L’Oro della Stampa è l’unico e il più ricercato riconoscimento all’eccellenza delle aziende della stampa e del converting.
Entra nel club di chi con la stampa e la trasformazione partecipa alla storia dell’industria italiana.
CANDIDA LA TUA AZIENDA A VINCERE UN
ORO DELLA STAMPA
La tua azienda verra valutata da una giuria qualificata secondo questi criteri:
Profilo etico
Investimenti tecnologici e strutturali
Certificazioni
Accordi Merger and Acquisition (M&A)
Internazionalizzazione dell’offerta
Visibilità/ campagne adv/ marketing
Iniziative ESG
Formazione
Risultati di bilancio negli ultimi 3 anni
La cerimonia di premiazione si terrà il giorno
È UNA INIZIATIVA DI 3 DICEMBRE 2026
Trovi il regolamento e tutte le informazioni per partecipare su www.orodellastampa.it
ANCÓRA NELLA SCATOLA
L'Editoriale di MICHELA PIBIRI
Illustrazione di Serena Ferrero
@santamatita
Alla ricerca del giusto packaging
Gli investimenti delle aziende italiane, il PPWR in una prospettiva europea, i nuovi codici del lusso e la stretta normativa sul greenwashing. Facciamo il punto.
L’Erbolario,
Per l’azienda cosmetica di Lodi la progettazione del packaging è un processo multidisciplinare in cui la tecnologia sposa la sensibilità umana.
Progettare per la diversità umana in evoluzione. Tre esperti ed esperte del settore raccontano le metodologie per declinare i principi dell’Universal Design nel mondo del packaging.
Quattro docenti di prestigiose università italiane offrono la cornice interpretativa per guardare all’imballaggio contemporaneo nelle sue evoluzioni.
le tecniche, i partner LA PRINTLOVERS BOX 2026
è fatto il nuovo cofanetto deluxe
DI MICHELA PIBIRI
DI MELISSA CECCON
DI ROBERTA RAGONA
DI CATERINA PUCCI
AI negli imballaggi: uno strumento di filiera
Gender marking: utilità o stereotipo?
Quando si passa dalla progettazione all’esecuzione, l’AI dimostra un impatto misurabile sullo sviluppo dell’imballo se integrata in una filiera complessa.
Il packaging deve essere contemporaneo, ma spesso rafforza stereotipi legati a genere e ruoli sociali. Ne abbiamo parlato con Valeria Bucchetti, docente di design al Politecnico di Milano.
Dal foglio bianco alla scatola stampata
L’automazione oggi ha raggiunto una nuova maturità in cui i tradizionali step convergono in flussi sempre più automatizzati, digitali e data driven.
DIRETTORE RESPONSABILE
Enrico Barboglio
COORDINATRICE EDITORIALE
Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net
HANNO COLLABORATO
Lorenzo Capitani, Paola Carbone, Melissa Ceccon, Angelo Ferrara, Pat McGrew, Caterina Pucci, Roberta Ragona, Alexia Rizzi
TRADUZIONI
Philip Sanders – The Language Switch
ART DIRECTOR
Stefano Torregrossa › onicedesign.it
PRINTLOVERS SU WEB www.printlovers.net redazione@printlovers.net
STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20054 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net
L’interno del packaging è invisibile ma cruciale: cellulosa, fibre sagomate, bioplastiche e nuovi materiali provano a sostituire gli espansi tradizionali senza perdere performance.
PRINT BUYER NUMERO 110/2026
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DI LORENZO CAPITANI
DI GIRLS WHO PRINT ITALIA
DI PAOLA CARBONE
DI ALEXIA RIZZI
Plastigraf Trevigiana è un punto di riferimento in Italia nelle applicazioni di rivestimento su carta e cartoncino, tramite accoppiamento con layer o spalmatura di coating. L’azienda, a direzione familiare, fu fondata nel 1979 e oggi conta 37 dipendenti, 4 linee di accoppiamento a bobina e 9 linee di accoppiamento a foglio. Dal 2024 è partner dell’azienda francese Eurobrillance, grazie alla quale ha raddoppiato le capacità produttive. Gli investimenti crescenti in Ricerca e Sviluppo hanno permesso di sviluppare soluzioni all’avanguardia, conformi alle normative internazionali o capaci di anticiparle, portando l’azienda a specializzarsi anche sull’accoppiamento di bioplastiche, sulla realizzazione di prodotti a bassissimo spessore, di prodotti riciclati e riciclabili nonché sulla spalmatura di dispersioni acquose volte a barrierare direttamente la carta e il cartoncino. C www.plastigraftrevigiana.com
DESIGN FOR RECYCLING / DESIGN FOR CONVERSATIONS
Il packaging oggi è un luogo vivo, in cui materia e relazioni si incontrano. Da un lato c’è il “design for recycling”: la responsabilità di progettare pensando alla sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. Dall’altro c’è il “design for conversations”: l’imballaggio come spazio di dialogo tra valori di marca, filiera e persone. Una doppia energia che scorre in una circolarità vir tuosa, fatta di flussi, connessioni e scelte condivise. Perché il packaging non è solo un oggetto: è un gesto culturale e collaborativo.
DESIGN
LA CARTA DEGLI INTERNI
Sappi Magno Satin 115 g/m² è una carta patinata silk in pura cellulosa, riconosciuta dal mercato per le eccezionali caratteristiche di stampabilità, dettaglio nella riproduzione delle immagini, colori brillanti e costanza qualitativa nel tempo. Disponibile in un’ampia gamma da 90 a 450 g/m², offre le migliori performance sia per stampa tradizionale che digitale, anche nelle lavorazioni più spinte: una carta una garanzia!
Varigrafica opera nel settore delle Arti Tipografiche da oltre 50 anni, e oggi si posiziona come azienda leader a livello nazionale, grazie all’esperienza e il knowhow si propone con lo stesso carattere distintivo verso i mercati internazionali. Affidabilità e qualità sono divenute sempre più parole chiave, grazie alla passione presente nella proprietà e nei collaboratori; passione che supporta ed è supportata da uno straordinario parco macchine dalla prestampa alla finitura. Al centro del processo di produzione vengono posti prodotto e cliente così da sottolineare sì la qualità e le caratteristiche tecnologiche all’avanguardia, ma soprattutto l’aspetto tipico del Made in Italy: regalare un’esperienza sartoriale dove il prodotto è ideato e creato su misura ricercando soluzioni sempre nuove per rispondere alle mutevoli richieste del mercato. C www.varigrafica.com
LA CARTA DELLA COPERTINA
Creator Vol 300 g/m²
Creator Vol è una patinata classica opaca ad alto spessore con finitura satinata che conferisce levigatezza e una resa di stampa eccezionale. Prodotta con mano 1.08 è indicata per la stampa di editoria di pregio, fumettistica e manualistica. Per il suo alto grado di bianco, la sua tenacità e rigidità nelle grammature medio pesanti è indicata per la stampa di copertine e applicazioni cartotecniche quali produzione di sacchetti e packaging di lusso. Creator Vol è certificata FSC® e PEFC ed è un materiale rinnovabile e riciclabile conforme ai più elevati standard di qualità ed efficienza energetica.
RIVESTIMENTO E NOBILITAZIONE
KTM (KURZ Transfer Metal), garantisce copertura totale senza plastica, con risultati eccellenti in termini di brillantezza e performance. Qui nella versione SILVER LINE® KTM Gem, introduce un effetto frosty con giochi di luce cangianti tono su tono, che valorizzano le superfici con riflessi dinamici e sofisticati. Le finiture a caldo LUXOR® Beyond Blue e LUXOR® Combo Green accentuano il design attraverso la nobilitazione di dettagli, aggiungendo linee luminose e profondità visiva agli elementi grafici. I cliché di hinderer + mühlich assicurano precisione, definizione e trasferimento ottimale nella stampa a caldo.
METALLIZZAZIONE
Plastigraf Trevigiana ha trasferito il SILVER LINE® KTM Gem sulla carta Creator Vol attraverso Zeroplast®, un processo di metallizzazione su carta e cartoncino, sviluppato per il mercato Luxury. Si tratta di una tecnologia di trasferimento di uno strato di alluminio verniciato ultra-sottile a protezione e nobilitazione del substrato cellulosico. Il prodotto laminato risulta quindi privo della pellicola di plastica, che viene recuperata e inviata al riciclo, ma dotato di brillantezza estrema e buona resistenza al graffio, nonché idoneità per le successive nobilitazioni di stampa. Nel caso di questa copertina, la tecnologia Zeroplast® è stata combinata con la tecnologia di incisione Natureal che permette di aggiungere alla superficie metallizzata argento anche un effetto pattern per personalizzare il progetto.
STAMPA
In seguito all’applicazione del SILVER LINE® KTM Gem, Varigrafica ha personalizzato con il nuovo impianto all’avanguardia installato, stampando con un “letto” bianco a riserva per conferire un effetto opaco al successivo passaggio in quadricromia. Questa soluzione ha permesso di enfatizzare il contrasto tra l’effetto cangiante e metallizzato del supporto e la resa della stampa Offset LedUV. La stampa Offset Led-UV è stata eseguita con la nuova Heidelberg Speedmaster XL 106-8P Led-UV, impianto dotato di tutti i sistemi automazione e controllo, ad alta efficienza e risparmio energetico anche in polimerizzazione e asciugatura. Il processo si è concluso con la nobilitazione tramite stampa a caldo.
MATERIALI PER LA NOBILITAZIONE
Luxoro è il partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, leader globale nelle tecnologie di nobilitazione per la stampa a caldo, a freddo e digitale. Con uno sguardo rivolto al futuro, ridefinisce il concetto di finitura, trasformando visioni creative in soluzioni sostenibili e all’avanguardia. Va oltre il prodotto fisico, collaborando con brand e designer per valorizzare il packaging e l’identità visiva attraverso innovazione, eccellenza tecnica e responsabilità ambientale. L’impegno per la sostenibilità si traduce in materiali certificati, finiture riciclabili e compostabili e iniziative pionieristiche come il recupero dei carrier in poliestere esausti. Luxoro è un’azienda a energia 100% rinnovabile e sostiene progetti culturali e ambientali, incarnando una visione in cui creatività e responsabilità guidano il futuro della nobilitazione. C www.luxoro.it
DISTRIBUZIONE CARTA
Due Emme Pack Group è punto di riferimento per il comparto grafico e cartotecnico: dotata di un’ampia rete commerciale sul territorio nazionale e composta da un affiatato team di 34 dipendenti, è un partner strategico nel collegamento tra il produttore e lo stampatore. Coniugando la consulenza al servizio sartoriale di taglio a formato è una realtà efficiente nel processo produttivo, tempestiva nell’evasione degli ordini e sempre attenta al contenimento degli sprechi. Ponendo da sempre attenzione sul fronte ambientale e della responsabilità sociale, l’impegno aziendale sui temi ESG ha visto la pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità nel 2024, una lente focalizzata su fattori importanti come la carbon footprint di organizzazione e di prodotto, con l’obiettivo di creare maggiore valore sociale. C www.dueemmepack.it
PRINTLOVERS BOX 2026: STAND AGAINST STRAIGHT LINES.
Il mondo non è una linea retta, ma un labirinto. Non procede per opposti, né si lascia ridurre a scelte binarie. La complessità è il suo linguaggio naturale: fatta di incroci, ambiguità, zone d’ombra e sovrapposizioni. Eppure continuiamo a semplificare, a forzare la realtà dentro schemi rassicuranti di bianco e nero, giusto e sbagliato, con me o contro di me. Così facendo, perdiamo profondità, contesto, senso. Il labirinto non è un errore da correggere, ma una struttura da attraversare. Chiede lentezza, attenzione, capacità di orientarsi senza mappe definitive. Accettare la complessità significa rinunciare alle certezze immediate per abitare le domande. È lì, nel percorso tortuoso, che la realtà rivela la sua forma più autentica.
STAMPA E CARTOTECNICA
Valtenna, parte di Mosaiq Group, ha ingegnerizzato e prodotto la book jacket rigid box. Questa particolare scatola con costruzione a libro è stata perfezionata per eliminare i magneti attraverso una doppia plancia sul coperchio, che si incastra per forma sulla cornice e favorisce la chiusura. Il risultato è un prodotto 100% monomateriale e completamente riciclabile. Completa la scatola una sleeve realizzata in carta fustellata che funge da sistema di sigillo a incastro.
CARTA
Sono state selezionate tre carte che mixano materiali della collezione Prêt à Porter e la personalizzazione del servizio Tailor Made. La copertina in carta LINEN 5202/62 125gsm FSC® RECYCLED color terra bruciata unisce eleganza e sostenibilità: completamente riciclata e riciclabile, con un effetto lino che invita al tatto e alla scoperta. La fascia è realizzata in cartone bianco da 360gsm FSC® MIX-CREDIT, riferimento 1200/168 disponibile nella collezione NATURAL, che offre resistenza ed è l’ideale per lavorazioni come cordonatura e fustellatura. Entrambi i materiali sono disponibili nel campionario Prêt à Porter, in pronta consegna. Il dettaglio distintivo è il fondo della box realizzato con una carta Tailor Made, il servizio di personalizzazione di ICMA che trasforma ogni richiesta del cliente in un progetto su misura per creare un packaging distintivo. Si tratta della carta COLOR 358/211 125gsm certificata FSC® MIX-CREDIT, realizzata con una patina ad hoc color salvia e la goffratura saffianino, scelta tra le oltre 250 texture disponibili.
NOBILITAZIONE
In questa box la decorazione è costruita attraverso un sistema di stampa a caldo che combina più colori metallizzati per ottenere variazioni cromatiche e di riflesso sulla superficie. Gli effetti LUXOR® Sub Camu, LUXOR® 319 e Lumafin® Bronze vengono applicati con cliché hinderer+mühlich Italia per valorizzare la precisione del design e garantire una resa definita delle geometrie. La sovrapposizione visiva dei diversi effetti consente di generare profondità e contrasto senza ricorrere a rilievi complessi, dimostrando come la nobilitazione possa diventare uno strumento progettuale per strutturare la superficie e guidare la lettura visiva del packaging.
IN UN MERCATO IN CONTINUA EVOLUZIONE, ALGRO DESIGN E FUSION DI SAPPI RISPONDONO ALLE ESIGENZE DEL PREMIUM PACKAGING
Il packaging di lusso è in forte crescita e sta ridefinendo vari settori, dal dolciario alla cura personale.
Secondo uno studio di Fortune Business Insights, il mercato registrerà un CAGR del 5,33% tra il 2025 e il 2034, superando gli 11,5 miliardi di dollari. Caratterizzato da materiali di alta qualità, design curato e finiture di pregio, il packaging premium valorizza la percezione del prodotto e rafforza il valore dei brand, contribuendo a giustificare prezzi più elevati. La crescita degli e-commerce e dei modelli direct-to-consumer è stato uno dei fattori trainanti. Con la progressiva riduzione dei punti vendita fisici, il packaging è diventato il principale momento di interazione tra brand e consumatore, non solo proteggendo il prodotto, ma rendendo l’unboxing un’esperienza coinvolgente. Ed ecco la necessità sempre più sentita di soluzioni in grado di offrire sia resistenza sia una forte identità visiva e tattile. La corsa al premium sta andando ben oltre i settori tradizionalmente legati al lusso. Se cosmetici e cioccolato hanno da tempo puntato su
packaging di valore, a crescere oggi è anche la richiesta di confezioni regalo, Edizioni Limitate e scatole da collezione capaci di rafforzare storytelling, esclusività e fidelizzazione. Le normative, oltre che le aspettative dei consumatori, hanno accelerato la transizione verso materiali più sostenibili. Il nuovo Regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), in vigore da agosto 2026, ha introdotto i contributi eco-modulati: i produttori con packaging più difficile da riciclare sono soggetti a oneri più elevati. Di conseguenza, i top brand stanno adottando materiali completamente riciclabili per ridurre attivamente il rischio normativo e, potenzialmente, anche i costi.
Allo stesso tempo, i consumatori associano sempre più la sostenibilità del packaging a quella del prodotto, spingendo i brand a ridurre il peso, ottimizzare i materiali e contenere le emissioni, come evidenziato dal Paper & Packaging Report 2026 di Bain & Co. I materiali a base fibra rappresentano oggi la soluzione più promettente, grazie alla combinazione di riciclabilità, eccellente stampa-
bilità e possibilità di finiture di alta gamma. È proprio in questo contesto che l’offerta di Sappi dà un supporto concreto ai brand owner. Tipologie di cartoncini ad alte prestazioni come Algro Design, Algro Design Duo e Algro Volume garantiscono un’eccellente resa cromatica, un’ottima qualità superficiale e grande libertà nelle finiture. A integrazione della proposta, Fusion Topliner per cartone ondulato assicura resistenza, uniformità e impatto visivo per il packaging esterno destinato a e-commerce e trasporto.
Insieme, Algro Design e Fusion sono una garanzia di coerenza su tutta la linea di packaging. La perfetta corrispondenza di bianco e brillantezza promette un’identità visiva uniforme – dal packaging primario fino allo scaffale e alla scatola di spedizione – rafforzando la presenza sul punto vendita, la riconoscibilità del brand e l’esperienza di unboxing. Questa coerenza si ritrova anche nelle etichette di alta qualità, che contribuiscono a esprimere l’identità del brand e a comunicare le informazioni di prodotto, mantenendo un’estetica premium. La gamma Parade
Label di Sappi si integra con le soluzioni di packaging assicurando prestazioni affidabili lungo tutto il processo – dalla stampa all’applicazione fino al lavaggio – garantendo una gestione fluida ed efficiente.
Impiegate in settori come cosmetica, bevande di alta gamma, elettronica di fascia alta e dolciario, queste soluzioni a base di pura cellulosa soddisfano a 360° i requisiti di riciclabilità, idoneità al contatto alimentare e neutralità a odori e sapori.
In un mercato in continua evoluzione, a distinguersi saranno i brand in grado di integrare design premium, prestazioni e sostenibilità. Sfruttando soluzioni avanzate a base di pura cellulosa e lavorando sulla coerenza tra tutti gli elementi, il packaging diventerà un vero e proprio motore di valore e differenziazione.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI
Alla ricerca del giusto packaging
Packaging in cartone ondulato per e-commerce delle piante, Stora Enso, Lettonia. Worldstar Winner 2026
Investimenti, sfide regolatorie e ridefinizione dei propri valori: quelli reali e quelli percepiti. Il packaging è al centro dell’attenzione più che mai, in Italia come in Europa. Ce lo dicono i risultati dell’indagine Pack Around, gli stimoli provenienti dal “Circular Economy Stage” dell’ultima Paris
Packaging Week e il focus sulla nuova normativa sul greenwashing al Fespa Italia Day 2026.
di MICHELA PIBIRI
l’imballaggio deve rientrare in un sistema circolare misurabile, e così le dichiarazioni sulla sua sostenibilità. Il lusso ripensa i propri codici perché non può più affidare il valore solo a heritage, estetica, reputazione. In mezzo c’è la filiera della stampa e del converting, chiamata a far convergere dati, materiali, compliance, comunicazione e fine vita. Facciamo il punto.
Dove vanno gli investimenti dei brand italiani
Il packaging italiano sta ridefinendo il proprio ruolo. Secondo il dossier Pack Around 2025 redatto a partire da un’indagine condotta su più di 100 aziende produttrici e distributrici di beni di largo consumo e lusso, negli ultimi tre anni il 77% delle aziende ha mantenuto stabili o aumentato gli investimenti destinati all’imballaggio. Il packaging non viene considerato un costo accessorio, ma una leva strategica su cui continuare a lavorare anche in una fase complessa.
La riduzione dell’impatto ambientale resta il principale motore degli investimenti, ma il quadro che emerge non è quello di un packaging semplicemente più “verde”. Le aziende cercano di tenere insieme obblighi normativi, reputazione, prestazioni, qualità percepita e controllo dei
Preordina qui la tua copia gratuita di Pack Around 2026
Packaging della linea Sebastian Professional di Wella, ricaricabile e col 60% di plastica riciclata, Germania. Worldstar Winner 2026
costi. Nei prossimi anni, accanto alla sostenibilità, cresceranno infatti il peso delle performance dell’imballaggio, dell’innovazione dei materiali e dell’efficienza economica: segno che l’urgenza ambientale sta lasciando spazio a una progettazione più integrata.
Il PPWR, il regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, è già entrato pienamente nelle scelte industriali. Oltre metà delle aziende prevede di rendere tutti i propri packaging riciclabili entro tre anni, mentre un’altra quota significativa guarda a un orizzonte di cinque anni. Anche il contenuto riciclato è ormai un tema concreto: molte imprese dichiarano percentuali già rilevanti nei propri pack. Lo stesso vale per l’overpackaging, su cui la maggioranza delle aziende afferma di essere già intervenuta riducendo peso e volume degli imballaggi.
La trasformazione coinvolge anche la filiera. Il packaging si decide sempre meno in modo isolato e richiede competenze distribuite: fornitori, referenti commerciali, banche dati tecniche, figure esperte e ingegneri dei materiali diventano parte del processo. Per questo cresce il valore dei partner capaci di offrire consulenza, certificazioni, dati aggiornati, lettura normativa e traduzione tecnica delle esigenze progettuali. Anche stampa e post-stampa restano centrali: sono indicate da molte aziende come una delle fasi più impat-
tanti sul piano economico, mentre certificazioni ambientali, uso di materiali riciclati e riciclabili, inchiostri e vernici a basso impatto incidono sempre più nella scelta dei fornitori.
Dentro questi numeri c’è una trasformazione culturale prima ancora che tecnica. Il packaging continua a comunicare soprattutto qualità del prodotto, ma la sostenibilità rimane stabilmente tra i messaggi principali. L’eco-design assorbe già budget importanti e molte imprese si dichiarano disposte a investire di più pur di migliorare le prestazioni ambientali dell’imballaggio. La direzione è chiara: non basta alleggerire o sostituire un materiale. Serve progettare packaging più coerenti, misurabili, efficienti e capaci di sostenere insieme identità di marca, conformità normativa e aspettative del mercato. A breve, con la pubblicazione dell’edizione 2026 della ricerca, vedremo se i dati sono confermati o se ci sarà qualche evoluzione.
