D I E G O
M A Z Z O N E L L I
DIEGO MAZZONELLI
GALLERIA CIVICA CENTRO SERVIZI SANTA CHIARA
IL
PRESENTE CATALOGO È PUBBLICATO IN OCCASIONE DELLA MOSTRA REALIZZATA DALLA
DI
ARTE CONTEMPORANEA
DI
TRENTO
PRESSO LO
SPAZIO FOYER
DEL
18 DICEMBRE 2005 – 15 GENNAIO 2006
Comune di Trento Sindaco Alberto Pacher Assessore alla Cultura Lucia Maestri Dirigente Servizi Culturali Franca Pireri GALLERIA CIVICA DI ARTE CONTEMPORANEA TRENTO Direttore artistico Fabio Cavallucci Assistente curatore Sarah Scandiffio Redazione rivista Cristina Natalicchio Redazione sito internet Marco Tomasini Segreteria organizzativa e amministrativa Susanna Berloffa Germana Endrizzi Patrizia Garbari Michela Roccabruna Didattica / Education Ylenia Angeli Allestimenti / Setting Fulvio Nardelli (progettazione) Gianni Thiella (direzione) Squadra allestimenti, logistica e arredi del Comune di Trento Assicurazioni / Insurance Axa – Dal Pra, Trento
Informazioni / Info Galleria Civica d’Arte Contemporanea Via Belenzani 46 – 38100 Trento Tel. 0039 0461 985511; fax 0039 0461 237033 info@galleriacivica.it www.workartonline.net Ufficio Stampa / Press Office Galleria Civica di Arte Contemporanea Artlink Tel. 0039 0461 986138 Artlink Bolzano Tel. 0039 0471 982946 Si ringraziano le ditte Complementoggetto e Domus per la fornitura dell’arredamento per gli allestimenti
DIEGO MAZZONELLI
LUCIA MAESTRI Assessore alla Cultura e Biblioteche
Questa mostra personale di Diego Mazzonelli manifesta la precisa attenzione della Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento verso le migliori figure artistiche del nostro territorio. Se da una parte è giusto aprirsi alle proposte più innovative del panorama internazionale, dall’altra occorre anche alimentare e valorizzare i talenti interni, stimolando le giovani generazioni locali, oppure – come in questo il caso – dando il giusto riconoscimento alle personalità già affermate. È questo un compito dovuto, in quanto connaturato al carattere “civico” della nostra Galleria, ma corrisponde anche al preciso intendimento di non considerare le proprie iniziative come pratiche avulse dall’ambiente, bensì come funzioni che vi sono completamente immerse, in un continuo e reciproco scambio di relazioni. Ecco dunque che questa mostra pone l’attenzione su un artista rilevante, che dalla fondazione del gruppo Astrazione Oggettiva, nel 1976, ha continuato pervicacemente una ricerca di astrazione analitica, divenendo un preciso punto di riferimento nel nostro panorama. Tuttavia Diego Mazzonelli non è importante per il Trentino solo come artista - il cui valore si spinge del resto ben oltre i confini territoriali - ma anche come operatore culturale. Studioso di filosofia e docente, egli considera l’attività teorica, che si riflette nell’azione pubblica, civile, come un aspetto fondamentale del suo operato. Per questo si è sempre assunto il compito di fare da stimolo alla discussione, quasi coscienza critica della cultura artistica trentina, fautore non di secondo piano di importanti processi istituzionali che hanno dato luogo al Museo Provinciale prima, al Mart e alla Galleria Civica poi, o alla costituzione dell’Adac, l’Archivio degli Artisti Trentini, la cui implementazione andrebbe oggi ripresa con nuovo slancio e vigore. Per tutto questo, oltre che per la qualità del suo lavoro, ringrazio Diego Mazzonelli, nella convinzione che questa mostra non rappresenta un momento conclusivo, ma una tappa nel suo percorso di artista e di uomo di cultura che continuerà a fornire suggestioni preziose a tutta la comunità.
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FABIO CAVALLUCCI Direttore Artistico Galleria Civica
L’arte si è sempre dibattuta tra autonomia ed eteronomia, tra l’aspirazione ad essere un ambito isolato, intangibile, non scalfito dalle vicende materiali, e la volontà di prendere parte attiva agli sviluppi della società, di esserne persino il riflesso, idealizzato. La proposta artistica che Diego Mazzonelli porta avanti con pervicacia dagli anni Settanta (e con lui il gruppo di Astrazione Oggettiva di cui fu uno dei fondatori oltre che teorico) punta ad un bilanciamento tra questi due indirizzi. L’arte è pura idea, concetto che si traduce in forme e colori, ma è anche un mezzo per intervenire nella società, uno spazio di elaborazione di un terreno di discussione, di un linguaggio comune. Insomma è sì “astrazione”, ma “oggettiva”, appunto. Così, ecco che anche la vita dell’uomo Mazzonelli si è sempre divisa, bilanciata, tra questi due ambiti, tra la ricerca pura, la traduzione in tela dei concetti sul colore e sulla luce che da Goethe in poi hanno acquistato via via una dimensione scientifica, ma anche una presenza operativa, “mondana” nel senso originario del termine, divenendo egli stesso operatore e stimolatore culturale, anima critica di quel lungo processo di evoluzione politico-culturale che ha condotto il Trentino ad essere oggi una delle province più ricche di istituzioni artistiche. Se poi è vero che la spinta combattiva si è andata affievolendo nel corso degli anni, così come è normale per qualsiasi persona, e che la sua pittura ha volutamente perduto il rigore scientifico originario per accondiscendere alle piacevolezze decorative (che del resto l’artista difende giustamente come uno dei valori importanti dell’arte), è anche vero che quello slancio eteronomo non si è spento, e si è tradotto semmai in una diversa presenza terrena: l’ambiente, sia nell’accezione più intima e individuale dello spazio domestico arredato, sia in quella più ampia e civile dei luoghi pubblici, deve essere il luogo privilegiato della ricerca artistica. Ecco allora che Mazzonelli non si stanca di lavorare per un’idea di diffusione dell’arte, sia la sua, ovviamente, sia quella dei tanti colleghi che egli cerca di volta in volta di sollecitare a discutere – ad esempio – sulle leggi di finanziamento dei lavori artistici pubblici, o ad intervenire in uno spazio ex industriale che andrà demolito. Artista riconoscibile e riconosciuto (numerosi e qualificati sono gli interventi critici che hanno costellato la sua carriera, tanto da ottenere la conferma di segnalazioni su testi enciclopedici), non ha mai avuto una mostra personale alla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento. Dimenticanza che andava sanata.
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CREDITI FOTOGRAFICI
A. Bayr (84, 85); R. Degasperi (34, 35); L. Eccher (72, 73); N. Eccher (22, 23); F. Faganello (11, 18); J. Mazzonelli (88, 92, 93, 94, 95, 96, 100, 101, 102, 103, 109); C. Rensi (28, 29, 30, 31, 32, 36, 37, 38, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 48, 49, 50, 51, 56, 57, 60, 61); M. Rensi (52, 53, 54, 55, 58, 59, 62, 64, 65, 66, 67, 69, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 82, 83); G. Zotta (17, 68).
INDICE
WALTER GUADAGNINI Un nuovo tempo
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GABRIELLA BELLI Dalla semplificazione alla rieducazione della forma.
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Nota Biografica
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TESTI CRITICI testi di: D. Eccher, G. Belli. R. Troncon, M. Scudiero, R. Turrina, B. Passamani L. Serravalli, R. Sandri, M. Cossali, D. Marangon.
