Skip to main content

Stadium n. 11-12/1974

Page 1

swW

ll.U.l.

Direttore responsabile: Aldo Notarlo

Redattore capo: Duilio (Dimetti Comitato di redazione: Zina Giuri Amili Paolo Andreoli Enzo Balboni Claudio Bucciarelli Giulio Martinucci

Grafica: Alberto Greganti

STADIUM si propone lo scambio delle idee e la ricerca comune dell’associazione. I singoli interventi vogliono portare soltanto una voce, offrire un contributo allo sviluppo comunitario. STADIUM è una tribuna aperta. Tutti sono invitati a esprimere la propria opinione e tutte le opinioni sono gradite.

STADIUM chiede a tutti i soci un'attenzione costantemente critica e una collaborazione generosa.

(copertina di Alberto Catalani)

A VIENNA I CAMPIONATI BASKET DELLA FICEP Dal 20 al 23 giugno scorso si sono svolti a Vienna i Cam­ pionati di Pallacanestro della FICEP. Alla manifestazione hanno aderito squadre ma­ schili e femminili della Fran­ cia, Spagna, Austria, Italia e Germania. Per il CSI era presente una squadra femminile ed una maschile in rappresentanza dell’attività di pallacanestro svolta dal Consiglio provin­ ciale di Roma per le catego­ rie allievi, juniores e senio­ res con il limite massimo di 21 anni. Composizione squadra fem­ minile: Canducci Carla, Cas­ sali Anna, Cenci Loredana, Fenucci Rita, Frezza Anna Li­ sa, Lucarelli Maria Luisa, Lu­ carelli Loredana, Marezio Simona, Morganti Ilaria, Pignalosa Beatrice, Preite Giovan­ na, Scio Gabriella. Allenatore: Salani Alberto; Responsabile: Santangelo M. Pia. Composizione squadra ma­ schile: Altieri Gianfranco, Bugliosi Riccardo, Cannistrà Massimo, Coppola Claudio, Lo Pergole Antonio, Lucchesi Marco, Mauriello Giuseppe, Pelagatti Nazareno, Scalfo Eu­ genio, Spagnoli Francesco, Turzo Giampiero, Vigna An­ tonio. Allenatore: De Luca Massimo; Responsabile: Camarda Alassimo. Riportiamo dii seguito alal­ cune impressioni di ragazze e ragazzi che hanno preso — parte al Campionato.

CARLA e ILARIA — « La FICEP associa le varie espe­ rienze del movimento spor­ tivo di ispirazione cristiana di molti Paesi europei. Si può certo dire che il CSI di Roma è stato l'unico tra le nazioni partecipanti al cam­ pionato a dare il giusto signi­ ficato alle parole: educazione fisica e sportiva. I risultati a noi non interessano: sarebbe stato facile inviare come rap­ presentativa del CSI validissi­ me squadre per ottenere otti­ me prestazioni tecniche. Ma ciò non sarebbe valso a nulla. Per le squadre il torneo avreb­ be assunto l’aspetto di una semplice trasferta, sarebbero forse giunti al punto di orga­ nizzare lotte per dimostrare chi è il più forte, dimentican­ do che lo sport non è solo vit­ toria e medaglie, ma soprat­ tutto divertimento, momento

Nella foto: la formazione femminile. di educazione, di maturazione e di incontro. Per i 24 atleti romani, ap­ partenenti al mondo del bas­ ket dilettante, i 5 giorni vis­ suti a Vienna coinvolti nel basket professionistico, ap­ prendendone i lati positivi e negativi, è stata un'esperien­ za veramente associativa. La cosa che ci ha colpiti di più, è stata la semplicità di incontro con gli altri giovani. Ci siamo ritrovati a fianco dei francesi e delle spagnole e più tardi dei tedeschi, in modo molto spontaneo. L'affiata­ mento tra noi ragazze ha rag­ giunto l'apice, quando giunto il momento della partita con­ tro le francesi, la maggior parte di noi si mostrava di­ spiaciuta di dover scendere in campo e magari vincere. Il momento forse di mag­ gior tensione si è verificato nelle partite tra la Francia e l'Austria e successivamente tra la Spagna e l'Austria quan­ do tutti insieme, occupando una sola parte della tribuna ci siamo ritrovati a tifare spontaneamente contro la squadra austriaca che nulla aveva fatto per stare insieme alle altre ragazze ». FRANCESCO — « I campio­ nati di pallacanestro della FICEP sono stati quest'anno certamente qualcosa di diver­ so e di inatteso-, la presenza infatti delle squadre italiane ha conferito alla manifestazio­ ne, che di per se stessa sareb­ be stata alquanto scialba, una impronta inedita e certamente simpatica. I ragazzi e le ra­ gazze del CSI di Roma, a pieno consapevoli delle loro possibilità tecniche, hanno fat­ to la loro figura di fronte a fortissimi avversari ma il lo-

ro pregio maggiore rimane quello di aver trasformato una manifestazione che sarebbe stata soltanto la vittoria del­ la più fredda tecnica sporti­ va, in un'esperienza di vita, nella vittoria della simpatia, dell’amicizia, della cordialità, della quale purtroppo — mi duole ricordarlo — a sottrar­ si sono state proprio le squa­ dre austriache, chiuse in se stesse forse dalla presunzione di essere le più forti. Il CSI ha offerto dunque la sua disponibilità per un dia­ logo ed un confronto al livel­ lo di sport giovanile ed in questo quadro ben poco con­ tano i risultati tecnici, di qua­ lunque ordine essi siano ». ANNALISA — « E’ stata una esperienza senz'altro positiva la settimana dal 18 al 24 giu­ gno che abbiamo passato a Vienna per il torneo della FICEP. Noi, ragazze e ragazzi, non ci conoscevamo eccetto i pochi che giocano nella stes­ sa squadra. Anche agli allena­ menti preparatori c'era molto individualismo perchè forse ci conoscevamo solo sul piano del gioco. Tutto questo fino alla partenza. Sul treno ci sia­ mo subito uniti e si è venuto ad instaurare un rapporto amichevole. Ci siamo conosciu­ ti e molti pregiudizzi su certe persone sono caduti. Gli allenatori, gli accomnagnatori ed il presidente, che erano stati visti con distacco, sono stati sempre tra di noi, facendo con noi un unico gruppo. Siamo tornati a Roma con qualcosa in più. Abbiamo vi­ sto un gioco fortemente supc­ riore al nostro, per cui Vieti(segue a pag. 43)


SPECIALE CSI

La verifica della non verifica ? Questo numero è in gran parte dedicato ai risultati della riunione del Consiglio nazionale (Roma, 29-30 giugno) dedicata all’analisi del Congresso nazionale e al rilancio del programma generale dell’Associazione per il 1974-’75. Qui di seguito, il presidente • nazionale fa il punto sulla situazione del CSI quale è emersa daH’ampio dibattito del Consiglio nazionale.

Il Consiglio nazionale ha dedicato la sua riunio­ ne del 29-30 giugno al Congresso nazionale svoltosi a Roma un mese prima (24-26 maggio) con un solo punto all’ordine del giorno che suonava così: « Va­ lutazioni e indicazioni del Congresso nazionale 1974». Questo numero di Stadium vuole partecipare a tutti, com'è giusto che avvenga, le conclusioni del Consiglio nazionale. Conclusioni che il Consiglio ha tratto per sé e per il suo lavoro, ma che vengono comunicate perchè il Consiglio non è un corpo « se­ parato » nell’Associazione. Al Presidente spetta il compito di fare una sin­ tesi a grandi linee, mentre altri entreranno nel det­ taglio.

Una prima osservazione: l’Associazione, il CSI, non è abituata ancora al metodo della verifica, cioè a confrontarsi e a riflettere sulle cose che fa. E ciò, sostanzialmente, perché anche noi del CSI siamo in qualche modo coinvolti dalla cultura che caratte­ rizza il mondo sportivo. Una cultura che ritiene utile la verifica solo sui dati tecnici, perchè il resto, ossia lo sport globalmente inteso come esperienza umana, è dogma e non si discute. Lo sport è ghetto e non accetta discussioni, non ammette di essere discusso nè dai « non addetti ai lavori » nè dagli « addetti ai lavori ». Ora il CSI si è messo in discussione, anzitutto ‘con il nuovo Statuto e poi, come conseguenza dello Statuto, con la scelta politica dello sport sociale fat­ ta nel Congresso del 1972. Questa scelta, infatti, si­ gnifica, in concreto, non solo allargare a tutti la pra­ tica sportiva, ma farla totalmente nuova, diversa nel imodo e nel contenuto. Tale cioè da essere alterna­ tiva a quella ufficiale che nega, nei fatti, la presenza

e la partecipazione di tutti sia alla pratica, sia alla gestione di tutto ciò che si riferisce alla pratica. Lo sport sociale è una strada nuova e aprire una strada nuova è fatica, significa guardare al domani con i piedi piantati nel presente e con il coraggio di non voltarsi indietro. Ora, rendere pre­ sente, reale e concreto il nuovo implica, necessaria­ mente, uno sforzo gigantesco sia di realizzazioni con­ crete sia di riflessione continua su ciò che si fa per vedere se è corrispondente ai traguardi che ci si è fissati. E questo « operare il nuovo », ossia realiz­ zare un’autentica prassi sportiva, richiede una men­ talità nuova che è difficile da creare e da far diven­ tare costume quotidiano. La difficoltà di realizzare questa prassi è il primo scoglio contro cui ha bat­ tuto, senza naufragare, il nostro Congresso e il la­ voro del Consiglio successivo.

Una seconda osservazione che deriva dalla pri­ ma: guardare al domani equivale a uscire dal dogma sportivo, abbandonare il Dio noto (fin troppo!) e magari contestato, ma sicuro dei « cinque cerchi ». E quando si esce dal dogma, non si hanno più si­ curezze. A questo punto il Congresso, che è lo specchio dell’Associazione, rivela le sue due anime. La prima è di chi ha la tentazione di voltarsi indie­ tro guardando con nostalgia al passato, quello del­ le sicurezze, magari per tornarvi o per non abban­ donarlo: ci sta al « nuovo corso », ma senza convin­ zione. La seconda è di chi guarda avanti ma vuole ancora sicurezze, altre sicurezze ma sempre sicu­ rezze, non capendo che la strada nuova la si apre tutti assieme o non la si apre. Chiedere, come si fa­ ceva un tempo, a Roma, ossia alla Presidenza nazio­ nale o al Consiglio, ciò che « bisogna fare » per rea­ lizzare il nuovo, significa ricadere, anche senza vo-

3


SPECIALE CSI

ledo, negli schemi vecchi, verticistici, autoritari e paternalistici. Questo perchè il « nuovo » che si è scelto si fonda sulla partecipazione e reclama l'ap­ porto creativo di tutti perchè ciascuno, sulla base delle concrete esigenze e situazioni locali, cerchi col­ lettivamente le risposte da offrire e tenti la loro rea­ lizzazione concreta. Creare un’esperienza diversa è innovare, significa cioè rendere visibile, concreto, convincente il « nuovo » senza che questo venga più considerato chimerico. Roma, dunque resta punto di riferimento del nuovo che nasce perchè lo dif­ fonda e ne stimoli la generalizzazione. Allora la de­ lusione denunciata da alcuni congressisti per cui « partiamo da Roma con più confusione, mentre una volta... » non ha di fatto motivo su cui poggiare.

Una terza osservazione, che è collegata alle pri­ me due: nel Congresso qualcuno ha detto che l’ispi­ razione cristiana non la si ritrova più nel CSI e dobbiamo andarla a ritrovare magari con un Con­ vegno di studio. Anche a questo proposito la co­ statazione è questa: ci sono due anime, chi pensa che il cristianesimo sia un’etichetta da appiccicare a qualsiasi prodotto per « farlo » cristiano; chi pen­ sa che il cristianesimo sia anima e lievito delle real­ tà temporali (com’è lo sport) e non un sistema per « battezzarle » (perchè così sia garantita la loro va­ lidità e bontà). E’ così che queste realtà, conser­ vando intatta l’autonomia loro propria voluta da Dio, accelerano il loro modo proprio e specifico di andare a Dio e di costruire il futuro di Dio: quel Regno che tutti, in modi e forme diverse, siamo chia­ mati a costruire. Allora, per le realtà terrene, non esistono dogmi. La Rivelazione non ci dice nulla (non ci dà certez­ ze) su come utilizzarle, se non che dobbiamo rispet­ tarle per quelle che sono e lavorare in esse per aiu­ tarle a rispondere nel loro modo proprio e specifico alla loro vocazione: dar gloria a Dio nel temporale. I cristiani che operano nel temporale, pertanto non hanno un’ideologia cristiana su cui fondarsi per realizzare questo fine. Hanno solo una fede e una speranza E questa speranza la condividono con tut­ ti gli uomini di buona volontà che lottano per ren­ dere più umana la vita. Perciò i cristiani assumono le ideologie umane quando esse tendono all’umanizzazione e lottano, uomini con altri uomini, per rea­ lizzare questo processo liberante. Da questo discor­ so di fondo nasce, come logica conseguenza, il pro­ blema politico del CSI di essere con altri Enti per raggiungere certi obiettivi e non essere il solo, perchè di ispirazione cristiana, a ritenersi proprie­ tario di tutte le carte giuste da giocare in quanto hanno il marchio « Cristo ».

Una quarta osservazione: è vero che il Congresso è la fotografia dell'Associazione, ma di quella uffi­ ciale, rappresentativa, non sempre di quella reale. La famosa « base » che sta a casa non era tutta rappre­ sentata all’ultimo Congresso. Sappiamo che alla ba­ se ci sono notevoli fermenti, segni indiscutibili di società sportive che'camminano nel nuovo e lo rea­ lizzano in croncreto. Al Congresso questi fermenti

4

nuovi erano presenti con alcuni gruppi di giovani (per esempio: Sasso Marconi e Acireale) che hanno dato al Congresso rilevanti contributi. Rilevanti per­ chè erano testimonianze esistenziali di una prassi che realizzano nella semplicità sulla base di esigen­ ze e in situazioni concrete, e per lo stile della loro presenza. Non cerano delegati a parlare, a dire il loro pensiero come se fosse quello di altri. Ma, al contrario, erano in gruppo, riflettevano insieme e gli interventi che questo o quello facevano costitui­ vano semplicemente la comunicazione verbale di una creazione collettiva.

Queste, a grandi linee, le valutazioni sul Con­ gresso fatte dal Consiglio nazionale, il quale non si è fermato qui, ha voluto trarne anche alcune indicazioni. La prima è questa: il Consiglio nazionale ha fat­ to un’autocritica mettendosi a confronto col Con­ gresso. E cioè: se l’Associazione fa fatica a crescere, a innovare, a presentarsi come un’autentica alterna­ tiva, è anche a causa del Consiglio. E con ciò il Con­ siglio ha testimoniato di uscire anch’esso, anche se con fatica, dall’alienazione prodotta dalla cultura sportiva. Infatti, non ha giocato a scaricabarile, ma ha cercato di assumersi seriamente e con senso di responsabilità i suoi compiti. E questo lavoro col­ lettivo ha cominciato a dare più chiarezza alla vi­ sione del quadro generale dell’Associazione, anche se non ha prodotto certezze. Il discorso sulle sicurezze, infatti, non va confu­ so col discorso delle chiarezze. Sicurezza è una cosa, chiarezza è un'altra. Non abbiamo la presunzione, ed è giusto non averla, noi del Consiglio di avere lo Spirito Santo in tasca, ma la responsabilità di esse­ re chiari, per quanto possibile, e di aiutare tutti ad esserlo. Dall’esperienza del Congresso, il Consiglio ha trat­ to delle convinzioni e si è assunto degli impegni. Cir­ ca le convinzioni, anzitutto è emersa quella di rea­ lizzare insieme un processo di rinnovamento cultu­ rale in cui la riflessione si accompagni sempre all'a­ zione, ad ogni livello della vita associativa. Ossia, occorre cominciare a rompere il silenzio che carat­ terizza tanta parte della base associativa e che que­ sta base possa prendere e prenda decisamente la parola, si esprima, agisca e rifletta seriamente su ciò che fa. Con questa convinzione, il Consiglio ha sentito anche che ai livelli superiori è indispensabile, per realizzare una riflessione più globale, utilizzare gli strumenti scientifici che risultano indispensabili per fare delle verifiche: per operare infatti delle verifi­ che vere, che offrano spunti seri per l'azione, la buo­ na volontà, l'intuizione e la voglia di fare non sono sufficienti. Tutti hanno convenuto sulla necessità di avere questi strumenti conoscitivi, perchè ora, proprio per la loro mancanza, non siamo in grado di leg­ gere e di conoscere totalmente la nostra realtà nella


SPECIALE CSI

globalità e nella sua complessità dinamica, nè in termini quantitativi, nè in termini qualitativi. Per comprendere bene questa realtà è sufficiente un esempio: a livello nazionale si conosce, e abba­ stanza superficialmente, non più del 50% dell’atti­ vità che la base realizza. Questo, da una parte è un fatto positivo, perchè dimostra che il « nuovo » e il « diverso » sono in cammino nel senso che la base ha già di fatto una sua autonomia e una sua capacità di programmare, realizzare e gestire le proprie atti­ vità senza aiuti dall’alto o dall'esterno. Dall'altra parte, però, la mancanza di comunicazione, che pro­ voca la mancanza di conoscenza approfondita della vitalità e della sperimentazione che si realizza, fini­ sce per derubare tutta l’Associazione del senso e del­ la validità o meno delle attività e delle esperienze che si compiono, così che queste non possono esse­ re generalizzate. Questo esempio, tra l’altro, pone la riflessione sul fatto che il CSI non è una federazione di associa­ zioni, nè una corporazione, ma un’associazione, un movimento che è unitario pur nella pluralità di vi­ sioni, di attività, di esperienze. Ecco allora che nasce l’esigenza di una conoscen­ za globale, realizzata con scientificità, che consenta una verifica altrettanto globale capace di far circo­ lare continuamente in tutta l’Associazione ciò che essa diventa nel mutamento e nell’innovazione con­ tinua, determinate dalle esperienze di base che via via sono assunte criticamente e si generalizzano. Per­ chè, se è vero che ogni società sportiva è tutta l’Associazione, è altrettanto vero che l’Associazione è tutta la realtà pur nella sua varietà. E’ per questi motivi che una Presidenza e un Consiglio nazionale devono poter utilizzare quegli strumenti conoscitivi cui si accennava prima. Circa gli impegni, il Consiglio si è particolar­ mente soffermato sull’impegno primo, fondamentale per l’Associazione: quello dell’attività sportiva. Que­ sto impegno è da sempre il primo nella graduatoria dei compiti associativi, ma ora, ossia via quando è iniziato il processo di trasformazione del CSI, assu­ me un rilievo particolare perchè è su di esso che si verifica se l’Associazione è immobile o in cammino e, eventualmente, verso quali obiettivi sta andando. Su questo punto, e proprio per le considerazioni fatte prima, appare necessario eliminare gli equivo­ ci esistenti (ad esempio, sulla sperimentazione di nuo­ ve attività o sulle cosidette attività alternative), to­ gliendo così via via una certa confusione che esi­ ste e, senza voler dare sicurezze, dare almeno il mas­ simo di chiarezza possibile. Si tratta, in pratica, di razionalizzare tutto il prò cesso evolutivo circa l’attività sportiva realizzata dal­ l’approvazione dello Statuto ad oggi, passando per il primo Congresso ordinario, e avendo chiari davanti gli obiettivi segnati in modo specifico dalle scelte operate dal Consiglio nazionale nella sua riunione di Ostimi dello scorso anno (cfr. il numero speciale di Stadium con la relazione congressuale, dove le decisioni del Consiglio sono riprese e sottoposte a verifica).

Il Consiglio ha poi continuato la riflessione sul programma associativo 1974-'75. Questo programma resta fissato nei quattro punti già noti, strettamen­ te interdipendenti: 1. Un’attività sportiva a carattere sociale (della qua­ le si è detto); 2. un’azione politica per la realizzazione di un ser­ vizio sociale dello sport; 3. una vita associativa delle strutture di servizio; 4. una formazione globale e continua per tutti.

Niente di nuovo allora su questo piano? Si ripete quello dello scorso anno? Sì e no. I punti sono gli stessi perché si tratta di proseguire negli impegni che l'Associazione si è assunta nel suo Congresso ordinario del 1972 e che indicava quelli elencati co­ me qualificanti e prioritari. La novità è e sarà nello sviluppo dell’attività e della prassi associativa che si verranno evolvendo, apportando significati sem­ pre più nuovi e più ricchi, quantitativamente e qua­ litativamente, ai punti programmatici. Certo, in un Consiglio di due giorni non poteva essere sviscerata tutta la problematica complessa della vita della nostra Associazione. Alcuni aspetti non si sono riusciti ad affrontare, ma lo saranno nella prossima riunione fissata per il 2-4 novembre p.v. Quello che è certo è che, affinché il programma associativo si realizzi, diventi un'autentica alterna­ tiva, si attui lo sport sociale che auspichiamo, oc­ corre lavorare sempre più insieme, partecipando tutti alla vita associativa ai vari livelli, secondo una prassi permanente di liberazione che crea uomini nuovi e una società nuova in cui Io sport sia una compo­ nente attiva e liberante. Una mèta che non può tro­ vare assente nessuno (neppure assente giustificato!). Se procediamo insieme in questo modo, allora supereremo le fasi di stallo, di stanchezza, di sfidu­ cia e anche di confusione. Concludendo: il Congresso 1974 non è stato un’oc­ casione perduta, anzi chi sa leggere e cogliere i segni anche nella loro umana ambiguità, ha capito che l’Associazione soffre di una crisi di crescita qualitativa. E' forse una crisi d’identità: chi siamo, che ruolo giochiamo? Ma non possiamo spaventarci o preoc­ cuparci perchè questi interrogativi periodicamente riemergono. Infatti, quando una persona o un grup­ po sociale si pone queste domande è sulla strada giusta. E’ il primo atto serio di chi vuol essere segno nella storia e dare una risposta alla sua esistenza e all’esistenza collettiva. Personalmente, permettetemelo, mi ci sono an­ che divertito vedendo che finalmente la gente co­ mincia ad arrovellarsi dentro i problemi e non se la sente più, nella maggiore parte dei casi, di dele­ gare ad altri le soluzioni. IL PRESIDENTE NAZIONALE ALDO NOTARIO

5


SPECIALE CSI

II programma associativo che il Consiglio nazionale del CSI propo­ ne all'Associazione per l'anno so­ ciale 1974-75 ricalca per gran parte quello dell’anno scorso. Esso, in­ fatti, scaturiva dagli impegni con­ gressuali del 1972 che hanno fis­ sato le linee generali della politica CSI per il quadriennio 1972-76. Già all’indomani del Congresso, il Consiglio nazionale aveva tradot­ to le scelte congressuali in un obiettivo generale: « vivere e far vivere un'esperienza sportiva comu­ nitaria di base nella linea di uno sport sociale, concepito cioè come un’esperienza che sia strumento di sviluppo umano e sociale delle per­ sone », e in quattro obiettivi in­ termedi a carattere prioritario: a) la pratica di un’attività sportiva a carattere sociale; b) azione politi­ ca per ]a realizzazione di un ser­ vizio sociale per lo sport; c) la vi­ ta associativa delle strutture CSI a tutti i livelli; d) la formazione globale e continua per tutti. L'anno scorso, il Consiglio na­ zionale definì aH’intemo dei quat­ tro obiettivi alcune mète e inizia­ tive particolari in cui doveva tra­ dursi concretamente l’impegno as­ sociativo per l’anno sociale 197374. Oggi, in base all’esperienza di un anno e alla luce del recente congresso nazionale di verifica, il Consiglio nazionale ha ritenuto di dover riproporre all’Associazione gli stessi quattro obiettivi, in quanto permangono prioritari per tutto il quadriennio, ed anche gran parte delle iniziative particolari attraver­ so cui essi devono tradursi nel prossimo anno sociale. E stata fat­ ta soltanto una « rilettura » dei va­ ri impegni per calibrarli sull’espe­ rienza compiuta e sulle indicazioni emerse dal recente Congresso. An­ che a questo riguardo, però, oc­ corre tener conto del fatto che il Consiglio nazionale, all'atto di ren­ dere noto il programma associa­ tivo 74-75, 74-75, non ha ancora avuto la possibilità di vagliare a fondo le risultanze congressuali. Ha svolto un’analisi generale — sintetizzata in questo numero di Stadium dal Presidente nazionale — e si è sof­ fermato sui problemi di fondo del primo punto del programma, cioè sull’attività sportiva. Ulteriori pre­ cisazioni e indicazioni su tutti e quattro i punti il Consiglio sarà in grado di darle dopo la prossi­ ma riunione prevista per i primi giorni di novembre. Si tratta, dunque, di un program­ ma aperto ma le Società e i Con­ sigli ai vari livelli possono fin d’ ora definire i loro programmi all’ interno di quello nazionale, che è e rimane punto di riferimento di tutta l’Associazione, sia per perfe­ zionare l’esperienza avviata lo scor­ so anno, sia anche per muoversi in una prospettiva che a lunga scadenza deve condurci tutti insie­ me alla prossima importante tap­ pa del Congresso del 1976.

