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// L’Editoriale

L’Editoriale

di Maria Luisa Mastrogiovanni

VIVE LA FRANCE

È

E’ stato impossibile, per gli appassionati dei fenomeni mediatici, non soggiacere al fascino di uno zapping multicanale, multilingue, multimedia, per assaporare a fondo la spettacolarizzazione dell’essenza della democrazia. Il popolo che senza ombre, senza contorti meccanismi di suffragio, sceglie con chiarezza chi lo rappresenta. Tanti gli elementi positivi legati al ballottaggio tra Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal per la poltrona di presidente della Repubblica francese. A cominciare dal rinnovamento delle classi dirigenti (entrambi sono appena cinquantenni, entrambi alla loro prima esperienza di presidenziali), all’affluenza record alle urne (85%), dall’assottigliamento del voto di protesta, alla prima candidatura al femminile (che come strategia comunicativa, con il suo slogan la France présidente si è appropriata della storica incarnazione femminile della Repubblica), al folto

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numero di candidati al primo turno, tutti con una precisa identità politica che andava dall’estrema sinistra trozkista all’estrema destra xenofoba. Un dinamismo politico che dopo molti anni ha aperto uno spazio al centro (18%), vera rivelazione di questo primo turno. Un ago della bilancia che non col l’arma del ricatto dell’1%, ma con la forza dei numeri che rappresenta, decreterà il vincitore. E veniamo a casa nostra. Alla chiarezza francese rispondiamo con il barocchismo italiano. Un sistema fantasioso, tipico del Bel Paese, che propone sei dico sei diverse leggi elettorali: una bifronte per le legislative (diversa per Camera e Senato); a scendere, diverse leggi elettorali per Regioni (senza contare quelle a statuto speciale) e Province, diverse leggi elettorali per i Comuni, a seconda del numero di abitanti. Ecco, guardiamo ai Comuni con più di 15.000 abitanti, dove i cittadini sono chiamati ad eleggere il primo cittadino: apparentemente un doppio turno alla francese, in cui i candidati di

Il mensile del salento Anno IV - n. 36 - Maggio 2007

SOMMARIO

Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004

EDITORE: Nerò Comunicazione - Casarano - P.zza A. Diaz, 5

IDEE DAL TACCO

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GOLEM, FOTOPROTESTA, LETTERE AL DIRETTORE TERZOGRADO GIOBBE COVATTA di Marco Laggetta LINK BOLLETTINO DEI NAVIGANTI di Mario de Donatis LO STRANIERO di Guido Picchi PUBBLICALO SUL TACCO LA CITTÀ INVISIBILE di Enzo Schiavano L’ERBA CATTIVA di Crazy cat & Mad linx L’ARIA CHE TIRA di Luisa Ruggio QUESTIONE DI LOOK, IPSE DIXIT, CURIOSITA’ VISTO DA SINISTRA, VISTO DA DESTRA. Ospiti: Carlo Benincasa e Gianni Peyla CONTROCANTO ospita Mimmo Pavone: Poli-Grande albero Perrone-vaso di coccio

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CULTURA&PERSONE

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CULTURA// ERMELINDA di L. Leuzzi CULTURA// CHI TIENE PER IL LUPO di P. Vincenti

CULTURA// I TESORI ENTRO LE MURA di A. Lupo GOSSIP// I VIP ALLA PROVA BIKINI di L. Leuzzi

PAESE CHE VAI

VEDIAMOCI CHIARO COPERTINA //IL BUSINESS DELLA PAZZIA di F. Serravezza INCHIESTA //IL POLO IN PALIO di G. Finguerra ATTUALITà//ALLA CACCIA DI MICKEY MOUSE di C. Mazzotta

tutte le culture politiche si confrontano al primo turno, lasciando ai primi due “classificati” la possibilità della vittoria finale. E invece no. E’ un finto doppio turno, perché poi ci sono le coalizioni, con il proliferare di liste con cui, legittimamente, i candidati cercano di raccogliere consensi fino al quinto grado di parentela (e in famiglia tutti sono candidati), a discapito della chiarezza del quadro. Per non parlare del bizantinismo del voto disgiunto: un colpo al cerchio e uno alla botte, per non scontentare nessuno. In Francia si spinge all’aggregazione, tutelando le identità che, nell’aggregazione, non si sentono disperse e a rafforzare i grandi partiti. Questo processo è in atto, finalmente, anche in Italia, ed è irreversibile. Anche in Italia si prospetta il formarsi di una sinistra e una destra chiare e nette e, finalmente, di un vero centro, con cui dialogare. Che sia dunque questa per noi elettori l’occasione buona per chiarificare il quadro politico, rinnegando le anomalie italiane, i ricatti, i voti disgiunti, chi si è buttato nella mischia per governare con lo 0,1%.

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LECCE E DINTORNI// QUANDO NON AVEVAMO L’ETÀ di L. Leuzzi LECCE E DINTORNI// L’INTERVISTA A PAOLO STEFANELLI di M.L.M. CASARANO E DINTORNI// IL TRIANGOLO DEI VENTILATORI di E. Schiavano GALATINA E DINTORNI// DALL’UCRAINA, CI SI VEDE IN VILLA di M. Tomacelli GALLIPOLI E DINTORNI// SENZA PAROLE di R. Rocca MAGLIE E DINTORNI// LA STRADA BUONA PER OGNI INAUGURAZIONE di M.G. Sergi NARD0’ E DINTORNI// “NASCE” OGGI LA PRETURA. ED HA GIÀ 26 ANNI di M.G. Sergi TRICASE E DINTORNI// “167” LABORATORI. E IL COMUNE RISCOPRE LA PERIFERIA di V. De Luca

DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni HANNO COLLABORATO: Mario Maffei, Laura Leuzzi, Guido Picchi, Marco Laggetta, Enzo Schiavano, Mario De Donatis, Antonio Lupo, Paolo Vincenti, Giuseppe Finguerra, Flavia Serravezza, Vittoria De Luca, Cesare Mazzotta, Margherita Tomacelli, M. Giovanna Sergi FOTO: Dove non segnalato archivio del Tacco d’Italia COPERTINA: Elaborazione dell’Urlo di Munch REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 3939801141

Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705 STAMPA: Stab. grafico della CARRA EDITRICE Z. I. - Casarano (Le) ABBONAMENTI: 15,00 Euro per 12 numeri c/c n. postale 54550132 - intestato a Nerò Comunicazione P.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - abbonamenti@iltaccoditalia.info IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 1° GIUGNO 2007


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// Opinioni dal Tacco ta sensibilità. Uno è Antonio Quarta che ha reso la sua azienda ecocompatibile ed autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie a un parco fotovoltaico da 300 pannelli, una torre eolica di 40 metri e un impianto di compostaggio per trasformare i residui di lavorazione del caffè in fertilizzante biologico. La produzione di energia pulita richiede più che mai un approccio serio, etico e concreto: troppo alta è la posta in gioco. All’indomani della sua nomina De Masi ha dichiarato: “La Puglia si candida a locomotiva dello sviluppo sostenibile e può rappresentare un esempio importante per il resto del Paese. Ce la dobbiamo fare senza però personalismi né sterili battaglie di campanile”. Pochi giorni dopo, il suo dietrofront sull’impianto energetico da biomassa di Collepasso, che taglia la testa al toro delle polemiche di paese. Ma per raggiungere l’autonomia energetica necessaria per chiudere (o riconvertire) Cerano c’è bisogno di imprenditori coraggiosi, amministratori concreti e cittadini consapevoli. L’augurio del Golem è che le polemiche e strumentalizzazioni politiche restino fuori dal tema energia da fonti rinnovabili e che De Masi riesca ad essere pioniere “trainante”, senza farsi invischiare da beghe di quartiere.

FOTO PROTESTA

PERICOLO CERANO. CI SALVI CHI PUÒ La centrale Enel di Cerano, primaria realtà economica della Puglia, del Salento, così prossima alle nostre stesse giornate ed ai nostri respiri, definita una delle più grandi e moderne d’Europa, è solo fonte d’energia, vitale per i bisogni della gente e per il mantenimento e lo sviluppo delle attività lavorative, o è anche, se non maggiormente, un tragico emissario di veleni, sotto forma di sostanze, polveri, fumi, odori e altri elementi, dannosi e addirittura mortali? Domanda non semplice, tanto meno la risposta che si può seriamente dare. Oggi, ho sentito riecheggiare l’argomento Cerano. La mente è volata in un baleno alle fertili e intensamente coltivate aree agricole adiacenti alla centrale: piante e frutti di carciofo a milioni, innumerevoli tonnellate d’ortaggi, verdure, insalate, carovane di camionate di succose e dolci angurie, per non parlare delle selve mirabili di uliveti e delle distese di vigneti. Come può concepirsi che Ph di Alfredo Perchinenna

LETTERE AL DIRETTORE

Paride De Masi è il nuovo Presidente nazionale per l’Energia da fonti rinnovabili di Confindustria. Coordinerà un gruppo di lavoro strategico per il futuro del nostro Paese, quello sul quale si concentrano le maggiori aspettative di crescita economica e di tutela ambientale. Quarant’anni appena compiuti, sposato con la sua fidanzata “storica”, una figlia, Paride De Masi è nato a Casarano, dove è stato un giovanissimo assessore (Dc) ai lavori pubblici e allo sport e presidente della squadra di calcio ai tempi di “mesciu Uccio” Filograna, riacquistando recentemente la squadra e salvandola dalla bancarotta. E’ un autentico self made man: suo fratello minore Ivan e un nucleo di collaboratori-amici sono il motore propulsivo di un gruppo aziendale che è cresciuto con l’edilizia di qualità, diversificando presto nell’intermediazione immobiliare, nelle nuove tecnologie e, soprattutto, nell’energia da fonti rinnovabili. Oggi il tema ha finalmente assunto dignità di emergenza globale: mentre l’assottigliarsi delle riserve di combustibili fossili provoca guerre e tensioni geopolitiche, il surriscaldamento del pianeta fa sentire i suoi effetti concreti anche nel nostro Salento (mucillaggine, crisi agricola, siccità). Pochi imprenditori dimostrano adegua-

Paride De Masi amministratore delegto gruppo Italges

GOLEM

tanto ben di Dio, che affluisce nelle case e sulla tavola per l’alimentazione di milioni di persone, finisca ammalorato, insidiato da sostanze tossiche e letali, spesso senza rimedi adatti ad affrontarle, respingerle e annullarle? Mia moglie, a tavola, ha pronunciato, con voce sommessa, la seguente frase: “Pensare che abbiano scelto, lasciando malvolentieri lontano i figli, di ritornare nel Salento per godere di un clima salubre”. Mi è quasi venuta voglia di piangere. Vorrei chiudere con due esortazioni secche: Enel, usando almeno una parte dei miliardi d’euro di utili di bilancio, vuoi deciderti ad allontanare da Cerano ogni pericolo di dan-ni? Autorità pubbliche, in particolare Magistratura e Organismi preposti alla sanità dell’ambiente, svegliatevi, restate insonni fino a che non saranno adottati, senza indugi, tutti i provvedimenti necessari. Rocco Boccadamo

SEGNALATA DA VOI. Lecce. Una fioriera piazzata in un parcheggio per disabili dal comitato elettorale di Vittorio Solero (An) in via Principi di Savoia a Lecce. Un modo per “abbellire” le elezioni a scapito dei soggetti più deboli.

Oggi si farà l’inaugurazione del centro civico, per cui gli operai hanno aperto, e hanno riposizionato la fioriera in bella mostra. A mia madre che protestava, perché lei è invalida e ha diritto alla concessione, l’operaio ha risposto che la fioriera serve “per non fare parcheggiare gli altri”. Devo dire che finora nessuno è intervenuto, due vigili venerdì hanno chiamato mia madre per farle spostare la SUA macchina per far passare la processione, e quando mia madre ha chiesto se non fosse più facile far spostare la fioriera sono caduti dalle nuvole. Mia madre li ha portati (con fatica) davanti alla fioriera, ma nessuno dei due è intervenuto e sono andati via lasciandola lì. Io ho scritto di questa fioriera a vari indirizzi e Le do atto di essere l’unico a mostrare un certo interesse, spero però che a questo interesse segua un’azione. Temo infatti che con l’inaugurazione di oggi, questo posto per disabili sarà sempre meno agibile, e mia madre e quanti hanno diritto al parcheggio si dovranno cercare altre soluzioni. Le invio cordiali saluti. Luisa Lopez


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// Opinioni dal Tacco di Marco Laggetta

GIOBBE COVATTA

TERZO GRADO E’ nato a Taranto, ma ha vissuto per lungo tempo a Napoli. Considera valore l’attaccamento alla propria terra? E quale sente come propria? “Sono andato via da Taranto che ero un neonato. Mio padre lavorava in marina e ciò lo portava a spostarsi frequentemente. Ho imparato a legarmi alle persone, non ai luoghi”. Ha dimostrato che non solo il comico può interessarsi di società e politica, ma che talvolta la sua analisi può raggiungere risultati inaspettati. Pensa che sia per questo che i nostri politici hanno iniziato a fare i comici? “C’è una grande confusione a riguardo, basti pensare che mi hanno fatto onorevole!” Qual è il mestiere del comico? “Bergson diceva, in un libro straordinario che si intitola Il riso, che il poeta è colui che racconta ciò che sta dietro la nebbia. Il comico racconta la nebbia, ma ciò non significa che abbia poi gli strumenti per farla diradare”. La comicità può farsi “militante”? Può essere l’arma dei più deboli? “Può e deve esserlo. È l’insegnamento di Pulcinella”. C’è stato un momento particolare in cui ha deciso di “darsi” ad una comicità “impegnata”? “Non è stata una scelta, ma il frutto di una lunga maturazione personale ed artistica”. Dal 1994 è uno dei più illustri testimonial di AMREF. Quanto è importante sorridere per un bambino africano?

INDOVINA CHI E’?

La soluzione a pag. 46

commenti e opinioni da

www.iltaccoditalia.net Sbaglio, o hanno messo sotto tutela il povero Nestola? In questa transizione verso il partito democratico non ci si capisce più niente... Marco Rizzo - Commento alla news “Nomi nuovi per la Margherita” del 14.4.2007 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp ?id=2120

All’avvocato Giannuzzi un plauso per le sue proposte (mai fatte da altre opposizioni o maggioranze) e l’invito a non permettere la solita “politicizzazione” di queste iniziative, perchè altrimenti svanirà la lodevole finalità della crescita democratica dei bambini e degli adolescenti. Auguri di maggior successo anche a “Il tacco d’Italia”. Salvatore - Commento alla news “Ugento pensa a giovani ed associazioni” del 3.4.2007 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp ?id=2078 La stampa libera, associata ad una magistratura libera, fa di una democrazia, una democrazia compiuta. Clelia - Commento all’approfondimento “Il Tacco sul Corriere” del 13.4.2007 http://www.iltaccoditalia.info/sito/commenti.asp ?id=2137

Comico e attore, Giobbe Covatta utilizza la sua vena umoristica in tutti i campi dello spettacolo, con grande successo. La sua ultima fatica teatrale è Seven. Ad accoglierlo, a Maglie, una delle ultime tappe del suo tour, c’era il Tacco.

“Molto. In Africa si ride di gusto, perché si è abituati a bere la vita a grandi sorsi”. Denunciare un problema che ti coinvolge emotivamente è più difficile che recitare una parte? “Io faccio l’attore su più fronti. In alcuni casi racconto cose che ho scritto io; in altri casi racconto cose che hanno scritto altri. Sono due meccanismi molto diversi, ma in entrambe le circostanze si tratta di restituire un sentimento, che sia il tuo o quello di un altro, la partecipazione è comunque intensa”. Un comico oggi può ancora vendersi dignitosamente? “Il problema di un comico agli inizi è quasi sempre quello di non avere le idee chiare. Questo lo porta ad essere acquistato malamente. L’offerta è generalmente in buona fede”. È meglio vivere la vita attimo per attimo o azzardare dei progetti a lungo termine? “Io azzardo spesso dei progetti a lungo termine, l’attimo dopo li cambio”. Lei è un appassionato di vela. Quale rotta prenderà al termine di questo tour teatrale? “Ho un centinaio di progetti per la testa, ma probabilmente a concretizzarsi sarà come sempre il centunesimo, quello che ancora ignoro”.

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Ciò che è legato alla cromoterapia mi intrippa parecchio, quindi non sto a farla tanto lunga sul mio colore preferito, su quello che mi trasmette, su quello che per me significa e roba varia. Basta aprire il mio armadio in società con i Puffi o entrare nella mia stanza (dove Giuliano Sangiorgi non può entrare!) per riscoprire le radici ca tengo! Anche io mi sono sentito spesso ripetere “sei fissato”. E con un pizzico di orgoglio, ho risposto fiero: “SI!” ...e giro in casa come un calciatore, con la maglia della nazionale perché il mio mondo è azzurro e vedo il mondo azzurro, solamente azzurro e vedo tutto azzurro... Davide - Commento a “Play Green”, dal blog “Play list” di Flavia Serravezza del 14.4.2007. http://www.iltaccoditalia.info/blog/commenti.asp ?id=126 La definizione di “buon proposito” sul vocabolario dovrebbe essere: “Qualcosa di destinato a fallire nell’esatto istante in cui viene formulato”. Magari così non fosse... Anch’io all’inizio di ogni mese formulo il buono, anzi buonissimo proposito di volermi più bene, ma non ce la faccio mai. Con buona pace dello zen. Sua cugina - Commento a “Saggezza orientale”, dal blog “Sex and the city” di Laura Leuzzi del 28.3.2007 http://www.iltaccoditalia.info/blog/commenti.asp ?id=124


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LA SEPARAZIONE DEI POLI: DAL PARTITO DEMOCRATICO AD UNA NUOVA CARTA COSTITUZIONALE di Mario De Donatis

Il dado è tratto. Il partito c’è. E’ il risultato dei recenti, ultimi congressi dei Ds e Margherita. E’ l’incontro tra due mondi: la sinistra cattolica e la sinistra riformista. Il percorso che porterà al consolidamento del nuovo soggetto politico non sarà facile. Ma una cosa è certa. L’evento ha messo in movimento lo scenario della politica. E’ l’inizio della fine della lunga transizione che interessa il nostro Paese dalla caduta del muro di Berlino. Di certo si avvia un processo di chiarimenti ineludibili. La separazione dei Poli – di quei Poli non omogenei e rissosi tra loro – più cartelli elettorali costruiti per vincere, che coalizioni partitiche per governare, è avviata. Un primo elemento di chiarezza è già emerso. L’ala non riformista dei Ds, la componente della cosiddetta sinistra antagonista, si avvia verso altri lidi. Ma la nascita del Partito democratico spinge il Polo di centro-destra a tentare analogo percorso. Non sarà facile. Ma il punto di arrivo non potrà che essere un partito conservatore, cui aderiranno Forza Italia e Alleanza nazionale, pur con fisiologiche emorragie. Oggi è possibile, anche, immaginare l’avvio

di un processo per dare vita ad un partito di centro, laico, in cui possono ritrovarsi anche quanti si riconoscono nei valori e nei principi cristiani e che guardano con prioritario interesse alla Dottrina sociale della Chiesa. Non ci sarà più l’unità dei cattolici in un partito, sia pur laico come la Democrazia Cristiana. Ma un partito di centro, in cui si riconoscono anche articolate presenze del mondo cattolico, potrebbe favorire, in questa fase, una lettura più completa della storia politica e culturale del Paese. Se, poi, dovesse consolidarsi l’idea di rimettere insieme le anime del Partito socialista italiano, potremmo raggiungere il numero di cinque partiti, al massimo sei. Questo scenario potrebbe favorire la ricostituzione dei veri partiti politici, così come immaginati dalla nostra Costituzione. Potrebbero scomparire i partiti personali. Quei partiti che si rifanno alle modalità proprie dell’organizzazione aziendale. Partiti in cui la partecipazione della gente, la democrazia, è essenzialmente virtuale. Partiti che richiamano alla mente: marchi, slogan, spot e leaders sorridenti.

Ma perché un rinnovato scenario possa prendere corpo, favorito dalla nascita del Partito democratico, occorre una grande intesa tra le forze politiche per un sistema elettorale (preferibile quello tedesco che sia in grado di garantire il pluralismo con sbarramento al 5%, per evitare il moltiplicarsi dei partitini), salvaguardando la stabilità governativa (attraverso lo strumento della “sfiducia costruttiva”). Ma c’è, anche, un’altra necessità. Ed è quella di varare una Assemblea costituente per la rivisitazione della Carta Costituzionale. Va rivisitato, soprattutto, il bicameralismo attuale, che non corrisponde alle necessità del Paese. Si impone una riduzione dei parlamentari, ma soprattutto un diverso ruolo da riservare al Senato. Un Senato, che in una Repubblica, articolata in Regioni e forte di un sistema di poteri locali, non può che essere espressione di tali soggetti istituzionali. Perché i processi decisionali devono poter essere definiti – in via sistematica – con la partecipazione dell’intero sistema delle Autonomie.

di Guido Picchi

PUBBLICALO SUL TACCO Inviate i vostri inediti (poesie, racconti brevi) a Il Tacco d’Italia, p.zza Diaz 5 Casarano; oppure a redazione@iltaccoditalia.info

Quadri di fumo di Eugenio Giustizieri

Di qua le fronde degli ulivi con l’ombra, di là il bianco paese che precipita nell’azzurro, nel verde, nell’argento… Come fumo si scioglie la quiete che vorrei e intanto vado piano, più piano ancora. Cala il sole che si immerge in mare e questo istante che costeggia te.