L’Europa alla prova del PPWR
La fotografia italiana dialoga con quanto emerso alla Paris Packaging Week 2026 nella conferenza “The challenges posed by changing regulations: what impact will they have on packaging?”. Qui il PPWR è stato letto come una prova di maturità per l’intera filiera europea.
Sévrine Pereira Teixeira (EUROPEN) ha portato il confronto sul terreno dell’implementazio-
Gift packaging modulare sviluppato da Grafobal (Repubblica Ceca), monomateriale e adattabile a diverse forme di bottiglia. Worldstar Winner 2026
L’Europa aveva bisogno di una base comune, capace di superare 27 approcci nazionali, ma se il regolamento viene interpretato soltanto dal lato del rifiuto, si perde il senso dell’imballaggio.
ne. Il PPWR entrerà in applicazione dal 12 agosto 2026, ma il quadro operativo, che prevede restrizioni su metalli pesanti e PFAS, documentazione di conformità, definizione delle responsabilità del “manufacturer”, calcolo dei target di contenuto riciclato rischia di restare incompleto senza infrastrutture adeguate di raccolta e riciclo, soprattutto in vista dell’obbligo di “recycled at scale” al 2035. Antoine Salles ha portato la posizione del CNE, organismo francese che riunisce attori della catena del valore del packaging. L’Europa, ha detto, aveva bisogno di una base comune, capace di superare 27 approcci nazionali, ma se il regolamento viene interpretato soltanto dal lato del rifiuto, si perde il senso dell’imballaggio. Da qui il richiamo al “Right Packaging”, l’imballaggio giusto, capace di tenere insieme sicurezza, shelf life, logistica, esperienza d’uso, informazione e impatto ambientale.
Vanessa Chesnot della FEVE – Federazione Europea del packaging in vetro – ha ricordato che in Europa circa otto contenitori su dieci vengono raccolti per il riciclo e che il tasso di riciclo del vetro è intorno al 75%, sopra la soglia evocata dal regolamento per il “recycled at scale”. Tuttavia, anche per Chesnot, il regolamento rischia di guardare troppo al packaging come rifiuto e troppo poco al suo ruolo di presentazione del prodotto. In un flacone di profumo o in una bottiglia
operano in Unione europea e Regno Unito, la difficoltà è confrontarsi con metriche, etichettature e scale di valutazione diverse.
di spirits, l’imballaggio non protegge soltanto: costruisce identità, differenziazione, primo contatto con chi acquista.
Madison Wright, dalla ONG del Regno Unito WRAP, ha introdotto il tema della coerenza tra sistemi. Per i grandi brand che operano in Unione europea e Regno Unito, la difficoltà è confrontarsi con metriche, etichettature e scale di valutazione diverse. La transizione, per Wright, funziona se è armonizzata e praticabile. Anche le soluzioni più corrette, dal riuso al refill, falliscono «se riuso e refill sono complicati, sporchi, poco intuitivi. Senza il cittadino, la circolarità resta teoria».
Marco Scatto, Technology transfer expert e Polymer scientist, ha messo l’accento sui settori in cui l’imballaggio coincide più direttamente con il valore percepito: lusso, cosmetica, spirits. Le “Guidelines for Environmental Management in the Luxury Packaging Value Chain”, sviluppate dalla Commissione Luxury Packaging dell’Istituto Italiano Imballaggio, nascono proprio per tradurre il regolamento operatività: scelta dei materiali, eco-design, documentazione, fine vita. Nel premium, ha detto Scatto, quando il packaging custodisce heritage, tattilità, ritualità e riconoscibilità, la sostenibilità non può essere una correzione applicata a progetto chiuso: deve partire dal concept.
Gift packaging per un’esperienza di unboxing multilivello, interamente riciclabile, di Imants Čaklais (Lettonia). Worldstar Winner 2026
Packaging farmaceutico Phonak Sustainable Pack che combina materiali sostenibili e design user friendly, Germania. Worldstar Winner 2026
Oltre il consolidato: ripensare i codici del lusso
Ed è proprio il mondo del lusso a rendere ancora più evidente la complessità del passaggio in corso. Nella conferenza “Rethinking Luxury Codes: Circular Design, Transparency & Storytelling through Digital Innovation”, sempre alla Paris Packaging Week, la domanda: “come possono normative, digitale e nuove attese del mercato trasformare il packaging di lusso senza spegnerne la desiderabilità?” ha guidato il confronto.
Theresa Austin, Global Director for Sustainable Culture di Moët Hennessy, ha spostato il tema dalla confezione all’organizzazione. Le regole, ha spiegato, non devono essere percepite come materia arida o solo legale, ma come “vincoli creativi” capaci di attivare progetto e collaborazione. In un gruppo globale questo significa presidiare il quadro normativo, formare competenze e adattare le soluzioni ai diversi contesti culturali. Il refill, per esempio, può essere letto in modo molto diverso tra Cina e Stati Uniti: il lusso deve quindi restare coerente senza ignorare le sensibilità locali.
Andreas Köpplin, Director Packaging Development di La Prairie, ha riportato il discorso nel beauty di alta gamma, dove prestazione tecnica e percezione premium sono inseparabili. La Prairie lavora coinvolgendo in anticipo esperti di sostenibilità e normativa, scegliendo fornitori capaci di leggere le regole future e cercando ispirazione anche in settori come automotive, farmaceutica e aeronautica. Il digitale diventa essenziale per gestire dati su materiali, pesi, composizione e contenuto riciclato: solo una base informativa solida può trasformarsi in trasparenza e valore di marca.
Elodie Lombard, Founders’ Associate di ID Genève, ha portato il punto di vista di un brand nato dentro l’economia circolare. Nell’orologeria di lusso, ID Genève lavora con materiali riprocessati, riciclabili o riciclati e alternative alla pelle. Ma il dato sostenibile, da solo, non genera desiderio: prima vengono bellezza e attrattiva del prodotto, poi il racconto del modo in cui è stato realizzato. Anche il packaging segue questa logica, con un pack in micelio compostabile, pensato per funzionare e poi scomparire.
Giovanna Arias, Chief Operating Officer di Aros Group, ha infine richiamato il ruolo della leadership. La sostenibilità richiede coerenza tra obiettivi, incentivi e decisioni: non si può chiederla ai team premiandoli solo su costi e tempi. Il vero nodo non è l’idea, ma l’industrializzazione: rendere un packaging sostenibile producibile, scalabile e adottabile. Anche dati e passaporti digitali, in questa prospettiva, possono diventare strumenti di racconto e relazione con il consumatore.
Greenwashing, dal 27 settembre 2026 cambiano le regole per i green claim
Dal 27 settembre 2026 la comunicazione ambientale dovrà essere molto più precisa, documentata e verificabile. È il messaggio centrale dell’intervento dell’avvocata Federica Furlan al Fespa Italia Day del 22 aprile 2026, dedicato al decreto legislativo 30/2026, con cui l’Italia recepisce la Direttiva UE 2024/825, nota come Empowering Consumers Directive. Il contrasto al greenwashing, chiarisce subito Furlan, non nasce oggi. I principi generali della pubblicità — onestà, verità e correttezza — esistevano già, così come gli strumenti per intervenire contro messaggi ingannevoli, dal Codice del consumo all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, fino all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. La nuova disciplina, però, rende il quadro molto più stringente, introducendo pratiche considerate in ogni caso ingannevoli.
Il greenwashing viene definito come una strategia di comunicazione che costruisce un’immagine ambientale positiva ma fuorviante, capace di distogliere l’attenzione dagli impatti reali di attività o prodotti. Non riguar-
Gift packaging personalizzabile Kaldi Floral
Elegance di Rori Packaging / Cieszyńskie Zakłady Kartoniarskie (Polonia), interamente stampato in digitale. Worldstar Winner 2026
da solo gli slogan: anche una foglia, un bollino verde, un colore o un simbolo sul packaging possono trasmettere un messaggio ambientale implicito. Per questo, parole come “sostenibile”, “green”, “eco” o “responsabile” diventano rischiose se non sono spiegate, circoscritte e provate.
Tra le novità più rilevanti c’è il divieto di usare etichette di sostenibilità non basate su un sistema di certificazione o non istituite da autorità pubbliche. Un claim ambientale generico sarà inoltre ingannevole se l’azienda non sarà in grado di dimostrare l’eccellenza della prestazione dichiarata. Lo stesso vale quando si presenta come sostenibile l’intero prodotto, mentre il beneficio riguarda solo un componente, un materiale o una fase produttiva.
La norma vieta anche di comunicare come tratto distintivo ciò che è semplicemente imposto dalla legge. Furlan cita, a titolo esemplificativo, il caso dei cosmetici “non testati sugli animali”: se il requisito è già obbligatorio per tutti, non può diventare un merito competitivo. Particolare attenzione riguarda poi i claim
Dichiarare obiettivi ambientali a venire sarà possibile solo in presenza di piani realistici, pubblici, misurabili, con scadenze precise, risorse assegnate e controlli periodici.
basati sulla compensazione delle emissioni di carbonio: formule come “impatto zero” o “carbon neutral” dovranno essere usate con estrema cautela, perché spesso poggiano su meccanismi complessi e non immediatamente comprensibili per il consumatore medio. Anche le promesse future saranno sottoposte a verifiche più severe. Dichiarare obiettivi ambientali a venire sarà possibile solo in presenza di piani realistici, pubblici, misurabili, con scadenze precise, risorse assegnate e controlli periodici da parte di terzi indipendenti.
La prova deve esistere prima della comunicazione, non essere costruita dopo. Percentuali di materiale riciclato, riduzioni di emissioni, certificazioni o test devono essere già disponibili e coerenti con il claim. Questo vale anche per il B2B, perché un sito istituzionale o una scheda prodotto accessibili online possono comunque raggiungere il consumatore finale. La sostenibilità, in sintesi, non va taciuta. Va comunicata meglio: meno aggettivi assoluti, meno simboli verdi decorativi, più dati, perimetri chiari, certificazioni e responsabilità.
L’Erbo L ari o
Il packaging come ingrediente
Dall’adozione di tecnologie airless innovative all’uso pionieristico dei polimeri vegetali: a Lodi la progettazione del packaging è un processo multidisciplinare dove la tecnologia sposa la sensibilità umana, trasformando ogni contenitore in un componente attivo della formula.
di MELISSA CECCON
Il team de L’Erbolario illustra come si sia evoluto il design delle confezioni per adattarsi ai cambiamenti del mercato senza mai smarrire la propria anima, in equilibrio tra innovazione materica e continuità identitaria.
C’è un istante preciso in cui un preparato cosmetico smette di essere solo una miscela di estratti, oli e fragranze e diventa un prodotto finito, pronto per incontrare il mercato e le mani del consumatore: è il momento dell’incontro con il suo contenitore. Per L’Erbolario, questa non è una semplice fase di fine linea o una scelta puramente estetica dettata dalle leggi del marketing, ma una complessa questione di chimica applicata. La filosofia del brand lodigiano, nato nel 1978 come piccola erboristeria artigiana dall’intuizione di Franco Bergamaschi e Daniela Villa e oggi leader della fitocosmesi con una presenza in 45 Paesi, si basa su un principio tanto semplice quanto tecnicamente sfidante: il packaging è, a tutti gli effetti, un elemento funzionale del sistema prodotto. Non un accessorio di contorno, ma una barriera chimico-fisica meticolosamente progettata per garantire la stabilità di estratti vegetali spesso estremamente delicati, suscettibili all’ossidazione e alle variazioni ambientali. Questa centralità della materia richiede una precisione millimetrica che nasce da una visione multidisciplinare costante. Si tratta di un “dietro le
quinte” tecnologico e umano che abbiamo esplorato grazie al contributo di chi, quotidianamente, gestisce l’equilibrio tra slancio creativo e rigore industriale: Giulia Baudi (Marketing Product Manager), Clara Sasso (Regulatory Affairs Manager) ed Erika Senzalari (Senior Packaging Quality & Development Specialist). Dalle loro parole emerge chiaramente come la gestione di queste collisioni tra fisica e chimica richieda un grado di controllo umano tale da spiegare perché, nel quartier generale di Lodi, l’intelligenza artificiale non sia (ancora) entrata nei processi progettuali. In un ambito dove la “macchinabilità” deve sposarsi con una resa cromatica impeccabile su supporti bio-based, l’occhio dell’esperto rimane l’algoritmo più affidabile per garantire che ogni flacone scorra senza intoppi sulle linee di confezionamento automatizzate.
Innovazione e identità
Proprio su questo equilibrio tra innovazione materica e continuità identitaria, il team de L’Erbolario illustra come si sia evoluto il design delle confezioni per adattarsi ai cambiamenti del mercato senza mai smarrire la propria anima: «Nel tempo il design delle nostre confezioni si è evoluto seguendo principalmente esigenze tecniche, produttive e di efficientamento, oltre che di valore estetico. Abbiamo lavorato su ottimizzazio-
produttivi. Il mantenimento dell’identità visiva è stato garantito attraverso la standardizzazione di elementi chiave: colori a pantoni, struttura e creazione grafica. L’approccio è quindi evolutivo, controllato e in miglioramento continuo: ogni modifica viene testata (stabilità, trasporto, macchinabilità) e validata prima dell’introduzione, così da adattarsi ai cambiamenti del mercato mantenendo coerenza tecnica e visiva nel tempo».
La fisica della protezione: l’eccellenza del sistema TAG Entrando nel vivo del dettaglio tecnico, la sicurezza di un cosmetico è indissolubilmente lega-
ta alla performance del suo contenitore primario. Un esempio lampante di questa “fisica della protezione” è rappresentato dal sistema TAG (Techno Airless Glass System). Si tratta di una tecnologia premiata con il Best Packaging dell’Istituto Italiano Imballaggio per la sua carica innovativa, che L’Erbolario ha integrato per combinare l’inerzia
L’impegno verso una sostenibilità reale si traduce in una ricerca incessante di tecnologie che permettano di acquistare imballi altamente performanti e a basso impatto.
la freschezza del preparato fino all’ultima applicazione.
La visione sul PPWR Sui temi della stabilità e delle nuove sfide normative dettate dal Regolamento Europeo PPWR, la visione del team svela un approccio proattivo: «Secondo la legislazione europea un prodotto cosmetico è tale solo nel momento in cui viene confezionato. Questo principio evidenzia come il packaging rappresenti a tutti gli effetti una parte integrante del prodotto, le cui caratteristiche risul-
tano fondamentali per garantirne la sicurezza d’uso. Il nuovo Regolamento sul packaging introduce diversi obiettivi, alcuni dei quali particolarmente sfidanti per le imprese del settore cosmetico. Si tratta tuttavia di traguardi che condividiamo pienamente, in quanto orientati a promuovere un’economia circolare basata sul riuso e sul riciclo degli imballaggi entro il 2030. Seguiamo con attenzione ogni aggiornamento normativo e, nonostante molte delle disposizioni attuative non siano ancora disponibili, manteniamo una stretta collaborazione con fornitori selezionati per sviluppare strategie condivise e arrivare preparati a ogni scadenza prevista. Da anni, inoltre, privilegiamo, ove possibile, l’utilizzo di plastiche riciclate o provenienti da fonti rinnovabili, nonché soluzioni di imballaggio monomateriale, più facilmente riciclabili».
La sfida dei polimeri:
Bio-based e Riciclo post-consumo
L’impegno verso una sostenibilità reale si tra duce in una ricerca incessante di tecnologie che permettano di acquistare imballi altamente per formanti e a basso impatto. Un pilastro di questa
strategia è l’impiego del Green PE, materiale derivato al 100% da canna da zucchero – dunque da fonte vegetale e rinnovabile – utilizzato prevalentemente per i tubi. Ad esso si affianca il Green PET, derivato al 30% dalla medesima fonte, impiegato per la flaconeria. L’innovazione non si ferma alle fonti rinnovabili, ma abbraccia l’economia circolare attraverso le plastiche riciclate. L’azienda ha introdotto l’R-PET, derivato dal riciclo di bottiglie di plastica post-consumo, per i flaconi delle nuove linee, affiancandolo all’R-PE per i tubi e all’R-PP per i vasi delle creme. La sfida tecnica, in questo caso, è garantire che la stabilità dimensionale e la compatibilità chimica non vengano compromesse dalla natura eterogenea del materiale riciclato. Ma come si concilia questa complessità materica con la necessità di una resa estetica perfetta?
difficile raggiungere gli stessi risultati di cromie e finiture sui diversi supporti. Ciò nonostante, non demordiamo e ci affidiamo ai nostri fornitori che si pongono come veri e propri partner, nel suppor tarci in questa incessante ricerca della perfezione che ci contraddistingue da sempre».
L’attenzione al dettaglio è sempre stata il driver di ogni scelta di packaging, dalla morfologia, alla selezione della cromia, alle finiture fino ad arrivare ai materiali.
«L’attenzione al dettaglio per noi è sempre stata il driver di ogni scelta di packaging, dalla morfologia alla selezione della cromia, alle finiture fino ad arrivare ai materiali. Nello scenario attuale in cui, sempre maggiormente prediligiamo la scelta di packaging sostenibili derivanti anche da materiali riciclati, diventa sicuramente più sfidante e
La carta FSC e il primato della tracciabilità Un altro capitolo fondamentale riguarda i materiali cellulosici. L’Erbolario è stata tra le prime aziende cosmetiche italiane a utilizzare integralmente carte certificate FSC® (Forest Stewardship Council®). Questa certificazione garantisce la corretta gestione delle risorse forestali e la tracciabilità della filiera per tutti gli articoli in carta prodotti: non solo astucci, ma anche calendari, agendine, brochure, depliant e cataloghi. Particolarmente interessante è la gestione dei sacchetti in carta, realizzati con legno di foreste a gestione protetta e decorati esclusivamente con inchiostri a base d’acqua. Questi sacchetti sono progettati per essere riutilizzati più volte o destinati alla raccolta differenziata in quanto completamente riciclabili. L’ottimizzazione tocca anche la logistica e-com-
zione del consumo di materiali attraverso il lancio di prodotti con packaging ricaricabile. Esempi concreti sono le creme viso della linea Collagen Attivo, le Ecoricariche dei bagnoschiuma e le Ricariche per le fragranze per legni profumati. Questa scelta non solo riduce l’impronta ambientale, ma valorizza l’imballo primario, trasformandolo in un oggetto duraturo. In prospettiva 2030, la visione del team lodigiano guarda a una sostenibilità senza compromessi: «Per i cofanetti riutilizzabili lavoriamo su un adeguato dimensionamento strutturale, sulla scelta di cartotecniche performanti e su sistemi di chiusura resistenti, verificando la tenuta in condizioni di trasporto variabili. In prospettiva 2030, auspichiamo un consolidato utilizzo di materiali riciclati ad alte prestazioni e soluzioni monomateriale, in grado di coniugare durabilità, qualità estetica e sostenibilità. Si tratta di una sfida che coinvolge a 360 gradi il nostro team di ricerca e sviluppo, in collaborazione con i nostri fornitori, con i quali abbiamo sviluppato partnership solide e orientate a questi obiettivi».
BRIZZI, DOVE LA DISTRIBUZIONE DIVENTA VALORE (E VALORI)
Quando un designer sceglie la carta per un cofanetto di profumi o per una scatola di alta gamma, raramente si chiede come quella carta sia arrivata a disposizione del suo stampatore di fiducia. Eppure, tra produzione e utilizzo, esiste un passaggio decisivo: la distribuzione specializzata. Un anello che non è semplice logistica, ma vera e propria competenza di filiera.
Il distributore come selezionatore Il distributore che lavora nel segmento delle carte speciali per packaging svolge un ruolo importante: quello di selezionare tra le gamme delle cartiere di tutto il mondo, valutare compatibilità con le tecnologie di stampa più diffuse in Italia, negoziare accordi di esclusiva, mantenere gli stock e offrire supporto tecnico.
Infatti, non tutte le carte di pregio che circolano in Europa sono disponibili in Italia, e non tutte quelle disponibili sono adatte alle esigenze specifiche del mercato nazionale.
Brizzi Distribuzione, realtà attiva dal 1974, ha costruito nel tempo un consolidato approccio che privilegia proprio la fase di selezione. Ne sono esempio le partnership di esclusiva siglate negli ultimi anni: con Manualis, cartiera con sede a Fabriano specializzata in carta fatta a mano; con Koehler Paper per la gamma ecologica Koehler Eco® con fibre 100% riciclate; con Clairefontaine per tre referenze speciali, tra cui un cartoncino nero interamente riciclato per il packaging di fascia alta.
La carta giusta, al momento giusto, ovunque
Capire un materiale non basta: bisogna consegnarlo. Disponibilità
di magazzino e copertura nazionale diventano un vantaggio competitivo reale in un settore dove i tempi sono stretti e i materiali speciali non sempre reperibili. A questo si aggiunge il centro taglio specializzato pensato per rispondere alla crescente domanda di cartone per packaging in formati su misura: un dettaglio che racconta come la Brizzi vada ben oltre il semplice “far arrivare la merce”.
Dietro la carta, le persone
C’è un elemento che distingue Brizzi oltre la dimensione commerciale. L’azienda ha costruito la propria identità intorno a quattro valori: lealtà, trasparenza, solidità, perseveranza. Non uno slogan, ma un impegno dichiarato — verso i collaboratori prima ancora che verso clienti e partner. L’idea è quella della “casa comune”: un luogo in cui chi
lavora si sente ascoltato e valorizzato, e in cui queste stesse qualità si riflettono poi nel rapporto con chi compra, chi fornisce, chi collabora.
A Packaging Première, una presenza nuova
Per la prima volta, Brizzi porta questa visione a Packaging Première. Una scelta che dice qualcosa di preciso: il distributore non è solo un “ingranaggio nella catena”, ma un soggetto che contribuisce a definire quali materiali circolano nel mercato, quali estetiche diventano possibili, quali storie possono essere raccontate attraverso una confezione. Vale la pena conoscerlo.
