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DOMENICA 10 NOVEMBRE 2013 A N N O X N . 41

SETTIMANALE DIOCESANO

DI

€ 1.00

CAGLIARI

Nella foto di Roberto Pili, un’immagine del recente SlotMob a Cagliari.

A chi va il nostro voto VITTORIO PELLIGRA

ono troppi anni ormai che lo Stato, con la volenterosa solerzia dei concessionari del gioco d’azzardo legalizzato, e con una ipocrisia che può suscitare solo sdegno, sta facendo diventare il nostro Paese un casinò a cielo aperto. Ma cosa si può fare? Farsi sentire affermando con forza – “Noi non stiamo più a questo gioco!” Intorno a questo slogan si sono raccolti in questi ultimi mesi, la campagna nazionale è partita ad agosto, più di novanta associazioni a livello nazionale e centinai a livello locale, le più diverse, da Libera, a Banca Etica, da Avvenire a Città Nuova, dalla CVX al Movimento dei focolari, fino alle più piccole, fino ai gruppi spontanei e ai comitati i più vari. Per dire no ad un’industria che lucra sulla disperazione dei più fragili e disperati. E dire invece si, un grande si, a tutti quegli esercizi commerciali, che a costo di minori incassi, hanno scelto per convinzione etica, di andare controcorrente, togliendo o non installando direttamente, le slot-machine. Nasce da questa idea la campagna “Slot-Mob: un bar senza le slot ha più spazio per le persone”. A Cagliari, nel giugno scorso, a margine di un convegno, tre economisti mettono su un esperimento. Proviamo ad usare il mercato - si dicono - dando forza e responsabilità ai consumatori, mettendoli nelle condizioni di premiare i comportamenti virtuosi, come quelli dei locali slot-free. Organizziamo una campagna di sensibilizzazione e di azione nella quale le persone, in quante più città possibili possano “vo-

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tare con il portafoglio”. Ecco l’idea chiave, il voto col portafoglio. Si sceglie un bar, in questo caso, che ha rinunciato alle slots, e lo si mette sotto i riflettori delle persone, delle tv, dei giornali, delle radio, in modo da dare visibilità a questa scelta virtuosa e poi si organizzano un gruppo di 100, 200, 300, tanti più si è meglio è, persone che insieme vanno a fare colazione o a prendere l’aperitivo in quel bar, proprio per esprimere un voto favorevole con il loro atto di consumo, e per compensare anche economicamente, il gestore che ha rinunciato ai profitti del gioco d’azzardo. L’idea è esplosa in poco tempo. Le città coinvolte originariamente erano tre: Milano, Cagliari, Roma. Ad oggi gli Slotmob sono stati 10, in altrettante città (questa settimana a Palermo), altri 20 si stanno organizzando e si stima di arrivare a più di 100 città entro maggio, quando si terrà la manifestazione finale a Roma. Dietro gli Slotmobci sono alcuni aspetti di fondo particolarmente importanti: innanzitutto la dimensione culturale. Perché diciamo no al gioco d’azzardo, non solo per le famiglie rovinate dalla ludopatia, per i costi sociali altissimi che la diffusione del gioco sta producendo e continuerà a produrre per anni ancora, non solo per gli elevatissimi rischi d’infiltrazioni criminali in un business sempre “al confine”. Certo per tutto questo, ma soprattutto per contrastare una cultura che vede nella “dea fortuna” l’artefice del nostro futuro. Solo se vinco al gioco ho la possibilità di “svoltare”, di riuscire nella vita. Ma la felicità non è la fortuna al gioco; la propria “fortuna” arriva col tempo, la fatica,

l’impegno e l’attesa. Sempre più ci vengono indicate facili scorciatoie verso il nulla e sempre meno invece quelle strade strade in salita che, pur faticose, pagano sempre. Generazioni cresciute con il mito della vincita e dell’arricchimento facile che futuro daranno alle nostre comunità? Ecco perché Slotmob è innanzitutto una sfida culturale. Poi è anche una sfida economica, un esperimento si diceva all’inizio, perché il “voto col portafoglio” è una metodologia che può essere applicata ad ogni gesto d’acquisto e di risparmio, ad ogni prodotto, ad ogni servizio. E’ un voto, perché attribuisce a ciascun consumatore la possibilità di premiare o di punire una certa impresa, ma a differenza del voto politico, quello con il portafoglio si traduce quel giorno stesso in maggiori o minori profitti per quella stessa impresa. Questo fatto rende le imprese altamente sensibili ai comportamenti dei consumatori. E quando questi diventano responsabili, le imprese si adattano diventando responsabili. Un terzo aspetto importante connesso all’iniziativa degli Slotmob ha a che fare col fatto che i cittadini non devono andare a traino della politica, la devono precedere e guidare. Non possiamo aspettare leggi e regolamenti dall’alto per scegliere e per decidere cosa gli piace oppure no. I cittadini anticipano la politica, agiscono e poi la politica fa le sue scelte, sapendo però che alcune poi, in tempo d’elezioni, saranno più apprezzate e altre meno. segue a pagina 2

SOMMARIO SOCIETA’

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Parla Salvatore Usala: “Lo Stato ascolti le famiglie dei disabili” GIOVANI

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Ivano Argiolas: “Pioniere negli States con l’amore per i sardi” CAGLIARI

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Padre Salvatore Morittu: “Fermate la dipendenza da gioco d’azzardo” CHIESA

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Mons. Puddu introduce alla lettura della nuova Lettera Pastorale PAESI TUOI

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A Settimo Russia cristiana e la Divina Liturgia: la bellezza della fede


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IL PORTICO DEL TEMPO

il Portico

DomeNicA 10 Novembre 2013

Discontinuità territoriale. Ne parliamo con uno steward, Pierpaolo Pretta, e una sociologa, Adelasia Divona.

Nell’effetto domino delle nuove tratte aeree a pagare il conto sono comunque i lavoratori MASSIMO LAVENA ENGONO SPESETANTE parole sulla crisi di Meridiana, sulle cause, sui problemi del lavoro. Anche i sindacati sono su posizioni differenti, la Usb ha sempre rifiutato la politica di dismissione di Meridiana e la progressiva fusione con la consociata Air Italy, che portava in dote contratti molto meno favorevoli. Un'altra sigla, la Ugl, ha denunciato proprio in questi giorni le ricadute negative del percorso intrapreso da Meridiana. Pierpaolo Pretta, steward, membro della IATA (Associazione internazionale del trasporto aereo), sindacalista della Ugl per Meridiana ci aiuta a comprendere la situazione. Quale lettura dare della crisi di Meridiana? La logica è purtroppo da sempre quella dei numeri: Meridiana ed il suo management hanno deciso di non partecipare al bando della continuità territoriale perché, a detta loro, le compensazioni economiche non sono sufficienti neppure per coprire le spese necessarie al mantenimento delle macchine e del personale su una determinata base. A

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conti fatti quindi, Meridiana e le maggiori compagnie aeree italiane che da anni provano faticosamente a reggere gli oneri del servizio pubblico imposti dalla continuità territoriale - lasciano le rotte coinvolte perché non ce la fanno ad operare collegamenti che spesso sono in forte perdita. Il ritorno economico è sostanzialmente raggiungibile, su determinate direttrici, solo nel periodo estivo. Il resto dell’anno rappresenta una sostanziale rimessa. Le ricadute dirette di queste scelte si abbattono come mannaie sulla forza lavoro. Questa volta le conseguenze sono pesantissimetto gli aeroplani

fermi a tempo indeterminato, ed il personale di una base intera, Cagliari, in cassa integrazione. Con la rinuncia alla continuità territoriale su Roma e su Milano, si è decretata la chiusura almeno momentanea della base. Tale chiusura ha inevitabilmente innescato un effetto domino che ha prodotto una crisi nell'indotto aeroportuale, dichiarata dalla Sogaer, con la messa in mobilità di circa 62 persone. Chi ne paga le spese maggiori, in questa come in altre aziende, sono sempre i lavoratori. Quali sono le valutazioni sul rapporto con Air Italy, compagnia acquisita da Meridiana ?

Non possiamo parlare di danneggiamento dell’immagine e della professionalità, perché i colleghi di Air Italy sono anch'essi ottimi professionisti, grandi lavoratori, e la partnership con loro finirà com'è finita quella burrascosa con Euroflyin pacifica armonia. Ciò che rischia di essere estremamente rischioso, se scendiamo invece sul terreno del dettato contrattuale, è piuttosto una pericolosa fuga in avanti verso un sempre più spinto risparmio sul costo del lavoro. In questa direzione, stigmatizziamo la firma avvenuta due settimane fa del rinnovo, per il periodo di tre anni, del contratto Air Italy, prodromo, nelle intenzioni degli attori di quella partita, ad un’unificazione contrattuale, secondo noi verso il basso, delle aziende del gruppo Meridiana. A quella trattativa contrattuale la Ugl Trasporto Aereo non ha partecipato, e non per sua volontà. Se presenti, non avremmo mai permesso una cosa del genere, soprattutto in un momento nel quale la ricerca di uno storico accordo che consenta di avere, per la prima volta, una stesura contrattuale di livello nazionale che faccia da cornice e da battente minimo rispetto alle regole di questo settore, può dav-

vero vedere la luce. I dipendenti Air Italy, con questo improvvido rinnovo voluto dall’azienda e da alcune sigle sindacali, sono, a nostro giudizio, stati danneggiati, così come quelli Meridiana, che vedono più vicina e più probabile un’armonizzazione contrattuale al ribasso. C'è un futuro per i trasporti da e per la Sardegna? Mi verrebbe cinicamente da dire "chi è causa del suo male, pianga se stesso". Questa pesante affermazione va intesa in senso politico, perchè la classe dirigente sarda si lamenta del progressivo abbandono dell'isola da parte delle compagnie tradizionali, ma di concreto non fa nulla affinché cambi. È stato sollevato un polverone infinito sulle cifre date in passato ad Alitalia e a Meridiana per coprire gli oneri della continuità territoriale, ma nessuno ha mai parlato di quanto dato alle ben note compagnie aeree low cost. Perché? E perché le compagnie aeree italiane non possono usufruire dello stesso trattamento? Quali sono i vantaggi che traggono le regioni che pagano le compagnie low cost? Forse è proprio vero che chi è causa del proprio male pianga se stesso!

dette conseguenze inaspettate della loro decisione politica, per dire che questa decisione dei nove mesi tutti uguali e nove mesi solo per i sardi residenti che mantengono il privilegio. Rispetto a questo atteggiamento spacciato come benefico per i sardi tutti, su quali basi sono state valutate le conseguenze? Perché questo governo regionale gioca a nascondino considerando peraltro l'avvallo di quella cosa atroce della cancellazione dei voli se non sono pieni al 50%? Da una risposta del ministro Lupi ad una interrogazione del parlamentare Pili, risulta che si tratti di una modifica fatta addirittura su richiesta della Regione stessa. Cosa può scaturire da questa situazione?

Noi siamo imprigionati, chi dentro e chi fuori: siamo comunque reclusi. Pensiamo a un libero professionista che decida di lavorare sia nel posto dove vive sia in Sardegna, trovandosi magari partner nell'Isola, e che periodicamente viene in Sardegna. In estate, da professionista residente fuori, praticamente smetto di venire in Sardegna per i costi improvvisamente elevati. Allora a quel punto viva “santa” Ryanair, viva il libero mercato. Che senso ha firmare convenzioni che ci danneggiano? Resto perplessa per decisioni vendute “per il bene dei sardi”. Se la Madre Patria ti respinge non ha senso tornare: allora il mio futuro me lo costruisco lontano. Cosa spaventa negli emigrati? C'è un timore di fondo rispetto alla categoria “emigrati”, perché portatori di un senso critico proprio perché svincolati dal voto. Ci possiamo esprimere liberamente in riferimento sulle politiche regionali che dall'esterno viviamo come deleterie: sia le scelte dell'attuale governo regionale sia le potenziali scelte del futuro. Noi abbiamo questa diminutio che non abbiamo il diritto di voto, ma se lo vogliamo abbiamo il valore aggiunto della critica. Ma attenzione: nel mondo dell'emigrazione ci sono tanti interessi.

Emigrati, una categoria amata solo nove mesi La sociologa Adelasia Divona: “La Regione è matrigna” MA. LA. E OPINIONI RELATIVE alla crisi dei trasporti da e per la Sardegna sono continuamente in evoluzione. Non passa giorno che tra annunci di nuovi cassaintegrati da parte di Meridiana, comunicati relativi alla situazione finanziaria di Alitalia, dubbi e polemiche sul contenuto della cosiddetta nuova continuità territoriale si apra qualche nuovo fronte. L'ultimo, scoppiettante e particolarmente chiassoso, nasce da una polemica in corso in seno al mondo dei sardi emigrati: da un lato si oppone alla Regione una dura critica perché nel piano dei trasporti aerei le tariffe durante i mesi estivi subiranno un aumento sino a tre volte

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segue dalla prima

il prezzo pagato dai residenti; dall'altro si prospetta una certa non intraprendenza da parte dell'associazionismo degli emigrati davanti alla prospettiva di apparire sempre più “sardi per finta”. Il grande nodo resta la debolezza elettorale dei sardi emigrati in Italia ed all'estero per le Regionali, fattore che li porta al di fuori da una reale appettibilità politica. Adelasia Divona, sociologa, già campionessa italiana di pallamano difendendo la porta della De Gasperi di Enna, è stata per tre anni responsabile della cultura del circolo dei sardi di Udine, città nella cui provincia risiede. Sardegna madre o matrigna? La Regione non facilita il rientro degli emigrati. La nuova cosiddetta continuità porta a fare varie valutazioni: il costo del servizio è uguale

per nove mesi l'anno e diversificato i tre mesi l'anno che per l'economia della Sardegna sono i più importanti. E qui bisognerebbe aprire un capitolo su quanto concerne la destagionalizzazione dei flussi, visto che la Sardegna è un luogo turisticamente appettibile circa 10 mesi l'anno: questo è un fattore da tenere in conto. Poi bisogna vedere il cambiamento delle regole del gioco laddove si dice che se un vettore non riempie l'aereo per il 50% il volo può essere cancellato: è un'altra discriminante pesante scelta dalla Regione con un atteggiamento veramente miope. Davvero non si capisce come possa essere spacciato per provvedimento adottato per il bene dei sardi. Vorrei capire se sono state fatte valutazioni delle cosid-

E non è un caso quindi che in questi mesi tante amministrazioni locali, tra cui anche quella di Cagliari, abbiano aderito formalmente a Slotmob, prendendo impegni concreti a favore della prevenzione e della lotta alle ludopatie, che un inter-gruppo parlamentare ha già convocato diverse audizioni per approfondire il tema e che diverse proposte di legge nazionali e regionali, siano state presentate di questi tempi per la regolamentazione del settore. Gli Slotmobamplificano la voce dei cittadini che vogliono dire “si” ad un bar che ha più spazio per le persone, che ha rinunciato a far profitti sulle fragilità dei più disperati, che promuove una cultura della responsabilità e dell’impegno. A volte dire questo “si” è facile come bere una tazzina di caffè.


