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ARCO 2027 - Articles about exhibitions on national press magazines

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Società

Le Geometrievariabili di Alfredo Maiorino allo Studio Trisorio

La mostra al via da giovedì, con oltre cinquanta “scatole pittoriche” di solidi tridimensionali dai colori morbidi e sospesi

di RENATA CARAGLIANO

Si chiama “Geometrie variabili” la nuova poetica mostra personale di Alfredo MaiorinodaStudioTrisorio.Inaugurazione giovedì alle 18 (Riviera di Chiaia,215,finoal20giugno;oraridivisita: dal lunedì al venerdì 10-13.30 e 15.30-19, il sabato 10-13.30 e 15.30-18.30).

La

mostra

L’artistaAlfredoMaiorino(Nocera Inferiore,1966) con una importante carriera espositiva alle spalle in istituzioni pubbliche e privateinternazionali,ritornaallagalleria napoletana (la prima mostra nelle sale di Lucia e Laura Trisorio risale al 2003, seguita da molte altre) con una serie di recenti lavori, nei quali si conferma la sua vocazione pittorica verso il potenziale espressivo delle forme astratte e geometriche. In questo ultimo caso,di unalfabetodi “geometrievariabili” in cui le forme, i colori e le composizioni cambiano, interagendo con lo spazio, la luce e lo spettatore.

Maiorino allo Studio Trisorio

di RENATA CARAGLIANO

T Alfredo Maiorino, “Geometrie variabili” (opera in carta, legno e vetro) allo Studio Trisorio

In mostra oltre cinquanta delle sue piccole “scatole pittoriche” all’interno delle quali solidi geometrici tridimensionali, dai colori

de quasi invisibili. «Sono corpi fragili e rarefatti, immersi in una dimensione quasi di sospensione, silenzio - racconta Maiorino - E questa rarefazione è data dal fatto che in effetti queste forme non sono

quando più tempo è possibile di fronte all’immagine. Questa volta lo spettatore è alla ricerca di una messa a fuoco che non avverrà. È tutto giocato sulla volontà di una lentezza che si oppone a quello

L’allestimento pensato dall’artista prevede che i diversi ambienti della galleria siano attraversati da un’unica linea composta dalle sue opere, tutte di uguale formato, montate a parete. «È una fila continua che parte dall’ingresso e gira intorno allo spazio espositivo, per poi esplodere in un polittico che s’incontrerànell’ultimastanza»aggiungel’artista.Lasuccessionedelle opere introduce una narrazione visiva quasi musicale che guida lo spettatore attraverso un percorso, dove s’incontra l’assenza delle cose, la sparizione, il vuoto dipinto. È un viaggio, una sorta di promenade da un’immagine all’altra, così come nei “Tableaux d’une exposition”, la celebre composizione per pianoforte di Musorgskij del 1874, ispirata ai quadri di un suo amico pittore, che rappresenta in musica il movimento dell’osservatore da unatelaall’altra.PerMaiorino,questa linea che ri-disegna lo spazio della galleria, introduce una dinamica di attraversamento, come se la stabilità fosse costantemente interrogatadaunaforzache lamette in discussione. Lavorando sull’ambiguità tra pieno e vuoto, con forme geometriche incastrate le une nelle altre al fine di ottenere sempre scansioni spaziali e severi giochi di “negativo-positivo”, arriva così ad annullare gli assunti della sintassi compositiva tradizionale, disattivandone uno degli elementi essenziali,ossialadistinzionetrafigura e sfondo. Ma anche a riflettere sulla relatività della percezione: è l’osservatore che, prendendo atto dell’instabilità ottica di queste opere,nestabilisceaproprio piaci-

Fabrizio CORNELI

L’architettura dell’ombra e il raggio scolpito

L’universo sensibile di Fabrizio Corneli prende dimora nelle stanze dello Studio Trisorio. La personale La misura della luce è un’indagine filosofica sulla natura profonda del guardare. Si è al cospetto di un’esperienza di soglia, un invito a sostare laddove il confine tra la densità dei metalli e l’evanescenza dell’apparato luminoso si fa poroso e instabile. L’artista fiorentino trasforma la galleria in un osservatorio privilegiato in cui la razionalità del calcolo matematico si sposa con una sensibilità lirica che pare recuperare l’eredità dei maestri prospettici del Quattrocento, proiettandola in un presente che interroga la vertigine del vuoto e la scomposizione della forma attraverso una rigorosa architettura dell’ombra.

