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Stadium n. 9-12/1955

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Direttore: LUIGI GEDDA

In questo numero: Agli sportivi di buona volontà di Aldo Nota­ rlo - Fondamenta e vitalità del C.S.I. di Natale Bertocco 4 stupende realizzazioni del CONI di N. B. - I VII Giochi olimpici invernali nella più fantasiosa valle del mondo - Grazie, Duilio, di Cacciamano Augusto - Una vittoria quasi tutta.., viola, di Emo Sasso - Il calcio sul sentiero delle riforme, di Filippo Muzj - Primavera atletica nell’autunno 1955, di Renato ‘l’àmjnaro - E’ lecito sperare sui giovani, di Nino Lombardi igazzi ai « centri » di nuoto, di Baldo Moro - Le Olimpiadi documenti filatelici, di Egidio Pennati - Olimpia,

C. S. I. 500\J

CUiWNQZX - N. 912

OTTOBRE-DICEMBRE 1955


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AGLI SPORTIVI di buona volontà <11 Aldo botarlo

La poesia del mistero cristiano del Natale tocca ogni uomo perché è il mistero più uma­ no. Nessun uomo, anche miscredente, può sot­ trarsi al fascino dei vagiti di un Bambino che sotto le sue tenere membra nasconde la formi­ dabile realtà di un Dio, che per farsi sentire vicino a noi ha assunto la nostra natura, sot­ toponendosi alle fatiche delle nostre membra, ai sentimenti del nostro cuore. La religione cristiana è una religione umana e noi, uomini di sport, siamo sensibili a questo meraviglioso incontro fra cielo e terra, fra l’umano ed il divino. E’ stato detto che l’uomo è « Naturaliter cristhianus », specialmente l’uomo spor­ tivo è naturalmente cristiano quando con co­ raggio riesce a liberarsi dai compromessi con la meschinità che è dell’uomo per abbracciare la grandiosità che è di Dio. E’ meschino lo sport che convive con le speculazioni commer­ ciali in cui si vende l’uomo, che ha un’anima redenta per trenta denari; è meschino lo sport che si compromette con gli imbrogli ed i sot­ terfugi per raggiungere un risultato ormai privo di ogni contenuto morale; è meschino lo sport quando diventa una divinità tiranna sul cui altare si bruciano migliaia di giovani, o diventa uno specchietto per allodole in mano a manovre politiche. E’ grande lo sport quando il dirigente e l’atleta si sentono nel suo nome amici e più buoni; quando la società sportiva è una solida barca su cui il giovane attraversa il tempe­ stoso mare della sua adolescenza; quando il giovane capisce e si sottomette all’attività sportiva imparando a capire a sottomettersi all’attività civile; quando l’osservanza del re­ golamento sportivo insegna ad osservare il re­

golamento morale stampato in ogni anima e diretto da un Arbitro che fischia a tempo ogni fuori gioco. E’ grande lo sport che aiuta l’uomo ad es­ sere uomo, e cioè un fascio di muscoli impa­ stati di anima. Il mistero del Natale ci fa vi­ vere l’umanità di Cristo che è stato un formi­ dabile Atleta capace di sopportare lunghe mar­ ce, estenuanti fatiche; ma Cristo non sarebbe che un personaggio invecchiato dalla storia se sotto il Suo bellissimo e perfetto Corpo non nascondesse la meravigliosa realtà di un Dio, così è del corpo dell’atleta, oggi bello e vigo­ roso ma domani destinato ad essere una ca­ rogna, se in lui non vedessimo la realtà della anima destinata a traguardi più luminosi di un esile filo di lana. Lo sport che non riesce a penetrare con lo sguardo, reso acuto dal disinteresse, attraver­ so le fibre umane e non vede nulla al di là dei muscoli e dei polmoni degli atleti sarà sempre uno sport condannato alle meschinità vergo­ gnose che tanto scandalizzano oggi i nostri giornalisti. Ben vengano quindi le scuole di atletica leggera a Formia, di calcio a Firenze : noi sia­ mo convinti che la serietà dei dirigenti federali e degli allenatori preposti all’insegnamento non sapranno soltanto insegnare la tecnica ma sapranno costruire anzitutto l’uomo capa­ ce di essere se stesso, premessa indispensabile prima di essere un abile palleggiatore ed un perfetto stilista. Non serve correre i 100 metri piani in 10”5 se dentro a quella umana non convivono l’onestà, 'Serietà dei costumi, la bontà. C. S. f.

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La tecnica è una sovrastruttura, è l’arre­ damento della casa, ma prima dell’andamen­ to bisogna costruire la casa, occorre gettare il cemento-armato Ben vengano le Olimpiadi di Cortina e di Roma con il loro ossigeno disintossicante ed insegnino agli sportivi italiani che oltre il cal­ cio esistono altri sport; che non è vittoria quella che non è stata conseguita con il ri­ spetto cavalleresco dell’avversario, con la fe­ deltà ai regolamenti; che non è sport quando nel suo nome si calpestano i diritti di Dio, del­ l’uomo, della famiglia; che la medaglia olim­ pica non ha nessun valore se chi la possiede è uno spostato nella vita. Il messaggio natalizio è rivolto agli « uomi­ ni di buona volontà ». Nello sport italiano ci sono oggi molti uomini con questa taglia: il CSI dice a loro coraggio, la posta in gioco è

alta, il fine è altissimo. Il CSI con i suoi diri­ genti ed i suoi atleti è in primo piano su que­ sto fronte : ci sorregge la nostra Fede. Noi cre­ diamo in Dìo che benedice le cose buone e sem­ plici come lo sport, che sostiene e conforta gli uomini che lavorano per il bene dei giovani; che ama gli uomini generosi che fanno della loro vita un’offerta. E tra noi, che non voglia­ mo essere una casta, ci piace sentirci vicini, affratellati, con tutti i dirigenti sportivi che sognano e soffrono per uno sport più puro, più semplice, che si commuove per una me­ daglietta o per un diploma, che si esalta quan­ do vede dei giovani più allegri e più buoni uniti sotto la sua bandiera. Ci sentiamo con loro accanto ai pastori, nel portare alla capanna di Betlemme il nostro dono: lo sport cristiano. Aldo Notorio

LA PAROLA DI PIO XII

VIRTÙ’

DELL’ATLETA

La volontà bene addestrata a gareggiare si ma­ nifesta nella preparazione accurata e metodica, nella perseveranza dopo il cattivo esito, nella re­ sistenza al più forte, nella tolleranza dei disagi, nell’ardiniento e nel superamento di se stesso. Non dunque i muscoli adamantini, né la pron­ tezza dei riflessi, o le facili vittorie costituiscono la nobiltà e l’attrattiva dello sport; ma il sicuro dominio delle facoltà spirituali. Guardate le folle che si assiepano lungo una strada per giudicare un manipolo di ciclisti e tributare al migliore i loro applausi. Chi è per essi il migliore, se non colui che unisce alla forma tecnica perfetta la chiara intelligenza e la irresistibile volontà? E’ l’atleta che non si avventa impulsivamente, ma sa misurare le proprie e le altrui forze, resistere agli attacchi, servirsi dei legittimi aiuti, e ricambiare i servigi; che, ove fosse appiedato da sfortunati incidenti, non che rinunciare, sa riprendersi con rinnovata lena ed inseguire e raggiungere i « fug­ gitivi », uno dopo l’altro, per decine e decine di chilometri, finché non abbia ripreso il suo oosto di avanguardia; quindi, senza concedersi e con­ cedere tregua, sa lanciare la sua offensiva e tro­ vare ancora la forza per l’ultimo balzo che lo porterà alla vittoria. A una simile volontà può anche mancare in ultimo il fortunato successo; ma non per questo quell’atleta cessa di essere il migliore, poiché come dicono anche i periti, nello sport non è tanto necessario vincere, quanto dar prova di valentìa e di fortezza. L’educazione sportiva vuole inoltre formare i giovani alle virtù proprie di questa attività. Esse sono, tra le altre, la lealtà che vieta di ricorrere a sottei-fugi, la docilità ed obbedienza ai saggi or-

dini di chi guida un esercizio di squadra, lo spi­ rito di rinunzia quando occorre tenersi in ombra a vantaggio dei propri « colori », la fedeltà agli impegni, la modestia nei trionfi, la generosità per i vinti, la serenità nell’avversa fortuna, la pa­ zienza verso il pubblico non sempre moderato, la giustizia se lo sport agonistico è legato ad inte­ ressi finanziari liberamente pattuiti, ed in gene­ rale la castità c la temperanza già raccomandata dagli stessi antichi. Tutte queste virtù, sebbene abbiano coinè oggetto una attività fìsica ed este­ riore, sono genuine virtù cristiane, che non pos­ sono acquistarsi ed esercitarsi in grado esimio senza un intimo spirito religioso e, aggiungiamo, senza il frequente ricorso alla preghiera. Praticato in questo modo, ed inserito nel canipo soprannaturale, lo sport può diventare quasi una ascesi, poiché l’Apostolo S. Paolo esorta a rivolgere a gloria di Dio tutto ciò che il cristiano opera (cfr. 1 Cor., 10. 31). Tornerà forse a danno della tecnica una tale concezione spirituale e quasi ascetica dello sport? AI contrario! E’ accaduto di recente che da più parti si è invocato il ritorno degli atleti allo sport « puro », cioè a quelle finalità e a quei metodi che nulla hanno di comune col cosiddetto « mercanti­ lismo » e «divismo», ai quali vengono sacrificati gli alti ideali, la giustizia, hi sanità degli atleti e il buon nome della nazione, che si vuol rappre­ sentare nelle gare. . Se, tutto ciò ha qualche importanza, nulla po­ trà meglio affrancare Io sport dalle lamentate de­ viazioni, quanto lo spirito cristiano e le virtù che da esso promanano.

{dal discorso del Santo Padre agli 80 mila atleti del CSI — Roma. Piazza San Pietro, 9 ottobre 1955)

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IN MARGINE ALLE RADIOSE GIORNATE ROMANE DEL

datale IBertocco

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fon da menta e vitalità del eentro sportivo italiano

Le origini di una pratica sportiva, sia agonistica che fisico-ricreativa, nel mondo cattolico, specificata­ mente per la gioventù, risalgono all’inizio di questo prestigioso secolo ventesimo. Vuole la cronaca che in Italia lo Sport, nel suo dinamismo, sia stato por­ tato proprio dai simpatici seminaristi dalle gonne rosse, svolazzanti un bel giorno tra i maestosi pini e le verdi aiuole di Piazza di Siena, nel cuore della immensa Villa Borghese, offerta in quell’epoca dalla famiglia patrizia romana alla Città Eterna. Ci sembra già questo semplice particolare una ri­ sposta o meglio un appunto per coloro che di labile memoria, credono di scoprire solo oggi nel mondo cattolico lo Sport, che non è certo strumento di bas­ sa propaganda politica ma, invece, di alta scuola morale, positiva. Come hanno dimostrato le folte, esuberanti e vigorose, ma anche ben educate, forma­ zioni che il 9 ottobre u. s. hanno sfilato pei' le vie

di Roma, baldanzosamente orgogliose della sigla cne portavano sui petti delle fiammeggianti « tute ». ascendendo, in una luce nuova nel grande anfitea­ tro di Cristo, nella maestosità della Piazza S. Pietro ed ascoltare ammutolite ed estasiate per la mistica superlativa visione che era ad un tempo forza e fede, la parola di S. Santità Pio XII. Di Colui che più d’ogni altro ha elevato lo sport a scuola, non soltanto di vita fisica, ma di costume, di formazione spiri­ tuale, di vita interiore. A duemila anni di distanza, senza tuttavia venir meno giammai nel tempo ai suoi principi, la Chiesa ha suggellato l’importanza sociale dello Sport, ribadendo per esso le caratteristiche di un volto decisamente diverso da quello che un tempo potevano presentare gli esercizi pagani nella Roma imperiale. Veramente — come osservò il Franzoni in una pagina della sua « Storia dello Sport » — non potevano nemmeno chiamarsi degli esercizi sportivi

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Sul palco dominato dalla ieratica figura del Sommo Pontefice, eretto a fianco al grande altare alle Terme di Caracolla, il Presidente del CSI, prof. Luigi Gedda, pronuncia la calda « orazione » per il decennio del -, Centro Sportivo Italiano

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quelli che venivano praticati nella Roma pagana, perché il popolo romano non ne aveva inteso il si­ gnificato ellenico che imponeva di essere ordinati soprattutto nella educazione fisica e morale, come bellezza e perfezione del corpo e dello spirito; lo Sport presso i romani si esauriva in se stesso. Non era considerato come strumento rivolto a plasmare il corpo sotto il dominio dello spirito, ma era di­ letto alla formazione del guerriero. Se dunque la Chiesa, ardente nei suoi ideali, si ribella a questa esaltazione della forza bruta, se Essa segue attentamente l’educazione dello spirito come cosa preziosa e fino ad allora trascurata, non volen­ do per reazione più saperne di educazione fisica, tutto ciò appare logico e chiaro; e non è se non una severa risposta alle male-prove della degenerazione pagana. Si trattava insomma .della convinzione che la soverchia premura e la. esaltazione del corpo per-

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venuta coi romani addirittura alla ferocia, era un danno per lo spirito cristiano; sicché si possono, se non approvare, comprendere anche le terribili pa­ role di Tertulliano, quando sfoga la sua collera con­ tro la diabolica opera dello Sport. Tale riflessione Tertulliana è forse costata allo Sport oltre mile anni di oscurantismo, sino a che nel ’500 Vittorino da Feltre vi impresse un nuovo impulso rifacendosi alle tradizioni elleniche e ri­ spolverando quella educazione fisica che ebbe due secoli dopo assertori convinti in Inghilterra; non soltanto assertori in quanto le prime voci di Loke e di Spencer apparivano ben presto come quelle d; insigni propagandisti e fautori della educazione dei giovani, araldi della nuova dottrina e civiltà sportiva. Qualcosa come duecento anni fa Loke ammoniva: « se il giovane con tanta premura vien diféso da tutte le ingiurie dell’aria, se non lo si espone al sole e al vento per paura che il suo colorito ne pa­ tisca, sarà questo l’uso, ne convengo, ma non se ne farà un uomo utile alla società ed a se stesso ». Gli sport ebbero in Inghilterra sin dall’origine un sopravvento pressoché deciso sulla educazione fisica e tra i propagandisti più famosi v’è per l’ap­ punto un educatore cristiano, un pedagogista di grandissima classe che seppe conciliare e fondere quasi il suo spirito di apostolo con l’amore per la educazione fisica e lo sport: Tommaso Arnold. Non soltanto egli introdusse lo sport in molte scuole in­ glesi ma fondò istituti e club per accogliere gio­ vani aspiranti e adulti capaci per la pratica degli esercizi sportivi. E furono proprio lo Spencer, il Loke e l’Arnold a tracciare la strada allo Sport che integra meravigliosamente l’educazione fisica scola­ stica forse perché su questi principi basilari lo Spen­ cer in contrasto con l’ortodossia ginnica tedesca, impostò tutta la sua opera di scrittore e di educa­ tore. L’argomento è ancora di piena attualità. E’ in­ fatti fenomeno di questo dopo guerra, superati gli anni tormentosi e convulsi, il problema della inte­ grazione dello sport nella scuola nel senso di un più spiccato orientamento della educazione fisica scola­ stica" allo sport preagonistico, ai giuochi in contra­ sto con la ginnastica statica e mal sopportata, dai ragazzi italiani in specie per quel tipico tempera­ mento nostrano, così difficile a educare e a bloccare. L’attuazione di un programma sportivo nella scuola e nel lavoro, d’ogni specie e in ogni branca, va sviluppandosi, del resto, nella forma più gradita e accessibile alla gioventù. Oggi che tutto è in fun- . zione sociale, la creazione di collettività sportive è un problema base non solo per la gioventù ma forse anche per la famiglia. Vorremmo dire che sono questi i principi che hanno ispirato i promotori del Centro Sportivo Ita liano nella riedificazione dell’edifìcio sportivo catto­ lico così diverso nei suoi programmi, nella inter­ pretazione e nello spirito del normale sviluppo spor­ tivo agonistico italiano di. oggigiorno e tanto più


Il S. Padre traversa Piazza S. Pietro palpitante di giovinezza e di fede, nel luminoso mattino del 9 ottobre, pei- raggiungere il trono eretto davanti alla Basilica, per assistere alle esibizioni sportive degli atleti del CST dal settore professionistico che non si addice ad un paese come il nostro, ancor lontano dalla maturità e dalla giusta interpretazione dell’idea politica e sportiva. Anche il C.S.I. ha la sua storia, i suoi primi passi, i suoi primi sviluppi, le sue prime manifesta­ zioni, pur riallacciandosi la moderna sigla a quella ormai leggendaria della FASCI, pur richiamando alla mente l’opera di coloro che, come s’è detto, allo inizio di questo secolo diedero il via allo sport cat­ tolico e, perché no, allo stesso sport italiano. Il CSI è nato, un bel giorno nella fervida mente di Luigi Gedda, per riprendere una tradizione, ma forse sarebbe più esatto dire per continuare una missione che tanto aveva giovato ed entusiasmato i giovani cattolici nel periodo prefascista, mentre ancora suonava lugubre il cannone per le vie con­ solari d’Italia ed il nostro Paese era in sfacelo. Parve che questo nuovo soffio di giovinezza, potesse d’un colpo alleviare le tristezze di allora. Certo si sentì il bisogno improvviso di una dinamica diversa da quel­ la degli strumenti di guerra e di morte. Si sentì il bisogno di riprendere per mano la gioventù sban­ data e spaventata per offrire ad essa, atttraverso lo

sport, quel sollievo di distrazione, di ricreazione di umana concezione dell’agonismo puro che costitui­ scono per l’appunto i pilastri fondamentali della Or­ ganizzazione scaturita per volere della Presidenza Generale della Azione Cattolica Italiana e promossa dalla Gioventù Italiana di Azione Cattolica: un bel giorno, in una modesta stanza di Porta Cavalleggeri, 33. La sede del CSI fu per molti mesi un semplice tavolo nell’angolo di un piccolo locale dove altri lavorano con faccende del tutto diverse. In quella stanza Luigi Gedda riunì i primi colla­ boratori: Carlo Trabucco, Fratello Rosario delle Scuo­ le Cristiane (alle quali apparteneva l’indimenticabile Fratei Porfirio), Daniele Fabbri e, modestamente, il sottoscritto. Lì, a Porta Cavalleggeri, fu approntata la busta con l’affettuoso saluto, i primi schemi organizzativi, la bozza di regolamento, le prime idee, i primi pro­ grammi del CSI, per i fratelli del nord. Sicché quan­ do il grido di pace echeggiò finalmente nell’azzurro cielo d’Italia con i primi scambi fortunosi e periglio­ si, giunsero alle provincie e agli sportivi cattolici del nord anche i primi documenti della nuova Orga­ nizzazione sportiva cattolica che poi nel volgere di

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soli dieci anni doveva fan sentire la sua possente voce all’intero mondo dello Sport, producendo uo­ mini ed iniziative che hanno rinvigorito, anche se non ancora del tutto sanato, lo Sport italiano. Li ha ben ricordati il Presidente Centrale i suoi colla­ boratori nella prolusione elei giorno dellTmmacolata del 1953, sottolineando l’opera degli organizzatori, dei dirigenti e degli atleti scomparsi che in vicende diverse hanno offerto con generosità la loro vita, unendo a quelli del CSI anche Coloro che comun­ que per lo Sport hanno fatto olocausto della giovi­ nezza per entrare nella schiera degli eroi azzurri. Quanto si è fatto in questi dieci anni — a dire il vero in questi primi dodici anni — non è facile rias­ sumere se centinaia di opuscoli, di programmi, de­ cine di migliaia di fotogrammi e di documentazioni fotografiche, con schemi, con anagrammi a volumi.

persino polverosi, riempiono ormai gli scaffali e gli archivi della Presidenza Centrale e dei Comitati Pro­ vinciali. Regionali e Zonali più attenti che hanno catalogato l imerò materiale del CSI. Ma è tuttavia facile ricordare i primi passi del Centro Sportivo Italiano: la mano stesa con amichevole fraternità all’allora tentennante Commissariato del CONI, alle Federazioni sportive nazionali; inserimento di ele­ menti dello sport cattolico nelle Commissioni Ita­ liane che ridettero organicità al lavoro federale; i primi Movimenti studenteschi promossi dal CSI, pri­ ma ancora che dallo stesso Dicastero competente e proprio per spronare nuovamente all’attività gli Isti­ tuti ed i Collegi cattolici, i più idonei a sviluppare un programma sportivo associativo, nel duplice aspetto fisico-ricreativo ed educativo e fisico ago­ nistico.

ambiente assoiutamente nuovo, in armonioso contrasto con l’austerità del colonnato del Bernini, il 9 ottobre 1955

Tale attività agonistica ha costituito l’indovinata catapulta per il più vasto movimento dello « sport nella scuola italiana » movimento del quale il CSI può rivendicare a giusto titolo la paternità, avendo avuto anche in un secondo tempo — dopo il rico­ noscimento ufficiale — parte di primissimo piano: tra l’altro con l’ambito incarico di promuovere le finali nazionali studentesche di atletica leggera e di sport invernali. 11 Centro Sportivo Italiano ebbe inizialmente un doppio tesseramento, quello degli atleti ed il se condo, non meno importante, dei soci ordinari. Tale sistema sviluppato in sede provincale dette all’orga­ nizzazione una immediate! concreta cornice associa­ tiva che auspichiamo venga intensificata in avveni­ re sicché l’Ente abbia una spiccata personalità ed una fisionomia diversa dello Sport abituale ed at­ tuale fatto solo di squadre e di singoli. La carrellata dei ricordi dei primi dieci anni del CSI, per giungere all’apoteosi del 9 ottobre, presenta altri fotogrammi. L’indimenticabile visione del corti­ le di S. Damaso nel luminoso mattino della Penteco­ ste del 1945, l’alata parola di Pio XII che forse pro­ prio quel giorno ebbe l’appellativo di « Papa degli Sportivi »: il primo Congresso Naz.le dietro le vetrate del vetusto Collegio Pontifìcio Pio IX e, dopo un la­ voro di costruzione durato anni, la grande rassegna polisportiva per l’ottantesimo della Gioventù Catto­ lica, i primi campionati nazionali, le ramificazioni in ogni angolo d’Italia, di avvenimenti che le stesse Federazioni hanno riconosciuto determinanti per la loro vita: le «leve» del CSI che sono «leve» nazio­ nali dello sport italiano; le rassegne esterne: il « Tro­ feo della Montagna », la « Leva del Pesista », i bre­ vetti atletici, il grande Concorso Ginnico in Piazza di Siena, i « Criterium Studenteschi », la riuscitissi­ ma catena di «Ju-Sport», e i «Campanili Alpini» e « Marini », e i giovanissimi sciatori e nuotatori, le rassegne scheimistiche, i cento tornei di ogni spe­ cialità, i raduni estivi ed invernali, i campeggi-scuo-


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11 Santo Padre, affiancato dai Prelati domestici, dall’Assistente Generale dell’A.C.I. S. E. Mons. Castel­ lano e dal prof. Gedda, riceve l’omaggio filiale del Presidente del C.O.N.I., avv. Giulio Onesti, che Gli ___ esprime la profonda gratitudine dello sport italiano.

la, le iniziative cristiane: la Pasqua dello sportivo, la Messa dell’atleta, la festa della Bandiera. Tutto ciò nel primo lustro di vita. Venne quindi il secondo più concreto per la salda base che gli era stata fornita dai primi cinque anni. Il funzionamento di un tesseramento centrale adeguato, il certosino ignorato lavoro delle Commis­ sioni Tecniche bene manovrate dalla Direzione Tec­ nica Nazionale, la ponderosa opera della Segreteria e della Presidenza. Gli ultimi anni sono storia recente, ma è storia viva recitata e sviluppata da Dirigenti appassionati, al Centro come alla Periferia. Alla periferia in spe­ cie, in quanto la forza del CSI nasce dalla potenza sviluppata dai Comitati Provinciali e Zonali, dagli

Ispettorati Regionali, dalle Unioni Sportive, dai pic­ coli gruppi, autentiche fucine dove ormai non regna più soltanto l’entusiasmo e l’improvvisazione, ma è subentrato un metodo di lavoro, razionale e tuttavia ecclettico per fare del CSI un organismo completo. Nell’intero suo complesso il CSI, a dieci anni dalla nascita, ha potuto presentare al Santo Padre, con giusto orgoglio — sfilando per le vie di Roma e dan­ do alla popolazione romana manifestazioni di riso­ nanza internazionale — la dimostrazione di una ma­ turità e completezza invidiate. Da più parti si è chiesto il perché del Convegno del Decennio. Tra i motivi che hanno spinto la Pre­ sidenza Centrale del CSI ad una organizzazione tanto imponente v’è in primissimo piano il sentito desi

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Potovisioni del « DECENNIO »: Dopo i discorsi ufficiali del Sindaco di Roma, del prof. Gedda e del dott. Vinci, S. Eni. Rev.ina il Cardinal Giuseppe Siri, s’appresta ad ascen­ dere il grande altare per la cele­ brazione della Santa Messa.