DomeNicA 10 Novembre 2013

IL PORTICO DEGLI EVENTI

Il caso. Parla Tore Usala, il battagliero segretario del Comitato 16 novembre, malato di Sla.

“Famiglie imprigionate senza colpa, il Governo è lontano dai disabili” Pubblichiamo l’intervista concessa a Radio Vaticana in cui Salvatore Usala ricorda Raffaele, il malato di Sla morto dopo giorni di presidio al Ministero dell’Economia FABIO COLAGRANDE UNA SETTIMANA dalla morte di Raffaele Pennacchio, il malato di Sla deceduto al termine di due giorni di presidio davanti al Ministero dell’economia, il Comitato 16 novembre, di cui era Consigliere direttivo, chiede in una lettera al Governo di attuare in tempi rapidi gli accordi raggiunti il 23 novembre scorso per la tutela dei diritti dei disabili e dei disabili gravissimi. La Radio Vaticana ha intervistato Tore Usala, segretario del Comitato 16 novembre, malato di Sla, residente a Monserrato, in Sardegna. Che significato assume per voi la morte di Raffaele Pennacchio? Era un caro amico, un fratello, è morto da eroe, combattendo. In sua memoria continueremo la battaglia. Nell'incontro col governo ha detto piangente: fatte presto, i malati terminali non hanno tempo! Questo è il suo testamento, noi onoreremo il suo desiderio, sino alla morte. Come descriverebbe quest’uomo che

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Uno dei tanti presìdi dei malati di Sla a Roma.

ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a lottare per i diritti di tutti i malati gravi come lui? Raffaele era un medico e una persona eccezionale. Lavoratore instancabile, curava la posta ed il blog. Invidiavo la sua calma determinata, ci mancherà un prezioso consulente medico e politico, purtroppo era un ineludibile. Quali erano le richieste che il vostro Comitato ha portato in Piazza a Roma davanti al Ministero e quali risposte concrete avete ottenuto? Il Comitato 16 Novembre ha fatto un progetto completo, Restare a Casa. Prevede il rientro al domicilio da strutture sanitarie con risparmi del 50% per il servizio sanitario. Abbiamo anche chiesto di portare a 600 milioni il fondo della

non autosufficienza. Purtroppo nella sanità comandano le lobby, non c'è verso di contrastarle, ma la battaglia è lunga, vedremo alla fine. Abbiamo ottenuto un impegno scritto, vediamo se mantengono la parola, altrimenti il 22 gennaio saremo a Roma. Quali difficoltà incontrano oggi in Italia i malati di Sla e i loro familiari nel ricevere assistenza? Tutti i malati gravissimi vivono uno stato di totale abbandono da parte delle istituzioni, le famiglie sono imprigionate in casa senza colpa. Solo in pochissime regioni esiste un aiuto concreto. Abbiamo proposto il Modello Sardegna, dove un tracheostomizzato ha un finanziamento sino a 47.000 €, ma il Governo è lontano anni luce dai pro-

blemi dei disabili, preferisce fare inconcludenti commissioni e tavoli tecnici. Pensa che la morte di Raffaele smuoverà un po’ l’influenza della politica? Non ci credo nemmeno un po', fra 10 giorni Raffaele sarà un morto come tanti, penseremo noi a ricordare tutti i morti con le nostre lotte. C'è un parallelo, i morti di Lampedusa, nessuno ne parla più, e non hanno fatto nulla. Cosa pensa il Comitato 16 novembre delle critiche che molti vi rivolgono per la forma estrema delle vostra protesta? Sono puerili e banali, dette da associazioni che fanno solo chiacchiere e amano sedersi ai tavoli tecnici. Così facendo hanno assistito inermi a 2.500 milioni di tagli nel sociale. Noi siamo malati estremi, ogni giorno muore qualcuno, facciamo lotte spinte per la vita, altrimenti non ci considera nessuno, la nostra è una vera calamità naturale. La prossima volta saremo più determinati e cinici. Lei ha anche scritto a Papa Francesco. Quali richieste ha inviato al Pontefice? Papa Francesco è un uomo speciale, ha dato una svolta alla Chiesa eliminando interessi e privilegi di pochi per dare voce al popolo, è un combattente. Gli ho chiesto di venire al nostro presidio, so bene che non poteva schierarsi contro il governo italiano, ma sono certo che prega per noi.

La nottata più lunga vissuta in presa diretta Tore Usala ricorda per noi quella interminabile notte SALVATORE USALA

opo l'incontro col Sottosegretario Baretta del 22 ottobre, alla fine, gli abbiamo comunicato che il presidio continuava anche la notte. Baretta ha accolto la notizia con un sorriso ironico, come dire "fatti vostri, io vado a casa". Una volta usciti abbiamo discusso dell'incontro del giorno dopo, qualcuno mangia un panino, c'è chi riposa, chi risponde ai giornalisti, chi fa foto. La sera passa veloce, arriva il buio, è ora di cena: l'amico Yassir porta da mangiare, pasta al tonno e ceci con cotiche, non manca il vino. La serata si rinfresca, saltano fuori felpe e giacche, Raffaele si mette sopra una coperta, fa freddo, sono le 22. Sono tre giorni che non prendo alimenti, mi sento debole, la pressione bassa, 90 su 50, mi faccio dare 300 ml. d'acqua con 3

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bustine di zucchero, è un sollievo, per ora, sto meglio. Fa sempre più freddo, sono preoccupato, non siamo attrezzati: 2 gazebo, 6 brandine, una tenda e poche coperte, sarà una lunga notte per i 25 rimasti. Alle 23,30 decido di andare a dormire, nel mio furgone, chiaramente sto in carrozzina, opportunamente basculata, non è il massimo, ma sono abituato a sopportare. Ho il corpo martoriato, da 15 ore sono seduto, fortunatamente ho una soglia del dolore alta, ma sono così stanco che mi addormento di sasso. Verso le 5 mi sveglio, mia moglie Josy si agita nel materassino, fa un chiasso tale che non posso più dormire. Dopo un'ora si alza, c'è un freddo cane, fuori gelano, i miei assistenti entrano nel furgone, sono intirizziti, sono stati eroici.

Raffaele Pennacchio durante l’ultima notte davanti al Ministero dellìEconomia.

C'è chi ha dormito nel furgone su un sedile, chi in brandina, Raffaele dentro la sua ambulanza, sempre in carrozzina, chi si è accontentato di una sedia. Alle 7,30 Yassir porta i cornetti, si mangia, io mi accontento di acqua e zucchero, voglio prevenire svenimenti, non vorrei far spaventare qualche Sottosegretario. Alle 8 esco fuori, gli amici fanno colazione, c'è chi si è lavato al ministero, gentilmente concesso, ma sono tutti stanchi e infreddoliti, un bel caffè è cosa gradita.

Spunta un tiepido sole, la giornata sembra bella, alle 9,30 arriva Marco Espa, Consigliere Regionale sardo, scambiamo 4 chiacchiere, conveniamo gli argomenti dell'incontro. Arriva anche il Direttore Marika Batzella, delegata dall'Assessore alla sanità Sardegna, Simona De Francisci. Marco e Marika illustreranno il Modello Sardegna. Alle 10,30 saliamo su per l'incontro, è stata una lunga notte, ma tutto passa, andiamo a battagliare, dobbiamo vincere.

il Portico

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blocnotes SIAMO CON VOI, RAGAZZI

Tore e Ivano, due sardi da imitare Un’altra volta controcorrente, come sempre nella storia di questo giornale. Non ci uniamo affatto a quanti - anche in certi ambiti più soft - hanno accusato i malati di Sla di esagerare. Non siamo d’accordo, per nulla, con quanti dicono “avete ragione, però...”. Certo, seguiamo con apprensione la loro durissima battaglia ingaggiata con lo Stato. Ma stiamo con loro, fin dai primi minuti della vicenda che ha visto il Comitato 16 novembre in prima fila per difendere gli ammalati e le loro famiglie. Qualcuno ha proposto l’onorificenza del Sardus Pater per Tore Usala: è quella che in passato è andata a mostri sacri del calibro di Giovanni Lilliu. Non sappiamo se Tore accetterebbe, anche se si tratta di un riconoscimento sempre più probabile. Ma pensiamo lo baratterebbe volentieri con un po’ più di compagnia, nel suo prossimo viaggio a Roma, per chiedere semplicemente di vivere. Già, perchè se c’è una cosa che colpisce è proprio quel grido, dimenticato da molti: “Viva la vita”, che nei giorni scorsi campeggiava sullo striscione piazzato sul Bastione per

ricordare Raffaele Pennacchio, morto dopo l’ultima protesta. Tore Usala è simbolo di tutti i sardi autentici, quelli che non aspettano regalìe o elemosine da uno Stato padrone. L’abbiamo già scritto su queste colonne: è un esempio da imitare, complice forse la sua origine sindacale. Simbolo di quei sardi che odiano gli equilibrismi e i tatticismi, quei sottili “dire e non dire” così tipici della politica di oggi. E’ significativo che abbia scelto di regalarci la cronaca di quell’ultima notte, così triste eppure così carica di presagio. Uno Stato che costringe i suoi figli più deboli, i “gravissimi” (come li chiama un’odiosa definizione), a scendere in piazza attaccati alle macchine che garantiscono loro la sopravvivenza, ha l’obbligo di fermarsi a riflettere. L’altro esempio è Ivano Argiolas, che non ha accettato di restare inerte con la patologia che lo accompagna. Ha accettato di varcare l’oceano, per raccogliere una speranza e offrirla a chi vive come lui. Leggete la sua intervista a pagina 5, numerosi passaggi fanno davvero riflettere sulla vita. Oggi Tore e Ivano sono due esempi da proporre ai più piccoli, ai più giovani. Capaci di andare controcorrente in nome di un ideale. Sergio Nuvoli


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il Portico

IL PORTICO DEL TEMPIO

DomeNicA 10 Novembre 2013

Il Papa. Ricordati tutti i cristiani che hanno perso la vita a causa delle persecuzioni.

La santità è una vocazione per tutti, è una strada con il volto di Gesù Cristo ROBERTO PIREDDA LL’ANGELUS DI DOMENICA il Santo Padre si è soffermato sul vangelo del giorno che presentava la scena dell’incontro tra Gesù e Zaccheo. Il Papa ha sottolineato in particolare il desiderio di Dio di poter far arrivare la sua salvezza ad ogni uomo: «non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli». Il gesto di Zaccheo rappresenta la fiducia che deve animare ogni uomo nell’aprirsi alla misericordia di Dio: «guardiamo Zaccheo, oggi, sull’albero: il suo è un gesto ridicolo, ma è un gesto di salvezza. E io dico a te: se tu hai un peso sulla tua coscienza, se tu hai vergogna di tante cose che hai commesso, fermati un po’, non spaventarti. Pensa che qualcuno ti aspetta perché mai ha smesso di ricordarti; e questo qualcuno è tuo Padre, è Dio che ti aspetta! Arrampicati, come ha fatto Zaccheo, sali sull’albero della voglia di essere perdonato; io ti assicuro che non sarai deluso. Gesù è misericordioso e mai si stanca di perdonare!». In occasione della Solennità di Tutti i Santi all’Angelus Papa Francesco ha richiamato la concretezza del cammino di fede dei Santi: «i Santi non sono superuomini, né sono nati perfetti. Sono come noi, come ognuno di noi, sono persone che

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prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale, con gioie e dolori, fatiche e speranze. Ma cosa ha cambiato la loro vita? Quando hanno conosciuto l’amore di Dio, lo hanno seguito con tutto il cuore, senza condizioni e ipocrisie». Nella stessa occasione il Santo Padre ha ricordato la chiamata universale alla santità: «essere santi non è un privilegio di pochi, come se qualcuno avesse avuto una grossa eredità; tutti noi nel Battesimo abbiamo l’eredità di poter diventare santi. La santità è una vocazione per tutti. Tutti perciò siamo chiamati a camminare sulla

via della santità, e questa via ha un nome, un volto: il volto di Gesù Cristo». Al termine dell’Angelus il Papa ha posto l’accento sull’impegno nella preghiera per i cristiani «che hanno perso la vita a causa delle persecuzioni» e anche per quanti «sono morti assaliti dalla sete, dalla fame e dalla fatica nel tragitto per raggiungere una condizione di vita migliore». Nella Messa celebrata al Cimitero romano del Verano in occasione di Tutti i Santi Papa Francesco ha indicato con chiarezza come l’esistenza di ciascuno possa essere illuminata dalla speranza nella vita

eterna: «possiamo entrare nel Cielo soltanto grazie al sangue dell’Agnello, grazie al sangue di Cristo. È proprio il sangue di Cristo che ci ha giustificati, che ci ha aperto le porte del Cielo. E se oggi ricordiamo questi nostri fratelli e sorelle che ci hanno preceduto nella vita e sono in Cielo, è perché essi sono stati lavati dal sangue di Cristo. Questa è la nostra speranza: la speranza del sangue di Cristo! Una speranza che non delude. Se camminiamo nella vita con il Signore, Lui non delude mai!». Al termine della Celebrazione Eucaristica il Papa ha ricordato i profughi morti in mare nell’ultimo periodo e quanti sono sopravvissuti nelle stesse circostanze, auspicando per loro delle condizioni di vita davvero degne. In settimana all’Udienza generale il Santo Padre ha approfondito il tema della “comunione dei santi”: «la Chiesa, nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna. Questa relazione tra Gesù e il Padre è la "matrice" del legame tra noi cristiani […] la nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri […[ dico questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana».

pietre DOPO L’ULTIMA INTERVISTA

Il saluto commosso a Padre Ignacio Nella notte di lunedì scorso, è morto il padre cappuccino fra Ignacio Larrañaga. Ne ha dato notizia il sito dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Abbiamo motivo di ritenere che quella realizzata da Massimo Pettinau, e pubblicata sul numero scorso del nostro settimanale, sia dunque la sua ultima intervista. Nello spirito originario di questa rubrica, rendere onore alle “pietre” che costituiscono l’edificio della Chiesa, ne proponiamo un breve profilo. Durante il suo instancabile lavoro pastorale, Ignacio Larrañaga, la mattina del giorno 28 di ottobre 2013, a Guadalajara (Messico), è passato al Padre celeste. Si è conclusa così la sua vita dedicata a portare il Dio vivo e vero nei cuori degli uomini. Fra Ignacio nacque a Loyola il 4 maggio 1928. Ordinato sacerdote in Pamplona, dopo pochi anni è mandato in Chile, dove inizia a svolgere una larga attività evangelizzatrice. Nel 1965 fonda il Centro di studi francescani e pastorali (CEFEPAL), dedicandosi per una decina di anni a intensa animazione francescana postconciliare in vari paesi dell’America Latina. Nel 1974 in Brasile darà avvio ai ritiri settimanali chiamati “Incontro - esperienza di Dio”, che condurrà instancabilmente per ventitre anni con la partecipazione di decine di migliaia di persone. Nel 1984 comincia l’opera più importante della sua vita “Laboratori di preghiera e vita”, riconosciuta dalla Santa Sede come efficace metodo della nuova evangelizzazione (www.tovpil.org) a cui dedicherà gli ultimi trent’anni, percorrendo più di 40 paesi del mondo. Fra Ignacio è autore di diciasette libri, tradotti in più di dieci lingue. Tra i più noti: “Mostrami il tuo volto”, “Nostro fratello di Assisi”, “Il Povero di Nazareth”, “Salmi per la vita”, “Il silenzio di Maria”, “Dalla sofferenza alla pace”, “Matrimonio felice” e la sua autobiografia spirituale “La rosa e il fuoco”.

