Skip to main content

Stadium n. 11/1985

Page 1

PER AUGURI

QUASI UN SOMMARIO

3

BUON NATALE ALLO SPORT

14 FOTOMEMORIA

di Aldo Notano

4 DA RIMINI IN POI Le conclusioni dell’Assemblea dei Presidenti e i commenti.

9 GIOVANI IN PIAZZA

15 Il temo del mese: SOCIETÀ' SPORTIVE Le sette esperienze raccontate a Rimini con l’aiuto di diversi mezzi audiovisivi

21 FOTOMEMORIA

di Cesare Martino.

10 UOMO E COMPUTER Un problema e una prospettiva per le giovani generazioni, di Zita Lorenzi.

12 «LA FINE DEL DILETTANTE» di Livio Olivi.

13 STADIUM/SOCIETA' di Angelo Bertoni

22

26

tuttocsi/ CRONACHE/ ESPERIENZE

28

Il film: LA MESSA E' FINITA

30 Costume: IMPARIAMO A LEGGERE I GIORNAU/1 di Domenico Volpi.

CSI '86 Il Consiglio nazionale programma il nuovo anno.

23 ANCHE PER LO SPORT di Vittorio Ferrerò

24 RIPENSANDO AL CONCORSO L’elenco completo dei premiati e una riflessione sul valore di -Racconta la tua Società sportiva-

31 L'opinione di... MARIA PIA GARAVAGUA

Finisce l’anno, e finisce l’annata della nostra Ri­ vista. Un augurio ai nostri let­ tori, atleti, dirigenti, tec­ nici del CSI e a tutti gli altri che mese per mese seguono il nostro cam­ mino alla ricerca di no­ tizie, di spunti, di temi di riflessione, per arric­ chire la propria esperien­ za umana vissuta, anche, nella pratica dello sport.

Questo numero di Stadium è in parte dedicato alle conclusioni dell’as­ semblea dei Presidenti delle società sportive che si è svolta a Rimini nelle settimane scorse. I 26 punti del documento e i commenti che li ac­ compagnano sono ad un tempo la testimonianza di quello che siamo e 1’ annuncio di quello che vogliamo essere. E il « tema del mese », que­ sta volta è il racconto di sette esperienze che pos­ sono aiutarci a riflettere e a confrontarci. Ripercorrere questi temi, nella sosta delle vacanze natalizie, insieme agli al­ tri ricordati nel somma­ rio qui accanto, è un mo­ do per vivere insieme questi giorni di festa e per prepararci ad affron­ tare il nuovo anno di at­ tività e di amicizia. Se il gioco, la festa e 1’ impegno sono i segnali del nostro stare insieme, il Natale è per noi una festa speciale, come lo è per i bambini che gioca­ no insieme... sulla nostra copertina.

STADIUM


BUON NATALE ALLO SPORT « I numeri dello sport » rivela­ ti recentemente da Carrara sul­ la base di un censimento CONI del 1983, si possono ridurre a due: novantamila società spor­ tive sostenute da circa novecentomila volontari. Un terzo di questi due dati fon­ damentali appartiene agli Enti di Promozione Sportiva e tra questi il CSI ne ha una fetta rilevante con le sue novemila società e novantamila volonta­ ri: un decimo del sistema. Di queste novemila società, che sono il nostro vero patrimonio, invieremo in questi giorni al CONI, al Parlamento, al Go­ verno e alle Regioni l’elenco per ordine alfabetico con la de­ nominazione sociale e l’indiriz­ zo. Chi ha la voglia e la curio­ sità di farlo, può indagare libe­ ramente: per noi sono queste le cifre che contano per vedere se un ente esiste e come esiste, gli altri numeri che riguardano i tesserati sono direttamente proporzionali a questi, e senza queste cifre documentate, come fa il CSI da anni, le altre sono frutto di fantasia. Se ci sono le Società ci sono i soci: senza Società i soci stan­ no nel cassetto come i sogni. Questa è una precisazione che va fatta dal momento che è ri­ preso alla Commissione Interni della Camera l’esame della leg­ ge-quadro e ci si sta accingen­ do alla stesura di un testo uni­ ficato. La società sportiva perno del sistema italiano, come ricono­ sciuto dal documento conclu­ sivo della Conferenza Naziona­ le dello Sport, non solo deve essere il parametro fondamen­ tale per il riconoscimento e il

finanziamento che la legge de­ ve dare agli Enti di promozio­ ne sportiva, ma costituisce il vero problema-obiettivo della legge stessa e cioè: il riconosci­ mento e la garanzia di sviluppo dell’associazionismo sportivo. I nodi che finora sono emersi quali la configurazione giuridi­ ca del CONI, delle Federazioni e degli Enti, il loro autofinan­ ziamento e la loro pari dignità, il ruolo della Scuola e degli Enti Sociali e così via sono i nodi degli strumenti; il fine in­ vece verso il quale tutti devono concorrere, e la legge lo deve sancire solennemente nei suoi primi articoli, è e resta lo svi­ luppo dello sport, di uno sport a servizio dei giovani e della società, realizzato attraverso lo sviluppo dell'associazioni­ smo sportivo, luogo obbligato di mediazione culturale ed edu­ cativa tra sport e società civile. « Quale associazionismo sporti­ vo per quale società » è la do­ manda che si deve porre il le­ gislatore che ha l’ingrato com­ pito di mettere d’accordo tutti e ce la farà solo se metterà tut­ ti di fronte ad un fine, ad una strategia che stia sopra la te­ sta di tutti. II problema non è se il CONI debba o no uscire dalla gab­ bia del parastato, se gli Enti debbano o no entrare nel Con­ siglio nazionale del CONI, se tutti o in parte ecc. CONI, EN­ TI, FEDERAZIONI, SCUOLA, REGIONI, ENTI LOCALI sono strumenti, il fine è quello! Se sarà a tutti chiaro il fine, sarà facile per tutti fare chia­ rezza sul ruolo, la collocazione, la personalità giuridica. Il CSI non si tira indietro, non

fa sceneggiale, non dà numeri (ma li dimostra semmai), cer­ ca di dare contributi nell'inte­ resse di tutti. E’ quanto ha fatto a Rimini i primi di novembre con la sua iniziativa più bella del 1985; e poiché siamo in chiusura di un anno di Stadium con questo che è l’ultimo numero, ci pia­ ce ricordare la nostra Confe­ renza nazionale delle Società Sportive sul tema « Sport e condizione giovanile ». C’è una correlazione stretta tra Rimini CSI e legge-quadro: all' istanza politica ed istituzionale deve corrispondere la respon­ sabile risposta delle forze spor­ tive, perché la legge-quadro non è la bacchetta magica risoluti­ va, né può essere la richiesta di benefici e riconoscimenti: non andiamo in Parlamento da accattoni. La legge sarà uno strumento per operare nella chiarezza dei ruoli, facendo ammenda di in­ giuste discriminazioni, tutelan­ do lo sport dai trafficanti del tempio, ma non garantirà da sé lo sviluppo: offrirà gli strumen­ ti agli operatori dello sviluppo sportivo. La nuova politica che l'Asso­ ciazionismo Sportivo chiede al­ le Istituzioni pubbliche trami­ te la legge non esaurisce la po­ litica dello sport: l’altra me­ tà spetta all’Associazionismo Sportivo stesso e... sarebbe ora che esso cominciasse a pensar­ la, a programmarla e ad at­ tuarla insieme. Sono i nostri auguri di Natale 1985 allo sport: visto che lo amiamo profondamente. Aldo Notarlo

3


DA RIMINI IN POI

A. LA CONDIZIONE GIOVANILE 1. La condizione giovanile, come è stata presentata nella Conferen­ za, è contrassegnata da elementi tradizionali e da fatti nuovi, in rapporto con la complessa e mu­ tevole realtà culturale e sociale del Paese.

2. Essa può riassumersi in una domanda di senso e di vita, spressa in forme molteplici, tra il confine del conformismo indivi­ dualista e quello della devianza e della ribellione. Per molti giovani la « domanda di senso » rischia di ripiegare nell’ individualismo e nello scoraggia­ mento dell’anonimato; per altri si esprime in atteggiamenti di ag­ gressività, di utopismo o di di­ pendenza ideologica. Ma, in posi­ tivo, va crescendo la ricerca di « senso » nella direzione dell’im­ pegno sociale, attraverso il biso­ gno di confrontare la propria esperienza con quella di altri e di coinvolgerla, per esempio, attra­ verso l'impegno volontario nella esperienza comunitaria.

4

Il documento conclusivo dell’Assemblea dei Presidenti

Tale « scommessa » educativa ren­ de necessaria una nuova figura di educatore che, al di là dei mo­ delli contrastanti deU’autorilarietà e del permessivismo, ponga il suo ruolo « dentro » l’esperienza giovanile, perché essa si faccia messaggio e ritrovi nella condivi-

A? SPO/ZT/)£/£ M\/iNe/NNN5 / POPO77

media, della devianza e dell’emarginazionc di tanti giovani, dell’im­ pegno sociale nel volontariato, di un ritrovato cammino verso una attività politica autentica al ser­ vizio della comunità.

6. Di particolare significato nel­ l’ottica della condizione giovani­ le, è l’ispirazione cristiana della « scommessa » educativa. Sia sul piano dell'ispirazione, dei valori e degli aiuti per la realizzazione umana, sia su quello del progetto di vita e di convivenza umana, la Fede è il dono che ci è fatto, non per giocare la « scommessa » su altri piani, ma per viverla al mas­ simo nel rispetto dei bisogni e delle domande di ciascuno. Un progetto di pastorale giovanile non è solo fondamentale per ri­ dare significato alla presenza dei giovani nella Chiesa, ma è anche il servizio fondamentale che la comunità ecclesiale deve rendere alla società, perché essa ritrovi la sua ricomposizione al di là della complessità sociale e della fran­ tumazione culturale in atto.

B. LO SPORT

3. La « domanda di vita » è, d'al­ tra parte, il nome moderno di una domanda di educazione, che si of­ fra come « presenza » degli adulti ai bisogni giovanili e come con­ dizione e luogo di comunicazione; cioè di effettiva possibilità di re­ lazione interpersonale « per resti­ tuire a ciascuno la gioia di vivere e la capacità di sperare, riconse­ gnando alla persona un protago­ nismo attivo e critico sull’esisten­ te » (Tonelli).

sione del gruppo c della società il suo luogo di manifestazione con­ sapevole e responsabile.

4. Nasce dunque una nuova « scommessa » della educazione, che deve offrire ai giovani un’ac­ coglienza incondizionata, per age­ volare in ciascuno l’esperienza della propria originale dignità, prima di ogni giudizio morali­ stico.

5. In questa prospettiva vanno ri­ considerati i problemi emergenti nella condizione giovanile, come quelli connessi con l’esperienza scolastica, con l'avvio al lavoro produttivo, con il bisogno di ag­ gregazione sociale; ma anche quel­ li della cultura derivante dai mass-

7. Nello specchio della condizio­ ne giovanile di oggi, l’attività spor­ tiva si riflette con volti diversi e .$-9

W NON TROPPO: StNNO'PO/ St menano..-


Diteci

/ &OWNI b'OG&

mnno / pieni;

PER. TERRA ! )

7^564 jwvpn IN MOR&JÙSTlM&eRLAND...

con valenze variabili tra il peri­ colo dell’alienazione e l’opportu­ nità di contribuire alla « scom­ messa » educativa. Disccrnere nel­ lo sport questa ambiguità e que­ sta ambivalenza è la prima con­ dizione per collegare in modo pro­ duttivo l’attività sportiva con la crescita positiva della esperienza dei giovani.

8. Aspetti alienanti dello sport ri­ spetto ai giovani sono l’agonismo esasperato, l’immagine general­ mente distorta che i mass-media offrono degli eventi sportivi, la commercializzazione dello sport, nei suoi momenti esasperati di spettacolarità e nei suoi risvolti di potere economico e di sfrutta­ mento politico a fini di consenso. Ed è altrettanto alienante una vi­ sione dello sport come fatto edu­ cativamente globale: come sport asettico, isola felice, in cui dimen­ ticare i problemi assillanti dei giovani e della società.

9. Ma lo sport, considerato in fun­ zione dell’uomo e al servizio di tutti, è d’altra parte una oppor­ tunità fondamentale per calare la « scommessa » educativa nel con­ creto della vita quotidiana, attra­ verso l’educazione armonica del corpo e delle sue potenzialità; at­ traverso il recupero di equilibri psicologici, messi continuamente in discussione dalla vita collettiva massificata; attraverso la via più semplice del contatto umano, del­ la condivisione degli interessi e dei bisogni; attraverso la spon­ taneità dell’amicizia e della festa. 10. Per questo cammino lo sport diventa fatto culturale in senso proprio, linguaggio del corpo e schema di relazione umana, mo­ mento di incontro e ipotesi con­ creta di impegno comune a ser­ vizio degli altri. La « scommessa » educativa nello sport è saperlo assumere come veicolo di valori e come momento significativo (benché non esclusivo) di elabo-

razione culturale e morale per una crescita comune e responsa­ bile dei giovani nella società.

11. Di qui l’importanza di un’atti­ vità sportiva che si programmi a partire dai bisogni di base dei giovani, che si radichi seriamente nel territorio, che si apra alla col­ laborazione delle varie agenzie educative, che si offra come luogo di confronto e di perfezionamen­ to reciproco, nel rispetto dei sin­ goli e nel privilegio per gli ultimi.

C. L'ASSOCIAZIONISMO SPORTIVO 12. Nella relazione fra condizione giovanile e attività sportiva, inte­ sa come diritto di ogni cittadino, l’associazionismo si pone come modello e mezzo fondamentale per ogni movimento che voglia servire la crescita umana e civile dei giovani.

13. L’associazionismo sportivo va dunque inteso prioritariamente come fattore di promozione edu­ cativa attraverso lo sport, in quan­ to capace di favorire l’aggregazio­ ne giovanile attorno a valori ele­ mentari condivisi, come l’attività ludica, il valore della vita, la tol­ leranza, il lavoro in comune, la festa, la presenza attiva nella so­ cietà civile. 14. In questa logica, l’associazio­ nismo sportivo si pone anche co­ me garanzia dello sport contro i pericoli dell’individualismo, dell’ agonismo esasperato, della violen­ za collettiva, del consumismo e dello sfruttamento commerciale e politico.

15. Infine l’associazionismo spor­ tivo, accanto alle altre forme au­ tentiche di aggregazione fra i gio­ vani, è un veicolo efficace di com­ portamenti responsabili e impe­ gnati nella vita sociale, premessa di un ritorno dei giovani alla ca­ pacità di esprimersi politicamen­ te nella comunità locale e nella società.

D. LA SOCIETÀ'SPORTIVA DEL C.S.I. 16. Dal confronto tra la condizio­ ne giovanile di oggi e la « scom­ messa » educativa proposta dalla

situazione culturale e sociale del nostro Paese, trova conferma l'in­ tuizione originaria del C.S.I., che fa della Società sportiva il punto di partenza della propria azione nel Paese, al servizio dei giovani e delle comunità locali. 17. Questa conferma deve spinge­ re le Società sportive del C.S.I. a perfezionare innanzitutto il pro­ prio rapporto con i giovani che vi aderiscono offrendo loro sem­ pre più, insieme agli spazi per la loro espressione corporea, l’occa­ sione di confronto interpersonale e di esercizio effettivo della re­ sponsabilità associativa e civile. 18. In pari tempo la Società spor­ tiva del C.S.I. deve saper espri­ mere, al meglio delle proprie ca­ pacità e dei bisogni dei propri aderenti, tutto quanto dal gesto sportivo correttamente inteso e dall’attività sportiva praticata con rigore, può trasformarsi in arric­ chimento umano e collegarsi, po­ sitivamente, con le loro esperien­ ze culturali dei giovani e degli adulti.

19. A questo scopo essa si dà, in­ nanzitutto, un itinerario sportivo­ educativo che, secondo le esigen­ ze delle varie fasce di età, propo­ ne e predispone attività ludiche e sportive, adatte a ciascuna situa­ zione specifica, nel rispetto dei li­ miti e delle possibilità di ciascu­ no. La Società sportiva del C.S.I. non può essere una fabbrica di campioni, ma deve essere un ser­ vizio reso a ciascuno, perché cia­ scuno possa vivere lo sport come diritto e come momento di cre­ scita. 20. Tali obiettivi possono essere raggiunti solo attraverso la for­ mazione di dirigenti, allenatori e operatori sportivi che, nella va­ lidità primaria del loro volonta­ riato e nella valorizzazione della gratuità del loro impegno, sappia­ no acquisire e conservare una competenza, essenziale ma rigoro­ sa, sul piano sportivo e su quel­ lo educativo. 21. Collocata sul territorio la So­ cietà sportiva del C.S.I. è una struttura aperta alla collabora­ zione con le altre agenzie educa­ tive come la famiglia e la scuola: aperta alle a1 tre associazioni spor­ tive e culturali con cui cerca col­ laborazione e coordinamento, pur nel rispetto della propria e del­ l'altrui identità; aperta alla comu­ nità locale e soprattutto ai biso­ gni dei suoi componenti più de­

5


DA RIMINI IN POI

boli e sfavoriti, facendosi luogo privilegiato di condivisione e di azione sociale. 22. Posta, dalla sua ispirazione e dalla stessa storia del C.S.I., nel­ l’ambito della vita ecclesiale, la Società sportiva si inserisce con la sua specificità nel progetto pa­ storale della Chiesa locale di cui fa parte, con spirito di collabora­ zione e contribuendo all’anima­ zione cristiana dello sport, sia nel­ la comunità ecclesiale sia nell’am­ biente esterno.

