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Anno 26 N. 11 Novembre 2018 Copia omaggio (euro 2,50)
NOVEMBRE 2018
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PRODOTTI
NOVEMBRE 2018
Anno 26 N.
e 2018 Copia 11 Novembr
omaggio (euro
2,50)
ARTICOLI DOVE I PROTAGONISTI SONO I PRODUTTORI E LE IMPRESE DI ONORANZE FUNEBRI.
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Anno 26 • n. 11 • Novembre 2018
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LA PAROLA ALL’ESPERTO IL COACHING
IL CONSIGLIO DELLA PSICOLOGA
Chiuso in redazione il 21-9-2018
AUTO STORICHE
il fiscalista per voi
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4 CASE FUNERARIE
SEMPRE NUOVE IDEE! È dagli anni Sessanta che l’impresa Casale opera a Taurasi, in provincia di Avellino. Ma Antonio Casale non si ferma mai e, con grande impegno e determinazione, trasforma le proprie idee in realtà, come la casa funeraria ricca di interessanti servizi per le famiglie.
Antonio Casale accanto al padre Dante, seduto alla scrivania, fondatore dell’impresa negli anni Cinquanta.
«M
i piace definire quella dell’impresario funebre una professione, proprio perché ritengo sia fondamentale operare con professionalità», commenta Antonio Ca-
sale, socio fondatore del Consorzio Funebre Irpino, che raggruppa una cinquantina circa di imprese funebri dislocate sul territorio. «Alla professionalità e all’espe-
rienza vanno però sempre affiancate la sensibilità, la gentilezza e la capacità di capire le persone che abbiamo davanti per essere di supporto in questo particolare momento».
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CASE FUNERARIE 5
Dagli anni Novanta Antonio Casale si occupa dell’omonima impresa di onoranze funebri fondata oltre 50 anni fa a Taurasi, paese in provincia di Avellino noto anche per la produzione dell’omonimo ed eccellente vino rosso campano Docg. L’impresa Casale, come spesso capita in questo settore, è stata tramandata di padre in figlio ed è nata grazie all’impegno e all’intraprendenza del padre Dante. Dopo essersi infatti occupato per diverso tempo, in quanto falegname, anche della realiz-
zazione di cofani funebri, Dante Casale negli anni Sessanta ha deciso di dedicarsi in
modo completo al settore funebre fondando un’impresa al servizio della comunità.
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6 CASE FUNERARIE
LA CASA FUNERARIA Oggi, oltre all’impresa funebre di Taurasi, l’impresa Casale dispone di un negozio di fiori e, da circa dieci anni, di una moderna casa funeraria. «È stato un importante investimento che ho voluto sostenere per dare alle famiglie del territorio una valida alternativa e la possibilità di avere a disposizione un luogo per l’ultimo saluto al proprio caro. Ma la mia voglia di innovare e offrire sempre qualcosa in più non si ferma qui», aggiunge Antonio, che proprio all’interno della casa funeraria
Sopra, il ricco parco auto dell’impresa Antonio Casale e, sotto, una delle sale della moderna casa funeraria inaugurata 10 anni fa.
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CASE FUNERARIE 7
mette a disposizione delle famiglie anche esperti professionisti, per esempio per un supporto psicologico. Ed è sempre pensando ai dolenti che l’impresa Casale si affida da tempo a importanti aziende del settore funebre per quanto riguarda prodotti e accessori. «Caggiati è per me un’azienda di riferimento, un marchio sinonimo di affidabilità che fornisce prodotti di alto valore estetico», conclude Antonio. «E con le numerose linee di prodotti a disposizione è ancora più semplice dare una scelta variegata alle famiglie che si rivolgono alla mia impresa».
Nella foto in alto, Antonio Casale insieme alla moglie Ernestina e, più in basso, insieme allo staff all’ingresso della casa funeraria.
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MANIFESTAZIONI 11
A FIRENZE FEDERCOFIT RINNOVATA E PIÙ FORTE “D
al congresso di Firenze Federcofit riprende il proprio cammino più forte, compatta e motivata, proiettata a svolgere un ruolo centrale nel futuro della funeraria italiana. Gli onorevoli Sara Foscolo e Giuseppe Bellachioma hanno presentato il nuovo disegno di legge “Disciplina delle attività funerarie, della cremazione e della conservazione o dispersione delle ceneri”, AC1143, primo testo presentato in Parlamento per riattivare e con-
cludere, finalmente, il percorso ventennale della riforma del settore funebre e cimiteriale. Da Firenze riparte anche una squadra arricchita: la mia riconferma, all’unanimità dei voti, a presidente, un nuovo segretario,
Cristian Vergani, presidente di Federcofit.
Da destra, Riccardo Salvalaggio e Giovanni Caciolli, rispettivamente nuovo segretario e vicepresidente Federcofit. Al taglio del nastro, da sinistra, Eugenio Giani, presidente della giunta regionale Toscana, Marco Ghirardotti, presidente Assocofani, Cristian Vergani, presidente Federcofit, e l’onorevole Sara Foscolo.
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12 MANIFESTAZIONI
Riccardo Salvalaggio, che con energia potrà mettere a frutto l’esperienza maturata, e un vicepresidente, Giovanni Caciolli, che dopo 20 anni alla guida della federazione potrà dare ancora un grande contributo, anche se con un ruolo meno impegnativo. Molti sono i problemi sul piano politico e organizzativo nei diversi territori. Il congresso ci ha aiutato a definire una squadra capace di affrontarli e risolverli e ancora una volta ha offerto alla categoria e all’opinione pub-
blica un messaggio importante: la missione della funeraria deve essere oggetto di attenzione e cure da parte delle istituzioni. Non si tratta di un problema interno a un settore o ai soli addetti ai lavori: il decesso, la memoria, la cura dei defunti sono, e devono essere sempre più, temi di grande rilevanza sociale e attenzione anche da parte delle istituzioni. La presentazione del nuovo Ddl da parte degli onorevoli Foscolo e Bellachioma, la presenza di Eugenio Giani, presi-
dente della giunta regionale toscana, di Stefania Saccardi, assessore regionale, e di Sara Funaro, assessore del Comune di Firenze, sono la manifestazione concreta dell’attenzione delle istituzioni per Federcofit, e ne siamo particolarmente orgogliosi, e per i problemi della funeraria italiana, dimostrando che la nostra federazione gioca un ruolo centrale per il settore. Usciamo dal congresso con molta soddisfazione per la consapevolezza di una nostra crescita e per aver rafforzato i legami con le organizzazioni che operano nel settore: gli
Alcuni produttori del settore funebre presenti al congresso Federcofit.
