Segnalazioni
GUIDE PER I CENTRI OLIMPIA
Direttore responsabile: Aldo Notarlo
Redattore: Duilio Dimetti Con la collaborazione di Zina Giuri Amili
Grafica: Alberto Greganti STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell'associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario.
STADI UM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite. STADIUM chiede a tutti i soci un’ attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.
IN COPERTINA
Agosto-settembre-ottobre: si concludono le nostre attivi tà sportive ’74-’75 con gli ultimi momenti nazionali di ciclismo, nuoto, bocce e atle tica leggera.
L’inizio dell'anno scolastico coincide con la riapertura dei Centri Olimpia ed il CONI anche quest’anno ha provveduto a pubblicare la guida organizzativa e tecnica, suddivisa quest’ultima in due volumi a seconda dei differenti cicli d'età (dai 5 ai 7 anni il primo, dagli 8 ai 10 anni il secondo). Scorrendo questa nuova edizione, bisogna sottolineare lo sforzo compiuto dal CONI in questo settore al fine di introdurre i gio vanissimi allo sport, non dimenticando, o quanto meno non sottovalutando, le loro esigenze psi cologiche e di attitudine all'apprendimento e non solo tra un ciclo e l’altro, ma anche all’interno di ogni singolo ciclo. E’ da evidenziare anche l'indicazione di un'at tività polisportiva (uno sport principale più due complementari) in cui sia presente anche uno sport di squadra atto ad aiutare il bambino, specie dagli otto anni in su, nello sviluppo del suo nascente senso sociale. Le indicazioni sono senz'altro utili, anche se qua e là affiora ancora qualche tendenza alla specializzazione precoce, e costituiscono comunque un ottimo sussidio di base per trarre spunti, idee e cri teri da sviluppare poi a seconda delle situazioni e necessità.
Per ultimo, ma per questo non meno interes sante, c’è da dire del fascicolo riguardante le attività motorie de! primo ciclo. In esso è illustrata mediante disegni e didascalie, una serie di esercizi secondo una progressione di tattica di insegnamento. A questo primo fa scicolo seguirà tra breve un secondo sulle attività motorie del secondo ciclo. Le guide vengono inviate ai Centri Olimpia re golarmente riconosciuti dal CONI ed ai Comitati provinciali CONI.
UNIONE ITALIANA SPORE POPOIARE
CORRI PER LA SALUTE
corriI per la\ salute
QUATTRO GIOCHI PER IL TEMPO LIBERO
L’ARCI-UISP ha recentemente messo in circo lazione due fascicoletti. Il primo, Corri per la salute, è la riedizione di quello già apparso nel 1972 in occasione del lancio dell'omonimo mo vimento che, assieme ad analoghe iniziative lan ciate da altri Enti di promozione sportiva, ha portato alla ■ scoperta » di un modo nuovo di praticare lo sport, in questo caso la corsa, non finalizzandolo a risultati tecnici o di prestigio ma come mezzo di svago, mantenimento della propria salute ed occasione d'incontro. Lo scopo è di offrire una guida pratica, facile da consultare e, pur se sintetica, completa nel suo genere. Si dànno consigli a quanti non hanno mai praticato alcuno sport per iniziare gradatamente l'attività di corsa, sono illustrate le varie fasi di allenamento, I luoghi e i tempi di corsa; c'è qualche consiglio medico essenziale e, in fine, alcune note per organizzare l’attività.
GIOCHI PER IL TEMPO LIBERO
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Altro fascicolo realizzato dall’ARCI-UISP è Quattro giochi per il tempo libero. La motiva zione di questa prima raccolta di attività ludiche popolari (volano, palla a pendolo, lancio degli anelli, birillo col pendolo) sono slmili a quelle che hanno spinto anche la nostra Associazione a ricercare uno sport alternativo, passando anche attraverso la riscoperta di giochi popolari per cercare di recuperare quella dimensione ludica troppe volte volutamente accantonata o sotto valutata In quanto considerata esclusiva espres sione della prima fanciullezza. Per ognuno del quattro giochi sono illustrati i principi base, gli attrezzi, le regole, la tecnica e le eventuali varianti. I due fascicoli possono essere richiesti alla Presidenza nazionale UISP - Via Lazzaro Spallan zani n. 22, Roma o ai suoi Comitati provinciali.
Invito a Stadium All'inizio dell'anno associativo 1975-76 Stadium si rivolge ai suoi lettori e soprattutto, naturalmente, ai soci del CSI. Vorremmo anzitutto ringraziarli per la fedeltà con cui ci seguono e per l’impe gno con il quale sempre più attivamente partecipano al dialogo associativo mediante il giornale. E lo facciamo, certo, di tutto cuo re, ma ci preme dentro più urgente il bisogno di scusarci con loro e di fare appello alla loro comprensione. Cono tempi duri per la stampa di ogni genere. Gli aumenti enormi e continuati della carta hanno messo in crisi giornali e aziende ben più solide della nostra. Noi dall'inizio dell'anno abbiamo dovuto adottare la periodicità mensile ma, ciò nonostante, a metà anno, durante i mesi estivi, abbiamo dovuto ridurre ancora il numero delle pagine di due numeri, e anche questo numero è leggermente inferiore alla norma. Già questa è una causa che rende difficile garantire una certa organicità e continuità nella trattazione dei fatti e dei problemi. Càpitano poi durante l’anno avvenimenti associativi che giustamente richiedono la precedenza, e anche ciò interviene ad accrescere la frammentarietà di certi nostri discorsi. E' il caso, ad esempio, dei « momenti nazionali », delle nostre attività spor tive e, per il mese di agosto, del numero speciale dedicato al pro gramma associativo 1975-76 e al dibattito congressuale. Non si vuol certamente dire che tali numeri siano meno impor tanti e meno ricchi di contenuti associativi degli altri; anzi, ma comprendiamo che molti lettori avranno tuta cena difficoltà a orien tarsi nel continuo cambiamento di impostazione del giornale e nella interruzione di interventi e dibattiti che avrebbero bisogno di una continuità di trattazione. Se a ciò si aggiungono i sempre più gravi disservizi postali che privano frequentemente del giornale molti che ne hanno diritto, ne emerge una situazione che non è oggetti vamente facile né per i lettori né per noi. Ma tutto questo, per quanto grave e spiacevole, non può in durci a un minor impegno. Di questo assicuriamo i lettori, nello stesso tempo in cui facciamo appello al loro spirito di generosità e di collaborazione personale e associativa. Non crediamo che il ruolo essenziale del giornale nella vita dell'Associazione possa es sere messo in dubbio. Il Consiglio e la Presidenza nazionale fa ranno ogni sforzo per garantire ad esso regolarità e ricchezza di contenuti, nonostante le crescenti difficoltà organizzative ed eco nomiche. Lo dimostra il fatto che la quota di adesione è rimasta invariata, nonostante gli aumenti che si è stati costretti ad appor tare alle altre quote associative. Si è voluto così adottare un prezzo chiaramente politico per incoraggiarne la più ampia diffusione. Siamo certi che tali aspettative non andranno deluse, così come contiamo su una sempre più diretta e ampia partecipazione di tutti i soci alla redazione di Stadium tramite notizie, esperienze, contributi di ogni genere alla riflessione e alla ricerca associative. Siamo all’inizio del nostro anno sociale ed è il momento delle affiliazioni e riaffiliazioni. L’adesione a Stadium è una chiara op zione di impegno e di partecipazione associativa. E’ un modo, niente affatto secondario, per favorire un sempre più largo e ricco sviluppo del CSI attraverso il dialogo e l’informazione sui temi e sui problemi che ci vedono ogni giorno impegnati al servizio dei giovani.
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Le domande che fondano la verifica associativa iti che cosa consiste la nostra ispirazione cristiana? In che modo e fino a che punto essa ci aiuta a determinare il tipo e il modo del nostro impegno nella società e nello sport? Come contribuire alla promozione dell'uomo nella nostra società pluralista? Fino a che punto sono possibili all'interno dell’Associazione scelte politiche diverse?
Tre circostanze concorrono quest'anno a rivolgere l’attenzione associativa sui problemi di fondo del nostro impegno nello sport e nella società italiana. Sono il congresso nazionale che si svolgerà nella primavera dell’anno prossimo, la ricorrenza trentennale della nascita del CSI e della FARI, la celebrazione dell’Anno Santo. Tre avvenimenti che rappresentano altrettanti inviti a riflettere sul significato della nostra presenza e azione, a verificarci nel confronto con la storia, con la realtà e alla luce della fede. Uno sforzo di riflessione
per comprendere meglio il senso e le conseguenze del rapporto tra la fede cui ci ispiriamo e l’impegno nel mondo sportivo-sociale era già scaturito dal congresso nazionale del 1974 quale impegno associativo preliminare e fondante della verifica e della determinazione di tutte le scelte politiche verso l’interno e verso l’esterno che ■ 'Associazione dovrà compiere alla scadenza quadriennale dei mandati e delle cariche. Stadium si affianca agli altri strumenti e occasioni di riflessione associativa ospitando da questo numero alcuni contributi che affronteranno direttamente il tema nella sua specificità, non pretendendo di risolvere una questione cosi vasta e complessa ma soltanto di dare qualche spunto orientativo. Questo primo intervento introduce la questione nei suoi aspetti principali.
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Spesso nel dibattito e nella veri fica all’interno dell'Associazione emergono interrogativi intorno all' ispirazione cristiana, cui il CSI ha più volte confermato la propria vo lontà di fedeltà. Ma anche se nessuno intende mettere in forse le scelte fonda mentali operate (anzi a volte si vorrebbe che queste avessero un’ evidenza e una » pubblicità » tutta particolare), le domande più diver se si presentano spesso e rischia no di confondere la ricerca e di fre nare le scelte: in che cosa consiste questa ispirazione? Fino a che pun to sono possibili all'interno dell’ Associazione scelte politiche di verse? Qual è il ruolo del sacer dote nella società sportiva e in ge nere nell’Associazione? Quali rap porti esistono e quali sarebbero possibili con la comunità cristiana (parrocchia, diocesi ecc.). Ora questi problemi non sono né facilmente eludibili, né possono trovare una comoda e definitiva soluzione. Essi però possono fornire mate riale per un permanente dibattito teorico e nulla più; se sono affron tati fuori da un’ottica realistica e concreta. Sembra piuttosto che, per venire a capo di certi problemi teorici, ci si debba riferire con attenzione alla prassi, cioè verificandosi su quale tipo di promozione umana, di servizio all’uomo sia concretamen te promosso. Non è in questa di sponibilità e preoccupazione per la maturazione e la liberazione piena dell’uomo che si realizza l'ispira zione cristiana? Se è così non sarebbe fuori luo go allora che la promozione umana costituisce il « luogo » fondamen tale dell’impegno e del necessario confronto permanente nel CSI. Anche chi è eccessivamente preoccupato per una maggiore evi denza dello « specifico » cristiano,
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verrà continuamente ricondotto a cogliere che « l’agire per la giusti zia e il partecipare alla trasforma zione del mondo, ci appaiono chia ramente come dimensione costitu tiva della predicazione del Vange lo, cioè della missione della Chie sa per la redenzione del genere umano e la liberazione da ogni sta to di cose oppressivo... ». Sono stati i Vescovi nel loro Sinodo del 1971 a richiamarci bruscamente a questa apertura di mentalità. E’ come se ci venisse detto che « chi sul serio domanda come si fa ad evangelizzare il mondo, deve chiedersi nel contempo come si fa a cambiarlo » (E. Balducci). Insomma, promozione umana e evange lizzazione, cioè servizio all'uomo per la sua autonoma crescita e an nuncio di Colui che radicalmente 10 salva e lo libera, si richiamano a vicenda, si implicano, non possono essere capziosamente contrapposti. La comunità cristiana è partico larmente sensibile oggi a questi problemi: il Sinodo del ’71, quello del '74, la riflessione avviata dalla Chiesa italiana in vista del Con vegno nazionale del '76 su « evan gelizzazione e promozione uma na », dimostrano l’emergere anche istituzionale di una domanda, di una sensibilità, di una esigenza profonda che trovano la loro ori gine nella consapevolezza di una unità radicale tra fede e vita, tra fede e storia. Non c’è altra strada che met tersi nella scia di questa riflessio ne e di questo impegno. Del resto, 11 servizio all'uomo, la sua promo zione, costituiscono il terreno, il cammino comune tra credenti e non credenti: infatti ogni uomo di buona volontà vi porta il suo con tributo originale e ricco. Ci si tro va insieme a camminare, anche nel la stessa associazione, rivelandosi le proprie speranze e confortandosi così vicendevolmente.
Ora, proprio perché il Centro Sportivo ha una ormai lunga storia alle spalle, un lungo cammino in condizioni e situazioni storiche estremamente varie, occorrerebbe compiere un primo confronto con questa storia, occorrerebbe esa minare quanto l'uomo, la sua cre scita, la costruzione di un mondo nuovo, sono stati le finalità prime di tanto lavoro. Si deve senz’altro fuggire da at teggiamenti di lode incondizionata o di critica distruttiva, si deve su perare ogni facile moralismo; ma certo si deve avere il coraggio di una revisione « storica » che aiuti a cogliere e vagliare le intenzioni, il servizio reso, i tradimenti, i com promessi subiti e quelli cercati. Ma l’impegno più gravoso è co stituito dal « fare i conti >• con il presente e con le scelte che oggi facciamo. Si tratta di confrontarsi con alcuni criteri fondamentali che reggono, volenti o nolenti, tutta l’attività. Quale tipo d'uomo ci pre me; per quale liberazione lottia mo; quale sport alternativo siamo capaci di proporre; con quali mez zi ci muoviamo; quali « sì » e quali « no » siamo disposti a dire e so prattutto a... « fare ». Certo è che quando il CSI si è dato un nuovo statuto tutto questo era presente nella riflessione. Si è cercato di dare spazio alle esigenze di partecipazione, alla spinta alla creatività, al bisogno di rinnovamento permanente, tutti elementi propri della storia dell' uomo d'oggi. Quando oggi si ipo tizzano servizi che rispondano a precise esigenze d’età, psicologi che, ambientali, si lavora in dire zione alternativa di uno sport alie nante: ma quanto di tutto questo è divenuto coscienza viva di tutta l'Associazione? Quanto è rimasto descritto sulla carta e passa per utopia irrealizzabile? Non bisogna stancarci di richia marci ad un attento ascolto della
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8-9 NOVEMBRE
A ROMA PER IL TRENTENNIO E L’ANNO SANTO
realtà per coglierne gli elementi caratterizzanti, e soprattutto i con flitti, le contraddizioni, le situazio ni di fatica per l’uomo. Ma proprio in questa attenzione, l’ottica pertinente non potrà esse re che quella dell’uomo, del suo valore, della necessità di una sua difesa ad oltranza. Anche la Parola di Dio è parola per l’uomo e quindi Chiesa e umanità non sono realtà contrapposte. Ma a volte quando esse vengono poste in contrappo sizione, la preoccupazione per l’isti tuzione, il desiderio istintivo di soravvivenza, la ricerca preoccupa ta dell’efficienza possono far met tere in ombra quel valore che è l’uomo. In questa attenzione, uno spazio tutto particolare dovrebbe essere riservato al modificarsi della men talità dell'uomo d'oggi, soprattutto alle sue esigenze più profonde e al modo con il quale si manifestano nelle generazioni crescenti. Tutto questo non servirebbe che ad alimentare una grande sensibi lità (e quindi a generare rasse gnazione e spesso disperazione) se non fosse accompagnato ad un profondo, non riducibile desiderio e impegno di cambiamento della situazione. Ci preme o no un mon do diverso? Un luogo di rapporti « umani »? Una diversa qualità di vita? Sappiamo essere tanto crea tivi da immaginare e sperimenta re uno sport alternativo? In fondo, per i cristiani, oggi, la promozione umana si giova a questo livello. E' vero che non tutto si risolve in questo impegno. Nel documento che prepara il Convegno del pros simo anno su « Evangelizzazione e promozione umana » si legge che •* l'apporto specifico con cui la Chiesa concorre alla promozione umana non sostituisce o ignora al tri apporti, né ad essi si aggiunge dall'esterno, né intende essere fun
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Nei giorni 8 e 9 novembre, in concomitanza con il pellegrinaggio a Roma degli sportivi di Milano, la Presi denza nazionale organizzerà un incontro al quale partecipe ranno anche atleti e dirigenti di altre parti d'Italia, per celebrare l’Anno Santo e ricordare il trentesimo di fon dazione del CSI e della FARI. Il programma prevede un'udienza pontificia, un in contro di amicizia tra tutti i partecipanti, un momento di preghiera comunitaria e una presentazione della propo sta sportiva e sociale del CSI ai soci e alle autorità.
zionale a singoli sistemi sociali, politici ed economici. Il suo atteg giamento nei confronti di ciò che viene normalmente definito pro fano, è positivo... La Chiesa è chia mata ad assumere ciò che di buo no e di nobile c'è nei progetti degli uomini, a "dare un nome" al.le loro giuste e legittime attese. Un com pito positivo che essa svolge se condo la triplice preoccupazione: "purificare", "consolidare”, "ele vare"... La Chiesa deve "integra re" la comprensione che gli uomi ni hanno dei valori, nel senso di farne conoscere il loro significato più pieno e profondo ». (nn. 20 e 21). E, a questo proposito, ce molto da pensare e da fare. Che il Van gelo non sia neutrale è un po' or mai nelle orecchie di tutti, così come tutti ormai accettiamo il do vere dell'impegno politico, la ne cessità di « scelte evangeliche », il fatto che « non abbiamo diritto di essere cani muti, dobbiamo gri dare quando vediamo il male » (Charles de Foncauld). Ma forse
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facciamo un po' tutti fatica e in contriamo grandi resistenze den tro e fuori di noi quando si tratta di smascherare e rinunciare a vec chie e nuove idolatrie, quando lo stare « dalla parte di Abele » im pegna a stare « vicino al povero per aiutarlo a liberarsi, al ricco per spingerlo alla conversione » (card. Pellegrino in « Uomo o cri stiano »), quando si tratta di fare i conti con la pluralità di scelte partitiche presenti nell’associazio ne, quando facciamo con gioia ri ferimenti alla fede che gratuita mente ci viene donata e nello stes so tempo ci fa da ostacolo una cer ta mentalità confessionalista e di esclusione. Non ci sono qui altre pretese che quelle di avviare una riflessione, un confronto, uno scambio di pareri. Ma stare dalla parte dell'uomo, con l'uomo, volere un mondo diverso. « creare » uno sport alternativo esi ge anche questa fatica.
Gianni Gherardi
CHIUSO CON NOTEVOLE AUMENTO IL TESSERAMENTO CS11974- 75
Lo sport, i giovani e l'associazionismo Il nostro bilancio associativo 1974-’75 si è chiuso con un notevole aumento del numero delle società sportive, degli atleti c dei dirigenti: una media di oltre il dieci per cento in più rispetto al pre cedente anno sociale. Al di là di un sentimento di com prensibile soddisfazione, questo dato do vrebbe farci riflettere. E’ estremamente significativo in un momento di crisi del l’associazionismo, in un momento in cui si afferma nei giovani una carenza di impegno e di fiducia, in cui si lamenta la rarefazione di persone disposte a impegnarsi con continuità nei vari àm biti deH'associazionismo. Non vorremmo cadere acriticamente nella logica del numero, ma è indubbio che anche i dati quantitativi stanno a significare qualco sa che va al di là del loro aspetto più immediato e appariscente. E’ certo co munque — e non lo diciamo per gusto di polemica — che questi numeri in se stessi smentiscono le pessimistiche pre
visioni di quanti temevano per il CSI una specie di catastrofe associativa in seguilo ai nuovi indirizzi adottati in merito all’attività sportiva. Ora, se 1’ aumento quantitativo non prova in modo indubitabile la validità dei nuovi indi rizzi sportivi, è però certo che essi non hanno provocato la temuta disgregazio ne deH'Associazione. E’ già un dato che ci dovrebbe, se non altro, disporre a una maggiore serenità nel nostro dialogo interno. Ma, forse, il nostro modesto dato quantitativo va considerato anche in un contesto più ampio del nostro àmbito associativo. Anzitutto sul piano spor tivo. Vi troviamo, infatti, evidente la conferma di quella accresciuta domanda sportiva di cui abbiamo osservato da qualche tempo vari segni. Come a dire che i ragazzi, i giovani, i genitori sono effettivamente più sensibili di fronte allo sport e più desiderosi di impegnarvisi. Non sono gli Enti di promozione
I CONVEGNI TERRITORIALI SULL’ATTIVITÀ’ SPORTIVA Come già annunciato, in novembre avranno luogo tre convegni del CSI nei quali i responsabili di un certo numero di società sportive e dei consigli provinciali verificheranno la loro esperienza in ordine soprattutto agli indirizzi, alle iniziative e ai metodi del l’attività sportiva a carattere sociale. La partecipazione delle so cietà viene concordata tra la Presidenza nazionale e i Consigli provinciali. I tre convegni si svolgeranno contemporaneamente nei giorni 22 e 23 novembre a Roma per il Centro, a Cava de’ Tirreni per il Sud e a Salsomaggiore per il Nord. L’iniziativa si propone di raccogliere dai diretti interessati notizie sui programmi, sui risultati e sulle difficoltà incontrati nel l’attuazione dei nuovi indirizzi circa l’attività sportiva al fine di contribuire alla verifica associativa in vista del Congresso nazio nale dell’anno prossimo. Ai convegni territoriali seguirà uno o più incontri a livello nazionali per sintetizzare e coordinare i dati che ne saranno scaturiti.