QUAL È IL MIO PEGGIOR NEMICO? Indignarsi è facile. Spesso ci lamentiamo per quello che accade intorno a noi, inorridiamo per le ingiustizie e gridiamo allo scandalo. Troppo spesso però il giorno dopo ‘rientriamo’ nel tran-tran del quotidiano e lasciamo che tutto continui come prima. Ma adesso la nostra società ha sete di coerenza. Iniziamo ad acquisire la consapevolezza che sono le nostre azioni a ‘formare’ il nostro destino. Allora s-c-e-g-l-i-a-m-o quello che vogliamo e agiamo di conseguenza, disintossichiamoci dalla ingerenza pubblicitaria, facciamo valere la nostra opinione, almeno con noi stessi. Lamentarsi di non essere ascoltati dai politici serve solo a piangersi addosso. Chi fa politica oggi parla solo la lingua dell’economia. Il Dio Denaro guida la nostra storia verso un futuro che appare ai più come incertezza e ai pochi come ricchezza. Allora cambiamo abitudini, scegliamo di scegliere il prodotto che compriamo. Spendiamo con consapevolezza o diventeremo il nostro peggior nemico. [In Nigeria l’Agip devasta e militarizza intere regioni per lo sfruttamento del petrolio. In Italia partono tre anni di offerte premio per i clienti fedeli (e inevitabilmente complici). Forse è un risarcimento virtuale per il comportamento aberrante dell’azienda.] il tacco d’Italia

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LO STRANIERO

BOLLETTINO DEI NAVIGANTI

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L’ARIA CHE TIRA

L’ IRREALITY SHOW SALENTINO Nella confusione selvaggia dei palinsesti ‘tivvù’ caserecci non possano inosservati i caduti, i cancellati, i ridimensionati e di Luisa Ruggio gli onnipresenti. Sono quelli con la faccia di gomma, quelli che “l’intervista nobilita l’homo” (Sapiens?) seppur in un tripudio di dichiarazioni maccheroniche dove l’Italiano è solo una variazione sul tema dello slang salentino, ché il dialetto fa trend e gli viene pure meglio, anzichenò. Ci sono più emittenti televisive che case popolari a Lecce, spesso è una sfida tra prodotti scadenti che raccolgono solo il consenso di sponsor e partiti. E poi ci sono loro, i quasi-vip con il diktat di “essere se stessi” e “parlare alla gente”, col sorriso autentico come quello di un ballerino di tip tap con le scarpe rotte. Ho verificato e non mi sono sorpresa di prenderne atto: il capoluogo salentino ha il più alto numero di emittenti locali d’Italy. Qui non si discute del pluralismo dell’informazione, non è la sede e il discorso andrebbe per le lunghe, è più che altro la spettacolarizzazione finale del personaggio salentino o presunto tale che ne deriva. Il divismo della politica è esasperato dalle elezioni, d’accordo. Ma c’è un sottobosco di Narcisi che al paradiso del video ci credono più che ai tarocchi. La trappola illusionistica dell’ “appaio quindi sono”, con quella pigra e compassata emotività delle personcine a modo che parlano di tutto senza dire mai niente. Da anni la realtà micro-sociale televisiva del Sud è parte del mio mestiere, non c’è memoria in questo, è un fatto nuovo, pionieristico, è uno specchio che rimanda l’immagine di un Salento affamato di presenzialismo spesso ingiustifica-

RETROSCENA. Polemiche e veleni per la prima “Notte bianca” leccese, l’ormai celebre evento condiviso da ben cinque capitali europee attraverso un apposito protocollo. Lodevole iniziativa, se non fosse per il fatto che l’Amministrazione Poli ha scelto un tempo inopportuno per organizzarla, quello sotto campagna elettorale. La cosa è stata percepita dai cittadini come l’ennesimo sperpero di soldi pubblici per interessi privati. Un modo autolesionista per passare la notte in…bianco, cara Sindaca.

to, come la suocera che sgomita nella foto di famiglia e che, a differenza degli altri dinosauri, non ha intenzione di estinguersi. L’insostenibile leggerezza del preistorico

mediatico, qualcuno si sarà pure domandato ragione della mancata convocazione dinanzi al giudice di Vallettopoli. Il Salento doppia se stesso.

di Enzo Schiavano

IL CASO FILANTO: RISOLTO TRA L’INDIFFERENZA Il 10 aprile scorso oltre 300 lavoratori delle aziende collegate al Gruppo Filanto hanno scioperato per difendere il posto di lavoro. Le organizzazioni sindacali di categoria avevano lanciato l’allarme: per 190 lavoratori che si trovavano in cassa integrazione ordinaria (in scadenza) l’industria calzaturiera aveva manifestato l’intenzione di tenerli fuori dal ciclo produttivo e di chiederne la mobilità che, com’è noto, è l’anticamera del licenziamento. I dipendenti del Gruppo Filanto, dopo un’appassionata assemblea, avevano decretato lo stato di agitazione che si è concretizzato con lo sciopero del 10 aprile, giustamente definito “storico” perché, oltre ai 190 lavoratori che rischiavano il

posto, diverse decine di operai in attività si sono astenute dal lavoro. Tra le attestazioni di solidarietà, da registrare solo gli interventi di Rifondazione Comunista, di Teresa Bellanova (Ds) e dei Verdi. E il sindaco di Casarano, Remigio Venuti? E il suo partito (Ds) erede del glorioso Pci che, negli anni ’70, difendeva gli operai della Filanto contro tutto e tutti? E la Margherita, il primo partito della città? Nessuna reazione. Silenzio assoluto. Gli esponenti più in vista e le forze politiche del centro-sinistra casaranese, infatti, hanno clamorosamente scelto di ignorare il caso: centinaia di operai che rischiano il posto di lavoro, e le loro famiglie non

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L’ERBA CATTIVA

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sono degne nemmeno di una parola di solidarietà. Che cosa ha spinto l’amministrazione comunale e le forze di centro-sinistra ad avere un atteggiamento del genere? Paura di mettersi contro “l’uomo Del Monte”? Impotenza a risolvere il problema? O semplice indifferenza? Non si sa. E’ un fatto, però, che il problema occupazione, che è quello più percepito tra i cittadini, sembra scomparso dall’agenda politica del nostro governo cittadino. L’accordo c’è stato, i posti di lavoro sono salvi; ma dalla politica sempre silenzio.


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LA

//Copertina //Inchiesta //Diritti negati La canzone che ha vinto il Festival di Sanremo 2007, parla di matti, “pianoforti con un tasto rotto, (che) per la società siamo sempre stati spazzatura”.All’indomani della vittoria di Simone Cristicchi abbiamo cominciato a chiederci quale sia, nella realtà, la condizione dei malati psichiatrici in Salento e per farlo abbiamo prima dovuto ricostruire un dedalo di leggi e competenze che, nella realtà, ci sembra che abbiano cambiato le definizioni ai malati e alle strutture che li ospitano, e hanno definito dei percorsi terapeutici troncando però nei fatti la possibilità di portarli a termine. Insomma, prima di tutto ci siamo dovuti liberare del linguaggio politically correct, spesso solo ritrosia nel guardare in faccia le cose, e autoimporci un piccolissimo elettroshock: chiamare i malati, pazzi, le strutture residenziali, manicomi. Dopo averlo fatto, tutto ha cominciato ad apparirci più chiaro: per diversi motivi, che cercheremo di spiegare, i matti sono ancora oggi rinchiusi in manicomi, belli, confortevoli, anche lussuosi, e viene gettata via la chiave. Ma questo non si dice, non si vuole ammettere, tutto è ovattato con il cambiamento della terminologia e censurato dai media e dall’opinione pubblica. Il matto è stato finalmente rimosso. Nonostante la legge preveda il reinserimento nella vita sociale in varie forme e a diversi livelli, questo non avviene, per diversi motivi. Secondo i tecnici, gli addetti ai lavori, che abbiamo sentito, i posti letto esistenti sarebbero sufficienti, ma piuttosto che dimettere gli ex matti, questi vengono in eterno ospitati e già si pensa a costruire nuove strutture (manicomi) dove ospitare (rinchiudere) altri matti. Infatti strutture più leggere, più flessibili, più aperte e meno costose, come i “gruppi appartamento”, che pure dovrebbero esserci per legge, ospitando persone autosufficienti ma che hanno bisogno di essere monitorate, in provincia di Lecce non esistono. E chi avrebbe interesse a farle? I rimborsi che si riceverebbero dalla Regione sono minimi rispetto alle strutture residenziali (i manicomi), che invece si vogliono incrementare. C‘è infatti un’incompatibilità strutturale tra diritti inalienabili della persona e legittimo profitto degli imprenditori. E’ un cozzare che si verifica quando lo Stato si apre al mercato anche per i servizi sociali alla persona, che vorrebbe però garantire cercando di controllare il mercato. Ma se per lo Stato il matto è un paziente, per l’imprenditore il matto è un cliente. Servito e riverito, sì, ma perché rimanga. Altrimenti il “business della pazzia” non girerebbe. Perché il mercato è mercato, bellezza. M.L.M.

di Flavia Serravezza Se i manicomi sono stati chiusi, dove sono andati a finire i nostri pazzi? Nel Salento chi si occupa di loro? E soprattutto a che prezzo? A questo e ad altri interrogativi abbiamo cercato di rispondere nel nostro viaggio nel business della pazzia. Una cosa è certa: c’è da mettersi le mani nei capelli.

IL LABIRINTO PUBBLICO… Capire com’è strutturato il Servizio di assistenza psichiatrica è stata un’impresa ardua. Con l’accorpamento delle due aziende sanitarie leccesi, poi, non siamo proprio gli unici ad avere le idee un po’ confuse. Ad oggi, infatti, come previsto dal Progetto obiettivo “Tutela della salute mentale 1994-1996”, nella Asl di Lecce esistono due Dipartimenti di salute mentale, uno per l’Area nord (ex Asl Le/1) e uno per l’Area sud (ex Asl Le/2). Presto però dovrebbe verificarsi la magica fusione dei due dipartimenti in uno solo come naturale conseguenza dell’accorpamento delle aziende sanitarie leccesi che è avvenuto nel gennaio scorso.

I MATTI VENGONO RINCHIUSI E SI BUTTA LA CHIAVE. ANCORA OGGI. INFATTI SECONDO IL RESOCONTO DELL’ISTITUTO NAZIONALE DELLA SANITÀ: “LA NECESSITÀ DI GARANTIRE UN ADEGUATO TURN-OVER È FONDAMENTALE PER NON RICORRERE AD UN ULTERIORE INCREMENTO NELLA DOTAZIONE DI POSTI RESIDENZIALI. IL 23% DELLE STRUTTURE RESIDENZIALI PUGLIESI NON HA DIMESSO ALCUN OSPITE NEL CORSO DI UN INTERO ANNO”

IL BUSINESS I Centri di salute mentale, gli ambulatori e i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc, che sono inseriti all’interno degli ospedali) che fanno capo ai due Dipartimenti di salute mentale della provincia, sono esclusivamente pubblici e sono distribuiti così: AREA SUD Centri di salute mentale: Maglie, Casarano, Gallipoli, Poggiardo, Tricase-Ugento Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc): Maglie, Gagliano del Capo Case famiglia (pubbliche): Maglie, Poggiardo, Gallipoli AREA NORD Centri di salute mentale: Squinzano, Carmiano, Galatina, Lecce, Calimiera, Nardò, S. Cesario Servizi psichiatrici di diagnosi e cura: Campi salentina e Galatina.

I “NUOVI” MANICOMI SONO CONCENTRATI NEL BASSO SALENTO: IL GIRO D’AFFARI, SOLO PER LE “STRUTTURE RESIDENZIALI PUBBLICHE” È DI SEI MILIONI L’ANNO. SOLDI PUBBLICI CHE ARRIVANO DALLA REGIONE il tacco d’Italia

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…E IL MICROCOSMO DEI PRIVATI Un censimento delle Strutture residenziali psichiatriche (che chiameremo SR) della Regione Puglia, svolto grazie al Progetto Progres 20032004, “Progetto nazionale di ricerca-intervento sulle strutture residenziali” promosso e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Progetto nazionale salute mentale, evidenzia una disomogenea distribuzione di queste strutture proprio nelle due aree sanitarie della provincia di Lecce. “Uno studio sui flussi migratori dei pazienti psichiatrici ospitati nelle SR pugliesi – si legge nel resoconto del progetto - ha evidenziato la maggior densità di SR sul territorio della Le/2 rispetto alla popolazione residente. Tale fenomeno è giustificato dal notevole bacino di utenza di questa ASL, che accoglie pazienti provenienti non solo dalla stessa Le/2 , ma anche dalle restanti ASL pugliesi. Questa situazione è sicuramente riconducibile a differenze locali nella programmazione e nelle politiche adottate rispetto alla dotazione di servizi psichiatrici ed in particolare di strutture residenziali”. Sei matto? Vai a sud. E ci rimani. Ad oggi, infatti, nell’Area sud della Asl di Lecce esistono due grandi Poli che hanno creato e gestiscono le strutture residenziali psichiatriche accrediatate dalla Regione Puglia. Il primo polo è costituito da un Consorzio di quattro SR (Comunità terapeutiche riabilitative residenziali psichiatriche):


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“4:48 Pshycosis”. Testo teatrale di Sarah Kane; diretto da Simona Gonella; creato da Graziana Arlotta, Eleonora Carriero, Angela De Gaetano, Linda De Lorenzis, Cecilia Maffei. La piece teatrale è portata sulla scena dai Cantieri teatrali Koreja. Racconta di pazzia, dolore e disagio di vivere

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“Castello Pio” a Casarano, “Sol Levante” a Taurisano, “Riasop” ad Acquarica, “Cento Pietre” a Patù. Il secondo polo è costituito, invece, dalla cooperativa Adelfia di Alessano, che gestisce anche dei posti-letto in semiresidenzialità. Nelle SR si trovano solo pazienti psichiatrici (in media 15 o 20, alcuni di provenienza manicomiale) che vi risiedono 24 ore al giorno ed effettuano dei programmi di riabilitazione (progetto riabilitativo temporaneo) la cui durata dovrebbe va dai 18 ai 24 mesi. Alla fine del percorso riabilitativo dovrebbe poi scattare il reinserimento sociale del paziente (che continuerà a ricevere assistenza dal Csm o da strutture ad esso correlate). Cosa che avviene in casi rarissimi. Di seguito cercheremo di capire perché. I grandi poli e i piccoli satelliti. E gli anziani vanno coi matti. Il microcosmo dei privati, però, non finisce qui. Ciascuna SR dell’area sud della Asl di Lecce, infatti, ha creato nuove strutture-satelliti di tipo assistenziale dove gestisce altri posti-letto (si tratta delle “strutture a lungo degenza per l’assistenza dei pazienti psichiatrici”). Per citarne SOLO alcune: all’Adelfia fanno capo un Centro diurno accreditato, poi “S.Francesco” di Tutino (Tricase),Villa Maria (S.Maria di Leuca) e altre; Sol Levante gestisce, ad esempio, la comunità alloggio “Il Giglio”di Casarano. “Castello Pio” gestisce anche la casaalloggio “Strep” sempre a Casarano. Posti letto per pazienti psichiatrici cronici che necessitano di assistenza, poi, sono presenti in molte Case di riposo che, per questo motivo, diventano “Case Protette”, come la “Santa Rita” di Alezio, “Casa Serena” a Matino, “Casa Amata” a Taviano (temporaneamente trasferita a Casarano), “Vivere insieme” a Sannicola, “Fondazione Filograna” a Casarano e molte altre. Anche questi posti-letto ANTONIETTA INGROSSO

per pazienti psichiatrici sono gestiti dalle 5 Strutture residenziali del basso Salento in cui si concentra il gigantesco “business dei pazzi”. Dato da non sottovalutare è che in alcuni casi le case protette-case di riposo ospitano anche alcuni pazienti molto giovani, con età cha va dai 30 ai 40 anni: qui vengono solo assistiti e non seguono un programma riabilitativo, come dovrebbero e avrebbero diritto per legge. Dunque il primo motivo per cui ancora oggi un matto viene rinchiuso e ci rimane è la mancanza di un monitoraggio costante da parte delle strutture sanitarie sui loro effettivi bisogni e sulle terapie in loro favore. Infatti nel resoconto del Progetto Progres 2003-2004, “Progetto nazionale di ricerca-intervento sulle strutture residenziali” promosso e coordinato dall’Istituto superiore di sanita’ nell’ambito del Progetto nazionale salute mentale si legge: “Nonostante la particolare importanza delle strutture residenziali psichiatriche per il trattamento e la riabilitazione dei pazienti psichiatrici gravi nonché per i rilevanti costi diretti derivanti sia da un’assistenza di carattere intensivo (determinata da un elevato rapporto operatori/utenti), sia da un’assistenza generalmente di lunga durata, le informazioni su di esse, sulla tipologia ed i bisogni dei pazienti ospitati e sugli interventi realizzati in loro favore sono state fino ad oggi carenti o estremamente limitate”.

UN BUSINESS “DA” PAZZI Proviamo a fare un po’ di conti in tasca ai gestori di queste cinque strutture residenziali psichiatriche che si concentrano nell’area sud della

Asl di Lecce. Dunque, la Asl eroga per ogni paziente psichiatrico una retta giornaliera che è pari a 115 euro. Per capire a quanto ammonti l’intero business basta fare una semplice moltiplicazione tenendo conto che queste cinque strutture gestiscono un totale di circa 140 posti-letto. Quindi 115 euro X 140 posti X 365 giorni all’anno fa quasi 6milioni di euro. Decisamente un bel guadagno. Senza contare gli ulteriori rientri che vengono dalle strutture assistenziali gestite sempre dagli stessi privati, per le quali non abbiamo dati sul totale dei posti letto. Per le strutture semiresidenziali accreditate, infatti, la Asl eroga 56 euro al giorno per paziente. Per le strutture assistenziali autorizzate, la retta giornaliera erogata si aggira intorno ai 50 euro. In alcune situazioni, una parte di questa retta è a carico dell’utente (o del Comune).

UN TUNNEL SENZA USCITA: LA REALTA’ NON CONFERMA LA LEGGE Il “Progetto Obiettivo Tutela Salute Mentale 1998 – 2000” definisce la Struttura residenziale psichiatrica come “una struttura extra-ospedaliera in cui si svolge una parte del programma terapeutico-riabilitativo e socio-riabilitativo per utenti di esclusiva competenza psichiatrica (…) con lo scopo di offrire una rete di rapporti e di opportunità emancipative, all’interno di specifiche attività riabilitative. La struttura residenziale, pertanto, non va intesa come soluzione abitativa.” Gli esperti che abbiamo intervistato dicono che non sarebbero necessarie nuove strutture residenziali per la provincia di Lecce, se solo si iniziasse a fare uscire i pazienti psichiatrici che sono rinchiusi lì dentro da troppi anni.

Direttrice del Centro di Salute Mentale (Csm) di Casarano (da gennaio 2007)

COMINCIAMO A DIMETTERE. ALTRIMENTI, CHIAMIAMOLI MANICOMI. E BASTA Quanti pazienti psichiatrici vengono dimessi da una struttura residenziale nel corso di un anno? “All’interno di queste strutture esiste un programma di riabilitazione che dovrebbe portare alla dimissione e quindi o al ritorno in famiglia o all’autonomia di vita del paziente. Posso dire che attualmente siamo di fronte ad una situazione bloccata: abbiamo tanti ingressi e pochissime dimissioni”. Quali sono i motivi principali per i quali questi pazienti restano lì? “Prima di tutto perché abbiamo pazienti cronici vecchi, usciti ad esempio dagli ex ospedali psichiatrici, e che necessitano di trattamenti particolari e di strutture ad hoc, come le Case per la vita, verso cui si sta orientando la legge regionale del 2006. C’è da dire poi che, come servizi di assistenza psichiatrica, siamo stati scarsamente presenti nel lavoro di riabilitazione per portare fuori i pazienti dalle strutture residenziali. E poi c’è il ruolo delle famiglie. Che non hanno ancora ben presente il concetto che il figlio o congiunto rimane residente a casa. Che quella che ricevono nelle SR è ospitalità. Molto spesso, invece, si tende a non sentire più il paziente come membro della famiglia. Il Csm ha il dovere, in questo senso, di creare una rete integrata di servizi di assistenza che coinvolga anche le famiglie dei pazienti.

ANTONIETTA GROSSO: “NON SERVONO NUOVI POSTI LETTO. E’ NECESSARIO COMINCIARE A DIMETTERE CHI SI PUÒ. ALTRIMENTI SI CREANO NUOVI MINI-MANICOMI”. GIORGIO MUCI: “DURANTE LA MIA DIREZIONE MI È PERVENUTA SOLO UNA RICHIESTA DI DIMISSIONI. ED UN’ALTRA PER UN PAZIENTE FUGGITO VIA”. FRANCO STABILE: “URGENTI NUOVE STRUTTURE” È lecito pensare che ci sia interesse da parte dei proprietari delle SR a “trattenere” i degenti psichiatrici? “Chi fa questo lavoro, dopo aver conosciuto l’infermità di un paziente psichiatrico, riceve dalla Regione Puglia una retta giornaliera di 115 euro per il programma riabilitativo che svolge. È chiaro che il paziente, una volta stabilizzato, pesa meno sulla struttura. È senz’altro più comodo da gestire”. Sono sufficienti i circa 140 posti delle attuali SR concentrate nell’Area sud della Asl di Lecce? “Le attuali strutture sarebbero sufficienti per la ex Lecce 2. Sembrano insufficienti attualmente perché hanno un’utenza che non rientra nel il tacco d’Italia

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bacino della Le2. Ma, ripeto, il grosso lavoro che va fatto è quello delle dimissioni. Io penso che un anno e mezzo, massimo due, di riabilitazione debba bastare. Arriviamo a tre anni per le situazioni più gravi. Poi il paziente dovrebbe essere dimesso e passare a strutture più leggere, a seconda dell’esigenza. Ci sono le comunitàalloggio, ad esempio. Abbiamo, invece, pazienti che sono in queste strutture riabilitative da molti anni e che abbiamo grandi difficoltà a dimettere. Il passaggio intermedio potrebbe avvenire o in gruppi appartamento, che da noi non esistono, o in strutture denominate Case per la vita o Dopo di noi”. Perché in alcune Case di riposo-case protette si trovano pazienti di 30 anni? “Non posso risponderle per tutti. Parlo per me e le dico che come direttore del Csm di Casarano cerco di non mandare un ragazzo di 30 anni in una struttura di tipo assistenziale. Potrebbe trattarsi di casi di diagnosi improprie: quando cioè un ragazzo oltre alla patologia psichiatrica presenta un deficit mentale lo si potrebbe mandare all’interno di una delle strutture assistenziali come le case protette. Sarebbe meglio evitare ed affidare il giovane paziente alle strutture dove possa seguire un progetto riabilitativo”. Così strutturato, l’attuale servizio di assistenza psichiatrica è funzionale alle esigenze dei pazienti psichiatrici? “Si può certamente dare e fare di più. O


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IL FUTURO ROSEO DELLE STRUTTURE RESIDENZIALI PSICHIATRICE Una conferma che arriva anche dal resoconto del Progetto Progres 2003-2004: i dati relativi al turn-over dei pazienti all’interno delle Strutture residenziali evidenziano un ridotto (quasi nullo, ndr) numero di dimissioni. Ciò pone in evidenza la difficoltà di realizzare soluzioni alternative all’assistenza intensiva fornita in SR, per pazienti psichiatrici affetti da gravi patologie e spesso con una lunga storia di malattia. “La necessità di garantire un adeguato turn-over – si legge nel resoconto - è fondamentale per non ricorrere ad un ulteriore incremento nella dotazione di posti residenziali. Le SR hanno un ridotto turn-over di pazienti: il 23% delle SR pugliesi non ha dimesso alcun ospite nel corso di un intero anno. Numerose sono le ipotesi che possono essere formulate per giustificare questo fenomeno: elevati livelli di gravità clinica e di disabilità, limitate risorse socioeconomiche, debole sostegno sociale. In un simile contesto potrebbe rendersi necessario un ulteriore incremento nella dotazione dei posti residenziali”.