23. Infine, la Società sportiva del C.S.I. vive la propria esperienza come parte di una unità associa­ tiva, rappresentata dal movimen­ to di cui ha accettato lo Statuto, ed opera quindi in collegamento con le altre Società sportive della Associazione, nell’ambito dei Con­ sigli provinciali, cercando di at­ tuare le direttive espresse demo­ craticamente a livelle regionale e nazionale, e in pari tempo met­ tendo a disposizione di tutta l'Associazione la propria esperienza, per la crescita e l'affermazione a tutti i livelli di uno sport autenti­ camente umano e realmente aper­ to al progresso culturale del Pae­ se, soprattutto, dei giovani che del Paese sono il futuro e la spe­ ranza.

NOI ‘RAMIMARI' CURIAMO MOLTO L’IMMAGINE!

6

PECCATO PER L'AUDIO...

LA SFIDA EDUCATIVA Perché un fenomeno sociale di­ venti « movimento » non è suffi­ ciente che abbia un’idea, ma dev’ essere in grado di farla diventare cultura, cioè vita per se stesso e per gli altri. Che lo sport oggi sia un fenome­ no sociale e di enormi dimensio­ ni, non v’è alcun dubbio, ma è incerto invece se sia anche un « movimento ». E’ ben vero che all’interno del fe­ nomeno sportivo attuale di idee ne troviamo in abbondanza, perfi­ no troppe si sarebbe tentati di di­ re. Si pensi a tutte le idee dello sport tradizionale, olimpico: il di­ sinteresse, la lealtà, la disciplina, la fraternità, la pace e via dicen­ do; ma si pensi anche a quelle del fenomeno moderno dello sport sociale e di massa: il recu­ pero del proprio corpo (la corpo­ reità), la gratuità e la creatività, il rapporto « umano » con la na­ tura e con l’ambiente, la socia­ lità... Ma in concreto, quante di queste idee riescono a uscire dal limbo dei princìpi... ideali e a diventare autentica cultura per chi fa sport e per l’intera comunità? Franca­ mente molto poche, a nostro av­ viso; pochissime comunque, in proporzione alle dimensioni del fenomeno sportivo e alla sua capillarizzazione più o meno in tut­ ti i meandri della società. Non sembra che gli ideali e i va­ lori sportivi siano oggi fattori molto determinanti di animazione umana c sociale, di modificazione degli atteggiamenti e dei compor­ tamenti a livello collettivo. Non si intende negare certamente che molli individui ne traggano per­ sonalmente beneficio, ma sul pia­ no generale sembra piuttosto che sia la società, la cultura sociale dominante, a determinare i modi

di concepire e praticare lo sport. A fronte di questo, però, sta la convinzione, anzi la certezza, che lo sport ha tutte le carte in re­ gola per esercitare un enorme in­ flusso positivo sui singoli e sulla collettività. E’ insomma un « po­ tenziale » umano e sociale non an­ cora valorizzato e sfruttato. Anzi, spesso purtroppo utilizzato male. L’intento con cui siamo andati al­ la Conferenza di Rimini era di esplorare se e in che modo il « po­ tenziale » sportivo potesse diveni­ re « forza » operante rispetto alla condizione giovanile attuale. Gli esperti interpellati e le espe­ rienze associative che sono state testimoniate ci hanno detto che è possibile. Ci hanno mostrato, in­ fatti, che i giovani d’oggi, al di là di aspetti culturali e di modi di vivere che possono lasciare per­ plessi, esprimono con forza una profonda domanda di vita e di significato, che tale domanda è prioritaria anche nell’esperienza sportiva e che in presenza di un’ azione educativa lo sport può aiutare a trovare una risposta, o a mettere quanto meno sulla stra­ da giusta per trovarla. Ma non è un fatto automatico. Il mondo sportivo è interpellato a prendere coscienza del fenomeno cui ha dato vita e ad assumersi le conseguenti responsabilità. La « scommessa » educativa che la condizione giovanile propone alla società, riguarda anche il mondo sportivo. La « scommessa » educativa per il mondo sportivo passa attraverso la proposta di uno sport dal volto umano in ambiente associativo, un ambiente che vada oltre 1 ag­ gregazione funzionale a determi­ nate attività e a certi risultati sportivi, che diventi luogo non solo di educazione allo sport, ma


DA RIMIMI IN POI

di educazione attraverso lo sport. Non è certo una novità, ma ri­ mane una verità, a cui l’occasio­ ne eccezionale della Conferenza di mille operatori di Società spor­ tive e la voce di tanti autorevoli esperti hanno conferito un signifi­ cato e un peso particolari, proiet­ tati anche al di fuori del circuito associativo del C.S.I. La nostra Conferenza ha detto al­ lo sport italiano che l'attuale mo­ mento di floridezza numerica e organizzativa può e deve essere giocato come un momento forte non soltanto sportivo, ma per la cultura e la vita complessiva del­ la generazione di giovani cosid­ detti della « vita quotidiana > . Scuola e lavoro, emarginazione e devianza, droga e violenza, non sono certo problemi che lo sport può risolvere per suo conto. Ma non sono nemmeno problemi avulsi dallo sport, di fronte ai qua­ li possa ritrarsi indifferente o sdegnoso continuando a ripetere: io faccio sport, la società provve­ da a se stessa.

L. 0.

/ P£OSl£MI GKMlNl? UN PO'Òi PdZJ&NZd & blVZNTZ&ìNNO . / PN0PC5NI \ UUGi-1 AUZJPNU.

1

I

LA DOMANDA SPORTIVA Nei giorni dello svolgimento della Conferenza di Rimini, l’attenzio­ ne dell’opinione pubblica e degli... esperti era richiamata intorno al­ le manifestazioni di piazza degli studenti, anche con qualche ten­ tativo di ipoteca o di strumenta­ lizzazione. Al Teatro Novelli, in diversi interventi, giungevano gli echi di quanto stava avvenendo, ma si è riusciti, a me sembra, a rimanere neH'atteggiamento di ri­ cerca e di scambio di opinioni, al­ l’interno di una preoccupazione ampiamente condivisa: guardare alla condizione giovanile con il massimo di « passione », ponendo­ si al suo interno, con un lucido impegno educativo. La domanda di vita, nelle sue di­ verse espressioni, sembra caratte­ rizzare i giovani d’oggi: una do­ manda non a grande respiro, di « esperienze » piccole, concrete, governabili per una nuova qualità di vita, di gruppo « caldo », di ra­ gion di vita. Non è facile offrire risposte soddisfacenti a queste domande. Ma è certo che, nella esperienza deh’Associazione e nel­ la riflessione più attenta come quella di Tonchi, presente come relatore a Rimini, emerge con una certa chiarezza la necessità di per­ correre la strada della « scommes­ sa educativa ». Tonchi parlava del l'educazione come deh’« intervento da privile­ giare per un’azione trasformatri­ ce: un mezzo "povero" che cerca il protagonismo e la responsabi­ lizzazione, perché animato dalla profonda fiducia sulla capacità di autorcdimibilità di ogni persona, se, in una presenza che si fa re­ lazione, essa è sollecitata a ri­ prendere in mano se stessa e la propria esistenza ». L’educazione è emersa con forza come risposta alla domanda di vi­

ta, soprattutto se è capace di re­ stituire memoria, di ridare il sen­ so delle radici, di attivare rappor­ ti tra le persone facendole comu­ nicare in profondità, di orientare ad un protagonismo costruttivo, responsabile, partecipato. Ma tutto questo nel Centro Spor­ tivo Italiano si realizza attraverso un qualificato modo di essere del­ le società sportive. Rimini, in pro­ posito, ha evidenziato nelle espe­ rienze presentate dalle diverse so­ cietà « parabole » particolarmente significative: l'intreccio tra la vita della società sportiva, il territorio e la vita di un paese; il rapporto vitale con la comunità cristiana; l’impegno per una scelta degli ul­ timi, come gli handicappati, gli emarginati, i carcerati... Parabole che danno ragione di un cammi­ no che da tempo l’Associazione è impegnata a percorrere, almeno nelle sue espressioni più motivale e consapevoli. Si è allora colta una profonda sin­ tonia con quanto lo psicologo Sal­ vini è andato affermando nella sua relazione: l’attività sportiva può essere oggi vissuta come uno dei luoghi privilegiati dalla rea­ lizzazione dei giovani; luogo dove essi si progettano e che li vede impegnati a partecipare in prima persona. C’è dunque una grande potenzia­ lità di crescita se, da una parte, si opera per far passare dal grup­ po amicale (realtà già significati­ va e importante) a una realtà as­ sociativa (realtà che importa una precisa progettualità) e dall’altra, se questo passaggio è alimentato dalla proposta e dalla esperienza di valori positivi che aiutino nel superamento del ripiegamento sul presente, di quella « cultura del narcisismo » citata da Parisi nel

7


DA RIMINI IN POI

suo lucido intervento, e aprano la vita. Ma è proprio qui che s’impone l'attenzione ad alcune condizioni essenziali perché si faccia propo­ sta ed esperienza dei valori. Innanzitutto la presenza di ope­ ratori portatori di una « nuova figura di educatore », né autori­ tari, né permissivi, ma capaci di autorevolezza a partire da preci­ se convinzioni e capacità di « no­ minare » i valori. Poi, ma non per ultima, l’attenzio­

esibire a bandiera e a sostegno di operazioni rivendicative, economi­ che, di potere. Neppure la Scuola resiste alla tentazione dei grandi numeri e delle ciclopiche manife­ stazioni, a scapito di quel compi­ to forse più umile, ma istituzio­ nale e insostituibile che è una se­ ria e organica educazione fisica e sportiva di tutti gli alunni. A questa politica di sport spetta­ colo, che a quanto pare non è più prerogativa esclusiva dello sport d’élite e delle Leghe professioni­ sti, il CSI oppone caparbiamente la scelta dello sport associativo. Una scelta estremamente diffìcile ne a inserire questo impegno edu­ e faticosa, ma l’unica, crediamo, cativo all’interno delle preoccu­ che valga la pena di fare per non pazioni pastorali e progettuali del­ illudere i giovani e per garantire allo sviluppo sportivo basi solide, la comunità cristiana. Lì è il « terreno della cultura », lì su cui non solo lo sport ma an­ è l’ambiente dove si incontra ul­ che la società possa far conto per timativamente il senso della vita costruire qualcosa di positivo e duraturo. e delle cose. Lì affonda le sue radici la nostra Proseguire su questa strada rap­ Associazione e la sua capacità e presenta per noi un impegno pri­ mario, non solo garantito dal no­ possibilità di educare. stro « progetto associativo », ma Gianni Gherardi soprattutto dell'impegno lineare, essenziale, competente e auten­ tico, dei mille e mille dirigenti ed operatori che animano le novemila « società » del CSI. Tale impegno comprende, insie­ me al perfezionamento delle tec­ niche e dei metodi per una atti­ vità sportiva sempre più aderen­ te ai veri bisogni dei giovani (dei giovani veri, non di quelli inven­ umano e culturale dove la nuova tati dai mass-media), anche la ten­ scommessa educativa, può essere sione verso l'offerta di sempre giocata, nel rispetto dei bisogni e maggiori occasioni di autentico delle domande dei giovani, e nel rapporto interpersonale e di grup­ contesto dei rinnovati rapporti po, di reale esercizio dell’autono­ umani e sociali. mia e della responsabilità, di con­ Appare evidente la preoccupazio­ creto confronto con la realtà so­ ne del CSI di coniugare stretta- ciale, nel territorio, nella comu­ mente la pratica sportiva, la vita nità civile, nella comunità eccle­ associativa e l’impegno sociale, siale. assegnando alla dimensione asso­ II tutto con forte motivazione e ciativa la funzione di amalgama con semplicità di azione: fare as­ per l’interiorizzazione dei valori sociazionismo sportivo a livello propri dello sport e il ruolo di della « scommessa » educativa, ponte fra esperienza sportiva e vi­ non significa complicare le cose: ta sociale. vuol dire fare le cose vere dello Il CSI è convinto che questo sia « sport per tutti » con quel più il compito proprio di un Ente di di anima e con quella luce più promozione sportiva che intenda chiara, che fa, anche del gesto offrire allo sviluppo dello sport sportivo e del suo realizzarsi in un contributo non effimero e non gruppo, un momento di umanità semplicemente strumentale. vera e di vera partecipazione so­ E' aperta attualmente, c assume ciale. a volte toni polemici accesi, la discussione sul ruolo degli Enti di promozione in rapporto alle Federazioni del CONI e alla Scuo­ la. E accade spesso che in nome di uno « sport per tutti » divenu­ to moda e spesso commercio, ci si batta senza esclusione di colpi per l’accaparramento di masse di Maria Rosa Zanella partecipanti, o presunti tali, da

L'ESPERIENZA ASSOCIATIVA

8

In risposta alla « sfida » sportiva, e alla « scommessa » educativa, che si confrontano (e si sono con­ frontate a Rimini) ogni volta che sport e condizione giovanile si coniugano assieme, nel momento sociale critico e confuso di que­ sto nostro Paese, l'esperienza as­ sociativa vissuta nel Centro Spor­ tivo Italiano (e anche in molti tra gli Enti di promozione sportiva) riacquista il suo significato prima­ rio e il suo obiettivo fondamen­ tale. Non per niente alla Conferenza dei Presidenti delle Società Spor­ tive del CSI, accanto agli inter­ venti autorevoli sui vari aspetti della condizione giovanile, si so­ no intrecciati i « racconti » della vita delle società e dei gruppi sportivi di base (v. tenia del mese: pag. 15). 11 documento finale di Rimini non poteva quindi non concludersi con un riferimento puntuale c propositivo alla « società sporti­ va » non solo come base costitu­ tiva deH’Associazione, ma come processo e metodo di un associa­ zionismo moderno che può fare dello sport, non solo un momento di aggregazione, ma un « luogo »


La fantasia giornalistica si è già impegnata a trovare un'etichetta. Un insieme diversificato di vissu­ ti, esperienze ed aspettative si è coagulato in un movimento di protesta che subito è stato classifi­ cato come quello dei « ragazzi del1’85 ». Una sigla che nasconde un paragone generazionale, storico, culturale. Si tratta del nuovo mo­ vimento degli studenti che vuole studiare in pace. Sapendo in qua­ le aula andare ogni mattina, sa­ pendo che « prof » avrà, al di là della girandola dei trasferimenti, supplenze, nomine, di precari e stabilizzati, non essendo vittime delle risse attorno al giorno « li­ bero » su cui si impegna l’aggres­ sività dei docenti. Forse si tratta della spontaneità della vita e di una ritrovata disponibilità a far­ si educare contro il caos della bu­ rocrazia e del corporativismo e il vuoto di un’anima pedagogica ormai da troppo tempo esangue. E’ il movimento delle esigenze immediate contro l’architettura profetica di grandi progetti detti a parole ma che hanno tradito la vita quotidiana. Una vita quoti­ diana che in questi ultimissimi anni si è espressa con il silenzio fino a rendere difficile a decifrare la « condizione giovanile » secon­ do i canoni abituali delle forme di interpretazione sociologica, pe­ dagogica e psicologica. Un silen­ zio coperto dalla musica che si diffonde nelle discoteche di pro­ vincia e metropolitane, quasi a soccorrere una malinconia laten­ te, interrotto talvolta da un lin­ guaggio povero e intermittente, quasi gutturale che ripete gli ef­ fetti di un fumetto. Dove la parola descrive un gesto immediato non il senso ultimo di tutte le azioni umane. « La storia uccide è me­ glio il presente », pare che abbia­ no scolpito nella mente ragazzi e ragazze che scendono in piazza forse per la prima volta. Dopo avere sentito i racconti delle ge­ nerazioni precedenti; dei miti del sessantotto, delle memorie del settantasette. Tutte cose da ricordare o che for­ se non contano nulla, perché l’im­ portante è vivere ogni giorno, non creare grandi paragoni. Sono ra­ gazzi che hanno vissuto da bam­ bini gli anni di piombo. Le im­ magini della strage mischiate alle levigate esortazioni degli inter­ mezzi pubblicitari dove si presup­ pone per tutti una vita spensie­ rata e felice. Corpi maciullati im­ pietosamente esposti nelle vetri­ ne dei vari telegiornali pubblici.