BRIZZI DISTRIBUZIONE
A PACKAGING PREMIÈRE & PCD MILAN
19-21 MAGGIO
MICO – GATE 4
STAND E104/E106
Universal Design, Inclusive Design, Design for All. Sono i termini ombrello di una progettazione universale, inclusiva e per tutte le persone che parte dal principio di progettare per la diversità umana in evoluzione, ampliando la fruibilità di prodotti e servizi. Come si declina questa filosofia nel packaging design? Ne abbiamo parlato con Antonella Manenti, Art Director di Henry&Co., Luca Giulio Ferreccio, docente NABA, Nuova Accademia di Belle Arti e Creative Director di SoFarSoNear, e Marc Powell, Global Accessibility CoE Lead di Unilever.
di ROBERTA RAGONA
Il termine “Universal Design” fu coniato alla fine degli anni Ottanta dall’architetto Ronald L. Mace dell’Università statale della Carolina del Nord e dai suoi collaboratori per descrivere un concetto di progettazione fruibile da chiunque, indipendentemente dall’età, dalla capacità fisica o cognitiva, dalla condizione sociale e dalle competenze linguistiche. In Europa, il concetto è espresso dalla Dichiarazione di Stoccolma (2004), documento fondamentale dell’EIDD (European Institute for Design and Disability, ora Design For All Europe). I presupposti dell’Universal Design sono distillati in sette principi, sei dei quali pienamente applicabili anche al packaging:
J Equità: utilizzabile da chiunque;
J Flessibilità: si adatta a diverse abilità;
J Semplicità: l’uso è facile da capire;
J Percettibilità: trasmettere le effettive informazioni sensoriali;
J Tolleranza all’errore: minimizzare i rischi o azioni non volute;
J Contenimento dello sforzo fisico: utilizzo con minima fatica;
J Misure e spazi sufficienti: rendere lo spazio idoneo per l’accesso e l’uso.
Si parte dall’idea che non esiste un essere umano standard, e che guardando all’estrema varietà individuale in costante evoluzione sia possibile trovare soluzioni di design i cui benefici si allargano a tutta la società. Oltre l’attenzione all’accessibilità trattata come un adattamento a posteriori di un progetto: non solo conformità agli standard, ma affrontare l’usabilità per persone di tutti i livelli di abilità sin dalla concezione, anche nel packaging di prodotto. Un approccio a tre vie: accessibile da quasi tutti i potenziali utenti senza modifiche, adattabili facilmente a diverse esigenze o mediante interfacce standardizzate che possono essere utilizzabili facilmente attraverso tecnologie di adattamento e integrazione.
Nel caso del packaging design, questa filosofia si declina su un terreno in cui c’è ancora molto da costruire, come spiega Antonella Manenti, Art Director di Henry&Co., studio di design con un forte focus sulla sostenibilità: «Siamo nella prima fase evolutiva, in cui l’innovazione viene percepita come un costo, in cui la soluzione “one-size-fits-all”, ossia “taglia unica” non esiste e le necessità sono diverse: la richiesta dell’azienda, il budget, la logistica. La tecnologia c’è, gli strumenti di stampa anche, così come i materiali: vanno applicati in questa direzione progettuale. In Henry&Co. cerchiamo di incorporare questo aspetto, perché l’accessibilità e a sostenibilità sono temi interconnessi. È un tema consi-
IN QUESTE PAGINE ph. Henry&Co.
derato innovativo dalle aziende non tanto dal punto di vista tecnologico, ma culturale, come quando i primi brand hanno iniziato ad assimilare nella propria filiera i principi di sostenibilità: siamo in una fase di passaggio e le aziende più pionieristiche saranno anche quelle che saranno ricordate per questo: una leva competitiva non indifferente».
Equità: utilizzabile da chiunque. In che modo i marchi possono sfruttare materiali e tecniche di stampa per migliorare l’accessibilità del packaging? Risponde Marc Powell, Global Accessibility CoE Lead di Unilever: «I maggiori vantaggi derivano dall’applicazione corretta degli elementi fondamentali: confezioni più facili da aprire, impugnare e utilizzare; informazioni chiare, leggibili e ben strutturate; contrasto visivo che favorisca una rapida comprensione. Gli elementi tattili sono ancora sottoutilizzati, ma possono essere di grande valore, soprattutto per la navigazione non visiva. Dal punto di vista dei materiali e della stampa, piccole scelte come la riduzione dei riflessi
o il miglioramento della leggibilità del testo possono fare una grande differenza. Questi miglioramenti aiutano a semplificare: meno materiali, layout più puliti e una produzione più efficiente. L’approccio più efficace consiste nel considerare la confezione fisica come la base, che può essere espansa tramite QR code e Accessible QR code. Il packaging deve comunicare ciò che conta di più al momento: un’identificazione chiara, istruzioni chiave e informazioni critiche sulla sicurezza, senza fare affidamento sulla tecnologia. Il digitale estende offrendo formati personalizzati e inclusivi, come audio, testo più grande, lingue locali o esperienze guidate».
Proprio per il progetto “Accessible QR codes” Unilever ha vinto nel 2025 il Disability Smart Technology Award assegnato dal Business Disability Forum. Ma l’integrazione con la comunicazione digitale porta anche ricadute inaspettate nell’abitudine a considerare l’accessibilità nella comunicazione coordinata, quindi anche nel design di packaging, nota Manenti: «Gli obblighi di accessibilità per le pagine web - quindi tutto il
Confezioni
più facili da aprire, impugnare e utilizzare; informazioni chiare, leggibili e ben strutturate; contrasto visivo che favorisca una rapida comprensione.
corpus di indicazioni di leggibilità su contrasto, colori, e font - hanno una ricaduta positiva anche sui materiali stampati, di cui il packaging è quello che ha un’influenza maggiore. Si nota un cambiamento generale anche a livello di trend estetico-visuali: scritte grandi, colori molto definiti che hanno una duplice valenza: attirano il consumatore e rendono testo e le grafiche leggibili. C’è un feedback positivo per cui le aziende si abituano a essere accessibili sul web e a cascata – essendo comunicazione integrata –gli effetti si vedono anche dove prima era trattata come una considerazione secondaria».
Flessibilità: adatta a diverse abilità. Ma qual è lo stato dell’arte del packaging design? Ci sono avanzamenti nella comunicazione stampata per offrire ai consumatori packaging più accessibili e inclusivi? A rispondere è Luca Giulio Ferreccio, docente NABA e Creative Director di SoFarSoNear, che con Margherita Soresina e Rosa Garofalo è stato promotore del primo Contest di Inclusive Packaging Design promosso da ANS e NABA.
IN QUESTA PAGINA ph. NABA
«La tecnologia è un supporto straordinario, bisogna però fare i conti con l’alfabetizzazione digitale a volte scarsa di una parte della popolazione più matura. L’età media della popolazione europea si sta alzando, con tutto ciò che comporta. Oggi sono già in uso nel packaging mass market strumenti come QR code e Navilens, ma il tool primario è sempre lo smartphone. Sul tema della stampa e dei materiali, le superfici lucide e riflettenti possono penalizzare la leggibilità, mentre le texture materiche, oltre a essere viste, possono essere toccate, aiutando a distinguere le varie referenze di una line-up».
Semplicità: facile da capire. Ma in che modo il design accessibile può migliorare l’esperienza per tutti anche nel packaging design? Secondo Ferreccio, una delle sfide è il salto di scala: «Pensiamo a un mondo dove il potere di scelta sia reso possibile da una corretta comunicazione. Non è solo una questione di comunicazione del packaging, ma anche di funzionalità: si apre bene, è facilmente manipolabile, non richie-
L'uniformità del linguaggio, dei codici visivi, con le stesse informazioni date sempre nello stesso identico modo, sempre nella stessa posizione, riduce il carico cognitivo e fornisce uno standard utile e condiviso.
de troppo carico cognitivo, e si può gestire con un unico movimento anziché con due movimenti della mano o delle dita in contemporanea. La sfida è portare l’attivazione della leva emozionale a quanti più utenti possibile. Ad esempio le private label delle catene della GDO possono avere una grande opportunità e responsabilità: hanno la caratteristica di poter essere trasversali su una vastissima gamma di prodotti, in settori merceologici differenti».
Proprio l’integrazione su grande scala e su milioni di referenze è una delle sfide con cui si sta confrontando Unilever, come spiega Powell: «Su larga scala, la sfida è la coerenza. Per i codici QR accessibili, attualmente implementati su 6 miliardi di confezioni Unilever in tutto il mondo, il punto di partenza è la definizione di standard e processi globali chiari per la progettazione e la stampa, applicabili a tutti i marchi e mercati, pur mantenendo la flessibilità necessaria. Alla base c’è la necessità di un’unica fonte di dati di prodotto, gestita in modo centralizzato. Senza
questa base, l’accessibilità non può essere garantita in modo affidabile e su larga scala».
La standardizzazione delle pratiche e dei formati è la prossima sfida di livello europeo anche secondo Manenti: «Ad oggi ci sono delle direttive da parte dell’Unione Europea, manca il calare a terra tutto in maniera unificata. Si sta iniziando ad esempio per l’etichettatura ambientale, unificando gli standard dei diversi paesi. Si andrà in una direzione simile a quella statunitense: lì l’etichetta del packaging è molto stringente nell’applicazione, e questo non è un limite, bensì un facilitatore sia per i consumatori che per l’azienda. L’uniformità del linguaggio, dei codici visivi, con le stesse informazioni date sempre nello stesso identico modo, sempre nella stessa posizione, riduce il carico cognitivo e fornisce uno standard utile e condiviso».
Percettibilità: trasmettere le informazioni sensoriali.
La lingua è un esempio del perché nella definizione del design for
IN QUESTA PAGINA ph. Unilever
Tolleranza all’errore.
all si parli di “diversità umana in evoluzione”: nella vita di una persona cambiano le circostanze e quindi anche le abilità, e il packaging dei prodotti di base deve essere sicuro per tutti, continua Manenti: «Bisogna lavorare sulla percezione culturale: quando parliamo di design accessibile si pensa agli adattamenti per le disabilità fisiche o cognitive, ma ci riguarda tutti perché tutti invecchiamo, quindi un design accessibile è una possibilità di autonomia. Un esempio di informazioni in linguaggio semplice sono le etichette coi tag verde, giallo e rosso per il fresco; un codice visivo con cui tutti hanno familiarità, che dice a che stato è il prodotto che sto per acquistare e non si esaurisce nel punto vendita, continua la sua funzione comunicativa anche a casa, rendendo immediata la comunicazione di un tema basilare come la sicurezza alimentare».
Quale può essere il ruolo delle scuole nel rendere l’accessibilità parte integrante della formazione di nuove generazioni di professionisti del packaging design? Secondo Ferreccio, «dovremmo aggiornare la definizione stessa di design, partendo da “forma” e “funzione” – e qui vediamo il seme dell’inclusività – ma che evolva anche in “accesso” per quanti più utenti possibile e “rispetto” dell’altro, dell’ambiente che ci circonda, delle differenze. Se questo è il design oggi, va da sé che deve essere democratico, anche dal punto di vista comunicativo. Il ruolo della formazione è vitale, sia in termini di sostenibilità ambientale che sociale, sul ruolo del design e dell’obbligo che si assume in termini di accesso. Cerco di imprimere nei corsi che non ci deve essere una progettazione dedicata, ma bisogna fare un cambio di paradigma: non fare progettazione inclusiva, ma progettazione punto: è la sua missione fisiologica e non un’aggiunta a posteriori».
Con minima fatica.
L’accessibilità aumenta l’efficacia: i prodotti più facili da usare hanno maggiori probabilità di essere scelti, utilizzati correttamente e riacquistati.
Una facilità d’uso che si traduce in un vantaggio non solo per i consumatori, ma anche per i brand, conclude Marc Powell: «Il design accessibile riflette il modo in cui le persone interagiscono realmente con i prodotti nella vita di tutti i giorni. Il contesto è variabile: pressione del tempo, ambiente, capacità fisiche... e l’accessibilità affronta direttamente questa variabilità. Quando il packaging è più facile da leggere, comprendere e utilizzare, si riducono gli ostacoli per tutti. I prodotti sono più facili da consultare, le istruzioni più chiare e l’esperienza complessiva più intuitiva. Questo genera fiducia e credibilità, elementi fondamentali per la scelta del marchio. In pratica, l’accessibilità aumenta l’efficacia: i prodotti più facili da usare hanno maggiori probabilità di essere scelti, utilizzati correttamente e riacquistati».
IN QUESTA PAGINA ph. NABA
Commer Carta è il partner esclusivo per la selezione e il taglio su misura di supporti in cartoncino teso e cartoncino accoppiato a film tradizionali o più sostenibili, per la stampa e la cartotecnica. Soluzioni certificate e testate per Luxury, Beauty, Pharma e Food Packaging sono scelte quotidianamente da converter italiani e brand internazionali per astucci ricercati, espositori di qualità e imballaggi alimentari performanti e facilmente riciclabili. Forte dei suoi 40 anni di attività, è riconosciuta sul mercato per il suo servizio affidabile, just in time e di consulenza ai clienti, per l’alta qualità dei suoi materiali e l’attenzione alla sostenibilità di prodotto e di processo. Nell’anno del quarantesimo anniversario, scopri di più sulla storia, le soluzioni e i servizi di Commer Carta sul sito commercarta.com.
BEYOND THE SURFACE: LUXURY EVOLVED
L’evoluzione del lusso: Invercote Creato, uno dei cartoncini con le più basse emissioni di CO2 fossile per kg di prodotto si unisce al nostro film in PET a bassissimo spessore per offrirvi un packaging ricercato ma rispettoso dell’ambiente. Con un risparmio di circa il 30% di plastica rispetto alle soluzioni tradizionali, questa combinazione esclusiva è composta per oltre il 95% di cartoncino e quindi totalmente riciclabile come monomateriale cartaceo. La brillantezza del film e l’ottima stampabilità garantiscono la stessa resa grafica delle soluzioni tradizionali, coniugando qualità premium e una maggiore sostenibilità.
Invercote Creato + PET a bassissimo spessore è solo una delle innumerevoli soluzioni personalizzabili: la ricerca di accoppiamenti ad hoc tra diversi cartoncini e film tecnici già disponibili a magazzino permette di abbattere i tempi di consegna, ottimizzare i costi e garantire l’assoluta certezza della quantità fornita.
Vieni a parlarne a Packaging Première 2026, allo stand E96 E98 F95 F97, dove potrai toccare con mano alcune delle proposte Commer più innovative.
Nel panorama del Beauty & Luxury, il Calendario dell’Avvento ha smesso da tempo di essere un semplice oggetto stagionale per trasformarsi in un prodotto iconico e identitario. Rappresenta il punto di contatto più intimo, quotidiano e prolungato tra il brand e il suo consumatore. Trasformare ventiquattro giorni di attesa in un’esperienza sensoriale memorabile non è un compito banale: richiede un equilibrio millimetrico tra estetica dei dettagli, rigore ingegneristico e una gestione impeccabile del processo produttivo. La scelta di nobilitazioni ricercate, texture tattili e delle soluzioni materiche non appartiene solo alla sfera del design decorativo ma rappresenta, a tutti gli effetti, l’architettura dei valori del
brand. Fiorini International, leader nel packaging luxury, eleva il concetto di finitura trasformandolo in narrazione pura e riscrive le regole del processo produttivo non limitandosi alla fabbricazione, ma configurando una regia integrata capace di trasformare la complessità strutturale in efficienza operativa. Il metodo Fiorini International prevede una fusione tra creatività e fattibilità tecnica sin dal primo draft: ogni incastro, cassetto e divisorio è studiato per resistere a sollecitazioni meccaniche ripetute, garantendo un’esperienza luxury invariata dal primo al ventiquattresimo giorno. Gestendo internamente l’intero ciclo, dalla progettazione alla logistica, Fiorini International riduce i passaggi tra for-
nitori diversi, abbattendo i costi di trasporto intermedio, i rischi di danneggiamento della merce semilavorata e i tempi morti di stoccaggio. In questo contesto, la superficie del packaging diventa un palcoscenico dove stampe a caldo di estrema precisione, rilievi a secco e laminazioni sofisticate si fondono. Il risultato è un’estetica che non si limita a incantare lo sguardo, ma seduce il tatto e arricchisce l’intera customer experience, conferendo all’oggetto un’aura di preziosità che permane ben oltre il periodo natalizio. Dietro la magia quasi sospesa dell’unboxing del calendario, si cela una sfida di micro-ingegneria fatta di ricercatezza dei materiali che deve necessariamente sposare un rigore strutturale
capace di trasformare la complessità in armonia visiva e funzionalità d’uso. Scegliere Fiorini International significa affidarsi a un unico partner strategico capace di trasformare un’idea ambiziosa in un manufatto di alta ingegneria. Ogni Calendario dell’Avvento firmato Fiorini International è una promessa mantenuta: una protezione impeccabile del contenuto che si sposa con un’unboxing experience unica. In questo viaggio di ventiquattro giorni, ogni cassetto che si apre non è solo un gesto meccanico, ma diventa un rito di pura emozione, dove la qualità costruttiva è veicolo tangibile del prestigio di un brand.
www.fiorinint.com
COLOURSOURCE® 50 COLORI, 3 GRAMMATURE, UN’UNICA STORIA CROMATICA
Arriva Coloursource®, la vibrante collezione di carte colorate prodotta nel Regno Unito da James Cropper e distribuita in esclusiva mondiale da Winter & Company. Ispirata a luminosità e rinnovamento, Coloursource® offre a designer e brand una palette essenziale ma versatile, pensata per accompagnare ogni progetto dalla prima idea alla produzione finale.
La gamma comprende 50 colori, disponibili in tre grammature perfettamente coordinate – 135, 270 e 350 g/m². Un sistema progettato per garantire coerenza cromatica assoluta tra applicazioni diverse: copertine e risguardi editoriali, packaging di lusso, shopper, etichette e materiali stampati. Lo stesso colore, la stessa intensità, senza ricalibrazioni né compromessi. Coloursource® è una carta tinta in pasta, con una superficie naturale e tattile che valorizza il design senza
sovrastarlo. Il colore attraversa l’intero foglio, assicurando bordi puliti e una resa impeccabile anche dopo taglio e lavorazioni. Premium al tatto, resistente nell’uso.
Dal punto di vista tecnico, la collezione garantisce ottime prestazioni in stampa offset, digitale e serigrafica, ed è ideale per nobilitazioni come stampa a caldo, sia a secco che con lamina. Luce e texture dialogano con il colore, lasciando sempre alla carta un ruolo centrale. Accanto alla palette cromatica, Coloursource® include una selezione accurata di cinque bianchi distintivi – Pristine White, Bright White, Ice White, Natural e Pure Frost – studiati per offrire un controllo sottile su tono, contrasto e atmosfera, sia nell’editoria sia nel packaging di alta gamma.
La collezione nasce da una collaborazione consolidata da oltre 50 anni tra James Cropper e Winter &
Company, partner riconosciuti a livello internazionale per competenza, qualità e visione. Coloursource® è prodotta presso la storica cartiera James Cropper nel Lake District inglese, sito Patrimonio Mondiale UNESCO, combinando artigianalità, innovazione e oltre 175 anni di produzione responsabile.
Coloursource® è certificata FSC™ (FSCC007992), conforme EUDR e completamente riciclabile, permettendo ai brand di coniugare ambizione creativa e impegno ambientale. Con Coloursource®, Winter & Company rafforza il proprio ruolo di one-stop partner per legatoria, grafica, stampa e packaging, offrendo soluzioni che uniscono colore, performance e coerenza in ogni applicazione. Coloursource®. 50 colori. 3 grammature. Un’unica palette per raccontare il tuo brand.
pisacane da oltre 70 anni il partner evoluto per il packaging di lusso
Un piccolo garage a disposizione, l’amore per la carta, un distretto manifatturiero in espansione: probabilmente sono state queste le prime scintille che, nel 1955, hanno spinto Nazzareno Pisacane a fondare lo scatolificio “Sansone”. Siamo a Corridonia, un piccolo comune della provincia di Macerata, in quelle Marche operose che in quegli anni contribuivano attivamente al boom economico post bellico.
L’azienda si distingue da subito per un prodotto di alta qualità e attira ben presto i grandi nomi della moda, che iniziano a commissionare scatole per calzature e pelletteria al piccolo opificio di Corridonia.
Nel 1980 Silvano, il figlio di Nazzareno che già lavorava da tempo con il padre, decide di fare il primo
salto e costruisce uno stabilimento di 2500 mq, e porta l’azienda a una dimensione industriale. Sono gli anni degli investimenti in impianti e macchinari innovativi, dell’ampliamento delle professionalità e dell’innalzamento del livello organizzativo.
Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 arriva in azienda la terza generazione. Sono i figli di Silvano, Simone e Samuele, che entrano nella gestione rispettivamente commerciale e produttiva, per affiancare il papà con l’entusiasmo della loro giovane età.
L’azienda continua a crescere e gli spazi dello stabilimento di Corridonia non bastano più. Nel 1999 iniziano i lavori per la costruzione della nuova sede di Pollenza, 4000
Il mix collaudato di prodotto e servizio conferma che l’azienda ha imboccato la strada giusta
Pisacane Srl
Via dell’Industria, 25 62010 Pollenza (MC)
www.pisacaneboxes.com
mq a cui se ne aggiungeranno altri 2000 pochi anni dopo. Nuovi uffici, magazzini, reparti stampa, gli investimenti continuano e proiettano la Pisacane verso nuovi mercati.
Nel 2001 arrivano anche i primi clienti internazionali e oramai è chiaro che l’azienda può iniziare a competere con i grandi player del packaging. Aumentano le commesse e le richieste da settori fino ad allora non serviti. Anche la progettazione fa passi avanti, e dalle semplici scatole fondo e coperchio si passa a strutture più complesse, con nobilitazioni sempre più esclusive e forme geometriche che arrivano fino alle scatole tonde.
Anche nelle tecnologie produttive continua l’evoluzione e nel 2010 l’azienda si dota di un primo plotter
1955
Pisacane fonda lo scatolificio “Sansone” in un piccolo garage a Corridonia.
1980
Silvano Pisacane, figlio di Nazzareno, costruisce lo stabilimento di 2.500 mq su tre piani
1999
Inizio dei lavori per la costruzione del nuovo stabilimento di Pollenza di 4.000 mq
2001
L’azienda si apre ai mercati internazionali
2010
Acquisto del primo plotter da produzione (oggi ne sono presenti tre, di cui uno per la sola produzione)
2014
Acquisto primo impianto fotovoltaico (oggi ne sono presenti due)
2020
Costruzione dello stabilimento logistico da 2.000 mq
da taglio, per fronteggiare le richieste di brand sempre più esclusivi, per i quali la personalizzazione rappresenta un messaggio identificativo primario.