A questo punto ci chiediamo: se si sono creati dei nuovi mini-manicomi senza via d’uscita grazie ai quali si riempiono le tasche di pochi a spese di molti, la Riforma sull’assistenza psichiatrica ha funzionato proprio come doveva? La realtà delle nuove strutture residenziali, certamente all’avanguardia e dotate di ogni comfort, è che sono diventate il ghetto-dimora dei tanti malati psichiatrici. Che sono stati traditi due volte, dalla vita e dalla società. In questo modo la loro scura esistenza resterà catalogata all’interno delle rispettive cartelle cliniche. In queste strutture multi-funzionali, il “principio di realtà” decantato nei programmi di riabilitazione va a farsi benedire. Perché da lì dentro non esce nessuno. Fantasmi dentro e fuori dalla trappola di quattro mura in cui la società li ha rinchiusi. Di nuovo. E allora, per loro, è cambiato veramente qualcosa?

La follia sul palcoscenico. Un momento dello spettacolo teatrale di Koreja, “4:48 Pshycosis”

LA REALTÀ? TANTI MINI-MANICOMI. E DIMISSIONI NULLE meglio, si deve. Ciò che è importante sottolineare è che i Csm e le altre strutture di assistenza non si possono sostituire alle famiglie. Altrimenti si ritorna alla situazione che si era creata nei vecchi manicomi. Come Csm di Casarano, infatti, stiamo puntando ad un obiettivo preciso: il coinvolgimento delle famiglie. Credo fermamente che ci sia bisogno di meno visite e di più partecipazione delle famiglie alla vita dei pazienti psichiatrici, attraverso un sostegno psicologico che noi possiamo e dobbiamo offrire”.

SE SI SONO CREATI DEI NUOVI MINI-MANICOMI SENZA VIA D’USCITA GRAZIE AI QUALI SI RIEMPIONO LE TASCHE DI POCHI A SPESE DI MOLTI, LA RIFORMA SULL’ASSISTENZA PSICHIATRICA HA FUNZIONATO PROPRIO COME DOVEVA? LA REALTÀ DELLE NUOVE STRUTTURE RESIDENZIALI, CERTAMENTE ALL’AVANGUARDIA E DOTATE DI OGNI COMFORT, È CHE SONO DIVENTATE IL GHETTO-DIMORA DEI TANTI MALATI PSICHIATRICI. CHE SONO STATI TRADITI DUE VOLTE, DALLA VITA E DALLA SOCIETÀ

Giorgio Muci, Psichiatra e dirigente medico presso il Csm di Casarano (ex responsabile del Csm di Casarano e Gallipoli)

“Shining”. Di Stanley Kubrick; con Jack Nicholson, Shelley Duval, Scatman Crothers; 1980

Quanti pazienti sono stati dimessi dalle SR quando lei era responsabile del Csm di Casarano e Gallipoli? “Uno per limiti di età (oltre 65 anni, ndr) e un altro perché è scappato. I motivi di queste scarse dimissioni? “Economici, prima di tutto. Poi è ovvio che si possono trovare altre motivazioni giuste. Nessuna di queste, però, potrà mai giustificare il fatto che attualmente siamo in presenza di nuovi mini-manicomi. Sostanzialmente c’è un duplice interesse a non farli uscire dalle SR: da un lato, quello delle famiglie che il più delle volte non li vogliono in casa e, dall’altro, quello della struttura che ci guadagna a non farli uscire”. C’è reale esigenza di nuove strutture residenziali psichiatriche? “I posti-letto potrebbero essere sufficienti se i pazienti psichiatrici che vengono inseriti in queste strut-

ture necessitano effettivamente tutti di programmi di riabilitazione, perché determinate patologie possono aver fatto perdere alcune capacità che non possono più essere acquisite. In questi casi i pazienti non dovrebbero trovarsi in quelle strutture ma fuori con la dovuta assistenza o in strutture di tipo assistenziale. Il problema è che un progetto riabilitativo è sempre a termine, che esso funzioni o meno sul paziente. Dopo di che bisognerebbe dimetterlo e provvedere all’assistenza da un’altra parte o eventualmente reinserirlo, non subito ovviamente, in un nuovo progetto riabilitativo. Invece si rinnovano continuamente questi progetti e si trattengono i pazienti per anni in queste strutture. Dove il paziente psichiatrico entra volontariamente ma difficilmente riesce ad uscire: potrebbe non avere il consenso dei familiari, ad esempio, o rischiare il ricovero in psichiatria per poi ritornare all’interno della stessa struttura in cui stava prima”.


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Difensore civico Comune di Lecce

PIÙ POSTI LETTO C’è chi, invece, come il difensore civico del Comune di Lecce Franco Stabile, chiede la creazione di nuove strutture residenziali per i degenti psichiatrici (in una lettera aperta inviata alla Gazzetta del Mezzogiorno di Lecce) “Ritengo che sia di particolare urgenza la realizzazione di strutture residenziali a diversa intensità di assistenza per bisogni differenziati – precisa Stabile. Luoghi in cui abitare, in cui riappropriarsi di identità, abilità e senso. All’architettura della psichiatria va sostituita un’architettura del ritorno alla vita, quindi, un habitat che possa facilitare gli scambi sociali, la capacità di accoglienza, la voglia di contaminazione. Mi pare opportuno sollecitare tutte le agenzie affinché si adoperino per avviare la costruzione di un circuito di servizi alternativo al circuito manicomiale”. Senz’altro belle e preziose parole. Se si ascoltassero gli esperti, i medici

e gli addetti del settore, però, prima di prendere qualunque posizione o decisione, forse si capirebbero le reali necessità dei pazienti psichiatrici. Occorrerebbe forse un’indagine seria e completa per dimostrare da quanto tempo i pazienti sono rinchiusi nelle strutture residenziali psichiatriche (o mini manicomi?) in cui entrano volontariamente senza più uscirne. Un compito che spetta alle Asl e non ai giornalisti che non hanno il permesso di “scartabellare” tra le cartelle cliniche dei pazienti. Se l’allarme viene lanciato dalle professionalità mediche che lavorano nei Centri di salute mentale del nostro territorio, non converrebbe ascoltarli, una volta tanto?

FRANCO STABILE CHIEDE LA CREAZIONE DI NUOVE STRUTTURE E NUOVI POSTI LETTO. GLI ESPERTI FERMAMENTE DICONO NO

TUTTI I NUMERI

QUANDO LA PAZZIA DIVENTA CANZONE Ti regalerò una rosa Mi chiamo Antonio e sono matto Sono nato nel ’54 e vivo qui da quando ero bambino Credevo di parlare col demonio Così mi hanno chiuso quarant’anni dentro a un manicomio Ti scrivo questa lettera perché non so parlare Perdona la calligrafia da prima elementare E mi stupisco se provo ancora un’emozione Ma la colpa è della mano che non smette di tremare Io sono come un pianoforte con un tasto rotto L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi E giorno e notte si assomigliano Nella poca luce che trafigge i vetri opachi Me la faccio ancora sotto perché ho paura Per la società dei sani siamo sempre stati spazzatura Puzza di piscio e segatura Questa è malattia mentale e non esiste cura Ti regalerò … I matti sono punti di domanda senza frase Migliaia di astronavi che non tornano alla base Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole Mi fabbrico la neve col polistirolo La mia patologia è che son rimasto solo Ora prendete un telescopio… misurate le distanze E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?

a tipologia edilizia più utilizzata per le Strutture residenziali psichiatriche della Regione Puglia è l’edificio separato (49,55%), quella meno rappresentata invece è la villa (2,65%). Per ciò che riguarda la collocazione, 92 (81,4%) sono collocate in area urbana e 16 (14,1%) in area extra-urbana o in frazione di comune. Solo una piccola minoranza di SR (3,53%) è ospitata all’interno dell’area di un exOspedale Psichiatrico (O.P). Interessante risulta il dato relativo agli aspetti di carattere economico: 96 SR (85%) risultano finanziate direttamente dal Fondo Sanitario Nazione, l’1,8% riceve finanziamenti da parte di Enti Locali ed un ulteriore 13,2% riceve fondi da fonti diverse. Solo in 17 SR, concentrate nel sud della regione, i pazienti partecipano alle spese della SR. Per quanto riguarda le modalità di gestione, 77 SR (68,14%) sono gestite da associazioni del privato sociale, 15 SR (13,3%) sono gestite direttamente dai DSM, le rimanenti godono di forme di gestione mista o del privato imprenditoriale non religioso. Per quanto concerne le caratteristiche relative ai pazienti ospitati nelle SR, la patologia prevalente è risultata essere quella psichiatrica “pura” senza problemi di dipendenza da alcool o droghe (82,7%), mentre il 5,1% presenta una condizione di comorbilità da alcool o droghe. Più ampia è la quota di pazienti (circa 10%) con prevalenti problemi di ritardo mentale e di questi ultimi la metà è stata precedentemente ricoverata in Ospedale psichiatrico. È importante sottolineare che il 92,10% delle SR non è utilizzata per pazienti acuti bensì cronici (solo una SR in Puglia regolarmente accoglie pazienti acuti). In più della metà delle SR (69,93%) sono accolti pazienti della fascia d’età 40 e 59 anni, mentre il 26,4% ospita prevalentemente pazienti con età inferiore ai 40 anni e solo il 3,53% accoglie soggetti di età superiore a 60 anni. (Fonte: Progetto Progress (2003-2004), “Progetto nazionale di ricerca-intervento sulle strutture residenziali” promosso e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Progetto Nazionale Salute Mentale).

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Simone Cristicchi vincitore del festival di Sanremo 2007


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LE STRUTTURE

DI ASSISTENZA OGGI

La legge 180 ha inserito la psichiatria nell’ambito sanitario affermando la centralità dell’intervento a livello dei servizi psichiatrici territoriali (Centri di salute mentale). Inoltre, ha collocato le strutture psichiatriche di ricovero negli ospedali generali con l’istituzione dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc) ed ha caratterizzato gli interventi obbligatori (Tso) come provvedimenti eccezionali e di breve durata, autorizzandoli per esigenze terapeutiche urgenti non affrontabili in alcun altro modo. Secondo quanto risulta da un censimento del 2001, in Italia tutte le Regioni e le Province hanno istituito, principalmente presso le strutture delle Asl, i Dipartimenti di salute mentale (Dsm) previsti dal Progetto obiettivo “Tutela della salute mentale 1994-1996”, che svolgono il compito di assicurare le attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento del malato mentale. Le strutture costitutive del Dsm sono: il Centro di salute mentale (Csm) e ambulatori per l’assistenza territoriale e domiciliare. È una struttura per attività psichiatrica ambulatoriale ed è la sede organizzativa dell’équipe degli operatori e punto di coordinamento dell’attività sul territorio; il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) per l’assistenza in regime di ricovero. È

collocato in un ospedale generale. Ad esso si aggiungono: il Servizio di psicologia clinica e il Servizio di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza; le Strutture semiresidenziali psichiatriche: il Day hospital, collocato all’interno dell’ospedale, in cui vengono attuati programmi terapeutici e riabilitativi a breve e medio termine e il Centro diurno, associato al Csm. Si tratta di una struttura indirizzata a pazienti che necessitano di trattamenti a lungo termine con attività tese a prevenire il ricovero; le Strutture residenziali psichiatriche: piccole strutture con non più di 20 posti letto atte ad accogliere anche pazienti dimessi dagli ospedali psichiatrici e cosiddetti “nuovi cronici” (case-famiglie pubbliche). Tra queste rientrano anche le Comunità riabilitative psichiatriche gestite da privati e accreditate dalla Regione. Tali strutture sono suddivise in base all’intensità assistenziale sanitaria: nelle 24 ore, nelle 12 ore, a fascia oraria. Il Dsm puo’avvalersi anche di altre strutture importanti come le Cliniche psichiatriche universitarie e le Case di cura private. I Centri di salute mentale, gli ambulatori e i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura sono esclusivamente pubblici.

I DIVERSI TIPI DI STRUTTURE RIABILITATIVE (SECONDO IL REGOLAMENTO REGIONALE 7/2002) Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica Una struttura residenziale terapeutica riabilitativa per acuti e subacuti, con copertura assistenziale per 24 ore giornaliere, accoglie soggetti con elevata difficoltà nell’àmbito relazionale o autonomie di base compromesse, che necessitano di interventi ad alta qualificazione terapeutica. Comunità alloggio Una struttura residenziale socio-riabilitativa a più elevata intensità assistenziale, con copertura assistenziale per 12 ore giornaliere, accoglie utenti relativamente autonomi sul piano della soddisfazione dei bisogni di vita quotidiana e con abilità psicosociali sufficientemente acquisite. Gruppo appartamento Una struttura residenziale socio - riabilitativa a minore intensità assistenziale, accoglie utenti già autonomizzati in uscita dal circuito psichiatrico riabilitativo. In provincia di Lecce però non ci sono Gruppi appartamento; gli altri tipi di comunità sì e fanno capo alle Strutture riabilitative private accreditate. Centro diurno Il Centro diurno, aperto per almeno 8 ore al giorno per sei giorni settimanali, svolge funzioni terapeutico - riabilitative tese a impedire e/o arrestare processi di isolamento relazionale e di emarginazione e a prevenire e contenere il ricovero.

DAI MANICOMI ALLA LEGGE BASAGLIA Il periodo del manicomio: l’istituzione Fino al 1978, in Italia, per essere ricoverati bastava che qualcuno lo richiedesse al pretore, dietro presentazione di un semplice certificato medico ratificato dall’autorità locale di Pubblica Sicurezza. I malati mentali venivano accolti in strutture nelle quali subivano ogni genere di violenza: mancanza di diritti, elettroshock forzato, tutela e confisca dei beni. Gli anni ’60-‘70: la Febbre da cancello e la pressione per chiudere i manicomi Le condizioni precarie dei malati mentali vengono denunciate a più riprese negli anni ‘70. Queste denunce, supportate da fatti reali e condizioni invivibili da parte dei pazienti, sono note come la febbre da cancello. Agli inizi degli anni Sessanta, il movimento culturale “antipsichiatrico” capeggiato dallo psichiatra Franco Basaglia (1924 - 1980), iniziò un percorso di rinnovamento per scardinare l’istituzione psichiatrica, intesa come scienza medica ma soprattutto come strumento di controllo sociale. Una battaglia che sfociò nella legge 13 maggio 1978, n.180, meglio nota come Legge Basaglia. La legge Basaglia e i principi ispiratori La legge Basaglia prevedeva la chiusura delle strutture manicomiali come forma di istituzionalizzazione del malato di mente, e la creazione, tramite la riforma del Servizio Sanitario Nazionale (legge 833 del 1978), dei Centri di Igiene Mentale (Cim). La legge trasferisce alla società e alle strutture socio-sanitarie ter-

ritoriali il dovere di intervenire per la cura e la tutela della persona “malata”. La creazione delle case-famiglia come strumento di reintegrazione e l’utilizzo del Trattamento sanitario obbligatorio (TSO) come extrema ratio, cioè solo per situazioni di emergenza, nei reparti psichiatrici degli ospedali e solo per il tempo necessario alle adeguate terapie, sono passaggi successivi atti a garantire il riconoscimento dei diritti delle persone. Che cosa è accaduto di fatto La legge 180 demandò l’attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati sul territorio. Solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la chiusura effettiva dei manicomi in Italia. In molti sostengono che la riforma sull’assistenza psichiatrica ha consentito di abolire il vecchio modello di intervento in ambito psichiatrico ma non ne ha indicato uno alternativo. Le critiche alla riforma del 1978 si appuntano soprattutto alla mancata attuazione delle sezioni speciali nei comuni ospedali, col risultato che molti malati vengono giudicati non pericolosi e vengono affidati esclusivamente alle cure delle loro famiglie, talvolta con rischio per l’integrità fisica delle persone o, più frequentemente, vengono giudicati ancora pericolosi e trattenuti in istituti privati convenzionati anche laddove, con un minimo di assistenza terapeutica, non lo sarebbero più.


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//Inchiesta //Università //Edilizia accademica

IL POLO IN PALIO di Giuseppe Finguerra

RIUNIRE TUTTE LE FACOLTÀ UMANISTICHE PER FARNE UN CAMPUS DEL SAPERE: IL POLO UMANISTICO. UN OBIETTIVO CHE HA IN PALIO LA GESTIONE DI 50 MILIONI DI EURO

Il fascicolo. Mario De Cristoforo, candidato sindaco di Lecce per la destra, ha denunciato per primo i progetti dell’università

Un progetto faraonico. Il progetto del Polo edilizio delle Facoltà dell’area umanistica è concepito nell’intento di accorpare, in un unico luogo nel perimetro urbano di Lecce, le facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione, Beni Culturali e Lingue, insieme ai servizi residenziali per gli studenti. È fortemente voluto dal rettore dell’Università di Lecce, Oronzo Limone, ma stravolge la precedente strategia (firmata dal compianto rettore Angelo Rizzo) dell’Ateneo salentino focalizzata sullo sviluppo del centro Ecotekne, situato tra Monteroni e Lecce. Infatti, la scelta di Limone è quella di far sorgere ex novo le strutture del Polo umanistico, insieme a quelle della Facoltà di Giurisprudenza, nei pressi della ex Manifattura Tabacchi in viale della Repubblica. La Facoltà di Giurisprudenza ha già una propria sede, proprio presso il centro Ecotekne, per cui lo spostamento è dettato solo dall’esigenza di avere un numero sufficiente di studenti che giustifichi il faraonico progetto di edilizia universitaria. In tal modo il campus di materie umanistiche servirà 15mila studenti ed 800 operatori. L’estensione prevista è di 202mila metri quadrati, mentre il costo preventivato è di 50 milioni di euro. Il progetto è così finanziato: 25 milioni dal Ministero per l’Istruzione e la Ricerca, 22 milioni dalla Regione Puglia ed i restanti 3 milioni dalla

Nel numero precedente del Tacco d’Italia è stato descritto il retroscena, a firma di Alfredo Ancora, della notizia della sentenza di primo grado del TAR in favore di Monteroni, nella causa che ha visto contrapposti il Comune di Monteroni e l’Università di Lecce. Ancora riferiva di come il Comune di Monteroni avesse deliberato di cancellare dal ruolo la causa intentata dallo stesso Comune contro l’Università di Lecce. Le ragioni di tale delibera di Consiglio, contraria alle iniziali intenzioni dell’Amministrazione comunale, sono ignote. Per comprendere la vicenda, che tanto scalpore ha destato, è utile ripercorrerne i momenti salienti. Ci siamo avvalsi dell’utile collaborazione del candidato sindaco per la destra, Mario De Cristofaro, che ha pubblicamente denunciato i progetti, definiti “irragionevoli” del rettore Oronzo Limone e le ombre di una speculazione edilizia in grande scala. Abbiamo cercato di sentire anche la versione del rettore Limone, ma non abbiamo avuto risposta, per voce del responsabile direzione dipartimento comunicazione istituzionale, Gianfranco Madonna. Università di Lecce. Nelle intenzioni del rettore l’impresa consentirà a più della metà degli iscritti dell’Ateneo leccese di trovare un’adeguata sistemazione, con un’apposita struttura destinata a residenza, luoghi di studio e di socializzazione per gli studenti, “con ciò colmando, in maniera strutturale e risolutiva, l’annoso deficit di spazi che da tempo assilla dette facoltà”. È indubbio, come dice il rettore, che vi sia un deficit di strutture. Ma sorgono dei dubbi sulla ragionevolezza delle scelte da questi operate. F22. Le aree ci sono ma tutti le ignorano. L’iter amministrativo per la realizzazione del Polo Umanistico ha ufficialmente inizio il 16 maggio 2002, con la deliberazione 143 del Consiglio d’amministrazione dell’Università di Lecce, su parere favorevole del Senato accademico che “esprimeva il proprio compiacimento per l’iniziativa”. Approvato il piano del rettore, occorre individuare i terreni dove far sorgere gli edifici. Per questa ragione, nell’ottobre 2002, l’Università chiede al Comune di Lecce d’istituire una commissione per individuare l’area “in assenza di zone con specifica destinazione d’uso nel vigente PRG (Piano Regolatore Generale)”. Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Università di Lecce, esistono già delle aree edifiil tacco d’Italia

