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SWEDinMAG 12/2023

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09 / dicembre 2023

ed in Mag

Economia circolare e rispetto dell’ambiente

Davide Longo Editoriale

Valerio Giovannozzi

Le forze giovani di Swedlinghaus

S come Swedlinghaus e Sviluppo Sostenibile

Il panettone più buono parla marchigiano

Food Società Costume Attualità Lavoro

Meno è meglio

Linda Mezzaluna, la Social Media and Marketing Manager

Luigi Massara: tra tradizione e innovazione

L’Azienda Agricola Fattoria F.lli Massara

Impegno costante e crescente in ottica di economia circolare la Swedlinghaus sta superando l'80% del rifiuto riciclabile


SOM MARIO 03 Economia circolare

e rispetto dell’ambiente

S come Swedlinghaus e Sviluppo Sostenibile

06 Davide Longo - Editoriale Meno è meglio

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Valerio Giovannozzi

Il panettone più buono parla marchigiano

10 Le forze giovani di Swedlinghaus Linda Mezzaluna, la Social Media and Marketing Manager 13 Luigi Massara:

tra tradizione e innovazione

L’Azienda Agricola Fattoria F.lli Massara

In Copertina: Ecomondo - The green technology Expo, novembre 2023


S come Swedlinghaus e Sviluppo Sostenibile Economia circolare e rispetto dell’ambiente: la mentalità green dell’azienda prende forma Si fa presto a dire «Amo il pianeta Terra»: bellissime parole indubbiamente, ma i fatti? Farsi portatori di ‘slogan alla Greta Thunberg’ non basta: serve la manifestazione pratica del rispetto verso l’ambiente. E come può un’impresa farsi portavoce di una mentalità green? La Swedlinghaus sta percorrendo questa strada da tempo, attraverso un impegno morale costante e un comportamento concreto estremamente attento.

«Sì, se si agisce su più fronti, come stiamo facendo da tempo, sensibilizzando tutto il personale sui temi del riciclo, della raccolta differenziata, dell’impiego di energie rinnovabili, dell’uso consapevole ed oculato dell’acqua, della luce, dei carburanti, e predisponendo l’intero assetto aziendale al recupero, alla rigenerazione, ecc.».

E’ Maurizio Musardo, responsabile di produzione, che ci illustra tutti i passi in avanti fatti dall’azienda in ottica green. La Swedlinghaus commercializza macchine alimentari, e principalmente realizza affettatrici. Si sa che ogni ciclo produttivo potenzialmente può essere nocivo per l’ecosistema: da un lato perché consuma grossi quantitativi di energia, dall’altro perché ovviamente genererà materiali di scarto. Si possono minimizzare i danni all’ambiente e addirittura rientrare in un sistema di economia circolare?

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Bene, allora procediamo con ordine. L’agenda 2030 è un piano d’azione che impegna tutti i Paesi a percorrere un sentiero sostenibile, scandito da ben 17 obiettivi volti a garantire un futuro migliore al Pianeta e ai suoi abitanti. Vediamo insieme alcuni dei ‘goals’ che state realizzando, concentrandoci su quelli più inerenti all’attività aziendale: cominciamo con ‘consumo e produzioni responsabili’

Cosa era doveroso puntualizzare sugli imballaggi? «E’ noto che una affettatrice di qualità abbia un peso consistente, in quanto deve garantire la sicurezza e la stabilità durante il suo utilizzo. Va da sé che necessita di un imballaggio altrettanto robusto che ne tuteli tutte le componenti, al fine di far arrivare il prodotto intatto e perfettamente funzionante al cliente finale. Un tempo si usava una schiuma che si espandeva e che entrava in contatto direttamente con la struttura del prodotto, il quale, una volta aperto, implicava l’eliminazione della schiuma stessa che, dopo essere stata smembrata e sgretolata, veniva gettata nell’immondizia senza possibilità di riuso. Oggi invece quella stessa schiuma si espanderà ma sigillata all’interno di un involucro, che pertanto non solo non la rende nociva per l’ambiente, ma soprattutto ne permette il riutilizzo. Infatti, ogni volta che il prodotto esce dall’azienda per raggiungere l’acquirente, ricordiamo sempre a quest’ultimo (tramite l’apposizione sulla confezione di un logo creato ad hoc) che, una volta tolto l’imballaggio dalla affettatrice, può riadoperarlo per spedire a sua volta un oggetto delicato o fragile, e così via».