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derio, il dovere dell’omaggio filiale e qualificato a Pio XII che ha avuto, specie nel dopoguerra, toc­ canti benevolenze verso lo sport e la gioventù atle tica. Le Celebrazioni del Decennio sono state l’esa­ me di laurea di una organizzazione fresca e vitale, nelle idee come nel programma, riunendo a Romèi con le forze giovanili praticanti anche coloro che hanno collaborato e collaborano alla vitalità de! grande Ente giovanile polisportivo. Il CSI mantiene tuttavia una chiara impostazione dilettantistica e associativèi — eliminando qualsiasi infiltrazione specu­ lativa — e l’ha dimostrato con la piena rispondenza di migliaia di Società le quali, pur conducendo vitti semplice e modesta, sono autentiche famiglie spor­ tive. Altro motivo: porre, in evidenza il problema dei giovani, nello specifico settore dello sport. I giovani mancano oggi per lo più di guida in quanto troppi dirigenti dedicano la loro attività al settore profes­ sionistico. Mancano gli impianti sportivi dove poter sviluppare la parte agonistica e fisico-educativa in quanto gli Stadi sono per il 90 per cento monopolio delle Società di calcio. Mancano i mezzi e i contri­ buti locali perché alla pari degli impianti tutto viene riservato allo sport del calcio scarsamente educativo. Ma in particolare i giovani mancano di spirito asso­ ciativo e di bandiera: virtù queste che erano i sim­ boli inattaccabili, incorruttibili dei vecchi autentici sportivi. Lo sport italiano oggi risente della carenzèi di « vere » Società, della mancanza di spirito asso­ ciativo che non va confuso con il volgare tifo di quelli che siedono sulle gradinate degli stadi solo per assistere alle partite, senza mai prodursi in eser­ cizi indispensabili al miglioramento del proprio fi­ sico. Lo Sport italiano ha bisogno di meno spetta­ tori e di più praticanti. Il professionismo sportivo

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va staccato dal dilettantismo, va isolato dal vero sport se si vuole che questo germogli ancora in Italia sane energie. Sono questi i concetti che animano il lavoro di impostazione e de penetrazione missionaria del Cen­ tro Sportivo Italiano. E lo sono maggiormente oggi che dalla Sede più alta e qualificata, dalla loggia di San Pietro, è partita inconfondibile e luminosa lèi direttrice sulla quale non solo il CSI, e quindi lo Sport cattolico, ma l’intero sport mondiale deve impostare e tracciare ii suo cammino. Se il memorabile discorso di Pio XII nel cortile di San Damaso, il giorno dellèi Pentecoste del 1945, appena quietato il clamore della guerra, è stato de­ finito il « Codice dello Sport x> incisivo e lapidario nei canoni fondamentali precisi ed incorruttibili; la Sua lezione, nel luminoso mattino del 9 ottobre 1955 in Piazza San Pietro, trasformata per lèi mirabile sensibilità di un grande Pontefice, in meravigliosa palestra, con una cornice di pubblico, per numero e qualità come mai avvenimento sportivo avuto sino ad oggi nel mondo, costituisce la regola per dirigenti educatori e sportivi tutti: l’autentico regolamento come mai nessun legislatore è riuscito a formulare con sorprendente praticità per chiunque si occupi di sport. E poi che alla lezione del Santo Padre, scaturita naturale dalle Auguste labbra dopo tanti toccanti incontri con gli sportivi, assistevano i dirigenti più qualificati e responsabile dello sport e della gio­ ventù, vi è davvero da sperare che questo fenomeno di vita moderna trovi la esatta interpretazione, la giusta via; lietissimo per tutti il CSI di aver offerta una eccezionale occasione. iVutuIe llertoeco


mine nei prossimi mesi consentendo una ricezione assai più ele­ vata; dopo aver assistito all’alza bandiera effettuato da un picchetlo d’onore della Marina e della Finanza ed ascoltato con visibile commozione l’inno nazionale, suo­ nato dalla Banda delle « Fiamme Gialle ». Il « campo degli aranci », ele­ mento principale della scuola è stato curato nei minimi partico­ lari dal progettista e dai tecnici ilei CONI e della FIDAL, così come perfetti e spaziosi si presen­ tano per il razionale ed utile im­ piego la confortevole foresteria, le sale di soggiorno, le aule di ap­ plicazione e di studio, ed infine la stupenda palestra. Questa, alla pari del campo atletico propria­ mente detto, rappresenta il gio­ iello dell’intera costruzione per l’indovinatissima ubicazione e le ampie vetrate ad apertura auto­ matica, che consentono agli allievi di trovarsi, a seconda delle con­ dizioni atmosferiche o degli eser­ cizi da effettuare, a diretto con­ tatto con piste e pedane ausiliarie, indipendenti e create per l’appunto a scopo didattico, ri­ spetto allo stadio. Qui i tecnici, ma anche e principalmente con come gli allievi, i primi nei cor­ lo spirito che costituisce, per la si di perfezionamento, i secondi disciplina madre come per ogni in quelli di addestramento o agli altro ramo agonistico e di vita, . allenamenti collegiali, si trove­ l’elemento insostituibile. Ed ha ranno davvero a loro agio. Per chiuso, l’illustre Presule, con un l ’ ambiente familiare che si è già « sursum corda » che davvero si formato sin dal giorno inaugu ­ intonava allo scenario radioso di rale per la cornice festosa che cir ­ luce. Davvero i cuori di quanti conda la « scuola » per la scelta auspicano per lo sport italiano infine particolarmente felice di una vita più sana, più morale, Formia, graziosa ospitale viva e più concreta si sono sentiti bene già vicina e grata a coloro che in alto, forse perché lo sport ave­ va finalmente raggiunto con que­ l’hanno arricchita di un sì pre­ zioso c moderno impianto, che sto impianto, che non è il primo del genere nel mondo ina che po­ sarà in continuità affollato di par­ ne senz’altro la base per una giu­ tecipanti, ai molti corsi che la sta interpretazione italiana, un li­ FIDAL ha già in programma. L’avv. Onesti ha voluto sotto­ vello assolutamente sconosciuto lineare l’importanza dell’avveni­ fino ad oggi nel nostro Paese. mento con queste simpatiche pa­ I primi graditi ospiti della « scuola » avevano potuto visita­ role : re, in un crescendo di ammira­ A Formia il CONI inaugura zione, gli impianti nel grandioso una costruzione sui generis, cioè complesso, che sarà portato a terla prima Scuola Nazionale di

4 stupende realizzazioni

del C.O.N.l. *

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“scuola,, di Formici stadio di Pescara Cortina: il trampolino stadio del ghiaccio

« L’apertura della Scuola Na­ zionale di Atletica leggera a Forinia significa l’inizio di un nuovo piano di lavoro » ha detto il Pre­ sidente del CONI avv. Onesti consegnando il meraviglioso e moderno impianto tecnico e scieutifico al Presidente della FIDAL dott. Zauli, a conclusione del suo breve discorso rivolto alle Auto­ rità ma in particolare alla eletta famiglia dell’atletica leggera ita­ liana, convenuta a Formia per l’eccezionale avvenimento che se­ gna davvero una data storica per lo sport italiano. Prima di ciò il Vescovo di Gaeta, dalla graziosa tribunetta d’onore, aveva benedet­ to il campo e le attrezzature au­ spicando per coloro che se ne ser­ viranno risultati concreti e tra­ guardi sempre più alti, che deb­ bono essere raggiunti non soltan­ to con la forza dei muscoli o con la potenza dell’azione sportiva,

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be estremamente ingiusto che la fortuna non premiasse una vasta compagine di uomini così appas­ sionati e valorosi. Siamo altresì convinti, che la capacità dei no­ stri tecnici, affermatisi fra i mi­ gliori in tutto il mondo, potrà da­ re a questa Accademia dell'atleti­ ca itti tono, uno stile ed un livel­ lo di primissimo ordine. Coloro che stanno al di fuori del nostro ambiente ignorano in genere che lo sport è un fatto di disciplina, di entusiasmo e di organizzazio­ ne, ma anche un fatto di scienza. Noi invece ricordiamo sempre questo imperativo e ad esso stia­ mo obbedendo. L'apertura della Scuola A azionale di Atletica Leg­ gera a- Formio significa l'inizio di un nuovo piano di lavoro.

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'Il meraviglioso e perfetto complesso tecnico e didattico realizzato dal CONI a Formia. per la « Scuola Nazionale di Atletica Leggera » : uno dei più moderni e scientifici impianti del mondo, ambiente ideale per la forma­ zione dei nuovi dirigenti e dei futuri « maestri »

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sport nel nostro Paese. Altrove esistono già istituzioni simili, ina noi non dobbiamo vergognarci di­ essere arrivati dopo, perché ab­ biamo già riconosciuto che lo svi­ luppo dello sport in Italia è stato più lento, più ritardato, non per colpa degli sportivi, ma per ob­ biettive condizioni di fatto. Siamo tuttavia felici di poter oggi offrire alla cultura sportiva, o meglio alla scienza sportiva, la Scuola di Atletica Leggera che avrà una funzione determinante nel perfezionamento della disci­ plina base delle Olimpiadi nel no­ stro Paese. L'esultanza dei diri­ genti dell’atletica leggera per la apertura della Scuola di Formia è ben giustificata. Il desiderio di lavorare su basi moderne ed ade­ guate è vivo e sentito. Il CONI è convinto che la Scuola di Formia sarà una magnifica palestra per la formazione degli istruttori e per gli atleti, trovando in una conti­ nua, assidua frequenza le ragioni di una felice e pròspera vita. Ai dirigenti, ai tecnici che danno con

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tanta spontaneità il loro contri­ buto alla causa dell'atletica ita­ liana, dobbiamo esprimere grati­ tudine particolare. Essi lavorano in un ambiente assai difficile, in un Paese dove lo sport è lasciato alla libera scelta dei praticanti e dove non mancano le lusinghe verso le facili vie del professio­ nismo, Essi debbono svolgere una fatica- improba contro ogni forma di ostacoli materiali che si oppon­ gono allo sviluppo dello sport di­ lettantistico in generale e dell'a­ tletica leggera in particolar mo­ do. Pur tuttavia essi non- si sono mai arresi e stanno perseverando in uno sforzo che ha bisogno del­ l'incoraggiamento e dell'aiuto di lutti gli uomini di sport. Partico­ larmente sensibile a questa esi­ genza il CONI, anche attraverso la Scuola di Formia, ha voluto di­ mostrare tutta- la sua attenzione, verso il mondo atletico. Ma noi siamo convinti che una opera così lunga e tenace debba dare frutti ancora più belli di quelli già maturati, perché sareb-

E in questo ambiente familiare accogliente si sono sentiti, diri­ genti, autorità, tecnici dello sport e delle varie organizzazioni della scuola, lieti di partecipare ad ima festa dello sport. A tutti il pre­ sidente della FIDAL doti. Zauli ha sentito il dovere di rivolgere un toccante saluto. Ringraziando anzitutto il CONI per la realiz­ zazione di un sogno che l’atletica italiana aveva lungamente sogna­ to, per decine di anni. La gioia traspariva dagli occhi del Presi­ dente della FIDAL che ha collo l’occasione per sottolineare i valori morali della disciplina principe delle olimpiadi; di quell a atletica che anche in Italia ha ormai raggiunto cifre elevate di pra­ ticanti, circa 650 mila, che presto toccheranno il milione. Era dun­ que necessario che tale attività avesse una scuola vera e propria che vada oltre la cruda tecnica per raggiungere lo studio scienti­ fico. « Una scuola — ha detto il dott. Zauli — inaugurata con una benedizione che è scesa nei cuori dei presenti, dei responsabili, in particolar modo e che è di buon auspicio per ì compiti ed i pro­ grammi che l'iniziativa di Formia si impegna di raggiungere. Una scuola dalla quale scaturiranno educatori ed allenatori ma anzi-


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tutto dirigenti in grado di alimen­ tare le giovani schiere atletiche perché esse, sappiano apprezzare e gustare le soddisfazioni, la gioia della pratica fisico-ediicat iva ed agonistica, ^oi vogliamo — ha detto Zaiilj — che i nostri ragazzi

siano felici nella età in cui deb­ bono essere felici. Ed è questo il programma, della nostra federa­ zioni' prima ancora di puntare ai risultati internazionali ed olim­ pici ».

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LO “STADIO ADRIATICO,, DI PESCARA PROTOTIPO DI ATLETICA E CALCIO La Giunta Esecutiva del CONI, nelle riunioni del 4 aprile 1951 e 16 maggio 1951, deliberò di costruire a P^;^„... l’escara un Prototipo di Calcio e Atletica, e pre­ cisamente uno Stadio avente le caratte­ ristiche del « medio spettacolo », cioè capace, accanto ad impianti tecnici per­ fetti, di ospitare dai 15 ai 20 mila spet­ tatori. La scelta di l’escara, nel quadro del movimento sportivo italiano, aveva pre­ cise ragioni di carattere non solo locale, ina nazionale: costruire cioè un Gentro di collegamento sulla Litoranea Adriati­ ca tra i grandi stadi di Bologna e Bari, e gli stadi di medio spettacolo di An­ cona e Foggia. Con la costruzione di uno stadio a Pescara si rompe così una lunga tratta di chilometri 323 che se­ para i più vicini tra loro degli impianti sportivi già ricordati. Si viene in tal modo a facilitare lo scambio ed il movimento sportivo fra nord, centro c sud d’Italia, e quindi, come sopra affermato, si facilita la soluzione dei problemi di sviluppo sportivo sul piano nazionale. Attorno all’edificio dello stadio pro­ priamente detto è predisposta una si rada anulare di circonvallazione, separala dai piazzali e dai parcheggi medianle un’apposita cancellata di recinzione nella quale sono aperti due gruppi di ingressi, razionalmente disposti per per­ mettere l’agevole afflusso e deflusso de] pubblico, nella direzione delle scale di acccsso allo stadio. Lo stadio sorge nelle immediate vifinanze del mare Adriatico che è visibilo dalle tribune alte. Per questa sua caratteristica hai ricevuto dalla Giunta del CONI il inome di « Adriafico », L’edificio ha orientamento NNO-SSE, e contiene un campo di calcio di me­ tri 70x 105, ed una pista podistica a sei corsie dello sviluppo di in. 400. mi­ surato a 30 cin. dal cordolo interno, ol­ tre alle pedane per salti e lanci. L'area dei giuochi è separata dai pòsii per il pubblico mediante un fossa­ to di guardia che evita la rete metallica anti-estetica c di impedimento alla vi.sibilila. L’edificio è composto di un anello continuo di 11 gradoni fuori terra in

corrispondenza delle curve, e di 13 gra­ doni in corrispondenza dei rettilinei. Lungo il lato opposto al mare sorge una tribuna sopraelevata di 17 gradoni, con struttura portante indipendente da quella del restante edificio, e di parti­ colare interesse architettonico e strut­ turale. Il piano dei gradoni è largo cm. 75, ed è equipaggiato con sedile in cemento armato pre-fabricato; le alzate sono va­ riabili secondo la curva di visibilità. I servizi per il pubblico sono situati sotto le tribune, quelli degli atleti si trovano al piano di campagna con ac­ cesso al campo ottenuto mediante un sottopassaggio. Sono stati realizzati n. 2 spogliatoi per il calcio e n. 3 spogliatoi per l’atle­ tica con relativi servizi, oltre sale per arbitri, giudici di gara, Pronto Soccorso, Pubblica Sicurezza e Vigili del Fuoco. Vi sono inoltre vasti ambienti per

Stampa. Radio c quanto altro debba ospitare uno Stadio moderno e rispondente alle esigenze sportive e spcttacolori. La capienza è di circa 20 mila posti a sedere, con possibilità di giungere fino a 25 mila, dei quali circa 2.000 al coperto. Per la costruzione dell’impianto sono state impiegate: giornate lavorative, nu­ mero 55.000; ore lavorative 500.000; con­ glomerato cementizio, me. 6.500; ferro, tonn.525; movimenti di terra, me. 50.000 ; pali speciali di fondazione di un metro di diametro e profondità 45-50 metri, mi. 1.150; gradinate, mi. 8.500; sedili in c. a. prefabbricati, m.l. 8.100; pavi­ menti, mq. 10.500; impermeabilizzazio­ ne, mq. 11.500; tubazioni per inaffiamento ed alimentazione impianti, me­ tri 2.500. Negli spogliatoi per atleti il tipo di riscaldamento che verrà in seguito con­ sigliato è quello a raggi infrarossi, che costituisce il più moderno ritrovato in proposito. La costruzione è stata realizzata sotto la guida del Centro Studi Impianti Spor­ tivi del CONI e ad essa hanno dato la loro opera: Progetto: dott. ardi. Luigi Picchiato; Direzione lavori: dott. inge­ gnere Bruno Magrelli; Principale Im­ presa di costruzione: Ditta GabardinoSciaccaluga-Mezzacanc; In:pianto di so­ norizzazione: Ditta Radio-Italfilm; Im­ pianto elettrico: Ditta SICER; Pista e pedane: Ditta ing. De Bernardi Guido; Rete di innaffiamento: Ditta Angelo Aquila. I lavori hanno avuto inizio il giorno 30 dicembre 1953 e sono stati testé ul­ timati. Lo Stadio è stato inaugurato il 29 dii einbre ’55.

L impianto nazionale n. 4 dell'anno (dopo i due meravigliosi complessi di Cortina e la «scuola» di Formio) •. lo Stadio Adriatico di Pescara, proto­ tipo per il calcio e l’atletica leggera, inaugurato il 29 dicembre 1955

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A Coriina d'Ampezzo dal 26 Gennaio al 5 Febbraio

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VII Giochi Olimpici Invernali

nella più fantasiosa valle del mondo // 1956 celebra la settima edizione dei Giochi Olimpici Invernali e la sedicesima tornata dei Gio­ chi Olimpici Estivi. Così vengono chiamati questi ultimi, anche se per la prima volta, svolgendosi l'olimpiade in Australia, il periodo prescelto è quello dell'autunno europeo, ben inoltrato, giu­ sto a cavallo tra il novembre e il dicembre. Prima di arrivare però a Melbourne, prima di veder partire la spedizione azzurra per la lunga trasferta, colma di speranze che speriamo possano realizzarsi a! massimo, molta acqua dovrà passare sotto i ponti dello sport italiano, molta attività dovrà svolgersi, ma tutta in funzione della parte­ cipazione ai Giochi Olimpici, espressione di dilet­ tantismo e quindi di passione genuina, l’unica e sola che fermenti e consenta la creazione dei Cam­ pioni: anche di quelli che dello sport ormai fan­ no la loro professione, il loro mestiere, in quanto non si arriva ai traguardi delle maggiori categorie senza, perseguire un metodo, una scuola, se non si

risale la piramide faticosamente dalia base. Se non si percorrono ad una ad una le perigliose tappe, con sacrifìcio, con amore, con dedizione, con estre­ mo disinteresse, prima di giungere alla gloria. Le Olimpiadi sono in effetti lo "zenith” della gloria, che aveva ben ragione l'immaginifico Pin­ daro allorché affermava: ''Come la luce del sole supera ogni cosa per calore e splendore, così non vi è più nobile vittoria di quella, di Olimpia". Ma già prima di spingerci lontano, nel paese dei canguri, potremo scaldare il nostro entusiasmo al fuoco -del braciere olimpico che per quindici giorni emanerà fiammeggianti bagliori tra le erode dolomitiche nella più fantasiosa valle del mondo, quella d’Ampezzo. L'Italia si appresta à vivere le olimpiadi in­ vernali che ha allestito con grandiosità di mezzi dotando Cortina d' Ampezzo di impianti modernis­ simi che. i più esperti ed esigenti tecnici hanno de­ finito tra i migliori del mondo. Sarà per il nostro

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Di questi come ho detto solo Giuliana M inuzzo sarà ancora in gara, con molte probabilità di im­ broccare la giornata giusta, specie nello slalom gi­ gante e in quello speciale, mentre per la discesa libera non poche sono le possibilità di Carla Marcitelli. Ma avremo modo nei prossimi numeri di parlare a lungo, presentandola come si conviene, delta rassegna cortinese, soffermandoci logicamen­ te sui nostri azzurri che dovrebbero in più di una specialità non far da comparsa. Per questa volta ci basta passaci' in rassegna gli stupendi teatri di. gara di Cortina.

Lo Stadio della Neve

I tecnici internazionali più famosi hanno definito questa snella sagoma del trampolino Italia di Cortina, la più ardita ed armoniosa tra quelle esistenti

Paese questo L'esame di maturità per giungere alla realizzazione in Roma delle Olimpiadi del 1960.

Il programma 1956 presenta un complesso di numeri positivi di alto interesse nell’intero arco delle discipline, agonistiche. Diamo la precedenza, alle Olimpiadi invernali

che vedono impegnate le formazioni azzurre in ogni specialità: nello sci, nel ghiaccio, nel bob. Proprio in questi giorni i Commissari Tecnici e gli Allenatori Federali hanno portato a termine il primo grosso lavoro di impostazione e di selezione protrattosi per dei mesi. Si sotto già avute le pri­ me gare ed i primi, risultati, specie tra i fondisti e i discesisti, confermano le molte speranze. La

autoeliminazione di Zeno Colò, di Eugenio Monti e della simpatica Celina Seghi ha indubbiamente affievolito le nostre speranze. L'Italia è detentrice di un titolo olimpico nella discesa libera maschile proprio per merito di Zeno Colò, ad Oslo nel 1952. E nella stessa edizione il formidabile discesista italiano, più volte campione del mondo, si è clas­ sificato anche al quarto posto nello slalom spe­ ciale e nello slalom gigante gareggiando da pari a pari con i fuori-classe della scuola austriaca e scandinava. E quarta giunse anche Celina Seghi nello slalom speciale femminile, mentre si ebbe nella discesa libera la grande rivelazione di Giu­ liana Minuzzo terza dietro la Trude Beiser e Anne Mary Buchner.

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!.<> Stadio della Neve sorge nella piana di Campo, a sud di Cortina d’Ampezzo, dal cui centro dista circa 2 km. Esso è servito da un ottimo anello stradale, che consentirà al pubblico di affluire c defluire agevolmente dalle sue in­ stallazioni. T.o Stadio della Neve sarà il luogo di partenza, passaggi intermedi e arrivo di tutte le gare di fondo (fondo maschile: 15 km., 30 km.. 50 km., 15 km. combinato, staffetta 4x10 km. e fondo femminile IO km. e staffetta 3x5 km.) gare per le quali sono stati tracciati circa 38 km. di pista. Lo Stadio della Neve che occupa una superficie di circa 15.000 metri quadrati, è costituito da due lunghe tribune laterali che delimitano una pista di partenza e arrivo della lunghezza di metri 44. Le due tribune, a struttura portante in tubo di acciaio, sono costituite da ripiani in legno dei quali l’ultimo si eleva ad una quota di circa 5 metri di altezza rispetto al piano della pista. Uno dei lati corti del rettangolo delimitato dalle due tribune è chiuso da un grande tabellone, della larghezza di circa 30 metri c dell’altezza di 15 metri, sul quale saranno riportati risultati c tempi. Il tabellone, manovrato dal­ l’interno, consente di fornire al pubblico, con la massima celerità, i tempi parziali dei vari passaggi (di quinto, di decimo, quindicesimo km., ccc.) e la relativa classifica dei primi IO concorrenti classificati nonché il loro ordine di arrivo finale: i dati trascritti su di esso saranno visibili da una distanza di oltre 150 metri. Il tabellone è collegato per mezzo di tre telescriventi, alla cabina di cronometrag­ gio tramite l’ufficio calcoli, che riceve i varii tempi sia dai cronometristi posti sul traguardo di arrivo sia da quelli dislocati lungo la pista. Ai lati nel tabellone sorgono due vaste terrazze sulle quali prenderanno posto i fotografi, i cineoperatori autorizzati e la Televisione mentre al disotto di esso passeranno i concorrenti nei varii passaggi intermedi. Un vasto fabbricato ad un piano, situato sul lato nord dello Stadio ed in diretta comunicazione con esso, com­ prende i locali adibiti per la sciolinatura, la sauna con docce, magazzino per materiale di gara, pronto soccorso, servizio rilievo temperatura, servizi igienici destinati agli atleti, ecc. Lo Stadio della Neve potrà accogliere un totale di circa 10.000 spettatori, distribuiti nella seguente maniera: le Au­ torità, gli atleti, gli accompagnatori c la Stampa avranno a loro disposizione settori speciali della capienza comples­ siva di circa 1.000 posti; il pubblico occuperà i rimanenti 6.000 posti di tribuna a sedere. Ai lati della pista, nelle immediate vicinanze dello Stadio, due recinti potranno con­ tenere circa altre 3.000 persone in piedi.

Il trampolino olimpico «Italia» Il trampolino olimpico « Italia » c situato a km. 2.5 a sud est di Cortina (sul luogo del vecchio trampolino «Ita­ lia »), in corrispondenza della Stazione Ferroviaria di Zuel. Il profilo del nuovo trampolino viene, realizzato in per­ fetta concordanza con le norme della F.I.S. per la costru­ zione dei trampolini. Il punto critico dista dal dente scatto m. 72; pertanto saranno possibili salti fino alla lun-


■ ghezza di circa 89 metri. Dovendo il trampolino essere anche per le gare di salto combinalo non è stato possibile portare il punto critico oltre il limite di ni. 72. in ottem­ peranza al regolamento della Federazione Internazionale. La rincorsa darà la possibilità di sette partenze a quote diverse che consentiranno di variare la velocita di rincorsa c conseguentemente la lunghezza dei salti, in relazione alle condizioni della neve e ad altre circostanze tecniche. 11 piano di arrivo, che è circondato da doppia recin­ zione. ha la lunghezza di 128 metri e termina in leggera salita: verso la parte terminale si allarga fino a 40 metri. u na torre ver­ La pista di lancio, realizzata mediante una ticale dell’altezza complessiva •mplessiva di m. 50, è lunga 86 metri c larga 5. Essa è fiancheggiata da due sagome in legno che servono al contenimento della neve. La pista di lancio scende con una inclinazione di 35° verso il dente di scatto. La struttura della pista di lancio è completamente in ecmento armato. Un ascensore porta i saltatori fino al piano più basso delle varie rincorse da cui essi potranno poi rag­ giungere le partenze prefissate a mezzo di scale. Nella som­ mità della torre sono predisposti i locali di attesa per i saltatori ed un deposito materiali ed attrezzature, locali de­ latamente riscaldati. I concorrenti potranno anche raggimigore la sommità del trampoliniio servendosi di una scala che trova nell’interno della struttura portante della pista di rincorsa. Sotto il dente di scatto sono sistemati un locale di all’imtesa, un guardaroba, un magazzino per gli attrezzi pianto igienico sanitario. I servizi più importanti sono contenuti in due torri po­ ste in posizioni perfettamente simmetriche, facenti parte del complesso tribune, fiancheggianti la parte centrale della pista di atterraggio: essi comprendono locali per i giudici di gara, direzione di gara, segreteria, ufficio classifiche, magazzino, servizio comunicazioni immediate dei risultati, speakers. Le tettoie delle due torri sono sistemate a ter­ razze per l’esposizione dei tabelloni, del numero di gara dei saltatori, del punteggio-stile, della lunghezza del salto c del punteggio complessivo per ogni salto. II numero dei posti disponibili per gli spettatori è com­ plessivamente supcriore a 40.000. Circa 3.000 persone pos­ sono trovare posto a sedere in due tribune, a struttura di cemento armato con ripiani in legno, fiancheggianti la pista di attcrraggio nella parte centrale di migliore visibilità. Di esse fanno parte il palco presidenziale e le tribune d’onore per un totale di 450 posti, il settore riservato alla Stampa c alla Radio Televisione, nonché 2.000 posti per il pubblico. 11 piano di arrivo è circondato, a forma di anfiteatro, da tre grandi gradinate fa gradoni naturali) nelle quali potrà trovare posto la maggior parte del pubblico per un totale di 28.000 spettatori circa. In un altro recinto naturale, dietro l’anfiteatro, ci sani posto per altre 15.000 persone. Ai rappresentanti della Stampa sono riservati 400 posti nelle tribune laterali, mentre i radiocronisti dei vari Paesi possono disporre di singole cabine situate ai margini delle tribune. Gli operatori della Televisione e della Cinemato­ grafia, nonché i fotografi, potranno accedere alle tettoie delle predette cabine, disposte a terrazza.

Lo Stadio Olimpico del Ghiaccio Lo Stadio Olimpico del Ghiaccio si trova a Nord del centro di Cortina, dal quale dista circa otto minuti di cammino. E’ un'opera creata appositamente in occasione dei VII Giochi Olimpici Invernali, ed è stata progettata in maniera da soddisfare le esigenze della supercapienza olimpica. La nuova grande creazione, certamente una delle più moderne c, dal punto di vista tecnico, una delle più com­ plete del mondo, sarà il cuore degli avvenimenti del 1956. Lo Stadio del Ghiaccio sarà infatti teatro delle grandi ce­ rimonie di apertura e di chiusura dei Giochi, delle- solenni premiazioni, il campo di gara delle prove di pattinaggio artistico maschile e femminile cd ospiterà il torneo olim­ pico di hockey. Allo Stadio del Ghiaccio arderà ben alla e visibile anche

da lontano, per undici giorni, la fiamma olimpica che sim­ boleggia nei secoli il sacro fuoco dell’antica Olympia. Già nel 1952 si dette inizio ai lavori di sbancamento per preparare il piano sul quale sarebbe poi sorto lo Stadio: la superficie occupata è di circa 10.000 mq. L’edificio delle tribune, a forma di ferro di cavallo, consiste di quattro gradinate sovrapposte, con ampia co­ pertura sporgente in modo da difendere le gradinate dalle precipitazioni atmosferiche. Le facciate esterne dello Stadio sono rivestite di tigne, secondo lo stile alpino tradizionale delle costruzioni «Iella Valle di Ampezzo. Sono stati impiegati circa 10.000 quintali di cemento e 3.800 quintali di ferro per armatura. Il tetto è intera­ mente ricoperto con lastre di rame per una superficie di 3.200 mq. All’interno dei piani tribuna trovano posto diversi locali tra cui un salone di rappresentanza e, nelle due ali laterali, numerosi ambienti da destinare all’Organizzazione, stalli di ristoro, bar, pronto soccorso, ecc. oltre natural­ mente i servizi igienici. La pista occupa una superficie di 4.230 mq. e può ospi­ tare due campi regolamentari di hockey delle dimensioni di m. 60x30, divisi da un corridoio centrale di ni. 10,50 di larghezza. Essa è costituita da diversi strati sovrapposti: il più profondo in cemento armato, dello spessore di cm. 25, poi uno strato di circa 10 cm. di pomice, agente da iso­ lante, ed altri strati successivi di asfalto, cartone catramato c sabbia, fino alla superficie vera e propria in cemento che contiene incorporati 58 km. di tubi a serpentina, per il congelamento della pista. La pista è contornata da cuni­ coli. dei quali tre servono al passaggio delle tubazioni per l'impianto di refrigerazione ed uno per lo scarico della neve. Questa, una volta arrivata nel cunicolo, sarà traspor­ tata via da una corrente d’acqua che, in caso di necessità può essere riscaldata. L’impianto di refrigerazione della pista dello Stadio Olimpico del Ghiaccio è uno dei più moderni e dei più grandi del mondo. Esso è basato sul principio dell’evapo­ razione dell’ammoniaca che, nel passaggio dallo stato liquido a quello gassoso, assorbe calore (effetto frigorifero). Il macchinario è costituito da un grande serbatoio, con­ tenente l’ammoniaca, del diametro di circa 2 metri e della lunghezza di circa 9 metri, da quattro compressori azionati da motori elettrici per una potenza complessiva di circa 700 HP, e da diverse pompe le qualii fanno circolare l’ammoniaca nei 58.000 metri di tubi a sserpentina incorporati nella superficie della pista. Per un migliore regime di economia, agli effetti della refrigerazione, la superficie complessiva dei campi di gioco è suddivisa in sei arce indipendenti che permettono il con­ gelamento frazionato, con un minimo di 600 mq. per volta. Pertanto, lo Stadio del Ghiaccio, potrà funzionare anche nel periodo estivo su un'area ridotta. Questo è un accorgi­ mento tecnico assolutamente nuovo, applicato per la prima volta. Lungo l’apertura del ferro di cavallo, nella parte ante­ riore dello Stadio, è posto il corpo rettangolare di m. 60x11 costituente gli spogliatoi per gli atleti e che comprende: — quattro spogliatoi per le squadre di hockey; — due spogliatoi per gli arbitri; — venti cabine circa per gli spogliatoi individuali dei pattinatori e delle pattinatrici; — un guardaroba per il pubblico; e tutti i servizi relativi (docce, sauna, impianti sanitari, sanitari. massaggi, pronto soccorso, rifornimento viveri, ecc.). Sul tetto dell’edificio spogliatoi, a circa due metri di altezza dal piano della pista di pattinaggio, verrà siste­ mata, per la durata dei Giochi, la fiaccola olimpica ed il palco d’onore per le cerimonie di premiazione di tutte le gare olimpiche in programma, ivi comprese quelle di pat­ tinaggio di velocità che si svolgeranno a Misurina. Nel sottosuolo è sistemata la sala-macchine dell’impianto di refrigerazione, oltre a diversi magazzini e locali di cu­ stodia. La capienza normale dello Stadio, di circa 7.000 posti, verrà, durante il periodo dei Giochi Olimpici, portata a circa 12.000. mediante la sistemazione, nella prima gradi­ nata, di tribune provvisorie. Il numero dei posti in piedi aumenterà, in tal modo, da 4.000 a circa 9.000.