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Grandi progetti. Il polo umanistico entro le mura della città porta la firma del rettore Oronzo Limone

cabili con destinazione d’uso per le attrezzature universitarie, le cosiddette zone F22 del Prg, e si trovano al Centro Ecotekne. Hanno una estensione di 185mila metri quadrati, cui si aggiungono altri 300mila metri quadrati di contigue zone F22 nel confinante Comune di Monteroni. La cosa “sfugge” alla commissione dei rappresentanti dell’Università e del Comune di Lecce che, il 31 luglio 2003, individua due zone idonee alla localizzazione del Polo umanistico, nei pressi dell’ex manifattura Tabacchi, il lotto 1 ed il lotto 2. Successivamente, il 15 settembre 2003, la Commissione mista per l’edilizia universitaria è chiamata a scegliere tra i due lotti, optando per il lotto 2. Dal verbale apprendiamo però che tutti i membri vengono a conoscenza dell’esistenza dell’area edificabile F22 in Ecotekne, grazie ad alcune voci fuori dal coro. L’ingegnere De Vitis, coordinatore dell’area tecnica dell’Università, pur favorevole alla scelta del lotto 2, ricorda che “è più razionale il naturale ampliamento del Centro Ecotekne”. Mentre, il professor Pascali, più criticamente, dice che la localizzazione ideale del Polo umanistico è al Centro Ecotekne, poiché “il naturale ampliamento dello stesso con gli interventi edilizi da realizzare potrebbe far conseguire significative economie nella realizzazione del programma complessivo”. Inoltre, La Facoltà di Giurisprudenza ha una ottimale ed adeguata collocazione in Ecotekne, e non emergono ragioni evidenti per il suo spostamento in nuove strutture. Tuttavia il rettore con pervicacia persegue l’obiettivo di costruire nuove strutture, anche quando appaiono superflue. Le conferenze dei servizi ristrette. Le scelte di Limone e degli Organi dell’Ateneo portano il preside della Facoltà, Francesco Grelle, a manifestare il proprio disappunto con il clamoroso gesto delle dimissioni. Nonostante le numerose critiche, l’iter amministrativo, avviato nel 2002 e proseguito nel 2003, si conclude il 6 dicembre 2004, data in cui Regione, Provincia, Comune di Lecce e Università, riuniti nella conferenza dei servizi, esprimono parere favorevole alla realizzazione del nuovo polo Umanistico nel lotto 2. Il procedimento amministrativo è criticato


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Ecotekne. La facoltà di Giurisprudenza, che Limone vorrebbe collocare all’interno del campus umanistico, ha già una sua sede presso la struttura tra Monteroni e Lecce

L’UNIVERSITÀ CON UNA MANO FIRMA L’ACCORDO CON LA REGIONE PER FINANZIARIE CON 22 MILIONI IL RECUPERO EDIFICI ESISTENTI, DOVE INSEDIARVI EVENTUALMENTE IL POLO UMANISTICO, CON L’ALTRA FIRMA, PARE, IL RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO. PER COSTRUIRE IL POLO UMANISTICO EX NOVO per la poca trasparenza a causa della esclusione di alcuni enti locali, associazioni e soggetti interessati. Le minoranze politiche del capoluogo lamentano il mancato dibattito nel Consiglio comunale. Il Comune di Monteroni ed il Comune di Arnesano non sono invitati alle conferenze dei servizi. Monteroni ospita strutture universitarie collegate ad Ecotekne, mentre la vicina Arnesano ospita lo S.T.A.M.S. Da molti anni lo sviluppo dei due Comuni è legato a quello della Università di Lecce. La decisione di spostare Giurisprudenza da Ecotekne all’ex Manifattura Tabacchi, spinge il Comune di Monteroni ad impugnare gli atti dinanzi al T.A.R. Riguardo la vicenda giudiziaria, Antonio Lino Spedicato ed Antonio Margiotta, rappresentanti dell’Associazione “La città che vogliamo” di Monteroni spiegano: “Il Comune di Monteroni è stato inizialmente riluttante ad impugnare dinanzi al TAR le decisioni dell’Università. Nonostante vi fosse un evidente danno economico e sociale per la nostra comunità, per la sottrazione della Facoltà di Giurisprudenza dal centro Ecotekne. La nostra associazione ha richiesto un Consiglio Comunale aperto nel quale la cittadinanza ha spinto l’Amministrazione ad agire in giudizio a tutela di un interesse collettivo. Il Comune era rimasto inspiegabilmente inerte anche dinanzi all’esclusione dalla conferenza dei servizi”. Monteroni la spunta. Nel 2007 il TAR dà ragione al Comune di Monteroni e la Facoltà di

Giurisprudenza rimane ad Ecotekne, censurando la antieconomicità del suo spostamento. Come ha scritto Alfredo Ancora, Monteroni aveva chiesto di cancellare dal ruolo la causa che ha poi vinto, cancellazione negata dal presidente del Tar. La decisione della Magistratura amministrativa spinge il rettore ad un apparente ripensamento del progetto e della dislocazione delle Facoltà Umanistiche. Infatti, la Regione Puglia sigla un accordo, nell’aprile scorso, con l’Università per la concessione in comodato dell’area ex INAPLI in Lecce per allocare parte delle strutture del Polo Umanistico. Università dinanzi al Consiglio di Stato. Forse. La soluzione di ristrutturare edifici già esistenti è quella più ragionevole. Tuttavia, vi sono ancora ombre sulla effettività del ripensamento del rettore intorno ai faraonici e dispendiosi progetti. Sembra che l’Università di Lecce abbia impugnato dinanzi al Consiglio di Stato la sentenza di primo grado del TAR. È stata richiesta con-

2006, ha stipulato con la Provincia di Lecce un Protocollo d’intesa per realizzare il collegamento ferroviario Lecce - Monteroni e la nuova fermata Ecotekne, affinché la città sia liberata del traffico degli universitari provenienti dal sud Salento. Infine, riguardo gli aspetti della salute e della sicurezza c’è da dire che vi è un deposito di gas liquefatti della Emmepigas, inserito dal Ministero dell’Ambiente nell’elenco nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti. Inoltre, l’area è gravata da una servitù che deriva dal passaggio di tre elettrodotti di cui, in virtù di un accordo stipulato tra Università ed ENEL, è previsto l’interramento con un costo aggiuntivo di circa 150mila euro, a spese dell’Università. Ecco chi ci guadagna. Non si creda che le scelte di Limone portino solo svantaggi. Vi sono anche immediati benefici economici per pochi fortunati. L’Università di Lecce impegna la somma di 2.900.000 di euro per espropriare i terreni del lotto 2, la cui estensione misura

ESISTONO GIÀ AREE DESTINATE AD INSEDIAMENTI UNIVERSITARI NEI PRESSI DI ECOTEKNE. MA IL COMUNE DI LECCE (COMMISSIONE PER L’EDILIZIA UNIVERSITARI), NE INDIVIDUA ALTRE, NEI PRESSI DELL’EX MANIFATTURA TABACCHI ferma di ciò all’Ufficio legale ed al responsabile della comunicazione dell’Università di Lecce, Gianfranco Madonna, ma non è mai giunta una risposta. Se così fosse, vi sarebbe una contraddizione con gli impegni assunti recentemente con la Regione ed il Rettore Limone dovrebbe spiegarne le ragioni. Ecco perché rivedere il progetto. Numerose ragioni dovrebbero spingere Limone a rivedere il progetto del Polo umanistico presso la Manifattura Tabacchi. Ne illustriamo alcune. Con l’Accordo di programma quadro del 2004 la Regione Puglia concede 22 milioni all’Università, affinché siano effettuate “Opere di completamento, ristrutturazione ed adeguamento funzionale di plessi dedicati alle attività didattiche e/o di ricerca”. Ossia, il finanziamento serve per il recupero di strutture già esistenti e non per la costruzione di edifici nuovi. Inoltre, sotto l’aspetto della viabilità, esistono discrepanze con le strategie degli enti locali; infatti, l’Università vuole il Polo umanistico a Lecce, gravando del traffico di 15mila studenti la città. Invece, la Regione, il 25 marzo il tacco d’Italia

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//Attualità //Mali di stagione //Salute pubblica

Quando meno te l’aspetti ecco apparire sotto un mobile o in un angolo della dispensa un topolino. Veloce come una saetta. Che scompare terrorizzato chissà dove. E qui ha inizio il dramma per la padrona di casa e per l’intera famiglia. Dove si è cacciato? Sarà solo quello o ve ne sono degli altri? Ma come c’ è arrivato, visto che abitiamo al primo piano? Calma, la soluzione c’è, ma occorre procedere con razionalità, evitando di farsi prendere dal panico. “Il problema murino è mondiale e la presenza del roditore è legata alle attività dell’uomo - spiega Biagio Buttazzo, titolare della Meridionale Disinfestazioni, un’azienda che studia da molti anni le soluzioni operative per fronteggiare la presenza di colonie di topi nella provincia di Lecce e anche fuori-. I roditori – continua - si concentrano nelle discariche, fra i rifiuti, nelle fogne, nei canali di scolo e in casa, nelle cantine, nelle fogne e dove è possibile organizzare la loro vita. Ma esistono tribù anche in campagna, nelle nostre pinete e nella macchia mediterranea, soprattutto lungo i litorali. L’habitat dei topi deve soddisfare esigenze nutrizionali, di rifugio e di pascolo”.

A LECCE QUEST’ANNO, L’ASSESSORE ALL’AMBIENTE EUGENIO PISANÒ HA DOVUTO ANTICIPARE DI UN MESE I TRATTAMENTI DI DERATTIZZAZIONE, A CAUSA DELLA MITEZZA DELL’INVERNO. IN PRIMAVERA C’È LA STAGIONE DEGLI AMORI E FRA 60 GIORNI CI SARÀ L’INVASIONE DI RODITORI. MA NEL SALENTO NON ESISTE UN’EMERGENZA TOPI

ALLA CACCIA DI MICKEY MOUSE QUELLI CHE…IL TOPOLINO FA SIMPATIA SOLO SE RIMANE UN CARTONE ANIMATO

di Cesare Mazzotta

A pagare il prezzo più alto è senza dubbio il comparto dell’agricoltura, dove i roditori insidiano le derrate immagazzinate (granaglie, farine, formaggi), la frutta, la verdura e le coltivazioni estese, come i carciofeti, dove rodono le giovani piante. Nella provincia di Lecce i topi sono distribuiti in modo pressoché uniforme. Nessun insediamento urbano è esente, anche se i ratti prediligono i litorali e i centri rivieraschi, come Otranto, Gallipoli, Leuca, Tricase, San Foca e via dicendo. A Lecce quest’anno, l’assessore all’Ambiente Eugenio Pisanò ha dovuto anticipare di un mese i trattamenti di derattizzazione, a causa della mitezza dell’inverno. Tutti i comuni devono fare quindi i conti con il problema della derattizzazione dei locali e delle infrastrutture di uso pubblico, come le aule scolastiche, le mense, le reti idriche, le caditoie e le fognature. Lo sanno bene i responsabili degli uffici di Igiene comunali, che a cadenza stagionale devono stipulare convenzioni con le ditte specializzate, per garantire la salubrità dei locali e la salute dei cittadini. “Non sempre si può effettuare la derattizzazione all’aperto – spiega Giovanna Piccino, della Asl di Maglie – occorre fare attenzione alla presenza di bambini, e di animali”. E’ bene dire subito che nei nostri comuni non esiste un’emergenza topi, ma solo una programmazione che prevede la lotta sistematica ai roditori, con i quali dobbiamo convivere. Qualche anno fa su segnalazione, la Asl dovette intervenire

Eugenio Pisanò

a Otranto, ma non sono mancati interventi dell’Ufficio di Igiene pubblica a Maglie e a Gallipoli, nella città vecchia, ma anche a Nardò, a Leuca e a San Foca. Gli esperti arrivano, chiudono la zona interessata ed effettuano il trattamento adeguato, dopo aver studiato il comportamento e le abitudini dei roditori. “La legislazione vigente – il tacco d’Italia

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spiega l’amministratore della meridionale Disinfestazioni – consente soltanto l’impiego di esche ratticide contenenti principi attivi che agiscono sul sistema circolatorio, con la coagulazione del sangue, in grado di “mummificare” il ratto, che perciò non va in putrescenza. Il topo – precisa Buttazzo - non si accorge che ha ingerito la sostanza nociva. La carcassa deve essere smaltita con la termodistruzione in impianti autorizzati”. Da noi il topo di campagna, onnivoro per eccellenza, è diffuso nelle pinete, dove divora le pigne e altri vegetali. Scava gallerie ed erode tutto ciò che gli arriva a tiro. Il 5 per cento della produzione alimentare mondiale finisce sotto i suoi denti. Non è esente neanche l’industria, dove i topi, per esempio, erodono le guaine dei cavi elettrici. I roditori devono tenere in continua attività i canini, che ricrescono rapidamente. In città si organizzano per colonizzare le abitazioni e le pertinenze, come i giardini, i garages, le cantine e la fogna. Nel Salento vi sono diverse specie di topi, che vanno combattuti con diverse tecniche : il norvegicus, l’alessandrino, il mus musculus e il rattus rattus. Adesso in primavera c’è la stagione degli amori e fra 60 giorni ci sarà l’invasione di roditori. L’esca più potente e l’unica ammessa è a base di “coumarina”, una sostanza che provoca l’emorragia interna del topo, che la metabolizza. Attenzione, evitare di utilizzare “letti di colla” sui quali il topo resta invischiato e squittisce, richiamando così l’intera colonia.


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// Cultura //Personaggi //L’artista missionaria

ERMELINDA. OCCHI DI ZUCCHERO E SORRISO EQUATORE PSICOPEDAGOGISTA E CLOWTERAPISTA PER I BAMBINI RICOVERATI NEI REPARTI DI ONCOLOGIA. E POI CANTANTE, SCRITTRICE, ARTISTA DI STRADA, MISSIONARIA LAICA. E’ QUESTO L’ECLETTISMO DI ERMELINDA COBUZZI di Laura Leuzzi

IL

Il suo ultimo lavoro è un cd di cover di musica jazz e bossa nova, che si chiama come lei, “Ermelinda”. Gli spettacoli che porta in giro con il suo gruppo sono minimali e pieni di sentimento. Sul palco, solo voce, chitarra e contrabbasso. E un’atmosfera molto intima. La gente si lascia coinvolgere. “Poi – dice – sentire la mia voce che vibra nella sala è un’emozione fortissima. Io sono egocentrica, come tutti gli artisti”. Ma l’impegno di Ermelinda, al secolo Ermelinda Cobuzzi, vivace 33enne di Lecce di professione psicopedagogista, non si rivolge solo alla musica, ma spazia nell’arte, nel teatro, nella scrittura. La sua forza è essere riuscita a coniugare tante passioni insieme. E la spiccata creatività che la contraddistingue con una profonda spiritualità. Lei riconduce il suo eclettismo alla sua infanzia a contatto con la campagna. “La terra – dice – ti insegna tanto. A rimboccarti le maniche e a fare da sola. E, nello stesso tempo ad essere curiosa, disciplinata, a prendere tutto ciò che ti si presenta con la massima serietà”. Questa curiosità l’ha portata ad intraprendere tante strade senza sentirsi mai inadeguata alla prova. E poi, da due anni a questa parte, il caos ha preso forma. Ogni esperienza ha trovato il suo posto in un grande disegno. Proprio due anni fa, infatti, Ermelinda attraversa un periodo difficile, che preferisce prendere come un’occasione per reagire e trovare nuova forza. “A volte, infatti - come lei stessa spiega anche gli avvenimenti più dolorosi possono essere riletti e trasformati in esperienze positive dalle quali trarre la spinta per reagire”. A lei è andata così. Il suo ragazzo storico la lascia e una sua cara amica si toglie la vita. Lei capisce che deve elaborare quel lutto. E dal pianto si solleva, con-

vertendo il dolore in energia positiva. E’ così che inizia a scrivere. Dà alla luce “Punto e a capo”. Sottotitolo: “La felicità è la finestra dalla quale decidiamo di guardare il mondo”. Tre racconti che narrano di tre persone abbandonate alle soglie del matrimonio. Secondo Alberto Bevilacqua, che l’ha letto, un libro veloce, fresco, con un buon ritmo. Mille copie in tutto per Lupo editore. “Ma le ho vendute tutte - dice -. In quel momento ho capito che ci sono tante prospettive dalle quali guardare un fatto brutto”. In questo percorso di rinascita e ricostruzione di sé, l’aiuta molto la sua spiritualità, che la porta a credere che nulla accade per caso, ma tutto segue un corso preciso. Che all’uomo è sconosciuto, ma c’è. “In questa circostanza – spiega - sono riuscita a capire quanto è forte il potere della creatività. Buttavo giù le parole e, pian piano, mi sentivo meglio”.

“STRANA”, FORSE. SEMPLICE, CERTAMENTE Attualmente Ermelinda è impegnata nel suo secondo lavoro letterario; ancora una volta un racconto, “Occhi di zucchero con sorriso equatore”. “Mi chiamò così – spiega – un signore per strada a Roma. Mi disse che ho uno sguardo molto fragile, che comunica profondità e tristezza, e invece un sorriso ‘equatore’, cioè aperto e solare”. Protagonista del libro è un uomo apparentemente folle, ma vincente secondo canoni che non sono quelli comuni della prestazione, dell’efficienza, dell’efficacia. E in quest’uomo sopra le righe, visto con sospetto dalla società, si nasconde Ermelinda. Che, come lui, guarda il mondo con occhi semplici. “E’ la mia filosofia di il tacco d’Italia

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vita. Ho imparato – continua - che ciò che rimane nel rapporto con le persone è proprio l’empatia che riesci a raggiungere, che col tempo diventa intimità. E, siccome la gente ha ancora paura dell’intimità, ha paura di rivelarsi, la mia sfida più grande è proprio questa: ricercare in ogni circostanza la semplicità e l’onestà. È molto difficile parlare di sé. Ma bisogna farlo, anche a costo di essere derisi”. Lei ha pagato molto quella che gli altri hanno definito la sua ‘stranezza’. “La gente dice strano ciò che non riesce a capire. Io ho sempre lo sguardo stralunato e distratto ed i capelli corti e spettinati. Qualche anno fa ero anche molto magra. Scappavo da una parte all’altra, mentre mi trasportavo sulle spalle un teatrino di burattini che avevo costruito da sola e che usavo per lavorare nelle scuole materne. Come potevano non dire che sono strana”? I vicini di casa ne parlavano con sua madre. “Per fortuna, i miei genitori, nonostante la mia sia una famiglia di quelle di altri tempi, mi hanno sempre appoggiata nella mie decisioni, perché sanno che sacrificherei qualunque cosa per le tre coordinate che ho posto alla base delle mie scelte: la famiglia, l’amore, la spiritualità”.

IN MISSIONE. PARTENDO DALL’ONCOLOGICO A due anni fa risale anche un’altra esperienza. La più forte di tutte. La più coinvolgente di tutte. Ermelinda inizia a seguire un’opera missionaria assieme a Claudia Koll, “Le opere del Padre”; si consacra alla Divina misericordia, ed intraprende l’attività missionaria a Roma tra la stazione Termini e l’ospedale San Camillo. Oggi è impegna-


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// Libri // Esordi //Gianluca Memmi

CHI TIENE PER IL LUPO In strada per i bambini. La partecipazione di Ermelinda alla iniziativa di beneficenza Telethon

ta nell’addestramento per l’Africa, perché le piacerebbe portare il suo aiuto ai bambini soldato nel Burundi; un progetto ludico ma anche di riabilitazione sociale attraverso l’arte, rivolto ai minori che hanno alle spalle un vissuto dolorosissimo. “Ho capito che tutto fa parte di un progetto; i miei studi pedagogici, la creatività, la conoscenza di me stessa, con i miei limiti, le mie potenzialità, le nuove sfide che ho voglia di accettare”. Quella che si apre davanti a lei è una prospettiva nuova; non la religiosità fatta di rituali, e regole che non condivideva più. “Ma – spiega - il volto misericordioso di un padre che ti protegge, di un Dio che fa nuove tutte le cose”. Tutto può essere rivalutato. Anche l’attività di clownterapia rivolta ai bambini degli ospedali oncologici, anche l’esperienza di artista di strada, l’avventura del canto, l’insegnamento. “Non è stato sempre facile. Quando andavo a fare il clown per un bambino piccolo con un serio problema di salute, dovevo mostrare professionalità e, una volta uscita dalla stanza d’ospedale, dovevo necessariamente trovare la chiave di lettura che desse un senso a tutto quel dolore”. Ma il suo forte senso di spiritualità non è una visione bigotta della vita. “Conservo la mia personalità, le mie zone d’ombra; a volte ho un carattere molto vivace ed alcune volte anche aggressivo, perché mi infuoco facilmente per le cose in cui credo”. Ma è una spiritualità che si è spogliata di quell’imposizione di riti, di perfezione. “Il padre misericordioso ti accetta anche nelle tue debolezze, perché vede il buono di te”.