MESSICO

Continue minacce ai sacerdoti foto roberto pili

Hanno collaborato a questo numero: Vittorio Pelligra, ricercatore di economia politica all’Università degli Studi di Cagliari, Massimo Lavena, giornalista professionista del Centro Televisivo Vaticano, Fabio Colagrande, giornalista di Radio Vaticana, Salvatore Usala, Segretario del Comitato 16 Novembre, don Roberto Piredda, Direttore dell’Ufficio diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica e insegnante di religione al Liceo Dettori, Maria Chiara Cugusi, giornalista professionista, Matteo Venturelli, giornalista pubblicista, Carlo Veglio, giornalista pubblicista, Giovanni Lorenzo Porrà giornalista pubblicista laureato in Filologie e Letterature Classiche e Moderne, don Andrea Busia, studente al Pontificio Istituto Biblico di Roma, Roberto Comparetti, giornalista pubblicista e vicedirettore Radio Kalaritana, mons. Franco Puddu, Vicario Episcopale per la Pastorale e parroco di N.S. delle Grazie in Sestu, Maria Grazia Catte, salesiana cooperatrice e catechista della parrocchia SS. Redentore (Monserrato), Fadi Rahi, missionario redentorista, Franco Camba, segretario del Rettore del Seminario Regionale Sardo e insegnante di religione, Maria Vittoria Pinna, collaboratrice di Radio Bonaria, autrice del blog Annavercors, mons. Tore Ruggiu, Vicario episcopale per la vita consacrata e parroco di N. S. delle Grazie in Sanluri. Il direttore della testata, Sergio Nuvoli, è giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza e ha un master in Economia e Finanza etica. La tiratura di questo numero è stata di 4000 copie, 200 in più del precedente. Il giornale non pubblica, e non ha mai pubblicato, articoli di agenzie di stampa.

Non si ferma l'ondata di violenza in Messico e anche i sacerdoti sono stati vittime di tentativi di estorsioni telefoniche da parte delle bande criminali. Almeno tre sacerdoti sono stati contattati dai malviventi, i quali hanno detto loro di aver rapito un parente o li hanno minacciati di aggressioni se non avessero consegnato somme di denaro. Non sono comunque episodi isolati, dal momento che in molte regioni del paese si sono verificati casi simili, come in altri Stati. I sacerdoti coinvolti hanno comunque ignorato le minacce e si sono rivolti alle autorità per avere protezione.


DomeNicA 10 Novembre 2013

IL PORTICO DEI GIOVANI

il Portico

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Storie di sardi. Intervista con Ivano Argiolas, il presidente della Thalassa Azione, dopo il trapianto negli States.

Oltre l’oceano con un cuore grande così per dare una grande speranza a tutti i sardi Il 39enne di Monserrato racconta preoccupazioni, progetti e ansie prima e dopo l’intervento che potrebbe aprire nuove ipotesi di ricerca per curare la thalassemia

causa della chemioterapia che mi ha mandato in aplasia. In sostanza i miei valori di difesa immunitaria si sono azzerati. Ora sono fuori pericolo e, anche se lentamente, la situazione sta tornando alla normalità. Tuttavia sto continuando la mia terapia trasfusionale. Infatti come i miei “colleghi” (circa mille persone in Sardegna sono affette da talassemia ndr) per vivere ho bisogno di continue trasfusioni di sangue. La

speranza è tanta, ed io credo che siamo sulla buona strada per la guarigione definitiva, anche se in questo momento stiamo navigando a vista. Sta dicendo che la sperimentazione non ha funzionato, ci sono state difficoltà dopo il trapianto? Vede, si tratta di un processo molto lento. Per capire se funziona bisognerà attendere ancora molti mesi, forse anche più di un anno. Tra gennaio e febbraio prossimo andrò nuovamente a New York per sottopormi ad un esame specifico, e forse già da li si potrà dire se qualche cosa si sta muovendo. Le difficoltà ci sono state e non solo durante il trapianto. Anche prima di partire ci sono stati forti ostacoli di vario genere. Sono stato costretto a subire due interventi in laparoscopia in cui mi hanno asportato il surrene, che pareva interessato da un tumore, e la colecisti. Ma le difficoltà maggiori, quelle che mi hanno colpito maggiormente, sono state quelle di carattere culturale. Sono stato accusato di speculare sulla mia stessa vicenda per un ritorno pubblicitario. La verità è che quello a cui sono andato incontro è un esperimento che presenta ancora molte incognite e che prima di partire ho dovuto firmare una liberatoria con la quale autorizzavo gli americani a trattenere il mio corpo, in caso di morte. Ha ragione Papa Francesco quando dice che “un cristiano prima di chiacchierare deve mordersi la lingua”. Lei si è sottoposto a questo esperi-

mento in America. Ma cosa stanno facendo l’Italia e la Sardegna, dove la talassemia è molto più presente? In Italia non siamo abituati a fare ricerca, e specie in campo sanitario si lavora sull’emergenza, non si fa adeguata programmazione ed oggi siamo costretti a preoccuparci più per l’assistenza che della ricerca. Però devo dire che Cagliari sta dando un importante contributo a questo protocollo e l’Ospedale Microcitemico è un tassello importante di questo mosaico. A partire dai compianti professori Cao e Galanello (recentemente scomparsi ndr) a seguire con il professor Paolo Moi il Microcitemico sta offrendo tutto il suo potenziale, sia in termini di conoscenza sia in termini di risorse umane. Dopo aver contribuito con un paziente volontario, che sono io, ora è la volta di una biologa di Villacidro, Annalisa Cabriolu, partita i giorni scorsi a NYC, dove si tratterrà per un anno. La sua missione è imparare la tecnica e riportarla in Sardegna. Chi paga per tutto questo? Trattandosi di una sperimentazione si procede con finanziamenti privati. Anche qui l’Italia ha dato un contributo essenziale. La Fondazione Giambrone è stata determinante, ma anche Thalassa AzioneOnlus sta facendo il possibile. Recentemente abbiamo donato 8 mila euro e a breve riceveremo una donazione analoga che servirà al finanziamento della ricerca. Tanti auguri, Ivano. Grazie.

della mancanza di lavoro è la fame; inoltre, essa permette di contrastare lo spreco anche grazie alla tecnologia». Il progetto non prevede alcun costo di gestione e sarà portato avanti dai promotori senza alcun fine di lucro. È possibile donare con due modalità diverse: con donazione diretta durante una delle attività proposte per finanziare l’inizia-

tiva; mediante bonifico sul Conto corrente bancario appositamente creato dalla Caritas, le cui coordinate sono: IBAN : IT52 O033 5901 6001 0000 0077 256, intestato a: CARITAS SAN SATURNINO FONDAZIONE "ABBATTIAMOLAFAME" La gestione contributi sarà del tutto trasparente e l’importo devoluto dai donatori potrà essere consultato presso la sezione ‘do-

nazioni’ nel sito web dedicato all’iniziativa http://www.abbattiamolafame.it/ Gli eventuali importi in eccesso saranno utilizzati per l’acquisto di materiale finalizzato all’attività della Mensa Caritas, per la distribuzione di pasti ai bisognosi. Per ulteriori informazioni: info@abbattiamolafame.it; Andrea Nicolotti, cell. 3924394684.

SERGIO NUVOLI NCONTRIAMO IVANO Argiolas, trentanovenne di Monserrato, ma residente a Sinnai. Come tiene a precisare è una persona con la talassemia, “perché dire talassemico non è sbagliato, ma dire persona con talassemia è concettualmente diverso”. Due anni fa ha fondato l’associazione Thalassa Azione Onlus, di cui è presidente. Oggi l’associazione è presente in quasi tutta l’isola con 600 soci. Nell’ultimo anno Argiolas è noto anche per aver fatto l’auto trapianto di cellule staminali – unico sardo delle tre persone al mondo che al momento si sono sottoposte, volontariamente, a questa terapia – con l’ambizioso obiettivo di guarire dalla talassemia, patologia con una forte incidenza in Sardegna. Ivano, questa estate la sua vicenda ha tenuto banco nelle cronache isolane e non solo, noi fin dal primo giorno l’abbiamo seguita in questa avventura negli Stati Uniti d’America,migliaia di persone nel mondo ripongono nella ricerca una grande

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speranza. Come sta adesso? Intanto vi ringrazio di vero cuore, ho sentito tutto la vicinanza e l’affetto che dalla Sardegna ha attraversato l’oceano. E’ stata un’esperienza incredibile, iniziata a luglio del 2012 con la mia candidatura e non ancora terminata. La fase operativa però si è conclusa al mio rientro, a fine agosto 2013. Al momento sto bene. Infatti nel periodo tra luglio e agosto sono stato male, questo a

“Abbattiamolafame”, nuovo progetto Caritas In collaborazione con l’Istituto Salesiano “Don Bosco” MARIA CHIARA CUGUSI L VIA IL PROGETTO ‘AbbattiamoLaFame’ , finalizzato ad aumentare le potenzialità della mensa della Caritas diocesana in termini di numero di pasti erogati al giorno e a promuovere, soprattutto tra i più giovani, la cultura del ‘non spreco’ del cibo. Il progetto è promosso dalla Caritas diocesana e dai Salesiani di Cagliari, grazie all’idea avuta dal Prof. Francesco Ferrari e dalla Prof.ssa Manuela Usala, docenti dell’Istituto Salesiano Don Bosco, impegnati attivamente fin dall’inizio nell’organizzazione dell’iniziativa. L’obiettivo è raccogliere i fondi per l’acquisto di un abbattitore termico e di un apparato per la conservazione ‘sotto vuoto’ da donare alla Caritas diocesana. L’abbattitore termico - strumen-

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to che serve a raffreddare velocemente i cibi caldi, in modo da contrastare la crescita batterica permetterà di recuperare i cibi cotti prodotti in eccesso dalle mense locali come quella del carcere, degli ospedali e di eventuali altri enti, che altrimenti andrebbero sprecati. La Caritas diocesana, grazie al recupero dei cibi cotti, potrebbe essere in grado di erogare tra i 200 e i 300 pasti in più al giorno, che potranno essere distribuiti direttamente alla mensa oppure donati alle famiglie bisognose. Un’iniziativa che risponde agli appelli, già lanciati dalla Caritas diocesana nei mesi scorsi, di far fronte alla crisi economica che colpisce le necessità primarie del quotidiano: «Si tratta di un’iniziativa importante - spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e responsabile di quella regionale - in un momento di grave crisi, in cui la conseguenza


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il Portico

IL PORTICO DEI GIOVANI

DOMENICA 10 Novembre 2013

Iniziative. Nel 2006 da un’intuizione di don efisio Zara nacque la compagnia dei mercanti, oggi un ottimo gruppo.

Con passione e intelligenza teatro di successo, ma le radici restano sempre nella parrocchia Continuano a collaborare con la comunità guidata oggi da don Marco Orrù i ragazzi che hanno trovato in questa Compagnia lo sbocco naturale per fare teatro e mettersi in gioco MATTEO VENTURELLI ATA NEL 2006 A NELLA parrocchia di San Pietro ad Assemini da un intuizione dell’allora parroco Don Efisio Zara, la Compagnia dei Mercanti nel panorama cittadino rappresenta oggi un valido punto di riferimento per tutti quei giovani che desiderano mettersi in gioco su un palcoscenico. “ La nostra avventura – racconta emozionato il fondatore Carmelo Obrano, una vita tra gli scout e una laurea all’Istituto Superiore di Scienze Religiose pronta ad essere conseguita - inizia da una semplice richiesta di aiuto. In quei giorni in parrocchia si preparava lo spettacolo I sogni di Giuseppe. In un momento di difficoltà nella preparazione dei lavori è stato naturale accettare l’invito del parroco per

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Alcuni momenti in scena della Compagnia dei Mercanti.

contribuire alla buona riuscita dell’opera. Con quello spettacolo si istituzionalizza la Compagnia, anche grazie a un successo inaspettato. Successivamente ci lanciamo nella preparazione del musical di Pinocchio e maturiamo la scelta caratterizzante del musical rispetto ad altri generi di rappresentazione teatrale. Grazie a il musical infatti è possibile arrivare alla completezza dello spettacolo e al coinvolgimento di più ragazzi. Attraverso la recitazione, il canto e il ballo ciascuno può trovare il proprio spazio ed esprimersi

al massimo delle proprie capacità. Un passaggio importante che ci permette di avvicinare quei ragazzi che in parrocchia già coltivavano un interesse come suonare o cantare”. Negli anni le esibizioni e gli spettacoli non mancano, sempre con grande successo di pubblico. “ Durante la preparazione del musical Pinocchio – dice Alessandro Loria, trentunenne attore della Compagnia – giriamo per la diocesi mettendo in scena delle shorts stories come Blues Brothers, Grease, Mamma mia, Notre Dame de Paris, per finanziare l’atti-

vità del gruppo. Non manca nemmeno la nostra partecipazione a grandi eventi come La Festa della Musica, sempre con tutto esaurito”. Un’esperienza di successo che in parrocchia continua ad avere le sue radici. “ Con il passare del tempo all’interno della Compagnia – continua Obrano – si è inserito un bel gruppo di post-cresima. Questo anche grazie all’impostazione che la parrocchia da al catechismo attraverso i laboratori come quello di teatro. In questo modo, per un ragazzo è più facile continuare a frequentare anche dopo aver fatto la cresima. All’interno della compagnia tutti si sentono protagonisti, anche i più timidi sfruttando la musica come veicolo sono importanti. Non ci sarebbe un grande spettacolo senza i più piccoli, tutti i contributi sono im-

portanti. E’ importante sottolineare come tutta l’attività è svolta grazie ai parroci che abbiamo avuto. Prima con don Zara ora con don Marco Orrù, abbiamo sempre contato sull’ospitalità, sul contributo e sull’inserimento nella pastorale”. Tutti possono fare parte della Compagnia dei Mercanti. “ Siamo aperti al contributo – conclude Alessandro - di quanti siano desiderosi di mettersi in gioco. L’unico requisito richiesto non è tecnico, artistico o anagrafico ma è la voglia e la capacità di impegnarsi rimanendo leali nel tempo agli impegni presi. L’esperienza è unica, non siamo solo una compagnia teatrale ma una compagnia di amici”. Per quanti fossero interessati la Compagnia è contattabile attraverso il profilo facebook Compagnia dei Mercanti.