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I 3-300 posti a sedere sono distribuiti nelle tre gradi­ nate superiori con il seguente criterio: — seconda gradinata: 1.700 posti dei quali 600 riser­ vati per il palco presidenziale e le tribune d’onore; — terza gradinata: 1.100 posti dei quali 160 riservati alle autorità; — quarta gradinata: 500 posti circa riservati alla Stam­ pa e alla Radio-Televisione. Nella quarta gradinata dell’edificio tribune i giornalisti avranno a loro disposizione 420 posti a sedere, mentre la Radio-Televisione potrà disporre, per i servizi di radiocronaca diretta, di 22 cabine singole di trasmissione. Le comunicazioni telefoniche, urbane, interurbane e RAITV, sono assicurate da un totale di circa 100 lince com­ portanti 34 cabine telefoniche c 3 centralini di accettazione. Nel secondo piano dell’edificio tribune sarà allogata la sala telescriventi per la trasmissione di notizie c risultati al Centro Stampa e per la ricezione di notizie «logli altri campi di gara. La pista viene illuminata da un gruppo di 126 riflettori da 1000 Watt ciascuno, situati sotto il tetto dello Stadio. L’illuminazione interna dei posti a sedere e corridoi, è ottenuta con corpi illuminanti a luce indiretta. Per l’illaminazione di gala è prevista una seric di riflettori posti aH'esterno lungo le strade ed i piazzali. La potenza del­ l’intero impianto è di circa 250.000 Watt. L’impianto principale di riscaldamento nell'edificio tribune e spogliatoi, utilizza l’acqua calda proveniente dai condensatori del macchinario di refrigerazione. I locali del­ l’edificio tribune vengono riscaldati con quest'acqua attra­ verso pannelli di serpentine. Il riscaldamento dell’edificio spogliatoi viene, invece, eseguito a mezzo di acrcazione forzata di aria calda. Il riscaldamento degli altri locali, come sale d’aspetto, tribune giornalisti, cabine, ecc., è effettuato a mezzo di stufe elettriche. Inoltre, per alcuni settori delle gradinate e per gli atleti in sosta, è previsto il riscaldamento a raggi infrarossi.

Le caratteristiche dei percorsi di fondo 30 km. — La pista dei 30 km. si svolge su due anelli di 10 km. da ripetersi nel seguente ordine: 1.-2.-1., quota va­ riabile tra i m. 1090 e 1340, la salita più lunga, con disli­ vello di m. 150 è fra il km. 10 e il km. 12. Il dislivello complessivo è di 805 m. Il primo anello è interamente in terreno boscoso; il se­ condo in terreno ondulato a fondo prativo. Lungo iLpercorso, oltre che al traguardo,, saranno fìssati: —-• di-pronto i-------- «- --------------OSl; di rifornimento; 2 poposti 4 posti soccorso; r5 p al’ 20. km.; posti' di sti di cronometraggio al 10. e r ’------ 3------” segnalazione della temperatura. 15 km. — La pista di 15 km. si svolge su un unico anello a quota variabile tra i m. 1090 e m. 1320, la salita più lunga con dislivello di m. 135 è fra il km. 8 c il km. 10. Il dislivello complessivo è di 415 m. La pista si snoda quasi interamente in terreno boscoso. Lungo il percorso sono fìssati: 2 posti di pronto soccorso; 1 posto di rifornimento; 2 posti di cronometraggio, uno al 5. km., c uno al 10. km.; 2 posti di segnalazione della tem­ peratura. 15 km. - Combinata. — La pista dei 15 km. per la com­ binata si svolge su di un unico anello a quota variabile tra i 1090. e 1275 m., la salita più lunga con dislivello di 150 m. è fra il 10. e il 12. km. II dislivello complessivo è di 420 m. La pista si snoda per i primi 10 km. in terreno boscoso (i primi 9 sono comuni alla pista dei 15 km.), pei rima­ nenti 5 km. in terreno ondulato a fondo prativo. Lungo il percorso sono fissati : 2 posti di pronto soc­ corso; 1 posto di rifornimento; 2 posti di cronometraggio (al 5. e al 10. km.); 2 posti di segnalazione della tem­ peratura. 50 km. — La pista dei 50 km. si svolge su anelli rispet­ tivamente di 10, 15, km. da ripetersi due volte nel seguente

ordine: 1., 2., 2., 1., quota variabile tra i m. 1090 c 1340.

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La salita più lunga con dislivcllo di metri 150 viene affrontata due volte e si trova fra il 10. e 12 km. per il 1. giro c il 25. c 27. km. per il 2. giro. La pista ripete quella dei trenta chilometri _____ _ cui è stato aggiunto al secondo anello un tratto di 5 km. in terreno ondulato a fondo prativo. Lungo il percorso, oltre che al traguardo, sono fìssati : 5 posti di pronto soccorso; 6 posti di rifornimento; 5 pòsti di cronometraggio; 3 posti di segnalnzinc temperatura. 4x10 - staffetta maschile. — Si svolge su di un anello unico quota variabile fra i 1090 e 1186 in.; la salita più forte con dislivello di in. 86 è fra il 7. c 1’8. km. 11 dislivello complessivo è di m. 275. La pista si snoda quasi interamente in terreno boscoso ed è tutta a doppia corsia. Lungo il percorso, oltre che a] traguardo, sano fissati: 1 posto di pronto soccorso; 4 posti di cronometraggi o (ogni 2 km.); 2 posti di segnalazione della temperatura. 10 km. femminile. — La pista dei 10 km. femminile si svolgc su un unico anello a quota variabile tra m. 1090 e ni. 1180; la salita più lunga con dislivello di ni. 74 è frn 1'8. e il 9. km. Il dislivello complessivo è di 250 m. La pista si snoda quasi interamente su terreno boscoso. Lungo il percorso, oltre che al traguardo, sono fissati: 1 posto di pronto soccorso; 1 posto di rifornimento; 2 po­ sti segnalazione temperatura; 1 posto di cronometraggio (al km. 5); 3x5 - staffetta femminile. — Si svolge su un anello unico a quota variabile fra m. 1090 e 1175; la salita più forte con dislivello di in. 74 è fra il 3. ed il 4. km. Il dislivcllo complessivo è di ni. 174. La pista si snoda per la prima metà in terreno boscoso e per la seconda metà in terreno ondulato a fondo prativo. Lungo il percorso, oltre che al traguardo, sono fissati: 1 posto di pronto soccorso; 2 posti di cronometraggio; 1 posto segnalazione temperatura.

La pista di Misurino per il pattinaggio di velocità, La pista sulla quale verranno disputate le prove olini--------- a Misurino, su uno piche di pattinaggio velocitàr si .trova dei più celebri c suggestivi laghi delle Alpi che i poeti hanno denominato « la perla delle Dolomiti ». Il lago di Misurino, altitudine metri 1.755, dista da Cortina circa 13 km. ed è circondato da montagne famose nella storia dell’alpinismo mondiale come le Tre Cime di Lavaredo. i Cardini, il Sorapis, il Cristallo e il Piz Popena, che con i loro boschi degradanti di abeti e larici e le loro cime nevose, fanno da incantevole cornice al leggendario pae­ saggio. Intorno al lago quattro grandi alberghi c alcune pensioni potranno ospitare circa 500 persone con — gli stessi conforts esistenti negli alberghi di Cortina. Durante l’inverno il lago gela completamente e sulla sua superficie ghiacciata, compatta e uniforme, con una strut­ tura particolarmente adatta per il pattinaggio, viene rica­ vata. sulla parte a nord del lago sotto la collina, la pista ad anello della lunghezza regolamentare di 400 metri. Tutti i tecnici e pattinatori italiani c stranieri sono concordi nel riconoscere la pista di Misurina come una delle più veloci del mondo.

La cabina per la Giuria sarà disposta sul lato esterno della pista immediatamente dopo la linea di arrivo ed.in essa troveranno posto gli addetti al protocollo, i giudici, l’arbitro, i cronometristi e gli speakers; essa sarà collegata telefonicamente alle partenze ed ai locali dove saranno si­ stemati l’ufficio Stampa e la Segreteria.

Il cronometraggio sarà elettrico a fotocellula e, di ri­ serva. a mano. Un grande tabellone per i risultati, in posizione favo­ revole per la visibilità da parte del pubblico, darà i tempi dei primi concorrenti c porterà scritti in alto i rccords mondiali ed olimpionici. Il pubblico sarà anche tenuto al

corrente dei tempi parziali dei concorrenti durante lo


QUESTO IL PROGRAMMA ORARIO DEI GIUOCHI INVERNALI DI CORTINA GIOVEDÌ’ 26 GENNAIO (Prima giornata)

Ore 11,30: 15.00: 17,30: » 19,30: » 21.00:

Cerimonia Hockey su Hockey su Hockey su Hockey su

1

-

d'apertura ghiaccio ghiaccio ghiaccio ghiaccio

VENERDÌ' 27 GENNAIO

» » » » »

8.00: Bob a (lue (T e 2“ prova) 9,00: Gara di fondo, 30 km. 11,00: Sci: Slalom gigante femminile 15,00: Hockey su ghiaccio 17,30: Hockey su ghiaccio 19.30: Hockey su ghiaccio 21,00: Hockey su ghiaccio

SABATO 28 GEN N A IO (Terza giornata) Ore 8,00: Bob a due (3a e -P prova) » 10,00: Sci: Gara di fondo, 10 km., femminile » 12,00: Pattinaggio di veloci­ tà, 500 m. » 15.00: Hockey su ghiaccio » 17,30: Hockey su ghiaccio 19.30: Hockey su ghiaccio » 21,00: Hockey su ghiaccio

DOMENICA 2!) GENNAIO (Quarta giornata) Ore

»

9,00: Pattinaggio artistico, maschile, figure obbli­ gate 10,30: Sci: Slalom gigante, maschile 11,30: Pattinaggio di veloci­ tà, 5000 m.

Sci: salto combinato Hockey su ghiaccio Hockey su ghiaccio Hockey su ghiaccio Hockey su ghiaccio

LUNEDI’ 30 GENN AIO (Quinta giornata)

Ore

(Seconda giornata)

Ore

14,30: 15.00: 17,30: 19.30: 21,00:

»

»

9.00: Pattinaggio artistico, femminile, figure ob­ bligale 9,00: Sci: Gara di fondo, 15 chilometri 11,00: Sci: Slalom femminile 14,00: Pattinaggio di veloci­ tà. 1500 m. 15.00: Hockey su ghiaccio 17.30: Hockey su ghiaccio 19,30: Hockey su ghiaccio 21,00: Hockey su ghiaccio

MARTEDÌ’ 31 GENNAIO (Sesta prova) Ore■ 9.00: Pattinaggio artistico, femminile, figure ob­ bligate 9.00: Gara di fondo per la combinata » 10,30: Pattinaggio di veloci­ tà, 10.000 m. » 10,30: Sci: Slalom maschile 15,00: Hockey su ghiaccio 17.30: Hockey su ghiaccio 19.30: Hockey su ghiaccio 21.00: Hockey su ghiaccio

MERCO LEDI’ 1 FEBBRAIO (Settima giornata) Ore 9.30: Staffetta 3x5 km. femminile 11,30: Sci: Gara di discesa, femminile » 14.30: Pattinaggio artistico, masch.. figure libere

svolgimento delle gare da un grande quadrante conta­ secondi. Gli spogliatoi per gli atleti, trovano posto all’Hotel del Lago, nelle immediate vicinanze della pista, e sono prov­ visti di docce, lettini per massaggi eco,; un servizio di altoparlanti li terrà collegati con la cabina della Giuria. L’attrezzatura per la preparazione del campo di garai e per la sua manutenzione è! delle più eomplese ------- 1— e moderne ’ e comprenderà slitte con barile spandiaequa per il rifa­ cimento del giaccio, spazzaneve, camionette e speciali pale per raccogliere la neve, pialle a mano e numerosi altri ' attrezzi. Ai piedi della collina, lungo uno dei rettilinei della pista, sorgono le tribune per il pubblico comprendenti: la | ìv il »i »» rl’r tribuna d’onore per un totale di 400 posti, la tribuna riservaia agli atleti ed agli accompagnatori della capienza di 300 posti, la tribuna Stampa e due tribune per il pubblico che possono ospitare circa 3-500 persone. In una grande

»

17,30: Hockey su ghiaccio 19,30: Hockey su ghiaccio 21,00: Hockey su ghiaccio

»

GIOVEDÌ’ 2 FEBBRAIO (Ottava giornata)

Ore

»

8,00: Sci: Gara di fondo, 50 chilometri 14,30: Pattinaggio artistico, femmin.. figure libere 17,30: Hockey su ghiaccio 19,30: Hockey su ghiaccio 21.00: Hockey su ghiaccio

VENERDÌ’ 3 FEBBRAIO (Nona giornata)

Ore■

» » »

S.00: Bob a quattro (1 “ e 2" prova) 11,00: Sci: Gara di discesa. maschile 14.30: Pattinaggio artistico a coppie 17,30: Hockey su ghiaccio 19,30: Hockey su ghiaccio 21.00: Hockey su ghiaccio SABATO 4 FEBBRAIO (Decima giornata)

Ore

»

8.00: Bob a quattro (3“ e -P prova) 9.00: Staffetta 4 x 10 km. maschile 15,00: Hockey su ghiaccio 17,30: Hockey su ghiaccio 19.30: Hockey su ghiaccio 21.00: Hockey su ghiaccio

DOMENICA 5 FEBBRAIO ( Undicesinia giornata) Ore 11,00: Salto speciale » 17,00: Cerimonia di chiu­ sura

gradinata, immediatamente alle spalle delle sopracitate tri­ bune, possono trovare posto altre 4.000 persone. In totale circa 8.500 spettatori potranno così assistere alle gare.

Una tribuna speciale, della capienza di 400 posti, adia­ cente alla tribuna d'onore. sarà a disposizione dei rappre­ sentanti della Stampa, della Radio e della Televisione. Per le loro comunicazioni urbane e interurbane è previsto l’uso di circa 50 linee telefonicbc e di circa 20 cabine. Un servizio telescriventi collegllerà il lago di Misurina con il Centro Stampa all’Hotel Savoia di Cortina per la trasmissione di notizie c risultali e per la ricezione «li comunicati provenienti dagli altri campi olimpici di gara. Misurina si raggiunge da Cortina per mezzo della strada nazionale, attraverso il Passo di Tre Croci, con un tragitto di 13 km., oppure attraverso Carbonin. dove la strada car­ rozzabile è meno ripida, con un tragitto di 18 km.

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Ancora una vigoria del

cervello

sulla

forza bruta

Grazie SfVILIO G-razie Duilio! I tuoi tifosi, i tecni­ ci e gli appassionati dello sport pugi­ listico e tutte le migliaia di radio ascol­ tatori e tele-spettatori che la sera del 26 scorso furono un tutl'uno con te, so­ stenendoti e incitandoti nei minuti di lotta e con te palpitarono di gioia al termine del "grande match" di Mila­ no, ti sono grati: la tua vittoria, il tuo trionfo è stato un po’ di tutti loro. Permetti però che io ti ringrazi in modo particolare: grazie a te. al tuo valore e alla tua serietà di atleta; gra­ zie al tuo spiccato senso di responsa­ bilità dei doveri dì sportivo e di cam­ pione; grazie al tuo orgoglio e alla tua fierezza ma grazie soprattutto alla tua devozione al tuo amore a Dio e alla Patria! Dopo circa cinque anni di lon­ tananza. dai fogli sportivi che in ma­ teria pugìslistica mi videro modesto ma appassionato collaboratore, torno con piacere, in tale occasione, a scrivere di "boxe”, perché questo tanto bistrattato sport ha bisogno di atleti valorosi come te e sinceri appassionati come me. per distruggere quel cerchio di "bruttura e di malvagio" che lo serra d’intorno. A me il piacere e l’onore di sentirmi interprete di quelli della famiglia pu­ gilistica forti altrettanto di una edu­ cazione sportiva e morale che fa onore alla "noble arte”.

* La maggior parte di noi tutti non sa immaginare, o immagina in modo assai approssimativo, lo stato d’animo del pu­ gile nell’attimo in cui il rintocco del gong segna l’inizio del combattimento. L’arena piombata nel buio e un fascio di luce a delimitare ancor più i quattro lati del ring, tre uomini sul quadrato, circondati da un silenzio frenato a stento, oppresso nelle tante gole desi­ derose di prorompere nel boato simile al fragore del tuono, rimbalzante tra le volte, e tra le volte respinto e soffo­ cato. E’ un attimo tragico, un attimo in cui egli si sente solo e abbandonato a se stesso — l’attimo in cui muscoli e cervello, curati, allenati e istruiti durante il lento scorrere dei giorni di preparazione, si accingono al guizzo della lotta e allo studio dei temi tattici da svolgere. Attorno la folla: migliaia di facce tese, di occhi fissi su di lui ma egli è staccato da tutti, la folla non esiste. Di fronte a lui non esiste che un uomo: il suo avversario che è balzato su nello stesso attimo e gli viene incontro con i pugni pronti a colpire. I due antagonisti si guardano negli occhi — occhi vivi e irrequieti ai quali l’oscurità dà splendore e lucen­ tezza simile ai gatti —; è una frazione

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ai secondo ma in quell’occhiata c'è già tutto: l’ottimismo o la paura, il di­ sprezzo o l’ostinazione. E’ una battaglia silenziosa durante la quale guai a denunciare timori o apprensioni, guai a svelare debolezze e incertezze! L’esito dei combattimento potrebbe essere già deciso. In quell’attimo ognu­ no degli avversari capisce se vincerà o sarà vinto; la folla, osservatrice super­ ficiale, spiritualmente lontana da que­ sto dramma, esclusivamente attenta al gesto, al pugno, alla parata, non se ne avvede, ma il combattimento, nel suo significato umano, è tutto racchiu­ so in quello sguardo.

* Il pugilato è uno sport che richiede enormi sacrifici; è uno sport duro ma leale, è tuia scuola di coraggio dove si apprende, nella giusta misura, la valu­ tazione dei rischi e delle responsabili­ tà, dove il carattere dell’uomo trova campo per plasmarsi alle reali esigenze della vita. E quando, abbandonata quella ma­ schera di durezza e aggressività, gli atleti scendono dal loro piccolo stadio cordato per ritornare umili e semplici esseri umani, con i loro problemi e le loro ansietà in seno alla famiglia o nell’ambito della società, ebbene, solo allora è palese la bontà e la lealtà che è in loro. Duilio Loi è il prototipo di questi atleti e il suo recente incontro di Mi­ lano contro Ferrer ne è stata la di­ mostrazione più chiara e lampante; durante l’arco delle quindici riprese, tutti indistintamente dal competente al neofita, hanno avuta netta la sen­ sazione di un atleta che ha fatto de] pugilato la sua professione, e dal pu­ gilato ne ha tratto quanto di bene po­ teva riceverne mantenente quanto di buono già possedeva. Dotato di un fi­ sico sano e integro, grazie ad una car­ riera prudente e calcolata che dal 1948 lo ha visto scendere dal « quadrato » sessantuno volte vincitore ed una sola volta sconfitto ma non umiliato, Loi è un campione e come tale soggetto a critiche il più delle volte immeritate. Prima non prenderle, è il suo motto; e i suoi incontri sono minuziosamente cal­ colati da fare invidia ad un provetto contabile; le sue vittorie sono ottenute ad un prezzo il più conveniente per se stesso. Al pubblico, sempre in cerca di emo­ zioni e di spettacolo, spes:o non piace appunto per la parsimonia e la sobrie­ tà della sua tecnica priva di estro ma ricca di intelligenza, e le sue doti mi­

gliori e più apprezzabili, scrupolosità, modestia, equilibrio, gli procurano spesso mormorii di disapprovazione. All’altro angolo del quadrato ecco stagliarsi la figura dell’orgoglioso e ambizioso campione di Francia. Seraphin Ferrer. Quasi l'opposto del no­ stro atleta, pronto a darci torto sul nostro concetto di sport pugilistico, simbolo delle schiere amanti della «forza bruta», il giovane francese van­ ta una carriera breve quanto fenome­ nale. Venti incontri, quindici vittorie per k.o.; grezzo dal punto di vista tec­ nico ma ricco di un impeto e di una volontà difficilmente riscontrabili — in lui il pugilato è istinto: sembra aver preso dalla pantera lo scatto felino e dal leone la zampata poderosa — at­ tacca a valanga l’avversario nel quale vede un nemico da vincere e il vorti­ coso danzare durante la lotta sembra renderlo ebbro del fascino che trae sul quadrato. Due temperamenti, due stili, due concetti diversi di fronte, entrambi gettano sul tavolo verde del ring, in una sola e unica prova il loro tesoro, un sacchetto nel quale gelosamente e certosinamente misero gloria e ambi­ zioni, sacrifici e privazioni, energie e coraggio, programmi e piani tattici. Un grande incontro, una grande vit­ toria di Loi, un trionfo dell’intelligen­ za sulla forza, una lezione da accade­ mia pugilistica. Protezione perfetta delle mascelle, accorciamento delle di­ stanze sull’attacco avversario, sinistro di « rottura » a precedere l’intenzione e destri incrociati, perfetto il gioco di gambe fino al gong finale, rapidi gli spostamenti e le schivate sul tronco; fu insomma una esibizione da maestro ad allievo. Un allievo in verità migliore di quel che si attendeva anche se lo scoppio del suo destro si è ridotto a qualche raro scoppiettìo di castagnola; ma l’avversario fu grande e completo in ogni tema! Bravo Loi, hai superato le aspettative di chi ha sempre creduto nel tuo trion­ fo e di chi, come noi. considerava as­ segnato a te il lauro del vincitore fin dagli istanti immediatamente prece­ denti l’inizio dei primi tre minuti di lotta. Vedemmo allora avvicinarti al drappo tricolore e, prima di baciarne un lembo, segnarti col segno della Cro­ ce. Il tuo gesto fu così grande e così lo è ancor oggi per noi che un secon­ do movimento ripetuto, in ogni round, dobbiamo e vogliamo considerarlo una semplice « mania » e non un gesto di « scaramanzia » come altri lo hanno appellato. Fu troppo bello il tuo gesto che te­ niamo ben impresso nei nostri occhi — professione di fede di un atleta cri­ stiano — e quel tuo atto ci dette la certezza e la tranquillità sulla tua vit­ toria. Augusto Cacelamano


GLI AZZURRI SULLA BUONA STRADA

IVI 11 11 1)111.1 DIASITLTIA... VIOLA tyj

La Fiorentina, squadra guida del campionato, ha indicato ai tecnici della nazio-

naie la via da seguire. Contro la Francia a febbraio la partita della conferma

Rivista a mente fredda la vittoria degli azzurri sulla Germania, rientra nei giusti limiti. Un’affer­ mazione in complesso meritata, ma che non deve far illudere. Sarebbe infatti pericoloso e contro­ producente cullarsi in un ottimismo smodato e fuori di posto. All’Olimpico abbiamo intravisto la squa­ dra del domani, ma sono state confermate anche parecchie lacune. La Nazionale ha delle solide fon­ damenta, ma all’attacco si va alla ventura, senza degli schemi fissi. Ci mancano nel reparto di punta, atleti che impongano la loro personalità, attraverso l’esplicazione della classe. La compattezza della difesa è merito personale di Fulvio Bernardini. La Fiorentina sta raccoglien­ do oggi i frutti di due anni di lavoro. Lavoro inten­

so, condotto in profondità. La compagine viola espri­ me una forza psicologica ed una potenza atletica, quale non era dato di riscontrare dall’epoca del gran­ de Torino. E’ una squadra sana ed i suoi atleti ve­ stiti d’azzurro, l’hanno dimostrato a Roma. Rosetta è l’inimitabile cervello, Magnini con le sue entrate a catapulta eletti-izza la folla, Cervato è già sul pia­ no dei migliori terzini che abbia avuto l’Italia. Chiappella e Segato sono due stantuffi. Forse in linea tecnica ed agonistica i Bearzot ed i Moltrasio li superano di una buona spanna, ma ciò non toglie che i due laterali della Fiorentina sono ottimi gio­ catori. Peccato che il lavoro del quintetto toscano e le prodezze del portiere Viola non riuscivano a trovare

k

La nazionale italiana che ha battuto all’ Olimpico la Germania. Da sinistra: ------------ -,Romperti, ----- ------- , Magnini, Rosetta. \ irgili, Chiappella, Pivatelli, Cervato, Viola, Frignoni, Segato e Montico

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!

rispondenza nell’attacco. Quante palle sono cadute in zona morta per la mancanza di vere mezz’ale per la tendenza di Boniperti, di Pivatelli, di Frignani e di Burini a spostarsi in una sorta di inutile sara­ banda. Poco male comunque. Anzi a voler intingere la penna nell’inchiostro del moderato ottimismo, c’è da considerare che all’olimpico abbiamo forse tro­ vato il centravanti su misura per la nostra nazio­ nale, il centravanti alla Piola, che non teme i con tatti con l’avversario, che contende ogni pallone quasi con la forza della disperazione, che in alcuni tocchi rivela la classe in continuo crescendo ed a volte persino raffinata. Bernardini ha sempre avuto fiducia in Virgili. 1! primo anno dell’arrivo di Pepi a Firenze, molti tifosi dissero che erano stati buttati al vento i mi lioni e che non valeva proprio la pena di dar via un goleador tipo Bacci. Fulvio non fiatò. Disse solo che lui stimava Bacci, ma che considerava Virgili il centravanti del domani. I fatti gli hanno dato ra­ gione. Il Pecos Bill dal ciuffo ribelle ha acquistato una definitiva personalità. Non gioca più basandosi .sull’istinto come quando era nell’udinese, ma sa anche ragionare, possiede l’intuizione propria degli uomini di classe. Alla folla Virgili piace per il suo stile sbarazzino, per le sue discese spericolate. Con un maestro del calibro di Bernardini (senza dimen­ ticare .Levratto che a Bepi dedica molte ore della giornata) è facile prevedere che Virgili migliorerà sempre di più e diventerà sul serio il « centravanti di domani ». Ora bisognerà pensare ad affiancare a Virgili degli attaccanti in grado di assecondarlo, di non la­ sciarlo in balia delle difese avversarie, come accad­ de a Budapest, come più volte è accaduto nell’ulti­ ma partita all’olimpico contro la Germania. Un Pandolfini ripescato potrebbe costituire il toccasana, altrimenti i nostri selezionatori dovranno prendere ’ il coraggio a due mani ed affidarsi agli oriundi. Il problema degli oriundi prima o poi andrà risolto. Non si può schivarlo ad ogni partita internazionale, per poi riparlarne regolarmente, lasciando le cose insolute. Se gli oriundi sono italiani debbono avere il diritto di vestire la maglia azzurra, altrimenti avremmo dovuto lasciar fuori anche i Moliti, gli Andreolo, i Guaita ecc. Un Virgili fra Murolo e Montuori (quest’ultimo suo partner ed ispiratore anche nella Fiorentina) aumenterebbe del cinquanta per cento il suo ren­ dimento. In Italia potremmo fare almeno tre sestetti arretrati decenti, ma nemmeno un attacco passa­ bile. Ed è questa la constatazione più spiacevole, una constatazione che dovrebbe indurre a riprende­ re in esame la posizione degli oriundi, immettendoli gradatamente nella nostra nazionale. I sud ameri­ cani importati non sono tecnicamente distanti dalla mentalità dei calciatori italiani come i nordici. Un Montuori, un Vinicio, un Ghiggia, ecc. farebbe pre­ sto ad ambientarsi e potrebbe finalmente dare un nuovo volto all’attacco. La partita con la Germania ha fornito degli in­ segnamenti che non vanno sottovalutati. Insegna­ menti positivi e negativi. Ha indicato ad esempio che una nazionale all’altezza della situazione ha bi­ sogno di un grande centromediano. Da noi i cen­ tromediani sono pochi, perché il sistema li ha sperzonalizzati trasformandoli in veri terzini. Da qui la necessità di rivalutare l’importantissimo ruolo. Fer­ rano ha delle ottime capacità agonistiche, però è un giocatore di rottura. Non da oggi andiamo ripe-

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tendo che ritiratosi Parola, l’unico in grado di sosti­ tuirlo degnamente è Rosetta. Cesco Rosetta all'Glimpico ha dimostrato cosa s’intenda per centromedia­ no. Abbiamo seguito con attenzione la sua partita e possiamo dirvi che non ha commesso un solo errore. Una partita esemplare, una classe meravi gliosa. Gli altri insegnamenti positivi ci sono venuti da; giocatori della Fiorentina e dal centravanti Virgili Ma non si dimentichino anche gli insegnamenti negativi. Ad esempio il Pivatelli fatto entrale in campo e poi lasciato negli spogliatoi nel secondo tempo è per noi un controsenso. Così facendo i gio­ catori si demoralizzano, né il sostituto è in grado di rendere al massimo per un comprensibile disa­ gio psicologico. Ed anche per i ruoli di estreme è ormai tempo di cercare qualcosa di buono. Altro problema del calcio italiano è da individuarsi nelle ali. In nazionale siamo costretti a ricorrere a.l un Frignani riserva nel Milan perché fuori forma ed ad un Romperti che appunto per il suo girovagare è un centravanti, un interno, un’ala. Però c’è da notare che il Boni solo in maglia azzurra indossa la maglia n. 7 con le conseguenze che si son potute constatare contro la Germania. Si può dunque ben vedere che siamo rimasti con i piedi a terra senza far voli pindarici. Non siamo così in transigenti da sotto valutare la vittoria sui tedeschi, che sono pur sempre i campioni del mon­ do. E’ stata una vittoria salutare per il morale, ne­ cessaria per far rientrare le numerose critiche af­ fiorate dopo il catenaccio ungherese. Però ripetiamo, non si deve commettere l’errore opposto. Una vit­ toria per quanto di prestigio sia, va fatta rientrare nei giusti limiti, circoscritta all’episodio. Forse se non avessimo sopravalutato il 2 a 1 conquistato a Stoccarda non avremmo subito la bruita lezione che tutti sanno dalla Jugoslavia. Dopo Stoccarda ci suggestionammo a vicenda. La vittoria sugli svalutati campioni del mondo ci aveva inebriati e c’illudemmo di aver ricostruito una Nazionale all’altezza dei tempi passati. Andam­ mo a Torino sicuri di fare un boccone degli slavi ed invece incassammo uno dei più umilianti « cap­ potti » della nostra storia calcistica. Ma non sembri un paradosso, quella sconfìtta ci fece bene, provo­ cò uno slancio di umiltà nei nostri tecnici. Ci con­ vincemmo che molto ancora c’era da lavorare e la convinzione è diventata certezza dopo Budapest. A Roma è stata raggiunta una prima tappa im­ portantissima, di questa lenta ma efficace opera ricostruttiva. All’Olimpico abbiamo vinto, però senza esagerare in manifestazioni di esagerato entusiasmo. Abbiamo intravisto con freddezza i punti deboli e su quei punti i tecnici si sono convinti che do­ vranno lavorare in profondità. Siamo insomma sulla buona strada ed a febbraio contro i francesi potrem­ mo vederne i frutti. La Francia è cresciuta negli ultimi tempi, è diventata una squadra temibile che ha messo in carniere dei risultati sorprendenti. Co­ stituirà quindi il banco di prova forse più probante ed impegnativo di quello rappresentato dai cam­ pioni del mondo. Ma per giungere ad avere una forte nazionale sarà necessario rivalutare il campionato. Rivalu­ tarlo tenendo sempre a mente l’esempio della Fio­ rentina, l'esempio di una squadra che costruita dal nulla è diventata la compagine guida del calcio italiano. ISnzo Sasso


Nella sua ultima riunione il Consiglio Federale della FIGC si è quasi completamente dedicato al­ le proposte del Centro Tecnico Federale e all a istituzione del professionismo ufficiale. Siamo finalmente sulla buona via? Dalle appa­ renze sembra proprio di si: i dirigenti della l‘edercalcio, incitali dalle massime autorità sportive c sollecitali dal Gruppo Interparlamentare Spor­ tivo nonché dalla stampa portavoce della pubbli­ ca opinione, sono usciti da uno stato di torpore che durava ormai da anni e si sono posti con se­ rietà e buona volontà allo studio dei problemi che il calcio italiano deve risolvere per superare la crisi che ha assunto col tempo proporzioni sem­ pre più vaste c gravi. Il primo atto concreto delle buone intenzioni dell’ing. Ottorino Barassi e dei suoi collaboratori è stato quello che ha consentito a molte società di importare dal Sud America giocatori oriundi ita­ liani e di vietare (sia pure mordendo il freno) l’in­ gaggio di giocatori stranieri. Questa decisione po­ trebbe sembrare di poco conto, ma essa ha dato l’avvio a quel processo di chiarificazione tecnica che sta alla base della nostra rinascita. Il secondo alto è costituito dalla lettera inviala dal doti. Pasquale, vice Presidente della FIGO al comm. Marmo, Direttore tecnico delle squadre na­ zionali. In tale lettera sono state impartite pre­ cise istruzioni di carattere tecnico allo scopo di incanalare il calcio azzurro (e di conseguenza tut­ to il calcio italiano) verso un gioco uniforme ten­ denzialmente costruttivo. 11 supercatenaccio, il ca­ tenaccio, il gioco difensivo fine a se stesso sono stati apertamente deplorati e condannati. La squa­ dra nazionale italiana non vi ricorrerà più; e c'è da sperare che il nuovo orientamento del calcio azzurro (WM puro) possa servire di esempio a lutti gli allenatori italiani, fatte le debite ecce­ zioni. Il terzo atto — ed eccoci alle decisioni del Con­ siglio Federale — concerne l’approvazione di al­ cune proposte avanzate dal Presidente del Centro Tecnico Federale marchese Luigi Ridolfi, valente e coscienzioso dirigente sportivo particolarmente versato in questioni calcistiche e atletiche. La pro­ posta che ci interessa in modo particolare è quel­ la riguardante l’istituzione a titolo sperimentale e per un periodo di sei-sette mesi di centri pro­ vinciali di istruzione calcistica per giovani dai 10 ai 14 anni. Questi centri ricalcano le orme di quelli gio­ vanili di addestramento istituiti dal CONI per il nuoto e per il tennis e che hanno già dato, pur nei limiti di una modesta realizzazione, risultati più che eccellenti. Stiamo uscendo — come saggia­ mente ha annotato Bruno Zauli in un suo arti­ colo apparso su « La Gazzetta dello Sport » — dalla fase empirica ed autodidatta per tutte indi­ stintamente le discipline sportive, che hanno una tecnica ben definita e difficile da apprendere e senza della quale l’atleta è imperfetto nello stile ed insufficiente nel rendimento, per entrare nella scuola che, come tutte le scuole, insegni il sacri­

il calde sui st’itiieri' delle l'ifci'ine <11 Filippo ììlnxj

ficio ed operi sul fisico e sti! inorale, affinché i giovani atleti raggiungano i migliori risultati per se stessi e per la società che li attende. Una scuola che come tutte le scuole formi non soltanto gli allievi, ma ancora i maestri. Formia, il Centro di preparazione per calcia­ tori di Firenze, i centri giovanili di addestramento del CONI e quelli provinciali del calcio segnano una svolta decisiva dello sport italiano. Per questa strada bisogna incessantemente proseguire, per­ ché non basta che lo sport sia grande nel volume della sua attività, ma bisogna che sia forte e serio, se non vogliamo accontentarci del solito gigante dai piedi di argilla, se non vogliamo rinunciare al confronto internazionale che è il miglior propulsore della vita sportiva. Non sappiamo come i centri provinciali verran­ no istituiti né chi li dirigerà e chi vi insegnerà. Questa è senza dubbio Una questione di glande importanza perché senza bravi maestri non si for­ mano discepoli altrettanto bravi. Come si proce­ derà alla scelta del personale insegnante? Quali titoli saranno riconosciuti idonei? Non vorrem­ mo che si tenesse conto soltanto dei titoli diciamo professionali : i giovani debbono essere affidati a maestri che abbiano spiccate qualità morali e pe­ dagogiche. Ci rendiamo perfettamente conto delle difficoltà che si presenteranno a coloro che avran­ no il compito di provvedere alla scelta di elemen­ ti idonei; comunque vogliamo ancora ricordare alla FIGC di scegliere con molta cautela senza di­ menticare che i centri saranno frequentati da ra­ gazzi dai 10 ai 14 anni bisognosi di essere guidati sulla via della tecnica e della moralità. Ma questo è un argomento che potremo ripren­ dere a tempo opportuno non appena saremo a co­ noscenza di maggiori dettagli. Occupiamoci intan­ to della riforma strutturale della FIGC, il cui pro­ getto apprestato dall’ing. Barassi e con la collabo­ razione di Beretta, Pasquale, Ciceri, Giulini, Ma­ grini c Ronzio è stato accettato dal Consiglio Fe­ derale dopo lunga ed animata discussione. Il progetto che si è ispirato al modello francese realizza un notevole balzo in avanti rispetto alla

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vec.ehia organizzazione, ma non «’* ancora un mo­ dello di chiarezza e, «pici chi* più conta, di netta «lifferenziazione fra dilettantismo e professionismo. Si legge negli otto punti programmatici della ri­ forma che la FIGC « seguita a configurarsi come ■'Federazione di società”». Benissimo. Si legge poi che « le società conservano la fisionomia di ” so­ cietà sportive senza fine di lucro ” (c questo «'* poco chiaro e nebuloso) e che « professionisti sono soltanto quei giocatori che vengono iscritti in ap­ positi ruoli. Sarà la FIGC a vagliare i titoli per 1’ammissione ». 11 quarto punto della riforma dice testualmen­ te: «sotto l’egida diretta «Iella FIGC restano il settore dilettantistico (lega regionale, lega giova­ nile e settore ricreativo) e il settore definito non professionistico (lega a carattere interregionale) ». Si viene così a creare fra la sezione professionislica vera c propria e «juella dilettantistica una specie «li zona cuscinetto ibrida quant’altro mai e inaccettabile in un periodo in cui si cerca di uscire dai compromessi e dalle ambiguità pel­ giungere ad uno stato di estrema chiarezza. Si dirà che anche in altri sport esistono situa­ zioni confuse e che anche il niveo candore del dilettantismo si è offuscato col trascorrere degli anni; ma questa constatazione non modifica la so­ stanza delle cose e non annulla la validità del no­ stro rilievo. Ma andiamo avanti. La Federazione costituirà una Commissione centrale per il dilettantismo, per la propaganda e lo sviluppo del calcio dilettanti­ stico che resta alla base dell’attività federale. Be­ nissimo; però la Federazione oltre al campionato dilettantistico organizzerà anche quello non pro­ fessionistico, mentre i campionati professionistici verranno organizzati da una Lega Nazionale che godrà di larga autonomia funzionale. A nostro sommesso parere, sempre nell’interesse della chia­ rezza, sarebbe stato opportuno affidare l’organiz­ zazione del campionato non professionistico — che sarà senza dubbio quello che darà più noie e grat­ tacapi — ad una Lega godente di una certa auto­ nomia federale molto simile a quella professioni­ stica. Noi non siamo fra coloro che detestano il pro­ fessionismo in quanto consideriamo questo feno­ meno come un segno di eccellenza e di evoluzio­ ne; ma siamo perfettamente convinti della neces­ sità che la FIGC, come ogni altra consorella, deb­ ba dedicarsi soprattutto allo sport dilettantistico che più ha bisogno di essere guidato, sorretto, aiutato. Siamo per la massima chiarezza possibile così come siamo contrari ad ogni autonomia eccessiva. Tutto il calcio deve essere governato dalla Federa­ zione, così come tutto lo sport, dilettantistico c professionistico, è governato dal CONI. Questo carattere unitario lo sport italiano non deve perderlo, ma deve conservarle e difenderlo ad ogni costo.

Filippo Mazj

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La parola del S. Padre

Educazione sportiva e cristiana li tecnicismo freddo, non solo impedisce il con­ seguimento dei beni spirituali che lo sport si propone, ma. «piando anche conduce alla vittoria, non soddisfa né* chi lo esercita, né* chi vi assiste per goderne. Questo vogliono dire le folle degli stadi, allorché* talora, deplorano che le compagini in lizza non giuncano col cuore, poiché, in gene­ rale, quando si tratta di una attività umana, il punto di partenta e di arrivo deve essere sempre l'elemento psichico; in altre parole, lo spirito deve predominare sulla tecnica. Servirsi della tecnica, ma far prevalere lo spirito; sarà questa la norma fondamentale del vostro Centro, neH’educare spor­ tivamente i giovani. Ma quali sono le norme di una educazione sportiva e cristiana? Nessuno si attenda un du­ plice* elenco nettamente separato: di quelle che riguardano il cristiano, e delle altre che concer­ nono lo sportivo, poiché le uno con le altre si compenetrano integrandosi. Trattando altre volte di questo argomento, in­ dicammo alcune di esse, tra le principali, che ora vogliamo brevemente ricordare. 1 giovani si persuadano primieramente che la cura del corpo non è fine a se stessa, ma deve essere indirizzata al perfezionamento intellettuale e morale dell'anima; che l’esercizio dello sport non deve impedire i doveri del proprio stato, di studenti, di lavora­ tori, di professionisti, ma favorire la loro osser­ vanza, almeno indirettamente come rinfranco di energie; che nessun motivo dispensa lo sportivo dal rispetto della comune legge morale dei suo triplice oggetto: Dio, la famiglia c la società, se stessi. Riguardo a quest’ultimo, è da deplorare l'errore che vorrebbe illimitato il diritto di dispor­ re del proprio corpo, «* quindi di sottoporlo a ri­ schi evidenti, a fatiche logoranti, oppure, affine di ottenere cm che le proprie forze sono incapaci di dare, di assorbire sostanze gravemente dannose, come i forti stimolanti, i quali, oltre a danneg­ giare, forse irreparabilmente l’organismo, sono giudicati dai periti quasi come una frode. Non lieve, in questi casi, è la responsabilità anche degli spettatori, degli organizzatori e degli scrit­ tori, quando essi esaltano il rischio temerario od esigono dagli atleti sforzi disumani. Con azione positiva l’educazione sportiva inirerà a sviluppare le facoltà deH’intelIigenza e della volontà, specialmente nelle gare agonistiche: la prima addestrando i giovani alla riflessione, al ra­ ziocinio, 'all’economia previdente delle forze, ad intuire il comportamento tattico degli avversari, per saper cogliere il momento giusto dell’impiego delle proprie riserve di energia e di destrezza. Più difficile ù l’educazione della volontà, il cui vigore, nello sport, agonistico, si può dire che sia l’ele­ mento determinante del buon successo, mentre è allo stesso tempo il frutto più cospicuo che il gi«> vane pillò trarre per la sua vita di uomo e di cri­ stiano. Tutto può concorrere a questa educazione: la coscienza del dovere, il legittimo desiderio della vittoria, il piccolo sacrificio, conio il diletto, il giu­ sto senso dell’onore.

(<Za/ discorso di S. S. Pio XII in Piazza San. Pietro per il Decennio ilei CSI — Roma 9 ottobre 1955)


PRIMAVERA ATLETICA NELL'AUTUNNO 1955 Terminato nel modo che tutti sanno rincontro con la Germania a Friburgo, svanita all’ultimo mo­ mento la piacevole ma poco redditi­ zia trasferta egiziana, il meglio di questo finale della stagione 1955 si è avuto dal vivace comportamento dei giovani in quel gruppo di or­ mai classiche manifestazioni che da qualche anno a questa parte, in ottobre, fanno respirare un po’ di... primavera atletica. Alludiamo alla fase conclusiva di quelle manifestazioni tipicamente giovanili che sono il Gran Premio delle Regioni, i Campionati nazio­ nali del CSI, i Criterium studente­ schi, il Gran Premio dei Giovani. E veramente, sono queste le com­ petizioni da cui si possono attin­ gere i motivi di maggior fiducia sul futuro sviluppo della nostra atleti­ ca. Si vedono atleti ancora un po’ grezzi, che hanno poca dimesti­ chezza con lo stile e magari anche con l’allenamento, ma si tratta sem­ pre di giovani entusiasti, ormai « intaccati » dal morbo atletico, che hanno di fronte a sé anni per mi­ gliorare e per imporsi. In particolare il Gran Premio delle Regioni è una manifestazione stupenda. In poche altre è tanto vivo lo spirito di bandiera, il tifo — tra gli stessi componenti delle squadre — è altissimo. Si tratta di una competizione che vede di fron­ te, tutti gli anni allo Stadio delle Terme di Roma, le squadre rappre­ sentative delle 18 regioni d’Italia. Debbono essere composte da atle­ ti classificati terza serie di età non superiore ai 23 anni, ma la media reale dei concorrenti è molto infe­ riore. Sono per lo più ventenni, quasi tutti studenti, anzi i migliori studenti usciti dai vari campionati provinciali, opportunamente sele­ zionati ed inclusi nella rappresen­ tativa regionale. Le squadre sono formate dai vari Commissari tecnici regionali, con la collaborazione degli interi Comitati regionali della FIDAL. Per una vol­ ta tanto i dirigenti ed i tecnici delle

società sono quasi banditi. Ogni squadra è insomma una piccola « nazionale » giovanile della regio­ ne: il meglio del lavoro svolto in campo propagandistico. Ed i pre­ sidenti dei Comitati regionali sono estremamente fieri delle loro squadrette. e le curano con passione vi­ vissima. Loro che, per solito, sono fuori della « mischia », che sono im­ parziali e non si smuovono al tifo nemmeno per le società della pro­ pria città. Anche quest’anno a Roma c’è sta­ ta la solita battaglia. Ne è sortita vincitrice, per la terza volta conse­ cutiva, la squadra lombarda. Di soli cinque punti i lombardi hanno pre­ ceduto i veneti (130 a 125 punti), mentre le altre compagini sono ri­ maste più distaccate, e comunque tagliate fuori dalla lotta per il pri­ mato. Terzo è risultato il Piemonte, che pure vantava una squadra piuttosto forte, davanti a Toscana ed Emilia. In definitiva si sono aftermate le regioni atleticamente più progredite, quelle che alimen­ tano anche le società che vanno per la maggiore. Solo il Lazio, col suo settimo posto, ha deluso. E pensa­ re che il Lazio ha pure un movi­ mento atletico validissimo, ed anzi ha vinto più di una volta questa stessa manifestazione. In parte an­ che la Liguria, che l’anno scorso fu ottima seconda, subito dietro alla Lombardia, ha dato meno del previsto. Sugli scudi, dunque, i lombardi. E si tratta proprio di una squadra comprendente atleti nati un po’ in tutte le provincie della regione, po­ chi essendo i milanesi. Segno que­ sto che l’atletica in Lombardia non è ferma al centro, ma si è benefi­ camente allargata alla periferia. Una delle maggiori ragioni di questo quarto successo lombardo è dovuto al fervore con cui dal 1948 ad oggi si disputa il campionato re­ gionale di società per atleti terza serie. Ogni anno vi è una battaglia asperrima per questa modesta ma ambitissima vittoria, che è un po'

10 scettro della supremazia in cam­ po giovanile. Da allora le società curano con grande interesse i gio­ vani terza serie, e questo facilita 11 compito dei dirigenti il Comitato regionale quando si tratta di alle­ stire la rappresentativa per il Gran Premio delle Regioni. Un rapido esame dei vincitori delle nove gare in programma, an­ che se tra i battuti vi sono magari atleti dalle possibilità assai mag­ giori, attualmente non espresse per intero. Il novarese Negri si è impo­ sto nella gara di velocità (i 200 me­ tri) in 22”7, ma l’atleta della Libertas Doppieri, ha già fatto me­ glio. In complesso questa gara ha un po’ deluso: nel corso della sta­ gione molti terza serie avevano cor­ so la distanza in 22”4 - 22”5, il mila­ nese Sansoni addirittura in 22”2, per cui pareva logico dovesse crol­ lare il record della manifestazione che appartiene — tra gli altri — a Gnocchi. Ottimi invece gli 800 metri, dove il veneto Tomiato. un allievo di Lanzi, ha vinto in 1’57”. Qui il re­ cord di Rizzo (1953, l’58”l) è stato largamente superato. Da segnalare il secondo posto del bresciano Paini, in l’57”6, ben oltre il proprio limite, mentre lo studen­ te genovese Buzzi, che vantava un prestigioso primato di l’55”9 è ter­ minato al terzo posto. Per il lungo Buzzi, campione d’Italia del CSI una piccola delusione dopo tante prove positive. Eccellente pure la gara dei 5000 metri dove un altro campione del CSI, Luigi Conti ha dominato in 15’27”4. E’ bene pre­ cisare che il più giovane dei Conti (è del 1937) è nato a S. Giovanni di Lecco, quindi in piena provin­ cia di Como, dove tuttora risiede con la numerosa famiglia. Il suo attributo di « bergamasco » è do­ vuto al fatto che egli — come il già noto fratello Agostino — gareggia per la Pro Victoria di Calolziocorte, un piccolo centro all’estrema pro­ paggine della provincia di Berga­ mo.

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IO ’ ROMA — Con questi ragazzi (età media 18 anni e mezzo} la Lombardia ha vinto la staffetta 4x400 al G. P. delle Regioni, portandone il primato ad un notevole 3*2-1-“’. Da destra: Agostani ( Atletica Riccardi), Castiglioni (Atletica Bustese), Ascoli I Atletica Riccardi), Fossati iConiense)

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Tradizione lucchese nel campo degli ostacoli: dopo Osvaldo Paoletti e Moreno Martini, ecco Simi, al­ tro prodotto della Virtus Lucca. Il toscano ha vinto sulle basse barrie­ re dei 400 metri in 57”6, ma vanta già un primato di 57”1. Nessuno ha saputo seriamente minacciarlo, il secondo classificato essendo il cam­ pano Mazagalli in 58”5. Il piemon­ tese Bertone, già fattosi notare nel « triangolare » milanese dei terza serie dove saltò m. 6,67, ha vinto il lungo dopo una strenua lotta col tenace Cesarecciu: 6,66 per entram­ bi, limite tuttaltro che mediocre. Anche il salto con l’asta ha visto una garti serratissima tra i due mi­ gliori atleti in campo: il favorito Piccini e la rivelazione veneta Visintin. Ha vinto quest’ultimo, ma la misura — m. 3,60 — è stata iden­ tica per entrambi.

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Un po’ scarso il martello, dove d’altronde il miglior rendimento viene solo dopo anni d’esperienza con l’acquisito automatismo dei mo­ vimenti. Non facciamo la faccia scura quindi davanti ai 40,48 di No­ vello, ai 39,94 di Manfredini, ai 38,60 di Cini: ma diamo invece a questi giovani — e agli altri che li hanno seguiti — qualche anno di pratica, poi ne riparleremo. Perché saranno — ne siamo certi — su mi­ sure assai più confortanti. Confor­ tante è invece — sin d’ora — il ri­ sultato di 55,27 raggiunto da Radman nel lancio del giavellotto, che

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costituisce il nuovo primato del Gran Premio delle Regioni’ E poiché siamo in tema di pri­ mati, ecco la staffetta 4x400, ulti­ ma gara in programma, dove il quartetto lombardo (media 18 anni e mezzo) ha vinto in un significa­ tivo 3’24”, davanti ad una bella schiera di agguerrite formazioni. I componenti della squadra vincitri­ ce sono Agostani, Castiglioni. Asco­ li e Fossati. Il 30 ottobre è stata la volta del Criterium studentesco, organizzato dal Centro Sportivo Italiano in 5 sedi: Torino, Trento, Roma, Pesca­ ra e Catania. Il Criterium vuole es­ sere una specie di saggio finale del­ le possibilità dei migliori studentiatleti emersi nel corso dell’anno in virtù di quella formidabile leva che sono i campionati provinciali stu­ denteschi, felice attuazione dello « sport nella scuola ». In realtà il lungo lasso di tempo interposto tra le finali provinciali (primi di magigo) e questo Crite rium (fine ottobre) fa sì che un certo numero di vincitori vada di­ sperso. L’attrazione verso l’atletica di diversi giovani è spesso di scarsa durata: una fiammata, alimentata per lo più dallo spirito di bandiera per l’istituto da difendere, che pre­ sto si spegne. E difficile è riaccen­ derla dopo diversi mesi, durante i quali i giovani — che erano stati attratti ma non ancora conquistati dall’atletica — hanno praticato vari

altri sport, magari contrastami ai fini agonistici. Se si scorrono gli elenchi degli atleti vincitori dei vari campionati provinciali studenteschi, si noterà infatti che diversi non figurano tra i protagonisti del Criterium, mcn tre — al contrario — altri che nei « provinciali » erano usciti battutis­ simi, appassionatisi all’atletica, han­ no avuto modo in questi mesi di compiere progressi meravigliosi. Riteniamo perciò che già dall’an­ no venturo il Criterium possa se­ guire a poca distanza la data di ef­ fettuazione dei campionati provin­ ciali, onde spingere tutti i vincitori a praticare l’atletica più a lungo, con maggiore possibilità quindi di vederli poi inquadrati nelle varie società federali. Troppo lungo sarebbe segnalare qui tutti i giovani promettenti fat­ tisi notare nelle cinque riunioni del Criterium. Citeremo solo gli autori dei risultati migliori nelle nove ga­ re in programma, come abbiamo fatto pei- il Gran Premio delle Re­ gioni. Nei 100 metri, due 11”1: il varesino Marcora, già vincitore del­ le « Popolari » della « Gazzetta del­ lo Sport » e l’ascolano Del Zompo. Non vogliamo essere retorici, ma è chiaro che questi due ragazzi han­ no « in loco » due campioni di cui seguire le gesta: Gnocchi e Vittori. Sui 1000 metri ricorre il nome di Paini, autore di un eccellente 2’33”9, mentre il compagno di squa­ dra Sonerà, superando m. 1,82 è stato il miglior saltatore in alto. Sugli ostacoli il primato è spettato al pesarese Martini con 10”9; bella sorpresa nel salto in lungo, con i 6,61 del torinese Carievero. Nei lan­ ci, l’anconitano Migliarini è stato l’unico a superare i 15 metri col peso da 5 chili, mentre il vicentino Rodeghiero ha raggiunto 37,12 nel disco. Ancora una volta la staffetta 4 x 100 è stata appannaggio dei ragazzi milanesi (Scotti, Pagani, Narisone, Magnaghi), che — con 43”9 — sono tuttavia rimasti lontani dall’ecce­ zionale 42”8 registrato l’anno scor­ so da Faletti, Gianoni, Savi, Maregatti. 11 Gran Premio dei Giovani — e siamo a novembre — ha infine chiuso la serie delle grandi manife­ stazioni giovanili. Roma ha ospi­ tato la fase conclusiva dell’esathlon, ed un romano, il socio della « Ginnastica Roma », Risica, si è imposto totalizzando un elevato punteggio (3.257), precedendo l’ai­ tante veneto Cremonese ed il noto velocista fiorentino Archilli.

lionato Tanminro


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Ad ADOLFO Un vortice di muscoli; stretto l’attrezzo; tra le ferree dita tende all’alto. Stupiti gli occhi nell’arena attendono che avvenga l’atto di forza. Repente si tende l’arto là verso ponente ove suppone gloria. E gloria fu. Urla, strepiti, inviti! Il cuore scoppia ma non oscilla fra oro e vanità, semplice atleta! Claudio Landrini

Questo il fotogramma dell'armonioso ■possente lancio di Adolfo Consolini a Catania (m. 55,31)

ORA PENSA SOLO A "MELBOURNE.,!

Prestigioso CONSOLIMI nuovamente europeo //

Gli ultimi due traguardi CATANIA I giorni di novembre, in genere, son granii per l'atletica: l'aria umidiccia, se non proprio pungen­ te del mese dei morti, poco si confà con questo sport in cui i muscoli degli atleti chiedono soprat­ tutto scioltezza. Ma il novembre siciliano può an­ cora regalarci un pomeriggio tiepido e Io stadio di Cibali, perfetto nelle sue attrezzature, può te­ nere a battesimo il più prestigioso record della atletica italiana. Era un pomeriggio senza sole, col cielo grigio e l’aria tiepida quello del 10 no­ vembre: c'erano in campo sette azzurri in vena di ottime prestazioni e c'era un pubblico mai visto in una riunione di atletica; malgrado la giornata feriale cinquemila spettatori sulle tribune. Erano quasi le Ili, quando il disco di Adolfo Consolini cadde al di là della bandierina tricolore del record italiano: 56,31. Questa prestazione, accessibile sol­ tanto a pochissimi atleti in tutto il mondo, resterà legata al nome di Catania insieme al ricordo della più grande impresa che sia stata scritta sul libro d'oro dell’atletica italiana. Dopo l'altipiano di Te­

heran, dove Consolini aveva portato il suo limite a metri 55,75, Milano, Roma Catania: tre diverse pedane, attendevano l’alfiere dell’atletica italiana che a trentotto anni va in cerca di record. A Mi­ lano lanciò l’attrezzo a metri 55,73 a Roma fu sui 54 metri, a Catania trovò un clima primaverile, ideale per le grandi prestazioni e il primato crollò ancora una volta. Sorrideva il grande Adolfo quando entrò in pedana: effettuò un veloce giro, diede una stupenda frustata e per la prima volta ottenne una buona chiusura finale sicché il disco schizzò via come il getto di un sifone da seltz c dopo aver effettuato una normale traiettoria cadde sul lato sinistro del settore di lancio. La bandierina tricolore del record era stata netta­ mente superata. 11 gigante dal volto di bimbo si voltò e uscì dalla pedana eoi suo eterno sorriso sulle labbra. Non si era accorto della grande im­ presa che aveva compiuto. Teseo Taddia che scorazzava sul prato aveva seguito la parabola del disco, si portò dove i giu­ dici avevano piantato il picchetto ne misurò la distanza di quest’ultimo dal limite dei cinquanta metri e poi si diresse di corsa verso Consolini. Dalle tribune si alzò un boato. Le cinquemila persone che avevano trattenuto il respiro nel ve­ dere Ballotta che superava i 4 metri con l'asta.

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attanagliano l’atleta, il campione. Specie se que­ sti è un sensibile quale può essere ritenuto, al sommo grado, per l’appunto il nostro caro e buon Adolfo. E tuttavia il risultato maturava. Anzi, solo che ci fosse stata un po’ più d’accortezza da parte dei giudici lombardi, il risultato che a Bel­ linzona ha colmato di gioia il nostro magnifico modesto discobolo, avrebbe potuto vantare a chiu­ sura di questa prestigiosa stagione una espres­ sione tecnica ancor più elevata, se il lancio fa­ moso di Vanzeghello (in. 57,41 effettivi e non 57,28 come è stato annunciato), che (’onsolini mai come in quel giorno s’era sentito padrone di se stesso delle proprie grandi possibilità, sprigio­ nando dal suo fisico tuia forza inaudita. La foi lu­ na non gli è stata amica quel giorno, come non gli è stata amica tre giorni dopo a Formia, nella palpitante intima riunione inaugurale della stu­ penda scuola nazionale di atletica leggera, pur ot­ tenendo prestazioni maiuscole, e come infine non l’ha avuta dalla sua parte a Genova ancora pochi giorni dopo, nella riunione che si pensava fosse proprio quella di chiusura. (’onsolini sentiva pelò il bisogno di tentare an­ cora, sentiva qualcosa in cuor suo che gli sug­ geriva di non lasciar passare questa stagione sen­ za osare ancora una volta e per questo ha accet­ tato di buon grado l’invito della federazione sviz­ zera di atletica leggera c degli amici di Bellinzona, i quali si può dire hanno allestito proprio per lui una manifestazione alla quale hanno assistiti cin­ quemila spettatori. E l’attesa non è andata davvero delusa. Con­ solini ha iniziato tranquillo la serie dei lanci. Azzeccato, giusto su distanza europea il primo, a in. 54,83, un tantino più corto e spinto in alto nella parabola il secondo, a ni. 53,55, possente e augurale il terzo, già perfettamente sincronizza­ to nella coordinazione a ni. 55,75, e finalmente il «capolavoro» al quarto, con ni. 56,98! Crollava così il primato europeo stabilito il 15 ottobre dal cecoslovacco Merla con ni. 56,69. Impossibile sperare di più. Il risultato stordi­ va Consolini che mandava a vuoto gli ultimi due lanci, il quinto nullo e il sesto di 53,24. Questa la chiusura1 della stagione consoliniana, autentica apoteosi.

applaudito il piccolo Lavelli vincitore dei 5000 me­ tri e «legli 800 rispettivamente col tempo di 15’23”2 e 2’00”2, che s’era entusiasniata nel veder correre Lombardo e l’orto (messinese il primo, ratanese il secondo), i 400 in 48”9, ammirato Sleconi che pur avendo una distorsioni- al polso aveva lanciato il peso a metri 15,63 e Taddia ehi- aveva scagliato il martello a metri 56,16, si alzarono in piedi il nome del grande Adolfo. I giudici frattanto avi-vano misurato il lancio: 56,31. Una misura che inserisce l’ex campione del mondo, il vincitore delle Olimpiadi di Londra, la medaglia d’argento di Helsinki al quarto posto nella graduatoria mondiale di tutti i tempi. Una prestazione inferiore di soli 3,8 centimetri al record europeo stabilito tempo addietro dal cecoslovacco Merta. Emozionalissimo e con le lacrime agli occhi non riuscì a far meglio nei lanci successivi che fu­ rono sempre di portata mondiale. Ecco la succes­ sione dei lanci: 56,31 51.17; 53,18; 53,72; 53,59; 52,43. Al termine della gara Silvano Marnili lo issò sulle sue spalle, se lo portò a spasso per il campo poi lo depositò sul podio «lei vincitore. Il pubblico non lesinò applausi ad Adolfo e nemmeno i giudici e gli atleti in campo. Tutto Io stadio era in delirio per ini. Gli offrirono una medaglia d’oro ricordo e poi andò a festeggiale assieme a Meconi, Tad­ dia, Porto, Ballotta c il piccolo Lavelli la sua grande giornata a San Giovanni La Punta, in casa del non dimenticato ex primatista italiano di de­ cathlon Alberto Paolone. Nella terra dei Ciclopi — ha detto Adolfo pri­ ma di partire per la sua Milano — ho vissuto un indimenticabile pomeriggio della mia vita.

BELLINZONA Da Catania a Bellinzona è intercorso oltre un mese. In questi) frattempo Consolini aveva ga­ reggiato a Vanzaghello, a Formia ed a Genova. Attività intensa, appassionata, ma potremmo an­ che dire senza fortuna? Che proprio nel momento in cui si attende il grande risultato questo non giunge, per mille e un fattore psicologico che

Sei primati d’Europa in quattordici anni Adolfo Consolini è nato a Co stermano sul Garda, in provin­ cia di Verona, il 5 gennaio 1917 il che significa che fra poche settimane compierà trentanove anni. A vent’anni conseguì la la sua prima misura di un cer­ to rilievo: m. -11,77 (1937). Suc­ cessivamente. trasferito a Mi­ lano prima per i colori del 1’0berdan-Pro Patria, poi della Chatillon, quindi (dopo la guerra) della Pro Patria e dopo, defini­ tivamente, della Pirelli, ha pun­ tualizzalo le sue annate atleti­ che con le seguenti prestazioni: 1938: m. 48,87; 1939: 49,51; 1910: 50,46; 1911: 53.34 (record mon­ diale, battuto al tedesco Schroeder 53,10, e italiano, già di Ober; vveger con 51,49): 1942: m. 51,69:

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1943: 48,86; 1944: 51,92; 1945: 51.23; 1946: 54,23 (migliora il suo primato del mondo, perden­ dolo 1’8 giugno dello stesso an­ no dall’americano Pitch: 54,93): 1947: 51,73; 1948: 55,33: 19 19: 54,46; 1950: 55,47; 1951: 54,19; 1952: 5-1,56; 1953: 55.34; 1954: 54,18; 1955: 56.98.

* * * Il primato europeo, detenuto sin dal 1941 da Consolini con ni. 53,31 e portato • progressiva­ mente (dopo un breve interre­ gno di Tosi: 54,78 e 54.80 nel Ì948) a 54,89, 55,33 (1948) a 55,47 (’50), era passato nel ’54 all'un­ gherese Klics (55,77) quindi al ceko Merta (nel '55: 56,47 il 17 luglio e 56,69 il 15 ottobre). Uf­ ficiosamente, nell’esibizione di

Vanzaghello, vicino a Milano, il 20 novembre, Consolini avrebbe lanciato a 57,-11, misura non omo­ logata a nessun effetto. Consolini ha vinto come noto tre Campionati d’Europa (Oslo 1946, Bruxelles 1950 e Berna 1954) e Un’Olimpiade (Londra 1918). Nel mondo ha conquistato con il lancio di Bellinzona la terza posizione, scavalcando Merta e piazzandosi dietro a Gordien (59,28) e Iness (57,93). Dieci discoboli d’Europa 56,98 A. (’onsolini (Italia) 1955 1955 56,69 K. Merta (Cecosl.) 1951 55.79 F. Klics (Ungheria) 1955 55,50 O. Grigaika (URSS) 1948 54.80 G. Tosi (Italia) 54,63 B. Matweiew (URSS) 1951 1951 54,54 R. Nilsson (Svezia) 1955 54,28 T. Loevc (Islanda) 54,24 ,1. Szécsényi (Ungh.) 1955 1951 53,30 Z. (’ihak (Cecosl.)


Un amili ili ciclismi!

[’ lecito sperare SII! g ©

di Nino Il Criterium ciclomotoristico giovanile delle Nazioni realizzato dal CSI in occa­ sione del suo «decennio», ha visto l’affermazione completa dei corridori italiani. Ecco Sandro Fantini, dopo la vittoria nella prova su strada, con il belga De Smetti, valoroso compagno di fuga

Nel periodo invernale quando le biciclette sono in sof­ fitta per il meritato periodo di riposo gli appassionali d"l ciclismo trovano — immancabilmente — appeso all'albero di Natale i soliti consuntivi della stagione. Statistiche e ci­ fre di un anno di attività. Bilanci. Ed anche noi non ci distaccheremo da questa consuetudine diventata ormai legge limitando però la nostra indagine alle forze giovanili del nostro ciclismo. Mentre le statistiche più accreditate danno a Bobet e a Ockers il titolo di ciclisti dell’anno, mentre Coppi continua a sbalordire per il suo brillantissimo finale di stagione e per il suo regord di vittorie in Italia (nove successi stagio­ nali alla pari con Magni) vogliamo fermare la nostra atten­ zione proprio sui giovani che insidiano le posizioni degli anziani nella speranza di sostituirsi a loro in un domani non tanto lontano. Dobbiamo precisare che dobbiamo inquadrare la stagione appena passata in questa fase di rinnovamento del ciclismo italiano. Monti e Defilippis. Moser e Maule hanno combat­ tuto da pari a pari con Coppi, e Magni così come Nencini che ha sfioralo la clamorosa affermazione nel Giro (Lltalia e lo stesso Benedetti che all’inizio della stagione infilò una serie sorprendente di vittorie. Mal al di là dei risultati conseguiti a questi giovani gio­ va mettere in risalto il loro comportamento nelle gare. Non più passività alle ruote più illustri, ma desiderio fremente di recitare un ruolo rispondente alle singole possibilità e <dle aspirazioni di chi non si sente di fare il « gungadin » a nessuno. Abbiamo visto sovente i giovani all'attacco. Han­ no saputo gettare il cuore al di là delfiostacolo senza farsi frenare da complicate alchimie di calcoli spesso contropro­ ducenti. hanno — in una parola — saputo osare gettando il loro guanto di sfida e soprattutto seminando il buono esempio che. dovrebbe dare i frutti quest'anno specie dopo che la categoria dei professionisti italiani avrà avuto una adeguata iniezione di gioventù con il tandem della Legnano composto dal campione del mondo Ranucci e ila Grassi e con gli altri due azzurri Godio e Zamboni (il primo in­ quadrato nella Freyus e l’altro nella Torpado). Si può quindi davvero dire che c’è qualche cosa di nuo­ vo. E con l'augurio che la nuova stagione possa coincidere con la definitiva valorizzazione di questi giovani accorsi ad esaminare quanto da essi è stato compiuto nell’anno ago­ nistico che si è appena chiuso.

Se Coppi e .Magni sono apparsi ancora i primi attori della stagiono dobbiamo ammettere che quattro corridori non sono stati molto lontano dai due big. Intendiamo par­ lare di Monti e di Defilippis (già sufficientemente affermati lo scorso anno) e di Moser e Maule balzati prepotentemente alla ribalta pur essendo debuttanti nella massima ca­ tegoria. Le maggiori nostre speranze si orientano verso questi quattro nomi. Se Coppi e Magni vantano nove vittorie cia­ scuno Monti segue in questa classifica con sei vittorie men­ tre Moser. Defilippis e Manie non sono molto distanti aven­ do messo a segno quattro vittorie stagionali ciascuno. Bruno Monti confermatosi specialista di vaglia nella gara dietro motori ha vinto dunque sei volte: il successo più pre­ stigioso resta quello conquistato nella sesta edizione del Gran Premio Ciclomotoristico delle Nazioni, gara questa nella quale il capofila della Lygie vinse anche le tappe in­ termedie di Caserta e di Bari. Non da meno tuttavia pos­ sono considerarsi le vittorie conquistate da Monti nella in­ dicativa per i campionati del mondo sul Circuito di Fra­ scati e nel riuscitissimo Criterium Giovanile delle Nazioni disputato in due giornate (la prima su strada è l’altra sul Circuito di Caracolla). A queste cinque vittorie di rilievo Monti ha aggiunto il successo nella tappa Ginevra - Saint Croix del Giro della Romandia. Defilippis, che con Moser e Maule ha corso sotto gli stessi colori, ha dato ai suoi supporters la soddisfazione di quattro vittorie. La più risonante è quella conquistata nel Giro dell’Emilia dove però mancavano gli assi maggiori. Il cit ha poi vinto il Circuito di Cuneo e due tappe del Giro d'Italia ila cronometro a squadre e la Cannes-San Remo). Cleto Maule ha aperto e chiuso — entrambe le volte clamorosamente — la stagione. Il vicentino che in questo suo primo anno di attività professionistica ha confermalo di risentire il caldo tanto da essere costretto al ritiro al Giro d Italia ha vinto la Milano-Torino in apertura di stagione e il Giro di Lombardia in chiusura. Tra i due successi di grande rilievo (specie quello conquistato nella gara di au­ tunno) Matde non ha brillato molto pur trovando la via giusta per altri due successi: il primo nella tappa a crono­ metro a squadre del Giro d'Italia con i colleglli della Torpado, l’altro nel Circuito di Versola. Un discorso a parte merita Aldo Moser. Il solido ragazzo di Baiti di Giovo al quale i tecnici guardano con rinnovata

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fiducia nella speranza di poter salutare in lui il nuovo do­ minatore delle rette alpine ha figurato in primo piano in parecchie manifestazioni. Ma sovente ha dato l'impressione di essere vittima di calcoli troppo coniplicati. Ci spieghia­ mo: a volte ha dato l'impressione di poter fare di più per­ dendosi dietro ruote più illustri senza forzare al limite del­ le sue possibilità. Ad esempio nella tappa di Trento del Giro d'Italia si aspettava un Moser più brillante e soprat­ tutto più « protagonista ». Invece il giovane stette in finestra a guardare fidandosi forse di chi aveva promesso attacchi che non vennero e questa sua comi otta passiva se lo con­ fermò al sesto posto assoluto della classifica generale (clas­ sifica di eccellenza, per un debuttane) non gli accreditò il favore delle folle che da lui avrebbe atteso l'iniziativa e magari l’attacco allo stesso Coppi. Comunque Moser oltre ai brillantissimo posto nel Giro ha messo al suo attivo quattro successi: la vittoria nella tappa a cronometro a squadre del Giro, la vittoria «a tavo­ lino » della Bari-Potenza del G. /’. Ciclomotoristico delle Nazioni, il Circuito di Laris e il Gran Premio dell’industria a Prato vinto (dia maniera forte dopo aver staccato tutti sulle salite dell’Appennino toscano. Anche Fantini può segnare aU'attivo questa sua prima stagione professionistica. L'abbruzzese rivelatosi una delle ruolo d'oro di maggior pregio può contare anch'egli su quat­ tro vittorie avendo vinto due tappe del Giro d'Italia (a San Remo-Acqui e la Trieste-Jesolo). una tappa del Tour (la Avignone-Millau) e la prima frazione del Criterium del CSI battendo il belga De Smedt sulla pista delTAppio. Altri giovani che sono apparsi alla ribalta sono DaH’Agala. Baffi. Michelon. Ciapini, Zucconelli. Uliana. Nascimbene e Serena. Baffi, ad esempio, ha vinto nell’anno otto gare, Ma siccome cinque di queste erano gare promiscue con i dilettanti non dobbiamo dare alle vittorie del gregario di Magni un valore, che. va al di là della loro effettiva consistanza. Dall’Agata invece pur vantando solo tre vittorie si è fatto apprezzare più di Baffi in quanto uno dei suoi successi è stato conseguito in una gara a tappe difficile e combatlutissima quale è stato il Giro della Sicilia. L'altra gare a tappe per indipendenti — il. Giro di Puglia e Lucania — è stata vinta da Assirelli che non possiamo considerare tra i giovani avendo ormai raggiunto la piena maturità.

La gara appulo-lucana è servita però a mettere in evi­ denza i progressi di. Uliana (un corridore che nella pros­ sima stagione dovrebbe toccare alte punte di rendimento), di Michelon e di Fornasiero vincitori delle tre tappe della gara barlettana. Questa rassegna non può infine non tener conto di Boni,

Falaschi. Ferlenghi e Giusti: quattro corridori che erano particolarmente attesi alla prova e che non debbono rite­ nersi falliti anche se hanno denunciato qualche scompenso derivante senza dubbio dai processi di maturazione e di occlimatamento nella categoria superiore. Particolarmente sfor­ tunato Boni che pure ha al suo attivo la bella impresa mila terza tappa del Giro quando falli una vittoria di tappa per poche centinaia di metri. Resterebbe da parlare del Cam pionato Indipendenti C del Trofeo dell'Ul'l due manifestazioni (preste appoggiate dalla stessa UFI per il necessario incremento alla (.nemica categoria degli indipendenti. Ma i vincitori delle due mani­ festazioni ( rispettivamente Benedetti e Rertolozzi) non pos­ sono trovar posto in questa nostra rassegna che tiene conto di corridori in fase di sviluppo e in grado di poter essere domani all’avanguardia. Semmai questa considerazione potrebbe valere per p Gastane Nencini. il brillante protagonista del Giro d'Italia. Ma il leoncello toscano tanto caro al cuore di Gino Burlali, che non ha fatto mistero della sua intenzione di puntare de­ ciso alla vittoria nel prossimo Giro d'Italia, dovrà confermare (pianto di buono fece in giugno. Avendo a disposizione una intera squadra. Nencini dovrà dire agli sportivi che lo han­ nel cielo no ormai immesso — forse precipitosamente degli astri di prima grandezza • fu vera pioria quella dol­ l'ultimo Giro d’Italia oppure se ■ fu la risultante di un brillaute periodo di fuitrina accoppiato con lo spirito che dà il posseso della maglia rosa. Del resto dopo il Giro Nencini Ncncini nulla ha più fatto (a parte il (piarlo posto conquistato nel campionato del mondo dietro Ochers. Schmitz e Derycke) ' l>er autorizzare le rosee speranze che sul suo conto erano state formulate. Riepilogando troviamo che. su (piatirò giovani si imper­ niano le attenzioni dei tecnici: Manli. Defili ppis. Moser e Maule. A questi occorrerà aggiungere le speranze di una buona carriera formulabili per Fantini, per Boni, per Gismondi (che quest'anno ha vinto due volte ma che appare sacrificato ai compili di gregario numero uno del campio­ nissimo). per Filippi, anch’egli rimasto ancorato ad una po­ sizione di falso gregario che ne ha frustrato le indubbie qualità, per Ciapini. per Uliana. per Zucconelli e per Giusti. Ed è motivo di particolare soddisfazione per il Centro Sportivo Italiano che quasi tutti questi giovani alla ribalta siano stati riuniti ai nastri di partenza del. riuscitissimo Cri­ terium 1 nternazionale che nelle due giornate dell’fi e del 9 ottobre ha riunito nella Capitale le migliori forze giovanili del ciclismo olandese, belga, francese e svizzero.

Nino Lombardi

Un ospite illustre al Criterium giova­ nile ciclomotoristico delle Nazioni or­ ganizzato dal CSI. Gino Bartali startei della prima prova. In linea su strada, ha seguito appassionandosi, la corsa, sulla vettura della «Torpado», a fian­ co del bravo Vasco Bergamaschi, di­ rettore sportivo di Moser e di Maule

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I GIOVANI li Lllilìll.llllllELl.lSMII Nella storia del progresso e delle con­ quiste umane la data del dicembre 1903 è certamente fra le più importanti e memorabili. Fu in quel giorno che i fratelli Wright, Wilbur e Orville, per la prima volta nel mondo si sollevarono da terra con un vero e proprio aeroplano di loro ideazione e costruzione e volarono per alcuni minuti percorrendo una certa distanza. Nel 1905 Wilbur Wright po leva considerarsi padrone assoluto del­ l'aeroplano effettuando anche le virate e coprendo la favolosa distanza di 39 chilometri. In precedenza altri ardimentosi ave­ vano tentato di vincere la forza di gra­ vità, ma sempre con risultati poco ap­ prezzabili quando non addirittura di sastrosi. Il brasiliano Santos Dumont Alberto, pioniere della navigazione aerea, che nel 1898, all’età di 25 anni aveva ideato c costruito un piccolo dirigibile di 180 metri cubi, munito di un sol motore della forza di un cavallo vapore, riu­ scendo ad elevarsi sino a 400 m„ subito dopo i primi voli dei Wrigh risolveva per altra via il quesito del più pesante dell'aria, con innumerevoli esperienze in Francia. Ma il capolavoro del Du­ mont, ingegnere e pilota, fu il famoso «. Demoiselle », un monoplano di 9,5 metri quadrati di superficie, munito di un motore da motocicletta che a quel­ l'epoca, 1906, raggiungeva la incredibile velocità di 90 km. all’ora.

Alle gare di Aeromodelli al Foro Ita­ lico di Roma 1’11 dicembre 1955, il gio­ vane Antonio Marconi, vincitore delle prove di velocità con la sbalorditiva media di 184 Kmh„ e di acrobazia, ammira il suo « Tigre » - Tajavento che gli ha consentito il trionfo

ne del cervo volante era quella che più ci avvinceva. Ci si dedicava con ardore. con accanimento ' e specie il giovedì {giorno di vacanza dalla scuola) ce ne andavamo fuori città sui verdi campi assolati a far volare i no­ stri belli aquiloni multicolori.

* Nel 1908 sempre lo stesso Wilbur Wright partendo dal campo di Le Mans in Francia stupiva il mondo con un volo di 60 km., raggiungendo poi nel dicembre dello stesso anno la di­ stanza di 124 chilometri. Vennero poi i Voisin, i Delagrange, i karman. sino a che, nel 1909, Louis Bleriot compì per la prima volta la traversata della Manica in 27 minuti, con un monoplano munito di motore italiano Anzani. Come per le altre manifestazioni dell'attività scientifica moderna, l'Aeronautica, questa scienza nuova e me­ ravigliosa che in breve volger d’anni ha sconvolto tante concezioni e tante consuetudini, ha il suo precursore nel­ l'uomo che incarna la versatilità del genio latino: Leonardo da Vinci. Tra i grandi nomi, precursori e be­ nemeriti dell'Aviazione, merita parti­ colare menzione quelo dello scienziato tedesco Otto Lilienthal il quale con Alianti o apparecchi per il Volo a vela, tra il 1890 ed il 1896, compì numerosis­ sime esperienze e voli, sino a che il 9 agosto 1896 un improvviso colpo di ven­ to fece capovolgere il suo « planeur » ed egli cadde, uccidendosi. Il cammino dell’Aviazione è purtrop­ po marcato dal sacrificio di migliaia e migliaia di vite umane a cui il mondo deve le prodigiose e meravigliose rea­ lizzazioni e possibilità del’epoca attuale.

Nell'anno in cui Wilbur Wright, ve­ nuto in Europa dall'America, conqui­ stava la Coppa Michelin volando sen­ za scalo per 124 km. in 2 ore e 20 mi­ nuti. sul suo biplano con timone di profondità in avanti, io ero fanciullo e ricordo che una grande passione ani­ mava me ed i miei coetanei: quella degli «aquiloni» o «cervi volanti». Ne costruivamo di ogni sorta e di ogni colore, con code e senza code, ci­ mentandoci poi in gare di altezza e di durata". Ricordo che il mio « aquilone » era tenuto da un filo leggero ma robustis­ simo lungo ben 300 metri: a volte, fa­ vorito dalle condizioni atmosferiche e sopratutto dall’avere indovinato l’e­ satta direzione del vento, il mio... ve­ leggiatore restava alto nel cielo per più ore ad una quota anche di 100-150 metri: una cosa sbalorditiva che mi riempiva di orgoglio e di boria e su­ scitava l'invidia dei miei compagni i quali, meno fortunati di me o meno pazienti ed intraprendenti nella co­ struzione dello... apparecchio, incontra­ vano serie difficoltà a fare innalzare il loro aquilone, e spesso, dopo tante fatiche, lo vedevano piombare a terra e fracassarsi. Coloro che hanno, come me, gli an­ ni di questo secolo o press’a poco, ri­ corderanno che da ragazzi la passio-

Quando l’Aeroplano a motore diven­ ne un mezzo assai divulgato ed utiliz­ zato in guerra ed in pace da moltissi­ mi Paesi, e quando le prodezze e gli eroismi di Piloti sotto tutti i cieli del mondo impressionarono fortemente la fantasia dei giovani, essi vennero im­ mediatamente attratti verso VAviazio-

Un altro biplano con ruote carenate e motore orizzontale, elegantissimo e perfetto come il « caccia » Nieuport 29

ne da una forza quasi irresistibile. L’in­ teresse per l’aeroplano per il volo di­ venne presto prerogativa e caratteri­ stica della gioventù. I primi modelli volanti o aeromo­ delli cominciarono ad apparire subito dopo la prima guerra mondiale e già nel 1924-25 si ebbero in Italia le pri­ me manifestazioni aeromodellistiche. Da allora l'aeromodellismo fece pas­ si da gigante, mantenendosi sempre ad un livello di progresso tecnico non in­ feriore a quello dei veri aeroplani, an­ zi. sotto certi aspetti, superando addi­ rittura questi ultimi. L’antico veleggiatore senza elica o il modellino con elica azionata da un elastico, sono stati oscurati da auten­ tici aeroplani in miniatura, progettati e costruiti in "scala" perfetta, secondo i dettami della tecnica più rigorosa,

Un magnifico monoplano con carrello retrattile e molto bene profilato

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«

t

e dotati di motorini a scoppio di pochi centimetri cubici di cilindrata.

Si sono costruiti e volano persino modelli con motore a reazione. Ciò che sbalordisce è il veder volare degli ae romodclli radio-comandati che obbe­ dendo agli "ordini" del pilota radiooperatore a terra, eseguiscono tutta la gamma delle acrobazie; atterrando poi regolarmente con manovre perlet­ tissime.

DUE GRANDI CAMPIONI IN PIAZZA S. PIETRO

Il record mondiale di velocità per aeromodelli della categoria 2.5 (cioè aventi motori di 2.5 cm- di cilindrata) supera i 200 km. all'ora, mentre il pri­ mato italiano di velocità 1954 per ae­ romodelli della stessa categoria appar­ tiene al giovane Amato Prati di Bo­ logna con 196 km. orari. Vi sono giovani aeromodellisti che lavorano inde/essamente per mesi, sa­ crificando ogni divertimento o distra­ zione ed imponendosi anche restrizio­ ni non indifferenti, pur di giungere a veder volare la loro "creatura" e po­ ter competere con altri concorrenti in gare regionali e nazionali.

Bare deU’aeromodellismo non vuol dire soltanto ricrearsi, distrarsi o pas­ sare in modo piacevole il tempo, ma significa studio ed applicazione. La progettazione e la costruzione dei modelli volanti impone all’appassiona­ to la soluzione di problemi vastissimi; l'aeromodellista affina la propria cul­ tura e la propria preparazione in ae­ rodinamica. in matematica, in fisica, in scienza della costruzioni, ecc.

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Si tratta dunque di un’attività che nobilita e conferisce una particolare distinzione in chi la pratica. Non soltajito i giovani e i ragazzi si occupano di aeromodellismo, ma emi­ nenti personalità, uomini di ogni celo e di ogni età, appartenenti alle più diverse classi sociali, uomini di scien­ za, si dedicano con fervore e con amo­ re veramente sorprendenti allo studio, alla costruzione di modernissimi aero­ modelli, partecipando insieme ai ra­ gazzi e ai giovani alle esibizioni e alle gare (Chi scrive ha visto recentemente il famosissimo cardiologo di rinomanza internazionale, prof. Vittorio Puddu. rimanere per più ore in aperta campa­ gna, a testa nuda, sotto le sferzate di un fastidioso e gelido vento di tra­ montana. occupato a far volare, nel corso di una manifestazione aeromo­ dellistica romana alla quale hanno par­ tecipato moltissimi appassionati, un perfettissimo aèromodello radio - co­ mandato, da lui stesso costruito). I nostri giovani, non possono rima­ nere estranei o indifferenti allo stimo­ lo dell’aeromodellismo che in Italia e nel mondo intero annovera già migliaia e migliaia di cultori. Bisogna invece che, i Giovani catto­ lici sappiano imporsi anche in questo campo distinguendosi sugli altri per l’amore all’aviazione e al cielo che è il suo elemento.

CiuHeppe Bertoceo

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Seduti sui gradini antistanti il maggior tempio del cattolicesimo in occasione del Decennio del CSI, Mario D’Agata e Ignazio Fabra sono stati oggetto di manife­

stazioni di viva simpatia da parte dei radunisti. Larelino campione europeo dei pesi

gallo

ed

inondo di lotta

aspirante

e filiale omaggio

imporsi

al

titolo

mondiale

della

categoria, e

il

campione

del

greco-romana sono stati felicissimi di porgere anch essi il devoto

al S. Padre. Entrambi modesti c vidorosi atleti

all’attenzione

degli

sportivi

per

io

eccezionali

doti

di

hanno saputo

volontà

hanno consentilo di dare allo sport italiano due prestigiosi titoli.

che

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«(centri)» ali nuoto li nuoto in Italia non è soltanto un problema d’ordine sportivo ma è una istanza di carattere sociale, ambientale, familiare. Se agli altri sport la massa del popolo italiano guarda con indiffe­ renza (fa eccezione il calcio ma in que­ sto caso si tratta di un gioco spettaco­ lare) al nuoto quella stessa massa guar­ da con inspiegabile diffidenza, quasi con paura per non dire, addirittura, con re­ pulsione. Questa « realtà » non torna ad onore di un popolo civile, pulito, con idee che non sono rimaste certamente ancorate agli oscuri tempi del medio­ evo.

La irrisoria cifra di organizzati dal­ la Federazione competente (circa cin­ quemila su una popolazione superiore ai -18 milioni di abitanti) è un indice doloroso, diciamolo pure senza infingi­ menti, che stride maledettamente a pet­ to del progresso umano in genere e del­ la evoluzione del nuoto nel mondo tan­ che nei Paesi ove l’igiene non è all'avan­ guardia) in particolare. Per spezzare codesta antitetica situa­ zione. per frantumare una mentalità as­ surda e fuori del tempo, non si può c non si deve guardare al nuoto esclusi­ vamente come « fatto » sportivo ma lo si deve affrontare e concepire come stru­ mento di mentalità e come «costume» del popolo, come mezzo di educazione e come esigenza di vita.

Soltanto da un paio d'anni in qua, questo complesso problema si può dire che sia stato affrontato con i mezzi ido­ nei per risolverlo, risalendo, cioè, alle origini ed « attaccandolo » alla base. La base del nuoto, più che in ogni altro sport, è la gioventù. Ma quando si par­ la di gioventù, nel nuoto, s'intendono i ragazzi, i fanciulli, i bimbi. Il nuoto e la gioventù rappresentano un'armoni­ ca sineddoche perché si comprendono meravigliosamente a vicenda e si inte­ grano esprimendosi, in tutte le piscine del mondo, in risultati tecnici quale ma­ nifestazione di una realtà che non con­ sente diversità di opinioni. Il merito di aver guardato in faccia la realtà e di avere avuto il coraggio di prendere di petto la balorda situazione spetta non solo alla Federazione ma principalmente al CONI che, organizzan­ do e potenziando i Centri di Nuoto ed il Centro di perfezionamento, ha inteso dare a questo sport la spinta risolutiva per il suo vero e solo orientamento. Al­ la iniziativa del massimo Organo spor­ tivo nazionale si sono affiancate le più importanti organizzazioni giovanili no­ strane e. tra queste, spicca l’attività del Centro Sportivo Italiano che, conscio delle sue alte finalità educative, ha ini-

pugnato il nuoto come una bandiera alla quale si vuole dare decoro c dignità. Sic­ ché è con evidente letizia, che oggi >1 Centro Sportivo si è inserito, pari ira pari, nel quadro del movimento propa­ gandistico del nuoto con l’istituzione dei suoi campionati in via di continuo per­ fezionamento e caratterizzazione solleci­ tando, con una opportuna ed idonea propaganda, i giovani ed i giovanissimi ad apprezzare la utilità c le soddisfa­ zione di questo sport. Gilberto Fanfani del CSI di Genova, Franca Coppoli, anch’essa del Centro di Genova sono i pri­ mi esempi cd i primi prodotti di una capillare ed intensa attività orientata in questo senso.

E’ logico che non si crea nulla da un giorno all'altro e che, pertanto, i frut­ ti delle molteplici iniziative dirette ver­ so un fine unico — portare il nuoto su un piano tecnico decoroso attraverso la creazione di una vera coscienza nata­ toria — non si potranno cogliere che fra qualche anno ma, intanto, l’ambiente ha già risposto, come ha potuto, a queste sollecitazioni attraverso le gare c i cam­ pionati che si sono effettuati nell'annata sportiva 1955. Qualcuno penserà a Romani, ad Ange­ lo Romani primatista su tutte le distan­ ze e virtualmente campione d'Europa dei -100 s.l. nonché nostra grande speranza pcr le Olimpiadi di Melbourne. Ma Ro­ mani. oggi non è ancora il nuoto ita­ liano. Egli è ancora un fuori classe per il nostro nuoto. Egli non è l’espressione del nostro ambiente né dal punto di vi­ sta tecnico né da quello agonistico. Pe­ rò Romani è l’esempio, è il metro che può servire pcr misurare le nostre po­ tenziali capacità e la versatilità —- se nello sport modernamente concepito è il caso di parlare di versatilità anziché di preparazione scientifica c di metodo di allenamenti — della nostra razza per il nuoto. I Centri del CONI, il CSI. la Fedcrazionc potranno dire di avere raggiunto gli scopi che si sono prefissi al­ lora che di Romani ce ne saranno pa­ rocchi in Italia come parecchi ce ne sono in America o in Giappone e nella stessa Ungheria c in Germania. E' un fatto però che per giungere a codesto, chiamiamolo pure successo, si è già seminato. Lo dimostrano le clas­ sifiche dei nostri migliori nuotatori.

Nei 100 s.l. troviamo Carlo Perondini nato nel ,37 che ha al suo attivo 1'00 "7 e che sarebbe già sotto il minuto se non avesse avuto, quest’anno, gli esami di licenza. Abbiamo Danncrlein II che, nato nel 36 ha compiuto la distanza in 1 02’ 4 cd i 200 in 2’ 14”9. Padova» è del ’37 come Curi di Taranto c Ressi di

Civitavecchia. Il fiorentino Galletti è an­ che del '37 e. potrebbe in pochi mesi fare ancora tanti progressi da essere de­ gno di andare a Melbourne.. Particolar­ mente sui 1500. Galletti va molto forte e chissà che il CONI non esamini il « caso ». Del '38 è Giannoni del C. N. Apuano anch’egli ben disposto per i 1500 metri. Nel dorso Claudio Lombardi non ha ancora diciott’anni, cd è il secondo « tempo » dell'annata con l’9”7. ma a detta di Hunyadfi è uomo da l’5”-l 6” . Uguale argomentazione per Elsa che, nato nel '38. è il migliore dopo Massa­ ria e Lombardi. Nella rana la gradua­ toria dei 200 è comandata da Roberto Marilli della R.N. Florentia, nato nel 1939. Secondo è Lazzari del '37, nono è il trentino Kniez del 19-10 come del 1910 è il romano Figura. Questa ilei « duecento rana » è forse la specialità che annovera gli atleti più giovani. In testa alla classifica dei 200 farfalla c'è Lazzari nato nel 1937. Anche Caglia è del 1937. In questo sintetico quadro inseriamo, ora. una delle promesse più luminose del nuoto italiano, una promessa che. nello stile libero, potrebbe sostituirsi, in vista delle Olimpiadi di Roma, allo stesso Romani. Parliamo di Giancarlo Rido!fi. nato nel 1910 e già noto per il suo l’2"8 sui 100 e 2’26”3 sui 200. Queste sono alcune leve giovanili del nostro nuoto ma non sono tutte. Nel campo femminile è doveroso ricordare la più giovane di tutti, la veneziana Ete­ rni Zcnnaro di tredici anni che ha al suo attivo un exploit da nuotatrice olan­ dese. Sui 200 rana ha fatto registrare 3’7”9. Tempo di valore internazionale. Poi c’è la Ruggini del ’41, poi la Mar­ tinelli del ’39, la Masoero del ’40. Ra­ gazze, queste, che ancora devono espri­ mersi in tutta la loro capacità tecnica. Abbiamo fatto dei nomi per rendere più esplicativi i nostri concetti, per esemplificare la nostra esposizione e per confortare la nostra lesi. Ma questa no­ stra tesi non trova conforto soltanto nel­ l’elencazione necessariamente breve dei più bravi o dei più noti. La nostra tesi affonda le sue radici nel rinnovato am­ biente del nuoto italiano, nella atmosfe­ ra di entusiasmo che si sta poco a poco ma inesorabilmente creando da un paio d’anni a questa parte intorno all’attività natatoria. L'efficacia dei Centri di nuoto è su­ scitatrice di lusinghiere speranze se si considera che oltre 5000 bimbi sono pas­ sati attraverso ad essi in due anni di funzionamento. Non tutti hanno avuto la costanza di seguitare nella pratica na­ tatoria ma la cifra rimane egualmente eloquente perché testimonia che 5000 fa­ miglie italiane hanno compreso l'utilità fisica del nuoto. E' un passo avanti che va registrato perché è una realtà che non molto tempo addietro sembrava un sogno. E il merito spetta anche al dottor Cenni appassionato c tecnico come po­ chi ce ne sono onde il CONI ha fatto bene ad affidare a lui il controllo su­ periore di questa istituzione destinata a trasformare il volto del nuoto italiano,

■Baldo Moro

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Le nazionali di Rugby all'insegna dei verdi anni 11 problema di fondo di tutte le Federazioni sportive è quello di consentire il trapasso dalla vecchia guardia alla nuova, dai cosiddetti «vecchi» ai giovani senza scosse e senza particolari turbamenti tecnici. E bisogna riconoscere che il processo di ringiovanimento di una « nazionale », espressione sintetica di tutto un movimento agonistico e tecnico, non è cosa facile né semplice. La Federazione Rugby ha il merito di avere operato silenziosamente c intelligentemente codesta evoluzione senza atti rivoluzionari, senza creare inopportune fratture e, infine, senza arrestare il progresso propagandistico del rugby italiano.

Sino ad un anno fa nelle file degli «azzurri» si contavano le presenze di atleti che ebbero. Ira l’altro, il merito di avere concorso in maniera fattiva alla ripresa ilelfattività agonistica nell’immediato dopo-guerra. Troviamo, per fare degli esempi, Stievano, Rosi, Santopadre, Scodavolpe, Marini. Dari e lo stesso Battagliti! sem­ pre in predicato ed in polemica per vestire la maglia da nazionale. Nel giro di pochi mesi questi atleti, pur restando nei cuore degli sportivi del rugby — e qualcuno di essi pur continuando ad essere utile nella squadra di appartenenza — sono fisicamente scomparsi dal clan « azzurro » per lasciare il posto ad atleti giovani, ai giovanissimi delle ultime leve. La «nazionale» non ne ha sofferto. Anzi, ha tratto maggiore vigoria dalla immissione di nuova linfa sicché si può ben dire, risultati e rendimento alla mano, che la «nazionale» odierna rappresenti un complesso atletico la cui efficienza raggiunge un livello molto alto, forse il più alto che mai squadra italiana abbia realizzato. Il che, è molto signi­ ficativo se si pone mente al fatto che la nazionale azzurra è attualmente la più giovane di Europa.

11 recente incontro con la Cecoslovacchia è la dimostrazione più solare della bontà dei concetti elle hanno guidato la Commissione Tecnica federale nell’applieazionc di un programma inteso, appunto, a costituire un complesso atletico in grado di avere davanti a sé un lungo periodo di tempo per affinarsi, per matu­ rarsi e per attingere a quei risultati che, andando oltre l’espressione numerica del punteggio, siano la testimonianza di un serio e meticoloso lavoro di affinamento stilistico e tecnico.

La vittoria sulla Cecoslovacchia, realizzala con allo senso agonistico, non va esaminata esclusivamente nel suo risultato ma va vista alla luce di questa basilare azione federale tendente a creare un vero e proprio « club » della « nazionale » ove per essere ammessi, insieme con i requisiti tecnici e anagrafici, occorre posse­ dere la dote della disciplina e della serietà sportiva. La giovane nazionale italiana si avvale, oggi, di questi requisiti c di essi ne va orgogliosa. Hanno 21 anni Perrini, Carli, Silini e Danieli; ne hanno 22 Pon­ chia, Comin, Levorato e Frelich; ne: hanno 23 Percudani e Barbini; Mancini ne ha 24; Zanchi ne ha 25; Riccardi e Fornari 26; Luise 27 ce soltanto Pisaneschi 30 ma in compenso Cantoni e Bottaccin ne hanno appena 19. Dietro ad essi c’è tutta una schiera, con Colossi in testa, che sta facendo il suo « dressage » per entrare in « nazionale » c che è giovanissima e che sta dando ampia dimostrazione delle proprie capacità su molti campi della massima divisione.

Questo, evidentemente, significa lavorare sui giovani ed aver fiducia in essi. 11 successo di questo lavoro, che per il momento ha nome Giochi del Mediter­ raneo c incontro con la Cecoslovacchia, è dovuto, forse, anche al fatto che il rugby, sport in cui la piena maturità si raggiunge dai 25 ai 30 anni, è oggi, nelle mani del più giovane presidente di Federazione s]sportiva, l’avv. Mauro Lais, ed è tecnicamente impostato da dirigenti giovani che sino a pochi anni fa calcavano ancora le scene agonistiche. Non si può, ad ogni modo, tralasciare, con l’occasione, di sottolineare l’im­ portanza che le singole società conferiscono al potenziamento delle leve giovanili. Dal Parma al Petrarca, dall’Aquila al Rugby Roma, dal Rovigo all’Amatori è tutto un fervore di attività giovanile la quale trova la sua più naturale manife­ stazione nella Coppa Cicogna e che è sapientemente convogliata dall’apposita Com­ missione che fa capo a Mario Mazzucca e a Caccia Dominion!. Quando uno sport affida i suoi destini in modo tanto fiducioso nelle mani dei giovani non può che avere un avvenire brillante c questo è il caso del rugby ita­ liano. I risultati del 1955 sono la più lampante delle prove.

B. !W.

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I

PRECEDENTI INCONTRI DI RUGBY 1TA LIA-CECOSLO CAC­ CHI A.

Italia-Cecoslovacchia 7-3 (4-0) Milano 12 febbraio 1933: Morimondi (Trebbi); Cazzini, Gattoni, Vinci II (Tozzi), Mattioli; Bigi (Moretti), Vinci IV; Aloisio 11, Barzaghi V, Pascili, Colombo (Allevi), Crespi, Raffo, Di Bello, Tagliabile. Ha se­ gnato Mattioli (1 calcio di rimbalzo e 1 meta). Arbitro: Mailhan (Fran­ cia ).

Italia-Cecoslovacchia 12-3 (6-3) Praga 16 aprile 1933: Trebbi; Cazzi­ ni, Gattoni (Agosti), Sgorbati, Vin­ ci IV; Aimonod, Campagna; Mare­ scalchi, Mattioli, Crespi, Aloisio IT, Ratto (Bricchi), Tagliabile, Di Bel­ lo, Bortolini li. Hanno segnato: Ai­ monod (2 mete), Campagna (1 me­ ta), Mattioli (1 meta). Arbitro: Barker (Inghilterra). Italia-Cecoslovacchia 17-0 - Par­ ma 23 maggio 1948: Tartaglini; Ros­ sini. Rosi, Fava, Pitorri; Parmigia­ ni, Battagion; Masci, Maini, Ga­ brielli; Bove, Barilari; Favretto, Mattacchini, "Borsetto; riserve Te­ deschi, Casalegno. Meta di Pitorri trasformata da Battagion, meta di Rossini non trasformata, drop di Parmigiani, meta di Rosi trasfor­ mata da Fava. Arbitro: Renzo Maffioli.

Cecoslovacchia-I (alia 14-6 - Praga 22 maggio 1949: Tartaglini, Rossini, Rosi, Farinelli, Arrigoni, Marini, Pisaneschi, Masci, Gabrielli I, Che­ rubini, Bove, Silvestri, Favretto, Mattacchini, Lanfranchi. Meta di Rossini - C. P. Favretto. Arbitro: Skuor (Cecoslovacchia).

Italia-Cecoslovacchia 17-6 - Roma 11 dicembre 1955: Perrini; Ponchia. Comin, Barbini, Luise; Carli, Pisanechi; Galliani, Fornari, Percudani; Riccardi, Silini Brelich, Mancini. Danieli. Meta di Barbini; c. p. di Perrini; c. p. di Perrini; meta di Pisaneschi trasformata da Comin; c. p. di Comin. Arbitro Laffitte (Francia).


Attività calcistica italo - americana a New York Le squadre italo-americane che attualmente parte­ cipano al campionato nelle diverse leghe della zona metropolitana e Neio York, sono una dozzina. Tra que­ ste vi è il Palermo F. C.. il Brooklyn Italians, la Giu­ liana. l’Italian Jouth. la Nuova Italia, Pro-Juve, Mola, Frassati, ecc. Come è noto il gioco del calcio negli Stati Uniti d’America non è molto diffuso. Purtroppo detto sport occupa l’ultimo posto nel quadro generale degli sports nazionali. Lo sport nazionale qui è il base-ball. Sono stati tanti gli italiani che nel passato si sono interes­ sato per far si che il gioco del calcio sì sviluppasse sempre più, ma sempre con esito negativo. Attualmente vi sono grandi possibilità e ce lo di­ mostra il fatto della creazione del Comitato Provvisorio per l’incremento del calcio italo-americano. Ultimamente si sono organizzati due tornei: uno a Jersey City nel giugno scorso sotto il patrocinio dell’Italian Jouth e con la collaborazione delle Autorità locali, il secondo organizzato dal Comitato Centrale Brooklyn. Questi due tornei, il primo vinto dal Palermo F. C. ed il secondo dall'Italian Jouth, hanno avuto per scopo di far conoscere e diffondere nelle nostre Comunità questo nostro prediletto sport. Nello stesso tempo queste manifestazioni sportive italiane hanno fatto parte del quadro ricreativo delle nostre Comunità anche per il fatto che si è avuta la

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Ln Squadra de.UTtalian Jouth vincitrice del Torneo orga­ nizzato dal Comitato Centrale del calcio italo-americano a cui è andato il trofeo messo in palio dall’Ambasciatorc S. E. Manlio Brosio. Alla squadra il prof. Aldo Notarlo del C. S. I. Ita donato un equipaggiamento completo

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fosti -

Mr. Enzo De Luca, Segretario del Comitato Centrale e Direttore dello Italian Jouth ______ di s. E. Manlio Brosio ambasciatore d'Italia adesione a Washington che ha messo in palio il primo premio consistente in un bel trofeo e cosi pure il Consolato Generale di New York ed il Vice Consolato di Newark; altri premi sono stati donati dal Comitato e da altre personalità. Tra i più attivi e stimati dirigenti che fanno parte del Comitato sono: il dott. A. Narduzzi, P. De Rosalia, G. Piscopo. E. Gerga, C. Mazzeo, Enzo De Luca, i quali col loro lavoro hanno contribuito e contribuiran­ no a migliorare le condizioni del nostro calcio e tener alta la fiaccola della italianità ed il prestigio del no­ stro calcio. Il Segretario del Comitato Centrale Enzo De Luca, nello stesso tempo Direttore dell’Italian Jouth di Jersey Citi, il quale si trova attualmente per una breve va­ canza in Italia ha avuto il compito di stabilire rela­ zioni sportive tra la gioventù italo-americana ed il Centro Sportivo Italiano. A questo scopo Enzo De Luca è stato ricevuto in cordiale colloquio dal Vice Presidente del CSI prof. Al­ do Notorio, al quale ha illustrato le attività svolte dalle squadre italo-americane che si ispirano a principi cat­ tolici affacciando la possibilità di uno scambio spor­ tivo-culturale tra le rappresentative del CSI e quella dell’Italian Jouth. Il prof. Notarlo si è vivamente compiaciuto con Enzo De Luca dicendosi pronto a prendere in consi­ derazione tale proposta incoraggiandolo a perseverare nel benefico lavoro di tener lontana dal vizio tanta gioventù, per mezzo delle attività ricreative. Enzo De Luca è stato Segretario Diocesano di Patti, giocatore di calcio, di palla-canestro ed arbitro della Sezione di Roma. Il suo desiderio è quello di portare nel futuro la rappresentaVva calcistica del CSI in America per una tournée. Le due squadre dell’Italian Jouth partecipano ri­ spettivamente nella Divisione A la prima e nella Divi­ sione B la seconda. Nella prima squadra milita Gabriel Rakoczy che è anche allenatore e che fu compagno di squadra in Ungheria di Vipalec, Sarosi, Szengheller, Rubala e Viney che attualmente gioca con lo Spai. Enzo De Luca da queste colonne porge il saluto delle Associazioni calcistiche italo-americane della zona me­ tropolitana e New Jersey agli atleti e sportivi del CSI. P. BOVENZI GABRIELE o. m. i. S. Nicolò - Patti (Messina)

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Tir L NiCÀ Calcolatore universale di medie orarie Il calcolatore universale di medie orarie già conosciuto nel mondo automobilistico c motociclistico, nonché da molti dei cronometristi italiani, è stato ideato e costruito dal cronometrista internazionale ingegner Edoardo Teoli di Roma. In questi ultimi tempi il Tcoli ha perfezionato il suo calcolatore tanto che oltre al calcolo delle medie orarie in chilometri, dei tempi e delle distanze si possono fare gli stessi calcoli anche i miglia terrestri o marine. Vediamo ora come è composto il calcolatore. Esso consta di un quadrante esterno su cui è stampala una scala decimale i cui valóri devono considerarsi, a se­ conda dei casi, in unità, decine o centinaia. Questo qua­ drante serve tanto per la valutazione delle distanze sia in chilometri che in miglia quanto per la valutazione delle stessi calcoli anche in miglia terrestri o marine. Sopra questo quadrante ruota un disco sul quale c in­ cisa una scala di tempi a sviluppo elicoidale, che partendo da 10 secondi va fino a 24 ore con le rispettive suddivi­ sioni in quinti, minuti secondi, minuti primi, ecc. (il segno rifcrcntcsi ai minuti secondi c minuti primi è trascritto, come al solito, rispettivamente con due segnetti ed un segnetto tipo apostrofo mentre le ore sono segnalate a mezzo di un circoletto come si usa per la espressione grado. Ciò è stato fatto per non mettere l’esponente li che avrebbe occupato un posto assai maggiore di quello usato. Il disco porta inoltre una grande freccia e tre piccole freccette contrassegnate, queste ultime, con: M. Km. e Mt. ni” e servono per la riduzione da chilometro a miglia a metri secondo a chilometri ora o viceversa. II quadrante esterno ed il disco centrale sono uniti fra loro mediante un anello centrale che permette la rotazione del disco. Sui due dischi, inoltre, c centrato e ruotante anch’esso un traguardo di celluloide. Vediamo ora come si usa questo calcolatore ed al fine di esporre più chiaramente possibile faremo degli esempi pratici : 1° Esempio: Si è percorso un chilometro od un miglio in 20 secondi quale velocità si è ottenuta? Prendere il calcolatore e portare il traguardo di cellu­ loide sul 10 del quadrante esterno (in questo caso il dieci viene letto come uno, ossia il chilometro del nostro primo esempio). Tenendo fermo il traguardo di celluloide contro il quadrante far ruotare il disco centrale fino a far coinci­ dere con la riga del traguardo il tempo impiegato che è. come detto, venti secondi (20”) che si trova alla prima zona dello spirale. Indi leggere in corrispondenza della grande freccia c si troverà un 18; nel nostro caso dovremo leggere 180 chilometri o miglia per ora. 2° Esempio: Sono stati percorsi 120 chilometri o miglia in un’ora c trenta minuti (1,30’) quale è stata la media oraria? Operare come nel primo esempio ossia: portare il tra­ guardo di celluloide sul 12 del quadrante esterno (nel no­ stro caso km. 120) indi far ruotare il disco centrale fino a portare sul traguardo di celluloide il tempo di un'ora e trenta minuti (scritto ln,30’), leggere quindi in riferi­ mento della grande freccia e si troverà che è stata realiz­ zata la inedia di 80 km/ora o miglia/ora. 3° Esempio: Si devono percorrere 150 chilometri o mi­ glia alla media di 60 km/ora, quanto tempo si dovrà im­ piegare? Portare il traguardo di celluloide in riferimento del numero 15 del quadrante esterno (nel nostro caso 150 km.)

quindi ruotare il disco centrale fino a che la grande freccia sia in riferimento del 60 scrìtto sul quadrante esterno (nel nostro caso il 60 è la media oraria) leggere quindi in riferimento alla linea del traguardo di cellu­ loide c si troverà 2 ore c trenta (si trova tra 2°20’ e 2"40’ sulla terza zona dello spirale). Ecco che per percor­ rere 120 chilometri alla media di 60 km/ora occorrerà un tempo di 2 ore e 30 minuti. 4° Esempio: Viaggiando ad una media di 90 chilometri o miglia orarie quanti chilometri o miglia si percorreranno in 5 ore? Portare la freccia grande in riferimento del 90 scritto sul quadrante esterno, indi portare il traguardo di cellu­ loide su cinque ore (scritto 5° che si trova nella quarta zona dello spirale) leggere poi il traguardo di celluloide in riferimento del quadrante esterno e troveremo 45, nel nostro caso 450. Ecco che. marciando cinque ore alla media oraria di 90 chilometri si percorreranno 450 chilometri. 5" Esempio: Si vuol sapere 100 km. a quante miglia corrispondono. Portare la freccia grande in corrispondenza del 10 (nel nostro caso esso vale 100 chilometri) scritto sul quadrante esterno indi leggere sempre sul quadrante esterno in rife­ rimento della piccola freccia contrassegnata con M e tro­ veremo 62.1. Quindi 100 km. sono uguali a 62,1 miglia

(si tratta in questo caso di miglia terrestri pari a 1609,34). 6° Esempio: Si vuol sapere 100 miglia a quanti chilo­ metri corrispondono. Portare la grande freccia in corrispondenza del 10 scrit­ to sul quadrante esterno (nel nostro caso equivale a 100 miglia) quindi leggere, sempre sul quadrante esterno, in riferimento della piccola freccia contrassegnata con km. e troveremo 16,9 (nel nostro caso 160,9). Ecco saputo che per percorrere 100 miglia bisogna coprire la distanza di chilo­ metri 160,9. 7” Esempio: Si vuol sapere a quanti chilometri orari corrisponde la velocità di 30 metri al secondo. Portare la piccola freccia del disco ruotante distinta con mt. m” (metri per secondo) in riferimento del numero 30 stampato sul quadrante esterno leggere sempre Sul qua­ drante. esterno in riferimento alla grande freccia e trove­ remo 108, leggiamo ancora in riferimento alla piccola freccia distinta con M e troveremo 67,2. Ecco che marciando alla velocita di 30 metri al secondo si realizza una media di 108 chilometri per ora, pari a 67,2 miglia per ora. Come si vede il Calcolatore di medie è veramente uni­ versale perché permette ogni e qualunque operazione. Le richieste possono essere indirizzate alla Federazione Italiana Cronometristi, Roma.

