 18 dell’art. 2 del Regolamento n. 651/2014 che ipotizza varie ipotesi; c) Siano concessi a micro imprese (con un organico fino a 9 unità e con un fatturato o bilancio uguale o inferiore a 2 milioni di euro) o piccole imprese (aziende con meno di 50 dipendenti e con un fatturato o bilancio non superiore a 10 milioni di euro) che, pur in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019, non sono soggette a procedure concorsuali per insolvenza e che non hanno ricevuto aiuti per il salvataggio o la ristrutturazione. L’INPS provvederà, dovrà provvedere, come avviene in casi analoghi, a registrare l’importo della agevolazione sul Registro Nazionale per gli Aiuti di Stato. Passo, quindi, ad esaminare il contenuto della disposizione che non ha natura strutturale e che si aggiunge alle decine di agevolazioni esistenti: esso si somma ad una serie di situazioni che gli “addetti ai lavori” affrontano quotidianamente, destreggiandosi tra “paletti” e vie di applicazione, rese sempre più difficili anche per opinabili in14
terpretazioni amministrative. Invece di provare ad effettuare una riforma radicale delle agevolazioni alle assunzioni, ogni Governo non fa altro che aggiungere nuove tipologie e nuovi sgravi che (e questo appare un punto importante) non è facile percepire in maniera sollecita. L’obiettivo che ci si pone con questo strumento è, unicamente, quello di favorire la rioccupazione di chi, già dipendente o lavoratore autonomo, ha perso il proprio posto di lavoro: con tale contratto si cerca di limitare gli effetti negativi che, prevedibilmente, si verificheranno con la fine del blocco dei licenziamenti per motivi economici il quale, a date diverse, a seconda dell’ammortizzatore di riferimento, è terminato il 30 giugno (aziende dell’industria con eccezione del settore tessile “allargato”) o terminerà il 31 ottobre (per tutti gli altri datori di lavoro). Esso si affianca ad altre misure come, ad esempio, quelle che prevedono il contratto di espansione, con
LAVORO
uscita agevolata verso il pensionamento, per alcuni lavoratori in possesso di una determinata anzianità contributiva, dipendenti da datori di lavoro che occupano almeno 100 dipendenti (art. 39), ulteriori disposizioni in materia di integrazione salariale e di esonero dal contributo addizionale, con proroga del blocco dei recessi per il periodo di integrazione fruito (art. 40) ed a quelli previsti dall’art. 4 del D.L. n. 99, in parte confluiti, con modifiche, nel “corpus” della legge di conversione del D.L. n. 73 . La struttura del contratto di rioccupazione ricalca quella di altre tipologie contrattuali ed agevolazioni passate e presenti nel nostro ordinamento, offrendo un “mix” di norme rispetto alle quali si attendono i chiarimenti sia del Ministero del Lavoro che dell’INPS. Passo, ora, ad esaminare la struttura contrattuale. Il contratto di rioccupazione è di natura su-
bordinata ed a tempo indeterminato, ed ha lo scopo di favorire l’occupazione dei lavoratori in questa fase ed in quella successiva ove, auspicabilmente, dovrebbe essere superata la crisi pandemica: destinatari, sono i soggetti, disoccupati, che hanno offerto la propria disponibilità ad essere inseriti nel mondo del lavoro secondo la previsione dell’art. 19 del D.L.vo n. 150/2015. Il contratto è stipulato in forma scritta, ai fini della prova e che come per altre tipologie, andrà comunicato telematicamente ai servizi per l’impiego almeno il giorno prima della sua instaurazione effettiva. Si tratta di un contratto di rioccupazione: quindi, stando al tenore letterale della norma, e restando, comunque, in attesa delle delucidazioni provenienti dagli organi amministrativi, esso riguarda non tutti i disoccupati (ci sono, infatti, anche quelli che non hanno mai avuto alcun rapporto ed hanno offerto la propria disponibilità) ma, soltanto, chi ha già lavorato sia esso titolare
PER I CONSULENTI
Stato per i mesi di marzo, aprile e maggio. I destinatari dell'integrazione sono i Consulenti del Lavoro, non cancellati, che abbiano già beneficiato delle indennità di cui all’articolo 44 del D.L. n.18/2020, convertito, con modificazioni, dalla Legge Il Consiglio di Amministrazione n.27/2020, e successive modifidell'Enpacl, nel corso della se- che, e non le abbiano restituite. duta del 13 novembre scorso, ha Per fruire dell'integrazione non deliberato l’erogazione di un im- sarà necessario presentare alporto pari a 400,00 euro ad in- cuna domanda, perché sarà cortegrazione delle indennità di risposta sul medesimo IBAN ultima istanza erogate dallo utilizzato per l’accredito delle indennità di ultima istanza. Per
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ogni altra informazione scrivere a http://helpdesk.enpacl.it/.
