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Il Mondo del Consulente n. 108 del 2020

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108 ANNO X APRILE 2020

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RIVISTA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ROMA

L’ITALIA VERSO LA “FASE 2” 1


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Ordine Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma VERSO L’ITALIA SE 2” LA “FA N°108 - Aprile 2020 Periodico mensile Reg. Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 Rivista del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Direttore Responsabile Lorenzo Lelli

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LA RIVISTA DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA DELL'ORDINE CONSULENTI DEL LAVORO INTERAMENTE DEDICATA ALLA CATEGORIA ED AI PROFESSIONISTI PUOI SFOGLIARE LA RIVISTA SU WWW.CONSULENTIDELLAVORO-ROMA.IT E ANCHE SULLA NOSTRA PAGINA

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Redazione Marco Bertucci Daniele Donati Gianluca Donati Massimo Flaccomio Giuseppe Marini Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Paolo Stern Sergio Venanzi Editore Adalberto Bertucci Presidente del Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria ilmondodelconsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 - 1 - 1979 N.12 Questo numero è stato chiuso in redazione il 24 aprile 2020

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EDITORIALE

L’ITALIA VERSO LA “FASE 2” Care Colleghe e cari Colleghi, sono passati solo pochi mesi dall’inizio dell’incubo Covid-19, il virus che ci ha colpiti brutalmente riducendoci in bilico tra la vita e la morte. Ci siamo ritirati nelle nostre abitazioni attendendo che quest’ondata pandemica passasse, e intanto l’Italia si è sospesa in un silenzio irreale, interrotto di tanto in tanto da arcobaleni colorati appesi ai balconi e canti nazionali intonati la sera. Sono bastati pochi mesi per mettere in ginocchio il nostro Paese, con una schiera di lavoratori ansimanti per gli ammortizzatori sociali e imprenditori con grandi incertezze per il futuro. Sembra proprio che l’unica soluzione per cavalcare questa emergenza venga dall’indebitamento. Le Banche in questi giorni sono subissate di istanze per l’accesso al credito a condizioni agevolate - anche se con determinate restrizioni e obblighi che lasciano supporre che tanto agevolate poi non siano - e rappresentano un precario baluardo per la sopravvivenza delle micro, piccole e medie imprese. L’Inps darà fondo alle proprie riserve, speriamo in tempi brevi, e così Regioni e Comuni, offrendo un sostegno alla popolazione immobilizzata dall’emergenza. Si è rivelato ai nostri occhi uno scenario inimmaginabile, che le nostre finanze non potranno sostenere a lungo. Ci aspetta una ripresa lenta e dolorosa e, con ogni probabilità, avremo bisogno di un sostegno europeo. La disputa è sempre più animata tra maggioranza e opposizione, tra MES ed EUROBOND, ma di cosa si tratta? Il Meccanismo di Stabilità Europea – MES è un’organizzazione intergovernativa europea con il compito di assistere finanziariamente i Paesi dell’Eurozona che hanno difficoltà nel raccogliere risorse sui mercati: un sostegno concesso per salvaguardarne la stabilità finanziaria. Tra i vari strumenti messi a disposizione dal MES vi sono i prestiti ai singoli Paesi, finalizzati a ristabilire un aggiustamento macroeconomico, a favorire la ricapitalizza-

ADALBERTO BERTUCCI PRESIDENTE CPO ROMA

zione indiretta delle banche, oltre ad acquisti di titoli di Stato sui mercati. l prestiti del MES vengono rilasciati solo dopo che il Paese richiedente abbia sottoscritto una lettera di intenti o un protocollo d’intesa negoziato con la Commissione Europea, in cui vengono esplicitati vincoli e interventi specifici che sarà tenuto ad eseguire nell’ambito del consolidamento fiscale. Il MES garantisce una linea di credito «rafforzata» anche ai Paesi che al momento della richiesta non riescono a rispettare determinati criteri di ammissibilità, ad esempio il rapporto debito/Pil sotto il 60%, come l’Italia. Nel nostro caso, quindi l’accesso al credito sarebbe vincolato all’adozione di misure correttive, per rientrare nei parametri non rispettati e per evitare eventuali difficoltà future di accesso sui mercati. Il MES offre un salvagente sì, ma a caro prezzo. Quando invece si parla di Eurobond ci si riferisce ad uno strumento finanziario europeo, consistente nell’emissione di titoli di debito da parte del “Tesoro europeo”, che dovrebbe svolgere funzioni analoghe a quelle dei singoli Tesori nazionali. Si tratta di una strategia di indebitamento di livello sovranazionale: fronteggiare un debito comune unico ripartito equamente tra gli stati europei, ovvero la messa in comune delle passività dei singoli bilanci. Ma nell’eurozona non esiste una politica fiscale comune e questo strumento non sembra essere il favorito soprattutto da paesi quali Germania e Olanda. In un modo o nell’altro, per riavviare l’economia nostrana avremo bisogno di risorse e probabilmente saremo costretti ad accettare infausti compromessi. Siamo prossimi alla “Fase 2”, stiamo per riavviare il “motore a scoppio” del nostro Paese, della bella Italia, con città d’arte, con mare e montagna, dal turismo vivace, dall’artigianato pregiato e dal buon cibo, l’Italia creativa e laboriosa delle arti e delle Professioni, che deve uscire dalla convalescenza e rimettersi in piedi, mondata dalla devastante piaga virale del Covid-19.

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IN QUESTO NUMERO

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EDITORIALE L’Italia verso la “fase 2” DI ADALBERTO BERTUCCI

21 LAVORO 100 euro: il premio ai lavoratori dipendenti al tempo del covid-19

DI EUFRANIO MASSI

ZOOM Quale futuro per l’Italia?

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di LORENZO LELLI

INPS Intervista a Sergio Saltalamacchia Direttore INPS -Coordinamento Metropolitano di Roma

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DI ANDREA BARBUSCIA

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12 ISTITUZIONI Con il Covid-19 bilanci familiari a rischio per 3,7 milioni di lavoratori

DI MARINA E. CALDERONE

Il primo aprile 2020 gli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro

Quali prospettive per i Giovani Consulenti del Lavoro

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A CURA DEL CONS. NAZIONALE CDL

COVID-19: Chiarimenti in tema 28 di gestione e sostegnodei soggetti colpiti dall’emergenza DI GIAN LUCA DONATI

33 FISCO D.L. Liquidità, nuove sospensioni dei versamenti

DI ANTONIO GIGLIOTTI

Accertamento e riscossioni> accertamento e controlli

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DI ANTONIO GIGLIOTTI

SPECIALE ENPACL 16 ENPACL A fianco dei Consulenti del Lavoro DI MARCO BERTUCCI

ENPACL 17 Cambia la contribuzione per il 2020

GIURISPRUDENZA Sul licenziamento inesistente

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FINANZA MES si o MES no?

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DI IOLANDA PICCININI

DI ANGELO PALETTA

REDAZIONALE

QUESITI DEL MESE ISTITUZIONI In difesa della professione

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A CURA DEL CENTRO STUDI

A CURA DELL’UP ANCL ROMA

8 Intervistaa Sergio Saltalamacchia Direttore INPS - Coordinamento Metropolitano di Roma

12 Con il Covid-19 bilanci familiari a rischio per 3,7 milioni di lavoratori

21 100 EURO: il premio ai lavoratori dipendenti al tempo del covid-19

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ZOOM

QUALE FUTURO PER L’ITALIA? DI LORENZO LELLI

DIRETTORE RESPONSABILE

Il Presiedente del Consiglio Giuseppe Conte, è noto a tutti, a gran voce ha comunicato l’erogazione di 400 miliardi di euro per sostenere il Paese in emergenza. Ma cosa ha annunciato il Premier? La promessa di una liquidità derogata integralmente al sistema bancario. Verranno erogati, si auspica nei tempi brevi, previo iter burocratico, somme agli italiani ad un tasso d’interesse corrente per tale tipologia di prodotto finanziario, oscillante quindi intorno all’8,6%. Le PMI con fatturato di almeno 100.000 euro potranno ottenere il prestito di 25.000 euro garantito dallo Stato, le micro-imprese, con fatturato inferiore, si accontenteranno del bonus di € 600, sempre se vi rientrano. Dal 1993 stiamo tentando di riemergere dalla morsa della crisi economica, nel momento dell’emergenza pandemica l’unica soluzione proposta dal Governo per sostenere le aziende è l’indebitamento, a condizioni tutt’altro che vantaggiose. Si consideri che durante la “fase 2”, la cosiddetta ripresa, le PMI non si gioveranno degli incassi “dell’ante Covid-19”, rispetto al passato potranno accedere ai locali commerciali orientativamente un terzo della clientela, i locali dei centri storici, caratteristicamente angusti, con affitti alle stelle, potranno ricevere un cliente alla volta, come si potranno onorare le spese fisse come affitti, bollette e le nuove rate bancarie.

Conviene davvero indebitarsi per fermare temporaneamente una ferita di liquidità? I prestiti serviranno a coprire le spese fisse accumulate nel periodo di chiusura forzata e di mancato guadagno. Molti navigati commercianti e imprenditori stanno valutando l’ipotesi di chiudere le attività definitivamente, se si è sopravvissuti a stento alla crisi economica che dura da un ventennio, questa volta potrebbe trattarsi del colpo di grazia. Lo Stato deve sostenere le aziende, offendo capitali a fondo perduto, non decretare l’ennesima manovra “salva banche”. L’ultima cosa di cui i commercianti, gli artigiani, i piccoli imprenditori, i professionisti hanno bisogno sono altri debiti. Gli italiani invocano un Governo pa-

terno, che aiuti a titolo gratuito, che si renda conto che se le attività commerciali crollano, già alla fine del 2020 non ci sarà nessuno che sarà in grado di pagare le imposte. Senza PMI non c’è futuro per il Paese, e la crisi dello Stato sarà ineluttabile. Gli operatori del terzo settore, strettamente collegati all’attività delle PMI, non avranno di che nutrirsi. Non esiste professionista senza un’impresa da seguire. Un domino preoccupante potrebbe portare al collasso le nostre professioni ordinistiche. Il nostro Paese non vive di multinazionali, sono le piccole realtà che offrono collateralmente opportunità a moltissimi altri comparti economici. Questo Governo ha il dovere di proteggere il Paese e di offrire un futuro agli Italiani. 7


INPS

INTERVISTA A SERGIO SALTALAMACCHIA Direttore INPS - Coordinamento Metropolitano di Roma DI LORENZO LELLI

DIRETTORE RESPONSABILE

Risponderò soltanto alla prima parte della domanda, mentre per la seconda devo necessariamente astenermi, per l’evidente vincolo deontologico che mi impone di non commentare in alcun senso le scelte operate dagli Organi di vertice dell’INPS. Il mio Istituto ha sicuramente le risorse professionali, etiche ed intellettuali necessarie per assolvere nel breve alla propria missione, sebbene cresciuta a dismisura già nel corso del recente passato e, in maniera eccezionale ed imprevedibile, in questo tremendo momento di crisi.

Sergio Saltalamacchia Direttore INPS - Coordinamento Metropolitano di Roma

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Sergio Saltalamacchia Direttore INPS - Coordinamento Metropolitano di Roma. Di seguito l’intervista che ci ha rilasciato. AL TEMPO DEL CORONAVIRUS… In un’atmosfera emergenziale sanitaria e umanitaria di estrema criticità il Governo ha richiesto all’Inps uno sforzo organizzativo senza eguali. Ritiene che l’Ente sia in grado per assolvere al compito richiesto nei tempi brevi? Avrebbe attuato qualche strategia diversa dall’iter intrapreso dall’Ente? 8

La mole di richieste degli ammortizzatori sociali è senza eguali e la promessa dell’erogazione dei fondi al 15 aprile è stata disattesa, il malcontento e la sfiducia da parte di molti lavoratori si fa sentire, sovraccaricando di richieste i nostri Studi professionali, in alcuni casi con sfoghi violenti. Quali previsioni ci può offrire, per rassicurare tutti i colleghi consulenti del lavoro? In questo momento il maggior rischio organizzativo che l’INPS poteva correre, in particolare nell’area romana, era quello di fare fronte all’enorme richiesta di nuove e maggiori prestazioni a sostegno del reddito sottraendo risorse dall’area di gestione dei flussi contributivi a favore delle linee di prodotto degli ammortizzatori sociali. Con mia direttiva del 3 aprile scorso ho disposto che vengano raddoppiate le dotazioni di personale delle predette linee, ma lasciando inalterate quelle di gestione dei flussi. Il potenziamento dell’area degli ammortizzatori sociali è stato ottenuto attraverso la riduzione dell’area di supporto delle strutture territoriali, con particolare riferimento alle


INPS

Segreterie di Direzione, al gruppo di funzionari INVCIV, al personale amministrativo a supporto dell’area legale, al processo contabile, lasciando in tali aree un presidio minimale. Con la stessa direttiva ho raccomandato di non ridurre la dotazione di risorse umane dell’area dei Flussi, in considerazione della funzione essenziale delle attività che questa svolge nella missione istituzionale, non soltanto rispetto alla provvista economico-finanziaria ed alla puntuale alimentazione delle posizioni assicurative (che rappresentano le precondizioni per l’erogazione delle prestazioni previdenziali), ma anche per la prevenzione delle frodi a danno dello Stato. Contestualmente, ho invitato i Direttori delle Filiali a rafforzare la capacità da parte delle sedi di sbloccare risorse economiche per le aziende. Per il raggiungimento dei suddetti obiettivi, ho bandito un interpello per tutti gli Ispettori di vigilanza che siano in procinto di concludere o abbiano già concluso il lavoro sulle pratiche ancora in carico, per la partecipazione ad una task force che si occuperà di verificare con mandato limitato e in via documentale i requisiti di regolarità delle aziende per poi definirne le richieste di rimborsi, compensazioni e tutte le altre richieste inerenti il rimborso, anche tramite compensazione, di crediti aziendali. Il gruppo di lavoro si occuperà di definire anche le richieste di verifica di maggiore complessità accertativa, provenienti dai funzionari addetti alla vigilanza documentale, inerenti le ipotesi di fraudolenta percezione di prestazioni a sostegno del reddito. Le risultanze dell’attività di accertamento saranno sistematizzate ai fini della tenuta di un database condiviso di aziende in white list risultate virtuose, da utilizzare a beneficio del lavoro di tutte le Unità organizzative e Linee di prodotto servizio, nelle successive attività di riconoscimento di benefici.

Lo scenario economico e sociale post stato emergenziale si prevede di forte contrazione del prodotto interno lordo del nostro Paese e, inevitabilmente, del numero degli occupati. Immagino, quindi, interventi legislativi di forte incentivazione alle assunzioni, attraverso strumenti di decontribuzione collaudati nel tempo (come la legge n.407/90 di cui, credo, molti piangano la prematura scomparsa). DI CARATTERE GENERALE… Alla luce della sua lunga e prestigiosa esperienza all’Interno dell’INPS, ha già avuto modo di studiare la situazione previdenziale e assistenziale capitolina? Quali sono le criticità che per prime porrà alla sua attenzione?

Lo sforzo economico intrapreso dall’Ente Previdenziale graverà sul futuro dei lavoratori? Ritiene che verranno innalzate le aliquote contributive? O presume che, all’affievolirsi della pandemia, si potrà procedere seguendo le precedenti modalità contributive? 9


INPS

Provo ad elencare i settori operativi nei quali occorre intervenire con maggiore incisività: 1. Produttività, 2. Attenzione all’utente, 3. Partnership, 4. Orientamento ai risultati, 5. Sistema customer care, 6. Articolazione delle Filiali. Di recente, in qualità di Direttore Regionale Inps della Sicilia, ha sostenuto che per recuperare le risorse necessarie alla buona gestione dell’Istituto anche le parti sociali devono fare del loro meglio di concerto con le istituzioni, facendo leva sui punti di forza tipici del territorio, come i beni culturali, il clima, l’attività enogastronomica, sfruttando quindi le potenzialità legate al turismo, generando solida occupazione. Ritiene, una volta che la situazione emergenziale sarà del tutto rientrata, che la realtà siciliana possa essere affine al mondo del lavoro e previdenziale romano? Credo che i punti di forza della realtà siciliana cui Lei fa cenno, sui quali far leva per uno sviluppo economico che non sia effimero, siano gli stessi anche per quella romana, che ha condizioni generali ben più favorevoli ( trasporti e logistica in generale, servizi, reddito disponibile, ecc. ). Cionondimeno, Roma da prima meta turistica mondiale negli anni sessanta è scivolata inesorabilmente nella relativa graduatoria e credo che oggi non rientri nemmeno tra le prime cinque. Anche precedentemente alla criticità generata dalla pandemia, molti colleghi CDL romani lamentano una rilevante inefficienza nella gestione degli appuntamenti nelle varie sedi INPS dislocate sul territorio metropolitano, precisamente nell’impossibilità di ottenere, mediante appositi applicativi digitali, appuntamenti con funzionari e quindi non riuscendo ad “aprire” pratiche da lavorare. Inoltre riceviamo spesso segnalazioni sull’incompetenza degli operatori addetti agli sportelli, per cui diviene fondamentale l’intervento del funzionario (che come detto prima è impossibile da contattare). Un’eclatante contraddizione con lo spirito di semplifi10

cazione e digitalizzazione della PA tanto decantato dalle istituzioni. Come sa, un sistema di customer che vada oltre il livello basico deve necessariamente prevedere una sua strutturazione differenziata in base alla segmentazione dell’utenza a cui quel servizio è rivolto. Per questo motivo la vostra categoria professionale è stata la prima ad essere destinataria di sistemi di dialogo diversi dal semplice sportello indifferenziato, che reputo peraltro uno strumento da ripensare. Oltre alla piattaforma telematica che contiene già le procedure riservate agli intermediari (le pratiche da lavorare si “aprono” da lì), è avviato da anni lo strumento di dialogo bidirezionale, il famoso cassetto, che se adeguatamente sfruttato consente interlocuzioni mirate con funzionari esperti, ed un’agenda appuntamenti dedicata ai professionisti. Considerando il rapporto collaborativo che i Consulenti del Lavoro dimostrano costantemente all’Ente di previdenza e visti i continui nuovi pressanti adempimenti a carico del professionista, non ultimo ad esempio il considerevole ruolo all’interno del sistema di gestione della crisi e dell’insolvenza dell’impresa, come pensa di supportare il CDL nell’esercizio della propria attività professionale?


