N. 83 - ANNO VII - SETTEMBRE 2017
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HOUSE ORGAN DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DELL’ORDINE DEI CONSULENTI DEL LAVORO DI ROMA
Giovani in Europa
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N°83 – settembre 2017 Periodico mensile Reg.Tribunale di Roma n.280 del 20 settembre 2011 House Organ del Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
Consiglio Provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro
Direttore Responsabile Lorenzo Lelli Redazione Daniele Donati Giuseppe Marini Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Paolo Stern Andrea Tommasini Responsabile Editoriale Andrea Tommasini
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LA RIVISTA HOUSE ORGAN DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA DELL'ORDINE CONSULENTI DEL LAVORO INTERAMENTE DEDICATA ALLA CATEGORIA ED AI PROFESSIONISTI PUOI SFOGLIARE LA RIVISTA SU WWW.CONSULENTIDELLAVORO-ROMA.IT E ANCHE SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK
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Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma IT 00145 Roma RM Via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06 89670177 r.a. Fax 06 86763924 www.consulentidellavoro-roma.it Segreteria TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico Legge 11 - 1 - 1979 N.12 Redazione redazione@cdlrm.it Questo numero è stato chiuso in redazione il 15 Settembre 2017
QUESTO NUMERO
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EDITORIALE
L’Europa punta sui giovani LAVORO: GIOVANI, ARRIVA QUADRO UE PER APPRENDISTATI DI QUALITÀ
ADALBERTO BERTUCCI PRESIDENTE CPO RM
Care Colleghe e cari Colleghi, i riflettori dell’Unione Europea puntano sui giovani, sulla loro formazione e professionalità. È in arrivo un quadro europeo dedicato agli apprendistati, che prevede tutele a garanzia del diritto a un’istruzione, a una formazione e un apprendimento permanente di qualità e inclusivi, consolidando il “Pilastro Europeo dei Diritti Sociali”, una bussola a sostegno del buon funzionamento e dell'equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale, che ambisce a condurre l’Europa verso migliori condizioni di vita e di lavoro, anche partendo dalle nuove generazioni. Con questa proposta, l’Unione individua quattordici criteri fondamentali, linee guida indispensabili a cui gli stati membri devono attenersi per ottimizzare al massimo il periodo di apprendistato, affinché sia qualitativamente e tecnicamente efficace, tutelando il giovane mediante, ad esempio, un contratto scritto e un compenso garantito. Ma portando valore aggiunto anche al datore di lavoro, oltre che con una giovane risorsa sempre più autonoma, qualificata e tecnicamente preparata, anche attraverso finanziamenti comunitari dedicati. L’Europa aspira a favorire le condizioni tali per cui i giovani al termine del proprio percorso di studi siano già pronti all’ingresso nel mondo del lavoro, non arrecando peso ma portando con sé da subito professionalità ed esperienza. Il tema mi è particolarmente caro. Ho parlato spesso del caso italiano e di quanto sia netta la distanza tra il nostro mondo universitario e quello del lavoro, argomento condiviso e trattato tra l’altro al recentissimo Festival del lavoro di Torino. Questa opportunità comunitaria, se utilizzata con responsabilità ed intelligenza, potrebbe allineare il nostro Paese agli standard europei. Siamo nell’Unione Europea, qualcuno la sostiene, altri ne vorrebbero uscire, ma quando si tratta di crescere e cercare di migliorare il mondo del lavoro italiano e con esso la nostra realtà sociale, ci troviamo tutti d’accordo. Allora buttiamoci nella mischia e approfittiamo delle concrete opportunità che la Comunità si appresta ad offrirci.
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SOMMARIO
L’Europa punta sui giovani
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Una forma di flessibilità controllata
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Welfare variabile e premiale
LAVORO
EDITORIALE
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DI ADALBERTO BERTUCCI
Il caso Spesometro 2017
LAVORO
ZOOM RIFLESSIONI DEL DIRETTORE
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DI LORENZO LELLI
Pronta la convenzione tra Ministero, Roma Città metropolitana ed l’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma DI MARCO BERTUCCI
DI MASSIMILIANO MATTEUCCI
Tassazione sulla fortuna TASSE
SCUOLA & PROFESSIONE
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DI EUFRANIO MASSI
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DI ANTONIO GIGLIOTTI
Pasquino
APPRENNISTATO DE QUALITà APPRENDISTATO DI QUALITà
Quesiti del mese QUESITI
Regione Lazio Stretta sui tirocini LA VOCE DEI GIOVANI
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DI ALESSIA NOVIELLO
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A CURA DEL CENTRO STUDI
Musicisti in “dialogo” CULTURA
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DI ANDREA TOMMASINI
Riepilogo attività Ordine Settembre 2017 Consulenti 1 nuovi iscritti – 0 cancellati Praticanti 8 nuovi iscritti – 4 fine pratica - 2 cancellati Commissione di Certificazione dei Contratti Conciliazione ed Arbitrato CPO Roma n. 7 istanze di certificazione Commissione Congruità Parcelle n. 2 Sportelli dedicati agli iscritti INPS: n. 2 giornate Aziende, n. 1 giornata Artigiani e Commercianti Sportello Pensioni n. 2 giornate Quesiti Centro Studi CPO Roma n. 16 quesiti risposti Editoria Fiscal Focus - giornaliero Rivista del Lavoro – settimanale The World of Il Consulente – Mensile Eventi formativi n. 2 incontri formativi per un totale di n. 8 ore formative
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Il caso Spesometro 2017
ZOOM LE RIFLESSIONI DEL DIRETTORE
DI LORENZO LELLI CONSULENTE DEL LAVORO
Si fa presto a deliberare e istituire nuovi adempimenti!
L’applicazione pratica però, tra software e procedure, è un altro paio di maniche. Mi riferisco allo Spesometro, ovvero la comunicazione verso l’Agenzia delle Entrate dei dati del primo semestre 2017, fatture emesse e ricevute, che si sta rilevando il caso fiscale di fine anno: all’attivo 5 proroghe, software Sogei bloccato e un’indagine da parte del Garante della Privacy. Siamo giunti, a ridosso della scadenza fis6
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sata per il 5 ottobre, alla proclamazione dell’ennesima proroga al 16 ottobre 2017. La beffa sta nel fatto che già a luglio commercialisti e tributaristi chiedevano un rinvio per la metà di ottobre, perentoriamente negato, ma alla fine si è giunti proprio a quella data. La grande criticità di questo adempimento è stata riscontrata dal sistema software dedicato all’applicativo, con innumerevoli ostacoli procedurali e potenziali violazioni della privacy. Per citarne alcuni, in prima bat-
RIFLESSIONI DEL DIRETTORE ZOOM
tuta, inserendo il codice fiscale del contri- vuti chiedendo all’utente un nuovo invio». buente era possibile accedere a tutti i suoi Tutte queste problematiche hanno procudati e a modificali agevolmente, da qui le rato un brusco rallentamento generalizzaEntrate e Sogei si sono visti costretti a bloc- to negli invii e grande confusione e sfiducia care alcune funzionalità del software, pro- tra gli addetti ai lavori. curandosi oltretutto un’indagine da parte Se i rimedi agli errori tecnici sono arrivati, del Garante della Privacy. Il Garante fortu- non si può dire lo stesso della questione renatamente ha scongiurato la violazione in- lativa alle sanzioni: sul tema infatti il Goformatica, sull’argomento l’Amministrato- verno tarda a pronunciarsi. Proprio questa re Delegato di Sogei ha così rassicurato: “il mancanza di una presa di posizione ufficiale da parte delle istituziosistema non è stato violato ni induce alcuni a speda un punto di vista della sirare nell’eventualità che curezza informatica, non vi La grande criticità questo specifico ademè stato infatti nessun accespimento sia da consideso non autorizzato o una sotdi questo rarsi sperimentale, con trazione di dati da parte di adempimento è la relativa sospensione hacker”. stata riscontrata del sistema sanzionatoIn seconda analisi, il mal fundal sistema rio ad esso dedicato. zionamento dell’applicativo software dedicato Lo Spesometro concepiha procurato considerevoli all’applicativo, con to come strumento per scarti di trasmissioni “senza innumerevoli contrastare l’evasione, motivazione”. L’Agenzia delcon l’intento di fare una le Entrate ha stabilito la proostacoli rilevazione sistemica delcedura specifica per questi procedurali e le operazioni verso i conrifiuti non motivati, ovvero potenziali sumatori, anche a detta l’obbligo di ritrasmettere le violazioni della della Corte dei Conti, è forniture scartate senza moprivacy caratterizzato da andativazione. Oltre all’inevitamenti ondivaghi e conbile sconforto dei professiotraddittori, tanto da arnisti, anche il direttore generale di AssoSoftware (l'associazione na- rivare a volte a favorirla, l’evasione, increzionale che riunisce, rappresenta e tutela mentando la propensione a effettuare acgli interessi di oltre il 90% delle aziende del- quisti di beni e servizi privilegiando i pagal'Information Technology che realizzano menti “in nero”. software applicativo-gestionale per impre- Ogni anno aggiungiamo alla check list un se, intermediari e PA) Roberto Bellini ha ulteriore adempimento, un’altra scadenza, commentato l’accaduto: «Siamo molto con- altri oneri e responsabilità e con essi arritrariati dai messaggi comunicati dal call cen- vano altri software, spese e carico di lavoter dell’Agenzia delle Entrate – commenta ro, per non parlare del continuo “scontro” – perché flussi corretti già inviati non do- con l’esangue e diffidente clientela! vrebbero essere rinviati. Questo, se fosse Da professionisti attendiamo la nuova Ficonfermato, oltre a creare disagio e pro- nanziaria, che certamente ci riserverà nuoblemi agli utenti, porrebbe un’ombra sul ve soprese e sfide da affrontare, auguriafunzionamento del sistema di interscambio moci però per il futuro maggiore funzionache in questo caso non sarebbe stato in gra- lità e comunicazione dall’altra parte della do di elaborare correttamente i dati rice- barricata.
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Pronta la convenzione
SCUOLA & PROFESSIONE
ALTERNANZA SCUOLA LAVORO: CONSULENTI SEMPRE IN PRIMA LINEA
tra Ministero, Roma Città metropolitana ed l’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma
IL RUOLO CHE I CONSULENTI DEL LAVORO SI SONO SAPUTI RITAGLIARE NEL PROGETTO PREVISTO DALLA RIFORMA MINISTERIALE DELLA “BUONA SCUOLA” È NOTEVOLE E PRESTIGIOSO DI MARCO BERTUCCI CONSULENTE DEL LAVORO
Il progetto prevede di realizzare corsi di formazione all’interno del ciclo di studi, sia nel sistema dei licei sia nell’istruzione professionale, e in-
tende fornire ai giovani, oltre alle conoscenze di base, quelle competenze necessarie a inserirsi nel mercato del lavoro, alternando le ore di studio a ore di formazione in aula e ore trascorse all’interno delle aziende, per garantire loro esperienza “sul campo” e superare il gap “formativo” tra mondo del lavoro e mondo accademico in termini di competenze e preparazione: uno scollamento che spesso caratterizza il sistema italiano e rende difficile l’inserimento lavorativo una volta terminato il ciclo di studi. Aprire il mondo della scuola al mondo esterno consente più in generale di trasformare il concetto di apprendimento in attività permanente (lifelong learning, opportunità di crescita e lavoro lungo tutto l’arco della vita), consegnando pari dignità alla forma8
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zione scolastica e all’esperienza di lavoro. Su impulso del Consiglio Provinciale di Roma e delega del Presidente Adalberto Bertucci già nel corso del 2016 la Commissione Decentramento, con l’importante contributo dei Consiglieri del Cpo di Roma Valentina Torresi e Marco Bertucci, ha sottoscritto e realizzato, percorsi di formazione teorica e pratica (grazie ovviamente anche ai colleghi che si sono prestati ad ospitare nei propri studi professionali gli studenti che hanno aderito all’iniziativa).
