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giugno 2011 3,00

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colpo di scena

Nell’Italia dei tagli alla cultura, oltre 2mila compagnie teatrali riempiono le platee. senza un soldo dallo stato.

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scrittori nel cassetto | a cura di | scuola holden | www.scuolaholden.it

Un animale fantastico si intromette nella vita di una bambina che non sa fare le capriole.

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| racconto | leda lUcchese | illustrazione | gaia pinos

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ita, una bambina di sette anni,

singhiozzava imbronciata nella via retrostante la sua scuola elementare, calciando manciate di pietruzze sul ciglio della strada. Fu allora che una signora le bussò sulla spalla per chiederle se qualcosa non andasse. Rita si girò di scatto un po’ impaurita. Le maniere gentili della donna la rassicurarono al punto che Rita si sciolse e rivelò le ragioni del suo nervoso strazio alla sconosciuta donna. Proprio quel giorno, a scuola, per paura della vertigine e di rompersi l’osso del collo, la bambina si era rifiutata di fare le capriole che ciascuno dei suoi compagni, invece, aveva tranquillamente eseguito. Ecco. – E se fossi un cascavolante allora?, le aveva domandato la signora. – Un casca che vola? Ma cos’è? – Un C-A-S-C-A-V-O-L-A-N-T-E è un uccello, per così dire, particolare.

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Leda Lucchese

Gaia Pinos

Vive fra Palermo e Alcamo dove è nata nella primavera del ’77. È da allora che ha a che fare con i pennuti. Alla domanda: “Ma dove lo hai lasciato il cigno?”, risponde: “È a casa, ultimamente non esce più, dice che tutti lo vogliono vedere morto!”.

Grafica, illustratrice, fumettista, è nata a Oristano il 1° giugno 1988, sotto il segno dei Gemelli. Nel 2007 ha lasciato la sua Sardegna per trasferirsi a Firenze. Collabora con studi grafici e una casa di produzione cinetelevisiva.

– Perché?, la interrogava Rita con curiosità. – È un animale unico. Invece che volare come fanno tutti gli altri uccelli, lui casca. – Casca?, Rita non aveva capito. – Proprio così, casca! Casca almeno nel corso della maggior parte della sua vita. – Non sa volare? – Non esattamente. Riesce a volare ma, tutto d’un tratto, viene preso da una specie di crisi e… puff! Casca per terra o comunque su qualsiasi superficie si trovi a sorvolare e ci si spiaccica sopra. – E si fa male?, aveva domandato Rita preoccupata. – Forse un po’, però ha delle ossa che sono in grado di piegarsi moltissimo senza mai spezzarsi, come fossero di gomma. Per questo non si ferisce mai irreparabilmente e, quasi subito, ricomincia a volare. – E poi? – E poi… puff! Ricasca e continua così, fino a quando non diventa adulto. A Rita veniva da sorridere quando la signora mimava con le braccia la caduta del cascavolante, battendo una mano sull’altra. – E quando cresce?, continuava a domandare la bimba. – Dopo essere caduto e ricaduto. Praticamente a forza di cadere, anziché rompersi, le sue ossa diventano sempre più forti e resistenti fino a quando il cascavolante cresce, diventa tutto bianco e non cade più. – Diventa bianco? Perché di che colore è da piccolo? – Da piccolo il cascavolante è grigio, come le colombe, ma è tutto cosparso di piccole macchioline bianche. – E poi quando diventa grande cosa fa? – Durante il suo anno di maturità il cascavolante si cerca una compagna e quando l’ha trovata, per corteggiarla, le vola intorno prima vicino poi lontano poi di nuovo vicino poi di nuovo lontano fino a quando lei risponde con un fischio e i due si sovrappongono e iniziano a volare insieme. 34

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| scrittori nel cassetto

– E dove vanno? – Vanno dove possono cinguettare in pace. Lo sai che i cascavolanti non cinguettano sempre? Solo quando si accoppiano emettono entrambi un verso. È un suono melodioso, che si dice sia magico perché incanta tutte le creature intorno, guarendole o facendole sentire felici. – Davvero? E fanno i figlioletti? – Certamente! Maschio e femmina dopo l’accoppiamento non si separano più, la femmina depone le uova, poi le uova si schiudono e i piccoli cascavolanti vengono nutriti e curati. Una volta fatto questo, però, la coppia si separa e ciascuno dei due sceglie un luogo dove andare ad addormentarsi per sempre. – Muoiono?!, aveva esclamato Rita con una vena di tristezza. – A dire il vero, il cascavolante cessa di vivere, ma solamente come cascavolante, perché poco dopo essersi addormentato si trasforma in un’altra creatura per proseguire la sua vita sotto altre forme. – Meno male! Rita era rimasta affascinata dalla storia del cascavolante. Adesso si sentiva meglio e voleva ringraziare e salutare quella donna prima di salire sull’auto della madre che aveva visto avvicinarsi. Tuttavia non riuscì a fare in tempo. La donna sconosciuta si era avviata velocemente verso la fine della strada mentre la madre di Rita era sbucata fuori dall’auto, urlandole forsennatamente che non avrebbe dovuto mai più sparire così, allontanandosi dall’entrata della scuola completamente dimentica dell’ora. Rita, mentre sua madre la spingeva dentro la vettura e continuava a rimproverarla, fece solo in tempo a intravedere il lato posteriore di quella strana figura femminile che si allontanava e notò, che sopra la sua gonna cortissima, indossava una giubbino particolare tutto pieno di ondeggianti piume bianche che di tanto in tanto le cascavano.


i ferri del mestiere

il panico da pagina bianca il cascavolante

| testo | Alessandra Minervini

Un racconto che colpisce non solo per l’utilizzo di un lessico infantile, ma soprattutto per il tema che riesce a tenere insieme i pezzi di una storia carica di simbolismo: mondo adulto/mondo infantile, mondo animale/mondo umano. Malgrado alcune piccole ripetizioni lessicali, il racconto di Leda Lecchese piace per la spontaneità del linguaggio e per la costruzione di un personaggio di fantasia, l’uccello “cascavolante”, che ricorda un po’ le invenzioni meta-letterarie del grande Gianni Rodari. l a parol a ai maestri

la storia di uno scrittore di Stephen King In casi di creatività pigra, leggere le biografie di grandi scrittori ha un potente effetto anti-depressivo. Provate con “On writing”, l’autobiografia di Stephen King: Potete avvicinarvi all’atto dello scrivere con nervosismo, eccitazione, speranza, o anche disperazione, la sensazione cioè che non riuscirete mai a mettere sulla pagina quello che avete nella mente e nel cuore. Potete avvicinarvi a quell’atto con i pugni chiusi e gli occhi stretti, pronti a menare e a prendere nota dei nomi. Mettetevici in qualsiasi modo, ma non alla leggera. Lasciatemelo ripetere: non dovete affrontare alla leggera la pagina bianca. Se sapete prenderlo sul serio, abbiamo da fare insieme. Se non potete o volete, è ora che chiudiate il libro e vi dedichiate a qualcos’altro. Sperling&Kupfer, 2000 La sua vicenda è talmente appassionante (e prolifica) che non si può resistere: “Non c’è mai stato un momento in cui non mi sono sentito in dovere di andare avanti. Anche quando le cose andavano male, il libro non smetteva di darmi una folle sensazione gioiosa” (da “Tutto su Stephen King” di Bev Vincent, Sperling&Kupfer, 2010). ≈ “Scrittori nel cassetto” è anche una sezione del nostro sito dove leggere i racconti già pubblicati e trovare i temi dei prossimi mesi. Vi aspettiamo su terre.it!

Q

uante volte hai pensato di mollarla. Quante altre l’hai mollata, per un’altra. Ti piaceva sì, ma quella storia funzionava bene solo nella tua testa. Il blocco dello scrittore, detto anche “panico da pagina bianca”, è un tema controverso. Per alcuni autori appartiene alla “mito-mania” del mestiere: un incidente di percorso, più o meno penoso, ma sempre fastidioso e infimo come una zanzara che ti punge in pieno inverno. Anche se c’è qualcuno, pochi per la verità, che lo considera la più grande fortuna che possa capitare, perché senza i dubbi non esistono certezze. “Bisogna accettare i momenti non creativi; più li si accetta onestamente, più essi passano in fretta. Si deve avere il coraggio di fermarsi, di essere talvolta vuoti e scoraggiati”, scrive nei suoi diari Etty Hillesum, intellettuale ebrea olandese, scomparsa nel 1943 ad Auschwitz, a soli 29 anni. In un’ottica romantica, la Hillesum avrebbe mille ragioni. Ma quando la scrittura diventa professione e qualcuno sta aspettando di leggere quello che tu (e nessun altro) scrivi, può sopraggiungere il panico. Soluzioni e consigli a riguardo abbondano sui manuali e on line. Tanto che ti viene da pensare che ci siano in circolazione più rimedi al blocco dello scrittore che scrittori bloccati. Poche regole però funzionano bene come queste quattro (le ho provate sulla mia penna!): 1 Sfoglia un vocabolario. Leggi una parola e usala come input per associarla a qualsiasi cosa ti venga in mente: una città, un tipo di stoffa, un odore, una vecchia foto, il colore degli occhi del tuo primo amore. Poiché è probabile che la prima parola letta non sia di particolare ispirazione, reitera il procedimento, fino a trovare l’idea che ti sembra valida. 2 Scrivi una lettera. Invece di farti del male davanti alla pagina bianca sperando che le parole compaiano da sole, prova a “indirizzare” quello che vuoi scrivere a una persona in particolare. 3 Compila una scaletta. Elenca gli argomenti principali di cui vorresti occuparti e non autocensurarti, lascia piuttosto correre il pensiero. 4 Vai a fare un giro, o una doccia. Cambia file nella testa e assapora il senso di vuoto. È da lì che nascerà la storia vincente.  ≈ Raccontare storie è un’arte che si può imparare. Lo dimostra la Scuola Holden di Torino, fondata da Alessandro Baricco nel 1994. Tra gli allievi anche Paolo Giordano, vincitore del Premio Strega 2008.

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Il cascavolante  

Racconto "Scrittori nel cassetto" con Scuola Holden; Terre di mezzo-street magazine n.025, giugno 2011

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