INPS

Nelle linee di azione 2020 di questa Direzione è prevista, tra l’altro, una decisa spinta verso un’assistenza consulenziale sempre più personalizzata, con la formalizzazione di gruppi di specialisti dedicati per i Consulenti del Lavoro, che garantiscano maggiore celerità e qualità nelle risposte e nella risoluzione dei problemi. Per la riuscita di questa scelta per me strategica, volta a rinsaldare il rapporto di collaborazione, confido nell’imprescindibile gioco di squadra con il Consiglio provinciale dell’Ordine e con le sue articolazioni zonali, con il quale spero di poter sottoscrivere a breve l’accordo di partnership su cui ci stiamo confrontando. A suo parere, i Consulenti del Lavoro, alla luce della quotidiana e instancabile attività inerente le problematiche del lavoro, possono rappresentare uno strumento di supporto nella corretta gestione contributiva aziendale e coadiuvanti nella scelta di strategie occupazionali efficienti? Al di là di qualsiasi ovvia considerazione sul valore e sul ruolo che la legge attribuisce al professionista, sotto un profilo più sostanziale, proprio in quanto presidio della correttezza dei comportamenti aziendali un bravo Consulente può, grazie alla conoscenza approfondita dei vincoli e delle opportunità del sistema, svolgere una funzione attiva e propositiva nei

confronti dell’imprenditore, in un’ottica di sviluppo e non semplicemente adempimentale. Quali strategie pensa di adottare nel territorio romano per arginare e contrastare la piaga del lavoro irregolare? Il Consulente del lavoro potrebbe a suo avviso rappresentare un alleato ideale nella lotta dedicata a tale tipologia di reato? Il Consulente è prima di tutto un collaboratore prezioso dell’imprenditore, ma, come tutti i professionisti, rispetta un codice deontologico. Ciascun professionista individualmente, ma anche l’Ordine come ente rappresentativo, ha, come noi, un forte interesse a che l’ecosistema in cui operano le aziende sia il più sano possibile. In questo ambito, come nell’altro relativo ai servizi di customer di cui parlavo prima, la leale collaborazione con l’Istituto gioca un ruolo cruciale. Dal nostro punto di vista, ritengo sia indispensabile riuscire ad intercettare e mettere in rete tutte le informazioni che possono portare a ricostruire schemi di comportamenti illeciti. Purtroppo, la frammentazione dei molti sistemi informativi esistenti presso i diversi soggetti che condividono competenze sovrapponibili o contigue in materia di lavoro, progettati secondo logiche a canne d’organo, rende questo lavoro spesso piuttosto macchinoso.


ISTITUZIONI

CON IL COVID-19 BILANCI FAMILIARI A RISCHIO PER 3,7 MILIONI DI LAVORATORI Il 47,7% dei lavoratori dipendenti dei settori produttivi “che hanno chiuso” per le disposizioni del Governo o per carenza di domanda di beni e servizi guadagna meno di 1.250€ mensili, il 24,2% si trova sotto la soglia dei 1.000€. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro DI MARINA E. CALDERONE

PRESIDENTE CONSIGLIO NAZIONALE CDL

La sospensione, anche se temporanea, delle attività produttive per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha, fra le altre cose, causato per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell’unica fonte di reddito familiare. Ad essere più colpite le coppie con figli (1.377 mila, 37%) e genitori “soli” (439 mila, 12%) con il rischio di non riuscire a fronteggiare le spese quotidiane. Un dato preoccupante se si considera che ben il 47,7% dei lavoratori dipendenti dei settori “che hanno chiuso” guadagnava meno di 1.250 euro mensili e il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei mille euro. È quanto emerge dal-

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l’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “COVID19: aumentano le famiglie in ristrettezza economica”. Ad essere coinvolta, oltre ai ceti più deboli a rischio (o già in) povertà, è anche la vasta platea di lavoratori a reddito medio-basso, per la quale l’assenza di reddito anche per un solo mese può determinare una situazione di grave disagio. Tra i profili sociali in bilico ci sono, poi, i giovani che rischiano di scontare un notevole disagio: stipendi più bassi (oltre il 60% della popolazione 2529 anni abitualmente non supera i 1.250 euro), dovuti alla minore anzianità lavorativa, vuol dire per gli


ISTITUZIONI

under 30 anche una inferiore disponibilità di risparmio da poter utilizzare in questa fase emergenziale. Meno critica, in generale, potrebbe sembrare la situazione di altre popolazioni, come ad esempio quella delle donne, più largamente occupate nella Pubblica Amministrazione. Tuttavia, se osserviamo la sub-popolazione degli occupati costretti a casa dall’emergenza sanitaria, scopriamo che 2,5 milioni di donne (in particolare le addette nelle attività di vendita e le occupate part time) sono per 2/3 (65,8%) al di sotto di uno stipendio di 1.250 euro al mese contro il 36% dei maschi. Da un punto di vista territoriale è al Sud che si ha la maggiore concentrazione di disagio con una incidenza, tra i lavoratori dipendenti temporaneamente senza lavoro, dei monoreddito, pari al 49,6% (contro il 35,2% dei residenti del

Centro e il 34,3% del Nord Italia). La situazione appare più critica tra gli autonomi: non solo la quota di quanti non lavorano per effetto delle chiusure da COVID-19 è più alta (55% contro il 38,2% dei dipendenti), ma tra questi ultimi è più elevata anche la percentuale di chi vive in famiglie monoreddito (sono il 42% contro il 38% dei dipendenti), e dove pertanto nei mesi in questione viene a mancare l’unica fonte di reddito familiare. “I provvedimenti adottati a tutela della salute pubblica hanno esposto a maggiore rischio proprio i lavoratori meno qualificati e a più basso reddito, che avrebbero invece avuto bisogno di più tutele. Si pensi alla chiusura dei comparti manifatturieri, al lavoro artigiano e operaio, all’edilizia o al commercio”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro,

Marina Calderone. “Al contrario chi ha potuto contare sulla continuità lavorativa tramite smart working sono stati soprattutto i lavoratori della conoscenza, impiegati e quadri di aziende pubbliche e private, professioni a più alta qualificazione, che vantano titoli di studio e redditi più elevati. In tale ottica, l’emergenza COVID-19 sta avendo a livello occupazionale un vero e proprio effetto divaricante, amplificando il disagio sociale in quei segmenti socio-territoriali che già si trovavano in condizioni economiche molto precarie e mettendo in grande difficoltà anche quella vasta platea di famiglie abituata a gestire con grande oculatezza il proprio bilancio mensile e che non può contare su una riserva di risparmio sufficiente a garantire la copertura da eventuali rischi o emergenze come l’attuale”, ha poi concluso.

L’OCCUPAZIONE AL TEMPO DEL COVID-19 Totale occupati Non lavorano causa blocco attività economiche o crisi

22,4

*

9,5

3,7

(42,2%)

(39%)

milioni

milioni

Coppia con figli

Vivono in famiglie monoreddito

37%

Single

36%

Monogenitore

milioni

12%

Coppia senza figli Altro

10%

5%

*Esclusi i lavoratori domestici

Non lavorano causa blocco attività economiche o crisi Occupati dipendenti

38,2%

Occupati indipendenti

55%

Occupati dipendenti che non stanno lavorando pur essendo gli unici portatori di reddito in famiglia

34,3%

38%

70,4% 47,7%

Nord Centro

di cui vivono in famiglie monoreddito

Occupati dipendenti che non stanno lavorando e rispettivo reddito mensile

35,2% Sud

42%

24,2% 49,6% Guadagno inferiore a 1.000 euro

Guadagno inferiore a 1.250 euro

Guadagno inferiore a 1.500 euro

Fonte: Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro su microdati MFR Istat Forze di Lavoro (media annua 2018)

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ISTITUZIONI

Il primo aprile 2020 gli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro

IL RUOLO E LA COMPETENZA AL SERVIZIO DI UN PAESE DURAMENTE COLPITO DAL COVID-19 A CURA DEL CONSIGLIO NAZIONALE CDL

Il primo aprile 2020 si sono svolti gli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro. In collegamento video con i Consigli Provinciali degli Ordini e i dirigenti di Categoria, la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, ha sottolineato le difficoltà che in questo momento di emergenza sanitaria ed economica da Covid-19 stanno vivendo i 26.000 Consulenti del Lavoro nel richiedere ammortizzatori sociali per le aziende assistite, con le inefficienze del sistema. “Abbiamo denunciato più volte la scelta inadeguata adottata dal Governo per la gestione degli ammortizzatori con strumenti di intervento ordinari. Sarebbe bastato invece, come abbiamo più volte suggerito, creare un unico ammortizzatore sociale emergenziale” ha dichiarato la Presidente sottolineando che non c’è stato giorno in cui il Consiglio Nazionale dell’Ordine non sia intervenuto per denunciare le problematiche riscontrate dagli iscritti nel loro operare quotidiano a supporto dei propri clienti. Le diverse gestioni, infatti, non aiutano i Consulenti del Lavoro che devono preoccuparsi di usare procedure e rispettare tempistiche diverse a seconda della tipologia di azienda assistita e Regione di appartenenza. La Presidente ha poi parlato dei rallentamenti del sito dell’Inps. “Il problema è stato quello di far passare attraverso lo stesso canale una moltitudine di soggetti, un portale che si sta rilevando non adeguato a supportare le richieste

delle ultime settimane”, ha poi spiegato evidenziando come tali problematiche sarebbero state certamente minori in caso di richieste per un unico ammortizzatore sociale dove far confluire le domande di tutte le aziende italiane”. E in merito all’accordo siglato nella notte del 30 marzo 2020 tra Ministero del Lavoro, Abi e parti sociali, con l’obiettivo di garantire in tempi rapidi il pagamento della cassa integrazione ai lavoratori, per Marina Calderone non mancano le perplessità: dalla mole di documenti richiesti ai lavoratori alle verifiche del merito creditizio; dalla necessità talvolta di aprire un conto corrente dedicato alla possibilità di rivalsa degli istituti di credito sui lavoratori. In conclusione, la Presidente ha poi ricordato l’obiettivo della riunione in videoconferenza: “sentirsi vicini nelle strategie da portare avanti”. “Il nostro compito”, ha continuato, “è quello di dire le cose come stanno, anche in modo scomodo. Deve essere chiaro fino in fondo che la Categoria sta facendo il possibile ma che da sola non può fare miracoli. Abbiamo la possibilità e il dovere di sottolineare le nostre necessità e individuare percorsi per migliorare la vita delle persone. E, nonostante le mille difficoltà, non arretreremo e non faremo mai mancare la nostra presenza, competenza e desiderio di essere utili in modo concreto”. Al termine della videoconferenza è stata approvata una mozione finale degli Stati Generali dei Consulenti del Lavoro. 15


SPECIALE ENPACL

ENPACL A FIANCO DEI CONSULENTI DEL LAVORO La luce fuori dal tunnel della drammatica situazione sanitaria dettata dal Covid 19 è visibile. Non fortissima, ma sempre più vicina. DI MARCO BERTUCCI CONSIGLIERE ENPACL

Sarà un periodo lungo e difficile per il sistema Italia, soprattutto perché il settore del turismo, uno dei principali propulsori della nostra economia sarà probabilmente l’ultimo ad essere messo in moto e questo significa che il tessuto imprenditoriale e sociale, i tanti piccoli imprenditori, commercianti ed artigiani, e quindi anche tutti i professionisti che seguono le aziende, porteranno per molto tempo i segni di questo periodo, impensabile alla fine dello scorso anno, ma anche sottovalutato nel 16

mese di gennaio quando l’organismo della sanità mondiale (OMS) aveva lanciato forte il suo grido di allarme. Come in tutte le guerre, finito il periodo belligerante, dovremo continuare a curare i feriti e pensare alla ricostruzione, lunga e difficile. Noi Consulenti del lavoro siamo stati impegnatissimi in questo periodo difficile, cercando di dare supporto ai clienti ma anche ai dipendenti dei nostri assistiti, lavorando in continuità sia da studio che da casa, non solo senza riconoscimenti pubblici ma dovendoci districare nella giungla di atti che si sono rincorsi e sovrapposti come mai in questo periodo, dove la vera parola d’ordine sarebbe dovuta essere semplificazione. E proprio perché bistrattati dal Governo e consapevoli delle nubi che si addensano all’orizzonte è necessario che l’ente di previdenza ed assistenza di categoria dia un segno tangibile di solidarietà. L’Enpacl non vuole e non può sottrarsi nel rappresentare vicinanza, in maniera concreta, ai propri iscritti, nei limiti di quanto è previsto dalle norme vigenti e dove fosse possibile, chiedendo delle deroghe ad utilizzare quel patrimonio economico/finanziario protetto e cresciuto in tanti anni di oculata gestione a tutela dei propri iscritti, che, come spesso detto dal Presidente Visparelli è il vero patrimonio dell’Ente. In queste pagine troverete alcuni provvedimenti già in essere e gli ultimissimi provvedimenti approvati dai delegati durante l’assemblea di giovedì 23 aprile, ma che necessitano del benestare dei ministeri vigilanti.


SPECIALE ENPACL

ENPACL CAMBIA LA CONTRIBUZIONE PER IL 2020 Provvedimento straordinario dell’Assemblea dei Delegati REDAZIONALE

Il Consiglio di Amministrazione, condotto sapientemente dal Presidente Alessandro Visparelli, e supportato da uno staff preparato e puntuale, è intervenuto immediatamente sin dal 6 marzo 2020, deliberando un intervento riguardante i Consulenti del Lavoro aventi residenza, domicilio o sede operativa in uno dei Comuni della ex ‘zona rossa’ (Lodi e Padova), per i quali è stata prevista la sospensione dei versamenti contributivi fino al 31 dicembre 2020. Nella riunione tenutasi in videoconferenza il successivo 18 marzo 2020, preso atto dei DPCM nel frattempo emanati dal Governo, ha assunto ulteriori misure per consentire a tutti gli iscritti di fronteggiare la situazione determinatasi dall’ampliamento all’intero territorio nazionale della crisi

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epidemiologica. In base ai nuovi provvedimenti, i Consulenti del Lavoro possono concentrare il versamento della contribuzione 2020 negli ultimi quattro mesi dell’anno, con inizio a settembre invece della canonica scadenza di aprile. Coloro che intendono avvantaggiarsi nei pagamenti, possono comunque effettuare prima di settembre versamenti spontanei in acconto, con modalità semplificata.