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Mostre personali e colletive
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Bibliografia
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Indice delle opere
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WALTER GUADAGNINI Un nuovo tempo
In occasione di una mostra di Mazzonelli allo Studio d'Arte L'Argentario di Trento nel 1990, Bruno Passamani, di fronte alle novità linguistiche ravvisabili nelle opere esposte, sottolineava, giustamente, gli elementi di continuità del percorso dell'artista, le linee costanti che guidavano la ricerca indipendentemente dai diversi modi di apparizione assunti nel corso degli anni. Presentando la mostra odierna – che riassume sia pure sinteticamente l'intera vicenda creativa di Mazzonelli – viene naturale ripartire da quella considerazione, riprendere cioè il filo della continuità anche a fronte di quadri, come i più recenti, che appaiono come un'ulteriore, significativa tappa di un percorso ormai trentennale. In effetti, anche oggi appaiono agli occhi dapprima gli elementi di novità, e su questi verrebbe voglia di soffermarsi in abbrivio, però – a uno sguardo più approfondito – le ragioni della continuità sembrano ancora prevalere, inducendo a ricercare le fondamenta sulle quali si costruiscono tali variate architetture, i temi sui quali Mazzonelli elabora le proprie variazioni (non sono casuali, qui, i riferimenti a due arti come l'architettura e la musica, che da sempre fungono da sponde a questa pittura, non solo dal punto di vista concettuale, ma anche da quello operativo, quando non da quello iconografico). Fondamenta che, in realtà, si possono rintracciare facilmente all'inizio di questa avventura intellettuale, in quel manifesto dell'”Astrazione Oggettiva” che ha rappresentato da un lato la prima uscita pubblica dell'artista, dall'altro uno dei momenti più significativi della cultura artistica trentina del secondo dopoguerra (il tema è già stato sviscerato autorevolmente in altre circostanze, e questa non è la sede per soffermarvisi ulteriormente, merita forse solo sottolineare come il Manifesto e le opere ad esso correlate fossero in piena sintonia con il clima nazionale e internazionale di quegli anni, il che potrebbe anche risultare sorprendente in un territorio certo periferico come il Trentino; non fosse che, evidentemente, le memorie di Depero da un lato e di Belli dall'altro non erano del tutto andate perdute, pronte a riaffiorare come fiumi carsici). C'è un punto, in particolare, di quella dichiarazione, che sembra prestarsi appieno a una rilettura complessiva dell'opera di Mazzonelli, là dove si afferma che :” L'oggetto estetico si definisce in tale senso come la conseguenza di un'operazione pratica e concettuale nella consapevolezza della pratica pittorica come lavoro, come intervento sulla materia nella prospettiva di una decifrazione continua del reale e del suo potere comunicativo e di un ampliamento dei modi di essere materialmente e intellettualmente dentro la realtà”. Ora, è chiaro che è necessario forzare leggermente l'interpretazione (o quanto meno è necessario decontestualizzare il brano in questione), ma è altrettanto chiaro che per l'intero corso della sua ricerca, Mazzonelli abbia insistito sul carattere fabrile, sull'esperienza del fare
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come elemento incontrattabile della figura stessa dell'artista: vi sono stati momenti in cui tale necessità è stata posta in secondo piano rispetto ad altre esigenze espressive (si pensi soprattutto ai lavori della secondo metà degli anni Settanta, alla ricercata impersonalità della stesura cromatica, che peraltro non implica una minore concentrazione sull'aspetto concreto dell'agire pittorico, ma lo declina in una diversa funzione) e altri, come quello attuale, in cui essa appare come elemento quasi primario; in ogni caso, comunque, la prassi corre sempre di pari passo con l'elaborazione concettuale, senza che l'una prevalga sull'altra. Tanto che, lentamente, affiora dagli archivi dell'artista una copiosa messe di fogli, di diverse dimensioni, e dalle svariatissime e per molti aspetti sorprendenti iconografie, che si rivelano come una sorta di continuum operativo, di pensiero continuamente trasformato in immagine, quasi un pensare per immagini – poco importa se aderenti o meno alla realtà – destinate certo a una fruizione, almeno sinora, privata, ma non di meno estremamente rappresentative proprio della centralità del concetto di pittura come “decifrazione continua del reale”. Alla quale, nel testo in questione, fa seguito l'accenno al “potere comunicativo”: ebbene, anche in questo caso, vale la pena riflettere sul come tale concetto si sia evoluto nella poetica di Mazzonelli. Viene in soccorso, a questo proposito, una dichiarazione dello stesso artista del 1984, più volte citata, relativa al desiderio di realizzare “un'arte intimamente decorativa”. Ora, al di là della necessità di svincolarsi da un eccesso di ideologizzazione (un'arte “di per se stessa superflua come ogni forma di decorazione o di bellezza, tale da non essere chiamata a risolvere alcun problema di carattere filosofico o di carattere pratico”) che risponde pienamente al clima artistico del momento, non può sfuggire come questa dichiarazione (parallela a un'effettiva accentuazione del carattere decorativo, talvolta persino ludico, dell'opera) rappresenti una possibile risposta proprio alla necessità di ampliare il potere comunicativo dell'immagine, attraverso lo scioglimento degli strumenti operativi in una più libera definizione formale, come dimostrerà al principio del decennio successivo il ciclo “Paesaggio di memoria”. L'aprirsi della struttura, l'inserimento di movimenti imprevisti della forma e del ductus stesso, lo sconfinamento oltre i limiti imposti dalla superficie bidimensionale, rendono le opere di Mazzonelli più immediatamente fruibili proprio da un punto di vista sensoriale; tra comunicazione e decorazione, si inserisce un termine che è quello della sensualità dell'opera, e dei suoi elementi costitutivi. Una comunicazione che passa maggiormente attraverso i sensi, allora, senza rinunciare alle sue basi intellettuali: la struttura si incrina, non scompare; la tavolozza si arricchisce, senza rinunciare a un rigore combinatorio e a una essenzialità priva di compromessi; la pittura si apre allo spazio esterno, ma rimane pur sempre oggetto autonomo, guidato dalle proprie regole interne. La “decorazione” di Mazzonelli trova le sue origini in questa elaborazione del linguaggio, dunque, ribadisce una delle vocazioni della grande tradizione astratta (“a che serve un quadro se non a superdecorare una parete?”....) e insieme immagina un pubblico, una destinazione, una comunicazione. Si immagina, cioè, dentro il mondo. Se tutto ciò è vero, non deve sorprendere, allora, il corso assunto dalla pittura di Mazzonelli
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nell'ultimo lustro, che viene proposta organicamente per la prima volta in questa occasione. La superficie è, ancora, il campo d'azione privilegiato, e la sua strutturazione formale rimane l'elemento originario, l'autentico scheletro sul quale l'immagine può crescere. Il quadrato (è curiosa l'assenza del nome di Albers dalla pur vasta e ricca esegesi del suo lavoro...) è l'unità dalla quale si dipana, nella maggior parte dei casi, la composizione, una sorta di monema che cresce su se stesso e in rapporto alla totalità dello spazio; la scacchiera come figura geometrica ma anche come richiamo al gioco, alle varianti infinite all'interno di regole ben definite. E se fino a qualche anno orsono i quadrati franavano sulla superficie dettando i ritmi nuovi del quadro – quasi un balletto delle forme e delle cromie, di rigorosa leggerezza -, oggi quegli stessi elementi si nascondono, vivono un'esistenza velata, agiscono come supporto ulteriore all'immagine che cresce su di essi, trasformando a loro volta il colore di fondo in una paradossale cornice, che tiene il luogo di quella inesistente ai bordi della tela (o della tavola). Rapporto tra i colori e continuo scambio dei ruoli e dei significati, dunque. In una logica che è, sempre e comunque, seriale, poiché Mazzonelli agisce in ogni caso sulla serie, sulla sequenza, sul rimando tra un'opera e l'altra, secondo un principio che, non casualmente, era già affermato nelle splendide “Icone intellettuali” del biennio 1978/79. Le singole unità si rincorrono all'interno della singola opera e all'interno di una serie; così i colori, i toni, così le forme. Ma l'immagine che balza agli occhi per prima – che colpisce i sensi – è, oggi, un'altra: sono le brevi pennellate, le tracce di una mano che non si nega più, i segni di un tempo totalmente differente, quello di un gesto contratto e controllato, certo, ma pur sempre soggettivo, necessariamente presenza di una individualità. Sarebbe però profondamente errato leggere queste novità come una Damasco pittorica, in fondo anche questi segni vivono seguendo regole combinatorie precise e appaiono, a ben vedere, come la naturale evoluzione di quei sommovimenti della superficie già presenti nell'opera da anni (e forse anche come figli di un'attenzione verso la ricchezza cromatica e formale di certo Jugendstil, esplicitamente citato in una breve ma significativa serie a cavallo tra anni Ottanta e Novanta). Ciò che realmente sembra mutare all'interno di quest'ultimo ciclo è la concezione del tempo dell'opera, che si invera nell'ostensione della temporalità del suo farsi: i segni sono – ineludibilmente – una figura del presente, sono il qui e ora della mano che guida non soltanto il fare, ma anche il vedere, trasferendo l'opera in un altro orizzonte temporale. Alla sospensione del tempo caratteristica delle opere degli anni Ottanta, si sostituisce oggi la dichiarazione dell'attualità del gesto, in un passaggio decisivo tra assoluto e relativo, che trova nella ricerca del ritmo la sua invariata costante concettuale e operativa. Non a caso, Mazzonelli ha titolato alcune di queste opere “Scrittura-colore”, lasciando intendere come esse si muovano su un duplice binario, e come, al tempo stesso, esse mirino a una nuova sintesi, dove quella “regola che corregge l'emozione”, giustamente citata da Riccarda Turrina a proposito di questo lavoro, si può trasformare in una “emozione che corregge la regola”. E dove, infine, si scopre che la realtà, evocata tanti anni fa in un manifesto collettivo, non è quella delle apparenze fenomeniche, ma è quella rappresentata dal tempo che diviene figura, soggetto autentico del dipinto.