«Sicuramente è una delle nostre premure principali, ma è anche l’obiettivo più complesso perché ha molteplici sfaccettature. Innanzitutto, dislocati per tutto il capannone in cui avviene la produzione, ci sono cartelli e biglietti che sono delle vere e proprie campagne anti-spreco. Mi riferisco all’utilizzo delle luci, dell’acqua, ma anche dei materiali di imballaggio, su cui vorrei tornare nello specifico, perché è un argomento che mi tocca particolarmente. Non si tratta di un monito o di una mera tirchierìa, ma è una sorta di promemoria di responsabilità: tutti i messaggi infatti inneggiano ad un utilizzo parsimonioso delle risorse, proprio per evitarne l’inutile sperpero». Discorso che dovrebbe valere anche per i carburanti utilizzati nei viaggi di trasporto… «Infatti cerchiamo sempre di accorpare più ordini, sensibilizzando anche il cliente, per concentrare nel singolo corriere un gruppo di più elementi che, invece, se trasportati uno alla volta, creerebbero una maggiore ed inutile emissione di CO2 nell’aria. Lo stesso vale per i nostri mezzi, quando ad esempio dobbiamo andare dai terzisti per effettuare la tornitura, la smerigliatura e la verniciatura del macchinario: anche qui cerchiamo di riunire le moli di lavoro e rendere consequenziali i blocchi dei tre passaggi, per accumulare i carichi il più possibile» E per quanto riguarda la carta? «Oltre ad utilizzare prevalentemente carta riciclata, ne stiamo riducendo il consumo grazie alla crescita del sistema di informatizzazione: le comunicazioni via mail, via pec e le firme digitali, ad esempio, hanno ridotto sia l’utilizzo di stampanti che di posta e pertanto anche di viaggi superflui. Inoltre, essendo molto sensibili a tale tema, utilizziamo materiale ecologico anche nella realizzazione di eventi, quali i corsi di cucina presso il nostro laboratorio-atelier Swedlinfactory, durante i quali impieghiamo stoviglie che sono riutilizzabili, biodegradabili e compostabili».

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‘Energia pulita ed accessibile’: vi state adoperando verso fonti rinnovabili? «Oltre ad avere l’impianto di illuminazione a Led, a garanzia di un basso consumo energetico, l’attuale installazione di pannelli solari ci renderà autonomi nella produzione di energia». Per quanto riguarda gli smaltimenti dei materiali che fuoriescono dalla produzione? «In un’ottica di economia circolare tendiamo sempre a riciclare e dare nuova vita all’alluminio che esubera dalla realizzazione del prodotto: ritornerà quindi negli altiforni e, una volta uscito dalla fonderia, sarà rigenerato e pronto per essere riutilizzato. I materiali invece che non possiamo direttamente reimpiegare noi in produzione saranno destinati ad apposite ditte, che si occuperanno del riciclo o dello smaltimento di tutte le sostanze che diversamente inquinerebbero. Ci tengo a precisare che oltre l’80% del nostro rifiuto è completamente riciclabile e ci auspichiamo l’aumento di tale percentuale di anno in anno». Il riciclo è infatti una delle ‘Nove Erre’ caratterizzanti l’economia circolare: ripensare, ridurre, riutilizzare, ricontenere, riparare, rigenerare, riconvertire, riciclare, recuperare. Alle quali si sta aggiungendo la R Zero: ‘rifiutare’, intesa come rifiuto delle aziende di produrre più del necessario e soprattutto di creare effetti negativi impattanti sull’ambiente. Tutto questo è stato d’altronde il leit motiv della edizione 2023 di ‘EcoMondo’, l'evento internazionale di riferimento in Europa e nel bacino del Mediterraneo per le tecnologie, i servizi e le soluzioni industriali nei settori della green and circular economy, recentemente allestito alla fiera di Rimini. ‘Salubrità dell’ambiente di lavoro’ «Proprio a tutela dei lavoratori ciclicamente vengono svolti controlli da ditte certificartici incaricate di analizzare la catena produttiva e segnalare l’eventuale presenza di fattori di rischio: rumori, fonti di calore eccessive, emissioni di vapori nocivi, saturazione dell’aria, ecc.. ».

di altri paesi e la attenzione rivolta alle categorie più deboli, come i diversamente abili, ormai fa parte della nostra filosofia. Basti citare tutti gli eventi di beneficienza per sostenere l’operato di comunità, associazioni no profit, ed ogni raccolta fondi a tutela dei soggetti più fragili; inoltre, fa ormai parte integrante del nostro staff un operaio di origini africane che è stato subito accolto con calore e sensibilità dal gruppo di lavoro, comportamento diffuso che però ci risulta naturale verso ogni ‘new entry’ in azienda».