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sportiva a gonfiare artificiosamente una domanda inesistente: l’esigenza popola re di uno sport per tutti e di tutti esiste realmente e sarebbe tempo che chi di dovere prendesse questo dato in più seria considerazione, ponendo tra l’altro fine al fenomeno abnorme e in giusto di una risposta che proviene sempre più largamente dai privati e che, anche ove non sia finalizzata a scopi puramente speculativi, non offre di certo garanzie educative e non apre prospettive di sorta sul piano sociale. Un’ultima considerazione vorremmo fare. Se si pone il dato dell'aumento quantitativo del CSI accanto ad altri segni che si colgono osservando con attenzione il mondo giovanile, si accen tua l’impressione che sia sempre più vivo tra i giovani stessi il desiderio di aggregarsi, di collegarsi per affron tare insieme quegli impegni personali e sociali di cui fino ad oggi si è soltanto parlato. Gli adulti dicono che i giovani, dopo le fiammate contestative della fine degli anni Sessanta, si sono adagiati in una sorta di abulia e anche di qualunquismo. Può anche darsi che abbiano ragione in parte, ma sarebbe giusto che gli adulti rivolgessero l’analisi anche su se stessi, domandandosi che cosa hanno offerto alle speranze e agli entusiasmi dei giovani, quali spazi di impegno e di partecipazione hanno loro aperto. Se ora, come appare ormai certo, i giovani intendono uscire da questa si tuazione di incertezza e di sfiducia, non possono gli adulti continuare a guar darli con sufficienza e paternalismo. E d'altro canto è facile prevedere che la nuova aggregazione giovanile non potrà percorrere le stesse strade di un passato associativo che molti adulti continuano a rimpiangere senza alcuno sforzo di analisi e di comprensione critica. Sa rebbe assurdo, ed estremamente peri coloso, ai giovani che chiedono un av venire riproporre pari pari un passato che hanno decisamente rifiutato. Un ri fiuto che, seppur comprensibile, è stato spesso troppo netto, globale ed esage rato. Ma anche per un corretto recu pero deH’esperienza passata è indispenbile da parte degli adulti un atteggia mento disponibile, critico e dialettico.
D.O.
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Politica
Continua il dialogo con i responsabili regionali Una lettera unitaria degli Enti di promozione sportiva ai Consiglieri regionali neo-eletti costituisce il primo passo per consolidare e sviluppare l'azione delle regioni a favore dello sport sociale nella base delle premesse profondamente innovatrici che esse hanno posto durante la prima legislatura. E’ ormai lampante come il sole che i problemi dello sport sociale in Italia si possono affrontare e ri solvere soltanto grazie all'intervento legislativo, programmatico e ammi nistrativo delle regioni (e, in stret to collegamento con esse) degli en ti locali. La prima legislatura regio nale appena conclusasi ha rappre sentato per lo sport di tutti una tappa storica, l'inizio di una auten tica rivoluzione, dopo un trentennio in cui la situazione sportiva italiana si trascinava stancamente, incapace di uscire dalle equivoche imposta zioni legislative e organizzative ere ditate dal regime fascista. Il momento più significativo dell' opera di rinnovamento avviata a li vello regionale si è avuto giusto al termine della legislatura con il con vegno di Lecco che ha raccolto re gioni e forze sportive in uno sforzo di sintesi e di prospettiva sul pro blema, e con l'approvazione della legge della regione Toscana che rappresenta sino a questo momen to l'esempio più avanzato in materia di legislazione in favore dello sport a carattere locale. Non si vogliono con ciò sminuire gli oggettivi e consistenti passi che sono stati compiuti anche a livello nazionale dove i maggiori partiti hanno formulato propositi e propo ste che lasciano bene sperare sulla possibilità di approvazione di una nuova legge-quadro nazionale per lo sport italiano. Ma la stessa legge nazionale ci sarà e potrà essere efficace se e in quanto le regioni daranno al problema il sostegno pra tico del loro interessamento e della loro azione. E’ in questa visione della situa zione che il Consiglio nazionale del Centro Sportivo Italiano si è impe gnato, per l’anno sociale 1975-'76, a favorire un più stretto collegamen to fra gli enti di promozione sporti va vólto essenzialmente a indirizzare e sostenere una sostanziale unita rietà di indirizzo, di presenza e di
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azione fra gli stessi enti a livello periferico, a cominciare ovviamente da quello regionale. Il primo passo verso il raggiungi mento di questo obiettivo è rappre sentato dalla lettera che qui di se guito pubblichiamo e che è stata indirizzata a tutti i consiglieri regio nali eletti il 15 giugno scorso. Pro seguono nel frattempo contatti fra gli enti per dare a questa lettera un seguito concreto, coinvolgendo però sempre, in primo luogo e di rettamente, i dirigenti locali degli enti stessi per favorire il loro con tatto e la loro collaborazione unitari nei confronti delle regioni.
naie, cd Enti di Promozione, in uno sforzo comune di definire le linee di una politica per lo sport capace di ri spondere ai nuovi bisogni esistenti nel Paese. In tale occasione, proprio partendo da questi bisogni, fu ribadita l’urgenza di provvedere ad una nuova legislazione nazionale e regionale che inserisca anche 10 sport nel contesto generale di una politica di servizi sociali. Gli Enti di Promozione Sportiva ri tengono infatti necessaria una legge qua dro nazionale a carattere organico e globale che sancisca il principio dello sport come "Diritto Civile” istituendo 11 servizio nazionale per lo sport e re golando giuridicamente e istituzional mente competenze e funzioni delle di verse istanze: Stato, Regioni, Enti loca li, CONI, ed Associazionismo. In particolare essa dovrebbe preve dere:
Roma, 15 luglio 1975 Ai Componenti i Consigli Regionali LORO SEDI
Gli Enti di Promozione sportiva por gono il loro saluto ed augurio più calo roso a tutti gli eletti per la seconda Legislatura Regionale, con la certezza che il loro lavoro sia proficuo e fecondo nel corrispondere alle esigenze ed alle aspettative di progresso economico, so ciale e culturale che sono state alla base de) voto popolare. In una ideale ed effettiva continuità con la legislatura precedente — che ha aperto nuovi ed ampi spazi all’allargamento della vita democratica nel nostro Paese e approfondito i processi di parte cipazione popolare allo sviluppo econo mico, sociale e culturale stesso — gli Enti di Promozione vogliono ricordare e sottolineare, per quanto si riferisce ai problemi che sono oggetto della loro opera alcuni punti che a loro sembrano fondamentali del documento conclusivo del Convegno Nazionale "Regioni e Ri forme sullo Sport" che nei giorni 18-19 aprile ha visto riunite Regioni, Enti lo cali, Scuola, Comitato Olimpico Nazio-
— il decentramento della politica spor tiva da parte dello Stato alle Regioni, che si varranno del concorso attivo degli Enti locali e dell’associazionismo; — il superamento dell’attuale assetto legislativo (legge 426 del 1942 istitutiva del CONI) ridefinendo i compiti istitu zionali del CONI per quanto riguarda lo sport agonistico secondo le regole del Comitato Internazionale Olimpico;
— il coordinamento specifico, e dei set tori interessati ad un intervento in que sta direzione (organizzazione del terri torio, istruzione pubblica, lavori pub blici, sanità, ecc...) attraverso un organi smo nazionale e organismi regionali per lo sport, che operino in stretto rapporto con le Assemblee elettive e le istituzioni; — la definizione di nuovi meccanismi di finanziamento per lo sport che garanti scano mezzi adeguati ad una tale poli tica organica e decentrata;
— il riconoscimento del ruolo delle li bere associazioni democratiche come organi autonomi che concorrono alla
gestione ed alla realizzazione delle di verse fasi della politica sportiva;
Sulla base intanto delle competenze già assunte di fatto in materia dalle Regioni, è indispensabile procedere ver so una legislazione regionale, caratteriz zata in senso migliorativo rispetto a quella già esistente e che preveda: — un intervento diretto alla costruzio ne di impianti di base, di quartiere e di comprensorio, coordinato con la politica generale di sviluppo economico, turisti co ed i piani generali di sistemazione territoriale;
— il sostegno e la promozione delle ini ziative deH’associazionismo presente sul territorio, dirette a promuovere la par tecipazione di tutti alla pratica sportiva ed a formare i quadri necessari; — il controllo sanitario delle attività sportive affidato e coordinato dalle strutture sanitarie della Regione.
Gli Enti di Promozione Sportiva riten gono che i tempi siano maturi per fare della seconda legislatura regionale l’oc casione concreta e determinante per uno sviluppo quantitativo e qualitativo dello sport socialmente inteso. La diffusa sen sibilità sociale in tal senso e le attese della popolazione, l’opera e l'esperienza già avviate dalla maggioranza delle Re gioni costituiscono i presupposti più va lidi e forniscono le garanzie più sicure per una svolta sportiva di grande rilievo sociale e politico. Sulla base delle indicazioni fornite, gli Enti di Promozione sportiva, si di chiarano fin da ora a disposizione di tutte le Regioni, dei Consigli e delle Giunte per la definizione delle prospet tive, l’elaborazione degli interventi e la pratica attuazione dei programmi di sport sociale che costituiscono la loro stessa ragione d’essere e il campo del loro impegno specifico. / presidenti degli Enti di promo zione sportiva
Bruno Palmiotti - ACSI (Associazio ne circoli sportivi italiani) Enrico Gttabello - AICS (Associazio ne italiana cultura e sport)
Vittore Catella - CSEN (Centro sportivo Energie Nuove) Aldo Notorio - CSI (Centro sportivo italiano) Dante Cerqnetti - ENDAS (Ente na zionale democratico di azione so ciale)
Aldo De Matteo - US ACLI (Unione sportiva Associazione cristiana la voratori italiani) Ugo Ristori - UISP (Unione italiana sport popolare)
Politica
Cara RAI, non c'è solo lo sport spettacolo Una nuova politica nei confronti dello sport è stata chiesta dagli Enti di promozione sportiva ai responsabili politici e amministrativi della RAI-TV. Le risposte del vicepresidente Orsello e del direttore generale Principe. Se lo sport in Italia presenta oggi connotati culturalmente diversi da quelli di soli dieci anni orsono e se esistono fondati motivi di speranza per una ancor più decisa evoluzione della situazione nel futuro, ciò è do vuto in maniera determinante alla nuova coscienza e domanda sportiva che negli ultimi anni è nata e si è andata sviluppando nel Paese a li vello popolare. Il suo peso è e resta un fattore decisivo per l’adozione di una politica sportiva in favore dello sport socialmente inteso. In quest'opera di sensibilizzazione delle masse nei confronti dei pro blemi sociali dello sport la Televi sione può svolgere certamente un ruolo enorme. In passato, senza mi sconoscere aspetti positivi che in dubbiamente ci sono stati, la Tele visione italiana ha trascurato se non addirittura rifiutato tale ruolo. In li nea generale, la nostra televisione non ha fatto che ammannire al pub blico gli aspetti più deteriori del fenomeno sportivo spettacolare, per giunta senza un atteggiamento cri tico e senza alcun collegamento con i fatti e i problemi della vita sociale. Oggi, la riforma in atto dell’ente radiotelevisivo costituisce un’impor tante occasione per collocare lo sport in maniera corretta all'interno del più importante — in senso asso luto — mezzo di comunicazione di massa del nostro tempo. Gli Enti di promozione sportiva si sono rivolti unitariamente ai re sponsabili politici e amministrativi dell’ente radiotelevisivo esprimendo il loro punto di vista e le loro ri chieste con la lettera che qui di se guito pubblichiamo. Ad essa fanno seguito le due lettere di risposta del direttore generale dell’ente. Michele Principe e del vicepresidente Gian Piero Orsello. Ora c'è da augurarsi che il dialogo così positivamente avviato e le assicurazioni fornite possano trovare coerente riscontro nei programmi e nei metodi infor mativi che verranno adottati.
Roma, 15 luglio 1975 Ai componenti il Consiglio di Amministrazione RAI-TV ROMA
e,p.c. Ai componenti la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ROMA
Gli Enti di promozione sportiva ACSI, AICS, CSEN, CSI, ENDAS, UISP, US ACLI, nell’augurare al Consiglio di Am ministrazione il più proficuo lavoro per la riforma e la riorganizzazione dell'Ente radiotelevisivo, richiamano l'attenzio ne sul problema dello sport che la RAI-TV ha fino ad oggi accolto, trasmes so e propagandato quasi esclusivamente nei suoi aspetti spettacolari, divistici, commerciali e consumistici. Gli Enti di promozione sportiva, pur rendendosi conto che la televisione ri sponde a esigenze tecnico-spettacolari, non possono però accettare che sportspettacolo significhi assenza di ogni al tro valore, che di esso si pongano in evidenza soltanto certuni aspetti di co modo, insufficienti a far prendere co scienza di un fenomeno ricco di risvolti culturali, etici, sociali di grande rilievo e, soprattutto, che uno sport così pre sentato appaia di fatto come l’unico possibile, ignorando la nuova problema tica sportiva che da almeno dieci anni si sta sviluppando nella popolazione e tra le forze sportive socialmente più avan zate. Il concetto, le istanze, le prospettive e le esperienze in atto nel campo di uno sport socialmente inteso e della creazio ne di un servizio sociale per lo sport, sono stati finora ignorati o soltanto mar ginalmente recepiti dalla radio e dalla televisione. Ciò, mentre da un lato ha accentuato le difficoltà e ridotto l'effi cacia dell’opera di rinnovamento avvia ta dalle Regioni e da molti Enti locali insieme alle forze sportive più sensibili.
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ha d’altro canto contribuito a far sì che la crescente domanda sportiva popolare favorisse risposte privatistiche a carat tere commerciale c speculativo. Per con tro, i sottoscritti Enti di promozione sportiva ritengono che la radio e in par ticolare la televisione possano e debbano svolgere un ruolo essenziale per favo rire nel Paese una riforma dello sport per trasformarlo in servizio sociale, in stretto collegamento con la più gene rale politica delle Riforme che riguarda no la salute, il lavoro, l’istruzione, il territorio e in genere il miglioramento della qualità della vita. Su questi concetti ed esigenze con cordano tutti gli Enti e gli operatori sportivi che si fanno interpreti di strati sempre più larghi della popolazione, in particolare dei giovani, dei lavoratori, dei genitori.
Tale sostanziale intesa, in particolare quella espressa con la presente lettera unitaria degli Enti di promozione spor tiva, rafforza la nostra richiesta affin ché nell’attuazione della riforma radio televisiva siano adeguatamente garanti te le esigenze dello sport nel rispetto delle istanze dell’attuale società italiana e cioè: — una costante attenzione e un adegua to spazio dedicati allo sport inteso come fattore di salute e di promo zione culturale della persona e della collettività;
— un'azione di stimolo per la creazione di suflicienti strutture e infrastruttu re pubbliche per lo sport di tutti, nonché degli strumenti più idonei per la formazione degli operatori spor tivi;
— il superamento all’interno della radiotelevisione delle barriere attualmente frapposte tra sport e società civile, quasi lo sport sia una realtà aset tica e neutrale e non invece colle gata ai problemi più vivi e scottanti della vita sociale; — la conseguente presenza e corretta trattazione dei problemi dello sport anche all’interno dei servizi cultu rali ed educativi dell’ente radiotele visivo, evitando che essi rimangano confinati nell’àmbito dell’informazio ne giornalistica;
— infine, un’analoga attenzione e pre senza da riservare a tali problemi sportivi nelle trasmissioni regionali, nel quadro della strutturazione decen trata deH’Entc prevista dalla riforma. In relazione a ciò, gli Enti di promo zione sportiva chiedono da un lato che anche nello sport si attui il diritto di accesso, garantito dai princìpi informa tori della riforma, c dall’altro che sia salvaguardato un serio discorso spor
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tivo mediante un corretto impiego dello strumento radiotelevisivo c l’adozione di idonee soluzioni strutturali. La stessa ricordata unitarietà delle forze e degli operatori sportivi indica che nella ricerca delle soluzioni strut turali e organizzative all’interno dell’Ente radiotelevisivo è possibile, oltreché doveroso, salvaguardare l’unità sostan ziale del servizio sportivo senza ricorre re a divisioni e a lottizzazioni di alcun tipo, politiche o personali che siano, le quali si risolverebbero in una disper sione di energie a danno dell’eflìcacia operativa e della validità del messaggio. A ciò si accompagna, naturalmente, la necessità di una scelta di persone com petenti sotto il profilo professionale ma anche sensibili, aggiornate e aperte sui problemi dello sport, quali essi real mente si presentano nella società ita liana d’oggi. La professionalità e l’aper tura agli aspetti sociali dello sport ap paiono criteri indispensabili e sufficienti per garantire nell’Ente radiotelevisivo riformato la giusta presenza di uno dei problemi del Paese che da tempo atten dono una più equa considerazione dagli organi pubblici e dai mezzi d’informa zione. Si c certi che codesto Consiglio di Amministrazione si farà interprete delle istanze fatte presenti e saprà operare le scelte più opportune perché l’Ente radio televisivo dia in futuro un chiaro e de cisivo contributo all’affermazione dello sport socialmente inteso e alla creazio ne degli indispensabili servizi pubblici a livello nazionale, regionale e locale. In tale prospettiva e a riprova della
loro disponibilità alla più ampia colla borazione, gli Enti di promozione spor tiva, che organizzano oltre un milione di ragazzi, giovani, adulti e decine di migliaia di dirigenti sportivi, chiedono a codesto Consiglio di Amministrazione di essere ricevuti per un colloquio che consenta di chiarire meglio il loro pen siero e di individuare assieme le pro spettive più consone all’accoglimento delle istanze sportive sociali da essi rappresentate. Rinnovando l’augurio di buon lavoro, porgono i più distinti saluti. / presidenti degli Enti di promo zione sportiva:
Bruno Palmiotti - ACSI (Associazio ne circoli sportivi italiani)
Enrico Guabello - AICS (Associazio ne italiana cultura e sport) Vittore Catella - CSEN (Centro sportivo Energie Nuove) Aldo Notorio - CSI (Centro sportivo italiano)
Dante Cerquetti - ENDAS (Ente na zionale democratico di azione so ciale) Aldo De Matteo - US ACLI (Unione sportiva Associazione cristiana la voratori italiani)
Ugo Ristori - UISP (Unione italiana sport popolare)
LE RISPOSTE DEL VICEPRESIDENTE E DEL DIRETTORE GENERALE DELLA RAI-TV AGLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA
PROF. AVV. GIAN PIERO ORSELLO VICE PRESIDENTE
Caro Presidente,
ho ricevuto la lettera del 15 luglio da Lei sottoscritta insieme con i Presidenti degli altri Enti di promozione sportiva ed ho letto con vivo interesse le Vostre considerazioni e le Vostre proposte in merito alle trasmissioni radiotelevisive dedicate allo sport.
Personalmente non posso non condivi dere la Vostra visione dello sport come elemento di formazione culturale e di promozione sociale e desidero assicu rarvi il mio vivo interessamento per una migliore utilizzazione a questo fine del mezzo radiotelevisivo.
Sono convinto che, al di là delle esi genze dell'informazione giornalistica e
dello spettacolo che portano inevitabil mente ad interessarsi allo sport agoni stico e spettacolare, occorra sostenere il processo di trasformazione dello sport in servizio sociale, secondo gli intendi menti perseguiti dagli Enti di promo zione sportiva, anche con una maggiore presenza dei problemi dell’attività spor tiva nell'àmbito dei servizi culturali ed educativi e sollecitando i redattori delle rubriche sportive ad un maggior inte resse per gli aspetti socio-culturali dello sport.