6

Il programmò UN'ATTIVITÀ' SPORTIVA A CARATTERE SOCIALE £*

i ti

i H

II Consiglio nazionale propone all’ Associazione una prima chiarificazio­ ne e razionalizzazione dei tipi di at­ tività sportiva già presenti nel CSI, tenendo conto delle esigenze degli in­ teressati suddivisi in tre fasce di età che, in questa o quella disciplina, pos­ sono essere intese con una certa ela­ sticità:

a) Prima fascia, « attività forma­ tiva », per i ragazzi e ragazze dai 5 ai 10 anni: attività fisico-motoria ~a ca— ratiere di gioco in ambiente comunitario. È un servizio sociale ed educativo che ogni società sportiva è chiamata a svolgere verso i più piccoli, sia co­ me espressione normale della sua vi­ ta associativa, sia mediante i Centri giovanili di formazione sportiva cir­ ca i quali l’Associazione è impegnata a incrementarne il numero e a ricer­ carne la tipologia più idonea al con­ seguimento delle finalità sociali ed educative che si propone. E da tener presente che le attività dei Centri possono abbracciare anche le età del­ la seconda fascia. b) Seconda fascia, «attività pre­ competitiva », per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 13 anni: una conoscenza ed una esperienza più dirette di al­ cune discipline sportive vissute secon­ do il modello di vita associativa (de­ mocratica, partecipata, comunitaria) che il CSI ha sviluppato negli ulti­ mi anni. Rappresenta una seconda tappa nel­ la maturazione globale del ragazzo e tiene conto delle esigenze personali e sociali tipiche dei preadolescenti. Lo studio di idonei metodi di insc-

gnamento tecnico-sportivo dovrà es­ sere accompagnato dalla ricerca di modi concreti che consentano di rea­ lizzare un’attività polisportiva, anco­ ra con caratteristiche preminenti di gioco, limitata nell'impegno agonisti­ co c aperta alla sperimentazione di formule corrette o totalmente nuove rispetto ai tradizionali modelli olim­ pici. Ciò si potrà ottenere e avrà va­ lore educativo se le scelte, la pro­ grammazione e la realizzazione delle attività saranno fatte insieme agli stessi ragazzi, nell’àmbito di una vi­ ta autenticamente comunitaria;

c) Terza fascia, « attività competi­ tiva », per giovani dai 14 anni in su e per adulti: un’attività realizzata at­ traverso gare vere e proprie, rifug­ gendo però per quanto possibile dal­ la forte selettività, dall'agonismo esa­ sperato, dal tecnicismo e dalla ricer­ ca del risultato come scopo ultimo che contraddistinguono lo sport tra­ dizionale. L’impegno associativo in questo àm­ bito si traduce nello sforzo già ini­ ziato per la « correzione della formu­ la dei campionati », nel tentativo cioè di superare le contraddizioni insite in questo tipo di attività, e di realiz­ zare, anche con esse, « uno sport per tutti c di tutti ». Si colloca altresì in questo àmbito l’impegno dell’Associazione di offri­ re un servizio sportivo-sociale, oltre che agli Allievi, anche agli Juniores, ai Seniores c agli adulti secondo contenuti e formule di attuazione corrispondenti alle età, alle esigenze, alle possibilità e all’ambiente sociale dei praticanti.

■BbMMMMì


SPECIALE CSI

def Associazione MSraHBI

<

UN'AZIONE «m® h HA REAEMWE B K ®HI SOCIALE » ! MI a) A livello di società sportive: la ricerca di modi, strumenti e sussidi idonei affinché le società prendano coscienza del dovere dell’impegno po­ litico in ordine allo sport servizio so­ ciale e siano in grado di attuarlo nel loro contesto sociale, nei confronti dell’Ente Locale e in collaborazione con le altre forze sportive e sociali;

b) a livello provinciale: un impe­ gno a incrementare i rapporti politici sia r.ei confronti degli organismi pub­ blici al proprio livello, sia a soste­ gno dell’azione politica delle società sportive; c) a livello regionale: la ricerca di modi più adeguati per sostenere un’azione più incisiva all’interno delle Regioni per le iniziative in ordine al­ lo sport che alcune di esse stanno at­ tuando e come stimolo nei confronti delle altre;

di a livello nazionale: una mag­ giore apertura, concretezza e incisi­ vità dei rapporti con le forze pubbli­ che c private (CONI, enti di promo­ zione sportiva, associazioni di tempo libero, sindacati, partiti, scuola ccc...), studiando anche eventuali iniziative congiunte in ordine ai problemi di politica sportiva, specialmente quelli concernenti l’azione delle Regioni.

si ffli ocm

DELLE

TURE CSI Al VARI LIVELLI

a) A livello provinciale: l'adegua­ mento delle strutture provinciali al loro ruolo statutario di servizio alle società sportive, attraverso una ge­ stione partecipata di tutte le sue componenti e un costante rapporto di collaborazione con i responsabili di società;

b) a livello regionale: il rilancio del ruolo dei Consigli e degli Uffici di presidenza regionali attraverso una presa di coscienza e di impegno cor­ responsabile dei Consigli provinciali; — anche a questo scopo, la realizza­ zione nell’anno di un Incontro regio­ nale di verifica in ciascuna regione, aperto a tutti i responsabili provincia­ li e zonali; c) a livello nazionale: un maggio­ re e più sistematico sostegno alle re­

gioni, anche attraverso la realizzazio­ ne di un Incontro con gli Uffici di presidenza regionali; — un aiuto ai tecnici affinché riscoprano il loro ruo­ lo associativo in relazione ai nuovi indirizzi dell’attività sportiva, con par­ ticolare riferimento ai nuovi compiti delle Commissioni tecniche a tutti i livelli; — un analogo impegno verso gli arbitri, sia verso quelli esistenti, sia per la formazione delle nuove le­ ve; — una revisione dei tempi e dei ritmi della vita associativa (program­ mazione e svolgimento delle attività sportive, ritmi dei consigli, dei con­ gressi, degli incontri e dei convegni a tutti i livelli, tempi delle iniziative di formazione, della elaborazione dei bilanci...) per garantire maggiormen­ te la partecipazione di tutti.

SI BffWONE GLOBALE E MI® ffl IO Dato per scontato che un’autentica formazione si realizza nell’esperienza vissuta attuando i precedenti tre pun­ ti del programma associativo, si in­ dicano sotto questo punto alcuni stru­ menti specifici per la formazione: a) il dibattito associativo di veri­ fica presso le società sportive, come strumento permanente di riflessione e come dimensione fondamentale della ricerca che deve caratterizzare l’Associazione;

b) l’attuazione del piano per la formazione dei responsabili, attraver­ so l'impegno di tutti i Consigli a rea­ lizzare le due linee proposte nell’iti­ nerario di formazione indicato l’anno

scorso che prevede Incontri estivi di verifica per tutti i responsabili delle società sportive e Corsi di specializ­ zazione per allenatori, istruttori, arbi­ tri, giudici. Una particolare attenzio­ ne deve essere rivolta alla formazio­ ne di persone competenti ad agire all’interno delle tre fasce dell’attività sportiva, nonché a risolvere la caren­ za di presenza femminile a livello di responsabili;

c) il Consiglio nazionale definirà successivamente strumenti e iniziati­ ve di sostegno per l’attuazione dei compiti di formazione ai vari livelli, prevedendo anche eventuali momenti nazionali di incontro su alcuni pro­ blemi di fondo dell’Associazione.

■ 7


SPECIALE CSI

I programmi dell'attività sportiva Come si può vedere, i programmi dell’attività sportiva per la stagione 1974-’75 ricalcano nella sostanza quelli dell’anno scorso. Le importanti innovazioni, infatti, adottate l’anno scorso oltre ad essere ancora valide, hanno anche bisogno di ulteriore spazio di tempo per completare e perfe­ zionare l’esperienza avviata. Occorre comunque tener conto della nuova luce che questi programmi assumono dalla chiarificazione fatta dal Consiglio nazionale a proposito dei tipi di attività sportiva all'interno di ciascuna delle tre fasce di età in cui sono stati suddivisi i praticanti (vedi il primo punto del program­ ma associativo a pag. 6 e il commento allo stesso alle pagg. 16-22). Si noterà, inoltre, che qua e là la stessa formulazione dei programmi della prossima stagione tiene conto della chiarificazione del Consiglio nazio­ nale. Sottolineiamo in particolare la successione prima dei programmi dell'attività locale e poi di quella a carattere nazionale. Ciò risponde a una precisa logica associativa in quanto ('Associazione si esprime e si realizza soprattutto nei momenti locali, nell’attività di base, mentre i momenti regionali ed eventualmente quelli nazionali hanno soltanto il significato di verifica e di confronto dell’attività svolta.

AEROMODELLISMO Per questa attività è prevista una programmazione di massima che potenzi e sviluppi la disciplina sportiva crean­ do in primo luogo le necessarie infra­ strutture. Pertanto si raccomanda ai Consigli la istituzione o il potenziamento dei Centri di addestramento o di corsi pro­ pedeutici alla realizzazione di modelli. Saranno realizzate due manifestazio­ ni a carattere nazionale di combat e di VVC riservate ai soci CSI.

ATLETICA LEGGERA • CORSA CAMPESTRE

Attività a carattere locale e regionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Ragazze cat. A: atlete nate negli anni 1961-62. — Ragazze cat. B: atletc nate negli anni 1963-64. — Ragazzi cat. A: atleti nati negli anni 1960-61.

8

— Ragazzi cat. B: atleti nati negli anni 1962-63. — Juniores femminile: atlete nate negli anni 1957-58. — Juniores maschile: atleti nati negli anni 1956-57. — Seniores maschile: nati negli anni 1955 e precedenti. Nelle gare di ciascuna categoria po­ tranno partecipare, di norma, gli atleti nati negli anni sopra indicati. E’ co­ munque fatto divieto di far partecipa­ re atleti di una categoria a gare ri­ servate ad atleti di altre categorie. PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di So­ cietà regolarmente affiliate al CSI, tes­ serati in data antecedente alla prima gara locale alla quale prendono parte. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI All’attività possono partecipare atleti tesserati oltre che al CSI anche alla FIDAL, per la stessa società con la quale partecipano all’attività CSI o per le polisportive provinciali o per una delle società incaricate dai Consigli CSI di svolgere attività federale per conto dei Consigli stessi. Gli atleti fe­ derali non dovranno aver fatto parte delle squadre nazionali fino al 1974.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata e rea­ lizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli interessati riterranno opportuno stabi­ lire.

Per i Consigli che intendono parte­ cipare anche ai momenti regionali, i criteri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno stabiliti dai Consigli re­ gionali, e comunicati alla C.T.N. Atle­ tica Leggera entro e non oltre il 13 ottobre 1974. DISTANZE GARE Le distanze consigliate per le varie categorie per la stagione sono: — Ragazze cat. A: da m. 1000 a m. 1400. — Ragazze cat. B: da m. 800 a m. 1000. — Ragazzi cat. A: da m. 1500 a m. 2500. — Ragazzi cat. B: da m. 1200 a m. 2000. — Juniores femminile: da m. 1500 a m. 2500. — Juniores maschile: da m. 2000 a m. 5500. — Seniores maschile: da m. 3500 a m. 10.000.

Attività a carattere nazionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Allieve: atlete nate negli anni 195960. — Allievi: atleti nati negli anni 195859.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di So­ cietà regolarmente affiliate al CSI e tesserati in data antecedente alla pri­ ma manifestazione locale alla quale prendono parte. Possono partecipare al­ le manifestazioni regionali ed agli in­ contri nazionali gli atleti che abbiano preso parte ad almeno una gara del momento locale. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Possono partecipare atleti tesserati, oltre che al CSI, anche alla FIDAL per la stessa società con la quale parteci­ pano all’attività CSI o per le polisporti­ ve provinciali o per una delle società incaricate dai Consigli CSI di svolgere attività federale per conto dei Consigli stessi. Gli atleti federali non dovranno aver fatto parte delle squadre nazio­ nali fino al 1974. Si riconferma l’esclu­ sione dai momenti regionali e dagli in­ contri nazionali degli atleti che parteci­ pano all’attività ufficiale degli altri Enti di Propaganda.

MOMENTI E DATE DI SVOLGIMENTO L’attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), re­ gionali e nazionali. Le regioni che intendono limitare in campo regionale l’attività, oppure che intendono realizzare autonomamente i momenti interregionali, potranno stabi­ lire direttamente le date di svolgimento di tali manifestazioni, tenendo soltanto presente che sarebbe opportuno con­ cludere l’attività entro il 6 aprile 1975, data in cui, di norma, si considera chiusa la stagione della corsa campe­ stre.


SPECIALE CSI

Le regioni che invece non intendono organizzare autonomamente i momenti interregionali, dovranno concludere il momento regionale entro e non oltre il 9 marzo 1975. Gli incontri nazionali organizzati di­ rettamente dalla C.T.N. Atletica Legge­ ra, il cui numero verrà successivamen­ te stabilito, si svolgeranno il 23 marzo 1975.

FORMULA DI SVOLGIMENTO L'attività potrà essere programmata, realizzata e conclusa a livello locale, in tal caso le modalità e le date di svolgimento saranno stabilite dai Con­ sigli interessati. Per i consigli che, invece, inten­ dono partecipare ai momenti regionali ed agli incontri nazionali, i criteri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché i criteri di am­ missione ai momenti regionali stessi, saranno stabiliti dai Consigli regionali e comunicati alla C.T.N. Atletica Leg­ gera entro e non oltre il 13 ottobre 1974. I Consigli regionali dovranno altresì decidere: a) se intendono limitare in campo regionale l’attività; b) se intendono realizzare insieme ad una o più specifiche regioni, in for­ ma autonoma, con la sola collaborazione della C.T.N., il momento nazionale e le relative modalità di attuazione; c) il numero di atleti ai quali intendono far vivere tale esperienza. La comunicazione di tali 'decisioni dovrà pervenire alla C.T.N. Atletica Leggera entro e non oltre il 31 gennaio 1975. Non pervenendo la comunicazione di tale decisione entro detta data, la C. T.N. Atletica Leggera provvederà di­ rettamente a stabilire il numero e le sedi degli incontri nazionali, nonché le regioni e il numero degli atleti per ciascuna regione ammessi ai vari incontri.

DISTANZE GARE Le distanze adottate sono: — Allieve: da m. 1.000 a m. 2.000. — Allievi: da m. 1500 a m. 3500.

• ATTIVITÀ’ SU PISTA

Attività a carattere locale e regionale CATEGORIE E — Ragazze cat. ni 1961-62. — Ragazze cat. ni 1963-64. — Ragazzi cat. ni 1960-61.

LIMITI DI ETÀ’ A: atlete nate negli an­

B: atlete nate negli an­ A: atleti nati negli an-

— Ragazzi cat. B: atleti nati negli anni 1962-63. — Juniores femminile: atlete nate negli anni 1957-58. — Juniores maschile: atleti nati negli anni 1956-57. — Seniores maschile: atleti nati negli anni 1955 e precedenti. Nelle gare di ciascuna categoria po­ tranno partecipare, di norma, gli atleti nati negli anni sopra indicati. E’ co­ munque fatto divieto di far partecipare atleti di una categoria a gare riservate ad atleti di altre categorie. PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Possono partecipare atleti tesserati, oltre che al CSI, anche alla FIDAL, per la stessa società con la quale parteci­ pano all’attività CSI o per le polisnortive provinciali o per una delle società incaricate dai Consigli CSI di svolgere attività federale per conto dei Consigli stessi. Gli atleti federali non dovranno aver fatto parte delle squadre nazio­ nali fino al 1974.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata e rea­ lizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli in­ teressati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parte­ cipare anche ai momenti regionali, i criteri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno stabiliti dai Consigli regionali e comunicati alla C.T.N. Atle­ tica Leggera entro e non oltre il 5 apri­ le 1975.

Attività a carattere nazionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Allieve: atlete nate negli anni 195960. — Allievi: atleti nati negli anni 195859. PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ma­ nifestazione locale alla quale prendono parte. Possono partecipare alle manife­ stazioni regionali ed agli incontri nazio­ nali gli atleti che abbiano preso parte ad almeno una gara del momento locale. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Possono partecipare atleti tesserati, >1tre che al CSI, anche alla FIDAL per la stessa società con la quale partecipa­ no all'attività CSI o per le polisportive

provinciali o per una delle società inca­ ricate dai Consigli CSI di svolgere atti­ vità federale per conto dei Consigli stessi. Gli atleti federali non dovranno aver fatto parte delle squadre naziona­ li fino al 1974. Si riconferma l’esclusio­ ne dai momenti regionali e dagli incon­ tri nazionali degli atleti che partecipa­ no all’attività ufficiale degli altri Enti di Propaganda. MOMENTI E DATE DI SVOLGIMENTO L'attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), re­ gionali e nazionali. Le regioni che intendono limitare in campo regionale l'attività, oppure che intendono realizzare autonomamente i momenti interregionali, potranno stabi­ lire direttamente le date di svolgimento di tali manifestazioni, tenendo soltanto presente che tutta l’attività dovrà con­ cludersi, per motivi di validità del tes­ seramento, entro e non oltre il 31 ot­ tobre 1975. Le regioni che invece non intendono organizzare autonomamente i momenti interregionali, dovranno concludere il momento regionale entro e non oltre il 21 settembre 1975. Gli incontri nazionali organizzati di­ rettamente dalla C.T.N. Atletica Legsera, il cui numero verrà successivamente stabilito, si svolgeranno il 5 ottobre 1975.

FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività potrà essere programmati, realizzata e conclusa a livello locale, in tal caso le modalità e date di svolgi­ mento saranno stabilite dai Consigli in­ teressati. Per i Consigli che, invece, intendono partecipare ai momenti regionali ed agli incontri nazionali, i criteri di validità dei momenti locali, le norme promozio­ nali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno stabi­ liti dai Consigli regionali e comunicati alla C.T.N. Atletica Leggera entro e non oltre il 5 aprile 1975. I Consigli regionali dovranno altresì decidere: a) se intendono limitare in campo regionale l'attività; b) se intendono realizzare insieme ad una o più specifiche regioni, in for­ ma autonoma, con la sola collaborazione della C.T.N., il momento na­ zionale e le relative modalità di at­ tuazione; c) il numero di atleti ai quali intendo­ no far vivere tale esperienza. La comunicazione di tali decisioni do­ vrà pervenire alla C.T.N. Atletica Leg­ gera entro e non oltre il 31 maggio Non pervenendo la comunicazione di tale decisione entro detta data, la C. T.N. Atletica Leggera provvederà diret­ tamente a stabilire il numero e le sedi degli incontri nazionali, nonché le re­ gioni e il numero degli atleti per cia­ scuna regione ammessi ai varb incontri. SPECIALITÀ’ PROGRAMMATE Le specialità in programma saranno successivamente stabilite dalla C.T.N.

9


SPECIALE CSI

BOCCE

CALCIO

Attività a carattere nazionale

Attività a carattere locale e regionale

CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Juniores: atleti nati dal 1957 al 1964. — Seniores: atleti nati dal 1956 e pre­ cedenti.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte. Per poter partecioare ai momenti re­ gionali ed agli incontri nazionali p atleti dovranno risultare tesserati al CSI entro la conclusione delle rispettive manifestazioni locali. Adi incontri na­ zionali, comunque, potranno partecipa­ re gli atleti di società affiliate entro il 30 aprile 1975, tesserati al CSI entro il 30 giugno 1975, che abbiano preso parte ad almeno una manifestazione locale. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI In tutte le categorie previste è con­ sentita la partecipazione di atleti tesse­ rati oltre che al CSI anche all’UBI o alla F1GB, purché gli stessi risultino tesserati per la stessa società con la quale partecipano all'attività CSI.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), re­ gionali (eventuali) e nazionali. L’attività potrà comunque essere pro­ grammata, realizzata e conclusa a livel­ lo locale, in tal caso le modalità e le date di svolgimento saranno stabilite dai Consigli interessati. I Consigli che intendono invece Par­ tecipare agli incontri nazionali dovran­ no concludere la propria attività ent*o e non oltre il 18 agosto 1975. Gli incontri nazionali saranno orga­ nizzati direttamente dalla C.T.N. Bocce, nel numero che verrà successivamente stabilito, e si svolgeranno presumibil­ mente nella seconda quindicina del mese di settembre 1975. Agli incontri nazio­ nali ogni Consiglio potrà partecipare con un numero illimitato di atleti. GARE PROGRAMMATE Le gare in programma sono: — Regolamento intemazionale (UBI) singolo, coppia, terna; — Regolamento nazionale (FIGB) - sin­ golo, coppia, terna; Agli incontri nazionali saranno dispu­ tate soltanto gare di singolo e coppia E’ facoltà dei Consigli provinciali e ciicoscrizionali organizzare gare non co iprese fra quelle sopra citate.

10

CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Giovanissimi: atleti nati negli anni 1961-62-63. — Juniores: atleti nati negli anni 195657-58-59. — Dilettanti: atleti nati dal 1943 al 1959. — Attività Ricreativa: atleti ____ ..nati dal 1959 e precedenti (senza limitii massimi). Dal 32° anno <------ J:di età in poi, però. è obbligatoria la visita medica. I Consigli interessati possono modifi­ care tali limiti di età tenendo però pre­ senti gli indirizzi di carattere generale sull’attività sportiva suggeriti dal Con­ siglio nazionale. PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI All’attività giovanissimi non possono partecipare atleti comunque tesserati alla FIGC. Per le altre categorie l'inclu­ sione di giocatori in possesso di duplice tesseramento CSI e FIGC per la stessa Società, sarà decisa dai Consigli inte­ ressati. MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata e rea­ lizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli in­ teressati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parteci­ pare anche ai momenti regionali, i cri­ teri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché j criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno stabiliti dai Consigli regionali e comunicati alla C.T.N. Calcio entro e non oltre il 13 ottobre 1974.

TEMPI DI GIOCO — per la cat. Giovanissimi: 2 tempi da 20 minuti ciascuno; — per la cat. Juniores: 2 tempi da 30 minuti ciascuno. — per tutta la rimanente attività: i tem­ pi di gioco di norma saranno 2 da 45 minuti ciascuno.

Attività a carattere nazionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Allievi: atleti nati negli anni 1958-5960-61.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte. Non possono partecipare all’attività società appartenenti alla Lega Nazionale Professionisti e Semi-professionisti del­ la FIGC. Gli atleti che prenderanno parte alle manifestazioni regionali ed agli incontri nazionali dovranno risultare tesserati al CSI entro la data di conclusione dei rispettivi moménti locali. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Non è ammessa la partecipazione di atleti comunque tesserati alla FIGC. MOMENTI E DATE DI SVOLGIMENTO L’attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), re­ gionali e nazionali. Le regioni che intendono limitare in campo regionale l’attività, oppure che intendono realizzare autonomamente i momenti interregionali, potranno stabi­ lire direttamente le date di svolgimento di tali manifestazioni, tenendo soltanto presente che tutta l’attività dovrà con­ cludersi per motivi di validità di tesse­ ramento entro e non oltre il 30 giugno 1975. Le regioni invece che non intendono organizzare autonomamente i momenti interregionali, dovranno concludere il momento regionale entro c non oltre il 2 giugno 1975. Gli incontri nazionali organizzati di­ rettamente dalla C.T.N. Calcio, il cui numero verrà successivamente stabilito, si svolgeranno nella seconda quindicina del mese di giugno 1975.

FORMULA DI SVOLGIMENTO L'attività potrà essere programmata, realizzata e conclusa a livello locale; in tal caso le modalità e date di svolgi­ mento saranno stabilite dai Consigli in­ teressati. Per i Consigli che, invece, intendono partecipare ai momenti regionali ed agli incontri nazionali, i criteri di validità, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stes­ si, saranno stabiliti dai Consigli regio­ nali e comunicati alla C.T.N. Calcio en­ tro e non oltre il 13 ottobre 1974. I Consigli regionali dovranno altresì decidere: a) se intendono limitare in campo re­ gionale l’attività; b) se intendono realizzare, insieme ad una o più specifiche regioni, in for­ ma autonoma, con la sola collaborazione della C.T.N., il momento na­ zionale c le relative modalità di at­ tuazione; c) il numero delle squadra alle quali intendono far vivere tale esperienza. La comunicazione di tali decisioni do­ vrà pervenire alla C.T.N. Calcio entro e non oltre il 15 marzo 1975. Non pervenendo la comunicazione di tale decisione entro detta data, la C.T. N. Calcio provvederà direttamente a sta­ bilire il numero e le sedi degli incontri


SPECIALE CSI

nazionali, nonché le regioni e il numero delle squadra per ciascuna regione ammesse ai vari incontri.

JUDO

NUOTO

TEMPI DI GIOCO Gli incontri saranno di 2 tempi di 30 minuti ciascuno.

Attività a carattere locale

Attività a carattere locale e regionale

CICLISMO

Attività a carattere locale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Giovanissimi cat. A: atleti nati negli anni 1967-68. — Giovanissimi cat. B: atleti nati negli anni 1965-66. — Giovanissimi cat. C: atleti nati negli anni 1963-64. — Leva: atleti nati negli anni 1961-62. — Esordienti: atleti nati nel 1960. — Allievi: atleti nati negli anni 1958-59. — Dilettanti: atleti nati negli anni 19491957. PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Gli atleti delle categorie Esordienti, Allievi e Dilettanti, oltre al CSI, dovran­ no risultare tesserati alla F.C.I. ed es­ sere in possesso della relativa licenza. Gli atleti delle categorie Giovanissimi e Leve dovranno risultare tesserati esclusivamente al CSI con la apposita tessera da richiedere tempestivamente all'ufficio Centrale Tesseramento del CSI.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO I Consigli possono organizzare, per tutte le categorie, attività su strada, in circuito, di ciclo-cross, di mini-cross, a squadre e su pista. L’attività delle categorie Giovanissimi e Leve potrà essere programmata, rea­ lizzata e conclusa a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli interessati riterranno opportu­ no stabilire. Per tutte le altre categorie vigono le norme emanate annualmente dalla Federazione Ciclistica Italiana. Possono essere organizzate manifesta­ zioni regionali o nazionali su strada o su pista per le categorie Leve, Esordien­ ti, Allievi e Dilettanti di terza categoria. Le manifestazioni saranno organizzate rispettivamente dai Consigli regionali o dalla C.T.N. Ciclismo che ne stabili­ ranno le sedi e le date di svolgimento. A queste manifestazioni potranno par­ tecipare tutti gli atleti di società affi­ liate al CSI entro il 30 maggio 1975 che risultino tesserati entro e non oltre il 30 maggio 1975.

CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Bimbi: fino a 10 anni compiuti; per l’attività possono essere divisi in «allievi principianti» (5“ e 4° Kyu) e «al­ lievi avanzati» (3°, 2° e 1° Kyu). — Ragazzi: da 11 a 14 anni compiuti; per l’attività possono essere divisi come i bambini. — Giovani: da 15 a 20 anni compiuti; per l’attività possono essere divisi in « speranze » (da 15 a 17 compiuti) e «juniores» (da 18 a 20 compiuti). — Adulti: oltre 21 anni; per l’attività possono essere divisi nei seguenti gruppi: da 21 a 30 anni compiuti; dai 31 ai 39 compiuti; da 40 ai 44 com­ piuti; da 45 a 49 compiuti; oltre 50. Eccezionalmente e limitatamente ad alcune attività la Commissione Tecnica nazionale potrà autorizzare a svolgere attività con la categoria immediatamen­ te superiore (o immediatamente infe­ riore) a quella di appartenenza; la sua decisione dovrà essere in accordo con il parere dell’autorità medica.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di SOcietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Non possono partecipare atleti comun­ que tesserati alla FILPJ.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata, e rea­ lizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli inte­ ressati riterranno opportuno stabilire. Si consiglia di effettuare le manife­ stazioni a girone olimpico con punteg­ gio negativo. DURATA INCONTRI — Bambini: combattimento della dura­ ta di 2 minuti. — Ragazzi: combattimento della durata di 3 minuti. — Giovani: combattimento della dura­ ta di 4 minuti. — Adulti: combattimento della durata di 5 minuti.

CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Juniores maschile e femminili: atleti nati negli anni 1958-59. — Seniores maschili e femminili: atleti nati negli anni 1957 e precedenti.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Per l’attività in programma l’inclusio­ ne dei tesserati FIN sarà decisa dai Consigli interessati. MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata e rea­ lizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli in­ teressati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parteci­ pare anche agli eventuali momenti re­ gionali, i criteri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti re­ gionali stessi, saranno stabiliti dai Con­ sigli regionali e comunicati alla C.T.N. Nuoto entro e non oltre il 5 aprile 1975.

SPECIALITÀ’ IN PROGRAMMA

Le specialità consigliate sono: — Juniores: m. 100 s.L, m. 100 dorso, m. 200 rana, m. 100 delfino, staffetta mista 4 x 100; — Seniores: m. 100 s.L, m. 400 s.L, m. 100 dorso, m. 200 rana, m. 100 del­ fino, staffetta mista 4 x 100.

Attività a carattere nazionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Esordienti C: atlete e atleti nati negli anni 1966-67. — Esordienti B: atlete e atleti nati negli anni 1964-65. — Esordienti A: atlete e atleti nati negli anni 1962-63. — Ragazzi: atlete e atleti nati negli anni 1960-61.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte.

11


SPECIALE CSI

Possono partecipare agli incontri na­ zionali gli atleti di società affiliate al CSI entro il 30 maggio 1975, tesserati al CSI entro il 30 giugno 1975, che ab­ biano preso parte ad almeno una gara locale.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI

All'attività della categoria Esordienti B. e C. non possono prendere parte at­ leti comunque tesserati alla FIN (la par­ ticolare tessera FIN per gli allievi della Scuola di Nuoto, non è considerata tes­ seramento alla FIN). All'attività delle categorie Esordienti A e Ragazzi pos­ sono partecipare atleti che oltre al CSI siano tesserati alla FIN purché lo sia­ no per la stessa società con la quale partecipano all all ’attività CSI o per un Consiglio CSI affiliato alla FIN. MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), regionali (eventuali) e nazionali. Per i Consigli che intendono parteci­ pare agli eventuali momenti regionali ed agli incontri nazionali, l’attività do­ vrà concludersi entro e non oltre il 15 agosto 1975. Gli incontri nazionali, il cui numero verrà successivamente stabilito, si svol­ geranno il 13-14 settembre 1975. L'attività potrà comunque essere pro­ grammata, realizzata e conclusa a li­ vello locale, in tal caso le modalità e date di svolgimento saranno stabilite dai Consigli interessati.

SPECIALITÀ’ IN PROGRAMMA Le specialità in programma sono: — Esordienti C: m. 50 dorso, m. 50 s.l., staffetta 4 x 50 s.l. — Esordienti B: m. 50 dorso, m. 50 ra­ na, m. 50 s.l., staffetta 4 x 50 s.l. — Esordienti A: m. 100 dorso, m. 100 rana, m. 50 delfino, m. 100 s.l., staf­ fetta mista 4 x 100. — Ragazzi: m. 100 dorso, m. 100 rana, m. 100 delfino, m. 100 s.l., m. 200 quattro stili, staffetta mista 4 x 100.

— Juniores maschili: atleti nati negli anni 1955-56-57-58. — Seniores femminili: atlete nate negli anni 1953 e precedenti. — Seniores maschili: atleti nati negli anni 1954 e precedenti. I C ’ Consigli interessati possono modificare tali limiti di età tenendo però pre­ senti gli indirizzi di carattere generale sull’attività sportiva suggeriti dal Con­ siglio nazionale.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE

Possono partecipare gli atleti di socie­ tà regolarmente affiliate al CSI tesse­ rati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI

All’attività giovanissimi non possono partecipare atleti comunque tesserati alla FIP. (Non sono considerati tessera­ ti FIP i partecipanti al Mini-Basket). Per le altre categorie l’inclusione di tesserati alla FIP sarà decisa dai Con­ sigli interessati. MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO

L'attività di tutte le categorie soora citate potrà essere programmata e rea­ lizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli inte­ ressati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parteci­ pare anche ai momenti regionali, i cri­ teri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stes­ si, saranno stabiliti dai Consigli regio­ nali, e comunicati alla C.T.N. Pallaca­ nestro entro e non oltre il 13 ottobre 1974.

TEMPI DI GIOCO

Per la cat. Giovanissimi i tempi di gioco saranno 4 di 8 minuti ciascuno con recupero. Per tutte le altre catego­ rie i tempi di gioco saranno 2 di 20 mi­ nuti ciascuno con recupero.

Attività a carattere nazionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’

PALLACANESTRO

Attività a carattere locale e regionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Giovanissime: atlete nate negli anni 1961- 62-63. — Giovanissimi: atleti nati negli anni 1962- 63-64. — Juniores femminili: atlete nate negli anni 1954-55-56-57.

12

— Allieve: atlete nate negli anni 19581959- 1960-1961. — Allievi: atleti nati negli anni 19591960- 1961-1962.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tcssciati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte. Gli atleti che prenderanno parte alle manifestazioni regionali ed agli incontri nazionali dovranno risultare tesserati al CSI entro la data di conclusione dei ri­ spettivi momenti locali.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Non è ammessa la partecipazione di atleti comunque tesserati alla FIP.

MOMENTI E DATE DI SVOLGIMENTO L’attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), re­ gionali e nazionali. Le regioni che intendono limitare in campo regionale l’attività, oppure che intendono realizzare autonomamente i momenti interregionali, potranno stabi­ lire direttamente le date di svolgimento di tali manifestazioni, tenendo soltanto presente che tutta l'attività dovrà con­ cludersi, per motivi di validità del tes­ seramento, entro e non oltre il 31 ago­ sto 1975. Le regioni che invece non intendono organizzare autonomamente i momenti interregionali, dovranno concludere il momento regionale entro e non oltre 1'8 maggio 1975. Gli incontri nazionali organizzati di­ rettamente dalla C.T.N. Pallacanestro, il cui numero verrà successivamente sta­ bilito, si svolgeranno dal 22 al 25 mag­ gio o dal 29 maggio al 1° giugno 1975.

FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività potrà essere programmata, realizzata e conclusa a livello locale; in tal caso le modalità e date di svolgi­ mento saranno stabilite dai Consigli in­ teressati. Per i Consigli che, invece, intendono partecipare ai momenti regionali ed agli incontri nazionali, i criteri di validità dei momenti locali, le norme promozio­ nali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno sta­ biliti dai Consigli regionali e comuni­ cati alla C.T.N. Pallacanestro entro e non oltre il 13 ottobre 1974. I Consigli regionali' dovranno altresì decidere: a) se intendono limitare in campo regionale l’attività; b) se intendono realizzare insieme ad una o più specifiche regioni, in for­ ma autonoma, con la sola collabora­ zione della C.T.N., il momento na­ zionale e le relative modalità di at­ tuazione; c) il numero di squadre alle quali in■‘tendono far vivere tale esperienza. La comunicazione di tali decisioni do­ vrà pervenire alla C.T.N. Pallacanestro entro e non oltre il 15 marzo 1975.

Non pervenendo la comunicazione di tale decisione entro detta data, la C.T.N. Pallacanestro provvederà direttamente a stabilire il numero e le sedi degli in­ contri nazionali, nonché le regioni e il numero di squadre per ciascuna regione ammesse ai vari incontri. TEMPI DI GIOCO Gli incontri si disputeranno in 2 tem­ pi di 20 minuti ciascuno con recupero.


SPECIALE CSI

CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ MASCHILI E FEMMINILI — Giovanissimi: atleti nati negli anni 1961-62-63. — Allievi: atleti nati negli anni 1959-60. — Juniores: atleti nati negli anni 195758. — Seniores: atleti nati negli anni 1956 e precedenti.

— Giovanissimi: atleti nati negli anni 1962-63-64. — Juniores femminile: atlete nate negli anni 1955-56-57. — Juniores maschile: atleti nati negli anni 1956-57-58. — Seniores femminile: atlete nate negli anni 1954 e precedenti. — Seniores maschile: atleti nati negli anni 1955 e precedenti. I Consigli interessati possono modi­ ficare tali limiti di età tenendo però presenti gli indirizzi di carattere gene­ rale sull'attività sportiva suggeriti dal Consiglio nazionale.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare atleti di società regolarmente affiliate al CSI tesserati in data antecedente la prima gara loca­ le alla quale prendono parte.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di SOcictà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Possono partecipare atleti tesserati, oltre che al CSI, anche alla FIGH-Pallamano, purché lo siano per la stessa so­ cietà con la quale prendono parte alla attività CSI.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI All’attività giovanissimi non possono partecipare atleti comunque tesserati al­ la FIPAV. Per le altre categorie l'inclu­ sione di tesserati FIPAV sarà decisa dai Consigli interessati.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate sarà programmata e realizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli interessati riterranno opportuno stabilire.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata, e rea­ lizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli in­ teressati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parteci­ pare anche ai momenti regionali, i cri­ teri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno stabiliti dai Consigli regionali, e comunicati alla C.T.N. Pallavolo entro e non oltre il 13 ottobre 1974.

PALLAMANO

Attività a carattere locale

TEMPI DI GIOCO — cat. Giovanissimi e giovanissime: due tempi da 15' l’uno con 10’ d’inter­ vallo; — cat. Allieve: due tempi da 15’ l’uno con 10’ d'intervallo; — cat. Allievi: due tempi da 20’ l’uno con 10’ d’intervallo; — cat. Juniores femminile: due tempi da 20’ l’uno con 10' d’intervallo; — cat. Juniores maschile: due tempi da 25’ l’uno con 10’ d'intervallo; — cat. Seniores femminile: due tempi da 25’ l’uno con 10’ d’intervallo; — cat. Seniores maschile: due tempi da 30’ l’uno con 10’ d’intervallo. -------

Veli.

JUlHUlVd

1 Villini! Il IV .

LILIV

LVllipi

NUMERO DEI SETS E ALTEZZA RETE Il numero dei sets da giocare sarà stabilito per ciascuna manifestazione dai Consigli organizzatori. L’altezza della rete viene così stabi­ lita: — cat. Giovanissime: m. 2,00. — cat. Giovanissimi: m. 2,24. — cat. Juniores femminile: m. 2,24. — cat. Juniores maschile: m. 2,43. — cat. Seniores femminile: m. 2,24. — cat. Seniores maschile: m. -2,43.

PALLAVOLO

Attività a carattere llocale e regionale «CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Giovanissime: atlete nate negli anni 1962-63-64.

Attività a carattere nazionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Allieve: atlete nate negli anni 195859- 60-61. — Allievi: atleti nati negli anni 195960- 61.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte. Gli atleti che prenderanno parte alle manifestazioni regionali ed agli incon­ tri nazionali dovranno risultare tesse­ rati al CSI entro la data di conclusione dei rispettivi momenti locali.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI

Nella cat. Allievi le atlete possono essere tesserate, oltre che al CSI anche alla FIPAV purché lo siano per la stes­ sa società per la quale partecipano alla attività CSI e non abbiano preso parte effettiva a gare dei campionati FIPAV di serie A, B e C. Nella cat. Allievi gli atleti possono essere tesserati, oltre che al CSI anche alla FIPAV, purché lo siano per la stes­ sa società per la quale partecipano alla attività CSI e non abbiano preso parte effettiva a gare di campionati federali di qualsiasi specie. MOMENTI E DATE DI SVOLGIMENTO L'attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), re­ gionali e nazionali. Le regioni che intendono limitare in campo regionale l’attività, oppure che intendono realizzare autonomamente i momenti interregionali, potranno stabi­ lire direttamente la data di svolgimen­ to di tali manifestazioni, tenendo sol­ tanto presente che tutta l'attività dovrà concludersi per motivi di validità del tesseramento, entro e non oltre il 31 agosto 1975. Le regioni che invece non intendono organizzare autonomamente i momenti interregionali, dovranno concludere il momento regionale entro e non oltre il 4 maggio 1975. Gli incontri nazionali organizzati di­ rettamente dalla C.T.N. Pallavolo, il cui numero verrà successivamente stabili­ to, si svolgeranno nei giorni 31 maggio 1-2 giugno 1975.

FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività potrà essere programmata, realizzata e conclusa a livello locale; in tal caso le modalità e date di svolgi­ mento saranno stabilite dai Consigli in­ teressati. Per i Consigli che, invece, intendono partecipare ai momenti regionali ed agli incontri nazionali, i criteri di validità dei momenti locali, le norme promozio­ nali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno sta­ biliti dai Consigli regionali e comunicati alla C.T.N. Pallavolo entro e non oltre il 13 ottobre 1974. I Consigli regionali dovranno altresì decidere: a) se intendono limitare in campo regionale l’attività; b) se intendono realizzare insieme ad una o più specifiche regioni, in for­ ma autonoma, con la sola collabora-

13


SPECIALE CSI

zionc della C.T.N., il momento na­ zionale e le relative modalità di at­ tuazione; , c) il numero delle squadre alle iquali intendono far vivere tale esperienza. La comunicazione di tali decisioni do­ vrà pervenire alla C.T.N. Pallavolo en­ tro e non oltre il 15 marzo 1975. Non pervenendo la comunicazione di tale decisione entro detta data, la C.T. N. Pallavolo provvederà direttamente a stabilire il numero e le sedi degli in­ contri nazionali, nonché le regioni e il numero di squadre per ciascuna regione ammesse ai vari incontri. NUMERO DEI SETS E ALTEZZA RETE

Il numero dei sets da giocare sarà stabilito per ciascuna manifestazione dai Consigli organizzatori. La rete sarà posta per la cat. Allieve a m. 2,24 e per la cat. Allievi a m. 2,30 dal suolo.

SCI Attività a carattere locale e regionale

CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Juniores 1956 al al 1958; — Juniores 1955 al al 1958.

femminile: fondo nate dal 1958; discesa nate dal 1956

maschile: fondo nati dal 1958; discesa nati dal 1956

PARTECIPAZIONE ALLE GARE

Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI

Possono partecipare atleti tesserati, oltre che al CSI, anche alla FISI per la stessa società per la quale parteci­ pano all'attività CSI.

PATTINAGGIO Questa attività inizia la sua program­ mazione nella presente stagione spor­ tiva. Oltre ad un primo esame della situa­ zione esistente ed al censimento di tutte le forze sportive che praticano questa disciplina, dovrà essere messa in atto una azione di sensibilizzazione per pro­ muovere, ove non esista, tale attività. Nello stesso tempo possono essere rea­ lizzate manifestazioni a carattere loca­ le di artistico, di corsa su strada e in pista. A titolo indicativo segnaliamo le ca­ tegorie ed i limiti di età consigliati sia per le categorie maschili sia per quelle femminili: — cat. A: atleti nati negli anni 1967-68. — cat. B: atleti nati negli anni 1965-66. — cat. C: atleti nati negli anni 1963-64. — cat. D: atleti nati negli anni 1961-62. — cat. E: atleti nati negli anni 1959-60. Ovviamente, essendo una attività in fase di lancio, a tutte le manifestazioni possono partecipare gli atleti di società regolarmente affiliate al CSI e tessera­ ti oltre che al CSI, in data antecedente le gare, anche per la F.I.H.P., purché lo siano per la stessa società del CSI con la quale prendono parte alla ma­ nifestazione. Per le gare di corsa in linea si consi­ gliano, infine, le seguenti distanze: — cat. A: m. 500 — cat. B: m. 800 — cat. C: m. 1.200 — cat. D: m. 1.500 — cat. E: m. 1.500.

14

— Campanili Alpini cat. maschile: fon­ do gruppo A: nati negli anni 1959-60; fondo gruppo B: nati negli anni 196162; discesa gruppo A: nati negli anni 1959-60; discesa gruppo B: nati ne­ gli anni 1961-62.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività delle categorie sopra citate potrà essere programmata e realizzata a livello locale con modalità e date di svolgimento che i Consigli interessati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parte­ cipare anche agli eventuali momenti re­ gionali, i criteri di validità dei momen­ ti locali, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti re­ gionali stessi, saranno stabiliti dai Con­ sigli regionali e comunicati alla C.T.N. Sci entro e non oltre il 13 ottobre 1974.

SPECIALITÀ’ IN PROGRAMMA

Le specialità consigliate sono: — Attività femminile: fondo km. 4; di­ scesa slalom gigante e speciale; — Attività maschile: fondo km. 8; sla­ lom gigante e speciale; staffetta 3x8 km. E’ f .. ’ ’ “ \" facoltà dei Consigli organizzare anche gare in altre specialità.

Attività a carattere nazionale CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’

— Giovanissime: atlete nate negli anni 1963-64-65. — Giovanissimi: atleti nati negli anni 1963-64-65. — Campanili Alpini cat. femminile: fon­ do gruppo A: nate negli anni 195960; fondo gruppo B: nate negli anni 1961-62; discesa gruppo A: nate negli anni 1959-60; discesa gruppo B: nate negli anni 1961-62.

Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte. Per prendere parte all'incontro nazio­ nale le società dovranno risultare affi­ liate al CSI entro e non oltre il 15 febbraio 1975. Gli atleti dovranno essere tesserati comunque entro e non oltre il 28 febbraio 1975 e dovranno aver preso parte ad almeno una gara del momento locale.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Possono partecipare atleti tesserati ol­ tre che al CSI anche alla FISI per la stessa società per la quale partecipano all'attività CSI. AUTncontro nazionale non potranno partecipare gli atleti clas­ sificati FISI.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L'attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali c circoscrizionali), re­ gionali (eventuali) e nazionale. Per i Consigli che intendono parteci­ pare agli eventuali momenti regionali ed all’incontro nazionale, l’attività dovrà concludersi entro e non oltre il 28 feb­ braio 1975. La 33 Festa Nazionale della Neve si svolgerà nei giorni 17-18-19 marzo 1975. L'attività potrà comunque essere pro­ grammata, realizzata e conclusa a li­ vello locale, in tal caso le modalità e date di svolgimento saranno stabilite dai Consigli interessati. SPECIALITÀ’ IN PROGRAMMA

Le specialità in programma sono: — Attività femminile: Giovanissime fondo km. 1, slalom gigante; Cam­ panili Alpini - fondo gruppo A e B km. 2, discese gruppo A e B, slalom gigante e speciale. — Attività maschile: Giovanissimi - fon­ do km. 1,5 - slalom gigante; Campa­ nili Alpini - fondo gruppo A e B km. 5; discese gruppo A e B, slalom gi­ gante e speciale, staffetta 3x5 km. gara unica per il gruppo A e B. E facoltà dei Consigli organizzare an­ che gare in altre specialità.


SPECIALE CSI

TENNISTAVOLO

senti gli indirizzi di carattere generale sull'attività sportiva suggeriti dal Con­ siglio nazionale.

Attività a carattere locale e regionale Specialità di singolo

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare atleti di Società regolarmente affiliate al CSI tesserati in data antecedente la prima gara lo­ cale alla quale prendono parte.

CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’

— Giovanissime e giovanissimi: atleti nati negli anni 1962-63-64. — Juniores maschile e femminile: atleti nati negli anni 1956-57-58. — Seniores maschile e femminile: atleti nati negli anni 1955 e precedenti. I Consigli interessati possono modifi­ care tali limiti di età tenendo però pre­ senti gli indirizzi di carattere generale sull’attività suggeriti dal Consiglio na­ zionale. PARTECIPAZIONE ALLE GARE

Possono partecipare atleti di società regolarmente affiliate al CSI tesserati in data antecedente la prima gara locale alla quale prendono parte. PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI

All'attività giovanissimi non possono partecipare atleti comunque tesserati alla FITeT. Per le altre categorie l’in­ clusione di tesserati alla FITeT sarà decisa dai Consigli interessati. MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L'attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata c rea­ lizzata a livello locale con le modalità e date di svolgimento che i Consigli in­ teressati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parteci­ pare ai momenti regionali, i criteri di validità, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti re­ gionali stessi, saranno stabiliti dai Con­ sigli regionali e comunicati alla C.T.N. Tennistavolo entro e non oltre il 13 ot­ tobre 1974.

Attività a carattere locale e regionale Specialità a squadre DENOMINAZIONE E LIMITE DI ETÀ’ — Trofeo femminile: per squadre com­ poste da 2 a 4 atlete nate negli anni 1959-60-61-62-63-64. — Trofeo maschile: per squadre com rom­ poste da 2 a 4 atleti nati negli anni 1962-63-64. — Trofeo « Coppa Europa »: per squadre composte da 1 a 2 atlete e da 2 a 4 atleti nati negli anni 1959-60-61. I Consigli interessati possono modifi­ care tali limiti di età tenendo però pre-

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI L’inclusione di atleti tesserati alla FITeT e le relative categorie e gruppi FITeT saranno decise dai Consigli in­ teressati.

MOMENTI, DATE E FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività di tutte le categorie sopra citate potrà essere programmata-e rea­ lizzata a livello locale con modalità c date di svolgimento che i Consigli inte­ ressati riterranno opportuno stabilire. Per i Consigli che intendono parteci­ pare anche ai momenti regionali, i cri­ teri di validità dei momenti locali, le norme promozionali nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stes­ si, saranno stabiliti dai Consigli regio­ nali e comunicati alla C.T.N. Tennistavolo entro e non oltre il 13 ottobre 1974. Per i momenti locali si consiglia la formula a girone all’italiana con partite di andata e ritorno. Per i Trofei femminile e maschile il sistema di svolgimento degli incontri è quello della Coppa Courbillon o Davis (4 singoli incrociati e un doppio) con partite al limite di due sets vinti su tre. Per il Trofeo Coppa Europa il sistema di svolgimento è quello della « Lega Europea » (4 singoli incrociati, 1 singo­ lo femminile, 1 doppio misto e 1 doppio maschile) con partite al limite di due sets vinti su tre.

■

Attività a carattere nazionale Specialità di singolo CATEGORIE E LIMITI DI ETÀ’ — Allieve: atlete nate nesli anni 195960-61. — Allievi: atleti nati negli anni 195960-61.

PARTECIPAZIONE ALLE GARE Possono partecipare gli atleti di so­ cietà regolarmente affiliate al CSI tes­ serati in data antecedente la prima ga­ ra locale alla quale prendono parte. Possono partecipare alle manifesta­ zioni regionali ed agli incontri nazionali gli atleti che abbiano preso parte ad almeno una gara del momento locale.

la stessa società con la quale parteci­ pano all'attività CSI e non siano di clas­ sifica superiore al 3° gruppo della 3* ca­ tegoria. MOMENTI E DATE DI SVOLGIMENTO L’attività si articolerà in momenti lo­ cali (provinciali e circoscrizionali), regionali e nazionali. Le regioni che intendono limitare in campo regionale l'attività, oppure che intendono realizzare autonomamente i momenti interregionali, potranno stabi­ lire direttamente le date di svolgimento di tali manifestazioni, tenendo solo pre­ sente che tutta l’attività dovrà conclu­ dersi, per motivi di validità di tessera­ mento, entro e non oltre il 31 agosto 1975. Le regioni invece che non intendono organizzare autonomamente i momenti interregionali, dovranno concludere il momento regionale entro e non oltre il 27 aprile 1975. Gli incontri nazionali organizzati di­ rettamente dalla C.T.N. Tennistavolo, il cui numero verrà successivamente sta­ bilito, si svolgeranno nei giorni 3-4 mag­ gio o 10-11 maggio 1975.

FORMULA DI SVOLGIMENTO L’attività potrà essere programmata, realizzata e conclusa a livello locale; in tal caso le modalità e date di svolgi­ mento saranno stabilite dai Consigli in­ teressati. Per i Consigli che invece intendono partecipare ai momenti regionali ed agli incontri nazionali, i criteri di validità, dei momenti locali, le norme promozio­ nali, nonché i criteri di ammissione ai momenti regionali stessi, saranno sta­ biliti dai Consigli regionali e comuni­ cati alla C.T.N. Tennistavolo entro e non oltre il 13 ottobre 1974. I Consigli regionali dovranno altresì decidere: a) se intendono limitare in campo regionale l’attività; b) se intendono realizzare insieme ad una o più specifiche regioni, in for­ ma autonoma, con la sola collabora­ zione della C.T.N., il momento na­ zionale e le relative modalità di at­ tuazione; c) il numero di atleti ai quali intendono far vivere tale esperienza. La-.comunicazione di tali decisioni do­ vrà pervenire alla C.T.N. Tennistavolo entro e non oltre il 28 febbraio 1975. Non pervenendo la comunicazione di tale decisione entro detta data, la C.T. N. Tennistavolo provvederà direttamen­ te a stabilire il numero e le sedi degli incontri nazionali, nonché le regioni e il numero degli atleti per ciascuna re­ gione ammessi ai vari incontri.

PARTECIPAZIONE ATLETI FEDERALI Possono partecipare atleti tesserati, oltre che al CSI, anche alla FITeT per

15


SPECIALE CSI

Commento ai quattro punta del programma La presentazione dei quattro punti dei programma associativo generale è fatta sulla base della discussione svoltasi nel Consiglio nazionale, il quale ha incaricato la Presidenza nazionale di renderla nota all’Associazione. Ricordiamo ancora che il Consiglio nazionale ha potuto svolgere solo una prima parte del lavoro e pertanto ritornerà ancora su tutti e quattro i punti del programma nella prossima riunione fissata in novembre.