Ermelinda. Il cd cover di musica jazz e bossa nova. E sul palco solo voce, chitarra e contrabbasso

di Paolo Vincenti

“IO TENGO PER IL LUPO” DI GIANLUCA MEMMI PER BESA EDITRICE. PER CHI CERCA IRONIA E LEGGEREZZA

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“Ma Cappuccetto Rosso no! E’ il trionfo dell’idiozia. Un padre assente; una madre cinica che manda la sua bambina sola, nel bosco infestato dai lupi; un’anziana nonna immobilizzata nel letto e abbandonata da tutti. Proprio una famiglia da imitare! Per non parlare poi della piccola protagonista, che disobbedisce alla madre, prende la strada più lunga e tortuosa e scambia una bestia pelosa e puzzolente per la propria nonna! E questi sarebbero i buoni? Cos’ha di educativo questa storia? E’ solo l’apoteosi della stupidità! L’unico scaltro e intelligente, degno di essere preso come esempio, è il lupo. Ebbene sì! Lo ammetto! Io tengo per il lupo!”. Questo estratto spiega benissimo il messaggio del libro e le intenzioni dell’autore. Storie di favole, come Cappuccetto Rosso, da sempre ammannite ai bambini senza forse mai riflettere sulla devastante portata di alcune di esse, storie di ragazzi, di adolescenza, storie di storie, raccontate con la freschezza e l’immediatezza di un giovanissimo scrittore di Casarano: Gianluca Memmi. “Io tengo per il lupo” (Besa editrice 2006) è la sua opera prima, ma Memmi non è nuovo ad esperienze culturali anche molto interessanti. E’ fra i fondatori della associazione socio-culturale casaranese Eteria, che opera sul territorio da alcuni anni, ed ha presentato diversi spettacoli come la commedia “Beata gioventù” di Maurizio Nicastro e collaborato, fra gli altri, con il Teatro Potlach nella rassegna “Oltremare Entroterra” e al festival dei centri storici della Val di Farfa. Ha collaborato con Emergency e con l’Unicef ed ha organizzato rassegne, tra cui varie edizioni di “Artistikon 2002”. Ma Gianluca Memmi è stato autore, interprete e regista degli spettacoli teatrali “Il Nulla che sconvolse l’America”, del 2004, “Spleen & Blues” del 2006 e “Una candela nell’ombra”, 2006. Con questo piccolo libro, una curiosa raccolta di racconti brevi e incisivi e con un simpatico disegno in copertina che raffigura un fantomatico lupo cattivo che insegue un’altrettanto fantomatica Cappuccetto Rosso, Memmi fa il suo esordio, con spontaneità e leggerezza, nel campo della letteratura, da lui sempre amata. Salutiamo, allora, positivamente questo esordio. Anche perchè pure noi, come Memmi, teniamo per il lupo. il tacco d’Italia

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AUTORE, INTERPRETE E REGISTA DI SPETTACOLI TEATRALI, MEMMI FA IL SUO ESORDIO NEL CAMPO DELLA LETTERATURA. SCHIERANDOSI DALLA PARTE DEL LUPO TRE DOMANDE TRE Gianluca, a chi si rivolge il tuo libro? “Nei miei racconti tratto tematiche sociali narrando spesso di adolescenti e giovani. Credo pertanto che proprio la generazione di chi, come me, vive o ha vissuto da poco questa fase della vita, può meglio apprezzare questo libro. Anche lo stile narrativo ha un taglio decisamente giovanile, proprio per incentivare quella fascia d’età che, purtroppo, solitamente non è avvezza alla lettura”. Perché una raccolta di racconti e non un romanzo unico? “Una delle mie manie è la pubblicità. Spesso mi ritrovo a fare zapping al contrario, ovvero a cambiare canale alla fine di un break pubblicitario anziché all’inizio. Ritengo che una storia concentrata sia di maggiore impatto, come uno schiaffo improvviso. Unificare i racconti in un’unica narrazione avrebbe secondo me diluito i messaggi che intendevo inviare”. Perché bisognerebbe comprare il tuo libro? “Indubbiamente per leggere qualcosa di diverso e originale. Parlo di temi sociali come razzismo, violenza, omosessualità, aborto e tanto altro cercando di non essere mai demagogico o banale. Almeno questo nelle mie intenzioni”.


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// Cultura // Archeologia //Ugento città d’arte

I TESORI ENTRO LE MURA? NON SI TOCCANO PIÙ

U di Antonio Lupo

UNA RECENTE PUBBLICAZIONE DI GIUSEPPE SCARDOZZI (LA CINTA MURARIA DI UGENTO, EDIZIONI LEUCASIA, 2007) ED UN CONVEGNO DI ESPERTI PER RICOSTRUIRE LA STORIA DELLA RECINZIONE FORTIFICATA,DALLE ORIGINI MESSAPICHE FINO ALLA VARIANTE DEL VIGENTE PRG, CHE FINALMENTE NE TUTELA LE TESTIMONIANZE NASCOSTE

passo in avanti verso “Ugento UncittàE’nuovo d’arte”. stato infatti ridefinito il fossato del cir-

cuito murario dell’antica Uxentum e del vincolo pertinente. Perché il “fossato” attorno alle mura sia preservato da costruzioni che potrebbero intaccarne le testimonianze ancora da scoprire, è stata approvata nel mese di marzo una variante al piano regolatore generale che ne tuteli finalmente i terreni entro un raggio di 20 metri. Un passaggio atteso e indispensabile. Infatti la statua bronzea di Zeus, la tomba dell’atleta della via Salentina, la pittura templare della cappella del Crocefisso, per la quale è stato organizzato un prossimo seminario di studio (23 maggio), sono tra le emergenze monumentali che hanno fatto di Ugento una città di straordinario valore storico: messapico, romano e medioevale. Ma non meno interessanti risultano le sue antiche mura, un tracciato lungo cinque kilometri all’interno del quale sono da collocare le numerose scoperte archeologiche degli ultimi anni. Le indagini sulla recinzione muraria, da tempo oggetto di studi specifici, si arricchiscono oggi di inediti contributi su basi documentarie. Per conoscerne più a fondo la storia, viene data alle stampe una ricerca scientifica che si è avvalsa soprattutto della fotogrammetria aerea, oltre che della documentazione cartografica (la prima veduta è del 1703). Un proficuo lavoro che ha impegnato Giuseppe Scardozzi, ricercatore del CNR, fin dal 2001 per realizzare una mappa scientificamente corretta dell’intero percorso della cerchia muraria che prelude alla carta archeologica di Ugento. Negli ultimi decenni sono stati scoperti diversi tratti della possente fortificazione costruita con materiale litico delle arcaiche cave locali e risalente alla metà del IV sec. a.C.; se ne è quindi studiata la funzione difensiva e di delimitazione, nonché la sua riutilizzazione in epoca bizantina. In seguito alle ultime ricerche è possibile

constatare che risulta ancora oggi visibile soltanto metà circuito dell’alta cortina muraria costituita da grossi e squadrati blocchi litici, con il tipico andamento a cremagliera. Recingeva in età messapica ben 145 ettari di terreno per un perimetro di cinquemila metri: alcuni tratti sono però interrati, altri soltanto ipotizzati, poiché distrutti nell’ultimo secolo. All’interno delle mura, il cui spessore è di 6-7 metri, non solo l’originario abitato, le numerose tombe che negli ultimi anni sono state oggetto di attenzione e di numerosi scavi archeologici, ma anche spazi liberi per la coltivazione, come a Cavallino, Vaste e negli altri centri del Salento messapico. Il circuito sormontato in età bizantina da muretti a secco, era munito di ben quindici torri: una di esse è stata fortunatamente ritrovata sotto l’asfalto in via Peri. Grazie allo studio di Scardozzi si offre quindi una innovativa documentazione archeologica delle mura di Ugento, tutelate secondo la normativa vigente, per venti metri dal tracciato all’interno e all’esterno.

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EVENTI, SCAVI, E TAGLI DI NASTRO Un ricco programma, quello dell’Amministrazione comunale ugentina, che non si fermerà ai tre convegni dei mercoledì della cultura e al coinvolgimento degli alunni delle scuole elementari e medie negli incontri con l’autore organizzati in collaborazione con lo “Studio di consulenza archeologica”. Sono previsti altri importanti appuntamenti. Insieme ai prossimi scavi in località Artanisi, sempre con protocollo d’intesa tra Comune, Soprintendenza e Università del Salento, si attendono l’apertura del museo Colosso, del parco archeologico e di Palazzo Rovito, interamente destinato a biblioteca, archivio storico, a manifestazioni culturali. Tali ricchezze saranno fruite da un pubblico sempre più esteso. Il 29 settembre, giornata nazionale dei castelli, i visitatori potranno ammirare quasi per intero il maniero di proprietà dei principi d’Amore. In un mondo alla ricerca di un equilibrio tra globale e locale, anche l’archeologia non può essere che “glocale”: non deve perciò soltanto accanirsi nel conservare reperti antichi-ha affermato Francesco D’Andria, direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia- ma offrire contributi storico-scientifici che stimolino il confronto con il “globale”. In questo modo l’archeologia si avvantaggia di un circuito molto più vasto di quello localistico. Un percorso virtuoso: la valorizzazione ed il recupero dei beni culturali, come volano per quelli socio-economici, hanno sottolineato anche il sindaco Eugenio Ozza e l’assessore alla Cultura Massimo Lecci. Sempre più vicino quindi l’obiettivo di far riconoscere Ugento città d’arte.


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// Gossip // Tendenze //Beauty farm-mania

I SALENTINI ALLA PROVA BIKINI.

SCANDALO RELAXARIUM. POLI BORTONE FECE NEL 2002 UN CENTRO BENESSERE PER DIPENDENTI COMUNALI. INFUOCARONO LE POLEMICHE. IL SETTIMANALE “IL CORSIVO” FECE UN’INCHIESTA E ARRIVARONO LE IENE (ENTRAMBI I SERVIZI CURATI DA MARIA LUISA MASTROGIOVANNI) IL RELAXARIUM È ANCORA LÌ, ALL’INTERNO DEL COMUNE. NELLA FOTO (COPERTINA DEL CORSIVO) ADRIANA POLI INAUGURA IL CENTRO

COME SI PREPARANO ALL’ESTASTE LE VERY IMPORTANT PERSONS DI CA di Laura Leuzzi

MOLTI LO FANNO POCHI LO DICONO

“Maggio vai adagio”. Lo sussurra sonnolento il salentino doc. Maggio è il mese dell’ozio. Persino in tema di cura del fisico pre-bella stagione. Dimenticatevi che si affanni dietro a rimedi lastminute o che trascorra ore in sosta davanti allo specchio. Se proprio si abbandona, di tanto in tanto, al gusto fugace di un massaggio, non è mai un anticellulite: al massimo è una trattamento antistress. Perché è così: in controtendenza rispetto ai tempi, il vero salentino non bada ai piaceri frivoli e peccaminosi dettati dalla vanità; il salentino autentico cura lo spirito. O così dice. Dei vip di casa nostra a cui abbiamo chiesto se frequentino centri benessere e come si preparino all’estate, pochissimi hanno ammesso di concedersi trattamenti estetici. Quasi tutti si sono cacciati d’impiccio con un “Vorrei ma non posso”, riconoscendo, stavolta all’unanimità, l’importanza di una buona dieta e di una discreta dose di movimento fisico. C’è stato poi chi, come Lorenzo Ria, consigliere provinciale della Margherita e affermato maratoneta, ha dichiarato di non aver tempo da perdere per rispondere a questo tipo di domande; e chi, come Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce, pur sollecitata diverse volte, non ci ha ritenuti degni di considerazione. Peccato che il suo “No comment” venga tradito da ciò che tutti hanno già visto: la sua passione per tuta e ciclette. Perché si sa che dalla cura del corpo trae giovamento anche lo spirito. E allora, che relax sia.

UOMO, PUDICO; DONNA, INFORMATA “Gli uomini sono vanitosi ma sufficientemente pudichi per dirlo. Vengono nel mio studio per accompagnare le mogli e poi chiedono consigli; nella maggior parte dei casi, sulla pelle lucida. Sono soprattutto i professionisti che curano l’immagine perché la usano per affermarsi e per sentirGiuseppe Alessandrini, dermatologo, Taviano

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si sicuri di sé. Altre richieste sono l’eliminazione delle rughe dal contorno occhi, la pulizia del viso, i trattamenti con tossina botulinica, di cui vengono a sapere dai giornali femminili; è in discesa la depilazione. La donna è più informata dell’uomo e quando mette piede in stu-

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dio ha già ben chiaro che cosa vuole. Chiede trattamenti a base di tossina botulinica, filler a base di acido ialuronico riassorbibile, sedute di radiofrequenza che stimolano la produzione di collagene naturale laddove la pelle è diventata più sottile. I trattamenti anticellulite sono sempre molto in voga; vanno forte gli interventi di liposuzione, liposcultura e la cura delle vene varicose”.


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BENESSERE NON PER POCHI

CAPELLI ALLA VAN GOGH

“Quest’anno abbiamo registrato un aumento di presenze per tutto l’anno, ma prima dell’estate si scatena una strana frenesia. I trattamenti più richiesti sono quelli dimagranti e di restyling della pelle. Oggi sono molto più tecnologici ed efficaci, perchè vanno più in profondità. L’aumento della frequenza maschile è Beatrice Baldisser, titolare segno che i tempi centro benessere, Lecce sono cambiati; il benessere non è più cosa per pochi; inoltre, si possono permettere un trattamento estetico anche i giovani. Gli uomini richiedono soprattutto trattamenti rilassanti; sono diventati più vanitosi, ma hanno il pregio di affidarsi completamente all’esperto; le donne sono più esigenti e guardano soprattutto all’estetica. In genere, i politici sono più riservati: amano non far sapere che frequentano i centri benessere; e poi c’è una donna di Lecce, molto bionda, molto in vista, molto in tv, che viene nel mio centro ogni giorno. E i risultati si vedono”.

“L’uomo si sta avvicinando alla cosmesi. Non ha più i tabù di una volta, quando credeva di perdere la sua virilità sottoponendosi ad un trattamento estetico. Nei più giovani realizziamo il “relax” sui capelli che consiste in tagli esasperati e in una specie di stiratura che Antonio Tarantino, addolcisce le hair stylist, Lecce chiome crespe. In vista dell’estate vanno di moda i tagli più scomposti, che prendono a modello la pennellata di Van Gogh. La differenza tra i ragazzi e le ragazze è che i primi si affidano maggiormente alle nostre mani; le ragazze sono più problematiche perché non sanno che cosa vogliono. Gli adulti sono più controllati e controllabili; oltre ai capelli chiedono ceretta e manicure, ma anche maschere, vaporizzazione, paraffina sulle mani”.

I SALENTINI NON HANNO MAI MESSO PIEDE IN UN CENTRO BENESSERE; LE SALENTINE SÌ, MA PER SOLO SCARICARE LO STRESS. TINTARELLA E FORMA FISICA NON TURBANO I PENSIERI DEI VIP DI TERRA D’OTRANTO. COSÌ DICONO LORO

Loredana Capone, vicepresidente Provincia, Lecce. “Vorrei tanto frequentare le beauty farm e invidio tanto chi lo fa. Io non saprei dove trovare il tempo. Mi concedo l’essenziale: parrucchiere ed estetista. Non faccio lampade perché mi abbronzo camminando a piedi per Lecce”.

Remigio Venuti, sindaco Casarano. “Non mi sottopongo a nessun trattamento estetico né prima né dopo l’estate. Cerco solo di tenere sotto controllo la dieta, ma non faccio né lampade né massaggi. Sono uno d’altri tempi”.

Francesca Mariano, assessora comunale Lecce. “Io vivrei nei centri benessere, ma purtroppo i miei impegni non mi consentono di assecondare questa mia passione. Sono una ex sportivissima; ho praticato sport a livello agonistico. L’estate la trascorrerò accompagnando in tournee mio marito, che fa il musicista. Se il corpo non può essere sano, lo sia la mente”.

ASA NOSTRA? TRA SAUNE, MASSAGGI ED ABBRONZATURA DA MURATORE

Sandra Antonica, sindaca Galatina. “Ogni sabato, faccio una sauna o un bagno turco. Non ho mai fatto una dieta in vita mia, perché non ci credo. Il vero benessere è quello psicofisico. Dunque, ben vengano cromoterapia, musicoterapica, ma non trattamenti anti-cellulite. Vado a correre, appena posso”.

Grazia Manni, consigliera comunale Lecce. “Frequento centri benessere ma non quanto vorrei. Quando posso, mi concedo massaggi rilassanti, drenanti, bagno turco e sauna. Il prossimo investimento sarà un bagno turco in casa. Per bruciare calorie, porto mia figlia al parco. Sono una salutista convinta: poca carne, molta frutta e verdura. Le lampade le faccio tutto l’anno, perché ho il colorito un po’ pallido”.

Stefania Mandurino, responsabile Apt, Lecce. “Una volta al mese mi regalo un massaggio rilassante, ma non sono mai stata in un beauty farm. Da ragazza ero una sportiva; ed ora, ogni anno mi iscrivo in palestra ma non ci vado per mancanza di tempo. Non rinuncio alla cura del viso: latte detergente, tonico e crema idratante”.

Antonio Scarlino, responsabile finanziario Salumificio Scarlino, Taurisano. “E’ sempre mia intenzione iniziare una dieta, perchè sono un cultore dell’italian food. Qualche lampada la faccio, ogni tanto, perché ho la pelle chiara. E mi concedo un massaggio, se capita l’occasione; ne ho fatti soprattutto in vacanza, ma quando sono a casa non ne sento il bisogno”.

Vincenzo Barba, sindaco Gallipoli. “Sono un assiduo frequentatore di centri benessere, per mantenere la mia “naturale bellezza”. Scelgo massaggi tonificanti e rilassanti. Prima dell’estate, seguo una dieta che mi autoconsiglio per eliminare “pettorali” e “addominali” accumulati durante l’anno. Ogni tanto, faccio una lampada”.

Leda Schirinzi, consigliera comunale Casarano. “Curo il mio corpo tutto l’anno. Ogni mattina, faccio tre quarti d’ora di camminata a piedi, seguo un’alimentazione corretta e non fumo. Sono favorevole alle beauty farm ma non le frequento. Come medico, non condivido un uso smodato di lampade”.

Andrea Zanchetta, calciatore, Lecce. “Non ho bisogno di cure particolari in vista dell’estate, perché sono sempre sotto controllo dal punto di vista dell’allenamento fisico e dell’alimentazione. Non mi sottopongo a trattamenti estetici particolari, né a diete o massaggi”.

Raffaella Lecciso, responsabile marketing Canale 8, Lecce. “Cerco di essere attenta al mio aspetto fisico durante tutto l’anno, ma non sono un’assidua frequentatrice di beauty farm. Ho a casa il tapis roulant e cerco di fare quel che posso nei tempi morti”.

Serenella Molendini, consigliera di parità Provincia, Lecce . “Amo i centri benessere, dove ritagliarsi un po’ di spazio per sé. In vista dell’estate, faccio massaggi e cerco di smaltire i chili di troppo; a volte mi concedo anche un’intera settimana in beauty farm”.

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Gianfranco Napolitano, consulente finanziario, Lecce. “Faccio attenzione al cibo ed un po’ di palestra. I centri benessere li ho frequentati; mi piace andare in beauty farm per una intera settimana e sottopormi a diversi trattamenti. Quest’anno non ho ancora programmato nulla. Non ho l’abitudine di fare lampade”.

Alfredo Prete, presidente Camera di commercio, Lecce. “Non ho il tempo per la beauty farm. Non ne ho mai frequentate. Oggi, il mio buon proposito per l’estate è mangiare di meno e dedicare un’ora al giorno all’attività fisica. Ho almeno dieci chili in più; mi accontenterei di perderne due; se riuscissi a scendere di cinque chili, potrei festeggiare con i fuochi d’artificio”.

Edoardo Winspeare, regista, Depressa. “Sono un pessimo esempio. Non faccio sport, non seguo una dieta e a volte bevo troppo. Mi piacerebbe andare in un centro benessere, perché in spiaggia mi vergogno: sono magro, non ho muscoli ed ho l’abbronzatura da muratore. Però cammino a piedi, perchè non mi piace andare in macchina”.

Piero Manni, consigliere regionale Rifondazione Comunista, Lecce. “Il culto del fisico mi sembra deviante rispetto ad altri valori. Non ho bisogno di massaggi rilassanti perché prendo la vita con filosofia. Sono contrario alle diete: ho la cirrosi e il diabete, ma me ne frego. E’ meglio vivere qualche anno in meno ma vivere bene”.

Livio Romano, scrittore, Nardò. “Non ho cura del mio corpo ed odio essere massaggiato, perché mi vergogno. Per mantenermi in forma, vado a correre due volte a settimana, e faccio pesi in casa. La dieta, la seguo quanto basta. Non ho mai messo piede in un centro benessere e non ho mai fatto una lampada”.

Flavio Roseto, consulente d’azienda; responsabile organizzativo Udc provinciale, Maglie “Pur approvando l’offerta dei centri benessere, non ne sono un fruitore. In beauty farm, in vacanza, ho fatto massaggi rilassanti. Prima dell’estate cerco di praticare sport e di seguire un’alimentazione sana”.


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//Paese che vai //Lecce e dintorni IL VOLTO INEDITO DEI “MAGNIFICI QUATTRO” CANDIDATI ALLA POLTRONA DI SINDACO DI LECCE. QUANDO PORTAVANO I CAPELLI LUNGHI E CERCAVANO L’ISOLA DI WHITE ome sono oggi lo sappiamo bene. Anche perché, soprattutto negli ultimi mesi, li abbiamo visti (e rivisti) cimentarsi nelle più varie iniziative. Hanno incontrato ordini professionali, inquilini delle case popolari, studenti, imprenditori. Hanno dibattuto sugli argomenti più disparati e su tutti i mezzi di comunicazione. Qualcuno ha aiutato le vecchiette ad attraversare la strada, qualcuno ha portato la spesa a casa di chi non si poteva muovere, qualcuno ha pensato che anche l’occhio vuole la sua parte e allora si è (foto)ritoccato gli addominali e messo nudo su internet. Ma com’erano a 20 anni, quando non erano famosi, i quattro candidati alle elezioni amministrative di Lecce l’hanno detto poche volte. Noi ce lo siamo fatto raccontare da fonti attendibili e da loro stessi. Solo Mario De Cristofaro si è reso irreperibile. Ma che cosa avrà mai da nascondere del suo passato.

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QUANDO NON AVEVAMO L’ETÀ di Laura Leuzzi Nome e cognome: Wojtek Pankiewicz Luogo e data di nascita: Lecce, 10 maggio 1947 Altezza e peso: 1,90 metri per 96 chili Taglia: 54 Collo della camicia: 44 Numero di scarpe: 47 Titolo di studio: laurea in Scienze politiche Professione: docente presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università del Salento Stato civile: sposato con Tina; tre figli: Marianna, Bronek, Karol Prima tessera di partito: DC a 21 anni Coalizione: centro moderato

“I HAVE A DREAM” A 20 anni, Wojtek Pankiewicz è presidente diocesano dei giovani di Azione cattolica della diocesi di Lecce. Il padre Bronek, polacco, ha combattuto nell’armata di Andress che ha sconfitto a Monte Cassino i tedeschi in una battaglia molto sanguinosa. Dopo quella battaglia, l’esercito polacco riposa nella provincia di Lecce e, nel tempo libero, si sposta nel capoluogo. Molti soldati conoscono donne del posto e le sposano. Così è per Bronek. Wojtek ventenne è stretto collaboratore di Francesco Minerva, il primo arcivescovo di Lecce, e solo due anni più tardi fonda e presiede (lo farà per tre anni) il RotarAct, il Rotary dei giovani. E’ inserito nel mondo cattolico ed è un grande sportivo; segue il Lecce anche in trasferta. Ai tempi del liceo scientifico “De Giorgi”, organizza il “veglionissimo” (così lo chiama); è il febbraio del 1965 e ospite della serata è Gigliola Cinquetti, reduce dalla vittoria al

Festival di Sanremo con “Non ho l’età”. Si laurea in Scienze politiche a Bari con 110 e lode e collaborare alla cattedra dell’insegnamento. Il suo cantante preferito è il Paul Anka, ma gli piacciono anche i Beatles e Peppino Di Capri. E’ moderato nei gusti e nell’atteggiamento: ha capelli lunghi, ma non troppo; usa pantaloni a zampa, ma non troppo larga. Non rinuncia, però, ai medaglioni attorno al collo con messaggi di pace. E’ il periodo dei fiori e dell’Isola di White. Lui segue la moda ma senza esagerare. E’ romantico e sognatore. Ama leggere e guardare film. Ed ha un sogno. Lo stesso che è stato il sogno americano di Martin Luter King, Bob Kennedy, John Kenndy (un libro che legge molte volte è, infatti, “Power to love”, la forza di amare, di Martin Luter King). E condivide in pieno il pensiero di Herbert Marcuse, con il suo ideale di uguaglianza. Le sue idee possono sembrare utopie, ma da queste nasce il suo impegno nella politica e nell’associazionismo in genere. Perché è convinto che solo stando dentro le cose, le puoi cambiare.