Ma nell’ultima assemblea i delegati hanno approvato i seguenti interventi che hanno le caratteristiche della straordinarietà e della temporaneità, perché limitati al solo anno 2020, tali da derogare in parte ad alcune previsioni statutarie. Vediamo in elenco di cosa si tratta. 1. Esonero dal versamento, per il solo 2020, del contributo integrativo minimo (312 euro) da

ENP PACL Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Consulenti del Lavoro

Assemblea dei Delegati 23 aprile 2020 Misure straordinarie aĚŽƚƚĂƚĞ ƉĞƌ ĨƌŽŶƚĞŐŐŝĂƌĞ ů͛ĞŵĞƌŐĞŶnjĂ ĞƉŝĚĞŵŝŽůŽŐŝĐĂ ĞĚ ĞĐŽŶŽŵŝĐĂ All vagli vag o dei Ministeri vigilanti Provvedimento straordinario incentivazione regolarità contributiva Attuale decorrenza : dalla data di approvazione ministeriale Nuova decorrenza : 1 marzo 2021 Stanziamento 2020 per prestazioni assistenziali ;ƉƌŽǀǀŝĚĞŶnjĞ ƐƚƌĂŽƌĚŝŶĂƌŝĞ͕ ĂƐƐŝƐƚĞŶnjĂ ƐĂŶŝƚĂƌŝĂ ŝŶƚĞŐƌĂƚŝǀĂ͕ >d ͕ ƐƵƐƐŝĚŝ ĂŐůŝ ŽƌĨĂŶŝ͙Ϳ

Attuale dotazione: 5% % integrativo 2019 accertato (4,2 mln euro) Nuova dotazione : 22% integrativo 2019 accertato (18,7 mln euro)

Reddito professionale 2019 Fino a 35.000 euro

Oltre 35.000 euro

INTEGRA RA ATIV T O

SOGGETTIVO

Contribuzione obbligatoria 2020

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Da Regolamento Opzione 1

12% (6%) Min.= 2.148 (1.074) Max = 12.002 (6.001)

Vol. aff. IV VA 2019 Fino a 7.800 euro Oltre 7.800 euro

In Delibera Opzione 2 Opzione 3

Nessun versamento (Figurativo)

2.148 (1.074)

Da Regolamento

4% Min. = 312

Modalità versamento

Max 4 rate (sett.-dic. 2020)

Non consentita

In Delibera

Modalità versamento

Zero

-

4%

Max 16 rate (sett. 2020 ʹ dic. 2021)

parte degli iscritti che dichiareranno entro il 16 settembre 2020 un volume d’affari IVA 2019 fino a 7.800 euro. 2. Possibilità, per gli iscritti, di optare per il versamento dell’intero contributo integrativo dovuto per il 2020 da 1 a 16 rate mensili, da pagarsi, senza interessi, a partire da settembre 2020. 3. Per il contributo soggettivo, si è deciso di porre una alternativa al pagamento con la modalità ordinaria (12% oppure 6% sul reddito professionale, in 4 rate da settembre 2020 a dicembre 2020) e consentire a tutti i colleghi di versare nel 2020 un contributo fisso di misura pari al contributo soggettivo minimo (2.148 euro se intero e 1.074 se


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ridotto), da riconoscersi ai fini pensionistici sia per il diritto che per la misura. Inoltre, per gli iscritti con un reddito 2019 inferiore o uguale a 35.000 euro, prevedere la possibilità di derogare al versamento del contributo minimo, riconoscendo comunque lo stesso, in termini figurativi, ai fini del diritto e della misura della pensione al momento del pensionamento. Ovviamente i provvedimenti assunti dai delegati nell’ultima assemblea ora saranno posti al vaglio dei ministeri vigilanti per la effettiva attuazione.

ANCHE I CONSULENTI DEL LAVORO “DISTANTI MA UNITI” Un’applicazione per le video chiamate, un modo per ripartire velocemente

Agevolare l'esercizio della professione in questo particolare e difficile momento emergenziale: con questo obiettivo l'ENPACL ha messo a disposizione degli iscritti una piattaforma per videoconferenze, completamente gratuita per un anno, prodotta dalla società ‘Lifesize’, che consentirà di pianificare riunioni fino a 300 persone per volta. Il servizio - si legge sul sito dell'Ente - è rivolto a tutti i Consulenti del Lavoro, purché abbiano reso le dichiarazioni obbligatorie e prodotto nel 2018 (dichiarazione 2019) un volume d’affari maggiore di zero. La medesima iniziativa è stata indirizzata ai Consigli provinciali dell’Ordine, perché possano proseguire la propria attività istituzionale in collegamento con i propri iscritti. La consegna degli account inizierà venerdì 24 aprile, con i Consulenti delle regioni più colpite dall’emergenza (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto) e a seguire le altre regioni. Sul sito dell'ENPACL è disponibile una breve guida e un video tutorial per le fasi di registrazione ed installazione.

LE ALTRE MISURE MESSE IN CAMPO Sul versante della tutela economica dei superstiti in caso di decesso, l’Ente ha sottoscritto una polizza collettiva ‘Temporanea caso morte’, con decorrenza 1 aprile 2020 e senza oneri per gli interessati. Sono stati posti in copertura tutti gli iscritti con età inferiore a 75 anni. Consapevoli della grave crisi di liquidità che sta coinvolgendo gli studi professionali, il Consiglio di Amministrazione ha inteso favorire l’accesso al credito con la stipula di varie convenzioni: 1) il finanziamento tramite BPS di un importo fino al 20% del volume d’affari dichiarato all’Ente nel 2019, nel limite di 50.000 euro, ad un tasso agevolato. Sono già quasi 200 le domande pervenute; 2) prestiti con restituzione fino a 17 mesi erogati da BNL (Gruppo BNP Paribas); 3) un impegno per euro 250.000 per la costituzione di un apposito fondo di garanzia strutturato con Cassa Depositi e Prestiti e altri Enti di previdenza di liberi professionisti. Il Consiglio non ha trascurato la mission assistenziale dell’ENPACL ed ha stabilito una particolare provvidenza straordinaria di 3.000 euro a favore dei Consulenti per i quali sia stato disposto dalle Autorità sanitarie un periodo di quarantena o isolamento, elevata a di 10.000 euro nel caso di ricovero in strutture ospedaliere. Sono oltre 100 le istanze finora presentate, per gran parte già accolte e soddisfatte. .

INCENTIVO ALLA REGOLARIZZAZIONE CONTRIBUTIVA L’Assemblea dei delegati dell’Enpacl decide di integrare la delibera già adottata nel novembre 2019, relativa alla promozione della regolarità contributiva. Tale delibera, al momento al vaglio dei Ministeri vigilanti, esplicherebbe i propri effetti in 90 giorni decorrenti dalla data di approvazione, durante i quali i Consulenti del Lavoro dovrebbero versare o impegnarsi a pagare gli importi dovuti. Per non vanificare una analisi e un lavoro che ha visto gli uffici e l’amministrazione impegnati per lunghi mesi, l’assemblea ha quindi deciso, per il tramite del cda, di proporre ai Ministeri di far entrare in vigore la delibera dal 1 marzo 2021, quando la situazione economica, ci auguriamo, sarà diversa da quella attuale. 19


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IN DIFESA DELLA PROFESSIONE A CURA DELL’ UP ANCL ROMA

I consulenti del Lavoro sono in prima linea nell’emergenza umanitaria, collateralmente cagionata dalla Pandemia Covid19. Inoltriamo domande di ammortizzatori sociali continuamente, a tutte le ore, 7 giorni su 7. Ascoltiamo e rassicuriamo i clienti assistendoli nella risoluzione delle contingenze determinate dalla crisi. Eppure, siamo stati ammoniti dal Sottosegretario del Ministro del Lavoro Francesca Puglisi: “dovete smetterla di fare terrorismo!” La querelle è stata trasmessa dalla trasmissione Mattino 5, lo scorso 20 aprile, quando la collega sarda Consulente del Lavoro Manuela Baltolu esponeva con estrema chiarezza le difficoltà incontrate quotidianamente, legate alle cassa integrazione e al FIS. La collega riferiva l’inefficienza del sistema rappresentato dalla lentezza della procedura, le lungaggini burocratiche, la mancanza di un iter dedicato alla situazione emergenziale, dato che le domande hanno seguito le procedure ordinarie. Anche l’accordo stipulato con ABI -Associazione Bancaria Italiana per l’anticipo delle somme da parte delle banche, è inefficace, vinto da una burocrazia invalicabile, che non rende operativa l’anticipazione delle somme. Ascoltiamo continuamente la difficoltà di imprenditori nell’anticipare le casse inte20

grazioni per i propri dipendenti e dei lavoratori che non sono in grado di sostenere le spese quotidiane senza percepire la retribuzione da quasi due mesi. Si tratta di realtà che ogni giorno affrontiamo e che devono essere note al grande pubblico. Cara Sottosegretaria Puglisi, non facciamo terrorismo! Dalle sue parole ci rendiamo conto che lei, nel suo mondo privilegiato, è molto lontana dalle sofferenze e dalle preoccupazioni che affliggono la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, che non vogliono giustificazioni, ma hanno bisogno di risultati: la cassa integrazione o il Fondo di integrazione salariale, promessi per il 15 aprile, che ad oggi non sono stati ancora erogati. Noi consulenti del lavoro stiamo facendo il possibile per favorire il sistema, per accelerare la procedura, ma non ottenendo risultati ci vediamo costretti a sensibilizzare e comunicare pubblicamente quali sono i problemi che, da tecnici del settore, riscontriamo. Da un rappresentante istituzionale qualificato ci aspettiamo ascolto e impegno nel superare le criticità, non certo di venire accusati di terrorismo mediatico. Continueremo a lavorare strenuamente per assistere i nostri clienti e a denunciare i problemi e l’inefficienza, sperando che ci sia dall’altra parte qualcuno che ascolti e che magari sia in grado di sbloccare la situazione.


LAVORO

100 EURO: il premio ai lavoratori dipendenti al tempo del COVID-19 DI EUFRANIO MASSI

ESPERTO IN DIRITTO DEL LAVORO

I provvedimenti del Governo si susseguono con una frequenza notevole in quanto le necessità scaturenti dalla crisi del “COVID19” sono le più disparate e tutte importanti. Il D.L. n. 18/2020 ne contiene molteplici ed ha, in un certo senso, una portata onnicomprensiva: il Governo ha cercato di affrontare molti problemi legati alla emergenza del coronavirus e, per quel che riguarda gli operatori del settore, di mitigare gli effetti perniciosi nei confronti del mondo del lavoro. Di qui una serie di norme che hanno generalizzato, attraverso vari canali, il ricorso agli ammortizzatori sociali ed hanno generato provvidenze per

i lavoratori autonomi ed i precari ed hanno prodotto la sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e delle procedure collettive di riduzione di personale non concluse alla data del 17 marzo u.s. . Tra i provvedimenti adottati ce n’è uno che è, senz’altro, minore, ma con il quale il Governo intende premiare chi, nel terribile mese di marzo 2020, ha prestato attività presso la propria sede di lavoro. Lo stabilisce l’art. 63 che afferma: “Ai titolari di redditi da lavoro dipendente di cui all’art. 49, comma 1, del DPR n. 917/1986, che possiedono un reddito complessivo da lavoro dipendente dell’anno 21


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precedente non superiore a 40.000 euro spetta un premio, per il mese di marzo 2020, che non concorre alla formazione del reddito, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese. I sostituti di imposta di cui agli articoli 23 e 29 del DPR n. 600/1973 riconoscono, in via automatica, l’incentivo di cui al comma 1 a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile e comunque entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno. I sostituti di imposta di cui al comma 2 compensano l’incentivo erogato mediante l’istituto di cui all’art. 17 del D.L.vo n. 241/1997. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo si provvede ai sensi dell’articolo 126”. Fin qui la disposizione normativa che, nel frattempo, ha visto alcuni interventi chiarificatori da parte dell’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 17/E del 31 marzo la quale ha fornito ai datori di lavoro

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i codici per il recupero in compensazione delle somme erogate da parte dei sostituti di imposta, con la circolare n. 8/E del successivo 3 aprile, con cui, sotto forma di risposte a quesiti, sono state fornite alcune linee di orientamento e con la risoluzione n. 18/E del 9 aprile, attraverso la quale sono state apportare alcune correzioni alla interpretazione fornita con la nota precedente. Entrando nel merito della disposizione, ritengo necessario sottolineare come la stessa si applichi a tutti i datori di lavoro privati e pubblici che fungono da sostituti di imposta: ciò comporta, ad esempio, come conseguenza, che il premio non possa riguardare i lavoratori domestici, in quanto i loro datori non rivestono tale specifica caratteristica. Il periodo di riferimento è compreso tra il 1° ed il 31 marzo e riguarda le presenze sul posto di lavoro: il premio può essere corrisposto con le retribuzioni erogate a partire dal mese di aprile e fino al termine delle operazioni di congua-

glio di fine anno. Tutto questo significa che il tempo per adempiere alla corresponsione è abbastanza lungo e, probabilmente, viene incontro anche alle esigenze della Pubblica Amministrazione che, come sempre, attenderà, per il pagamento, precise direttive da parte della Funzione Pubblica la quale, però, in questo caso, non potrà che seguire gli indirizzi espressi dall’Agenzia delle Entrate, atteso che, nel caso di specie, ci si trova di fronte ad un reddito esente da IRPEF. Ma, a chi spetta il premio? Una prima scrematura la effettua la norma: i lavoratori interessati sono quelli che nel corso dell’anno precedente non hanno varcato la soglia dei 40.000 euro (lordi) per lavoro dipendente, a prescindere dalla tipologia contrattuale in essere (contratto a tempo indeterminato, determinato, apprendistato ed intermittente). Di conseguenza, il valore reddituale porta ad escludere alcune categorie di lavoratori dipendenti come i dirigenti e gran parte dei quadri. La disposizione


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esclude anche i c.d. “redditi assimilati”. Sul punto la circolare n. 8/E stabilisce che non vanno presi in considerazione sia il reddito assoggettato a tassazione progressiva IRPEF e che quello a tassazione separata o ad imposta sostitutiva. Da ciò si deduce, ad esempio, che i premi di risultato erogati nel corso del 2019 non vanno computati come non va calcolato per un lavoratore che nel corso del 2019 è stato alle dipendenze di altro datore, il trattamento di fine rapporto percepito o l’anticipazione del TFR per una delle ipotesi previste dall’art. 2120, comma 8, c.c., in presenza dei requisiti indicati dai precedenti commi 6 e 7. L’argomento del TFR percepito a conclusione di un precedente rapporto con altro datore nel corso del 2019 introduce la questione di chi lo scorso anno è stato alle dipendenze di altri datori di lavoro o che ha lavorato, magari a tempo parziale presso un altro imprenditore. In assenza di CU, è sufficiente una

autocertificazione del dipendente, ai sensi degli articoli 46 e 47 del DPR. n. 445/2000 che attesti quanto percepito. Il premio è di 100 euro: ma come va erogato? L’art. 63 parla di una modalità che si correla con le giornate lavorate: la risoluzione n. 18/E corregge, nella sostanza, il criterio individuato dalla circolare n. 8/E che aveva suscitato alcune perplessità (rapporto tra ore ordinarie lavorate ed ore ordinarie lavorabili) affermando (ed in questo l’indicazione appare più coerente rispetto al dettato normativo) che può essere utilizzato anche il rapporto tra i giorni di presenza in sede (a prescindere dal numero di ore effettivamente prestate) lavorati nel mese di marzo e quelli lavorabili secondo la previsione del contratto collettivo o del contratto individuale. La precisazione dell’Agenzia porta ad una conclusione: i rapporti a tempo parziale orizzontale e quelli a tempo pieno che hanno portato i lavoratori ad essere presenti presso la sede di lavoro in tutti i giorni

previsti dal contratto collettivo (ad esempio, 22 o 26 giorni a seconda che la settimana sia “corta” o su 6 giorni) sono premiati per intero, a prescindere dalla quantità delle singole prestazioni. Nella definizione della misura giornaliera non entrano in alcun modo le assenze dovute a malattia, ferie, congedo, assenze per aspettativa, intervento integrativo salariale a zero ore ed altre assenze “protette e riconosciute” dal Legislatore, in quanto il premio, esente da IRPEF e dalla relativa contribuzione viene riconosciuto a parziale “ristoro” del disagio subito per l’essersi recati in quella che viene indicata come sede effettiva di lavoro. Ma cosa si intende per sede di lavoro utile per far scattare il “bonus”? E’, indubbiamente, la sede ordinaria ove si svolge normalmente la prestazione, però, vi rientrano anche, ricorda la circolare n. 8/E, tutti i lavoratori che, a vario titolo, prestano la loro attività, anche fuori dalla stessa come, ad esempio, i lavoratori del trasporto e dell’autotra-

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sporto, i lavoratori della logistica impegnati in contesti diversi, gli addetti ai servizi di pulizia o di vigilanza, i lavoratori in trasferta, trasfertisti o in missione, nonché quelli in distacco ex art, 30 del D.L.vo n. 276/2003 (ovviamente, l’elencazione non è esaustiva). C’è, poi, la questione dello “smartworking” e del telelavoro che, nell’ultimo mese, soprattutto, in relazione alla crisi epidemiologica, ha preso molto piede, anche nella Pubblica Amministrazione. La circolare n. 8/E afferma che “in ragione dell’espresso riferimento fatto dall’art. 63 del Decreto al numero di giorni svolti nella propria sede di lavoro, si è dell’avviso che non possa rientrare nel computo dei giorni di lavoro rilevanti ai fini della determinazione dell’importo del c.d. premio, il periodo di lavoro svolto a distanza, ovvero al di fuori dell’ordinaria sede di lavoro e/o degli ordinari luoghi in cui tradizionalmente viene prestata l’attività lavorativa, anche se funzionalmente e strutturalmente collegato ad essi attraverso l’ausilio di strumenti di comunicazione informatici e telematici”. Le questioni legate al rapporto a tempo parziale sono molteplici e la risoluzione n. 18/E, alla luce del fatto che per un lavoratore parttime si possono verificare una serie di situazioni, fa una serie di esempi i quali tengono, sempre, conto dei giorni effettivamente lavorati e di quelli lavorabili. Gli esempi citati partono, però, da un rapporto a tempo pieno e si dilungano su varie ipotesi di contratto a tempo parziale, tenendo conto delle assenze che, seppur giustificate sotto l’aspetto legale o contrattuale, non vanno prese in considerazione, proprio perché si vuole premiare la presenza sul “posto di lavoro”: a) Contratto a tempo pieno in settimana “corta” dal lunedì al ve24

nerdì: 22 giorni lavorabili in sede, ma il dipendente ha fruito di 9 giorni di ferie (magari, anche concordate o “imposte” prima della richiesta di integrazione salariale) e di 2 giorni di lavoro agile. Il lavoratore è stato nella sede di lavoro per 11 giorni e di conseguenza avrà diritto a 11/22 di 100 euro, ossia 50 euro. Lo stesso discorso si può fare, ovviamente, per la settimana “lunga” con 26 giorni lavorabili nel mese; b) Contratto a tempo parziale orizzontale su 22 giornate mensili: se il dipendente ha prestato la propria attività in sede per 11 giornate (perchè assente dal lavoro in altri giorni, per malattia, permessi o ferie) riceverà 50 euro; c) Contratto part-time verticale dal lunedì al giovedì per 18 giornate lavorabili: se presente in sede per i 18 giorni complessivi il lavoratore avrà diritto a 100 euro. Ovviamente, qualora il numero delle presenze fosse stato inferiore, il premio dovrà essere ridotto in proporzione; d) Lavoratore con due contratti part-time orizzontali dal lunedì al venerdì con 2 datori di lavoro diversi (uno alla mattina per 4 ore ed uno al pomeriggio per 3). I giorni lavorabili sono 22 ma, mentre nel rapporto mattutino è stato sempre presente (22 giorni) in quello pomeridiano ha registrato 15 presenze. Il lavoratore ha diritto a 100 euro in quanto nel periodo di marzo è stato sempre presente in almeno un contratto. Il beneficio sarà erogato da uno solo dei sostituti d’imposta, individuato dal lavoratore; e) Lavoratore due contratti a tempo parziale verticale: il primo dal lunedì al mercoledì ed il secondo dal giovedì al venerdì.

I giorni lavorabili sono 22, di cui 14 presso il primo datore ed 8 presso il secondo. Se il dipendente ha lavorato presso il primo per tutto il periodo concordato (14 giorni) e presso il secondo per 4 giornate, ha diritto al bonus di 100 euro in quanto, in almeno un contratto, ha prestato attività in sede per tutto il periodo lavorabile. L’esempio fatto dalla Agenzia delle Entrate è semplice ma potrebbe essere foriero di una qualche piccola iniquità (stiamo sempre parlando di cifre piccole), laddove il secondo contratto a tempo parziale verticale sia stato posto in essere per un solo giorno a settimana (ad esempio, il giovedì per un’ora, cosa possibile in quanto il D.L.vo n. 81/2015 non pone un limite minimo orario al contratto a tempo parziale, cosa che, invece, è prevista in alcuni CCNL). Se il lavoratore ha prestato la propria attività per un’ora nei 4 giovedì ha prestato in sede la propria attività per tutto il periodo lavorabile e, quindi, ha diritto a 100 euro. Anche in questo caso il bonus


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dovrà essere erogato dal sostituto d’imposta prescelto dal lavoratore. C’è, poi, la questione del lavoro intermittente ove il lavoratore, dipendente, a tutti, gli effetti, dal datore, viene “chiamato” a prestare la propria attività allorquando quest’ultimo inoltra la propria comunicazione di utilizzazione ai servizi telematici del Ministero del Lavoro, attraverso sms, e-mail o PEC,webline/online o tramite l’ App “Lavoro intermittente” per smartphone e tablet (Android o IOS). A quanto può ammontare il premio? L’Agenzia delle Entrate non parla di tale tipologia contrattuale ove le prestazioni non si possono individuare attraverso un contratto scritto le ore lavorabili. Qui, infatti, a differenza del rapporto a tempo parziale ove sussiste un contratto che consente di determinare, “a priori”, le ore ed i giorni lavorabili secondo le indicazioni fornite, da ultimo, dall’Agenzia delle Entrate, qui la prestazione dipendente può essere resa se e

quando avviene la chiamata del datore di lavoro. Di conseguenza, non appare applicabile il criterio utilizzato nella risoluzione n. 18/E in quanto se la chiamata fosse equiparata al concetto di “giornate od ore lavorabili”, si arriverebbe al paradosso che per un solo giorno di prestazione (perché nel mese non c’è stata più alcuna richiesta) si arriverebbe a riconoscere il premio nella misura massima di 100 euro. Ritengo, quindi (salvo diversa indicazione amministrativa che dovesse, in futuro, pervenire dagli organi a ciò deputati) che per i lavoratori intermittenti il “bonus” possa essere determinato suddividendo l’importo massimo di 100 con le giornate teoricamente lavorabili nel mese (22 o 26) e moltiplicando il risultato per il numero dei giorni di lavoro svolti a marzo. I 100 euro, come detto, sono a carico dello Stato: si pone, quindi, la questione del recupero in compensazione di quanto anticipato al dipendente, da parte del sostituto d’imposta che, in caso di doppio rapporto viene individuato dal lavoratore. Quest’ultimo dovrebbe

indicare, per una questione di correttezza e per evitare comunicazioni tra i due datori di lavoro, quello presso il quale ha effettuato il numero maggiore di presenze o ha realizzato la totalità della prestazione lavorabile. Con la risoluzione n. 17/E sono stati istituiti alcuni codici tributo dei modelli F24 ed F24 “enti pubblici” (F24 EP). Per il modello F24 il codice tributo è “1699” inserito nella sezione Erario, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, con l’indicazione del mese e dell’anno in cui è avvenuta l’erogazione del premio. Esso è denominato “Recupero da parte dei sostituti di imposta del premio erogato ai sensi dell’art. 63 del D.L. n. 18/2020”. Per il modello “F24 EP” il codice tributo è “169 E” e le indicazioni di riferimento sono le medesime di quelle sopra evidenziate. Tutte le somme potranno essere compensate avvalendosi, esclusivamente, dei servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate.

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QUALI PROSPETTIVE PER I GIOVANI CONSULENTI DEL LAVORO DI ANDREA BARBUSCIA

PRESIDENTE ASSOCIAZIONE GIOVANI CDL ROMA

Siamo in piena emergenza dovuta al covid 19. Forse siamo nella fase in cui la curva epidemica sta lentamente scendendo e si prospetta una lenta e tanta agognata riapertura delle attività produttive ed un ritorno alla vita sociale, alle nostre abitudini ed a tutto quello che abbiamo dovuto mettere da parte in parte in questo ultimo mese e mezzo. Certo, siamo tutti ben consci, che non potrà essere proprio tutto come era prima. Dovremmo abituarci a mantenere le distanze di sicurezza tra soggetti, adoperare dispositivi di protezione individuale nel rapporto con il prossimo. Tutto questo influenzerà il nostro domani, ma vogliamo e dobbiamo ripartire, e se questo è il prezzo lo pagheremo volentieri. Viene però da pensare anche ad altro. Come tutto questo influirà, oltre che nel nostro quotidiano, sulla nostra professione; quale sarà l’impatto che potrà avere sui nostri volumi d’affari e come atteggiarci per far sì che questo influisca negativamente il meno possibile sui nostri bilanci familiari. Come poteremo aiutare e consigliare i nostri assisti a far fronte nel post emergenza ai mutamenti che anche il loro lavoro e la loro struttura organizzativa avrà subito? Viviamo in un territorio dove il terziario la fa da padrone, quale settore preponderante e portante della nostra economia di zona, e ci viene naturale domandarci come potranno i nostri clienti mantenere i loro livelli occupazionali, se come sembra, gli ingressi nei locali saranno contingentati, le distanze fra persone saranno necessarie, le 26

sanificazioni degli ambienti obbligatorie. Alcuni non avrebbero addirittura convenienza economica a riaprire, in quanto i costi fissi sarebbero sproporzionati rispetto alle possibilità di vederli ristorati dagli incassi. Solo per farne un esempio, è il caso del piccolo ristorante con 30/40 coperti, del piccolo negozio, bar o similari, che vedrebbero, nel migliore dei casi, a causa del ridotto numero di ingressi possibili, dimezzare la propria capacità ricettiva. Questo sì che avrà un notevole impatto sulla nostra attività! Quanti dei nostri clienti saranno nelle condizioni di poter dare continuità alla propria impresa, e quelli che ce la faranno, potranno mai, mantenere i livelli occupazionali odierni? Potremmo ritrovarci nella paradossale situazione di essere sì ripartiti, ma di vederci ridotta di una buona parte del nostro lavoro, di conseguenza del nostro fatturato, senza tralasciare che la già ardua riscossione dei nostri compensi potrebbe diventare un’ulteriore preoccupazione, perché anche chi non l’accuserà pesantemente, non avrà sicuramente remore nel procrastinare i pagamenti per le nostre attività a causa, o con la scusa, della globale crisi che investirà il nostro paese. Per la serie, si stava meglio quando si stava peggio! Tutto ciò lo abbiamo messo in preventivo? Abbiamo cominciato a pensare alle possibili soluzioni da attuare? Anche perché spesso i giovani consulenti del lavoro non hanno grandi strutture che potrebbero attutire questa riduzione di lavoro e di fatturato; sovente lavorano da soli o con l’ausilio di po-


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chissimi collaboratori e sono legati a doppia mandata al destino dei loro assistiti. Spesso riescono a racimolare un reddito pari o di poco superiore a quello di un lavoratore subordinato medio, sopportando carichi di lavoro e stress inversamente proporzionali all’incassato. Ce la faranno ad andare avanti questi soggetti, a continuare la professione che tanto amano? Io una risposta non la conosco ed una soluzione non la ho. Però oggi più che mai è forse arrivato il momento di fare rete veramente, condividere mezzi e spazi e soprattutto mettersi in gioco. E’ ora di unirsi con altri colleghi. Ripartire i costi di gestione tra più colleghi, potrebbe essere intanto un palliativo, ma non basta e non basterà. E’ ora di puntare come non mai su noi stessi, guardarsi intorno e vedere quante sfaccettature ha questa nostra stupenda professione. Si è vero, è il nostro core business, ma noi

non siamo comunicazioni di assunzione e cedolini, non siamo invio dei flussi uniemens. Siamo molto di più, siamo consulenti del lavoro! Professionisti validi, che hanno studiato e che continuamente si aggiornano, e che hanno le capacità di capire il vento da che parte soffierà prima che arrivi la tempesta. La nostra professione ci offre una miriade di opportunità da cogliere; dai contratti di prossimità al welfare, dalle politiche attive alla sicurezza sul lavoro, per non parlare delle nuove occasioni concesse dal nuovo codice della crisi d’impresa. Ognuno potrà intraprendere il percorso che più gli si addice, che più gli piace. Ma come categoria e come famiglia non possiamo accettare che qualcuno sia obbligato a lasciare la professione che tanto si è sudato e che tanto ama. Non molliamo! E speriamo di trovarci qua fra qualche tempo a ricordare questo periodo come un nuovo inizio. 27


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COVID-19: CHIARIMENTI IN TEMA DI GESTIONE E SOSTEGNO DEI SOGGETTI COLPITI DALL’EMERGENZA DI GIANLUCA DONATI

CONSIGLIERE CPO ROMA

A seguito dell’evolversi della situazione di emergenza determinata da COVID-19 (Coronavirus) e della particolare velocità di diffusione dell’epidemia, il Governo sta adottando misure straordinarie di contrasto e contenimento della pandemia. L’emergenza Covid-19 viene affrontata “step by step”, in base all’evoluzione della situazione epidemiologica. In conseguenza di ciò, nell’arco di un mese circa si sono succeduti innumerevoli interventi, che stanno causando non poca confusione. La presente trattazione ha lo scopo di offrire una panoramica della normativa di riferimento, allo scopo di conoscere la corretta procedura che è consigliabile mettere in atto nelle imprese, per assicurare la loro sopravvivenza, messa a dura prova dalla pandemia mondiale. Intendiamo, in particolare, fornire alcune risposte alle domande più frequenti sul tema. Ai sensi di quanto disposto dal testo unico

sulla sicurezza, D.Lgs. n.81/2008, il datore di lavoro ha il dovere di tutelare i proprio lavoratori dipendenti, limitando al massimo il rischio di infortuni o malattie professionali a partire dalla prevenzione dall’esposizione a rischi dei lavoratori e, in special modo, nei confronti di coloro i quali sono particolarmente esposti al contatto con il pubblico. E’ consigliabile: •Verificare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e valutare la possibilità, opportunità o necessità di inserire il rischio biologico; •osservare le indicazioni del Ministero della salute, circa i comportamenti da adottare per limitare i rischi di contagio; •dotarsi, laddove possibile, di ulteriori dispositivi di protezione individuale, fornendo al personale dipendente adeguata informazione e formazione sul loro corretto uso, senza, di contro, alimentare la psicosi generale.

FAQ - COVID-19, DOMANDE E RISPOSTE 1. Quali sono le misure di contenimento previste in Italia? Per effetto del Dpcm 10 aprile 2020 tutte le misure per contrastare il diffondersi del contagio da coronavirus sono prorogate fino al 3 maggio 2020. Restano in vigore tutte le precedenti disposizioni stabilite per contrastare l’emergenza coronavirus comprese quelle che vietano a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano e le ulteriori misure stringenti per chi fa ingresso in Italia, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute. 28


LAVORO

2. Un licenziamento deciso e comunicato al dipendente dopo il 23 febbraio, con fine preavviso e cessazione il 15 marzo, giorno prima del Decreto Cura Italia, rimane valido? La ratio della norma pare essere quella di paralizzare solo i licenziamenti che intervengano durante il periodo considerato dalla legge e, quindi, in stretta connessione con l'emergenza sanitaria. Si esclude, dunque, che il divieto possa colpire i licenziamenti operati in precedenza, il cui periodo di preavviso vada a cadere durante i 60 giorni. Ciò, ovviamente, con ogni riserva e salvezza, tenendo conto che sulle disposizioni qui interpretate non esiste alcun orientamento né dottrinale né giurisprudenziale. 3.

Per le aziende per le quali non è stata disposta la chiusura, ma che abbiano ugualmente ridotto o sospeso la propria attività in conseguenza all’emergenza COVID, è consentito il ricorso alla cassa integrazione/assegno ordinario e alla cassa integrazione in deroga? Il ricorso agli ammortizzatori sociali di cui agli artt. da 19 a 22 del D.L. n. 18/2020 può essere operato in relazione alla sospensione o riduzione dell'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da Covid-19. Tali eventi possono avere una rilevanza direttamente sanitaria ma possono essere connessi anche con criticità organizzative o produttive comunque determinate dal diffondersi del contagio.

4.

In merito all’utilizzo degli ammortizzatori CIG, FIS, CIG in deroga, come dobbiamo comportarci con eventuali residui di ferie e ROL dell’anno precedente? Non si rinviene nel D.L. n. 18/2020 alcuna disposizione che obblighi un godimento di ferie e permessi prodromico all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Si ricorda che l’INPS, con proprio messaggio n. 3777 18/10/2019, aveva precisato che in caso di CIGO “l’eventuale presenza di ferie pregresse non è ostativa all’eventuale accoglimento dell’istanza”. Per quanto riguarda la Cassa Integrazione in Deroga, la cui autorizzazione spetta alle singole Regioni, occorre fare riferimento alle singole ordinanze. La Regione Lazio, ad esempio, nell’accordo quadro sottoscritto con le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni di categoria dei datori di lavoro ha chiaramente previsto che non è necessario prima dell’accesso in CIGD l’obbligo del godimento dei residui di Ferie, Permessi, Banca Ore, ecc.

5.

L’istanza CIGD va presentata all’Inps o alla Regione? L’istanza deve essere presentata alla Regione che provvede all’istruzione della pratica in ordine cronologico. 29


LAVORO

6.

Per quali categorie di aziende in quali settori si potrà applicare la cassa in deroga prevista all’Art.22? La CIG in deroga si applica ai datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario (INPS, msg. n. 1287/2020). La CIG in deroga non si applica ai datori di lavoro domestico.

7.

Nella Cassa Integrazione in Deroga per aziende con meno di 5 dipendenti non è richiesto l'accordo con le organizzazioni sindacali. L'informativa ai sindacati va inviata? La cassa integrazione in deroga è disciplinata dagli accordi-quadro regionali, dunque bisogna far riferimento all’accordo firmato nel territorio dove è ubicata l’unità produttiva. La Regione Lazio, con la convenzione quadro sopra citata, ha previsto invece che l’informativa preventiva debba essere inviata alle OO.SS. anche per le aziende con meno di 5 dipendenti.

8.

In caso di CIGO sembra non essere necessario l’accordo sindacale ma di sola informazione/consultazione. Non dovrebbe essere previsto alcun costo, in tal caso. È corretto? L’accordo sindacale è richiesto unicamente per la CIG in deroga secondo il testo normativo (per le aziende con più di 5 dipendenti). In ogni caso, ove i sindacati non si presentassero per la consultazione, sarebbe unicamente necessario dimostrare che l’informativa e la convocazione sono state fatte con gli ordinari mezzi di prova (ad esempio una PEC). L’intervento degli ammortizzatori di cui al D.L. n. 18/2020 è escluso dalla contribuzione addizionale e quindi non viene previsto alcun costo aggiuntivo per il datore di lavoro.

9.

Ho un dipendente assunto il 3 marzo per cui non posso accedere agli ammortizzatori sociali previsti dal Cura Italia, cosa fare? L’art. 41 del Decreto-Legge 8 aprile 2020, n. 23, ha esteso le disposizioni di cui agli art. 19 (CIGO e FIS con causale COVID-19) e 22 (CIGD) del D.L. 18/2020 anche ai lavoratori assunti dal 24 febbraio al 17 marzo 2020.

10. Pagamento diretto: procedure diverse tra CIGO E CIGD? Il pagamento delle prestazioni avviene come segue: • CIGO: conguaglio oppure pagamento. L’Inps con il msg. n. 1287 del 20 marzo 2020 ha precisato che “sarà possibile autorizzare il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa”; • assegno ordinario (FIS): conguaglio o pagamento diretto a richiesta del datore di lavoro; • CIG in deroga: unicamente pagamento diretto. 11. La cassa integrazione in deroga verrà corrisposta da parte dell’INPS anche per quelle imprese che non sono in regola con il documento unico di regolarità contributiva? Non sussistono obblighi di DURC per la concessione della CIG nemmeno in deroga. 12. È possibile cumulare gli ordinari permessi ex legge n. 104/1992 anche con quelli aggiuntivi previsti dal Decreto “Cura Italia”? Sì, è possibile. Ciò è stato chiarito dalla circolare INPS del 25 marzo 2020, n. 45/2020, per cui restano ferme le ordinarie modalità di fruizione e di cumulo di tali permessi. 13. È possibile usufruire dei permessi L.104 straordinari durante l’attività lavorativa svolta in smart working? 30


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Nella versione definitiva del decreto “Cura Italia”, i permessi retribuiti aggiuntivi per disabilità previsti dall’art. 24 del D.L. n. 18/2020 possono essere goduti senza alcuna limitazione anche dal lavoratore che svolga normalmente la propria prestazione in regime di lavoro agile. Nessuna preclusione è riferita dalla norma nemmeno nei confronti di coloro che godono di riduzioni dell’orario di lavoro per effetto di Cassa integrazione, assegno ordinario o altri ammortizzatori sociali. 14. La quarantena domiciliare preventiva è malattia? L’articolo 26, comma 1, del D.L. n. 18/2020 prevede che “il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all’articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, dai lavoratori del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto”. Per essere posti “in quarantena” occorre un provvedimento della Asl che comporterà la redazione di un certificato medico (anche ad opera del medico di base). Dunque, per essere considerati in malattia, occorrerà presentare un certificato medico da cui si evince lo stato di quarantena. 15. I contratti a tempo determinato che scadono durante la sospensione o riduzione dell’attività, con conseguente richiesta di ammortizzatore sociale, possono essere prorogati?

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L’art. 20 lett. c) del D.lgs. n. 81/2015 vieta l'apposizione di un termine alla durata di un contratto di lavoro subordinato “presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato”. Dunque, al momento, vi è un divieto per la costituzione di un rapporto di lavoro con contratto a tempo determinato presso unità produttive in cui vi è una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni (nella bozza di conversione in Legge c’è la previsione di deroga a tale comma). Non c’è alcun divieto di proroga dei contratti a termine già in essere 16. In riferimento ai rapporti di tirocinio extracurriculare sospesi per chiusura attività come da decreto, come dovrà comportarsi il soggetto ospitante per quanto riguarda l’indennità di partecipazione? In conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19, diverse Regioni hanno sospeso lo svolgimento dei tirocini extracurriculari. Tale periodo deve essere inteso come una sospensione, che potrà essere recuperata successivamente, anche oltre la durata di scadenza individuata dalle parti. Sulla base di quanto previsto all’articolo 1, commi 3436, della Legge n. 92/2012, così come peraltro ribadito all’interno delle Linee guida definite dall’Accordo Stato-Regioni del 25 maggio 2017, in tema di tirocini extracurriculari, ai tirocinanti è riconosciuta una congrua indennità in relazione alla prestazione svolta. All’art. 12 delle citate linee guida, è altresì precisato che “nelle ipotesi di sospensione del tirocinio, durante tale periodo non sussiste l’obbligo di corresponsione dell’indennità di partecipazione”. In ragione di quanto appena riportato, dunque, si ritiene che nulla debba essere corrisposto al tirocinante, né tantomeno il rimborso delle spese sostenute per vitto e alloggio. 17. possibile attivare lo smart working per i tirocinanti? Il tirocinio, per definizione, così come peraltro ribadito nelle linee guida dell'accordo StatoRegioni, del 25 maggio 2017, è un periodo di orientamento e di formazione, svolto in un contesto lavorativo e volto all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Non si configura come rapporto di lavoro. Analizzando la normativa di riferimento, dunque, in assenza di precise disposizioni da parte delle singole Regioni, si ritiene che il tirocinante non possa svolgere alcuna attività in smart working. 18. Il divieto di licenziamento per 60 giorni riguarda anche il lavoro domestico? No. L’art. 46 del D.L. n. 18/2020 preclude per 60 giorni dalla sua entrata in vigore il ricorso alle procedure di licenziamento collettivo di cui alla L. n. 223/91, la sospensione di quelle pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio, ed impedisce i licenziamenti individuali, a prescindere dal numero di dipendenti, motivati da giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’art. 3 della legge n. 604/66, per il medesimo ambito temporale (17 marzo – 16 maggio 2020). Nessuna delle norme cui fa riferimento l’art. 46 è riconducibile al licenziamento del lavoratore domestico, per il quale le uniche norme di riferimento sono l’art. 16 della L. n. 339/58 e l’art. 2118 c.c., che fanno riferimento al solo preavviso come vincolo di disciplina. Per ragioni identiche (non riconducibilità all’applicazione delle norme richiamate dall’art. 46 del “Cura Italia”), la sospensione dei licenziamenti non opera in relazione al licenziamento: • dell’apprendista per compimento del periodo formativo, facoltà prevista dall’art. 42, co. 4, del D.Lgs. n. 81/2015, che rinvia al solo art. 2118 c.c. ed al relativo obbligo di osservare il periodo di preavviso; • del dirigente, considerato che questo, anche quando avviene per ragioni “economiche”, è comunque soggetto a margini di discrezionalità più ampi di quelli connessi alle ragioni previste dall’art. 3 della L. n. 604/66, considerando inoltre che l’art. 8 della stessa Legge, prevede la sua applicazione esclusivamente al personale con qualifica di operaio o impiegato. 32


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D.L. LIQUIDITÀ nuove sospensioni dei versamenti ANTONIO GIGLIOTTI

DOTTORE COMMERCIALISTA E REVISORE LEGALE

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri, ha approvato il DL Liquidità n.23/2020 che interviene con norme urgenti anche per il rinvio di adempimenti fiscali e tributari da parte di lavoratori e imprese. In particolare, si prevede la sospensione dei versamenti di Iva, ritenute e contributi per i mesi di aprile e maggio, in aggiunta a quelle già previste con il “Cura Italia”, ma non per tutti i contribuenti. LA PROROGA PER I VERSAMENTI IN SCADENZA IL 16.03.2020 Il DL Cura Italia aveva concesso una “mini” proroga, indirizzata a tutti i contribuenti, con cui venivano differiti i termini per i versamenti in scadenza il 16 marzo, nei confronti delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli relativi ai contributi previden-

ziali ed assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria, al 20 marzo. Con l’articolo 21 del DL liquidità viene invece disposto che sono considerati tempestivi i versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni se effettuati entro il 16 aprile 2020, e per il ritardato versamento non verranno applicati sanzioni ed interessi. CONTRIBUENTI CON RIDUZIONE DEL FATTURATO O DEI CORRISPETTIVI

I versamenti sospesi per i mesi di aprile e maggio 2020, nel rispetto delle condizioni previste dall’articolo 18 del Decreto n. 23/2020, sono esclusivamente quelli relativi a: • ritenute alla fonte di cui agli articoli 23, 24, del D.P.R.600/73 (“ritenute paghe”), comprese addizionale regionale e comunale; • IVA; 33


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• contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria. Possono beneficiare di tale sospensione i soggetti che hanno subito nei mesi di marzo e aprile 2020, rispetto agli stessi mesi del 2019 la diminuzione del fatturato o dei corrispettivi: • di almeno il 33%, se nel 2019 ricavi/compensi inferiori a 50 milioni di euro; • di almeno il 50%, se nel 2019 ricavi compensi superiori a 50 milioni di euro. Si evidenzia che il calo deve essere calcolato facendo riferimento, come da testo definitivo del decreto, al fatturato o ai corrispettivi. Resta però ferma la necessità di effettuare un confronto “mese su mese”, e ciò vale anche per i contribuenti a liquidazione IVA trimestrale, che per poter legittimamente sospendere il versamento IVA del I trimestre 2020 in scadenza a maggio, dovranno incorrere nel calo del fatturato o dei corrispettivi richiesto con riferimento al mese di aprile. I versamenti oggetto di sospensione dovranno poi essere effettuati entro il 30 giugno 2020 in un’unica soluzione ovvero in cinque rate mensili di pari importo a partire dal mese di giugno 2020. CONTRIBUENTI CON INIZIO ATTIVITÀ DOPO IL 30.03.2019 – ENTI Ai sensi del comma 5 dell’articolo 18 D.L. 23/2020 la sospensione dei versamenti per i mesi di aprile e maggio 2020 spetta in ogni caso, senza necessità di valutazioni in ordine all’ammontare dei ricavi e compensi, anche ai soggetti che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o professione in data successiva al 31 marzo 2019, così come spetta a prescindere da ulteriori valutazioni a favore degli enti del terzo settore e degli enti religiosi 34

civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa. Occorre sottolineare, però, che per gli enti sono sospesi i versamenti delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale sui redditi da lavoro dipendente e assimilato e dei contributi previdenziali e assistenziali e premi per l’assicurazione obbligatoria. Non rientrano nell’ambito applicativo della sospensione i versamenti IVA. Anche tali versamenti sospesi dovranno poi essere effettuati entro il 30 giugno 2020 in un’unica soluzione ovvero in cinque rate mensili di pari importo a partire dal mese di giugno 2020. CONTRIBUENTI PROVINCIE PIÙ COLPITE

Il comma 6 dell’articolo 18 prevede

che ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza, la sospensione dei versamenti IVA in scadenza nei mesi di aprile e maggio 2020 spetti a fronte di una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33%, indipendentemente dall’ammontare dei ricavi o compensi percepiti nell’esercizio precedente. Anche in questo caso la verifica va effettuata “mese su mese”. SETTORI MAGGIORMENTE COLPITI Alcuni contribuenti potrebbero trovarsi a non rispettare le condizioni previste dall’articolo 18, ma essere comunque nella condizione di sospendere i versamenti di aprile (ed anche quelli di maggio solo per ASD, società sportive etc).

a) federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, nonché soggetti che gestiscono stadi, impianti sportivi, palestre, club e strutture per danza, fitness e culturismo, centri sportivi, piscine e centri natatori; b) soggetti che gestiscono teatri, sale da concerto, sale cinematografiche, ivi compresi i servizi di biglietteria e le attività di supporto alle rappresentazioni artistiche, nonché discoteche, sale da ballo, nightclub, sale gioco e biliardi; c) soggetti che gestiscono ricevitorie del lotto, lotterie, scommesse, ivi compresa la gestione di macchine e apparecchi correlati; d) soggetti che organizzano corsi, fiere ed eventi, ivi compresi quelli di carattere artistico, culturale, ludico, sportivo e religioso; e) soggetti che gestiscono attività di ristorazione, gelaterie, pasticcerie, bar e pub; f) soggetti che gestiscono musei, biblioteche, archivi, luoghi e monumenti storici e attrazioni simili, nonché orti botanici, giardini zoologici e riserve naturali;


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Ci riferiamo ai contribuenti per i quali la sospensione, con regole diverse da quelle previste dall’articolo 18 del D.L. n. 23, era stata disposta dal D.L. 9 marzo (settore turismo) e dal decreto cura Italia, n. 18/2020, che aveva aumentato considerevolmente i soggetti inclusi nella sospensione, introducendo per esempio i ristoranti (per l’elenco completo si rimanda alla tabella in calce all’articolo). Per tali soggetti le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, le trattenute dell’addizionale regionale e comunale, i contributi INPS e i premi INAIL, in scadenza dal 21 febbraio al 30 aprile sono differiti al 31 maggio. Per le associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, nonché per i soggetti che gestiscono stadi, impianti sportivi, palestre, club e strutture per danza, fitness e culturismo, centri sportivi,

piscine e centri natatori tali sospensioni operano fino al 31 maggio 2020. Per tali categorie i versamenti andranno effettuati un'unica soluzione entro il 30 giugno o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili a decorrere dal mese di giugno. SOSPENSIONE RITENUTE Il comma 7 dell’articolo 62 del DL Cura Italia prevede che i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, i ricavi e i compensi percepiti nel periodo compreso tra il 17 e il 31 marzo 2020 non sono assoggettati alle ritenute d'acconto di cui agli articoli 25 e 25-bis del DPR n.600/1973, da parte del sosti-

tuto d'imposta, a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. L’articolo 19 del DL Liquidità ha abrogato il comma 7 dell’articolo 62 del DL Cura Italia e prevede il non assoggettamento alle ritenute d'acconto da parte del sostituto d'imposta, in relazione ai ricavi e ai compensi percepiti nel periodo compreso tra il 17 marzo 2020 e il 31 maggio 2020, esclusivamente per i soggetti: • con ricavi o compensi non superiori a euro 400.000 nel 2019; • che nel mese precedente non hanno sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. Il sostituito dovrà poi versare le ritenute in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 o al massimo in 5 rate mensili a partire dal mese di luglio, senza sanzioni e senza interessi.

g) soggetti che gestiscono asili nido e servizi di assistenza diurna per minori disabili, servizi educativi per l’infanzia e servizi didattici di primo e secondo grado, scuole di vela, di navigazione, di volo, che rilasciano brevetti o patenti commerciali, scuole di guida professionale per autisti; h) soggetti che svolgono attività di assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili; i) aziende termali di cui alla legge 24 ottobre 2000, n. 323, e centri per il benessere fisico; l) soggetti che gestiscono parchi divertimento o parchi tematici; m) soggetti che gestiscono stazioni di autobus, ferroviarie, metropolitane, marittime o aeroportuali; n) soggetti che gestiscono servizi di trasporto passeggeri terrestre, aereo, marittimo fluviale, lacuale e lagunare, ivi compresa la gestione di funicolari, funivie, cabinovie, seggiovie e ski-lift; o) soggetti che gestiscono servizi di noleggio di mezzi di trasporto terrestre, marittimo, fluviale, lacuale e lagunare; p) soggetti che gestiscono servizi di noleggio di attrezzature sportive e ricreative ovvero di strutture e attrezzature per manifestazioni e spettacoli; q) soggetti che svolgono attività di guida e assistenza turistica; r) alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale di cui all'articolo 10, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 iscritte negli appositi registri, alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali e delle province autonome di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e alle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano di cui all'articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383, che esercitano, in via esclusiva o principale, una o più attività di interesse generale previste dall'articolo 5, comma 1 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n.117.

