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Stadium n. 17-18/1975

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ANNO LXX - N. 17/18 - 13 DICEMBRE 1975


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Segnalazioni

Direttore responsabile: Aldo Notorio

GRUPPI GIOVANILI E IMPEGNO NEL QUARTIERE ELIE DI O EDITRICE

Redattore: Duilio Dimetti Con la collaborazione di Zina Giuri Amili Grafica: Alberto Greganti

GRUPPI GIOVANILI E IMPEGNO NEL QUARTIERE

STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario. STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite.

STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

Il volume, terzo in ordine di pubblicazione nel­ la collana « Proposte di Pastorale giovanile », partendo dalla constatazione di fatto che molti giovani considerano il quartiere come luogo pri­ vilegiato di impegno, affronta questo argomento per vedere in che modo i singoli o i gruppi cattolici vi si muovono e, soprattutto, come rea­ lizzano il rapporto tra fede e impegno politico. Il lavoro è condotto con il metodo induttivo, partendo dalle esperienze di cinque realtà di­ verse vissute in altrettante località italiane per dar modo al lettore di avere un panorama ab­ bastanza completo offerto da queste situazionitipo e per vedere come, a seconda delle diverse esigenze e possibilità, si cerca di concretizzare questo impegno che, se in termini teorici può anche sembrare di facile attuazione, in pratica poi molte volte si rivela complesso e pieno di difficoltà. Una volta illustrate le esperienze e le propo­ ste di attuazione che ne derivano, nella seconda parte si tenta di dare una chiave di lettura delle diverse soluzioni mediante quattro interventi che si propongono di analizzare le situazioni: due in chiave sociologica, per capire le motiva­ zioni che possono sostenere l’impegno nel quar­ tiere e le problematiche che tale inserimento pone ai gruppi giovanili; una in chiave teolo­ gica, in cui si riprende il rapporto tra comunità ecclesiale e quartiere; l’ultimo intervento, redat­ to nell'équipe redazionale della rivista « Note di pastorale giovanile », è sulla linea educativa e pastorale. E' chiaro che il libro non prospetta soluzioni definitive, ma vuole solo rilevare le problema­ tiche ed offrire del materiale che aiuti a co­ struire, attraverso il confronto con fatti vissuti e analisi elaborate, una personale soluzione. « Gruppi giovanili e impegno nel quartiere », a cura del Centro Salesiano Pastorale Giovanile, realizzazione di F. Garelli e R. Tonelli - Ed. ELLE DI CI Torino-Leumann - L. 1.100

GARZANTI E IL CONI PER LO SPORT

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All’inizio del 1974 l’Editore Garzanti pubblicò in collaborazione con il CONI, la prima di una serie di Guide tecniche sullo sport, annuncian­ do a breve scadenza l’uscita di altri otto volu­ mi sulle maggiori discipline sportive presenti ai Giochi Olimpici. A tutt’oggi ne sono stati pubblicati sei e rispettivamente su pallavolo, sci, ciclismo, atle­ tica leggera, nuoto e scherma, mentre si attende l'uscita dei due volumi sulla pallacanestro e la ginnastica. La formula è semplice e si rivolge a chi già pratica lo sport; c’è un po' di tutto; l’origine, la storia, la tecnica, le regole di gioco, i sug­ gerimenti pratici, il tutto corredato da disegni, grafici e fotografie per aiutare, anche senza la guida dell’istruttore, nell'apprendimento delle posizioni e dei gesti tecnici. Ogni volume è completato da un elenco dei campioni mondiali e olimpici di tutti i tempi oltre ad una serie di indirizzi utili per chi vuole praticare lo sport desiderato.

« Garzanti e il CONI per lo sport » - Atletica leg­ gera L. 1.900; Ciclismo L. 1.200; Nuoto Li­ re 1.200; Pallavolo L. 1.200; Scherma L. 1.200; Sci L. 1.500

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CORRERE in Salute e in Allegria COME MANTENÉRSI IN MENA FORMA DA 15A 70 ANNIesercii tosi oOcnimcoto dxno

CORRERE IN SALUTE E IN ALLEGRIA Da un campione come Franco Arese ci si sa­ rebbe aspettati forse un libro pieno di nomi pre­ stigiosi, avvenimenti importanti, vittorie, meda­ glie ed altro ancora. E invece no. La differenza tra il recordman, il « robot », il macinachllometri e l'uomo si avverte proprio nell’impegno con cui una persona che pure potrebbe dire molto sui più raffinati metodi per il miglioramento delle (segue in terza di copertina)

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A ROMA TRENTENNIO^ "L’esperienza di ieri per uno sport nuovo in una società che cambia era il proposito dell’incontro romano, e si è puntualmente avverato. Sono state due giornate intense di avvenimenti, di entusiasmo e di motivò di riflessione. Due giornate significative per 5 partecipanti e per te vita deòò'Associazione. Il presidente del CSI, Notarlo, offre al Papa una targa-ricordo del Trentennio. Gli sono accanto la vicepresidente Fuccaro e il Consulente ecclesiastico Gherardi. Al centro delia foto, Il presidente del CSI Milano, Picone. Nell’altra pagina la sala dell'Union Camere durante il Symposium del trentennale.


L'ANNO SANTO Sento il bisogno di cominciare questa cronaca con una nota per­ sonale. Quel sabato mattina, otto novembre, quando mi avviai in via della Conciliazione verso San Pie­ tro accompagnato dal rullo di tam­ buri del gruppo di sbandieratori di Cava de’ Tirreni, beh, dovetti fare a me stesso una specie di confes­ sione. Per me e per gli altri amici che lavoriamo negli uffici nazionali era tutt’altro che uno spettacolo in­ solito. Erano esattamente dieci me­ si che assistevamo a manifestazio­ ni del genere: pellegrini, cortei, ressa di pullman e ingorghi di traf­ fico. E non sempre avevo reagito, come dire, allegramente ai rumori, alle voci, agli odori (!) di nafta bru­ ciata e alle interminabili code per raggiungere e lasciare il posto di lavoro. Non so, che vi debbo dire, quella mattina dell’otto novembre le cose mi sono apparse diverse, andavano bene cosi, mi ci trovavo bene, insomma. Eravamo qualche migliaio. Una parte era giunta nella serata prece­ dente, un'altra nella stessa mattina­ ta. Con i pullman, ma c’era anche chi era arrivato a piedi: i cinquan­ ta atleti con una ventina di dirigen­ ti e simpatizzanti del CSI di Foli­ gno. Erano partiti a mezzanotte e con staffette podistiche di un chi­ lometro ciascuno erano arrivati pre­ stissimo a Grottarossa, all'ingresso di Roma. Qui hanno fatto sosta e alle undici erano puntualissimi (sempre in piedi) in Piazza San Pietro. Ho parlato poi con il presidente del CSI folignate, Francesco Emanuele, e mi ha detto che i ragazzi erano entusiasti dell’esperienza compiu­ ta, compresa la fatica e il sonno perso. Il corteo è entrato in San Pietro e si è raccolto attorno all’altare pa5


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M «IBI On. Aldo MORO - Presidente del Consiglio dei Ministri On. Luigi GUI - Ministro dell'interno On. Mariano RUMOR - Ministro degli Esteri On. Franco Maria MALFATTI - Ministro del­ la Pubblica Istruzione On. Emilio COLOMBO - Ministro del Tesoro On. Mario TOROS Ministro del Lavoro On. Arnaldo FORLANI Ministro della Difesa On. Antonio BISAGLIA - Ministro delle Par­ tecipazioni Statali On. Giulio ANDREOTTI - Ministro del Bilan­ cio e Cassa Mezzogiorno On. Antonino GULLOTTI - Ministro della Sanità Sen. Giulio ORLANDO - Ministro delle Poste e Telecomunicazioni Sen. Adolfo SARTI - Ministro del Turismo e Spettacolo

Olire le persone presemi, che in parie abbiamo ricordato nella cronaca, sono state moltissime quelle che ci hanno voluto testimo­ niare la loro amicizia in occasione della ricorrenza trentennale del CSI e della FARI. Ne diamo un elenco, anche in segno di ringra­ ziamento per la loro partaci pozione.

On. Angelo SALIZZONI - Sottosegretario ai Consiglio dei Ministri On. Giuseppe ZAMBERLETTI - Sottosegreta­ rio al Ministero degli Interni On. Francesco SMURRA - Sottosegretario alla Pubblica Istruzione On. Giorgio SPITELLA - Sottosegretario alla Pubblica Istruzione On. Giacinto URSO - Sottosegretario alla Pubblica Istruzione On. Lucio ABIS - Sottosegretario al Tesoro On. Franco FOSCHI - Sottosegretario alla Sanità On. Carlo FELICI - Sottosegretario alla Agri­ coltura e Foreste On. Gianuario CARTA - Sottosegretario alla Marina Mercantile

Sen. Giuseppe BARTOLOMEI - Capo gruppo D.C. al Senato On. Flaminio PICCOLI On. Franco EVANGELISTI On. Vittorio CERVONE On. Maria Eletta MARTINI On. Concetto LO BELLO

I partecipanti al Trentennio. Solto: Il presidente del CSI legge la sua rela­ zione. Al suo fianco: l’On. Pisanu, l’On. Bubbico, Mons. Castellano, il dott. Mensurati, il dott. Moccia, il dott. Borghi e Grazia Fuccaro.

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LesPenenza di ieri

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Dott. Roberto PALLESCHI - Presidente Giun­ ta regionale Lazio Dott. Guido VARLESI - Assessore allo Sport Regione Lazio

Per uno sport nuovo ■

Marino CARBONI - Presidente ACLI Enrico GUABELLO - Presidente AICS On. Vittore CATELLA - Presidente CSEN Mario BERGESIO - V. Presidente ENDAS Giovanni MONTELLA - Delegato Nazionale Libertas Ugo RISTORI - Presidente UISP Luciano TAVAZZA - Presidente dell'ENAOLI Fausto PIOLA CASELLI - Presidente nazio­ nale AGESCI

(segue a pag. 8)

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(segue da pag. 5)

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pale per una sosta di meditazione e di preghiera, sottolineata dalle pa­ role di Mons. Ferdinando Maggioni, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Milano. Mons. Maggioni guidava il folto gruppo di sportivi milanesi che erano stati i primi promotori del­ l'iniziativa e che ora concludevano a Roma la celebrazione dell'Anno Santo compiuta l’anno scorso a livel­ lo diocesano. Oltre al gruppo del CSI milanese, v'erano rappresen­ tanti di varie federazioni e associa­ zioni sportive. Del CSI erano com­ plessivamente rappresentate dodi­ ci regioni, con gruppi provenienti da una quarantina di Consigli pro­ vinciali e zonali. Alle dodici, nella sala Nervi, l’u­ dienza del Papa. Al nostro gruppo s’erano aggiunti intanto anche altri dirigenti del CONI (tra cui l'avv. Giulio Onesti e il dott. Paolo Bor­ ghi) e di Federazioni sportive.

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Piove a Villa Pamphili. Ma la gente si raduna lo stesso. C’è un palco drizzato in mezzo al prato. Sembra la tolda di ima nave su un mare verde. Il capitano scruta i marosi. L’acqua (quella che viene dal cielo) gli riga le gote, gli bagna i capelli. Ma è un giorno lieto e bisogna essere ottimisti: il sole verrà. Viene infatti. Come si può fare sport organizzato senza fare agonismo? La risposta è a Villa Pamphili. Basta trovare degli sport sosti­ tutivi. In fondo cosa significa fare sport? Significa muoversi, correre, agitarsi. Magari anche cercare una classifica e un premio. A Villa Panphili si può fare tutto: piccola antologia di come si può far sport senza arbitri. Ecco, quello che più colpisce è il fatto della mancanza di arbitri, di giudici di arrivo e di partenza. Non che manchi al completo una organizzazione. L’organizzazione c’è ed è buona. Ma è Gasa­ tecela. Con matita, con fogli di carta, con percorsi tracciati con bandierine di carta, con còrde, bidoni. Ci si mette alla partenza, uno dà il via (senza pistola) i ragazzi corrotto, arrivano. Vincono o perdono è la stessa cosa, tanto non conta né per i premi, né per le classifiche. Conta solo per se stessi.

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Gli « asterischi » che accompagnano queste pagine, sono di ENZO BALBONI

. ________ L’incontro con il Papa è stato im­ prontato alla più grande cordialità e simpatia, quali Paolo VI ha del resto sempre riservato agli sportivi e al CSI in particolare. I partecipan­ ti, ovviamente, hanno risposto con adeguato entusiasmo all’atteggia­ mento familiare del Papa... E sono stati trattenuti poiché, ad esempio, quelli di Cava de’ Tirreni avevano in animo addirittura di esplode­ re quei micidiali e fragorosissimi « tromboni » in dotazione al loro gruppo folcloristico. Si sono rifatti non appena usciti dall'udienza, fa­ cendo scattare l’allarme tra le guar­ die vaticane e gli agenti italiani in servizio sulla Piazza! E’ riuscito in­ vece nei suoi piani il gruppo podi­ stico di Foligno, il cui tedoforo ha raggiunto di corsa il trono del Papa

con la fiaccola accesa. Paolo VI l’ha afferrata con gioia e, alzandola in alto, l'ha recata verso la sala, in­ contro al pubblico. Al termine del discorso (che pub­ blichiamo a parte) il Papa si è in­ trattenuto cordialmente con le per­ sonalità e con i dirigenti sportivi presenti, quelli del CSI nazionale, milanese e del CONI.

Nel pomeriggio, mentre gli atle­ ti e i loro familiari compivano un giro turistico per Roma, i dirigenti si ritrovavano nella sala dell’Unione Italiana delle Camere di Com­ mercio per festeggiare il trentennio del Centro Sportivo Italiano e della FARI. Ricordiamo alcune delle per­ sonalità presenti: S.E. Mons. Mario Ismaele Castellano, vescovo di Sie-

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(segue da pag. 6)

Giuseppe MANZARI - Capo Gabinetto Pre­ sidenza del Consiglio Dante DI PALMA - Capo Gabinetto P.l. Dott. Mario FORTE - Direzione Generale Istruzione Secondaria Domenico FAZIO - Dirigente Generale P.l. Mons. Giovanni BENELLI - Sostituto Segre­ teria di Stato Delegato Mons. Gaspare CANTAGALLI Sede Apostolica Mons. Dino MONDUZZI - Segreteria di Sta­ to S.C.V. Vicario Generale di Card. Ugo POLETTI Roma Mons. Franco COSTA - Conferenza Episco­ pale Italiana Mons. Egidio CAPORELLO - Presidente CEI Dott. Mieczyslaw DE HABICHT - Vice Se­ gretario Comitato Laici Mons. Luigi MAVERNA - Assistente Nazio­ nale ACI Dott. Antonella PERUGINI - Vice Presiden­ te ACI

V Notario consegna la targa del Trentennio al dott. Argante Bossa, ex Direttore Generale del Ministero per il Turismo e Spettacolo.

PUBBLICHIAMO ALCUNE DELLE ADESIONI PERVENUTECI Prof. Luigi GEDDA - Fondatore e presidente del CSI fino al 1962 Prof. Ernesto TALENTINO - Segretario ge­ nerale del CSI negli anni 1945-'49 Antonio AMORE - Già Presidente della Gio­ ventù Italiana di A.C.

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Avv. Giulio ONESTI - Presidente del CONI Mario PESCANTE - Segretario Generale CONI Primo NEBIOLO - Presidente FIDAL Giancarlo GIANNOZZl - Presidente FIPAV Adriano RODONI - Presidente FCI Omero VAGHI - Presidente FISI Eugenio MARINELLO - Presidente Federa­ zione Pallamano Michele MONTANARO - Presidente FMSI Dario BORGOGNO - Segretario FIGC Luciano BARRA - Segretario FIDAL Giuliano PACCIARELLI - Segretario FCI Gianfranco BERTELLA - Segretario FIV Gianni MARIGGI - Presidente Federazione Hockey Lucio DI PAOLA - Segretario Federazione Cronometristi Dott. Emmanuele SANTAMARIA - Presidente provinciale CONI Salerno Dott. Angelo MENNA - Scuola Centrale del­ lo Sport Giuliano ANNIBALI - FCI Marcello FOLENA - Collaboratore FIGC Franco LARROSA - Collaboratore FIGC Bino MATTIOLI - Collaboratore FIGC

« RAMMARICATO DI NON POTER PRESENZIARE COME PURE AVREI DESI­ DERATO AL SYMPOSIUM CELEBRATIVO DEL TRENTENNIO ASSOCIATIVO DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO E DELLA FEDERAZIONE ATTIVITÀ’ RICREATIVE ITALIANE, VIVAMENTE LA RINGRAZIO DEL CORTESE INVITO FORMULANDO MIGLIORI VOTI AUGURALI PER LA FU­ TURA ATTIVITÀ’ DEL SODALIZIO, COR­ DIALI SALUTI ». ALDO MORO

. NELL'INVIARE IL MIO CORDIALE AFFETTUOSO AUGURIO A DIRIGENTI ED ISCRITTI IN OCCASIONE DELLA CELE­ BRAZIONE DEL TRENTESIMO ANNO DI ATTIVITÀ’ RICORDO CON PROFONDA COMMOZIONE LA FIRMA DA ME AP­ POSTA ALL'ATTO DI FONDAZIONE DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO E LE INI­ ZIATIVE ASSUNTE CON ALTRI CARI AMICI PERCHE’ ESSO SI AFFERMASSE A SERVIZIO DEI GIOVANI E DELLO SPORT.

VI SALUTO OGGI COME UNA CON­ CRETA REALTA’ E BELLA SPERANZA CRISTIANA ED ITALIANA ». EMILIO COLOMBO

Caro Notario

come all'invito dei Circoli Mario Fani di Roma che tengono l'Assemblea il gior­ no 8 novembre, cosi all’Assemblea Tren­ tennale del Centro Sportivo Italiano e FARI mi duole assai di non poter rispon­ dere affermativamente perché già impe­ gnato con l'Arcivescovo di Benevento per la commemorazione di Giuseppe Mo­ scati in quella città dove il Collega e prossimo Beato nacque. Però ho gradito molto l'invito di cui ringrazio singolarmente i membri del Consiglio Nazionale augurandomi di po­ terli incontrare in altra favorevole occa­ sione e ricordando che la cura fisica mediante lo sport è una medicina pre­ ventiva non solo del corpo ma anche, e più ancora, dell’anima.

Con sentimenti di fraternità e di augurio per il C.S.I. nel prossimo avve­ nire abbimi ». LUIGI GEDDA


(segue da pag. 7)

na, a nome della CEI di cui è vice­ presidente, e Mons. Maggioni vica­ rio generale della Diocesi di Mila­ no; il dott. Paolo Borghi del CONI che ha recato il saluto del presiden­ te Onesti; il dott. Pietro Mistretta, capo dell’ispettorato per l'educazio­ ne fisica e sportiva del Ministero della Pubblica Istruzione e con lui i funzionari dott. Temperini e prof. Panerò; il Direttore Generale per la scuola elementare dott. Aurelio Sinisi: il dott. Rocco Moccia, Vice Ca­ po Gabinetto del Ministro per il tu­ rismo e lo spettacolo; l’on. Mauro Bubbico, l’on. Giuseppe Pisanu, ca­ po della segreteria della Democra­ zia Cristiana, l’assessore allo sport del Comune di Roma dott. Elio Mensurati, il vicepresidente del Consi­ glio dei Laici Mieczyslam de Habicht, il segretario dell’Azione Cat­ tolica Nelio Bertazzoni, il presidente nazionale del Centro Turistico Gio­ vanile, Lamberto Terzuoli, e tanti altri dirigenti che ci è impossibile citare per esteso.

Nel corso del Symposium, all’in­ tervento ufficiale del nostro Presi­ dente nazionale, Aldo Notario, han­ no fatto seguito diversi altri apprez­ zati discorsi e messaggi di saluto dei quali diamo a parte un reso­ conto. Al termine dell’incontro, il presi­ dente Notario ha consegnato ad al­ cune delle personalità presenti un ricordo della celebrazione trenten­ nale in segno di gratitudine per la collaborazione e l’amicizia nei con­ fronti della nostra associazione.

Erano le otto di sera, ma la prima delle due giornate romane aveva in programma ancora un importante appuntamento. Questa volta nella

C'è un ragazzo grasso, Franco Pardo che abita a Valle Aurelia, un quartiere difficile di Roma. Ha molti pro­ blemi di comportamento, non era accettato dai compa­ gni, era spesso rifiutato, addirittura messo da parte. Un caso difficile, dicono. Franco Pardo corre da qualche tempo nei gruppi del CSI. Chi lo vorrebbe in una società federale? Nessuno. Il fatto che uno sia grasso significa che non può fare atletica. Non può fare sport. Invece lo sport è importante per Franco. Perché può diventare più agile, dimagrire, può trovare amici, inserirsi meglio. Succede infatti che in qualche tempo ha migliorato in tutto. E' calato di peso, è più agile, è soprattutto meno emarginato, più sociale. Corre la corsa ostacolata. Che è una piccola corsa campestre con elementi di divertimento. Voglio dire che in un percorso di un centinaio di metri o poco più, si deve fare una capriola, saltare un ostacolo, passare sotto una asticella di legno, aggirare un paletto. Tante cose divertenti. Franco Pardo corre con tutti gli altri, a cronometro. Non è che poi ci sarà un vinci­ tore, ma ci sarà uno che è arrivato primo', per sua soddisfa­ zione. Non essendoci graduatorie ufficiali, naturalmente, non vi sono graduatorie di merito. Ognuno ha fatto la sua corsa. Franco Pardo corre. E' sempre grasso. Discute anche coi con­ correnti. Comincia a inserirsi. Quale sport ufficiale lo avrebbe recuperato? Un giorno diranno a Patrizia Greganti: « Avevi tre anni e mezzo, eri piccola, piccola, piccola così... E ti misero alla partenza di una gara assieme a tuo padre Alberto. Bisognava far capriole, salti, corsene, serpentine. Arri­ vare su l’erba fradicia di pioggia fino ad un traguardo dove c’era la signora Galbusera a prendere i tempi. Tu, Patrizia e tuo padre. Avevi una tuta blu e i riccioli d’oro — diranno — e tuo padre ti teneva per mano. E correvate insieme verso il traguardo, come in una favola, come in una antica storia di dame e cavalieri. E c’era una voce che veniva dall'alto, un vociane. Era la voce di Dragotto, moltiplicata dagli amplificatori, veniva dall’alto, tonante. E incita­ va padre e figlia a battersi, a raggiungere il traguardo. Poi fu affrontata una salitella... ». A questo punto Patrizia che starà ascoltando questa sua storia tanto lontana con gli occhi aperti e la bocca spalancata, chiederà ansiosa... « E sulla salita cosa accadde? Forse, io che ero piccola, piccola, piccola così... caddi? Mi fermai? Mi ritirai? Non ce la feci più ad andare avanti? ». « No — diranno raccontando — tu no. Tu continuasti ed arrivasti al traguardo. Fu tuo padre, in­ vece che si fermò. Perché non ce la faceva più... ».

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MI fflMH Francamente non ci saremmo aspet­ tati una così numerosa e calda parteci­ pazione della stampa alla nostra mani­ festazione. Ci è persino difficile ricor­ dare tutti quelli che hanno scritto e parlato di noi. Abbiamo raccolto nume­ rosi ritagli, ma sappiamo che molti altri ci sono sfuggiti. Ricordiamo e ringra­ ziamo tutti e quattro i quotidiani spor­ tivi, « Il Corriere dello Sport », « La Gazzetta dello Sport», « Tuttosport » e « Stadio » che ci hanno ripetutamente seguito fin da diversi giorni prima della manifestazione. Insieme, ricordiamo i principali quotidiani d’opinione c anche quelli di vari partiti che pure hanno fatto èco alla nostra iniziativa. Una men­ zione particolare meritano « l'Osservatore Romano » e « l’Avvenire » che ci han­ no dedicato una particolare attenzione. Tra le agenzie, vogliamo ringraziare so­ prattutto l’ANSA per i suoi servizi in proprio e per la diramazione dei nostri comunicati. Grazie di cuore anche alla FISC (Federazione Italiana Stampa Cat­ tolica), attraverso la quale l’èco della no­ stra celebrazione è giunta a numerosi settimanali cattolici locali.

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Per la Radio, dobbiamo anche qui ri­ cordare con gratitudine il Giornale ra­ dio e la redazione sportiva per le ripe­ tute notizie e per averci dedicato un bell'intervento in « obiettivo oggi ».

Infine, un cordiale ringraziamento al­ la Radio Vaticana, sia alla redazione del Radiogiornale, sia a quella per le trasmissioni speciali per l’Anno Santo. Questi nostri ringraziamenti non sono di circostanza. Crediamo infatti che una vasta èco data al nostro Trentennio e alla celebrazione dell'Anno Santo trovi ragione in qualcosa di più del dovere giornalistico professionale. Siamo certi di potervi vedere un senso di apprez­ zamento per il CSI, per le sue idee e per la sua azione, ed anche un senso di simpatia e di amicizia. E’ di questo che vogliamo soprattutto ringraziare, ricambiando con altrettante espressioni di stima e di cordiale amicizia.

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Esortazioni del Papa al mondo avvenire

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Alla stampa si sono unite in larga misu­ ra la Televisione e la Radio.

Per la TV ringraziamo la redazione del Telegiornale per il bel servizio sul­ l’udienza pontificia, la redazione sporti­ va per il servizio sul Symposium del Trentennio e la rubrica « Sapere » per le riprese effettuate a Villa Pamphilj, inserite nel nuovo ciclo di trasmissioni su « Sport e salute » del quale parliamo in altra parte del giornale.

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(segue da pag. 9]

Chiesa di S. Maria in Domnica, il cui interno a forma di basilica è do­ minato dai superbi mosaici del IX secolo che adornano l’abside. Nel­ l'ambiente severo e armonico di questa antichissima diaconia roma­ na ci siamo ritrovati tutti per il mo­ mento di preghiera. Pregando e can­ tando abbiamo partecipato alla Mes­ sa, concelebrata da S.E. Mons. En­ rico Bartoletti, Segretario della CEI, e da alcuni nostri consulenti eccle­ siastici. Dell'omelia pronunciata da Mons. Bartoletti riferiamo a parte.

Si concludeva cosi, a tarda not­ te, la prima giornata dell'incontro romano del CSI. Per l’indomani, l'or­ dine del giorno segnava: appunta­ mento nel parco di Villa Pamphilj per l’« Incontro dell’amicizia »: atti­ vità sportive, ricreative, folcloristiche, musicali e gastronomiche... tempo permettendo. E il tempo ha permesso solo a metà. Domenica mattina, infatti, un'in­ sistente pioggerella ha costretto a ridimensionare i programmi e a smembrare i partecipanti in vari gruppi: un gruppo presso la pale­ stra del Consiglio provinciale di Ro­ ma dove un gruppo del Consiglio CSI di Varese ha offerto un applau­ dito saggio ginnico; un altro nella hall della Domus Pacis, intrattenuto dal gruppo folcloristico di Atina (Prosinone); un terzo in giro per una seconda visita alla capitale e l’ulti­ mo, più numeroso e caparbio, a Vil­ la Pamphilj, premiato infine dal tem­ po decisosi a mettere giudizio. Sulla manifestazione svoltasi a Villa Pamphilj riferisce nelle varie note di queste pagine l'amico En­ zo Balboni. Si era giunti cosi al momento del­ la partenza, frettolosa per le distan­

zi vederli da lontano. Mentre manovrano sul prato ver­ de, sembra di aver fatto un salto nel tempo, un salto all'indietro. C'è un gruppo armato di tromboni (che sono una specie di piccoli archibugi) vestiti in un antico costume napoletano o giù di lì. Davanti a loro c'è un gruppo di sbandieratori, e tamburini e suonatori di tromba. Nell'aria umida della pineta, sul prato fradicio di pioggia, ri­ suonano le chiarine: tcitatatatatà... Tàtatatatatatà. Poi il rullo dei tamburi, poi la sparatoria a catena. Sul prato sembrava che il tempo fosse tornato indietro. Era il gruppo di sbandieratori e trombonieri di Cava dei Tirreni che dava spettacolo. Questa faccenda dei costumi, delle ban­ diere, delle chiarine, dei tamburi, dei tromboni (sorta di piccoli archibugi) poteva anche apparire stucchevole come lo sono spesso queste cose, esasperate da regìe meticolose e pignole. Ma qua i ragazzi di Cava dei Tirreni (ragazzi di ogni età, natural­ mente, anche di sessantanni) non avevano pignolerie e meticolezze. No. Erano vestiti come gli antichi sbandieratori e gli an­ tichi trombonieri, costumi d'altri tempi, ma spirito di sempre. Voglio dire che non avevano nulla di sofisticato e di stucche­ vole, di finto. Insomma sembravano veri. Perché mangiavano mele, addentandole, perché si divertivano con gli altri, perché giocavano con tutti. Ecco: la scrostatura dell'ufficiale, del regolato, del previsto, del programmato, ha dato anche all'esibizione dei ragazzi di Cava dei Tirreni un aspetto genuino. Si può far tutto, dunque.

..C ze che tutti dovevano percorrere, ma quanto mai cordiale e amichele. Insomma, eravamo veramente soddisfatti di queste due giornate che ci avevano fatto incontrare e stare insieme in momenti cosi vari e cosi significativi per la nostra vita personale e associativa. La ce­ lebrazione dell'Anno Santo e del Trentennio era stata esattamente ciò che avevamo voluto: non una manifestazione oceanica, ma una li­ bera, spontanea e sentita parteci­ pazione a due circostanze impor­ tanti e per tanti versi strettamente collegate tra loro: un atto di fede, di penitenza e di riconciliazione

l'Anno Santo, un atto di fedeltà, di rinnovamento e di fiducia il nostro Trentennio. Per ultimo il dovere — gradito — dei ringraziamenti. Lo facciamo a nome della Presidenza Nazionale e lo indirizziamo, oltre alle personali­ tà che hanno partecipato e aderito, anche a tutti gli amici del CSI che sono intervenuti, agli atleti, ai loro genitori e ai dirigenti. Un ringrazia­ mento particolare lo rivolgiamo agli amici del CSI di Milano che insie­ me a noi hanno organizzato le due belle giornate romane.