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Nome e cognome: Antonio Rotundo Luogo e data di nascita: Cursi, 13 settembre 1951 Altezza e peso: 1,79 metri per 78 chili Taglia: 50 Collo della camicia: 41 Numero di scarpe: 41 Stato civile: sposato con Gabriella; due figlie: Martina e Michela Titolo di studio: maturità scientifica Professione: dirigente politico Prima tessera di partito: tessera del PCI a 18 anni Coalizione: Unione

ESKIMO E PANTALONI A ZAMPA Negli anni Settanta Antonio Rotundo è il tipico ventenne di sinistra, della sinistra impegnata e “per bene”. E’ un ragazzo con l’eskimo; si impegna nel sociale e la sua grande passione è la politica. E’ lui che apre, infatti, a soli 18 anni la sezione del Partito comunista di Cursi. Già a 23 anni viene eletto nel consiglio comunale della sua città, dove ricopre la carica di assessore. Al liceo scientifico Palmieri, che frequenta, sono gli anni della contestazione, delle assemblee, dei grandi cortei contro l’occupazione americana del Vietnam. In Italia, infatti, la ribellione del ’68 assume forme di protesta sconosciute: vengono occupate scuole e università e organizzate manifestazioni che portano scontri con le forze dell’ordine. Dalla contestazione studentesca si passerà velocemente alle lotte dei lavoratori per il rinnovo dei contratti di lavoro, l’aumento dei salari, la diminuzione dell’orario, le pensioni, la casa, la

salute, i servizi. Per la prima volta il mondo dei lavoratori e il mondo studentesco provocheranno, assieme, delle tensioni nel Paese sempre più radicali. Per l’Italia è una condizione nuova. Anche a Lecce è l’epoca dei grandi sogni e delle grandi speranze. Ed Antonio è un tipico adolescente di questa età, con sguardo fiero, atteggiamento deciso ed ideali nobili. Gli piace stare tra la gente. Come i suoi coetanei, usa pantaloni a zampa e camicie strettissime che gli scoprono l’ombelico e porta i capelli lunghi. Ha l’aria impegnata dell’intellettuale. Ascolta il rock’n roll, che interpreta meglio degli altri generi musicali il senso di inquietudine e la voglia di ribellione e si propone come veicolo anti-tradizionalista e anticonformista. Nel suo giradischi suonano Adriano Celentano ed i Beatles. E’ una persona dolce e sensibile e vuole cambiare il mondo. Sognatore, ma convinto che con la partecipazione si possa dare un segno forte della propria presenza. In molte donne gli fanno capire di apprezzare le sue doti estetiche, ma lui non approfitta del suo ascendente per conquistarle.

Nome e cognome: Paolo Perrone Luogo e data di nascita: Lecce, 16 dicembre 1967 Altezza e peso: 1,82 metri per 80 chili Taglia: 50 Collo della camicia: 40 Numero di scarpe: 44 Titolo di studio: laurea in Economia aziendale Professione: imprenditore Stato civile: celibe; una figlia di otto anni, Marta Prima tessera di partito: Forza Italia a 30 anni Coalizione: Casa delle Libertà

QUEL CHE RESTA DEGLI ANNI ‘80 L’epoca in cui è nato e cresciuto Paolo Perrone è tutt’altra cosa rispetto a quella degli altri candidati. Non gli anni Settanta, ma gli Ottanta. Non gli hyppie, ma gli yuppie. Non i pantaloni a zampa ed il medaglione al collo, ma giacca e camicia e al collo, semmai, la cravatta. Il mito è l’America. Perrone appartiene ad un’altra generazione. Lui a 20 anni, volto da bravo ragazzo, dopo il liceo classico, è a Milano, dove frequenta la facoltà di Economia aziendale alla “Bocconi” con ottimi risultati (laurea con il massimo dei voti). E’ studente fuori sede e come tutti gli studenti fuori sede (che possono permetterselo), oltre alle aule universitarie, frequenta i locali della metropoli. Dopo lo studio, se ne va in giro con gli amici. E’ uno che piace. Conosce gente e conosce diverse ragazze. Ma non chiamatele fidanzate, perché “sono solo amiche”. A Milano pratica

molti sport e poi, piano piano, comincia ad apprezzare l’arte. E così è sempre alla ricerca della mostra giusta; Milano offre molto e lui si sente fortunato. Si sposta a Stoccolma e a Parigi; impara il francese e l’inglese. Qualcuno dice di lui che ha vissuto all’ombra di altri, nel lavoro come nella politica. L’aria del figlio di papà ce l’ha. Imprenditore edile, come il padre Enzo, da questi eredita anche la passione per l’impegno politico. Il padre è stato, infatti, consigliere comunale, provinciale ed infine deputato della Repubblica per la Democrazia cristiana. Ma anche il nonno, Paolo come lui, è stato molto impegnato nella cosa pubblica, ricoprendo le cariche di assessore e prosindaco del Comune di Lecce. Non immaginiamolo, a 20 anni, troppo diverso da com’è oggi: è aperto e disponibile al dialogo; già in questi anni un grande sportivo (pratica calcio, tennis, sci), un grande tifoso del Lecce ed appassionato di musica pop. Ascolta i Simply Red, gli Smith e i cantautori italiani. Ma il suo gruppo preferito sono i Police. A 20 anni come a 39.

I SINDACI IN 60 ANNI Nome e cognome: Mario De Cristofaro Luogo e data di nascita: Gagliano del Capo, 28 giugno 1949 Professione: funzionario dell’Ispettorato provinciale dell’Agricoltura Coalizione: Socialpopolari

UN SANGUIGNO NO COMMENT Chi lo conosce riferisce che il Mario De Cristofaro ventenne è un tipo sanguigno e passionale, proprio come oggi. Qualcuno lo ricorda come un “noto picchiatore fascista”; è stato, infatti, sin da giovane un militante della destra estrema. E’ ancora vivo nel ricordo dei leccesi, e non solo, il consiglio comunale durante il quale, per una discussione nata da una differenza di vedute, lanciò una borsa contro l’allora primo cittadino Salvatore Meleleo.


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//Paese che vai //Lecce e dintorni

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Un voto plebiscitario dei consiglieri dell’Ordine nazionale, gli ha consegnato le chiavi della presidenza dell’Ordine nazionale degli ingegneri. E’ la prima volta che un salentino ricopre la prestigiosa carica. Un iter lungo, che va avanti dal novembre 2005, quando si svolsero le elezioni per il rinnovo del nuovo Consiglio nazionale, contestate poi presso il Ministero di Grazia e giustizia perché ritenute illegittime, dal movimento con in testa proprio Stefanelli. Dopo un anno e mezzo di ricorsi e appelli, in cui il movimento di Stefanelli è assistito dallo studio Pellegrino, il Ministero gli dà ragione, con una decisione che farà giurisprudenza. Non solo è presidente nazionale ma fra un anno siederà sulla poltrona di presidente europeo. Lo abbiamo incontrato per raccogliere i suoi commenti a caldo.

QUELLO CHE HA IN MENTE PER LA CATEGORIA E PER IL TERRITORIO, IL PRIMO PRESIDENTE SALENTINO DELL’ORDINE NAZIONALE DEGLI INGEGNERI. CHE GIÀ PENSA AGLI “STATI GENERALI DELL’INGEGNERIA”

PAOLO STEFANELLI, UNA POLTRONA DA PRIMATO di Maria Luisa Mastrogiovanni Presidente, se lo aspettava? “No. Ma quando le proprie ragioni hanno fondamento, anche giuridico, si possono e devono fare valere. E’ stata fondamentale l’assistenza di uno studio di prim’ordine, come lo studio Pellegrino, che ringrazio. Una imprevista convergenza dell’intero Consiglio nazionale sulla mia candidatura, anche da parte di uno dei due consiglieri d’opposizione, ha regalato non solo alla categoria professionale cui appartengo, ma all’intero Salento, questa rappresentanza. E’ stata una battaglia dura e prolungata nel tempo tra due schieramenti, logica superata proprio attorno alla mia figura. Ci sono dunque i presupposti perché si possa lavorare compatti”. Che cosa rappresenta per lei, per la categoria, per il Salento, questa nomina? “Questa nomina è anche figlia del Territorio, di chi con me ha lavorato in questi anni all’interno dell’Ordine provinciale. Sento forte l’orgoglio di appartenenza e con il Territorio voglio condividere questa grande soddisfazione e responsabilità. E’ il coronamento di un percorso di crescita e riflessione che ha avuto il suo incipit nel Congresso nazionale degli ingegneri, organizzato a Lecce dieci anni fa. E’ il frutto di ciò che è stato scritto in questi anni, della proposta, partita da Lecce,

Paolo Stefanelli

di fare delle categorie professionali una delle gambe del tavolo della concertazione governativa. Il Salento esprime altri vertici nelle rappresentanze nazionali delle professioni, oltre alla mia. Segno che noi salentini abbiamo molto da dare: la nostra generosità nel non lesinare gli sforzi di fronte agli impegni presi e agli obiettivi da raggiungere, ci premia”. Come è arrivato fino a Roma? “Il 15 novembre 2005 si sono svolte le votazioni nazionali, alle quali hanno partecipato i consigli di tutti gli Ordini di Italia. Questi hanno votato i 15 membri del consiglio nazionale. Di questi, 14 sono di sezione A, cioè con incarico quinquennale, ed uno di sezione B, con incarico triennale. La votazione si è svolta apparentemente senza irregolarità, ma si stava verificando un grave ritardo nella comunicazione dei risultati. Abbiamo scoperto, in seguito, che questo era dovuto al fatto che il consiglio dell’Ordine di Roma era andato a votazione prima della scadenza naturale del mandato e che il nuovo consiglio si era insediato con diversi mesi di anticipo rispetto alle indicazioni del Ministero. La scadenza naturale, infatti, sarebbe stata il 31 gennaio 2006, mentre il consiglio si era insediato nell’ottobre 2005. Non è un evento di poco conto, perché l’Ordine di Roma ha un peso rilevante in ter-


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mini elettorali, proporzionato al numero di iscritti, non ai votanti (che sono circa 1800, mentre gli iscritti sono circa 11mila). Basti pensare che l’Ordine di Lecce pesa otto voti; quello di Roma 61. La delibera dell’Ordine di Roma, in seguito, è stata presa in esame dell’Ufficio Contenziosi del Ministero, che l’ha segnalata come illegittima. Nei mesi successivi si sono verificati ricorsi da parte dell’Ordine di Roma e il 6 aprile 2006 il Ministero di Giustizia ha chiuso l’istruttoria elettorale, ha ravvisato la correttezza formale della scheda di Roma, ma espresso riserva sulla sua validità del voto, ed ha, così, predisposto due graduatorie; una di queste teneva conto del voto di Roma e una no. Quindi è stato promosso un ricorso dinanzi al Tar di Roma che ha stabilito l’illegittimità di quella delibera. Così il Ministero, sciogliendo la riserva, ha proclamato il nuovo consiglio, del quale facevo parte anche io. Annullata quella scheda, infatti, io risultavo il terzo degli eletti in Italia con circa 380 voti. I 13 quindicesimi del nuovo consiglio appartenevano alla nostra lista. Nella prima seduta del consiglio si è optato per l’alternanza del presidente. Quindi in un primo momento, circa sei mesi fa, io sono stato eletto vicepresidente con la delibera che dopo due anni sarei subentrato alla massima carica. Ma la vicenda non si è conclusa lì: è andata avanti e si è conclusa con la mia nomina a presidente in via definitiva. L’investitura arriva direttamente dal Ministero”. Qual è il programma che porterete avanti? “Occorre prima di tutto partire dalla constatazione che gli ingegneri in rapporto al

ruolo che rivestono nella società non godono di una corrispondente e adeguata interlocuzione con governo e parlamento. Basti pensare a quelli che oggi sono riconosciuti come settori fondamentali e strategici per lo sviluppo economico e la competitività del Paese: trasporti, innovazione ed energia. Ebbene, sono tutti ambiti questi in cui gli ingegneri svolgono un ruolo essenziale e insostituibile ed è quindi paradossale che su temi così vitali per l’economia nazionale gli ingegneri, intesi come categoria, non vengano puntualmente sentiti. E’ doveroso quindi costruire dei canali di dialogo diretti con governo e istituzioni ponendo a loro disposizione il patrimonio di esperienze e competenze degli ingegneri nell’interesse generale del Paese. Partiremo da qui per la costruzione del nostro programma”. Quali sono i principali temi sul tavolo degli ingegneri, in questo momento? La categoria, estremamente composita, è ripartita in tre settori, civile-ambientale, industriale e dell’informazione, che abbracciano praticamente tutto lo scibile della tecnica. I problemi sul tavolo perciò sono diversi, molti trasversali: la riforma delle professioni, le ripercussioni della legge Bersani, la riforma universitaria, la riforma della scuola media superiore, il codice dei contratti, l’Antitrust. Ma la realtà è che questo è un periodo di forte evoluzione per la nostra professione, per cui serve avviare un approfondito dibattito di categoria. Per questo abbiamo in mente un’iniziativa senza precedenti: chiamare a raccolta tutte le varie voci che animano la nostra categoria, consigli degli ordini, associazioni culturali, sindacati, facoltà di ingegneria,

LO SAPEVATE Paolo Stefanelli ha ricoperto la carica di presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Lecce per 11 anni. Prima tesoriere, poi segretario dell’Ordine provinciale, infine presidente riconfermato sei volte, ha profuso il suo impegno per la categoria per più di 17 anni fino ad oggi. E’ stato anche presidente provinciale del Cup, il Comitato unitario delle professioni. Fra un anno toccherà all’Italia, dunque a Paolo Stefanelli, un salentino, sedere sulla poltrona di presidente degli ingegneri d’Europa.

TANTI I PRIMATI LEGATI ALLA SUA PRESIDENZA Dieci anni fa per la prima volta Lecce ospitò, organizzato dall’Ordine provinciale (presidente Stefanelli) il Congresso nazionale degli ordini degli ingegneri; oggi per la prima volta un salentino viene nominato presidente nazionale dell’Ordine degli ingegneri; per la prima volta un salentino rappresenterà in Europa la categoria professionale cui appartiene; Paolo Stefanelli ha 50 anni ed è il più giovane presidente nazionale dell’Ordine degli ingegneri mai eletto.


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//Paese che vai //Casarano e dintorni l 30 settembre 2003 la giunta municipale delibera un importante atto di indirizzo. Incalzata per anni da decine di proposte da parte delle società di energie alternative, Palazzo dei Domenicani decide che sia giunto il giorno di cominciare ad utilizzare le fonti rinnovabili di energia. Con la delibera n. 265 istituisce una commissione per istruire e valutare tre proposte giunte al protocollo del Comune tendenti a realizzare altrettanti impianti di energia eolica. Le imprese concorrenti sono di Galatina (due) e di Casarano.

I

di Enzo Schiavano

IL TRIANGOLO TRA GRANDE E PICCOLO EOLICO, CASARANO RISCHIA DI AFFACCIARSI DAI COLLI DELLA MADONNA DELLA CAMPANA, ZONA PANORAMICA PER ECCELLENZA, E VEDERE SOLO ACCIAIO E CEMENTO ARMATO

Dopo anni di dibattito sembra il momento della svolta e invece quell’atto metterà la parola fine ad ogni progetto di centrale eolica. La commissione, infatti, non si riunirà mai e non si esprimerà su nessun progetto. Perché? Forse perché gli amministratori si spaventano dell’impatto ambientale; forse hanno considerato le proposte scarsamente economiche per la comunità; forse vogliono favorire l’impresa locale e non trovano un modo per scegliere quel progetto. Fatto sta che di energia eolica non si è più parlato per anni. Fino al 17 marzo scorso. Quel giorno il consiglio comunale di Ugento vota a maggioranza una convenzione che regola la concessione per la realizzazione di un impianto di “grande eolico” da parte della società “Erg Eolica Spa”. Il progetto prevede l’installazione di 21 torri di acciaio alte 100 metri, con l’aggiunta di altri 45 metri di raggio del rotore (le pale), incastrate su basi in cemento armato di circa 20x20 metri. L’impianto è previsto su un territorio di 500 ettari nelle zone agricole denominate “Fumosa”, “Gialli”, “Ponzi” e “Varano” nel triangolo UgentoTaurisano-Casarano. Si tratta, quindi, di un impatto ambientale rilevante. Se il progetto di Ugento dovesse realizzarsi, dalla collina della Madonna della Campana, zona panoramica per eccellenza e destinata a diventare parco comunale, insieme al mare, alla serra e ai paesi del sud Salento, si vedranno in primo piano le gigantesche strutture dell’impianto eolico della Erg. Pochi giorni dopo, alcuni cittadini casaranesi (tra cui gli ex assessori Leonardo Colella e Gianni Bellissario e l’ex consigliere comunale Luigi Fattizzo) scrivono al sindaco di Casarano, Remigio Venuti, affinché si faccia promotore di iniziative che impediscano l’installazione delle pale eoliche e porti nelle sedi politiche ed istituzionali le ragioni del territorio casaranese. “Questa scelta scellerata di optare per i mostri di acciaio – scrivono i firmatari della lettera – rischia davvero di compromettere irrimediabilmente la naturale vocazione al turismo del il tacco d’Italia

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nostro territorio che ormai non riguarda solo le marine ma anche tutto l’entroterra salentino. Non si comprende perché non si scelgano forme meno invasive di energie alternativa, come ad esempio quella solare capace di sfruttare le tante ore di sole di cui beneficiamo ogni giorno per la maggior parte dell’anno. Sono maturi i tempi per trattare problematiche di gestione del nostro territorio in chiave sovracomunale poiché – si legge ancora nella missiva – riteniamo che quello che succede nel territorio di Ugento non riguardi solo gli ugentini ma anche noi”. L’iniziativa di Ugento, però, non è l’unica. Nella zona intorno Casarano anche i Comuni di Ruffano, Presicce ed Acquarica del Capo si stanno nel frattempo attrezzando. I Comuni sfruttano le disposizioni transitorie dell’articolo 14 della legge regionale 16/2006, che ha praticamente lasciato mano libera alla corsa selvaggia all’impianto eolico. Il progetto di Ruffano prevede la realizzazione di un impianto in contrada

IL 17 MARZO IL CONSIGLIO COMUNALE DI UGENTO HA APPROVATO UNA CONVENZIONE PER LA REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO DI “GRANDE EOLICO” DA PARTE DELLA ERG EOLICA SPA: 21 TORRI DI ACCIAIO ALTE 100 METRI, CON PALE DAL RAGGIO DI 45 METRI SU BASI DI CEMENTO ARMATO DA 20 METRI PER 20. IL TUTTO IN 500 ETTARI TRA CASARANO, UGENTO E TAURISANO


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“Occhiazzi”, non lontano da contrada “Manfìo”, altura molto vicina a Casarano. In questo sito sorgeranno undici pali eolici da due megawatt alti 80 metri, cui va aggiunta un’elica del raggio di 45 metri; altri undici pali dello stesso tipo potrebbero aggiungersi a breve, se andasse in porto la richiesta della “Fri-el” di Bolzano. Oltre ai progetti di “grande eolico”, ci si mette anche il “piccolo eolico”, ossia le pale fatte in casa, a dare preoccupazione ai nostri amministratori. Recentemente il Tar di Lecce ha dato ragione ad un imprenditore che si era visto respingere dal Comune di Casarano l’installazione di tre pale da 20 kw, alte 18 metri, in

Contrada “Memmi”, tra la zona industriale e il complesso “Euroitalia”. E’ una decisione molto importante perché autorizza tutti coloro che hanno un pezzo di giardino a farsi l’impianto in casa e apre uno scenario inquietante se il Comune non corre ai ripari. Palazzo dei Domenicani, infatti, ha da tempo rinunciato all’eolico, ma non esiste un atto formale che decreti questa volontà. Casarano, in compenso, si potrebbe trovare presto contornata da giganteschi “ventilatori” che ne deturperanno il paesaggio, pregiudicando quella promettente vocazione turistica che negli ultimi anni ha cominciato a mostrare vitalità.

