23
Ferrovia Scalittas-Cala Domestica
Nebida ➜ Masua
2
Acquaresi Gutturu 'e Sattu 22
P.ta Pintau
21
P.ta Crisioni
P.ta Sa Bidda
Medau Sa Rameis
Medau Sari Cuc.ru Barilotto
P.ta 'e Mesu
P.ta Scovera
P.ta Buccione 19
20
17
P.ta Cortis 16
Masua 18
Santa Barbara
Cuccu Aspu
P.to Ferru
Nebida
Portu Banda
Santa Barbara
12 11
Laveria Lamarmora
13 15
Galleria Lamarmora
P.ta Mezzodì 14
Campumari
Coremò Fontanamare
Fontanamare Plag’e Mesu
Guardia Manna
2
Da Nebida a Masua
100
MASUA
200
GALLERIA PORTO FLAVIA
300
NEBIDA LAVERIA LAMARMORA
400
0m 0 km
5
Lunghezza:
10
10,1 km
Dislivello: Salita 502
m Discesa 518 m
media 3 ore e 30 minuti
Difficoltà: Tempo:
Informazioni e trasporti Iat Comune di Iglesias, tel. 0781-27.45.07, infoturistiche@comune.iglesias.ca.it, www.visitiglesias.it. Pro loco Iglesias, tel. 0781-31.170, info@prolocoiglesias.it. Consorzio turistico per l’Iglesiente, tel. 347-27.73.705, info@ctiglesiente.it. Centro prenotazioni e servizi turistici Scs Santa Margherita, corso Pan di Zucchero 202, Nebida, tel. 0781-18.65.860, info@cooperativasantamargherita.it. Forniscono informazioni turistiche, servizio
15
20
25
di prenotazione per il pernottamento in case vacanza e affittacamere, servizi di trasporto privato.
Ospitalità Centro scout Masua, tel. 0781-22.611 / 339-79.34.710, viviscout@yahoo.it, 24 posti letto, 15-20 €, aperto tutto l’anno. Se la struttura fosse piena, a circa 2,5 km da Masua, nel villaggio di Nebida ci sono altre accoglienze (vedi tappa 1), che possono essere raggiunte rapidamente con mezzi pubblici o taxi, per poi tornare l’indomani al punto tappa. Contattare il Centro prenotazioni e servizi turistici Scs Santa Margherita.
MASUA:
Iniziano le prime difficoltà di percorrenza con numerosi saliscendi che seguono i rilievi della costa. La brevità del percorso lascia il tempo per le visite alle straordinarie strutture di archeologia industriale, dalla laveria Lamarmora alla grande opera di ingegneria mineraria di Porto Flavia, costruite sulla scogliera. Qui, assieme al magnifico paesaggio costiero, si possono ammirare i colori e la morfologia delle formazioni geologiche che raccontano l’evoluzione della crosta terrestre della zona più antica d’Italia.
Partiamo dalla piazza del Belvedere di Nebida (145 m/slm) e costeggiamo verso sud per circa 270 m la SP83 fino a imboccare sulla destra il vecchio sentiero dei minatori (che lo hanno percorso fino alla metà 40
Nebida ➜ Masua
nebida.
La suggestiva laveria Lamarmora, a strampiombo sul mare.
degli anni Cinquanta) che scende con stretti tornanti. Raggiungiamo così l’imbocco della galleria Lamarmora (S’Arribasciu) [14], a quota 64 m/slm dal quale prendiamo il tracciato della vecchia ferrovia che, dopo aver attraversato due brevi tratti in galleria, conduce in leggera discesa alla laveria Lamarmora [15]. Oltrepassiamo la parte superiore della laveria (61 m/slm), imbocchiamo il sentiero sulla destra che, dopo due stretti tornanti, diventa rettilineo e lo percorriamo in salita per 150 m. Qui prendiamo sulla destra il sentiero che ci riporta sulla passeggiata del Belvedere di Nebida; la percorriamo in senso orario fino a raggiungere piazza del Belvedere, da dove raggiungiamo la SP83 che attraversa l’intera frazione di Nebida. Percorriamo la SP83 per circa 110 m e prendiamo a sinistra via S’Argiola che conduce all’ingresso del Villaggio Tanca Piras e successivamente alle palazzine dei minatori; quindi ci dirigiamo sulla sinistra per entrare nel parcheggio dal quale parte il sentiero che ci consente di raggiungere in leggera salita la punta Sa Rocca Sperrara. Riprendiamo a questo punto il tracciato principale proseguendo in discesa lungo il sentiero che ci porta a quota 109 m/slm, alla base della collina denominata Perda Bianca. Quindi prendiamo sulla destra il sentiero che conduce in discesa alla strada asfaltata di fondovalle, che prendiamo in discesa sulla sinistra per raggiungere la località Portu Banda. A questo punto proseguiamo verso nord lungo il sentiero sulla scogliera che, con la vista di un variabilissimo e incantevole paesaggio, conduce al parcheggio dietro alla spiaggia di Masua [16], dopo aver attraversato le località Portu Ferru e Porto Corallo. In questo tratto si cammina seguendo i rilievi della scogliera su rocce conglomeratiche che caratterizzano con il loro colore viola la scogliera da Nebida a Masua, note con il nome scientifico di puddinghe ordoviciane: i ciottoli arrotondati 41
2
0 2
Nebida ➜ Masua
delle rocce cambriche preesistenti sono cementati da una pasta a forte contenuto di ossidi di ferro, che dà il colore violaceo alla stessa roccia. Dal parcheggio prendiamo sulla destra una strada bianca carrabile in salita fino a imboccare il tracciato della vecchia ferrovia mineraria utilizzata nel secolo scorso per il trasporto dei minerali mercantili dalla miniera di Masua alla struttura di Porto Flavia, dove gli stessi minerali venivano caricati sui piroscafi. Dopo un percorso in piano di 1,5 km giungiamo all’imbocco della galleria di Porto Flavia [17] dove è possibile proseguire con una visita guidata (su prenotazione presso l’Ufficio turistico del Comune di Iglesias) lungo il percorso sotterraneo che dopo circa 600 m sbocca sulla falesia di fronte allo straordinario scenario dello scoglio di Pan di Zucchero. Terminata la visita guidata, dall’imbocco della galleria di Porto Flavia percorriamo a ritroso il tracciato della stessa ferrovia fino a raggiungere il parcheggio retrostante la spiaggia di Masua. Da qui proseguiamo per circa 100 m e imbocchiamo sulla sinistra il cancello che ci immette all’interno della miniera di Masua [18] per risalire lungo il fondovalle fino alla piazzetta dell’omonimo villaggio dove ha termine la seconda tappa.
Da vedere Galleria e laveria Lamarmora Attraverso la galleria Lamarmora
venivano trasportati alla vicina laveria, con trazione animale, i carrelli dei minerali grezzi estratti nei diversi cantieri della miniera di Nebida. Per la sua ubicazione sulla scogliera e per la sua pregevole struttura architettonica, è una delle più belle del Parco geominerario della Sardegna. Le pietre di dolomia gialla utilizzate per la sua costruzione creano un forte contrasto cromatico con le rocce conglomeratiche rosso-violacee (puddinghe ordoviciane) sulle quali la laveria sorge. La posizione a strapiombo sul mare doveva facilitare l’imbarco dei minerali su piccoli battelli (bilancelle). Con la costruzione della laveria, avvenuta nel 1897 sono state introdotte tecniche avanzate per l’arricchimento dei minerali grezzi, che hanno assicurato il suo funzionamento per oltre 50 anni.
Spiaggia di Masua Sulla piccola spiaggia di Masua sono ancora presenti i consistenti ruderi dei vecchi magazzini dove venivano stoccati i minerali provenienti dalla vicina miniera di Masua, per essere poi imbarcati, attraverso un pontile ancora esistente e recentemente restaurato, su piccoli battelli (bilancelle) di 10-30 tonnellate di stazza. I battelli trasportavano i carichi a Carloforte, dove venivano trasferiti nelle stive di grossi piroscafi (fino a 4.000 tonnellate di stazza) che li portavano agli impianti metallurgici italiani e stranieri. Porto Flavia Il grande traffico di piccole imbarcazioni e le opera-
zioni di carico-scarico e trasporto, in cui sono stati occupati per quasi 70 anni centinai di marinai, vennero interrotti bruscamente nel 1924 con l’entrata in esercizio della struttura portuale di Porto Flavia.
42
Nebida ➜ Masua
masua. Le strutture dismesse della miniera. Sullo sfondo il Pan di Zucchero.