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GABRIELLA BELLI Dalla semplificazione alla rieducazione della forma.
Nella sapiente ricerca sulle proprietà specifiche dell’arte e dei suoi colori, del gesto pittorico e delle sue forme, della ragione e dei suoi sentimenti, Diego Mazzonelli ha trovato una strada che si adatta perfettamente alla sua natura profondamente speculativa (è la filosofia il suo punto di partenza nei primi anni settanta) e al suo volontario, calmo progredire in un territorio che appartiene alla gloriosa storia della pittura del secolo XX. Non c’è dubbio alcuno che la pratica del suo fare arte s’innesti con grande chiarezza e lucida determinazione nella tradizione corposa dell’astrattogeometrico, a partire dalle esperienze dell’avanguardia russa e olandese dei primi decenni del ‘900, in particolare De Stijl, ma anche molte significative esperienze del Bauhaus. Non bisogna incorrere nell’errore che l’armonia perseguita da Mazzonelli con una quasi ossessiva ricerca della perfetta, e in questo senso utopistica, relazione tra colore, forma e spazio, sia assenza di quei caratteri emozionali o psicologici, che invece affiorano proprio là dove le maglie delle sue serrate composizioni si fanno più rigorose e strutturate. Non è un caso che nei primi anni novanta la sua ricerca subisca una tormentatissima stagione di “andate e ritorni” dal fronte di una pittura più decisamente informale e destrutturata nel segno, in linea diretta con un certo tachisme alla Riopelle o alla Soulage. Un’esperienza che non si è mai conclusa quasi a dire che l’alternativa è un costruttivismo sapientissimo, che rivela ancora nuove straordinarie possibilità espressive di una pittura fondata sulla sintassi del linguaggio visivo, dove vige l’attivazione di tutti gli strumenti di rappresentazione della pura oggettività, con un altrettanto efficace astrattismo informale integri in una compiutezza sostanziale e non strumentale la sua ragione estetica ed etica del fare pittura. I suoi quadri o sono abitati da un equilibrio compositivo che annulla ogni emotività della forma e della materia, con un efficacissimo effetto d’azzerramento dei valori narrativi, quasi a riscattare la pittura astraendola nell’assoluto dell’universo geometrico, o sono soggetti ad una sorta di distorsione, pressione, compressione e manipolizzazione delle forme e del colore, che rieduca il suo fare artistico ad accogliere di nuovo quel “tragico” di mondriana memoria dove predomina il “naturale”, che proprio la sua pittura aveva per anni escluso dalle sequenze platoniche delle sue pure forme astratte.
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01 senza titolo, 1974
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[ 02 mostra “Formato arte”, Trento 2001 ]
03 “Antl/8”, 1974
04 “Qtr/2”, 1974
05 “Qtr/29”, 1974
06 superficie-struttura-colore, 1976
[ 07 superficie struttura colore, 1977 ]
08 superficie struttura colore, 1977
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09 Topologie cromatiche, mostra personale Palazzo delle Albere Trento 1985
10 superficie struttura colore, 1978
11 superficie struttura colore, 1978
12 topologie cromatiche, 1986
13 topologie cromatiche, 1987
14 colori, 1984
15 colori, 1984
[ 16 Azul (particolare), 1981 ]
17 Colori sulla superficie (Omaggio a Bonazza), 1984
18 Verso Viennna, 1989
1978
19 rilievo, 2000
21 monocromo, 1987
20 blue summer (particolare), 1993
22 rilievo, 2000
23 rilievo, 2000
24 rilievo, 1990
25 “Tempo”-rilievo, 1991
26 oro su nero, 1989
27 rilievo, 1993
28 Per Tyco Brahe, 2001
29 Nero, 1989
30 Notte sull’Europa, 1993
(particolare)
31 Architetture, 2000
32 Limiti, 1998
33 Limiti, 1997
34 Quadrato, 1998
35 Trittico, 2000
36 Colori, 1990
37 Kyoto, 1993
[ 38 Paesaggio di memoria, 1992 ]
39 Scrittura-colore, 2003
40 Scrittura-colore, 2002
41 Scrittura-colore, 2002
42 Bianco, 2005
43 Liberty, 1993
44 Fragonard, 2005
45 Rosso, 2005
[ 46 Scrittura-colore, 2003 ]
Talvolta sono come antichi mistagoghi, guardiani e indicatori del mistero. In certe speciali epoche ritrovano il mondo e lo rianimano, generando la cultura del proprio e altrui domani. Figli uno dell’altro, in intrecci e relazioni sterminati, si fanno tessitura per l’affiorare di punti di vista, modalità del pensiero ed escogitazioni “altre” di cui finiamo tutti, alla fine, col nutrirci, compresi la scienza ed il filosofo. Straordinaria gente, questi artisti visivi. Quando l’avventura è lancinante, fresca come un amore, sgorgante come una fede senza respiro, tanto da non lasciare altro interesse nel cuore, pur nella fragilità estrema di momenti che richiedono attenzione, dedizione, presenza, essi ci sembrano vissuti ancor oggi da un demone. Allora parlano e lavorano sospesi in una loro trance estatica. Ciò che dicono, e ciò che fanno, acquista un senso, una rotondità, uno spessore di scoperta. Sono – lo si avverte – presso mondi sconosciuti gente di frontiera in atto di aprire una breccia nell’ignoto. La loro individualità si frantuma, ed essi ben sanno di operare su commissioni collettive. […] Persone straordinarie, perché straordinario – cioè fieramente trasgressivo – è il loro impegno. Non si diventa artisti coltivando – sia pura nel campo specifico di una ristretta disciplina operativa – il senso comune. […] Il vero artista non crede in nulla, o meglio crede in tutto, non si nega ad alcuna cosa, ma è sostanzialmente vuoto. [tratto da un quaderno di appunti di Rinaldo Sandri, senza data.]
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■ DIEGO MAZZONELLI FILOSOFIA A
MILANO
NASCE A
TERLAGO (TRENTO)
NEL
1943.