ATTIVITÀ* SPORTIVA A CARATTERE SOCIALE Sull'attività sportiva — che è, in realtà, il centro, il nucleo so­ stanziale di tutto l'impegno asso­ ciativo — il Consiglio nazionale ha inteso riassumere l’esperienza fatta quest’anno dopo che nel giu­ gno '73 ad Ostuni si erano rileva­ te delle tendenze esistenti di fat­ to nell’Associazione e, in rappor­ to ad esse, si erano prese delle decisioni che avrebbero modifi­ cato di colpo le tradizionali abi­ tudini di programmare e di svol­ gere l’attività in tutto il CSI. Ad Ostuni, infatti, dall'l al 3 giugno del '73 si erano : iuniti i Consiglie­ ri nazionali e, sulla base dì un’am­ pia relazione del Direttore Tecni­ co nazionale Dragotto, si era co­ statato che si potevano sviluppa­ re e generalizzare alcune tenden­ ze dinamiche già presenti in ciò

16

che l'Associazione andava facen­ do, tendenze positive che riguar­ davano, ad esempio, lo sforzo progressivo a riformare l'eccesso di competitività; l’importanza di una regolamentazione flessibile non più, cioè, emanata rigidamen­ te e unicamente dalla Presidenza nazionale; la trasformazione di un’attività ricreativa in un’attivi­ tà che si apra a tutti, specialmen­ te come possibilità agli adulti di fare con continuità dello sport; il manifestarsi di una domanda sportiva nuova difficilmente clas­ sificabile all’interno degli sport ufficiali, olimpici; una revisione di ciò che tradizionalmente han­ no rappresentato i centri giovani­ li di formazione, visti finora in ge­ nere come funzionali all’addestra­ mento tecnico-agonistico di alcune

discipline; una diversa visione del­ la pratica sportiva, troppo anco­ rata a dimensioni esclusivamente « maschili », da superarsi a van­ taggio di una maggiore e più qua­ lificata presenza delle donne. Costatare l’esistenza nell’atti­ vità sportiva del CSI di queste tendenze positive significava an­ che prendere delle decisioni che ne potessero favorire l’afferma­ zione. Per questo il Consiglio na­ zionale decise nella sua riunione di Ostuni di sostituire le Finali nazionali di ogni disciplina con Momenti interregionali a carat­ tere di Feste dello sport da svol­ gersi a livello nazionale; di de­ centrare a livello di base la re­ golamentazione e il giudizio sul­ l’attività, responsabilizzando i Consigli provinciali e di circoscri­ zione sul piano del tesseramento e delle procedure; di realizzare il dibattito associativo come un fat­ to permanente, un’abitudine co­ stante di tutti i soci nelle loro società a prendere coscienza dei veri problemi sportivi e ad impe­ gnarsi a risolverli. Oltre a ciò il Consiglio nazionale chiese alla Presidenza di predisporre un'in­ dagine sui centri giovanili di for­ mazione che gravitano nel CSI, di raccogliere e sollecitare esperien­ ze locali di libera sperimentazio-


SPECIALE CSI

ne sportiva, di effettuare un pri­ mo bilancio sulla presenza e par­ tecipazione femminile nel CSI che da due anni era diventata ufficial­ mente un’Associazione mista. Le decisioni del Consiglio na­ zionale di un anno fa erano, cer­ tamente, prime risposte, primi tentativi che potevano avere suc­ cesso a patto che se ne pubbli­ cizzassero ampliamento le moti­ vazioni in modo che ogni Consi­ glio, ogni Commissione tecnica, ogni Società e — al limite ideale — ogni socio ne divenissero co­ scienti e capaci di farle proprie, correggendo anche nella diretta esperienza quei particolari orga­ nizzativi e associativi che avreb­ bero potuto far fallire lo scopo delle nuove scelte se male realiz­ zate. Dopo un anno di esperienza, il Consiglio nazionale è in grado soltanto in parte di compiere un bilancio di come si è svolta l’at­ tività sportiva dell’Associazione. Questo handicap il Consiglio na­ zionale lo ha fatto capire chiara­ mente nella relazione che ha pre­ sentato al Congresso: i dati che dovrebbero giungere da tutte le province e le circoscrizioni, i re­ soconti, le brevi sintesi di espe­ rienze che, rimesse in circolazio­ ne attraverso la stampa allarga­

no l’orizzonte a chiunque legga con un minimo d’attenzione, so­ no giunti a Roma in quantità as­ sai ridotta. Colpa del disservizio postale che è giunto alla paralisi o colpa anche di una male intesa autonomia dei Consigli provin­ ciali? In un’Associazione moder­ na e lanciata in una intensa e molteplice attività, l’informazio­ ne su ciò e su come si fa è fon­ damentale. Per questa carenza il Consiglio nazionale si è visto co­ stretto, sia nella stesura della re­ lazione congressuale sia a Con­ gresso svolto, ad esprimere sul­ l’attività del ’73-’74 un giudizio fondato più su linee di tendenza che sul complesso dei dati. Ma anche se il limite è quello che il Consiglio dichiara, rimane il fatto che il giudizio generale ha un notevole peso, cogliendo problemi d'importanza vitale per l'Associazione. Il Consiglio nazio­ nale, difatti, rileva in quasi tutto il CSI il persistere dei modelli tradizionali di attività: ciò signi­ fica che siamo anche noi dentro alla cultura sportiva imperante, quella ufficiale, e tendiamo a ra­ gionare come tutti gli altri in ter­ mini di selezione, agonismo esa­ sperato, prestazioni di rilievo, campionismo. L’obiettivo di esten­

dere e generalizzare la pratica sportiva e quello di farla gestire direttamente da chi vi partecipa è ancora lontano: a livello d’idee molti sono d’accordo su una « svolta » da dare allo sport e d’ac­ cordo anche, in generale, sui nuo­ vi indirizzi espressi ad Ostuni. Ma la resistenza offerta dalla menta­ lità dominante è tale che si è con­ tinuato quasi dappertutto a fare come prima: esistono, anzi, grup­ pi che sostengono la necessità di ritornare ai campionati e alle fina­ li nazionali o, più genericamente, al passato. Il Consiglio nazionale rileva una diffusa confusione d’in­ dirizzi e di criteri operativi e que­ sto è il secondo dato allarmante: nella confusione, infatti, non si costruisce e meno che mai si rag­ giungono le finalità che il CSI si è proposto. Per questo il Consiglio naziona­ le ritiene che l’esigenza più urgen­ te che oggi l’Associazione ha di fronte, proprio in ordine a tutta 1’ attività sportiva, sia quella di of­ frire a se stessa una sintesi chia­ ra degli indirizzi di pratica spor­ tiva che hanno preso corpo in questi anni. Dal 1968 ad oggi, in­ fatti, il CSI si è volutamente messo in crisi; crisi di ruolo — che cosa deve fare un’associazio­ ne di promozione sportiva nella società italiana attuale? — che significa, inevitabilmente, crisi di un tradizionale modo di pensare, di organizzare, di fare sport — che cosa c, realmente, uno sport a servizio dell’uomo? Per ritrovarci sugli indirizzi di fondo, per eliminare equivoci, per superare lo stato di disagio e di sfiducia che ha colto diversi, per sapere verso quali obiettivi con­ creti camminare c'è bisogno di precisare i punti sui quali ci ri­ troviamo. Senza pretendere, però, che essi siano punti definitivi, dogmatici, intoccabili: non dob­ biamo dimenticare che lo stato reale dell’Associazione non può es­ sere altro che uno stato di ricer­ ca, di sperimentazione che arric­ chisce tutti nella misura in cui è mantenuto tale. Guai se, conqui­ stata qualche cognizione, ci fer­ massimo pretendendo di avere in pugno tutta l’esperienza e tutta la verità.

17


SPECIALE CSI

Una importante chiarificazione Il Consiglio nazionale pro­ pone dunque, per questa ne­ cessaria chiarificazione, due in­ terventi a tempi sfalsati: uno, a lunga scadenza, dove tutta 1' Associazione dovrà trovarsi coinvolta nell’analisi e nella ve­ rifica degli orientamenti essen­ ziali che riguardano proprio 1’ attività sportiva CSI nel mo­ mento attuale; l’altro, a breve scadenza, per precisare meglio gli indirizzi già individuati 1’ anno scorso. Quest’ultimo intervento, oltre che rivelarsi necessario, lo si può anche realizzare subito per­ chè, in realtà, consiste in una prima sistemazione razionale di ciò che già realizza l’Associazione, sistemazione che tiene con­ to e dell’età dei praticanti e dei diversi tipi di attività sportiva. La nostra attività, infatti, « copre » una vasta zona di età e d’interessi diversificati: dai bambini con il prevalente inte­ resse del gioco, ai ragazzi c alle ragazze che ricercano già una competenza più specifica in al­ cune discipline, agli adolescen­ ti che vogliono gareggiare, agli adulti che desiderano ritrovare un « servizio » che non si limi­ ti ad essere semplice ricrea­ zione. La proposta del Consiglio na­ zionale è di considerare l’atti­ vità sportiva del CSI distribui­ ta in tre grandi fasce, ognuna delle quali tiene presente in ma­ niera specifica le esigenze per­ sonali e sociali dei praticanti secondo le varie fasi evolutive, pur tenendo conto che la pecu­ liarità di alcune discipline po­ trebbe consentire una certa ela­ sticità rispetto alle età indicate. La prima fascia potrebbe comprendere i bambini e le bambine dai 5 ai 10 anni e chia­ marsi fascia « formativa.». I bambini di quest’arco di età hanno bisogno di apprendere

18

tipici di queste età con la con­ seguente ricerca e sperimenta­ zione di metodi d'insegnamen­ to adeguati e di formule idonee di realizzazione dell'attività sportiva.

un’attività fisico-motoria di ba­ se a carattere essenzialmente di gioco in un ambiente comunita­ rio: debbono, cioè, vivere in­ sieme agli altri bambini le loro esperienze di attività motoria. Lo facciano in un Centro di for­ mazione o in una società spor­ tiva poco importa: ciò che conta è che si rispettino le con­ dizioni che caratterizzano l’at­ tività di questo arco di età. Data la realtà di fatto in cui si trova l’Associazione, si do­ vranno affrontare seri problemi di razionalizzazione di contenu­ to e di metodi di insegnamento, di divulgazione di appositi sus­ sidi e di preparazione specifica di persone competenti perchè l'attività di questa prima fascia risulti effettivamente formati­ va. La seconda fascia potrebbe comprendere i ragazzi e le ra­ gazze dagli 11 ai 13 anni e chia­ marsi fascia « pre-competitiva». Le attività sportive di questo periodo debbono essere tali da permettere al ragazzo e alla ra­ gazza un'esperienza più diretta di alcune discipline così da fa­ cilitare la scelta futura di un impegno sportivo cosciente e meglio adatto alle personali possibilità ed esigenze. Un’at­ tività, dunque, polisportiva e con caratteristiche di gioco (esigenza ancora preminente in questo periodo), limitata nell’ impegno tecnico-agonistico sia come quantità sia come qualità delle formule da proporsi, ma già fortemente caratterizzata come partecipazione associati­ va, secondo quei modelli di vi­ ta insieme che si ritrovano nel­ lo statuto delle nostre società sportive. Anche in relazione alla se­ conda fascia sorgono precise questioni e, ad esempio, si do­ vranno affrontare con maggio­ re rigore scientifico i problemi

La terza fascia potrebbe com­ prendere ragazzi e ragazze dai 14 anni in poi e chiamarsi fa­ scia « competitiva ». Le attività sono già caratterizzate in quan­ to a scelta personale della di­ sciplina da praticarsi e offro­ no al ragazzo la possibilità di esprimersi attraverso gare e competizioni, con formule ade­ guate a tutti i livelli senza, pe­ rò, che esse obbligatoriamente ricalchino i modelli dell’atti­ vità ufficiale delle Federazioni. La ricerca di nuovi modelli in questo senso è già avviata nel CSI ma bisognerà proce­ dere a meglio definirla in rap­ porto agli indirizzi generali che l’Associazione ha assunto in questi ultimi anni. Proprio in questa fascia esistono le mag­ giori contraddizioni tra ciò che finora abbiamo creduto che sia lo sport (forte selettività, ago­ nismo esasperato, tecnica dog­ matica, normativa rigida e im­ mutabile...) e una nuova e più ricca idea della pratica spor­ tiva: che si apre a tutti per­ ché tutti hanno diritto a fare una personale esperienza di sport; che recupera la fonda­ mentale dimensione del gioco e della collaborazione; che è un fatto di libertà creativa e di partecipazione attiva come per­ sone. L’impegno in relazione alla terza fascia, richiederà per que­ sto l’individuazione di alcuni in­ dirizzi operativi comuni che ri­ sultino validi e obbliganti per tutti sul piano nazionale.

In tutte e tre le fasce, ov­ viamente, vanno rispettati i principi e i criteri operativi ge­ nerali che il CSI applica alla propria attività sportiva c che i documenti del Consiglio na­ zionale, da un anno a questa parte, hanno continuato a sot­ tolineare: che lo sport sia una esperienza per tutti e di tutti è, ad esempio, un principio che mette in moto numerose con-


SPECIALE CSI

seguenze di ordine pratico, di­ versificate per ognuna delle fa­ sce (la necessità di non operare una selezione che emargina per motivi tecnici o sociali, l’esi­ genza di allargare l’impegno as­ sociativo anche agli adulti, l’a­ dattabilità delle formule e del­ ie regolamentazioni, l’attenzio­ ne e l’accoglimento di libere esperienze, l'effettiva possibili­ tà di « partecipare », sin dalla scelta dei programmi e, in se­ guito, alla gestione stessa del­ l'attività...). C’è da aggiungere, inoltre, che vanno costantemente te-

nute presenti nella realizzazio­ ne dell’attività le due dimensio­ ni che caratterizzano il CSI, la dimensione associativa e quella di servizio. L’Associazione non può svi­ luppare una dimensione a sca­ pito dell’altra perchè entram­ be rispondono a due diverse esigenze d’ordine generale che si integrano e si alimentano a vicenda: deve trovare, invece, un equilibrio vitale tra le due componenti, evitando che ci si adagi per comodità o interesse su un’attività prevalentemente di servizio.

Alcuni Droblemi allineilo ilelB sin* tao Il punto che il Consiglio nazio naie ha tentato di fare, costitui­ sce una prima chiarificazione di massima che tende a farci ritro­ vare tutti in una prospettiva co­ mune di lavoro. Essa ha due li­ miti precisi di cui il Consiglio na

zionale è ben cosciente: il primo è che si tratta di una chiarifica­ zione provvisoria, non definitiva; infatti l’attività sportiva sarà sem­ pre oggetto di una riflessione e di un aggiornamento per rispon­ dere alle mutate esigenze e pos­

sibilità delle persone e dei gruppi. Il secondo limite è che — trat­ tandosi di una chiarificazione di massima — lascia aperti, all’in­ terno delle singole fasce e all’in­ terno di tutta l’attività sportiva, molteplici problemi che meritano anch’essi una riflessione e un primo tentativo di definizione. Qui di seguito cercheremo di accennare ad alcuni di questi pro­ blemi, seguendo la discussione del Consiglio nazionale e le pri­ me indicazioni che esso ha tratto per giungere a breve e a lunga scadenza a delle soluzioni e a dei criteri operativi comuni. Segui­ remo, in questa prima rassegna, i problemi come si presentano al­ l’interno delle singole fasce, te­ nendo presente che già nel prece­ dente intervento sono stati sotto­ lineati quelli fondamentali ri­ guardanti il tipo di attività spor­ tiva di ciascuna fascia. Quindi noi ci limiteremo ai problemi di dettaglio.

PRIMA FASCIA: ATTIVITÀ' FORMATIVA

Il principale problema che ci si presenta in questa fascia è quello del ruolo dei Centri di for­ mazione e delle società sportive in ordine ai ragazzi di questa età e del rapporto tra la funzione dei Centri e quella delle società. Ab­ biamo da una parte dei Centri di formazione che sono nati, e tali sono tuttora in gran parte, come strutture di servizio tecnico-spor­ tivo e per i quali invece è stata messa in luce l’esigenza che ac­ quistino una dimensione più mar­ catamente educativo-comunitaria. Dall’altra parte abbiamo delle società sportive che si interessa­ no quasi esclusivamente dei ra­ gazzi più grandi senza preoccu­ parsi di svolgere, nell’ambiente in cui vivono, un servizio sporti­ vo-sociale per i più piccoli se non quando serve a loro per « alleva­ re » i futuri atleti utili alla squa­ dra. Ciò significa che le società sportive vivono ancora una di­ mensione campionistica mentre l’Associazione, secondo lo Statu-

19


SPECIALE CSI

to, dovrebbe essere impegnata ad offrire un servizio educativo comunitario, sistematico e con­ tinuato ai ragazzi e ai giovani nel­ le loro varie età. Oggi, invece, l’intervento, an­ cora scarso e limitato dell’Associazione verso i più piccoli, si esaurisce nei Centri di formazio­ ne che, per giunta, si pongono co­ me una struttura a parte che fi­ nisce, per certi aspetti, per co­ prire un disimpegno delle socie­ tà sportive stesse verso i ragazzi di questa età. I Centri potrebbero più facil­ mente recuperare una dimensio­ ne educativa comunitaria ponen­ dosi, dunque, all'interno della vi­ ta e del servizio normale che do­ vrebbe svolgere la società sporti­ va anche se, ed è un altro aspetto da chiarire, attualmente molti Centri sono direttamente gestiti dai Consigli provinciali e di circo­ scrizione zonale. Tra l'altro, in questo modo si solleciterebbe l’impegno degli atleti più grandi verso i più pic­ coli, risolvendo non solo in ter­ mini quantitativi il problema de­ gli istruttori, ma anche quello de­ gli animatori, facendo perno su persone che già vivono nella so­ cietà una dimensione educativoassociativa. E’ chiaro, comunque, che que­ sto discorso specifico sui Centri potrà essere correttamente af­ frontato se, come pensa di fare il Consiglio nazionale stesso, lo si collegherà a quello sul servizio sportivo associativo che le socie­ tà devono svolgere anche per i ragazzi di questa fascia di età. E qui va tenuta presente un’ultima, importante osservazione: il CSI ha già scelto come dimensione propria e come luogo privilegia­ to della sua azione, la società spor­ tiva nella sua esperienza comuni­ taria della quale i Centri non pos­ sono essere altro che un aspetto, anche se hanno una forte caratte­ rizzazione di servizio sociale. È intuibile, infine, che il discor­ so dei Centri non si debba limitare solo all’età della prima fascia, ma debba abbracciare anche la secon­ da fascia di età ossia i ragazzi fino ai 13 anni. Anche questo fatto comporta tutta una serie di pro-

20

blemi specifici che solo con un ap­ profondimento serio potranno tro­ vare soluzione.

SECONDA FASCIA: ATTIVITÀ' PRECOMPETITIVA

La denominazione scelta per questa fascia esprime solo in par te il suo reale significato. È un'at­ tività precompetitiva nel senso che prepara il ragazzo ad affron­ tare senza traumi l'attività com­ petitiva vera e propria. Ciò non significa, però, che l’at­ tività di questa fascia esaurisca la sua finalità nel preparare tec­ nicamente il ragazzo ad affrontare i successivi impegni agonistici. La fascia, invece, costituisce una se­ conda tappa della maturazione globale del ragazzo. Anche questa età (preadolescenza) ha delle ca­ ratteristiche ben definite, delle esi­ genze specifiche, delle possibilità ben delimitate di cui bisogna tener conto in una azione educativa che si realizza, nel nostro caso, attra­ verso l’esperienza sportiva. Solo se facciamo vivere al ragazzo questa nuova fase di maturazione globale, il successivo impegno sportivo — per tanti aspetti più delicato e difficile — sarà educa­ tivo. E’ doveroso ammettere che il problema dello sport dei giova­ nissimi è stato sempre presente nell’Associazione; ma sostanzial­ mente si limitava a cercare di ridurre la quantità dcH’impcgno agonistico, facendo un campio­ nato più breve, riducendo il tem­ po di gioco e il numero dei gioca­ tori, escludendoli dalle finali na­ zionali... Cose importanti, ma che non bastano da sole a incidere sulla qualità dell’impegno che do­ vrebbe essere adeguato alle carat­ teristiche specifiche di questa età.

Nella logica seguita, l’attività dei giovanissimi era monosporti­ va, essenzialmente agonistica e scarsamente associativa. Allora i problemi che ci si presentano so­ no: — di offrire ai ragazzi la cono­ scenza e l’esperienza di più sport

perché abbiano maggiori possibi­ lità di esprimersi e di dominare il fatto sportivo senza diventarne schiavi, oltre a diminuire note­ volmente il fenomeno della sele­ zione già esistente in questa fa­ scia;

— di dare la possibilità di effet­ tuare tra loro degli incontri spor­ tivi che, superando il fatto sol­ tanto tecnico-agonistico — che comunque richiede ricerca di for­ mule coerenti con l’impegno edu­ cativo nei riguardi di questa età

— diventino dei veri scambi associativi.

e

propri

Ciò è possibile, ed è questo il terzo problema, se l’esperienza associativa è già vissuta nella so­ cietà sportiva. Questo è forse l’a­ spetto più importante e determi­ nante di tutto il discorso, perché una vera riforma dell’esperienza sportiva non nasce dal cambia­ mento di formule o di regolamen­ ti, ma da un modo nuovo di vi­ vere in gruppo. I ragazzi di questa età sono, invece, considerati immaturi a compiere un’esperienza associati­ va mentre è proprio nella prea­ dolescenza che nasce in essi la prima chiara esigenza di parteci­ pazione e di costruzione della propria attività c che si può realizzare con essi una vita di gruppo democratica, partecipata e co­ munitaria. Tutto questo però non basta affermarlo, sia pure con convin­ zione: occorrono strumenti ade­ guati in rapporto alle persone e ai sussidi. Ciò significa che tutti insieme dovremo fare uno sfor­ zo per preparare responsabili (in ogni ruolo) competenti ad opera­ re con i ragazzi di questa età as­ sistiti nella loro azione educativa da adeguati sussidi.

TERZA FASCIA: ATTIVITÀ' COMPETITIVA

L’attività sportiva di questa la­ scia, che si realizza attraverso ga­ re vere e proprie con formule più


SPECIALE CSI

Occorrerà quindi, proprio te­ nendo conto dell’esperienza fatta l’anno scorso, impegnarci tutti per i prossimi Momenti nazionali a viverli in un modo diverso co­ minciando fin dall’imminente at­ tività locale e, a più lunga sca­ denza, cercare anche per essi una definizione più coerente con la nuova logica che sottostà alla chiarificazione sull’attività spor tiva.

o meno tradizionali, ha rappresen­ tato l’impegno assolutamente pre­ valente anche se non esclusivo dell’associazione fino ad oggi tanto che strutture, persone, ri­ sorse finanziarie ed anche le stes­ se nostre riflessioni sono state impiegate in gran parte per que­ st'attività. Ora, la chiarificazione del Con­ siglio nazionale, cioè l’articola­ zione dei tipi di attività attraver­ so tre fasce collegate tra loro in una continuità educativa, da una parte ridimensiona l’impe­ gno associativo in questo settore, dall’altra dà all’attività di questa fascia un senso e un valore final­ mente precisi. Infatti, cerca di da­ re una risposta tipica alle esigen­ ze di questa età e allo stesso tem­ po la colloca come tappa conclu­ siva di tutto un processo di ma­ turazione fisico-tecnica e associa­ tiva, cioè di esperienza educativa globale. Il problema che sottostà a que­ sta fascia si può sintetizzare in un impegno comune

— per eliminare, nel limite del possibile, le contraddizioni pro­ prie di tale tipo di attività (vedi precedente articolo);

— per ricercare modi concreti

di attuazione che poi dovranno essere rispettati da tutti. Nei dettagli, questo problema si identifica con il discorso già avviato fin dal Congresso del 1972 sulla « correzione della formula dei campionati ».

L’anno scorso sono già stati fatti dei primi passi senza però che siano state superate alcune difficoltà di fondo esistenti a li­ vello locale e nazionale. A livello locale (provinciale e regionale) sembra di poter rilevare una dif­ fusa incomprensione della neces­ sità di trasformare le tradiziona­ li fasi tecnico-agonistiche dei cam­ pionati in « momenti » sportivoasssociativi che siano in grado di dare un volto, almeno parzialmen­ te nuovo, a questo tipo di attività. A livello nazionale sembra di po­ ter soprattutto rilevare una note­ vole incomprensione del significa­ to dei Momenti nazionali insieme ad una grave difficoltà di realiz­ zarli in modo adeguato da parte dei responsabili e a viverli da parte dei partecipanti. Tali Mo­ menti nazionali, infatti, dovrebbe­ ro costituire non soltanto la con­ clusione comunque realizzata di un’attività competitiva, ma il pun­ to di arrivo di una nuova logica sportivo-associativa.

Tutto quanto fin qui detto, ri­ chiede all’Associazione un dupli­ ce impegno: uno, immediato, che consiste nel riflettere e fare pro­ pria la chiarificazione proposta dal Consiglio nazionale e di ten­ tare fin d’ora di condurre speri­ mentazioni in questa nuova logi­ ca; l'altro, a più lunga scadenza e che probabilmente dovrà impe­ gnarci in vista del prossimo Con­ gresso nazionale del 1976, consi­ ste nel fare insieme un passo suc­ cessivo, riflettendo sui molteplici problemi che ancora rimangono aperti per individuare con mag­ giore precisione proposte di atti­ vità idonee alle età dei parteci­ panti e rispondenti alle finalità associative.

Il Consiglio nazionale, facendo questo primo passo di chiarifica­ zione sull'attività sportiva del CSI, ritiene che essa avrà la stra­ da chiusa se non sarà accompa­ gnata da un parallelo sforzo per aiutare le strutture associative ad adeguarsi ai ruoli da essa ri­ chiesti, che peraltro sono impli­ citi già negli articoli statutari. In particolare, la messa in cri­ si del modo tradizionale di inten­ dere e di svolgere l’attività spor­ tiva, ha reso problematico il ruo­ lo dei tecnici e delle Commissio­ ni tecniche a tutti i livelli. Per i tecnici, il problema è di superare la loro dimensione pre­ valentemente tecnicistica, realiz­ zata attraverso un insegnamento sia pur corretto e competente di alcune nozioni specifiche, per as­ sumere insieme agli altri respon­ sabili, in una dimensione vera­ mente politica, tutti i problemi

21


SPECIALE CSI

delle finalità e della gestione del­ le attività associative.

A proposito delle Commissioni tecniche, molto sinteticamente possiamo rilevare: — a livello provinciale, uno scarso adeguamento delle Com­ missioni tecniche alla nuova fun­ zione prospettata dallo Statuto nei confronti delle Società, da as­ solversi nel contesto della politi­ ca associativa svolta dal Consi­ glio provinciale; — a livello regionale, il servi­ zio dei tecnici risente delle stes­ se difficoltà dell’ufficio di presi­ denza regionale e cioè, da una parte rischia di essere inesisten­ te o inefficace, dall’altra rischia di trasformarsi in una vera e pro­ pria sovrastruttura tecnica priva di una dimensione promozionale e di coordinamento, anche perché si limita a gestire quasi esclusivamente i soli momenti regionali e nazionali;

— a livello nazionale, le Com­ missioni tecniche stanno vivendo anch’esse un certo stato di diso­ rientamento dovuto al venir me­ no del loro ruolo tradizionale. Si sta facendo un serio sforzo per individuare e realizzare un nuovo ruolo, ma esistono oggettivamen­ te delle notevoli difficoltà anche perché, nel tentativo di recupe­ rare un rapporto rinnovato con la base, ci si imbatte nella man­ canza di strumenti di collegamen­ to che impediscono sia di racco­ gliere indispensabili informazio­ ni su come si svolge l’attività spor­ tiva, sia di intervenire con una efficace azione di orientamento e di stimolo.

In tale situazione occorrerà giungere tutti insieme ad una mi­ gliore definizione del ruolo dei tecnici e delle Commissioni tec­ niche a tutti i livelli, del metodo della loro azione, degli strumenti ed anche di eventuali meccanismi operativi che li metta in grado di essere presenti efficacemente nell'Associazione. Questo, natural­ mente, dipende anche, e sarà fa cilitato, dal discorso di chiarifi­ cazione sull’attività che si mette­ rà in atto neH’Associazione.

22

AZIONE POLITICA PER H SERVIZIO SOCIALE DELLO SPORT

____________ ____________ 7 Nell’introduzione della relazio­ ne presentata dal Consiglio nazio­ nale al Congresso di verifica si diceva esplicitamente: « ...la di­ mensione proposta dal Consiglio nazionale per questo Congresso è di carattere politico ». Questo fatto politico, naturalmente, non ha mancato di suscitare un di­ battito assembleare e di mostra­ re come, su questo piano, ci sia­ no idee e progetti, ma ci sia anche un po’ di confusione. Questo è normale: per troppo tempo, per troppi anni il mondo dello sport si è presentato come « neutro », « impolitico » estra­ neo a quella « cosa un po’ spor­ ca » che è « la politica ». Al mas­ simo, il mondo dello sport è riu­ scito a proporre una politica cor­ porativa con lo slogan: « Lo sport agli sportivi ». Il fatto è, però, che soprattut­ to negli ultimi anni, da quando cioè si riflette con senso più cri­ tico sulla realtà sportiva, si è venuti scoprendo che lo sport è politica, checché se ne dica. E gli sportivi hanno scoperto questo fatto aiutati non tanto dal mondo sportivo ufficiale che a parole con­ tinua a volersi mantenere ben distante dalla politica (anche se a fatti, poi, fa la sua politica di governo e eli sottogoverno), co­ me se essa fosse un elemento che, immesso nel mondo sacro dello sport rovinasse tutto. Questa sco­ perta è avvenuta perché, soprat­ tutto a livello giovanile, le spinte innovative hanno fatto chiara­ mente capire che tulio è politica, anche se la politica non è tutto. L’hanno scoperto perfino i ra­ gazzi e i bambini. L’hanno sco­ perto i ragazzi di Barbiana i qua­ li affermano che, di fronte ai problemi comuni ci sono due mo­

di per uscirne: da soli, ed è l’e­ goismo; insieme, ed è la politica. È i bambini della Scuola 725 di Roma, raccontando la loro espe­ rienza scolastica dicono: « I si­ gnori ci hanno sempre fregato. Ci hanno detto che la politica è una cosa sporca, ma che solo nelle lo­ ro mani diventa pulita. E’ un modo per tenerci oppressi e per colpire il dono dell’intelligenza che Dio ci ha fatto. E’ uno dei mo­ di per essere razzisti. Per la no­ stra scuola tutto ciò che avviene nel mondo diventa occasione per far politica. Anche lo sport che tanto piace agli industriali ». Proprio dall'ansia di partecipa­ zione che è nata soprattutto tra i gruppi giovanili, dunque, si è fatta luce la concezione che la po­ litica non è una questione pei « addetti ai lavori », ma che, se si vuol veramente partecipare, è necessario fare politica. E que­ sto, lentamente, entra come cri­ terio anche nella nostra Associa­ zione che, un tempo, si sentiva un po' orgogliosa di « non fare poli­ tica » e così, senza averne co­ scienza, faceva politica e lie faceva una reazionaria. Oggi, dunque, la politica è di­ ventata una cosa diversa. Gli spe­ cialisti di questa scienza, infatti, ci dicono ormai tranquillamente che la realtà politica non si la­ scia più rinchiudere semplicemente e adeguatamente nel con­ cetto di Stato e, pertanto, orien­ tano le loro ricerche su tutti quei fattori e su tutti quegli agenti che intervengono ormai nella de­ cisione politica. Questo, in paro­ le povere, significa che si deve prestare molta più attenzione di quanto non si faceva un tempo alle energie profonde esistenti nel corpo della comunità. Questo vuol


SPECIALE CSI

i» dire che la politica, intesa nel suo senso più ampio, comprende tut­ to quello che contribuisce al pro­ cesso dinamico dell’istituire, del mantenere, del riformare o del cambiare l'ordine strutturale e culturale della società globale. Oppure, la politica viene intesa come queU’msieme di attività che hanno come fine l’esercizio, la conservazione o la conquista del potere, che tendono a influire sul­ la ripartizione del potere stesso in vista della costruzione o della salvaguardia del bene pubblico. In senso più ristretto, per po­ litica s’intende quello che si ri­ ferisce al processo elettorale, alVazione dei partiti e alle tattiche inevitabili dell'azione per la con­ quista del potere. Se, dunque, ci riferiamo alla concezione più ampia della poli­ tica, vediamo subito chiaramente che ogni azione umana, che si sviluppa all’esterno della persona, ma anche nell’àmbito privato, ha una dimensione sociale perchè supera l’individuo e, quindi, ha come logica conseguenza, una di­ mensione politica perchè questa azione che supera l’individuo è sempre in relazione o con la pre­ servazione, o con il cambiamento, o con la costruzione della comu­ nità umana e con il bene comune. Se si afferra bene il significato di questo concetto che ci viene offerto dagli studiosi delle scienze politiche, capiamo subito come siano molto politici quelli che si dichiarano (come avviene spesso nel mondo sportivo) apolitici. quelli cioè che pensano di non fare politica. Tutti costoro, infat­ ti, col loro peso inerte di « in­

consciamente politici » agiscono per conservare, per mantenere le situazioni come sono, opponendo­ si a coloro che, invece, cercano una maggiore giustizia, una mag­ giore libertà, una maggiore par­ tecipazione. Ecco, allora, perchè il Congres­ so di verifica del CSI non poteva che essere fatto politico e, co­ scientemente, dovesse sforzarsi non solo di offrire indicazioni all’Associazione sulla sua politica, ma anche, e conseguentemente, dare indicazioni per come realiz­ zare questa politica. Il Consiglio nazionale, riassu­ mendo tutte le indicazioni emerse dal dibattito assembleare, ha po­ tuto costatare che per l’azione po­ litica sono emersi diversi orienta­ menti. Anzitutto, c’è da fare la costata­ zione che, per diversi, il problema politico pare essere come un ele­ mento estraneo alla vita associa­ tiva e non lo ritengono del tut­ to utile. Questo è un segno del­ la presenza nella nuova Associa­ zione, nata con lo Statuto, di una mentalità vecchia o, forse meglio.

della mentalità derivata dalla cul­ tura generale del mondo dello sport che continua a dichiararsi « impolitico » o « apolitico ». Le conseguenze di questo atteggia­ mento e di questa mentalità sono gravi: infatti, se l’Associazione sceglie di realizzare uno sport ser­ vizio sociale come potrà fare, nei fatti e non nei documenti, un'a­ zione che sia « neutra », « aset­ tica », « apolitica »? Non voler fa­ re politica, significa, di fatto, non

voler veramente realizzare uno sport sociale e continuare a fare uno sport reazionario, che tende a mantenere l'ordine (o il disor­ dine?) costituito, a non realizza­ re il processo partecipativo, a non realizzare l'autogestione delle so­ cietà e dell’attività, a non realiz­ zare le assemblee come modo col­ lettivo di lavoro, a far crescere dei ragazzi e dei giovani ubbi­ dienti ma non liberi. E allora va a farsi benedire tutto il discorso politico fatto dal Consiglio na­ zionale nella sua riunione dell’a­ prile di quest’anno, discorso che ha fatto scaturire un’importante dichiarazione che costituiva uno dei documenti di fondo dell’as­ semblea congressuale. In poche parole, il perdurare in alcuni di questa mentalità, di fatto, blocca il processo di evoluzione e di svi­ luppo qualitativo dell’Associazione.

LE AREE D’INTERVENTO POLITICO Quello che il Congresso ha det­ to, attraverso raccomandazioni e interventi di delegati, circa l'a­ zione politica dell’Associazione è poi strettamente legato alle aree d’intervento, ossia a quei settori dell’Associazione che rappresen­ tano i luoghi concreti in cui si fa politica. Anzitutto a livello di società sportive. Qui il Congresso ha det­ to che occorre ricercare modi, strumenti e sussidi per far pren­ dere coscienza alle società di base del dovere dell’impegno politico. politiOssia è stata messa in rilievo la necessità di superare e di sconfiggere la mentalità « apolitica ». Questo, evidentemente, come sem­ pre accade in un processo di li­ berazione da una vecchia menta­ lità e da una vecchia cultura, non potrà avvenire in astratto: con dei discorsi, con degli opuscoli, con dei dirigenti che vanno « a pre­ dicare » nelle società. Avverrà so­ prattutto aprendo le società spor­ tive all’ambiente circostante, fa­ cendole incarnare nella realtà so­ ciale e politica del proprio am­ biente e, particolarmente, colle­ gandole — particolarmente nello

23


SPECIALE CSI

ambiente urbano — con quella realtà politica costituita dal quar­ tiere, con i suoi comitati o con­ sigli. Questo, infatti, pare essere l’ambiente naturale in cui si rea­ lizza e si sviluppa lo sport come servizio sociale. In secondo luogo, a livello di Consigli provinciali. A questo pro­ posito il Congresso ha espresso la necessità di un impegno a sostenere e a incrementare i rapporti politici di base, tenendo conto dell’esigenza espressa di concordare preventivamente con la realtà di base accordi di tipo nazionale. Ossia, qui ci si trova di fronte al problema di coordinare e di col legare le esperienze di ba­ se (e quindi il problema dei quar­ tieri), e di essere veicolo di co­ municazione (e non filtro o, peg­ gio, blocco, degli impegni politici che l’Associazione in quanto tale si assume. E’ il caso, tanto per fare un esempio, della dichiara­ zione politica del Consiglio na­ zionale). Ma di più, a questo li­ vello, vuoi per i problemi comutiere, vuoi per i problemi comu­ nali o provinciali, nasce l’esigen­ za di un servizio politico da ren­ dere agli Enti locali e nasce tut­ ta la problematica dei rapporti tra un Ente di propaganda con gli Enti locali e della strategia da usare perchè questi rapporti sia­ no « veri » con gli altri Enti di propaganda nell’àmbito di un’a­ rea che è quella comunale e pro­ vinciale.

zi livello regionale, il Congres­ so ha espresso la necessità di una ricerca dei modi più adeguati per sostenere un’azione più inci­

siva all’interno delle Regioni pel­ le iniziative che alcune di esse stanno realizzando. Ossia, a que­ sto livello della vita associativa dovrebbe trovare coordinamen­ to e sostegno e incoraggiamento il lavoro dei Consigli provinciali avendo poi anche e contempora­ neamente di vista l’aggancio e il servizio da rendere sul piano del­ la politica e della programmazione regionale. Per il livello nazionale il Con­ gresso ha espresso esigenze e pro­

blemi di ordine diverso. Precisamente: — una maggior apertura, con­ cretezza e incisività nei rapporti con le forze pubbliche e private (CONI, Enti di propaganda, Asso­ ciazioni di tempo libero, sinda­ cati, partiti, Scuola ecc.); — valutare l’opportunità, i mo­ di e i tempi di un convegno na­ zionale in collaborazione con al­ tre forze, sulla politica sportiva in rapporto alle Regioni; — un’attenzione particolare al­ la realizzazione dei Distretti sco­ lastici; — un sostegno all’azione degli studenti ISEF per la trasforma­ zione degli Istituti in facoltà uni­ versitarie; — un incremento dei rapporti internazionali oltre quelli norma­ li esistenti con la FJCEP. E', evidentemente, solo un’elen­ cazione che sottintende tutta una strategia politica che ha un fine preciso: la riforma dello sport.

Il Consiglio nazionale, che si riu­ nirà agli inizi del prossimo no­ vembre, dovrà aver presenti que­ ste esigenze e, di più, dovrà deci­ dere quale strategia adottare. Og­ gi, infatti, in questo momento par­ ticolare della nostra vita nazio­ nale e internazionale parlare di riforma dello sport è come par­ lare di marziani: sono altri i pro­ blemi di fondo in cui ci dibattia­ mo. E di più, come poter consi­ derare ancora lo sport e il pro­ blema dello sport come se fosse a sé, e non invece collegato di­ rettamente a tutto il problema del­ le riforme che partiti, sindacati, movimenti politici e culturali pre­ mono perchè si realizzino? Il Consiglio nazionale, dunque, sarà chiamato a scegliere, sulla base delle richieste del Congres­ so, quale politica adottare per l’Associazione e come incarnare e realizzare questa politica attra­ verso una prassi che tenga conto di tutta la realtà socio-politica na­ zionale. Insomma, per far della politica non un discorso fumoso come è spesso quello degli « ad­ detti ai lavori », ma un discorso concreto, storico che, partendo da realtà di fatto, indichi una stra­ tegia comune perché si possa rea­ lizzare uno sport servizio socia­ le — fatto politico — esprimendo le esigenze di una massa di gio­ vani, di ragazzi c di adulti che lo vedono collegato con i proble­ mi della sanità, della riforma del­ le amministrazioni locali, della ri­ forma della scuola, della riforma urbanistica...


SPECIALE CSI

<

DELLE STRUTTURE DI SERVIZIU Il Consiglio nazionale del pros­ simo novembre dovrà affrontare un tema specificamente presente nel Congresso di verifica, ma che, per ragioni di tempo, non è riu­ scito ad affrontare nella sua ul­ tima riunione della fine di giu­ gno. Il tema, piuttosto ampio e importante, è quello della vita as­ sociativa delle strutture di ser­ vizio. Pensare che questo sia un tema secondario, è un errore politico, tattico, strategico. Infatti, se l'Associazione vuol condurre un di­ scorso politico e una strategia politica, ha l’assoluta necessità di avere delle strutture di ser­ vizio che non solo siano uno stru­ mento per la prassi politica, ma che siano di stimolo per la rea­ lizzazione di questa prassi. Siamo uomini: e gli uomini, da quando hanno cominciato a vivere insie­ me in società, hanno avuto la ne­ cessità di strumenti che li aiutas­ sero a vivere insieme. E anche que­ sti strumenti sono un fatto po­ litico: non possono essere aset­ tici, anonimi, apolitici, proprio perché servono all’uomo per fare politica. Sono due i problemi di fondo di questo tema: anzitutto quello della funzione e del ruolo delle Commissioni Tecniche, sia provin­ ciali sia nazionali e quello degli arbitri e dei giudici di gara; in secondo luogo quello della vita e dell’azione dei Consigli regionali. Circa il primo problema, il Con­ gresso nazionale ha indicato: — l’esigenza di coinvolgere le società nella gestione dell’attività sportiva sollecitando la ricerca di una nuova funzione delle Commis­ sioni Tecniche Provinciali; — l’esigenza, in relazione agli indirizzi c alle formule adottate

per l’attività sportiva, di una ne­ cessaria ricerca di una nuova fun­ zione delle Commissioni Tecniche Nazionali; — l’esigenza di affrontare il pro­ blema degli arbitri vedendo co­ me aiutare quelli esistenti a ri­ scoprire il loro ruolo associativo e considerando quali strumenti adottare per formare le nuove le­ ve arbitrali.

Circa il secondo problema, il Congresso ha affermato che oc­ corre rilanciare il ruolo regionale attraverso una presa di coscienza e di responsabilità dei Consigli

provinciali (e, a questo riguardo, si deve tener presente l’impegno già assunto dal Consiglio nazio­ nale per un maggior sostegno al­ le regioni e, in particolare, la decisione del Consiglio nazionale di ripetere l’incontro con gli Uf­ fici di presidenza regionali). Il problema dei Consigli regio­ nali può essere risolto, forse, con l'aiuto della buona volontà, con una maggiore attenzione e con una maggior volontà di capire il ruo­ lo che può avere la regione nella vita dell’Associazione sviluppando da parte dei Consigli provinciali la volontà di partecipazione, di collaborazione, e cominciando a capire che da soli molti problemi non si possono risolvere. Il pro­ blema di fondo è, in definitiva, quello di cambiare mentalità e di cominciare a fare le cose in­ sieme e a volere il confronto e la collaborazione. Infatti, il vecchio proverbio: Chi fa da sé fa per tre, è una delle tante bugie di una cultura fondata sull’individuali­ smo che nega il valore del lavoro collettivo, comunitario, che è il solo a produrre il nuovo, il di­ verso e, cioè, a rendere concreta e visibile un’alternativa sportiva di cui i giovani sentono la neces­ sità. Il problema, invece, delle Com­ missioni Tecniche, sia provinciali, sia nazionali è il più complesso che in questo momento si trova a vi­ vere 1 Associazione e in cui la buo­ na volontà e la disponibilità non sempre paiono sufficienti per tro­ vare soluzioni. Le Commissioni Tecniche, in­ fatti, si trovano a giocare un ruo­ lo decisivo nella programmazione e nello svolgimento dell’attività sportiva che è, come ormai s’è ripetuto fino alla noia, il centro e lo strumento privilegiato dell' Associazione per realizzare il suo compito e per raggiungere il suo fine: realizzare una prassi educa­ tiva liberatrice. Attuare una svolta in questo campo, dunque, è fare un passo decisivo in avanti verso quel sal­ to di qualità necessario a realiz­ zare uno sport alternativo, per tutti, servizio sociale.

25


SPECIALE CSI

E’ tutta una struttura, oltre che una mentalità e una cultura, che devono essere riformate. E in que­ sti casi, si sa, è dificile procedere. Su questo punto, il dibattito del Congresso è stato rivelatore. Infatti, sono venute fuori posi­ zioni molto diverse: da una parte l’esigenza di far sì che le Com­ missioni Tecniche non siano più un « corpo separato » nell’Associazione e, quindi, la necessità di una loro partecipazione viva e at­ tiva a pieno titolo alla vita dell’Associazione a tutti i livelli, compreso quello della gestione. (Una posizione che ha trovato una sua confluenza anche nel dibat­ tito sul Regolamento organico). Dall’altra parte, l’esigenza espres­ sa da alcuni, con accenti perfino demagogici, di lasciare ai tecnici la conduzione della cosa tecnica essendo loro e solo loro gli esper­ ti di questi problemi. (Una sensa­ zione, e forse più d’una sensazione di questa mentalità traspare chia­ ramente dal dibattito in corso su « Stadium » sul tipo d’educazione prodotto dai tecnici). Le soluzioni a questi problemi, probabilmente, non le ha in tasca nessuno. Così è da auspicare che, se da una parte, come accadrà se si applicherà il Regolamento or­ ganico, i tecnici verranno ad ave­ re voce in capitolo nei consigli provinciali, dall’altra parte, è ne­ cessario che gli stessi tecnici si sentano globalmente coinvolti nel discorso politico che l'Associazione intende portare avanti e diven­ tino gli strumenti privilegiati per realizzare un’educazione libera­ trice. Ossia, oggi, non pare più concepibile il ruolo del tecnico puro, o del tecnico che fa educa­ zione; appare sempre più neces­ sario che il ruolo del tecnico e delle Commissioni tecniche sia un ruolo fondamentalmente, esplici­ tamente, coscientemente politico. La politica associativa, dunque, non potrà essere progettata da al­ cuni per gli altri (dai « politici », per intenderli), ma dai « politici» e dai « tecnici » insieme. Altri­ menti si corre il rischio di ripro­ durre nell’Associazione lo schema di una società che nega di fatto ad alcuni di far politica per la­ sciarla fare a quegli « addetti ai lavori » che la monopolizzano. Fare questo passo, ormai, pa-

26

re indispensabile se si vuol vera­ mente realizzare una nuova Asso­ ciazione, tale non di nome ma di fatto. Resta però il problema cul­ turale: ossia una conversione dei tecnici alla capacità di concepire come politico il loro ruolo e di privilegiare il fatto educativo-liberante rispetto alla tecnica, e una conversione dei « politici » a capire che senza i tecnici i loro « discorsi » politici restano aria da masticare. Conseguentemente, nasce il pro­ blema di come strutturare questa compartecipazione dei tecnici e dei politici (si usano i due ter-

mini tanto per intendere meglio il discorso), e di come riformare radicalmente i compiti e i fini delle Commissioni Tecniche (pro­ vinciali e nazionali) perchè è in­ concepibile che un’Associazionc nuova e che si rinnova continui a utilizzare modi e strumenti che appartengono a un passato che si vuole abbandonare. A cominciare a chiarire questi problemi, di tutt'altro che facile soluzione, per avviare a una spe­ rimentazione politica le soluzioni provvisorie, è chiamato il Consi­ glio nazionale del prossimo no­ vembre.

FORMAZIONE GLORIE E CONTINUA PER Iffl Il quarto e ultimo punto della verifica operata dal Congresso è come il segmento di un cerchio che riporta all’inizio il problema dei punti da affrontare in una vita associativa qual è quella del CSI. Il punto, infatti, è quello della formazione globale e continua per lutti. E’ proprio come un cerchio che si chiude inglobando il tutto. Infatti, il primo punto della ve­ rifica era quello relativo all'atti­ vità sportiva a carattere sociale. E come concepire un processo formativo-educativo che non abbia come oggetto e come strumento principale l’attività sportiva? Non è attraverso di essa forse, nella sua realizzazione, che l'Associazione lancia il suo messaggio educa­ tivo, lo realizza e lo diffonde? Tutti però sappiamo ormai che realizzare una pratica sportiva di carattere sociale non vuol dire so­ lamente organizzare tornei, inven­ tare feste sportive popolari, cam­ biare il modo e i criteri con cui

si realizza l’attività. Significa an­ che e contemporaneamente (non complementariamente, ossia come un più che si può o non si può fa­ re) una riflessione comunitaria su ciò che si fa e si vuol fare perchè è nella sintesi tra azione e rifles­ sione che nasce la prassi sportiva. Il Congresso, su questo piano, ha confermato — in modo peral­ tro abbastanza generico — il pia­ no di formazione impostato lo scorso anno (cfr. n. 6/7/1974 di Stadium con la relazione congres­ suale dove il piano viene ricorda­ lo in sintesi) e ha chiesto che l'Associazione si impegni partico­ larmente in una ricerca che con­ senta:

— di rendere permanente e ge­ neralizzato il dibattito associativo di base, perche questo dibattito è ancora scarso. (E a questo punto sarebbe stato importante, in Con­ gresso, potei’ valutare, almeno sul piano quantitativo, quante società


SPECIALE CSI

sportive hanno realizzato una pro, pria assemblea in vista del Con­ gresso nazionale e come di que­ ste assemblee si sia tenuto conto nei Congressi provinciali e nei Consigli regionali. E, di più, quan­ te siano le società sportive che utilizzano lo strumento dell'as­ semblea come forma permanente di lavoro collettivo); — di sostenere una puntuale applicazione degli indirizzi del pia­ no di formazione dei responsabili in tutti i ruoli e in tutti i livelli.

Come si ricorderà, il piano pre­ disposto a questo riguardo vede­ va momenti e strumenti diversi per la sua attuazione. Dall’attivi­ tà sportiva vera e propria, ai vari momenti assembleari di base, agli incontri estivi, sorretti, sostenuti, incoraggiati e stimolati dalle strut­ ture di servizio ai vari livelli. Ora, cos’è mancato, cosa non ha funzionato come si doveva af­ finchè il piano di formazione in­ dicato producesse risultati miglio­ ri a quelli ottenuti? A questa do­ manda è difficile trovare rispo­ sta perchè mancano quasi total­ mente gli elementi di valutazione che consentono di verificare per­ manentemente e periodicamente il livello della vita associativa, la sua qualità e la sua continuità e, così, di cogliere con precisione ciò che intralcia, impedisce o, al contrario, favorisce una dinamica educativo-formativa. E ciò, so­ prattutto, al fine di eliminare gli uni e di incentivare gli altri. Dal Congresso, poi, sono venu­ te due proposte estremamente concrete.

La prima è quella di costituire delle scuole permanenti per edu­ catori e animatori a tutti i livelli. Questo, tra l’altro, sta a dimo­ strare di come esista una dina­ mica associativa nuova, di come questa dinamica crei problemi nuovi che non possono essere af­ frontati adeguatamente senza qua­ dri nuovi, competenti anche su un piano scientifico. Di più, questa esigenza, oggi, assume un’urgenza specifica nel momento in cui la presenza e 1’ azione dell’Associazione sono re­ clamate da una strategia politica

A che vede la riforma dello sport inglobata nelle altre riforme so­ ciali. Come potrà essere possibile al­ lora, poter dialogare con scuola, sindacati, partiti, Enti locali, as­ sociazioni di tempo libero e dare un contributo specifico ai vari li­ velli della strutture e delle isti­ tuzioni sociali, senza che almeno vi siano quadri competenti e ca­ paci di creare una dinamica so­ ciale nuova in cui Io sport entra come una delle componenti della vita sociale e culturale. La seconda proposta è quella di realizzare un incontro nazionale di studio sul tema: « Rapporto tra fede cristiana e impegno nel­ la storia » all’interno del quale trovare lo spazio per approfondi­ re il rapporto tra gerarchia eccle­ siastica e CSI, nonché il ruolo del consulente all’interno dell’Associazione. Nessuno nega l’importanza del tema per un’Associazione che si dichiara e vuol essere d’ispirazio­ ne cristiana. Ma esiste forse un rischio: trovarci per dettare dei principi, o per consolidare delle convinzioni. Resta il fatto che, oggi, fatta l’esplicita scelta di una vita associativa che realizza un processo di liberazione, partire da principi è, almeno sul piano del metodo, un processo non coe­ rente. Coerente sarebbe, invece, l’incontro proposto partendo da una razionalizzazione dell’espe­ rienza globale dell’Associazione, sintesi delle esperienze locali par­ ticolari, per confrontarla con la Parola di Dio che non ci dice nè

come strutturare l’Associazione, nè quali tecniche usare per sal­ tare più in alto o più in lungo o come correre più veloci. La Parola di Dio ci indica solo le grandi li­ nee a cui deve essere fedele l’ispi­ razione cristiana, ci dice cioè quali sono i segni significanti perchè si realizzi la volontà liberatrice del Signore: la non discriminazio­ ne, l'appoggio dato a chi è in con­ dizioni d’inferiorità, la giusta di­ stribuzione dei beni (tra i quali lo sport). Insomma, per dirla in breve, se si realizza o no un au­ tentico servizio sociale, uno sport per tutti e di tutti. Questo, e so­ lo questo, in definitiva, può esse­ re un segno significativo che si realizza l’ispirazione cristiana. Il resto, ossia le dichiarazioni di principio, gli appelli alla fede ecc. soon elementi importanti, ma re­ stano vuoto discorso se non c’è una pratica di questa fede e di questi principi nella politica spor­ tiva. Resta, a questo punto, da dire che il Congresso ha dato molte­ plici indicazioni circa la stampa da considerare uno degli strumen­ ti che può favorire la comunica­ zione reciproca tra base e altri livelli di vita associativa e può mostrare la sua utilità per la co­ noscenza e la generalizzazione del­ le esperienze nuove realizzate al­ la base. Anche su questo punto, e sui molteplici impegni che esso ri­ chiede, dovrà lavorare il Consi­ glio nazionale del prossimo no­ vembre. Un lavoro che, come si vede, sarà piuttosto impegnativo anche perchè occorrerà tener con­ to che ogni punto e ogni aspetto di ciascun punto è strettamente collegato con gli altri, poiché si tratta di realizzare un progetto globale in cui tutto è inglobato e nulla è da considerare come un settore a sè.