Definire Corneli uno “scultore della luce” è la constatazione di un paradosso formale: modella l’immateriale utilizzando la solidità della geometria. Se la scultura tradizionale procede per via di levare dal marmo o per via di porre nell’argilla, la pratica artistica di Corneli opera su una terza via, quella della proiezione secondo le leggi dell’ottica. Non viene scolpito il corpo, ma la sua assenza; il perimetro non è definito attraverso la materia, ma attraverso l’ostacolo che la materia oppone alla radiazione luminosa. In questo senso, l’artista è un artefice che lavora sull’intervallo, sullo spazio cavo tra la sorgente e la superficie, rendendo tangibile ciò che per sua natura è privo di massa. La luce smette di essere un elemento ambientale per farsi sostanza plastica, vibrante e definita, capace di abitare il luogo con la stessa autorevolezza di un bronzo, pur mantenendo la leggerezza di un pensiero puro. Inserire il lavoro di Corneli nell’ambito dei linguaggi contemporanei significa riconoscere la sua posizione eccentrica e, al contempo, centralissima rispetto alle correnti che hanno indagato il medium luminoso. Il suo è un linguaggio che dialoga con la storia dell’arte senza esserne schiavo, utilizzando le tecnologie attuali - dai Led alle lenti di precisione, fino ai software di calcolo - per rimettere al centro l’individuo e la capacità di percepire il miracolo del

visibile.

In questo itinerario immaginifico, che si estende dalla galleria e dagli uffici alla Riviera di Chiaia fino agli spazi di via Carlo Poerio, la materia non si impone mai per la sua ingombrante presenza, ma per la capacità di farsi reagente. Il raggio viene orchestrato utilizzando il supporto fisico come un innesco per un’epifania visiva. È un’estetica che sfida apertamente il rumore visivo contemporaneo: mentre il presente è saturo di icone digitali istantanee e iperdefinite, qui la figura esige un tempo di latenza, un silenzio e una specifica postura del corpo nello spazio. Chi osserva deve cercare la corretta angolazione per permettere all’opera di compiersi, in un dialogo muto che restituisce centralità alla visione consapevole e rallentata, quasi un atto di resistenza contro la velocità della fruizione odierna. Le opere agiscono come catalizzatori di una memoria universale, dove ogni installazione è un piccolo cosmo regolato da leggi fisiche e poetiche. È due volte “Radiante”: in entrambi i maestosi lavori c’è un sussulto barocco, uno stupore determinato dalla forza del rame saldato che interagisce con la tecnologia Led per generare un’immagine capace di espandersi ben oltre i confini fisici dell’oggetto. Il volume geometrico metallico proietta sulla parete una sagoma che emerge dal riverbero, espanden-

Fabrizio Corneli, La misura della luce. Studio Trisorio, Napoli. Foto
Fabrizio Corneli, Radiante, 2026

dosi come un’esplosione solare di calore e forma. Il metallo sembra quasi farsi carne; l’ombra acquista una densità tale da essere percepita come una presenza corporea viva, un volto di luce che sembra respirare sulla superficie muraria. In un’opera la figura è quella di un portatore di luce, nell’altra la sagoma custodisce la fonte luminosa. Di segno opposto, ma altrettanto potente, è “Stilo Mappamondo”. L’ottone lucido e smaltato funge da asse per una proiezione cartografica che pare fluttuare nell’ambiente, svincolata dal peso della terra. Lo stilo, oggetto di precisione quasi chirurgica, seziona la luce per restituire i profili dei continenti. È una riflessione sulla fragilità del pianeta e sulla relatività dei confini: la geografia non è più un dato fisso impresso sulla carta, ma un disegno di penombra che sembra galleggiare nell’aria, pronto a svanire