LAVORO
o meno di un trattamento di NASPI o di DIS- COLL. . Il contratto può essere, unicamente, a tempo indeterminato: sono esclusi, quindi, i rapporti a tempo parziale disciplinati sia dal D.L.vo n. 81/2015 che dalla contrattazione collettiva di riferimento. A mio avviso, restano esclusi anche i contratti di lavoro intermittente, a tempo indeterminato, atteso che, come sottolineato dall’INPS in più occasioni, ci si trova di fronte a prestazioni lavorative caratterizzate da episodicità e discontinuità che non danno alcuna stabilità e che dipendono, unicamente, dalla “chiamata” del datore di lavoro. Ovviamente, è appena il caso di sottolineare come la norma non ossa trovare applicazione nel contratto di apprendistato che, seppur a tempo indeterminato sin dall’origine, ha una propria specifica disciplina dettata dagli articoli 41 e ss. del D.L.vo n. 81/2015. Ma a questo punto e prima di entrare nel merito di altre considerazioni, una domanda sorge spontanea: ma non esiste già qualcosa di simile nel nostro ordinamento? La risposta è positiva anche se non completamente in quanto riguarda unicamente gli “over 29”, titolari di un trattamento di disoccupazione, nel senso che esiste un contratto, quello di apprendistato professionalizzante (art. 47, comma 4, del D.L.vo n. 81/2015), per una qualificazione o riqualificazione professionale (che è un contratto a tempo indeterminato che il datore, a differenza del professionalizzante relativo ai giovani, non può risolvere al termine del periodo formativo esercitando la previsione contenuta nell’art. 2118 c.c.) e che per i potenziali datori di lavoro, a fronte di un piano formativo che segue le indicazioni del CCNL applicato, presenta, indubbiamente, più vantaggi: basti pensare: a) Alla contribuzione “propria” dell’apprendistato che non è da considerare ridotta come ebbe ad affermare il Ministero del Lavoro con la circolare n. 5/2008, seguito “a ruota” dai chiarimenti amministrativi dell’INPS;
b) Alla possibilità (non obbligo) di retribuire il dipendente fino a due livelli in meno o in percentuale a salire”, secondo il percorso di progressione indicato dal contratto collettivo applicato dal datore di lavoro; c) Ai vantaggi di natura normativa che consentono, ad esempio, di non computare nell’organico i lavoratori per tutta la durata della fase formativa e di non essere sottoposto, come nel caso del contratto di rioccupazione, ad ulteriori vincoli determinati anche dalla normativa comunitaria oltre che, come vedremo, dal Legislatore. Elemento essenziale del contratto di rioccupazione è il progetto individuale di inserimento di durata semestrale, concordato tra le parti, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali. Qui, l’estensore della norma ha ripreso, per la formazione, una idea già presente nel vecchio contratto di inserimento, istituito dal D.L.vo n. 276/2003 ed abrogato, dal 1° gennaio 2013 dalla legge n. 92/2012, e, rispetto al quale, le parole relative al progetto di inserimento, appaiono essere le stesse inserite nell’accordo interconfederale dell’11 febbraio 2004, propedeutico alla disciplina di tale ultima tipologia contrattuale. Qu il Ministero del Lavoro, se vorrà esprimersi, e l’INPS dovranno dire qualcosa anche perché il periodo formativo è ristretto ed un eventuale riferimento ai piani formativi dell’apprendistato professionalizzante appare possibile ma, a mio avviso, “va tarato” e, soprattutto, focalizzato sulle norme in materia di sicurezza che spesso, viene trattata molto superficialmente e sugli aspetti fondamentali relativi alle mansioni che sarà chiamato a svolgere. Durante l’espletamento della fase formativa, ricorda il Legislatore, valgono le regole sul licenziamento illegittimo: quindi, piena applicazione delle disposizioni contenute negli articoli 2 e 3 del D.L.vo n. 23/2015 che, a seconda della gravità delle violazioni, possono comportare la reintegra (ad 17
LAVORO
esempio, in caso di licenziamento della donna nel “periodo protetto” o nell’ipotesi di un recesso determinato da un comportamento datoriale discriminatorio o ritorsivo) o la corresponsione di una indennità risarcitoria sul cui importo il giudice può integrare il criterio dell’anzianità aziendale