Giovani

in piazza

! privati o a controllo misto, si so­ no mischiati con la propaganda di un budino capace di salvare la serenità familiare così come un detersivo dalle doti magiche. La confusione dei messaggi scor­ re su di un vissuto che li rende orfani, di padri, madri educatori di ogni genere. Adulti incapaci di tenerezza per i loro figli si dilet­ tano della tenerezza artefatta del­ le « telenovelas », ma intanto in­ torno a loro vi sono persone rea­ li che non reclamano alcun divi­ smo ma solo l’istanza di persone umane che ogni giorno desidera­ no essere riconosciute come tali; compatite nei loro difetti, asse­ condate nei loro interessi. Come tutti i movimenti inediti si trascinano dietro i relitti del già visto. Vi è un potere di riesuma­ zione della piazza. Ed ecco che « autonomi » (ma da chi?), milizie fascistoidi, estremisti di tutti i tipi, dalle dottrine confuse e pe­ rentorie dal comportamento che cerca lo scontro ad ogni costo cercano di accodarsi, di ricom­ parire sulla scena. Una vana pre­ senza parassitarla che è tragica­ mente inutile e dannosa in questi anni difficili. Ma la manifestazione nazionale degli studenti del 16 novembre scorso ha resistito a tutte le pro­ vocazioni e a tutti gli inquina­ menti. Non sono state dette paro­ le di violenza ma di realismo, tal­ volta recitato con il linguaggio della ironia che la protesta civi­ le richiede. Chi cercava di ripe­ tere i momenti della confusione e delle scure tensioni è rimasto ai margini. I vari « katanga », pro­ vocatori e vani sobillatori di ogni genere sono rimasti ai margini di un movimento che si è dispiegato in un lineare e semplice cartello di richieste. Il silenzio dei giovani si è infine interrotto per parlare di una cosa che li riguarda tutti i giorni, ogni mattina, ma che dice di problemi più grandi. Infilati i jeans e la giacca a vento si va ad

abitare ore intere in uno dei luo­ ghi principali della « socializza­ zione », per assumere uno dei pri­ mi ruoli operativi che la società assegna alle generazioni affluenti quella di studente. Luoghi che pare non siano splendidi per la loro capacità di accoglienza, se la protesta ha una ragione. Buro­ cratismi arcaici che persistono, caos organizzativo, scarsa autore­ volezza di un personale docente che molto spesso è demotivato. E che ha interpretato una delle forme più elevate della comunica­ zione umana, che è quella educa­ tiva, come un semplice ripiego di fronte ad altre frustrazioni esi­ stenziali e personali, con le con­ seguenze che si possono imma­ ginare: soprattutto quella di una scarsa autorevolezza che pure è richiesta dalla coscienza giova­ nile. La questione giovanile attuale si ripropone dunque anche come questione degli adulti per la ca­ pacità o meno che essi hanno di rispondere ai bisogni di educa­ zione e di protezione che le nuo­ ve generazioni rappresentano. An­ che i partiti sono stati criticati, quasi ad accusare tutti i difetti che fanno della politica una scien­ za del potere e della egemonia e non una scienza dei bisogni rea­ li dei cittadini. Ma questa riven­ dicazione immediata è un segno positivo. Dice della disponibilità dei giovani di vivere la città uma­ na senza istinti distruttivi di rin­ forzare una coscienza civile per migliorare la competenza e la consapevolezza di ogni persona a cui deve essere assegnato un com­ pito sociale in solidarietà con gli altri. La protesta degli studenti in ogni caso ci interroga sul come vivere meglio nei prossimi anni e sul come inventare un futuro mi­ gliore.

Cesare Martino

9


Uomo e computer Alcune, riflessioni sul tema « L’uo­ mo e il computer » ci sembrano opportune per dare un primo orientamento a chi desidera ren­ dersi conto del profondo cambia­ mento che può provocare nella nostra vita « l'innovazione tecno­ logica ». Già oggi si avvertono conseguen­ ze per l’inserimento di strumenti elettronici nella famiglia, nella scuola, nel lavoro, nella cultura, nel tempo libero; ma la diffusio­ ne del computer segnerà forte­ mente la nostra società, sempre più informatizzata. Ci sembra pertanto opportuno ri­ flettere per orientare l’uomo che desidera dominare lo strumento computer per farne un uso uma­ no e responsabile, ben consapevo­ le dei possibili rischi e delle sue enormi potenzialità. Agli educatori della famiglia e del­ la scuola va anche detto che il progresso tecnologico, per quan­ to rapido e imponente, non li esi­ me dal prendere in seria conside­ razione l'educazione ai linguaggi dei media, con metodologie didat­ ticamente e pedagogicamente va­ lide e con progetti adatti all’età e alla cultura dei destinatari.

L’alfabetizzazione informatica

10

Il termine « alfabetizzazione in­ formatica » è usato oggi con dei sensi molto diversi. Noi deside­ riamo intenderlo come sensibiliz­ zazione e introduzione all’infor­ matica, come un primo orienta­ mento. Studiosi della società informatica affermano che una presa di co­ scienza approfondita, può tradur­ si in una capacità: — di comprendere l’impatto economico, sociale e psicologico del computer sugli individui, sui gruppi e sulla società;

APPUNTI PER UNA RIFLESSIONE — di dominare il funzionamento del computer per i bisogni perso­ nali e professionali; — di modificare i programmi sta­ biliti da altri; — di esprimere un giudizio di va­ lore sui programmi proposti e di interpretarne le possibilità e i li­ miti che essi offrono alla vita pro­ fessionale e personale, alla cultu­ ra e al tempo libero. Nella nuova società dell’informa­ tica cambierà il telefono e la te­ levisione e si espanderà veloce­ mente il mercato del computer. L’industria elettronica è conside­ rata l’oro del 2000. L’alfabetizzazione informatica in­ contra resistenze pedagogiche e psicologiche. I ragazzi e i giovani informatizzati sollecitano i geni­ tori a interessarsi nella famiglia c di conseguenza provocano spin­ te ncH'industria. Il fascino dei giovani e l'inquietudine degli adulti sono da razionalizzare. Nel­ le edicole le riviste specializzate stimolano l’alfabetizzazione infor­ matica e la stampa può divulgar­ la, ma ai giornalisti e agli educa­ tori spetta pure il dovere di in­ formare l'opinione pubblica, non solo sui vantaggi ma anche sulla possibile manipolazione dell'infor­ matica. In diversi Paesi europei stanno sorgendo come iniziative sponta­ nee i « clubs », su base volontaria e privata. Nel tempo libero sono molto frequentati da giovani e da genitori, in piccoli gruppi che si esercitano con il computer usan­ dolo come strumento di appren­ dimento e di evasione.

La alfabetizzazione informatica prepara l'uomo ad adattarsi alla nuova realtà in un modo equili­ brato nella teoria c nella pratica e con un ruolo attivo per domina­ re lo strumento.

Una politica informatica per l’uomo Premesso che la società sempre più informatizzata porterà un cambiamento notevole nella fami­ glia, nella scuola, nel lavoro, nella cultura e nel tempo libero, con­ viene non insistere sul termine « informatica », ma orientare la ri­ flessione piuttosto sul termine globale « informatizzazione ». Ci troviamo di fronte a una nuova cultura, non si può quindi limi­ tarsi a parlare degli aspetti tec­ nici citando per esempio la « ro­ botica » (l’automazione della fab­ brica) o la « burotica » (l’automa­ zione dell’ufficio). Partendo da studi scientifici va considerato 1' impatto delle nuove tecnologie dell'informazione sulla società nel suo insieme e l’uso che ne può fare il potere economico e il po­ tere politico. a) Il controllo politico sulle nuo­ ve tecnologie è certamente uno dei problemi più difficili se si tie­ ne conto dei grandi attori noti so­ prattutto nel mondo della difesa e del potere economico. Per do­ minare questi giganti occorre in­ ventare nuove forme di organizza­ zione politica che permettano di controllare le tecnologie senza li­ mitare le fondamentali libertà del­ l’uomo. II potere politico deve interrogar­ si sul comportamento della socie­ tà che rappresenta, di fronte allo sviluppo tecnologico. Molto com­ plessa si presenta la questione economica. Va studiata una razio­ nalizzazione sociale tenendo con-


politico nelle sedi decisionali; — una politica della ricerca il più possibile trasparente nei criteri e negli obiettivi; — una valutazione etica della ri­ cerca a servizio dell’uomo e di una società più umana.

Umanizzare le nuove tecnologie deve essere un impegno cultura­ le e sociale di tutti i responsabili dell’educazione e della ricerca, perché il potere politico ed econo­ mico sia a servizio del bene co­ mune. to dei principali agenti. In una economia in crisi il computer ri­ sponde come uno strumento pos­ sibile per uscirne. Una presenza vigile del potere po­ litico a servizio dell’uomo, può prevenire la disoccupazione e fa­ cilitare la preparazione di nuovi profili professionali.

b) La tutela giuridica e la ricerca scientifica per l’uomo. Una politi­ ca informatica per l’uomo richie­ de al potere pubblico una atten­ zione particolare per la tutela giu­ ridica e per la ricerca scientifica. Sono in gioco grossi problemi, come la libertà, il flusso dell’in­ formazione e l'accesso ai servizi della telematica. Lo sviluppo del fenomeno dell’informatizzazione interpella il giurista. Egli dovrà difendere la vita del privato cit­ tadino, evitando il rischio di ac­ centuare lo squilibrio fra colui che sa e colui che non sa. Il giu­ rista dovrà essere sensibile al fe­ nomeno globale della società le­ gato all’introduzione dell’informa­ tica. Egli veglierà specialmente, affinché le decisioni generali pre­ se lontano dalla realtà e su basi esclusivamente tecniche o econo­ miche, non rendano illusorio il diritto che ha il cittadino tanto al rispetto delle sue libertà come ad un servizio pubblico ottimale. Altrettanto importante è una ade­ guata legislazione per la promo­ zione della ricerca scientifica a servizio del bene comune, sia co­ me motore della produttività. L’informatica e la telematica per­ mettono oggi di raccogliere, di conservare, di trasmettere innu­ merevoli informazioni, tanto ge­ nerali che specifiche per cui ci sembra essenziale: — un controllo giuridico aggior­ nato, a difesa dell'uomo e aperto al diritto europeo e internazio­ nale; — un dialogo fra esperti della scienza e rappresentanti delle for­ ze sociali per orientare il potere

Le sfide presenti e future a) L'autonomia culturale in una comunicazione globale. La vita umana è caratterizzata da una grande varietà di culture. La di­ versità culturale esprime le inte­ ressanti vie in cui un popolo rie­ sce ad esprimere le proprie risor­ se e ad adattarsi al proprio am­ biente naturale. L’autonomia cul­ turale è essenziale per un proces­ so di sviluppo indipendente ed è fondamentale per ogni società. La validità di una cultura nazionale autonoma è oggi insidiata. Il gi­ gantesco mercato delle nuove tec­ nologie, concentrato in corpora­ zioni mondiali, non rafforza la cultura autonoma delle diverse nazioni con i sistemi transnazio­ nali del mercato, nella produzio­ ne, nella distribuzione e nello scambio. Si parla da parte di queste grandi corporazioni econo­ miche di « sincronizzazione della cultura », che sovente non ha al­ cuna relazione con le genuine esi­ genze culturali e sociali del Paese che le riceve, quando non diviene strumento di alienazione e di di­ sorientamento culturale.

b) L’identità culturale nazionale ed europea. L’autonomia cultura­ le non significa « l'autarchia cul­ turale »; è importante chiarirlo. L'identità culturale di una Nazio­ ne e dell’Europa va difesa e deve essere aperta a continui scambi internazionali culturali, economi­ ci e politici, ma a condizione che essi creino interdipendenza. Ciò significa che ogni Stato sovrano deve poter scegliere quanto giova al proprio sviluppo e alla valo­ rizzazione delle proprie risorse e deve rimanere libero di dissociar­ si da ciò che snatura il proprio patrimonio culturale. Un nuovo ordine internazionale dell’in formazione può contribuire

a consentire ad una Nazione di promuovere il proprio sistema culturale in autonomia e di parte­ cipare effettivamente come mem­ bro indipendente alla comunità internazionale, sempre che sia se­ riamente impegnata nella promo­ zione della propria emancipazione e diversità culturale. c) L’uomo con una seria compe­ tenza professionale, in una socie­ tà informatizzata, per una vita umana e responsabile. Altro pro­ blema da evidenziare, specialmen­ te fra i giovani, è l’esigenza di una seria preparazione professio­ nale, perché il computer non sup­ plisce alla impreparazione di chi 10 usa. Esso serve e facilita ben­ sì in molti modi l’uomò; ma è e deve restare solo uno strumento, che scrive sul video (output) — sia pure in un modo interessan­ te ed elaborato — solo ciò che 1’ uomo vi ha immesso (input). Di conseguenza spetta ai genitori e agli educatori convincere i ra­ gazzi e i giovani, che in una so­ cietà informatizzata va curata la preparazione professionale a tut­ ti i livelli, per i ruoli più semplici del terziario (impiegati), come per quelli più complessi tecnici e cul­ turali. 11 computer invade ogni giorno di più l’industria, l’amministrazione pubblica e privata, la scuola, la cultura e la famiglia. Grazie al progresso tecnologico vertiginoso siamo arrivati al « personal » e al « home computer » (computer in casa). C’è chi fa previsioni ottimi­ stiche sulla liberazione dell'uomo dalle fatiche del lavoro, per con­ sentirgli un tempo libero da dedi­ care a progetti creativi. C’è chi è sospettoso nei confronti di una tecnologia avanzata, perché teme una disumanizzazione del mondo e dell'uomo, con la dittatura del­ le macchine (la tecnocrazia). Il computer può essere usato posi­ tivamente come un collaboratore dell’uomo nel lavoro, nell'appren­ dimento, nel gioco e aprire nuo­ ve prospettive pedagogiche con le « tecnologie educative ». Tuttavia il mondo non cambierà in meglio se le nuove risorse della tecnica e della scienza non saranno finaliz­ zate al bene comune. Scegliamo di vivere con il com­ puter per una tecnologia che si propone di migliorare le condi­ zioni di vita dell’uomo, libero e responsabile, con una cultura del­ la solidarietà contro la fame, con­ tro la miseria, contro ogni forma di strumentalizzazione c di asser­ vimento. Zita Lorenzi

11


« La fine del dilettante»

12

La sanzione ufficiale ci sarà nell' autunno del prossimo anno, quan­ do a Losanna si riunirà la sessio­ ne plenaria del CIO, ma la deci­ sione sostanziale è stata presa dal­ la Commissione per il Movimento Olimpico con i rappresentanti dei Comitati nazionali e delle Federa­ zioni internazionali, nella riunio­ ne di Lisbona dell’ottobre scorso. Senza fronzoli suona così: le Olimpiadi future saranno aperte a tutti, dilettanti e non. I giornali hanno dato la notizia con l'indilferenza con cui si passa un flash d’agenzia che non si può saltare. Soltanto qualche zelante redattore vi ha aggiunto uno ste­ reotipato commentino, « la fine di una ipocrisia », e tutto è ricaduto nel silenzio. Accidenti, ma è un fatto grosso. A ottantuno anni di vita (se si par­ te dal Congresso Internazionale di Parigi del 1894, il movimento olimpico ammaina la bandiera del dilettantismo, dichiara conclusa una fase storica e passa ad altro. Non sarà la fine deH’olimpismo, ma la morte di queste Olimpiadi lo è di sicuro. Al punto che ci rie­ sce difficile immaginare il signifi­ cato di quelle future, non più ba­ sate sulla famosa regola 26 della Carta Olimpica: « Dilettante è co­ lui che si dà e si è sempre dato per piacere e per distrazione, o per il proprio benessere fisico o morale, alla pratica dello sport senza ricavarne alcun profitto ma­ teriale, direttamente o indiretta­ mente... ». Si obietterà che questa era la formulazione della regola in vigo­ re fino a qualche tempo fa, ma che poi è stala modificata ammet­ tendo il rimborso spese c il man­ cato guadagno, per cui la morte del dilettantismo è cosa ormai vecchia, risaputa, su cui non va­ le continuare a versare lacrime. Certo, lo sappiamo. Quando un campione « olimpico » guadagna cinquanta, cento e passa milioni all’anno. Tino al punto che in po­ chi anni può sistemarsi per tutta

la vita, è difficile continuare a parlare, non dico di dilettantismo, ma anche di rimborsi spese e mancati guadagni. Altrettanto dif­ ficile è rimanere attaccati a un principio che i paesi comunisti hanno aggirato da sempre con il cosiddetto « dilettantismo mar­ ron » o di Stato. E allora si ca­ pisce che il CIO dica basta con una regola ancorata a dogmi su­ perati e diventata di fatto discri­ minante nei confronti degli atleti « professionisti » i quali, quanto meno, fanno il loro mestiere alla luce del sole. No, non ci sorprende il cambia­ mento di uno statuto spazzato via dalla storia. Ci rende tristi il fal­ limento di un’impresa: quella di affermare con lo sport la supre­ mazia dell’ideale sull'interesse. Sia chiaro, non siamo sognatori e non crediamo che la civiltà del « villaggio fraterno », se mai c'è stata, possa contrastare il passo all'avanzante « Leviatano telema­ tico ». Ma essere realisti non si­ gnifica diventare rinunciatari. Con una battuta paradossale è stato scritto che l’uomo è sopravvissu­ to sulla terra perché Adamo ed Èva hanno rinunciato al paradiso, ma non alla loro umanità. A mag­ gior ragione possiamo dire che lo sport sopravviverà anche rinun­ ciando a molte cose, ma non allo « sport ».