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Il messaggio del Papa e gli altri interventi Riportiamo i testi o delle sintesi dei messaggi di saluto e degli interventi pronunciati nei vari momenti delle due giornate romane celebrative dell’Anno Santo e del nostro Trentennio associativo. Riteniamo che essi, oltre a dare meglio il senso di una manifestazione che voleva essere ed è stata soprattutto un’occasione di riflessione, costituiscano dei contributi perfettamente pertinenti e utili al dibattito associativo di verifica in atto in tutta l’Associazione in questo periodo di preparazione al Congresso nazionale della prossima primavera. I temi infatti che sono trattati — come si potrà vedere — toccano nella sostanza quelli stessi che già stiamo discutendo sia sulla nostra stampa sia negli incontri ai vari livelli: quello fondamentale della nostra ispirazione cristiana in ordine ad una migliore definizione della nostra natura associativa e delle finalità che si propone; quello dell’attività sportiva vista nella sua duplice dimensione di servizio sociale ed educativo; quello del nostro metodo associativo-educativo e infine quello dell’azione politica. Manca, tra gli interventi che seguono, quello del Presidente nazionale, Aldo Notano, pronunciato durante il Symposium del trentennio. Tale intervento, infatti, non faceva che riprendere e riproporre i temi e j contenuti già trattati da Stadium, nel precedente numero speciale preparato appunto a tal fine. Il nucleo del discorso di Notano ripercorreva in particolare il testo dell’ultima parte del giornale, quello intitolato « Sport, uomo e società - la nostra attuale proposta ».

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tJ' Carissimi giovani sportivi! e voi tutti dirigenti e rappresentanti del­ le federazioni sportive aderenti al Comita­ to Olimpico Nazionale Italiano! Non vi sarà difficile immaginare quanto ci sia gradita la vostra visita e come l’e­ spressione dei vostri sentimenti, con la quale intendete coronare il vostro pelle­ grinaggio giubilare, trovi cordiale risonan­ za nel nostro animo. Siamo felici di ve­ dervi e di accogliervi. In particolar modo ci commuove i! pensiero che abbiamo da­ vanti a noi una cospicua rappresentanza di giovani sportivi della Chiesa milanese, che sono stati, si può dire, gli animatori e gli organizzatori di questo pellegrinag­ gio. La vostra presenza, figli amatissimi, ravviva nel nostro animo ricordi incancel­ labili degli anni trascorsi presso di voi nel nostro ministero episcopale: ricordi che voi rendete ancor più grati e pieni di emo­ zione col dono che ci avete portato della riproduzione della Madonnina dei Duomo,

in memoria del II Centenario della posa della statua sulla guglia maggiore del Tempio. Vi siamo molto obbligati di tanta affezione e di tanta devozione. Non possiamo poi tacere il significato particolare che assume questo incontro con voi dal fatto che con esso il Centro Sportivo Italiano intende commemorare i suoi trenta anni di vita. A quanti promuo­ vono e presiedono questa organizzazione, tanto benemerita per lo spirito cristiano con cui ha saputo e sa guidare le attività sportive di innumerevoli schiere giovanili, a tutti i suoi aderenti, che qui vediamo largamente e degnamente rappresentati, il nostro elogio, il nostro saluto, il nostro incoraggiamento, con il voto che codesto Centro possa felicemente continuare nel­ la sua attività, e sappia compierla con tanto maggiore sapienza e vigore, quanto più critica è l'ora storica e spirituale che il mondo giovanile sta attraversando. Non vi sembri cosa estranea al nostro apostolico ufficio, che apre davanti a noi


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il panorama della Chiesa intera e con que­ sto quello altresi del mondo contempora­ neo, se soffermiamo alquanto il nostro in­ teresse sulle vostre attività. Lo facciamo con consapevolezza, e con l'animo pieno di benevolenza, come sempre abbiamo fat­ to con i gruppi sportivi che vi hanno pre­ ceduto. Effettivamente, molte sono le occasioni che ci mettono a contatto con i rappresen­ tanti dello sport; e noi siamo lietissimi di coglierle per attestare quanto la Chiesa guardi con occhio di materna soddisfazio­ ne questi suoi figli, che con il loro esem­ pio sanno dare ai coetanei un esaltante spettacolo di giovinezza forte, disciplina­ ta, ardimentosa. La padronanza di sé, il culto dell'onore e della lealtà, l'addestra­ mento al coraggio fisico e morale median­ te una regola di vita volontariamente ac­ cettata: sono valori umani che il Cristia­ nesimo ha sempre riconosciuto come suoi. La Chiesa perciò, che ha la missione di

accogliere ed elevare tutto ciò che nella natura umana vi è di bello, armonioso, equilibrato e forte, non può che approvare lo sport, tanto più se l'impiego delle forze fisiche si accompagna all'impiego delle energie morali, che possono fare di esso una magnifica scuola di forza spirituale e di severo allenamento ai contatti sociali fondati sulla lealtà, sul rispetto della per­ sona altrui, e sullo spìrito di amicizia e di fraterna solidarietà.

Noi perciò vi incoraggiamo a dare il meglio di voi nelle vostre pacifiche com­ petizioni; con quella letizia ed entusiasmo che caratterizzano la vostra età giovanile; ma non senza ricordarvi, per l'alta missio­ ne spirituale che ci è stata affidata da Dio, che l’agonismo sportivo, pur cosi no­ bile e bello, non deve essere considerato come fine a se stesso, ma soltanto come un mezzo e un aiuto per dare alla vostra personalità, tanto umana che professiona­ le, quella pienezza che deriva dalla fu-

sione armonica delle doti fisiche e spiri­ tuali. Esso è subordinato alle esigenze cer­ tamente ben più alte e preminenti dello spirito. Nulla mai deve togliere all'adempimento dei vostri doveri verso Dio e ver­ so la vita familiare. Siate quindi bravi sportivi, cari figlioli, ma siate migliori cittadini, con quel corre­ do di virtù e di pregi che rendono fruttuo­ sa e degna la vostra esistenza; di più, siate ottimi cristiani che capiscono il va­ lore della vita come risposta generosa da dare a Dio Creatore e Salvatore. L'incontro vostro con noi si svolge in un momento storico, in un'ora privilegiata della vita della Chiesa, in cui tutta la gran­ de famiglia cattolica è protesa in un gran­ dioso sforzo di rinnovamento spirituale; c'è un immenso desiderio di salire più in alto che si avverte in mezzo alle anime. Quello che voi fate nei vostri allenamenti per piegare il corpo a dare il massimo rendimento e per fortificare la vostra vo­ lontà, l'Anno Santo lo richiede su un pia­ no più elevato per la vostra crescita spi­ rituale; e non per al conquista di una co­ rona corruttibile, come dice San Paolo (cfr. 1 Cor. 9, 24-25), ma per la conquista di una corona che non si corrompe, per il possesso di una vita che non tramonta, dopo il felice compimento della gara ter­ rena. Anche a voi il Giubileo sia un aiuto per salire sempre più in alto e per vedere Sempre più lontano nella luce di Dio. Più in alto della frivolezza in cui tanti giovani trascinano una esistenza opaca, priva di nobili ideali; più in alto degli interessi o dei piaceri materiali, nei quali troppe ani­ me si avviliscono e si degradano. Più lon­ tano dei piccoli calcoli dell'egoismo, delle meschine rivalità, dei ristretti orizzonti di una vita edonistica e materialista. Questo è il Giubileo, figli carissimi. E noi vi augu­ riamo di saperlo vedere e vivere cosi, e di coglierne tutta la ricchezza spirituale per la vostra piena maturazione di uomini e di cristiani, in modo che possa realizzarsi in voi il voto dell’Apostolo San Paolo: « Glo­ rificate e portate Dio nei vostri corpi » (I Cor. 6, 20).

A tanto vi conforti la nostra Apostolica Benedizione, che di gran cuore impartiamo a voi qui presenti e a tutti i vostri cari, come pure volentieri benediciamo le sta­ tuette della Madonnina del Duomo di Mi­ lano, destinate ad essere portate su alcu­ ni dei più importanti campi di gioco nelle prossime domeniche.

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ALL’INIZIO DELL’UDIENZA, MONS. FERDINANDO MAGGIONI, HA RIVOLTO AL PAPA IL SEGUENTE INDIRIZZO DI SALUTO

Beatissimo Padre, con gioia viva ho l’onore e il piacere di presentare a Vostra Santità queste schiere di sportivi convenute a Roma per celebrare insieme l'Anno Santo e per udire una parola di verità e di vita dal Pastore della Chiesa. Sono qui — insieme a dirigenti na­ zionali e regionali — le rappresentanze del­ le varie federazioni sportive aderenti al Comitato Olimpico Nazionale. Tali Federazioni, che rappresentano mi­ gliaia di atleti, vogliono fare dello sport — praticato nelle diverse discipline — stru­ mento di elevazione umana e di educazione a valori dello spirito: per la formazione di una gioventù libera e forte.

Una particolare rappresentanza è giunta da Milano, per offrire a Vostra Santità la riproduzione della Madonna del Duomo, in ricordo del secondo centenario della posa della statua sulla guglia maggiore del Tempio. Già lo scorso anno gli sportivi della diocesi ambrosiana sono convenuti nei Santuari mariani più noti dell'Archidiocesi per lucrare il giubileo. Non solo: le varie federazioni sportive hanno ricevuto in palio il « Trofeo della Madonnina », pre­ mio ambito per il grande significato morale.

Nell'offrire alla Santità Vostra questa immagine cara al cuore dei milanesi, ripe­ tiamo tutto il nostro affetto a Colui che per anni ci fu amato Pastore. In questa occasione, il Centro Sportivo Italiano si è dato convegno alla presenza di Vostra Santità per ricordare la sua storia di 30 anni di vita. Sorto nel dopoguerra — ricollegandosi ad antica tradizione non so­ pita dello sport del mondo giovanile cat­ tolico — il C.S.I. è stato emblema di una visione vera e valida dello sport, nel pro­ filo di un programma di generosità, di fra­ ternità, di amicizia rivolto a infinite schiere giovanili. Questa profonda anima cristiana dello sport lo rende rivelatore di virtù solide; lo fa scuola di capacità fisiche e morali, apre gli orizzonti ad incontri fra persone di diverse nazioni, guida l'agonismo al ri­ spetto reciproco ed alla reciproca stima.

Le folte schiere del C.S.I., in questa vi­ sita che vuol essere ricordo di quanti so­ no passati nelle sue file, ringraziamento per quanti hanno dato fatiche ed entusia­ smo in questi trentanni di vita, sono cer­ te che la benedizione del Padre è arra di un domani migliore. Beatissimo Padre, l'Anno Santo, rivela­ tore d'una santa fede ancora viva e ope-

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Il Papa alza verso il pubblico la fiaccola recatagli dal tedoforo del gruppo del CSI Foligno che aveva raggiunto Roma con una staffetta podistica durante la notte. Sotto: I ragazzi di Sant'Ivo di Roma, durante la sosta di preghiera nella basilica di S. Pietro.


rante nel mondo, ci dà la gioia di questo atteso incontro. Ci impegniamo tutti ad essere portatori di un messaggio di riconciliazione e di rin­ novamento sui campi sportivi, nelle arene, nelle strade, sui mari, nei cieli d’Italia e del mondo. Un messaggio portato da gio­ vani vite che amano il Papa, maestro e guida, pastore ed amico. Sono, questi giovani, sicuri di un affetto particolare da Chi, in più occasioni, ha mo­ strato di comprendere, incoraggiare, solle­ citare la loro ansia di sportivi.

E' Paolo che ci ricorda il senso vero di questo loro esercizio: non basta al cuore dell'uomo la corona che perisce, ma è ne­ cessario tendere oltre: ove è • la corona eterna » (1 Cor. 9. 24). E' in questo segno e simbolo paolino che osiamo chiedere alla Santità Vostra la Benedizione.

Roberta e Federica Feoli, bionde coti gli occhi azzurri. Sono di Roma, abitano a Piazza Bologna e gareggiano nella corsa ostacolata. Partono insieme e arrivano di­ staccate. Roberta batte Federica che è la più piccina. Intervista con Roberta, risponde: « Mi piace tanto correre ». Chi ha vinto la corsa ostacolata? « Ma, qui non c'è uno che arriva primo... ». Padre, .madre e figlio, Galbusera. Vengono da Milano. Alessan­ dro, il figlio, ha il miglior tempo nella campestre ostacolata. Intervista. « Mi chiamo Alessandro Galbusera ed ho 12 anni. Mi piace correre. Faccio la campestre per farmi la gamba ». {Nota: farmi la gamba è roba di gergo). « Per me l'atletica è un passa­ tempo. Corro a Milano e faccio gli 80 metri. Sono stato terzo nella provincia. Quinto quest’anno nella categoria superiore. Vado a scuola e faccio la "media" ». Ti piace questa manifestazione? « Mi piace tutto quello che è sport... ». Questo è sport? « Come lo penso io, sì. Poi se si vogliono fare le corse con i tempi, si fanno anche quelle. Ma il mio diverti­ mento è correre... Dico proprio correre... Io corro anche aitando vado a scuola... ».

L’INTERVENTO DI MONS. MARIO ISMAELE CASTELLANO DURANTE LA CELEBRAZIONE DEL TRENTENNIO CSI

Sono lieto di portare al Centro Sportivo Italiano, ai suoi dirigenti nazionali e pro­ vinciali, ai tecnici delle varie discipline sportive che ad esso prestano la loro opera preziosa e disinteressata, alle innumerevoli società sportive affiliate e a tutti i giovani atleti, il saluto più cordiale della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, assie­ me al compiacimento più vivo per il tren­ tennio di attività, che oggi si celebra, e per l’ispirazione cristiana, che tale attività ha contrassegnato fin dagli inizi in maniera chiara, aperta, inconfondibile. In questa circostanza viene spontaneo

rievocare le vicende del passato e anzi­ tutto il momento particolare e ('humus os­ sia il terreno nel quale ['Azione Cattolica inserì, 30 anni or sono, la pianticella del Centro Sportivo Italiano, destinata a dive­ nire ben presto un albero rigoglioso. Il terreno, infatti, era fertile, coltivato, ricco di promesse: sebbene la guerra da poco passata avesse lasciato ovunque segni orrendi di distruzione e di morte, era stata ripresa con tenace volontà e rifioriva ra­ pidamente l'attività sportiva e ricreativa degli Oratori, dei Collegi tenuti da Religio­ si, delle Associazioni Parrocchiali. Su cam­

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pi angusti, su piste improvvisate, su pi­ scine di fortuna, si rinnovavano i vecchi giuochi e si iniziava la pratica di quelli nuovi: dal calcio alla pallacanestro, alla palla a volo; dall'atletica leggera, al ping pong, alla palla a nuoto; dal ciclismo, al ci­ clo-cross. alla corsa campestre, e cosi via. In quell'atmosfera di fervido entusiasmo e di fiducia nell'avvenire del nostro Paese, nel clima gioioso della riconquistata liber­ tà, il Centro Sportivo Italiano cominciò a organizzare, a incrementare, a coordinare le attività delle Associazioni sportive di ispirazione cristiana, e si passò dallo sport di pochi privilegiati allo sport di massa; dai tornei interparrocchiali, alle competizio­ ni provinciali, ai campionati regionali e nanazionali. Lo sport fu proposto come un servizio sociale per l'uomo, uno sport cioè per tutti, di tutti e con tutti. Il Centro Sportivo Italiano si avvalse su­ bito ad ogni livello dell'opera dei Consu­ lenti Ecclesiastici, non per un vieto gusto

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clericale, ma per garantire l’ispirazione cri­ stiana dello sport, in modo che i giovani 10 potessero praticare con fiducia e con profitto della loro promozione umana inte­ grale, senza i pericoli della strumentaliz­ zazione, dello sfruttamento e del divismo. In realtà si comprese ben presto — spe­ cialmente grazie al Magistero aperto e lungimirante di Pio XII, che fin dagli inizi dimostrò al C.S.I. la più grande benevo­ lenza — che la Chiesa si occupava dello sport giovanile, non già per occupare un territorio temporale proprio dei laici, ma per adempiere alla sua nativa e irrinun­ ciabile missione di educatrice dell'uomo e specialmente dei giovani. Educatrice dell’ anima e del corpo, dell'intelletto e della volontà: educatrice dell'uomo a praticare le virtù umanè e cristiane anche nello sport, a coltivare la sua vera libertà, a cu­ stodire la sua dignità, ad esercitare la so­ cialità in senso di democrazia e di frater­ nità, ad assumere le proprie responsabi­ lità sul piano individuale e comunitario. Chi considera senza preconcetti la Chie­ sa e lo sport, non può non ammettere che sia congeniale e alla Chiesa e allo sport, ad esempio la mortificazione non intesa per se stessa ma per un maggiore dominio di sé: l’esercizio ordinato e progressivo delle facoltà fisiche e psichiche, non per un vano compiacimento di sé. ma per una sempre maggiore promozione umana; una sana emulazione, non per sentirsi superio­ re agli altri, ma per raggiungere sempre maggiori traguardi, superando se stessi. La stessa vita cristiana viene paragonata da S. Paolo ad una corsa nello stadio per la conquista di un premio, al quale tutti pos­ sono aspirare; e dai SS. Padri ad uno sforzo atletico, un’ascesi continua verso sempre più elevate mète divine. E’ in una parola liberazione totale dell'uomo; in no­ vità di vita e di rapporti con gli altri; e lo sport è momento significativo di questa li­ berazione e di questa novità. Certamente il Centro Sportivo Italiano, al quale da alcuni anni si è unità l'organiz­ zazione sorella femminile della F.A.R.I., non si è trovato da solo ad assistere e organiz­ zare la gioventù sportiva in uno sforzo sempre più largo dì socialità. Anche altri, con diverse o affini concezioni dell’uomo, del mondo e dello sport, si andavano or­ ganizzando nel nostro Paese. Ma fu sag­ gezza — e anche di questo va dato merito al Centro Sportivo Italiano — richiedere ai pubblici poteri gli stessi riconoscimenti ed aiuti concessi agli altri, e collaborare sul piano pratico, con quanti dimostrano buona volontà e almeno riconoscono i va­ lori naturali, che sono propri dell’uomo e in particolare dello sport. E’, infatti, impor­ tante educare i giovani che si professano cristiani, ad essere sé stessi e ad operare coerentemente in tutti i settori della vita sociale, ma anche educarli ad affrontare 11 confronto con gli altri e la collaborazione

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con gli altri in una società di diritto e di fatto pluralista, evitando equivoci e confu­ sioni.

Mentre il Centro Sportivo Italiano scri­ veva le belle pagine della sua storia nel mondo dello sport, il Concilio Ecumenico Vaticano II. che si chiudeva dieci anni or sono,- gli offriva in maniera insperata la più autorevole conferma della sua impo­ stazione e un chiarimento ulteriore delle sue finalità e della sua stessa importanza per la promozione integrale dell'uomo. Infatti, il Concilio aveva parlato esplici­

Mons. Castellano, Vice Presidente della CEI, mentre pronuncia il suo discorso al Symposium CSI.

tamente — per la prima volta nella storia della Chfesa — proprio dello sport, cosi come modernamente viene inteso.

ne sociale, le molteplici società di carattere culturale e sportivo, le Associazioni giova­ nili e in primo luogo le scuole ».

Il primo passo che voglio ricordare — in questa solenne celebrazione — è quello che si legge appunto nella • Dichiarazione sulla educazione cristiana dei giovani »: » Nell'assolvere il suo compito educativo — si legge al n. 4 —, la Chiesa utilizza tutti i mezzi idonei, ma si preoccupa so­ prattutto di quelli che sono i mezzi suoi propri. Primo fra questi è l'istruzione ca­ techetica, che dà luce e forza alla fede, nutre la vita secondo lo spirito di Cristo, porta a partecipare in maniera consapevole e attiva al mistero liturgico, ed è stimolo all azione apostolica. La Chiesa valorizza anche e tende a penetrare del suo spirito e ad elevare gli altri mezzi, che apparten­ gono al patrimonio comune degli uomini e che sono particolarmente adatti al per­ fezionamento morale ed alla formazione umana, quali gli strumenti di comunicazio-

E' interessante notare come il Concilio riconosca quale strumento educativo dei giovani non solo lo sport in sé stesso, ma soprattutto le società sportive, quasi a sot­ tolineare l’importanza pedagogica dell'associarsi e gestire democraticamente le at­ tività sportive, oltreché del praticare lo sport assieme agli altri. Il Concilio ripudia Ogni forma di indivi­ dualismo, anche nello sport, e lo vede giu­ stamente come un mezzo per affinare la virtù della socialità e per incrementare la fraternità tra gli uomini e cosi promuovere la pace. Infatti nella Costituzione Pastorale sulla « Chiesa nel mondo contemporaneo », la ce­ lebre « Gaudium et spes », si legge testual­ mente: « La diminuzione più o meno gene­ ralizzata del tempo di lavoro fa aumentare di giorno in giorno le possibilità culturali


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Nel mini-ciclo-cross si affermano i ragazzi di Prima Porta. Dico dei nomi alla rinfusa, sono ragazzi che hanno vinto o che si sono ben comportati. Li dico alla rinfusa perché il senso delle prove era quello di gareg­ giare, di divertirsi. La classifica non conta. Però i ragazzi del ciclismo hanno la mentalità vincente. Vogliono arrivare primi, superarsi. E’ anche giusto che sia così. Lo sport sociale non va frainteso. Molti credono che lo sport sociale sia quello non im­ pegnato. No: in tutto va messo l’impegno. Solo che bisogna sdrammatizzare le corse, bisogna sdrammatizzare la competi­ zione. Chi vince è il più bravo, ma non conta niente essere il più bravo. Solo una soddisfazione personale. Invece lo sport agonistico non invita solo al risultato, ma al premio maggiore, all'ingaggio, alla carriera, alla professione. Allora dare male un esame significa un trauma, significa un passo indietro, perdere un colpo. I ciclisti non riescono a togliersi di dosso questa mentalità carrieristica, anche se hanno otto anni. Ma a Villa Pamphili si gareggia per un salammo, per una pera o una mela, dunque si può anche arrivar tardi. C'è Massimiliano Denni che piange. Massimiliano è di Tor San Lorenzo ed ha otto anni, è il vice campione del Lazio della cate­ goria A, che è quella dei più giovani. Non ha mentalità carrie­ ristica, anche se gli piace fare il corridore, ma gli piace soprattutto vincere: « Perché è una soddisfazione » dice tra le lacrime... Gli chiedo perché piange. « Perché potevo vincere... Io li batto a quelli... ». Ma allora perché sei arrivato dopo? « Perché ho sbagliato la partenza... Me so stretto er cinghietto... ». Gergo. Un modo di parlare per specializzati. Il padre sorride vicino. E’ in tuta. Faceva il corridore anche lui. Si entusiasma col progredire della manifestazione. Scopre un altro sport: la corsa campestre. Si chiama Alessandro Denni e chiede di essere iscritto. Farà una fatica tremenda, ma arriverà coi primi. Ma sì! Denni è uno dei tanti: padri e figli. Ecco il nome di altri bravi, vincitori o no: Ciarafoni, Simonelti, Bottacchiari, Bertozzi, Cec­ chini, Montesi, Zandri, La Bruna. Sono nomi di ragazzi che si sono battuti, hanno vinto, hanno corso. /I riprenderli c’era la Tivì: si sono divertiti anche con questo. La gente, intanto ha scoperto il ciclocross. Cioè ha scoperto come correre sui prati anche in bicicletta. Ecco, direi che ha scoperto il prato. Cos'è questo sport per tutti? La scoperta del prato, non solo della pista.

per molti uomini. Il tempo libero sia im­ piegato per distendere lo spirito, per for­ tificare la sanità dell'anima e del corpo mediante attività e studi di libera scelta, mediante viaggi in altri paesi (turismo), con i quali si affina lo spirito dell’uomo, e gli uomini si arricchiscono con la reci­ proca conoscenza, anche mediante esercizi e manifestazioni sportive, che giovano a mantenere l'equilibrio dello spirito anche nella comunità ed offrono un aiuto per stabilire fraterne relazioni fra gli uomini di tutte le condizioni, di nazioni o di stirpi diverse» (n. 61). Indubbiamente è questo il testo più Im­ portante intorno allo sport che si trova nel dettato conciliare, ed esso mette in luce: a) che si tratta di esercizi e manife­ stazioni sportive, le quali giovano non solo al corpo ma soprattutto allo spirito: b) non solo dànno equilibrio allo spi­ rito dell'individuo, ma anche a quello della comunità; c) aiutano a stabilire fraterne rela­ zioni fra tutti gli uomini, senza distinzione di condizione sociale, di stirpe o di nazio­ nalità. Il Concilio dimostra di avere una con­ cezione moderna, aperta, dello sport, direi profondamente umana e non solo cristia­ na, anche perché la mette in relazione da una parte con il tempo libero, che va sem­ pre più ampliandosi, e dall'altra con la cultura, che costituisce pur sempre un aspetto fondamentale della promozione del­ la persona umana e della stessa società. Ho detto « cultura » e aggiungo che per capire completamente come lo sport sia una parte non secondaria della cultura, se­ condo il dettato conciliare, occorre tener presente che i PP. del Concilio non l'han­ no definita, come comunemente si inten­ de, in senso prevalentemente intellettuale o letterario, ma invece con queste precise parole: « Con il termine generico di "cultura" si vogliono indicare tutti quei mezzi con i quali l'uomo affina ed esplica le molteplici sue doti di anima e di corpo; procura di ridurre in suo potere il cosmo stesso con la conoscenza e il lavoro: rende più umana la vita sociale sia nella famiglia che in tut­ ta la società civile, mediante il progresso del costume e delle istituzioni; infine, con l'andar del tempo, esprime, comunica e conserva nelle sue opere le grandi espe­ rienze e aspirazioni spirituali, affinché pos­ sano servire al progresso di molti, anzi di tutto il genere umano » (n. 53). Non fa allora meraviglia che il Concilio esorti i cristiani a collaborare, » affinché le manifestazioni e attività culturali collet­ tive. proprie della nostra epoca, siano im­ pregnate di spirito umano e cristiano • (n. 61). Ai laici cristiani, impegnati in quanto tali in tutti i campi dell'ordine temporale.

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I spetta di agire con piena responsabilità e con spirito di iniziativa per costruire un mondo sempre più umano e pacifico. I pa­ stori, i sacerdoti debbono enunciare i prin­ cipi circa il fine della creazione e l'uso del mondo, circa la convivenza civile e le atti­ vità umane, e dare gli aiuti morali e spiri­ tuali, affinché l'ordine temporale venga instaurato in Cristo. Ma ai laici tocca as­ sumere la instaurazione dell'ordine tempo­ rale come compito proprio, guidati dalla luce del Vangelo e dal magistero della Chiesa, e nel rispetto delle leggi proprie di ciascun settore dell'ordine temporale. (Cfr. A.A. n. 7). Per questi motivi a Voi del Centro Spor­ tivo Italiano, che con vostro impegno per­ sonale e comunitario, avete atteso e atten­ dete a realizzare le attività ludiche e spor­ tive, nel rispetto delle leggi proprie di queste umane discipline, ma illuminati dal pensiero cristiano e spinti dalla carità fra­ terna, va il plauso e la .riconoscenza dell'Episcopato Italiano. E ai giovani, che come atleti esercitano lo sport nelle società affiliate al Centro Sportivo Italiano, va l'augurio più fervido di realizzare anche attraverso questa atti­ vità la loro integrale promozione umana e cristiana, per il bene della nostra comunità nazionale e per la pace del mondo.

Bartoletti pronuncia Z? _ 2______ ’l «Momento di preghiera». Sopra,Sopra, Mons.Mons. Bartoletti pronuncia Due immagini del l’omelia durante la messa concelebrata con alcuni nostri Consulenti ecclesiastici.

UNA PARTE DELL’OMELIA PRONUNCIATA DA MONS. ENRICO BARTOLETTI, SEGRETARIO DELLA CEI, DURANTE LA MESSA IN S. MARIA IN DOMNICA

Dalla parola stessa di Gesù rivolta alla samaritana noi comprendiamo la serietà, l'autenticità, l'impegno di essere cristiani. Perché Gesù già alla samaritana poteva dire, a lei che gli obiettava come si po­ teva adorare Dio a Gerusalemme o sul monte Garizim della Samaria, Gesù, di­ staccando la realtà dell’adoratore di Dio da ogni contingenza concreta, da ogni real­ tà culturale, che non potrà mai racchiude­ re in sé il Vangelo, anche se dovrà conte­ nerlo ed accoglierlo come la terra il seme che fa germogliare la pianta e il frutto, cosi Gesù poteva rispondere alla donna, distaccando l'adoratore del Padre da ogni

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contingenza concreta, terrena, contingente, « Donna, è giunto il momento, ed è que­ sto, che i veri adoratori del Padre l'ado­ reranno in spirito e verità ». E voleva con ciò dire che la realtà che egli veniva ad inaugurare nel mondo e che ora, anche oggi, è operante per la sua grazia, è una realtà davvero profonda e autentica, che non vuole coprirsi di apparenze esteriori, che non vuole costituirsi di elementi e di dimensioni puramente sociologiche, ma pure entrando concretamente nella realtà della cultura e del tempo nel quale vivia­ mo. vuole portarvi con tanta semplicità, con fedeltà, con forza, la verità che salva:

quella verità che viene dallo spirito e che lo spirito di continuo agisce, muove in mo­ do vitale nella realtà del nostro essere e della nostra vita. E’ un arco, questo, am­ pio e profondo, tale da descrivere tutta la realtà del mistero, della Chiesa, tale da coinvolgere tutta la realtà della nostra vita, tutto l'arco della nostra esistenza: tale, certo, da andare al di là dei compiti stessi che voi vi siete assunti nell'Associazione alla quale appartenete. E pur tut­ tavia, questa linea profonda e davvero unica e conglobante che il Vangelo e la Parola di Dio stasera ci presentano si ad­ dice al momento che voi ora vivete, che vuol essere ad un tempo un ringraziamen­ to per il passato, un progetto per il fu­ turo. E lo qualifica e lo descrive questo progetto della vostra Associazione per il futuro, innanzitutto ricordando questa con­ tinua necessità del mondo e della realtà nella quale vivete, di avere questa capa­ cità di conversione che significa giudizio critico della realtà nella quale viviamo.