L’inarrestabile processo di diversificazione porta la Pisacane a confrontarsi con categorie merceologiche mai affrontate prima, che si affiancano ai settori dove l’azienda ha oramai acquisito un’esperienza consolidata. Da semplice produttore di scatole per calzature e pelletteria la realtà imprenditoriale nata dalla famiglia Pisacane si trasforma in un partner evoluto, in grado di affiancare i marchi più esclusivi del lusso nelle loro necessità di packaging, in settori nuovi come la cosmetica, l’home design, la pasticceria di lusso e la profumeria.
Aumentano le sfide e anche la sensibilità verso tematiche legate ad una crescita sostenibile ed etica. Nel 2014 viene installato il primo impianto fotovoltaico,
che sarà ampliato negli anni per consentire all’azienda di essere sempre più autonoma dal punto di vista energetico e sempre meno impattante sull’ambiente in cui opera.
Nel 2020, in piena pandemia Covid, la Pisacane decide di aumentare ulteriormente gli spazi a disposizione, costruendo in pochi mesi un nuovo stabilimento di 2000 mq, interamente dedicato alla logistica dei prodotti finiti.
Il mix collaudato di prodotto e servizio conferma che l’azienda ha imboccato la strada giusta per continuare il suo percorso. Simone Pisacane, attuale AD della società, ha recentemente dichiarato: “I festeggiamenti del 70° anniversario di attività nel 2025 sono al tempo stesso un traguardo eccezionale e una rampa di lancio verso nuovi scenari, dove l’esperienza inossidabile della Pisacane e le tecnologie emergenti costruiranno il futuro del packaging”.
Nazzareno
METSÄ BOARD: PIÙ
RAPIDI, PIÙ INTELLIGENTI, PIÙ VICINI AL CLIENTE IN TUTTA EUROPA
CCon il lancio di Metsä Board Pro FBB Go e del Winschoten Sheeting Hub, Metsä Board aumenta flessibilità, velocità e prestazioni per i clienti dei settori alimentare e sanitario. Metsä Board sta affinando il proprio focus sul cliente nei segmenti food, food service e healthcare – e sviluppi recenti, come il lancio di Metsä Board Pro FBB Go e l’acquisizione del Winschoten Sheeting and Distribution Hub, stanno già rafforzando il servizio offerto a brand owner e converter.
Un maggiore focus sul cliente in tutta Europa
Secondo Matt Boyle, Sales Director, Food & Retail, e Tom Symons, Sales Director, Pharma & Health, i team commerciali di Metsä Board hanno un obiettivo chiaro: aiutare i clienti ad avvicinarsi alle proprie esigenze e ad agire più rapidamente. «Vogliamo che i clienti percepiscano i van-
taggi di un focus più mirato sui segmenti e di una collaborazione più profonda» afferma Symons. «Si tratta di mostrare come creiamo valore insieme – non solo di consegnare materiali». Boyle concorda: «Vogliamo costruire partnership che diano ai clienti la sicurezza di affrontare mercati in rapido cambiamento».
Con il lancio di Metsä Board Pro FBB Go attraverso il nuovo servizio FastTrack, i clienti ottengono tempi di consegna rapidi e affidabili per i fogli, così da ridurre le scorte, tagliare su misura secondo le specifiche, consegnare rapidamente quando il loro cliente ordina e conquistare nuove opportunità di business.
«Alla fine, i clienti hanno bisogno di materiali di imballaggio che permettano loro di operare con maggiore certezza e meno rischi» osserva Symons. «Metsä Board Pro FBB Go offre quella combinazione di prestazioni, efficienza e conformità».
Winschoten Sheeting Hub: servizio più rapido e flessibile Un passo fondamentale nel rafforzare il coinvolgimento del cliente è stata l’acquisizione da parte di Metsä Board del Winschoten Sheeting and Distribution Hub nei Paesi Bassi. Come uno degli impianti più avanzati d’Europa – con una capacità annuale di circa 100.000 tonnellate – l’hub offre ai clienti velocità, flessibilità e maggiore resilienza.
«Ora possiamo aggiungere questo servizio per i nostri clienti, offrendo loro il vantaggio di sollevarli dalla gestione delle scorte e permettendo loro di rivolgersi a un retail volatile e rispondere alle esigenze dei loro clienti» afferma Boyle.
L’integrazione di Winschoten avvicina Metsä Board fisicamente e operativamente ai mercati strategici, migliorando disponibilità, livelli di servizio e agilità – tre aspetti che i clienti apprezzano costantemente.
Un ruolo più ampio per le vendite: insight, soluzioni, collaborazione Boyle e Symons sottolineano che oggi le vendite non sono più solo una funzione commerciale – svolgono un ruolo consulenziale basato su insight e soluzioni. «Stiamo aiutando i clienti a comprendere le nuove normative, esplorare efficienze e prendere decisioni informate» afferma Boyle. «Che si tratti di EPR, alleggerimento o riciclabilità, siamo qui per fornire supporto pratico e pertinente».
L’organizzazione commerciale di Metsä Board punta a essere ancora più focalizzata e a collaborare in modo più profondo e ampio con il cliente. «Vogliamo che i clienti sentano che lavorare con noi rende il loro percorso più semplice» conclude Symons.
IL PACKAGING COME PROGETTO
Tra nuovi materiali, tecnologie intelligenti, normative europee in rapida evoluzione e modelli circolari, il settore è attraversato da trasformazioni profonde. Ne abbiamo parlato con Carlo Branzaglia (Accademia di Belle Arti di Bologna), Paola Fabbri (Università di Bologna), Stefano Farris (Università degli Studi di Milano) e Paolo Tamborrini (Università di Parma e Politecnico di Torino).
di CATERINA PUCCI
Da elemento deputato alla protezione e al contenimento, è diventato un campo di sperimentazione in cui convergono ricerca sui materiali, sviluppo tecnologico, progettazione e nuovi modelli di consumo. In questo scenario, parlare di innovazione nel packaging significa confrontarsi con molte direzioni: dalla trasformazione dei materiali alle tecnologie intelligenti, fino ai modelli di economia circolare. Le normative europee si succedono a ritmo accelerato, in direzioni non sempre lineari, mentre le aziende sono strette tra costi crescenti, aspettative estetiche e obblighi di legge. E il design, storicamente mediatore tra tecnica e mercato, deve tradurre tutte queste esigenze. Un insieme articolato di traiettorie che stanno ridefinendo il ruolo stesso dell’imballaggio all’interno dei sistemi prodotto-servizio. Per capire quali direzioni percorrere, abbiamo raccolto quattro prospettive diverse: Carlo Branzaglia, docente di Design System all'Accademia di Belle Arti di Bologna e membro del Consiglio Direttivo ADI (Associazione per il Disegno Industriale), le cui ricerche vertono sul rapporto fra design e filiere produttive; Paola Fabbri, professoressa di Scienza e Tecnologia dei Materiali presso il DICAM - Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna, dove si occupa di materiali per il packaging sostenibile e di ricerca applicata all’industria; Stefano Farris, professore ordinario di Food Packaging presso l’Università degli Studi di Milano; Paolo Tamborrini, professore ordinario di Design con doppia affiliazione presso l'Università di Parma e il Politecnico di Torino, responsabile scientifico dell'Innovation Design Lab e presidente del corso di laurea in Design sostenibile per il sistema alimentare.
Materiali: tra evoluzione normativa e nuove traiettorie di ricerca
Uno dei principali ambiti di innovazione riguarda i materiali, al centro di un cambiamento guidato sia dalla ricerca scientifica sia dalle recenti direttive europee. Come evidenzia Paola Fabbri, negli ultimi anni si è assistito a un rapido spostamento delle priorità: «Il passaggio da Horizon 2020 a Horizon Europe (i programmi quadro dell’Unione Europea per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, ndr) ha segnato una discontinuità profonda: parole come “bio-based” o “organico” sono scomparse dai documenti ufficiali, sostituite da riciclato e riciclabile, in un cambio di paradigma che ha lasciato molti investimenti industriali senza
Parole come “biobased” o “organico” sono scomparse dai documenti ufficiali, sostituite da riciclato e riciclabile.
riferimento normativo. Il problema non è banale: termini come bio-based hanno una misurabilità analitica precisa, verificabile, ad esempio, attraverso l’impronta di carbonio. La riciclabilità, invece, dipende in larga misura dalle infrastrutture presenti sul territorio: un materiale teoricamente riciclabile in Germania non lo è necessariamente altrove. Abbiamo creato un sistema di pochissima chiarezza — prosegue Fabbri — penso al termine bioplastica: abusato e malinterpretato, usato in maniera volutamente non chiara».
Su questo sfondo si inserisce il Regolamento UE 2025/40 (PPWR)
La proposta Varigrafica 2026, presentata in anteprima a Packaging Première, è un viaggio all’origine della natura, dei numeri, della materia e dell’uomo. Da questa ricerca nasce Essentia, ispirata alla metafisica aristotelica: l’essenza è ciò per cui una cosa è quel che è e si differenzia da tutte le altre. La box principale unisce carte con effetti materici piacevoli al tatto: una carta con una texture che ricorda il legno e una carta goffrata che riproduce l’effetto pelle. Venature naturali che si fondono alla morbidezza vellutata del cuoio, per un’esperienza di scoperta già al primo tocco. Il cartoncino verde garantisce solidità e introduce la nota cromatica della palette Essentia, visibile sui bordi e nei profili della scatola. All’apertura, la box rivela il suo segreto: un interno metallizzato stampato digitalmente mostra un verde cangiante, creando un momento di pura meraviglia. Il contrasto tra l’esterno naturale e terroso e l’interno prezioso e vibrante amplifica l’aspettativa per i 3 contenuti da scoprire. Il progetto celebra un lusso autentico, in cui materiali eccellenti e l’expertise Varigrafica si fondono in ogni dettaglio: lamine Foilco per la stampa a caldo e a freddo, debossing e verniciature selettive.
www.varigrafica.com
IN APERTURA Woogie Connected Packaging, Shangai Version Design Group, premiato ai Pentawards 2025 come riferimento per il design sostenibile. A SINISTRA PillPack, progettato con IDEO nel 2013, è un sistema di packaging farmaceutico che trasforma la gestione dei farmaci quotidiani in un'esperienza semplice.
(Packaging and Packaging Waste Regulation) che introduce obiettivi stringenti su riduzione, riuso e riciclabilità degli imballaggi, e obbliga le aziende a ripensare i propri sistemi di confezionamento in modo strutturale. Il rischio, però, è che questa spinta normativa venga vissuta come vincolo più che come opportunità.
Sul fronte della ricerca, il principale cambio di rotta riguarda i pack monomateriale. «Queste configurazioni, che utilizzano prevalentemente un unico polimero, con strati aggiuntivi ridotti al minimo rappresentano l’approccio più efficace per aumentare il tasso di riciclo, sostituendo struttu-
re multistrato difficilmente separabili» spiega Stefano Farris. Si tratta dell’approccio più efficace per aumentare il tasso di riciclo, sostituendo strutture multistrato difficilmente separabili. Accanto a questo filone, continua lo sviluppo di materiali da fonti alternative. «Possiamo ottenere fibre di cellulosa da residui dell’industria agroalimentare, come birra, caffè o cereali, ma anche da biomasse naturali come la Posidonia oceanica o la canna comune», aggiunge Farris. Soluzioni che si inseriscono in una logica di economia circolare, con l’obiettivo di ridurre l’impiego di risorse vergini e valorizzare materiali di scarto.
SCELTI DA NOI
Oltre
la sostituzione: i limiti delle “alternative” alla
plastica
ONEMOREPACK E GLI SCENARI FUTURI DEL PACKAGING
IN QUESTA PAGINA Il pack di Tilt Beauty, firmato da Established, premiato ai Pentawards 2025 per l'innovazione nel design accessibile.
Per agire in maniera efficace occorre conoscere la processabilità, la reologia, la fabbricabilità dei materiali.
Emerge intanto la necessità di superare una lettura semplificata basata sulla sostituzione diretta. «Parlare di alternative alla plastica senza competenze tecniche – osserva Fabbri – significa muoversi su un piano emotivo. Per agire in maniera efficace occorre conoscere la processabilità, la reologia, la fabbricabilità dei materiali: parametri che non possono essere ignorati sull’onda dei trend».
L’esempio più evidente riguarda la carta. Spesso indicata come il naturale sostituto della plastica, presenta limiti significativi in termini di proprietà barriera al vapore d’acqua e ai gas, che ne riducono l’efficacia soprat-
Il packaging oggi è visto come un vero linguaggio progettuale: punto di contatto tra brand e persone, capace di raccontare valori, generare esperienze e influenzare le scelte di consumo. Nato come spazio di dialogo tra design, comunicazione e innovazione, Onemorepack si è consolidato negli anni come appuntamento di riferimento per studenti e professionisti. Giunto alla dodicesima edizione, l’evento è diventato un Forum sugli scenari futuri e un premio dedicato a studenti di Università e istituti con indirizzo design. L’edizione 2026 ha visto alternarsi sul palco speaker di rilievo nazionale e internazionale, con interventi su nuove tecnologie, approcci strategici e casi di successo. In chiusura sono stati premiati i primi tre classificati del contest, che si sono cimentati nella progettazione di un pack per Amaro del Capo, partner tecnico della dodicesima edizione, aggiudicandosi un montepremi complessivo di 2.500 euro. Onemorepack si è così confermato un punto di riferimento per il presente e il futuro della comunicazione, rafforzando il legame tra formazione e professione e offrendo nuove opportunità ai designer presenti e futuri. www.onemorepack.it
tutto nel packaging alimentare. Per compensare queste carenze, si ricorre a laminazioni e coating che compromettono le logiche di progettazione monomateriale. Molti materiali percepiti come sostenibili presentano limiti prestazionali concreti e le soluzioni ibride che ne derivano, pur migliorando alcune caratteristiche, finiscono spesso per complicare i processi di riciclo.
In questo contesto, l’innovazione riguarda soprattutto la capacità di utilizzare in modo più consapevole i materiali esistenti, ottimizzando le prestazioni in funzione dello specifico ambito applicativo (alimentare, cosmetico, industriale).
SCELTI DA NOI
COMMER
Nel luxury e nel beauty packaging, la materia non è mai un semplice supporto: è parte del racconto, della promessa, dell’esperienza. In questa direzione si colloca la soluzione di Commer Carta, che unisce Invercote Creato a un film PET a bassissimo spessore, dando forma a un materiale capace di coniugare eleganza visiva, performance cartotecnica e sostenibilità. La brillantezza del film e l’eccellente stampabilità restituiscono infatti tutta la raffinatezza richiesta ad astucci ed espositori di fascia alta, senza rinunciare a quella pulizia formale e a quella qualità percepita che il settore luxury richiede. Ma sotto la superficie c’è anche sostanza tecnica: la struttura garantisce versatilità in stampa e alte prestazioni in cordonatura, qualità essenziali per lavorazioni precise, pieghe nette e risultati impeccabili. Sul fronte ambientale, questa combinazione esclusiva riduce di circa il 30% la plastica rispetto alle soluzioni tradizionali, è composta per oltre il 95% da cartoncino ed è riciclabile come monomateriale cartaceo. A ciò si aggiunge il valore di Invercote Creato, tra i cartoncini con le più basse emissioni di CO2 fossile per kg di prodotto. Una proposta che interpreta l’evoluzione del packaging premium: consapevole e pienamente desiderabile.
www.commercarta.com
Packaging
attivo e intelligente: nuove funzioni per la conservazione e il controllo
Parallelamente allo sviluppo dei materiali, il packaging sta acquisendo un ruolo sempre più attivo grazie all’integrazione di tecnologie avanzate. Una prima direzione è rappresentata dagli active packaging: imballaggi che interagiscono con l’ambiente interno della confezione, ad esempio assorbendo ossigeno o rilasciando agenti antimicrobici. Queste soluzioni consentono di prolungare la shelf life dei prodotti e migliorare la sicurezza alimentare, intervenendo sulle condizioni di conservazione. Possono essere integrate come additivi nel polimero, come strati sottili applicati alla superficie, o come elementi fisici inseriti nella confezione. A queste si affianca il cosiddetto intelligent packaging, basato su sensori e indicatori: «Sistemi in grado di monitorare parametri come temperatura,
freschezza o presenza di gas, fornendo informazioni in tempo reale sullo stato del prodotto» spiega Farris. «Gli indicatori tempo-temperatura, ad esempio, tracciano la storia termica di un prodotto lungo tutta la catena distributiva; quelli di freschezza cambiano colore in funzione dello stato del prodotto».
Nonostante il potenziale, la diffusione su larga scala di queste soluzioni è ancora limitata. «I principali ostacoli riguardano i costi, l’impatto sul consumatore e la gestione delle responsabilità lungo la filiera» aggiunge Farris. Quest’ultimo punto è cruciale: se un indicatore segnala un’interruzione della catena del freddo, a chi è imputabile? Finché questa domanda non troverà una risposta condivisa, l’adozione di queste tecnologie resterà parziale.
SCELTI DA NOI
Packaging
connesso: tra digitale
e tracciabilità
Un ulteriore ambito di innovazione è l’integrazione con le tecnologie digitali, che trasformano la confezione da oggetto passivo a nodo attivo di una rete di informazioni. QR code, RFID e sistemi NFC offrono accesso a informazioni sulla tracciabilità, sull’autenticità e sui servizi associati. Secondo Farris, «le tecnologie IoT consentono al packaging di comunicare in tempo reale lungo tutta la supply chain». Più recentemente, l’integrazione con sistemi di intelligenza artificiale apre nuove possibilità: dalla previsione del deterioramento dei prodotti all’ottimizzazione logistica, fino all’analisi dei dati raccolti dai sensori per migliorare la progettazione dei materiali stessi in un ciclo di feedback continuo.
Progettare al di là degli slogan
Anche il packaging design sta attraversando una propria trasformazione, in cui le spinte tecnologiche devono sempre fare i conti con «una sensibilità dell’utente sempre più variegata in termini di contesti d’uso, modalità multi e intraculturali, accessibilità e inclusione» racconta Carlo Branzaglia. «La sostenibilità non rappresenta più un’aggiunta etica opzionale, ma una dimensione costitutiva del progetto».
Il design ha sempre avuto un ruolo centrale nella costruzione dell’identità di marca. «Non a caso diverse fra le principali strutture di branding, a livello nazionale e internazionale, nascono dal packaging design — aggiunge Branzaglia — ma il paesaggio competitivo è cambiato profondamente. La proliferazione
CHIARE,
SEMPLICI, “PULITE”: ARCHÉ RIDISEGNA LE DISPLAY BOX HOOVER
Quando un brand storico rinnova il proprio linguaggio visivo, il packaging diventa uno dei primi luoghi dove questo cambiamento prende forma con chiarezza. È il caso di Hoover, nome iconico del floorcare internazionale, che ha recentemente evoluto la propria immagine coordinata passando dal tradizionale grigio e rosso a un sistema più contemporaneo, dominato dal blu e attraversato da accenti rossi. In questo percorso si inserisce il lavoro di Arché Comunicazione, che ha progettato il nuovo impianto grafico delle display box traducendo il rebranding in un sistema capace di unire ordine, riconoscibilità e impatto a scaffale. Le confezioni mettono il prodotto al centro, con un’immagine hi-tech dinamica e una costruzione compositiva che richiama l’inclinazione della H del logo, elemento distintivo dell’identità Hoover. Arché non si è fermata al packaging design ma ha creato anche una famiglia di 50 icone dedicate alle feature di prodotto e il documento di linee guida per governare l’impaginazione dell’intera gamma. Il risultato? Un packaging system coerente, leggibile e pronto a evolvere nel tempo, dove ogni confezione diventa contenitore, racconto e strumento di orientamento per il consumatore.
www.arche.to.it
delle marche, la presenza massiccia delle private label, la nascita di brand che provengono dal mondo dei servizi anziché dalla produzione: in questo scenario affollato, il packaging diventa uno strumento di differenziazione sempre più sofisticato».
A ciò si aggiunge una dimensione etica che è anche una sfida formativa. «I designer devono diventare “anello di congiunzione” tra ricerca sui materiali e comunicazione, imparando a capire le proprietà tecniche per poter trasferire messaggi onesti e corretti» spiega Fabbri. «Il designer – aggiunge Branzaglia – è sempre più un facilitatore di filiera, capace di generare coinvolgimento e consapevolezza tra i diversi attori». La sfida oggi consiste nel rendere leggibile la complessità, senza ridurla a slogan.
SCELTI DA NOI
QUI Tanqueray / Fortnum & Mason (2025) di Design Bridge and Partners, Pentawards 2025.
IN BASSO L'Ocean Action Label per Grapur di Mack & Schuhle, si inserisce in un ecosistema di packaging in cui ogni elemento - dal tappo alla scatola - risponde alla stessa coerenza ambientale.
BOROTALCO RINNOVA IL PACKAGING NEL SEGNO DELL’ ABBRACCIO
Borotalco rinnova l’immagine della sua Polvere per la pelle e affida a Stefano Marra una nuova interpretazione visiva del brand. Al centro del progetto, pensato per il 2026, c’è l’abbraccio: gesto quotidiano e universale, capace di raccontare cura, vicinanza e legami autentici. Le confezioni della nuova Polvere per la pelle con Talco Vegetale accolgono cinque illustrazioni, tre delle quali ambientate in luoghi simbolici italiani. Il tratto contemporaneo di Marra aggiorna l’iconografia storica del marchio senza romperne la continuità, trasformando il packaging in un racconto emotivo e riconoscibile. Il rinnovamento grafico accompagna il lancio della nuova formula, ma lavora soprattutto sulla forza identitaria della confezione: il pack diventa superficie narrativa, spazio di relazione con chi acquista e strumento per rendere immediatamente visibile l’evoluzione del brand a scaffale. Il racconto degli abbracci si estende anche ai deodoranti spray Originale e Seta, protagonisti di una Limited Edition 2026. Una delle illustrazioni è diventata inoltre un murales a Milano, presso BAM – Biblioteca degli Alberi Milano, portando fuori dallo scaffale la nuova estetica Borotalco
Sistemi e modelli circolari: fare rete per cambiare scala
L’innovazione nel packaging non si gioca solo sul prodotto, ma sul sistema in cui è inserito. Modelli basati sul riuso richiedono infrastrutture dedicate e il coinvolgimento della filiera. Il packaging ricaricabile, il vuoto a rendere, i sistemi di distribuzione con ritiro dei contenitori: soluzioni che esistono già ma che non scalano perché spesso mancano i punti di raccolta, i sistemi di verifica, gli accordi tra produttori e distributori.
