SUPPLEMENTO AL N. 5/MAGGIO 1988
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V SóMoAlcfà „ 14° CONGRESSO NAZIONALE CENTRO SPORTIVO ITALIANO ROMA ■ DOMIdS PACIS ■ 17/19 Giugno 1988
CENTRO SPORTIVO ITALIANO
RELAZIONE CONGRESSUALE DEL CONSIGLIO NAZIONALE «Sport, educazione, solidarietà: la scommessa e il cammino del CSI per gli anni ’90»
Questa relazione è stata preparata dal Consiglio nazionale attraverso un’approfondita analisi del momento associativo del CSI con riferimento ai contesti socio-culturali in cui opera. Ci si è avvalsi, in particolare, della verifica compiuta neH’Assemblea nazionale di metà quadriennio, dei dati delle «mappe associative», degli aggiornamenti sui settori specifici di attività periodicamente predisposti dalla Presidenza nazionale e dei documenti congressuali trasmessi dai Consigli.
INDICE 1. IL CSI OGGI: ORGANIZZAZIONE E ASSOCIAZIONE pag.
1.1 Organizzazione 1.2 Attività sportiva 1.3 Azione formativa 1.4 Comunicazione associativa 1.5 Strutture di servizio 1.6 Associazione
2. IL CSI OGGI: NELLA REALTÀ PER SERVIRLA 2.1 Nella società 2.2 Nello sport 2.3 Nella chiesa
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5 5
7 15 19 21 22
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24 25
27
3. IL NODO DELLA QUESTIONE SPORTIVA E ASSOCIATIVA
pag- 29
4. LA RISPOSTA NECESSARIA
pag. 31
4.1 Progetto associazione 4.2 Progetto educazione 4.3 Progetto solidarietà
5. VERSO IL CSI DEGLI ANNI ’90
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31 35 37
pag- 41
1. IL C.S.I. OGGI: ORGANIZZAZIONE E ASSOCIAZIONE Per il bilancio del quadriennio, oggetto di questa prima parte, anziché fare un’esposizione elencativa delle tante attività e iniziative, si è cercato di presentare una visione problematica e politica sui principali ambiti di impegno e sull’Associazione in generale, rinviando per i dettagli ai prospetti allegati.
Organizzazione Con lo sviluppo continuo e intenso de gli ultimi anni il C.S.I. ha raggiunto dimen sioni di primissimo piano in campo spor tivo ed anche un posto di rilievo nel pa norama associativo italiano. I numeri contano per un’Associazione che opera nel sociale e possiamo legitti mamente essere orgogliosi della nostra si tuazione associativa nel suo complesso. Ma molto più dei numeri conta per noi il significato che essi assumono in relazio ne agli scopi che ci prefiggiamo e ai risul tati nei vari ambiti del nostro impegno. I circa 700 mila soci costituiscono un dato di grande rilievo per un’Associazione che si definisce di «promozione uma na» e che ha scelto l’educazione come sua finalità primaria. Provano che la dimen sione sociale è coniugabile — come ab biamo sempre sostenuto e voluto — con l’intento culturale e con l’impegno edu cativo. Le diecimila Società sportive sono giu stamente il nostro fiore all'occhiello, in quanto rappresentano il frutto non solo di una politica associativa, ma più ancora di una cultura dell’associazionismo, che co stituisce indubbiamente una nota peculia re del C.S.I. I circa 100 mila operatori volontari — dirigenti, tecnici, arbitri e giudici — sono la nostra ricchezza umana, la riserva pre ziosa di energie che ci consente di proget tare il futuro su basi solide. Di particolare valore è, infine, la capil larità della nostra presenza sul territorio nazionale, che si estende a circa 3.000 co muni, il 36% del totale, con una percen tuale assolutamente ragguardevole del 57% dei comuni con più di cinquemila
abitanti. Riteniamo questa diffusione de centrata e capillare particolarmente signi ficativa e qualificante in termini di servi zio sociale-educativo e sotto il profilo della solidarietà, oltre naturalmente gli aspetti motorio-sportivi. Possiamo, infatti, dire d’essere presenti alla «periferia» del nostro Paese, laddove è più diffusa la «povertà» e più forte è l’emarginazione. Queste cifre, nel loro insieme, mettono altresì in luce la consistenza del servizio svolto dal C.S.I. nell’ambito della promo zione sportiva, in cui opera da quarant’anni, o meglio, da ottanta, poiché non diffe rivano sostanzialmente le finalità dell’ori ginaria FASCI. Ma proprio questi dati positivi e conso lanti ci pongono il primo degli interroga tivi riguardanti la situazione organizzati va: siamo, cioè, veramente diffusi quanto basta e quanto ci sarebbe possibile? Sia mo presenti dove più sarebbe necessario? bielle aree più «povere» del Sud e anche del Nord, nelle periferie delle grandi e me die città, negli ambienti più esposti al ri schio dell’emarginazione, della violenza e della devianza? O invece il nostro svilup po segue le strade più battute e comode, dove l’espansione avviene più per conti guità e per contagio, che non in forza di un impegno esplicito e programmato? Il Congresso deve riservare molta atten zione a questi interrogativi se vuol ragio nare seriamente in termini di solidarietà e di educazione. Recenti analisi, infatti, ci hanno mostrato una mappa della nostra presenza territoriale concentrata prevalen temente nei centri abitati e nel territorio circostante, rivelando un difetto indubbio di impegno promozionale a carattere pro grammatico.
5
SOCIETÀ’ SPORTIVE Regione
1983/84
1984/85
1985/86
1986/87
ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA FRIULI-VENEZIA G. LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MARCHE MOLISE PIEMONTE PUGLIA SARDEGNA SICILIA TOSCANA TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA VENETO
80 76 100 515 1.220 158 551 301 1.995 331 38 553 341 221 462 650 113 202 10 776
86 27 111 458 1.196 179 484 282 2.059 378 64 557 327 237 500 641 115 219 12 817
78 23 98 436 1.236 173 582 286 2.165 330 29 537 309 215 522 603 116 174 12 836
66 25 112 498 1.382 177 709 306 2.417 356 75 575 343 269 659 611 111 196 14 884
TOTALI
8.643
8.745
8.760
9.785
& CATEGORIE
N
3
§ 6
N 5 N NQ
5
§
TESSERATI
2N
5 N
o
1986/87
1985/86
1984/85
1983/84
M
F
M
F
M
F
M
F
ATLETI
370.827
94.575
338.707
74.484
339.514
73.954
341.102
74.635
OPERATORI
52.670
17.556
42.276
12.662
46.624
12.986
58.853
22.257
ATTIVITÀ RICREATIVA
98.659
11.341
85.935
6.456
80.779
5.086
80.915
1.178
CENTRI FORMAZIONE
22.128
25.192
24.302
26.660
25.349
28.336
26.843
31.657
TOTALI
544.284
148.664
491.220
120.262
492.266
120.362
507.713
129.727
TOTALI GENERALI
692.948
611.482
612.628
637.440
jf.,2 /^ttùvità sportiva Ci eravamo posti, all'inizio del quadrien nio, diversi ambiziosi obiettivi riguardo al le attività sportive: incrementare le inizia tive come numero e come tipologia esperienziale, potenziare le attività nelle fasce associativamente più importanti o sporti vamente più scoperte, allargare la gam ma delle discipline, migliorare la qualità tecnica delle attività praticate. Avevamo sintetizzato questi intenti nel la costruzione di un «sistema sportivo» che rappresentasse allo stesso tempo uno stru mento e un obiettivo: uno strumento per razionalizzare il nostro impegno in cam po sportivo, rendendolo più efficiente e più duttile rispetto alle scelte e ai program mi; un obiettivo, in quanto è all’interno di un sistema sportivo coordinato e poliva lente che l’Associazione può trovare le ri sposte più confacenti alle proprie esigen ze e finalità. È fuor di dubbio che le nostre attività in questi quattro anni si siano moltiplica te in termini quantitativi e siano miglio rate sotto il profilo tecnico-organizzativo. Del primo aspetto fanno fede le comuni cazioni che giungono al Coordinamento nazionale, le quali, pur se ancora lacuno se, sono tuttavia divenute più numerose e continuative per circa due terzi dei Con sigli (*); dell’aspetto tecnico-organizza tivo abbiamo potuto toccare con mano i progressi costanti nelle Feste regionali e nazionali di questi anni. Proprio le Feste sono state lo strumen to principale del processo di razionalizza zione attuato con buoni risultati. La loro
P) Infatti a differenza di qualche anno addietro, possiamo oggi parlare di un più corretto «circui to di comunicazione», alla base del quale c'è la consapevolezza che l’Associazione si fonda e si sostiene sull'informazione reciproca. La puntuale documentazione di ciò che si fa non è un obbli go burocratico, ma una necessità per la crescita omogenea dell'Associazione.
articolazione in cicli biennali ha consen tito ai Consigli provinciali di orientare me glio i programmi e di qualificare le attivi tà, in senso sia tipologico sia tecnico, e ai Consigli regionali di attuare una politica meglio finalizzata a promuovere discipli ne «deboli» e a sostenere i Consigli in dif ficoltà riguardo a certi tipi di attività. Inol tre, il criterio di coinvolgere in maniera di retta i Consigli provinciali ha prevalso, o sta prevalendo, sulla logica della supplen za e in certi casi della sostituzione.
Il potenziamento delle attività di fascia, che necessariamente deve realizzarsi al l’interno dei singoli Consigli, ha trovato uno strumento concreto e valido nella Campagna nazionale «Correre CSI». La programmazione biennale di tale iniziati va, i vari incentivi e supporti forniti ai Con sigli hanno conferito impulso e carattere di novità all’azione promozionale sul ter ritorio, mentre dalle esperienze fatte ai di versi livelli sono scaturite indicazioni per valorizzare ulteriormente in futuro lo stru mento delle Campagne. I maggiori risultati si sono prodotti nella terza e nella seconda fascia, aggiungen dosi agli effetti positivi della «razionaliz zazione» delle attività perseguita attraver so la programmazione biennale delle Fe ste. L’«effetto Feste» si è fatto particolar mente sentire nella seconda fascia, dove tra l’altro le Feste nazionali costituivano una novità, all’inizio scarsamente compre sa, ma poi accolta e realizzata con entu siasmo e successo crescenti. In questa fascia è ancora in atto, e quin di non ancora valutabile in termini esatti, l’impatto della proposta «Giocasport». I suoi effetti sull’attività praticata sono an cora ovviamente iniziali, ma fanno intravvedere sviluppi di grande interesse, non soltanto di ordine quantitativo. «Giocasport», infatti, è molto più di una proposta sportiva e sta incidendo in mo do profondamente innovativo su molti am-
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TIPOLOGIA DELLE SOCIETÀ SPORTIVE (Tabella A) 1983/84 SOCIETÀ’ SPORTIVE — maschili
1984/85
1985/86
1986/87
5.614 259 2.872 3.605 5.140 4.400 4.336
5.625 482 2.653 3.413 5.347 4.473 4.287
5.595 1.174 3.016
— affiliazioni
5.703 267 2.686 3.320 5.336 4.281 4.375
FASCE DI ETÀ — 5/10 anni — 11/13 anni — 14/18 anni — oltre 18 anni — non indicata
1.868 4.865 4.656 6.237 519
1.990 4.255 4.757 6.447 428
2.070 4.206 4.729 6.175 646
2.283 4.617 5.427 7.010 672
ATTIVITÀ FEDERALE — sì — no — non incicata
4.916 2.660 1.080
4.933 2.810 1.002
2.780 4.955 1.025
2.929 5.427 1.429
TIPOLOGIA DELLE SOCIETÀ • Ambiente sociale — agricolo — industriale — turistico — cittadino — non indicato
2.055 1.982 682 2.965 972
2.202 1.914 765 3,038 826
2.248 97 227 382 798 491 726 2.417 473 797
2.369 85 192 399 777 484 733 2.599 416 691
2.354 39 141 476 843
2.504 92 239 439 904
3.525 1.038 344
4.077 1.215 335
3.638 2.283 1.478 1.346
3.525 1.565 2.685 985
3.962 2.033 2.618 1.172
— femminili — miste
— nuove — già affiliate
— adesioni
— altro
— non indicato
ATTIVITÀ CULTURALE DI TEMPO LIBERO 3.653 — no 2.219 — sporadicamente 1.409 — certa continuità 1.375 — non indicata
8
X N N
o
• Ambito di attività
— parrocchia/oratorio — collegio/istituto — scuola — circolo giovanile — azienda/ufficio — bar — quartiere/rione — gruppo spontaneo
£N
biti associativi, a cominciare da quello dei rapporti e delle collaborazioni con i mo vimenti e le istituzioni educative della co munità cristiana, rispetto ai quali sia pu re con difficoltà, stanno operando un’in versione di atteggiamenti profonda e da lungo tempo attesa. Si potrebbe anche parlare di una conferma della dimensio ne originaria del C.S.I., quale Associazio ne di servizio sportivo-educativo della co munità cristiana, con un impegno più at tento e puntuale. Ma è già prevedibile che «Giocasport» influenzerà profondamente l’attività C.S.I. di seconda fascia, e forse non soltanto di essa. Ci siamo cautelati affinché la nuova proposta non soppiantasse le attività in at to e finora ciò non è avvenuto, ma è ine vitabile, oltreché desiderabile, che lo «spi rito» di «Giocasport» investa a poco a po co il modo di proporre attività ai ragazzi, passando da quello tradizionale, sia pure corretto, basato sulla priorità dello sport rispetto alla priorità, per noi essenziale, del soggetto. La riscoperta del senso ludico in questa fascia e nelle attività sportive in genere non è infatti per noi una manìa di distinzione, ma una necessità educativa. Anche la Campagna «Sport chiama Donna», non ancora conclusa, ha avvia to un processo di risveglio nelle attività e nelle iniziative delle donne e per le don ne in campo specificamente sportivo, an che se essa, per la sua impostazione, non è da valutare soltanto in termini di attivi tà sportiva.