E a San Lucifero la gioia della festa del “Ciao” La giornata preparata da educatori e ragazzi dell’ACR CARLO VEGLIO

ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi) della Chiesa di San Lucifero (Cagliari) ha organizzato domenica 27 ottobre la “Festa del Ciao”. La giornata, preparata come ormai consuetudine dagli educatori e dai ragazzi dell’ACR, segna l’apertura dell’anno associativo e la ripresa a pieno ritmo delle attività dei gruppi e propone a tutti i ragazzi della parrocchia un mo-

L’

mento di festa ed incontro per conoscersi e consolidare il rapporto di amicizia nato e cresciuto negli anni. Il programma della giornata ha visto come momento iniziale la celebrazione dell’Eucaristia. “Non c’è gioco senza Te”, lo slogan che accompagnerà il cammino di tutto l’anno dei bambini e ragazzi dell’ACR, è stato il tema centrale della Messa, in particolare nell’omelia del parroco, don Pierpaolo Piras, nelle preghiere dei fedeli e durante l’offertorio, per comprendere quanto è bello

Il parroco don Pierpaolo Piras durante la festa del “Ciao” a San Lucifero.

mettersi in gioco con Gesù e con gli altri e quanto sia importante il contributo che ciascun bambino e ragazzo può dare al gruppo, alla comunità parrocchiale, alla città, alla Chiesa universale, perché unico e originale. Subito dopo la celebrazione, i giochi nel salone parrocchiale e in piazza hanno rallegrato la mattina di tanti ragazzi e ragazze e dei loro genitori e hanno dimostrato che proprio il gioco può essere un’esperienza formativa di incontro e condivisione. Anche il pranzo, aperto a tutta la comunità, è stato un momento di condivisione e ha permesso di far incontrare, tra un assaggio e l’al-

tro, diverse famiglie della parrocchia. Infine, nel pomeriggio, l’ultimo atto della “Festa del Ciao”, con la presentazione e l’approfondimento del tema, del cammino ACR e delle iniziative organizzate e in fase di organizzazione per l’anno associativo 2013/2014, momento, questo, curato dagli educatori e rivolto ai genitori. Anche quest’anno il percorso dell’ACR si rivelerà pieno di avventure e di forti esperienze di vita e di fede. I ragazzi saranno coinvolti, con il tipico stile dell’ACR del protagonismo, della vivacità, dell’originalità e della catechesi esperienziale, a camminare assieme a

tutta la Chiesa diocesana, regionale e nazionale per essere segni visibili di gioia e di missionarietà nelle proprie comunità. Il Signore quest’anno associativo chiede, non solo agli adulti e ai giovani ma anche ai bambini e ragazzi dell’ACR, di mettersi in gioco in prima persona andando ai crocicchi delle strade per invitare tutti alla festa, alle nozze con lo Sposo. L’ambientazione che accompagnerà il cammino dell’ACR sarà quella del parco giochi, luogo molto frequentato dai più piccoli, dove si potrà sperimentare la gioia del giocare insieme e del condividere e la bellezza del sentirsi accolti e coinvolti.


DOMENICA 10 Novembre 2013

IL PORTICO DI CAGLIARI

L’allarme. Il fondatore di Mondo X, padre Salvatore Morittu, lancia un sos preoccupato.

“Dipendenza dal gioco d’azzardo, serve un segnale forte dalla società” Il francescano non ha dubbi: “La condizione da abbattere è quella di una volontà che tende sempre più a polverizzarsi. Occorre un’educazione della coscienza di tutti” GIOVANNI LORENZO PORRÀ O VISTO CIRCA 300 CASI in tutta la Sardegna: probabilmente ce ne sono molti di più”; per il fondatore della Mondo X-Sardegna, padre Salvatore Morittu, il francescano che combatte contro le dipendenze di ogni genere da 33 anni, quella dal gioco d’azzardo è ancora sottovalutata: “Da circa 8 anni abbiamo cominciato a trattare le dipendenze da gioco d’azzardo – racconta– e il numero di quelli che scelgono la comunità è in crescita”. Come trattate questo problema? Come qualunque dipendenza. Abbiamo un progetto comunitario valido per tutte. All’interno di questo progetto ci sono i progetti personalizzati secondo lo specifico di ogni dipendenza e secondo il profilo di personalità. Perché si diventa dipendenti dal gioco? Non è facile capire qual è il profilo del giocatore patologico: perché si cade in una particolare dipendenza è sempre legato a eventi non sempre prevedibili. Ma le condizioni che fanno arrivare dal consumo alla dipendenza sono sempre

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quelle: una volontà che tende sempre di più a polverizzarsi e la difficoltà a reperire gli anticorpi per dire “no”. La volontà è quella forza interiore che permette di mettere in scaletta i valori più importanti della vita; quando viene meno, la sensazione immediata è sempre quella da perseguire. Ho voglia di fare questo e lo faccio; voglio risolvere questo problema, e utilizzo la scorciatoia più semplice. Non è diverso da ciò che avviene con l’eroina. Basta un’altra dose e spariscono i dolori da astinenza; così chi gioca d’azzardo sa che nel momento in cui arriva la voglia e diventa angoscia, la soluzione immediata è giocare. Non con l’idea di risolvere i problemi economici, ma di appagare questo bisogno, ripetere questo gesto. C’è una spinta all’autodistruzione? Certamente, anche se la si coscientizza quando ci si rende conto di essere dentro un tunnel: non si vede

più luce e si affievolisce lo spazio tra il vivere e il morire. Conta anche il bisogno di soldi e la crisi economica? C’è indubbiamente una coincidenza tra un bisogno assolutamente personale e una percezione collettiva di precarietà a sbarcare il lunario e si cercano affannosamente delle sicurezze. Tra queste si possono innescare delle scorciatoie che sono delle derive pericolose, come il gioco d’azzardo. Che tipo di persone sono quelli che chiedono aiuto? Sono prevalentemente maschi, sposati e spesso professionalmente attrezzati. Chiedono aiuto quando hanno già contratto grossi debiti e resa invivibile la vita familiare con la possibile imminente perdita della moglie e dei figli. La perdita degli affetti è per loro l’aspetto rivelatore di un degrado oltre il quale non ha senso vivere. Allora può scattare quella illuminante disperazione che spinge a dire basta e ricercare un

aiuto. A quel punto diventano particolarmente importanti le persone che gli sono vicine e che debbono supportarlo nel fare passi concreti verso una ricerca di aiuto presso le strutture come il Serd o presso le Comunità. Qual è l’età media del giocatore patologico? Quelli che si presentano da noi sono persone prevalentemente adulte, dai 35 anni ai 60, ma ci sono chiari segnali di un allargamento di questa fascia verso l’area più giovanile. La maggior parte sono adulti anche perché la coscienza del problema è legata anche all’entità della perdita. Chi aveva molto, e si accorge di essere sul lastrico, ha più motivazioni per chiudere, piuttosto che un ragazzino che poco ha e poco gioca. È giusto vietare il gioco d’azzardo? Credo che ci sia bisogno di un segnale forte, a livello legislativo, contro coloro che approfittano delle fragilità dei più deboli per fare soldi. Sono grosse multinazionali alle quali si affianca anche lo Stato. Occorrono poi segnali che partono dal basso: un barista che decide di non mettere le slot machine va molto incoraggiato sia alleggerendolo di qualche tassa sia sensibilizzando i cittadini a servirsi di quel bar piuttosto che degli altri. È chiaro che non è un intervento risolutivo: purtroppo i figli delle tenebre ne sanno sempre una in più dei figli della luce. Ma un segnale lo dobbiamo dare. Mettere in campo qualcosa che apre gli occhi e le coscienze della gente per poter poi attivare quella educazione della coscienza verso il bene che è l’antidoto veramente efficace contro ogni dipendenza.

Una vera piaga sociale senza freni nè argini O 0,3%: È UN NUMERO giusto per iniziare, quello delle persone che si rivolgono ai centri d’ascolto Caritas per problemi legati al gioco d’azzardo, secondo un rapporto diffuso questo settembre. Se è vero che in molti scelgono la strada della terapia presso uno psicologo, o in una struttura pubblica come i SERD, tuttavia il dato della Caritas di sicuro mostra almeno una cosa: in pochi ancora hanno il coraggio di ammettere di avere un problema legato al gioco, e ancora meno di affrontarlo. Gli ultimi dati forniti da uno studio del CNR di Pisa fotografano un’Italia di poeti, santi, e… giocatori. Sono circa 19 milioni gli scommettitori, e la passione per l’azzardo si dimostra trasversale: col-

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pisce donne, circa 7,5 milioni, ma anche i minori; anche se a loro sarebbe vietato, circa 630mila hanno speso denaro al gioco. Secondo l'indagine - che ha coinvolto 45mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la Penisola nell'ultimo anno il 45,3% degli studenti ha puntato somme di denaro: spesso si comincia dai cosiddetti “gratta e vinci”, lotto e simili. Per molti giocatori il confine tra un passatempo e una droga è davvero sottile: secondo il dossier del CNR più di 3 milioni sono a rischio di dipendenza patologica da gioco d’azzardo. Detta anche Ludopatia, è una vera malattia, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il dossier di Libera, “Benvenuti ad Azzardopoli”, pubblicato l’anno scorso ma ancora un documento indispensa-

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brevi PARROCCHIE

Vergine del Rimedio, la festa patronale Si svolgerà nel fine settimana dal 7 al 10 novembre la festa in onore della Beata Vergine del Rimedio, nella parrocchia cittadina guidata da don Pierpaolo Piras. Giovedì e venerdì in programma al mattino la celebrazione della messa e la recita delle lodi (a partire dalle 8.30) e - alla sera - alle 17.30 la recita del Rosario e a seguire la messa (alle 18). Giovedì dalle 18.30 alle 20 prevista l’adorazione silenziosa e le confessioni. Venerdì 8 novembre, a partire dalle 18.30, si terrà invece una catechesi sul Vangelo di Matteo. Sabato 9 novembre, vigilia della festa, alle 8.30 la messa e la recita delle lodi come nelle giornate precedenti, mentre nel pomeriggio alle 17.30 la recita del Rosario e alle 18 la messa solenne con la breve processione del simulacro ligneo della Beata Vergine del Rimedio. Domenica, infine, giorno della festa, celebrazione della messa negli orari consueti (alle 12 nella Basilica di S. Saturnino).

IL 17 NOVEMBRE A DOLIANOVA

Azione cattolica, raduno per i Giovani Domenica 17 Novembre presso la parrocchia di San Pantaleo in Dolianova si svolgerà il primo appuntamento diocesano dei Giovani di Azione Cattolica dal tema: “Ci metto la faccia”. Ospiti del nuovo Assistente di settore don Mario Pili, l’incontro avrà inizio alle 17,00 con le

attività formative sul brano evangelico di riferimento per l’anno 2013/2014 per le i gruppi parrocchiali e la celebrazione della Santa Messa. L'evento si concluderà con la convivialità di un “apericena”. Maggiori informazioni sono disponibili sulla pagine facebook Ac Giovani Cagliari.

Oggi il gioco d’azzardo è la terza impresa italiana G. L. P.

IL PORTICO

bile, individua 800mila persone colpite da questa dipendenza e nota anche un altro punto importante: il gioco illegale e il suo legame con il crimine organizzato. Se il gioco d’azzardo legale e controllato dallo Stato fattura 7,6 miliardi di euro, quello illegale supera sicuramente i 10 miliardi, classificandosi come la “terza impresa italiana”. Infine il gioco d’azzardo è indirettamente una causa di altri crimini, e anche di suicidi: lo scorso luglio a Bergamo un quarantenne ha rapinato la sala giochi di cui era cliente, lo scorso mese a Porto Torres un giovane ha simulato una rapina per coprire le perdite; e, sempre lo scorso luglio, un diciannoven-

ne di Ischia si è tolto la vita. Sono solo alcuni casi. Tuttavia qualcosa si muove: in Emilia Romagna la Banca Popolare blocca i conti ai giocatori, nella stessa regione è in preparazione una legge contro il gioco, mentre la Lombardia ha già vietato sale giochi vicino alle scuole e ha scontato l’Irap ai locali che scelgono di rimuovere le slot machine; anche in Sardegna è in arrivo una legge simile, proposta da SEL; una legge del ministero della salute obbliga poi i gestori delle sale a esporre cartelli che indicano i rischi del gioco. Sono persino allo studio nuove slot machine, in grado di avvisare i giocatori quando esagerano.

LUNEDÌ 11 NOVEMBRE

Basilica di Bonaria, messa per i carlofortini Lunedì 11 alle 19 la Basilica di Nostra Signora di Bonaria ospita l’annuale celebrazione Eucaristica per i carlofortini risiedenti nell’area vasta, in vista della Festa della Madonna dello Schiavo, che si celebra il 15 novembre. Per l’occasione una delegazione di abitanti dell’Isola di San Pietro, guidata dal parroco don Francesco Pau, giungerà nel capoluogo, con il simulacro della Vergine così caro ai tabarkini sparsi in tutto il mondo.