omutare al minimo spostamento della sorgente. L’equilibrio visivo tra la verticalità della scultura e l’orizzontalità dei continenti proiettati esalta la natura effimera dell’abitare il mondo, trasformando un concetto geopolitico in pura vibrazione ottica. Il doppio “Radiante” si specchia nell’unità di una coppia. “Lo spazio di un bacio” è il racconto di un incontro che prende vita nel vuoto, tra le lamine di ottone, rame e acciaio, tra pesi e contrappesi. L’opera è un’apparizione che sembra attendere il soffio del raggio luminoso per dichiarare la propria esistenza, un’icona sospesa tra il rigore della tecnica e l’impalpabilità immateriale del sentimento. L’opera gioca con la sovrapposizione dei metalli per creare una profondità chiaroscurale inedita. Non c’è un distacco netto tra il buio e il chiarore; l’immagine si rivela in una successione di sfumature, come un ricordo che affiora lentamente alla coscienza attraverso i complessi meccanismi della rifrazione. Viene dimostrato che anche il metallo più freddo può farsi custode di un gesto d’amore, a patto di saperne misurare la vibrazione luminosa. Nelle serie più intime, l’artista si spinge verso la miniatura della meraviglia, creando veri e propri dispositivi di visione. All’interno della serie “Laboratorio”, si incontrano “Baccante” e “Maratoneta”. La “regola del due” si afferma anche in queste recenti installazioni. Le figure umane sono racchiuse in sfere di vetro ottico di soli dieci centimetri, protette dalla fragilità del cristallo e dalla forza della geometria. Il movimento - lo scatto del corridore o l’abbandono estatico della baccante - sembra cristallizzato in un’eterna rifrazione. Grazie all’uso sapiente di

argento e lampade alogene che simulano la purezza solare, l’invisibile diventa visibile sulla parete, in uno slancio che è tutto verticale. Il vetro non agisce come un diaframma separatore, ma come un moltiplicatore di senso, capace di curvare la realtà per offrirne una versione più densa, vibrante e segreta. Queste sfere sono come piccoli mondi autosufficienti, dove la dinamica del corpo umano viene indagata con la precisione di un anatomista e la grazia di un poeta.

Lo stesso approccio metodologico si ritrova quando il supporto diventa puramente organico e simbolico. In “Uovo mappamondo Americhe” un guscio d’oca si trasforma nella superficie su cui mappare i confini del mondo conosciuto. Attraverso sottili e sapienti intagli la luce attraversa la fragilità del guscio proiettando una cosmografia che è allo stesso tempo domestica e universale. L’oggetto, alto appena sedici centimetri, sfida le leggi della proporzione proiettando una vastità geografica infinita. È la dimostrazione che l’infinitamente piccolo può contenere l’infinitamente grande e che la scala dell’opera non ne limita affatto la potenza evocativa quando viene mediata dal raggio luminoso.

L’esposizione insegna che l’invisibile non è l’assenza di forma, ma una forma che attende la giusta vibrazione energetica. L’intervallo viene scolpito, rendendo chi osserva testimone di un evento che si rinnova a ogni accensione. In un panorama contemporaneo spesso attratto dal rumore e dall’eccesso, la ricerca di Corneli si pone come un’oasi di precisione e incanto, un invito a riscoprire che la realtà non è fatta solo di ciò che è solido, ma di tutto ciò che, tra un riflesso e un’ombra, si decide finalmente di accogliere nello sguardo. È la meraviglia a ricordare che il mondo è fatto di proiezioni silenziose. Ogni opera di Corneli è un atto di fede nella visione, un piccolo miracolo matematico che restituisce, finalmente intatta, la dignità del guardare oltre la superficie del reale.

Enzo Battarra

Fabrizio Corneli

L'architettura dell'ombra e il raggio scolpito Studio Trisorio, Napoli dal 19 marzo al 20 aprile 2026

Fabrizio Corneli, Stilo Mappamondo, 2019

Sorrento

● «Surriento Gentile», direttada MarisaLaurito, promossada Fondazione Sorrentoealtri proponeoggi unaserata musicalee domaniun itinerario teatrale.