■
SI
LAUREA IN
E NEGLI STESSI ANNI SI OCCUPA DI TEATRO D'AVANGUARDIA,
■ SUCCESSIVAMENTE SI INTERESSA DI POESIA VISIVA E DI CINEMA SPERIMENTALE. ■ TIENE LA PRIMA MOSTRA PERSONALE NEL 1974 A TRENTO E NELLO STESSO ANNO REALIZZA LA SUA PRIMA CARTELLA DI GRAFICA. ■ DI POESIA E DI PITTURA.
NEL 1976
■
PARTECIPA ALLA FONDAZIONE DEL GRUPPO
SEGNALATO
AD
UMBRO APPOLLONIO
NEL
1981
"ASTRAZIONE OGGETTIVA". PER
"BOLAFFI GRAFICA"
ACCOMPAGNA LA SUA RICERCA ARTISTICA CON LA REALIZZAZIONE DI UN VASTO CORPUS DI OPERE GRAFICHE, PARTECIPANDO A RASSEGNE DI CARATTERE NAZIONALE
■ NEGLI ANNI DAL 1974 AL 2005 È PRESENTE IN NUMEROSE PERSONALI E COLLETTIVE IN ITALIA E ALL'ESTERO. ■ VIVE E LAVORA A TRENTO. ■ E INTERNAZIONALE.
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TESTI CRITICI
(…) L'analisi cromatica sui colori primari e complementari è solo il punto di partenza di un operazione pittorica che trascende ampiamente ogni sterile sperimentalismo, per inoltrarsi speditamente nel mondo lirico e poetico del colore. (…) II dato cromatico sembra dimenticarsi di ogni sua funzione analitica per rilassarsi nella propria contemplazione è una forma di garbato narcisismo, mai invadente, che guida questi lavori. Se l’elemento fantastico esprime la propria esuberante vitalità, il profondo concettualismo analitico non si è mai distolto dal proprio procedere, l’opera sviluppa il proprio racconto entro i binari linguistici di un'attenta ricerca intellettuale. (...) La progettualità, o come preferisce l'artista, l'intenzionalità, è leggibile in queste opere nell'accezione più vasta; la ricerca è disincantata, non vi è oggettività, nessuna speranza di ritrovare un assoluto, sia esso il colore, lo spazio o l'immagine; è un procedere a ritroso nelle regole elementari di codificazione e decodificazione del messaggio pittorico. È quindi un processo logico che risale all'intima struttura del linguaggio, riconosciuto come unica realtà conoscibile; è su questo piano che la profonda cultura filosofica dell'artista si interseca con il bisogno di rappresentazione, è in quest'ottica che si è soliti affiancare a queste operazioni il pensiero logico di Wittgenstein. Vi è certamente affinità, tra questo operare e tale teoria filosofica, nello studio degli intimi processi di conoscenza, diviene quasi palpabile il bisogno di isolare e riconoscere gli ultimi elementi di questo linguaggio: è la costante ricerca di soggetto e predicato, tutto il resto è il complesso ed affascinante "gioco delle variabili". Non è dunque un caso l'amore particolare che l'artista riserva alla musica, dove il tessuto concettuale non risente delle pastoie spaziali e ottiche delle arti visive. Fine intellettuale, Diego Mazzonelli persegue i propri obiettivi con la pedanteria dello studioso e con la vitalità dell'uomo colto, innescando in tal modo un processo circolare i cui poli possono essere individuati nell'intenzionalità concettuale e nell'operatività più propriamente pittorica che raggiunge livelli quasi maniacali. Danilo Eccher, 1984 (... ) La perfetta simmetria della composizione, condizione irrinunciabile per ottenere lo stato di assoluta concentrazione del fruitore si accompagna anche alla realizzazione di opere in ritmica sequenza, di rilevanti dimensioni, destinate ad affermare una scansione spaziale che corrisponde sul piano intellettuale ed emotivo alla sequenza cognitiva del fruitore. Ancora una volta dietro la sua pittura oggettiva e mentale, fredda e analitica, si cela l’emozione dell'intelletto e della ragione rivelata dallo stato di silenzio e di perfezione del quadro stesso che obbliga il pubblico ad una sorta di contemplazione disinteressata.
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(.. ) Le sue opere rivelano, pur nella rigorosità della struttura compositiva. una maggiore libertà e gli elementi iterativi mostrano la consapevolezza di una impossibile perfezione del risultato. Nella griglia le linee cromatiche e i colori stessi suggeriscono e non definiscono il campo delle possibilità, negando per questo le certezze dell'arte programmata. Alle soglie degli anni '80 l’idea della procedura logica acquista prepotentemente sempre maggior consistenza e rompe la rigida superficie del quadro; il gioco e il piacere che da esso deriva assumono ruolo determinante nell'invenzione della composizione e lo spazio, vissuto fin qui come immobile e statico, tende a diventare più elastico. Gabriella Belli, 1985 Non è necessario che Mazzonelli dipinga un monocromo nero per dire che egli ha un proprio nero, una qualità nera alla quale egli sl è sempre mantenuto fedele. Altrettanto certo è che il suo nero è per lo più sfondo dei suoi quadri, inappariscente, e che per questo non ci si potrà attendere esso denunci qualità atmosferiche o materiali particolari. II suo non è il nero che un diapason o una vibrazione sarebbero capaci di addensare, e però neppure un nero che soltanto tace, solo abitato dal silenzio. Per la peculiare citazione che Mazzonelli fa del nero è però così che uno strumento musicale o una poesia letta dinanzi a un suo quadro o una parola pronunciata sonora dinanzi a esso sono capaci di trovare eco nel suo nero anche senza che esso divenga musicale, poetico o concettoso più di tanto. (…) Renato Troncon, 1986
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La ricerca non è ora più “solo” una filosofia del progetto, ma pure una filosofia del gioco ed anche una filosofia del movimento: infatti non vi può essere gioco nella staticità. Ecco allora che i nuovi lavori di Mazzonelli si dinamizzano. I quadrati si frammentano e diventano scacchiere cromatiche nelle quali l'ortogonalità comincia a vacillare e la maglia cromatica, il pattern, si scompone, si sovrappone, si compenetra ed entra in “vibrazione”. Di lì a poco le singole unità cromatiche “crollano” dal reticolo prestabilito lasciando vaste porzioni vuote che destabilizzano ma anche dinamizzano, la composizione. Il metronomo, che solitamente “segna” il tempo sul quale si “costruisce” l’armonia musicale, qui diventa un “cronometro” ovvero il punto di riferimento dell'atmosferacolore sulla quale si “costruisce” un'armonia visiva. Maurizio Scudiero, 1988 (...) Vorrei cercare di mettere in risalto più che gli elementi di discontinuità rispetto al lavoro precedente, quelli di continuità, penso che non mi sarà difficile considerando che la ricerca di Mazzonelli ha buoni fondamenti su basi ideologiche e metodiche, su una storia personale ormai pluriennale, elementi che non permettono improvvisazioni o svolte repentine e velleitarie. (...) Per la sua consuetudine di lavoro e di formulazioni ideologiche e metodiche con Schmid e Senesi, Mazzonelli ha visto la propria esperienza a volte troppo accostata a quelle dei due artisti, quasi rientrasse nella stessa sfera: in realtà, se il versante degli interessi appare grosso modo quello delle leggi cromatiche e della percezione, la direzione che fin dall'inizio distingue Mazzonelli è di natura più squisitamente neoplastica", perché