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IL PORTICO DE

il Portico

XXXII DOMENICA DEL T. O.(ANNO C)

dal Vangelo secondo Luca

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n quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Lc 20, 27-38 DON ANDREA BUSIA

il portico della fede

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l suo arrivo a Gerusalemme Gesù va al tempio dove farisei, sadducei e scribi lo interrogano su varie tematiche. Per comprendere il brano bisogna premettere alcune informazioni su chi erano i sadducei: erano degli ebrei, molto potenti all’interno della comunità visto che, assieme ai farisei, ne costituivano la classe dirigente, inoltre proprio tra i sadducei veniva scelto il sommo sacerdote. Rifiutavano l’idea della risurrezione, cosa alla quale i farisei invece credevano fermamente. La domanda posta a Gesù si colloca proprio sul problema dell’esistenza o meno della risurrezione. Da esperti della scrittura quali erano i sadducei citano una legge presente nel libro del Deuteronomio e quindi attribuita allo stesso Mosè: “Quando i fratelli abiteranno insieme e uno di loro morirà senza lasciare figli, la moglie del defunto non si mariterà fuori, con un forestiero; il suo cognato verrà da

Dio non è dei morti, ma dei viventi...

lei e se la prenderà in moglie, compiendo così verso di lei il dovere del cognato; il primogenito che essa metterà al mondo, andrà sotto il nome del fratello morto perché il nome di questo non si estingua in Israele” (Dt 25,5-6). La domanda logicamente non fa una piega, non solo esiste il caso di una vedova che si risposa, ma addirittura questa possibilità diventa di fatto un dovere legale perché così è stato stabilito e così è scritto nella legge antica. In questo particolare caso non si tratta di una prova per cogliere in fallo Gesù e poterlo accusare, ma di una discussione tra maestri. Da un punto di vista logico la questione non si pone: questa donna, avendo avuto in successione sette mariti tutti morti senza lasciare discendenza, una volta risorta dovrebbe averli tutti e sette, ma la poligamia non è una possibilità accettabile quindi non si può pensare che esista una qualche risurrezione. La risposta di Gesù rimane difficile per molti versi, forse crea anche più problemi di quelli che

Il rapporto tra fede e ragione è senza dubbio uno dei temi più dibattuti anche nel nostro tempo e nella Lumen fidei Papa Francesco approfondisce la questione mostrando il legame “virtuoso” che può e deve unire queste due realtà. L’esperienza della fede non nega e cancella le altre esperienze dell’uomo ma è in grado di dare a queste una luce nuova: « Quando troviamo la luce piena dell’amore di Gesù, scopriamo che in ogni nostro amore era presente un barlume di quella luce e capiamo qual era il suo traguardo ultimo. E, nello stesso tempo, il fatto che il nostro amore porti con sé una luce, ci aiuta a vedere il cammino dell’amore verso la pienezza di donazione totale del Figlio di Dio per noi. In questo movimento circolare, la luce della fede illumina tutti i nostri rapporti umani, che possono essere vissuti in unione con l’amore e la tenerezza di Cristo» (LF, 32). La riflessione di Sant’Agostino offre diversi spunti per approfondire il legame tra fede e ragione. Da un lato «il suo incontro con il neoplatonismo gli ha fatto conoscere il paradigma della luce, che discende dall’alto per illuminare le cose, ed è così un simbolo di Dio» (LF, 33) e dall’altro lato ciò che lo ha segnato radicalmente nel momento della conversione è l’ascolto, così co-

risolve, ma due cose sono evidenti: che i risorti non prendono moglie né marito e, soprattutto, che la risurrezione esiste. Gesù sembra andare oltre il matrimonio dicendo che in qualità di figli di Dio l’unica relazione che nella risurrezione identificherà l’uomo e la donna sarà quella con Dio e non quella con il coniuge come avviene normalmente su questa terra. È, come dicevano una risposta che da una parte chiarisce un punto della discussione, ma ne apre tanti altri che vanno oltre il tema di questo brano del vangelo, soprattutto in relazione al matrimonio, in questo contesto, visto lo spazio limitato, posso solo dire che Gesù non sta minimamente minimizzando il valore del matrimonio (vari detti di Gesù si oppongono a una tale negativa visione come, ad esempio, Mt 19,1-9). Più chiara e articolata è, invece, risposta riguardante la risurrezione: dopo aver “smontato” l’argomentazione dei sadducei, mostrando loro che non hanno capito nulla di

me appare nel celebre episodio del giardino dove sente una voce che gli dice “prendi e leggi” con riferimento alle Scritture. In questo passaggio della vita del Vescovo d’Ippona ritroviamo « il Dio personale della Bibbia, capace di parlare all’uomo, di scendere a vivere con lui e di accompagnare il suo cammino nella storia, manifestandosi nel tempo dell’ascolto e della risposta» (ibidem). S. Agostino riesce a coniugare la luce della visione del vero con la reciprocità che segna il dialogo tra Dio che parla e l’uomo che risponde: «come alla parola corrisponde una risposta libera, così la luce trova come risposta un’immagine che la riflette. Sant’Agostino può riferirsi allora, associando ascolto e visione, alla “parola che risplende all’interno dell’uomo”. In questo modo la luce diventa, per così dire, la luce di una parola, perché è la luce di un Volto personale, una luce che, illuminandoci, ci chiama e vuole riflettersi nel nostro volto per risplendere dal di dentro di noi. D’altronde, il desiderio della visione del tutto, e non solo dei frammenti della storia, rimane presente e si compirà alla fine, quando l’uomo, come dice il Santo di Ippona, vedrà e amerà» (ibidem). Nel nostro tempo spesso l’idea di verità viene associata unicamente al singolo come un qualcosa di valido al

cosa sia la risurrezione, Gesù continua citando anch’egli l’Antico Testamento, non a caso un brano di cui è protagonista lo stesso Mosé, il famoso episodio della vocazione in cui Dio gli parlo dal roveto ardente dicendo: “«Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione»” (Es 3,15). Il nome di Dio, sta dicendo qui Gesù, il nome con cui lui stesso ha voluto essere ricordato “di generazione in generazione” è legato a quello di Abramo, Isacco e Giacobbe. È lecito ora chiedersi perché questa risposta sia stata sia stata sufficiente per i sadducei per concludere la discussione, di fatto a prima vista non c’è nulla nella citazione del libro dell’esodo che indichi l’esistenza della risurrezione. La ragione più probabile è che, non senza ragione, si riteneva che Dio, che si era legato così strettamente ai patriarchi tanto da stringere una forte alleanza con loro, essendo il vivente non li avrebbe abbandonati neppure in potere della morte.

massimo per il soggetto. Una concezione di verità comune appare a molti come eccessiva e segnata da una certa intransigenza. Papa Francesco invece fa notare come «la verità è la verità dell’amore, se è la verità che si schiude nell’incontro personale con l’Altro e con gli altri, allora resta liberata dalla chiusura nel singolo e può fare parte del bene comune. Essendo la verità di un amore, non è verità che s’imponga con la violenza, non è verità che schiaccia il singolo» (LF, 34). La luce della fede poi è «luce incarnata, che procede dalla vita luminosa di Gesù. Essa illumina anche la materia, confida nel suo ordine, conosce che in essa si apre un cammino di armonia e di comprensione sempre più ampio» (ibidem). In questa prospettiva comprendiamo come la scienza venga arricchita dalla fede: « questa invita lo scienziato a rimanere aperto alla realtà, in tutta la sua ricchezza inesauribile. La fede risveglia il senso critico, in quanto impedisce alla ricerca di essere soddisfatta nelle sue formule e la aiuta a capire che la natura è sempre più grande. Invitando alla meraviglia davanti al mistero del creato, la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude agli studi della scienza» (ibidem). di don Roberto Piredda


ELLA FAMIGLIA

DomeNicA 10 Novembre 2013

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Convegno di pastorale familiare dal 15 novembre.

Un appuntamento per sposi e sacerdoti R. C.

n fine settimana operativo. È quello che vivranno i partecipanti al convegno diocesano di pastorale familiare in programma dal 15 al 17 novembre all’hotel Califfo sul litorale di Quartu. “Sarà uno spazio di lavoro – dice con Marco Orrù, responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare - orientato soprattutto all’applicazione immediata nella pastorale delle parrocchie. Un percorso che abbiamo già iniziato lo scorso anno, con la presentazione del documento CEI sugli orientamenti pastorali nella preparazione al sacramento del matrimonio e della famiglia, quando venne anche monsignor Anfossi per approfondire alcune tematiche su questo argomento”. Quale è dunque l’intento del convegno? Offrire alle parrocchie uno spazio di approfondimento sulle tematiche che si vanno ad affrontare con le coppie di fidanzati che chiedono la celebrazione del matrimonio cristiano come sacramento. In quel momento la comunità cristiana si fa carico di accompagnare i giovani sposi: in molte parrocchie è ancora il parroco l’unico interlocutore. In altre comunità invece già da tempo opera una equipe con coppie di sposi, a volte anche con l’ausilio di esperti in alcuni settori, che accompagnano il parroco nella preparazione dei fidanzati al matrimonio. Sfogliando il programma si nota una suddivisione per aree tematiche. Come mai? Le aree scelte sono quella antropologica, biblica, teologica e etica. Quattro temi che normalmente sono oggetto degli incontri per la preparazione al matrimonio. Si parte dall’area antropologica, che permette di entrare nella conoscenza della persona e di ciò che si muove in essa, i sentimenti come viverli e come accompagnarli. L’area biblica permette di ri-

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RISCRITTURE

LA MISSIONE SALVIFICA DELLA CHIESA "La missione salvifica della Chiesa nel mondo è attuata non solo dai ministri in virtù del sacramento dell'Ordine ma anche da tutti i fedeli laici: questi, infatti, in virtù della loro condizione battesimale e della loro specifica vocazione, nella misura a ciascuno propria, partecipano all'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo. I pastori, pertanto, devono riconoscere e promuovere i ministeri, gli uffici e le funzioni dei fedeli laici, che hanno il loro fondamento sacramentale nel Battesimo e nella Confermazione, nonché, per molti di loro, nel Matrimonio. (...) Meritano di essere qui riascoltate alcune espressioni particolarmente significative della Esortazione Evan-

gelii nuntiandi di Paolo VI: (...) Anche il mondo dei mass-media, in seguito all'accelerato sviluppo innovativo e all'influsso insieme planetario e capillare sulla formazione della mentalità e del costume, rappresenta una nuova frontiera della missione della Chiesa. In particolare, la responsabilità professionale dei fedeli laici in questo campo, esercitata sia a titolo personale sia mediante iniziative ed istituzioni comunitarie, esige di essere riconosciuta in tutto il suo valore e sostenuta con più adeguate risorse materiali, intellettuali e pastorali”. Christifideles laici, Beato Giovanni Paolo II

condurre la verità della nostra persona, letta alla luce della Parola di Dio, nella quale troviamo ancora di più la capacità di inserire l’approccio della realtà della nostra umanità dentro al progetto di Dio. L’area teologica invita a fare un salto di qualità: vogliamo consacrare questa realtà, leggerla in una dimensione che ci appartiene, che ci avvolge e ci supera. La realtà del mistero dell’amore di Dio si è rivelato nell’amore alla sua Sposa, la Chiesa, donando tutto se stesso per Lei. L’immagine della sacramentalità dell’amore sponsale diventa così più chiara. Il quarto, aspetto quello etico, ci mette sempre più in discussione, specie di questi tempi: una sessualità vista come ricchezza di tutta la persona, una biologia della sessualità umana e nella strutturazione dell’identità. Temi come fecondità, sterilità, infertilità e sub fertilità, ma soprattutto l’esercizio della sessualità nel matrimonio e castità coniugale sono di strettissima attualità e per questo è necessario approfondire e conoscere. Un appuntamento fitto di impegni destinato a chi? A coppie di sposi e presbiteri che vogliono lavorare insieme nella formazione delle giovani coppie al sacramento del matrimonio. Primariamente a chi già opera in questo ambito, per essere sostenuto e confortato nell’impegno portato avanti anche con fatica, ma anche coppie che magari non stanno facendo questo tipo di servizio in parrocchia ma il parroco riconosce in loro la potenzialità di poter essere inseriti in una realtà già esistente. È necessario che i sacerdoti incoraggino chi vuole offrire il proprio servizio nella formazione al sacramento del matrimonio, anche sostenendo le coppie nel partecipare al convegno. Per informazioni è possibile contattare il n. 070/941565 o inviare una mail a: claudiocongiu@tiscali.it, o ancora visitare il sito www.chiesadicagliari.it.


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IL PORTICO DEI LETTORI

il Portico

DomeNicA 10 Novembre 2013

DOCUMENTI INDICAZIONI PER LA CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA CRESIMA Premessa La celebrazione della Cresima o Confermazione è tappa fondamentale dell’itinerario dell’iniziazione cristiana ed è pertanto occasione preziosa per presentare o ripresentare ai cresimandi e ai loro familiari il senso e lo svolgimento di tutto il percorso, dal Battesimo alla Cresima all’Eucarestia. Poiché l’iniziazione cristiana culmina nella partecipazione all’Eucaristia e in una vita cristiana nutrita dall’Eucaristia, è molto opportuno che nel cammino verso la Cresima si inserisca una rinnovata preparazione all’Eucaristia, che i cresimandi in genere hanno bisogno di riscoprire e di vivere in modo più consapevole. La Cresima degli adulti sia ugualmente preparata con cura e celebrata con solennità, preferendo l’inserimento degli adulti nelle celebrazioni parrocchiali o eventualmente predisponendo celebrazioni locali apposite, specialmente in occasione della Pasqua e della Pentecoste. Si abbia cura inoltre di verificare tempestivamente le diverse situazioni familiari, in modo da collocare dopo la celebrazione del Sacramento del Matrimonio la Cresima dei conviventi o degli sposati solo ci-

vilmente, poiché in questi casi la Cresima 5- si faccia il possibile per scegliere canti che dev’essere celebrata dopo il Sacramento del permettano la partecipazione di tutta l’asMatrimonio, senza trascurare la necessaria presemblea, pur riservando qualche spazio al parazione (cfr. Decreto Generale della CEI sul coro; Matrimonio Canonico, II, 8). 6- La presentazione dei cresimandi sia fatta all’inizio della celebrazione, dopo il saluto del celebrante; Note per la celebrazione 7- si scelgano lettori della Parola di Dio che abbiano esperienza e buona capacità di 1- Si ponga attenzione al modo di vestire di proclamazione. È meglio che non siano gli ragazzi e adulti, curando il decoro e la semstessi cresimandi, a motivo della loro emoplicità, spiegando che vestirsi con modezione del momento.Per iniziare la liturgia stia quando siamo in chiesa ha come scopo della Parola si attenda che ci sia silenzio e quello di far apparire il meno possibile la noattenzione; stra persona per essere più attenti alla pre- 8- durante la crismazione è opportuno che i senza di Dio e alla sua Parola; canti o la musica siano molto sommessi, 2- l'accoglienza del Vescovo avvenga in modo per facilitare il dialogo dei cresimandi (nosemplice, riservando l'ingresso solenne per mi e risposte) col vescovo; l'inizio della celebrazione eucaristica. È rac- 9- durante la preghiera dei fedeli si eviti di comandata la concelebrazione dei saceriniziare i movimenti preparatori della prodoti presenti ( v. Praenotanda Messale n. cessione offertoriale. La raccolta delle of157); ferte tra i fedeli sia ultimata prima dell’i3- si curi di preparare l’assemblea almeno 15 nizio della preghiera eucaristica; minuti prima dell’inizio della celebrazio- 10- i cresimandi riceveranno per primi la S. ne: canti, monizioni, ecc., per aiutare tutti a Comunione dal Vescovo. I padrini e gli alvivere un clima di raccoglimento e di pretri fedeli si accosteranno dopo; ghiera; 11- durante la distribuzione della S. Comu4- è molto importante avere qualcuno che nione è molto importante che l’assemguidi e incoraggi la partecipazione dell’asblea sia guidata nella preghiera, con testi semblea durante tutta la liturgia, tenendo e brevi ritornelli adatti, eseguendo il canpresente che normalmente si tratta di asto di comunione quando tutti sono tornati semblee composite e facili alla distrazione; al loro posto;