Istituti di: Roma Monteverde, Roma Eur, Guidonia, Ostia, Ladispoli, Rignano e Morlupo; Orientamento in uscita: 7 incontri per 21 ore complessive con circa 450 studenti coinvolti; Docenze interne: 220 ore complessive per circa 320 studenti coinvolti; Stage/Tirocini esterni 1200 ore complessive per circa 30 studenti coinvolti e relativi colleghi Cdl. L’intuizione è stata quella di creare un cammino di orientamento alla professione del Consulente del lavoro, spiegando ai ragazzi le opportunità e le possibilità lavorative, puntando sul futuro di tanti giovani, fornendo mezzi di conoscenza e creando cultura della professione che svolgiamo. Nella pratica si è predisposto un circuito formativo che possa ridurre la distanza fra
Questi i numeri del 2016/2017
SCUOLA & PROFESSIONE
l’istruzione scolastica e le decisioni in merito ad un futuro professionale più aderente alle predisposizioni e alle affinità degli studenti. Ovviamente la grande partecipazione a spinto il Presidente Bertucci e tutta la commissione a continuare sul percorso tracciato tant’è che nel corso di quest’anno stanno per essere sottoscritti i protocolli per poi realizzare i percorsi formativi nel corso del 2017/2018 con: Scuola S.G.Battista; Scuola Aniene; Scuola Federico Caffè; Scuole Rignano e Morlupo; Scuola Ladispoli; Scuola Toscanelli di Ostia; Scuola Monterotondo; Scuola Alberti Eur; Scuola Amedeo di Savoia Tivoli Tutte le scuole prevedono la presentazione con l’orientamento in uscita e partiranno le docenze interne con i corsi lavoro/fiscale. Quasi tutte le scuole prevedono Stage/Tirocini esterni di almeno 40 ore a studente. Per ampliare il progetto e rendere più incisiva la missione istituzionale che il Cpo di Roma intende realizzare è stata chiesta la collaborazione al Sindacato di Categoria
Ancl Up Roma presieduto da Sandro Pasquini e dai Giovani appartenenti alla AGCDL guidata da Alessia Noviello. Grande attesa invece per la firma, prevista ormai nelle prossime settimane, della convenzione tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (M.I.U.R.) – Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, la Città Metropolitana di Roma Capitale - Dipartimento III “Servizi per la Formazione e per il lavoro” ed il Consiglio provinciale di Roma dell’Ordine dei Consulenti del lavoro. Il presidente Bertucci si dice entusiasta delle opportunità che avranno i giovani di conoscere il mondo dei consulenti del lavoro attraverso questa convenzione ed il progetto
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SCUOLA & PROFESSIONE
alternanza scuola lavoro. Importante il ruolo svolto dal collega Umberto Feroce, consigliere nazionale Ancl, per la stesura del documento, del quale riportiamo in anteprima la parte degli obiettivi: Le Parti, con le risorse finanziarie, organizzative e umane disponibili, intendono collaborare per realizzare iniziative finalizzate a: • sviluppare azioni volte a rafforzare l’acquisizione, da parte degli studenti, di competenze ed abilità con particolare riguar10
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do a quelle trasversali e di spirito imprenditoriale; • attivare forme di collaborazione tra scuola e mondo dei consulenti del lavoro; • innovare ed integrare l’attività didattica anche attraverso l’educazione non formale, l’esperienza laboratoriale, con l’ausilio di testimonial ed esperti del mondo della consulenza del lavoro; rafforzare le attività di progettazione congiunta a sostegno dell’alternanza scuola-lavoro curricolare ed extra-curricolare; • favorire lo sviluppo sul territorio di interscambio tra mondo della formazione e del lavoro attraverso la creazione di reti funzionali tra Istituzioni scolastiche, Centri per l’Impiego e studi di consulenza del lavoro; • diffondere la conoscenza delle buone pratiche realizzate dalle scuole nell’ambito delle collaborazioni attivate e/o in fase di attuazione del presente Protocollo di Intesa. Il Consulente del Lavoro, per le competenze professionali specifiche della professione, ha un compito essenziale: non è solo il collettore, l’anello di congiunzione naturale tra mondo del lavoro e sistema scolastico, ma è l’unico professionista davvero titolato a promuovere ed accrescere con ottime probabilità di successo, un’attività cruciale per lo sviluppo del lavoro dei giovani.
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Stretta sui tirocini
LA VOCE DEI GIOVANI
Regione Lazio
DURATA MASSIMA DI SEI MESI E INDENNITÀ DI PARTECIPAZIONE MINIMA DI 800,00 EURO MENSILI, QUESTE LE NOVITÀ IN VIGORE DAL 1 OTTOBRE SUI TIROCINI EXTRACURRICULARI NEL LAZIO DI ALESSIA NOVIELLO CONSULENTE DEL LAVORO
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La Giunta Regionale della Regione Lazio, ha approvato il 9 agosto 2017 una nuova regolamentazione sui tirocini (delibera 533 del 2017) entrata in
vigore il 1 ottobre 2017. Le modifiche riguardano l’indennità di partecipazione minima, che passa da 400,00 euro a 800,00 euro mensili e la durata complessiva, che non potrà andare oltre i sei mesi. Le uniche deroghe sono previste per i soggetti svantaggiati e le persone con disabilita, in questi casi, la durata massima
LA VOCE DEI GIOVANI
del tirocinio è fissata rispettivamente in 12 e 24 mesi. E' bene ricordare che le linee guida a livello nazionale prevedono un'indennità minima pari a 300,00 euro mensili e una durata che arriva a 12 mesi. Il tirocinio è una misura formativa di politica attiva, favorisce l’orientamento al lavoro e l'aggiornamento del proprio profilo formativo. Non si tratta di un rapporto di lavoro. La Regione Lazio con Delibera della Giunta regionale 511 del 2013 ha regolato diverse tipologie di tirocinio, differenziandoli in base agli obiettivi finali dei percorsi formativi e alle diverse tipologie di soggetti ai quali si rivolgono: • Formativi e di orientamento finalizzati ad agevolare le scelte professionali e l'occupabilità dei giovani nel periodo di transizione tra scuola e lavoro. I destinatari devono essere in possesso di un titolo di studio conseguito entro e non oltre i dodici mesi. • Inserimento o reinserimento finalizzati a percorsi di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro. I destinatari sono i soggetti disoccupati, gli inoccupati, i lavoratori sospesi in regime di cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga. • Orientamento e formazione o inserimento reinserimento a favore di persone con disabilità, persone svantaggiate o titolari di protezione internazionale. Nella delibera 533/2017 sono inserite altre novità: • viene riconosciuta la possibilità di rinnovare lo stesso progetto formativo per una sola volta e solo nel periodo massimo dei sei mesi complessivi; le deroghe riguardano solo i soggetti svantaggiati o con disabilità; • viene inibita la possibilità di far svolgere il tirocinio nelle fasce orarie notturne; • vengono introdotti i cosiddetti mini-tirocini, per cui è prevista l’opportunità di svolgere percorsi con durata minima di 14 giorni e massima di tre mesi, esclusivamente nei mesi estivi, in favore di stu-
denti di età non inferiore a 16 anni. I tirocini per cui è stata effettuata comunicazione obbligatoria prima del 1 ottobre 2017, restano disciplinati dalla dgr. 199 2013 fino alla scadenza indicata nel progetto formativo individuale. L’Assessore Lucia Valente spiega che con un rimborso economico così basso ed una durata così lunga si paventava il rischio di uno sfruttamento del tirocinante. La stessa sostiene che 6 mesi siano un arco temporale sufficiente a garantire al tirocinante l’acquisizione delle competenze necessarie per la sua occupabilità. Ritiene inoltre necessario che al tirocinante venga corrisposto un contributo economico dignitoso. Con queste regole, sostiene l'Assessore, vengono inserite nella disciplina regionale maggiori garanzie, sia per l’ingresso sia per il reinserimento nel mercato del lavoro». Infatti, le nuove norme sono rivolte sia a giovani che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro sia a disoccupati più avanti nell’età, che necessitano di un’opportunità di reinserimento che sarebbe molto difficile con un compenso di 300 euro. Personalmente credo che sei mesi non siano sempre un arco temporale sufficiente a garantire l'acquisizione di competenze utili per garantire una occupabilità, quanto al contributo economico, sebbene si garantisce un compenso dignitoso, si elimina quasi totalmente la possibilità del soggetto ospitante di premiare il grado di acquisizione delle competenze e stimolare così la buona riuscita del tirocinio stesso. Il valore di 400,00 euro mensili era spesso considerato dalle aziende ospitanti come contributo di ingresso, che avevano la possibilità di premiare le capacità acquisite dal tirocinante in corso di svolgimento del tirocinio, possibilità che ad oggi sembra essere preclusa. Per adesso è presto per fare bilanci, non ci resta che vedere come verranno accolte queste novità dalle aziende ospitanti, ci auguriamo che l’istituto del tirocinio nel Lazio non muoia a seguito di questi cambiamenti.