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sul colore egli lavora in termini di concretezza, più che considerarlo nelle sue infinite possibilità combinatorie e modulatorie, nei suoi processi di crescere e decrescere. (...) Mi pare chiaro a questo punto che Mazzonelli apre un dialogo con un mondo di forme più severo e segreto, ma non meno concreto e costruttivo di quello che egli ha sondato finora: un mondo di più ampio e profondo respiro musicale molto probabilmente anche più consono ad un tempo che aspira ad una maggiore interiorizzazione. Bruno Passamani, 1990 Una mostra è sempre confrontata con il proprio passato e Mazzonelli ormai dipinge da molto tempo, da quando era ancora adolescente. Ma confronto vuol dire anche bilancio, autoanalisi, introspezione e alla fine assoluzione e condanna. (…) Postmoderno in posizione di indagine, continue domande che rimbalzano fra l'antico geometrismo astratto, un tempo privilegiato, (platonico-eruclideo) e, ora l’esplodere dei coriandoli a volte liberamente fino al bordi naturali della tela e altre volte invece racchiusi dentro al quadrato o al rettangolo, come la nostra natura attuale così rigida nella riproposta degli schemi proprio nello stesso momento in cui tutto tende a debordare, slanciarsi fino all'euforia psichedelica o alle furie del Rock più eversivo, liberatorio e ribelle. In questo suo post-modernismo Mazzonelli si esprime con una franchezza perfino irritante perché il fruitore attento non può accorgersi di questi rimandi tra passato e presente, geometria compositiva ed elementi letterari, intensità e ripetitività dell'autocitazione
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e impertinente gusto per i riporti canonici. Abbiamo cioè quell' essere in bilico tra concetto normativo e proposta naturale, policroma, accattivante. con tutto il ribollire irrispettoso delle foglie schiumate dal vento, delle nuvole che transitano i cieli o degli effetti fosforici delle stelle contro il nero orizzonte della notte. Dunque nello scontrarsi con il passato Mazzonelli, si accorge di avere proposto in certi momenti una visione fissa geometrica, direi classica e altre volte essersi invece concesso alle commistioni biologiche, all'informe del brodo delle culture perfino alla liricità del descrittivo. Oggi, usando il supporto in modo conservativo, si accorge che in una finzione di ubbidienza all'ordine sussiste una possibilità liberatoria nei dubbiosi limiti dell’ambiguo post modern. Luigi Serravalli, 1993 • È quasi un paradigma dell’apprensione dì questi anni, concettualmente polemica e finemente autoironica - fra pittura e scultura, non saprei scegliere, poiché non basta il volume a connotare con sicurezza l'opera qui proposta da Diego Mazzonelli. Nel suo riferimento a una mitica e arcana "distillazione dell'oro" l'artista pone quale "materia prima", quale "pietra", quella "pietra che ha uno spirito", i suoi colori puri, le tinte primarie che ha sempre usato nei suoi lavori pittorici, sull'orlo di una struttura interamente nera cui si contrappone una piattaforma, sempre nera, con un ricettacolo per la trasformazione avvenuta. Trasparente di senso, è un'intera comunicazione, con rimandi agguerriti. Rinaldo Sandri, 1995
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Mentre nelle opere pittoriche si riscontra questa sorta di gioiosa razionalità, nelle sculture di Diego Mazzonelli si avverte un fantasma inquietante, un sacro apocalittico ammonitore, che con voce d'abisso invita a considerare l'umana miseria e il suo vagare penoso davanti alle porte della verità. In questo intreccio tra il sole e la notte si dipana il filo di un artista che non ha mai cessato di cercare e che ci stimola a seguirlo per restare sempre vigili, sia quando lo sguardo è abbacinato dal sole sia quando le cose sono oscurate dalla notte. Mario Cossali, 1996 Lo studio di Diego Mazzonelli è un luogo nel quale ci si può perdere in un labirinto di interrogativi, un luogo dove lo sguardo, scrutando le presenze alle pareti, incontra una versatile personalità artistica che, pur avendo operato una scelta linguistica, non si è mai accontentata di un definitivo traguardo cercando, invece, anche attraverso scarti stilistici, di mettersi continuamente in gioco, mostrandosi in tutta la sua complessa sensibilità estetica. Dalle opere astratte di Diego Mazzonelli, dalla loro strutturazione geometrica emerge una misteriosa propensione al silenzio quale momento di attesa, quale illusoria dimensione capace di vincere sul tempo; quasi una melanconica visione del mondo dove l’artista, nella giocosità di forme e colori, si è ricavato la propria “caverna interiore” per poter cercare il sentimento supremo della bellezza; la tensione filosofica, che unisce la lucidità rigorosa ad una irresistibile voglia d’assoluto, e che segna profondamente gli individui più inclini alla meditazione, si fa allora compagna di un cammino di maturazione dove il fluire della vita diventa sospensione di percezione intellettuale. E’ una malinconica ironia quella che da sempre caratterizza l’espressione pittorica di Diego Mazzonelli, un modo di sentire legato alla transitorietà dell’essere, per cui le sfavillanti cromie attive e i metafisici spazi notturni danno vita ad un ragionamento astratto che si fa conversazione sull’uomo, sul tempo e sulla morte. Nei suoi lavori il connubio fra arte e bellezza è motivo dominante poiché inteso come valore forte della realtà, ma nello stesso tempo è anche il principio che fa continuamente oscillare il pensiero fra ironia e nostalgia, in quanto non vi è mai il definitivo raggiungimento di una visione totalizzante di bellezza. E’ soprattutto nella produzione degli ultimi anni che emerge nell'artista una sorta di turbamento romantico sebbene nel corso della sua ricerca egli abbia sempre perseguito la ferma sicurezza delle classicità, credendo in un'arte dove la forma fosse tale da autogiustificarsi, riproducendo il momento dell'assoluta immobilità, dove pensiero e vita si congiungessero in una incondizionata contemplazione priva di referente oggettivo. Infatti il percorso artistico di Diego Mazzonelli è stato un progressivo passaggio verso la purificazione della forma, intesa come valore in sé e frutto di contemplazione volta a cogliere l'essenza del reale; è una ricerca oggettiva, in cui il fondamento è innanzi tutto l'idea, il bisogno di equilibri e di armonia. Ma nei “Paesaggi di Memoria” realizzati nel 1992, il desiderio della perfezione viene sostituito dal suo contrario, un
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contrario che stupisce per la presenza dell'imprevisto, che ha frantumato la geometria in infinite particelle cromatiche capaci di evocare le risonanze di una identità fisica. Dopo le esperienze degli anni sessanta, incentrate su un tipo di indagine volta all'interpretazione della figura e del paesaggio, seguirà un periodo di massima sperimentazione in campo poetico, con la poesia visiva, fotografico e cinematografico. La definitiva scelta in direzione di una professione pittorica coinciderà anche con la possibilità di avere uno studio, che gli permetterà di lavorare in maniera organica e continuativa. E allora prende forma una poetica che via via si incentra sulla lotta contro l’oggetto; ogni linea ed ogni tratto vengono considerati nella loro unicità compositiva, come un investimento produttivo. Il tema principale è la strutturazione del quadrato nello spazio e ne nasce un geometrismo incentrato su quasi impercettibili mutazioni e sullo studio delle relazioni tra forma e colore. Con la nascita del gruppo Astrazione Oggettiva, il cui manifesto programmatico è del novembre 1976, coincide anche un momento intensamente concettuale del suo fare artistico, dove i soggetti sono dei temi strutturali che seguono spesso le regole della serialità e dell'essenzialità linguistica, sempre intesa come rapporto di equilibrio tra forma e colore. La ricerca dell'artista si identifica, allora, con una sorta di rituale, con l'uso di simmetrie tipiche delle diatribe teologiche, e scansioni cromatiche nate dall'affinamento progressivo del metodo, da una continua ed attenta sorveglianza del proprio essere, oltre che da una mediazione continua rispetto ad ogni segno e ad ogni gesto, poiché nulla deve essere lasciato al caso, poiché tutto deve procedere secondo uno sviluppo necessario. L’idea modello è quella del “labirinto", che egli stesso definisce “inutile opera dell'intelligenza”, intesa come angoscia della perfezione, come geometria dell'assoluto. E questa ricerca di perfezione e di pulizia strutturale viene ribadita come accostamento di forme ad ampie campiture, come contenuta manifestazione cromatica, spesso incentrata sull'uso del nero-blu e del viola, elementi che comunque riescono a creare una dimensione infinita di rapporti strutturali, dove l’ assenza di prospettiva si fa profondità percettiva. Sono opere apparentemente quiete, che racchiudono una tensione d'assoluto, una forza che sembra agire sullo stesso artefice. Più che mai in questi lavori così razionali degli anni settanta, dove la geometria regna indiscussa e dove le linee hanno un ferreo e controllato andamento ideativo, è ridotta al massimo la valenza soggettiva dell’operatore, che conduce l’opera ad una autonomia totale e al superamento del soggettivismo estetico, quasi come se fosse l’arte a servirsi dell’operatore per affermare se stessa. Una concezione alchemica del fare, che pone l’artista al servizio della materia, per cui il risultato finale è la trasformazione dell'operatore stesso. La tela, allora, come concretizzazione dì operazioni mentali, sottomette l'impulso; tutto, però, riemerge quando la superficie dipinta diventa come il vuoto, ridondante di paure, di illusioni e la ricerca si identifica con la testimonianza rappresa dell'oggetto. Ecco allora che i quadri di Diego Mazzonelli nella loro gioiosa apparenza nascondono qualcosa di inquieto, quel vuoto attivo che anima il silenzio, quel continuo stato di attesa che la perfezione suggerisce, quel
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misterioso esistere al di là delle forme naturali come presenza che si autogiustifica, ma che comunque vive delle vibrazioni d'infinito. Infatti, verso la fine degli anni settanta si avverte il distacco dalle teorizzazioni di Astrazione Oggettiva e il pensiero dell'artista si mescola con le suggestioni dovute allo spiritualismo di Kandinskij oltre al sintatticismo formale mutuato da Wittgenstein. Per le opere del 1978 si può parlare di emozionalità razionale, quale derivazione dalla semplice distribuzione dei colori primari e secondari, dal calcolo sistematico e dalle combinazioni possibili, dall'attesa dell'evento finale sulla tela. Superficie, struttura e colore sono elementi ricchi di infinite possibilità e variazioni; danno espressione ad una ricerca che si incentra sulla curiosità, sul piacere, che le piccole dimensioni della tela non fanno altro che accentuare. Fantasia ed ispirazione diventano istanti essenziali di un metodo logico tanto che l’opera deve produrre nell’osservatore processi di riflessione e meditazione, per cui il fine dell' opera stessa è quello di procedere oltre l'autore come oggetto provocatore di pensieri. L'elemento geometrico rimane una costante, poiché nella stabilità delle figure vi è racchiusa l’illusione di vincere il tempo, ma i soggetti iniziano, pur mantenendo una loro linearità, ad assumere andamenti irregolari, ponendosi obliquamente sulla superficie, giocando con accesi interventi di colore, diventando fluenti cascate di piccoli rettangoli o raffinate scritture musicali. Con le “Topologie Cromatiche” l’artista esce dal quadro e struttura una nuova superficie irregolare, inclinata rispetto alla parete. Rifiutando il principio della prospettiva messa in funzione naturalistica crea un movimento d'ombre proiettate dalle forme dei polittici asimmetrici fuori dalla tela stessa, in uno spazio di sospensione metafisica. Si ha così la massima tensione in avanti, oltre i confini della forma e ad una rottura dello schema della geometria. II pensiero estetico che accompagna le realizzazioni pittoriche di Diego Mazzonelli oltre ad essere in relazione con le poetiche razionalistico-costruttiviste, si muove all'interno di una componente astratta intesa come autoriflessione: il quadro deve assomigliare soltanto a se stesso, non deve avere rimandi contenutistici, poiché il solo contenuto a cui deve tendere deriva dalla combinazione di colore e forma; l’unico parallelo possibile, semmai, è quello con la musica, che dà origine a delle costruzioni intese come totalità autonoma. Non si può comunque ignorare quel sentimento della razionalità, che da sempre caratterizza i lavori di Diego Mazzonelli, sentimento che trasforma la superficie in rapporti di aree, di forze, di piani dì colore, in un sistema di direzioni che non è semplice delimitazione di aree cromatiche. Emerge lungo il percorso di ricerca dell'artista la contraddizione e l'ambiguità di una scelta che vede l’eliminazione costante del materico e insieme il desiderio continuamente ricorrente della materia, che viene riscoperta attraverso un rapporto sempre più raffinato con il colore e con la forma. Sono degli anni ottanta i bassorilievi in legno, spesso giocati sulle tonalità del nero, ed incentrati sullo studio delle possibilità espressive della materia. L'artista lavora sul legno rivestito di carte e stoffe poiché intende cogliere le vibrazioni di superficie. II nero, che viene assorbito in maniera diversa a seconda della consistenza e distribuzione dei materiali, parla un linguaggio fortemente evocativo. Sono sequenze,
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soprattutto quelle monocrome, dall'andamento ritmico, dove il prima e il dopo danno voce ad un basso continuo e dove l’ incanto della scena è tutt'uno con una misteriosa dimensione d'assenza, con quel sottaciuto al quale l'artista sembra tenere tanto: le sue presenze geometriche lasciano che il non detto animi il pensiero poiché non rivelano mai del tutto le ragioni del loro esistere. E il nero mantiene sempre una posizione di primo piano; non il nero come pura essenza, ma il nero come dimensione mentale, come spazio riflessivo, il nero come possibilità infinita in quanto nasconde, il nero come affermazione e negazione, il nero come assoluto. Se i principi fondamentali della poetica di Diego Mazzonelli si sono spesso identificati con la volontà di misurare il tempo attraverso l’assenza di movimento e di prospettiva, creando una sospensione nata dalla concettualizzazione delle forme, nelle opere degli ultimi anni si avverte il bisogno di raccontare qualcosa di un turbamento interiore che non sempre le linee rette riescono a contenere. Allora l'artista riprende i suoi diari e comincia a tracciare delle piccole poesie dipinte, a scrivere versi, aforismi sulle contraddittorie ragioni dell'esistere; nascono preziose miniature dove il pensiero si intreccia con il colore, dove il quadrato sconfina dentro le forze del divenire. E il sentimento della geometria convive con le voci del Don Giovanni, con le note del Pierrot Lunaire, con i versi di Eliot, con l'ironia di Thomas Bernhardt, mentre i colori continuano a muoversi su un pentagramma quanto mai raffinato, più che mai contemplativo: la melanconia guarda il mondo, vi si confonde, ne partecipa, ma non pensa ad estenuare le sue sensazioni. Riccarda Turrina 1996