L’olimpismo si è arreso. E’ un fatto. Il suo testamento dice: a questi livelli non esiste più lo sport per sport. E’ rimasta solo un'attività che per convenzione si continua a chiamare con tale no­ me. Amen. Ma la morte dell'ideale olimpico, per fortuna, non vuol dire la mor­ te dello sport.’Proprio mentre lo spirito olimpico entrava in agonia, anni fa, nasceva in Italia c nel mondo un nuovo spirito sportivo, non più degli « atleti », ma dei « cittadini ». E’ uno sport ancora bambino e insidiato da mille pe­ ricoli, ma esiste, è vivo e promet-

te di crescere. Vicn da scommette­ re che De Coubertin, se tornasse a vivere oggi, punterebbe su que­ sto nuovo olimpismo delle masse. Quanto al CIO sembra intenziona­ to altrimenti. Si prepara a defini­ re un nuovo « Codice dell’atleta » e a farlo osservare rigorosamen­ te: il rispetto del fair-play, il ri­ fiuto della violenza nel gioco, il rifiuto del doping, la partecipa­ zione alle olimpiadi senza alcuna contropartita finanziaria ma solo per le medaglie, la rinuncia allo sfruttamento pubblicitario delle performances da parte di orga­ nismi non riconosciuti dai poteri sportivi c olimpici... Insomma, in­ vece che sullo spirito dilettanti­ stico si punta sul dilettantismo dello spirito. E’ pur sempre qual­ cosa, anche se ci sembra che, a quei livelli di sport, sia morto anche questo. Auguri, comunque. Meglio idealisii che senza nessun ideale. Livio Olivi CENTRI OLIMPIA 1986: NOVITÀ' SENZA RIVOLUZIONE

L’Ufficio Centri Giovanili del CONI ha diramato la circolare d’inizio d’anno sull’attività dei Centri di formazione fisico-spor­ tiva « Olimpia », quelli cioè ge­ stiti unitariamente tra CONI ed Enti promozionali e sostenuti da particolari contributi dello stes­ so CONI. La circolare contiene varie novità rispetto agli anni precedenti, in conseguenza della revisione della « Guida organiz­ zativa », che sarà diffusa quanto prima nel nuovo testo. Le novità non sono rivoluzionarie, ovvia­ mente, ma più che altro di chia­ rificazione e correzione di alcu­ ne disfunzioni. L’unica vera no­ vità è forse costituita dalla isti­ tuzione dei « Coordinamenti re­ gionali » con la funzione, per 1 appunto, di coordinamento tra le Commissioni provinciali e tra queste e la Commissione nazio­ nale.

»


STADIUM/SOCIETA'

E così, tra il 19 e il 21 novembre, a Ginevra si è rotto il ghiaccio e il disgelo ha cominciato, partendo di lì, ad invadere il mondo. Era ora, perché da tempo la corsa agli armamenti e la tensione tra i bloc­ chi aveva creato situazioni di ten­ sione tali da non poter essere sop­ portate a lungo. Un giorno o l'al­ tro avrebbe potuto succedere l’ir­ reparabile e comunque ogni gior­ no si sprecava una quantità di da­ naro e di occasioni di dialogo. Al­ la fine, da una parte e dall’altra, si è capito che così non poteva continuare. Così andava bene solo ai fabbricanti e ai commercianti di armi e ai fanatici del militari­ smo dall’ima e dall'altra parte. Solo la distensione internazionale, invece, permette di godere di una certa sicurezza, di impegnarsi un po’ meno nelle polemiche frontali e un po’ più per aiutare i paesi bisognosi e per creare all'interno degli Stati un po' più di giustizia e di libertà. Intendiamoci: se la guerra fredda ha i suoi problemi, anche il « di­ sgelo » ne ha. Ci sono dei peri­ coli: anzitutto dimenticare le di­ vergenze, lasciando crescere l’illu­ sione che tutto sia diventato fa­ cile e roseo, facendo diminuire la attenzione e la prudenza. In se­ condo luogo l'accordo tra i gran­ di potrebbe avvenire a danno dei « piccoli »: USA e URSS potrebbe­ ro sentirsi reciprocamente autoriz­ zati a governare il proprio impe­ ro (la propria area di influenza) con maggior spregiudicatezza. Mol­ ti, alcuni perché pessimisti, alcu­ ni perché nemici della distensio­ ne e del dialogo agiteranno certa­ mente tra breve questo pericolo e occorrerà stare molto attenti a considerare la realtà dei fatti. In verità il disgelo e i migliori rap­ porti tra il Cremlino e la Casa Bianca potrebbero autorizzare gli uni ad avere la mano più pesan­ te in Afghanistan e gli altri ma­ gari in America centrale. Però è altrettanto, e forse più proba­ bile che i governanti di Mosca e di Washington, sentendosi meno insidiati dal reciproco « nemico » possano decidere di cercare stra­ de morbide e di consentire evolti-

LA PACE NON HA CONFINI zioni graduali per uscire da stret­ toie in cui si erano cacciati negli anni e decenni scorsi. Se il « pe­ ricolo comunista » apparirà meno acuto all'opinione pubblica ame­ ricana, ad esempio, l’Amministrazione USA potrà più facilmente liberarsi di certi rapporti troppo stretti e obbiettivamente imbaraz­ zanti con alcune dittature di de­ stra in America latina e in Asia. Ma, soprattutto, i governanti di Mosca, che certo sono consapevo­ li che il sistema attuale non può durare a lungo, avranno una oc­ casione preziosa per allentare al­ meno alcune limitazioni di libertà sia in URSS che nei Paesi dell’Est. Il problema per quelle na­ zioni è infatti quello di fare dei passi verso una migliore democra­ zia, di avviarsi verso un benesse­ re ed un maggior rispetto dei di­ ritti umani senza che ciò compor­ ti quei movimenti destabilizzanti sui quali interverrebbe subito la potente macchina militare. Perché tutto ciò sia possibile è necessario che si attenui il com­ plesso deU'accerchiamento che il regime sovietico ha sempre avuto e che lo ha spinto ad una politica di potenza e di rigore totalitario che non ha futuro. E di ciò Gorbaciov è probabilmente consape­ vole. C'è infine un possibile rischio che tocca il terzo mondo. Non c'è dub­ bio che. di per sé. la distensione e il dialogo est-ovest diminuendo le spese militari e quelle para-mi­ litari, mettono grandi risorse a di­ sposizione per impieghi pacifici e di sviluppo. Si può tuttavia ragio­ nevolmente temere che i Paesi del Nord del pianeta (sia dell'est che dell’ovest) preferiscano tenere tut-

to per sé; anzi tengano verso i Paesi poveri del Sud un atteggia­ mento ancor più egoista che nel passato quando era più acuta l' esigenza di trovare alleati e insi­ diare le posizioni avversarie. Non si può sottovalutare l'interesse og­ gettivo e convergente che USA e URSS hanno a contenere, per non dire a schiacciare, i livelli di vita e di sviluppo dell’emisfero Sud. Esso diventerebbe un concorren­ te pericoloso, un motivo di con­ tesa, un interlocutore scomodo nel momento in età uscisse dalla mi­ seria e dalla totale precarietà in cui oggi vive, ed anzi in cui è te­ nuto in vari modi (dal controllo finanziario internazionale al mer­ cato delle materie prime, dal com­ mercio delle armi alla regìa della destabilizzazione politica).

« La pace non ha confini », pro­ clama il tema della giornata della Pace 1986 e mai fu vero come oggi, anche all'indomani di Ginevra; lì si è iniziato un processo di trat­ tativa e di dialogo che permette di sperare, ma che dev'essere con­ tinuato sviluppando un progetto globale, che tocchi i rapporti NordSud insieme a quelli Est-Ovest e che influisca gradualmente non so­ lo sui rapporti tra gli Stati, ma anche al loro interno, con il con­ tributo e l'impegno lungimirante e attivo dei cristiani e di tutti gli uomini di buona volontà.

Angelo Bertoni

P.S. - Mentre andiamo in macchi­ na si conclude il Sinodo Straordi­ nario dei Vescovi nel 2(P anniver­ sario del Concilio Vaticano II. L'appello al mondo dei Vescovi uniti al Papa, è anch'esso e in modo altamente significativo un richia­ mo ai cristiani e a tutti gli uomini per la riconciliazione e la pace tra i popoli. Sul prossimo numero di « Stadium », torneremo per una rifles­ sione su questa importante svolta nella vita della Chiesa e dell'uma­ nità.

13


FOTOMEMORIA

14


IL TEMA DEL MESE

Società Sportive Sette esperienze raccontate a Rimini Durante la recente Conferenza nazionale dei Presidenti delle Società sportive del C.S.I., momenti culminanti sono state le « esperienze » raccontate, con l’uso di diversi mezzi audiovisivi, per illustrare momenti diversi della vita associativa. Ci pare giusto fissarne qui il riassunto scritto, come eco, molto attenuata ma significativa, di quello che le immagini filmate, o diapositive o grafiche, hanno offerto ai mille Presidenti presenti a Rimini, in rappresentanza delle 9.000 Società sportive del C.S.I. e di mille altre iniziative fiorenti nel campo crescente dello « sport per tutti ».

POJANA MAGGIORE (Vicenza): Lo sport per tutti Attraverso un filmato, peraltro molto dettagliato, il gruppo ha dimostrato il proprio modo di operare nella realtà di un picco­ lo centro qual’è Pojana Maggio­ re. Nell’organizzazione di attività sportivo-ricreative sono impegna­ ti un poco tutti, dai bambini agli anziani, dal sindaco al parroco. Tutti assieme si alternano, ora nel ruolo di organizzatori, ora di partecipanti alle varie iniziative, in un continuo susseguirsi di mo­ menti dove ognuno trova il pro­ prio spazio, senza esclusi, c dove l’aspetto ludico ha il sopravven­ to sugli interessi esasperatamente competitivi. A Pojana Maggiore esiste una so­ cietà affiliata al C.S.I. che lavora convinta, creando gradini inter­ medi alle utopie del C.S.I.: non uno sport per tutti, ma uno sport per tanti, lontano dall’agonismo che emargina molti giovani e adulti. Non per niente nello stem­ ma abbiamo voluto ben visibile la frase « C’è un posto anche per te... ». Il Centro Ricreativo vuole far cre­ scere l’attività sportiva man ma­

no che riesce ad avere animatori preparati e convinti della linea che esso propone. In primo luo­ go abbiamo scelto di formarci noi dirigenti. Qualcuno ha partecipa­ to a campi scuola, altri a riunioni a livello provinciale ed altri si sono documentati leggendo riviste c ciclostilati del C.S.Ì.. Ogni per­ sona con le proprie capacità, con i propri suggerimenti, con le pro­ prie iniziative e con una propria parte di responsabilità, fa sì che il gruppo cammini migliorando e non solo sportivamente.

Le prime manifestazioni si sono rivolte alle diverse fascie di età coinvolgendo nello sforzo orga­ nizzativo intere famiglie. L'attivi­ tà del Centro si fonde con i ritmi di vita e con i programmi di la­ voro del nostro paese, del nostro territorio. Nel sociale ci sentiamo più impe­ gnati. Noi vogliamo stare con la gente, cercando di interpretarne i bisogni, programmando quanto meglio le si" addice. Vogliamo creare spazi per la partecipazione, l’aggregazione: momenti d incon­

tro e di confronto. Vogliamo por­ tare il nostro contributo per ri­ solvere i problemi di strutture, di organizzazione e di formazione fi­ sica e morale all'interno del no­ stro paese. Le nostre giornate di festa im­ pegnano persone dai tre agli ot­ tanta anni a passeggiare in bici­ cletta, a giocare con gli aquiloni, a marciare per ammirare la natu­ ra che ci circonda, a preparare disegni e poesie, a visitare luoghi di villeggiatura, fino a farli gareg­ giare in difesa della propria contrà in stimolanti ed avvincenti giochi, tradizionali e non, quiz, rebus, ecc. ecc. In particolari circostanze riuscia­ mo a smuovere le persone im­ portanti del nostro paese affinché si possano rendere conto della bontà e genuinità del nostro mes­ saggio. Riassumere in poche righe la po­ derosa attività del Centro è una cosa non facile perché si deve lasciare da parte molte manife­ stazioni che invece meriterebbero altrettanto spazio. Le società della zona ci ripetono spesso: « Ma tutto questo è atti­ vità sportiva? ». La risposta noi la vogliamo trovare in una defini­ zione del C.S.I.: « La società spor­ tiva è il luogo ove si vive l'espe­ rienza del gioco, dello sport, come occasione educativa, possibilità di impegno sociale e culturale, mo­ mento di festa e di incontro ».

15


IL TEMA DEL MESE

Società Sportive

POL. GIOVANNI XXIII (Messina): Sport attraverso le generazioni

16

Ritiro è uno dei quartieri più po­ polosi della città di Messina; in esso coesistono gravi problemi co­ me quello di famiglie che vivono ancora in casette simili a barac­ che, quello della disoccupazione, della delinquenza minorile e del­ la droga. Le uniche strutture sociali esi­ stenti nella zona sono la scuola e la Chiesa, agenzie educative che cercano di fare del loro meglio, ma che poco, per la verità, riesco­ no ad incidere nel tessuto sociale di questa porzione di mondo. A dire il vero, esiste anche una palestra comunale, ma quella, si sa, è riservata ai campioncini del­ la pallavolo e della pallacanestro; lì, continuando questo andazzo, i ragazzi del luogo, entreranno mol­ to difficilmente e pertanto non c’è altra alternativa che giocare nel greto del torrente.

Con pochi mezzi e molti sacrifici personali, i dirigenti di allora, da uno spazio che era ricettacolo di mille pericoli, sono riusciti a rea­ lizzare una struttura che com­ prende, ancor oggi, 2 campi di tennis in asfalto, un campo di pallavolo, pallacanestro, pallama­ no sul quale operatori dell’Associazione animano attività di gioco per la I fascia, attività polivalen­ ti per la II fascia; vi è anche un campetto di calcio, ora anche con le luci, per le attività di III e IV fascia e uno spazio che si vorreb­ be riservare al gioco delle bocce e che in atto serve per continuare a giocare l’antico gioco popolare

Un quadro, questo, veramente po­ co roseo, oltre che poco edifican­ te. Una situazione veramente sco­ raggiante se non fosse guardata con occhi diversi da quelli sem­ plicemente umani, con gli occhi cioè della carità e dell'amore ver­ so i fratelli che Gesù Cristo ci ha insegnato. Ed è stata certamente questa la molla che ha spinto, or­ mai parecchi anni fa i dirigenti del CSI, a rimboccarsi le mani­ che, per rispondere a quelle che erano richieste di aiuto anche se inespresse. E' di circa 10 anni fa, la determinazione di fare qualco­ sa, determinazione che si è risol­ ta nella richiesta di concessione di una parte di un ex poligono di tiro a segno esistente nella zona in questione.

In questo caso si è trattato di un vero e proprio film, difficile da raccontare a parole. Ma forse ba­ stano questi pochi cenni, per evo­ care l’importanza significativa di questa esperienza del C.S.I. a con­ tatto con la realtà sociale più du­ ra e più provocante. Infatti, Vasto è uno dei quartieri più popolosi e popolari di Napoli, con una densità di ben .34.744 abi­ tanti per chilometro quadrato. Qui è nata, nel 1982, la società sportiva omonima, che ha appun­ to assunto la denominazione di « Boys Vasto ». Importante sottolineare la funzio­ ne sociale della società, che opera in un ambiente difficile dove torri industriali e palazzi dominano il

dei birilli; è questa una attività che fa ritrovare ogni pomeriggio gli anziani del quartiere che vivo­ no così un momento di aggre­ gazione. L’impianto, per quanto ancora bi­ sognevole di molti lavori per la manutenzione e l’utilizzo più ra­ zionale degli spazi attrezzati e non, è una vera ricchezza per un quartiere così disagiato e povero di strutture. I dirigenti su que­ sto hanno le idee chiare: in un fu­ turo, possibilmente non troppo lontano, grazie ad una convenzio­ ne già stipulala con il comune, sperano di ammodernare quanto già esiste e di completare il pic­ colo complesso con la costruenda cappella, di attrezzare meglio 1’ attuale ambulatorio, di realizzare una piccola biblioteca e recupe­ rare, inoltre, uno spazio gioco per i più piccoli.

SOC. BOYS VASTO (Napoli): Sport e territorio paesaggio e dove non esistono strutture aggregative né impian­ ti sportivi. Il piccolo stadio e quelle poche strade non frequen­ tate da automezzi sono gli unici luoghi in cui si può praticare sport. Il « Boys Vasto » è sorto come so­ cietà di calcio, una disciplina frui­ ta in modo diffuso ed immediato nell’area partenopea. I dirigenti hanno poi capito che, attraverso l’adesione al CSI di Na­ poli e grazie alla comprensione ed all’attuazione del Progetto As­ sociativo del CSI, esisteva ]a pos. sibilità di creare una polisportiva . capace di proporre uno sport che educhi socialmente l’individuo e che, in particolare, sappia « allon­ tanare i ragazzi dalla strada »,


bhbhhhhhhhhhhhhmhi

IL TEMA DEL MESE

Società Sportive

U.S. LA TORRE (Reggio Emilia): Sport e comunità cristiana L’Unione Sportiva della quale vo­ gliamo parlare, la nostra Unione Sportiva è « La Torre » di Reggio Emilia. Essa fu fondata nel lontano 1948, quindi 37 anni orsono, per espres­ sa volontà di alcuni giovani di Azione Cattolica, nell'ambito della Parrocchia di S. Prospero di Città, cioè — all’ombra di una basilica; — nella piazza cosiddetta dei leo­ ni, al precipuo scopo di: — soddisfare la ricorrente richie­ sta di divertimento organizzato da parte dei ragazzi c delle fa­ miglie; — istituire e vivacizzare un Ora­ torio, alla maniera di Don Bosco, per la Parrocchia.

(Dopo aver descritto le attività dell'Unione Sportiva nello spirito di queste premesse, Sergio, Cor­ rado e Anna, così hanno concluso la propria esposizione:) Cominceremo subito col riferire che anche noi abbiamo avuto a che fare con una certa mentalità, allora diffusa in molti ambienti ecclesiastici e di Azione Cattolica, secondo la quale l’attività sporti­ va veniva considerata addirittura deviarne per la formazione spiri­ tuale e per la pratica religiosa del ragazzo. Abbiamo lottato e sofferto parec­ chio, sostenuti dai nostri ideali statutari, dalla presenza sul terri­ torio nazionale di una organizza­ zione dai princìpi chiari, come fu ed è quella del Centro Sportivo Italiano, dalle parole espresse dai Pontefici, dall’incoraggiamen­ to dei nostri Vescovi.