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Una forma di flessibilità controllata
LAVORO
IL DISTACCO TEMPORANEO DEL PERSONALE
DI EUFRANIO MASSI
ESPERTO DIRITTO DEL LAVORO
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LAVORO
Ma andiamo con ordine. Nel distacco presso altra impresa (art. 8, comma 3, della legge n. 236/1993) ci si trova di fronte ad una soluzione normativa, applicabile nelle procedure collettive di rige n. 99/2013, relativo al distacco tra im- duzione di personale, finalizzata ad atteprenditori legati da un contratto di rete, in- nuare l’impatto sociale dei licenziamenti. tende affrontare una serie di questioni ope- Tale soluzione appare pensata per risolverative relative all’istituto del distacco ove, re situazioni contingenti dell’impresa in criuna alcune situazioni “in favor” del datore si e da un punto di vista operativo si può di lavoro vanno contemperate con l’esigenza affermare che, nel corso di questi anni, non di tutelare il dipendente da qualsiasi for- è stata molto adoperata soprattutto perché ma di sfruttamento o di prevaricazione. Per il personale in esubero resta, a tutti gli efavere un quadro complessivo non si può fetti, a carico della stessa sia da un punto che partire dall’analisi effettuata del Mini- di vista retributivo che contributivo. Infatti, questo è l’orientamento stero del Lavoro con la cirseguito sia dalla circolare colare n. 3 del 15 gennaio n. 3 del 18 gennaio 1994 del 2004 e dalle integrazioni Da un punto di Ministero del Lavoro che intervenute, su alcuni aspetvista temporale il da quella dell’INPS n. 81 ti particolari, attraverso distacco può del successivo 9 marzo. Da l’istituto dell’interpello. essere di breve o un punto di vista temporaA prescindere da alcuni di lunga durata e le il distacco (anche preschiarimenti amministral’interesse del so società collegate o fativi riferibili, come vedrecenti capo allo stesso grupmo, soprattutto ai rapporti datore di lavoro po) può essere di breve o tra società collegate dello può consistere di lunga durata e l’interesstesso gruppo, è opportunella mera se del datore di lavoro (meno sottolineare come il conecessità di non no stringente di quello ipomando (definizione simiperdere “capitale tizzato ex art. 30 del D.L.vo le a quella di “distacco temumano” n. 276/2003) può consiporaneo”) avesse trovato, “parcheggiato” stere nella mera necessità fino alla chiare indicazioni del D.L.vo n. 276/2003, temporaneamente di non perdere “capitale umano”, “parcheggiato” una propria autonoma dipresso un altro temporaneamente presso sciplina normativa nel nodatore di lavoro un altro datore di lavoro, stro ordinamento in altre in attesa che passi il moipotesi ben definite. Ci si mento di crisi che ha trovariferisce alle figure del comando o del distacco finalizzato ad evitare to un momentaneo sbocco nelle proceduriduzioni di personale (art. 8, comma 3, del- re collettive di riduzione di personale. la legge n. 236/1993) o al distacco in terri- Il Dicastero del Welfare, con la successiva torio italiano di lavoratori appartenenti a circolare n. 28 del 24 giugno 2005 parlanimprese stabilite in stato membro dell’Unione do di “distacco in alternativa alla integraEuropea, diverso dall’Italia (D.L.vo n. zione salariale per contrazione di attività”, 136/2016 che ha sostituito il D.L.vo n. ha fatto una distinzione confermando il di72/2000): quest’ultimo provvedimento è stacco all’interno del “gruppo”, motivato portatore di altre situazioni che, però, esu- anche dalla realizzazione di uno specifico lano, anche per motivi di sinteticità, da que- interesse dell’impresa attraverso le opporsta riflessione. tunità che derivano dalla struttura integrata
La riflessione che segue, oltre che dell’art. 30 del D.L.vo n. 276/2003 che, peraltro, è stato integrato da un passaggio normativo molto interessante previsto nell’art. 7 della leg-
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LAVORO
tra aziende appartenenti allo stesso gruppo, ma esprimendo perplessità in altra ipotesi (“imprese fuori dal gruppo”) ritenendo che lo stesso fosse fondato sulla sola ragione economica, correlata all’ottenimento del rimborso del costo del lavoro. Aggiungeva, inoltre, il Ministero che l’art. 8, comma 3, della legge n. 236/1993 non poteva avere una interpretazione analogica con l’estensione ai trattamenti integrativi. L’INPS, con circolare n. 41 del 13 marzo 2006, ha affrontato il problema correlato alla messa in mobilità del personale dell’azienda, a seguito della procedura collettiva di riduzione di personale e dell’invio, in distacco di un dipendente: la cosa è possibile, come è possibile la revoca del distacco (perché l’interesse è terminato) con l’immissione del lavoratore in NASPI (per la verità, l’Istituto parlava di lista di mobilità ma essa è stata cancellata dal nostro ordinamento) se in possesso dei requisiti oggettivi e soggettivi previsti dalla norma. Al contempo, l’Istituto ha esaminato anche la questione relativa al trattamento integrativo salariale per il personale dell’azienda distaccataria, sottolineando che il lavoratore distaccato non ne ha diritto. Nel secondo caso abbiamo una disciplina speciale, propria del distacco temporaneo da un altro Paese della Comunità ma che vale anche per i distacchi da impresi appartenenti ad un ambito extra comunitario. Su questi aspetti, chiaramente definiti dal D.L.vo n. 136/2016 e dai successivi provvedimenti amministrativi dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, al momento, come detto in precedenza, si sorvola, per non uscire dall’ambito della riflessione. Su un argomento diverso che presenta alcune assonanze fu, a suo tempo, presentato un quesito da Confindustria al quale il Ministero del Lavoro rispose, in data 27 giugno 2011, con l’interpello n. 28. In sostanza, si chiedeva una corretta interpretazione dell’art. 27, lettera g), del D.L.vo n. 286/1998 relativo al distacco di lavoratori extra comunitari per lo svolgimento di prestazioni qualificate. La risposta fu che non 16
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c’era necessità (come paventato dall’interrogante) di stipulare un contratto di appalto tra impresa distaccante e impresa distaccataria e che, ai fini del nulla osta di ingresso ex art. 40, comma 11, del DPR n. 394/1999 (abbastanza generico nelle definizioni relativi ai diplomi ed alle qualifiche professionali dei lavoratori), fosse soltanto necessario presentare la documentazione attestante sia il rapporto di natura commerciale, sia il limite temporale di svolgimento, nonché il rispetto di tutte le condizioni previste dalla contrattazione collettiva e dalle leggi italiane: ora, però, tutto questo rientra, secondo l’INL, nella materia disciplinata dal D.L.vo n. 136/2016. Una ipotesi del tutto diversa è rappresentata dal c.d. “comando” del dipendente pubblico la cui caratteristica essenziale è rappresentata da un atto provvedimentale e che è adottato dal soggetto nella cui organizzazione il lavoratore pubblico viene inserito: quest’ultimo non realizza un interesse riconducibile al proprio datore di lavoro ma quello dell’Amministrazione che lo dispone (ovviamente, c’è il parere positivo di quella di appartenenza). Le differenze tra le due casistiche (“distacco” nel settore privato e “comando” in quello pubblico) si evidenziano anche per altri aspetti non secondari come quello di una eventuale rivendicazione di mansioni superiori per l’attività svolta presso l’Amministrazione “comandataria”: la rivendicazione di natura economica non può che essere presentata nei confronti di quest’ultima. La circolare n. 3 ricorda che la figura del distacco presuppone tre requisiti essenziali: la temporaneità e l’interesse del distaccante, cui se ne aggiunge un terzo che è consequenziale e che prevede l’esecuzione di una determinata attività da parte del lavoratore distaccato. Si tratta di condizioni di legittimità già individuate dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 5102 del 21 maggio 1998 e che il Ministero del Lavoro fece proprie con le note n. 5/25814/70/VA dell’8 marzo 2001 e n. 5/26183 dell’11 aprile dello stesso anno allorché ritenne, pur in
LAVORO
assenza di un preciso disposto normativo, tando”, a fini di lucro, il lavoro altrui. E’ legittimo il comando di lavoratori fra so- questo un principio ancora più specificato cietà collegate dello stesso gruppo. Esso ap- nell’interpello sopra citato, laddove si afpare finalizzato oltre che ad una esigenza ferma che deve essere specifico, rilevante, dell’attività imprenditoriale, anche a ra- concreto e persistente, accertato dall’orgazionalizzare ed equilibrare lo sviluppo del- no di vigilanza caso per caso. Il terzo requisito è rappresentato dallo svolle imprese del gruppo. gimento di una determinata attività lavoMa cosa si intende per temporaneità? La risposta del Dicastero del Welfare, for- rativa da parte del lavoratore distaccato. Il nita con la circolare n. 3/2004 va integra- significato è uno soltanto: egli deve svolta con gli ulteriori chiarimenti espressi nel- gere un’attività specifica e funzionale all’interpello n. 1 del 2 febbraio 2011, di ri- l’interesse del proprio datore di lavoro. L’adisposta ad un quesito della CNA. Essa non bizione ad un altro lavoro porta come condeve essere definitiva, occorre una puntuale seguenza alla non rispondenza ai requisiti del distacco e ad una posindividuazione delle finalisibile ipotesi di sommità perseguite e può durare nistrazione illecita con apper un arco temporale conMa, allora, quale è plicazione delle sanzioni cettualmente delimitato, il significato da previste dall’art. 18 del pur non essendo determidare al concetto di D.L.vo n. 276/2003. nabile sin dall’inizio. Vaninteresse del Sulla legittimità del rino, in ogni caso, evitate corso della figura del di“clausole di stile”, mettendatore di lavoro? stacco non incide la dido in evidenza, anche se ciò Anche in questo slocazione del lavoratore si riferisce ad aziende facaso la risposta che non è un elemento incenti parte dello stesso grupdell’Amministrazio dispensabile per valutare po, la sussistenza di uno ne è piuttosto un corretto utilizzo delspecifico interesse. Tali prinampia l’istituto: infatti, l’ipotesi cipi si ritrovano nella senpiù ricorrente è, indubtenza della Corte di Cassabiamente, quella identizione n. 17748 del 2 settembre 2004 la quale non pone limiti cir- ficata con la sede del distaccatario, ma non ca il momento del distacco (che, in teoria, si può escludere che sia un’altra ove, anpotrebbe essere anche contestuale all’as- che temporalmente, viene svolta l’attività. sunzione) e che sottolinea la presenza ef- Il luogo, afferma il Ministero del Lavoro, fettiva degli altri due requisiti legati all’in- può considerarsi all’interno della modaliteresse del datore ed alla prestazione svol- tà della prestazione e non assume particolare rilievo, potendosi, addirittura, in casi ta in favore dell’azienda “terza”. Ma, allora, quale è il significato da dare al limite, identificarsi con la stessa sede del concetto di interesse del datore di lavoro? distaccante o anche svolgersi in una o più Anche in questo caso la risposta dell’Am- sedi diverse rispetto a quella dell’azienda ministrazione è piuttosto ampia, in quan- presso la quale è stato operato il distacco. to, dopo aver ribadito che l’interesse deve E’ il caso, ad esempio, della manutenzione protrarsi per tutta la durata del distacco, degli impianti, del controllo dei sistemi inafferma che lo stesso trova la propria le- formatici o delle prestazioni che hanno un gittimazione in qualsiasi interesse produt- contenuto intellettuale. tivo del distaccante che non coincida (que- Qualcuno ha cominciato a chiedersi se la sto appare l’unico limite) con la mera som- figura del distacco si possa sposare con il ministrazione di lavoro ove l’interesse del c.d. “lavoro agile”, disciplinato dalla legge datore di lavoro distaccante si realizza “sfrut- n. 81/2017: la cosa, indubbiamente, è da
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approfondire ma la sensazione è che ci si trovi di fronte a due istituti diversi ove, nello “smart-working” è il lavoratore che presta la propria attività al di fuori del perimetro aziendale senza essere “costretto” al distacco presso un altro datore. Il distacco del lavoratore non comporta, in alcun modo, afferma la Cassazione con la sentenza n. 7049 del 22 marzo 2007, una novazione soggettiva nel rapporto ma soltanto una modificazione nell’esecuzione dello stesso, nel senso che l’obbligazione del lavoratore di prestare la propria attività viene, temporaneamente, soddisfatta con una prestazione resa in favore di un altro soggetto presso il quale è stato effettuato il distacco. Sotto l’aspetto meramente burocratico il distacco va comunicato on-line ai servizi per l’impiego entro i cinque giorni successivi all’evento: la sanzione amministrativa, diffidabile con il pagamento nella misura minima, è compresa tra 100 e 500 euro. Il comma 2 dell’art. 30 afferma che durante il distacco il trattamento economico e normativo resta a carico del distaccante: ciò è ribadito dalla circolare n. 3/2004 la quale ricorda come anche in passato fosse in uso la prassi consolidata del rimborso delle spese sostenute da parte del distaccatario. Su questa problema le Sezioni Unite della Corte di Cassazione già dal 1989 con la sentenza n. 1751 del 13 aprile avevano chiarito che il rimborso delle spese sostenute non presenta alcuna rilevanza per la qualificazione del c.d. “distacco genuino”. In sostanza, la piena legittimità del rimborso pieno delle spese retributive sostenute per il lavoratore ha il pregio di rendere lineare e trasparente l’imputazione dei costi sostenuti dalle varie imprese (ovviamente, nei limiti di quanto effettivamente speso, perché altrimenti si corre il rischio di scivolare verso una ipotesi di somministrazione indebita). La disposizione parla di trattamento economico e normativo: ciò significa che, ad esempio, al lavoratore distaccato debbono essere garantiti tutti quegli istituti previsti 18