● Staserail TeatroTasso, alle21, accoglieràil concerto«Mo veneNataleomaggioalla canzone umoristica»di Lorenzo Hengeller (foto), accompagnato dalsaxaltodi Enzo Anastasio.

● Domani

«C’erauna Volta»con Fiorenza Calogero, Antonella Stefanucci, RosariaDe Cicco, Annamaria Colasantoe Francesca Colapietro.

Artecontemporanea

FrancescoArena L’isoladiElsaMorante ispiral’artistapugliese

AlloStudioTrisoriodomattinavernissagedellamostra

«Ilprimogiornodella creazione»èiltitolo dalfortesaporebiblicodell’ultimoprogettoespositivodiFrancescoArena,in mostraalloStudioTrisorioa partiredalvernissagedidomanimattinaalle11efinoal 31gennaio.Nellagalleriadi RivieradiChiaialoscultore pugliesepresentaunasortadi itinerariodiopere,come sempreeterogeneeperforme emateriali-quiilbronzoela pietra-,realizzatenell’ultimo annoetalvoltaarricchiteconcettualmenteanchedallaparolascritta.Apartiredaltitolo,chepurrimandandoaformeprimigenie,fondativee trascendentalidelpensiero umano,nellospecificoriprendeunafraseriportata sullacopertinadiunadelle primeedizionide«L’Isoladi Arturo»diElsaMorante.IlcelebrelibroambientatoaProcida,luogoacuiArenaèparticolarmentelegatoapartire da«Lettoperigiornielenotti»,lareinterpretazionediun vecchiolettorecuperatoall’internodiPalazzod’Avalos, giàcarcereborbonicosulla Terramurata,inoccasione delprogrammadiCapitale ItalianadellaCulturanell’ambitodellamostra«Sprigionarti»del2022,etornatasull’isolaquest’annoperdiventarestabilmentepartedelpercorsodivisitadelcomplesso. EilrimandoallaMorantediventacosìpartediunadelle opereespostedaTrisorio, «L’alba»,cheoccupandola paretedifondodellagalleria sembrarimandareaunsole dipietrachesorgedallontanoorizzonteperilluminarele altreopere.Apartiredatre scultureinbronzoadagiate sulpavimentocheriproduco-

Ritratto Francesco Arena

nooggettifacilmentericonoscibilicomeunaclava,una tracciadiescrementi,uno sgabello,probabilmentecreatiepoiabbandonatilìdaun uomo.Laprimasiintitola «TheClub»(laclavaappunto) edèformatodaduemetà,un segnodivisoequindiambiguocheoltrearappresentare

RivieradiChiaia

Nellagalleria,loscultorepresenta unasortadiitinerariodiopere dibronzoepietra,arricchite talvoltaanchedallaparolascritta

latipicaarmaprimitiva,èallo stessotempounoggettosacroevenerabile,nascondendoalsuointernolaparola God.Unmodopermischiare gioco,invenzione,violenza, fedeeidolatria.L’escremento, invece,portailparadossaletitolodi«TheDream»,ilsogno erecalascritta«Wearesuch stuff/Asdreamsaremade on,andourlittlelife/Is roundedwithasleep»(«Noi siamodellastessasostanzadi cuisonofattiisogni/elanostrapiccolavitaèavvoltada unsonno»),lacelebrefrase shakespearianacheilducamagoProsperopronunciane «LaTempesta»diShakespeare. «Uneâme»èinveceilcalcoin bronzodiunpiccolosgabello inlegnocostruitodalpadredi Arenaechel’artistaricordain casasindallasuainfanzia.In quelmistodimemoriaeconservazione,chesottolineatuttiipassaggidichil’havissuto, toccatoeposseduto,finoall’abbandono.InfinenellasedediviaCarloPoerio,comein unavetrina,saràesposta l’opera«L’altalena»,giàpresentataadArtBaselParcours nel2025.

StefanodeStefano

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