Abbiamo potuto sperimentare che il mondo giovanile avverte ancora l’ansia delle cose buone, dei giu­ sti valori, della presenza di Dio e dell’amore per i fratelli. Abbiamo sperimentato pure che, almeno nella nostra provincia e specialmente dopo il « Vaticano II », i giovani apprezzano e desi­ derano frequentare le Parrocchie, quali Comunità ecclesiali e terri­ toriali, aggreganti. Diversi dei nostri giovani sporti­ vi, ad esempio, svolgono il servi­ zio di Catechisti nelle Parrocchie di provenienza. Noi — nella nostra collocazione di Comunità intermedia — ci sia­ mo evidentemente convinti della importanza della vita parrocchia­ le e della vita sportiva, in un rap­ porto di vicendevole sussidio e collaborazione. Per terminare l'argomento che ci è stato affidato con una enuncia­ zione di principio, diremo che la nostra lunga esperienza, correlata con quella di altri Gruppi, ci ha fatto capire che « Il Cristiano non può trascurare l’uomo per pen­ sare solo a Dio e — nello stesso tempo — il Cristiano non deve trascurare Dio per pensare solo all’uomo ».

A questo punto ci pare di poter raccogliere una perdurante do­ manda: Ma, « La Torre » di Reggio Emilia è una Sezione culturale, una Asso­ ciazione religiosa? Risponderemo così: « La Torre » iniziò il suo itineran­ te viaggio con 5 squadre di cal­ cio, una di atletica leggera, una di tennis-tavolo e 2 di ciclismo. Ha gareggiato nella serie A di pal­ lacanestro maschile e di pallavolo maschile e femminile. Ebbe il merito di aver portato in Italia il primo giocatore stranie­ ro: Davila Plocon, rumeno, nella pallavolo. Ha costituito i Gruppi del rugby, del baseball e del softball. E’ tuttora presente — per conven­ zioni sottoscritte — nella serie A: con la pallavolo femminile « Nel­ son » e con la pallavolo maschile « Cantine Riunite ». Nell’arco dei suoi 37 anni di vita ha pure conquistalo 7 Titoli ita­ liani: 2 nella pallacanestro ma­ schile, giovanile; 4 nella pallavolo femminile serie A; 1 nel pattinag­ gio artistico. L'anno scorso poi è stata insigni­ ta della STELLA d’ARGENTO del C.O.N.I.

La spiegazione è semplice, sem­ plicissima! « La Torre » è una Unione Sportiva nata e cresciuta nel Centro Sportivo Italiano!

FERRANTE APORTI (Torino): Ferrante Aporti: ad un sacerdote pedagogista morto nel 1858 viene intitolato, agli inizi del Novecen­ to, il carcere per minori di To-

rino. La struttura rimane però sempre la stessa, con i suoi pro­ blemi, i suoi ritmi, le sue celle singole — in parte a tutt'oggi esi-

17


1 ,ZZZ IL TEMA DEL MESE

Società Sportive

18

stenti — larghe poco più di un metro e mezzo, lunghe due metri e chiuse da un'inferriata. La vec­ chia, tetra ed austera « Genera­ la » (un edificio risalente agli an­ ni compresi fra il 1665 ed il 1672) continua ad essere per lunghi de­ cenni teatro quotidiano di vessa­ zioni fisiche, soprusi, privazioni e violenze di ogni genere, perpetra­ ti a danno dei reclusi da parte di carcerati più vecchi, già forte­ mente « deviati », oppure causati da un personale di custodia strut­ turato in funzione prettamente re­ pressiva. Il Ministero di Grazia e Giustizia conduce alcuni interventi di risa­ namento architettonico, ma la convivenza interna degenera pro­ gressivamente, nel silenzio più to­ tale della stampa e nell’indifferen­ za più completa della città, delle istituzioni, delle forze sociali. Bisogna arrivare al 1973 perché il Ferrante Aporti possa far noti­ zia (e scandalo...). Cinque ragazzi vengono detenuti per aver rubato alcuni meloni e, una volta scarce­ rati, suscitano la commozione del­ l’opinione pubblica descrivendo 1’ indicibile esperienza sofferta. Si scopre così che lo stesso tratta­ mento è stato riservato ad altri coetanei in passaggio nella pri­ gione (una media di cinquanta presenze al giorno), arrestati an­ che solo per il furto di due lattine di birra, di un sacchetto di pa­ tatine, di una bicicletta, di un mo­ nopattino. Ma i « ragazzi dei meloni » hanno potuto scandalizzarsi dell’espe­ rienza vissuta perché appartenen­ ti a famiglie socialmente « ben in­ serite ». Moltissimi altri giovani non hanno avuto quest’opportuni­ tà. Nonostante la « tenera » età, hanno infatti già capito che vio­ lenza, sopraffazione, sopruso fan­ no parte della loro esistenza; non se ne scandalizzano più, almeno sino a quando non vengono rag­ giunti eccessi per chiunque intol­ lerabili.

In questo ambito matura la ri­ volta del maggio '77, in seguito alla quale ha luogo un’evasione in massa dal carcere. Ed è proprio questo avvenimento ad originare il Progetto « Ferran­ te Aporti », varato dall’ammini­ strazione comunale con lo scopo di mobilitare un'intera città, at­ traverso le sue forze più rappre­ sentative e dinamiche, intorno ai temi della carcerazione e della de­ vianza giovanile.

In un crescendo costante di inve­ stimenti — per il 1985 è stata complessivamente stanziata una cifra di poco inferiore al miliar­ do di lire — si giunge così a rag­ gruppare un « pool » di associa­ zioni che prestano con continuità il proprio servizio all’interno del­ la struttura. Soltanto in questo quadro d’in­ sieme è possibile capire il senso profondo dell’adesione anche del Consiglio Provinciale CSI di To­ rino all’operazione-Ferrante. Coinvolte nel maggio del 1984 le prime polisportive immediata­ mente sensibili al problema ed av­ viate alcune attività a carattere puramente ludico o di mero « in­

trattenimento » (Calcetto, TennisTavolo, Pallamano e Pallacane­ stro), il CSI persegue però lo sco­ po prioritario per cui ha scelto di intervenire nel carcere minori­ le: agevolare il difficile periodo post-detentivo e l’inserimento so­ ciale del giovane ex-carcerato. Ciò ha significato non solo far en­ trare nella prigione-scuola una trentina di operatori (istruttori, allenatori, qualche arbitro) e ta­ lune società sportive, ma soprat­ tutto trasformare queste ultime in punti stabili di riferimento sul territorio per quei ragazzi « in uscita » che si trovano costretti a dover impiegare molte ore del lo­ ro ampio tempo libero. Nessuna ricetta particolare, dun­ que. Nemmeno animatori sporti­ vi travestiti improvvisamente in assistenti sociali. Soltanto un tes­ suto associativo ricco di una com­ posita presenza giovanile e qual­ che luogo in cui poter far sport con amici...

Davide Marzaroli

S.S. PIEDI ALLEGRI (Piacenza): Sport e handicap E’ stato presentato dal C.S.E. di Piacenza con la collaborazione della società sportiva « Piedi Al­ legri » un fumetto molto significa­ tivo riguardante due esperienze di ragazzi andicappati. Tali episodi realmente vissuti, che hanno visto l'inserimento di due giovani handicappati nel mondo dello sport, non hanno la pretesa di dare una soluzione ai loro gra­ vi problemi, ma quella di sensibi-

lizzare le coscienze di chi opera nelle società sportive ed in genere nella nostra società. Il problema « handicappati » esiste c quindi ciascuno di noi ha il dovere di non ignorare. In questo senso il fumetto di Pia­ cenza, di cui riportiamo accanto alcune immagini, si rivela porta­ tore di un messaggio che auspica l’impegno da parte di tutti nella ricerca di concrete soluzioni.


corsi speciali t>i rimastica...

SOCIETÀ' SPORTIVA ”PIEDI ALLE6RP PIACENZA C0N5I6ZI0

DIRETTIVO

ordine dei Giorno

1 3> 3 attività* 4

3S>

*£|

ffll.V, A

handicappati paria il PfliSQrUTG ■ la NOSTRA società* co«e r MOio.t'schare

5

Pe,

& ^S-1.-^5

STATA SEUSlÒllX AL PROBlC-HA Del PORTAToR» t>! hAMOICAP E MCU'AMBITO OUlt ?ROP«IC AlPVITA- SI C AOoPcRATA ^ROr?SANlTMftC ...

“ L.A Poesia DI - MICHELA GIOVANE, V IL MIGLIOR RICO­ handicappata c

... HAllOHALl b| ATLETICA LUCGRA REAUllANDO PER L’OCCASIONE .?£«• SINO UN FILM - FRONTlCRA LUCE’ PROIETTATO R> PPCSSO SCUOLE , circoli e Società* sfurtive al FINE oi S€NSI5ILI21 rtRL L’OPin©n£ pubblica.

si©

Si

P=R UNA RA6A22A COME ME CHE NON PUÒ* CAHHINARE E* SELLO CAVALCARE

PI* AVERS AOArifo 61! IXSAHCABitl AS515TENIl CHE CONDUCONO AL PASSO U felArttt CA­ VALLO € LO KN&ONO PtR LE REOini,

E

svAKMtc mu'wo ie :aje CSt.TASrSAM.U OCUA

19


IL TEMA DEL MESE

Società Sportive

GRUPPO GAMMA (Cremona): Tante ragazze nel C.S.I.

20

Il Gruppo Gamma nasce nel 1970/ 75 come un gruppo di volontaria­ to per la cura e l’assistenza a ra­ gazze con difficoltà, sia di tipo personale, che familiare e sociale. Il Gruppo Gamma intuisce che lo sport è fattore determinante nel­ la cura c nella prevenzione, so­ prattutto in quelle zone «rischio» che richiedono presenza di valori umani autentici e significativi. La squadra-società è composta da una ventina di atlete (ragazze sen­ za lavoro, con problemi di rappor­ to in famiglia, residenti in Istitu­ ti ecc.) c da un gruppetto di Edu­ catori-Responsabili, che si affida­ no di volta in volta ad esperti per affrontare i problemi educativi (diciamo di ogni genere!) che si presentano. Nel 1983 la società G.S. Gamma diviene cooperativa, al fine di rea­ lizzare i propri intenti educativi, formativi e associativi con la com­ piutezza di personalità giuridica che permetta attività di più am­ pio respiro, anche sul piano cconomico-professionale. Attualmente svolge attività di pal­ lavolo femminile, nell’ambito del­ le manifestazioni organizzate dal Consiglio provinciale del CSI di Cremona, con una trentina di atle­ te e alcune dirigenti. Le diapositive c i brevi commenti-didascalie sono stati un picco­ lo saggio che voleva solo presen­ tare, con toni delicati e più allu­ sivi che descrittivi, tutta la tema­ tica della vita associativa all’in­ terno di questa particolare socie­ tà del CSI che è il Gruppo Gam­ ma. Ecco i testi significativi «ielle di­ dascalie: 1) Gruppo di. ragazze su uri campo di pallavolo. — Un campo di pe­

riferia, nella città di Cremona. Un gruppo di ragazze, con alcuni adulti che con loro sono impegnati a risolvere problemi fondamentali come il lavoro, la casa, un posto nella vita, scelgono di condividere l’esperienza di una attività spor­ tiva. Nasce la squadra di palla­ volo Gruppo Gamma. 2) Ragazze che corrono attorno al campo. — Lo sport è un momen­ to, importante, decisivo, ma non può essere tutto, quando manca­ no sovente realtà essenziali come un lavoro, una famiglia, una casa propria. 3) Ragazze in allenamento. — Pe­ rò lo sport è un punto di rife­ rimento. Fare sport accomuna, stringe vin­ coli umanamente significativi e validi; segna quindi momenti veri nella vita. E questo è già una conquista. 4) Incontro di gruppo. — Non ogni sport è tuttavia significativo. Essere una società nel CSI e del CSI ha significato, per i soci e le ragazze della Cooperativa Gruppo Gamma di Cremona, una scelta precisa. Stare insieme è crescere nel dialogo e nella partecipazio­ ne, nel capire, conoscere e ricono­ scere, con la determinata convin­ zione che solamente se si è padro­ ni della propria vita, si può esse­ re vivi e contenti. 5) Ragazze che lavorano alla mac­ china da maglieria. — La coope­ rativa, che è anche società spor­ tiva, si apre anche alia dimensio­ ne della ricerca di un lavoro da offrire, di un'attività da appren­ dere per riuscire a trovarsi un posto nella vita. Così, armonicamente, la vita vede stemperate le sue durezze da uno sport che è

gioia e divertimento; e lo sport trova nelle varie attività istrutti­ ve una dimensione di completa­ mento, che dà senso ad un impe­ gno vitale, completo; insegna che si deve giocare se si vuol vivere bene, ma anche « fare » e « rea­ lizzare » se si vuol sentirsi davve­ ro vivi. 6) Ragazze insieme al lavoro. — Non sempre un lavoro coordinato o « a catena » è alienante: può es­ sere un ottimo elemento di ap­ prendimento di quella preziosa arte che è il vivere insieme, con­ dividere, sapersi mettere a dispo­ sizione. 7) Ragazze in fila in allenamento. — Proprio come nello sport, nel quale noi crediamo e confidiamo per realizzarci. Uno sport di squa­ dra è uno sport che realizza un' ipotesi di vita in società, proprio in questa società che spinge sem­ pre al massimo le sue richieste e tende ad emarginare chi non ha tutte le attitudini per soddi­ sfarle. 8) Ragazze al lavoro. — La socie­ tà sportiva e il gruppo-scuola è anche luogo di amicizia. Proprio quell’amicizia che è il punto di arrivo di tante speranze. Noi ci riusciamo, anche se con molta fatica. Seminare speranza non è poi così impossibile. 9) Ragazze sul campo di pallavolo. — Nel futuro di molte ragazze, in tutte le nostre città, non sempre si intravede spazio per certezze, sicurezze. La nostra esperienza ci ha insegnato che la dimensione associativa, vissuta come condivi­ sione, partecipazione della attivi­ tà sportiva dentro una dimensio­ ne più vasta di attenzioni e valo­ ri, contribuisce alla crescita di si­ curezze, di certezze, di accettazio­ ne delle proprie realtà, buone o limitate.


FOTOMEMORIA

21


r

CSI ’86

22

L’ultima riunione dell’anno del Consiglio Nazionale (Roma, 23-24 novembre) è stata caratterizzata da uno spazio di riflessione ap­ profondita dedicato ad un aspet­ to centrale dell’impegno associa­ tivo: la situazione della Chiesa in Italia dopo il convegno ecclesia­ le di Loreto dell’aprile scorso su « Riconciliazione cristiana e co­ munità degli uomini » e le indi­ cazioni che ne derivano al C.S.I. per la sua azione educativa nello sport e per i suoi rapporti con la comunità cristiana. A guidare la riflessione è stato chiamato Mons. Paolo Rabitti, Vice Assi­ stente centrale dell’Azione Catto­ lica Italiana il quale, partendo dal documento della Conferenza Epi­ scopale Italiana « La Chiesa in Italia dopo Loreto », ha sviluppa­ to il suo intervento in tre punti: il contesto ecclesiale che ha por­ tato al convegno di Loreto; il sen­ so e i risultati del convegno; le conseguenze per la nostra asso­ ciazione. Alla sua esposizione è seguito un ampio dibattito con i consiglieri nazionali. Rinviando a un prossimo numero di Csiflash per un resoconto det­ tagliato della riflessione consilia­ re, accenniamo brevemente alle prospettive che Mons. Rabitti ha indicato all’azione CSI in sinto­ nia con i risultati del convegno ecclesiale. Anzitutto la profonda maturità cristiana personale che la Chiesa in Italia invoca nei re­ sponsabili delle associazioni edu­ cative, ai quali richiede la piena condivisione della sua stessa mis­ sione e una testimonianza matu­ ra. Un appello di tipo culturale, inteso come esigenza di compe­ tenza « tecnica » neil’azionc svol­ ta, ma soprattutto come capacità di qualificare l’azione con alte idealità culturali e morali attinte alla fede cristiana. L’abilitazione di una associazione come il CSI a svolgere la sua opera pedago­ gica come complementare alla missione evangelizzatrice, liturgi-

Il Consiglio nazionale programma il nuovo anno ca e sacramentale più specifica della Chiesa. Su tali basi, la con­ ferma della legittimazione per as­ sociazioni come il C.S.I. ad ope­ rare autonomamente e responsa­ bilmente nella società civile e nei confronti delle sue istituzioni, con un impegno rafforzato e con una azione più coerente e decisa. Il successivo programma di la­ voro del Consiglio è stato parti­ colarmente dedicato alle attività del prossimo anno e ai relativi impegni di spesa. Questo il programma calendario delle principali iniziative naziona­ li e internazionali per il 1986: • Marzo: 1-2 seminario di forma­ zione sulla politica sportiva; 5-9 Festa della neve; 21-23 Festa di corsa campestre. • Aprile: 2-6 Assemblea generale FICEP e simposio internazionale celebrativo del 75° di fondazio­ ne; 24-27 Festa polisportiva per ragazzi. • Maggio: 7-11 Festa di calcio; 8-11 Tennistavolo FICEP a Sittard (Olanda); 15-19 Pallacanestro FICEP ad Aquisgrana (Germania). • Giugno: 14-19 Sportfesta CSI '86 per varie discipline a Borea di Ca­ dore (Belluno); 20-22 Judo FICEP in Francia; incontri territoriali per consulenti ecclesiastici. • Luglio: 1-6 Scuola nazionale quadri; 13-19 Corso nazionale per operatori tecnici; 23/7-3/8 Campo giovani FICEP in Olanda. • Agosto: 14-17 Seminario di for­ mazione FICEP.