Alquanto faticosa e anche sofferta è sta ta l’individuazione di un orientamento as sociativo riguardo agli handicappati, ver so cui sollecitava anche una mozione del precedente Congresso. Non era facile sce gliere tra le esigenze e il desiderio di un servizio di alto valore umano e sociale, di dimensioni amplissime, e le possibilità ef fettive, storicamente e realisticamente va lutate, di un’Associazione già impegnata
su un fronte enorme e variegato di attivi tà non certo meno qualificate e necessa rie in termini umani e sociali. Il Consiglio nazionale ha scelto la strada del realismo, che è anche la strada della serietà: espri mere a tutti i livelli e in tutti gli ambiti il massimo servizio in favore dell’attività sportiva dei disabili, senza tuttavia avven turarsi nell’assunzione di un impegno isti tuzionale, che non potrebbe assolvere se non comprimendo e compromettendo le sue attuali attività, oppure accontentando si di belle parole o di mezze misure, che in questo campo più che in altri sono inammissibili. La strada è quella di realiz zare in proprio tutto quanto sarà possibi le e compatibile con i propri impegni or dinari, nel campo della promozione, del l’informazione, della formazione e delle at tività, ricercando nel contempo e offren do la maggiore collaborazione possibile alle organizzazioni specifiche dei settore. In campo internazionale, nell’ambito della FICEP, il CSI non soltanto ha parte cipato assiduamente alle varie attività in programma, ma ha anche continuato a svolgere un’azione intensa per il rinnova mento dei programmi, che in questo qua driennio ha cominciato a dare notevoli ri sultati. La formula in atto è ancora quella dei campionati, ma nei programmi delle manifestazioni si.includono sempre più ampiamente elementi di tipo ricreativo, associativo e culturale. Inoltre, può dirsi ormai acquisita la volontà di abbassare le età degli atleti ammessi alle manifestazio ni, passando dalle categorie «assolute» a quelle più congeniali allo sport amatoria le e alle fasce giovanili. Di particolare ri lievo, infine, è il progetto in via di defini zione di attivare in ambito FICEP un’inten sa e continuativa attività di «Sport per Tut ti», anche con periodiche manifestazioni di una certa risonanza, raccogliendo in tal modo e rilanciando in campo europeo quel movimento avviato alcuni anni orsono e che oggi si è notevolmente affievoli to, particolarmente in Italia. In breve, si è riusciti in questo quadriennio a incrinare
9
&
TIPOLOGIA DELLE SOCIETÀ SPORTIVE (Tabella B) 1983/84 SPORT PRATICATI — Aeromodellismo — Atletica leggera — Base-ball — Bocce — Calcio — Ciclismo — Judo — Nuoto — Pallacanestro — Pallamano — Pallavolo — Pattinaggio — Scherma — Sci — Tennis — Tennistavolo — Rugby — Pesca — Karaté — Pallone elastico — Ginnastica — Canottaggio — Alpinismo — Hockey su prato — Atletica pesante — Tamburello — Canoa — Tiro a volo — Tiro al piattello — Vela — Lotta — Torball — Tiro con l’arco — Motociclismo — Sport equestri — Sport del ghiaccio — Automobilismo — Cicloturismo — Calcetto — Subacquea — Pugilato
1984/85
1985/86
1986/87
2 9 2 8 3
7 2.398 21 186 6.926 246 98 292 1.158 133 2.499 72 5 300 536 1.225 13 26 53 20 404 5 5 5 3 3 2 4 2 3 1 10 5 5 2
7 2.237 9 171 6.750 179 81 260 1.048 118 2.534 53 5 246 398 1.157 5 10 42 15 375 3 6 3 7 2 4 1 2 4 2 9 4 4 2
1 18 200 1
1 20 327 4
l 13
11 2.465 15 196 7.259 196 77 289 1.204 112 2.965 64 9 296 475 1.277 4 20 43 23 384 9 57 5 19 2 3 2 1 4 3 9 3 1 3 3 1 24 892 5 2 1 3
6 5.218 1.134 1.088 661 296 253
11 5.169 1.203 1.111 642 354 255
31 5.461 1.148 1.012 592 287 269
6 2.390 14 182 6.989 212 85 263 1.121 118 2.383 66 4 283 559 1.226 13 17 38 14 332 2 8 8 2 8 2 1 2
— Golf
— Tiro a segno — non hanno segnalalo sport — praticano 1 sport — praticano 2 sport — praticano 3 sport — praticano 4 sport — praticano 5 sport — praticano più di 5 sport
10
115 5.869 1.362 1.111 614 346 352
§ N 5 N N
3
§
una linea sportiva, che il CSI ha sempre giudicato impropria per la FICEP, e a muo vere i primi passi in una nuova direzione, che potrà avere importanti esiti nei pros simi anni (2).
(2) I risultati ottenuti nella FICEP in campo sportivo non sono i soli e s'inquadrano anch'esi si nell'azione più vasta portata avanti con imj pegno dal CSI per rendere le attività e la poli tica della Federazione internazionale più ade renti ai suoi princìpi, ai suoi scopi e alle esi genze sportive del momento. All'Interno della FICEP è in atto un'importante riflessione sul suo ruolo nei confronti della comunità interna zionale e di quella ecclesiale. Ottimi rapporti sono stati stabiliti con il Consilium Pro Laicis e, attraverso esso, sono diventati meno occa sionali e più sostanziali anche i rapporti con la Santa Sede. Si deve a queste nuove relazioni se la Santa Sede ha fatto propria l'idea che la FICEP ave va sottoposto al Consilium Pro Laicis di orga nizzare un convegno internazionale su Chiesa e Sport. La Segreteria di Stato ha fatto sapere che il convegno potrà essere realizzato nel 1991 e sarà aperto alla partecipazione, oltre che del mondo sportivo, delle associazioni educative, culturali, scolastiche. L'iniziativa sarà patroci nata anche daH'ClblESCO. Rapporti importanti si stanno stabilendo an che con le Federazioni Sportive Internazionali, con altre federazioni di associazioni educative, come la FISEC (scuole cattoliche), con le isti tuzioni e gli organismi pubblici internazionali. Inoltre, sono stati avviati rapporti per ampliare i confini europei della Federazione, cercando l'adesione di associazioni sportive della stessa ispirazione in altri continenti, particolarmente in quello americano e latino americano. Oltre all’azione condotta dal CSI nelle Com missioni (pastorale, dei giovani e dell'attività sportiva), nel Bureau e nelle Assemblee gene rali, hanno influito in maniera determinante a creare questo nuovo clima e questa nuova li nea di condotta lo svolgimento a Roma del/'Assemblea Generale del 1986, nel 75° anni versario della fondazione, e la riattivazione, vo luta dal CSI, delle funzioni della Presidenza, da molto tempo praticamente inattiva.
Il giudizio politico sull’attività sportiva del quadriennio, nel suo complesso, non può essere che positivo. Era da tempo, do po la «rivoluzione sportiva» della prima metà degli anni Settanta, che sentivamo il bisogno e volevamo recuperare valori, attività, metodi e aree di azione che lo sfor zo innovativo ci aveva fatto perdere di vi sta. In questo quadriennio possiamo dire di aver iniziato tale operazione di recupe ro, senza peraltro perdere nulla del nuo vo costruito nell’ultimo decennio. Non v’è dubbio che l’attività del C.S.I. sia oggi più estesa, più varia, meglio or ganizzata e meglio praticata di quanto non fosse quattro anni orsono. Non v’è dubbio che abbiamo mosso i primi passi nella co struzione di un «sistema sportivo» più ri spondente alle esigenze e agli scopi asso ciativi. Ma siamo soltanto agli inizi, tanto dal punto di vista correttivo, quanto da quello costruttivo. Il predominio pesante del calcio è sta to appena scalfito e la polisportività del sistema stenta a farsi strada per un gran numero di discipline, anche se è dovero-. so registrare uno sviluppo considerevole, negli ultimi anni, dell’attività di pallaca nestro e particolarmente di pallavolo, an che femminile. La qualità tecnica della preparazione e della pratica lascia anco ra molto a desiderare in vari sport e pres so numerosi Consigli. La prima e l’ultima fascia sono rimaste decisamente indietro rispetto all’evoluzione compiuta dalle due fasce centrali. Nella quarta, qualche pro gresso s’è fatto fra i giovani-adulti, per ri flesso della terza fascia, ma ben poco di sistematico e di solido esiste ancora nel le aree adulti e anziani. Nella prima fascia, mentre continuano a svolgersi attività e iniziative improprie e dannose di agoni smo e di campionato, nonostante le ripe tute condanne del Consiglio nazionale, s’è anche indebolito l’impegno associativoeducativo e di animazione con cui negli anni passati si cercava di correggere la freddezza «scolastica» propria dei Centri di formazione fisico-sportiva.
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ATTIVITÀ SPORTIVA PARTECIPAZIONE ATLETI FESTE NAZIONALI O Z
z
FESTA NAZIONALE
Judo Tennistavolo Neve
Os
OO C'
12
B
Femmine
11 22 164 93 225 59 116
Nuoto (Diamante)
111 121 194 180 128
Totale anno 1984
-11,8
21
2.571
1.809
762
Neve Campestre Tennistavolo Pallavolo Atletica leggera Pallacanestro Nuoto Ciclismo
11 13 16 18 11 9 10 9
23 26 40 32 31 14 13 13
360 311 284 348 501 227 259 217
260 218 249 119 339 172 152 217
100 93 35 229 162 55 107
Totale anno 1985
~12,1
24
2.507
1.726
781
Neve
12
Corsa campestre Atl. legg. (meeting) Sportfesta CSI ’86 *
15
428 494 547 1.562
291 376
14 20
20 36 26 76
347 1.047
137 118 200 515
Totale anno 1986
-15,25
39,5
3.031
2.061
970
16 15 16 18 8
47 31 41 48 11
485 640 319 664 233
354 443 265 223 124
131 197 54 441 109
- 14,6
35,6
2.341
1.409
932
**
10.450
7.005
3.445
+ 15,4
Pallavolo
Ciclismo
oc
Maschi
57 242 461 315
Atletica leggera
SO
Totale
Incrementi in % per singolo anno
68 264 625 408 532* 336 180 310 180 200
Pallacanestro
oc
ATLETI PARTECIPANTI
7 32 25 30 17* 30 16 25 13 12
Nuoto (Gubbio)*
. cs
Consigli provinciali partecipanti
4 17 14 11 10* 18 12 12 11 9
Corsa campestre OC
Regioni presenti
Campestre Neve Tennistavolo Pallavolo Nuoto
Totale anno 1987
-13,4
-33
NOTE
* È slata sospesa per mo tivi precauzionali dovu ti all'attività sismica
72 0,00
Base per calcolo incr.
—2,49
rispetto anno 1984 * Discipline racchiuse nel la manifestazione Sportfesta CSI 86: calcio, pal lavolo, nuoto, tennis, ci clismo/ciclo turismo, tennistavolo pallaca nestro
+ 17,89
rispetto anno 1984
* A dilazione programma zione biennale delle Fe ste Nazionali
Non è possibile raffrontare questi dati con i precedenti causa programmazione biennale.
N.B.: fino anno 1986
In quest’ambito permangono certamen te una forte tensione e un grande interes se, che non può e non vuole tradursi in una proposta di attività superata e in parten za già disertata dai soggetti interessati. Ma in questa fascia delicatissima di attività il C.S.I. ha delle responsabilità che vanno al di là delle iniziative realizzate al proprio interno. Se è vero infatti che la crisi in ta le settore di impegno è oggi generale e non riguarda solo il C.S.L, è anche vero che la nostra Associazione deve compie re un particolarissimo sforzo creativo per uscirne fuori e favorire così un ampio rin novamento educativo delle attività ludicomotorie. Non è stato questo il nostro ruo lo anche quando nel Paese imperversava no mode e correnti culturali diverse? Nella seconda fascia, pur in una gene rale condivisione di obiettivi e valori da perseguire, permangono e resistono alcu ne situazioni lontane dai princìpi e dai cri teri di «educazione sportiva» fissati dall’i tinerario sportivo-educativo. Non possia mo ritenerci soddisfatti di esperienze, an che brillanti, ma che non hanno carattere di continuità e sistematicità.
Su un piano più generale dobbiamo ri levare che la crescente diffusione delle Fe ste dello Sport non ha ancora raggiunto l’obiettivo di uno sport inteso e praticato come festa. La nostra pratica sportiva di base ha fatto segnare indubbi progressi sotto il profilo culturale e morale, per ef fetto delle politiche adottate in questi an ni, ma è ancora alto, troppo alto, il prez zo pagato alla cultura e al costume spor tivi dominanti in termini di eccessi ago nistici e di conseguenti manifestazioni di violenza, anche se in forme e misure as solutamente non paragonabili a quelle a cui purtroppo ci ha abituati la cronaca sportiva. (Jn grande aiuto in questo senso potrà venire dall’adozione di nuovi criteri e nor me di giustizia sportiva, al cui studio in questo quadriennio ci siamo dedicati con impegno sistematico. Ne abbiamo ricava
to elementi e indicazioni di grande inte resse, che recentemente abbiamo comin ciato a codificare per una prima sperimen tazione nell’immediato futuro.
Al di sopra dei singoli aspetti, tuttavia, dobbiamo guardare al nostro «sistema sportivo» nel suo complesso e interrogarci su di esso in termini progettuali e attuativi. Sul piano progettuale, se è vero che non abbiamo dubbi, oggi, sulla validità del pro getto elaborato e sperimentato, in oltre quindici anni, sentiamo però di dover compiere un ulteriore sforzo di messa a punto, di aggiornamento e adeguamento. E stata proprio la concreta attuazione di alcune indicazioni progettuali a convincer ci della necessità di alcuni correttivi e ar ricchimenti per ciò che riguarda le fasce di età, le proposte di attività e le stesse di scipline sportive. È un’esigenza, ad esem pio, emersa nel recente seminario su «don na e sport» riguardo all’attività femmini le in termini di presenza, parità e parteci pazione.
Sul piano attuativo, sono molti di più e più problematici gli interrogativi e i dub bi, avendo riguardo ai tre poli di riferimen to della nostra attività: sport per l’uomo, sport per tutti, sport come festa. Dove ri siedono le cause della scarsa significanza e incisività educativa di molte nostre attività sportive? Sono cause politiche, strumentali, organizzative, o non anche e soprattutto di coscienza e di impegno? L’impulso associativo verso una pluralità di proposte sportive è stato chiaro in que sti anni, ma quanti lo hanno compreso e accolto con sufficiente consapevolezza, cioè rendendosi veramente conto che ta le indirizzo costituisce il primo passo im prescindibile dello sport per l’uomo e dello sport per tutti? Come spiegare altrimenti il fatto che in tanti Consigli domina anco ra incontrastata la monosportività o una povertà sostanziale, in tutti i sensi, di pro poste sportive? E perché tante attività e iniziative sono ancora organizzate e svol te nei modi più tradizionali, senza neppu-
13
ATTIVITÀ SPORTIVA
ATTIVITÀ SPORTIVA
FESTE POLISPORTIVE 2a FASCIA
LIBERI SCAMBI
S. BENEDETTO DEL TRONTO 769 pari.
800 700
20 L.S. (12 regioni)
600
18 L.S. (14 regioni)
// //
z 500 < a. O 400
14 L.S. (10 regioni)
u
14 L.S. (9 regioni)
// CASTELLANA
a, 300 < B-
MESSINA (SUD) 138 pari. \
FELTRE (NORD) / Z151 pari.
2 oc 200 w (CENTRO) x ' - " s 100 - C1I1ETI 67 narl.^N^ —
-7*-
(CENTRO-SUD) 212 pari.
1984
REZZATO (CENTRO-NORD) 154 pari.
z
1985
1986
->
1987
CENTRI DI FORMAZIONE MOTORIO-SPORTFVA 1984
ANNO
1984
1985
1986
+ 20,87% 34.629
0
(28.649)
Consigli provinciali
Consigli regionali
Alidi
17
5
222
Incrcmenlo*
— 15,39%
24.241
V -
24.016
1985
26
13
366
164,9%
1986
32
14
769
346,4%
>
— 16,17%
<
20.331
—29,03% * incrementi rispetto al 1984.
2 o 1.977
796
775
684
758
—> 1984
1985
1986
1987
ATTIVITÀ SPORTIVA ATTIVITÀ’ PROVINCIALI DOCUMENTATE
PROGRAMMAZIONI PROVINCIALI PERVENUTE 82%
69%
67%
68%
1984
1985
65%
67%
1986
1987
? 5
? 5 14
57%
60%
1984
1985
1986
1987
re il tentativo di immettervi elementi di maggiore ludicità, di animazione associa tiva e di festa? Sono ancora valide le mo tivazioni un tempo addotte circa la man canza di energie umane, di risorse strut turali e strumentali, di mancanza di sen sibilità e coscienza sportiva nei pratican ti e nell’opinione pubblica? Si può anco ra dare la colpa, oggi, dopo gli indubbi progressi compiuti a livello di mentalità e pratica sportiva nel Paese, a fattori estra nei condizionanti e invincibili? O non ci sono oggi condizioni culturali e oggetti ve molto più favorevoli all’attuazione del nostro Progetto, per chi voglia veramen te realizzarlo? 2.3 ZI zi ma e formativa
Se confrontiamo l’attività formativa di questo quadriennio con quella del qua driennio precedente, non troviamo gran di differenze nel numero delle iniziative. Tale dato, tuttavia, non indica che in que sto quadriennio non s’è prodotto un mag giore impegno formativo da parte delle va rie strutture associative. Non sarebbe nep pure esatto interpretare tale dato come mancanza di una politica formativa in gra do di sbloccare una situazione sostanzial mente stabilizzata, anche se non ferma, per mettere in moto un processo formati vo di più estese dimensioni, tali da risol vere i problemi che l’Associazione incon tra in questo campo. In realtà in questo quadriennio l'Associazione ha riservato un grande impegno alla formazione degli operatori, sia a livel lo nazionale — con programmi, strumen ti e supporti di varia natura — sia a livel lo periferico. Risultati se ne sono avuti, anche molto importanti, ma non tanto nel numero delle iniziative realizzate, e quindi nella coper tura di aree associative ancora scoperte, quanto piuttosto nei loro contenuti e nel la loro qualificazione, poiché in questa di rezione sono stati soprattutto concentra ti gli sforzi. In altre parole, c'è stato più
un progresso da parte dei Consigli forma tivamente attivi, che non da parte di quelli assenti o molto carenti in quest’ambito. L’impegno per migliorare la qualità complessiva dell’azione formativa va an zitutto collegato alla elaborazione del nuo vo Piano Nazionale della Formazione. Con esso abbiamo definito più precisamente le esigenze, gli obiettivi e i relativi con tenuti e programmi; e anche se il Piano in quanto tale non è stato forse valorizza to sufficientemente, tuttavia ha inciso no tevolmente sulla qualità delle nostre ini ziative formative complessivamente con siderate. Le strutture hanno acquisito un più al to grado di consapevolezza circa l’impor tanza dell’azione formativa ed hanno riser vato a questo compito un’attenzione e un impegno certamente maggiori, con riflessi apprezzabili sull’impostazione e sulla rea lizzazione di molte delle iniziative attuate.