I minerali provenienti da Masua e dalle altre miniere circostanti (di proprietà della stessa compagnia belga Vieille Montagne) venivano trasportati, attraverso una ferrovia a scartamento ridotto di quasi 3 km, dentro la falesia carbonatica ubicata di fronte al grande scoglio di Pan di Zucchero; poi venivano scaricati dai vagoni dentro 9 grandi silos di circa 1.000 tonnellate ciascuno. Da qui, un sistema geniale di nastri trasportatori fissi e brandeggianti, realizzato in una galleria sotto ai silos, consentiva di trasferire i minerali direttamente nella stiva di grossi piroscafi attraccati alla falesia. Una grande opera dell’uomo realizzata in armonia e nel rispetto del paesaggio naturale che, dopo aver contribuito per quasi 40 anni allo sviluppo del settore minerario, sta ora contribuendo allo sviluppo del settore turistico del territorio.
Miniera di Masua La miniera di Masua può essere considerata l’ultima grande miniera della Sardegna: ha infatti conosciuto il suo periodo di massimo sviluppo negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, quando vennero introdotte moderne tecnologie per l’estrazione, il trasporto e l’arricchimento dei minerali, e vennero collegate con una galleria lunga circa 13 km, la galleria Ornella, tutte le miniere dell’area (Nebida, Masua, Montecani, Acquaresi e Scalittas), intervento che consentì di concentrare le operazioni di trattamento nell’unico grande impianto di Masua. Con l’esaurimento di questi importanti giacimenti si esaurisce negli anni Novanta anche l’attività estrattiva.
43
2
0 2
Pane e fichi Una mattina di luglio Cesare ci accompagna a vedere la miniera di Acquaresi. Saliamo in macchina fino a Montecani, il villaggio sul crinale del monte, sopra Iglesias, dove è nato. Ferma il motore e indica un punto lontano. Eccola là, quello è il villaggio della miniera. Ci si andava a piedi ancora per tutti gli anni Cinquanta, dice. “Da qui a là ogni giorno. Io non avevo ancora 16 anni quando ho iniziato a lavorare in miniera. Ci sono rimasto dal 1950 al 1969 in quel mestiere. Ho fatto l’arganista per lo più. Ho tirato di zappa e riempito vagoni di materiale. Se ci si fermava si veniva richiamati. ‘Strizza assai’ dicevano. Da ragazzi partivamo alle 7-7.15 (quando si restava a dormire un po’ troppo perché la sera si era fatto tardi) e ci si precipitava per arrivare alle 8 in miniera. Se arrivavi tardi ti dicevano: ‘Ok, per oggi puoi tornartene a casa, giornata persa’. Oppure ti licenziavano. Iniziavamo il lavoro alle 8 e non si smetteva fino alle 16. Non c’era pausa. In miniera era vietato mangiare, solo bere potevamo.” La macchina riparte, arriviamo al villaggio operaio, apriamo il cancello e saliamo per la collina. Passeremo a piedi tra il tabulato calcareo ricoperto dalla macchia e dai rovi, per scendere alle bocche delle gallerie e degli impianti del canale Gutturu Cardaxiu. Rifaremo a piedi il percorso tra le rocce che i minatori facevano nel buio delle nottimattine per arrivare al lavoro. L’abitato è deserto, gli edifici dimessi, ma c’è il sole su quelle pietre e le palme e i fichi che crescono maestosi vicino agli edifici rendono il luogo incantato. Parla dei fichi Cesare, racconta che erano il poco che c’era, vitamine e zuccheri che riempivano il pane cotto in casa. Insieme alla cipolla e una trasparenza di formaggio erano il pranzo del giorno. Poi si mette a parlare delle feste che si facevano il sabato sera, del giradischi che riempiva l’aria, della pastasciutta che apparecchiava la domenica. Del mare ove si tuffava nei giorni di festa. Il sentiero scende per il canale, il profumo dei cisti, dei lentischi, del ginepro sovrastano le parole e ci fermiamo a respirarlo. L’ex minatore ricorda le notti in cui scendeva con la candela a carburo per illuminare il tracciato. La pioggia che cadeva sopra la fatica. La strada in più che toccava fare, quelle volte, perché il fondo del canale si allagava e la via di sempre, questa, diventava impraticabile. Racconta che scendevano a frotte gli uomini, in file di lampade a carburo che pareva una processione. Al ritorno oltre alla lampada comparivano piccole fascine di legna che si prelevavano di sfroso al bosco. La miniera è fango e acqua, freddo spesso. Era bello, dice, scaldarsi al fuoco del legno di casa. Cesare Melesi Ex minatore. Nebida, 2006 44