Sarò lieto di poterLa incontrare con gli altri Presidenti degli Enti di promo zione sportiva per uno scambio di idee sulle possibilità di attuazione delle pro poste formulale, e mi è gradita l'occa sione per inviarLe i mici migliori saluti. Prof. Avv. Gian Piero Orsello
Vice Presidente RAI-TV
MICHELE PRINCIPE DIRETTORE GENERALE
In riferimento alla lettera da Lei in dirizzata in data 15 corrente al Consiglio di Amministrazione della RAI desidero assicurare che l'esigenza di considerare lo sport in tutte le sue implicanze cul turali, sociali, igienico-sanitarie, non tra scurandone gli aspetti educativi a van taggio di quelli di tipo spettacolare e divistico, è e sarà ben presente ai respon sabili dell’informazione e dei programmi in generale.
Tale esigenza non mancherà di essere un preciso punto di riferimento nell'im postazione dell'attività futura conseguen te alla riforma prevista dalla legge 14 aprile '75 n. 103.
Politica
Il calcio diventa bambino li calcio ha costretto lo Stato a promettere miliardi senza offrire nessuna contropartita. E adesso si propone di lanciare nella mischia agonistica i fanciulli di otto anni!
Già in questi anni, sia nelle riprese dirette, sia nelle rubriche giornalistiche radiofoniche e televisive (dalla "Domeni ca Sportiva" a "Dribbling") si è cercato di far spazio, accanto agli sports di lar ga presa spettacolare, a discipline di più schietto valore educativo. E' questo un indirizzo che ci si propone senz'altro di sviluppare. Analogamente il fenomeno sportivo è stato già più volte e in diverse sedi di programmazione trattato nei suoi col legamenti con la realtà sociale; si ci tano a titolo esemplificativo le inchieste televisive a puntate, realizzate non a caso dalla Direzione dei Culturali; "L’ educazione sportiva in Italia" e "La palla è rotonda", la serie sugli atleti olimpici, un largo numero di trasmissioni per ragazzi, i cicli di "Sapere" per l'educa zione degli adulti dedicati a vari aspetti dell'attività sportiva. Proprio per "Sa pere" è prevista la programmazione in autunno del ciclo in 6 puntate "Sport e salute". Lo sport non è stato neppure assente dalle trasmissioni telescolastiche: si ricorda in proposito il ciclo di lezione sul "minibasket".
Anche nelle trasmissioni regionali del la radio lo sport conta — com'è giusto — presenze sistematiche.
Per quanto riguarda il diritto di ac cesso, il suo esercizio è regolato esclu sivamente dalla Commissione Parlamen tare per l’indirizzo generale e la vigi lanza sulle radiodiffusioni, alla quale pertanto dovranno essere indirizzate eventuali richieste. Per l’insieme delle istanze rappresen tate posso comunque rinnovare l'as sicurazione che saranno oggetto di una particolare attenzione, quale meritano le elevate lìnalità che le ispirano.
Ho segnalato il contenuto della Sua lettera ai vari settori dei programmi. Con la riserva ili proseguire i contatti in proposito nelle sedi opportune ringrazio per la collaborazione offerta e le cortesi espressioni augurali e ricambio i migliori saluti Michele Principe Dilettole Generale RA1-TV
« Voltiamo pagina »; « ricominciamo da zero »; « la crisi del calcio italiano non è identificabile in questo o quell’ aspetto, nell'uno o nell’altro settore, è una crisi generale e come tale va affron tata e risolta »; « in Italia il calcio è in crisi perché è in crisi tutto lo sport ». All’indomani della sconfìtta italiana al campionato del mondo di calcio, questi gli unanimi commenti, che facevano sperare per davvero in una prossima svolta dello sport italiano. Ma già tre mesi dopo, con il campionato, tutto ri prendeva come prima. Certo, non era pensabile che riforme così radicali, quali erano state reclama te e promesse, potessero essere attuate in pochi mesi. Ma qualcosa diceva che si era trattato in sostanza di un pianto di coccodrillo. Un fatto soprattutto indicò ben presto che alla via dura e faticosa di una ri forma radicale del sistema calcistico si sarebbe preferita anche questa volta una scorciatoia, anzi una scappatoia: il fatto cioè che negli ambienti calcistici e sulla stampa si mettesse sempre più l’ac cento sull’aspetto tecnico, presentato dapprima come preminente e poi come l’unico motivo della sconfìtta e, di con-
seguenza, come l'elemento su cui pun tare per la rinascita. A quello tecnico si affiancò, di lì a poco, l’aspetto economico. Mentre il pubblico lamentava gli impossibili e impopolari prezzi dei biglietti, i diri genti cominciarono a battere cassa affer mando che la situazione diventava inso stenibile, che la FIGC, il CONI e lo Stato dovevano intervenire ecc. Fatto sta che a distanza di pochi mesi dai mondiali, dei tanti propositi di ri forma e di rinnovamento ne restarono a galla due soltanto: il riordinamento tecnico e la richiesta di aiuti finanziari. In altre parole, dalle cause l'attenzione era scivolata sugli effetti. E’ evidente che i due aspetti più vistosi della falli mentare situazione calcistica italiana so no l’impreparazione tecnica e il disse sto finanziario. Ma essi rappresentano soltanto i « punti di arrivo ». l’espressio ne terminale di mali che stanno molto più a monte. Ora, pretendere di cercare i mali del calcio intervenendo soltanto sugli effetti senza risanare le cause è un po’ troppo comodo, troppo ingenuo e anche poco responsabile. A dire il vero, fino a qualche mese fa, a proposito dell’aspetto finanziario, si faceva ancora un discorso diverso. re-
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sponsabilc. Non si chiedono soldi — si diceva — ma interlocutori per affron tare i problemi organizzativi del settore e leggi per rimettere ordine in una mac china organizzativa sfuggita ad ogni con trollo. Questo qualche mese fa. Ma cosa è successo oggi? E' successo — come è noto — che i presidenti delle società hanno minaccia to il blocco del Totocalcio inducendo il CONI ad appoggiare — almeno formal mente — una pura e semplice richiesta di aiuti economici e costringendo il Go verno a promettere tali aiuti sotto for ma di esenzioni fiscali. Il tutto praticamente senza contropartite da parte dei dirigenti calcistici, senza impegno e sen za controlli (le clausole della destina zione del 40% della capienza degli stadi ai « popolari » e dell’esenzione fiscale totale riservata ai soli biglietti inferiori alle L. 2.000 non sono poi gran cosa: basta prendere un pezzo di carta, farsi dei conti e vedere se torna, e i dirigenti del calcio ci hanno messo poco a capire che il tornaconto c’era!). Nelle casse del calcio affluiranno cinque miliardi in più: che fine faranno ? Come li utilizzerà l’industria del calcio che occupa il de cimo posto tra le industrie italiane e che spende oltre il 70% del ricavato per pagare qualche centinaio di calciatori? Fino ad oggi — si sa — tutti i soldi in più sono serviti soltanto a far aumentare il deficit che ormai dovrebbe essere prossimo alla bazzecola dei cinquanta miliardi (le cifre esatte forse non le conosce neppure la Lega o la FIGC, a riprova di una sana e cristallina ammi nistrazione!). Insomma, il ricatto, l'estorsione (lega le, beninteso!) nei confronti del Governo è andata in porto. A chi più ha, più sarà dato, anzi sarà dato di più a chi più spende. Per far partire il Totocalcio che frutta miliardi allo Stalo e tiene in vita (in senso letterale!) tutto lo sport italiano, il Governo ha dovuto cedere. Intendia moci: era il meno che poteva capitargli, dal momento che insiste ad autofinanziarsi e a finanziare un servizio pubblico (quello sportivo) attraverso una lotte ria!
La riforma dunque (l’unica, dal mo mento che quella finanziaria non è certo una riforma) cui il calcio ha posto mano è quella tecnica. Il compito di preparare un piano di ristrutturazione del Settore tecnico è stato affidato a Italo Allodi. Il piano, in linea di massima, è già stato approvato dal Consiglio federale anche se è stato chiesto di ritoccarlo perché troppo costoso. Il piano elaborato da Allodi è indub biamente notevole e per molti versi apprezzabile: un progetto di lavoro mo dernamente ed anche scientificamente impostato. Ciò che impressiona fin dalla prima pagina è la tecnicità. Ci spieghia mo. L'impostazione, l’articolazione e il linguaggio stesso sono quelli di una qual siasi industria: questo è il fine che vo gliamo raggiungere — il risultato, il prodotto, il campione — e questi sono i mezzi. Punto e basta. Non si guarda né a destra né a sinistra, non si tiene conto di niente altro (se non della scar
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sezza finanziaria che a volte non con sente di scegliere il mezzo ritenuto ot timo). Sembra di leggere una partita a scacchi elaborata da un computer per scacchisti-robot. L’impressione è di una agghiacciante disumanità. Che si voleva — si obietterà — trat tandosi di un piano per l'appunto tec nico? Ma, per esempio, che si tenesse conto che le pedine degli scacchi sono degli uomini: dirigenti, atleti, adulti, giovani, giovanissimi... o, anche, di ricor darsi che, dopo tutto, si parla (o si dovrebbe parlare) di sport... Si potrebbe ancora obiettare che Al lodi ha svolto semplicemente il com pito che gli era stato affidato e che altri dovranno porre mano alle altre rifor me. Ma abbiamo visto che di queste altre riforme non si vede per ora traccia alcuna. E, comunque, l’obiezione non regge perché vi sono aspetti di questo piano tecnico che sono — comunque li si guardi — incomprensibili, ingiu stificati e inaccettabili. Ci riferiamo alla sequenza di innova zioni che riguardano i giovanissimi. Si prefigurano selezioni nazionali e attività internazionali per i « principianti dai 12 ai 14 anni e per « esordienti » dai 14 ai 15 anni! Circa l'addestramento dei gio-
vani aspiranti calciatori si afferma in modo perentorio che: « l'inizio dell'atti vità agonistica dovrà essere anticipato, conformemente a quanto avviene in nu merosi Paesi esteri, all’età di otto anni, per i soggetti che presentino caratte ristiche fisiche idonee ». Nel momento in cui si sta finalmente facendo strada la necessità di adeguare l’educazione fisica e lo sport alle esi genze e possibilità dei soggetti, soprat tutto di quelli in più giovane età, la FIGC teorizza e legalizza l’agonismo pre coce. Quando tutti gli studiosi, i medici e gli educatori mettono in guardia dal fare violenza ai giovanissimi, e quando sport già basati sull’agonismo precoce attraversano una crisi di responsabile ripensamento, la FIGC arriva buon ultima come se in questi anni niente si fosse scritto e detto e analizzato e spe rimentato. Counsilman, il grande stu dioso c tecnico del nuoto americano e mondiale — una persona quindi non sospettabile — ha affermato recente mente a proposito del nuoto agonistico precoce: « Non è tanto la fatica fisica a danneggiare i piccolissimi, quanto quella psicologica. Per indurre un bam bino di sette-otto anni a lavorare tanto, occorre ''motivarlo”. Ciò significa sol-
toporlo ad un costante martellamento psicologico inteso a sviluppare il suo agonismo e, in definitiva, la sua aggres sività. Così il ragazzo non gioca più, ma lavora ossessionato dall'idea che l'unico scopo della sua vita e andare più forte, battere gli avversari ». Ora, si confronti questa affermazione con quanto è scrit to nel pas^o citato nel piano-Allodi: « ... per i soggetti che presentino caratte ristiche fisiche idonee ». Siamo agli an tipodi: contano solo i muscoli! Come del resto traspare da tutta l’imposta zione del progetto in questione. E’ difficile riuscire a capire perché sia stata introdotta e accettata dal Con siglio federale una prassi così anacro nistica, antieducativa e, nel senso più vero del termine, antisportiva!
Politica
La gestione sociale dello sport scolastico L'attività sportiva scolastica passa sotto le competenze dei consigli d'istituto. Cessano di esistere i gruppi sportivi scolastici. Ribaditi i nuovi criteri orientativi per tutte le attività sportive nella scuola.
Questo orientamento fa il pendant con l’azione che a quanto ci consta la FIGC sta svolgendo per far inserire il calcio tra gli sport di base dei Giochi della Gioventù. Se per il primo caso si tratta di una insensibilità di carattere peda gogico c umano, per questo secondo ca so l’insensibilità è sportiva e sociale. E' proprio necessario che il calcio entri co me elemento fortemente concorrenziale in una iniziativa a carattere esclusivamente promozionale? Proprio il calcio che e l'unico sport che potrebbe essere definito popolare nel nostro Paese e proprio quando da tempo i dirigenti fe derali vanno dicendo di non essere più in grado di gestire la marea di calcia tori associati? La FIGC c la Lega sono ovviamente libere di battere le strade che ritengono più opportune. Ma, a parte che i ragazzi non appartengono loro in esclusiva, c’è anche il fatto che il calcio, per le di mensioni e la risonanza del fenomeno, condiziona in maniera massiccia tutto 10 sport italiano e anche più in generale l’opinione pubblica. Le questioni del calcio quindi riguar dano tutti, sul piano culturale, su quel lo sociale, su quello sportivo e anche sul piano finanziario. Ma è vero anche 11 contrario: che la risoluzione dei pro blemi del calcio è condizionata alla ri soluzione di altri problemi, soprattutto sportivi. Sembra impossibile che di que sto non si siano resi conto i dirigenti calcistici. Potranno, come si dice, riu scire a tappare un buco, ma a lungo andare i bubboni scoppiano. Non com prendiamo dunque quanto giovi al cal cio procedere isolato, non sentire e non vedere altro che i propri interessi, sfug gire il dialogo, il confronto, la ricerca collettiva di soluzioni più ampie e di maggior affidamento a lunga scadenza. La nostra, più che una critica, è la ma nifestazione di una sorpresa di fronte alle recenti « mosse » del mondo calci stico. Una sorpresa tanto più sconcertata in quanto, conoscendo e stimando le qualità personali e professionali dei più alti diligenti di tale mondo, non riuscia mo proprio a credere... che essi cre dano di risolvere i problemi del calcio strappando al Governo cinque miliardi nel momento meno opportuno per il Paese e chiamando gli ottenni alla ri scossa calcistica.
Duilio Dimetti
I decreti delegati hanno apportato in novazioni radicali nel campo dell’attivi tà sportiva scolastica affidandone la ge stione e l'utilizzazione degli impianti agli organi collegiali. E' un fatto che apre prospettive del tutto nuove in questo settore d’impegno scolastico che ha su scitato sempre perplessità e aspre pole miche. Se a ciò si aggiungono gli orien tamenti sostanzialmente nuovi forniti in merito dal Ministero della Pubblica Istruzione negli ultimi tempi, si com prende come si abbiano oggi le pre messe per avviare un processo di rinno vamento di ampia portata nel campo dell’educazione fisica e sportiva della Scuola italiana. Una circolare ministeriale del 5 ago sto scorso, n. 222, è per l’appunto dedi cata ai contenuti dell’attività sportiva scolastica per l'anno I975-’76 e ai suoi aspetti organizzativi. In merito ai contenuti, la circolare ri badisce i princìpi e i criteri già enun ciati con analoga circolare del 28 dicem bre 1974, n. 331, e che noi riportammo integralmente sul nostro giornale. Lo sport scolastico — è detto nella circolare — si articola nella Scuola at traverso i tre momenti dell’iniziazione, della preparazione e del confronto. Così,
nella scuola elementare, l'attività è es senzialmente ludico-pre-sportiva; nella scuola media, ricreativa e di avviamen to alla pratica degli sport e dei giochi; nella scuola secondaria superiore, di consolidamento dell’abitudine all’eserci zio fisico come pratica dilettantistica e di assecondamento delle attitudini e del le inclinazioni per l’esercizio dei vari sport. A tutti i livelli, si aggiunge, « so no assolutamente estranei allo spirito dello sport scolastico, la scoperta o il tentativo di costruzione del campione ». Di conseguenza deve evitarsi nella scuo la ogni prematura specializzazione indi rizzando i giovani a praticare nel corso dell’anno il maggior numero possibile di attività. Altrettanto interessante è quanto si dice a proposito dei rapporti tra l'atti vità sportiva c i programmi di insegna mento dell’educazione fisica. E' noto che i vigenti programmi di educazione fisica (per la scuola media e seconda ria superiore) sono ormai in buona par te superati ed è in corso la loro revisio ne. Nell’attesa « si raccomanda all’inizia tiva dei docenti di individuare e valoriz zare quegli aspetti che possono consen tire l’inserimento delle attività in argo mento. anche nello svolgimento delle
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normali ore di insegnamento dell’edu cazione fisica. In relazione al principio della indicatività dei programmi e a quello della libertà di insegnamento, in fatti, è possibile ai docenti una attenta riconsiderazione dei programmi, al fine di enucleare e sviluppare quelle parti che meglio rispondono alle esigenze at tuali ». E’ facile comprendere il peso, direm mo quasi rivoluzionario, di questi orien tamenti. In pratica, mentre si ricorda che l’iniziativa degli insegnanti ha una parte fondamentale nella scelta dei pro grammi, si indica ad essi anche una stra da modernissima c di grande valore operando finalmente una saldatura tra educazione fisica e sport e realizzando così quella « educazione fisico-sportiva » della quale da tanto si parla ma che è restata fino ad oggi una pura e semplice affermazione. La circolare prosegue indicando alcuni criteri orientativi generali per le atti vità sportive raccomandando di dare la precedenza alle attività di base che sono le più utili per un completo c armonico sviluppo dei giovani e alle attività che, in relazione alle disponibilità finanzia rie e di impianti, consentano la parteci pazione di un maggior numero possibi le di giovani. Successivamente, fatta sempre salva l’autonomia degli organi collegiali e la libertà degli insegnanti, si indicano per le scuole medie soprattutto le attività dei Giochi della Gioventù c per gli Isti tuti di istruzione secondaria superiore una serie di programmi sportivi, racco mandando di graduare le esercitazioni in base allo sviluppo fisico dei giovani e di articolare le competizioni per grup pi di età. La seconda parte della circolare sta bilisce che, in seguito alle competenze sportive affidate dai decreti delegati agli organi collegiali, vengano a cessare dal primo ottobre le gestione autonome dei gruppi sportivi scolastici. Saranno d’ora in avanti i Consigli d’istituto, con auto nome deliberazioni, a decidere in mate ria di attività sportive degli alunni. La circolare suggerisce al riguardo la pos sibile costituzione di un « Comitato tec nico sportivo» per l’attuazione pratica delle attività deliberate. Con la cessazione dei gruppi sportivi scolastici, sono estinti anche i conti correnti ad essi intestati e i relativi fondi, insieme agli altri beni degli stessi gruppi e dovranno essere devoluti agli Istituti presso i quali essi erano costi tuiti. Le Unioni provinciali dei gruppi spor tivi scolastici restano invece in funzione in attesa della costituzione dei nuovi organi collegiali a tale livello. Nei frat tempo continueranno a collaborare co me in passato con i provveditori agli studi in merito alle attività sportive scolastiche. A tale riguardo, ricordiamo ancora che una volta costituiti i Consigli sco lastici provinciali saranno essi compe tenti in materia di uso e destinazione
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degli impianti sportivi della Scuola e quindi saranno in pratica superate le varie disposizioni emanate negli ultimi anni tramite le note circolari ministe riali. Come si vede, la circolare, anche se circa i contenuti dell’attività sportiva ricalca e riconferma gli orientamenti di quella dell'anno scorso, rappresenta pur scmpre un fatto di estrema importanza e va considerata con grande attenzione anche ai fini del nostro impegno asso ciativo che vede in una scuola aperta e rinnovata lambito privilegiato per l’at tuazione dello sport a carattere sociale. Facciamo, infine, presente che le in dicazioni generali della circolare abbrac ciano tutti i gradi scolastici, c quindi anche quello elementare. A questo, in particolare, è stata dedicata una circo lare emanata nei primi mesi di quest’an no in cui si forniscono indicazioni di principio, di attività e di metodo per l’educazione fisica e sportiva che si ri fanno a quelle elaborate c sperimentate nei « Corsi di aggiornamento per inse gnanti elementari » che Stadium (n. 16, novembre 1974 - n. 17-18, dicembre 1974) ha riportato e commentato ampiamente.