12- secondo le norme vigenti, la S. Comunione si può ricevere sulla lingua o sulla mano. È importante che tutti i fedeli siano istruiti circa le due possibilità e relative modalità di recezione; 13- per la scelta di padrini e madrine ci si attenga fedelmente alle norme in vigore, tenendo presente che sono richiesti “per quanto possibile” (CIC 892) e quindi non si tratta di un obbligo assoluto; 14- norme per i fotografi: a. se possibile sia uno solo; b. si evitino il flash o altri corpi illuminanti; c. abbiano un posto fisso e vi rimangano per tutta la celebrazione; d. si evitino fotografie durante la proclamazione della Parola di Dio, durante la preghiera eucaristica e durante la distribuzione delle S. Comunione; 15- Le indicazioni sopra riportate vanno tenute presenti anche per le altre celebrazioni liturgiche, servatis servandis, specialmente quando è presente in chiesa un’assemblea in cui è difficile mantenere il clima di raccoglimento e di preghiera. Cagliari, 2 ottobre 2013 + Arrigo Miglio Arcivescovo Metropolita di Cagliari

LETTERE A IL PORTICO Abbiamo ricevuto in redazione, per conoscenza, la lettera che segue. La pubblichiamo come testimonianza di un disagio vissuto da tante persone per una situazione paradossale. Da un lato, infatti, gli studenti dell’Istituto Azuni di Cagliari devono emigrare perchè all’interno della loro scuola non ci sono cucine o locali idonei al tipo di formazione che hanno scelto (senza che nessuno li avvisasse preventivamente del grave disagio che avrebbero patito, come ci si sarebbe attesi in un Paese normale), dall’altro la stessa scuola ha negato l’accesso a tranquillissimi bambini e adolescenti (magari accompagnati dai loro genitori) una volta alla settimana per fare catechismo in locali che - a detta dello stesso personale della scuola - restano tristemente vuoti. Senza fornire, pare, alcuna spiegazione ragionevole. Dal nostro punto di vista, di umili cronisti, ci limitiamo a raccontare i contorni di una vicenda che ha davvero qualcosa di paradossale, e che - ancora una volta - come documentato nelle scorse settimane, mostra quanto certi steccati siano ancora da abbattere, e i pregiudizi duri a morire. Anche in una scuola che certamente si professa interetnica, tollerante,

aperta al dialogo e in cui tutte le posizioni possono essere liberamente rappresentate. A patto che una di esse non chieda nulla: in quel caso scatta un divieto (che sa di “niet”) apparentemente insuperabile. Si acconci allora l’istituto almeno a rispettare il diritto allo studio, almeno di quanti si sono iscritti convinti di diventare cuochi, dato che del caso si interessano perfino in Consiglio regionale (sn). Egregio Preside dell'Istituto Azuni di Cagliari Gentilissimo Preside V. Porrà Siamo un gruppo di genitori con figli che frequentano la parrocchia della Sacra Famiglia di Cagliari e vorremmo sottoporle i nostri disagi sia a livello personale che come comunità in quanto la Parrocchia non essendo dotata di locali propri è costretta, per le lezioni di catechismo, a far alternare i bambini e giovani nell’unico spazio disponibile che corrisponde ad un sottoscala o “cripta” come amiamo chiamarla. Come può comprendere siamo costretti con tanti sacrifici, ma con tanta fede verso Dio che ci tiene uniti e ci da forza , a fare tanti salti mortali per far fre-

quentare il catechismo che per noi genitori cattolici è una tappa fondamentale per la formazione e crescita non solo religiosa ma sociale dei nostri figli. In questo grande compito speravamo in un vostro aiuto ma soprattutto nella vostra responsabilità e nel vostro senso civico in quanto educatori di adulti del domani. Il fatto di richiedere temporaneamente alcune aule del vostro istituto non pensavamo arrecasse così tanto disturbo, anche perchè i bambini del catechismo non sono molto numerosi per classe, e sopratutto sono molto sorvegliati e vigilati dai nostri educatori, per cui possiamo assicurare il massimo rispetto dell'ambiente in cui si trovano. Crediamo che la vostra risposta negativa comunicata al nostro Parroco, Don Fabrizio Porcella, che l’ha resa pubblica in occasione della celebrazione liturgica del 13 Ottobre u.s , abbia addotto delle motivazioni che mal si conciliano con un istituto superiore come il vostro. Vi preghiamo voler riprendere all’ordine del giorno del vostro prossimo incontro la richiesta che tante famiglie vi fanno, perché l’educazione dei nostri figli ha inizio dal momento in cui vengono al mondo con tanta dedi-

zione, amore e responsabilità non solo dei genitori ma di tutte le figure che li affiancano in questo difficile percorso. Nella speranza che tale richiesta possa essere ripresa in esame, ringraziamo anticipatamente Lei e tutti i membri del consiglio di istituto per l’attenzione che vorrete mettere alla nostra causa. Famiglie Parrocchia Sacra Famiglia Naturalmente, laddove il preside risponderà, sempre che sia gradito, saremo lieti di pubblicarne la risposta. Cari amici, sono un'operatrice del Centro di Aiuto alla Vita di Cagliari. Oggi (alludo al 29 ottobre 2013, e siamo operativi in ospedale da circa 6 mesi) è successa di nuovo una cosa bellissima: era ora di pranzo quando una donna mi ha chiamata e mi ha detto il suo nome, subito dopo mi ha detto che era una delle signore con le quali ho avuto modo di parlare a nome del Centro giorni fa. Mi ha detto "si ricorda che abbiamo parlato al ..., e che io oggi avevo l'intervento?"

Le ho risposo che mi ricordavo bene di lei, ma non capivo (o non osavo sperare) il motivo della chiamata. Mi ha detto: "Stamattina non me la sono sentita...non ho fatto l'IVG*.Possiamo vederci?" L'ho vista stasera stessa al CENTRO assieme ad un altra giovane volontaria e abbiamo constatato che era felice della sua scelta, e -perchè no di accettare la nostra proposta di aiuto. Così salgono a tre le donne che hanno ascoltato la nostra proposta di personalizzare l'aiuto per non dovere eseguire l'aborto volontario*. Grazie a chi ha donato alle nostre mamme, a chi sta sperando e a chi spera pregando. Beh..continuate...! Sostenete il volontariato per la Vita nel modo che vi sembra migliore. Le volontarie del Centro di AIUTO ALLA VITA di Cagliari Per informazioni sul nostro volontariato telefonare la mattina al 3461866986 Orari CAV: lun mer ven ore 17-19 piazza San Sepolcro 7 Cagliari TEL. 070667701 durante i turni con le operatrici n. verde SOS VITA 8008-13000


DomeNicA 10 Novembre 2013

IL PORTICO DI CAGLIARI

La lettera pastorale. Il Vicario per la Pastorale, mons. Puddu, introduce al documento.

La necessità di camminare insieme sui passi indicati dal Pontefice “Sulla via di Emmaus con Papa Francesco”: il titolo degli Orientamenti pastorali per il 2013-2014. Proposta la dimensione della sinodalità nella vita diocesana quotidiana MONS. FRANCO PUDDU L “FAR CAMMINO” è una dimensione caratteristica della vita cristiana, lo si indica soprattutto nell’esperienza della conversione e abbondantemente nei progetti pastorali, perché è una fondamentale categoria biblica, oltre che un immagine utilizzata nei grandi racconti storici di conquista della verità e dell’immortalità o dell’identità di un popolo. Per quanto riguarda i racconti biblici, si pensi all’Esodo e allo stesso vangelo di Luca, che stiamo utilizzando nelle domeniche di questo anno liturgico. Il terzo vangelo, più di quanto non facciano gli altri tre, pone lo stesso Gesù in un cammino e pellegrinaggio, una salita verso Gerusalemme, ove si compiranno gli eventi della salvezza che culminano con l’ascensione di Gesù al cielo; i discepoli e gli apostoli sono invitati a seguirlo in tale cammino, allo stesso modo chi legge il Vangelo. Con le immagini prese dalla Bibbia, anche nella nostra diocesi siamo stati invitati l’anno scorso a far cammi-

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no insieme nell’accoglienza delle “Indicazioni pastorali per un triennio”, offerteci da mons. Arrigo Miglio: “Sui passi di Abramo, con la fede di Maria e l’umiltà di Pietro”, e in continuità oggi con gli Orientamenti Pastorali per l’anno 2013-2014 dal titolo “Sulla via di Emmaus con Papa Francesco”, riprendendo l’immagine citata dal pontefice lo scorso 22 settembre nel discorso alla Facoltà Teologica. Le parole del Papa a Cagliari sono state un grande invito a “seminare speranza”, a “uscire dal nostro piccolo mondo e aprirci a Dio, per aprirci sempre più ai fratelli”; “cerchia-

mo di essere una Chiesa che trova nuove strade…”. Il rimando a tali incoraggianti discorsi riempiono le prime pagine degli orientamenti offerti dall’Arcivescovo alla diocesi, che ci invita a “considerare i nostri impegni pastorali con il cammino pastorale che Papa Francesco ci propone quotidianamente”. Tra gli impegni che derivano da questo nuovo afflato pastorale si è percepito un vero e proprio “mandato preciso da parte del Papa”, specialmente per ciò che riguarda il “seguire da vicino” il problema del lavoro, nel coinvolgimento dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro e “il più possibile

La commemorazione dei defunti, l’onore ai caduti

foto di gabriella carta

tutta la comunità cristiana”. Tra i grandi impegni attinenti “la necessità di camminare insieme” il vescovo propone “la dimensione della sinodalità anzitutto nella vita diocesana”: occasioni potranno essere il cammino di preparazione al “Convegno Ecclesiale di tutta la chiesa che è in Italia nel novembre del 2015”, la Visita Pastorale che il vescovo inizierà con il nuovo anno liturgico e “il rinnovamento del Consiglio Pastorale Diocesano”. “Asse portante del programma pastorale diocesano – già tema dell’Itinerario pastorale dell’anno scorso resta quello dell’impegno di tutti per l’Iniziazione cristiana”, un cammino che “coinvolge tutta la comunità parrocchiale, in particolare, oltre ai bambini e ai ragazzi, le loro famiglie, i padrini, i catechisti, il parroco con i suoi collaboratori”. I lavori del Convegno pastorale diocesano dei primi di ottobre hanno riproposto l’urgenza di qualificare meglio nelle comunità parrocchiali le iniziative che si possono intraprendere prima e dopo il Battesimo, di porre maggiore “attenzione nella preparazione dei fidanzati al matrimonio con la collaborazione di coppie di coniugi cristiani all’interno della équipe in preparazione al matrimonio”, di saper accompagnare le famiglie nell’educazione alla fede dei bambini già nei loro primi anni di vita. Un altro obiettivo è fortemente sottolineato dall’Arcivescovo nella riproposta dell’Oratorio, sempre in continuità con gli itinerari di Iniziazione Cristiana, per “offrire ai ragazzi e ai giovani, che hanno completato l’iter sacramentale, la possibilità di continuare percorsi di vita ecclesiale e formativa”; in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale Giovanile, si intraprenderanno esperienze di formazione degli animatori e iniziative di collaborazione attraverso l’Associazione Diocesana Oratori, di recente costituzione. Infine, per non ridurre l’Iniziazione Cristiana al solo momento del catechismo, sono date le ultime indicazioni, sottolineate nel testo, quanto all’importanza della “vita liturgica” e della “vita di carità e servizio”, “la centralità della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa” e l’attenzione a “offrire a tutti esperienze belle di preghiera”. La memoria della recente visita di papa Francesco, che ispira tutto il programma pastorale, è supportata con bellissimi tagli di foto a corredo della pubblicazione; nelle pagine di copertina sono riproposte le preghiere per l’Anno della Fede, per la visita del Papa e la preghiera recitata da Papa Francesco al termine dell’incontro con i lavoratori. Riprendiamo dalle parole del Vescovo le motivazioni di fondo di tutte le intraprese pastorali: “Saremo in cammino se accettiamo di metterci in questione, di verificare le nostre iniziative… in rapporto alla Parola del Signore e al cammino da Lui percorso”.

il Portico

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i vescovi IL COMUNICATO DELLA CES

Le tre urgenze: lavoro, giovani, cultura Nel corso della riunione della Conferenza Episcopale Sarda (Ces) tenutasi il 29 ottobre a Donigala Fenughedu, sotto la presidenza di S. E. Monsignor Arrigo Miglio, uno degli argomenti ha riguardato la visita di Papa Francesco a Cagliari lo scorso 22 settembre. I Vescovi hanno sottolineato con grande soddisfazione l’imponente partecipazione di tutti i sardi al grande evento, dell’immensa folla presente a Cagliari e di quella ancor più grande che dalle case ha seguito il tutto attraverso gli schermi televisivi. Unanimemente, la Conferenza ha espresso parole di profonda gratitudine al Sommo Pontefice per il privilegio riservato al popolo sardo con l’inestimabile dono della sua visita. Il Papa, hanno rimarcato i Vescovi, ha lasciato alle Chiese sarde dei messaggi che non possono essere elusi. Tre su tutti: quello rivolto al mondo del lavoro, quello rivolto ai giovani e l’altro al mondo della cultura. I Vescovi, come segno di pronta e immediata accoglienza del messaggio del Santo Padre al mondo del lavoro hanno adottato le seguenti determinazioni. - L’istituzione di un osservatorio regionale per un puntuale e documentato monitoraggio del tema “lavoro” in Sardegna, indagando sulle occasioni mancate, sugli ostacoli per mantenerlo e crearne di nuovo, sulle potenzialità da sfruttare e sulle eventuali proposte concrete da avanzare. L’osservatorio dovrà avere il carattere della snellezza nel numero dei componenti e della concretezza nell’operare. Sotto il patrocinio della Conferenza Episcopale Sarda, saranno chiamati a farne parte persone esperte e qualificate anche di diversa estrazione culturale, ma disponibili a un contributo serio, propositivo e realistico. Dalle sole manifestazioni di protesta, occorre passare a una responsabile assunzione di responsabilità di tutte le forze sociali e istituzionali. - La stesura di una “lettera pastorale” dell’episcopato sardo, che rilanci in termini di riflessione e di percorsi pastorali concreti il messaggio di Papa Francesco e del ricco magistero ecclesiale, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. - La predisposizione di un agile cartoncino di larga diffusione, che riporti le frasi più significative del discorso di papa Francesco nel Largo Carlo Felice. Per ringraziare il Santo Padre della sua visita, tutte le Chiesa della Sardegna, il 14 maggio del prossimo anno, a un anno esatto dall’annuncio che ne fece lo stesso Papa Francesco in piazza S. Pietro, si recheranno in pellegrinaggio a Roma. Nel corso della riunione, inoltre, S.E. Monsignor Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias è stato designato come Vescovo Delegato per la Pastorale Sociale e del Lavoro, al posto di S.E. Monsignor Pietro Meloni, che per ragioni di età ha rinunciato all’incarico, ricoperto per tanti anni con grande intelligenza e passione pastorale.


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

il Portico

brevi LE TRE PARROCCHIE UNITE

Ricordo dei defunti a Monserrato

Sabato scorso le tre comunità parrocchiali di Monserrato si sono riunite al Cimitero cittadino per la messa in suffragio dei defunti, concelebrata dai parroci della città. Nella omelia don Sergio, riprendendo le parole del Santo Padre Papa Francesco, ci ha ricordato che nella Chiesa universale c’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, noi “Chiesa visibile”, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità, “Chiesa invisibile”. Offrendo preghiere, messe, opere di carità in suffragio dei nostri defunti molte anime del Purgatorio raggiungeranno la Gerusalemme celeste, il Paradiso, per far parte della schiera dei Santi. Una video-gallery della celebrazione la trovate nel sito parrocchiale al seguente link: http://www.chiesaredentore.altervista.org/Messa_defunti_2013.html Maria Grazia Catte

DOMENICA 10 Novembre 2013

Il convegno liturgico. Parla mons. Fabio trudu, responsabile dell’Ufficio diocesano.

“La liturgia va vissuta come preghiera, come dono all’interno della comunità” Per il responsabile dell’Ufficio liturgico sono possibili due rischi: la spettacolarizzazione della liturgia, ma anche lo spiritualismo liturgico con derive sentimentali ROBERTO COMPARETTI ELEBRARE LA LITURGIA per incontrare il Signore”. È il tema del convegno liturgico organizzato dall’ufficio diocesano in occasione dei 50 anni dalla promulgazione della Costituzione conciliare “Sacrosanctum Concilium”, che ha sancito le nuove direttive per la liturgia. “Il convegno con al centro quella Costituzione – dice monsignor Fabio Trudu, responsabile dell’Ufficio Liturgico diocesano – offre la possibilità di riprenderla in mano, a cinquant’anni dalla sua promulgazione, avvenuta il 4 dicembre 1963. Non a caso il primo documento del Concilio è dedicato alla liturgia: è un tema centrale, che si pensava con una stesura finale molto rapida. In realtà le discussioni sono state lunghe ed approfondite, proprio perché si trattava della liturgia, il cuore della vita della Chiesa. Questo convegno rientra quindi nella serie di iniziative per i 50 anni del Concilio. Negli ultimi tempi sono stati di-

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versi i convegni celebrati in Diocesi, come mai un altro specifico sulla liturgia? In effetti ne sono stati celebrati alcuni anche dopo la venuta del Papa, ma si è pensato che fosse necessario realizzarne uno sulla liturgia proprio per il cinquantenario. Ci siamo chiesti se il convegno dovesse essere celebrato con cadenza annuale come quello catechistico. In realtà verrà data una continuità ai convegni liturgici ma con cadenza biennale o triennale, e nel frattempo realizzeremo appuntamenti su tematiche liturgiche, aperti a tutta la Diocesi e non solo a ministri liturgici quali lettori, accoliti, coristi o direttori di coro, ma a tutti, proprio perché come dice la Costituzione “Sacrosanctum Con-

cilium” ogni fedele partecipa alla liturgia. Qual è l’attualità di questo documento? È certamente attuale perché ha promosso una riforma liturgica che è ancora in corso. Non si tratta solo di avere avuto dei nuovi libri liturgici, poi tradotti in italiano e nelle altre lingue moderne, ma di compiere un cammino di formazione per cui il popolo cristiano possa partecipare nel modo più opportuno possibile alle celebrazioni e trarne nutrimento per la propria vita spirituale. Appurato che i libri liturgici ci sono è necessario domandarsi se le persone, i ministri sono veramente formati. Questo è ancora un obiettivo da raggiungere, attraverso un cammino che deve

essere ancora completato. I temi scelti per il convegno sono proprio legati all’attualità della Costituzione “Sacrosanctum Concilium”. In particolare il primo ovvero la liturgia cuore dell’esperienza cristiana, nutrimento della vita spirituale di ogni cristiano e delle comunità, della Chiesa in generale. È il luogo dove la fede è nutrita dalla comunione con il Signore e con i fratelli. Tutto ciò lo riceviamo come dono nella liturgia. In 50 anni quest’aspetto della spiritualità è stato un po’ trascurato, perché si è puntato molto sul diverso modo di celebrare rispetto a prima che pure è importantissimo. Se però non si va a vedere come la liturgia è legata alla vita spirituale il rischio è che tutto si riduca ad uno spettacolo religioso. Allora come possiamo definire la liturgia? È innanzitutto una preghiera di incontro con il Signore e con i fratelli, in cui si riceve il dono di Dio e che diventa nutrimento per il cristiano, che poi si traduce nella vita quotidiana di ciascuno. Per questo è necessario che ci sia una formazione alla liturgia: questo è uno dei temi cruciali, perché ci possono essere due pericoli. Il primo è la spettacolarizzazione della liturgia, l’altro è lo “spiritualismo” liturgico, da vivere individualisticamente a prescindere dalla comunità, a volte con derive sentimentalistiche. Invece la liturgia va vissuta come una preghiera e come dono che si riceve nell’ambito di una comunità. Questo è un giusto equilibrio.


DomeNicA 10 Novembre 2013

IL PORTICO DELLA DIOCESI

San Saturnino. Davanti agli amministratori pubblici, l’omelia dell’arcivescovo.

Libertà e amore, il volto di Cagliari offerto e apprezzato dal Santo Padre Numerosi passaggi contrassegnati dal ricordo della visita del Pontefice: “Ha visto il vero volto della nostra città, fatto dai tantissimi volontari che soccorrono i poveri” SERGIO NUVOLI IBERTÀ E AMORE coincidono nel cammino dei martiri: l’amore fa scoprire la libertà e la libertà rende capaci di amare”. Lo ha detto l’arcivescovo durante la recente celebrazione del Patrono cittadino, all’interno della Basilica di San Saturnino. “Martiri come San Saturnino hanno dato la vita perchè questa città fosse caratterizzata da libertà e amore, ma una città così non è un’utopia. La preparazione della Visita del Papa, le emozioni della giornata, i commenti successivi ci aiutano a capire che una città così esiste già, grazie a giovani come San Saturnino. Il 22 settembre l’abbiamo vista, grazie ai tanti che hanno costruito il volto di Cagliari che volevamo mostrare al Papa, che lui ricorda bene”. “Molti sono rimasti stupiti - ha proseguito il presule - il ricordo più importante sono questi due

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volti che si sono incontrati, quello della città e quello di Papa Francesco”. “Questo è il vero volto della città, che esiste ogni giorno, non è un’utopia: penso ai tanti che ogni giorno incontrano chi si trova in difficoltà. Chiediamo di non dimenticare mai questo volto di Cagliari, che si manifesta ogni giorno nelle tante persone in difficoltà, grazie ai tanti volontari impegnati nei vari settori, dalla fornitura di cibo fino all’accoglienza”. Quindi mons. Miglio ha dettagliato: “E’ un volto che sa ascoltare le famiglie, accogliere gli im-

migrati, visitare i carcerati. E’ un volto fatto di persone e di luoghi caratteristici, è il volto accogliente di Cagliari, luoghi in cui si sperimenta il rapporto tra libertà e amore”. Quindi l’invito: “Servono luoghi e persone con cui si possano costruire nuovi progetti. Le parole “lavoro” e “speranza” devono fare spazio ad una progettualità, perchè non siano soltanto termini consolatori, ma indicazioni chiare per un cammino di crescita”. Poco prima, riferendosi alle ampie volte della Basilica, aveva sottolineato che “il primo invito è

a lasciarci interpellare da queste testimonianze e dalle memorie che ci raccontano. E’ importante ascoltare anche la memoria delle pietre, anche il Papa ci ha detto che un popolo ha bisogno anche della memoria degli anziani”. Quindi un invito agli amministratori presenti: “Non lasciamoci paralizzare dalle critiche, ogni progetto incontra sempre difficoltà, tanto più un progetto di fede legato alla persona di Gesù. Anche noi, quando ci va bene, veniamo accusati di ‘utopismo’, di voler proporre cose irrealizzabili”. tutte le foto della pagina sono di elio piras

La festa del patrono di Cagliari nel segno del martirio

I Santi non sono superuomini, né sono nati perfetti. Sono come noi, come ognuno di noi, sono persone che prima di raggiungere la gloria del cielo hanno vissuto una vita normale, con gioie e dolori, fatiche e speranze. Ma cosa ha cambiato la loro vita? Quando hanno conosciuto l’amore di Dio, lo hanno seguito con tutto il cuore, senza condizioni e ipocrisie; hanno speso la loro vita al servizio degli altri, hanno sopportato sofferenze e avversità senza odiare e rispondendo al male con il bene, diffondendo gioia e pace (Papa Francesco, Angelus 1 novembre 2013).

il Portico

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le parole NELLA DIVINA LITURGIA

Le cose sante ai santi In ogni Divina Liturgia (Santa Messa) del rito Bizantino, prima della Santa comunione, il sacerdote annuncia ad alta voce: “Le cose Sante ai santi”, con questa espressione invita la gente ad avvicinarsi per ricevere il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo nostro Redentore e per partecipare alla mensa celeste unendoci al corpo mistico del nostro Salvatore. Ma l’assemblea risponde e proclama che la santità è soltanto per il Signore Gesù Cristo dicendo: «Solo uno è Santo, solo uno è Signore Gesù Cristo, per la gloria di Dio Padre”. Quest’acclamazione è una conferma che Dio solo è Santo ma siccome siamo Suoi figli per eredità, Padre di ogni creatura, siamo anche santi. Gesù Cristo è, allo stesso tempo, Santo e Santificatore, lascia il suo trono e viene a vivere con noi. Lui ascolta le nostre preghiere e le nostre suppliche, ci incontra personalmente nella Santa Messa chiamando ciascuno di noi santo, tramite il sacerdote, per ricordarci della nostra missione in questa terra, cioè di vivere la nostra santità. Lui stesso diventa un tutt’uno con l’Eucaristia si immola perché ama il mondo, ama ciascuno di noi e ci ama come la Chiesa. Ci uniamo a Lui come se fosse un banchetto di Nozze, noi, la Chiesa, e Gesù, lo Sposo Tutti noi, di ogni razza, sesso, nazionalità, facciamo Chiesa perché, nel progetto salvifico di Dio siamo Suoi figli. Noi tutti siamo chiamati ad essere santi come è santo il nostro Padre. Con il dono del libero arbitrio Dio ci chiama a percorrere questo cammino liberamente. La santità è un cammino che parte dalla grazia effusa da Dio stesso, fonte di ogni santità. La santità è un privilegio dato da Dio Padre ai suoi figli che lo glorificano nella Divina Liturgia ed in ogni momento della loro vita accogliendoLo nel loro cuore. La festa di tutti i santi è un richiamo alla santità, ed è anche prendere consapevolezza che siamo già santi per natura anche se non siamo degni di questo grande Amore. In questa festa, condividiamo la nostra santità con quella della Santa Chiesa Universale, con i santi che ci hanno preceduti e con quelli che verranno e continueranno il Progetto di Dio per l’umanità. L’apostolo Paolo, nelle sue lettere, chiamò gli altri fratelli in Cristo santi: “Salutate Filòlogo e Giulia, Nèreo e sua sorella, Olimpìa e tutti i santi che sono con loro” (Rm 16,15). La santità non si rivolge solo ad una categoria di persone ma è una chiamata universale. Allora, in questo giorno in cui ricordiamo che siamo chiamati ad essere santi ed a vivere come santi, vogliamo ringraziare Dio, fonte di ogni santità e di ogni bene, per la Sua chiamata chiedendogli la forza per potere diventare suoi testimoni, acclamando il Suo amore e la Sua santità con gioia cantando con tutto il coro dei santi nel cielo e sulla terra: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi. P. Fadi Rahi, C. Ss. R.