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dal CCNL applicato che si riferiscono agli altri lavoratori dell’impresa da cui dipende e che non può essere “tenuto fuori” da incentivi legati alla produttività ed a misure di welfare. L’art. 30 non ne parla espressamente ma appare evidente che alla titolarità in capo al distaccante del trattamento economico consegue anche l’onere contributivo il quale, afferma la circolare n. 3, va adempiuto in relazione all’inquadramento del datore di lavoro distaccante. Su questo punto l’interpretazione ministeriale si attesta con quanto pacificamente avviene da quando sono state emanate le circolari del Ministero del Lavoro n. 4/1994 e dell’INPS n. 81/1994 e n. 41 del 13 marzo 2006. In quest’ultima nota l’Istituto, conferma che gli assegni familiari, l’indennità di maternità, malattia e tubercolosi restano a carico del datore di lavoro distaccante Anche il problema dell’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, non trattato espressamente dall’art. 30, trova una soluzione: essa è a carico del distaccante ma l’importo va calcolato sulla base dei premi e della tariffa applicati al distaccatario, così come previsto dalla circolare del Ministero del Lavoro n. 58 del 21 aprile 1994. Il datore di lavoro distaccante rimane obbligato nei confronti dell’INAIL qualora ci si trovi in presenza di un’azione di rivalsa susseguente ad un infortunio del lavoratore in distacco, in quanto, esso viene considerato quale soggetto incaricato della direzione e sorveglianza del lavoro, per effetto dell’art. 10, comma 3, del DPR n. 1124/1965. La circolare n. 3 affronta, poi, il problema del significato da dare al comma 3 dell’art. 30, laddove si afferma che “il distacco che comporti un mutamento di mansioni deve avvenire con il consenso del lavoratore interessato”. La questione, alla luce delle novità introdotte dall’art. 3 del D.L.vo n. 81/2015 che all’art. 3 ha riformato l’art. 2103 c.c., non può essere risolta con il riferimento alla c.d. “equivalenza delle mansioni”, atteso che il lavoratore può essere adibito a
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mansioni riferite al livello contrattuale del- lavoratore distaccato, secondo la previsiola categoria legale di inquadramento: in ne del D.L.vo n. 368/2001: ovviamente, la ogni caso, non appare possibile il supera- durata dello stesso, comprensiva della promento dell’art. 2103 c.c., consentito sol- roga, non può superare i trentasei mesi. Il tanto, a determinate condizioni, nelle ipo- tutto, alla luce di quanto previsto dagli artesi previste dai commi 2 e 6. La dizione ticoli 19 e seguenti del D.L.vo n. 81/2015. adoperata dal Legislatore delegato che ri- Il secondo si riferisce ad una ipotesi di dichiede il consenso del lavoratore soltanto stacco parziale: ciò è stato ritenuto possinell’ipotesi in cui vi sia un mutamento del- bile, alla luce degli orientamenti già espresle mansioni, autorizza una lettura della nor- si dalla sentenza della Corte di Cassazione ma secondo la quale se le mansioni sono le n. 5102 del 21 maggio 1998, richiamati dalstesse (nel significato, pocanzi, ricordato la nota ministeriale n. 5/26183 dell’11 aprile 2001. Questo compordel nuovo art. 2103 c.c. e si resta nell’amta, di conseguenza, che il bito dei cinquanta chiloresto della prestazione demetri, il distacco può avveve essere svolto presso nire per scelta unilaterale L’art. 30 ricorda, l’impresa “madre”. Ovdel datore di lavoro. inoltre, che viamente, il concetto di L’art. 30 ricorda, inoltre, l’ipotesi di un “parzialità del distacco” che l’ipotesi di un distacco distacco presso può riverberare i propri presso una unità produttiuna unità effetti sia sulla dislocava ubicata ad oltre cinquanta produttiva ubicata zione temporale delle prechilometri dalla sede di atad oltre cinquanta stazioni che anche sultività può avvenire soltanl’eventuale “quantum” del to per comprovate ragioni chilometri dalla tecniche, organizzative, prosede di attività può rimborso che va rapportato alla effettiva prestaduttive o sostitutive. avvenire soltanto zione presso il datore di La disposizione postula alper comprovate lavoro distaccatario. cune precisazioni: la prima ragioni tecniche, Il terzo riguarda la posriguarda il concetto di uniorganizzative, sibilità che, nella ovvia tà produttiva che, nel noproduttive o esistenza dei requisiti instro caso, dal momento che dispensabili perché, lesi è parlato sempre di due sostitutive gittimamente, si possa datori di lavoro va riferita parlare di distacco, ciò avall’impresa distaccataria e venga con un lavoratore non, come si potrebbe pensare, ad una articolazione dell’impresa di- con contratto a tempo determinato: il Mistaccante in tutto od in parte idonea ad nistero del Lavoro, rispondendo con un interpello (prot. n. 387 del 12 aprile 2005) ad espletare l’attività. La seconda si riferisce alle comprovate esi- un quesito della FILT CGIL sul rapporto di genze: qui, ad avviso di chi scrive, si deve lavoro portuale, ha affermato che non vi sotrattare di un qualcosa di particolarmente no, da un punto di vista legale, controindiimportante (è una disposizione a tutela del cazioni a che ciò avvenga con un rapporto lavoratore rispetto a possibili “ripicche” da- a termine. La circolare del Ministero del Lavoro toriali) che deroga al principio generale. La nota interpretativa del Ministero offre n.20/2008 emanata in occasione della inrisposte a tre ultimi quesiti. troduzione del Libro Unico del Lavoro afIl primo riguarda la possibilità che il dato- ferma che i lavoratori distaccati (e anche re di lavoro distaccante possa stipulare un quelli somministrati) vanno registrati dal contratto a termine per la sostituzione del distaccatario con l’annotazione dei dati iden-
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tificativi (nome, cognome, codice fiscale, prescindere dalla conoscenza del contratqualifica e livello di inquadramento con- to di rete. E’ questo uno strumento giuritrattuale). In caso di inottemperanza, non dico che consente alle imprese aggregate essendo prevista una specifica sanzione a forme di collaborazione organizzata che si carico di quest’ultimo, l’ispettore del lavo- protraggono nel tempo, ognuna con la proro potrà adottare un provvedimento di di- pria autonomia ed individualità, usufruensposizione come previsto dall’art. 14 del do, al tempo stesso, di una serie di agevolazioni di natura fiscale. D.L.vo n. 124/2004. La disciplina originaria, C’è, poi, un altro problecontenuta nell’art. 3, comma che è stato risolto dal ma 4 – ter, del D.L.vo n. Ministero del Lavoro, con Il distacco di 5/2009, convertito nella l’interpello n. 58 del 10 lupersonale si legge n. 33/2009 si è arglio 2009, di risposta ad arricchisce di una ricchita, negli ultimi anni, un quesito dell’INAIL connuova ipotesi la attraverso le leggi n. 99/2009 cernente la possibile riquale non può (art. 1), n. 122/2010 (art. chiesta del DURC per un 42, comma 2 –bis), n. contratto di appalto anche prescindere dalla 134/2012 (art. 45) e n. all’impresa distaccante, conoscenza del 221/2012, solo per citare qualora nello stesso siano contratto di rete. le leggi di conversione. adibiti, con la modalità del È questo uno Il concetto di aggregaziodistacco, lavoratori della strumento ne, utile per comprendere stessa. La risposta, in pregiuridico che il contratto di rete, fa rifesenza di un distacco legitconsente alle rimento a realtà produttitimo, è stata negativa, nel senso che l’azienda diimprese aggregate ve nelle quali le aziende, piccole, medie o grandi, staccante è del tutto estraforme di hanno tra di loro rapporti nea al contratto. collaborazione di collaborazione o interCon una disposizione conorganizzata che si dipendenza (si pensi antenuta nella legge di conprotraggono nel che alla rete di “franchiversione n. 99/2013 al D.L. tempo, sing”), diversi ed ulteriori n. 76/2013 è stato aggiunto usufruendo di una rispetto alla scambio delun comma, il 4-ter all’art. le prestazioni e dei beni ed 30 del D.L.vo n. 276/2003: serie di alle relazioni di concor“Qualora il distacco avagevolazioni di renza di mercato. Il penvenga tra aziende che abnatura fiscale siero corre anche alle agbiano sottoscritto un congregazioni di imprese che tratto di rete di imprese si riscontrano in un “distretto che abbia validità ai sensi dell’art. 5/2009 convertito, con modifica- industriale” ove si rinvengono, in un terrizioni, nella legge n. 33/2009, l’interesse del torio ristretto e ben definito, una serie di distaccante sorge automaticamente in for- piccole imprese specializzate nello stesso za dell’operare della rete, fatte salve le nor- settore produttivo (ad esempio, tessile, calme in materia di mobilità del lavoratore zaturiero, ceramico, ecc.). previste dall’art. 2103 c.c. . Inoltre, per le Una brevissima analisi del contratto di restesse imprese è ammessa la codatorialità te non può che partire dalla identificaziodei dipendenti ingaggiati con regole stabi- ne degli elementi essenziali e di quelli che lite attraverso il contratto stesso”. tali non sono: Il distacco di personale si arricchisce, quin- a) Parti: la norma definisce il contratto di di, di una nuova ipotesi la quale non può rete come un contratto stipulato da più im20
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prenditori. Ciò significa che gli stessi possono esser più di due e che sono, senz’altro, esclusi quei datori di lavoro (ad esempio, titolari di studi professionali, Enti di ricerca, associazioni, fondazioni, ecc.) che non sono tali. Non c’è alcun limite dimensionale alle imprese: è necessario soltanto che le stesse siano iscritte nell’apposito registro presso le Camere di Commercio; b) Causale: attraverso il contratto di rete le parti “perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato”. Si tratta di elementi di natura economica, di per se stessi abbastanza indeterminati; c) Oggetto: la disposizione afferma che “le parti si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa”. Ci vuole, quindi, un programma di rete all’interno del quale sono identificabili tre elementi come la collaborazione, lo scambio di informazioni o prestazione e l’esercizio comune di alcune attività rientranti nell’oggetto. Anche in questo caso si tratta di tre formulazioni generiche ed ampie che, ad avviso di chi scrive, non consentono una definizione specifica del contratto di rete come, in campo lavoristico, avviene, ad esempio, per il contratto di appalto o il contratto d’opera; d) Contenuto e forma: la norma individua alcune caratteristiche fondamentali del contratto che fanno riferimento alla generalità delle parti contraenti, agli obiettivi, al programma di rete con i diritti e gli obblighi assunti dalle imprese partecipanti ed alle conseguenti modalità di realizzazione, alla durata temporale, alle condizioni per l’adesione eventuale e successiva di altri imprenditori ed alle regole per le decisioni da assumere. Altri elementi non es-
senziali che, quindi, possono essere o meno inseriti nel contratto, riguardano il fondo patrimoniale, l’organo comune, le ipotesi e le modalità di recesso anticipato e la modificabilità del programma di rete; e) Pubblicità: il contratto va annotato in ogni registro di impresa nel quale sono iscritte le aziende firmatarie del contratto. Se il contratto prevede un fondo patrimoniale la “rete” può iscriversi come posizione del tutto autonoma presso la sezione ordinaria del registro delle imprese ove insiste la sede. Con questa iscrizione, la “rete” acquista una propria soggettività giuridica; f) Fondo patrimoniale: è, come detto pocanzi, un elemento “non essenziale”. In ogni caso, se istituito, trovano applicazione gli articoli 2614 e 2615, comma 2, c.c. che disciplinano i consorzi con attività esterna. Esso può essere costituito sia attraverso il conferimento dei beni che con l’apporto di un patrimonio destinato all’uso specifico. Se la “rete” possiede un fondo patrimoniale e un organo comune, viene in risalto una limitazione della libertà patrimoniale per tutte le obbligazioni assunte per l’attività di rete che risponde come fosse una persona giuridica autonoma con una autonomia patrimoniale perfetta; g) Organo comune: le imprese aderenti al contratto di rete possono individuare un soggetto “incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso”. La norma non si sofferma sulla composizione che, quindi, può essere di persone fisiche o giuridiche, può essere collegiale ma anche individuale e può prevedere la partecipazione anche di soggetti esterni alle imprese che hanno aderito al contratto. Tale premessa si è resa necessaria per ben comprendere, anche da un punto di vista relativo ad interventi degli organi di vigilanza, le novità della disposizione introdotta con la legge n. 99/2013. In presenza di un contratto di rete (che ha una propria rilevanza pubblica) gli elementi tipici del distacco, la temporaneità, l’interesse del distaccante e l’attività svolta dal lavoratore