Viriamo sui temi più umani e sociali: ‘ridurre le disuguaglianze’ e ‘parità di genere’ «Non vorrei peccare di piaggeria o di banalità nella dichiarazione, ma è indubbio che le donne siano una forza della natura: nella nostra azienda non solo non mancano, ma ricoprono ruoli fondamentali nei più disparati settori, dalla comunicazione alla vendita, dall’eventistica alla cura del personale. Inoltre l’apertura a lavoratori

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Intervista a cura di Silvia Remoli


Editoriale di Davide Longo

Meno è meglio Essa è diventata ormai un pilastro dell’identità aziendale: le imprese ecoresponsabili devono, a mio parere, palesare la propria mentalità green e mostrare i traguardi ottenuti in tale ambito, non solo al fine di presentarsi ai consumatori con un ‘biglietto da visita’ eticamente più meritorio, ma anche e soprattutto per diffondere un messaggio di sensibilizzazione, sia nel proprio ambiente di lavoro che verso il mondo esterno.

La sostenibilità in Swedlinghaus non è più una scelta, quanto piuttosto un obbligo e una responsabilità sociale che dobbiamo adempiere nel rispetto delle risorse umane e di quelle ambientali. Durante la Fiera Host 2023 (evento mondiale dedicato al mondo della ristorazione e dell’accoglienza), svoltasi a Milano nella seconda metà di ottobre, abbiamo fatto nostro lo slogan ‘TIME TO CHANGE’, un concetto correlato, tra gli altri, anche alla sostenibilità, quale attributo imprescindibile, senza il quale non si può progettare un futuro.

Tra gli obiettivi finali, in un’ottica anti-spreco e votata all’equilibrio, vi è l’idea “meno è meglio”, ossia quella di ridurre gli usi e i consumi in esubero, il che peraltro non significa affatto compromettere la qualità o l’efficienza. La nostra visione, che mette al centro le azioni, i comportamenti e le scelte di sviluppo è quella a lungo termine.

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Il nostro presente ed il nostro futuro sono legati in modo indissolubile. Dobbiamo ricordarci che quello che facciamo oggi avrà, un domani,


Il panettone più buono parla marchigiano Valerio Giovannozzi, trionfatore a Torino, sarà uno dei maestri lievitisti della Swedlinfactory nel 2024. Attenzione, contiene altri spoilers!

Per chi, come chi scrive, è un’assidua frequentatrice del suo bar-pasticceria a Porto San Giorgio, è un piacere ed una soddisfazione intervistarlo: lui è uno dei più giovani pluripremiati maestri lievitasti d’Italia. Ed il suo Crystall è, per Gambero Rosso, ancora una volta, tra i 10 migliori delle Marche. Siamo riusciti a riacciuffarlo al rientro da Torino, dove ha conquistato il più alto gradino del podio al concorso ‘Una Mole di Panettoni’, all’Hotel Principi, ai piedi della suggestiva Mole Antonelliana. Ma si sta già organizzando per insegnare qualche suo segreto sui banconi della cucina della Swedlinfactory. Ecco a voi Valerio Giovannozzi, nato il 7 gennaio del 1991 ad Ascoli Piceno, ma trasferitosi per amore e per lavoro sulla riviera della provincia fermana.

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processi utilizzati nella lavorazione dei dolci, e che per me simboleggia proprio la pazienza che richiede questo mestiere, l’attesa … Il rispetto dei tempi di posa, quand’anche molto lunghi, è fondamentale per ottenere un prodotto finale eccellente: non si può cercare la scorciatoia se si vuole qualcosa di unico. Ovviamente il nome, e non solo, è stato deciso di comune accordo con la mia socia in affari e nella vita, la mia compagna Barbara (Del Moro, fermana doc, conosciuta e conquistata proprio durante un corso di pasticceria).

Qual è stato il tuo percorso per arrivare sino a qui? «Il mio percorso è stato particolare, diciamo non del tutto lineare: innanzitutto perché alle superiori iniziai dapprima l’istituto industriale per poi virare su quello alberghiero. Nel frattempo ho voluto provare a lavorare come stagionale nella cucina di uno chalet a San Benedetto come aiuto cuoco, giusto per provare se mi piaceva quel tipo di ‘fatica’. Ricevuto il diploma mi sono messo subito a lavorare, e solo successivamente ho deciso di rimettermi a studiare, per poi, a mia volta insegnare. E’ come se mi fossi ascoltato molto e avessi scelto i passi da fare assecondando le mie sensazioni. Ad oggi posso dire di aver fatto bene, anche perché probabilmente, senza questo incastro insolito di esperienze, forse non sarei qui».