• Ottobre: 4-5 Incontro nazionale delle Presidenze regionali. • Novembre: 22-23 seminario di formazione per i corsisti nazio­ nali. • Dicembre: 6-8 Assemblea nazio­ nale dei presidenti provinciali. • Data da stabilire: Meeting na­ zionale di atletica leggera. Nel prossimo anno il Consiglio Nazionale si riunirà ordinaria­ mente in febbraio (15-16) per pre­ disporre il programma associati­ vo '86-87; in maggio (24-25) per il calendario delle iniziative na­ zionali 1987; in novembre (8-9) per la verifica dell’attività svolta e per l’approfondimento di par­ ticolari problemi associativi. In sintonia con esso, i Consigli re­ gionali ordinari si svolgeranno: da febbraio ad aprile per la ve­ rifica biennale dei Consigli stessi, stabilita dallo statuto, e per i pro­ grammi associativi ’86-’87; da giu­ gno ad agosto per il calendario delle iniziative regionali 1987, mentre i Consigli regionali elabo­ reranno i loro programmi 198687; da settembre a dicembre per verificare l’attività svolta e per raccogliere indicazioni da forni­ re al Consiglio nazionale per il futuro programma nazionale. Questa sincronizzazione di lavoro tra Consiglio nazionale, Consigli regionali e Consigli provinciali è di enorme importanza per l'uni­ tarietà, la chiarezza e l’efficacia dell’azione associativa nel suo complesso. Il Consiglio si è interessato an­ che di numerose altre questioni particolari, per le quali però ri­ mandiamo al mensile Csiflash.


Anche per lo sport Qualche sabato fa ho attraversa­ lo Piazza Esedra, mentre migliaia di giovani andavano radunandosi per una delle tante manifestazio­ ni studentesche che in questo pe­ riodo si sono svolte in diverse città d’Italia. Era una giornata di sole novem­ brino, ancora caldo e lieto come caldi e lieti erano tutti quei ra­ gazzi, tutte quelle ragazze, che con vivacità composta, con serie­ tà innocente, con spavalderia in­ genua andavano inventando una situazione « nuova » su cui polito­ logi, sociologi, psicologi e via di questo passo, stanno tentando analisi e « inventando » ipotesi. 10 non feci analisi né tentai ipo­ tesi. Mi lasciai invece andare a quell’aria calda e lieta che faceva venir voglia di entrare in mezzo a quei giovani così strani, ingenui, puliti, che chiedevano strutture oneste, insegnanti più validi, con­ tenuti e programmi più seri. E, senza volerlo, sulla scorta di quei volti, di quegli abbigliamenti, di quell’atmosfera di festa, mi sono messo a pensare (o sognare for­ se) ad altri giovani, come quelli o anche più giovani, che organiz­ zavano e gestivano altri scioperi. Così, all’improvviso, ho visto dei ragazzetti che andando sul cam­ po di calcio per l'allenamento, or­ ganizzavano uno sciopero festoso ma serio, perché non volevano più chiamare il loro allenatore « mi­ ster », ma gli volevano regalare un nome nuovo: « amico ». Con grande stizza del « mister ». In un altro campo (o in una pa­ lestra, fa lo stesso) ho visto altri ragazzi incrociare le braccia con­ tro allenatori e genitori e ignorare 11 pallone, perché chiedevano uno sport più sano, più festoso, più umano. E si rifiutavano così alle­ namenti opprimenti, selettivi, vio­ lenti e rivendicavano il loro dirit­ to di essere giovani, di fare sport per scoprire l’amicizia, la gioia del movimento e del corpo l’onestà di un confronto onesto.

Nell’ottica dei «ragazzi dell’85» In una piana di quartiere (o di un paese), invece, ho visto altri giovani sfilare davanti alla Circo­ scrizione o al Comune insegnan­ do agli amministratori il loro do­ vere di dare spazi reali per fare attività sportiva. Spazi per tutti, bravi e meno bravi, benestanti e meno benestanti, sani e meno sa­ ni. I loro slogans erano semplici e invece di urlarli li cantavano, perché avevano ancora un sogno, una speranza, una certezza. Ma le immagini, i pensieri (i so­ gni?) pian piano se ne sono an­ dati. Sono ritornate le immagini quotidiane: i « pulcini » di Tor Sapienza ridicolamente vestiti da calciatori eseguire in silenzio gli ordini del loro « mister » che con loro non parla: urla o fischia. I ragazzi del centro di Roma, che non hanno luoghi e amici « tecni­ ci » per dar vita alla loro gioia di correre, giocare, saltare. Le ragaz­ ze di Tivoli, che non volendo ac­ cettare la logica di uno sport os­ sessivo, non hanno spazi per fare uno sport umano. Purtroppo scioperi per protestare contro queste realtà sono impro­ babili perché i ragazzi, nel setto­ re dello sport, sono troppo vio­ lentemente bombardati e condi­ zionati da tutto un mondo che converge su di loro per far soldi/ esercitare poterc/compensare frustrazioni/conservare il privilegio. Inoltre lo sport divide. Divide in squadre, in piccoli gruppi, in scontri di campionato, con divie­ to di rispettare e amare l'avver­ sario. Gli studenti sono gruppo, aldilà delle scuole, degli indirizzi,

del sesso. Gli « atleti » sono nu­ mero ristretto nel chiuso di una squadra ed è troppo difficile che inventino un « coordinamento » per rivendicare i loro diritti. La responsabilità in questo set­ tore è, dovrebbe essere, dei «gran­ di»: dei genitori, degli allenatori, dei dirigenti sportivi. La respon­ sabilità e l'impegno gravosi e dif­ ficili, ma necessari, se ci si pone dalla parte del ragazzo. Ecco. Ancora una volta il discor­ so, senza volerlo, torna... a batte­ re dove il dente duole. In questi ultimi anni, qualcosa è cambiato, ma è veramente molto, troppo po­ co, per colpa e per causa di chi dovrebbe avere la responsabilità maggiore, partendo dalla Società Sportiva, dalla volontà cioè di creare un luogo di aggregazione e di educazione nel quale si lavora, ci si forma, ci si confronta non per fare sport, ma per aiutare i giovani a scoprire la gioia di cre­ scere attraverso lo sport. Ancora una volta, però, si corre il rischio di recitare slogans. Ci sarebbe da sconfortarsi, da sfidu­ ciarsi. Per fortuna torna il ricor­ do di quelle migliaia di giovani che a Piazza Esedra, seri, ingenui, puliti, gioiosi cantavano il loro di­ ritto allo studio e alla vita. E con il ricordo torna la serena certezza che anche nello sport i giovani diventeranno i protagoni­ sti. E noi « grandi » chiederemo il permesso per entrare nei loro cortei, per essere accolti con un sorriso.

Vittorio Ferrerò

23


Ripensando al Concorso

24

La qualità e la varietà dei lavori sione spontanea delle esperienze pervenuti al concorso « Racconta e del loro significato personale. la tua società sportiva », oltre a A volte, la cronaca è diventata suscitare il compiacimento degli storia e, nei casi meglio elaborati, organizzatori e ad impegnare se­ vero documento storico: i fatti so­ veramente la giuria, ha permesso no stati inquadrati nella storia ci­ di gettare un primo sguardo sulla vile dell’Italia, nella vita del pae­ « cultura » espressa dalle Società se o quartiere, nelle vicende per­ del C.S.I. Ne tentiamo una lettu­ sonali, nella situazione sociocultu­ ra, ammesso che le società parte­ rale, nell’evoluzione del C.S.I. Al­ cipanti rappresentino una media cuni lavori hanno il carattere di dell’ampio panorama del nostro vere e proprie monografie, di pic­ associazionismo. cole o grandi dimensioni. Questa ammissione può avere ba­ Gli apporti di tipo letterario han­ si attendibili nel fatto che al Con­ no trascurato quasi del tutto la corso hanno partecipato società poesia. Numerose invece le novel­ di solida struttura e di gloriose le, anche di buon livello lettera­ tradizioni e gruppi di. recente for­ rio. Alcuni lavori hanno « raccon­ mazione, società assai strutturate tato » gli eventi in prima perso­ ed eclettiche e società che eserci­ na, a volte con sfoghi troppo per­ tano solo uno o due sport, gene­ sonali (storie di una persona, ma­ ralmente pallacanestro e calcio gari di un dirigente, ma non di ma anche attività sportive più ra­ una società sportiva), altri han­ re; con lavori individuali (di per­ no affrontato uno o più episodi in sone che raccontano con vari mez­ terza persona, con i nomi dei pro­ zi espressivi la storia di una co­ tagonisti. Questo gruppo è stato munità) e di gruppo. particolarmente ricco e vivace, e La partecipazione più numerosa ci auguriamo di poter valorizzare è stata nel settore letterario. At­ alcuni di questi racconti (al di là traverso la parola scritta, i con­ di quelli premiati) proprio su Stacorrenti hanno proposto moduli dium. espressivi assai diversi, ricondu­ Nel settore grafico, hanno avuto cibili a tre gruppi principali: la spicco alcuni lavori individuali ecronaca, il documento storico e seguiti con mano sicura, ma an­ il racconto (novella o romanzo che alcune espressioni collettive frutto della collaborazione di mol­ breve). Le cronache erano spesso una ti e di accorte regìe. Apprezzate, semplice elencazione di attività, anche qui, la spontaneità e la coo­ quasi una cronologia, a volte ar­ perazione, oltre che la tecnica. ricchite da una documentazione Quasi assenti i poster e i mani­ (foto e ritagli stampa). La Giuria festi, che si pensavano mezzi di ha apprezzato quelle che, alli­ comunicazione assai accessibili, neando i fatti in successione, li sono stati in evidenza i fumetti, collocavano in una logica asso­ probabilmente perché si prestano ciativa e mostravano una vita del­ di più a un « racconto ». le Società condotta secondo i Dal settore fotografico è venuta princìpi ispiratori del C.S.I., quin­ qualche delusione perché ci si adi rivelavano una capacità di col­ spetlavano serie di fotografie co­ locare gli episodi in un « diveni­ struite apposta per il Concorso: re » associativo al servizio di una la maggioranza degli elaborati crescita delle persone. Sono emer­ pervenuti erano invece albi foto­ se le cronache più vivaci, quelle grafici con i « ricordi di fami­ condotte con piglio giornalistico, glia », alcuni assai ricchi e ben or­ e quelle frutto della collaborazio­ dinati, allineando una documenta­ ne di molte persone con l'espres­ zione fotografica che evidentemen-

te esisteva assai prima del Con­ corso. La giuria ha privilegiato le raccolte costruite in occasione del Concorso, quelle con qualche valore estetico, e quelle ove la raccolta diventava documento. Più impegnativa per tutti, anche per la giuria, la sezione audiovi­ sivi, nella quale si sono rivelati due gruppi: i filmati e i montaggi di diapositive. Più ardui i primi, per la difficoltà di costruire e nar­ rare un « soggetto » senza diluirlo o perderlo di vista, e per obiet­ tivi problemi tecnici; la scelta è caduta sui più coerenti. Spettaco­ lari alcuni montaggi di diapositi­ ve, il migliore dei quali è stato eseguito con tecnica raffinata (so­ norizzazione, dissolvenze ecc.).

Qualche riflessione è possibile, a partire da questo « campione » che si è autoeletto, con la parte­ cipazione, a rappresentare le So­ cietà del C.S.I.: 1 — Molte società hanno un sen­ so della propria storia, che di so­ lito si esprime nella raccolta di documenti della propria vita as­ sociativa (foto, ciclostilali, ritagli stampa...). Spesso questi materia­ li sono coordinati e diventano cronaca. Occorre riuscire ad in­ serirli in una visione più ampia

DUUTTO A COMUNICARE: IMPEGNATO ANCHE IL C.S.I.

■

11 Centro Sportivo Italiano ha aderito insieme ad altre trenta associazioni di volontariato alla « Convenzione nazionale per il di­ ritto a comunicare », svoltasi a Roma nei giorni 15 e 16 novem­ bre, sul tema « Una TV di tutti, una TV per tutti ». Dalla Conven­ zione sono scaturiti impegni e propositi per rendere permanen­ te l’azione interassociativa per un sistema radiotelevisivo coe­ rente con la costituzione.


' .................................................................................................................................................................................................................................................................

...................................................................

...............................................................................

'

’

PREMIATI E SEGNALATI NEL CONCORSO «Racconta la tua Società sportiva» • SEZIONE LETTERARIA: !• premio di L. 3.00.000 alla Poi. Virtus Lissone (Milano); 2° premio di L. 2.000.000 alla Soc. Missione Palermo; 3° premio di L. 1.000.000 alla US Altichiero (Padova); 4’ premio di L. 500.000 al GS Sturm Cagliari. Opere segnalate: Poi. S. Giorgio Porde­ none, US OR.DI.VAL. Bergamo, Poi. Trinacria Enna, SS Atletica Erba (Como), SS Ausiliatrice Lodi, GS Brodano Vignola (Modena), US Pa­ gliare (Ascoli Piceno).

® SEZIONE AUDIOVISIVA: 1” premio di L. 3.000.000 per sottosezione filmati al CSI Piacenza; 1° premio di L. 3.000.000 per la sottosezione diapositive con montaggio sonoro e premio speciale fotografia Coppa 3M Film alla AS Castelli Romani Grottaferrata (Roma); 2J premio di L. 2.000.000 alla Soc. Olimpia Cremona; 3° premio di L. 1.000.000 alla Soc. CSI Rizzotaglia (Novara); 4’ premio di L. 500.000 alla US Virtus Crusinallo (Novara). Opere segnalate: GS Beta Padova, Poi. Boys Vasto Napoli, Poi. Don Gnocchi Parma, US Pagliare Ascoli Piceno. © SEZIONE GRAFICA: 1" premio di L. 3.000.000 alla PGS Bollarla (Bo­ logna); 2" premio di L. 2.000.000 alla AGS Menaggio (Como); 3° premio di L. 1.000.000 alla GBP Buon Pastore Milano; 4J premio di L. 500.000 alla US Tenace Bologna. Opere segnalate: Rossana La Bella (CSI Pia­ cenza), US Volley Carinatese (Vicenza), CSI Fossano, GS Montesolaro (Como).

• SEZIONE FOTOGRAFICA: 1° premio di L. 3.000.000 alla Poi. Monteluce (Perugia); 2° premio di L. 2.000.000 a Michela Cornelli (CSI Piacen­ za); 3” premio di L. 1.000.000 alla Soc. Jimmy Jazz di Udine; 4” premio di L. 500.000 alla Poi. Libertas Cernusco-Arexon (Milano). Opere segna­ late: US Pagliare (Ascoli Piceno), Poi. Boys Vasto Napoli, F.lli Bellotti Mercato Como. • PREMIO « TARGA STADIUM » di L. 5.000.000 alla US Pagliare di Asco­ li Piceno per aver partecipato a tutte le sezioni del Concorso anche con più opere di notevole qualità, dimostrando un impegno associativo e un affiatamento di gruppo particolarmente encomiabih. • TRE PREMI DI L. 5.000.000 CIASCUNO, riservati rispettivamente a un Consiglio provinciale o circoscrizionale del Nord, del Centro e del Sud che hanno lavorato più attivamente alla promozione locale del Con­ corso, sono assegnati ai Consigli di Como per il nord, Perugia per il Centro, Napoli per il sud.

per farli diventare storia, e per questo si sottolinea l’importanza dei rapporti tra sport e persone di una determinata epoca, tra as­ sociazionismo spontaneo e socie­ tà civile. 2 — Molte società, presentatrici di opere collettive, hanno scoper­ to o hanno ribadito, grazie anche al Concorso, che l’associazionismo non si limita ai momenti degli allenamenti e delle gare, ma ispi­ ra uno stile di vita, altre occa­ sioni di collaborazione e di stare insieme, di comunicare. 3 — La cultura delle immagini, co­ sì diffusa nella fruizione, non tro­ va molte persone capaci di usar­ la per esprimersi: siamo tutti an­ cora troppo « utenti » e poco « co­ municanti » con i nuovi linguag­ gi. Si potrebbero formulare ipo­ tesi suggestive: la cultura che va­ lorizza il corpo, i fatti, l’impegno fisico (e morale!) rifugge forse dal mondo delle « ombre? » C’è

un’opposizione tra la concretezza e la labilità, nelle persone che praticano uno sport? L’uso della parola, apparentemen­ te più astratta ma assai più preci­ sa e strutturata in concetti e in discorsi, è preferito da chi prati­ ca uno sport che, in altro modo, richiede rigore formale c capacità logiche? O sono il diverso rigore formale delle immagini e i loro linguaggi ad essere penetrati nel­ la cultura odierna solo nel loro aspetto passivizzante, per cui le persone « attive » ne rifuggono, anche per impreparazione? Sono cenni, ipotesi, stimoli a pen­ sare che potranno maturare in avvenire.