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in favore dell’azienda distaccataria, si pre- sprudenza della Cassazione sul tema della sume che sussistano laddove tale istituto promiscuità delle prestazioni lavorative per agisca all’interno delle imprese legate tra più imprenditori, va rapportato alla semloro da un contratto di rete. Tutto ciò, in- pre maggiore integrazione dei cicli produbbiamente, facilita lo sviluppo della col- duttivi, dei bilanci conglomerati per le imlaborazione reciproca postulata da tale ti- prese ed i gruppi societari, rispetto alle quali problemi non indifferenti sorgono per la po di contratto. Resta da chiarire, tuttavia, un inciso un po’ gestione dei singoli rapporti di lavoro. criptico, inserito nel nuovo comma 4 – ter, Cercando di fare una breve analisi su alcuove si fanno salve le disposizioni in mate- ne norme di riferimento non si può che parria di mobilità di cui all’art. 2103 c.c. , in tire dall’art. 2094 c.c. che riguarda la figubase al quale un dipendente non può esse- ra del lavoratore subordinato che è colui re trasferito da una unità produttiva all’al- che “si obbliga mediante retribuzione a coltra se non per comprovate esigenze tecni- laborare nell’impresa, prestando il proprio che, organizzative e, produttive. La dispo- lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione delsizione sembra pensata l’imprenditore”. La norma per evitare un uso diparla sempre al singolare ma, storto del contratto di Il problema forse, oggi, il concetto di imrete, tuttavia, il richiecorrelato alla presa può essere riferito ad dere le “comprovate esiuna scelta produttiva oggetgenze” sembra andare presenza di più tiva aggregata (come nel conin controtendenza con datori di lavoro tratto di rete) pur se suddiun principio secondo il all’interno dello visa tra più imprenditori, sequale i distacchi si instesso rapporto di condo una interpretazione tendono, in via presunlavoro (svolto, nel del tutto nuova anche rispetto tiva, legittimi. caso che ci ad istituti tradizionali. InUn ultimo passaggio norinteressa, in fatti, la somministrazione, mativo riguarda il concetto di “codatorialità” distacco all’interno l’appalto, il distacco (ad eccezione, ora, dell’ipotesi del all’interno del contratdi un contratto di contratto di rete) operano su to di rete per tutti i larete), pone piani diversi rispetto alla “covoratori distaccati: anquestioni delicate datorialità” , nel senso che è che in questo caso si tratla stessa disposizione che dita di una questione che stingue nettamente le redovrà essere approfonsponsabilità dei singoli sogdita, atteso che la titolarità congiunta (da parte datoriale) relativa getti datoriali e lo stesso si può affermare al rapporto di lavoro, appartiene a due o per il divieto di interposizione. più soggetti diversi e che non ci si trova di Il problema correlato alla presenza di più fronte a due (o più) rapporti a tempo par- datori di lavoro all’interno dello stesso rapziale ove ogni datore di lavoro è responsa- porto di lavoro (svolto, nel caso che ci intebile del singolo contratto che a lui fa riferi- ressa, in distacco all’interno di un contratmento. Inoltre, l’art. 7, comma 2, afferma to di rete), pone questioni delicate: c’è un che per le imprese con contratto di rete la solo soggetto debitore di lavoro e creditore “codatorialità” dei dipendenti “ingaggiati” di retribuzione (e di altre situazioni stret(il termine adottato dal Legislatore, non ap- tamente correlate) e ci sono due o più dapare molto felice) va disciplinata in base al- tori di lavoro obbligati. Si può parlare, senle regole stabilite nel contratto stesso. z’altro, di piena solidarietà per quel che conIl tradizionale orientamento della giuri- cerne le retribuzioni ed i contributi previ22
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denziali dovuti, compresi i danni subiti dal lavoratore e non indennizzati dall’INAIL (art. 26, comma 4, del D.L.vo n. 81/2008). I datori di lavoro sono debitori sia di quanto scaturisce dal rapporto di lavoro che per la sicurezza: anzi, tutti, ovviamente, per la loro parte, anche per taluni aspetti di natura penale ove la responsabilità è personale, sono tenuti al rispetto degli obblighi, di varia natura, scaturenti dal D.L.vo n. 81/2008 (informazione, formazione, dotazione della strumentazione necessaria, visite mediche, ecc.). Il concetto di “codatorialità” può avere effetti per i lavoratori distaccati anche sulla gestione del rapporto di lavoro: essere datori “insieme” significa, ad esempio, esaminare se i poteri direttivi, disciplinari e di controllo sono esercitabili da ogni “codatore” e se l’esercizio stesso deve essere congiunto o separato. La risposta, secondo la previsione contenuta nel nuovo comma 4ter dell’art. 30 del D.L.vo n. 276/2003 è demandata al contratto di rete, ma, in mancanza di una precisa determinazione, sembrerebbe propendere verso la tesi dell’attribuzione ad ogni datore dei poteri scaturenti sia dalla legge che dal contratto collettivo. Per quel che concerne, invece, l’esercizio autonomo o congiunto, dei poteri sopra indicati non si può, al momento, fornire una interpretazione convincente, atteso che, in mancanza di un indirizzo uniforme regolamentato dal contratto di rete, come ci si regolerà se i diversi datori di lavoro non saranno d’accordo? Cosa si farà se uno, ad esempio, vuol licenziare o trasferire un lavoratore e l’altro non è d’accordo? Ovviamente, nel caso in cui i poteri dei “codatori” siano esercitati da uno soltanto (ad esempio, quello che ha instaurato il rapporto di lavoro) non ci sarebbero problemi, nel senso che il lavoratore si troverebbe di fronte ad un solo soggetto. Altri problemi correlati potrebbero sorgere per l’applicazione di particolari istituti tipici del nostro diritto del lavoro legati sia alla risoluzione del rapporto di lavoro che
alla gestione di Alcune tipologie contrattuali come, ad esempio, l’apprendistato. Parte della problematica sopra evidenziata è stata affrontata dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 35 del 29 agosto 2013, rivolta al persona ispettivo che esercita l’attività di vigilanza ove è stato affermato che: a) la verifica dei presupposti di legittimità del contratto si deve limitare all’accertamento dell’esistenza di un contratto di rete che coinvolge l’impresa distaccante e quella distaccataria; b) la “codatorialità” “dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite attraverso il contratto di rete” sta a significare che in relazione a questo personale il potere direttivo potrà essere esercitato da ogni imprenditore che partecipa al contratto di rete; c) la sanzionabilità scaturente dalla rilevazione degli illeciti, penali, civili ed amministrativi, postula la necessità di rifarsi al contratto di rete (che, quindi, potrebbe individuare un soggetto od un organismo comune “responsabile”), senza una configurazione “automatica” di solidarietà tra tutti i partecipanti al contratto. Per completezza di informazione, è opportuno ricordare come il contratto di rete sia individuato, ai fini occupazionali, anche in un altro punto del D.L. n. 76/2013 e nella successiva legge di conversione n. 99/2013 (art. 9, comma 11). Ci si riferisce ad una modifica, introdotta all’interno dell’art. 31 del D.L.vo n. 276/2003, che riguarda i gruppi di imprese e che consente l’assunzione congiunta in agricoltura anche alle imprese legate ad un contratto di rete, con il limite del 40% di adesioni riservate alle imprese agricole (la circolare del Ministero del Lavoro n. 35/2013, richiama espressamente, per la loro individuazione, l’art. 2135 c.c.). Tutto questo è strettamente correlato dalla norma ad una esplicita responsabilità solidale “delle obbligazioni contrattuali, previdenziali e di legge che scaturiscono dal rapporto di lavoro instaurato”. Si tratta di una normativa complessivamente agevolatrice per i datori di lavoro del settore.
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Welfare
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IL PARERE DELL’AGENZIA DELL’ENTRATE
variabile e premiale DI MASSIMILIANO MATTEUCCI CONSULENTE DEL LAVORO
Da mesi si dibatte sulle possibili forme di gestioni del Welfare aziendale. Cosa inserire? Cosa togliere? Come redigere un piano di Welfare?
Da un punto di vista strettamente fiscale però, ancora oggi, abbiamo molte perplessità. L’Agenzia delle Entrate interviene a tal proposito in risposta all’Interpello del 28 luglio 2017 n. 904/791 dove afferma che il “credito Welfare” non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente anche se il quantum del credito welfare possa risultare diversificato tra i dipendenti in relazione al raggiungimento dei risultati. Per credito Welfare definiamo l’insieme dei servizi che vengono offerti al personale ovvero il paniere dei benefit offerti. Nello specifico il quesito posto nell’interpello era il seguente:
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La società istante che si occupa di formazione e servizi al lavoro chiedeva di sapere quale fosse il regime fiscale corretto da applicare al proprio “Piano Welfare”, così strutturato: • durata biennale, • riconosciuto a tutti i dipendenti, • consistente nell’assegnazione di un budget spesa figurativo c.d. “Credito Welfare” pari ad un importo massimo di euro 1.500,00 annui, a carico del datore di la-
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voro e non rimborsabile,
• realizzato mediante il ricorso e la messa
a disposizione ai dipendenti di una specifica piattaforma web personalizzabile. Inoltre, il “Credito Welfare”, di uguale valore di partenza - 1.500,00 euro – potrebbe, da ultimo, risultare diversificato tra i dipendenti in funzione del raggiungimento di determinati obiettivi individuali e aziendali [così in particolare, si legge testualmente, nel quesito strutturato dalla società istante “In particolare, per il primo anno di vigenza del Piano welfare, si intende assegnare a ciascun dipendente tale importo al raggiungimento del 100 per cento di un determinato obiettivo individuale precisando che la somma verrebbe proporzionalmente ridotta nell’ipotesi di raggiungimento di un risultato inferiore. Con riferimento, invece, al secondo anno di vigenza del Piano Welfare, si intende assegnare a ciascun dipendente il credito di 1.500,00 euro al raggiungimento del 100 per cento di un determinato obiettivo aziendale (di livello di fatturato annuo atteso) con la precisazione che, in mancanza e comunque entro uno scarto massimo al ribasso del 10 per cento, tale importo verrebbe rapporto ad una determinata percentuale (nello specifico il 3 per cento) della RAL individuale”. Illustrato il quesito, La Società istante, anticipava all’Agenzia delle Entrate, la propria posizione in merito al regime fiscale applicabile al proprio “Piano Welfare”: “La società istante ritiene che, in merito alla descritta situazione, sussistano i presupposti per escludere da imposizione sul reddito di lavoro dipendente il valore dei servizi offerti alla generalità dei propri dipendenti rientranti nella fattispecie esentative di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 51 del TUIR con riferimento sia al primo che al secondo anno di vigenza del Piano Welfare. Evidenzia al riguardo che, così come previsto dalla normativa di riferimento, i benefit in esame, che non sono rivolti ad personam e non costituiscono quindi dei vantaggi solo per alcuni e ben individuati
dipendenti, non sarebbero in ogni caso neanche convertibili in denaro nel caso di totale o parziale mancato loro utilizzo. La Direzione Regionale, ha ribadito che il comma 1 dell’art. 51 TUIR stabilisce l’onnicomprensività del concetto di reddito di lavoro dipendente e, quindi, la totale imponibilità di tutto ciò che il lavoratore riceve e, nei commi successivi, alcune specifiche deroghe al principio della totale imponibilità, elencando le componenti che non concorrono a formare il reddito o vi concorrono solo in parte. Partendo da questo principio non è più necessario, ai fini dell’assoggettamento a contribuzione di un emolumento, individuare la sussistenza o meno del nesso sinallagmatico tra retribuzione e prestazione di lavoro. Il comma 2 dell’art. 51 reca invece l’elencazione tassativa delle somme e dei valori che, benché percepiti in relazione al rapporto di lavoro dipendente, non costituiscono reddito di lavoro dipendente né ai fini fiscali né ai fini contributivi. Tra queste voci rientrano, come precisa la Direzione Regionale, “le opere e i servizi messi a disposizione dei dipendenti e dei loro familiari tramite strutture esterne all’azienda purché i dipendenti medesimi risultino estranei al rapporto che intercorre tra l’azienda e l’effettivo prestatore del servizio e, in particolare, non risultino beneficiari dei pagamenti effettuati dalla propria azienda in relazione alla fornitura del servizio”. Per questo, la Direzione Regionale ha ritenuto che il “Piano Welfare” così articolato non fosse in contrasto con le norme agevolative e, quindi ha, considerato, i valori dei servizi offerti ai dipendenti come non inclusi nel reddito da lavoro dipendente e quindi rientranti nelle fattispecie di esenzione di cui ai co. 2 e 3 art. 51 TUIR basando, quindi, la sua risposta in relazione al principio della generalità e della non rimborsabilità del Welfare. Anche sulla base di quest’ultimo parere il percorso per l’utilizzo diffuso degli strumenti di Welfare si sta man mano velocizzando e arricchendo di numerosi spunti.