Non passa anno in cui non ottieni riconoscimenti di rilievo nazionale. Hai qualche rito scaramantico o amuleto per non spezzare questa splendida catena di successi? «Non ho amuleti particolari , però mentre preparo mi accompagna il ricordo di mio nonno, che nel tempo libero, si dilettava in cucina. Lui si divertiva proprio a creare e sperimentare. Credo sia dipeso dal suo estro: per lavoro era un rilegatori di libri ma, essendo appassionato di falegnameria artistica, collaborava con le compagnie di recitazione per creare le scenografie teatrali. Non sapeva stare fermo. La sua memoria mi è d’esempio. Ecco perché ci metto tutta la dedizione possibile, la continua ricerca, sempre al fine di perfezionarmi. Ricevere il primo premio per il miglior panettone all’Hotel Principi di Torino, tra altri 200 validissimi partecipanti, è stato davvero un onore. Così come le ‘due torte’ assegnate da Gambero Rosso al mio bar-pasticceria (che è stata riconosciuta tra le 10 top delle Marche)»

A proposito di esperienze, quale ritieni la più segnante? «Beh, indubbiamente l’alta cucina di Niko Romito e la gavetta al suo Ristorante Reale di Castel di Sangro (ben tre stelle Michelin, ndr). Lì, oltre ad aver appreso tanti segreti della cucina, è scattata la scintilla con la panificazione che, pian piano, si è trasformata in un vero e proprio fuoco di passione per la pasticceria lievitata». Come hai scelto il nome del tuo bar-pasticceria Crystall? «Sta per ‘cristallizzazione’, che è uno dei

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ascoltando musica prog-rock! (Sorride). Quindi le studio a fondo, cerco di non stravolgerne i cardini e poi tendo di rielabolarle mantenendo il più possibile l’armonia tra vecchio e nuovo.»

E non dimentichiamo che detieni anche la medaglia di argento al campionato italiano per la ‘Miglior Colomba tradizionale’, ma magari per quella ci raggiorniamo a Pasqua… Invece, tornando ad oggi, quale tuo prodotto ha sta riscuotendo un successo che non ti aspettavi?

E ultimamente cosa è uscito fuori da questo connubio?

«Beh, negli ultimi giorni, sicuramente il ‘Pandorino’, che è una sorta di pandoro-croissant, è praticamente in produzione di continuo (confermo, vanno a ruba già dalla mattina, anche perché è un po’ come fare una colazione di Natale al bar). E poi c’è il cornetto alla crema pasticcera e confettura di visciole, che è molto apprezzato da tutti i miei clienti (compresa chi sta intervistando!)»

«Dalle mie radici ascolane è nato il ‘Panettone con Visciola e Anisetta’, che mi ricorda il profumo di anice dei maritozzi di quando ero bambino; e poi, ti do’ un’anteprima, ho deciso di omaggiare la città che mi ha adottato professionalmente, Porto San Giorgio, con il ‘Panettone Amandovolo’ (il nome appartiene a un dolce tipico della tradizione pasticcera sangiorgese ed è a base di mandorle e cioccolato, ndr). Ah, e sto elaborando anche ‘Panettone al Frustingo’ (dolce marchigiano, dalle umili origini, con frutta secca e fichi, che si serve sotto le feste natalizie)».

A proposito di clienti, Benedetta Rossi e Vincenzo Schettini (il prof da milioni id followers di ‘La Fisica che ci piace’) hanno scelto proprio il tuo Crystall per incontrarsi e godersi una piacevole colazione insieme…

C’è qualcosa che ancora vorresti fare, nonostante i mille impegni tra la vostra attività commerciale, i corsi di pasticceria che tieni nelle Accademie, i concorsi nazionali?

«Sì, questa visita mi ha fatto davvero piacere. Stimo entrambi, lei per la vitalità e per la visibilità che continua a dare al nostro territorio e lui per la capacità di parlare ai giovani ed appassionarli alle materie scientifiche, ma anche allo studio ed alla curiosità in generale, con un approccio umano e coinvolgente».