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Dragotto il re del microfono. Quando è nel suo elemen­ to, che è l'organizzazione, Dragotto si trasforma. E' co­ me se il lavoro {hai, quanto faticoso!') lo drogasse, lo trasformasse, gli desse una carica di vitalità e di euforia. Chi lo conosce chiuso negli uffici forse se ne fa una idea diversa. L'ufficio — questa è la verità — non è il suo elemento. L’ufficio lo intristisce, lo annienta, lo irrita. Stretto nelle scartoffie, nelle cartacce, tra tessere, regolamenti, francobolli, programmi, il suo spirito si umilia. E’ conte angosciato, carcerato in una dimen­ sione necessaria, ma rifiutata. E Dragotto è diverso, appare di­ verso da quello che è. Guardatelo invece sul palco. La pioggia lo anima, l’organizza­ zione lo esalta, il microfono lo fa tornare alla sua dimensione. Spirito libero, sul prato verde. Dragotto incita, organizza, chia­ ma, dice battute spiritose, corregge un errore, corre a mettere a posto un paletto che è caduto, trova il modo di prendere in giro Alberto Greganti, di illustrare quello che fanno a Cava dei Tirreni, di fare dei nodi ad una corda, di mettere a posto ima pedi­ vella, di leggere un ordine di arrivo {ufficioso), di tuonare a tutti di fare silenzio perché c'è la Tivì che riprende e vuole silenzio. Di aggiustare l'amplificatore, di piantare una bandiera, asse­ stare un bidone, assegnare un premio, dire ancora una battuta, legare ogni cosa, animarla, renderla viva, dirimere questioni, slegare e legare nodi, pulire una sedia bagnata, presentare un complesso di chitarristi, trovare le parole giuste per inserire un canto popolare inglese in una manifestazione romanesca, di mettere a proprio agio gli sbandieratoli napoletani e di imporre disciplina ai ciclisti troppo vivaci. Di prendere decisioni rapide, aperte, sicure, nitide: dice imo sbandieratole di Cava dei Tirreni: « Possiamo partecipare alla corsa campestre? ». « Ma certo! » grida Dragotto sull’altoparlante. E trova le parole giuste perché nessuno si opponga, perché giovanotti di ventanni si cimentino con ragazzi di nove.

V,

che significa discernimento e illuminazio­ ne dell’àmbito educativo nel quale dovete porvi, discernimento fatto alla luce della parola di Cristo. Se voi il compito associativo che vi siete assunto lo guardate soltanto in modo pura­ mente mondano, se voi lo asservite a quelli che possono essere gli antagonismi sportivi di oggi, voi non lo edificate, voi non lo convertite, voi non lo illuminate alla luce della parola di Dio. Quella parola di Dio che vuole inserire in ogni realtà umana il progetto di liberazione: che vuole inseri­ re anche nella realtà della quale vi occu­ pate in modo e con intenti educativi la capacità di far assumere l'uomo, ogni uo­ mo, alla pienezza della sua libertà, alla pienezza della sua formazione umana, spi­ rituale, cristiana.

E' questa continua conversione vostra e del vostro compito associativo che dovrà guidarvi d'ora in poi, più che sempre, nel vostro impegno che non può non essere un impegno cristiano. Ma mentre voi farete tutto questo, non potrete dimenticarvi che avete assunto un tale compito in nome del­ la Chiesa, in nome dell'ispirazione cristia­ na. E non significherà questo porre in un certo senso un'etichetta alla vostra azio­ ne. ma piuttosto significherà per voi un rimanere più che mai aderenti e vivamente fedeli alla realtà della Chiesa che voi tutti siete.

Il giorno in cui verrete meno ai mo­ menti qualificanti della vita ecclesiale — la preghiera, l'ascolto di Dio. della sua Parola, la celebrazione eucaristica, che co­ stituisce il momento veramente fondante della vita ecclesiale — ogni qualvolta voi personalmente o come associazione ver­ rete meno a questo, abbandonerete, tradi­ rete il compito che vi siete assunti, con docilità, con amore, con generosità, con

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spirito di dedizione. Ed è in tale modo al­ lora che seguendo questa linea di contì­ nua conversione, di continuo giudizio cri­ tico. di continuo discernimento, di quello che voi fate e aiutate gli altri a fare, ed assumendo più ancora questo impegno di una autentica comunione ecclesiale che vi unisca fra voi e vi unisca alla Chiesa, ma­ dre nostra, in una continua e articolata comunione con i fratelli e con coloro che nella Chiesa rappresentano il ministero pastorale di Cristo Gesù, è in questa mi­ sura soltanto che voi potrete sentirvi dire ogni giorno le stupende parole che abbia­ mo ascoltato dalla lettera dell'apostolo Pietro: voi stirpe eletta, voi regale sacer­ dozio, voi gente conquistata dal sangue di Cristo, voi chiamati ad annunziare nel mondo le opere meravigliose, le opere del suo Figlio in modo tale che voi possiate annunziare al mondo Colui che vi ha chia­ mati dalle tenebre alla mirabile luce del suo Figlio. Camminando su questa via del­ la conversione e della riconciliazione, cam­ minando in questa strada dell'autentica vi­ ta ecclesiale, nella fede, nella preghiera e nell'eucarestia, voi sentirete giorno su giorno, accanto ai vostri sacrifici a soste­ gno del vostro difficile ma bello, bellissi­ mo cammino di vita, voi sentirete a sor­ reggere questo impegno le parole stupen­ de dell'apostolo Pietro, capirete di essere chiamati ad annunciare al mondo la gioia, la bellezza, la grandezza della liberazione totale dell’uomo, che è opera meravigliosa della fede in Dio. E in questa fede e in questo impegno camminerete per sempre, senza stancarvi, nel cammino che avete oggi compiuto do­ po un trentennio e che ora riprenderete con fiducia nel nome e nella grazia del Signore.

C’è anche la premiazione a V" Villa Pamphili. Per un tipo di manifestazione così, la premiazione è in generi di natura. Non ci sono problemi: si tratta di distribuire salamini, pere, mele, caciocavalli. C'è chi mette insieme di che fare uno spuntino. Vengono distri­ buite bevande varie, un paio eli chierici americani, canta un folk, accompagnandosi con la chitarra, le note si diffondono sul prato verde, tra i fili di erba fradicia, tra gli sbandieratoci, tra i trom­ bomeri, tra le biciclette. C’è il sole, la manifestazione si man­ tiene stretta all’aspetto di festa per tutti, in cui tutti sono con­ temporaneamente atleti e dirigenti, giudici e concorrenti. C’è anche una partita di pallavolo femminile e maschile, cioè mista. Con squadre composte di ragazze dell’Astro da una parte e di ragazze della stessa Astro e arbitri dall’altra. Gli arbitri perdono. Le ragazze esultano, gridano di gioia. Le chiarine del gruppo Cava dei Tirreni si mischiano ai colpi di trombone, ai rulli di tamburo, alla voce tonante di Dragotto: helzapoppin a Villa Pamphili. Viva la faccia.'

IL DOTT. PAOLO BORGHI HA PORTATO IL SALUTO DEL PRESIDENTE DEL CONI, AVV. GIULIO ONESTI

Affido volentieri a Paolo Borghi il com­ pito di portare il mio personale saluto, e quello del CONI, al Centro Sportivo Italia­ no che festeggia il suo trentennio di vita. La data coincide felicemente con la ce­ lebrazione dell'Anno Santo. E quanto la funzione educativa dello sport sia consi­ derata e ben vista nella massima Sede della Cattolicità, lo abbiamo visto confer­ mare oggi durante la solenne Udienza con­ cessa da Sua Santità Paolo VI in Vaticano. lo credo di poter affermare — in piena coscienza — che le parole rivolteci dal Santo Padre siano per tutti noi una guida e una direttiva della massima importanza.

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A quegli alti concetti noi siamo tenuti ad uniformarci. Anche se per noi non costi­ tuisce sorpresa la stretta vicinanza di prin­ cipi ispiratori dello sport a quelli della re­ ligione cattolica. Fratellanza, comprensione ed amore fra gli uomini, desiderio di contribuire alla pace universale, sono scopi nei quali ci identifichiamo e ci riconosciamo. lo sono certo che il CSI, nel celebrare il suo trentennio di una attività vissuta cosi a stretto contatto con il CONI, con­ tinuerà ad ispirare a quegli alti concetti le sue azioni e le sue opere. Perciò mi unisco volentieri a voi nel

festeggiare il lavoro compiuto e nell’auspicare sempre più alte conquiste nell'interes­ se della gioventù. A questo saluto e a quello del segretaro generale Pescante desidero unire il mio che è quello di uno di voi. La rela­ zione che ci ha fatto udire il vostro pre­ sidente Notarlo ci rende attenti a tutto quello che oggi si muove nella società ita­ liana. Se il CONI oggi si appresta ad un confronto con tutte le forze che si inte­ ressano dello sport per affrontare la rifor­ ma dello sport nel nostro Paese affinché con questa si attuino delle indicazioni con le quali la pratica sportiva possa essere veramente un fatto di tutti, andare nelle borgate, nelle grandi città e nei più lontani paesi, perché ormai è diventato un'esigen­ za dell'uomo, questo significa dare un nuo­ vo avvio al dialogo che c'è sempre sta­ to, anche in certi momenti abbastanza dif­ ficili, tra il massimo ente dello sport ita­ liano e tutti coloro che si sono Interessati


UNA SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. PIETRO MISTRETTA, CAPO DELL’ISPETTORATO E.F. e S. DEL MINISTERO P.l.

Nell’iniziare il suo discorso di saluto an­ che a nome del Ministro della Pubblica Istruzione Malfatti, il capo dell'ispettorato dell'Educazione Fisica e Sportiva Mistretta ha voluto sottolineare che solo da un an-

L’intervento al Symposium dell’On. Pisanu, Capo della Segreteria della DC. Alla sua destra, il dott. Pietro Mistretta, Capo dell’ispettorato per l’E.F. e S. della P.I., e il prof. Notarlo.

con ispirazioni profonde a queste tematiche. Noi siamo attenti a quello che si muove e cerchiamo il dialogo a tutti i livelli; è la nuova linea che in questi ultimi mesi sta maturando all'interno di noi tutti, ecco per­ ché abbiamo cercato il dialogo con la Scuola, abbiamo cercato dì approfondire e di rendere saldo per mezzo di una Com­ missione permanente il dialogo con gli Enti di promozione, stiamo cercando di ope­ rare a fianco dell'Ente locale, che è lo strumento basilare per poter diffondere l'attività in mezzo alle nostre città e quar­ tieri. Ecco, questo è lo sforzo verso cui noi ci stiamo orientando, a fianco di quello che voi state da anni interpretando e cer­ cando di realizzare nel nostro Paese.

Il fatto che il CONI abbia affidato a me, cioè ad uno che viene dalle vostre file, che ha avuto il CSI come maestro di vita prima da atleta e poi come dirigente spor­ tivo, l'incarico di approfondire le tematiche

dell’attivtà promozionale e ultimamente an­ che di cercare di allargare il discorso alla base perché il dialogo dal centro giun­ ga sempre più alla periferia del nostro Paese dove ci sono ancora degli steccati dei muri, è significativo proprio in questo trentennio: a me sembra quindi che questa decisione sia una riprova di quello che sta maturando per il bene di tanti nostri ra­ gazzi che noi amiamo e a cui desideriamo dare qualcosa di meglio dì quello che è stato dato a noi nel passato, perché noi siamo stati pochi a poter usufruire dello sport, e attraverso di esso ci siamo fatti uomini, e noi quindi auspichiamo che attra­ verso l'allargamento della pratica sportiva alla scuola e alle fabbriche si possa vera­ mente trasformare quella società che ha un estremo bisogno di diventare più mo­ derna e di renderci sempre migliori. Rin­ grazio il CSI che mi ha dato questa occa­ sione e auguro a voi tutti tanta felicità e tanti risultati positivi.

questo breve tempo ha avuto il modo di apprezzare la facilità e la disponibilità di dialogo con tutti gli enti di promozione sportiva e in particolare con il CSI. La Scuola attualmente è impegnata in un processo di revisione e di ristrutturazione dell'attività sportiva, intesa nella sua acce­ zione più ampia che va dall'attività ludica per le elementari alla pratica un po' più tecnicizzata per le scuole superiori, anche se tra difficoltà e lacune ereditarie che non possono essere colmate in breve tem­ po, e di cui la Scuola può essere respon­ sabile ma di cui oggi, alla luce di una ri­ scoperta della pratica sportiva come mez­ zo di cultura e di maturazione umana, an­ che nella Scuola ci si sta rendendo conto.

Soffermandosi sulle iniziative in atto per il superamento delle lacune esistenti. Mi­ stretta ha posto per primo l'accento sul problema della formazione del futuro per­ sonale insegnante, che forse sta per esse­ re risolto mediante l’istituzione di un'ap­ posita facoltà universitaria; parlando quin­ di di quel personale che già è inserito nel­ la Scuola, e in particolare dei maestri ele­ mentari, si è riallacciato all’esperienza del­ lo scorso anno dei corsi di aggiornamento, a cui parteciparono circa mille elementi e che. se per un verso può aver suscitato delle critiche sia per il numero esiguo di partecipanti e sia per il metodo artigianale ed empirico con cui è stato impostato, certamente ha costituito un primo tentati­ vo di messa a fuoco del problema congiun­ tamente da più componenti del settore: maestri elementari, insegnanti di scuola se­ condaria ed esperti del CONI, per tentare di ottenere una visione d'insieme, cercan­ do nello stesso tempo di abbattere quei diaframmi che sovente esìstono anche tra diverse categorie che si occupano della stessa materia. Sulla base di questa prima esperienza si è giunti quest’anno a programmare dei corsi aperti a una partecipazione ben più vasta che si spera possa raggiungere le diecimila unità.

Un altro dei problemi esistenti è costi­ tuito dai programmi ormai completamente sorpassati, specie per la scuola superiore. In attesa di una loro revisione, che si spe­ ra possa essere portata a compimento per l'inizio del prossimo anno scolastico, si è proceduto all'emanazione di circolari che richiamiamo l'attenzione dei docenti su al-

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cune parti dei programma stessi di mag­ giore attualità e validità. Infine la questione degli impianti che, come tutti sanno, sono scarsi e mal uti­ lizzati. Per quanto riguarda il loro poten­ ziamento, la legge dell'agosto scorso sul­ l'edilizia scolastica e i contributi che il Ministero può elargire ai Comuni possono contribuire anche a perequare il dislivello esistente tra diverse regioni e province. Sull'utilizzazione degli impianti esistenti. Mistretta ha posto l'accento sul modo mol­ te volte estremamente disorganico con cui questi vengono usati ed ha auspicato un migliore sfruttamento di tutte le strutture sportive (scolastiche, del CONI, del Comu­ ne ecc.) per permettere al maggior nume­ ro di giovani di usufruirne. E' questo — ha detto infine — forse il discorso più im­ portante da fare in questa sede per il su­ peramento della barriera esistente tra Scuola e società, che permetta di affron­ tare in modo globale il problema della cre­ scita della gioventù, la quale non può fare a meno della scuola ma che in essa non può esaurirsi; da parte sua la Scuola vive nella società e con la società deve impe­ gnarsi e lavorare per la crescita dei ragazzi.

di

L'assessore allo sport del Comune Roma, Elio Mensurati, interviene durante il Symposium.

UNA SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. ELIO MENSURATI, ASSESSORE ALLO SPORT DEL COMUNE DI ROMA

Il dott Elio Mensurati, nel portare il sa­ luto dell'Amministrazione comunale, del Sindaco e della città tutta per il trentesi­ mo anniversario di vita del CSI, ha affer­ mato di aver molto apprezzato quanto det­ to nella relazione di Notarlo, presidente di un'Associazione come il CSI che partecipa attivamente al dialogo esistente nel mondo dello sport.

In particolare nella relazione ha apprez­ zato ed intende sottolineare la parte ri­ guardante lo spirito di disponibilità, là dove si dice che il CSI è pronto a collaborare per il raggiungimento di obiettivi a medio

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termine anche assieme a realtà che non esprimono le stesse finalità di fondo. Tut­ to ciò è confortante specie in rapporto all'impegno che si sta portando avanti a Roma per la promozione dell’attività spor­ tiva a tutti i livelli; infatti si è deliberato per l'istituzione dei Centri sportivi circo­ scrizionali,. proprio per lasciare più spazio possibile alle iniziative di base, alle socie­ tà sportive, agli Enti di promozione, ai Con­ sigli di Istituto ecc.; con questa delibera ci si propone di offrire il fatto sportivo al maggior numero di giovani, pur se fino ad oggi non si è riusciti a realizzare molto

perché manca quella spinta, quel tessuto in grado di prendere quello che ['Ammini­ strazione comunale mette a disposizione come servizio. E' dunque importante questa dichiarazione d'impegno del CSI; l'Amministrazione co­ munale di Roma, da parte sua. assume eguale impegno mediante l’invito al CSI af­ finché si faccia promotore a tutti i livelli cittadini, assieme alle altre forze sociali operanti nel settore, per rendere concreto lo sforzo dello sport per tutti. Il dottor Mensurati ha infine affermato che ('Ammi­ nistrazione comunale è in sintonia con quanto espresso da Notarlo, ma è anche convinta che per la realizzazione di un autentico sport sociale occorra la collaborazione e la partecipazione di tutte le forze che operano nello sport a diverso titolo, altrimenti si rischia di produrre solo parole, senza riuscire a dare una risposta positiva alla domanda di sport che sale dal popolo in maniera sempre più pressante.


UNA SINTESI DELL’INTERVENTO DEL DOTT. ROCCO MOCCIA, VICE CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO PER IL TURISMO E SPETTACOLO

Il dott. Moccia. vice capo di Gabinetto del sen. Sarti, Ministro del Turismo e dello spettacolo, ha ringraziato anzittutto il pre­ sidente Notarlo e S.E. Mons. Castellano per i loro interventi. Si è quindi rivolto ai convenuti per tra­ smettere il saluto del Ministro Sarti, assente da Roma per impegni di famiglia, ricordando che con l’entrata in vigore delle norme di attuazione della legge sull'istituzione e l'or­ dinamento del CONI si è finalmente proce­ duto all’integrazione della normativa prima­ ria, notevolmente lacunosa, che riguarda non il solo CONI, ma tutto lo sport italiano, soprattutto per quanto si riferisce alle at­ tribuzioni e al finanziamento delle società sportive: ciò nonostante — ha detto ancora Moccia — si è ancora lontani dalla realiz­ zazione concreta di un autentico servizio sociale per lo sport, anche se nel rapporto preliminare al programma di sviluppo eco­ nomico e sociale del Paese questo propo­ sito è enunciato, seppur brevemente, me­ diante l'unificazione delle competenze am­ ministrative a livello nazionale e l'adegua­ mento delle attrezzature e degli impianti destinati alle attività fondamentali dello sport in favore di tutta la popolazione, senza distinzione di classi e ceti; in esso si prevede inoltre il decentramento di com­ petenze e mezzi adeguati alle regioni e, in­ fine, agli enti locali cui spetta il compito di svolgere una intensa attività promozio-

naie, educativa e divulgativa da realizzarsi non solo nell’àmbito scolastico ma anche e specialmente delle associazioni e delle società democratiche di propaganda e di sviluppo sportivo, non tanto per creare dei campioni, ma per contribuire alla formazione dell'uomo. Prendendo quindi spunto da una recente statistica condotta in un dipartimento del­ la Francia settentrionale, che per le sue caratteristiche geografiche e socio-econo­ miche somiglia a molte delle nostre pro­ vince italiane, e dalla quale si rileva che meno della metà della popolazione giovani­ le pratica uno sport mentre la maggioranza preferisce il comodo ruolo del tifoso, il dott. Moccia ha concluso affermando che è necessario creare le condizioni di base che permettano lo sviluppo più intenso dell’attività sportiva nel Paese in modo da inserirsi in quel contesto di inziative che vanno delineandosi sempre più nitida­ mente a livello di comunità europea e in­ ternazionale.

IL TESTO DELL’INTERVENTO DELL’ON. GIUSEPPE PISANU, CAPO DELLA SEGRETERIA DC

Cari amici. Prendo la parola molto brevemente per portarvi un saluto schietto, cordiale, meglio ancora fraterno dell’on. Zaccagnini. Il mio compito finirebbe qui se non mi sentissi un po' in famiglia: io nel Centro Sportivo sono da molto, avendo fatto il mio primo viaggio a Roma dalla Sardegna circa 20 anni fa assieme a tanti altri giovani del CSI e venni qui cantando e pregando, e non per meriti sportivi, in quanto sporti­ vamente parlando io ero e sono rimasto una scamorza; ciò dimostra che già da allora lo spirito sportivo che animava il

CSI era quello che oggi è stato giustamente evocato. I miei meriti erano di carattere organizzativo: il mio paese, uno dei po­ chissimi della diocesi a maggioranza rossa, aveva un sindaco comunista il quale aveva ritenuto opportuno affittare l'unico campo di calcio alla squadra « Rinascita ». esclu­ dendo noi giovani cattolici dal diritto di praticarvi lo sport. Noi allora prendemmo in affitto dalle suore un ettaro di terreno e costruimmo un campo sportivo, in estate, poiché in quel periodo si poteva far conto sulla manovalanza studentesca, lo. avendo incarichi organizzativi, cercavo di non la-

vorare manualmente, ma il caposquadra era un bracciante agricolo e i tufni da lui im­ posti furono severissimi. Questo fatto a mio avviso dimostra quanto ricco e fecon­ do fosse lo spirito associazionistico che ci animava e, per quanto riguarda il capo­ squadra bracciante agricolo, quanto fosse elevato anche il senso della giustizia so­ ciale. Venni a Roma con l'incarico di seguire con particolare attenzione tutta la manife­ stazione del decennio e per fare poi un resoconto accurato agli amici che erano rimasti a casa e soprattutto per guidare poi alcune meditazioni sul discorso del Santo Padre. Ricordo ancora che la prima riflessione fu fatta su un frase del Papa che diceva: « lo sport senza lo spirito sa­ rebbe un vano agitarsi di membra... » e que­ sto per dimostrare che si aveva già da allora còlto il significato non meramente competitivo dell’attività sportiva e che si coglieva ogni pretesto per dare un signi­ ficato profondo e cristiano a quanto si fa­ ceva. Per quanto riguarda infine la squadra del mio paese, voglio dire che venne l’ora della vendetta quando, dopo un anno di pazienti trattative, si arrivò ad una sfida di calcio tra la nostra e la squadra del sindaco. Conducevamo per 4-2, perché i nostri erano i più bravi, e toccò a me il compito sgraditissimo, istigato dall'assi­ stente. di recarmi nell’intervallo dal capi­ tano per obbligare i nostri a sbagliare tut­ ti i tiri in porta e a farsi dare due rigori contro per permettere agli avversari di pareggiare. Racconto questo per dimostrare che lo spirito riesce sempre a prevalere sui fatti agonistici e forse in questo c'era un’an­ ticipazione profetica che indicava i soli campi dove poteva essere possibile il compromesso storico. Vi richiamo questa dimessa storia pae­ sana perché al di là delle connotazioni sim­ patiche e un po' folk, in realtà vi si ritro­ va tutto il significato di quello che si fa in un'associazione di ispirazione cristiana e cattolica, in un settore cosi importante come quello dell'attività sportiva. Per me è importante ricordare queste cose perché io nel mio partito sono, come Zaccagnini. un ripristinatore, cioè uno di quelli che cre­ dono che nella DC. che raccoglie il maggior numero di consensi dei cattolici italiani, il problema fondamentale che ci si pone oggi sia quello di ripristinare i connotati originali, quelli che si raccoglievano dalla matrice cattolica, ritornando a riflettere sulla varietà, molteplicità, ricchezza, fe­ condità di espressioni che ci sono nel mon­ do cattolico; soprattutto ad alcuni valori, di cui il primo è la connotazione che ha sconfitto il macchiavellismo, cioè l'aver posto a fondamento dell'ordine politico quello morale, altrimenti l’ingresso dei cat­ tolici nella vita politica italiana non avreb-

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be nessun senso; e poi un altro che con­ siste neH'affermazione del primato della società civile su quella politica, che vuol dire valorizzare il pluralismo, tutte le for­ me di associazionismo spontaneo, assecon­ dandole in ogni possibile modo attraverso l’uso corretto dei pubblici poteri, riducendo i partiti politici ad occupare spazi sempre più limitati e discreti nella società civile, lasciando invece luogo a tutte le forme di organizzazione libera e democratica che la società riesce ad esprimere. AI partito politico spetta invece il compito di con­ durre a sintesi le espressioni diverse del­ la società, lo credo che in una idea come questa della società civile, il CSI si ritrovi e soprattutto si possa ritrovare in pieno nella relazione del presidente, particolar­ mente in alcuni accenti che ho raccolto e molto apprezzato, e che comunicherò al Segretario nazionale perché credo che sia­ no meritevoli di attenzione e di riflessione per chi come l’on. Zaccagnini nel mondo cattolico ha creduto e continua a credere sul serio, e del mondo politico cattolico si sforza di essere per quanto possibile gui­ da seria, rispettosa e rispettata.

Giovanissimi atleti a Villa Pamphili consumano... i premi appena ricevuti. Sotto: un componente del gruppo di « trombonieri » di Cava de’ Tirreni.

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IL TESTO DELLA LETTERA CHE IL PRESIDENTE DELL’UISP, UGO RISTORI, AVEVA INVIATO AL NOSTRO PRESIDENTE. PER IL TRENTENNIO

Caro Aldo e cari amici del CSI,

Ne siamo profondamente dispiaciuti e vi preghiamo di considerarci comunque vicino a tutti voi in questa circostanza. Nell’esprimervi il nostro sincero augurio ci sia permesso di formulare una riflessio­ ne.

quella italiana sulla quale pesano non solo retaggi storici e culturali ma anche una serie infinita di contraddizioni che ne hanno condizionato e ne condizionano la evolu­ zione, una esperienza come la vostra co­ stituisce per le giovani generazioni un og­ gettivo punto di riferimento dal quale trar­ re insegnamenti. Per coloro che li hanno vissuti direttamente, da protagonisti, tren­ tanni sono certamente colmi di ricordi, sono già storia: una storia fatta di idee, propositi, riflessioni, ripensamenti, di pe­ riodi critici, ma anche di qualche soddi­ sfazione.

Trentanni non sono molti se valutati con distacco. E tuttavia in una società come

In fondo una delle caratteristiche origi­ nali e distintive del tipo di associazionismo

una riunione non rinviabile della nostra Giunta Esecutiva Nazionale che si svolgerà nei giorni 8 e 9 novembre a Bologna, non ci consente, come sarebbe stato nostro personale desiderio, di essere presenti al symposium celebrativo del vostro trenten­ nio.

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che insieme — naturalmente secondo la rispettiva fisionomia — rappresentiamo, sta proprio nel fatto di avere cercato sempre di pensare e realizzare la nostra esperienza umana e sociale, in termini dinamici, cioè una esperienza sottoposta ad un processo di verifica continua secondo quello che la realtà sociale culturale e anche politica veniva proponendo.

Ogni cambiamento che si è verificato anche nel nostro modo di essere è paral­ lelo ai cambiamenti verificatisi nella so­ cietà. Oggi siamo qualcosa di diverso dal passato perché qualcosa di diverso sono le giovani generazioni. Sono loro che han­ no fatto saltare molte gabbie, molti stec­ cati; con loro possiamo andare ancora più avanti sulla via del rinnovamento dello sport per liberarlo dai condizionamenti che an­ cora lo tengono imprigionato in una logica errata. Siamo coscienti, come associazioni spor- I tive di massa, di portare anche noi, nel I

(segue a pag. 29)

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a cura di ENZO BALBONI disegni di MANETTA

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Penso. E pensare che sto pensando mi fa pensare che pen­ sare è pericoloso. Molto pericoloso. Non so se sono stato chia­ ro: dunque, c’è la vocetta che ognuno di noi ha dentro che mi dice: « Ehi, amico, in certi paesi è proibito pensare, dunque ragionare, dunque formarsi opinioni, dunque criticare, magari non essere d’accordo... Ohè! ! ! E tu pensi? E che sei matto? ». La vocetta preoccupata dà consigli. No — dico io — non sono matto, sono in un libero paese, meno male... A questo punto la coscienza che non è sporca anche per­ ché non si lava con Omo, tace. Ma mi ha messo il tarlo. Del pensare. Ci penso perché è morto Franco, il dittatore. Dico il dittatore spagnolo. Là, in Spagna, la gente andava a morte se pensava. Credo che ci andrà ancora. Pensava anche Garcia Lorca, ricordate? « Alle cinque della sera... ». Meno male che siamo in Italia. Ci sono altri paesi in cui si va a morte se si pensa. E ce ne sono alcuni — dice cosi' la Grande Statistica Internazio­ nale — in cui se si pensa si diventa matti. Cioè: non è che si diventa matti perché si pensa: a forza di pensare, dico: si diventa matti ufficialmente. Succede in Unione Sovietica, già. Lo dice la statistica: sono in molti in manicomio: scrittori, po­ litici, ragionatori, pensatori. Pensare fa molto male in Unione Sovietica: si diventa cosi matti che si va al manicomio. Sarà per il clima. Meno male che il nostro è un paese mediterra­ neo. Anche da noi un giorno — mica tanto tempo fa — pensare faceva male. Come se uno avesse bevuto l’olio di ricino. E chi pensava di più diventava pericoloso e veniva cacciato in prigione. Qui era diverso: il clima faceva diventare pericolosi. Queste cose le ho pensate, pensando. E allora ho anche pensato che proprio per festeggiare il pensiero, questo blà di fine d’anno diventi un gnik, gnik, gnik, cioè da chiacchiere (blàblàblà) passare a pensieri (gnik, gnik, gnik). Il gnik è il ca­ ratteristico rumore che fa il cervello quando pensa. Un cer­ vello. Lo senti come gnicchia? Sono i pensieri. Ci sono dentro come in un contenitore, pardon, un computer. E basta premere il bottone della memoria che ti ritornano addosso come ron­ dini in primavera (addosso non è che ti vengono le rondini, ma quelle cose che fanno appunto le rondini). Ti arrivano come raggi di sole saettanti tra le chiome degli alberi, come una grandinata di vecchie notizie, di vecchie immagini: una spruz­ zata di icone. Icone? Si, icone. I fotografi li chiamano flash. Anche Andrea De Pascalis (che essendo un fotodilettante è un autentico professionista, quindi se ne intende) li chiama flash: lampi in italiano. Poi ci sono i sofisticati che li chiamano flash-back, ma sono sofisticati. Gnicchiamo insieme. E gnicchiamo come si gnicchia in ve­ rità, cioè realmente. I pensieri sono in tanti modi: colorati, in bianco e nero, ballati, suonati, sceneggiati, favoleggiati, ossi­ dati, arrugginiti, cromati, ossigenati, plastificati, ibernati, ve­ stiti, svestiti. Pensieri svestiti, ma si! E allora dài, venite fuori, gnicchiate... C’è una chitarra? Si, vai, allora...