DEI VENTILATORI NELLA ZONA INTORNO CASARANO ANCHE I COMUNI DI RUFFANO, PRESICCE ED ACQUARICA DEL CAPO SI STANNO ATTREZZANDO PER LA REALIZZAZIONE DI PARCHI EOLICI. L’ARTICOLO 14 DELLA LEGGE REGIONALE 16/2006, HA INFATTI PRATICAMENTE LASCIATO MANO LIBERA ALLA CORSA SELVAGGIA ALL’IMPIANTO DEL VENTO


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//Paese che vai //Galatina e dintorni

DALL’UCRAINA,

CI SI VEDE IN VILLA

STRANIERI, MA COME A CASA. SE NON FOSSE PER LA MANCANZA DI UN LUOGO DI AGGREGAZIONE. IL COMUNE VUOLE DARE UN LUOGO DI RITROVO AI CITTADINI STRANIERI. MA INTANTO SI ARRANGIANO COME POSSONO

tesso posto, stessa ora. A Galatina vivono sei cittadine ucraine. Svolgono tutte la professione di badanti. In città si trovano bene ma avvertono molto forte la necessità di incontrarsi tra loro per trascorrere insieme quel poco tempo libero che hanno a disposizione. Ovvero, tre ore al mercoledì e tre alla domenica, dalle 16 alle 19. E così si danno appuntamento in villa comunale; chiacchierano e fanno due passi; ne approfittano per fare spese e svagarsi. E poi, subito a casa, dove ritornano ai ritmi di lavoro quotidiano ed aspettano che arrivi il giorno del prossimo incontro. Noi abbiamo conosciuto due di loro, Olga Barenko e Maria Gulyk. Le abbiamo incontrate lì, al solito posto, in piazza Alighieri, proprio sotto la fontana. Ci hanno accolti con il sorriso sulle labbra e, subito dopo le presentazioni, ci hanno esposto il primo problema: la difficoltà di reperire giornali in lingua ucraina. Questa mancanza le fa sentire ospiti in una terra che ormai le ha adottate (hanno entrambe permesso di soggiorno; su sei cittadine ucraine, ne sono provviste in tre). E, dopo un leggero imbarazzo iniziale, hanno

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cominciato a raccontarci le loro storie. Sono arrivate da Dubliane sei anni fa come turiste, e poi hanno deciso di restare a cercare lavoro: 100 euro di pensione al mese non sono sufficienti neppure in Ucraina; soprattutto se sei vedova e devi aiutare la tua famiglia. Entrambe lavoravano nell’Università della loro città; Olga (58 anni) in amministrazione; Maria (62 anni) era, invece, una docente di Chimica e Biologia. Hanno, ognuna, due figli da aiutare; e quelli di Maria non sono neppure sposati. A Galatina si trovano bene: “La signora Anna – dice Olga – non mi fa mancare niente: mi sento come a casa. Quando sono in Ucraina, dove torno per un mese all’anno, sento la nostalgia del Salento. E viceversa. Ma ho in mente di tornare nella mia terra, prima o poi”. Maria è invece più nostalgica; per lei il lavoro da don Vincenzo è più duro: “Non vedo l’ora di poter andare in pensione, per tornare dalla mia famiglia una volta per tutte”. Hanno gli occhi pieni di storie da raccontare e l’aria di chi sa stringere i denti ed andare avanti. “Non abbiamo amici, qui a Galatina – dicono -; abbiamo conoscenti; per questo, appena possiamo, cerchiamo di stare tra di noi”.

AGGREGAZIONE AL CENTRO

La consistente presenza di immigrati ha spinto Maria Rosaria Romano, assessora ai Servizi sociali, ad elaborare un progetto che risponda alla necessità di aggregazione dei cittadini stranieri. “Abbiamo constatato che la mancanza di luoghi di incontro per gli immigrati – spiega - è un problema sempre più pressante ad abbiamo deciso creare un Centro destinato a loro. Abbiamo identificato un referente per ogni etnia per costituire una consulta che possa

Maria Rosaria Romano, assessora ai Servizi Sociali

esprimere le proprie esigenze e lavorare con noi per la realizzazione del luogo di incontro. Abbiamo già fatto richiesta all’Ipab (Istituzione di pubblica assistenza e beneficenza) – continua Romano – affinché ci riservi un locale nella sua struttura, ospitata presso l’istituto “Maria Immacolata”, da adibire a sede del Centro di aggregazione. I locali dell’Ipab già ospitano un centro anziani molto attivo; gradiremmo che quello per gli immigrati nascesse lì perché non resti avulso dal contesto sociale urbano. L’obiettivo è evitare l’isolamento di questi cittadini”. il tacco d’Italia

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TANTI COLORI IN CITTÀ L’etnia ucraina non è l’unica sul territorio di Galatina. Recentemente, infatti, l’assessorato ai servizi sociali, attraverso lo Sportello per i diritti degli immigrati, ha realizzato un censimento dei cittadini extracomunitari (un conteggio reale è difficile, visto che molti di questi sono sprovvisti di permesso di soggiorno). I rilevamenti effettuati, hanno contato un totale di 25 etnie; la più numerosa è quella albanese (circa 76 unità); seguono la marocchina, la cinese, la rumena (in questo caso si registra il più alto numero di irregolari). Gli immigrati con permesso di soggiorno sono in tutto 200; a questo numero va aggiunto circa un 30% (60-70 unità) di irregolari. Se si considera l’intero ambito di zona di Galatina (sei Comuni) il numero sale a circa 500.

INFO INFO INFO INFO INFO INFO

di Margherita Tomacelli

LO SAPEVATE

Tre ore di pausa. Maria Gulyk e Olga Barenko si incontrano per chiacchierare e trascorrere il tempo libero insieme

MODULI E CONSULENZE Lo Sportello per l’immigrazione è nato a Galatina lo scorso ottobre (con protocollo d’intesa con lo Sportello provinciale e l’Osservatorio universitario sull’immigrazione) e lavora a pieno regime (il lunedì e il giovedì dalle ore 10 alle 12). I cittadini extracomunitari vi si possono rivolgere per il disbrigo delle pratiche più diverse. Le richieste più frequenti sono relative al ricongiungimento familiare, alla regolarizzazione della situazione lavorativa e, soprattutto, al rinnovo del permesso di soggiorno. Una volta, quest’atto era di competenza della Questura, mentre ora si esegue tramite la compilazione di un modulo presso gli uffici postali e spesso questo rappresenta una grossa difficoltà per il cittadino straniero. Lo Sportello sorge presso i Servizi sociali del Comune, in via Montegrappa; tel. 0836.561550.


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//Paese che vai //Gallipoli e dintorni

SENZA PAROLE Giovedì 29 marzo 2007. Sono le ore 19 del pomeriggio. Ad un rumore sordo seguono scene che si vedono nei film, ma stavolta sono vere: una voragine spacca il cuore di Gallipoli, all’incrocio tra via Firenze e via Galatina. Due auto e alcuni cassonetti della spazzatura sprofondano nella gola della terra. Le palazzine ne sono danneggiate; gli inquilini no, ma, spaventati, raccolgono i beni più cari e si spostano negli hotel o da parenti. Domenica 1° aprile 2007. Un nuovo crollo sveglia la città all’alba ed allarga la bocca del cratere che ora è lungo 25 metri, largo dieci, profondo sette. Il pericolo di lesioni si estende ad altre palazzine. I lavori di riempimento della voragine con pietre e calcestruzzo vengono interrotti; si chiede l’aiuto della Protezione civile nazionale. Governo e Regione annunciano interventi finanziari specifici per far fronte all’emergenza e promettono ai cittadini che faranno ritorno alle proprie abitazioni per le festività pasquali. Questo sarà vero solo per pochi. Agli altri, che non potranno neanche mettere piede nella propria casa, non resterà che guardarla. Ma da lontano, per ragioni di sicurezza. REPORTAGE A CURA DI ROBERTO ROCCA

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//Paese che vai //Maglie e dintorni

LA STRADA BUONA PER OGNI INAUGURAZIONE SALVATORE CAPONE, ASSESSORE PROVINCIALE ALLE STRADE: “LA TANGENZIALE È CHIUSA PERCHÉ MANCANO LE NECESSARIE MISURE DI SICUREZZA. ENTRO LA FINE DELL’ESTATE POTREMMO APRIRLA AL TRAFFICO”

di Maria Giovanna Sergi

a Provincia l’ha inaugurata due volte ma è ancora chiusa al traffico. Così, non potendo percorrere la tangenziale Ovest, chi voglia andare da Maglie a Lecce è costretto, per imboccare la superstrada, ad effettuare una pericolosa e, troppo spesso mortale, manovra ad “U”. Che non sarebbe consentita, ma è ugualmente praticata dagli automobilisti. Eppure l’apertura della strada è sembrata cosa fatta, almeno in due occasioni, tante quante le inaugurazioni (la prima durante il governo Ria, la seconda quando questi aveva già ceduto il testimone a Pellegrino). In quelle circostanze, i presidenti dell’ente di Palazzo dei Celestini (la pertinenza è infatti provinciale) avevano promesso una imminente apertura dell’arteria, addirittura annunciando in toni trionfalistici solo cinque mesi di attesa (così aveva dichiarato Lorenzo Ria nel febbraio 2003).

L

La storia della tangenziale di Maglie è lunga. Parte il 5 marzo 1999, quando la Provincia approva il progetto realizzato da Angelo Sticchi Damiani (importo complessivo, sette miliardi e 700 milioni di lire); la consegna dei lavori alla ditta appaltatrice, la Monticava Strade di Campi Salentina avviene

pochi mesi dopo, nell’agosto dello stesso anno. La data di ultimazione dei lavori prevista da verbale è il 30 gennaio 2001. Ma sono passati sei anni e qualche mese e l’arteria non è ancora percorribile. Mancano, dicono dalla Provincia, delle misure di sicurezza che però, entro la fine dell’estate, così promette Salvatore Capone, assessore provinciale alle Strade, dovrebbero essere concluse. Intanto cresce il numero di incidenti sull’imbocco e il traffico all’entrata di Maglie, che dalla tangenziale trarrebbe giovamento in termini di snellimento della circolazione, resta caotico. Nonostante le ripetute sollecitazioni da parte del Comune e dall’associazione, che nel frattempo si è costituita, tra le Famiglie delle vittime della strada.

IL PROGETTO DELLA TANGENZIALE RISALE AL 5 MARZO 1999 E FU REALIZZATO DA ANGELO STICCHI DAMIANI; IMPORTO COMPLESSIVO, SETTE MILIARDI E 700 MILIONI DI LIRE

LA PROVINCIA PRENDE TEMPO, I CITTADINI NON SI RIBELLANO PIÙ Eva Ruggeri, portavoce associazione Famiglie delle vittime della strada “Gli incidenti su quella strada sono frequenti, perché con una manovra irregolare gli automobilisti salgono sulla tangenziale. Un altro svincolo, invece, non è stato ancora terminato. La nostra associazione ha sottolineato la pericolosità dell’arteria in più di un intervento e in più occasioni ha fatto sentire le sue ragioni alla Provincia, tramite Ernesto Toma, consigliere provinciale magliese. Dalla Provincia hanno sempre preso tempo e non hanno mai risposto in maniera concreta. Ora la situazione è ferma; neanche i cittadini si ribellano più”.

Giorgio Tronci, assessore Trasporti Maglie

TRE DOMANDE TRE

PIÙ DI SEI ANNI DI RITARDO RISPETTO AI TEMPI PREVISTI ALL’APERTURA DEI LAVORI. LA TANGENZIALE OVEST DI MAGLIE È TRANSENNATA, GLI AUTOMOBILISTI SONO COSTRETTI AD UNA MORTALE MANOVRA AD “U”. MA È STATA INAUGURATA DUE VOLTE Salvatore Capone, assessore provinciale alle Strade

LA APRIREMO PRIMA CHE FINISCA L’ESTATE Perché la tangenziale Ovest di Maglie è ancora chiusa? “Perché permangono tre questioni essenziali che ne impediscono l’apertura: il completamento delle barriere di contenimento in alcuni punti dove la strada corre in rilevato; la messa in sicurezza di un’intersezione nei pressi della rotatoria per Cutrofiano; l’innesto sulla 275 Maglie-Leuca. In quest’ultimo caso, stiamo cercando una soluzione alternativa che permetta di non dover dipendere dai tempi, troppo lunghi, di realizzazione della Statale”. Come mai, anche se non è stata mai aperta, la strada è stata inaugurata due volte? “Perché una strada importante, e dunque formalmente è stata aperta. Dopo questi interventi sarà definitivamente percorribile”. Che tempi prevede per l’apertura ufficiale? Non saranno tempi lunghissimi. E’ difficile stabilirli con certezza, ma credo che prima della fine dell’estate sarà cosa fatta”.

NON POSSIAMO CHE MANDARE I VIGILI

L’HO INAUGURATA PER LA TERZA VOLTA

“Non si può lasciare il progetto in quelle condizioni; ci sono delle misure di sicurezza da rispettare necessariamente quando bisogna realizzare un’opera pubblica. I ritardi nell’apertura della tangenziale dipendono proprio da questioni di sicurezza e di tutela degli automobilisti. Abbiamo sollecitato diverse volte la Provincia, anche perché molta gente vi transita abusivamente in una situazione di pericolo che ha causato già molti incidenti. Mandiamo spesso i vigili nell’imbocco pericoloso per fare servizio di controllo, ma non possiamo fare altro. La responsabilità è della Provincia”.

“Siccome la strada sembra finita, la gente la percorre, con grossi rischi: oltre all’imbocco causa di incidenti, ci sono incroci, ad esempio quello in cui la strada interseca la Maglie-Cutrofiano, dove, pur essendoci i lampioni della luce, questi non sono mai stati accesi. La Provincia dice che la strada non è a norma ma non fa nulla per sistemarla. Eppure sarebbe davvero utile perché scaricherebbe il traffico che va da Lecce a Casarano, evitando ai mezzi pesanti di attraversare Maglie. Dopo le inaugurazioni della Provincia, io l’ho inaugurata una terza volta. E’ stata una sorta di polemica controinaugurazione”.

Ernesto Toma, consigliere provinciale


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//Paese che vai //Nardò e dintorni VETRO E MATTONI IN VIA XX SETTEMBRE. APRE LA NUOVA SEDE DELLA PRETURA DI NARDÒ. DOPO 26 ANNI DI PROGETTI

“NASCE” OGGI LA PRETURA.

ED HA GIÀ 26 ANNI

tava per diventare la più grande “incompiuta” del Comune di Nardò. Una di quelle opere pubbliche storiche (assieme al teatro comunale, inaugurato, dopo dodici anni, nel marzo 2006; all’istituto professionale di via Bonfante, attualmente in recupero, dopo 20 anni di attesa, ma già funzionante per tre quarti; al gerontocomio, che attende ancora, dopo 30 anni, interventi che ne consentano la riapertura e che recentemente ha ricevuto la visita di Striscia la notizia), dai percorsi contorti e difficili, con i quali i cittadini si rassegnano a convivere. Una fine, invece, la lunga storia dell’apertura della nuova sede della Pretura neretina, ce l’ha. E si potrebbe anche chiamarlo un lieto fine, a pochi giorni dall’inaugurazione ufficiale della bella struttura, di stile avveniristico, realizzata in vetro e mattoni in via XX Settembre, all’ingresso della città.

S

DI PROGETTO IN PROGETTO, È NECESSARIO IL RECUPERO La vicenda ha inizio nel 1981, ai tempi dell’amministrazione guidata da Cosimo Sasso. In quell’anno viene infatti redatto il progetto di realizzazione di un nuovo edificio che, a Nardò, ospiti la sede distaccata della Pretura di Lecce. Lo start ufficiale dei lavori si ha nel 1984 a cura della ditta Igeco di San Donato di Lecce. Questi proseguono senza particolari intoppi fino al 1999, anno del fallimento della ditta appaltatrice e della conseguente risoluzione del contratto. Bisogna aspettare il 2002 perché si torni a mettere mano al progetto, che viene riaggiornato durante l’amministrazione di Antonio Vaglio. Nel

frattempo, l’edificio in costruzione ha subito danni strutturali causati dall’incuria; i commercianti di frutta extracomunitari vi si riparano durante l’estate; in uno dei corridoi è addirittura cresciuto un albero. Il progetto esecutivo, che ora deve tenere conto anche di un intervento di recupero della struttura, viene redatto dal settore Lavori Pubblici del Comune di Nardò con personale interno e desunto dal progetto generale di completamento redatto da Mario Colomba e Vincenzo Manca (approvato con deliberazione di giunta comunale n. 455 del 29 settembre 2000) e viene approvato dalla giunta comunale il 13 ottobre 2004 (deliberazione n. 462). Il nuovo progetto prevede interventi per un importo di tre

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di Maria Giovanna Sergi

milioni e 360mila euro. I lavori per la realizzazione della struttura vengono affidati alla Impromed Consorzio Stabile – Quadrato Costruzioni di Napoli (determinazione dell’8 agosto 2005).

CULTURA IN AULA Una volta che la Pretura troverà collocazione nella nuova sede di via XX Settembre, la struttura di piazza Salandra diventerà spazio per nuove attività. La precisa destinazione d’uso dell’immobile non è stata ancora determinata, ma l’intento dell’attuale amministrazione è di adibire lo stabile a contenitore di cultura. “In primo luogo – spiega Antonio Vaglio, sindaco della città – ci piacerebbe che i locali dell’attuale Tribunale ospitassero una pinacoteca; poi, che offrissero vari tipi di servizi, sempre in ambito culturale, ad uso della cittadinanza. Abbiamo in mente di spostare nella vecchia struttura alcuni uffici comunali, ma le stanze del sindaco resteranno dove sono oggi. Aspettiamo che funzioni a pieno ritmo la nuova Pretura e poi decideremo come utilizzare gli spazi vuoti, anche perché questi rientrano all’interno del più ampio progetto di riqualificazione dell’intero centro storico”.


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//Paese che vai //Tricase e dintorni

I RESIDENTI NELLA ZONA 167 DI TRICASE SONO 542, DI CUI 119 MINORI. IL COMUNE PUNTA AD OTTENERE IL MASSIMO DEL FINANZIAMENTO PIRP, DUE MILIONI DI EURO di Vittoria De Luca

ppena metti piede in città, dei cartelli ti indicano la strada da seguire per raggiungere la zona 167. Non ti puoi sbagliare. E’ un’idea dell’amministrazione comunale di Tricase che dalle prime settimane dell’anno in corso si sta impegnando per la riqualificazione dei quartieri popolari. Aderendo al bando regionale sui Pirp, Piani integrati di riqualificazione delle periferie (delibera di giunta regionale 870 del 19 giugno 2006), il Comune ha infatti deciso di dare continuità al lavoro già svolto nell’ambito del progetto regionale “Bollenti spiriti” (finanziato per 583mila euro) che ha concentrato la propria attenzione proprio sull’area 167. Punto di partenza per selezionare gli interventi da includere nella proposta per la richiesta di finanziamenti Pirp (responsabile del procedimento, Luisella Guerrieri, dell’Ufficio tecnico comunale; scadenza delle domande il 15 maggio) è stata “La cura”, intesa come manutenzione dei luoghi e legame con essi, e come accoglienza degli spazi. All’invito del Comune alla partecipazione e all’elaborazione di idee, i cittadini hanno risposto costituendo, a partire da febbraio, quattro gruppi di lavoro laboratoriale composti ognuno da circa dici unità. I temi di riferimento sono stati la bioedilizia, la comunicazione, la progettazione partecipata, la pianificazione territoriale.

A BIOEDILIZIA, COMUNICAZIONE, PROGETTAZIONE PARTECIPATA, PIANIFICAZIONE TERRITORIALE. COSÌ 40 CITTADINI RIPENSANO I QUARTIERI AI MARGINI. CON I FONDI REGIONALI

“167” LABORATORI. E IL COMUNE RISCOPRE LA PERIFERIA I LABORATORI DI IDEE Nella fase iniziale del lavoro, in cui si sono elaborate le linee guida della proposta progettuale, ogni gruppo è stato affidato ad un tutor della Lua (Laboratorio urbano aperto) ed ha tenuto periodicamente degli incontri con gli altri laboratori, fino all’individuazione dell’area di intervento del progetto Pirp: il territorio che comprende le palazzine Iacp (due delle quali, per 46 alloggi in tutto, sono incompiute da 20 anni e costituiscono un pericolo per chi le occupa abusivamente), diverse residenze ex cooperative 167 e uno spazio pubblico di proprietà del Comune che ricade tra le vie Aureliana, Aurelio, Giulio Cesare, Costantino, Tiberio, Tito, Vespasiano. Le proposte emerse nel corso del laboratorio sono state aggregate in temi progettuali. L’idea di base è quella di una 167 che faccia da cerniera tra bosco e città. Strettamente correlate a questa sono le proposte, emerse nel corso degli incontri, di creazione di attività commerciali connesse alla presenza del parco e spazi di aggregazione in grado di rafforzare la coesione interna al quartiere e di questo con il resto della città. In questo senso si è pensato di trasferire nella zona 167 la biblioteca comunale che possa diventare un centro polifunzionale, di realizzare un auditorium per spettacoli e convegni e, ancora, una struttura di ricovero per cani randagi. Fondamentale dal punto di vista dell’assetto urbanistico è la sistemazione di viale Giulio Cesare

che attualmente segna quasi una cesura ideale tra la zona 167 e il resto della città. La viabilità assume, infatti, un ruolo fondamentale per l’integrazione della zona nel tessuto cittadino; in questo senso si è pensato a percorsi ciclabili e pedonali di collegamento con il centro.

IL MASSIMO DEL FINANZIAMENTO Su un totale di 17.757 abitanti, il Comune di Tricase conta 542 residenti nella zona 167-Iacp (107 famiglie), di cui 119 sono minori 14 anni e 169 sono disoccupati. Per i Comuni con popolazione inferiore ai 20mila abitanti, il contributo Pirp può raggiungere un massimo di due milioni di euro. Per gli interventi che ha in programma, il Comune di Tricase pensa di chiedere l’intera somma disponibile.

“FINALMENTE” Una inquilina della zona Iacp “Era ora che qualcuno si ricordasse di noi. Bisogna completare gli appartamenti non finiti perché c’è tanta gente che ha bisogno di una casa. Io ho due nipoti che aspettano, in graduatoria, da anni ma la situazione non si sblocca mai. Inoltre, viviamo in condizioni che non possiamo più sopportare. Lo Iacp non si è mai impegnato; e il Comune, prima d’ora, non l’abbiamo mai sentito”.

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Maria Antonietta Accogli, assessora all’Ambiente

LA 167 AL CENTRO “Siamo molto soddisfatti per il modo in cui il progetto è stato portato avanti fino ad ora. Per l’elaborazione delle proposte, siamo partiti dal basso, ascoltando le esigenze dei residenti nella zona interessata dagli interventi. Abbiamo realizzato incontri nelle palazzine Iacp ai quali abbiamo invitato gli inquilini e chiunque fosse interessato a dare il proprio contributo gratuito. Nella zona 167 esistono disagi di tipo economico e sociale; il primo fra tutti è la condizione di emarginazione dei residenti. Il nostro obiettivo è, in primo luogo, eliminare il distacco oggettivo dal resto dalla città e poi lavorare affinché l’intera zona venga recuperata dal punto di vista della qualità della vita. Attualmente l’unico punto di ritrovo per i giovani è un campetto da calcio e l’unica occasione di movimento, il mercato settimanale del martedì”.


