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Io ero, sono, sarò

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io ero ,

oggi

diagnosi

sono , sarò

29 anni

29 anni

B eatrice

Da sempre ho la passione per la pasticceria, così ho frequentato la scuola di Gualtiero Marchesi, grazie alla quale ho trovato subito lavoro a Bergamo. Dopo un po’ mi sono trasferita in Inghilterra dove ho potuto perfezionare la mia specialità. È stata un’esperienza importante, ma dopo un paio di anni ho sentito il bisogno di tornare in Italia per cercare un po’ di stabilità e mettere su famiglia, così mi sono trasferita con il mio fidanzato in Sardegna, nel suo paese di origine. Dopo essere stata operata per endometriosi abbiamo messo in cantiere un bimbo che è arrivato subito. Ero felicissima! Poi, al settimo mese di gravidanza mi sono accorta di avere

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un nodulo e un controllo ha evidenziato che si trattava di un tumore. Non avevo tempo da perdere, volevo tornare a Milano per ulteriori accertamenti, ma c’era il rischio che non mi facessero salire in aereo. Alla trentacinquesima settimana ho dovuto partorire per iniziare le cure, ero molto preoccupata per mio figlio, ma per fortuna era già grandino e stava bene. Mi è dispiaciuto molto non poterlo allattare. Non ho avuto modo di realizzare quanto è successo, la mia vita è scandita dai ritmi del mio bimbo. È una gioia che mi riempie le giornate e che non mi dà il tempo di pensare ad altro. Appena possibile, dopo le cure, torneremo a vivere in Sardegna.


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oggi

diagnosi

sono , sarò

31 anni

29 anni

ALESSANDRA B.

Sono un’educatrice professionale e lavoro con gli anziani. Tre giorni prima del mio matrimonio mi sono accorta, facendo la doccia, di avere un piccolo nodulo. Sono partita per il viaggio di nozze perché i medici mi avevano rassicurata, dicendomi che non era nulla di grave. In realtà sentivo che qualcosa non andava e al mio rientro si è scoperto che avevo un tumore molto aggressivo. Il mio corpo non sembrava reagire alle cure così i medici hanno optato per l’asportazione completa del seno.

È stato mio marito a rasarmi i capelli, credevo di essere pronta ma quando ho visto le prime ciocche sulla federa bianca è stato uno shock. Mio padre è morto di tumore da tre anni, al tempo ne aveva cinquantuno. Non volevo che mia madre mi venisse a trovare in ospedale e rivivesse un dolore simile. Vorrei avere dei figli in futuro, ma non c’è stato tempo di pensare alla crioconservazione. La maternità è un punto di domanda. Ogni sera faccio il punto delle cose belle della giornata.

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io ero ,

oggi

diagnosi

sono , sarò

55 anni

53 anni

stefania s .

Ero una persona attenta a far sì che tutto andasse sempre bene, senza imperfezioni, guardandomi, a volte, dall’esprimere il mio pensiero per non creare dissapori. Da circa vent’anni seguivo uno stile di vita e un’alimentazione sani, per evitare problemi di salute. Mentre facevo un controllo al seno con l’autopalpazione ho sentito tra le dita un piccolo nodulo. Ho fatto gli accertamenti. Il medico mi ha chiamato nel suo studio per consegnarmi gli esiti di persona: “cancro”. Ho sentito la paura. La paura di morire,

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del dolore fisico che avrei dovuto sopportare e la sensazione che il tempo stesse fuggendo via. Mi sono sentita travolta da un fiume in piena: intervento, radioterapia e terapia ormonale per scongiurare le recidive, un percorso che durerà sette anni. Qualche volta ho avuto voglia di mollare tutto e farmi trascinare dalla corrente, ma poi, ho trovato tre rami molto robusti a cui aggrapparmi: mio marito Angelo e le mie figlie Chiara e Alice. E poi le amiche, non si può superare una situazione simile da sole.


io ero ,

oggi

diagnosi

sono , sarò

47 anni

41 anni

greta

Ho vissuto in collegio fino all’età di quindici anni, poi mi sono diplomata in grafica pubblicitaria e iscritta all’università. Avevo anche vinto un concorso che mi avrebbe aperto le porte del mondo del lavoro, ma siccome sono propensa ai colpi di testa, ho mollato tutto e sono partita. La mia famiglia stava bene economicamente ma io avevo il rigetto del nostro benessere, delle regole ferree, sentivo il bisogno di allontanarmi da quel mondo. Sono andata in Bolivia e ci sono rimasta per quasi due anni facendo volontariato in un ospedale. Vivevo nella foresta amazzonica, vicino ai fiumi, e mi sono presa un’infezione dalle sanguisughe. In quel periodo mia madre ha avuto un incidente così sono dovuta rientrare per occuparmi di lei e dell’azienda di famiglia.

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Quando mi sono ammalata avevo appena conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito. Era un periodo sereno. Una sera ho avvertito dolore al braccio e per caso ho sentito il nodulo. Durante l’ecografia si era già capito che qualcosa non andava. Dopo le cure e l’operazione ho fatto una serie di interventi di ricostruzione che mi hanno restituito un bel seno. Questa esperienza mi ha cambiato il carattere. Grazie al percorso spirituale che ho intrapreso, ho imparato a reagire alle circostanze in modo diverso, a non giudicare e a non etichettare mai le persone. Ho deciso di interrompere le cure quando ho capito che non ero più autonoma. Ora mi concentro su me stessa e sto bene.


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