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T

LE OLIMPIADI NEI DOCUMENTI FILATELICI Allo scopo di divulgare ed illu­ strare la storia delle Olimpiadi nei documenti filatelici, riprendo la con­ tinuazione del mio articolo preceden­ te comparso sul n. 5 di questa rivista. La serie di dodici francobolli cele­ brativi dei Giochi Olimpici di Atene del 1896 fu così composta:

1 lepta, bistro (lottatori); 2 lepta, rosa (lottatori); 5 lepta, violetto (di­ scobolo); 20 lepta, bruno-rosso (an­ fora); 25 lepta, rossiccio (quadriga); 40 lepta, violetto (anfora); 60 lepta, nero (quadriga); 1 dracma, azzurro chiaro (stadio Averoff e Acropoli); 2 dracme, bistro-oliva (Mercurio); 3 dracme, verde (Vittoria); 10 dracme, bruno (l’Acropoli c il Partenone). Generalmente in quasi tutte le emissioni di francobolli esistono del­ le varietà, prove di stampa, saggi, prove di lusso, diverse dentellature. Le varietà in questa prima emis­ sione di francobolli celebrativi dei pri­ mi Giochi Olimpici sono le seguenti:

ci commemorarono Filippidc con una maratona sul percorso originario. Per poter partecipare a questa ma­ ratona il milanese Carlo Airoldi si era recato a piedi fino ad Atene, in privato, ma non poteva far parte dei Giochi dell’olimpiade perché: era stato dichiarato professionista |per aver vinto in Italia un premio in danaro, E dire che si era recato appositamente fino ad Atene con i suoi mezzi fisici per allenarsi. Avvicinandosi al 1900, la Grecia, per ragioni interne aveva dovuto su­ bire l’autorità del C.I.O., così i Gio­ chi furono assegnati a Parigi. In Fran­ cia però, sulla scorta di quanto aveva fatto la Grecia, si ebbero maggiori nazioni partecipanti e circa ottocento concorrenti in più. La situazione era però abbastanza confusa per un com­ plesso di rivalità di uomini e per la mancanza di comprendere, da parte del Governo, l’importanza e l’orga­ nizzazione dei Giochi della seconda Olimpiade, tanto da essere pronosti­ cati mediocri e senza prestigio.

francobolli del 2 lepta senza no­ me dell’incisore; il 60 lepta di color ’ A commemorazione di tale evento grigio invece di nero; il 5 dracme non risultano emessi francobolli, vi­ completamente non dentellato; il 2 gnette, annullamenti speciali e nem­ dracme e il 10 dracme non dentel­ meno cartoline postali. lati da una parte e qualche varietà di Anche in questa Olimpiade l’Ita­ colore. lia non partecipava ancora ufficial­ Non mi risulta che siano state mente, ma poteva ugualmente con­ emesse vignette commemorative e quistare il primo titolo olimpionico nemmeno sia stato usato un annul(un primo e un secondo posto) nel­ lo speciale. la gara di fioretto individuale ad ope­ ra dei maestri di scherma Conti e Prima di chiudere la rassegna fila­ Santelli. Il C.I.O. aveva loro conces­ telica di questa prima Olimpiade Mo­ so la partecipazione non essendovi derna, mi è gradito ricordare il cam­ allora dilettanti nella scherma. pione Spiridon Loues, un pastore gre­ co, che ha vinto la maratona in due Nel 1901, cinque francobolli della ore 55 minuti c 20 secondi, rinno­ serie precedente vennero sovrastam­ vando le glorie della Antica Grecia. pati in rosso c le due iniziali « A.M.» In realtà la maratona data dal 490 indicano che il nuovo valore deve in­ a.C., allorché il greco Filippidc do­ tendersi al cambio in oro. po aver corso da Maratona ad Atene per portare la notizia della vittoria AM A M sui Persiani, disse col fiato mozzo: AEF1TA APAXMH « Gioite, abbiamo vinto! » c subito dopo spirò. Fu nel 1896, quando furono ripri­ stinati i Giochi Olimpici, che i Gre-

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1

50

(fac-simile dello sovrestampa)

I Irancobolli sovrastampati col nuovo valore sono i seguenti: 5 lepta su 1 dracma; 25 lepta su 40 lepta; 50 lepta su 2 dracme; 1 dracma su 5 dracme; 2 dracme su 10 dracme,

Esistono diversi errori di sovrastampa come pure sovrastante doppie. A Parigi, i titoli Olimpionici fu­ rono così assegnati:

Atletica-, metri 100„ Jarvis (USA); m. 200, Tewksbury (USA); m. 400, Long (USA); m. 800, Tysoe (Gran Bret.); m. 1500, Bennett (Gr. Bret.); maratona, Theato (Francia); corsa hs. m. HO, Krànzlein (USA); m. 400 hs., Tewksbury (USA); m. 3000 siepi, Orton (USA); salto in alto, Baxter (USA); salto con l’asta, Baxter (USA); salto in lungo Krànzlein (USA); sal­ to triplo, Prinstein (USA); lancio del disco, Bauer (Ungheria); peso, Sheldon (USA); lancio del martello, Flana gan (USA). Canottaggio-, singolo, Barrelet (Francia); due di punta con tini., Olanda (Minerva - Amsterdam); quat­ tro con tini., 1 finale Germania (O. Gossler, Katzenstein Tietgens, G. Gosler, C. Gossler), II finale Francia Roubaix; otto con tim., Stati Uniti (Vesper Boat CI. Philadclphia).

Ciclismo-, (Francia).

Ginnastica-, (Francia).

velocità, Taillanpier

individuale,

Sandras

stile libero, JarNuoto : m. 1500 1 vis (Gr. Bret.);; m. 100 dorso, Hoppenberg (Germania).

Pallanuoto-. Gran Bretagna.

Scherma-, fioretto, Coste (Francia); spada, R. Fonst (Cuba); sciabola, De La Falaise (Francia).

Tho a segno-, pistola aut., Larouy (Francia); pistola libera, Roedern (Svizzera).

Egidio Pennati


ana Il Programma 1956 Entro

il

18 marzo

1956 le finali provinciali della

corsa

campestre; il 2 maggio le finali provinciali delle prove su pista

Nello spirito delle recenti direttive, intese a pro­ muovere una maggiore aderenza dell’educazione ti­ sica alle possibilità individuali ed alle inclinazioni degli alunni, mediante unti opportuna accentuazione dell’indirizzo sportivo dell’insegnamento, questo .Ministero è venuto nella determinazione di aggior­ nare le norme dell'ordinanza 18 novembre 1954, per la preparazione ai brevetti. Le disposizioni che seguono riducono da 5 a 4 le prove per la Scheda di Orientamento Atletico e comprendono in esse una prova d’orientamento agli sports educativi. La stessa prova è altresì compresa fra quelle previste per il conseguimento del Certi­ ficato di Valutazione Fisica, fermo rimanendo il nu­ mero complessivo delle prove. Con tale innovazione si tende anche a lasciare alle Autorità Scolastiche locali una maggiore auto­ nomia nell'organizzazione delle anzidetto prove in relazione alle diverse possibilità ambientali, essendo previsto che, ove non sia possibile praticare alcuna attività di avviamento agli sports, la relativa prova viene sostituita da altra su esercizi compresi nei programmi d'insegna mento. La prova di orientamento sportivo verte sulla attività prescelta all'inizio dell’anno scolastico dallo insegnante, per ciascuna squadra, tenuto conto delle disponibilità degli impianti e, possibilmente, delle preferenze degli allievi. Nella scelta delle attività sarà data la preferenza al nuoto su breve distanza, allo sci, per le scuole situate in centri montani, ai fondamenti della pallacanestro ed alla ginnastica pre-attrezzistica. Nulla è innovato per quanto concerne i Brevetti Atletici. Le istruzioni seguenti apportano infine alcune norme per l’attività sportiva scolastica, in relazione ai risultati di questi ultimi anni e, in conformità di quanto previsto dall’articolo 13 (III comma) della O. M. 18 novembre 1954, suggeriscono di dare ade­ guato posto nell’attività sportiva scolastica anche alla ginnastica attrezzistica. Brevetti di educazione fisica

L’art. 1 dell’O. M. 18 novembre 1954 viene così sostituito: « 1 Brevetti di educazione fìsica attestano, sulla base di facili e graduali esercizi compresi nei

programmi di insegnamento e di prove di orienta­ mento a sports educativi, il grado di efficienza fisica raggiunto dagli alunni in relazione alle fasi princi­ pali della crescenza ». L’art. 3, limitatamente al I comma, viene così integrato: « La preparazione alle prove previste per il conseguimento del Brevetto viene svolta nel corso delle lezioni di educazione fisica e pertanto è obbli­ gatoria. Le prove per conseguimento del Brevetto comprendono esercizi a corpo libero, con attrezzi, <li atleti|’(ii leggera e di avviamento ad una .sport, educativo. Esse si effettuano nel periodo dal 1 feb­ braio al 15 maggio di ogni anno scolastico, dinanzi ad un’apposita giuria, composta dal Capo d’istituto o di un insegnante da lui delegato, che la presiede, e di due insegnanti della scuola, di cui uno di edu­ cazione fisica ». SEZIONE MASCHILE SCHEDA DI ORIENTAMENTO ATLETICO

— Corsa piana ni. 50. — Salto in alto con rincorsa. — Lancio del peso di kg. 3. — Prova di orientamento ad uno sport. Il giudizio per il rilascio della «Scheda» viene formulato in base alla misura conseguita nel salto in alto (minimo in. 0,80) ed in base alla esecuzione delle altre prove.

CERTIFICATO

DI

VALUTAZIONE FISICA

— Corsa piana in. 60. — Salto in alto con rincorsa. — Lancio del peso di kg. 4. — Prova di avviamento ad uno sport. 11 giudizio per il rilascio del «Certificato» viene formulato in base alle misure conseguite nel salto in alto (minimo m. 1,10) e lancio del peso (minimo m. 7) ed in base alla esecuzione delle prove.

BREVETTO ATLETICO — Corsa piana in. 80. — Salto in alto con rincorsa. — Lancio del peso di kg. 5.

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SCH KD.A

SEZIONE FEM M INI LE DI ORIENTAMENTO ATLETICO

— Corsa piana ni. 30. — Salto in alto con rincorsa. — Lancio frontale «lei palloni*. — Prova di orientamento ad uno sport. Il giudizio per il rilascio della «Scheda» viene formulato in base alla misura coscguita nel salto in alto (minimo ni. 0,60) ed in base alla esecuzione delle altre prove.

numero <* costituiti da alunni dotati di spiccate at­ titudini e qualità fisiche. I nuclei costituiti presso i vari gruppi di una stes­ sa sede potranno affluire ai lini della preparazione in un'unica sezioni- aggregata al Gruppo Sportivo che dispone di migliori attrezzature e di personale più adatto. Le iniziative inerenti alla organizzazione di tale attività dovranno essere sottoposte alla preventiva approvazione del Ministero, che si riserva di ema­ nare i programmi di massima.

IL CALENDARIO DELLE GARE

CERTIFICATO DI VALUTAZIONE FISICA

— Corsa piana in. 10. — Salto in alto con rincorsa. — Lancio dorsale del pallone. — Prova di avviamento ad uno sport. 11 giudizio per il rilascio del «Certificato» viene formulato in base alle misure conseguite nel salto in alto con rincorsa (minimo ni. 0,70) e lancio dor­ sale del pallone (minimo in. 10) ed in base alla ese­ cuzione delle prove.

( ORSA CAMPESTRE

Campionati d'istituto: entro il I marzo. Campionati Provinciali: — eventuali quarti di finale e semifinali: da effet­ tuarsi entro le 2 settimane, che precedono la data stabilita per lo svolgimento delle finali; — finali: entro il 18 marzo. A T L ET ICA LEGGE RA

BREVETTO ATLETICO

— Corsa piana in. 50. — Salto in alto con rincorsa. — Lancio del peso di kg. 3. Attività sportiva scolastica ALUNNI

Sono esclusi alla partecipazione ai Campionati di Corsa Campestre e di Atletica Leggera gli alunni classificati I e II serie F.I.D.A.L. La classifica finale dei Gruppi Sportivi parteci­ panti ai Campionati Provinciali di Corsa Campestre e di Atletica Leggera va compilata in base al nume­ ro degli studenti « partecipanti » alle finali e non in base ai classificati (paragrafo 5 e 7 del regolamento per la Corsa Campestre e l’Atletica). La classifica dei Gruppi Sportivi partecipanti ai Campionati Provinciali di Corsa Campestre va com­ pilata tenendo conto del punteggio ottenuto dai soli primi 4 alunni classificati di uno stesso gruppo (su massimo di 6 partecipanti). È’ data facoltà ai Provveditorati agli Studi che lo ritengano opportuno ridurre il numero degli alun­ ni partecipanti agli eventuali quarti di finale, alle semifinali e finali dei Campionati di Corsa Campe­ stre, da 24 a 20. ALUNNE

Nei Campionati di Città la gara di corsa piana viene portata da m. 50 a ni. 60.

* *

*

E’ data facoltà ai Presidenti dei Gruppi Sportivi costituiti per gli alunni delle classi successive al primo triennio di studio di formare in seno ai grup­ pi stessi un nucleo di ginnastica attrezzistica, limi­ tatamente alle scuole provviste di palestre, di attrez­ zature e di insegnante particolarmente idoneo. Si precisa che dato il carattere impegnativo di tale attività i nuclei dovranno essere contenuti nel

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(Sezioni maschili) Campionati d'istituto: entro il 18 aprile. Campionati Provinciali: — qualificazioni: entro il 29 aprile; — finali: 2 maggio. (Sezioni femminili) Campionati d'istituto: entro il 18 aprile. Eventuali Campionati di Città: entro il 30 aprile

Il

Generale CESARE GALLI

Capo della Divisione FF. AA. di Polizia Il generale Cesare Sabatino Galli, Ispettore del Corpo delle Guardie di P. S. al quale si deve l’in­ tensa attività sportiva e fisico-formativa dei gruppi delle « fiamme d'oro ■» e della Scuola Alpina di Moena, autentico vivaio e palestra dei maggiori sciatori e fondisti italiani, oltreché di eccezionali rocciatori, è stato recentemente nominato Coman­ dante della Divisione delle Forze Armate di Polizia, quale giusto riconoscimento dei suoi alti meriti. Il Presidente del CSI. prof. Gedda, gli ha inviato, ha nome della grande organizzazione polisportiva, il seguente telegramma: PREGOLA GRADIRE VIVE CONGRATULA­ ZIONI CENTRO SPORTIVO ITALIANO ET MIE PERSONALI PER MERITATISSIMO ALTO RICONOSCIMENTO GIUSTO PREMIO SUA INSTANCABILE OPERA PARTICOLAR­ MENTE DEDICATA FORMAZIONE MORA LE E CIVICA SUO AMMIRATISSIMO COR­ PO. MOLTO CORDIALMENTE

LUIGI GEDDA


II. l'ESMIESO l’ALL ÀNDEIISIIN IH5 -|- 145 Paul Anderson, i'uonio che per la prima volta ha sorpassato i 5 quintali nei tre esercizi olimpici, il « fenomeno » vivente, è un paffuto ragazzo di ventitré anni. Nato a Tuccoa il 17 ottobre 1932, il piccolo Paul che era un ragazzo normale come tutti gli altri ebbe una infan­ zia movimentata: in pericolo di vita per nefrite a sette anni; vittima di un morso di un cane sospetto di idrofobia ad otto anni, con tutto il conseguente complicato trattamen­ to antirabico, discreto ma non ec­ cezionale a scuola. Sportivamente dimostrò una predilizione per il rugby americano. Ma a quattordici anni, il regalo di un paio di ma­ nubri lo iniziò ai misteri del solle­ vamento pesi. Il padre stesso gli fabbricò altri pesi, ed un operaio del cantiere presso il quale lavo-

1S2,5

512,5

cava il padre, gli insegnò i primi rudimenti di questo sport. Le prime gare segnalarono que­ sto robusto ragazzetto, e gli esperti si interessarono subito di lui. Ciò avveniva nel 1951. Nel 1955 Ander­ son ha superato i 500 chilogrammi. Anderson è grosso ma non ecces­ sivamente grasso. Pesa oltre 150 chilogrammi, per un’altezza di cir­ ca un metro ed ottanta. Il suo collo ha una circonferenza di cm. 59,60; una sua coscia una circonferenza di cm. 91, un bicipite di cm. 56,50, un polpaccio di cm. 58,80. Ha cm. 147,32 di torace, e cm. 116,84 di vita. Non un grammo di grasso super­ fluo, ma muscoli, masse di muscoli. Anderson, per arrivare a tanto, os­ serva una dieta severissima, con­ trollata dalla madre. Si dedica ad ore ed ore di allenamento quotidia­ no. Non si è montata la testa, e so­ stiene di dover ancora « macinare » per arrivare alla classe ed alle pos­ sibilità di Davis, il negro suo pre­ decessore. Anderson fu riformato al servizio militare, in quanto... aveva troppi muscoli!

ERCOEE 1956

Paul Anderson, detentore del prestigioso titolo mondiale della massima categoria, si appresta ad effettuare una delle prove

La FIAP indice ed in collabora­ zione con l’ENAL organizza un con­ corso a carattere nazionale per il reclutamento di giovani nella spe­ cialità sportiva di sollevamento pesi denominato « ERCOLE 1956 ». 11 concorso consiste nel sollevare da terra, in forma libera, un bilan­ ciere sino ad elevarlo al di sopra del capo, raggiungendo la posizione di totale distensione delle gambe, delle braccia e la completa erezione verticale del corpo. Le prove nelle quali il concorren­ te non raggiungerà la posizione di cui sopra, saranno dichiarate nul­ le. Il concorrente potrà gareggiare anche non in tenuta sportiva. Possono partecipare liberamente al concorso tutti i cittadini italiani

dai 18 ai 30 anni che non abbiano mai praticato attività sportiva e che non siano mai stati e non ri­ sultino attualmente tesserati alla FIAP. Il Concorso in fase eliminatoria avrà luogo contemporaneamente presso le sedi Provinciali dell’E.N. A.L. nei rispettivi capoluoghi di Provincia per i giorni 2 e 9 aprile 1956. 11 concorrente potrà presentarsi, in uno dei giorni stabiliti, nella lo­ calità che verrà segnalata dall’E. N.A.L. chiedendo di essere ammes­ so a partecipare alle prove di forza. Esibirà un documento di riconosci­ mento con fotografia e si munirà della scheda di iscrizione al concorso. La scheda di partecipazione è composta di due parti una delle quali verrà restituita a prova ul­ timata al concorrente, timbrata e firmata dal Presidente della Giu­ ria, quale documento comprovante la partecipazione al concorso e il punteggio conseguito. La scheda è obbligatoria e dà di­ ritto ad effettuare 3 prove che do­ vranno esere compiute nello stesso giorno e nella stessa sede con tre tentativi per prova. La visita medica è obbligatoria, e durante lo svolgimento delle pro­ ve sarà assicurata l’assistenza sani­ taria. La Giuria terrà conto delle prove migliori ed in base a questa classi­ ficherà il concorrente. Il concorrente sarà pesato prima di ciascuna prova e verrà classifi­ cato in base al punteggio risultante dalla differenze! tra il peso sollevato nella migliore prova ed il peso del concorrente riscontrato prima della prova stessa. Il concorrente per la prima pro­ va potrà richiedere alla Giuria di sollevare il peso che a suo giudizio riterrà di poter alzare, per la se­ conda prova potrà richiedere un peso maggiore o minore di quello già provato, e nella terza si rego­ lerà a seconda dei risultati conse­ guiti. La Giuria verrà formata dall’Ufficio sportivo provinciale ENAL. I concorrenti che realizzeranno in fase eliminatoria i migliori 30 punteggi di tutta Italia, acquiste­ ranno il diritto di partecipare, spe­ sati di viaggio in 3. classe più vitto e alloggio, alla finale. Nella finale i concorrenti avran­ no diritto a tre alzate e saranno chiamati a gareggiare in senso in­ verso della classifica ottenuta nelle eliminatorie.

<39 ■. ij.


Semplicità delle spcrilvc pesca leve proca affettuosità, in un au­ tentico spirito di camerati­ smo. L’operaio e il diploma­ tico fraternizzano lungo le sponde di un fiume dove ognu­ no cessa, per quel giorno, di essere quello che. è nella vi­ ta di tutti i giorni e rimane solamente uno sportivo. Un pescatore conduce volen­ tieri con sé i propri figli per­ ché sa che il contatto con la natura è uno dei più impor­ tanti coefficienti all'educazio­ ne di un giovane.

Lo sport è lo spettacolo di rilassa per eccellenza e. si può dire, non passa giorno che non ci capiti rii assistere ad uno spettacolo atletico, sia es­ so di competizione o rii alle­ namento. Atleti sui campi di sports invernali, atleti sui verdi cam­ pi degli stadi e su lineili non meno attraenti delle corse cam­ pestri. atleti sulle brucianti strade asfaltate curvi sul ma­ nubrio d'una bicicletta o lan­ ciati su potenti urlanti mo­ tociclette al cui passaggio il cuore ti salta in gola; atleti sfrecciami a 200 all'ora su rombanti motoscafi, atleti dap­ pertutto e dappertutto una co­ rona di folla che si sbraccia, che si agita, che urla, che in­ cita il beniamino o fischia chi non lo è, folla che partecipa alla coni petizione dalle gradi­ nate d’uno starilo dai margi­ ni d'una strada. Ma se alcuni sports rivestono un carattere teatrale coi loro tem pi e i loro intervalli, con un inizio ed una fine, inizio e fine che il pubblico "vede” al completo (.calcio, pallacanestro, rugby, tennis, boxe, ecc.), altri ve ne sono dove si assiste ad una frazione dello spettacolo (ciclismo, motocilismo, automobilisco. sci, canottaggio, ecc.). Anche la caccia (tiro a vo­ lo, tiro al piattello) riveste un carattere di spettacolo se pur non sempre divertente e spesso monotono. Tra tutti gli sports quello che si distacca completamen­ te dallo spettacolo e i cui "atleti” sono sempre riserva­ ti e schivi di pubblicità e di divismo è la pesca sportiva. (Quantunque si dia il caso, una volta l’anno, in occasio­ ne dei Campionati Nazionali di Lancio sul prato, che una discreta folla di "aficionados” accorra sul campo se non al­

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tro per veder lancia pe­ so di ~ grammi a 80 metri di distanza o veder piazzare una "mosca”, che pesa me­ no di un grammo, in un cer­ chio di 40 cm. di diametro posto a 20 metri dal "lancia­ tore”). La pesca è uno sport che non dà spettacolo se non a chi la esercita. L’osservatore casuale potrà assistere per un certo tempo ai lanci del pe­ scatore ma non parteciperà mai della gioia e delle emo­ zioni che questi prova ogni volta che fa volare il "cuc­ chiaino” a monte ilei torren­ te. a meno che il pescatore non abbia "incocciato” un pe­ sce; solo allora il casuale os­ servatore porteci pa. in parte, all’emozione della cattura. Ma è tutto lì. L'uomo dal­ la canna si allontanerà ben presto da quella zona e l’os­ servatore andrà per la sua strada perché lo spettacolo è finito; può darsi il caso che il pescatore prenda subito un altro pesce come possono pas­ sare due ore prima che que­ sto avvenga. Il pescatore sportivo è un solitario che fa lo sport per lo sport (e. per l’eventuale bot­ tino). Si va a pescare gene­ ralmente in gruppo, sempre molto esiguo, ma una volta giunti sul posto ci si divide e spesso non ci si vede più per tutta la giornata, salvo qual­ che sporadico incontro in cui si scambia una osservazione sul tempo e sull’andamento della pesca. A sera ci si ritro­ va presso la macchina o alla stazioncina dove si mostrano i risultali reciproci della la­ boriosa giornata e si narrano le avventure e le disavven­ ture che non mancano mai. Eppure pochi sports, come la pesca, ci tengono salda­ mente uniti in una sana e cor­ diale amicizia, in una reci-

Si uccide un pesce ma s'im­ para a non martirizzare la povera bestia caduta nel tra­ nello da noi tesole. Se un pe­ sce riesce a sfuggire all’amo micidiale riconquistando la sua libertà ci si fa sopra una bella risata e si tenta di ade­ scarlo di nuovo. L’immenso silenzio della natura rotto dal canto delle acque di montagna e dal fri­ nire delle cicale impazzite di sole, ci riportano ai tempi in cui il mondo era giovane e l'uomo. seguilo dai suoi figli, batteva le acque per cattura­ re i pesci con la rozza rete, di viticci. caniOggi gli attrezzi

inoti ma il canto d'un torren­ te è sempre lo stesso; si va a pescare non per necessità di vita ma per sfuggire, al­ meno una volta alla settima­ na. all’incessante incalzare della vita meccanica e all'aria tutt'altro che pura della cit­ tà. Quelle poche ore settima­ nali trascorse in placido col­ loquio con la natura ritempra­ no i nostri muscoli e il nostro spirito assai più ili qualsiasi medicina: e non c’è medici­ na che possa far fiorire tra padre, e figlio quel senso di re­ ciproca stima quanto quella di metterli sullo stesso livel­ lo. a contatto con gli stessi problemi che fanno ritornare l’uomo agli anni gioiosi della sua giovinezza e fanno sì che il ragazzo si senta già uomo. "Non c ’è spettacolo più c'è confortevole e sini pativo — per dirla col Colonnello "Den­ tice” — di quello d'una fa­ miglia che passa una giorna­ ta su un fiume pescando con la "bilancia” un paio di ci­ riole. e una vecchia scarpa, mangiando allegramente e la­ sciando a sera, serri. sulla sponda, il fiasco del ilei vino, ahimè, vuoto”. Catture A. Stefanini


I

i PERISCOPIO (almeno in teoria) dovrebbero svolgersi esclusivamente in ore libere dal lavoro.