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IL PORTICO DELL’ANIMA

il Portico

brevi CON IL COMUNE DI CAGLIARI

Mobilità garantita, un progetto Caritas La Caritas diocesana di Cagliari ha aderito al “Progetto Mobilità Garantita” con il patrocinio del Comune di Cagliari. Il progetto è stato presentato dalla Società P.M.G. ITALIA S.p.A. con sede legale in Bologna, finalizzato alla concessione, in comodato gratuito per quattro anni, di mezzi opportunamente adattati da utilizzare per le esigenze di mobilità dei cittadini più disagiati, come disabili, anziani, minori e ‘senza fissa dimora’. La Caritas diocesana di Cagliari ha sottoscritto una convenzione con la P.M.G. Italia per l’utilizzo gratuito quadriennale di due veicoli FIAT doblò attrezzati per la mobilità di persone disagiate, con limitate abilità motorie, anziani e minori destinato principalmente al trasporto degli utenti presso strutture pubbliche e private per cure e/o cicli terapeutici e accompagnamento presso Centri Diurni, scuole e centri socio-assistenziali; e assegnato nell’ambito dell’area vasta del Comune di Cagliari per potenziare gli interventi di “ supporto domiciliare leggero” a favore della popolazione anziana. Partirà a giorni la campagna di ricerca sponsor da parte della P.M.G. ITALIA tra le aziende ed esercizi commerciali del territorio interessate a finanziare la concessione dei due veicoli in comodato d’uso gratuito alla Caritas diocesana di Cagliari. Gli enti beneficiari usufruiscono del veicolo in comodato d’uso gratuito. Questo progetto in Italia dal 2002 ha fornito ad Amministrazioni pubbliche ed enti oltre 1.000 mezzi. Gli stanziamenti che finanziano le attività provengono esclusivamente da aziende private, senza alcun contributo da parte delle pubbliche amministrazioni convenzionate. Sono oltre 50mila le aziende private che, sino ad oggi, hanno contribuito al successo dell’iniziativa, dimostrando di possedere un’elevata propensione alla responsabilità solidale d’impresa.

DomeNicA 10 Novembre 2013

Celebrazioni. inaugurato nei giorni scorsi il nuovo anno seminaristico del Seminario regionale.

Una miniera di iniziative ecclesiali in costante riferimento alla Parola Al via numerose attività tra cui i Giovedì culturali, l’equipe formativa è al lavoro da mesi. Nei giorni scorsi in Umbria per un pellegrinaggio sulle orme di Francesco. FRANCO CAMBA ON UNA SOLENNE Concelebrazione Eucaristica presieduta da monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza episcopale sarda, è stato inaugurato il nuovo Anno Seminaristico 2013-2014 del Pontificio Seminario Regionale Sardo. Alla celebrazione hanno preso parte anche monsignor Giovanni Zedda, vescovo di Iglesias, monsignor Mauro Morfino, vescovo di Alghero-Bosa, il rettore e gli animatori del Seminario regionale, numerosi sacerdoti e i rappresentanti della comunità dei gesuiti. A gremire la Cappella del Seminario di via Monsignor Parraguez, insieme ai seminaristi del Regionale e del seminario minore di Cagliari, ai loro parenti e alla comunità delle suore, c’erano diverse autorità civili e militari, tra le quali il sindaco di Cagliari. Traendo spunto dalla presenza dei rappresentanti delle istituzioni civili, nell’omelia monsignor Miglio ha sottolineato che « il Seminario regionale vuole essere parte viva e attiva della città» e che «la presenza dei rappresentanti delle istituzioni civili è la conferma che l’inaugurazione dell’anno seminaristico è un momento non soltanto interno alla vita del seminario ma importante per la città e l’intera regione». Proseguendo nell’omelia, dopo aver fatto riferimento alla figura di San Carlo

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Borromeo, monsignor Miglio si è soffermato sull’importanza del cammino educativo che si compie in seminario ed in particolare sul discernimento che richiede «un costante riferimento alla Parola di Dio e alla comunità ecclesiale. Alla comunità ecclesiale che, per i seminaristi e per i loro educatori, è il seminario. Una particolare comunità legata ai vescovi di tutte le diocesi sarde che hanno dato la propria fiducia al rettore per guidarla nel cammino formativo».

L’anno seminaristico appena avviato si presenta ricco di iniziative che, in diverse occasioni, saranno rivolte non solo ai quarantasette alunni del “Regionale”, ma anche a quanti desiderano vivere più da vicino il proprio legame con questa importante istituzione formativa della Chiesa sarda. Tra queste rientrano le iniziative aperte alla città che da alcuni anni caratterizzano i “giovedì culturali del seminario”. Già dalla prima settimana di settembre l’équipe formativa del Semi-

nario regionale è stata impegnata nei lavori di programmazione, con la supervisione di don Vittorio Gambino, docente emerito di Pedagogia vocazionale dell’Università Salesiana, e di don Salvatore Vitiello, docente presso la Pontificia Università Lateranense e consultore presso la Congregazione per il Clero. Nei giorni successivi gli alunni che hanno iniziato il Primo Anno di Teologia si sono ritrovati presso la Casa di Spiritualità “Mons. Angioni”, in località San Gregorio, per seguire un corso residenziale di introduzione generale alla vita formativa del Seminario Maggiore. Le attività, finalizzate a presentare insieme al Progetto educativo le figure educative e la struttura formativa del Seminario e della Facoltà Teologica, sono state un’occasione per trascorrere alcuni giorni di amicizia e di fraternità utili “per rompere il ghiaccio” della prima conoscenza. Successivamente, dopo la Visita di Papa Francesco a Cagliari, al termine della sessione straordinaria degli esami alla Facoltà Teologica, l’intera comunità del seminario, sotto la guida del rettore, monsignor Gian Franco Saba, ha trascorso una settimana in Umbria in un pellegrinaggio che si è svolto “sulle orme di Francesco d’Assisi e di Charles de Foucauld”.


DomeNicA 10 Novembre 2013

IL PORTICO DEI PAESI TUOI

Parrocchie. A Settimo la comunità guidata da don Elenio Abis e un’iniziativa speciale.

Attraverso l’esperienza della bellezza rinasce con forza la gioia dell’unità Il coro Russia cristiana e la Divina Liturgia, un appuntamento storico da ricordare e rivivere. Più di trecento persone hanno assistito all’ottimo concerto e alla funzione MARIA VITTORIA PINNA ON PIÙ DI UN ANNO FA il parroco ci sorprese con una definizione quantomeno singolare: la Chiesa, e quindi la parrocchia, deve essere "un cantiere sempre aperto" e da queste righe ne avevo parlato, ma non sapevo in realtà cosa significasse concretamente anche se cominciavo a intuire qualcosa. Ora, a distanza di pochi mesi, ho visto; perché la fede non è una speculazione o una dimostrazione matematica ma è un avvenimento che ogni giorno si rinnova e ti raggiunge nei mo-

rienze che la nostra comunità sta vivendo da soli due anni, ma perché vedo i volti delle persone cambiati: una gioia, una operosità lieta e una disponibilità mai viste prima, quando il parroco ci convoca per i più disparati servizi, indispensabili per un popolo in cammino come è quello

di più impensati, sorprendendoti con fatti o situazioni che puoi vedere e toccare con mano. E non ci si può soffermare sullo stupore di un evento inatteso, perché il buon Dio ha subito un altro fatto inaspettato e la vita di fede è una continua sorpresa. Ho dunque incominciato a capire il concetto di "cantiere sempre aperto" non solo per la varietà e bellezza delle espe-

degli abitanti di Settimo e una cordialità insospettata quando ci vediamo fuori della parrocchia. Anche i giovani che seguono il percorso instancabile di formazione offerto da don Elenio, sono stupiti perché non sapevano che la fede fosse così bella. Un evento eccezionale per bellezza - ma noi passiamo di momento eccezionale in momento ecceziona-

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Il coro di Russia Cristiana a Settimo S. Pietro. Nelle altre foto, la Divina liturgia.

le, "di luce in luce", – è stato l’incontro con il Coro di Russia cristiana: venti amici che ci hanno offerto un concerto affascinante nel quale i canti della tradizione bizantino-slava completavano la bellezza delle icone più famose venerate nella liturgia orientale, adeguatamente spiegate nella loro simbologia. Alla fine del concerto, dopo un applauso lunghissimo, don Elenio in un brevissimo intervento ci ha detto: "Adesso capite perché sant'Agostino diceva che chi canta prega due volte?" e poi ha sottolineato quanto il canto sia essenziale per la vita di un popolo che vuole camminare, perché il canto è lode resa all'Autore della stessa bellezza, al Creatore di tutto. E, quasi a confermare le sue parole, la Divina Liturgia del giorno dopo, domenica, è stata presentata - da Tommaso che dall'ambone spiegava le varie fasi della liturgia -, come il momento culmine del rapporto tra l'uomo e Dio, l'uomo solo e Dio solo, nel quale non può esserci spazio per strumenti musicali, ma solo la voce dell'uomo che si rivolge al suo Creatore. Ecco perché tutta la liturgia era accompagnata da un dialogo stretto tra celebranti e il popolo, rappresentato dalla voce di un coro, stavolta dolcissimo, in cui, seppure c'erano più voci, l'armonia dell'unisono velava l'intenzione di preghiera che nasceva dal cuore. Non c'erano alti e bassi, ma una ripetizione soave che coinvolgeva nel clima di preghiera una fittissima assemblea. Anna e Giuliano che facevano parte del coro mi spiegavano in

seguito che tutta quell'armonia che per noi, disabituati a celebrazioni bizantino-slave, era carica di mistero, era semplicemente il modo con cui loro pregano. E allora era inevitabile la acuta nostalgia di una preghiera che è canto perché l'innamorato vorrebbe solo cantare davanti all'innamorata. E Dio è per noi l'innamorato che mendica continuamente il nostro cuore spesso arido e muto. Ed ecco come ad alcuni amici raccontano l’esperienza Alfredo, uno dei coristi e Claudio il Capocoro: "Un’esperienza bellissima! Trecento persone sono rimaste dalle 17.30 alle 20.30 di sabato in chiesa per il rosario, la Messa, l’attesa e poi il nostro concerto La Lode e La Grazia con proiezione delle icone più famose e commento di Padre Scalfi con standing ovation finale tra sguardi stupiti e lieti. I bambini buonissimi e, a modo loro, incantati. La Divina Liturgia della domenica mattina è stata di altrettanta soave bellezza, cui si sono aggiunte le splendide parole del nostro celebrante e del bravissimo parroco. È stata per noi una grande e intensa esperienza per la partecipazione della gente che ci ha mostrato la sua fede, guidata da un sacerdote veramente speciale, giovane e pieno di una "energia spirituale" che comunica ai tanti suoi collaboratori, catechisti e varie persone impegnate appassionatamente in parrocchia e in opere di carità. L'accoglienza veramente familiare che abbiamo avuto, calda come le belle giornate, ci ha fatto sentire a casa e per questo siamo pieni di gratitudine."La verità si esprime nell'amore, e questo fiorisce nella bellezza": è stato così, sia per quello che abbiamo comunicato sia per quello che abbiamo ricevuto. La frase è una delle più belle espressioni di Pavel Florenskij, un vero e proprio genio della filosofia, della matematica, della scienza e nel campo dell'arte, soprannominato il Leonardo del XX secolo; ucciso dai bolscevichi nel 1937 a soli 55 anni" e durante il pranzo sempre Alfredo mi aveva detto: "E' solo attraverso l'esperienza di una bellezza che nasce l'unità; non attraverso i convegni. Inoltre Settimo è nata bizantina: è stato un "ritorno alle origini" come l'unità dei cristiani è un tornare alle origini, cioè a Cristo.

tutte le foto della pagina sono di m. rosalba montisci

il Portico

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detto tra noi Meglio vivere in campagna di D. TORE RUGGIU

Interessante un reportage di Francesco Semprini, ne “La Stampa” di Torino di qualche tempo fa. Il titolo, quasi a tutta pagina, è intrigante: <<il cervello vuole vivere in campagna>>. Una ricerca dell’Università del Michigan (USA), ha portato a questa conclusione: <<la mente è una macchina limitata, senza natura la psiche si indebolisce>>. Insomma, gli scienziati ci dicono che la città riduce la memoria e l’autocontrollo. Eppure il 70% degli italiani vivono in città anche se la tendenza va continuamente invertendosi negli ultimi anni. Secondo lo studio succitato, perfino le violenze domestiche sono meno frequenti nella case con vista su parchi e boschi (chissà se è poi vero!). e il traffico cittadino sviluppa quasi immediatamente uno stato di agitazione, per non dire di frenesia o schizofrenia. A fronte di innegabili vantaggi della città, molte cose concorrono allo stato ansioso: la musica “a manetta” nelle orecchie, clacson e incroci pericolosi, lo shopping esasperato (anche se, in questi ultimi tempi di crisi, più che shopping si fanno “passeggiate” per negozi), tutto l’apparato pubblicitario e il caos in genere, sono tutti elementi deleteri per la mente umana. Anche Adriano Cementano, a fine anni ’60, quando si incrementava il fenomeno urbanistico, lanciò una canzone di grande successo abbastanza eloquente: <<L’albero di 30 piani>>. Questa canzone venne dopo un altro successo: <<la storia di Serafino>> dove si racconta di questo giovane pastore che lasciò pecore e capre per cercarsi un lavoro in città, ma dopo la triste esperienza: <<si riprese le pecore e capre…>> e, in lui, ritornò la gioia. Ora è evidente che oggi è improponibile il lavoro nei campi come avveniva fino a qualche decennio fa. Ma non possiamo non registrare i lati negativi del totale abbandono della campagna, soprattutto nei nostri paesi dell’interno. E, a parte la pur non trascurabile salute fisica, sarebbe bene considerare anche la salute sociale e dell’anima. Non v’è dubbio che, per quanto riguarda i rapporti umani, la città sia molto anonima e l’individualismo trovi terreno fertile per attecchire e svilupparsi. Ognuno, infatti, va per i fatti propri e l’altro è, nella maggior parte dei casi, un emerito sconosciuto. La salute dell’anima, poi, è minacciata molto e sempre di più: il campionario offerto è ricco e variegato: ce n’è per tutti i gusti. Purtroppo anche nei paesi si è importato molto dalla città, soprattutto negli aspetti negativi, per cui questi virus hanno contagiato anche le famiglie e gli ambienti paesani. A monte di ogni realtà (umana, sociale e spirituale), dovrebbe esserci una grande attenzione alla “salute dell’uomo”. Tutto, cioè, dovrebbe concorrere a far star bene tutti nel corpo e nello spirito. Insomma, per essere chiari e sintetici, i valori vanno perseguiti e conservati in campagna come in città! Altrimenti…si esce fuori di testa e si sta male. Ben vengano, dunque, i richiami della scienza anche se questi non sono sufficienti per rendere l’uomo felice.


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il Portico

IL PORTICO DELLA DIOCESI

Ringraziamenti dell’Arcivescovo

curiosità

a festa di san Saturnino, patrono di Cagliari, è l’occasione in cui l’Arcidiocesi di Cagliari vuole dire Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della Visita di Papa Francesco. Un grande Grazie va detto anzitutto a coloro che hanno pregato e offerto fatica e sofferenza per questo evento. Solo il Signore conosce i loro nomi. Ma non vogliamo certo dimenticare coloro che hanno contribuito materialmente in vari modi e in diversa misura alle necessità organizzative, richieste anzitutto dal grande afflusso di persone:

L

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