«Esistono casi che dimostrano come l’innovazione sistemica sia pos-
sibile quando c’è volontà di costruire relazioni tra soggetti diversi sul territorio» spiega Paolo Tamborrini. «È il caso di PilPack, sistema di gestione della posologia di farmaci sviluppato da IDEO per Amazon: non un semplice pack, ma un sistema che mette in relazione paziente, medico e farmacia». Tamborrini sottolinea la necessità di introdurre tra le sfide progettuali l’inclusione delle differenze, dove per diversity si intende anche accessibilità, in termini fisici e mentali, ma anche culturali e comportamentali. In una società che invecchia, l’attenzione verso chi presenta deficit prestazionali non è solo un imperativo etico, ma un moltiplicatore di qualità progettuale: ciò che è necessario per alcuni risulta utile per tutti.
SCELTI DA NOI
IN BASSO RBA Design, invitata dall'ADI Design Museum, presenta un progetto sperimentale di packaging inclusivo sviluppato con fondazione Bullone: soluzioni accessibili nate dall'osservazione diretta di utenti con difficoltà motorie e visive, pensate per rispondere a bisogni sempre più diffusi.
TEMPO AFFIDA A GREG GOYA LA SUA LIMITED EDITION BOX 2026
Tempo rinnova il proprio packaging con una limited edition firmata da Greg Goya, giovane artista italiano noto per la sua Fast Art, una forma di street art partecipata basata su una forte componente emotiva. Il progetto trasforma le box in piccoli spazi emotivi, dove grafica e parole raccontano fragilità, cura e quotidianità. Le nuove confezioni costruiscono un vero alfabeto visivo delle emozioni: il cuore infranto che si ricompone, le nuvole dell’overthinking, i segni che evocano piccoli traguardi personali. A queste icone si affiancano tre frasi, diverse per ciascuna variante, che rendono il pack più vicino, quasi confidenziale, trasformandolo in un dialogo con chi lo utilizza. Le tre box sviluppano immaginari distinti: una dedicata alla commozione, rappresentata da una lacrima che diventa onda; una al cuore spezzato, poi ricucito; una “hero box” ispirata allo sport e alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, con uno sciatore che punta alle stelle. La campagna porta così la Fast Art dentro un oggetto quotidiano, facendo del packaging un supporto fisico delle emozioni. Il claim “Pronto a tutto” viene riletto in chiave più intima: non solo risposta al bisogno, ma presenza nei momenti di fragilità. La Limited Edition Box 2026 è disponibile online e nei principali punti vendita della grande distribuzione.
Inchiostri, vernici, adesivi e trattamenti superficiali rappresentano elementi essenziali.
La stampa come snodo del packaging sostenibile
Il ruolo dei processi di stampa e finitura emerge come un nodo trasversale che coinvolge materiali, design e filiere industriali. Inchiostri, vernici, adesivi e trattamenti superficiali rappresentano elementi essenziali per definire le prestazioni di un imballaggio e incidono in maniera significativa sulla sua effettiva riciclabilità, anche quando il supporto è progettato secondo logiche monomateriale.
Dal punto di vista tecnico, il settore ha ampiamente metabolizzato soluzioni a minore impatto ambientale, come inchiostri a base acqua, sistemi UV a bassa migrazione e tecnologie di stampa digitale più flessibili e orientate alla riduzione degli sprechi. Le scelte grafiche e tecnologiche si intrecciano con vincoli materiali sempre più stringenti, richiedendo un approccio progettuale integrato in cui comunicazione visiva e ingegneria dei materiali devono dialogare costantemente.
SCELTI DA NOI
Make the switch from plastic to paper. Choose our sustainable paperboards at the POS — for a better future, together. kapag.com | oppboga.com
MOSAIQ GROUP ACCELERA LA TRASFORMAZIONE: VISIONE, INTEGRAZIONE E CRESCITA
A due anni dall’avvio del proprio percorso, Mosaiq Group accelera la propria evoluzione sotto la guida di Alessandro Tonoli, con l’obiettivo di trasformarsi da aggregazione di eccellenze a piattaforma industriale integrata nel packaging di alta gamma.
Mosaiq Group riunisce sei eccellenze nazionali nel settore del packaging di lusso: Valtenna, D’Auria, Bulgarelli Production, CO.RI Sacchettificio, BrandLabel e Redmark che rappresentano oggi un sistema integrato in grado di offrire un’ampia gamma di prodotti, dal tessile alla cartotecnica, integrando servizi che spaziano dall’engineering alla logistica con un approccio one-stop-
shop. Le 12 sedi tra Italia e Albania consentono di sviluppare oltre 40 mila commesse e oltre 350 milioni di prodotti annui: scatole rigide, in microonda e astucci, shopping bag, sacchetti in tessuto e copri abiti, cartellini, nastri ed etichette tessute.
Il Gruppo rappresenta un esempio perfetto di short-value-chain in cui le aziende garantiscono qualità, trasparenza, tracciabilità e pieno controllo di qualsiasi aspetto produttivo.
Il recente ingresso nel gruppo di Redmark, storica realtà nella progettazione e distribuzione di cartellini, etichette e packaging, ha rappresentato un ulteriore passo nella strategia di crescita sia in termini produttivi sia di servizi evoluti. Il
suo forte focus su creatività e progettazione consente ora al gruppo di offrire nuove soluzioni su misura, valorizzando la centralità del cliente e ampliando il panel di competenze anche a livello globale. In uno scenario in continua evoluzione, la capacità di integrare competenze, visioni e culture diverse diventa un elemento distintivo. In questa direzione, Mosaiq Group sta costruendo un percorso che valorizza l’identità delle singole realtà, trasformandola in un sistema armonico e orientato al futuro.
“La mia priorità è accompagnare il Gruppo in una nuova fase di sviluppo, definendo una visione chiara e condivisa capace di valorizzare il patrimonio unico delle singole real-
tà, ma rafforzando al contempo coerenza strategica, posizionamento e capacità esecutiva» spiega Tonoli. «Oggi siamo in una fase di accelerazione e iniziamo a vedere risultati concreti: dall’allineamento dei processi alle sinergie commerciali, fino allo sviluppo di un’offerta sempre più coordinata. L’obiettivo non è uniformare, ma integrare, preservando le specificità delle singole aziende e mettendole a sistema per meglio supportare i nostri clienti».
Le competenze trasversali delle diverse eccellenze del gruppo consentono di sviluppare soluzioni evolute e processi innovativi in una molteplicità di ambiti applicativi: J transizione digitale ed esperienze di consumo online, con crescen-
Stiamo costruendo una piattaforma integrata capace di ridefinire il packaging nel mondo del lusso
CEO e AD di Mosaiq Group
te domanda di packaging e-com merce che risponde a nuove necessità dei brand in termini di logistica, protezione, esperienza;
J tracciabilità e anticontraffazione, esigenza crescente per i brand per garantire l’originalità del prodotto tutelando il proprio patrimonio creativo;
J responsabilità, che si declina anche su soluzioni di prodotto, dal tessile alla cartotecnica, che riflettono una grande attenzione ai temi ambientali in termini di processi, certificazioni e ricerca sui materiali, un approccio ESG a 360°.
«Ricordiamo che tra le nostre aziende è presente Bulgarelli Production, certificata BCorp, a conferma degli
elevati standard in termini di per formance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza» sottolinea Tonoli. «L’obiettivo è estendere progressivamente questo approccio all’intero Gruppo, consolidando un modello di crescita sostenibile e responsabile».
Mosaiq Group prosegue nel proprio percorso di crescita, valutando opportunità sia sul piano organico sia per linee esterne, con l’obiettivo di rafforzare la presenza internazionale e ampliare il proprio raggio d’azione.
Un’evoluzione guidata dalla volontà di dare vita a un sistema sempre più solido e sinergico, anche grazie ad un posizionamento unico: «Siamo prima di tutto produttori, con
una forte cultura manifatturiera, una filiera corta, grande attenzione alla qualità e alla personalizzazione. Ma allo stesso tempo, stiamo sviluppando una struttura che ci permette di operare come partner globale, in grado di accompagnare i brand su mercati diversi con un servizio completo e integrato. È questa combinazione tra capacità produttiva diretta e servizio al cliente a rappresentare il nostro principale elemento distintivo».
Un modello che guarda al futuro del packaging di lusso, sempre più orientato all’integrazione tra prodotto, servizio e visione strategica.
Alessandro Tonoli
LAVORIAMO INSIEME PER VALORIZZARE
LA DIVERSITÀ COME LEVA DI INNOVAZIONE
Siamo un’associazione di donne, uomini e persone di tutte le identità che promuove iniziative per superare i pregiudizi di etnia, genere, orientamento sessuale, disabilità nell’industria del printing, del converting e della comunicazione visiva.
Entrare in GWP Italia significa accedere a formazione e approfondimenti esclusivi, ricevere insight sullo stato della Diversity, Equity, Inclusion and Accessibility nel settore, avere visibilità nel nostro database di persone esperte, e contribuire a una community che vuole cambiare davvero le cose.
HOW IT'S MADE AI NEL PACKAGING: UNO STRUMENTO OPERATIVO DI FILIERA
Ora che si passa dalla sperimentazione all’esecuzione, l’AI dimostra un impatto misurabile sullo sviluppo dell’imballo se integrata in una filiera complessa. Non tanto da un punto di vista creativo – che resta marginale – ma in termini operativi, commerciali e organizzativi.
di LORENZO CAPITANI
Ci siamo ormai abituati a usare l’intelligenza artificiale nella sua forma generativa come creatore di testi e immagini, o al più come supporto al ragionamento, alla risoluzione di problemi, all’analisi di dati e scenari. L’abbiamo vista generare concept e moodboard, suggerire layout, costruire multipli e repliche. Ma ora dimenticate per un attimo i prompt di Midjourney o le risposte accomodanti di ChatGPT. Nel mondo del packaging l’AI esce dai nostri desktop per entrare direttamente nella linea di produzione, e il suo impatto più profondo non si limita alla fase creativa. Si misura nello sviluppo dell’imballo in grammi risparmiati, in volumi ridotti, in resistenze calcolate meglio, in errori evitati, in danni previsti, in flussi produttivi ottimizzati.
Il vero salto, insomma, non riguarda solo la forma finale del pack, ma l’intero sistema di decisioni che ne determina struttura, materiale, protezione, movimentazione e impatto.
Se, come in molti altri settori, il 2024 è stato l’anno degli esperimenti, dei piccoli test e di una cautela comprensibile davanti a una promessa ancora da verificare, il 2025 e l’inizio del 2026 hanno segnato un cambio di fase. Secondo una survey McKinsey pubblicata nel febbraio 2026, in due rilevazioni consecutive dedicate proprio al comparto packaging e paper emerge un’accelerazione netta: nel 2024 solo circa un quarto delle aziende intervistate dichiarava di avere lanciato o sviluppato soluzioni Gen AI, mentre dodici mesi dopo la percentuale sale all’82%. Colpisce anche la terminologia usata da McKinsey: non si parla più solo di fase esplorativa, ma di passaggio “dalla sperimentazione all’esecuzione”. E non è una semplice sfumatura lessicale. Vuol dire che il packaging, settore solido e storicamente prudente, ha iniziato a trattare l’intelligenza artificiale non più come l’ennesimo strumento di moda da testare perché tutti ne parlano, ma come una leva capace di entrare nelle funzioni operative, commerciali e organizzative.
Non a caso le aree in cui McKinsey registra la maggiore penetrazione sono lo sviluppo, il commerciale, il procurement, la supply chain e la logistica. In altre parole, al di là delle fasi creative dove era più facile aspettarsi una proficua adozione, i fatti stanno dimostrando come stia creando valore reale se integrato in una filiera già complessa, fatta di strategie di comunicazione, consumatori, norme, materiali, macchine, tempi, costi e riuso, riciclo e smaltimento. Naturalmente tutto questo non si fa con strumenti generativi generalisti usati
IN QUESTE PAGINE Immagini generate con Gemini
in modo estemporaneo. Servono verticalizzazioni, modelli addestrati su dati specifici, sistemi progettati per leggere variabili di processo e restituire decisioni operative. Generare una bella scatola di biscotti è una cosa; ottimizzare un’intera filiera di packaging è un’altra.
Il caso Amazon: l’algoritmo dinamico della spedizione
Un caso emblematico, come spesso accade, ci arriva da Amazon che già dal 2024 ha adottato un sistema chiamato Package Decision Engine che combina machine learning, elaborazione del linguaggio naturale e computer vision per scegliere il tipo di imballaggio più efficiente per ciascun articolo da spedire. Dietro cartone, cuscini d’aria, nastro adesivo e buste o dietro la scelta di spedire senza una scatola non necessaria, non c’è più una regola fissa applicata in modo standard, ma un algoritmo dinamico che articolo per articolo si basa su dati reali, immagini del prodotto, valutazione di punti critici,
Generare una bella scatola di biscotti è una cosa; ottimizzare un’intera filiera di packaging è un’altra.
descrizioni, storico delle performance e feedback dei clienti. Costruito sul cloud di Amazon Web Services (AWS), il modello di AI è in grado di intuire quando un prodotto più resistente, come una coperta, non ha bisogno di un imballaggio protettivo, o quando un articolo potenzialmente fragile, come un set di bicchieri, invece, ha bisogno di maggior imballo. Amazon dichiara in media il 36% in meno del peso packaging per ciascuna spedizione. Ecco cosa vuol dire ottimizzare un sistema decisionale molto più ampio.
Oltre il contenitore: un sistema adattivo ed etico Finora, si pensava prima al prodotto e poi a come proteggerlo, contenerlo, presentarlo e trasportarlo. Oggi questa sequenza lineare non basta più. Il packaging si sviluppa di più all’interno di un sistema adattivo e predittivo: mentre si disegnano confezioni si mettono subito in relazione materiali, requisiti normativi, esigenze produttive, prestazioni logistiche, esperienza d’uso, sostenibilità e costi industriali. È qui che l’AI può intervenire prima che il packaging esista come oggetto finito (anche solo come prototipo), quando si confrontano materiali, si simulano comportamenti, si cerca il compromesso migliore tra protezione e leggerezza, tra efficienza e riconoscibilità, tra qualità percepita e sostenibilità all’interno di un ecosistema industriale che può essere osservato, corretto e continuamente raffinato.
È un’evoluzione per altro in linea anche con la Fondazione Carta Etica del Packaging, nata nel 2020 per promuovere una nuova cultura nel mondo dell’imballaggio, basata su principi di responsabilità, sostenibilità e innovazione, che invita a ripensare l’imballo non solo in termini di semplice prestazione, ma di qualità dell’approccio che lo genera. È una distinzione decisiva. Perché un pack può essere attrattivo o ricco di tecnologia e restare comunque sbagliato. Al contrario, una confezione anche
molto semplice può essere intelligente se nasce da un serio bilanciamento tra funzione, materiale, logistica, comunicazione e smaltimento. In questo senso, l’AI può rendere il progetto, fase per fase, più misurabile, più verificabile, più consapevole, riducendo la distanza tra idea, simulazione e campione fisico.
Dove l’AI incontra materia, funzione e sicurezza
Il primo luogo in cui questa trasformazione si rende evidente è il packaging primario, cioè quello a contatto diretto con il prodotto e che, proprio per questo, è il più delicato. Qui il packaging non è solo una questione di immagine o riconoscibilità: è barriera, compatibilità, sicurezza, stabilità, conservazione. È il punto in cui la confezione non si limita a presentare il contenuto, ma ne condiziona durata, integrità, qualità percepita e, in alcuni casi, persino efficacia. Per questo l’AI, nel packaging primario, conta soprattutto quando aiuta a prendere decisioni migliori su forme, materiali e prestazioni.
Un caso particolarmente significativo, proprio per la delicatezza del prodotto, è il progetto realizzato da MADE, il competence center italiano per l’Industria 4.0, insieme a Fedegari, azienda italiana specializzata in sistemi di sterilizzazione e decontaminazione per il settore farmaceutico. Il progetto punta a costruire una piattaforma di knowledge management basata su AI, capace di prevedere il comportamento del packaging primario nei processi tipici della produzione sterile o asettica di farmaci. L’obiettivo non è semplicemente migliorare una confezione già data, ma trovare la migliore interazione possibile tra processo, prodotto, packaging e rispetto delle normative. È un passaggio importante, perché mostra bene come l’AI, nel packaging, non intervenga solo sul risultato finale ma sul sistema di relazioni tra processo, prodotto e materiale che lo rende possibile. Nel farmaceutico, dove margini di errore e requisiti di controllo sono particolarmente
L'intelligenza artificiale può rendere il progetto, fase per fase, più misurabile, più verificabile, più consapevole.
stringenti, questo approccio è ancora più significativo: la confezione non può essere pensata come un involucro neutro, ma come una componente attiva della qualità del processo.
Se il percorso tradizionale consiste nel definire un concept, selezionare materiali e geometrie, realizzare un prototipo, testare e correggere, oggi questo schema diventa più circolare: la sperimentazione si fa più mirata, meno dispersiva, meno costosa in termini di tempo, materiali ed errori. C’è poi un tema meno evidente, ma non meno importante: quello della relazione tra packaging primario e consumatore. Facilità d’uso, sicurezza percepita, chiarezza del rapporto tra contenuto e contenitore, ergonomia, dosi e conservazione: tutto questo determina la
QUI Immagine generata con Gemini
SOTTO
Mockup di packaging del brand Barbie generate da Mattel con Adobe Firefly
A DESTRA
Spectright AI e Visual realizzato con Adobe Firefly
qualità e la riuscita di un pack. Se l’AI aiuta a leggere meglio i dati d’uso, a confrontare soluzioni, a correggere sovradimensionamenti o rigidità inutili e a verificare il rispetto delle normative, allora non si sta semplicemente rendendo un imballo più efficiente, ma anche migliore per il consumatore.
È quello che ha cercato di fare AptarGroup, gruppo internazionale specializzato in sistemi di erogazione, chiusure e soluzioni di packaging per settori come beauty, food, home e pharma che ha adottato Monolith AI, una piattaforma di intelligenza artificiale per l’analisi predittiva in ambito ingegneristico. Aptar utilizza modelli self-learning per prevedere la performance di nuovi design di bottiglie sulla base di variabili come forma, spessore del materiale, viscosità del
Andando oltre la generazione di concept e guardando a flussi professionali, gli strumenti più interessanti sono quelli che intervengono su pianificazione, preproduzione e sviluppo tecnico. Esko Phoenix usa algoritmi intelligenti per ottimizzare layout e pianificazione, riducendo sprechi e colli di bottiglia in prestampa. Sul versante creativo integrato, Adobe Firefly è oggi uno degli ambienti più solidi: non tanto per creare immagini, quanto per accelerare adattamenti, varianti e produzione in ecosistemi già consolidati in cui Adobe è di fatto standard di mercato. “La potenza di Adobe Firefly sta nella sua capacità di prendere ciò che abbiamo in mente e di rappresentare quella visione in modo più accurato su carta digitale”, ha affermato Sal Velazquez, designer del packaging di Barbie. “Non solo possiamo catturare l’effetto completo dei colori e degli elementi di design, ma la possibilità di sperimentare con l’IA generativa ci permette anche di raggiungere risultati straordinari che altrimenti non avremmo mai potuto ottenere”. I team di progettazione di Mattel utilizzano una suite di prodotti Adobe, inclusi strumenti di Creative Cloud come Substance 3D, per ideare modelli 3D. I designer utilizzano questi modelli per presentare ennuple proposte, senza la necessità di creare prototipi fisici.
Più vicino allo sviluppo tecnico che alla grafica è invece Specright, una piattaforma che lavora su dati strutturati, specifiche, distinte base e relazioni di supply chain per accelerare sviluppo, conformità e gestione del packaging. Ed è proprio lì che oggi l’AI come supporto totale al progetto comincia a generare valore concreto per il packaging.
liquido e livello di riempimento. L’obiettivo non è solo ridurre tempi e prototipi, ma capire prima come il contenitore si comporterà nell’uso reale quanto a stabilità, resistenza, ergonomia, affidabilità del gesto.
L’occhio digitale che vede l’invisibile
È però nel packaging secondario che il valore dell’AI diventa ancora più tangibile e più facile da misurare. Qui tutto si gioca sull’equilibrio tra variabili molto concrete: volume, resistenza, costi, macchinabilità, distribuzione, rischio di danno ed esperienza di apertura. Una scatola troppo grande non è soltanto una scatola sbagliata. È più materiale da usare, più spazio da riempire, più volume da trasportare, più inefficienza da
gestire e, oggi fortunatamente, anche una percezione di spreco più forte per chi la riceve.
Un primo fronte in cui l’AI può essere di aiuto concreto è quello dell’ottimizzazione strutturale dell’imballo. Ranpak, gruppo internazionale specializzato in soluzioni di imballaggio protettivo e automazione di fine linea, ha introdotto la piattaforma DecisionTower, che utilizza AI e visione artificiale per rilevare scatole fuori specifica, misurare il vuoto all’interno dei colli e prevenire errori che possono generare fermi macchina, riempimenti non corretti o sprechi di materiale. Qui l’algoritmo non si limita a “vedere” la scatola, ma interpreta deviazioni che incidono sulla qualità del confezionamento, sulla continuità operativa e sul consumo di materiale
A
protettivo. Secondo l’azienda, integrando DecisionTower con il sistema FillPak Trident si può arrivare fino al 35% di riduzione del materiale di riempimento, proprio perché il vuoto residuo viene letto e gestito in modo più preciso.