Semplicità di Bonatti <3 «Non sono un eroe, ma soltanto un alpinista», cosi ha detto Walter Bonatti ai suoi ammiratori al ritorno dall’impresa che lo aveva reso famoso: la scalata della « direttissima » del’Aiguille Du Dru. Era la prima volta che l’impresa veniva portata a termine, e ben sapendo i rischi nei quali sarebbe incorso il Bonatti aveva vo­ luto tentarla da solo per non coinvolgere altri nel rischio. Ora che modestamente è tornato a Bardonecchia, dove svolge l’attività di guida alpina, il valoroso cam­ pione della montagna ricorda quei giorni quasi con nostalgia. Ma è anche schivo, come tutti gli audaci, dal parlarne. «Ero preparato all’impresa ed avevo fede nella riu­ scita, ecco tutto Nelle cinque notti e sei giorni tra­ scorsi aggrappato alla nuda parete del terribile monte la mia fede non è facillata. Momenti terribili ne ho passati. Le mani si piagavano per stringersi alla corda, fame e sete mi tormentavano, avevo la gola arsa, le labbra screpolate, ma ho resistito ». Sospeso su una voragine a strapiombo di 1100 metri. la sofferenza degli ultimi trenta metri — raccontano per lui gli amici che l’attendevano sulla vetta raggiunta dalla via normale, è stata grande, ma Walter Bonatti non la ricorda più. Pensa soltanto che è stato possibile a lui, piccolo uomo, di misurarsi con un gigante. « Ero così pìccolo — osserva — che un aereo man­ dato alla mia ricerca neppure mi vide passando a tren­ ta metri di distanza». «E’ andata bene -- continua — anche se molti po­ tevano dubitare che vi riuscissi quando mi videro partire, sette giorni prima, con un carico abbondante che pareva già superare le mie forze. Oltre alle cibarie, naturalmente razionate, avevo con me due martelli da roccia, uno da ghiaccio, 20 moschettoni. 79 chiodi. E tutto il materiale mi è servito. Avevo fatto bene i conti ». « Ma per carità, non esageriamo, nel magnificarmi Come premio mi sono sufficienti i sette giorni trascorsi lassù, tanto in alto che il mio animo era pieno di ebbrezza. E mi pareva di toccare il cielo col dito... ».

Senza liste il calcio magiaro • Per la disciplina, l’organizzazione e il comportamento degli allenatori esistono così in Germania come in Un­ gheria appositi regolamenti. In Ungheria funziona poi anche una speciale com­ missione di sorveglianza degli allenatori con facoltà di promozioni ed anche di retrocessioni. Naturalmente è da osservare che in Ungheria gli allenatori non si occupano e non si possono occupare di passaggi di giuocatorl da una squadra all’altra in quanto non esistono «liste di trasferimento» ed i trasferimenti da una so­ cietà all’altra possono avvenire soltanto o per ragioni sportive e superiori (vedi Honved) oppure dopo un anno di inattività sportiva durante il quale il giuocatore deve dimostrare di aver lavorato per almeno sei mesi presso un’azienda con sede nella città dove tro­ vasi la società cui si vuole trasferire. In Germania anche tutti i giuocatori professionisti devono avere una attività professionale obbligatoria al di fuori di quella calcistica, mentre gli allenamenti

L'attività giovanile ©

Per l’attività giovanile i limiti di età sono in Germa­ nia dai 10 ai 18 anni compiuti, suddivisi in quattro classi : da 10 a 12 anni (classe A>; da 12 a 14 anni (classe B); dai 14 ai 16 anni (classe C) e da 16 a 18 anni (classe D). In Ungheria: dai 15 ai 19 anni in unica categoria. L'attività agonistica. In Germania viene svolta an­ che a partire dai 10 anni, mentre in Ungheria inizia al 15° anno, pur intendendosi che i ragazzi di età in­ feriore svolgano anche qui per conto proprio un’atti­ vità libera a carattere rionale o stradale spesso sotto la tutela di qualche campione di grido o di qualche Società. (In occasione della recente partita con la Rus­ sia fu fatta appunto giuocare una gara di squadre rionali destando notevole interesse). In Germania i ragazzi di ciascuna delle 4 suddette categorie svolgono propri campionati, ognuno separato dall’altro, a carattere regionale. Solo i piccoli centri che a parere della federazione sono ritenuti nell’im­ possibilità di mettere insieme una squadra di ragazzi della stessa categoria (cioè entro limiti di due anni di età), sono autorizzati ad organizzare delle squadre di categorie miste le quali svolgono poi un campionato a parte fra squadre miste consimili. In Germania esistono 26.606 squadre di ragazzi fra i 10 e i 18 anni. In Ungheria vi sono 800 squadre federate ragazz: ciascuna di 16 elementi dai 15 ai 19 anni. Da notare che in Italia per l’attività consimile si hanno i seguenti dati: Campionati regionali della FIGC: squadre n. 327; Campionati di lega giovanile: squadre n. 1.302. Totale n. 1.629.

© E’ soprattutto degno di rilievo il modo con il quale viene effettuata in Ungheria la selezione degli elementi giovanili per le rappresentative di categoria in guisa da preparare gradatamente e per leve successive la formazione base per le future rappresentative nazio­ nali ragazzi (15-19 anni), allievi (19-23 anni), squadra nazionale B e squadra nazionale A. La selezione della squadra rappresentativa ragazzi avviene con il seguente schema: dai vari Campionati Regionali Ragazzi vengono selezionate squadre rap­ presentative regionali nel numero complessivo di 24 (5 a Budapest e 19 in Provincia) in proporzione cioè dello sviluppo organizzativo della categoria. Le 24 squadre vengono suddivise in 4 gironi di 6 squadre le quali si incontrano in 5 partite (girone semplice all’italiana) con classifica a punteggio e quoziente reti. Le prime classificate dei 4 gironi, eventualmente rafforzate da elementi delle altre rappresentative eliminate, si in­ contrano fra di loro con il medesimo sistema, risul­ tando quindi una vincitrice finale. In seguito ai risultati di questa selezione si ha una formazione base per la rappresentativa nazionale che può essere integrata però da altri elementi messisi in luce durante il torneo od anche al di fuori del torneo nei campionati regionali.

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r

k',-

Come criterio generale si cerca di comporre una rappresentativa con elementi appartenenti a 2 classi successive: ad esempio per il 50 pei- cento con elementi di 16 anni e per l’altro 50 per cento di 17 anni.

Questo per mantenere la continuità di giuoco nella squadra e avere gli elementi sempre in età per parte­ cipare al torneo Juniores della FIFA nella successiva primavera. Ad esempio nell’estate del 1954 al Centro di addestramento di Tatta è stata selezionata la squa­ dra per il torneo Juniores FIFA del 1955 attraverso la disputa del girone finale a 4 squadre della suddetta selezione che si è svolta tutta in una settimana. Con tale criterio selettivo naturalmente una metà della squadra che ha partecipato al torneo FIFA 1955 sarà ancora in età giusta per partecipare al torneo 1956, assicurando la continuità di giuoco e di coesione fra un anno ed il successivo. Circa il metodo di selezione delle 24 squadre rap­ presentative questa avviene mediante rapporti sulle partite dei 4 gironi e della successiva finale, che ogni allenatore deve fare sulla propria squadra e su quella avversaria, criticando i pregi ed i difetti di ciascun giuocatore.

Un terzo rapporto su ogni squadra ed ogni giuoca­ tore viene redatto da un osservatore designato dalla federazione.

Indirizzo generale dello sport italiano 9 II CONI ha inviato la seguente lettera ai Presidenti delle Federazioni Sportive Nazionali: ~ Signori Presidenti, ancora una volta la Giunta Esecutiva del CONI ha dovuto soffermarsi sui problemi generali di indirizzo dello sport italiano con speciale riguardo agli eccessivi sviluppi del professionismo, che inevitabilmente intac­ ca le basi ancora sane e forti del movimento sportivo nazionale.

Ed a maggior ragione la Giunta è ritornata su questo grave problema in quanto la vittoria conse­ guita con le Olimpiadi di Roma 1960, automaticamente mette in vetrina lo sport italiano e moralmente obbli­ ga i suoi dirigenti a seguire la grande idea olimpica con sincero spirito dilettantistico.

Molto più di quanto non sia avvenuto in passato, lo sport italiano deve dimostrare in questi cinque anni di essere veramente degno del grande mandato che il mondo internazionale gli affida. Pertanto la Giunta sente il dovere di richiamare non solo le Federazioni Olimpiche, ma anche le non-Olimpiche ad una piti sana ed equilibrata concezione dello sport e quindi dei suoi ordinamenti nelle categorie fondamentali. Senza entrare in dettaglio si invitano le Federazioni interessate a contenere comunque e dovunque l’ecces­ siva tendenza al professionismo con opportune limi­ tazioni, restrizioni e precisi regolamenti. L’invito è ri­ volto anche a quelle Federazioni che non hanno sezioni professionistiche, ma che praticano il dilettantismo con formule tecniche poco compatibili con il dilettantismo stesso, provocando in tal guisa situazioni non molto chiare e spesso dannose, in senso economico ed in senso morale.

La Giunta si augura che questo ultimo appello venga accolto con la necessaria sensibilità dai dirigenti dello sport italiano e che non trascorrano invano le prossime riunioni di Consigli Direttivi, di Assemblee, di Congressi, senza aver preso positive provvidenze per rettificare una situazione che ormai anche l’opinione pubblica, al di fuori dei centri sportivi specializzati, giudica con severità. Pertanto, nei prossimi mesi sarà condotto su ogni sport un esame approfondito anche dal punto di vista tecnico ed organizzativo e qualora i ripetuti incitamenti

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del CONI non abbiano trovato una ragionevole rispon­ denza la Giunta sarà costretta, caso per caso, ad inter­ venire nei modi cui è tenuta per legge. Tuttavia, con l’augurio che ciascuna Federazione sappia trovare con spontaneità e con i propri organi •' mezzi quanto necessita per risanare situazioni pregiu­ dizievoli ai suoi stessi interessi e all’andamento genetale dello sport italiano, si inviano i migliori saluti»

Importanti dichiarazioni del Sottose­ gretario Russo. ® Il Sottosegretario alla Presidenza C_ Z___-1-1 del’_ Consiglio dei Ministri, on. Russo, ha presenziato nella palestra del Foro Italico alla consegna delle medaglie d’oro del CONI agli sportivi italiani che hanno conquistato il titolo di campione del mondo nel 1954-55. Il Sottosegretario Russo ha porto il saluto del Go verno e quello personale del Presidente del Consiglio a questa festa dello sport italiano e, ricordato che lo Stato democratico si caratterizza per la distinzione dei compiti e delle responsabilità, ha soggiunto: « E’ giusto perciò che nel settore sportivo respon­ sabili dei problemi sportivi siano le Federazioni e il CONI che sono espressione democratica di tutti coloro i quali vivono la vita dello sport. E’ desiderio del Go­ verno che questa autonomia sia mantenuta, ma alla condizione che ad essa corrisponda la garanzia del senso di responsabilità e di lealtà di tutti coloro che si occupano di sport, data la grande importanza na­ zionale e sociale che l’attività sportiva ha ormai rag­ giunto come fatto che interessa la generalità dei cit­ tadini ».

L’oratore ha poi notato come la consegna dei pre mi ai campioni del mondo avvenga in un anno par­ ticolarmente significativo per lo sport italiano, il quale ha avuto il suo maggiore riconoscimento nella scelta di Roma come sede delle Olimpiadi del 1960. « Ma se importante è il successo e la vittoria — ha detto ancora il Sottosegretario Russo — ancora più im­ portante nelle competizioni sportive è tener fede al significato di quel giuramento di lealtà e cavalleria che non è solo un impegno da assumere al momento delle gare olimpiche, ma rappresenta la vera e perma­ nente essenza dello sport. Io sono certo — ha concluso l’on. Russo — che tutti gli sportivi e i dirigenti delle loro organizzazioni sapranno mantenersi fedeli a questo impegno, senza necessità di interventi esterni che deb bano menomare la autonomia dello sport».

Il Cav. GIUSEPPE BURDISSO Vice Segretario Centrale del C.S.I. Nel corso dell'ultima riunione del consiglio diret­

tivo del CSI, il Presidente prof. Luigi Gedda ha co-

manicato la nomina, ratificata dal C. D. stesso, del cav. Giuseppe Burdisso, a Vice Segretario centrale

dell’organizzazione, a riconoscimento della fattiva ope­

ra da lui svolta in questi anni. Al caro Burdisso la grande famiglia del Centro

Sportivo Italiano porge tramite « Stndium » con le congratulazioni vivissime l’augurio di buon lavoro.


SI'NGOLISTA Chi è il singolista? Lo si potreb­ be chiamare: « L’armonioso solita­ rio del remo». Non solo; egli è an­ che il tenace, è il volitivo, è l’atleta che punta al traguardo con la fer­ rea volontà di tagliarlo per primo, sia pure di un centimetro. Il di­ spendio delle sue energie è, però, in misura maggiore di quelle di un vogatore di punta in quanto questo ultimo rema con la sola preoccupa­ zione della competizione, sempre in allarme per non farsi sorpren­ dere dall’« armo » avversario, se la propria imbarcazione dovesse trovarsi in testa; pronto a produr­ re il massimo sforzo onde superare l’avversario qualora la propria im­ barcazione dovesse trovarsi in po­ sizione arretrata. Egli, però, ha un vantaggio: il timoniere; costui è là, pronto a spianargli la via, pronto a renderlo edotto circa la strada per­ corsa o su quella da percorrere; pronto ad incitarlo, ad esortarlo a perseverare nei momenti di crisi. L’equipaggio è l’unione di più for­ ze, una « catapulta disciplinata », bene affiatata, che spreme da tutti i muscoli dinamismo e potenza. E il singolista? Egli « naviga » so­ litario. Deve possedere doti di equi­ librista. deve essere dotato di slan­ cio, di combattività. Deve avere « tocco sicuro » « controllo » « cuo­ re saldo ». Soprattutto cuore. Deve saper reagire tempestivamente on de rintuzzare qualunque attacco gli venisse mosso dall’avversario; egli deve costituire un tutt’uno con l’imbarcazione, come il fantino con il cavallo. Il «singolo» è una «li­ bellula » manovrata dall’uomo; esso procede sull’acqua, agile, veloce, sciolto, col solo controllo del vo-

gatore, il quale maneggia due re­ mi. 11 minimo colpo di vento può arrestare la corsa del « singolo »; l’onda breve, lunga od alta può pro­ vocarne un movimento di rollio niente affatto vantaggioso. Ciò che può danneggiare però maggiormen­ te questa « libellula galleggiante » è il deviare. Il dirottare può compro­ mettere l’esito di una gara. Poten­ za più direzione uguale: successo. Filare diritto il più possibile, ecco il problema. Tutte le energie, tutto lo slancio, tutta l'animosità di un singolista, « macchina intelligente », possono essere annullate da un grande ostacolo: la direzione, Dea maligna. Ecco perché la vogata di coppia è considerata, oltre tutto, più diffìcile della vogata di punta. Incoraggiare il «singolista» equi­ vale, dunque, contribuire a creare un vero campione. Nel passato, i singolisti italiani eccellevano nelle competizioni in­ ternazionali, sapevano imporsi con autorità. Come non ricordare Sinigaglia, Sacchini, Gilardoni, Maria­ ni, Donnes, Annoili. Bernasconi, De Col, Giacomini, Scherl Brosch e via continuando? Perché una volta campioni a... josa ed ora tanta pe­ nuria? 11 canottaggio italiano, con tutto ciò, non lo si può considerare in decadenza. Tutt’altro. Ci siamo resi ben conto che i nostri « armi » sanno anche attualmente imporsi all’estero, dove gli equipaggi di va­ lore sono in continuo aumento. Il nostro «Tallone d’Achille» i dunque rappresentato solo dalla vo­ gata di coppia. I vogatori di coppia hanno necessità di un esercizio ra­ zionale, hanno soprattutto bisogno di gareggiare. In ogni competizione

di Zona, Interzona o Nazionale oc­ correrebbe includere sempre una gara per i singolisti. Il « Trofeo Sacchini», la «Coppa Volta», bel­ lissime, indovinate istituzioni. Pur­ troppo, però, ci si va accorgendo che esse non sono sufficienti. Sa­ rebbe opportuno perciò (non pre­ tendiamo con questo di suggerire cose nuove) sottoporre i singolisti a continui spunti di velocità, unita mente a controlli di direzione, im­ piegando il massimo delle energie, per lunghi tratti. Integrare le usci­ te in barca con una metodica gin­ nastica respiratoria, una giornalie­ ra ginnastica a corpo libero, non tralasciando di effettuare, ogni tan­ to, qualche lunga passeggiata, per lubrificare i muscoli, assestare il cuore ed aumentare la capacità pol­ monare. Gli allenamenti, poi, do­ vrebbero svolgersi su tutte le « acqua ». siano esse fluviali, lacuali o marine. Mentre invece, sarebbe più opportuno che le competizioni potessero effettuarsi in canali dal­ l’acqua uniforme, dove cioè non esistano giochi di corrente, onde stabilire dei tempi base di utile in­ dicazione, proficui anche per il mi­ glioramento dello stile e per l’au­ mento della velocità. Questo diciamo, ma l’annata testé conclusa ci ha fornito la chiara di­ mostrazione essere stata essa vera­ mente buona per i vogatori di cop­ pia. Uomini nuovi si sono presen­ tati, infatti, quest’anno sulla scena cerniera. Ed è perciò che nutriamo fiducia che da questa folta schiera di valorosi, giovani singolisti possa balzar fuori l’atleta di classe per Melbourne. ■ Luciano Savlolo (Da « Canottaggio »)

43


i. L.';


ffl LIM PIA ; CORTINA D'AMPEZZO FRANCOBOLLI (’OMMEMORATIVI DEI GIOCHI DJ CORTINA Per celebrare degnamente i Gio­ chi Olimpici Invernali, che si svol­ geranno a Cortina d’Ampezzo, il Ministero delle Poste ha autorizzato l'emissione di quattro francobolli commemorativi del valore di L. 20. 25, 35 e 60 che saranno posti in vendita nel prossimo mese di gen­ naio. I bozzetti prescelti dalla Commis­ sione esaminatrice sono del pittore Mancioli che si è ispirato per i sog­ getti ai quattro grandi impianti co­ struiti dal CONI per le Olimpiadi: Stadio del Ghiaccio, Stadio della Neve, Trampolino e Pista di Misurina. Allo scopo di integrare l’interes­ se sportivo con quello turistico lo ideatore dei bozzetti ha associato ad ogni singolo impianto una clas­ sica montagna del panorama cortinese e precisamente: allo stadio del ghiaccio il Pomagagnon, allo stadio della neve il Cristallo e il Sorapis, al trampolino il Creda e al lago di Misurino le tre cime di Lavaredo: tutte montagne largamente cono­ sciute nel mondo alpinistico.

IL FILM DEI VII GIOCHI OLIM­ PICI INVERNALI DI CORTINA D’AMPEZZO

« Vertigine Bianca » è il titolo del film ufficiale dei VII Giochi Olim-

FARNESINA

pici Invernali di Cortina d’Ampez­ zo, che sarà realizzato in Eastmancolor, su schermo panoramico, dal­ l'istituto Nazionale LUCE con la compartecipazione del C.O.N.I. Si tratta di un film a lungometraggio diletto da Giorgio Ferroni. 11 com­ plesso impegnato per questo film e per le riprese cinematografiche di attualità, di cui l’istituto LUCE ha l’esclusività per tutto il mondo, sa­ rà composto di circa settanta per­ sone, tra operatori, assistenti e per­ sonale addetto alla produzione.

MELBOURNE NUMEROSI CONGRESSI INTER­ NAZIONALI A MELBOURNE. Almeno 12 Federazioni Sportive Internazionali terranno i loro con­ gressi all’università di Melbourne, durante i Giochi Olimpici 1956. Il congresso del Comitato Olimpico Internazionale, sotto la presidenza di Mr. Avery Brundage, sarà pure tenuto in Melbourne, durante i Giochi. Circa 200 ufficiali di differenti Paesi saranno presenti ai congres­ si delle singole Federazioni. La Fe­ derazione Internazionale Canottag­ gio terrà il suo congresso a Ballarat. dove si disputeranno le gare olimpiche di canottaggio e canoa. Prima della fine di agosto 1955. 33 membri del C.I.O. hanno mostra­ to l’intenzione di assistere ai Gio­ chi. Tra questi Mr. Brundage, Mr. Armane! Massard, Vice Presidente

BOLOGNA Vio S. Simone, 2/o Telefono 23775

ARTICOLI SPORTITI

del C.I.O., Lord Burghley (Gran Bretagna), il principe Axel di Da­ nimarca, il principe Giovanni del Lussemburgo, il conte di Beaumont (Francia), il conte Paolo Thaon di Revel (Italia) e lord Killanin (Ir­ landa) . Un sottocomitato per l’ospitalità è stato incaricato di preparare i programmi di alloggio, i congressi e la ricezione degli ufficiali, delle squadre e degli ospiti d’onore; si pensa che il Comitato Organizzatore delle Olimpiadi ospiterà dai 3.000 ai -1.000 atleti ed ufficiali.

IL VILLAGGIO OLIMPICO DI MELBOURNE SI APRIRÀ’ UN MESE PRIMA DEI GIOCHI. Il villaggio olimpico di Melbour­ ne, ora in costruzione, sarà aperto ufficialmente per ricevere atleti e accompagnatori il 29 ottobre 1956. vale a dire 24 giorni prima dell’ini­ zio dei Giochi. Il Capo dell'Esecutivo, Luog. generale W. Bridgeford, ha detto che speciali facilitazioni saranno fatte alle squadre che vo­ lessero arrivare prima di tale data. La capienza del villaggio è stata aumentata sul previsto. Più di S00 case ed isolati saranno costruiti per ospitare 6.206 persone. Sono stati stipulati contratti per 660 case e per 12 negozi all'ingresso del vil­ laggio. Circa 450 persone sono im­ piegate nelle costruzioni. Altre 94 case saranno innalzate a Liberty Parade, fuori dell’area prevista per il villaggio e 60 ap­ partamenti, adiacenti il villaggio stesso, saranno requisiti per ospita­ re il personale. Si stanno anche raccogliendo fon­ di per la costruzione di una sala, nel villaggio, dove avranno luogo proiezioni di film, balli e concerti. Il prezzo previsto si aggira sui 50 milioni 400.000 lire. Un locale di ritrovo, costruito vi­ cino all’ingresso, sarà utilizzato da­ gli atleti per ricevere i visitatori.

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la parlecipaine del Gruppo Sporliuo “VITTORIO NECCHI di raduno del ' DncBRain del Cenili] Sportivo l aliano Jl

V

La cronaca delle manifestazioni indette a Roma nei giorni 8 c 9 ot­

tobre 1955 per la solenne celebra­

zione del « Decennio del Centro Sportivo Italiano», è così nota clic

ogni ulteriore descrizione sarebbe orinai superflua. Radio televisio­

ne, stampa, attualità cinematogra­ fiche, hanno propagato in tutto il mondo l’eco dell'entusiastico gri­

do scaturito dal petto di quasi cen­ tomila sportivi, affluiti da tutte le parti

d’Italia

ed

ammassati

in

Piazza S. Pietro per rendere omag­ gio al Santo Padre.

L’enumerare le varie manifesta­ zioni non significherebbe che ri­

peterci in cose e fatti già di domi­ nio pubblico. E’ invece interessan­

te gettare una rapida e curiosa oc­

chiata su alcuni dati e vicende che

stanno a dimostrare con quanto entusiasmo e con quanta passione

sia stato accolto, dagli organi pe­

ROMA 8-9 OTTOBRE 1955

riferici di tutta Italia, l’invito del­

la Presidenza del Centro Sportivo Italiano. Basti pensare che il grup­

po di Napoli, cui va l’onore di avere organizzalo la prima Riu­ nione Velica del Centro, ha voluto

essere presente, non solo con i suoi

atleti, ma anche con due stupende

imbarcazioni da regata che hanno

veleggiato... via terra, dal Golfo di Partenope a Piazza San Pietro. Un’Alfa Romeo da competizione,

della Gazzetta dello Sport di Mila­ no, ha trasportato un simbolico

omaggio per l’Augusto Pontefice dalla metropoli lombarda alla ca­ pitale, e sembra che il percorso sia

stato compiuto a tempo, di pri­

mato. Altre macchine da corsa, giunte espressamente da Modena e

Una veduta aerea degli stabilimenti « becchi » di Pavia 46

pilotate da assi di fama internazio-


\

naie, hanno preso parte al gran­ dioso corteo della domenica. E la lista potrebbe continuare.

Riteniamo sia degna di rilievo la segnalazione di una particolare

« performance » compiuta da una

squadra di 51 motociclisti, appar­

tenenti al G. S. « Vittorio Necchi » di Pavia. la nota industria lombar­

da di macchine per cucire. Parlili dagli Stabilimenti di Pavia, accla­ mati da tutte le maestranze della

Necchi che facevano ala lungo il

viale, alle ore 12,30 di giovedì 6 ottobre, dopo una marcia di due

giorni

c

mezzo, compiuta

sotto

l’inclemenza di giovo pluvio, attra­

verso l’itinerario : Genova, La Spe­

zia, Pisa, Livorno, Volterra, Siena, Viterbo, giungevano alle porte di

Roma nelle prime ore del pome­ riggio di sabato 8 ottobre.

Il fragoroso gruppo motorizzato della Necchi giunge in Piazza San Pietro

niale espressione dello spirito crea­

Inginocchiati davanti al Bianco

tivo dei tecnici e delle maestranze

Padre, i centauri della « Necchi »

tutte della grande industria lom­

hanno invocato, commossi c rive­

La macchina andò a far

renti, l’apostolica benedizione per

barda.

l>ella figura di sé sul podio, appo­

i loro cari lontani, per i compagni

Chi ebbe occasione di notare

sitamente eretto, presso il trono

di lavoro, per i destini di tutta la

questo gruppo di centauri, duran­

sul quale prese posto il Papa de­

grande

gli Sportivi.

chi » di Pavia.

te la sfilata di domenica mattina

famiglia

« Vittorio

Nec­

per le vie di Roma, non può non aver notato con quale stile im­ peccabile essi si fossero preparati

a rendere il loro riverente omag­ gio al Santo Padre. La perfetta te­

nuta e l’efficienza dei mezzi, fu consentita dalla scrupolosa, appas­

sionata preparazione con la quale

venne allestito il viaggio di trasfe­ rimento da Pavia a Roma. La co­

lonna era infatti preceduta e seguita da automezzi della « Ncc-

chi », fra i quali un autocarro che fungeva da officina meccanica e

per i necessari servizi logistici.

1 centauri recavano, salvaguar­

dato con cura ed amore dalla in­ clemenza del tempo, un dono sim­

bolico per il Santo Padre:

una

Nocchi Bit Supernova, ultima ge-

La macchina per cucire BU-Supernova offerta dalla Società « Necchi di Pavia al Santo Padre

47


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//

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A tutti gli amici di OGNISPORT Tanti auguri per il 1956 Direttore responsabile: LUIGI GEDDA

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Sped. abb. postale - Gruppo III - Pubblicazione inscritta al n. 758 del Registro Stampa del Tribunale di Roma

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