(scarsa) con quelli previsti dall’art. 8 della legge n. 604/1966, seguendo le indicazioni fornite dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 194/2018, che ha riformato il predetto articolo 3. Tutto ciò è valido purchè non si ricada in ipotesi di blocco dei licenziamenti per giustificato motivo
LAVORO
oggettivo ove (ma è solo un esempio), la data del 31 ottobre 2021 per il settore del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo, della cultura e del settore creativo (questi ultimi tre sono stati inseriti nella legge di conversione) slitta al
31 dicembre se il datore di lavoro ha fatto richiesta dell’esonero contributivo per aver fruito degli ammortizzatori sociali nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2021. Ma, entro quale data è possibile stipulare contratti di rioccupazione?
Il periodo preso in considerazione va dal 1° luglio al 31 ottobre 2021, da intendersi, alla luce di chiarimenti amministrativi dettati in precedenza per altri istituti (v. INL n. n. 713 del 16 settembre 2020 in relazione alle deroghe per le proroghe ed i rinnovi concernenti i contratti a tempo determinato) come ultimo giorno utile per l’instaurazione del rapporto agevolato. Qui mi sembra opportuno sottolineare come vi sia una sorta di incongruenza tra lo scopo della disposizione (“incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica”) e la data finale del periodo di applicazione del contratto di rioccupazione (31 ottobre 2021). Essa scaturisce dal fatto che dal 1° novembre le aziende meno strutturate che hanno utilizzato come ammortizzatore COVID-19 la CIG in deroga (quasi tutte hanno un numero di dipendenti moto basso) o l’assegno ordinario del FIS o dei Fondi bilaterali possono procedere nei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (sono quelle che occupano fino a cinque dipendenti) ed all’assegno ordinario del FIS e dei Fondi bilaterali: tutto ciò, prevedibilmente, porterà ad un numero considerevole di recessi. Ebbene, i lavoratori non potranno beneficiare dei “vantaggi” del contratto di rioccupazione che, salvo “spostamenti in avanti” dell’ultimo giorno previsto (cosa che non si è verificata nella legge di conversione del D.L. n.73), cesserà di esistere prima del loro licenziamento. Il contratto di rioccupazione, copiando, nella sostanza, previsto per l’apprendistato professionalizzante, offre la possibilità alle parti di risolvere il rapporto alla scadenza dei sei mesi, esercitando la previsione dell’art. 2118 c.c.: durante il preavviso continua ad applicarsi la medesima disciplina e, se nessuna 19
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Consiglio Provinciale di Roma
LAVORO
recede dal rapporto, quest’ultimo continua a tempo indeterminato. Ovviamente, durante tutto il semestre, trovano applicazione le regole relative al contratto a tempo indeterminato con applicazione integrale degli istituti previsti sia dalla legge che dalla contrattazione collettiva (periodo di prova, risultante da atto sottoscritto prima della instaurazione del rapporto, retribuzione relativa al livello di inquadramento, ferie, permessi, maternità, malattia, infortuni, orario di lavoro, apparato sanzionatorio, ecc.). Va, in ogni caso, rimarcato come nel caso in cui sia il datore a recedere dal contratto durante o al termine del periodo oggetto di sgravio contributivo, l’INPS (comma 8) sia abilitato a recuperare il beneficio riconosciuto. Ma chi sono i datori di lavoro che possono stipulare i contratti di rioccupazione? La norma afferma, chiaramente, che titolati ad instaurare il rapporto potranno essere i datori di lavoro privati (quindi, imprenditori e non imprenditori), con esclusione di quelli dei settori agricolo e domestico (qui l’esclusione appare conseguente alla particolarità del primo ed al carattere fiduciario del secondo): probabilmente, dovrebbero rientrare nella casistica gli Enti Pubblici Economici (in passato, le circolari dell’Istituto ne hanno, in casi del tutto analoghi, fornito un’ampia elencazione), mentre potrebbero essere escluse, in analogia con precedenti determinazioni, le Banche e le Compagnie di Assicurazione, per le quali sussiste un ostacolo derivante dalla Commissione Europea, in quanto, come imprese finanziarie, svolgono le attività indicate dalla classificazione NACE, settore K. Non rientrano, infine, tra i beneficiari le Pubbliche Amministrazioni, individuate, principalmente, dall’art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 165/2001 e le c.d. (“Authority”), come la Banca d’Italia, la Consob, ecc. . Ho parlato, più volte, di sgravio contributivo senza precisarne l’ammontare: è giunto il momento di farlo. I benefici consistono in un esonero contributivo pari al 100% della contribuzione a carico del datore di lavoro per un massimo di sei mesi, nel limite di importo pari a