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Fin dai tempi di Astrazione Oggettiva, Diego Mazzonelli sembra aver avvertito il bisogno di dare ordine a uno spazio altrimenti illimitato e sfuggente cosicché la pittura sembra apparirgli come il luogo e la dimensione all'interno della quale trovar scampo dalla confusa e spesso angosciante pluralità degli eventi. Tale intento sarà dapprima perseguito attraverso una completa identificazione tra superficie e configurazione strutturale, tra fondo e conformazione geometrica, in un'accentuata assenza di agitazione e dinamismo, sottolineata da una resa perfettamente uniforme dei piani di colore privi di qualsiasi modulazione ascrivibile a influssi soggettivi. Successivamente, pur mantenendo una analoga compattezza di stesura pittorica, nelle “Topologie”, caratterizzate dal superamento di ogni rigida ortogonalità, si assisterà invece a una significativa valorizzazione delle valenze spaziali dei diversi piani cromatici che, uscendo dai consueti limiti del quadro, giungevano a influenzare l'ambiente circostante, in un sottile gioco di presenze e virtualità, di pure e limpide superfici di colore e di oscure e trasparenti ombre proiettate. Mazzonelli nel frattempo andrà altresì rafforzando, come egli stesso ha affermato, la propria aspirazione "... ad un'arte intimamente decorativa, di ascendenza euclidea e platonica, rassicurante e consolatoria, ordinata quel tanto che basti a suggerire un immaginario desiderio di perfezione ...". Intanto nei suoi dipinti, al musicale accordo degli altri colori, impreziositi dalla raffinata, accuratissima “satinatura” delle superfici, verrà spesso facendo da contrappunto l'espandersi silenzioso del nero, al centro di un interesse sempre più vivo e articolato
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che sfocerà anche nella realizzazione di una vasta serie di rilievi volti ad esplorarne i molteplici nascosti attributi alchemici. Nelle sue opere più recenti, mentre andrà sempre più approfondendosi la consapevolezza filosofica che il senso di un linguaggio dipende non da un suo supposto rapporto necessario e necessitante col mondo, bensì dal suo ordine intrinseco, istituito, di volta in volta nel suo farsi, nello spazio a se, separato, raccolto e difeso del quadro, l'organizzazione dell'immagine sembra addirittura acquistare delle insolite valenze sceniche, dovute forse al riaffiorare dei giovanili interessi dell'autore per il teatro sperimentale. Accanto alla delineazione della scala cromatica che definisce l'estensione ottica di ogni possibile gamma e costituisce una sorta di termine di paragone per le diverse `parti' da interpretare i diversi colori, perduta ormai ogni ipotizzata assolutezza, calandosi nell'accurata asimmetria dei piani, sembrano infatti recitare ruoli sempre differenti, alludendo talora a non naturalistiche lontananze paesistiche o costituendosi insieme come palcoscenico e come attori, divenendo i protagonisti di “danzanti” sospese "Butterflies". Dino Marangon 1997
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MOSTRE PERSONALI E COLLETTIVE
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Trento, Galleria d arte Milano 2, Collettiva di artisti trentini
1975
Trento, Galleria d'arteMilano 2 Arco, Casinò Municipale, Ferrari, Mazzonelli, Vitturini Arco, Premio Transforio Arco, Premio di pittura "G. Segantini"
1976
Bolzano, Situazione 76.Presenze e Tendenze nell'arte regionale
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Venezia, Galleria d'arte Nuovo spazio 2 Rovereto, Galleria Loreto, Astrazione oggettiva Brescia, Arteoggi '77 Ospedaletti, Civica Biblioteca, Incontro di arte contemporanea (Cappelletti, Mazzonelli, Pellegrini) Milano, Riva del Garda, Cappelletti, Mazzonelli, Pellegrini S. Martino di Lupari, Momenti dell'arte delle Tre Venezie anni '60-'70
1978
Firenze, Galleria L'Indiano Grafica Belluno, Palazzo de Bertoldi, Struttura colore luce (Mazzonelli, Schmid) Tenno, Casa degli artisti, Artisti Trentini (Cappelletti, Mazzonelli), Abano Terme, Rassegna internazionale d'arte "Istruzioni per l'uso delle avanguardie" Mestre, Centro ricerche artistiche contemporanee Verifica 8+1, Proposta 12-78
1978/79 Bolzano, Galleria Domenicani Discorso per un monumento 1979
Trento, Galleria d'arte L Argentario Cesena, Presenze 1979: mostra d'arte contemporanea
1980
Firenze, Galleria L'Indiano Grafica Neustift, Feizeizentrum, Kiinstler aus sieben Liindern sehen Tirol Innsbruck, Taxisgalerie, Arge Alp Symposium Bildender Kiinstler Sovico, Centro Culturale Sovico, Carta/colore: rassegna 80
1981
Riva del Garda, Museo Civico Bassano del Grappa, Belluno, Arte Concreta Padova, Galleria d'arte contemporanea La Chiocciola, Aperto tra costruttivismo e Optical
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Arco, Casinò Municipale, Proposte per una collezione Venezia, Opera Bevilacqua La Masa, L'artista tra il pubblico e il privato S. Martino di Lupari, Biennale d'arte contemporanea Padova, Galleria d'arte contemporanea La Chiocciola, Mosaico 1981 Trento, Galleria d'arte L'Argentario, Azul dal turchese al blu di russia Trento, Palazzo della Regione, Il lavoro dell'artista 1981/82 Trento, Centro culturale Rosmini, Arte e violenza - venti artisti contro 1982
Trento, Palazzo delle Albere, Il museo e la sua immagine Trento, Galleria d'arte L'Argentario Il paravento Venezia, Opera Bevilacqua La Masa, Arte nel Veneto 70-80 Riva del Garda, Palazzo dei Congressi, 1° Biennale internazionale della grafica Bolzano, Meta arte contemporanea, Tracce
1983
Mestre, Centro ricerche artistiche contemporanee Verifica 8+1 Trento, Galleria d'arte L'Argentario, Punto, linea e...
1984
Trento, Galleria d'arte L Argentario Trento, Galleria d'arte L'Argentario, Non solo Penelope (Mauro Cappelletti, Ines Fedrizzi, Diego Mazzonelli) Trento, Premio di pittura A. Gualazzi (premiato)
1985
Trento, Palazzo delle Albere Bolzano, Meta arte contemporanea Ferrara, Palazzo dei Diamanti, Nel segno di Zoroastro Mestre, Centro ricerche artistiche contemporanee Verifica 8+1, Grafostrutture
1986
Milano, Galleria d'arte moderna Interarte Bari, Expo Arte, Meta arte contemporanea, Vaiano, Premio Nazionale Lorenzo Bartolini
1987
Jesolo, Oltre ogni nomenclatura Sumy (URSS), Versanti della ricerca artistica contemporanea in Italia
1988
Trento, Galleria d'arte L Argentario Bolzano, Meta Arte Contemporanea Trento, Galleria d'arte L'Argentario Trento, Palazzo delle Albere, Situazioni, Arte nel Trentino dal '45
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Romito Magra, Salone Gramsci, Proposte d'Arte Contemporanea
106
Mestre, Centro ricerche artistiche contemporanee, 10 anni alla ricerca dell'Arte Udine, 77 Biennale internazionale di grafica Intergraf - Alpe Adria Bolzano, Meta arte contemporanea, Verso Vienna 1990
Trento, Galleria d'arte L'Argentario, Rilievi Carpi, 3° Mostra Mercato d'arte moderna Art Box
1990/91 Trento, Galleria Quadriarte, Grafica dal '76 al 90
1991
Trento, Cles, A chi spara il cacciatore Rovereto, Galleria Pancheri, Proposte per una collezione
1991/92 Bolzano, Meta Arte Contemporanea 1992
Trento, Galleria Quadriarte, Rappresentazioni grafiche Levíco, Palaexpo, Arte Levico '92 Cembra, Palazzo Barbi, Quarta Biennale d Arte Lisbona, Istituto Italiano di Cultura, Situazioni e luoghi dell'arte
1993