Da parte del Centro nazionale sono par titi stimoli, indicazioni programmatiche, supporti e anche modelli sempre più ab bondanti e meglio definiti. Oltre alla nuo va edizione del Piano Nazionale, si sono apportate correzioni costanti all’imposta zione dei Corsi nazionali sia dirigenziali sia tecnici, mettendo in moto un processo evolutivo sfociato ultimamente nella co stituzione delle Scuole nazionali, di cui si dirà più avanti. L’attività dei Corsi è stata integrata con un programma intenso di Seminari e Convegni nazionali su temati che specifiche o per particolari categorie di operatori come quelli sulla riconcilia zione, l’azione politica, la laicità, la giusti zia sportiva, la presenza e partecipazione femminile. Un contributo formativo par ticolarmente ricco e qualificato è venuto dalla nuova attività per ragazzi «Giocasport», sia attraverso i sussidi di cui è sta to corredato, sia attraverso il Corso nazio nale per «promotori», giunto quest’anno alla sua terza edizione. Parallelamente allo sforzo per miglio rare i contenuti è stato portato avanti quel-
15
PROGRAMMAZIONI REGIONALI PERVENUTE
ATTIVITÀ’ REGIONALI DOCUMENTATE
100% comunicati 2
85%
moduli 18
85%
80%
80%
75% 70%
comunicati 7 moduli 10
5
comunicati 7 moduli 9
non era previsto un canale preferenziale di programma zione
1984
1985
1986
1987
1984
ATTIVITÀ SPORTIVA
1985
1986
1987
ATTIVITÀ’ INTERNAZIONALE FICEE CAMPIONATI EUROPEI
!
3 Tennis
Cs
il s
gf l s. U a %
LOCALITÀ
Sulzbach-Saar (R.F.G.) Wursburg (R.F.G.)
Ginnastica
p
12
4 1
--- P oc o
SO
oo
Atletica leggera Sci Pallavolo
Essen (R.F.G.) Madesino (Italia) Sittard (Olanda)
27 60
Tennistavolo Pallacanestro Judo
Sittard (Olanda) Aquisgrana (R.F.G.) Ancenis (Francia)
15
Nuoto Calcio
Sittard (Olanda) St. Nolff (Francia)
24
2
7
1983/84
1984/85
1985/86
1986/87
Totale
Aggiorn. Arbitri Atletica leggera Calcio Calcetto Ciclismo Nuoto Pallacanestro Pallamano Pallavolo Tennistavolo Torball
14 8 76 3 2 0 22 2 42 4 1
15 9 68 7 2 2 15 2 43 2 0
8 3 54 1 0 5 0 29 0 0
0 0 34 3 0 0 5 0 14 1
0
37 20 222 14 5 2 47 4 128 7 1
16
TOTALI
174
155
101
57
487
1
10 4 3
13 2
I
INIZIATIVE REGIONALI E PROVINCIALI PER ARBITRI Discipline
12
2 è <1
&
8N
1o
10 tendente a coordinare meglio il com plesso delle iniziative e delle energie e ri sorse impegnate in questo settore. Nel Pia no quadriennale, infatti, era compreso l’o biettivo di realizzare un «sistema» anche sul fronte formativo, intendendo per «si stema» una migliore interdipendenza tra l’attività delle strutture ai vari livelli per un’azione meglio finalizzata agli obiettivi comuni. A questo riguardo, però,a partire dalla fase di elaborazione del nuovo Piano qua driennale e sulla base delle verifiche pe! riodicamente condotte, si è cominciato a prendere coscienza che l’ampiezza e la complessità crescenti del compito forma tivo — per certi versi più arduo e difficol toso di quello stesso dell’attività sportiva — non potevano essere più affrontati con i s[stemi adottati in passato. È utile far memoria al riguardo. Fino agli anni Sessanta, il compito della forma zione lo ha sostenuto quasi esclusivamen te la Presidenza nazionale con i non di menticati Campi Scuola. Poi abbiamo sen tito la necessità di ampliare il raggio d’a zione decentrando, in pratica compietamente, le iniziative formative. Dalla fine degli anni Settanta abbiamo adottato il si stema del doppio binario, nazionale e pe riferico, che negli intenti doveva realizza re una complementarietà di sforzi e risul tati, senza però riuscirvi se non in mini ma parte. A questo punto abbiamo compreso che 11 problema formativo poteva essere af frontato soltanto con uno sforzo unitario, realmente «associativo», poiché la sua na tura e le sue dimensioni vanificavano ogni soluzione di altro tipo, anche dedicando vi ulteriori e massicce energie umane e ri sorse materiali. Abbiamo allora intrapreso quell’opera zione che alquanto impropriamente abbia mo chiamato di «razionalizzazione». In realtà, non ci siamo limitati a rendere più efficaci e produttive le stesse iniziative pre cedentemente attuate, ma abbiamo im presso una svolta sostanziale alla stessa
strategia formativa, superando i criteri di «nazionale» e «periferico» con il criterio «associativo», che vuol dire sviluppare tutti assieme un’azione unitaria a livello di obiettivi, integrata a livello di programmi, coordinata a livello organizzativo. La svolta sostanziale, impressa alla no stra strategia formativa è stata finora at tuata con i due strumenti della «Scuola na zionale quadri», per tutti gli operatori dei Consigli, e della «Scuola nazionale tecni ci», per i formatori dei tecnici di base (3). Non soltanto le due iniziative sono appe na agli inizi, per poterne fare una verifi ca, ma la stessa strategia dev’essere rite nuta soltanto inizialmente avviata. Sicu ramente vi sono altri passi da compiere per estenderla all’intera gamma delle esi genze e attività formative e per adattarla in modo che esprima appieno le sue po tenzialità. Il dibattito congressuale dovrebbe riser vare particolarissima attenzione a questo tema, poiché la nuova linea strategica mette in crisi un certo modo di intendere l’autonomia, il decentramento e di svilup pare i rapporti associativi tra le strutture, anche al di là dell’ambito formativo. So no chiaramente messi in crisi il decentra mento inteso come ripartizione delI’Asso-
(3) Le «Scuole nazionali» recentemente istituite non vanno confuse con i «Corsi nazionali» per tec nici e per quadri dirigenziali preesistenti. I Corsi sono singole iniziative più o meno collegate a un programma formativo più ampio, mentre le Scuole rappresentano per se stesse un progetto formativo composto da più iniziative integrate fra loro, a carattere continuativo entro un certo ar co di tempo. La Scuola Nazionale Quadri si pro pone di razionalizzare e rendere unitario lo sfor zo formativo prodotto da tutte le strutture verso ogni categoria di operatori provinciali e regionali, mirando a raggiungerli tutti; la Scuola Naziona le Tecnici, invece, mette insieme gli sforzi dei Consigli provinciali e della Presidenza naziona le tesi a preparare un certo numero di operatori dei Consigli da utilizzare come formatori dei tec nici delle Società sportive.
17
INIZIATIVE REGIONALI E PROVINCIALI Regione
1983/84
1984/85
1985/86
1986/87
Totale
5
8 0 0 3 17 5 3 4 26 8 8 35 24 4 11 7 2 13 0 35
10 5 0 5 8 4 2 1 23 11 2 25 14 1 11 2 2 1 0 17
27 7 6 20 39 18 8 13 68 40 19 112 71 8 32 17 4 25
VENETO
5 2 3 0 0 8 9 1 21 15 2 5 1 0 3 0 5
4 1 4 7 12 6 3 8 11 12 8 31 18 1 5 7 0 8 1 17
TOTALI
88
164
213
144
609
ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA FRIULI-VENEZIA G.
LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MARCHE MOLISE
PIEMONTE PUGLIA SARDEGNA SICILIA TOSCANA TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA
1 2
Urbino ’85
Urbino ’86
Urbino ’87
Totale
4
1 4
1
0 3 4
6 12 14
2
6 4
13 12 13 9 15 16 5 12 9 20 9 21
4 2
4
CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA
5 2
1 4
FRIULI-VENEZIA G.
2
2
6
3
LAZIO LIGURIA LOMBARDIA
3 6 2
3
MARCHE MOLISE
3 1 4
3 6 4 2
0 0 4 0
1 1
4
PIEMONTE PUGLIA
5
VENETO
5 4 3 0 0 0 3
TOTALI
58
SARDEGNA SICILIA
TOSCANA
TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA
18
Urbino ’84
ABRUZZO BASILICATA CALABRIA
3 6 0 6 1
5 1
7
1 4 1
5 1 4
1
3 0 0 0 2
51
47
1 0 1 0
3 5 2 6 4 0 0 0
H-'-*
2
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9N
I§ !'
74
CORSI NAZIONALI PER OPERATORI Regione
I
11 0 1 0
3
9
51
207
P
2 è£ P p p
p
9N
i
o
ciazione in tante organizzazioni separate, l’autonomia intesa come eteronomia ri spetto all’unica Associazione, i rapporti fra le strutture intesi come rapporti «politici» anziché associativi. Viene portata, invece, in primo piano l’autentica dimensione associativa, che consiste nel perseguire unitariamente obiettivi più alti e qualificati di quelli che potrebbero essere raggiunti dalle singole strutture separatamente. Il Congresso è invitato a riflettervi an che perché una linea di questo tipo mette in crisi gli stessi atteggiamenti, oltre i comportamenti. Una strategia politica da sola non potrà essere risolutiva se non è sostenuta da una mentalità coerente e da una profonda convinzione. Bisogna interrogarsi lealmente se c’è oggi, almeno nella maggioranza dei Con sigli, una coscienza matura e responsabi le riguardo alla formazione e all’associa zione. Esiste veramente la convinzione che senza un’adeguata formazione degli operatori il C.S.I. come organizzazione sportiva potrebbe sopravvivere, mentre l’Associazione sicuramente no?
1.4 Comunicazione associativa Mei quattro anni passati progressi con sistenti e significativi sono stati compiuti nella comunicazione associativa in tutti i suoi aspetti. A livello nazionale, l’impostazione di Stadium è stata profondamente rinnova ta mediante l’ampliamento dei contenuti alla più vasta gamma degli interessi e delle esigenze dell’Associazione, nonché ricer cando forme e stili di comunicazione più consoni agli operatori societari e ai soci delle stesse Società sportive; Csiflash è stato potenziato nelle funzioni di guida or ganizzativa e di strumento formativo, non soltanto per le strutture di servizio, ma an che per le Società sportive. Gli interventi di sostegno alla stampa associativa locale hanno dato buoni risul-
tati, sia favorendo la nascita di nuove te state, sia stimolando un generale miglio ramento delle pubblicazioni, anche se han no riguardato finora più le tecniche di rea lizzazione che non i contenuti. È anche cresciuto il numero degli Ad detti Stampa presso i Consigli, ma esso è tuttora troppo basso. Ogni Consiglio do vrebbe comprendere tale figura di opera tore tra i suoi quadri dirigenziali, a prescin dere dall’esistenza di un periodico, poiché esso è comunque indispensabile per le ne cessità dell’informazione interna e per la diffusione all’esterno dell’immagine asso ciativa. È diventato molto più ampio, continua tivo e sistematico il flusso di informazio ni tra il centro e la periferia, grazie parti colarmente all’azione di stimolo esercita ta dai servizi nazionali e agli strumenti che sono stati predisposti a tal fine, come uso sistematico di questionari informativi di vario tipo. È anche notevolmente migliorata la no stra presenza sulla stampa esterna, in am bito sia locale sia nazionale, divenendo so prattutto più sistematica, particolarmen te sul fronte della stampa cattolica. Considerata la finalizzazione prevalente mente formativa dei nostri mezzi informa tivi, vanno menzionati in questa parte an che gli strumenti audiovisivi che negli anni passati sono stati prodotti in numero sem pre più ampio sia al centro, sia in perife ria, nonché gli interventi della Presiden za nazionale per favorirne la diffusione.
Complessivamente il C.S.I. produce og gi uno sforzo notevolissimo per l’informa zione, nella sua accezione più ampia, in termini di energie umane e di risorse fi nanziarie. Vi sono alcune aree scoperte o deboli su cui occorre intervenire: molti Consigli sono del tutto privi di strumenti di infor mazione interna ed esterna, mentre diversi di quelli esistenti lasciano ancora molto a desiderare riguardo ai contenuti; la co municazione dalla periferia al centro na-
19
CORSI NAZIONALI PER TECNICI Regione
Celana ’84
ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA-ROMAGNA FRIULI-VENEZIA G. LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MARCHE MOLISE PIEMONTE PUGLIA SARDEGNA SICILIA TOSCANA TRENTINO UMBRIA VALLE D’AOSTA VENETO TOTALI
Celana ’85 All. 2a f.
Pomezia ’86 Cavareno ’87 «Giocasport» «Giocasport»
Totale
1 3 2 2 2 5 1 9 6 0 1 0 3
0 0 4 2 7 1 4 0 8 2 0 1 3 1 6 3 0 0 0 3
2 2 3 3 1 1 1 0 3 0 0 3 0 1 9 2 0 0 0 0
0 3 5 1 8 6 12 5 13 6 1 5 8 1 9 4 1 2 2 6
2 3 3 7 8 3 4 2 9 1 3 2 6 2 12 6 1 2 0 9
5 11 17 16 29 17 22 8 36 11 6 13 22 6 45 21 2 5 2 21
56
45
31
98
85
315
1
3 2 3 5 6 1
2 è i
§
i N
INIZIATIVE DI FORMAZIONE PER CONSULENTI CSI E SEMINARISTI • 1984 - Incontri Consulenti Ecclesiastici CSI: — Sorrento (Centro-sud) 26/29 giugno, part. 24; — Brescia (Centro-nord) 28/29 giugno, part. 15.
• 1985 - Seminario nazionale Consulenti Ecclesiastici CSI: «L'associazionismo sportivo come esperienza di vi ta giovanile: il cammino educativo della Società spor tiva CSI» (part. 90).
20
• 1986 - Incontri Consulenti Ecclesiastici CSI: — Sorrento (Centro-sud) 24/25 giugno, part. 14; — Brescia (Centro-nord) 26/27 giugno, part. 29. • 1987 - Seminario nazionale Consulenti Ecclesiastici CSI: «Il contributo del CSI alla pastorale dei preadole scenti» (part. 68).