Tran, taratatran, tran, tran...


Il Sor Fuffo. Dico Fulvio Bernardini che scopre il gioco del calcio, il centro­ mediano metodista degli anni trenta, il gioco all'olandese e Antognoni. Gli hanno detto: Vai a vedere Antognoni. C'è una azione finale straordinaria. Dicevano - Professione reporter », il film di Antonioni, quello senza la » g », che fa il regista. E lui mette in nazionale l'abatino della Fiorentina e non Maria Schneider. Succede, povero Sor Fuffo. Ricordate le ballatine dell'anno scorso? Si. vai, allora...

Scivolava sulla neve il placido cir­ co bianco. Vinceva in tempi beati il signor Gustavo Thoeni di Trafoi. Vin­ ceva il signor Gros e vincevano i no­ stri più bravi: Radici e De Chiesa. Il circo viaggiava lungo i pendìi nevosi con il suo carico umano. Dolce, sere­ no, sicuro di sé, come una grande immensa famiglia. La famiglia del cir­ co bianco, dove tutti si vogliono be­ ne, dove « tutti per uno e uno per tutti! ». Dove armonia e buon cuore, gentilezza e fair play si univano a deamicisiane rinunce. Che bello, il cir­ co bianco. Che bello.

Tran, taratatran, tran, tran... Questa è la storia del Sor Fuffo... Il Sor Fuffo, senza affanni, vuol la squadra dei ventanni Caccia via — non è una fola — sia il Rivera che il Mazzola.

Quelli nuovi — praticoni — chiaman tutti i vecchioni, poi in azzurro, quasi intera, va la squadra bianconera.

Grida a tutti: • Anche se perde, seguirò la linea verde. Senza canti e senza suoni, metto solo i piedi buoni! ».

Si fa il gioco all’italiana — quello vechio che non frana — La Polonia se ne lagna ma è finita la cuccagna

Passa giusto intero un anno e si va di danno in danno. Dalla Coppa siam cacciati frastornati e beffeggiati.

Con l'Olanda poi succede che si vince: chi ci crede? e si vede che i vecchioni valgon più dei « piedi buoni ».

Quando è colma la misura (si fa sol brutta figura!) il Sor Fuffo è incastrato in un bel triunvirato.

Il Sor Fuffo. poverino... ora impreca al destino... Certo il gioco non l'inventa chi sta fermo agli anni trenta.

Adesso è finito in tribunale.

Questo legale. .

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lo chiamerei

Ci avete fatto caso quanto sono sfortunati i teleradiocronisti? Sono costretti a dire la loro opinione sugli avvenimenti sportivi prima di aver letto i giornali. Gnik.

tran, tran!

pensiero

E’ finito in tribunale perché qualcu­ no ha raccontato di certe faccende che qualcun altro non voleva si rac­ contassero. « Se insisti io ti radio », ha detto qualcun'altro. Dolce e serena la grande famiglia. Tutti amici, tutti bravi, tutti contenti. Domanda: « Ma Besson e Anzi? ».

cosa hanno fatto

Besson e Anzi hanno pensato di po­ ter pensare che il loro pensiero fosse diverso dal pensiero degli altri. Ma che sono matti?!? Gli altri sono quelli che comandano. E quelli che coman­ dano radiano. E va già bene. In altri paesi si muore se si pensa. In altri invece si va in manicomio. Qui uno è radiato.

tran, tran!

Tran, taratatran!... tran, tran! Chitarra romana, accompagnami tu!

un


t

Tra, tran... taratatran! Tran, tran! Si muove lievemente il basket sul parquet. Ma porché? Porché je man­ ca el dinero... (pensiero spagnolo maccheronico)... Je manca el dinero e non puede jugar. Che significa? Significa che questo sport di pretta marca dilettantistica (olimpico) è giocato solo da studenti disinteressati o da medici della mu­ tua che hanno l’hobby. O da ameri­ cani in vacanza. Sicché quando il si­ gnor Simmenthal (quello tutto in car­ ne) cede le azioni al signor Innocenti (quello tutto in ruote) e il signor In­ nocenti si imbatte nella crisi econo­ mica e molla tutto, rifacendosi i soldi perduti, vendendo i giocatori migliori, beh, allora la gente si accorge che questo basket, fatto cosi, non è poi mica tanto un basket che ci piace. Mica tanto dilettantistico, mica tanto campanilistico. Domanda: per chi si tifa oggi? Per la Lambretta? Risposta: no, si tifa per lo spuman­ te. Cinzano. Succede nel basket. E allora, manca uno, deflette l'al­ tro. ecco che viene fuori il terzo e il campionato lo vincono a Cantù. Forst che forste la volta buona?

ROMANZO POPOLARE:

GIORGIO L'EMIGRANTE

In una terra arida e sconsolata, squal­ lida ed arrostita, dove lavoro e denaro erano ben tenuti chiusi nelle casseforti dei ricchi, viveva un ragazzo che si chia­ mava Giorgo. Giorgio era forte, genero­ so, esuberante e aveva idee molto chia­ re in mente. Onore e dignità. Cosi volle diventare un calciatore famoso. Lasciò la sua terra arida e sconsola­ to e se ne andò nella perfida Albione. E in Albione i perfidi lo fecero diventare un lavapiatti. Un barista. Poi i perfidi gli insegnarono anche a giocare il calcio e Giorgio tornò nella sua terra squallida e sconsolata con la fama di un buon calciatore. E poi mise da parte gol ogni anno e mettendo da parte i gol si fece una posizione. Dicevano che valesse un miliardo, e lui si scherniva: « No. no — diceva — io valgo molto meno... 990 milioni ». Era modesto e umile. Ma la sua terra era ingrata. Gli tri-

butava onori e trionfi, perfino la maglia della nazionale. Lo scudetto. Il campio­ nato del mondo. Gli perdonava i gesti scorretti, le liti, i battibecchi. La gente lo osannava: piangeva a sentire la sua commovente storia. Era un idolo. Il sim­ bolo dell'emigrante fortunato. Sua mo­ glie era Conny. Ricca, casualmente. Conny amava l’America: « Tu vo' fa' l'americano? » disse un giorno a Giorgio. E Giorgio disse si: « Strip and starsi ». Sapeva adeguarsi alle circostanze. Fece interviste di fuoco. Abbandonò il calcio, disse perfino: « Al calcio preferi­ sco mia moglie! ». La gente piangeva. Per­ donava. Tutti perdonavano ma il bieco dirigen­ te no. Il bieco dirigente voleva che tor­ nasse per sfruttarlo, per gettarlo in pa­ sto alle belve, per accumulare altri quat­ trini alle sue spalle. « Canaglia — dice­ va — torna a me! ».

E Giorgio diceva di no. E l'altro diceva: « Ricorda questi cieli azzurri come la Lazio, questo mare blu... Ricorda il verde dei "verdoni”... il rosa dei "rosa” » (come vedete si tratta di un pensiero a colori. Chiusa parentesi): « Torna — diceva il bieco dirigente — sui tuoi verdi campi ». Giorgio disse che si. Ma lo disse con una lacrima nell'occhio: « Si: torno perche la nostalgia mi strugge! . E la moglie? E la famiglia? » Ci si deve sacrificare » — disse Gior­ gio — • La famiglia è sacra, ma il lavoro? E’ sacro anch'esso ». E tornò in Italia, accolto da una folla di tifosi. Poi passò alla cassa della società e prese la busta paga. Riempi il baule (i soldi erano tanti che se ne riem­ piva il baule) e tornò sui verdi campi per essere sfruttato dal bieco dirigente. Dio! Come amava la sua terra!


Tran, tran,., taratatran! Tran, tran! « Scusi: vogliamo parlare dell'automobilismo sportivo? » — Certo, dove ci vediamo? « Beh, al cimitero... ».

tran, tran! Vi ricordate quando ci piaceva tanto la Barbara Bouchet? (questo è l'esempio di un pensiero nudo).

tran, tran! Qualcosa cambia nel Paese. Non si dice più: tra un anno ci sono le Olimpiadi, ma: tra un anno ci sono le elezioni.

tran, tran! Agostini è rimasto a terra. Non ha fo­ rato. Il fatto è che i giapponesi hanno rinunciato alle corse. E Agostini? Non ha l'ingaggio. Te lo avevo detto Agostini di non fidarti dei giapponesi!

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Che facciamo una questione razziale? No. Facciamo una questione di sport. Quando Agostini decise di andarsene dall’Italia per correre coi giapponesi e fare pubblicità alle loro moto faceva due danni: incitava i giovani a correre con il suo esempio (dunque a sfrecciare lun­ go le strade e sbattere contro gli alberi e i paracarri) e danneggiava l'industria italiana. Disse che un professionista fa­ ceva cosi. Adesso, invece, dice che lo sport prima di tutto. Chiede di fare l'Ago racing team che significa squadra corse Agostini. In inglese. Possibile che non possa mai essere davvero italiano. Come Fiasconaro?

Pensieri. Colorati, svestiti, favolosi, sceneggiati. Rombanti. Mi viene in mente che in fondo ogni anno le cose si ricalcano: sono sempre le stesse. I morti nelle corse automobilistiche, le cose che noi di Stadium andiamo predicando da anni che vengono « inven­ tate » come toccasana da qualcuno che può inventare. E inventa, in­ venta!!! Le solite discussioni sul dilettantismo e sul professionismo. Liti, farse. Un intervistatore dice a Savoldi: « Lei come si sente dopo essere stato pagato due miliardi? ». E Savoldi che risponde: « Come prima... ». A stupida domanda i calciatori hanno imparato a dare stupide risposte. La Tivi presenta la ginnastica come uno sport legato all’arte poi l’in­ tervistatore dice: « Adesso questo sport verrà molto valorizzato, per­ ché CONI e Scuola si sono sposati e hanno stabilito che si faccia più ginnastica nella scuola... ». Siamo ancora alla preistoria: ginnastica, educazione fisica, sport preagonistico... E' tutta una cosa. Per la Tivi. E allora? Cosa volete che cambi? Sarà sempre il solito...

tran, tran... 0 chitarra romana, accompagnami tu.


(segue da pag. 24)

nostro specifico, un contributo originale alle trasformazioni in atto nella società e di esserne interpreti in un mondo, quello sportivo, tradizionalmente restio al rinno­ vamento.

Conducendo questa azione si sono regi­ strate negli ultimi anni notevoli conver­ genze sugli obiettivi del nostro lavoro e sulla volontà di instaurare un saldo rap­ porto tra sport e società. La differente matrice ideologica da cui partono le no­ stre associazioni non ha costituito un osta­ colo ma anzi ha reso vivi, interessanti e

fruttuosi i rapporti tra CSI e UISP, dando un contributo non indifferente all’azione unitaria più ampia agli enti di promozione sportiva.

In Alto: Il complesso internazionale degli studenti degli Oblati di Maria Immacolata durante l’« incontro di amicizia» a Villa Pamphili. Al Centro: il gruppo podistico del CSI di Foligno in Piazza S. Pietro. Sotto: Generoso Dattilo riceve dal presidente Notarlo la targa-ricordo del Trentennio.

L'obiettivo della riforma dello sport re­ sta il maggior impegno immediato; ma sia­ mo tutti coscienti che, oltre che nella legislazione, ancora molto resta da cam­ biare nel costume, nella concezione dello sport, perché questo serva alla piena realizzazione dell’uomo nell'àmbito della società.

Tra questi propositi e la loro attuazione esiste ancora un distacco da colmare: occorre che essi diventino patrimonio di tutti per superare le barriere che ancora oggi persistono tra le nostre basi asso­ ciative. Con questo potremo contribuire ulterior­ mente all’ampliamento delle partecipazioni e al progresso della democrazia nel nostro paese. Rinnovando i nostri sinceri auguri por­ go a tutti i saluti più affettuosi.

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La riflessione del CSI su

L’ASSOCIAZIONE E L'ISPIRAZIONE CRISTIANA Uno degli impegni associativi scaturiti dal congresso nazionale dell'anno scor­ so è di approfondire il significato e le conseguenze della nostra ispirazione cri­ stiana nel piti vasto àmbito del rapporto tra fede e impegno nella storia. Perché questa riflessione? Per due mo­ tivi. Uno interno, l’altro del contesto cattolico in cui la nostra associazione si colloca. Per parte nostra, abbiamo avvertito ampiamente il bisogno di approfondire questo tema perché — volendo essere fedeli e coerenti con la nostra scelta ispirativa — abbiamo necessità di com­ prendere meglio che cosa essa signi­ fichi in se stessa e in rapporto alle scelte sportive, educative, sociali e poli­ tiche che dobbiamo fare. In tale senso, la riflessione si inquadra tra le inizia­ tive di preparazione al Congresso nazio­ nale della prossima primavera (26-30 maggio 1976). Da una parte rappresenta la base, il fondamento, il punto di ri­ ferimento per le scelte che allora l’Associazione dovrà fare (vedi, al riguardo, Stadiuin speciale n. 11/12 del 31 ago­ sto, « II nostro programma associati­ vo », pagg. 43 e seguenti sul dibattito congressuale); dall’altra parte, però, il tema e la riflessione superano l’appun­ tamento congressuale e quindi avremo sicuramente un seguito dopo il Con­ gresso. 11 secondo motivo di questa rifles­ sione associativa va ricercato nella con­ comitante riflessione che sta impegnan­ do lutti i cattolici italiani c che avrà il suo momento culminante nell’autunno

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dell’anno prossimo, quando si terrà il Convegno indetto dalla Conferenza Epi­ scopale Italiana sul tema « Evangelizza­ zione e promozione umana ». Ricordiamo alcuni precedenti di que­ sta iniziativa. Nel giugno del 1973, l’Assemblea dei Vescovi italiani fece pro­ pria una specifica proposta del presi­ dente cardinale Poma, deliberando di promuovere un convegno di studio della Chiesa in Italia appunto su « Evangeliz­ zazione e promozione umana ». Il Con­ vegno è aperto a tutte le componenti della Chiesa in Italia. Nella volontà dei vescovi che lo hanno promosso, il Con­ vegno intende costituire un momento di confronto e di dialogo fra tutti i cri­ stiani per riscoprire la loro fondamen­ tale unità di fede e di attiva partecipa­ zione alla vita della Chiesa. La preparazione del Convegno è affi­ data a un comitato presieduto dal se­ gretario generale della CEI Mons. Bartolctti e formato da trentatré persona­ lità fra vescovi, sacerdoti e laici scelti in base alle loro specifiche competenze. Sono stati già preparati e diffusi un do­ cumento base — con alcune indicazioni dottrinali sul tema — e un secondo documento che pone gli interrogativi a cui il convegno dovrà rispondere. Ovviamente i cattolici sono invitati e impegnati a dibattere fin d’ora il tema a livello di chiese locali e all’interno delle varie istituzioni. Ciò sta avvenen­ do in larga misura con molteplici ini­ ziative. Una di queste — rifcrcntesi alle ACLI — è ampiamente segnalata nelle ultime pagine di questo numero.

Svolti con successo i Convegni territoriali Gli annunciati « convegni territoriali di verifica e di ricerca sull’at­ tività sportiva » si sono svolti con notevole successo nei giorni 22 e 23 novembre a Salsoniaggiorc, a Roma e a Cava de’ Tirreni. Vi hanno partecipato complessivamente circa 400 persone, in rappre­ sentanza di 130 società sportive di circa 70 Consigli provinciali e zonali, molti dei quali presenti anche con propri responsabili. Ovunque si è registrata una viva e attiva partecipazione che ha permesso di raccogliere un ampio materiale documentario sulla vita, sulle attività, sui problemi e sulle esigenze delle nostre società sportive. Tale materiale sarà ora vaglialo e ordinato in un incontro ristretto che si svolgerà a Roma nei giorni 24 e 25 gennaio p.v. nel quale saranno anche recuperate le risultanze dell’incontro nazionale sui Centri di formazione svoltosi nella primavera scorsa. I dati che emergeranno, oltre che partecipati all’Associazione, saran­ no portati al Congresso nazionale per agevolare le scelte che l'Associazione in quell’occasione sarà chiamata ad operare.

Anche il CSI intende partecipare a questa iniziativa della Chiesa seguendo al suo interno un itinerario di riflessio­ ne che gli consenta di portare al Con­ vegno indetto dalla CEI lo specifico contributo della sua esperienza nel mon­ do sportivo. All’indomani del nostro Congresso na­ zionale 1974, il Consiglio nazionale co­ stituì una Commissione che chiarisse i termini della questione e indicasse gli strumenti per affrontarla. Ciò fatto. ìo stesso Consiglio ha deciso un itinerario di massa che ora la Presidenza nazio­ nale ha provveduto a precisare. Eccolo, nelle sue linee essenziali. Nei giorni 28 e 29 febbraio si terrà un incontro di approfondimento sulla nostra associazione e l’ispirazione cri­ stiana. L’incontro si svolgerà a livello di un gruppo di persone — un numero ristretto dunque — facenti parte del­ l’associazione e altre esterne ad essa, scelti in base alla loro esperienza e com­ petenza in ordine al tema in discussio­ ne. All'incontro potranno però parteci­ pare i soci che lo desiderino, in qualità di ascoltatori. E’ una scelta che può sembrare drastica, ma rientra nella lo­ gica — e nella necessità — di un pre­ ciso itinerario da seguire. Per giungere preparati all’incontro sa­ ranno inviati ai responsabili delle no­ stre strutture provinciali e zonali, una serie di contributi sul tema, tratti da libri e riviste, e insieme le domande specifiche che l’Associazionc si pone, alle quali rincontro del 28 febbraio do­ vrà dare una prima risposta. Gli invi­ tati a comporre il gruppo del CSI sa­ ranno essi stessi protagonisti dell’in­ contro e quindi dovranno prepararsi a portarvi uno specifico contributo che sarà confrontato con quello degli esper­ ti esterni all’Associazione. I risultati dell'incontro saranno par­ tecipati a tutta l'Associazione già prima del Congresso nazionale. Ma. come si diceva, la riflessione associativa non si concluderà con il congresso. Avrà certa­ mente un seguito che oggi — per in­ comprensibili motivi — non siamo in grado di prevedere. Dovrebbe essere co­ munque un seguito che coinvolge più largamente possibile i soci del CSI. Essi, pero, sono fin d’ora invitati e impegnati a riflettere sul terna, pro­ muovendo anche iniziative locali a tale scopo. Stadiuin, per parte sua, cerche­ rà di offrire uno stimolo e un contri­ buto, come già negli ultimi numeri e in questo stesso ha cominciato a fare.

D. 0.

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Politica

La prossima edizione dea Giochi della gioventù Il 28 ottobre scorso CONI e Ministero della P.I. hanno firmato il documento che conferma l'accordo di collabora­ zione per l'organizzazione dei Giochi della Gioventù 1976. Il relativo progetto tecnico contiene alcune innovazioni. E’ bene che i no­ stri responsabili a tutti i livelli ne pren­ dano conoscenza, il che è facile richie­ dendo l’opuscolo largamente diffuso presso tutte le province, i comuni e le scuole. Tra le novità, segnaliamo l'inclusione nelle Commissioni a tutti i livelli — co­ munale, intercomunale, provinciale, re­ gionale e nazionale — di « delegati, fino ad un massimo di tre, degli enti di pro­ mozione sportiva ». Ora, è urgente che gli organi periferici degli enti di promozione sportiva si in­ teressino urgentemente per designare i propri delegati e partecipare al lavoro delle Commissioni. Quanto al giudizio sul nuovo progetto tecnico dei Giochi ’76, riportiamo qui di seguito il testo della lettera che gli Enti hanno inviato al Ministero della P.I. e al CONI.

Gli Enti di promozione sportiva ACSI, AICS, CSEN, CSI, ENDAS, UISP ed U.S. ACLI hanno preso in esame il « pro­ getto tecnico dei Giochi della Gioventù 1976 » che costituisce la base del recente accordo tra Ministero della Pubblica Istruzione e CONI. In particolare prendono atto dell'ac­ coglimento di alcuni correttivi positivi introdotti nel progetto tecnico, anche sulla base delle indicazioni espresse dal­ le forze associative. Tra questi intendono sottolineare: — l'inserimento nelle commissioni di un rappresentante dei presidenti dei consigli di circolo e di istituto, anche se attraverso un meccanismo di desi­ gnazione che non risulta convincente soprattutto per le grandi e medie città; — la partecipazione di tutti gli alunni delle classi del secondo ciclo della scuola elementare; l’estensione a tutti della partecipazione alle fasi suc­ cessive a quelle comunali; la validi­ tà dell'assicurazione scolastica; — l'inserimento degli enti di promozio­ ne sportiva nelle commissioni a tutti i livelli.

Tuttavia è opinione degli enti suddet­ ti che i mutamenti introdotti non eli­ minino il rischio che attraverso i Gio­ chi si giunga ad un meccanismo di di­ visione tra «i più adatti ed i meno a-

datti », tra scuole con le attrezzature e quelle senza possibilità di svolgere un minimo movimento che non sia solo « tra i banchi » o lungo il corridoio, che non risponde alle esigenze attuali della nostra società di fronte alla qua­ le stanno i gravi problemi dello svi­ luppo psico-fisico dei ragazzi, aggravati dalle carenze che il sistema scolastico continua a mostrare a questo riguardo, specie nella insufficiente ricerca e for­ mulazione di nuovi programmi più coe­ renti all'attuale realtà socio-pedagogica; nella carenza di formazione degli inseguanti e maestri; nell’attuazione dei programmi sull’edilizia e sulle attrezzature scolastiche. I « Giochi » non costituiscono ancora, a nostro avviso, una soluzione rispon­ dente in pieno al grado di maturità raggiunto nella coscienza dei cittadini, quale si è espresso nella dialettica in atto negli organi collegiali di governo della scuola e nella pressante richiesta in essi emergente di attività ludico-motorie e di avviamento alla pratica spor­ tiva. Nonostante le dichiarazioni di prin­ cipio contenute nella premessa al pro­ getto dei Giochi, oggettivamente resta presente il rischio che nell'attuazione pratica rimangano una manifestazione fine a se stessa, di semplice avviamento allo sport, nella quale non può esaurirsi il valore pedagogico complesso che de­ ve essere attribuito all'educazione fisica inserita nel processo globale della for­ mazione scolastica. .4 queste considerazioni vanno aggiunti alni rilievi critici piti specifici, quali ad esempio: — il ruolo rubalterno che continua ad essere attribuito agli Enti Lucali ed alle Regioni; — il mantenimento della fase finale na­ zionale, con la funzione selettiva che essa di fatto svolge;

— la limitazione nelle scelte dell'attività sportiva che si vuole praticare. Ciononostante gli Enti di promozione sportiva, tenendo conto delle aperture che si sono oggettivamente manifestate nei loro confronti, delle possibilità of­ ferte dalla nuova regolamentazione e dal quadro complessivo in cui i Giochi si collocano, ritengono di poter dare il lo­ ro apporto all'edizione 1976, attraverso una presenza non puramente formale o tecnica, ma di concreta partecipazione alla programmazione ed alla gestione delle iniziative ed all'uso dei mezziLa maggiore sensibilità per i problemi dell'educazione fisica e sportiva nella sua funzione formativa, preventiva e so­ ciale che si rileva nella scuola, anche per il lavoro svolto in collaborazione con essa daH'associazionismo, sta creando le premesse per una comune ricerca e sperimentazione in direzione di un avviamento all’esercizio di una pratica sportiva che, non finalizzata semplici­ sticamente al risultato tecnico, sviluppi realmente i contenuti sopra espressi. E’ a queste finalità che si rivolge l'im­ pegno degli Enti di promozione sporti­ va ed è con questo spirito che per l’edi­ zione del 1977 ritengono indispensabile fin da ora una verifica complessiva del­ l'esperienza, che sia alla base di un coin‘ volgimento programmato di tutte le for­ ze interessate (.Ministero della Pubblica Istruzione, CONI, Enti Lucali, Associa­ zionismo) all'elaborazione di un proget­ to di impegno che risponda meglio alle necessità di ordine più generale. Aderendo, frattanto, all'invito di par­ tecipare all'attuale edizione dei Giochi, i sottoscritti Enti informano di aver designato quali loro rappresentanti per la « Commissione Centrale » i signori Aldo Di Matteo ed Enrico Guabello. GLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA ACSI. AICS, CSI, CSEN, ENDAS, LISP, U.S. ACLI

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Politica

IL CONVEGNO DI ALESSANDRIA SU

Turismo, tempo libero e sport Per iniziativa congiunta della Regione Piemonte, della Provincia e del Comu­ ne di Alessandria si è svolto nella Casa della Cultura della stessa città, nei gior­ ni 29 e 30 novembre, il primo Conve­ gno sul tema: « Turismo, tempo libero, sport ». Un convegno ben preparato, ricco di intenti qualificati sui vari pun­ ti all’ordine del giorno, seguito con in­ teresse da numerosi partecipanti in tutte e due le giornate di lavoro. Nella mattinata di sabato 29 sono state presentate le tre relazioni di base del convegno. Dopo gli interventi introduttivi del Sindaco di Alessandria, Felice Bergoglio, e del Presidente dell’Amministrazione provinciale, geom. Lorenzo Demi­ cheli, ha preso la parola l'assessore pro­ vinciale al turismo e allo sport, Franco Gatti. Egli, in una circostanziata rela­ zione, ha prospettato un quadro globa­ le e organico della situazione, dei pro­ blemi e delle prospettive sulle temati­ che oggetto del convegno. Muovendo dal concetto di tempo libero, turismo e sport come servizio sociale, ha traccia­ to le linee per impostare in termini ra­ dicalmente nuovi i problemi del setto­ re fornendo a tal fine le relative indica­ zioni operative. Egli ha concluso affer­ mando che « la gestione sociale del tem­ po libero è la premessa necessaria per realizzare l’obiettivo delle riforme già dal livello di base. Per realizzare ciò — ha proseguito — è necessario che ai Co­ muni ed alle Province siano concessi più ampi poteri ed una più sostanziale autonomia finanziaria. Per questo la battaglia è di ordine generale. Infatti essa è legata direttamente al processo di democratizzazione dello Stato ». La comunicazione sullo sport è stata svolta dal nostro Presidente nazionale prof. Aldo Notano che ha tracciato il ruolo, i compiti e gli strumenti per la riforma dello sport spettanti agli enti locali insieme alle associazioni. Gli ha fatto seguito la comunicazio­ ne su « gli Enti locali ed associazioni­ smo per la riforma delle istituzioni cul­ turali e di tempo libero » tenuta da Giorgio Bertolini in rappresentanza del­ le Associazioni piemontesi ARCI/UISP, ACL1/ENDAS ed ENDAS. Rilevata l’esi­ genza di una nuova legislazione che va­ lorizzi, sostenga e indirizzi l’intervento pubblico, l’oratore ha precisato che se­ condo tale legge, « lo Stato finanzia con decreto di delega le Regioni, le quali programmano e con gli Enti locali rea­ lizzano strutture ed impianti e con l’ap-

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porto dell'associazionismo promuovono le iniziative ». « Occorre poi sviluppare — ha concluso — una gestione sociale degli impianti, delle strutture e delle istituzioni che favorisca il crescere del­ l’associazionismo per rimuovere attra­ verso forme di partecipazione attiva e consapevole ogni forma di separazione tra istituzioni pubbliche e società civile. Nel pomeriggio di sabato, i lavori del Convegno sono proseguiti articolandosi in due gruppi di studio: uno per lo sport, l’altro per il turismo e il tempo libero. 11 gruppo dello sport ha discusso, ol­ tre che sugli interventi del mattino, sulle comunicazioni di Vitaliano Grossi, dirigente di società sportiva, su « La le­ gislazione regionale per il potenziamen­ to delle attività sportive; di Gianlorenzo Cellerino, assessore allo sport del comune di Alessandria, su « I centri di formazione fisico-sportiva nella nuova politica del Comune »; del dott. Vladi­ miro Peretta, specialista in medicina sportiva, su « Lo sport e la prevenzione delle malattie ».

Il gruppo del turismo, per parte sua, ha discusso anche sulle seguenti co-' municazioni: di Gianni Ghè, consigliere del comune di Alessandria su « Turismo e ambiente per una gestione sociale del territorio nella provincia di Alessan­ dria »; di Mario Bianchi, segretario na­ zionale dell'Assoturismo su « L'interven­ to dell'Associazionismo e dell’Ente Lo­ cale a difesa della piccola e media im­ presa alberghiera »; di Sereno Bono, consigliere della Regione Piemonte, su « Il turismo come problema di svilup po regionale »; di Carlo Beltrame, di­ rettore della CeDRES-Uflìcio Studi dell’Amministrazione provinciale di Ales­ sandria, su « Il turismo in provincia di Alessandria: caratteristica e dimensioni del fenomeno ». I lavori sono proseguiti domenica mattina con la discussione assembleare dei risultati dei gruppi e con l’approva­ zione di due documenti conclusivi re­ lativi uno allo sport e l’altro al turismo e tempo libero. Qui di seguito pubblichiamo il testo del documento sullo sport.

LE PROPOSTE DEGLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA DELLA PROVINCIA DI ALESSANDRIA PER UNA NUOVA POLITICA SPORTIVA Il convegno ritiene urgente la defini­ zione di una nuova legge nazionale, glo­ bale ed organica, che insieme alla san­ zione di sport come diritto civile e ser­ vizio sociale, regolamenti giuridicamen­ te le funzioni delle diverse istanze: Sta­ to, Regioni, Enti Locali, Associazioni­ smo, CONI. In questo quadro acquista priorità soprattutto il superamento della legge 426, istitutiva del CONI e l’attribuzione al CONI stesso di funzioni specifiche sulla base del regolamento del Comita­ to Olimpico Internazionale.

11 nuovo assetto legislativo deve co­ munque prevedere: 1. Il riconoscimento giuridico degli Enti di promozione sportiva a tutti i li­ velli; 2. l’attribuzione, secondo coerenti prin­ cìpi di democrazia e partecipazione, dei compiti al CONI e alle Federazioni; 3. l'istituzione a livello statale di un organismo rappresentativo di tutte le forze interessate con compiti di defini­ zione degli indirizzi di programmazione generale e di coordinamento degli inve­

stimenti a favore dello sport, sotto il controllo del Parlamento; 4. il controllo di tutti gli attuali stan­ ziamenti che sotto diverse forme e mol­ teplici istituti giungono allo sport, più di tutti i proventi del Totocalcio, con l'istituzione di un apposito capitolo nel bilancio generale dello sport che assi­ curi gli ulteriori necessari finanziamenti per una politica di promozione sportiva decentrata; 5. la revisione dell’istituto del Credito sportivo come strumento a disposizione della politica di programmazione regio­ nale e per la costruzione da parte de­ gli Enti locali di impianti sportivi e di tempo libero funzionali all’attuale do­ manda sociale, attraverso una modifica tanto della legge istitutiva come dei meccanismi di finanziamento e di ge­ stione.

Impianti e strutture Rispetto al problema della grave ca­ renza di impianti sportivi polivalenti dovuta alla scelta dello Stato in mate-


ria c all’oggcttiva preferenza che il CO­ NI ha dato alla costruzione di impian­ ti atti a svolgere attività spettacolare e selettiva, il Convegno indica nella re­ gione e negli Enti locali i protagonisti di uno specifico intervento su queste precise basi: a) una riforma della legge regiona­ le sullo sport che stimoli l’intervento diretto delle regioni nella costruzione degli impianti sportivi, attraverso un rapporto stretto di collaborazione con i Comuni e con il coordinamento delle province nella prospettiva del funziona­ mento delle unità comprensoriali; b) la programmazione di una po­ litica territoriale attraverso i piani regolatori per il reperimento di aree da adibire a verde attrezzato e ad impian­ ti sportivi polivalenti in relazione alla domanda sociale; c) l’affermazione del criterio della costruzione c manutenzione, da affidar-, si ai Comuni, di impianti funzionali a medio e a basso costo, onde evitare costruzioni futuristiche, poco fruibili e ad alto costo; d) l'affermazione del principio so­ ciale della gestione degli impianti e cioè della partecipazione alla gestione anche da parte degli Enti di promozione spor­ tiva degli Enti di tempo libero, delle società sportive facenti parte dei Con­ sigli di quartiere, dei Comitati di quar­ tiere, degli organismi della Scuola, del­ le zone sanitarie, in stretta collabora­ zione con l’Ente Locale; e) l’assegnazione di contributi re­ gionali a favore degli Enti di promozio­ ne sportiva per la preparazione di ani­ matori dello sport sociale, nonché per la realizzazione di incontri e convegni, studi e ricerche, indagini conoscitive sulle varie situazioni locali; f) l’impegno della regione ad at­ tuare interventi a favore di Comuni, Comunità montane, nonché a favore di Enti o Associazioni praticanti attività sportive dilettantistiche senza fini di lucro; g) una decisa azione per il rccupero totale dei beni dell’ex-GIL; h) l’istituzione dell’anagrafe sanitaria individuale che segua il ragazzo nel corso della sua evoluzione.

Per lo sviluppo delle attività sportive nella scuola, nei quar­ tieri e fra i giovani 11 Convegno ritiene fortemente inade­ guata l’attuale situazione dell’educazio­ ne fisica nella Scuola, nella preparazio­ ne e formazione del personale insegnan­ te e nelle strutture c attrezzature. Que­ sta situazione non consente alla Scuola italiana di assolvere ad uno dei suoi compiti fondamentali: la formazione complessiva dei giovani nel rispetto del­ le loro esigenze e possibilità psicofisi­ che in tutto l’arco dell’età evolutiva. Occorre quindi una nuova politica scolastica, anche in questo settore, che, collegata ad un disegno globale di ri­ forma della scuola, nella prospettiva

del tempo pieno, realizzi forme di atti­ vità fisiche per tutti, globalizzate e di assuefazione alla motricità, basate sul gioco didattico, sulla ginnastica preven­ tiva, ludica c presportiva, sino all'edu­ cazione sportiva vera e propria. Per realizzare questo nuovo modello di scuola, vi sono diversi piani di ini­ ziativa: nazionale, regionale c locale. In primo luogo è necessaria una nuo­ va qualificazione professionale degli in­ segnanti di educazione fisica, che non può più avvenire attraverso l'ISEF, esi­ genza sollecitata anche dagli stessi in­ teressati. A tal proposito si propone, in attesa della riforma universitaria, che la Regione si faccia promotrice di un incontro con la provincia e il Comune di Torino, con l’ISEF e i rappresentan-

ti degli studenti per la revisione della convenzione costitutiva dell’istituto stesso. E’ altrettanto importante che le po­ che strutture scolastiche esistenti sia­ no totalmente utilizzate e che, nel ge­ nerale impegno della Regione Piemon­ te e degli Enti locali per il diritto allo studio, trovi la giusta collocazione il problema del potenziamento degli im­ pianti sportivi scolastici come futuri centri di vita sociale. Inoltre, occorre che le strutture esi­ stenti siano effettivamente aperte al­ l’impegno da parte delle varie compo­ nenti sociali ed in particolare agli Enti di promozione sportiva, come del resto sta già accadendo in alcune realtà della provincia di Alessandria.

LA LEGGE SUGLI SGRAVI FISCALI

Quasi riconoscimento legale per gHi Enti di promozione Il 19 novembre u.s., la Commissione Finanze e Tesoro della Camera, riunita in sede legislativa, ha approvato la pro­ posta di legge Tesini e altri su gli « Ab­ buoni dell’imposta sugli spettacoli spor­ tivi ». E’ quasi certo che la legge sarà approvata nel giro di pochi giorni an­ che dal Senato. Noi demmo già a suo tempo un giu­ dizio su questa iniziativa legislativa: es­ sa avrebbe veramente senso se inqua­ drata in un contesto più ampio e so­ stanziale di iniziative legislative ten­ denti a riordinare tutta la materia spor­ tiva. Ma tant’è. ormai è approvata e amen! Questo non entusiastico giudizio lo ribadiamo anche se il testo della legge contiene un elemento di estrema im­ portanza per noi Enti di promozione sportiva, cioè l’espresso riferimento al­ la nostra denominazione. E’ la prima volta che ciò avviene in una legge e il fatto ha l’indubbia rile­ vanza della presa d'atto ufficiale da parte dello Stato dell’esistenza e della funzione degli Enti di promozione. Non è tutto, ma è già qualcosa. Ricordiamo che nel 1965 gli Enti di promozione sportiva furono espressamente citati nella relazione che presentò al parla­ mento la legge Fifty-fifty; nel 1974 fu­ rono inclusi tra le norme di applica­ zione della legge istitutiva del CONI, emanate con decreto del Presidente del­ la Repubblica. Ora, finalmente, una legge! Domani, chissà, potrebbe arriva­ re anche il riconoscimento esplicito del­ le nostre funzioni sociali in una nuova legge quadro dello sport italiano. Tre passetti in dieci anni: ora ne manca uno solo, ma è il piti grosso. Ecco, comunque, il testo della legge che modifica sostanzialmente le impo­

sizioni fiscali anche e soprattutto sui biglietti d'ingresso del prezzo fino a li­ re 2.000, che rappresentano in genere un tetto per gli spettacoli organizzati dalle piccole società sportive. ARTICOLO UNICO

Per le manifestazioni sportive orga­ nizzate o svolte sotto il controllo del CONI o degli Enti di propaganda e di promozione sportiva, l’imposta sugli spettacoli di cui al punto 2 della ta­ bella allegata al decreto del Presiden­ te della Repubblica 26 ottobre 1972, nu­ mero 640, è dovuta nelle seguenti mi­ sure se negli impianti sportivi, o nelle aree ove si svolgono spettacoli sportivi, almeno il 40 per cento dei posti è de­ stinato a biglietti fino a lire 2.000 nette: corrispettivi fino a lire 2.000 nette, il 4 per cento;

corrispettivi da lire 2.001 nette fino a lire 10.000 nette, il 15 per cento; corrispettivi da lire 10.001 nette fino a lire 15.000 nette, il 25 per cento; corrispettivi oltre lire 15.000, il 50 per cento. Per l’applicazione della presente leg­ ge agli spettacoli sportivi svolti in pa­ lestre, palazzi dello sport ed altri im­ pianti chiusi, la riserva dei posti per biglietti fino a lire 2.000 deve corrispon­ dere almeno al 20 per cento dei posti disponibili.

Per gli spettacoli sportivi per i quali il prezzo dei biglietti è fissato fino a lire 2.000 nette, l’imposta per i primi mille biglietti è dovuta nella misura dell’uno per cento.

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Politica

IL MINISTRO MALFATTI! AL PANATHLON CLUB D3 ROMA

Sport e Scuola II Panathlon Club di Roma ha orga­ nizzalo a line novembre una riunione conviviale, cui hanno presenzialo l’avv. Onesti, il segretario del CONI dott. Pe­ scante. presidenti di Federazioni spor­ tive ed altre personalità del mondo sportivo. Ospite d’onore il Ministro della Pub­ blica Istruzione, on. Malfatti, che ha in­ trattenuto i presenti con un’amabile ed interessante conversazione sul tema « Sport e Scuola ». Dopo aver sottolineato che « l’educa­ zione fisica e l'attività sportiva non de­ vono piu rappresentare aspetti margi­ nali nell’opera di educazione e forma­ zione giovanile, ma devono assumere un ruolo sempre più importante e signifi­ cativo nella vita dei giovani » e che in questa prospettiva va inquadrato rac­ cordo Ministero P.l.-CONI sui Giochi della Gioventù, il Ministro ha fatto una panoramica dei problemi più urgenti e significativi che si presentano nell’àmbi­ to dello sport scolastico. Facendo riferimento ai Decreti Dele­ gati e a tutto ciò che essi hanno messo in moto come partecipazione attiva dei cittadini e di tutte le componenti sco­ lastiche, « si è visto — ha detto il Mi­ nistro — che tra le richieste più pres­ santi vi è quella generale di una pra­ tica sportiva quantitativamente e quali­ tativamente migliore a favore della gio­ ventù. Ed ecco allora che al di là del­ l’accentuata conflittualità che stringe la Scuola, dobbiamo prendere atto di que­ sti fatti nuovi intervenuti a modificare la struttura della scuola italiana, in quanto hanno immesso in essa, attra­ verso gli organismi creati dal basso, al­ tre forze sociali ». L’accenno alle nuove strutture della scuola non è un discorso — secondo il Ministro — lontano da quello dell’edu­ cazione fisica e della pratica sportila. « Questa disciplina di formazione uma­ na e culturale, coinvolgendo e responsa­ bilizzando piti persone, può diventare un mezzo di crescita e di animazione della nostra generazione. Se tutti noi. iMinistero della P.L, CONI, Enti promo­ zionali sportivi e le altre forze sociali del settore, riusciremo a fare del nostro Paese di tifosi un Paese di sportivi, opereremo un salto di qualità i cui ri­ flessi potranno avere proporzioni im­ mense. Siamo ancora lontani da que­ sti traguardi, e lo siamo perche la scuo­ la sinora non ha svolto appieno il suo ruolo di funzione promozionale alla pratica sportiva intesa come fatto di costume, come fenomeno permanente c non occasionale ».

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La pratica dell’educazione fìsica nelle scuole elementari vede ii suo problema principale nella formazione di quadri specializzati. Per risolverlo, il Ministe­ ro della P.l. si appresta ad organizzare corsi di aggiornamento e qualificazione per 10.000 maestri elementari in oltre 800 sedi. L’on. Malfatti ha tuttavia rico­ nosciuto che la strada per risolvere de­ finitivamente questo problema è quella ancora lontana della istituzione del ruo­ lo di insegnanti di E.F. nella scuola pri­ maria, « una strada affascinante ma costosa ». C’è poi il problema delle palestre c delle strutture, ma — secondo il Mini­ stro — si va facendo meno drammatico: nel 1974-75 si aveva una palestra ogni due scuole (rapporto 1/1,9). quando nel 1972 il rapporto era di 1/3,34. Qui sa­ rebbe però il caso che qualcuno dicesse

al Ministro che alcune vecchie e cadenti « stamberghe » o scantinati, che nulla hanno di igienico, sono fatte passare per palestre. Successivamente l’on. Mal­ fatti ha ricordato, al riguardo, l'appro­ vazione di un disegno di legge in base al quale l’edilizia scolastica disporrà di 2.COÒ miliardi di lire. 11 Ministro ha anche parlato del pro­ blema della formazione professionale degli insegnanti di educazione fisica, per i quali ha predisposto un disegno di legge per la costituzione della Fa­ coltà. L’on. Malfatti ha accennato, infine, al problema della riforma dei program­ mi e dei contenuti di un’attività fisico­ sportiva e di animazione che sia vera­ mente congeniale ai giovani di questo nostro tempo.

Luigi Mosca

ALLA DEMOCRAZIA CRISTIANA

Insediato l'ufficio sport e tempo libero Si è insedialo il 28 novembre, nella sede della DC a Piazza del Gesù, l’LIlfìcio per i problemi dello sport e del tem­ po libero, diretto dall’on. Franco Evan­ gelisti. L’organismo si propone una va­ lutazione globale dei problemi dello sport e in questo discorso confluiscono tulli gli Enti, gli organi di Stato e gli Istituti che si occupano della particolare e delicata materia. L’on. Evangelisti, ha auspicato, oltre alla formulazione di va­ lide ipotesi legislative, l’incentivazione dei comitati provinciali e la costituzione di un gruppo parlamentare di amici del­ lo sport chiamato di volta in volta a pronunciarsi sui problemi più attuali, nel quadro di un vasto programma con­ figurato nell’àmbito dello sport sociale. L’on. Evangelisti ha definito preziosa la collaborazione degli enti promozionali, quali la Libertas e il CSI. Tanto il doli. Giovanni Montella quanto il prof. Aldo Notario hanno assicurato la piena ade­ sione rispettivamente della Libertas e del CSI, che procedono comunque su binari autonomi. Palmilessa ha parlato dei problemi

dcll’Enal c del tempo libero, Lojacono dell’incidenza del Cusi, cioè dell’attività universi laria, Zolla delle società sporti­ ve senza lini di lucro. Fiumara dello sport nella scuola, Cozzoli delle funzioni dell’istituto per il credito sportivo, No­ iario dell'esigenza di attuare una autenti­ ca linea di politica sportiva attualmente carente nei partiti dell’arco democrati­ co. Interessante l'intervento di De Dominicis, che ha fornito cifre riferite all’ attività della Cassa per il Mezzogiorno. L’onorevole Evangelisti ha aggiornato la seduta, affidando a un ristretto co­ mitato di lavoro l’esame dell’indagine conoscitiva sullo sport allo studio della Camera. L'Ufficio per i problemi dello sport e del tempo libero annovera gli amici Acrili, Amendola, Bendandi, Boaz.z.elli, Erotto, Celeste, Cozzoli De Dominkis, Fiumara, Guaitini, Greco, Lo Bello, Lo­ jacono, I.onero Luisi, Manganelli, Man­ nello, Mistretta Montella, Muccitelli, Niccolini, Notorio, Pagani, Palmilessa, Pen­ nacchio, Pennacchi™, Piccoli. Rendina, Rocca, Ziantoni e Zolla.


Una consulta sportiva da stimolare Dal marzo del 1971 esiste a Cremona la Consulta Sportiva, un organismo a partecipazione diretta per lo studio e la soluzione dei problemi della comunità cittadina attinenti allo sport. La Consulta è partita con propositi ambiziosi; è, infatti, suo compito (art. 2 del suo Regolamento) « porre in discus­ sione, studiare, approfondire, elaborare, proporre: a) soluzioni idonee per risolvere i pro­ blemi dello Sport riguardanti il terri­ torio e la comunità comunale offrendo la propria disponibilità agli organismi comprensoriali e provinciali che venis­ sero costituiti; b) iniziative di stimolo e di sollecita­ zione nei confronti del Governo, Ente Regione, Enti Locali, Scuola. Mondo del Lavoro, Organizzazioni sportive, per la soluzione di problemi di loro compe­ tenza per lo sviluppo dell'attività for­ mativa, fisica c sportiva delle giovani generazioni; c) indicazioni e suggerimenti sia all’ Amministrazione locale, sia agli Enti sportivi per promuovere e realizzare, con ordine e metodo, la diffusione dcll’attività fisico-sportiva anche sul piano for­ mativo, propedeutico, ricreativo, dilettan­ tistico; d) favorire lo sviluppo dell’associazio­ nismo sportivo, l’autogestione degli im­ pianti e l’assunzione di iniziative da par­ te degli sportivi e dei cittadini interes­ sati ». All’atto pratico poco di quanto pre­ visto è stato effettivamente realizzato. Quali le cause? A nostro avviso le responsabilità non vanno certamente ricercate in una sola direzione. Sia gli sportivi che gli ammini­ stratori hanno, in primo luogo, dimo­ strato di non credere o, comunque, di non capire a fondo il valore di questa proposta. Alcuni rilievi vanno fatti anche al Comitato Coordinatore, che nelle inten­ zioni dei suoi ideatori aveva la funzione di catalizzatore e propulsore delle atti­ vità della Consulta. Il suo maggior tor­ to è stato quello di non aver rivestito con la dovuta energia questo ruolo, fors’anche perché non guidato con la dovuta energica spregiudicatezza; sareb­ be, infatti, opportuno che a capo di esso e della Consulta non venisse messo un Consigliere Comunale, ma una persona ugualmente idonea ed in più svincolata da obblighi verso gruppi o partiti. Il Centro Sportivo, a livello di comi-

tato ha partecipato con assiduità ed impegno. Ultimamente ha pure prescntatovarie proposte per un rilancio dell’ attività della Consulta; oltre alla costru­ zione di nuovi impianti già programmati e di urgente necessità viene chiesto di: 1) tener conto delle esperienze acqui­ site per rivedere i regolamenti delle Commissioni preposte ai vari impianti; 2) costituire nuove Commisioni (Scuola c Sport; Promozione di uno Sport so­ ciale; Impianti) perché la Consulta si apra a più numeri di problemi; 3) vivacizzare le riunioni della Assem­ blea preparando per tempo le relazioni, cosi da poter inviare le tracce con an­ ticipo, permettendo in tal modo che vengano discusse già all’interno delle singole società c ciò per favorire una vera partecipazione della base;

4) stimolare il Comune a farsi promo­ tore, più spesso, di iniziative di promo­ zione sportiva e di recupero allo Sport soprattutto dei giovani meno dotati, o gestendo in proprio quelle che interes­ sano ampi strati della cittadinanza, o favorendo quelle provengono da altre fonti. Al contrario, scarso è stato l’impegno delle Società del CSI che hanno sempre ignorato ogni invito ad un lavoro co­ mune. Alla Consulta vanno però riconosciuti dei grossi meriti, primo fra tutti l'aver aperto l’uso degli impianti a tutti i so­ dalizi organizzati e l’averne consentito la gestione diretta agli sportivi attra­ verso commissioni a cui partecipano tutte le componenti più rappresentative del mondo sportivo cremonese. Va anche detto che le ultime realizza­ zioni si sono ottenute dietro la spinta di precise richieste scaturite in Assem­ blea, spesso corredate da ragguagli tec­ nici che hanno evitato errori e sprechi nella attuazione pratica. A conclusione pensiamo di poter af­ fermare che la Consulta dello sport re­ sta tuttora valida come proposta, va però arricchita di nuovi contenuti e. soprattutto, vissuta in modo più con­ vinto e partecipato da coloro che sono chiamati a farne parte.

Maria Rosa Zanacchi

Bonarelli ci ha passato il testimone

Il conte Riccardo Bonarelli, per tanti anni dirigente tecnico del CSI naziona­ le, si è spento all’età di 95 anni. Sono certamente in tanti a ricordare la figu­ ra e l’opera dell’amico Bonarelli: tutti ‘•quelli che hanno avuto la fortuna di vivere insieme a lui l’appassionante esperienza dei primi avventurosi anni della nostra Associazione. Io in special modo che, «pivello» e spaesato per il primo impatto con una realtà sociale e sportiva ben diversa da quella africana nella quale avevo vissuto per ben 13 anni, ho avuto il grande privilegio di lavorare gomito a gomito con lui che mi è stato prodigo, n.ia ,c9n discrezione ed umiltà, di pre­ ziosi insegnamenti e di esemplari prin­ cipi, desidero ricordarlo a tutti coloro

che, come me, hanno apprezzato le sue doti umane, morali e spirituali, la si­ gnorilità di tratto, la poliedrica compe­ tenza tecnica, che gli permetteva di as­ solvere contemporaneamente gravosi e delicati incarichi in tante discipline sportive ed in particolare nell'atletica leggera, nel ciclismo e nello sci, oltre ad essere valente cronometrista. In questo momento commovente in cui simbolicamente riceviamo dalla Sua forte mano di amante della montagna ili « testimone » di una vita generosa spesa per i giovani e con i giovani, sen­ to d’impegnarmi e di impegnare tutti noi perché nel ricordo della sua testi­ monianza la « staffetta » della vita al servizio delle giovani generazioni con­ tinui con lo stesso appassionato impe­ gno e con la stesa adamantica purezza d’intenti. All’amico Riccardo assicuriamo il no­ stro ricordo c il cristiano suffragio per la sua anima, mentre a nome dì tutta l'Associazione porgiamo alla sua figlio­ la i sensi della nostra più sincera par­ tecipazione al suo cordoglio.

FILIPPO DRAGOTTO Nella fotografia: Il momento in cui il conte Bonarelli, al compimento dell’ot­ tantesimo anno di età, cessa la sua col­ laborazione attiva al CSI, ricevendo dal Prof. Notorio una medaglia d’oro, quale tangibile segno di riconoscenza per l’appassionata opera svolta ininter­ rottamente per 16 anni c cioè dalla fon­ dazione del CSI al 1960.

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Costume

Un putto roseo da educare allo sport Il 1975 per lo sport è passato senza infamia e senza lode: il vecchio in crisi che si trascina stancamente; il nuovo che si intravvede, ma che non riesce a diventare realtà. Il 1976 potrebbe essere un anno decisivo. Nei calendari del tempo che fu, l'anno vecchio veniva rappresentato come un vegliardo nell’atto di prender congedo e sparire, mentre l’anno nuovo era una una specie di putto roseo e ridente, dall’aspetto pieno di ottimismo. Si but­ tavano molti cocci dalle finestre per gettar via simbolicamente il passato. Ora le oleografiche vignette non sono più di moda; i piatti non si rompono più, sono di plastica.

Tuttavia l’idea di lasciare alle spalle ogni 31 dicembre qualcosa di brutto, del­ le scorie, per ritrovare un roseo futuro dopo un minuto, ai primi giri d’orologio del primo gennaio, è sempre viva e at­ tuale; un'idea imperitura. In tutte le vicende umane; quindi, an­ che nello sport. Il pessimismo, a questo punto, po­ trebbe essere d’obbligo. Che cosa si ricorda soprattutto del 1975, nel mondo agonistico? Mezzi scandali, situazioni arlecchine­ sche, dilagare del professionismo nei suoi aspetti meno chiari. Eppure mai come questa volta — nel trapassar degli ultimi tempi perlomeno — il vecchio anno, ha contenuto in em­ brione sintomi che veramente possono aprire l’animo alla speranza. Elementi, spunti che il 1976 potrebbe ben coltivare e avviare a sviluppo. Quali? Il professionismo va prendendo la sua strada, piena di ombre, come si diceva prima, ma perlomeno senza tanti equi­ voci. Ex sostenitori del purismo ad ogni costo, riconoscono onestamente che per praticare oggi uno sport ad alto livello bisogna dedicarvi una larga porzione del proprio tempo. Nel nostro mondo, attualmente, tutto viene pagato ed ha un suo listino prezzi. Si compensa il tempo degli studenti con assegni di pre­ salario. Perché gli sportivi che spendono in allenamento tre o quattro ore quoti­ diane, dovrebbero restare all'asciutto? Lo svago, il divertimento non va oltre certi limiti di impegno e fatica. Il resto, in qualche modo, è forma di « lavoro » e va compensato. Meglio farlo aperta­ mente e in forme controllate.

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Si dovrebbero avere tre forme di sport, rispetto alla questione dilettantismo-pro­ fessionismo: una nettamente professio­ nistica, quando il compenso non è solo proporzionale al rimborso del tempo impiegato per l’attività atletica ma è in rapporto alla richiesta, al nome del « divo », agli incassi, alla pubblicità me­ diata, ponendo il soggetto in condizione di poter modificare e impostare col guadagno sportivo la propria condizio­ ne di vita; una seconda forma, semiprofessionistica, riconoscerebbe uno « sti­ pendio » in relazione alle ore-lavoro di allenamento e gara, compenso destina­ to a cessare al termine dell’attività ago­ nistica, quindi non sufficiente a modifi­ care o impostare l'avvenire dell'atleta: questo secondo settore di semiprofessio­ nisti o « professionisti di transizione » dovrebbe comprendere tutti i praticanti dei così detti sport olimpici, ex dilet­ tanti puri. Infine, il settore ricreativo senza alcun compenso, organizzato su serie ma di­ sinteressate basi, con il fine di soddi-

sfare la massa dei praticanti più mode­ sti che godono di un esercizio, di un agonismo fine a se stessi, senza sognare grossi traguardi nazionali o internazio­ nali. Qualche anno fa questo schema sareb­ be sembrato un'utopia, una delle pro­ messe fallaci dell’anno nuovo, rappre­ sentato simbolicamente come un bam­ bino paffutello e ben pasciuto. Oggi invece possiamo essere vicini alla soluzione dell’anacronistico dilem­ ma professionisti-si - professionista-no, in termini attuali c sinceri. E si potrebbero avere anche delle sorprese. Consideriamo il caso della boxe, per esempio. C’è crisi professionistica in tutto il mondo. Nemmeno i .sottosviluppati se la sentono di fare a botte nel durissimo e spietato mondo superaffaristico. Pre­ feriscono cercare altri lavori dal red­ dito più modesto ma meno esigenti di


sacrifici c rischi. Crescono il numero delle « cose » che la gente non farebbe più, nemmeno dovesse morire di fame. E’ una specie di livello di guardia di presa di coscienza che cresce di poco ma inesorabilmente anno per anno. La boxe cruda degli affari sta per essere coperta dalla piena di rigetto. In compenso, cresce la passione per fare a pugni a scopo di... diletto: una carica di violenza purtroppo esiste. E’ un tributo ad una generale pace degli eserciti. La violenza va combattuta più con l’educazione che soffocata con altra violenza: un pugilato veramente dilet­ tantistico, senza traguardi di arene e folle, concepito soprattutto come adde­ stramento schermistico e controllo di sé stesso, potrebbe avere qualche utilità. I bruti di oggi — della strada, dell’oste­ ria, del sesso — si servono di più o meno rudimentali tecniche esotiche del­ la lotta « totale» per far del male; fino a che le liti si limitavano al pugno, la violenza era... corretta e controllata, in

fondu innocua. Ritornare alla boxe; la­ sciare un po' perdere molte delle sigle estremo orientali! Il pugilato: una disciplina che potreb­ be tornare dilettantistica o divenirlo, perché dilettantistica non lo fu nem­ meno alle origini nel mondo classico antico! Per paradosso, gli sport che richie­ derebbero oggi più professionismo, o « semi professionismo olimpico » leal­ mente dichiarato, sono proprio quelli che erano puri per antonomasia, atleti­ ca e nuoto, i cui praticanti devono ap­ plicarsi ore al giorno a tempo pieno per fare risultati. Qualcuno obietta: anche nel calcio — per fare il caso di una disciplina pro­ fessionale per eccellenza — se non ci si allena quotidianamente non si tiene la forma di certi campioni. E’ vero; ma allenandosi poco, si riesce a fare qual­ che campionato magari a livello riona­ le; mentre nel nuoto e nell’atletica, al di sotto di tempi e misure oggi molto elevate non si riesce a fare nemmeno una gara (per dire). E' quindi assurdo radicarsi a vecchie catalogazioni; il tenace mondo delle Olitnpiadi, anche al restio livello di diri­ genza mondiale, ne sta probabilmente prendendo lentamente ma inesorabil­ mente atto. Viste così le cose, diviene superfluo battersi il petto per i faraonismi delle Celebrazioni Olimpiche, c chiedersi con ansia se nel 1976 — anno olimpico — ad Innsbruck o Montreal avremo un ritorno alla semplicità antica o invece si supererà il trionfalismo mec­ canico di Monaco o se la pubblicità sa­ rà in grado finalmente di straripare da­ gli esili cancelli entro cui viene più defi­ lata che respinta. Acciarato almeno il semiprofessioni­ smo di ogni disciplina, a certi livelli di spettacolo, utili anche sul piano propa­ gandistico, diventa tartufcsco cercare il pelo nell’uovo e gridare agli scandali. Il '76, con le sue Olimpiadi e il resto, potrà dare ima nuova dimensione al fenomeno sport da spettacolo; e a fian­ co. proprio sulla scia dell’impulso atleti­ co che indubbiamente i grandi show sport imprimono ad ogni popolo, noi dovremmo vedere il consolidarsi di un’ attività parallela — quella dei marcia­ tori della domenica, dei non competiti­ vi per esempio, dei praticanti del footing e simili — di pura ricreazione e già per fortuna c’è l’idea di accogliere con ade­ guate organizzazioni « di supporto » que­ sta massa che esce in pantaloncini sul­ la spinta del « campione », ma che è pronta a tornare in casa se viene sbal­ lottata nel mondo professionale dello sport ufficiale, in categorie e ambienti non adatti.

Tra le novità, l’anno che sta per aprir­ si dovrebbe portarci proprio questo: una concezione più razionale dello sport nei suoi settori articolati, cohcczione che dall’astratto cominci a diventare realtà.

DAL 1° GENNAIO IN TELEVISIONE

Sport e salute La rubrica televisiva « Sapere », curata dal dott. Enrico Gastaldi, man­ derà in onda dal primo gennaio un nuovo ciclo di sette trasmissioni de­ dicate allo sport intitolato << Sport e salute ». Le puntate saranno tra­ smesse tutti i giovedì' alle ore 18,45 sul primo canale e replicate il gior­ no dopo, alle ore 12,30. Il ciclo è curato da Duilio Olmetti, con la con­ sulenza di Aldo Notario e di Vitaliana Carnesecchi, con la regia di Libero Bizzarri. Questo nuovo ciclo di « Sapere », a differenza di quelli degli anni prece­ denti che esaminavano in modo criti­ co i vari aspetti dello sport italiano di alto livello tecnico-agonistico, inten­ de presentare la nuova proposta sportiva cosi come sta emergendo in Italia soprattutto per merito degli Enti di promozione sportiva. Dopo una prima puntata che illustra il rin­ novamento in atto del costume spor­ tivo italiano e l’affermarsi di una nuova domanda di sport popolare, nelle due seguenti puntate saranno trattati, in termini anche pratici, i benefici dello sport per la salute in generale e per la prevenzione delle alterazioni paramorfiche nei sogget­ ti più giovani in particolare. La quar­ ta puntata illustrerà i nuovi orienta­ menti ideologici, educativi e sociali dello sport alternativo, anche con esemplificazioni pratiche, oltre che con l’intervento di esperti. La quin­ ta documenta le nuove realtà spor­ tive che stanno nascendo in Italia. La sesta è dedicata ai problemi e alle prospettive dell’E.F. e S. nella Scuola. La settima, infine, parlerà di politica sportiva a livello di Stato, Regioni, Province, Comuni, Circoscri­ zioni e Comitati di quartiere. Il ciclo si presta come sussidio pratico e come strumento di dibat­ tito nell’àmbito delle società sporti­ ve, di zona e di quartiere. Ne sug­ geriamo l’utilizzazione a tal fine, or­ ganizzando apposite occasioni d’in­ contro. Come pure segnaliamo l’op­ portunità — per chi è in possesso di un video registratore — di inci­ dere le trasmissioni su videocasset­ te (da ritrasmettere in riunioni pri­ vate, ovviamente). Il ciclo, rappresenta in sostanza un'occasione fornita agli Enti di pro­ mozione sportiva per far conoscere le nuove idee e le nuove realtà in ordine allo sport: come tale andrebbe valorizzato nel miglior modo possi­ bile.

Paolo Valenti

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Costume

Rollerball: solo fantascienza? Rollerball, il film dello sport come furore forsennato e sanguinario, propone due inquietanti interrogativi: la violenza umana è ineliminabile? Perché proprio lo sport è prospettato come elemento catalizzatore della futura violenza?

Col Rollerball anche lo sport entra nella fantascienza. 11 nuovo gioco ha mutuato tecnica e regole dal pattinaggio, dal baseball, dal motociclismo: il campo di gioco è una enorme pista circolare su cui si scon­ trano due squadre di dieci giocatori. Ogni squadra è composta da tre motociclisti cui di volta in volta si aggrappa­ no cinque pattinatori per prendere slan­ cio; due catchers hanno il compito di ricevere una palla tirata da un lancia­ tore meccanico. Vince la squadra che riesce a mettere più palle in buca; ogni fallo può essere punito con tre minuti di sospensione dal gioco, alcuni gioca­ tori infortunati possono essere sosti­ tuiti. Queste regole, nella loro sempli­ cità, vanno però collocate in un conte­ sto agghiacciante. Cominciamo dalla bi­ glia: pesa circa cinque chili e viene spa­ rata alla velocità di 190 chilometri al­ l’ora da un cannoncino elettronico. Può succedere che al catcher venga tagliato di netto o un braccio o il capo, oppure trapassato il ventre. I giocatori sono muniti di guantoni tempestati di grosse punte d’acciaio con cui possono staccare di netto la testa dell’avversario. Nei casi in cui la deca­ pitazione sia giudicata volontaria, il gio­ catore è punito con tre minuti di so­ spensione. Se il fallo è involontario, il gioco prosegue. I motociclisti, nel loro carosello, infernale, possono travolge­ re i giocatori avversari, almeno fino a che qualcuno di loro non venga disar­ cionato e decapitato da una mazzata ben assestata. E' un vero gioco del mas­ sacro; le cronache sportive di questa fantascienza ricordano il record di no­ ve morti nell’incontro Roma-Indianapolis. Insomma, la squadra che ha meno moni può sperare di vincere, sempre che abbia nuovi campioni per sostituire i defunti, dal momento che l’attività media di uno di questi gladiatori dura due anni e mezzo, al massimo. Lo sportivo nostrano o lo spettatore appassionato può chiedersi, se già la sua mente non è un Rollerball in divenire, come si può giungere a tutto questo. Il film Rollerball ce lo spiega. Intanto siamo in un futuro prossimo, poche decine d’anni dopo il Duemila; il mondo, superata non si sa attraverso quali mas­ sacri, la terza guerra mondiale, è defi­ nitivamente diviso in sei Corporazioni.

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1 Il Consiglio delle Corporazioni, attra­ verso un suo Presidente, governa il mondo, trasformato ora. dopo anni di cruente guerre tra corporazioni, in una specie di paradiso di tipo socialdemo­ cratico. I cardini della nuova pace uni­ versale sono la centralizzazione del po­ tere l’impossibilità per ognuno di de­ cidere alcunché, il benessere totale e sontuoso per tutti. Gli abitanti del mon­ do vivono una specie di coma delizio­ so, un’abulia drogata, senza alcuna re­ sponsabilità, provvedendo le Corpora­ zioni al soddisfacimento di ogni bisogno materiale e spirituale, all’assunzione di ogni più modesta responsabilità di sin­ goli e gruppi. Ma in un regime così violento e dol­ cemente sanguinario, le tendenze ag­ gressive e violente di singoli individui e di singole Corporazioni non sono del tutto evidentemente sopite. Occorre quindi una zona franca, un parafulmi­ ne verso il quale incanalarle. Ecco il Rol­ lerball, la vasca asettica in cui si sca­ tena la violenza del mondo; uno sport

violento in cui identificarsi, scatenare la voglia, di sangue, scaricare le violen­ ze private il desiderio di guerreggiare. Lo sport, insomma, come valvola poli­ tica in cui scatenare il proprio orga­ smo rivoluzionario e così svuotati non avere più la forza di rovesciare il Po­ tere.

Il potere che pianifica i cervelli 11 film, scritto da William Harrison e diretto da Norman Jewison (il regista di Jesus Christ Superstar), si svolge a Houston (Texas) che è probabilmente la capitale della Corporazione dell’Energia. (Già oggi il Texas è il più grande Stato dell’Unione, se si esclude la sten minata e scarsamente popolata Alaska. Culla del grande capitalismo agrario e petrolifero, il Texas è fin dalle sue origini una delle grandi madri della


Nelle foto, alcuni momenti del film Rollerball di Norman Jawison, interpretato da Lames Caan. Rollerball è uno spettacolo di fantascienza sportiva in cui si immagina che, in un futuro non lontano, la violenza del mondo non si esprimerà più con le guerre e la criminalità privata, con uno sport aspro e sanguinario: rollerball, il gioco del massacro.

tuirlo. Bartelmy dà appuntamento per il giorno dopo a Jonathan nel grande Palazzo delle Corporazioni. L'incontro tra i due avviene nella stanza della meditazione del presiden­ te, in una bianca atmosfera protetta da tende di cristalli leggeri. Bartelmy semplicemente c con soavità impone al giocatore di ritirarsi per sempre dal Rollerball, anche se è all’apice della car­ riera. Jonathan chiede perché, ma la sua domanda non ha risposta. Non gli avevano già strappato la moglie senza dirgli perché, per darla a un Grande Dirigente? E allora non facesse tante domande, tanto il suo licenziamento è così sicuro che già la televisione mon­ diale ha pronto uno special (il primo dedicato a un campione sportivo) di addio. Jonathan, sgomento, chiede in giro ad amici c Dirigenti il motivo di quella decisione c per la prima volta in vita sua si rende conto del totale condizio­ namento della sua vita e di quella di tutti gli abitanti della terra. Intanto, dalla Corporazione dell'Eros gli manda­ no sinuose hostess del sesso che cerca­ no di metterlo sulla buona strada del Potere senza tante discussioni, ma il campione non accetta e decide singolar­ mente di partecipare al prossimo in­ contro della sua squadra contro il Tokio. In questo nuovo gioco del massacro è proprio Jonathan che porta alla vit­ toria la sua squadra, ma il suo miglio­ re amico muore violentemente, anche se il suo corpo in una bara di plastica trasparente conserva la vita vegetativa. Nelle Corporazioni, il fine dell’uomo sa­ rebbe quindi un'esistenza elettronica­ mente comandata verso il nulla, verso la vita vegetativa? Ma che differenza c’è tra questa vita in una scatola tra­ sparente e quella di tutti gli altri?

L’eroe si ribeila conservazione c del tradizionalismo po­ litico americano. I leggendari texani, gli spavaldi pionieri cow-boys non so­ no che il simbolo di un’arroganza poli­ tica che trova nel razzismo di questo stato il suo carattere palese anche se non più grave. Per circostanze singolari, il presidente Kennedy e stato ucciso proprio in questo Stato). A Houston, dunque, la locale squadra si avvia alla conquista della vittoria nel Campionato mondiale di Rollerball. Jo­ nathan, il capitano della squadra, da dicci anni in attività, è il più grande campione di tutti i tempi, avendo sfi­ dato impavido la morte tanto a lungo. Alla line del vittorioso incontro col Ma­ drid, il Presidente del Consiglio delle Corporazioni, Bartelmy (puntuale ac­ compagnatóre e padrone della squadra) si incontra coi suoi giocatori negli spo­ gliatoi. Tra festeggiamenti e offerte di pasticche di droga, fa capire a Jona­ than che, dopo tanti successi, dovrebbe riposarsi, tanto più che in squadra c’è già un ottimo secondo pronto a sosti-

Attraverso ricordi elettronici proietta­ ti su quattro monitor del suo televi­ sore, Jonathan rivede le immagini feli­ ci dei pochi anni trascorsi con la mo­ glie che il Potere ha ceduto a qualcun altro. La sua situazione personale, la morte dell’amico, l'ineluttabilità delle decisioni altrui lo spingono a chiedere informazioni. Ma i libri non danno ri­ sposta; o non esistono più o sono stati purgati. Dai perché che riguardano la propria esistenza, Jonathan allarga la sete di conoscenza e il perché persona­ le diviene domanda politica: chi deci­ de della nostra vita, perché, come? Va a Ginevra dove esiste il più gran­ de calcolatore del mondo, la macchina che ha assunto tutta la storia e la co­ noscenza dell’umanità. Il grande diocalcolatore, la sapienza che scorre nel­ l’elemento acqua è un aitate celeste con guizzi biancastri. Il campione chiede al calcolatore chi, come, perché decide del­ la nostra vita politica, delle sorti del mondo. Ma a questa domanda, il dio elettronico della conoscenza risponde: negativo.

Intanto si fanno più pressanti ed am­ bigue le manovre per far desistere Jo­ nathan dal prendere parte alla finale di Rollerball tra Houston e New York, per il Campionato del mondo. BartclmyPotere gli fa arrivare in casa la moglie di un tempo, perché tenti disperatamen­ te di convincerlo a non giocare più. Ma nemmeno il ricatto dell’affetto e della paura fa desistere Jonathan: « Non gio­ care gli dice la moglie, morirai certa­ mente. In questa partita si giocherà senza penalità, senza sostituzioni, sen­ za limiti di tempo. Morirete tutti ». Lui gli risponde confusamente: « Il benes­ sere non è felicità ». La moglie non sta dalla sua parte e l’abbandona per sem­ pre. Il campione ha capito perché vo­ gliono farla finita con lui. Jonathan è più forte del Rollerball stesso, macchi­ na di morte. Se qualcuno può scatena­ re un’energia più forte della Violenza stessa, potrebbe un giorno dimostrare che l’uomo può ribellarsi alla violenza, al Potere. Per questo lo vogliono eli­ minare: il mondo deve identificarsi nel­ la violenza stessa e sentirsi appagato; non deve identificarsi nell'uomo violen­ to che pensa e può quindi porsi contro le decisioni del Potere. Nella partita finale, in successione cruenta c brutale, uno ad uno tutti i giocatori si assassinano a vicenda, cie­ camente c senza scopo sotto gli occhi di tutti gli spettatori del mondo costan­ temente collegati tra di loro da miliar­ di di televisori. Solo Jonathan, che ha sfidato cosciente e solitario la morte fi­ sica c civile sopravvive, e compie tu­ multuosi giri di pista sui pattini a ro­ telle, accompagnato dall'incitamento an­ gosciato degli spettatori.

Una parabola dei nostri tempi Se Rollerball fose semplicemente un film di fantascienza senza collegamenti con la vita del nostro tempo, la sem­ plice fruizione potrebbe appagare lo spettatore. Ma Rollerball è in realtà una analisi delle conseguenze del consumo nel mondo occidentale, in particolare negli Stati Uniti. .Anzi è una parabola didattica del consumo, fine ultimo della vita dell’uomo. Se il film politico del­ l'uomo è l’appagamento di bisogni ne­ cessari e in più di bisogni artificiosi ed indotti, a quel fine possono essere sacriticati la capacità di decidere, la eoscienza di classe che costruisce positi­ vamente e collettivamente, nello scon­ tro anche, la società c il mondo. Le catastrofiche previsioni di Roller­ ball per il mondo occidentale sono ve­ rosimili (al benessere sacrifichiamo tut­ to, anche noi stessi, con totale arrende­ volezza e scarico di responsabilità), ma il tipo di rivolta descritta è del tutto incomprensibile c romanzesca. Il dis­ senso di Jonathan è desolatamente in­ dividualista, come del resto la sua lo­ gica; ed è esattamente la logica che esaspera il capitalismo del benessere e del consumo. Se volessimo continuare

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secondo la strada delineata dal film, si potrebbe arrivare ad un incontro tra il solitario individualista Presidente del Mondo ed il solitario Ribelle, ed il tut­ to passerebbe sui miliardi di uomini che continuerebbero ad essere deresponsa­ bilizzati. E' ingenuo pensare che la so­ litaria impresa di un Superuomo possa modificare le tendenze della storia, se non è l’espressione ultima di una spin­ ta popolare rivoluzionaria. Al limite, il tipo di risposta data dal film può essere addirittura eversiva per­ ché appaga la cattiva coscienza dei de­ responsabilizzati di oggi in quanto in­ duce il pensiero: « Tanto ci penserà qualcuno ». L'impostazione rozza e approssimati­ va del film è tipica del grande cinema americano che prima spaventa poi si integra nella logica stessa della sua so­ cietà per dimostrare che quella logica, sia pur mostruosa, ha in sé anche ca­ ratteristiche rassicuranti.

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Come segno dell'alienazione politica II film giunge felicemente in porto nella descrizione dei momenti sportivi. Rollerball è davvero il riscatto della to­ tale frustrazione ed alienazione del mondo. Pantagruelico come espressióne sportiva forsennata e violenta e come modalità di fruizione del pubblico: è esattamente la descrizione esasperata dello spettacolo sportivo di oggi. E il fatto sportivo è qui così importante sul piano politico che la maggior squadra di Rollerball del mondo è guidata e co­ mandata dall’uomo più importante del mondo: lo sport come segno della to­ tale alienazione politica. Lo stesso cam­ pione del mondo, Jonathan, ha lasciato perdere il suo vivere civile, persino i suoi rimpianti affetti, per il Rollerball, indice di successo, di prestigio perso­ nale, di possibilità di accesso nelle stan­ ze del Potere: poiché è un campione, Jonathan può parlare col Capo, può ac­ cedere alle biblioteche, può parlare col calcolatore-dio, può avere le prostitute più belle. L'uomo Jonathan è’divenuto una maschera: la maschera del cam­ pione, il ciarlatano nerboruto che blan­ disce le masse in nome del potere. Ma lui stesso recita una parte che gli è imposta. Lo stesso furore di Rollerball ha una sua spiegazione: nasce come espressio­ ne di una fantascientifica leadership violenta che esorcizza la violenza di mi­ liardi di sudditi incanalandola nella fruizione di circenses sanguinari, senza alcuna pietà nemmeno per i mazzieri­ gladiatori che pagano docilmente con la morte la parte che loro è stata as­ segnata. Traggano gli spettatori di baseball americano e di calcio italiano le con­

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clusioni che il film lascia giustamente sospese. Per il resto, il film ricalca stereotipi in uso, dai momenti cosiddetti roman­ tici a quelli più chiaramente fantascientici. I personaggi sono tutti belli ed efficienti -c gli attori potrebbero indif­ ferentemente fare la pubblicità per den­ ti, dentifrici, pantaloni, televisori, deo­ doranti, rasoi elettrici. Insomma, il film è già in qualche modo un precursore della società che paventa. E questo, ci fa porre una domanda finale. Perché in Rollerball proprio lo sport è prospettato come elemento catalizza­ tore della futura violenza? Perché or­ mai, per affermata consuetudine, già da oggi lo sport-spettacolo è considera­ to un immenso psico-dramma colletti­ vo in cui aggressività c alienazione del­ la vita trovano un momento di sosta e di torpore. Questa interpretazione del­ lo sport come fuga dalla realtà e rivin-

cita sulla vita quotidiana è già forte­ mente presente nella storia del nostro tempo. Lo sport spettacolo come voluto non­ senso della vita sociale, per nascondere il vero senso della vita politica e civile. Si ricordi che nel giorno stesso dei funerali del dittatore Franco, sospesi tutti gli spettacoli e i divertimenti in segno di lutto, il campionato di calcio si è svolto regolarmente: i giocatori hanno detto un Pater noster, si sono fatti il Segno della Croce, hanno mes­ so il bracciale di stoffa nera e sono scesi in campo. Per scongiurare che lo sport diventi davvero il crudele strumento di repres­ sione prospettato da Rollerball, occor­ re che fin d'ora l'attività sportiva ridi­ venti esperienza autentica degli sporti­ vi. superando le aberrazioni imposte dalla politica e dall’industria del diver­ timento.

Walter Preci


Esperienze

IL CONVEGNO ORGANIZZATO DAGLI "AMICI DELLO SPORT"

Sport per tutti a Milano Il 18 ottobre scorso si è svolto a Mi­ lano un convegno, organizzato dagli Amici dello sport, dal tema quanto mai significativo: « Lo Sport per tutti a Mi­ lano ». Scopo del convegno era quello di riunire operatori sportivi e politici che si sforzano di interpretare la pres­ sante domanda di un servizio sportivo sociale e di verificare la proposta che gli Enti di promozione sportiva porta­ no avanti e che, in particolare, il Csi esplicita e definisce nei contenuti in quel progetto di « sport a misura d'uo­ mo » dove lo sport diventa strumento educativo. Con un discorso introduttivo ha aper­ to i lavori il dr. Gianfranco Crespi, Presidente dell’Associazione, l’Assessore socialista allo sport avv. Accetti ha portato il saluto del Comune di Milano. Due le relazioni in programma: « La progettazione dello sport come servizio sociale » tenuta dall’ex assessore demo­ cristiano allo sport avv. Bellini e «L’uso sociale degli impianti sportivi del comune di Milano e di quelli privati in città » tenuta da Renato Tammaro, Segretario del Consiglio d’amministra­ zione del Centro Milanese Sport-Ricrea­ zione. Numerose le personalità presenti fra cui il Presidente Nazionale CSI ed il Presidente regionale del CONI; molte le adesioni ed i telegrammi pervenuti, fra cui quello del Presidente della Re­ gione Lombardia. Il Convegno, progettato un anno fa, si è venuto a trovare in un ben diffe­ rente quadro politico rispetto a quello progettuale dopo che il 15 giugno ha ribaltato alcune situazioni di fatto e po­ teva quindi essere un possibile punto di riferimento per un confronto con quelle forze della sinistra che a Milano sono subentrate nell’amministrazione ci­ vica e provinciale anche nel campo del­ la gestione dello sport e della ricrea­ zione. Purtroppo l'assessore Accetti, che ha lasciato l’assemblea prima del dibat­ tito, non ha potuto afferrare il senso delle indicazioni scaturite dal dibattito e l’AICS e l'UISP non hanno partecipa­ to aH’assisc. Il Convegno è stato perciò solo un mo­ mento di riflessione e di verifica, ma non per questo meno importante, sti­ molato in particolare dalla lucida e con­ creta relazione dell'avv. Bellini che ha dato un grosso contributo all’azione cul­ turale, iniziata da tempo che però fati­ cosamente cerca la sua strada. L’avvocato Bellini, ha posto « le pre­ messe per un discorso nuovo di politica dello sport che coinvolga direttamente la problematica organizzativa più che quella eminentemente tecnica, nella convinzione che un consistente passo in avanti del livello sportivo del nostro paese, potrà essere compiuto impegnan­ do i protagonisti della politica sportiva

in una innovativa applicazione di tecni­ che organizzative proprie e caratteristi­ che dei servizi sociali ». Constatato che in contrapposizione allo sport olimpico, professionale, sco­ lastico, « si è sviluppata una domanda di sport alternativo, minore nelle sue espressioni esteriori, di massa per l’im­ mediato interesse verso il grande nume­ ro, formativo in quanto traente di nuo­ vi modelli comportamentali, attivo in quanto esercitato in prima persona da chi lo pratica »; passato ad analizzare le varie concezioni dello sport attuali (attività specialistica, dilettantismo, agonismo, missione da svolgere nell’orga­ nizzazione dei fatti sportivi) il relatore entra nel vivo della questione quando afferma che la « fondazione dell'idea di sport come servizio sociale ha appaga­ to l’esigenza di chi voleva rompere con il passato » pur ammettendo che il « rapporto tra sport tradizionale e sport concepito come servizio sociale è anco­ ra da esplorare operativamente e che deve essere campo di più approfondite analisi e di nuove sperimentazioni con­ crete ». Ma che cosa è il servizio sociale? « ... è la risposta ad un bisogno sociale collettivo corrispondente ad un’esigen­ za fondamentale dell’individuo, della cui organizzazione (e non necessariamente della relativa erogazione esclusiva) la collettività e le relative istituzioni ad essa preposte debbono darsi carico, con l’avvertenza, (particolarmente attuale oggi) che il bisogno che il servizio è de­ stinato a coprire e non la istituzione che lo eroga, rappresenta la caratteri­ stica fondamentale del servizio sociale. Il servizio sociale è pertanto quel com­ plesso di programmi, istituzioni, attrez­ zature sociali, prestazioni, ecc. resi di­ sponibili nel tempo per tutti i cittadini, con criteri diversi da quelli connessi alla logica del profitto, diretto c conse­ guire un crescente standard di vita in rapporto ai bisogni di salute, di svilup­ po culturale, di educazione, di assistenza ». ...«In una concezione moderna dello Stato, dell’operatore pubblico non limi­ tata alle funzioni garantiste, né ridotta alle pure funzioni assistenziali, i servizi sociali non possono essere oggetto di semplice erogazione, per quanto pro­ grammata, ma debbono invece essere oggetto di progettazione ». E qui l’oratore passa ad «un’ipotesi concreta di progettazione, nella certez­ za che questa è una strada obbligata se si vuol passare dalla retorica dei ser­ vizi sociali alla loro effettiva attua­ zione ». Elenchiamo le varie operazioni che il relatore propone: — fondamentali assunzioni sull’ambien­ te, sul contesto e sulla identità del luogo

— valutazione quantitativa e qualitativa del fabbisogno — obiettivi di una politica sportiva per a) mettere tutti nella condizione di pra­ ticare un'attività sportiva in una o più discipline sportive indipendente­ mente dalla differenza di livello so­ ciale, di sesso, di età, di salute... b) sviluppare una politica di attivizzazione sportiva in talune discipline sportive da privilegiare rispetto ad altre c) generalizzare la pratica sportiva tra i giovani facendo diventare la condi­ zione sportiva un elemento non se­ condario dell’esistenza del giovane adolescente... d) alterare sul piano qualitativo le fi­ nalizzazioni tradizionali (il successo, il primato, la gara, la vittoria), en­ fatizzando invece quelle finalizzazio­ ni che sono caratteristiche dello sport inteso come servizio sociale — approntamento del capitale umano in termini di — organizzatori sportivi, animatori, istruttori, tecnici... Nel quadro di una progettazione non può essere sottaciuto il problema eco­ nomico e finanziario e tanto meno l’ap­ prontamento delle strutture fisiche, so­ prattutto in una grande area urbana. « Il passaggio più importante — dice l'oratore — del progetto di un servizio sociale riguarda l’esplicitazione delle tecniche organizzative che si intendono adottare sia per il marcketing vero e proprio del servizio sia per la sua ge­ stione ». E qui l’oratore consiglia di te­ ner presente il processo motivazionale, psicologico ed organizzativo attraverso il quale il giovane si inserisce nel mon­ do dello sport (tradizionale, sociale) e sul processo di formazione e di aggre­ gazione delle singole unità sportive (squadra, associazione, società sportiva, ente sportivo ecc.) per soffermarsi ad enunciare che « il lavoro di gruppo e lo spirito associativo, sono elementi carat­ teristici e fondamentali di uno sport in­ teso in senso di servizio sociale al cui interno non trovano spazio gli itinerari del tutto personali attraverso i quali si ottiene la perfezione sportiva ma si raggiungono obiettivi formativi, socia­ lizzanti e partecipativi ». « Una progettazione sportiva deve molto approfondire la tematica degli obiettivi dei traguardi da conseguire... deve riguardare la ripartizione dei com­ piti tra i vari operatori: lo sport come servizio sociale è deistituzionalizzato e deformizzato, è uno spazio aperto al­ l’intervento di molti operatori » per cui CONI, Enti Pubblici, Enti di propagan­ da se si vogliono avvicinare al servizio sportivo devono adattare il loro ruolo in funzione di questo nuovo aspetto del-

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lo sport. L’oratore a questo punto scen­ de in polemica per l’assenza totale del­ lo Stato nel campo dello sport come servizio sociale rifiutando delle « sem­ plici posizioni attendistiche ma auspi­ cando un’azione politica precisa nei confronti del governo e del parlamen­ to affinché questo settore non sia piti considerato come zona di interventi marginali, ma spazio preciso di azione politica ». A conclusione dell'ampio dibattito è stata votata all'unanimità una mozio­ ne che richiede: un sollecito interesse da parte dello Stato, delle Regioni, de­ gli Enti locali per la revisione dell'at­ tuale legislazione in campo sportivo: l’avvio di una concreta ed organica pro­ gettazione da parte del comune di Milano di un servizio sociale sportivo che coinvolga tutti gli Enti, le Associazioni interessate; l’inizio di una massima uti­ lizzazione degli impianti comunali e di proprietà pubblica, in particolare quel­ li scolastici; la formazione di due stru­ menti indispensabili per rendere opera­ tivo quanto assunto e cioè l'istituzione di una Consulta milanese per lo sport e l'istituzione di una scuola permanente per operatori sportivi, da collocarsi tra gli interventi della Regione nel settore delle Scuole Professionali.

Il Consiglio provinciale di Salerno ha organizzato a Contursi il 2" corso per animatori sportivi, cui hanno aderito quarantasei giovani e dirigenti di società, numero che mai era stato raggiunto negli anni precedenti. Il programma prestabilito, con largo anticipo, per il corso ha dovuto subire delle modifiche per cause impreviste, mentre solo all’ulti­ mo momento si è avuta la conferma di alcuni relatori, improvvisando qualcosa sul posto. Nonostante ciò e nonostante l'inclemenza del tempo, che ha ostacolato le lezioni prati­ che all'aperto, è stato svolto un lavoro cospicuo ed interessante. Nella foto: un gruppo di partecipanti al corso.

Esperienze

L'incontro nazionale di atletica a Biella NOVARA — Più d'uno, forse, andando a Biella per rincontro nazionale di atle­ tica leggera, avrà pensato con malinco­ nica nostalgia ai bei tempi in cui si andava alle finali nazionali, vivendo il week-end sportivo come un triste addio ad un passato ormai irrecuperabile. Ma l’atmosfera simpatica stabilitasi poi. al­ meno in superficie, durante la manife­ stazione, sembra aver dimostrato il con­ trario. Luogo di pernottamento è Oropa, tra i monti, a 1400 metri sul mare. Fa un po’ freddo, ma in compenso lo scenario è splendido. II primo incontro tra i par­ tecipanti avviene sulle scalinate che por­ tano al santuario dedicato alla Madon­ na Nera. Poi rincontro ufficiale, la mes­ sa, la cena c il momento associativo in teatro. Quattro amici di Novara improvvisa­ no (quasi) un mini-recital, che vuole essere uno stimolo per discutere poi sul serio dell’esperienza sportiva: « Tanto per cantar un mini-recital con un cap­ pello ». Dopo si discute. Sembra che la cosa muoia lì, invece, grazie anche ad un intervento provocatorio, la discus­ sione si accende e si fa molto interes­ sante. I ragazzi dicono chiaro e tondo che lo sport non può più essere un di­ scorso slegato dai problemi della vita e della politica. Ogni tanto però qual­ cuno se ne va. altri arrivano, credono di essere capitati su qualche pianeta sconosciuto. Qualcun altro, anche re-

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sponsabili, non si fa neppure vedere. Poi magari dirà che la sua lunga espe­ rienza assicura che ai ragazzi interessa solo gareggiare. Invece si dà il caso che, se ci si crede, si riesca a fare anche dell’altro. Il mattino dopo si scende a Biella, nello stadio, dove le gare continuano sino a pomeriggio inoltrato. La cono­ scenza fatta la sera prima si allarga, la tensione o la preoccupazione sembra­ no assenti dal campo, i ragazzi parlano volentieri. Ecco una carrellata di pareri, sintetizzati al massimo. Paola e Barbara, 15 anni, dell’Unione Lombarda — « L'impegno degli organiz­ zatori è buono, però i dirigenti non ci hanno detto nulla del momento asso­ ciativo, che così, senza preparazione, è caduto dall’alto. In quell’ambiente gran­ de, era difficile parlare, si poteva essere fraintesi; e poi non ci si conosceva... In un altra società con i nostri risultati ci avrebbero sbattute fuori, perciò sia­ mo venute al CSI. Però Io sport è an­ cora organizzato dal vertice. E' ora di dare fiducia ai giovani, di farli parteci­ pare, di far fare loro "politica"... Prima, alle gare, quando non vincevo o arrivavo ultima, piangevo anche. Adesso ho ca­ pito quello che conta di più. La messa di ieri sera? L’ho sognata per tanto tempo e poi c'è in giro tanta retorica, un po' di semplicità fa bene ». Franco c Paolo (Brancalconc Asti) — « Siamo venuti un po’ prevenuti, per-

che sul programma c’era la messa. Ma poi c’è piaciuto. Era più simile alla vita. Il momento associativo? Le comari non ci hanno interessato, il dibattito molto. Poi qui c’è un clima diverso, meno for­ malismo, anche se è solo un tentativo. Ma ci vorrebbe più tempo ». Ragazzi della Polisportiva Bruzzano — « Abbastanza positivo il recital, ma è importante discutere. L’idea è buona, purtroppo noi non siamo preparati. Ci vuole più tempo e più consapevolezza. Buona anche l’idea della predica parte­ cipata, anche se a qualcuno sarebbe piaciuta di più una messa "seria”». Marco, Mediolani — « Il momento as­ sociativo non era tale da attirare la massa delle persone. Ci voleva un pro­ gramma preciso, stabilito in precedenza. Noi siamo venuti per la gara, per que­ sto molti se ne sono fregati; hanno dei pregiudizi ». Lorena. Finalpia Savona — « Pensavo che il momento associativo fosse una riunione noiosa, invece poi l’ho trovata simpatica. Se le cose fossero sempre così un sacco di altri giovani farebbe­ ro sport ». Marina, Polisportiva Mandello — «Mi è piaciuto, anche se ci vorrebbero più tempo, comitati più vicini, luoghi più allegri, stagioni migliori ». Un ragazzo di Lecco — « Meglio l’anno scorso a Gorizia; eravamo tutti insieme. Ieri sera? Avrei preferito una serata spontanea. La messa ci ha lasciati un po’ perplessi all’inizio; mancavano le can­ dele, le cerimonie precise; poi però... Ma ci vorrebbe più tempo; occorre allar­ gare la partecipazione ad altri ragazzi. Perché noi siamo stati scelti per parte­ cipare? ». Impressioni, giudizi... Poi i saluti uf­ ficiali al microfono, sul campo; e tanti saluti individuali ed abbracci. Tutto è finito. Si torna. Grazie a Biella, a No­ vara, ai dirigenti, ai ragazzi. Come sarà un altr’anno? Chissà! I germi per un’at­ tività nuova ci sono. Inventiamola in­ sieme. „ C.M.

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Esperienze

Risultati di un corso per animatori sportivi CREMONA — Mezzasclva di Folgaria ha ospitato, dal 25 al 31 agosto, un corso per animatori sportivi organiz­ zato dal CSI di Cremona. Parlarne ora che di tempo ne è passato un bel po' potrebbe sembrare anacronistico, ma le decisioni che il corso ha suscitato più recentemente in seno al consiglio provinciale e i fermenti che ha susci­ tato nelle società sportive cremonesi riuscirebbero incomprcnsibili se non si divulgasse l’esperienza che di tutto ciò sta a monte. Il programma del Corso prevedeva una serie di lezioni specifiche su argo­ menti prestabiliti, quali: il mondo gio­ vanile e la realtà sportiva; l'animatore nella società umana c nella realtà spor­ tiva; l’animatore C.S.I. Questa imposta­ zione è stata, invece, all’ultimo momen­ to rivoluzionata, grazie ad una felice intuizione. Alla prevista ricerca per te­ mi, affidata alla competenza di pochi esperti, si è preferita una ricerca per

esperienze e per confronto, della quale venissero ad essere protagonisti tutti i presenti in quanto portatori di tensioni quotidianamente vissute. Al momento della riflessione è succe­ duto quello dell’impegno, che si è con­ cretato attraverso la elezione di alcune scelte operative, quali: a) l’attuazione dello Statuto Associativo a livello di so­ cietà,

**/f Anche se certo ritardo, pubblichiamo due immagini degli incontri nazionali di nuoto che hanno concluso a Taranto il programma natatorio stagionale. Vi hanno preso parte — ricordiamo — oltre 200 ragazzi e ragazze dei consigli di Diamante (Cosenza), Faenza, Messina, Potenza, Ravenna, Roma, Salerno, Termoli e Taranto. Nutritissima anche la schiera di genitori e accompagnatori, che non hanno perso l'occasione di ci­ mentarsi in piscina in una gara di staffetta, forse per voler sottolineare che per fare dello sport ogni età è buona.

strutture partecipative (Assemblea, Con­ siglio ecc.); b) la riscoperta, da parte delle S.S. del CSI, della propria ispira­ zione cristiana, non solo come enuncia­ zione, ma soprattutto come testimo­ nianza; c) il dialogo e l’apertura con le altre forze politiche e sociali per un confronto sul piano delle idee, che ser­ va ad una crescita reciproca. Ma l’aspetto che ha catalizzato l’in­ teresse del Corso ed ha suscitato le rea­ zioni più vivaci è stata la proposta di un itinerario educativo-sportivo, al qua­ le fa riferimento anche il programma associativo nazionale del 1975/76. Du­ rante il Convegno questo argomento è stato egregiamente trattato dal prof. Beligoni con lezioni teorico-pratiche in­ teressanti. Io non posso che accennare al suo concetto essenziale: si tratta di allargare l'attenzione delle UU.SS. ai più piccoli; non per proporre loro una atper accompa-

i guarii in un itinerario educativo-sportivo, che prevede, nella prima fascia di età (6/10 anni), una attività globale che tocchi tutte le tematiche dei vari sports, restando in forma di gioco libero e va­ riato; nella seconda (10/14 anni) una attività precompetitiva, le cui note do­ minanti sono la polisportività e una ac­ centuazione della vita associativa co­ munitaria, e, nella terza fascia (oltre i 14 anni) si arrivi ad una attività com­ petitiva vera e propria che sarà vissu­ ta in una logica sostanzialmente diversa da quella dei campionati, perché la ten­ sione sottesa nelle tre fascie non riguar­ da solo l’aspetto atletico e fisico, ma comporta una attenzione educativa al­ la persona nella sua totalità. E’ certo che non basta la buona vo­ lontà di pochi, per varare una inizia­ tiva così complessa e articolata, quan­ do restano tuttora aperti i problemi della qualificazione dei responsabili, dello adeguamento delle strutture, del mutamento di mentalità. Per questo i presenti si sono rivolti al Consiglio Pro­ vinciale perche spianasse la strada, e il Presidente dr. Talamazzini si è assun­ to, insieme agli altri Consiglieri presen­ ti. l’impegno di non deludere queste at­ tese. Infatti, nella successiva seduta di Con­ siglio, il Corso di Mezzaselva è stato al centro del dibattito, e in quella oc­ casione si è deciso di creare una Com­ missione aperta, ma qualificata, che serva come base d’appoggio e punto di riferimento per chi vuole realizzare l’itinerario educativo-sportivo.

M.R. Zanacchi

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Esperienze

Società sportive a confronto BARI — A fine ottobre si è svolto, organizzato dai GG.SS. Basket Puglia e Delle Vittorie di Bari, un incontro tra le società sportive affiliate al CSI, cui hanno partecipato anche i GG.SS. Saivarani e S.A.T.E.M., per discutere sul­ l’attuale situazione della Associazione (con particolare riferimento alla nostra situazione), su alcune proposte operati­ ve da portare avanti in breve tempo, sulla ricerca di una convergenza tra le società, sui punti qualificanti dell’Associazione. In questo particolare momento di ri­ strutturazione dell'Associazione, tutti ci siamo trovati d’accordo a seguire gli in­ dirizzi prospettati dalla Presidenza Na­ zionale, per realizzare un discorso che vada ben oltre la « manovalanza gene­ rica » dello sport, e che assuma sempre più il carattere di un « servizio » qua­ lificato e qualificante. Questo significa anche « programma­ zione », parola difficile, soprattutto a realizzarsi. E riteniamo che oggi non si possa andare ancora avanti con la improvvisazione, che spesso ha caratte­ rizzato la nostra attività. Perciò dalla discussione del secondo punto sono scaturite le seguenti proposte da porta­ re nel prossimo incontro di verifica tra le società: 1) organizzazione di incontri periodici più frequenti tra società e consiglio, e tra le società;

2) programmazione, in collaborazione con le SS.SS., di corsi per tecnici e di­ rigenti, onde ovviare alle notevoli ca­ renze di carattere tecnico-organizzativo ed educativo; 3) ristrutturazione della tradizionale

Esperienze

Il CSI e gli insegnanti di educazione fisica BENEVENTO — Il comitato provin­ ciale del CSI ha organizzato, promosso dall’apposita commissione studio dei problemi giovanili sportivi, un incon­ tro con gli insegnanti di educazione fi­ sica impegnati nella provincia beneven­ tana. Il tema in discussione, « Sport come momento culturale-educativo-formativo e sport come impegno agonistico », ha richiamato un gran numero di presen-

UNA RIVISTA PER I RAGAZZI CHE VOGLIONO ESSERE DIVERSI

Mondo Erre MONDO ERRE è uno strumento privilegiato di formazione del ragazzo perche: favorisce lo sviluppo della personalità, gli presenta modelli di comportamento, gli reca clementi di informazione e di cultura, facilita il suo inserimento nella vita e nelle attività dei ragazzi della sua età e il suo incontro con la società, partecipa allo sforzo di rinnovamento della Chiesa, promuove tra i ragazzi un nuovo modo cristiano di porsi nel mondo, di percepire gli altri, di stabilire con essi il dialogo dei legami di stima, collaborazione, amore.

DATI: rivista per ragazzi, mensile, 10 numeri, 64 pagine a colori con inserto speciale per gruppi abbonamento singolo da gennaio-dicembre L .3.000 (estero L. 4.000) su c.c.p. 2/8756 presso ELLE DI CI 10096 Leumann (Torino) abbonamento-pacco scolastico (minimo dieci copie) da ottobre a giugno (9 numeri) L. 2.500. Richiedere copie e saggio c depliants.

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CTP, con la conseguente apertura ad esperti e rappresentanti tecnici di tut­ te le società; 4) organizzazione di incontri « associa­ tivi » tra ragazzi delle varie società, su argomenti non esclusivamente sportivi, e tendenti a mettere in luce le partico­ lari caratteristiche dell’ Associazione (onde permettere un recupero, che noi riteniamo possibile, delle componenti più mature dei ragazzi); 5) organizzazione di attività polisporti­ ve, sganciate dagli schemi oggi esisten­ ti, in particolar modo rivolti alle prime due fasce, ma non escludenti la terza, che resta una realtà viva e operante, an­ che per un discorso di formazione di nuovi dirigenti e animatori.

ti, giovani e veterani dello sport sco­ lastico. Presenti numerose personalità del mondo della Scuola e dello Sport, il presidente del consiglio provinciale del CSI, Buonfino, introduceva il tema, ri­ levando che l'iniziativa voleva essere un’offerta reciproca di un momento di incontro, a livello di sport-cultura, con le forze vive della Scuola, per dialoga­ re insieme ed individuare le difficoltà di ordine obiettivo che frenano, sul pia­ no locale, il pieno e regolare esercizio dell'educazione fisica e sportiva. Gli interventi animosi e concreti di molti dei professori presenti hanno po­ sto in evidenza la figura primaria del­ l'insegnante e l’importanza dell'insegnamento del l’educazione fisica, che nel­ l'ottica pcdagogica-salutare (per la cor­ rezione dei paramorfismi) diviene ele­ mento tra i più importanti in un pro­ cesso di rinnovamento di ampia porta­ ta nel campo dell’educazione fisica e sportiva nella scuola italiana, ora ge­ stita democraticamente dagli organi collegiali. Tutti i presenti, comunque, hanno concordato che oggi più che mai la Scuola, per meglio venire incontro alle esigenze dei ragazzi, in una visione glo­ bale della realtà sportiva, deve porre l'insegnante in condizioni idonee per­ ché, nella sua veste di qualificato diri­ gente sportivo scolastico, possa essere al meglio di se stesso e dare ai giovani il meglio del suo sapere. Solo in tale prospettiva il ragazzo può divenire ve­ ramente amante dello sport e magari, ma non necessariamente, scoprirsi un domani le capacità di raggiungere pre­ stazioni ragguardevoli.


Sussidi per l’attività

L'identità dell Animatore sportivo Dimensioni o "parti” diverse concorrono a formare l’identità personale dell'animatore sportivo. Qual è il rapporto tra queste varie "parti”? Come si integrano e si uniscono in una sola personalità? E’ possibile uno stadio ottimale di equilibrio fra esse?

CRESCERE

struzione della sua stessa identità per­ sonale. E si tratta di una crescita sociale, che spesso si conclude con la capitola­ zione di quelle "parti” della personalità che tenderebbero all’autonomia, alla cri­ tica, all’apertura verso la dimensione socio-politica sia per il carattere "tota­ litario” delle pretese della società spor­ tiva (Cfr. l’articolo precedente), che per l’intenzionale perversione, mancata fe­ deltà o mai intrapresa ricerca dell’au­ tentico significato della fonte motiva­ zionale di ogni attività sportiva, cioè di quella DIMENSIONE LUDICA della personalità e dell’esistenza umana che nella società sportiva dovrebbe essere al centro di una genuina preoccupazione promozionale.

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Lo psicoanalista statunitense E. Erikson nel suo libro "Infanzia e società" (Ro­ ma, Armando Ed., 1967), afferma che cre­ scere significa essere divisi in parti di­ verse, che si muovono a velocità diffe­ renti, sperimentando perciò la difficoltà di armonizzarle quando, per qualsiasi causa, si sviluppino con ritmi indipen­ denti le une rispetto alle altre. Infatti, neH’impatto con i diversi am­ bienti, queste "parti diverse" della per­ sonalità possono scontrarsi o trovare invece condizioni favorevoli ad accelera­ re il loro movimento, a seconda della disposizione dell’ambiente stesso a rin­ forzare e a sostenere comportamenti e tendenze, oppure, viceversa a frustrarli e censurarli. La fuga in avanti che al­ lora si produce, nelle "parti" rinforzate, assai raramente si orienta nel verso del­ la maturazione globale della personalità, c si risolve invece in una rotazione per­ petua che ha fissato il suo perno negli atteggiamenti che sono stati rinforzati, sia perché essi tendono a far gravitare su di sé le altre "parti" della persona­ lità, che si sono trovate in posizione me­ no "favorita”, sia perché gli interessi dei gruppi e della società difficilmente sono indirizzati a rinforzare compor­ tamenti maturi, e cioè liberi e critici ! gio comune, quando di lui si dice che "c cresciuto” in una determinata società nei confronti della loro tutela istitu­ sportiva, si vuole con tale espressione zionale. | indicare non solo il luogo fisico dove il 1- -* i i \ X. .-.....('.A'. ì * n 1 — ...... — ! ha acquisito e perfezionato la sua tec! «i'-*, nica. ma anche il luogo psicologico, di LA CRESCITA SOCIALE DELL’ I esperienza socio-culturale, che la socieI là sportiva rappresenta sempre per coANIMATORE SPORTIVO loro che accedono ai gradi della sua : gerarchia istituzionale. Esperienza che Anche l’Animatore Sportivo ha avuto, : nel caso dcll’Animatore Sportivo è stata in quanto tale, un ambiente privilegia­ Ii talmente significativa da fornirgli una to di socializzazione. Persino nel linguag- | parte del materiale necessario alla co-

ERRATA CORRIGE

Nel pubblicare il precedente articolo di Giuliana Ledovi (Stadium n. 13/14 del 4 ottobre ’75) siamo incorsi in un errore che rende incomprensibili molti passi del testo. La sigla « AS » usata dall’autrice per significare « Animatore Sportivo » è stata erroneamente tradotta con « Società spor­ tiva », per cui l’articolo va Ietto intendendo « animatore sportivo » nella mag­ gior parte dei casi in cui è scritto « società sportiva ».

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Il gioco, altrimenti espulso quasi de­ finitivamente dall’esistenza, vive ancora nello sport in posizione subalterna e strumentale, al carro delle esigenze della cultura dominante che vuole riprodursi nelle sue istituzioni con infinite varia­ zioni dello stesso modulo gerarchico e competitivo (l), e viene relegato, con falsa coscienza, al ruolo di ammortiz­ zatore di conflitti sociali e psicologici. Queste considerazioni trovano infatti una loro conferma nel fatto che le dif­ ficoltà di reciproco adattamento tra ado­ lescenti-giovani e adulti, che sono legate alle dinamiche psicologiche della con­ quista dell’identità, e del passaggio dei primi da ruoli passivi e subalterni all’ autonomia ed alla partecipazione attiva nella vita sociale, non si avvertono qua­ si nella società sportiva, mentre si ma­ nifestano puntualmente nella scuola e in famiglia, le istituzioni madri della so­ cializzazione giovanile. Ciò accade perché nel mondo dello sport, all’adolescente che sta affermando la propria identità e al giovane che cerca un proprio ruolo sociale, non ven­ gono proposti ideali professionali, nor­ me e valori che pongono le loro condi­ zioni nella sconfitta delle aspirazioni e della preadolescenza, e la conquista di uno spazio sociale, pur nella più rigida selettività iniziale, si compie poi grazie

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ad un’iniziazione progressiva sulla linea della continuità, dove sulla dimensione ludica apparentemente privilegiata si innestano l’illusione partecipativa e il senso di autoaffermazione prodotti dal­ l’attività agonistica, in cui è possibile sperimentare costantemente la recipro­ cità delle proprie aspettative ed aspira­ zioni con quelle delle autorità del grup­ po di immediato riferimento, e, per il loro nesso quasi speculare, anche con quelle dell’intera società. In questo sen­ so, si traccia una via verso la maturità che non conosce la crisi di una fase precedente come condizione necessaria per l'instaurarsi di un nuovo, più stabile equilibrio con se stessi e con l’ambiente, si procede invece sulla linea della conti­ nuità omogenea, verso l’espansione e il consolidamento di quegli atteggiamenti per i quali la dimensione ludica ha for­ nito solamente un’esca, e che sono il frutto di ogni lungo tirocinio entro un' associazione che esaspera ed eleva a si­ stema i moduli tradizionali della sele­ zione, dell’efficienza, della gerarchizzazione: nascono così il culto della vit­ toria, della prestazione, del capo della competizione « per la formazione del carattere ». La contestazione giovanile che ha fatto saltare le vecchie fondamenta istituzio­ nali della famiglia e della scuola non è capace nel mondo sportivo, che pure fa dei giovani la ragione della propria so­ pravvivenza, di produrre una scossa di rinnovamento altrettanto radicale: ed è anzi proprio perché qui i giovani, altrove emarginati, sono partecipi in prima per­ sona, anche se ad un livello strumentale, di vantaggi, di gratificazione e di respon­ sabilità, e possono così soddisfare il lo­ ro bisogno di espressione fisica, di di­ pendenza e di identificazione con un gruppo, di affermazione di sé e di rico­ noscimento sociale senza dover infran­ gere o ridimensionare il livello delle lo­ ro aspirazioni (ora trasferite nei grandi miti del mondo dello sport), che essi so­ no così poco disposti a progettare e met­ tere mano alla sua trasformazione. Per chi ha elevato lo sport (in senso lato, come luogo di espressione perso­ nale c di riferimento socio-culturale) a fatto importante per la propria esisten­ za, è dunque possibile ipotizzare retro­ spettivamente un processo di socializza­ zione dove la dimensione ludica, media­ ta istituzionalmente dalla società spor­ tiva, ha fatto da perno e da cerniera capate di connettere saldamente e so­ prattutto senza scosse troppo brusche, infanzia, adolescenza e giovinezza; e in questo processo la società sportiva si è dimostrata in grado di rispondere c sod­ disfare alla domanda di sviluppo fisico, affettivo e sociale senza doversi preoc­ cupare per questo di mantenersi fedele alle esigenze della propria fonte motiva­ zionale, né a quelle di un'autentica pro­ mozione umana dei suoi membri. Il che rappresenta un doppio scac­ co, da una parte della dimensione lu­ dica, che non viene vissuta come prassi alternativa di nuovi, liberanti rapporti tra gli uomini, e dall’altra del processo di socializzazione che non fruisce della carica liberatoria, innovativa e matu­ rante del gioco stesso.

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questa « incoscienza motivazionaI le Per » entro la società sportiva, la dimen­ sione ludica diventa solo lo strumento per assicurare la possibilità in progres­ so di perpetuare l’infanzia nelle sue di­ pendenze e nelle sue illusioni di forza e di potenza; un modo di diventare adulti al riparo del pericolo di conflit­ ti troppo grossi, nel rifugio offerto dalla micro-sfera sociale e dal sotto-si­ stema culturale del mondo sportivo, che sono in grado di offrire l’opportu­ nità pratica, la giustificazione idelogica cd i riferimenti socio-culturali suf­ ficienti a sostenere un impegno che può ritenersi degno anche dell’età adulta. Col risultato che ancora una volta ci troviamo davanti non ad un adulto che insegna a giocare giocando egli stes­ so, e cioè godendo insieme ai ragaz­ zi del potenziale alternativo che il gio­ co reca in sé, ma ad un bambino che gioca (ancora) a fare l'adulto, appog­ giandosi sui miti autoritari che gli sono « rimasti dentro » perché non ha mai saputo essere critico, o addirittura ta­ gliare il cordone ombelicale nei con­ fronti di quella grande madre che è stata per lui la sua (e con quanto tra­ sporto affettivo la ricorda) società spor­ tiva.

GIOCO E INTEGRAZIONE SOCIALE Ma, evidentemente, anche per coloro che « ruotano » intorno all'asse dell'at­ tività sportiva da adulti, le esperienze di socializzazione non si sono esaurite con quelle che da essa sono derivate, ed inoltre i giovani sono chiamati a proiettare se stessi su altri ruoli, pro­ fessionali e familiari, mentre sono lo­ ro richieste « prestazioni » diverse dai risultati sportivi.

L’obiettivo, forse troppo artificial­ mente ristretto sui rapporti interni al­ la società sportiva tra dimensione lu­ dica e identità dell'Animatore Sportivo, deve aprirsi e mettere a fuoco l’insie­ me delle relazioni che armonizzandosi producono l’unificazione e l’equilibrio delle varie « parti » della sua persona­ lità. E’ perciò necessario tener conto dell’integrazione e del legame reciproco che deve nascere tra la dimensione lu­ dica, e la sua « culturizzazione » nel mondo dello sport, con quella profes­ sionale, sociale, familiare, politica ed anche, nel caso specifico del CSI, con la dimensione religiosa. Qual è dunque il rapporto tra que­ ste varie « parti »? Come vengono ri­ solte a livello personale le tensioni che si producono per la loro compresenza?

Come si integrano e si unificano in una sola personalità?

Esiste uno stato ottimale di equili­ brio tra le diverse « parti »? Almeno quattro sono le soluzioni « sta­ bili », cioè gli atteggiamenti finali cui conduce allora il processo di socializ­ zazione fin qui descritto:

o ESCLUSIONE, cioè eliminazione del­ la dimensione ludico-sportiva. Non è il caso deH’Animatore Sportivo ma è però quello della stragrande mag­ gioranza, che si « vendica » poi con le catarsi di massa allo stadio o le nostalgiche riviviscenze della dimen­ sione ludica nelle varie marcelonghe (2). o FUSIONE, cioè professionalizzazione della dimensione ludica, sovrapposi­ zione o sopraffazione del lavoro sul gioco, secondo i moduli tipici della cultura dominante. E’ la situazione caratteristica dell'attuale concedo


Sussidi per l’attività

Quale sport? Ricominciamo da capo

ne dell'attività sportiva, e la sua me­ ta implicita. • ESTRANEITÀ’, cioè alienazione e non-comunicazionc tra le diverse di­ mensioni della personalità, impegna­ ta su fronti diversi. Può essere il ca­ so di molti Animatori Sportivi, « re­ quisiti » entro i confini delle socie­ tà sportive.

o RECIPROCITÀ’, cioè posizione di in­ terfaccia, di compresenza, comuni­ cazione ed influenza reciproca delle diverse dimensioni, pur con le diver­ se accentuazioni in relazione all’am­ biente ed alla situazione vissuti. A concludere il ciclo dedicato all'au- | tocomprensione dcH’Animatore Sporti- I vo, sarà dunque necessario considerare quest’ultima serie di questioni, dove la situazione di reciprocità indica oltre che l’integrazione ottimale tra le di­ verse « parti », il presupposto necessa­ rio a livello psicologico per una presen­ za ed un'azione realmente educative dell’Animatorc Sportivo, cioè per una ri- j comprensione pedagogica del proprio ruolo.

Giuliana Ledovi

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Chiedere alle organizzazioni sportive di operare una svolta culturale e tecni­ ca dello sport, tale da renderlo accessi­ bile a tutti in modo che ciascuno possa ritrovarsi e migliorare se stesso, vuol dire richiedere all'organizzazione stessa un grande impegno tecnico-organizzativo preceduto da precise scelte di fondo. Vuol dire calare nella realtà o nella concretezza delle cose per cercare insie­ me tipi e modi nuovi di insegnamento dell’attività sportiva. Significa arrivare ad instaurare un metodo di pratica sportiva che porti il soggetto deH’azione educativa al centro dell'interesse. Tradotto tutto questo nel modo più semplice possibile vuol dire rendere l'uo­ mo partecipe e protagonista; vuol dire, attraverso l’organizzazione mettersi nel­ le condizioni di servire l’Uomo e non lo sport, (il che poi, ovviamente, si traduce anche in un autentico servizio verso lo sport). Tutte le attività motorie, svolte a qua­ lunque livello e con l’impegno di cui ciascun soggetto è capace, devono rap­ presentare il Mezzo — anche se impor­ tante — di formazione umana e sociale. Perché lo sport diventi strumento o mezzo che coadiuva la crescita dell'uo­ mo come persona è necessario che esso sia corrispondente alle sue reali neces­ sità psico-fisiologiche, soprattutto quan­ do viene praticato da giovani in fase di sviluppo, di crescita o di maturazione. L’attività motoria non è uno strumento neutro. Essa in qualche modo ed in qualche misura condiziona e determina la strut­ tura e le capacità organiche a causa del­ la qualità e quantità delle sollecitazioni provocate dal movimento. Vi è sempre una correlazione tra risposte (che vuol dire « miglioramento » « potenziamento », « adattamento »...) e sollecitazioni. Non è un elemento neutro neppure sul piano psico-pedagogico e sociale. A causa delle autentiche motivazioni psicologiche suscitale dal desiderio di mo­ to, di gareggiare e primeggiare radicate nei bisogni della natura umana, lo sport muta i rapporti interindividuali e quelli interpersonali. E non è detto che questi rapporti siano sempre in connessione con la fratellanza, l’altruismo e la generosità. Il più delle volte lutto questo è ipocrisia; frutto di una letteratura « rosa-sportiva » del tipo

1 zati con la

« Chinaglieide ». (’) Cfr. E. BALDUCCI - I giovani, da ge­ Un’impresa sportiva di un atleta o di nerazione a <classe sociale, testimonianze |I una squadra, se non implica la presa di 173/1975.

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(2) Cfr. E. BALBONI - A me queste marcelonghe mi fanno ridere. STADIUM 9/1975.

coscienza e la consapevolezza dei propri limiti e possibilità, non sarà — sul piano | dei valori umani — una impresa produt-

tiva; non lasccrà ciascun protagonista integro nella propria individualità e nel­ la capacità di scelta. A livello campionistico, quando l'atle­ ta si lascia andare nell’apoteosi divisti­ ca del consumismo sportivo avviene un mutamento radicale nella sua vita che viene ormai predisposta, fissata, come il meccanismo delicato di un orologio di gran marca; un meccanismo imperso­ nale che deve svolgere un certo numero di operazioni collegate. A questo punto se l’Atleta vuole salvare l’Uomo, cioè se stesso, il meccanismo che ha creato il Divo va attentamente « smontato » ed aggiustato, pezzo per pezzo: cioè valori, norme, reazioni, abitudini, comportamen­ to, ecc. Questa base di discorso da cui sono voluto partire mi aiuta a fare il quadro prospettico generale degli interventi che su questa rubrica appariranno. Anche se abbiamo affacciato la pro­ blematica psico-pedagogica, diciamo su­ bito che essa entrerà nel discorso solo di riflesso, in quanto scinderla comple­ tamente vuol dire rinnegare il concetto che abbiamo della persona umana. Ciò che porteremo avanti sarà un discorso tecnico-scientifico. Abbiamo detto che l’organizzazione per adeguarsi alle richieste della società deve operare uno sforzo tecnico-organizzativo e culturale. E’ nostro intendimento dare delle indicazioni e suggerimenti sul ti­ po di attività motoria in relazione alle fasce di età dei fruitori dello sport per tutti. Abbiamo ancora detto che l’attività fisica agisce in concreto su una strut­ tura organica, vale a dire sullo sche­ letro, sui muscoli, sul cuore, sui polmo­ ni... ecc. Quindi cominceremo con il conoscere il sistema scheletrico, quello muscolare e l’alternanza dei periodi auxologici c così via per poter apprendere le basi fisiologiche del movimento. Lo sport agisce concretamente su que­ sti sistemi, perciò scriveremo sulle for­ me di sollecitazioni muscolari e fisiolo­ giche e sui fattori che limitano ed esal­ tano la prestazione. Così inviteremo le Associazioni spor­ tive ad abbandonare la strada dell'em­ pirismo per cominciare a battere quella dello studio, dell’applicazione, dell’infor­ mazione. Ecco il salto di qualità. Questo vorrà dire fare cultura. Anche se l’esposizione sarà — ovvia­ : di — quella che ultimamente ci di ha ren sollazmente schematica, cercheremo ­ derla più chiara possibile, così come precedentemente abbiamo fatto con le note riservate ai paramorfismi. Se avete altre idee e suggerimenti fateceli conoscere.