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MANIFESTAZIONI 13
amici di Anusca, che ci hanno gratificato con la presenza di Graziano Pelizzaro e Lorella Capezzali, e Assocofani, il cui presidente ha offerto alla nostra riflessione il tema della qualità dei prodotti e del made in Italy. Mi è dispiaciuto molto che Feniof, nonostante i ripetuti inviti, abbia voluto disertare questo appuntamento che sarebbe potuto essere un’ulteriore opportunità di condivisione e approfondimento. Registriamo la presenza di Sefit con Riccardo Tugnoli e di Efi
con Carmelo Pezzino. Un ringraziamento calorosissimo va ai tanti espositori che presenziano le nostre iniziative e hanno contribuito alla realizzazione anche di questo congresso. Ci gratifica la loro presenza e garantiamo a tutti che Federcofit darà immediatamente il via a un momento di interna e profonda analisi per garantire le future aspettative e rafforzare il legame. Abbiamo sempre avuto grande memoria di chi ci ha sostenuti e dopo questo evento non
faremo eccezione, riservando una particolare attenzione nei futuri eventi a chi intenderà proseguire la strada con noi. È doverosa una collaborazione stretta perché i loro prodotti contribuiscono alla tenuta dei livelli qualitativi dei servizi offerti alle famiglie e alla soddisfazione delle domande che si sviluppano nel settore. A tutti gli operatori, anche a quelli che hanno erroneamente mancato l’appuntamento fiorentino, un abbraccio e un augurio di buon lavoro dal presidente”. Cristian Vergani
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16 CASE FUNERARIE
L’ESPERIENZA AL SERVIZIO DELLA COMUNITÀ
Oltre 16 anni di esperienza nel settore funebre che hanno portato alla realizzazione della casa funeraria Luce a Nova Milanese, un luogo accogliente appositamente studiato per dare un ultimo dignitoso saluto al proprio caro.
Le ultime tre autofunebri Polaris quattro posti realizzate su meccanica Mercedes-Benz classe E213 da Pilato per l’impresa Rizzi di Nova Milanese, in provincia di Milano.
G
rigio chiaro, grigio scuro, blu. Sono i tre colori scelti dai titolari dell’impresa Rizzi, i fratelli Alessio e Andrea Rizzi, per le nuove autofunebri Polaris quattro posti realizzate da Pilato su meccanica MercedesBenz classe E213. A queste recentissime novità si aggiungono però molti altri
modelli firmati Pilato che confermano la proficua e duratura collaborazione tra l’azienda veneta e l’impresa di Nova Milanese, in provincia di Milano. Un rapporto che risale al 2002, anno della fondazione dell’impresa da parte dei due giovani fratelli che in un certo
senso possiamo dire abbiano scelto la professione di famiglia. Il padre Alberto, infatti, ora in pensione, ha sempre operato sul territorio delle province di Milano e di Monza e Brianza come dipendente di un’impresa di onoranze funebri.
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CASE FUNERARIE 17
Alcune immagini della casa funeraria Luce, operativa da 3 anni e dotata di una sala del commiato e 7 sale per l’esposizione del defunto. LUOGO ACCOGLIENTE E DISCRETO Tre anni fa è stato portato a termine l’ambizioso progetto della casa funeraria Luce. «Con questa struttura abbiamo voluto creare una casa funeraria in grado di accogliere famigliari, amici e conoscenti del defunto in un ambiente riservato, per consentire un ultimo saluto al proprio caro prima della cerimonia funebre in un luogo all’altezza del compito che è chiamato a svolgere. Non un ambiente freddo, come purtroppo a volte si può presentare una camera mortuaria, ma accogliente e al tempo stesso discreto», ci spiega al telefono Andrea Rizzi. La casa funeraria Luce, a disposizione anche di altre imprese della zona, si compone di 7 camere e si sviluppa su quattro differenti livelli. Al piano terra, oltre alla recep-
tion, si trovano uno spazio dedicato al ristoro e la sala del commiato, disponibile per riti laici o di differenti culture e religioni. Il primo e il secondo piano ospitano invece le 7 camere per l’esposizione del defunto, ognuna preceduta da un salottino privato dove è quindi possibile sostare e raccogliersi per il giusto conforto. Il piano interrato è invece
Un parco auto con numerosi modelli Pilato per l’impresa Rizzi.
Pilato • Tel. 0422 881298 • Fax 0422 887092 • www.pilato-spa.it • pilato@pilato-spa.it Onoranze funebri Rizzi • Nova Milanese (MI) • Tel. 0362 42344
completamente dedicato alla preparazione del defunto, con le celle frigorifere, la sala autoptica e tutte le attrezzature necessarie.
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20 AZIENDE
NON SEMPLICI DIVISE, MA ABITI CON STILE Quello degli abiti di Service Global Fashion è uno stile che non può mancare allo staff di una moderna impresa di onoranze funebri!
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ipendenti e collaboratori di oltre 1.200 imprese di onoranze funebri italiane vestono i modelli realizzati da Service Global Fashion, che dal 1983 si occupa di abbigliamento professionale. Tutti i capi sono marchiati Limov’s, brand che oltre a dare il nome alla collezione garantisce la produzione made in Italy effettuata direttamente nei laboratori sartoriali. L’ampio e fornito magazzino di Lonate Pozzolo, in provincia di Varese, con più di 30mila capi assicura alle imprese funebri la pronta consegna e la continuità dei modelli. Presente su tutto il territorio nazionale, grazie a una rete capillare di collaboratori, Service Global Fashion propone all’impresario uno stile unico e raffinato, frutto di una continua ricerca di materiali e linee che conferiscono la massima eleganza e vestibilità, pur mantenendo caratteristiche necessarie per lavorare in questo ambito, come praticità e resistenza. Non si tratta, quindi, di semplici divise per il settore funebre, ma di raffinati abiti di moda realizzati con tessuti di pregiata qualità e in dif-
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AZIENDE 21
ferenti colorazioni classiche che rispecchiano lo stile moderno e curato dell’impresa che ha scelto questo look per i propri dipendenti. ABITI SU RICHIESTA Per l’uomo o la donna incaricati di rappresentare l’agenzia durante il servizio funebre la soluzione più comune e richiesta è il classico abito composto da pantaloni, camicia e giacca. A questi capi si aggiungono, naturalmente, quelli che possiamo considerare stagionali – come maglioni, gilet, impermeabili, cappotti ecc. – e tanti altri accessori, dalle cravatte disponibili in diversi modelli e tinte fino alle scarpe antinfor-
tunistiche, lavorate o lisce, ma sempre eleganti e attuali. Service Global Fashion veste tutto il personale e fornisce anche un abbigliamento più pratico per le altre differenti man-
oltre 1.200 imprese di onoranze funebri servite più di 30.000 capi in pronta consegna abiti su misura e personalizzati consegna e messa in taglia presso la sede del cliente produzione italiana con tessuti di qualità
sioni che devono essere svolte all’interno delle onoranze funebri, come pantaloni da lavoro, felpe e polo in tutte le taglie e nei colori più ricercati. Su specifiche richieste dei clienti si procede anche alla realizzazione di capi personalizzati, partendo dalla scelta del taglio e del tessuto dell’abito fino all’applicazione di loghi ricamati o stampati. Un servizio indiscutibilmente utile è quello relativo alla messa in taglia degli abiti che avviene alla consegna direttamente presso la sede dell’impresa cliente, senza quindi costi aggiuntivi o la necessità di spostarsi per effettuare la prova.
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24 IMPRESE
PERCHÉ FIDARSI? Antonino Caccamo, titolare dell’impresa Caccamo di Reggio Calabria, ha voluto condividere la propria esperienza sottolineando i motivi che l’hanno spinto ad avere fiducia in Giesse Risarcimento Danni e a credere in questa collaborazione, grazie alla quale continua a ricevere ringraziamenti da parte delle famiglie.