D. V’.

Associazioni a confronto

« Ruolo dell’Associazionismo nella prevenzione del disagio giovanile » è stato il titolo del seminario svol­ tosi a Roma dal 12 al 14 novembre presso l’istituto Fatebenefratelli. Tale iniziativa, che ha contato sul­ la partecipazione di circa 50 rappre­ sentanti delle Associazioni giovanili a carattere nazionale (ACLI, AGESCI, ARCI, ACI, CNGEI, COORD. NAZ. ENTI PROM. SPORTIVA, MOVI, CRI Pionieri) e di alcune comunità di base (Gruppo Abele, Co­ munità di Capodarco, GIOC, Comu­ nità di S. Egidio, C.N. Com. d’acco­ glienza), si inserisce nel quadro di tutte quelle strutture di incontro e di dibattito predisposte in occa­ sione deH'Anno Internazionale del­ la Gioventù, per affrontare le com­ plesse tematiche inerenti la condi­ zione giovanile. Il dato di fatto assunto come pun­ to di partenza dell’indagine (cioè il disagio giovanile) è il sintomo di un malessere purtroppo irrefutabi­ le, che è generato dalla difficoltà che oggi i giovani hanno nel progettar­ si e nel sentirsi parte attiva della società e dalla loro conseguente chiusura nel privato e nel fram­ mentario, da cui talvolta hanno ori­ gine fenomeni di devianza e di ri­ bellione. A fronte di tale realtà i vari movi­ menti associazionistici possono co­ stituirsi come validi centri di me­ diazione e di integrazione socio-cul­ turale in cui le aspirazioni giovani­ li, tuttora volte alla ricerca di signi­ ficati e di cose concrete, abbiano ef­ fettivamente la possibilità di tra­ dursi sul piano operativo. Le tre relazioni introduttive — te­ nute rispettivamente da Cristina de Luca (AGESCI), Licio Palazzini (AR­ CI) e Michele Rizzi (Gioventù Acli­ sta) — hanno voluto proprio sotto­ lineare le intrinseche potenzialità che le Associazioni hanno per agire positivamente sulla sostanza del problema, precisando che solo at­ traverso un’azione intersettoriale so­ prattuto a livello locale, l’integra­ zione funzionale tra Associazioni ed Istituzioni, la formazione dei qua­ dri e l'addestramento del volontari, sarà possibile iniziare una politica attiva verso le condizioni giovanili.

Marco Cerigioni

i

25


TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE

Tre società leaders Ogni anno, dal 1970, il Consiglio provinciale milanese assegna tre premi ad altrettante Società che operano con particolare assidui­ tà, serietà e continuità nelle aree di intervento associativo. Quest’ anno le tre Società leaders me­ ritevoli del premio sono state: Argo Olmi, S. Marco Cotogno, S. Carlo Altopiano Seveso. Queste, in breve le motivazioni e il pro­ filo delle Società premiate. G.S. Argo Olmi. Una realtà gio­ vane che fa una proposta sporti­ va ai ragazzi che vivono una realtà periferica della metropoli milanese, una realtà associativa che, grazie all’impegno di un volontariato sportivo motivato e competente al servizio dei gio­ vani, promuove una proposta sportivo-comunitaria all’insegna della festa, della socialità, della ricreazione, coinvolgendo le fa­ miglie e il quartiere. Sorto nel 1979 il G.S. Attività Ricreative Gioventù Oratorio Olmi iniziò l’attività con le prime olimpiadi locali. Poi venne il tempo della pallavolo ed infine della palla­ mano, sport in cui ottiene bril­ lanti risultati. Quasi 200 giovani sono coinvolti da questa Società operante in perfetta sintonia con gli ideali del CSI. G.S. S. Marco Cologno. Costitui­ ta nel 1971 ad opera di don Ma­ rio Longo, che comprese quan­ to poteva essere importante — all'interno dell'oratorio — una comunità di sportivi, questo gruppo conta oggi oltre 100 so-

DALLA SFIDA ALLA FESTA

26

VERONA — L'Atletica Bovolone. so­ cietà sportiva con pochi mezzi e strutture ma con una grande tradi­ zione e tanto entusiasmo, ha vis­ suto ultimamente momenti di grande fervore per un avvenimento che ha coinvolto la Società, gli amministra­ tori pubblici e le famiglie dei propri iscritti. L'obiettivo era quello di for­ nire adeguata ospitalità agli amici della Virtus Campobasso, invitati a Bovolone per una « festa ■> di tre giorni. Nel 1978 la Virtus Campobasso arri­ vò a Bovolone per un incontro di tre giorni; gli oltre 50 atleti molisani furono ospitati dai ragazzi di Bo­ volone. L'iniziativa era nata come sfida amichevole tra Atletica Bovo­ lone e Virtus Campobasso, organiz-

ci, atleti e sostenitori. Inizial­ mente il G.S. S. Marco svolgeva attività prevalentemente calci­ stica, ma ben presto, grazie al­ l'impegno di un volontariato at­ tivo, sorsero le sezioni di palla­ volo e di pallacanestro, autenti­ che novità nella vita sportiva della cittadina. Negli ultimi an­ ni la maturità del G.S. S. Marco si dimostra nell'apertura della proposta sportiva alle ragazza, nell'impegno politico nei con­ fronti dell'amministrazione loca­ le, dell'uso sociale degli impian­ ti sportivi pubblici, nel contribu­ to dato al decentramento asso­ ciativo, nella sua proposta di uno sport più umano ai giovani ed al quartiere.

G.S. S. Carlo Altopiano Seveso. La sua storia inizia nel 1980. Solo cinque anni di anzianità, dunque; ma è, questa, una So­ cietà che agisce esemplarmente nel quadro culturale di attenzio­ ne all'uomo, di speranza; una realtà associativa assai vivace che fa una sua proposta nel con­ testo più complessivo di una co­ munità parrocchiale aperta al territorio. Nuove frontiere di impegno vanno viste nell’atten­ zione che il gruppo sta rivolgen­ do alle persone meno dotate, portatrici di handicap. Il G.S. S. Carlo va ad aggiungersi, dun­ que, alle numerose realtà asso­ ciative che hanno fatto dello sport un momento di impegno sociale, di educazione, votato ai valori più autentici della vita.

zata da due dirigenti delle rispettive Società durante il servizio militare Nel 1979 fu la volta degli atleti bovolnesi ad essere ospiti degli amici del sud, e chi conosce il sud sa qual' è il senso dell’ospitalità in quelle zo­ ne. Nel 1980 ancora la Virtus arri­ vò a Bovolone e già in quell’occa­ sione il momento agonistico era or­ mai passato in secondo piano di fronte al piacere di ritrovarsi insie­ me. Ma fu proprio a questo punto, quando lo sport era diventato festa di solida amicizia che si rinnova, che il viavai tra Bovolone e Campobasso si interruppe, anche per le difficoltà incontrate dall’Atletica Bovolone. Ed ecco che quest'anno si è ripartiti. Il Campobasso è tornato a far visita a Bovolone, ma nella ricerca di sti­ moli nuovi è stata coinvolta anche una Società di Riva del Garda.

IMMAGINI DEL CAMPO SCUOLA BOLOGNA — Circa 150 bazzanesi hanno gremito l'Aula Magna della Scuola Media di Bazzane per assi­ stere alle proiezioni dell'audiovisivo prodotto dall'LI.S. Tenace durante il Campo Scuola a Sestola, un'espe­ rienza che nei partecipanti ha susci­ tato nostalgia, voglia di tornare, ma anche impegno a continuare. La proiezione dell’audiovisivo si in­ quadra nell'azione svolta dall'LI.S. Tenace di stringere più stretti rap­ porti con la cittadinanza. La nuo­ vissima sede della Società è entra­ ta in funzione, oltre che come ca­ sa madre per il gruppo sportivo, come centro di aggregazione per la gioventù cittadina.

SOCIETÀ' IN ASSEMBLEA LA SPEZIA — Presso il centro cul­ turale « Palmaria » dell'oratorio dei salesiani del Canaletto, si sono riu­ niti in assemblea i rappresentanti di tutte le società sportive della provincia spezzina affiliate o ade­ renti al Centro Sportivo Italiano. L'assemblea è stata presieduta dal vice-presidente vicario Valerio Zilioli, che ha fatto rimarcare come l'assemblea, strumento basilare del­ la vita associativa, assuma un'im­ portanza di ancora maggiore rilievo prima di iniziare l'attività di un nuovo anno sportivo e sociale. La partecipazione è stata massic­ cia e il dibattito ha spaziato su numerosi argomenti, dai problemi di base dell'associazionismo alla formazione di dirigenti e animatori e al dettaglio delle varie attività sportive e sociali dell'85-86.

I

I "

si


S .:3I TUTTOCSI/CRONACHE/ESPERIENZE IL «GRUPPO STAMPA» DI ROVIGO ROVIGO — Da qualche tempo il Con­ siglio provinciale di Rovigo ha acqui­ sito nuovi spazi attraverso i quali diffondere la propria immagine e sen­ sibilizzare l’opinione pubblica citta­ dina ai problemi dello sport promo­ zionale. L'attività di informazione e stampa del Consiglio copre attual­ mente una pagina sul settimanale diocesano, spazi su « Il resto del Car­ lino » e il » Gazzettino », rubriche fis­ se su emittenti radio e televisive lo­ cali. Tutto il lavoro è condotto da un'équipe di giovanissimi addetti stampa, nella foto insieme al presi­ dente nazionale Aldo Notarlo, in oc­ casione dei festeggiamenti per il 40° del CSI Rovigo.

.1 l

INCONTRO ARBITRI-GIOCATORI

IL DIRIGENTE CSI CITTADINO DEL MONDO

CESENA — « Lavorare insieme per una crescita sportiva e umana del­ la nostra attività »: con questo te­ ma di riferimento arbitri, dirigenti e capitani delle squadre di calcio del CSI Cesena si sono ritrovati mercoledì 30 ottobre per un pri­ mo incontro, nell’ambito di un pro­ gramma che intende accorciare le distanze tra giocatori e giudici di gara. Una migliore collaborazione in campo, infatti, non può prescin­ dere da una stretta collaborazione prima del momento sportivo vero e proprio. La riunione ha avuto riscontri im­ mediati, al di là del chiarimento di problemi tecnici e di regolamento. Il Gruppo Arbitri si è subito dichia­ rato disponibile ad andare incontro a quelle Società che richiedono la presenza di un arbitro per studia­ re insieme a lui quella parte di re­ golamento che molti giocatori non conoscono e per instaurare un rap­ porto più concreto tra arbitro e gio­ catori.

PADOVA — Dal 30 novembre all’1 dicembre si è tenuto a Lonigo/Villa Giovannelli (Vicenza) un incontro di studio a carattere regionale per di­ rigenti e responsabili dei Consigli provinciali e circoscrizionali e rispet­ tive Commissioni, nonché per i con­ sulenti, sul tema « Cittadini del mon­ do con il progetto CSI ». In sostan­ za — ci si è chiesto nell’occasione — qual'è il ruolo nel mondo degli operatori dì un'associazione cristiana­ mente ispirata? Cosa significa per un uomo, o una donna, improntare il proprio lavoro agli ideali e ai prin­ cìpi cristiani? E i responsabili del CSI come devono muoversi per re­ stare fedeli ai princìpi statutari?

TORNEO DI CALCETTO NOTO — Dopo il felice debutto del­ lo scorso anno, il calcetto sembra essersi affermato ormai definitiva­ mente a Noto. La società sportiva Blizzard, in collaborazione con il Consiglio CSI, ha organizzato infat­ ti un torneo di questo sport, riser­ vato ad atleti di III e IV fascia. Le adesioni sono andate oltre le mi­ gliori previsioni, a conferma del gradimento che riesce a raggiun­ gere questo sport, forse per l'estre­ ma semplicità della sua formula.

COOPERATIVA GENITORI CASERTA — Nella provincia di Ca­ serta, così come in altre zone del Paese, i giovani vivono una condizio­ ne di emarginazione socio-culturale, né trovano nella famiglia uno sbocco naturale per risolvere i loro proble­ mi. Né un aiuto reale trovano in altre istituzioni: quella politico-sociale è orientata più al « controllo » che ad uno sforzo di soluzione e di promo­ zione; quella scolastica è attenta più a schemi tradizionali che ad un sa­ pere legato ad una lettura critica del territorio; quella, infine, religiosa, con il « buco nero » della pastorale gio­ vanile, vive tale problema con senso di impotenza e dì quasi rassegna­ zione. Nella Parrocchia - Ave Gratia Piena » di Piedimonte Matese si è presa co­ scienza di tale situazione e comin­ ciano ad emergere alcuni segni di novità: più che fermarsi alle sempli­

I dirigenti veneti sono stati aiutati in questa riflessione dal prof, don Paolo Doni, docente di sociologia re­ ligiosa, e dal prof. Livio Crepaldi. già vicepresidente nazionale dell'Azione Cattolica e attuale presidente del­ la Consulta Triveneta delle Associa­ zioni laicali, di cui fa parte anche il CSI. Erano presenti, per dare il lo­ ro apporto, anche don Gianni Gherardi, consulente nazionale CSI, e don Giuseppe Parolin. esperto in As­ sociazionismo e Parrocchia. I lavori di gruppi sono stati ispirati da due relazioni introduttive: « L’O­ peratore di un'associazione cristiana­ mente ispirata protagonista dell'in­ contro Cristo-uomo », sviluppata da don Doni: « Nel CSI per fare cultura con l'uomo », esposta dal prof. Cre­ paldi.

ci analisi, comincia a porsi lo sfor­ zo concreto di come rispondere al­ meno ad alcune domande dei gio­ vani. La collaborazione con chi, come il CSI. presente a Campìtello con il G.S. Olimpia, sia rapportato ai gio­ vani sotto qualunque aspetto ha con­ sentito di raccogliere attorno ad un tavolo una trentina di famiglie della Parrocchia per dare vita ad un orga­ nismo che veda tutti coinvolti per una prima reale collaborazione a fa­ vore dei giovani: è nata così una Co­ operativa genitori per una gestione, secondo lo spìrito del volontariato, del Centro Parrocchiale S. Filippo. I genitori dei ragazzi del CSI. dopo essere stati coinvolti per due anni nella responsabilità della gestione dell'attività dei loro figlioli, hanno su­ bito recepito che ci si doveva muo­ vere anche per gli altri e saranno d'ora in avanti impegnati anche in questo senso.

27


LA MESSA E' FINITA di Nanni Moretti

SCENEGGIATURA: NANNI MORETTI, SANDRO PETRAGLIA. FOTOGRAFIA: FRANCO DI GIACOMO. MONTAGGIO: MIRCO GARRONE. MUSICA: NICOLA PIOVANI. INTERPRETI: NANNI MORETTI, MARGHERITA LOZANO, FERRUCCIO DE CERESA, ENRICA MODUGNO, MARCO MESSERI.

La tensione ideale espressa da don Giulio si scontra, quindi, con la più totale indifferenza: (« che sci tornato a fare: non te ne accor­ gi che non puoi cambiare nulla? ») e con l’impossibilità di cambiare qualcosa nella realtà a lui più vi­ cina: « Vi voglio tutti bene, voi che state in questo bar », esclama nella piena solitudine di un bar dopo aver letto il tema di una bambina su suo padre. L’unica strada possibile sembra la lontana terra di missione dove forse c’è ancora bisogno di lui. E così si chiude il film lascian­ doci un po' di amaro in bocca, con un po’ di invidia perché vorrem­ mo appartenere a una generazio­ ne che come quella di Moretti fos­ se facilmente identificabile e capa­ ce di esprimere come generazione delle cose, e con la certezza che nel panorama italiano Moretti co­ mincia a diventare un punto di riferimento.

Triste, malinconico, Nanni Moretti si affaccia sullo schermo svilup­ pando le tematiche delle sue ope­ re precedenti (da « Io sono un au­ tarchico » a « Bianca »). Il film, caratterizzato da un pre­ ciso e coerente sviluppo, ruota in­ torno alla figura di don Giulio, giovane sacerdote da poco ordi­ nato, che tenta di stabilire dei ponti con gli amici di una volta. Ma la storia di ciascuno si è svi­ luppata diversamente e le espe­ rienze diverse impediscono la co­ municazione. Il tentativo di don Giulio di in­ frangere il muro del silenzio non ha risultato, anzi, la mancanza di comunicazione si assomma alla cristallizzazione di ogni storia per­ sonale. Intendiamoci, ogni personaggio non ne è consapevole fino in fon­ do e crede di vivere comunque, di esprimere delle scelte, di conti­ nuare la sua vita.

28

In realtà viene fuori il volto di una generazione che non ha piii il coraggio di essere idealista ma che non sa vivere il quotidiano senza la forza ideale: — l’amico terrorista, assolto per insufficienza di prove, che si rifiu­ ta di affrontare e spiegare i mo­ tivi che l’hanno condotto alla lot­ ta armata; — il non più giovane Cesare che sceglie la fede come ultima spon­ da e a cui Giulio dice, senza peli sulla lingua, che la sua è una fal­ sa vocazione; — la sorella Valentina che da tan­ tissimi anni porta avanti una sto­ ria con un ragazzo senza mai con­ cludere, neanche dinanzi ad un bambino (Valentina — le dice il fratello — non fare anche tu co­ me gli altri; combina qualche co­ sa di buono!); — l’amico Saverio che non vuole più vedere nessuno e va a dormi­ re alle sei del pomeriggio perché non sa cosa farsene della sua gior­ nata... e così di seguito fino alla famiglia dove troviamo il padre

che decide di lasciare tutti per andare a vivere con una donna più piccola di trent’anni. La ma­ dre che è la figura a cui lui si ri­ ferisce per misurarsi con il pas­ sato, morendo dà occasione a don Giulio di fare un piccolo bi­ lancio (« perche sei arrivata fin qui, non eri curiosa di sapere co­ me andava a finire? »).