Luigi Mosca

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Notizie e documenti

IL CONVEGNO DELLE ACLI IN LOMBARDIA

Ispirazione cristiana, cultura cattolica e azione politica Nei giorni 15 e 16 novembre si è tenuto a Bergamo il convegno delle ACLI della Lombardia su "Ispirazione cristiana, cultura cattolica e azione politica”. E ' una delle iniziative regionali e provinciali con cui le ACLI intendono portare il proprio contributo al convegno che la Conferenza Episcopale Italiana terrà entro l’autunno dell’anno prossimo su "Evangelizzazione e promozione umana”. Le iniziative locali delle ACLI si concluderanno nel mese di gennaio con un convegno nazionale su "Fede e politica”. Come è detto in altra parte del giornale, la riflessione che le ACLI stanno compiendo è molto simile a quella che, per gli stessi motivi, è in atto all'interno del CSI. Ci sembra dunque utile riportare, stralciando dalla stampa, alcuni dei vari argomenti discussi a Bergamo.

Da « Il Popolo » del 15 novembre, il resoconto della relazione introduttiva tenuta da Giovanni Bianchi, presidente delle ACLI della Lombardia.

La relazione introduttiva svolta da Giovanni Bianchi ha ricalcato in modo abbastanza schematico — così ci è par­ so — moduli sociologico-politici già no­ ti in Italia da anni. Non se ne è disco­ stata nemmeno per tentare di dare un favorevole sguardo dall'interno alla azione svolta in trent’anni di democra­ zia dai cattolici impegnati nel governo del Paese. E’ parso anzi che essi ve­ nissero assimilati in modo compatto a un blocco politico da sostituire in quan­ to espressione di un sistema di potere che avrebbe trovato solo nel capitali­ smo la sua legittimazione storica. Per comprendere premesse e sbocchi dell'analisi svolta da Bianchi occorre ri­ levare che la chiave di lettura del suo discorso è la scelta di classe compiuta dalle ACLI, un criterio che egli ha ri­ proposto in termini rigidi vietandosi ogni tentativo di recuperare, magari ai soli fini del dibattito, qualunque motivo che non coincidesse con le sue persona­ li certezze. In tal modo la stabilità elet­ torale di cui ['Italia è stata teatro alme­ no fino al 1972 è stata qualificata come una «tradizionale vischiosità». E' par­ so inoltre di capire che la stessa me­ diazione svolta dal governo fra sinda­ cati e imprenditori venga considerata alla stregua di un tentativo surrettizio

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di recuperare in fabbrica il potere per­ duto con le elezioni del 15 giugno. Appunto dall’esito elettorale di que­ st'anno Bianchi è partito per afferma­ re che esso « rivela movimento nel pro­ fondo della compagine sociale e chiede di superare gli attuali equilibri politi­ ci, i rapporti sociali e i modi che han­ no definito il modello di crescita fin qui adottato » .« L’esito delle elezioni di giugno ha infatti colto e manifestato in maniera inequivocabile — ha affer­ mato Bianchi — la saldatura della crisi economica e di sistema con la crisi po­ litica del blocco dominante ». « La fine della tradizionale vischiosi­ tà e stabilità elettorale nel nostro Pae­ se — ha soggiunto l'oratore — sotto­ linea ulteriormente la chiara scelta po­ polare di un profondo cambiamento democratico, ed è questa — egli ha det­ to — un’esigenza di cui si deve giusta­ mente sottolineare la ragionevolezza e al tempo stesso il modo radicale con cui si pone. Tra i fattori che stanno a monte e nel profondo di tutto questo, indubbiamente determinante è il pro­ cesso di unità dei lavoratori che, avvia­ tosi in maniera decisiva con l'autunno caldo, ha mutato radicalmente l'asse po­ litico italiano ». Bianchi ha sostenuto inoltre che ora è il movimento operaio « che si presen­ ta con una ipotesi per la ricerca e l'af­ fermazione di una nuova egemonia », e a suo giudizio il successo di questa azio­ ne è affidato alla rapidità con cui si opererà per superare gli attuali equili­ bri e il modello di sviluppo che esso esprime.

Da « Avvenire » del 16 novembre, il resoconto della relazione di Mons. Cle­ mente Riva, vescovo di Roma-sud.

Dopo avere rilevato che bisogna ave­ re la forza intellettuale di ricercare e di scoprire il bene nascosto, al di là del male clamoroso e appariscente, ha aggiunto che ciò è assai difficile e im­ pegnativo, perché è più facile vedere il male che individuare il bene, per cui occorre soprattutto munirsi di una fe­ de profonda nella divina provvidenza. L'annuncio del Vangelo — ha detto monsignor Riva — costituisce un mes­ saggio di speranza e di certezza per il mondo di oggi e per l'avvenire dell'u­ manità. Il rapporto tra parola di Dio e mondo assume questi due aspetti: di incontro e di scontro. L’evangelizzazione rivela agli uomini la loro libertà, essa è un invito, non un’imposizione, né una costrizione. Un’evangelizzazione disincarnata dalla realtà e dalla storia dell'uomo, diventa un fatto pietistico ed astratto. Il messaggio di Cristo e del­ la fede cristiana deve necessariamente misurarsi con l’amore e con i bisogni del prossimo. Non significa fare politi­ ca indebitamente, quando la Chiesa e i suoi organismi intervengono per la tu­ tela e per la promozione della dignità dell'uomo, e contro quelle categorie di persone e quegli organismi sociali che avallano un deterioramento delle situa­ zioni e delle condizioni vitali della per­ sona umana. Monsignor Riva ha quindi affrontato il problema dei rapporti tra fede e polifica. La fede da un lato non può esseri­ ridotta a politica o ad ideologia, per. ché è una realtà diversa, anzi può es­ sere considerata misura, giudice o isp-, rat rice di molteplici ideologie politiche Dall’altro lato la politica non è la fede, o meglio potrà anche essere una fede ma non la fede cristiana soprannatutale. Il Vangelo non è un ricettario pre. stabilito per la soluzione di tutti i pra blemi umani, il cristianesimo può iSp._ rare e animare una molteplicità di nio.


delti umani, familiari e sociali, politici ed economici. L'atteggiamento più esat­ to e corretto dovrebbe essere quello dell'ispirazione cristiana nel suo signi­ ficato di forza interiore divina, che ma­ nifesta al mondo non solo esigenze pro­ prie e intrinseche ai valori cristiani, ma anche orientamenti fondamentali per la vita individuale e per la vita sociale. In Italia — ha osservato monsignor Ri­ va — vi è un nesso che al fondo è una confusione tra « politica » e « partitica ». Confusione cioè tra una «scienza-arte » e gli « strumenti » che poi tendiamo a moltiplicare all'infinito all'interno stes­ so dei partiti con le correnti. Non vi è solo distinzione tra « società politica » e « società civile », ma anche tra « socie­ tà partitica » e « società politica ». Non è facile — ha rilevato ancora monsignor Riva — « tracciare l'esten­ sione ed i limiti del pluralismo ». Per questo occorre che i cristiani manten­ gano « con rigorosa coerenza il rappor­ to tra i contenuti di fede vissuti nel­ l'esperienza ecclesiale e le scelte da fa­ re ». Occorre anche, nelle varie scelte, lasciarsi guidar dal « bene vero degli uomini» ed evitare il semplicismo, l'ap­ parente efficienza, l'unilateralità, l’emo­ tività e la critica distruttiva. Occorre te­ nere presenti i costitutivi e i valori es­ senziali naturali e cristiani dell'uomo, della famiglia e della società, cosicché non siano misconosciuti o impediti nel loro essere e nel loro svilupparsi indi­ viduale.

Da « Il giorno » del 16 novembre, uij altro resoconto sulla stessa relazione di Bianchi, dove però si sottolineano alcuni passi diversi del discorso. Il presidente regionale delle ACLI, Giovanni Bianchi, ha riconfermato che il convegno si pone nell’àmbito del più vasto tema « Evangelizzazione e promo­ zione umana » promosso per il prossi­ mo anno dalla Conferenza episcopale italiana. Manghi va oltre. Il movimento operaio cristiano, questo il suo pensie­ ro, ha portato avanti un processo di li­ beralizzazione da tutta una serie di con­ dizionamenti che non è rimasto senza conseguenze nella Chiesa stessa. Ora pe­ rò è giunto il momento per i credenti di porre in modo nuovo, che cosa si­ gnifichi l'evangelizzazione « in un mon­ do adulto ». « Siamo stati nelle fabbriche in un momento di silenzio e di ascolto — ha detto Manghi — ma credo che sia ora di fare qualche cosa di positivo anche perché, di fronte a noi, non c'è l’atei­ smo militante ma l’agnosticismo unifi­ cante della borghesia e del movimento operaio marxista ». Il relatore ha poi respinto una con­ cezione della religione « chiusa nell’àm­ bito del privato »; ha detto che è: « estremamente riduttivo credere che il di-

scorso politico dei cristiani possa esau­ rirsi nel no alla DC »; ha ammonito quei credenti affascinati da un certo tipo di liberazione che finiscono « con l'abban­ donare un’ideologia per trovarne un'al­ tra »; ha insistito soprattutto sulla di­ stanza dai comunisti: « Siamo lontani da una visione totalizzante della politi­ ca, da una concezione ossessiva del po­ tere, da una fede meccanica nella sto­ ria che sono alla base di tanto marxi­ smo pratico attuale ». L’unità del mo­ vimento operaio non è certo messa in discussione ma è un'unità di « diversi » nella quale nessuna componente può di­ ventare egemone.

Infine, da « Il Corriere della sera » del 17 novembre, il resoconto sulla giorna­ ta conclusiva dei lavori. Con la tavola rotonda su « Cultura cattolica in un periodo di transizione e di pluralismo di esperienze » si è con­ cluso stamani nell’auditorium del seminiraio giovanneo di Bergamo, a Città Alta, il convegno regionale delle ACLI lombarde, iniziatosi venerdì sul tema « Ispirazione cristiana, cultura cattolica e azione politica ». Le ACLI si preparano al 1916. Sarà un anno impegnativo, da una parte l'an­ no di grossi rinnovi contrattuali, dal­ l'altra quello del convegno « Evangeliz­ zazione e promozione umana » che la conferenza episcopale italiana ha an­ nunciato per il prossimo autunno. Po­ trebbe essere anche, pochi lo vogliono ma troppi ne parlano, anno di elezioni politiche. In ogni caso, dopo le trauma­ tiche fratture del '71 e il riconciliatore XIII congresso di Firenze, dopo la pro­ va di indipendenza data dalle ACLI il 15 giugno, « è stato — ha detto questa mattina Raniero La Valle, una delle punte del cattolicesimo critico — come se i cattolici democratici avessero avuto paura del loro coraggio. Di recente ci siamo perfino meravigliati che un cri­ stiano andasse alla guida della demo­ crazia cristiana ». In ogni caso, ferma restando una del­ le non più recenti conquiste fondamen­ tali nelle ACLI, quella della libertà del­ le scelte politiche individuali, bisogne­ rà fare in modo che due facce appa­ rentemente antitetiche della nuova « fi­ losofia » aclista, difesa del pluralismo e promozione dei processi unificatori al­ l'interno delle stesse ACLI e più este­ samente nel movimento operaio, non re­ stino contraddittorie nei rapporti con­ creti.

Le vecchie ferite del movimento sono ancora non del tutto rimarginate. « Ci siamo scrollati di dosso — ha ricorda­ to oggi Domenico Rosati, vicepresiden­ te nazionale delle ACLI (il presidente Carboni non è stato presente) — il tim­ bro del collateralismo alla DC », ma

« le ACLI — ha aggiunto — non voglio­ no essere indicate come una Contro­ chiesa, vogliono partecipare alla ricer­ ca in atto nella chiesa » di un nuovo ri­ lancio dei valori cristiani. Il giornalista Raniero La Valle ha sot­ tolineato oggi il fenomeno di « diaspo­ ra », di movimento centrifugo in corso nel cattolicesimo italiano, scoprendo, però, valori positivi determinanti in questa « dispersione » che ha conside­ rato « non una sciagura, ma anzi una condizione da ricercare come perma­ nente » per combattere la « nostalgia della riaggregazione », il ritorno cioè all’intruppamento politico. Stdla legittimità del pluralismo cat­ tolico a livello culturale ha insistito il gesuita Bartolomeo Sorge, direttore del­ la rivista « Civiltà Cattolica ». Il plura­ lismo cattolico si giustifica — ha detto — nel fatto che il Vangelo non è cul­ tura esso stesso, ma qualcosa di ben più alto, cioè rivelazione e come tale ispira la cultura, anzi le " culture ” ». « Dalle culture che quella cristiana­ mente ispirata pretende di potere in­ fluenzare, però — ha aggiunto il diret­ tore di "Civiltà Cattolica" — vanno escluse quelle che come l’esistenzialismo riducono la vita al solo fruire degli eventi o come quelle atee che tutto ri­ ducono al momento storico sociale ». Alla tavola rotonda partecipava anche Pietro Ingrao, della direzione del PCI. « I comunisti sono apertialdia­ logo coi cattolici — ha detto non come se facessero una concessione o per una tattica politica non comiessa ai loro obiettivi di fondo. La conquista di grandi traguardi sociali deve coinvol­ gere masse enormi, non solo il proleta­ riato e tanto meno avanguardie operaie. Il movimento cattolico organizzato ha un grande peso, perciò. E’ necessaria una democratizzazione del potere, della politica, senza di che non si approda al socialismo. La vera garanzia è che senza di ciò anche la mia parte per­ derebbe, non raggiungerebbe il traguar­ do; sarebbe perdente anche se raggiun­ gesse il potere. « E' questa — ha proseguito Ingrao — un'occasione storica anche per il movi­ mento cattolico, ma esso deve costrui­ re nuovi strumenti di analisi per com­ battere le vere forme attuali di aliena­ zione della libertà ». « Io non nego — ha poi detto — che nella tradizione co­ munista sia stato sottolineato il mo­ mento Stato, il momento Partito, ma la nostra risposta ora è nuova. Il mio partito ha cercato di definire una tran­ sizione nella quale lo Stato non assuma un aspetto totalizzante, ma una visione politica in cui i partiti sono, sì, sintesi, ma non sono tutto; abbiamo cercato un rapporto, un nesso tra teoria e pratica che non fosse dommaticamente identi­ ficato nella ideologia. Noi stessi non parliamo più di marxismo, ma di scuole marxiste ». Le ACLI hanno ora un impegnativo appuntamento a gennaio: convegno na­ zionale sul tema « Fede e politica ».

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1975 UN ANNO CON STADiUM PROBLEMI ASSOCIATIVI — Attualità e valore di una scelta - A. Notorio - n. 1/2. 31 gennaio — Attività sportiva CSI, documento del C.N. - n. 1/2, 31 gennaio — Associazione per soli uomini? - R. Zanon - n. 1/2, 31 gennaio — Il gusto di cambiare - R. Grandis n. 1/2, 31 gennaio — Per rinnovarsi uscire dal tunnel - A. Notorio - n. 4/5. 22 marzo — L’albero e la foresta - P. Andreoli n. 4/5, 22 marzo — Quando cambia la tribù - P. Andreo­ li - n. 6, 24 aprile — Primo: rispettare le esigenze di base P. Andreoli - n. 7/8, 17 maggio — Ma voi del CSI con chi state? - D. Olmetti - n. 9. 14 giugno — Quel centralismo che ci piace tanto P. Andreoli - n. 10, 19 luglio — Ha ancora un senso impegnarsi nello sport? - R. Zanon - n. 13/14, 4 ottobre — Le domande che fondano la verifica associativa G. Ghcrardi • n. 13/14, 4 ottobre

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Il numero speciale 11/12 del 31 agosto è interamente dedicato alla presentazio­ ne ed illustrazione del programma asso­ ciativo ed ai temi per il dibattito con­ gressuale. 11 numero speciale 15/16 dell’8 novembre contiene le testimonianze sull’esperienza passata del CSI e della FARI e l'attuale proposta sportiva-educativa dell’Associazione.

Sul numero 17/18 del 13 dicembre, sono riportati gli interventi sulla natura e le finalità del CSI, tenuti durante le celebrazioni del Trentennio e dell’Anno Santo. Nello stesso numero, un reso­ conto di un convegno delle ACL1 su "ispirazione cristiana, cultura cattolica e azione politica”.

POLITICA SPORTIVA — Il Comune di Roma e lo sport per tutti - n. 1/2, 31 gennaio — Come vanno le cose - D. Olmetti n. 3, 22 febbraio — Che fine ha fatto la scuola dello sport? - R. Giorgi - n. 3. 22 febbraio — Spuntano a tre per volta come i funghi - n. 4/5, 22 marzo — Come sta lo sport federale - A. Del­ l’Arca - n. 4/5, 22 marzo — Fascismo a parte sono proprio vec­ chi - R. Giorgi - n. 4/5, 22 marzo — Per una svolta della politica sporti­ va - A. Notorio - n. 6, 24 aprile — Convegno nazionale Regioni e rifor­ me sportive - n. 6, 24 aprile

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— I centri di formazione attendono ri­ sposta - D. Olmetti - n. 6, 24 aprile — Regioni c riforma dello sport D. Olmetti - n. 7/8, 17 maggio — FIEFS: aria nuova nell’educazione fi­ sica - n. 7/8, 17 maggio — Regioni c sport cinque anni deci­ sivi - G. Martinucci - n. 10, 19 luglio — In Sardegna una strada per andare lontano - L. Fornasier - n. 13/14, 4 ot­ tobre — Continua il dialogo con i responsa­ bili regionali - n. 13/14, 4 ottobre — Cara Rai, non c’è solo lo sport spet­ tacolo - n. 13/14, 4 ottobre — Il calcio diventa bambino - D. 01metti - n. 13/14. 4 ottobre — La gestione sociale dello sport sco­ lastico - D. Olmetti - n. 13/14, 4 ot­ tobre — Il Convegno di Alessandria su: Tu­ rismo, tempo libero e sport - n. 17/18, 13 dicembre — La legge sugli sgravi fiscali: quasi riconoscimento legale per gli Enti di promozione - n. 17/18, 13 dicembre

DOCUMENTI DI POLITICA SPORTIVA — Circolari ministeriali sullo sport sco­ lastico - n. 1/2, 31 gennaio — Disegno di legge PCI sulla riforma dello sport - n. 6, 24 aprile — Le proposte della D.C. per la riforma dello sport - n. 7/8, 17 maggio — La direzione PSI per lo sport sociale n. 7/8, 17 maggio — I documenti del Convegno di Lecco su « Regioni e riforma dello sport » n. 7/8, 17 maggio — La prossima edizione dei Giochi del­ la Gioventù - documento degli Enti di promozione sportiva - n. 17/18, 13 dicembre

CONTRIBUTI CULTURALI — L’Anno Santo e i giovani - C. Bucciarelli - n. 1/2, 31 gennaio — Libro e uomo - G. Lazzaro - n. 3, 22 febbraio — la fede tra rivelazione ed esperienza Mons. Carlo Molari - n. 4/5, 21 marzo — 25 aprile 1945 al di là dell’anniversa­ rio - W. Preci - n. 6, 24 aprile

EDUCAZIONE — L’animatore sportivo, ruolo e funzio­ ne educativa - G. Ledovi • n. 7/8, 17 maggio — La società sportiva come agente so­ cializzante - G. Ledovi - n. 13/14, 4 ottobre

— L’identità dell’Animatore Sportivo Giuliana Ledovi - n. 17/18, 13 dice?1' bre

SUSSIDI PER L’ATTIVITÀ' — Ma chi ha detto che... - F. Dragotto n. 1/2, 31 gennaio — Paramorfismi: come conoscerli e cor­ reggerli - L. Mosca - n. 1/2, 31 gen­ naio — Paramorfismi: ve li mostriamo - L Mosca - n. 3, 22 febbraio — Pattinaggio uno sport riscoperto M. Della Noce - n. 3, 22 febbraio — Sport per sport la medicina dice che— n. 4/5, 22 marzo — Paramorfismi: i primi esercizi - L Mosca - n. 4/5, 22 marzo — Per i paramorfismi della colonna ver­ tebrale - L. Mosca - n. 6, 24 aprile — Paramorfismi: esercizi per l'addome L. Mosca - n. 7/8, 17 maggio — Paramorfismi: esercizi per il torace e di sviluppo generale - L. Mosca n. 9, 14 giugno — Obesità e paramorfismi degli arti in­ feriori - L. Mosca - n. 10, 19 luglio

COSTUME — Il giovane oggi di fronte allo sport • P. Valenti - n. 1/2, 31 gennaio — Le occasioni perdute dello sport o derno - W. Preci - n. 1/2, 31 genita : — Fanno uno sport per crescere coce tutti - G. Lizza - n. 1/2, 31 geo-la: — Violenza - n. 3, 22 febbraio — Ci siamo scordati che il tifo è belìo P. Valenti - n. 3, 22 febbraio — Calcio femminile basta col silenzio Z. Giuri - n. 3, 22 febbraio — Il calcio è sano lo dice Antonelli G. Martinucci - n. 4/5, 22 marzo — Ho fatto anch’io una tavola rotondi P. Valenti - n. 4/5, 22 marzo — I divoratori olimpici degli albergai di lusso - W. Preci -n. 4/5, 22 mar;.' — Com’era bello andare in bicicletta P. Valenti - n. 6, 24 aprile — E’ ora di cambiare la politica ddl’informazione - P. Valenti - n. 7/8. F maggio — Sabato all’Olimpico domenica s_ Tevere - P.G. Sabani • n. 7/8,17 magi.. — A me queste inarcelonghe mi fana. proprio ridere - E. Balboni • n * 14 giugno — Lo sport bocciato agli esami di nu turità - P. Valenti - n. 10, 19 lug‘... — Un putto roseo da educare allo sport - Paolo Valenti - n. 17/18, 13 dicem­ bre — Rollerball: solo fantascienza? - V. ter Preci - n. 17/18, 13 dicembre


(segue da pag. 2)

prestazioni atletiche, si è adoperato per avvicina­ re. coinvolgere, incuriosire quanti, giovani e adulti di ambo i sessi, non hanno mai provato a cimen tarsi in uno sport semplice e bello come la corsa. Il binomio Arese-Romeo (quest'ultimo, redat­ tore capo di Tuttosport) ha il pregio di confe­ rire al libro un tono spigliato, un taglio giorna­ listico che avvicina subito il lettore, anche quel­ lo che non ha mai fatto tre gradini di corsa, a questa pratica sportiva prima ancora con il cuore che con la mente e il fisico. In circa 10U pagine si cerca di dare della corsa una visione d'insieme: sono spiegati infatti i vari metodi di preparazione alla corsa per mezzo di esercizi illustrati da disegni che permettono l'esecuzione anche senza l'aiuto di un tecnico, viene indica­ ta una dieta-base da seguire, i possibili modi di abbigliamento, i percorsi per tutti i tipi di am­ biente e di... resistenza. Il tutto è completato da interviste significati­ ve, annotazioni, stralci di articoli e curiosità. « Correre in salute e in allegria », di Franco Are­ se e Gianni Romeo - Ed. MEB Torino 1975 L. 2.500

Da quest anno, tale interessante iniziativa è stata valorizzata maggiormente mediante una veste tipografica più rifinita (la prima serie aveva infatti il carattere di una pubblicazione interna); è stalo deciso inoltre di affidare l’edizione alla Società stampa sportiva per favorire una mag­ giore diffusione e. infine, si è rivista la stessa impostazione degli argomenti Sono state infatti eliminate le schede che caratterizzavano la precedente edizione a favore della divisione della pubblicazione in tre sezioni fondamentali che comprendono: un articolo di rassegna sintetica o di messa a fuoco di un argomento di interesse generale o di attualità; alcune recensioni; alcune segnalazioni biblio­ grafiche. Ne risulta uno strumento di aggiorna­ mento particolarmente adatto per i tecnici e gli studiosi i quali vi troveranno tutti gli elementi utili per una sufficiente cognizione del lavoro originale. << Bibliografia sportiva », mensile a cura della Scuola Centrale dello sport - Ed. Società Stampa Sportiva, viale Trastevere n. 248, Ro­ ma • Abbonamento annuo (9 numeri) L. 3.000

PUBBLICAZIONI DEL CSI NELLA COLLANA TECNICO-ORGANIZZATIVA 1. LA PALLAVOLO Barbagallo

GIOCANDO

di

Francesco

Un sussidio nuovo per un modo nuovo di av­ viare i giovanissimi alla pratica sportiva. La riscoperta del gioco nello sport, come strumen­ to di preparazione tecnica rispettoso dei valori sportivi e dell'esperienza formativa compiuta dai ragazzi. Incentrati sulla pallavolo, i 90 eser­ cizi-gioco offrono un modello di insegnamento anche per altre discipline. Un sussidio valido sia per i Centri di formazione sia per l'avvia­ mento allo sport dei giovanissimi nelle società sportive.

I RACCONTI DEL CALCIO Non è difficile ormai trovare antologie di rac­ conti sportivi scritte interamente o quasi da artisti di chiara fama. Basti ricordare l'ultima in ordine cronologico intitolata appunto « I rac­ conti dello sport ». edita circa un anno fa e di cui si parlò in questa stessa rubrica. A distanza di un anno, quindi, ventiquattro nomi illustri sia in campo letterario sia in quello sportivo (figurano, tra gli altri. Arpino, Ghirelli, Bernardini. Rivera ecc.) si sono dati idealmente appuntamento ed hanno prodotto altrettanti racconti dedicati questa volta esclu­ sivamente al calcio. Questo sport popolarissimo è visto in tutti i suoi aspetti e attraverso tutte le sue compo­ nenti: quindi il calcio giocato, parlato e tifato prima, durante e dopo la gara. Gli argomenti so­ no i più svariati e coinvolgono i giocatori e la loro personalità, le azioni di gioco, gli ingaggi, gli arbitri, i tifosi, agganciando talvolta queste realtà persino alla fantascienza, al surreale e alla magia.

2. LO SCOUT NELLA PALLAVOLO di Dario Serapiglia Riveste particolare importanza per un allena­ tore la conoscenza, la «visione », dell’intero « campo » che si troverà davanti quando andrà in panchina, comprendendo sia i propri elementi sia quelli delle squadre avversarie, secondo il metodo del « guardare-registrare-considerare ». Ecco quindi « lo scout »: esplorare e registrare su dei moduli predisposti i vari momenti di gioco riferiti ad ogni singolo giocatore.

3. GIOCHIAMO A FARE SPORT di Barbagallo

Francesco

BIBLIOGRAFIA SPORTIVA

Questo libro rappresenta un tentativo per far fare ai ragazzi e ragazze dai cinque ai dieciundici anni un'esperienza fisico-motoria a ca­ rattere ludico, superando i rigidi schematismi tecnico-agonistici dello sport tradizionale e pro­ ponendo ad ogni individuo un tipo di attività sportiva commisurata alle sue esigenze e pos­ sibilità. L'autore, nell'indicare qui una serie di giochi sportivi, non propone soltanto un rinnovamento di metodologia dell'insegnamento sportivo, cioè un semplice modo nuovo o diverso di insegnare lo sport, ma colloca questa sua proposta in una concezione diversa dell'attività sportiva in­ tesa non come fine a se stessa, ma come stru­ mento e occasione di maturazione personale e sociale.

Alcuni anni fa la Scuola Centrale dello Sport pubblicò un fascicolo periodico dal titolo « Bi­ bliografia sportiva » composto da schede biblio­ grafiche sui principali articoli, volumi e studi resi noti dalla stampa sportiva mondiale.

Le pubblicazioni CSI si richiedono alla Presidenza nazionale, via della Conciliazione, 1 Roma, attraverso i Consigli locali del CSI.

« I racconti del calcio », a cura di Giuseppe Brunamonti - Ed. Sonzogno Milano 1975 - L. 1.500


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E' PRONTA LA RISTAMPA DI

«L'animazione culturale sportiva» di Paolo Andreoli Il grande successo della prima edizione ci ha consigliato a curarne una seconda, essendo il discorso che l’autore propone tuttora attualissimo, oltreché l’unico in Italia su tale argomento. La nuova edizione è stata riveduta ed aggiornata dall’autore ed è pubblicata nella collana « Società e sport » edita in collaborazione con l’editrice AVE. • L'ANIMAZIONE CULTURALE SPORTIVA di Paolo Andreoli - Editrice AVE - Pagg. 168 - Li­ re 1.800. E’ in vendita nelle principali librerie. Si può anche richiedere alla Presidenza na­ zionale del CSI. Ai soci dell’Associazione sarà praticato lo sconto del 40%.

DUE SUSSIDI GRATUITI STADIUM SPECIALE n. 11/12 del 31 agosto 1975

«Il nostro programma associativo» O

E’ il vademecum-agenda per l’intero anno sociale del CSI 1975-’76. Presenta e illustra tutti gli impegni dell’Associazione ai vari livelli. Una seconda parte è dedicata alla illu­ strazione dei temi del dibattito congressuale in atto ora alla base e poi, nella prossima primavera, al centro, in occasione del Congresso nazionale. Uno strumento indispensabile per il lavoro associativo, particolarmente delle società sportive, e per la prepara­ zione ai congressi locali.

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STADIUM SPECIALE n. 15/16 dell’8 novembre 1975

«Trentanni» E’ il numero dedicato alla ricorrenza trentennale del CSI e della FARI, ma non ha carattere celebrativo. Gli inter­ venti sono incentrati sul progetto educativo che le due Associazioni hanno adottato nelle varie fasi della loro esperienza. Nella seconda parte poi, dopo un articolo di collegamento e di sintesi, viene presentata la proposta attuale dell’Associazione nelle sue finalità, nel suo proget­ to sportivo, nella sua prassi educativa e politica. Un nu­ mero, dunque, che ripercorre criticamente un'esperienza trentennale guardando all’oggi e al domani. Un volume, più che un giornale, anche per il fatto di non essere legato ad alcun fatto contingente. Un ottimo sussidio per la verifica in atto nell’Associazione e per i Corsi di formazione di qualsiasi tipo. • STADIUM SPECIALE n. 11/12 «IL NOSTRO PROGRAMMA ASSOCIATIVO» e STADIUM SPE­ CIALE n. 15/16 «TRENTANNI». Alcune copie di essi sono a disposizione presso la Pre­ sidenza nazionale. Esse saranno inviate gratuitamente ai richiedenti.

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Stadium n. 17-18/1975 by Stadium - Issuu