«C’è , c’è! Ti svelo un sogno che spero di poter realizzare a breve. Come sai la mia gavetta è cominciata in cucina come aiuto cuoco e vorrei far riemergere tutti gli insegnamenti appresi in quella magnifica esperienza: ecco, quello che mi piacerebbe fare è ampliare Crystall, offrendo al pubblico anche una vasta scelta di ‘opzioni salate’ di alta qualità, così da potermi esprimere in maniera completa». (E forse, ci viene da pensare, che non sia un caso che sul braccio, tra i suoi tatuaggi, ci sia proprio un coltello da cucina…)

Quali sono le tue fonti di ispirazione? «Anche qui faccio un percorso sui generis: quando guardo al futuro mi piace tuffarmi nel passato. Mi spiego meglio: sono un appassionato di vecchie ricette della cucina marchigiana, ed amo abbinare tradizione e innovazione. Infatti, mentre sfoglio pagine di procedimenti antichi mi concentro meglio

Da ormai navigato esperto maestro lievitista, sarai uno dei protagonisti dei corsi della Swedlinfactory, che cosa combinerai nel lucente laboratorio atelier della azienda Swedlinghaus? «Insegnare mi piace tantissimo: far vedere dei gesti manuali dal vivo, rispondere alle domande, chiarire dei dubbi, fa tutto parte della socialità, dell’interazione, dello scambio. Si imparano tante cose anche dai propri ‘alunni’ e si ricevono stimoli sempre nuovi. Di sicuro ci occuperemo di prodotti lievitati e chissà che magari il bancone della Swedlinfactory non sia il posto giusto per esercitarsi per partecipare al prossimo concorso per la Colomba migliore d’Italia! Stiamo stabilendo in questi giorni la data esatta del corso del 2024, quindi non resta che rimanere aggiornati sui siti e sui profili social della Swedlinghaus per poter partecipare». Non ci resta quindi che aggiungere gli in bocca lupo per il futuro alle congratulazioni per il presente, ti aspettiamo in azienda!

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Intervista a cura di Silvia Remoli


Linda Mezzaluna, la Social Media and Marketing Manager Le forze giovani di Swedlinghaus

Ad una azienda che commercializza prodotti in tutto il mondo non può mancare una figura che si occupi di comunicazione, e che soprattutto lo sappia fare muovendosi abilmente attraverso i suoi vari canali: i siti web, i profili social, le newletters, ecc. Gran parte di questo lavoro è affidato alla giovanissima Linda Mezzaluna, che vi facciamo conoscere meglio nell’ editoriale di dicembre, mese in cui compirà 22 anni (solamente). Iniziamo a tartassarla di domande, a mo’ di interrogatorio poliziesco corredato da lampada puntata agli occhi e lei, non solo non si tira indietro senza esitare, ma anzi risponde con fiumi di parole (come cantavano i Jalisse a Sanremo quando ancora non era nata!).

che sin da bambina sognavo di diventare stilista ma, strada facendo, mi accorsi che la mia voglia di realizzare abiti si stava trasformando in qualcos’altro: sono passata dal desiderio di sagomare la silhouette di una modella con un vestito al desiderio di cucire addosso ad una azienda l’immagine più efficace».

Carta di identità?

La tua passione per il virtuale ti discosta dal reale? Cioè sei una nerd ricurva su pc e smartphone, tanto social ma poco socievole?

E quindi dopo il diploma… «… mi sono iscritta alla facoltà di ‘Scienze della comunicazione’, vista la crescente spinta che avevo verso il mondo del digitale, dell’ editing foto e video, del marketing e della post-produzione. Ecco perché ho poi conseguito anche un master in social media management».

«Nasco a Macerata il 29 dicembre 2001 e vivo a Montegranaro con la mia famiglia». E, visto che nel documento c’è anche la foto, noi aggiungiamo che dal vivo le brillano gli occhi e sprigiona un sorriso contagioso, complici anche le simpatiche fossette sulle guance. Che studi giovanili hai fatto? «Alle superiori scelsi il Liceo artistico di Macerata, perché era l’unico con l’indirizzo ‘moda’, visto

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«Per fortuna no, il contatto con le persone in carne ed ossa fa parte di me: provengo da una famiglia unitissima, dove le relazioni parentali sono importanti (ci dice che il legame coi suoi zii è simile a quello coi genitori). Per questo ho anche assillato i miei, supplicandomi di darmi un fratello o una sorella, proprio perché non devo l’ora di condividere i miei spazi con un altro membro della famiglia.