Giuseppina Paterni ti

IL PORTIERE DI CALCIO E. SASSO. ED. MEDITERRANEE, ROMA, PP. 132, L. 7.500. Questa è la ristampa di un fortu­ nato volumetto, il cui successo va presumibilmente ascritto alla estrema sinteticità ed alla chia­ rezza di esposizione. In passato Enzo Sasso, giornali­ sta sportivo di antico mestiere, aveva già pubblicato per le Medi­ terranee una serie di testi dedi­ cati al calcio (L’allenatore di cal­ cio, L’arbitro di calcio. La Juven­ tus di H. Herrera, Mago all'ita­ liana), tutti costruiti con un iden­ tico schema, che prevede la stret­ ta collaborazione con allenatori, medici e « tecnici » del calcio in genere. Anche // portiere di calcio rical­ ca la formula. La collaborazione in questo caso è attuata con un

enzo sasso edizioni mediterranee o

□ formazione tecnica e allenamento

t

medico sportivo di chiara tanl.a S con alcuni tra i portieri italiani di maggior successo. Tutti insie­ me, Sasso ed i suoi coautori, spie­ gano come si diviene portiere, co-


ine ci si allena, come ci si alimen­ ta e così via. Decine di illustrazioni e fotogra­ fie corredano il testo.

1.500 ESERCIZI PER LA STRUTTURAZIONE DELL'ALLENAMENTO IN CIRCUITO I. A. GUREVIC ED. SOCIETÀ'STAMPA SPORTIVA, ROMA 1985, PP. 268, L. 20.000. L’allenamento in circuito (Circuit Training, CT) è un criterio addestrativo del lavoro che ha cono­ sciuto e conosce ancora una diffu­ sione notevole, pur essendo la let­ teratura sull’argomento assai scar­ na. Questo « 1500 esercizi » rappre­ senta quindi uno strumento im­ portante per quanti sono interes­ sati a questo sistema. L’autore, atleta, allenatore, inse­ gnante, chiarisce il criterio di strutturazione di questa metodica addestrativa offrendo agli opera­ tori la chiave per risolvere auto­ nomamente molti problemi di for­ mazione fisico-organica degli atle­ ti, principianti o evoluti che siano. Gurevic attribuisce, evidentemen­ te, una grande importanza al me­ todo visivo nell’insegnamento del­ l'educazione fisica, in quanto la descrizione di tutti gli esercizi pro­ posti è accompagnata da una grafi­ ca essenziale ma estremamente esplicaliva. Alcuni argomenti in sommario: strutturazione della formazione di caratteristiche fisiche con meto­ do dell'allenamento ciclico; forza, destrezza, rapidità di movimenti, flessibilità, resistenza; organizza­ zione dell'allenamento ciclico alle lezioni di educazione tisica: lezio-

GLI ATTI DI LORETO Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini

1 il w Con ammirevole tempestività — bisogna dirlo — la Conferenza Episcopale Italiana ha pubblica­ to, tramite l'editrice AVE, gii al­ ti del 2" Convegno ecclesiale, « Riconciliazione cristiana e co­ munità degli uomini », svoltosi a Loreto dal 9 al 13 aprile di que­ st'anno. Il volume di 546 pagine si apre con la nota pastorale dei Vesco­ vi « La Chiesa in Italia dopo Lo­ reto », che sintetizza ufficialmen­ te i risultati dei lavori e indica le strade e i criteri di impegno che ne sono derivati. Le altre cinque parti sono dedi­ cate alle parole del Papa ai con­ vegnisti durante i vari momenti della sua visita a Loreto; ai sa­ luti iniziali; alle tre relazioni di apertura (di B. Forte su « Il cam­ mino della Chiesa in Italia dopo il Concilio »; di A. Rigobello su « Il volto della società italiana »;

LA. Gurevió

1500 ESERCIZI PER LA STRUTTURAZIONE DELL’ALLENAMENTO IN CIRCUITO (CIRCUIT TRAINING)

ni di ginnastica, di atletica legge­ ra e di preparazione sciistica; gio­ chi; pianificazione dell’allenamento in circuito nel processo scola­ stico.

AEROBICA INACQUA \lo f |1V®

ri di

MOLTA STAMPA SPORTIVA POMA

L. WEGENER UDHE E A. CALLIGARIS. ED. SOCIETÀ' STAMPA SPORTIVA, ROMA 1985, PP. 170, L. 8.000. Della ginnastica aerobica si sape­ va ormai tutto, afflitti come siamo da libri, articoli, dispense con

del Card. Pappalardo su « La Chiesa segno e strumento di ri­ conciliazione »); ai lavori delle 26 commissioni di studio; alle sintesi dei lavori presentate all' assemblea dei convegnisti. Un'ampia appendice documenta la partecipazione, il lavoro pre­ paratorio, lo svolgimento e altri aspetti particolari. Questo volume di considerevole mole diventa ora il testo base per l'impegno e l'azione di tut­ te le componenti della Comunità cristiana per realizzare il pro­ getto pastorale « Comunione e comunità », che fa seguito al progetto precedente, ormai pas­ sato alla storia non soltanto ecclesiale, cioè « Evangelizzazio­ ne e promozione umana ». I vescovi, nel loro documento conclusivo sul Convegno, scrivo­ no tra l'altro: « Il futuro del mondo è profondamente legato alla sua umanizzazione e alla ri­ cerca di un tessuto comunicati­ vo che consenta il superamento dell'attuale frammentarietà e ri­ trovi una base comune in cui si riconoscano e si considerino i veri valori dell'uomo e della sua esistenza ». II progetto pastorale « Comunio­ ne e comunità » guarda a questa particolare condizione del mon­ do contemporaneo e, in esso, della società italiana. Gli atti del Convegno lauretano rappresenta­ no lo strumento privilegiato di riflessione e di orientamento per elianti a tale progetto intendo­ no seriamente collaborare.

Il volume è posto in vendita dal­ l'editrice AVE di Roma al prez­ zo di L. 29.000.

supporto di cassette sonore. Eppu­ re qualcosa di nuovo, evidente­ mente, era possibile dire. Lo di­ mostra questo libricino, che appli­ ca l'idea dell'aerobica all’elemento acqua. II senso dell’operazione po­ trebbe essere quello di variare il lavoro in piscina, ma forse una applicazione più divertente e rin­ frescante potrebbe esserci duran­ te l'estate, al mare, quando la ca­ nicola costringe i bagnanti (quelli che non amano spingersi dove « non si tocca ») in un mezzo me­ tro d’acqua, quanta ne occorre ap­ punto per questa aerobica acqua­ tica. 1 due autori propongono esercizi e giochi molto semplici.

29


COSTUME

Impariamo a leggere i giornali / 1

LA NOTIZIA: REGINA, MERCE, MESSAGGIO

30

Che cosa facciamo, quando com­ periamo un quotidiano? In realtà, noi non acquistiamo carta, ma notizie. Senza notizie, il quotidia­ no non esisterebbe. La notizia è la regina dell'informazione. Nei paesi dittatoriali, dove le notizie non circolano senza il permesso delle autorità e molte sono taciu­ te o distorte, non si può parlare né di vera stampa né di vera in­ formazione. Ragioniamo di quello che succe­ de in un regime democratico di libera circolazione delle notizie. Non tutto infatti funziona come dovrebbe. Chi va al mercato a comperare mele, le esamina per accertarsi che non siano bacate. E, se gli servono solo mele, bada bene che nella busta il commerciante non infili delle patate. Chi va all’edicola a comperare no­ tizie, raramente si domanda se sia­ no « bacate », cioè non esatte, non autenticamente vere. Anzi, più so­ no messe in evidenza (in prima pagina, con un grosso titolo...), più siamo portati ad attribuire loro un carattere di genuinità: « E’ ve­ ro perché sta scritto sul giorna­ le ». Ancor più raramente ci domandia­ mo se, per caso, invece di averci dato notizie, il giornale non ha per caso messo nella confezione qualche altra cosa al posto delle notizie stesse: il parere del gior­ nalista al posto della necessaria informazione sui fatti, dopo la quale il commento può anche es­ serci gradito, ma a condizione di sapere che è un’altra cosa. Non tutto quello che è scritto sui giornali è « vero ». Dobbiamo esse­ re convinti che la libertà di infor-. mazione non si costruisce solo con la libertà dell’editore di pubbli­ care ciò che vuole (nei limiti del Codice!), ma si fonda anche sul­ la libertà del lettore, sulla sua capacità di leggere criticamente. Forse allora è utile abbandonare i miti del giornale-che-dice-la-verità e del giornalista-cavaliere-dell’idcale per scoprire qualcosa di più prosaico e reale. Il giornale è un prodotto. Il giornalista è un con­ fezionatore, un fabbricante: anche la notizia, infatti, è un prodotto. Possiamo paragonare la notizia, regina dell’informazione, a... una scatola di cioccolatini: non per diminuirla, ma per capirla meglio. Come una scatola di cioccolatini o

altro prodotto industriale, la notizia: — subisce un processo di fabbri­ cazione, è confezionata in un laboratorio (la redazione); ha un « contenitore », che occupa un certo spazio e si presenta in un certo modo (titoli, spazi, caratteri tipografici...); ha un « contenuto », che in questo caso è l’annuncio di un fatto e il suo commento. Il paragone con la scatola di cioc­ colatini è intenzionale, perché a volte noi comperiamo una confe­ zione facendoci attirare dalla sua forma (grandezza e eleganza del­ la scatola) invece che dal suo con­ tenuto (quantità e qualità dei cioc­ colatini). Lo stesso, a pensarci be­ ne, avviene con i giornali. Però la notizia non è soltanto un prodotto. Essa è anche un messag­ gio: è « confezionata » da autori (il giornalista, il direttore, il gra­ fico...), che, pur riferendo i fatti, scelgono l’evidenza da dargli, l’ot­ tica con cui presentarli, lo spazio e la posizione in pagina, e scel­ gono in rapporto alle proprie idee filosofiche, religiose, politiche, che non possono essere cancellate di colpo anche quando costoro si sforzano di essere più « obiettivi » possibile. Dietro le notizie, quin­ di, si possono intravvedere i « fon­ di mentali » degli autori, le loro intenzioni, ciò che vogliono comu­ nicare al lettore. Se dunque il lettore non riceve semplici informazioni, ma messag­ gi, occorre che si prepari sempre

a dire se egli è d’accordo o no con tali messaggi, se consente o dissente. L’idea della notizia-prodotto ci può far capire anche i limiti della re­ gina. Ad esempio, il « contenitore » è già una limitazione: in 30 o 60 o 90 righe, comunque, tutta la real­ tà di un episodio, nella sua com­ plessità e nelle sue sfumature, non potrà mai entrare. Le parole stes­ se e persino le fotografie, mentre tentano di descrivere una realtà, la delimitano: quale cronista, anche bravissimo, potrà mai dire a pa­ role il terrore dei terremotati, il dolore di un bambino, l'angoscia di una madre? E sui giornali, quante frasi usate troviamo, quan­ ti aggettivi sempre uguali, quante formule ripetute altre volte! La riflessione ci fa consapevoli del fatto che, in una notizia giornali­ stica (o radiofonica o televisiva...), c'è qualcosa che può entrare e c'è altro che non entrerà mai e che sarebbe sbagliato cercarvi. Domandiamoci: che cosa contiene una notizia? E, giornali alla mano, cerchiamo di rispondere. Una pri­ ma risposta è: contiene una descri­ zione di ciò che è accaduto in una parte del mondo. Ma la descrizio­ ne di un fatto non è il fatto stes­ so, così come la fotografia di un dolce non è quel dolce (non è com­ mestibile, la fotografia!). C’è sem­ pre nella notizia una deformazio­ ne, parola che non va intesa in senso negativo, ma come « passag­ gio da forma a forma ». E’ in sede di rapporto tra notizia e commento che la comunicazione può essere maggiormente distorta, strumentalizzata, e diventare con­ dizionante per chi legge. Che cosa succede nel rapporto fra giorna­ lista e notizia e fra questa e il lettore lo esamineremo nel prossi­ mo numero.

Domenico Volpi

UNA SOIA PACE

;

« La Pace, valore senza confini: Nord-Sud, Est-Ovest, una sola Pace » è il tema scelto per la Giornata mondiale della Pace 1986. Con questo tema il Papa desidera mettere in risalto il carattere uni­ versale della Pace e, in pari tempo, far riflettere sulla correlazione esistente fra l'impegno per la pace e quello per la giustizia sociale. Il Papa propone che sia approfondita tale problematica, esaminando come la ricerca di eque soluzioni alle disparità sociali esistenti tra Nord e Sud contribuisca ad attenuare le tensioni nelle relazioni tra Est ed Ovest, e come dal dialogo e dall’intesa tra Est ed Ovest scaturiscano una migliore possibilità di sviluppo e più ampie risorse a beneficio dei popoli del Terzo Mondo. Egli chiede che i due ordini di problemi non siano considerati separatamente. Di fronte alle situazioni di sofferenza di tanta parte dell'umanità, al­ le incomprensioni fra nazioni, alla sfida rappresentata dalla corsa agli armamenti, l'appello alla Pace è rivolto al cuore e alla mente di ogni persona di buona volontà e interpella tutti noi.


L'OPINIONE DI ...

MARIA PIA

GARAVAGLIA Abbiamo chiesto all’on. Maria Pia Garavaglia, la sua opinione su uno dei temi emergenti della condizione giovanile. Su questo argomento l’on. Garavaglia era intervenuta alla nostra Confe­ renza di Rimini.

Emarginazione sociale e devianza giovanile

Nel tema propostomi appaiono due condizioni esistenziali che il più delle volte si richiamano a vicenda, ma che non necessa­ riamente sono legate da rappor­ to di causalità. Di solito per descrivere l’emar­ ginazione ci si affida all’analisi delle situazioni che creano con­ dizioni di vita « diverse » da quelle normali, nel senso di in­ feriori a quelle più ampiamente condivise dalla massa e, perciò, accettate. Si suole quindi invocare il su­ peramento di tali cause per di­ chiarare sconfitta l’emarginazio­ ne. Significa anche che elimina­ ta l’emarginazione si realizza 1’ integrazione? Ricorderò subito, come esem­ pio, che non sempre chi si dro­ ga è un emarginato ma certa­ mente quando una persona è drogata è emarginata. L’emarginazione si configura co­ me il risultato di una devianza ma non soltanto. Intanto, definiamo le devianze come infrazione delle regole es­ senziali che configurano la co­ munità in cui si vive. E’ importante, comunque, ana­ lizzare le cause dell’emarginazio­ ne per ricercare le soluzioni alle devianze. Ci sono certamente situazioni a rischio (famiglia disadattata; svantaggio fisico o psichico; in­ sufficienza economica), ma ci so­ no emarginazioni indotte dalla società stessa che giudica inte­ grati solo i soggetti consumato­ ri. Sono perciò emarginati colo­ ro che non rispondono a cano­ ni di efficienza produttiva, capa-

ci di far acquisire risorse da spendere nei bisogni indotti, i consumi che rendono « norma­ li ». In questo senso sono emar­ ginati gli anziani, gli handicappati, i giovani disoccupati. Lo sport ha evidenziato che 1’ handicappato, ove non sia as­ servito a canoni di efficienza ma valorizzato secondo le sue spe­ cifiche possibilità, può esprimer­ si pienamente: ne sono esempi luminari le olimpiche dei porta­ tori di handicap! Le regole dalle quali, soggettiva­ mente od oggettivamente, si de­ via sono per lo più quelle det­ tate dalla società degli adulti, la quale troppo spesso le detta più per difendersi dai giovani che per difendere i giovani. Molte devianze sono causate dal­ la cinica strumentalizzazione dei minori a scopo delinquenziale. Si approfitta della non imputabi­ lità e non punibilità derivante dalla loro età per commettere gravissimi reati. Anche nelle situazioni non così vistosamente patologiche i gio­ vani sono « vittime » dell’orga­ nizzazione sociale finalizzata agli obiettivi che dicevamo. I mass-media, tra i quali la te­ levisione sopratttutto, diffondo­ no messaggi unidirezionali mas­ sificanti che inducono ad una accettazione. II contrario dell’assunzione di responsabilità personale, di ca­ pacità critica, di proposta origi­ nale.

Certamente sono i valori a di­ scriminare la coerenza dei com­ portamenti: o meglio, la collo­ cazione dei valori. Sostanzialmente due — il lavo­ ro e la scolarizzazione — sono valori e diritti insieme, tuttavia se questo è vero non sono tra­ smessi ai giovani in modo ido­ neo. Anzi. Oggi i giovani sono i più colpiti dalla disoccupazione con tutto il disadattamento che ne viene. Contemporaneamente chi ha il lavoro non lo considera, come è inteso nella « Laborem exercens », prerogativa dell’uomo soggetto, continuatore deH’opera creatrice di Dio, ma come occa­ sione per ottenere il profitto ne­ cessario ai consumi cui facevo riferimento. Il valore diventa il tempo libero: e potrebbe esser­ lo, purché sia tempo dedicato ad esprimere l’interiorità della per­ sona. Tempo libero da che cosa? Libero, per dedicarlo a che co­ sa? Proprio relativamente a que­ sti problemi l'adolescenza è un’ età peculiare. Le istituzioni da sole non sono in grado di proporre soluzioni personalistiche. Ci siamo aspet­ tati che esse fossero neutre ri­ spetto alla trasmissione dei va­ lori e al ruolo educativo, ma la neutralità non può positivamen­ te assumere i valori. Per que­ sto occorre partecipare attiva­ mente ai livelli rappresentativi sia per far vivere le istituzioni come strumento di servizio all' uomo, sia per esprimere nel vo­ lontariato associativo una testi­ monianza di vita che trasformi la società. Il sistema democratico, mentre è l’unico capace di far esprime­ re il volontariato, ha nello stes­ so tempo bisogno per esistere e svilupparsi dell'impegno dei cit­ tadini a manifestare nei fatti il pluralismo culturale e motiva­ zionale.

31


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook