Skip to main content

EX SOCIETA' ANONIMA LANIFICIO CALAMAI - PRATO, TUSCANY, ITALY

Page 1

CASE HISTORY REPORTAGE 2016:

EX SOCIETÀ ANONIMA LANIFICIO CALAMAI (1891) - Prato, Tuscany, Italy

Stefano Roiz 2016


CASE HISTORY REPORTAGE 2016:

EX SOCIETÀ ANONIMA LANIFICIO CALAMAI (1891) - Prato, Tuscany, Italy


TAI - Tuscan Art Industry 2016 “I giorni del contemporaneo nell’archeologia Industriale toscana” Catalogo 02 di: “Diari Urbani” pubblicato in occasione della Seconda edizione di TAI Tuscan Art Industry. Immagine di Copertina: Stefano Roiz Fotografie di: Chiara Bettazzi, Stefano Roiz Claudia Gori, Carlotta Nucci e Maurizio Chiocchetti Fotografie d’archivio: Giuseppe Guanci


Realizzato grazie a: Marcella Marsili, Loretta Chiesa, Monica Marsili e Marco Marsili

Progetto Regionale “TOSCANAINCONTEMPORANEA2016” con il contributo del Comune di Prato.


EX SOCIETÀ ANONIMA LANIFICIO CALAMAI Via S. Paolo, 42/50 - Area Occupata Mq. 18.1230 ca. L’Ex Società Anonima Lanificio Calamai è stata fondata dall’imprenditore pratese Brunetto Calamai, che iniziò la sua attività all’età di quindici anni dando vita ad una lavorazione di “lane meccaniche” a San Quirico di Vernio. Nel 1884 decise poi di spostare la lavorazione a Prato, in un mulino sulla gora di San Giusto, e dopo altri sette anni acquistò un altro mulino, detto “della Stella”, posto sulla stessa gora ma in una zona detta “il Maceratoio”. In questa sede iniziò a costruire la sua fabbrica, partendo da un nucleo di circa 2000 mq, e impiantandovi la prima filanda meccanica a Prato. Dagli inizi del XX secolo l’industria divenne un lanificio a ciclo completo, stracci o lane nuove ne uscivano come prodotto finito. Vi si riconoscevano tutti i reparti, dal carbonizzo alla rifinizione. Gli operai che lavoravano all’interno della fabbrica erano al tempo circa 450, con il supporto di 100 tessitori esterni. Nel 1922 l’industria diventò “Società Anonima Lanificio Calamai”. Brunetto rimase però presidente e nominò come amministratore delegato il figlio Corradino, che scrisse successivamente un importante volume sull’industria pratese del settore. Da questo scritto è possibile apprendere che nel 1927 la fabbrica si estendeva ormai su 28000 metri quadrati,di cui 22500 coperti. La produzione era formata soprattutto da cardati classici, drapperie per signora, semipettinati ed articoli speciali per l’esportazione (verso Oriente Europeo, Estremo Oriente, Sud Africa e Sud America). Nel 1930 si rese necessario un nuovo ampliamento della struttura della Società, allo scopo di realizzare la nuova tintoria ed un altro magazzino. Venne chiamato ad intervenire il giovane ingegnere Pier Luigi Nervi, che realizzò una copertura con capriate rialzate in cemento armato su pilastri, tenendo le travi molto distanziate tra loro e realizzando così una copertura leggera. La struttura estradossata riuscì a conferire un effetto di stupore. Il complesso è a tutt’oggi sito nel quartiere di San Paolo, in un’area a forte concentrazione industriale. Presenta una forma molto irregolare, con edifici numerosi e disomogenei. La parte storica sul cortile interno è costituita da strutture e capannoni a due piani, mentre le lavorazioni sono localizzate in capannoni ad un solo piano. Vi sono poi quattro grandi cortili di cui tre agli ingressi principali ed uno sul retro. In generale le coperture sono a capriate in legno poggianti su colonnine in ghisa, tranne per i due capannoni della tintoria realizzati da Nervi. Vi sono elementi che testimoniano una certa ricerca formale, come cornici a porte e finestre, decorazioni sulle facciate, inferriate e cancellate. Delle due ciminiere prima presenti una è stata abbassata e l’altra demolita. L’intera struttura ha subito numerose trasformazioni nel corso del tempo, dalla sostituzione di alcune coperture alla demolizione e ricostruzione di alcuni fabbricati. Tutta la parte a sinistra dell’ingresso principale è stata ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Foto storiche in bianco e nero tratte dal libro: “La città abbandonata” a cura di A. Breschi, T. Caparrotti, F. M. Lorusso; Edizioni Comune di Prato (1985). Foto work by: Stefano Roiz in collaborazione con Studio Corte 17