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1997
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1998
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1999
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47 Aiku, 2002
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- s. a., La luna per gli americani, in "Pantagruel", n. 1, primavera - DEGASPERI, F., Gli elementi del colore, in "Alto Adige", Bolzano, 7 marzo - RIZZARDI, P., Verso Vienna, in "Il Mattino dell'Alto Adige", Bolzano, l4 ottobre
1990
- PASSAMANI, B., Presentazione in catalogo mostra, Rilievi, Studio d'arte L'Argentario, Trento - DEGASPERI, F., Segni colorati di Mazzonelli, in "Alto Adige", Bolzano, 19 ottobre - ZANELLA, S., Mazzonelli, la poesia del "nero", in "L'Adige", Trento, 31 ottobre - F. G., Ora la metafisica, in "Alto Adige", Bolzano, 14 dicembre - TOMASI, G., Profili, in "Nord Est di Trento", Trento, n. 35, dicembre
1991
- ZANCHI ANSELMI, T., L'angolo dell'ispirazione, in "Casa Oggi", Milano, gennaio-febbraio - GIANNETTI, R., Diego Mazzonelli il perfezionista, in "Trento In", Trento, ottobre-novembre
1992
- MEAZZI, T., Lampi di luce sul color nero, in "Alto Adige", Bolzano, 17 gennaio - RIZZARDI, P., Diego Mazzonelli, in "Il Mattino dell'Alto Adige", Bolzano, 24 gennaio - SCUDIERO, M., Trentini da collezione, in "L'Adige", Trento, 30 gennaio - s.a., La cultura in vacanza, in "L'Adige", Trento, 4 aprile - M. V., Da domani, Arte Levico, in "Alto Adige", Bolzano, 11 aprile - NICOLETTI, G., L'arte va bene col turismo?, in "L'Adige", Trento, 15 aprile - DE CARLI, L., 70 artisti al Palaexpo, in "La finestra" n. 6, giugno - NICOLETTI, G., Artisti Trentini a Lisbona ambasciatori d’Italia, in "L’Adige", Trento, 28 ttobre
1993
- LAZZARINI, N., Mazzonelli Diego, voce, in La pittura in Italia Il Novecento/2, Milano, Electa, 1993, p. 778 - FIORINI, R., "Allusioni percettive" e la Biennale di Cembra, in "Eco d'arte moderna", n. 87, gennaio-febbraio - SERRAVALLI, L., Presentazione in catalogo mostra, Galleria Improvvisazione Prima - ROVINA, M., Sculture in concerto, in "La Nuova Ferrara", Ferrara, 1 maggio - DEGASPERI, F., Quando il colore canta, in "Alto Adige", Bolzano, 30 maggio - NICOLETTI, G., Mazzonelli e Schweizer alla ricerca di sé, in "L'Adige", Trento, 1 giugno - s.a., Applausi alla musica di Galante, in "Alto Adige", Bolzano, 10 giugno
1994
- TURRINA, R., Ritratti d'artista, in "L'Adige", Trento, 14 luglio
1995
- DEGASPERI, F., Uniti nella diversità, in "Alto Adige", Bolzano, 6 ottobre
114
- NICOLETTI, G., Il pensiero nelle forme, in "L'Adige", Trento, 10 ottobre - FRANCESCOTTI, R., Diego Mazzonelli, dalla pittura analitica alla riflessione sentimentale, in "UCT", Trento, novembre - dicembre - TOMASI, M., Ars Gratia Artis, in "Nord Est di Trento", Trento, 15 dicembre - SANDRI, R., Ars Gratia Artis, in "Zeta News", n. 33/34, Udine 1996
- COSSALI, M., Il teatro geometrico, in "Alto Adige", Bolzano, 10 febbraio - TURRINA, R., Mazzonelli, piacere e curiosità, in "L'Adige", Trento, 25 febbraio - COSSALI, M., Espone Diego Mazzonelli, in "Vita Trentina", Trento, 18 febbraio - FACCHINI, R., Mostra di Diego Mazzonelli, in "L'Adige", Trento, 28 febbraio
1997
- RIZZARDI, P., Diego Mazzonelli alla Spatia, in "Il Mattino", Bolzano, 11 gennaio - MORODER, E., Relievs von Diego Mazzonelli bei Spatia, in "Tageszeitung", 18-19 gennaio - e.n.g., Meditative Abstraktion, in "Kultur", 22 gennaio
1999
- NICOLETTI, G., Astrazione Oggettiva, motivi di una ricerca, in "Catalogo Istituto Italiano di Cultura", Berlino, Galerie Kira Maralt
2001
- SEGA, I., La Michelin per tredici, in "L’Adige", 27 ottobre 2001 - BERLANDA, O., Intervista con Diego Mazzonelli, in "Formato Arte", Nicolodi, 2001 - MARANGON, D., Superfici, colori, immagini e spazi per la nuova città, in "Formato Arte", Nicolodi, 2001 - GENOVESE, P.V., Contaminazioni spaziali, in "Formato Arte", Nicolodi, 2001
2002
- DEGASPERI, F., Mazzonelli, mistica dentro il razionale, in "Trentino", 28 dicembre 2002 - PASSAMANI, B., La sera andavamo all’Argentario, in "La Galleria Argentario di Trento 1962-95", Biblioteca di Arte Contemporanea, Mart
2003
- VERZOTTI, G., Centro e periferia, in "Situazioni Trentino Arte", Mart
2005
- CAVALLUCCI, F., Intervista con Diego Mazzonelli, in "Work Art in Progress", n°14
115
INDICE DELLE OPERE
01 senza titolo, acrilici su tela 1974 02 mostra “Formato arte”, Trento 2001
08 superficie struttura colore, acrilico su tela cm 120x70 1977
03 “Antl/8”, acrilico su tela cm 105x95 1974
09 Topologie cromatiche, mostra personale Palazzo delle Albere Trento 1985
04 “Qtr/2”, acrilico su tela cm 100x90 1974
10 superficie struttura colore, acrilico su tela cm 120x120 1978
05 “Qtr/29”, acrilico su tela cm 60x50 1974
11 superficie struttura colore, acrilico su tela cm 120x120 1978
06 superficie-strutturacolore, acrilico su tela cm 100x150 (cad) 1976
12 topologie cromatiche, acrilico su tavole intelaiate cm 80x200 1986
07 superficie struttura colore, acrilico su tela cm 120x70 (cad) sequenza di 6 opere 1977
13 topologie cromatiche, acrilico su tavole intelaiate cm 50x120 1987
117
14 colori, acrilico su tela cm 120x120 1984 15 colori, acrilico su tela cm 135x135 1984 16 Azul (particolare), acrilico su tela cm 120x120 1981 17 Colori sulla superficie Omaggio a Bonazza, acrilico su tela cm 120x280 1984 18 Verso Viennna, acrilico su tela cm 120x80 1989 19 rilievo, olio su legno cm 70x70 2000 20 blue summer, rilievo-olio su legno cm 99,5x70 1993
21 monocromo, rilievo-olio su legno cm 70x80 1987
29 Nero, rilievo tecnica mista cm 80x150 1989
22 rilievo, olio su legno cm 120x80 2000
30 Notte sull’Europa, tecnica mista cm 80x110 1993
23 rilievo, olio su legno cm 120x80 2000
31 Architetture, acrilico su tela cm 120x200 2000
24 rilievo, olio su legno cm 200x44 1990
32 Limiti, acrilico su tela cm 130x80 1998
25 “Tempo”-rilievo, olio su legno cm 200x70 1991
33 Limiti, acrilico su tela cm 60x60 1997
26 oro su nero, rilievo olio-foglia d’oro su legno cm100x130 1989
34 Quadrato, acrilico su tela cm 90x90 1998
27 rilievo, olio su legno cm 120x90 1993
35 Trittico, acrilico su tela cm 150x130 2000
28 Per Tyco Brahe, rilievo olio su legno cm 110x100 2001
36 Colori, acrilico su carta cm 100x100 1990
118
37 Kyoto, acrilico e olio su tela cm 90x150 1993 38 Paesaggio di memoria, acrilico e olio su tela cm 135x200 1992 39 Scrittura-colore, acrilico, olio, foglia d’oro, foglia d’argento su tela cm 120x200 2003 40 Scrittura-colore, acrilico, olio, foglia d’oro, foglia d’argento su tela cm 150x150 2002 41 Scrittura-colore, acrilico, olio, foglia d’oro, foglia d’argento su tela cm 150x150 2002 42 Bianco, acrilico, olio, foglia d’oro, foglia d’argento su tela cm 130x180 2003 43 Liberty, acrilico olio e foglia d’oro su tela cm 110x70 1993
44 Fragonard 2005, acrilico, olio, foglia d’oro, foglia d’argento su tela cm 150x150 2005 45 Rosso, acrilico, olio, foglia d’oro, foglia d’argento su tela cm 150x150 2005 46 Scrittura-colore, acrilico, olio, foglia d’oro, foglia d’argento su tela cm 120x180 2003
p. 95 acrilico su carta cm 105x155 1999 p. 96 acrilico su carta cm 123x99 1999 p. 100-101 matita acquarellata su carta mis. tot. cm 48x80 2000 p. 102-103 acrilico su carta mis. cad. cm 100x70 1985
47 Aiku, olio su legno cm 70 2002 p. 92 acrilico su carta cm 108x161 1999 p. 93 acrilico su carta cm 108x161 1999 p. 94 acrilico su carta cm 108x161 1999
119
Finito di stampare nel dicembre 2005 dalla Litotipografia Alcione - Trento
Euro 25,00