Come già visto nello scorso numero parlando di etichette, l’AI entra in gioco anche nelle fasi di stampa e converting del packaging, per tutte le fasi dall’avviamento al controllo qualità; può diventare decisiva nel mantenere la cromia, nel riconoscere difetti minimi, nel confrontare la stampa reale con il riferimento corretto e nel bloccare l’errore prima che esca dalla linea. Tradizionalmente, i sistemi confrontavano il foglio stampato con il PDF originale. L’AI ha fatto un passo avanti gestendo le “false varianze” (come vibrazioni o riflessi) che prima generavano falsi allarmi. Sistemi come quelli di AVT (Esko) o Bobst utilizzano algoritmi di Deep Learning per rilevare difetti come schizzi d’inchiostro, variazioni di registro,
sbiadimenti e testi mancanti a velocità superiori ai 600 metri al minuto. Il grande vantaggio dell’AI è la capacità di gestire, ad esempio, la complessità dei materiali. Ispezionare packaging metallizzati, olografici o con vernici UV lucide è difficilissimo per i sensori standard a causa dei riflessi, i modelli invece, vengono addestrati per ignorare il riflesso e concentrarsi solo sul difetto strutturale o grafico. È quello che ha fatto ad esempio, ImageTek, azienda statunitense che produce materiali stampati per il packaging alimentare e che ha lavorato con l’Apple Manufacturing Academy per sviluppare un sistema di computer vision basato su AI. Istruita con l’analisi di migliaia di immagini di pack conformi e non conformi, questa “super-vista” digitale ha imparato a riconoscere autonomamente anomalie impercettibili all’occhio umano, specialmente dopo ore di turno, e a monitorare la qualità in tempo reale a velocità elevatissime, intervenendo istantaneamente.
Ma non occorre andare oltre oceano,
Ispezionare packaging metallizzati, olografici o con vernici UV lucide è difficilissimo per i sensori standard a causa dei riflessi.
in Italia infatti, ci sono realtà come Antares Vision Group a Brescia e SEA Vision a Pavia che hanno sviluppato sistemi di ispezione basati su reti neurali e Deep Learning, esportati in tutto il mondo. Antares Vision utilizza l’AI per controllare che la stampa sia perfetta, ma verifica anche che la fustellatura e la chiusura dei lembi siano precise al micron, gestendo la complessità dei materiali riflettenti tipici del settore cosmetico e farmaceutico, mentre SEA Vision ha sviluppato algoritmi proprietari per il controllo della stampa variabile (come i codici QR o i lotti di scadenza) che “imparano” a leggere correttamente anche su superfici irregolari o sotto film plastici che creano distorsioni ottiche. La cosa interessante è che da noi queste innovazioni nascono da collaborazioni tra università e distretti industriali sia per il controllo qualità che per la manutenzione predittiva.
SOTTO Dashboard di Monolith
DESTRA Due immagini realizzate con Gemini
Macchine che imparano e che muovono il mondo
C’è infine il packaging terziario, il livello meno visibile al consumatore e spesso il meno raccontato: anche qui che l’AI mostra uno dei suoi impatti più profondi in termini di pallet, colli, film, unità di carico, movimentazione, controllo di linea, manutenzione, continuità operativa. Nelle fasi di palletizzazione, l’AI viene utilizzata per risolvere il complesso problema del “mixed-case palletizing”, dove robot collaborativi devono impilare scatole di dimensioni e pesi eterogenei su un unico bancale, o per ispezionare istantaneamente la corretta fasciatura del pallet o l’integrità dei contenitori industriali. E80 Group, azienda di Viano, in provincia di Reggio Emilia, utilizza l’intelligenza artificiale per gestire fabbriche automatizzate in cui i veicoli a guida laser non si limitano a spostare pallet, ma usano algoritmi di ottimizzazione per decidere in tem-
L’obiettivo non è cancellare il lavoro, ma spostarlo dalla gestione della forza e della ripetitività alla gestione del senso e della complessità.
po reale il percorso più efficiente e la disposizione dei carichi nei magazzini. La già citata Antares Vision Group ha sviluppato un’AI che controlla che le etichette sui pallet siano leggibili e posizionate correttamente, evitando che errori di codifica causino il respingimento di interi carichi da parte della GDO. Ma il caso forse più avanzato è quello di Nordmeccanica. L’azienda di Piacenza ha recentemente presentato una macchina interamente gestita dall’IA in grado di analizzare in tempo reale oltre 100 parametri produttivi relativi ai materiali, alle tensioni del film e alle condizioni ambientali, adattando il funzionamento attraverso algoritmi di autoapprendimento. Il cuore del sistema risiede nel software capace di “ascoltare” e imparare dall’esperienza degli operatori umani cosicché quando viene inserita una nuova commessa, alter ego digitale dell’operatore attinge a un database storico e suggerisce immedia-
tamente il setting ottimale: l’IA di Nordmeccanica agisce come una memoria collettiva che conserva l’esperienza dei tecnici più esperti, rendendola disponibile anche ai nuovi assunti.
E così si arriva alla narrativa dell’AI che finirà per togliere posti di lavoro. In realtà, come si vede in filigrana da questa carrellata di applicazioni, al centro, a monte e a valle di queste innovazioni, c’è l’uomo. Si produce per il consumatore, con ben presente la sua sicurezza e la sua esperienza, ma soprattutto l’AI si configura come supporto e non come sostituto. È vero: in certi ambiti si va verso realtà sempre più automatizzate. Ma è altrettanto vero che si liberano risorse prima sacrificate alla routine, al controllo ripetitivo, alla correzione continua dell’errore. L’obiettivo non è cancellare il lavoro, ma spostarlo dalla gestione della forza e della ripetitività alla gestione del senso e della complessità.
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1- 2 LUGLIO 2026
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Nel printing e converting del futuro,la sfida non è solo innovare, ma armonizzare persone, macchine e dati per un’industria più intelligente e sostenibile. L’evoluzione tecnologica non sostituisce l’uomo: crea un nuovo equilibrio tra competenza umana e capacità digitale.
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Nel printing e converting, innovazione e design si fondono per generare valore, funzionalità e sostenibilità. Human+Life racconta le applicazioni di stampa e packaging che arricchiscono le vite delle persone.
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100% RICICLATA E DISTINTIVA: ICMA PRESENTA LA NUOVA COLLEZIONE KIND / LINEN
KIND / LINEN, la nuova collezione di carte 100% riciclate firmata ICMA, presentata a Packaging Première 2026, è l’evoluzione naturale della già apprezzata KIND. KIND / LINEN nasce per rispondere alle esigenze di designer e stampatori che cercano un equilibrio tra performance tecniche, resa tattile e sostenibilità. La collezione amplia le possibilità espressive grazie all’introduzione di nuove referenze, pensate per applicazioni di pregio. Si tratta di carte con grammature da rivestimento, ideali per copertine, packaging, cartotecnica di qualità e progetti editoriali che richiedono una presenza materica distintiva.
La texture Buckram aggiunge profondità e carattere, valorizzando sia le lavorazioni di stampa più raffinate
sia le nobilitazioni come stampa a caldo ed embossing. Le nuove varianti cromatiche ampliano ulteriormente il ventaglio creativo: accanto ai colori che hanno decretato il successo di KIND, fanno il loro ingresso colori più decisi e contemporanei, studiati per dialogare con i trend attuali del graphic design e del branding.
Ma KIND / LINEN non è solo una scelta estetica. È, soprattutto, una dichiarazione di intenti. Realizzata interamente con supporti 100% riciclati, la collezione si inserisce in un percorso concreto di riduzione dell’impatto ambientale, senza compromettere qualità e lavorabilità. Ogni foglio racconta una filiera attenta, in cui innovazione e responsabilità procedono di pari passo. A rafforzare questo impegno contribuisce il legame con il
progetto di riforestazione intrapreso da ICMA in collaborazione con Treedom nel 2019 con la creazione della foresta Laetitia in Camerun: per ogni 10.000 fogli venduti della collezione KIND / LINEN, verrà piantato un albero. Un gesto tangibile che trasforma la scelta del materiale in un’azione positiva, misurabile e condivisa. Non solo carta, dunque, ma parte di un ecosistema virtuoso che coinvolge produttori, creativi e aziende clienti.
Con KIND / LINEN, ICMA propone una visione evoluta della carta che rappresenta un elemento fondamentale del progetto, capace di comunicare valore, sensibilità e attenzione al futuro. Una collezione pensata per chi considera ogni dettaglio significativo, anche – e soprattutto – quello che si tocca.
Packaging e genere: codici utili o stereotipi culturali?
Il packaging orienta il prodotto, lo posiziona, suggerisce a chi è destinato e quale immaginario dovrebbe abitare. Colori, forme, font, illustrazioni e parole possono diventare strumenti utili per guidare la scelta, ma anche dispositivi capaci di rafforzare stereotipi culturali. Ne parliamo con Valeria Bucchetti, professoressa ordinaria al Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, studiosa di design della comunicazione, culture di genere e sistemi di comunicazione visuale, co-autrice della Carta etica del packaging e del Manifesto per una comunicazione gender sensitive.
di MICHELA PIBIRI · GIRLS WHO PRINT
È una community di donne, uomini e persone di tutte le identità che promuove iniziative e attività orientate a superare i pregiudizi di etnia, genere, orientamento sessuale, disabilità con riflessioni sui temi della diversità, inclusione, accessibilità e giustizia sociale. Opera nello specifico nell’industria del printing, del converting e della comunicazione visiva. L’associazione è parte del network internazionale Girls Who Print nato negli Stati Uniti e diffuso in diversi paesi nel mondo. www.girlswhoprint.it
Nel 1973 Feltrinelli pubblica il saggio di pedagogia sociale “Dalla parte delle bambine” di Elena Gianini Belotti. L’opera indaga l’identità di genere come costrutto sociale, frutto di un’educazione che fin dalla prima infanzia differenzia comportamenti e carattere di maschi e femmine. Quelli che, insomma, sono sempre stati presentati come tratti innati degli individui – la mascolinità e la femminilità – vengono analizzati e svelati come prodotti dell’ambiente culturale in cui si è immersi. E di questo ambiente culturale fanno parte integrante i prodotti di consumo con il loro universo simbolico e semantico.
Ancora oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, la responsabilità della comunicazione, di cui il packaging fa parte, è cruciale. Lo esprime molto bene il punto 7 della Carta Etica del Packaging, redatta da Valeria Bucchetti insieme a Giovanni Baule: «Contemporaneo. È il packaging che sa essere in costante relazione con la società della quale rappresenta i valori. Gli imballaggi riflettono la cultura della società e contribuiscono a loro volta a crearla. Lo fanno attraverso i messaggi, che passano dalle loro forme, dalle loro grafiche, dai loro simboli: così trasferiscono modelli, partecipando all’evoluzione della contemporaneità». Ed è proprio a Valeria Bucchetti che abbiamo chiesto di aiutarci a fare chiarezza su questi temi.
Cosa si intende per packaging connotato per genere e quali sono i segmenti in cui è più diffuso?
Quando parliamo di packaging connotato per genere parliamo di un sistema di codici che aiuta a capire a chi è rivolto un prodotto. Bisogna però distinguere due piani. Il primo è quello dell’elemento segnaletico: colori, segni, immagini e parole possono servire a orientare chi acquista, a rendere chiara una differenza di prodotto. Il secondo piano riguarda invece il momento in cui questo collegamento diventa stereotipico. Un esempio sono i pannolini. In alcuni casi vengono utilizzati codici colore stereotipici per indicare una differenziazione di prodotto basata sulla fisiologia e quindi su prestazioni di assorbenza diverse per bambini e bambine. Lo stesso può valere per alcune categorie dell’igiene personale, dove esistono differenze intrinseche del prodotto supportate da aspetti scientifici, come il pH della pelle.
Tutto il resto entra più facilmente in un contesto di stereotipizzazione culturale. Ci sono settori più interessati, altri che si stanno evolvendo, altri ancora in cui questi codici emergono solo in alcune nicchie. La cosmesi è sicuramente un caso evidente. Nel mondo alimentare gli indicatori sono meno espliciti, ma ci sono categorie alimentari nuove o rinnovate, soprattutto quelle legate al benessere, che ricalcano stereotipi riconoscibili. I prodotti ad alto contenuto proteico,
per esempio, usano spesso font, colori e segni molto vicini a un immaginario maschile culturalmente costruito: nero, contrasti forti, lettering marcati, richiami alla potenza e alla performance fisica. Altri prodotti, invece, evocano leggerezza attraverso silhouette femminili, colori pastello, forme più morbide.
C’è poi il mondo della detergenza, che nel tempo si è evoluto. In passato la comunicazione visiva era rivolta alle donne, perché storicamente quello delle pulizie domestiche era considerato un loro dominio. Questo tipo di comunicazione si è in parte neutralizzato, ma permangono soluzioni cromatiche ed espressive, per esempio negli ammorbidenti, in cui bouquet di fiori e colori pastello rimandano a un femminile culturalmente codificato.
Quali sono i codici visivi del gender marking?
I codici principali sono cromatici, iconografici, tipografici e compositivi. Il colore è il più immediato: rosa, lilla, pastello, tinte chiare e morbide per il femminile; nero, blu, grigio, verde scuro, contrasti forti per il maschile. Poi ci sono le immagini, le icone, gli elementi grafici, il trattamento delle superfici, il tipo di lettering, la dimensione e la postura dei soggetti rappresentati. Ci sono font più sinuosi, leggeri, calligrafici, associati a un immaginario femminile, e font più bold, geometrici, compatti, legati a un immaginario maschile. Ci sono codici iconografici espliciti, come cuori,
Le immagini di queste pagine sono di Depositphotos e Unsplash
fiori, silhouette, strumenti tecnici o simboli di performance, ma anche segnali molto più sottili: una mano, un gesto, una texture, un certo modo di illuminare il prodotto, un linguaggio verbale più emotivo o più prestazionale. Non sempre il gender marking dichiara apertamente “per uomo” o “per donna”. Spesso è l’intero sistema visivo a orientare la percezione. Ed è proprio quando il segnale diventa meno evidente che può agire in modo più profondo, perché sembra “naturale”.
Quali vantaggi trae un brand dal connotare per genere i propri prodotti attraverso il packaging e la comunicazione visiva?
È una risposta alla necessità dei marchi di segmentare all’estremo e moltiplicare le referenze. Si rafforza l’idea che ognuno di noi possa trovare un prodotto fatto apposta per sé, corrispondente ai valori e alle qualità del proprio universo di riferimento. È un sistema culturale che si autoalimenta attraverso un apparato comunicativo in cui le persone si esprimono anche a partire dagli oggetti che acquistano. Da qui nasce la necessità di riconoscersi nei prodotti attraverso codici visivi precisi. Ci sono intere linee che riportano la dicitura “Uomo” o “For Men”, dai marchi di largo consumo a quelli di alta gamma, e che si esprimono attraverso i codici di cui abbiamo già detto. Mi
piace pensare che i marchi debbano assumersi una responsabilità etica in questo. Continuare a trasmettere codici legati a valori stereotipati — per esempio la forza come qualità necessariamente maschile — non fa che costruire recinti.
Il mondo dell’infanzia non ha potere d’acquisto diretto, eppure è completamente immerso in questo sistema codificato…
Sì, il mondo dell’infanzia è emblematico. Il modo in cui vengono concepiti e confezionati i prodotti per bambini, in particolare i giocattoli, mostra quanto questi meccanismi siano persistenti. I giochi legati alla cura della casa e della famiglia — cucinare, pulire, accudire bambole — hanno avuto e spesso hanno ancora una connotazione femminile, con un linguaggio rivolto esplicitamente alle bambine. I giochi scientifici, tecnici o d’azione sono stati invece storicamente associati ai codici maschili.
Il gioco si colloca in un contesto educativo e trasferisce nel tempo l’idea di appartenere a due mondi separati. Purtroppo si investe ancora molto in questa dimensione culturale.
Anche quando si prova a equiparare ruoli e aspirazioni, spesso non si neutralizzano i codici esistenti: si creano nuove nicchie. La Barbie medica, per esempio, introduce una professione, ma lo fa mantenendo un impianto visivo fortemente codificato. Il “piccolo chimico”, quando viene rivolto alle bambine, può diventare la “fabbrica dei profumi”. Gli stereotipi perman-
gono a tutti i livelli: dai giocattoli più economici venduti in edicola nei blister fino a contesti che si propongono come più evoluti, come marchi e catene di distribuzione attenti a valori educativi, etici o sostenibili. Lì i codici possono essere meno sfacciati, ma permangono. Ed è preoccupante, perché il gioco si colloca in un contesto educativo e trasferisce nel tempo l’idea di appartenere a due mondi separati. Purtroppo sembra rimanere fortemente salda questa dimensione culturale.
Ci sono aspetti non soltanto visivi, ma anche strutturali del packaging differenziati a seconda dei generi?
Una vera differenziazione strutturale è meno frequente, per due motivi. Il primo è economico: l’aspetto strutturale è quello più oneroso dal punto di vista produttivo, quindi una differenziazione a monte avrebbe un costo difficilmente giustificabile. Il secondo riguarda il senso stesso della progettazione: quando si lavora su ergonomia, apertura facilitata, presa o forza necessaria per usare un pack, non si dovrebbe ragionare sulla base del genere, ma dell’accessibilità per un cluster più ampio di utenti. Pensiamo a una popolazione che invecchia, a persone con una presa meno decisa, a disabilità permanenti o temporanee.
Se guardiamo all’evoluzione storica di alcuni pack, però, emergono esempi interessanti. La nascita del concetto di docciaschiuma, che ha affiancato il bagnoschiuma quando nelle case si sono diffuse le docce in alternativa alla vasca da bagno, è stata accompagnata da packaging concepiti secondo codici maschili. Alcuni avevano il laccetto
per essere appesi, richiamando una vita attiva e fuori casa, sportiva, legata alle docce delle palestre o delle piscine. Tutto il pack comunicava dinamismo, azione, praticità: valori nei quali l’universo culturale maschile continua a essere invitato a riconoscersi. Altri aspetti strutturali differenzianti riguardano più l’estetica che la funzione. Nella cosmesi e nella profumeria troviamo pack scenografici e coinvolgenti, cofanetti che si schiudono come fiori, aperture teatrali, materiali e finiture preziose. Spesso questi elementi fanno leva su codici estetici associati al femminile.
Uno spunto interessante oggi è osservare che cosa sta accadendo nel make-up che comincia a rivolgersi anche agli uomini e alle persone non binarie. Qui il packaging può diventare un terreno di ridefinizione importante.
Quando parliamo di “pink tax” ci riferiamo a prodotti di consumo che costano di più, a parità di funzione o costo di produzione, perché destinati alle donne. Quanto incide il packaging nel sostenere questo divario?
Incide molto. Anche in questo caso siamo dentro un sistema culturale che si autoalimenta. Nel concetto di pink tax rientrano tutti quei costi che una donna sostiene in quanto donna, perché spinta ad avere necessità specifiche legate alla manutenzione del corpo, alla cura, all’estetica.
Pensiamo alla depilazione. È un’abitudine culturalmente prescritta alle donne, anche se oggi si sta trasferendo anche a molti uomini, al di fuori di categorie che l’hanno sempre praticata per ragioni funzionali, come alcuni sportivi. Eppure
i rasoi per donne costano mediamente di più dei rasoi per la rasatura ordinaria maschile. Ci sono molti campi in cui la differenza è evidente. Nell’abbigliamento tecnico e sportivo, per esempio, i capi da donna hanno spesso un dettaglio aggiuntivo inutile o puramente estetico che fa sì che quel prodotto diventi più rapidamente “fuori moda” e debba essere sostituito più spesso. Continuiamo a vivere in una società in cui una rappresentazione tipica della donna è quella dello shopping come attività identitaria, ordinaria, quasi prioritaria. Il packaging entra in questo meccanismo perché costruisce valore percepito, desiderabilità, differenziazione. Può rendere un prodotto apparentemente più specifico. Uscire da questo sistema è molto difficile proprio perché riguarda l’intero immaginario che lo giustifica.
In una società che non accetta più universalmente il binarismo di genere, il gender marking perderà progressivamente efficacia? Che ruolo possono avere i designer del futuro?
Nel concetto di pink tax rientrano tutti quei costi che una donna sostiene in quanto donna, perché spinta ad avere necessità specifiche legate alla manutenzione del corpo, alla cura, all’estetica.
Da quel che osservo il percorso è iniziato, ma è molto lento. Comincia ad affacciarsi una sensibilità diversa e ci sono già brand nati per rivolgersi a tutte le persone. Spesso, insieme a un’impostazione genderless, portano anche principi di accessibilità e design
orientati ad accogliere l'eterogeneità, secondo una visione plurale. Però viviamo ancora in una cultura patriarcale che continua ad attribuire ruoli precisi sulla base del genere. Da questi ruoli derivano, a cascata, abitudini di consumo, aspettative, valori nei quali le persone sono invitate a riconoscersi. Anche alcune ricerche recenti sulle giovani generazioni mostrano la persistenza di un forte tradizionalismo. Non è quindi facile leggere chiaramente in che direzione andrà la società. Il mio punto di vista sugli studenti e le studenti del corso di Design della comunicazione del Politecnico di Milano è privilegiato. Da un lato perché il corso è frequentato in larga parte da ragazze, circa il 70%; dall’altro perché in Ateneo le carriere alias sono consolidate (la carriera Alias è la misura amministrativa che offre un’identità provvisoria alle persone in transizione di genere e consente loro di utilizzare un nome diverso da quello anagrafico, ndr). Inoltre chi si iscrive al corso a scelta che affronta il design in relazione alle culture di genere parte già con la prospettiva di indagare questi temi. Sarebbe bello dire che saranno loro a cambiare il mondo, ma si tratta di un campione che non esaurisce la complessità della nostra società. C’è ancora bisogno di stare “dalla parte delle bambine”, cinquant’anni dopo.
Pat’s Suitcase
Packaging flessibile, il kit per “coltivare” la stampa di
oggi
Pat McGrew, fondatrice e managing director di McGrewGroup, Inc. e di MC2 Services, è una famosa industry evangelist del mondo del printing: con oltre 30 anni di esperienza nel settore, supporta i clienti nel raggiungere il successo attraverso progetti di comunicazione. Noi la conosciamo anche per la valigia con cui gira il mondo, sempre piena di campioni delle ultime innovazioni nel mondo della stampa: in questa rubrica la apre per i lettori di PRINTlovers.
→ pcm@mcgrewgroup.com
Se oggi c’è un ambito che le aziende di stampa dovrebbero considerare strategico per crescere, è il packaging flessibile. È qui che convergono molte delle trasformazioni più importanti del mercato: praticità d’uso, lanci di prodotto più rapidi, logistica alleggerita, maggiore impatto a scaffale e richieste sempre più rigorose sul fronte della sostenibilità. Non è più un’estensione marginale dell’offerta, ma una delle strade più concrete per salire nella catena del valore e diventare interlocutrici più rilevanti per i brand.
Il punto è semplice: i clienti non acquistano più solo stampati, ma prestazioni. Vogliono un packaging che protegga il prodotto, valorizzi il marchio, funzioni sulle linee di riempimento, regga la distribuzione, aiuti a raggiungere obiettivi di riciclabilità e riduzione dei rifiuti e, sempre più spesso, porti con sé dati e funzioni digitali. Quando uno stampatore sa presidiare tutto questo, smette di essere soltanto un fornitore e diventa parte della strategia di crescita del cliente.
Anche la sostenibilità va letta in questa chiave. Non è più uno slogan, ma una sfida di progettazione e ingegnerizzazione. Il mercato si orienta verso strutture monomateriale, alleggerimento, maggiore contenuto riciclato e formati pensati per un recupero più semplice a fine vita. Ma ridurre tutto alla formula “meno plastica, più carta” sarebbe fuorviante. Le soluzioni più interessanti mostrano un quadro più evoluto: pouch riciclabili a singolo supporto, strutture retort monomateriale, chiusure ripensate per ridurre l’uso di plastica, formati paper-based che continuano però ad affidarsi a tecnologie barriera per garantire le prestazioni richieste. Il messaggio è chiaro: il packaging sostenibile sta diventando packaging più intelligente.
In Europa questa evoluzione ha già un preciso contesto normativo. Per stampatori e converter italiani la pressione non è teorica: il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, è già in vigore e troverà applicazione generale da agosto 2026. Riciclabilità, composizione, documentazione tecnica e claim ambientali stanno quindi entrando al centro del confronto con i clienti. Le opportunità non andranno solo a chi saprà mostrare campioni belli da vedere, ma a chi sarà in grado di spiegare con sicurezza struttura, barriera, logiche di fine vita e scelte produttive.
Cresce intanto anche la domanda di convenience premium. Il packaging flessibile non coincide più con la semplice busta commodity: oggi il mercato propone pouch con presenza quasi “cartotecnica”, pack retort con beccuccio, sistemi richiudibili zipper o tipo Velcro, finiture tattili matte, laser scoring, finestre ed effetti metallici. Sono strutture pensate per distinguersi a scaffale, riducendo al tempo stesso peso e volume logistico. Ed è qui che grafica, struttura ed esperienza di marca si incontrano: il packaging flessibile non si limita a contenere il prodotto, lo vende. Un altro fattore decisivo è l’agilità. I brand owner gestiscono cicli di vita più brevi, più SKU, versioni stagionali e locali, packaging multilingue e una crescente necessità di testare e correggere velocemente. Per questo la stampa digitale continua a guadagnare spazio anche nel packaging flessibile. Resta minoritaria rispetto alle tecnologie convenzionali, ma cresce perché risolve problemi reali: piccole tirature, versioning, prototipazione, personalizzazione e time to market più rapido. Per molti label printer, inoltre, il flexible packaging rappresenta una naturale estensione applicativa. Non è una questione di sostituzione tra tecnologie, ma di equilibrio produttivo: assegnare ogni lavoro al processo più adatto.
A rendere tutto ancora più interessante è il connected packaging. La diffusione dei codici 2D trasforma pouch e sachet in supporti informativi evoluti. Un solo codice può servire per il punto vendita, la tracciabilità, la gestione dei richiami, l’engagement del consumatore, l’autenticazione, le informazioni ambientali e, in prospettiva, il digital product passport. Per chi stampa questo significa dare ancora più valore alla precisione di posizionamento, al controllo del dato variabile, alla qualità di stampa del codice, ai sistemi di ispezione e alla disciplina di workflow. Il pack stampato diventa più intelligente, e la stampa più strategica.
Ma il packaging flessibile è anche una questione operativa. Oggi è plasmato da automazione, intelligenza artificiale e logiche produttive ad alto cambio lavoro. Le pressioni sono note: carenza di personale, tirature più corte, maggiore variabilità delle referenze, aspettative qualitative elevate e necessità di ridurre i fermi. La linea vincente non è per forza la più veloce, ma quella che cambia lavoro rapidamente, mantiene la qualità in modo costante, raccoglie dati in automatico e aiuta a prevenire scarti e problemi.
Per affrontare il mercato con credibilità, la prima infrastruttura da costruire è il workflow. La macchina conta, ma il risultato dipende dal sistema che la circonda: preventivazione, prestampa, gestione del colore, profili supporto, approvazioni, riordini e pianificazione devono dialogare senza attriti. Se ogni ristampa viene gestita come un progetto nuovo, la complessità diventa ingestibile.
Subito dopo vengono materiali e converting. Film, carte, coating, inchiostri, adesivi, laminazione, slitting e pouch making fanno parte dello stesso ecosistema. Non serve acquistare tutto subito, ma serve sapere come la struttura sarà costruita, validata e consegnata. Chi lamina? Chi taglia? Come si verifica la barriera? Come si passa da una struttura monomateriale a una finitura paper-touch? Senza risposte chiare, il rischio è trasformare ogni commessa in un’incognita.
Terzo elemento: compliance e qualità. Nel flessibile un campione ben stampato non basta. Servono tracciabilità, documentazione, affidabilità per il contatto alimentare, verifica dei codici e processi pronti per audit. Adesivi, coating e coloranti possono diventare centrali nelle applicazioni food; i codici 2D devono essere leggibili; i dati variabili corretti; i sistemi di ispezione devono dimostrare costanza, non solo intercettare difetti evidenti. Qui si gioca una parte decisiva della differenziazione.
Infine, contano le persone. Commerciale, prestampa, qualità e produzione devono condividere la stessa cultura applicativa. Chi vende deve saper discutere di barriera, sealing, condizioni di riempimento, shelf life e codifica. La prestampa deve conoscere gli effetti di struttura e supporto su colore e registro. Chi opera in macchina ha bisogno di formazione accessibile e strumenti coerenti con le tecnologie attuali, non di istruzioni obsolete.
La buona notizia è che non serve fare tutto insieme. Si può partire da un mercato, una famiglia di supporti, un percorso di converting, un playbook di compliance. Pouch per alimenti secchi, sachet per il personal care, piccole tirature premium: il packaging flessibile premia la crescita graduale ma strutturata. Ed è proprio per questo che oggi appare così centrale: incrocia sostenibilità, automazione, proliferazione delle referenze, packaging data-rich, branding premium e velocità di risposta. Per chi stampa, non è solo una nuova voce di listino. È un modello di business orientato al futuro.
ND E A SS OCIATE
FESPA Italia rappresenta gli interessi di tutto il mercato della stampa specialistica, dei suoi settori applicativi – Textile, Interior Decoration, Product Decoration, Out & Digital Out Of Home (OOH e DOOH), Industrial Printing & 3D – e delle sue tecnologie di stampa – serigrafia, tampografica, inkjet e digitale.
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PACKAGING E LASER: INNOVAZIONE E PRECISIONE
CON I SISTEMI PAPERONE
DI SEI LASER N
Nel mondo del packaging, la qualità e l’innovazione sono elementi fondamentali per distinguersi sul mercato. La tecnologia laser ha rivoluzionato il settore, offrendo soluzioni avanzate per la creazione e la decorazione di astucci e confezioni di lusso. Tra le protagoniste di questa trasformazione ci sono i sistemi PaperOne 3500, 5000 e 7000 di Sei Laser, strumenti all’avanguardia per la fustellatura, la cordonatura digitale e il micro-taglio laser. Il packaging non è più solo un contenitore funzionale, ma un vero e proprio veicolo di comunicazione e valore per il brand. Il laser ha aperto nuove possibilità creative e produttive.
Le soluzioni PaperOne di Sei Laser rappresentano un’eccellenza in questo ambito. Progettate per rispon-
dere alle esigenze di flessibilità e precisione, sono ideali per la produzione di astucci e packaging di alta gamma, dove ogni dettaglio conta.
Le tre versioni di PaperOne si differenziano per dimensioni e capacità produttive, ma condividono tecnologie avanzate, che le rendono uniche nel panorama della lavorazione laser per il packaging.
J PaperOne 3500: formato B3+, ideale per micro-fustellature, questa macchina combina velocità e precisione.
J PaperOne 5000: formato B2+, è pensata per produzioni più ampie e complesse. La sua versatilità permette di lavorare su formati più grandi.
J PaperOne 7000: formato B1+, la top di gamma, progettata per la produzione di astucci ad alta complessità.
La fustellatura tradizionale richiede l’uso di fustelle fisiche, che limitano la flessibilità ed aumentano i tempi di produzione. PaperOne, invece, sfrutta la fustellatura e cordonatura digitale, una tecnologia che consente di creare pieghe e tagli con estrema precisione senza la necessità di fustelle tradizionali, riducendo costi e tempi di setup. PaperOne permette di sperimentare design innovativi e forme complesse, ampliando le possibilità creative nel packaging.
Oltre alla fustellatura e cordonatura, PaperOne eccelle nel micro-taglio laser, una tecnica che consente di realizzare decorazioni estremamente dettagliate e raffinate su materiali pregiati. Questo tipo di lavorazione è molto apprezzato nel packaging di lusso, dove l’estetica e la qualità percepita sono determinanti.
Il micro-taglio permette di creare motivi intricati, scritte sottili e dettagli decorativi che sarebbero impossibili da ottenere con metodi tradizionali. La precisione dei sistemi PaperOne garantisce bordi netti e puliti, valorizzando ogni confezione e rendendola un’esperienza unica per il consumatore. PaperOne di Sei Laser non solo è in grado di migliorare la qualità del prodotto finale, ma offre vantaggi operativi significativi. La riduzione dei tempi di setup, la possibilità di lavorare senza fustelle e la flessibilità nella gestione delle produzioni, consentono alle aziende di rispondere rapidamente alle richieste del mercato e di personalizzare l’offerta. L’integrazione delle tecnologie laser nel packaging rappresenta un salto di qualità per le arti grafiche e le cartotecniche, soprattutto nel segmento del lusso.
Angelo Ferrara
Esperto di Corporate Branding e linguaggi di Marca. Dopo aver maturato un’esperienza di oltre 15 anni nelle più interessanti realtà del settore a Londra, Angelo Ferrara ha assunto la direzione strategica e creativa dell’area Corporate Branding di Robilànt Associati, di cui è diventato Partner nel 2012. Un raro talento nel cristallizzare design e strategia lo ha portato ha sviluppare e dirigere progetti di branding per clienti di altissimo profilo. È a capo delle attività di Corporate Social Responsability di Robilànt Associati ed è responsabile dei progetti pro-bono e di comunicazione interna che l’azienda realizza.
Branding ad arte. Perché
oggi i brand hanno bisogno degli artisti (più che mai)
C’è un vecchio proverbio che dice: “Impara l’arte e mettila da parte.” In Robilant, da sempre, si fa esattamente il contrario: imparare l’arte e NON metterla da parte. È una posizione culturale prima ancora che progettuale. E oggi, in un contesto saturo di immagini, algoritmi e automazioni, torna a essere una scelta radicalmente contemporanea.
Valore alle idee, non solo alle immagini
Nel branding contemporaneo abbiamo più strumenti che mai: dati, insight, piattaforme, intelligenza artificiale capace di generare immagini in pochi secondi. Tutto è più veloce. Più accessibile. Ma proprio per questo, spesso, anche più uniforme. Il rischio è evidente: un mondo visivamente ricco, ma culturalmente impoverito.
Un’estetica diffusa, ma senza identità. È qui che torna centrale il senso del motto di Robilant: “valore alle idee”. Non alla superficie. Non alla semplice produzione visiva. Ma alle idee che generano senso, differenza, memoria. E l’arte, in questo, non è decorazione. È un dispositivo di autenticità.
L’arte come metodo, non come ornamento Pensiamo ai modi di dire: “a regola d’arte”, “stato dell’arte”, “l’arte del fare”. In tutti i casi, l’arte non è s olo espressione estetica. È un modo di fare. Un’attitudine. Portare l’arte nel branding significa introdurre libertà dentro il metodo, interpretazione dentro la strategia, sorpresa dentro il sistema. Non si tratta di rendere un brand più “bello”. Si tratta di renderlo più vero.
Progettare insieme agli artisti: un cambio di paradigma
Collaborare con artisti non significa “commissionare uno stile”. Significa aprire un dialogo. Gli artisti non portano solo un segno. Portano uno sguardo. E questo sguardo ha una caratteristica sempre più rara: non è ottimizzato. Non nasce per performare. Nasce per esprimere. È proprio questa distanza dal linguaggio codificato del marketing a renderlo potente. In un’epoca in cui l’AI può generare infinite varianti coerenti, l’artista introduce qualcosa che non è scalabile: l’imprevisto, l’errore, la visione. In una parola: l’unicità.
Quando l’arte entra nel packaging (davvero)
Questo approccio prende forma concreta in diversi progetti: per il Prosecco Zardetto, il packaging diventa spazio espressivo: non una semplice etichetta, ma una superficie narrativa. Il linguaggio visivo si libera dai codici stereotipati della categoria per costruire un’identità riconoscibile e viva. L’etichetta, nera all’esterno e brillante all’interno, si comporta come una maschera veneziana: si apre, si svela. È una finestra su un viaggio emozionale, sull’arte di assaporare la vita italiana. All’interno, una collezione di opere realizzate ad hoc traduce visivamente le note e la composizione organolettica di ogni prodotto.
Nel progetto con The Living Circle, il coinvolgimento degli artisti è ancora più radicale: non un brief da remoto, ma un’esperienza immersiva. Gli artisti sono stati invitati a vivere gli hotel, a respirarne l’atmosfera, a lavorare negli spazi. Le opere nascono da questa relazione diretta. E il processo stesso, documentato fotograficamente, diventa parte integrante del racconto di marca. Le immagini, stampate su carta acquerello all’interno della brochure, diventano oggetti da portare a casa: tracce tangibili dell’esperienza.
Con ItaliaPazza, progetto parte di Italia Patria della Bellezza, il rapporto tra arte e branding si spinge ancora oltre. Tre artisti realizzano opere originali, numerate e firmate: veri e propri canvas-à-porter. Non merchandising, ma pezzi d’autore. Non riproduzione, ma creazione. Ogni tote bag diventa un quadro portatile: può essere indossata o, grazie a uno speciale chiodo rosso, appesa al muro come opera d’arte.
Dall’estetica alla cultura
In tutti questi casi, il punto non è “abbellire” il brand. È costruire cultura attorno al brand. Quando un’azienda lavora con artisti in modo autentico, genera contenuti non intercambiabili, attiva narrazioni più profonde e crea oggetti che mantengono valore nel tempo.
Il ruolo dell’arte nell’era dell’AI
L’intelligenza artificiale ha democratizzato la produzione visiva. Ma proprio per questo ha reso evidente una distinzione fondamentale: tra ciò che è generato e ciò che è espresso. L’AI può simulare stili, combinare riferimenti, accelerare processi. Ma non può sostituire l’esperienza, l’intuizione, la tensione creativa di un artista. Per i brand, questo cambia tutto. Perché il valore non sta più nel “saper fare immagini”. Sta nel trovare il proprio modo per visualizzarlo.
Branding, ad arte
Il branding oggi resta metodo, strategia, sistema. Ma senza arte rischia di diventare solo amministrazione del gusto. L’arte introduce squilibrio, visione, possibilità. Introduce umanità. E in un mercato dove tutto tende a somigliarsi, è proprio questa umanità a fare la differenza. Perché i brand che restano non sono quelli più perfetti. Sono quelli che riescono a essere unici. Il brand, oggi, può diventare anche un atto artistico.
“Blank sheet to printed box”: quando
il
pack nasce in linea
Dall’ondulato al folding carton, dalle scatole rivestite alle etichette, un nuovo paradigma legato al processo di produzione del packaging sta aprendo opportunità importanti per soddisfare le richieste del mercato di tirature brevi, limited edition, pack on demand e servizi di online printing. Il concetto di automazione oggi ha raggiunto una nuova maturità in cui i tradizionali step di stampa, nobilitazione, taglio, cordonatura, piega, incollatura, controllo qualità e logistica convergono in flussi sempre più automatizzati, digitali e data driven.
di ALEXIA RIZZI
Il modello “box-out” — dalla materia prima o dal semilavorato alla scatola pronta — si realizza già come processo completo in particolare per alcune applicazioni; in altre prende la forma di linee modulari, celle produttive connesse o ecosistemi digitali in cui le macchine dialogano condividendo dati, parametri di lavoro e controlli. Il concetto di “blank sheet to printed box” esprime bene questa evoluzione: nell’ondulato può significare partire da un foglio neutro e ottenere una scatola stampata, tagliata, cordonata, incollata e formata; nel cartoncino teso collegare stampa, nobilitazione, fustellatura e piega-incolla; nel packaging rigido automatizzare formazione, rivestimento e finitura di scatole premium; nel packaging flessibile combinare stampa digitale, nobilitazione e taglio senza utensili.
La spinta arriva dal mercato
Brand owner, retailer, aziende food, cosmetiche e farmaceutiche, operatori dell’e-commerce e realtà direct-to-consumer chiedono lotti più frequenti, più differenziati e con tempi di consegna sempre più rapidi. Le tirature si accorciano, le varianti aumentano, le campagne diventano più mirate e i tempi di lancio si riducono. Packaging promozionale, versioni linguistiche o localizzate, personalizzazione per canale di vendita, stagionalità, serie limitate e test di mercato mettono sotto pressione un modello produttivo nato per grandi lotti e passaggi separati. La produzione tradizionale resta molto efficiente quando il lavoro è ripetitivo e standardizzato. Ma quando il valore si sposta su velocità, flessibilità, personalizzazione e capacità di gestire molte commesse diverse con avviamenti ridotti, l’integrazione diventa strategi-
ca: la fabbrica si accorcia, i reparti si connettono e il valore si sposta dalla singola lavorazione alla capacità di governare l’intero flusso, dall’ordine al prodotto finito.
Il modello “box-out” nasce dall’ondulato È nel mondo del cartone ondulato che l’integrazione ha raggiunto alcune delle forme più avanzate. La spinta arriva soprattutto dall’e-commerce, dalla logistica e dalla necessità di produrre imballi dimensionati sul contenuto reale. In questo ambito si stanno affermando linee capaci di partire dal foglio in cartone ondulato neutro e realizzare in sequenza stampa inkjet, taglio, cordonatura, piega, incollaggio e costruzione della scatola. Qui l’integrazione non è solo tecnologica, ma anche logistica dove ogni singola scatola diventa risposta a un ordine specifico. Il sistema può generare imballi su misura, ridurre gli spazi vuoti, limitare l’uso di riempitivi, ottimizzare trasporti e abbattere la necessità di tenere a magazzino decine di formati diversi.
La scatola da semplice imballo diventa output variabile collegato ai dati dell’ordine, del prodotto, del cliente e della spedizione, dove in prospettiva lo stesso flusso può includere grafiche personalizzate, codici logistici, contenuti promozionali, informazioni di tracciabilità e messaggi legati alla destinazione finale.
Accanto alle soluzioni che arrivano fino alla scatola formata, si sviluppano anche approcci che integrano la stampa più a monte, direttamente nei processi di produzione o trasformazione dell’ondulato. E a valle, grazie a software specifici basati su IA, alla pallettizzazione ottimizzata delle scato-
le anche di diverso formato. L’obiettivo è ridurre ulteriormente i passaggi intermedi, avvicinando fabbricazione del supporto, decorazione e converting fino alla logistica.
Packaging on demand, limited edition e micro-campagne Se in origine il packaging on demand nasce dall’esigenza di produrre l’imballo solo quando serve, nel formato necessario, evitando magazzino, sprechi e sovradimensionamenti, oggi questa logica si sta allargando dalla logistica alla comunicazione. Produrre su richiesta significa generare packaging diversi all’interno dello stesso flusso produttivo includendo anche la stampa con grafiche differenti, messaggi promozionali, codici univoci, lingue, destinazioni, tracciabilità e contenuti personalizzati. L’integrazione tra stampa digitale e converting rende possibile ciò che con flussi separati sarebbe più complesso, costoso o inefficace realizzare.
L’integrazione dei flussi produttivi si lega strettamente anche al tema delle limited edition. Le linee integrate consentono di produrre packaging promozionale o stagionale con meno attrezzaggi e tempi più brevi. La stampa digitale permette di variare la grafica; la fustellatura digitale o automatizzata riduce i vincoli strutturali; la nobilitazione inline aggiunge valore estetico; il controllo qualità automatico garantisce coerenza anche su lavori frammentati. In questo scenario, il packaging diventa media flessibile, aggiornabile, segmentabile e adattabile. La scatola o l’astuccio possono cambiare in base al mercato, al canale, alla stagione, al target o persino al singolo ordine.
Astucci in cartone teso: l’integrazione è un ecosistema Nelle applicazioni in cartone teso il percorso è diverso rispetto all’ondulato. Qui l’idea della macchina unica incontra vincoli legati a formati, velocità, grammature, complessità delle finiture, gestione dei tracciati fustella e varietà applicativa. Per questo si sta affermando il concetto di ecosistema integrato. La linea per astucci tende a collegare stampa offset o digitale, nobilitazione, controllo qualità, fustellatura, spellicolatura, separazione dei blank e piega-incolla. La novità non è necessariamente la fusione fisica di tutte le fasi, ma la loro connessione digitale. Le macchine condividono dati, parametri, dati di registro, profili di lavoro e informazioni di controllo. Il file oltre a definire la stampa accompagna l’intero ciclo produttivo. In questo scenario, l’integrazione riguarda prima di tutto la gestione del processo. Il cambio lavoro diventa più rapido, il controllo qualità si sposta progressivamente in linea, gli scarti vengono intercettati prima di generare valore aggiunto inutile, e l’operatore assume un ruolo più vicino alla supervisione di sistema che alla regolazione manuale delle singole macchine.
Nel folding carton, inoltre, l’integrazione deve convivere con una forte varietà di prodotti: astucci farmaceutici, packaging cosmetico, confezioni alimentari, sleeve, espositori, scatole promozionali, kit, multipack. Ogni segmento ha requisiti diversi in termini di qualità, sicurezza, nobilitazione, controllo e produttività. Per questo il modello più efficace è quello della fabbrica connessa, dove le singole tecnologie sono coordinate da workflow, automazione e dati condivisi.