6.000 euro su base annua, riparametrato ed applicato su base mensile, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. Nello sgravio non rientrano i premi ed i contributi dovuti all’INAIL e, seguendo le indicazioni espresse dall’INPS in circostanze analoghe (che andranno confermate dall’Istituto), anche la c.d. “contribuzione minore”, per cui questa dovrebbe essere l’elencazione completa della contribuzione che va, in ogni caso, corrisposta: a) I premi ed i contributi INAIL; b) Il contributo, ove dovuto, al Fondo per l’erogazione ai lavoratori del settore privato dei trattamenti di fine rapporto ex art. 2120 c.c. (art. 1, comma 755 della legge n. 296/2006); c) Il contributo, ove dovuto, ai fondi bilaterali, al FIS ed ai Fondi delle Province Autonome di Trento e Bolzano, previsti dal D.L.vo n. 148/2015; d) Il contributo dello 0,30% in favore dei Fondi interprofessionali per la Formazione continua ex art. 118 della legge n. 388/2000; e) Il contributo, ove dovuto, per il Fondo del settore del trasporto aereo e dei servizi aeroportuali; f) Le contribuzioni non previdenziali concepite per apportare elementi di solidarietà alle gestioni previdenziali di riferimento come ricordato dalla circolare INPS n. 40/2018. Per quel che riguarda la riparametrazione mensile dello sgravio si ritiene necessario attendere le indicazioni dell’Istituto che, a mio avviso, non potranno che richiamare i criteri indicati in svariate note amministrative come, ad esempio, nella circolare n. 133/2020. L’erogazione della agevolazioni resta sottoposta al rispetto sia dell’art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006 che dell’art. 31 del D.L.vo n. 150/2015. Ciò significa: a) Regolarità contributiva; b) Rispetto degli obblighi di legge ed assenza di sanzioni per gravi violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale (sono quelle riportate nell’allegato al 21
LAVORO
D.M. sul DURC); c) Rispetto degli accordi e contratti collettivi sottoscritti delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale e, se esistenti territoriali od aziendali; d) Rispetto di obblighi preesistenti stabiliti dalla legge o dalla contrattazione collettiva (ad esempio, assunzione di personale nel settore delle pulizie dopo un cambio di appalto, secondo la previsione dell’art. 4 del CCNL multiservizi). Andrà chiarito, con circolare, come ha fatto la n. 56/2021 per le assunzioni ex lege n. 178/2020, se lo sgravio contributivo possa avvenire per una assunzione a tempo indeterminato avvenuta in ottemperanza ad un diritto di precedenza espresso ex art. 24 del D.L.vo n. 81/2015 o in esecuzione dell’art. 47 della legge n. 428/1990, laddove l’assunzione a tempo indeterminato riguardi personale che, a seguito di una cessione di azienda, non sia passato, immediatamente, alle dipendenza del cessionario; e) Rispetto di diritti di precedenza: lo sgravio contributivo non spetta se risultano violati diritti in essere in capo ai lavoratori come, ad esempio, quelli esternati per iscritto ex art. 24 del D.L.vo n. 81/2015, dopo la conclusione di un contratto a tempo determinato (entro i dodici mesi dalla fine del precedente rapporto a termine), o quelli in favore dei lavoratori licenziati previsto dall’art. 15, comma 6, della legge n. 264/1949 (sei mesi dal recesso), o quello ex art. 47 della legge n. 428/1990 in caso di cessione di azienda o ramo di essa in favore di chi non è transitato subito alle dipendenze del nuovo datore e che è titolare di un diritto di precedenza per dodici mesi dall’evento; f) Rispetto dei lavoratori posti in integrazione salariale, a meno che l’assunzione non sia di livello diverso rispetto al lavoratore assunto con l’incentivazione o riguardi un’altra unità produttiva. Su questo punto, l’INPS sposa la tesi già espressa nella circolare n. 133/2020 (punto 5), per cui, nell’attuale emer22
genza occupazionale, l’ammortizzatore sociale COVID-19 è stato assimilato alle integrazioni salariali derivanti da “evento non oggettivamente evitabile” e questo non esclude possibilità di fruire dello sgravio contributivo legato a queste nuove assunzioni; g) Rispetto della disposizione che vieta l’assunzione di lavoratori licenziati nei sei mesi antecedenti da datori di lavoro in rapporti di collegamento o controllo o da aziende facenti capo alla stessa proprietà anche per interposta persona. Ulteriori vincoli sono, inoltre, stabiliti dall’art. 41 del D.L. n. 73, laddove vengono esclusi dall’agevolazione i datori di lavoro che: a) Abbiano proceduto a licenziamenti per giustificato motivo oggettivo ex art. 3 della legge n. 604/1966, nei sei mesi an-
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tecedenti l’assunzione, nella stessa unità produttiva: qui la disposizione parla di licenziamenti “tout court”, senza specificare un riferimento alle stesse mansioni o livello (comma 6). Ovviamente, non rientrano nel “blocco” le dimissioni e le risoluzioni consensuali, avvenute, magari, a seguito, di accordi collettivi stipulati, da ultimo, secondo le indicazioni fornite dal D.L. n. 41/2011 convertito, con modificazioni, nella legge n. 69, ma anche i licenziamenti dovuti a giusta causa o giustificato motivo soggettivo e riconfermate nel “corpus” del D.L. n. 73/2021; b) Abbiano proceduto, sempre nel semestre antecedente e sempre con riferimento alla unità pro-
duttiva a licenziamenti collettivi secondo la previsione contenuta nella legge n. 223/1991. Anche in questo caso valgono le puntualizzazioni appena espresse sub a), relativamente al fatto che tali recessi discendano da una motivazione economica; c) Abbiano intimato il licenziamento del lavoratore (comma 7) durante o al termine del periodo di inserimento: tale fatto comporta la revoca ed il seguente recupero dei benefici già fruiti, sia pure in modo parziale; d) Abbiano proceduto nei sei mesi successivi alla assunzione di lavoratori con contratto di rioccupazione, al licenziamento individuale o collettivo di dipendenti, occupati nella stessa unità produttiva, inquadrati
nello stesso livello della categoria legale di inquadramento: anche qui, revoca dello sgravo e recupero del fruito (comma 7). E’ appena il caso di rimarcare come ci si trovi di fronte a vincoli non nuovi già presenti nel nostro ordinamento come, ad esempio, per le assunzioni degli “under36” previste dalla legge n. 178/2020 (art. 1, comma 12). L’articolato prosegue, poi, con due sottolineature particolarmente importanti: a) La revoca del beneficio nei confronti del datore di lavoro inottemperante non riverbera i propri effetti sul periodo residuo di godimento in favore di
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altre aziende che assumono il lavoratore con il contratto di rioccupazione (probabilmente, sarà poca cosa ma si tratta di un principio non nuovo già presente, ad esempio, nel c.d. “esonero triennale, a suo tempo previsto dalla legge n. 190/2015); b) Le dimissioni del lavoratore: esse non incidono sull’incentivo in favore del datore che viene, comunque, riconosciuto per il periodo di effettiva durata del rapporto. La norma parla, unicamente, di dimissioni mentre non dice nulla circa l’ipotesi della risoluzione consensuale. Si ha motivo di ritenere, stando al dettato letterale, che l’agevolazione possa essere revocata,
stante la presenza di una volontà datoriale, seppure analoga a quella del dipendente, finalizzata alla conclusione “ante tempus” del contratto. Ovviamente, le dimissioni del dipendente, per essere ritenute valide, debbono essere presentate, unicamente con le modalità telematiche previste dal D.M. applicativo dell’art. 26 del D.L.vo n. 151/2015, con le sole eccezioni, ammesse in via amministrativa, dal Ministero del Lavoro che riguardano quelle della donna nel periodo “protetto”, del padre e della madre entro i tre anni dalla nascita del bambino o quelle rese in “sede protetta” a seguito di accordo conciliativo ex artt. 410 e 411 cpc.,
