N. 511-513 luglio-settembre 2023 - Anno 44° Nuova Serie
euro 15,00
TEMPO PRESENTE
ANTROPOCENE IL MUSEO DELLA VITA Vittorio Pavoncello – Giorgio Fabretti − Grazia Francescato – Luca Zevi Aldo Winkler −Massimo Chiappini – Leonardo Parigi −Franco Ferrarotti Suzanne Lapstun −Alberto Aghemo – Rosario Garra – Enrico Cuccodoro Valdo Spini − Angelo S. Angeloni – Giuseppe D’Acunto – Mario Gianfrate
TEMPO PRESENTE RIVISTA DI CULTURA FONDATA DA IGNAZIO SILONE E NICOLA CHIAROMONTE
DIRETTO RESPONSABILE Alberto Aghemo La Nuova serie della rivista ha ripreso le pubblicazioni dal 1980 per iniziativa e sotto la direzione di A����� G. S������� † COMITATO EDITORIALE Italo Arcuri – Giuseppe Cantarano – Ester Capuzzo Antonio Casu – Elio d’Auria Mirko Grasso – Maria Teresa A. Morelli – Rossella Pace – Giorgio Pacifici Gaetano Pecora – Vittorio Pavoncello - Sergio Venditti COMITATO DEI GARANTI Presidente: Emmanuele Francesco Maria Emanuele Hans Albert - Alain Besançon - Natalino Irti - Bryan Magee Hanno fatto parte del Comitato: Enzo Bettiza - Karl Dietrich Bracher - Francesco Forte Pedrag Matvejevic - Luciano Pellicani - Giovanni Sartori REDAZIONE Giuseppe Amari † - Angelo S. Angeloni - Patrizia Arizza TEMPO PRESENTE aderisce al Cric Coordinamento delle riviste di cultura italiane
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Chiuso in redazione il 31 ottobre 2023
TEMPO PRESENTE Rivista di cultura fondata da Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone N. 511-513 luglio - settembre 2023 Anno 44° Nuova Serie
ANTROPOCENE IL MUSEO DELLA VITA «Poiché noi produciamo Natura…» ALBERTO AGHEMO In questo numero… «Poiché noi produciamo Natura…»
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VITTORIO PAVONCELLO Antropocene: un meraviglioso museo della vita
p. 14
GIORGIO FABRETTI Antopocene, un museo e la donazione Fabretti
p. 19
GRAZIA FRANCESCATO Antropocene, una risposta al Wasteocene?
p. 30
LUCA ZEVI Oltre la devastazione meccanicistica, verso un nuovo approccio organico. Nota sugli spazi architettonici
p. 35
ALDO WINKLER Uomo, natura e ricerca scientifica per una nuova visione dell’Antropocene
p. 37
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MASSIMO CHIAPPINI Porre fine agli esperimenti nucleari: una mission per l’Antropocene
p. 44
LEONARDO PARIGI Artico, è iniziata l’era dell’Antropocene
p. 49
FRANCO FERRAROTTI In conversazione con Angelo S. Angeloni Noi e l’ambiente
p. 58
SUZANNE LAPSTUN Gli Uccelli/The Birds
p. 64
PRIMA BIENNALE DELL’ANTROPOCENE
p. 78
LE STORIE E LA STORIA ALBERTO AGHEMO Gaetano Salvemini, «Tempo Presente» e i fatti di Ungheria
p. 85
ROSARIO GARRA La mia voce che era aperta. Giuseppe Garetto, socialista eretico
p. 99
ENRICO CUCCODORO A proposito di Costituzione, di Liberazione e di Sandro Pertini
p. 123
VALDO SPINI Un ricordo di Luigi Berlinguer
p. 131
LETTURE ANGELO S. ANGELONI L’appello di Francesco sulla crisi climatica 3
p. 133
GIUSEPPE D’ACUNTO María Zambrano nella luce “segreta” di un epistolario
p. 136
MARIO GIANFRATE John F. Kennedy, morte di un presidente nelle corrispondenze dagli USA dell’Avanti!
p. 142
In copertina: Vittorio Pavoncello, Ovunque computergrafica (particolare)
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In questo numero…
ANTROPOCENE, RIVISTE D’ITALIA PATRIMONIO IL MUSEO DELA NAZIONALE VITA «…poiché noi produciamo Natura…» Un giacimento di idee e tradizioni da tutelare Alberto Aghemo L’ambiente siano noi e la nostra storia non è che il racconto del processo di antropizzazione del territorio poiché, come nota Vittorio Pavoncello nel saggio che apre questo fascicolo, «noi produciamo natura». È questa l’idea guida di una concezione dell’uomo, del suo habitat e della loro interazione che, muovendo da una concezione moderna, complessa e interattiva del rapporto tra l’homo sapiens e ciò che lo circonda, intende raccontare quella piccola – piccola, certo e relativamente recente: ma per noi assai significativa − storia della vita che possiamo considerare l’«era dell’uomo». È proprio quest’ultima espressione a richiamare il termine Antropocene, coniato dal chimico e premio Nobel olandese Paul Crutzen per designare l’era caratterizzata dall’impronta dell’essere umano sul pianeta. Ma, come ancora ci ricorda Vittorio Pavoncello − che del progetto per la creazione del primo museo dell’Antropocene è ideatore e regista − il termine scientifico non designa soltanto un tempo geologico definito dall’impatto dell’attività umana sulla Terra ma si presenta, piuttosto, come «una parola/specchio nella quale l’umanità vede oggettivizza la sua vita». L’idea di un museo dell’Antropocene − il primo al mondo − racconta dunque un’era, ma anche un conflitto fra la natura e noi in cui, nota sempre Pavoncello nel suo Antropocene: un meraviglioso museo della vita, «noi siamo la Natura e la Natura è noi» e in questo divenire produciamo la nostra storia. È questo il motivo per cui un museo dell’Antropocene trova la sua ragione: perché si occupa, come ogni museo nei suoi spazi espositivi, di una storia dell’oggetto o del meta-oggetto e si propone inoltre come luogo di possibili riflessioni − per gli scienziati oltre che per il pubblico − sulla pericolosità dei cambiamenti climatici in atto svolgendo, al contempo, una funzione di orientamento dei cittadini-visitatori verso comportamenti eco-responsabili. Nasce da queste considerazioni l’idea − che questo numero di «Tempo Presente» cerca di raccontare nella sua genesi e nei suoi programmi − di realizzare un luogo di informazione e di formazione che sia al contempo un laboratorio, una testimonianza e una
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proposta: un museo vivo, insomma, che trae origine dalla generosa donazione della Fondazione Raffaele Fabretti, un sito di particolare interesse archeologico-industriale lungo la via Appia Antica alle porte di Roma, e dalla preziosa collaborazione con l’INGV, l’Istituto nazionale di geofisica e di vulcanologia che offre il proprio patrimonio di ricerca e di sapere.
La donazione e la sua genesi remota sono dettagliatamente narrate nel secondo saggio − Antropocene, un museo e la donazione Fabretti − nel quale l’autore racconta la linea di continuità e l’eredità morale scientifica che lo lega all’avo Raffaele Fabretti, «Principe della Romana Antichità». È una narrazione avvincente che, partendo dal Seicento, ci trasporta dall’Arcadia ai moderni resti dell’antica Cava del sampietrino, oggi destinati ad ospitare l’esperienza immersiva del futuro Museo dell’Antropocene, che si presenterà come una suggestiva “porta del Parco” dell’Appia Antica in un percorso museale «tra sua natura arcaica e sua natura civile e artificiale, e infine didattica che le ricuce e riconcilia nella consapevolezza dell’ecologia antropica, premessa a nuova antica civiltà». Un progetto ambizioso, dunque, che si propone di dare una risposta anche all’angoscioso interrogativo sollevato da Grazia Francescato nell’incipit del suo intervento, Antropocene, una risposta al Wasteocene? La domanda è «Riuscirà l’antropos a sopravvivere all’antropocene?»: nell’era degli scarti e della proliferazione incontrollata dei rifiuti, una discarica globale sta sommergendo l’umanità e trasformando l’antropizzazione in un incubo. L’impegno di tutti, raccogliendo anche l’autorevole sollecitazione che viene dall’enciclica papale Laudato si’, «è mantenere in vita la “fabbrica della vita”, la meravigliosa ma fragile rete di ecosistemi da cui dipende la nostra esistenza sul Pianeta».
Ed è proprio in questo impegno che si inscrive il Museo dell’Antropocene del Parco dell’Appia Antica come ci viene esposto, nella sua dimensione progettuale, nell’articolo che segue: Oltre la devastazione meccanicistica, verso un nuovo approccio organico. Nota sugli spazi architettonici. Nel testo, l’architetto e urbanista Luca Zevi espone i criteri creativi che hanno consentito di immaginare un grande perimetro di salvaguardia archeologica e paesaggistica all’interno dell’area metropolitana romana, progettando nell’antica cava «ambienti dalle forme organiche e accoglienti, capaci di esprimere e ispirare un cammino consapevole verso una crescita non più semplicemente illimitata, ma anche e soprattutto sostenibile ed equilibrata». Uomo, natura e ricerca scientifica per una nuova visione dell’Antropocene è il titolo dell’ampio saggio che segue, firmato da Aldo Winkler, che muove dal concetto di ecosistema inteso nella sua declinazione nei diversi servizi ecosistemici per poi esporre gli esiti di alcune significative ricerche sull’impatto antropico sui beni culturali in aree urbane e in spazi museali. È in questo contesto, sottolinea Winkler, che l’idea di un Museo sull’Antropocene «deve animare curiosità scientifica, ospitare laboratori, dibattiti, favorire la conoscenza del luogo in cui si trova, raccontandone la colloca-
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zione geologica, le caratteristiche ecologiche». Per essere, infine, il luogo nel In questo numero… quale si incrociano storie, tradizioni, ambiente, verde urbano e contesti rurali all’insegna di un triplice obiettivo: «conservare, mantenere, proteggere».
RIVISTE D’ITALIA PATRIMONIO NAZIONALE
Obiettivo prioritario che diviene addirittura vitale quando si pensi alla minaccia atomica che da decenni incombe sull’umanità e che rappresenta, con tutta la sua valenza distruttiva, l’antropocene nel suo volto più oscuro e letale. Il tema è illustratodi con grande efficacia da Massimo Chiappini nel suo saggio/ Un giacimento idee e tradizioni tesi Porre fine agli esperimenti nucleari: una mission per l’antropocene. Il proda tutelare liferare degli arsenali militari, sottolinea l’autore, ha portato con sé la costruzione nel tempo di un’efficiente infrastruttura di monitoraggio internazionale estesa a livello planetario che si accompagna Alberto Aghemoa sistematiche ispezioni in situ con fini di rilevazione, ma anche di deterrenza. La scienza è dunque chiamata a svolgere un ruolo primario non solo, in linea generale e di principio, nella protezione dell’ambiente terreste ma anche nel fornire un contributo alla pace e alla sicurezza internazionale. Dalla scienza, oltre che da comportamenti politici più responsabili, attendiamo risposte anche per fronteggiare un cambiamento climatico che, pur da tempo monitorato, ha oggi acquisito una velocità mai vista prima nella storia dell’uomo. È questo il tema del saggio che segue − Artico, è iniziata l’era dell’antropocene di Leonardo Parigi − che evidenzia come l’Artico, a differenza dell’Antartide «non ha un trattato internazionale che lo regoli» ed è di fatto oggetto di uno sfruttamento indiscriminato mentre i suoi ghiacci si vanno inesorabilmente sciogliendo a una temperatura che si innalza con un trend tre volte più alto rispetto alla media mondiale. Insomma, un caso esemplare di rapido degrado ambientale che si combina con il mutamento climatico e sollecita una presa di coscienza condivisa. È una sfida culturale, prima ancora che politica, che un progetto di forte valenza civile, oltre che scientifica, come il Museo dell’Antropocene, con il suo incrocio di conoscenze, può aiutare ad affrontare. Sin qui trattata con le parole della cultura e della scienza, la riflessione sull’ecosistema e sugli effetti dell’antropizzazione trova un punto di caduta nell’intervista che segue che, sotto il titolo Noi e l’ambiente, ci propone una stimolante intervista a Franco Ferrarotti raccolta da Angelo S. Angeloni. La conversazione prende spunto dalle novità rappresentate nella cultura contemporanea dall’avvento del nucleare e dalla questione ecologica nel contesto di una società di mercato che «non è più una società [ma] un luogo in cui tutti i rapporti interpersonali, anche più intimi diventano rapporti utilitari» guidati da un’innovazione tecnologica che è divenuto un principio guida che tuttavia «non guida da nessuna parte». Viviamo, denuncia Ferrarotti, «in una società in continuo sviluppo ma che non ha il senso del proprio sviluppo, né il senso del limite» e da ciò deriva un processo di distruzione degli equilibri ecosistemici che non aggredisce solo l’ambiente ma anche l’uomo. «Dobbiamo essere consapevoli – è la conclusione del sociologo − che l’ambiente non è
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estraneo a noi, che noi viviamo in simbiosi con esso; che l’ambiente siamo noi e tutto ciò che è intorno a noi, e noi non possiamo vivere al di fuori di esso». Le nostre considerazioni sull’antropocene e sulle criticità ambientali si chiudono con un richiamo all’arte, riflesso sublime e profondo della nostra inquietudine e del nostro malessere. «Tempo Presente» vi propone, in versione originale, The Birds, opera drammatica che attualizza con singolare efficacia il tema già trattato nel 414 a.C. da Aristofane ne Gli uccelli. The Birds è la parabola ironica e amara che racconta una singolare esperienza di émigré climatici, animati da intenti speculativi. La commedia, della poetessa e scrittrice norvegese-australiana Susanne Lapstun, è tratta dal suo recente, fortunato Letters From the Arctic. Chiude la prima sezione del fascicolo una breve testimonianza sulla Prima Biennale dell’Antropocene, recente mostra collettiva di artisti figurativi che, curata da Federica Fabrizi e Vittorio Pavoncello, prende spunto dalla considerazione che le varie discipline artistiche possono efficacemente contribuire alla conoscenza e sensibilizzazione sui temi ambientali, «oltre a scrivere una nuova pagina nella storia dell’arte, che potrebbe essere contrassegnata come antropocenica». Numerose opere presentate nella mostra, che ha esordito lo scorso anno a Roma ed è ora itinerante per l’Italia, illustrano le pagine di questo fascicolo. * La seconda sezione del numero, «Le storie e la Storia», si apre con un articolo di chi scrive, dal titolo Gaetano Salvemini, «Tempo Presente» e i fatti di Ungheria, che ripropone ai lettori la lucida testimonianza resa da Gaetano Salvemini in occasione della repressione della rivolta ungherese del 1956 proprio sulle colonne di questa testata. Il testo si inserisce in una più ampia riflessione sul L’ultimo Salvemini sviluppata in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della nascita del grande storico. Segue un documentato e appassionato studio che Rosario Garra dedica a Giuseppe Garetto, socialista eretico (La mia voce che era aperta) singolare e limpida figura di scrittore e politico siciliano, militante democratico e antifascista che vive una lunga stagione di esperienze contrastanti e conflittuali nell’alveo della sinistra italiana; già esule in Francia durante il fascismo e volontario nella guerra civile spagnola, poi protagonista della stagione repubblicana nelle file socialiste a livello sia nazionale che siciliano. Enrico Cuccodoro firma A proposito di Costituzione, di Liberazione e di Sandro Pertini, un articolo che ricorda con passione la straordinaria personalità di militante, di costituente e di partigiano di Sandro Pertini: una riflessione sempre attuale e ancor più oggi, mentre la memoria pertiniana è sollecitata e offesa da una recente, triste polemica toponomastica.
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A chiusura della sezione Valdo Spini firma un personale ed originale Ricordo di Luigi Berlinguer, scritto in occasione della recente scomparsa dell’autorevole politico e uomo di cultura. * Le «Letture» che, al solito, completano il fascicolo si aprono con un potente richiamo al tema ambientale: Angelo S. Angeloni, nel suo L’appello di Francesco sulla crisi climatica, narra dell’ultima, recente «esortazione apostolica» del pontefice, la Laudate deum che ci ammonisce con autorità e vigore al rispetto della natura. A seguire, Giuseppe D’Acunto – un gradito ritorno sulle nostre colonne − con il suo María Zambrano nella luce “segreta” di un epistolario ci restituisce con rara finezza di lettura la cifra più intima e poetica del carteggio intercorso tra la grande pensatrice spagnola e il poeta José Lezama Lima: una Corrispondenza elegante e profonda che indaga sulla natura di poesia e filosofia. Chiude il fascicolo John F. Kennedy, morte di un presidente nelle corrispondenze dagli USA dell’Avanti! di Mario Gianfrate: una lettura particolare per rendere omaggio a JKF a sessant’anni da un assassinio che resta ancora avvolto nel mistero. * Ci piace infine segnalare che di recente «Tempo Presente», grazie e insieme agli amici del Cric, il Coordinamento delle riviste italiane di cultura, ha partecipato attivamente a importanti eventi nel settore dell’editoria culturale periodica. In particolare, siamo stati alla manifestazione Firenze Rivista, Biennale delle riviste e dell’editoria indipendente ospitata nell’accogliente sede fiorentina delle Murate dal 22 al 24 settembre scorsi. Nell’ambito della manifestazione, domenica 24 è stato organizzato un incontro sul tema «Un giacimento di idee.
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Eredità e missione delle riviste di cultura in Italia nel Tempo Presente» con Alberto Aghemo («Tempo Presente»), Carlo Benedetti («Lungarno» e «In fuga dalla bocciofila»), Severino Saccardi (direttore di «Testimonianze» e vicepresidente del Cric), Valdo Spini (direttore dei «Quaderni del Circolo Roselli» e presidente del Cric). Nel corso dell’evento sono stati presentati il Catalogo Cric 2023 e lo speciale di «Tempo Presente» n. 508-510 di aprilegiugno 2023, dedicato al tema Riviste di cultura, patrimonio nazionale.
Da sinistra: Valdo Spini, Alberto Aghemo, Severino Saccardi e Carlo Benedetti
Il 14 e 15 ottobre, sempre con il Coordinamento delle riviste italiane di cultura presieduto da Valdo Spini, siamo stati inoltre a Parigi, in esposizione presso l’Halle des Blancs-Manteaux che ha ospitato la trentatreesima edizione del prestigioso Salon de la Revue.
BUONA LETTURA!
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Le riviste italiane a Parigi
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NOVITÀ
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Guido Melis ANTROPOCENE: UN MERAVIGLIOSO MUSEO DELLA VITA
«POICHÉ NOI PRODUCIAMO NATURA…»
Vittorio Pavoncello
Antropocene non è soltanto un termine che designa un tempo geologico creato dall’impatto dell’attività umana sulla Terra, è anche una parola/ specchio nella quale l’umanità vede oggettivizzata la sua vita; che riflette la nostra epoca, nella quale le nostre attività sul pianeta sono diventate evidenti e predominanti. E come accade per i neuroni a specchio, che possono determinare l’apprendimento, dallo specchio di Antropocene possiamo apprendere cosa fare per vivere. È, quindi, una parola che ci mette di fronte alle nostre responsabilità, alle nostre sfide, ma anche alle nostre opportunità e alle nostre potenzialità, che ci invita a ripensare il nostro rapporto con la natura, con gli altri esseri viventi e con noi stessi. Per attività umana e il suo impatto sulla Terra, bisognerebbe intendere la vita dell’uomo nella sua complessità: dalla comparsa sul pianeta fino al momento in cui la vita si è condensata nella parola, Antropocene, per fare dell’umanità una nuova forza geologica. Non è una parola semplice, perché ci sono voluti secoli, trasformazioni ambientali, e l’estinzione di diverse forme di vita. Ogni epoca fa
morire o trasforma forme di vita facendone nascere di nuove. Sull’avvio dell’Antropocene, su quando far iniziare questa epoca che staccandosi dall’Olocene diventa autonoma, ci sono diverse teorizzazioni che spesso non sono lontane da visioni più politiche del problema. Generalmente si è propensi a vedere nell’accelerazione industriale dell’Ottocento il punto di svolta antropocenico, con i relativi incrementi di produzione di massa e con i relativi inquinamenti di massa. Per altri, invece, il punto di svolta, che segnerebbe anche l’inizio del capitalismo, è strettamente connesso con la scoperta delle Americhe e con le successive colonizzazioni, con le modalità di conquista e sfruttamento di territori e persone. Essendo un fenomeno legato al capitale, forse, non è corretto parlare di attività in senso generico dell’uomo sull’ambiente e sarebbe meglio parlare dell’attività di un gruppo ristretto di uomini sull’ambiente. Tutto ciò, però, non risolve un problema che è di tutta la specie. E quindi, oggi, l’umanità tutta è chiamata a risolvere i problemi che la vita antropocenica ha creato. È preferibile, allora, poiché
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ANTROPOCENE: UN MERAVIGLIOSO MUSEO DELLA VITA LE RIVISTE DI CULTURA
PATRIMONIO NAZIONALE la situazione è grave per la specie gione, poiché si occupa, come ogni umana, non cercare soluzioni solo museo, di storia dell’oggetto o del politiche che rischiano di degenerare meta-oggetto. in più lunghi conflitti ideologici,Valdo ma Spini Un Museo dell’Antropocene che si cercare un inizio dell’Antropocene pone, quindi, come luogo di possibili che rispecchi di più la generale attivi- riflessioni, sia per scienziati sia per il tà dell’essere umano, dai suoi primor- pubblico, sulla pericolosità dei camdi. E poiché i cambiamenti epocali biamenti climatici in atto. Svolgendo, sono lenti, sebbene al loro interno insieme a delle proposte di soluzione, possono avere delle accelerazioni, il ruolo di formazione di un pubblico questo inizio possiamo trovarlo di visitatori e cittadini orientati a dei nell’utilizzo del fuoco, nella ruota e comportamenti eco-responsabili. nella leva, forze energetiche e meccaUn museo che, oltre a valorizzare niche che hanno permesso poi le tappe storiche più salienti ed emall’antropos di diventare l’attuale blematiche dell’essere umano, possa forza geologica di Homo Sapiens. mostrare anche dati ed eventi che hanSulla realtà e sulla data, però, no caratterizzato gli errori commessi dell’inizio dell’Antropocene e sulla in passato e che hanno causato danni sua esistenza, l’ultima parola spetta ai ambientali e, quindi, di ricaduta su geologi, che dovrebbero trovare nelle uomo e ambiente. Antropocene e Phirocce tracce dell’attività umana. In at- siocene. La parola Phisiocene come tesa che i geologi trovino ciò che nella epoca della Natura è l’impatto che la ricerca scientifica è il “chiodo d’oro”, natura ha, non solo su se stessa ma che potrebbe identificare meglio an- sull’essere umano e sulle sue attività. che la data d’inizio, è evidente che Questa parola è di comodo e non ha tutto il pianeta è governato dall’essere bisogno di nessuna conferma geologiumano che domina su terra, acque e ca ma serve perché rafforza il concetcieli. Con un rapporto, ormai sempre to di Antropocene. La Natura da sola più spesso in conflitto, fra la natura e non si nomina, non si suddivide in noi, in cui noi siamo la Natura e la epoche geologiche, né in ere o eoni; il Natura è noi. Poiché noi produciamo suo continuo accadere e trasformarsi Natura, anche se spesso malata o che ha un senso perché noi lo abbiamo, e diventa un pericolo per noi, insieme noi lo mettiamo negli accadimenti. L’Antropocene, quindi, non vive e alle sfide per la sopravvivenza. E nella produzione di Natura abbiamo pro- modifica una Natura perfetta e idilliadotto storia, e continuiamo a farlo, la ca ma è uno scambio incessante fra nostra ovviamente. Antropocene e Phisiocene. Dove noi Per questo contesto storico un Mu- dettiamo, cataloghiamo e nominiamo seo dell’Antropocene trova la sua ra- le regole, ma non le possiamo gestire
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Vittorio Pavoncello
perché la Natura cambia incessantemente le regole di questo gioco che è la vita. Per questo un Museo dell’Antropocene è anche un museo diffuso con tutte le discipline e scienze che si occupano della vita sulla Terra.
sarà propriamente la storia dell’essere umano, ovviamente parliamo di una operazione molto ampia che nel libro Antropocene un museo (Edizioni All Around 2021 Roma) ho definito come una enciclopedia dislocata nello spazio. In questo spazio/tempo, del passato saranno contenuti oggetti e scoperte che hanno fatto la storia, la nostra storia e la storia del nostro pianeta. Il presente sarà invece pertinente direttamente all’INGV che attraverso lo studio della Terra, sia nel suo passato che nell’attualità, sarà la parte viva di analisi, monitoraggio, ricerca e scoperta, di ciò che accade nella Terra e sulla Terra. È un ruolo e un compito molto delicato, poiché dalla capacità di vedere e leggere il presente ne deriva una storia del passato e uno sguardo e proiezione sul futuro. L’Antropocene ha già da tempo iniziato una civiltà multiplanetaria, attraverso la colonizzazione dello spazio, quindi, tutto ciò che sta formando la proiezione della vita umana su altri pianeti. Le nostre conoscenze partono, però, dalla Terra da ciò che possiamo fare e immaginare qui, e tutto ciò sulla base delle conoscenze del nostro passato e sullo studio del nostro presente. Questa interconnessione di tempi crea i grandi progetti spaziali che prevedono la vita a breve su altri pianeti con colonie umane, come è l’ipotesi di un milione di persone su Marte. Tutto ciò richiederà lo studio di condizioni di vita che non sono quelle a cui siamo abituati; basta soltanto pensare che l’ossigeno, elemento base per la nostra
Il museo nelle sue forme Per dare una idea su come lo spazio che costituirà il museo dell’Antropocene potrebbe essere suddiviso e offrirsi al pubblico e agli scienziati, dobbiamo unire allo spazio il tempo. E utilizzeremo il tempo per come lo conosce e concepisce la grammatica e il linguaggio. Le suddivisioni macro del tempo interessano quindi: il passato, il presente e il futuro. Il passato nello spazio del museo
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vita regolata dal respiro, su altri pianeti non c’è. E, quindi, la trasformazione e l’impatto che l’essere umano dovrà avere su altri pianeti sarà totalizzante, poiché si dovranno ricreare delle condizioni di vita che ci permettano di vivere come siamo vissuti per millenni su questa Terra. Ovviamente le macro-suddivisioni del tempo avranno nella grammatica altri sotto tempi come accade per le coniugazioni verbali e ciò ci potrà permettere di avere nel museo dell’Antropocene un qualcosa che ci avvicina, ci allontana, o ci rende prossimo un evento della nostra vita sul pianeta e contemporaneamente dell’ambiente in cui viviamo e agiamo.
Un Museo dell’Antropocene proprio per i campi di indagine (che vanno dalle scienze naturali a quelle sociali, e fra queste ultime ripartite fra scienze sociali e scienze umane, laddove i confini, a volte, con le discipline umanistiche sono quanto mai labili) è un laboratorio connesso con i vari centri di ricerca degli istituti e delle Istituzioni. E c’è, quindi, all’interno del Museo dell’Antropocene, la concezione di un particolare modo di fare laboratorio, poiché più che la ricerca pratica si analizzeranno e discuteranno le pratiche dei vari centri di ricerca, per capire poi come si possano tradurre in Antropocene, ovvero quale impatto le varie ricerche separate e specifiche
Laboratorio fra centri di ricerca Quando pensiamo a un laboratorio lo identifichiamo come un luogo nel quale si sperimentano i saperi e le resistenze delle materie, le combinazioni naturali o artificiali delle materie, siano queste biologiche o inerti, sebbene l’inerzia non esista e ogni particella e il tutto siano in moto. Ogni scienza ha diversi laboratori e ovviamente un Museo dell’Antropocene non può contenerli tutti, però può essere in collegamento con tutti, promuovendosi come collegamento fra tutti, e in questo l’INGV ha un ruolo fondamentale. Parlando di scienza è più attuale e corretto riferirsi ai centri di ricerca o agli istituti di ricerca, luoghi dai quali la sperimentazione diviene certezza scientifica o almeno a questa tendono.
Vittorio Pavoncello, Ovunque
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PATRIMONIO NAZIONALE hanno o potranno avere sull’ambiente nea, dovrebbe percepirle belle come generale. E dire quale impatto potran- una Nike di Samotracia o una Venere no avere sull’ambiente, non significa di Milo, importanti e complesse come soltanto quale impatto potranno avere il Giudizio Universale della Cappella Valdo Spini sulla Natura ma anche e direttamente Sistina… E il pubblico sarà riportato sull’homo, in un rapporto di circo- immediatamente a quella associaziolarità fra homo e habitat. ne della propria vita che dalla leva va alla ruota della sua automobile o Perché un museo abksfbgolasifgapisudhxnapodh all’aereo-razzo che in quel momento Appare, allora, evidente che un attraverserà il cielo... xpoahdfnaofcpoashfpoashfipna Museo dell’Antropocene non si pone sofpoasdhfpasofscnfoawhfpoòa soltanto come un’esperienza sensoria- Il luogo e i promotori wifnpaowhefpacowhefpoahesw le e intellettuale, ma vuole andare al La scelta del luogo per fondare e fpoheswpfhaeswphaspefhpasoi di là del conosciuto verso il conoscicostruire il Museo dell’Antropocene hfapshfnaposhfoashifoasfphais bile. Ovvero, permettere al fruitore, al si deve alla generosa donazione che la pfohaisp pubblico, al cittadino, all’essere uma- Fondazione Raffaele Fabretti intende no nella sua nudità, di trovarsi di fron- fare, affinché su di un parco di sua te alla propria storia, non soltanto proprietà sull’Appia Antica di Roma come specie umana, ma come “forza si costruisca il nuovo museo. Il parco geologica” capace di trasformare Fabretti un tempo ospitava la cava dei esterni e interni con effetti generaliz- san pietrini che hanno lastricato la zabili. Nel creare questo Museo Chiesa di San Pietro e i Fori Imperiali dell’Antropocene si vorrebbe creare costruiti nel Novecento. un corto circuito di conoscenza, ma La preziosa collaborazione con anche di solidarietà, di sostenibilità l’INGV (Istituto Nazionale di Geofidei popoli della Terra. Il fruitore del sica e Vulcanologia) è l’istituzione Museo dell’Antropocene nel vedere ideale per organizzare e gestire quello una leva, una ruota, o le loro trasfor- che sarà il primo Museo dell’Antromazioni nella tecnologia contempora- pocene esistente al mondo.
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