Ex Società Anonima Lanificio Calamai documentazione 1980 FONTI - La città Abbandonata (ricerca documentaria sui luoghi del lavoro nell’area pratese , finalizzata ad un progetto di recupero e di riqualificazione urbana) di Alberto Breschi, Firenze 1985. INSERIMENTO URBANISTICO E’ un complesso di forma assai irregolare (si riesce a risalire all’originaria forma solo dalle particelle catastali del terreno sul quale è stata edificata) posto in zona della città dove è preponderante la presenza di industrie, zona a forte degrado ambientale e assai carente dal punto di vista dei servizi, anche se confinante col verde periferico. La variante al P.R.G prevede per la parte più ampia la ristrutturazione urbanistica direzionale e commerciale, con la realizzazione di nuovi edifici, e per una parte minore la destinazione ad edifici ed impianti ad uso commerciale e servizi. Ci sono poi previste una serie di demolizioni e di piccoli ritagli di verde, dato che la zona viene completamente ristrutturata anche dal punto di vista viario. Costituita da due edifici a due piani, da quattro capannoni a due piani, da ventitre capannoni ad un solo piano e di varie dimensioni (ma con in comune la larghezza delle campate), da cinque capannoni di grandi dimensioni coperti a volta. Ci sono quattro grandi dimensioni coperti a volta. Ci sono quattro grandi cortili dei quali tre agli ingressi principali e uno sul retro.


ANALISI MORFOLOGICA Per quanto riguarda il sistema configurativo planimetrico notiamo la presenza di: - due assi principali distributivi di impianto e di penetrazione dei blocchi edilizi; - una parte a configurazione morfologica irregolare e disomogenea per aggregazione di unità edilizie; - una parte a configurazione morfologica a blocchi edilizi unitari per iterazioni multipla di elementi tipologici omogenei; - una piccola unità edilizia autonoma. Per quanto riguarda il sistema percettivo relazionale notiamo la presenza di: - tre accessi principali dei quali uno storico; - una serie di fronti edilizi omogenei con poche aperture ed accessi puntuali; - un fonte edilizio con scarse o nulle aperture e fronte edilizio con scarse o nulle aperture e forte connotazione di muro (effetto barriera); - i fronti edilizi sulle corti interne con aperture ed accessi ad alta frequenza e forte carattere formale di facciata; - due edifici di testata ai blocchi retrostanti con aperture seriali e forte connotazione formale ad effetto cortina. Per quanto riguarda il sistema configurativo volumetrico notiamo la presenza di: - la quasi totalità degli edifici con sviluppo volumetrico omogeneo di tipo iterativo ad altezza tipo costante; - alcuni corpi con sviluppo volumetrico a blocchi iteranti o autonomi a uno a due piani; Per quanto riguarda il sistema delle coperture notiamo la presenza di: - edifici con tetti a falde in struttura tradizionale (capriate) e illuminazione prevalente per lucernari e finestre puntuali; - alcuni edifici con coperture piane ricostituite e illuminate per finestrature di facciata; - alcuni edifici con coperture ricostituite a volte in c.a. e illuminazione per finestrature di facciata e lucernari.