mentre quelle della donna entro l’anno dal matrimonio necessitano (la burocrazia non si fa mancare nulla!) del doppio iter (conferma avanti ad un funzionario dell’ITL e successiva procedura telematica). Altra notazione importante riguarda la cumulabilità dell’incentivo: essa, per il periodo di durata del rapporto dopo il semestre agevolato, è consentita calcolando gli esoneri contributivi indicati dalla legislazione vigente per altre agevolazioni (e qui, occorre far riferimento a ciò che affermano le disposizioni ai singoli benefici richiamati), fermo restando che, in caso di cessazione del rapporto al termine del semestre, lo sgravio contributivo viene recuperato.
CENTRO STUDI
L’AGENZIA DELLE ENTRATE SPIEGA AI SOSTITUTI COME APPLICARE LA NUOVA MODALITÀ DI RESTITUZIONE DELLE SOMME TASSATE IN ANNI PRECEDENTI GIÀ AL NETTO DELLE RITENUTE ALL’EPOCA SUBITE A CURA DEL CENTRO STUDI DEL CPO DI ROMA
Con la circolare n. 8 del 14 luglio scorso l’Agenzia delle Entrate spiega ai sostituti come applicare la nuova modalità di restituzione delle somme tassate in anni precedenti già al netto delle ritenute all’epoca subite. Le regole arrivano dopo oltre un anno dall’introduzione della nuova regola da parte dell’art. 150 del DL n. 34/2020, che attraverso il neo inserito comma 2 bis dell’art. 10 del Tuir consente al sostituito di restituire al soggetto erogatore le somme indebitamente percepite nonché tassate in anni precedenti, già al netto delle imposte subite al momento dell’erogazione. Il primo importate chiarimento fornito dall’Amministrazione finanziaria è che tale modalità si aggiunge a quella fino ad oggi applicata prevista dall’art. 10 comma 1 lett. dbis) del Tuir, in base alla quale il recupero delle imposte subite avviene considerando la somma restituita come un onere deducibile, che in quanto tale abbatte il reddito dell’anno di restituzione ovvero quello degli anni successivi in caso di incapienza del primo (fermo restando l’alternativa modalità di richiedere il rimborso ai sensi del DM 5.4.2016). L’altra importante precisazione è che la restituzione al netto può riguardare il reddito in origine assoggettato a qualsiasi tipologia di ritenuta di lavoro dipendente o autonomo (alla fonte, a titolo d’imposta, imposta sostitutiva), incluse anche le ritenute applicate a titolo di addizionali all’Irpef. In caso di restituzione parziale della somma erogata, anche le ritenute fiscali da sottrarre dovranno essere imputate in modo proporzionale. 26
L’Agenzia si sofferma poi sul meccanismo di calcolo e recupero del credito d’imposta quale disciplinato dal comma 2 dell’art. 150 del DL Rilancio, secondo cui al sosti-
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tuto d’imposta che riceve le somme al netto delle ritenute, a fronte delle imposte trattenute e versate all’epoca, spetta un credito d’imposta forfettariamente determinato in misura pari al 30% degli importi effettivamente restituiti. Con riferimento al momento di utilizzo di tale credito, l’Amministrazione conferma quanto avevamo letto nelle istruzioni della Cu2021 reddito 2020, e cioè che il diritto alla fruizione del credito sorge “quando non può più essere eccepita la legittimità della pretesa alla restituzione”, cioè in presenza
di sentenza passata in giudicato o di accordo raggiunto tra le parti e quindi a prescindere dall’effettiva restituzione nonché dall’eventuale restituzione in forma rateizzata. L’Amministrazione aggiunge e chiarisce che in caso di effettiva restituzione, il credito sarà utilizzabile dal sostituto nel periodo d’imposta in cui la restituzione è avvenuta. Come avevamo intuito dalle istruzioni del 770/2021 reddito 2020, da presentare entro il prossimo 1° novembre, l’Agenzia ha confermato che il recupero del credito
avviene all’interno della dichiarazione del sostituto d’imposta, evidenziandolo nel quadro dei crediti SX (rigo SX1- colonna 5), previa esposizione nella Cu. Infine l’Amministrazione si sofferma sulla decorrenza del nuovo meccanismo del credito d’imposta, che sebbene in vigore dal 19 maggio 2020, può essere applicato anche a fronte di sentenze o accordi precedenti che prevedano la restituzione al netto, purchè le restituzioni siano avvenute dal 1° gennaio 2020.