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//Economia //Area vasta //Piano strategico mmaginate: da Castrignano dei Greci a Castrignano del Capo, da Gallipoli a Tricase, da Galatone a Corsano, da Soleto a Gagliano del Capo, da Zollino a Poggiardo. Ecco la Città diffusa del Salento, il comprensorio d’Area Vasta che, insieme a quello intorno a Lecce, da qui a qualche anno riconfigurerà quasi totalmente la geografia salentina, riconnettendo vocazioni, strategie di crescita, riposizionamento socio-economico, aree produttive. Uno degli undici comprensori intorno a cui si disegnerà la Puglia del 2007-2013 secondo la nuova Programmazione regionale. Una piccola-grande rivoluzione culturale il cui successo è nelle mani dell’intero territorio.

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CAMBIERÀ A BREVE LA GEOGRAFIA SALENTINA. E UNO DEI UNDICI COMPRENSORI D’AREA VASTA INTORNO AL QUALE SI DISEGNERÀ LA PUGLIA DEL 2007-2013 È IL SUD SALENTO. CHE ORA CHIAMA I SINDACI A STILARE UN PIANO STRATEGICO CON LE LINEE DI SVILUPPO CHE LE COMUNITÀ VOGLIONO PERSEGUIRE NEI PROSSIMI VENTI ANNI

L’ORIZZONTE CONDIVISO COME NASCE LA CITTÀ DIFFUSA DEL BASSO SALENTO. UNA DELLE UNDICI IN TUTTA LA PUGLIA

E’ entrato nel vivo, con l’incontro tra i Comuni aderenti all’Area vasta Sud Salento svoltosi a Casarano i primi giorni di aprile alla presenza di Luca Celi, autorità di gestione della Regione Puglia, uno dei processi più interessanti del futuro prossimo regionale, e che vedrà buona parte dei Fondi strutturali (per la Puglia tra il 2007 e il 2013 una riserva pari a circa undici miliardi di euro) al servizio dei territori. Con un obiettivo ambizioso: sostenere e implementare lo sviluppo socio-economico regionale, legandolo alle vocazioni territoriali e alla capacità/qualità di governance che ogni singola Area Vasta sarà chiamata ad esprimere. “Scrivere il Piano strategico del Medio e Sud Salento - dice Remigio Venuti, sindaco di Casarano, Comune capofila del progetto di candidatura per la redazione del Piano - è per noi amministratori del territorio una grande opportunità e una sfida. Come classe dirigente territoriale siamo chiamati a indicare, dal basso, il modo in cui intendiamo lo sviluppo e la crescita delle nostre comunità nei prossimi venti anni. E obbligati, in questo disegno corale e condiviso, a smussare eventuali tentazioni campanilistiche, le fughe a fare da soli che spesso hanno segnato il nostro lavoro, la distorsione del considerare le risorse a disposizione un obiettivo piuttosto che un mezzo. Da qui a qualche anno la Città diffusa del Basso Salento e l’Area Vasta di Lecce saranno i due poli strategici del territorio salentino. Senza nulla togliere al ruolo delle Province ma anzi nel tentativo di scrivere insieme, TerritoriProvince-Regione, una nuova governance orizzontale e verticale. E con la capacità di recuperare i risultati più apprezzabili delle esperienze di Area

Remigio Venuti

vasta già maturate, Progetti integrati, Consorzi e Unioni dei Comuni, Autorità di bacino, Gruppi di Azione Locale”. Un processo delicato. Dove i sette assi (identità e patrimonio culturale, capitale umano ed economia della conoscenza, crescita economica e qualità del lavoro, società dell’informazione e diffusione dell’Ict, welfare locale, territorio e sviluppo ecocompatibile, governance locale

e partecipazione) intorno a cui ruotava il progetto di candidatura per la redazione del Piano strategico del Sud Salento “Salento 2020” presentato dai Comuni di Casarano, Cursi, Sannicola, Galatone, Nardò, Melissano, Racale, Alliste, Supersano, Scorrano, Taviano, Neviano, Ruffano, e accolto nella scorsa legislatura dalla Regione Puglia, con all’attivo un milione e centomila euro finalizzati alla redazione definitiva, divengono base di partenza, altrettante suggestioni tematiche verso il Piano Strategico vero e proprio. Con l’obiettivo, riprendendo e ampliando le esperienze già vissute dei processi territoriali allargati, di incidere sulle macro-criticità ambientali, mobilità inclusa, tramite politiche e azioni capillari di contesto capaci di produrre nuova qualità territoriale. E disegnando una “visione al futuro”, sulle possibilità di sviluppo del territorio, dell’economia, della società locale: un vero e proprio work in progress difficile da racchiudere in un documento cartaceo e continuamente alimentato dalla condivisione dei processi da parte delle comunità e degli attori istituzionali coinvolti. “Noi per primi, sul territorio hanno sottolineato tra gli altri, nell’incontro del 3 aprile, i sindaci Venuti, Coppola, Siciliano, Accogli, Guidano, Macculi, D’Argento, Lia, Gigante, Carrozzo - abbiamo ben chiaro che cosa delle esperienze di Area Vasta finora abbia funzionato e che cosa no. Sarebbe sbagliato, oltre che diseconomico, azzerare tutto quel che è accaduto. Il punto invece è capire che cosa salvaguardare e che cosa, anche per la farraginosità dei meccanismi di funzionamento, vale la pena accantonare. Costruendo, sulle esperienze concrete, un nuovo orizzonte condiviso”.


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// Un mese in una pagina // QUESTIONE DI LOOK Ma come è possibile non averci pensato prima? Eppure la soluzione era sotto gli occhi di tutti. Ops, non sotto gli occhi, sotto il deretano. Già, proprio così, perché la sabbia della discordia, quella richiesta da Lecce per i suoi litorali, Alfredo Prete (presidente della Camera di Commercio) in testa, e negata da Brindisi a suon di carte bollate, era nel sottosuolo del territorio tra Squinzano e Veglie. Risale al Pleistocene, ed è l’antico litorale salentino di 1,2 anni fa. Insomma, come farci le sabbiature con un reperto archeologico. La scoperta è di un gruppo di studiosi dell’Università di Lecce. Suggestivo. E appropriato. Tanto, che Lecce è anche città di mare, chi se lo ricorda più? Roba da preistoria

IPSE DIXIT “La prima immagine che mi viene in mente è quella del topo che resta incastrato nella trappolina con la fetta di formaggio. Eccolo Antonio Rotundo: invitato da Confindustria ad un confronto con gli altri candidati sindaco sul tema delle tasse locali, accetta e conferma la presenza fino a dieci minuti prima dell’inizio dell’appuntamento. Poi si ritira misteriosamente”. Paolo Perrone, candidato sindaco di Lecce per la CdL Nuovo Quotidiano di Puglia, p.12, 8 aprile 2007 “Leggo la Gazzetta da quando avevo sette anni anche per via del fatto che mio nonno, Domenico Colaci, è stato corrispondente da Gagliano del Capo, all’epoca in cui gli articoli venivano recapitati alla redazione tramite lettera raccomandata ed arrivavano dopo diversi giorni”. Mario De Cristofaro, candidato sindaco di Lecce per i Socialpopolari - “La Gazzetta del Mezzogiorno”, p.2, 11 aprile 2007 “Vinceremo al primo turno, anche perché Paolo Perrone e Adriana Poli Bortone, che ha già dichiarato la disponibilità a ricoprire il ruolo di vicesindaco, sono la garanzia della continuità della buona amministrazione”. Raffaele Fitto, leader pugliese di Forza Italia “Corriere del Mezzogiorno”, p.6, 13 aprile 2007 “L’elettore di sinistra si è già convinto da tempo su chi votare. Il popolo di Rotundo risponde all’appello con una telefonata mentre il nostro ha bisogno di pensare, a volte sino ad un minuto prima di entrare nell’urna”. Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce “Corriere del Mezzogiorno”, p.3, 10 aprile “Il centrodestra leccese senza il valore aggiunto della Poli Bortone è destinato a dissolversi. Lo dice la gente, lo chiede la città che giriamo e consultiamo da settimane. Lecce vuole cambiare e per dimostrarlo darà una sonora lezione a chi ha governato sinora”. Antonio Rotundo, candidato sindaco di Lecce per l’Unione - “Corriere del Mezzogiorno, p.2, 10 aprile 2007

SE NE PARLA SE NE PARLA SE NE PARLA L’inquisizione Mantovano Neppure Paolo Perrone nudo sul suo sito internet elettorale lo aveva, evidentemente, stupito più di tanto. Ma davanti alla pubblicità di un grande magazzino d’abbigliamento di Lecce, Alfredo Mantovano parlamentare di An, proprio non è riuscito a far finta di niente. Il negozio in questione è City Moda; il manifesto “incriminato”, quello che ritrae una suora dallo sguardo languido; vestita, sì, di abiti monacali, ma solo fino alla vita. E dall’ombelico in giù, solo di uno slip striminzito e di un bel Alfredo Mantovano paio di calze autoreggenti. La trovata pubblicitaria, secondo il senatore, non urterebbe solo le suore, ma anche chi guarda alla Chiesa e ai religiosi con riconoscimento e gratitudine. “Dimostri il suo buon senso - ha esortato il senatore - l’amministratore dell’azienda e faccia sparire dalle pareti della città quell’offesa alla sensibilità di molti”. Missione compiuta.

Filanto. Crisi rientrata Hanno ricevuto mandato dall’assemblea dei lavoratori delle aziende del gruppo Filanto, i sindacati Filtea-Cgil, Femca-Cisl e Uilta-Uil, per condurre le trattative presso l’assessorato provinciale per le Politiche del Lavoro. Lo stato di agitazione dei lavoratori, culminato con lo sciopero del 10 aprile scorso, il primo nella storia di Filanto ad aver coinvolto decine di lavoratori in attività, si è concluso e i posti di lavoro sono salvi. Proclamato perché l’azienda I lavoratori del gruppo Filanto era pronta a chiedere la mobilità per 190 lavoratori in scadenza di cassa integrazione ordinaria, lo sciopero, ha indotto i vertici del gruppo ad accettare le richieste dei lavoratori: lo spostamento della “Labor” da Patù nella zona industriale di Casarano; la collocazione dei 60 operai di “Filanto spa” nella “Labor”, senza la costituzione di nuove società; la cassa integrazione ordinaria per i 130 dipendenti della “Labor”.

Cresce il turismo. Grazie al Creatore La sorpresa di Pasqua per il Salento è stato l’alto numero di turisti, forse non previsti, ma in fondo sperati, che hanno invaso coste ed entroterra. L’Apt (azienda di promozione turistica) della Provincia di Lecce ha emanato dati confortanti che fissano ad un 3-5% l’aumento Chiesa Santa Croce di presenze di visitatori rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Vincenzo Barba, sindaco di Gallipoli, ha attribuito i meriti dell’invasione turistica nella sua cittadina all’abilità degli operatori del settore, al buon operato dell’amministrazione da lui guidata e anche al Creatore, tirato in ballo, e non lo si ringrazia mai troppo, per aver regalato ai gallipolini un habitat così suggestivo. La Regione (assessore al Turismo, Massimo Ostillio) intanto organizza workshop per studiare strategie adeguate di sviluppo. Insomma, tutti sembrano concentrati sull’obiettivo. Una volta tanto, prima che l’estate abbia inizio.

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// Visto da sinistra //Visto da destra FILI E RONDÒ: SOLUZIONE DEFINITIVA DEL TRAFFICO A LECCE O ULTERIORE PROBLEMA? Carlo Benincasa, Capogruppo Ds, Comune di Lecce

Il dirigente dell’ufficio traffico, mobilità, viabilità e segnaletica del Comune di Lecce, Sergio Aversa, ha percepito un compenso di circa 120mila euro per la progettazione dei nuovi rondò che dovrebbero regolare il traffico cittadino. Tale abnorme parcella, è bene sottolinearlo, non rappresenta un abuso in quanto la legge consente al progettista un compenso fino all’1% del totale dei costi di realizzazione. Ciò che voglio in questa sede contestare è l’opportunità politica di un “premio” di questa entità ad un tecnico comunale, per un lavoro che i leccesi stanno imparando a odiare giorno dopo giorno. Il primo comune italiano ad adottare la rotatoria è stato quello di Lecco nel 1989. Oggi Lecce arriva con trent’anni di ritardo, proprio mentre i francesi (gli inventori del rondò) li stanno smantellando dai loro centri urbani. Una recente e dettagliata inchiesta a cura della redazione di Report (Rai3) di Milena Gabanelli, ha chiaramente dimostrato la loro inefficacia quando non pericolosità. Molti governi europei hanno infatti convenuto, per diverse ragioni, che la rotatoria è l’ideale nelle strade extraurbane mentre non sempre in città rappresenta la soluzione ottimale: rende la vita difficile ai pedoni, costretti ad attraversare molto lontano dagli incroci, non potendo beneficiare dei

“tempi morti” che negli incroci regolati da semaforo consentono agli utenti di attraversare. Nei pressi di ospedali e uffici di pubblica sicurezza l’uso è sconsigliato in quanto i rondò non possono fornire una corsia riservata (buona l’idea di farne uno di fronte alla Questura, quindi). Per chi usa la bicicletta, poi, i rondò sono una trappola mortale. Per una città come Lecce che si vanta di essere 16° in Italia per piste ciclabili pur non avendone costruita neanche una (come segnalato in una inchiesta del Tacco d’Italia), una scelta poco coerente. La rotatoria poi presuppone, per sua stessa natura, la pariteticità delle strade che collega e pertanto risulta complesso per chi guida gestire le precedenze tra auto e ancora di più fra mezzi pubblici e mezzi privati. Le rotatorie volute dall’Assessore alla (im)mobilità non sono adatte a Lecce: provocano incertezza e pericolo tra gli automobilisti, disincentivano gli utenti più deboli come pedoni e ciclisti e rende la nostra città una specie di circuito di Montecarlo. Stesso discorso vale per i fili e i pali del filobus: mentre da anni in Europa le principali città interrano i cavi appesi, per coniugare sicurezza e bellezza, a Lecce, città d’arte, il cielo si infittisce di una fitta ragnatela e pali neri spuntano in ogni dove. Mentre in Europa si sostituiscono i vecchi filobus con mezzi pubblici ecologici, anche ad energia solare, a Lecce si sceglie un mezzo di trasporto pubblico dall’elevato impatto ambientale. Un bus giurassico che rimarrà impantanato nel caotico traffico cittadino. I leccesi già ringraziano.

Gianni Peyla, assessore ai Trasporti, Comune di Lecce

Credo che in generale le nostre politiche sulla mobilità in questi anni siano state efficaci. Il problema del traffico in città è uno dei più sentiti dalla popolazione e, peraltro, coinvolge una serie di interessi non sempre facilmente conciliabili. La novità più significativa sicuramente è rappresentata dalla costruzione delle tangenziali, che hanno contribuito non poco a snellire la mobilità nel centro urbano e a ridurla in rapporto ai flussi in ingresso ed in uscita. Sono convinto che con il tempo i leccesi e le migliaia di cittadini che attraversano la città sapranno sfruttare al meglio le tangenziali. Com’è noto è anche una questione di abitudine e di cultura dell’utilizzo di questa arteria. Certamente le scelte che abbiamo compiuto sulle rotatorie e sulla metropolitana di superficie ci daranno ragione, nonostante la diffidenza generale. Sono soluzioni che senza dubbio allevieranno i problemi del traffico. Le rotatorie ci allineano alla tendenza di tutte le città europee e rispondono principalmente ad una esigenza di sicurezza. Per altro verso, esiste una problematica legata alla salute pubblica e alla salubrità dell’ambiente che non può essere ignorata e che è sempre costantemente alla nostra attenzione. E’ fin troppo evidente che l’inquinamento dovuto alla circolazione

stradale deve indurci a trovare soluzioni immediate e forti. E la costruzione della metropolitana di superficie va esattamente in questo senso. Nello specifico, con il filobus, oltre a quello che può rappresentare sul piano generale della mobilità nel nucleo urbano, risolviamo l’annoso problema della certezza dei tempi del trasporto pubblico, considerato che sfrutteremo le corsie preferenziali. Comprendiamo che tutto questo comporta qualche difficoltà e qualche problema per categorie particolari di cittadini, a partire dai commercianti, ma dialogheremo e lavoreremo insieme con tutti per trovare la soluzione migliore in ogni caso. Naturalmente anche nel caso della metropolitana di superficie esiste un problema di cultura dell’utilizzo che pian piano dobbiamo risolvere. Anche attraverso una attenta opera di sensibilizzazione e di incentivo al ricorso a questo mezzo di trasporto.

LE SCELTE CHE ABBIAMO COMPIUTO SULLE ROTATORIE E SULLA METROPOLITANA DI SUPERFICIE CI DARANNO RAGIONE, NONOSTANTE LA DIFFIDENZA GENERALE, ALLEVIERANNO I PROBLEMI DEL TRAFFICO, E CI UNIFORMERANNO ALLA TENDENZA DI TUTTE LE ALTRE CITTÀ EUROPEE


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//Controcanto

di Mimmo Pavone*

POLI-GRANDE ALBERO PERRONE-VASO DI COCCIO LA POLITICA “PER PROCURA” TRA RETI OCCULTE E DESERTO DI LEADER I

I

programmi elettorali sono praticamente uguali. A destra, a sinistra o al centro, i temi dominanti sono gli stessi: traffico, quartieri, commercio, marine, turismo, urbanistica, eccetera; e praticamente simili appaiono le ricette, le soluzioni a vecchi e nuovi problemi. La campagna elettorale per le Comunali di Lecce, sembra trascinarsi così, con stanchi rituali, senza guizzi, senza pensieri forti che possano attrarre l’attenzione degli elettori, o perlomeno guidarli nelle scelte. Il rischio è che, alla fine, tutto si traduca nella conta delle tribù familistiche e clientelari dei mille candidati al consiglio comunale oltre che dei candidati sindaci. Tutto qui. Nella vecchia logica dorotea della scalata al potere (?) per il potere. Dietro questo scenario si muove ben altro, e fa riferimento alle leadership locali in campo, all’interno di reti economiche e politiche non sempre decifrabili. La contesa, insomma, più che sui programmi e le visioni della città – una città importante e trainante per tutto il Salento (e, per immagine indotta, anche per la Puglia) – si gioca sui gruppi dirigenti, sulla rete in grado di realizzare quei progetti che nella sostanza si somigliano. Il perché la questione leadership sia diventata centrale nella contesa elettorale, rispetto alle visioni politiche, è da ricondurre certamente alla storica stratificazione sociale della città capoluogo, al personalismo-qualunquismo-trasversalismo prevalente in ampi settori della piccola e media borghesia locale e dell’ex sottoproletariato urbano, cosa che ha dettato le cadenze

della politica e delle oligarchie al potere. Ma non basta. In questo involucro c’è, anche e soprattutto, il sostanziale fallimento della politica leccese come generatrice di nuovi leader, di nuove reti di comando. E’ accaduto nello schieramento di sinistra, tre anni fa, con il richiamo alle armi di Giovanni Pellegrino quale Presidente-Cincinnato della Provincia. Sta accadendo oggi, a destra, con i nove anni di gestione di Adriana Poli Bortone del Comune di Lecce. Ma mentre a sinistra la macchina della produzione dei nuovi gruppi dirigenti in questi ultimi anni ha fatto emergere figure di rilievo (oltre a Lorenzo Ria, da Sergio Blasi a Loredana Capone, da Sandro Frisullo a Enzo Russo, da Antonio Rotundo a Dario Stefàno, e tanti altri ancora), a destra, invece, si è prodotto una desertificazione politica, con effetti di forte destabilizzazione. Basti pensare a ciò che è accaduto e sta accadendo in An. La presenza di una figura di spicco come Adriana Poli Bortone, ha impedito di fatto

A SINSITRA LA MACCHINA DELLA PRODUZIONE DEI NUOVI GRUPPI DIRIGENTI HA FATTO EMERGERE FIGURE DI RILIEVO. A DESTRA SI È PRODOTTA UNA DESERTIFICAZIONE POLITICA, CON EFFETTI DI FORTE DESTABILIZZAZIONE

la crescita di un gruppo dirigente di primo livello. E quando qualcuno si è affacciato – vedi il caso Mantovano – è stata battaglia a tutto campo, fino alla formazione di pericolose liste civiche – come quella di Congedo-Mantovano che servono solo a fare la conta delle truppe dell’una e dell’altra parte ma tutte all’interno dello schieramento di An. “Sotto i grandi alberi non cresce niente”, diceva il saggio. Ed è difficile dunque che sotto “il grande albero” della Poli Bortone oggi possano crescere figure tenute al fresco delle fronde, in un ruolo di secondo piano. Come abbiamo visto, è molto difficile che questa pianta possa crescere in An, ma è ancora più difficile che a Lecce possa crescere la pianta di un candidatoleader di un altro partito dello stesso centrodestra che non sia di An. Siamo al forzista Paolo Perrone, appunto, caduto in una trappola dalla quale non è facile uscire. La Poli da un lato e Fitto dall’altro: la Poli futuro vicesindaco dell’attuale vicesindaco, e Fitto onnipresente in tutte le mosse di Perrone. L’ultimo screzio nel consiglio comunale di Lecce sulla mancata votazione del progetto del nuovo cimitero, ne è un esempio. Una Poli irritata prese a “schiaffoni politici” Perrone, a suo dire incapace di gestire il gruppo consiliare di Forza Italia. Ma la Poli, poi, la pace mediatica non l’ha fatta con chi prese i ceffoni, ma con Fitto Tutto per procura, appunto. *Direttore responsabile quotidiano “Il Paese Nuovo”

INDOVINA CHI È

“Bestiario pubblico. Ovvero: come nascono nuovi improbabili personaggi sulla scena”

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Tacco_36  

Tacco, Il Business della pazzia