• 1987 - Incontro di studio per Seminaristi-studenti di Teologia: — Bicnno (Brescia) 8/11 luglio, part. 19.
zionale, pur migliorata, è ancora insuffi ciente; verso l’esterno si possono e si de vono raggiungere livelli più alti di comu nicazione, non soltanto con scopi informa tivi, ma anche di sensibilizzazione, di ani mazione e di proposta culturale-sportiva. Tuttavia, tenendo conto sia dell’impor tanza fondamentale della comunicazione ai fini della crescita associativa, sia dei co ! sti in termini umani e materiali, ci si im pone di verificare se i messaggi nel loro complesso sono adeguati alle esigenze e I agli scopi che ci prefiggiamo e in che mi sura vengono recepiti. Questa verifica, che può essere avviata nel Congresso stesso, ma che non potrà per ovvie ragioni esaurirsi in esso, è di fon damentale importanza nel momento in cui l’Associazione cresce e moltiplica a dismi sura le proprie attività su tutti i fronti. In prospettiva, l’informazione assumerà un ruolo sempre più decisivo per la conoscen za reciproca, come sussidio all’azione for mativa, ma anche per la definizione e dif fusione deH’immagine associativa, con ef fetti importanti sul consenso, sull’adesio ne e sulla stessa appartenenza al C.S.I. 1.5 Strutture di servizio È doveroso, per prima cosa, riconosce re che l’attuale consistenza organizzativa del C.S.I., la sua costante espansione e la ricchezza culturale che complessivamen te esprime sono merito precipuo delle sue strutture territoriali. Il Consiglio naziona le è ben consapevole di questo fatto e in tende esplicitarlo ad evitare che siano fraintesi il senso e la portata del discorso critico e problematico che sulle stesse strutture ritiene di dover fare. Il quadriennio passato è stato chiama to a volte il «quadriennio delle strutture», con una certa forzatura rispetto al Piano Quadriennale, che in realtà parlava di «quadriennio dell’organizzazione», con ri ferimento soprattutto alla costruzione di quei «sistemi» di cui si è detto a proposi to dell'attività sportiva e della formazione.
È certo, ad ogni modo, che il problema della funzionalità e della qualità delle strutture è stato dominante negli anni pas sati. Non c’è stata iniziativa associativa in cui non se ne sia discusso ampiamente e lo strumento di verifica messo a punto in occasione deH’Assemblea nazionale del 1986, cioè le «mappe associative», riserva alle strutture una parte di grande rilievo. Bisogna dire che questa attenzione co stante ha dato dei risultati. Un indice in dubbio è costituito dall’aumentato tasso di partecipazione delle strutture territoriali sia alle iniziative, sia alla politica del Cen tro nazionale. Il tasso di partecipazione as sociativa è un indice importante, prova che le strutture territoriali esistono e che tra esse e il Consiglio nazionale c’è una sintonia sostanziale, in altri termini che il vertice non è una testa senza corpo. In tema di partecipazione, si deve rile vare anche il notevole miglioramento me diamente riscontrato nei recenti Congressi provinciali, come numero di presenze e come impegno nel dibattere le tematiche proposte. Un altro indice è rappresentato dalla crescente presenza di elementi nuovi e va lidi attorno a molte strutture territoriali. Lo vediamo nelle iniziative nazionali di studio e di formazione e nelle Feste dello Sport, dove si riscontra senza dubbio una partecipazione più competente e qualifi cata. È aumentata anche significativamen te la partecipazione femminile. A fronte di ciò, però, bisogna rilevare anche aspetti meno soddisfacenti e a vol te preoccupanti. Quello passato è stato un quadriennio alquanto travagliato per diversi Consigli provinciali e regionali, anche al di là di quelli sottoposti a regime commissariale. Ma sotto il profilo più generale le strut ture territoriali hanno dato l’impressione di una certa fatica nel tenere il passo con gli impegni e i ritmi associativi, nel domi nare i molteplici problemi delle rispetti ve realtà. Anche se per certi versi questa
21
situazione di fatica è spiegabile con i rit mi intensi di crescita associativa e gli im pegni conseguenti, costituisce tuttavia un sintomo di disagio che non può essere tra scurato. Esiste anche un divario di consistenza organizzativa e di capacità operativa fra le varie strutture, che appare eccessivo an che tenendo conto delle diverse condizioni geografiche e socio-ambientali; purtrop po, non sempre hanno dato i frutti spera ti, gli sforzi compiuti per ridurre tale di vario. Varie strutture, poi, manifestano un al to tasso di discontinuità del proprio livel lo di organizzazione e gestione, mentre al tre sembrano adagiarsi su una conduzio ne di tipo burocratico e ripetitivo. Permangono difficoltà pure nei rapporti fra le strutture ai vari livelli, anche se si sono avuti nel corso del quadriennio sen sibili miglioramenti rispetto alla situazio ne precedente. In certi casi, per fortuna ra ri, l’Associazione è apparsa addirittura im potente nell’aiutare strutture in difficoltà, ma isolate e sorde agli appelli.
22
con cui completare e arricchire i Quadri provinciali e regionali, preoccupandosi della loro formazione ed anche di organiz zare la vita dei Consigli in modo da favo rire al massimo la migliore esplicazione dei vari ruoli, nell’unitarietà associativacomunitaria di tutte le componenti.
Ma resta la domanda di fondo sulla na tura associativa delle difficoltà strutturali e organizzative che incontra ancora la no stra Associazione. La cultura associativa media delle no- i stre strutture è adeguata alla tensione, agli ; obiettivi e ai progetti di ordine educa-11 o 1 su cui il C.S.I. è sempre più fortemente :. n- • pegnato? Il raggiungimento di un più alto livello di competenza degli operatori, sotto tutti i profili, può essere un compito lasciato sulle sole spalle delle singole strutture, o non è diventata una esigenza e una cor responsabilità dell’intera Associazione in quanto tale, con la conseguente necessi tà di integrare e rendere sempre più uni tari gii sforzi prodotti? Il modello strutturale disegnato dall’at tuale Statuto e la relativa articolazione di competenze e poteri, di responsabilità e doveri, di rapporti e partecipazioni, sono ancora adeguati a un’Associazione che sta affrontando impegni e si sta ponendo obiettivi di livello sempre più alto e di na tura sempre più complessa, che richiedo no un altissimo grado di unità negli inten ti, nella finalizzazione delle risorse e nel l’impiego delle energie?
Non è certo intenzione del Consiglio na zionale sottolineare al di là del giusto gli aspetti negativi, né dipingere la situazio ne a tinte pjù fosche di quanto essa real mente sia. È certo però che il Congresso deve interrogarsi sulle ragioni di difficol tà e disagio delle strutture, cercando di comprendere se i problemi siano preva lentemente di natura politica e tecnica, o non piuttosto associativa. E certo che deficienze tecniche, orga nizzative e anche strumentali esistono: esi stono da parte delle strutture territoriali e da parte del Centro nazionale. Certamen te occorrerà prevedere meccanismi e stru menti ulteriori, più aggiornati e più effi cienti per realizzare tra centro e periferia dei rapporti più stretti, continuativi, e per interventi di supporto più puntuali ed ef ficaci.
Il C.S.I. è oggi una grande organizzazio ne e come tale esprime un’enorme ric chezza di contenuti e di attività; ma ine vitabilmente paga al processo di crescita un tributo considerevole sul piano dei con tenuti, dell’efficienza organizzativa e del l’efficacia operativa.
I Consigli, da parte loro, dovranno im pegnarsi di più nella ricerca di operatori
Due anni or sono, nell'assemblea di ve rifica di metà quadriennio, avevamo sin-
1.6 Associazione
tetizzato la situazione associativa nel se guente giudizio complessivo: «// Centro Sportivo Italiano vive un momento nell'in sieme favorevole, ma con sintomi preoc cupanti di appesantimento, di stanchezza, di incapacità a proiettarsi oltre il proprio orizzonte e di costruire il futuro». È applicabile tale giudizio al quadro ora
; delineato? A parere del Consiglio nazionale il giu dizio di allora va alquanto corretto, non i tanto perché sia modificato il quadro og gettivo di fondo, che evidentemente non poteva cambiare in tempi così stretti per un'Associazione così grande, ma perché è cambiato sensibilmente l’atteggiamen to dell’Associazione di fronte alla situazio ne allora evidenziata. Come si è già rilevato a proposito del l’andamento dei Congressi provinciali, ma non soltanto per questo, si è riscontrata negli ultimi tempi una crescita notevole di sensibilità e di attenzione verso i pro blemi associativi di ordine qualitativo e si sono compiuti anche apprezzabili sforzi da parte di molti per elevare il livello «asso ciativo» dell’impegno. L’Associazione, in somma, in molte sue componenti ha pre so coscienza del divario preoccupante che si stava producendo tra «organizzazione», in fase di grande sviluppo, e «associazio ne», che invece tendeva a rimanere indie tro, a calare di tono. Pertanto, il giudizio espresso nell’as semblea di verifica dev’essere oggi tenu to presente soprattutto come la denuncia di un grosso rischio che l’Associazione corre nella sua attuale fase di espansione come presenza, come impegni e come at tività. In altre parole, quello attuale è tutt’altro che un C.S.I. in disarmo o anche sol tanto in regresso; ma è un C.S.I. che, cre scendo, denuncia inevitabilmente sintomi di obesità e quindi la tendenza ad appe santirsi, a diventare meno agile e meno ri cettivo sul piano culturale, più lento all’in
dispensabile rinnovamento che un’Associazione educativa impone senza tregua. È importante prendere coscienza che la crescita «organizzativa», oltre a compor tare inevitabili squilibri tecnici di varia na tura, non produce mai contemporanea e automatica crescita «associativa», e che anzi l’organizzazione tende di per sé a pre dominare sull’Associazione. Con questo non si vuol certamente di re che occorra comprimere lo sviluppo or ganizzativo del C.S.I.: sarebbe contrario al le nostre convinzioni e finalità e inoltre, come ogni processo antistorico, portereb be all’autoeliminazione anziché al rinno vamento. Non si vuole nemmeno indurre a trascu rare i problemi organizzativi in quanto tali, come ad esempio quelli posti sempre più frequentemente in certe situazioni e per certe attività, dal necessario superamen to delle collaborazioni volontaristiche. È ben chiaro al Consiglio nazionale che og gi al C.S.I. si pongono problemi anche co me organizzazione, oltre che come Asso ciazione, e il Congresso deve tenerne con to, perché la realtà odierna è di questo tipo. Si vuol dire, invece, che i rimedi non possono essere cercati esclusivamente in direzione tecnica e organizzativa, ma so prattutto e prioritariamente in direzione associativa. A parere del Consìglio nazionale, è que sto il problema specifico dell’attuale Con gresso: come ridare respiro associativo a un’organizzazione appesantita da un rile vante sviluppo, di cui possiamo andare or gogliosi, ma senza dimenticare i proble mi e le responsabilità che ne derivano.
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2. IL C.S.I. OGGI: NELLA REALTA’ PER SERVIRLA
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Non sono certo ragioni di carattere este tico o moraleggiante che ci spingono a mi gliorare la nostra condizione associativa. La «promozione dell’Associazione», che il bilancio quadriennale ci ha mostrato co me necessaria, non può che essere un at to di responsabilità e di impegno nei con fronti della realtà umana, sociale, sporti va^ che intendiamo servire. È fondamentale che riscopriamo la no stra dimensione di servizio per non rischia re di avvitarci su noi stessi, perdendo i con tatti con la realtà e con la storia. Il C.S.I. non è un club o una federazio ne che persegue il piacere o l’utile dei pro pri soci: è un'Associazione di volontaria to sociale, la cui ragion d’essere e il cui punto di riferimento sono costituiti dal ser vizio educativo-sportivo concretamente re so alle persone e alla società. Non dobbiamo dimenticare che il C.S.I., storicamente e per sua natura, non sorge dalla volontà di un certo numero di soci che si organizzano per autogestire le pro prie attività. Non è questa né l’origine né la forma associativa del C.S.I. Nel suo nu cleo originale e costitutivo, il C.S.I. è un’Associazione «promossa», cioè messa in essere da un gruppo di persone al fine di realizzare un servizio. Lo Statuto è chia ro al riguardo, allorché, proprio all’inizio, afferma che il C.S.I. «promuove» un mo vimento sportivo. È vero che tutti gli ade renti vengono poi inglobati nell’unica As sociazione con uguale dignità, poteri e possibilità, ma resta la differenza di impe gno, di responsabilità e di doveri: da una parte quella di compiere un’esperienza educativa, dall’altra quella di rendere un servizio educativo-sportivo, e queste re sponsabilità e doveri competono al nucleo dei «promotori», identificabile generica mente nel gruppo degli operatori associa tivi ai vari livelli e nei vari ruoli, sia pure in diverso grado e a diverso titolo. 11 C.S.I. dunque non è semplicemente un’Associazione sociale, come in genere si tende a considerarla, forse anche al suo
interno, ma un’Associazione di volontaria to e di servizio. Dobbiamo recuperare questa fonda mentale dimensione, che ci aiuta a met tere a fuoco la natura ideale e storica dell’Associazione, evitando che il discorso educativo diventi intimistico e fine a se stesso. Ci aiuta anche, questa dimensione, a comprendere la nostra perenne insoddi sfazione e quella che potrebbe essere ri tenuta da qualcuno una tendenza alì’au- ! toflagellazione. Non siamo né frustrati né * masochisti; l’insoddisfazione è la condizio ne propria di chi si pone con serietà al ser vizio degli altri e si misura non su ciò che fa e produce, ma sul bisogno dei destina tari del servizio, costantemente attento all’evolversi delle situazioni, alle novità dei bisogni e delle attese, alla conseguente ne cessità di dare risposte sempre ulteriori e sempre più puntuali. Il servizio di volontariato, infatti, ha sen so se risponde a bisogni attuali, che non trovano risposta altrove, ed è valido se le risposte sono adeguate ai bisogni indivi duati.
2.1 Nella società A ben riflettere, il destinatario principa le del servizio associativo del C.S.I. non è lo sport, ma la società civile; la nostra, infatti, non è un’Associazione sportiva nel senso ordinario dei termine, che abbia cioè nello sport i suoi scopi ultimi, ma un’Associazione di promozione umana e cristiana attraverso lo sport. Che cosa può dare lo sport alle perso ne, ai cittadini, alla società del nostro Paese? Può dare molto, perché lo sport è po tenzialmente ricco di valori che questa so cietà ha perduto e di cui manifesta un bi sogno profondo e crescente. Sappiamo bene quanto lo sport oggi sia ricercato come strumento di prevenzione e mantenimento della salute e dell’effi cienza psico-fisica, per un sano e completo
sviluppo nelle fasi evolutive della fanciul lezza e dell’adolescenza, come mezzo per un impiego non puramente passivo ed evasivo del tempo libero in tutte le fasce di età. A quest’ordine di valori dobbiamo es sere molto attenti per il loro rilievo intrin seco, sul piano individuale e sociale, e per ché le proposte sportive più diffuse non offrono spesso garanzia di risposte serie | o efficaci. Un’attenzione particolare merita l’area j del tempo libero, non soltanto perché per ‘ un gran numero di persone è aumentata considerevolmente in termini temporali, ma anche perché tende a dilatarsi anche in termini spaziali, trasformando sempre più la sua natura tradizionale di spazio tut to sommato marginale per il riposo e lo svago, in spazio di vita nel senso pieno del termine, anzi tendenzialmente in spazio per esperienze privilegiate. Dobbiamo naturalmente essere attenti a queste tendenze, tuttavia non è su tali valori che si gioca lo specifico del C.S.I. Infatti, il diritto allo sport di tutti i cittadi ni è ormai un concetto acquisito, anche se non ancora pienamente garantito, e la pratica sportiva generalizzata è un proces so avviato, pur fra mille limiti e contrad dizioni, anche nel nostro Paese. Il servizio specifico del C.S.I. deve oggi riguardare prioritariamente quei valori umani ed etici — relativi all’identità per sonale, al significato dell’esistenza, ai rap porti interpersonali e con la natura e l’am biente, ai comportamenti sociali, agli at teggiamenti e alle corresponsabilità inter nazionali e mondiali — che questa socie tà, o meglio questa civiltà ha in gran par te smarrito, e inoltre a quei valori che in vece stanno riemergendo dalle delusioni di un benessere prevalentemente materia listico e di un progresso ritenuto capace di risolvere da solo tutti i problemi, valo ri quali la pace, la sacralità della vita, la difesa della natura, la non-violenza, la so lidarietà e il servizio preferenziale verso gli ultimi.