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TASSE
fortuna
Tassazione sulla
DAL 1° OTTOBRE 2017 AUMENTA LA MISURA DELLA RITENUTA SUBITA SULLE VINCITE DI GRATTA E VINCI E SUPERENALOTTO OLTRE CHE LE SLOT DI ANTONIO GIGLIOTTI DOTTORE COMMERCIALISTA
Un maggiore gettito, complessivamente pari a 36 milioni di euro in questi ultimi mesi nell'anno in corso e di circa 322 mi-
lioni per il prossimo triennio 2017-2019. È questa la stima derivante dall’innalzamento della tassazione dovuta sulla dea bendata fissata dal legislatore (a decorrere dal 1° ottobre 2017) con l’art. 6 del D.L. n. 50/2017 (convertito con modificazioni dalla Legge 21 giugno 2017, n. 96). In particolare ciò è quanto espressamente si legge ai vari comma del citato art. 6: 1. La misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all'articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, è fissata in misura pari al 19 per cento dell'ammontare delle somme giocate. La misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi di cui all'articolo 110, comma 6, lettera b), del predetto testo unico, è fissata in misura pari al 6 per cento dell'ammontare delle somme giocate. 2. La ritenuta sulle vincite del lotto di cui al26
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l'articolo 1, comma 488, della Legge 30 dicembre 2004, n. 311 è fissata all'otto per cento a decorrere dal 1° ottobre 2017. 3. Il prelievo sulla parte della vincita eccedente euro 500, previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera a) del decreto del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato 12 ottobre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 265 del 14 novembre 2011, adottato ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del Decreto-Legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148, trasfuso nell'articolo 10, comma 9, del Decreto-Legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla Legge 26 aprile 2012 n. 44, è fissato al 12 per cento, a decorrere dal 1° ottobre 2017. 4. Il prelievo sulla parte della vincita eccedente euro 500, previsto dall'articolo 6 del
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Decreto del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato citato al comma 3, è fissato al 12 per cento, a decorrere dal 1° ottobre 2017. Dunque, secondo quanto stabilito al comma 1 cambia l’aliquota del prelievo erariale unico (PREU): • si passa dal 17,5% al 19% per le new slot (o AWP) che possono essere installate sia in locali che svolgono attività diverse dal gioco (pubblici esercizi, rivendite di tabacchi), quindi ad accesso libero, sia in sale destinate prevalentemente ad attività di gioco (sale scommesse, sale bingo), in cui l'accesso à precluso ai minori d'età. Al riguardo c’è da ricordare che con l'articolo 1, comma 918, della Legge di Stabilità per il 2016 (Legge n. 208/2015), la misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi in parola era già stata incrementata di 4,5 punti percentuali, portando la previgente aliquota del 13% al 17,5%. • si passa dal 5,5% al 6% per le video lottery – VTL, che possono essere installate solo in sale in cui è precluso l'ingesso ai minori di età (Sale VLT, Sale Scommesse, sale Bingo). Al riguardo di precisa che con l'articolo 1, comma 919, della Legge di Stabilità per il 2016, la misura del prelievo erariale unico sugli apparecchi in parola era già stata incrementata di 0,5 punti percentuali, portando la previgente aliquota del 5% al 5,5%. Con il successivo comma 2, è stabilito che a decorrere dallo scorso 1° ottobre, chi tendando la fortuna al lotto dovesse vincere, subirà una ritenuta più alta rispetto a quanto era previsto in precedenza: si passa dal precedente 6% al nuovo 8%. Sempre a decorrere dal 1° ottobre scorso è raddoppiata l’aliquota della ritenuta che si subirà sulle vincite di Gratta&Vinci, SuperEnalotto, Win for Life, Win for Life Gold, lotterie nazionali ad estrazione istantanea, Enalotto e Supestar: Tuttavia, come si legge, il prelievo (la ritenuta) si applicherà solo sulla parte di vincita eccedente i 500 euro. Quindi, ad esempio
• si passa dal 6% al 12%.
su una vincita di 1.500 euro, la tassazione sarà pari al 12% di 1.000 euro (ossia 120 euro), il che si traduce nel dire che il fortunato vincitore riceverà nelle proprie tasche 1.380 euro (1.500 – 120 euro). A tal proposito è utile ricordare che la ritenuta subita dal contribuente è una ritenuta a titolo d’imposta (e non di acconto). Ciò, dunque, si traduce nel dire che egli riceverà la vincita al netto della ritenuta e non dovrà dichiarare nulla in merito al Fisco (la somma incassata e la ritenuta NON vanno indicate in dichiarazione dei redditi). È altresì utile precisare che restano esclusi dalla tassazione, come prima, la Lotteria Italia, le scommesse (esempio snai, eurobet, ecc.), il poker e i casinò online, il bingo e le altre slot machine. Il raddoppio dell’aliquota è finalizzato ad aumentare le entrate del settore (particolarmente alte). Già nel 2016 l'Erario ha avuto entrate dal settore giochi per una cifra pari 10,5 miliardi di euro (+20% sull'anno precedente, somma che arriva a 11,3 mld con le una tantum). Pertanto, con l’aumento delle aliquote, si può prevedere un aumento di gettito pari a 143 milioni annui a partire dal 2018, secondo le stime del Servizio Bilancio della Camera. Infine appare utile menzionare quanto stabilito dal comma 4-bis (aggiunto all’art. 6 del D.L 50/2017 in fase della sua conversione in Legge). In particolare con esso il legislatore modificando l'articolo 1, comma 636, lettera c), della Legge n. 147 del 2013, consente la deroga al divieto di trasferimento dei locali per tutto il periodo della proroga della concessione di gioco per la raccolta del Bingo, a quei concessionari che, successivamente al termine del 31 dicembre 2016, si trovino nell’impossibilità di mantenere la disponibilità dei locali per cause di forza maggiore e, comunque, non a loro imputabili o per scadenza del contratto di locazione oppure di altro titolo e che abbiano la disponibilità di un altro immobile, situato nello stesso comune, nel quale trasferirsi, ferma, comunque, la valutazione dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
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PASQUINO E MARFORIO
I dialoghi del popolo romano
APPRENNISTATO DE QUALITÀ TARGATO ‘UNIONE EUROPEA’
Me dovete scusà Sor Pasquì, vado de corza e ve devo risponne co’ semprici parole… State a dì che ‘a Commissione europea interverrà pe’ da’ ‘na svorta a l’apprennistato (1) pe’ fa’ si che ‘n Itaja finalmente ‘decolli’ e volete sapè che ne penzo io? Io dico che sur tema l’Europa s’è espressa, co quarcosa de novo ner 2001, cor famoso ‘libro bianco’ che veniva fori da ‘n lavoro de li massimi esperti der diritto der lavoro de tutti li paesi de l’Unione e mo’ s’aripete co ‘sto “quadro”. Se sollecitava l’Itaja a dasse ‘na smossa visto che ‘a legge che dettava ‘e regole ner campo era ferma ar 1955. De operà pe’ integrà mejo er monno de la formazzione cor monno der lavoro, de renne possibbile ‘a partecipazzione de le parti sociali a la realizzazzione der cambiamento, pe’ mejo facilità l’ingresso de’ li gioveni ner monno der lavoro e falli faticà appena finiti ‘i studi. Er Governo d’allora ne fece parte der programma de legislatura e appoggiò l’approvazzione de la legge de recepimento, ‘a famosa legge 30/2003, cosiddetta Legge Biaggi (Dar nome de quer poro professore, uno de li massimi esperti de diritto der lavoro comparato europeo, uno de li promotori der libro Bianco, e quinni uno de li mejo der mazzo). Una legge che cor decreto applicativo er 276/2003 trovò ‘a soluzione de tutto, a livello scientifico, ma che s’entruppò a livello politico e sinnacale co quelli che, come sempre ‘n Itaja penzeno de sapenne più de tutti, dopo li politici, i sinnacati. Come messo su, er progetto, doveva funzionà, c’era l’integrazzione scuola-lavoro (soprattutto ner primo e ner terzo livello), c’era la previsione de l’accordi tra parti sociali, c’era l’inclusione der monno de l’università pe ‘a determinazione de l’accordi a livello curturale, c’era tutto… ce voleva solo bona volontà! Ma ‘e Reggioni ‘ncominciorno a scazzà: “ma come se permette ‘o Stato a pontificà ‘n merito a la formazione?” “Ricorremo a la Corte Costituzzionale, sapè quello che serve pe’ formasse a li lavoratori der futuro è compito nostro, er Governo nun se po’ permette de centralizzà gnente ‘n merito!” Li sinnacati nun furono da meno, come ‘a parte politica, avversa ar Governo d’allora, da cui proveniva – e questo nun jelo perdonaveno - quer poraccio der Professor Biaggi… Perché seguito a dì poraccio? Perché ‘o criminalizzarono tarmente che ‘a fine l’hanno fatto odià tanto che l’hanno ammazzato come ‘n cane. ‘Nvece c’aveva visto giusto. Gira e rigira dar 2003 che s’era ‘nventato er sistema stamo ar 2017 er sistema è restato quello, anche se c’hanno provato a fa quarche modifica co ‘n Testo Unico e cor Giob att, ma ancora deve girà … ancora nun se vede fine, perché co’ tutti i cambiamenti applicativi c’hanno fatto capì poco e li lavoratori, e li Padroni. Hanno fatto accordi tra Stato e Reggioni pe ristabilì ‘e competenze in materia d’istruzione.. Hanno fatto leggi pe trasferì parti ‘mportanti de decisioni anche a 30
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la Contrattazzione collettiva, danno così potere pure a li Sinnacati, Hanno provato a da ‘ncentivi de sordi e de privileggi a ‘le azienne. Gnente, nun se decolla… Come se po’ ‘ffà? Pemme nun c’è soluzione se nun se cambia er sistema scolastico e soprattutto nun se cambia ‘a mentalità de ‘e nuove generazioni … Puro ‘n Germania, e nun solo – Svizzera Austria, Norvegia, Francia, ecc. - c’è l’apprennistato e và, ma è ‘n antra cosa. Li li regazzi vengheno seguiti durante il corso de li studi e, se sei capace, vai avanti fino a la laurea altrimenti devi cambià ‘ndirizzo e t’orienteno a ‘no sbocco confacente facennote seguità ‘n tipo de scola che t’è più agile frequentà e che te porta a la fine a ‘na qualifica, a ‘n lavoro. Ma li er sistema de la formazzione è definito da le autorità centrali che stabilischeno la linea formativa legata ar lavoro e quelle locali/territoriali che penzeno a tutto il resto de la formazione. Quinni per quanto riguarda li gioveni, e la loro formazzione professionale, ‘a linea è unica pe’ tutto ‘o stato… da noi ce ne stanno venti e passa de modelli diversi… Ma come ponno fa a raccapezzaccese li Padroni? O gli Studenti stessi che, pe’ motivi loro, se dovessero trasferì da ‘na reggione a n’antra? E poi, ve lo ‘mmagginate qui ‘n Itaja? Co’ tutte ‘e presunzioni de gioveni e vecchi? E perché er poro fijo mio nun po’ fa quello? E perché nun po’ fa quell’artro? Puro er mio cià diritto, cià diritto, cià diritto … E li ‘vitelloni’, come li chiamava Fellini, stazioneno in attesa che ‘a manna caschi dar celo e neanche cercheno più de svortà diversamente qui o se ne vanno a cercà fori de magnà l’erba der vicino… Avete capito bbene, Sor Pasquì, Li governanti deveno intenne che “quanno ce so troppi galli a cantà ‘n se fa mai ggiorno”, sur lavoro e su le norme che ne regolano l’accesso uno, quello centralizzato, lo Stato, deve dà ‘e direttive, se c’è quarche ‘mpedimento costituzionale se deve eliminà, cambiando se è necessario la Costituzione stessa… E questo, dico io, se potrebbe fa! Ma cambià ‘a capoccia de quelli ‘tutti diritti e gnente doveri’ pe’ faje capì che quanno so de coccio nun so loro che deveno sceje ma è la Comunità che se deve fa carico de ‘ndirizzarli ar verso giusto, Detto ciò me domanno: Che se po’ ‘nventà l’Europa che nun c’avemo (1)? De che Apprennistato de qualità stanno a parlà? Voi Sor Pasquì, credete possibile ‘no stravorgimento? Io so ‘ncredulo! So 14 anni che c’è ‘n apprendistato decente e nun è decollato appieno e mo arriva l’Unione e co’ ‘a bacchetta maggica arisorve tutto!!! Certo che se s’avverasse sarebbe ‘n antro Miracolo… Itajano! Finimela qui, ch’è mejo se no m’enfojo, perché nun so se ride o se piagne. ‘N Abbraccio Sor Pasquì dar vostro, pe’ ‘a vita! Marforio
APPRENDISTATO DI QUALITà TARGATO ‘UNIONE EUROPEA’
(TESTO PERVENUTO DALL’ARGUTO MARFORIO E LIBERAMENTE TRADOTTO DA GIUSEPPE MARINI) Mi dovete scusare, Signor Pasquino, vado di fretta e vi devo rispondere con semplici parole … Dite che la Commissione europea interverrà per imprimere una svolta all’Apprendistato (1) per far si che in Italia finalmente ‘decolli’… e volete sapere quale è il mio pensiero in merito? Io dico che sul tema l’Europa si è espressa, con qualcosa di nuovo nel 2001, con il cosiddetto ‘Libro Bianco’, che scaturiva dagli sforzi dei massimi esperti del diritto del lavoro di tutti i paesi dell’Unione e che ora ritorna sull’argomento con il “Quadro” di cui si parla. Allora si sollecitava l’Italia ad agire, stante che la legge che regolava l’istituto era ferma al 1955. Di attivarsi per integrare meglio il mondo della formazione con quello del lavoro, di rendere possibile la partecipazione delle parti sociali alla realizzazione del cambiamento, per facilitare di più l’ingresso dei cd ‘giovani’ nel mondo del lavoro in modo da trovare un’occupazione al termine dei cicli di studio.. Il Governo d’allora fece proprie le sollecitazioni europee, integrandole nel programma di legislatura, e appoggiò l’approvazione una norma di recepimento, la famosa legge 30/2003, cosiddetta Legge Biaggi (Dal nome di quel povero professore, uno dei massimi esperti di diritto del lavoro comparato europeo, uno dei promotori del libro Bianco, e quindi uno dei migliori di quel gruppo di esperti). Una legge che con il successivo decreto applicativo, il 276/2003, a livello scientifico trovò la soluzione di tutto ma che cozzò, a livello politico e sindacale, con quelli che, come sempre, in Italia pensano di saperne più di tutti dopo i politici … i sindacalisti. Come impostato, il progetto, doveva funzionare, c’era l’integrazione scuola-lavoro (soprattutto nell’apprendistato di primo e in quello di terzo livello), c’era la previsione degli accordi applicativi tra le parti sociali, c’era l’inclusione del mondo dell’università per determinare accordi di livello culturale, c’era tutto … [Quanto suggerito dall’U.E. – ndT] serviva soltanto della buona volontà [alla collaborazione - ndT]! Ma le Regioni iniziarono il battage: “Ma come si permette lo Stato a dettare regole in merito alla formazione?”, “Faremo ricorso alla Corte Costituzionale; sapere ciò che è utile per formarsi - ai lavoratori del futuro - è compito nostro; il Governo non si può permettere di centralizzare niente in merito!” I Sindacati non furono da meno, così come la parte politica avversa al Governo d’allora, e a cui idealmente aderiva – e questo ‘torto’ non fu mai perdonato - quel povero Professor Biaggi. [La cui unica colpa fu quella di avere fatto, da studioso, un lavoro utile alla Nazione, al di sopra delle parti – ndT]… Perché continuo a dire ‘povero’? Perché lo criminalizzarono talmente che alla fine l’hanno fatto odiare tanto da farlo uccidere come un cane invece di apprezzarne l’intuizione della soluzione tecnica giusta per risolvere le necessità italiane.
Dal 2003 cioè da quando il Legislatore aveva approvato il cambiamento, gira e rigira, siamo nel 2017 e il sistema è restato ‘al palo’. E ciò anche se i politici che si sono alternati al governo del Paese, hanno tentato di apportare qualche modifica con un Testo Unico e con i decreti attuativi del cd Jobs Act,.. Ma l’Apprendistato ancora deve girare … ancora non si vede fine. Con tutti i cambiamenti applicativi apportati si è creata confusione che ha reso difficile capirne la struttura sia ai Lavoratori e sia ai Datori di lavoro. Hanno fatto accordi tra Stato e Regioni per ristabilire le competenze in materia d’istruzione; Hanno fatto leggi per trasferire parti importanti di decisioni operative anche alla Contrattazione collettiva, dando così potere anche ai Sindacati; Hanno provato a dare incentivi economici e normativi alle aziende. Niente, non si riesce a partire come si vorrebbe … Come si può fare? Evidentemente Pasquino ha risollecitato un punto di vista a Marforio – ndT] Per me non c’è soluzione, se non si cambia il sistema scolastico e, soprattutto, non si cambia la mentalità degli Italiani … Pure in Germania, e non solo – Svizzera, Austria, Norvegia, Francia, ecc. - c’è l’Apprendistato! E li funziona! Ma è un’altra cosa! Lì i Giovani sono seguiti durante tutto il corso degli studi e, se sei riconosciuto uno capace, vai avanti fino alla laurea altrimenti devi cambiare l’indirizzo scolastico. Ti orientano verso uno sbocco consono, facendoti proseguire in un tipo di scuola che è più confacente a farti pervenire a una qualifica … a un lavoro. Ma li il sistema della formazione [propedeutica all’occupazione – ndT] è definito dalle autorità centrali che stabiliscono la linea formativa legata al lavoro e da quelle locali/territoriali che pensano al resto della preparazione scolastica. Quindi per quanto riguarda i giovani, e la loro formazione professionale [alternanza scuola-lavoro – ndT] il metodo è unico per tutto la Nazione… In Italia c’è un modello per ogni Regione … Ma come possono fare per capirci i datori de lavoro? O gli studenti stessi che, per motivi loro, dovessero trasferirsi da una regione a un’altra? E poi, ve lo immaginate, qui in Italia? Con tutte le presunzioni di giovani e vecchi? E perché il mio povero figlio non può fare quello? E perché non può fare quell’altro? Pure il mio ha diritto… ha diritto… ha diritto… ha diritto … E i ‘Vitelloni’ come, il regista Fellini in un suo film, chiamava i ragazzi senza iniziativa che dipendono in tutto e per tutto dalla Famiglia … brancolano senza meta in attesa che la manna piova dal cielo e neanche cercano di risolvere o si arrangiano maldestramente cercando l’erba del vicino’.. [un Ministro italiano, poi additato al pubblico ludibrio, ebbe l’ardire di apostrofarli: “Bamboccioni’ – ndT] Si, avete capito bene, Signor Pasquino! [Evidente che l’Autore risponde a un Pasquino sbalordito o quantomeno perplesso – ndT] Chi è al Governo [forse l’Autore intende ‘I Politi-
ci/Legislatori’devono capire che “quando ci sono troppi galli a cantare non si fa mai giorno”, sul Lavoro e sulle norme che ne regolano l’accesso… Uno solo, quello centralizzato, cioè lo Stato, deve dare le direttive e se per far ciò ci fosse qualche ostacolo a livello costituzionale si deve eliminare, cambiando se è necessario la Costituzione stessa… E ciò, dico io, è fattibile senza troppi problemi! Ma cambiare la mentalità di quelli ‘tutti diritti e niente doveri’ per fargli capìre che quando hanno problemi di approccio scolastico non sono loro che devono scegliere ma è la Collettività che si deve fare carico di indirizzarli verso il miglior traguardo raggiungibile, di dare il giusto orientamento, Detto ciò mi domando: Cosa potrebbe inventarsi l’Europa che non abbiamo già (1)? Quale Apprendistato di Qualità si’potizza? Voi Signor Pasquino, credete possibile uno stravolgimento? Io sono incredulo! In Italia da 14 anni c’è un apprendistato decente e non è sviluppato appieno e adesso arriva l’Unione Europea che con un tocco di bacchetta magica risolve tutto!!! Certo che se ciò fosse sarebbe un altro Miracolo … Italiano! Finiamola qui che è meglio, altrimenti mi arrabbio perché non so se piangere o ridere. Un saluto fraterno Signor Pasquino, dal sempre vostro Marforio Note (1) Quadro Ue per apprendistati di qualità: «Un nuovo quadro europeo per impostare gli apprendistati in modo che l'esperienza che fanno i giovani di introduzione sul mercato del lavoro sia di qualità. Lo ha presentato la Commissione Ue, stabilendo 14 criteri, tra cui la presenza di un compenso e/o retribuzione, che dovranno essere seguiti dai tirocini per garantirne l'efficacia. Questi definiscono da una parte le condizioni di apprendimento e di lavoro con l'imposizione di un contratto scritto, i risultati di apprendimento, un supporto pedagogico, almeno metà svolgimento sul posto di lavoro e con la possibilità che sia all'estero, una retribuzione e/o un compenso, la protezione sociale, e condizioni di lavoro, salute e sicurezza in linea con le regole. Dall'altro vengono proposti anche sette criteri per le condizioni generali, ovvero la presenza di un quadro di regolamentazione chiaro tra le parti che stipulano l'apprendistato, la partecipazione delle parti sociali, un sostegno sia finanziario che non alle imprese, dei percorsi flessibili di ingresso e mobilità all'estero, orientamento professionale e sensibilizzazione per evitare abbandoni, trasparenza delle offerte di tirocinio, e un'assicurazione qualità e il monitoraggio del percorso di carriera chi svolge l'apprendistato.» (dal Sito ANSA e della Commissione Europea)
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QUESITI
Quesiti del mese A CURA DEL CENTRO STUDI DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA
1
Vorrei porre il seguente quesito: nel caso di assunzione in una Regione svantaggiata di un lavoratore ultra 25enne, con contratto determinato, è possibile decorsi 3 mesi dall'assunzione, di inoltrare la domanda telematica per l'ottenimento del bonus sud per le assunzioni?Che requisiti deve avere il lavoratore per far si che l'azienda usufruisca del bonus nel caso di trasformazione?
Per la fattibilità dell'assunzione attraverso il bonus sud si rinvia ai contenuti della circolare n. 41/2017 dell'Inps.
2
Nel 2016 ho assunto un dipendente part-time con legge 208/ 2015. Il 1/6/17 e' trasformato full-time... Quesito: Posso usufruire dell'intero sgravio annuale max 3250 ? Oppure debbo considerare solo dalla data di trasformazione le agevolazioni Con importo mensile di circa € 270,00 Caso concreto 7/12 di € 3250 + sgravio part -time 50% per i cinque mesi.
L'agevolazione " piena " decorrerà dalla data di trasformazione a tempo pieno
3
Una società stabilisce sul contratto di lavoro del dipendente che rimborserà al dipendente stesso la somma di euro 800,00 come spese sostenute per l'affitto di un'abitazione. Pertanto il dipendente stipula un contratto con un privato pagando euro 1.000,00 mensili. Si chiede l'eventuale assoggettamento fiscale e contributivo del rimborso della società (euro 800,00 )
La somma, ancorché erogata a titolo di partecipazione alle spese sostenute dal dipendente per l'affitto dell'immobile affittato direttamente dallo stesso, rientri tra le previsioni dell'art. 51 comma 1 del TUIR e quindi imponibile sia ai fini fiscali che previdenziali. Viceversa qualora l'immobile venga concesso dal datore di lavoro in locazione, in uso o in comodato, indipendentemente dalla circostanza che il fabbricato sia di proprietà del datore di lavoro ovvero sia da questi acquisito in locazione, allora questa attribuzione andrebbe a configurare un fringe benefit per il dipendente e come tale soggetto alla disposizione di cui all' art. 51 c.4 lett . C del TUIR.
4
FRINGE BENEFIT. Buongiorno, una Società fornisce ad un dipendente distaccato in Italia, un alloggio presso un residence. Nel caso specifico l'azienda paga interamente la struttura e non trattiene al dipendente nulla. Dato che non si tratta di un appartamento affittato né di proprietà dell'azienda, ma di una struttura di residence, vi chiedo come deve essere considerato per tasse e contributi.
Ai fini dell'imponibilità contributiva e fiscale, si assume la differenza tra la rendita catastale del fabbricato AUMENTATA DI TUTTE LE SPESE INERENTI il fabbricato stesso, comprese le utenze non a carico dell'utilizzatore.
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QUESITI
Il mio cliente deve recuperare il TFR dal 2010, negli anni successivi è stato fatto un decreto ingiuntivo favorevole, ma senza ricevere nessun beneficio. Oggi la società si trova in stato di fallimento fino alla data di chiusura dell'insinuazione nel passivo. Il credito del cliente resta sempre privilegiato anche se è stato fatto un decreto ingiuntivo? Esiste una procedura diversa?
5
Se è stata fatta correttamente l'insinuazione al passivo ed il credito del TFR risulta certo, è possibile in caso di incapienza del fallimento accedere al Fondo di Garanzia presso l'Inps (si veda la circolare INPS 4 marzo 2010, n. 32) Un'azienda vorrebbe prendere un lavoratore da un'agenzia di somministrazione per un periodo di tempo e poi vorrebbe nell'immediato distaccarlo presso un'altra azienda. Non riesco a trovare la normativa, può farlo? Ovviamente comunicando all'agenzia di somministrazione i dati di lavoro dell'azienda presso la quale il dipendente presterà il lavoro.
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Fermo restando la genuinità del provvedimento di distacco, in linea di principio si ricorda che per la durata della missione i lavoratori somministrati, svolgono la propria attività nell'interesse nonché sotto la direzione e il controllo dell'utilizzatore. Secondo il Ministero del lavoro ciò comporta che il lavoratore in somministrazione possa svolgere la propria prestazione per la realizzazione di un contratto di appalto e possa anche essere inviato in distacco presso terzi. ( Si veda la circolare 7 /2005 Min.Lav.).
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Un cliente, titolare di posizione commercianti, aveva richiesto l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari, ma successivamente all’arrivo della richiesta di pagamento, decide di non versarli. E’ tenuto a qualche adempimento nei confronti dell’inps, per esempio una comunicazione? Questi importi non versati possono tramutarsi in cartella esattoriale?
Trattandosi di versamenti volontari, non sussiste alcun recupero coattivo in caso di mancati versamenti
8
In caso di decesso di un dipendente non coniugato e senza famigliari a carico (figli), con anzianità di circa 23 anni , ci viene chiesto dagli eredi (sorella) se esiste una reversibilità, in caso affermativo come si deve procedere.
Si veda per il quesito quanto indicato dall'inps: www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?Itemdir=50605
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In merito la possibilità del lavoratore di cedere a titolo gratuito i riposi e le ferie da loro maturati al fine di consentire a questi ultimi di assistere i figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti (dlgs n.151/2015 del Jobs Act), vorrei sapere le modalità, volevo sapere se è attualmente possibile.
L'art. 24 del D.Lgs. N. 151/2015 ha previsto che, fermi restando i diritti di cui al D.Lgs. N. 66/2003, i lavoratori possano cedere a titolo gratuito le proprie ferie e i riposi maturati ai lavoratori dipendenti dallo stesso datore di lavoro, impiegati in mansioni di pari livello e categoria, al fine di consentire a questi ultimi di assistere i figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti. La misura delle ferie cedibili, nonché le condizioni e le modalità operative della cessione sono fissate con apposita disciplina dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
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MESSAGGIO 3877
Proroga ulteriore dei termini per il recupero Incentivo SUD Già con circolare n. 41/2017 l’INPS ha fornito le indicazioni operative per l’applicazione dell’incentivo alle assunzioni di soggetti disoccupati ai sensi dell’articolo 19 del d.lgs. n. 150/2015 effettuate in Regioni “meno sviluppate” o “in transizione”, previsto dal Decreto Direttoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 367 del 16 novembre 2016 e successive rettifiche. Il bonus di che trattasi spetta per l’assunzione di persone disoccupate ai sensi dell’articolo 19 del d.lgs. n. 150/2015, quindi “ soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro di cui all’articolo 13 del medesimo decreto, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”. La sussistenza del requisito viene verificata e comunicata all’Istituto dall’Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL). A seguito di ritardi nell’aggiornamento degli archivi dell’ANPAL concernenti lo stato di disoccupazione dei lavoratori e del conseguente rallentamento nel riconoscimento dell’incentivo da parte dell'Istituto, l’INPS con il messaggio in discorso rende noto che, al fine di agevolare i datori di lavoro nel recupero delle somme spettanti, sono stati ulteriormente prorogati i termini per il recupero degli importi relativi all'incentivo "Occupazione SUD". A parziale modifica delle indicazioni operative già fornite con la predetta circolare 41/2017 e nei messaggi n. 2152/2017 e. 3272/2017, l’Istituto informa che nell’elemento <ImportoArrIncentivo> potrà essere indicato l’importo del bonus relativo ai mesi di competenza da gennaio ad agosto 2017. Detti saranno poi riportati, a cura dell’Istituto, nel DM2013 “VIRTUALE” con i codici di recupero “L463” e “L465”.La valorizzazione del predetto elemento potrà essere effettuata fino al flusso contributivo con competenza ottobre 2017.
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MESSAGGIO 384
Allineamento DA-DMAG e novità da gennaio 2018 Già con i messaggi nn.3700/2013 e 5703/2014 l’INPS ha avviato il processo per l’ allineamento dei dati dei datori di lavori agricoli , relativi alle caratteristiche aziendali, presenti negli archivi dell’Istituto.
Con la denuncia inviata nel primo trimestre 2014 l’Istituto, nel caso in cui alcuni dati presenti nella denuncia DMAG e quelli presenti nell’archivio DA non fossero stati congruenti, ha richiesto ai datori e/o loro intermediari di recarsi presso la sede INPS territorialmente competente al fine di verificare le ragioni dello scostamento e provvedere alla correzione .
Nell’ultimo triennio la quasi totalità delle aziende ha provveduto, mediante la presentazione di una denuncia aziendale di variazione, a comunicare le eventuali modifiche delle proprie caratteristiche aziendali intervenute “medio tempore”.
E’ intervenuta di recente la nuova normativa in materia di adattamento al sistema UNIEMENS che, all’art. 8, co.8, Legge 29 ottobre 2016, n.199, ha previsto il cambiamento nella trasmissione da parte delle aziende delle denunce dei lavoratori agricoli occupati. Dal mese di gennaio 2018 la denuncia dovrà avvenire con cadenza mensile e sarà canalizzata nel sistema UNIEMENS.
La normativa nuova secondo l’Istituto , ferme restando le scadenze di pagamento, inciderà sulla modalità di tariffazione, che avverrà avvalendosi anche dei dati presenti negli archivi dell’Istituto . Per tale ragione le aziende, qualora abbiano ulteriori variazioni afferenti i propri dati aziendali, devono comunicare tempestivamente le difformità.
SI RINGRAZIA IL CDL MICHELE REGINA DEL CENTRO STUDI DEL CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA
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CULTURA
Musicisti in “dialogo” nei luoghi di San Francesco ASSISI PAX MUNDI 2017: AL VIA LA RASSEGNA INTERNAZIONALE DI MUSICA SACRA FRANCESCANA AD ASSISI DI ANDREA TOMMASINI REDAZIONE CULTURA
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CULTURA
L’edizione 2017 di Assisi Pax Mundi sta per iniziare. L'edizione 2017 di
Assisi Pax Mundi sta per iniziare. Assisi aspetta i gruppi corali e strumentali che si incontreranno per confrontarsi attraverso la musica. La quarta edizione di Assisi Pax Mundi sarà dedicata al tema: “Dialogo, vincolo di Comunione” e avrà luogo dal 19 al 22 Ottobre 2017, con concerti che si svolgeranno in diversi momenti della giornata nei luoghi francescani di Assisi e dintorni. Culmine della rassegna sarà il concerto finale, di sabato 21 ottobre, che vedrà la partecipazione di tutti i gruppi. La manifestazione si concluderà con una solenne Celebrazione Eucaristica, domenica 22 ottobre, nella Basilica Superiore di San Francesco e l’esecuzione del Cantico delle Creature di p. Domenico Stella, con la partecipazione di tutti i cori e i gruppi strumentali. La Musica Francescana sarà protagonista di un evento internazionale con la quarta edizione di Assisi Pax Mundi. Si riaccendono i riflettori sulla manifestazione internazionale che vuole stimolare il dialogo attraverso la musica. Assisi Pax Mundi prenderà il via giovedì 19 ottobre. Quattro giorni di musica nei luoghi francescani; 6 concerti che saranno resi possibili da 11 gruppi corali e strumentali. Ad Assisi, infatti, arriveranno oltre 350 coristi e strumentisti per dare vita ad una manifestazione che ha il suo cuore nell'ascolto e nella condivisione. Assisi, città particolare per la sua vocazione all’incontro e alla promozione della pace e del rispetto, continua a promuovere e diffondere una cultura del dialogo che davvero accolga tutti e a tutti proponga i valori del bene comune, dietro l’esempio e lo stimolo di S. Francesco e di S. Chiara. La rassegna “Assisi Pax Mundi”, organizzata dalle Famiglie Francescane di Assisi con la collabo-
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CULTURA
razione della Cappella Musicale della Basilica Papale di San Francesco e giunta alla sua quarta edizione, intende proprio offrire una possibilità di dialogo per la comunione e la pace. Gli artisti che vi partecipano sono infatti invitati non solo a presentare il proprio repertorio, ma anche a incontrare gli altri nella stupenda cornice della città del Poverello e a condividere esperienze e sentimenti che arricchiscono reciprocamente. “L'unità, di tutta l'umanità lacerata, è volontà di Dio. Per questo motivo Egli ha inviato il suo Figlio perché, morendo e risorgendo per noi, ci donasse il suo Spirito d'amore. Alla vigilia del sacrificio della Croce, Gesù stesso chiede al Padre per i suoi discepoli, e per tutti i credenti in lui, che siano una cosa sola,
una comunione vivente. [...] Come è mai possibile restare divisi, se con il Battesimo noi siamo stati "immersi" nella morte del Signore, vale a dire nell'atto stesso in cui, per mezzo del Figlio, Dio ha abbattuto i muri della divisione? [..] Il dialogo è strumento naturale per mettere a confronto i diversi punti di vista che sono di ostacolo alla piena comunione” (Ut unum sint, 6 - 36). Proprio la fede nel “nuovo mondo” ci chiama e ci insegna a trascrivere i valori evangelici nella storia presente, al fine di renderla il più possibile somigliante al progetto di Dio. Anche noi francescani, memori del progetto di Dio e degli insegnamenti della Chiesa, abbiamo scelto come tema di quest’anno per la 4ª edizione della rassegna “Dialogo, vincolo di Comunione”.
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Altissimu, onnipotente, bon Signore tue so’ le laudi, la gloria, l’honore et onne benedictione
Il 4 ottobre anche quest’Anno abbiamo celebrato San Francesco d'Assisi, Patrono principale d'Italia insieme a Santa Caterina da Siena. Auguri all'Italia, auguri al Santo Padre Papa Francesco I - Jorge Mario Bergoglio. In un momento in cui dialogare nel mondo nella pace sembra così poco facile a volte, mi piace ricordare con questa immagine che nel 1219, San Francesco, allora frate Francesco, si recò a trovare il Sultano d'Egitto. Quell'episodio della vita di San Francesco viene da alcuni enfatizzato come uno dei più straordinari gesti di pace nella vicenda tormentata dei rapporti tra islam e cristianesimo, esaltato come una anticipazione profetica del dialogo interreligioso «moderno» e come «paradigma» del corretto modo di porsi della coscienza cristiana davanti all'Umma del profeta Mohammad. Dio è uno ! Meditiamo gente nella pace e nel bene !!! La Musica ci aiuti a meditare e sia foriera di amore, spiritualità, dialogo e pace.
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