D. O.
Allievi, Esordienti, Dilettanti: tutti insieme sul lungomare di Tor San Lorenzo, in quel di Pomezia, che concentra una buona parte dell’industria romana a una cinquantina di chilometri a sud della capitale. I tre momenti nazionali di ciclismo, svoltisi contemporaneamente il 21 settembre, sono stati organizzati dal Consiglio provinciale di Roma e dalla Società Sportiva Tor San Lorenzo. Una folla di atleti, di dirigenti e di pubblico entusiasta hanno dato alla manifestazione un carattere di genuina festa sportiva.
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Esperienze
A TOR SAN LORENZO UNA VERA FESTA CICLISTICA
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Un passaggio di allievi. C’è un paese in Italia che si chiama Osio Sotto. Osio Sotto è vicino a Ber gamo, a 18 chilometri, sulla strada che conduce a Milano. L’afTumicano le cimi niere di molte fabbriche, e lo imbiancano le nebbie. La gente lavora tutta o quasi. C'è un parroco e un oratorio: e tanti ragazzi e tanti adulti che ne fanno un centro di attività sportiva e — quando è possibile — culturale. E’ nata a Osio Sotto una società ciclistica che ha la sua sede proprio all’oratorio. Bene, que sta società ha vinto ben due titoli di campione nazionale del CSI, due titoli nelle categorie degli allievi e dei dilet tanti di terza categoria, che sono le mag giori. Significa qualcosa? Penso di sì. Intanto che il bergamasco — terra di Gimondi e Baronchellì — è terra ancora buona per i ciclisti, poiché la società deve aver fatto bene il suo lavoro, mol to bene, perché i due vincitori sono ope rai: l’allievo è operaio meccanico e il dilettante fa il tappezziere. Ecco: per loro il ciclismo diventa un modo di di vertirsi, di fare sport, di esprimersi al di fuori dell’officina, della fabbrica. Osio Sotto: un posto interessante, che biso gnerebbe conoscere meglio. Me ne sono andato a Tor San Lorenzo, un paesone sulla costa tirrenica, a Sud di Roma circa una cinquantina di chi
lometri, di primissima mattina. Roba da levataccia, tanto per intenderci. C’è an cora gente che approfitta del settembre caldissimo di queste parti per fare il bagno o per gironzolare in calzoncini. L'atmosfera non è però quella balneare classica dei tempi ferragostiani, è inve ce quella del primo autunno, con la gen te del luogo che inizia l’attività inverna le, slegata dalla grande invasione dei bagnanti. C’è dunque una Tor San Lo renzo genuina, casareccia, con gente ben disposta ad organizzarsi per fare una bella festa ciclistica. Allora mettiamo oltre trecento corridori, mettiamoci le mamme, i fratelli, gli accompagnatori, i dirigenti, gli amici, quelli che si sono organizzati in pullman per fare una gi ta, mettiamoci gli abitanti del luogo e gli ultimi incuriositi vacanzieri ed ecco che Tor San Lorenzo diventa una sca toletta intasata di gente: un mare di folla, un mare di biciclette, un mare di teste, di facce, di voci. Partono i giovanissimni. Leva giova nile o esordienti, non so bene. Sono ragazzi che hanno tredici-quattordici an ni. Oltre un centinaio. Pedalano tutti insieme con un paio di ragazzini in coda che perdono continuamente le ruote. Sono ragazzini che avranno dodici anni. Uno monta una « Colnago », una bici
cletta tanto per capirci che costa mez zo milione, la stessa — tanto per capirci — che usa Eddy Merckx. Anche con la Colnago il ragazzino perde le ruote. An noto il numero, ma non lo scrivo qui. Mi serve solo come riferimento. Il fatto è che c’è stata il giorno prima, al sa bato, una riunione tra i ragazzi che dovevano partecipare alla gara e i diri genti del CSI. Per sapere cosa volevano, cosa avevano da proporre, quali proble mi c’erano. In generale i ragazzi chiedo no spazio per poter andare in biciclet ta senza rischiare la pelle. E chiedono biciclette tutte uguali, senza privilegi. Parlo con Gino Quattrocchi, vecchio amico, in attesa dell’arrivo dei corrido ri. I problemi sono molti: dovremmo avere più attenzione da parte delle auto rità, dei ministeri, del governo. Le stra de sono fatte per l’automobile o per la bicicletta? E non possono convivere? E non si può trovare il modo di fare ciclostrade come sono state fatte auto strade? Si parla anche di tecnica, di mez zi meccanici. « Se un corridore ha una bicicletta migliore non è che vince di sicuro, ma qualche vantaggio sugli altri ce l’ha... ». Ci sono altri vecchi amici: Pietro Chiappini, consigliere della FCI. Si preoc cupa del fotofinish. Senza fotofinish co-
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me si fa a prendere l'ordine di arrivo? II palco è stato attrezzato dagli orga nizzatori, ma misteriosamente il foto finish non è arrivato. Sembra che ci siano problemi anche in altre manife stazioni. Insomma non è una colpa de gli organizzatori. Però il fotofinish pro prio in questo caso diventerà importan tissimo, perche l’arrivo dei giovanissimi sarà contestatissimo e il povero giudice di arrivo sarà contestato a lungo per la sua decisione. C’è un altro vecchio amico: Mimmo Maurizi, presidente del Comitato Regio nale Laziale. Mi parla dei problemi che ci sono: in pista tutto bene, ma su stra da è una lotta continua. Il ciclismo non interessa alle autorità: per fare una corsa bisogna scegliere stradine sper dute e rischiare di avere all'ultimo mo mento la proibizione a partire. E’ vita dura per il ciclismo! Flamini mi dice che c'è un progetto per fare dei per corsi ciclabili in città e nella intera regione. Un progetto che è in piedi da due o tre anni. In piedi nel senso che c’è. Per il resto tutto dorme. « Anche Villa Borghese è inaccessibile! A Villa Borghese non si possono fare gare cicli stiche, eppure sarebbe un posto ideale per propagandare lo sport più ecolo gico che c’è ». Metto insieme i problemi. Fotofinish, biciclette, strade, autorizzazioni, organiz zazione. C’è da pensare che il ciclismo si regge in piedi per la sua straordina ria forza. E poi mi viene in mente che anche se qui qualcuno vincerà la corsa e qualcuno arriverà secondo e terzo e quarto, ci sono ragazzi che sanno benis simo che vengono a perdere: per essere classificati « tra gli altri ». Lo sanno fin dalla partenza, fino da quando sono par titi da casa. Chi vince è uno solo e molti sanno anche chi sarà. « Un berga masco », dice un bergamasco. « Un ro mano » dice un romano. Gli altri zitti: sono tagliati fuori. Corrono per correre. Per guardare in giro. Mi piace. Diciamo che il ciclismo non riesce a scollarsi di dosso la sua caratteristica agonistica e individualistica. Che è difficile pensare a certe idee, a certi modelli, parlando di ciclismo. Il ciclista pedala solitario, anche quando è insieme a tanti. Però io ho visto i ragazzi abbracciarsi, fare grup po. Ho visto i ragazzi discutere, stare in assemblea, tutti insieme. Discutere dei problemi. Da qui non viene fuori un « ciao marna », da qui viene fuori uno che discute i propri problemi con gli altri. I propri privilegi, i propri di ritti. E’ vero che nell’atletica — per esempio — si ha di più l'impressione che certe idee siano arrivate, ma è an che vero che questi tre o quattrocento ragazzi hanno imparato in poco tempo a stare insieme, ad associarsi, a parte cipare. Partecipare molto o poco? Po chissimo: ma parlano, intervengono, di scutono. Forse non vinceranno la gara ma cosa importa? Volata degli esordienti (o giovanissimi o leva giovanile, non so). Carelli Vitto rio della Lazio San Saba, un ragazzo di Setteville, frazione di Guidonia, stu dente che ha appena preso la licenza media, messo in bicicletta dal padre, dieci vittorie prima di questa, è il pri-
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mo. Questo dice il giudice di arrivo, questo dicono in tanti. Ma c’è anche chi vede di un pelo, di un niente, un bergamasco di Calusco, una vittoria que st'anno, quattordici anni, disegnatore meccanico, figlio di operai: Previtali Maurizio. Ne nasce una discussione che non finirà più, si trascinerà fino sotto il palco della premiazione e culminerà addirittura con una contestazione gros solana. C'è un gruppo che quando Careni in dossa la maglia di campione gli grida « bullone, buffone ». Dico, ragazzi, ma che colpa ne ha? Intanto non è detto che non abbia vinto: io dico che ha vinto, per esempio. Ma io porto gli occhiali e posso sbagliare. Possono sbagliare an che quelli che hanno visto Previtali da vanti. Ho ascoltato dei tecnici abituati a cogliere il guizzo ed erano di parere discorde. Tutto sommato il meglio piaz zato per vedere era — su un tavolo — il giudice di arrivo. Insomnia la contestazione è stata una nota stonata, via. Pentiamocene, e qua la mano. Allievi. In volata sfreccia Rateili Fau sto, vestito di giallo. E’ uno di quelli di Osio Sotto. Bel ragazzo, bel tipo. Direi, al dunque, il più interessante tra i tre vincitori. Ha )5 anni ed è stato già lo scorso anno campione nazionale della
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leva giovanile. Storia interessante la sua. Esemplare e da segnalare. E’ il più gran de di cinque fratelli (un altro maschio e tre femmine), il padre è morto. Ci sono gli zii a seguirlo, e naturalmente la gran folla dei tifosi di Osio Sotto. E’ un tipo emotivo, che parla poco. Uno gli ha detto la mattina: « metti in valigia tutte le maglie, tanto quella da cambiare la trovi al traguardo... ». Non ha detto niente. Ha dormito anche poco durante la notte. « Cosa fai? ». A sinistra: i ciclisti sono pronti per partire, l'allenatore dà le ultime istruzioni. Sotto: Un’amichevole chiacchierata tra le biciclette prima di prendere il « via ». In basso: il contestato arrivo degli esordienti.
L’operaio ■ dice. E poi studia, e poi si allena. E’ il suo padrone (i bergamaschi non dicono datore di lavoro, ma pa drone, perché guardano ai fatti) che glielo consente. Enrico Tosi, titolare di una industria di accessori per bagni,
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dà il permesso al ragazzo perché si al leni. Lui fa il magazziniere e un paio di volte la settimana prende la bicicletta e pedala. Poi la sera, quando lascia il lavoro, studia per diventare disegnatore meccanico. Come fai a fare tutte e tre le cose? Ci riesco - dice. Poi gli altri, gli amici, i dirigenti, lo sommergono. Hanno tutti qualcosa da dire, da far presente. Gli chiedo se vuole fare il corridore. Dice di sì; ma non è sincero. Si diverte, gli piace, ha delle soddisfazioni. Si esprime come può. Può anche andar meglio in luterò, certo, ma per adesso ha ben piantata la testa sulle spalle: « un dise gnatore meccanico ha un posto assiculato» dice un tale. Quando vince Lorenzo Gherardi, quel li di Osio Sotto si sbracciano ancora di piti, invadono la strada, saltano dalla gioia, gridano, urlano, cantano. C’è anche — molto ammirata, già molto ammira la — una bionda signora con un bam bino in braccio: il bambino piccolissi mo batte le mani. Anche lui è della fe sta. 11 campione — dico Gherardi Lo renzo — un tipo speciale che somiglia ad un famoso attore del cinema: « Ciao Joe, dammi un centone...», fa la fila al controllo doping, bevendo liquidi. Ha 19 anni ed è un altro che può fare sport
perché il suo datore di lavoro. Armarmi Vito, gli dà i permessi. Gherardi fa il tappezziere, corre e lavora. Mi dice che ha cominciato tardi, che aveva 14 anni. Lo hanno portato gli amici al ciclismo. « Dai, vieni con noi... ». Pedalare gli piace. Non capisco, dico io. Ti piace in che senso? « Mi piace proprio perché mi piace. Insomma pedalo volentieri... ». La natura, dico io che sono un poco malato di ecologia perché vivo in un casermone. « No, — dice lui — il fatto è che mi piace proprio pedalare, e an dare con gli amici in bicicletta. E poi vincere è una soddisfazione ». Pensi di fa re il corridore gli chiedo. No, risponde subito... Poi guarda in giro, beh, ci ri pensa un momento: « Certo se potessi... ». Non potrà. Non potrà fare il ciclista e nemmeno lo potrà Rateili Fausto. Sono ragazzi che hanno dei problemi, che lavorano, che cercano di industriarsi anche studiando per migliorare. Corre ranno felici di correre, felici di vince re — ché vincere è bello qualsiasi tipo di corsa si faccia. Pedaleranno contenti e si faranno una vita, una posizione, consolideranno il loro buon posto di lavoro. Sono ragazzi che possono fare sport perché un datore di lavoro glielo consente, perché un parroco li mette insieme, una società di assicurazioni gli dà la bicicletta, o perché hanno avuto la fortuna di nascere vicino a Bergamo che è la terra di Gimondi e Baronchelli e le autorità fanno tifo e dànno per messi per pedalare. Sono fortunati, ac cidenti. Careni Vittorio, quello romano, ha invece la voglia di fare il campione, fi no in fondo. E’ anche il più giovane, può ancora sognare e pensare al professio nismo. Nel Lazio poi è cosi difficile andare in bicicletta, con il traffico, con le macchine, con la mentalità condi zionante, che uno che sceglie questa strada, lo fa per andare fino in fondo. Garetti non è stato all’incontro associa tivo: si è preparato e si è riposato. All’incontro ci sono andati Alberto Del Papa e Mirco Negro: hanno ascoltato, discusso, detto cose, cercato di capire. Mi dice Alberto Del Papa: « Non è che si sia concluso molto, ma abbiamo di scusso i nostri problemi: le biciclette, le società, l’organizzazione.. ». I ragazzi sognano, lavorano, si allena no, pedalano, si divertono, discutono i loro problemi. Non c’è spazio per il ci clismo, che chiede solo una strada dove non ci si ammazzi contro un camion. Ma spazio non c’è per nessuno sport, que sta è la verità. Parlo con Flamini: in Olanda con 1’ austerity fanno i percorsi ciclabili, poi gli olandesi, uomini e donne, adulti e ragazzi vincono sei titoli mondiali. A noi proibiscono anche Villa Borghese. E viene il culmine della festa: la pre miazione. Aldo Notano dice una cosa importante: « Ragazzi, voi siete qui per ché siete dei fortunati che avete potuto dedicarvi ad uno sport. L’impegno no stro, di tutti noi è di allargare la for tuna di fare sport, a tutti... ».
Enzo Balboni
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Esperienze
IL MOMENTO DI CICLISMO DI TOR SAN LORENZO
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Domenica 21 settembre a Tor San Lo renzo (Roma) è stata celebrata la giorna ta nazionale del ciclismo del C.S.I., orga nizzata in maniera pressocché perfetta dai dirigenti del Consiglio di Roma capi tanati dall’esperto e capace Vincenzo Natalizia il quale, giovandosi dell’opera del buon Armando Desideri, ha potuto mettere in onda uno spettacolo sugge stivo e a) tempo stesso tecnicamente valido, che ha visto in lizza gli atleti delle categorie leva esordienti, allievi e dilettanti III serie.
Lo stragrande numero di partecipanti e di accompagnatori, dirigenti, parenti e amici, ha costituito uno degli aspetti più rilevanti della manifestazione, qua si uno spettacolo nello spettacolo, ag giungendo al fatto sportivo una nota di colore e di calore. A garantire l’interesse degli sportivi
presenti, sarebbe stato sufficiente, forse, il generoso impegno dei ciclisti, tutti veramente a proprio agio sulla distanza e sul circuito di gara, ma questa cornice gioiosa è servita a rendere un’immagine più precisa dello sport della bicicletta del CSI, che rimane ancora e solamente sport, un qualcosa cioè di semplice e di educativo per i nostri ragazzi.
Non staremo a citare i nomi dei vin citori, in quanto se i più forti e fortunati sono riusciti ad imporsi, a noi piace dire bravi a tutti, perché se chi ha vinto ha saputo superare gli altri tecnicamente, tutti hanno con la loro volontà vinto la fatica che la gara imponeva facendo magari violenza a se stessi. Resta in ogni caso il concetto base in se stesso per il quale il CSI lavora, che è quello di far praticare ai ragazzi una disciplina sportiva senza sottoporre
il loro fisico a sforzi troppo impegnativi, ma in maniera razionale, gradualmente e nel rispetto delle età e delle possibilità atletiche di ognuno. Ecco quindi il motivo perché il trit tico delle nostre gare nazionali si è svolto su distanze meno impegnative del solito, su un circuito quasi pianeggiante, cosa questa che non ha impedito ai più forti di emergere facendo registrare me die altissime. Tenendo, infine, conto del panorama generale della riuscita manifestazione e di quanti hanno collaborato per il rag giungimento di tale risultato, vogliamo ringraziare i dirigenti e i direttori spor tivi dei singoli Consigli e delle Società partecipanti, con un accenno particolare per gli amici di Bergamo (vinicitori di due gare) e di quelli di Roma che con il popolarissimo « Picchietto » Garetti della Lazio ha saputo imporsi nella gara dei giovanissimi; va da sé che il C.S.l. resta grato ai dirigenti del C.S. Tor San Lorenzo che hanno collaborato efficace mente alla riuscita festa del nostro ci clismo affiancando il Consiglio di Roma nel lavoro organizzativo. Erano presenti all’incontro nazionale del ciclismo del C.S.L il presidente Al do Notario con i componenti della Pre sidenza, il cav. Chiappini, consigliere nazionale della F.C.I., e il presidente del Comitato Regionale del Lazio della F.C.I. Domenico Maurizi, ai quali deve andare il saluto e il ringraziamento degli atleti partecipanti alle gare e quello del la C.T.N. per avere con la loro presenza onorato la bella manifestazione.
Gino Quattrocchi
L’arrivo dì Lorenzo Gherardi, (U.S. Osio Sotto - Bergamo) primo della categoria dilettanti.
Esperienze
IL CENTRO-NORD HA NUOTATO A FERRARA
Interessante esperienza a Ferrara: i ragazzi hanno rivisto e commentato le loro gare di nuoto riprese televisivamente, grazie ai mezzi tecnici messi a disposizione dal Comune. Un successo associativo oltreché sportivo, favorito dall’ ottima organizzazione della manifestazione.
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350 ragazzi e relativi genitori, Manno voluto celebrare rincontro nazionale di nuoto per il 1975, per il quale erano convenute a Ferrara le rappresentative del Centro-Nord. Pur avvezzi a vivere questi magnifici momenti tecnico-associativi, insieme alle policrome centurie di ragazzi, vi con fessiamo che questa ulteriore esperien za sarà da noi riposta nel piccolo ma prezioso scrigno dei bei ricordi. Gli atleti di Carpi, Como, Genova, Imola, La Spezia, Livorno, Mantova, San remo, Savona, Trento ed, ovviamente, di Ferrara ci hanno dimostrato di esse re responsabilmente partecipi della vita associativa, ove ognuno ha trovato la sua collocazione vuoi tecnica che diret tiva o di coordinamento. Nel portarmi a Ferrara, unitamente ai programmi resi noti dal Consiglio locale, organizzatore della manifesta zione, la mia mente passava in rassegna tutti i problemi sociali, morali e politici in cui i nostri giovani, senza alcuna colpa, si trovano oggi coinvolti e quanto e cosa si debba fare per preservarli da spesso irreversibili traumi. A Ferrara, però, ho capito che le spe-
ranze che molti di noi ripongono nello sport per una forse lenta e faticosa, ma sicura, opera di mantenimento dei va lori insiti nella gioventù, non sono illu sorie. Gli episodi di maturità associativa ol tre che sportiva che hanno caratteriz zato questa nostra grande festa, prova no che il Centro sportivo italiano è sul la giusta strada. Negli alberghi (ottimi) ove gli atleti erano ospitati, nella sala mensa presso la quale, con il sistema del "self Ser vice”, (in altri casi motivo di disservizio e di indisciplina), sono stati consumati ottimi pasti, nel prestigiosamente per fetto impianto tecnico ove si è celebra ta una suggestiva cerimonia d’apertura e, successivamente, si sono svolte le gare, i nostri ragazzi, seguiti dappresso dai loro entusiasti numerosissimi geni tori, hanno dimostrato di essere perfet tamente compresi dei loro compiti e permanentemente intenti a recepire gli utili insegnamenti che potevano perve nirgli da questa esperienza associativa. Ciò è stato da loro particolarmente evidenziato sia in sede di gare, ove l’im pegno profuso ci ha consentito di assi-
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A sinistra: il gruppo della rappresentativa di Sanremo. Sotto: le rappresentative di Ferrara e Livorno. In basso: un momento diverso: si gioca al tiro della fune sotto il tiro di spruzzi d’acqua.
stere a prestazioni prevalentemente in tese a stabilire il rispettivo grado di pre parazione tecnico-fisica, sia pure nel ri spetto del tradizionale miglior piazza mento, come anche durante la riunione associativa, nel corso della quale, grazie ai tecnici messici a disposizione dal Co mune di Ferrara, sono state proiettate le riprese televisive effettuate in piscina nella mattinata. In detta riunione, com’è ormai con suetudine, tutti i convenuti sono stati invitati ad esprimere il proprio parere in relazione al nuovo criterio su cui sono stati basati gli incontri nazionali del C.S.I. Non scendiamo nel dettaglio. Sintetizziamo quanto ci è stato dato di ascoltare e che, in breve, si può così riassumere: « Oltre che un fatto tecnico, si ha la sensazione di vivere anche un momento durante il quale si possono col tivare sentimenti di umanità e di fratel lanza ». « Si è realizzato un fenomeno sportivo-culturale di massa che offre la possibilità di chiarire incertezze ideolo giche e, nel contempo, dà il senso di appartenenza a una comunità civile, ga ranzia di serietà e di sicurezza, facen doti scoprire che si può essere moral mente sani solo se i nostri sentimenti coincidono con giusta scelta ». « Ho appreso che la vittoria può esal tarti, ma non è mai tanto utile d’inse gnamenti quanto la sconfitta che, come nella vita, deve indurti a riflettere su ciò che devi modificare dei tuoi proget ti e comportamenti al fine di agevol mente evitarla in futuro ». Quel ragazzo, alla stessa stregua dei componenti il Consiglio di Ferrara che non cessavano un istante di autocriticarsi per inavvertibili disagi organizza tivi, proprio nel momento della scon fitta, tagliava vittoriosamente il traguar do del buon senso. Gara aperta a tutte le categorie ed età, ma dove spesso vediamo verificarsi clamorose sconfitte, che ci lascerebbero indifferenti se non fossero riferi bili a coloro cui affidiamo il nostro futuro.