In altri termini, il servizio del C.S.I. at traverso lo sport dovrà puntare soprattutto sul senso e sulla qualità della vita, sullo sviluppo completo delle persone, in tutte le dimensioni, ma con particolare riguar do a quelle di ordine non puramente ma teriale, che oggi sono le meno presenti e le più trascurate. Lo sport per tutti e l’area del tempo li bero resteranno gli ambiti naturali e con geniali dell’azione associativa, ma occor rerà mettere meglio a fuoco gli obiettivi, puntando oltre e più in alto, dove maggiori sono le carenze e le sofferenze, più pro fondi e acuti i bisogni, più povere le pro poste, le offerte e le possibilità, non sol tanto di ordine sportivo, ma culturale, so ciale, umani.
2.2 Nello sport L’istanza fondamentale che il C.S.I. ha sempre rappresentato all’interno del mon do sportivo è stata quella dello sport a mi sura e a servizio dell’uomo, contro la stru mentalizzazione del fenomeno e la mer cificazione dei praticanti. Di volta in vol ta questa istanza di fondo si è concretiz zata in battaglie specifiche di vario tipo: per la libertà e i diritti dell’associazionismo di fronte allo sport ufficiale, contro gli ec cessi del tecnicismo e dell’agonismo, per il rispetto dei soggetti in età evolutiva, per il recupero della ludicità e della festa, con tro il dilagare della commercializzazione e molte altre ancora. Negli ultimi anni varie istanze da noi so stenute e portate avanti sono entrate quan to meno parzialmente nella cultura, nel l'organizzazione e nella pratica sportiva. Non v’è dubbio, ad esempio, che progressi notevoli siano stati compiuti nel campo dello sport per tutti, non soltanto come pratica estesa a un gran numero di citta dini, ma anche come trasformazione in trinseca e liberalizzazione delle forme sportive, contro l’unicità di un modello che noi indicavamo da decenni come l’ostaco lo principale allo sviluppo popolare dello
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sport. Esempi analoghi potrebbero portar si, certamente a livello teorico, ma in qual che misura anche sul piano pratico, riguar do alla pratica motorio-sportiva dei giova nissimi, al riconoscimento del libero as sociazionismo, a una maggiore conside razione per la realtà associativa di base, a una certa apertura verso i diritti e la di gnità sportiva delle donne e a qualche al tro ambito particolare in cui i valori uma ni e sociali hanno aperto quanto meno una breccia nella rigidità di un modello, che appariva fino a poco tempo fa impermea bile a ogni istanza che non fosse funzio nale al raggiungimento di risultati tecnico agonistici.
Ora, però, stiamo assistendo a un feno meno molto preoccupante. Mentre da un lato stanno cambiando la pratica e la cul tura dello sport nella popolazione, dall’al tro non si riscontrano cambiamenti signi ficativi negli atteggiamenti e nella politi ca culturale del movimento sportivo, la cui influenza peraltro resta dominante e qua si sempre determinante. A parere del C.S.I. devono accomunar si in questo discorso sia il CONI e le Fe derazioni, sia gli Enti di promozione spor tiva. I primi perché, malgrado certe aper ture e anche certi atti positivi in favore del lo sviluppo sportivo, praticano poi una po litica che tende a recuperare ai propri mo delli e ai propri fini i progressi che nei va ri campi si compiono; i secondi perché, complessivamente considerati, non han no la forza o non dimostrano la decisione necessaria nel portare avanti e difendere modelli culturali e pratici di sport realmen te alternativi.
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Sopra questi due fronti, spesso soltanto nominalmente contrapposti, trovano am pio spazio tutte le incertezze, i ritardi, le contraddizioni e le compromissioni della politica sportiva del Parlamento e delle istituzioni pubbliche ai vari livelli. Così, pur in una situazione di per sé fa vorevole a interessanti sviluppi, il model lo sportivo italiano, a livello formale, ri-
mane sostanzialmente immutato o soltan to marginalmente scalfito dai processi in novativi della storia più recente. E se al cuni fenomeni negativi del passato appaio no attutiti, quanto meno per l’evolversi della cultura, della società e del costume, altri molto più minacciosi e potenti stan no prendendo il sopravvento. Nella più o meno generale indifferenza, quando non anche nella accettazione acquiescente, il fenomeno sportivo odierno appare sem pre più profondamente dominato dalle leggi dell’utile, del commercio, dell’imma gine, del prestigio nazionale e interna?/ ' naie, che a sua volta significa potere, com mercio, utile, con tutte le degenerazioni di ordine tecnico, metodologico e mora le che così abbondantemente sono pur troppo sotto gli occhi di tutti. Il doping, in tale situazione, non è più un atto tra sgressivo, ma il prodotto naturale di un modello. Il servizio che la nostra Associazione si deve sentire impegnata a offrire a questo mondo sportivo è anzitutto quello di un modello autentico di sport, per denunciare le incongruenze e anche le degenerazio ni del modello dominante, per testimonia re che esso non è ineluttabile né l’unico possibile, per dare spazio e fiducia a quan ti, pur non accettando il modello dominan te, non sanno o non hanno la forza di per correre strade diverse. Noi abbiamo speso le migliori nostre energie nella ricerca e nella costruzione di un modello umano di sport, e pensia mo che i nostri sforzi non siano stati va ni, né all’interno né all’esterno dell’Associazione. Ma dobbiamo insistere fortemen te su questa strada, conferendo al nostro modello sempre maggiore autenticità e spessore umano, e migliorandolo anche nell’immagine, rendendolo cioè maggior mente visibile, più immediatamente com prensibile e condivisibile. Nello stesso tempo, però, occorre riat tivare altri due canali di azione associati va, che negli ultimi tempi sono stati al-
quanto trascurati: quello della sensibiliz zazione critica e propositiva, anche della denuncia e della protesta ove necessario, e quello della politica. Da oggi non dovrà più essere soltanto una politica «per» lo sport, ma anche «dello» sport, poiché è giunto il momento che cambi anche il go verno dello sport e che tutte le componen ti sportive, debitamente verificate e rico nosciute, possano concorrere alla pari a determinare la politica sportiva del Pae1 se. Questi due tipi di azione rientrano an; ch’essi nella fattispecie del servizio asso ciativo allo sport, e devono vedere impe gnate tutte le nostre strutture, mentre c’è la tendenza a delegarle al solo vertice na zionale.
2.3 Nella Chiesa Va subito chiarito che il nostro riferi mento alla Chiesa non è esclusivamente né principalmente fondato sulla dimensio ne del servizio e neppure sulla sola ispi razione cristiana della sua azione sportivaeducativa. Il Centro Sportivo Italiano, per l'origine (in quanto fondato dall’Azione Cattolica Italiana), per la storia costantemente vissuta, per sua scelta e per il rico noscimento esplicito dell’autorità ecclesia stica, è un’Associazione espressa dalla co munità ecclesiale e parte di essa.
Ciò chiarito, è tuttavia indubbio che nel la Chiesa l’Associazione deve sentirsi for temente impegnata anche in termini di servizio. Alle origini della nostra storia, all’inizio del secolo, l’Associazione si dedicava qua si esclusivamente a servire le esigenze sportive della comunità cristiana. All’at to della sua rifondazione, all’indomani del la seconda guerra mondiale, il C.S.I. ha al largato il proprio orizzonte operativo al l’intera area sociale. Trent’anni dopo, agli inizi degli anni Settanta, ci siamo resi au tonomi dall’Azione Cattolica che ci ave va promosso e nel cui ambito avevamo fi no ad allora operato.
Questi fatti e il concomitante emerge re del problema dello sport per tutti ci han no un poco distratto rispetto alla nostra funzione di servizio diretto nei confronti della comunità cristiana, anche se non in funzione di una esplicita scelta, quanto piuttosto come conseguenza oggettiva del maggiore impegno esplicato in altre dire zioni. In questo quadriennio abbiamo cerca to di recuperare la nostra originaria di mensione e vocazione (4). Indubbiamente, dobbiamo mettere in conto questo tipo di servizio nel momen to in cui verifichiamo il nostro stato e vo gliamo promuovere l’Associazione per un’opera di volontariato più completa e qualificata. Come espressione e parte in tegrante della comunità cristiana, dobbia mo mettere a sua disposizione la nostra specifica competenza educativa in campo sportivo. Il servizio sportivo direttamente reso al la comunità cristiana richiede una dispo nibilità, un’attenzione e un’adeguatezza molto particolari, in quanto si inserisce al l’interno di progetti e percorsi educativi preesistenti e ben specificati. Non soltan to dobbiamo rispettarli, ma anche trova re le formule e gli strumenti più giusti di attività per sostenerli e favorirli, senza le dere le specificità e le competenze altrui, che è poi la dimensione autentica del ser vizio. Non è, tuttavia, soltanto questo il ruo lo che dobbiamo svolgere nella Chiesa in questo momento. Di fronte al processo di scristianizzazione che stiamo vivendo, la Chiesa è sempre più impegnata in un corri-
(4) Ne sono esempi, insieme alla proposta «Giocasport», le già ricordate iniziative di studio e ri flessione su temi ecclesiali e i più puntuali itine rari formativi che abbiamo cercato di mettere a punto. Vanno ricordati a tale proposito i due con vegni nazionali dei Consulenti ecclesiastici spe cificamente dedicati a tracciare il cammino for mativo a più dimensioni delle Società sportive.
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pito pressante di rievangelizzazione e di educazione alla fede. Di conseguenza si fanno sempre più ampi e scoperti gli spa zi in cui i cristiani impegnati nel sociale debbono sviluppare il senso delia loro co scienza di Chiesa e della loro missione, con dignità e responsabilità. Questi spazi di frontiera sono gli spazi naturali e storici della nostra Associazio ne. Per cui, il nostro radicamento nella Chiesa, il nostro servizio nella comunità cristiana, porta ad operare in questi spazi con una consapevolezza sempre più chiara della nostra identità cristiana, della nostra missione. Dovremo essere in grado di la sciarci guidare dall'unica coscienza cristia na, impegnandoci ad essere espressione autentica di Chiesa, a lavorare con sem pre maggiore determinazione ed efficacia per un’animazione cristiana della realtà sportiva.
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3. IL NODO DELLA QUESTIONE SPORTIVA E ASSOCIATIVA La realtà che pur velocemente abbiamo cercato di leggere avendo come punto di riferimento lo sport, ci presenta un qua dro di bisogni, di attese e di problemi in dubbiamente molto complesso. Il recen te processo di sviluppo che ha coinvolto insieme la società e lo sport italiani ha in taccato profondamente e irreversibilmen te l’omogeneità sostanziale del sistema e del modello sportivo esistente fino agli an ni Sessanta. L’Italia non è più il Paese in dustrializzato del sottosviluppo sportivo, con l’urgenza prioritaria e pressoché uni ca di uscire da tale situazione lottando tutti insieme per l’affermazione dello sport per tutti. Nella società cosiddetta postindustria le di oggi ha trovato diritto di cittadinan za anche lo sport, diramandosi al suo in terno in una miriade di percorsi ideologi ci, organizzativi, socio-economici e poli tici in cui è difficile spesso orientarsi e rin tracciare un qualche filo conduttore. La nostra Associazione è ordinariamen te impegnata su tutti i fronti di questa complessa situazione e dovrà certamen te continuare a farlo anche in futuro. Ma noi non possiamo esaurire — o disperde re — le nostre energie in politiche esclu sivamente settoriali, né d’altra parte pos siamo diluire la nostra vocazione cultura le ed educativa recependo passivamente istanze eterogenee e amministrando un in sieme incongruo di servizi. Il C.S.I. infatti non persegue obiettivi di natura esclusivamente tecnico-sportiva, né di presenza politica o anche puramente so ciale, e pertanto si impegna nei problemi particolari dello sport in funzione e in coe renza con l'obiettivo fondamentale e ulti mo del rinnovamento della cultura e del l’etica sportiva. Perciò siamo fortemente sollecitati a in dividuare una strategia globale, in grado di attraversare le diverse articolazioni del fenomeno sportivo, di penetrare nel loro nucleo culturale e di sviluppare dall'inter no i germi del rinnovamento. D'altro canto, la politica dello sport per
tutti in cui anche noi ci siamo fortemente impegnati, ha prodotto di certo importanti innovazioni, ma ha anche rivelato i suoi limiti. Ha promosso lo sport inserendolo nella sfera dei diritti di tutti i cittadini, an che se soltanto una minoranza se ne può avvalere praticamente; ha segnato la fine del monolitismo dei gesti tecnici e delle esperienze sportive, intaccando sensibil mente anche il monopolio dello sport olimpico; ha creato alcuni spazi di espres sione e gestione autonoma dello sport, an che se non sempre realmente alternativi o sostanzialmente diversi.
Ma non ha intaccato, se non in misura minima, la debolezza storica dello sport italiano, la sua congenita incapacità ad esprimere una cultura autonoma rispetto alla cultura sociale dominante. Basti pen sare come il mondo sportivo olimpico — la cui storia ha sempre camminato sull’on da dei valori sociali alla moda — non ab bia fatto grande fatica per adattarsi alla nuova situazione sportiva, recependola an zi in gran parte, con trasformazioni mar ginali rispetto ai princìpi, alle finalità e ai metodi abituali. Noi oggi vediamo che pra ticamente tutte le forme sportive venute alla luce in questi anni, anche quelle ap parentemente più eterodosse e ufficial mente più discutibili, da una parte trova no facilmente asilo nell’alveo olimpico, dall'altra, per parte loro, si adattano con estrema facilità a percorrere i sentieri sportivi più comodi e da sempre più bat tuti: il consumismo, sia pure verniciato da vaghe idealità, ma disponibile di fatto a tutti i compromessi dell’utile e del com mercio; la ricerca di risultati comunque di prestigio, che si sposa inevitabilmente al l’insensibilità e all’indifferenza per le istan ze più profonde di ordine culturale ed eti co; più in generale, il perseguimento di scopi effimeri e futili, che dissipa le enor mi possibilità formative dell’esperienza sportiva e associativa. È questo il tipo di lettura che importa e compete alla nostra Associazione, ed è
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a quest’ordine di problemi che dobbiamo dedicare la nostra particolarissima atten zione, il nostro impegno e il nostro servi zio, evitando l’insidia di una visione sol tanto politica della realtà sportiva, che por terebbe l’Associazione ad arenarsi nelle secche della pura competizione per la pre senza e per il potere. Possiamo dunque concludere che sia dall’esame della realtà esterna, sia dal bi lancio interno del passato quadriennio, emerge l’esigenza sostanzialmente iden tica di qualificare il nostro servizio asso ciativo sul piano culturale ed educativo per adeguarlo alla natura dei bisogni e alla complessità dei problemi odierni. In altri termini, l’impegno del C.S.I. bella realtà socio-sportiva odierna deve rimane re caratterizzato dai suoi intenti originari ' di promozione umana e di animazione cri stiana. Questa è l’identità associativa da svilup pare all’interno e il modello da perfezio nare per una maggiore capacità operati va all’interno e all’esterno.
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4. LA RISPOSTA NECESSARIA Quattro anni orsono, proprio in occasio ne del precedente Congresso nazionale, abbiamo pubblicato il nostro Progetto as sociativo. È la «carta» dei nostro impegno nello sport, nella società, nella chiesa, il cui con tenuto è riassumibile in tre parole: sport, associazione, educazione. dna «carta» non politica, ma culturale educativa nella sua essenza, poiché è di questo tipo la risposta che intendiamo da re ai problemi che ci interpellano. Voglia mo creare degli ambienti sportivo-asso ciativi in cui le persone si ritrovino come persone e compiano esperienze di cresci ta: ecco il centro della proposta associa tiva e la sostanza del servizio cui ci dedi chiamo. Il Consiglio nazionale ritiene che in que sto Congresso l’Associazione debba riflet tere e impegnarsi prioritariamente sui pro blemi di fondo, che chiamano in causa l’Associazione in quanto tale. Sarà poi il futuro Consiglio a tradurre gli orientamen ti in politiche specifiche e in programmi particolari di attività. La realtà sportiva italiana, lo abbiamo visto, non soffre perché è priva di una qualche legge o carente di alcuni mezzi fi nanziari; soffre perché non riesce a dare un senso, un’anima, alle tante esperienze sportive che oggi si compiono. Restiamo sempre un po’ sconcertati di fronte alle riunioni, anche solenni, del mondo sportivo nelle quali le analisi non vanno mai oltre gli aspetti legislativi, tec nici ed organizzativi. Ci sconcerta l’inca pacità di andare al nucleo dei problemi, l’assenza di attenzione per i risvolti di or dine culturale e morale delle esperienze, il non interrogarsi sui bisogni profondi di coloro che praticano sport, quali speran ze ripongano in esso e in qual modo la pra tica sportiva potrebbe concorrere a rea lizzarle. E importante, allora, che prendiamo chiara consapevolezza della peculiarità del nostro ruolo di promozione umana e ani mazione cristiana nell’attuale momento
storico della società e dello sport italiani. Se riusciremo a conservare viva questa no stra coscienza associativa, non ci saranno ostacoli insormontabili, né ci lasceremo sommergere dalla complessità dei proble mi derivanti dalla nostra espansione orga nizzativa o dal moltiplicarsi delle attività sui più svariati fronti. Ecco perché il Consiglio nazionale, nel la parte finale, propositiva, di questa re lazione, anziché sottoporre al Congresso una serie di temi e proposte particolari, invita a riflettere su grandi questioni di or dine progettuale quali l’Associazione, l’e ducazione, la solidarietà. dna riflessione di così ampio respiro ap pare oggi prioritaria su ogni altro aspetto per orientare il cammino del C.S.I. nella realtà complessa del momento.
4.1 Progetto associazione Si è detto in precedenza che il C.S.I. non è un’Associazione genericamente sociale, ma un’Associazione di volontariato e di servizio, poiché il suo nucleo «promoto re», cioè la sua componente dirigenziale, si pone al servizio della crescita umana di tutti i soci attraverso l’offerta di esperien ze sportive qualificate.
• Identità associativa Non dobbiamo perdere di vista questo nostro fondamentale connotato. Il proble ma dell’identità associativa diventa prio-ritario rispetto ad ogni altro genere di pro blemi di fronte a una situazione come quella odierna. Viviamo in un mondo fortemente cari co di ambiguità, con una grande confusio ne di valori e anche di linguaggi. Nel mon do dello sport scorgiamo una superficia le leggerezza nell’uso indiscriminato di ter minologie quali cultura, rispetto dei diritti umani, servizio allo sviluppo delle perso ne e al bene comune... parole che non tro vano quasi mai riscontro nei fini realmente perseguiti e nelle prassi adottate.
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È facile in questa situazione smarrire il senso della propria identità, cedendo alla confusione, o alla tentazione di omologare tutto e il contrario di tutto. Noi abbiamo la fortuna di nascere e vi vere all’interno della tradizione cristiana, in cui i princìpi e i valori hanno un signifi cato rigoroso e univoco, facendo sì che l’i dentità della nostra Associazione sia chia ramente delineata nei suoi fini, nei suoi valori di riferimento, nei criteri fondamen tali dell’azione. Dobbiamo convincerci che risiede in questo la nostra forza e la no stra possibilità di realizzare l’impresa per cui ci siamo associati. biella nostra precedente analisi abbia mo rilevato un’Associazione in forte cre scita su tutti i fronti, ma che, proprio per questo, rischia d’essere trascinata in una mentalità e in meccanismi di tipo azien dale, produttivistico. È una mentalità che s’insinua facilmente quando aumenta la mole delle attività e degli impegni, quan do l’assillo delle scadenze diventa così in tenso da non lasciare spazio a riflessioni di altro tipo.
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L’Associazione, nel suo complesso, ha avvertito questo pericolo, che possiamo chiamare di degrado del senso associati vo. E abbiamo anche rilevato che nell’ul timo periodo, dalla verifica compiuta nell’Assemblea nazionale ad oggi, ha cerca to di reagire ponendosi con più attenzio ne le questioni fondamentali di ordine as sociativo. È stato già ricordato, a questo proposito, il dibattito di buon livello svi luppatosi in molti degli ultimi congressi provinciali. È importante che il Congres so nazionale prosegua e sviluppi questo tipo di riflessione. Nell'attuale fase della sua storia, carat terizzata da un forte processo di crescita, il C.S.I. ha soprattutto bisogno di raffor zare l’ancoraggio alle sue radici, di rinver dire il senso originario del suo patto as sociativo. I problemi odierni della socie tà e dello sport hanno bisogno di trovare risposte che abbiano forti ispirazioni. Le
nostre risposte, che riguardano l’interno e l’esterno del C.S.I., saranno tanto più ef ficaci e convincenti quanto più avranno l'impronta della fede a cui ci ispiriamo e trarranno alimento dal nostro radicamento ecclesiale. « Comunione ecclesiale
Se si affievolisce il senso della nostra appartenenza ecclesiale, inevitabilmente verrà meno anche il senso autentico del nostro essere Associazione. E allora cer cheremmo invano supporti e motivazioni al nostro impegno in campi che non sono i nostri specifici e che comunque non pos sono costituire per noi un’alternativa. Cer tamente, dobbiamo far ricorso con impe gno e serietà agli strumenti offerti dalla scienza e dall’esperienza, dall’organizza zione e dalla politica, ma non risiedono qui le risposte ultime ai nostri problemi. L’originalità del C.S.I. nella storia spor tiva italiana non è data essenzialmente dal le lotte portate avanti per il diritto di tutti allo sport, o per il recupero dell’aspetto lu dico nello sport, o per la difesa della liber tà e pari dignità dell’associazionismo spor tivo e altre simili. La nostra originalità ri siede nelle motivazioni che stanno alla ba se di tali lotte, nei princìpi cristiani che le hanno ispirate, nella comunione ecclesiale che ci ha fornito la spinta e la forza per promuoverle. Ed oggi che le lotte da por tare avanti si sono fatte più difficili, per la complessità di una realtà dai contorni spesso ambigui e indecifrabili, la nostra salvezza, la speranza di non smarrire il senso del nostro impegno è direttamente connessa alla capacità con cui sapremo rinnovare in continuazione a noi stessi, at tualizzandole, le ragioni vere e profonde del nostro patto associativo. Questo forte richiamo a vivificare le no stre ragioni di fede e la nostra collocazio ne ecclesiale non dev’essere interpretato come una rinuncia o una sottovalutazio ne della natura laicale del nostro impegno. Anzi, saremo un’espressione di Chiesa tan-
to più autentica quanto più saremo noi stessi, cioè quanto più essenzialmente lai cale sarà il nostro modo di vedere le cose e di operare. A noi compete di immergerci nella real tà del nostro tempo, fin oltre i confini della Chiesa, dove la sua azione e la sua voce spesso non giungono; e in questa realtà, condivisa fino in fondo, da fratelli accanto ad altri fratelli, di prestare umilmente il no stro servizio di promozione umana, sen za tradire la natura delle cose che trattia mo, né le attese delle persone, ma cercan do di rispondere, al di là dei desideri, ai bisogni più profondi che esse esprimono. Tuttavia, questa nostra impronta laica le, questo nostro essere Associazione di frontiera, rafforza anziché diminuire la ne cessità di rinsaldarci nella comunione ec clesiale, e non basta dichiararlo, occorre che si concretizzi in fatti associativi con creti.
° Operatori motivati Torna allora il concetto del nucleo as sociativo dei «promotori», degli operato ri cioè che promuovono l’Associazione e offrono ad essa il proprio servizio educa tivo. È evidente che la comunione eccle siale passa anzitutto attraverso di loro, poi ché sono i membri della comunità cristia na che si assumono il compito associati vo di educare attraverso lo sport. Ed essi potranno reggere al loro impegnativo compito soltanto se attingeranno da que sta matrice motivazioni profonde, radicate nella fede e sostanziate di autentica spiri tualità. Ci dibattiamo spesso con il problema della formazione degli operatori, ed è im portante che sia così, poiché è un proble ma chiave per il C.S.I. Ma dobbiamo guar dare questo problema nella completezza delle sue dimensioni e dei suoi risvolti. Non possiamo nasconderci dietro un di to. Per reggere a un’Associazione come quella che abbiamo messo in essere e per realizzare un progetto come il nostro, o
possiamo contare su persone profonda mente motivate a livello interiore, religio so, o l’impresa è destinata a fallire. Il problema, dunque, della formazione degli operatori non può essere affrontato in termini esclusivamente tecnici e meto dologici, ma di sostanza culturale. Abbiamo certamente necessità di un’a zione formativa più estesa, più sistemati ca e meglio qualificata nei programmi e nelle strategie, ma d’ora in avanti dobbia mo riservare più attenzione ai contenuti di fondo dell’azione formativa. Prima d’ogni altra cosa, la formazione deve garan tire all’Associazione degli operatori piena mente consapevoli e motivati a portare avanti un’Associazione sportiva così ati pica come il C.S.I. Lamentiamo anche, sempre più spesso, la scarsità di sacerdoti che affianchino la nostra azione. Dobbiamo preoccuparcene, ma non farne pretesto per un nostro di simpegno nelle cose che comunque com petono a noi laici, e che non potremmo, o non dovremmo comunque delegare ai sacerdoti. Alla radice della crisi del nostro tempo c’è lo smarrimento dei senso esistenzia le, del senso dell’uomo. Anche il disorien tamento e la confusione di valori esisten ti nel mondo sportivo hanno la vera origi ne nella perdita del senso dell’uomo. Se vogliamo assolvere al nostro com pito e al nostro impegno di aiutare le per sone a ritrovare se stesse, dobbiamo ac quisire per primi noi il senso profondo del l’uomo alla luce della fede, farne testimo nianza di vita e messaggio concreto di spe ranza. ° Circuito culturale Insieme a ciò, per accrescere il livello di tensione e di coscienza associativa, dob biamo alimentare anche un più intenso e dinamico circuito culturale all’interno del le nostre strutture. Non può prescindere da questo dinamismo culturale un'Asso-
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ciazione che ha per fine lo sviluppo di una cultura integrale dell’uomo. Ma un circuito culturale vivo non s’in staura con qualche distratta lettura asso ciativa o con qualche sporadica iniziativa formativa. Ci vuole un dibattito continua tivo sui grandi temi che ci motivano e ci coinvolgono, una passione profonda per la ricerca comune delle soluzioni più ade guate ai nostri problemi, una sempre più penetrante capacità di analisi critica ri guardo ai valori e ai disvalori presenti sia nel mondo sportivo, sia all'interno stesso della nostra Associazione. Dobbiamo riconoscere che fra tanti im pegni organizzativi, quello più specificamente culturale è spesso carente nelle no stre strutture. Non si trova spazio, o non si avverte il bisogno di aggiornarsi, di ri flettere e dibattere, di analizzare la realtà che ci circonda o il senso stesso delle co se che facciamo. Viceversa, è proprio dal nostro senso critico, mantenuto vigile e aperto, che può discendere un servizio puntuale e adeguato ai bisogni delle per sone. Non è un paradosso affermare che più ampio spazio di tempo dedicato allo stu dio, alla riflessione e al dibattito sarebbe tempo guadagnato anche in ordine alle at tività e alle incombenze di tipo tecnico e organizzativo. Sarebbe guadagnato quan to meno perché ci farebbe commettere meno errori, potendo avvalerci di una vi sione più chiara delle cose, di una mag giore sicurezza nelle direzioni in cui muo verci ed anche di una maggiore creatività rispetto agli orientamenti e ai programmi, che spesso sono recepiti pedissequamente dall’alto, senza alcuno sforzo di traduzio ne e di mediazione. Il Consiglio nazionale ha avvertito esso stesso questa esigenza nel passato qua driennio ed ha instaurato la prassi di riser vare uno o più momenti delle sue sedute annuali all’approfondimento culturale dei temi di maggiore interesse associativo. Anche alcuni Consigli provinciali e re gionali hanno adottato questo metodo, ma
è indispensabile che esso diventi prassi abituale e diffusa in tutta l’Associazione, se vogliamo che la cultura associativa sia veramente all’altezza del compito che in tendiamo svolgere. 0 Dimensione Società sportiva
Il «progetto associazione», infine, deve portarci a recuperare un’altra dimensione tipicamente associativa, che forse lo svi luppo organizzativo e lo sforzo concentra to sulle attività ci hanno portato a curare di meno rispetto ad altri periodi. Ci rife riamo alla dimensione «Società sportiva», che ha sempre costituito per il C.S.I. il punto di partenza e di arrivo di tutto il suo lavoro. Sappiamo bene che la realizzazione dei nostri intenti si identifica, in definitiva con il livello di vita e di crescita delle nostre Società sportive. In esse — afferma lo Sta tuto all’art. 2 — «il C.S.I. assolve prima riamente il proprio compito educativo». Tale compito non può consistere soltan to nel fornire alle Società servizi sportivi, tecnici e organizzativi, sia pure validi e qualificati, ma deve includere anche la cre scita del loro livello di coesione e di espe rienza associativa. È infatti nel clima as sociativo comunitario che le attività spor tive trovano il terreno per sviluppare co me esperienze di vita. D’altro canto, ragionando in termini di servizio, possiamo affermare che non ve n’è oggi un altro più importante e pressan te di questo, anche con precedenza sullo stesso servizio sportivo. Occasioni di sport nel nostro Paese si stanno moltiplicando, ma ciò che manca allo sport come alla so cietà più in generale sono le opportunità di vivere esperienze autenticamente co munitarie. Se è vero che l’isolamento e il conseguente individualismo sono sindro mi tipiche del malessere di questa socie tà, il servizio associativo è indubbiamen te quello che dobbiamo privilegiare su ogni altro.
Il mondo sportivo ha riconosciuto ne gli ultimi tempi l’importanza delle Socie tà sportive, ma, a parte una componente certamente strumentale di tale atteggia mento, esso si dimostra incapace di valo rizzarne le potenzialità con proposte che vadano al di là degli aspetti puramente tecnici e organizzativi, peraltro cultural mente ambigui, dello sport. Impegnandoci su questo fronte, rende remo anche un servizio di testimonianza e di modello nei confronti del valore co munitario, che oggi appare sempre più ra ro e difficile da sperimentare. Proponendoci di rafforzare questa di mensione tipica del nostro impegno, sa rà anche indispensabile adeguare i mezzi e i metodi di azione alle nuove dimensio ni raggiunte dall’Associazione. Sarebbe in fatti impossibile un’azione diretta e capil lare sulle Società sportive condotta con gli stessi sistemi di un tempo, quando il C.S.l. aveva praticamente lo stesso numero di Consigli, ma meno della metà delle attuali Società. Dovremo altresì provvederci di adeguati strumenti di analisi per compren dere bene la realtà e i bisogni delle nostre Società, poiché la loro fisionomia è pro fondamente mutata negli ultimi anni, nelle motivazioni dell’associarsi, negli atteggia menti verso lo sport e nelle modalità del lo stare assieme. Insomma, dovremo at trezzarci come si conviene a una grande associazione che non vuole perdere la sua caratterizzazione più forte: quella «asso ciativa» nel senso vero e pieno del termine.
o Adeguamenti statutari Un «progetto associazione» così impo stato dovrà tener conto necessariamente anche degli aspetti statutari e porsi il pro blema di eventuali correttivi e arricchi menti. Potrà essere il Congresso ad espri mersi a tale riguardo, ma è certo, a pare re del Consiglio nazionale, che un’ope razione Statuto ha senso se impostata co me un'operazione di grande respiro asso ciativo, e non solo tecnico-giuridica. Lo Statuto è il nostro patto associativo
e noi dobbiamo mettervi mano con lo sco po precipuo di innalzare il livello della no stra identità e del nostro servizio di volon tariato.
4.2 Progetto educazione Molteplici ragioni ci sollecitano a rivi sitare la nostra caratterizzazione educati va per reinterpretarne il senso e la porta ta alla luce dell’attuale fase storica del C.S.l., dello sport, della società italiana; per riassumerla con un atto di volontà esplicita come compito fondamentale e prioritario del momento. Non c’è oggi un altro compito che pos sa stare alla pari con questo, o anche sem plicemente che giustifichi di sottrarre a questo energie associative importanti, co me è stato, ad esempio, per lo sport di tutti. • Sport educativo per tutti
Certamente lo «sport per tutti» conti nuerà a rimanere per il C.S.l. un punto ba silare di riferimento, ma non potrà esau rire le nostre energie, o rappresentare un obiettivo in se stesso; semmai dovremo impegnarci per correggere le contraddi zioni e le povertà che il recente sviluppo sportivo italiano, guidato più da interessi particolari che da solidarietà, non ha sa puto rimuovere. Ma al di là di ciò, nell’I talia odierna il diritto allo sport non si po ne più nei termini pressanti e generaliz zati di dieci-quindici anni or sono, men tre proprio il moltiplicarsi delle occasio ni di sport ha fatto venire alla luce la po vertà culturale delle proposte che vengo no fatte. Se è vero, infatti, che iniziative anche importanti sono state messe in es sere per saziare la fame di sport dell'Ita lia del sottosviluppo sportivo, ben poco in vece si è fatto per soddisfare il bisogno di cultura, di umanesimo, di socialità, di im pegno personale e comunitario che pure la fame di sport a suo modo esprimeva. Né si scorgono all'orizzonte segnali di una prossima inversione di tendenza.
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Perciò la funzione culturale-educativa propria del C.S.I. acquista oggi un’attua lità particolarissima, probabilmente come non è mai accaduto nei suoi quasi cento anni di vita, in ragione della dimensione realmente popolare che lo sport sta assu mendo, della sua incidenza sempre più pe netrante sulla mentalità e sui costumi di vita. Potremmo dire, con la dovuta umil tà ma anche con chiarezza e fermezza, che dopo lo «Sport per tutti», l’impegno pre minente del C.S.I. dovrà essere volto al l’educazione per tutti, o allo «Sport edu cativo per tutti». • Giovani e giovanissimi Il rilievo attualissimo della nostra fun zione educativa balza ancor più evidente se consideriamo l’area dei giovani e dei giovanissimi, oggetto preminente dell’a zione del C.S.I. La percentuale dei prati canti, dalla fanciullezza fino ai sedici-diciotto anni, ha compiuto balzi vertiginosi in pochi anni ed è prevedibile che entro breve tempo l’esercizio sportivo divente rà parte integrante del tirocinio di istru zione e formazione di tutti i soggetti in età evolutiva. Sono indubbiamente apprezza bili gli sforzi compiuti sul fronte pubblico e privato per portare lo sport a livello gio vanile, ma con ogni buona volontà non riu sciamo a scorgere corrispondenti sforzi per determinare un rinnovamento della cultura sportiva. Al di là di qualche espe rienza settoriale, l’impressione generale che si ricava dall'insieme del fenomeno in atto è che si sia innescato un processo sen za un progetto, o peggio, che il processo avanzi dietro le spinte più o meno casual mente convergenti di una molteplicità di interessi settoriali, che ben poco hanno a che fare con le ragioni formative della pra tiva sportiva giovanile.
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Questa situazione non può evidente mente lasciarci indifferenti; né possiamo tranquillizzare la nostra coscienza eviden ziando la parte notevole di merito che ab-
biamo avuto anche noi nell’innescare e promuovere l’attuale fase di sviluppo. Ad altri questo può forse bastare, al C.S.I. no, se sviluppo della pratica non significa an che sviluppo della qualità umana dell’e sperienza sportiva compiuta, cioè, insie me, umanizzazione dello sport e umaniz zazione attraverso lo sport.
° Politica educativa
Abbiamo visto che ci sono anche ragio ni interne all’Associazione che fanno emergere l’istanza educativa con partico lare forza e attualità. Da un lato la necessità di contrastare gli effetti della consuetudine, che porta a con siderare l’educazione un fatto scontato, meccanico, di routine associativa; dall’al tro, a un livello più profondo, l’esigenza precedentemente evidenziata di qualifica re complessivamente l’Associazione, di renderla capace di esprimere più chiara mente la sua identità, che è per l’appunto di natura culturale ed educativa. Se, dunque, nell’attuale congiuntura sportiva e sociale, il rilancio educativo co stituisce per il C.S.I. una sorta di impera tivo storico, dobbiamo sostanziarlo di scel te e politiche associative adeguate. Abbiamo già un Progetto e negli ultimi anni abbiamo anche messo a punto pro grammi e iniziative di indubbia validità sotto il profilo educativo. Ora, il nostro sforzo ulteriore dev’essere indirizzato al la elaborazione di una politica comples siva e organica dell’azione educativa. Dovremo impegnarci a tradurre in linee politiche il Progetto associativo, cosicché emergano chiari gli indirizzi, gli obiettivi e i criteri che tutti devono seguire per fa re educazione attraverso tutti i settori di attività. Poiché l’educazione non si con trappone ad altri settori di impegno asso ciativo — né con l’attività, ad esempio, né con l’organizzazione — e non si identifi ca nemmeno con alcuna particolare azio ne, ma è la risultante del lavoro comples-
sivo e del modo d’essere stesso dell’Associazione. «Progetto educazione», anzi, deve signi ficare il ricondurre a unità di visione e di impegno molti nostri programmi e inter venti, singolarmente validi, ma a volte scoordinati e perciò scarsamente efficaci. E ci aiuterà anche ad uscire dal vecchio equivoco di identificare l’educazione con la formazione, o di scaricare sulla forma zione la soluzione di tutti i problemi edu cativi, che invece implicano in misura al trettanto importante le attività che faccia mo, i modelli organizzativi che usiamo, le strutture e le dinamiche associative atti vate, i rapporti soprattutto fra le struttu re e le Società sportive.
° Società sportive Sono infatti le Società sportive il pun to terminale della nostra politica educa tiva e il «progetto educazione» deve ten dere come primo obiettivo proprio all’i dentificazione e all’adozione di mezzi e modi più efficaci per portare fino alle So cietà il nostro patrimonio culturale. Pro duciamo oggi una grande varietà di pro poste culturali, sia al centro sia nelle strut ture periferiche, ma non siamo riusciti an cora ad attivare un grande canale che pos sa travasarle in maniera adeguata e con tinuativa verso tutte le nostre Società.
L’esperienza ci dice che non è un'impre sa facile, poiché vi giocano molteplici fat tori e vi si frappongono grossi ostacoli di varia natura. Ed è un’impresa tanto più dif ficile, quanto più crescono il numero del le Società e le dimensioni complessive del C.S.l. Ma altre difficoltà, altrettanto ardue, abbiamo superato quando si sono incon trate la convinzione e la volontà di tutte le strutture. In questo senso, la messa a punto del «progetto educazione» aiuterà a determinare tale situazione fornendo a tutti con chiarezza le coordinate dell’azio ne educativa a cui porre mano: le scelte di valore su cui puntare, le urgenze edu cative da privilegiare, i modelli organizza-
tivi più coerenti, i mezzi di supporto, le prassi da seguire.
• Impegno congressuale A monte, chiaramente, dev’esserci la volontà esplicita dell’Associazione di im pegnarsi seriamente in un’impresa di co sì grande portata e impegno; e questa vo lontà spetta anzitutto al Congresso di ma nifestarla con chiarezza e con forza, con la consapevolezza, anche, delle conse guenze che potranno derivarne per tutti. E evidente, infatti, che sciegliendo come centrale l’impegno educativo, bisognerà poi che ciascuno adotti comportamenti coerenti, vale a dire che sia disponibile a sobbarcarsi la propria parte di impegni ed anche a compiere le inevitabili rinunce, ri spetto a un passato in cui forse abbiamo lasciato crescere un’eccessiva varietà di er be su un terreno associativo, a volte col tivato soltanto superficialmente. È un prezzo che dobbiamo pagare al ri
lancio educativo della nostra Associazio ne, non certo in termini di riduzione del la nostra presenza sul territorio o delle at tività, ma di razionalizzazione e di più at tenta programmazione e finalizzazione delle nostre energie e risorse.
4.3 Progetto solidarietà Quando un anno fa decidemmo di assu mere il valore della solidarietà fra le tema tiche principali della nostra riflessione congressuale, non potevamo prevedere che saremmo stati confortati e incoraggia ti in questa scelta da un documento così importante e prestigioso come l’enciclica «Sollicitudo reisocialis» di Giovanni Paolo li, pubblicata nel ventesimo della «Populorum progressio» di Paolo VI. L'enciclica non è un inno alla solidarie tà, come forse si sarebbe aspettato chi ri tiene la Chiesa unicamente preoccupata della vita spirituale degli uomini; al con-
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trario, è un grido drammatico alla solida rietà, definita la «tremenda sfida» a cui sia mo tutti chiamati, anzi obbligati, in quest’ultima decade del secondo millennio. Pur invitando a non cedere alla dispe razione, al pessimismo e alla passività, il Papa disegna con duro realismo la situa zione socio-economica del mondo, attra versata da laceranti disparità nella fruizio ne dei beni terreni, che feriscono profon damente la dignità stessa della persona umana. Abbiamo tutti la nostra parte di colpe, ammonisce il Papa, quelli che agi scono per egoismo, brama di guadagno esagerato e di potere, e quelli che omet tono di intervenire per timore, per inde cisione, in fondo per codardia. Perciò siamo tutti obbligati ad accetta re questa tremenda sfida e a «mettere in opera — con lo stile personale e familia re della vita, con l’uso dei beni, con la par tecipazione come cittadini, col contribu to alle decisioni economiche e politiche e col proprio impegno nei piani nazionali e internazionali — le misure ispirate alla solidarietà e all’amore preferenziale per gli ultimi». In questo impegno — dice ancora il Pontefice — debbono essere di esempio e di guida i figli della Chiesa, fra i quali un ruolo preponderante spetta ai laici, a cui «compete di animare, con impegno cri stiano le realtà temporali e, in esse, mo strare di essere testimoni e operatori di pa ce e di giustizia». • Grandi opportunità associative
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Il Centro Sportivo Italiano per sua na tura e storia, nello spirito dei suoi promo tori volontari, negli obiettivi che persegue, si colloca già nella logica della solidarie tà. Ma oggi siamo chiamati a un impegno più esplicito e pieno, a una testimonian za più visibile e aperta, per contribuire in maniera più incisiva a vincere la sfida in dicata dal Papa. Come Associazione educativa noi pos siamo offrire un grande contributo all’in-
staurarsi di una mentalità solidaristica e quindi a ridurre le tensioni e le conflittua lità generate dall’individualismo, dall’iso lamento, dall’avidità di possesso e di con sumo. Come Associazione sportiva, possiamo concorrere a far riscoprire dello sport i va lori peculiari e profondi di gratuità e ge nerosità, di socialità e collaborazione, di rispetto vicendevole e altruismo, valori che purtroppo stentano sempre di più a farsi strada nella pratica sportiva moder na, anche di quella giovanile, ormai qua si completamente omologata ai parame tri culturali e morali dello sport di alto li vello e commerciale. Come Associazione di volontariato e di servizio sociale, abbiamo grandi opportu nità di lottare contro l’emarginazione e le ingiustizie, che anche nello sport esisto no, e di rivolgere il nostro impegno pre ferenziale alla promozione umana e socia le degli ultimi.
• Nell’Associazione C’è anzitutto una solidarietà che deve esprimersi fra le stesse strutture associa tive realizzando, pur nella diversità, un li vello più alto di unità sostanziale. Sulla ba se della stessa identità associativa bisogna costruire una situazione di comunione e collaborazione reciproca, favorendo la promozione di quelle strutture che hanno minori opportunità o che incontrano sul loro cammino maggiori difficoltà. Ci sono ancora nella nostra Associazio ne tante povertà di vario tipo, che abbia mo il dovere di individuare, riconoscere e concorrere unitariamente a eliminare. C’è anche a volte, un senso di separa tezza fra le strutture, una tendenza all’iso lamento e alla non comunicazione, che ostacola il travaso delle esperienze, l’aiu to vicendevole e la crescita comune.
In questo senso, solidarietà vuol dire avere un’unica coscienza associativa, sen tire l’Associazione nella sua unitarietà, condividere e farsi carico dei problemi di
tutte le componenti associative. C’è una distinzione di ruoli e di responsabilità nell’Associazione, ma non una separazione o, peggio, una contrapposizione; ci sono delle parti, ma non delle controparti; di ritti e doveri non sono mai nettamente di visibili. È compito delle Presidenze regio nali porsi a servizio dei Consigli provincia li, ma questi hanno l’identico dovere di far si carico delle esigenze regionali. Così la Presidenza nazionale, o in senso più lato il Centro nazionale, a cui giustamente ven gono indirizzate istanze di servizi sempre più completi e puntuali, ha bisogno e di ritto anch’essa alla solidarietà da parte del le strutture periferiche; una solidarietà non generica o sentimentale, ma concreta, fat ta di partecipazione e di collaborazione. Situazioni di isolamento e chiusura ca ratterizzano anche la vita delle Società sportive. È purtroppo un male antico e ge nerale dello sport, che colpisce largamen te anche le nostre Società sportive. Qual che spiraglio di apertura lo abbiamo ot tenuto introducendo formule e manifesta zioni sportive meno tese dal punto di vi sta agonistico e realizzate secondo il mo dello della festa. Bisogna insistere su ta le strada e tentarne di ulteriori perché l’at teggiamento di chiusura delle Società compromette proprio la formazione di mentalità sociali, responsabili e impegna te che è tra i fini primari dell’esperienza aggregativa dello sport e del C.S.I. ° Con la comunità cristiana
Il valore della solidarietà, infine, deve manifestarsi anche in una più profonda co munione ecclesiale. Ci si lamenta a volte di essere trascurati in alcune realtà eccle siali, ma dobbiamo prima interrogarci su come le nostre strutture vivono solidarmente con la comunità cristiana, se e in che modo sanno mettersi umilmente al servizio dei piani pastorali ecclesiali, a fianco di altre associazioni affini o com plementari per caratteristiche, obiettivi e ambiti di impegno.
• Nelle attività sportive Un terreno estremamente fertile all’e sercizio della solidarietà è quello delle at tività sportive. Il lavoro svolto su questo vastissimo terreno ha un grande rilievo sul piano educativo, poiché consente alle per sone di toccare con mano e sperimentare tangibilmente situazioni ispirate alla so lidarietà; ma ha anche un grande rilievo di testimonianza e di animazione, poiché mostra immediatamente e in maniera più convincente di tante parole in qual modo si può concretizzare uno sport a misura e a servizio indistintamente di tutti. A questo riguado, il C.S.I. può ascrive re a suo merito una lunga e sofferta tradi zione diretta non soltanto a contrastare l’impronta elitaria e discriminatoria dello sport moderno, ma anche a costruire una reale ipotesi alternativa di sportività e di pratica concreta delle attività. Il modello sportivo umano e sociale, che abbiamo a lungo sognato, non è più sol tanto un progetto, ma sta diventando una realtà concreta e positivamente sperimen tata. Sono già tante oggi le manifestazio ni sportive del C.S.I., nazionali o locali, che sono improntate a un clima autentico di festa e di gratuità, di scambio e di amici zia, insomma di vera solidarietà. Ci troviamo già tracciata, quindi, una strada sicura su cui procedere, eliminan do anzitutto le sacche di resistenza o di indifferenza che ancora sussistono, ado perandoci con rinnovata creatività per ar ricchire e perfezionare il modello in tutti i suoi aspetti programmatici, tecnici, re golamentari e organizzativi, infine molti plicando gli sforzi per estenderlo a tutte le fasce di età, come è negli obiettivi del nostro Progetto.
» Nello sport e nella società Ma il valore della solidarietà si deve esprimere anche verso l’esterno, nel mon do dello sport, nel sociale, nel politico. Condividere i problemi e farsi carico delle povertà sportive di aree geografiche
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e categorie sociali, favorire il dialogo e la collaborazione fra le organizzazioni e le istituzioni, promuovere iniziative che rap presentino segnali chiari e visibili di un modo diverso di intendere e praticare lo sport, sostenere i diritti umani e sportivi delle fasce più deboli ed emarginate, col laborare con quanti sinceramente porta no avanti battaglie di socializzazione e umanizzazione sportiva: sono alcuni pos sibili modi per dare respiro extra-associa tivo allo spirito di solidarietà che deve ani marci. L'ambito specifico del C.S.I. è quello sportivo ed esso non ha la competenza né la forza per estendere ad altri ambiti il suo servizio. Ma sarebbe un grave errore con fondere la dimensione della solidarietà con l’ampiezza materiale dell’orizzonte in cui si esercita. Ciascun cittadino e ciascu na istituzione, avverte il Papa, è chiama to a dare il proprio contributo di solida rietà nel ruolo che esercita e nell’ambito in cui opera, e il C.S.L, si è già accenna to, come Associazione educativa, sporti va e di servizio volontaristico, ha enormi opportunità di testimoniare e operare per la pace e la giustizia nella realtà tempora le che ha scelto e gli compete di animare.
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Anche se come C.S.I. abbiamo alle spal le una lunga e intensa tradizione di impe gno politico, ci accade a volte di ripiegar ci su noi stessi o perché assorbiti dai no stri impegni interni, o perché disorientati e forse intimoriti dalla confusione e dal l’ambiguità che regnano sul fronte socio politico delio sport. Se pure tali atteggia menti possono a volte risultare compren sibili, non ci è consentito, tuttavia, evita re il coinvolgimento nei problemi che ri guardano la società civile, in particolar modo sul versante giovanile e sportivo. Se è giusto misurare i nostri passi in base al le energie e possibilità e alla serietà delle iniziative a cui si pone mano, teniamo però presente che non è tracciabile a priori una linea di demarcazione tra «interno» ed «esterno», tra «noi» e gli «altri».
Come argomenta il Papa nell’Enciclica, l’interdipendenza è diventata oggi elemen to strutturale della vita sulla terra, a livel lo planetario come aH’interno delle singole società. I problemi di uno sono i proble mi di tutti, i pericoli non sono più isolabi li entro confini di sicurezza, e le vie d’u scita non possono più essere cercate al l’interno degli egoismi personali e di grup po. L’interdipendenza ha una sola rispo sta adeguata ed è la solidarietà, la «tre menda sfida» con la quale dobbiamo tut ti misurarci in questo scorcio del secon do millennio.
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5. VERSO IL CSI DEGLI ANNI ’90 Si può dire che il mutamento è diven tato strutturale nell’epoca che stiamo vi vendo. Dentro questo mutamento — ra pido, complesso, profondo — c’è di tutto e spesso il contrario di tutto. La realtà sportiva non fa eccezione a questa situazione: ne abbiamo visto più d’un aspetto nel corso della relazione. Abbiamo anche visto che la nostra As sociazione non è né assente né comples sivamente impreparata, in quanto non si è mai isolata dalla realtà, anzi spesso è sta ta promotrice e portatrice di un rinnova mento nell’ambito sportivo, ha saputo re cepire le novità ritenute valide, non rincor rendo le mode, ma usando senso critico e spirito di discernimento. É indubbio però che le incessanti spin te innovative, provocate o indotte, unite alla considerevole fase di crescita nume rica e organizzativa, che il C.S.I. sta cono scendo da molti anni, tendono inevitabil mente a generare uno stato di disorienta mento in un’Associazione i cui obiettivi ul timi sono collocati oltre le tendenze mutevoli del momento, e che tuttavia da es se non può prescindere, poiché lo svilup po umano che persegue si realizza nelle esperienze della storia concretamente vis suta. È per questa ragione che il Consiglio na zionale si è sforzato di proporre al Con gresso una lettura della realtà associati va e di quella contestuale incentrata su elementi giudicati essenziali, e ha indica to per l’avvenire alcuni grandi orientamen ti generali, piuttosto che una serie di im pegni particolari. Hon che i problemi par ticolari siano poco importanti o che ad essi non bisognerà arrivare, ma a parere del Consiglio tale incombenza potrà essere meglio affrontata in una successiva fase di pianificazione e attuazione programma tica degli indirizzi congressuali. In questa sede importa, anzi è fonda mentale, che i rappresentanti dell’Associazione sappiano individuare e indicare chia ramente quale cammino dovrà percorre re e quali sfide dovrà sostenere il C.S.I. nel-
l’ormai prossimo ultimo decennio del se colo. Tutto questo si è voluto racchiudere in tre grandi progetti: Associazione, educa zione, solidarietà. A qualcuno, forse, potranno sembrare dei bei propositi, ma non sostanziati da impegni concreti. Al contrario, sono scelte progettuali che esigono una consapevolez za così profonda e un’adesione così tota le da mettere in crisi, nel senso positivo del termine, degli operatori che dell’Associazione sono allo stesso tempo promo tori, servitori volontari e responsabili; e so no anche scelte cariche di conseguenze programmatiche e operative, che già in questa sede congressuale potranno esse re oggetto di una prima individuazione e riflessione.
Associazione
Il «progetto associazione» è centrato sul rilancio dell’identità del C.S.I. dna più chiara identità è la garanzia fon damentale che l’Associazione deve cerca re in questa fase di cambiamenti continui al suo interno e aH’esterno: è la bussola per non smarrire il Nord associativo e nel lo stesso tempo il terreno che assicura all’Associazione il nutrimento necessario al la sua vita e alla sua crescita. Sono richieste tre cose, essenzialmente: — una comunione effettiva e vitale con la comunità ecclesiale (e comunione indi ca una dimensione precisa e concreta, non è semplicemente una petizione di princi pio);
— un recupero del significato profondo del patto associativo, che consiste nell'im pegno a promuovere un movimento di maturazione umana e di crescita sociale, attraverso l'esperienza educativa dello sport, quale compito prioritario del C.S.I. prima e al di sopra di ogni altro obiettivo contingente che possa e debba essere le gittimamente perseguito;
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— un rilancio della figura dei «promo tori» associativi, cioè dell’identità vera dei suoi operatori i quali, a partire dall'origi ne ecclesiale del C.S.I. e dalla sua natura educativa-sportiva cristianamente ispira ta, si impegnano in un servizio di volon tariato coerente neH’impostazione e com petente nella realizzazione concreta.
In questi termini, il «progetto associa zione» comporta, oltre che scelte da con dividere e a cui aderire, impegni di natu ra culturale, etica, comportamentale. La presenza di un ampio e incisivo «circuito culturale», in grado di rispondere alle tre esigenze indicate, è indubbiamente la con seguenza principale. Bisognerà dunque vedere se e come l’attuale circuito cultu rale (che non si identifica con il solo cir cuito formativo) risponde a queste istan ze, e con quale politica, con quali pro grammi e con quali strumenti e mezzi si dovrà intervenire per coprire i vuoti o su perare le povertà di contenuti, di spazi, di tempi, di impegno e di strumentazione programmatica e operativa. È certamente un compito del futuro Consiglio nazionale, ma il Congresso do vrebbe cominciare a fornire indicazioni in merito, anche facendosi portavoce dei congressi locali, nei quali queste istanze sono emerse.
Educazione Da una siffatta identità associativa non può che derivare il rilancio del compito primario del C.S.I., quello educativo; si è detto: dopo lo «sport per tutti» bisogna puntare allo «sport educativo per tutti». Perciò il «progetto educazione» è basa to sulla centralità delle Società sportive. (Jn compito fondamentale per un’Associazione educativa, ma anche un impegno di enorme peso, se pensiamo alla realtà va stissima e variegata delle nostre diecimi la Società sportive.
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A questo riguardo, il Consiglio naziona le indica tre direzioni di impegno stretta-
mente combinate tra loro, al punto che è impossibile individuare tra esse un ordi ne di priorità: — uno studio approfondito (a tutti i li velli e con tutti gli studi possibili) sull'at tuale configurazione socio-culturale del le Società sportive, che è certamente nuo va rispetto a quindici anni orsono (quan do ci impegnammo in un lavoro analogo) e che oggi in gran parte ci è sconosciuta, rendendoci molto difficile il compito di stabilire con esse un rapporto educativo e di proporre al loro interno validi percorsi formativi; — uno sforzo per rendere chiara e uni taria l'azione educativa dell’Associazione da parte di tutti e in tutti gli ambiti d’im pegno; uno sforzo di sintesi, analogo a quello compiuto a suo tempo per il Pro getto associativo, teso ad elaborare uno strumento-guida intermedio tra il Progetto stesso e i programmi delle attività, di mo do che a tutte le strutture e a tutti gli ope ratori appaiano chiare le urgenze educa tive che l’Associazione intende servire in maniera prioritaria, le linee su cui poggia l’azione educativa in ogni ambito di inter vento, i criteri e gli strumenti privilegiati. — una riflessione sul nostro assetto sta tutario, per vedere se anche dalla nostra carta associativa fondamentale, eventual mente aggiornata, non sia possibile rica vare indicazioni più precise e aiuti per svolgere il grande compito sportivo-uma no-sociale che ci siamo assunti.
Solidarietà In questi due grandi progetti di ridefi nizione e di rilancio associativo, la solida rietà, più che un progetto a sé stante, co stituisce l’orizzonte culturale entro cui muoversi, la dimensione etica a cui l’Associazione dovrà fare costantemente rife rimento. 1 progetti «associazione» ed «edu cazione» sono già di tipo solidaristico, es sendo proiettati al servizio educativo vo
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lontano, ma rischierebbero di configurarsi come un’operazione soltanto politica, tec nica e impersonale, se la coscienza e lo spirito di solidarietà non conferiranno lo ro un respiro progettuale, il senso della fra ternità umana e cristiana, l’obbligo di as sumere ciascuno i problemi degli altri, l’ansia di contribuire nel nostro ambito e con i nostri mezzi alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico. In particolare la solidarietà dovrà gui darci ad acquisire un più autentico e più spiccato senso comunitario: — nelle nostre strutture, sia con un im pegno più forte e convinto nello svolgi mento della parte che spetta a ciascuna di esse nella realizzazione del Progetto as sociativo, poiché la costruzione dell’Associazione è un compito unitario non dele gabile ad altri; sia partecipando ogni strut tura ai problemi di tutte le altre e collaborando concretamente alla loro solu zione; — nelle politiche dell'Associazione, pri vilegiatamente volte a servire i più debo li, a eliminare le povertà di ogni tipo, a pro muovere la reale crescita umana di tutte le persone; — nell’apertura del C.S.I. alla realtà più vasta, che impropriamente usiamo chia mare esterna. Lo spirito comunitario in cui si sostanzia la solidarietà dovrebbe portar ci a superare radicalmente ogni senso di separazione.
Gli atteggiamenti di chiusura non sono soltanto contrari alla solidarietà, ma og gi appaiono senza senso e realisticamen te impraticabili. Anzitutto perché non esiste una reale di stinzione tra il servizio associativo inter no e quello rivolto al mondo sportivo e alla società italiana. In realtà, c’è un unico ser vizio alle persone, e l’Associazione stes sa non è altro che uno strumento di tale servizio. In secondo luogo, perché è assurdo pen sare che possiamo da soli assolvere al compito di promozione umana e di anima zione cristiana attraverso lo sport che ab biamo scelto. Siamo noi per primi ad ave re bisogno della solidarietà altrui — del la comunità cristiana, del mondo sporti vo, delle istituzioni pubbliche e sociali, del la comunità italiana — e verso tutti que sti si deve indirizzare la nostra convinta e concreta solidarietà, in termini di apertu ra, di dialogo, di proposta, di collabora zione, di servizio. Il Congresso è invitato
a esplorare le conseguenze impegnative che una solidarietà così intesa può deter minare sull’identità (progetto associazio ne) e sulle politiche del C.S.I. (progetto educazione) negli ambiti delle attività sportive, formative, organizzative, nei rap porti e nella politica dello sport in senso specifico. L’interdipendenza su cui è basata l’ana lisi socio-economica del Papa, nell’Enciclica «Sollicitudo rei socialis», ha il suo ri svolto logico e obbligato nell’apertura, nel la comunione e nella collaborazione più ampie e profonde. Gna reale crescita «associativa» del C.S.I., e non semplicemente numerica, non potrà avvenire senza l’abbattimento di ogni residuo steccato culturale o psico logico. Identità associativa non è sinoni mo di estraniazione e isolamento ma, al contrario, impegno di testimonianza, di presenza e di servizio nel mondo sporti vo, nella società italiana e, sempre di più, anche nella realtà europea, dove fra quat tro anni cadranno le barriere dell’infor mazione, della circolazione delle persone, dei capitali, dell’esercizio delle professioni e delle attività economiche, con conse guenze che oggi facciamo fatica a imma ginare, ma che dobbiamo prepararci ad af frontare. Nella società italiana e nella comunità europea del prossimo futuro, è certo che 10 sport avrà un posto ed un ruolo ancora maggiori di quelli odierni nell’organizza zione sociale e nella vita delle persone. Possiamo realisticamente pensare che sa ranno risolti in gran parte i problemi di svi luppo sportivo che ci hanno assillato nei decenni passati, ma non ci sono purtroppo elementi altrettanto confortanti per farci sperare in uno sviluppo analogo della di mensione umana dell’esperienza sportiva. Da questa constatazione e convinzione è derivato il tipo di lettura della realtà che 11 Consiglio nazionale ha cercato di pro porre al Congresso, e sono scaturiti gli orientamenti fondamentali per il cammi no del C.S.I. nel prossimo futuro. Il Consiglio ringrazia l’intera Associazio ne per la fiducia che gli è stata accordata e per la collaborazione generosa che ha sempre incontrato nello svolgimento del suo compito. Esprime al Congresso un sentito augu rio di buon lavoro, sperando di avergli of ferto un materiale utile di riflessione e di scelta per far fronte alle esigenze associa tive del momento.
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PROBLEMI GIURIDICI E FISCALI DELL’ASSOCIAZIONE PROBLEMI GIURIDICI La quarta edizione della E FISCALI pubblicazione, aggiornata al DELL'ASSOCIAZIONE dicembre 1987, presenta sostanziali novità rispetto alle precedenti. Il testo è stato quasi interamente ristrutturato e riscritto, oltre che aggiornato e arricchito di parti completamente nuove. Si è fatto tesoro delle precedenti edizioni, ma soprattutto dell’esperienza pratica di questi anni e dei suggerimenti pervenuti dai vari Consigli e da singoli operatori. Inoltre è stata adottata l’impostazione a schede, che rende più pratica la consultazione e consente all’occorrenza un tempestivo aggiornamento degli argomenti. Gli aggiornamenti saranno inviati attraverso il periodico Csiflash, o anche direttamente dietro richiesta.
LE SCHEDE 1. Natura giuridica dell’Associazione / 2. Responsabilità penale e civile / 3. Legislazione tributaria / 4. Legislazione sul lavoro. / 5. Il CSI ente con finalità assistenziali / 6. I circoli 7. Le assicurazioni / 8. Appendice. Ogni scheda, come anche l’appendice, contiene numerose sottoschede relative ai vari aspetti del tema trattato.
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