Packaging rigido, flessibilità in evoluzione
Nel segmento delle scatole rigide e rivestite, l’integrazione è una realtà più matura. Le linee per packaging premium accorpano da tempo diverse fasi: formatura, posizionamento, incollaggio, rivestimento, ribordo, pressatura e finitura. In questo settore la sfida non è tanto dimostrare che l’integrazione sia possibile, quanto renderla più flessibile. Il packaging rigido è spesso associato a produzioni di valore elevato, materiali costosi, formati speciali e aspettative estetiche molto alte. La manualità ha sempre avuto un peso importante, soprattutto per scatole luxury, cofanetti, astucci rivestiti e soluzioni complesse. Le nuove linee mirano a ridurre questa dipendenza, introducendo cambio formato più rapido, regolazioni assistite, alimentazione automatica dei materiali e controllo più preciso della qualità. Anche qui emerge una logica on demand come capacità di gestire lotti più piccoli, varianti più frequenti e personalizzazioni senza perdere efficienza. Il valore dell’ottimizzazione dei processi consiste nella ripetibilità che consente di ottenere lo stesso livello qualitativo su produzioni diverse, con meno scarti e meno interventi manuali.
Per il packaging rigido, l’integrazione può diventare particolarmente interessante nelle limited edition, nei cofanetti regalo, nei lanci co-
smetici, nel beverage premium, nell’elettronica di consumo e nei prodotti di fascia alta. In questi mercati il packaging è parte del valore del prodotto, per questo la possibilità di produrre versioni speciali, confezioni premium o serie promozionali con tempi più brevi può aprire nuovi spazi di marginalità.
Fustellatura e nobilitazione digitale, il paradigma modulare
La fustellatura digitale è un elemento centrale nell’integrazione tra stampa e converting perché consente di passare dal file al taglio senza ricorrere a fustelle fisiche. Laser, utensili controllati digitalmente e sistemi die-less riducono tempi, costi di avviamento e vincoli produttivi, soprattutto nelle tirature brevi, nei prototipi, nelle campagne con versioning e nelle personalizzazioni.
In un flusso integrato, il tracciato strutturale segue il file grafico, il registro può essere gestito automaticamente, la cordonatura adattata al materiale e il cambio lavoro diventa più rapido. Il vantaggio è evidente quando servono sagome diverse, astucci personalizzati, packaging promozionali, test di prodotto e piccole serie.
La stessa logica guida le linee modulari che combinano stampa digitale, nobilitazione e taglio in un’unica sequenza sincronizzata: vernici selettive, effetti tattili, foil digitale, primer, taglio laser, semi-taglio, ispezione e riavvolgimento.
Uno degli ambiti in cui l’integrazione tra stampa e converting può generare il maggiore vantaggio competitivo è il web-to-print applicato al packaging.
Già affermato nelle etichette, questo modello si sta estendendo al packaging leggero, alle sleeve, alle piccole scatole e alle applicazioni promozionali, rendendo sostenibili anche limited edition, mock-up, packaging stagionali e piccole serie premium.
Web-to-print, l’integrazione come modello di servizio
Uno degli ambiti in cui l’integrazione tra stampa e converting può generare il maggiore vantaggio competitivo è il web-to-print applicato al packaging. Finora il web-to-print si è sviluppato soprattutto nella stampa commerciale, nel grande formato, nelle etichette e in alcuni prodotti standardizzati. Il packaging, per la sua complessità tecnica, ha avuto una diffusione più lenta, ma le nuove linee integrate possono cambiare lo scenario. Il web-to-print richiede prodotti configurabili, preventivazione automatica, file controllabili, tempi certi e processi ripetibili. Tutti elementi che non è pensabile figurare in modo efficiente in uno scenario in cui la produzione è frammentata tra reparti e passaggi manuali. L’integrazione dei flussi rende più semplice costruire un catalogo digitale di packaging: scatole standard personalizzabili, astucci in piccoli lotti, sleeve, espositori, cofanetti base, etichette coordinate, packaging promozionale e materiali per e-commerce.
Il dato come nuovo utensile di produzione
Nel packaging integrato la vera automazione non nasce solo dall’hardware, ma dalla qualità del dato. File grafici, tracciati strutturali, informazioni di commessa, impostazioni colore, profili dei materiali, codici di controllo e istruzioni di finitura devono confluire in un input unico e coerente.
Il dato diventa così il nuovo utensile di produzione in quanto riduce regolazioni manuali, accelera i cambi lavoro e collega preventivazione, prestampa, produzione e spedizione. Una linea integrata esprime il proprio potenziale solo se il flusso a monte è organizzato. MIS, ERP, prestampa, gestione colore, librerie materiali, preflight, imposizione, nesting e pianificazione devono dialogare tra loro per evitare interventi manuali, controlli ripetuti e correzioni dell’ultimo minuto.
In questo scenario anche la prestampa cambia ruolo diventando a tutti gli effetti progettazione industriale di processo: collega immagine, struttura, materiale, finitura, taglio e dati variabili. Il tracciato fustella deve dialogare con la grafica, la nobilitazione con il supporto, il dato variabile con il controllo qualità, il formato con la riduzione degli sfridi.
Gran parte dell’efficienza si decide quindi prima della stampa. Un file mal preparato rallenta l’intero flusso; un file strutturato correttamente
alimenta automaticamente stampa, taglio, controllo e finitura. Il dato non è più solo informazione: è produttività.
Anche la sostenibilità entra in questa logica. Ridurre scarti di avviamento, semilavorati, movimentazioni, magazzini e trasporti inutili significa consumare meno materiali, energia e spazio. Nel packaging on demand, in particolare, produrre solo ciò che serve, nel formato corretto e con meno passaggi, può ridurre sprechi, riempitivi e volumi spediti. Per brand e retailer, questo diventa un argomento sempre più importante: non solo materiali riciclabili o certificati, ma efficienza misurabile del processo.
La tendenza è quindi quella di una fabbrica con flussi più efficienti, flessibili e leggibile, in cui software, automazione, ispezione e dati rendono più rapido il passaggio dall’ordine al prodotto finito. Packaging on demand, limited edition e web-to-print mostrano bene il valore di questa trasformazione: il mercato non chiede solo prodotti ben realizzati, ma risposte rapide, personalizzate, sostenibili e accessibili. Chi saprà governare l’integrazione dei flussi potrà proporsi non più soltanto come produttore, ma come partner di servizio capace di progettare, produrre, personalizzare e consegnare packaging in linea con i nuovi cicli del mercato.
ANCHE IL PACKAGING HA UN’ANIMA
L’interno del packaging è un punto cruciale di progetto: qui si misurano protezione, sostenibilità, costi ed esperienza d’uso. In questo spazio – invisibile quando si sceglie un prodotto online o a scaffale, determinante quando si spedisce, trasporta e infine si fa unboxing – cellulosa, fibre sagomate, bioplastiche e nuovi materiali provano a sostituire gli espansi tradizionali senza perdere performance.
di PAOLA CARBONE
A SINISTRA Stampi in micelio. Scarti naturali legati in strutture leggere e compostabili.
IN QUESTA PAGINA Cellulosa di carta. La fibra riciclata diventa soffice: una protezione leggera e circolare.
Bioplastica italiana
Con l’espansione dei mercati e la crescita dell’e-commerce, la logistica delle merci si è fatta sempre più articolata. Il packaging è diventato un sistema ingegnerizzato intorno al prodotto, progettato per proteggerlo e ottimizzarne il trasporto. A questa complessità si aggiunge quella, non meno cruciale, della sostenibilità dei materiali che lo compongono: ogni scelta implica conseguenze economiche, tecniche e ambientali. Partiamo dai dati. A livello globale il packaging assorbe tra il 36 e il 40% della domanda di plastica. In Italia, secondo CONAI, gli imballaggi incidono per circa un terzo dei rifiuti urbani. E i numeri sono in crescita. Esploriamo le soluzioni più sostenibili per l’imballaggio: alcune già consolidate, altre ancora in evoluzione.
Cellulosa come linguaggio espressivo
Tra i materiali che hanno ridefinito l’interno del packaging, la cellulosa occupa oggi una posizione centrale, sia per maturità tecnologica che per diffusione applicativa. Carta e cartone sono stati i primi candidati nella sostituzione dei polimeri sintetici. Le fibre possono essere recuperate più
Le bioplastiche nascono tra gli anni ’70 e ’90, quando diversi gruppi industriali e centri di ricerca, dagli Stati Uniti al Giappone, lavorano su polimeri come PLA e PHA. Tuttavia, queste soluzioni restano a lungo limitate da costi elevati, difficoltà di trasformazione e scarsa integrazione industriale. In Italia, il gruppo di ricerca guidato dalla chimica Katia Bastioli sviluppa un approccio diverso: trasformare l’amido – materia prima vegetale – in un polimero con proprietà comparabili alle plastiche tradizionali. Il passaggio chiave è la destrutturazione dell’amido seguita dalla complessazione dell’amilosio (la componente lineare), che si organizza in strutture elicoidali capaci di inglobare altre molecole. Si forma così un sistema stabile che modifica profondamente il comportamento del materiale: da fragile e sensibile all’acqua, l’amido diventa lavorabile con le tecnologie della plastica, acquisendo resistenza e stabilità. Da questa intuizione nasce una famiglia di bioplastiche – tra cui il Mater-Bi – trasformabile con processi industriali convenzionali e capace, a fine vita, di biodegradare in condizioni controllate.
Con l’ingresso di Bastioli e del suo gruppo in Novamont, queste soluzioni escono dalla dimensione sperimentale e diventano una piattaforma industriale integrata con le filiere agricole e con i sistemi di gestione dell’organico.
L’Italia assume così un ruolo centrale nello sviluppo europeo dei polimeri da fonte rinnovabile.
volte, sebbene con una progressiva perdita di qualità. Su questo punto si sono concentrate le innovazioni di filiera. Sistemi di controllo sempre più avanzati sul macero – come il Fiber Tester promosso da Comieco – consentono di controllare le prestazioni del materiale riciclato prima che sia rilavorato. Nel tempo è cambiata anche la percezione culturale. Da materiale povero, il cartone diventa segno di sostenibilità e autenticità e trova spazio anche nel settore premium.
Geometrie protettive
I distanziatori in cartone ondulato, le strutture alveolari e le carte goffrate effetto “pluriball” condividono la stessa origine: un foglio di carta, spesso di tipo kraft, che grazie a nuove forme amplia le sue prestazioni. Geometrie ispirate agli archi dell’architettura o a strutture naturali, generano resistenza, capacità di assorbimento degli urti e stabilità.
Il caso più semplice è il cartone ondulato. Un foglio passa tra rulli sagomati che creano l’onda; le sommità vengono poi incollate a uno o più fogli piani, generalmente con adesivi a base di amido. Gli strati possono arrivare fino a tre e si ottiene un sistema
leggero ma rigido, in cui la struttura interna distribuisce i carichi e aumenta la resistenza alla compressione. Oggi questo processo è altamente industrializzato, preciso nelle caratteristiche di qualità e con un controllo sui consumi in produzione.
Nelle strutture honeycomb, i fogli di carta vengono incollati lungo linee parallele alternate. Si ottiene una struttura a celle esagonali stabilizzate da superfici piane. La configurazione alveolare è capace di distribuire i carichi in modo efficiente, ottenendo un materiale con un rapporto resistenza/peso particolarmente elevato.
Nella carta goffrata effetto “pluriball” i fogli vengono lavorati tramite embossing con rulli sagomati. Si ottiene un prodotto con prestazioni comparabili – in alcune applicazioni – alle soluzioni plastiche tradizionali. I fogli possono essere prestampati, trasformando il materiale protettivo in un supporto di comunicazione. L’interno del packaging diventa così parte dell’esperienza di unboxing.
Oltre l’EPS: la cellulosa sagomata In sostituzione degli stampi in polistirene espanso (EPS), trovano sempre più spazio le fibre di cellulosa
modellate. La soluzione più diffusa è il molded pulp, ottenuto per formatura di una sospensione fibrosa in uno stampo. Due le principali tecnologie: la wet press, che mantiene una maggiore umidità e restituisce superfici più lisce e definite, e la dry press, che utilizza fibre più asciutte e produce finiture più materiche.
Più recenti sono le soluzioni a base di cellulosa espansa o ovattata. Nel primo caso la fibra viene trasformata in una struttura porosa attraverso processi di espansione e asciugatura controllata, che generano delle schiume. Nel secondo, invece, è la lavorazione meccanica della fibra a creare volume che viene lavorata finemente diventando un’ovatta tridimensionale capace di assorbire e distribuire le sollecitazioni.
Strutture soffici di origine naturale
Trasformati attraverso un processo puramente meccanico, gli scarti del legno diventano paglia: sottili filamenti che arricciati creano una massa leggera e resiliente.
Con il recupero degli scarti lanieri si crea il feltro di lana. Le fibre vengono sottoposte a umidità, calore e pressione: le scaglie superficiali
della lana si aprono e si intrecciano tra loro, infeltrendosi fino a formare un materiale compatto, elastico e durevole, senza bisogno di tessitura. Il risultato è un tessuto che avvolge il prodotto e lo protegge.
Due alternative all’espanso
Con fonti naturali si ottengono polimeri simili a quelli sintetici. Le chips da riempimento sono derivate da amidi di mais, patata o grano, vengono realizzate per estrusione diventando strutture espanse a celle aperte, composte per oltre il 90% da aria. Replicano leggerezza e caratteristiche del poliuretano espanso, però sono compostabili.
Ultimo arrivato sul piano della ricerca è il micelio. Le ife dei funghi vengono inoculate su substrati di scarto come paglia, segatura, fondi di caffè. La miscela inserita in uno stampo forma in pochi giorni una struttura porosa con caratteristiche viscoelastiche, capace di assorbire gli urti. Un trattamento termico finale arresta la crescita e stabilizza il materiale. A fine vita si biodegrada rapidamente, anche in compost domestico, senza residui tossici e restituendo nutrienti al suolo.
Carta kraft
La carta kraft è la base tecnica e materiale della maggior parte degli imballaggi in carta e cartone. Il termine “kraft”, dal tedesco “forza”, rimanda alla sua caratteristica principale: un’elevata resistenza meccanica, soprattutto alla trazione e allo strappo. Si ottiene attraverso il processo che utilizza una soluzione alcalina per separare le fibre di cellulosa dalla lignina presente nel legno. Questo trattamento preserva la lunghezza delle fibre, e conferisce robustezza e flessibilità. Il risultato è una carta di colore bruno (se non sbiancata), con una struttura fibrosa compatta e altamente performante dal punto di vista strutturale. Una combinazione di leggerezza e resistenza che consente, attraverso lavorazioni come l’ondulazione o la stratificazione, di costruire sistemi di imballaggio capaci di assorbire urti e distribuire i carichi.
Cosa distingue un neomateriale da un materiale alternativo o sostenibile?
Quando abbiamo scritto il libro “Neomateriali nell’economia circolare” abbiamo inteso riferirci a tutti quei materiali di recente sviluppo che in qualche modo vanno a riprendersi lo spazio occupato in maniera pervasiva dalle materie ad alto impatto, come ad esempio le plastiche o il cemento, nel corso del XX secolo. Esistono molti materiali tradizionali che possiamo tranquillamente definire sostenibili, primo fra tutti il legno, ma che non rientrano in quelli che abbiamo considerato “neomateriali” proprio per la loro presenza costante nell’industria.
Nel packaging siamo in una fase di transizione industriale o di sperimentazione?
Il packaging è settore in cui per primo si sono applicate delle politiche serie di transizione a partire dal principio di responsabilità estesa del produttore, e la conseguente creazione del sistema dei consorzi di riciclo fin dal 1997. Ancora oggi il packaging è il settore in cui la combinazione tra spinta normativa, sensibilità del
A SINISTRA: Molded pulp. La cellulosa si trasforma in imballi rigidi su misura, senza plastica.
Cartone ondulato. La struttura interna distribuisce e assorbe urti e compressioni.
A DESTRA Loose fill in bioplastica. Chips da amido espanso: protegge e poi torna al ciclo organico.
NEOMATERIALI, OLTRE IL SOLITO GREEN
consumatore e ricerca ha portato a soluzioni materiali sostenibili applicabili industrialmente. Quindi siamo sicuramente in una fase di disponibilità industriale; ciò non toglie che, in parallelo, ci siano molte realtà sperimentali che pian piano scaleranno le soluzioni che saranno ritenute più valide dal mercato.
Qual è, secondo lei, il rischio più grande nella narrazione attuale dei materiali sostenibili?
La confusione e la semplificazione. La definizione di “sostenibile” è variata nel tempo, e tutt’ora varia a seconda, ad esempio, del settore di applicazione di un materiale. La carta ne è un esempio classico: dapprima percepita come “cattiva” perché tagliava gli alberi, oggi è vista come materiale panacea di tutti i mali, dimenticando che la produzione della carta ha comunque un importante impatto energetico e di consumo di acqua. Insomma, è una questione complessa.
Quanto i nuovi materiali sono compatibili con i processi di stampa esistenti (flexo, offset, digitale)?
Esistono materiali a impatto ridotto (misurato tramite LCA e con-
Anna Pellizzari, Head of Advisory di Materially, è tra le voci più autorevoli in Italia nel campo dei neomateriali. Qui ci offre una lettura critica e prospettica dello scenario in trasformazione dei materiali per il packaging.
frontato con il materiale standard) compatibili con le lavorazioni più diffuse. Ad esempio, per packaging alimentare, film barriera monomateriale in sostituzione dei poliaccoppiati e quindi meglio riciclabili. Oppure nuove carte con contenuto riciclato che offrono un’elevata qualità di stampa.
I materiali fibrosi (cellulosa, molded pulp, ecc.) pongono limiti o aprono nuove possibilità per la grafica e il branding?
Direi che aprono nuove possibilità, ma anche nuove sfide per l’industria che li deve processare. La polpa di cellulosa di per sé è un materiale molto vecchio. La cosa interessante è che oggi sono stati sviluppati dei processi di lavorazione della polpa di cellulosa che da un lato hanno finiture perfette che ne consentono l’applicazione anche in imballaggi premium in sostituzione delle materie plastiche, dall’altro ne hanno ridotto l’impatto ambientale in termini appunto di consumo di energia e acqua.
Il packaging più “materico” sta cambiando il ruolo della stampa? Ovviamente pone delle sfide a
chi deve stampare. Nel contempo, anche la stampa si adegua a questa necessità di aggiungere una dimensione tattile proponendo inchiostri che consentono effetti a rilievo.
Quali sono oggi i principali ostacoli alla scalabilità industriale del micelio?
La lentezza con cui si produce, che può essere compensata solo con una produzione in parallelo che è dispendiosa in termini di spazi e di necessità di stampi. Quindi, in ultima analisi, il costo. C’è poi un tema di odore da abbattere e di percezione da parte del consumatore finale. C’è una startup che ha provato a ridurre questi inconvenienti producendo packaging in micelio modulari, in cui delle chips da micelio vengono inserite in una busta in carta che può essere montata sulla scatola in cartone come elemento protettivo modulare.
I materiali bio-based sono davvero sostenibili su larga scala?
Mi riferirei qui principalmente alle bioplastiche per il packaging, perché altrimenti non basterebbe un libro per rispondere a questa domanda. C’è notoriamente un tema di
origine del feedstock, ovvero della materia prima da cui si ricava il materiale bio-based, e di competizione per i terreni utilizzati in agricoltura. Il mondo delle bioplastiche cerca di utilizzare, per quanto possibile, biomassa da scarto agro-industriale che, tra l’altro, è molto abbondante.
Che ruolo ha oggi il design nello sviluppo dei nuovi materiali?
Direi molto importante. Sia perché alcuni studi di design lavorano anche nello sviluppo di nuovi materiali sperimentali; sia perché attraverso il design si possono trovare le giuste applicazioni di questi materiali (che spesso non vanno bene per tutto); sia perché il design consente di raccontare un materiale nuovo, di farlo conoscere al pubblico.
Le aziende sono pronte a ripensare i processi produttivi o cercano principalmente sostituzioni “drop-in”?
Le aziende hanno principalmente il problema di stare sul mercato (comprensibilmente) e quindi una soluzione già applicabile al loro processo è preferita: ripensare i processi produttivi è costoso e complicato. Però è anche l’unico modo, se si vuole pensare sul lungo termine.
IN ALTO Portabottiglia in micelio. Un guscio naturale che assorbe gli urti e si biodegrada.
Molded pulp. Fibra modellata: precisione formale e resistenza.
IN BASSO Portabottiglia in cartone ondulato. La struttura che unisce stabilità e design.
Nel suo lavoro in Materially, quali progetti recenti nel packaging le sembrano più significativi?
Recentemente abbiamo lavorato principalmente nell’analisi di possibili ambiti applicativi per materiali cosiddetti “alternativi”, ad esempio biocompositi per stampaggio a iniezione o carte barriera per la sostituzione delle plastiche nel packaging. È un tema molto interessante perché fa capire la fatica e l’impegno che le aziende mettono nello sviluppo di soluzioni a impatto ridotto e nella loro applicazione. È inoltre molto interessante vedere come le strategie di sostenibilità possano essere diverse e tutte valide: dal monomateriale per facilitare il riciclo, alla riduzione della quantità di materiale, all’utilizzo di materiali diversi. Non sempre le soluzioni che appaiono più “green” (uso questa parola apposta) sono poi davvero le più efficaci.
Ci sono aziende o applicazioni che stanno interpretando particolarmente bene questi materiali?
C’è sempre però un tema di fondo, che è quello della riduzione del packaging a prescindere dal materiale: e in questo senso il riuso o il refill sono la vera sfida.
Ha intercettato materiali emergenti ancora poco visibili ma promettenti?
A me piacciono molto i coating per conferire proprietà barriera alla carta senza uso di film plastici per applicazioni alimentari usa e getta, che sono quelle più difficili da controllare nel fine vita (sono quegli imballi che più spesso finiscono dispersi nell’ambiente). Sono soluzioni invisibili, che danno performance e che aiutano a ridurre la quantità di plastica in caso di abbandono migliorando la riciclabilità se conferiti correttamente.
Se dovesse indicare tre direzioni chiave per il packaging dei prossimi anni, quali sceglierebbe?
Riduzione, riduzione, riduzione.
Direi che il packaging dei beni di largo consumo – forse perché è quello che conosco meglio e che impatta di più – è uno dei più interessanti. Grazie a: