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ESTRATTO_BOSCO_MAESTRO

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Autunno L’autunno è la stagione dei contrasti.

all’arrivo delle stagioni più fredde. Le

Poco prima dell’oblio invernale la

piante hanno concentrato tutta la loro

natura si riaccende di colori, dalle

fatica nei semi; gli animali si nutrono

foglie non più solo verdi ai frutti che

di questi semi e collaborano alla

occhieggiano fra alberi, arbusti e filari.

loro dispersione, creando una rete di

Una gamma variopinta che passa dal

relazioni in delicato equilibrio.

viola all’arancio, dal giallo al rosso,

Ora, con calma, tutto si dispone a tirare

e ci comunica una calda allegria.

il fiato, a rallentare i ritmi per renderli

Tuttavia, nel giro di poco tempo,

adatti all’inverno, approfittando delle

il bosco si spegne, i colori si

giornate ancora tiepide per sbrigare le

affievoliscono, le tonalità brune

ultime faccende prima del lungo sonno.

prevalgono in sintonia con il tappeto di

Noi non ci lasceremo scappare

foglie. Non tutto è destinato a perdersi,

l’occasione di osservare come cambiano

a ritornare alla terra. Moltissimi frutti,

i colori delle foglie, in maniera sempre

progenie degli alberi e delle erbe,

diversa e bellissima per ciascun albero.

senza grande clamore e spesso in

Guardandole volteggiare in questo

modo poco appariscente, continuano a

loro variopinto carnevale, abbiamo

custodire nuova vita. Seppure piccoli,

l’impressione che aspettassero da

quasi invisibili agli occhi umani,

sempre il gran giorno in cui avrebbero

aspettano di germinare.

volato. Non hanno rimpianti né

L’autunno è la stagione della raccolta

nostalgie, sanno che torneranno

e dei bilanci, e invita i viventi a

all’albero come nutrimento attraverso

riflettere su quanto fatto durante

le radici, e chissà, forse saranno

l’estate operosa, su quanto sia stato

nuovamente foglia. Perché in natura

importante prepararsi per tempo

niente muore per sempre e tutto ritorna.


Larice

Abete rosso Ginepro


Nero e blu I frutti rari dell’autunno

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AUTUNNO — Nero e blu

Se è vero che il blu puro è uno dei colori più rari in natura, anche l’azzurro metallizzato non è certo una tinta consueta in cui è facile imbattersi in una passeggiata nei dintorni di casa. Eppure, una pianta come il laurotino (Viburnum tinus) sa sfoggiarlo con grande disinvoltura vestendo i suoi frutti di un abito che li fa spiccare brillanti contro il verde delle foglie. A giudicare da quanto viene apprezzato dagli uccelli, questa scelta cromatica funziona perfettamente. I ricercatori hanno scoperto che per ottenerla il viburno ha intrapreso una strada evolutiva unica nel suo genere: l’azzurro metallizzato, infatti, non è un pigmento vero e proprio ma un “colore strutturale”, creato da una serie di livelli disordinati di sostanze lipidiche presenti nella parete delle cellule dell’epidermide. L’effetto ottico non è dunque dovuto a un colore “intrinseco” ma alla luce che viene riflessa da questa complessa struttura, intensificata dalla presenza di uno strato rosso scuro nelClerodendro le cellule, che contengono antociani. La pianta, in questo modo, comunica agli uccelli la presenza di sostanze grasse all’interno dei frutti: una proposta alquanto allettante per completare la propria dieta. L’industria chimica, alla costante ricerca di pigmenti naturali che permettano di colorare i prodotti alimentari, ha studiato un’altra bacca dall’incredibile colore azzurro: quella del clerodendro (Clerodendrum trichoto-


AUTUNNO — Nero e blu

Viburnum tinus

mum). Questo alberello cresce selvatico in Giappone ma non è raro trovarlo nei giardini occidentali, apprezzato per i fiori bianchi profumatissimi che somigliano a quelli del gelsomino e per i frutti azzurri protetti da un calice fucsia a forma di stella. Il colore delle bacche è dovuto a un alcaloide indolico particolare, la tricotomina, che in passato veniva usata per tingere i filati. Non stupisce che, con il suo calice rosa e il frutto azzurro, il Clerodendron venga chiamato in inglese “Harlequin Glorybower”. Anche il ginepro (Juniperus communis), che prospera in luoghi dove l’acqua scarseggia, come l’alta montagna o gli habitat mediterranei, sfoggia bacche blu grazie alla presenza di antociani: generalmente sono coperte di una sostanza cerosa grigiastra, la pruina, che le fa somigliare al mirtillo. In realtà non si tratta di frutti ma di piccole “pigne”, chiamate galbuli, che contengono semi ricchi di olii essenziali: da un punto di vista botanico, infatti, il ginepro è una gimnosperma, parente di pini e abeti, e in quanto tale non produce frutti ma coni. Insieme al colore blu, anche il rosso molto scuro, tendente al nero, è un sicuro richiamo per animali che disperdono i semi attraverso l’alimentazione. Gli uccelli onnivori, come i merli, associano questo tipo di pigmentazione nera, che per il loro sistema visivo è particolarmente appariscente, al contenuto di zuccheri dei frutti maturi. Tra queste scure delizie (non certo per noi umani) non si può non ricordare l’uva turca o uva dei merli (Phytolacca americana), una pianta che cresce ovunque e non a caso è considerata infestante e invasiva: la ritroviamo negli incolti, a bordo strada e, autoinvitata, nei giardini, in cui affonda la sua grossa radice tuberiforme così difficile da eliminare. Le bacche nere donano caparbie tinture fucsia alle dita che provano ad afferrarle, perché contengono betacianina, lo stesso pigmento presente nella barbabietola. Le analogie, però, si fermano al colore: la fitolacca infatti è tossica in tutte le sue parti, in particolare radice e semi, perché contiene Ginepro saponine e ossalati. 182


Fitolacca in fiore Frutti in maturazione

Fitolacca matura


Gemma di melo cotogno


Dimenticati Due passi in un antico frutteto

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AUTUNNO — Dimenticati

L’autunno è la stagione dei frutti forse ancor più dell’estate. Basta entrare in un frutteto e osservare i rami curvi e rigogliosi di meli, peri, melograni e noci. La loro abbondanza non è un caso. Molte specie maturano i frutti proprio a ridosso della stagione fredda, e i loro semi sono programmati per non germogliare se prima non hanno sperimentato il gelo dell’inverno. Se volessimo seminare un melo, una vite o una quercia, dovremmo prima “vernalizzare” i loro semi, tenendoli in frigo per un paio di settimane. Alcune di queste piante ci regalano frutti autunnali molto comuni in Europa fino al secolo scorso, ma percepiti ormai come insoliti, relegati a una nicchia che non interessa le grandi reti commerciali, superstiti in qualche giardino dove nessuno li raccoglie più. Uno di questi frutti nasce da un albero di media altezza, con grandi fiori bianchi a cinque petali: è la nespola europea (Mespilus germanica), un frutto semisferico dalla buccia leggerFiore di melo cotogno mente pelosa e dal caldo colore bruno, soppiantata da un’altra rosacea, la nespola del Giappone (Eryobotria japonica), che matura in primavera e ha la buccia liscia di un allegro color arancio. La nespola, portata in un cesto al banchetto dei Capuleti in Giulietta e Romeo di Shakespeare, costituiva una fonte di vitamine e zuccheri preziosi nel periodo invernale: veniva infatti raccolta acerba e maturava


AUTUNNO — Dimenticati

P di allon ma gg io

gradualmente nella paglia, attraverso un processo chiamato “ammezzimento” che trasforma lentamente i tannini in una polpa cremosa e zuccherina. Proprio questa tecnica ha dato luogo a un proverbio italiano: “Con il tempo e con la paglia maturano le nespole”, un invito all’arte dell’attesa e della pazienza. Sempre una rosacea, ma decisamente più grande e dura è la mela cotogna (Cydonia oblonga), coltivata già dai Babilonesi e citata dagli storici latini come Plinio. Anche il melo cotogno ha fiori grandi e bellissimi, delicatamente spiralati e rosa quando sono in boccio e, come il nespolo, fiorisce tardivamente quando le foglie sono già spuntate. I frutti, di un acceso giallo limone, hanno una forma che ricorda la mela o la pera, sono coperti da una peluria leggera ed emanano una fragranza molto persistente e fresca, tanto che venivano usati per profumare i cassetti della biancheria. La polpa, coriacea e ricca in pectine, viene cotta come ingrediente delle marmellate oppure per preparare la cotognata, una gelatina molto aromatica che si conserva tagliata a cubetti. Come il nespolo, l’uva e altri frutti, anche il melo cotogno contiene grandi quantità di tannini, responsabili del suo sapore astringente, che per la pianta rappresenta un sistema di difesa. I tannini sono molecole altamente reattive dal punto di vista chimico, ed è stato scoperto che, per contenere i loro effetti, rimangono racchiusi all’interno dei tannosomi, organelli microscopici in cui vengono confinati in attesa di tramutarsi in qualcosa di più dolce e gradevole quando la maturazione è a buon punto. Fra le rosacee dimenticate, non si può non parlare del piccolo azzeruolo (Crataegus azerolus), che ama i pendii Azzeruolo collinari soleggiati. I suoi frutti rossi somigliano a minuscole meline dalla polpa agrodolce e aromatica: ne rimane ben poca vista la dimensione dei due grandi semi con cui deve condividere l’esiguo spazio a disposizione, ma è ricca di vitamina C e deliziosa se usata per la preparazione di marmellate.

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Azzeruolo Nespolo europeo

Melo cotogno

Nespolo del Giappone


Settembrini


Asteraceae Fiori e colori dell’autunno

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AUTUNNO — Asteraceae

Chi, quando pensa all’autunno, richiama alla mente solo i turbini di foglie che cadono, dovrebbe rapidamente ricredersi di fronte alle coloratissime e abbondanti fioriture che allietano i giardini e i balconi, e che ci accompagneranno ancora per mesi, se le temperature resteranno miti. Quasi sempre questi fiori non hanno un’origine europea ma sono stati importati dai vivaisti, dagli appassionati oppure dai curatori degli Orti Botanici. Il comune astro settembrino (Symphyotricum Novi-belgii), una pianta perenne che proviene dal Nordamerica, è composto da numerose infiorescenze a capolino, tipiche delle Asteraceae, declinate in tenui toni pastello che vanno dal viola, al lilla, all’azzurro. Sono molti gli impollinatori richiamati da questa pianta in una stagione in cui altri fiori scarseggiano. Quando i frutti giungono infine a maturazione volano via grazie a un pappo sollevato dal vento e successivamente disseminato dalle formiche. Se i settembrini sembrano nuvole di Dettaglio di una zinnia piccoli fiori dai colori tenui, le zinnie ci meravigliano con l’allegria scoppiettante delle loro tinte accese, che conservano la memoria dei colori del loro paese d’origine: il Messico. A differenza di altre Asteraceae, i loro acheni non possono contare su un pappo per volare, ma si sono evolute per agganciarsi al pelo degli animali. Tenaci e resistenti, sopportano molto bene il caldo e, grazie alla struttura della loro infiorescenza, sono molto attrattive per le farfalle.


AUTUNNO — Asteraceae

Anche la cosmea (Cosmos bipinnatus) è un’endemica del Messico che fiorisce lungamente in autunno; i suoi grandi petali rosa, bianchi o porpora ricordano ali di farfalla, mentre le foglie, se stropicciate, emanano un gradevole aroma di mela. Il Cosmos sulphureus, una specie rustica dalle abbondanti fioriture dello stesso genere del bipinnatus, sfoggia uno sgargiante color arancione che lo ha reso celebre come pianta tintoria fin dai tempi dei Maya e degli Aztechi. Il tagete (Tagetes) condivide la stessa origine e lo stesso utilizzo del Cosmos sulphureus, ma è noto anche per la sua efficacia come repellente per gli insetti se piantato nell’orto. La ricerca scientifica ha indagato le sue caratteristiche fitochimiche, confermando che l’estratto concentrato della pianta ha proprietà insetticide contro larve di zanzare e afidi, ed è in grado di bloccare i nematodi grazie a molecole come il tiofene, emesse a livello radicale. Inoltre, il profumo e il nettare dei fiori attirano diversi organismi, compresi gasteropodi come le lumache, concentrando su di sé i fitofagi e distogliendoli da altre colture. La calendula (Calendula officinalis), che deve il suo nome alla lunga durata delle fioriture, è a sua volta una pianta tintoria, usata non solo per i tessuti ma anche come colorante alimentare, alternativa economica allo zafferano. È inoltre un efficace riepitelizzante per uso cosmetico, e il suo estratto viene studiato per le virtù insetticide.

Semi

Calendula 190


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