ANALISI STRUTTURALE Gli edifici che lo compongono sono numerosi e non omogenei. La parte storica sul cortile interno è a due piani, ed è costituita da muratura portante e solai a voltine in mattoni e longarine. La soffitta è una struttura con la copertura a mezzoni in legno che poggiano su travi sorrette da grandi pilastri in muratura. Le lavorazioni sono invece localizzate in capannoni ad un solo piano, ai quali in alcuni casi è stata sostituita la copertura. In generale si tratta di coperture a capriate in legno poggianti su colonnine in ghisa. I due capannoni della tintoria che furono aggiunti più tardi sono costituiti da una struttura a capriata rialzata in c.a. su pilastri. E’ interessante notare la presenza si alcuni elementi che testimoniano una certa ricerca formale: (cornici alle varie finestre e porte, decorazioni sulle facciate, inferriate e cancellate). E’ ancora totalmente utilizzata. Lo stato di conservazione è per gran parte della struttura scadente. Delle due ciminiere una è stata abbassata e l’altra demolita. NOTE Si conservano anche due lapidi commemorative poste su una delle facciate del cortile principale; una lapide all’interno degli uffici, un meccanismo (pompa) azionata a vapore ancora funzionante; inoltre una vecchia ramosa (1940) ancora funzionante. Tutta la parte a sinistra dell’ingresso principale è stata ricostruita dopo la II guerra mondiale.


CASE HISTORY REPORTAGE 2016: EX Società Anonima Lanificio Calamai Progetto editoriale di archivio foto reportagistico realizzato in occasione della seconda edizione di: TAI “TUSCAN ART INDUSTRY 2016”, Progetto di: Studio Corte 17. TAI – TUSCAN ART INDUSTRY è un progetto di Studio Corte 17, associazione culturale che si esprime nel tempo, attraverso una costante indagine di nuove pratiche artistiche sperimentali e attenti studi del paesaggio industriale della città di Prato. La decisione di utilizzare fabbriche inattive nel progetto, nasce dallo stretto contatto, ormai decennale, con le stesse e dalla ricerca di un collegamento tra l’arte contemporanea e l’architettura tipica del territorio. Il progetto TAI nasce nel corso dell’anno 2015 e si presenta come un laboratorio di ricerca che coinvolge artisti, curatori, fotografi, musicisti e performers che lavorano in sinergia e temporaneamente all’interno di siti di archeologia industriale in Toscana. Si inserisce in un momento di importante cambiamento della città di Prato, che da diversi anni è oggetto di numerose riflessioni urbanistiche, architettoniche ed antropologiche. TAI si sviluppa attraverso diversi piani d’azione che vanno dalla rigenerazione dei luoghi abbandonati, alla formazione dei giovani attraverso laboratori, workshops e residenze all’interno di “contenitori vuoti” da recuperare e rifunzionalizzare, fino alla creazione di itinerari volti allo sviluppo di nuove forme di turismo alternativo che valorizzino le peculiarità della città. Il progetto mette in collaborazione spazi privati, istituzioni, centri di produzione artistica, amministrazioni pubbliche e varie associazioni del territorio. Al suo interno, sono coinvolte diverse professionalità che operano in ambito culturale, artistico, storico ed architettonico. La rassegna pone al suo centro la sperimentazione delle arti visive contemporanee, accogliendo, all’interno dei luoghi scelti, idee, sensibilità ed opere ibride, spesso lavorando a contatto con archivi storici resi accessibili e restituiti attraverso l’uso delle arti visive. Il progetto coinvolge spazi industriali in stato di abbandono, fabbriche attive o rigenerate: edifici stratificati nel tempo, architetture legate all’identità e alla memoria del territorio, studiate attraverso una mappatura del tessuto urbano. La ricerca trova la sua origine all’interno di uno studio attento e dettagliato, effettuato attraverso una ricognizione della città e una consultazione del catalogo “La città abbandonata”, edito negli anni ‘80 a cura di Alberto Breschi. Foto di: Chiara Bettazzi, Stefano Roiz , Maurizio Chiocchetti, Claudia Gori, Carlotta Nucci Foto di archivio Ex Anonima Calamai: Giuseppe Guanci


www.tuscanartindustry.com www.sc17.it

Progetto Regionale “TOSCANAINCONTEMPORANEA2016” con il contributo del Comune di Prato.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
EX SOCIETA' ANONIMA LANIFICIO CALAMAI - PRATO, TUSCANY, ITALY by TAI TUSCAN ART INDUSTRY - Issuu