«N
on avevo fiducia in queste agenzie. Non perché avessi avuto precedenti esperienze personali, ma perché ho avuto modo di ascoltare commenti e racconti negativi da parte di alcuni miei colleghi. Ma dopo aver conosciuto Giesse Risarcimento Danni mi sono ricreduto. La tempestività, la tenacia e la sensibilità che continuano a dimostrare
nei confronti dei famigliari sono senza dubbio le caratteristiche che più mi hanno colpito. E tutte le famiglie mi ringraziano per aver suggerito e presentato Giesse nel momento del bisogno. In questo modo ho dato un servizio in più ai miei clienti e ora posso considerare la mia agenzia al completo». È Antonino Caccamo che ha
voluto condividere la propria esperienza sottolineando quanto sia utile e sia stata ben accolta dalle famiglie la collaborazione tra Giesse e l’impresa di onoranze funebri Cac-
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IMPRESE 25
camo, di cui Antonino è titolare, con sede a Reggio Calabria. SUPPORTO PER IL GIUSTO RISARCIMENTO
Perché solo un team di esperti e tecnici in ogni disciplina può supportare la famiglia in tutte le fasi di un caso, guidandola e consigliandola su come è più opportuno agire per ottenere il giusto risarcimento. Questa è la risposta che sempre più spesso sentiamo pronunciare dagli impresari a cui abbiamo chiesto: perché fidarsi di Giesse? Con oltre 23 anni di esperienza e di attività in molti e differenti ambiti – tra cui incidenti stradali, malasanità, infortuni sul lavoro, incidenti aerei, navali o ferroviari ecc. – Giesse Risarci-
TEAM DI ESPERTI E CODICE ETICO Lo staff di Giesse Risarcimento Danni si compone di esperti e tecnici in ogni disciplina che hanno sottoscritto un codice etico: una carta dei diritti e dei doveri morali che definisce la responsabilità etico-sociale di ogni partecipante all’organizzazione aziendale.
mento Danni può contare su più di 42 sedi dislocate in tutta Italia e oltre 200 persone che si occupano in modo completo
La collaborazione tra Giesse e l’impresa di onoranze funebri • • • • •
un valore aggiunto che rende completo il servizio dell’impresa un conforto per le famiglie, assistite in ogni fase del caso il supporto di un team di esperti in varie discipline l’esperienza in molti ambiti di intervento la presenza in tutta Italia
Giesse • N. Verde 800 125530 • www.giesse.info • giesse@giesse.info Onoranze funebri Caccamo • Reggio Calabria (RC) • Tel. 0965 28664
dei casi e sanno realmente essere vicine all’assistito. Lo staff di Giesse è infatti composto da diverse persone che vantano conoscenze ed esperienze in differenti discipline e che hanno anche sottoscritto un codice etico. Si tratta di una carta dei diritti e dei doveri morali che definisce la responsabilità etico-sociale di ogni partecipante all’organizzazione aziendale. Dotarsi di questo servizio per le imprese di onoranze funebri significa fornire un’offerta ancora più completa ed essere ancora più vicini alle famiglie che necessitano di un supporto dopo aver subito un danno.
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TUTTI LA CONOSCONO! «Conosciuto da tutti come la Valvola, il depuratore OG 94 è sinonimo di affidabilità e di sicurezza», sottolinea il commendatore Gian Lorenzo Olivetti mostrando uno dei suoi fiori all’occhiello che può vantare sia una certificazione rilasciata dopo il collaudo sia una garanzia composta da due parti, una da conservare e una da riconsegnare a Olivetti.
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NEWS
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L’ELEGANTE LISCIO Un elegante cordoncino avvolge per intero e arricchisce la cornice inferiore di una tra le più recenti novità dell’assortimento Ferrari. Si tratta del raffinato cofano 15 Cordoncino realizzato in esotico, frassino oppure yellow pine.
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LA VERSIONE CRISTO Accanto alla versione con l’immagine di Maria e a quella floreale, il modello 36 di Lombarda è disponibile anche nella variante con l’immagine di Cristo. Realizzato in larice Karinzia, mogano e frassino, nelle varie tinte e finiture, ha una croce stilizzata sul coperchio e un intaglio che rappresenta il viso sofferente di Cristo. Marco Ghirardotti
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MAESTOSA ELEGANZA Senza cornice superiore e con una sponda di 31 centimetri, il modello 33 di Lorandi è apprezzato per l’innata eleganza conferita dalla forma maestosa e squadrata. Qui presentiamo l’esclusiva versione liscia realizzata in frassino sabbiato.
33 sabbiata
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40 COFANI
DETTAGLI ARTISTICI Particolari ben studiati, come gli angoli vivi e il coperchio piatto, esaltano ancor più la forma del cofano Picasso, un modello dalle linee moderne e originali realizzato in frassino da Melloni e disponibile anche in altre essenze.
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NON ESISTE LA LIBERA INTERPRETAZIONE Tutte le normative riguardanti l’obbligo di apposizione del marchio sul cofano funebre non danno adito a una libera interpretazione. Il rispetto delle regole e la massima attenzione anche alle azioni che quotidianamente l’impresario si ritrova a compiere possono evitare condanne e sanzioni. Questi sono alcuni spunti di riflessione di Marco Ghirardotti, presidente di Assocofani, in merito alla vicenda di Tommaso Masciangelo.
MARCO GHIRARDOTTI, PRESIDENTE DI ASSOCOFANI
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ade in ITALY
DOPO LA MULTA,
Tommaso Masciangelo ci ha raccontato quasi tre anni fa del verbale ricevuto dall’Asl di Pescara per aver utilizzato un cofano funebre che non riportava il marchio del produttore, come viene invece indicato nell’articolo 30 del Dpr n. 285 del 10 settembre 1990 e ribadito al punto 9 della circolare n. 24 del Ministero della Sanità del 24 giugno 1993. Uno spiacevole incidente che si è concluso con il pagamento di una multa e la condanna a 6 mesi di reclusione.
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LA CONDANNA A 6 MESI Quello capitato a Tommaso Masciangelo è indubbiamente un episodio molto spiacevole, ma purtroppo è anche la conferma di quanto siano an«N cora poco conosciute da parte degli addetti ai lavori le normative che regolamentano l’intero settore funebre e come sono spesso sottovalutate le conseguenze alle quali l’impresario può andare incontro quando non rispetta o ignora queste norme, sia dal L’impaginato di Tecnica di luglio con l’intervista a punto di vista pecuniario sia giuridicoTommaso Masciangelo. penale. Pur agendo in buona fede, come più volte è stata inflitta una condanna di non poco conto, precisato dallo stesso Masciangelo, per il che lo ha lasciato amareggiato e senza parole. solo utilizzo di un cofano sprovvisto del marConfrontandosi poi con altri colleghi l’impreschio del produttore per un servizio funebre sione che ne è scaturita è che anche questi ulE tutto per una dimenticanza! Si conclude con una condanna a 6 mesi di reclusione la brutta vicenda che vede come protagonista Tommaso Masciangelo, titolare dell’omonima impresa di Ortona, in provincia di Chieti, denunciato e multato per aver utilizzato un cofano sprovvisto del marchio del produttore.
L’intervista completa è disponibile sul canale Youtube di Tecnica www.youtube.com/user/tecnicanews
on pensavo potesse accadermi una cosa del genere e soprattutto di finire sui giornali accusato di aver dichiarato il falso! Al momento sono stato sanzionato con una multa di 11.800 euro e, dopo tre anni, una sentenza definitiva mi ha condannato a 6 mesi di reclusione. Ho compilato come sempre il verbale di chiusura, ma non mi sono accorto dell’assenza del marchio del produttore. È stata una dimenticanza, ma sono stato accusato di aver dichiarato il falso per aver firmato il verbale senza accertarmi della presenza del marchio, come vuole invece la legge.