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ACCERTAMENTO E RISCOSSIONE> ACCERTAMENTO E CONTROLLI Ingiunzione fiscale. Motivo di nullità la firma dell’avvocato DI ANTONIO GIGLIOTTI

DOTTORE COMMERCIALISTA E REVISORE LEGALE

La Commissione Tributaria Regionale della Toscana (Sent. n. 107/04/20) ha sostenuto che è nullo l’atto d’ingiunzione sottoscritto da soggetto esterno alla P.A. in forza di procura “ad litem”. IL CASO La controversia riguarda un’ingiunzione di pagamento avente titolo nell'avviso di accertamento IMU 2009 spiccato dal Comune nei confronti di un soggetto che ha prontamente proposto impugnazione, deducendo la nullità dell’atto, posto che l'ingiunzione era stata emessa da soggetto non abilitato, giacché non rientrante fra quelli indicati dall'art. 52, lett. b), del D.lgs. n. 446 /97, e cioè dall'avvocato avente mandato di rappresentare e difendere il responsabile dell'Area Orga36

nizzativa Entrate dell’ente locale. Ebbene, l’adita C.T.P. di Pistoia ha accolto il ricorso del contribuente. Successivamente la C.T.R. della Toscana, respingendo l’appello presentato dall’amministrazione comunale, ha confermato il verdetto pronunciato dal Giudice di primo grado, formulando alcuni interessanti rilievi. MOTIVI DELLA DECISIONE Scrivono i giudici di secondo grado: «[…] si deve considerare che ai sensi degli artt. 4, commi 2-sexies e segg. del d.l. 209/02 e 52 del d.lgs. 446/97, l'ente locale può provvedere direttamente in proprio alla riscossione oppure può affidarla a terzi, purché, tuttavia, rientranti nelle categorie specificatamente indicate alla lettera b) di tale disposizione, quali

società cosiddette in house o anche miste, nel qual caso, tuttavia, ai sensi della successiva lettera c), l'affidamento non può comportare oneri aggiuntivi e, come di recente rilevato, questo divieto di ulteriori aggravi economici è riferito proprio all'ingiunzione fiscale, quale strumento di riscossione alternativo al ruolo, gestita direttamente dall'ente locale, nel senso che l'affidamento a terzi della riscossione non può comportare oneri maggiori per il contribuente rispetto a quelli che deriverebbero a suo carico con l'ingiunzione fiscale emessa direttamente dall'ente locale, sull'evidente presupposto che questa, quale mero atto amministrativo emanato direttamente dallo stesso ente impositore non genera e non può generare costi addebitabili al destinatario salvo quelli della sola notifica (…).


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Ne deriva quindi, (….), che la formazione e notificazione dell'ingiunzione, anziché ad opera direttamente del competente dirigente dell'ente locale, mediante invece mandato conferito ad un avvocato da parte del legale rappresentante dell'ente, come se si trattasse, anziché di un'operazione meramente amministrativa, di intervenire, invece, in una lite giudiziaria, si risolve, in definitiva, necessariamente in un affidamento a terzi della riscossione, che tuttavia non è affatto consentito dal citato art. 52, per essere il legale patrocinatore dell'ente assolutamente estraneo alle specifiche categorie elencate dalla lettera b) dell'indicata norma, contemplanti i soggetti ai quali soltanto una tale incombenza può essere delegata, con conseguente nullità, se non addirittura inesistenza dell’atto me-

desimo di riscossione. Quel che, pertanto, pare esser stato ritenuto determinante nella valutazione compiuta dalla sentenza in rassegna è appunto la natura dell'ingiunzione, quale vero e proprio atto amministrativo che, come testualmente espresso dalla S.C., precisamente si sostanzia in un "ordine di pagamento emesso dal competente ufficio creditore al fine di riscuotere semplicemente, in autotutela, l'entrata" (…), collocandosi pertanto nella dimensione dell'area prettamente amministrativa, quale sua sede congeniale e del tutto naturale, mentre il fatto che poi esso vada pure ad "adempiere" alle funzioni di titolo esecutivo oltre che di precetto e ad "assumere" anche le caratteristiche di quest'ultimo, attiene alla dinamica dello svolgimento delle sue funzioni e

giammai consente di ritenerlo scindibile nell'uno o nell'altro o da alcuno di essi distinto (…) . Il contrario avviso, per cui l'ipotesi rientrerebbe comunque nella forma di riscossione diretta, contrasterebbe altresì, con tutta evidenza, con la lettera e la ratio delle sopra citate disposizioni e in specie del citato art. 4 del d.l. 209/02 e dell'art.52 del d.lgs. 446/97, che hanno infatti inteso regolamentare come questa si svolge e tutti i casi in cui "sia deliberato di affidare a terzi (…) la riscossione", consentendo tale affidamento soltanto alle società ivi indicate e senza oneri aggiuntivi per il contribuente rispetto all'altra e diversa forma riscossione diretta, secondo un criterio, dunque, fondato su di un presupposto di economicità e assenza di aggravi, per il fatto che un tal ge37


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nere di riscossione non determina nessun sensibile costo a carico del contribuente, che risulterebbe invece assolutamente insussistente, con totale stravolgimento del disposto normativa, se l'ente locale potesse servirsi addirittura di un avvocato per darvi corso con l'ingiunzione, addebitandone per giunta gli oneri al contribuente. Non avrebbe, in questo caso, nessun senso la disposizione della lettera c) del sopra citato art. 52, poiché essa imporrebbe allora ai terzi affidatari della riscossione ivi contemplati un limite, rappresentato dal divieto di oneri aggiuntivi rispetto alla riscossione diretta, invece totalmente insussistente, potendo quest'ultima essere svolta con oneri, almeno di norma, tanto a dismisura più elevati rispetto a quelli che risultano i co-

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muni aggi esattoriali. E ciò è tanto vero che laddove si è ammessa la validità dell'ingiunzione fiscale emessa non direttamente dall'ente comunale, ma da uno, invece, dei soggetti terzi stabiliti dalla lettera b) del citato art. 52, non si è perso l'occasione di evidenziare come tanto era stato reputato sul presupposto tuttavia dell'assenza, nel caso di specie, di una maggiore onerosità di tale forma di riscossione, rispetto al peso dell'aggio comportato da quella svolta a mezzo ruolo: "la L. n. 689 del 1981, art. 27, non esclude altre forme di riscossione, né è dimostrata la maggiore onerosità del recupero" (…). In altri termini l'ingiunzione fiscale emessa ai sensi dell'art. 2 del R.D. 14 aprile 1910 n. 639 ai fini della riscossione del tributo non è

un atto processuale, né può farsi rientrare fra gli atti processuali tipici previsti dal c.p.c. e, pertanto, non può essere posta in essere con il mezzo della procura "ad litem" ex art. 83 c.p.c.. Essa ha natura di atto amministrativo complesso che adempie alle funzioni del titolo esecutivo stragiudiziale ed a quelle del precetto. Ne consegue che l'atto di ingiunzione sottoscritto da soggetto esterno alla Pubblica Amministrazione in forza di procura "ad litem" è nullo ed improduttivo di qualsivoglia effetto (….) .». Sulla base delle considerazioni appena esposte, la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha rigettato l'appello dell’Ente locale, con relativa condanna al pagamento delle spese del giudizio.


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GIURISPRUDENZA

SUL LICENZIAMENTO INESISTENTE DI IOLANDA PICCININI

PROF. ORD. DIRITTO DEL LAVORO (LUMSA – ROMA) - AVVOCATO CASSAZIONISTA

APP. BOLOGNA, SENT. 19 FEBBRAIO 2020, PRES. COCO, REL. VACCARI Lavoro (rapporto di) – Affitto di ramo d’azienda - Successiva illegittima scissione del ramo con retrocessione dei soli beni strumentali e non della forza lavoro – Cessione ex lege del contratto di lavoro - Successivo licenziamento collettivo da parte della società cedente - Inefficacia Nell’ipotesi di illegittima scissione del ramo d’azienda, in violazione dell’art. 2112 c.c., opera la cessione ex lege del rapporto del lavoratore appartenente al predetto ramo, con conseguente inefficacia del successivo licenziamento intimato dalla società cedente che non rivestiva più la qualifica di datore di lavoro. CASS., SEZ. LAV., SENT. 18 NOVEMBRE 2019, N. 29889, PRES. DI CERBO, REL. BOGHETICH Lavoro (rapporto di) – Dissociazione tra datore di lavoro ed effettivo utilizzatore della prestazione – Condizioni di legittimità - Appalto illecito di manodopera – Licenziamento intimato da datore di lavoro formale – Inesistenza La dissociazione tra datore di lavoro ed effettivo utilizzatore della prestazione è stata storicamente contenuta dal legislatore e consentita solamente per ipotesi tipizzate al fine di trovare un contemperamento tra esigenze di flessibilità dell’organizzazione imprenditoriale e garanzie di tutela dei lavoratori; il criterio discretivo per individuare una legittima dissociazione tra formale datore di lavoro e sostanziale utilizzatore delle prestazioni lavorative è, dunque, la riconduzione della fattispecie concreta alle ipotesi normativamente tipizzate, con onere della prova a carico del datore di lavoro, sia di quello formale, sia di quello sostanziale (nel caso di specie, la Corte ha confermato la decisione di merito che aveva dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato in conseguenza di un appalto illecito di manodopera con illegittimità del licenziamento intimato dal datore di lavoro meramente formale). [massima a cura della redazione] CASS., SEZ. LAV., ORD. 9 SETTEMBRE 2019, N. 22487, PRES. BRONZINI, REL. GARRI Lavoro (rapporto di) – Interposizione fittizia di manodopera – Licenziamento intimato da datore di lavoro apparente – Inesistenza Nel caso di interposizione fittizia di manodopera è giuridicamente inesistente, provenendo da un soggetto estraneo al rapporto lavorativo, il licenziamento intimato dal datore di lavoro apparente ed interposto, poiché il potere di recesso deve essere esercitato dal contraente reale e non da quello fittizio. [massima a cura della redazione]Il tema del licenziamento è ben conosciuto dai consulenti del lavoro, soprattutto in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando. 40


GIURISPRUDENZA

Tuttavia, c’è un “tipo” di recesso poco studiato ma dalle ricadute pratiche (intercorrenza del rapporto, decorrenza dei termini prescrizionali, decadenza dall’impugnazione, rito applicabile, litisconsorzio) importanti: si tratta del licenziamento qualificato dalla Giurisprudenza come giuridicamente inesistente. E’ noto che la categoria dell’inesistenza dell’atto o del negozio giuridico non è prevista dal Codice civile, ma è stata elaborata dalla dottrina e dalla giurisprudenza – quando non è ritenuta equivalente alla nullità - in relazione ad atti che, per essenziali carenze strutturali, non possono essere ricondotti allo schema legale tipico e non consentono neppure una valutazione di invalidità. L’espressione recesso inesistente – oltre che nell’ipotesi del licenziamento orale (in tal senso cfr. Cass. ord. n. 33705 del 18 dicembre 2019) tradizionalmente definito come inefficace e che, come tale, da un lato, non richiede impugnazione del termine di decadenza di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 6 e, dall’altro, non incide sulla continuità del rapporto di lavoro e, quindi, sul diritto del lavoratore alla retribuzione sino alla riammissione in servizio - è utilizzata nell’ambito di vicende contrattuali (ad esempio, trasferimento di ramo d’azienda) o di tipologie di lavoro flessibile (lavoro temporaneo e somministrazione) caratterizzate da una

“dissociazione” o da una “duplicità” della figura datoriale. L’orientamento è risalente: già Cass. S.U. n. 2517 del 1997, in tema di interposizione, parlò di datore di lavoro “solo apparente e in realtà mai esistito” (si vedano, altresì, le sentenze n. 10318 e n. 6926 del 2000 della Cassazione). Successivamente, nel 2010, la Cassazione, con la decisione n. 23684, in un caso di fornitura di lavoro temporaneo, ai sensi della L. n. 196 del 1997, accertata l’inesistenza delle ragioni temporanee, determinò l’imputazione del rapporto in capo all’utilizzatore, disponendo la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato, in mancanza dei presupposti legittimanti l’assunzione del termine ex D.Lgs. n. 368 del 2001: in quella vicenda, il licenziamento intimato dall’impresa fornitrice venne qualificato come giuridicamente inesistente (correggendo l’inesatta affermazione di “illegittimità” contenuta nella sentenza impugnata ed escludendo la ratificabilità, con effetto retroattivo, del licenziamento nel caso dell’inesistenza, poiché il recesso proviene non da un soggetto o organo della società datrice non abilitato a compiere atti dispositivi del relativo potere, bensì da un soggetto che non è parte del rapporto lavorativo). Più di recente, il difetto di titolarità all’esercizio del potere di recesso in capo a chi non

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GIURISPRUDENZA

è datore di lavoro è stato rilevato, in un caso di licenziamento – dichiarato inesistente a seguito di cessione di ramo d’azienda, da Cass. n. 28843 del 2018, mentre l’associazione ricorrente ne sosteneva la rilevanza quale fatto giuridico produttivo di obbligazioni. Ed ancora, con la sentenza n. 22179 del 2018, in una vicenda di di distacco illegittimo, la Cassazione ha ribadito il proprio insegnamento formatosi in materia di interposizione di manodopera e, richiamando Cass. n. 22910 del 2006, ha fatto il punto sulla dissociazione fra titolare e utilizzatore del rapporto lavorativo con la conseguente disarticolazione e regolamentazione tra i due degli obblighi correlati alla prestazione lavorativa, confermando che tale fenomeno costituisce un’eccezione, in quanto – come affermato da Cass. S.U. n. 14897 del 2002, che ha negato la configurabilità di un litisconsorzio necessario nel processo di accertamento dell’interposizione vietata – la struttura del rapporto di lavoro subordinato è bilaterale e non plurilaterale. Sempre sull’interposizione fittizia e sulla giuridica inesistenza/inefficacia del licenziamento intimato dal datore di lavoro apparente ed interposto (e, dunque, proveniente da un soggetto estraneo al rapporto lavorativo) si è espressa Cass. n. 22487 del 9 settembre 2019, in commento. Peraltro, rigettando le censure della società in materia di prescrizione, la Corte ne ha confermato la durata decennale – trattandosi di domanda di accertamento e costituzione di rapporto di lavoro – decorrente dal primo atto interruttivo e non in costanza di rapporto, in assenza di stabilità reale fino all’accertamento giudiziale del rapporto. Inoltre, data l’inesistenza del recesso, ad avviso della Corte, non si era verificata alcuna decadenza dall’impugnativa ex art. 6 della L. n. 604 del 1966. Recentemente, tale lettura è stata confermata dalla sentenza n. 29889 del 18 novembre 2019 della Cassazione, che qui si annota, la quale ha ritenuto corrette le decisioni di merito che avevano dichiarato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, con illegittimità del licenziamento intimato dal datore di lavoro meramente formale in conseguenza di un appalto ille42

cito di manodopera. In questa occasione, la Suprema Corte ha, preliminarmente, ribadito l’applicabilità del c.d. Rito Fornero (art. 1, commi 47 e segg. della L. n. 92 del 2012) anche alla domanda proposta nei confronti di un soggetto diverso dal formale datore di lavoro, di cui si chiede di accertare la effettiva titolarità del rapporto. La Corte ha, poi, rigettato il ricorso della società, richiamando le condizioni e i limiti per una corretta dissociazione tra formale datore di lavoro e sostanziale utilizzatore delle prestazioni lavorative. Da ultimo, anche la Corte d’appello di Bologna, con la sentenza del febbraio 2020, che si annota, accertata l’illegittima scissione del ramo d’azienda in violazione del disposto dell’art. 2112 c.c. e, dunque, il trasferimento del rapporto di lavoro del lavoratore appartenente al ramo ceduto, ha dichiarato inefficace il successivo licenziamento intimato dalla società cedente, poiché la stessa non rivestiva più la qualifica di datore di lavoro: secondo la Corte d’appello “al momento del licenziamento il rapporto tra le parti era di mero fatto e le vicende risolutive dello stesso non possono ritenersi idonee ad incidere sul rapporto giuridico in essere” con la società cessionaria. Ed invero, se la categoria di inesistenza, nelle cause in materia di licenziamenti, ha spesso perso la sua autonoma rilevanza, finendo per ricadere o nella nullità o nell’inefficacia, oggi – venuta meno la monolitica tutela reale di cui al vecchio art. 18 dello Statuto – gli aspetti applicativi, sostanziali e processuali, cui si è fatto cenno, devono indurre gli operatori a non trascurare l’esatta qualificazione del recesso datoriale, poiché non è pacifico che l’inesistenza si “converta” in nullità od inefficacia. Inoltre, per concludere, può dirsi che, di fronte ai fenomeni circolatori dell’azienda o di flessibilità di utilizzo del personale, pur consentiti in un mercato del lavoro in continua evoluzione e rispondenti alle esigenze della produzione che richiedono nuove forme di organizzazione del lavoro, la nozione di lavoro subordinato, di cui all’art. 2094 c.c. tiene ancora purchè non si forzi troppo il modello: dinanzi agli abusi – così come ci insegna il sistema sanzionatorio in


GIURISPRUDENZA

materia di lavoro – torna la struttura “normale” del rapporto di lavoro e, in applicazione del principio di effettività e di conservazione del contratto, il reale beneficiario della prestazione – così come quello riconosciuto dal Giudice quale giuridico titolare del rapporto - resterà il solo datore di lavoro. In questa prospettiva, per quanto qui interessa, la sentenza in commento n. 29889 si conclude, confermando il “generale principio di individuazione del datore di lavoro nel soggetto che utilizza la prestazione lavorativa in base alla norma inderogabile dettata dall’art. 2094 cod. civ. che si riferisce alla collaborazione “nell’impresa” alle dipendenze dell’ “imprenditore”, tipicamente individuato in colui che organizza i fattori della produzione”. Del resto è proprio questa la logica del sistema sanzionatorio in materia di lavoro, come insegnatoci dalla Corte costituzionale

con la sentenza n. 210 del 1992, sull’operatività del rimedio civilistico della nullità parziale del contratto: “la violazione del modello di contratto e di rapporto imposto all'autonomia individuale dà luogo, di regola, alla conformazione reale del rapporto concreto al modello prescritto - per via di sostituzione o integrazione della disciplina pattuita con quella legale ovvero per via del disconoscimento di effetti alla sola disposizione contrattuale illegittima - e non già alla riduzione del rapporto reale ad una condizione di totale o parziale irrilevanza giuridica” (cfr., sul “sistema” generale dei profili sanzionatori nel rapporto di lavoro subordinato, Cass. n. 12985 del 2008). Per leggere il testo integrale delle decisioni vai al link: h t t p s : / / w w w. c o n s u l e n t i d e l l a v o r o roma.it/sites/default/files/sentenze%20apr2 0.zip

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FINANZA

MES SI O MES NO? La luce fuori dal tunnel della drammatica situazione sanitaria dettata dal Covid 19 è visibile. Non fortissima, ma sempre più vicina. DI ANGELO PALETTA

DOCENTE DI MANAGEMENT E INNOVATION MANAGER

Istituzioni europee propongono e mass media ripetono all’Italia che col Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) può indebitarsi senza condizionalità fino a 37 miliardi o fino al 2% del PIL. Unico vincolo giuridico apparente è spendere il prestito per la sanità al fine di superare la crisi pandemica. Questa affermazione sul “senza condizioni” è vera quanto quella che nel 1999 pronunciò Romano Prodi per convincere gli italiani ad entrare nell’UE: «Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più». Non a caso lo stesso Prodi il 14 aprile 2020 in TV a La7 ha affermato: «Il famoso MES che era inaccettabile perché 45


FINANZA

poneva condizioni, ma senza condizioni non possiamo dire di no al MES» anche se subito aggiunge: «non è mica una gran cosa». È vero che sul prestito sanitario del MES non interverrà la troika sui conti italiani, ma il problema nascosto è che il prestito del MES è un debito “privilegiato” ai sensi del Trattato istitutivo. Infatti, al paragrafo 13 è stabilito che «i capi di Stato o di governo hanno concordato che i prestiti del MES fruiranno dello status di creditore privilegiato in modo analogo a quelli del FMI, pur accettando che lo status di creditore privilegiato del FMI prevalga su quello del MES». Verrà modificato il Trattato all’unanimità anche questo punto prima che l’Italia accetti il prestito? Se così non fosse, per i detentori dei Buoni Poliennali del Tesoro (BTP) aumenterebbe in automatico il rischio di rimborso del mostruoso debito “ordinario” dell’Italia ammontante a 2.472,6 miliardi. Banca d’Italia ha misurato al 134,8% il rapporto debito/PIL nel 2019. A causa del lockdown, anche se il debito pubblico al numeratore restasse invariato - ma sappiamo che aumenterà – il PIL del 2020 sarà molto più basso ed il Fondo Monetario Internazionale ha già stimato che crollerà del -9,1%, ossia 162 miliardi di euro. Questo porterebbe nel 2020 il rapporto debito/PIL al 152%. Altri stimano che con il prolungamento del lockdown a 53 giorni e una lenta fase 2 lunga tutta l’estate la perdita salirebbe al -20% del PIL, che ai valori del 2019 ammonterebbe a 357,4 miliardi, con un rapporto debito/PIL al 172,9%. Fino al 31 dicembre 2020 la Banca Centrale Europea garantirà gli acquisti dei titoli pubblici anche in caso di downgrade del rating del debito 46

sovrano dell’Italia, ora classificato BBB (dati S&P e Fitch), ossia un solo “notch” sopra l’inferno dell’area “Non Investment Grade – Speculative”. E dal 1° gennaio 2021? La semantica è importante nella psicologia dei popoli. Per i tedeschi la parola “debito” si scrive “schuld”, che significa anche “colpa” o “peccato” e per loro gli italiani sono pericolosi per il debito pubblico. Ma senza dirlo, sono attratti dalla maggiore patrimonializzazione privata che in media che ogni italiano possiede e dal miglior sistema bancario, che non è intossicato dai derivati come gli istituti tedeschi, specialmente Deutsche Bank e Commerzbank. Per ritornare al MES, va segnalato che l’Italia non ha un proprio rappresentante nel management board che è così composto da: Klaus Regling (Managing Director), David Eatough, Rolf Strauch, Christophe Frankel, Kalin Anev Janse, Sofie de Beule-Roloff, Françoise Blondeel. Questi personaggi, aventi grandi responsabilità sul destino di 446 milioni di cittadini europei di 27 Stati con 24 lingue diverse, beneficiano dell’immunità e dell’inviolabilità legale ai sensi dell’articolo 35 del Trattato: «Nell'interesse del MES, il presidente del consiglio dei governatori, i governatori e i governatori supplenti, gli amministratori, gli amministratori supplenti, nonché il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell'esercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti». Di diritto e di fatto sono deresponsabilizzati, vantaggio legale che non è nemmeno pensabile per un qualunque professionista e manager pubblico o privato.


FINANZA

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QUADRO SINOTTICO FIS-CIG-CIGD " DVSB EFM $FOUSP 4UVEJ Voce

FIS ZERO ORE

FIS ORARIO RIDOTTO

CIG Zero Ore

Ferie

Non maturano. Si veda circolare Inps 130/2017

Maturano se le ore lavorate superano i 15 gg vedere CCNL

No

NO (occore comunque fare riferimeno al CCNL applicato)

Riproporzionati (occore comunque fare riferimeno al CCNL applicato)

NO (occore comunque fare riferimeno al CCNL applicato)

Riproporzionati (occore comunque fare riferimeno al CCNL applicato)

Non maturano

Riproporzionate sulla base dei giorni di effettivo lavoro rapportati ai giorni lavorativi totali del mese con arrotondamento all'unità più vicina.Tale calcolo è illustrato nella circolare n. 133/00 dell'Inps. E' necessario effettuare la seguente proporzione x : a = b : c , dove a= n° dei gg di effettivo lavoro; b=n° dei giorni di permesso teorici (cioè 3); c= n° dei giorni lavorativi nel mese).Ad esempio: se il lavoratore lavora 10 giorni nel mese su un totale di 27 giorni lavorativi, il calcolo è il seguente:x : 10 = 3 : 27 x = 30 : 27x = 1,11 cioè 1 giorno (si arrotonda all'unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50o superiore).Questo lavoratore ha diritto, nel mese considerato, ad un giorno di permesso retribuito. Si veda anche Messaggio INPS 18/11/2009, n. 26411

Permessi/ROL

Permessi L. 104

Festività

Malattia

Maternità 48

In caso di sospensione a zero ore non compete alcun giorno di permesso retribuito. SI veda circolare Inps 130/2017

"Per quanto attiene i lavoratori sospesi è necessario distinguere: 1. lavoratori retribuiti a paga oraria: - non sono mai integrabili le festività del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, che devono essere sempre retribuite dal datore di lavoro; le altre festività infrasettimanali non sono integrabili quando ricadono nei primi 15 giorni di integrazione salariale; - sono integrabili le festività infrasettimanali (1° giorno dell’anno, lunedì dopo Pasqua, Assunzione, Ognissanti, Immacolata Concezione, Natale, Santo Stefano e Santo Patrono) quando ricadono oltre i 15 giorni, a causa del prolungarsi della sospensione. 2. lavoratori retribuiti in misura fissa mensile: - tutte le festività sono integrabili nei limiti dell’orario contrattuale settimanale.

"Se la malattia è sorta durante il periodo di sospensione, allora non è indennizzabile; il lavoratore continua a percepire l’assegno ordinario e non dovrà comunicare lo stato di malattia; Si ved circolare Inps 130/2017 se la malattia è sorta prima dell’inizio della sospensione dell’attività lavorativa, occorre valutare a seconda delle casistiche (circolare Inps 82/2009)"

L’astensione obbligatoria per gravidanza o puerperio prevale sempre sull’assegno ordinario, mentre la lavoratrice ha possibilità di decidere se avvalersi o meno della facoltà di astensione per congedo parentale, senza che quest’ultimo possa in alcun modo essere cumulato con il trattamento garantito dal Fondo. Il cumulo è invece consentito in caso di opzioni per gli Z[Y\TLU[P HS[LYUH[P]P HS JVUNLKV 7LY°° H]LYL°° KPYP[[V°° HP°° WLYTLZZP°° WLY°° HSSH[[HTLU[V u ULJLZZHYPV° JOL° ULSSH NPVYUH[H° ]P° ZPHUV° WYLZ[HaPVUP° lavorative. In caso contrario prevale

In caso di : 1) riduzione verticale dell’orario di lavoro, il diritto alla fruizione dei tre giorni mensili di permesso è riproporzionato in funzione dell’effettiva riduzione della prestazione lavorativa; Siveda circolare Inps 130/2017 2) riduzione orizzontale, permane il diritto ai 3 giorni mensili di permesso retribuito. (oltre a quanto previsto dal Decreto 18/2020)

A carico datore di lavoro

"In caso di riduzione di orario: l’assegno ordinario non è dovuto prevale l'indennità di malattia. Si veda circolare Inps 130/2017"

L’astensione obbligatoria per gravidanza o puerperio prevale sempre sull’assegno ordinario, mentre la lavoratrice ha possibilità di decidere se avvalersi o meno della facoltà di astensione per congedo parentale, senza che quest’ultimo possa in alcun modo essere cumulato con il trattamento garantito dal Fondo. Il cumulo è invece consentito in caso di opzioni per gli strumenti HS[LYUH[P]P HS JVUNLKV 7LY°° H]LYL°° KPYP[[V°° HP°° WLYTLZZP°° WLY°° HSSH[[HTLU[V u ULJLZZHYPV° JOL° ULSSH NPVYUH[H° ]P° ZPHUV° WYLZ[HaPVUP° SH]VYH[P]L 0U JHZV contrario prevale sempre l’assegno

A carico del datore di lavoro le festività cadenti nelle prime due settimane per i soli operai retribuiti a ore.nei rimanenti casi, la festività dà luogo al normale trattamento di cigo, anche nel caso di coincidenza con il sabato o la domenica; fanno eccezione le giornate del 25 aprile, I° maggio e 2 giugno, per le quali rimane in ogni caso l'obbligo di retribuzione nella misura di 1/26 (o nella diversa misura stabilita dal ccnl applicato) della retribuzione mensile in capo al datore di lavoro

Non è indennizzabile pertanto il lavoratore continuerà a percepire le intgrazioni salariali ed il lavoratore non dovrà comunicare il lo stato di malattia. Si veda circolare Inps 197/2015

"Dall’inizio del periodo di gravidanza fino alla fine del congedo di maternità, e fino a quando il bambino compie 1 anno, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro e messa in cassa integrazione, a meno che non sia interrotta l’attività dell’azienda o del reparto cui la mamma è addetta. Il divieto vale anche in caso di riduzione dell’orario di lavoro ed è riconosciuto anche al papà che ha usato il congedo di paternità. La lavoratrice che sta per diventare mamma e che, all’inizio del periodo di congedo di maternità, viene sospesa per intervento della cassa integrazione, può avere l’indennità giornaliera di maternità se tra l’inizio della sospensione per cassa integrazione e quello per la maternità non sono passati più di 60

CIG Orario Ridotto

CIG Deroga Zero Ore

CIG Deroga Orario Ridotto

PER QUANTO COMPATIBILI SI APPLICANO LE DISPOSIZIONI PREVISTE PER LA CIGO (maturano se le ore lavorate superano i 15 gg )

PER QUANTO COMPATIBILI SI APPLICANO LE DISPOSIZIONI PREVISTE PER LA CIGO

Maturano se le ore lavorate superano i 15 gg vedere CCNL

A carico datore di lavoro

Si veda circolare Inps 197/2015. Prevale la malattia. L'orientamento prevalente sembra propendere per il principio secondo il quale, in caso di coincidenza di periodi di malattia con periodi di cigo, il trattamento da corrispondere al lavoratore non possa comunque eccedere i massimali stabiliti per la cigo: quindi l'Inps corrisponderebbe la parte di indennità a proprio carico nei limiti previsti, e l'azienda sarebbe tenuta eventualmente ad integrare (salvo che il ccnl non disponga espressamente il contrario, v. ccnl industria gomma plastica) fino al raggiungimento del massimale

"Dall’inizio del periodo di gravidanza fino alla fine del congedo di maternità, e fino a quando il bambino compie 1 anno, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro e messa in cassa integrazione, a meno che non sia interrotta l’attività dell’azienda o del reparto cui la mamma è addetta. Il divieto vale anche in caso di riduzione dell’orario di lavoro ed è riconosciuto anche al papà che ha usato il congedo di paternità. La lavoratrice che sta per diventare mamma e che, all’inizio del periodo di congedo di maternità, viene sospesa per intervento della cassa integrazione, può avere l’indennità giornaliera di maternità se tra l’inizio della sospensione per cassa integrazione e quello per la maternità non sono passati più di 60


Festività

- non sono mai integrabili le festività del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, che devono essere sempre retribuite dal datore di lavoro; le altre festività infrasettimanali non sono integrabili quando ricadono nei primi 15 giorni di integrazione salariale; - sono integrabili le festività infrasettimanali (1° giorno dell’anno, lunedì dopo Pasqua, Assunzione, Ognissanti, Immacolata Concezione, Natale, Santo Stefano e Santo Patrono) quando ricadono oltre i 15 giorni, a causa del prolungarsi della sospensione. 2. lavoratori retribuiti in misura fissa mensile: - tutte le festività sono integrabili nei limiti dell’orario contrattuale settimanale.

A carico datore di lavoro

settimane per i soli operai retribuiti a ore.nei rimanenti casi, la festività dà luogo al normale trattamento di cigo, anche nel caso di coincidenza con il sabato o la domenica; fanno eccezione le giornate del 25 aprile, I° maggio e 2 giugno, per le quali rimane in ogni caso l'obbligo di retribuzione nella misura di 1/26 (o nella diversa misura stabilita dal ccnl applicato) della retribuzione mensile in capo al datore di lavoro

A carico datore di lavoro

QUADRO SINOTTICO FIS-CIG-CIGD

Malattia

Voce

Ferie

Permessi/ROL

Maternità Permessi L. 104

"Se la malattia è sorta durante il periodo di sospensione, allora non è indennizzabile; il lavoratore continua a percepire l’assegno ordinario e non dovrà comunicare lo stato di malattia; Si ved circolare Inps 130/2017 se la malattia è sorta prima dell’inizio della sospensione dell’attività lavorativa, occorre valutare a seconda delle FIS(circolare ZERO Inps ORE casistiche 82/2009)"

Non è indennizzabile pertanto il lavoratore continuerà a percepire le intgrazioni salariali ed il lavoratore non dovrà comunicare il lo stato di malattia. Si veda circolare Inps 197/2015

" DVSB EFM $FOUSP 4UVEJ

"In caso di riduzione di orario: l’assegno ordinario non è dovuto prevale l'indennità di malattia. Si veda circolare Inps 130/2017"

FIS ORARIO RIDOTTO

Non maturano. Si veda circolare Inps 130/2017

Maturano se le ore lavorate superano i 15 gg vedere CCNL

NO (occore comunque fare riferimeno al CCNL applicato)

Riproporzionati (occore comunque fare riferimeno al CCNL applicato)

L’astensione obbligatoria per gravidanza o puerperio prevale sempre sull’assegno ordinario, mentre la lavoratrice ha possibilità di decidere se avvalersi o meno della facoltà di astensione per congedo parentale, senza che quest’ultimo possa in alcun modo essere cumulato con il trattamento garantito dal Fondo. Il cumulo è invece In caso di in sospensione a zeroper ore consentito caso di opzioni gli non compete alcun giorno di Z[Y\TLU[P HS[LYUH[P]P HS JVUNLKV 7LY°° permesso retribuito. SI veda H]LYL°° KPYP[[V°° HP°° WLYTLZZP°° WLY°° circolare Inps 130/2017 HSSH[[HTLU[V u ULJLZZHYPV° JOL° ULSSH NPVYUH[H° ]P° ZPHUV° WYLZ[HaPVUP° lavorative. In caso contrario prevale sempre l’assegno ordinario.

L’astensione obbligatoria per gravidanza o puerperio prevale sempre sull’assegno ordinario, mentre la lavoratrice ha possibilità di decidere se avvalersi o meno della facoltà di astensione per In caso di senza : congedo parentale, che 1) riduzione verticale quest’ultimo possa in alcun modo dell’orario di lavoro, il diritto essere cumulato con il trattamento alla fruizione dei Iltrecumulo giorni è garantito dal Fondo. mensili di permesso invece consentito in casoèdi riproporzionato funzione strumenti opzioni per gli in dell’effettiva riduzione della HS[LYUH[P]P HS JVUNLKV 7LY°° H]LYL°° prestazione lavorativa; Siveda KPYP[[V°° HP°° WLYTLZZP°° WLY°° circolare Inps 130/2017 HSSH[[HTLU[V u ULJLZZHYPV° JOL° 2) riduzione orizzontale, ULSSH NPVYUH[H° ]P° ZPHUV° permane il diritto ai 3 giorni WYLZ[HaPVUP° SH]VYH[P]L 0U JHZV di permesso retribuito. mensiliprevale contrario sempre l’assegno (oltre a quanto previsto dal ordinario. Decreto 18/2020)

CIG Zero Ore

No

"Dall’inizio del periodo di gravidanza fino alla fine del congedo di maternità, e fino a comunque NO (occore il bambino compie 1 anno, quando al CCNL applicato) fare riferimeno la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro e messa in cassa integrazione, a meno che non sia interrotta l’attività dell’azienda o del reparto cui la mamma è addetta. Il divieto vale anche in caso di riduzione dell’orario di lavoro ed è riconosciuto anche al papà che ha usato il congedo di paternità. La lavoratrice che sta per diventare mamma e che, all’inizio del periodo di congedo di maternità, viene sospesa per intervento della cassa Nonpuò maturano integrazione, avere l’indennità giornaliera di maternità se tra l’inizio della sospensione per cassa integrazione e quello per la maternità non sono passati più di 60 giorni. Se invece il congedo è iniziato dopo 60 giorni dalla sospensione dal lavoro per cassa integrazione la mamma ha diritto all’indennità giornaliera di maternità al posto del trattamento per la cassa integrazione."

Congedo matrimoniale Festività

ANF

TFR

Malattia Mensilità aggiuntive

"Per quanto attiene i lavoratori sospesi è necessario distinguere: 1. lavoratori retribuiti a paga oraria: - non sono mai integrabili le festività del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, che devono essere sempre retribuite dal datore di lavoro; le altre festività infrasettimanali Durante il periodo di assenza per non sono integrabili quando ricadono nei matrimonio, al lavoratore spetta la primi 15 giorni di integrazione salariale; normale retribuzione anche se è in - sono integrabili le festività corso l’integrazione salariale per tutto il infrasettimanali (1° giorno dell’anno, periodo di congedo. lunedì dopo Pasqua, Assunzione, Ognissanti, Immacolata Concezione, Natale, Santo Stefano e Santo Patrono) quando ricadono oltre i 15 giorni, a causa del prolungarsi della sospensione. 2. lavoratori retribuiti in misura fissa mensile: - tutte le festività sono integrabili nei limiti spettanosettimanale. dell’orarioNon contrattuale SI veda circolare Inps 130/2017

Non spettano SI veda circolare Inps 130/2017

Matura per intero

Matura per intero

"Se la malattia è sorta durante il periodo di sospensione, allora non è indennizzabile; il lavoratore continua a percepire l’assegno ordinario e non dovrà comunicare lo stato di malattia; Si ved circolare Inps 130/2017 NO prima dell’inizio se la malattia è sorta della sospensione dell’attività lavorativa, occorre valutare a seconda delle casistiche (circolare Inps 82/2009)"

Carico Inps (in caso di pagamento diretto da parte dell'Istituto) - Carico Datore di lavoro (in caso di anticipo conto Azienda)

Si veda circolare Inps 197/2015. Prevale la malattia. L'orientamento prevalente sembra propendere per il principio secondo il quale, in caso di coincidenza di periodi di malattia con periodi di cigo, il trattamento da corrispondere al lavoratore non possa comunque eccedere i massimali stabiliti per la cigo: quindi l'Inps corrisponderebbe la parte di indennità CIGneiOrario a proprio carico limiti previsti, e l'azienda sarebbeRidotto tenuta eventualmente ad integrare (salvo che il ccnl non disponga espressamente il contrario, v. ccnl industria gomma plastica) fino al raggiungimento del massimale

Durante il periodo di assenza per matrimonio, al lavoratore spetta la normale retribuzione anche se è in corso l’integrazione salariale per tutto A carico datore di lavoro il periodo di congedo.

A carico del datore di lavoro le festività cadenti nelle prime due del congedo matrimoniale L'istituto per i soli operai settimane prevale suaquello cigo, e retribuiti ore.neidella rimanenti pertanto periodo casi, la durante festività tale dà luogo al il "rientra" dalla cigo stessa. lavoratore normale trattamento di cigo, Ilanche trattamento previsto dalla legge nel caso di coincidenza compete interamente, e pertanto il con il sabato o la domenica; lavoratore o la lavoratrice hanno fanno eccezione le giornate del alla retribuzione pagata diritto 25 aprile, I° maggio epiena 2 giugno, dal datore di lavoro (nel caso di per le quali rimane in ogni caso qualifiche ed intermedie, l'obbligo operaie di retribuzione nella quota di del1/26 trattamento verrà unamisura (o nella rimborsato diversa misura dall'Inps) stabilita dal

Maturano se le ore lavorate superano i 15 gg vedere CCNL

"Dall’inizio del periodo di gravidanza Riproporzionati (occore fino alla fine del congedo di maternità, e comunque fare riferimeno al fino a quando il bambino compie 1 CCNL applicato) anno, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro e messa in cassa integrazione, a meno che non sia interrotta l’attività dell’azienda o del Riproporzionate baseèdei giorni di reparto cui lasulla mamma addetta. effettivo lavoro rapportati ai giorni lavorativi totaliin delcaso mese Il divieto vale anche di con riduzione arrotondamento all'unità vicina.Tale ed èpiù riconosciuto dell’orario di lavoro è illustrato circolare n. calcolo anche al papà che hanella usato il congedo 133/00 dell'Inps. E' necessario effettuare di paternità. la seguente proporzione x : a = b : c , dove n° dei ggche di effettivo lavoro; b=n° Laa= lavoratrice sta per diventare dei giorni ediche, permesso teorici (cioè 3); di c= mamma all’inizio del periodo n° dei giorni lavorativi nel congedo di maternità, viene mese).Ad sospesa per esempio: il lavoratore lavora 10 giorni cassa integrazione, può interventosedella nell’indennità mese su un totale di 27 avere giornaliera di giorni maternità lavorativi, il calcolo è il seguente:x per : 10 = se tra l’inizio della sospensione 3 : 27 x = 30 : 27x = 1,11 cioè 1 giorno la cassa integrazione e quello per (simaternità arrotondanon all'unità o adiquella sono inferiore passati più 60 che la frazione sia superiore a seconda giorni. fino allo 0,50o superiore).Questo lavoratore ha diritto, nel mese il congedo è iniziato dopo 60 Se invece ad un giornodal di lavoro permesso considerato, giorni dalla sospensione per retribuito. Si veda anche Messaggio INPS cassa integrazione la mamma ha diritto 18/11/2009, n. 26411 giornaliera di maternità al all’indennità

CIG Deroga Zero Ore

CIG Deroga Orario Ridotto

PER QUANTO COMPATIBILI SI APPLICANO LE DISPOSIZIONI PREVISTE PER LA CIGO (maturano se le ore lavorate superano i 15 gg )

PER QUANTO COMPATIBILI SI APPLICANO LE DISPOSIZIONI PREVISTE PER LA CIGO

posto del trattamento per la cassa integrazione."

L'istituto del congedo matrimoniale prevale su quello della cigo, e pertanto durante tale periodo il lavoratore "rientra" dalla cigo stessa. Il trattamento previsto dalla legge compete interamente, e pertanto il lavoratore o la lavoratrice hanno diritto alla retribuzione A carico didi lavoro piena pagata daldatore datore lavoro (nel caso di qualifiche operaie ed intermedie, una quota del trattamento verrà rimborsato dall'Inps)

ccnl applicato) della retribuzione mensile in capo al datore di lavoro

Riproporzionate - I ratei maturano "In caso riduzione di orario: solo perdii periodi lavorati. E’ l’assegno tuttavia ordinario non è possibile indicare dovuto prevale l'indennità nell’accordo sindacale la di malattia. Sianche veda circolare Inpsdi maturazione per i periodi 130/2017" sospensione. In caso contrario occorre verificare con attenzione quanto previsto dai diversi ccnl per la maturazione dei ratei.

SI

Matura per intero

Non è indennizzabile pertanto il lavoratore continuerà a percepire le intgrazioni salariali ed il lavoratore non dovrà NO comunicare il lo stato di malattia. Si veda circolare Inps 197/2015

Carico Inps (in caso di pagamento diretto da parte dell'Istituto) - Carico Datore di lavoro (in caso di anticipo conto Azienda)

SI

Matura Inps per intero Si veda circolare 197/2015. Prevale la malattia. L'orientamento prevalente sembra propendere per il principio secondo il quale, in caso di coincidenza di periodi malattiasolo con riproporzionate - I ratei di maturano periodi cigo, ilE’trattamento da per i periodidilavorati. possibile tuttavia corrispondere al lavoratore non possa indicare nell’accordo sindacale la comunque massimali maturazioneeccedere anche peri i periodi di stabiliti per In la caso cigo: quindioccorre l'Inps sospensione. contrario corrisponderebbe la parte di indennità verificare con attenzione quanto a proprio carico nei limiti previsti, previsto dai diversi ccnl per la e l'aziendamaturazione sarebbe tenuta eventualmente dei ratei. (1) ad integrare (salvo che il ccnl non disponga espressamente il contrario, v. ccnl industria gomma plastica) fino al raggiungimento del massimale

Carico Inps (in caso di PER QUANTO PER QUANTO pagamento diretto SI da parte Carico Azienda COMPATIBILI COMPATIBILI SI dell'Istituto) APPLICANO LE APPLICANO LE DISPOSIZIONI PREVISTE DISPOSIZIONI PREVISTE PER LA CIGO (maturano "Dall’inizio del periodo di PER LA CIGO se le ore lavorate superano gravidanza fino alla fine del "Dall’inizio del periodo di gravidanza i 15 gg ) congedo di maternità, e fino a finorelativi alla fine del congedo di maternità, e 1) L'Inps ha comunicato, attraverso la circolare n. 13/2011, l'algoritmo utilizzato per il calcolo della prestazionequando di Cigo ilnei casi di comunicazione ai periodi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa tramite il flusso Uniemens. Da bambino compie 1 anno,dei dati fino quandofattispecie il bambinotenuto compie 1 che il ragguaglio a ore del compenso ultramensile (13° e 14° tale circolare ne deriva che in concreto le quote di mensilità aggiuntive vengono di rado rimborsate dall'Inps in quanto eccedononon il tetto allaa singola conto la lavoratrice puòmensile essere applicabile anno, la lavoratrice non può essere ecc.) sommato al ragguaglio a ore del trattamento corrisposto mese dopo mese non può in ogni caso superare ilsospesa massimo spettante. dal lavoro e messa in cassa sospesa dal lavoro e messa in cassa integrazione, a meno che non sia L’astensione obbligatoria per integrazione, a meno che non sia interrotta l’attività dell’azienda o del gravidanza o puerperio prevale interrotta l’attività dell’azienda o del reparto cui la mamma è addetta. sempre sull’assegno ordinario, L’astensione obbligatoria per gravidanza reparto cui la mamma è addetta. mentre la lavoratrice ha possibilità o puerperio prevale sempre sull’assegno Il divieto vale anche in caso di di decidere se avvalersi o meno ordinario, mentre la lavoratrice ha Il divieto vale anche in caso di riduzione riduzione dell’orario di lavoro ed è della facoltà di astensione per possibilità di decidere se avvalersi o dell’orario di lavoro ed è riconosciuto riconosciuto anche al papà che ha congedo parentale, senza che meno della facoltà di astensione per anche al papà che ha usato il congedo usato il congedo di paternità. quest’ultimo possa in alcun modo congedo parentale, senza che di paternità. essere cumulato con il trattamento quest’ultimo possa in alcun modo La lavoratrice che sta per diventare garantito dal Fondo. Il cumulo è essere cumulato con il trattamento La lavoratrice che sta per diventare mamma e che, all’inizio del periodo invece consentito in caso di Maternità garantito dal Fondo. Il cumulo è invece mamma e che, all’inizio del periodo di di congedo di maternità, viene opzioni per gli strumenti consentito in caso di opzioni per gli congedo di maternità, viene sospesa per sospesa per intervento della cassa HS[LYUH[P]P HS JVUNLKV 7LY°° H]LYL°° Z[Y\TLU[P HS[LYUH[P]P HS JVUNLKV 7LY°° intervento della cassa integrazione, può integrazione, può avere l’indennità KPYP[[V°° HP°° WLYTLZZP°° WLY°° H]LYL°° KPYP[[V°° HP°° WLYTLZZP°° WLY°° avere l’indennità giornaliera di maternità giornaliera di maternità se tra HSSH[[HTLU[V u ULJLZZHYPV° JOL° HSSH[[HTLU[V u ULJLZZHYPV° JOL° ULSSH se tra l’inizio della sospensione per l’inizio della sospensione per cassa ULSSH NPVYUH[H° ]P° ZPHUV° NPVYUH[H° ]P° ZPHUV° WYLZ[HaPVUP° cassa integrazione e quello per la integrazione e quello per la WYLZ[HaPVUP° SH]VYH[P]L 0U JHZV lavorative. In caso contrario prevale maternità non sono passati più di 60 maternità non sono passati più di 60 contrario prevale sempre l’assegno

Detrazioni fiscali & bonus Renzi

Carico Azienda

Carico Azienda

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QUESITI DEL MESE A CURA DEL CENTRO STUDI

DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA

è la prima volta che richiedo un CIGO, è richiesta l'informativa sindacale per le aziende superiori a 5 unità, potete dirmi a cosa fa riferimento? e come devo procedere?

Si faccia riferimento all'art. 19 comma 2 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020. Nell’ Accordo della Regione Lazio a norma dell’art. 22 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18, all’art 6, è previsto che L’accordo non è richiesto per i datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti. In presenza di lavoratori part time come va calcolata la dimensione aziendale? Per teste o secondo l’art 9 del Dlgs 81/2015?

La dimensione aziendale deve essere calcolata considerando i lavoratori part-time secondo i dettami dell'art. 9 Dlgs. 81/2015. Un lavoratore in NASPI ha aperto partita IVA e chiesto la liquidazione anticipata all'INPS. Nei successivi 30 giorni ha dimenticato di comunicare all'ente il reddito presunto, e si vede ora chiedere indietro tutto l'importo ricevuto. Ci sono gli estremi per annullare tale richiesta? Trattasi di un mero inadempimento formale a fronte di un sostanziale diritto reale.

Il soggetto richiedente la liquidazione anticipata del trattamento Naspi quale incentivo all'autoimprenditorialità, ha l'obbligo di comunicare all'Ente entro 30 giorni il reddito presunto dell'anno, a pena di decadenza dal diritto. Se l'attività di lavoro autonomo o imprenditoriale avesse avuto inizio nell'anno 2020, potrebbe tentare invano e la proroga dei termini in materia, come disposto dall'art. 33, co. 3, del DL 18/2020. dovrei presentare una domanda di CIG in deroga in relazione ad una società del settore della grande distribuzione con unità produttive ubicate in più di 5 regioni. Sembrerebbe che tale domanda debba essere presentata al Ministero del Lavoro. Potreste gentilmente chiarire le modalità ed il sito di riferimento al quale inviare la domanda di CIGD? L'art. 2 del Decreto Interministeriale del 24 marzo 2020 (decreto di ripartizione delle risorse per la cig in deroga) stabilisce che "....nel caso di crisi in conseguenza di emergenza epidemiologica Covid - 19 che coinvolga unità produttive del medesimo datore di lavoro site in cinque o più regioni o province autonome sul territorio nazionale, ai fini del coordinamento delle relative procedure, il trattamento di cassa integrazione guadagni in deroga è riconosciuto dal Ministero del Lavoro per conte delle regioni interessate. Allo stato attuale Il Ministero del Lavoro non ha ancora reso note le modalità di richiesta della CIGD plurilocalizzata. Sul punto si vedano anche le indicazioni contenute alla lettera H) della Circolare INPS 47/2020 Azienda artigiana metalmeccanica con due dipendenti. Il CSC è 4.13.07, ha codice autorizzazione 7B e 3P (non 3X). Debbo, in relazione al trattamento di integrazione salariale "COVID-19", richiedere l'intervento dell'FSBA ovvero debbo richiedere l'intervento della Cassa Integrazione Ordinaria?

La richiesta (si veda la circolare Inps 47/2020) deve essere inviata a FSBA


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Il Mondo del Consulente n. 108 del 2020 by Ordine Consulenti del Lavoro - Consiglio Provinciale di Roma - Issuu