Gli interventi precedenti che hanno presen­ tato il programma associativo generale sono frutto di un lavoro di gruppo al quale hanno partecipato: PAOLO ANDREOLI, FI­ LIPPO DRAGOTTO, GRAZIA FUCCARO, ZINA GIURI, GIULIO MARTINUCCI. VIN­ CENZO NATALIZIA, ALDO NOTARIO, DUILIO OLMETTI, MARIA ROSA ZANELLA.

27


I WiH E” ■ EKfflSP

Il dibattito adesso entra nel vivo Via via che il dibattito sulla prassi educativa che si realizza nell' Associazione, e del ruolo e della funzione dei tecnici in questa prassi, si allarga (poste italiane permei tondolo!) dal vertice alla base, è fa­ cile costatare come i toni e i temi che vengono alla ribalta si svilup­ pino in modo decisamente diverso. Infatti, saltano completamente gli argomenti e le diatribe perso­ nali per lasciare emergere, nella loro densità obiettiva e storicamente probante, i problemi e i fatti così come sono vissuti nel quotidiano e così come alcuni li percepiscono e li razionalizzano ai traverso la rifles­ sione portata sui fatti stessi. Appare così sempre più chiaramente come il tema affrontato ab­ bia una sua consistenza e una sua rilevanza specifiche fino ad essere, in concreto, un punto nodale sul quale si gioca, in definitiva, la fun­ zione e la stessa ragione d'essere di un’ Associazione che vede la pratica sportiva non fine a se stessa, ma come oggetto e strumento di educa­ zione e di un'educazione che non vuol essere socializzatrice a valori e a una gerarchia di valori precostituiti, ma essere il modo per realizzare un processo di liberazione integrale di tutto l'uomo e di tutti gli uo­ mini. Processo di liberazione che ha come obiettivo non quello, deci­ samente mediocre, di un uomo che si fregia di una o più medaglie o che vanta uno o più record, ma la creazione di un uomo nuovo capace — perchè teso permanentemente alla sua progressiva liberazione — di costruire e di gestire direttamente una nuova società globale. Una società nuova perché più giusta, più umana e, quindi, più fraterna e pacifica. Da qui la nodalità e la centralità del problema educativo nell'Associazione che ha l’ambizione di porsi come alternativa di una pratica sportiva che è nient'altro che un meccanismo divistico commerciale con­ sumistico funzionale a una società vecchia perchè, come essa, questo sport è discriminatorio, selezionatore, fondato sulla concorrenza e sul­ la competizione esasperate e, in quanto tale, alienante non solo per i suoi praticanti, ma anche per coloro che sono l'oggetto di questa mac­ china spettacolare: i cosidetti spettatori-tifosi. Da qui ancora la nodalità del ruolo e della funzione dei tecnici che occupano un posto, tra altri, di rilevanza specifica e che, pertanto, si trovano ad avere responsabilità specifiche nel realizzare o nel frenare o anche nell'impedire questo processo di educazione liberatrice che 1' Associazione esplicitamente afferma di voler realizzare.

28


ragazzi durante perché:

Qui di seguito sono pubblicati tre diversi interventi. Il primo, è costituito dalla riflessione di Rino Squarciane di Roma che molto sinteticamente presenta il suo parere fondandosi soprattut­ to sulla sua settenale esperienza di tecnico. Il secondo, riporta le riflessioni di un medico milanese, Marcello Bernardi, che riprende il tema dicendo esplicitamente come il proble­ ma educativo debba essere assunto come fatto globale, indivisibile, che si riferisce alla globalità della persona. E come, dunque, l'educazione sportiva non possa essere considerata come una sezione, una fetta, una parte di un processo educativo. Il terzo intervento, che per la sua dimensione trova giustamente uno spazio diverso, oltre a presentare brevemente la riflessione di Enzo D'Arcangelo di Roma ha il grande pregio di dar voce a chi, solitamente, in questi dibattiti resta forzatamente muto: i ragazzi e le ragazze, pro­ tagonisti reali dell'avventura costituita dall’esperienza della pratica spor­ tiva. Qui, invece, grazie a D'Arcangelo, i ragazzi e le ragazze prendono direttamente, in prima persona, la parola. Questa presa di parola che si concretizza qui è certamente fatto rilevante — forse, almeno per il momento, il più rilevante tra quelli che finora hanno caratterizzalo questo dibattito — proprio perchè D’Ar­ cangelo ha scelto la strada che dovrebbe caratterizzare ogni vero edu­ catore : far parlare più che parlare. Difatti, tutti coloro che sono sin­ ceramente impegnati e incamminati sulla faticosa strada dell’educazio­ ne liberatrice sanno bene con quanta umiltà e con quanta fedele at­ tenzione debbano sapersi mettere in ascolto di tutti coloro che, rom­ pendo il mutismo imposto dall’alienazione sociale, hanno il coraggio di prendere la parola. Anzi, tutti questi « educatori » sanno bene come dare la parola a chi, di solito, non l'ha perché gli è stata derubata, sia il primo timido passo da sollecitare e da incoraggiare per iniziare insieme, educatori ed educandi, il cammino verso la liberazione. Un cammino che, via via, farà scoprire agli uni e agli altri, se sono sinceri e impegnati risolutamente, che, nella realtà, non esistono né educatori né educandi, né uo­ mini pieni di sapere né ignoranti, ma che tutti sono, nello stesso tempo e nello stesso modo, educatori ed educandi perchè, in realtà, non esi­ stono e non possono esistere liberatori e liberati. Questo cammino fati­ coso costituito dall’educazione liberatrice, quando comincia a realiz­ zarsi, infatti, fa costatare la verità dell’affermazione di Freire. E cioè che nessuno libera un altro, che nessuno si libera da solo, ma che ci si libera veramente solo insieme.

gli

allenamenti

A) non si può realizzare un discor­ so nuovo (come da articolo 1 del­ lo Statuto) attraverso i vecchi ca­ nali di trasmissione realizzati e funzionanti per uno sport diame­ tralmente opposto alla proposta CSI (parlo dei vecchi campionati coi vecchi regolamenti); B) non si può pretendere di mu­ tare la sostanza cambiando sol­ tanto i nomi di ciò che si orga­ nizza;

C) non si può organizzare diver­ samente se non c’è una Direzione Tecnica Nazionale, Regionale, Pro­ vinciale, Zonale e di Società con­ vinta (coi fatti) che bisogna im­ boccare una strada nuova fatta di pochi riconoscimenti ufficiali e medagliette di latta con più la­ voro, responsabilità e difficol­ tà; né

D) se continuerete ad essere sog­ getti alle strutture federali per quanto concerne, ad esempio, lar­ ga parte del settore arbitrale; né E) se non si chiarisce, una volta per sempre, il significato della vo­ ce « cristiano », tanto spesso sul­ la bocca di tutti, con una funzio­ ne (finalmente!) incisiva e chiara del Sacerdote. E poi tante altre cose, ma pen­ so che così basti, anche perché, a ben leggerle, quelle mie non so­ no critiche, ma proposte, magari provocatorie, di un tecnico, non proprio di base, ma quasi (a pro­ posito, hanno parlato solo i tec­ nici del « giro nazionale », quelli di base, che fine hanno fatto? o questa discussione interessa solo i « teorici »? se ci siete... fate una lettera!!) e, dicevo, meglio met­ terne poca per volta di carne sul fuoco per non farla bruciare!

RINO SQUARCIONE

Scusate l’intromissione negli affari del C.S.I., ma visto che ne ho fatto parte per sette anni e che in questi anni ne sono divenuto amico, come tecnico formatosi anche nell’ambiente del C.S.I., og­ gi che si sta sviluppando una di­ scussione sul tecnico, vorrei sot­ toporvi poche idee schematiche. 1) non credo sia più il caso di chiedersi « se » il tecnico è un educatore né « perché », ma « co­ me » può essere un educatore vi­ sto che quella è la sua naturale tensione. Sarebbe interessante, ad esempio, sentire il come del tec­ nico-arbitro;

2) non credo che il tecnico debba essere preso, pesato, scru­ tato, analizzato, da quella che, or­ mai, è diventata la « casta dei teo­ rici » (ed io, finché sono stato al CSI, ero considerato un teorico); 3) non credo che l’animatore sportivo del C.S.I. (sia tecnico che organizzativo) possa trovare un terreno fertile (leggi attività spor­ tiva) per realizzare nell'attività agonistica quella « educatività » (da non confondersi con l’accet­ tazione del risultato o col non ti­ rare calci al l'avversario o con al­ tre fesserie del genere) che rea­ lizza istante per istante con i

Purtroppo sono stato informato del dibattito sul « tecnico-educa­ tore » solo dalla lettura del nu­ mero 8 di « Stadium », del 18 maggio 1974. Mi auguro comun­ que di essere ancora in tempo a parteciparvi. Come medico, come uomo grandemente interessato ai problemi dell’età evolutiva, e co­ me appassionato (anche se, ahi­ mè, men che mediocre) judoista, non credo di potermi esimere da un intervento su questo tema.

29


Vorrei sottolineare subito un punto, a mio parere fondamenta­ le: l'educazione è qualcosa di glo­ bale, che riguarda la persona umana come tale. Parlare di edu­ cazione civica o di educazione sportiva, come fa Renato Berni­ ni, oppure di educazione etica, o artistica, o religiosa, o sessuale, o di altro tipo, non ha, secondo me, alcun senso. Educare, per quanto ne so, significa assumere un determinato atteggiamento in rapporto all'altro, o agli altri. E questo atteggiamento ha due aspetti fondamentali: primo, for­ nire alla persona cui ci si rivolge tutti gli strumenti che le servono per evolvere e, secondo, propor­ re dei modelli di comportamento cui l’altro possa riferirsi per fa­ re delle scelte. L’educatore quindi, che sia tec­ nico sportivo o prete, insegnante o genitore, medico o scrittore, non può che impegnare l’intera sua personalità in un rapporto il­ limitato con l’intera personalità dell’altro. Ne consegue che il tec­ nico sportivo non può non esse­ re un educatore, ed educatore in tutti i sensi. Anzi, se fossimo dav­ vero uomini e non caporali, co­ me diceva il povero Totò, ciascu­ no di noi sarebbe un educatore. Ma i caporali ci sono, chiamati nel caso nostro « dirigenti », e quelli no che non possono educa­ re nessuno. Non possono perché a differenza dei tecnici, che han­ no una funzione umana, essi svol­ gono una funzione burocratica, cioè sovrastrutturale, cioè impo­ sta dalle esigenze di un meccani­ smo che poco o nulla ha a che fare con l’uomo. Forse è il caso di ricordare un altro aspetto della questione: la educazione non è un procedimen­ to a senso unico. Voglio dire che ogni educatore è anche educando, e ogni educando un educatore. Insomma, l'educazione è un rap­ porto, non un indottrinamento o, peggio, un condizionamento. Nel caso in discussione, per esempio, credo sia difficile negare che un tecnico impara dai suoi allievi, come i suoi allievi da lui. I ruoli sono diversi, certo, ma l’opera­ zione, se vogliamo usare questa brutta parola, è la stessa per tut­ ti coloro che vi partecipano. E qui, inutile dirlo, mi dichiaro del tutto consenziente con quanto ha scritto Paolo Andreoli a proposi­ to dell’educazione di tipo « ban­ cario ». MARCELLO BERNARDI

30

ariano

1SB

L'introduzione di Paolo Andreoli, volutamente provocatoria, al dibattito sul ruolo dei tecnici, ha già raggiunto a mio avviso degli indubbi risultati, quali quello di invitare a chiamare le cose col proprio nome, di rifarsi alla con­ cretezza delle esperienze, ma, nel­ lo stesso tempo, di saperle proiet­ tare nel loro giusto significato teorico, e di mettere in discussio­ ne lo stesso termine di « educa­ zione », storicizzandolo. Alcuni interventi successivi pur ponendo correttamente dei pro­ blemi, nel tentativo di dissociar­ si dalle posizioni di Andreoli, so­ no però caduti nel tranello di una

difesa della « categoria », oppure delI'Associazione, addirittura arri­ vando a citazioni di Statuto. Non è questo a mio avviso il punto. Il problema è un altro e cioè verifi­ care se, pur essendo l’Associazione e gli Enti di Propaganda de­ mocratici in genere, su una fron­ tiera diversa dallo sport agonisti­ co così come è inteso dal CONI e dalle Federazioni, non siamo anche noi prigionieri di una con­ cezione della pratica sportiva che ormai — è indubbio — è pene­ trata a livello di massa nel nostro paese e se i rapporti e i contenu­ ti che ogni giorno instauriamo sul campo non siano anch'essi, per


quanto ci sforziamo di definirli « alternativi », condizionati da questa concezione. Non è quindi in discussione la capacità e la volontà (darei per scontata la buona fede) dei tec­ nici dell’associazione, quanto il ri­ tardo, complessivo nel nostro paese, con cui ci si muove verso la realizzazione di esperienze di massa nuove sotto il profilo edu­ cativo. Lo sport in questo senso è un fattore molto importante, forse fondamentale, e su questo siamo tutti d’accordo, come lo sia­ mo nel l’affermare che è anche il settore su cui il movimento de­ mocratico è più indietro. Ma allora, se questo è vero, come penso che sia vero, come possiamo arrivare ad affermare che il problema esista solo per gli altri? Oppure, come ha fatto qualcuno (in modo veramente semplicistico), a ributtare la pa­ tata sui dirigenti? Così facendo, affermando cioè due ruoli diver­ si, già si dà una conferma di co­ me una errata concezione che ve­ de da una parte i « dirigenti » e dall’altra i « tecnici » sia diffusa. Così come pure è diffusa la con­ cezione che un altro degli inter­ venuti fa sua (e qui molto grave­ mente) e cioè che lo sport educhi « condizionando l’innata propen­ sione a ritenere non sempre ben accette le norme del vivere civi­ le ». Qui apertamente si esprime una posizione repressiva sul mo­ mento sportivo, non specificando in alcun modo perché queste « in­ nate propensioni » mal si adatta­ no con un altro non ben specifi­ cato « viver civile ». Sono sicuro che solo la fretta della difesa del­ la « categoria » abbia potuto far esprimere posizioni così perico­ lose. Credo sia molto importante a questo punto che il dibattito sia centrato su esperienze reali e concrete senza trionfalismi e, quando occorra, con spirito auto­ critico. A tal proposito ho ritenu­ to utile far esprimere su questo problema alcuni atleti romani del settore dell'atletica leggera; alcu­ ne interviste risalgono a qualche mese addietro, altre invece le ho completate dopo l’uscita dell’ar­ ticolo di Andreoli. Non si tratta di atleti « scelti a caso », ma di atleti che hanno avuto problemi, sia per il tipo di sport che prati­ cavano, sia per il rapporto col lo­ ro allenatore e coi loro dirigenti. A sgombrare il campo da "ulte­ riori dubbi mi resta da dire che l ambiente non è semplicistica­

mente quello federale (quello «cat­ tivo ») o quello degli Enti di pro­ paganda (quello « buono »), ma si tratta di piccole e medie società di base che hanno quasi tutte at­ tività sia con le federazioni sia con gli Enti di propaganda. Sentiamo Mario, un atleta di una piccola società, molto forte da « allievo »: D: Come definiresti i tuoi pas­ sati rapporti con l’allenatore?

R: « Distinguerei tre fasi distin­ te. La prima, quando ero ragaz­ zo, mi affascinava, per il suo mo­ do di seguirmi, di starmi vicino, di essermi amico. Io che avevo notevoli difficoltà coi miei geni­ tori e che ero figlio unico, ritro­ vavo sul campo un affetto neces­ sario, una spinta a non lasciarmi andare, qualcosa insomma che in quell'età (14-15 anni) mi ha gal­ vanizzato, mi ha fatto sentire im­ portante e nello stesso tempo protetto. Senza, dubbio il periodo migliore. Coll’avvicinarsi della fa­ se più propriamente agonistica, però, le cose si sono complicate, gli allenamenti si facevano sem­ pre via via più intensi, il tempo per parlare, per stare insieme, sempre più ridotto. Io andavo be­ ne e allora non ci facevo molto caso, anche se a volte tra una ga­ ra e l'altra riflettevo su questa condizione, ma la superavo subi­ to attribuendola alle contingen­ ze del momento. Le contraddi­ zioni, ovviamente, si accumulava­ no e sono esplose nella terza fa­ se, quando gli impegni agonistici venivano sempre più a coincidere coi miei interessi più vitali: la scuola, gli esami, le lotte per la democrazia e il rinnovamento, la ragazza. A questo punto non solo gli impegni agonistici mi pesava­ no enormemente, ma poi il " bè come va?", "a scuola tutto be­ ile?" ecc. non mi convincevano più . Inoltre ogni volta che fallivo una gara, un allenamento, scopri­ vo sempre più il paternalismo e i suoi falsi interessi per i miei reali problemi. Sembrava quasi che il tutto alla fine si nascon­ desse dietro il responso cronome­ trico, che esaltava me, ma anche e soprattutto lui ». D: Come hai preso coscienza di questa condizione? R: « Diciamo che in primo luo­ go è stata l’esperienza con il col­ lettivo di scuola. La lotta contro la repressione, l'autoritarismo e il paternalismo erano e sono an­ cora alcuni dei temi centrali del dibattito e dell’iniziativa politica

nelle scuole. Così spesso mi tro­ vavo a criticare la scuola e i pro­ fessori e ad accettare le stesse cose sul campo nel pomeriggio. Mi è stata poi di fondamentale aiuto l’esperienza che stavano vi­ vendo gli amici di una società sportiva impostata diversamente: avvicinandomi a loro mi sono de­ finitivamente staccato dal mio gruppo di provenienza ». D: Ma ora cosa pensi del tuo allenatore e che rapporti mantie­ ni con lui? R: « Io non credo affatto che lui fosse in cattiva fede o che strumentalizzasse di proposito il suo rapporto con ine ai fini del risultato agonistico. E troppo in­ telligente per averlo persino pen­ sato, dato che dedica con passio­ ne e abnegazione tutto il suo tem­ po libero allo sport dilettantisti­ co. Penso però che anche lui sia rimasto prigioniero di alcuni con­ tenuti di fondo dello sport attua­ le, il mito della fatica, del " sa­ crificio ”, del risultato, della dedi­ zione, appunto, alla causa sporti­ va. Io, chiarendo le mie scelte, gli sono rimasto amico, non dimen­ ticando quanto di positivo e di sincero c'è stato nel nostro rap­ porto ».

La testimonianza di Mario mi fa venire in mente due giovani, Alessandra e Alberto. Li rag­ giungo dopo una telefonata alle Tre Fontane, di domenica matti­ na. Corricchiano sul prato, lui a torso nudo, lei con una maglietta anonima. Gli parlo del problema, gli spiego che vorrei una testi­ monianza a « caldo », riprenden­ do un discorso che già comin­ ciammo quest’inverno nel corso di una movimentata campestre. Alessandra è spietata, tira fuori un foglietto che si era preparata e me lo rifila tutto d'un fiato, senza darmi possibilità di inter­ ruzioni e senza volermi aggiun­ gere altro.

« I miei rapporti con l'allenato­ re non esistono; almeno sul pia­ no tonano non ci sono e non ci sono mai stati rapporti. Anche io mi ero illusa, credevo di aver co­ struito qualche cosa, ma purtrop­ po devo confessare di aver fal­ lito. Dopo tante discussioni, litigi, credevo veramente di aver co­ struito qualcosa, credevo che i no­ stri rapporti fossero prima di tut­ to utnani, di amicizia, di collaborazione, invece lui si sente il pa­ drone delle tuie gambe e dei miei risultati. Dicono che gli devo essere gra­ ta. Ma di che? Dei tempi che so-

31


•//

^1

•nos naa vlsoo v

M

1N09V

> $

no riuscita a fare? quelli può te­ nerseli pure. Io mi sento delusa ugualmente, non valeva la pena sprecare tanto fiato per fare un tempo, per avere un numero da­ vanti al mio nome. Delusa perchè devo dire di aver buttato tante ore e tanto lavoro quando lo ve­ do rifiutare i miei discorsi: a lui non interessa che io pensi, lui vuole solo che io corra; come non sapessi fare altro, come se non avessi una personalità. Una volta mi sentivo un’eroina, quando i miei compagni mi guar­ davano stupiti rifiutare un alle­ namento o quando abbandonavo il campo per protesta; ma ora de­ vo ammettere che ha vinto lui, che mi ha sfinita e che mi ha fatto passare la voglia di correre e di discutere senza ottenere poi nessun cambiamento, senza sen­ tirmi migliorata e arricchita inte­ riormente, non voglio più seperne di litigi e di sgridate, sono ormai diventali sterili, e dato che un rapporto umano tra noi non ci sarà mai, allora non voglio nep­ pure che ci sia quello esclusivamente atletico ». Alberto rimane sorpreso lui stes­ so da tanta durezza, si trova per­ sino impacciato nel riprendere il discorso. Ci provo con qualche do­ manda.

32

D: Dall’ultima campestre non ti ho più visto gareggiare. Come mai? R: « Essenzialmente per via dell’Università. Non mi sono ancora ambientato e il pensiero dei pri­ mi esami mi mette alquanto pau­ ra. Non nascondo però che in par­ te ciò è dovuto anche alla società sportiva e all'ambiente che vi si era creato ».

D: In che senso? R: « Nel senso che uno si aspet­ ta sempre qualcosa di nuovo, di acquisire nuove esperienze: ecco, è mancato l’incentivo ».

D: Vuoi dire forse che l’atle­ tica non ti dava più niente? R: « Ecco sì, ma in modo di­ verso rispetto a Sandra. Io per mia fortuna con l’allenatore ho avuto un rapporto più sereno, sin­ ceramente meno repressivo anche se in fondo ugualmente superfi­ ciale. Il nostro rapporto era di­ ventato una « routine »: campo, gare, sede. Qualche formale riu­ nione per materiale sportivo, cam­ pionati, trasferte, ma oltre non si andava mai. Una volta in 4-5 di noi organizzammo una riunione per discutere dei nostri proble­ mi, del rapporto col gruppo fem­ minile, dei rapporti coi dirigenti e i tecnici, della possibilità di fare

delle cose insieme, un campeggio, una gita senza gare, delle feste o che so, altro ancora. Bene il mio allenatore non si presentò, quello di Alessandra ci fece fallire la riu­ nione perchè con le sue continue interruzioni ci impedì di esprimer­ ci liberamente, i dirigenti furono molto sufficienti dicendo che for­ se se avanzavano soldi dal bilan­ cio qualcosa si poteva fare. Co­ me se fosse stato un problema di soldi, dato che tutti noi ragazzi eravamo disposti a tassarci mese per mese ».

D: Cosa chiederesti al tuo alle­ natore per tornare ad allenarti? R: « Non lo so, non credo nean­ che a questo punto che dipenda da lui. È tutto l’insieme che ci é crollato. Certo é che il tecnico svolge un ruolo importante, in alcuni momenti può veramente esserti d'aiuto, addirittura deter­ minante per le tue scelte, ma de­ ve essere Un tecnico meno tecni­ co, un amico direi, non solo, ma anche un amico preparato ». Arriviamo così a Carla, la cui esperienza è in un certo senso la più drammatica. La sua testimo­ nianza è tra quelle che avevo rac­ colto in precedenza e precisamen­ te all'indomani della sua vittoria nelle gare di m. 1500 a livello nazionale di un ente di propagan­ da. E Carla una delle ragazze più


gazze in questo sono senza dubbio le più colpite ».

in vista dell’atletica laziale, per il suo temperamento e la sua spic­ cata personalità. Non ho avuto nessun motivo di aggredirla o pro­ vocarla, è stato sufficiente parlare di cosa le dava questo tipo di atletica, e se la vittoria del giorno prima l’aveva soddisfatta;

Perché le ragazze? Carla: « Perché nell'allenatore a 15-16 anni vedi di tutto, soprattut­ to se lui è giovane, autoritario, si­ curo di sé, anche se e solo col cro­ nometro in mano. Vedi in lui il " ragazzo dei tuoi sogni " e men­ tre giri lo ami, vedi tuo padre, magari più sicuro, perché pensi che faccia tutto per te, vedi il professore ideale, perché a lui gli puoi dare del tu e scambiare bat­ tute. Allora ti culli, meglio ti iden­ tifichi, l’atletica sembra darti tut­ to l’amore di cui una ragazza ha bisogno. Ma è un amore falso, per­ ché come provi a concretizzarlo in qualcosa di diverso, di creati­ vo, allora sfuma e ti ricompare magari il giorno dopo sotto forma di un record di società. Quando ho cominciato a capire questo, per via di alcuni fatti agonistici — gare che saltavo o fallivo o allenamenti a cui non mi presen­ tavo —, allora ho instaurato col mio allenatore un rapporto di odio-amore, sono entrata in com­ petizione con lui ».

Carla: « Quale vittoria? Quella sui mille e cinque? È stata la più grossa sconfitta della mia espe­ rienza atletica ». Non capisco. Carla: « Non puoi capire perché non hai vissuto con me quello che ho subito per arrivarci ».

Continuo a non capire. Carla: « Lo credo, perché non vivi più in certi ambienti ». La provocazione è evidente, ca­ pisco che Carla è in procinto di buttare fuori cose grosse, ma non riesco a trovare un meccanismo su cui agire positivamente. Con­ tinua da sola.

Carla: « Molto spesso parlate di alienazione, sfruttamento etc. e vi riferite solo ai campioni. Questo è un grosso errore, penso proprio che queste cose esistano addirit­ tura di più nelle piccole e medie società che non in quelle semipro­ fessionistiche o professionistiche. Qui infatti il successo è all'ordine del giorno, si è a contatto quoti­ diano con campioni, records, sol­ di e anche tanti, e quindi, al limi­ te, uno, pure se trattato come una cifra, non ci trova niente di stra­ no, perchè non esiste altro. Pren­ di un calciatore, cosa si aspetta dalla sua società? Un ingaggio, una squadra forte che gli per­ metta di andare oltre ... ».

Si va bene, ma le piccole so­ cietà . ..

Carla: « Lasciami finire, è a que­ sto che voglio arrivare. Di cosa vi­ ve una piccola società? Dei sacrifi­ ci dei tecnici e dei dirigenti: questo è il punto. E perchè questo pic­ colo esercito di appassionati de­ dica il suo tempo allo sport? Per un preciso impegno politico e so­ ciale? Non fatemi ridere, se così fosse non avremmo il C.O.N.I. l’I.S.E.F. e le Federazioni in mano agli stessi fascisti pre-resistenza, e fuori delle Federazioni, specialmente qui nel Lazio, non è che ci sia poi molto di diverso, anzi, guarda la mia società dove pure tutti sono sicuramente democra­ tici e. antifascisti, direi proprio che c'è poco e niente. Si tratta quindi di un esercito di « bette-

meriti » se vuoi, ma anche di gen­ te legata alla concezione fascista e borghese dello sport, ai falsi valori della Vittoria, del Primato, dell'Allenamento e, soprattutto, della Gerarchia: tu corri, ma a vincere sono essenzialmente loro, i tecnici e i dirigenti ». Non capisco allora il tuo record di ieri. Carla: « Questo è il punto, io ieri ho perso la mia battaglia con Va­ tietica leggera. Ci sono arrivata at­ traverso i Centri Coni, perchè mia sorella vi insegnava: ho prosegui­ to in una società democratica per­ chè di tradizione antifascista, ma il rapporto è stato sempre lo stesso. La mia predisposizione al mezzofondo è stato l'elemento di continuità tra questi due mondi " ufficialmente ” in contrasto. I miei tempi sono stati il tramite nei rapporti coi tecnici e con i di­ rigenti, per il resto il buio ».

Ma allora perchè non lo hai fat­ to presente, oppure non te ne sei andata in un’altra società? Carla: « E già, perché secondo te o uno è cosciente o non lo è, la realtà è invece che sbandi sempre tra queste due situazioni. Un gior­ no pensi di aver capito tutto e di dover smettere, un altro pensi che sia giusto così e continui a fagocitare giri di campo. Le ra-

Cioè cosa hai fatto? Carla: « Ho cominciato a fare di testa mia, ad allenarmi come vole­ vo io, a dimostrare la mia autono­ mia; ina in modo sbagliato. Per­ ché di fatto non facevo altro che allenarmi di più, da sola ingoiavo km e giri e spesso anche lacrime. Ma quando lo vedevo ero dura. Lui mi escludeva dalle trasferte e dalle staffette, io facevo i record nelle garette all’Acqua Acetosa. Una gara a distanza che mi ha sfinito. La vittoria di ieri è stato il culmine; giovedì, tre giorni pri­ ma della gara, ho fatto in allena­ mento sempre da sola 22 volte i 200 m.l Ma ora basta, adesso vo­ glio vincere sul serio, conquistar­ mi l’autonomia non più delle gam­ be, ma della mia femminilità, del­ la mia personalità, voglio cioè es­ sere me stessa, senza gareggiare con falsi rivali ». Sono passati quasi otto mesi da questo incontro con Carla. Per lei, ora alle prese con la vita univer­ sitaria, l’atletica è solo un ricordo. Nella sua esperienza e in quella degli altri ragazzi, sono riflesse le contraddizioni di fondo che ogni giorno vivono migliaia di piccoli e grandi protagonisti, che ancora oggi artificialmente, in modo {pa— rallelo al concetto di Record e di Campione, continuiamo a definire « atleti », « tecnici » e « dirigenti ».

ENZO D’ARCANGELO

33


@ tuttocsi LA LEZIONE DEI MOMENTI NAZIONALI Alla conclusione dell'attività primaverile ci sembra .opportuno fare un bilancio di quanto è sta­ lo realizzato, con le conseguenti valutazioni e con­ siderazioni scaturite dalle varie esperienze vissute. Circa l’attività, in generale, la prima considera­ zione da fare è che, complessivamente, essa risulta diminuita, mentre di contro i dati del tesseramento non registrano alcuna flessione. Evidentemente i Consigli, essendo venuti meno gli obblighi regola­ mentari di inviare alle Commissioni Tecniche na­ zionali la documentazione delle manifestazioni rea­ lizzate, non hanno ritenuto necessario far giungere al centro tutte le notizie inerenti l'attività fatta. D’altra parte, non possiamo e non dobbiamo nasconderci dietro il dito della carenza di informa­ zioni, per motivare alcune incomprensibili rarefa­ zioni di attività o di specifiche categorie, ma dob­ biamo francamente dirci se esse esistono e se esi­ stono per quali motivi si sono verificate. Un accenno è doveroso fare anche agli Incontri nazionali che hanno concluso l'attività di pallavolo, pallacanestro e calcio, in quanto attraverso tali Mo­ menti le commissioni tecniche nazionali hanno avu­ to la possibilità di rapportarsi direttamente con la rispettiva base, costatando allo stesso tempo l’in­ cidenza avuta dalla nuova impostazione dell’atti­ vità. Una prima notazione: gli Incontri nazionali so­ no stati affrontati dalla gran parte delle squadre partecipanti come una tradizionale « fase », per qual­ cuna addirittura di passaggio verso una « finale » (?/). Logica deduzione: quasi nessun Consiglio ave­ va compreso lo spirito che deve animare tutta l’at­ tività, non più articolata in « fasi », ma vissuta in « momenti », ciascuno dei quali ha una sua logica ed una sua propria finalità. L’Incontro nazionale è il momento di confronto e di verifica del modo con cui l’attività viene realizzata, cioè la conclusione di un discorso iniziato localmente e continualo am­ pliandolo in campo regionale. I giovani riescono a capire, dopo che viene loro illustrato il diverso significato dell’esperienza che stanno vivendo, lo spirito che deve animare il toro impegno e, con rare eccezioni, lo fanno loro,

34

agendo quindi in sintonia; mentre la maggioranza dei « dirigenti », qualsiasi ruolo abbiano, non solo non lo capisco, ma lo rifiutano recisamente perché esso contrasta con le loro concezioni di sport e di agonismo, e non soddisfa le loro ambizioni. Le maggiori note stonate, gli incidenti, le con­ testazioni infatti non sono venute dagli atleti, ma proprio dai dirigenti, i quali hanno fatto di tutto per. . . guastare l’atmosfera che stava creandosi at­ traverso lo sforzo di tutti per vivere in un modo nuovo il fatto sportivo. Ci si sono messi, con molta buona volontà diremo, anche dei sacerdoti che hanno tentato di avvelenare l'aria di alcuni Incontri con insinuazione e sospetti. Altra notazione negativa: lo scarso senso di corresponsabilità e la quasi assoluta mancanza di coscienza associativa. Pur essendo soci di una Associazione, continuiamo a dividerci in organizza­ tori e partecipanti, e questa separazione è vera­ mente perniciosa perché non ci fa sentire direttamente coinvolti nella realizzazione degli Incontri, con tutte le difficoltà che questa mentalità compor­ ta. Ritardate e imprecise comunicazioni, critiche, talvolta feroci, per inconvenienti e carenze che con un po’ di buona volontà da parte di tutti potrebbero essere superati, scarsa adesione ai momenti comu­ nitari che spesso sono costati molto ai Consigli che hanno avuto l’onore di realizzare TIncontro, e co­ sì via. Certamente, attraverso idonei strumenti, alcu­ ne delle lacune o carenze lamentate potranno es­ sere evitate, ma gli Incontri non miglioreranno si­ no a quando non ci sentiremo tutti protagonisti, at­ traverso una cosciente « partecipazione », e nello stesso tempo tutti organizzatori, al traverso una comune assunzione di responsabilità. Nella corren­ te stagione sportiva sono programmati ancora nu­ merosi Incontri nazionali (di nuoto, bocce, ciclismo e atletica su pista); auspichiamo quindi che que­ ste nostre osservazioni vengano considerate delle esortazioni a modificare il nostro « stile » di parteci­ pazione e queste esperienze diventino effettivamen­ te momenti di crescita associativa. FILIPPO DRAGOTTO


B ■■

■■■ 11®

Sedi e date degli incontri na­ zionali

Si rende noto che domeni­ ca 22 settembre avrà luogo, nella città di Avellino, rin­ contro nazionale riservato alle formazioni dei Consigli provinciali e circoscrizionali che adottano il regolamento tecnico F.I.G.B., con punto raffa e volo. Nella domenica successiva 29, si svolgerà, a Novara, l’incontro nazionale a siste­ ma internazionale, in base al regolamento tecnico U.B.I., con punto e bocciata di volo. Partecipazione

I

Potranno partecipare ai due Incontri le rappresenta­ tive dei Consigli che abbiano effettivamente svolto alme­ no un momento dell’attività per ciascun tipo di regola­ mento, anteriormente al 1° settembre. Potranno far parte delle rappresentative tutti gli atle­ ti delle due categorie Juniores e Seniores nelle forma­ zioni di singolo e di coppia di Società affiliate al CSI en­ tro il 30.4.1974, tesserati en­ tro il 30 giugno 1974, che ab­ biano preso parte ad almeno un momento locale dell’atti­ vità. Quanto prima invieremo apposito modulo di iscrizio­ ne ai due Incontri nazionali. Gradiremmo, però, che per un orientamento ai fini orga­ nizzativi, ci venisse comuni­ cata sollecitamente un’ade­ sione di massima ai due In­ contri da parte dei Consigli interessati, entro e non ol­ tre il 31 luglio p.v.

INCONTRI NAZIONALI DI PALLACANESTRO Dopo la campestre, la pallavo­ lo e il tennistavolo, anche la pal­ lacanestro, in concomitanza con il calcio, ha vissuto i suoi Mo­ menti nazionali a Lecco, Foligno, Summonte e Brindisi. Non aven­ do, purtroppo, il dono dell’ubiqui­ tà, ho potuto seguire soltanto i Momenti di Foligno e Summonte, mentre ho avuto relazione per i Momenti di Lecco e Brindisi. In linea generale, questi Mo­ menti sono riusciti bene ed han­ no riposto in pieno a ciò che il Consiglio nazionale si era prefis­ so nel giugno '73, e cioè che in questi Momenti non doveva esser­ ci soltanto l’elemento tecnico-ago­ nistico, ma anche quella parte so­ cio-culturale che facesse legare maggiormente i ragazzi tra loro per affrontarsi poi anche sul cam­ po senza l’esasperazione per il ri­ sultato finale. Data l’impostazione totalmente nuova e avendo cercato di rispet­ tare la richiesta fatta in Consiglio nazionale di affidare la responsa­ bilità organizzativa alle Regioni, senza che la solita Presidenza pen­ sasse a tutto, magari trattando di­ rettamente l’organizzazione con i Consigli provinciali, non sono sta­ ta tranquilla fino alla conclusione dei Momenti stessi. Dopo di che, con un grosso sospiro di sollievo, rientrata a Roma, mi sono messa a riflettere sull’andamento dei Momenti con particolare riferi­ mento a quelli ai quali avevo par tecipato: Foligno e Summonte. Dunque, si era detto che i Con­ sigli regionali avrebbero dovuto assumersi la responsabilità delle manifestazioni, pur affidandone l’organizzazione pratica ai Consi­ gli provinciali, senza lasciarli soli naturalmente. Ebbene, a Foligno e a Summonte l’indicazione è sta­ ta rispettata ... alla lettera: l’or­ ganizzazione, il lavoro, il sudore, le preoccupazioni se le sono di­ gerite i responsabili provinciali dall’inizio alla fine, probabilmen­ te anche al di là dell’indicazione emersa dal Consiglio nazionale (per Foligno, però, è doveroso pre­ cisare che la sede è stata scelta in un secondo momento, in fase di ripiego). Ricordo, comunque.

quel caro Maresciallo Emanuele, presidente provinciale di Foligno che, al termine dei tre giorni, non solo era esausto, ma guardandolo bene, aveva cambiato, letteral­ mente, i... connotati! Il Maresciallo Emanuele. Ha di­ viso i tre giorni della manifesta-' zione tra caserma, albergo, pale­ stra, riunione del Consiglio pro­ vinciale e gli immancabili impre­ visti che sorgono sempre. Nella serata del sabato doveva esibirsi un complesso folkloristico. Questo complesso è formato da contadini dei dintorni che a tem­ po perso (si fa per dire per dei contadini avere del tempo perso) deliziano i villeggianti con i loro canti regionali. Quindi era tutto pronto: pullman, salone e tutti noi. Ad un tratto la folgore! Il tempo, anche lui!, che nei primi due giorni era stato splendido, il sabato si mette a fare i capricci e i contadini, che per questo non hanno nulla da invidiare a Bernacca, alzano il naso verso il cielo e prevedono temporale per la se­ rata. Che c'entra il temporale con Io spettacolo serale che dovevano dare? È presto detto: le campa­ gne erano piene di covoni di fie­ no e se si fossero bagnati cosa avrebbero dato da mangiare alle bestie? Quindi a malincuore di­ sdicono l’impegno preso per riti­ rare entro la sera tutto il fieno. A Summonte per il sabato era prevista una visita al Santuario di Montevergine e la caccia al te­ soro. Da Summonte al Santuario ci sono circa dieci chilometri. Sia­ mo andati su con il pullman e credo di non aver mai pregato tanto in vita mia. Questi chilome­ tri interminabili sono tutte curve e controcurve, anche abbastanza strette. Dopo la visita al Santuario, e debbo dire che « l’agitazione » del­ la salita meritava d’essere soffer­ ta, sono state distribuite le prime buste per la caccia al tesoro. Le squadre sono state saggiamente formate da ragazze e ragazzi in­ sieme e di squadre diverse. Ci so­ no stati anche dei giochi in piaz­ za e mentre alcuni tenevano al­ legri gli abitanti di Summonte,

35


gli altri invadevano le case per chiedere gli oggetti e gli indumen­ ti occorrenti alla « mascherata fi­ nale ». Sono stati inseriti tutti in que­ sta mascherata, dal Presidente del Consiglio provinciale di Avellino ad alcuni dirigenti delle Società partecipanti; dal componente del­ la Commissione tecnica nazionale Mino Ceci a... me!!! Già anch'io ho dovuto prendere parte allo show finale vestita da . .. scolaretta: grembiule nero e senza pantaloni sotto (ed io avevo solo pantaloni), colletto, fiocco bianco al collo e in testa, calzettoni bianchi e car­ tella a tracolla. A Lecco hanno dovuto far fron­ te su due palestre (una a Lecco e l’altra a Olginate). Per il sabato pomeriggio era prevista una gita sul lago di Como in battello e per i ragazzi è stata una cosa vera­ mente piacevole e incantevole. A Brindisi, il Presidente regio­ nale si è interessato personal­ mente a che tutto riuscisse nel migliore dei modi, coadiuvato dai Sigg. Meca, responsabile del Con­ siglio provinciale, e De Pinto, se­ gretario regionale. Per il sabato era prevista un’escursione turisti­ ca allo Zoosafari di Fasano. Le squadre partecipanti a tutti i Momenti sono state 14 maschili e 11 femminili così suddivise:

Lecco - U.S. G. Negri Torino; U.S. Saturno R. Emilia; U.S. S. An­ drea Milano; U.S. Pierobon Pa­ dova (maschili); CAP S. Salva­ tore Chiavari; CSA Agrate Mila­ no; U.S. Labor Torino; U.S. Tra­ steverina Vicenza (femminile). Foligno - SS Sport. Maria SS As­ sunta Silvi (Abruzzo); Poi. Pra­ to Gubbio; Poi. Tricesimo (Friu­ li) (maschili); U.S. Fari Carpi­ ne Carpi, SS S. Silvestro Colli (Pescara); Poi. San Carlo Ca­ gliari (femminili). Summonte - Soc. E. Fernandes Napoli, CSI Scuola Media Ga­ ribaldi Chiavari; Spes Franchi­ sing Roma (maschili); Avis Stadium Trapani; Junior Club Ro­ ma; G.S. Voluntas Salerno; Poi. Ugento Lecce (femminili).

Brindisi - SS. G. Matteotti Rione­ ro in Vulture (Basilicata); Soc. Olimpia Lopiano Cetraro (Cala­ bria); U.S. Mater Domini Castel­ lana (Puglia); G.S. Eracle Tra­ pani (maschili).

36

Non credo sia il caso di parlare di risultati né di tecnica di questi incontri perché penso si verrebbe a tradire il discorso che il CSI sta portando avanti. La cosa im­ portante a mio avviso è che tutti hanno giocato con vero agonismo e sportività; hanno inoltre tutti vissuto i momenti comunitari con discreta partecipazione (anche se il più delle volte a parlare erano i dirigenti). Comunque hanno vis­ suto una nuova esperienza inter­ regionale, essenziale per una ve­ rifica più approfondita. E veniamo ora alle riunioni te­ nute nelle quattro sedi. In linea generale si è consta­ tato che, purtroppo, i ragazzi e i dirigenti non vengono preparati a queste riunioni, quindi il nostro discorso inizia proprio nel mo­ mento in cui dovrebbe avvenire la verifica di un anno di attività, sportiva e associativa. Hanno timore di parlare, osten­ tando quella reticenza, d’altro can­ to comprensibile, di dover dire alcune cose di fronte ad altri coe­ tanei che magari per loro che le dicono sono giuste, ma temono di essere criticati e non capiti da quelli che ascoltano. In linea di massima l'abolizio­ ne della finale nazionale è stata accettata dai ragazzi, ma per nien­ te dai dirigenti (addirittura c’era ancora qualcuno che mi chiedeva quando avrebbero avuto luogo e dove). Alcuni hanno lamentato una mancanza totale di rapporti con i rispettivi Consigli locali sia per la povertà d'informazione riguar­ do ai programmi ed alle imposta­ zioni tecnico-politico-associative, sia per l’impossibilità, da parte dei giovani atleti e dei dirigenti, d’incontrarsi in riunioni specifi­ che organizzate. Altri hanno la­ mentato l'indifferenza, la disorga­ nizzazione e la leggerezza dei Con­ sigli locali e regionali in occasio­ ne di incontri di spareggio o dei Momenti regionali. È stato sollevato anche il pro­ blema della presenza femminile nell’Associazione. Si è individua­ ta la difficoltà nella mentalità an­ cora ristretta in alcuni ambienti e nella mancanza di assenso da parte dei genitori ed ancora nel­ la mancanza di tecnici qualificati ed abbastanza adulti da poter avere ascendente verso i genitori ed ascendente tecnico sulle ra­ gazze.

È stato trattato anche il pro­ blema dei rapporti tra arbitri, di­ rigenti ed atleti visto alla luce della nostra realtà associativa. Gli interventi hanno auspicato riunio­ ni tecniche congiunte e maggiori rapporti tra arbitri e società per valutare un comune senso espli­ cativo da attribuire alle norme re­ golamentari. Ed infine vorrei parlare degli arbitri. Quest’anno, per la prima volta, abbiamo voluto valorizzare gli ar­ bitri del CSI e consentitemi di rin­ graziare i componenti della Com­ missione tecnica nazionale i quali hanno accettato la mia proposta fatta loro il 5-6 gennaio scorso, durante la riunione svoltasi a Ro­ ma. Non ritenevo giusto che gli arbitri, a cui si facevano svolgere le attività locali e regionali, ai Momenti nazionali venissero messi da parte, sensa poter vivere anche loro queste esperienze del­ la nostra Associazione. Lasciatemi dire a cuore aperto che questa innovazione è stata ac­ cettata con non pochi timori, per quanto riguardava il discorso as­ sociativo e per quello tecnico. Oggi, in piena coscienza, debbo dire che gli arbitri che hanno par­ tecipato ai nostri Momenti si so­ no rivelati ottimi sotto tutti gli aspetti. Un particolare grazie va quindi a quei Consigli che hanno saputo preparare questi arbitri in modo congeniale alle esigenze ed alle linee dell’Associazione. Tengo a ripetere, come ho già avuto modo di dire, che senza l'arbitro non potremmo fare l’at­ tività; che l'arbitro essendo un essere umano può sbagliare co­ me si sbaglia tutti: sbaglia l’alle­ natore con un cambio, sbaglia il giocatore in campo anche nelle cose più semplici. Non è giusto quindi prendersela sempre e solo con l’arbitro. Bisogna vagliare tut­ ti gli errori nell’arco della par­ tita, non soltanto quelli dell’arbi­ tro che, caso strano, emergono sempre e sono sempre contestati e non dimenticati mentre degli errori dello stesso giocatore si ri­ corda soltanto l’ultimo. Dobbiamo essere riconoscenti agli arbitri che nonostante sappiano di avere due squadre, gli allenatori ed il pub­ blico pronti a criticarli, scendo­ no in campo con quella serenità e disponibilità che non abbiamo


certo noi sul campo e in panchina. Quindi un grazie di cuore a tut­ ti i nostri direttori di gara: Della Noce e Guerrini (Cremona), Micol e Morabito (Torino), Roli e Rossi (Mantova), Castelnuovo e Gattinoni (Lecco), Bruno e Lo Con­ te (Trapani), Facchini (Molfetta), Artesani il buon contestatore e Quattrone l’oriundo (Milano), Ma­ nca il mite (Viterbo), Saluto Ric­ cardo cuor di leone o « il bello » e Fioria Turiddu cintura nera ter­ zo dan (Trapani), Capela Filippo di Edimburgo (R. Calabria), Fo-

ca il ritardatario (ma non per col­ pa sua) (Cava de’ Tirreni). Tutti voi, che ho avuto il pia­ cere di conoscere e di trascorrere insieme quei tre giorni a Foligno e Summonte, ricordo tutti con sti­ ma, affetto e simpatia. Arriveder­ ci, speriamo, a presto, facendomi forte di quei detti secondo cui « le vie del Signore sono infinite » (spero di non sbagliare strada) e « tutte le strade portano a Roma » (se si prende quella giusta). Ciao a tutti. ROSSANA PATERNESI

* EH Lecco ha ospitato dal 21 al 23 giugno un Momento nazionale di Pallacanestro, che ha visto impe­ gnate complessivamente 8 squa­ dre, provenienti da cinque regioni. L'incontro si è svolto attraver­ so due gironi all’italiana, riserva­ ti rispettivamente alle categorie « Allievi » ed « Allieve », che han­ no permesso alle diverse forma­ zioni di vivere in egual misura anche la fase agonistica della ma­ nifestazione. Da questo punto di vista, la Lombardia ha fatto « la parte del leone » vincendo ambe­ due le classifiche con l’U.S. S.

Andrea di Sesto S. Giovanni (Mi­ lano) fra gli « allievi » ed il C.S.A. Basket Agrate (Milano) nelle « al­ lieve ». Il momento nazionale è stato vissuto però anche attraverso al­ tre occasioni, tese a fornire la possibilità di uno scambio di espe­ rienze e di un incontro nell’ami­ cizia anche al di fuori delle pa­ lestre, fra giocatori e dirigenti provenienti da diverse realtà spor­ tive locali, ma che si riconoscono nella medesima Associazione. Il primo di questi momenti è avvenuto venerdì sera, attraverso

Lecco. Un'azione di contropiede di Germana Brambilla del CSA Basket Agrate (Milano).

uno spettacolo di canti di mon­ tagna, eseguiti dal Coro Alpino di Lecco. Sabato pomeriggio è stata invece organizzata una gita sul lago. Nella serata, sempre di sabato, è stata la volta di un dibattito sulle « Esperienze di vi­ ta associativa »: un momento che, nato fra l’indifferenza ed il « me­ nefreghismo » degli ormai stan­ chi protagonisti di questa mani­ festazione, è andato invece via via vivacizzandosi, riuscendo così un interessante confronto fra le di­ verse esperienze locali, sia a livello di società che di Consiglio.solo for­ zatamente interrotto verso mez­ zanotte. Domenica, infine, al ter­ mine degli incontri, atleti, dirigen­ ti, arbitri ed organizzatori si sono ritrovati tutti insieme un’ultima volta per la manifestazione di chiusura e le premiazioni, che, anziché essere un’occasione di re­ ciproca avversione secondo una logica selettiva, sono risultate in­ vece un altro momento per ritro­ varsi nell’amicizia. Al di là di quello che può es­ sere considerato come un aspetto puramente esteriore della manife­ stazione, abbiamo preferito sen­ tire dalla voce di alcuni dei pro­ tagonisti di questo incontro lecchese alcune loro impressioni sul fatto sportivo, sul come è vissuto da loro e sulla validità o meno di questa formula dei Momenti na­ zionali. Walter Mortara, allenatore dell’U.S. Labor di Torino squadra « allieve », è da 4 anni nello sport come atleta e da altri 4 come al­ lenatore. Quale ritieni sia la dote più importante per un allenatore-edu­ catore? « Attraverso lo strumento tecni­ co-didattico, in cui mi rivelo al­ lenatore, vivere una esperienza, comunitaria come amico che por­ ta il proprio bagaglio di vita vis­ suta ». Quali impressioni hai del momento nazionale di Lecco? « E stato importante, perché ha consentito a me e a tutta la squa­ dra di vedere come altre società, in altre regioni, affrontino e ri­ solvano problemi che sono comu­ ni a tutte quelle società sportive che cercano di realizzare concre­ tamente lo spirito del CSI ». Alina e Francesca Giordani e Lucia Montico, giocatrici, la prima da 3 anni, le altre da 5, dell’U.S. Laboi' di Torino.

37


Cosa pensate dell’esperienza sportiva che vivete? E’ valida? Per quali motivi? Francesca: « Sì, ed in particolar modo per l'amicizia con cui mi lega a compagne di squadra ed avversarie ». Lucia: « Sì, specialmente per /’ ambiente ed il clima amichevole e familiare che ho sempre trova­ to ». Alina, Francesca e Lucia: « L'atti­ vità sportiva ha influito sulla no­ stra {orinazione ». Quali impressioni avete di que­ sto momento nazionale vissuto a Lecco? Francesca: « E stato per me vali­ dissimo, ma per la squadra è ve­ nuto in un momento sbagliato, al­ cune compagne non hanno potuto venire per esami ». Lucia e Alina: « Non e stata la nostra prima esperienza, abbiamo partecipato al momento regiona­ le, ma è stata molto preziosa an­ che se in un primo momento c’è stata una certa freddezza fra noi e le altre squadre, poi superata già subito dopo la prima partita. Una tale esperienza avrebbe do­ vuto durare di più ... ». Alberto Zuccate, dirigente dell’U.S. Pierobon di Padova sola­ mente da un anno. Prima era ar­ bitro di pallacanestro ed ora è segretario della società, che ha il squadre. Attualmente studia leg­ ge all’università di Padova e dedica il tempo libero princi­ palmente alla pallacanestro. Ha apprezzato la perfetta organiz­ zazione del momento nazionale, la quale manca purtroppo a li­ vello provinciale e regionale ve­ neto. Da buon ex-arbitro, ha apprezzato i validi arbitraggi e si è trovato molto bene con i di­ rigenti delle altre squadre, che si sono mostrati disponibili ed han­ no collaborato per la buona riu­ scita del momento nazionale. G. Franco Vianello, classe 1958, dell’U.S. Pierobon di Padova. Fre­ quenta l’istituto Tecnico per Geo­ metri di Padova. Che cosa pensi di questo incon­ tro nazionale? « La formula, a squadre con giro­ ne all’italiana, è molto buona; noi puntavamo al successo pieno, non ci siamo riusciti, ma comun­ que io sono soddisfatto, anche se mi aspettavo un livello tecnico più alto ». Cosa ti è piaciuto di più?

38

Lecco. Una bella « sospensione >> di Gior­ gio Panetto dell’U.S. Sant'Andrea di Sesto S. Giovanni (Milano).

« L'amicizia con le altre squadre e la gita sul lago, l’organizzazio­ ne e l’ospitalità di Lecco ». Avresti voluto avere più tempo libero? « Sì, soprattutto per riposare. So­ no d'accordo sull'importanza del­ le serate organizzate (canti folk, dibattiti, ecc.) ma andrebbero be­ ne se inserite in un soggiorno di

una settimana circa. Si ha troppo poco tempo per riposare ». Come va la vita nella tua società? « Molto bene, è organizzata in mo­ do più che soddisfacente. Faccia­ mo due allenamenti alla settima­ na, uno in palestra e l’altro all’ aperto, anche d’inverno. Siamo tante squadre, circa 130 atleti, ed il Consiglio Direttivo svolge bene la sua funzione ». Vi sono occasioni in cui vi ri­ trovate tutti assieme? « Sì, ogni tanto il Consiglio orga­ nizza feste sociali, gite turistiche, così stiamo tutti assieme, ragazzi e ragazze ». Giorgio Panetto, classe 1958, dell’U.S. S. Andrea di Sesto S. Gio­ vanni. Frequenta l’istituto Tecni­ co Industriale « Feltrinelli » di Mi­ lano. Gioca a pallacanestro da cir­ ca 4 anni. Dove hai iniziato a giocare? « All'oratorio e poi, visto che mi arrangiavo, mi hanno messo nel­ la squadra. Nella mia società vi sono 4 squadre di basket, siamo tutti molto amici e ci ritroviamo spesso. Anche i nostri dirigenti sono amici ». Còsa ti ha maggiormente colpi­ to in questo momento nazionale? « L’organizzazione, l’arbitraggio ed i momenti in cui si stava insieme agli altri ». Cosa cambieresti di questi mo­ menti nazionali? « Li farei durare un pò di più

RAFFAELE STRANIERO

ft MHH Il momento nazionale di pallacanestro di Brindisi ha avuto uno svolgimento abbastanza soddisfa­ cente. Anche a livello tecnico è stato soddisfacente e se le gare hanno offerto spunti di un certo agonismo, essi non sono mai sfo­ ciati, però, in episodi deprecabili; tutto il programma di gare nel suo insieme ha avuto uno svolgi­ mento improntato alla massima, reciproca lealtà, cosa cui hanno contribuito, innegalmentc, anche i

direttori di gara Bruno e Lo Con­ te di Trapani e Facchini di Molfetta. Anche fuori dal campo la con­ dotta delle squadre è stata otti­ ma, sia presso l’albergo dove era­ no alloggiate sia in occasione dell’ escursione allo zoosafari organiz­ zata in un momento di pausa. Nel corso della prima serata, secondo programma, si è tenuta una riunione cui hanno parteci-


pato tutti gli arbitri, i dirigenti e gli atleti presenti. Durante la riunione, nella quale sono stati proposti all’attenzione dei giovani i nuovi programmi as­ sociativi, vi sono stati alcuni in­ terventi che hanno lamentato una mancanza di continuità nei rap­ porti con i rispettivi Consigli lo­ cali, sia per la povertà d'informa­ zione riguardo ai programmi ed alle impostazioni tecnico-politiche associative che pei’ l'impossibilità, da parte dei giovani atleti e dei dirigenti d’incontrarsi in riunio­ ni, all’uopo organizzate. A seguito di una specifica ri­ chiesta agli interessati è risultato che, salvo alcuni dirigenti, la gran massa dei giovani atleti ignorava l’esistenza del nostro periodico « Stadium »; alcuni di quelli che hanno detto di leggerlo hanno la­ mentata la forma troppo involu­ ta usata negli articoli, riconoscen­ do, tuttavia, valido il contenuto della pubblicazione. È stato sollevato anche il pro­ blema della presenza femminile nell'associazione; alcuni dei pre­ senti, tenendo conto delle differen­ ti provenienze, hanno individua­ to la difficoltà nelle mentalità an­ cora ristrette in alcuni ambienti o nella mancanza di assenso da parte dei genitori. Altri interve­ nuti hanno identificato il proble­ ma nella diversità d'interessi pro­ pri della donna ed anche nella mancanza di tecnici qualificati ed abbastanza adulti da poter avere ascendente tecnico sulle ragazze. È stato trattato, altresì, il pro­ blema dei rapporti tra arbitri, dirigenti ed atleti, visto alla lu­ ce della nostra realtà associativa. Dagli intervenuti sono state au­ spicate riunioni tecniche congiun­ te, maggiori rapporti tra arbitri e società, con visite da parte dei direttori di gara presso le società, al fine di poter, insieme agli atle­ ti ed i tecnici, valutare un comu­ ne senso esplicativo da attribuire alle norme regolamentari. Nella serata di sabato 22 giu­ gno è stato proiettato un filma­ to tecnico suH’handball, al quale tutti gli intervenuti, compresi i di­ rigenti delle locali società, si sono particolarmente interessati, chie­ dendo svariate spiegazioni sia du­ rante che dopo la proiezione.

MAURIZIO MAURO

# 3HHBI La verifica del significato del vastissimo discorso che la no­ stra Associazione porta avan­ ti tra mille difficoltà; sulla na­ tura e sull’importanza funzio­ nale e concettuale di tale di­ scorso che fa capo alle due pro­ blematiche dello sport inteso co­ me servizio sociale e dei « cam­ pionati si, campionati no », mol­ to si è detto e per la verità molto si è anche fatto. Ma questo « mol­ to » è ancora poco. Resta ancora intatta, in effetti, la giusta meto­ dologia da seguire affinché que­ sto discorso possa essere recepi­ to in maniera globale non solo e non tanto dai ragazzi e dal mero ambiente sportivo quanto soprat­ tutto da quegli organi costituzio­ nali che rimangono ancora al cen­ tro delle accuse che giustamente non vengono meno e che ancora giustamente noi non possiamo non considerare. Anche il Momento nazionale di Summonte viene quindi ad inse­ rirsi in questo difficile cammino. Penso comunque che il com­ mento debba essere riservato alla viva voce dei protagonisti, per delle ovvie ragioni che facilmente si comprendono. Premessa d'obbligo col rapido ricordo della « cronistoria »: 27 giugno arrivo e sistemazione del­ le squadre; 28 giugno inizio gare e liberi dibattiti; 29 giugno pro­ sieguo gare, visita Santuario di Montevergine, caccia al tesoro; 30 giugno conclusione delle gare, premiazione, arrivederci. A prima vista niente di ecce­ zionale, ma basta, per cambiare idea, anche analizzare un brevis­ simo resoconto di una conferen­ za stampa alla quale ha preso parte il dirigente Radula di Roma e le « Allieve » Calocci e Cosimi: Domanda: Questo Momento na­ zionale è risultato positivo o meno per il discorso che porta avanti il C.S.I.? Ràdula: « E’ un’esperienza pra­ tica che si muove in perfetta coe­ renza col discorso. Bisognava in pratica realizzare qualcosa di di­ verso che oggi sono i Momenti na­ zionali e dai risultati che nell’im­ mediato futuro si costateranno

all'interno della singole Società, avremo la giusta risposta ». Caloci: « Accettiamo la formu­ la di Avellino perché in primo pia­ no c’è la vita di gruppo. Facile quindi intuire la nostra generale soddisfazione. Il succo in effetti sta qui : in Federazione l'incontro finisce sul campo, qui è tutto di­ verso, il gioco come la vita è in piena comunione ». Domanda: Considerato questo successo, è possibile che il discor­ so del CSI venga « copiato » o ri­ preso da quegli organi che opera­ no (o dovrebbero!) per lo svilup­ po dei giovani, ovvero di tutti? Radula: « Se si riesce a concepi­ re lo sport come gioco, non ci sa­ rebbero eccessive difficoltà. Ma c’è un altro aspetto. Queste altre organizzazioni (Stato, Regioni, Co­ muni, n.d.r.) sono condizionate dal puro consumismo che fa di ogni cosa un semplice e meschino fatto politico ». Cosimi: « E' quella scelta, una so­ luzione di comodo ». Alt al nostro discorso. Signori miei, una ragazzina non ancora maggiorenne ha avuto il pregio di sintetizzare in 2 parole una crisi, una problematica ed un incoscien­ te modo di porsi quale quello in­ flittoci. « E’ una soluzione di comodo », ci è stato detto a proposito delle scelte e degli indirizzi attuati da « chi ci guarda ». Senz’altro: ora­ mai accettiamo e subiamo questa soluzione di comodo, ma oggi la respingiamo nel momento in cui operiamo in piena autonomia. E Summonte, sia pure per soli tre giorni ci ha spiegato che è possi­ bile ergerci contro certe scelte. « Il guaio è anche un altro — esordisce Gabriele Simone di Na­ poli colto in un momento di la­ mentela per non aver giocato molto — e cioè che si rischia ima brutta fine-, il CSI forma inizial­ mente gli atleti in attesa che poi questi sistematicamente espatrino in Federazione. Causa: la mancan­ za di proprie attrezzature che non permette e non soddisfa ». « In linea di massima sono d'ac­ cordo — Maurizio Palumbo della Garibaldi di Chiavari — abbiamo

39


imparato a stare insieme anche con le ragazze. Da un'iniziale se non proprio di vergogna, senz’al­ tro di imbarazzo si è arrivati alla facile e spontanea comunione e comunicazione. Ma il bello è che anche se si perde, e noi abbiamo perso anche troppo, all’uscita dal campo ci sono tante p sone che ti incoraggiano. Ci soi dei veri amici che ti dimostrano la coe­ renza e la concretezza dell'unità del gruppo. Non a caso, per esem­ pio, noi non abbiamo avuto esi­ tazione nel rifiutare due " elemen­ ti forti " ma che non avrebbero dato garanzie di unità e di armo­ nia ». Le interviste a questo punto con i ragazzi e con i dirigenti po­ trebbero continuare ancora per molto; tutte pongono in luce i soliti aspetti del tema: entusia­ smo per l'accoglienza ricevuta, la perfetta organizzazione la formu­ la ritenuta ottima e degna di es­ sere sfruttata, per lo stesso con­ cetto di sport come servizio so­ ciale che potrebbe anche andare. Ma qui ci sono da fare altre con­ siderazioni: il concetto o « va » o « non va ». Ebbene bisogna dire che alla luce di quanto offerto da Summonte c’è ancora molto da lavorare. La ragione? Semplice. Il discorso lo abbiamo riassunto dai vari contributi offertici: i ra­ gazzi sono disposti a sacrificare quello che fino a ieri era certa­ mente l’aspetto più atteso ed eclatante di una qualsivoglia ma­ nifestazione sportiva: la premia­ zione in senso classico, ovvero la salita sul gradino più alto da par­ te del vincitore. E non è un sacri­ ficio da poco. Ma in cambio vo­ gliono una cosa ben precisa: pra­ ticare lo sport. Se oggi ci si rivol­ ge ad un atleta con tutte le essen­ ze del l’importanza del servizio sociale, è probabile che si arrivi alla fine di un discorso. Ma è al­ trettanto probabile che esso non si inizi nemmeno se non si dice a chiare lettere quali sono e dove sono quelle strutture e quei com­ plessi che permettono una prati­ ca « sociale », che permettono lo svolgere di un « servizio » che per­ mettono il « gioco ». Se ai ragazzi non si dirà ciò o peggio si avanze­ ranno anche bugie che sono belle ipocrisie, allora veramente qui si rischia, e si rischia anche troppo.

GIUSEPPE TALENTO

40

INCONTRI NAZIONALI DI CALCIO ALLIEVI

Msn L’esperienza vissuta sull'incon­ tro nazionale di calcio, svoltosi a Gubbio dal 27 al 30 giugno, ha confermato, nel suo insieme, la validità di alcuni concetti di fon­ do espressi dall’Associazione. Ma solo allo stato embrionale. Infatti il clima di festosità che ci ha accompagnato nei quattro giorni era, per noi, puramente fit­ tizio, perché prevaricato dalla ten­ sione della gara, dalla preoccupa­ zione del risultato. Forse è esisti­ to perché predisposto dal pro­ gramma elaborato con la Presi­ denza regionale umbra, che ha organizzato in maniera impeccabi­ le la manifestazione, ma non è stato spontaneo. I motivi che han­ no determinato questa situazione sono emersi da contatti continui avuti dalla Commissione nazionale con i ragazzi, che abbiamo trova­ to disponibili in tutto ma impre­ parati ad affrontare il discorso disintossicante che il CSI porta avanti da due anni. Mancano com­ pletamente di una preparazione di base, dove si continua a fare quel­ lo che si è sempre fatto, con la sola sostituzione di una etichetta, ma senza alcuna variante tecnica. E ci è stato chiaramente con­ fermato, sempre dai ragazzi, che essi non accetteranno mai un di­ scorso educativo che parli e si limiti ai soli quattro giorni della manifestazione interregionale. O li si fa da principio o li si lasci per­ dere. È questa una pretesa che con­ dividiamo in pieno. Il motivo dominante, però, quel­ lo che ci ha lasciati veramente perplessi, è stata la barriera cala­ ta tra noi e i ragazzi: quella di parecchi dirigenti — ed anche sa­ cerdoti — che rifiutano e non ac­ cettano le nostre idee, forse per­ ché non le hanno capite. Indubbiamente tutti questi aspetti negativi, ripensati a freddo, ci offrono l'occasione per alcune considerazioni che possono servir­

ci da insegnamento sul nostro comportamento futuro. E’ eviden­ te che alcune formule non hanno funzionato e, quindi, bisogna cam­ biarle. Ma quali? Come? Indub­ biamente il problema dei dirigenti è quello più spinoso e merita una particolare attenzione da parte di chi, in futuro, dovrà programma­ re certe cose. Abbiamo avuto le prove che è solo questa la cate­ goria che può determinare la svol­ ta da noi voluta. Per fortuna non sono tutti così, ed alcune aperture già si notano, ma crediamo op­ portuno assumere iniziative a loro riservate per aiutarli al cambio di mentalità oggi predominante. Altro problema urgente che l’Associazione deve affrontare e ri­ solvere è quello degli arbitri. Que­ sti ragazzi non sono seguiti né a livello di idee, né tecnicamente. Sono in balìa di loro stessi senza alcuna organicità e senza possi­ bilità di un loro inserimento in un discorso educativo-promozionale. Ed essendo anche gli arbitri artefici principali del processo evo­ lutivo del CSI, è necessario af­ frontare e risolvere i loro proble­ mi che sono principalmente di strutture. Ed infine, due parole su Gub­ bio, cittadina incantevole che ci ha concesso una pausa di serenità con la sua bellezza e la gentilezza della sua gente. Tutte le sue au­ torità, religiose e civiche ci sono state vicine e ci hanno confortati con la loro presenza. Tutti i diri­ genti del CSI con Adriano ed Aral­ do Vispi in testa, si sono prodi­ gati senza risparmio di energie affinché l’organizzazione risultas­ se perfetta. A tutti, atleti, dirigen­ ti ed arbitri compresi, il ringra­ ziamento più sentito da parte di noi della Commissione tecnica na­ zionale e della Presidenza nazio­ nale. RENATO BERNINI


Il momento nazionale di cal­ cio allievi — concentramento nord, svoltosi a Cesenatico — ha trovato, tutto sommato, il suo peggior nemico nella pochezza del tempo a disposizione, che ha im­ pedito un congruo approfondi­ mento dei rapporti tra i ragazzi. In questo senso si può dire, ad­ dirittura, che l’episodio più signi­ ficativo lo si è vissuto proprio sul campo di gioco, allorché, cau­ sa alcune forzate variazioni di pro­ gramma, la Liguria ha disputato un incontro con una rappresen­ tativa delle altre cinque regioni presenti, realizzando appunto sul campo più che una partita di cal­ cio una specie di generale sagra dell’amicizia. In quanto a qualche riserva emersa nel corso di colloqui con ragazzi e dirigenti presenti, pos­ siamo così riassumerle. Una grave lacuna è stata ritenuta la sparuta partecipazione che si ottiene in questo tipo di manifestazioni da parte dei dirigenti nazionali, che proprio perché sono i primi a ri-

rr Cesenatico. Il gruppo degli arbitri: Mele, Pesarini, Bergamelli, Capeci, Onofri, Bortolomai.

tenere importanti questi Momenti per la vita dell’associazione do­ vrebbero essere i primi a fornire una certa partecipazione. Un dirigente di una Società lombarda ci ha fatto un accurato confronto tra i vari campionati nazionali vissuti negli anni pas­ sati e questi Momenti, così come sono impostati. Da questo con­ fronto — a suo parere — emer-

gevano risultati sia negativi che positivi, ma quest’ultimi sembra­ vano superare i primi, non fosse altro perché l’agonismo esaspera­ to che si riscontrava nei Campio­ nati finiva il più delle volte con lo sfociare nella scorrettezza nei confronti dell’avversario e del di­ rettore di gara. In conclusione, a parere di questo dirigente — ma possiamo pensare che siano in di­ versi a pensarla come lui -— ci sono ancora molte cose da per­ fezionare nell’organizzazione dei Momenti nazionali, ma l’iniziativa in sé è stata ormai ben recepita e comincia a fruttificare.

GINO GUIDI

Cesenatico. Le due squadre finaliste: S. Leo di Parma per l'Emilia (in alto) e U.S. Celtic di Padova per il Veneto (in basso).

kW'

Per tre giorni pieni un’ottanti­ na di giovani, la maggior parte fra i 14 e i 16 anni, hanno movi­ mentato la vita di Diamante, un paesino della» Calabria. Sembra­ vano tanti turisti arrivati prima del tempo e perciò circondati dal­ la curiosità della gente che segui­ va e chiedeva informazioni. I ragazzi della « Poker d’assi » di Priolo in provincia di Siracu­ sa, infatti, sono arrivati due gior­ ni prima; « per poterci preparare meglio alle gare », spiega uno dei dirigenti. « E non ce ne siamo pen­ titi perché sono state veramente due giornate meravigliose di sole

41


e di azzurro in una località come Diamante che è veramente incan­ tevole per la sua posizione sul mare ». Il Comitato organizzatore pre­ sieduto dal Prof. Pagano di Dia­ mante aveva scelto come posto di concentramento l'Hotel Rivie­ ra Bleu. Facilitati dall’ambientc estremamente accogliente i ragaz­ zi delle quattro regioni hanno fatto subito amicizia e li abbia mo visti passeggiare assieme, scambiarsi indirizzi, parlare di lavoro e di tante altre cose. A ta­ vola una sera ci siamo fermati con Michele, Luciano, Antonio, Eraldo e Cesare tutti di Melfi e Nuccio di Priolo. Stavano par­ lando di organizzazione e Nuc­ cio metteva a confronto la situa­ zione del suo piccolo centro ab­ bastanza carente per le attrezza­ ture sportive con quella di Melfi che tutto sommato non era di gran lunga migliore. Più in là su un dondolo nel giardino dell’albergo, Enzo di Priolo e Marcello di Diamante parlavano di lavoro. Enzo parla­ va a Marcello del suo lavoro di saldatore in una fabbrica di tu­ bi, degli orari, delle difficoltà; Marcello rispondeva che lavorava pure lui ma guadagnava di me­ no, forse « sacrificato » di più ma fortunatamente per un lavoro che considerava provvisorio. In un clima siffatto di amicizia e di distensione ci è parso spesso di dimenticarci che c’erano anche le partite; per tutti senza dubbio sono state un elemento seconda­ rio, strumentale, un’occasione di incontro. Quasi nessuno ha dato peso al fatto che alla fine la « luventina » di Diamante era al pri­ mo posto in classifica, che al se­ condo posto c’erano il « Bra­ si] » di Melfi e la « Poker d’as­ si » di Siracusa e al terzo posto la « luventus Club » di Trani. Spesso sul campo abbiamo visto i ragazzi di una squadra applau­ dire a una bella « azione » dei lo­ ro avversari; alla fine di un in­ contro finito 0 a 0 abbiamo sen­ tito dei giocatori che dicevano. .. « è finita così.. . ma moralmente hanno vinto loro perché hanno giocato meglio di noi ». La premiazione ha avuto luogo un giorno prima della conclusio­ ne degli incontri, quando ancora c’erano due partite da disputare, nel Salone di rappresentanza del

42

1 Diamante. Il gruppo degli arbitri con il prof. Maione della CTN calcio.

Comune dove il Vice Sindaco Prof. Magurno ha fatto gli onori di casa e ha accolto tutti con gran­ de simpatia e amicizia. « Non si tratta di una premiazione — ha detto il Vice Presidente nazionale del CSI Martinucci nel porgere il suo saluto — queste coppe non sono premi; chiamiamole ricordi, testimonianze di un’esperienza che ci ha uniti per tre giorni. Qui sia­ mo tutti uguali perché tutti ab­ biamo partecipato alla festa; sul campo poi ci misureremo con noi stessi e con gli altri che ci stanno di fronte e sapremo per noi stes­ si chi è il più forte ma senza trion­ falismi e non per trarne motivo di primato e di superiorità ». Così i quattro capitani delle quattro formazioni si sono scam­ biati fra di loro le quattro coppe e i ciondoli. I giocatori ammoniti hanno consegnato agli arbitri un ricordo. Proprio per non dire che tutto è andato benissimo nell'ultimo giorno siamo andati in giro fra i giocatori. .. in cerca di critiche. Sandro, Bruno e Cesare di Mel­ fi ci dicono che le uniche riserve sono di carattere tecnico; affer­ mano che il campo da gioco era troppo distante dall'albergo addi­ rittura in un centro vicino distan­ te 15 Km. e che non sempre i col­ legamenti sono stati efficienti. « Sono rimasto deluso — dice Sandro — forse perché sono alla prima esperienza; mi aspettavo il campo con l’erbetta e gli spo­ gliatoi con le docce e invece ho trovato il terreno di gioco con le fosse e gli spogliatoi senza acqua calda.. . proprio come al mio pae­ se; ma non importa... ». C’é stato modo di discutere sul­ la validità della formula di questi incontri nazionali. Un incontro

unico nazionale o tre concentra­ menti distibuiti geograficamente? Antonio un giovanotto siciliano tutto ricciuto dice che sarebbe stato meglio un incontro nazio­ nale unico; sempre con questi cri­ teri di organizzazione, aggiunge, perché ci avrebbe dato modo di conoscere più gente, più proble­ mi, in una parola ci avrebbe fat­ to vivere un’esperienza più allar­ gata e quindi più ricca. .. ci sa­ rebbe stato solo il problema dei quattrini in più. . . » Alfio lo in­ terrompe e dice che a parer suo il problema dei quattrini si sareb­ be risolto e forse per il futuro sarebbe opportuno pensare ad un momento unico nazionale. L’ultima giornata con lo scam­ bio di indirizzi, i saluti, le racco­ mandazioni, gli arrivederci è sta­ ta l'unica un po' triste e contem­ poraneamente più bella; se da una parte l’esperienza finiva si avvertiva proprio in quel mo­ mento che era stata valida e ave­ va lasciato il segno. Ma a Diamante gli incontri na­ zionali di calcio allievi non sono finiti nemmeno adesso che si so­ no conclusi. La sera del giorno dopo commentando l’eliminazio­ ne dell’Italia dai campionati mon­ diali si è parlato dei milioni al giorno che spendeva a Monaco la squadra italiana.... è venuto in mente l’entusiasmo del Presiden­ te della « Poker d'assi » che per venire a Diamante aveva chiuso la sua pizzeria c aveva speso trecentomila lire di tasca propria. Forse al di là di ogni aspetta­ tiva questi incontri nazionali di Diamante sono stati una « festa . meravigliosa » che ha lasciato il segno negli animi e negli ambientL ENZO MONACO


(segue da pag. 2) na è stala anche un'esperien­ za sportiva tecnica. In pale­ stra abbiamo conosciuto ra­ gazze e ragazzi di altri paesi e anche se parlavamo lingue diverse riuscivamo in qual­ che modo a capirci mentre raccontavamo qualcosa della nostra vita. Questo rapporto di amicizia spero che per al­ meno a noi del CSI non sia occasionale ma che possa du­ rare in seguito ed il nostro impegno è stato quello di dar vita ad altre occasioni associative per rivederci, per rincontrarci ».

Siadium ha già avuto occa­ sione di riferire sui risultati della recente Assemblea del­ la FICEP tenutasi a Lione nell’aprile scorso. Scontro di mentalità, tra atteggiamenti integralisti e persone che vo­ gliono confrontarsi ed incon­ trarsi sulle motivazioni che determinano la presenza di tutti noi nel fenomeno spor­ tivo di oggi. Il campionato di Basket di Vienna ha dimostrato anche sul piano tecnico-agonistico come nella FICEP prevalgano esclusivamente gli indirizzi tecnicistici che ancora una volta rischiano di compro­ mettere alla radice la ragion d'essere della FICEP stessa. Il campionato di Vienna non ha dato la possibilità a tutti di esprimersi genuina­ mente, non è stata un'occa­ sione e strumento per una ci­ vile crescita umana, non e stata per tutti una privilegia­ ta esperienza comunitaria. Soltanto determinate circo­ stanze tecniche ed arbitrali hanno messo la maoqioranza dei partecipanti nella, condi­ zione di trasformare il fina­ le della manifestazione in gio­ ioso tifo che voleva essere an­ che una rumorosa ribellione agli indirizzi utilitaristici e divistici che suggeriscono a certe Associazioni di aderire ai campionati della FICEP. Il CSI parteciperà ancora al altre manifestazioni sporti­ ve della Federazione interna­ zionale, proprio pei dimistrare che tali incontri hanno un senso se traducono nei fatti l’originalità della nostra pre­ senza nel mondo dello sport. Allora i campionati della FICEP saranno pei i giovani -occasione di incentro snorlivo, (quindi limiti di età, esclusione di elementi «nazio­ nali », ecc.) possibilità di coinoscersi e stringe'., rapporti .amichevoli a live! ■■ internatzionalc, proprio pei timostranin discorso cornili sul mo­ lilo di intendere e ih .naticare Ilo sport, come momento of­ ferto all’uomo ner liberare :sc stesso e la società da tutte Ile sollecitazioni, vintoli e im(posizioni. V.

NATALIZIA

Ciò che fa così completa la gamma dei nostri trattori agricoli è la varietà delle vostre esigenze di lavoro

Hill

50 modelli e versioni a 2 ruote motrici, a 4 ruote motrici, a cingoli da 28 a 160 CV di potenza

nei

anan trattori agricoli

consorzi agrari


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Stadium n. 11-12/1974 by Stadium - Issuu