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QUESITI DEL MESE A CURA DEL CENTRO STUDI
DEL ConsIgLIo PRovInCIALE DI RomA
Un cliente sta affrontando un rilevante intervento di ristrutturazione della propria abitazione, per la quale supererà di poco il tetto di spesa di 96.000 euro. Oltre a questo sostituirà anche gli infissi per riqualificazione energetica (detrazione 50%) per un importo di 10.000 euro. Questa spesa può essere detratta come riqualificazione energetica o rientra nel massimale della ristrutturazione?
La risposta è la prima soluzione proposta dato che i due istituti hanno massimali distinti e possono essere cumulati. Gli infissi rientrano, anche, nella riqualificazione energetica oltre che nella classica ristrutturazione edilizia. In entrambi i casi la pratica enea è prevista. L’Agenzia delle Entrate con la risposta ad un interpello (67 del 20/02/20) e anche in occasione del CFP in tema di fatturato, ha ribadito che se il bollo viene addebitato al cliente consegue un ricavo e non può essere considerato una spesa anticipata. Sulla questione sento pareri discordanti e vorrei avere un vostro parere.
L'applicazione della marca da bollo è un obbligo di chi emette la fattura e/o la quietanza, la stessa viene considerata un ricavo, se addebitata al cliente, e tassata secondo i criteri dei regime contabili optati. Alcune domande del contributo a fondo perduto del decreto sostegni sono state scartate senza motivazione a cui appellarmi. Qual'e' il passo da fare ora? E' possibile presentare un eventuale ricorso o autotutela?
Il più diffuso motivo di scarto è risultato essere un errore sull'IBAN; contattando il call center (anche come intermediario) si può chiedere la motivazione; E' possibile inoltrare una PEC alla direzione provinciale competente, se il motivo di scarto è formale (appunto come l'errore di IBAN) nel giro di poche settimane il contributo se spettante viene erogato. L'istituto dell'autotutela è sempre possibile ricorrere , anche in presenza di un ricorso tributario che nella fattispecie pare molto temerario. Vorrei chiedere se il bonus 600 euro erogati ai soggetti iscritti alla gestione separata Inps e AGO rientrano tra gli aiuti di Stato, come anche quelli erogati ai professionisti iscritti alle casse private.
In risposta all'interrogazione parlamentare n° 5-06180 del 23 giugno 2021, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, su indicazioni dell’Agenzia delle entrate, ha evidenziato che i contributi Covid-19 in esame sono stati qualificati aiuti fiscali automatici., da registrare a posteriori nel Registro Nazionale degli Aiuti di Stato, RNA (vedi interrogazione parlamentare n° 5-06180 del 23 giungo 2021). In virtù della qualificazione dei contributi in parola quali aiuti di Stato ex articolo 10 del decreto n°115/2017 (Regolamento RNA), si ritiene necessario l’evidenziazione nelle dichiarazioni fiscali nel rigo RS 401 indicando il codice 24
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