CONDANNATO PER UNA SVISTA In una partita di 32 cofani acquistati regolarmente si trovava il cofano senza marchio. Ho chiesto all’azienda una documentazione che ne attestasse la produzione e si è resa subito disponibile, ma nonostante questo sono stato condannato. Penso si tratti della prima condanna in Italia e consiglio a tutti i miei colleghi di stare molto
attenti, di controllare sempre perché oltre alla sanzione è prevista anche una condanna penale molto grave. UN CONSIGLIO AI COLLEGHI IMPRESARI: INFORMATEVI E CONTROLLATE
E dico anche di informarsi bene. Tante volte, da quando ho ricevuto il verbale dall’Asl di Pescara quasi tre anni fa, ho parlato con colleghi di questa legge e di quello che mi stava accadendo. Ma la maggior parte rispondeva che era impossibile e mi sono reso conto che non tutti conoscono in maniera approfondita le norme e a cosa si può andare incontro non rispettandole. Recentemente mi è capitato di richiamare l’incaricato che aveva scaricato poche ore prima i cofani perché, dopo un controllo, ho notato che non tutti riportavano il marchio del produttore. Anche in questo caso, mi hanno confermato, si è trattato di una svista, ma se non me ne fossi accorto sarebbe ricapitato ciò che ha portato a questa condanna».
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timi avrebbero potuto incorrere nella medesima circostanza. Tutto questo è dovuto, a mio parere, principalmente a una mancanza di approfondita conoscenza delle regole e delle leggi sulla funeraria, situazione lacunosa e alquanto diffusa tra la maggior parte degli addetti al settore. CONTROLLI, SPORADICI MA POSSIBILI A mio avviso non dovrebbero essere i controlli da parte degli enti autorizzati a fare in modo che gli impresari siano costantemente aggiornati in merito alle vigenti regole e normative. Solo quando fatti così eclatanti, come lo spiacevole episodio di cui sopra, vengono portati alla ribalta nazionale dalla stampa, molti impresari prendono coscienza di quelli che possono essere i problemi e quali i costi da affrontare a causa di una mera dimenticanza o di un comportamento superficiale legati a un mancato rispetto della legge. L’ESPERIENZA NON È SEMPRE SUFFICIENTE Tutte le normative riguardanti l’obbligo di apposizione del marchio da parte del fabbricante sul cofano funebre non danno adito a una libera interpretazione. Quello che è successo, e che può accadere ad altri impresari, può essere imputato a superficialità, disattenzione o disinformazione. A volte capita che imprese, pur operando da diversi anni e con molta esperienza, svolgano durante il servizio procedure non del tutto regolari in quanto tramandate e consolidate nel tempo. E proprio perché un errore può capitare, è ancora più importante riconoscere l’affidabilità e la professionalità di aziende fornitrici serie, che rispettano le regole e che forniscono ai propri clienti prodotti validi e a
norma, divenendo di fatto co-responsabili di quello che producono e commercializzano sul territorio. L’impresario è tenuto sempre a effettuare il controllo finale su ciò che utilizza e, a ulteriore garanzia, dovrebbe sempre affidarsi a un produttore serio, conosciuto nel corso degli anni e del quale si possa fidare ciecamente. GLI ESAMI NON FINISCONO MAI I corsi per la formazione sia del personale sia dei titolari sono un ottimo veicolo di diffusione delle normative vigenti e in fase di evoluzione. Sono utili per dare indicazioni importanti anche su tematiche che spesso l’impresario non affronta di sua iniziativa, ma che si dimostrano fondamentali per supportare la famiglia come l’elaborazione del lutto, la resilienza e l’empatia. Un corso con docenti validi riesce a preparare sia gli impresari appena entrati in questo settore sia a mantenere aggiornato chi ci lavora già da tempo. Abbiamo infatti raccolto testimonianze di impresari che hanno riconosciuto di aver concluso il corso con un bagaglio di esperienza in più, grazie alle indicazioni ricevute dai docenti, tra i quali anche medici e psicologi, che hanno rielaborato e riveduto allo stato attuale argomenti conosciuti e appresi nel corso degli anni di esperienza, ma troppo spesso poco considerati e passati in secondo piano. Il messaggio finale che voglio trasmettere agli impresari è quello di rispettare le regole e prestare attenzione alle azioni quotidiane, controllare tutto in modo metodico, non dare nulla per scontato e non snobbare un buon corso di aggiornamento perché, come diceva Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai!
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SIAMO A 30 È un parco auto sempre più ricco e moderno quello del centro servizi Disef di Roma, gestito dalla famiglia Mortale, che presenta gli ultimi tre modelli: Polaris, uno blu e due grigi, su base Mercedes-Benz.
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opo aver festeggiato lo scorso anno l’arrivo delle due GrandAurora su base Ja-
guar XF, il centro servizi Disef di Roma presenta l’ultima novità: il modello Polaris quattro
Una delle tre Polaris quattro posti su meccanica Mercedes-Benz scelte dal centro servizi Disef nei colori blu e grigio. posti realizzato su meccanica Mercedes-Benz classe E213. Sono state scelte tre autofunebri identiche per quanto riguarda gli allestimenti interni, ma differenti per la tinta: due grigie e una blu. Con questi nuovi acquisti il parco auto del centro servizi è ancora più ricco e arriva a contare ben 30 modelli di moderne autofunebri, tutte realiz-
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zate da Pilato. Il centro servizi Disef – nato grazie al lavoro e all’intraprendenza di Oreste Mortale, che già 50 anni fa aveva scelto un modello Pilato per la propria attività – è ancora oggi gestito dalla famiglia Mortale, che può contare sul valido apporto e il contributo della nuova generazione, Mirko e Beatrice, figli degli attuali titolari Maurizio e Marco.
troviamo a dover effettuare in tutta Italia e soprattutto all’estero. È quindi inevitabile per noi non solo aver sempre a disposizione una grande quantità di mezzi funebri, così da poter rispondere a ogni richiesta ed esigenza degli impresari che si rivolgono a noi, ma soprattutto contare su partner affidabili
come si conferma Pilato da tanto tempo», racconta Mirko Mortale. Tutti i mezzi funebri si trovano nella grande sede inaugurata 5 anni fa, che ha a disposizione per il parco auto una superficie di 1.000 metri quadrati ed è dotata anche di un moderno impianto per la pulizia dei mezzi.
PARTNER AFFIDABILI «Operiamo da anni principalmente nella zona di Roma e del Lazio, anche se sono sempre numerosi i viaggi che ci
Sopra, una foto degli uffici e accanto, da sinistra, Maurizio, Marco e Mirko Mortale.
Pilato • Tel. 0422 881298 • Fax 0422 887092 • www.pilato-spa.it • pilato@pilato-spa.it Centro servizi Disef • Roma • Tel. 06 65770016
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COMPATTI, RESISTENTI E LEGGERI Si presentano da sempre così i catafalchi Olivetti, modelli che da oltre 40 anni vengono scelti dagli impresari perché sicuri, affidabili e sempre attuali grazie alle linee moderne. Il vasto assortimento si distingue non solo per la particolare attenzione all’estetica, ma anche per la praticità d’utilizzo confermata dalla facilità di trasporto e dallo scarso ingombro una volta richiusi.
Olivetti • Tel. 0522 875165 • Fax 0522 875319 • www.funerolivetti.com • info@funerolivetti.com
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Sai dirlo
con i fiori ? L’APPARENZA DEL VERO AL SERVIZIO DEL BELLO Quando il fresco non può essere usato e il fiore artificiale diventa espressione artistica.
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on le moderne tecniche di produzione, il fiore artificiale ha raggiunto già da molti anni livelli di qualità anche altissimi nella fedele riproduzione del vero. La parte del fiore più difficile da imitare non è quella del bocciolo bensì quella del fusto e delle foglie. Quindi il pregio del prodotto artificiale è determinato dalla maggiore o minore fedeltà nel riprodurre tutte le caratteristiche del fiore vero in
ogni sua parte. UTILIZZO DELL’ARTIFICIALE Il prodotto artificiale costituisce un articolo di grande utilità, insostituibile in quegli ambienti dove la pianta vera o il fiore reciso non potrebbero essere usati come elementi di arredo per la loro deperibilità, per la necessità di luce o perché richiederebbero una continua manutenzione. Ecco dunque l’opportunità di tenere in considerazione l’arti-
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ficiale non come elemento sostitutivo, ma integrativo del fiore fresco e della pianta vera in tutte quelle circostanze in cui questi ultimi sarebbero problematici da utilizzare. Come, per esempio: • lunghe trasferte della salma; • sale del commiato; • camere mortuarie presenti negli ospedali; • addobbi del luogo dove avverrà la funzione funebre; • decori floreali dell’urna cineraria da tenere a casa propria; • cimiteri, soprattutto nei mesi dell’anno caratterizzati da temperature eccessivamente alte o basse per cui sarebbe dispendioso utilizzare i fiori re-
cisi; • arredo agenzie, non solo per gli uffici, ma anche per ingentilire e arricchire visivamente l’esposizione di cofani e accessori funebri da mostrare ai clienti. I VANTAGGI DELL’ARTIFICIALE La durata, poiché non soggetti a deperimento, è il principale vantaggio di fiori e piante artificiali. Inoltre non emanano alcun tipo di odore, che potrebbe essere fastidioso in ambienti chiusi specialmente se piccoli. Non creano problemi igienici o di allergie e, come abbiamo detto in precedenza, non
hanno bisogno di luce e non richiedono manutenzione. Sono reperibili in ogni stagione, in tutti i colori e varietà, e adatti a composizioni di grandi dimensioni che risulterebbero molto costose in relazione alla breve durata se realizzate con fiori recisi. OTTENERE
UNA VEROSIMIGLIANZA
NATURALE
Se il fiore fresco presenta numerose difficoltà di lavorazione, che sembrerebbero potersi facilmente superare con l’utilizzo dell’artificiale, come la possibilità di modellare a piacere l’andamento del fiore, anche l’artificiale presenta in
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realtà alcuni problemi nell’utilizzo. Non ha alcun difetto nell’aspetto (e questo lo allontana dalla naturalezza), ogni pezzo dello stesso tipo e nella medesima confezione è identico all’altro. Queste caratteristiche creano grossi problemi quando si vuole ricreare l’apparenza del vero per ingannare l’occhio. Interviene allora l’abilità del floral designer a compensare l’aspetto troppo artificioso dovuto a questi handicap, utilizzando al meglio tutti i principi compositivi dell’arte floreale per ottenere il risultato desiderato: una composizione che abbia in tutto e per tutto caratteristiche tali da essere scambiata per vera. La giusta e sapiente combinazione di quantità, forme, grandezze, colori, varietà e orientamento di fiori e foglie sarà la formula vincente per raggiungere il nostro obiettivo.
IL CORSO CHE CERCAVI La Scuola d’Arte Floreale nasce nel 1995 a Milano per opera di Laura Grandi, diplomata fiorista presso la Scuola Internazionale Mastrofioristi, con l’obiettivo di formare professionisti nel settore del flower design e del wedding planning. Nelle sedi di Milano, in viale Lunigiana 15, e di Bornate, in provincia di Vercelli, corso Buozzi 8, si organizzano tutto l’anno corsi professionali individuali e personalizzati di floral design, tra cui quelli dedicati alle onoranze funebri, relativi alla lavorazione di fiori freschi, essiccati e artificiali e alla realizzazione di composizioni floreali e composizioni di piante. La Scuola d’Arte Floreale si conferma anche un luogo dove sperimentare e realizzare le idee compositive che nascono dallo studio, dalla documentazione e dalla costante ricerca di innovazione, grazie anche a importanti partner come Van der Plas (www.fioristaitaliano.it/ingrosso-fiori-webshop-asta-olanda-van-derplas) a cui la scuola si rivolge per i fiori recisi e Opiflor (it.opiflor.com) per le attrezzature per negozio. Per maggiori informazioni contattare Roberto Sangalli della Scuola d’Arte Floreale Milano tel. 02 66987150 - cell. 339 5080536 – Bornate (VC) cell. 339 8962634 www.funeralfloraldesign.it - info@artefloreale.com
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il fiore del mese
orchidea Il Flower Council of Holland, indicando le tendenze floreali per i fiori recisi nell’anno 2018, ha decretato l’orchidea come fiore per il mese di novembre. È senza alcun dubbio uno dei fiori più eleganti e duraturi che si possa usare per svariate occasioni, tra le quali anche le onoranze funebri. La lunga vita anche in assenza di approvvigionamento d’acqua, in quanto fiore esotico, lo rende molto adatto alla creazione di tutte quelle decorazioni che devono conservare sufficiente freschezza anche senza scorte idriche per tutta la durata di un evento. FAMIGLIA DI APPARTENENZA E ORIGINI Nessuno può dire quanti anni abbiano queste bellezze eleganti che costituiscono la seconda più grande famiglia di piante al mondo, quella delle Orchidaceae. Quello che sappiamo è che molte varietà hanno origine nella foresta pluviale tropicale. Le varie specie crescono lì come epifite sugli alberi, sui rami o ramoscelli con le loro radici aeree. Le orchidee acquistate come fiori recisi sono derivate da queste specie naturali. VARIETÀ Si adatta a ogni stile, tanto che questa bellezza floreale merita il titolo di fiore perfetto. Ci sono più di 25.000 specie e il fiore è disponibile in colori fantastici, dalle tinte pastello al rosa confetto o
al bianco zen. Ci sono anche varietà tigrate, maculate e striate. Potete utilizzare la Phalaenopsis a forma di farfalla, la gigantesca Vanda, l’imponente Cymbidium o il Paphiopedilum (scarpetta di Venere) e il Cypripedium, l’elegante Dendrobium o il delicato Oncidium, per non parlare della Cambria. Tutte molto belle, come suggeriscono i loro nomi. Molte specie sono disponibili anche in varie dimensioni, dai mini fiori a quelli giganti. CONSIGLI PER LA CURA ⚘ Selezionare un vaso pulito tubolare alto e stretto e riempirlo con acqua a temperatura ambiente. ⚘ Non ha bisogno di molta acqua, essendo una pianta epifita, ma di un clima caldo-umido. ⚘ Aggiungere all’acqua nutrimento per fiori recisi per una vita più lunga. ⚘ Tagliare dai 3 ai 5 cm i gambi in diagonale con un coltello affilato o con cesoie da giardinaggio. Per i fiori più piccoli il taglio va fatto di soli 0,5-1 centimetri. ⚘ Rabboccare regolarmente il livello con acqua a temperatura ambiente. ⚘ Non collocare mai i fiori al sole diretto o in prossimità di fonti di riscaldamento e tenerli lontani da frutta e verdura che, producendo gas etilene, causerebbero un più rapido invecchiamento. ⚘ Non toccare mai il delicato interno del fiore, il labbro, per evitare un avvizzimento precoce. SIMBOLOGIA L’orchidea simboleggia amicizia sincera. Quando i brasiliani la donano, danno un bacio per ogni fiore del ramo. In India la Vanda blu simboleggia la pace e in Cina il Cymbidium rappresenta l’amicizia.
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Quattro chiacchiere con...
Gianni Serra
sono nato a Poirino (TO)
pregi ottimista
mi sveglio con caffè e biscotti
il 2 ottobre
difetti permaloso
vado a dormire alle 23
vivo a Torino
piatto preferito risotto ai funghi
mi occupo di cartotecnica
bibita preferita prosecco
non esco di casa se prima non ho visto il tg del mattino colore preferito rosso
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animale preferito cane colleziono oggetti d’antiquariato cantante Adriano Celentano film Il cacciatore letture gialli scrittore John Grisham artista Massimo Ranieri la più grande passione musica sport ciclismo squadra del cuore Juventus sportivo Michel Platini hobby collezionare un sogno da realizzare il giro del mondo in bicicletta il viaggio indimenticabile California vacanza ideale mare nella valigia non può mancare lo spazzolino da denti città ideale Berlino auto ideale Bmw mezzo di trasporto auto programma tv Quarto Grado programma tv che odio Uomini e Donne
mi sarebbe piaciuto vivere l’epoca attuale ammiro Marchionne mi manca mio padre una frase d’amore hai due occhi che sembrano tre perle! temo la morte mi mette di buon umore una bella giornata numero fortunato 18
come contattarmi 011 6471002
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Il
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g n i h c Coa
PERCHÉ E COME USCIRE DALLA LOGICA DEL PREZZO PIÙ BASSO Le pubblicità con i prezzi e la logica del preventivo con il prezzo più basso sono fenomeni diffusi da nord a sud del nostro Paese. Seguimi per qualche consiglio.
Le vediamo come pubblicità sui mezzi di trasporto, alcuni ne hanno fatto un vero e proprio modello aziendale e adesso stanno arrivando anche sui social network con vari effetti. Sono le pubblicità con i prezzi, spesso accompagnate dalla logica del preventivo più basso, e ho deciso di parlarne per cercare di fare chiarezza e offrire qualche spunto di riflessione.
www.gabrielegrasso.it/essentia | info@gabrielegrasso.it | cell. 340 7002671 Il coaching è una strategia di formazione che consente di migliorare le performance e raggiungere gli obiettivi di maggior valore attraverso la scoperta e lo sviluppo delle personali potenzialità. Gabriele Grasso Sono un coach con due certificazioni internazionali ottenute dalla società americana di programmazione neurolinguistica (PNL). Il coach (termine inglese che nel mondo dello sport indica l’allenatore) è un professionista che “allena” i propri clienti a un continuo e costante miglioramento. Mi rivolgo al mondo della funeraria con un programma di coaching dedicato alle imprese di onoranze funebri.
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La paura più grande del dolente Non è un segreto che quando si ha un lutto in casa si deve essere pronti ad affrontare delle spese. Ma la paura più grande del dolente è quella di vedersi recapitare una fattura astronomica alla fine del servizio funebre. Non stiamo parlando di tutti i casi, ma il cliente teme le spese impreviste, non calcolate da preventivo. È un po’ come quando sottoscrivi un contratto e hai paura che il prezzo concordato non sia poi quello reale. E anche un euro in più ti dà immenso fastidio. Caso diverso se il prezzo è pubblico: presuppone che il prezzo sia di base e che possa eventualmente salire. La principale differenza è proprio questa. Potresti quindi impegnarti a fare preventivi al centesimo calcolati insieme alla famiglia.
Il servizio base è, probabilmente, un’invenzione Il servizio base non esiste, i lutti non sono tutti uguali e i servizi nemmeno. I dettagli che caratterizzano un servizio sono davvero tanti se pensi alla scelta del cofano, delle viti, dei manifesti, delle maniglie… e potremmo andare avanti per ore. A parte i limiti di legge, esiste davvero un servizio che puoi definire base? Possiamo fare un servizio con meno necrofori, senza autofunebre e magari senza cofano? Converrai quindi con me che spesso la vera base risponde a precisi requisiti imposti dalla legge, ma prevede anche diverse variabili come il legno del feretro, il numero di manifesti, l’urna o l’edilizia cimiteriale, per citarne alcuni. La verità è che spesso i dolenti sanno quasi nulla di legno e di qualità dei materiali. Sta proprio a te eliminare (o potenziare a tuo vantaggio e a vantaggio del dolente) l’inghippo del servizio base. Tutti i servizi sono base: veglia, funzione e cimitero/crematorio. È come li si affronta che fa la differenza effettiva.
A chi vuoi assomigliare? Al signor Prezzo o alla signora Qualità? Se non vuoi che il prezzo sia il tuo cavallo di battaglia, l’unico modo per differenziarti è proprio la qualità. Non ti nascondo che è la via più difficile da percorrere, al contrario della via del prezzo… basta abbassarli il più possibile. Di qualità se ne fa un gran parlare ma, come dicevo prima, il dolente non è aggiornato sui canoni
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di qualità del settore. Il dolente non è tenuto a essere aggiornato sull’ultimo modello di autofunebre e ancor meno sulle tipologie di legno e di trattamento. La qualità deve essere percepita, non deve essere spiegata più di tanto. Qualità fa rima con estetica. Impegnati quindi a ricercare il bello e rendilo accessibile. Fai del bello la tua base. Attenzione però: offrire qualità non significa giustificare aumenti spropositati rispetto al prezzo medio.
Le scelte sono scelte, però… Se sulla tua macchina ci fosse un cartello con il prezzo in evidenza, che dica costantemente a chiunque la incroci quanto l’hai pagata, come un palloncino gigante con riportato il valore che hai dato alla tua macchina, di sicuro converrai con me che - se la macchina è un’utilitaria pagata troppo potrebbe sembrare che ti sia fatto fregare. - se l’utilitaria è stata pagata poco potrebbe sembrare che le tue risorse siano limitate. - se hai una berlina di lusso con il palloncino che evidenzia un prezzo troppo basso, forse non hai calcolato diversi rischi. - se hai una berlina di lusso pagata troppo per molti potresti essere una persona che non dà valore alle cose. Ora immagina che per ogni servizio, su ogni cofano funebre, ci sia lo stesso palloncino con il valore che i tuoi dolenti possono permettersi…
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CIMITERI: TUMULAZIONI E USO DI CASSE METALLICHE In Italia, almeno nell’evo post-unitario, si sono succedute diverse fonti normative riguardo alla polizia mortuaria, pur mantenendo una certa continuità concettuale e di impostazione di fondo (conservatorismo o, peggio ancora, immobilismo legislativo?). Siamo, storicamente, nella seconda metà del XIX secolo, quando come filosofia dominante imperversava ancora il positivismo nelle sue varie sfaccettature, con i suoi strascichi iperigienisti in materia di salute pubblica e sanità. Ecco, probabilmente, la ragione di quest’impronta così dirigista nei vari regolamenti speciali di polizia mortuaria avvicendatisi tra la fine dell’Ottocento e l’ultimo scorcio del Novecento. Dopo l’insana, almeno ai nostri occhi di osservatori contemporanei, promiscuità tra vivi e morti tipica del Medioevo, le correnti più intransigenti della scienza medica, in pieno sviluppo, vedevano nei cadaveri un’emergenza, un pericolo da scongiurare, affrettandone per il possibile l’eliminazione controllata in appositi luoghi all’uopo allestiti: i cimiteri, intesi soprattutto come presidi igienico-sanitari dove “smaltire” in sicurezza il materiale organico umano guasto, invaso dalla decom-
posizione e dai suoi micidiali miasmi di putrescina e cadaverina (sostanze altamente tossiche per gli organismi viventi). Senza mai dimenticare l’editto napoleonico di Saint Cloud del 1804 – reso operativo nelle zone italiane poste sotto l’influenza dell’impero francese nel 1806 quale vero primo corpus normativo di polizia mortuaria in epoca moderna (una sorta di testo unico ante litteram, tra varie legislazioni locali già varate con diverse velocità nei differenti territori europei) – nel costituendo Regno di Italia le leggi e i derivanti regolamenti più significativi per disciplinare la materia necroscopica cimiteriale e funebre sono stati, nell’ordine: • Legge n. 2248/1865 sull’unificazione amministrativa (allegato c dedicato soprattutto all’impianto dei nuovi cimiteri) • Regolamento esecutivo n. 2322/1865 (capitolo V)
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• Regio decreto 6 settembre 1874, n. 2120 “Regolamento per l’attuazione della legge 20 marzo 1865 n. 2248 sulla sanità pubblica e della legge 22 giugno 1874 n. 1964”) • Legge Crispi-Pagliani n. 5849 del 22 dicembre 1888 • Regio decreto n. 42/1891 • Regio decreto n. 448/1892 • Regio decreto n. 1265/1934 - testo unico leggi sanitarie • Regio decreto 1880/1942 • Dpr 21 ottobre 1975 n. 803 • Dpr 10 settembre 1990 n. 285
legge 28 febbraio 2001 n. 26 – è appunto l’inumazione dei cadaveri in campo comune di terra, non più in fossa carnaia, in modo massivo, indistinto e anonimo, ma in singola buca e contenuti in una cassa (è la grande riforma introdotta da Napoleone). La tumulazione è invece pratica vista da sempre dal legislatore con qualche diffidenza perché, con i suoi sontuosi monumenti, quali sacelli e cappelle gentilizie, sottrae spazio vitale alle quadre d’inumazione e quindi è semplicemente ammessa (nei primi anni del ‘900 la sua incidenza era pari a circa il 2% dei funerali celebrati) su istanza di parte, quando si voglia onorare la memoria del de cuius con una destinazione particolare, privata e dedicata.
Da sempre per il nostro ordinamento giuridico la forma istituzionale di sepoltura, e garantita erga omnes, per altro gratuita – si vedano a tal proposito art. 91 lettera f punti La tumulazione risente di questa sua carat11 e 14 Tulpc approvato con regio decreto teristica intrinsecamente elitaria: era risern. 383 del 3 marzo 1934 (abrogato in parte vata prima ai nobili e agli ecclesiastici (si rigià dalla legge n. 142/1990 e integralmente dall’art. 274 DLgs n. 267/2000), capitolo IV regio decreto n. 2322/1865 e, soprattutto, CARLO BALLOTTA allegato c legge n. 2248/1865, nonché, in Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine Nazionale tempi a noi più prossimi, art. 12 Giornalisti dell’Emilia Romagna, specializzato in giornalismo comma 4 legge di conversione tecnico-amministrativo nel settore necroscopico, funerario e cimiteriale. n. 440/1987 del decreto legge 31 agosto 1987 Ha conseguito diplomi e attestati partecipando a diversi seminari sulla polizia mortuaria e a giornate di studio sulle differenti leggi regionali emanate negli ultimi n. 359 sino, almeno, anni, focalizzandosi principalmente su pianificazione e gestione dei fattori produttivi in all’avvento dell’art. ambito cimiteriale, redazione e osservanza del regolamento comunale di polizia mortuaria e pianificazione cimiteriale. 1 comma 7-bis Dal 2005 è parte del programma di aggiornamento e formazione per il settore funebre e cimiteriale condotto da diversi enti e ha frequentato, a più riprese, corsi di approfondimento su concessioni cimiteriali, operatività e sicurezza in cimitero, metodologia di azione nelle operazioni cimiteriali, protezione della privacy in ambito di polizia mortuaria e tutela delle opere di rilievo storico-artistico nella gestione cimiteriale.
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fletta su istituti antichissimi e stratificati nei secoli, quali lo Jus Sepulchri in luogo consacrato, presenti, seppur come eccezione, anche nell’odierno sistema funerario italiano, come la tumulazione privilegiata, per esempio in chiesa, ex art. 341 regio decreto n. 1265/1934 e art. 105 Dpr n. 285/1990), e successivamente anche alla classe sociale emergente, cioè l’alta borghesia, divenendo poi in modo incontrollato fenomeno di massa dopo il boom economico degli anni ‘60 e causa prima dei nostri cimiteri scatolari ad “accumulo” e non più a “rotazione”. La tumulazione stagna, così come la conosciamo, è mirata principalmente alla conservazione dei corpi, a imperituro ricordo, e non a una loro ragionevole consunzione in tempi tecnicamente certi. Esempio: con una certa lungimiranza il regio decreto 6 settembre 1874 n. 2120 all’art. 59 recitava: “Nello spazio destinato a cimitero non è compresa quella estensione che il Municipio può destinare per le sepolture private, o riserbare a titolo di onoranza per la sepoltura dei cittadini illustri e benemeriti del paese”, ragion per cui i sepolcri privati all’interno dei cimiteri non avrebbero costituito area cimiteriale, vale a dire che non avrebbero concorso a formare il fabbisogno cimiteriale, aspetto tuttora presente agli artt. 58 e 59 del Dpr n. 285/1990, le cui norme sono state meglio esplicitate dal paragrafo 10 della circolare del ministero della sanità del 24 giugno 1993 n. 24. Si considera, sconfinando nel merito, come le concessioni perpetue rappresentino evidentemente un limite nella gestione cimiteriale, impedimento che non era stato percepito al momento originario del sorgere delle concessioni. Probabilmente in ragione dell’allora ridotto numero delle concessioni a tempo indeterminato, ma anche di una visione miope per cui non si sarebbero potute prevedere esigenze future di espansione selvaggia dei siti
sepolcrali, vuoi per la crescita demografica vuoi per il radicale mutamento nei costumi funerari degli italiani, sempre più attratti dal mito del riposo eterno nel loculo e non nell’umile fossa. Chi scrive le norme di polizia mortuaria quando affronta l’argomento “tumulazione” è spesso mosso da un unico affanno “strategico”: la tutela del cosiddetto fabbisogno visto in precedenza, cioè la capacità di garantire adeguati lotti di terreno da adibire a campo d’inumazione (ciclica, infatti, è l’attività cimiteriale, e non ammette interruzioni) e poco s’interessa dell’inefficienza di una sepoltura, di per sé in ambiente ermetico, poco accline a favorire i naturali processi disgregativi dei tessuti, sino alla loro mineralizzazione, con relativa raccolta delle ossa. Ecco allora il sorgere di istituti corollario come la perpetuità dei sepolcri gentilizi o le clausole pattizie inserite nell’atto concessorio della cosiddetta “tomba chiusa”. Si tratta di una fattispecie contrattuale in voga già nei primi anni del '900 e intrinsecamente connessa con la perpetuità del sepolcro. La “tomba chiusa” si ha quando il concessionario originario e fondatore del sepolcro famigliare inserisce nell’atto di concessione la precisa clausola di divieto di estumulazione per i feretri tumulati in quel particolare avello. La proibizione di anche solo toccare il feretro racchiuso nella “tomba chiusa” produce subito i suoi effetti, “da qui all'eternità” non appena sia terminata la tamponatura del loculo e inibisce gli atti di disposizione sulla spoglia mortale di uno o più soggetti ivi sepolti che i loro aventi titolo secondo jure coniugii (per vincolo coniugale) e jure sanguinis (per diritto di consanguineità) potrebbero manifestare o esercitare nel tempo successivo alla morte del fondatore del sepolcro stesso. È forse un’estrema cautela per non disturbare il sonno dei morti – dopo tutto “requescant in pace!” – ma con gravi criticità nell’ammini-
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strazione cimiteriale dei giorni nostri, poiché tali sepolcri sono ancora intangibili e inviolabil – dopo tutto tempus regit actum – anche se, invero, sulla durata delle concessioni a tempo indeterminato si sta velocemente formando una giurisprudenza piuttosto coraggiosa e aggressiva, volta a superare questo anacronismo (ex multis: Tar Puglia, Lecce, con sentenza n. 289 del 31 gennaio 2014). Muovendo da questi presupposti legali, tutti i regolamenti nazionali di polizia mortuaria affrontano principalmente il tema del confezionamento e della tipologia del feretro da impiegare relativamente alle operazioni di trasporto verso il cimitero, inteso come luogo naturalmente deputato ad accogliere i cadaveri. A tal proposito si ricorda il processo di demanializzazione delle aree cimiteriali avvenuto prima con l’approvazione del testo unico leggi sanitarie (artt. 337, 343 comma 2 e 394), poi con l’emanazione il 21 ottobre 1942 del III libro codice civile (art. 824 comma 2). Per converso, si ricorda come i cimiteri particolari o privati (di proprietà di corpi morali, quali congreghe, misericordie, confraternite…) benché ancora in funzione, siano semplicemente tollerati ex art. 104 comma 4 Dpr 10 settembre 1990 n. 285 solo quando sottoposti alla vigilanza comunale e antecedenti all’entrata in vigore del regio decreto 27 luglio 1934 n. 1265. Niente di strano, allora, se il legislatore, nel corso degli ultimi due secoli, solo in subordine al trasporto, detta disposizioni sulla composizione della cassa mortuaria e la metodologia di chiusura per sepolture “atipiche” quali sono le tumulazioni. Cioè il deporre la bara non nella nuda terra, ma in una cella muraria all’uopo costruita: l’unico scopo da perseguire diventa, allora, il contenimento, nel tempo, dei possibili e disgustosi fenomeni percolativi dovuti al cosiddetto “scoppio” del feretro. Esempio: l’art. 31 e segg. del regio decreto
n. 42/1891 stabilisce i requisiti per le casse mortuarie imponendo, per una determinata casistica di trasferimenti, l’uso della doppia cassa lignea e metallica, specificando pure come il cofano di legno debba contenere quello di lamiera, a sua volta saldato a fuoco e dedica solo uno scarno e lacunoso articolo, il 64, per la precisione, alla tecnica della tumulazione, statuendo che i cadaveri debbano esser racchiusi in cassa di metallo (e quella di legno?). Lo stesso dicasi con gli artt. 31 e 64 del regio decreto n. 448/1892, in cui il problema “tumulazione” è trattato in via del tutto marginale e che prevedevano l’impiego della duplice cassa solo nel caso di trasporti da comune a comune (dietro autorizzazione addirittura prefettizia), transfrontalieri o fra avelli (nicchie o loculi). Solo con il regio decreto n. 1880 del 21 dicembre 1942 si rinviene qualche precetto più specifico e puntuale. Nel testo del regolamento del 1942, infatti, negli artt. 27 (capo trasporto cadaveri) e 56 (capo tumulazione) si ragiona di cassa metallica (specificando, finalmente, che per metallo si intendono zinco o piombo) per la tumulazione o per trasporti internazionali e per quelli tra comuni (a prescindere dalla modalità di sepoltura che sarà poi eseguita), quindi esaltando l’aspetto di tutela e la funzione igienico-sanitaria del cofano funebre, ma sempre e solo relativamente al momento del trasporto. Si può ragionevolmente supporre che prima dell’entrata in vigore dei regolamenti testé brevemente esaminati la cassa in zinco o piombo (non richiesta apertis verbis dalla legge), venisse comunque utilizzata qualche volta, specie per le tumulazioni intra moenia, ossia entro edifici sacri, almeno dal Rinascimento in avanti, ma si ha notizia di eleganti e possenti sarcofagi foderati internamente con lastra metallica già nell’evo dell’antica Roma.
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AUTOSTORICHE che passione! Nella prima metà degli anni Settanta l’impresa La Fiaccola di Loreto Aprutino, in provincia di Pescara, si rivolse nuovamente a Beri, sicuramente soddisfatta dei precedenti mezzi, per l’allestimento di un nuovo furgone e la scelta cadde sul modello Fiat 238. Diffusissimo in Italia in numerosi allestimenti – da Casale, Pilato, Grazia, Introzzi e molti altri – conobbe un buon successo anche come base di autofunebri, spesso usate per gli autoparchi comunali all’epoca gestiti direttamente dai Comuni. Questo Fiat 238 era stato ordinato con la specifica di essere riccamente ornato, tanto da farlo apparire ancora oggi nella sua splendida forma nonostante gli anni. Beri fece una vera e propria rivoluzione di linee: dai due fari tondi anteriori si optò per una mascherina cromata, e relativi proiettori, che veniva in origine montata sulla vettura Ford Taunus 17 M con proiettori semirettangolari ed entrambi i paraurti semplici e diritti sostituiti con altri cromati con borchie gommate.
Per la vetratura laterale invece si adottò un piacevole e ampio vetro con angoli arrotondati, il tutto incorniciato da una modanatura in alluminio. I tubi batticorona, sotto al vetro laterale, sono ampi ed estesi, diventando un elemento decorativo oltre che utile. Posteriormente anche i fari sono stati sostituiti con altri presi probabilmente dalla Fiat 132 prima serie, creando un motivo in rilievo sulla lamiera non presente sul modello Fiat 238 di serie. Beri allestì diversi veicoli, spesso differenti tra loro, e l’impresario poteva scegliere tra varie modifiche che rendevano il mezzo più particolare, con costi direttamente proporzionali. Esistono infatti Fiat 238 di Beri con il frontale originale e leggermente più semplificati. All’interno notiamo tende viola con bordature in oro, molto ricercate e in tono con i decori del mezzo. Sul tetto, invece, la classica incastellatura di decori in alluminio arricchita da quattro lam-
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pade votive esterne che, aggiunte alle quattro sempre esterne più basse e alle quattro interne, dà un totale di ben 12 lampade votive. Anche la croce sul tetto è luminosa, arrivando a ben 13 luci votive: davvero un record! Il mezzo è stato sicuramente ben tenuto negli anni, le ruote sono impreziosite da coppe ruota in acciaio inox di derivazione Citroen Cx e da fasce bianche decorative sugli pneumatici. Un mezzo molto bello che ancora oggi viene offerto e utilizzato con successo ai clienti che gradiscono un mezzo piacevole e fuori dagli schemi. Complimenti ai titolari, i fratelli Venanzio e Pierluigi Di Zio, che valorizzano in maniera impeccabile questa vettura, e al padre mancato cinque anni fa e ricordato in queste foto alla guida e con il berretto. Continua il nostro viaggio alla scoperta delle autofunebri utilizzate in passato dagli impresari italiani. In ogni numero vi presentiamo alcuni modelli grazie all’analisi di Marco Sambataro, modellista ed esperto di autofunebri d’epoca. INVIACI LE FOTO DELLE TUE AUTO D’EPOCA E LE PUBBLICHEREMO GRATUITAMENTE:
carridepoca@libero.it
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