Angelo Raineri
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Esperienze
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©È OliWOO Potrebbe sembrare fuori luogo o fuori tempo, parlare ora dei momenti nazio nali di pallavolo, a distanza di qualche mese dal loro svolgimento. Ma un com mento, o ima riflessione, a « freddo » può contenere una analisi più veritiera, che non sotto l'influenza di facili entu siasmi o di impressioni negative, troppo spesso influenzate da fatti contingenti. Che i 4 momenti nazionali di pallavolo abbiano sortito un lusinghiero successo, è fuori dubbio. Che ad essi si sia ten tato positivamente di dare una caratte ristica « sociale » c di incontro tra realtà diverse, è del pari fuori dubbio. Trani, Giugliano, Trichiana e Fiorenzuola d'Arda hanno veramente costituito dei mo menti qualificanti per quanto di più genuino c spontaneo si è potuto consta tare a livello dei partecipanti, in piena adesione alla impostazione CSI. Ciò che invece devesi rilevare ancora una volta è la collocazione di tali mo menti nel quadro dell’attività: non pun to di arrivo di un processo iniziato nelle società e che nei momenti nazionali tro va conforto e sbocco logico, ma sempli cemente una mèta da raggiungere, mol to spesso con una impostazione antite
tica a quella che gli stessi momenti vo levano costituire. Anche se con qualche inevitabile ecce zione, il sano agonismo riscontrato, la lealtà come caratteristica dominante, la « festa » nel senso più pieno della paro la, nella quale attività e iniziative varie hanno completato la visione sportiva e tecnica dello stare insieme, hanno di mostrato come sarebbe possibile una « partecipazione » che faccia riscoprire il ruolo insostituibile di ciascuno in un armonico quadro di cui tutti sono parte. Di ciò prendiamo atto con soddisfa zione, e ancor più potremmo farlo, se più vere e più aderenti alla logica del CSI fossero le motivazioni di quegli incontri. Forse l'aver tolto loro la organizzazio ne « dall’alto », nella presunzione che siano sentiti più propri, perché libera mente scelti, potrà favorire quel pro cesso sopra auspicato. Ed è l’augurio che facciamo, convinti come siamo che un incontro è sempre strumento di cre scita, soprattutto se raggiunto attraverso una libera e responsabile decisione.
La cittadina di Trani (BA), bella, si gnorile e sportiva, ha ospitato dal 31 maggio al 2 giugno un Momento nazio nale di Pallavolo, con la partecipazione complessiva di otto squadre, quattro fem minili e quattro maschili, provenienti dalle regioni del Piemonte, Sicilia, Abruz zo, Lucania e Puglia. La squadra pie montese era quella di « S. Vincenzo » Acqui Terme (Alessandria), l’abruzzese era quella delle « Antoniane » di Pesca ra; dalla lontana Sicilia si è presentata la « Giovanile Paceco » di Trapani; la Lucania era rappresentata dalla « L'.S. Rapolla » di Melfi e la Puglia dalla « Ass. Margiotta » di Taranto, dalla « Fides » Triggiano, dall’« Aquila Azzurra » e dalla « Libertas » di Trani. L’incontro si è svolto con due gironi all’italiana, riservati rispettivamente alle categorie « Allievi » ed « Allieve », offren do la possibilità alle squadre di vivere in maniera adeguata la fase agonistica della manifestazione. I partecipanti tutti, dai dirigenti agli atleti, dopo i vari incontri, condotti alla luce di vera e sana sportività, hanno vissuto i momenti comunitari, invero non troppo eloquenti pubblicamente, ma
improntati a scambi di vedute, di opi nioni, di osservazioni inerenti agli inte ressi dei singoli giovani e della società di appartenenza, avvenuti nelle acco glienti sale dell’albergo. Tutto è proceduto bene, anzi benis simo! 1 partecipanti non potevano essere accolti con maggiore gentilezza e corte sìa: merito questo del Presidente della Circoscrizione di Trani, Nino Marinaro, del segretario Tortosa, dei consiglieri Loprieno, Di Pantaleo e Nenna e del componente della Commissione tecnica nazionale di Pallacanestro, il tranese Mino Ceci. Ce lo hanno confermato Donatella Galli e Lalla Caporale delle « .Antoniane Pescara ». Cinzia Migliardi e■ Pinuccia Canobbi della « Acqui Terme », Cataldo Gioia della « Margiotta Taranto », Vito Perelli e Vincenzo Fatene della « Fides Triggiano » a nome di tutti i parteci panti, i quali, essendo al primo Mo mento, desiderano riviverlo in un pros simo futuro, considerandolo come un momento di crescita, di comunicazione e di comunione sportiva-sociale. Singolare, poi. è risultata, come tutti hanno asserito, la esperienza vissuta in
Ivan Ciattini
Andria, (Comune limitrofo), dove nella zona dei giardini, su un campo mobile di pallavolo, i ragazzi e le ragazze di diverse squadre hanno giocato due par tite, avendo per arbìtri gli allenatori e per allenatori gli arbitri, mentre un folto pubblico, formato in gran parte da giovani, assisteva interessato alla mani festazione. Che dire, poi, delle varie visite e gite turistiche accompagnate da canti e suon di chitarra? La maestosa Cattedrale tranese dallo stile romanico-pugliese li ha accolti nelle sue navale c nelle sue mitiche cripte. In essa hanno partecipato alla celebra zione della S. Messa, officiata da Mons. Carata Arcivescovo di Trani con l'assi stenza di don Giovanni Masciullo, assi stente della Circoscrizione C.S.I. di Trani. Il comm. Andrea Gusmai ha aperto le sale sulle cui pareti erano in mostra le sue magnifiche tarsie in legno, molto ammirate in Italia e all’estero. Lungo il tragitto compiuto in pullman, messi a disposizione dall’Amministrazione comu nale, si è visitato l’imponente Castel del Monte (Andria) « Corona di Puglia », possente e armonioso nella geometria ottagonale che ha stupito tutti, mentre la zona di Canne della battaglia (Canosa) ha riportato le menti dei giovani visitatori indietro di secoli ad Anniba ie, ai Cartaginesi e ai Romani. Infine ecco pronti i calessi, le dili genze, le carrozze padronali e le carroz zelle con ombrellini e portabastoni del duca Telesio per una romantica « scar rozzata »! Lunedì, 2 giugno, al termine degli in contri. atleti, dirigenti e organizzatori si sono ritrovati insieme per il com miato. Il Sindaco di Trani, a nome della citta dinanza tutta, ha voluto salutare i par tecipanti e augurare loro la piena attua zione delle finalità del C.S.I. Gentilissimo pensiero ha avuto il Sindaco di Acqui Terme, che, tramite le atlete. ha inviato una targa d’argento al Sindaco tranese, il quale, a sua volta, gli ha mandato un prezioso testo sulla Puglia. I dirigenti tutti hanno molto apprezzato il volume d’arte su Trani. ricevuto dalle mani dello stesso Sindaco. E poi? Medaglie-ricordo, attestati di partecipazione, anfore artistiche e bot tiglie di buon vino locale, scambi di cor tesie, richiesta di indirizzi, abbracci, strette di mano qualche lacrima e... partenza.
Angela Boccardi
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Esperienze
Terzo corso per operatori sportiva del Comune di li reviso Se c’è ancora qualcuno che va in giro dicendo che il progetto educativo, spor tivo e culturale del CSI c frutto di poche « menti » che hanno partorito le loro idee stando su una torre d’avorio lon tani dalie reali esigenze della base dell’ zXssociazione, ebbene, avrebbe dovuto partecipare al III Corso per operatori sportivi che il Consiglio di Treviso ha organizzato a Paderno del Grappa dal 20 al 27 luglio, per ricredersi. Intendiamoci: è stato un corso del tutto normale con 48 allievi, tutti giovani atleti e dirigenti come ce ne sono tanti nel CSI, e con un gruppo di 7 animatori, tecnici, esperti, nessuno dei quali in pos sesso di un nome illustre o di una « mente » particolarmente geniale. L'uni ca cosa che forse non è poi tanto nella norma del CSI è consistita nel modo di impostare il lavoro da parte del gruppo dei responsabili che, scartata l’ipotesi delle « lezioni » in cui « alcuni » trasmet tono le finalità, i metodi, le strategie educative e culturali del CSI e « gli al tri » assorbono, ha scelto la strada della ricerca collettiva che pone tutti (e le Idee di tutti) su uno stesso piano. Ne è risultato un corso di 55 soci del CSI che, partendo dalle loro diverse esperienze, hanno analizzato i problemi che la pra tica sportiva oggi pone e hanno indivi duato alcune linee di azione, come risul ta dal documento finale che proponiamo qui di seguito.
DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL CORSO PER OPERATORI SPORTIVI DI PADERNO
Lo scopo generale che deve essere tenuto presente sia dalla società spor tiva che dal singolo animatore è quello di fare dello sport un servizio sociale. Questo significa che la società spor tiva deve farsi riconoscere come unico gruppo sportivo, operando attivamente nel paese o nel quartiere per formare i ragazzi, per far partecipare quante più persone è possibile alle sue scelte e per fare della « contro-cultura » spor tiva. In questa prospettiva, particolare at tenzione va rivolta al problema della
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formazione globale e continua per tutti, sia atleti che dirigenti ed animatori; e a quello di lina reale apertura a persone nuove nella consapevolezza che il loro contributo significa vivacità di idee e continuità nel rinnovamento. In particolare, per il raggiungimento di questo scopo generale sono emerse le seguenti indicazioni.
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A.
SCOPI EDUCATIVI E TECNICI ■ 7
Si propone in primo luogo di tenere presente l’uomo in tutte le sue dimensio ni, di non strumentalizzare mai l’atleta, di proporre sia al bambino che al ragazzo un'attività che sia nelle sue possibilità, di coinvolgere ciascuno — sia piccolo che grande — nella collaborazione per il raggiungimento dello scopo comune. L'animatore dovrebbe avere delle idee chiare su quest'ultimo , però egli dovreb be essere portatore di una linea decisa collettivamente (assemblee, corsi, incontri di verifica) e questa linea dovrebbe essere aperta ai contributi anche dei più giovani. La formazione umana dei ragazzi dovrebbe essere sempre privilegiata rispet to al raggiungimento dei risultati tecnici. Questo non significa limitare i più do tati, ma spingere ognuno a quanto di me glio può dare. Il gruppo dovrebbe trovare una coe sione nelle finalità di fondo, cioè nell’ essere un centro di formazione alla coo perazione, allo scambio, alla ricerca, ri spettoso delle esigenze e delle poten zialità individuali. L'omogeneità di pre parazione, di sesso, di età può essere opportuna in alcuni momenti tecnici ed agonistici, anche se va tenuto presente il valore educativo di un gruppo ete rogeneo ed aperto a tutti i ragazzi, an che ai meno dolati. B.
METODO
Si ritiene che il metodo non sia una ricetta, ma vada ricercato sulla base delle esigenze delle varie tappe di matu razione del bambino e del ragazzo. In particolare i bambini sono più adat tabili alle situazioni, più influenzabili e meno critici; il ruolo di animatore con loro richiede perciò un’osserva zione più attenta, uno studio dei pro
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__ ' _'i£l;~V blemi dell’età evolutiva (per questo si pensa ad ulteriori approfondimenti), e una progressiva educazione alla conqui sta da parte del bambino dell'autosuffi cienza. L'animatore dovrebbe farsi aiu tare dagli stessi ragazzi: ora dall’« intel ligente », ora dal « timido », ora dal « vi vace », secondo le esigenze della singola persona del gruppo. Questa metodolo gia permette la valorizzazione del sin golo: infatti si ritiene che l’apprendi mento e l'interesse siano facilitati dal successo della gratificazione più che non dal rimprovero per l’insuccesso. Le capacità differenti ed i vari stadi di maturazione dovrebbero essere valoriz zati con gli esercizi e i giochi più vari in modo che ogni bambino trovi un suo ruolo, si stimi e venga stimato dai compagni. Per i pre-adolescenti e gli adolescenti, il rapporto con l’animatore dovrebbe farsi man mano più ugualitario: soprat tutto nell’adolescenza, il giovane dovreb be essere chiamato a partecipare, anche con potere decisionale, in modo da di ventare corresponsabile nelle scelte ed esercitare la sua creatività. E' stato sot tolineato una serie di problemi perso nali e per tenere conto di ciò l’anima tore dovrebbe essere una persona suffi cientemente matura e preparata.
SPORT E SOCIETÀ’
C.
Da parte delle famiglie si riscontrano alcuni tipici atteggiamenti: eccessivo interesse per qualsiasi attività; colla borazione da parte di alcuni che han no capito il ruolo educativo dell’atti vità sportiva c motoria in genere. — La famiglia ha in ogni caso una grandissima importanza nella vita sia del bambino che dell’adolescente; non riconoscere questo ruolo significa non poter capire la storia del ragazzo stesso.
— La famiglia usa metodi differenti per la formazione di ragazzi e ragazze; agli uni lascia maggiore libertà, per le altre nutre molte preoccupazioni: sa-
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Esperienze
Teoria e pratica al corso del Friuli Tra i presenti al campo scuola di Am pezzo Carnico, organizzato in agosto dal CSI del Friuli-Venezia Giulia, vi era an che il prof. Luigi Mosca, insegnante di educazione fisica e tecnico sportivo, da
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Iute, serietà, opinione degli altri; oltre che aspettarsi un maggiore aiuto in casa. — Questa concezione della famiglia è in stretta relazione con la cultura do minante (lo sport è spettacolo, lo sport è campionismo, lo sport è attività esclu sivamente maschile). Si pensa che la so cietà sportiva e l’animatore abbiano il compito di svolgere nei coni rotiti delle famiglie un lavoro di contro-cultura (assemblee, visite incontri vari). Della stessa cultura dominante si nu tre ed è veicolo anche la scuola, la quale spesso, invece di collaborare con la società sportiva, ne ostacola l’attività direttamente con intralci di tipo buro cratico e indirettamente presentando lo sport come perdita di tempo ai danni dello studio c trasmettendo ai ragazzi scopi e valori fondamentalmente diver si (meritocrazia, agonismo nei voti). Proprio pei gli stretti legami che in tercorrono tra sport ed organizzazione della società, si pensa che il gruppo sportivo debba cercare nel proprio am biente tutti gli agganci, le collaborazioni e le alleanze possibili con le forze so ciali e politiche che ne condividono i Cini.
Roberto Zanon
tempo vicino al mondo del CSI e sensi bile ai suoi problemi. II prof. Mosca ha voluto fissare su carta le sue impressioni sull’esperienza del campo scuola, man mano stesso che l’andava vivendo. Le riportiamo adesso come piccola cronistoria del Campo di Ampezzo Carnico, lasciandole nella loro forma di appunti quasi stenografici pro prio per non togliere nulla alla loro immediatezza.
Arrivo al Campo Scuola nelle prime ore del pomeriggio del 18 agosto. — Su bito prendo parte ad una tavola roton da; il tema è: « come operare la salda tura tra individuo e persona». Il diret tore del Corso. Ovidio Bernes, dà l'im postazione alla discussione. Affaccia una problematica etico-sociale che coinvolge tutto l'uomo nei suoi rapporti interindi viduali e nei suoi bisogni fondamentali. Ci sono soltanto 5 o 6 interventi, com presi quello di Sandra, di Mauro di Ro ma ed il mio; la maggior parte dei ra gazzi si limita ad ascoltare. L’inclemenza del tempo impedisce l’at tività pratica in programma. Dopo la cena canti e cori di montagna accompagnati dal suono delle fisarmo
niche di Bernes e di « Guerrino ». Si gioca a ping-pong ed a carte. C’è chi di scute ancora sul tema del pomeriggio. 19 agosto: la giornata splendida ci fa godere una vista stupenda; dopo la co lazione si gioca a Pallavolo nell’attesa della chiacchierata in programma: « No zioni di tipologia costituzionalistica e psico-auxologia per la valutazione spor tiva », tenuta da me. Nel frattempo una frotta di bambini e bambine del paese hanno raggiunto il campo sportivo. Qui tutte le mattine, per due ore, vengono intrattenuti dalla professoressa Bernes (figlia di Ovidio) e, a turno, da alcuni allievi del Corso, in modo che possano associare parte teorica e parte pratica. Dopo la mia chiacchierata, lasciamo gli allievi al doti. Mauro per una le zione teorico-pratica sulla Pallamano. Nel pomeriggio, dopo il pranzo e la siesta, si riprende il lavoro e con il ma teriale umano presente (ragazzi e ragaz ze del Paese che vengono per altre due ore a fare attività libera nel campo) faccio vedere ad un gruppo di allievi come si procede praticamente per rile vare le eventuali alterazioni paramorfiche e i vizi di portamento, analogamente alia valutazione antropometrica con )’ esplorazione obiettiva sui punti interes santi. Segue una mia chiacchierata conclu siva sugli argomenti trattati e le rispo ste ai numerosi quesiti sollevati dagli allievi. Mentre gli allievi fanno Pallavolo ed Atletica leggera, alle ore 19, con Ber nes e Mauro, raggiungiamo — in altra località distante circa 15 km — i diri genti provinciali e regionale del CSI. riuniti per una settimana di studio in una pensione dell’Alta Carnia. Raccolgo diverse osservazioni e pro poste intorno alla problematica orga nizzativa dell’attività associativa in cam po regionale: tenere di più i collega menti fra le varie province; scambi più frequenti di esperienze comunitarie: co me formare i dirigenti e gli animatori (Bollettini illustrati di tecnica, nastricassette con incise delle lezioni sulla problematica associativa e sportiva, fiims didattici e opuscoli); richiesta alla Pre sidenza di arricchire il giornale di ru briche tecnico-didattiche sul tipo di quel la tenuta da me quest’anno: operare sul piano politico locale per una maggior erogazione di fondi, da parte della re gione, per lo sport sociale. Alle 21 siamo di ritorno al Campo per la cena, poi si suona e si balla sulla piaz za del Paese e si coinvolgono alla « Re sta » villici e villeggianti che con noi in tonano canti di montagna e regionali.
Luigi Mosca
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Esperienze
Sperimentata nel calcio l’espulsione a tempo Durante i momenti provinciali di calcio di Cagliari sono state introdotte alcune interessanti innovazioni regolamentari, nell’intento di dare all’impegno agonistico una migliore impronta educativa. Ecco l’analisi dell'esperienza. Agli ultimi di giugno si sono con clusi i Momenti provinciali di calcio ri servati alla categoria Giovanissimi e de nominati « Coppa Mamberti 1975 ». Vor rei parlarvene un po' diffusamente, dato che sono stati impostati in un modo particolare c con uno spiccato taglio associativo. Sostanzialmente, sono state introdotte tre novità di grande rilievo, contenute rispettivamente negli articoli 11, 12 e 13 del Regolamento. L’articolo 11 così dice: « Sono ammes se 9 sostituzioni durante il corso della gara, indipendemente dal ruolo, purché i nominativi siano inclusi nell’elenco presentalo all’arbitro prima dell'inizio della gara. In caso di espulsione del portiere titolare, la squadra portà ef fettuare una sostituzione in meno rispet to al numero dei giocatori che avrà se gnato nell’elenco. I giocatori sostituiti non potranno sostituire altri giocatori; potranno altresì sostare ai bordi del campo, entro il recinto di gioco ». Come risulta chiaramente, l’articolo contiene due innovazioni: l’aumento del numero dei giocatori sostituibili e la possibilità per i sostituiti di rimanere ai bordi del campo a fare « tifo » per i propri com pagni. Esaminiamo i prò ed i contro dell’ esperimento, alla luce dell’esperienza del la « Coppa Mamberti ». Le maggiori obie zioni in merito alla pratica applicazione dell’articolo sono venute dagli arbitri e vertevano principalmente sulla per dita di tempo che le numerosissime sostituzioni (al limite, ben 18!) avreb bero potuto comportare, a scapito del regolare svolgimento del gioco, col ri schio infine di ridurre i già pochi venti minuti per tempo a ben misera cosa (circa dodici minuti e mezzo). Una pri ma eventuale perdita di tempo la si era evitata prevedendo che tutti i giocatori fossero inclusi nell'elenco da presenta re all’arbitro prima della gara, in modo da evitare le lungaggini dovute alla procedura della identificazione in cam po. Restava (e resta) l’obiezione di fondo, relativa alle perdite di tempo in cam po. Come risolverla? Non certo a norma di Regolamento, che non consente la
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neutralizzazione di « tempo perso » se non per motivi ben precisi o per pe riodi superiori al minuto. Allora: o far durare le sostituzioni più di un minuto ciascuna oppure... far ricorso ad un po’ di buon senso. Infatti, per quest’anno gli arbitri si sono attenuti a disposizioni verbali circa il « recupero » del tempo perso per le sostituzioni; per l’anno prossimo vedremo di mettere qualcosa per iscritto, in modo da creare una certa uniformità ed una certezza di compor tamenti. Certo che una soluzione pacifica e che accontenti tutti non è stata ancora tro vata e forse sarà difficile trovarla; però, resta una considerazione di fondo che a mio parere taglia la testa al toro della contestazione: operando in questo modo, si dà la possibilità di giocare ad un maggior numero di giovani. E passiamo all’articolo 12: « Per le gare dei Momenti è abolita ['ammoni zione ai giocatori, che saranno però pu niti dall'arbitro con un'espulsione tem poranea di tre minuti massimo ».
Quando a Coverciano il Direttore tec nico nazionale mi mise nell’orecchio la pulce dell’espulsione a tempo, rimasi perplesso e scettico, anche perché « scot tato » da una precedente esperienza (sempre nel calcio e sempre per i gio vanissimi), risoltasi in un completo fal limento, sia a causa degli arbitri (inca paci di applicare il principio con un mi nimo di discernimento) sia a causa dei dirigenti (che vedevano nell’espusione temporanea un sistema per danneggiare la loro squadra e « far vincere gli altri »). Insomma, tutti avevano dimostrato di preferire la tradizionale e « sana » am monizione. Ma quanto negativo era risultato quel primo esperimento, tanto positivo si è dimostrato ratinale: è stato capito in pieno da giocatori e dirigenti, è stato applicato con intelligenza dalla classe arbitrale. Innanzitutto, l'ammonizione « non pu nisce », dato che il colpevole resta in campo; con l’espulsione a tempo, invece, il colpevole viene’ immediatamente pu nito, perché allontanato dal campo (sen-
za contare l’effetto aggiunto, che è quel lo di far giocare i compagni del tempo raneamente espulso in inferiorità nu merica. E’ evidente che in simili condi zioni un giocatore ci pensa due volte prima di commettere un fallo! Ecco quindi anche un effetto preventivo). In secondo luogo, l’ammonizione lascia la « fedina penale » sporca o può dar corso al cumulo delle infrazioni, con conse guente squalifica; l’espulsione a tempo, invece, in quanto sanzione da scontare subito, non lascia tracce. Terza consi derazione: l'ammonizione è una spada di Damocle sul capo del giocatore che la subisce, in quanto lo stesso non può ulteriormente giocare con serenità ed anche con... trasporto, perché una se conda ammonizione gli comporterebbe automaticamente l’allontanamento dal campo; l’espulsione a tempo corregge questo inconveniente, perché un gioca tore può subirne anche più di due, (que sto anche per un principio di giustizia,
che vuole punita la recidiva in quanto specifica. Quando allora un atleta com mette due falli di natura diversa, se è giusto che sia punito, è altrettanto giu sto che possa restare in campo). Ultima considerazione: l’arbitro non deve più preoccuparsi di segnare i prov vedimenti (come succedeva per le am monizioni, appunto) su referto, in quan to l’espulsione a tempo, perché subito scontata, non deve evidentemente essere segnalata. Anche in questo caso, il conforto di essere sulla via giusta ci e venuto da atleti e dirigenti, che hanno approvato incondizionatamente l’iniziativa dell’e spulsione a tempo; visto il successo, è probabile che l’innovazione, nel prossi mo anno, sia estesa al Momento allievi e, sempre se gli interessati saranno d’ac cordo, ai Tornei ricreativi. Due parole sulle critiche all’espulsio ne a tempo: alcuni arbitri hanno lamen tato la (teorica) difficoltà di « tenere il conto » dei giocatori temporaneamente espulsi e di doversi preoccupare, oltre che della gara, anche di controllare in continuazione l’orologio per far rientrare gli espulsi. Anche qui l’esperienza ed i dati statistici hanno dimostrato trattarsi di paure infondate: intanto, le espulsio ni a tempo non sono mai così tante da aver paura di perderne il conto (circa 1 ogni tre partite); in secondo luogo, ba sta... provare, per accorgersi che in fon do non è così difficile come sembra. Altre critiche erano rivolte all’appli cazione della regola: in altre parole, quando infliggere l’espulsione a tempo? La conclusione di un lungo ed acceso dibattito è contenuta nel testo dell’arti colo 12: l’espulsione a tempo si applica
« al posto » della ammonizione, cioè per tutti quei fatti che dovrebbero essere puniti col provvedimento deH’ammonizione.
Rivolgiamo adesso l’attenzione all’ar ticolo 13, che così dice: « I provvedi menti disciplinari di qualsiasi natura saranno assunti dalla Società sportiva alla quale appartiene il giocatore espulso dal campo o comunque colpevole di alti scorretti, violenti o brutali, anche se non rilevati dall’arbitro. Alla Commis sione calcio spetterà solo il compilo di verificare in base al referto arbitrale, la giustezza dei provvedimenti assunti dalle Società. La citata Commissione prenderà provvedimenti disciplinari so lo nel caso in cui le Società interessate non le facciano pervenire i provvedi menti di cui sopra entro le ore 20 del lunedì immediatamente successivo alla gara ». Io ritengo il contenuto di questo arti colo particolarmente importante da un punto di vista socio-educativo: con esso si corresponsabilizzano le Società nella gestione della giustizia, « che viene così ad avere una veste realmente educativa scaturendo da considerazioni veramente associative, in quanto prese proprio nel l’àmbito delle Società, in una forma di autodisciplina e di autogestione ». Poi ché nei Momenti si sono verificate solo tre espulsioni (due per turpiloquio ed una per fallo di reazione), i dati stati stici non sono certamente validi sul piano generale; bisogna comunque dire che in nessuno dei tre casi succitati le Società interessate hanno fatto per venire i provvedimenti a carico dei pro pri giocatori.
Gherardo Gherardini
Esperienze
Si incontrano a Noto politici e sportivi NOTO — Per far conoscere alle forze politiche che daranno vita alla nuova amministrazione locale, le proprie fina lità. il CSI di Noto ha organizzato un incontro con gli esponenti dei gruppi politici presenti nella zona, incontro cui hanno aderito rappresentanti del PCI, del PL1, del PRI, del MSI-DN, della Li sta Civica, del PSI e del PSD1. Ha aperto i lavori il presidente del CSI Capodicasa, il quale con una chiara ed efficace esposizione ha messo a fuoco la presenza del CSI nella realtà sportiva locale. Egli ha poi messo in luce le difficoltà che sempre l’Ente incontra nel realizzare la propria attività, ma che ciò nonostante nell'arco di un anno è giun ta ad interessare circa 800 atleti, ed ha
concluso chiedendo ai rappresentanti dei partiti di assumere un impegno politico rivolto alla realizzazione di condizioni più favorevoli per uno sport a carattere sociale. E' seguita la replica degli esponenti politici, che, attraverso un civile e re sponsabile dibattito, si sono impegnati a dare un appoggio concreto allo sport popolare in sede di Consiglio comunale. Conclusioni, dunque largamente po sitive per questo singolare ma utile in contro tra rappresentanti sportivi e politici, con la speranza, e la possibilità, che non si tratti che di un punto di partenza per un dialogo sempre più approfondito.
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•q ORGANIZZATA DAL CONSIGLIO CSI DI TORINO E DALL’ASSESSORATO ALLO SPORT DELLA PROVINCIA !
La festa dello sport e dell'amicizia TORINO — Il 25 Maggio si è svolta a Lanzo Torinese la « Festa dello Sport e dell’Amicizia », organizzata dal Comi tato Provinciale del CSI e dall’Assessorato allo Sport della Provincia di Torino. Seicento ragazzi di età tra i dieci e i tredici anni hanno passato una giornata insieme in un clima di allegria ed ami cizia impegnandosi in alcuni giochi spor tivi. Per una volta si sono abbandonati gli sport abituali, le tecniche più o meno raffinate: l’unica preoccupazione era quella di stare insieme, divertirsi, cono scersi. Tutti hanno partecipato in ugual misura: se anche in qualche momento vi è stata un po’ di baraonda era in tonata all’occasione. Con questi tipi di manifestazione si cerca di far vedere ai ragazzi e, sopraf tutto, far capire gli « adulti » che lo sport deve essere un momento gioioso che, pur nell’àmbito di una misurazione agonistica, consenta veramente alla per sona di manifestare se stessa in modo libero e creativo. Alla critica di coloro che dicono che ai ragazzi non piace questo tipo di iniziative, rispondo che siamo forse pro prio noi dirigenti a credere ciò: spesso riportiamo nostre convinzioni trasferen dole su di loro. Noi siamo condizionali da un certo tipo di sport e, di conse guenza, da alcuni valori da questo tra smesso. I ragazzi, non ancora integrati, non si pongono questi problemi: per loro sport è misurazione, ma inserita nel gio co, nel divertimento, nella baraonda. Il ragazzo è creativo: noi tentiamo di annullare ogni fermento con i nostri schemi rigidi, le nostre tecniche di alle namento, che non hanno altra motiva zione se non quella produttivistica di creare dei piccoli mostriciattoli abili nel calciare la palla o nel centrare un canestro. Ciò è dimostrato dalla felicità, dalle risa, che i ragazzi hanno dispensato a tutti coloro che sono stati coinvolti in questa Festa. E’ bene che impariamo a riconoscere questi segni e a fare dello sport non un monumento in cui realiz ziamo le nostre aspirazioni egoistiche, ma un servizio per tutti. Alfredo Morabito
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1 — Negli anni dello sport spettacolo, fatto da pochi e consumato da molti, con...poco spazio per la gioia e 1’ amicizia, 600 bambini e bambine decidono di trovarsi su un vecchio trenino imbandierato. 2 — A Lanzo c’è la banda che attende. Di solito è per le grosse personalità... oggi è per noi. 3 — Gli abitanti ci guardano mentre pas siamo... cosa penseranno? 4/5 — Via con i sacelli, ì tiro alla fune... Chi ha detto che anche questo non è sport? 6 — Nessuno ha perso: tutti abbiamo vinto. Ciascuno di noi si è espresso secondo le proprie forze e capacità. 7/8 — La festa è stata di tutti, e tutti l’hanno costruita. Soprattutto ci siamo conosciuti, e abbiamo capito che l’amicizia è un grande dono.
Esperienze
Corso «in consorzio» per animatori tecnici
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CERIGNOLA — A Corato, presso 1’ Oasi di Nazareth, si è svolto un corso per istruttori di pallacanestro, pallavo lo c atletica leggera, organizzato dai consigli CSI di Cerignola, Molfetta e Trani. Provenienti da Andria, Bovino, Molfetta, Palo del Colle, S. Ferdinan do, S. Severo, Terlizzi e Trani. i 18 allievi iscritti hanno preso parte oltre che ha lezioni tecniche anche ad alcuni momenti associativi, che li hanno visti impegnati a dibattere i seguenti tre temi: Per una partecipazione diretta della so cietà sportiva alla gestione del CSI; Il programma associativo; Il ruolo del tec nico. Parallelamente, si è tenuta in due mo menti una conversazione sulla medicina sportiva, moderata dal prof. Archidiacono. Il corso, infine, è stato integrato da una lezione pratico-teorica sulla palla mano, tenuta dal prof. Verrigni. Gli argomenti chiave inerenti il primo momento associativo sono stati trattati dal segretario regionale CSI, de Pinto, che ha ribadito l’importanza della so cietà sportiva in quanto proprio essa « fa muovere la ruota e non la presi denza ». Il dibattito sul secondo tema, « Il pro gramma associativo », ha visto l’inter vento del presidente regionale Gaudio, che ha sostenuto la tesi secondo cui la società una volta affiliatasi deve accet tare totalmente il programma associa tivo del CSI. Considerati poi i fini del CSI, egli ha espresso le proprie riserve sulla utilità dei momenti nazionali o regionali, per lo più impostati su criteri di rigorosa selezione. Il terzo argomento, il più partecipato e stimolante di quelli in programma, circa il ruolo tecnico, è stato puntualiz zato da don Michele Ruggiero, che ha sottolineato in particolare la necessità di salvaguardare sempre la dignità umana in ogni attività sociale ed anche, quindi, in quella sportiva. Pertanto, se condo il suo punto di vista, nella per sona del tecnico bisogna innanzitutto ri cercare e considerare l’uomo con i suoi pregi e difetti. E’ in questa prospettiva che è oppor tuno impostare il rapporto tra il tec nico-istruttore ed il ragazzo-allievo. Da ciò si deduce che l’attività del tecnico non si deve esaurire nella lezio ne pratica svolta in palestra, ma deve acquisire risvolti pedagogici più ampi, proprio per soddisfare l’esigenza dello sport come servizio sociale. Molti pro blemi, infatti, emergono nella conviven za non solo del tecnico con l’allievo, ma anche degli allievi con i suoi com pagni, problemi cioè di carattere psi cologico, soprattutto se si considera che
quella dell’allievo è una personalità an cora immatura ed instabile. Nel successivo dibattito un partico lare rilievo hanno avuto gli interventi di alcuni istruttori presenti al corso, in quanto suffragati dalle personali espe rienze specifiche. In sostanza si è posto l’accento su: la necessità di stabilire una perfetta armonia tra istruttore ed allievi anche al di fuori della palestra; il problema dell'inserimento dei nuovi arrivati nell’àmbito di un gruppo già costituito. Infine i partecipanti a questo momento comunitario si sono trovati concordi nel sostenere l’importanza dì una certa in ventiva nell’attività tecnica dell’istrut tore, per cui, con particolare riferi mento all’età minore, è essenziale unire l’utile al dilettevole, cioè « insegnare la tecnica sotto forma di gioco ».
Ferdinando Di Leo
Esperienze
Un'esperienza diversa TRAPANI — La società sportiva S. C. Eracle ha organizzato alla fine di luglio, un campeggio di quindici giorni a Favignana, una fra le più ridenti isolette dell’arcipelago delle Egadi. L’iniziativa è stata ispirata dal desi derio di far vivere a molti ragazzi una prima esperienza di vita comunitaria. Anche per questo la partecipazione è stata aperta ai familiari, agli ex-soci e a ragazzi provenienti da altre società del CSI. Nonostante la mancanza di esperienza in materia, l’organizzazione si è rivelata azzeccaiissima per molti aspetti. Anzi tutto si è lasciato ai ragazzi ampio mar gine di tempo da dedicare alle attività escursionistiche. La presenza in loco di un gruppo sportivo parrocchiale ha permesso poi di non tralasciare lo sport, favorendo l’organizzazione di incontri di pallacanestro e di calcio. Le ore serali sono state trascorse per la maggior parte in comunità, dedicate fondamentalmente ad un’attività musicale. Comunque, nei limiti del possibile si è cercato di ri spettare il desiderio di indipendenza di ciascun partecipante.
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Idee e dibattiti
La faticosa ricerca di una linea sportiva I seguenti critici interventi su alcuni momenti nazionali e regionali ci sono pervenuti nei mesi scorsi. Abbiamo preferito pubblicarli insieme come contributo alla riflessione sugli indirizzi dell’attività sportiva nel quadro del dibattito associativo nelle assemblee di società e nei congressi locali in vista del congresso nazionale.
TRIGGIANO
Momento nazionale di calcio Ancora una volta abbiamo assistito ad una festa sportiva, svolta nel tranquillo scenario della natura, offerto dalla quie te di Triggiano dove sono convenuti oltre centocinquanta sportivi fra atleti, dirigenti, tecnici, arbitri ed accompagna tori e dove si è potuto gustare un di screto relax fra una disputa e l’altra. Fra i vari impegni agonistici, sono state effettuate gite turistiche (visita d’obbligo alle grotte di Castellana dove i giovani hanno avuto modo di ammirare uno spettacolo unico al mondo), incon tri con personalità del luogo e confe renze-dibattito fra atleti e dirigenti. Pro prio da queste ultime, purtroppo, è ve nuta la nota stonata della importante manifestazione. Non è stata data, infatti, risposta alla profonda riflessione fatta da atleti e dirigenti di società, basata sul fatto di non capire perché si parli di queste finali nazionali come di una occasione per tanti giovani di unirsi, scambiarsi esperienze, opinioni e poi suddividere le stesse finali in tre mo menti; uno al Nord, uno al Centro e 1' altro al Sud. Così si puntualizza la tesi del CSI per uno sport di massa so ciale, ma che tale sport sociale è anche e, diremmo, soprattutto di casta. Si cade quindi nel paradosso per cui le regioni Settentrionali, affini per organizzazione e metodi, non devono comunicare niente al Centro ed al Sud; le regioni del Cen tro, proprio per la loro posizione logi stica... beh, si fanno i fatti loro; le re gioni meridionali... che motivo hanno di far conoscere le loro aspirazioni, la loro forza combattiva, le loro qualità ad altre regioni che non siano vicine? E quale motivo impedisce a tutte le società vin citrici dei campionati regionali, di po tersi valutare, stimare ed eleggersi cam pioni d’Italia dopo opportuni incontri preliminari ed eliminatori? Come dicevamo, non si conosce la risposta a questi interrogativi, come non
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si riesce a valutare, a tal principio, le legittime aspirazioni di dirigenti ed atleti che, con innumerevoli sacrifici af frontano le trasferte « nazionali » senza poter trarre una valida conclusione a livello nazionale e non interregionale. Si è notato, in modo evidentissimo, il passo da gambero fatto dalla Presiden za e dal Consiglio Nazionale, dalle finali di Marino di Roma (1973), a quello di Diamante (1974) per arrivare all’attuale di Triggiano (1975). E’ chiaro il contra sto tra i princìpi formativi del CSI e la loro attuazione pratica, quando si de cide che « l’importante non è vincere, ma partecipare ». Questo potrebbe esse re anche un principio valido nello sport, ma toglie all’atleta, quando tali princì pi vengono imposti, il gusto della com petizione, la ricompensa al tanto sudore buttato fuori soltanto per sentirsi dire: e non sei contento di aver partecipato? — Niente punteggio, niente classifica, niente arbitri, per cui raccogli, se vuoi,
tutto quello che hai sacrificato e arri vederci. A questo punto l’atleta, il diri gente, se ne torna a casa ma, prima di riabbracciare i propri cari, strappa il cartellino CSI. Amara constatazione da parte di chi vede il CSI come mezzo di comunica zione, un elemento di inserimento nella vita sociale, tanto pulito quanto pieno di sani prnicìpi morali e fisici che solo lo sport può dare. E’ bello sentire dire da un atleta: è vero che ci siamo inde bitati ma almeno siamo soddisfatti per ché ci siamo classificati ai primi posti della graduatoria. Peccato però che fi nisca tutto qui, perché avrei desiderato tanto misurarmi con gli amici del Nord. Questa è una testimonianza di uno dei tanti atleti che formano la base CSI. Malgrado tutto, ancora una volta, gli stessi atleti, pur sentendosi « menomati nel disputare questi incontri a solo li vello interregionale, senza alcun prose guo nazionale, hanno dimostrato che si sentono giovani nello sport e tali ri marranno, infischiandosene di tutte le barriere politiche c sociali a loro frap poste come ostacolo per cui, sportiva mente, continueranno a credere nel CSI, dando tutto il loro contributo affinché questa istituzione si mantenga viva e fedele ai princìpi costituzionali.
Antonio D’Amore
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ROVIGO
Momento nazionale di calcio Dopo aver partecipato ai nazionali di calcio di Rovigo ci siamo più volte in contrati per riflettere su questa espe rienza, finora unica per la nostra socie tà. Durante tutto l’anno abbiamo cercato di sottoporre la nostra attività ad una costante critica, nella ricerca di defi nire quale può essere il modo nuovo di fare sport. E' chiaro allora che anche
le finali nazionali vanno valutate in que sta ottica, sforzandoci di cogliere quale significato hanno avuto per noi. Innanzitutto vanno tenuti presenti due piani che pur sovrapponendosi meri tano, per chiarezza di esposizione, un’ analisi separata: quello tecnico e quello contenutistico. Al di là del risultato, che ci ha visti classificati all’ultimo posto, vogliamo
porre in risalto l'aspetto «agonistico», forse un po’ trascurato nel processo di trasformazione delle finali nazionali in momenti autenticamente comunitari. Nel calcio necessariamente persiste un discorso di « selezione »: campione pro vinciale, campione regionale, parteci pante ai nazionali. Qui l’incontro va cer tamente sdrammatizato; d’altra parte, trovandosi di fronte due squadre che partecipano del discorso CSI, è chiaro che lo affrontano in una determinata maniera; nello stesso tempo però va pre so decisamente sul serio cercando di concretizzare anche a livello tecnico lutto il lavoro che sta alle spalle della squadra partecipante. Dalla nostra esperienza diretta riteniamo che per af frontare preparati l'impegno dei nazio nali bisogna garantire una certa « con centrazione »: noi abbiamo dovuto gio care il pomeriggio dopo cinque ore di viaggio (siamo parliti alle sei di Tarcen to); altre squadre invece erano arrivate la sera precedente. Ogni incontro poi deve avere un cer to interesse, questo dipende soprattutto dalla formula delle finali: di fatto quella di Rovigo, dopo la prima giornata, a noi, e certamente anche a quelli di Cornaredo (Lombardia), non aveva più nien te da dire per quanto riguarda il risul tato. Noi non ci siamo certo preoccupati, comunque riteniamo piu opportuno or ganizzare un girone all’italiana, non im porta se completo (le giornate a dispo sizione impongono dei limiti), ma ca pace di garantire un interesse ad ogni partita; poi si può stilare una classi fica che non vuole certo formulare una scala di valori. L’oggetto principale della riflessione comunque riguarda il momento comu nitario, che se ha visto un indiscutibile interessamento da parte degli organiz zatori. è stato estremamente carente per quanto riguarda le nostre aspettative. Tutta l’impostazione della nostra so cietà tende a porre in risalto la nuova problematica del CSI (per questo, in contri - giornalino - documenti - parte cipazione attiva a convegni ccc.); chi poi maggiormente si impegna a portare avanti questo discorso siamo noi allievi: e chiaro che tutto questo volevamo ve rificarlo in occasione dei nazionali, dove potevamo confrontarci con le società delle altre regioni. Questo per noi era il punto più impor tante, questo punto è mancato com pletamente. Avevamo richiesto un'asscmblea, non è stata realizzata. Alla base delle finali, pensiamo ci deb ba essere almeno un momento come questo, che dovrebbe per altro avere il primo posto sia come importanza, sia cronologicamente. E’ infatti questo il luogo che permette un autentico incon tro, uno scambio di esperienze, che fa in modo cioè che ci si possa conoscere. Questo darebbe una certa impronta a tutte le giornate, le arricchirebbe certa mente in tutti gli svariati momenti che la compongono. Chi partecipa alle finali di calcio non lo fa individualmente, ma come squa dra; risulta evidente allora’che la mag gior parte del tempo ogni squadra spon taneamente la trascorra per conto suo
se non ha avuto la possibilità di farsi conoscere alle altre. Ci si può trovare a livello di battuta, chiacchierando in due o tre, ma questo non possiamo certo chiamarlo autentico incontro. A Rovigo avevamo proposto una spe cie di assemblea; gli organizzatori si sono dimostrati disponibili, le società, almeno apertamente, non si sono pro nunciate. Ci siamo sì trovati, abbiamo cantato assieme, ogni gruppo ha fatto sentire un pezzo particolare della sua regione: validissimo certo, ma non suf ficiente. Non intendiamo fare una colpa a nes suno .vogliamo solo inserirci critica mente nel processo di maturazione in alto nel CSI; per questo apprezziamo l’idea della gita in battello sul delta del Po, ma non esitiamo nello stesso tempo a definirla monotona; riconoscia mo la validità dell’incontro in munici pio, ma oltre alle autorità era opportu no trovare un modo per incontrare la gente o i ragazzi o il consiglio provin ciale di Rovigo. Un discorso diverso me ritava la messa, invece è stata buttata li senza alcun senso preciso. La cele brazione eucaristica è il culmine dell’ incontro fra quanti credono, momento
di autentica liberazione in piena unione fra i partecipanti e con Cristo: non è possibile relegarla ad una pura forma lità. Un’ulteriore aggiunta per quanto ri guarda la questione finanziaria: noi ab biamo speso 193.000 lire (più le 220.000 date dal CSI) di cui settanta di auto tassazione e ccntoventitrc messe dalla società; sapendo quanto hanno speso certe squadre ci vergognatilo quasi a dire che le riteniamo eccessive; faccia mo notare che con una cifra del genere copriamo tutta l’attività degli allievi per un anno, o dei giovanissimi o della pallavolo... inoltre altre società del Friu li non avrebbero potuto sostenere una spesa del genere. Chiudiamo rifacendoci al dibattito « nazionali sì-nazionali no »: correggen do alcuni punti ncH’impostazione delle giornate, sono certamente validi sia in sé sia soprattutto per quello che pre cede come lavoro di preparazione all'in terno della società che vi partecipa. Pec cato sia un’esperienza limitata (una so cietà per regione), ma forse anche qui si potrebbe studiare qualcosa di diverso.
Gli "allievi" del CSI Tarcento
CATANZARO
Momento nazionale di Tennistavolo Fin dal nostro arrivo ci siamo impe gnati a fraternizzare con gli amici degli altri Comitati, nella convinzione che scopi principali dei nostri « momenti » siano proprio la conoscenza c lo scam bio di esperienze fra ì partecipanti. In questo nostro impegno ci siamo trovati vicini gli amici di Ernia, Lamezia e Po tenza. Nel pomeriggio, recatici nei saloni pre parati per i momenti comunitari, ci siamo disposti per il primo di questi, l’assemblea plenaria. Hanno preso la parola gli organizza tori dell’incontro che hanno ringraziato tutti per la partecipazione al « cosiddetto momento nazionale ». Quasi subito ab biamo potuto osservare una certa su perficialità, quasi un’insofferenza per quanto si diceva: tali sensazioni erano dovute, a parer nostro, sia dall’impa zienza di iniziare « gli scontri » al più presto, sia alla mancanza di volontà, ma soprattutto di abitudine, a « parte cipare ». Tutto ciò in conseguenza del fatto che i ragazzi sono sempre chiamati a consumarlo, lo sport, e mai a gestirlo e a viverlo. L’assemblea, dunque. Da tempo noi siamo abituati a rite nerla, nella scuola, nel lavoro, nel no stro Comitato, la massima forma di de mocrazia e di partecipazione diretta che una qualsiasi comunità possa avere: in
essa tutti sono chiamati ad esporre le proprie opinioni, a discutere, confron tare. verificare, a crescere insieme e a maturare scelte che tengano conto delle esigenze comuni nel massimo rispetto delle persone. Nell’assemblea di Catanzaro questi princìpi non sono stati certo presenti: vi abbiamo riscontrato invece molta superficialità e la mancanza di un inte resse sincero a cambiare e a maturare l'uomo attraverso il confronto umano pacato c aperto. Noi, nel nostro intervento, prendendo spunto dai tabelloni appesi ai muri già predisposti per il gioco ad eliminatoria diretta, abbiamo fatto notare come l’o biettivo nostro, non individuale, ma del l’intera Associazione, sia quello di cam biare lo sport tradizionale basato sulla selezione, sull’individualismo, sul campionismo, sul record, sulla spersonaliz zazione quindi. Abbiamo osservato che spesso queste intenzioni rimangono tali perché, allor quando siamo chiamati a realizzare una prassi liberatrice, finiamo col riallac ciarci agli schemi tradizionali di quello sport che critichiamo aspramente. Sic ché ci è venuto spontaneo chiederci se per caso la nostra non sia soltanto una contestazione sterile, dato che a parole parliamo di cambiamenti radicali del modo di fare sport, mentre in pratica non ci sforziamo minimamente per rea-
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lizzare prassi sportive alternative, che tengano conto principalmente delle esi genze di chi fa sport, in vista di una maturazione umana considerata in un contesto sociale. Questo, naturalmente, non nascondendoci che una tale visione dello sport comporta un notevolissimo impegno da parte di tutti, in particolare dai veri « animatori »: è necessaria una scelta politica, nel senso che praticamente si dovrebbe rifiutare lo sport federale, ma è soprattutto necessaria una scelta di vita dato che valori come lealtà, umanità, socialità, cristianesimo sono presenti in ogni atto della nostra vita quotidiana c di ogni tipo di comu nità. A questo nostro ampio discorso è sta to contrapposto l’articolo 7 del Rego lamento emanato dalla C.T.N. T.T. che prevedeva la formula dell’eliminatoria diretta con recupero. Noi abbiamo ribat tuto che, essendo il nostro compito quel lo di rendere i giovani liberi, dando fi ducia a tutti, dovevamo essere tutti a decidere la formula di gioco, in modo da essere tutti insieme protagonisti dell’ attività sportiva, e non semplici con sumatori di sport. In merito a questa proposta i parte cipanti all'assemblea sono stati concordi nel riconoscere — in linea di principio — il loro diritto a modificare le norme nella maniera che fosse sembrata loro più opportuna. I) seguito della discussione è stata del tutto inutile in quanto ciascuno si è fossilizzato nelle posizioni precedentemente assunte. Infine il Comitato di Taranto ha presentato la proposta, sen za alcuna motivazione di fondo, che le gare si svolgessero ad eliminatoria di retta e che per « benevolenza » verso i più « sfortunati » si istituisse un tabel lone di recupero: in pratica si era tor nati al punto di partenza. Abbiamo cercato di opporci, senza per altro ottenere nulla dal momento che si è deciso di passare alla votazione per delega (altro frutto e pilastro della no stra società): Enna, Cosenza, Napoli, Catanzaro, sono stati d’accordo con Ta ranto, mentre Potenza e Lamezia sono stati concordi con noi di Acireale. Subito si sono fatti i tabelloni e si stava incominciando a giocare. Noi ci eravamo « spaventati » per la grande superficialità con la quale era vamo stati scavalcati insieme con gli atleti degli altri due Comitati, per cui abbiamo preso le borse c tutto decisi ad andarcene. Siamo convinti, che fino a quando esistono il punto, la classifica, la coppa, si cerca sempre di superare l’uomo — atleta — avversario, facendo emergere solo determinati valori tecnici e conti nuando la lotta al vicino tipica della nostra società capitalistica. Certo, la colpa reale non è stata dei ragazzi, in quanto erano arrivati alquan to impreparati a tale esperienza, ma dei dirigenti che accentrano il potere nelle loro mani impersonando e perpetuando quella visione gerarchica della società distinta in classi sociali. Arrivati sulle scale abbiamo però avuto delle perples sità su quello che stavamo facendo: il
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nostro comportamento, infatti, avrebbe potuto far supporre che fossimo andati a Catanzaro solo per fare, a qualsiasi costo, passare la nostra proposta. Abbia mo così deciso di rimanere giocando con gli schemi tradizionali, ma avanzando serie riserve sulla figura dell'arbitro ri tenuta superata in un contesto associa tivo come il nostro. Questa volta è stata la componente della C.T.N. T.T. che, contrastando le nostre argomentazioni con il già vec chio discorso dell’arbitro animatore, ha manifestato in questa circostanza la po sizione dell’intera Direzione Tecnica Na zionale la cui funzione si limita a com minare pene, squalifiche e a concedere amnistie (W il rei). In conclusione abbiamo accettato di giocare. Il giorno dopo, avendo parlato con gli altri ragazzi dei Comitati di Enna, La
mezia, Napoli, Diamante, Potenza, abbia mo deciso di proporre di far giocare i ragazzi nel modo in cui desideravano, ritirandosi dai tabelloni superiori e in feriori; chi non era d'accordo era li berissimo di continuare « l’ascesa ». Così, dopo i vari « padreterni, rivolu zionari » che ci hanno affibbiato, si è continuato a giocare in due modi diffe renti: un modo diverso condiviso da 13 atleti, che consisteva nell’essere liberi di giocare con l’arbitro o meno, con o senza punti, sì da far sentire tutti veri protagonisti della « propria » esperienza sportiva, e l’altro modo, condiviso da 18 ragazzi venuti con lo scopo di vincere la medaglia, arrivare e sopraffare gli altri.
I partecipanti del CSI di Acireale
ACIREALE
Momento regionale di pallavolo Il Momento regionale femminile di pallavolo per la Sicilia si è svolto que st’anno a Giarre, con la partecipazio ne di circa sessanta ragazze dei consigli di Acireale, Enna, Ragusa e Palermo. Rispetto ai programmi usuali di que ste manifestazioni, il Momento di Giar re presentava una « lacuna »: non pre vedeva, e non se ne sono effettuate, né gite turistiche né partecipazioni a spet tacoli di svago o pseudo comunitari. Ed è stata una scelta libera, nient’affatto forzata. Si è cioè ritenuto che, se veramente crediamo nello sport co me momento privilegiato per essere fedeli alle scelte di liberazione umana dcH’Associazione, le « gite di conoscen za » costituiscono almeno una perdita di tempo. Tanto vale, dunque, « comunitarizzare » le altre parti del Mo mento: l’assemblea, gli incontri, la messa. La quasi totalità della discussione ha riguardato il modo di disputare gli incontr», e più precisamente l’appro vazione o meno delle proposte, fatte dal Consiglio di Acireale, di giocare senza classifiche, partite, eliminazioni ed arbitri. Le motivazioni, punto per punto, erano le seguenti. Le classifiche oggi servono per invo gliare l'uomo a diventare un campio ne, in modo da essere « il primo », ed a superare gli altri con ogni mezzo per dimostrare di essere migliori di lo ro nello sport, e non favoriscono affat to la concezione dello sport come mo mento d’assieme, in cui degli uomini, rispettando la dignità propria ed al trui, collaborano per costruire un’espe rienza di controcultura, alternativa cioè al modulo « competitivo » delle Fede razioni.
Per le partite il discorso, sostanzial mente. non è molto diverso: esse ser vono solamente a stabilire quale, fra due concorrenti, sia il migliore, per esse valgono le stesse critiche già fatte alle classifiche. La proposta di eliminazione della fi gura dell’arbitro era invece motivata dal fatto che « essa rappresenta una del le più diseducative personalità dello sport. Infatti una persona che abbia il compito e la responsabilità della con duzione dell’incontro, non permettendo una gestione completa da parte degli atleti, è veramente faticoso accettarla come educativa, tenendo conto che co sì l’atleta troverà molto più naturale c spontaneo « delegare » a lui ogni re sponsabilità di decisione sulle even tuali controversie, anziché pensare a risolverle con l'avversario (che brutta parola!) ». Animatore o no, inserito o meno nell’Associazione, bisogna tener presen te che l'arbitro manterrà sempre più o meno, questa funzione altamente di seducativa. Tutte queste proposte sono state re spinte in blocco dalla maggioranza delle partecipanti, c si è quindi giocato con un tabellone ad eliminatorie dirette, con gli arbitri e la classifica. Una nota particolare spetta al fatto che le uniche due squadre di giovanis sime dopo rincontro « ufficiale » hanno giocato per un’altra ora, scambiandosi le componenti, senz’arbitro e, natural mente, senza sets.