Ormai avevo perso la speranza rassegnandomi a rimanere figlia unica, fino a quando, inaspettatamente, è giunta la peste di casa, Luca, che ha ben 14 anni meno di me, fa le scuole elementari ed è un vero vulcano: lui ha portato una ventata di allegria e vitalità preziosa per tutti. Poi ovviamente oltre la cerchia familiare ci sono il mio ragazzo e le amicizie vicine e lontane, con i quali adoro viaggiare e fare cene e rimpatriate. Ah dimenticavo, a completare il quadro ci sono anche le mie due tartarughe domestiche: posso dire che siamo cresciute insieme, visto che hanno la mia stessa età!».

segno positivo di interesse nel reclutare i giovani e nel darci fiducia. Io in effetti all’inizio ne ero quasi spaventata, perché un conto è studiare la teoria ed un altro è mettere in pratica le proprie abilità, ma Davide e Leonello (Davide Longo e Leonello Virgili, soci fondatori, ndr) mi hanno messa subito a mio agio e hanno dimostrato una grande capacità di ascolto e coinvolgimento nelle decisioni di mia competenza. Lo stesso vale per tutti i colleghi che mi hanno immediatamente rispettata sia dal punto di vista professionale che da quello umano. In fondo sono entrata giovanissima e con pochissima esperienza, ma ciò nonostante mi sono sentita subito presa sul serio, mi hanno dedicato una piena considerazione, si è instaurato un clima di reciproca collaborazione e continuo confronto; il valore aggiunto è che non sono mancati neanche momenti conviviali e di necessaria leggerezza, laddove magari, per stemperare la tensione, era necessaria una battuta per smorzare lo stress. E questo clima sereno prosegue tuttora che da semplice tirocinante sono divenuta dipendente».

Sei superstiziosa, hai riti scaramantici, conservi gelosamente amuleti? «Non sono superstiziosa, tutt’altro: amo sia i gatti neri che i numeri 13 e 17. Però tengo molto ad un braccialetto che mi aveva regalato anni fa mia nonna, fatto di perline color argento e di una campanellina, e una targhetta con la scritta ‘Da oggi il tuo angelo’: il nostro legame strettissimo fa sì che io, indossandolo, la possa sentire vicino a me sempre, e soprattutto, nei momenti più difficili». Quali sono le tue passioni? «In primis le fotografie, come per mia madre: nel tempo libero stampo le immagini più belle e le incollo nel mio fotolibro, affinché non vada persa quella poetica gestualità di sfogliare un album di ricordi», come a volerci dire che sì, ben venga il digitale, di cui ormai non si può più fare a meno, ma lo sfiorare fugace e freddo di uno schermo non potrà mai eguagliare al tatto il tocco della grana di una foto reale. E prosegue: «Un’altra mia passione è lo sport, specie il nuoto, ma questo è merito di papà. Poi la palestra, la musica e le uscite all’aria aperta». Come è avvenuto il tuo contatto con la Swedlinghaus? « E’ accaduto quando, ai fini della laurea, dovevo effettuare un tirocinio curricolare di 6 settimane e Swedlinghaus era un nome presente nell’elenco fornito dall’università. Mi sono informata e ho inoltrato subito la richiesta e, piacevolmente sorpresa, ho ottenuto risposta immediata dall’azienda, che mi ha dapprima fissato un colloquio on line e poi in sede. Il mio ‘battesimo’ in ditta è stato ad ottobre dello scorso anno, quando ho iniziato a curare i profili Instagram e Facebook». Quale è stata la tua prima impressione? «Già la tempestiva risposta per me è stato un

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per cogliere nuove idee, sia prendendo spunti dalle campagne pubblicitarie di altri brand, sia osservando in internet altre realtà altrettanto competitive. Dai profili social, al sito, agli eventi, alle newletters, a questo stesso magazine, ogni aspetto dell’azienda va descritto al meglio usando tutti i canali per arrivare il più lontano possibile. Ovvio poi che, amare ciò che si fa e soprattutto avere la certezza della qualità dei prodotti che si promuovono, è fondamentale per essere più credibili ed incisivi».

Ora curi anche la comunicazione dei corsi di cucina organizzati nella Swedlinfactory: sei riuscita ad appassionarti a cibi o sapori particolari seguendo le gesta di qualche maestro? « In realtà sono molto ‘vecchia’ nei gusti (sorride), nel senso che sono una fan sfegatata della cucina tradizionale italiana, e faccio fatica a discostarmene, pertanto nel mio menù non possono mai mancare i carboidrati innanzitutto sottoforma di pasta e pizza. E poi ci sono loro, gli irrinunciabili… i dolci. Non potrei farne a meno, dal gelato ai lievitati, ricoperti di cioccolato o ripieni di pistacchio…». Piccola nota doverosa di redazione: il suo fidanzato è un pasticcere, quindi Linda si immola spesso, oh giovine martire, offrendosi per testare le prelibatezze realizzate dal compagno: perché si sa, che quando si ama veramente, certi sacrifici si devono fare!

Visto che ci avviciniamo al Natale, nonché al tuo compleanno, chiudo con una curiosità venale: cosa ti sei regalata con i primi soldi guadagnati? «Il mio primo stipendio l’ho speso in tecnologia: in pratica l’ho reinvestito subito nel lavoro, perché ho acquistato un pc più nuovo e quindi più performante. Poi ad essere sincera, mi ci sono levata anche qualche altro piccolo sfizio. Ma sottolineo ‘piccolo’ perché sono molto parsimoniosa: sto cercando di risparmiare e mettere dei soldi da parte per raggiungere il sogno di una casa tutta mia», chiude Linda, così sfacciatamente giovane, così temerariamente saggia.

Quanto credi sia fondamentale il tuo ruolo nell’azienda e come pensi di aumentare il tuo contributo? «Una realtà come la Swedlinghaus, che ha contatti con tutto il mondo, sa bene quale importanza riveste una buona comunicazione per allargare la propria rete di conoscenze e per accattivare la curiosità di ogni potenziale cliente. Io ho il dovere di metterla in vetrina, pertanto devo illuminarla e allestirla al meglio. Per questo motivo continuo a studiare e a documentarmi e non perdo occasione

Intervista a cura di Silvia Remoli

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L’Azienda Agricola Fattoria F.lli Massara: nell’Oltrepò Pavese da quattro generazioni … e mezzo Luigi Massara ci racconta il mix tra tradizione e innovazione nella produzione dei rinomati vini di famiglia

Ha quasi duecento anni di vita e più di 15 ettari di viti. Col tempo la storia della L’Azienda Agricola Fattoria F.lli Massara si fa più avvincente, così come i confini dei suoi vigneti diventano sempre più ampi. Queste radici antiche affondano nella zona vinicola tra le più produttive di tutta Italia: l’Oltrepò Pavese. Sin dal 1835 il testimone è passato di generazione in generazione: ad oggi siamo alla quarta, il cui referente è Luigi Massara, che ci parla della attività di famiglia con un’innegabile gioia nel cuore e una simpatica erre alla francese. La storica etichetta dell’azienda recita ‘Vini fini e da pasto - Specialità Moscato e Riesling’. Ne avete fatta di strada da lì… «Sì, tanta, pur mantenendo gli stessi princìpi e la stessa passione nella realizzazione del prodotto. Nel tempo abbiamo sempre di più apprezzato il contatto con il pubblico e l’importanza di far toccare con mano la qualità del nostro vino. Per questo stiamo realizzando una apposita ala dedicata esclusivamente alla degustazione ed alla creazione di un percorso sensoriale tra le nostre eccellenze. Inoltre stiamo aumentando la produttività della cantina con altri 4 vinificatori per uve rosse».

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« Allora ne approfitto e parto dal passato remoto, così rendo onore anche ai miei avi! Presenti alla Mostra Nazionale dei vini tipici, tenutesi a Casale Monferrato dal 12 al 22 aprile 1913, abbiamo ricevuto la medaglia d’argento dorato per in Barbera. In occasione della prima mostra vini tipici e uve pregiate dell’ Oltrepo’ ( Rovescala 11-18 settembre 1949) arrivò il diploma di 1° grado per il Moscato e il diploma di 2° grado per il nebbiolo. In occasione del concorso vini pregiati di Piemonte, Liguria e Oltrepo’ pavese, indetto da ” Stamapa Sera ” ( maggio-luglio 1974 ), ottenemmo la medaglia d’argento per il Riesling italico, selezionato da Broni tra i ‘magnifici sei’.

Per mantenere gli alti standard di un tempo, ma adeguandosi ai giorni nostri, come avviene la convivenza tra antico e moderno?

La interrompo, riguardo al passato, ha un aneddoto da tramandare?

«Innanzitutto nella vinificazione seguiamo il metodo tradizionale, ma non possiamo prescindere dal contributo delle moderne tecniche enologiche. L’affinamento dei nostri vini rossi avviene ancora sotto il livello stradale, al buio, a umidità naturale e a temperatura costante. E’ proprio per questo che ci piacerebbe ricevere le visite di curiosi e appassionati, per mostrare loro sia le nostre botti di rovere che le moderne apparecchiature atte a conservare intatte le specifiche qualità di profumi e sapori di ciascun vino. Sosteniamo sempre che la visita della cantina è ‘un’esperienza di vita all’antica’ che consente di valutare, in prima persona, l’attenzione, l’impegno e la dedizione del Vignajolo»

«Sì, una curiosità: la genuinità del vino prodotto dall’ Azienda è documentata da una dichiarazione rilasciata a Tortona, l’ 8 febbraio 1951, dalla Curia Vescovile, che lo ritenne, a tutti gli effetti, adatto alla celebrazione della S. Messa». Viene allora da dire ‘beati i chierichetti che smaniavano per la scolatura dei calici’! Ma torniamo seri ed al presente: quante varietà di vini producete? E quale è il suo preferito? «Abbiamo ben 16 vini divisi tra fermi, frizzanti, dolci e spumanti. Dovessi sceglierne uno per me direi il ‘Croatina’, un rosso fermo, corposo, in cui si sentono note speziate e di vaniglia. Poi consiglierei comunque di assaggiare il Pinot Nero, il Barbera e la Bonarda che sono speciali grazie a queste splendide colline».

Se è vero che è molto gratificante il gradimento del pubblico, non da meno è il riconoscimento conferito da giurie qualificate.

Ed ora che ci apprestiamo a festeggiare il Natale, con cosa ci consiglia di brindare?

«Verissimo, ed è una grade soddisfazione continuare a riceverne, ci da stimolo per fare sempre meglio»

«Abbiamo ben 5 spumanti tra cui scegliere, due dei quali portano il nome dei miei nonni: Fiorina, che è dolce e fresco con sentore floreale di salvia e camomilla, e Quinto che è un Brut, intensamente fruttato, ottenuto con metodo Martinotti, con sentori di frutta secca tostata e pane fresco. Poi non possono mancare il Reisling (Spumante Brut) ed il Rosa (extra dry). Quando mi verrete a trovare in cantina ve li faccio assaggiare tutti!».

Può farci un rapido elenco di titoli senza peccare di vanità? Per una volta non curiamoci del detto ‘Chi si loda si imbroda’, anche perché non ci inventiamo nulla e riferiamo solo notizie vere e certificate.

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Lo sa che si è rovinato con le sue mani? Scripta manent! Poi però ricambieremo l’invito a patto che, quando scenderà nelle nostre Marche, porti il vino adatto ad un succulento e fumante piatto di ‘vincisgrassi’.

Le sue parole lasciano presagire che bolle in pentola l’entrata della quinta generazione di Massara… «Sì, c’è già qualcuno che sta facendo esperienza per essere pronto a condurre i giochi dopo di me, e spero vivamente che la prossima volta, a parlare della nostra azienda, ci sia la voce energica e spumeggiante delle nuove leve!».

«Ah, per un primo piatto così ricco ci vuole un rosso di grande struttura; quindi potete scegliere tra un Barbera, che è intenso con sentori di marasca, mora e chiodi di garofano, e un Croatina Colli Bruciati IGT Pavia, affinata in barrique 12 mesi, dal gusto secco e caldo».

Ad majora allora e a presto.

Guardi, facciamo così: nel dubbio, ci porti in entrambi. A proposito, come è avvenuta la sua conoscenza con Swedlinghaus?

Intervista a cura di Silvia Remoli

«Abbiamo collaborato ad una fiera, quella di Rho, ed il gancio è stata la foodblogger Alma Delia (della pagina social ‘Anima in Cucina’). In quella occasione ho avuto la dimostrazione che, se gli imprenditori si uniscono e intrecciano le proprie competenze, ci si arricchisce a vicenda, in primis a livello emotivo, intendo. Se si fa rete si alimenta il proprio entusiasmo e si ha la possibilità di ideare nuove occasioni di incontro. Inoltre, ho notato che il titolare, come me, da molto spazio ed ascolto ai giovani, il che significa che si ha sempre la prospettiva di guardare avanti e di aprirsi alle loro nuove idee».

Contatti utili: l’Azienda Agricola Fattoria F.lli Massara, si trova a Redavalle (Pavia) in via Casa Ramati n.11. Sito Web: www.massaravini.it

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