Sebastiano Messina
Idee e dibattiti
Ha ancora un senso impegnarsi nello sport? Questo intervento di Zanon, del Consiglio di Treviso, prosegue, allargandolo, il discorso avviato dagli altri amici nelle pagine precedenti. La ricerca, infatti, di un indirizzo per l’attività sportiva non si può esaurire in un discorso tecnico, organizzativo e di metodo. Mi capita sempre più spesso di sentir mi chiedere da giovani amici impegnati nello sport c nel tempo libero, e nella nostra associazione in particolare: « Ma che senso ha il nostro impegno? ». E la domanda non è liquidabile con una bat tuta per la serietà delle argomentazioni da cui di solito è accompagnata. « Fino a pochi anni fa — dicono questi amici — i dirigenti sportivi lavoravano sapen do dove dovevano arrivare, e alla fine dell’anno il lavoro era premiato dal cam pionato vinto, dalla coppa; si otteneva qualcosa di concreto insomma. Adesso ci sembra di lavorare nel vuoto: sappia mo che il progetto di uno sport sociale, di una nuova cultura sportiva è giusto, serve all’uomo e alla sua liberazione, ma sbattiamo contro un muro di gom ma. Non riusciamo a cambiare niente; è inutile perdere tempo cosi. E’ prefe ribile — continuano — impegnarsi nel partito, nel sindacato, nel comitato di quartiere, almeno in questo modo riu sciamo a incidere nella realtà e a cam biare questa società ». Sono interrogativi importanti, resi an cora più gravi dalla crisi generale della società italiana: a molti impegnarsi per una diversa pratica sportiva sembra or mai un lusso. Cosa conta in fondo la riforma delle strutture dello sport di fronte al problema dell'occupazione, del la casa, della salute? A questi gravi inter rogativi occorre rispondere con chiarez za se non si vuole rinunciare al prezioso contributo che i giovani che nutrono tali dubbi (e che spesso, proprio perché sanno porseli, possono essere conside rati i più validi rappresentanti delle ultime generazioni) potrebbero dare al la nostra battaglia. Anche se forse non è ancora retorico, certamente non è più sufficiente rispon dere che impegnarsi nella realtà spor tiva secondo la nostra prospettiva vuole dire, lutto sommato, aiutare concreta mente g/t altri a crescere, amare sul serio il prossimo, vivere nella storia la propria fede. Necessita un discorso più dillìcilé, ma (orse anche più convincente: quello del l’importanza sociale e politica del no stro impegno di operatori sportivi. E’ vero che di questa importanza è scritto su tante pagine delle nostre pubblica zioni e in tulli i nostri documenti itiliciati, ma è anche vero che non sempre
& riusciamo ad essere chiari. Ed è ancora più vero che troppe volte la chiarezza lascia il posto all’ambiguità. quando dai documenti e dalle riflessioni teoriche si passa alla prassi, all'azione politica, all’ impegno culturale. Tutto questo fa sor gere dubbi, disorienta. Da tempo ripetiamo che far politica significa scegliere da che parte stare. E ancora nel 1973 il Consiglio nazionale scriveva in un suo documento che il CSI intende « operare con quanti si pro pongono il line della liberazione dell’uo mo da tutti i condizionamenti materiali, ideologici, sociali e politici ». Nonostante questo in alcune zone (a mio parere, mollo larghe) della nostra associazione si continua a non sceglie re, a non fare politica, che poi vuole dire servire la politica dominante: si ha pau ra di essere etichettati, di compromet tersi. Ma allora insieme alle pie inten zioni e alla chiarezza vanno a farsi be nedire anche i contributi dei giovani di cui parlavamo prima. Succede anche di peggio: succede che società e anche consigli periferici vadano da tempo a braccetto con quanti di fatto da tempo sono responsabili dei condizionamenti materiali, ideologici, sociali e politici che impediscono la crescita della nostra società e, non da ultimo, anche l’avan
zata di una nuova concezione della pra tica sportiva. E allora? Allora la chiarezza e la pre cisione diventano a questo punto un ob bligo che l’ampiezza della crisi attuale ton ci permette di eludere in alcun modo. Dobbiamo scegliere sul serio. Dire, chiamandole per nome e cognome, volta per volta, quali sono le forze sociali, politiche e culturali che a nostro avviso oggi in Italia si propongono il line della liberazione dell’uomo da lutti i condi zionamenti. e quali quelle invece che di quei condizionamenti sono responsabili. Oggi gli ammiccamenti, le cose scrit te tra le righe, sussurate in punta di voce non possono più esserci utili, se mai lo sono stale. Né ci serve piti la politica fatta solo di documenti c di appelli firmati con più gente possibile, per meglio mimetizzarci. Dobbiamo avere chiaro che la nostra proposta dello sport sociale si realizzerà solo se sapremo inserirla nel con testo globale del processo di rinnova mento della società italiana. E’ indi spensabile capire che, per esempio, bat tersi per una diversa politica degli im pianti sportivi che devono essere mi nimi. decentrati, pubblici, aperti a tutti, non vuole dire solo parlarne tra « esper ti » e firmare appelli alle autorità, ma
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battersi contro la speculazione edilizia (c gli speculatori e chi li protegge), con tro le posizioni di rendita, lottare per ché le città e i paesi siano gestiti dal basso attraverso i consigli di quartiere e di frazione. In questa prospettiva la riforma dello sport non è più un lusso; né ha più senso parlare di alternativa tra l'impegno nel la società sportiva o nel sindacato o nel comitato di quartiere. In questa dire zione è realmente possibile per un ope ratore sportivo « mordere » la realtà, contribuire al cambiamento, dare un senso preciso al proprio impegno. Trovare questa chiarezza, scegliere in questa direzione è ben altra cosa dal « mettersi » con una precisa « parte » politica. Quello che qui chiediamo non è una scelta di partito, come qualcuno potrebbe pensare: non siamo nostalgici del collateralismo storico delle associa zioni cattoliche e non sentiamo neppure il bisogno di una nuova « grande ma dre ». Ci pare però che non sia possi bile voler stare con tutti come qualche volta tentiamo di fare. Non ci pare possibile proprio perché solo alcuni pos sono darci la garanzia di voler veramen te lottare contro tutti ì condizionamenti, mentre altri la garanzia di voler impe dire la crescita e la liberazione della società italiana ce l'hanno data da trop po tempo ormai. Non è quindi un problema risolvi bile in termini di partiti, né di persone, ma un problema di vasti schieramenti di forze, di idee e di programmi che passano anche attraverso i partiti e al l’interno dei quali noi dobbiamo trovare quella posizione precisa e netta che oggi ci manca. Certamente, se scegliamo in coerenza alle intenzioni espresse, a molte delle cose alle quali alcuni di noi erano abi tuati occorrerà rinunciare. A qualcuna delle nostre società e magari anche a qualche consiglio arriveranno meno cop pe in dono, qualche « amico » non si darà più da fare perché sia assegnato il contributo straordinario, molta stam pa « indipendente » fingerà di dimenti carsi di noi. Anche qui si tratta di scelte. Come dice il vecchio adagio, pretendere la botte piena e la moglie ubriaca ha ben poco senso. I rivoluzionari non hanno mai fatto le loro rivoluzioni stando nei sa lotti con la moquette e l’aria condi zionata. La coppa del sottosegretario, il contributo della Cassa, l’articolo a quat tro colonne sul quotidiano « indipen dente » probabilmente non vanno molto d’accordo con lo sport sociale. E’ un compito di grande lena, che ri chiede coraggio e disponibilità a spor carsi le mani, quello che ci siamo scelti quando abbiamo detto che vogliamo contribuire alla costruzione di una nuo va attività sportiva, di una nuova cul tura e di una nuova società. Ma proprio perché ce lo siamo scelti in piena auto nomia e in tutta consapevolezza non possiamo rifiutare quello che esso com porta. Anche perché come scriveva Em manuel Mounier, « L’albero non ha pau ra di portare i frutti, o se no è un albero ammalato ».
Roberto Zanon
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Contributi culturali
La società sportiva come agente sociali: Il ruolo dell’educatore nell'attule società attraversa una fase critica che però ha aspetti profondamente innovatori e positivi. L’ambiente sportivo appare restio ad aprirsi ai nuovi criteri educativi. Perché? ' ?
Cuesto articolo prosegue il discorso sull' animatore e sulla vita di gruppo che la Lede vi ha iniziato nel numero 7/8 di Stadium, del 17 maggio scorso. La trattazione di questo importante argomento proseguirà. Ci scu siamo con i nostri lettori per l'impossibi lità di ospitare l'uno di seguito all’altro gli interventi della nostra collaboratrice.
1. VERSO LA FINE DELL’ AUTOCOSCIENZA 'OLIMPICA' E' probabile che non ci sia insegnante o genitore che non viva oggi la propria responsabilità educativa con un addebito di ansietà che gli proviene da fattori che sono esterni alla normale tensione della relazione pedagogica, ma che trovano qui il loro campo di risonanza.
La scomparsa dei modelli di riferimento generalmente accettati e condivisi, l’al lontanarsi delle sicurezze che garantivano previamente un alto grado di riconosci mento sociale, hanno costretto l'educatore a compiere il suo lavoro 'allo scoperto', spingendolo ad occupare la posizione quanto mai esposta di chi possa concen trare su di sé le aspettative confuse e contradittorie di una società che nei con-
fronti delle generazioni più giovani ha as sunto l’atteggiamento della madre osses siva che vuole e contemporaneamente non vuole veder crescere i suoi figli. Di conseguenza, chi dovrebbe educare non sempre si trova nelle condizioni di poterlo fare, perché non riesce a distri care e a chiarire neppure a se stesso tendenze, mete e funzioni reali della pro pria azione educativa. E quando l'educatore rinuncia a riesprimerle personalmente, la definizióne di tali tendenze, mete e fun zioni viene dirottata, per delega in senso contrario, e destinata ad essere riassor bita nel meccanismo con cui la cultura dominante esercita le sue pressioni.
Tra coloro che occupano dei ruoli con funzioni educative, chi sembra rimanere immune 'per costituzione' da questo genere di preoccupazioni è l'animatore sportivo: gli garantiscono uno spazio di tranquillità la coscienza non ancora acquisita della di mensione pedagogica della propria attività la conversazione non ancora effettuata della relazione che egli ha con i ragazzi da rela zione 'sportiva' in relazione educativa Anzi, poiché le sue mete e le sue pre occupazioni sono decisamente orientate altrove e in questo senso sono largamente condivise e confermate socialmente dal sostegno delle masse sempre in aumento
zante
no o addirittura vengono smantellati gli im pianti esistenti, quando la Società sportiva nasce e rimane una figura tipica della orga nizzazione interna della società civile, e non gli viene riconosciuta che teoricamente la possibilità di concorrere con il suo con tributo specifico ad un'educazione globale, quando cioè nella scuola non c'è ancora spazio per lo sport? A mio parere domande come queste ser vono proprio a mettere in crisi quella solida fiducia che la Società sportiva riserva verso un'immagine di sé acriticamente assorbita e mai sottoposta a vaglio critico. Fatti come quelli sopra ricordati (e ce ne sono altri anche più significativi) si pongono in con creta contraddizione con l'autocoscienza ■■ candida - della Società sportiva e fanno rilevare la fondamentale ambiguità, su cui
si fonda. Anche gli strumenti critici desunti dalla ricerca sociologica che verranno of ferti più avanti avranno la funzione di sti molare ad una presa di coscienza, innanzittutto in senso politico, nei riguardi del coefficiente di alienazione che si cela dietro l'olimpica serenità della Società spor tiva, infatti attualmente egli si trova a fare da cerniera in un rapporto che zoppica, da mediatore nel gioco mal giocato a livello di risposta politica, tra bisogni sociali e servizi pubblici corrispondenti, ed oscilla pericolosamente verso il ruolo del 'do matore di folle' a servizio della cultura e della classe dominante.
Personalmente penso che la Società spprtiva non sia ancora passata dalla parte dei promotori della transizione e dell'innovazione e che l'immagine che essa ha ereditato di se stessa e della propria funzione attraverso una formazione unila terale ed ideologicamente inquinata con tribuisca a mantenerlo in uno stato di for te resistenza al cambiamento. La Società sportiva ha appreso a svolgere il proprio ruolo subendolo, conformandosi da quando era 'pulcino' alle aspettative e alle preci sioni che la società sportiva ha esercitato su di lui e di conseguenza ha risposto alle richieste di competenza perché gli ven nero rivolte soltanto per soddisfare tali aspettative. senza chiarire mai in un oriz zonte più ampio le ragioni del proprio lavoro. L’itinerario di formazione delle Società sportive fino ad oggi è stato tale da non consentire loro di costruire un'immagine di sé ispirata a modelli di innovazione creatività, dinamismo, responsablità educa tiva e coscientizzazione politica perché si è compiuta sul ritmo, i valori, le mete e la carriera interna della società sportiva che nella sua organizzazione attuale sem pre più decisamente si va configurando secondo le caratteristiche e le pretese dì una istituzione totale.
che fruiscono in modi diversi del fatto sportivo, la situazione in cui la Società sportiva si trova ad operare appare intrin secamente gratificante ed è già in sé potenzialmente capace di renderlo contento. Ed infatti, generalmente, la Società spor tiva è contenta di fare quel che fa. Pur operando con gli stessi soggetti e in situazioni per alcuni versi analoghe a quelle dell’insegnante o del genitore, la Società sportiva ne ricava un vissuto radicalmente diverso: egli è, cioè si sente, fortemente gratificato dal proprio lavoro e le migliaia di persone che corrono negli stadi, i lettori accaniti di quotidiani sportivi, le madri preoccupate della salute dei loro figli ogni giorno gli forniscono una massiccia dose di rassicurazione che rimuove e sostituisce quei fattori che rendono invece problema tica e critica qualsiasi altra relazione pe dagogica. Con questo senso di consonanza fondamentale con la propria cultura, la So cietà sportiva lavora a spalle coperte, e con la solida fiducia che gli proviene dalla ratifica sociale della propria opera.
Probabilmente una tale diagnosi della si tuazione non troverà consenso proprio da parte degli animatori sportivi: come si fa a dire che la società li sostiene quando si fa ancora così poco per diffondere e po tenziare la pratica sportiva, quando manca-
2. LA SOCIETÀ’ SPORTIVA COME AGENTE DI SOCIALIZZAZIONE Secondo la definizione dello psicologo sociale Child la socializzazione 'consiste in quel processo attraverso il quale un individuo, nato con potenzialità compor tamentistiche di vastissimo raggio, viene condotto a sviluppare un comportamento reale confinato entro dimensioni molto più anguste. Queste costituiscono il con fine di ciò che è considerato consuetudi nario e accettabile secondo i modelli del gruppo'. La diversa canalizzazione di tali potenzialità è composta attraverso mecca nismi quali la divisione del lavoro, l'ap partenenza alle classi sociali, lo stile di vita proprio delle diverse attività professio nali, la pressione delle istituzioni preposte a fornire le conoscenze legate ai diversi ruoli. La Società sportiva acquisisce il pro prio ruolo, le capacità e le competenze che vi sono connesse, durante un lungo 'tirocìnio' di socializzazione nel 'sottomon do' istituzionale della società sportiva, che come abbiamo già detto va presentando sempre più pericolose analogie con le isti tuzioni totali, quelle cioè che 'si impa droniscono dì parte del tempo e degli in
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teressi di coloro che da esse dipendono, offrendo in cambio un particolare tipo di mondo: il che significa che tendono a circuire i loro componenti in una sorta di azione inglobante' (1) con pretese totaliz zanti nei loro confronti. Esse tendono così a riassorbire e a sequestrare in funzione di sé e delle proprie mete i loro membri, comprimendo eventuali altre attività (im pegni di lavoro) e spinte centrifughe (la costituzione di legami familiari): sono luo ghi in cui si conducono alcune persone a diventare 'diverse', nel senso che nel tempo che vi trascorrono esse si mettono a com pleta disposizione delle 'autorità' istitu zionali e sono disposte a privarsi dell'immagine di sé. La carriera fuori dai campì di molti atleti è passata e passa tuttora per questi meccanismi, e che questo sia il modello implìcito della società sportiva si mani festa in modo paradogmatico nel raffina tissimo progetto di pianificazione ed orga nizzazione interna delle grosse società professionistiche, come anche nei modi in cui è condotta la preparazione delle rap presentative nazionali. Alcuni tratti caratteristici della istituzio ne totale sono riscontrabili nella società sportiva quando: 1. potenziandosi tende a concentrare tutti gli aspetti della vita dei suoi atleti nello stesso luogo e sotto la stessa autorità (dalle trasferte un po' più lunghe, ai 'ri tiri' pre-partita, alle convocazioni tempora nee. alle strutture appositamente predispo ste dei vari Milanello, Coverciano, etc.).
2. nelle richieste di una presenza acefala degli atleti, che sono tenuti soltanto a com piere tutti ad un medesimo ritmo le mede sime attività d'insieme, programmate in se de di 'autorità' (dagli orari di allenamento, ai programmi, i tempi, gli obiettivi, la piani ficazione della intera attività annuale).
3. nel controllo dell'esecuzione dell’attività programmata effettuato da un corpo di 'addetti allo scopo' (tecnici, allenatori, pre paratori atletici, etc.).
4. nell'organizzazione di tutte le attività secondo un piano ordinato al conseguimento dello scopo ufficiale della società: la mèta è la vittoria in campionato, il record, la tap pa, etc. A quella tutto si sacrifica. Di conseguenza la struttura gerarchica della società sportiva è in genere assai poco flessibile, ed è composta: 1. da uno staff dirigenziale il quale controlla che ciascun membro faccia ciò che gli è chiesto di fare; 2. da un gruppo di splendidi (o meno, a se conda della 'classe') esecutori, posti in una situazione in cui l'infrazione dell’uno viene contrapposta allo zelo dell'altro per incen tivare il perfezionamento tecnico secondo gli stereotipi del più consolidato spirito di antagonismo. Il passaggio delle informazioni dallo staff al gruppo degli atleti, specialmente se sono ragazzi e adolescenti, è assai limitato, in particolare per quello che riguarda le mete e i piani della attività da compiere (le decisioni vengono co municate agli interessati come cose da fare ma essi sono esclusi dalla parteci pazione diretta della gestione della pro pria attività). Per questo l'intera società (1) efr, Goffmann - Asylums - Einaudi
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viene identificata come appartenente ai 'dirigenti', sia dagli atleti che dai dirigenti stessi, tanto che quando ci si riferisce alle mete e agli interessi della società, è implicito che ci si sta riferendo alle mete e ai loro interessi. Ora, che tipo d'uomo può uscire da qui? Certamente non sarà una lunga permanenza in una società sportiva a costruire ex novo una personalità, che rimane sempre legata all'orizzonte più vasto di tutto il sistema sociale. Ma ciò che avviene nell’àmbito di una organizzazione di questo tipo è qual cosa di simile ad un processo di spolia zione culturale in direzione unidimensionale, che a lungo andare squalifica ed elimina altre possibili modalità di comportamento e con esse l'universo di valori, cono scenze, sensibilità che vi sono legate. La permanenza per lungo tempo, con una certa intensità di partecipazione emotiva e nella condivisione acritica delle mete di una società sportiva così strutturata fatalmente conduce alla conformità con un modello d'uomo che persino il senso comune ha identificato: sportivo-qualun quista-fascista, è una sequenza di connota zioni assai frequenti.
Prendendo quale parametro di riferimen to la schematizzazione tipologica seguente del sociologo dell’educazione V. CESAREO, la personalità tipica della Società sportiva tende fatalmente verso il punto 1.
Tipi di uomo
Agenzie di socializzazione
Guida al comportamento
Atteggiamento verso la politica
Diretto dalla tradi zione
La comunità istitu zionale
Norme comunitarie apprese tramite la partecipazione di retta
Politicamente indif ferente
Autodiretto
I genitori
Principi generali in teriorizzati nell'in fanzia con la possi bilità di non conformarvisi
Politicamente ralista
mo
Eterodiretto
li gruppo dei pari
Molteplicità di mo delli anche tra loro contrastanti e rapi damente mutevoli
Politicamente smabile
pla
OSSERVAZIONI CONCLUSIVE Il superamento dell’istituzione chiusa ed improntata su modelli antagonistici e auto ritari costituisce l'altra faccia di quella personale conversione pedagogica che la Società sportiva è tenuta a compiere se vuole svincolarsi dalle forze che fin qui hanno manipolato il suo lavoro in senso alienante. E' necessario un grosso sforzo di immaginazione per ipotizzare la figura di una Società sportiva che sappia gestire il suo ruolo attraverso una prassi innovativa senza sentirsi legato ad una struttura isti tuzionale di questo tipo, certamente il rinnovamento passa fuori dalle modalità tra dizionali, e questa volta proprio per una trasformazione strutturale.
Giuliana Ledevi 2 - segue
10 non capisco, signor Rossi, perché 11 treno è sempre cosi affollato!" “Buongiorno, dottore, quando è arrivato?" “Ieri, in auto. Al casello... una coda di chilometri. Poi, per molti tratti, tutti fermi o a passo d’uomo. Al ristorante, ho aspettato un’ora per mangiare. Ma eccomi qui: siamo all'ombrellone 728. E Lei, signor Rossi?" “lo? In treno. Una folla... da impazzire!" “lo proprio non capisco, signor Rossi, come mai questi treni sono sempre così affollati!". Scagli la prima pietra chi, pur sopportando le code in autostrada, le attese al ristorante, il “mi spiace, il volo è chiuso" all'aeroporto, non si è mai scagliato contro l’affollamento in treno. E’ vero, il treno è spesso affollato, e nei periodi di punta lo è ancora di più. Ma è anche vero che il treno non lascia mai nessuno a terra e trasporta tutti magari scomodamente - a destinazione. Col Programma di interventi straordinari in fase di attuazione, le FS dispor ranno di più treni: nei periodi di punta, però - a Ferragosto, a Natale, a Pasqua - ci sarà sempre folla. Perché, se le FS spendessero i “vostri" soldi per acquistare del materiale da usare poche settimane all'anno, sareste voi i primi a criticare. E, in quel caso, avreste anche ragione. Fiduoa e Scurezza
FS
MIMMI
di ENZO BALBONI
SOLDI — Stone primatista mondiale di salto in alto non ha partecipato ai Giochi Universitari mondiali perché non gli hanno dato abbastanza soldi: - l'importante nello sport non è vincere, ma percepire... » POLITICA — Politica in Svezia-Cile di Coppa Davis. Per paura di attentati minacciati da gruppi che si oppongono al go-
verno cileno (ci risiamo ragaz zi) il governo ha speso 600 milioni per misure di sicurezza. Il primo ministro svedese ha dichiarato anche - che non si doveva organizzare un incon tro con il Cile.. Ma che non può vietare una manifesta zione liberamente organizza ta... ». Sugli spalti cerano 1500 soldati, quattrocento giornalisti e seicento spettatori. Fuori dal
Voon
.Ywwfo FILLOL E CORNEJO: le racchette di Pinochet.
campo c'erano invece seimila persone che protestavano con tro il governo di Pinochet. E c'è ancora qualcuno che sostie ne che lo sport è una cosa che prescinde dalla politica. RIVERA — Vorrei sapere se adesso al Rivera giocatore i suoi compagni di squadra do vranno dare del lei. MARCHI TEDESCHI — Ho let to che coi soldi che il Na poli ha speso per acquistare Savoldi, in Germania sono sta ti acquistati Breitner, Netzer, Oblak, Kappelmann, Reimann, Kostedde, Kliemann e Wunder, otto giocatori campioni del mondo o giù di lì. E non mi risulta che al cambio la lira valga più del marco tedesco.
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MENNEA — Intervista volante con Mennea, che ha appena vinto la gara dei 200 metri ai Giochi Universitari: « lei è par tito male era in ritardo nello scatto, ha preso la curva un poco sfasato... Come mai? Mennea osserva stupefatto: « Ho realizzato il mio secondo miglior tempo assoluto ed ho vinto con tre metri di vantag gio... » - Il fatto è che da lei si chiede la perfezione... » « Se avessi fatto questo tempo cor rendo alla perfezione, non po trei migliorare più... Non le pe re? » Bravo Mennea: è una risposta che sembra un blà!
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